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MILANO -

"Zingari", minacce e 18 partite truccate
Il pm: "Il campionato 2010-2011 
è stato irregolare"

"22 partite di A sospette" - scheda 
Anche la Lazio nel mirino dei pm

Il Coni: il calcio parla solo di soldi 
Saviano: "E' un affare per le mafie" 
 

 

Prime ammissioni degli arrestati. "Ci aspettiamo che salti fuori qualche nome grosso". E spunta l'ombra della camorra dai nostri inviati MARCO MENSURATI e GIULIANO FOSCHINI  Dossier

 

Calcioscommesse, nuovi arresti
in manette il portiere del Piacenza

Due ordinanze di custodia cautelare decise dalla procura di Cremona contro il portiere del Piacenza Mario Cassano e l'infermiere barese Angelo Iacovelli. Alterate, secondo le ultime accuse, quattro incontri di serie A del Bari e quattro di serie B del Piacenza

Calcioscommesse, nuovi arresti in manette il portiere del Piacenza

CREMONA - La polizia sta eseguendo due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del portiere del Piacenza Mario Cassano e di Angelo Iacovelli, personaggio vicino agli ambienti sportivi del Bari. Gli arresti rientrano nell'inchiesta sul calcioscommesse condotta dalla procura di Cremona.

INCHIESTA
CAMPIONATO FALSATO
Quei 14 match taroccati dagli zingari


I provvedimenti restrittivi, emessi dal Gip Guido Salvini che ha accolto la richiesta del procuratore di Cremona Roberto di Martino, sono stati eseguiti dagli investigatori delle squadre mobili di Cremona, Brescia, Bari, Firenze e del Servizio centrale operativo.

Almeno otto i match relativi agli arresti di oggi: Cassano dovrà rispondere dell'alterazione di quattro incontri dei campionati di serie B 2010/11 (Piacenza-Albinoleffe, Atalanta-Piacenza, Siena-Piacenza) e 2008/9 (Piacenza-Mantova). L'organizzazione avrebbe taroccato anche 4 match di serie A: gli incontri sarebbero Milan-Bari, Bari-Sampdoria, Bari-Roma e Palermo-Bari.

Cassano - ex compagno di squadra e amico di Carlo Gervasoni e Alessandro Zamperini (arrestati nella seconda fase dell'inchiesta Last Bet, a dicembre) - e Iacovelli sono accusati di associazione per delinquere finalizzata

 

alla truffa e alla frode sportiva: secondo gli investigatori fanno parte dell'organizzazione transnazionale dedita a truccare le partite dei campionati di calcio italiani e di diversi paesi esteri e avrebbero agito come referenti del gruppo capeggiato dal cittadino di Singapore Eng Tan Seet.

L'inchiesta, denominata 'Last Bet', è giunta alla terza fase dopo gli arresti di giugno e dicembre dell'anno scorso.
Complessivamente sono 33 le persone finite in carcere tra le quali l'ex bomber della Nazionale Beppe Signori, l'ex capitano dell'Atalanta Crisiano Doni, i calciatori Carlo Gervasoni, Marco Paoloni, Luigi Sartor, Vincenzo Sommese, Marco Micolucci e Filippo Carobbio.

 

Lazio- Genoa  (4-2), Lecce-Lazio (2-4), Bari-Sampdoria (0-1), Bari-Roma (2-3),Palermo - Bari (2-1), Brescia - Bologna (3-1), Napoli-Sampdoria (4-0); Brescia-Chievo (0-3); Brescia-Bari (2-0); Genoa-Roma (4-3, con Ranieri che si dimetteva dopo la partita che la Roma conduceva per 3-0....); Bari-Chievo (1-2); Parma-Bari (1-2); Chievo-Sampdoria (0-0), Inter -Lecce (1-0),Milan-Bari, Bari-Sampdoria, Bari-Roma e Palermo-Bari, queste le partite farlocche.

La storia di cui si parla da mesi non era una "cosa di quattro sfigati". C'è un sistema messo in campo da una banda internazionale che in diverse occasioni funziona. L'esempio di Lazio-Genoa. Ci sono riscontri scientifici di telefonate e incontri, c'è insomma, materia per dire che il torneo 2010-2011 "è da considerarsi compromesso". La Federazione Gioco Calcio e la Lega Serie A STUDIANO IN GRAN SEGRETO IL MODO PER SMINUIRE IL PESO DELLA RESPONSABILITA' OGGETTIVA DEI CLUB, CARDINE FONDAMENTALE CHE HA PORTATO A CALCIOPOLI NEL 2006 ED ALL'ANNIENTAMENTO DELL'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE TARGATA MOGGI-GIRAUDO-MAZZINI-PAIRETTO-BERGAMO, se così fosse una ulteriore truffa a discapito dell'esigenza drammatica di pulizia di un mondo dorato che non vuole cambiare. Roberto Di Martino, procuratore di Cremona, la dice quasi fosse un’ovvietà e non un’enormità. "Lo scorso campionato di serie A è stato irregolare". Poi, elabora. Ed è ancora peggio. "Alcune squadre hanno compromesso la genuinità della lotta per la retrocessione, altre quella per la qualificazione all’Europa League, altre ancora singole partite. Mettendole insieme, la quantità di gare truccate è tale che l’intero torneo è da considerarsi compromesso". Insomma, un campionato di cartapesta.

Ecco. Per mesi è sembrata una storia di "quattro sfigati" da bar sport, impiccati al linguaggio astruso degli "over", delle giocate "a due e mezzo" o "tre e mezzo". Popolata da fanfaroni, millantatori, calciatori sul viale del tramonto, comunque marginali nel calcio (scommesse) che conta. Un album di macchiette che evocava vicende inverosimili: il sonnifero nel tè, la vecchia gloria imbolsita (Signori), il portiere instabile (Paoloni), il capitano con la scimmia del "picchetto" (Doni), il tabaccaio e il medico di provincia chiacchieroni (Erodiani e Pirani). A ben vedere, una benedizione per il Palazzo del calcio, le tifoserie organizzate, gli addetti ai lavori. Un modo per dire che, sì, la vicenda era drammatica, ma niente affatto seria e convincere e convincersi che il giocattolo non si sarebbe rotto. Le cose, a quanto pare, non stavano e non stanno così. Nuovi documenti istruttori acquisiti dalle indagini delle Procure di Cremona e, ora, anche Bari, a cui Repubblica ha avuto accesso, raccontano una storia di crimine organizzato che ha appestato il calcio di casa nostra e non solo. Secondo le procure provano che, almeno 14 gare del campionato di serie A 2010-2011 di regolare hanno avuto solo il pallone con cui sono state giocate.

Il metodo Ilievski. In questa storia c’è un uomo che conta più di altri. Perché è la chiave che, d’incanto, rende nitido un puzzle fino ad allora confuso. Lo chiamano "lo zingaro" e di lui si legge nell’informativa che il 16 gennaio scorso la squadra mobile di Cremona e il Servizio centrale operativo della polizia consegnano alla Procura di Cremona. Il suo nome è Hristyan Ilievski e ha trascorso l’ intera stagione calcistica 2010-2011 in giro per gli stadi e i ritiri dei club a comprare calciatori e partite.

È brutto, Ilievski. Ha una cicatrice enorme sul volto e non gira mai da solo. Chiunque ne parli lo racconta come una sorta di Uomo Nero. Vittorio Micolucci, ex difensore talentuoso dell’under 21 finito per sbaglio ad Ascoli in serie B, ne è quasi terrorizzato: "Era notte. Un mio ex compagno mi aveva detto che c’erano due che mi volevano parlare. Ci vedemmo in un parcheggio. Arrivarono su una macchina con targa straniera. Alla guida c’era uno straniero che faceva da traduttore ad un altro che aveva una cicatrice (...) I due mi dissero che erano disposti a pagare per alterare i risultati delle partite di calcio. Volevano soprattutto gli "over 2.5 e 3.5". Ma volte volevano direttamente il risultato esatto. Offrivano denaro in contanti. Tanto e in anticipo. Se il risultato finale era quello pattuito i soldi li potevo tenere. Altrimenti andavano restituiti". Il metodo Ilievski sembra infallibile. Ma è stato mai applicato? Riesce? E soprattutto che profitti assicura?

Milanetto e Dainelli. Per trovare la prima delle risposte è sufficiente sezionare una delle partite che - come documenta una nota di tre pagine depositata agli atti dal procuratore di Cremona, Roberto di Martino - ne è il paradigma: Lazio-Genoa. Il giorno del match, 14 maggio 2011, Ilievski va al campo di allenamento della Lazio, a Formello, vicino Roma. Con lui ci sono il suo inseparabile guardaspalle e l’ex giocatore Alessandro Zamperini (ottimo amico di molti calciatori di serie A, tra i quali anche il laziale Stefano Mauri). In tasca ha un telefonino con scheda intestata a un nome di fantasia: Victor Kondic. L’analisi del traffico sulle celle della compagnia telefonica non lascia dubbi: Ilievski è a Formello alle 12:10, quando ancora il pullman della Lazio non ha lasciato il parcheggio diretto allo stadio Olimpico e i giocatori sono ancora dentro l’impianto. E qui rimane per circa un’ora. Intorno alle 12:42, il suo telefonino comincia a contattare il numero personale di Tan Seet Eng, capo dell’ organizzazione di scommettitori che vive a Singapore. Un tipo che ama le suite a 5 stelle, le ciabatte e il lusso pacchiano. Ma, soprattutto, che - secondo il pentito Perumal (membro dell’organizzazione asiatica, arrestato in Finlandia) - è capace di spostare scommesse per un milione di euro su una partita di serie A in tre minuti. Quindici, se il match è di serie B.

Dopo il contatto con Zamperini, Ilievsky si sposta nella zona dove alloggia il Genoa in trasferta e incontra Oscar Milanetto, leader dello spogliatoio. L’abboccamento va a buon fine, secondo i magistrati, perché la partita finisce con un rotondo 4-2 per la Lazio. Ma soprattutto con un bel 1-1 alla fine dei primi 45 minuti. Spiega infatti Carlo Gervasoni, giocatore pentito arrestato da Cremona: "L’accordo prevedeva che il primo tempo si concludesse con un "over" (almeno due gol nei primi 45’, più di tre al 90’ ndr). Risultato che venne raggiunto". È un fatto (riscontrato dalle celle telefoniche e dalle schede di presenza degli alberghi) che quella sera del 14 maggio, alle 19.19, Ilievsky è a Milano, all’Una Hotel Tocq dove lo aspetta Bellavista (ex capitano del Bari che fa parte del giro ed è in contatto con i clan della mafia barese). E dove, il 15 sera, lo raggiungono, alle 20:33, due giocatori del Genoa: Milanetto e Dainelli. "Evidentemente - scrive il procuratore Di Martino - si tratta di un incontro finalizzato alla consegna del denaro ai giocatori, dopo che la partita aveva realizzato il risultato programmato".

Lazio-Genoa ha tutto per essere una partita truccata. Ma è stata l’unica? Quante volte gli zingari hanno riprodotto lo stesso format?

"80 mile euro a cranio".
Lazio-Genoa non è un unicum. Il format Ilievski si ripete identico in almeno altre cinque partite. Lecce-Lazio (lo "zingaro" è all’ Hilton di Lecce dal 20 al 23 maggio 2011), finita con un rocambolesco "over" (2-4 il risultato finale). Bari-Sampdoria 0-1, di cui si "occupa" l’ ungherese Lazlo, a Bari, dalla vigilia al giorno successivo la partita come dimostrano le celle telefoniche riscontrate dalla polizia ungherese in un’ informativa trasmessa in Italia. Bari-Roma 2-3, quando racconta il giocatore pentito Andrea Masiello, "gli zingari vennero sotto casa a chiedermi di far terminare la partita in "over". Gli dissi di "no". Loro mi dissero che avevano già convinto gli altri". La domenica dopo, il Bari va a Palermo (1-2) e gli "zingari", che sono in Sicilia, catechizzano a modo loro cinque giocatori: Andrea Masiello, Parisi, Padelli, Bentivoglio, Marco Rossi. Offrono 80 mila euro a cranio perché vinca il Palermo con "almeno due gol di scarto". Le cose non vanno così (l’ inconsapevole Miccoli sbaglia il rigore nel finale) e i cinque restituiscono il denaro. C’è anche Brescia-Bologna (3-1). Una settimana prima del match, al telefono, uno degli uomini del giro degli zingari dice: "Mi hanno detto che il Brescia con il Bologna prenderà tutto". Dice un investigatore: "Le prove che abbiamo raggiunto su queste sei partite ci consentono oggi di dire con ragionevole certezza che ce ne sono almeno altre otto, di cui parlano i pentiti e abbiamo traccia nelle intercettazioni telefoniche, che sono state aggiustate nello stesso modo". Sono Napoli-Sampdoria (4-0); Brescia-Chievo (0-3); Brescia-Bari (2-0); Genoa-Roma (4-3); Bari-Chievo (1-2); Parma-Bari (1-2); Chievo-Sampdoria (0-0). Ce ne sarebbe anche un’altra: Inter-Lecce (1-0). La partita è appattumata a dovere, ma, racconta Massimo Erodiani (uno degli arrestati a Cremona), accade qualcosa nel tunnel di San Siro mentre le squadre entrano in campo: "L’accordo era che il match dovesse finire con un "over". Con un gol del Lecce, prima dell’Inter. Prima di entrare in campo ci fu un ripensamento. E i giocatori dell’Inter non accettarono. Me lo disse Daniele Corvia (giocatore del Lecce ndr) che gli "zingari" avevano corrotto insieme a lui Rosati, Ferrario e Vives". E ora che succederà? Come reagirà il mondo del calcio? Le squadre cosa rischiano?

La via d'uscita. Raccontano fonti diverse che il Palazzo del pallone stia vivendo ora giorni terribili. La favola dell’inchiesta che "non andrà da nessuna parte" non la beve più nessuno. E l’arrivo della Procura di Bari sul proscenio dell’indagine è stato il definitivo campanello d’allarme. Racconta una fonte vicina alla Federazione Gioco Calcio: "Il giorno in cui si è saputo che il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, interrogava in una località segreta Masiello, è stato chiaro che qui verrà giù tutto". Dunque? Al mondo a parte del pallone e della giustizia sportiva restano pochi mesi. Quelli da qui alla fine di questo campionato. E una scelta da fare: aspettare che le inchieste penali obblighino il procuratore federale Stefano Palazzi a precipitare mezza serie A nel baratro delle penalizzazioni, retrocessioni e squalifiche. Oppure mettere rapidamente mano al codice di giustizia sportiva. Cancellando o modificando quel principio di "responsabilità oggettiva" che consentirebbe di buttare a mare gli indifendibili, "le mele marce" e salvare ciò che resta del calcio professionistico di questo Paese. Vedremo.

gente saremmo".

Alle ore 16, se ne parla a Treviso: nell'ambito del Master in Strategie per il Business dello Sport, l'incontro con l'autore si svolgerà nella Sala convegni del centro La Ghirada, Città dello Sport Strada del Nascimben, 1/b.

In serata, invece, il racconto dell'opera edita da Longanesi - Il Cammeo si sposterà nella  Sala dell'Interclub Carmignano Neroazzurra, in via S.Pio X  numero 20 a Carmignano di Brenta (PD) (ore 20.30).

 

Calcioscommesse BIS, 17 nuovi arresti

 

 

SNO FOSCHINI e MARCO MENSURATI

 

Superteste contro giocatori e dirigenti  "In serie A tutti truccano le partite"

CREMONA - La chiamano fonte Alfa: il super testimone dell'indagine Last bet, l'uomo che sa e potrebbe raccontare tutti i segreti del calcio scommesse in Italia. Come si truccano le partite, chi le trucca e quanto ci guadagna.

Un primo verbale, raccolto da un poliziotto che lo ha indicato senza nome come "fonte confidenziale", è allegato alle circa seimila pagine depositate ieri dalla Procura di Cremona all'ufficio gip. "La fonte mi ha prospettato - annota l'ispettore - quanto segue: il fenomeno delle partite "truccate" sarebbe ben più ampio di quello emerso dalle indagini della Procura di Cremona e vedrebbe coinvolti giocatori, società e arbitri sia in serie A, sia in quelle minori. La fonte ha escluso però che esista una sorta di organizzazione criminale strutturata e verticistica, in grado di controllare questo insano fenomeno che, al contrario, sarebbe frutto di singoli accordi presi in maniera autonoma da singoli soggetti".

AUDIO L'investigatore: "Doppio guadagno per i corrotti''

Quando vengono taroccate le partite? "Tendenzialmente la fonte ha riferito che più o meno fino a tre quarti dei campionati possono intercorrere accordi tra alcuni giocatori di squadre avversarie per "aggiustare" i risultati delle partite, accordi

 

che però non offrono garanzie assolute circa l'esito degli incontri, poiché intervengono tutta una serie di altre variabili imponderabili (l'impegno degli altri giocatori estranei alla combine, le decisioni arbitrali eccetera). Con l'approssimarsi della fine dei campionati, quando invece risultano più evidenti gli obiettivi delle squadre, entrano invece in gioco le società, i cui dirigenti a volte concordano gli esiti delle partite. In tal caso, al contrario, l'esito dell'incontro è praticamente sempre quello concordato, fatto questo che induce a ritenere che le società riescano in qualche modo a pilotare il comportamento dei propri giocatori e della tema arbitrale".

Ma come si hanno le informazioni? "La fonte ha precisato che nel mondo degli scommettitori vi sono soggetti che hanno stretti rapporti con le società o con singoli giocatori i quali riescono a sapere con congrua anticipo quando una partita risulta truccata e sono pertanto in grado di effettuare scommesse; anche importanti in termini economici, su tali eventi. Naturalmente di tali vantaggi beneficiano anche tutti coloro che, in qualche modo, sono contigui ai predetti soggetti".

La fonte ha parlato anche dell'"esistenza di un'organizzazione criminale strutturata di slavi a suo dire molto potente in grado di alterare competizioni anche ai più alti livelli compresa l'Europa e la Champions League particolarmente attiva in Francia e Germania".

La fonte Alfa comincia a fare anche nomi e cognomi: uno in particolare: Guido Treves, piazzista professionista di scommesse anche per conto della camorra in possesso di "informazioni particolarmente interessanti. Anche se la piazza dove poter avere le migliori informazioni è quella di Milano". Queste parole rappresentano lo spunto per il lavoro del Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia che sta continuando a indagare sulla serie A.

Dagli atti emergono poi una serie di dati interessanti: alcuni "zingari" erano il 10 aprile scorso, per esempio, in tribuna d'onore a San Siro per Inter-Chievo 2-0. Parlavano di quote ("a fine primo tempo 1,9 a meno di 0,5") e commentavano l'entrata in campo di Sneijder nel secondo tempo (quando l'Inter segnò i due gol) al posto del loro connazionale Stankovic.

Negli atti ci sono poi riferimenti ad ex dirigenti del Pescara, che avrebbero direttamente parlato di partite, a un viaggio a Palermo dello "zingaro" Lazar ("pensava fosse anche truccata una partita dei siciliani", ha raccontato un pentito), ai parenti di Gattuso (questa volta non il finto zio, ma un fantomatico zio ristoratore, anch'esso inesistente) e ombre sul campionato del Siena e quello del Novara, in B.

In attesa dell'esito dell'indagine, intanto, ieri è sfilato davanti al gip Guido Salvini l'ex preparatore dei portieri del Ravenna e amico di Cristiano Doni, Nicola Santoni. Ha ammesso le responsabilità, non citando mai né il capitano né i dirigenti dell'Atalanta, ma di fatto mettendoli nei guai: ha infatti detto che gli uomini vicini al bagno di Cervia (dove Doni è socio) gli avevano passato i soldi per corrompere i giocatori del Piacenza nel marzo scorso. 

 

 

D

 

Doni mette nei guai Cassano "Concordai il rigore con lui"

Cristiano Doni entra in procura

CREMONA - E' stato un altro giorno chiave nel processo per lo scandalo scommesse. Cristiano Doni è stato interrogato dal procurarore capo di Cremona Roberto Di Martino. Un paio d'ore durante le quali è stata esaminata, tra le altro cose la dinamica dell'ormai famoso rigore in Atalanta-Piacenza. Doni, che tirò, segnando, al centro della porta, ha spiegato che il tutto "è stato concordato in campo con il portiere Cassano".

Ci sono dichiarazioni rilasciate anche dal legale del giocatore: "Doni ritiene di non avere mai fatto nulla contro la squadra, di non essere un giocatore corrotto, uno che si è venduto le partite, ma di avere sempre giocato per vincere. La consapevolezza da parte di Doni che qualche partita fosse con un risultato già acquisito per altra via - prosegue il legale - probabilmente lui non avrebbe neanche dovuto averla".


Dalla procura emergono ulteriori particolari, con conferme sui sospetti per la partita Lazio-Genoa: "Abbiamo fatto molti accertamenti che sono positivi perchè confermano certe situazioni anche su nuove partite anche di serie A", rivela una fonte.

Inoltre le dichiarazioni rilasciate a suo tempo dall'ex portiere della Cremonese Marco Paoloni, avrebbero consistenti fondi di verità. L'attaccante del Lecce Daniele Corvia e la stessa società salentina sarebbero quindi nei guai. 

Sempre nell'ambito dell'inchiesta Last Bet, è stato estradato il macedone Rade Traijkovski bloccato ad

 

Atene il 19 dicembre scorso nel corso di un blitz della Polizia e proveniente da Singapore da dove era gestito tutto l'apparato del calcio scommesse.

 

 

Cami cinque tornei di B

N+

Carlo Gervasoni con i suoi legali

Non solo calciatori. Nel giro di scommesse illegali e di partite truccate ci sarebbero anche alcuni dirigenti. E’ quanto emerso dall’interrogatorio del 27 dicembre scorso, quello in cui l’ex difensore del Piacenza, Carlo Gervasoni – personaggio chiave nell’inchiesta della Procura di Cremona -, rispondendo alle domande del pm Roberto di Martino, ha fatto i nomi di oltre 40 giocatori di Serie A, B e di Lega Pro, tutti coinvolti a vario titolo nel sistema delle combine. Ma non solo. Nella manipolazione dei match, per Gervasoni un ruolo determinante l’avrebbero avuto anche i vertici societari di alcune squadre. Il riferimento è alla gara di serie cadetta tra Piacenza e Albinoleffe del 20 dicembre 2010. Per raccontare l’accaduto, l’ex centrale della compagine romagnola ha riportato le parole di un suo compagno di squadra, il portiere Mario Cassano. “Mi disse che l’incontro era stato combinato dalle due dirigenze” ha rivelato Gervasoni, il quale ha aggiunto che secondo l’estremo difensore (ancora oggi al Piacenza, ndr) sull’accordo illegale “erano d’accordo sia i giocatori che le società, tant’è che lo stesso (Cassano, ndr) scommise una certa cifra tramite Zamperini, mentre anche i fratelli Cossato (Michele e Federico, entrambi attaccanti non più in attività, ndr) mi riferivano di avere a loro volta scommesso una somma di denaro dopo aver ricevuto conferme dell’avvenuta manipolazione della partita grazie a Rickler e Passoni“.

Accuse gravi quelle di Gervasoni, che oltretutto non si è limitato a tirare in ballo esponenti dei vertici societari di Piacenza e Albinoleffe. La sua ricostruzione, infatti, ha coinvolto anche il Mantova e, in particolare, il direttore sportivo della stagione 2008-2009 Giuseppe Magalini (il suo nome non è iscritto nel registro degli indagati). La gara in questione è quella del campionato di Serie B 2008/2009 tra Piacenza e Mantova, il metodo della ricostruzione è sempre lo stesso: dichiarazioni de relato. Gervasoni ha riportato ancora una volta le parole di Mario Cassano. “Il Mantova si trovava in cattive acque – ha detto il difensore ricordando le parole del portiere -, il Piacenza invece era in una situazione di tranquillità. Il giocatore del Mantova Passoni, essendo in contatto con alcuni elementi del Piacenza, chiese di comprare la vittoria. Sempre secondo Cassano, nell’occasione Passoni agì per conto del Mantova, in particolare del direttore sportivo Magalini. Ricordo che il Mantova vinse e che, sempre secondo Cassano, vennero versati dei soldi a giocatori dei quali non so indicare il nome”.

Su quanto affermato da Gervasoni gli inquirenti stanno cercando conferme, riscontri e nuovi scenari. Intanto, però, l’ex ds di Mantova e Cremonese (il suo nome era dato in pole anche per la poltrona di direttore sportivo del Bologna) ha già preannunciato querela nei confronti dell’ex difensore, che nel suo interrogatorio ha messo nero su bianco un’altra questione non di poco conto. Se le parole di Gervasoni fossero vere, infatti, verrebbe svelato anche un altro sistema di manipolazione indiretta delle gare, ovvero quello del ‘premio a vincere‘. In pratica, c’è una squadra che paga un’altra per impegnarsi al massimo contro un diretto concorrente di chi promette soldi. In tal senso, l’ex centrale ha parlato di versamenti sospetti da parte di Lecce e Padova.

Per quanto riguarda i salentini, il riferimento è al campionato cadetto 2007/2008. “Lei richiede se abbia altre indicazioni di coinvolgimente della squadra del Lecce – è quanto rivelato il 27 dicembre da Gervasoni al pm di Martino – Posso dire soltanto che qualcuno mi riferì che il Lecce avrebbe dato dei soldi all’Ascoli perché giocassero alla morte contro l’Albinoleffe”. Identico il quadro prospettato per Mantova-Modena della Serie B 2009/2010: in questo caso, però, a essere tirato in ballo è il Padova. “Ho appreso da Rickler – ha detto Gervasoni – che in occasione del campionato 2009/2010 di Serie B, nella partita Mantova-Modena, terminata con il risultato di 1 a 1, la squadra ospite prese una somma di denaro da parte del Padova al fine di non perdere la partita”.

Accuse tutte da verificare, ma che se trovassero riscontri porrebbero seri dubbi sulla regolarità dei campionati cadetti delle ultime quattro, cinque stagioni. Nel frattempo, proseguono le indagini non solo della Procura di Cremona, ma anche di quelli di Bari e Napoli. Nel capoluogo pugliese, il procuratore capo Antonio Laudati sta facendo chiarezza sul presunto riciclaggio di denaro sporco del clan malavitoso dei Parisi (famiglia egemone della mala barese) attraverso alcuni giocatori della squadra biancorossa (peraltro tirata pesantemente in ballo dalle parole di Gervasoni al pm di Martino). A Napoli, invece, la procura è all’opera per scandagliare i collegamenti tra camorra, scommesse clandestine e calciatori azzurri del presidente De Laurentiis. Per quest’ultimo filone, è degli ultimi giorni la notizia – rivelata da Panorama - delle intercettazioni telefoniche sulle utenze di Mascara, Paolo Cannavaro e Gianello. Dei tre calciatori, solo il portiere figura nel registro degli indagati. Insomma, il cancro delle puntate clandestine con cabina di regia asiatica e appoggio criminale made in Italy ha metastasi ancora sconosciute. Sia per gli inquirenti che per i milioni di appassionati italiani.

Il giro d’affari avrebbe proporzioni da far impallidire. In tal senso, significative le parole di Chris Eaton, capo della sicurezza della Fifa, che in un’intervista al sito FIFA.com sul problema delle combine nel mondo dello sport – e in particolare nel calcio – ha riportato numeri sconvolgenti. “E’ un movimento difficile da quantificare con certezza – ha spiegato Eaton – ma è possibile misurarlo dal punto di vista del profitto. In Italia, ad esempio, si registrano scommesse per 4,2 miliardi di euro all’anno, e di queste il 92 per cento è sul calcio. Di questa cifra però, secondo quanto ritengono le autorità italiane, solo il 30 per cento passa dai canali autorizzati. Questo significa che il restante 70 per cento di flussi di scommesse è indirizzato su bookmaker non regolamentati o non registrati, e di conseguenza il gioco d’azzardo sul calcio, in Italia, complessivamente muove circa 12 miliardi all’anno”. Un affare troppo grosso per non stimolare l’appetito delle organizzazioni criminali e, purtroppo, la complicità di un ambiente, quello dei calciatori, che più vanno avanti le inchieste più si dimostra marcio.

 

 

C

 

Calcioscommesse, da Mauri a Masiello ecco chi rischia nel processo sportivo

Carlo Gervasoni in procura

PER PRIMA COSA le società. Già a marzo, se la giustizia sportiva dovesse mantenere fermi i criteri adottati questa estate nella prima tranche del processo (tre punti di penalità per la responsabilità oggettiva in relazione ad ogni illecito commesso da un tesserato, più un punto di penalità per l'aggravante del conseguimento del risultato, più un altro punto di penalità per l'aggravante della molteplicità degli episodi) Lazio, Atalanta, Lecce, Genoa, Novara e Chievo rischiano di vedere la propria classifica peggiorare pesantemente (Lazio e Atalanta tra i sei e gli otto punti, le altre a scendere).

Poi, i calciatori, molti, alcuni anche importanti, che rischiano la carriera. Ecco i nomi di quelli più volte citati nelle carte cremonesi sui quali il procuratore federale Palazzi dovrà decidere cosa fare.


MAURI
Il calciatore della Lazio sul suo sito internet ha provato a rassicurare i propri tifosi. "Sono ultra sereno. È tutto assolutamente ok. Mi piacerebbe poter parlare al mondo, ma, come potete immaginare, non posso farlo per ovvie ragioni". Tuttavia la sua situazione è piuttosto delicata. Chiamato in causa da Gervasoni, pentito considerato attendibile, Mauri è accusato di essere il "tramite" tra la squadra e gli zingari in due diverse partite (Lazio-Genoa 4-2 e Lecce-Lazio 2-4).

MILANETTO
Il giocatore del Padova, ex Genova è accusato di essere stato l'uomo di riferimento degli

 

Zingari nella combine Lazio-Genoa. Insieme a lui, dice Gervasoni, erano d'accordo anche altri genoani.

RICKLER
Il difensore del Bologna è tirato in ballo per le sue prestazioni ai tempi del Piacenza e del Modena. Sarebbe stato lui a dire a Gervasoni che i giocatori del Modena avevano preso soldi dal Padova per non perdere contro il Mantova.

LUCIANO E PELLISSIER
I due giocatori del Chievo sarebbero gli uomini della squadra di Campedelli in contatto con i fratelli Cossato. Con loro c'era anche Italiano.

BENASSI
Sarebbe lui (e non Benussi come invece scritto nelle carte della procura) l'uomo che, secondo Gervasoni, avrebbe collaborato per "sistemare" Lecce-Lazio 2-4. "Nessuno - è la posizione del calciatore - deve permettersi di mettere in discussione la mia onestà. Io ho la coscienza a posto". Insieme a lui, nel mirino anche Rosati.

CORVIA
Nonostante le smentite estive del giocatore e del suo manager, il centravanti del Lecce è indagato a Cremona con l'accusa di essere stato il gancio utilizzato da Paoloni per contattare la squadra salentina in occasione della gara con l'Inter. Il Lecce finisce poi anche al centro della presunta combine con la Lazio.

FERRARIO
E' il difensore del Lecce avvicinato da Zamperini (uno degli arrestati) prima della gara con la Lazio del maggio scorso. Zamperini racconta di avergli proposto la combine, ma che Ferrario ha risposto "no grazie". A differenza di Farina, però, non ha denunciato.

ANDREA MASIELLO, PADELLI, BENTIVOGLIO, PARISI E ROSSI
Sono i cinque calciatori che lo scorso anno giocavano con il Bari (ora Masiello è con l'Atalanta, Parisi a Torino, Rossi a Cesena, Bentivoglio alla Samp e Padelli con l'Udinese) che secondo il pentito Gervasoni avrebbero partecipato alla combine di Palermo-Bari 2-1. La partita doveva terminare con almeno 4 gol. Non accadde perché dopo un'uscita maldestra di Padelli, Miccoli sbagliò un rigore.

DI VAIO
Agli atti della procura sono finiti alcuni assegni pagati dal capitano del Bologna a un uomo dell'entourage di Signori. Gli investigatori sospettavano che si trattasse di pagamenti per scommesse (non è un reato, ma i tesserati non possono giocare) ma i protagonisti della vicenda hanno spiegato si trattava in realtà di utenze, essendo Di Vaio un inquilino dell'amico di Signori.

RIGONI
L'attaccante della Sampdoria, protagonista lo scorso anno della promozione del Novara, è stato tirato in ballo da Gervasoni perché presunto protagonista della combine in coppa Italia contro il Chievo per la quale gli zingari versarono 150mila euro.

 

 

C

 

Carlo Petrini non rinuncia ad attaccare
“Soldi, truffe e doping: è il calcio di sempre”

L'ex centravanti di Genoa, Milan, Roma e Bologna è alle prese con una malattia difficile da sconfiggere, ma continua a denunciare i mali del calcio di casa nostra. Tra gli altri, se la prende con personaggi noti - come Mazzola, De Sisti e Borgonovo - che non dicono ciò che sanno

Gli è rimasto qualche desiderio. “Mi piacerebbe bere un caffettino”. Ottiene una brodaglia nerastra allungata con l’acqua. Un fondo in cui leggere e diluire passato e presente. Il campo adesso è un divano, la mobilità un’illusione e l’orizzonte un muro di nebbia. “Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E’ stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche”.

Ieri, abbattuto dalla leucemia se n’è andato anche Sergio Buso. Saltava da portiere nella Serie A degli anni 70. Quella raccontata da Carlo Petrini, centravanti di Genoa, Milan, Roma, Bologna e di altre stazioni passeggere: “Da mercenario che pensava solo a drogarsi, scopare, incassare assegni e alterare risultati”. Vinse, perse, barò. Scrisse libri su doping e calcioscommesse. Fece nomi e cognomi. Rimase solo. Il Carlo Petrini di ieri non c’è più. Il corpo che un tempo gli serviva per conquistare amori di contrabbando e tribune esigenti tra San Siro e il Paradiso, è un quotidiano inferno che gli presenta conti con gli interessi e cambiali da scontare.

A 63 anni, con il vento che scuote Lucca e non lo accarezza più, non c’è Natale o Epifania possibile. A metà conversazione, mentre lamenta l’abbandono di chi un tempo gli fu amico: “Ciccio Cordova, Morini, non mi chiama più nessuno”, un segno. Squilla il telefono. La voce di Franco Baldini. Il dirigente della Roma. Il nemico di Luciano Moggi. Petrini gli parla: “Ho fatto molta chemio. Sto cercando di superare il male. Io spero, Franco. Spero ancora”. Poi lacrima. In silenzio. Rumore di rimpianto. E di irreversibile.

Petrini, come si racconterebbe a chi non la conosce?
Un presuntuoso. Un coglione. Uno che credeva di essere un semidio e morirà come un disgraziato. Ero bello, forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e ora non ho niente.

Perché?
I miei errori iniziarono a metà dei ’60, al Genoa. Siringhe. Sostanze. La chiamavano la bumba. Avevo 20 anni. Non smisi più. Il nostro allenatore, Giorgio Ghezzi, ex portiere dell’Inter, ci faceva fare strane punture prima della gara. Un liquido rossastro. Se vincevamo, si continuava. Altrimenti, nuovo preparato.

Cosa c’era dentro?
Mai saputo. L’anno dopo, disputammo a Bergamo lo spareggio per non retrocedere in C. Il tecnico Campatelli scelse cinque di noi come cavie. Stesso intruglio per tutti. Eravamo indemoniati. La punta, Petroni, sembrava Pelé. Vincemmo 2-0 e, in premio, ebbi il trasferimento al Milan.

Perché non vi ribellavate?
Venivamo da famiglie poverissime. Mio padre era morto a 40 anni, di Tetano. Rifiutare le punture, le pastiglie di Micoren o le terapie selvagge ai raggi X, significava essere eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in cantina, senza ragazze o macchine di lusso. Nei nostri miserabili tinelli, con la puzza di aringa che mia madre metteva in tavola un giorno sì e l’altro anche.

Quindi continuò ad assumere sostanze proibite?
Ovunque andassi. A Roma il massaggiatore ce lo diceva ridendo: “A ragà, forza, fa parte der contratto”. A Milano, dove mi allenava Rocco, feci invece i raggi Roengten per guarire da uno strappo muscolare. Non so se Nereo sapesse. Con me aveva un rapporto particolare: “Testa de casso, se avessi il cervello saresti un campiòn”.

Di radiazioni Roengten, secondo la famiglia, morì anche Bruno Beatrice.
Fu mio compagno a Cesena, Bruno. Se ne andò a 39 anni, a causa di una rara forma di leucemia, tra agonie e sofferenze atroci. Come tanti, troppi altri.

Si muore di pallone?
Hanno sperimentato su di noi. Non ci curavano, ci uccidevano. Vorrei sapere con quali ausili gli eroi contemporanei disputano 70 incontri l’anno.

Lei insinua.
Affermo, ma non ho le prove. Nonostante l’impegno di Guariniello, hanno nascosto tutto. Ai nostri tempi le punture le faceva chiunque e un minuto dopo, sentivi un mostro che ti sollevava e ti faceva volare.

Chi ha nascosto tutto?
Allenatori, calciatori, presidenti. Il sistema che ancora foraggia con le elemosine quelli capaci di non tradire. Gente che ogni mattina si alza con la paura e che continua a tacere anche se oggi, grazie agli ‘aiutini’ farmacologici o è una lapide con un’incisione o recita da vegetale.

Di chi parla Petrini?
Di quel piccolo uomo di Sandro Mazzola, che ha smesso di parlare al fratello Ferruccio. Di Picchio De Sisti, che nega l’evidenza nonostante la malattia. O del commovente Stefano Borgonovo. Uno che sta molto male, aggredito dalla Sla e che continua a sostenere che il pallone non c’entri nulla. Se non mi facesse piangere, verrebbe da ridere.

E invece?
Sono triste. Vedendo come sei e come potresti essere, persino peggio di ora, ti vengono mille domande senza risposte. Parliamo di gente che non ha respirato amianto o fumi in miniera. Ha inseguito una sfera e muore nell’indifferenza in una guerra non dichiarata. Non sono un dottore, ma non può non esserci una relazione tra le mie malattie e quelle di altri calciatori.

Prova rancore?
A volte li sogno. Con i loro sorrisi falsi. Le loro bugie. Vorrei cancellarli. Non ci riesco.

Lei fu tra i protagonisti del primo calcioscommesse, quello della primavera 1980.
E oggi succede la stessa cosa. Partite combinate, risultati compromessi, soldi gestiti dalla camorra, dalla mafia, dalla ‘ndrangheta.

La ‘ndrangheta forse uccise Bergamini. Lei ci scrisse un libro.
Che è servito per riaprire l’inchiesta, dopo più di 20 anni. Bergamini era l’ingenuo, il ragazzo pulito, smarrito in una vicenda più grande di lui. La scoprì, provò a uscirne e lo fecero fuori. Dentro la sua squadra, il Cosenza, c’era chi organizzava traffici di droga. Bergamini era l’anello debole e fu suicidato.

Nel suo libro lei ha intervistato anche il compagno di stanza di Bergamini, Michele Padovano, appena condannato per traffico di stupefacenti. Il padre del calciatore Mark Iuliano lo ha chiamato in causa.
La sua condanna non mi stupisce. A fine intervista, Padovano si alzò di scatto, mi mandò a fare in culo e provò a distruggere la registrazione. Sono sicuro che lui sappia tutto della morte di Denis. Tutto. Bergamini ne subiva l’ascendente. Del padre di Iuliano non so cosa dire, su Mark si raccontavano tante cose, non solo sulla sua presunta tossicodipendenza. Si raccontava che mandasse baci alla panchina rivolti a Montero, un’ipotetica ‘prova’ della sua omosessualità.

Dica la verità. Lei ce l’ha con la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell’ 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l’accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: “Stai tranquillo, Pedro, calmati”, mi risposero.

Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: “State calmi, vi faccio pareggiare io”. La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.

Le è rimasta la possibilità di raccontare.
Neanche quella. Ho dato fastidio a gente potente. Mi hanno minacciato di morte e poi coperto con gli insulti. Per i Savoldi e i Dossena ero un bugiardo, per Rivera un pornografo. Se l’era presa perché lo descrivevo per quello che era, una fighetta. I miserabili sono loro. Mi impedirono di andare persino a parlare nelle scuole. Zitto dovevo stare, ma non ci sono riusciti.

E la scrittura?
Mi è rimasta solo quella. Il nuovo libro, Lucianone da Monticiano, è ancora su Moggi. Il mio compaesano. Uno che pur squalificato continua a ricattare e a fare il mercato di mezza Serie A. Ma non sarà l’ultimo.

Perché?
Mi dedicherò a ricordare mio figlio Diego. Morì a 19 anni di tumore, mentre chiedeva di vedermi e io ero in Francia, in fuga dai creditori. Non me lo sono mai perdonato. Gli farò un regalo. Proverò a sentirmi vivo. Sono distrutto e sofferente, ma non mollo. Vivere, ancora, mi piace.

Ci sarà tempo?
Non è detto. Penso sempre al giorno in cui ci sarà giustizia. Aspetto ma non viene mai.

di Malcom Pagani e Andrea Scanzi

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Scommesse, 22 le partite di A sospette  Anche la Lazio nel mirino dei pm

CREMONA - Il grande pallottoliere del calcioscommesse made in Italy comincia a segnare numeri importanti: i numeri della serie A. Ventidue partite a rischio combine, solo nell'anno scorso, e nove squadre, piccole, medie e grandi, sospette. È la statistica criminale elaborata in questi mesi di indagine dalla task force interforze istituita nel giugno scorso, nel day after dello scandalo Signori, dal ministero dell'Interno. Statistica che nei prossimi mesi dovrà trasformarsi in prove prima, e processi poi, ma che intanto ieri è stata aggiornata ancora una volta, visto che nel mirino è finita ufficialmente Lecce-Lazio del maggio scorso  -  un 2-4 dal forte sapore di  over  -  e, di conseguenza, la Lazio.

Il quadro, racconta un inquirente, è ancora caotico. Tuttavia il sospetto che la squadra di Lotito abbia partecipato alla presunta combine sta prendendo sempre più consistenza. Gli inquirenti, dopo un'intera giornata di accertamenti specifici, hanno finito con il chiedere direttamente notizie a uno degli indagati arrestato nella retata di lunedì,  Alessandro Zamperini, un ex calciatore cresciuto nelle giovanili della Lazio, passato per una decina di squadre, e poi arruolato tra le fila della banda del singaporiano Den, il boss del calcioscommesse.
Zamperini  -  arrestato per aver tentato di corrompere il calciatore del Gubbio, Simone Farina  -  avrebbe trascorso quattro giorni nell'albergo in cui soggiornava il Lecce alla vigilia della gara contro

 

la Lazio. Non ci sarebbe niente di male, si potrebbe obbiettare, se non fosse che quella di alloggiare per qualche giorno insieme alle squadre con cui si era organizzata una combine in modo da avere sempre i giocatori complici sotto mano era una prassi consolidata dell'intero gruppo di Den. Di più, quasi una firma. Firma che però nel corso dell'interrogatorio di ieri Zamperini, dopo aver parzialmente ammesso l'episodio della tentata "corruzione" del collega del Gubbio, ha disconosciuto: "Ero lì a Lecce solo perché un amico mi aveva invitato a vedere la partita".

Il muro opposto da Zamperini costringe adesso gli uomini guidati dal procuratore Roberto Di Martino ad aspettare l'esito di alcuni atti di indagine eseguiti per rogatoria nei paesi "preferiti" dalla banda di Den, Svizzera e Singapore. Dalla  rogatoria Svizzera in particolare gli inquirenti si aspettano notizie importanti relative ai conti correnti che alimentavano le giocate degli Zingari. "Se dovesse saltare fuori qualche grosso nome non ci stupiremmo affatto".

Oltre alla Lazio, le squadre della lista al centro delle attenzioni principali delle procure sono sempre le stesse: Brescia, Lecce, Bari, Sampdoria, Genoa, Bologna, Cagliari, Napoli. Ovviamente non tutte le gare dell'elenco sono state compromesse allo stesso modo. Per alcune si tratta di semplici combine di origine sportiva (accordo tacito tra una squadra che non ha nulla per cui giocare e un'altra a cui servono punti) su cui qualcuno ha lucrato,  per altre di partite decise e giocate direttamente dalle organizzazioni criminali come quella di Den il singaporiano o, peggio, come la camorra, interessata spesso non solo a lucrare ma anche a riciclare soldi sporchi. E sono proprio le tracce di questa attività camorristica l'aspetto più inquietante dell'inchiesta di Cremona: "A Napoli  -  dice uno dei pentiti  -  ci sono degli asiatici che fanno le scommesse, quando vincevi  potevi andare lì a prendere i soldi". 

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Scommesse, spunta la camorra

CREMONA - C'era un contatto tra l'associazione mafiosa asiatica e la camorra. Una sorta dj joint venture che permetteva di scommettere via Internet sui bookmakers di Singapore e di incassare la scommessa in Italia. Un accordo commerciale ed economico che probabilmente si concretizzava anche nello scambio di informazioni sulle partite truccate.

A raccontarlo prima all'Interpol e poi agli investigatori italiano è un pentito, lo slavo Crtvak, che parla dell'Italia e del singaporiano Den: "Dai miei contatti olandesi sapevo solo che a Napoli ci sono dei cinesi asiatici che fanno scommesse". Un posto sicuro. "Quando si vinceva potevi andare a Napoli a ritirare i soldi". Lo slavo non ha fatto riferimenti a partite specifiche, a differenza invece del pentito thailandese che dalla Finlandia (dove è stato arrestato) sta parlando del calcio mondiale. Ha raccontato di presunte combine nei campionati africani, in alcuni europei e anche in Italia: tra le partite citate anche una del Napoli. Si tratta del 4-0 contro la Sampdoria, over per i bookmakers e per il campo.

L'interpol sta cercando di approfondire l'argomento sulla base delle due inchieste che la procura antimafia di Napoli ha sul calcioscommesse: da un lato si lavora su come alcuni clan, anche in questo caso con la complicità di alcuni calciatori, truccasse o tentasse di farlo partite di serie A e dei campionati minori. Il secondo filone, assai interessante , riguarda invece le agenzie di scommesse. La camorra avrebbe comprato direttamente bookmakers

 

esteri con l'autorizzazione a scommettere in Italia. In questa maniera, tramite un complicato meccanismo che consente al giocatore di sostituirsi al banco, riuscivano a fare in modo che scommettendo contemporaneamente sull'1, sull' X e sul 2 si aveva la certezza di non perdere denaro. Ma la certezza di riciclarlo.

Del coinvolgimento della camorra nella vicenda scommesse ha scritto Roberto Saviano su twitter: "Il calcio italiano si configura sempre più come uno spazio di riciclaggio e di investimento per le mafie nazionali e internazionali. Le mafie sanno che i tifosi non abbandoneranno mai il loro tifo. Quindi l'economia delle partite truccate può essere un affare infinito".

CI

Cristiano Doni ha commesso l'errore più grave: ha tradito la fiducia degli ultrà dell'Atalanta. I tifosi bergamaschi lo hanno considerato per anni "uno di loro", lo hanno sempre difeso anche quando aveva avuto tre anni e sei mesi di squalifica: ma in questi giorni le cose emerse da Cremona hanno fatto aprire gli occhi a tutti (o quasi). Doni, con il suo comportamento, le sue telefonate, rischia di mettere adesso nei guai seri il club bergamasco. L'Atalanta sta facendo un campionato strepitoso: senza i sei punti di penalizzazione, sarebbe alla pari dell'Inter, davanti a Napoli e Roma. Ma ora ecco che si annuncia un nuovo processo: sì, perché stanno emergendo fatti che in estate non si conoscevano. Circostanze nuove, telefonate prima della gara col Padova anche con dirigenti. Non si capisce però perché in tutto questo periodo l'Atalanta non abbia mai preso le distanze dal suo giocatore, anzi l'abbia fatto allenare ancora con la squadra, passandogli (pare) uno stipendio di 600.000 euro. Perché? Forse si scoprirà più avanti. Al club bergamasco, a questo punto, conviene che Stefano Palazzi, il superprocuratore Figc, faccia il più possibile in fretta. Appena avrà le carte da Cremona, la procura si muoverà utilizzando anche quegli 007 di grande esperienza e abilità che facevano parte dell'Ufficio Indagini del generale Italo Pappa. C'è da fare in fretta, e bene, perché il materiale che sta uscendo è molto corposo e coinvolge squadre dalla serie A ai dilettanti. Decine di gare da esaminare, interrogatori da fare (la scorsa estate un calciatore fu sentito per sette ore di fila...), riscontri con quello che sostengono i pentiti, eccetera. Quando ci sarà il processo? Si spera a primavera, in modo che le (eventuali) sanzioni vengano scontate prima di fine stagione. E' chiaro che Doni vada incontro ad una radiazione, e l'Atalanta? Può rischiare da 4 a 6 punti di penalizzazione: gli avvocati stanno studiando l'ipotesi (saggia in questo caso) di poter chiedere un patteggiamento. Per attenuare la pena. D'altronde, sinora Palazzi ha tenuto una linea di comportamento che prevede l pugno duro coi calciatori che hanno scommesso (o taroccato le partite), e maggiore comprensione coi club, che in molti casi erano all'oscuro di tutto e sono vittime, quindi, del furbetto di turno. L'Atalanta vuole salvarsi sul campo. A testa alta (non come il suo ex capitano....).

 

Centomila euro per falsare il risultato e il giocatore venduto non tirò il rigore

Cristiano Doni

CREMONA - Per esempio: che diavolo ci faceva uno dell'organizzazione criminale in un albergo di Lecce, poche ore prima che arrivasse la squadra? Il giorno dopo era in calendario Lecce-Lazio, che terminò 2-4 per la gioia dei tutti gli scommettitori. Oppure: perché in Inghilterra piaceva tanto l'Albinoleffe, squadra sulla quale puntavano dai seicentomila al milione e mezzo di euro ogni domenica? E ancora: sarebbe andata lo stesso in serie A l'Atalanta senza quelle due, tre partite truccate lo scorso anno in B? Nelle 338 pagine di ordinanza di custodia cautelare del gip Guido Salvini ci sono molte domande. E purtroppo una serie di risposte troppo imbarazzanti per la quarta industria italiana: il calcio.

SERIE A
Nell'inchiesta sono entrate ufficialmente quattro nuove partite di serie A, a confermare come il campionato fosse al servizio di un'associazione internazionale a delinquere che, per usare le parole del gip Guido Salvini, agganciava "i giocatori infedeli per trasformare il sistema delle partite in un meccanismo che unisce corruzione e insider trading".

Delle nuove partite ha parlato il pentito di Singapore, Wilson Perumal, prima con la polizia finlandese (che lo ha arrestato) e poi con quella italiana. Ha raccontato che il gruppo a cui faceva riferimento aveva giocato "a colpo sicuro" su Brescia-Bari 2-0 ("preferiva il 3-0, per giocare anche l'over, ma i giocatori non furono d'accordo e lui era molto arrabbiato") e Napoli-Sampdoria 4-0.

Ha poi fatto riferimento

 

a Brescia-Chievo 0-3 e Brescia-Lecce 2-2. Ma soprattutto è emersa una circostanza particolare su una quinta partita, ultima giornata del campionato scorso tra Lecce e Lazio. Dal 20 al 23 maggio alloggia in un hotel di Lecce, Ilia Ilievski, uno degli esponenti dell'associazione criminale degli "zingari". L'albergo era lo stesso che ospitava il Lecce. E a Lecce c'erano anche Alessandro Zamperini e Paolo Palmieri, due esponenti dell'associazione smantellata ieri.

GERVASONI
L'associazione aveva scommesso sul 2-0 di Brescia-Mantova dell'aprile del 2010. Segna Caracciolo su rigore ma poi nel finale, incredibilmente, il difensore Gervasoni (uno dei complici dell'associazione) salva sulla linea il gol che avrebbe fatto chiudere la scommessa.

Dopo è al telefono con uno degli zingari, Gecic. Gervasoni: "Eh, no... hanno perfettamente ragione... io gli ho chiesto scusa.. loro c'han ragione... nel senso che l'unica palla.... L'unica palla dove loro potevano fare il gol era quella li che ho salvato.. solo che io... l'ho fatto... pensando che fosse già dentro (...) Digli di scusarsi ... i soldi mi fan comodo (...) No, perché ti dico, più che passargliela a quello davanti, ero fermo, il problema è che loro non hanno mai tirato in porta".

IL CALCIO DI RIGORE
Si gioca Grosseto-Reggina e - ricostruiscono le autorità croate che hanno trasmesso le carte in Italia - gli "Zingari" si accordano con i calciatori del Grosseto Carobbio, Conteh, Joelson e Acerbis per la sconfitta della loro squadra per 100 mila euro. "L'articolato accordo prevedeva 2 goal di vantaggio della Reggina, un risultato finale con almeno 3 gol segnati e che il Grosseto non doveva subire goal nei primi 15 minuti. Diversamente da quanto pattuito, la partita si è conclusa col risultato di 2-2, con il pareggio conseguito dal Grosseto con rigore al 90', realizzato da un calciatore estraneo all'accordo criminale".

Effettivamente al 90' il Grosseto ha un penalty. Il rigorista è Carobbio che però si rifiuta di tirare. Sulla palla andò il capitano Consonni che al termine della gara confesserà: "Mi sono preso una grandissima responsabilità. Diciamo che ho tolto dall'imbarazzo qualche mio compagno che non se la sentiva".

IL CAPITANO
A incastrare il capitano dell'Atalanta Doni ci sono due telefonate con l'amico, e preparatore dei portieri Nicola Santoni, anche lui arrestato. È l'11 novembre scorso e Doni adotta l'accorgimento di farsi passare Santoni al telefono di un amico, per paura delle intercettazioni. "Fantozzi è lei?", esordisce Doni che raccomanda: "Fai il falsetto, fai il falsetto...", e camuffa la voce. Santoni fa altrettanto e i due cominciano a parlare della possibilità di alterare il contenuto dell'Iphone del preparatore sequestrato nell'inchiesta e che la Polizia postale sta per analizzare.

"Ho detto tramite il computerino cambi il passwordino", spiega Santoni. Doni finisce in carcere anche perché avrebbe consegnato a Santoni una somma di denaro per pagare il suo avvocato nel processo sportivo. Non per benevolenza, secondo gli inquirenti, ma perché il calciatore era preoccupato per le dichiarazioni che il preparatore minacciava di fare. "Con il capitano è guerra aperta - aveva detto Santoni a un amico ad agosto - oggi sono andato a fare una bella firma e ho speso i miei 120 (120mila euro)... per me possono morire tutti. io lunedì, mercoledì faccio le mie memorie... in base a quelle sì... sì.. ci sono delle grandi corde per l'impiccagione".

ALBINOLEFFE
Tra le squadre più citate dall'associazione asiatica c'è l'Albinoleffe, protagonista nel dicembre del 2010 della maxipuntata. Per la partita contro il Piacenza si muovono sei milioni e mezzo di euro solo in Inghilterra. La gara terminerà 3 a 3.

IL GUBBIO DI SIMONI
L'associazione prova a truccare anche Cesena-Gubbio giocata in questa stagione in coppa Italia. Zamperini prova a corrompere l'ex compagno di primavera romanista Farina che, interrogato, la racconta così: "Mi disse di aver conosciuto persone con un sacco di soldi, che facevano capo a un soggetto indonesiano (...) disponibile a consegnarmi 200mila euro per perdere col Cesena. Avrei dovuto corrompere il portiere e due difensori (...). Cadevo dalle nuvole e dicevo che non ero disponibile. Voleva il telefono del capitano, ribattevo che lui e la società erano persone serie". Non a caso il Gubbio ha denunciato tutto alla Figc.

 

 

il secondo filone coinvolge anche la serie A

Ora tocca alla giustizia sportiva: la procura della Repubblica di Cremona ha fatto (sta facendo) un lavoro importante sul vasto, delicatissimo fronte della giustizia sportiva. E il merito principale è delle intercettazioni, che hanno consentito di scoprire intrecci che diversamente non sarebbero scoperti (e pensare che qualcuno voleva proibirle, le intercettazioni...). I rapporti fra il capo della Procura cremonese, Di Martino, e il procuratore federale, Stefano Palazzi, per fortuna sono ottimi: si sono sentiti anche nei giorni scorsi. Di Martino ha chiesto a Palazzi di aspettare sino al 20 gennaio prima di mettersi in movimento: i due magistrati si incontreranno al termine della prossima settimana. Solo dopo, Palazzi e i suoi investigatori (fra cui ce ne sono alcuni di grande esperienza e affidabilità) potranno iniziare gli interrogatori: probabilmente toccherà a circa 40 "tesserati", fra calciatori e dirigenti, dalla A sino alla Lega Pro. I processi (sportivi) dovrebbero iniziare verso aprile. Ma il vero problema è che le condanne devono essere afflittive: vale a dire chi si salva, deve retrocedere. Come fare per non sconvolgere il campionato di serie A? Una soluzione c'è: farle scontare solo dalla prossima stagione. In questo caso serie A, B e Lega Pro avrebbero un discreto numero (forse più di una decina) di club che partirebbero con una penalizzazione. Ma almeno si salverebbero i campionati in corso. Questa idea comincia a prendere sempre più corpo. E a molti club, anche importanti, farebbe comodo...

 

 

 

 

CREMONA - Si chiama Garbon Horvath. Ha 25 anni ed era un difensore talentuoso, eletto nel 2010 miglior giocatore d'Ungheria. Poi si è venduto ai mercanti del calcio. Ora si è pentito. E rischia di sollevare uno tsunami sulla Serie A italiana, a partire da una partita dello scorso campionato: Lecce-Lazio 2-4. Come appuntato in un'informativa della polizia del 19 dicembre trasmessa alla procura di Cremona "Horvath ha intrapreso un percorso di collaborazione con gli inquirenti ungheresi fornendo ammissioni nell'inchiesta che lo vede coindagato con Eng (...) In tale contesto lo stesso avrebbe fornito indicazioni circa l'alterazione di Lecce-Lazio del 22 maggio del 2011".

Quella partita era truccata, sostiene Horvath, offrendo così un riscontro a quanto gli investigatori lombardi avevano dapprima sospettato poi, anche grazie alle dichiarazioni dei vari arrestati, cominciato a fissare nel panorama accusatorio come un dato consolidato. "Ci sono tanti accertamenti positivi che confermano certe situazioni, anche in riferimento alle nuove partite di serie A. Sono parecchie le cose che stanno venendo fuori" ha spiegato ieri il procuratore capo Roberto Di Martino. Tradotto: gli accertamenti effettuati negli hotel delle squadre sospette, dove il protocollo del perfetto corruttore prevedeva che dovesse soggiornare un uomo della banda per portare la busta con il denaro ai calciatori, sono stati in molti casi positivi.

Positivo anche il risultato dell'analisi delle tracce delle celle telefoniche, tracce che "portano"

 

gli Zingari nelle città dove si giocavano le partite corrotte in corrispondenza temporale con la gara. Gli investigatori quindi hanno le intercettazioni nelle quali gli uomini della banda parlano delle partite da truccare. E la prova che alcuni di loro si sono almeno mossi per farlo. Tanto basta per l'accusa (sia penale che sportiva). "Alcuni degli accertamenti tecnici effettuati - ha detto il procuratore - dimostrano che nella prima tranche dell'indagine, le parole al telefono dell'ex portiere della Cremonese e del Benevento Marco Paoloni non erano delle millanterie, né su Lazio-Genoa né sul ruolo del leccese Corvia nella vicenda". Paoloni in realtà aveva parlato agli Zingari di Inter-Chievo, facendo riferimento a Corvia come talpa. E - equivoco spiegabile con un lapsus del magistrato - non di Lazio-Genoa (partita comunque sospetta, per via delle dichiarazioni, riscontrate, di Gervasoni) ma di Genoa-Roma: "Sarà un over" dice il portiere al tabaccaio Erodiani, ed effettivamente la partita terminerà con un rocambolesco 4-3 per i padroni di casa (e la cacciata dell'allora mister giallorosso, Claudio Ranieri).

La Lazio è tornata ieri a ribadire la propria "estraneità completa alla vicenda". I prossimi accertamenti serviranno a chiudere il cerchio. E a ridisegnare anche quel quadro che la giustizia sportiva non potrà non affrontare: le responsabilità di Doni e Corvia (già in estate Repubblica aveva raccontato che l'attaccante era iscritto nel registro degli indagati, ma la Figc non aveva compiuto alcuna mossa ufficiale) rischiano di mettere in grave difficoltà sia l'Atalanta sia il Lecce davanti al procuratore della Figc, Stefano Palazzi. Che però indaga su tutte le 24 partite di serie A dello scorso anno finite, in vario modo, agli atti dell'inchiesta di Cremona.

Ieri nel palazzo di giustizia della città lombarda è tornato per essere interrogato dai pm l'ex capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni, ancora agli arresti domiciliari. "Cristiano non ha mai fatto nulla contro la sua squadra - ha detto il suo legale, Salvatore Pino - il fatto che la sua squadra potesse aumentare i punti gli ha fatto fare un passo falso". Il riferimento è soprattutto ad Atalanta-Piacenza finita 3 a 0. "Ho detto - avrebbe raccontato Doni - al portiere del Piacenza, Mario Cassano, tiro centrale e lui si è buttato di lato. Ma il risultato era già combinato, io l'ho saputo solo a partita in corso".

 

Nessuna conciliazione
Figc-Doni e Atalanta

Fallisce il tentativo del collegio arbitrale del Tnas per il capitano e il club bergamasco (rappresentato dal presidente Percassi e da Marino): udienza dunque il 2 dicembre. Analogo risultato anche nel caso di Marco Paoloni


Nessuna conciliazione Figc-Doni e Atalanta

Cristiano Doni

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ROMA - Nessuna conciliazione tra la Federcalcio, Cristiano Doni e l'Atalanta in merito alla vicenda calcioscommesse della scorsa estate. E' durata circa un'ora e mezza, nella Capitale, l'udienza davanti al Tribunale nazionale arbitrato per lo sport (Tnas) ma il risultato è stato negativo.

TNAS, NIENTE CONCILIAZIONE DONI-FIGC - "Il Collegio arbitrale, dopo aver esperito il tentativo di conciliazione, sentite le parti e preso atto delle loro differenti posizioni, lo ha dichiarato concluso con esito negativo - si legge nel comunicato ufficiale -. Dopo aver concesso termini alle parti per il deposito, rispettivamente, alla parte istante di una memoria e l'eventuale articolazione di mezzi istruttori e alla parte intimata per il deposito di repliche e l'eventuale articolazione di mezzi istruttori, il Collegio arbitrale ha fissato l'udienza di discussione per il 2 dicembre 2011, alle ore 14".

POSIZIONI DIFFERENTI ANCHE CON L'ATALANTA -
Si è analogamente conclusa con esito negativo anche l'udienza che vedeva protagoniste l'Atalanta e la Figc, "avente a oggetto la sanzione della penalizzazione di 6 punti in classifica da scontarsi nel campionato 2011/2012, comminatale dalla Commissione Disciplinare Nazionale e confermatale dalla Corte di Giustizia Federale a seguito di deferimento del Procuratore Federale per responsabilità oggettiva e presunta".

TENTATIVO FALLITO ANCHE PER PAOLONI - Poco più di un'ora è durata anche l'udienza per Marco Paoloni, calciatore della Cremonese principale protagonista dell'ultima vicenda di calcio scommesse, condannato a 5 anni di squalifica con radiazione, davanti al Tnas. E pure in questo caso il tentativo di conciliazione è fallito.

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SCOMMESSOPOLI SECONDO FILONE

 

Vicenda scommesse
-5 alla Juve Stabia

La disciplinare punisce la formazione campana, accusata di illecito sportivo per aver alterato il risultato della partita con il Sorrento (-2) dell'aprile 2009. Lunghe squalifiche per i giocatori Biancone, Spadavecchia e per il dirigente Amodio


Vicenda scommesse -5 alla Juve Stabia

L'esultanza dei giocatori della Juve Stabia dopo il match vinto contro l'Ascoli

ROMA - Il momento magico della Juve Stabia doveva pur finire, ma si pensava con una sconfitta in campionato, non con una penalizzazione che arriva a guastare un ambiente in salute. Dopo 4 vittorie consecutive in campionato, i campani si vedono infliggere una penalizzazione di 5 punti da scontarsi nella corrente stagione che fa scivolare i gialloblu al 17° posto in classifica in compagnia di Empoli e Gubbio.

PAGA ANCHE IL SORRENTO - Anche il Sorrento paga le accuse di illecito sportivo con 2 punti di penalizzazione più 20.000 euro di ammenda per la squadra di Prima Divisione. E' quanto ha deciso la Commissione disciplinare nazionale presieduta dall' Avvocato Artico dopo i fatti della partita del 5 aprile 2009 Juve Stabia-Sorrento.

I TESSERATI - Riguardo i tesserati 3 anni e 6 mesi di squalifica a Cristian Biancone, allora militante nel Sorrento e adesso al Soverato, che venne arrestato per aver alterato il risultato della gara. Tra gli altri 3 anni e 3 mesi di squalifica anche per Vitangelo Spadavecchia, calciatore tesserato all'epoca dei fatti per il Sorrento, attualmente tesserato per l'Andria Bat; 3 anni a Roberto Amodio in qualita di Direttore Sportivo della Juve Stabia ed 1 anno ad Antonino Castellano, come Dirigente con poteri di rappresentanza legale del Sorrento.

L'ACCUSA - L'indagine della giustizia sportiva prese il via in seguito alle mosse di quella penale ordinaria, quando ad ottobre del 2010, Biancone venne arrestato su disposizione della Direzione

distrettuale antimafia di Napoli, con l'accusa di aver alterato Juve Stabia-Sorrento del 5 aprile 2009 (gara finita 1-0 per i gialloblù), quando militava con la squadra sorrentina.

 

 

SCOMMESSOPOLI: ECCO PERCHE' SIGNORI E' COLPEVOLE

Calcioscommesse: depositate le motivazioni dell'organo di giustizia della Figc per la condanna dell'ex bomber protagonista del caso. Lui: "Sono basito, grazie a chi continua a credermi"


BOLOGNA - Ecco perché Signori è colpevole,senza se e senza ma. E' quanto emerge dalle motivazioni della Corte di giustizia federale che il 19 agosto aveva confermato la sentenza di primo grado di fatto radiando l'ex capitano di Lazio e Bologna per il suo coinvolgimento nel caso calcioscommesse. La Corte dice che nell'incontro del 15 marzo, nello studio bolognese dei commercialisti Bruni e Giannone - a cui prese parte anche Beppe Signori con Erodiani e Bellavista - "si pongono le basi per dar vita ad una associazione finalizzata alla commissione di illeciti". Le argomentazioni  della difesa vengono definite dalla stessa Corte, "pretestuose e infondate". Mentre viene riconosciuta "la piena responsabilità dell'incolpato".

"CI SONO TUTTI I REQUISITI" -
Per i giudici, in quel 15 marzo si posero le basi dell'associazione, perchè erano presenti "tutti i requisiti considerati dalla normativa" ed era "ben noto, in quel momento, al Signori lo status del Bellavista e quello di Erodiani, quali vincolati alla giurisdizione sportiva". Cioè che erano due tesserati, ai quali era proibito scommettere, anche legalmente.

L'"AUTOGOL" DI BEPPE - Ad incastrare Signori è, secondo la Corte, proprio il documento redatto da lui stesso ("autore materiale") durante quell'incontro. Nel foglio, sequestrato poi nell'appartamento bolognese dell'ex calciatore, venivano poste le condizioni per giocare su Atalanta-Piacenza,

considerando "già fatta", Benevento-Pisa. Per la Corte, il documento è "il frutto di una pattuizione articolata" e trova una ulteriore conferma della conclusione dell'accordo, dal ritrovamento, in una perquisizione nello studio dei commercialisti Bruni e Giannone, di tre assegni per 220.000 euro uno dei quali, emesso da Paoloni, per un importo di 50 mila euro. Come ha confermato Giannone davanti al Gip di Cremona.

ECCEZIONE RESPINTA - La Corte respinge pure l'eccezione presentata dalla difesa che sostiene che l'ex calciatore non è perseguibile, in quanto non tesserato. Circostanza vera, dicono i giudici. Tuttavia è allenatore professionista di prima categoria, dopo il corso concluso il 14 giugno 2010. Condizione sufficiente per essere giudicato: "Essersi sottratto 'da anni' - si legge nelle motivazioni - al pagamento della quota di iscrizione non lo esime dall'essere assoggettato alla giustizia della Figc".

SIGNORI: SONO BASITO - Pur essendo basito per come la Giustizia Federale abbia motivato il rigetto al mio ricorso, sono fiducioso nei confronti del Coni. Ringrazio quanti continuano a sostenermi, a credere in me, a dimostrarmi solidarietà ed affetto". Questo il commento di Beppe Signori alle motivazioni della Corte di giustizia federale, che ha respinto il ricorso sul calcioscommesse.

SPETTACOLO PER BENEFICENZA - Infine l'ex calciatore ha voluto fare "un grosso in bocca al lupo" al regista Emanuele Montagna, che il 5 e il 6 ottobre metterà in scena a Bologna lo spettacolo 'Un calcio alla malattia', i cui proventi andranno all'associazione Italiana per la Sla. Uno spettacolo che nacque, viene ricordato dallo staff di Signori, da un'idea proprio dell'ex capitano della Lazio e che viene sponsorizzato dalla Federcalcio. Viene rimarcata la "contraddizione", dice la portavoce Cinzia Gennarelli, per la quale "quasi contemporaneamente Beppe Signori è malfattore e benefattore". Per lui si tratta di "vedere realizzato un progetto, in cui ha creduto e crede con la stessa forza con cui continua e continuerà a gridare la propria innocenza".

 

 

 


NAPOLI - Un'inchiesta che va avanti da mesi e che ora entra nel vivo: per tutti questi mesi i pm della Dda e i carabinieri di Torre Annunziata hanno ascoltato i dirigenti delle squadre, i calciatori, gli esperti di scommesse per comprendere i complessi meccanismi delle giocate telematiche, hanno esaminato le intercettazioni telefoniche, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, le segnalazioni di partite sospette fatte da agenzia dei monopoli e procura della Figc. Adesso è tempo di stringere, e gli sviluppi e gli esiti potrebbero essere clamorosi.

L'attenzione degli inquirenti è puntata, tra l'altro, su una decina di partite di serie A. A quanto si è appreso, tra i testimoni che i pm sentiranno nei prossimi giorni c'è anche Hector Cuper, ex allenatore argentino dell'Inter ora alla guida della squadra spagnola del Racing Santander.

La svolta nell'inchiesta - che lo scorso anno aveva portato all'arresto di Cristian Biancone e all'iscrizione nel registro degli indagati di Vitangelo Spadavecchia, calciatori accusati di avere truccato la partita Sorrento-Juve Stabia per favorire il clan D'Alessandro - c'è stata ieri con il fermo di otto persone. Le udienze di convalida si svolgeranno lunedì a Torre Annunziata, Rimini e Roma: proprio nella capitale, infatti, si era trasferito ed è stato bloccato Maurizio Lopez, l'ex insegnante di educazione fisica diventato un esperto di scommesse telematiche e assunto dalla Intralot (ora sospeso dalla società "in via cautelativa") con

l'incarico di dirigere l'ufficio quote e gestione rischio.

Le partite di serie A che potrebbero essere state truccate sarebbero una decina o forse di più (potrebbero essere circa quindici). Ben più numeroso, invece, è il numero di incontri delle serie minori su cui gli investigatori si stanno concentrando. Condizionare il risultato di match secondari, infatti, è molto più semplice e meno rischioso che provare a truccare una partita tra grandi. Dalle intercettazioni emergerebbe che addirittura, in alcuni casi, sono i tifosi di piccole squadre a chiedere l'intervento del clan per "combinare" il risultato.

Al centro dell'inchiesta su camorra e scommesse c'è il boss Vincenzo D'Alessandro, in carcere con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia Gino Tommasino, assassinato nel 2009.

 

 


Gol a raffica ed episodi dubbi "Quanti sospetti su quei 14 match"

Cristiano Doni, squalificato per tre anni per l'ultimo scandalo scommesse

ROMA - Partite quasi tutte di fine campionato E non è un caso. Partite con molti gol. E anche questo non è un caso. Partite truccate, sospettano i magistrati napoletani. Dietro gli otto arresti decisi ieri dalla procura antimafia di Napoli, ci sono 150 partite di calcio con "flussi di scommesse anomale" così come segnalate dai Monopoli di Stato. Ecco quattordici gare di serie A degli ultimi due campionati sulle quali si stanno concentrando le attenzioni degli investigatori.

CATANIA-CHIEVO 1-1
(16 gennaio 2011)
Prima della partita, annota la polizia giudiziaria, in ambienti malavitosi e vicini agli ultras si sparge la voce che la partita finirà con un pareggio. Sarà così. E l'allenatore siciliano Gianpaolo sarà esonerato.

GENOA-ROMA 4-3
(26 febbraio 2011)
Sportivamente è la partita che segna la cacciata di Claudio Ranieri dalla Roma. Giudiziariamente è la gara di cui al telefono parla Marco Paoloni (il portiere arrestato dalla procura di Cremona) come "over" sicuro. Per gli scommettitori è l'affare del secolo.

BRESCIA-BOLOGNA 3-1
(2 aprile 2011)
La gara è una delle più giocate. Si scommette sull'1 e sull'over. In un'intercettazione telefonica tale Pietro Bassi, "amico del direttore sportivo della Nocerina", dieci giorni prima della partita assicura l'ex calciatore Gianfranco Parlato: "Mi ha detto che la settimana prossima il Brescia

con il Bologna prende tutto... Ci mettiamo qualcosa noi, capito?".

CHIEVO-SAMPDORIA 0-0
(3 aprile 2011)
Per gli scommettitori è il biscotto perfetto, al centro di tre indagini sul calcioscommesse. "Ha vinto la paura" dirà il commentatore di Sky al termine. In realtà a credere ai bookmakers hanno vinto tutti.

BOLOGNA-NAPOLI 0-2
(10 aprile 2011)
La partita è da 2 fisso secondo gli scommettitori. Due sono i gol che segna il Napoli, entrambi nel secondo tempo. Questa volta più che le intercettazioni telefoniche possono essere utili le cronache sportive: ci sono due clamorosi errori del portiere Viviano che prima appoggia la palla a Mascara e poi provoca il rigore su Lavezzi.

CHIEVO-BOLOGNA 2-0
(17 aprile 2011)
Ancora una volta il Bologna (non è un caso che nei giorni scorsi i magistrati napoletani abbiano sentito l'ex dg rossoblù). Ancora una sconfitta del Bologna a fine campionato, con la squadra praticamente già salva.

CATANIA-CAGLIARI 2-0
(1 maggio 2011)
Due gol negli ultimi dieci minuti e buone vincite per tanti.

LAZIO-GENOA 4-2
(14 maggio 2011)
Per gli scommettitori è un "over" sicuro (partite cioè che finiscono con più di tre gol). Sarà un festival delle reti, con tre gol in un quarto d'ora nel secondo tempo.

CHIEVO-UDINESE 0-2
(15 maggio 2011)
Il Chievo è già salvo. L'Udinese cerca punti per la Champions League. Gli scommettitori sono certi che finirà con il segno 2 e non sbagliano.

CATANIA-ROMA 2-1
(15 maggio 2011)
Anche in questo caso per gli scommettitori la partita finirà con il segno 1, nonostante la Roma cerchi un posto in Europa. Seppur con il batticuore, incasseranno i biglietti vincenti: l'argentino Gomez regala il 2-1 al 95'.

GENOA-CESENA 3-2
(22 maggio 2011)
Ultima gara di campionato. Sarà un over, giurano gli scommettitori di tutta Italia.
Cinque gol: over.

LECCE-LAZIO 2-4
(22 maggio 2011)
In tanti giocano over e 2. Vincono.

BARI-LIVORNO 4-1
(Coppa Italia, 1 dicembre 2010)
Da Bari arriva la dritta sull'1, ricostruisce la procura di Cremona. Vincono in tanti intascando il doppio della puntata.

INTER-CHIEVO 4-3
(9 maggio 2010)
È una gara del campionato 2009-2010, già indicata come la regina delle partite truccate dagli indagati di Cremona. Ora finisce anche agli atti di Napoli.

SCOMMESSOPOLI TURCA:GALATASARAY CAMPIONE  RETROCESSO,RIPESCATO IL TRABZONSPOR IN COPPA CAMPIONI,SCATTA LA NORMA "MILAN 2006".

 

SCOMMESSOPOLI, IL SECONDO GRADO SPORTIVO ATTUA DEI LIEVISSIMI SCONTI

Doni e Atalanta, niente sconti
prosciolto Manfredini

Secondo grado di giudizio sulla vicenda scommesse: salvo il difensore nerazzurro, per cui era stata chiesta una squalifica di tre anni, confermate le altre condanne. Ridotta la penalizzazione a Spezia (revocato il -1) e Benevento (-6)

 

 

Con un comunicato sul sito della Figc sono state rese note le sentenze del secondo grado di giudizio nel procedimento sportivo sullo scandalo scommesse. "La Corte di Giustizia Federale ha accolto i ricorsi di Fabbri e Manfredini prosciogliendoli da ogni addebito, dello Spezia Calcio annullando la penalizzazione di 1 punto ed ha ridotto la penalizzazione nei confronti del Benevento da 9 a 6 punti''. Confermate, invece, la penalizzazione di 6 punti all'Atalanta e la squalifica di 3 anni e 6 mesi inflitta a Cristiano Doni, capitano del club bergamasco, dalla commissione disciplinare.

SCOMMESSOPOLI, LA SENTENZA DI PRIMO GRADO

 

Sei punti di penalizzazione all'Atalanta da scontare nel prossimo campionato di serie A, tre anni e mezzo di squalifica al suo capitano Cristiano Doni. Sono state in gran parte confermate le indiscrezioni della giornata di ieri, riguardo la sentenza della Commissione Disciplinare della Figc sulla vicenda del calcioscommesse. Il club bergamasco ha avuto un leggero sconto rispetto alla richiesta: il procuratore federale Palazzi aveva infatti chiesto sette punti di penalizzazione. Sentenza uguale alla richiesta invece per Doni, così come per il compagno Thomas Manfredini, cui sono stati comminati tre anni di squalifica. Si attende ora il processo di secondo grado, davanti alla Corte di Giustizia Federale, previsto il 18 agosto.

CINQUE ANNI PIU' RADIAZIONE A SIGNORI E PAOLONI - Per quanto riguarda gli altri nomi noti della vicenda, pena identica per l'ex azzurro Beppe Signori e per Marco Paoloni, il portiere ex Cremonese e Benevento al centro delle indagini penali della Procura di Cremona. Cinque anni di squalifica con preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc: un pressochè totale accoglimento delle richieste di Palazzi. La medesima pena è stata poi comminata ai vari Bellavista, Buffone ed Erodiani. Tra i calciatori stessa pena per Gervasoni (Piacenza) e Sommese (Ascoli), un anno di squalifica a Daniele Quadrini, calciatore del Sassuolo.

ASCOLI -6, ALESSANDRIA ALL'ULTIMO POSTO -
Per quanto riguarda i club, la Disciplinare ha inflitto

 

una penalizzazione di 6 punti (più ammenda di 50mila euro) all'Ascoli, da scontarsi nel prossimo campionato di Serie B. Per Sassuolo e Hellas Verona solo un'ammenda di 20.000 euro. - In Lega Pro, nove punti di penalizzazione sono stati inflitti al Benevento, mentre l'Alessandria è stata punita con la retrocessione all'ultimo posto in classifica nel campionato di Prima Divisione 2010-11. Come era prevedibile, il Ravenna esce con le ossa rotte: esclusione dal campionato di competenza con assegnazione a uno dei campionati inferiori, più un'ammenda di 50mila euro. Quattro punti di penalizzazione al Piacenza, due alla Reggiana e uno a testa per Viareggio, Spezia e Taranto: in tutti i casi da scontare nella stagione 2011-12. Solo ammende per Portogruaro (20mila euro) e Virtus Entella (15mila). 

LE MOTIVAZIONI: "ILLECITI GRAVI E CLIMA OMERTOSO" - Comportamenti "illeciti", che suscitano "un rilevante allarme generale, palesemente incompatibili con i principi di lealtà, correttezza e probità". Nelle 55 pagine delle motivazioni i giudici di primo grado evidenziano che "si tratta di comportamenti di intrinseca gravità, che svuotano di significato l'essenza stessa della competizione sportiva"; e sottolineano che "la vicenda si caratterizza per quel clima 'omertoso' che troppo spesso permea i rapporti tra i tesserati, nonchè tra i tesserati e il 'sottobosco' di vari pseudo appassionati". Sui singoli protagonisti coinvolti, a Beppe Signori viene riconosciuto il "ruolo di vertice" nell'associazione e condotta grave con accertata responsabilità in due illeciti.

LEGALE PAOLONI: "E' MANCATO IL CORAGGIO" - Immediate le reazioni. Luigi Chiappero, legale dell'Atalanta, ha così commentato ai microfoni di Sky le decisioni della Disciplinare: "Ricorreremo in appello e credo che lì potremo riuscire a ridurre i punti di penalizzazione. La eventuale responsabilità oggettiva delle società deve essere ridotta ai minimi. Per quello che ci riguarda come Atalanta - afferma Chiappero - contiamo nella validità dei nostri argomenti". Luca Curatti, avvocato di Marco Paoloni, sperava in una maggiore clemenza. "Marco sperava in un ridimensionamento della sanzione. Per un giocatore di 27 anni, 5 anni di squalifica e la proposta di radiazione significano la fine della carriera". Curatti è duro sui contenuti della sentenza, ritenuta inadeguata. "L'impressione a caldo è che sia mancato il coraggio. Il procedimento sportivo è veloce ma anche piuttosto sommario: spesso la velocità non significa efficienza. Si è voluto dare un segnale forte di censura, di rimprovero ma tra qualche anno saremo davanti alla stessa commissione, con altri giocatori, altri problemi e con un processo privo degli strumenti necessari per accertare la verità".

Nel dettaglio, tutte le penalizzazioni e le ammende per i tesserati:
BELLAVISTA Antonio: squalifica per 5 anni, con preclusione (radiazione) alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC;
BRESSAN Mauro: squalifica per 3 anni e 6 mesi;
BUFFONE Giorgio: inibizione per 5 anni, con preclusione;
CIRIELLO Antonio: inibizione per 1 anno;
DONI Cristiano: squalifica per 3 anni e 6 mesi;
ERODIANI Massimo: squalifica per 5 anni, con preclusione;
FABBRI Gianni: inibizione per 5 anni;
GERVASONI Carlo: squalifica per 5 anni, con preclusione;
MANFREDINI Thomas: squalifica per 3 anni;
PAOLONI Marco: squalifica per 5 anni, con preclusione;
QUADRINI Daniele: squalifica per 1 anno;
ROSSI Leonardo: squalifica per 1 anno;
SANTONI Nicola: squalifica per 4 anni;
SAVERINO Davide: squalifica per 3 anni;
SIGNORI Giuseppe: squalifica per 5 anni, con preclusione;
SOMMESE Vincenzo: squalifica per 5 anni, con preclusione;
VELTRONI Giorgio: inibizione per 4 anni.

Le sentenze nei confronti delle società:
ALESSANDRIA: retrocessione all'ultimo posto in classifica nel campionato di competenza (campionato 2010/2011);
ASCOLI: penalizzazione di 6 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00;
ATALANTA: penalizzazione di 6 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
BENEVENTO: penalizzazione di 9 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 30.000,00;
CREMONESE: penalizzazione di 6 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 30.000,00;
CUS CHIETI (calcio a 5): penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 4.500,00;
ESPERIA VIAREGGIO: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
VERONA: ammenda di euro 20.000,00;
PIACENZA: penalizzazione di 4 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00;
PINO DI MATTEO (calcio a 5): penalizzazione di 8 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 1.000,00;
PORTOGRUARO: ammenda di euro 20.000,00;
RAVENNA: esclusione dal campionato di competenza con assegnazione da parte del Consiglio federale a uno dei campionati di categoria inferiore e ammenda di euro 50.000,00;
REGGIANA: penalizzazione di 2 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
SASSUOLO: ammenda di euro 20.000,00;
SPEZIA: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
TARANTO: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
VIRTUS ENTELLA: ammenda di euro 15.000,00.

 

 

SCOMMESSOPOLI: "Atalanta -7, 3 anni e mezzo per Doni"
Per Signori proposta la radiazione

Partito a Roma il procedimento davanti alla commissione disciplinare: alla sbarra 25 tesserati e 18 società. Pesante richiesta del Procuratore Palazzi per il club bergamasco. Il Chievo, col giocatore dell'Ascoli Micolucci e con Bettarini, chiede il patteggiamento che viene accettato. Bellavista chiede la ricusazione del giudice e vengono resi noti i primi verdetti
 

di MARCO MENSURATI
 

 

Doni (a sinistra) e Gervasoni durante Atalanta-Piacenza

ROMA - Tre anni e mezzo di squalifica per Cristiano Doni. E' la richiesta del Procuratore federale Stefano Palazzi per il coinvolgimento nell'ambito del processo sul calcioscomesse. Tre anni di squalifica sono stati richiesti anche per il compagno di squadra, Thomas Manfredini. Sempre per il coinvolgimento nell'ambito del processo sul calcioscomesse scaturito dall'indagine avviata dalla Procura di Cremona sull'inchiesta 'Last Bet', Palazzi ha chiesto per l'Atalanta 7 punti di penalizzazione da scontare nel campionatoPesante la richiesta per Signori: 5 anni di squalifica più preclusione (radiazione), più 1 anno e 6 mesi di squalifica in continuazione, per l'ex calciatore, ora tesserato come tecnico.
Per il Piacenza, anch'esso coinvolto nel procedimento, Palazzi ha chiesto la penalizzazione di 4 punti per la stagione 2010-2011 più 50.000 euro di ammenda.

TUTTE LE RICHIESTE DI PALAZZI
Marco Paoloni (Cremonese-Benevento): 5 anni di squalifica più preculsione, più 5 anno di squalifica in continuazione.
Cristiano Doni (Atalanta): 3 anni e 6 mesi di squalifica Thomas Manfredini (Atalanta): 3 anni di squalifica
Giuseppe Signori (tecnico): 5 anni di squalifica più preculsione, più 1 anni e 6 mesi di squalifica in continuazione.
Massimo Erodiani (giocatore calcio a 5): 5 anni di squalifica più preculsione, più 8 anni di squalifica

 

in continuazione.
Vincenzo Sommese (Ascoli): 5 anni di squalifica più preculsione, più 2 anni di squalifica in continuazione.
Antonio Bellavista (tecnico) : 5 anni di squalifica più preculsione, più tre anni e 6 mesi di squalifica in continuazione.
Giorgio Buffone (ds Ravenna): 5 anni di squalifica più preculsione, più tre anni e 3 mesi di squalifica in continuazione.
Mauro Bressan (tecnico): 5 anni di squalifica più preculsione, più 6 mesi di squalifica in continuazione.
Carlo Grevasoni (Piacenza): 5 anni di squalifica più preculsione, più 1 anno di squalifica in continuazione.
Gianni Fabbri (presidente Ravenna): 5 anni di inibizione più preclusione.
Nicola Santoni (tecnico Ravenna): 5 anni di squalifica più preclusione.
Daniele Deoma (tecnico): 1 anno e 9 mesi di squalifica.
Giorgio Ventroni (presidente Alessandria): 5 anni di inibizione.
Leonardo Rossi (tecnico Ravenna): 3 anni di squalifica.
Antonio Ciriello (vicepresidente Ravenna): 4 anni di inibizione.
Daniele Quadrini (Sassuolo): 1 anno di squalifica.
Davide Saverino (Reggiana): 3 anni di squalifica.

CHIESTI 6 PUNTI DI PENALITA' PER L'ASCOLI
Alessandria: retrocessione all'ultimo posto del campionato di competenza


Benevento: 14 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più 30 mila euro d'ammenda.


Ravenna: esclusione dal campionato di competenza più 50 mila euro d'ammenda.

Virtus Entella: 40 mila euro di ammenda.
Sassuolo: 50 mila euro d'ammenda.
Reggiana: 2 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12

 

Piacenza: 4 punti di penalizzazione da scontrare nel campionato 2010-11, più 50 mila euro d'ammenda.


Ascoli: 6 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più 90 mila euro di ammenda.


Cus Chieti: 1 punto di penalizzazione più 4 mila e 500 euro di ammenda.


Cremonese: 9 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più 30 mila euro d'ammenda.


Pino Di Matteo: 12 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più mille e 600 euro d'ammenda


Portogruaro: 50 mila euro d'ammenda.
Verona: 50 mila euro d'ammenda.


Atalanta: 7 punti di penalizzazione da scontare ne


Esperia Viareggio: 1 punto di penalizzazione da scontare nel 2010-11.


Spezia: 1 punto di penalizzazione da scontare nel 2011-12.


Taranto: 1 punto di penalizzazione da scontare nel 2011-12.


Le richieste di Palazzi sono state il momento clou, presso l'Hotel Parco dei Principi, a Roma, del procedimento davanti alla Commissione Disciplinare riguardante l'inchiesta sul calcioscommesse. Si apre con un colpo di scena: Il Collegio giudicante, presieduto dal giudice Sergio Artico, è stato ricusato dall'avvocato Massimo Chiusolo, difensore dell'ex calciatore Antonio Bellavista.
BELAVISTA CHIEDE LA RICUSAZIONE -
Dopo il patteggiamento accettato per il Chievo (ammenda di 80mila euro) e per il calciatore dell'Ascoli Micolucci era volta di Antonio Bellavista che si è però rifiutato di essere giudicato dal Collegio giudicante, costituito dal presidente Sergio Artico, Claudio Franchini, Amedeo Citarella, Luca Giraldi e Gianfranco Tobia. L'avvocato Massimo Chiusolo, difensore dell'ex calciatore, ha presentato richiesta di ricusazione per l'attuale Collegio. Bellavista si è così espresso sulla vicende basata sull'accusa di associazione finalizzata alla 'commissione di atti illeciti': "All'esito della lettura di questa ordinanza - scrive l'ex capitano del Bari nella richiesta di ricusamento - il mio difensore invita a riformare la commissione disciplinare nominata nel precedente trattato procedurale, attestato come quella formata si sia già espressa sulla ritenuta esistenza di ipotesi associativa e quindi avesse già espresso un giudizio di merito sulla sussistenza di tali condotte". In altre parole Bellavista è sicuro di non avere possibilità di assoluzione, in quanto la commissione disciplinare che dovrà giudicarlo ha già "condannato" Micolucci e Parlato per lo stesso reato associativo per cui lo stesso ex giocatore pugliese è imputato. La ricusazione verrà discussa nelle prossime ore. Una curiosità: il giduce ricusato è proprio quel Sergio Artico che venne ricusato anche da Luciano Moggi durante il pro­cesso intentato dalla Figc contro Giraudo, Mazzini e Moggi stesso il maggio scorso.

I PRIMI VERDETTI - Intanto altri sette tesserati hanno chiesto e ottenuto il patteggiamento dalla Commissione disciplinare. Si tratta di Gianfranco Parlato, Stefano Bettarini), Claudio Furlan, Ivan Tisci, Mauro Gibellini, Gianluca Tuccella e Federico Zaccanti. La sanzione più dura è stata quella inflitta a Parlato e Tuccella, squalificati per tre anni, mentre per Bettarini lo stop sarà di 14 mesi. Un anno a testa di squalifica per Zaccanti e Tisci, 6 mesi per Furlan, e 5 mesi per Gibellini (con in più 10 mila euro di ammenda).

I NUMERI -
Sulla carta sono a giudizio le 18 società ed i 26 tesserati deferiti dal procuratore federale Stefano Palazzi. Dei club deferiti a vario titolo, due sono di serie A, Atalanta e Chievo Verona (che ha subito patteggiato ed uscito con la multa succitata), tre di serie B, Ascoli, Hellas Verona e Sassuolo, undici di Lega Pro, Alessandria, Cremonese, Benevento, Ravenna, Virtus Entella, Piacenza, Esperia Viareggio, Portogruaro, Taranto, Spezia e Reggiana, due della Lega Dilettanti, Cus Chieti e Pino Di Matteo. I 26 tesserati sono invece: Erodiani, Paoloni, Parlato, Bellavista, Buffone, Bressan, Gervasoni, Micolucci, Signori, Sommese, Tuccella, Furlan, Bettarini, Fabbri, Gibellini, Santoni, Manfredini, Tisci, Doni, Deoma, Zaccanti, Veltroni, Rossi, Ciriello, Quadrini e Saverino.

NON AMMESSO SOLO IL VARESE -
Dopo l'avvio dell'inchiesta da parte della Procura di Cremona a novembre  2010, il 4 luglio scorso è scattata l'indagine sportiva nel corso della quale la Procura federale ha ascoltato circa 50 persone prima di far partire, il 26 luglio, i deferimenti per società e tesserati. La Commissione disciplinare ha ammesso al dibattimento anche Monza, Triestina, Sudtirol, Frosinone, società considerate portatrici di interessi indiretti in ragione di posizioni di classifica. Non ammessa invece la richiesta del Varese.


 

ROMA - Pioggia di deferimenti sul calcio italiano: il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha presentato oggi i risultati della sua istruttoria. I club coinvolti sono 18 - soltanto 5 tra serie A e B  - mentre i tesserati arrivano a 26. All'interno delle 32 pagine sono presenti capi di imputazione che vanno dalla violazione della lealtà sportiva (articolo 1) fino all'associazione per illecito sportivo (art. 9), senza dubbio il più grave all'interno dell'atto d'accusa. La palla ora passa alla Disciplinare, che nel processo sportivo (al via il 3 agosto) dovrà valutare la gravità dei fatti.

I NOMI - L'elenco, come detto, è corposo. Atalanta, Chievo, Ascoli, Verona, Sassuolo, Alessandria, Cremonese, Benevento, Ravenna, Virtus Entella, Piacenza, Esperia Viareggio, Portogruaro, Taranto, Spezia, Reggiana, Cus Chieti e Pino Di Matteo sono i 18 club "incriminati".  La lista dei 26 tesserati è invece composta da Erodiani, Paoloni, Parlato, Bellavista, Buffone, Bressan, Gervasoni, Micolucci, Signori, Sommese, Tuccella, Furlan, Fabbri, Gibellini, Santoni, Tisci, Deoma, Zaccanti, Veltroni, Rossi, Ciriello, Quadrini, Saverino, Bettarini, Doni e Thomas Manfredini.

COSA RISCHIANO -
Gli ultimi tre sono indubbiamente i nomi più caldi in ottica processo sportivo: il capitano dell'Atalanta rischierebbe infatti tre anni di stop per violazione degli articoli 7.1 e 7.5, riguardanti l'illecito sportivo, esattamente come il suo compagno di squadra Manfredini.

 

Le due partite che mettono nei guai i calciatori orobici sono Atalanta-Piacenza e Ascoli-Atalanta. Curiosa la posizione di Stefano Bettarini, accusato di mancanza di lealtà sportiva per aver scommesso su due gare (Atalanta-Piacenza e Inter-Lecce): l'anomalia è legata al ruolo dell'ex terzino, che risulta, stando alle carte di Palazzi, tesserato per il Chievo con un ruolo non meglio definito. Si attende a riguardo il comunicato della società scaligera.

ATALANTA E CHIEVO -
Per questi motivi, i club sono stati deferiti per responsabilità oggettiva e, nel caso dell'Atalanta, anche per responsabilità presunta. Le due società non dovrebbero comunque rischiare la retrocessione: sul Chievo aleggia la possibile ammenda pecuniaria, mentre i nerazzurri potrebbero trovarsi con qualche punto di penalizzazione nel prossimo campionato.

L'ASSOCIAZIONE PER ILLECITO - Assai complicata la posizione dei tesserati che sono stati deferiti dalla procura della Federcalcio per "associazione finalizzata alla commissione di illeciti": Marco Paoloni, Gianfranco Parlato, Mauro Bressan, Giuseppe Signori, Antonio Bellavista, Carlo Gervasoni, Giorgio Buffone, Vincenzo Sommese, Gianluca Tuccella, Vittorio Micolucci e Massimo Erodiani. Secondo Palazzi, si sarebbero "associati fra loro al fine di commettere una serie indeterminata di illeciti disciplinari, fra i quali illeciti sportivi e effettuazione di scommesse illecite, operando con condotte finalizzate ad alterare il regolare svolgimento e il risultato di gare dei campionato nazionali".

LE REAZIONI - Soddisfazione in casa Siena: la società toscana non viene citata da Palazzi. "Siamo soddisfatti, ci eravamo dichiarati da subito estranei - afferma Massimo Mezzaroma in un comunicato - e siamo sempre stati sicuri che il lavoro dei magistrati avrebbe escluso con la massima chiarezza ogni coinvolgimento del Siena". Analoga la reazione del Lecce, tirato in ballo inizialmente per presunti illeciti compiuti da Daniele Corvia: anche i salentini risultano estranei. "Prendiamo atto che non risulta alcun coinvolgimento dei nostri tesserati, cosa di cui eravamo sempre stati certi: la società rinnova a Daniele Corvia la propria solidarietà per le ingiuste e censurabili anticipazioni mediatiche espresse sul suo supposto comportamento".

Battuto anche un record, con gli avvocati stremati: 14 ore di interrogatorio. Stefano Palazzi, ex "piè veloce", ora si è messo a volare: il procuratore federale, finalmente, si è fidato dei suoi collaborati e sta procedendo a tappe forzate nell'inchiesta sul calcioscommesse. Sì, perché questa è decisiva per l'inizio della prossima stagione mentre la faccenda dello scudetto 2006 si porta dietro solo una strascico infinito di polemiche e veleni. Di sicuro comunque i rapporti fra Juve e Inter sono ai minimi termini, peggio fra Juve e Figc, mentre nella questione Calciopoli ora si sono inserite anche Milan e Fiorentina, e presto, vedrete, avrà da dire qualcosa pure Claudio Lotito.

Ma è il calcioscommesse che tiene in ansia i tifosi di tantissime squadre dalla A alla Lega Pro. Ci sarà una rivoluzione? La Sampdoria ha già messo le mani avanti: nel caso di un coinvolgimento (con penalizzazione) di Lecce, o Chievo, il club blucerchiato potrebbe essere ripescato in A. Palazzi, come detto, stavolta ha lavorato sodo: già una cinquantina di interrogatori, un tour d'Italia (12 città, oltre 3500 chilometri) per sentire anche chi era agli arresti domiciliari. L'inchiesta non sarà chiusa questa settimana: lunedì prossimo ci saranno altri interrogatori. In A come detto in ballo Chievo e forse il Lecce (visto il coinvolgimento di Corvia), in B in ballo Livorno, Atalanta, Siena (ma nessuno è stato interrogato), Sassuolo, Ascoli, Piacenza. Moltissime le società coinvolte

 

nell'inchiesta in Lega Pro: ad altissimo rischio la posizione del Ravenna, poi sono da verificare i casi di Benevento, Cremonese, Viareggio, eccetera. Moltissimi i calciatori che potrebbero essere puniti (minimo 18 mesi) perché hanno scommesso ma per quanto riguarda i club bisogna ancora stabilire se sono coinvolti come responsabilità oggettiva in casi di illecito o se sono parti lese. Situazione molto delicata. Il procuratore Palazzi dovrebbe fare i deferimenti intorno al 25-26 luglio, poi via coi processi sportivi: i calendari di A, B e Lega Pro forse dopo il 10 agosto. Intorno a Ferragosto, insomma. La prossima stagione partirà regolarmente: ha sempre garantito Giancarlo Abete. E per adesso non ci sono rischi di slittamenti, o peggio.

Le scommesse in serie A
indagato il leccese Corvia

L'inchiesta sul calcioscommesse fa il suo primo vero salto di qualità e finisce per coinvolgere, stavolta a livello formale, la Serie A. L'attaccante del Lecce Daniele Corvia è stato iscritto al registro degli indagati dal pubblico ministero Roberto De Martino.

La novità è di queste ore. Sostanzialmente conclusa la prima parte dell'indagine, quella che riguardava principalmente la Lega Pro e la Serie B, gli investigatori si sono concentrati su quella che, nei giorni degli arresti di Beppe Signori & co. era stata definita "la seconda fase", quella del giro grosso. E il primo passo di quella che si preannuncia come una lunga serie è stato appunto iscrivere il calciatore leccese chiamato in causa dalle intercettazioni delle telefonate di Marco Paoloni, il calciatore della Cremonese che dette il via all'inchiesta mettendo il sonnifero nelle borracce dei compagni di squadra dopo essersi venduto la partita.
In un primo momento l'impressione era che il coinvolgimento di Corvia fosse il frutto di una sorta di super millantato di Paoloni, il quale accedeva a una utenza di Skype a nome del collega conosciuto ai tempi della primavera della Roma, e chattava con il resto della banda, dando indicazioni sulle partite da giocare. Ma le analisi svolte dagli uomini della squadra Mobile in questi ultimi giorni, proprio mentre a Roma il mondo del pallone sfilava davanti al procuratore federale Palazzi dando l'impressione che lo scandalo si stesse "smontando", hanno trovato elementi che rimettono in

discussione tutto. Da questo punto di vista, suona come particolarmente grottesca quella frase pronunciata dall'avvocato dell'attaccante leccese all'uscita dall'interrogatorio federale: "Abbiamo chiarito tutto". L'iscrizione di Daniele Corvia non è l'unica novità. Gli inquirenti sono arrivati ad affermare con certezza che quel "Gigi" che torna più volte in tutta l'inchiesta, al quale era stato attribuito il fondamentale ruolo di "ponte" con gli scommettitori complici di Singapore era proprio Gigi Sartor, ex Inter e Roma. Inoltre sembra aggravarsi la posizione del capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni. Per la verità, non solo nell'inchiesta penale di Cremona ma anche in quella sportiva di Roma, dove l'ex calciatore Parlato ha ammesso di aver ricevuto soldi destinati al giocatore del Piacenza Gervasoni per perdere la partita (Atalanta-Piacenza 3-0).

La nuova parte dell'indagine è destinata a tornare sotto traccia per le prossime settimane. Settimane di intenso lavoro sull'asse Cremona (Squadra Mobile)-Roma (Servizio centrale operativo e Polizia Postale): c'è da "aprire" i computer e i telefoni sequestrati e da incrociare i dati contenuti. I primi elementi usciti da queste analisi sembrano addensare nuove pesanti nuvole sul calcio italiano.  


 

PARTONO GLI INTERROGATORI DI PALAZZI PER SCOMMESSOPOLI, LUGLIO 2011

 

Saranno sette giorni importanti per Stefano Palazzi, il procuratore federale che effettuerà gli interrogatori decisivi per l'inchiesta sul Calcio Scommesse. All'entrata degli uffici della procura in via Po ha dichiarato: "Sarà una settimana intensa e per questo abbiamo pubblicizzato i calendari. Faremo tutto quello che dovremmo fare".  Arrivano anche i primi dei 21 convocati: l'ex presidente del Ravenna, Gianni Fabbri, e il vicepresidente della squadra giallorossa, Antonio Ciriello. Nello stesso giorno saranno ascoltati Federico Zaccanti, giocatore del Chiavari, Leonardo Rossi, allenatore del Ravenna, Mauro Gibellini, direttore sportivo del Verona, e Luca Campedelli, presidente del Chievo.

CIRIELLO - Eduardo Chiacchio, legale del vice presidente del Ravenna, è uscito dagli uffici della procura dicendo: "Non so se il Ravenna rischia qualcosa perchè non conosco il quadro generale della situazione. Posso solo dire che il mio assistito, Antonio Ciriello (vice presidente del Ravenna), è estraneo a qualsiasi forma di illecito e che ha risposto a tutte le domande in maniera esaustiva". Queste le parole dell'avvocato al termine dell'interrogatorio, durato due ore e mezza, presso gli uffici della Procura Federale, condotto dai vice di Palazzi, Squicquero e Piccolomini. "Noi siamo soddisfatti - ha aggiunto - è stato un interrogatorio lungo, ma abbiamo dato tutte le spiegazioni necessarie. Più di questo non possiamo dire perchè gli atti sono secretati"

FABBRI

 

E CAMPEDELLI - "Ho risposto a tutte le domande in modo esaustivo ma sono stato convocato in maniera sbagliata perchè sono dimissionario dal 18 dicembre scorso". Lo ha detto all'uscita dagli uffici della Procura della Federcalcio l'ex presidente del Ravenna, Gianni Fabbri, ascoltato per circa tre ore dal Procuratore Stefano Palazzi. "Preoccupato? Dipendesse da me no. Io sono comunque estraneo a tutte le vicende. Per quanto mi riguarda, il Ravenna non è coinvolto, poi vediamo come andrà a finire l'indagine di Buffone". Nessuna dichiarazione invece dal presidente del Chievo, Luca Campedelli, che ha schivato telecamere e microfoni, dileguandosi dopo due ore di interrogatorio.

I CONVOCATI - Sono solo alcuni dei convocati dalla Procura federale, tesserati Figc e non, che dovranno presentarsi negli uffici della procura. Gli altri arriveranno secondo un calendario che Palazzi ha concordato assieme al Procuratore capo di Cremona, Roberto Di Martino, titolare dell'inchiesta. Tra queste il portiere Marco Paoloni, attualmente sottoposto a provvedimento restrittivo, per la cui audizione fissata il giorno 6 si è resa necessaria l'autorizzazione da parte della magistratura inquirente. Nella prima tornata saranno ascoltati, tra gli altri, gli ex calciatori Giuseppe Signori e Stefano Bettarini (7 luglio). Venerdì 8 luglio toccherà al capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni.

IL CALENDARIO -
Lunedì 4 luglio: Antonio Ciriello (vice pres. Ravenna); Federico Zaccanti (calciatore Chiavari); Gianni Fabbri (pres. Ravenna); Leonardo Rossi (all. Ravenna); Mauro Gibellini (dir. Verona); Luca Campedelli (pres. Chievo). Martedì 5 luglio: Ivan Tisci (ex calciatore); Simone Malacarne (calciatore Viareggio); Alex Pederzoli (calciatore Ascoli); Marco Zamboni (calciatore Spal); Sandro Turotti (ds Cremonese). Mercoledì 6 luglio: Giorgio Buffone (ds Ravenna); Gianfranco Parlato (ex calciatore); Marco Paoloni (calciatore Benevento). Giovedì 7 luglio: Gianluca Tuccella (calciatore Chieti C5); Pierluigi Andrea Pezzali (non tesserato); Giuseppe Signori (allenatore); Massimo Erodiani (ex tesserato); Vincenzo Sommese (calciatore Ascoli). Antonio Santoni (preparatore portieri Ravenna); Stefano Bettarini (ex calciatore). Venerdì 8 luglio: Vittorio Micolucci (calciatore Ascoli), Mauro Bressan (ex calciatore), Cristiano Doni (calciatore Atalanta), Carlo Gervasoni (calciatore Piacenza) e Davide Saverino (calciatore Reggiana). sabato 9 luglio: Antonio Bellavista (ex calciatore). Lunedì 11 luglio: Marco Pirani che, non tesserato, verrà ascoltato presso il suo domicilio.

Partite truccate, nuova bufera sul calcio
Sedici arresti. C'è anche Beppe Signori.

LA PROCURA FEDERALE FIGC sapeva delle scommesse dall'8 maggio!

Dunque si apprende adesso che uno degli indagati di Scommessopoli, Daniele Quadrini del Sassuolo (leggi: Quadrini: “La Figc sapeva tutto”; Abete: “Era stato convocato”) inoltrò l’8 maggio, tramite il suo avvocato, una bella denuncia alla Procura Federale della Figc. Quadrini, così dicono, era stato convocato a dare chiarezza della sua denuncia per il 1° giugno – giorno stesso del blitz ordinato dalla procura di Cremona – e cioè 24 giorni dopo la denuncia. Un tempo infinito e inaccettabile se si vuole stroncare un illecito o un tentativo di illecito. In ventiquattro giorni troppe partite possono essere comprate e vendute e troppi presunti colpevoli diventare uccel di bosco.È storia di queste ore. La squadra mobile di Cremona, il Servizio centrale operativo e il Gat della Guardia di Finanza (il nucleo speciale per le frodi telematiche) hanno cominciato quel lavoro d'indagine che dirà se questa storia di scommettitori di provincia finirà o meno per travolgere anche la serie A e il destino di alcuni dei suoi calciatori.

Se le chiacchiere al telefono e le dichiarazioni del dentista Marco Pirani nel suo interrogatorio con il procuratore Roberto Di Martino sulle partite di almeno sei squadre - Bologna, Lecce, Cagliari, Roma, Fiorentina, Bari e Chievo - resteranno soltanto una "sensazione" di "illecito e frode sportiva" o diventeranno dell'altro. Un principio di prova. Anche perché, dice ora il Procuratore di Cremona, il passaggio si fa obbligato: "Se dovessimo prendere per buono tutto quello che abbiamo messo a verbale in questi ultimi giorni di interrogatori, dovremmo immediatamente iscrivere al registro degli indagati i nomi di nuovi calciatori. Ma prima di farlo, servono delle verifiche di attendibilità e dei riscontri. Ed è quello che ora abbiamo cominciato a fare".

Agli investigatori è stato chiesto di sviluppare i tabulati e le celle agganciate nell'ultimo anno dai telefoni cellulari di Pirani, Antonio Bellavista (ex capitano del Bari), Gianfranco Parlato (ex giocatore di serie B e C). Di incrociare l'esito di questi accertamenti con i numeri memorizzati nelle sei agende telefoniche sequestrate a Pirani. Di rovistare nei

file archiviati nei pc degli indagati. Di sovrapporre ogni indizio utile di questa ricerca con date, utenze, luoghi che possano avvalorare un contatto diretto della Banda o dei suoi interlocutori - il giro degli "Zingari", quello dei "Milanesi" e dei "Pugliesi" - con dirigenti e giocatori di quei sei club, con persone che intorno a quei club orbitano. E questo, quantomeno in occasione delle partite di cui l'inchiesta sospetta la combine.

A meno di colpi di fortuna, non sarà un lavoro né semplice, né breve. Che tuttavia muove da un'ipotesi di lavoro suggestiva. E, a ben vedere, forse non troppo lontana dal vero. Una qualificata fonte investigativa la racconta così: "L'idea che gli scommettitori comprino le partite su cui giocano, corrompendo direttamente qualche giocatore, è la più semplice, diciamo pure la più rozza, ma non necessariamente la più corretta. Forse funziona in questo modo nelle serie inferiori, dove le società per mesi non pagano gli stipendi. Ma quando si sale di categoria, la B, e a maggior ragione la A, bisogna pensare a un meccanismo come l'insider trading di Borsa. Mi spiego: lo scommettitore non compra la partita. Compra l'informazione privilegiata che una determinata partita è stata già aggiustata per ragioni sportive dai club e dai calciatori che la giocheranno. Compra la certezza di un pareggio, di una sconfitta, di una vittoria, perché già decisi".

Insomma, esiste a monte un illecito (quello sportivo) da cui dipendono le fortune di una squadra (spesso la permanenza in serie A), su cui, a valle, fiorisce e lucra l'appetito frenetico dello scommettitore, che ne diventa il parassita. Una catena di convenienze dove ce n'è per tutti. Per i giocatori, che non solo portano a casa un illecito sportivo utile a se stessi e al club, ma anche qualche decina di migliaia di euro dallo scommettitore cui vendono l'informazione. Per gli scommettitori, che puntano sul sicuro. E che non sono mai da soli. Perché, normalmente, l'informazione "giusta" è molto cara e per ammortizzarne il costo è necessario sfamare l'intera catena lungo cui viaggia.

Se l'intuizione investigativa è nel giusto, rilette in questa chiave, molte delle intercettazioni di Cremona su partite di serie A e B acquistano un nuovo senso. Aggirano l'obiezione chiave di questi giorni per cui "dal momento che non esiste prova di contatti diretti tra scommettitori e giocatori o club di serie A, non può trattarsi che di millanterie".

Accade, infatti, che Erodiani, Parlato, lo stesso Pirani, nelle loro conversazioni facciano spesso riferimento a informazioni su singole partite, raccolte da misteriosi informatori, che costano un occhio della testa e per le quali il margine di guadagno è considerato troppo basso ("E che cazzo, ma ti pare che faccio solo 20 mila con la A?", si sfoga Erodiani con Parlato nel marzo di quest'anno). Informazioni che quasi sempre devono arrivare poche ore prima che la partita si disputi. A "mezzogiorno", o "la sera" prima dell'incontro, quando le squadre, normalmente, sono in ritiro. In un caso, addirittura, Pirani raccomanda al giocatore dell'Ascoli Vittorio Micolucci di informarlo, tra il primo e il secondo tempo della partita che si giocherà a Bergamo con l'Atalanta, "se quelli di Bergamo cambiano idea sul risultato". "Se decideranno in campo di chiedere un pareggio". La fonte investigativa sorride: "Questo che cosa vuol dire? Che lo scommettitore raccoglie una decisione presa da altri. Dai giocatori". O addirittura dai club, se sono attendibili - per citare ancora un frammento della carte di Cremona - gli sms che assicurano dell'intenzione della dirigenza del Torino di cominciare a vendersi i risultati dei suoi incontri.

L'ipotesi investigativa ha un secondo pregio. Spiega l'omertà dei club e la loro "distrazione" su quello che accade negli spogliatoi e sulle frequentazioni dei loro calciatori. Rende comprensibile perché una storia che ha già travolto due campionati (Lega pro e B) e ne minaccia un terzo (la A) sia stata innescata da una banda di cialtroni di provincia, tanto avidi quanto pasticcioni e chiacchieroni, ultimo anello di una catena di informazioni privilegiate che aveva testa e fulcro altrove. Non a caso, trent'anni fa, anche l'ultimo scandalo del calcio-scommesse era cominciato così. Da un ristoratore.

Doni: ''Non farò il capro espiatorio'' / Siena nei guai
Serie A: le partite truccate / Napoli, nuova inchiesta

Se è vero quello che sta uscendo in questi giorni, e c'è davvero il rischio che sia vero, la promozione in serie A dell'Atalanta è ad altissimo rischio. Perché, in base alla responsabilità oggettiva, il club bergamasco potrebbe pagare carissimo quello che ha fatto Cristiano Doni (salvo nel 2000 e, guarda caso, sempre per una questione di scommesse...). L'Atalanta potrebbe essere penalizzata e perdere la promozione in A, oppure, vista la pluralità di gare in cui è coinvolta- in base alla lettera g dell'articolo 4 comma 2 del codice di giustizia sportiva-essere "retrocessa all'ultimo posto in classifica del campionato di competenza". In questo caso finirebbe nell'inferno (ci scusi Mario Macalli) della Lega Pro e la classifica della B andrebbe riscritta. Insomma, un autentico dramma per il club di Percassi, subito ritornato in A con una splendida annata. Ma sono tanti i club che potrebbe essere coinvolti: da stabilire comunque se sono stati commessi illeciti, se i calciatori si sono messi d'accordo fra loro per truccare (o tentare di truccare, è lo stesso) le partite. O se scommettevano "solo", cosa peraltro proibita. Questo è importante, decisivo per capire l'eventuale coinvolgimento dei club. Certo, il Ravenna pare spacciato: è stato appena condannato (-7) in un caso di illecito, e il suo ds, Buffone, già punito, ora ha ammesso di aver scommesso per il "bene" il suo club. Tesi che è risibile. Non regge. Così come non reggono le difese di alcuni calciatori.

Quello che spaventa in Figc è il possibile (pare certo ormai) coinvolgimento della serie A: la procura di Palazzi giù indagava su Chievo-Sampdoria, ma ora, stando alle ultime notizie che arrivano da Cremona, l'inchiesta potrebbe estendersi anche a Brescia-Bologna, Catania-Chievo, Inter-Lecce e Genoa-Roma. C'è tanto millantato in giro, ma bisogna vedere se esiste la responsabilità (oggettiva) da parte dei club. Situazione più complessa in serie B (va valutare la posizione Sassuolo, Padova, Piacenza, Ascoli, Siena) e Lega Pro, dove i club coinvolti potrebbero essere numerosi a cominciare dal Benevento di Paoloni.

Ma che la questione sia preoccupante, lo dimostra il fatto che stamattina, domenica, si è tenuto un summit segreto al Coni. Gianni Petrucci ha incontrato Giancarlo Abete. Presente anche il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi. L'incontro, come spiega una nota del Coni, è servito "per un'organica riflessione sugli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria della Procura della Repubblica di Cremona, anche in vista della riunione della Giunta in programma domani, 6 giugno". Coni e Figc hanno "convenuto sulla necessità di rafforzare le forme di collaborazione tra soggetti preposti alla tutela dell'ordine statuale e quelli preposti all'ordine sportivo, in particolare la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Economia (AAMS), il Ministero dell'Interno e il Ministero della Giustizia, al fine di mettere in funzione ulteriori strumenti operativi utili a contrastare il fenomeno delle attività illecite collegate alle scommesse". Abete domani comunicherà alla Giunta Coni il quadro delle immediate iniziative che la Figc adotterà in previsione del Consiglio Federale, già programmato per il 9 giugno, per favorire "quanto più possibile la celerità di tutti gli adempimenti connessi alle problematiche emerse negli ultimi giorni".

Domani Abete annuncerà inoltre che le norme saranno inasprite. Pene più dure per chi non denuncia i casi sospetti (vedi la Cremonese) e anche per i calciatori che scommettono (ora la sanzione prevede il minimo di 18 mesi). Ma basterà? No, che basta: figuriamoci i vari Paoloni o Doni se si spaventano. Fra Figc e Monopoli adesso si litiga: non solo Abete è seccato ma anche Abodi e Macalli (Beretta è in bicicletta sulle Ande...). Troppe segnalazioni per "flussi anomali" ma zero denunce all'autorità giudiziaria. "Noi siamo le vittime di questo sistema, non prendiamo un euro e come possiamo fare per combattere contro gli over? Maurizio Ughi (consigliere delagato Snai, ndr) accusa il mondo del calcio: ma è lui che deve dare risposter. Si è mai rivolto alla Procura della Repubblica quando ha avuto sospetti? Lo dica...", si chiedono Abete e c. Stavolta non hanno torto: la "torta" delle scommesse è troppo grossa, il mondo del calcio non ce la fa difendersi da solo. Va stabilito un sistema di monitoraggio costante, e la Lega Pro già lo sta studiando per la prossima stagione. La battaglia va condotta a tutti i livelli: la Fifa ha dato un contributo di 20 milioni di euro all'Interpol, Michel Platini si è appellato alla polizie di tutta l'Europa, la Ue presto discuterà una proposta italiana (firmata dal parlamentare Pella e da Demetrio Albertini, vicepresidente Figc).

Assemblea di Lega: su cosa si litiga stavolta?
Assemblea della Lega di serie A, domani a Milano. L'ennesimo tentativo per trovare una via comune. Ma su cosa si litigherà stavolta? Bacino d'utenza? Diritti tv? Contatto collettivo? Concordato proposto da Dahlia? Milan e Inter inoltre non vorrebbero andare a Pechino ai primi di agosto per la Supercoppa italiana: l'offerta era di dieci milioni di euro per tre edizioni, il calcio italiano rischia di perdere la faccia. Che credibilità può avere all'estero?

ANCHE GLI ARBITRI PIANGONO...
Ci riferiamo alla lettera anonima di un ex arbitro, ancora tesserato, che lancia sospetti gravissimi: fa addirittura i nomi (che noi non facciamo) di arbitri in attività, della Can A e B, a suo dire coinvolti nel calcio scommesse. "Effettuano scommesse la maggior parte puntando sull'over...", sostiene (ma non c'è una prova). La lettera contiene anche minacce, promettendo di fare ulteriore rivelazioni. Non c'è nulla di dettagliato, solo nomi di "nemici", forse di chi è uscito da quel mondo perché non era più in grado di dirigere le partite. Ma Nicchi ha subito presentato una denuncia contro ignoti: se l'anonimo arbitro, che ha indirizzato alla lettera ai presidenti dei club, non ha il coraggio di venire allo scoperto (e va alla procura della Repubblica e della Figc) ora con questa denuncia forse si potrà risalire (ma non dovrebbe essere difficile)

all'avvelenatore dei pozzi attraverso i server. Un anonimo che, guarda caso, esce allo scoperto proprio in questi giorni che a Cremona è esploso lo scandalo scommesse.

L'altra lettera è firmata: Edmondo Parisse di Pescina (Aquila), e si riferisce alla conduzione della Can-C, diretta dall'ex arbitro Stefano Farina. Considerazioni tecniche, critiche anche forti: niente a che vedere sia ben chiaro con i veleni dell'anonimo ex arbitro. Ma è il segnale che, a fine stagione, si muovono sacche di malcontento. Lunedì intanto "Sfide", la trasmissione di Rai Tre, sarà riservata al nuovo scandalo: "Calcio tenebra" il titolo della puntata. Si sentiranno le intercettazioni, previste testimonianze e commenti. In ballo calciatori ed ex, anche illustri. Gli arbitri, stavolta, non ci sono. E sono felici di non esserci.

GENOA-ROMA, INTER-LECCE,BRESCIA-BOLOGNA per il 2011, NAPOLI-PARMA per il 2010

Queste cinque squadre di A non sono le uniche sulle quali lavoreranno questa settimana gli agenti della Mobile di Cremona, diretta da Sergio Lo Presti, che stanno conducendo le indagini. Oltre che su Roma, Fiorentina, Genoa, Lecce e Cagliari lavoreranno anche sulla neopromossa Siena e sul

Bologna. Il nome della squadra toscana compare in alcune intercettazioni telefoniche tra Massimo Erodiani e Marco Paoloni, gli altri due capisaldi dell'associazione a delinquere nel mirino della procura: in un paio di conversazione i due sostenevano che la società toscana avesse pagato alcuni giocatori del Sassuolo per vincere la partita. Al momento nessuno è indagato, ma la procura sta cercando riscontri. Sempre in settimana, probabilmente giovedì, verranno ascoltati come persone informate sui fatti i vertici dell'agenzia di scommesse Skysport365 che ha offerto collaborazione agli investigatori.

Il sito austriaco di bookmaker, come raccontato ieri da Repubblica, ha in mano un dossier di 15 partite tra serie A e B con flussi di scommessa anomali. "Si tratta di partite - spiegano - nelle quali si sono registrate puntate molto importanti, con milioni di euro. Puntate che non si sono fermate anche quando abbiamo abbassato la quota: questo ci fa pensare che gli scommettitori giocassero con particolare sicurezza".

Di partite di serie A, anche se dello scorso campionato, si sta occupando anche la procura di Napoli che ha in piedi un'indagine sui collegamenti tra il calcio e la camorra. I carabinieri sostengono che gli Scissionisti, guidati da Eduardo Fabbricino, controllassero una serie di squadre semi professionistiche. E che il 10 aprile del 2010 mentre al San Paolo si giocava Napoli-Parma "molte persone riconducibili ai clan Lo Russo e degli Scissionisti - scrivono i carabinieri nell'informativa alla procura - durante l'intervallo tra il primo e il secondo tempo abbiano effettuato svariate scommesse con puntate piuttosto elevate sulla vittoria del Parma". La partita finì 2-3 in favore del Parma, dopo che il Napoli aveva chiuso il primo tempo in vantaggio per 1-0. Sempre a Napoli i pm Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, con il procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, stanno indagando su un altro filone di calcio scommesse nata da un'inchiesta sul riciclaggio del clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia.

Gli inquirenti: "Organizzazione criminale composta da giocatori e titolari di ricevitorie". Calmanti distribuiti ai compagni di squadra per peggiorare le prestazioni. Tra i 28 indagati Stefano Bettarini.

Retata nel calcio, arrestato Signori
16 i fermati, indagati Bettarini e Doni
 

Dall'ex bomber 150 mila euro su Inter-Lecce
"Davano calmanti ai compagni di squadra"

 
 
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«Inter-Lecce finisce sicuramente over»

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sicuramente over»

Nella bufera del calcioscommesse finisce anche la partita di serie A tra Inter e Lecce disputata il 20...

NON SI SCOMMETTE SOLO IN B ED IN C, ANCHE LA SERIE A E' PIENA ZEPPA....

Da cinquant'anni è nel calcio professionistico, con ruoli diversi. Da tempo ha scelto di collaborare con le procure italiane e raccontare il calcio sporco che gira intorno. L'abbiamo incontrato nelle Marche, area calda del nuovo scandalo del calcioscommesse, zona di calciatori biscazzieri e ricevitorie senza controllo. Dal 2006, l'anno di Calciopoli, segnalava il ritorno della scommessa taroccata sui campionati italiani, dalla serie A alla Lega Pro. "Evviva le procure", dice adesso, stanco, "dipendesse dalla Federcalcio italiana queste storie immonde non uscirebbero mai".
Ce li aveva indicati, in quell'incontro in un ristorante in collina: Doni, Bettarini, Sommese. "Il calcio sapeva che erano tornati a giocare. Tutti e tre sono stati coinvolti, e giudicati colpevoli, in scandali precedenti.
Doni per Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia, il 2001, chiamò anche i cugini di terzo grado a scommettere sul pareggio. Bettarini e Sommese sono venuti fuori nell'inchiesta del 2004. Pene ridicole per calciatori al tramonto, chiusa l'attività sono tornati a fare quello che hanno sempre fatto. Sono malati di gioco. E Bettarini è diventato il centro del nuovo sistema".
Quei tre giocatori infedeli, ci segnalò nell'ultimo incontro, poi ne indicò altri sette. "Parlo solo di quelli che conosco in presa diretta, ma le partite vendute dai calciatori italiani sono diffuse dal Nord al Sud, dai professionisti alla Terza categoria. Dovete sapere che Bettarini aveva il suo centro scommesse in

largo Como, nel centro di Milano. E non era certo da solo. Bettarini, certo, era l'organizzatore, l'uomo che dava le indicazioni all'associazione: partite da addomesticare, risultato finale, giocatori su cui fare pressioni. Ma viaggiava sempre di scorta a un calciatore più famoso di lui, il centravanti degli anni '90, ogni anno una casacca diversa. Sono inseparabili: scommettono su tutto. Vedono un'auto passare in largo Como e uno dice all'altro: "Cento euro che la targa è dispari?". Così, scommesse a ruota libera, per dare un senso alla vita".

I
l racconto del dirigente di lungo corso segnala una squadra intera di calciatori scommettitori, gran parte in attività. C'è il prolifico attaccante del Nord-Est. Il vecchio centravanti a cui il fisico appesantito non concede più le prestazioni che l'hanno portato alla nazionale. Spesso i taroccatori sono attaccanti, "un ruolo sensibile, che può cambiarti la partita". E
spesso le scommesse si fermano al primo tempo delle gare: la conformazione delle scommesse, la loro ampiezza, oggi facilità i brogli. "Chievo-Bologna di quest'anno grida ancora vendetta". Nel mazzo degli atleti citati c'è il ragazzo che si è ritirato a soli 28 anni, centrocampista del Frosinone, e quello dell'Albinoleffe, stretto amico di Bettarini. "I calciatori sono la parte peggiore del calcio. Quelli in attività scommettono perché hanno gli ingaggi blindati dalla famiglia, spesso dalle fidanzate, e allora hanno bisogno dei diecimila euro per fare il regalo all'amante. Scommettono nei ritiri, al computer. Scommettono il sabato sulle partite che giocheranno il giorno dopo. E questa non è un'abitudine solo dei calciatori". E di chi altri? "Nel nuovo giro ci sono allenatori, procuratori, presidenti del calcio. Sì, alcuni presidenti scommettono: a loro serve per sistemare i bilanci".

 

 

A fine luglio sarà tutto finito e solo allora si saprà chi sono i colpevoli (calciatori e/o club) di quest'ultimo scandalo scommesse. La procura della Figc si è messa subito al lavoro: Stefano Palazzi e il suo staff (ha ottimi vice, di serietà ed esperienza) hanno preso contatto telefonico, presto acquisiranno le carte e le intercettazioni dell'inchiesta penale. Rispetto al passato c'è qualcosa in più, che rende tutto più facile e che è decisivo: le intercettazioni, appunto. Nel 2000 non c'erano: al massimo qualche sms di Bettarini (ma non si è mai saputo il contenuto). I calciatori coinvolti (Doni, Allegri, Banchelli, Siviglia, eccetera) nelle scommesse riuscirono così a cavarsela, fra primo e secondo grado. Pagò solo Bettarini, qualche mese di stop per omessa denuncia. Si scoprì che c'erano parenti che andavano a giocare a Montecatini, una delle "centrali" delle scommesse, clandestine e no. I club (Atalanta, Pistoiese e c.) furono prosciolti, al massimo qualche ammenda. Da allora le scommesse sono state proibite per i giocatori dalla Figc (anche se qualcuno, da come si è visto, non ha certo perso il vizietto...).

Ora, come detto, Palazzi e il suo pool potranno lavorare meglio e in fretta: ai primi di agosto ci saranno i calendari della serie A, della B e della Lega Pro. E tutto dovrà essere finito. Con le sentenze. Certo, i playoff e i playout complicano, e non poco, le cose. Ma fermarli non si può: Figc e Leghe sono contrarie.
La stessa Procura federale

non ha in mano nulla (almeno al momento) per imporre lo stop. A rischiare comunque sono in tanti, ancora di più a sperare visto, appunto, che gli organici non sono sicuri. In serie A, se dovesse essere punita una società (ancora non è chiara la situazione del Bologna e di altri club), la prima ad avere diritto ad un ripescaggio è la Sampdoria, retrocessa. Ma non verrebbe toccato l'organico: venti squadre sono e venti resteranno (la Lega sta preparando le linee guida per il nuovo bando d'asta dei diritti tv, dal 2012 al 2015, proprio prevedendo venti club). In B si potrebbe teoricamente scendere a 20 (adesso sono 22), in Lega Pro è già previsto di arrivare il prossimo anno a 76 e fra tre a 60. Il piano di Mario Macalli di riforma dei campionati d'altronde è già pronto, ma va approvato dal consiglio federale entro il 30 giugno. "Meno squadre, ma più solide economicamente", sostengono in Lega Pro. Perché se i club non pagano gli stipendi (e sono in troppi a farlo), inducono magari in tentazione qualche calciatore. "Ma noi - ricorda Francesco Ghirelli - siamo stati i primi a costituirci parte lesa, siamo pronti a chiedere i danni ai colpevoli". La Lega Pro ha iniziato un percorso virtuoso di "ripulitura" e stava chiudendo con lo sponsor del campionato: ora tutto questo fango.

Molte, come detto, le squadre in ballo: che ne sarà ad esempio della promozione in A dell'Atalanta e del Siena? E dei club coinvolti nei playoff come il Padova? Il Torino e il Livorno, ad esempio, sono stati esclusi dai playoff: possono sperare?  Mal messo sembra il Ravenna (dirigenti coinvolti). Un quadro ancora poco chiaro, per forza di cose. Di sicuro ci saranno tantissimi ricorsi: all'alta corte di giustizia presso il Coni (nel caso che qualcuno voglia chiedere provvedimenti d'urgenza come il blocco di playoff e playout), al Tnas (tribunale nazionale arbitrale dello sport) sempre del Coni per i ricorsi dopo eventuali squalifiche o retrocessioni a tavolino. Mentre una recente sentenza della Corte costituzionale prevede che al Tar del Lazio si può andare solo per un eventuale richiesta di risarcimento danni. Non si ripeterà insomma un caso-Catania, con i commissari ad acta che riscrivevano i calendari. E con la serie B che ne porta ancora le conseguenze. Ma sarà lo stesso un'estate di veleni.

 

ECCO TUTTE LE GARE INCRIMINATE - Sono diciotto le gare sotto inchiesta nello scandalo scommesse emerso questa mattina. Si tratta per la maggior parte di partite di Lega Pro Prima Divisione (girone A e B), ma anche di serie B e un incontro di serie A (Inter-Lecce). Come rende noto Agipronews, l’elenco (tra parentesi il risultato finale del match) comprende

 Cremonese-Spezia del 17 ottobre 2010 (2-2), Monza-Cremonese del 21 novembre 2010 (2-2), Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010 (2-0), Spal-Cremonese del 16 gennaio 2011 (1-1), Benevento-Viareggio del 13 febbraio 2011 (2-2), Livorno-Ascoli del 25 febbraio 2011 (1-1), Verona-Ravenna del 27 febbraio 2011 (4-2), Benevento-Cosenza del 28 febbraio 2011 (3-1), Reggiana-Ravenna del 10 aprile 2011 (3-0), Ascoli-Atalanta del 12 marzo 2011 (1-1), Taranto-Benevento del 13 marzo 2011 (3-1), Atalanta-Piacenza del 19 marzo 2011 (3-0), Inter-Lecce del 20 marzo 2011 (1-0), Alessandria-Ravenna del 20 marzo 2011 (2-1), Benevento-Pisa del 21 marzo 2011 (1-0), Padova-Atalanta del 26 marzo 2011 (1-1), Siena-Sassuolo del 27 marzo 2011 (4-0), Ravenna-Spezia del 27 marzo 2011 (0-1). Oltre a queste partite, sotto la lente degli inquirenti ci sono almeno un’altra quindicina di incontri sospetti.

Una vera e propria “organizzazione criminale” composta da calciatori, ex calciatori, titolari di ricevitorie e liberi professionisti, con l'obiettivo di manipolare gli incontri di calcio a loro vantaggio arrivando persino a “condizionare alcune partite”. L'indagine, partita dalla squadra mobile di Cremona, ha portato questa mattina all'esecuzione di mandati di arresto in tutta Italia. A carico dei fermati, tra cui l'ex capitano della Lazio e bomber della nazionale Beppe Signori, ci sono prove “importanti e inconfutabili”. Indagate anche 28 persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva. Per condizionare i risultati delle partite davano dei calmanti ai calciatori  in modo che giocassero al dì sotto delle loro possibilità. È uno degli aspetti emersi nell’indagine sul calcio scommesse che ha portato stamani a 16 arresti in tutta Italia. In manette, tra gli altri, anche l’ex capitano della Lazio e attaccante della Nazionale, Beppe Signori. Indagate anche 28 persone per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva, tra cui Stefano Bettarini. 

Nell’inchiesta sono coinvolti calciatori, ex calciatori, titolari di agenzie di scommesse, e liberi professionisti. Gli arresti sono stati eseguiti anche dalla polizia delle Questure di Bari, Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli Piceno, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e Ferrara. Sono stati perquisite ricevitorie oltre ad uno studio di commercialisti.

I responsabili sono stati individuati a seguito di una complessa serie di riscontri da parte della squadra mobile della Questura di Cremona che, dopo un’attività investigativa protrattasi per circa sei mesi ha individuato, tra le altre, “le responsabilità in ordine a un grave evento verificatosi in occasione di un incontro di calcio disputatosi al termine dello scorso anno” a Cremona. Le indagini della polizia hanno scoperto un contesto ben più ampio collegato ad alcuni soggetti gravitanti nel mondo del calcio che, secondo gli investigatori, in ragione di conoscenze e di contatti diretti ed indiretti, erano in grado di condizionare i risultati di alcuni incontri per poi effettuare puntate di consistenti somme di denaro attraverso i circuiti legali delle scommesse sia in Italia che all’estero.

Secondo gli inquirenti, i calciatori e gli ex giocatori professionisti arrestati dalla polizia erano parte integrante di una vera e propria “organizzazione criminale” nella quale ognuno aveva specifici compiti e ruoli. L’obiettivo era quello di manipolare gli incontri a loro vantaggio. Gli indagati, secondo l’indagine, sarebbero anche riusciti a condizionare alcune partite, attraverso accordi verbali e impegni di carattere pecuniario. Nei confronti dei sedici arrestati, sostengono gli investigatori, ci sono prove “importanti ed inconfutabili”. L’indagine, partita sei mesi fa, avrebbe consentito inoltre di individuare la responsabilità dell’organizzazione in un grave evento verificatosi in occasione di un incontro di calcio disputatosi al termine dello scorso anno proprio a Cremona. Quanto avvenuto in occasione di quell’incontro ha permesso ai poliziotti di allargare l’indagine a diversi soggetti del mondo del calcio che, grazie ai contatti diretti ed indiretti, erano in grado di condizionare i risultati di alcuni incontri per poi effettuare puntate di consistenti somme di denaro attraverso i circuiti legali delle scommesse sia in Italia che all’estero.

Scommesse, una retata fa tremare il mondo del calcio. Con 16 persone agli arresti, sette in carcere e nove ai domiciliari. Accusate a vario titolo di aver fortemente condizionato negli ultimi mesi il risultato di alcuni incontri dei campionati di serie B e di Lega Pro. Tra di loro c'è anche l'ex attaccante della Nazionale, di Lazio e Bologna, Beppe Signori, Stefano Bettarini ex marito di Simona Ventura e Cristano Doni, capitano dell'Atalanta. L'operazione è stata portata avanti dalla polizia di Cremona, coordinata dal Servizio Centrale Operativo (SCO) e in stretta collaborazione con le questure di Bari, Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli Piceno, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e Ferrara. Me nelle carte delle inchiesta spuntano anche scommesse su partite di Serie A: Beppe Signori aveva puntato 150 mila su Inter-Lecce perchè aveva ricevuto garanzia sull'esito dell'incontro.

Sei mesi di indagini. I soggetti coinvolti, uno dei quali con precedenti per reati analoghi, sono stati individuati in sei mesi di investigazioni. Ci sono ex giocatori di serie A, calciatori di serie minori ancora in attività e dirigenti di società. Tra gli arrestati vi sono anche titolari di agenzie di scommesse e liberi professionisti, mentre gli indagati sarebbero complessivamente una trentina. Gli arresti sono stati eseguiti dagli uomini della polizia a Bari, Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e Ferrara. Nel corso dell'operazione sono

state eseguite anche una serie di perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, in alcune ricevitorie e presso uno studio di commercialisti che avrebbero consentito di acquisire ulteriori elementi utili alle indagini.

Nomi eccellenti. Oltre a Beppe Signori e Stefano Bettarini, sono coinvolti in questa operazione altri personaggi conosciuti. Tra i quali alcuni atleti ancora in attività. Antonio Bellavista ex capitano del Bari considerato uno dei coordinatori del gruppo. Come il difensore dell'Ascoli Vittorio Micolucci e il suo compagno di squadra  Vincenzo Sommese, oltre a Gianfranco Parlato, ex giocatore di serie B e C, attualmente collaboratore del Viareggio calcio. Sommese, ex capitano dell'Ascoli, era stato messo fuori rosa già lo scorso inverno dalla società bianconera. Micolucci ha invece contribuito fino alla fine del campionato, domenica scorsa, alla salvezza conquistata dall'Ascoli. Entrambi sono stati arrestati ad Ascoli. Parlato a Grottammare. Arresti anche per l'ex calciatore Mauro Bressan, 40 anni. L'ordinanza all'ex centrocampista di Fiorentina, Genoa, Venezia, Foggia, Bari, Cagliari e Como è stata notificata oggi nella sua abitazione di Cernobbio dalla squadra mobile comasca.Bressan ha vinto la coppa Italia del 2001 con la Fiorentina e ha poi concluso la sua carriera in Svizzera.

"Vera organizzazione criminale". I calciatori e gli ex giocatori professionisti arrestati dalla polizia erano parte integrante di una vera e propria "organizzazione criminale" nella quale ognuno aveva specifici compiti e ruoli, il cui obiettivo era quello di manipolare gli incontri a loro vantaggio. Gli indagati, secondo l'indagine, sarebbero anche riusciti a condizionare alcune partite, attraverso accordi verbali e impegni di carattere pecuniario. Nei confronti dei sedici arrestati, sostengono gli investigatori, ci sono prove "importanti ed inconfutabili". L'indagine, partita sei mesi fa, avrebbe consentito inoltre di individuare la responsabilità dell'organizzazione in un grave evento verificatosi in occasione di un incontro di calcio disputatosi al termine dello scorso anno proprio a Cremona.  Quanto avvenuto in occasione di quell'incontro ha permesso ai poliziotti di allargare l'indagine a diversi soggetti gravitanti nel mondo del calcio che, grazie ai contatti diretti ed indiretti, erano in grado di condizionare i risultati di alcuni incontri per poi effettuare puntate di consistenti somme di denaro attraverso i circuiti legali delle scommesse sia in Italia che all'estero.

"Calmanti ai calciatori". Tra gli aspetti emersi  nel corso dell'indagine anche i metodi usati per condizionare i risultati degli incontri. Come i calmanti dati ai calciatori, in modo che giocassero al di sotto delle loro possibilità. L'episodio si sarebbe verificato alla fine del campionato scorso della Lega Pro e coinvolgerebbe la Cremonese. In occasione di una sfida importante, uno degli indagati avrebbe messo nelle bibite a disposizione dei calciatori prima e durante l'incontro un calmante per 'addormentarli' e peggiorare le loro prestazioni. Al termine della partita cinque giocatori e un massaggiatore della squadra si sarebbero sentiti male. Da quell'episodio sarebbe scattata l'indagine che ha portato agli arresti di oggi.  Nel corso della perquisizione di questa mattina nella casa di uno degli indagati sono stati rinvenuti i tranquillanti e le prescrizioni mediche.

Signori, passione per le puntate. Dicono che scommetta su tutto Beppe Signori, come quella volta che si giocò un milione di lire impegnandosi a mangiare un buondì camminando, entro 30 passi. Nessun altro ci riusciva. Una passione per le puntate, a quanto pare anche su situazioni banali della vita quotidiana, che è quasi un'ossessione, una sua caratteristica come i calci di punizione e i rigori tirati da fermo. Ma stavolta non è uno scherzo per l'ex grande attaccante. Quarantatre anni, nato ad Alzano Lombardo nel bergamasco, è stata una delle punte più forti degli anni '90 in Italia e in Europa. Tre volte capocannoniere della serie A (1993, 1994 e 1996), sempre con la Lazio, Signori e' l'ottavo bomber di sempre nella storia del campionato con 188 reti. "E segna sempre lui...", cantavano i tifosi biancocelesti. Ha vinto in carriera solo una Coppa Italia nel 1998 con la squadra romana. Poi ha militato nella Sampdoria e nel Bologna. In Nazionale ha giocato 28 partite e segnato 7 gol. Si è ritirato nel 2006 dopo alcune esperienze all'estero. Ha legato la sua carriera anche al Foggia allenato da Zdenek Zeman, tra il 1989 e il 1992. Indimenticabile il trio d'attacco formato nei 'satanelli' assieme a Ciccio Baiano e Roberto Rambaudi, terminale del gioco spettacolare del tecnico boemo.

Lo scandalo tocca la Serie A
Inter - Lecce, 150mila euro e minacce

 

C'è anche la Serie A nel nuovo scandalo sulle scommesse che sta travolgendo il calcio italiano. Non solo soldi, ma anche minacce. Secondo gli atti dell'indagine della procura di Cremona emerge infatti il tentativo di manipolare il match Inter-Lecce del 20 marzo scorso "in modo da conseguire il risultato finale della segnatura di almeno tre gol, conforme alle scommesse predisposte". Intermediario dell'affare, anche Beppe Signori, che sulla partita avrebbe giocato, insieme ad altre persone, la somma di 150mila euro. Una scommessa che però non va a buon fine. Il gruppo dell'ex attaccante si sfoga allora con Marco Paoloni, portiere del Benevento, che aveva assicurato il risultato della partita e di Benevento-Pisa, giocata lo stesso giorno, e conclusasi anch'essa non come previsto, e gli chiede indietro i soldi versati, come emerge dal testo di un'intercettazione: “Poi veramente la gente ti viene a sparare..ti faccio vedere io che fine fai… vengo io a casa tua… i soldi a me velocemente…i 13mila euro se no stasera sono a  casa tua…vai dove ca..o..devi andare ..dagli usurai…vatti ad ammazzare ma portami i 13mila euro”.
 
La ricostruzione. “Il gruppo degli scommettitori denominato degli zingari, guidato da Almir Gegic, detto lo zingaro, cittadino slovacco residente a Chiasso,  calciatore del Chiasso ed ex compagno di squadra di Bressan, si dimostrava interessato a forti scommesse e chiedeva come garanzia

l’incontro con almeno due due giocatori corrotti” si legge sempre negli atti. Intermediari di questi contatti erano gli uomini del gruppo dei bolognesi (di cui faceva parte anche Beppe Signori) che offririvano anche le garanzie finanziarie per le scommesse e che alla fine investivano sul risultato garantito ingenti somme di denaro fino al punto di “svenarsi”, espressione apparsa nelle intercettazioni telefoniche.

Le minacce dei bolognesi. L'ipotesi degli investigatori è che Paoloni sia divenuto a sua volta vittima di un'estorsione. Il 20 marzo 2011 infatti, le scommesse sulle gare garantite dal portiere non vanno a buon fine e Signori e il suo gruppo perdono i loro soldi. Il fallimento delle giocate - si legge negli atti - "scatena una sorta di caccia all’uomo nei confronti di Paoloni, che si ritiene essere il responsabile di quanto accaduto. Nell’ambito del tentativo di ottenere da Paoloni l’equivalente di quanto perso al gioco Bellavista, Erodiani e Giannoni  (il gruppo dei bolognesi) nel medesimo contesto gli ingiungono di pagare quanto dovuto".

IL GIP: «IMPRESSIONANTI MANIPOLAZIONI» Il gip Guido Salvini, nell'ordinanza di custodia cautelare riguardante le partite truccate, spiega che «la frequenza delle manipolazioni è impressionante» e si giunge «a situazioni in cui sono gestite contemporaneamente fino a 5 partite di calcio da manipolare». Dalle intercettazioni, inoltre, emerge «l'esistenza di una sorta di tariffario di massima per la compera delle partite».

SERIE B FALSATA - Il gip Guido Salvini, nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato agli arresti di 16 persone, spiega che l'attività dell'organizzazione «rischia di avere già falsato alcuni dei risultati dei vari campionati: basti pensare che l'Atalanta e il Siena sono state recentemente promosse in serie A e si tratta di due delle squadre coinvolte» nella vicenda. Nell'ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip Guido Salvini dispone gli arresti per 16 persone a proposito di presunte partite truccate, si spiega che «l'attività dell'associazione è infatti tuttora in corso e sta incidendo sulle ultime fasi dei vari campionati, con gravi danni per le società, per gli scommettitori leali e per la regolarità delle competizioni sportive».

INDAGINE PARTITA DA DENUNCIA CREMONESE - Nasce dalla partita di calcio di Prima Divisione Cremonese-Paganese disputata il 14 novembre 2010 l'inchiesta chiamata Ultima Scommessa che ha portato in carcere 7 persone e costretto ai domiciliari altre 9 tra cui l'ex giocatore della Nazionale Beppe Signori. Gli indagati sono 28 tra cui calciatori ancora in attività come Cristiano Doni. Durante l'incontro di calcio Paganese-Cremonese, è stato spiegato oggi in conferenza dal procuratore Roberto di Martino, dal questore Antonio Bufano e dal capo della Squadra mobile Sergio Lo Presti, si sentirono male cinque giocatori della Cremonese e un collaboratore. Dalle analisi decise dalla società Cremonese ed eseguite al Policlinico San Matteo di Pavia, si rilevarono nelle urine tracce di Lormetazepam che rientra tra i farmaci contenenti benzodiazepine. Il direttore generale Sandro Turotti della Cremonese portò i risultati delle analisi in questura a Cremona e denunciò l'episodio. Turotti mise la polizia al corrente di voci su totonero proprio in occasione della partita Cremonese-Paganese che avrebbe avuto una quotazione da 1 a 6. Da allora partirono le indagini e vennero disposte intercettazioni telefoniche che rivelarono 'l'accanita propensione del portiere Paoloni - a quel tempo fuori rosa e in prestito al Benevento - a fare scommesse sportive con particolare riguardo agli incontri di calcio e attività che venivano realizzate con la intermediazione di Massimo Erodiani, organizzatore di scommesse insieme con Marco Pirani, medico odontoiatra di Ancona". Erodiani e Pirani erano in collegamento con i gruppi di scommettitori milanesi, bolognesi (con a capo Beppe Signori) e gruppi di stranieri (slavi e zingari). Il portiere della Cremonese e poi del Benevento Paoloni a un certo punto non riiuscì più a controllare i risultati delle partite truccate, fece perdere molto denaro ai gruppi di scommettitori e diventò oggetto di una tentata estorsione. Nelle intercettazioni compaiono frasi con minacce di morte nei suoi confronti.

BEVANDE DROGATE PER I CALCIATORI - Alcuni giocatori, prima o durante la partita Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010, avrebbero ingerito un farmaco «appartenente alla famiglia delle benzodiazepine, utilizzate contro i disturbi di ansia e del sonno». Uno di loro, dopo il match, ebbe anche un malore e perse «il controllo della propria vettura». Lo si legge nell'ordinanza del gip di Cremona, Guido Salvini, a carico di 16 persone per la vicenda delle calcioscommesse. L'inchiesta, come si legge nella misura, è nata proprio «da un evento inusuale avvenuto dopo la partita Cremonese -Paganese». Un responsabile della Cremonese, infatti, denunciò che «durante e dopo la partita ben cinque giocatori», tra cui il capitano della Cremonese Andrea Zanchetta «ed un collaboratore dello staff avevano contemporaneamente accusato seri malesseri ed una situazione di "annebbiamento", tali da pregiudicare sensibilmente il rendimento sul campo». Emergeva, scrive il gip, «già dai primi accertamenti che la sostanza poteva essere stata ingerita dai giocatori solo attraverso l' acqua o il the a loro disposizione negli spogliatoi e durante la partita». E dalle intercettazioni veniva alla luce «il coinvolgimento in tale specifico episodio del portiere della Cremonese Marco Paoloni». Addirittura, si legge ancora, «uno dei giocatori, Gervasoni Carlo, nel rientrare a casa dopo la partita aveva, a Casei Gerola, proprio in ragione di tale stato di malessere, perso il controllo della propria vettura, tamponato quella che lo precedeva ed era uscito di strada provocando fortunatamente solo danni al proprio mezzo e ad altri».

COMBINE DONI-DIFENSORE PIACENZA - Alcune delle persone coinvolte nell'inchiesta sul calcioscommesse «indicavano nel capitano dell'Atalanta Cristiano Doni uno dei calciatori che avevano realizzato la "combine" unitamente al difensore del Piacenza Gervasoni Carlo» per la partita Atalanta-Piacenza del 19 marzo scorso che finì 3-0, risultato che era anche l'«obiettivo dell'organizzazione» che aveva scommesso sul match. Lo scrive il gip di Cremona Guido Salvini che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare. «Giova altresì precisare - scrive il giudice - che il risultato finale dopo i 90 minuti di gioco è risultato essere 3-0 e che anche alcuni giornali sportivi che avevano analizzato l'incontro avevano commentato come quella in argomento potesse essere una partita sospetta visto il risultato e le abnormi puntate registrate». Il gip segnala inoltre la «seconda rete di Cristiano Doni su calcio di rigore assegnato per un fallo di Gervasoni», il difensore del Piacenza. L'incontro di calcio Atalanta-Piacenza, prosegue il gip, «veniva pianificato in Bologna e precisamente in via U.Bassi nr.7, presso lo studio Professionisti Associati». Su quella partita Beppe Signori «ha investito 60.000 euro».

«INDAGATI CON CELLULARI "DEDICATI"» - Nell'ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Cremona Guido Salvini ordina 16 arresti per le presunte partite truccate il giudice scrive che «i protagonisti dispongono di telefoni cellulari "dedicati", cioè usati solo per intessere i loro rapporti sui quali vengono dirottate le conversazioni più compromettenti e non è raro che vengano registrati inviti reciproci a spostare il colloquio quando il tenore dello stesso decolla sempre più verso l'illecito». Secondo il giudice, «esistono più gruppi di scommettitori che fanno parte dell'organizzazione, in quanto ne costituiscono un punto di riferimento stabile». «Non si tratta di scommettitori qualunque - annota il giudice -, ma di gruppi omogenei che costituiscono quasi un sodalizio nel sodalizio. È evidente che il braccio operativo dell' organizzazione sa di poter contare su questi scommettitori che anticipano quasi sempre il denaro necessario per pagare i giocatori corrotti».

APERTA INCHIESTA FEDERALE - «Appena uscite le prime notizie, ho parlato a lungo con il presidente Abete, impegnato a Zurigo per il congresso della Fifa», afferma, in una dichiarazione all'ANSA, il direttore generale della Federcalcio Antonello Valentini, che annuncia anche l'apertura di un'inchiesta federale sulla vicenda. «Tutto quello che serve a fare chiarezza, a eliminare ombre e a risanare l'ambiente non può che trovare la Figc in prima linea e pienamente disponibile e collaborativa», aggiunge Valentini. «Abbiamo messo a disposizione della Procura federale tutte le informazioni fin qui note. Il procuratore Palazzi - ha detto ancora Valentini - ha già aperto un fascicolo e nelle prossime ora prenderà contatto con la magistratura di Cremona per chiedere, appena gli organi inquirenti lo riterranno opportuno, la trasmissione degli atti dell'indagine in modo da approfondire gli aspetti di propria competenza». La Figc - come peraltro già deciso dalla Lega di Serie B e dalla Lega Pro - si costituirà parte civile a tutela dell'immagine del calcio e in difesa della trasparenza e della correttezza dell'organizzazione calcistica. «Ho seguito in tv la diretta della conferenza stampa del pm Di Martino - ha aggiunto il direttore generale della Figc - confidiamo nel lavoro dell'autorità inquirente e siamo pronti ovviamente a fornire la massima collaborazione, condividendo allo stesso tempo il richiamo alla cautela e alla prudenza fatto dallo stesso magistrato in presenza di delicati provvedimenti cautelari a carico di alcuni tesserati e degli ulteriori approfondimenti in corso».

OMBRA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA - L'attività dell'associazione che ha scommesso su alcune partite di calcio crea «un terreno fertile per l'insinuazione di elementi di una criminalità organizzata ai più alti livelli». Lo scrive il gip Guido Salvini, nell'ordinanza che ha portato agli arresti di 16 persone, tra cui l'ex attaccante Beppe Signori. Nella misura di custodia cautelare, infatti, si segnala «la presenza tra gli investitori e scommettitori di alcuni gruppi dai contorni incerti, quale quello degli "zingari"», a capo del quale c'era Almir Gegic detto "lo zingaro", slovacco arrestato nell'operazione. Inoltre era presente anche un gruppo albanese. Il gip spiega che «sono investiti da questi gruppi per ogni partita "truccata" capitali dell'ordine delle centinaia di migliaia di euro» di cui non è nota la "provenienza", dunque non si possono "escludere fatti di riciclaggio".

ATTESO COMUNICATO ATALANTA - L'Atalanta non ha ancora commentato la vicenda legata al presunto caso di calcio scommesse che vede il capitano Cristiano Doni tra gli indagati. Un comunicato stampa con la presa di posizione ufficiale della società è comunque atteso per le prossime ore.

SCOMMESSE SU INTER-LECCE - Alcune delle persone coinvolte nell'inchiesta sul calcio scommesse puntarono anche sulla partita Inter-Lecce del 30 marzo scorso, ma gli andò male. Come emerge infatti dall'ordinanza firmata dal gip di Cremona Guido Salvini, Marco Paoloni, ex portiere della Cremonese attualmente al Benevento, arrestato nell'inchiesta della Procura di Cremona, aveva fatto credere ad altre persone che sarebbe riuscito a contattare alcuni giocatori del Lecce per «combinare» la partita. Tra gli scommettitori nell'ordinanza viene indicato anche Stefano Bettarini. Sulla partita era stato scommesso che l'Inter avrebbe dovuto vincere segnando almeno tre gol, ma il match terminò «con il risultato finale di 1-0».

SIGNORI PARTECIPÓ A SCOMMESSE INTER-LECCE - L'ex attaccante della Lazio e della Nazionale, Beppe Signori, era «elemento centrale del gruppo di scommettitori di Bologna». È quanto emerge dall'ordinanza firmata dal gip di Cremona Guido Salvini che ha portato l'ex bomber agli arresti domiciliari. Nella misura di custodia cautelare si legge che Signori ha partecipato con altre persone «ad una serie di scommesse sulle partite truccate, in particolare, con riferimento alla partita Internazionale-Lecce, di 150 mila euro».

SIGNORI IN QUESTURA A BOLOGNA, ESCE DOPO QUASI 2 ORE -
  Beppe Signori è arrivato alla stazione ferroviaria di Bologna verso le 11 da dove i poliziotti lo hanno portato in auto in Questura.  Dopo quasi due ore Giuseppe Signori è uscito dagli uffici della Questura di Bologna. Giacca scura, camicia bianca e jeans, l'ex attaccante agli arresti domiciliari, verso le 12.50, è stato fatto salire su una Punto blu, accompagnato dagli agenti della polizia. Circa venti minuti prima Signori era già uscito dagli uffici della Squadra Mobile e aveva attraversato piazza Galileo per trasferirsi in Questura, nel palazzo di fronte, al lato opposto della strada. Ad attenderlo fotografi, telecamere e anche un tifoso, con sciarpa del Bologna al collo che gli ha gridato: "Grande Beppe!".

MEDICO NAZIONALE -  «È una situazione quasi paranoica, mentalmente direi quasi irrealizzabile: da vero kafkiano». Enrico Castellacci, medico della Nazionale, non nasconde lo choc dell'ambiente azzurro per le notizie sull'operazione antiscommesse che ha portato all'arresto di 16 persone, tra cui Beppe Signori, calciatori e dirigenti. Dal suo punto di vista, però, particolarmente impressionante è la notizia sull'uso di calmanti per limitare le prestazioni sportive dei giocatori della Cremonese. «È una situazione kafkiana - ha aggiunto Castellacci - non posso dire quanto sia pericolosa una pratica del genere, bisogna vedere se e in quale misura queste sostanze sono state somministrate. In ogni caso, stamattina ci siamo svegliati con questa notizia, che sicuramente lascia scioccati».

GLI ARRESTATI - Tra gli arrestati vi sono anche titolari di agenzie di scommesse e liberi professionisti, mentre gli indagati sarebbero complessivamente una trentina. Gli arresti sono stati eseguiti dagli uomini della polizia a Bari, Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e Ferrara. Nel corso dell'operazione sono state eseguite anche una serie di perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, in alcune ricevitorie e presso uno studio di commercialisti che avrebbero consentito di acquisire ulteriori elementi utili alle indagini. C'è anche l'ex capitano della Lazio e attaccante della Nazionale, Beppe Signori, tra le persone arrestate dalla Polizia nell'ambito di un'inchiesta sul calcio scommesse. Lo apprende l'ANSA da fonti qualificate. Per Signori sarebbero stati disposti gli arresti domiciliari.I provvedimenti di arresto riguarderebbero anche alcuni giocatori di serie B e serie C e anche dirigenti di società di Lega Pro.

INDAGATO ANCHE DONI -  C'è anche il capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni, tra gli indagati nell'indagine della polizia sul calcio scommesse che ha portato all'arresto di Beppe Signori e altre 15 persone. Lo apprende l'Ansa da fonti qualificate.

LEGA PRO PARTE CIVILE - La Lega Pro si costituisce parte civile alla luce «delle notizie di agenzia di stampa pervenute su presunte irregolarità in alcune partite» del campionato. «Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli - si legge in una nota - ha dato mandato ai propri legali di costituirsi parte civile nei confronti di tutti i responsabili per il danno di immagine subito e a tutela della regolarità dei campionati».

DUE ARRESTATI DELL'ASCOLI E UN ALTRO EX - Nell'ambito dell'inchiesta sul calcio scommesse, la squadra mobile di Ascoli ha arrestato due giocatori dell'Ascoli calcio ed un ex calciatore, attuale collaboratore del Viareggio calcio. In manette sono finiti il difensore dell'Ascoli Vittorio Micolucci e il centrocampista Vincenzo Sommese, oltre a Gianfranco Parlato, ex giocatore di serie B e C, attualmente collaboratore del Viareggio calcio. Sommese, ex capitano dell'Ascoli, era stato messo fuori rosa già lo scorso inverno dalla società bianconera. Micolucci ha invece contribuito fino alla fine del campionato, domenica scorsa, alla salvezza conquistata dall'Ascoli. Entrambi sono stati arrestati ad Ascoli; Parlato, a Grottammare. I particolari dell'operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa presso la Questura di Ascoli alle 11:45.

COMUNICATO VIAREGGIO - In un comunicato diffuso poi dal Viareggio si afferma che «Parlato, incluso nell'elenco degli accusati, è stato impropriamente accostato alla società bianconera presso la quale non riveste nessun incarico nè tanto meno è mai stato tesserato. L'Fc Esperia Viareggio, in relazione a quanto sopra, diffida chiunque ad associare il nome di Gianfranco Parlato a questa società».

ALTRO GIOCATORE DELL'ASCOLI - C'è un altro giocatore dell'Ascoli Calcio (oltre agli arrestati Vittorio Micolucci, Vincenzo Sommese e Gianfranco Parlato, ex giocatore di serie B e C, attualmente collaboratore del Viareggio calcio), indagato a piede libero nell'inchiesta della procura di Cremona sul calcio scommesse. Lo si è appreso nella conferenza stampa tenuta dal capo della mobile Maurilio Grasso ad Ascoli. Indagate, inoltre, altre quattro persone in provincia per aver partecipato alle scommesse. Le partite 'incriminatè sono in particolare Ascoli-Atalanta, finita 1-1, e Livorno-Ascoli, finita pure 1-1, in cui l'Ascoli avrebbe dovuto perdere. Micolucci avrebbe dato la sua disponibilità a influenzare le due partite e cercato di coinvolgere altri due compagni. Il fatto che l'Ascoli non aveva poi perso, aveva messo in crisi l'organizzazione. Sommese, invece, secondo l'accusa, avrebbe avuto il ruolo di organizzatore, intermediario e scommettitore, e attraverso Parlato sarebbe stato in contatto con i vertici dell'organizzazione e con il dentista arrestato ad Ancona, di cui era debitore. Anche Micolucci avrebbe avuto problemi economici. Grasso ha tenuto a precisare che la società Ascoli Calcio è del tutto estranea ai fatti.

REAZIONE ASCOLI -  «In ordine ai gravi fatti che hanno portato agli arresti dei calciatori Vittorio Micolucci e Vincenzo Sommese, l'Ascoli Calcio 1898 spa comunica di restare in attesa di conoscere le vicende specifiche e gli esiti delle indagini al fine di assumere tutte le conseguenti iniziative». È quanto si legge nel sito ufficiale dell'Ascoli calcio. La società preferisce allo stato non commentare ancora la notizia degli arresti dei due tesserati Micolucci e Sommese. Una linea sposata anche dall'allenatore Fabrizio Castori. «È successo tutto da poco tempo e in questa fase sarebbe inopportuno fare qualsiasi commento su questa notizia. Preferisco non commentarla, nell'attesa di capire meglio la situazione», ha detto all'ANSA

ANCHE BRESSAN ARRESTATO - C'è anche l'ex calciatore Mauro Bressan, 40 anni, tra i destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta della procura di Cremona sul calcio scommesse. L'ordinanza all'ex centrocampista di Fiorentina, Genoa, Venezia, Foggia, Bari, Cagliari e Como è stata notificata oggi nella sua abitazione di Cernobbio dalla squadra mobile comasca. Bressan ha vinto la coppa Italia del 2001 con la Fiorentina e ha poi concluso la sua carriera in Svizzera.

ARRESTATO ANCHE BELLAVISTA - Nell'ambito della maxi inchiesta sul calcio scommesse condotta dalla magistratura di Cremona è stato arrestato nel barese, a Bitonto, l'ex capitano del Bari Antonio Bellavista, di 36 anni che ha giocato nella squadra bianco rossa negli anni tra il 2000 e il 2009. Nella sua abitazione sono stati sequestrati atti e un computer. Bellavista è stato trasferito su ordine del gip del tribunale di Cremona Guido Salvini nella casa circondariale di Cremona. L'avvocato Massimo Roberto Chiusolo del Foro di Bari che ha assistito Bellavista nel corso dell'esecuzione del provvedimento restrittivo, si è detto certo che il proprio cliente, che si dichiara estraneo ai fatti contestati, potrà chiarire ogni aspetto della vicenda nel corso dell'interrogatorio di garanzia che si terrà nei prossimi giorni dinanzi al gip del tribunale di Cremona.

ALTRI ARRESTATI -  La Squadra Mobile di Pescara, guidata da Pier Francesco Muriana, ha eseguito due arresti a seguito dell'inchiesta della procura di Cremona. Si tratta di Massimo Erodiani, di Pescara, proprietario di una tabaccheria a San Giovanni Teatino (Chieti) e gestore per interposta persona di due sale scommesse, una a Pescara e l'altra ad Ancona. Con lui in manette anche il portiere del calcio a cinque Cus Chieti Gianluca Tuccella, impegnato anche come allenatore nelle minori del calcio locale.

ALTRI ARRESTATI/2 - Un noto dentista di Ancona e la titolare di un'agenzia di scommesse sono stati arrestati dalla squadra mobile di Ancona, diretta da Giorgio Di Munno, nell'ambito della maxi inchiesta della procura di Cremona sul calcio scommesse. Il professionista, molto noto in città, avrebbe agito in concorso con le altre persone indagate facendo puntare e puntando su partite di calcio truccate - di Lega Pro ma anche di serie A - di cui era stato condizionato il risultato. Vorticoso il giro delle scommesse, nell'ordine di centinaia di euro. Per puntare, il dentista si sarebbe appoggiato all'agenzia, la cui titolare, una giovane donna, è ora agli arresti domiciliari. Le indagini, molto articolate, sono andate avanti per quattro mesi. l medico odontoiatra arrestato ad Ancona si chiama Marco Pirani, e ad Ancona è molto conosciuto. Secondo gli investigatori, avrebbe avuto un ruolo preminente all'interno della presunta organizzazione, facendosi parte attiva nel proporre la manipolazione delle partite e corrompendo quanti potevano essere utili allo scopo. Pirani, peraltro, aveva contatti con diversi giocatori e direttori sportivi. Ora il professionista si trova egli uffici della squadra mobile, e presumibilmente dovrebbe essere trasferito a Cremona. La donna finita agli arresti domiciliari, invece, è Francesca Lacivita, una trentenne abruzzese residente ad Ancona, dove, in via Tavernelle, aveva l'agenzia di scommesse presso cui si appoggiava Pirani.

L'INCHIESTA - Per condizionare i risultati degli incontri sarebbero stati dati anche dei calmanti ai calciatori, in modo che giocassero al di sotto delle loro possibilità. È uno degli aspetti che sarebbe emerso, secondo quanto si apprende, nel corso dell'indagine sul calcio scommesse che ha portato all'arresto di 16 tra ex giocatori, calciatori in attività, dirigenti di società e liberi professionisti. L'episodio si sarebbe verificato alla fine del campionato scorso della Lega Pro e coinvolgerebbe la Cremonese. In occasione di una sfida importante, uno degli indagati avrebbe messo nelle bibite a disposizione dei calciatori prima e durante l'incontro un calmante per 'addormentarlì e peggiorare le loro prestazioni. Al termine della partita cinque giocatori e un massaggiatore della squadra si sarebbero sentiti male. Da quell'episodio sarebbe scattata l'indagine che ha portato agli arresti di oggi.

LE PAROLE DEL DIRIGENTE DELLA SQUADRA MOBILE -
  «Le indagini hanno condotto alla scoperta di un contesto molto ampio, le gare sotto indagine riguardano incontri di Serie B e prevalentemente di Lega Pro». È quanto dichiara ad Agipronews Sergio Lo Presti, dirigente della squadra mobile di Cremona, che ha condotto le indagini sulla maxi operazione di Polizia sul calcio-scommesse. Lo Presti conferma come tutto sia partito da una gara della Cremonese, al termine della scorsa stagione di Lega Pro, in cui sarebbero stati somministrati ai giocatori dei calmanti nelle bevande per alterarne le prestazioni sportive.

 

 

U.C.
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[FOTO Martedì, 01 Novembre 2011 14:58:23]

MILANO - Domani, mercoledì 2 novembre '11, sera di Inter-Lille, gara valida per la 4^ giornata della fase a gironi Uefa Champions League 2011-2012, in programma alle ore 20.45, sarà possibile acquistare i tagliandi per assistere all'incontro anche direttamente al "Giuseppe Meazza" in San Siro.

Le biglietterie dello stadio apriranno alle ore 18.

La biglietteria Sud avrà 2 sportelli dedicati alla distribuzione dei tagliandi sostitutivi per chi non ha ancora ritirato la tessera "Siamo Noi", 2 per la distribuzione dei kit dedicati a chi ha sottoscritto l'abbonamento on line (sia campionato che Uefa Champions League) e 10 per la vendita dei tagliandi o per il cambio dei nominativi.

La biglietteria Nord avrà 15 sportelli dedicati esclusivamente alla vendita dei tagliandi o al cambio dei nominativi.

Alle ore 18,45 saranno aperti i varchi d'accesso allo stadio.

Real, poker e scavalcato
Il Barça che si inceppa in casa col Siviglia ridotto in 9. LEVANTE PRIMO IN CLASSIFICA !!! 3-0 A VILLAREAL


MADRID - Poker esterno per il Real Madrid: la squadra di Josè Mourinho vince 4-0 sul campo del Malaga dell'ex Manuel Pellegrini (in gol Higuain e tripletta di Cristiano Ronaldo) e conquista il primato provvisorio in attesa della partita del Levante, impegnato domenica a Villarreal. Le merengues si impongono senza difficoltà: gara sul punteggio finale già dopo 38 minuti di gioco. Traguardo speciale per Iker Casillas che eguaglia le 428 presenze in campionato con i blancos di Paco Gento. Il portiere, da 13 stagioni al Real, punta ora a raggiungere Hierro (439), più distanti Santillana (461), Sanchis (523) e il primatista Raul (550). Il Barça, in serata storta, frena al Camp Nou dopo 4 vittorie in casa, 21 gol fatti e zero subiti: con il Siviglia finisce 0-0. Protagonista assoluto il portiere degli andalusi Javi Varas che para tutto, compreso un rigore di Messi al 94'. Il Siviglia chiude in 9 per le espulsioni di Kanouté e Navarro nei minuti finali.

Negli altri anticipi, prima vittoria dello Sporting, che coglie i tre punti dopo aver collezionato appena un pareggio nelle prime sette giornate: la squadra di Gijon piega 2-0 il Granada con reti di Barral e Castro. Successo in trasferta per l'Espanyol, corsaro a Santander grazie a un gol di Garcia. Il Racing viene così trascinato all'ultimo posto proprio dallo Sporting.

 

 

 Udinese in testa Lazio vince e insegue      Tutti i gol della Serie A

Udinese in testa
Lazio vince e insegue
al secondo posto
Tutti i gol della Serie A
Ok anche Roma e Atalanta, il Napoli pareggia a Cagliari

Nuovo stadio ‘a rischio crollo’ e inchiesta
sui bilanci: la  NUOVA Juventus DI ANDREA AGNELLI

Due indagini separate all'origine delle 'visite' nella sede dei bianconeri nell'arco di poche ore: la Procura di Torino vuole far luce sulla sicurezza del nuovo impianto, la Consob ha fatto acquisire documenti finanziari

Il nuovo stadio della Juventus

 

Quella di ieri è stata una giornata particolarmente intensa per lo staff di casa Juventus. Due sono infatti le visite inattese che hanno interessato gli uffici della sede bianconera a Torino. Prima sono arrivati gli ufficiali della Polizia giudiziaria, che su ordine della Procura di Torino hanno raccolto la documentazione relativa alla costruzione del nuovo stadio della società bianconera. L’ipotesi di reato formulata non è di poco conto: pericolo di crollo colposo. Proprio così, si indaga sulla solidità e sulla sicurezza dello Juventus Stadium, il nuovo impianto inaugurato ad inizio stagione. L’inchiesta, che vede la società bianconera non come indagato, ma come parte lesa, è condotta dal pm Gabriella Viglione. Ma non è finita qui. Perché poco dopo, a bussare alla porta della sede di corso Galileo Ferraris, è stata la Guardia di Finanza che, su incarico della Consob (l’autorità indipendente che vigila sulle società che sono quotate in borsa), avrebbe chiesto di acquisire documenti finanziari di varia natura, quindi anche bilanci e delibere relative ad aumenti di capitale. Stando a quanto finora trapelato, le due inchieste seguirebbero binari paralleli e non avrebbero alcun punto di contatto.

La notizia dell’indagine in corso a proposito della solidità dello Juventus Stadium è arrivata anche al sindaco di Torino,
Piero Fassino, che in una nota diffusa in serata ha fatto sapere che “Il Comune manterrà un’attività di monitoraggio fino al termine dell’inchiesta in corso”. Ma che, in ogni caso, le partite programmate allo stadio avranno regolare svolgimento. Fassino ha chiesto garanzie alla società bianconera. Che avrebbe fornito “documentazione certificata sulla sicurezza strutturale dello stadio e sulla realizzazione degli interventi integrativi prescritti in sede di collaudo”. Al vertice in Prefettura avrebbero partecipato lo stesso Fassino e il presidente Andrea Agnelli.

La Polizia giudiziaria non si è limitata a fare visita alla sede della Juventus. Pare che siano state fatte perquisizioni in alcune società della provincia di Torino, Udine e Padova. L’indagine riguarderebbe, nello specifico, l’utilizzo di acciaio non a norma. Gli indagati al momento sarebbero tre. Tra loro, anche un tecnico del comune di Torino che avrebbe seguito da vicino le varie fasi di costruzione dell’impianto.

Ancora tutta da definire invece l’indagine commissionata dalla
Consob alla Guardia di Finanza. Tre giorni fa, nel corso dell’assemblea degli azionisti, la Juventus aveva approvato il bilancio di esercizio per la stagione 2010-11. Come indicato dalla Consob, la società bianconera avrebbe detto sì alla copertura delle ingenti perdite (meno 95,4 milioni di euro) senza azzeramento del capitale. I soci avrebbero dato il via libera alla proposta di copertura mediante l’utilizzo delle riserve di patrimonio netto (70,3 milioni), la riduzione del capitale sociale (20 milioni) e l’utilizzo parziale della riserva sovrapprezzo azioni (5,1 milioni). L’indicazione dell’autorità garante è arrivata il 12 ottobre ed è stata esaminata in seduta straordinaria dal consiglio di amministrazione della Juventus il giorno precedente all’assemblea degli azionisti. Secondo le informazioni al momento disponibili, la Guardia di Finanza tornerà stamane nella sede della società bianconera per continuare gli accertamenti.

Europa League

Udinese, finale da urlo
Battuto l'Atletico Madrid

 

I friulani piegano 2-0 fgli spagnoli e restano soli al comando del girone con 7 punti contro i 4 dei madrileni. Decidono nelle ultime fasi della partita le reti di Benatia e Floro Flores di E. MUSCIANESI

 

KLOSE RISOLVE IL DERBY DI ROMA E PORTA LA LAZIO AL SECONDO POSTO

 

Finisce 2-1 in rimonta per la formazione biancoceleste l'attesissima stracittadina della Capitale. Decisivo un gol dell'attaccante tedesco al 48' della ripresa. I giallorossi erano passati in vantaggio nei minuti iniziali con Osvaldo, nella ripresa la svolta con l'espulsione di Kjaer e il gol di Hernanes su rigore

I club solo 12esimi in europa!
Galliani e il calcio-pizzeria...

Un lento, inesorabile declino: l'Italia dei club, in Europa, è stata scavalcata dalla Germania, terza nel ranking Uefa, e ormai irraggiungibile (chissà per quanti anni). Questo significa che il prossimo anno avremo solo tre club in Champions League (e il terzo farà i preliminari di agosto). Non solo: la Francia e il Portogallo ci incalzano e i nostri club, nella classifica stagionale europea, sono finiti addirittura al dodicesimo posto. Questo il ranking Uefa 2012 (che tiene conto delle stagioni dal 2007 al 2012): 1) Inghilterra 75,535; 2) Spagna 68,757, 3) Germania 65,019, 4) ITALIA 52,552, 5) Francia 49,011, 6) Portogallo 48,346. Per quanto riguarda la stagione attuale, 2011-'12, Roma e Palermo sono state eliminate nei playoff dell'Europa League, l'Udinese è scivolata dalla Champions alla seconda Coppa europea. Nonostante i buoni risultati dell'ultimi turno, nell'annata in corso l'Italia (3928 punti), è dodicesima in classifica! Proprio così: hanno fatto meglio di noi Inghilterra, Spagna, Germania, Francia, Portogallo, Olanda, Belgio, Austria, Cipro, Israele e Repubblica Ceca. Anche Cipro (con due squadre: noi ne abbiamo ancora cinque in corsa, su 7, e presto lo scavalcheremo...).

Nel ranking Uefa 2006 (2001-'06) l'Italia era seconda, in quello 1999 (1994-'99) era prima. Come sono lontani quei tempi. Irripetibili. Abbiamo snobbato per anni l'ex Coppa Uefa (ora Europa League) e ne paghiamo le conseguenze. Ma non solo: tante sono le cause del nostro declino. Adriano Galliani ha proposto all'Uefa due ranking: uno per la Champions

(dove, tutto sommato, stiamo ancora a galla) e l'altro per la Coppa n.2. Risposta di Platini: non se ne parla nemmeno. D'altronde, perché mai Germania o Francia dovrebbero favorirci? E così, continua la discesa. Se la Francia ci raggiunge, non perderemo il terzo posto in Champions ma avremo un playoff in più. Ma, soprattutto, c'è il rischio reale che nel giro di un paio d'anni i nostri club possano contare sempre meno a livello internazionale. Non solo per via del fair play finanziario (che ci penalizza più di altri, avendo scarse risorse da stadio e da merchandising) ma soprattutto perché i grandi "mecenati" del passato (Berlusconi, Agnelli, Moratti) non possono, né vogliono, più spendere certe cifre per il calcio. La stessa Juve, quest'anno, ha fatto un aumento di capitale-record: se non  finisce fra le prime tre, la proprietà difficilmente potrà ancora impegnarsi a quei livelli. In futuro, il nostro calcio faticherà sempre più a ingaggiare campioni (costosi) come Ibrahimovic, per non parlare degli Eto'o. Già adesso dobbiamo dire addio ai Fabregas. Un problema reale, che molto spesso i nostri presidenti dimenticano, rifugiandosi nella parrocchietta del nostro campionato. L'unico (o uno dei pochi) che sa guardare lontano è Adriano Galliani, ad del Milan: ha parlato di un calcio italiano che da "ristorante di lusso è diventato una pizzeria...". Immagine chiara, forte, di uno abituato a frequentare ottimi ristoranti. Beh, qualcuno l'ha accusato di lesa maestà. Più le critiche che discorsi costruttivi. Ridicolo: Galliani ha detto la (cruda) verità. Manca però un progetto globale, un piano serio di rilancio: e a Galliani una cosa va rimproverata. Essersi interessato poco in questi anni della Lega di serie A, di cui è stato anche presidente in passato. Ha lasciato che salisse il livello di litigiosità e crescesse (scomparisse...) quello dei programmi, delle riforme. Ognuno guarda in casa sua. C'è da augurarsi, adesso, che almeno l'Unione delle quattro Leghe (A, B, Pro e Dilettanti) possa portare ad una svolta. Ma anche la Figc deve fare la sua parte: entro fine anno (dicono) il consiglio federale discuterà-ad esempio-il piano di rilancio del settore tecnico preparato da Roberto Baggio. E' un anno che ne parla: a marzo la Figc ha stanziato 50.000 euro per Coverciano, poi silenzio. Manca ancora un progetto definitivo. Speriamo in bene.

 

L’Ue ridimensiona i Signori del pallone

Potrebbe definirsi una sentenza moderna e moralizzatrice contro l’avidità, l’ingordigia e certe pessime abitudini dei padroni del calcio e delle TV quella con la quale, lo scorso 4 ottobre, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha definitivamente chiarito che i Signori del calcio e le emittenti televisive che con essi fanno, ogni anno ed in tutta europa, affari colossali non hanno diritto a frazionare artificiosamente il mercato unico europeo nel tentativo di massimizzare i propri profitti, vendendo ad ogni emittente un’esclusiva territoriale valida per un solo Paese e vietandole di far arrivare segnali e contenuti oltre confine.

Il mercato dei diritti sulle partite di calcio, nell’era di Internet e della TV satellitare, è europeo e, dunque, è incompatibile con il diritto dell’Unione ogni tentativo di trasformarlo in una somma di mercati nazionali contingentati e non comunicanti.

Nel corso del giudizio dinanzi alla Corte, originato da una vicenda relativa alla distribuzione in Inghilterra di decoder e smartcard di un’emittente greca attraverso i quali il pubblico inglese poteva seguire le partite di calcio della Premier Legue a condizioni assai più vantaggiose rispetto a quelle praticate dall’emittente televisiva inglese, la Lega Calcio di sua Maestà, prontamente supportata dal governo inglese nonché da quelli francese e italiano – in questi contesti non manchiamo mai! – avevano provato a difendere l’attuale assetto di mercato rilevando che le restrizioni territoriali “risulterebbero necessarie per garantire la tutela di un’adeguata remunerazione dei titolari medesimi, ove tale remunerazione presuppone che questi ultimi dispongano del diritto di rivendicarla per l’utilizzazione delle loro opere o di altri oggetti protetti in ogni singolo Stato membro e di concedere al riguardo un’esclusività territoriale”.

Difficile resistere alla tentazione di chiedersi quale sarebbe, secondo i Signori del calcio “l’adeguata remunerazione” alla quale ambiscono.

I giudici della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, tuttavia hanno ritenuto che, l’aspirazione dei titolari dei diritti a guadagnare di più non giustificherebbe il frazionamento del mercato europeo in un insieme di sottomercati nazionali.

Priva di ogni fondamento anche un’altra delle giustificazioni addotte dai Signori del pallone per difendere l’attuale assetto di mercato: il divieto alle emittenti operanti in Paesi diversi da quello nel quale si disputa il match di trasmettere in tale Paese, risponderebbe all’esigenza di garantire maggiore affluenza negli stadi.

La Corte di Giustizia ha restituito al mittente anche tale eccezione ricordando ai titolari dei diritti che non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca o meglio gli stadi piedi ed il portafoglio stracolmo di denaro incassato a fronte della cessione alle emittenti operanti in Paesi diversi rispetto a quello di svolgimento del match, dei diritti relativi alla trasmissione della partita stessa.

Un’autentica goleada quella subita dai Signori del pallone.

Dalla prossima stagione, infatti, i consumatori potranno scegliere di seguirsi le partite di calcio attraverso i servizi dell’emittente televisiva che le trasmetterà, in tutta europa, a condizioni più vantaggiose o, magari, online attraverso un’unica grande piattaforma, accessibile dall’intera europa e finanziata esclusivamente dalla pubblicità.

Forse nelle casse delle società calcistiche arriverà davvero meno denaro ma l’unica possibile conseguenza di ciò è che, finalmente, gli incassi multimilionari delle stelle del pallone verranno ridimensionati.

Nella società dell’informazione e nell’era della comunicazione globale, l’avidità e l’ingordigia di chi rifiuta l’idea di un mercato europeo e della conseguente esigenza di accettare le regole della concorrenza, può costare davvero cara.

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    • Francia salva in extremis
      Derby amaro per la Serbia

      La Slovenia condanna i cugini all'esclusione e manda l'Estonia agli spareggi, la Francia invece passa grazie al rigore trasformato da Nasri. Playoff per il Portogallo, battuto nello scontro diretto in Danimarca, e per l'Irlanda del Trap. A Euro 2012 anche Russia, Grecia e Svezia

      di ARMANDO OSSORIO

      Francia salva in extremis Derby amaro per la Serbia

      ROMA - Nell'ultima serata dedicata ai gironi di qualificazione ad Euro 2012, sono due le vere sorprese: la Serbia perde il derby contro la Slovenia, lasciando via libera all'Estonia, che si avvia ad uno storico playoff; stesso destino ma tutt'altra emozione per il Portogallo, battuto dalla Danimarca nello scontro diretto che vale il primo posto nel gruppo H. Si salva per poco la Francia: un penalty a dodici minuti dalla fine consente a Nasri di portare i Bleus all'Europeo, condannando la Bosnia alle forche caudine degli spareggi novembrini. Sono dodici le squadre già sicure di un posto alla fase finale degli Europei: Ucraina e Polonia (paesi ospitanti), Germania, Russia, Italia, Francia, Olanda, Svezia (miglior seconda dopo il successo sugli Oranje), Grecia, Inghilterra, Danimarca e Spagna. Giovedì, invece, si terrà il sorteggio per i playoff di novembre: a giocarsi i quattro posti ancora liberi sono l'Irlanda del Trap, Turchia, Estonia, Bosnia, Croazia, Montenegro, Portogallo e Repubblica Ceca.

      GRUPPO A: GERMANIA RULLO COMPRESSORE, SECONDA LA TURCHIA
      La Germania di Joachim Loew, già qualificata all'Europeo con ampio anticipo, onora l'impegno fino in fondo chiudendo la propria cavalcata nel Gruppo A a punteggio pieno: a Dusseldorf i tedeschi chiudono presto la pratica Belgio, grazie alle reti di Oezil, Schurrle e Gomez; inutile la rete di Fellaini nel finale di gara, perché i 'Diavoli Rossì guarderanno l'Europeo dalla tv. La Turchia, infatti, riesce a sorpassare in extremis il Belgio

      al secondo posto, pur soffrendo: solo 1-0 sull'Azerbaijan, siglato all'ora di gioco da Burak Yilmaz. Utile solo per gli almanacchi il pareggio senza reti di Astana, dove l'Austria si lascia bloccare sullo 0-0 dal Kazakhstan.
      Germania-Belgio 3-1
      Oezil 30', Schurrle 33', Gomez 48', Fellaini (B) 86'
      Turchia-Azerbaijan 1-0
      Yilmaz 60'
      Kazakhstan-Austria 0-0
      Classifica:
      GERMANIA 30, Turchia 17, Belgio 15, Austria 12, Azerbaijan 7, Kazakhstan 4

      GRUPPO B: RUSSIA AVANTI, TRAP AGLI SPAREGGI
      Si chiude senza sorprese il Gruppo B: la Russia liquida Andorra con un tennistico 6-0 (doppietta di Dzagoev e reti di Ignashevich, Pavlyuchenko, Glushakov e Bilyaletdinov) e chiude la pratica qualificazione, assicurandosi un biglietto per le vicine Ucraina e Polonia. Sarebbe bastato un pareggio all'Irlanda di Giovanni Trapattoni, ma i verdi legittimano il secondo posto nel girone sconfiggendo l'Armenia, l'ultima a mollare. Un'autorete di Aleksanyan e la rete di Dunne valgono un posto agli spareggi e serve a poco il gol armeno di Miktharyan. Inutile il pareggio raccolto dalla Slovacchia in Macedonia, sancito dai gol di Proska per gli ospiti e Noveski per i giallorossi di casa.
      Russia-Andorra 6-0
      Dzagoev 6' e 44', Ignashevitch 26', Pavlyuchenko 30', Glushakov 59', Bilyatedinov 76'
      Irlanda-Armenia 2-1
      V. Aleksanyan (A) aut. 43', Dunne (I) 59', Mithrakyan 62'
      Macedonia-Slovacchia 1-1
      Proska (S) 54', Noveski (M) 79'
      Classifica:
      RUSSIA 23, Irlanda 21, Armenia 17, Slovacchia 15, Macedonia 8, Andorra 0

      GRUPPO C: SORPRESA A LUBIANA, ESTONIA AGLI SPAREGGI SERBIA ELIMINATA !!
      Non sarà come andare agli Europei in prima persona, ma bloccare a casa i cugini serbi deve essere una bella soddisfazione per la Slovenia. Le Aquile vanno sotto a Lubiana per merito di Vrsic, poi falliscono il penalty del possibile pari con Vidic (bravissimo Samir Handanovic nella circostanza) e non si rialzano più. È così che i ragazzotti dell'Estonia, impegnati e battuti in casa 2-0 nell'amichevole con l'Ucraina, esultano per un insperato playoff, mentre l'Italia chiude in scioltezza contro l'Irlanda del Nord un cammino privo di sconfitte.
      Italia-Irlanda del Nord 3-0
      Cassano 21' e 53', McAuley (NIr) aut. 74'
      Slovenia-Serbia 1-0
      Vrsic 46'
      Classifica:
      ITALIA 26, Estonia 16, Serbia 15, Slovenia 14, Irlanda del Nord 9, Isole Far Oer 4

      GRUPPO D: NASRI SCACCIA LA PAURA, SOLO SPAREGGIO PER LA BOSNIA
      Per 38 minuti la Francia ha rivissuto gli incubi del 1993: allora fu Emil Kostadinov, con un gol allo scadere, a tagliare le gambe ai 'Galletti', assicurando alla sua Bulgaria un posto ai Mondiali americani del '94. Diciotto anni dopo, è Edin Dzeko ad indossare i panni del cattivo. Il sorpasso bosniaco in classifica svanisce al minuto 78 della sfida di Saint Denis, quando il rigore trasformato da Nasri vale il pareggio, la vetta del girone e, di conseguenza, il posto in Ucraina e Polonia. Per lo stesso raggruppamento, pareggio senza sale tra Albania e Romania.
      Francia-Bosnia 1-1
      Dzeko (B) 40', Nasri (F) rig. 78'
      Albania-Romania 1-1
      Salihi (A) 24', Luchin (R) 79'
      Classifica:
      FRANCIA 21, Bosnia 20, Romania 14, Bielorussia 13, Albania 9, Lussemburgo 4

      GRUPPO E: LA SVEZIA BATTE L'OLANDA E LA RAGGIUNGE ALL'EUROPEO
      Finisce in maniera rocambolesca, seppur con l'esito più prevedibile, la sfida di Solna tra Svezia e Olanda: i gialloblù, senza Ibrahimovic, soffrono ma vincono per 3-2 sugli Oranje, già qualificati, e si assicurano un posto all'Europeo in quanto migliore delle seconde. Kallstroem porta presto in vantaggio i padroni di casa ma l'Olanda ribalta il punteggio con Kuyt e Huntelaar; al gol dell'ex milanista c'è la reazione scandinava, che in un minuto porta al gol prima Sebastian Larsson e poi lo svedese d'Olanda, Ola Toivonen. Gioisce la Svezia ma sorride la Moldova, che approfitta della sfida interna con San Marino per chiudere il girone con tre vittorie, tutto sommato un buon bottino.
      Svezia-Olanda 3-2
      Kallstroem (S) 14', Kuyt (O) 23', Huntelaar (O) 50', S. Larsson (S) rig. 52', Toivonen 53'
      Moldova-San Marino 4-0
      Zmeu (M) 30', Bacciocchi (S) aut. 62', Suvorov (M) 66', G. Andronic 87'
      Classifica:
      OLANDA 27, SVEZIA 24, Ungheria 19, Finlandia 10, Moldova 9, S. Marino 0

      GRUPPO F: GRECIA, PAURA POI LA GIOIA, CROAZIA SECONDA
      Il matchpoint in Georgia era succulento ma per poco la Grecia non fa la frittata: gli ellenici, campioni d'Europa sette anni fa, passano in svantaggio ma riescono poi a vincere per 2-1 a Tbilisi (Fotakis e Charisteas rispondono a Targamadze). Inutile, quindi, il successo per 2-0 della Crozia sulla Lettonia (gol di Eduardo e Mandzukic), che non basta ad evitare gli spareggi. Chiude il quadro il successo, scontato, di Israele sul campo di Malta.
      Croazia-Lettonia 2-0
      Eduardo 66', Mandzukic 72'
      Georgia-Grecia 1-2
      Targamadze (Ge) 19', Fotakis (Gr) 79', Charisteas (Gr) 85'
      Malta-Israele 0-2
      Rafaelov 11', Gershon 93'
      Classifica:
      GRECIA 24, Croazia 22, Israele 16, Lettonia 11, Georgia 10, Malta 1

      GRUPPO G: SVIZZERA, SUCCESSO AMARO
      L'unico girone che già aveva dato i propri verdetti, con l'Inghilterra qualificata e il Montenegro di Vucinic agli spareggi, vive una giornata all'insegna del rimpianto. La Svizzera chiude al terzo posto battendo proprio il Montenegro, grazie ai gol di Derdiyok e Lichsteiner, ma è un risultato che non cambia granché. Più pesante, per quel che vale, il successo del Galles in Bulgaria, firmato dal solito Gareth Bale: i gallesi lasciano il fondo della classifica ai bulgari, se non altro fa morale.
      Bulgaria-Galles 0-1
      Bale 45'
      Svizzera-Montenegro 2-0
      Derdiyok 51', Lichtsteiner 65'
      Classifica:
      INGHILTERRA 18, Montenegro 12, Svizzera 11, Galles 9, Bulgaria 5

      GRUPPO H: RONALDO SI SVEGLIA TARDI, LA DANIMARCA VOLA ALL'EUROPEO
      Lo scontro diretto del Parken Stadion premia la Danimarca: a Copenaghen, il Portogallo perde per 2-1 e dovrà giocarsi un posto in Ucraina e Polonia nel play-off di novembre. I biancorossi passano dopo soli 13' grazie a Krohn-Dehl ma devono aspettare l'avvio di ripresa per sospirare di sollievo, quando è il solito Bendtner raddoppia. Solo al secondo minuto di recupero Cristiano Ronaldo riesce a bucare Sorensen, quando è ormai troppo tardi. Era già fuori causa la Norvegia, che pure chiude a pari punti con i lusitani, grazie al successo per 3-1 con Cipro.
      Danimarca-Portogallo 2-1
      Krohn-Dehl (D) 13', Bendtner (D) 53', Ronaldo (P) 92'
      Norvegia-Cipro 3-1
      Pedersen (N) 25', Carew (N) 34', Okkas (C) 42', Hegil (N) 65'
      Classifica:
      DANIMARCA 19, Portogallo e Norvegia 16, Islanda 4, Cipro 2

      GRUPPO I: SI INFRANGE IL SOGNO SCOZZESE, CECHI AL PLAYOFF
      Come la Germania, anche la Spagna non mostra pietà alcuna nell'ultimo impegno delle qualificazioni ad Euro 2012. Le 'Furie Rosse', già sicure del posto in Ucraina e Polonia, vincono per 3-1 ad Alicante sulla Scozia, superata al photofinish dalla Repubblica Ceca, straripante in Lituania. Finisce 4-1 a Kaunas, con le doppiette di Michal Kadlec (entrambi i gol su rigore) e Rezek; anche il gol lituano arriva dal dischetto, con Sernas, così come quello concesso a Goodwillie per la Scozia. Quando arriva il gol scozzese, la Spagna ha già chiuso il discorso con i due gol di Silva e la marcatura di Villa, che ammazzano le speranze dei blu britannici e valgono agli iberici, al pari dei tedeschi, il ruolo di favoriti d'obbligo per la kermesse continentale del prossimo giugno.
      Spagna-Scozia 3-1
      Silva (Sp) 6' e 44', Villa (Sp) 54', Goodwillie (Sc) rig. 68'
      Lituania-Repubblica Ceca 1-4
      M. Kadlec (R) rig. 2' e rig. 85', Rezek (R) 16' e 45', Sernas (L) rig. 68'
      Classifica:
      SPAGNA 24, Repubblica Ceca 13, Scozia 11, Lituania 5, Liechtenstein 4
       

      Spagna

      Levante e Barça in testa
      Il Real Madrid cala il poker

       

      La seconda squadra di Valencia supera in trasferta il Betis e si installa al comando della classifica della Liga insieme ai blaugrana che si impongono 1-0 a Gijon. I madrileni vincono 0-4 con l'Espanyol: tripletta di Higuain. L'Athletic Bilbao vince sul campo della Real Sociedad con doppietta di Llorente

      La classifica della Liga

      Inghilterra

      Il Chelsea resta in scia
      Ferguson: "Non mollo"

       

      La squadra di Villas Boas passa 5-1 sul campo del Bolton e rimane a tre lunghezze dalle due di Manchester: Lampard realizza una tripletta, di Sturridge le altre due reti dei Blues. Sir Alex vuole andare avanti sulla panchina dei Red Devils: "Ancora 3-4 anni, sto bene"

      City e United insistono: 2-0 E 4-0 /  La classifica di Premier

       
  •  

Coppa EUROPA LEAGUE

 

L'UDINESE 2 PAREGGIA COL CELTIC, INCREDIBILE SCONFITTA DELLA LAZIO A LISBONA (1-2): SEPPUR IN 10 RIESCE A SBAGLIARE DUE GOL A PORTA SPALANCATA. SALVATA DAL PAREGGIO DELLE DIRETTE CONCORRENTI, LA COMPAGINE BIANCO CLELESTE E' ANCORA IN CORSA.

Champions

Il Barcellona passeggia(5-0)
Marsiglia scatenato
,IL CHELSEA NON VA OLTRE IL PARI,LO ZENIT DISTRUGGE IL PORTO,IL MARSIGLIA FA A PEZZI IL DORTMUND

 

I campioni d' Europa vincono 5-0 con il Bate Borisov: doppietta di Messi. I francesi restano a punteggio pieno nel proprio girone travolgendo 3-0 il Borussia Dortmund. Pari tra Valencia e Chelsea, lo Zenit di Spalletti schianta il Porto di JACOPO MANFREDI

LE CLASSIFICHE

 

Tevez rifiuta di entrare:"Mancini?? PUO' ANDARE A FARE IN CULO !!"
Mancini: "Ha chiuso" . IL MANCITY PRENDE DUE LEGNATE DAL BAYERN, PER LA CHAMPION SI FA MOLTO DURA. BAYERN A PUNTEGGIO PIENO. CLAMOROSO PAREGGIO DEL MAN.UNITED COL BASILEA: 3-3 E SOLO 2 PUNTI IN CLASSIFICA !!! EN-PLEIN DELLE ITALIOTE IN CHAMPIONS LEAGUE: DUE VITTORIE SU DUE. REAL MADRID VITTORIOSO A PUNTEGGIO PIENO

Alta tensione al City, al termine della gara a Monaco con il Bayern il manager rivela il no dell'attaccante all'ingresso in campo: "Non posso accettare che un mio calciatore non voglia aiutare la squadra". L'argentino: "Non ci siamo capiti, chiedo scusa ai tifosi". Nel mirino del tecnico anche Dzeko
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

Gomez stende il City

 

 

ANCHE I GROSSI CLUB ITALIOTI ORA VOGLIONO LA SECONDA SQUADRA PROFESSIONISTA ELIMINANDO IL CAMPIONATO PRIMAVERA

Milan, Lazio e c. adesso vogliono la seconda squadra
Demetrio Albertini, vicepresidente Figc, non si arrende: il suo progetto "seconda squadra" (sull'esempio di Spagna e altri Paesi) per ora è stato congelato, bocciato soprattutto dalla Lega Pro (Macalli e Pitrolo non ne vogliono sapere). Ma adesso alcuni club di A sono favorevoli, e spingono perché il progetto vada avanti: sono Inter, Juve, Milan, Cagliari, Lazio, eccetera. La seconda squadra avrebbe giocatori under 22-23, anche stranieri che fanno parte della rosa e assorbirebbe le attuali formazioni Primavera. Potrebbe giocare nel campionato di Lega Pro ("che così sarebbe valorizzato" secondo Albertini) ma mai nello stesso campionato della prima squadra (così è in Spagna, ad esempio, per il Barcellona). Un piano complesso, quello messo su da Albertini, e condiviso anche da Arrigo Sacchi. L'opportunità di mettere ordine nel settore giovanile dei club, dando l'opportunità ai ragazzi di giocare di più, e ad un livello superiore. In Spagna funziona (l'attuale allenatore della Roma, Luis Enrique,  viene dal Barcellona B).

Spettatori: bene a Napoli e Milano. Ma i club che fanno?
Situazione abbonati (e stadi): Catania 9.206 tessere, Atalanta 9.685; Parma 9.620; Lazio 20.220; Chievo 7.147; Siena 7.623; Cagliari dati non comunicati. Molte campagne abbonamenti sono ancora aperte (la Roma domani decide che fare con la card bocciata dall'Osservatorio): non ci dovrebbe essere un grosso calo rispetto allo scorso anno (tranne in qualche piazza come Firenze e Roma, fronte giallorosso). A Napoli c'è entusiamo e anche domani, in Champions, è previsto un buon pubblico. Milan e Inter tengono, la Juventus (grazie al nuovo impianto) è cresciuta sensibilmente. Peccato che i club facciano poco per rendere più confortevoli gli stadi, con la scusa (in qualche caso) che sono proprietà dei Comuni e aspettando una legge che mai arriverà. Qualche soldino in più andava investito anche a favore dei tifosi, e non solo per comprare giocatori.

 

 

ATALANTA PRIMA IN CLASSIFICA !!! A  SEGUIRE UDINESE E JUVENTUS. BEN 6 SQUADRE A 7 PUNTI. VINCE ANCHE LA ROMA MADE IN U.S.A.

Real e Barça a valanga, tris per Messi e Ronaldo

Real e Barça a valanga
Tris per Messi e Ronaldo

Le 'merengues' in dieci travolgono 6-2 il Rayo Vallecano, i blaugrana battono 5-0 l'Atletico...

 

premier

Balotelli trascina il City: gol e abbraccio a Mancini

Balotelli trascina il City
Gol e abbraccio a Mancini
.CLAMOROSO STOP DELLO UNITED: 1-1 CON LO STOKE CITY. VINCONO ARSENAL,LIVERPOOL E TOTTENHAM.

Supermario entra al posto di Dzeko e segna il primo gol nel 2-0 contro l'Everton che...

calcio italiota in forte crisi ma i club spuntano altri 3 miliardi di euro dalle televisioni !!!

A Sky e Mediaset i diritti tv fino al 2015

Due settimane. E per la Lega Calcio è un record, positivo. Per assegnare i diritti tv dell'ultimo biennio erano serviti mesi. Prima per scegliere l'advisor (sempre la Infront di Marco Bogarelli), poi per scrivere il bando di gara. E infine per aggiudicare l'asta a Sky e Mediaset.

Insomma niente di nuovo sotto il sole. Ad eccezione della rapidità e del rialzo della cifra incassata: 2,48 miliardi in tre anni, 1,68 da Sky, poco meno della metà dalle casse del Biscione. Per Sky c'è stato un piccolo sconto, per Mediaset un aumento. Una sperequazione che in Lega viene spiegata così: Sky trasmetterà tutte le partite in esclusiva sul satellite, Mediaset "solo" le migliori 12 squadre sul digitale terrestre. Quelle che garantisco oltre il 90% dell'audience. Come a dire che al Biscione mancheranno 56 delle 380 partite di campionato, quelle giocate dalle squadre più piccole. E meno appetibili.

Ecco perché il terzo pacchetto, quello nato sulle ceneri di Dahlia, è rimasto inveduto. E così rimarrà fino a quando la Lega non abbasserà le sue pretese.

Da Sky le squadre incasseranno ogni anno 561 milioni (1,4 milioni a partita), da Mediaset 268 (1,2 milioni). Dal terzo operatore - per il momento virtuale - vorrebbero 78 milioni: 1,4 milioni a partita. Una richiesta fuori da ogni logica che ha alimentato le polemiche dei presidenti. Avrebbero preferito incassare di più dai big senza dover contare su un terzo incomodo che forse mai si paleserà.

"Il

Biscione - spiega un analista - ha fatto un vero affare, ma anche Sky non poteva tirare troppo la corda". Per i primi è un ottimo investimento anche se il costo dei diritti è appena coperto dai ricavi del primo semestre dell'anno di Mediaset Premium (343 milioni); per i secondi si tratta di un asset irrinunciabile. Perché Sky, la tv delle Olimpiadi, in realtà di olimpico ha poco e lo sport si basa quasi esclusivamente sul calcio. Negli anni sono stati dismessi, o comunque ridimensionati, gli investimenti nel basket, nella pallavolo, nell'altletica, nella Formula 1, nel nuoto e anche nel tennis.

Insomma per Mediaset il calcio a un prezzo concorrenziale serve ad aumentare gli abbonati, per Sky a tenerli incollati al decoder. 

 

 

 

genoa        7

juventus    7

udinese     7

napoli        6

fiorentina  6

palermo    6

cagliari      6

novara      4

lazio          4

chievo      4

catania     4

lecce         3

parma       3

siena         2

roma         2

milan         2

atalanta    1

bologna   1

inter          1

cesena     0 

 

 

 

JUVENTUS CON UN ROSSO DA 100 MILIONI DI EURO

    

La cattiva notizia per gli azionisti della Juventus è nascosta a pagina 6 del comunicato con cui la società di Torino ha annunciato di aver chiuso il bilancio 2011 con un rosso record da 95,4 milioni di euro e di aver deciso di azzerare riserve e capitale sociale per ripianare le perdite e varare un aumento di capitale da 120 milioni per dotare il club di nuovi fondi. Nel capitolo dedicato all’aumento di capitale, infatti, il comunicato precisa che “all’esito dell’operazione le azioni che oggi costituiscono il capitale sociale di Juventus saranno annullate” e che, di conseguenza, “solo i sottoscrittori delle nuove azioni risulteranno azionisti Juventus”. Dunque per i circa 40mila piccoli azionisti del club torinese la scelta si preannuncia dolorosa: mettere mano al portafoglio oppure rassegnarsi a veder azzerato il proprio investimento. Nulla di anormale o illecito. Si tratta solo di una delle conseguenze di una chiusura di bilancio così negativo da consentire alla Juventus l’adesione a quanto previsto dall’articolo 2447 del Codice Civile.
Per chi sottoscrisse la discesa in Borsa della Juventus nel 2001 pagando 3 euro e 70 centesimi ad azione si tratterà di un vero e proprio bagno di sangue. Ma anche chi avesse deciso di puntare sulla società torinese in questi dieci anni non se la passa meglio e non solo perché oggi le azioni si sono svalutate di oltre il 70% e valgono meno di un euro ciascuna sul modello di quanto accaduto anche per Lazio e Roma, le altre due società calcistiche italiane quotate in Borsa. A pagare la cattiva gestione post Calciopoli potrebbero essere, insomma, semplici tifosi e piccoli investitori che si erano fidati della Juventus. I tecnicismi di Borsa dicono che probabilmente una parte di loro sottoscriverà l’aumento di capitale garantendo il successo all’operazione finanziaria, ma non spiegano che farlo in tempo di crisi e di bilanci familiari sempre più ristretti e senza la prospettiva di un qualsiasi ritorno economico considerato l’andamento storico delle ‘azioni calcistiche’ rappresenterà un vero atto d’amore pagato, ancora una volta, a caro prezzo.

 

Ibra ''socialmente utile"
E gli interisti pagano 7 mln

Il sito di scommesse Betfair ha calcolato a quanto ammonterà contributo di solidarietà per ogni calciatore del campionato. Per lo svedese il conto più salato, ma tra le squadre l'Inter non ha rivali. I nerazzurri pagheranno oltre 7 milioni di euro, Milan secondo con poco più di 4 mln


Ibra ''socialmente utile" E gli interisti pagano 7 mln

Il contatore messo online da Betfair

MILANO - Zlatan Ibrahimovic è il giocatore più "socialmente utile" della serie A. Secondo le norme che impongono il pagamento del contributo di solidarietà da parte dei calciatori, il sito di scommesse Betfair ha calcolato la quota esatta che gli atleti del nostro campionato dovranno pagare allo stato fino al 2013. E proprio l'attaccante svedese, grazie al contratto stellare firmato nel 2010 con il Milan, verserà il contributo più alto tra i suoi colleghi: ben 531.000 euro

QUANTO PAGANO I CALCIATORI? - Sono 34.000 gli Italiani ai quali verrà applicato il contributo di solidarietà del 3% secondo la manovra finanziaria recentemente approvata dal Governo. Tra coloro che possono vantare un reddito annuo superiore ai 300mila euro ci sono molti calciatori che ricevono ingaggi stratosferici. Betfair, la più grande community di scommesse on line al mondo, ha deciso di calcolare quanto i calciatori di serie A stanno versando nelle casse dello Stato dal momento in cui la manovra è stata approvata. Ad oggi la "Soccer Tax", cioè l'ammontare del contributo di solidarietà pagato dai giocatori di serie A, è pari a circa 3 milioni e 500 mila euro. Betfair ci mostra come tale cifra aumenti secondo dopo secondo grazie a un contatore aggiornato in tempo reale. Il calcolo tiene conto dell'inizio del rapporto contrattuale del calciatore, ovvero dal 1 luglio 2011 per l'intera annualità relativa alla stagione sportiva in corso.

TRE

ITALIANI NELLA TOP 5 - Dopo Ibrahimovic seguono a pari merito Wesley Sneijder e Gianluigi Buffon, primo italiano in classifica, il cui "contributo solidale" sarà pari a 351mila euro. Al quarto posto un altro italiano, il capitano della Roma Francesco Totti, che verserà allo Stato circa 300mila euro. Chiude il quintetto di testa un altro romanista, Daniele De Rossi con 267mila euro.

NEL CALCOLO DI SQUADRA PRIMEGGIA L'INTER - Betfair ha sommato inoltre i contributi di solidarietà pagati dai giocatori di ogni squadra di serie A, individuando così quale team annovera il più alto totale corrisposto allo stato dai propri calciatori. Nonostante il giocatore con lo stipendio più alto (Ibrahimovic) militi nel Milan, sarà l'Inter, con un contributo di oltre 7 milioni di euro, la prima in classifica. I nerazzurri sono seguiti proprio dai cugini, che versernno però un contributo pari a quasi la metà di quanto versato dal club di Massimo Moratti, circa 4 milioni di Euro. La Juventus si posiziona al terzo posto con 3 milioni di euro. Nel "derby della Capitale" vince la Roma, con 2,3 milioni, mentre la Lazio segue con "solo" 1,4 milioni di euro. Fanalino di coda il Novara: gli stipendi dei suoi giocatori evidentemente non raggiungono vette stratosferiche dato che il contributo totale dei piemontesi ammonta a 30.000 Euro.
 
I 20 GIOCATORI PIU' SOCIALMENTE UTILI DELLA SERIE A
Giocatore                  Contributo in Euro

Ibrahimovic                    531.000
Sneijder                         351.000
Buffon                           351.000
Totti                              303.000
De Rossi                        267.600
Flamini                          261.000
Julio Cesar                     261.000
Milito                            261.000
Amauri                          231.000
Gattuso                         231.000
Mexes                           231.000
Pato                              231.000
Robinho                         231.000
Thiago Silva                   231.000
Cambiasso                     231.000
Maicon                          231.000
Pirlo                              201.000
Chiellini                         201.000
Forlan                            201.000
Lucio                             201.000

CONTRIBUTO DEI CALCIATORI PER SQUADRA DI APPARTENENZA

Squadra                    Contributo in Euro
Inter                              7.040.000
Milan                             4.170.000
Juventus                        3.020.000
Roma                            2.340.000
Lazio                             1.400.000
Napoli                           1.150.000
Fiorentina                      1.020.000
Genoa                               750.000
Palermo                            510.000
Parma                               500.000
Atalanta                            460.000
Udinese                             380.000
Siena                                 360.000
Cagliari                              320.000
Catania                              310.000
Bologna                             309.000
Cesena                              160.000
Chievo                               130.000
Lecce                                 110.000
Novara                                 30.000

 

 

Il Real non sa più vincere. Barça stop:

 2-2 a Valencia

La squadra di Mourinho bloccata sullo 0-0 a Santander dopo il ko contro il Levante. I blaugrana rischiano grosso ma a salvare la baracca ci pensano Pedro e Fabregas

giovedì 22 settembre 2011

 

  • NO

ROMA - Solo due pareggi fuori casa per le big della Liga, Real Madrid e Barcellona. Se gli uomini di Mourinho non vanno oltre lo 0-0 a Santander, Messi e compagni rischiano grosso a Valencia: i blaugrana si ritrovano in svantaggio due volte, ma alla fine riescono a rimontare chiudendo sul 2-2 grazie ai gol di Pedro e del nuovo arrivato Fabregas. Negli altri match del turno infrasettimanale della Liga poker dell'Atletico Madrid in casa contro lo Sporting Gijon, mentre basta un gol al Malaga per superare l'Athletic Bilbao. Dopo lo scherzetto al Real il Levante continua a stupire passando 2-1 sul campo del Rayo Vallecano.

Risultati della quinta giornata del campionato spagnolo: Ieri: Real Sociedad-Granada 1-0 Osasuna-Siviglia 0-0 Villarreal-Maiorca 2-0 Oggi: Malaga-Athletic Bilbao 1-0 Atletico Madrid-Sporting Gijon 4-0 Rayo Vallecano-Levante 1-2 Santander-Real Madrid 0-0 Valencia-Barcellona 2-2 Domani: Espanyol Barcellona-Getafe Betis Siviglia-Real Saragozza

Classifica: Valencia 10, Malaga, Betis Siviglia 9, Barcellona, Siviglia, Levante 8, Real Madrid, Atletico Madrid 7, Real Sociedad 7, Rayo Vallecano, Osasuna 5, Villarreal, Real Saragozza 4, Espanyol Barcellona 3, Maiorca 3, Granada 3, Santander 2, Athletic Bilbao 1, Getafe 1, Sporting Gijon 0

 

CALCIO, INGHILTERRA; COPPA DI LEGA: ARSENAL E MAN UTD OK, TOTTENHAM KO

 

I risultati degli incontri di 3° turno della Coppa di lega inglese, disputatisi questa sera (in neretto le qualificate):
Aldershot - Rochdale 2-1
Arsenal - Shrewsbury 3-1
Aston Villa - 
Bolton 0-2
Burnley - Milton Keynes Dons 2-1
Leeds - 
Manchester Utd 0-3
Nottingham Forest - 
Newcastle 3-4 dts (2-2)
Stoke - Tottenham 7-6 dcr (0-0)
Wolverhampton - Millwall 5-0
Blackburn - Leyton Orient 3-2
Crystal Palace - Middlesbrough 2-1

In fuga dalla crisi e dai tifosi-azionisti
il Manchester United si quota a Singapore

La proprietà della squadra inglese ha due obiettivi: ripianare 500 milioni di dollari di debito e non diluire la propria quota di controllo. Per riuscirci ha scelto una piazza finanziaria che non storcesse il naso davanti all'emissione di azioni con diritti diversi

 

di

MILANO - Fare cassa e non perdere il controllo sulla società. Malcolm Glazer, con il via libera alla quotazione alla Borsa di Singapore del "suo" Manchester United, apre una nuova fase nel processo di globalizzazione del calcio (un club europeo di proprietà americana che si quota in Asia) e rinnova la battaglia che da oltre cinque anni oppone i vertici del club ai suoi tifosi-azionisti.

La scelta di una piazza asiatica dopo la prima quotazione a Londra del 1991 e il successivo delisting nel 2005 è tutto fuorché casuale. La proprietà del club intende sfruttare la straordinaria popolarità del brand Manchester United in Estremo Oriente e la maggiore vitalità delle economie asiatiche rispetto a quelle europee. Ma anche la possibilità di emettere azioni con diritti diversi, in grado di non limitare il controllo della famiglia Glazer a scapito dei piccoli azionisti.

L'Ipo, in programma entro la fine dell'anno, per una quota presunta del 25% e un valore stimato di circa 1 miliardo di dollari, servirà per ripagare la controversa acquisizione del club, portata a compimento sfruttando più i soldi delle banche che i propri. Ancora oggi sulla società pesano quasi 500 milioni di dollari di debiti, lascito dell'operazione che ha portato in sella gli americani dopo un analogo tentativo fallito nel 1998 da parte del magnate australiano dei media Rupert Murdoch.

Proprio in quell'occasione una parte delle tifoseria

contraria al deal si era raccolta sotto l'insegna Shareholders United Against Murdoch  -  oggi Manchester United Supporters' Trust  -  trovando alcuni anni più tardi un nuovo bersaglio in Glazer e nella sua acquisizione a debito. Secondo i rappresentanti del trust dei tifosi-azionisti, la nuova quotazione avrebbe dovuto aumentare il peso dei piccoli investitori. Invece non avverrà nulla di tutto questo.

CAGLIARI IN TESTA ASSIEME ALL'UDINESE ED AL NAPOLI!!! L'INTER AGGANCIA IL NOVARA CON 1 PUNTO !!!Rossi è decimo
"Un disastro, siamo come l'Inter". Gasperini appeso ad un filo di merda che non si riesce a rompere. Cosa cazzo deve succedere perchè venga esonerato sto stronzo??
 

Thiago Ribeiro-Larrivey
Cagliari in vetta da solo

I rossoblù battono 2-1 il Novara (gol di Morimoto) e sono a punteggio pieno dopo due...

 

NAPOLI        6

CAGLIARI    6

UDINESE       6

JUVENTUS   6

GENOA         4

CATANIA     4

PARMA        3

LECCE         3

FIORENTINA 3

PALERMO   3

CHIEVO       1

INTER          1

LAZIO         1

NOVARA     1

ROMA         1

SIENA          1

MILAN        1

CESENA      0

BOLOGNA  0

ATALANTA-2

 

Mourinho non ci sta
"E' un calcio sporco"
,CLAMOROSA SCONFITTA DEL REAL MADRID CON IL SEMISCONOSCIUTO LEVANTE. MOURINHO IN DIFFICOLTA' DI NUOVO SUPERATO DAL BARCA

 

ll tecnico spiega gli scomodi retroscena della prima sconfitta del suo Real Madrid in Liga: dopo il ko di misura in trasferta col Levante i blancos vengono superati in classifica anche dal Barcellona di GIORGIO BARATTO

Liga: la classifica Real s'inchina al Levante: Kone gol partita

 

la goleada

Barcellona senza limiti: travolto 8-0 l'Osasuna

 l'Osasuna FERMA IL BARCELLONA: SOLO 8-0 !!! VALENCIA A PUNTEGGIO PIENO, PRIMO IN CLASSIFICA

Standing ovation al Camp Nou: tripletta di Messi, doppietta di Villa, gol di Fabregas e...

 

CROLLO GUNNERS:Blackburn-Arsenal 4-3 nella quinta giornata di Premier League. Gunners in vantaggio con Gervinho al 10', pari di Yakubu al 25'. Il 2-1 dell'Arsenal e' di Arteta al 33'. L'autorete di Song al 50' riporta nuovamente il match in parita'. La doppietta di Yakubu al 59' e un altro autogol, quello di Koscielny al 68', donano al Blackburn un doppio vantaggio. Il 4-3 finale e' di Chamakh all'84'. Primo successo in campionato per i Rovers che salgono a 5 punti e raggiungono i Gunners, al loro terzo ko. MAN. UNITED ASFALTA TOTALMENTE IL CHELSEA DI VILLAS BOAS E STACCA IL MANCITY CLAMOROSAMENTE BLOCCATO DAL FULHAM DI LONDRA !! LIVERPOOL FATTO A PEZZI DAL TOTTENHAM.

Il Manchester United dà spettacolo nel primo tempo contro i Blues di Villas Boas: Smalling all'8' e Nani al 37' (splendida la rete del portoghese) spengono le velleità del Chelsea, poi Rooney allo scadere mette il sigillo, con il pubblico dell'Old Trafford che al riposo saluta in piedi i propri beniamini. Nella ripresa i Blues accorciano in apertura con Fernando Torres e provano a riaprire la partita, poi l'undici di Ferguson controlla e Rooney sbaglia un rigore in modo clamoroso: scivola sul dischetto appena prima di colpire il pallone che si impenna e finisce in tribuna. Nel finale Berbatov, lanciato a rete da solo, fallisce l'occasione per arrotondare il punteggio.

FOTO: ROONEY SCIVOLA SUL DISCHETTO

CITY BLOCCATO - Per il Manchester City è una settimana no. La squadra di Mancini, dopo il pari all'esordio in Champions contro il Napoli, si fa bloccare sul 2-2 a Craven Cottage. Reduci da 4 vittorie di fila in Premier League, i Citizens sembrano avviati al pokerissimo con la doppietta di Aguero tra primo e secondo tempo ma il Fulham accorcia

con Zamora e poi pareggia con Murphy. Crolla il Liverpool a White Hart Lane. I Reds, sotto al 7' (Modric), restano in nove al 18' della ripresa (espulso Adam nel primo tempo e poi Skrtel) e per il Tottenham è fin troppo facile chiudere i conti sul 4-0 con i gol di Defoe e Adebayor (doppietta). Goleada anche per il Sunderland, che rifila quattro reti allo Stoke City.

 

 

MANCHESTER UNITED   15

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LIVERPOOL                      7

QPR                                   7

WOLVES                           7

TOTTENHAM                    6

SUNDERLAND                   5

WIGAN                              5

SWANSEA                        5

NORWICH                         5

BLACKBURN                    4

ARSENAL                         4

BOLTON                           3

ALBION                            3

FULHAM                          3 

 

Germania

Bayern primo da solo
Dortmund ancora ko

La squadra di Heynckes passa 2-0 a Gelsenkirchen con lo Schalke (Petersen e Mueller) e ottiene la quinta vittoria consecutiva. Seconda sconfitta di seguito invece per i campioni del Borussia, battuti 2-1 dall'Hannover

Gladbach ok La classifica di Bundes

 

Serie A, finali: tracollo Roma. Ridono Udinese , Fiorentina,Napoli e...Parma. Grandissimo l'allenamento del Parma di merda a Torino

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© foto di Alberto Fornasari

Manca solo Palermo-Inter per completare la seconda (di fatto la prima) giornata di Serie A. Dopo il pareggio tra Milan e Lazio di venerdì, e le vittorie di Napoli (3-1 a Cesena) e Juventus (4-1 al Parma), oggi pomeriggio si sono disputate le restanti gare in programma.

Tracollo interno della Roma: topo l'eliminazione in Europa League per mano del modesto Slovan Bratislava, arriva anche la doccia fredda in campionato. Il Cagliari s'impone all'Olimpico con un 2-1 molto più netto di quanto non dica il risultato. Giallorossi in 10 per l'espulsione di José Angel subito dopo il gol di Conti. Sorrisi per Udinese e Fiorentina, soprattutto grazie ai 'soliti noti' Di Natale e Gilardino. Pareggi in trasferta ottimi per le tre neo promosse Atalanta, Siena e Novara. 

Real, poker e primato. Barça pari, Sanchez ko

I blaugrana non vanno oltre il 2-2 in casa della Real Sociedad e perdono per due mesi il Nino Maravilla: la squadra di Mourinho non si fa sfuggire l'occasione e batte 4-2 il Getafe, prendendosi la vetta della classifica

DONOSTIA, 10 settembre - Incredibile rimonta della Real Sociedad che sorprende il Barcellona e costringe i blaugrana al pareggio 2-2 in trasferta. Gli uomini di Guardiola piazzano dopo dieci minuti un uno-due con Xavi e Fabregas e mettono al sicuro il risultato già in partenza, con Messi e Villa in panchina. Ma qualcosa inizia ad andare storto: Sanchez si fa male, prima tegola, poi nella ripresa la difesa del Barcellona va in bambola e la Real Sociedad prima accorcia lo svantaggio e poi sfrutta un incredibile errore in retropassaggio di Villa per pareggiare. A nulla vale il forcing finale con Messi inserito dalla panchina: i padroni di casa sfiorano la clamorosa vittoria e la Pulce guadagna solo un cartellino giallo per simulazione. Qualcosa si è incrinato nella squadra campione d'Europa? Lo scoprirà il Milan, prossimo avversario nell'impegno di Champions League. Intanto il problema di Sanchez è abbastanza grave, si parla di una lesione muscolare alla gamba destra che lo terrà fuori tra i 45 e i 60 giorni.

REAL, POKER AL GETAFE E PRIMATO - Una doppietta di Karim Benzema, un rigore di Cristiano Ronaldo e il sigillo finale di Higuain sono le firme del 4-2 con cui le merengues regolano il Getafe (doppietta di Miku) e scavalcano il Barcellona, insediandosi in vetta alla classifica della Liga, approfittando del passo falso dei blaugrana.

Aguero, tripletta per il City. Rooney, tris per lo United,Bayern 7-0...

Le due sponde di Manchester continuano il testa a testa in vetta alla Premier League: la squadra di Mancini ne fa tre al Wigan, mattatore il Kun che si porta a casa il pallone della partita, i Red Devils replicano con cinque gol a domicilio al Wigan: tripletta per 'Roonaldo', doppietta del Chicarito Hernandez

 

 

 


 

 

Fa festa anche la Spagna Olanda, è quasi fatta

Euro 2012

Fa festa anche la Spagna
Olanda, è quasi fatta
,LA SLOVACCHIA FATALE ALL'ITALIA IN SUDAFRICA AD UN PASSO DALL'ELIMINAZIONE

 

I campioni del mondo si qualificano matematicamente alla fase finale travolgendo 6-0 il Liechtenstein. I tulipani passano (0-2 in Finlandia) e restano a +6 dalla Svezia a 2 gare dal termine. Bene l'Inghilterra, la Francia elimina la Romania. Slovacchia e Norvegia appese a un filo

Bilanci: la serie B cresce in Europa e si avvicina alla A

La serie cadetta, dal punto di vista economico-finanziario, è fra i principali campionati dietro la sola Bundesliga 2

 

BOLOGNA, 7 settembre - Il campionato italiano di calcio di serie B, secondo l'analisi di StageUp-Sport & Leisure Business sui principali tornei cadetti in Europa, è dal punto di vista economico-finanziario fra i principali campionati, dietro la sola Bundesliga 2. Il secondo torneo tedesco, vero e proprio punto di riferimento nei conti, riesce ad esempio a limitare il costo dei calciatori al di sotto del 50% del fatturato: la serie B è all'84%, la Championship inglese al 93%, la Liga Adelante spagnola al 95%. La Bundesliga 2 vanta anche un indebitamento contenuto e garantisce una presenza media negli stadi doppia rispetto alla serie B. Circa il 20% delle risorse economiche tedesche deriva proprio dagli impianti di gara, contro l'8% del nostro secondo torneo professionistico.

IL MOMENTO - La serie B, che dovrà necessariamente incrementare le presenze allo stadio, si vede comunque ben posizionata nei confronti dei secondi campionati di Inghilterra e Spagna alle prese con indebitamenti rispettivamente oltre il doppio e il triplo del loro fatturato. La serie B 2011-2012, secondo l'analisi di StageUp (tra le aziende di riferimento nell'ambito del business dello sport, con particolare riferimento al marketing, ai media e alla comunicazione), sta vivendo la sua stagione di rilancio grazie all'ampliamento dell' ambito territoriale da 17 a 20 province coinvolte e alla crescita del bacino d'utenza, che passa da 12,8 milioni del 2010/11 (21% della popolazione) a 18,7 milioni del 2011/12 (31%). Su questo dato, la nuova edizione della serie B dimezza il distacco dalla serie A, che in questa stagione può contare su un bacino d'utenza di 23,2 milioni. Considerando i soli comuni, la popolazione residente coinvolta dal torneo cadetto è di 4,1 milioni, contro i 3,1 milioni dello scorso campionato, per una crescita del 32%.

L'ANALISI - "Nella stagione in corso - afferma Giovanni Palazzi, presidente di StageUp - come dimostrano anche i primi dati sull' affluenza negli stadi, la serie B sta vivendo una fase di rilancio grazie al buon lavoro svolto l'anno passato nella direzione di crearsi una propria identità e alla presenza di nuove grandi piazze. Il futuro del torneo cadetto si fonda sulla necessità di puntare sul forte radicamento territoriale dei suoi club e su importanti investimenti, da un lato sugli stadi per attrarre più famiglie e dall'altro sui vivai per limitare il costo degli stipendi. Il campionato attirerà nuovi investitori se sarà in grado di assumere una sempre maggiore riconoscibilità e identità propria, facendo scelte che lo distinguano in maniera crescente dalla serie A sul fronte dell'immagine".

Via alla battaglia delle tv
La Lega aspetta 3 miliardi di euro dopo averne incassati 6 dal 2000. Un solo stadio nuovo costruito e paese in continuo arretramento nel ranking...

La guerra delle tv è appena iniziata: la Lega di serie A presto farà il bando d'asta per i diritti del campionato dal 2012al 2015.  L'advisor Infront ha garantito ai club un introito minimo di 2,8 miliardi di euro per tre stagioni. Ma il sogno è arrivare ai tre miliardi complessivi: attualmente Sky (satellitare) paga 580 milioni a stagione, 225 arrivano da Mediaset (digitale terrestre), la Rai versa 25,3 milioni per gli highlights in chiaro e 1,3 per i diritti-radio mentre dall'estero entrano in cassa 91 milioni tramite Mp&Silva. A questi vanno aggiunti i diritti della Coppa Italia, poco più di 11 milioni di euro, mentre come noto Dahlia a gennaio si è persa per strada (avrebbe dovuto versare, solo alla Lega di A, 30,5 milioni di euro!). Il problema è proprio qui: Sky e Mediaset sono rimasti monopolisti sulla pay tv. Cosa succederebbe se facessero cartello fra loro e decidessero di pagare di meno ? Magari 200 milioni in meno all'anno? Si chiama "duopolio collusivo", il loro: difficile anche per l'Antitrust venirne a capo. Sky ha già messo le mani avanti, e a più riprese: prima con l'ex ad Mockridge, passato ora a Londra. Un attacco (strumentale) al calcio italiano, il timore che l'immagine potesse essere offuscata dal calcioscommesse (non è stato così, sono stati coinvolti solo pochi giocatori a fine carriera o ex ammalati di gioco...). Ora la tv di Murdoch, che col calcio fa grandi ascolti e incassi in Italia, torna all'assalto, minacciando di pagare di meno: nel nuovo bando sono previste

più interviste e partite in 3D nei cinema. Ma basta? Le "finestre" ormai sono quasi esaurite: forse si potrebbe fare qualche partita in più al lunedì sera, ma di non grandissimo appeal (ci sono le Coppe europee di mezzo). Il calcio italiano paga un momento difficile, a livello internazionale perde sempre più peso. E in futuro avremo solo tre squadre in Champions, un vero dramma. Ora, come detto, i diritti esteri valgono 90 milioni. Un progresso rispetto al passato: siamo lontani, è vero, ancora anni luce dalla Premier League che ne incassa 350. Ma è più facile per Manchester e c., anche per problemi di lingua, sbarcare su mercati (Singapore, Hong Kong, Sudafrica, eccetera) che sono di loro dominio. La Spagna incassa più o meno come noi (circa 85 milioni) di diritti esteri, la Francia una quarantina, la Germania solo 55. Il nostro calcio, pur in tempi di crisi, conserva quindi un certo fascino all'estero, grazie anche ai tanti stranieri. "Possiamo crescere ancora come diritti tv", ci spiega il broker Marco Bianchi. "Un margine c'è, non eccezionale perché in molte Nazioni c'è aria di crisi: ma il nostro calcio piace sempre".

 La Lega di A spera di vendere meglio in futuro i suoi diritti, incassando qualche centinaio di milioni in più, e superando quota (totale) dei tre miliardi in tre stagioni: ma tutto, come spiegato, dipende dalla posizione di Sky e Mediaset. Si fanno una guerra terribile su tutti i fronti ma se decidessero davvero di fare cartello, allora i problemi per il nostro calcio sarebbero seri. Lo ha capito Aurelio De Laurentiis (e forse altri, pochi, presidenti...).  E' anche una questione politica, perché il Premier Berlusconi, come noto, è proprietario del Milan e conta pure qualche amicizia (e parentela) a Mediaset... La Lega intanto spera di incassare di più anche dalla Coppa Italia: la Rai difenderà la sua posizione ma potrebbero andare all'assalto anche Mediaset ( in chiaro) e Sky. La battaglia delle tv è appena iniziata.

 

 

Il calciomercato chiude i battenti al ribasso

Nonostante i media nostrani fingano di entusiasmarsi per i "colpi" di Inter, Juve e Milan il pallone nostrano è sempre più ai margini dell'Europa del football. Destinato a perdere sempre posizioni nel ranking Uefa e di conseguenza posti nelle competizioni internazionali

Il calcio d’élite non abita più qui. L’ennesima conferma arriva dal calciomercato appena concluso, dove l’indotto del mondo del pallone nostrano – dalle tv, ai giornali, alle radio, a chi vende le magliette taroccate con i nomi dei nuovi giocatori – ha appena finito di fingere di entusiasmarsi per l’arrivo all’Inter di Forlan: ottimo giocatore, l’uruguagio ha però 32 anni e arriva in Italia per sostituire un campione assoluto come Eto’o. Per non parlare della strategia di marketing del Milan, con l’amministratore delegato Galliani che ha dato l’input a inizio estate per l’acquisto di un fantomatico Mister X per la mediana sinistra. Risultato: il Milan, che aveva bisogno di ringiovanire la squadra in tutti i reparti, ha preso a fine mercato la promessa mai del tutto mantenuta Aquilani. Ma per tre mesi la caccia al fantomatico Mister X ha esaltato media e tifosi che, per non pensare a crisi più serie, si sono ingannati a vicenda con impossibili sogni di gloria. Come i tifosi della Juventus, estasiati il primo giorno in spiaggia sventolavano titoli roboanti su Aguero e Tevez, e l’ultimo giorno nascondevano sotto l’abbronzatura la delusione per l’ennesimo sovvertimento della squadra; quasi 50 milioni per i vari Vidal, Lichtsteiner, Ziegler, Pirlo, Vucinic, Elia, Estigaribbia: un’infornata sempre all’insegna della mediocrità più assoluta propria dell’era Marotta.

Imperscrutabile la
Roma, che per tutta l’estate ha venduto e acquistato in ogni reparto – compreso Osvaldo, a 17 milioni dall’Espanyol, per occupare quel posto di punta centrale dove da anni è inchiodato il trono di Totti – ma poi è stata eliminata dallo Slovan in Europa League con Cassetti difensore centrale e Borriello in tribuna. Certo, se Pjanic, Kjaer e Gago fossero arrivati prima forse le cose sarebbero andate diversamente.

Bene la
Lazio, e anche il Napoli che rifà il centrocampo con Ilner e Dzemaili e puntella l’attacco con Pandev. Tutti innesti che però potrebbero non bastare per sopravvivere a un girone di Champions League con Manchester City, Bayern Monaco e Villarreal.

Fotografia di un calcio in disarmo, destinato a perdere sempre più posizioni nel
ranking Uefa e di conseguenza posti nelle competizioni internazionali. Come l’istantanea dei sorridenti Forlan, Aquilani e Vucinic, sublima la pochezza di idee dei manovratori del pallone nostrano: ci spacciano il piombo per oro, ma nessuno crede più alle loro capacità alchemiche.

Nemmeno i nuovi ricchi abitano più qui. Il
Paris Saint Germain, nuovo giocattolo del fondo sovrano d’investimenti della famiglia reale del Qatar, spende 41 milioni in giocatori assortiti (Menez, Lugano, Sissoko, Sirigu, Matuidi, Gameiro) e 42 per il solo Pastore, nuovo record per la Ligue 1. O il Manchester City, gingillo col quale da un paio di anni si trastullano i satrapi di Abu Dhabi, che ha aggiunto una novantina di milioni (Aguero, Nasri, Savic e Clichy) al miliardo già speso fino ad ora tra l’acquisto di società e nuovi giocatori. E vagli a dire che queste iniezioni di petroldollari falsificano i principi della libera concorrenza (ma esistono poi questi principi?). Innanzitutto, l’inflazione del costo della forza lavoro (cartellini e stipendi dei giocatori) l’abbiamo prodotta noi per primi negli anni ’90, quando dominavamo in Europa (calcistica) e nessuno si chiedeva se la speculazione potesse tenere. Poi bisognerebbe chiedersi come mai tutti questi nababbi stranieri preferiscano non tanto Londra e Parigi, ma anche la seconda squadra di Manchester o Birmingham o Malaga per i loro giocattoli: evidentemente il nostro sistema chiuso e autoreferenziale, per non dire di peggio, non offre garanzie.

E’ coi progetti, parola usata sempre più a sproposito nel nostro calcio, che si fanno le squadre.
Manchester United e Barcellona, per citare le finaliste in due delle ultime tre Champions League, spendono le medesime cifre delle nostre ma per campioni affidabili – 45 milioni per De Gea e Young, 60 più bonus per Fabregas e Sanchez – a cui aggiungono giovani promossi dal vivaio o pescati nelle squadre minori e subito fatti debuttare con successo. Da noi la Juve ha speso poco meno di 50 milioni, l’Inter circa 30 per Forlan, Kucka, Viviano, Jonathan, Alvarez, Castaignos, che arrivano a 50 se sarà riscattato Zarate. La notizia “bomba” arrivata sul filo di lana che occuperà le prime pagine sportive di domani è appunto il prestito con diritto di riscatto all’Inter della riserva della Lazio, avvenuto perché Moratti è rimasto colpito da un sms in cui l’argentino rivelava che pur di potere andare all’Inter avrebbe rinunciato a soldi. Ma ci facciano il piacere. Per fortuna il mercato è finito, speriamo si torni presto a giocare. O forse no.

 fine.

Pazzini manda l'Italia a Euro 2012 con 2 turni d'anticipo. Otto punti di vantaggio sulla Serbia permettono la rassegna continentale. La Spagna campione in carica qualificata assieme alla Germania
 

FOTO: Prandelli e Pazzini, ex viola protagonisti
 

Gli azzurri superano a Firenze la Slovenia per 1-0 grazie a una rete dell'ex attaccante viola a cinque minuti dal termine e si qualificano per la rassegna continentale in programma l'anno prossimo in Polonia e Ucraina. La squadra non entusiasma ma centra un risultato importante con due turni di anticipo  di LUIGI PANELLA
BLOOOOG! L'Italia comincia a emozionare: bravo Prandelli di F. BOCCA
 

PRANDELLI: "VITTORIA DEL CORAGGIO" DIRETTA CLASSIFICA

 

 

Under 21

 

Ferrara parte forte
Dominio in Ungheri

Inizia bene il cammino per gli azzurrini nelle qualificazioni agli Europei del 2013. Magiari battuti 0-3: doppietta di Gabbiadini e rete di Borini di F. SALA
COMMENTO Un po' di luce
di ALESSANDRO DI MARIA

REAL MADRID 6-0, MANCITY 5-1, UNITED 8-2 !!!!

Saragozza, Tottenham ed Arsenal, fresco vincitore ad Udine, letteralmente squartonati. Messaggi feroci dalle super corazzate di Spagna ed Inghilterra!!

Clamoroso Manchester Utd. Travolto 8-2 l'Arsenal!

Umiliata la squadra di Wenger. Tripletta di uno strepitoso Rooney, due gol su punizione e uno su rigore. Doppietta di Young poi Park Ji-Sung, Welbeck. I Gunners sono in crisi a un punto dopo tre giornate. Volano i Red Devils, a punteggio pieno con il City

LONDRA, 28 agosto - Clamoroso a Manchester. I Red Devils umiliano l'Arsenal con un 8-2 che passerà alla storia. Non sembrava un big match all'Old Trafford, ma una gara tra due squadre di categorie diverse. Troppo forte questo United per la squadra di Arsene Wenger, che è sembrata subito frastornata dalla potenza degli avversari. Un Rooney incontenibile ha firmato la vittoria con una tripletta e si è portato il pallone a casa, come da tradizione in Inghilterra. L'attaccante ha segnato due gol su punizione e uno su rigore. Walcott ha provato a riaprire la partita con un gol nel finale di primo tempo che aveva portato il risultato sul 3-1, ma nella ripresa non c'è stato niente da fare. Inutile il gol di Van Persie, al 75' sul risultato di 6-1.

CRISI ARSENAL - Gli altri gol per il Manchester li hanno segnati Nani, con un delizioso pallonetto, Park Ji-Sung, Welbeck e doppietta di Young. È un momento molto duro per Wenger, che sta cercando di far assimilare le sue idee ai tanti giovani arrivati e soprattutto si ritrova senza due giocatori fondamentali come Fabregas e Nasri. Dopo tre giornate, l'Arsenal è in fondo alla classifica con un solo punto, ed è già crisi. Il Manchester United invece è a punteggio pieno e ha risposto nel migliore dei modi al 5-1 del City in casa del Tottenham. Sarà un bel duello fino alla

LA LEGA DEI PRESIDENTI DI SERIE A MANDA AFFANCULO LA PROPOSTA - RIDICOLA-DI UN CONTRATTO PONTE DELLA AIC, AIC CHE SI SMUOVE AD UN ANNO (!!!!) DAL FALLIMENTO DI BEN 18 CLUB PROFESSIONISTICI IN LEGA PRO!!!

"La prima giornata di serie A non si gioca, ci abbiamo provato fino in fondo ma tutti i tentativi sono andati vani". Lo ha detto il presidente dell'Assocalciatori (Aic) Damiano Tommasi. A breve l'Aic emettera' un comunicato. La Lega di serie A ha infatti detto no alla proposta di contratto ponte avanzata dal presidente dell'Assocalciatori Damiano Tommasi, per scongiurare lo sciopero nella prima giornata di campionato. Il presidente Beretta lo sta comunicando a quelllo della Figc, Giancarlo Abete, ed a Tommasi. "Non si capisce perchè - dice all'ANSA Beretta - dovremmo firmare un accordo ponte che ricalca quello ipotizzato all'origine della vertenza da Campana". Inutile l'ultima proposta di Tommasi, che già aveva manifestato il proprio scetticismo. "A questo punto mi sembra tutto difficile, anche stamani ci abbiamo provato, ma pare che la Lega non abbia accettato la nostra proposta di contratto ponte, abbiamo la percezione che non sia gradita, che il tavolo delle trattative possa durare molto anche perchè stanno sorgendo sempre nuove istanze". Lo ha detto a Coverciano il presidente del sindacato calciatori Damiano Tommasi. In tarda mattinata Tommasi incontrerà il presidente della Figc Giancarlo Abete. "Dentro la Lega si fatica a trovare un coordinamento - ha continuato Tommasi. Ai tifosi dico che questa situazione imbarazza anche noi, non è nostro obiettivo non giocare, ma cominciare nel migliore dei modi. Credeteci, le abbiamo tentate tutte".

"LE SOCIETA'

 

NON VOGLIONO GIOCARE" - La proposta di Tommasi era giunta in mattinata, per cercare di evitare lo sciopero in extremis. "Firmiamo un contratto valido fino al 30 giugno 2012, sulle basi dell'accordo raggiunto con Campana. Così il campionato comincia e subito cominciamo a discutere per un nuovo accordo". Tommasi questa mattina ha telefonato prima al presidente federale Giancarlo Abete e poi a quello di Lega Maurizio Beretta, che si è riservato una risposta a breve. "C'è la volontà da parte delle società - dice il n.1 dell'Assocalciatori ai microfoni di Sky Sport 24 - a far saltare la prima giornata di campionato. Noi siamo sempre stati dalla parte di chi vuole giocare".

ABETE: "RINVIO SCELTA DOLOROSA" - In attesa anche il presidente della Figc, Giancarlo Abete: "Attenderò ancora un paio d'ore. Incontrerò ancora Tommasi a Coverciano, ho mantenuto i contatti nella serata di ieri e nella mattinata di oggi con il presidente Beretta, tenendo informato Petrucci, e verso mezzogiorno trarremo le fila di quello che è avvenuto in questi giorni. Se non ci saranno dei fatti nuovi, formalizzeremo il rinvio della prima giornata di campionato". Il presidente federale riporta alla memoria i fatti del 1996, quando ci fu il primo sciopero. "Il possibile rinvio di una giornata di campionato, collegata al mancato accordo di un contratto collettivo, è un fatto molto doloroso, perchè interverrebbe a distanza di quindici anni da quello del 1996. I due problemi sul tavolo non legittimano un evento così traumatico come il rinvio della prima giornata di campionato. Da una parte poi, per quanto attiene al contributo di solidarietà, non sappiamo ancora se nell'ambito della conversione del decreto permarrà, se sarà modificato, con quali percentuali e se sarà chiarito, come ha detto Calderoli, circa chi sarà il soggetto destinatario del pagamento".

 

 

 

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Delusione Roma,anche lei  fuori dall'Europa

Luis Enrique: ''Totti? La scelta più giusta''

All'Olimpico i giallorossi pareggiano 1-1 contro lo Slovan Bratislava e non riescono a ribaltare la sconfitta dell'andata mancando così la qualificazione alla fase a gironi. Segna Perrotta nel primo tempo, nella ripresa il pari degli slovacchi. Totti sostituito, fischi a Luis Enrique.

 


CALENDARIO
1a giornata
Barcellona-MILAN (13/09)
Manchester City-NAPOLI (14/09)
INTER-Trabzonspor (14/09)

2a giornata
Cska Mosca-INTER (27/09)
NAPOLI-Villarreal (27/09)
MILAN-Viktoria (28/09)


3a giornata
NAPOLI-Bayern Monaco (18/10)
Lilla-INTER (18/10)
MILAN-Bate Borisov (19/10)


4a giornata
Bate Borisov-MILAN (01/11)
Bayern Monaco-NAPOLI (02/11)
INTER-Lilla (02/11)


5a giornata
NAPOLI-Manchester City (22/11)
Trabzonspor-INTER (22/11)
MILAN-Barcellona (23/11)


6a giornata
Viktoria-MILAN (06/12)
Villarreal-NAPOLI (07/12)
INTER-Cska Mosca (07/12)


GLI OTTO GIRONI

Gruppo A: Bayern Monaco, Villarreal, Manchester City e Napoli
Gruppo B: Inter, Cska Mosca, Lille e Trabzonspor
Gruppo C: Manchester United, Benfica, Basilea e Otelul
Gruppo D: Real Madrid, Lione, Ajax e Dinamo Zagabria
Gruppo E: Chelsea, Valencia, Bayer Leverkusen e Genk
Gruppo F: Arsenal, Marsiglia, Olympiacos e Borussia Dortmund
Gruppo G: Porto, Shakhtar Donetsk, Zenit San Pietroburgo e Apoel
Gruppo H: Barcellona, Milan, Bate Borisov e Viktoria Plzen

 

 

IL CALENDARIO
1a giornata 15 settembre
Lazio-Vaslui
Udinese-Rennis

2a giornata 29 settembre
Sporting Lisbona-Lazio
Sion-Udinese

3a giornata 20 ottobre
Zurigo-Lazio
Udinese-Atletico

4a giornata 3 novembre
Lazio-Zurigo
Atletico Madrid-Udinese

5a giornata 30 novembre
Vaslui-Lazio
Rennes-Udinese

6a giornata 15 dicembre
Lazio-Sporting Lisbona
Udinese-Sion


Questa la composizione dei 12 gironi
GIRONE A
: Tottenham (Ing), Rubin Kazan (Rus), Paok Salonicco (Gre), Shamrock Rovers (Irl)
GIRONE B: Fc Copenaghen (Dan), Standard Liegi (Bel), Hannover (Ger), Vorskla (Ucr)
GIRONE C: Psv Eindhoven (Ola), Hapoel Tel-Aviv (Isr), Rapid Bucarest (Rom), Legia Varsavia (Pol)
GIRONE D: Sporting Lisbona (Por), LAZIO, Zurigo (Svizzera), Vaslui (Rom)
GIRONE E: Dinamo Kiev (Ucr), Besiktas (Tur), Stoke City (Ing), Maccabi Tel-Aviv (Isr)
GIRONE F: Paris Saint Germain (Fra), Atletico Bilbao (Spa), Salisburgo (Aut), Slovan Bratislava (Rtc)
GIRONE G: Az Alkmaar (Ola), Metalist (Ucr), Austria Vienna (Aut), Malmoe (Sve)
GIRONE H: Braga (Por), Club Brugge (Bel), Birmingham (Ing), Maribor (Slo)
GIRONE I: Atletico Madrid (Spa), UDINESE, Rennes (Fra), Sion (Svizzera)
GIRONE J: Schalke 04 (Ger), Steaua Bucarest (Rom), Maccabi Haifa (Isr), Aek Larnaca (Cip)
GIRONE K: Twente (Ola), Odense (Dan), Fulham (Ing), Wisla Cracovia (Pol)
GIRONE L: Anderlecht (Bel), Aek Atene (Gre), Lokomotiv Mosca (Rus), Sturm Graz (Aus)

 

ANCHE L'UDINESE ELIMINATA, DOPO IL PALERMO. PER L'ITALONIA PALLONARA L'ENNESIMA SCONFITTA ED ALLE PORTE C'è LO SCIOPERO

 

 

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Arsenal, ora è ufficiale: Nasri al Manchester City,CITIZEN SENZA LIMITI DI SPESA!!

I 'Gunners', in un comunicato, rendono noto di aver raggiunto un accordo con i 'citizens' di Mancini per il trasferimento del centrocampista francese

LONDRA, 23 agosto - Samir Nasri può considerarsi un nuovo giocatore del Manchester City. A confermare il passaggio del francese ai 'citizens' è l'Arsenal con una nota sul suo sito ufficiale.
 
IL COMUNICATO - "L'Arsenal conferma di aver raggiunto un accordo con il Manchester City per il trasferimento di Samir Nasri -recita il comunicato dei 'gunners'- Il centrocampista, 24 anni, che ha trascorso le ultime tre stagioni con i Gunners, non farà parte dei convocati per la partita contro l'Udinese e si recherà, invece, a Manchester per le visite mediche. Il trasferimento definitivo è legato al superamento degli esami clinici".

Giallo Mou: ''Potrebbe lasciare il Real''

Giallo Mou: ''Potrebbe lasciare il Real''

 

Il portavoce del tecnico portoghese: ''Non si sente sostenuto dai dirigenti e pensa di andare via''. Poi la smentita: l'emittente televisiva avrebbe contattato Parames ad un numero sbagliato. "Hanno parlato con un impostore". Intanto la federcalcio apre un'indagine sulla rissa in Supercoppa

Silva-Barry-Dzeko: che City! Triis al Bolton e primo posto

La squadra di Mancini vince 3-2 fuori casa: secondo successo consecutivo e primo posto in classifica. In campo nel secondo tempo anche Tevez

LONDRA, 21 agosto - Seconda partita di Premier e secondo successo per il Manchester City di Roberto Mancini, che ha vinto per 3-2 sul campo del Bolton. Al match ha preso parte, partendo dalla panchina ma poi entrando al 22' della ripresa al posto del connazionale Aguero, anche quel Carlitos Tevez che sogna l'Inter e continua a dire di voler lasciare i 'Citizens', oggi in maglia a strisce rossonere.

APRONO SILVA E BARRY - Dopo che Aguero aveva sbagliato, al 18', una facile occasione per portare in vantaggio la sua squadra, il City è passato al 26' con uno dei suoi uomini migliori, lo spagnolo David Silva, che ha segnato con un bel tiro di sinistro ma grazie anche alla 'collaborazione' del portiere avversario Jaaskelainen. Al 35' altra chance sprecata da Aguero, poi al 38' raddoppio di Barry con un sinistro da fuori area. La festa per il 2-0 è però durata poco, perchè nemmeno due minuti dopo ha segnato il Bolton con Klasnic su passaggio di Petrov, l'ex di turno.

DZEKO CHIUDE I CONTI - Ad inizio ripresa il City ha ristabilito le distanze con Dzeko, mentre al 18' Davies ha riportato sotto la squadra di casa con un colpo di testa vincente su assist del solito Petrov. C'è stata poi l'entrata in campo di Tevez, ma il City negli ultimi 20' di gioco ha badato prevalentemente ad 'amministrare' la partita (vista in panchina, per tutta la sua durata, da Mario Balotelli), portando alla fine a casa un prezioso successo che lo proietta in testa alla classifica a punteggio pieno, ovvero 6 punti. Nelle altre sfide di oggi il Wolverhampton ha superato 2-0 il Fulham 2-0, è finita in parità 1-1 Norwich-Stoke City.

 

Premier League, Ecclestone e Briatore
vendono il QPR al patron della Lotus

I due protagonisti della F1 hanno ceduto le loro quote (il 66%) del Queens Park Rangers, storico club di Londra, al magnate malese dei cieli Tony Fernandes

Bernie Ecclestone e Flavio Briatore non sono più i proprietari del Queens Park Rangers, storico club di Londra. I due grandi protagonisti del circus della Formula Uno (Briatore in realtà è ancora fuori dai giochi per via di una radiazione comminata dalla Federazione internazionale dell’automobile nel 2009) hanno girato le loro quote, che rappresentano il 66 per cento delle azioni QPR, al magnate malese dei cieli Tony Fernandes.

Briatore ed Ecclestone, amici-nemici dai tempi in cui l’ex manager della Renault faceva grande la casa automobilistica nei circuiti di tutto il mondo, avevano deciso di rilevare il QPR nell’agosto del 2007. Il club era prossimo al fallimento, navigava a vista in Championship (la serie B inglese) senza alcuna certezza rispetto al proprio futuro. Bernie e Flavio sono arrivati al momento opportuno, quando l’affare era ghiotto e valeva la pena rischiare. Per intenderci, i due hanno presentato un’offerta pari a 14 milioni di sterline, che non saranno noccioline, ma rispetto alle possibilità di sviluppo in prospettiva (vedi passaggio in Premier League) non erano e non sono una cifra improponibile, tutt’altro. Al momento dell’insediamento, la nuova proprietà si è data l’obiettivo di raggiungere il massimo campionato inglese entro quattro anni. Ci sono riusciti, oggi il QPR gioca in Premier.

Bernie e Flavio possedevano, come detto, il 66 per cento delle azioni della QPR Holdings Limited, la cassaforte creata ad hoc per gestire e coordinare le attività del club. Il restante 33 per cento era stato acquisito dal tycoon dell’acciaio
Arcelor Mittal, uno degli uomini più ricchi al mondo. Proprio l’ingerenza di Mittal negli affari della società pare sia una delle cause principali del passo indietro di Ecclestone e Briatore. Che mal avrebbero digerito la sua offerta (“offensiva”, secondo i giornali inglesi, perché troppo bassa) di diventare l’unico proprietario dei Rangers. E pure le dichiarazioni rilasciate dall’imprenditore indiano a proposito del siluramento del presidente della QPR Holdings, Ishan Saksena, uomo di fiducia di Mittal.

Bernie e Flavio hanno così preferito vendere la quota di loro competenza (i numeri dell’operazione non sono ancora stati resi noti) all’amico Tony Fernandes, che condivide con i due la passione per i motori e la Formula Uno. Il numero uno di AirAsia, compagnia low-cost malese con base a Kuala Lumpur, è infatti, tra le altre cose, il patron del Team Lotus, che nel 2010 è tornato a dare battaglia sui circuiti di tutto il mondo. Fernandes ha fatto esperienza come manager di livello internazionale presso il Warner Music Group. Pare sia anche un discreto chitarrista e questo non può che far piacere a chi segue il QPR. Già, perché tra i tifosi illustri del club londinese ci sono
Alan Wilder, ex di lusso dei Depeche Mode, Robert Smith dei Cure, Ian Gillan dei Deep Purple e Mick Jones
dei Clash. Soltanto per citare i più noti.

Queste le prime dichiarazioni ufficiali di Fernandes, ex tifosissimo del West Ham: “Ho vissuto nella zona di Uxbridge Road e lì sono cresciuto. I Rangers sono una delle prime squadre che ho visto giocare dal vivo a Loftus Road. La possibilità di entrare a far parte del club mi è stata proposta dai precedenti proprietari ed adesso eccomi qui. Mi è sempre interessato entrare nel mondo del calcio e farlo con una squadra londinese dell’appeal dei QPR è perfetto. E’ buffo come ti capitano a volte le cose nella vita. I QPR sono un diamante grezzo ed io spero di riuscire a trasformarli in uno splendido diamante”. Insomma, la Premier League dà il benvenuto all’ennesimo riccone che farà grande il calcio inglese in giro per l’Europa. E’ questione di tempo: la coppia Fernandes e Mittal promette di fare chiasso.

Il Liverpool stende l'Arsenal

Pubblicato: Sabato, 20 agosto 2011, 18.20CET
Nel big-match della giornata, i Reds vincono 2-0 sul campo dei Gunners: decidono l'anticipo l'autorete di Ramsey e un gol di Suárez. Colpo corsaro anche del Newcastle, che vince il derby con il Sunderland.

 

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Attacco a Mou: ''Real club camorristico''.

"DISTRUGGETE MOURINHO !!!"

FOTO: Il dito nell'occhio a Vilanova / VIDEO MOU:"PITO VILLATROJA??? E CHE COSA CAZZO E'???!!!"

Non si placano le polemiche dopo l'ennesimo gesto folle dello Special One. 'El Pais' si scaglia contro il tecnico e chiede al presidente Perez di intervenire nei confronti di un allenatore ''che ha sporcato l'immagine del club in tutto il mondo''


 

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Supercoppa al Barcellona: Messi condanna il Real

Supercoppa al Barcellona
Messi condanna il Real
all'85'. Rivincono i cascatori professionisti,impossibile giocare a pallanuoto su un prato

I blugrana vincono 3-2: doppietta dell'argentino e gol di Iniesta, inutili le reti merengues di Cristiano...

Il tecnico del Real nel mirino dopo la maxi rissa finale nel 'Clasico'. "Avanti così e le cose finiscono male, intervenga la federazione". Piquè: "I giocatori prendono ordini da una persona che sta rovinando il nostro sport". Mou: "Vilanova? Non so chi sia"La verità è che il Barca ha vinto allo scadere ed incominciano ad essere lontani i 6-2,5-0 del Barca contro il Real...


 

Barcellona contro Mourinho "Distrugge calcio spagnolo"

La sequenza della ditata di Mourinho a Vilanova nel dopo match

BARCELLONA - Il Barcellona mette in bacheca la Supercoppa di Spagna e attacca Josè Mourinho, ancora una volta nel mirino per i suoi eccessi. Secondo i giocatori 'blaugrana' il tecnico del Real Madrid ha scaldato troppo gli animi dei suoi giocatori e acceso oltre ogni misura la rivalità fra le due big del calcio spagnolo. La sfida di ieri al Camp Nou, vinta dal Barca per 3-2, si è conclusa con una maxi-rissa che ha visto protagonista anche lo 'Special One': il tecnico di Setubal, come mostrato dalle immagini tv che stanno già impazzando in internet, si è avvicinato all'allenatore in seconda del Barcellona, Tito Villanova, e gli ha messo un dito in un occhio.

PIQUE' DURO: "MOU DISTRUGGE IL CALCIO SPAGNOLO" -
"Mourinho sta distruggendo il calcio spagnolo  -  afferma Gerard Piquè, difensore dei catalani - Non credo che la colpa sia dei giocatori. Anche quando abbiamo vinto per 6-2 sul loro campo non è successo tutto questo. Ma adesso prendono ordini da una persona che sta distruggendo il calcio spagnolo. Bisogna fare qualcosa perché questa situazione rischia di finire molto male. A volte accusano noi catalani, ma i veri colpevoli sono a Madrid. Ultimamente si sta passando il limite".

XAVI: "PATETICA L'IMMAGINE DEL REAL MADRID" -
Altrettanto severo è il commento di Xavi, capitano del Barcellona, secondo il quale "l'immagine del Real Madrid è patetica". Il centrocampista fa riferimento soprattutto

 

alla maxi-rissa che ha fatto da epilogo all'incontro. "Certi comportamenti sono una vergogna", prosegue Xavi, che poi si scaglia contro Marcelo per il fallo da rosso diretto su Cesc Fabregas: "E' stata un'entrata criminale e bestiale".

GUARDIOLA: "GIOCATORI PROVOCATI MA ESEMPLARI" -
"Sono orgoglioso di come abbiamo vinto questa Supercoppa, per la qualità del rivale e per l'intensità della partita: la nostra condizione non è ottimale ma stiamo migliorando. Abbiamo fatto uno sforzo titanico, non pensavo che saremmo stati capaci di giocare così e il merito è tutto dei giocatori": così l'allenatore dei Blaugrana, Pep Guardiola, ai microfoni di Mediaset Premium nel post partita di Barcellona-Real Madrid. "I comportamenti di Mourinho? Non voglio parlarne - ha proseguito Guardiola - dico solo che ho dei giocatori modello: anche quando sono provocati si comportano in modo esemplare".

"AVANTI COSI' E QUI LE COSE FINISCONO MALE"  -  Tuttavia il tecnico del Barcellona, che alza l'ennesimo trofeo, non può fare a meno di soffermarsi sull'exploit del collega. "Io non sono qui per dare lezioni a nessuno. Ma certe cose non si possono fare: se andiamo avanti così, finisce male  -  dice Guardiola senza nominare Mourinho - Io provo a comportarmi nel miglior modo possibile e non sono qui per dare lezioni. Le immagini televisive parlano da sole. Tito non ha problemi all'occhio, ma queste cose non si possono fare. Loro pensano che noi tiriamo la corda, noi pensiamo che sia il contrario. Prima o poi si creerà un danno di cui saremo tutti responsabili. Noi continueremo a pensare a giocare a calcio, siamo una squadra che vuole farlo nel miglior modo possibile".

VICE PRESIDENTE BARCA: "FEDERAZIONE INTERVENGA" -
Durissimo è anche il vicepresidente del Barcellona, Carles Vilarrubi, che definisce Mourinho "una maledizione per il calcio spagnolo" e chiede alla federcalcio iberica di "fare qualcosa, perché episodi del genere possono succedere ancora ed ancora". Anche il Real Madrid, dice Vilarubi, dovrebbe prendere provvedimenti. "Il Real in quanto istituzione non può dare il proprio supporto a un allenatore che si comporta così". E ancora: "Mourinho non può rovinare le relazioni fra le due più importanti istituzioni sportive in Spagna".

MOU: "DITO NELL'OCCHIO DI VILANOVA? NON SO CHI SIA"  -
  Preferisce parlare della partita anche Jose Mourinho. "Sono molto contento per il progresso della squadra: non voglio paragonare la nostra prestazione con quella dei nostri avversari, dico solo che siamo migliori rispetto l'anno scorso", le parole dell'allenatore del Real al termine della sfida. Interrogato sul turbolento finale di match, quando - come mostrano video già postati su internet - avrebbe infilato un dito in un occhio di Tito Vilanova, il vice di Pep Guardiola, Mou ha risposto: "Se l'immagine del Real è il mio dito nell'occhio di Pito Vilanova? - risponde storpiando anche il nome dell'allenatore in seconda - Non conosco questo signore, non so chi sia e come si chiama e comunque l'arbitro è lì per fischiare quello che ritiene giusto fischiare: giudica lui, io vado in campo per giocare come un uomo". Mettetela come volete, ma lo Special One se ne torna a casa con una nuova brutta figura.

SPAGNA E ITALIA LEGATE ANCHE NEL CALCIO IN FALLIMENTO. I DUE PAESI SCOPRONO LA PROFONDA CRISI ANCHE NELL'INDUSTRIA DEL CALCIO

Questo weekend tocca alla Liga spagnola. Il prossimo, al campionato italiano. Si fermano i calciatori. Scioperano. Due fra i principali tornei d'Europa, insieme con Premier League e Bundesliga, non partiranno. In Spagna è quasi certo, ormai: sindacato e Lega sono troppo lontani. Questione, anche, di soldi. In Italia invece lo sciopero è sempre più probabile: domani (venerdì) si riuniscono i presidenti della Lega di A in assemblea straordinaria. Mancherà solo Claudio Lotito, il "falco", squalificato sino al 15 settembre per le accuse al Coni (salterà anche il consiglio federale del 24 agosto e le prossime assemblea di Lega). Dicono sia furibondo, e voglia andare lo stesso a Milano per incontrarsi, informalmente, con i suoi colleghi. Ma non c'è aria di firma: i presidenti si sono bloccati sull'articolo 7, quello degli allenamenti differenziati. L'Aic, il sindacato calciatori, ha già firmato l'accordo sul contratto collettivo (scaduto il 30 giugno dello scorso anno), con Sergio Campana. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, è furibondo coi presidenti di serie A (e ha litigato anche con Lotito) perché si è impegnato di persona a riscrivere l'articolo 7, una volta sottoscritto da ambo le parti l'accordo. Oggi il n.1 della Figc ha chiamato Maurizio Beretta, presidente (dimissionario?) della Lega, e Damiano Tommasi, alla guida del sindacato calciatori, e ha fatto un appello al buon senso di ambo le parti. Ma alle spalle dei presidenti premono le tv: Sky e Mediaset Premium hanno speso un sacco di soldi per le campagne promozionali, se non parte il campionato il 27-28 agosto saranno costrette a rivedere i palinsesti. E potrebbero minacciare richieste di danni alla Lega. I calciatori italiani sono dalla parte della ragione, almeno stavolta: "Non scioperiamo per soldi". E l'Aic non ha alcuna intenzione di riprendere le trattative. "Per noi-fanno sapere-il caso è chiuso". Molti presidenti, a questo punto, sono preoccupati e potrebbero di convocare un'altra assemblea prima del fatidico 27 agosto. Abete ha minacciato di fare nominare dalla Giunta Coni un commissario ad acta in occasione del consiglio federale del 24 agosto: commissario che obbligherebbe la Lega a firmare il contratto (ma quando?). Ma i presidenti non ci stanno e anche questa decisione non basterebbe a scongiurare lo sciopero per fine mese. "Fino a quando non vediamo la firma della Lega-dicono i calcatori-noi non scendiamo in campo. E non facciamo confusione, per favore: la questione della tassa di solidarietà non c'entra nulla, noi siamo pronti come sempre a fare la nostra parte". Ricorda Gianni Grazioli, segretario generale dell'Aic: "I calciatori guadagnano, è vero, e sono ottimi contribuenti per lo Stato". Molti di loro si sentono offesi dalle parole di Calderoli.

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Lazio sul velluto
Sei reti al Rabotnicki


 

ROMA - Comincia con il piede giusto la stagione della Lazio: il Rabotnicki non era sicuramente avversario in grado di mettere in difficoltà i biancocelesti, ma gli uomini di Reja interpretano con autorità il match dell'Olimpico, attaccando per tutti i novanta minuti e chiudendo in anticipo il discorso qualificazione alla fase a gironi di Europa League. Trovano poco spazio i mugugni di una parte del tifo laziale per la rinuncia a Zarate: l'argentino, neanche in tribuna, sembra sempre più lontano dalla Lazio. Presentissimi, invece, Klose e Cissé: il tedesco svaria per tutto il fronte offensivo, giocando con generosità e lucidità, mentre il francese mal digerisce la posizione defilata sulla sinistra, sebbene la sua prestazione dia ragione a Reja.

IL PROFETA APRE LE DANZE - I biancocelesti partono subito a testa bassa e sarà il leit-motiv di un match nel quale Marchetti non avrà mai modo di mettersi in luce; si gioca ad una porta sola e le occasioni da gol fioccano, anche perché i biancocelesti cercano di arrivare in porta con il bel gioco. A sbloccare il risultato è Hernanes con un destro dai venti metri, preciso quanto improvviso. Mauri, assistman nell'occasione del vantaggio biancoceleste, trova presto il gol del raddoppio ma gli viene annullato ingiustamente; gli va meglio al secondo tentativo, sei minuti prima del riposo, quando può insaccare in scivolata sulla perfetta sponda di Klose.

GOLEADA NELLA RIPRESA - Chi si aspettava

 

maggiori difficoltà dal punto di vista fisico per la Lazio, soprattutto nella ripresa, sbaglia i conti: i biancocelesti continuano a spingere per chiudere la pratica prima della trasferta di Skopje e la missione è pienamente compiuta. La doppietta dello straripante Cissé (piatto destro a giro su servizio del solito Klose e zuccata vincente da attaccante vero) vale al francese la standing ovation. Il finale di gara vede squadra e tifosi premere affinché anche Klose trovi la soddisfazione del gol all'esordio ufficiale con i biancocelesti: ad esultare è prima il subentrato Rocchi, servito proprio da Klose, che poi restituisce il favore al tedesco con l'assist al bacio che, allo scadere, sigilla un 6-0 forse troppo severo nei confronti del modesto Rabotnicki ma degna cartina al tornasole di una Lazio che promette una stagione da protagonista.

Lazio-Rabotnicki 6-0 (2-0)

Lazio (4-2-3-1): Marchetti s.v; Scaloni 6, Biava 6, Dias 6, Radu 6; Brocchi 6.5 (18' st Matuzalem 6), Ledesma 6; Mauri 6.5 (27' st Lulic s.v), Hernanes 7, Cissè 7.5 (40' st Rocchi s.v); Klose 6.5 (1 Bizzarri, 21 Diakitè, 27 Cana, 18 Kozak). All: Reja.
Rabotnicki (4-4-2): Dimitrievski 5; Todorovski 5.5, Najdoski 5, Lazarevski 5, Micevski 5.5 (43' pt Nastevski); Muarem 5 (33' st Gligorov s.v), D. Velkoski 5, Vujcic 5, Petrovic 5; K. Velkoski 5.5, Manevski 5. (25 Shishkovski, 13 Trajkovski, 18 Skenderovic, 20 Petkovski, 24 Avramovski). All: Petreski.
Arbitro: Sergei Karasev (Rus)
Reti: nel pt 20' Hernanes, 39' Mauri; nel 6' e 20' st Cissè, 42' Rocchi, 45' Klose.
Angoli: 6-0 per la Lazio
Recupero: 1' e 2'
Ammoniti: Najdoski per gioco falloso, Petrovic per gioco scorretto, D. Velkovski per gioco falloso, Spettatori: 25.000.

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La Roma resta a secco
Lo Slovan la beffa.Attenzione a questi slovacchi del cazzo:le italiane hanno sempre fatto una fatica del demonio (eliminatorie europee 1984 0-2,europei 1996 1-2,mondiali 2010 2-3...)

INTER E ROMA MOLTO INDIETRO, MOLTO BENE LAZIO, BENE IL NAPOLI E LA JUVENTUS
 

BRATISLAVA - Prima sconfitta in una gara ufficiale per la nuova Roma targata USA. Nel giorno in cui Tom Di Benedetto è diventato ufficialmente il nuovo proprietario della società giallorossa, la squadra di Luis Enrique esce battuta da Bratislava nella gara d'andata degli spareggi di Europa League.

BUON PRIMO TEMPO - Il tecnico spagnolo sorprende tutti lasciando inizialmente in panchina Borriello e capitan Totti. In campo dal primo minuto un baby-attacco formato da Okaka, Bojan e Caprari. Il più giovane dei tre, Caprari, risulta anche il più pericoloso soprattutto nella prima frazione di gioco, mettendo paura a Putnocky in un paio di occasioni. Al 30' si fa pericoloso anche Okaka che prova la deviazione da distanza ravvicinata, mancando però lo specchio della porta. Rispetto alle precedenti uscite i giallorossi soffrono meno in difesa, ma faticano in mezzo al campo segnati dalle numerose assenze. I padroni di casa creano poco e sfruttano le ripartenze per colpire i capitolini. Il primo tempo termina a reti bianche.

DOBROTKA CASTIGA LA ROMA - Nella ripresa gli uomini di Luis Enrique continuano a fare la partita, anche se i padroni di casa appaiono più preparati per quanto riguarda l'aspetto fisico. Dopo pochi minuti Kladrubsky mette paura a Stekelenburg con una conclusione dal limite dell'area, ma il gigante giallorosso si salva e mette fuori. La risposta della Roma non tarda: prima Burdisso sfiora di testa il vantaggio, poi al 23' Caprari centra in pieno il palo

 

alla destra di Putnocky. Il tecnico manda nella mischia Totti e Borriello cercando di dare maggiore qualità al reparto avanzato. Al 34', però, arriva la beffa: sugli sviluppi di un calcio d'angolo Dobrotka salta indisturbato e batte Stekelenburg portando in vantaggio lo Slovan. La Roma prova l'assalto nei minuti finali, ma la difesa di casa regge e gli uomini di Weiss portano a casa un risultato fondamentale. Ora, tra una settimana, i giallorossi saranno obbligati alla rimonta davanti al proprio pubblico.

Spagna, non c'è accordo la Liga non comincia

Calcio

Spagna, non c'è accordo
la Liga non comincia

 

Continua il braccio di ferro tra l'assocalciatori e la Lega: ancora nessuna intesa sul contratto collettivo, nuovi colloqui nel weekend ma quasi sicuramente non si giocherà

Della Valle, furia su Moratti: «E' colpevole, ora risponda:

SI DEVE DIMETTERE,

RINUNCIARE

 ALLA PRESCRIZIONE E FARSI GIUDICARE»

Nuovo comunicato del patron della Fiorentina in risposta alle recenti affermazioni del presidente dell'Inter su Calciopoli e la proposta, lanciata di recente dallo stesso proprietario viola, di organizzare un tavolo chiarificatore e pacificatore prima che inizi il campionato: «Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare»

«A proposito di Calciopoli Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare. Dal mio punto di vista il suo è un comportamento offensivo per chi è stato vittima di una situazione assurda, non chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben analizzata, senza preconcetti per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha dovuto subire». Comincia così il comunicato di Diego Della Valle, inviato all'ANSA, in risposta alle recenti affermazioni del patron dell'Inter su Calciopoli e la proposta, lanciata di recente dallo stesso proprietario viola e condivisa da diversi addetti ai lavori fra i quali il ct Cesare Prandelli, di organizzare un tavolo chiarificatore e pacificatore prima che inizi il campionato, con l'obiettivo di fare appunto chiarezza sullo scandalo che ha coinvolto cinque anni fa il calcio italiano e di stemperare il clima fra i tifosi dopo le recenti posizioni del procuratore Stefano Palazzi che chiamano in causa diverse società fra cui l'Inter.

ECCO LA LETTERA - Dopo la mia proposta del tavolo del chiarimento e della pacificazione, Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune, rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare. Dal mio punto di vista il suo è un comportamento offensivo per chi è stato vittima di una situazione assurda, non chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben analizzata, senza preconcetti per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha dovuto subire. Il suo comportamento è altrettanto inopportuno in quanto Moratti stesso è stato considerato colpevole di un comportamento scorretto, sportivamente parlando, ed avrebbe dovuto essere giudicato per questo, se non fosse sopraggiunta una prescrizione arrivata con la precisione di un cronometro. Questi sono i fatti che nessun atteggiamento sprezzante e supponente può cancellare, queste sono ombre, o più che ombre macigni che Moratti ha sopra la sua reputazione personale. Per chiarire anche la sua posizione, l’unico modo serio e civile da parte di Moratti può essere solo quello di accettare un confronto leale, nel quale potrà spiegare dal suo punto di vista cosa è successo prima e durante lo scandalo del calcio, qual è stato il suo ruolo, il suo comportamento personale, senza nascondersi dietro persone per bene che non ci sono più e tanto meno senza nascondersi dietro i propri tifosi, che in questa faccenda non c’entrano nulla e nulla hanno fatto di male. Pertanto gli rinnovo l’invito a sedersi al tavolo del chiarimento prima che inizi il campionato, in modo che si possa tentare di mandare allo stadio i tifosi, tutti i tifosi, con uno stato d’animo più sereno, cosa ancora più indispensabile in un momento così difficile e socialmente incerto. Per fare questo non servono battute estemporanee, ma serve solo senso del proprio ruolo e delle proprie responsabilità, rispetto delle persone e dei valori e un po’ di coraggio.

L'Udinese domina, manca solo il gol

L'Udinese domina, manca solo il gol

 

All'Emirates Stadium di Londra la squadra di Guidolin perde 1-0 con l'Arsenal ma gioca una grande partrita. Subisce subito un gol con Walcott,  poi fa soffrire l'Arsenal: tante le occasioni sprecate da Di Natale e Armero. Nel finale Handanovic evita la beffa del 2-0. Il 24 agosto il ritorno che vale un posto nella fase a giorni

Villarreal, che scivolone Il Bayern non fa sconti

CHAMPIONS LEAGUE

Villarreal, che scivolone
Il Bayern non fa sconti

 

Rossi e compagni dominano ad Odense ma cadono nel finale per colpa di uno svarione dell'ex udinese Zapata. I bavaresi piegano 2-0 lo Zurigo grazie a Schweinsteiger e Robben. Vincono anche Dinamo Zagabria, Wisla e Maccabi Haifa

 

 

 

Aguero, gol e show Il City cala il poker

Calcio

Aguero, gol e show
Il City cala il poker
:4-0 allo Swansea

 

Il Manchester di Mancini debutta in Premier League travolgendo 4-0 lo Swansea. L'argentino entra nella ripresa e regala spettacolo con una doppietta e un assist. A segno anche Dzeko e Silva di NICOLA APICELLA

E' la squadra di una città di mare che non supera i 200mila abitanti. Ha dato i natali al campione juventino John Charles e all'attrice Catherine Zeta-Jones. Con la promozione nella serie A britannica, l'amministrazione comunale spera ora di superare i problemi economici e di occupazione. Ieri nella prima di campionato sconfitta per 4 a 0 contro il Manchester City

La stampa del Regno Unito ha celebrando il debutto dello Swansea City nella Premier League inglese. Dove sta la notizia? Sempre di calcio si parla. E lo Swansea è una squadra come tante che ieri ha esordito nel massimo campionato con la speranza di rimanerci il più a lungo possibile. Vero, ma soltanto in parte. Perché qui si parla di storia. E di orgoglio. Lo Swansea è infatti la prima squadra gallese a prendere parte alla Premier League dal 1992, anno in cui venne dato il via al nuovo torneo inglese. Non è roba da poco per un popolo che quando ha l’occasione di confrontarsi con i cugini di Londra e dintorni su un campo da gioco (che sia rugby o calcio, poco importa) sfodera un tifo che è meglio non sbagliare curva.

In Galles, le indicazioni stradali sono scritte prima in Cymraeg, la lingua ufficiale del Paese, e poi in inglese. Se non ci fosse la traduzione, un londinese si perderebbe dopo la prima curva. Qualche esempio. Da quelle parti, se volete andare al lago, troverete prima la scritta “llyn”, quindi l’altra, “lake”. Altro caso, “city” diventa in gallese “caer”, oppure “dinas”. Insomma, due mondi diversissimi, a cominciare dalla lingua. Questo per dire che Galles e Inghilterra sono vicini di casa che se possono non si frequentano tutte le sere. Sia chiaro, non si tratta di odio, ma di un sentimento di rivalsa che ha a che vedere con l’orgoglio (e la difesa) delle proprie tradizioni e della propria cultura.

Swansea è una città di mare che non supera i 200mila abitanti. Fino alla fine della Seconda guerra mondiale, i suoi abitanti vivevano del commercio del rame, presente in abbondanza nella zona, poi le miniere hanno cominciato a chiudere e Swansea si è trasformata in un centro di servizi finanziari e amministrativi. E’ la seconda città del Galles per numero di abitanti dopo la capitale Cardiff. Pare che lungo le sue strade abbia cominciato a tirare i primi calci al pallone
John Charles, un concentrato di muscoli e talento che fece grande la Juventus negli anni Sessanta. Ma a Swansea sono nati anche il poeta Dylan Thomas (avete letto “Death and entrances”?) e, udite udite, l’attrice Catherine Zeta-Jones.

Fino a qualche anno fa, lo Swansea City navigava più o meno stabilmente nella periferia del calcio britannico, lontano anni luce dai campionati di vertice. Poi, passo dopo passo, è arrivata la possibilità di giocarsi ai playoff la promozione in Premier. Storia dell’anno scorso. Swansea terzo in Championship e che si gioca tutto per entrare tra le grandi. Accade il miracolo. La squadra gallese batte prima il Nottingham Forest e quindi, in finale, il Reading.
Scott Sinclair, attaccante 22enne in prestito dal Chelsea, segna una tripletta e fa entrare in Paradiso i Jacks (così vengono chiamati i tifosi dello Swansea). Alla faccia dei connazionali del Cardiff, rivale storica e più blasonata, che rimane in Purgatorio almeno per un’altra stagione.

Squadra di calcio in Premier e città che cambia, si trasforma e sogna in grande. A Swansea non si trova un posto di lavoro nemmeno con il lanternino e i giovani sono costretti a emigrare per sbarcare il lunario. Già, almeno fino a qualche mese fa. Perché ora, promettono dall’amministrazione comunale, sarà un’altra cosa. Il turismo legato alle partite subirà un incremento straordinario. La città che la guida Lonely Planet consigliava di evitare perché non presentava alcuna ragione di interesse, diventerà improvvisamente bellissima ed attraente. Il denaro dei tifosi che seguiranno la loro squadra in trasferta a Swansea servirà a sistemare i guai più grandi. Poi, ci saranno gli investimenti degli uomini di affari, che troveranno il modo di fare profitto legando il proprio business al pallone. Un primo grande stravolgimento pare ci sia già stato. L’associazione delle agenzie che vendono appartamenti in città dice che per un appartamento nel quartiere del nuovo stadio, il Liberty Stadium (aperto dal 2005, può ospitare 20 mila spettatori), bisogna spendere il 140% in più rispetto a dieci anni fa. Provare, per credere.

I bookmakers inglesi danno 5.000 a 1 la vittoria dello Swansea in Premier League. Tanto per dare un numero alla provvidenza. Ma danno credito alle possibilità della squadra gallese di non retrocedere immediatamente (9 a 4). Il presidente del club dice che ci vorrebbe un miracolo, ma pure che tutto è possibile. Anche che un ex campione di casa nostra,
David Trezeguet, 33enne ex bandiera della Juventus e della Nazionale francese, possa accettare di trasferirsi nella periferia dell’impero per dare una mano ai Jacks. Le parti stanno trattando, possibile che si arrivi all’accordo nei prossimi giorni. Nel frattempo, ieri i tifosi gallesi hanno visto perdere per 4 a 0 la loro squadra a Manchester, sponda City, nella prima di campionato. I campioni a disposizione di Mancini hanno fatto un solo boccone dei ragazzi guidati dal tecnico Brendan Rodgers
. Tuttavia, nello sport vale spesso il refrain “squadra più debole, squadra da tifare”, per simpatia, oppure per semplice opportunità. Dunque, forza Swansea.

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Mourinho già in gran forma "La Supercoppa? Conta poco"

Mourinho già in gran forma
"La Supercoppa? Conta un cazzo  di niente,due anni fa all'Inter l'ho persa"

 

Alla vigilia della prima sfida contro il Barça, per il trofeo che apre la stagione, lo 'Special One' dà subito spettacolo: "Quando ero all'Inter la persi e poi facemmo il 'triplete'. Cosa ho imparato dalle ultime sfide coi blaugrana? Che è meglio se non dico la verità"

 

Fabregas al Barça
''Torno a casa'',il Mediaset che fine ha fatto???

Il centrocampista spagnolo torna a vestire la maglia blaugrana 8 anni dopo il trasferimento all'Arsenal. Contratto di cinque anni, clausola di rescissione da 200 milioni,agli inglesi 40 milioni di euro. Il Barca sgancia 82 milioni di euro per diventare UNA MEGA CORAZZATA INAFFONDABILE


 

Fabregas al Barça  ''Torno a casa''

Cesc Fabregas

BARCELLONA - ''Torno a casa''. Così Cesc Fabregas ha salutato i tifosi del Barcellona dopo la firma sul contratto che lo legherà al club catalano per le prossime cinque stagioni. Il 24enne centrocampista spagnolo aveva lasciato il Barcellona nel 2003, all'età di 16 anni, per trasferirsi in Inghilterra all'Arsenal dove ha giocato nelle ultime otto stagioni.

Clausola di rescissione altissima (200 milioni di euro), Fabregas, che indosserà la maglia numero 4, è costato al Barcellona circa 40 milioni di euro.

 

 

Reds e Arsenal, solo pari. Il Qpr ne prende quattro

 

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CALCIO, FRANCIA: SOLO PARI PER PSG E LIONE, TERZETTO IN TESTA

Non decolla il Paris Saint Germain: la formazione allestita da Leonardo conquista il primo punto pareggiando 1-1 a Rennes ma recrimina per il gol del pareggio dei padroni di casa, giunto all'89' per mano di Pitroipa (di Gameiro il momentaneo vantaggio parigino). Non va molto meglio al Lione, anch'esso fermato sull'1-1 in trasferta, sul campo del neopromosso Ajaccio: a salvare l'Olympique è Lisandro Lopez. Solo tre squadre restano in vetta a punteggio pieno dopo due gare: il Caen, il Tolosa e il Saint Etienne.

Risultati (2/a giornata):
Tolosa - Dijon                       2 - 0
Saint-Etienne - Nancy                1 - 0
Lione - Ajaccio                      1 - 1
Sochaux - Caen                       1 - 2
Rennes - Paris SG                    1 - 1
Lorient - Bordeaux                   1 - 1
Valenciennes - Brest                 0 - 0.
Classifica: Tolosa, Caen e Saint Etienne 6; Rennes, Lione e Lorient 4; Montpellier 3; Brest 2; Evian, Marsiglia, Lilla, Sochaux, Bordeaux, Nancy, Paris SG, Valenciennes e Ajaccio 1; Auxerre, Nizza e Dijon
0.

Rottura con Cellino Esonerato Donadoni

Cagliari

Rottura con Cellino
Esonerato Donadoni

 

A quindici giorni dall'esordio con il Milan, il tecnico deve lasciare la panchina sarda. In arrivo Ficcadenti

Cade il Borussia Bayern, colpo in extremis

Bundesliga

Cade il Borussia
Bayern, colpo in extremis

 

Nella seconda giornata del campionato tedesco i campioni sconfitti 1-0 dall'Hoffenheim. La squadra di Heynckes passa 1-0 a Wolfsburg con rete di Luiz Gustavo al 91'. A punteggio pieno il Mainz (partenza super come l'anno scorso) e l'Hannover. Schalke a valanga

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.LA RIVOLTA DEI RIOT BLOCCA IL CAMPIONATO INGLESE

 
 

Londra, rinviata Tottenham-Everton

Inghilterra

Londra, rinviata Tottenham-Everton nel borgo di Haringey,north London

 

Non si giocherà sabato la partita della prima giornata di Premier. Lo stadio degli Spurs si trova nella zona più calda degli incidenti. La decisione presa da Scotland Yard perché l'area è ancora inagibile e chiusa al traffico

Champions, Arsenal-Udinese a rischio Cancellata Inghilterra-Olanda

Bella Italia, battuti  i campioni del mondo

Nazionale

Bella Italia, battuti
i campioni del mondo

 

FOTO: Cassano capitano nella sua Bari - Il tifo

A Bari gli azzurri colgono un risultato di prestigio superando 2-1 in amichevole la Spagna. Ottimo primo tempo: vantaggio di Montolivo, molte occasioni per il raddoppio poi il pari su rigore (dubbio) di Xabi Alonso. Calo nella ripresa, ma la squadra di Prandelli passa nel finale con Aquilani

Liga, inizio a rischio "Sciopero di due giornate"

Spagna

Liga, inizio a rischio come in Italia
"Sciopero di due giornate"

 

L'associazione dei giocatori ha deciso lo stop dei due campionati principali (che dovrebbero partire tra 10 giorni). Il presidente Rubiales. "Nessuna partita finché non verrà firmato il nuovo contratto collettivo". Più morbido Casillas: "Speriamo di raggiungere un accordo"

 

Bayern, partenza falsa ko in casa dopo 16 anni

CALCIO

Bayern, partenza falsa
ko in casa dopo 16 anni

 

I bavaresi sconfitti tra le mura amiche dal Borussia Moenchengladbach nel posticipo della prima di Bundesliga: 1-0 di de Camargo, per un successo che la formazione ospite non coglieva a Monaco dal '95. Anche il Leverkusen sconfitto

Wolfsburg e Stoccarda, buon avvio L'anticipo: Dortmund, esordio super

 

 

Brutto esordio per il Psg: cade in casa con il Lorient

 

Brutto esordio per il Psg: cade in casa con il Lorient

Davanti a Pastore, che è stato presentato ai tifosi prima del fischio di inizio, il club degli arabi perde 1-0. Pari per Marsiglia e Lille. Falsa partenza del Paris SG nella partita d'esordio del campionato francese. Il club dei milionari qatarioti, nella cui campagna acquisti stellare ha trovato posto anche l'ex tecnico dell'Inter Leonardo, approdato nella squadra transalpina come direttore generale, ha però cominciato la stagione con una brutta figura, subendo la sconfitta casalinga 1-0 dal Lorient: nonostante gli 80 milioni di euro spesi in estate - prima del calcio d'inizio è stato mostrato ai tifosi l'ultimo gioiello arrivato, l'argentino ex Palermo Javier Pastore, maglia numero 27, pagato 42 milioni e accolto da un'ovazione del pubblico - è cambiato poco rispetto al passato perchè il Lorient ha centrato il risultato al Parco dei Principi così come era accaduto già quattro volte nelle ultime sette stagioni. Ventotto minuti dopo l'avvio la rete di Quercia ridimensiona subito le ambizioni dei padroni di casa. Unica consolazione per il Paris Sg i pareggi di Marsiglia e Lille, le altre due rivali per il titolo. Nella rosa delle prime quattro ottiene i tre punti il Lione che si impone 3-1 a Nizza e guadagna la vetta simbolica della classifica. La prima giornata della Ligue è stata comunque caratterizzata da molti gol (22 le reti segnate in otto partite). Domani i due match che completano la prima giornata: Digione, neo promossa, ospita il Renne, mentre il Bordeaux gioca in casa con il Saint Etienne.

DISASTRO MANCITY, PERDE LA SUPERCOPPA CON LO UNITED DOPO ESSER STATO IN VANTAGGIO PER 2-0 !!

Il Community Shield che apre la stagione inglese va alla squadra di Ferguson per 3-2. La formazione di Mancini aveva chiuso il primo tempo in vantaggio 2-0. Delude Balotelli, decide Nani al 94'


 

Il City si illude Lo United fa festa

Nani dopo il terzo gol

LONDRA - Una splendida partita, uno splendido derby tra le due squadre di Manchester per aprire ufficialmente la stagione del calcio inglese. La vittoria è andata allo United, che così si aggiudica il quinto Community Shield negli ultimi dieci anni (il 19esimo della sua storia). Il City di Roberto Mancini si inchina 3-2 dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-0 (un po' come era successo all'Inter a Pechino con il Milan), e dopo aver assaporato a lungo la possibilità di iniziare la stagione dando un colpo alle gerarchie calcistiche della città di Manchester. Invece il City, a una settimana dall'avvio della Premier, deve mettere per il momento da parte le proprie ambizioni.

LA PARTITA - Dopo un avvio tutto di marca United il City prende le misure. Ma tra le due formazioni di Manchester è quella di Ferguson ad avere un gioco migliore. La squadra di Mancini si affida ai lanci lunghi per Dzeko e ai cross di prima di Kolarov dalla trequarti che sono tutti preda dei difensori dello United. Di azioni da gol concrete, però, non se ne vedono e i portieri stanno a guardare. La partita di Balotelli comincia intorno al quarto d'ora. L'ex interista si fa vedere per uno dei suoi exploit: al 13' subisce fallo da Vidic e prova a scalciarlo, i due finiscono testa a testa e l'arbitro Phil Dowd li riprende entrambi. Le azioni più pericolose del primo tempo arrivano dopo la mezzora su palle inattive. E proprio su una di queste la squadra di Mancini passa in vantaggio. Prima ci prova senza fortuna

 

lo United con una punizione di Nani al 35' che sfiora il palo alla destra di Hart.
Poi, al 38', il City passa in vantaggio sugli sviluppi di un calcio piazzato battuto dalla destra da Silva che pesca in area Lescott: De Gea accenna l'uscita poi si ferma mentre il difensore centrale del City anticipa Rio Ferdinand di testa e mette dentro. Il gol cambia gli equilibri e il City che fino a quel momento forse non meritava il vantaggio trova il raddoppio con Dzeko al 45'. L'attaccante lascia partire un tiro rasoterra dalla trequarti in posizione centrale che sorprende un incerto De Gea.

LA RIPRESA - La partita cambia volto nel secondo tempo: al 7' accorcia le distanze lo United. Young batte un calcio di punizione dalla sinistra in posizione defilata che Smalling, abile a liberarsi dalle marcature, deve solo spingere in rete. Il gol riaccende la squadra di Ferguson e al 13' arriva il pareggio - spettacolare - con Nani che avvia l'azione e la conclude dopo una serie di passaggi di prima con Rooney e Cleverley che lascia la difesa del City immobile a guardare. La partita di Balotelli, anonima, finisce proprio in occasione del gol subito. Mancini lo sostituisce con Barry. SuperMario non lascia trasparire emozioni e va subito dentro gli spogliatoi. Poi esce e si accomoda tra i suoi compagni in panchina. De Gea si fa perdonare con un paio di interventi prima che al 94' Nani completi la rimonta: calcio d'angolo per il City, la difesa dello United respinge il pallone che termina a centrocampo dove Kompany si fa pressare dal portoghese che gli ruba palla e s'invola verso la porta di Hart, lo salta e segna il gol vittoria.

 

Galliani, pizzettaro smemorato,quello della Wild Card del 1998, per far ammettere il Mediaset nelle coppe europee che collezionava settimi posti, e quello dello scandalo calciopoli tutto "pissi pissi bau bau", per non parlare del Mediaset davanti ai dirimpettai a dicembre 2006 anche con la ridicola penalizzazione, 8 punti dopo 3 gradi di giudizio....

Ieri il geom. Adriano Galliani, mero braccio destro del signor B. per le questioni calcistiche, si è dato per l’ennesima volta al cimento preferito: collezionare figure ridicole. Intervistato per la Gazzetta dello Sport da Alessandra Bocci (che ormai sta a lui come Il Predellino sta al premier), il geom. ha discettato di perdita di competitività del calcio italiano tirando fuori una metafora a effetto: eravamo un ristorante di lusso, adesso siamo una pizzeria. Suggestivo. Ma subito sorge un interrogativo.

Il geom. Galliani è un marziano appena sbarcato sulla Terra – e incidentalmente in Italia –, o è lo stesso Adriano Galliani che da un quarto di secolo è uno dei massimi dirigenti del calcio italiano? È mica lui lo stesso Galliani che è stato presidente della Lega di Serie A e B dal 2002 al 2006? Perché, se così fosse, allora per quel declino di cui parla dovrebbe accusarsi, anziché figurarlo come se fosse un tiro del destino cinico e baro. Allo stesso modo, quando parla del ritardo nell’approvazione della legge sugli stadi come causa di mancato sviluppo, anziché lamentarsi non farebbe meglio a fare una telefonata al suo principale la cui maggioranza tiene bloccato l’iter legislativo da quasi tre anni? Ci illumini, geom. Possibilmente evitando di farlo come fece a Marsiglia. Perché si può fare dignitosamente anche la pizzeria, ma gli ingredienti scaduti non li si perdona a nessuno.

 

L'Italonia che si ritrova con 6 club in Europa ha solo 3 club in Coppa Campioni. L'Udinese indebolitissimo infatti pesca l'Arsenal.Roma e Lazio soft
con Slovan e Rabotnicki
.Sorteggio dei play off della seconda competizione europea: giallorossi contro gli slovacchi, biancocelesti contro i macedoni. Andata (il 18 agosto) in casa per gli uomini di Reja. Ritorno il 25

 PALERMO GIA' OUT DALL'EX UEFA, L'ITALONIA PERDE IMMEDIATAMENTE UN PEZZO. IL CALCIO ITALIOTA SEMPRE PIU' IN CRISI (nella passata stagione Sampdoria,già eliminata ai preliminari di Coppa campioni,Juventus, e di nuovo il Palermo,non riuscirono a superARE il primo turno eliminatorio). Si attende il nome dell'avversario dell'Udinese nei preliminari di Champions. Peggio di così non poteva iniziare l'avventura di Stefano Pioli al Palermo: è già fuori dalle competizioni continentali nel terzo turno preliminare di Europa League. C'era da rimontare il 2-2 casalingo dell'andata. Serviva una vittoria, è arrivato un altro pareggio. Il gol di Gonzalez in apertura della ripresa illude i tifosi palermitani (un centinaio quelli presenti allo stadio del Thun in Svizzera) ma arriva la risposta di Lezcano a calmare gli entusiasmi dei rosanero a corto di preparazione e di determinazione. La prima occasione è della formazione di Challandes: al 7' Schneider calcia di collo pieno da posizione defilata, il suo tiro termina di poco a lato. I rosanero rispondono sfiorando in due circostanze il vantaggio. Da Costa si supera su una punizione di Bovo dai venticinque metri al 20': tre minuti più tardi Ilicic serve splendidamente Gonzalez, ma il piatto sinistro dell'argentino viene bloccato dall'estremo difensore dei biancorossi. Nel finale Andrist calcia alto da buona posizione, mentre un potente tiro di Lezcano finisce alla sinistra della porta difesa da Benussi. La ripresa si apre con un cambio nelle fila rosanero: Antonio Nocerino sostituisce Federico Balzaretti.
 
GOL INUTILE DI GONZALEZ - Al 4', il Palermo passa in vantaggio. Miccoli si libera in area in posizione defilata e tenta il tiro d'esterno destro: la conclusione, ribattuta, diventa un assist per Gonzalez che insacca di sinistro la rete dell'1-0. Galvanizzata dal gol, la formazione di Pioli insiste. Al 13' Nocerino viene liberato da Ilicic, ma viene anticipato a pochi metri dal gol da Da Costa. Sette minuti più tardi, doccia fredda: Andrist va via sulla destra, cross rasoterra deviato da Munoz, Lezcano anticipa tutti e beffa Benussi realizzando il pareggio. Il centrocampista del Thun ci riprova dalla distanza al 30', calciando alto. Dopo aver sostituito Gonzalez con Zahavi, Pioli tenta la carta Bertolo per Migliaccio. I rosanero provano con l'orgoglio e le forze residue a cercare il gol qualificazione: ma una punizione di Miccoli da buona posizione, a 3' dal termine, viene ribattuta dalla barriera. Il sogno europeo si ferma subito a Thun.

 

EX SERIE C PERDE UN GIRONE: DUE PER LA PRIMA DIVISIONE, DUE PER LA SECONDA, BEN 14 CLUB CANCELLATI E RIDUZIONE A 76 SQUADRE.

"Il consiglio federale ha ripescato in prima divisione Lega Pro Avellino, Prato, Pro Vercelli, Sudtirol e Ternana, mentre in seconda divisione è stato ammesso il Rimini che aveva vinto il playoff di serie D. Ancora in stand by la posizione del Catanzaro al vaglio del Coni". Lo ha anticipato il vicepresidente della Lega nazionale dilettanti, Alberto Mambelli all'uscita dalla Figc dove si è da poco conclusa la riunione del consiglio. Restando in sospeso la posizione del Catanzaro i gironi della Lega Pro sono al momento 4 per un totale di 76 squadra, due in prima divisione da 18 e due in seconda da venti.

 

Barça, 4 gol dal Chivas
Guardiola preoccupato

I blaugrana subiscono una pesante sconfitta per 4 a 1 in amichevole contro i messicani di Guadalajara ed evidenziano un grave ritardo di condizione in vista della Supercoppa di Spagna contro il Real Madrid. Il tecnico: "Campanello d'allarme"
 


 

Barça, 4 gol dal Chivas Guardiola preoccupato

MIAMI - Il Chivas rifila quattro gol al Barcellona e manda in crisi Pep Guardiola in vista della doppia sfida col Real Madrid nella Supercoppa di Spagna, primo Clasico della stagione in programma a metà agosto. I campioni d'Europa sono stati sconfitti per 4-1 dal club messicano in un'amichevole giocata nella notte a Miami, incassando così la seconda sconfitta consecutiva nella preparazione alla nuova stagione dopo quella contro il Manchester United nella rivincita dell'ultima finale di Champions. Mai nell'era Guardiola i blaugrana avevano subito un passivo così pesante in amichevole. I catalani erano andati in vantaggio con David Villa dopo soli 2' di gioco, poi il Chivas ha capovolto il risultato nella ripresa grazie alla doppietta di Marcos Fabian (60' e 64') e ai gol di Giovanni Casillas (73') e Ulises Davila (92').

GUARDIOLA: "DOBBIAMO CAMBIARE MENTALITA'" - "Questa sconfitta è un campanello di allarme, siamo in ritardo su tante cose", ha ammesso preoccupato Guardiola dopo il match. Il tecnico ha mandato in campo molte riserve e giocatori della cantera, ma non si aspettava una sconfitta di queste dimensioni. "Dobbiamo cambiare la nostra mentalità il prima possibile", ha tuonato l'allenatore del Barca, che ha anche precisato che il ko subito "non cambierà i programmi della preparazione" e che chi è andato in campo "ha corso e lottato come sempre".

VICINI ALLA SUPERCOPPA - "Siamo in ritardo per molti

 

motivi, ma sono anche convinto che questi giocatori faranno bene in Liga e nelle altre competizioni che giocheranno", ha proseguito Guardiola, senza perdersi d'animo. "E' solo l'inizio della stagione, ci aspetta un lungo cammino", ha avvertito il tecnico, che ha anche ammesso che "la Supercoppa di Spagna e la Supercoppa europea sono vicine e la testa deve aiutarci a migliorare. E' la mentalità dei giocatori che fa la differenza, anche perchè avremmo bisogno di più tempo che invece non abbiamo".

 

Il Paris-Saint-Germain rinasce con gli arabi
Quei finanziatori molto amici di Sarkozy

E' fatto noto che gli emiri del Qatar, salvatore delle casse del Psg, siano molto vicini al presidente francese, grande tifoso della squadra. E del resto Parigi, in questi anni, ha consentito ial fondo sovrano dell’emiro di entrare nel capitale di vari colossi del Paese

Quando gli emiri del Qatar, a fine giugno, presero a sorpresa il controllo del Paris-Saint-Germain, misero avanti il loro (supposto) basso profilo. “Lavoreremo nel corso degli anni per fare del Psg una grande squadra e anche un marchio forte sulla scena internazionale”, dichiarò per l’occasione Nasser al-Khelaifi, presidente di Qatar Sport Investments (Qsi), emanazione “sportiva” del fondo sovrano del piccolo (ma ricchissimo) Stato del Golfo Persico. Ebbene, da allora proprio niente a che vedere con il low profile… Tanti petroldollari, invece. E subito. Gli arabi del Psg stanno spendendo cifre da capogiro per il calciomercato, vedi i 42 milioni di euro appena sborsati per Javier Pastore, giocatore del Palermo, che non raccoglie proprio commenti entusiastici da parte di tutti (“Vista dall’Italia, quella somma è considerata una vera follia”, ha scritto il quotidiano sportivo francese L’Equipe). Ma cosa è successo?

Si tratta solo dell’ultima puntata di una lunga storia di amicizia e di scambi di favori, quella tra
Nicolas Sarkozy e l’emiro Hamad Bin Khalifa Al Thani, al potere da 15 anni (spodestò il padre in vacanza in Svizzera). Che parla perfettamente francese. E che in pochi minuti riesce ad avere al telefono l’amico Nicolas. Cominciamo dal recente episodio della saga: il Psg, appunto. Fino a due mesi fa la squadra, nelle mani di Colony Capital, si trovava in serie difficoltà finanziarie. Per Sébastien Bazin, alla guida del fondo (e fedelissimo del Presidente), l’arrivo degli emiri è stato un bel colpo di fortuna: hanno sborsato 50 milioni di euro per il 70% del Psg, rilevando i debiti del club. E da allora, alla faccia del basso profilo, hanno rimesso abbondantemente mano al portafogli, per assicurarsi Leonardo e non solo. Soltanto per il calcio mercato siamo già a oltre 80 milioni, compreso l’acquisto di Pastore. Dubbio il ritorno, almeno a breve (ma anche sul medio termine) di questi investimenti. Che sembrano soprattutto un “regalino” di Al Thani a Sarkozy, da sempre tifoso sfegatato del Psg, preoccupato per le sue sorti.

Sì, come scrive il quotidiano Libération, Nicolas è “il 12° uomo della squadra quatariota”. “Il Presidente si è interessato da vicino a questo dossier”, ha ammesso il portavoce dell’Eliseo,
Franck Louvier, negando comunque per il suo capo il ruolo d’intermediario. Ma facciamo un balzo indietro. Dopo l’elezione di Sarkozy, nel maggio 2007, l’emiro del Qatar fu il primo Capo di Stato arabo a essere ricevuto all’Eliseo. Prima dell’egiziano Mubarak, prima di Abdallah dell’Arabia Saudita. Che, fra l’altro, se la presero, eccome. Per l’occasione al Thani già tirò fuori il libretto degli assegni, comprando subito per 16 miliardi di dollari 80 aerei di Airbus, società franco-tedesca, allora in panne. Nel luglio successivo Parigi risolse brillantemente il problema delle infermiere bulgare in Libia, grazie al pagamento dell’indennizzo di 320 milioni di euro al regime di Gheddafi da parte (ça va sans dire) del Qatar (oggi finanziatore irrinunciabile dell’operazione militare nel Paese nordafricano).

Parigi, da parte sua, ha consentito in questi anni al fondo sovrano dell’emiro (Qia) di entrare nel capitale di vari colossi economici del Paese, meglio se si trattava di aiutare qualche amico del Presidente (vedi Arnaud Lagardère, dell’omonimo gruppo). Nel frattempo il Qatar ha proceduto pure a ingenti investimenti immobiliari a Parigi (in parte legati agli alberghi di lusso: il Qia possiede il Royal Monceau, dall’anno scorso nuovo santuario dei miliardari di mezzo mondo, di passaggio per la città). Come per miracolo nel 2009 il Parlamento francese ha ratificato una convenzione che esonera da qualsiasi imposta le plusvalenze ottenute nelle operazioni immobiliari del Qatar in Francia. Da sottolineare: a Doha, la capitale dello Stato del Golfo persico (solo 1,7 milioni di abitanti, ma terzo produttore di gas del mondo), non si sono visti solo Sarkozy e i suoi compari, ma anche rappresentanti della sinistra francese, invitati in pompa magna dall’emiro, in un Paese dalla democrazia più che traballante (secondo molti, inesistente). Perché non si sa mai quello che succederà dopo le presidenziali del 2012. Forse dopo Nicolas arriverà un nuovo amico.

 

 

Il pallone e la mezzaluna, gli sceicchi arabi
fanno shopping tra le squadre europee

Un po' investimento, un po' giocattolo, il calcio è il nuovo business dei signori del petrolio. Che con investimenti milionari trasformano in oro anche i team in difficoltà. Sono già loro Manchester City, Paris Saint Germain, Malaga. Ora vorrebbero il Milan di Berlusconi

Obiettivo numero uno: investire denaro in società di calcio che possano essere interessanti sotto il profilo delle prospettive di crescita. Pubblicità, diritti televisivi, compravendita giocatori, sfruttamento degli impianti e qualsiasi altra cosa che possa generare un utile. Il business va costruito a regola d’arte e ogni cosa va sistemata a dovere perché il denaro che esce prima o poi possa tornare con gli interessi. Obiettivo numero due: divertirsi. Non importa come e dove, se allo stadio, nel settore della tribuna in cui servono esclusivamente champagne, oppure davanti a una tv da 200 pollici nel salotto di casa, o ancora, perché no, in una vasca da bagno di dimensioni imbarazzanti sorseggiando un drink. L’importante è che lo spettacolo sia interessante e che la propria squadra, il nuovo giocattolo, non ci metta troppo a sollevare i trofei più ambiti. Gli sceicchi hanno deciso di fare la spesa in Europa. Prima compravano auto, case, capi di abbigliamento e gioielli. Da qualche tempo, acquistano squadre di calcio.

Ha cominciato il principe
Mansur bin Zayd Al Nahyan nel 2008, facendo sua la quota di maggioranza del Manchester City. Bin Zayd è il leader maximo dell’International Petroleum Investment Company, un fondo d’investimento che controlla aziende in tutto il mondo. E’ il fratellasto del presidente degli Emirati Arabi, Khalifa bin Zayd Al Nahyan e si dice che sia un grande appassionato di cavalli. Inutile dirlo, è uno degli uomini più ricchi al mondo. Dove passa lui, crescono i dollari.

Da quando è diventato il patron del City, la squadra ha cambiato pelle. Prima era la cugina scomoda dello United che vinceva di tutto e di più in Inghilterra e in Europa. Poi è diventata una corazzata che fa paura alle big del calcio continentale. Secondo Forbes, il presidentissimo avrebbe versato nelle casse del club fino a oggi qualcosa come 480 miloni di dollari. Che sono stati utili per convincere qualche stella di prima piano a vestire la maglia del City (
Robinho, Tevez, Adebayor, Dzeko, Balotelli, David Silva, Kolarov, soltanto per citare i più popolari), ma anche a riorganizzare il sistema commerciale della società, che pure con qualche comprensibilissima fatica, sta cominciando a vedere la luce. Tecnico del City galattico, Roberto Mancini, che ha deciso di sposare il progetto dello sceicco dopo aver (ri)portato lo scudetto a Milano, sponda Inter. Mancini ha avuto il suo regalo anche quest’anno. Si chiama Aguero, è argentino e arriva dall’Atletico Madrid. Per lui, Mansur bin Zayd ha pagato la “miseria” di 45 milioni di euro.

Da uno sceicco all’altro. Dopo Mansur bin Zayd è stata la volta di
Abdullah ben Nasser Al Thani, emiro di Doha e nel board della banca internazionale che porta il nome della sua città. Nel giugno 2010, ben Nasser Al Thani ha deciso di acquistare il Malaga, misconosciuta società spagnola dal passato avaro di soddisfazioni e di titoli, ma dal futuro carico di aspettative e di interesse. Già, perché da quando c’è lo sceicco, anche la squadra andalusa ha preso il volo. Nell’ultimo campionato, si è classificata all’undicesimo posto, un risultato di tutto rispetto se si considera che l’anno precedente la stagione si era chiusa a un passo dalla retrocessione. Anche qui, grandi acquisti per tanta voglia di vincere. Per carità, altri numeri rispetto al Manchester City, tuttavia sufficienti a creare un’aspettativa importante. Finora, nel calciomercato 2011 lo sceicco di Malaga ha firmato assegni per 58 milioni di euro. Tra gli acquisti più dispendiosi, il 27enne centrocampista Santi Cazorla, giocatore dell’anno nel 2007 quando militava nel Villareal, e il mediano Jeremy Toulalan, prelevato dal Lione per 11 milioni di euro. A parametro zero, ha scelto di arrivare anche Ruud Van Nistelroy, uno dei migliori attaccanti degli ultimi anni. Ha 35 primavere, Van Nistelroy, ma garantisce qualità ed esperienza. E poi, questo è soltanto l’inizio.

Terzo posto, ma soltanto in ordine di tempo, per
Tamim bin Hamad Al Thani, numero uno del Qatar Investments Authority e patron, tra le altre cose, di Al Jazeera. Per il ricchissimo sceicco che ha deciso di fare affari con il calcio si sono aperte le porte del Paris Saint Germain, gloriosa società francese che era nelle mani di un fondo americano dal 2006 e che ora appartiene a Tamin bin Hamad per il 70 per cento. Lo sceicco non ha perso tempo. Vuole il Psg ai vertici del calcio internazionale e per raggiungere l’obiettivo non ha badato a spese. Ha chiamato alla sua corte il brasiliano Leonardo, ex beniamino dei tifosi del Milan ed ex tante cose dell’ultima Inter di Moratti, che a Parigi ha ripreso a fare il dirigente a tempo pieno. A lui le chiavi della cassaforte del club. Che fino a qualche settimana fa conteneva una cifra molto vicina ai 150 milioni di euro perché, come si diceva, lo sceicco non è andato troppo per il sottile e ha aperto il portafogli senza grandi problemi. E che ora, dopo sei acquisti con i baffi, non supera i 60 milioni.

Leonardo ha portato a Parigi
Kevin Gameiro, vicecapocannoniere lo scorso anno in Ligue 1 con 22 reti. Quindi, il centrocampista del Saint-Etienne Matuidi. E poi, ha fatto un giro nel supermercato italiano. Nel carrello, sono finiti il portiere Sirigu e il regista Pastore del Palermo, la punta Menez della Roma e il centrocampista Sissoko della Juventus. Già così, il Psg si candida ad un ruolo di protagonista nel campionato francese e nell’Europa League. Ma si sa, gli sceicchi non sono abituati ad accontentarsi. E allora, facile prevedere che nella prossima stagione il Psg possa dire la sua anche in Champions League. Sempre che ci arrivi, si intende.

Quindi, Inghilterra, Spagna e Francia. Mancano ancora all’appello Germania e Italia e poi il quadro è completo. Il calcio che conta in Europa comincia a colorarsi di nero petrolio. Alla faccia della crisi e del fair play finanziario tanto sbandierato da
Platini. Il petrodollaro non ha rivali. E’ musica per le orecchie dei presidenti che vogliono vendere giocatori a prezzi altissimi. Poco meno che un rumore assordante, invece, per chi cerca di dargli battaglia per acquistare qualche stella. Per il nostro Paese, a dire il vero, si è parlato nei giorni scorsi di un riaccendersi dell’interesse della famiglia reale degli Emirati Arabi per il Milan, alle prese, come tutto il gruppo Fininvest, con lo spinoso affare del Lodo Mondadori. Ma Galliani ha negato tutto e il club rossonero è ripartito di slancio. Barbara Berlusconi ha rassicurato i tifosi: “Papà non vende”.

 

 

Brasile 2014, l'Italia pesca
Danimarca e Repubblica Ceca

Nel girone B, insieme agli azzurri di Prandelli, anche Bulgaria, Armenia e Malta. Ronaldo estrae Spagna e Francia nello stesso gruppo. Germania con la Svezia, per l'Inghilterra di Capello sorteggio più soft: "Con il nome che portiamo l'obiettivo è arrivare primi"


 

RIO DE JANEIRO - L'Italia affronterà la Danimarca, la Repubblica Ceca e la Bulgaria nel girone di qualificazione ai Mondiali Brasile 2014: lo ha stabilito il sorteggio della Fifa che si è svolto a Rio de Janeiro. Nel gruppo B, con gli azzurri di Cesare Prandelli, anche Armenia e Malta. E' un girone abbordabile, ma gli avversari sono senz'altro insidiosi. Si qualifica direttamente la prima dei nove gironi europei, mentre le migliori otto seconde dovranno disputare i play off per quattro ulteriori qualificate: l'Europa porterà in Brasile 13 nazionali. I nomi delle squadre sono stati estratti da Ganso e Ronaldo. Tra gli altri gruppi spicca l'ultimo (l'unico a cinque squadre) con i campioni del mondo della Spagna e la Francia. Sorteggio più soft per l'Inghilterra di Capello, mentre per la Germania c'è la Svezia. Equilibrato e difficile anche il primo gruppo, con insieme tre squadre della ex Jugoslavia (Croazia, Serbia e Macedonia) oltre a Belgio, Scozia e Galles.

PRANDELLI SODDISFATTO - "Siamo l'Italia, e il nostro obiettivo nelle qualificazioni è vincere il girone". Cesare Prandelli rimane cauto, ma non può nascondere la soddisfazione di aver evitato la Francia. Il ct ha commentato così: "L'avversaria più temibile? Quando se ne dice una, si rischia sempre di capitare poi nella sorpresa. Ora sono concentrato sul girone di qualificazione agli Europei, il nostro compito come nazionale è crescere per farci trovare pronti a quell'appuntamento, ci sono diversi

 

mesi per farlo di qui al via delle qualificazioni ai Mondiali. Ma è chiaro che, per il nome che portiamo, dobbiamo puntare a vincere quel girone".

ABETE: "SORTEGGIO IN LINEA CON LE ASPETTATIVE" - "E' stato un sorteggio anticipato di un anno rispetto al solito visto che siamo ancora nella fase di qualificazione agli Europei, ma l'esito mi sembra in linea con quelle che erano le nostre aspettative". Così il presidente federale Giancarlo Abete, che ha guidato la delegazione italiana in Brasile, ha commentato il sorteggio. "Lo ritengo - ha aggiunto il numero uno della Figc - un sorteggio buono, seppur con la dovuta prudenza, considerato che non abbiamo pescato le due squadre che si ritenevano più pericolose nell'ambito della seconda urna, Russia e Francia".

REPUBBLICA CECA - Fallita la qualificazione agli ultimi Mondiali e compromessa quella a Euro2012 (secondo posto nel girone I, a sei punti dalla Spagna capolista), la Repubblica Ceca sta soffrendo il cambio generazionale. Lontani i tempi della squadra che con Nedved e Poborsky sfiorò il titolo europeo nel '96, la nazionale ceca stenta a trovare nuove stelle e pochi giocatori riescono ad affermarsi fuori dai confini. Tra i pochi esempi Cech, da anni portiere del Chelsea e tra i migliori nel suo ruolo, il difensore del Bayer Leverkusen Kadlec, il centrocampista dello Shakthar Hubschmann e il promettente Necid, 21enne attaccante in forza al Cska Mosca. L'ultimo confronto diretto risale alla fase a gironi dei Mondiali tedeschi, 2-0 per gli azzurri con gol di Materazzi e Inzaghi.

DANIMARCA - Un Europeo e una Confederations Cup in bacheca, la Danimarca è attualmente in testa con Portogallo e Norvegia (10 punti in 5 partite) nel girone H di qualificazione a Euro2012. Non è più la squadra dei fratelli Laudrup ma da anni gravita nelle alte sfere del calcio mondiale anche se in Sudafrica il rendimento è stato al di sotto delle aspettative, con l'eliminazione nella fase a gironi dietro Olanda e Giappone. Molti gli elementi di qualità, come i difensori Agger e Kjaer (ex Palermo), il centrocampista Poulsen, il talentuoso Eriksen dell'Ajax mentre in avanti c'è Nicklas Bendtner, in procinto di lasciare l'Arsenal per lo Sporting Lisbona. La Danimarca ritroverà gli azzurri dopo oltre 8 anni: l'ultimo confronto risale alla fase a gironi degli Europei portoghesi, quello famoso per lo sputo di Totti a Poulsen che costò al capitano della Roma tre giornate di squalifica.

BULGARIA - La cavalcata a Usa '94 interrotta dall'Italia di Sacchi, poi il buio. La Bulgaria si è lasciata da tempo alle spalle i tempi d'oro e ritrova gli azzurri lungo la strada per il Mondiale come già capitato per il Sudafrica (0-0 a Sofia, 2-0 a Torino firmato da Grosso e Iaquinta). Torneo al quale Berbatov e compagni non hanno partecipato, con Euro2004 ultimo grande appuntamento che ha visto la nazionale bulgara presente alla fase finale. E il cammino verso Euro2012 è già finito visto il distacco da Inghilterra e Montenegro nel gruppo G. L'ennesima rifondazione è affidata a Lothar Matthaeus, che spera di convincere Berbatov a rivedere i suoi piani e tornare in nazionale.

ARMENIA - Mai qualificata per la fase finale di un grande torneo, l'Armenia è assieme a Malta la cenerentola del girone azzurro di qualificazione ai Mondiali del 2014. Affidata nel 2009 la panchina a Vardan Minasyan, l'Armenia sta facendo benino lungo la strada verso Euro2012, quarta forza del gruppo B dietro Irlanda, Russia e Slovacchia, con 8 punti (3 dei quali grazie alla vittoria sulla Slovacchia) in 6 gare. Henrikh Mkhitaryan, 22enne centrocampista dello Shakthar Donetsk, è forse il giocatore di maggior talento. Per l'Italia sarà il primo confronto assoluto con la nazionale armena.

MALTA - Malta non ha una grande storia alle spalle e dal 1992 a oggi ha sempre chiuso all'ultimo posto il girone di qualificazione per Mondiali o Europei, destino che quasi certamente si ripeterà sulla strada verso Euro2012: la nazionale allenata da John Buttigieg è in fondo al gruppo F con sei sconfitte in altrettante uscite. L'ultimo precedente con l'Italia risale al '93, anche allora qualificazioni Mondiali: gli azzurri di Sacchi dilagarono a Palermo 6-1 con reti di Vierchowod, Dino Baggio, Maldini, Signori e doppietta di Mancini.

I GIRONI EUROPEI - Questi tutti i gironi di qualificazione (dal 7 settembre 2012 al 15 ottobre 2013) ai Mondiali del 2014 per il continente europeo:

GIRONE A: Croazia, Serbia, Belgio, Scozia, Macedonia, Galles.
GIRONE B: ITALIA, Danimarca, Repubblica Ceca, Bulgaria, Armenia, Malta.
GIRONE C: Germania, Svezia, Irlanda, Austria, Isole Far Oer, Kazakhstan.
GIRONE D: Olanda, Turchia, Ungheria, Romania, Estonia, Andorra.
GIRONE E: Norvegia, Slovenia, Svizzera, Albania, Cipro, Islanda.
GIRONE F: Portogallo, Russia, Israele, Irlanda del Nord, Azerbaijan, Lussemburgo.
GIRONE G: Grecia, Slovacchia, Bosnia, Lituania, Lettonia, Liechtenstein.
GIRONE H: Inghilterra, Montenegro, Ucraina, Polonia, Moldova, San Marino.
GIRONE I: Spagna, Francia, Bielorussia, Georgia, Finlandia.

Si qualificheranno per i Mondiali le prime di ciascun raggruppamento mentre le otto migliori seconde (in base alla 'classifica avulsa' calcolata tra le prime cinque di ogni girone) giocheranno gli spareggi di andata e ritorno (15 e 19 novembre 2013) per i rimanenti quattro posti messi a disposizione per il Vecchio Continente.

 

 

 

 

Tevez-Inter, si tratta gli agenti a Milano Rossi non è in vendita

Tevez-Inter, si tratta
gli agenti a Milano
Rossi non è in vendita
. Fuga dall'Italonia: Criscito allo Zenit, Sirigu,Menez,Sissoko e Pastore-per 43 milioni di euro- al neo arabo PSG, Sanchez al Barca. Chi deve venire, Aguero, preferisce il City di Manchester. Il Villareal toglie Rossi dal mercato,mentre per far affluire bisogna solo vendere, come nel caso Tevez-Eto'.

DIRETTA. I procuratori dell'attaccante argentino dovrebbero incontrare Branca. Il Villareal toglie il gioiellino italiano dal mercato. Il Tottenham riprova per Vucinic. Frey è del Genoa. Profonda amarezza mista a rassegnazione. E’ questo lo stato d’animo più diffuso tra i tifosi rosanero dopo il trasferimento - si aspetta solo l’annuncio - di Javier Pastore al Paris Saint-Germain. La delusione è palpabile e si evince dai commenti che impazzano tra il popolo palermitano. In città, infatti, l’argomento che in queste ore infervora gli animi dei tifosi è l’addio del fantasista ma quello che li amareggia di più è soprattutto la consapevolezza che la ghiotta cifra che incasserà Zamparini non sarà sicuramente reinvestita per acquistare un giocatore di grido con cui rimpiazzare il campione argentino. Il patron è riuscito a spuntarla sul prezzo e guadagnerà dall'operazione 35 dei 45 milioni previsti per l’acquisto di Pastore perché il resto andrà all’agente di Pastore, proprietario di parte del cartellino. L’unica magra consolazione è che il “Flaco”, andando all’estero, non sarà avversario del Palermo e quindi non si riproporrà il caso Cavani.

NIENTE GRANDI COLPI - Non ci saranno quindi grandi colpi e, considerata la prima uscita non certo trionfale dei rosanero, è probabile che non si registrerà - almeno all’inizio - una campagna abbonamenti esaltante. Se si tiene conto infatti dell’abitudine del presidente Zamparini di non puntare su giocatori blasonati ma piuttosto su promesse da coltivare, il mercato del Palermo, a meno di qualche clamorosa sorpresa, può considerarsi quasi concluso. La squadra è praticamente completa in tutti i reparti. Adesso si tratta solo di definire l’acquisto -”obbligato” dopo la partenza di Sirigu - del portiere Sorrentino e quello del difensore Silvestre, giocatori dati ormai in arrivo.

Miccoli in extremis
Palermo-Thun 2-2,siciliani già quasi fuori..


 

Miccoli in extremis Palermo-Thun 2-2

Munoz salta di testa sullo svizzero Lustrinelli

PALERMO  -  La stagione calcistica 2011/12 non inizia nel migliore dei modi per i colori azzurri. Il Palermo infatti, impegnato nel terzo turno di qualificazione di Europa League, non va oltre un 2-2 casalingo, acciuffato nel finale, contro gli svizzeri del Thun. Gli ospiti hanno dimostrato una netta supremazia fisica, decisamente più avanti nella preparazione degli uomini di Pioli, piuttosto lenti e imballati. Il merito dei siciliani è stato quello di limitare i danni: per due volte in svantaggio, i rosanero hanno rimediato con i colpi dei singoli: prima Ilicic e, all'ultimo minuto, grazie ad una magistrale punizione di Miccoli.

LUTHI COLPISCE SUBITO  -  Stefano Pioli, orfano di Sirigu e Pastore, entrambi in viaggio per Parigi alla corte del PSG, schiera il Palermo con un 3-4-2-1 con Pinilla unica punta e Ilicic e Zahavi a supporto. In difesa Munoz viene preferito al neo acquisto Cetto. Cassani e Balzaretti giocano esterni di centrocampo. L'inizio di gara si fa subito in salita per i padroni di casa che subiscono il pressing alto degli svizzeri ma, quel che è peggio, dopo solo 7' subiscono lo 0-1: azione sulla fascia destra di Schneuwly (davvero bravo), cross rasoterra in area dove arriva la deviazione vincente di Luthi.

RISPONDE ILICIC -
Il Palermo soffre, ma ha una reazione d'orgoglio e agguanta l'1-1 al 13'. Ci pensa Ilicic con un tiro dalla distanza: indecisione del portiere Da Costa e palla in rete. Il 'Barberà prende coraggio e incita i proprio beniamini.

 

Ma, dopo che Nocerino fallisce il 2-1 concludendo sul fondo da ottima posizione, la benzina siciliana finisce subito e il pallino del gioco torna tra i piedi degli svizzeri. Al 23' Benussi respinge una tiro da lontano di Luthi mentre Schneuwly e Lezcano fanno il bello e il cattivo tempo dalle parti dell'area rosanero. Zahavi, dopo un inizio promettente, scompare dal campo; Ilicic no e ci prova al 34' quando, in area ospite, devia un assist dal fondo di Nocerino: pallone alto sopra la traversa.

IL THUN CI CREDE - Al 38' Pioli perde Pinilla per infortunio e lo rimpiazza con Miccoli. La ripresa vede un Thun ancora più convinto di poter vincere e, quasi inevitabile, arriva l'1-2 all'11': Lezcano porta a spasso la difesa siciliana, appoggia per Schneider che colpisce dalla distanza, battendo con un rasoterra sulla sinistra il portiere Benussi. Stavolta non si assiste ad una vera e propria reazione da parte del Palermo che soffre visibilmente la freschezza atletica degli avversari. Il Thun, in difesa, ha un baluardo insuperabile in Schindelholz: tutte le palle sono sue. Come al 25' quando salva su Zahavi, ottimamente servito in area da Miccoli. Ma l'israeliano è lento nel dribbling e viene chiuso regolarmente.

LA SPERANZA SI CHIAMA MICCOLI  -  Quando, al 41' della ripresa, il portiere Da Costa salva su Ilicic, la gara sembra ormai persa per i rosanero. Iniziano quindi i tre minuti di recupero e a 60 secondi dal termine ecco una punizione dal limite, in piena 'zona Miccoli'. Il bomber leccese si assume le proprie responsabilità e sfodera un tiro a giro sul primo palo che non dà scampo all'estremo difensore del Thun. E' un 2-2 che lascia aperto il discorso qualificazione. Ma, il 4 agosto, in Svizzera, nel match di ritorno, servirà un Palermo più tonico di quello visto questa sera. In caso contrario l'Europa sarebbe già finita per gli uomini di Pioli.

Sirigu-PSG: ufficiale
Aguero è del Man City per 42 milioni di euro, 40 milioni di euro per Sanchez al Barca - che ha mezzo miliardo di debiti - , il PSG prende Menez e Sissoko

 


 

Sirigu-PSG: ufficiale Aguero è del Man City

Sirigu e Sissoko con Leonardo alla presentazione

ROMA - Salvatore Sirigu è il nuovo portiere del Paris Saint Germain. Il Palermo ha comunicato di aver ceduto a titolo definitivo l'estremo difensore alla società parigina. Secondo quanto rende noto il club rosanero, il giocatore ha firmato un contratto di quattro anni. Queste le sue prime parole: "Sono orgoglioso di essermi unito al Paris Saint Germain". Insieme a Sirigu la squadra francese ha prensentato anche Momo Sissoko, prelevato dalla Juventus per 7 mln di euro più 1 di bonus.

LEO NON SI FERMA: C'E' ANCHE PASTORE - L'ex allenatore di Milan e Inter non si ferma più. L'ultima notizia sarebbe un'offerta da 45 milioni di euro per Javier Pastore, con la concorrenza del Chelsea battuta. Arrivano conferme su un'imminente partenza del Flaco anche dal presidente del Palermo, Maurizio zamparini: "Su Pastore siamo ai giorni decisivi. Non dirò neanche sotto tortura dove andrà. L'unica cosa certa è che andrà all'estero. Le offerte si aggirano tutte tra i 40 e i 50 milioni".

CITY-AGUERO: E' UFFICIALE - Nel pomeriggio è arrivata l'ufficializzazione del passaggio di Sergio Aguero al Manchester City. Sbarcato in Inghilterra ieri per le visite di routine, oggi il 'Kun'ha messo la firma sul contratto che lo legherà al club di Roberto Mancini per i prossimi cinque anni. Aguero guadagnerà circa un milione di euro al mese, mentre all'Atletico andranno 42 mln di euro. Il City è dunque riuscito a vincere la concorrenza

 

di Real Madrid e Chelsea.

MEGA-OFFERTA DELL'ANZHI PER ETO'O - Secondo quanto riporta Sky Sport, i dirigenti dell'Inter sarebbero a colloquio con l'Anzhi Makhachkala. Il ricco club russo, che tempo fa aveva già provato a portare Gattuso fuori dall'Italia con un'offerta da capogiro, sta cercando di convincere la società nerazzurra a cedere l'attaccante camerunense. Cifra da capogiro offerta: 50 milioni...

 

 

 

La serie A parte con Siena-Fiorentina

Il calendario completo / Scarica il calendario
VIDEO - De Laurentiis: "Siete delle m..."

Roma a DiBenedetto, ma è altro rinvio, gli americani non danno garanzie di ricapitalizzazione. Venduti Menez,Vucinic,Doni,

P.Sergio

Definito il programma della prima giornata del massimo campionato. Il primo anticipo, alle 18 di sabato 27 agosto, è il derby toscano. In serata Cagliari-Milan alle 20:45. Il giorno dopo Napoli-Genoa alle 18 e le altre sette gare alle 20:45

Coppa Italia: il tabellone

 

La banca vuole Ronaldo
e Kakà in garanzia

Un gruppo di casse di risparmio spagnole sta cercando di ottenere un prestito dalla Banca Centrale Europea mettendo a garanzia i due assi del Real Madrid che, in caso di mancato risarcimento, in futuro rischiano addirittura di essere "pignorati"
 


 

La banca vuole Ronaldo e Kakà in garanzia

Ricardo Kakà

ROMA - Una banca spagnola potrebbe utilizzare Cristiano Ronaldo e Kakà come pegno presso la Banca centrale europea, per ottenere in prestito denaro fresco. Questi soldi serviranno a finanziare il fondo di investimento Madrid Activos Corporativos V. La Bce potrebbe quindi esercitare il suo credito pignorando le due stelle delle merengues. Il quotidiano tedesco "Süddeutsche Zeitung" scrive a riguardo: «Bisognerebbe prima che la banca spagnola fosse insolvente e successivamente che il Real Madrid non ripagasse il suo debito, assicurato ad oggi dagli introiti generati dalla pubblicità e dai diritti tv». Certamente - aggiunge il quotidiano - il Real Madrid è indebitato per diverse centinaia di milioni di euro, ma in Spagna le squadre di calcio in difficoltà vengono salvate anche col denaro pubblico.

PRESTITI MILIONARI - Grazie a quest'operazione l'istituto iberico è intenzionato a emettere obbligazioni pari a circa 773 milioni di euro per sostenere alcune aziende nazionali, ma anche il Real Madrid, che detiene i cartellini dei due campioni, e le società di costruzioni del suo presidente Florentino Perez. Cristiano Ronaldo e Kakà erano stati acquistati nell'estate 2009 per un totale di 158 milioni di euro, grazie ad un prestito della stessa banca spagnola che vuole usare i due campioni come garanzia presso la Bce. Il doppio colpo di mercato scosse il calcio europeo scandalizzando perfino il presidente Uefa Michel Platini per l'eccesso

 

di spese, mentre furono le casse di Manchester United e Milan a gioire per l'incasso rispettivamente di 93 e 65 milioni di euro. Florentino Perez, presidente del Real Madrid, assicurò che i soldi non erano un problema grazie agli ingenti introiti che i blancos fatturavano ogni anno. Questo si è rivelato non del tutto esatto, in quanto ben 76,5 milioni, e cioè poco meno della metà del capitale totale investito nei due calciatori, era stato fornito dalla banca. In pegno per il prestito, l'istituto di credito aveva trattenuto parte degli introiti provenienti dai diritti tv del club madridista.   

ALTRI DETTAGLI -
Per garantire la trasparenza dell'operazione, Bankia ha informato l'autorità di vigilanza spagnola dei dettagli.  Le informazioni fornite indicano altre curiosità: il tasso di interesse pagato dal Real è pari all'Euribor sei mesi più uno spread compreso tra l'1.5 e il 2.5. Le rate di interesse sono semestrali, mentre il capitale viene restituito in tre tranche, il 3 luglio del 2012, 2013 e 2014.

 

 

 

Dopo la retrocessione arrivata con la sconfitta -drammatica- contro il Belgrano, il River Plate potrebbe evitare la seconda divisione grazie alla nuova riforma dei campionati decisa dalla Federazione argentina. La riforma era già programmata: abolizione dei tornei di Apertura e Clausura,e maxi campionato da 40 squadre. Una fusione vera e propria tra i due campionati approvata dal comitato esecutivo con 22 voti a favore e 3 astenuti. Una soluzione che dovrà essere approvata definitivamente il prossimo 18 ottobre dall'Assemblea Ordinaria per entrare in vigore nell'agosto del 2012.Un torneo "mastodontico" che permettere al glorioso River di non restare troppo tempo lontano dal grande palcoscenico. Il campionato sarà diviso in cinque zone del Paese e le migliori quattro si affronteranno per giocarsi il titolo e l'accesso alla Coppa Libertadores.

 

 

6 MILIARDI DI EURO DAL 2000 E NON BASTANO, NE VOGLIONO UN ALTRO !!!

L'obiettivo è molto chiaro: arrivare ad un miliardo di euro. I padri-padroni del pallone guardano con interesse ma anche forte apprensione al nuovo contratto (dal 2012 al 2015) dei diritti tv. Presentate già alla autorità garanti, del mercato e delle telecomunicazioni, le linee guida. In estate (verso fine agosto) sarà pronto anche il bando d'asta (non ci dovrebbero essere grosse novità ma si darà più spazio alla partita del lunedì sera). Intanto la Lega di A e B hanno preparato le carte, attraverso la Lega Service, per puntare ad una tv "fai da te". La tv della Lega (di cui si parla ormai da anni): prima un canale digitale terrestre, poi, eventualmente, anche satellitare. I maggiori sostenitori sono De Laurentiis e Zamparini. Un avviso chiaro a Mediaset e Sky: "non provate a tagliare i diritti tv (come ha goffamente minacciato l'ex ad di Sky, Tom Mockridge, ndr) perché produrremo da soli le immagini". Altre emittenti straniere per ora non si affacciano in Italia. La Confindustria del pallone insomma punta ad essere editore di se stessa, soprattutto ora che è rimasta scottata dalla chiusura di Dahlia. La Lega di A ci ha rimesso 21 milioni di euro, quella di B del battagliero presidente Andrea Abodi più di cinque: ora entrambe hanno detto di no al concordato (circa il 16%) proposto dall'emittente del digitale terrestre. E fanno sentire la loro voce. Il discorso è molto semplice: Sky e Mediaset Premium fanno ottimi ascolti grazie al calcio (e si fanno la guerra degli sconti fra loro), al quale non possono certo rinunciare. I presidenti poi non possono fare a meno dei soldi delle tv e l'advisor Infront, che fu trovato dall'ex n.1 della Lega Antono Matarrese, ha garantito sinora incassi di lusso, intorno, appunto, al miliardo. Quel miliardo che serve per tenere in piedi il Circo del pallone ed evitare che fallisca. Ecco, l'avviso a Sky e Mediaset: attenti, i presidenti hanno la loro tv e possono produrre e vendere le partite da soli. C'è un problema, comunque: come mettere d'accordo i presidenti di serie A? Stanno litigando da un anno su come spartirsi i soldi (197 milioni) del bacino d'utenza. Ci sono state anche scazzottate. Figuriamoci se la cifra aumenta...

 

 

ZAMBROTTA DEL MERDAM:" SOLO IL BARCA POTREBBE ESSERCI SUPERIORI, IL MERDAN E' PRONTO PER DISTRUGGERE TUTTI..."

 

Calcio italiano in bolletta? A leggere i numeri sembrerebbe il contrario. Perché a metà del cammino che separa la fine della scorsa stagione con il gong del mercato, il nostro campionato guida per distacco la classifica degli spendaccioni d'Europa. I dati parlano chiaro: le squadre della serie A hanno già mosso acquisti sul mercato per una cifra complessiva che supera i 300 milioni di euro. Ma su cui pesa il fardello dei debiti.

L'ESTATE DEI PAGHERO' -
La Premier League, il campionato più ricco del continente, ci segue con 80 milioni di spese in meno. Addirittura 130 la differenza con la Spagna terza. Il segno di una nuova primavera dei bilanci o una reazione furiosa al fair play finanziario? Tutt'altro. Perché un terzo (quasi) esatto di quella cifra, rappresenta spese "obbligate", per gli acquisti di un anno fa. Di fatto, il saldo dei "pagherò" con cui i grandi club italiani si sono aggiudicate i pezzi pregiati del mercato 2010: da Ibrahimovic a Cavani, da Borriello a Quagliarella. È stata la moda dell'estate scorsa: acquistare subito, con la formula - non contemplata dal regolamento - del prestito con riscatto "obbligatorio" a 12 mesi. Regina del trend la Juventus, che per portare a Torino, oltre al bomber di Castellammare, anche Motta, Pepe e Matri, ha speso complessivamente oltre 37 milioni. Meglio allora il Milan, che dopo lo scudetto ha speso con il sorriso i 31 complessivi per Ibra e Boateng. Così, un mercato freddino, ravvivato solo

 

dai fuochi artificiali del Napoli (oltre 40 milioni spesi per Inler, Dzemaili, Britos, Rosati e Fernandez) scala le classifiche europee. E pazienza se, a distanza di un anno, il bilancio piange.

MERCATO STRANIERO -
Ma il mercato italiano, insieme al pagamento cash, ha dimenticato anche un altro elemento: il prodotto italiano. Perché degli acquisti completati in questa sessione di mercato, escludendo quindi prestiti, comproprietà e rientri alla base, il 63 per cento delle transazioni riguardano giocatori stranieri. Un numero impressionante, che confina i giocatori italiani acquistati per rinforzare il proprio organico al 39 per cento. Un flop dell'intero movimento italiano. Tutto straniero anche il podio dei colpi "top": al primo posto Inler, costato 17,5 milioni all'ambizioso Napoli di De Laurentiis. Dietro di lui, la coppia argentina Lamela (12 milioni) e Alvarez (11,9 milioni). Per trovare il primo italiano bisogna scorrere fino al nome di El Shaarawy, ventenne ex Genoa acquistato dal Milan in comproprietà per 6 più il cartellino di Merkel. Forse, il primo segno di un rinnovato interesse per i giovani italiani. Le stelle, però, non abitano più qui.

 

 

Coppa America, flop delle multinazionali del calcio. E in finale ci va il calcio operaio

Praguay e Uruguay si contendono lo scettro del calcio sudamericano. Due squadre sulle quali pochi o pochissimi avrebbero puntato un centesimo. Il torneo boccia le stelle di Brasile e Argentina

Sono stati necessari quasi 5 milioni di dollari per sistemare il Monumental di Buenos Aires dopo la guerriglia esplosa al termine del drammatico incontro che ha decretato la retrocessione del River Plate, lo storico club della capitale argentina. Un investimento improrogabile perché lo stadio da 70 mila posti, che ospita partite dal 1938, sarà la cornice della finale della Coppa America 2011, in programma domenica 24 luglio alle ore 21 in Italia (diretta Sky Sport 1). Di fronte, due squadre sulle quali pochi o pochissimi avrebbero puntato un centesimo all’inizio del torneo, Uruguay e Paraguay.

Si diceva che sarebbe stato l’anno buono dell’Argentina, che aveva la possibilità di giocarsi in casa la coppa più prestigiosa del continente sudamericano. La Seleccion non la vince dal 1993 e le ultime due edizioni erano sfumate in finale contro un Brasile stellare che non aveva concesso ai cugini il piacere di uno sgambetto da favola. Brasile che si è presentato ai nastri di partenza della Coppa America 2011 con un misto di convinzione e arroganza di chi sa di essere il numero uno, infarcito di campioni che farebbero (e fanno) la fortuna dei migliori club del mondo. Insomma, due multinazionali del pallone con i galloni di favoritissime che contavano di macinare gli avversari come fossero grani di caffè, fuori uno, avanti l’altro. E invece, a finire nel macinacaffè sono finite proprio loro, per la disperazione di milioni di tifosi che attendevano festanti per strada l’ennesima buona notizia del calcio che produce fuoriclasse e li vende al miglior offerente. Brasile e Argentina fuori ai quarti di finale per merito, rispettivamente, di Paraguay e Uruguay, le due finaliste. Per entrambe, ha detto male, anzi, malissimo, la lotteria dei calci di rigore. Che il Brasile ha fallito clamorosamente, sbagliando quattro tiri su quattro. Argentina ko grazie ai prodigi dell’ex laziale Muslera, portiere paratutto che da qualche giorno è diventato un idolo della folla uruguayana e che a Buenos Aires ha scatenato un’epidemia di mal di pancia che non ha precedenti.

Il Paraguay arriva alla finale senza aver mai vinto una partita. Almeno, non nei tempi regolamentari. Tre pareggi in tre partite nel girone di qualificazione, la vittoria ai rigori contro il Brasile nei quarti e ancora un successo dagli undici metri contro il Venezuela in semifinale. La squadra dell’allenatore
Gerardo Martino, quattro scudetti nel campionato paraguayano e poco altro, è la rivelazione del torneo. Gioca un calcio che definire difensivo è quasi un insulto al credo di Trapattoni, palla lunga e pedalare, guai fare arrivare gli avversari al limite dell’area e, quando accade, sparare ad altezza uomo, meglio un calcio di punizione che un gol. Ricorda la Grecia dell’Europeo 2004, poche concessioni allo spettacolo e molta sostanza. Il Paraguay non raggiungeva le semifinali di Coppa America dal 1989. Allora, le stelle (si fa per dire) della nazionale si chiamavano Canete, Neffa, Ferreira e Mendoza. Oggi rispondono invece ai nomi di Justo Villar, il portiere capitano, l’asso pigliatutto della formazione biancorossa, l’Uomo ragno che ha parato l’impossibile contro il Brasile; Roque Santa Cruz, attaccante del Blackburn Rovers; Lucas Barrios, altro attaccante che milita nel Borussia Dortmund; Paulo Da Silva, centrale difensivo che conoscono personalmente a Venezia e Cosenza per via di una decina di apparizioni che fece nel 2000 e poi fine, perché non era una stella e questo lo si intuiva abbastanza facilmente. Dice l’adagio caro agli allenatori che collezionano trofei come fossero accendini: con l’attacco si vincono le partite, con la difesa si vincono i campionati (e le coppe). In Paraguay lo recitano come fosse un mantra, in attesa di un mezzo miracolo che porterebbe un Paese di 7 milioni di abitanti sulla vetta più alta del calcio sudamericano.

Di contro c’è l’Uruguay, il cui quarto posto ai mondiale del 2010 già lasciavo intendere che la truppa poteva contare su giocatori di assoluto valore.
Forlan, Cavani, Suarez, Lugano, Muslera, Gonzalez, tanto per citare i nomi più noti, sono una garanzia di qualità. Con loro in squadra, puoi fare bene, molto bene. Tuttavia, era difficile immaginare che sarebbero riusciti ad avere la meglio sull’Argentina, una corazzata di campioni che può affondare, almeno sulla carta, qualsiasi altra imbarcazione. C’è voluto San Muslera a stravolgere i pronostici e a dare il via alla rincorsa della Celeste al trofeo che manca nella sua bacheca dal 1995.

Uruguay batte Paraguay 3 a 0 in fatto di talento e di capacità di impostare il gioco. La formazione di
Oscar Tabarez, ex oracolo di Milan e Cagliari, usa il fioretto, quella di Martino la sciabola e si salvi chi può. Si giocasse la partita alla Playstation non ci sarebbero margini di dubbio, troppa la differenza in campo per immaginare sorprese. Ma la storia del calcio è piena di partite impossibili che si risolvono con una giocata dell’ultima ora. E il Paraguay ha sempre fatto faticare l’Uruguay, lo dicono i numeri. In 67 gare ufficiali, la Celeste ha avuto la meglio sugli avversari in 31 occasioni, 13 i pareggi, 23 le sconfitte. Come dire, facile facile proprio no.
 

I cori razzisti di Mandorlini / Video
L'allenatore: "Salernitani terroni di merda,nonostante le botte che ci avede dato vi abbiamo eliminato lo stesso"

E i giocatori dell'Hellas e Tosi ridono

 

 I cori razzisti di Mandorlini /  Video  L'allenatore: "Salernitani terroni" Presentazione del Verona in occasione della nuova stagione davanti ai tifosi. Il tecnico guida gli slogan contro gli avversari dei play-off. E le autorità presenti sembrano gradire

 

 

ISCRIZIONI ALL'EX SERIE C 2011-2012

Sono 15 le società di Lega Pro che il Consiglio federale ha deciso di non iscrivere ai rispettivi campionati. I club non ammessi, per quanto riguarda la Prima divisione, sono: Atletico Roma, Gela, Salernitana, Lucchese e Ravenna. In Seconda divisione, invece, sono state escluse Brindisi, Cavese, Cosenza, Matera, Sanremese, Catanzaro, Canavese, Crociati Noceto, Rodengo Saiano e Sangiovannese.

 

 

Il Brasile a pezzi,
Paraguay in semifinale. Fioccano le sorprese: Colombia,Brasile, Argentina e Cile ELIMINATE!!

Dopo l'Argentina quarti di finale fatali anche ai verdeoro campioni uscenti, che dominano per 120' ma non concretizzano. Palo di Ganso e salvataggi sulla linea di Alcaraz e Barreto. Gli uomini di Martino si difendono ad oltranza e vincono la lotteria dei rigori grazie a 4 errori su 4 tiri dei rivali. Squadre zeppe di ultra campioni miliardari "europei" fatte fuori da nazionali "modeste".

di JACOPO MANFREDI
 

Il Brasile sciupa tutto Paraguay in semifinale

L'esultanza dei giocatori del Paraguay

LA PLATA - Non finiscono le sorprese in Coppa America. Dopo l'Argentina padrona di casa esce nei quarti anche il Brasile campione uscente, punito anch'esso dalla lotteria dei rigori. A far festa è il Paraguay che, dopo 28 anni supera, finalmente, la soglia dei quarti e approda in semifinale senza vincere una partita. Se non è record poco ci manca.

LA VITTORIA DELL'ANTI-CALCIO - Ha vinto Martino con la sua tattica ostruzionistica. La sua squadra vola tra le migliori 4 dopo una difesa ad oltranza ed un solo tiro verso la porta di J. Cesar in 120'. Il Brasile esce a capo chino, imprecando la sfortuna per un palo e due salvataggi sulla linea a portiere battuto, ma deve anche recitare il mea culpa per aver sciupato l'impossibile, compresi i 4 rigori finali, spediti fuori lo specchio da Elano, Thiago Silva, Andrè Santos e Fred.
 
LUCIO FALLISCE L'1-0 - Rinfrancato dal successo sull'Ecuador, il Brasile parte spigliato e sfiora ripetutamente il vantaggio. Le migliori occasioni le sciupa Neymar che, dopo un sinistro di poco alto dal limite (6'), spedisce un destro in diagonale a lato da due passi (27'), sprecando un assist smarcante di Robinho. Al 33', invece, è Lucio a fallire il bersaglio: sugli sviluppi di una punizione dalla sinistra calcia in spaccata da 3 metri proprio addosso a Villar. Lo imita, al 40', il compagno di reparto Andrè Santos che manda alto di poco un sinistro da posizione angolata.

Clamoroso in Coppa America: ARGENTINA ELIMINATA !!!

L'Argentina esce dalla Coppa America nei quarti di finale. La squadra di Batista, padrona di casa e favorita alla vigilia per la vittoria finale, è stata eliminata nella sentita e classica sfida giocata a Santa Fe dall'Uruguay, che si è imposto 6-5 dopo i calci di rigore. La partita, dopo 120 minuti, era finita 1-1 per le reti di Perez e Higuain. Grande impresa della squadra di Tabarez, che ha giocato per oltre un'ora in dieci uomini. Decisivo l'errore dal dischetto di Tevez, che si è fatto parare il rigore da Muslera. L'Uruguay in semifinale affronterà la Perù, che ha battuto 2-0 la Colombia dopo i tempi supplementari.

Messi ha lasciato lo stadio senza rilasciare dichiarazioni. Grazie alla prestazione contro il Costa Rica, si era riconciliato con il pubblico. Non a caso, sono comparsi sugli spalti striscioni a suo favore.Messi ha giocato bene, ma non è bastato. E l'Argentina non sembra uscire dalla lunga crisi, uscì presto anche l'anno scorso, in Sudafrica, con Maradona ct.

Grande entusiasmo invece in casa uruguagia, sull'onda dell'ottimo Mondiale. Tabarez prima di tutto fa i complimenti a Messi: "E' sempre il migliore, avevamo studiato soprattutto lui, capace di squilibrare un match, non a caso è stato determinante sul gol, con il suo assist. Noi siamo molto felici, ma ora dobbiamo pensare al Perù. Il confronto

 

era storico, e noi ci siamo preparati bene". "Siamo in crescita - ha concluso - e stiamo facendo vedere belle cose, come al Mondiale".

Grande delusione in Argentina. "Il sogno e' morto ai rigori", scrive il Clarin. "Grande delusione" è il titolo scelto invece da La Nacion, che d'altra parte mette a fuoco quello che è stato uno dei grandi problemi della nazionale  "le tante falle in difesa". A Montevideo è subito scattata non solo la festa, ma anche l'ironia: che in queste ore 'viaggia' soprattutto via Twitter, dove tanti tifosi uruguaiani hanno 'salutato' gli argentini con frasi tipo "Ciao ciao carì, oppure con un 'ma non giocavate in casa? non dovevate vincere?'.

City, 170 milioni di euro da investire sul mercato

Una montagna di soldi sta arrivando sul calciomercato. E' quella del Manchester City, che oggi annuncia il nuovo contratto di sponsorizzazione per lo stadio che frutterà al club 150 milioni di sterline per 15 anni di esclusiva, poco meno di 170 milioni di euro. A pagare la cifra record per il calcio inglese, che polverizza il precedente primato di 100 milioni di sterline pagate dall'Emirates Airlines all'Arsenal, sarà l'Etihad, la compagnia aerea di Abu Dhabi già presente sulle divise dei Citizens come sponsor principale. Dalla prossima stagione il City of Manchester diventerà l'Etihad Airways Stadium.

L'UEFA VALUTERA' IL FAIR PLAY - Come ricorda il Daily Mirror, dal 2008 lo sceicco Mansour, presidente del club, ha speso un miliardo di euro per l'acquisto della società e per rafforzare la squadra, a colpi di acquisti onerosi e salari esorbitanti. Ma con il fair play finanziario la cascata di denaro riversata sul City ha dovuto trovare canali più tracciabili di quelli provenienti dalla smisurata fortuna personale dello sceicco. La Uefa ha infatti chiarito che una società non può spendere più di quanto guadagna: per la precisione le spese devono essere coperte dalle entrate commerciali, relative ai media e ai biglietti delle partite. In questo caso l'organismo internazionale valuterà la validità, ai fini proprio del fair play, dell'accordo tra Etihad Airlines e il club di Mansour, che non è legato direttamente alla società aerea. Il club inglese ha chiuso con una perdita di circa 130 milioni di euro lo scorso anno, raggiunta con stipendi ai calciatori a livelli di 230mila euro a settimana, come quelli di Tevez e Touré.

Zero gioco e tanta confusione
La Coppa America fa flop

Tre gol in quattro partite. Anzi: due gol e un'autorete, quella dell'argentino Banega, che il divo Messi ha definito "de mierda" (il gol, non il compagno). Un cane che scorrazza libero sul prato dello stadio di La Plata. Brasiliani e venezuelani che aspettano per cinque minuti l'esecuzione degli inni nazionali, poi mai eseguiti perché sono spariti i cd con le basi musicali. Code di centinaia di metri ai botteghini, contrattempi per chi ha acquistato i biglietti su internet, indicazioni confuse, intervalli tra il primo e il secondo tempo che durano non 15 ma 23 minuti, campi gibbosi che non agevolano calciatori molto tecnici. E freddo, tanto freddo: l'unica cosa, questa, di cui gli argentini non hanno colpa. La Copa America 2011 - la prima dell'era moderna, nelle intenzioni degli organizzatori - sta sferragliando con la lentezza e le complicazioni di un treno andino, ma senza le medesime suggestioni. Finora, sono sopravvissuti il destro al volo di Agüero contro la Bolivia e le parate dell'equadoregno Marcelo Belizaga, 39 anni, il giocatore più vecchio del torneo: troppo poco per sedurre il resto del mondo, per affascinare i cinque miliardi di spettatori che il comitato organizzatore ha calcolato di coinvolgere.

Questa Coppa America era stata pensata in grande. Le era finalmente stata data cadenza quadriennale (in passato si è giocato ogni tre anni, ogni due, persino due volte nello stesso anno) per darle una collocazione precisa nel calendario internazionale, evitando di sovrapporla a Europei o Olimpiadi.

 

Gli argentini hanno stimato un movimento di un miliardo di dollari, il doppio rispetto all'edizione del 2007, giocata in Venezuela. I diritti televisivi, in particolare, hanno reso 160 milioni, un record, e a Buenos Aires si sono messi in gioco come se dovessero lanciare una sfida globale al Brasile, la cui economia galoppa e che si sta preparando a organizzare i Mondiali del 2014, la Coppa America del 2015 e l'Olimpiade del 2016 come se niente fosse, muovendo miliardi di dollari: è stato stimato che i Giochi di Rio costeranno più di quelli di Pechino e Londra messi assieme. Ma l'Argentina ancora zoppica: "C'è molto colore ma poco ordine", scrivono i giornali di Baires, smascherando quel senso di inferiorità che sta maturando tra il popolo: "Noi continuiamo a fare tutto con il cuore. I brasiliani, invece, hanno imparato a usare anche la testa".

Così la Coppa America arranca. Ci sono stati incidenti tra opposte fazioni di tifosi colombiani a Santa Fè, mentre l'intero paese è ancora scosso dalla violenza che ha accompagnato la storica retrocessione in serie B del River Plate (e, in misura minore, del Gimnasia di La Plata). Gli ultras, che qui sono chiamati barras bravas, si sono riuniti in una Ong che prima veniva finanziata dal governo Kirchner, che aveva sostenuto la loro trasferta in Sudafrica, e adesso è nelle mani dell'opposizione: durante Argentina-Bolivia, gli ultrà hanno esposto uno striscione con il nome di uno dei candidati al governato regionale di Buenos Aires. Pare che il favore sia costato 100 mila pesos, con i quali i barras si pagano biglietti e trasferte. Il pubblico onestamente pagante ha fischiato, denunciando il senso di sfinimento nei confronti di questi truschini.

Ma quello che manca, finora, è soprattutto lo spettacolo, colpa anche di una formula che rende quasi inutile la prima fase (si qualificheranno otto squadre su dodici) e che quindi non invita i big ad accelerare i tempi, mentre le Nazionali più deboli si dannano per strappare punticini decisivi, magari alzando barricate monumentali. Dall'altra parte, è però positiva la crescita di movimenti periferici, come quello venezuelano, boliviano, equadoregno: chi non ha Messi, si industria con la tattica, l'organizzazione, la solidità, il cervello. E funziona. Stanotte scenderanno in campo le due outsider più accreditate, Cile e Uruguay, e alcuni dei campioni più attesi fra quelli che non orbitano tra Brasile e Argentina: Suarez e Sanchez, Vidal e Cavani, Lodeiro e Forlan. Magari saranno loro a dare la sveglia all'intera Coppa.

Dopo 110 anni di storia retrocede il River Plate. Scoppia la guerra in Baires

Tra tifosi scalmanati, dirigenti impauriti ed accuse di Daniel Passarella alla federazione.  proseguono gli strascichi per la retrocessione in seconda divisione del River Plate dopo 110 anni di storia. In mattinata è stata lanciata una molotov contro la casa di un dirigente dei millonarios, danneggiando leggermente l'abitazione e la casa adiacente. "Si tratta di un atto criminale da parte di gente che non ama il club", ha denunciato Daniel Mancusi, proprietario della casa (situata nel quartiere di Villa Urquiza), e membro della Commissione Direttiva presieduta da Daniel Passarella. Il dirigente ha anche denunciato la pubblicazione su internet degli indirizzi di vari dirigenti del River.

"Sono preoccupato. Non credevo che potesse accadere una cosa del genere. Credo che dovremmo avere maggiore tutela da parte dello Stato. Ritengo inoltre che non meritiamo questo trattamento da parte della società in generale. Siamo arrivati al River per dare una mano e purtroppo abbiamo avuto la disgrazia di retrocedere", ha dichiarato Mancusi.

PASSARELLA ATTACCA GRONDONA -  Intanto il presidente Daniel Passarella indica i due responsabili della retrocessione in Josè Maria Aguilar e Julio Grondona, il primo presidente prima del suo arrivo, il secondo eterno numero uno della Federcalcio argentina (Afa). Ed è proprio Passarella a puntare il dito contro di loro. All'ex difensore di Fiorentina e Inter viene ricordato quando andò a lamentarsi con Grondona dell'arbitraggio

 

nel derby col Boca, "non so se era il momento giusto ma mi chiedo: come bisogna vivere? Inginocchiandosi? Chiedendo l'elemosina? Io non sono così". Passarella parla di una "lotta lunga" con l'Afa ma "credo che stia cominciando nel calcio argentino un cambiamento che non tarderà ad arrivare. Il calcio argentino ha bisogno di cambiamenti e voglio sapere se qualcuno può dire di avermi sentito criticare prima d'ora l'Afa, Grondona, gli arbitri o altro. Sono tre mesi che non vado in Federazione perchè sono in disaccordo con molte cose e quando fu della partita col Boca, mi sono presentato in un ambito in cui ero autorizzato a parlare. Se qualcuno crede che non abbiamo fatto quello che dovevamo fare, mi scuso. Ma credo che abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per salvare il River". E in questo senso, Passarella ricorda la disastrosa gestione economica che ha preceduto il suo arrivo: "Aguilar ha l'85% delle colpe, credevamo di trovare un club con la febbre alta e invece era in coma".

MINACCE ALL'ARBITRO - Anche Sergio Pezzotta, arbitro della sfida salvezza, ha ricevuto i dovuti avvertimenti. Durante l'intervallo della partita, che è costata la retrocessione ai Millonarios, alcuni ultras del gruppo "La Banda Sangre" sono entrati nello spogliatoio dell'arbitro minacciandolo di morte. E' lo stesso direttore di gara a rivelarlo nel referto arbitrale consegnato all'Afa, la Federcalcio argentina. "Se il River non vince, tu e i tuoi assistenti siete morti, se non ci fischi un rigore, non esci vivo", le minacce rivolte all'arbitro. Pezzotta, che nella ripresa, sull'1-1, ha concesso un penalty ai Millonarios poi fallito da Pavone, prima di riprendere l'incontro ha comunque informato la polizia dell'accaduto e, sempre nel referto, ha spiegato di aver fischiato la fine della partita all'89' "perchè la sicurezza non era garantita". L'arbitro ha ricevuto delle minacce anche nella sua casa di Rosario, tanto che la polizia locale lo ha messo sotto sorveglianza.

 

CALCIOSCOMMESSE IN GRECIA, IL MORBO SI DIFFONDE

La polizia greca, su ordine del procuratore di Atene Eleni Raikou, ha fermato 10 persone e ne sta ricercando 70 ritenute coinvolte in un giro di partite truccate e di scommesse clandestine nel mondo del calcio ellenico. Fra i 10 fermati ci sono - come riferisce la stampa locale - grossi nomi del calcio greco che sarebbero tutti accusati di aver costituito un'organizzazione criminale. La vicenda era venuta alla luce verso la fine del 2009, quando l'Uefa aveva inviato alla Federcalcio greca un primo dossier con le partite sospette, soprattutto della serie B. In seguito alla Federazione greca erano pervenuti anche altri dossier che riguardavano complessivamente 41 partite, considerate dagli esperti della Federazione europea da "leggermente sospette" a "corrotte". Continuano le indagini della polizia e le ricerche dei sospettati.

La Liga spagnola campione del mondo,campione d'europa e d'europa per club è nel caos
ha 4 miliardi di debiti

La Liga è nei guai. Secondo quanto scrive oggi il quotidiano 'Marca', il campionato spagnolo è sull'orlo della bancarotta, sommerso da circa 4 miliardi di debiti. Dietro i grandi trasferimenti e gli stipendi astronomici delle grandi star come Messi Ronaldo esiste una situazione a dir poco preoccupante. Per ora almeno 21 club tra prima e seconda divisione hanno fatto ricorso alla 'Ley Concursal', la legge che consente di sospendere o dilazionare il pagamento dei debiti senza essere dichiarati in bancarotta, e che fa in modo che le società vadano avanti senza essere penalizzate dalla Federcalcio. Fra quelli che già hanno fatto appello alla legge, rileva Marca, ci sono club del calibro di Saragozza, Rayo Vallecano, Hercules, Betis, Cadice, Granada, Maiorca, Recreativo, Xerez, Cordoba. L'applicazione della Ley Concursal potrebbe far perdere ai calciatori il 50% degli stipendi arretrati.

LE DENUNCE DEI GIOCATORI -
Più di 300 giocatori hanno denunciato insolvente nei paganti da parte delle loro squadre. Ora il sindacato, se non sarà regolarizzata la situazione, minaccia lo sciopero generale e il blocco del prossimo campionato. Dietro le cifre astronomiche sparate in questi giorni per i possibili nuovi trasferimenti (50 milioni per Sanchez al Barca o 40 per Fabregas) c'è ora la realtà degli stipendi dimezzati ai calciatori nelle squadre più piccole. Il quotidiano spiega che: "A giocatori che prendevano 500mila euro all'anno ora si propone la metà e nella

 

Seconda Divisione si prendono giocatori per 90mila euro all'anno".

SI SALVANO SOLO BARCA E REAL -
Solo Barcellona e Real riescono a gestire l'enorme debito accumulato, che ammonta a poco meno di un miliardo di euro. Le due grandi di Spagna riescono a salvarsi grazie soprattutto ai 600 milioni annuali che incassano dai diritti tv(la metà di quanto va a tutte le altre società). Riescono a galleggiare anche i club che hanno avuto la fortuna di essere rilevate dai grandi investitori stranieri, come il Malaga e il Getafe.

Tutti ai piedi del Barcellona
"La migliore di sempre"

FOTO: trionfo Show - Tifosi
VIDEO: la festa dei tifosi

La stampa spagnola, anche quella di Madrid (tradizionalmente vicina al Real), celebra il trionfo degli uomini di Guardiola. Novanta feriti, di cui 2 gravi, nella notte di festa nella città catalana

AL MANCITY LA COPPA D'INGHILTERRA. L'ARSENAL CROLLA IN CASA ED IL MANCITY HA L'OPPORTUNITA' DI SCAVALCARLO IN CLASSIFICA ED ENTRARE DIRETTAMENTE NELLA COPPA DEI CAMPIONI.

Dopo la vittoria della FA Cup, il Manchester City conquista anche il terzo posto nella Premier League che gli consentirebbe di evitare i preliminari di Champions. Nel posticipo della 37esima giornata, infatti, la squadra di Mancini liquida 3-0 lo Stoke City sorpassando in classifica l'Arsenal. Grandissima prestazione di Tevez, a segno nel primo tempo dopo una serpentina in area e con una perfetta punizione nella ripresa. Tra i gol dell'argentino, la rete di Lescott con un colpo di testa.IN SPAGNA IL REAL PASSEGGIA A VILLAREAL (3-1) E SI PORTA A 4 PUNTI DAL BARCA CAMPIONE. IN GERMANIA BAYERN AI PRELIMINARI DI CHAMPIONS. IN ITALIA L'INTER PRENDE L'ARGENTO ED IL NAPOLI ENTRA DIRETTAMENTE IN COPPA DEI CAMPIONI DOPO 21 ANNI. UDINESE E LAZIO PER L'ULTIMO POSTO DISPONIBILE. SAMPDORIA IN SERIE B, L'ANNO SCORSO SI CLASSIFICAVA QUARTA !!!

 

 

 

Roberto Mancini entra nella storia del Manchester City. Dopo 35 anni di digiuno, la squadra dello sceicco Mansour vince la Fa Cup nella magnifica cornice di Wembley battendo 1-0 lo Stoke. A decidere la finale è stato un gol di Yaya Toure a metà ripresa.

DECIDE YAYA TOURE - L'epilogo previsto alla vigilia (dai bookmakers) è confermato sul campo di gioco. Perché fin dal calcio d'inizio i Citizens si dimostrano superiori in tutto, dotati di maggiore spessore tattico, più ricchi di talento. Una squadra che attendeva proprio questo appuntamento per tradurre le ambiziose promesse (e premesse) in trofei. Il primo tempo è un lungo incessante e sfortunato monologo del City che costruiscono occasioni da gol a grappoli, senza però trovare il colpo risolutivo. Lo Stoke si accontenta di recitare il ruolo di comprimario, asserragliato nella propria metà campo. È il festival delle palle-gol mancate. Un po' per la bravura del portiere dei Potters, Thomas Sorensen, molto per l'imprecisione dei Citizens. A scaldare i guanti all'estremo difensore danese è Carlos Tevez, unica punta con Mario Balotelli e David Silva a sostegno. All'11'pt ci prova dai 30 metri Yaya Toure, conclusione potente ma di poco fuori. Più tardi tocca a Balotelli: il suo destro a giro è delizioso, altrettanto l'intervento di Sorensen. Alla mezz'ora Nigel De Jong dal limite costringe Sorensen alla parata in due tempi. Più che intimorito lo Stoke appare sopraffatto ma anche quando la porta è spalancata (35'), da due passi David Silva riesce incredibilmente a mandate alto.  Si va così all'intervallo in parità, nonostante le cinque occasione da reti non concretizzate dai Citizens, spreconi al limiti dell'autolesionismo. Uno sperpero che rischiano di pagare carissimo quando ad inizio ripresa Joleoon Lescott si dimentica di Kenwyne Jones: Joe Hart salva in precipitosa uscita. Sarà l'unico intervento del portiere inglese, che precede la stoccata vincente di Yaya Toure. Con la complicità di Silva, Balotelli crea scompiglio nell'area dello Stoke, sulla ribattuta della difesa il centrocampista ex Barcellona trova il colpo che vale la Coppa. Inizia qui la grande festa del City, dalle tribune si alzano alti cori per Mancini. E Balotelli viene nominato migliore in campo. Da questa sera Blue Moon, l'inno ufficiale del City, suona qualche nota italiana.

GIOIA MANCINI - «Una vittoria meritata», importante anche per la maturazione di Mario Balotelli: missione compiuta, quarto posto e Coppa d'Inghilterra, ma Roberto Mancini pensa già alla prossima stagione. Pochi minuti dopo la finale di Fa Cup, vinta di misura sullo Stoke City, il manager del Manchester City è già proiettato verso nuovi traguardi. «Quest'anno era importante cominciare a vincere - le parole di Mancini -. In una settimana ci siamo assicurati la qualificazione in Champions League e la Fa Cup, due grandi soddisfazioni. Ora però dobbiamo compiere un altro passo e continuare il processo di miglioramento. Perchè il prossimo anno dovremo cercare di lottare per il titolo». Decisivo come già nella semifinale contro il Manchester United, Yaya Toure, la cui rete nella ripresa ha affondato le speranze dei Potters. «Penso che abbiamo meritato di vincere. Non solo Yaya ma tutta la squadra ha giocato davvero bene. Soprattutto nel primo tempo abbiamo dominato la partita. Ma come già ci è capitato in altre partite, come nell'ultima trasferta sul campo dell'Everton, fatichiamo a concretizzare la superiorità. Ci dovremo lavorare perchè anche oggi avremmo potuto chiudere l'incontro in anticipo. Merito anche dello Stoke, che si è difeso molto bene», ha riconosciuto Mancini. Nel giorno del 19/o titolo dello United, c'è gloria anche per il City. «E non credo che il successo dello United tolga nulla al nostro», l'orgoglio del Mancio. 

BALOTELLI MIGLIORE IN CAMPO - Ma soprattutto c'è gloria per Balotelli, eletto migliore in campo al termine della finale di Wembley. «Mario ha giocato molto bene e credo che per lui sia una coppa molto importante. Lo aiuterà a maturare come uomo e migliorare come calciatore. Prima della partita lo avevo minacciato: se si fosse innervosito lo avrei sostituito anche dopo 15'. Un giocatore col suo talento non può perdere la calma e compromettere la prestazione. Sono contento perchè è stato bravo», sottolinea soddisfatto Mancini.

City, missione compiuta
Prima volta in Champions

Missione compiuta per Roberto Mancini. Vincendo 1-0 il recupero della 33esima giornata di Premier League contro il Tottenham il Manchester City guidato in panchina dal tecnico italiano si è assicurato il quarto posto matematico e la qualificazione ai preliminari di Champions League. Un traguardo storico per il club, che mai aveva ottenuto la qualificazione per la coppa più importante. A decidere la sfida una goffa autorete di Crouch al 30' del primo tempo. A due turni dalla fine il Manchester (65 punti) ha sette punti di vantaggio sul Liverpool e non può essere raggiunto. Nel mirino dei citizens c'è ora l'Arsenal, terzo con due punti di vantaggio. La testa del Manchester City va ora alla finale di FA Cup di sabato a Wembley contro lo Stoke City.

 

BARCELLONA AD UN PUNTO DAL 21° TITOLO

Va al Barcellona la stracittadina della città catalana contro l'Espanyol. La squadra di Guardiola si è imposta per 2-0 grazie alle reti di Iniesta (al termine di una splendida azione corale) e Piquè. Ora il Barcellona, a tre giornate dalla fine della 'Liga', ha di nuovo 8 punti di vantaggio sul Real Madrid (91 contro 83), nei confronti del quale è in vantaggio anche nel conto degli scontri diretti (5-0 ed 1-1). Per vincere il titolo spagnolo del 2011 al Barcellona basterà quindi un pareggio nel turno del prossimo fine settimana, quando i 'blaugrana' giocheranno a Valencia contro il Levante.

 
 

Mou non fa il colpo
Il Barça va in finale. Sullo 0-0 annullato gol regolare al Real.

 

Per Mourinho solo  un titolo vinto, non era mai accaduto. Ora chi lo preleverà con l'auto dagli spogliatoi del Bernabeu. Saranno contenti i tifosi del ReaL???

 

Sul nome della qualificata alla finalissima di Wembley in realtà c'erano pochi dubbi: questo Barcellona non è squadra che dilapida uno 0-2 esterno. La sfida di ritorno del Camp Nou era più che altro una questione di principio dopo la corrida dell'andata. In tal senso, il risultato di 1-1 dà modo ad entrambe le squadre di uscire a testa alta. Altissima quella del Barcellona, che conquista in maniera strameritata la finale, dove al 99% - il 100 non si dà proprio mai -, affronterà il Manchester United, che dovrà archiviare la pratica Schalke. Ha dimostrato qualcosa anche il Real Madrid, ben più propositivo rispetto a quello scialbo di 6 giorni fa. Per ora si ignora il Mourinho-pensiero: lo Special one se ne è rimasto in albergo. Chissà, qualche argomento polemico in casa blancos verrà trovato anche stavolta. Ad esempio l'annullamento di un gol a Higuain ad inizio ripresa (eravamo 0-0) non è sembrata decisione ineccepibile.

LA COSTRIZIONE DI MOU - Rispetto alla gara d'andata, Barcellona ancora più qualitativo: torna infatti la dolcezza di Iniesta ad orchestrare gioco accanto a Xavi, dietro il tremendo trio dei piccoletti Messi-Villa-Pedro. Mourinho, è 'costretto' almeno a cercare di fare la partita: lo dimostra la scelta di una trequarti d'assalto, con Kakà – preferito a Ozil – e Cristiano Ronaldo a sostenere Higuain. Caricati come non mai, i blancos sparano parecchie cartucce nel primo quarto d'ora: non arriva,

e non arriverà neanche nel resto del tempo, alcuna occasione, ma il pressing disperato, da assalto alla baionetta, se non altro inibisce il possesso palla del Barcellona.

CRESCITA BLAUGRANA -
Discorso che cambia radicalmente quando i blaugrana crescono di tono. Parecchie chance, episodica solo quella capitata sulla testa di Busquets – azione da corner – che però non angola da ottima posizione. Il resto invece è frutto del fraseggio dei padroni di casa. Casillas è decisivo un paio di volte su conclusioni di Messi, un'altra su un interno destro di Villa. Il portiere madrinista invece assiste da spettatore alla migliore giocata di Messi: stop di petto, controllo a seguire per evitare Xabi Alonso, ma diagonale finale fallito. Dal punto di vista disciplinare, quello che rischia di più è Carvalho: con un giallo sul groppone, un paio di interventi troppo pericolosi su Messi.

RIPRESA PIU' EQUILIBRATA – In apertura di ripresa, Real subito a segno: Higuain centra la porta, ma inutilmente in quanto Mascherano viene atterrato da Cristiano Ronaldo. Tutto normale se si trascura il secondo precedente al tiro: il portoghese infatti è vittima di una sorta di effetto domino dopo il fallo di un avversario. L'episodio che dà la svolta definitiva alla gara è la rete del Barcellona: la realizza Pedro, messo solo davanti a Casillas da una splendida verticalizzazione di Iniesta. Una situazione che genera due cambi nel Real: indovinato quello di Ozil per uno spento Kakà, opinabile l'ingresso del confusionario Adebayor per Higuain. Se non altro per l'impegno, è meritato il pari di Marcelo: produce di Di Maria, che dopo aver colpo il palo è freddo sulla respinta nel fornire l'assist al marcatore. A livello di occasioni, non succede più nulla. C'è solo spazio per qualche vendetta personale e per la scena più bella della serata: i pochi importantissimi secondi concessi ad Abidal, reduce dalla grave malattia e portato in trionfo da pubblico e compagni.

BARCELLONA-REAL MADRID  1-1 (0-0)

Barcellona(4-3-3-): Valdes 6; Dani Alves 6, Mascherano 6.5, Piquè 6.5, Puyol 6.5 (45' st Abidal sv); Xavi 6, Busquets 6, Iniesta 6.5; Pedro 6.5 (48' st Afellay sv), Messi 6.5, Villa 6 (29' st Keita sv). A disp.: Oier, Fontas, Thiago, Jeffren. All.: Guardiola 7
Real Madrid (4-2-3-1): Casillas 6.5; Arbeloa 6.5, Albiol 6, Carvalho 5.5, Marcelo 6.5; X. Alonso 6, Diarra 6.5; C. Ronaldo 6, Kakà 5 (15' st Özil 6), Di Maria 6.5; Higuain 6 (10' st Adebayor 5). A disp.: Adan, Garay, Granero, Canales, Benzema. All.: Karanka 6
Arbitro: De Bleeckere 5.5
Marcatori: 54' Pedro ( B); 64' Marcelo ( R);
Ammoniti: Carvalho, Diarra, X. Alonso, Marcelo, Adebayor ( R); Pedro ( B).
Recupero: 1' pt, 2' st.
Spettatori: 95.701

Mourinho cade ancora
Il Barça può ASFALTARE LA LIGA PER IL QUARTO ANNO CONSECUTIVO. Per Mou terzo ko interno,non era mai successo!!!

Il Saragozza avvicina il Barcellona al titolo della Liga. Per il Real è un nuovo tonfo interno: la squadra di Mourinho al "Bernabeu" cede a sorpresa per 3-2 e dice di fatto definitivamente addio alle speranze di conquistare il titolo spagnolo visto che, in caso di successo del Barça sulla Real Sociedad, piomberebbe a -11 dai blaugrana a quattro giornate dalla fine. Saragozza a segno prima con Lafita (papera in uscita di Casillas) e Gabi su rigore, Sergio Ramos accorcia le distanze ma Lafita concede il bis. Nel finale Benzema prova a riaprire la gara ma i blancos, scesi in campo senza Ronaldo, Xabi Alonso e Diarra e con Di Maria, Marcelo e Oezil entrati a gara in corso, restano anche in dieci per il secondo giallo a Carvalho e non riescono a evitare il ko. Per Mourinho, imbattuto in casa in campionato con le sue squadre per nove anni, è già la terza sconfitta interna della stagione, contando anche la Champions.

Risultati 34esima giornata:
Real Madrid - Saragozza 2-3 Real Sociedad - Barcellona ore 20 Dep. La Coruna - Atletico Madrid ore 22 DOMENICA
ore 17 Almeria - Siviglia Levante - Sporting Gijon Malaga - Hercules Racing Santander - Maiorca ore 19 Villarreal - Getafe ore 21 Osasuna - Valencia LUNEDI' Espanyol - Athletic Bilbao ore 21

Borussia campione
Il Bayer si arrende

Il 'Meisterschale' è del Borussia Dortmund. I gialloneri di Klopp sono campioni di Germania con due giornate di anticipo grazie al successo per 2-0 sul Norimberga nella 32esima giornata della Bundesliga e al contemporaneo ko (sempre per 2-0) a Colonia del Bayer Leverkusen, secondo a otto punto di distacco. Per il Borussia Dortmund è il settimo titolo tedesco, l'ultimo risaliva al 2001-2002. I neocampioni di Germania hanno regolato il Norimberga con le reti segnate da Barrios e Lewandowski nel primo tempo. 

CAMPIONATO DOMINATO - Per la squadra di Klopp il campionato è stato una cavalcata entusiasmante a suon di record, con un leggero rallentamento solo nelle ultime giornate, quando però il vantaggio era incolmabile per le avversarie. I numeri del resto parlano chiaro: 22 vittorie su 32 partite (11 consecutive in trasferta), una difesa impenetrabile (appena 19 gol subiti), per un gruppo giovane (23 anni di media) e molto compatto che dopo aver lasciato sfogare il Mainz nelle prime giornate ha preso il primato all'ottavo turno e non si è fermato più, dominando la Bundesliga. Con un'arma in più, l'incredibile tifo del Westfalenstadion, 80 mila persone sempre entusiaste che hanno sostenuto la squadra in ogni momento. Le avversarie hanno alzato presto bandiera bianca. Anche i confronti diretti hanno messo in mostra la superiorità del gruppo-Klopp: 2-0 e 3-1 al Bayern, 3-1 anche al Leverkusen, e ancora 3-1 a Gelsenkirchen sul campo degli 'odiati' vicini dello Schalke.

Chelsea sale ancora
Il Manchester è a +3

 Il Chelsea, senza dare troppo nell'occhio, si è riportato a -3 dal Manchester United. La formazione di Ancelotti ha battuto 2-1 in rimonta il Tottenham e si è avvicinata alla capolista, che domani non ha certo un impegno facile all'Emirates Stadium contro l'Arsenal. Ma i Blues, nel derby londinese, hanno sofferto: sotto per il gol di Sandro (19'), hanno prima pareggiato con Lampard al 45' e e poi ribaltato la situazione solo all'89' con Kalou. La vittoria consente al Chelsea di salire a 70 punti, a 3 lunghezze dallo United. 

SI PERDONO POSTI NELLE COPPE, MA I RICCHI ANNOIATI, ED IMPUNITI, ITALIOTI PENSANO SEMPRE E SOLO AI CAZZACCI PROPRI. GLI AGNELLI SONO USCITI BIANCHI CANDEGGINA PER L'EQUITY SWAP EFFETTUATO NEL 2005 PER MANTENERE LA PROPRIETA' DELLA FIAT BLOCCANDO IL PREZZO D'ACQUISTO DELLE AZIONI A FRONTE DI UN PRESTITO BANCARIO CHE NON POTEVANO ONORARE SE NON CEDENDO LA PROPRIETA', I MORATTI A LORO VOLTA, SONO USCITI BIANCHI CANDEGGINA DAL FALSO IN PROSPETTO SARAS DEL 2006, CHE FRUTTO' UN MILIARDO E MEZZO DI INCASSO A FRONTE DI AZIONI SARAS CROLLATE DA 6 EURO A 1,7, E SE NE ESCONO CON UNA PENA PECUNIARIA PER LA MORTE DI TRE OPERAI NEL 2009 ALL'INTERNO DELLA LORO GIGANTESCA RAFFINERIA...

 Chi ha più tifosi? E' lite Inter-Juve  Juve o Inter, chi ha più tifosi? Un sondaggio (favorevole ai nerazzurri) potrebbe aprire un nuovo fronte nel confronto già molto acceso all'interno della Lega di serie A sulle questioni che ruotano intorno ai diritti tv. Ma stavolta è anche, e soprattutto, un ulteriore elemento nella tradizione rivalità che oppone le società nerazzurra e bianconera. E che rischia anche di spaccare il 'cartello', finora compatto, delle cinque 'grandi' (Juve, Milan, Inter, Roma e Napoli) contro le altre società - le cosiddette 'minori' - capitanate da Lotito e Cellino

SONDAGGIO: L'INTER HA PIU' TIFOSI - Il motivo del contendere è presto svelato: secondo quanto riferisce calciomercato.com, da un sondaggio commissionato a Ipr marketing, infatti, risulterebbe che la società bianconera sia stata superata dall'inter come club più seguito in italia: 7,5 milioni di appassionati interisti contro i 7 milioni bianconeri. Sarebbe un risultato clamoroso, probabilmente figlio dello strapotere nerazzurro in fatto di risultati negli ultimi anni, in Italia e nel mondo, che stravolgerebbe dati da sempre cristallizzati: cioè che Juve-Inter è sì il derby d'Italia, ma che per numero di tifosi la 'Vecchia Signora' non ha rivali. 

LA REPLICA BIANCONERA - La Juve è corsa subito ai ripari, di fronte alla possibilità di non essere ancora la più amata degli italiana, e ha replicato con un comunicato ufficiale: "Secondo le recenti stime 

 

di Eurisko e Cra che da anni monitorano il comparto calcistico, la quota dei tifosi bianconeri rappresenta il 28% del totale degli appassionati di calcio italiani e vanta circa 4 milioni di tifosi in più rispetto ai diretti competitor". Secondo lo stesso sondaggio, il Milan avrebbe gli stessi tifosi del Napoli, 5 milioni. Un altro dato che non mancherà di far discutere. La 'guerra' è appena iniziata: in palio di sono circa 200 milioni di euro da spartirsi.

 

 

Mourinho si inchina alle magie di Messi:IL MADRID SPROFONDA IN CASA:0-2.Unica attenuante l'espulsione di Pepe. Solo due tiri in porta in 90'

 

Al Bernabeu la semifinale di andata viene vinta con pieno merito dal Barcellona, che passa 2-0 con una splendida doppietta nella ripresa dell'argentino. Real Madrid troppo rinunciatario nel primo tempo, penalizzato successivamente dall'espulsione di Pepe. La strada dei blaugrana verso la finale sembra spianata.

Ha giocato alla roulette russa ed ha perso Josè Mourinho. Infischiandosene dell'esigente pubblico del Bernabeu, ha provato a vincere contro la stessa storia del Real, impostando un catenaccione anni sessanta/settanta e, diciamolo pure, sperando nella sorte. Gli è andata male, perché dall'altra parte il Barcellona ha mostrato di essere più forte e più maturo, con un Leo Messi da favola, abile nello sfruttare i pochi spazi a disposizione per impacchettare una doppietta da consegnare ai posteri. Al Berbabeu finisce 0-2, e sul salotto finale di Wembley stanno per prendere posto Barcellona e Manchester United (stesso punteggio allo Schalke). Difficile infatti pensare come una squadra che, con il vento alle spalle soffiato dal proprio pubblico, non ha tirato quasi mai in porta, possa andare al Camp Nou e farne tre.

IL CATENACCIO DI MOU - Tutti fattori di cui Mourinho dovrà rendere conto. Josè fa finta di non essere al Bernabeu, davanti a 80.000 con l'ugola infuocata. Finge di essere alla guida di una squadra che lotta per non retrocedere, sola nella tana dei padroni del mondo: catenaccio colossale che dà fastidio ai palati raffinati, tanto che nel primo tempo vanno segnalate soprattutto le randellate di Pepe (sempre centrocampista nonostante l'assenza di Carvalho) e Diarra. A proposito di fastidio, ne accusa parecchio anche Cristiano Ronaldo, che spesso e volentieri manda a quel paese compagni di squadra che non ne vogliono proprio sapere di superare la linea mediana. Il tutto

mentre i vari Kakà, Benzema, Higuain, godono - si fa per dire - lo spettacolo in panca.

PRIMO TEMPO MODESTO - Fa meno calcoli Guardiola. Lui il tridente di piccoletti micidiali (Messi-Villa-Pedro) lo manda in campo, e se in mediana c'è un uomo di sostanza che abbassa un po' la qualità (non ce ne voglia Keita), è perché il fondamentale Iniesta non è arruolabile. A dire il vero, gioca così così pure il Barcellona, anche se sviluppare un possesso palla in velocità dentro la cruna dell'ago concessa da Mou non è facile. Emblematico che il vero regista lo faccia Piquè, liberissimo di impostare dalla sua zona difensiva. A conti fatti, non rischia nessuno: Casillas, che osserva preoccupato una botta di Villa, deve intervenire solo su un destro in area di Xavi; Valdes sul versante opposto è goffo ma efficace su un lampo di Ronaldo. In fondo, il momento di maggiore pathos lo offre il ritorno negli spogliatoi: mezza rissa e rosso al portiere di riserva del Barcellona Pinto.

PEPE NERO - Nella ripresa, almeno nelle intenzioni, Mourinho cerca di giocarsela: lo indica l'ingresso del potente Adebayor per Ozil. C'è più peso in avanti, ma nella testa dei giocatori madrinisti permane la paura di dare spazio. L'unica chance se la costruisce Cristiano Ronaldo, il cui destro da posizione decentrata viene intercettato da Puyol. Intorno al quarto d'ora la svolta: Pepe entra durissimo su Dani Alves e viene espulso. Si tratta del classico fallo 'spettacolare', per il quale solo un giallo non sarebbe stato scandaloso. Mou non gradisce, viene fatto accomodare in tribuna, ma tatticamente non cambia niente. Il fatto comunque è determinante: Kakà e Higuain avevano accelerato il riscaldamento.

MESSI SALE IN CATTEDRA -
Il Real ci mette grinta, ma quello spazio supplementare offerto da Pepe diventa un'autostrada per i blaugrana. Pedro, dopo respinta corta di Casillas su tiro di Villa, divora un gol. E' l'ultima giocata dell'esterno prima della mossa - giusta - di Guardiola, che lo toglie mettendo dentro Afellay. L'olandese dà il via al primo gol di Messi, mettendo con un cross basso l'argentino nelle condizioni di battere da due passi Casillas. Gara quasi chiusa, Messi pensa bene di abbassare la saracinesca con un gol dei suoi: palla presa poco dopo la metà campo, avversari portanti a spasso con impressionante disinvoltura e diagonale vincente.

REAL MADRID-BARCELLONA 0-2 (0-0)
Real Madrid (4-3-3): Casillas 6; Arbeloa 5,5, Albiol 5,5, Sergio Ramos 5,5, Marcelo 6; Pepe 4,5, Diarra 6, Xabi Alonso 6; Ronaldo 6, Ozil 5 (1'st Adebayor 5), Di Maria 5. A disposizione: Adan, Granero, Garay, Kakà, Higuain, Benzema. All. Mourinho 5
Barcellona (4-3-3): Valdes 6; Dani Alves 6, Mascherano 6, Pique 6.5, Puyol 6; Xavi 6,5, Busquets 5, Keita 6,5; Pedro 5,5 (6'st Afellay 7), Messi 8, Villa 6 (45'st Sergi sv). A disposizione; Pinto, Fontas, Alcantara, Milito, Jeffren. All. Guardiola 7
Arbitro: Stark (Ger) 5,5
Reti: 31' e 42' st Messi
Ammoniti: Arbeloa, S. Ramos ( R), D. Alves, Mascherano ( B)
Espulsi: 47' pt Pinto ( B), 16' st Pepe ( R)
Recupero: 2′ pt, 3'st

IL MANCHESTER U. DISTRUGGE LO SCHAMPO 04 ED E' IN FINALE PER LE TERZA VOLTA IN 4 ANNI !!! GRAVI I RIMPIANTI DELL'INTER

 

 

Il Manchester United non si distrae: impone a Gelsenkirchen la legge del più forte e mette, in pratica, fine alla bella favola dello Schalke in Champions. Come da pronostico, non c'è stata partita. Gli uomini di Ferguson hanno vinto con un risultato che gli sta addirittura stretto, visto il gran numero di palle-gol costruite (10 limpide almeno, gol esclusi), e che, purtroppo, aumenta le recriminazioni per la sciagurata eliminazione dell'Inter.

PUNITO UNO SCHALKE PRESUNTUOSO -
Lo United ha dominato sotto tutti gli aspetti: sia tattico che tecnico. Ha stordito la difesa tedesca con continui inserimenti centrali e ha finito per metterla ko, con un uno-due micidiale, targato Giggs-Rooney, una volta perforata la porta, stoicamente tenuta chiusa per 67' da un prodigioso Neuer. Lo Schalke è mancato soprattutto sul piano agonistico. Ha pensato di potersi giocare le proprie carte ad armi pari con i più blasonati rivali e, inevitabilmente, è stato punito.

Manchester in semifinale, Chelsea ko

Non riesce l'impresa alla squadra di Ancelotti. Dopo la sconfitta casalinga nel match di andata i blues cadono anche a Old Trafford (2-1). Red Devils avanti grazie ai gol di Hernandez e Park. Di Drogba la rete dei londinesi

CHELSEA KO,BARCA DISTRUTTIVO,REAL A VALANGAAltro che brutte sensazioni. Il Barcellona dello scettico Guardiola travolge senza eccessive ansie lo Shakhtar Donetsk - giustiziere della Roma - e prenota con il 5-1 del Nou Camp la semifinale di Champions League contro il Real Madrid di Mourinho. Troppo forte la corazzata blaugrana per i giovani talenti di Lucescu. A secco (e questa è una notizia) Messi che le prova tutte per segnare ma alla fine dovrà 'accontentarsi' di un gol annullato per fuorigioco.

PRIMO TEMPO - Pronti, via e i fenomeni di Guardiola sbloccano subito il risultato al 3' con una zampata di Iniesta. Lo Shakhtar ha il merito di reagire subito e di sfiorare il pari in due occasioni nel giro di un minuto ma prima Luis Adriano si divora un gol a tu per tu con Victor Valdes, poi Willian nell'azione successiva non centra la porta lasciata sguarnita da un'avventata uscita di Victor Valdes. Al 17' è Messi a provare la via del gol su punizione ma la mira è imprecisa. L'argentino ha un'altra chance pochi minuti dopo ma calibra male il pallonetto su Pyatov. Al 33' il Barça raddoppia grazie a Dani Alves (secondo gol in otto gare di Champions) che sfrutta al meglio un lancio millimetrico di Iniesta con uno stop a seguire che mette fuori gioco il portiere avversario e gli permette di insaccare a porta vuota. 

SECONDO TEMPO - David Villa apre subito le danze nella ripresa con una girata su cross di Busques a lato di poco. Passano due minuti e Messi prima, e Xavi su punizione poi hanno due chance in rapida successione per aumentare ancora di più il divario con gli avversari. Il 3-0 arriva poco dopo, al 53', con Pique, bravo a battere Pyatov con un diagonale tutt'altro che irresistibile. Al 58' lo Shakhtar sembra riaprire il discorso qualificazione con una deviazione vincente di Rakitskiy su cross di capitan Srna ma il 3-1 dura l'arco di un giro d'orologio: palla al centro, si riparte e Keita indovina una botta dal limite dell'area che fa secco Pyatov. Il divario torna più che consistente e il Barça può riprendere il normale controllo della gara. Messi cerca il gol a più riprese ma la sua serata sembra maledetta. Iniesta viene ammonito e, diffidato, salterà il match di ritorno in Ucraina. All'81' lo Shaktar va vicino al 4-2 con Luiz Adriano che è sfortunato nel colpire il palo interno in una veloce azione di contropiede. Cambio di fronte e al Barça viene annullato giustamente un gol a Messi per fuorigioco. Quando ormai la partita sembra volgere al termine, ecco arrivare all'86' la manita blaugrana con Xavi che raccoglie al meglio un cross perfetto di Dani Alves. E meno male che Guardiola si vedeva «più fuori che dentro dalla Champions» alla vigilia della partita.


CHELSEA-MANCHESTER UNITED 0-1 
Basta una zampata di Rooney al Manchester United per regolare di misura il Chelsea nell'andata dei quarti di finale di Champions League. Il primo atto del derby inglese va, dunque, ai Red Devils di Ferguson che vincono e convincono dimostrandosi più squadra rispetto al Chelsea di Ancelotti alle prese, anche stasera, con i tormenti di Torres, ancora a secco con la maglia dei Blues. La fortuna, però, non ha aiutato i padroni di casa, sfortunati a colpire un palo con Torres, a vedersi deviata sulla linea di porta una conclusione di Lampard e a non vedersi assegnato un rigore piuttosto evidente nei tempi di recupero. Ma andiamo con ordine.

PRIMO TEMPO - La partita si mantiene su un equilibrio pressochè totale. Le due squadre ci mettono tanto agonismo ma i portieri restano praticamente inoperosi. Per vedere la prima occasione da gol bisogna aspettare il 20' quando Drogba trova lo spazio per scaricare verso Van der Sar un bolide che il portiere olandese riesce ad alzare oltre la traversa. Al primo vero affondo il Manchester United passa. Azione da manuale dei Red Devils al 23' con lancio di Carrick sulla sinistra a servire Giggs che controlla in modo perfetto e serve un assist al bacio per Rooney che con un rasoterra chirurgico batte un incolpevole Cech. Al 30' arriva la prima risposta del Chelsea con una buona azione di Torres che chiede l'uno-due a Ramires e poi prova una sfortunata mezza rovesciata che non ottiene l'esito sperato. La squadra di Ancelotti comincia un forcing costante che mette in affanno la retroguardia dei Red Devils. Il collettivo Manchester sembra funzionare meglio del Chelsea che, invece, per creare problemi ai difensori avversari deve affidarsi sistematicamente alle giocate dei singoli. Lo United va vicinissimo al 2-0 con il 'Chicharito' Hernandez che non riesce per un soffio a deviare di testa un cross al bacio di Rooney. Ancelotti trema ancora dopo un tiro di Rooney dal limite al 44' che trova pronto alla parata a terra Cech. Al 45' la sfortuna si accanisce contro i Blues: Torres devia un cross di Essien e colpisce la base del palo, poi Lampard sulla ribattuta tira a botta sicura ma trova la deviazione decisiva di Evra sulla linea di porta.

SECONDO TEMPO - Dopo cinque minuti della ripresa Ferguson deve fare a meno di Rafael, uscito per infortunio. Al suo posto in campo Nani. Al 54' Rooney insacca dopo una triangolazione stretta con Hernandez ma l'arbitro annulla tutto per un fuorigioco dell'attaccante messicano. La prima fiammata della ripresa degli uomini di Ancelotti arriva al 55' grazie ad una rovesciata di Drogba di poco a lato. La gara cala un po' di ritmo, le due squadre cominciano a tirare un po' il fiato. Hernandez ha un'altra opportunità al 66' su un cross dalla destra ma Cech salva tutto deviando la traiettoria della sfera. Torres non ne prende una e continua la sua preoccupante astinenza da gol. L'attaccante spagnolo, infatti, è ancora a caccia della prima marcatura con la maglia del Chelsea. Ancelotti prova a mischiare le carte inserendo Malouda al posto di uno spento Zhirkov e Anelka al posto di Drogba. Al 74' Torres trova finalmente una fiammata degna della sua fama con un colpo di testa ad incrociare che esalta Van Der Sar, autore di un'autentica prodezza in tuffo. L'urlo di gioia dell'attaccante spagnolo gli resta così strozzato in gola. Al 77' Ferguson toglie Hernandez per inserire Berbatov. Lampard cerca il gol su punizione ma Van Der Sar si fa trovare pronto. Al 91' il Chelsea protesta giustamente per un rigore non concesso dall'arbitro Mallenco: entrata a forbice di Evra su Ramires in piena area del Manchester. Il risultato non cambia, Ancelotti cede a Ferguson e complica maledettamente il suo cammino in Champions

La Federazione CALA LE BRAGHE:

Via libera al 2° extracomunitario e via libera ai diritti televisivi

Diritti tv, intesa raggiunta. L’assemblea della Lega di serie A ha approvato oggi all’unanimità un accordo per la ripartizione dei 197 milioni di euro provenienti dalla vendita dei diritti televisivi legata ai bacini d’utenza.

La svolta è arrivata grazie all’ok dei club medio-piccoli alla modifica del peso dell’auditel nella divisione della torta che vale complessivamenteun miliardo di euro all’anno. Dal 33% al 16,3%, l’impatto dell’auditel si dimezza e fa felici tutti. Le squadre di prima fascia (Juventus, Inter e Milan), che nei mesi scorsi avevano minacciato di bloccare le trattative per via della scelta di tutte le altre società di serie A di rivedere al ribasso le quote spettanti alle big, e quelle che vorrebbero diventarlo, vedi Lazio, Napoli e Roma, che grazie al nuovo accordo mettono in tasca qualche milione in più rispetto alla stagione scorsa.

L’ennesimo caso del pallone italiano era nato ad aprile. Quando 15 società del massimo campionato avevano deciso di non accettare più le condizioni che garantivano ai club più blasonati un ritorno economico dai diritti tv decisamente superiore al loro. Per stabilire se e come intervenire, avevano approvato all’unanimità una delibera che prevedeva di affidare a tre istituti demoscopici un’indagine circa i bacini di utenza di tutte le società di serie A. I risultati della ricerca avevano regalato un sorriso grande così a Roma e Napoli, che vedevano aumentare i propri ricavi di circa 8 milioni di euro. Lotito, il presidente della Lazio, uno dei principali sostenitori della delibera di aprile, non stava più nella pelle. Per la società biancoceleste i ricavi sarebbero aumentati addirittura di quasi 13 milioni di euro. Insomma, un affare da difendere con le unghie e con i denti dalle pretese di Juve, Milan e Inter, che invece vedevano crollare i propri introiti e che giuravano battaglia fino alla fine perché il nuovo disegno rischiava di mettere in crisi bilanci già provati da numeri che non sempre tornavano.

“Senza accordo percorreremo le vie legali in tutti i gradini necessari”, aveva tuonato nei giorni scorsi Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell’Inter. E pure il massimo dirigente della Juventus, Andrea Agnelli, non dimostrava di essere troppo ottimista circa il buon esito delle trattative: “Clima di tempesta, non c’è apertura da parte delle piccole”. Sulla stessa linea, l’ad del Milan Adriano Galliani, che diceva: “E’ solo la prima tappa di una lunga vicenda. Questa decisione è sbagliata e verrà impugnata. Se necessario, andremo avanti in tutti i gradi di giudizio”. Incassato il no della corte di giustizia della Figc, le tre grandi del calcio italiano si preparavano a fare valere le proprie ragioni in tutte le sedi opportune, fino al Consiglio di Stato.

Non è stato necessario, oggi l’assemblea della Lega di serie A ha raccolto il sì da parte di tutte le squadre, che hanno trovato un compromesso a metà strada. Dunque, via libera per la spatizione dei diritti tv per la stagione 2011-12. Per quelle che verranno, invece, è previsto un incontro che si dovrebbe tenere la prossima settimana.

 

Il Consiglio Federale della Figc ha dato il via libera: secondo extracomunitario in Serie A a partire dalla prossima stagione. Lo ha annunciato, al termine del Cf, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti, e vice-presidente vicario della Federcalcio, Carlo Tavecchio. "C'è stato il via libera al secondo extracomunitario, siamo tutti d'accordo", ha detto Tavecchio fuori dalla sede federale di via Allegri. Per il presidente federale Giancarlo Abete è stato risolto "all'unanimità un problema strategico per il calcio italiano. E' una norma in linea con quella del 2009 e 2010, ma con dei correttivi", ha spiegato Abete, specificando che "si è voluto evitare che giovani di serie che diventano professionisti vengano utilizzati per la sostituzione di un extracomunitario. E' una norma di garanzia. Siamo rimasti all'interno delle quote previste dal Coni che individuano il numero massimo di nuovi contratti per gli extracomunitari in 60".

BERETTA - "Credo che così si ritrovi una condizione importante per il recupero della competitività della Serie A".
Così il presidente della Lega di Serie A Maurizio Beretta commenta la decisione presa dal Consiglio Federale della Figc. "Credo sia questo l'elemento più significativo - ha detto Beretta - di un tema su cui tutte le leghe hanno trovato sintonia. Questo è un passo importante per allacciare rapporti più stretti in particolare con la Lega Pro, con cui nei mesi scorsi avevamo

 

avuto un rapporto più conflittuale". Circa il contratto collettivo dei calciatori, Beretta ha sottolineato che "non è stato argomento trattato dal Consiglio Federale perchè compete alle singole parti (Lega di A ed Aic, ndr). Abbiamo insistito sulla necessità di riprendere un confronto sereno e costruttivo: il grosso del lavoro è stato fatto nei mesi scorsi, ora siamo all'ultimo miglio". Sulla questione dei fuori rosa, infine, Beretta ammette che "a questa problematica è stata data una valenza emblematica eccessiva. Ora servono pazienza e spirito costruttivo, soprattutto perchè il nuovo contratto rappresenta un salto in avanti verso la modernità. I tempi per la firma? Siamo disponibili a metterci seduti e a non alzarci dal tavolo finchè non sarà trovato un accordo". Anche il presidente della Lazio Claudio Lotito ha commentato l'apertura della Figc al secondo extracomunitario: "E' nell'interesse del sistema avere due extracomunitari per portare in Serie A i migliori calciatori".

Guerra totale alla serie A:niente secondo extra, niente soldi extra dai bacini d'utenza alle big

Martedì 5 luglio si annuncia un consiglio federale molto acceso, e non solo sulla questione dello scudetto 2006. Si litigherà sicuramente sul secondo extracomunitario richiesto dalla Lega di serie A. Si tratta di numeri abbastanza bassi, perché uno esce e uno entra: al massimo pochi stranieri, una dozzina, in più (ma sono già tanti, troppi...). Ma la questione non è tecnica, è soprattutto politica. L'Aic, sindacato calciatori, si vuole mettere di traverso perché la Lega di A non ha firmato il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto il 30 giugno dell'anno scorso e facendo uno sgarbo anche a Giancarlo Abete che si era esposto di persona. Resta in ballo la vecchia questione degli allenamenti differenziati, cosa che ai club con rose smisurate interessa, eccome. L'Aic, se non si troverà un accordo, è pronta a scioperare il 28 agosto (27 anticipi) quando scatta il campionato di serie A. Ma non c'è solo il sindacato calciatori, con il neopresidente Damiano Tommasi, che si schiera contro la Lega di A, rappresentata in consiglio da Beretta, Cellino (se si presenta) e Lotito (semprepresente, ovunque). Anche l'assoallenatori di Renzo Ulivieri e la Lega Pro di Mario Macalli sono pronti a votare contro. Il motivo? "Una questione di principio: difendiamo l'identità del nostro calcio", sostengono dallo staff di Macalli. Inoltre la Lega Pro da tempo è in guerra con quella maggiore per la faccenda dei diritti tv, "che ci spettano". Sono finiti pure in tribunale. Difficile, a questo punto, che si possa parlare di un altro aspetto importante, quello dell'articolo 40 delle Noif, le norme organizzative interne della Figc. Prevede l'ingresso di centinaia di bambini, o quasi, extracomunitari mai tesserati per la Federazione di appartenenza (dove li trovano, sulle spiagge?) e che dopo qualche mese firmano in Italia il loro primo contratto da professionisti. Una brutta storia, misteriosa: che fa sorgere non pochi sospetti. Martedì si parlerà anche di iscrizioni ai campionati: in serie B l'Ascoli ha qualche problema, la Lega Pro si ritrova con alcuni club importanti che non si sa ancora se ce la faranno, oppure, nella migliore delle ipotesi, partiranno con una penalizzazione (un punto ogni mancanza). L'Atletico Roma di sicuro non è più la terza squadra della capitale: se va bene giocherà a Pomezia o Marino, ma se va male (e i rischi pare ci siano) non si iscrive nemmeno. Grossi pericoli anche a Foggia: possibile che il patron Casillo non riesca a trovare una fidejussione da 600.000 euro? La Salernitana è nelle mani del sindaco: speriamo bene

Caos Bologna, Viviano all'Inter
L'Udinese riscatta D'Agostino

Aperte tutte le buste in Lega Calcio per risolvere le comproprietà di serie A e serie B. I casi più caldi erano quelli di Ekdal passato dal Bologna alla Juventus, D'Agostino riportato a Udine e Viviano (Bologna-Inter) col portiere azzurro riscattato dai nerazzurri per un clamoroso errore del club emiliano. I rossoblù, infatti, avevano fatto l'offerta migliore, ma una sciagurata trascrizione della cifra nella busta da parte del dirigente Stefano Pedrelli ha di fatto consegnato l'estremo difensore agli ex campioni d'Italia. Per il giocatore, Pedrelli aveva offerto 4 milioni e 720 mila euro, contro i 4 milioni e 200 della società milanese. A buste consegnate il dirigente emiliano si è reso conto di aver compilato in modo errato il modulo dell'offerta. Ad ogni modo l'Inter ha già fatto sapere che sarà disposta a trattare il trasferimento di Viviano. "Non sapevo nulla,- si è limitato a dire il presidente Moratti - vedremo adesso quello che accadrà. Benedetti ragazzi, se proprio ci tenevano tanto a Viviano potevano stare più attenti". Caso particolare anche tra Napoli e Sampdoria per Daniele Mannini, che torna in azzurro dopo due stagioni. Il Napoli si è aggiudicato il giocatore presentando un'offerta minima (500 euro), la Samp invece non ha proprio presentato la busta: ''La nostra intenzione - ha spiegato il ds della Sampdoria Pasquale Sensibile - era quella di non fare niente, consapevoli che il giocatore sarebbe rimasto a noi se il Napoli, come ci aveva garantito, non

avesse avuto a sua volta interesse a riscattarlo.

L'EX SERIE C IN ROSSO, BEN 20 CLUB SULL'ORLO DEL FALLIMENTO

Il conto alla rovescia è iniziato: almeno venti club (su 90) della Lega Pro, l'ex serie C, rischiano di non iscriversi alla prossima stagione. Mario Macalli con i suoi collaboratori tiene costantemente sotto controllo la situazione economico-finanziaria ma i primi segnali che arrivano dal fronte Covisoc non sono per niente incoraggianti. Entro il 30 giugno vanno presentate le domande di iscrizione (con le ricapitalizzazioni), il 18 luglio il consiglio federale annuncia i nomi delle società escluse dai campionato. Game over. Macalli sa benissimo che la situazione è grave, se non disperata: non per niente ha stabilito che il prossimo anno saranno bloccati i ripescaggi (76 potrebbe essere un organico accettabile), mentre martedì prossimo il consiglio federale varerà la riforma dei campionati (che sarà formalizzata poi entro il 31 luglio) e la Lega Pro, tra tre stagioni, avrà solo 60 club, divisi in tre gironi. "Il nostro obiettivo è di arrivare a 60 club sani e organizzati, che paghino gli stipendi, che abbiano impianti sportivi adeguati e che non siano poi penalizzati come quest'anno. E poi, vogliamo puntare sui giovani, questo deve essere il futuro: da qui non si sfugge", spiega Archimede Pitrolo, ascoltato vicepresidente della Lega Pro.

La mannaia sta per calare su tante società che hanno avuto un importante passato. In piena crisi ci sono infatti Salernitana, Brindisi, Catanzaro, Pro Patria, Canavese, Pergocrema, San Marino, eccetera. Novità societarie invece per quanto riguarda il Ravenna e l'Alessandria. Le quote del Ravenna sono passate al gruppo di Sergio Aletti: ma il club è coinvolto nel calcio scommesse e se venisse acclarata la responsabilità diretta (il ds Buffoni ha confessato) la punizione sarebbe piuttosto pesante. L'Alessandria invece è stata ceduta a Gionata Cella. Ok anche a Trieste: l'iscrizione al campionato di prima divisione, dopo la retrocessione dalla B, dovrebbe essere garantita. Anche a Piacenza il patron Garilli si sarebbe impegnato a iscrivere la società (ma deve ripianare una cifra ingente). La volata è iniziata: fra processi sportivi e iscrizioni ai campionati sarà un'estate bollente anche per la Lega Pro.

CALCIO ITALIA: QUASI 400 MILIONI DI PERDITE. BEN IL 65% DEGLI INTROITI VIA TELEVISIONE, SOLO LO 0,3% DALLA VENDITA BIGLIETTI !!!

E' di 345 milioni e 536 mila euro la perdita netta prodotta dal calcio professionistico italiano nella stagione 2009-2010, con solo 15 dei 132 club che hanno riportato un utile e nella stagione in cui per la prima volta la serie A ha sfondato il tetto dei 2 miliardi di valore di produzione. E' uno dei dati contenuti in 'Report Calcio 2011', analisi del movimento calcistico italiano sotto il profilo economico e finanziario, elaborata dal Centro Studi, Sviluppo e Iniziative speciali della Figc con l'agenzia di ricerche e legislazione AREL e PricewaterhouseCoopers.

REPORT CALCIO: 1.4 MLN L'ANNO PER GIOCATORI 
- Il documento, presentato a Roma, traccia un quadro dettagliato del calcio italiano per la stagione 2009-2010 anche a confronto con i principali movimenti europei. Tra i dati rilevanti, il costo dei tesserati (oltre 1.400 milioni l'anno) e l'investimento sui settori giovanili dei 20 club di A: solo 68 milioni, nell'anno analizzato.

RICAVI E STADI, SERIE A INDIETRO IN EUROPA - Il fatturato della serie A è di 1.536 milioni di euro, al netto di plusvalenze e proventi diversi, a fronte dei 2.440 milioni della Premier League inglese.  Il sistema dei ricavi del calcio italiano è ancorato fortemente ai diritti tv, che rappresentano un terzo (65%) dei ricavi in Serie A, contro la metà in Premier League e un terzo della Liga spagnola (38%) e della Bundesliga (32%). Solo 61% invece il tasso di riempimento degli stadi italiani, contro il 92% di quelli inglesi, l'88% per i tedeschi, 

 

il 73% spagnolo e il 69% della Francia: risultato, il tasso di crescita dei ricavi da stadio è stato dello 0,3% dal '98 a oggi.

POCHI INVESTIMENTI SUL SETTORE GIOVANILE - In serie A i costi dei tesserati ammontano a 1.493 milioni di euro, di cui 1.101 in ingaggi e 392 in ammortamenti. Le risorse investite sul settore giovanile si fermano invece per i club del massimo campionato a 67,8 milioni di euro (5.63% del fatturato): a fronte di 177 giovani stranieri tesserati, sono solo 49 i calciatori formati nel settore giovanile ed entrati nella rosa della prima squadra.

PIU' VINCI, MENO SEI VIRTUOSO NEI CONTI - Diversi i dati curiosi: la retrocessione dalla serie A alla B comporta una diminuzione media del valore di produzione di 19 milioni, il percorso inverso un aumento di 17. 
Infine, il rapporto costi-risultati: il costo del lavoro è percentualmente maggiore nelle società al vertice della classifica e in quelle di coda, mentre è virtuoso il parametro delle società di media classifica. La curva dimostra insomma, sostiene Report Calcio 2011, che le squadre che ottengono i migliori risultati sportivi sono quelle che hanno i risultati economici meno brillanti

sequestrate azioni Palermo calcio

Il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, ha subito un procedimento giudiziario della procura di Benevento, a seguito del quale oggi il pm che segue l'inchiesta ha effettuato il sequestro conservativo di azioni del Palermo calcio. L'inchiesta riguarda l'acquisto di un supermercato.

«In questo Paese succede di tutto, a Benevento c’è un pm che mi perseguita per la costruzione di un centro commerciale, ma io ho fatto le cose in maniera regolare. Questo pm ha già chiesto i miei arresti domiciliari che il gip ha respinto e adesso ha chiesto il sequestro del 70 per cento delle quote del Palermo». Così Zamparini, che ha convocato una conferenza stampa allo stadio Barbera, ha commentato le accuse mossegli per la costruzione del centro commerciale ‘I Sanniti’, per il quale è indagato dal pm Antonio Clemente nell’inchiesta in cui è coinvolto insieme all’ex ministro Clemente Mastella, alla moglie del politico Sandra Lonardo, ex presidente del Consiglio regionale della Campania e ad otto persone, fra tecnici comunali e collaboratori. «Peccato che le quote del Palermo siano in Svizzera, al sicuro», ha aggiunto Zamparini.

FOTO Zamparini furibondo in conferenza stampa

«Io sono un imprenditore corretto, hanno costruito delle falsità che sono andate su certa stampa per fare uno scoop — ha aggiunto il presidente del Palermo — Io mi rivolgerò alla Corte europea dei diritti dell’uomo e farò ricorso contro il pm di Benevento. E’ un castello costruito su atti falsi, perché io a Benevento ho fatto del bene e creato 300 posti di lavoro e mi hanno bloccato i cantieri per quattro volte. Agirò anche contro l’Agenzia delle entrate. Piuttosto che far mettere le mani sulle azioni del Palermo, chiederò che mi sequestrino eventualmente altri miei beni».

«Chiederò i danni per questa vicenda — ha poi detto il presidente del club siciliano — vedremo cosa diranno i tifosi se si vedono presentare un pm come presidente e quando mi dimetterò davanti ad un’ingiustizia del genere. Nella costruzione dell’ipermercato di Benevento finora ci ho rimesso una decina di milioni, posso dire solo questo — ha sottolineato — E poi, onestamente, non capisco nemmeno il sequestro di certe cifre, dal momento che quel centro commerciale vale almeno 50 milioni».

«I miei rapporti con Mastella? Sono andato una volta a trovare la moglie — rivela Zamparini — per dirle che il sindaco di Benevento non voleva farmi costruire il centro commerciale e lei mi disse di fare una donazione ad una onlus che si occupava di bambini poveri ed io diedi 50 mila euro. Tutto quello che dico è dimostrabile. Mi accusano di avere provocato danni al Comune di Benevento e invece semmai è accaduto il contrario».

Agnelli  contro Beretta
"Porto la Juve in Francia" Galliani:"Porto la lega in tribunale con una bella legge pro domo mia fatta dal mio padrone."

Dopo il voto decisivo di Maurizio Beretta, che ha dato via libera all'attuazione della delibera delle 15 cosiddette 'piccole' sui diritti tv, arriva l'attacco frontale di Agnelli contro Federcalcio e Lega: "E' una giornata difficile per la ripartizione del bacino d'utenza - ha detto il presidente bianconero - La federazione è stata poco lungimirante: ha perso due volte gli Europei, la legge sugli stadi non decolla, e poi la regola sugli extracomunitari. In Lega invece la situazione è paradossale: c'è un presidente dimissionario che decide con una maggioranza precostituita. Ci sono cinque grandi squadre (Juve, Inter, Milan, Roma e Napoli, ndr) che hanno il 75% dei tifosi dalla loro parte ma subisocno le decisioni delle altre squadre. Noi abbiamo 3 milioni di audience contro 300 mila delle altre 15. Purtroppo chi non investe grandi cifre, in questo momnento decide: ci appelleremo al Coni che tutela lo sviluppo dello sport. Siamo compatti con le altre 4, valutiamo anche l'ipotesi di un'uscita dalla lega". E poi ripete, rispondendo alla domanda se "uscire dalla lega" potrebbe voler dire andare a giocare all'estero, in Premier o nella Ligue 1 francese: "Stiamo valutando qualsiasi ipotesi. Aspettiamo le motivazioni della Corte di giustizia federale e poi la posizione dell'Alta corte di giustizia del Coni. A quel punto - ha spiegato il presidente della Juventus - può di nuovo decadere tutto e bisogna valutare come si comporterà la Lega". Agnelli ha aggiunto: "E' come se abitassimo in un

palazzo: su tre piani stanno le cinque grandi, sul quarto tutte le altre squadre e loro decidono tutti i lavori da fare e noi paghiamo tutti i costi".

CONSIGLIO DI LEGA CON LE PICCOLE - Il Consiglio della Lega di serie A si schiera con le 'piccole' sulla questione dei bacini d'utenza per definire i diritti tv. Con il voto decisivo del presidente Maurizio Beretta, il Consiglio ha dato infatti attuazione alla delibera dell'assemblea per l'assegnazione a tre agenzie demoscopiche delle indagini per definire i bacini. Beretta ha quindi scelto di sostenere la posizione delle cosiddette 15 "piccole", dopo che ieri invece l'Alta Corte di Giustizia del Coni aveva accolto il ricorso delle cinque 'grandi' (Juve, Inter, Milan, Napoli e Roma) contro la delibera del 15 aprile scorso dell'Assemblea di Lega.

LE ACCUSE DI GALLIANI - "Con il voto decisivo di Beretta, la votazione è finita 6 a 5", ha spiegato l'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani parlando al termine del Consiglio al fianco dell'omologo interista Ernesto Paolillo. Hanno votato contro l'attuazione della delibera i rappresentanti di Milan, Inter, Roma, Napoli e Juventus. A favore, invece, quelli di Parma, Sampdoria, Udinese, Palermo e Catania, oltre al presidente della Lega di serie A. Secondo Galliani e Paolillo, "il prossimo round sarà in assemblea lunedì, e poi in tribunale". "Beretta - ha detto l'ad rossonero Adriano Galliani - se ne assumerà le responsabilità anche patrimoniali. Smentendo se stesso, dopo essersi astenuto nell'ultimo consiglio, ora si è schierato con una delle parti. E' un presidente - ha continuato - che da tempo lavora a Unicredit da mattina a sera e in Lega non c'è mai. Ognuno nella vita fa ciò che vuole ma si assume le responsabilità".

LA REPLICA DI BERETTA - "Oggi l'unica condizione vincolante era dare attuazione alla delibera - ha detto Beretta - Non ho preso le parti degli uni o degli altri, ho fatto fino all'ultimo ogni tentativo per fare una composizione che vedesse il Consiglio di Lega unito nell'attuazione della delibera". Beretta ha poi aggiunto che  "a differenza dell'ultimo Consiglio di Lega dove era pendente il ricorso alla Corte di Giustizia Federale, oggi quel ricorso è stato respinto e di fatto la delibera è nella sua piena operatività. C'è una delibera dell'assemblea votata con una maggioranza di tre quarti contestata da un ricorso alla Corte che lo ha respinto. E quindi la delibera è nella sua esecutività e tenendo conto di questo ho ritenuto che così il Consiglio si dovesse posizionare".

"HO CHIESTO DI ESSERE SOSTITUITO" - "Dicono che sono assenteista? Certo questa non è una fase facile che dà soddisfazione - la risposta di Beretta - Peraltro io avevo chiesto di essere avvicendato ormai quasi due mesi fa. Resto qui per non pregiudicare completamente l'operatività della Lega e mi auguro si trovi presto un accordo per un nuovo presidente che possa magari fare da pacificatore". Galliani e Paolillo affermano che la storia finirà in tribunale e che le sue responsabilità sono anche patrimoniali: "Non voglio fare polemiche. Non si può neanche correre il rischio di non attuare le delibere lasciando i lavori a metà. Anche quando le situazioni non sono simpatiche credo che le si debbano gestire".

CELLINO: "15 PEONES CONTRO CINQUE DI SANGUE BLU" - Questa mattina, prima ancora della riunione del Consiglio, il presidente della Lazio Lotito aveva definito "abnorme" il provvedimento dell'Alta Corte. Il numero uno biancoceleste aveva precisato: "La delibera è valida a tutti gli effetti e il Consiglio di Lega di oggi deve darle esecuzione". Sulla stessa linea anche Massimo Cellino: I consiglieri delle cinque grandi "si stanno rifiutando di dare esecuzione alla delibera. Ci contestano - ha aggiunto il presidente del Cagliari - che 15 peones votano contro cinque di sangue blu. Si può discutere di tutto ma vanno riconosciuti i principi democratici".

Milan, niente doppietta
Il Palermo vola in finale

Per il Milan si tratta di un ko che arriva tre giorni dopo la festa scudetto contro l'unica squadra che nel 2011 non è riuscita a battere. Palermo, quindi, vera bestia nera dei rossoneri che al Barbera escono sconfitti da quattro anni consecutivi.

L'ASSENZA DI IBRA - L'eliminazione in semifinale non annulla la gioia e l'euforia dello scudetto, quello che fa più male è il modo in cui è arrivato il Ko. La scelta di non schierare dal 1' un attaccante di peso come Ibrahimovic fa discutere, perché nel primo tempo alla squadra rossonera è mancato proprio un punto di riferimento in attacco. Robinho, che si è divorato dopo 3' l'occasione per cambiare il volto di questa partita, si è mosso sempre fuori dall'area di rigore e Pato, al quale era stato affidato il compito di dare profondità, è stato completamente anonimo. L'ingresso dello svedese, che ha dato spessore al reparto offensivo, è

 

arrivato troppo tardi, quando il Palermo era già avanti per 1-0 e la qualificazione compromessa.

FESTA PALERMO - Festa e giubilo, invece, in casa Palermo. I rosanero sono stati perfetti in fase difensiva annullando letteralmente l'attacco milanista. La velocità di Pastore e Ilicic ha fatto il resto. Che ne dica Zamparini, Delio Rossi è il vero artefice del gioco di questa squadra che è tornata a correre e a muoversi come a inizio stagione. Il presidente dei siciliani ha già dato per partente a fine stagione l'ex tecnico della Lazio, ma è chiaro a tutti che la squadra segue il lavoro di Rossi e ne acquisisce i meriti.

IL MILAN NON SFONDA -
Primo tempo con pochissime emozioni al Barbera. Sono i rossoneri a fare la partita con i padroni di casa sempre chiusi nella propria trequarti e agili in fase di ripartenza. Al 3' i campioni d'Italia potrebbero subito mettere in discesa il match, ma Robinho, smarcato davanti a Sirigu da un lancio millimetrico di Pirlo, calcia clamorosamente alto sopra la traversa. Pochi minuti dopo è Flamini ad andare vicino al vantaggio con un diagonale dalla destra che Sirigu respinge con i pugni sulla linea. La reazione del Palermo arriva al quarto d'ora con Pastore, bravo a raccogliere al limite un assist di petto di Hernandez e a colpire di prima: la palla sfiora il palo alla sinistra di Abbiati. Poi è il turno di Pirlo che prova a impensierire l'estremo rosanero con una delle sue punizioni. Ci riesce solo a metà, perché Sirigu, seppur in difficoltà nell'intervento, blocca in due tempi. Nel finale di tempo si fa male Antonini e al suo posto entra Bonera.

UNO-DUE PALERMO -
Nella ripresa si vede subito che qualcosa è cambiato nel Palermo. La squadra è più aggressiva e al 18' dopo aver guadagnato un corner passa con un colpo di testa di Migliaccio che anticipa il migliore in campo dei rossoneri: Thiago Silva. Poco più tardi i rossoneri rischiano di subire il 2-0 con Hernandez che, però, trova l'ottima deviazione del numero 33 milanista. Alla mezzora il tracollo: Van Bommel stende in area Ilicic, lanciato in contropiede da Pastore, rosso diretto e rigore per i siciliani trasformato da Bovo. Proprio il difensore di casa 2' più tardi si fa espellere per un brutto fallo su Pato. Il Milan non si dà per vinto e prima colpisce un doppio palo con Ibrahimovic, poi Sirigu blocca a terra una conclusione di Flamini, quindi accorcia con lo svedese lesto nell'infilare l'estremo del Palermo con un diagonale. Un gol che arrivare troppo tardi per riaccendere le speranze rossonere di portare i padroni di casa ai supplementari.

PALERMO-MILAN (0-0)
PALERMO
(4-3-2-1): 46 Sirigu; 16 Cassani, 3 Goian, 5 Bovo, 42 Balzaretti; 8 Migliaccio, 94 Acquah (35' Bacinovic), 23 Nocerino; 27 Pastore (31' st Munoz), 72 Ilicic; 9 Hernandez (38' st Pinilla Ferrera). A disposizione: 99 Benussi, 6 Munoz, 36 Darmian, 21 Bacinovic, 11 Liverani, 51 Pinilla, 10 Miccoli. Allenatore: Delio Rossi.
MILAN (4-3-1-2): 32 Abbiati; 20 Abate, 33 T. Silva, 13 Nesta (35' st Cassano), 77 Antonini (46' Bonera); 16 Flamini, 4 Van Bommel, 21 Pirlo; 10 Seedorf (20' st Ibrahimovic); 7 Pato, 70 Robinho. A disposizione: 1 Amelia, 76 Yepes, 25 Bonera, 23 Ambrosini, 27 Boateng, 99 Cassano, 11 Ibrahimovic. Allenatore: Massimiliano Allegri
ARBITRO: Rocchi di Firenze
MARCATORI: nel st 18' Migliaccio, 28' Bovo rigore, 49' Ibrahimovic.
NOTE: Angoli: 7-5 per il Milan. Recupero: 4' e 6'. Espulsi: nel st 27' Van Bommel per fallo da ultimo uomo su Ilicic, 30' Bovo per gioco falloso. Ammoniti: Bacinovic, Balzaretti, Ibrahimovic, Cassani per gioco falloso. Spettatori: 33.414, per un incasso di 808.186,00 euro.

L'ESPLOSIONE DEGLI UOMINI MERDA: L'ESALTAZIONE DEL FIOR FIORE DELL'INTELLIGHENZIA ITALIOTA

Le offese a Leonardo, nella foto GATTUSO DETTO 'O CALABBRESE, MENTRE DIRIGE LA SOTTOCURVA DEI MAFIODELINQUENTI
Video: I cori

 

Dopo la firma con l'Inter il brasiliano è diventato il bersaglio dei tifosi milanisti. Dallo scorso anno il difficile rapporto tra il tecnico e Gattuso

Samp, derby beffa:dalla Coppa dei Campioni alla serie B in una stagione...

Il derby della Lanterna imprime il verdetto previsto dai più, ma lo fa nella maniera più rocambolesca e regala a Mauro Boselli un posto nella storia rossoblù, nel giorno in cui il Genoa festeggiava l'anniversario del primo scudetto, quello del 1898. È il 'Grifonè a godere, infliggendo alla Sampdoria una sconfitta forse immeritata per quanto visto in campo, ma verosimilmente decisiva per le sorti dei blucerchiati, ormai con un piede e mezzo in Serie B. Non è bastata un'ottima prova dei doriani ed aumentano i rimpianti dei ragazzi di Cavasin perché, se la squadra avesse giocato così per tutto il girone di ritorno, la salvezza sarebbe archiviata da un pezzo.

FLORO FLORES ROMPE L'EQUILIBRIO - Il primo tempo è molto equilibrato: le palle-gol più nitide sono del Genoa ma i doriani si propongono spesso in attacco, mostrando di essere vivi e vogliosi di fare risultato. Per la prima volta dal suo arrivo alla Samp, Biabiany si prende la squadra sulle spalle e guida gli attacchi, ben supportato dal resto di una squadra che ha voglia di risollevarsi. I rossoblù di Ballardini alternano momenti di apatia a fiammate mortifere: Floro Flores prende le misure della porta di Da Costa (preferito a Curci) al 25', per poi colpire quando fa più male. Al 46' l'attaccante napoletano, ex di turno insieme proprio a Biabiany, gira in rete il pallone servitogli dall'intelligente spizzata di Palacio.

DECISIVO BOSELLI - Al rientro dagli

 

spogliatoi il Genoa sembra giocare sul velluto ma la Samp si ricompatta e cresce col passare dei minuti. Biabiany sfiora il pari di testa, lo trova Pozzi poco dopo metà frazione approfittando di un regalo di Eduardo, a dir poco incerto su un tiro da fuori di Palombo. Il gol dell'1-1 dà entusiasmo alla Samp mentre il Genoa sembra uscire dal match, tanto che i suoi tifosi cominciano a chiedere di tirar fuori gli "attributi": Mesto fraintende e si fa ammonire per la seconda volta a seguito di una rissa, lasciando i suoi in inferiorità numerica nel finale. La spinta blucerchiata non si tramuta in vere palle-gol nella seconda metà di ripresa, fino alla beffa, al 7' minuto di recupero: è il subentrato Boselli a pescare il coniglio dal cilindro, quello che fa esplodere il tifo genoano.

SAMP NEL BARATRO
- Finisce con i tifosi rossoblù che urlano "Serie B!" e tirano fuori tanti striscioni di sfottò rivolti ai 'cugini', che stasera si ritrovano terzultimi a due punti dal Lecce. Alla squadra di Cavasin restano da giocare la gara interna contro il Palermo e la trasferta dell'Olimpico contro la Roma, altra squadra con un conto in sospeso con i doriani (il doppio Pazzini di dodici mesi fa scippò lo scudetto ai giallorossi). Tutto sembra remare contro la Samp, tenuta in A ormai solo dalla matematica.

GENOA-SAMPDORIA 2-1
(1-0)
GENOA (4-4-2): Eduardo 5,5; Mesto 5.5, Dainelli 6, Kaladze 5,5, Criscito 6; Rafinha 5,5 (28' st Antonelli s. v.), Kucka 5,5 (48' st Konko s. v.), Milanetto 6, Rossi 6; Floro Flores 6.5 (36' st Boselli s. v.), Palacio 6. (73 Scarpi, 5 Konko, 22 Destro,  42 Veloso, 43 Paloschi). All.. Ballardini
SAMPDORIA (4-4-2): Da Costa 6; Zauri 5,5, Volta 5.5, Lucchini 6, Ziegler 6; Mannini 6,5, Tissone 6 (24' st Poli 6), Palombo 6,5, Laczko 6 (15' st Guberti 5,5); Pozzi 6.5 (33' st Maccarone 5), Biabiany 6,5 (85 Curci, 4 Dessena, 28 Gastaldello, 41 Macheda). All.: Cavasin
ARBITRO: Tagliavento di Terni
RETI: nel pt 45' Floro Flores; nel st 21' Pozzi, 51' Boselli
ANGOLI: 9-2 per la Sampdoria
RECUPERO: 1' e 6'
ESPULSO: Mesto al 45' st per fallo violento (rosso diretto)
AMMONITI: Criscito, Floro Flores e Mannini per comportamento antiregolamentare, Tissone e Rossi per gioco scorretto

A NOI DEL FAIR PLAY FINANZIARIO NON CE FOTTE PROPRIO UN CAZZO !!! FIRMATO TESTA DI MERDA, PREMIER D'ITALONIA

L'ultima follia? Cristiano Ronaldo. Per portarlo al Milan, ci vogliono 224 milioni di euro. Novantaquattro per il cartellino, 130 di stipendio per i prossimi cinque anni. Ma il Milan, che fattura la metà del Real Madrid, può permetterselo?Si, può e Platini può andare a fare in culo con le sue stronzate...
Negli ultimi dieci anni il calcio italiano ha incassato 13,4 miliardi e ne ha spesi 11 solo per gli stipendi dei calciatori e dei tecnici. Una autentica pazzia che in altre settori, diversi dal pallone, avrebbero portato le aziende al fallimento.
(...ed infatti come al solito, Bianchi si dimentica di citarli questi fallimenti: Napoli(2004), Como(2004),Perugia (2005), Torino (2005),Fiorentina (2002), Lazio (2002), poi salvata politicamente....)Ma nel calcio è una pazzia a cui pochissimi club riescono a mettere un freno: sicuramente virtuoso è il Napoli (che spende solo il 35% in stipendi: ma come farà?) e la stessa Lazio di Lotito che segue una certa linea da anni. Ma le altre? La voce stipendi è addirittura aumentata nel 2009-2010: da 1,093 a 1,162 miliardi. In media il 68% del fatturato. Delle grandi, l'Inter arriva al 93%, il Milan all'85%, la Roma al 74%. Nonostante tutti i buoni propositi, il Milan ad esempio è addirittura "peggiorato": 192,8 milioni di stipendi contro i 178,8 dell'anno precedente. Ibrahimovic e Robinho hanno avuto un ruolo importante. Il Milan per pagare i suoi carissimi calciatori spende, come detto, l'85% dei ricavi che sono addirittura diminuiti, 227,7 milioni (la metà, appunto, del Real Madrid...). Il rosso del club milanese è arrivato a 69,8 milioni, poco più dell'Inter (69). Fa miracoli Adriano Galliani in queste condizioni: bene ha fatto a liberarsi del gravoso contratto di Ronaldinho ma ora dovrà tagliare in maniera consistente anche gli ingaggi (in scadenza) di Inzaghi, Seedorf, Pirlo, Nesta e c.  Sarà molto dura in futuro tenere giocatori costosissimi come Ibra, sarà quasi impossibile arrivare a Cristiano Ronaldo e sarà anche molto dura, fra due stagioni, rispettare le regole del financial fair play. L'Uefa non ha ancora fissato le "punizioni" ma Michel Platini ha garantito che a Nyon non guarderanno in faccia a nessuno: ma avranno la forza di escludere dalle Coppe una big? Non si sa: c'è il forte rischio di contenziosi legali a livello europeo. Ogni Nazione d'altronde ha le sue regole. Non solo fiscali. Non è semplice stabilire norme che possano andare bene a tutti.

 LA CONSOB VUOLE CAPIRE IL DEBITO INFINITO TARGATO ROMA

Il faro della Consob si accende sui conti della Roma. Il dossier sulle pendenze del club giallorosso, circa 60 milioni di euro tra contenziosi e ingiunzioni, ha inevitabilmente agitato le acque intorno alla gestione uscente della società, muovendo l'interesse della Commissione per le Società e la Borsa. Che, ieri mattina, ha convocato presso i propri uffici di vigilanza la dottoressa Cristina Mazzoleni, direttore di pianificazione e controllo degli affari di Trigoria, per chiedere l'origine del documento e capire se esistano corrispondenze reali tra i numeri del report e i bilanci approvati e se gli esercizi passati nascondessero voci passive. In più, ha chiesto un riscontro sui dettagli economici pubblicati da "Repubblica". Dettagli che trovano corrispondenza nella realtà dei fatti, come la dirigente ha confermato all'organo di vigilanza nella mezz'ora di colloquio: un incontro illustrativo, a cui ha preso parte anche l'avvocato Tesei dello studio Carbonetti. Per far fronte alle pendenze  -  ha spiegato la dottoressa Mazzoleni  -  la Roma ha accumulato nel corso degli anni circa 13-14 milioni nel fondo accantonamento rischi: una cifra ritenuta congrua dai revisori esterni. I bilanci, dunque, rappresenterebbero fedelmente la situazione societaria. Una spiegazione ricevuta dalla Consob, che però non ha concluso con il colloquio di ieri gli accertamenti sul caso: nei prossimi giorni potrebbe essere chiesto a Italpetroli di mettere a disposizione il "legal due diligence report" del 

 

venditore, in cui sono contenuti tutti i dettagli sulla società. Le ultime ore hanno in ogni caso tolto serenità agli inquilini di Villa Pacelli, storica residenza della famiglia Sensi. Dove più di qualcuno teme (a ragione o meno) un'azione di responsabilità verso gli amministratori da parte dei piccoli azionisti.

Utd, ci pensa Hernandez,crolla come al solito l'Arsenal(1-2)contro una squadra semi sconosciuta,fuori dai giochi. Una speranza per il Chelsea a 6 punti
Chelsea, finalmente Torres

United, ci pensa Chicharito. Il Manchester United fatica ma supera di misura l'Everton e fa altri tre passi verso il titolo. A decidere il gol, all'84', di Hernandez. Il Chelsea risponde battendo 3-0 il West Ham: nel primo tempo segna Lampard, poi a sei dal termine arriva il primo gol di Torres con i Blues e al 90' Maluda sigla il tris. Alle spalle delle prime il Tottenham vede allontanarsi la Champions e ora deve anche guardarsi le spalle. Gli Spurs vengono bloccati a White Hart Lane sul 2-2 dal West Browmich, beffati da Cox dopo che Pavlyuchenko e Defoe avevano rimediato al vantaggio di Odemwingie. Si avvicina così al Tottenham e al quinto posto che vale l'Europa League il Liverpool, che travolge 5-0 il Birmingham con una tripletta di Maxi Rodriguez a cui si aggiungono le reti di Kuyt e Cole. Con Houllier ancora in ospedale, l'Aston Villa non va oltre l'1-1 contro lo Stoke (a Jones risponde Bent), stesso risultato anche in Blackpool-Newcastle e tra Wolverhampton e Fulham. Prova di forza del Sunderland che batte in rimonta il Wigan per 4-2 con doppietta di Henderson e gol di Gyan e Sessegnon su rigore.

34esima giornata
Manchester Utd - Everton 1-0 Aston Villa - Stoke City 1-1 Blackpool - Newcastle 1-1 Liverpool - Birmingham City 5-0 Sunderland - Wigan Athletic 4-2 Tottenham - West Bromwich 2-2 Wolverhampton - Fulham 1-1 Chelsea - West Ham 3-0 DOMENICA Bolton - Arsenal ore 17 LUNEDI' Blackburn - Manchester City ore 21

Kakà-Higuain show
Il Real va a forza sei,ma il Barca rimane a +8 a 5 dalla fine
Nel suo match serale, poco più tardi del Real, il Barcellona ha poi risposto con un successo più contenuto rispetto ai blancos e anche rispetto alla sua solita messe di gol. I blaugrana hanno difatti piegato 'solo' 2-0 l'Osasuna tornando al vantaggio in classifica di +8. I gol sono stati segnati al 24' del primo tempo di Villa e di Lionel Messi all'88'.Che in Spagna ci siano di fatto solo due squadre è un fatto noto. Una ulteriore conferma è arrivata dal primo match della 33esima giornata: il Real Madrid ha infatti vinto 6-3 sul campo del Valencia, cioè la squadra terza in classifica, la prima - anche se staccatissima - inseguitrice dei blancos e del Barcellona. La formazione di Mourinho è tornata al Mestalla tre giorni dopo il trionfo in Coppa del Re contro i blaugrana e ha dato spettacolo, chiudendo la pratica già nel primo tempo, terminato 4-0. Protagonisti della partita Higuain (tripletta) e Kakà (doppietta). Le marcature erano state aperte da Benzema. Per il Valencia vanno a bersaglio Soldado, Jonas e Alba ma solo quando la gara è ormai completamente compromessa. Real a -5 dal Barcellona, ora in campo contro l'Osasuna.Mou, primo "titulo" al Real
Ronaldo stende il Barça

 Il Barca fallisce il TRIPLETE. Clamorosa sconfitta nella finale Coppa del Re contro il Real Madrid di Mourinho.

Una serata unica al Mestalla, per certi versi indimenticabile anche perché ha segnato il primo trofeo di Mourinho con il Real Madrid. A regalarglielo Cristiano Ronaldo con un gol nel primo tempo supplementare dopo una partita equilibrata che però ha premiato la rabbia agonistica dei madrilisti. Il Barcellona ci ha provato, soprattutto nel secondo tempo, ma sulla sua strada ha trovato un insuperabile Casillas.

LA PARTITA - Lo stadio di Valencia è tutto esaurito per la finale di Coppa del Re. Il sovrano di Spagna Juan Carlos presente in tribuna. Da quelle parti anche Shakira, fidanzata di Piquet. Subito Real con una punizione sul primo palo di Xabi Alonso alta. Lancio di bottigliette, cori a volume altissimo, insomma atmosfera da grande evento. Anche in campo non si scherza, con il Barcellona spesso attorno all'arbitro Mallenco contro alcune punizioni fischiate agli uomini di Mourinho, Ronaldo su tutti. Al 12' doppia occasione Real: prima Ronaldo poi Ramos falliscono il gol di fronte a Pinto. Al 20' ci prova Ozil di sinistro ma dal limite il suo tiro finisce a lato. Il giallo numero uno è per Pepe e la decisione di Mallenco fa infuriare Mourinho. La gara non sembra voler prendere i binari della serenità. Arbeloa passeggia su Villa con rissa seguente in mezzo al campo. Intanto, "l'altra partita", prosegue con Ronaldo protagonista in negativo: al 30' aggancio fallito in area ed occasione buttata al vento. La sfida dei nervi ritrova la parità nelle ammonizioni: tocca a Pedro del Barcellona al 35'. Il Real tiene palla e quando non ce l'ha tra i piedi fa pressing, tanto. Come quando Piquet sbaglia a centrocampo e Ronaldo ne approfitta lanciandosi verso Pinto che però respinge il tiro del portoghese. Minuto 44': assist con la spalla di Ronaldo per Marcelo, cross al centro dalla destra dove Pepe stacca di testa ma colpisce il palo. La 'espaldinha' chiude il primo tempo.

IL SECONDO TEMPO - Il Barcellona comincia meglio la ripresa, più convinti gli inserimenti dei centrocampisti e più coraggiose le iniziative in avanti: ovvero Pedro e Messi si sono svegliati. Pedro al 50' con palla alla destra di Casillas. Messi abbattuto al 60' da Xabi Alonso che rimedia il giallo. Mourinho vede le brutte e se la prende con Ronaldo: sfuriata tra connazionali per il mancato supporto in difesa dell'attaccante. Il pressing/diga a centrocampo non funziona più e Mou si sbraccia dalla panchina per riportare l'ordine del primo tempo. Pedro in fuorigioco, con gol annullato al 70'. Un minuto dopo dentro Adebayor per Ozil. L'ex City rimedia subito il giallo al 74' per un battibecco con Mascherano. Un minuto e Casillas è regale: prima miracolo su Messi dal limite, poi volo su un pallonetto di Pedro dritto verso l'incrocio dei pali. Al 80' è praticamente assalto: Pedro ci riprova dalla sinistra ma ancora Casillas a deviare in angolo. Dall'altra parte il collega Pinto si traveste da difensore arrivando a respingere l'attacco di Adebayor fino alla linea laterale. Insomma a questa partita manca soltanto il gol. Quello negato da Pinto a Di Maria al 90': salto plastico per mandare in angolo la conclusione dell'argentino.

SUPPLEMENTARI - Due domande al 98': come fa Ronaldo a correre così veloce nel primo tempo supplementare dopo un assist di Alonso? E poi, come ha fatto CR7 a non centrare la porta di Pinto? La risposta è a lato, alla destra del portiere blaugrana. Il Re si diverte, Shakira smanetta con il cellulare e i tifosi aspettano un gol. Che arriva finalmente al 102'. Marcelo-Di Maria, poi ancora Marcelo-Di Maria: dal dialogo tra i due, sulla sinistra, esce il cross per la testa di Ronaldo che insacca. L'ultimo tempo comincia con due cambi di Guardiola: Afellay per Villa, Keita per Busquets. Ancora occasioni per Adebayor e Ronaldo e poi  doppio giallo a Di Maria. Finisce così, con il trionfo di due portoghesi nella serata della Coppa del Re di Spagna.

 

CHELSEA E ARSENAL A 6 PUNTI DALLO UNITED

 

Il Chelsea supera il Birmingham 3-1 e aggancia al secondo posto in classifica l'Arsenal, bloccato sul 3-3 in casa del Tottenham. Non sono mancate le emozioni e i gol (10 in due partite) nei due recuperi della 28/a giornata della Premier League, ma alla fine a sorridere è soprattutto Ancelotti.

CHELSEA SUPER - Allo Stamford Bridge i Blues hanno confermato di essere la squadra più in forma del campionato, (sei vittorie e due pareggi nelle ultime otto giornate) sbarazzandosi senza problemi del Birmingham, archiviando la partita già nel primo tempo con Malouda e Kalou. L'esterno francese chiude i conti a metà ripresa e diventa inutile il gol della bandiera segnato su rigore da Larsson nel finale: con questi tre punti i blues sono a sei lunghezze dal Manchester United capolista.

FRENA L'ARSENAL - A 64 punti sale anche la squadra di Wenger, che sfiora il colpo in casa del Tottenham passando in vantaggio due volte ma alla fine viene raggiunta. I Gunners passano subito con Walcott, ma vengono raggiunti da Van der Vaart. L'Arsenal colpisce ancora con Nasri e Van Persie e si illude di aver fatto sua la parita: Huddlestone nel finale del primo tempo e ancora Van der Vaart (su rigore) fissano il punteggio sul 3-3 finale.

LA VORAGINE DEBITORIA TARGATA AS ROMA:76 MILIONI DI EURO PER RIPIANARE

In una città che vive e si abbevera di chiacchiere, la vendita della "As Roma" e il tramonto della famiglia Sensi offrono da mesi uno spettacolo variopinto. Che molto dice sullo stato dell'industria del pallone e sul rumoroso circo che le si muove attorno ("papponi", ebbe a definirli Daniele De Rossi qualche tempo fa) e che, naturalmente, gira alla larga da un paio di domande chiave. Insieme a un marchio dalle straordinarie potenzialità, a una storia e a una passione cieca nella sua fede, cosa si sono comprati Thomas DiBenedetto, James Pallotta, Richard D'Amore e Michael Ruane? Cosa c'è, davvero, nella pancia della "As Roma"?

Si strepita sul prezzo di vendita ("basso", disquisiscono alcuni), si lamenta un danno ai piccoli azionisti (che solo oggi scoprono di aver scommesso in borsa su una società tecnicamente fallita). Si confonde la futura linea di finanziamento operativa assicurata dal venditore Unicredit ai compratori con un'operazione di leverage (l'acquisto a debito, da caricare sui bilanci di ciò che si acquista) che non c'è stata. Si arriccia il naso sulla consistenza patrimoniale degli acquirenti americani che hanno evidentemente la colpa, nel Paese del capitalismo senza capitali, di aver tirato fuori una settantina di milioni di euro di tasca propria tra acquisto del 67 per cento delle azioni e immediato aumento di capitale per far fronte a perdite di 36 milioni di euro. Qualcuno - e vale la pena ricordarlo non per ragioni di campanile - è

arrivato

a sfidarli neanche fossero dei bari, come Claudio Lotito, presidente di una società, la "Ss Lazio", impiombata da un debito con il Fisco che, nel 2005, ammontava a 140 milioni di euro e che "ragioni di ordine pubblico" consigliarono di rateizzare in 23 comodi anni. Dunque?
Se si ha la pazienza di leggere le centinaia di pagine e allegati del "Legal due diligence report" redatto dall'advisor dei venditori di "As Roma" il 23 novembre del 2010, si comprendono le ragioni di una trattativa lunga e complicata.

Si scopre di quale sostanza è fatto il Colosseo che, consapevoli del rischio, gli americani hanno comprato. Quale Paese dei Balocchi e fabbrica di "buffi", come a Roma si definisce il "pagherò", sia stata Trigoria in questi anni. E lo sforzo titanico che sarà necessario per rimetterla al mondo e alle regole del mercato. Conviene insomma sapere, tanto per dirne una, che su "As Roma" grava un contenzioso giudiziario (tra cause intentate, ingiunzioni di pagamento, azioni annunciate) tra i 50 e i 60 milioni di euro, più o meno l'importo di una buona campagna acquisti. Che tra chi bussa ancora a quattrini ai cancelli di Trigoria si avvistano ex giocatori come Gabriel Batistuta (chiede 9 milioni), Gustavo Bartelt (9 milioni anche lui), Ivan Helguera (un tribunale di Albacete, Spagna, gli ha già riconosciuto un indennizzo di 185 mila euro), Mauro Esposito (475 mila euro), Sebastiano Siviglia (pretende la differenza di salario che ancora deve ricevere a distanza di dieci anni). Ma conviene anche sapere che la lista di chi non è stato mai pagato o, se lo è stato, solo in parte, è lunga come la fila ai tornelli della Curva Sud. Un'umanità varia di cui la due diligence dà conto solo "per le cause di valore superiore ai 100 mila euro" - e in cui capita di trovare un fior di professionista come l'avvocato Filippo Lubrano, già presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Roma ed ex componente del cda della società, in causa, a Milano, per 2,5 milioni di euro. O l'ex medico sociale e oggi consigliere regionale Mario Brozzi (che chiede al giudice del lavoro che il suo vecchio contratto a tempo determinato sia trasformato in impiego a tempo pieno). E, ancora, la società di marketing "Dls" (2 milioni e mezzo), la casa di cura "Villa Stuart", dove i calciatori della Roma, evidentemente si sono curati "a uffa", come si direbbe da queste parti, visto che le fatture non saldate sfiorano 1 milione e 300 mila euro. Del resto, appena il 18 ottobre scorso, i sindacati avevano recapitato alla società una lettera di messa in mora in cui si denunciavano "i ritardi, senza alcun preavviso, nel pagamento degli stipendi; il mancato rispetto della definizione dei piani ferie e del loro godimento; l'uso frequente di lavoro straordinario; il mancato rispetto delle norme sulla privacy; il mancato rispetto degli accordi sui bonus". Insomma, una pratica avventurosa nei rapporti di lavoro. Un po' come avvenuto con i 402 contratti a tempo determinato firmati dalla società negli ultimi 5 anni (189 con pensionati), buoni evidentemente per retribuire un indotto di professionisti spesso dallo oscuro mandato. Come nel caso del geometra Coricelli, saldato con 70 mila euro lordi annui, per adempiere, si legge nel suo contratto, a mansioni che neppure un asso dell'enigmistica sarebbe in grado di decrittare: "Attività di conduzione, avanzamento, finalizzazione di parti progettuali e avvio delle operazioni di cantiere per la costruzione delle opere previste nell'ambito delle specifiche dei tempi e costi, determinati di volta in volta dai progetti".

"I Sensi sono stati una famiglia generosa", si sente ripetere. Andrebbe aggiunto, con i soldi di una banca, "Unicredit", e con il piglio di quei padri che ipotecano la casa per comprarsi la macchina. I numeri, del resto, danno ragione all'adagio, se si pensa che a Bruno Conti (stipendio lordo annuo di 500 mila euro), l'As Roma, che fatica a pagare gli stipendi, concede un prestito in scadenza nel 2012 di oltre 200 mila euro (a oggi restituito per la metà). Che a Trigoria sono 7 le auto a disposizione della dirigenza, che nessuno ha mai trovato il tempo neppure di occuparsi dei contratti da 15 mila euro al mese dei giardinieri dei campi di allenamento, scaduti e apparentemente tacitamente rinnovati. Cari americani, benvenuti al Colosseo.

 

ANCHE IL MILAN VINCENTE SOTTO DI 70 MILIONI DI EURO: PER CHI FUNZIONA IL FAIR PLAY FINANZIARIO?? DICONO CHE DAL 2012 LE PERDITE IN BILANCIO DEBBANO ESSERE AL MASSIMO DI 45 MILIONI DI EURO NON RIPIANABILI CON ASSEGNI STACCATI DAI MILIARDARI ANNOIATI...

 

Oggi, durante l'assemblea dei soci che sancirà l'ingresso della neoconsigliera Barbara Berlusconi, verrà ufficializzato il passivo del bilancio 2010: la cifra è tornata tonda e supera i 70 milioni di euro, rispetto ai 9,8 milioni di deficit nel 2009. Una perdita che si spiega soprattutto in un modo: nella scorsa estate non ci sono state maxi cessioni. Un anno fa l'affare Kakà fruttò una plusvalenza di ben 74 milioni di euro, e un aiutino lo diede l'addio di Gourcuff. Si trattò di entrate record.

Mentre Allegri preparerà la sfida contro il Palermo, Galliani giocherà una partita altrettanto difficile: spiegherà come intende lavorare per non far infuriare la proprietà Fininvest (in particolare Marina Berlusconi) e Michel Platini, il presidente della Uefa che a partire dal 2012 pretende conti equilibrati e presidenti in linea. Il processo di risanamento è già cominciato, come dimostra la riduzione del monte stipendi. Nel 2009 i costi totali dell'esercizio erano di 323 milioni di euro, l'addio di Ronaldinho a gennaio e la ridiscussione di molti contratti in scadenza permetteranno di migliorare questo dato. Andrea Pirlo, ad esempio, se vorrà restare al Milan dovrà accettare la nuova politica dei costi con un decurtamento da 5 milioni più premi a circa 3,5. Nella sua stessa situazione ci sono Ambrosini, Nesta, Inzaghi, Seedorf, Abbiati, Oddo e Jankulovski. Chi si adegua resterà in famiglia, altrimenti amici come prima ma altrove.

ROMA, PRIMO CLUB ITALIANO IN MANO A STRANIERI

La “firma di Boston” è sicuramente un evento storico per il calcio italiano. Una firma che chiude un’epoca per aprirne un’altra. L’arrivo degli americani alla Roma può cambiare la geografia del calcio stesso, spostando gli attuali equilibri e creandone di nuovi. Per un semplice motivo: se la Roma , con grandi affanni, in questi ultimi anni è riuscita ad arrivare spesso tra le prime, sicuramente dovrebbe fare meglio una volta acquisita la stabilità economica che il gruppo DiBenedetto ha dovuto garantire fermamente a Unicredit, il gruppo bancario che ormai era diventato padrone del club. E che rimane al momento con una quota molto forte all’interno della società.

      Oltre a essere la prima volta che un grande club finisce in mani straniere (se si eccettua gli inglesi della Enic che entrarono nel Vicenza ormai una quindicina d’anni fa), all’improvviso il calcio viene a contatto con un metodo di lavoro e di concezione dello sport totalmente diverso dal nostro, a sua volta unico nel mondo. Thomas DiBenedetto e i suoi tre soci che si sono suddivisi in parti uguali gli oneri finanziari del pacchetto in vendita, puntano dichiaratamente al business, ad avere una grande squadra e possibilmente a vincere, per fare soldi. Non so quanta passione possano metterci, di certo sono personaggi che nulla hanno a che vedere con i classici presidenti italiani (da Moratti a Berlusconi, da Agnelli a Della Valle, da Lotito a De Laurentiis) che lo fanno per tifo, per affermazione personale o per affermazione politica e sociale, per contare sempre di più nella propria città, nel mondo del lavoro e degli affari, per avere un occhio di riguardo dalle istituzioni, sicuramente per passione autentica e anche folle in molti casi. Ma quasi mai per guadagnarci direttamente. Quasi nessuno in Italia concepisce il calcio come business. Anzi i vantaggi di cui dicevamo sono spesso costati bilanci in rosso per decine e decine di milioni all’anno.

   La famiglia Sensi che ha passato il testimone a DiBenedetto & C dopo 18 anni, nella Roma ha bruciato gran parte del proprio patrimonio. Arrivando in qualche occasione anche a tenere testa ai grandissimi club italiani che alle spalle hanno ben altre società e ben altri soldi. Il nuovo management americano  -  ma con una gestione italiana del club addirittura abbondantissima visto che Giampaolo Montali sarà affiancato da Franco Baldini, ex dirigente della Roma di Sensi e braccio destro di Capello con esperienze che vanno dal Real Madrid alla nazionale inglese, e da Walter Sabatini uno dei migliori scout del calcio italiano -  punta alla costruzione di un club da portare stabilmente ai primi posti ma con l’unico obbiettivo di produrre profitti. Secondo il classico modello dello sport americano. Che prevede merchandising, grande diffusione del marchio e soprattutto tutti i proventi possibili dalla costruzione di un nuovo stadio di proprietà.
   Non sappiamo come dalla teoria si passerà alla pratica, non sappiamo cosa e quanto resterà delle idee e dei soldi (40 milioni per la prima campagna acquisti) degli americani, una volta che il loro progetto andrà steso sul calcio italiano, oggetto sempre molto scivoloso e infido. Non sappiamo come gli americani reagiranno alle prime difficoltà, alle prime trappole, alle gelosie tipiche di un ambiente che vede sempre con grande diffidenza il nuovo. La gestione di Montali- Baldini-Sabatini dovrebbe ammortizzare proprio questi contraccolpi e garantire la partenza migliore possibile alla nuova avventura. Ma i dubbi e i contrattempi possono essere ovunque.
   Una delle tifoserie più calde e umorali d’Italia, apposta la fatidica firma dopo mesi se non anni di attesa, aspetterà subito le prime fondamentali decisioni: quale allenatore (Ancelotti o avanti con Montella?), quali e quanti giocatori con cui rinforzare una squadra che si appaga troppo facilmente delle rare vittorie, che difetta di evidente presunzione, che si compiace di se stessa ma non è mai veramente affamata di vincere. L’americano che arriva a Roma non è né l’Abramovich del Chelsea, né lo sceicco Al Mansour del City, né quel Malcom Glazer cui i tifosi del Manchester United hanno fatto la guerra fin dal primo giorno ma che i Red Devils ha comunque portato molto, molto in alto.     

   Prime proclami di DiBenedetto a parte (”Ringrazio Berlusconi per il benvenuto, il nostro obbiettivo è che la Roma vinca adesso quanto il suo Milan” che è già una frase un po’ oltre…) l’americano della Roma costruirà il nuovo club in maniera molto più graduale, senza troppi colpi di testa, senza troppe illusioni, facendola crescere sotto tutti i profili: sul campo e soprattutto fuori. Un grande giocatore o due l’anno e poi tanti giovani  con cui circondare un Totti, ormai anziano, ma che in queste ultime difficili settimane si è caricato la squadra sulle spalle.

  Da Sensi a Totti la Roma degli ultimi 15 anni è stata una Roma, molto, molto romana, quasi chiusa, addirittura, nel grande raccordo anulare che la circonda. Quella americana del futuro forse sarà migliore, sicuramente sarà molto diversa.

1-1 AL CLASICO: BARCELLONA +8 SUL MADRID

Le firme di Messi e Cristiano Ronaldo, entrambe su rigore, aprono il poker di clasici che tra Liga, Copa del Rey e Champions riempiranno di spagnolo lo spettacolo mondiale del calcio. L'1-1 finale consegna di fatto il campionato ai blaugrana, che mantengono otto punti di distacco dagli avversari ma non riescono a chiudere la 'manita' di clasicos consecutivi vinti nonostante il vantaggio di un gol e di un uomo. Le merengues trovano il pareggio con una reazione d'orgoglio che non riapre i giochi per la conquista della Liga ma che moralmente vale quasi una vittoria perché scaraventa alle spalle una serie di sconfitte e brutte figure che puntualmente arrivavano all'incrocio con i catalani.

FUORI OZIL, PEPE IN MEDIANA - Mourinho se la gioca rinforzando il centrocampo: fuori la tecnica di Oezil per la sostanza di Pepe, posizionato davanti alla difesa. Guardiola recupera Puyol e lo schiera al fianco di Piqué, in attacco il tridente Messi-Pedro-Villa. Il match si scalda al 10' con una punizione di Cristiano Ronaldo, il Barcellona risponde con cinque minuti di possesso palla praticamente ininterrotto, concluso con una verticalizzazione di Iniesta per Messi: l'argentino controlla e prova a scavalcare Casillas con un pallonetto, bravo il portiere delle merengues a restare in piedi e a bloccare la sfera. Benzema crea qualche difficoltà a Victor Valdes, Cristiano Ronaldo manda alto di testa su corner, la partita non si sblocca. 

VILLA RECLAMA UN RIGORE - Al 27' l'azione che potrebbe far pendere la bilancia del match dalla parte dei catalani: Villa taglia in area e viene servito sulla corsa, l'attaccante ci arriva un attimo prima di Casillas e allunga la sfera verso l'esterno prima di essere travolto dal portiere avversario: rigore che sembra netto ma l'arbitro lascia correre tra le proteste blaugrana, la veemenza di Piqué ottiene solo un'ammonizione. Il Bernabeu si scalda e spinge il Real, che aumenta l'aggressività e toglie respiro agli avversari: Pepe in mediana si fa sentire, Di Maria in area piccola manda alto da posizione defilata, poi è provvidenziale l'anticipo di Adriano su Cristiano Ronaldo lanciato a rete da Marcelo. Gli ultimi botti arrivano nel finale, con una parata eccezionale di Casillas su Messi solo in area e con un grande salvataggio di Adriano sulla linea su un colpo di testa di Cristiano Ronaldo a colpo sicuro. 

MESSI FA 30 DAL DISCHETTO, REAL FERMO AL PALO - Ripresa subito nel vivo, con Cristiano Ronaldo che colpisce la base del palo su punizione a Valdes battuto. Oezil si scalda ma il Barcellona passa: Villa si infila nel corridoio spalancato da un lancio di Xavi, Albiol prima colpisce con un braccio cercando di intercettare l'assist, poi trattiene l'avversario in area in maniera plateale. Rigore e cartellino rosso per il difensore di Mourinho, dal dischetto Messi non rischia e con un tiro centrale porta avanti il Barça, raggiungendo la stratosferica quota di trenta reti in campionato. 

TRAVERSA DI XAVI, PALO DI PEPE, RONALDO SU RIGORE
 - Mou chiama fuori uno spento Benzema e lancia Oezil, mentre Guardiola è costretto a sostituire Puyol, che si fa male dietro alla coscia ed è costretto ad uscire in barella. In dieci la manovra blaugrana si fa baldanzosa, Xavi dal limite sfiora il colpo del ko con un destro che colpisce la traversa. La palla è quasi sempre tra i piedi del Barcellona che soffre solo i calci piazzati, infatti è un corner che offre l'occasione al Real di pareggiare ma Keita disturba Pepe nella conclusione in area piccola, poi il portoghese prova a ribattere in rete la sfera ma riesce solo a colpire il palo esterno. Mourinho le prova tutte, inserendo anche Adebayor, e viene premiato a otto minuti dal termine, quando Dani Alves entra in scivolata su Marcelo in area, toccando prima il pallone e poi falciando l'avversario. L'arbitro decreta la massima punizione, trasformata da Cristiano Ronaldo che risponde a Messi e sale a 29 gol in Liga. Finale palpitante con Villa che fallisce il colpo del ko provando il pallonetto su Casillas, intelligente e reattivo nell'intercettare la conclusione, Khedira che di sinistro impegna Valdes e, nel recupero, ancora con Villa che fallisce il controllo in piena area e in piena solitudine davanti a Casillas. La Liga si tinge sempre più di blaugrana, ma questo Real inizia a preoccupare Guardiola.

SEMIFINALE DI COPPA D'INGHILTERRA AL CITY. LO UNITED FALLISCE IL TRIPLETE

Il Manchester City fa suo il derby di FA Cup a Wembley e dopo 30 anni dall'ultima volta vola in finale superando lo United grazie ad un gol di Yaya Touré. Mancini ora aspetta la vincente di Bolton-Stoke City per giocarsi il primo trofeo alla guida del club inglese. Una vittoria costruita con attenzione difensiva e aggressività a centrocampo, e ovviamente col piglio della grande squadra che sfrutta l'occasione per segnare e poi blinda il risultato.

BERBATOV, CHE ERRORI - Reduce dalla vittoriosa sfida di Champions contro il Chelsea, Ferguson (con Rooney squalificato) rinuncia alle due punte e schiera Berbatov unico terminale offensivo con Nani e Valencia sulle fasce, replicando il modulo di Mancini che, con Tevez ko, sceglie Balotelli e lascia Dzeko in panchina. Il primo tempo è comandato dallo United, che al quarto d'ora spreca due occasioni clamorose con Berbatov nel giro di un minuto: nella prima si fa ipnotizzare da Hart, nella seconda a un metro dalla porta vuota manda incredibilmente alto con Rooney che si dispera in tribuna. I Citizens iniziano ad uscire fuori alla mezz'ora con Barry e Balotelli, che costringe Van der Sar all'intervento. Poi è Kompany che a due minuti dal termine sfiora il palo con una stoccata dal limite. 

RIPRESA, DECIDE TOURE' - L'inerzia del match nella ripresa si sposta decisamente dalla parte del City, che sfiora il gol con Balotelli e poi passa al 52' con Touré, bravo a rubare palla a Carrick (erroraccio del centrocampista in fase di appoggio) e a involarsi in area trafiggendo Van der Sar sotto le gambe. Citizens padroni del match, Ferguson scuote i suoi inserendo Hernandez per Valencia ma lo United resta in 10 per il cartellino rosso a Scholes per un fallaccio in gambatesa. Nani colpisce la traversa su punizione ma è il City a sfiorare il gol ancora con Yaya Touré, uomo del match, nel finale. Addio Triplete per Ferguson, Mancini vicino a fare la storia del City.

BALOTELLI, RISSA SFIORATA -
 Dopo il triplice fischio Balotelli si rende protagonista di una nuova bravata: provoca i tifosi avversari e fa saltare i nervi prima a Anderson e poi a Rio Ferdinand: entrambi arrivano a spintonare l'italiano, che aveva mostrato ai supporters avversari la propria maglia, e solo l'intervento del tecnico del City e di altri compagni di squadra evitano la rissa. 

MANCINI ASSOLVE BALOTELLI - «Un giorno importante ma non abbiamo vinto ancora nulla. Sono molto contento, soprattutto per i nostri tifosi che meritano di vivere giorni come questi - le parole di Mancini -.Battere lo United in una semifinale così importante non è mai facile, ma credo che oggi soprattutto nella ripresa abbiamo dominato. Tutti si sono espressi al meglio, con grande spirito di sacrificio. Balotelli? Non ha fatto nulla di grave, è preso di mira da tutti. Ha giocato bene, sono contento per lui perchè si è messo a disposizione della squadra».

ESONERATO VAN GAAL - Dopo l'1-1 con il Norimberga che sabato l'ha fatto scivolare fuori dalla zona Champions, il Bayern ha esonerato in tronco il tecnico olandese Louis van Gaal. I bavaresi saranno costretti a battere proprio Heynckes, loro prossimo allenatore, per alimentare la speranza di agguantare il terzo posto. Il presidente del Consiglio di sorveglianza del Bayern, Uli Hoeness, ha spiegato il licenziamento di Van Gaal con la spaccatura che si era ormai creata tra quest'ultimo ed i giocatori e con il clima di rassegnazione all'interno dello spogliatoio. «La bella favola secondo la quale i giocatori sostenevano l'allenatore si è rivelata una balla» ha ammesso il dirigente. In effetti van Gaal «non aveva più il polso della squadra. Da tempo nello spogliatoio non c'era più gioia». Secondo Hoeness, la decisione presa a gennaio di schierare titolare il portiere Thomas Kraft al posto di Jorg Butt è stata l'inizio della fine. Una scelta che avrebbe finito «per destabilizzare completamente la difesa». Il presidente Karl-Heinz Rummenigge ha sottolineato che la decisione era nell'aria da diverse settimane, così come il crescente malcontento della dirigenza: «Dobbiamo fare tutto il possibile per arrivare terzi». Intanto, Van Gaal, è stato sostituito fino al termine della stagione dal suo vice, Andries Vonker. Nell'altro posticipo della 29ª giornata il Borussia di Moenchengladbach (ultimo in classifica) ha umiliato il Colonia (battuto 5-1) e si è portato a -2 dal St. Pauli. Classifica: Borussia Dortmund 66 punti; Bayer Leverkusen 61; Hannover 53; Bayern Monaco 52; Magonza 45; Norimberga 43; Amburgo 42; Friburgo 41; Schalke 04 39; Hoffenheim 37; Colonia 35; Kaiserslautern e Werder Brema 34; Eintracht Francoforte 33; Stoccarda 30; Wolfsburg 28; St. Pauli 28; Borussia Moenchengladbach 29.

Real, storica sconfitta
Barça ok: ora è a +8,fine della magia di MOu,almeno in Spagna. Sprofondano Chelsea e Arsenal,il ManCity vince 5-0 e si porta al terzo posto.

La sorpresa che non t'aspetti e che quasi certamente mette la parola fine alla corsa al titolo della Liga, il campionato spagnolo: nel suo Bernabeu il Real Madrid cede clamorosamente (0-1) allo Sporting Gijon che mette fine all'imbattibilità casalinga di Josè Mourinho, imbattibilità che durava da oltre nove anni. Una sconfitta pesante perchè stasera il Real - che in questa stagione aveva sempre vinto davanti al proprio pubblico - dopo il successo del Barcellona sul campo del Villarreal, dice virtualmente addio alle possibilità di rimonta sui baschi.

A fine giornata è piombato difatti a -8 dal Barcellona che, anche ingolosito dalla possibilità di chiuderla qui, al "Madrigal" col Villarreal ha vinto 1-0 grazie alla rete di Piqué al 22' della ripresa. Il Barcellona ha giocato privo dello squalificato Xavi e degli infortunati Puyol, Pedro e Abidal (fermo dopo l'operazione al fegato), mentre Messi, inizialmente tenuto in panchina, è entrato nel secondo tempo. Nel finale di partita il portiere Victor Valdes e Sergio Busquets, che erano in diffida, si sono fatti ammonire ed ora salteranno la sfida casalinga contro l'Almeria.

Tornando al clamoroso tonfo interno del Real, il punteggio finale è stato 1-0 per il Gijon, con un gol di De las Cuevas al 79'. Alibi delle assenze a parte (fuori Ronaldo, Marcelo, Benzema e Kakà), i blancos reclamano per una rete annullata a Carvalho per un fuorigioco dubbio e la mancata concessione di un rigore per un 

 

mani di Lora.

Prima della gara, tra l'altro, c'era stato il tributo a Ronaldo, che in quattro stagioni e mezzo con la camiseta blanca ha vinto due campionati, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa di Spagna, segnando 104 gol e conquistando anche un titolo di capocannoniere della Liga. Standing-ovation del Bernabeu e premio con le figure "Aranguren y Machimbarrena" consegnato da Florentino Perez e Jorge Valdano per il Fenomeno, che ha salutato i suoi vecchi tifosi con un giro d'onore.

"CAMPIONATO FINITO" - "La matematica dice che la Liga non è finita ma obiettivamente, ora che la distanza passa da cinque a otto punti si può dire che è praticamente impossibile raggiungere il Barcellona". Josè Mourinho alza bandiera bianca al termine della giornata fatale. "Conosciamo i nostri limiti - l'analisi del tecnico di Setubal, che ha visto oggi chiudersi dopo nove anni e 150 partite la striscia record di imbattibilità casalinga - La fortuna fa parte del calcio e oggi è stata tutta dalla parte dello Sporting". Agli avversari però riconosce che "ha avuto il merito di giocare con la giusta mentalità e di dare tutto in campo. Così si deve fare davanti a un avversario che ha un potenziale maggiore".

TRIPLETTA E PAROLACCE, ROONEY CHIEDE SCUSA - Una tripletta targata Rooney per volare dall'inferno al paradiso e aumentare il vantaggio in testa alla Premier League. Alla fine dello scoppiettante sabato del massimo campionato di calcio inglese a festeggiare è il Manchester United che rimonta da 0-2 a 4-2 contro il West Ham grazie alle prodezze del suo numero 10 e approfitta dei passi falsi di Arsenal (solo 0-0 in casa contro il Blackburn) e Chelsea (1-1 sul campo dello Stoke City) per allungare a +7 sui Gunners e a +11 sulla squadra di Carlo Ancelotti. Dopo la partita dello United Rooney ha dovuto scusarsi, tramite il sito del club, per le parolacce dette nella telecamera dopo aver segnato su rigore la sua terza rete personale. "Voglio scusarmi - ha fatto sapere l'attaccante - perchè qualcuno potrebbe essersi sentito offeso dal modo in cui ho celebrato il mio gol. In particolare chiedo scusa a tutti quei genitori ed ai bambini che stavano guardando la partita. In quel momento l'emozione era troppo forte, e ho agito senza riflettere". Ora la Football Association esaminerà le riprese filmate dell'esultanza 'particolare' di Rooney e deciderà se prendere provvedimenti a carico del calciatore.

Corruzione, Paolo Maldini
rinviato a giudizio

Paolo Maldini, è stato rinviato a giudizio con le accuse di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Lo ha deciso il gup di Milano, Luigi Varanelli. L'ex calciatore del Milan e della Nazionale, secondo l'accusa, avrebbe dato soldi a un funzionario dell'Agenzia delle Entrate per aggirare i controlli fiscali, affidandosi a lui anche per una verifica illecita relativa ad un'operazione immobiliare che voleva portare a termine in Toscana.

Maldini era presente al palazzo di giustizia di Milano, quando il gup ha letto la sua ordinanza, contemporaneamente a Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio e del Milan. Il processo si aprirà il prossimo 21 giugno davanti alla decima sezione penale del Tribunale di Milano. Maldini è stato rinviato a giudizio assieme ad altre 12 persone. Nell'udienza preliminare, che si è conclusa oggi, erano imputate in totale 39 persone, tra dipendenti dell'Agenzia delle entrate e commercialisti, i quali avrebbero aiutato decine di imprenditori e titolari di società ad aggirare i controlli fiscali o ad ottenere trattamenti più favorevoli. Alcuni imputati hanno scelto il patteggiamento, altri il rito abbreviato definito davanti al giudice, altri quello ordinario, come Maldini.

L'ex terzino del Milan, secondo le indagini coordinate dal pm Paola Pirotta, si sarebbe rivolto al funzionario dell'Agenzia delle entrate Luciano Bressi, finito in carcere nell'inchiesta, per 'aggirare' controlli fiscali. Bressi aveva raggiunto un accordo con la Procura per patteggiare 

 

la pena, restituendo circa un milione di euro all'Agenzia delle Entrate. Stando alle indagini, fino al 23 giugno 2009 Maldini avrebbe corrotto Bressi offrendogli non solo "l'onorario per lo studio (circa 40 mila euro annui)", ma anche la "procura speciale" della società costituita con la moglie, la Velvet Sas, "da cui scaturivano ingenti corrispettivi 'in nero' (somma non inferiore a 185 mila euro)". Inoltre, tramite Bressi, avrebbe acquisito "dati riservati" all'anagrafe tributaria sul conto di Alessandro P.B., che faceva parte di una società nella quale l'ex calciatore sarebbe voluto entrare per un affare immobiliare. Maldini, assistito dall'avvocato Danilo Buongiorno, si è sempre difeso sostenendo che sarebbe stato lo stesso Bressi a sottrarre soldi dalle casse della società Velvet.

 

Arriva DiBenedetto
Già iniziato il futuro

Roma, prove di futuro. In attesa di quello americano, sospirato da tutti e che probabilmente già da domani, nella figura di DiBenedetto, sbarcherà nella capitale in attesa di stringere le mani a Unicredit per sancire l'acquisto della società, la squadra giallorossa programma il proprio domani. Valorizzando le risorse che da anni crescono tra le mura del centro tecnico di Trigoria. E che, con Montella, hanno iniziato a trovare un po' di spazio anche nella Roma di oggi.

"CANTERA" ROMA  -  Nel suo prime mese da tecnico giallorosso, le novità introdotte da Montella non si sono limitate allo sviluppo della prima squadra. Forse per la sua formazione nel settore giovanile, forse per l'età o per una predisposizione naturale a lavorare con i ragazzi. Magari, anche per la responsabilità di quell'ingombrante paragone con l'ascesa di Guardiola: Montella, fin da subito, ha puntato forte sul modello "cantera", portando a Roma quanto accade all'estero e soprattutto in Spagna. Mentre la federcalcio studia la partecipazione dell'under 21 al campionato di serie B, il giovane tecnico romanista ha fatto di più: altro che serie B, per i giovani di Primavera, Allievi, persino Giovanissimi c'è già spazio in prima squadra. Una svolta epocale, che ha portato, nel corso delle ultime settimane, ragazzi cresciuti a Trigoria a confrontarsi con il mondo dei "grandi": basti leggere le convocazioni delle gare disputate con il neo tecnico in panchina, in 

 

cui non è mai mancato il nome (o i nomi) di ragazzi della primavera di Alberto De Rossi. Viviani ('92) era in panchina contro il Parma, Florenzi ('93) contro il Lecce. A Donetsk hanno viaggiato con la Roma due ragazzi del '93, Sabelli e Caprari. Quest'ultimo, a neanche diciotto anni, ha persino esordito in Champions League, nel finale senza speranze del viaggio ucraino. Nulla di simile con Spalletti e Ranieri, che si era fermato al doppio esordio di Pettinari e Scardina (in gol) a Sofia in Europa League oltre un anno fa.

INTEGRAZIONE  -  Forse è presto per parlare di modello Barcellona, ma qualcosa è cambiato. parola d'ordine, "integrazione". E non soltanto per quelli che hanno avuto la fortuna di finire nella lista dei convocati: mercoledì scorso, quattro giovani delle squadre giallorosse come Anastasio e Romagnoli (classe '95), Cittadino e Rosato ('94), si sono trovati a correre e sudare vicino a De Rossi e Vucinic. Pochi giorni prima, nella settimana chiusa da Fiorentina-Roma, è toccato a quattro ragazzi nati nel '96 (alcuni non hanno ancora compiuto 15 anni), a infilarsi le casacche da allenamento per completare gli schieramenti di una partitella di fine allenamento con Totti e Borriello. Non certo un test, solo un premio al lavoro dei giovani  -  in questo caso quei Giovanissimi che Montella ha allenato fino a 34 giorni fa  -  e uno stimolo, per mostrare quanto possa essere vicino il "successo". Scelta che ha colpito (positivamente) anche i "big", abituati, nel recente passato, a terminare gli allenamenti 4 contro 4 piuttosto che a far spazio ai piccoli giallorossi. Un ottimo biglietto da visita per Montella, anche agli occhi degli americani che verranno: la politica di integrazione e fusione della prima squadra con il settore giovanile, infatti, è perfettamente in linea con quella che ha in mente il gruppo Usa, pronto a valorizzare i giovani non solo acquistandoli sul mercato, ma anche con stanziamenti importanti e mirati per valorizzare infrastrutture e investimenti nell'academy romanista.

APPUNTAMENTO A LUNEDÌ  -  Proprio sul futuro americano, in queste ore, si continua a lavorare. Tra avvistamenti fantasma di DiBenedetto per le vie del centro e improbabili sogni di mercato, l'affare che porterà la Roma in mani americane è sempre più vicino alla soluzione. Appuntamento per lunedì mattina con l'inizio dei lavori. Da quel momento, ogni attimo sarà buono per accogliere le firme ufficiali. Per l'ingresso di novi soci, invece, ci sarà da attendere almeno la conclusione ufficiale, con il via libera del cda di Roma 2000, dell'Antitrust e la chiusura dell'Opa obbligatoria. Un mese almeno, in cui si getteranno le basi (si sta già facendo) per la squadra che verrà. A quella di oggi, il compito di concludere al meglio la stagione, raggiungere la Champions League e gettare le basi (anche economiche) per la realizzazione della prima Roma made in Usa.

 

Diritti tv, i club in allarme
Sky vuole pagare di meno

La Lega di serie A-dopo il blitz a Pechino, con Maurizio Beretta e Marco Brunelli, per il rilancio della Supercoppa italiana-adesso si concentra soprattutto sul nuovo contratto tv, che andrà in vigore dal 2012. Con grandi novità e anche con grandi apprensioni perché il caso Dahlia ha aperto scenari poco allegri per i presidenti. Al momento, infatti, Sky (satellitare pay) paga 571 milioni di euro all'anno e Mediaset (digitale pay) 210. Se manca un terzo polo, come Dahlia appunto, c'è il rischio che le cifre percepite adesso possano pericolosamente ridursi. Vero che le (pay) tv hanno bisogno del calcio,  ma altrettanto vero che Sky, ad esempio, avrebbe l'intenzione di dimezzare la sua cifra, allineandosi così a Mediaset. Sarebbe un dramma autentico per i club, che vivono grazie ai soldi dei diritti tv (visto che dallo stadio incassano ben poco e dal merchandising meno ancora...). I club si riuniranno in assemblea il 10 marzo: ci sono ancora 200 milioni di euro da dividere in base al bacino d'utenza e tracciare le nuove linee guida del contratto tv per il futuro., Con qualche timore in più. Perché le tv fanno i record di ascolto grazie al calcio ma se riducono il loro impegno (economico) il nostro football, già in fase di declino, chissà dove andrebbe a finire.

Sky e Mediaset, annata record Ma i presidenti hanno paura

Il calcio è uno sport sempre più televisivo e ai club sta bene così perché sono i soldi delle tv (a pagamento) che tengono in piedi tutto il Circo del pallone. Sky ha appena festeggiato un weekend pieno zeppo di record: secondo ascolto di sempre per Juve-Inter, record di audience media nelle 24 ore con una share del 10,9%, eccetera eccetera. Il calcio, ovviamente, la fa sempre (più) da padrone. E' il prodotto principale della tv di Rupert Murdoch: basta pensare infatti che Juve-Inter domenica sera ha fatto il 9,6% di share, con 2.864.452 spettatori. Il Sei Nazioni di rugby, sabato pomeriggio, aveva fatto 164.743 spettatori con Inghilterra-Italia. Un abisso. Ma non è certo una novità: il calcio è sempre più un prodotto televisivo (e sempre meno da stadio, visti i larghi vuoti...). Al 9,6% di share di Sky infatti va sommato il 5,14% di Mediaset Premium (digitale pay), con un milione e mezzo di spettatori. Fra meno di un mese inoltre Sky presenterà a Londra (a 500 giorni circa dall'Olimpiade 2012) i suoi programmi: uno sforzo enorme, con (assicurano) grandi novità. E la Rai? Tutto sommato le trasmissioni reggono, anche se il calcio-spezzatino penalizza la tv in chiaro mentre fa ricche quelle a pagamento. Nel 2012 la Rai perderà la Champions e, sempre nel 2012, avrà Sky come rivale (per la prima volta) in un'Olimpiade estiva. Il direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli, si sta dando da fare, spera di chiudere presto il contratto con la Figc per le Nazionali di calcio (stanno tirando sul prezzo

da ambo le parti...)  ma sembra la direzione generale della Rai sia poco interessata allo sport e non abbia intenzione di investire per il futuro. Basta pensare che non sono nemmeno decollate le due trasmissioni di approfondimento (una al lunedì con Enrico Varriale e l'altra il giovedì su sport &business) volute da De Paoli. Problemi di costi? Pare di no: problemi organizzativi interni. Così sarà dura per la Rai tenere il passo con la concorrenza. Presto la Lega Calcio di serie A  dovrà preparare il nuovo bando di concorso per i diritti tv dal 2012. Saltata Dahlia (che aveva promesso, e non mantenuto, 60 milioni in due anni), restano in  corsa per il calcio a pagamento Sky e Mediaset: i presidenti però sono preoccupati. Si stanno studiando novità nel pacchetto. Ma Sky pagherà ancora 571 milioni di euro all'anno e Mediaset Premium 210? Ci sarà scontro fra i colossi televisivi? I presidenti, ovviamente, se lo augurano: perché solo da uno scontro possono sperare di prendere gli stessi soldi, o magari anche di più. Se c'è monopolio, le cifre si abbassano...

 

Ancelotti gela Mancini
Il Bayer ci fa un pensiero

Il Chelsea supera 2-0 il City (Luiz e Ramires nel finale) e lo scavalca al terzo posto. Il Leverkusen batte 2-0 lo Schalke e riduce a sette punti il distacco dalla capolista Borussia Dortmund

Ancelotti gela Mancini Il Bayer ci fa un pensiero

Il derby dei tecnici italiani va a Carletto Ancelotti. Il suo Chelsea supera 2-0 il City di Mancini (reti dei due brasiliani ex Benfica David Luiz e Ramires nel finale) e lo scavalca al terzo posto nella classifica di Premier. I Blues sono a nove lunghezze dalla capolista United con una partita da recuperare e lo scontro diretto (all'Old Trafford). Reduce dalla deludente eliminazione in Europa League ad opera dei portoghesi del Braga, il Liverpool si riscatta in campionato: un rigore trasformato da Kuyt e la rete di Suarez regalano ai Reds il successo per 2-0 in casa del Sunderland. La squadra di Dalglish sale così a quota 45, a quattro lunghezze dal Tottenham quinto.

Risultati 30esima giornata:
SABATO Tottenham - West Ham 0-0; Aston Villa - Wolverhampton  0-1; Blackburn - Blackpool 2-2; Manchester Utd - Bolton 1-0; Stoke City - Newcastle 4-0; West Bromwich - Arsenal 2-2; Wigan Athletic - Birmingham City 2-1; Everton - Fulham 2-1 DOMENICA Sunderland - Liverpool 0-2 

SI RICOMINCIA CON LE PUTTANATE, DOPO LA WILD CARD PER I CLUB DI FINE ANNI NOVANTA, GALLIANI FA IL BIS:SCORPORIAMO IL RANKING

 

IL RANKING: Inghilterra (83,928), Spagna (78,472), Germania (68,603), Italia (60,552), Francia (53,511), Portogallo (45,796), Russia (473,874), Ucraina (43,383), Olanda (39,296), Turchia (35,050).

Adriano Galliani, in considerazione del deficitario Ranking Uefa italiano, ha proposto a più riprese di scindere in due parti questa graduatoria: una dedicata solo ai risultati conseguiti dalle squadre nazionali in Champions League e l’altra per l’Europa League, in modo da “tutelare” i risultati ottenuti dalle squadre italiane nella maggiore competizione europea.

Il ragionamento del vicepresidente del Milan fondava il proprio ragionamento sul fatto che l’Italia perderà una squadra in Champions League a causa dello scarso rendimento delle squadre italiane in Europa League, creando un danno complessivo al nostro movimento, capace negli ultimi anni di raccogliere più risultati nella maggiore competizione continentale rispetto alla Germania che – dalla stagione 2012-13 – potrà schiererà una squadra in più in Champions League in base al miglior Ranking, proprio a discapito dell’I

quadre in Champions ed Europa League e, la graduatoria che ne scaturisce ogni anno, determina il numero di club per nazione col diritto a partecipare alle singole manifestazioni continentali.

Dopo un complesso calcolo, abbiamo stilato gli eventuali due Ranking sulla base della proposta di Galliani. In effetti, l’Italia avrebbe chiuso la scorsa stagione al terzo posto nell’eventuale Ranking “Champions”, con un discreto vantaggio sulla Germania (77,125 a 58,833), ma, già nel corso di questa stagione, ripercorrendo così l’andamento del Ranking ufficiale, la quota dei tedeschi è salita a 64,5, mentre quella italiana è calata fino a 72,625. In un anno, in pratica, la Germania ha più che dimezzato questo svantaggio. Attualmente sia l’Italia che la Germania hanno una squadra in lizza in Champions League, anche se va ricordato che il coefficiente azzurro è più alto (4) rispetto a quello tedesco (3). Ciò significa, ad esempio, che una eventuale prossima vittoria dell’Inter varrà per l’Italia 0,5, mentre i tedeschi guadagneranno 0,67 punti da un eventuale successo dello Schalke.

Decisamente peggio andrebbero le cose per l’Italia nell’eventuale Ranking di Europa League, dove occupa adesso il quarto posto con 36,7, minato da vicino da Francia (34), Russia (28,4) e Portogallo (28,067), che schierano ancora diversi club nella seconda competizione continentale, a differenza dell’Italia che – uscito il Napoli – è rimasta senza rappresentanti.

In buona sostanza, nel caso remoto (remotissimo), passasse la proposta di Galliani, l’Italia avrebbe la certezza di schierare la quarta squadra in Champions League fino all’annata 2013-14, poi ci ritroveremmo nella stessa situazione che sta caratterizzando le ultime due stagioni, ovvero il fiato sul collo della Germania che, scartando meno punti dell’Italia (4 punti, ad esempio, alla fine di questa stagione), rappresenterebbe una più che concreta minaccia per il ranking azzurro.
Verrebbe, in pratica, quasi procrastinata l’agonia azzurra in campo Europeo.

Per quello che riguarda l’Europa League, invece, nel caso fosse accolta la proposta del vicepresidente del Milan, l’Italia potrebbe ritrovarsi a lottare, addirittura, per il settimo posto nel giro dei prossimi due o tre anni.

 

Il Palermo mette nei guai il Milan:LAZIO  a meno 8 !!!...aspettando Udinese e Roma.

L'Udinese fa sul serio:-6 dalla vetta!!

Non si ferma il sogno dell'Udinese che risponde alla vittoria della Lazio di ieri battendo 2-0 il Catania e mantenendo così apertissima la lotta alla Champions League. I bianconeri ora sono anche a meno 6 dalla capolista Milan e, a questo punto della stagione, con il bel gioco, la freschezza fisica e l'incoscienza di chi non ha nulla da perdere, tutto è davvero possibile. Per i siciliani invece si conferma la tendenza negativa lontano dal 'Massimino'.

L'UDINESE RISCHIA IN AVVIO -
 Guidolin schiera la formazione tipo, mentre Simeone deve rinunciare allo squalificato Alvarez e presenta così Augustyn come terzino sinistro. Lodi gioca più dietro del solito, accanto a Carboni. Maxi Lopez siede in panchina per fare posto a Bergessio. La gara è subito vivace con l'Udinese che tenta di scardinare la difesa siciliana soprattutto con le giocate di Sanchez. Ma è il Catania, dopo una manciata di minuti, che prende meglio le misure all'avversario e insidia l'area bianconera. Al 19' Armero rischia di combinarla grossa quando si fa sfuggire Schelotto sul fondo destro; l'ex Cesena serve palla a Lodi che conclude dai 12 metri. Ma salva tutto Zapata respingendo col corpo. Due minuti dopo Ricchiuti dal limite serve in profondità Bergessio che gira a rete. Ma la palla termina sul fondo.

INLER SPEZZA L'EQUILIBRIO -
 Il coraggio degli ospiti viene fermato al 22': c'è un cross dalla destra, in area rossoazzura respinge con la testa Spolli. Ma ai 20 metri c'è 

 

Inler che al volo con il sinistro gonfia la rete di Andujar e firma l'1-0. Simeone poco dopo perde per infortunio Schelotto e lo rimpiazza con Morimoto. Gli ospiti accusano il colpo e l'unico tiro in porta è di Marchese, al volo, al 32': sfera out. L'Udinese non è quella delle ultime partite, c'è meno sintonia in attacco. Ma c'è anche molta attenzione in difesa dove Benatia la fa da padrone.

UDINESE A RITMI BASSI - Nel secondo tempo si assiste ad una gara giocata a ritmi decisamente più  bassi, sopratutto da parte dell'Udinese; ma dall'altra parte il Catania non ne approfitta. Simeone decide di cambiare la punta Bergessio con Maxi Lopez, ma con scarsi risultati. Anche l'ingresso di Llama al posto di Gomez non dà i frutti sperati dal Cholo. Augustyn non attacca mai sulla destra, mentre Marchese sale sì a sinistra, ma senza trovare collaborazione.

DI NATALE CHIUDE I CONTI - Se non approfitti di una giornata non ad altissimi livelli da parte dell'Udinese, inevitabilmente perdi la partita. I conti infatti si chiudono al 28' quando Sanchez, in area, fa secco Spolli per poi essere atterrato da Marchese. Calcio di rigore netto che dal dischetto realizza capitan Di Natale. La gara va verso il suo epilogo e assistiamo anche al medico sociale dei friulani che deve medicare il polpaccio all'arbitro Russo, tra l'insofferenza dei catanesi, molto nervosi nel finale di match. Come anticipato, l'Udinese continua a volare verso l'Europa che conta. Per il Catania prosegue invece la lotta alla salvezza.

UDINESE-CATANIA 2-0 (1-0)
UDINESE (3-5-2): Handanovic 6, Benatia 7, Zapata 6,5, Domizzi 6, Isla 6,5, Pinzi 6, Inler 7, Asamoah 6,5, Armero 6, Sanchez 7, Di Natale 6,5 (43' st Corradi sv). (6 Belardi, 13 Coda, 26 Pasquale, 4 Cuadrado, 23 Abdi, 16 Denis). Allenatore: Guidolin 6,5.
CATANIA (4-3-3): Andujar 6, Augustyn 5, Silvestre 6, Spolli 5,5, Marchese 5,5, Schelotto 6 (24' pt Morimoto 6), Carboni 5,5, Lodi 5,5, Ricchiuti 6, Bergessio 5 (18' st Maxi Lopez 5,5), Gomez 5,5 (24' st Llama 5). (1 Kosicky, 23 Terlizzi, 24 Pesce, 8 Ledesma). Allenatore: Simeone 5,5.
Arbitro: Russo di Nola 6,5
Reti: nel pt 22' Inler, nel st 29' Di Natale su rigore
Ammoniti: Gomez, Pinzi, Spolli, Llama per comportamento non regolamentare.
Angoli: 5-3 per l'Udinese.
Recupero: 2' e 3'
Note: 16.000 spettatori

 

Il Palermo mette nei guai il Milan

PALERMO - Il Palermo sceglie la sfida più prestigiosa per interrompere il proprio digiuno: Serse Cosmi guida i rosanero al successo contro il Milan capolista, nella serata del suo debutto al 'Renzo Barbera'. È un risultato pesante per i siciliani ma può esserlo ancor più per il campionato dei rossoneri, che rischiano di trovarsi con due soli punti di vantaggio sull'Inter nella lunghissima vigilia che porterà al derby del 2 aprile. I padroni di casa, dal canto loro, avvisano gli uomini di Allegri in vista della semifinale di Coppa Italia che vedrà le due squadre scontrarsi di nuovo a cavallo tra aprile e maggio.
 
IL MATCH-WINNER E' GOIAN - Il Milan, senza Ibrahimovic e con la strana coppia Pato-Cassano in avanti, sembra voler far subito la partita; sono i rosanero, però, a passare alla prima occasione: corner dalla sinistra, Goian approfitta di una difesa rossonera disposta 'a presepè e trasforma in oro l'assist aereo di Migliaccio. Continuano a piacere di più gli uomini di Cosmi per tutto il primo tempo, nonostante il pallino del gioco sia sempre in mano agli ospiti. È un Palermo in crescita, come cresce l'intesa tra Pastore e Pinilla, bravi a far salire la squadra e mettere in difficoltà la retroguardia di Allegri. Sono meno efficaci Pato e Cassano sul fronte opposto, imbottigliati tra le linee rosanero.

IL MANCHESTER U. IPOTECA IL 14° TITOLO IN VENTI ANNI, PER L'ARSENAL ENNESIMA DELUSIONE

Il Manchester United vola in Premier League e incrementa il vantaggio sull'Arsenal con una partita in meno: con un tesoretto di cinque punti dai Gunners, il Manchester guarda tutti da una discreta altezza nella trentesima giornata del campionato inglese. Il Manchester trova il suo eroe in Berbatov che trova il gol decisivo e fa ritrovare il sorriso a sir Alex Ferguson, costretto ad accomodarsi in tribuna perchè squalificato. L'Arsenal pareggia 2-2 contro il West Bromwich 'condannatò dalle papere clamorose di Almunia, chiamato tra i pali per l'infortunio di Szczesny. Il Tottenham è stato fermato in casa dal West Ham anche se Redknapp si dice soddisfatto. Gli Spurs sono a due punti dal Chelsea. Il Wolverhampton vince 1-0 contro l'Aston Villa in trasferta, risultato importante nella lotta per la salvezza che diventa imprevedibile e accesa. 

Risultati (30/a giornata): Everton - Fulham 2-1 Blackburn - Blackpool 2-2 Wigan Athletic - Birmingham 2-1 Stoke City - Newcastle 4-0 West Bromwich - Arsenal 2-2 Aston Villa - Wolverhampton 0-1 Manchester United - Bolton 1-0 Tottenham - West Ham 0-0 Domani: Sunderland-Liverpool Chelsea-Manchester City 

Classifica: Manchester Utd 63; Arsenal 58; Manchester City 53; Chelsea 51; Tottenham 49; Liverpool 42; Bolton e Everton 40; Sunderland 38; Stoke City 37; Newcastle 36; Fulham 35; Aston Villa, Blackpool, Blackburn e West Bromwich 33; West Ham e Wolverhampton 32; Birmingham 31; Wigan 27
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TRA BARCA E REAL DISTANZA INVARIATA....Primo scontro, ma a distanza, tra i dominatori del calcio spagnolo Barcellona e Real Madrid e tutto come prima: Barça 5 punti avanti. Ha cominciato il Barcellona piegando 2-1 in casa il Getafe. Successo chre hanno poi dedicato al loro compagno di squadra Abidal, operato di tumore al fegato. Prima rete blaugrana al 17esimo di Alves, raddoppio al 5' della ripresa di Brkic. Il Getafe, che reggeva assai onorevolmente il confronto, non si perdeva d'animo e meritava il classico gol della bandiera segnato all'88' da Moral. In precedenza l'altro anticipo della Liga il Maiorca aveva piegato il Saragozza 1-0 con il gol di Guzman al 67'. Infine, a tarda sera, il Real ha risposto battendo anch'esso 2-1 l'Atletico nel derby madrileno e restando così a 5 punti di distacco al team blaugrana. Il Real, che non perde il derby con Atletico addirittura dal 1999, ha vinto grazie ai gol del solito, scatenato, Benzema (11') e poi di Özil (33') soffrendo un po' solo nel finale dopo il gol del 2-1 di Aguero.

Mancini e Spalletti
l'impresa non riesce

Dopo i pesanti ko dell'andata al Manchester City e allo Zenit non bastano i successi per 1-0 e 2-0 contro Dinamo Kiev e Twente per passare. Balotelli espulso (Mancini: "Meglio se non lo facevo giocare"). Rossi lancia il Villarreal, fuori Liverpool e Ajax

Mancini e Spalletti non imitano Ancelotti, approdato col Chelsea tra le migliori 8 di Champions. Penalizzati dalle pesanti sconfitte dell'andata (3-0 dal Twente lo Zenit e 2-0 dalla Dinamo Kiev il Manchester City), i due tecnici italiani sono usciti con le loro squadre negli ottavi di Europa League malgrado due vittorie: 2-0 per i russi e 1-0 per gli inglesi.
 
ZENIT, IMPRESA A META' - Lo Zenit ce l'ha messa davvero tutta per cercare di confezionare un'impresa memorabile da dedicare al portiere Malafeev, sconvolto per la morte nella notte della moglie in un incidente d'auto. E' partito forte e ha sbloccato il risultato già al 16' con Shirokov, lesto a ribadire in rete un tiro di Danny respinto dal palo. Ha insistito e, al 38', ha raddoppiato con Kerzhakov, bravo a sfruttare un rimpallo favorevole dopo un tiro di Lazovic. Nella ripresa, però, è calato, complice anche una crescita degli olandesi, che hanno meritato la qualificazione sfiorando a più riprese il gol della bandietr
 
BALOTELLI ESPULSO, KOLAROV NON BASTA - Tradito da Balotelli, che l'ha lasciato al 36' in 10 per uno sciocco fallo di reazione a spese di Popov dopo un contrasto, al Manchester City non è riuscito il compito di recuperare due gol alla Dinamo Kiev di Shevchenko. Ha segnato appena 3' dopo con una gran botta dell'ex laziale Kolarov su punizione toccatagli da Silva ma però si è inceppato riuscendo a rendersi pericoloso solo nel caotico finale con Kompany, Dzeko e Tevez."Un'eliminazione firmata da Balotelli? Non ho visto bene il fallo dalla panchina, ma se è effettivamente da espulsione Mario non ha fatto una buona cosa per la squadra. Se lo avessi saputo prima non lo avrei schierato, non c'era motivo di farsi espellere". E' un Roberto Mancini deluso per l'eliminazione ed arrabbiato con Balotelli quello che, ai microfoni di Mediaset Premium, commenta l'eliminazione del suo Manchester City (che ha giocato in dieci dal 36' pt per l'espulsione dell'ex interista) dall'Europa League. "Comunque non posso giudicare - aggiunge Mancini - perché non ho visto bene, e poi gli altri dieci hanno fatto benissimo. Era difficile ma non impossibile ribaltare il 2-0 dell'andata e se abbiamo giocato come abbiamo giocato in dieci contro undici, figuriamoci se avessimo giocato in parità numerica: avremmo fatto altri due o tre gol...". "Peccato, perché abbiamo dato tantissimo - conclude Mancini - e tra due giorni c'è il Chelsea: spero di fare bene come oggi e di avere un pizzico di fortuna in più".
 
ROSSI FA FELICE IL VILLARREAL - 
Per due italiani che piangono eccone uno felice. E' Giuseppe Rossi che, dopo il gol dell'andata, si ripete anche al ritorno (destro in diagonale) contro il Bayer Leverkusen contribuendo a far andare avanti senza patemi il Villarreal. Gli spagnoli hanno vinto per 2-1, bissando il 3-2 di una settimana fa. Ha aperto Cazorla, di Derdiyok, a 8' dal termine, l'inutile gol dei tedeschi.
 
LUSITANE, AVANTI... TUTTE - La serata è di gloria anche per le lusitane che vanno tutte avanti. L'impresa la fa lo Sporting Braga che resiste all'urlo di Anfield Road contro il Liverpool e strappa uno 0-0 d'oro, se comparato con l'1-0 dell'andata. Anche il Benfica capitalizza al meglio la vittoria di misura (2-1) di Lisbona pareggiando per 1-1 a Parigi col PSG. Manda via subito i fantasmi Gaitan poi arriva il gol di Bodmer al quale però Nenè e compagni non riescono a dar seguito. Infine il Porto gestisce nel migliore dei modi il successo per 1-0 a Mosca imponendosi anche a Oporto per 2-1 sul CSKA grazie ai gol nel primo tempo di Hulk e Guarin.
 
FUORI L'AJAX, BENE IL PSV - Sorprende, per le dimensioni, l'eliminazione dell'Ajax travolta a Mosca dallo Spartak (3-0) dopo aver già perso (0-1) all'andata. Il PSV, invece, ha dato dimostrazione di forza ai Rangers passando a Glasgow per 0-1 grazie all'immediato gol (14') di Lens. E per gli scozzesi, che pure speravano dopo lo 0-0 in Olanda, è diventata presto notte fonda.

AMARA MERDAN, si incasina il DNA

vincente,quello dei 180

trofei vinti contando la

MITROPA CUP(1982) ed i due

campionati di serie B(1981,1983).

Ibrahimovic incanta tutti:migliore in campo. MERDAN AMARO SUL CAMPO, ma scintillante nel monopolio televisivo. Diritti calcio, Europa 7 offre 5 milioni
La Lega li rifiuta e apre a Mediaset gratis

Fumata nera alla Lega Calcio. L’assemblea ha infatti deciso di non assegnare i diritti per trasmettere le partite di serie A e serie B che erano tornati in suo possesso dopo il fallimento di Dahlia, la televisione che, assieme a Mediaset, trasmetteva il calcio sul digitale terrestre.

L’annuncio l’ha dato il presidente Maurizio Beretta che ha specificato che tali diritti saranno ricollocati sul mercato per la prossima stagione del campionato. Peccato che alla fine della stagione calcistica manchino, fra serie A e serie B, ancora 14 incontri. Non verranno trasmessi. Con buona pace di quei 200mila telespettatori che avevano sottoscritto un contratto con Dahlia.

“Dopo un’attenta valutazione di tutte le ipotesi sul tavolo è stato deciso di non fare alcuna assegnazione dei diritti”, ha detto Beretta. Ma una televisione che aveva presentato una proposta per trasmettere il calcio sul digitale terrestre c’era. E’ Europa 7, l’emittente diventata famosa per aver vinto una serie di ricorsi contro Rete 4 che occupava illegittimamente la sua porzione di etere. Ma, a quanto pare, piuttosto che dare i diritti del calcio all’azienda guidata da Francesco Di Stefano, la Lega ha preferito spegnere il segnale. “Non c’è mai fine al peggio. Ci hanno trattato come dei pezzenti”, dice infuriato il patron di Europa 7 .

Ecco la storia. Il 24 febbraio si spegne il segnale di Dahlia e la sera dello stesso giorno la Lega Calcio pubblica sul suo sito un annuncio. Chi è interessato a trasmettere i match delle otto squadre di Serie A e della Serie B (quelle di Dahlia) si faccia avanti entro le 15.00 del giorno dopo. Il termine tecnico è “manifestazione di interesse”. Assieme alla proposta di Europa 7, alla Lega arrivano altre due proposte: una da I Move e un’altra da Mediaset.

A causa di un ricorso di Sky i termini della gara slittano di una settimana, al primo marzo, e alle emittenti che si sono fatte sotto viene chiesto di perfezionare la propria candidatura. “Abbiamo 200mila decoder che consentono di trasmettere sul digitale terrestre con il DVBT2, che è la tecnologia del futuro – dice Francesco Di Stefano – L’unica che consente di vedere il calcio in alta definizione”.

Il termine della gara slitta ulteriormente. Viene fissata come data ultima il 10 di marzo. Nel frattempo i poveri abbonati di Dahlia continuano a non vedere le partite che avevano comprato a inizio stagione.

“Il 9 marzo arriva un fax della Lega in ufficio – racconta il patron di Europa 7 – Entro le 18 di quel giorno deve arrivare la proposta perfettamente articolata in ogni punto”. Il giorno dopo infatti una riunione dell’assemblea deciderà quale emittente potrà trasmettere i match. “Noi sappiamo che alle 18.00 del 9 marzo, l’unica offerta arrivata sul tavolo della Lega era la nostra. Abbiamo offerto 5 milioni e 200mila euro”, dice Di Stefano.

Il giorno dopo è il D day. “Si capiva fin dal principio che non volevano accettare la nostra domanda”, continua Di Stefano. “A un certo punto si fa strada addirittura la proposta di dare i diritti gratis a Mediaset”. Di fronte a questa idea si alza una levata di scudi e dieci membri dell’assemblea votano contro la proposta. Non potendoli dare (gratis) a Mediaset, non volendoli dare a Europa 7, a quel punto la Lega ha deciso di tenere i diritti per sé e di indire una nuova gara a data da destinarsi.

“Una decisione che fa male al calcio – commenta infuriato Di Stefano – ma noi ci saremo anche alla prossima gara”. A margine della riunione, Beretta ha sottolineato che “i diritti vengono assegnati con procedure trasparenti e la Lega ha fatto da questo punto di vista tutto quello che doveva fare”. Sicuramente non la pensa così Di Stefano.

Viareggio: doppio Dell'Agnello, Inter campione

  • 8 600px Viola con giglio Rosso su sfondo Bianco.png Fiorentina (1966,1973,1974,1978,
  • 1979,1982,1988,1992)
  • 8 600px Bianco e Rosso (Croce) e Rosso e Nero (Strisce).png Milan (1949,1952,1953,1957,

  • 1959,1960,1999,2001)

  • 7 600px Nero e Bianco (Strisce).png Juventus (1961,1994,2003,

  • 2004,2005,2009,2010)

  • 6 600px Nero e Azzurro (Strisce)2.png Inter (1962,1971,1986,

  • 2002,2008,2011)

  • 6 600px Rosso e Giallo.png Dukla Praga (1964,1968,1970,1972,1976,1980)

  • 6 600px Granata con toro Bianco.png Torino (1984,1985,1987,

  • 1989,1995,1998)

 

Lunedì, 07 Marzo 2011 17:16:02 [rss full] [rss text] Delicious [permanent link]permalink 
 

Le magie di Messi
eliminano l'Arsenal

La squadra di Guardiola vince 3-1, ribalta il risultato dell'andata e si qualifica ai quarti. Decisive le prodezze dell'argentino. Espulso van Persie

Passa il Barcellona, ma l'Arsenal è furioso. La squadra di Guardiola si è qualificata ai quarti di finale di Champions League battendo i Gunners 3-1 (andata 1-2) grazie a una doppietta di Messi e a un gol di Xavi, per gli inglesi autogol di Busquets. La sfida è stata uno spettacolo di intensità e tecnica, ma condizionata da una scelta arbitrale quantomeno discutibile: l'espulsione di Van Persie sull'1-1 che ha lasciato i Gunners in 10 nel momento clou della partita, dopo dieci minuti della ripresa.La Uefa ha deferito Arsene Wenger e Samir Namir Nasri per le dichiarazioni polemiche contro l'arbitro Massimo Busacca al termine della partita di martedì sera a Barcellona. Soprattutto l'allenatore francese aveva duramente criticato il fischietto svizzero, accusato di aver "ucciso" la partita con l'espulsione di Robin Van Persie nel corso del secondo tempo del Nou Camp.
 
BATTIBECCO -
Wenger e Busacca avevano anche avuto un acceso battibecco a bordo campo, subito dopo il triplice fischio finale. In conferenza stampa Wenger aveva spiegato di aver avvicianto l'arbitro per esprimergli "il suo punto di vista" sulla direzione arbitrale.

Le magie di Messi eliminano l'Arsenal

L'aveva detto Arsene Wenger alla vigilia: Messi è un giocatore da playstation, rende possibile l'impossibile. E la conferma l'ha avuta vedendo la Pulce più alta del mondo segnare, nel recupero del primo tempo, un primo gol da cortile (stop, pallonetto a saltare il portiere e tiro in rete con tre tocchi di sinistro) e infine il gol del conclusivo, e letale, 3-1 su rigore con una trasformazione da videogioco, precisissima e polare. Rispetto agli omini della playstation, però, l'argentino  -  che l'anno scorso ne aveva infilati addirittura 4 al Camp Nou nella porta dell'Arsenal  -  sorride meno e forse è più piccino. Leo continua la sua stagione siderale: 27 reti nella Liga più 8 in Champions di cui ben 13 gol in 16 gare giocate da capodanno in qua. Nelle tre partite in cui non ha segnato, per la cronaca, ha confezionato almeno un assist.

Anche il Barcellona ha una pericolosa predisposizione a rendere possibile l'impossibile e in questo caso l'impossibile sarebbe stato farsi eliminare da un Arsenal che non ha mai, ma davvero mai, tirato in porta: lo dicono perfino le statistiche, quelle che di solito mettono in conto anche gli starnuti. Diciannove tiri del Barça contro zero. Zero. Eppure sul tabellino, record dei record, c'è scritto uno perché senza tirare i Gunners hanno marcato una rete grazie a Busquets che, improvvisato centrale difensivo per l'assenza di Puyol e Piqué, s'è improvvisato anche attaccante dell'Arsenal infilando di testa il 

 

suo portiere su corner, un corner sul quale, per inciso, sono andati a saltare in tre del Barcellona e nessuno dei Gunners. Ma ancora peggio avrebbe potuto fare il Barcellona rischiando di beccare il gol dell'eliminazione a tre minuti dalla fine quando Bendtner è andato in contropiede, interrompendo il monologo ubriacante dei catalani, e buon per Guardiola e soci che Valdes sia intervenuto a chiudere in uscita. Sarebbe stato davvero un capolavoro di masochismo. 

E, anziché ora magnificare le ennesime prodezze di Messi, si aprirebbero dibattiti sull'onanismo barcellonese. Rischio grosso insomma, ma meno male che comunque il calcio sa rispettare anche la logica: e allora è giusto che avanti nei quarti ci sia andata la squadra che ha nascosto il pallone agli avversari dall'inizio alla fine (68% di possesso palla) segnando 4 gol (uno anche per gli altri) e sbagliandone un quantitativo esagerato con quella dannata mania di voler tirare sempre da due centimetri possibilmente con tutta la difesa avversaria già seduta per terra, panchina compresa. Il gioco made in Barça, l'ormai brevettato toque toque (o tichetache o tocchetocche che dir si voglia...), è così, prendere o lasciare: un'esibizione di scienziati del pallone che lambiccano millimetricamente intorno ad un microchip, cercando giocate sul francobollo, triangolazioni frenetiche con la pretesa di penetrare in buchi delle difese nemiche invisibili ad occhio nudo, ritardando il momento orgasmico del tiro a rete fino all'ultimo sospiro possibile, rimbecillendo l'avversario di passaggi. A volte è una sofferenza vederli, anziché un piacere, tanto sprecano, tanto indugiano, tanto presumono e pretendono da se stessi. Però poi molto spesso hanno ragione loro e allora viva il Barcellona che, come la sua città, vuole sempre andare all'attacco senza paura, soprattutto delle figuracce.

I blaugrana hanno così imposto la loro filosofia, senza perder la calma anche quando le cose s'erano messe male sull'1-1, ribaltando il risultato dell'andata. Oltre ai gol di Messi, che hanno acceso e spento le luci del Camp Nou, c'è stato, come detto, il pareggio su autogol, all'inizio della ripresa, e il 2-1 di Xavi al termine di una queste azioni tipicamente barcellonesi, cioè una combinazione velocissima e verticale Iniesta-Villa-Xavi a liberare quest'ultimo davanti alla porta. Poi Villa s'è visto parare tutte le sue numerose conclusioni, mentre Pedro, Alves e Adriano (terzini attaccanti per 90' ma troppo imprecisi e sciuponi anche al cross), hanno sbagliato troppo al tiro. Il rigore decisivo su Pedro a 20' dalla fine era netto (e ce n'era anche uno nel primo tempo su Messi sullo 0-0)

L'Arsenal, come detto, non è esistito, sotto gli occhi del ct inglese Fabio Capello, privo di Walcott che sarebbe stato molto utile in contropiede e privo di Robin Van Persie, eroe positivo all'andata e negativo ieri sera, avendo dato un bell'aiuto ai catalani facendosi espellere da bimbo sciocco sull'1-1: prima una manata da bulletto in faccia ad Alves nel finale del primo tempo e poi un pallone tirato via per perdere tempo nonostante il gioco fermo. Due ammonizioni e a casa.

Molto triste, dunque, la prima volta di Cesc Fabregas, ragazzo catalano della Cantera blaugrana, che sognava il Camp Nou da ragazzino e c'è arrivato per la prima volta nella sua vita ieri sera ma da capitano degli avversari. Alla fine è stato anche sostituito, nell'inutile tentativo di Wenger di trasformare quel catenaccio da dilettanti - ispirato a quello di Mourinho nella semifinale interista del 28 aprile 2010 ma neanche lontanissima e ridicola parodia - in una squadra di attacco. La resistenza british è durata mezz'ora, poi appena il Barça ha alzato il ritmo la difesa s'è arresa pietosamente e ha iniziato a fare acqua da tutte le parti. Manca poco ed entra in area travestito da ballerina anche il massaggiatore del Barça. L'unico decente, tra i Gunners che non hanno mai sparato, l'ardimentoso Nasri. 

Dunque, festa per centomila, remuntada compiuta e Barcellona avanti nei quarti.

Barcellona-Arsenal 3-1
BARCELLONA (4-3-3) Valdes 6  -  Alves 6, Busquets 4, Abidal 6, Adriano 6 (45' st Maxwell sv)  -  Xavi 7, Mascherano 6,5 (42' st Keita sv), Iniesta 7  -  Pedro 6, Messi 8, Villa 5,5 (36' st Bojan sv)
ARSENAL (4-2-3-1) Szczensy 6 (19' pt Almunia 6,5)  -  Sagna 5, Djorou 5, Koscielny 4,5, Clichy 5  -  Diaby 5, Wilshere 5,5  -  Rosicky 5 (28' st Arshavin sv), Fabregas 5 (32' st Bendtner sv), Nasri 6  -  Van Persie 4
Reti: 48' pt Messi 8' st aut. Busquets 23' st Xavi 26' st Messi (rig)
Note: ammoniti Koscielny, Wilshere, Sagna, Van Persie. Espulso Van Persie (11'st). Spettatori: 99 mila

 
 

 

SERIE A E COPPE INTERNAZ.

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SPECIALE MONDIALI SUDAFRICA 2010

 

 

Europa addio, al Milan resta lo scudetto

IL NON-GIOCO DEL TOTTENHAM - Detto questo, la serata di Londra promuove la squadra che meno ha meritato in questi 180' di gioco. Gli Spurs hanno ottenuto la qualificazione con il minimo sforzo, giocando un tempo su quattro e colpendo l'avversario con un contropiede micidiale nel suo momento migliore (parliamo della ripresa nella gara d'andata); consideriamo altresì che il Tottenham è quinto in campionato a tre punti dalla quarta piazza utile per partecipare alla prossima competizione, perchè dal 2005 chi vince il titolo non si iscrive alla competizione se non ha ottenuto il piazzamento utile in campionato. Del resto il gioco degli uomini di Redknapp, almeno contro i rossoneri, è apparso monotematico: cross in profondità o dalle fasce per la testa del lungo Crouch e sponda per la corrente Van der Vaart. Poco, pochissimo. Tanto, però, è bastato per portare a casa una qualificazione storica.

 

CALCIO

Real con le unghie
Vittoria con handicap

I madrileni di Mourinho giocano tutta la partita in inferiorità numerica (espulso per fallo Casillas al 2°) ma vincono in casa dell'Espanyol 1-0 e ora sono a -5 dalla capolista blaugrana, sabato fermata a Gijon

SPAGNA

Barça, stop a sorpresa
Gijon sfiora l'impresa

La squadra di Guardiola pareggia a 10 minuti dal termine con Villa sul campo dello Sporting. Interrotta la striscia di 16 vittorie consecutive

GERMANIA

Bayern, riscatto con poker
Il Borussia frena

La squadra di Van Gaal, dopo l'incredibile sconfitta di Colonia, supera 4-0 l'Hoffenheim. Secondo pari di fila per la capolista Dortmund. Il Bayer sempre secondo dopo il 3-0 a Francoforte. Comincia male Littbarski sulla panchina del Wolfsburg: 0-1 in casa con l'Amburgo

PREMIER

Rooney trascina lo United
Mancini, addio titolo:SPROFONDA A -8 CON UNA PARTITA IN PIU'. BALOTELLI,DZECO,TRAORE', UNA SONTUOSA CAMPAGNA ACQUISTI FALLIMENTARE

Il derby di Manchester va ai Red Devils che si impongono 2-1 al termine di una bellissima partita. Decide un fantastico gol dell'attaccante a poco più di 10 minuti dal termine. La squadra di Mancini ha ora 8 punti meno dei cugini e una partita in più. L'Arsenal non molla

 

United, clamoroso ko
L'Arsenal non ne approfittaUnited, clamoroso ko L'Arsenal non ne approfitta

 

 Incredibili Arsenal e Manchester United, capaci di perdere entrambi nei loro match del sabato in Premier Leaguer. Cominciamo con l'Arsenal che, avanti 0-4 al 67' a Newcastle, si fa raggiungere sul 4-4 e perde un'occasione d'oro per restare in scia del Manchester Utd capolista che anche lui, come detto, poco dopo perdeva in trasferta col Wolverhampton. Torniamo all'Arsenal: la partita sembrava chiusa già al 26' dopo i gol di Walcott, Djorou e Van Persie (doppietta). Ma al 5' della ripresa l'espulsione di Diaby ha lasciato i Gunners in 10 e, un quarto d'ora dopo, è iniziata la clamorosa rimonta del Newcastle: due rigori trasformati da Barton e le reti di Best e Tiote hanno confezionato un 4-4 che sa di impresa.

Poi, come detto, ancor più clamorosamente, lo United perdeva col Wolverhampton ultimo in classifica. Andava in vantagio con Nani al 3' di gioco, ma i padroni di casa non perdevano il filo del gioco e non si deprimevano. E prima della fine del primo tempo mettevano a segno a rimonta, prima pareggiando al 10' con Elokobi e poi vincendo il tempo (e successivamente) la partita con il raddoppio di Doyle, al 40esimo. Nella ripresa inutili gli sforzi del Manchester di raggiungere almeno il pareggio. Lo United resta primo a 54 punti seguito dall'Arsenal a 50.

A MANCINI IL DERBY CON DI MATTEO -
 Il risultato fa felice il Manchester City che torna a -1 dal 2° posto vincendo nettamente (3-0) il confronto con il West Bromwich. Ma a Mancini, per far suo il 'derby' tutto italiano con Di Matteo, sono 

 

serviti due rigori di Tevez, alla fine autore della tripletta che gli ha consentito di portare a casa il pallone della partita. 
 
TOTTENHAM, VITTORIA SOFFERTA - 
Ha vinto in extremis anche il Tottenham, prossimo avversario del Milan in Champions League. Gli Spurs hanno sofferto non poco per piegare un mai domo Bolton. In vantaggio dopo appena 6' con un rigore di Van der Vaart i londinesi si sono complicati la vita fallendo, 3' dopo, il rigore del possibile 2-0. Il Bolton ha raddrizzato il risultato al 55' con Sturridge ma a togliere le castagne dal fuoco a Redknapp ha pensato, al 92', però, Kranijcar che ha firmato, così, il momentaneo aggancio al Chelsea.
 
GIRANDOLA DI RETI A LIVERPOOL E WIGAN - 
Oltre a Newcastle c'è stata un'altra partita da 8 gol. Si è giocata al Goodison Park di Liverpool dove l'Everton ha superato per 5-3 il Blackpool con un poker di Saha, rimontando da 2-3. Appena una rete in meno si è vista a Wigan dove i padroni di casa si sono imposti per 4-3 sul Blackburn grazie ad una doppietta di McCarthy. Infine da segnalare che, due volte avanti, l'Aston Villa si è fatto puntualmente raggiungere in casa dal Fulham (2-2).
 
IL DORTMUND RIDE - In Germania il pari nel derby della Ruhr tra Borussia Dortmund e Schalke ha finito per rivelarsi indolore. La capolista, infatti, è riuscita a guadagnare comunque un punto sulle due inseguitrici più pericolose, Bayer Leverkusen e Bayern Monaco, entrambe sconfitte. Le Aspirine sono cadute a Norimberga, superate da un gol di Eigler, poi espulso nei minuti finali, ma peggio hanno fatto i bavaresi, prossimi avversari dell'Inter in Champions. 
 
CROLLO BAYERN A COLONIA - 
La gara di Colonia si era messa benissimo per il Bayern, al riposo sullo 0-2 grazie ai gol di Gomez e Altintop, ma nella ripresa i padroni di casa hanno ribaltato la situazione grazie a Clemens e Novakovic (doppietta). Gli uomini di van Gaal danno così definitivamente addio anche agli ultimi sogni di rimonta visto che ora sono sprofondati -15 dalla vetta. 
 
DIEGO SBAGLIA UN RIGORE - Aggancio al 2° posto fallito per il Mainz che, in vantaggio sul Werder Brema grazie a Schurrle, è stato raggiunto al 92' da Pizarro. E così l'unica inseguitrice del Dortmund a vincere è stata l'Hannover: 1-0 sul Wolfsburg firmato da Pinto con l'ex juventino Diego che ha fallito il rigore del possibile pareggio a 10' dal termine. A completare il quadro della giornata c'è stato il successo dell'Hoffenheim, che ha rovinato la rimonta del Kaiserslautern (da 2-0 al 2-2) trovando nel finale la rete da 3 punti con Ibisevic.

 

Manchester non fa sconti
Arsenal e Chelsea,con il neo acquisto Torres da 57 milioni di euro in culo alla favoletta del fair play finanziario di Platini, ok
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E' sempre Barça-Real Premier, passo falso City

CALCIO

E' sempre Barça-Real
Premier, passo falso City

:con una partita in più ad otto punti dalla vetta

Sfida infinita in Spagna: le due squadre vanno in finale in Coppa del Re. La squadra di Mancini va due volte in vantaggio a Birmingham ma si fa rimontare: lo United ha otto punti di vantaggio. Bene Tottenham e Liverpool

Manchester non fa sconti Arsenal e Chelsea ok

Turno infrasettimanale anche in Inghilterra: lo United supera 3-1 l'Aston Villa (doppietta di Rooney), i Gunners e la squadra di Ancelotti soffrono ma tengono il passo battendo rispettivamente Everton e Sunderland

La classifica

 

Il City va clamorosamente ko, vola lo United
Arsenal e Liverpool ok

Il City va ko, vola lo United. Arsenal e Liverpool ok

La squadra di Mancini battuta 1-0 dall'Aston Villa: in vetta i Red Devils che travolgono 5-0 il Birmingham

 

 

Napoli e Roma a ridosso del Milan, fermata la Juve. Tutte le altre allo sprofondo

Gli azzurri passano 2-0 a Bari con Lavezzi e Cavani e scavalcano la Roma, la Lazio crolla 3-1 a Bologna e scivola al quarto posto. Finiscono in pareggio Sampdoria-Juventus (0-0), Chievo-Genoa (0-0) e Fiorentina-Lecce (1-1)

 

 

Roma, suo il derby
ora sfida la Juventus

ROMA -Scene da derby, solite scene da derby: è il popolo della Roma a fare festa, per la quarta volta consecutiva tra campionato e coppa. Fotocopia sugli spalti rispetto ai tre precedenti dell'era Ranieri, tutto sommato fotocopia anche in campo. Non c'è una squadra che prevale nettamente sull'altra, ma alla fine la tenuta mentale, la migliore qualità e il classico episodio che non manca mai, fanno pendere la bilancia sul versante giallorosso. Un successo importante, che oltre a valere la sfida alla Juve ai quarti della coppa Italia, determina una probabile svolta psicologica in una fase topica della stagione, perturbata - o caricata, come dice Ranieri - da parecchi 'scazzi' estemporanei. Gagliarda la Lazio, che dimostra nell'approccio alla gara di aver acquisito una mentalità degna della posizione occupata in campionato. Nessun timore reverenziale, gara giocata con grande personalità e gestita molto meglio nella prima frazione.

IL PARADOSSO DI RANIERI - La Roma del primo tempo indubbiamente è un paradosso. Lo si evince dalle scelte sorprendenti di Ranieri, che lascia in panca Vucinic e Menez, optando per l'attacco pesante Borriello-Adriano. Scelta legittima, ma inadatta alla tattica adottata: i giallorossi contengono, ma non propongono mai contropiede. Borriello si danna l'anima, anche in fase difensiva, mentre ad Adriano, che tra l'altro accusa un problema alla spalla, tutto si può chiedere in questo momento tranne che la profondità. Il tutto, combinato, dà zero occasioni.

LEONE KOZAK - La Lazio mostra un approccio migliore. Alla fine il posto da trequartista dietro le punte (Zarate e Kozak) è di Hernanes, con Mauri che va in panchina. Muscolare il centrocampo, efficace nella fase di non possesso palla, con Gonzalez schierato sulla destra. Senza addentrarci troppo in alchimie tattiche, e pur ravvisando che Zarate, opposto ad un Burdisso oggettivamente più lento, potrebbe fare di più, il miglior primo tempo dei biancocelesti lo si deve al maggiore dinamismo. Parecchie situazioni interessanti, due belle occasioni, entrambe per Kozak: nella prima Julio Sergio è bravissimo nella parata d'istinto, nella seconda è Juan a salvare dopo che il portiere era stato scavalcato.

LA ROMA CAMBIA FACCIA - Nella ripresa la Roma cambia faccia. Menez e Vucinic, gettati nella mischia per Greco ed Adriano, conferiscono indubbiamente un altro piglio. A parte la prestazione dei due, buona ma niente di eccezionale, è importante la recezione del messaggio della squadra, che si riversa nella metà campo laziale: conseguenziale l'azione del rigore (fallo di mano di Lichtsteiner, come nel derby di novembre), che Borriello trasforma. Lazio di carattere comunque, pronta nella reazione, come pronto è Zarate nello scatto su invito di Kozak: Juan conferma il momento no e stende l'argentino, Hernanes è freddo e non fallisce il rigore che ne segue. Inizia la classica fase di braccio di ferro. Chi sbaglia paga, di Radu la distrazione fatale: Simplicio lo beffa al limite, poi elude Berni con un tocco preciso. A tattica spalancata, nel finale succedono tante cose. Floccari avvicina il pareggio con una splendida acrobazia, ma anche Vucinic impegna Berni. Il tabù Lazio prosegue; nel derby in trasferta il successo non arriva da 13 anni. La Roma invece mostra di saper vincere il derby anche a gennaio: l'ultima volta gli era capitato nel 1942.

Roma batte lazio 2-1 (0-0)
ROMA (4-3-1-2): Julio Sergio 6, Mexes 6.5, Juan 5, N. Burdisso 6, Riise 6.5, Greco 5.5 (1' st Menez 6.5), De Rossi 6, Brighi 6, Simplicio 6.5, Adriano 5 (1' st Vucinic 6.5), Borriello 6.5 (32 Doni, 3 Castellini, 25 G. Burdisso, 87 Rosi). All. Ranieri 6.5
LAZIO (4-2-3-1): Berni 6, Lichtsteiner 5.5, Dias 6, Biava 6, Radu 5, Hernanes 6, Brocchi 5.5 (36' st Bresciano 6), Gonzales 6 (41' Mauri sv), Ledesma 6, Zarate 6, Kozak 6.5 (27' st Floccari sv). (1 Bizzarri, 5 Scaloni, 6 Mauri, 21 Diakitè, 23 Bresciano, 77 Sculli). All. Reja 6.5
Arbitro: Bergonzi di Genova 6.5
Reti: nel st 7' Borriello su rigore, 11' Hernanes su rigore, 31' Simplicio
Angoli: 6-2 per la Lazio
Recupero: 2' e3'
Ammoniti: De Rossi , Simplicio, Ledesmae Radu per gioco scorretto
Spettatori: 50 mila

 

LIGA

Liga, il Real bloccato dall'Almeria. Barcellona in fuga

Real  CLAMOROSAMENTE bloccato dall'Almeria
Il Barcellona ora è in fuga
+4

La squadra di Mourinho fermata in casa dell'ultima in classifica per 1-1. I blaugrana...

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    ronaldo C.Il boom del calcio spagnolo: idealismo o denaro?

    Da Cristiano Ronaldo a Messi, da Mourinho a Guardiola, questi sono i mesi della grande esaltazione del calcio spagnolo. Esaltazione più che meritata dovuta soprattutto  alla prima vittoria della Spagna nel mondiale di calcio. Penso che sia proprio questo il punto, quando parliamo di Spagna parliamo di un movimento completo, vasto, o piuttosto del boom e del successo di due grandi club come Barcellona e Real Madrid? Provate a guardare la classifica della Liga: Barcellona 52, Real Madrid 48, Villarreal 39, Valencia 37. Ci sono due squadre e basta. Grandissime squadre, ma solo due: la Liga, anche quest’anno, se la giocheranno loro.

    Un altro dato: se guardiamo l’albo d’oro del campionato dalla stagione 2000/2001 troveremo 9 campionati su 11 vinti dai due club, se risaliamo al 90/91 ne troveremo 17 su 21. Il momento attuale della Spagna – dal punto di vista del campionato – sembra un po’ l’Italia degli anni 90, quando vincevano o il Milan o la Juventus. E infine un’altra considerazione, provate a prendere la formazione che in Sudafrica ha vinto la finale contro l’Olanda: (4-2-3-1) Casillas – Ramos, Piqué, Puyol, Capdevila – Busquets, Alonso – Iniesta, Xavi, Pedro – David Villa. Considerato che David Villa era sostanzialmente già del Barcellona, l’unico giocatore che non apparteneva alle due big era Capdevila. Dieci undicesimi di una nazionale in mano a Real e Barcellona. Una fusione più che una selezione.

    Quando dunque ci rempiamo gli occhi e ci esaltiamo davanti al calcio spagnolo, esaltiamo più che altro il modello di Real e Barcellona (che poi sono anche modelli diversi, ma questo è un dettaglio), club enormi, con una storia più che centenaria, che non hanno certo cominciato a vincere adesso, e soprattutto con possibilità finanziare smisurate. Basti pensare che il Real ha un budget societario di oltre 400 milioni, e che il Barcellona ha dovuto consentire la sponsorizzazione per 150 milioni della mitica e inviolabile maglia blaugrana pur di ripianare parte del fortissmo debito. Come e perché abbiano queste possibilità finanziarie è un altro discorso, che non voglio ne posso affrontare qui. Quello che voglio sottolineare è che quando parliamo  di filosofia – per me anche condivisibile – del calcio spagnolo ricordiamoci che  cantera, spettacolo, sportività, sogni e idealismo fluttuano su un enorme, smisurato fiume di denaro.

 

Chelsea torna a vincere
City ok ma Dzeko a secco:Utd e city 45

Ancelotti ritrova il sorriso grazie al 2-0 sul Blackburn. Mancini vince 4-3 ma deve ringraziare un super Tevez

LONDRA, 15 gennaio - Il Chelsea ritrova la strada della vittoria superando 2-0 il Blackburn. I gol, entrambi su calcio d'angolo, portano la firma di Ivanovic e Anelka. Tira dunque un sospiro di sollievo Carlo Ancelotti. I Blues conquistano tre punti pesanti che valgono il momentaneo quarto posto. Il Manchester City di Roberto Mancini si gode il momentaneo primato in classifica in attesa del match di domani tra Manchester United (che ha disputato tre gare in meno) e Tottenham. I Citizens, con il neo acquisto Dzeko in campo, vincono in rimonta 4-3 contro il Wolverhampton. Soffre la squadra di Mancini contro l'ultima in classifica: al gol di Milijas (12' pt), rispondono i fratelli Tourè e Tevez (doppietta per lui). Di Doyle (su rigore) e Zubar le reti degli ospiti. L'Arsenal supera 3-0 il West Ham grazie ad una doppietta di van Persie (13' pt, 32' st su rigore) e Walcott (41' pt).

 

Bologna penalizzato di altri due punti

Il club rossoblù punito per il mancato pagamento di stipendi e contributi

 

 

verso il fallimento totale

I campionati delle penalizzazioni: un anno nero per la Lega Pro di Mario Macalli. Moltissimi club di prima e seconda divisione non sono in grado di pagare gli stipendi (e il fisco) e di conseguenza vengono penalizzati in classifica nel corso della stagione. Un'autentica strage, che non è ancora finita. Un esempio: la Pro Patria ha perso la testa della classifica, il Catanzaro è finito sottozero (a meno due) e per di più gioca anche a porte chiuse perché non hanno nemmeno i soldi per pagare gli steward. Un disastro: col rischio reale che almeno 30 club, se non 40, non saranno in grado di iscriversi alla prossima stagione. Macalli sta lavorando con grande impegno, insieme con il nuovo direttore generale Francesco Ghirelli: ma la situazione economica dei club dell'ex serie C è disastrosa. Il primo passo sarà quello di bloccare i ripescaggi: la decisione dovrebbe essere presa nel consiglio federale del 22 febbraio. Anche il sindacato calciatori (Aic) dovrà rendersi conto che non ci sono molte alternative, anche se molti calciatori rimarranno a spasso: lo stesso Renzo Ulivieri, presidente dell'assoallenatori, è consapevole che la situazione ormai è (quasi) compromessa. Il secondo passo di Macalli è quello di avviare una seria riforma dei campionati di Lega Pro: attualmente le società, almeno sulla carta, sono 90. Nel giro di tre anni bisognerà passare a 60, con tre gironi da venti. Ma 60 squadre che siano davvero in grado di pagare gli stipendi, il fisco, di tenere lo stadio aperto, di garantire un piano industriale. Anche la serie B sta pensando (giustamente) a ridurre: il progetto del nuovo presidente, Andrea Abodi, è quello di passare da 22 a 20 club. Solo la serie A non ci pensa nemmeno di fare un passo indietro: troppi soldi (delle tv) in ballo. Venti squadre sono e venti resteranno: ma il livello tecnico, è chiaro, si abbassa sempre di più e un campionato a 18 sarebbe più allettante (anche per le tv). Abete anni fa studiò una seria riforma dei campionati che poi fu bloccata per veti incrociati e gelosie varie: ma adesso, da n.1 del calcio, si aspetta (giustamente) che le Leghe facciano la loro parte, senza più arroccamenti corporativi. A proposito: la Lega di A continua a non partecipare-dall'estate scorsa!- al consiglio federale della Figc. E' una cosa grave, che però passa sotto silenzio. Così come Beretta e c. hanno snobbato le due commissioni volute da Abete, quella statutaria (guidata da Carlo Tavecchio) e quella per la riforma dei campionati (affidata a Mario Macalli). La Lega di A pensa solo ai suoi problemi (caso Dahlia, bacino d'utenza: in pratica soldi...): del resto del calcio non si interessa minimamente. Ma si può continuare ad andare avanti così? A giugno Abete farà un'assemblea straordinaria, per la riforma di uno statuto nato vecchio. Ognuno dovrà fare la propria parte. Un attacco frontale, senza precedenti: la Lega Pro (ex serie C) si affida a mezza pagina di pubblicità sui quotidiani per spiegare che così "il calcio muore". La colpa? E' scritto chiaro nella pubblicità decisa dal presidente Mario Macalli e dal dg Francesco Ghirelli: la colpa è dei presidenti di serie A, "i soliti che vogliono dividersi risorse finanziarie che non spettano loro e fare stadi per speculazioni edilizie con procedure abbreviate, mentre un cittadino per una licenza edilizia deve aspettare anni". 

La Lega Pro è con l'acqua alla gola (vedi Spy Calcio del 5 febbraio) e ha deciso che non può più stare a guardare di fronte al crac del calcio. Per questo non si accontenta dell'1% che le spetta per ora dai diritti tv, vuole "almeno il 3%" (ma potrebbe avere l'1,4% nella nuova ripartizione che sta per decidere la Camera). Macalli è pronto a portare la lega di A di fronte ai tribunali del Coni. "Se necessario -spiega sempre nella pubbicità stile Oliviero Toscani -fermeremo i campionati". Il presidente ne fa una questione di credibilità, anche perché ci sono di mezzo le scommesse e i tifosi devono avere campionati seri, credibili. Macalli conclude così: "Noi siamo stufi di subire soprusi. Giocare è un diritto. Non  impeditecelo". Un attacco in piena regola, che scuote il mondo del calcio (anche se qualcuno farà come al solito finta di niente...). Macalli ha pronta una riforma dei suoi campionati (massimo 60 club,
 mentre ora sono 85 di cui almeno 30, se va bene, rischiano di non iscriversi alla prossima stagione). Nella pubblicità c'è anche una nemmeno troppo velata minaccia: "La Lega Pro renderà noto in ogni sede chi è per cambiare e chi per continuare con lo stesso andazzo...". 

Fuori i  nomi. Giancarlo Abete è per cambiare, se ne rende perfettamente conto: ma uno statuto ingessato lascia pochi margini dei manovra, la Lega di A snobba da oltre sei mesi il consiglio federale e fa vita a sé, e lo stesso Abete dovrebbe dare una scossa salutare a tutto l'ambiente. Se è il caso, anche alzando la voce. E' arrivato il momento dopo un 2010 di macerie. Il 16 o 18 febbraio si riunisce la commissione riforma campionati presieduta da Mario Macalli, il 21 quella dello statuto guidata da Carlo Tavecchio (che molto si è impegnato pure lui per cercare accordi complicatissimi) e il 22 (o 23) tocca al consiglio federale che dovrà decidere, fra l'altro, per il blocco dei ripescaggi. E' un  passaggio-chiave per il mondo del calcio. Da non sprecare.

Lega di A: in corsa la Sensi, Abodi e Simonelli?

Maurizio Beretta non ha ancora sciolto la riserva e si sta impegnando a tempo pieno negli interessi della Lega di serie A, di cui è il presidente: ma è certo ormai che a marzo (o aprile) lascerà il mondo del calcio per assumere un prestigioso incarico-responsabile internazionale delle relazioni esterne-dell'UniCredit. Forse Beretta non dice nulla perché la Banca in questo periodo è impegnata nella cessione della Roma, ma a marzo-salvo colpi di scena-sarà tutto  concluso con l'avvento degli americani.
 

Non sarà possibile per Beretta il doppio incarico, Lega di A e UniCredit: non solo per un evidente conflitto d'interessi (ma in Italia si sa...). E' una questione soprattutto di tempo a disposizione e la Lega, con tutti i problemi che ha, ne richiede molto. Adesso, ad esempio, c'è da risolvere il nodo di Dahlia, quello (annoso) del bacino d'utenza (i 201 milioni di euro che vanno divisi fra i club). In più, presto dovrebbe essere firmato il nuovo contratto collettivo di lavoro (mancano dettagli ormai) e preparato un nuovo bando per quanto riguarda i diritti tv dal 2012 (con qualche incognita di troppo che allarma i presidenti). Insomma, Beretta si era appassionato al nuovo lavoro, alla Confindustria del calcio che conta (e che spreca): naturale che lasci con rammarico. Ma i venti presidenti di A presto dovranno pensare alla sua successione: va preso un manager esterno (lo prevede il nuovo statuto).
 

In corsa potrebbero essere Rosella Sensi (quando non sarà più n.1 della Roma), Andrea Abodi (che sta facendo bene con la Lega di serie B) e il commercialista Ezio Maria Simonelli che già è consulente della Lega di A e presidente del collegio revisori della Lega di serie B. Anche Antonio Matarrese non  ha conflitti d'interessi, e ha lasciato un buon ricordo e riforme importanti. Non sarà facile, come al solito, mettere d'accordo tutti i presidenti. Se si potesse scegliere un interno, l'ideale sarebbe Adriano Galliani, il più preparato di tutti. Ma non è possibile e lui non lascerebbe mai il suo Milan. "In Lega ho già dato....", dice sempre Galliani con un sorriso.

 

 

 

CALCIO, MANCHESTER UTD-LIVERPOOL: DISORDINI, ARRESTATI 15 TIFOSI

Quindici tifosi sono stati arrestati oggi a Manchester per turbativa dell'ordine pubblico e danneggiamenti in occasione della partita di FA Cup tra lo United e il Liverpool. La sfida dell'Old Trafford, conclusasi con la vittoria degli uomini di Ferguson per 1-0 grazie a un rigore trasformato da Ryan Giggs dopo appena due minuti di gioco, è molto sentita vista la rivalità delle due tifoserie. Proprio per il rischio di incidenti la polizia aveva rafforzato il servizio d'ordine allo stadio. Per i 'Reds' era una partita speciale perchè era l'esordio in panchina di Kenny Dalglish, ex bandiera del Liverpool, da pochi giorni diventato allenatore al posto di Hodgson.

Dzeko-City, affare fatto
Al Wolfsburg 30 milioni

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La Juve lo seguiva in vista di giugno. L'accordo è stato confermato sia da Roberto Mancini che da Steve McClaren. L'ex ct dell'Inghilterra: «Si dimostrerà un giocatore ideale, specialmente al fianco di Tevez. Sarà una coppia molto potente. È un grande giocatore come dimostra la sua valutazione economica. È forte fisicamente ma anche con una buona tecnica di base»

LONDRA, 4 gennaio - Manca ormai solo l'ufficialità, ma è ormai certo che entro la fine della settimana Edin Dzeko diventerà un giocatore del Manchester City. La notizia è stata confermata sia da Roberto Mancini («Quest'anno abbiamo la possibilità di vincere la Premier League ed è per questo che lo abbiamo voluto, può essere decisivo da qui al termine della stagione») che dallo stesso tecnico del Wolfsburg Steve McClaren che ha augurato all'attaccante bosniaco «di realizzare i suoi sogni». La conclusione della trattativa è attesa prima della ripresa del campionato tedesco, con il City che pagherà una cifra superiore ai 30 milioni di euro. Un tesoretto che secondo l'ex ct dell'Inghilterra è però ben speso. «Si dimostrerà un giocatore ideale per il City, specialmente al fianco di Carlos Tevez - le parole di McLaren al tabloid Mirror -. Sarà una coppia molto potente. Auguro a Edin ogni bene, di realizzare i suoi sogni e sfruttare tutto il suo potenziale. È un grande giocatore come dimostra la sua valutazione economica. È forte fisicamente ma anche con una buona tecnica di base. Soprattutto è un attaccante con il fiuto del gol, sa segnare con ogni parte del corpo. È un gran colpo per il City perchè saprà adattarsi alla Premier League».

 

 

Mario è davvero super
Il City aggancia la vetta

Tripletta di Balotelli nel 4-0 all'Aston Villa: la squadra di Mancini riprende lo United, bloccato al 90' (1-1) a Birmingham. Nelle zone alte vince anche il Tottenham. Il Blackpool si conferma squadra micidiale in trasferta


 

LONDRA - Un colpo di spugna alle voci, peraltro smentite dal suo agente Raiola, che lo vogliono insoddisfatto dell'Inghilterra e smanioso di tornare in Italia. Mario Balotelli domina la scena è contribuisce in maniera determinante alla nettissima vittoria del Manchester City sull'Aston Villa: l'attaccante italiano segna tre gol ai Villans e, come da tradizione in Premier League, porta a casa il pallone autografato dai compagni di squadra. L'ex Inter è andato in gol all'8', al 27' e al 55'. La prima e la terza rete sono arrivate su rigore, con trasformazioni praticamente perfette. Facile la seconda, con un tocco ravvicinato dopo una bella azione corale.
 
MANCHESTER UTD BEFFATO - Il successo, consente alla squadra di Roberto Mancini di agganciare in vetta alla classifica lo United che, nel posticipo, si è visto agguantare al 90' (1-1) dal Birmingham. Dopo aver sofferto per quasi un'ora (palo di Giggs) i Red Devils sono passati grazie a Berbatov. Hanno fallito con lo stesso bulgaro il raddoppio (altro palo) e, proprio un istante prima del recupero, si sono visti riprendere da un beffardo gol di Bowyer che ha approfittato di un assist di mano di Zigic, non ravvisato dalla terna arbitrale.
 
CADE IL WBA DI DI MATTEO - Tra le altre gare, importante vittoria del Tottenham, che resta in scia alla zona Champions League: 2-0 al Newcastle con reti di Lennon e Bale in una ripresa giocata per parecchio tempo

in inferiorità numerica. Da segnalare tre colpi esterni: quello più significativo del Blackpool (alla sesta vittoria esterna, doppio Campbell) sul campo del Sunderland, finora imbattuto in casa. Vittorie esterne anche per Blackburn, 3-1 al WBA di Di Matteo e del Fulham, 0-2 sul difficile campo dello Stoke City: doppietta di Baird nei primi 10'. Per ora l'unico pareggio della giornata è l'1-1 maturato tra West Ham ed Everton.

 

Abete: "Moggi radiato?
A gennaio la decisione"


 

ROMA - Nella palazzina della Federcalcio dove si muovono le pedine del grande circo del pallone d'Italia si è tenuto stamane, martedì, l'ultimo Consiglio federale dell'anno. Al termine del quale, nella consueta conferenza stampa, Giancarlo Abete, ha raccontato lo stato delle cose riguardo alla proposta di radiazione di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini. "Abbiamo deciso di chiudere a gennaio il cerchio della giustizia sportiva, area nella quale operiamo".

Abete ha insomma spiegato che la Figc, dopo aver già avuto il parere della Corte di Giustizia federale, ha intenzione adesso di chiederne un altro all'Alta Corte di Giustizia presso il Coni.

"Alla luce del fatto che le sanzioni hanno effetto su tutte le federazioni sportive, e non sono vincolate alla sola Federcalcio, intendiamo acquisire ai primi di gennaio anche le valutazioni dell'Alta Corte di Giustizia presso il Coni, dopo quelle già avute dalla Corte di Giustizia federale - le parole di Abete -. Comunque, il riferimento temporale è chiarissimo anche perchè le sanzioni scadranno a luglio 2011 (i 5 anni di squalifica scattati dopo lo scandalo Calciopoli del 2006, ndr), per questo nel mese di gennaio intendiamo assumere una decisione al riguardo".

"Riteniamo opportuno chiudere il cerchio dell'area sportiva, anche perchè non possiamo intervenire su eventuali dialettiche generate dai tribunali amministrativi", ha concluso Abete, auspicando poi tempi celeri ("entro giugno 2011")

per la chiusura dei lavori del nuovo filone d'inchiesta legato a Calciopoli e cominciato proprio in questi giorni dalla Procura federale di Stefano Palazzi con le audizioni degli ex designatori, Bergamo e Pairetto.

BLOCCO RIPESCAGGI -
"Entro gennaio il Consiglio federale della Figc dovrà affrontare il tema del blocco dei ripescaggi nei campionati della Lega Pro a fronte della difficile situazione economico-finanziaria", ha poi detto, cambiando argomento, Abete.

"Dovrà esserci un'accelerazione dal nuovo anno per quanto riguarda le due aree che interessano la modifica dello Statuto e la riforma dei campionati" - ha sottolineato tornando ad auspicare un ritorno della Lega di Serie A a partecipare ai lavori della federazione, disertati dal luglio scorso in seguito alla norma sulla riduzione degli extracomunitari tesserabili. "La motivazione specifica non ha alcun tipo di riconoscibilità logica perchè spetta alla Federazione la titolarità sul tema degli extracomunitari. E poi non mi risulta che, anche in passato, la leadership della Lega sia stata espressa da più di quattro rappresentanti all'interno del Consiglio federale".

 
 

Diritti Champions
Il mercoledì è di Mediaset

La società di Cologno Monzese avrà il match più importante della due giorni di Coppa dal 2012 per tre anni (Sky solo in differita). La Rai perde tutto. Nello stesso periodo trasmetterà anche Europa League e Supercoppa Europea


 

ROMA - Mediaset si è aggiudicata in esclusiva per il triennio 2012-2015 sia la prima scelta tra le partite del turno del mercoledì di Champions League sia tutti i diritti per tutte le piattaforme dell'intera Europa League.
Nel triennio 2012-2015 il miglior incontro del mercoledì sarà trasmesso solo in diretta in chiara su Canale 5. "Si tratta di una novità senza precedenti - ha commentato la società di Cologno Monzese in una nota - e Mediaset si è aggiudicata il diritto di prima scelta del mercoledì che consentirà ai tifosi di vedere in esclusiva e gratuitamente una delle due partite settimanali disputate con certezza da squadre italiane. Partita che, contrariamente a oggi, non sarà trasmessa in diretta da nessuna pay tv". Mediaset inoltre assicurerà gratuitamente ai telespettatori le semifinali giocate dalle squadre italiane e la finalissima. Le reti free di Mediaset trasmetteranno anche gli highlights con tutti i gol e le sintesi delle partite sia del martedì sia del mercoledì.

Con questo nuovo contratto in realtà Mediaset fa un passo indietro rispetto alle attuali condizioni (diretta di tutti i match sul digitale terrestre). Inoltre, si legge nella nota diffusa dalla società di Cologno, Mediaset sarebbe interessata a trattare con altri competitor i diritti dell'Europa League, in questo momento suo appannaggio esclusivo.

Esclusa completamente dalla partita per la Champions League la Rai, che quindi perde la possibilità di trasmettere le partite del più prestigioso torneo continentale. Sky, che finora trasmetteva in diretta tutte le partite, potrà trasmettere l'incontro principale del mercoledì soltanto in differita.

Per il triennio 2012-2015 Mediaset si è aggiudicata anche i diritti esclusivi per tutte le piattaforme tv dell'intera Europa League, "torneo che acquista ancor più valore sportivo a causa della riduzione a due delle squadre italiane che disputeranno sicuramente la Champions League". "Questo significa - si spiega - che saranno iscritte ai vari turni di Europa League club di prima grandezza: la vincitrice della Coppa Italia e, dopo i playoff, la quarta e la quinta classificate in Campionato. In più, giocheranno in Europa League anche le eventuali squadre italiane eliminate dalla Champions. Tutte le partite saranno trasmesse da Mediaset Premium e una per turno sarà trasmessa anche gratuitamente dalle reti generaliste Mediaset".

LA NOTA DI MEDIASET - "Mediaset esprime soddisfazione per questi importanti contratti conclusi con la Uefa e, per garantire a tutti i telespettatori italiani il pieno accesso ai trofei calcistici europei da ogni piattaforma tv, si rende sin da ora disponibile, nel rispetto delle prerogative della Uefa, a discutere accordi con le aziende televisive interessate".

Champions solo a pagamento
Mediaset offre 100 milioni

Champions solo a pagamento Mediaset offre 100 milioni

La Champions League in futuro sarà solo a pagamento: addio alla Rai. Un altro capitolo dell'infinita "guerra delle tv": nei giorni scorsi Sky ha acquistato un pacchetto di diritti  per la Champions League, pagandolo la cifra-record di 160 milioni di euro a stagione. Si tratta delle partite del martedì in esclusiva, della seconda partita del mercoledì (la prima in differita, alle 22,40) e di semifinali e finale ma non in esclusiva.

Ma adesso Mediaset sta preparando la sua risposta. La botta per la tv berlusconiana d'altronde è stata pesante, perché aveva fatto una buona offerta (intorno ai 130 milioni) sperando di battere l'emittente di Rupert Murdoch. Mediaset puntava (e punta) molto sul digitale terrestre a pagamento: ma siccome resta da assegnare ancora il pacchetto che riguarda la prima partita del mercoledì in esclusiva (più highlights, semifinali e finale ma non in esclusiva), Mediaset sta preparando un'altra offerta record, oltre 100 milioni di euro a stagione, che in questo caso spazzerebbe via la Rai. Perché quei diritti sino ad adesso sono stati della Rai che ha trasmesso una gara al mercoledì al costo di 27,5 milioni di euro a stagione: da Viale Mazzini hanno già fatto un'offerta all'Uefa, al ribasso. Diciotto milioni di euro, che sono pronti ad alzare, al massimo, sino a venti: ma siccome l'Uefa non ha fatto distinzione alcuna nei suoi pacchetti fra chiaro e pay, ecco che l'offerta di Mediaset da 100 milioni a stagione (dal 2012 al 2015) sarebbe vincente. La tv di Piersilvio

Berlusconi trasmetterebbe le gare non in chiaro, sull'ammiraglia Canale 5, ma su Mediaset Premium, privilegiando il digitale pay. Addio quindi Champions gratis: dal 2012 (quando l'Italia avrà, se va bene, tre squadre) si pagherà. O Sky, o Mediaset Premium. O magari tutte e due, per gli appassionati di calcio. Adesso bastava scegliere una pay, in futuro non sarà più così e si dovrà pagare due volte (abbonamento a Sky e card a Mediaset Premium).

La Rai non può competere su quelle cifre, che sono fuori mercato e che tendono solo a schiacciare la concorrenza. E a fare felice l'Uefa, ma dall'Italia potrebbe prendere 260 milioni all'anno!
 Adesso il direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli (che ha scritto un divertente libro su sport e giardinaggio col professor Antonio Dal Monte), si augura di poter chiudere il contratto con la Figc per i diritti della Nazionale di calcio. L'accordo è (abbastanza) vicino: c'è ancora da limare qualcosa sulle cifre. La Rai propone ad Abete un contratto flessibile, come quello appena chiuso dai calciatori: una parte fissa (125 milioni, come adesso) più una variabile (10-15 milioni) legata agli ascolti tv. Il contratto, quadriennale, scade a fine anno: lo stanno trattando per la Rai, Antonio Marano, e per la Figc, Antonello Valentini.  La nazionale di calcio deve andare in chiaro: resterà quindi in Rai.
 

Mondiale

 2022 a gennaio
La Fifa

 inizia a

pensarci

(2014 in

 Brasile,

2018 in

 Russia...)
 

Mondiale 2022 a gennaio La Fifa inizia a pensarci

 

ABU DHABI  -  Di giorno caldo secco a 25-30 gradi, di sera il termometro non va mai sotto i 15. Clima ideale in assoluto, quello della penisola araba a dicembre-gennaio. Quindi clima ideale per giocare al calcio. Per questo l'idea che il Mondiale del 2022, quello assegnato di recente al Qatar, si possa disputare nel mese di gennaio sta prendendo piede. Se ne parla ormai dovunque, non solo qui nel Golfo. Ha iniziato Beckenbauer una settimana fa, poi si è mostrato d'accordo Platini in qualità di presidente Uefa, infine ha appoggiato l'idea il segretario generale della Confederazione asiatica, Peter Velappen.

Perché in realtà sarebbe già tutto pronto, o impostato, nonostante manchi la conferma ufficiale della Fifa: nelle more dell'accordo di Blatter col Qatar il progetto del Mondiale a gennaio è cosa fatta, basta solo mettersi d'accordo per attuarla. In realtà l'idea di far disputare le partite nell'estate araba, a 45 gradi e il 90% di umidità all'interno di stadi coperti e con l'aria condizionata a 25 gradi era solo uno specchietto per le allodole, era l'elemento spettacolare di una candidatura che però ha vinto il ballottaggio con le altre nazioni in virtù di accordi diversi, più impliciti, meno palesi. L'evento del 2022, nell'idea originaria, potrebbe non coinvolgere solo il Qatar, paese in effetti troppo piccolo per ospitare una manifestazione simile, ma anche gli Emirati Arabi che hanno stadi pronti o in allestimento. Soprattutto l'emirato di Abu Dhabi, il più

grande e quello che dispone delle riserve di petrolio vere e proprie (pare che sotto la sabbia degli Emirati scorra il 10% del petrolio mondiale...), potrebbe fornire una base logistica a parecchie nazionali oltre a una serie di campi da gioco e di allenamento di prim'ordine. Poi si cercherà anche il coinvolgimento di Bahrein e Arabia Saudita, gli altri due stati della penisola araba. Il disegno è quello di organizzare un grande mondiale che coinvolga tutta l'area, ammesso (e non concesso) che sceicchi ed emiri trovino gli accordi del caso: da queste parti esistono rivalità accesissime tra stati limitrofi e non è detto che si arrivi per forza a un accordo. Ma si può bene immaginare quale razza di ritorno economico, in un Mondiale panarabo, ci sarebbe un po' per tutti (nazioni ospitanti e nazioni ospiti), che è poi il fine ultimo della Fifa in ogni evento.

L'altro passo per arrivare a organizzare un mondiale nell'inverno europeo sarà ovviamente la rivoluzione dei calendari per le partite dei club, a livello nazionale e internazionale. Ma anche in questo senso le discussioni e i progetti sono già partiti. Del resto da tempo club e federazioni avvertono l'esigenza di modificare i calendari, anche se ognuna delle due parti spinge per modifiche nel proprio interesse. Un progetto farebbe partire il nuovo assetto dei calendari già dal 2018, al termine del Mondiale che sarà ospitato dalla Russia (e che per forza di cose sarà disputato d'estate...), però se ne dovrà discutere ancora. Di sicuro l'operazione è partita, al di là delle smentite ufficiali della Fif

"Se parlassi, tutto il calcio
spagnolo tremerebbe"


 

 

MADRID - La vicenda legata a Eufemiano Fuentes si fa sempre più complessa. Il medico spagnolo, arrestato la scorsa settimana nell'ambito dell'Operacion Galgo, avrebbe fatto una confidenza clamorosa a un compagno di cella nel tribunale di Plaza Castilla a Madrid su calcio spagnolo e doping. Secondo quanto riporta oggi il quotidiano sportivo spagnolo 'Marca', il medico avrebbe sussurrato, poco prima di essere interrogato: "Se parlassi, tutto il calcio spagnolo tremerebbe e toglierebbero all'istante il titolo mondiale ed europeo alla nazionale". Accuse rispedite al mittente da Xavi Hernandez (''Abbiamo vinto il Mondiale con la certezza che nessuno si è dopato'') e dal ct Del Bosque. ''Non ho visto nulla che potesse farmi sorgere sospetti''.

Fuentes è stato fermato nell'ambito della Operacion Galgo insieme ad altre 13 persone, tra cui la siepista Marta Dominguez, oro iridato a Berlino 2009. Il medico, interrogato ieri dal tribunale di Madrid, si ritiene innocente e si difende dalle accuse. E per questo si paragona ad Eleuterio Sanchez Rodriguez, "El Lute", un criminale spagnolo degli anni '60. "È come se qualcuno ora rapinasse una banca e la polizia fermasse "El Lute" perché lo ha già fatto in passato. Il mio caso - ha concluso - è uguale al suo".

Fuentes avrebbe aggiunto che lui è in carcere "perché Marta Dominguez è campionessa del mondo e la procura lo vuole mettere in relazione con lei, anche se lui non ha niente a che fare". Fuentes aveva già affermato, dopo l'inizio della famosa Operazione Puerto, nel 2006 (una operazione della Guardia Civil spagnola che sconvolse il mondo del ciclismo e portò a squalifiche e ritiri coatti di grandi corridori, tra cui Jan Ullrich) che la sua rete di presunti atleti dopati toccava molti altri sport, tra cui tennis, atletica e calcio. Fuentes è stato rimesso ieri in libertà, ma è imputato per due presunti reati contro la salute pubblica e traffico di sostanze stupefacenti.
Come accennato, la risposta di due elementi cardine della squadra campione del mondo non si è fatta attendere: "In 43 anni di calcio non ho mai visto o saputo nulla che potesse alimentare sospetti. Non ho mai visto un tentativo di conquistare nello sport un vantaggio con mezzi illeciti", dice Del Bosque. Alle parole del ct si aggiungono quelle di Xavi, regista del Barcellona e della nazionale. "E' un peccato che succedano queste cose nello sport spagnolo. Non ci sono ancora colpevoli, ma è una pena. Dal mondo del calcio possiamo dire che non c'è nessun tipo di doping. Abbiamo vinto i Mondiali con la certezza di non essere dopati. Siamo tranquilli, non c'è alcun problema".

Azzurri, Figc-Rai accordo
vicino: in arrivo oltre 125 mln

Azzurri, Figc-Rai accordo  vicino: in arrivo oltre 125 mln

"La Rai rischia di perdere la Nazionale? Mi auguro di no. Però il pubblico deve sapere che per poter dare le partite degli azzurri, come le ha sempre date, la Rai deve affrontare grossi sacrifici economici", questo il pensiero di Paolo Garimberti, presidente Rai. Ma è ormai quasi sicuro che la Rai e la Figc continueranno a braccetto anche per il prossimo quadriennio. Non ci sono altre offerte e la trattativa per il rinnovo del contratto ormai è a buon punto. Il precedente accordo scade infatti il 31 dicembre: la Rai ha pagato alla Figc circa 125 milioni di euro per quattro anni. I diritti comprendono tutte le Nazionali azzurre, dalla A alla femminile. Ora la delegazione della Figc (guidata dal dg Antonello Valentini e da Stefano Balducci) ha trattato in un paio di occasioni con Antonio Marano. La Figc offre un pacchetto di gare molto migliore del passato: in calendario per la Nazionale di Cesare Prandelli difatti ci sono amichevoli con Germania, Spagna, Francia, Olanda e forse anche Argentina. Per questo la Figc punta a salire da 125 milioni ad almeno 140. "La Rai è un partner storico per la Figc, vogliamo continuare nella linea di continuità", ci ha detto Antonello Valentini, convinto che l'accordo ormai sia abbastanza vicino. "Ci teniamo al fatto che la Nazionale debba essere visibile a tutti, in chiaro". La Rai intanto spera di chiudere con l'Uefa per i diritti della prima partita del mercoledì sera di Champions League, dal 2012 al 2015: l'offerta dovrebbe salire a 20 milioni di euro a stagione.

Lo sciopero dell'altro calcio
Seduti, soli e senza stipendio

I crac della Lega Pro, da Busto Arsizio a Catanzaro. Dietro le proteste di domenica, la crisi dei piccoli club. Macalli: ''Situazione disastrosa, sarà un torneo pieno di penalizzazioni. Che senso ha?''. L'ombra delle scommesse, l'ombra della compra-vendita, lo specchio fedele di un intero paese allo sprofondo collassante...

Lo sciopero dell'altro calcio Seduti, soli e senza stipendio

La protesta dei giocatori del Catanzaro

ROMA - Il nostro calcio scoppia: in Italia ci sono 127 club professionistici (perché lo scorso anno la Lega Pro ha ridotto gli organici di 5 unità, da 90 a 85). Un record che ci sta portando a fondo. Basta pensare che in Inghilterra i club "pro" sono in tutto 92, in Germania 56, in Spagna 42, in Francia 40 e che nello sport Usa, poi, ci sono solo 30 club nell'Nba, nel Mlb e Nhl (basket, baseball e hockey ghiaccio) e 32 nel Nfl (football). Per il calcio italiano una situazione insostenibile, fuori da ogni logica. "E questa -ammonisce Mario Macalli, presidente della Lega Pro - è solo la punta dell'iceberg: quello che sta sotto è molto peggio...". Quello che si sa è che in A il Bologna annaspa e cerca di salvarsi con l'azionariato popolare, in serie B l'Ascoli ha 5 punti di penalizzazione per stipendi non pagati, in Lega Pro i calciatori di Pro Patria (prima in seconda divisione, girone A) e Catanzaro (ultimo in seconda divisione, girone C) si sono fermati per un minuto all'inizio della partita perché da luglio non hanno visto un centesimo. Ora metteranno in mora i club, e si svincoleranno: a Catanzaro, giocano addirittura a porte chiuse perché non hanno i soldi per aprire lo stadio e pagare gli steward. "Noi come Lega dovremmo chiedere i danni d'immagine a questi due club -tuona Macalli - Così non possiamo più andare avanti: io credo che siano una trentina i club che non pagano gli stipendi. E ora siamo solo a dicembre, figuriamoci a maggio... Una situazione disastrosa: sarà

un campionato pieno zeppo di penalizzazioni. Ma che senso ha?".

Per ora sono state già penalizzate Spal, Salernitana, Lumezzane, Foggia, Cavese, Foligno (prima divisione), Rodengo, Canavese, Sangiovannese, Villacidrese e lo stesso Catanzaro (seconda divisione). Altre se ne aggiungeranno presto, dopo gli ultimi controlli Covisoc e i deferimenti di ieri della procura federale nei confronti di Catanzaro (ancora...), Cavese, Sangiovannese e Ternana. In difficoltà anche il Como: tra l'altro, sabato scorso sono state bloccate le puntate sul "2" (la partita Como-Spal, giocata domenica, è finita guarda caso 2-3...). E anche quello delle scommesse, soprattutto in Lega Pro, è un fronte sempre ad altissimo rischio. "Bisogna monitorare il sistema per garantire la legalità", ha detto Giancarlo Abete, presidente Figc. Il 21 dicembre, nell'ultimo consiglio federale dell'anno, sia Macalli che Carlo Tavecchio (Lega Dilettanti) proporranno il blocco dei ripescaggi, "l'unico sistema per fare una riforma dei campionati". Il sindacato calciatori è contrario. "Si vota - insiste Macalli - e se non passa conosceremo i nomi dei responsabili: noi abbiamo proposto tre gironi da 20 ciascuno, un'autoriduzione. Non vogliono fare nulla? Lo dicano: chissà quanti club potranno iscriversi al prossimo campionato?".

Il futuro della Roma?
Dipende da Berlusconi...

Il futuro della Roma? Dipende da Berlusconi...

Giampaolo Angelucci

Entro fine anno la Roma potrebbe avere un nuovo padrone: la banca Unicredit non ha alcuna intenzione, ovviamente, di svendere un club così prestigioso, e conosciuto ormai in tutto il mondo. Ma adesso siamo arrivati ad uno snodo cruciale: le offerte dei compratori adesso saranno vincolanti. Dopo ci potrà essere la "due diligence", vale a dire chi è interessato conoscerà i conti (e gli eventuali debiti) della società. Al momento pare siano rimasti in corsa solo due acquirenti: uno è italiano, l'altro Usa. L'italiano è Giampaolo Angelucci, un impero fra cliniche e giornali. L'altro è un gruppo Usa, che ha fatto la sua offerta (segreta) tramite lo studio Tonucci di Roma, uno dei più importanti studi d'affari d'Italia. Nel gruppo Usa c'è anche un partner della "New England Sports Ventures" che ha acquistato di recente il Liverpool. Sia il gruppo Angelucci che quello Usa sono fortemente interessati al nuovo stadio, anche se gli americani pare non l'abbiano messo come "conditio sine qua non" nella loro offerta. Molto, se non tutto, quindi dipende dalla legge sugli stadi, che ultimamente si sta muovendo, dopo un silenzio di oltre un anno, ma è legata al destino di Berlusconi e del governo. Se cade Berlusconi, addio legge. In questo caso, le offerte sia di Angelucci che del gruppo Usa potrebbero essere ripresentate al ribasso. Ma di sicuro la banca non svende: potrebbero però allungarsi i tempi della vendita. Niente di grave: la Roma, come si è visto, va avanti lo

stesso sia in campionato che in Coppa Italia che  Champions League. Il testo della legge è stato approvato di recente dalla Commissione cultura della Camera ma adesso dovrà passare l'esame delle altre commissioni, fra cui affari costituzionali e ambiente. Probabile ci siano numerosi emendamenti: in questo caso, si ripartirebbe da capo (sempre che, come detto, non cada il governo: in questo caso, addio legge...). Ma il testo varato dai parlamentari non convince nemmeno i presidenti di club. Come ha spiegato il patron della Lazio, Claudio Lotito: "Ritengo che il testo della legge si dovrebbe preoccupare di dove reperire i finanziamenti. Non ci sono somme a disposizione e le società di calcio non hanno risorse per costruire un impianto se non c'è la possibilità di fare degli interventi urbanistici collaterali per costruire e mantenere la struttura. Vogliamo che la legge sia applicabile".

 

Protagonista della vittoria dei 'Citizens' è stato l'ivoriano Yaya Tourè, autore di una doppietta. Il terzo gol l'ha segnato Johnson, mentre Balotelli, schierato nella formazione iniziale, è stato in campo per 61'

In attesa dei due big match Tottenham-Chelsea (domani) e Manchester United-Arsenal (sarà il 'monday night'), Roberto Mancini si gode la vetta della Premier League inglese. Con un netto 3-1 sul campo di un West Ham che sta colando a picco, il Manchester City dell'ex tecnico dell'Inter raggiunge infatti l'Arsenal in testa alla classifica, a quota 32 punti, uno in più dello United e due rispetto al Chelsea di Ancelotti. Protagonista della vittoria dei 'Citizens' è stato l'ivoriano Yaya Tourè, autore di una doppietta. Ma sul suo secondo gol c'è stata la complicità del portiere avversario Green, al quale la Bbc ha attribuito la marcatura come autorete. Il terzo gol del City l'ha segnato Johnson, mentre Mario Balotelli, schierato da Mancini nella formazione iniziale (ha fatto coppia in attacco con il brasiliano Jo), è stato in campo per 61' (poi lo ha sostituito Johnson), durante i quali è riuscito a farsi ammonire. Nelle altre partite spicca il 2-1 con il quale l'Aston Villa (a segno Downing ed Heskey) ha battuto il West Bromwich di Roberto Di Matteo nel derby di Birmingham.

Nei posticipi della sedicesima giornata in Bundesliga il Friburgo si sbarazza agevolmente del Borussia Moenchengladbach (3-0, doppietta del senegalese Cissè - capocannoniere con Gekas dell'Eintracht - e rete di Barth), mentre lo Schalke continua la sua risalita dalle retrovie andando a vincere in casa del Mogonza (a segno il peruviano Farfan al 30'), ormai pallido ricordo della squadra che entusiasmava nella prima parte del campionato. Scivolata al quarto posto, è stata superata anche dall'Hannover che venerdì ha battuto 2-1 lo Stoccarda.

Per il Magonza allenato da Thomas Tuechel è il quinto ko nelle ultime sette gare e la sosta invernale (quattro settimane dal 18 dicembre) arriva al momento giusto. Nel successo dello Schalke, ora decimo, da segnalare anche la prodezza di Manuel Neuer che nel secondo tempo ha parato un rigore. Il turno ha confermato la leadership del Borussia Dortmund (2-0 sul Werder Brema, quattordicesima vittoria in campionato) ed il secondo posto del Bayer Leverkusen (vittorioso 4-2 in trasferta ad Amburgo), ma staccato di 11 punti dalla vetta

 

  • B. Dort.
  • 43
  • B.Leverk.
  • 32
  • Hannover
  • 31
  • Mainz
  • 30
  • SC Freiburg
  • 27
  • Bayern
  • 26
  • 1899 Hoffen.
  • 24

DOPO ZAMPARINI E' IL TURNO DEI MORATTI

 

I Moratti hanno inaugurato la censura preventiva sull'informazione minacciando di azioni legali chi darà notizia del libro "Il Paese dei Moratti". Nessuno, che io sappia, era mai arrivato a tanto. Lorenzo Fazio, direttore di Chiarelettere, la casa editrice che ha pubblicato il libro, mi ha inviato una lettera.
"Stupore e incredulità ha suscitato il comunicato che l'Ansa ha diffuso il 13 dicembre con il quale Gian Marco e Massimo Moratti hanno dichiarato che intendono agire non solo nei confronti dell'autore e dell'editore del libro "
Nel paese dei Moratti" di Giorgio Meletti pubblicato da Chiarettere, “stante i contenuti non veritieri del medesimo libro”, ma anche nei confronti dei “massmedia che in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano spazio e risalto”. La minaccia di far processare chi parlerà del libro, favorendone la diffusione, è inusuale e grave poiché penalizza l'attività imprenditoriale dell'editore e la libera circolazione delle informazioni su una vicenda della quale si è parlato davvero troppo poco. Anche la Fnsi, la Federazione della stampa, ha criticato le parole e l'iniziativa dei Moratti (“Fnsi e Asr non possono che ribadire che il diritto di cronaca e quello dei cittadini a essere correttamente informati sono le basi stesse di una società democratica”), che hanno replicato in una lettera recapitata al Fatto, riformulando la loro posizione. Tutto ciò si aggiunge alle pressioni esercitate sugli stessi operai e sul sindaco in occasione del dibattito pubblico organizzato a Sarroch per presentare il volume. Forse un giudice potrebbe essere chiamato a decidere sulla legittimità di queste iniziative. Il libro è stato pubblicato con lo scopo di far conoscere quella vicenda e porre domande su come siano andate le cose quel tragico giorno del 2009, quando morirono tre operai della Saras. I massimi responsabili della raffineria, nel totale silenzio dei mass media, hanno ricevuto una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo (l'udienza preliminare è fissata per il prossimo 17 febbraio) per i fatti ricostruiti da Meletti. Chiarelettere e l'autore continueranno a difendere la scelta di trattare un problema così importante e difficile proprio per onorare la memoria dei tre operai morti, per tenere desta l'attenzione sul tema della sicurezza sul lavoro, e per difendere il diritto di informazione, nonostante tutto. Basta Sarroch, basta Thyssen."

 

Zamparini accusato di corruzione e truffa
Il Riesame decide sulla richiesta d’arresto

Il verdetto dei giudici è atteso per domani. In sostanza il presidente del Palermo calcio è accusato di vari reati assieme all'ex ministro della Giustizia Clemente Mastella e a sua moglie Sandra Lonardo. Al centro la costruzione di un ipermercato a Benevento

BENEVENTO – Corruzioni, truffe, mazzette e promesse di posti di lavoro per oliare i meccanismi burocratico-amministrativi e così aprire il centro commerciale “I Sanniti”, nella paludosa periferia di Benevento, “pur con vistose carenze strutturali”. Lo scrive il pm Antonio Clemente negli atti con cui la procura di Benevento ha chiesto l’arresto di Maurizio Zamparini, il leader della grande distribuzione e presidente del Palermo calcio, nell’ambito di un’inchiesta che vede indagati anche Clemente Mastella e sua moglie Sandra, un assessore beneventano e altre otto persone tra dirigenti e funzionari comunali, tecnici e collaboratori dell’imprenditore friuliano. Il 9 dicembre il Riesame di Napoli affronterà il ricorso della Procura contro la decisione del Gip che ha negato l’arresto di Zamparini, respingendo in tutto dieci misure cautelari chieste a vario titolo tra domiciliari, divieti di dimora ed interdizioni ai pubblici uffici (nessuna richiesta, però, riguarda i Mastella). Mentre pende in Cassazione e verrà discussa nelle prossime settimane un’altra istanza, rigettata nei primi due gradi, con la quale il pm Clemente ha chiesto il sequestro dell’ipermercato, valutato 17 milioni e mezzo di euro, e delle azioni del Palermo di proprietà di Zamparini, per un valore nominale di quasi 25 milioni di euro. Una spada di Damocle sull’annunciata cessione della società calcistica al gruppo Al Hokair dell’Arabia Saudita.

Accuse pesanti, che pur in assenza di misure cautelari potrebbero approdare a una richiesta di rinvio a giudizio. E tra queste, spiccano quelle relative alla presunta corruzione dei coniugi Mastella da parte di Zamparini. L’imprenditore avrebbe incontrato la signora Mastella due volte, in un periodo in cui lei era presidente del consiglio regionale campano e il marito ministro della Giustizia. La prima volta nella mitica villa di Ceppaloni, quella con la piscina a forma di cozza, il 13 settembre 2006. Il secondo, alcuni mesi dopo, in piazza Guerrazzi, dove ha sede l’associazione Iside Nova. La conferma che
Sandra Lonardo Mastella ha visto due volte Maurizio Zamparini arriva dalle parole di un agente di polizia assegnato alle scorte della signora, verbalizzate il 28 dicembre 2009. Ma ci sono altri due riscontri: la traccia di una soggiorno alberghiero di Zamparini a Benevento il giorno prima, e le dichiarazioni di Diego Della Valle. ‘Mister Tod’s’, amico di famiglia dei Mastella, che spesso e volentieri ospita sul suo yacht, non esclude, scrive il pm, “che in quel periodo vi siano stati incontri tra i Mastella e Zamparini”.

Per la procura di Benevento i colloqui tra il presidente del Palermo e Lady Mastella avevano lo scopo di sbloccare l’apertura del centro commerciale I Sanniti, inaugurato in fretta e furia nell’ottobre successivo. Ed infatti, secondo le dichiarazioni del sindaco di Benevento
Fausto Pepe acquisite dalla procura il 12 e il 13 novembre 2009, da quel momento i Mastella si attaccano ai telefoni per intervenire e fare pressioni su chi, nell’amministrazione comunale, avrebbe dovuto consentire l’apertura dell’Ipermercato. Apertura subordinata a una serie di condizioni stipulate con l’amministrazione comunale per ottenere le licenze e i permessi, che però l’imprenditore friuliano non avrebbe rispettato: la costruzione a sue spese di un asse interquartiere, un parco fluviale sul fiume Calore, il restauro di una antica masseria, la salvaguardia dei reperti archeologici dell’area in cui collocare il centro commerciale, e soprattutto la demolizione di tre vicini capannoni industriali abusivi, costruiti un’area destinata a verde pubblico.

Così l’assessore all’Urbanistica di Benevento
Aldo Damiano, legato a doppio filo al leader dell’Udeur, si prodiga con zelo. Tanto da incontrare Zamparini e compiere con lui un sopralluogo “pur non essendo legittimato” ed affermare in un comunicato stampa su carta intestata del Comune di Benevento, secondo il pm mentendo, “che le opere cui era tenuto lo Zamparini erano complete all’80%”. Ma questo è sufficiente: l’iniziativa ‘I Sanniti’ andrà a buon fine, pur tra dubbi e polemiche che resteranno confinate nella stampa locale. E il 4 giugno 2007 parte il bonifico del Banco di Napoli col quale Zamparini versa 50.000 euro nelle casse di Iside Nova, l’associazione no-profit creata con la mission di organizzare eventi culturali e di spettacolo dalla signora Mastella, che ne è stata presidente fino al 2005 per poi dimettersi dopo l’elezione ai vertici dell’assemblea legislativa campana, affidandone la guida al figlio Elio.

Per il pm quel bonifico è la pistola fumante di un reato. Ed infatti indaga per corruzione Zamparini, i Mastella e l’assessore all’Urbanistica dell’epoca Aldo Damiano, con un dettagliato capo di imputazione che riassume le complicate vicende dell’Ipermercato. Per inciso: Iside Nova è la onlus recentemente finita nel mirino di un’altra inchiesta della Digos beneventana: avviso concluse indagini per Sandra ed
Elio Mastella con le accuse di truffa ed estorsione per una storia di fatture gonfiate sugli spettacoli estivi di Benevento e di soldi raccolti senza averne titolo tra i titolari degli stand allestiti ai piedi del palco.

Che bisogno ha Zamparini di chiedere l’intervento dei Mastella? La realizzazione dell’Ipermercato, avviata nel 2002, procedeva a rilento e con l’aperta ostilità di alcune associazioni locali, preoccupate dello stravolgimento urbanistico di un’area sottoposta a diversi vincoli. Dunque, bisogna fare qualcosa per mobilitare consenso intorno all’operazione. E se da un lato i collaboratori dell’imprenditore iniziano ad avvicinare i personaggi più influenti del luogo per farsi segnalare liste di nomi di persone da assumere, dall’altro si cerca aiuto dai leader dell’Udeur, il partito che in quegli anni a Benevento controlla giunte, nomine, sanità, agenzie pubbliche. Titola il Sannio Quotidiano il 2 settembre 2006: “L’imprenditore in città nelle ultime ore ha incontrato i vertici dell’Udeur”. Poi, quando il Comune di Benevento torna a sollecitare il rispetto degli impegni e la demolizione dei capannoni, Zamparini va su tutte le furie, incontra Lady Mastella, muove le sue pedine sulla scacchiera della partita e il 16 settembre 2006 sbotta. Il Sannio Quotidiano riassume così il 16 settembre 2009: “L’imprenditore si sfoga: chiederò i danni. Alcuni politici locali mi avevano garantito, ma hanno prevalso i contestatori per mestiere”. A leggere le carte delle indagini resta il dubbio che senza i buoni uffici dei Mastella, i contestatori avrebbero prevalso davvero e l’Ipermercato non sarebbe stato concluso.

In queste ore Zamparini è distratto da altre vicende. In cima ai suoi pensieri c’è la cessione del Palermo. Le pagine palermitane di Repubblica riferiscono che già lunedì scorso il principe saudita
Al Hokair avrebbe dovuto assistere alla partita Napoli-Palermo per discutere dell’acquisto della società. Solo le pessime condizioni metereologiche hanno impedito di raggiungere Napoli con un viaggio già programmato a bordo dell’aereo privato di Zamparini, che grazie a questa partnership sta per sbarcare in Arabia Saudita per aprire la catena di supermercati “Casa Italia”, una mega operazione finanziaria da un miliardo e cinquecento milioni di euro che prevede la realizzazione di trenta ipermercati a Riyad e nel resto del paese. Il gruppo saudita a sua volta sembra pronto ad acquistare il pacchetto di maggioranza del Palermo, ma Zamparini dovrebbe conservare una parte delle azioni e restare nel Palermo con un ruolo diverso. “Individueremo insieme un presidente giovane – dice il patron dei rosanero – un manager che faccia al caso del Palermo. In questo modo avrei la possibilita’ di riposarmi un po’ e di continuare comunque a godermi la squadra”. Purché i magistrati non ordinino il sequestro delle azioni della squadra, o altri provvedimenti. In quel caso, però, i tifosi del Palermo non la prenderebbero bene. Sui forum dei siti sportivi è un fiorire di commenti in suo sostegno: “Forza Zampa”, “Zampaman sappiamo che sei la persona più onesta di questo mondo” e via lodando. Chiosa un tifoso col nikname ‘udiwup’: “Zampa non può essere arrestato. Invaderemmo Benevento!!

Bologna, fiducia a tempo
Oggi arriva il -1 di penalità

Società nel caos: nessuno dà più certezze ai giocatori. Un'altra settimana, poi i...

 

JUVENTUS , SAMPDORIA E PALERMO ELIMINATE A CALCI DALL'EX COPPA UEFA, MA NON SI ERA DETTO CHE IL CALCIO ITALIANO SI STAVA RIPRENDENDO??

Le partite di Europa League vengono percepite dalle nostre squadre come autentiche scocciature. E’ per questo che in Champions ci presenteremo al completo (Inter e Milan sono già qualificate, la Roma quasi), nell’altra competizione rischiamo seriamente di restare a zero. Ieri sono uscite mestamente Juve e Samp, con un turno di anticipo e con una situazione di classifica addirittura umiliante. Una vittoria in tutto la Samp, nessuna (!) la Juve. Ed è per questo, soprattutto, che il calcio italiano dall’anno prossimo perderà un posto: tre squadre soltanto in Champions, altrettante in Europa League.

Nel tardo pomeriggio la Samp è andata fuori mestamente, perdendo in casa con gli olandesi del Psv. Eliminazione che somiglia ad un peccato mortale per una squadra che, in estate, aveva perso all’ultimo minuto la qualificazione in Champions. Non è bastato uno strepitoso gol di Pazzini, e la sconfitta finale ha solo reso più amara una bocciatura che sarebbe probabilmente arrivata anche con una vittoria.

In serata, fuori la Juve. Innanzi tutto, è pazzesco che si sia giocato in quelle condizioni metereologiche e su un campo ghiacciato: qualcuno tutela la salute del calciatori, o chi guadagna molto non ne ha diritto? Nel gelo di Poznan, i bianconeri hanno comunque pagato soprattutto il pessimo cammino compiuto sinora. A parte il brillante pareggio di Manchester, solo delusioni e l’imbarazzante eliminazione in un girone tutt’altro che proibitivo. Ieri sono stati anche sfortunati, hanno lottato sino all’ultimo, ma la partita non può essere considerata regolare e non ha senso fare discorsi tecnici.

L’aspetto positivo della situazione è che da oggi la Juve potrà concentrarsi interamente sul campionato, e i problemi per Del Neri saranno altri: ad esempio gestire la rosa a disposizione. L’organico era studiato per affrontare il doppio appuntamento, sinora nessuno se n’era accorto perchè l’incredibile serie di infortuni aveva ridotto all’osso il numero dei disponibili (e anzi, come ieri sera, s’è dovuto dar spazio a ragazzi della Primavera).

Sarà un caso, ma la rottura tra calciatori e Lega è arrivata proprio sui “fuori rosa”. Da gennaio in poi, viste le tante eliminazioni in Europa, rischia di aumentare parecchio il numero dei calciatori in eccedenza, e chissà, molti di loro potrebbero finire “fuori rosa”. Le società si dotano a inizio stagione di grandi organici, poi snobbano l’Europa League, e a un certo punto scoprono di avere troppi calciatori da pagare. Se si arriva – come ha sottolineato in questi giorni il presidente Lotito – ad avere in organico 40 giocatori, poi è fatale che ci sia voglia di sfoltire la rosa. Ma è sempre bene ricordare che sono i club che decidono di tesserare i calciatori, non viceversa.

Sarebbe infine importante smetterla con certi proclami. «Vogliamo un posto in Europa» è un grido di battaglia che quasi tutte le società lanciano nel corso della stagione. Visto come vengono onorati gli impegni europei, meglio star zitti per non sprofondare nel ridicolo: L'ITALIA NEGLI ANNI NOVANTA PORTAVA A CASA BEN 7 FINALI SU 10 IN COPPA UEFA, PIU' 3 SUCCESSI IN COPPA DELLE COPPE. Negli anni duemila c'è stato un tracollo di proporzioni infinite: SOLO SEMIFINALI NEL 2002 (INTER E MILAN), NEL 2003 ( LAZIO), NEL 2005 (PARMA), NEL 2008 (FIORENTINA)

NEL FRATTEMPO ASSISTIAMO AL FALLIMENTO DELL'ENNESIMO CLUB. SOLO QUEST'ANNO SONO FALLITE 34 SQUADRE TRA CUI PERUGIA, MANTOVA, SALERNITANA, ANCONA.

Fallita la trattativa tra Aic e Lega Calcio, salta la sedicesima giornata. L'Assocalciatori non tratta sul punto riguardante il collocamento fuori rosa e il trasferimento coatto dei calciatori, ripresentato nella bozza di contratto dalla Lega. Beretta: "Scelta gravissima". Petrucci: ''Atto intimidatorio prepotente e arrogante''

ROMA - Fumata nera nella trattativa tra Lega Calcio e sindacato giocatori, oggi a Roma in Federcalcio: non c'è accordo sul settimo punto del contratto collettivo - i fuori rosa -. L'Aic ha lasciato l'incontro. La decisione è stata comunicata da Leonardo Grosso, vicepresidente dell'Aic, all'uscita dalla sede della Figc, in via Allegri. La protesta dei calciatori fermerà il campionato di Serie A nel weekend dell'11 e del 12 dicembre, quando è in programma la 16esima giornata. "C'è lo sciopero proclamato per l'11 e il 12 dicembre. Siamo davvero dispiaciuti perché c'era la disponibilità, abbiamo anche lavorato sotto traccia per trovare eventuali punti di intesa, ma non si è trovato l'accordo", ha detto Grosso: "Siamo dispiaciuti - ha spiegato -, noi abbiamo ribadito la nostra disponibilità a discutere sui sei punti, senza entrare nel merito di nessuno di questi sei punti perché la Lega continuava a chiedere di discutere anche del sempiterno problema dei fuori rosa che per noi è un discorso chiuso, ormai fuori dai termini di legge. Sugli altri punti siamo in linea sulle proposte della Lega".

Il cuore della trattativa è dunque incentrato sulla proposta dell'Aic di eliminare dalla bozza di contratto collettivo due punti: l'allenamento a parte dei fuori rosa e il trasferimento obbligatorio di un calciatore a un'altra società a parità di condizioni. Le partite che salteranno, tral'11 e il 12 dicembre, saranno Bologna-Milan, Brescia-Samp, Genoa-Napoli, Inter-Cesena (già rinviata per l'impegno dei nerazzurri al Mondiale per club), Juventus-Lazio, Lecce-Chievo, Palermo-Parma, Roma-Bari e Udinese-Fiorentina.

BERETTA: "UNA RIUNIONE ALLUCINANTE" -
Il presidente di Lega Maurizio Beretta commenta così: "Scelta pericolosa, gravissima. Sono stupefatto dalla decisione dell'Aic di alzarsi dal tavolo della trattativa mentre il presidente Abete stava illustrando la bozza di sintesi preparata dalla Figc. Sono rimasto stupefatto. Un pericoloso gioco al massacro, una riunione allucinante, una cosa senza precedenti". Il presidente della Lazio e consigliere federale Claudio Lotito conferma lo sconcerto: "L'atteggiamento dell'Assocalciatori è pretestuoso, non ci hanno voluto ascoltare. Dei fuori rosa non abbiamo mai parlato. Il problema è che, naturalmente, in rose di quaranta giocatori è necessario suddividere l'organico almeno i due gruppi diversi". L'Aic andrà comunque domani in udienza davanti all'Alta Corte, quando verrà nominato dal tribunale del Coni un commissario ad acta che avrà il compito di riscrivere il contratto collettivo. La vertenza dunque prosegue.

DURO PETRUCCI - Fa sentire la sua voce anche il presidente del Coni, Gianni Petrucci. Il suo è un duro attacco ai calciatori. "Lo sciopero proclamato dall'Associazione Calciatori è un atto intimidatorio, prepotente e arrogante. Chi mostra i muscoli spesso denota debolezza. Quanto annunciato questa sera dall'Aic rappresenta la manifestazione di un'assoluta lontananza dall'attuale momento del Paese e una scarsa attenzione per le sorti del calcio italiano". "Nonostante un apprezzato intento conciliativo del Presidente Abete -dice Petrucci in una nota-, l'Aic, interrompendo oggi le trattative senza entrare nel merito dei punti in discussione, ha calpestato le più elementari regole di buon senso. Inoltre, a differenza dell'Aic che dichiara di non capire l'obiettivo della convocazione dell'Alta Corte di Giustizia, il Coni comprende benissimo il significato dell'incontro previsto per domani, al quale - ricordo - non si partecipa per educazione ma per doveroso rispetto istituzionale verso il massimo organo di giustizia sportiva". "Questa vicenda -prosegue Petrucci - purtroppo accende i riflettori su un tema fondamentale come il rispetto delle regole sociali circa l'ambiguità di chi riveste contemporaneamente due ruoli incompatibili, quale Governo e Sindacato". "L'argomento -conclude Petrucci - è certamente di rilievo statutario e credo che sia giunto oramai il momento di approfondirlo".

Ebbene sì, il tanto vituperato sciopero dei calciatori si farà. A farne le spese la 16° giornata di campionato, prevista per l’11 e 12 dicembre. Infatti l’Aic ha deciso di abbandonare il tavolo delle trattative con la Lega Calcio, in disaccordo su due punti fondamentali del rinnovo del contratto collettivo di categoria: la messa fuori rosa dei giocatori e le cessioni coatte. Non una questione di soldi, dunque. Ma di diritti. Adesso però si dirà che è lo sciopero dei miliardari. E che nessuno ci perde, dato che la giornata sarà comunque recuperata. Così scalpita il portavoce del Pdl Daniele Capezzone: “Gli italiani saranno letteralmente esterrefatti dinanzi a uno sciopero proclamato da una categoria che certo non vive le durezze della crisi economica. Anzi, una cosa seria da fare sarebbe quella di smettere di considerarli lavoratori subordinati, e di cominciare a trattarli come autonomi, se non come vere e proprie imprese”. Purtroppo chi parla è il portavoce di un omuncolo, così definito dalla diplomazia americana - wikileaks docet - non siamo noi a dirlo, che confonde il bene pubblico con bene privato, che prevarica il riesumato - dall'omuncolo -  diritto medioevale del mero et mixto imperio con il bene della collettività. Quando chi blatera proviene da questa escrescenza ideologica all'ammasso, è chiaro che non può vedere l'esistenza di chi lavora "sotto un padrone", perchè è proprio così: in relazione all'estensione scomposta dell'autonomo, chi si ritrova sotto è semplicemente uno schiavo e non è un caso che nel silenzio assoluto è passata la legge sull'arbitrato - unilaterale - sopra le questioni lavorative che tutela esclusivamente il padrone ex datore di lavoro.

1) Il primo e fondamentale è che uno sciopero nel calcio non è uno sciopero: la giornata perduta comunque si recupera, e quindi in questo perenne caos di spappolamento del calendario e degli orari dov’è il danno? Cosa viene tolto allo spettacolo e al tifoso? Nulla. Sarebbe uno sciopero vero se la giornata venisse tagliata del tutto dal calendario e il sindacato dei calciatori dicesse: “Bene scioperiamo e la giornata non si recupera nemmeno, il campionato ve lo fate a 37 giornate”.  Sarebbe possibile, una misura dura e quasi definitiva, ma succede questo? No, e allora di che parliamo? Ci scandalizziamo di uno “rinvio” di giornata, quando ogni week end la giornata di serie A viene polverizzata e nessuno tra anticipi, posticipi,  anticipi dei postici e postipici degli anticipi, ci capisce più nulla?
 

2) Nelle motivazioni dello sciopero non vedo rivendicazioni economiche. I calciatori cioè non scioperano perchè guadagnano due milioni all’anno e  ne vogliono tre, o ne guadagnano cinque e ne vogliono dieci. Quindi tanto scandalo intorno lo trovo facile e populista – il famoso “c’è gente che se la deve cavare con 1000 euro al mese” – tanto per cavalcare l’enorme  malumore sociale che c’è in giro.

3) I calciatori scioperano perché non vogliono rose sdoppiate con un gruppo di emarginati che si allena a parte. A parte il fatto che la rosa di una squadra non cresce per miracolo, ma perché i presidenti firmano dei contratti che poi non vogliono rispettare è evidente però che così le società possano ammorbidire le pretese dei calciatori che non rientrano più nel piano tecnico e poterli poi gestire e vendere come meglio credono. Giusto? Sbagliato? Che direste se nel vostro ufficio un bel giorno finiste a lavorare nel sottoscala?
 

4) I giocatori rifiutano il trasferimento obbligatorio a parità di retribuzione di categoria. Le società cioè vogliono che un calciatore possa essere liberamente ceduto in corso di contratto, a patto che il club acquirente sia della stessa categoria (in questo caso parliamo di serie A) e gli fornisca lo stesso ingaggio. E’ la rottura del principio della famosa “firma contestuale” – la facoltà di rifiuto, vale a dire – ottenuta dai calciatori più di trentanni fa, quando i giocatori erano obbligati ad accettare obbligatoriamente i trasferimenti. Sacrosanto: se uno in una determinata società non vuole andare, non può essere obbligato a farlo. Più che progresso quindi un bel salto nel passato. Teniamo conto tra l’altro che questi contratti aprono la strada alla grande massa di giocatori di serie inferiore  – e non tutti sono ricchi e fortunati – che certo non hanno la forza negoziale e la stessa possibilità di dire no di un calciatore di serie A.

5) Quale prova di efficienza, innovazione e progresso, quale calcio all’avanguardia, quali stadi moderni, quale lotta allo spreco e contro il marcio, quale esempio  morale, quale alt allo strapotere della tv che tutto fa e tutto decide in questo mondo, quale impegno contro violenza e  razzismo, ci hanno dato in questi anni i grandi dirigenti del pallone? Perché la loro posizione deve essere a prescindere migliore di quella dei calciatori?
 



Questo è il punto. Il lavoratore come categoria non esiste più. Esistono autonomi e imprese. E poco importa se il contratto dei calciatori non riguarda solamente i miliardari, ma anche giocatori che guadagnano il minimo, ossia 1.100 euro al mese quando giocano. Gente precaria, che in molti casi deve far fronte al fallimento della propria società, spesso costretta a partecipare ad aste fallimentari. E poi ci si consenta di ribaltare un’altra ripetuta demagogia. Se alcuni di loro sono miliardari che colpa hanno? Sono lavoratori salariati, il calcio è un settore fiorente e se loro guadagnano tanto è perché sono i migliori a livello mondiale. E su miliardi di pretendenti. Possono dire lo stesso tutti i loro presidenti? Che, è vero, sborsano di loro, però hanno anche le tasche piene. E pensano di spadroneggiare.

Un altro falso mito da sfatare: il calcio non è un settore in crisi. Lo dice lo stesso Beretta (Lega Calcio, ed ex Confindustria): “Non veniamo da una fase di difficoltà del settore che da 15 anni ha visto un’esplosione di ricavi senza precedenti”. Certo, lo sono le società di calcio. E forse non è giusto che i presidenti si sobbarchino tutti gli oneri. Però perché prendersela con il lavoratore? E con tutti i giocatori? Il calcio non è solo serie A e Champions Legue. Ma ancora uno sport. Così tra Aic e Lega il muro contro muro è da redde rationem. E si capisce il perché. I presidenti vogliono ridisegnare il calcio italiano a loro beneficio. Vogliono una superlega che non ridistribuisca i profitti alle serie minori. Vogliono tornare a decidere i designatori arbitrali. Vogliono poter sbattere un giocatore in tribuna oppure venderlo al Borgorosso Football Club; e senza nemmeno consultarlo. Una rivoluzione, ma più che altro una restaurazione. Già in atto da un anno. Prima i giocatori di serie C sono stati costretti a sottoscrivere un contratto separato. Poi Buffon -fascistone di prima categoria, un testa di cazzo fottuto lui ed il suo compagno di merende Abbiati di merda - e altri colleghi hanno fondato un nuovo sindacato, aperto solo ai giocatori di serie A (e pronto a sottoscrivere patti separati). Infine Chiellini ha firmato – lui sì – un contratto in puro stile lavoratore autonomo.

Per raggiungere i loro obiettivi, i presidenti si lamentano di non avere il contratto dalla parte del manico. Vogliono contare di più. Eppure già hanno facoltà di licenziare un giocatore insubordinato. Adesso vogliono trattarlo come un pacco postale. Così come capitava anni fa. Altro che Marchionne, insomma. Lui la produzione è “costretto” a trasferirla in Serbia. Loro, se vogliono, il lavoratore serbo se lo comprano. Gli danno una maglietta, il vitto e l’alloggio. E poi l’ingrato non vuole sottostare ai loro diktat?

Ovviamente, saputo dello sciopero, i politici si sono indignati. “I calciatori non danno il buon esempio”,  hanno detto. E invece i giocatori lo hanno dato. Perché di fatto cosa chiedono? Chiedono di non perdere i loro diritti. Così come tutti i lavoratori italiani, non si ribellano per capriccio. Lo fanno perché è in atto un attacco selvaggio al lavoro e ai suoi principi basilari. Perché qui non si tratta di chiedere soldi in più in busta paga. Di soldi non ce ne sono e bisogna farsene una ragione (però non si capisce come la nazione possa tornare a correre se si dice di tirare la cinghia. Che si voglia crescere su quel qualcuno che non lo fa?) Qui si tratta di difendere le braghe, visto che il resto dei vestiti se li sono già presi. Stanno raschiando il fondo del barile e, per non deprimere oltremodo la domanda interna, attaccano i diritti. Lo fa la Fiat, lo fa la Lega Calcio. Ci provano, insomma. Stavolta è andata male. Si sono ribellati i loro dipendenti più coccolati: i giocatori di calcio.

Mourinho e Real Madrid
Adesso è davvero dura

Dopo la batosta del Camp Nou, l'allenatore fatica a mettere insieme la squadra per affrontare sabato il Valencia. La squadra è a pezzi: Higuain e Ronaldo ko, Sergio Ramos e Carvalho squalificati. L'attaccante argentino rischia l'intervento e uno stop di 2/3 mesi Per gennaio si seguono Almeyda e Llorente Cristiano Ronaldo ha una caviglia fuori uso Sergio Ramos criticato per il fallaccio su Messi: «Non volevo fare male»

 

Mou, è un momentaccio L'Uefa lo ferma due turni

Calcio

Mou, è un momentaccio
L'Uefa lo ferma due turni

Il tecnico del Real Madrid paga le 'autoespulsioni' contro l'Ajax con una squalifica: il secondo turno però è con la condizionale

Il Barcellona umilia Mourinho: 5-0!


 

Il Barcellona umilia Mourinho: 5-0!

DOV'E' MOURINHO? La canzoncina ritmata dai centomila del Nou Camp è il tormentone dell'ultima mezz'ora di gioco. Nella serata di gala del calcio mondiale, è infatti il nemico pubblico numero uno del tifo blaugrana il grande sconfitto. Il ko del Real Madrid contro il Barcellona non è una semplice sconfitta, ma una disfatta di proporzioni storiche. Dopo sedici anni, erano i tempi di Romario, i tifosi del Barcellona tornano a fare la 'manita', il segno del cinque: tanti sono i palloni mestamente raccolti da Casillas dentro la sua porta. Cinque a zero, un dominio inimmaginabile alla vigilia - almeno nelle proporzioni - costato la leadership in classifica al Real Madrid, ma destinato a lasciare il segno, anche psicologico, nel prosieguo del campionato. Perde il Real, perde Mourinho. La filosofia di gioco di Guardiola, attacco costante, possesso palla, detta legge.

MEDIANA BLAUGRANA - A Mourinho invece non riesce il giochetto tattico esibito lo scorso anno nella semifinale della Champions. Real Madrid arroccato in difesa, come lo fu l'Inter, ma rispetto ad allora stavolta è diverso l'atteggiamento del Barcellona. Tre piccoletti micidiali davanti come Messi, Pedro e Villa, capaci di saltare sempre l'uomo e creare una superiorità numerica in fascia, favorendo anche le avanzate di Dani Alves e Abidal. Il 'segreto', ma è la scoperta dell'acqua calda, sta in mezzo al campo: Busquets davanti alla difesa, Xavi, Iniesta, in pratica tre registi con buone capacità di incontro. Khedira e Xabi Alonso, chiamati da Mou a fare diga davanti alla difesa, ne escono annientati.

RONALDO E POCO ALTRO -
Davanti solo Cristiano Ronaldo combina qualcosa, nel bene (punizione fuori di poco, assist delizioso non sfruttato da Benzema, mezzo rigore procurato su uscita di Valdes) e nel male: spinta poco elegante a Pep Guardiola con parapiglia successivo. Insomma, il doppio vantaggio al termine del primo tempo è nella logica degli eventi. Apre Xavi con un tocco ravvicinato di destro su deliziosa verticalizzazione di Iniesta, raddoppia Pedro, che tocca da due passi dopo un cross di Villa 'sporcatò maldestramente da Casillas. In precedenza, proprio nella fase iniziale, un sinistro diabolico di Messi da posizione impossibile aveva stampato la sfera sul palo.

LA RESA DI MOURINHO - La ripresa finisce ancor prima di iniziare. Mourinho di fatto si arrende: Ozil non aveva combinato niente, vero, ma sostituirlo con Lassana Diarra equivale a voler limitare i danni senza provarci. Un progetto che peraltro nemmeno riesce. Messi, a segno da dieci gare in fila, ci tiene particolarmente a far undici. Non ci riesce, ma si diletta a fornire assist spettacolari. Tre straordinari: Xavi vanifica il suo, Villa invece è spietato al cospetto di Casillas e fa doppietta.

LA MANITA E LA... MANATA -
Finale ovviamente senza storia. Il motivo di interesse è la ricerca della 'manità tanto cara ai tifosi spagnoli. Proprio in extremis la confezionano due giovanissimi: Bojan da destra centra basso, Jeffren anticipa tutti e confeziona il regalo. Oltre alla manita, arriva la manata. Sergio Ramos, dove aver attentato all'incolumità di Messi, atterra Puyol beccandosi il meritato rosso. Finale inglorioso di un Real inglorioso.

Barcellona-Real Madrid 5-0 (2-0)
Barcellona (4-3-3):
Victor Valdes 6.5 - Dani Alves 7, Puyol (cap) 7.5, Piqué 7, Abidal 7 - Xavi 8 (Keita 87' sv), Busquets 7.5, Iniesta 8 - Pedro 7 (Jeffren 87' 7), Messi 7.5, Villa 7.5 (Bojan 76' 6.5) Allenatore: Josep Guardiola 8
Real Madrid (4-2-3-1): Casillas (cap) 5 - Sergio Ramos 4, Pepe 5.5, Ricardo Carvalho 4.5, Marcelo 5 (Arbeloa 60' 5) - Di Maria 5.5, Khedira 4.5, Özil 4.5 (L. Diarra 46' 5), Xabi Alonso 5, Cristiano Ronaldo 5.5- Benzema 5 Allenatore: José Mourinho 4.5
Arbitro: E. Iturralde Gonzalez 6
Reti: Xavi (10), Pedro (18), Villa (55, 58), Jeffren (91)
Ammoniti: Victor Valdes (33), Villa (34), Messi (46), Puyol (81), Xavi (93), Cristiano Ronaldo (33), Pepe (36), Xabi Alonso (51), Ricardo Carvalho (71), Sergio Ramos (73), Khedira (75)
Espulso: Sergio Ramos (93)
Spettatori: 99.000

Ancelotti in crisi
il futuro è Guardiola

LONDRA - Pepe Guardiola, l'"anti-Mourinho", come viene talvolta chiamato dai media, potrebbe essere nel futuro del Chelsea, venendo a sostituire a fine stagione Carlo Ancellotti. Il contratto dell'allenatore spagnolo con il Barcellona scade a maggio e non ci sono segnali che verrà rinnovato: al contrario, Guardiola ha fatto capire che gli piacerebbe continuare la sua carriera in Inghilterra e che considera il Chelsea un veicolo potenzialmente adatto per la sua ambizione di ripetere all'estero i successi in campionato e Champions League da lui colti alla guida del club catalano. Il suo desiderio sembra vicino a realizzarsi, scrivono oggi tutti i giornali di Londra, riferendo indiscrezioni secondo cui Guardiola è il coach su cui Roman Abramovich ha messo gli occhi per importare sulle rive del Tamigi il calcio offensivo e spettacolare che ha caratterizzato le ultime stagioni del Barca e per conquistare la Champions League, l'obiettivo a cui il petroliere russo tiene di più ma che continua a sfuggirgli nonostante abbia speso finora 750 milioni di sterline (circa 850 milioni di euro) per rafforzare il Chelsea e assunto alcuni degli allenatori più forti del mondo.

Secondo il Sunday Times, Abramovich ha offerto a Guardiola una specie di assegno in bianco, facendogli sapere attraverso intermediari che è disposto a prenderlo al Chelsea in qualunque momento in cui lo spagnolo sarà disponibile, ovviamente a qualsiasi prezzo e alle condizioni da lui fissate. Una di queste potrebbe essere l'assunzione al Chelsea,

come direttore sportivo, di Txiki Begiristain, l'ex-direttore sportivo del Barcellona. Forse non per coincidenza, due giorni fa il direttore sportivo del Chelsea, Frank Arnesen, ha dato le dimissioni, ma stava per essere licenziato, scrivono i tabloid di Londra, perché Abramovich lo accusa di avere speso 50 milioni di euro per il settore giovanile senza essere riuscito a produrre un solo giocatore di sufficiente talento per approdare in prima squadra.

E' il secondo licenziamento nello staff tecnico del Chelsea, dopo quello qualche settimana fa del vice-allenatore Ray Wilkins, una decisione che Ancellotti ha dovuto subire da parte della società. Wilkins, che parla l'italiano, era un utile mezzo di comunicazione fra Ancellotti e i giocatori: sebbene il coach abbia imparato bene l'inglese, gli faceva comodo poter contare su Wilkins se non riusciva a spiegare bene qualcosa e aveva con lui un rapporto stretto e amichevole. A sostituirlo è venuto un ex-giocatore nigeriano, Michael Emenalo, il cui più recente incarico tecnico era stato quello di allenatore di una squadra femminile di calcio negli Stati Uniti. I giocatori, secondo la stampa di qui, non hanno legato con lui, e nemmeno ha legato Ancellotti. Il coach ha smentito recenti dichiarazioni a lui attribuite che facevano pensare che volesse andarsene, ma l'atmosfera non migliora, né in campo, né fuori.

Oggi il Chelsea ha pareggiato 1-1 in trasferta contro il Newcastle: ha vinto solo una partita di Premier League, e segnato solo 2 gol, nelle ultime cinque giornate di campionato. Ancellotti l'ha definita lo stesso "una buona prestazione", ma il club ha sciupato l'occasione di mantenere con il Manchester United la testa della classifica, e ora è secondo con l'Arsenal. "Sembrano gli ultimi giorni di Mourinho", dice un giocatore, mantenendo l'anonimato, al Mail on Sunday. Il contratto di Ancellotti scade nel 2012 e dopo avere vinto una storica "doppietta", Premier League e Coppa d'Inghilterra, nella sua prima stagione inglese, si pensava che Abramovich glielo avrebbe rinnovato in anticipo. Ma così per ora non è stato. E' presto naturalmente per prevedere come finirà questa stagione, in campionato e in Champions, ma se non verranno nuovi trofei la permanenza di Ancellotti al Chelsea potrebbe essere difficile. Il Sunday Times scrive che l'allenatore ha confidato ad amici che, nel caso di dimissioni o licenziamento dal Chelsea, intenderebbe valutare altre offerte per continuare a sedere in panchina in Inghilterra

INTER E CHELSEA NEL CAOS, CHI SI RIPRENDERA'??

L'imbroglio di Mourinho Ordina le espulsioni

Champions

L'imbroglio di Mourinho
Ordina le espulsioni

La vittoria del Real Madrid contro l'Ajax macchiata da una furbata del tecnico spagnolo che ordina a Sergio Ramos e Xabi Alonso di farsi espellere per scontare la squalifica nell'ultima inutile partita e arrivare agli ottavi senza diffida. L'Uefa apre un'inchiesta

VIDEO FOTO BLOG - Le furbate dell'antisportivo di FABRIZIO BOCCA Real e Chelsea ok, Marsiglia avanti

 

Col dovuto rispetto al primato, sempre più consistente, del Milan, la notizia del giorno è che l'Inter non c'è più e Benitez c'è fino a mercoledì sera e poi si vedrà. A leggere le lamentazioni dei tifosi interisti, con Rafa si va in B. Da escludere. Man mano che recupera infortunati l'Inter può ritrovarsi, ma staccata di quanti punti? Sembra che Moratti abbia già in tasca un accordo (non firmato) con Guardiola. Difficile che nomi di spicco (Spalletti o Capello) accettino sei mesi da traghettatore. Ecco perché può pure darsi che Benitez rimanga per salvare il salvabile. È capitato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, dopo il "triplete" che ha comportato tanta gloria e tanto logorio. La squadra è fusa e confusa, malmessa atleticamente. Gli infortuni non danno tregua. Qualcosa di suo, specie nel derby, ci ha messo anche Benitez, al quale Moratti, per la prima volta nella sua storia, non ha comprato nemmeno uno spillo.
Così l'Inter si ritrova sesta, dopo quattro anni di vacche grasse, e non ci è abituata. Questo può spiegare, non certo giustificare, la capocciata di Eto'o, solitamente molto corretto, a Cesar. Con la prova tv (facciamo tre turni) all'Inter mancherà l'unico che segna. Il campanello d'allarme agitato nello scorso campionato dalla Roma è stato sottovalutato e la forza della squadra sopravvalutata. Attualmente, e sembra un paradosso, ha solo un numero a favore: 9, il numero dei gol incassati, miglior difesa. Che

poi tutto vada storto (palo di Pandev) è un classico. Ma va anche detto che il Chievo ha fatto un partitone e che, quando può disporre di Pellissier, può fare brutti scherzi a chiunque. Tra Chievo e Inter da ieri c'è un solo punto di differenza: un sogno per Campedelli, un incubo per Moratti.

Di cosa parliamo quando parliamo di Rafa Benitez? Con ogni probabilità di un allenatore ormai a fine corsa. Solo l'incalzare degli impegni, e l'importanza della sfida di Champions contro il Twente di mercoledì, tengono Rafa assiso su una panchina che per molti versi non è più sua. Non ci fosse questa gara fondamentale alle porte, il tecnico sarebbe stato già congedato. La sconfitta di Verona ha cancellato i residui dubbi, ha definitivamente spento le rivendicazioni del sempre più flebile partito pro-Rafa: questa è un'Inter che non ne ha più, che non ha forza di reazione, che non crede in quello che fa e in ciò che gli viene detto di fare. In fondo, al netto dei numerosi infortuni, l'Inter scesa in campo contro il Chievo era anche una formazione più che dignitosa, basta leggere la formazione per rendersene conto. Invece non è accaduto niente di buono e pure la sfortuna ha giocato il suo ruolo determinante, come nel palo iniziale a porta vuota di Pandev. Ma la parabola di Benitez è stata anche questo: non è stata mai baciata dalla buona sorte, e si sa quanto la Dea abbia la sua importanza nelle vicende umane. E ora, con 12 punti in meno rispetto a un anno fa e una serie di numeri di impressionante negatività, non c'è più tempo per indugiare. I numeri infastidiscono anche Moratti. Parlando questa mattina ha cominciato a prendere le distanze dal tecnico: "Cosa provo il giorno dopo la sconfitta contro il Chievo? Fastidio, non è mai piacevole. Ci sono situazioni negative in termini di numeri, ovviamente ci sono tante assenze che rendono impossibile che cambi qualcosa. Si va avanti cercando di rispondere agli impegni di campionato e coppa. Fiducia a Benitez? Vediamo cosa succede mercoledì". Basta con Benitez, insomma. Nel futuro dell'allenatore madrileno la partita contro il Twente ha la sua importanza relativa, comunque vada. Ormai Moratti ha deciso che è opportuno cambiare, nonostante il presidente sia stato l'ultimo ad arrendersi a una simile eventualità. E in queste ore sono partiti i veri sondaggi per capire chi sarà il prossimo allenatore, il tecnico che dovrà portare l'Inter in condizioni decenti all'appuntamento che il club ritiene il più importante della stagione: il Mondiale per club di Abu Dhabi. Moratti pensa a tre tecnici, diversi per storia personale e tecnica, ma nomi interessanti e suggestivi.

Diciamolo subito. Il nome che più alletta il presidente dell'Inter è Leonardo. Ormai, da quando il Milan gli ha "soffiato" pure Ibrahimovic dopo che in passato avevano cambiato sponda pure Vieri e persino Ronaldo, Moratti è determinato a rispondere al fuoco. E l'idea di Leonardo lo stuzzica assai. L'ex tecnico e giocatore rossonero, una bandiera milanista che però è stata ammainata da Berlusconi col contorno di poco simpatici commenti, sarebbe un modo per dare fastidio al Milan che vola in testa al campionato. Senza contare che lo scorso anno Leonardo inventò dal nulla un modulo di gioco, il 4-2-1-3, che fu la novità assoluta del torneo e portò il Milan al vertice del campionato, prima che gli infortuni di Nesta e Pato frenassero gli slanci. Un modulo che poi, riveduto e corretto in chiave più difensiva, fu adottato anche da Mourinho per gli ultimi due trionfali mesi dell'Inter. Leonardo non allena in questo momento, ed è in attesa degli eventi. Il suo nome è stato accostato anche ad altre squadre ma forse non rifiuterebbe a priori l'Inter, anzi.

L'altro nome, emerso con forza negli ultimi giorni, è quello del "Cholo". Ebbene sì, proprio lui, Diego Pablo Simeone. Argentino come gli argentini dell'Inter, ex giocatore nerazzurro per due stagioni (dal 1997 al 1999), allenatore emergente appena quarantenne, anche se le sue esperienze finora si sono limitate all'Argentina dove ha allenato Racing, Estudiantes, River Plate e San Lorenzo (vincendo due campionati con Estudiantes e River), con l'ultima avventura che si è conclusa con le dimissioni nell'aprile scorso. Ex interista, ben accetto dai giocatori, un uomo tutto fuoco ed entusiasmi: anche lui potrebbe servire all'Inter.

C'è poi Luciano Spalletti. L'ispiratore della Roma che quasi soffiò all'Inter lo scudetto del 2008 e che per alcuni anni, i primi del dopo-Calciopoli, ha messo in difficoltà i nerazzurri, battendoli sul campo in più di un'occasione. Allenatore in cerca di rivincite in Italia, visto che proprio la Roma lo mise alla porta quando il suo ciclo sembrava destinato a concludersi, e che è reduce da un ottimo campionato allo Zenit San Pietroburgo: ingaggiato per vincere il torneo, Spalletti ha centrato subito l'obiettivo, e con due giornate di anticipo. Una clausola del suo contratto (scade nel 2012) gli permette di liberarsi per approdare a una squadra italiana. Ma c'è un intoppo: il campionato russo termina ufficialmente domenica prossima e inoltre lo Zenit, prima della pausa invernale, deve giocare altre due partite di Europa League: Spalletti vorrebbe almeno chiudere la sua avventura a fine dicembre, non prima, mentre l'Inter avrebbe bisogno di lui in fretta. Per questo, in alternativa, Moratti starebbe pensando ancora a Fabio Capello, tra l'altro già contattato e forse con un accordo poco prima che esplodesse calciopoli nel 2006. Anche lui, per certi versi e con minore drammaticità, è ct dell'Inghilterra un po' come Benitez è ancora allenatore dell'Inter: tutti sanno che prima o poi Capello se ne andrà, e lo sa anche lui, c'è solo da gestire con una certa eleganza la exit strategy e trovare un sostituto adatto. L'Inghilterra di Capello ha fallito il Mondiale e continua a stentare, la Premier League non offre più giocatori di grande livello e il tecnico italiano appare stanco e demotivato. Potrebbe rigenerarsi all'Inter, in un campionato che conosce bene, magari riuscendo a dare la scossa che serve col suo carisma: quel carisma che fa difetto a Rafa Benitez, come ampiamente dimostrato finora. Ma Capello, come Spalletti, è un allenatore legato a un contratto, insomma nessuno dei due è veramente libero, e si sa che liberare un professionista già ingaggiato da altri costa denaro, e molto. Di denaro da regalare, ormai, neanche l'Inter ne ha più tanto. Così le figure di Leonardo e Simeone, in queste convulse ore di fine regno, sembrano le più accreditate.
 


 

Lo sfogo di Ancelotti  "Qui non comando io"

LONDRA  -  "Non sono come Ferguson, al Chelsea non comando io, qui sono solo un direttore tecnico". Suonano come uno sfogo le parole di Carlo Ancellotti, reduce da due sconfitte consecutive e alle prese con la sua prima crisi da quando è a Londra. Crisi forse non solo tecnica, non solo in campo, ma anche nei suoi rapporti con la società. Le voci che l'allenatore italiano potrebbe scegliere di andarsene a fine stagione, prima ancora della scadenza del suo contratto, sono circolate con insistenza nei giorni scorsi, dopo la decisione del club londinese di licenziare in tronco Ray Wilkins, ex-giocatore del Milan e vice di Ancelotti in panchina. Una decisione che Carletto ha fatto chiaramente capire di non condividere, presa senza consultarlo o comunque non dipendente da lui. Ora il malumore è evidente nelle ultime dichiarazioni del tecnico. "I paragoni che qualcuno ha fatto tra me e Alex Ferguson non sono reali", ha detto Ancelotti in una conferenza stampa ripresa con grande evidenza dai tabloid londinesi. "Al Manchester United, Ferguson comanda su tutto, ha la responsabilità assoluta del club. Al Chelsea io sono solo il direttore tecnico. Punto e basta". La decisione di rimuovere Wilkins chiaramente non gli è piaciuta: i rapporti con il vice erano ottimi, Carletto aveva lodato il suo contributo nella doppia vittoria, in campionato e Coppa d'Inghilterra, della stagione scorsa, e poi c'era anche il non piccolo vantaggio che Wilkins parla italiano. Ancelotti ha imparato bene l'ìnglese, ma se non gli veniva una parola, se aveva bisogno di una mano per spiegare una cosa ai giocatori, c'era Wilkins pronto ad aiutarlo. Il nuovo vice-allenatore, scelto dalla dirigenza del Chelsea, è invece l'ex-calciatore e allenatore nigeriano Michael Emenalo. Nell'ultima gara di Premier League, persa 1-0 a Birmingham, sedeva accanto ad Ancelotti in panchina ma l'italiano non gli ha rivolto una parola o uno sguardo. Una situazione simile a quella dell'ultima stagione di Mourinho al Chelsea, quando la società gli scelse un nuovo vice, l'israeliano Avraham Grant, che agiva come gli occhi e le orecchie del proprietario Roman Abramovich, e che poi finì addirittura per sostituire Mourinho quando il portoghese se ne andò. Che al Chelsea per Ancelotti la situazione sia ben diversa da quella di Ferguson allo United, è indubbio. Oggi il quotidiano Daily Telegraph pubblica una "piramide" del potere nel club londinese, con in cima ovviamente Abramovich, e poi vari strati di dirigenti e uomini di sua fiducia: Ancelotti è molto più sotto, vicino alla base. "Quanto potrà ancora sopportare questo clima?", si chiedono i tabloid della capitale, parteggiando apparentemente per lui e chiedendosi dove eventualmente potrebbe andare, a fine stagione o prima. Le offerte certamente non mancherebbero a un allenatore che ha vinto di tutto. Ma Carletto a Londra si è ambientato molto bene ed è presto per dire che la sua era al Chelsea è già al tramonto.


 

Chiamatela se volete la maledizione di José. Al diretto interessato, che sul culto di se stesso ha edificato una folgorante carriera, non dispiacerà di certo. Alle sue vittime che non riescono proprio a esorcizzarla brucerà sicuramente di più. L'ultimo a iscrivere il suo nome nella già lunga lista è Rafa Benitez. In buona compagnia a scorrere gli altri nomi. Ci sono i più noti come Felipe Scolari, Gus Hiddink e restando in casa nostra Gigi Del Neri, onesti signori della panchina come Avram Grant e Jesualdo Ferreira e i meno noti come Victor Fernandez, José Couceiro e Co Adriaanse. La sostanza non cambia. Per quelli che arrivano dopo José Mourinho la vita non è mai facile. Il flop è sempre dietro l'angolo, quasi la regola. Rare le soddisfazioni. Una storia che si ripete puntualmente che si tratti di Porto, di Chelsea o di Inter. I prodomi sono sempre gli stessi: spogliatoi granitici che di colpo si sbriciolano, campioni un tempo immarcabili che arrancano. Per trovare una spiegazione si tira in ballo un po' di tutto: dalle neuroscienze al training concepito come "narrazione emotiva", senza dimenticare i più collaudati meccanismi d'affermazione della leadership.

Miracolo Porto
. Tutto ha inizio in Portogallo, quando lo Special One, stufo di fare il secondo molla il Barcellona e decide di fare sul serio. Nel gennaio del 2001 la prima impresa, alla guida del piccolo União de Leiria. E' una squadra medio-piccola che porta al quinto posto in campionato: un record assoluto. Approda al Porto, in corsa, nel gennaio del 2002. Nelle due stagioni successive fa doppietta in campionato, conquista una Coppa e una Supercoppa di Portogallo, vince una Coppa Uefa e trionfa in Champions League, con l'uscita di scena, durante i festeggiamenti. Il coup de theatre che prefigura il passaggio al Chelsea. E' a detta di molti il miglior allenatore che il Porto abbia mai avuto. Nella sua ex squadra però dopo l'addio le cose si guastano. La maledizione ha inizio. Uno dei giocatori di allora, il sudafricano Benny McCarthy raccontò così quella crisi: "Dopo la sua partenza, il Porto ha subito un crollo, l'atmosfera non era più la stessa".

L'inizio della maledizione. Nel 2004-2005 sono tre gli allenatori che si alternano sulla panchina dei lusitani. Fallisce senza neanche riuscire a provarci, Gigi Del Neri, fatto fuori dallo spogliatoio prima dell'inizio della stagione per i metodi di allenamento troppo duri. Le cose non vanno tanto meglio a Victor Fernandez. Si racconta che Carlos Alberto, talento difficile gestito col pugno duro da Mourinho, puntò un coltello contro il nuovo tecnico e fu rimandato di corsa in Brasile. Sconfitto nella Supercoppa Europea dal Valencia, Fernadez, porta a casa l'Intercontinentale ai rigori, ma paga le difficoltà in campionato. La rimonta non riesce neanche a Josè Coceiro: il campionato va ai rivali del Benfica. Dura solo un anno pur vincendo campionato e coppa nazionale anche l'olandese Co Adriaanse, mentre prima di ritrovare un po' di stabilità la squadra deve aspettare il 2006 con l'avvento di Jesualdo Ferreira. Per capire il tipo può essere utile una cattiveria che gli riservò proprio Mourinho: "Un mulo anche se lavora trent'anni non diventerà mai un cavallo". La squadra centra comunque 3 titoli nazionali consecutivi ma i trionfi europei restano solo un ricordo.

Sfida Chelsea. A Stamford Bridge Mourinho resta fino al 2007, facendo uno strappo al comandamento: "Il terzo anno è fatale" di uno dei suoi maestri, il vate ungherese Ben Gutman. Sotto la sua stagione i blues tornano vincenti dopo cinquant'anni: nel palmares due campionati, due coppe di Lega, una Community Shield e una Coppa d'Inghilterra. Le cose non vanno altrettanto bene in Champions League, il suo chiodo fisso, dove la rincorsa si ferma in semifinale. Dopo la rescissione consensuale del contratto con la società (settembre 2007), la maledizione continua. Potrebbe sbancare subito tutto il suo successore Avram Grant, che però vede svanire nel rush finale sia Premier che Champions a beneficio del Manchester United. La scivolata  di John Terry sul dischetto è il fermo immagine della disgraziata serata moscovita. Mentre la gestione di Grant passa alla storia come l'anno dei secondi posti.

Fallimenti illustri. Saltato l'israeliano, sembra Scolari il vincente designato. Felipao, arrivato con grandi aspettative, viene sollevato dall'incarico nel febbraio 2009, giusto in tempo per inaugurare la breve parentesi di Guus Hiddink. Le vittorie intanto latitano: solo una Fa Cup conquistata proprio dall'olandese. Per riportare i blues sul tetto d'Inghilterra nella stagione successiva Abramovich ingaggia Carlo Ancelotti. Il double è servito, Carletto ringrazia anche il lavoro di José. Che puntualmente passa all'incasso. Ottavi di Champions e lezione a Stamford Bridge, in una serata in la cui nostalgia e la riconoscenza per lo Special One contagiano giocatori e tifosi dei blues.

Festa finita. Il resto è storia di questi giorni. Benitez arriva a Milano quando i tappi dello spumante per il Triplete sono ancora per terra. Alla società sembra l'antiMourinho ideale: mai sopra le righe e con la patente di aver sconfitto il portoghese con il Liverpool in una semifinale di Champions. Trova una squadra spremuta e non riesce a farsi comprare nessuno. Anzi, gli vendono Balotelli e lui si adegua. Le individualità migliori sembrano essersi alienate. Snejider, che prima indovinava traiettorie impossibili (e che Mourinho coccolava con sms affettuosi) adesso non azzarda più una giocata. Milito che l'anno scorso la metteva sempre dentro di colpo appare pesante e impaurito. Il tutto aggravato da una interminabile serie di infortuni.

Dallo spogliatoio arrivano segnali pubblici d'insofferenza e Rafa abbozza. Se poi anche Eto'o, l'unico che regge la baracca, perde la testa o meglio la usa per colpire il malcapitato Cesar la frittata è servita. Mourinho intanto è a Madrid, veleggia in testa alla Liga e con il rodato pragmatismo se ne infischia pure degli 8 gol dei rivali del Barca. Quando torna a Milano è solo per far "rosicare" la sponda rossonera in Champions. Benitez a Verona tocca il fondo. Se ne stupisce (si fa per dire) anche José: "Ma come ha perso ancora?". Rafa è uomo da colpi di coda miracolosi (vedi Istanbul) ma stavolta il finale sembra già scritto.


 


 

 

 

Il Chelsea cade ancora
Il Barça ne fa 8, il Real 5

Secondo ko di fila per Ancelotti, battuto 1-0 a Birmingham, il Manchester United risponde con il 2-0 al Wigan. Nella Liga i blaugrana (tripletta di Messi) umiliano l'Almeria, l Real risponde col 5-1 (3 di Cristiano Ronaldo) su Bilbao. In Germania continua la fuga del Borussia Dortmund

ManCity travolgente
Mancini vede la vetta


 

ManCity travolgente  Mancini vede la vetta

LONDRA - Sotto gli occhi di Maradona, presente in tribuna, il City di Mancini travolge il Fulham e si riporta sotto. Una bella boccata d'ossigeno per l'ex allenatore dell'Inter, accusato dai tabloid, dopo due deludenti pareggi consecutivi, di essere troppo difensivista. Il Manchester si è imposto 4-1 sul campo del Fulham ed è salito nella classifica di Premier a quota 25 punti, a sole tre lunghezze dalla coppia formata dal Manchester United e dal Chelsea, sconfitto ieri 1-0 a Birmingham (secondo ko consecutivo per Ancelotti) e raggiunto in vetta dai Red Devils. La partita del Craven Cottage non ha avuto storia: passati in vantaggio al 6' con Tevez, i Citizens hanno chiuso il match in tre minuti, tra il 32' e il 35' del primo tempo, con le reti diZabaleta e Yaya Touré. Poi nella ripresa ancora Tevez all'11' per il 4-0, mentre il gol della bandiera dei padroni di casa, guidati da Mark Hugues (sostituito proprio da Mancini l'anno scorso al City) è stato realizzato da Gera al 25'.


 

Il Chelsea cade ancora Il Barça ne fa 8, il Real 5

LONDRA - Continua il momento nero di Ancelotti: il Chelsea rimedia la seconda sconfitta consecutiva e il Manchester United lo aggancia in vetta alla Premier League. I Blues, dopo lo 0-3 della settimana scorsa con il Sunderland, sono stati sconfitti 1-0 sul campo del Birmingham, che si è imposto grazie al gol realizzato da Lee Bowyer al 17'. Lo United ha liquidato il Wigan per 2-0 con le marcature di Patrice Evra e Javier Hernandez. I Red Devils salgono così a 28 punti e affiancano i campioni d'Inghilterra al primo posto dopo la 14esima giornata. La vera grande occasione della giornata l'ha però sprecata l'Arsenal, che aveva la possibilità di salire al comando solitario: i Gunners però si sono distratti nel derby londinese con il Tottenham e in vantaggio di due gol si sono fatti rimontare fino al 2-3 finale, subendo così la terza sconfitta casalinga. La squadra di Wenger va in vantaggio al 9' con Nasri e raddoppia al 27' con Chamakh. Nella ripresa, il Tottenham ribalta il risultato con Bale (50'), Van der Vaart (67' su rigore) e Kaboul (85').

Risultati 14esima giornata:
SABATO Arsenal - Tottenham 2-3; Birmingham - Chelsea 1-0; Blackpool - Wolverhampton 2-1; Bolton - Newcastle 5-1; Manchester Utd - Wigan 2-0; West Bromvich A. - Stoke City 0-3; Liverpool - West Ham 18.30
DOMENICA Blackburn - Aston Villa 14.30 Fulham - Manchester City 17.00 LUNEDI' Sunderland - Everton 21.00

GERMANIA, BORUSSIA INSISTE - Sette vittorie esterne in altrettante partite dall'inizio del campionato: mai nessuna squadra era riuscita finora in Bundesliga nell'impresa del Borussia Dortmund, che ha vinto 2-1, faticando, sul campo del Friburgo e ha conservato così i sette punti di vantaggio sul Mainz. La rivelazione della prima parte della stagione si è imposta 3-2 sul campo del Borussia Moenchengladbach. Poker esterno anche per l'Hoffenheim a Francoforte. Tripletta di Raul nel 4-0 dello Schalke al Werder Brema.

Risultati 13esima giornata:
Eintracht Fr. - Hoffenheim 0-4; Friburgo - Borussia Dtm 1-2; Hannover - Amburgo 3-2; Mleria e al 45 sono già 5-0, in trasferaoenchengladbach - Mainz 2-3; Norimberga - Kaiserslautern 1-3; Schalke - Werder Brema 4-0; Bayer Leverkusen - Bayern Monaco 18.30 DOMENICA Stoccarda - Colonia 15.30 St.Pauli - Wolfsburg 17.30

SPAGNA: IL BARCELLONA NE FA 8, IL REAL 5 - Importante sabato di anticipi della 12esima giornata della Liga spagnola. Ha aperto il Villarreal che ha pareggiato 1-1 contro il Valencia. Ospiti in vantaggio in avvio con Aduriz (20'), pareggio di Giuseppe Rossi al 73'. Poi con una tripletta di Messi ed una doppietta di Bojan il Barcellona ha ridicolizzato l'Almeria vincendo addirittura 8-0 in trasferta. A completare la festa blaugrana Iniesta, l'autogol di Acasiete e Pedro. Un risultato che al momento proiettava il Barca in testa alla classifica, poi a tarda sera il Real ha chiuso il suo anticipo, in casa con l'Atletico Bilbao,per 5-1, faticando solo un poco in avvio e dilagando nel finale. Gol madrileni di Higuain, tre di Cristiano Ronaldo e Sergio Ramos, mentre per l'Atletrico golletto di Llorente (ma quando si era sul 2-0).
 

 

2010, l'anno nero del calcio italiano

Risultati disastrosi in campo e fuori, dal Sudafrica all'ultimo match giocato in uno stadio deserto per fare cassa.

2010, l'anno nero del calcio italiano

ROMA - Ci siamo giocati anche la nazionale: adesso che il 2010 azzurro è finito possiamo dircelo. Il razzismo ci mancava e ora finalmente siamo in pari col peggio del pallone. Dopo aver percorso a precipizio l'anno più amaro del calcio azzurro possiamo essere orgogliosi di aver perso un mondiale come mai avevamo fatto, di essere riusciti pure a farci sbattere fuori da Europei e Olimpiadi sotto forma di under 21, di aver permesso agli ultrà serbi, romeni o italiani che siano, di fare scempio delle nostre partite, di sospenderle, scatenare incidenti e violenza, e adesso pure insultare e coprire di buu razzisti i nostri giocatori. Possiamo andare orgogliosi di essere così approssimativi e improponibili che è meglio che gli Europei di calcio li organizzi qualcun altro, se sono preferibili Polonia e Ucraina a noi, figuriamoci la Francia. Lo pensa anche Platini, dagli stadi impraticabili alla violenza abbiamo tutti i guai possibili. Nemmeno la nuova nazionale di Prandelli siamo riusciti a salvare, ha appena cominciato la sua strada e già l'abbiamo spedita all'inferno. Non è un problema di risultati - che pure servirebbero... - ma di clima che si è imbarbarito e di organizzazione che insegue l'affare da quattro soldi piuttosto che la cura di un sentimento. Proviamo a rispondere a due semplici domande. Perché gli ultrà più beceri e deliranti che ci siano hanno accesso negli stadi dove gioca la nazionale? Perché giochiamo partite in posti surreali, tipo Klagenfurt, davanti a 5000 persone? Basterebbe cominciare da qui: al bando gli ultrà e giochiamo dove vogliono bene all'Italia.
 Purtroppo la nazionale è diventata il mezzo di pubblicizzare rapidamente il peggio del paese (e non solo il nostro, vedi il caso Genova con la Serbia): la vera novità di mercoledì scorso non sono stati i buuh a Balotelli perseguitato in questa maniera da due anni negli stadi italiani, ma lo striscione "No alla nazionale multietnica". Quasi un manifesto politico per legittimare il razzismo di tutti i giorni. Se la nazionale diventa il mezzo di circolazione di un'ideologia del genere - in barba alle nazionali multietniche come la Francia e la Germania che qualche risultato hanno ottenuto - è finita. Resta la forte convinzione che se l'Italia non fosse diventata una nuova macchina da tournée e invece avesse praticato gli stadi e le città italiane dove c'è voglia di grande calcio probabilmente la bestialità di quei fischi e di quei buu sarebbe stata annullata dall'affetto generale. Resta forte la convinzione che la Federcalcio di Abete subisca le situazioni, sia passiva e ogni volta abbia tempi di reazione lunghi e inefficaci. Se non ci pensa il suo massimo dirigente (e in subordine l'arbitro, l'allenatore, i giocatori stessi), presente l'altra sera a Klagenfurt, a informare la squadra che ci vuole un segnale, un gesto pubblico di solidarietà verso Balotelli, chi ci deve pensare?Il calcio sta sfuggendo di mano alla Federcalcio. C'è un forte senso di impotenza in questo momento a Roma. Sotto ogni profilo: di risultati, politico, organizzativo, di ordine pubblico. Troppe sconfitte una dopo l'altra. E non solo sul campo.
 

 

La crisi

Bologna deferito Porcedda in fuga

Bologna deferito
Porcedda in fuga

Club punito per il mancato pagamento degli stipendi. Il presidente cita per danni un istituto di credito

La diretta

Sindacato miliardari annoiati

Un sindacato giallo, come quelli che, da sempre, si inventano le controparti padronali per rompere il fronte dei lavoratori. Nel caso specifico, trattasi di lavoratori-pedatori, ma l’obiettivo non cambia. Cambia la sigla: da Aic (Associazione italiana calciatori) a Anc (Associazione nazionale calciatori). Cambiano anche le facce: dall’avvocato Sergio Campana all’avvocato Piero Gualtieri. E poi, da Mazzola, Rivera, Bulgarelli (i fondatori di allora) a Doni, Buffon, Biondini, Guana, Del Grosso (quelli di adesso). Più un convitato di lusso: Vittorio Feltri, direttore editoriale de Il Giornale, ex Libero, ex Indipendente, ex Europeo (quand’era settimanale), ex inviato del Corriere della Sera, uno che con il sindacato dei giornalisti è sempre stato in conflitto e agli scioperi è allergico fin da giovane, figurarsi da quando (e ormai sono più di vent’anni) sta dall’altra parte del tavolo (la barricata non gli si addice).

Perché rompere il fronte? Perché sul tavolo della Federcalcio c’è, ormai da metà settembre, la questione (non più rinviabile) del rinnovo del contratto collettivo, senza il quale l’Aic attuerà uno sciopero già promesso e poi sospeso, ora riproposto ma senza data (dovrebbe essere alla quindicesima giornata, spezzettata tra il 3 e il 6 dicembre). Lo scontro con la Lega di Serie A, nonostante la mediazione del presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, ha provocato solo rotture e fughe strategiche. Su sei punti ci sarebbe la possibilità di accordo, ma su due (il trasferimento senza consenso del calciatore sotto contratto e l’estromissione dalla rosa per chi non rientra più nei piani tecnici, nonostante il contratto), l’Aic non vuole nemmeno discutere. Nel primo caso a garantire la legittimità della norma è nientemeno che una legge dello Stato (la numero 91 del 1981 che abolì il vincolo); nel secondo, è la logica e la specificità del calcio: non è pensabile far allenare un calciatore individualmente visto che stiamo parlando di un gioco collettivo. La Lega di Serie A, presieduta da Maurizio Beretta, sa che l’Aic ha stretto intorno a sé quasi tutti i calciatori e che lo sciopero, questa volta, difficilmente sarà evitato. Sa, soprattutto, che se a dirimere la controversia sarà chiamato un commissario straordinario, nominato dalla Federcalcio, il contratto collettivo potrebbe offrire il pretesto per uno scontro frontale dalle conseguenze tutt’altro che vantaggiose.

Perciò, da almeno tre settimane, intorno all’Aic, l’unica sigla riconosciuta e ammessa in Consiglio federale, in forza di una rappresentatività assoluta, sono state segnalate strane manovre. Prima, la conversione di Massimo Oddo, difensore del Milan, ma ex laziale. Si era autoproclamato leader dei falchi dell’Aic, aveva polemizzato con il presidente Campana per la sospensione dello sciopero e l’avvio delle trattative con la Lega, appariva in pubblico sostenendo una linea fieramente radicale.

All’improvviso, un sabato pomeriggio di tre settimane fa, la folgorazione sulla via per Fiumicino dove si incontrò, non proprio casualmente, con alcuni rappresentanti della Lega di Serie A. Motivo? Capire meglio le posizioni. E, a fine summit, la disponibilità (a titolo personale) di firmare subito l’accordo. Dopo un paio di imbarazzanti apparizioni pubbliche, in cui Oddo faceva capire di aver fatto tutto da solo, il terzino massimalista si è eclissato. Ed è spuntata l’Anc. A farne parte, circa quaranta calciatori (“I nomi? Non ci pare il caso”), però si sa che dodici appartengono alla Lazio, la società di cui è presidente Claudio Lotito, uno degli esponenti di spicco della delegazione della Lega di Serie A.

Non tutti – va detto – pensano male. Qualcuno ritiene che la nascita dell’Anc non sia frutto di una volontà recente e, soprattutto, non sia esplicitamente riconducibile ad alcuni presidenti di società. Buffon, per esempio, è (seppur in uscita) della Juve; Doni dell’Atalanta, che sta in Serie B e, al momento, non è coinvolta nel contratto collettivo; Biondini è del Cagliari. Insomma, saremmo di fronte a una libera scelta o a un’operazione dietro cui si cela l’attività di qualche procuratore. Se, infatti, la controparte della Lega sono i calciatori, i loro agenti non possono pensare di starne fuori.

Troppe, comunque, le incongruenze per pronosticare lunga vita al sindacato alternativo. La più macroscopica: possono aderirvi solo calciatori o ex calciatori di Serie A. E non si capisce dove, partendo da quaranta associati, potrebbero raccoglierne altri, visto che quattrocento e cinquanta sono iscritti e fedeli all’Aic.

La tentazione di Moratti
subito via Benitez
 

La tentazione di Moratti subito via Benitez

MILANO - Un colpo di scena dietro l'angolo? Rafa Benitez rischia la panchina subito, già nelle prossime ore, anziché a dicembre se l'obiettivo del Mondiale per club sfumasse? Tutto è possibile, in questi terribili giorni interisti. La sconfitta nel derby, ma soprattutto le sue modalità, hanno gettato Massimo Moratti nella tempesta del dubbio. E quando Moratti dubita, quando è assalito da presentimenti e cattive sensazioni nei confronti di un allenatore, è difficile che cambi idea, o che si rassereni. Per questo, dopo aver analizzato l'assoluta mancanza di reazione dell'Inter nel derby perso domenica sera, dopo aver ravvisato nei colloqui con Rafa Benitez come il tecnico forse non abbia ben compreso la portata del momento difficile che sta attraversando la squadra, ha cominciato a compiere valutazioni estreme. Arrivando a considerare l'ipotesi di un clamoroso licenziamento del suo allenatore anche a breve, anche prima di domenica prossima. Anche oggi, addirittura. Senza aspettare l'impegno di campionato con il Chievo, domenica a Verona. E neppure i successivi impegni: mercoledì 24 il fondamentale scontro di Champions con il Twente (con una vittoria l'Inter si qualificherebbe agli ottavi, con pareggio o sconfitta il cammino si complicherebbe), domenica 28 Inter-Parma, venerdì 3 dicembre Lazio-Inter e martedì 7 dicembre Werder Brema-Inter di Champions, prima della partenza per Abu Dhabi dove il 15 e il 18 dicembre ci si gioca il titolo di campione del mondo per club. Che l'Inter, questa Inter affranta e incerottata, abbia bisogno di una poderosa scossa per affrontare le prossime partite e che Benitez non possa più garantirla? E' su questo che medita Moratti, arrovellandosi, perché teme che il tecnico non sia più in rado di far cambiare marcia. Stamattina ad Appiano Gentile è prevista la ripresa degli allenamenti. Non ci sarà tutta la squadra al completo per via delle gare internazionali, ma in fondo non sono andati via molti giocatori: mancheranno Zanetti, Santon, Chivu, Sneijder, Stankovic e Coutinho. Gli altri, a questo punto quasi più gli infortunati dei sani, saranno presenti. Alla Pinetina pare che salirà il dt Marco Branca, forse con lo stesso Moratti. Cercheranno di capire lo stato d'animo del gruppo, le sue potenziali capacità di reazione, il comune sentire (se c'è) con Benitez e il suo staff. Ma temono di trovare un ambiente depresso e privo di fiducia. Sentimenti che non consentirebbero di andare avanti, perché altri scivoloni nelle prossime gare rischierebbero di compromettere la stagione in modo serio.

Non sono molte le alternative possibili, anche se la più immediata e la più suggestiva (oltre a Rijkaard e Leonardo) è Luciano Spalletti. Ha un contratto di altre due stagioni con lo Zenit San Pietroburgo, con cui ha vinto domenica il campionato russo, ma può liberarsi. Pare che con l'Inter ci siano stati contatti di recente. Tutto può accadere, in queste tormentate ore dei campioni d'Europa smarriti.
 

Massimo Moratti dopo il derby perso 1-0 è una furia. La squadra vista contro il Milan non può essere così diversa da quella di qualche mese fa. Senza gioco, senza grinta e con mancanza di mentalità, neanche dieci contro undici la squadra di Benitez è riuscita ad imporre il proprio gioco.

Reja ci ripensa: "Anche noi per lo scudetto"

LAZIO

Reja ci ripensa: "Anche
noi per lo scudetto SE CI DANNO 25 RIGORI"

Il tecnico biancoceleste dopo il 2-0 al Napoli: "Ora sappiamo di poter lottare fino in fondo con le migliori. Specie se Zarate continuerà a giocare così..."Massimo Moratti dopo il derby perso 1-0 è una furia. La squadra vista contro il Milan non può essere così diversa da quella di qualche mese fa. Senza gioco, senza grinta e con mancanza di mentalità, neanche dieci contro undici la squadra di Benitez è riuscita ad imporre il proprio gioco.

L'IRA DI MORATTI - Ai microfoni di Sky Sport 24, il patron nerazzurro si è lasciato andare ad una sfuriata: "Non mi è piaciuto assolutamente nulla, non si è fatto abbastanza per meritare di vincere questo derby - ha detto il presidente - Mi sembra molto difficile andare avanti così: non è che abbiamo subito particolarmente il gioco del Milan, è che questa Inter non ha proprio giocato".

Parole ben precise rivolte ad un solo indiziato: Rafa Benitez, colpevole di questo inizio di stagione poco convincente. L'allenatore spagnolo invoca nuovi acquisti e si appella ai numerosi infortuni.

Benitez è però confuso si sono visti troppi moduli nelle ultime partite e l'ultima scelta di schierare Materazzi ha lasciato perplessi. Il difensore non giocava da 5 mesi e affidarsi a lui è stato un errore e il rigore su Ibra, frutto di un'ingenuità del nerazzurro, è stata una chiara prova.

IDEA SPALLETTI - Ora, a freddo, la dirigenza nerazzurra farà le sua valutazioni. Aspettare gennaio e affidarsi a Benitez con nuovi acquisti oppure dare una scossa all'ambiente con un cambio di guida tecnica? L'unico nome attualmente credibile come  successore di Benitez è quello di Luciano Spalletti. L'ex tecnico della Roma ha appena vinto il campionato in Russia con lo Zenit e sarebbe libero di approdare a Milano.

Spalletti conosce bene il calcio italiano e  anche il modulo 4-2-3-1. Con lo scudetto russo in tasca, malgrado un contratto importante, Spalletti potrebbe ritenere conclusa la sua esperienza all'estero. Per questo motivo durante il contatto con un emissario di Moratti avrebbe già dato la sua disponibilità di massima, fermo restando che poi bisognerebbe trovare l'intesa con il club russo

 

Malato di leucemia, l'ex bomber Salvatore Garritano accusa: "Da quando ho rivelato ai pm quello che ci davano negli spogliatoi, il mondo del pallone mi ha cancellato. Tutti spariti, è incredibile"

(10 novembre 2010)

Salvatore Garritano Salvatore GarritanoDa ragazzo, quando sei poco consapevole di quello che stai facendo, ti pompano con ogni tipo di sostanza. Da adulto, quando ti sei malato e hai bisogno di aiuto, per loro sei già morto. Escluso, mobbizzato, cancellato. Nessuno ti telefona, e se li chiami si negano. E' la durissima denuncia di Salvatore Garritano, 55 anni a giorni, che i tifosi di calcio non più ragazzini ricorderanno benissimo: giovane promessa nei primi Anni Settanta (con qualche passaggio nella Nazionale under 21), fu la terza punta dell'ultimo Torino vincente, quello della coppia Graziani-Pulici, per poi attraversare la serie A con altre squadre, dalla Sampdoria al Bologna, fino agli ultimi calci con la Ternana.

Da tre anni Garritano ha scoperto di essere malato: leucemia. Come tantissimi altri giocatori in campo in quegli anni, alcuni dei quali deceduti, come Bruno Beatrice e Fabrizio Gorin. Garritano sta lottando, pervicacemente, e conta di farcela («Negli ultimi tempi grazie a Dio sto meglio, ma la malattia va sempre monitorata e solo tra un anno e mezzo saprò se posso guarire definitivamente»). Ma nel frattempo ha scoperto un altro male: quello dell'omertà del mondo del calcio, in cui ha lavorato tutta la vita e da cui è stato espulso appena ha iniziato a parlare della sua malattia e del fondato timore che possa essere stata causata dalla «molte punture che ci facevano negli spogliatoi». Racconta l'ex bomber: «Da un giorno all'altro mi si sono chiuse tutte le porte. Specie da quando, un anno e mezzo fa, ho iniziato a raccontare come andavano le cose nel calcio al pm di Torino Raffaele Guariniello, che sta conducendo un'inchiesta sul doping».

Un'inchiesta ancora in corso e di cui non si conoscono i possibili esiti: «Sono in attesa di novità, per ora mi hanno solo detto che come me ci sono tantissimi altri ex giocatori». Dei quali si sa poco o nulla: «In Italia si conosce solo la vicenda di Borgonovo, perché Stefano è in condizioni molto gravi. Un dramma enorme che vive anche sui giornali e nel calcio. Chi è come me, invece, per molti non esiste. E mi riferisco soprattutto al calcio».


Quel mondo, che fino a poco tempo gli apparteneva - «lavoravo come osservatore sportivo a grandi livelli anche insieme al mediatore di mercato spagnolo Ernesto Bronzetti» - lo ha cancellato nel modo più umiliante: nessuno lo chiama, e tutti si dissolvono quando li cerca lui. Il no più bruciante, per uno che ha contribuito allo scudetto granata del '76, è quello di Urbano Cairo: «Il presidente mi ha preso in giro. Inizialmente, quando ha scoperto della mia malattia, si è mostrato solidale, poi però mi ha scaricato. Ma non è il solo ad avermi abbandonato. Provo quotidianamente a contattare dirigenti di club con i quali ho giocato. Proprio qualche giorno fa ho parlato con il dg della Sampdoria Sergio Gasparin. Ho provato anche con il Milan, ma mi hanno risposto che prendono nel loro club solo ex glorie rossonere. Non riesco a trovare lavoro neanche alla Ternana, dove i tifosi mi adorano. Vivo solo con 1.400 euro di pensione e nessuno mi dà la possibilità di lavorare quando potrebbe essere la medicina più utile».

Anche la Figc gli ha chiuso le porte in faccia: «Ho potuto contare solo sul contributo dell'Associazione italiana calciatori, mentre la Federazione mi ha totalmente ignorato, nonostante abbia vestito la maglia azzurra nelle Nazionali giovanili. Tengono un sacco di gente che non ha nessuna esperienza di campo, io invece sono escluso perché considerato "pericoloso" dopo quello che ho detto sul doping. Eppure conosco bene il calcio e credo che la mia esperienza da talent scout potrebbe essere utile. Ma nessuno vuole neppure parlare con un ex che ha detto la verità sul doping».

In tutto questo, però, Garritano tiene a citare qualche eccezione: «Ciccio Graziani, Gigi Del Neri, Cesare Prandelli e la famiglia Gattuso. Ecco, loro cercano di aiutarmi e io voglio ringraziarli pubblicamente».

Palermo, Zamparini sbotta:
«Basta, vendo la società»

 

Il presidente del club rosanero furioso dopo l'arbitraggio dell'incontro di ieri sera al Meazza: «Esco sconfitto da un...

Stampa inglese attacca Mancini: «Un difensivista noioso»

City, Mancini sotto attacco:
«E' un noioso difensivista»

Dopo un derby senza emozioni, la stampa britannica attacca duramente il tecnico...

CAMPIONATO ITALIANO COMPLETAMENTE FALSATO: A 4 ANNI DA CALCIOPOLI NON E' CAMBIATO ASSOLUTAMENTE NIENTE. nella sfida di San Siro tra Milan e Palermo dito puntato contro il signor Banti che ha segnalato l'unico rigore della partita che non c'era.

Il direttore di gara non ha visto un braccio evidente di Boateng in barriera, non ha fischiato un fallo in area su Pato e quello
assegnato ad Ambrosini (azione tra l'altro viziata da un fallo di mano del centrocampista) è parso dubbio...molto dubbio. Così tanto da scatenare l'ira di Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, che dopo la sconfitta di San Siro ha dichiarato di voler lasciare il calcio.

"Darò le dimissioni - ha detto Zamparini - Vendo il Palermo ed esco definitivamente dal calcio. Adesso basta, sono stanco di assistere a certi episodi. Ho preso la mia decisione".

Proteste anche a Brescia dove la Juve ha trovato un importante pareggio ma i lombardi, dopo  aver subito un rigore inesistente contro l'Inter, si sono visti negare un penalty netto per fallo di
Bonucci su Caracciolo.

 

La squadra del presidente DEI PEDERASTI D'ITALIA NONCHE' DEI MAFIOSI (COME DELL'UTRI SUO AMICO INTIMO), HA BENEFICIATO DI UNA QUANTITA' INDUSTRIALE DI AIUTI E FAVORI DA PARTE DELLA CASTA ARBITRALE: IL DERBY DI ROMA E' STATO TOTALMENTE FALSATO DALL'ARBITRAGGIO SGUERCIO DI MORGANTI CHE HA NEGATO DUE RIGORI SOLARI ALLA LAZIO. IL BIS LO FA BANTI IN MILAN-PALERMO. NELLA STAGIONE 2009-2010 SEMPRE LA SQUADRA DELLO PSICONANO E' RIUSCITA A RIMANERE A GALLA GRAZIE AD UNA QUANTITA' SCOMPOSTA DI RIGORI ASSEGNATI  ED A GOL ANNULLATI AGLI AVVERSARI, COME NEL CASO DI MILAN-CHIEVO, GOL REGOLARISSIMO ANNULLATO A YEPES. INUTILE STARE AD AGGIORNARE UN CAMPIONATO COMPLETAMENTE FARLOCCO.

La Lega Calcio ha reso nota l'analisi del trend degli spettatori negli stadi di serie A. Nelle prime 10 giornate di campionato in testa alla classifica della media spettatori c'è l'Inter con 63.317, seguito da Milan (49.475), Napoli (40.330), Lazio (35.560), Roma (33.560), Palermo (25.963). A chiudere la graduatoria sono Catania (12.133), Chievo (9.817), Brescia (9.133) e Lecce (7.761).

Riguardo alla percentuale di occupazione degli stadi di serie A in testa è sempre l'Inter con il 79,13% a fronte di una capienza del "Meazza" di 80.018. A seguire Juventus con il 77,39% (capienza "Olimpico" 27.994), Palermo con il 70,51% (capienza "Barbera" 36.822) e Cesena con il 67,50% (capienza "Manuzzi" 23.929). A chiudere è sempre il Lecce con il 22,91% (capienza "Via Del Mare" 33.876). In crescita gli spettatori allo stadio confrontando le prime 10 giornate nelle ultime tre stagioni: la media nel 2008/2009 è stata di 23.828 paganti più abbonati; nel 2009-2010 di 23.200 e quest'anno di 24.574.

Nuova prestazione dISASTROSA dei nerazzurri, che non vanno oltre l'1-1 contro le Rondinelle a San Siro. IL TOTTENHAM DEI FENOMENI PERDE 2-4 COL BOLTON, BENITEZ AVRA' VISTO LA PARTITA?? ORA E' SETTIMO A 10 PUNTI DALLA PRIMA CON UNA PARTITA IN PIU'...

 

 

Mancini, panchina a rischio "Ma io non mi arrendo"

CALCIO

Mancini, panchina a rischio
"Ma io non mi arrendo"

Secondo i media inglesi il tecnico italiano potrebbe essere esonerato dopo la terza sconfitta consecutiva del Manchester City tra campionato e coppa. "Non mi dimetto, resterò finché non mi licenziano" dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

City, squadra contro Mancini ManCity, secondo ko di fila

 

Mancini, altra batosta: 1-3

Il Lech batte il City,terza sconfitta consecutiva. Psv ok

Roberto Mancini

 

Non bastasse il campionato, ci si mette anche l'Europa League a complicare il presente e il futuro di Roberto Mancini al Manchester City. La squadra degli sceicchi ha subìto un inatteso 3-1 dai polacchi del Lech Poznan, che li hanno agganciati in testa alla classifica del girone che comprende anche la Juve. Mancini è sotto accusa per avere, sull'1-1, sostituito Milner con un difensore, Kompany. Nel girone della Samp, bene il Psv: 3-0 al Debreceni

 

Era stato Adebayor, al 6' della ripresa, a mettere una pezza allo svantaggio già maturato nel primo tempo. Poi i Citizens non hanno sfruttato diverse chances a disposizione: il tecnico ha optato per una maggiore copertura e nei cinque minuti finali, il Lech ha colto il prestigioso successo andando in gol con Arboleda e Mozdzen.

IL MASSACRO DEL CALCIO ITALIOTA CONTINUA: Ha vinto solo la Roma a Losanna e faticando parecchio. Milan, Juventus e Sampdoria hanno pareggiato in casa. Inter, Napoli e Palermo (tutte e tre per 1-3...un massacro totale)  hanno perso in trasferta. Un altro turno negativo per il calcio italiano in Europa. Appena mettiamo la testa fuori dall'orticello di casa nostra, sono subito legnate. Il ranking Uefa è impietoso con l'Italia: 1) Inghilterra 76,070, 2) Spagna 71,329, 3) Germania 62,603, 4) Italia 55,552, 5) Francia 49,344. La Germania ci ha già staccati e quindi chissà per quanti anni (dal 2011-2012) avremo solo tre squadre in Champions? Ma anche la Francia incalza. Povera Italia...

Napoli si illude con Lavezzi poi crolla con Gerrard

Europa League

Napoli si illude con Lavezzi
poi crolla con Gerrard

 

Azzurri in vantaggio nel primo tempo, poi entra il capitano e il Liverpool vola dall'inviato

 

 Palermo, pesante ko Il CSKA ribalta nella ripresa

Europa League

Palermo, pesante ko
Il CSKA ribalta nella ripresa
 

Una rete di Maccarone illude i rosanero, ma l'espulsione di Nocerino complica i piani della squadra di Rossi Nel secondo tempo dominano i russi: finisce 3-1 con le reti di Honda e Necid (doppietta). Siciliani ad un passo dall'eliminazione

 

Juve, ancora un pari E ora si fa dura

Europa League

Juve, ancora un pari
E ora si fa dura

 

I bianconeri, in formazione ampiamente rimaneggiata, non vanno oltre lo 0-0 con il Salisburgo pareggiando per la quarta volta consecutiva. Per rimettersi in corsa ora bisognerà vincere in Polonia

 

Garrone irremovibile  "Cassano non ti perdono"

Sampdoria

Garrone irremovibile
"Cassano PUò ANDARE AFFANCULO DA DOVE E' VENUTO"

Il presidente non accetta i segnali di pace lanciati dal fantasista dopo la lite: "Ha usato parole molto dure di fronte alla squadra. Delneri lo aveva detto che con me si sarebbe comportanto come fatto con Sensi e il patron del Real Madrid"

 

Bayern e Chelsea: ottavi Zilina ridicolizzato dall'OM

CHAMPIONS

Bayern e Chelsea: ottavi
Zilina ridicolizzato dall'OM

L'Auxerre fa un favore al Milan battendo l'Ajax, mentre nel Gruppo H l'Arsenal perde a Donetsk e si fa raggiungere dallo Shakthar in una classifica che vede il prepotente ritorno in corsa del Braga

Super Inzaghi trascina il Milan, ma Mou GLI SPACCA IL CULO CON LE TRE DITA

Grande partita al Meazza: il Real domina e passa con Higuain, poi nella ripresa entra l'attaccante e ribalta il risultato. Il gol del 2-2 di Pedro Leon, meritato, arriva al 95'. Rossoneri secondi nel gruppo G grazie alla sconfitta dell'Ajax

Super Inzaghi trascina il Milan, ma Mou se la cava

 

Totti torna al gol La Roma sbanca Basilea

CHAMPIONS

Totti torna al gol
La Roma sbanca Basilea

Importante successo per 3-2 in Svizzera dei giallorossi, che riscattano la sconfitta dell'andata e si rilanciano al secondo posto nel girone E. Reti di Menez, del capitano su rigore e di Greco

Werder quasi fuori
Barcellona fermato

I tedeschi cedono in casa al Twente e scivolano a -5 da Inter e Tottenham. I catalani non vanno oltre l'1-1 a Copenhagen. Rialzano le proprie quotazioni Benfica e Valencia, bene lo United. Hapoel e Bursaspor eliminati


 

Werder quasi fuori Barcellona fermato

Brema, la festa finale del Twente

ROMA - Werder Brema quasi eliminato, Benfica e Valencia di nuovo in corsa per la qualificazione. Sono i principali responsi della 4/a giornata dei gironi A, B, C e D di Champions League. I tedeschi cadono clamorosamente in casa (0-2) col Twente mentre lusitani e spagnoli vincono i delicati scontri diretti con Lione (4-3) e Rangers (3-0). Frena a sorpresa il Barcellona a Copenhagen (1-1), lo imita lo Schalke, incapace di andare oltre lo 0-0 a Tel Aviv con l'Hapoel. Bene, invece, il Manchester United, sempre più 1° nel proprio giorne grazie al perentorio 0-3 in Turchia col Bursaspor. Infine inutile 0-0 tra Rubin e Panathinaikos.

WERDER BREMA-TWENTE 0-2
Il Twente vince lo scontro diretto con il Werder e resta in corsa per la qualificazione nel girone dell'Inter. Gara al cardiopalmo a Brema con occasioni a valanga da una parte e dall'altra più due pali, uno colpito da Pizarro, per i tedeschi, nel 1° tempo, il secondo da Chadli, per gli ospiti, nella ripresa. La svolta arriva al 75' quando Frings si fa espellere per fallo da ultimo uomo. Il Twente ne approfitta immediatamente e, anche con un pizzico di fortuna, passa all'81' con Chadli il cui destro dal limite è deviato in maniera decisiva da Jensen. Il Werder crolla e, all'84', subisce il colpo del ko da de Jong che insacca in tuffo di testa su perfetto cross dalla sinistra di Ruiz.

BENFICA-LIONE 4-3
Il Benfica sorprende la capolista Lione e torna a ridosso del 2° posto. I lusitani rischiano qualcosa in avvio (ai francesi vengono annullati due gol in millimetrico fuorigioco) poi però, una volta sbloccato il risultato dilagano. Apre le marcature al 20' Kardec che stacca imperioso di testa su una punizione dalla trequarti sinistra di Martins. Dal piede dell'ex giocatore del Ricreativo Huelva nascono anche gli altri tre gol: prima (32') pesca in area Coentrao che infila al volo di sinistro il primo palo, poi (43') mette sulla testa di Javi Garcia, da calcio d'angolo, la palla per il 3-0, infine (67') lancia di nuovo in contropiede Coentrao, libero di scavalcare Lloris con un morbido pallonetto. A questo punto il Benfica si addormenta e consente al Lione di rendere meno pesante il ko. I francesi prima (75') riducono le distanze con un bel sinistro all'incrocio di Gourcuff su cross dalla destra di Gomis, poi (85') segnano il 4-2 con un tocco al volo da due passi di Gomis su sponda di Lacazette sugli sviluppi di un angolo dalla sinistra di Gourcuff, infine (95') fissano il punteggio sul 4-3 con Lovren, lesto ad anticipare di testa un incerto Roberto in uscita su una lunga punizione dalla trequarti.

VALENCIA-RANGERS 3-0
Il Valencia travolge i Rangers e si riporta al 2° posto nel girone del Manchester Utd. Gli spagnoli rischiano in avvio quando Naismith centra in pieno un palo ma poi prendono presto il sopravvento e, dopo due occasionissime sciupate da Mata e Aduriz, passano meritatamente (33') con Soldado che indovina l'angolo con un preciso sinistro in mischia sugli sviluppi di un'azione da corner. La reazione dei Rangers è inesistente e allora ci pensa ancora Soldato a mettere in ghiaccio i tre punti con un preciso destro in diagonale al 71' al termine di una perfetta triangolazione con Mata. Naismith prende il secondo palo della serata a pochi minuti dalla fine, fa meglio Tino Costa che al 90' chiude i conti con un bel sinistro al volo su cross dalla destra di Miguel.

COPENHAGEN-BARCELLONA 1-1
Il Barcellona si fa clamorosamente imporre il pari dal Copenhagen e non chiude i conti per il primato nel girone. Dopo un palo per parte (Claudemir e Villa) i blaugrana passano col solito Messi che infila la porta con un preciso destro in diagonale riprendendo una corta respinta della difesa danese. Il Copenhagen non ci sta e pareggia subito (33') con Claudemir che approfitta di un'incertezza di Valdes su un cross dalla sinistra di Gronkjaer per batterlo con un preciso destro al volo in diagonale. Nella ripresa il Barcellona spinge ma con poca incisività. E non è un caso che l'occasione migliore la crea solo al 92' con Pedro il cui destro in diagonale è beffardamente respinto dal palo interno.

HAPOEL TEL AVIV- SCHALKE 0-0
Lo Schalke non va oltre lo 0-0 a Tel Aviv e si vede pericolosamente riavvicinare dal Benfica. Gara con pochissimi brividi. Dopo un primo tempo equilibrato, nella ripresa l'Hapoel prova ad accelerare ma non va oltre un paio di conclusioni di Shivhon. I tedeschi quasi mai sono riusciti a spaventare Enyeama. Con questo risultato la formazione israeliana esce matematicamente dalla Champions.

BURSASPOR-MANCHESTER UTD 0-3
Un Manchester sornione elimina senza fatica dalla manifestazione il Bursaspor con una ripresa super. Dopo aver rischiato qualcosa nel primo tempo (prodezza di van der Saar su Turgay lanciato solo verso la porta) la squadra di Ferguson cambia passo nella ripresa sbloccando il risultato dopo appena 3' con Fletcher che batte ivankov con un preciso destro in diagonale su lancio di Carrick. Per i Red Devils si aprono gli spazi e di rimessa dilagano. Lo 0-2 lo sigla al 73' Obertan con un forte destro dal limite su assist di park. Quindi, al 78', c'è gloria anche per l'esordiente portoghese Bebé che si fa trovare smarcato in area da Scholes e insacca da pochi passi.

RUBIN-PANATHINAIKOS 0-0
Rubin e Panathinaikos replicano lo 0-0 dell'andata, un risultato che serve solo al Copenhagen che, così, resta saldamente al 2° posto nel gruppo D. Ai russi non bastano 80' di costante predominio territoriale per venire a capo dell'abbottonata squadra greca. Ryazantsev (3), Kornilenko (2), Navas e l'ex interista Martins e Bocchetti sciupano le migliori opportunità per siglare il vantaggio e, nel finale, per poco il Rubin non viene beffato dagli ospiti che, sfruttando un calo atletico dei rivali, sfiorano il colpaccio con Gilberto Silva, Spyropoulos e Govou.

 

Cassano.jpg
Lo sapete. Sono sempre pieno di querele. Ne ho ancora una di Biagio Agnes del 1993, allora presidente della Stet/Telecom. Il famoso processo lento. Per questo quando vinco una causa (e vinco quasi sempre) per me è giorno di letizia che oggi voglio condividere con voi. Il tribunale di Milano ha stabilito che al petroliere Riccardo Garrone presidente della ERG non spetta il risarcimento di un milione di euro per la causa di diffamazione che mi ha intentato. Il giudice ha riconosciuto, insieme al diritto di satira, che le mie affermazioni nello spettacolo Reset, poi riprese da Annozero, erano corrette.
Il Garrone è anche presidente della Sampdoria e ha sospeso e deferito Cassano per gravi ingiurie che però non sono state riportate dai media. Cosa gli avrà mai detto? CIP6? Se Cassano ha bisogno di qualche consiglio gli metto a disposizione i miei avvocati. Per solidarietà.

 

 

Colpo Juve, Del Piero meglio di Boniperti

SERIE A

Colpo Juve, Del Piero meglio di Boniperti.Clamorosa sconfitta del Merdaset con gli alleati
 

I bianconeri si rilanciano nelle zone alte vincendo 2-1 a San Siro con il Milan: in vantaggio nel primo tempo con Quagliarella, raddoppiano nella ripresa con il capitano, che con la rete n. 179 diventa il capocannoniere della squadra di tutti i tempi. Nel finale Ibra riapre la partita ma non basta di

 

  REPUBBLICA TV / CALCIO  Manchester, Mancini furioso  con giocatori: 'Troppo alcol'    REPUBBLICA TV / CALCIO
Manchester, Mancini furioso
con giocatori: 'Troppo alcol'
sciarpetta se ne esce con una merdata per giustificare la clamorosa sconfitta con l'ultima in classifica...

 

Il Chelsea va, Real e Barça sempre sfida a suon di gol

CALCIO

Il Chelsea va, Real e Barça
sempre sfida a suon di gol:disintegrati Hercules e Siviglia.Clamorosa sconfitta del ManCity

La squadra di Ancelotti vince 2-1 sul campo del Blackburn e mantiene 5 punti di vantaggio. Secondo stop di fila per il Manchester City. La squadra di Mourinho vince 3-1 sul campo dell'Hercules con doppietta di Ronaldo. In serata i blaugrana stendono 5-0 il Siviglia e anche Messi ne fa 2

La classifica di premier Così in Bundesliga

 

LA DECISIONE

Italia-Serbia, assegnato 3-0 a tavolino agli azzurri

Italia-Serbia, assegnato
3-0 a tavolino agli azzurri

La commissione disciplinare dell'Uefa ha comunicato la propria decisione riguardo agli...

 

IL VERDETTO

Due turni di stop a Krasic, respinto il ricorso Juve

Due turni di stop a Krasic
respinto il ricorso Juve

La Corte Federale ha confermato la decisione di Tosel. Il serbo era stato punito per la schifosa sceneggiata stile calciopoli atta a procurarsi un rigore farlocco poi sbagliato per intervento divino....

 

City, tonfo con l'Arsenal
Ancelotti in fuga

La squadra di Sciarpetta (in 10 dopo cinque minuti) distrutta in casa 0-3 con i Gunners. Ora il Chelsea ha cinque punti di vantaggio. Vincono United e Liverpool. In Germania pari in extremis per il Borussia Dortmund, il Mainz torna solo in vetta

 

LONDRA - Mancini crolla in casa, Ancelotti va in fuga. Nel big match della nona giornata di Premier l'Arsenal è passato per 3-0 sul campo del Manchester City. Ora il Chelsea ha cinque punti di vantaggio su un terzetto formato proprio dai Gunners, dai Citizens e dallo United (2-1 in trasferta sullo Stoke City). Giornata storta per Mancini (che ha ritrovato Balotelli, in campo negli ultimi 20 minuti), ma la partita si è messa subito male: City ridotto in 10 uomini già al 5' per l'espulsione di Boyata e poi steso dai gol di Nasri al 21', Song al 66' e Bendtner all'88' (e Fabregas si è anche fatto parare un rigore). Vittoria del Manchester United, passato per 2-1 sul campo dello Stoke City: successo dei Red Devils firmato dalla doppietta di Hernandez (27' e 86'), in mezzo il gol di Tuncay. Tre punti anche per il Liverpool, che ha sconfitto per 2-1 il Blackburn ad Anfield con i gol di Kyrgiakos e Torres. Il pareggio lo aveva firmato l'ex Carragher. I Reds di Roy Hodgson sono sempre terzultimi, ora con 9 punti.

BUNDESLIGA, BORUSSIA SALVO IN EXTREMIS - Un gol di Antonio da Silva al 93' salva la capolista Borussia Dortmund dalla sconfitta. I gialloneri agganciano così in extremis l'1-1 contro l'Hoffenheim, passato in vantaggio al 9' con Ba. Riparte invece la marcia del Mainz, che la settimana scorsa aveva ceduto in casa all'Amburgo dopo sette vittorie consecutive: la sorpresa di questo inizio di stagione ha vinto 1-0 sul campo del del Bayer Leverkusen (Ivanschitz al 70') ed è di nuovo sola al comando.

Nel terzo posticipo domenicale, 2-0 dello Stoccarda ai danni del St. Pauli. Nel frattempo in Bundesliga salta la seconda panchina dopo quella dello Stoccarda: il Colonia, penultimo in classifica, ha esonerato il tecnico Zvonimir Soldo. Al suo posto potrebbe arrivare Thomas Doll, ma per ora in panchina andrà l'allenatore delle giovanili Frank Schaefer.

 

Juve, ecco perchè Krasic sarà squalificato per due giornate

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Juve, prova tv per Krasic
Una squalifica certa

L'episodio di Bologna-Juve è chiaro: il serbo entra in area, Portanova fa per affrontarlo ma non lo sfiora neanche, lui si tuffa. Evidente la condotta antisportiva: ecco perché l'esterno bianconero resterà fuori per due turni

 

premier league

Il Chelsea allunga in vetta, Everton ferma il Tottenham

Il Chelsea allunga in vetta
Everton ferma il Tottenham

I 'blues' di Ancelotti battono 2-0 il Wolverhampton e si portano a cinque lunghezze sul...

 

DOPO DEPORTIVO, MALAGA, MILAN E' LA VOLTA DEL RACING ESSERE DISINTEGRATO DAL REAL MOURINHO

liga

Poker di Cristiano Ronaldo, show del Real di Mourinho

Poker di Cristiano Ronaldo
Show del Real  Mourinho

Le "merengues" travolgono 6-1 il Racing Santander e restano in testa. Il Barça passa a...

 

Super Messi, Barça ok
Bene United e

 Lione Super Messi, Barça ok Bene United e Lione

Il Barcellona torna in vetta al proprio girone piegando 2-0 il Copenhagen con una doppietta del fuoriclasse argentino. Il Manchester piega il Bursaspor, i francesi ridimensionano il Benfica. Un grande Raul rilancia lo Schalke

 

Massimo100 club

 "proffessionisti

"
ma per ora è solo un sogno...

Massimo100 club "prof" ma per ora è solo un sogno...

Che succede in Italia? Il mondo del calcio è (quasi) paralizzato, nonostante la buona volontà dei suoi protagonisti. A cominciare, ovviamente, da Giancarlo Abete, il numero 1 di Via Allegri. Carlo Tavecchio guida la commissione riforma statuto e aspetta di sapere che ne pensa la Lega di serie A: dovranno essere ridiscussi i "pesi" all'interno del consiglio federale (vedi Spy Calcio del 16 ottobre), con i club maggiori che chiedono più potere. Lo avranno, ma non sarà semplice mettere tutti d'accordo. Mario Macalli, l'altro vicepresidente, guida invece la commissione riforma campionati. Anche qui ostacoli a non finire: entro fine anno dovranno mettersi tutti d'accordo per quanto riguarda il blocco dei ripescaggi, ma non è semplice fra varie Leghe e componenti. Quest'anno sono state 21 le squadre, fra B e Lega Pro, che non sono riuscite a iscriversi al campionato. Il prossimo anno, garantisce Macalli, ''saranno molte di più''. Il Bologna, appena iniziata la stagione, già non è in grado di pagare l'Irpef: figuriamoci fra sei mesi... Per quanto riguarda una seria riforma dei campionati, il traguardo finale dovrebbe essere questo: serie A a venti squadre (come adesso), B a venti (due in meno) e Lega Pro a tre gironi da venti squadre ciascuno (trenta in meno delle attuali). Una bella, salutare, cura dimagrante: ora i club professionistici sono 132, anomalia tutta italiana. In futuro (fra tre-quattro anni) dovrebbero arrivare a 100. Macalli si dice d'accordo, ma bisogna sentire anche che ne pensano il sindacato calciatori,

 

la Lega di B con Abodi, i Dilettanti con Tavecchio, eccetera. E chi li mette d'accordo tutti? Ci sembra, al momento, e con questo statuto- assurdo e paralizzante-un'ipotesi quasi impossibile. Abete queste cose le sa bene. Ma si naviga a vista, e da tempo ormai la Lega di A non partecipa più al consiglio federale, mentre l'accordo col sindacato sul contratto di lavoro è ancora lontano (c'è tempo sino al 30 novembre ma aleggia sempre lo spettro dello sciopero). Demetrio Albertini, ex calciatore e ora vicepresidente Figc, intanto ha proposto la creazione delle seconde squadre. La Juve 2, il Milan 2, eccetera. Come in Spagna e altri Paesi europei. Lo scopo? Fare giocare di più i giovani italiani, perché le Primavera non bastano più. Ma incontra forti resistenze, a cominciare da Macalli. Anche questo progetto, quindi, è fermo. Come tutto. O quasi. Si naviga a vista. Sino a quando?

 

Casiraghi lascia l'under 21, Zoratto in pole per sostituirlo

Casiraghi lascia l'under 21, Zoratto in pole per sostituirlo

Dopo l'eliminazione nei play off dell'europeo di categoria e la mancata qualificazione a Londra 2012 il tecnico rescinde il contratto in scadenza a giugno. A Sacchi la scelta del nuovo ct, il favorito è l'attuale allenatore dell'under 19

La figuraccia con la Bielorussia Così nasce il flop

 

Milan ko a Madrid, lezione da Mou. Col Real Ibrahimovic fa reparto da solo !!
Roma umiliata in casa dal Basilea
:1-3

Italiane, "martedì nero" in Champions

 

 Milan ko a Madrid, lezione da Mou  Roma umiliata in casa dal Basilea Rossoneri senza nerbo: il Real stravince con merito 2-0, segnano Ronaldo e Ozil (Cronaca). Ai giallorossi Borriello non basta, gli svizzeri passano per 3-1. (Cronaca). Stasera Inter-Tottenham / Classifiche

CHAMPIONS

Il Milan si arrende al Real. La Roma ko con il Basilea

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La Roma ko con il Basilea

I rossoneri battuti 2-0, gol di Cristiano Ronaldo e Ozil. I giallorossi superati 3-1 in...

 

leo messi festa
 

 

CALCIOMERCATO 

etoo

 

Sembra quasi una rincorsa prima del salto definitivo: dopo anni di ammirazione che non era mai sfociata in una concreta manfiestazione di concreto interesse, l'Inter sembra iniziare a progettare uno dei colpi del secolo, l'acquisto di Leo Messi dal Barcellona. Già registrate le frasi di timida apertura da parte di Massimo Moratti, adesso è arrivata anche la conferma, seppure "morbida" di Marco Branca.

 

MESSI A GIUGNO? NON IL PROSSIMO - "In base alle frasi di Moratti dovrei lavorare per portare Messi all'Inter il prossimo giugno? Sul mese sono d'accordo, non lo sono sul fatto che sia il "prossimo": bisognerà partire da lontano - ha dichiarato il direttore dell'area tecnica ai microfoni di Sky - Per il resto credo che siamo assolutamente una squadra di altissimo livello ma con tanti infortunati. Oggi, però, non si può pensare alle rose da 30 giocatori come qualche tempo fa e siamo comunque anche contro il Cagliari eravamo completi nei giocatori tra campo e panchina. Inoltre, chi c'è, gode della nostra completa fiducia".

 

UN "BARCA" DI DEBITI - Se dunque Messi non arriverà il prossimo giugno, anche dalla Spagna si vocifera che la Pulce possa prima o poi essere ceduto dal Barcellona per motivi finanziari. Il presidente Sandro Rosell ha infatti dichiarato che nelle prossime stagioni gli azulgrana dovranno ridurre assolutamente il mega-debito di oltre 400 milioni di debiti, con perdite nella scorsa stagione di 79.6 milioni. Così, nonostante i ricavi più alti della storia della società catalana (415.4 milioni), Rosell ha definito l'austerità come "uno dei pilastri della gestione", a fianco di un credito bancario da 155 milioni. Ovvio, però, che con certe cifre il sacrificio di Messi per ridurre notevolmente il debito sia tutt'altro che pura fantasia.

 

BENITEZ CHIEDE UN ESTERNO - Al di là della vicenda Messi e delle dichiarazioni di Branca, Rafa Benitez difficilmente resterà con le mani in mano a gennaio: il tecnico spagnolo, verificato che Coutinho e Biabiany sono talentuosi e promettenti ma ancora acerbi ad altissimi livelli, vuole assolutamente un esterno di qualità: "Ci sono due o tre situazioni che dobbiamo analizzare con il Presidente e con Branca, poi decideremo il da farsi ma è chiaro che uno o due giocatori possono aiutare per avere maggiore freschezza per la fine del campionato. Un esterno offensivo? Può essere".

 

OBBIETTIVO AFELLAY - In questo senso il nome che circola maggiormente nei corridoi della sede in Corso Vittorio Emanuele è quello di Ibrahim Afellay, centrocampista del Psv e della Nazionale olandese in grado di giostrare sia come centrale in mezzo al campo che come punta esterna: l'Orange è in scadenza di contratto a giugno e per non perderlo a parametro zero ad Eindhoven potrebbero decidere di cederlo già a inizio 2010 per una cifra inferiore ai 10 milioni di euro.

 

Barcellona denuncia Laporta: "Quanti debiti..."

 

Barcellona denuncia
Laporta: "Quanti debiti..."

Nell'approvare il bilancio della stagione passata l'assemblea del club trova un buco di 79 mln di euro e ne chiede conto, via legale, al vecchio presidente. "E l'affare-Ibrahimovic è stato il peggiore della nostra storia..."

 

Germania, cade il Mainz Liga, il Real è un uragano

CALCIO

Germania, cade il Mainz
Liga, il Real è un uragano

Dopo sette vittorie consecutive la rivelazione della Bundesliga perde in casa con l'Amburgo e il Bayern regola l'Hannover. In Inghilterra il Wba di Di Matteo blocca lo United. In Spagna i blaugrana battono 2-1 il Valencia, ma in serata un grande Real vince 1-4 a Malaga e torna solo in vetta

Dalla Spagna: Messi-Inter?
Sogno, follia o scherzoMADRID, 12 ottobre - Per la stampa spagnola è uno scherzo la battuta di Massimo Moratti su Leo Messi, che il presidente nerazzurro ha detto ad un gruppo di tifosi di voler portare a Milano durante l'inverno. «Suona più che altro come uno scherzo, tenendo conto dei 250 milioni di euro previsti dalla clausola di rescissione del campione argentino» del Barca, scrive Marca. «Non si capisce se è un sogno, un atto di follia o un dichiarazione di intenti» di Moratti, spiega il catalano Sport.

«FILM FANTASY»
- Mundo Deportivo rassicura i tifosi blaugrana: lo stesso Moratti ha più volte detto che Messi «è un sogno impossibile», ricorda il quotidiano catalano, sottolineando che la stella argentina ha detto e ripetuto di voler chiudere al Camp Nou la sua carriera di calciatore. Il giornale ricorda che Messi era a Milano ieri solo per un accordo pubblicitario con Dolce e Gabbana. Centinaia i commenti dei lettori sui siti online dei giornali alla battuta di Moratti. Manuel, post numero 721 inviato a Marca, spiega che «nessuno deve farsi ingannare: ciò che frena Moratti non sono i 250 milioni della clausola, ma la volontà di Messi di restare al Barca». Pepeillo, commento numero 566 a Mundo Deportivo, consiglia invece al presidente interista di fare «il produttore di qualche film di fantasy per il prossimo festival del film di fiction di Sitges».

Benitez ritrova Zanetti Ma rischiano in due

Inter,UNA MONTAGNA DI PROBLEMI

Benitez ritrova Zanetti
Ma rischiano in due

Il capitano, assente dalla gara di Palermo, disputa la partitella con le giovanili. Milito e Cambiasso però hanno accusato problemi muscolari nella gara persa dall'Argentina in Giappone

Sneijder verso il rinnovo Muntari verso il divorzio

 

United e Liverpool perdite da capogiro

Inghilterra

United e Liverpool
perdite da capogiro

La situazione finanziaria dei due club è disastrosa. Il Manchester ha un rosso pari a 95 milioni di euro. I Reds hanno un debito colossale - 280 milioni - e rischiano 9 punti di penalizzazione in campionato in una posizione che li vede al penultimo posto.

Debiti, perdite colossali, un calcio al di sopra delle proprie possibilità: inesorabilmente i conti non tornano a  Manchester e Liverpool. Red Devils e Reds vivono una stagione disastrosa dal punto di vista finanziario.

Perdite da capogiro nel bilancio del Manchester United. Nonostante il club inglese lo scorso anno abbia superato per la prima volta i 100 milioni di sterline come utile di esercizio, le perdite nel bilancio toccano la cifra record di 83,6 milioni (circa 95 milioni di euro). Un duro colpo per le casse dei Red Devils che nell'esercizio dell'anno precedente avevano ottenuto un profitto di 25,5 milioni, frutto della cessione di Cristiano Ronaldo al Real Madrid per la cifra record di 80 milioni. Al 30 giungo la società di Malcolm Glazer aveva annunciato un giro d'affari pari a 296,4 milioni di sterline.

Il Liverpool rischia una penalizzazione di 9 punti in Premier League. Lo afferma la Bbc, prospettando l'ipotesi di una sanzione per i problemi finanziari della Kop Holdings, la controllante dei Reds. Il Liverpool è in procinto di essere ceduto alla New England Sports Ventures per circa 300 milioni di sterline. La trattativa deve essere perfezionata entro il 15 ottobre: se la Kop Holdings non salderà i 280 milioni di debito con la Royal Bank of Scotland, l'ipotesi dell'amministrazione controllata diventerà concreta. In tal caso, secondo i parametri fissati dalla Premier League, il Liverpool potrebbe essere penalizzato. Il club sta vivendo un complicato avvio di stagione: dopo 7 giornate,

ha appena 6 punti. Speriamo che sprofondino assieme alla New England Sport: quale malato di mente si prenderebbe la briga di comprare un polmone simile? Ma non è questo il punto. Il punto sono Roy Hodgson del cazzo, Mascherano,Kuyt ed altra merda varia, per non parlare della cocente eliminazione del 2008...

 

Riscatto Chelsea

 

City senza pace Rissa Mancini-Tevez

 

City senza pace
Rissa Mancini-Tevez
dopo quella con Adebajor

Nonostante il secondo posto nella classifica della Premier, atmosfera sempre calda negli spogliatoi dei Citizens: domenica, nell'intervallo della partita con il Newcastle, secondo quanto riferiscono i tabloid il tecnico sarebbe quasi venuto alle mani con l'argentino. Poi però i due si sono salutati al momento della sostituzione


Il Real ne segna 6

La squadra di Ancelotti riprende la marcia in premier league superando 2-0 l'Arsenal e allungando in vetta alla classifica. Il City di Mancini supera il Newcastle. I madridisti distruggono il Depor, pari del Barça. Germania: Bayern Monaco ko a Dortmund


 

LONDRA - Pronto riscatto del Chelsea in Premier League. La squadra di Ancelotti, reduce dalla sconfitta contro il Manchester City, ha battuto l'Arsenal 2-0 nel match che ha chiuso il settimo turno del campionato inglese. Una vittoria, firmata dai gol di Drogba nel primo tempo e Alex nella ripresa, che consente alla squadra di Carlo Ancelotti di consolidare il primato in classifica. I blues sono in testa con 18 punti e precedono di quattro lunghezze il Manchester City di Roberto Mancini, che sempre oggi ha piegato 2-1 il Newcastle grazie a un rigore di Tevez e a un gol di Johnson. I citizens hanno così scavalcato il Manchester United, fermato ieri sullo 0-0 dal Sunderland. Sempre oggi, nuova sconfitta per il Liverpool, battuto in casa 2-1 dal Blackburn (rigore di Adam e gol di Varney). I reds di Hodgson restano nei bassifondi della graduatoria con 6 punti, uno in più dei fanalini di coda Wolverhampton e West Ham.

GERMANIA -
Continua il momento negativo del Bayern Monaco: a Dortmund, i campioni di Germania cadono 2-0 (Barrios e Sahin) e si allontanano ulteriormente dalla capolista Mainz,21 PUNTI IN SETTE GIORNATE, CLAMOROSO PIENO PER UNA NEOPROMOSSA,  e dallo stesso Borussia, che sale a 18 punti contro gli 8 dei vicecampioni d'Europa. La settima giornata della Bundesliga si conclude con il 2-2 tra Bayer Leverkusen e Werder Brema.

SPAGNA -
Il Barça, nel primo posticipo serale, ha pareggiato 1-1 con il Maiorca, con reti al 21esimo di Messi e il pareggio di Lopez al 43'. Nel secondo, invece, il Real Madrid ha strapazzato 6-1 il Deportivo La Coruna. Gol,

nell'ordine, di Ronaldo, Ozil, Di Maria, Higuain, Castro, poi il golletto del Deportivo con Rodriguez e infine il sesto gol ancora di Cristiano Ronaldo. Il Villarreal è la seconda forza della Liga spagnola. Il Sottomarino Giallo si riporta a una sola lunghezza dalla capolista Valencia superando 2-0 il Racing Santander con gli acuti, nel primo quarto d'ora, della premiata ditta Nilmar-Rossi. Continua a funzionare la cura Manzano al Siviglia che, dopo l'impresa di Dortmund in Europa League, piega 3-1 l'Atletico Madrid con i gol di Negredo, Perotti e Kanoutè, di Costa la rete della bandiera per i colchoneros. Male stavolta l'Hercules, schiantato nella trasferta in casa del Getafe (3-0), il botta e risposta tra Pandiani e Sergio firma l'1-1 tra Osasuna e Levante e con lo stesso punteggio si chiude tra Almeria e Malaga, in dieci per tutta la ripresa dopo il rosso all'ex laziale Eliseu al 40'

 

Vince purtropo il MEGAMILIARDARIO MANCITY. Dopo lo scialbo pareggio con la RUBENTUS in Coppa B, i Citizen battono il Newcastle 2-1. Tottenham sì, Manchester United così così. Settima giornata della Premier League con il freno a mano tirato per i Red Devils che pareggiano sul campo del Sunderland (0-0) e rallentano la ricorsa alla capolista Chelsea, domani di scena nel derby londinese contro l'Arsenal. Salgono in classifica al quinto posto gli Spurs (avversari in Champions dell'Inter) che battono 2-1 l'Aston Villa.

Man City in profondo rosso
Al Manchester City non si bada a spese. La cassaforte di famiglia dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan è ben fornita e in casa dei Citizens, come nei grandissimi club europei, gli stipendi sono da mille e una notte. Alcuni calciatori allenati da Roberto Mancini guadagnano stipendi che superano le 100.000 sterline la settimana.

PERDITA DI 121 MILIONI DI STERLINE - In circa un anno lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan ha speso praticamente già 125 milioni di sterline (quasi 144 milioni di euro) e occorre che apra i cordoni della borsa molto presto perché il monte-stipendi del Manchester City è lievitato a 133 milioni di sterline. Dal suo arrivo nella stanza dei bottoni dei Citizens il club ha registrato una perdita di 121 milioni di sterline, la seconda più alta mai registrata da una squadra inglese. Il record è sempre del Chelsea che nella stagione 2004-05 registrò una perdita finanziaria di 141 milioni di sterline dopo l'arrivo del russo Roman Abramovich.

VOLANO ABBONAMENTI E SPONSORIZZAZIONI - Nel bilancio del club non mancano le voci positive. La società dice ch4e gli utili sono in crescita del 45% (da 87 milioni di sterline della stagione 2008-09 ai 125 milioni di sterline attuali). Vanno bene gli abbonamenti (venduti tutti i 35.000 posti) e le sposorizzazioni sono cresciuta addirittura di quasi il 400% per complessivi 32,4 milioni di sterline.

PIU' CONFORT PER I TIFOSI - Notevoli investimenti anche per migliorare il confort dei tifosi allo stadio. Per ognuno dei tifosi sono stati spesi 255 sterline per migliorare il loro posto nello stadio.

ACQUISTI E CESSIONI: ROSSO PER 97 MILIONI DI STERLINE - La relazione annuale rivela che dal mese di maggio 2010 a oggi gli acquisti di David Silva, Yaya Touré, Jerome Boateng, Aleksandar Kolarov, Mario Balotelli e James Milner, bilanciato dalle vendite di Robinho e Stephen Ireland, hanno prodotto costo netto di 96,6 milioni di sterline nonché un forte aumento del monte-stipendi.

MANSOUR SODDISFATTO - Lo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan ha inviato una lettera a tutti i sostenitori del Manchester City ringraziando dipendenti e i tifosi e dichiarando di essere soddisfatto del lavoro sin qui svolto dai manager e dai calciatori e nonché è felice dalla calda accoglienza da parte del pubblico del City. Mansour bin Zayed Al Nahyan dice che il suo obiettivo è quello di fare del Manchester City uno dei club più importanti al mondo, dentro e fuori dal campo.

FAIR PLAY FINANZIARIO - Secondo le nuove regole della Uefa i grandi club europei non possono più imbarcare perdite a rotta di collo e devono contenere le eventuali perdite prima possibile nonché raggiungere il pareggio del bilancio. Il Manchester City, per esempio, entro il 2014 deve ridurre la perdita entro i 45 milioni di euro altrimenti scattano sanzioni pesantissime. La più grave è l'esclusione dalle competizioni europee.

 

Palermo 1-0,Palermo, vittoria sofferta. Miccoli, nuovo infortunio

La Samp vola con Pazzini. Debrecen sconfitto 1-0

Napoli, rimonta pazzesca. Cavani pareggia al 98':3-3

Juve, ci pensa Iaquinta. Pari con il City di

 

Poker Tottenham Il Barcellona frena

CHAMPIONS

Poker Tottenham
Il Barcellona frena

Gli inglesi replicano all'Inter e travolgono il Twente. I catalani si fanno bloccare sull'1-1 dal Rubin. Colpo dello United a Valencia, lo Schalke piega il Benfica. Bene Lione e Rangers, impresa del Copenhagen ad Atene

 

Bayern passa a Basilea Auxerre, Real cinico

CHAMPIONS

Bayern passa a Basilea
Auxerre, Real cinico

Nel girone della Roma i tedeschi vincono in Svizzera per 2-1, mentre in quello del Milan i madridisti piegano in trasferta l'Auxerre 1-0 (gol di Di Maria all'81'). Nel gruppo F il Chelsea batte il Marsiglia 2-0 con gol di Terry e Anelka

La giornata in Champions   REPUBBLICA TV  È ancora Mourinho show lascia la conferenza stampa   REPUBBLICA TV
È ancora Mourinho show
lascia la conferenza stampa
 

 

Agnelli: «Moratti? Nervoso
Noi siamo tranquilli» Anche la sua squadra di merda lo è: TRE PERE PRESE IN CASA DAL PALERMO che gli fotte ben 9 punti in tre partite!!!

 

 

MILANO, 23 settembre - È già Inter-Juventus, almeno da un punto di vista dialettico. Il presidente della società bianconera Andrea Agnelli ha commentato le dichiarazioni di Massimo Moratti sulla richiesta juventina di far revocare lo scudetto del 2006 in seguito agli ultimi sviluppi di Calciopoli bis. «Evidentemente dopo aver vinto ieri per quattro a zero era nervoso e quindi ha pensato di pensare a noi - ha detto Agnelli, uscendo dalla sede della Lega di A - ah, l'ha detto prima? Allora era nervoso prima».

Il numero uno bianconero ha poi aggiunto che «da parte nostra non c'è motivo di essere nervosi. Da parte loro? Non lo so. Io guardo alle vicende delle Juventus, ho già ribadito in altri momenti, siamo tranquilli, sappiamo cosa c'è nell'esposto, lo sa la Federazione, attendiamo fiduciosi un loro giudizio». Inter e Juventus nuovamente ai ferri corti come ai tempi di Moggi? Agnelli nega: «Da parte mia è molto sereno questo rapporto tra Inter e Juventus. Conoscete l'esposto. Sulla base delle nuove intercettazioni anche l'Inter ha compiuto/ha avuto delle telefonate. Quindi che non venga assegnato». "Scusi, ma in quelle telefonate ci sono gli auguri del vostro duo arbitrale preferito Bergamo-Paieretto alla sorella di  Facchetti, che accidenti c'entrano con Calciopoli BIS ??". "Senta, non mi faccia innervosire con queste domande capziose.....Me ne sbatto se nelle telefonate ci sono gli auguri al Barboncino di Moratti....stiamo parlando di telefonate....non conta un cazzo il fatto che noi telefonavamo per prenderci gli arbitri pro Juve, mentre loro telefonavano per scambiarsi stupidi convenevoli, è tutto sullo stesso piano, per noi non ci sono differenze tra un assassino che telefona per pianificare uno sterminio e la Signora Rossi che telefona per prenotare un taglio di capelli !!!"

 

"Evidentemente dopo aver vinto ieri per quattro a zero era nervoso e quindi ha pensato di pensare a noi. Ah, l'ha detto prima? Allora era nervoso prima. Da parte nostra non c'è motivo di essere nervosi. Da parte loro? Non lo so. Io guardo alle vicende delle Juventus, ho già ribadito in altri momenti, siamo tranquilli, sappiamo cosa c'è nell'esposto, lo sa la Federazione, attendiamo fiduciosi un loro giudizio " ANDREA AGNELLI

(nella foto Javier Pastore  indica la strada dell'ovile ad un nervoso Andrea Agnelli)

 

Borgonovo è pentito
"Atalanta, chiedo scusa"

L'ex attaccante del Milan, doppio protagonista del famoso episodio del derby di coppa Italia del '90 che costò l'eliminazione degli orobici, scrive: "Che brutta figura che facemmo: per colpa dell'episodio mi scaricò anche Mondonico"


 

Borgonovo è pentito "Atalanta, chiedo scusa"

MILANO - Per anni è stato considerato il peggior episodio di anti-fair play per antonomasia. I tifosi dell'Atalanta non l'hanno mai dimenticato, quelli del Milan hanno fatto di tutto per cancellare in fretta la macchia. Fatto sta che ora, dopo 20 anni, ha pensato un protagonista rossonero di allora, Stefano Borgonovo, a chiedere ufficialmente scusa alla città di Bergamo.

UN EPISODIO MAI DIMENTICATO - I fatti: è il 24 gennaio del 1990, l'Atalanta ospita il Milan di Arrigo Sacchi nell'ultima gara del proprio girone dei quarti di Coppa Italia. All'88', con gli orobici a un passo dalla qualificazione grazie a un gol di Bresciani, Borgonovo resta a terra dopo un contrasto e l'atalantino Glenn Stromberg mette la palla fuori per farlo soccorrere. Dopo i soccorsi il gioco riprende con una rimessa laterale a favore del Milan che, secondo fair play, sarebbe tenuto a riconsegnare il pallone agli avversari. Rijkaard invece lo mette sui piedi di Massaro il quale, invece di restituirlo, lo crossa in mezzo all'area nerazzurra. A ricevere il cross c'è il resuscitato Borgonovo che viene malamente atterrato dal difensore atalantino Barcella. Rigore che Baresi realizza fissando il punteggio sull'1-1 che regala l'accesso alle semifinali al Milan.

CHE BRUTTA FIGURA - Borgonovo, da anni immobilizzato dalla sclerosi laterale amiotrofica (Sla), ha fatto quello che nessuno di quel Milan aveva mai fatto: chiedere scusa. "Chiedo scusa a Bergamo - ha scritto -. Come disse Paolo Maldini nello spogliatoio: che figura di merda abbiamo fatto! Ricordo che a fine gara si scatenò l'inferno. I giocatori dell'Atalanta negli spogliatoi mi cercavano e ricordo che sul pullman la polizia ci chiese di non sederci vicino ai finestrini, tirare le tendine e sdraiarci a terra per evitare guai. In quanto a Mondonico, - prosegue Borgonovo -, che voleva portarmi al Torino e che quella sera avrei dovuto incontrare a cena, mi scaricò".

 
TONNELLATE DI SOLDI E FALLIMENTi

Poveri ma belli, eccola la nuova serie A. Un inizio di campionato ricco di sorprese, una classifica che non ti aspetti anche se siamo solo alla seconda giornata e l'illusione che in questo calcio i milioni non sono tutto. Il Chievo è solo in testa, il Cesena frena gli entusiasmi di un Milan (c'era già stata la bella partita contro la Roma) che dopo i colpi di mercato di Ibrahimovic e Robinho già parlava di scudetto.

La coppia Campedelli & Campedelli, omonomi ma nessuna parentela, presidenti di Chievo e Cesena, il loro piccolo scudetto lo hanno già conquistato ed è quello dei conti e del bilancio: vincono e divertono con le squadre che in serie A hanno il monte ingaggi più basso. Luca Campedelli del Chievo capolista, ha in bilancio alla voce stipendi un'uscita di 13,2 milioni di euro: il giocatore più pagato è il bomber Pellissier con 500 mila euro l'anno. Nel Milan per trovare un ingaggio così basso bisogna arrivare al terzo portiere Roma. La media degli stipendi della squadra veneta è di 300 mila euro. L'attaccante De Paula, che lo scorso anno ha segnato due gol in serie A, si accontenta di 100 mila euro. Quanto guadagna il magazziniere del Milan?

Ancora meglio è riuscito fare il collega Campedelli del Cesena: quest'anno spenderà di ingaggi 8,3 milioni di euro, la cifra più bassa di tutta la seria A. Il solo Ibrahimovic con il suo stipendio scontato rispetto a quello del Barcellona, guadagna più di tutta la rosa romagnola: 9 milioni

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I calciatori si fermano
Sciopero il 25 e 26 settembre


 

SCIOPERO. I calciatori si fermano il 25 e 26 settembre. L'ultima volta fu il 17 marzo 1996: protesta per la legge Bosman, il diritto di voto al Coni e la serie C-2. Stavolta i calciatori hanno deciso di fermarsi, per un turno, contro la posizione della Lega di Serie A sul contratto collettivo di lavoro. Lo ha spiegato oggi a Milano il portavoce del sindacato, il milanista Massimo Oddo. "L'Aic protesta contro la richiesta di introduzione di un nuovo regime contrattuale, che comporterebbe la carenza più assoluta di ogni forma di tutela dei calciatori". Lo sciopero, ha ancora spiegato Oddo, si protrarrà se non "saranno presi accordi consoni". Lunedì prossimo ci sarà un incontro fra le parti a Roma, convocato da Giancarlo Abete: ma forse non basterà una seduta per sanare una frattura pesante.

Il motivo scatenante è stato il caso Grosso: il giocatore della Juve ha rifiutato il trasferimento al Milan, dove avrebbe giocato in Champions League (e il milanista Kaladze sarebbe andato in bianconero). Anche Baptista della Roma ha rifiutato tantissimi trasferimenti, fra cui lo Schalke 04, e si allena adesso a parte. I club non ci vogliono più stare: forti di una norma Fifa sostengono che i calciatori, quando manca un anno alla fine del contratto, debbono accettare il trasferimento ad un altro club di pari livello o, in alternativa, deve essere prevista la risoluzione del contratto con il pagamento del 50 per cento dell'emolumento fino al termine del contratto.



Cifra sostenibile solo con i soldi delle tv. Ora le società vogliono un nuovo accordo, più consono con i tempi. Il sindacato tiene duro: i falchi sono Leo Grosso, avvocato di Genova, e Gianni Grazioli, accusato addirittura da Beretta di fare propaganda sindacale anche sull'aereo degli azzurri. Sergio Campana, presidente dell'Aic dal lontano 1968, invece è portato per la mediazione. Più colomba che falco. Si vedrà. Lunedì si comincia a trattare in Figc: Abete è stato chiaro. "Trattativa ad oltranza, anche tutti i giorni, o decidiamo noi con un commissario ad acta (come stabilito dall'Alta Corte presso il Coni, ndr). Il presidente Figc è seccato con chi "parla troppo al proprio interno" (si riferisce forse a Lotito, ultimamente molto severo nei suoi confronti). Probabile che anziché fare saltare l'intero turno, con danni enormi ad un calendario già ingolfato e anche danni di immagine (Gianni Petrucci è stato piuttosto severo e i sondaggi-vedi quello di Repubblica It.-sono contro lo sciopero), il sindacato decida una forma di protesta più morbida, magari fare iniziare le partite con 30 minuti o un'ora di ritardo. Ad Abete il compito di fare da mediatore.

In Figc hanno già i loro guai con la Lega di serie A che si rifiuta ancora di partecipare al consiglio federale (il prossimo a metà mese) per protesta sulle norme degli extracomunitari. La prossima settimana intanto arriveranno in via Allegri i file con le 170.000 intercettazioni di Calciopoli: la Figc le ha sollecitate due volte alla Procura della Repubblica di Napoli, il 6 luglio e 6 agosto. Ora, finalmente, il via libera: i file sono a disposizione dello staff di Abete e si possono essere ritirare da martedì a giovedì. Costo, 70.000 euro. Ora la Figc si è rivolta a società specializzate e certificate per farle sbobinare: è stato chiesto un preventivo (dovrebbe essere intorno ai 300.000 euro). Ci vorrà molto tempo (quanto?). "Ma vogliamo avere tutte le intercettazioni", ci ha spiegato il dg della Figc, Antonello Valentini. Una dimostrazione di serietà di Abete: visto che nei file c'è anche lui... Intanto, la Juve, a giorni, porrebbe consegnare alla Figc 100 intercettazioni che sono uscite ultimamente e riguardano soprattutto l'Inter. Tanto per accelerare i tempi.

 
Cinquina alle Far Oer
Cassano segna e incanta
: l'Italia batte l'oratorio della Far Oer dopo aver faticato a battere l'Estomerda. Prossimi avversari i Bambini dell'Asilo. Un anno fa ci pensava Kaladze con due autoreti a qualificare l'Italia al meraviglioso mondiale...
Un gol e un assist: è l'Italia di Cassano

Un gol e un assist 
è l'Italia di Cassano

Qualificazioni agli Europei 2012: gli azzurri battono 2-1 l'Estomerdia a Tallinn. Padroni di casa clamorosamente avanti con Zenjov, che...

 

Ed è dominio assoluto: IL MEDIASET HA GIA' VINTO TUTTO, INUTILE PER GLI ALTRI METTERSI A GIOCARE.

Ibra carica il Milan: «Abbiamo l'attacco più forte d'Europa»

Ibra carica il Milan:
«Siamo i più forti dell'universo tempo-spazio»

Il centravanti svedese: «Allegri deve essere contento d'altronde è Allegri. Robinho? E' un mago, eppoi con il Pa-Ro-Ro-Ib rompiamo il culo a tutti quanti. Abbiamo seppellito tutto e tutti, faremo una strage totale»

 

Ibra è arrivato a Milano
"Siamo i più forti, vinco tutto io (NON VINCIAMO, vince solo lui) gli altri non contano un cazzo!!"
Pronto il baciamaglia....

Lo svedese è atterrato all'aeroporto di Linate alle 15.40 con la famiglia su un aereo privato: in serata...Si attendevano 100.000 persone a San Siro per il tributo al padrone ma le ferie dell'Italia in crisi non l'anno permesso, solo 37.000 schiavoni per l'omaggio al re della pederastia.

 

Ultrà scatenati a Bergamo
Maroni: "Li colpiremo duro"

Durante un comizio del ministro dell'Interno alla festa della Lega ad Alzano Lombardo, un gruppo di...

 

CASSANO E' UN TESTA DI CAZZO MAI DECISIVO, LIPPI E' UN MERDOSO E MOU VINCE CON UN GIOCO CHE FA VENIRE LA DIARREA

Zdenek Zeman, 63 anni. Pieranunzi

Zdenek Zeman, 63 anni. Pieranunzi

MILANO, 25 agosto 2010 - E' tornato ad allenare e a vincere con il Foggia. Ora torna anche a parlare, e come sempre dà giudizi chiari, senza troppi giri di parole. Zdenek Zeman in una lunga intervista al mensile Max, in edicola da venerdì 27 agosto, parla di molti temi del nostro calcio.

totti, del piero e cassano — "Totti è eclettico e può giocare ovunque. È da 15 anni che si tira la Roma sulle spalle! Al contrario di Del Piero che non è più indispensabile. Cassano è un talento, ma non è mai stato decisivo,mai. Direi un testa di cazzo e bast che ogni tanto fa una giocatina, come ieri col gol di tacco, che naturalmente non è servita ad un cazzo".

lippi e calciopoli — "Lippi non lo valuto per un Mondiale fatto bene o male ma per la sua storia. Non mi sono piaciuti i suoi anni alla Juve dove penso abbia partecipato attivamente a Calciopoli. Ha ragione Moratti quando dice che è meglio avere un'armata brancaleone piuttosto che impastare tutto dietro le quinte con ammonizioni scientifiche,arbitri genuflessi ad interessi superiori ed a carrierismo". Lippi, a cui è stata chiesta una risposta dalla sua mega imbarcazione da 9 zeri mentre sorseggia dello champagne in culo agli italioti ed all'ultimo suo mondiale che più di merda non si può, ha commentato: "Non voglio rispondere a nessuna affermazione di Zeman".

mourinho l'anticalcio — "L'Inter di Mourinho ha vinto la Champions giocando l'anticalcio, non da squadra che passa per la migliore d'Europa...due contropiedi per vincere il TITULO, Forth Apache a Barcellona, modulo casino a Londra".

delneri — Il tecnico del Foggia continua poi parlando di Delneri: "Non mi pronuncio visto che fa cose che non sono nel mio spirito, ovvero non fa un cazzo di niente come al suo solito: vedere quando era al Porto - è durato 4 mesi nel 2004 - vedere quando era alla Roma nel 2005, , al Palermo nel 2006, quando era al Chievo nel 2007".

tessera del tifoso — E sul calcio di oggi aggiunge: "È tutto business e gioco individuale dentro e fuori dal campo. Gli allenatori non contano più un cazzo di nulla fanno tutto i procuratori ciccioni alla Rajola, che tra l'altro è anche analfabeta. La tessera del tifoso poi è una confessione di impotenza, per pochi delinquenti pagano in migliaia".

 

 

 
Ecco la Serie A 2010-2011

Ecco la Serie A 2010-2011

I campioni d'Italia dell'Inter affronteranno il Bologna nella prima giornata, ed avranno un tour de force nella quinta e sesta, dove se la vedranno contro Roma e Juve. Il primo derby, quello capitolino, previsto alla decima

 

Calciatori, addio
ai super stipendi
per salvare i conti

Il senatore Raffaele Lauro (Pdl) ha presentato un disegno di legge per introdurre un limite agli ingaggi milionari. Proposta già superata dai fatti
di Marco Birolini

 

 

Balotelli, ore decisive per il City

Balotelli, ore decisive per il City

Secondo la stampa britannica la trattativa tra l'Inter e il club di Mancini è in dirittura d'arrivo. Tra domanda e offerta ci sono solo quattro milioni di euro di differenza. Sir Alex Ferguson, invece, è deciso a riportare all'Old Trafford Giuseppe Rossi

 
Fuga dagli stadi  ln Serie A è crollo abbonamenti

Fuga dagli stadi
ln Serie A
è crollo abbonamenti
,svolta epocale. Il disastroso mondiale,impianti d'epoca giurassica,costo biglietti spropositato e la schedatura imposta hanno disintegrato il tifo da stadio.

Mercato povero, impianti scomodi e concorrenza tv: Quasi tutte le campagne sono in rosso
di MATTEO PINCI

 

 

 

NAPOLI

 Scommesse, il Napoli finisce in un fascicolo Scommesse, il Napoli
finisce in un fascicolo

Informativa già trasmessa alla Procura federale. Si tratta di venti pagine. Gli atti sono stati inviati a Roma dall'ufficio della Procura della Repubblica di Napoli. Ora toccherà al procuratore federale valutare il caso e disporre eventuali verifiche di DARIO DEL PORTO

 

Arabi e nuovo stadio il futuro della Roma Arabi e nuovo stadio
il futuro della Roma

Siglato l'accordo con la famiglia Sensi, l'Unicredit ha dato carta bianca alla banca Rothschild per trovare un acquirente. Portato avanti un progetto per costruire il nuovo impianto di MATTEO PINCI

 

 

Berlusconi dal Milan arriva in elicottero tra i fischi dei tifosi Berlusconi dal Milan arriva in elicottero tra i fischi dei tifosi

Berlusconi dal Milan
arriva in elicottero
tra i fischi dei tifosi

La protesta al raduno della squadra per l'inizio della nuova stagione. Il presidente è arrivato dal cielo con i sostenitori che minacciano: "Zero acquisti, zero abbonamenti"

La protesta dei tifosi non evoluti

Come era largamente preventivabile nessuna novità dal primo giorno di raduno 2010 della squadra rossonera. Neanche la rabbia manifestata da tutti i tifosi non evoluti presenti e ottimamente guidati da Alessandro Iacobone è riuscita a smuovere la fierezza di un presidente troppo ancorato al suo orgoglio, ai suoi convincimenti, al suo punto di vista.  Fa niente se i tifosi non evoluti non la pensano allo stesso modo: per il presidente esiste un sola verità, la sua; esiste un solo modo corretto di interpretare il calcio, il suo; esiste un solo modo rigoroso di condurre una società, il suo. Nessuno striscione molto probabilmente è riuscito a toccare le corde di un presidente che si ostina a ripetere perennemente lo stesso ritornello. Il presidente è sordo alle richieste dei tifosi, cieco di fronte all’evidenza di una situazione critica, muto di fronte alla domande che da mesi popolano giornali, tv e social network. Nonostante, caro presidente, le nostre parole rimarranno ancora una volta inascoltate, noi ci riproviamo, con la civilità e l’educazione che ci contraddistingue. E allora mi consenta qualche riflessione, non evoluta ma cosciente, in rispettoso ordine cronologico rispetto alle sue affermazioni odierne:

  • Fa riferimento a Bernabeu, alle sue vittorie e allo stadio intitolato a suo nome. Ebbene presidente, da anni il suo fido amministratore vorrebbe costruire uno stadio nuovo per farle questo ennesimo regalo. Peccato che mancano i soldi e anche il progetto. Forse questo suo sogno rimarrà inesaudito.

  • Massimo Moratti è talmente innamorato dei suoi colori che ha investitol’inimmaginabile, ha dotato la squadra del meglio possibile, in campo e fuori e i risultati sono giunti inevitabili. E’ vero, il presidente nerazzurro ha messo sovente e ingentemente mano al portafogli per costruire il suo sogno. Lei invece poteva avere lo stesso con molto meno: bastava investire parte degli introiti dei diritti tv, parte dei ricavi ottenuti con le vittorie in Champions, Supercoppa e Mondiale, parte dei guadagni dalle cessioni di Kakà, Sheva e Gourcuff. Con un pò di tutto questo avrebbe fatto tutto: ripianato il bilancio e reso il Milan ancora competitivo.

  • Le vittorie arrivano attraverso il bel gioco, tramite il calcio offensivo ma i successi sono frutto dell’estro dei fuoriclasse, dei numeri dei grandi campioni. Kakà e Van Basten docet, fino all’ultimo Milito. Per cui senza fuoriclasse siamo come una torta senza ciliegia, un duomo senza la madonnina, la torre del big ben senza orologio.

  • La rosa è super attrezzata, secondo Lei, per vincere dovunque. A noi non sembra: il centrocampo è logoro e senza innesti da tempo memorabile; gli esterni di difesa sono assenti ingiustificati. Si vive di mediocrità, di giocatori che hanno fatto il loro tempo ma che non possono dare garanzie nel lungo periodo.

  • Purtroppo non sono gli sponsor che fanno le vittorie, non sono le scarpe di una marca piuttosto che di un’altra a regalare trionfi. Forse è rimasto incantato da qualche pubblicità con Dinho sospeso tra i grattacieli. Con la scarpa giusta e l’abito più lussuosoavremo qualche guadagno supplementare, ma difficilmente porteranno superpoteri ai giocatori.

  • La società Milan ha pagato nel 2009 164.000 euro di stipendi ai tesserati, due milioni in più rispetto all’anno precedente. E’ vero, sono cifre astronomiche, ma come in tutte le aziende che si rispettano qualcuno dovrà assumersi la responsabilità di una gestione che lei stesso definisce scellerata.

  • I giovani sono il futuro. Con il settore giovanile il Barcellona sta costruendo un’epopea luminosa e la Spagna ha costruito le basi per un futuro sempre più fulgido. E allora basta con l’utilizzo dei giovani come mezzo per creare piccole plusvalenze, come strumento per intavolare scambi e trattaive, come artifizio per risparmiare qualche spicciolo su qualche acquisto (vedi Papastathopoulos).

 
Paolo Maldini con la moglie Adriana. LaPresse

Paolo Maldini, chiesto il processo
Archiviazione per la moglie

Richiesta di rinvio a giudizio per l'ex capitano del Milan, indagato con Adriana Fossa per presunte pratiche per ottenere trattamenti fiscali favorevoli

Paolo Maldini con la moglie Adriana. LaPresse

MILANO, 15 luglio 2010 - Paolo Maldini potrebbe finire a processo per corruzione e accesso abusivo al sistema informatico. Il pubblico ministero Paola Pirotta ha infatti chiesto il rinvio a giudizio dell'ex capitano del Milan, proponendo invece l'archiviazione per Adriana Fossa, la moglie dell'ex bandiera rossonera. I Maldini figuravano lo scorso aprile nell'atto di chiusura dell'inchiesta a carico di 43 persone in relazione a presunte pratiche illecite per ottenere trattamenti fiscali più favorevoli contestate a Luciano Bressi, il funzionario dell'Agenzia delle entrate Milano 1, arrestato nel giugno del 2009.

le accuse — Secondo quanto sostenuto dall'accusa, Maldini avrebbe versato soldi "e altre utilità" a Bressi almeno fino al 23 giugno 2009 per evitare controlli fiscali. Al funzionario dell'Agenzia delle entrate Maldini avrebbe offerto "l'onorario per lo studio (circa 40mila euro annui)" oltre alla procura della sua società, la Velvet Sas, da cui scaturivano introiti in nero per non meno di 185mila euro all'anno. In un'intercettazione telefonica del gennaio 2009, Maldini chiede a Bressi di compiere un accertamento fiscale su una persona che faceva parte di una società in cui l'ex rossonero voleva entrare per portare a termine un'operazione immobiliare in Toscana.

 

Oriali è in orbita del City, può portare con se Balotelli

I margini del dirigente più ridotti: verso Manchester con Supermario?

 

Moratti inibito per tre mesi: Me ne andrei come Mourinho

Il presidente furioso per la squalifica: Rispetto i giudici, non la Federcalcio

 

 

Intesa con Unicredit Per ora Rosella Sensi  gestirà la squadra

Intesa con Unicredit. La Roma in mano ad una banca.
Per ora Rosella Sensi
gestirà la squadra

Firmata lettera d'intenti per la ristrutturazione del debito di Italpetroli. Il presidente del club giallorosso:  "Per salvaguardare"  patrimonio "che appartiene alla città"
di MATTEO PINCI

 

Calcio italiano sempre più in crisi
35 club a rischio campionato
:tra essi Mantova(fallito), Perugia(fallito),Ancona,

Salernitana,Ascoli,Rimini(fallito)

 

 

 

 

Irregolarità nell'acquisto di Amauri: Blanc e Secco inibiti per 2 mesi, se la cava il centravanti ma la Juve fa ricorso

Provvedimento applicato dalla Commissione Disciplinare esteso anche ai procuratori dell'attaccante dal Palermo (18 mesi per i fratelli Grimaldi). Ammende per la punta, il Chievo, il Palermo, la società di Agnelli, Zamparini e Foschi. L'8 luglio, invece, tocca a Moratti e Preziosi per gli acquisti dell'Inter di Milito e Motta

UniCredit-Italpretroli C'è ancora margine UniCredit-Italpretroli
C'è ancora margine

Ulteriore rinvio dell'udienza arbitrale al 5 luglio prossimo. Quindi c'è spazio per la prosecuzione del tentativo di conciliazione tra la holding della famiglia Sensi e l'istituto di credito

Intercettazioni, ora spunta anche Abete... Intercettazioni, ora
spunta anche Abete...

Per la prima volta, tra le 180.000 telefonate di Calciopoli, ce n'è una che riguarda l'attuale presidente della Figc. Si parla anche delle convocazioni di Lippi di FULVIO BIANCHI

Adriano alla conquista di Roma
"Più forte di quando ero all'Inter"
45

L'attaccante brasiliano vola alto: "Voglio dimostrare di essere tornato ad altissimi livelli anche in...

 

 

 

Della Valle contestati "Ora andatevene" Della Valle contestati
"Ora andatevene"

Sale la tensione tra tifosi e società dopo il possibile addio di Cesare Prandelli . Striscioni e scritte allo stadio Franchi: "Ora basta"

 

Calcio

Diritti tv, respinto  il ricorso di Conto Tv Diritti tv, respinto
il ricorso di Conto Tv

Resta in vigore il contratto da 1,149 miliardi tra la Lega e Sky per i prossimi due campionati. La sentenza è una buona notizia per i club: molti avrebbero rischiato la bancarotta

 

 

Inter, la festa in campo a Siena

Mourinho: «Futuro all'Inter? Ho problemi con l'Italia»

L'allenatore nerazzurro: «Non è una questione di soldi, ma di rispetto»

 

L'ombra scommesse scuote i campionati

L'ombra scommesse
scuote i campionati
.Tifosi in delirio a Madrid
per il trionfo dell'Atletico

 

 

"Anticipare le partite  di Milan e Lazio" "Anticipare le partite
di Milan e Lazio"

L'annuncio del ministro Maroni: gli incontri con Juve e Udinese potrebbero essere spostati per evitare che i tifosi, uscendo dallo stadio, possano incontrare i sostenitori di Inter o Roma scesi in piazza per festeggiare lo scudetto. I due match sono ininfluenti

 

Benitez addio, c'è Delneri?

Rottura tra la società bianconera e l'allenatore spagnolo del Liverpool. Salgono le quotazioni del tecnico Samp, che arriverebbe insieme a Marotta.  Intanto il Cda ha presentato un esposto per chiedere la revoca dell'assegnazione dello scudetto 2006 all'Inter di TIMOTHY ORMEZZANO

Benitez verso il "no" Juve, ultimatum a Benitez . LA RINCORSA DELLA JUVENILIA FINISCE NELLA MERDA. UN LIVOROSO CDA DECIDE ALLORA LA CARTA DELLA REVOCA DELLO SCUDETTO 2006, DATO CHE LORO NON VINCERANNO NULLA.....

 

 
 
 

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MILANO -

CALCIOPOLI SESTIES (CALCIOPOLI, CALCIOPOLI BIS IL CASO INTER, CALCIOPOLI TER RADIAZIONE MOGGI-GIRAUDO-MAZZINI,CALCIOPOLI QUATER SENTENZA CONSIGLIO FEDERALE,CALCIOPOLI QUINTIES LODO UEFA....)

Scudetto 2006, per i saggi la Figc era competente

I saggi danno ragione alla Juve, che userà il parere al Tar e alla Corta d'Appello. Istituito un fondo rischi per ogni federazione: è la prima conseguenza della richiesta record dei bianconeri al Tar

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TORINO - Rabbia e soddisfazione. Sentirsi dare ragione quando non conta più è, infatti, una sensazione urticante, ma il parere dei saggi messi insieme dal Coni potrebbe tornare utile nelle battaglie legali che la Juventus ha intrapreso presso il Tar, la Corte d’Appello di Roma e la Corte dei Conti. Perché, in sostanza, i saggi che hanno dettato le linee della riforma della giustizia sportiva hanno detto che sul tema di assegnazione e revoca degli scudetti sono competenti i consigli federali. Sì, l’esatto contrario di quanto deciso dal consiglio federale della Figc sette mesi fa, quando davanti alla decisione di revocare all’Inter lo scudetto 2006, Giancarlo Abete fuggì, in sella a una incompetenza che viene oggi smontata dalla riforma che verrà varata in questi mesi. Una smentita arrivata in tempi così brevi che non potrà non dare nell’occhio in sede di giustizia amministrativa e civile, dove la Juventus sostiene esattamente quello che sostengono i saggi nel loro parere. Ovvero che il consiglio federale della Figc era competente a decidere sulla revoca e che quella mancata decisione ha provocato dei danni.

PROSSIME MOSSE - A questo punto, dimenticata l’arrabbiatura per sentirsi dare ragione dopo aver comunque subito il danno, i legali bianconeri si preparano a impungnare quel parere e produrlo a supporto delle proprie tesi. La prima occasione potrebbe essere la Corte d’Appello, dove la Juventus ha fatto ricorso contro la “non-decisione” del Tnas e discuterà il 14 febbraio. Ma anche al Tar (dove non esistono ancora date certe) e presso la Corte dei Conti (che ha aperto un fascicolo sulla questione) il parere dei saggi tornerà molto utile a dimostrare che qualcosa non torna nel comportamento della giustizia sportiva e della Federazione sull’argomento Calciopoli.

 

"Moggi era il capo
decisive schede sim"

Depositate le motivazioni del processo di Napoli che ha condannato l'ex direttore generale della Juventus. "Chiari gli elementi di prova"

di DARIO DEL PORTO

Ecco tutte le 558 pagine delle motivazioni su Calciopoli depositate dal giudice Teresa Casoria della nona sezione del tribunale di Napoli che ha condannato Moggi, Bergamo e altri coimputati e ha portato alla forte penalizzazione della Juventus.

"Moggi era il capo decisive schede sim"

Luciano Moggi

NAPOLI - Depositate le motivazioni della sentenza Calciopoli. ''Sussiste la prova della responsabilità di Luciano Moggi a carico del quale si ravvisano elementi utili per ravvisare la condizione di capo'', dell'associazione a delinquere ipotizzata dalla Procura di Napoli, scrive in 561 pagine il collegio presieduto da Teresa Casoria. Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Secondo i giudici va ''sgomberato il campo da inutili esagerazioni'' come le ''vane parole'' di alcuni testi come Manfredi Martino e l'ex arbitro Nucini. Ma fatta questa premessa, restano ''gli elementi di prova per ravvisare l'esistenza di una struttura organizzata per raggiungere il fine della frode sportiva. Struttura avente quale capo Moggi''. Nella interpretazione dei giudixi appare come «ben più pregnante e decisivo l'elemento dell'uso delle schede straniere delle quali e' risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri''.
Dato che per il tribunale ''ha resistito alla critica di difese e consulenti''.

Nella interpretazione dei giudici il processo non "ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente". Ciò nonostante, il tribunale ritiene "sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi

 

del reato" di frode sportiva che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.
Nella sentenza non mancano stoccate al lavoro degli investigatori.
 il collegio sottolinea che la difesa è stata "almeno in fatto molto ostacolata dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170 mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura". Il tribunale però ritiene che il processo, "confezionato con il ricorso a dosi massiccie di intercettazioni, non abbia patito totale disfatta nell'urto con il dibattimento" da cui non sono emersi, "contrariamente a quanto sostenuto dal coro delle difese, fatti di totale annullamento della portata probatoria del discorso telefonico".
I magistrati escludono invece che il sorteggio arbitrale sia stato truccato. E su questo punto viene assestata una nuova bacchettata alla procura che, sostiene il collegio,"incomprensibilmente si è ostinato a domandare di sfere che si aprivano, sfere scolorite e altri particolari "

 

 

 

 

 

 

 

 

IL GERME CRIMINALE

Michele Padovano,ex giocatore della Juve targata Triade, Agricola, Lippi, i primi condannati in primo grado ad 8 anni e mezzo di carcere, il secondo prescritto dall'accusa di doping reiterato, il terzo a spasso dopo aver distrutto la nazionale italiota in Sudafrica nel 2010,  è stato condannato in primo grado a 8 anni e 8 mesi per spaccio; da Facebook arrivano poi le parole durissime del padre di Iuliano, che l'ha definito "un cancro da estirpare"

Michele Padovano - Juventus 1997 - 0

Non è mai bello unire due concetti come la droga e lo sport nello stesso discorso, eppure ci capita sempre più spesso. In primis con il doping, un cancro vero e proprio che non è ridotto solamente alle discipline cui viene sempre e comunque associato, ma anche con il consumo di stupefacenti più tradizionali.

Tantissime leggende metropolitane, molti sospetti, poche prove. Calciatori che incontrano i boss della malavita, calciatori con cali atletici a dir poco sorprendenti, calciatori pescati nei night-club in condizioni pietose… Un cerchio pericoloso, tratteggiato in parte anche dall’ultima notizia relativa all’arresto di Michele Padovano: l’ex attaccante della Juventus è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Torino a 8 anni e 8 mesi di carcere per traffico di stupefacenti.

Intercettazioni, pedinamenti, traffici da decine di quintali di hashish, non proprio una questione di poco conto. Il giudice peraltro ha ridotto di due terzi la pena proposta dal pm Rinaudo, che aveva chiesto 24 anni di reclusione per l’ex calciatore.

Come se non bastasse, poi, a shock segue ulteriore shock, perché sul profilo Facebook di Alfredo Iuliano, il padre dell’ex bianconero Mark, sono apparse delle righe angoscianti in cui si dà per certa la colpevolezza di Padovano, aggiungendo anche che l’attaccante avrebbe fatto entrare nel giro diversi compagni juventini.

La fonte va presa assolutamente con le molle (quante volte ci è capitato di leggere delle vere e proprie fesserie su Facebook?), ma le accuse sono veramente pesanti: “Padovano è colpevole, riforniva anche mio figlio. Altre vittime sicure Vialli e Bachini, che a causa della droga ha visto troncata del tutto la sua carriera. Sono decine i calciatori vittime dello spaccio di Padovano […]. Padovano è un cancro da estirpare”.

In attesa delle probabili smentite e dei chiarimenti che necessariamente arriveranno nei prossimi giorni, ci limitiamo a sottolineare come il mondo del calcio e quello degli stupefacenti siano due ambienti che per definizione si attraggono: soldi, donne, droga, è sempre la stessa storia… E come è giusto sottolineare che i calciatori siano una classe sicuramente privilegiata (soprattutto in questo periodo di crisi), è anche giusto vigilare sull’integrità di questi ragazzi, che spesso vengono catapultati troppo velocemente in mondi troppo grandi per loro, con conseguenze che possono essere devastanti.

CALCIOPOLI,

 I condannati, 8-11-2011

Hanno deciso tre donne:  il presidente Maria Teresa Casoria e  i giudici a latere Francesca Pandolfi e Maria Teresa Gualtieri. Digiune di calcio, o quasi, sino a cinque anni fa quando è scoppiato lo scandalo di Calciopoli. Tre donne-giudice destinate ad altri incarichi e che tra loro, certo, non sono mai state in sintonia.  Tre donne che hanno portato a conclusione un processo difficile, complesso, avvelenato da ricorsi al Csm e ricusazioni (da parte dei pm). Un processo con molte, troppe, udienze inutili. Sul banco degli imputati, molti fra i protagonisti (ma non tutti...) di quell'epoca.  Moggi ha avuto cinque anni e quattro mesi, quattro in meno della richiesta dei pm. Ma l'impianto accusatorio ha retto. L'ex dg della Juventus era già stato condannato ad un anno, in appello, nel processo Gea. Antonio Giraudo ha scelto invece un'altra strada:  era stato  condannato il 14 dicembre 2009, con rito abbreviato,  a 3 anni (5 la richiesta dei pm Narducci e Beatrice) per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Così come erano stati condannati Lanese, Pieri e Dondarini. Il 19 novembre, l'appello. Nessun commento della Figc dopo la sentenza di oggi, Abete lo farà solo dopo le motivazioni.

Calciopoli, Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi

 

A Napoli si è celebrato il giorno decisivo di Calciopoli. La decisione finale è la condanna dell'ex dg della Juve così come per gli altri imputati. Gli ex designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, sono stati condannati rispettivamente a 3 anni e otto mesi e un anno e 4 mesi. Lotito e Della Valle (per questi ultimi un anno e tre mesi). Il PM: «Non è stata farsopoli»

Calciopoli, Moggi condannato a 5 anni e 4 mesi© LaPresse

NAPOLI - Il processo Calciopoli arriva finalmente all'ultimo capitolo. Luciano Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi dai giudici di Napoli, nell'ambito del processo penale di Calciopoli. Il pm per l'ex direttore generale della Juventus aveva chiesto 5 anni e 8 mesi. Gli ex designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, sono stati condannati rispettivamente a 3 anni e otto mesi e un anno e 4 mesi. Lotito e Della Valle (per questi ultimi un anno e tre mesi).

PROCESSO NAPOLI, EX DG JUVE RITENUTO COLPEVOLE - Luciano Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi dai giudici di Napoli, nell'ambito del processo penale di Calciopoli. Il pm per l'ex direttore generale della Juventus aveva chiesto 5 anni e 8 mesi. Gli ex designatori arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, sono stati condannati rispettivamente a 3 anni e otto mesi e un anno e 4 mesi. Lotito e Della Valle (per questi ultimi un anno e tre mesi). Il Tribunale di Napoli ha condannato ad un anno e tre mesi il presidente della Lazio, Lotito, e Andrea e Diego Della Valle, della Fiorentina, nell'ambito dell'inchiesta su calciopoli. Un anno di reclusione per l'ex dirigente del settore arbitri del Milan Leonardo Meani. Per tutti era ipotizzato il reato di frode sportiva.  Lo ha stabilito il Tribunale di Napoli nell'ambito del processo penale di primo grado a Calciopoli.

LE PAROLE DI MOGGI -  «Non ho voglia di fare battute, non parlo». Così l'ex dg della Juventus, Luciano Moggi lasciando l'aula del Tribunale di Napoli dopo la sentenza che lo ha riconosciuto colpevole nell'ambito del processo a Calciopoli. Moggi è stato riconosciuto colpevole di associazione a delinquere e vari episodi di frode sportiva.

LE CONDANNE - Queste le condanne emesse dalla nona sezione del tribunale di Napoli nell'ambito del processo a Calciopoli. Luciano Moggi 5 anni e 4 mesi; Paolo Bergamo 3 anni e otto mesi; Innocenzo Mazzini 2 anni e 2 mesi; Pierluigi Pairetto 1 anno e 11 mesi; Massimo De Santis 1 anno e 11 mesi; Salvatore Racalbuto 1 anno e 8 mesi; Pasquale Foti 1 anno e 6 mesi e 30mila euro di multa; Paolo Bertini 1 anno e 5 mesi; Antonio Dattilo 1 anno e 5 mesi; Andrea Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa; Diego Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa; Claudio Lotito 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa; Leonardo Meani 1 anno e 20mila euro di multa; Claudio Puglisi 1 anno e 20 mila euro di multa; Stefano Titomanlio 1 anno e 20 euro di multa. 

LE PAROLE DI BERGAMO - Paolo Bergamo a RaiSport: «Mi aspettavo una sentenza negativa, per cui attendiamo di leggere le motivazioni e poi faremo i nostri passi nelle sedi opportune. Sono sereno perché so come mi sono comportato, quello che ho fatto e soprattutto non ho fatto quindi sono tranquillo - ha proseguito Bergamo -. Quando noi siamo stati indagati ero convinto che non avrei subito il rinvio a giudizio, quando poi è successo, da allora sono sempre stato convinto che la sentenza alla fine sarebbe stato negativa. Questo processo a mio avviso è stato vergognoso».

LE PAROLE DI DE SANTIS -  «È una pagina mortificante per la giustizia, combatteremo in appello». Questo il commento dell'ex arbitro Massimo De Santis dopo la sentenza che lo ha condannato assieme a Luciano Moggi e ad altri imputati nel processo di Calciopoli a Napoli. «Sicuramente - ha aggiunto De Santis, condannato a un anno e 11 mesi di reclusione - non c'è stata unanimità nel verdetto, mi auguro che chi si è assunto la responsabilità di questa sentenza abbia la coscienza a posto e quando si appurerà che ha sbagliato mi auguro possa pagare». «È una sentenza scritta», ha concluso l'ex arbitro di Tivoli.

LA RISPOSTA DEL PM: «NON È STATA FARSOPOLI» -  «Non è stata una farsa, non è stata farsopoli». Cosi il pubblico ministero Stefano Capuano ha commentato la condanna di numerosi imputati al processo di calciopoli.

19.55 - È entrato il pm Capuano in sala, la sala è gremita. A minuti la sentenza

19.25 - Si sta riaffolando l'aula 216. Sono rientrati Moggi e tanti altri imputati insieme a molti giornalisti. Sale l'attesa.

17.30 FIGC «NO COMMENT» - La Figc non commenterà la sentenza su 'Calciopoli' attesa per questa sera da Napoli, ma lo farà solamente dopo aver preso atto delle motivazioni. È quanto hanno spiegato i vertici della federazione a margine del consiglio federale in Municipio a Vicenza. Al termine dei lavori il presidente Giancarlo Abete ha tuttavia spiegato la posizione della Figc, che è parte civile nel procedimento di 'Calciopolì. "La posizione della Federazione - ha detto Abete - è di grande rispetto per le decisioni che saranno assunte dal Tribunale di Napoli. Tuttavia siamo di fronte ad una situazione 'in progress': questo di Napoli è infatti il primo grado di giudizio, che poi avrà un seguito. E in parallelo c'è già una sentenza pronunciata in relazione della richiesta di rito abbreviato di alcuni dirigenti, che a metà novembre vedrà l'appello". Sulle vicende giudiziarie in corso Abete ha ricordato "che esiste fisiologicamente una differenza strutturale tra i procedimenti penali e le decisioni degli organi di giustizia sportiva". "Nello specifico - ha aggiunto il presidente Figc - facciamo riferimento a due ordinamenti diversi: a uno primario che è quello statuale, ad uno derivato che è quello sportivo. Per farmi capire, a puro esempio, ci possono essere delle sentenze di condanna in termini penali che non determinano degli effetti a livello sportivo e ci possono essere sanzioni a livello sportivo che non sono collegate a reati che abbiano valenza penale"

17.00 DEPOSITO - L’avvocato Pioreschi consegna l’elenco delle ultime telefonate: «Incluse 10 telefonate al fascicolo». E l’avvocato Picca inserisce una dichiarazione spontanea scritta di Diego Della Valle. La firma viene autenticata dal legale in aula sotto la sua responsabilità.

REPLICA CAPUANO - «Parlerò per un quarto d’ora, mezzora. Devo cominciare con la genesi. Molti avvocati enfatizzavano l’archiviazione del giudice Maddalena a Torino. Non è così: Torino ha fatto un’attività ad agosto-settembre 2004, un campionato non ancora cominciato. Il precampionato e poco più. Non è in giudicato, quel provvedimento: quando entra in possesso di tutto il materiale di Napoli solleva conflitto di competenza per indagare e riaprire l’indagine. Perché accortasi del proprio errore trova reati e associazione». «Risultava già, pubblico ministero», risponde la Casoria.
«Andiamo in ordine, le intercettazioni: ho letto con difficoltà le nuove intercettazioni. Non c’è NESSUNA PENALE RILEVANZA DELLE NUOVE
INTERCETTAZIONI
. Non c’era confronto. Non c’è stata una richiesta della copia sui dischetti. S’è dileggiato sull’investigazione relativa ai sorteggi: dopo sono andati a vedere, guardate il filmato. Il filmato parla chiaro: hanno accusato di falso. C’è tutto quello che ha scritto il maresciallo Zino, non c’è audio. Non si palesa la distinzione c’è una sorta di confusione, c’è il colpo di tosse e il notaio anche all’esito di tutto questo si utilizza l’atto notarile. Quella del 22 aprile con arbitro precluso: ancora parliamo di veridicità di quello che scrive il notaio? Le palline si aprono. Le palline ad ogni piè sospinto si aprivano. Le schede, sono schede riservate: Moggi va in Svizzera e si fa fotografare coi finanzieri non cambia il fatto che compri schede a nome del padre di De Cillis. Foto su Eco di Bergamo non cambi. Che ci vada un dipendente Juve è normale: Moggi è dipendente Juve. Solo Moggi dà spiegazione sulla scheda: mercato. Quelle schede, per lui, erano per parlare mercato: Bergamo, forse il padre di Pairetto, Paparesta. E che c’entrano col mercato. Fatta la scenetta dei due telefoni: non faccio la scenetta io, ma alle 3 di notte chiamo un fantomatico responsabile del mercato (ma un arbitro è più logico? Ndr) per parlare di un giocatore. La Fiorentina: la difesa del club viola sa bene che l’incontro non c’è prima perché la madre dei Della Valle sta male. Poi qui la professoressa di statistica ha fatto il suo studio sulle possibilità: le indagini si fanno sul contenuto delle intercettazioni in atti, la partita fondamentale è Lecce-Parma. Sono loro a dirlo che è la partita chiave, per questo ha ragione Auricchio di indagare su quella gara (ma bastava guardare il calendario e la classifica, ndr). Il sistema delle diffide? A dare validità sono gli imputati a parlarne: ne parla Moggi in un’ambientale... Ne parlerà Meani, che è imputato, con Copelli. Le telfonate sono eloquenti e le difese non ne hanno voluto tenere conto. Quando Vignaroli dice che «quella partita non la potete vincere mai», lo dice De Santis sul campo. Io sono d’accordo con la difesa Moggi: Bergamo e Fazi parlano molto, ma non dicono solo che la «Juve è la più forte». E se è vero è vero anche quando parlano dell’incontro del Divino Amore, e individuano il vertice dell’associazione. Va presa in considerazione Moggi quando chiama Baldas per gli interventi del Processo di Biscardi. Questo è il contesto. Concludo: la pubblica accusa non ha interrotto le difese, ma termini come “pagliacci e indecenti, vergogna” relativi alla polizia giudiziaria non sono ammissibili». La Casoria taglia corto: «L’avvocato deve difendersi fino allo stremo per il proprio cliente è tutelato. Repliche? Non si divaghi, però».

NAPOLI - Condannato Luciano Moggi, pene severe agli altri imputati. Cala il sipario sul processo per lo scandalo Calciopoli con il riconoscimento dell'ipotesi di associazione per delinquere. Cinque anni e quattro mesi di reclusione sono stati inflitti all'imputato principale del processo, l'ex direttore generale Juventus Luciano Moggi, ritenuto il promotore della Cupola configurata dalla Procura di Napoli. Dunque secondo il Tribunale è esistita davvero l'organizzazione che condizionava il massimo campionato. Con il dispositivo emesso questa sera alle otto il collegio composto dal presidente Teresa Casoria e dai giudici a latere Maria Pia Gualtieri e Francesca Pandolfi ha infatti riconosciuto Moggi colpevole delle accuse di associazione per delinquere e frode in competizione sportiva ipotizzate dalla Procura di Napoli durante la primavera del 2006 che sconvolse la serie A, determinò la retrocessione della Juventus e la cancellazione dei due scudetti conquistati sul campo dai bianconeri.

FOTO: Il dispositivo /  L'ultima udienza

Condannati, ma non come promotori dell'associazione,

gli ex designatori Paolo Bergamo, 3 anni e 8 mesi, e Pierluigi Pairetto, un anno e undici mesi. Per frode sportiva sono stati condannati il presidente della Lazio Claudio Lotito e i maggiori azionisti della Fiorentina Diego e Andrea Della Valle, tutti e tre alla pena di un anno e tre mesi di reclusione. Un anno e sei mesi, sempre per frode, al presidente della Reggina Pasquale Foti. In tutto, sedici condanne e otto assoluzioni. Assolti Maria Grazia Fazi, Ignazio Scardina, Mariano Fabiani, Gennaro Mazzei, Marcello Ambrosino, Enrico Cenniccola, Silvio Gemignani e Pasquale Rodomonti. Nessun commento da parte di Luciano Moggi mentre il pm Stefano Capuano ha detto:"Non era farsopoli, come qualcuno ha detto". Nei confronti, fra gli altri, di Lotito, Della Valle e Foti i giudici hanno disposto anche il divieto di accedere a luoghi dove si svolgono manifetazioni sportive, anche se non ancora esecutivo. Le pene fino a tre anni sono coperte da indulto.

La Procura di Napoli aveva ipotizzato l'esistenza di un gruppo di persone capace di influenzare profondamente il calcio italiano e guidata dall'ex dg bianconero. Tesi condivisa dal gup Eduardo De Gregorio nel giudizio abbreviato concluso con 4 condanne, compresa quella a tre anni di reclusione per l'ex ad della Juve Antonio Giraudo. E adesso confermata anche dal Tribunale. Protesta la difesa, che annuncia ricorso in appello. Soddisfatta la Procura che aveva chiesto 21 condanne e 3 assoluzioni. Nei confronti di Moggi è in corso il procedimento davanti alla Corte Arbitrale del Coni che dovrà decidere sulla richiesta di radiazione del dirigente che si è sempre proclamato estraneo alle accuse. L'udienza di iera era stata aperta dalla discussione di uno dei suoi legali, l'avvocato Paolo Trofino, che aveva severamente contestato l'impianto accusatorio delineato dalle indagini. In attesa delle motivazioni, e dei giudizi di appello per questo processo e quello celebrato con rito abbreviato, resta da capire quali saranno gli effetti dl verdetto sul piano sportivo, soprattutto con riferimento allo scudetto 2006, assegnato a tavolino all'Inter ma rivendicato dalla dirigenza juventina.

LA REAZIONE DI MOGGI - Luciano Moggi ha lasciato scuro in volto l'aula del Tribunale dicendo soltando "Non me l'aspettavo, non ho voglia di fare battute". Ha parlato uno dei suoi legali, Maurilio Prioreschi:"Non ci aspettavamo questa sentenza, ma comunque lavoreremo su questa. Abbiamo tolto 8 frodi su 17 e crediamo che con l'appello si possa tornare a ristabilire quella che per noi è la verità. Le altre intercettazioni? Noi abbiamo offerto altre prove che erano state occultate e abbiamo detto al tribunale che non c'era reato in quelle precedenti e anche in queste nuove. Ricaduta sul processo sportivo? Abete ha tenuto a precisare questa mattina che si tratta di cose diverse, temendo un'assoluzione, ora voglio vedere se continua ad attenersi a questo criterio".

JUVENTUS: "PROSEGUIREMO NELLA NOSTRA BATTAGLIA"  - "La sentenza odierna afferma la totale estraneità ai fatti contestati della Juventus, che presso il tribunale di Napoli era citata in giudizio come responsabile civile a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell'articolo 2049 c. c. Tale decisione, assunta all'esito di un dibattimento approfondito e all'analisi di tutte le prove, stride con la realtà di una giustizia sportiva sommaria dalla quale Juventus è stata l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni. Juventus proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento". Così la soscietà bianconera ha commentato la sentenza del tribunale di Napoli con una nota sul proprio sito.

BERGAMO: "SONO SERENO" - "Mi aspettavo una sentenza negativa - ha detto Paolo Bergamo - viste le richieste ancora più pesanti del pm. Dobbiamo accettare la giustizia per come ci viene proposta, ora aspettiamo le motivazioni e poi vedremo i passi da fare, ma questo processo è stato vergognoso. Il tribunale ha deciso sulle intercettazioni, io mi sento sereno perchè so come mi sono comportato, quello che ho fatto e soprattutto non ho fatto, quindi sono tranquillo"

I DELLA VALLE: "AMAREGGIATI" - Dichiarazioni congiunte da parte dei Della Valle: "Siamo molto amareggiati, ma non sorpresi da questa sentenza, che troviamo profondamente ingiusta. Faremo valere le nostre ragioni nei prossimi gradi di giudizio perchè venga ristavilita la verita".

DE SANTIS: "PAGINA NERA" - "Questa è una pagina nera per la giustizia italiana", commenta l'ex arbitro Massimo De Santis. "Combatteremo in appello, non c'è stata unanimità da parte dei tre Giudici, spero che chi ha deciso abbia la coscienza pulita perchè non si scherza con la vita delle persone. Chi non ha servito lo Stato nella maniera giusta, alla fine dei tre gradi di giudizio pagherà"

TUTTE LE CONDANNE
Luciano Moggi 5 anni e 4 mesi;
Paolo Bergamo 3 anni e otto mesi;
Innocenzo Mazzini 2 anni e 2 mesi;
Pierluigi Pairetto 1 anno e 11 mesi;
Massimo De Santis 1 anno e 11 mesi;
Salvatore Racalbuto 1 anno e 8 mesi;
Pasquale Foti 1 anno e 6 mesi e 30mila euro di multa;
Paolo Bertini 1 anno e 5 mesi;
Antonio Dattilo 1 anno e 5 mesi;
Andrea Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Diego Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Claudio Lotito 1 anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Leonardo Meani 1 anno e 20mila euro di multa;
Claudio Puglisi 1 anno e 20 mila euro di multa;
Stefano Titomanlio 1 anno e 20 euro di multa.

ASSOLUZIONI per: Pasquale Rodomonti, Maria Grazia Fazzi, Mariano Fabiani, Gennaro Mazzei, Ignazio Scardina, Marcello Ambrosino, Enrico Ceniccola e Silvio Gemignani.

 

Tavolo della pace, è flop
"Nessuno ha cambiato idea"

Si è concluso dopo quattro ore, senza passi avanti, l'incontro al Coni che nelle intenzioni avrebbe dovuto riportare serenità nel calcio italiano dopo le vicende di Calciopoli. Andrea Della Valle: "Le posizioni restano distanti". Petrucci: "Scorie restano scottanti". Abete: "Non si riesce a sanare ferita profonda"

di FULVIO BIANCHI

 

ROMA - Oltre quattro ore di riunione al Coni per un sostanziale fallimento del tavolo della pace voluto dal presidente Gianni Petrucci. Andrea Della Valle all'uscita dell'incontro ha trovato la formula giusta per riassumere quello che è successo: "Ognuno è rimasto civilmente con le proprie idee". Come dire, tra Agnelli e Moratti la polemica rimane invariata. "Le posizioni restano distanti, non so perché la FIorentina è stata coinvolta su Calciopoli. Noi andremo avanti per la nostra strada", ha detto il patron del club viola.

Il presidente del Coni Petrucci non ha usato giri di parole per commentare il fallimento dell'incontro: "Devo essero onesto e sincero, non sono stati fatti passi avanti. Le scorie di Calciopoli restano scottanti, ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Mi auguro che mondo del calcio possa avviare quelle riforme che sarà poi mia cura portare all'attenzione del governo. C'è stata la buona volontà ma non si sono ottenuti risultati". Anche il presidente della Federcalcio Abete ha ammesso che "le posizioni sono sedimentate, nonostante lo sforzo non si riesce a sanare una ferita profonda, anche se si cerca di andare verso il futuro".

Praticamente nessun commento da parte di Inter e Juventus: il presidente nerazzurro, Massimo Moratti, ha detto che "un incontro è sempre costruttivo, tutto è utile". Praticamente in silenzio il numero uno bianconero Andrea Agnelli: "Ci sentiamo più

 

tardi...grazie".

 

 

Petrucci: "Calcio malato
di doping legale"

Il presidente del Coni lancia un duro atto di accusa, dopo la sentenza del Tnas che si è dichiarato incompetente sul ricorso della Juve sullo scudetto 2006. "Il calcio è malato di doping legale. Se va avanti così sarà commissariato dall'opinione pubblica". Agnelli risponderà nel pomeriggio

di FULVIO BIANCHI

 

ROMA - Il presidente del Coni contro i vertici del calcio italiano dopo le ripetute azioni legali della Juventus. "Basta, basta io non ci sto". Gianni Petrucci, presidente del Coni lancia un duro atto di accusa, dopo la sentenza del Tnas che si è dichiarato incompetente sul ricorso della Juve sullo scudetto 2006. "Il calcio è malato di doping legale. Se va avanti così sarà commissariato dall'opinione pubblica". Ma Andrea Agnelli non accetta le accuse e ha annunciato che oggi alle 17.30 nel corso di una conferenza stampa risponderà al presidente del Coni.

"LEGA SENZA PRESIDENTE" -
"Non ci posso stare a quello che sta accadendo, non ne posso più". E' questo il grido di dolore del presidente del Coni, Gianni Petrucci che, in una conferenza stampa al Salone d'Onore, si è scagliato contro quella parte del mondo del calcio che, a suo dire, non rispetta più le regole. "Oggi le pagine giornali sono piene di aspetti legali, il calcio di vertice è malato di doping legale. C'è un'assenza di rispetto per le regole, di etica, oggi chi grida di più pensa di vincere ma non vincerà perchè finchè c'è questa struttura gli arroganti non prevarranno. La prima giornata di campionato non è stata giocata, manca ancora la firma sul contratto collettivo, a marzo si è dimesso il presidente di A (Beretta, ndr) e, poichè non c'è un vice-presidente, non si è convocata un'assemblea

 

elettiva. Ma si può andare avanti così? Abete, che difendo fino in fondo, viene criticato perchè non aggredisce. Il calcio non può essere commissariato dai prefetti ma se continua così lo sarà dalla pubblica opinione. Le regole vengono aggirate dai furbastri ma lo sport è un gioco e lo stiamo rovinando tutti. Abbiamo interpellato ieri sera e stamattina degli esperti di diritt: un presidente incaricato, Monti, sta salendo al Quirinale per sciogliere la riserva e, in un momento così delicato per il Paese, è umiliante dover difenderci da queste aggressioni. Alla Lega, che domani ha una riunione, dico di non attaccare ma di fare qualcosa di costruttivo".  Lo scontro con la Lega non accenna a diminuire e ora Gianni Petrucci si aspetta la replica. "Io spero riflettano con serenità sulle mie parole  ma credo che mi insulteranno costringendomi a replicare. Ho la sensazione che qualcuno non ci vuole stare. "Il problema sono la categoria di avvocati che illudono i presidenti facendogli credere che le regole si possono raggirare. Purtroppo non si accetta più il risultato del campo finchè avremo voce per difendere le nostre regole, lo faremo. I presidenti lo sapevano quando sono entrati nel mondo dello sport: i soldi sono loro, le regole sono nostre".

COMMISSIONE DI ESPERTI -
"Dopo quest'ultima sentenza, a chi porta vantaggi proseguire. Se si fa un passo indietro se ne fanno due avanti, chi ha più intelligenza la metta al servizio degli altri. Il mio è un appello, ma forse gli appelli non servono più. Non so se sia giusto aver dato quello scudetto all'Inter, non sta al Coni dirlo - ha aggiunto Petrucci - Le regole però sono state rispettate e per il Coni il discorso è chiuso. Chi lo vuole riaprire creerà problemi alla serenità del calcio italiano: oggi si vive anche di credibilità e di curriculum. Abbiamo avuto un contenzioso con la Lazio, ieri abbiamo ritirato il reclamo, dimostrando buona volontà". Circa la commissione di esperti di diritto a cui il Coni si affiderà, composta da Pasquale De Lise, Paolo Salvatore, Piero Alberto Capotosti, Roberto Chieppa e Giulio Napolitano (figlio del presidente della Repubblica), il numero uno dello sport italiano assicura che "i tempi saranno rapidi. Ci sono chiare regole ma si supera ormai sempre la clausola compromissoria, andando direttamente al tribunale. Questi esperti dovranno dirci se c'è questo superamento e come difenderci da questi ricorsi perenni ai tribunali".

"IDEE DIVERSE DA AGNELLI" -
"No, non sono rimasto deluso da Andrea Agnelli. Ognuno fa ciò che ritiene di fare, ho conosciuto l'Avvocato, rispetto una famiglia che ha fatto grandi cose per il calcio però portano avanti le loro idee, le mie sono diverse. Solo il Coni può commissariare una federazione - ricorda Petrucci - Non ho chiamato Agnelli, non voglio entrare a gamba tesa. E non voglio fare appelli perchè mi si potrebbe dire 'fatti i fatti tuoi'. Non ho una mia idea o se ce l'ho la tengo per me perchè non voglio alimentare altre polemiche".

ABETE: ''RAFFORZARE SPORT GIOCATO'' - La linea del Coni è quella della Figc: "Rafforzare la dimensione dello sport giocato rispetto allo sport nelle aule dei Tribunali: il presidente Petrucci ha interpretato con efficacia e concretezza un sentimento condiviso dalla Figc e che sempre più va diffondendosi dentro e fuori il mondo dello sport e naturalmente nel mondo del calcio, a tutti i livelli", ha dichiatato attraverso una nota Giancarlo Abete, numero uno della federcalcio. "E' fondamentale per la stabilità dell'intero sistema calcio che la Lega di Serie A riprenda un forte impegno propositivo e operativo finalizzato alla tutela e alla rappresentanza di interessi generali, fondamentali per la crescita delle stesse società professionistiche di vertice".

NUOVO FRONTE GIUDIZIARIO -
Ma le attività legali contro le istituzioni sportive non si fermano con la Juventus e si apre un nuovo fronte. E' stato presentato questa mattina un ricorso al Tribunale Civile di Roma contro la Figc per la sospensione da qualsiasi carica sportiva dei dirigenti condannati dal Tribunale di Napoli nel processo per Calciopoli. I dirigenti sospesi, o in attesa di sospensione, sono Lotito (Lazio) Mencucci e Andrea Della Valle (Fiorentina), Foti (Reggina) e Massimo De Santis (Palestrina). Il ricorso potrebbe essere stato presentato da un'azionista di un club. In questo caso la società interessata non rischia nessun provvedimento sportivo perchè non avrebbe infranto la clausula compromissoria che potrebbe portare ad una penalizzazione in classifica. La Fiorentina e la Lazio hanno smentito di aver presentato ricorso: "La S.S. Lazio spa ed il suo
Presidente, Dott. Claudio Lotito, comunicano che alla data odierna non è stato proposto alcun ricorso in sede civile nei confronti della Federcalcio".

Ma le colpe di Moggi e Giraudo?

di EMANUELE GAMBA

 


 

 

I RICORSI della Juventus non sono una sorpresa né una novità, e non si fermano nemmeno di fronte alla sentenze della giustizia sportiva e penale che, finora, hanno sempre stabilito come due campionati siano stati truccati. Sono sentenze che la Juve contesta, ed è legittimo, ma che nemmeno rispetta, e questo non lo è: l'esibizione degli scudetti revocati è sgradevole, per usare un aggettivo mite. Non è nemmeno elegante dichiarare guerra alla Federcalcio in giorni come questi, ma si tratta di un vizio formale tutto sommato trascurabile.

Saranno i giudici a stabilire chi ha ragione, per quanto Andrea Agnelli sembri disprezzare quelli che gli danno torto. Nel ricorso al Tar, la somma dei danni che i bianconeri intendono farsi risarcire è monumentale, ma anche strumentale e decisamente soggettiva: per esempio, come può l'Ibrahimovic del 2006, reduce da una stagione deludente (appena sette reti), valere quanto quello del 2009, che segnava due gol ogni tre partite? Dettagli, dopo tutto.

Quello che sfugge è il motivo per cui la Juventus abbia eletto la Figc come unica responsabile di tutte le sue sventure: non sono stati piuttosto i magheggi di Moggi e Giraudo (condannati in via definitiva dai tribunali sportivi e in primo grado da quello di Napoli) a spedire la Juve in serie B? Non sono stati i loro metodi a inquinare l'immagine del club più titolato d'Italia? Se non è soltanto colpa loro, non è almeno anche (soprattutto, si direbbe) colpa loro? Perché, allora, non avviare

 

una causa parallela pure nei confronti degli ex amministratori? Da Moggi, la Juve ha preso le distanze in maniera formale, lasciando intendere che commettesse porcherie all'insaputa della società: se dunque si sente vittima di Lucianone, perché non citarlo in giudizio? E se poi l'Inter è stata così disonesta da non meritare lo scudetto a tavolino, come può la Juve reclamare - e anzi vantare - quelli che, per disonestà ben più grandi, le sono stati tolti? Agnelli conduce molte battaglie, ma con tratti di incoerenza. Applaude Palazzi che invita Moratti a rinunciare alla prescrizione ma non ha mai criticato chi, grazie alla prescrizione, si salvò nel processo doping.

Se si cerca giustizia, non lo si può fare a singhiozzo.

Moggi: altri 4 mesi
Assolto Giraudo

L'ex dg della Juventus condannato anche dal tribunale di Roma per le minacce all'attuale direttore generale della Roma, Franco Baldini, durante una udienza del processo alla Gea. Per una questione relativa al fallimento di una società che gestiva i diritti tv dei bianconeri, assolto invece l'ex amministratore delegato


Moggi: altri 4 mesi Assolto Giraudo

Antonio Giraudo e Luciano Moggi

ROMA - Si fa sempre più pesante la situazione di Luciano Moggi. Martedì scorso, nell'ambito del processo di Calciopoli a Napoli, la condanna a 5 anni e 4 mesi di reclusione. A distanza di appena tre giorni arriva una nuova condanna per l'ex dg della Juve: quattro mesi di reclusione dal tribunale di Roma per aver rivolto minacce all'attuale direttore generale della Roma, Franco Baldini, nel 2008. Il giudice monocratico Luca Comand ha disposto il risarcimento da liquidare in separata sede fissando una provvisionale, immediatamente esecutiva, di cinquemila euro. I fatti riferiti ad un'udienza del processo di primo grado alla Gea, nel quale Baldini è stato il grande accusatore di Moggi. Prima dell'udienza del 19 giugno 2008, secondo l'accusa, Moggi incontrò Franco Baldini (all'epoca dei fatti team manager della Roma) si trovava in vista di un confronto con il calciatore Davide Baiocco. Secondo quanto denunciò Baldini, dopo aver puntato il dito a dieci centimetri dal suo naso, Moggi avrebbe apostrofato dicendo: "Buon giorno pezzo di m..., stai attento che finisce male". Per l'ex dirigente bianconero il pm aveva chiesto una condanna ad otto mesi.

DIRITTI TV: ASSOLTO GIRAUDO -
E' andata meglio ad Antonio Giraudo: il tribunale di Torino ha infatti assolto l'ex amministratore delegato della Juventus, in un processo in cui era accusato di aver causato il dissesto delle casse di Meister Team, la società che per alcuni anni gestì i diritti tv del club bianconero. Sono stati assolti anche

l'ex direttore commerciale Romy Gai e l'italo-svizzero Gianfranco Bianchi. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Dante Cibinel. Meister Team è fallita nel 2000 e, secondo l'accusa del pm Vittorio Nessi, venne penalizzata economicamente, nonostante avesse l'esclusiva dei diritti tv, a favore di alcune società estere. Il proprietario di Meister Team era Fabrizio Gugliermetto, che patteggiò due anni di reclusione, ma Giraudo, per gli inquirenti, era l'amministratore di fatto e in questa veste ha dovuto rispondere di una distrazione dei conti pari a circa tre miliardi e mezzo di lire. L'allora ad della Juventus, dopo l'apertura del procedimento penale, denunciò Gugliermetto per calunnia a causa delle dichiarazioni che aveva reso ai magistrati, e i suoi legali hanno fatto presente che le rogatorie sulle società estere in questione non hanno portato alla scoperta di somme riconducibili alla sua disponibilità o di sue partecipazioni.

Tavolo Coni: nessun accordo su testo del comunicato

 

MILANO - In merito al comunicato proposto dal Coni durante l'incontro di mercoledì a Roma e alle tante e diverse interpretazioni fornite in questi giorni da alcuni organi d'informazione, F.C. Internazionale precisa che non è mai stato raggiunto un accordo sul comunicato stesso durante la riunione né, più specificatamente, il documento è stato approvato dal Dottor Massimo Moratti.

Ufficio Stampa

 

 CALCIOPOLI SEPTIES

Calciopoli, nuove indagini
Sono in arrivo tre esposti:Della Valle, Dondarini, Pieri;il prossimo sarà Moggi

 

Calciopoli: veleni, sospetti, rivelazioni, esposti, pentiti, eccetera. Non si finisce mai. Dopo il tavolo della pace, il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, non si arrende di sicuro e chissà che nel 2012 non ritenti l'impresa. Ma intanto ecco che presto si apriranno nuovi fronti giudiziari. Il patron della Fiorentina, Diego Della Valle, ha intenzione di rivolgersi alla Procura della Repubblica di Roma contro l'ex commissario Figc, Guido Rossi, e gli investigatori, guidati dal t. col. Attilio Auricchio. Della Valle vuole sapere che "è successo" in  quegli anni. E non è il solo. Ad uno scenario che già presentava non poche ombre, ecco che si aggiungono le "rivelazioni" di un ex carabiniere che aveva fatto parte dello staff investigativo di Auricchio. Accuse pesantissime alle indagini, un cono d'ombra su una vicenda ancora viva. Bisogna che adesso la magistratura chiarisca: si tratta di un millantatore o è vero quello che sostiene?

Non solo Della Valle vuole saperlo. Intanto anche due ex arbitri vanno all'attacco. Paolo Dondarini ha già presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma "con il quale-spiega il suo legale Gabriele Bordoni- ha posto formalmente la questione in ordine alla genesi delle scelte investigative che hanno condotto a 'brogliacciare', cioè trascrivere ed utilizzare soltanto una parte delle intercettazioni effettuate nel contesto delle indagini e non altre, pure presenti agli atti ed oggettivamente di decisiva rilevanza probatoria''. Dondarini era stato condannato a Napoli nel processo con rito abbreviato. Stessa situazione per l'ex arbitro genovese Tiziano Pieri che presenterà un esposto il 28 dicembre. Luciano Moggi invece aspetterà febbraio quando usciranno le motivazioni delle condanne in primo grado con processo con rito ordinario.

 

Della Valle passa ai fatti
Denunciato Guido Rossi

Dopo le frasi del giorno precedente, il patron della Fiorentina una azione legale nei confronti del Commissario federale ai tempi del 2006: "I comportamenti assunti nel processo sportivo dovranno essere censurati"

 

Della Valle passa ai fatti Denunciato Guido Rossi

Diego Della Valle

FIRENZE - Dopo le parole, Diego Della Valle passa ai fatti. A proposito dei processi sportivi legati allo scandalo di Calciopoli, il patron della Fiorentina ha rilasciato questa dichiarazione pubblicata dal sito ufficiale del club viola: "Ho conferito mandato ai miei legali di agire, nelle sedi competenti, nei confronti dell'allora Commissario Federale Guido Rossi e di altri per la gestione assunta dagli stessi durante il processo sportivo di Calciopoli celebrato nell'estate 2006. Le azioni legali - si legge nella nota - verranno avviate per censurare i comportamenti assunti dagli stessi nella gestione del processo sportivo".

IL TAVOLO DELLA PACE - Azione legale che non sorprende più di tanto, visto che Della Valle, che ha sempre contestato l'epilogo di Calciopoli, aveva parlato chiaramente delle sue richieste di fare chiarezza, anche al tavolo della pace convocato dal presidente del Coni, Gianni Petrucci. "Noi vogliamo sapere perchè siamo finiti in Calciopoli. Chiuderemo questa storia quando verranno riconosciute le nostre ragioni", aveva ribadito nel corso dell'incontro, dichiarandosi pronto a chiedere i danni a Guido Rossi e ai pm del processo di primo grado a Napoli, finito con una condanna per lui ed il fratello.

LE PREMESSE - Il giorno dopo il tavolo della pace, Della Valle era stato ancora più chiaro: "Guido Rossi deve spiegare cosa davvero accadde nel 2006. E' lui il primo tra tutti che deve pubblicamente spiegare che cosa è realmente accaduto allora, assumendosi

 

le proprie responsabilità. E' lui - aveva concluso Diego Della Valle - che ha il dovere di ricostruire i fatti e darne spiegazione pubblica a tutti quelli che vogliono conoscere la verita". A stretto giro era arrivata la replica di Rossi, il cui senso era: parlano le sentenze. "Calciopoli è, in ambito sportivo, quanto accertato dalla giustizia federale e da quella del Coni; in ambito penale, quanto deciso dalla magistratura penale; in ambito amministrativo, quanto pronunciato dalla giustizia amministrativa. Il rispetto nelle istituzioni e nel loro corretto operare mi esime da ulteriori commenti".A due giorni dal 'flop' al tavolo della pace, Franco Carraro, ex presidente della Figc e oggi commissario della Fisi, torna a parlare di quanto accaduto cinque anni fa e delle scorie che di fatto continuano a condizionare ancora oggi i rapporti fra i club. "Non fu Calciopoli, ma arbitropoli, almeno stando alle sentenze attuali", dice, sapendo di 'dare il titolo'. L'ha fatto nel corso della trasmissione televisiva "La Signora in Giallorosso" (su T9), Carraro ammette che "nel 2004 commisi un errore di politica sportiva, volevo sostituire Bergamo e Pairetto con Collina, il quale rimandò il passaggio a designatore. Avrei evitato lo scandalo, ma mi dimostrai pigro".

"RESPONSABILITA' OGGETTIVA E' MALE NECESSARIO" -
"La responsabilità oggettiva - dice ancora l'ex presidente federale - è un male necessario nello sport: il comportamento dei dirigenti della Juve non offusca il valore della società, ma oggi i bianconeri sbagliano a considerare nella propria bacheca 29 scudetti. Così l'Inter potrebbe chiedere anche lo scudetto del rigore su Ronaldo e la Roma quello del fuorigioco di Turone. La Juve fa parte di un sistema, quindi gli scudetti sono 27".

LE FRECCIATE DI DELLA VALLE - Giovedì, Diego Della Valle, tra gli invitati al tavolo del Coni, ha tirato in ballo Guido Rossi, che guidò in qualità di commissario straordinario la Figc subito dopo le dimissioni di Carraro.E se calciopoli è ormai il passato, in futuro non è detto che non arrivino altri scandali. "Temo di sì - confessa Carraro - per questo suggerisco un rimedio: indagini cicliche a campione su dirigenti, calciatori e arbitri, in modo da farli sentire costantemente sotto controllo. Altrimenti siamo destinati ad altri scandali". L'attuale commissario della Fisi, interpellato sulle vicende della Roma, ha poi ricordato il presidente Franco Sensi come "l'uomo che con la sua famiglia ha investito e rimesso più soldi nella storia del calcio. I fenomeni oggi sono quelli che ci rimettono poco. Gli americani? Sarà interessante capire se riusciranno a fare in Europa quello che fanno negli Usa: con lo sport non ci rimettono mai".

 

 

La Juventus al Tar: vuole 443 mln. CALCIOPOLI SESTIES.
Moratti:  "Richiesta ridicola"

La società bianconera ha presentato al Tribunale amministrativo del Lazio richiesta risarcitoria per i comportamenti della Figc, della quale ha anche chiesto il commissariamento, sulle vicende di Calciopoli. Dura reazione del presidente interista. Agnelli: "Verificare gli atti, ma è una delle sette azioni preannunciate ad agosto"". Abete: ''Sarebbe stato meglio attendere''

di TIMOTHY ORMEZZANO

 


 

 

TORINO - Dopo la sentenza di Napoli, stamane la Juve ha presentato al Tar del Lazio la richiesta risarcitoria per i comportamenti illegittimi della Figc sul caso Calciopoli dal 2006 al 2011. Il ricorso del club bianconero segue il rigetto del Tnas della questione risarcitoria. Se la Juve non è responsabile dei reati penali ascritti a Moggi - sostengono in corso Galileo Ferraris -, la giustizia sportiva nel 2006 non ha funzionato, finendo per creare una disparità di trattamento che dovrà essere valutata dai giudici amministrativi. "Quella di oggi è una delle sette azioni che avevamo preannunciato il 10 agosto. Vogliamo che siano verificati gli atti amministrativi del 2006 e del 2011", ha detto il presidente Andrea Agnelli. Il numero uno bianconero, a Parma per ricevere il premio "Sport e lavoro", ha spiegato: "Capisco che Moratti sia infastidito ma mi piace ricordare che per noi l'Inter è un danno collaterale e la nostra richiesta per una parità di trattamento è verso chi ha giudicato, vogliamo fare chiarezza con la Figc sulle azioni compiute nel 2006 e nel 2011, o si è sbagliato prima o si è sbagliato oggi".

LA REPLICA MORATTIANA - Poi, in serata, intervenuto al Teatro Versace dove è in corso il concerto benefico organizzato dalla Fondazione Antonio Carlo Monzino per i bambini di Inter Campus Romania, all'uscita il presidente Massimo Moratti ha rilasciato una breve intervista a Telelombardia.
 
Oggi la Juventus

 

ha chiesto 443 milioni di danni...
"Sono tanti, ma non entro in questa cosa perché se devo essere sincero la trovo anche ridicola".

Ma alla fine di tutto, Moratti sarebbe disposto a cedere lo scudetto del 2006?
"Non mi passa neanche per la testa".

ABETE - Dopo l'annuncio del ricorso al Tar, invece, è arrivata la replica del numero uno della Figc Giancarlo Abete, intervistato da Sky Sport 24 a margine del Premio Internazionale Giacinto Facchetti: "Questo non era il giorno giusto per presentare il ricorso al Tar, sarebbe stato meglio attendere. Abbiamo avuto lo stile di non commentare sentenza di Napoli, manterremo il  nostro atteggiamento e la nostra coerenza". Da Parma la secca replica di Agnelli: "Alcune istituzioni hanno l'abitudine a far trascorrere i tempi, altre no".

Di fatto, Andrea Agnelli prosegue sulla rotta tracciata il 6 luglio, in occasione della presentazione delle nuove divise da gioco della Juventus ("Abbiamo i mezzi, le capacità e le conoscenze per agire al di là della giustizia sportiva") e ribadita l'8 novembre con un comunicato sul sito ufficiale bianconero: "Juventus, l'unica società gravemente colpita e l'unica a dover pagare con due titoli sottratti, dopo aver conseguito le vittorie sul campo, con una retrocessione e con relativi ingenti danni, proseguirà nelle sue battaglie legittime per ripristinare la parità di trattamento". La Juventus sarebbe pronta a chiedere circa 443 milioni di euro di risarcimento (per la precisione 443.725.200), tra mancati introiti per i diritti tv, danni di immagine, giocatori svalutati e ceduti sottocosto (clamoroso il caso di Ibrahimovic) e la mancata partecipazione alle coppe europee (solo questa voce ammonterebbe a 80 milioni).

IL COMUNICATO -
Ecco la nota apparsa stamane sul sito ufficiale bianocnero: "Juventus Football Club S. p. A. ha depositato in data odierna presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ricorso ai sensi dell'art. 30 del codice del processo amministrativo contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) e nei confronti della Fc Internazionale S. p. A. chiedendo la condanna al risarcimento del danno ingiusto subito dall'illegittimo esercizio dell'attività amministrativa e dal mancato esercizio di quella obbligatoria in relazione ai provvedimenti adottati dalla Figc nell'estate del 2006 e del 2011.

Con tale atto Juventus intende far accertare la mancanza di parità di trattamento e le illecite condotte che l'hanno generata ottenendo il risarcimento agli ingenti danni che sono prudenzialmente stimati in diverse centinaia di milioni di euro per minori introiti, svalutazione del marchio, perdita di chances e di opportunità, costi e spese.

Il ricorso dà seguito alla pronuncia del Presidente Tribunale Nazionale di Arbitrato dello Sport (Tnas) del 9 settembre 2011 che ha rimesso la Società innanzi al Tar limitatamente ai danni e rientra nella più ampia strategia di tutela della Juventus in ogni sede, già preannunciata nella conferenza stampa del 10 agosto 2011.

JUVE: "SUBITI DANNI PER 443 MILIONI DI EURO"
- Nelle oltre cento pagine del ricorso al Tar del Lazio, il club bianconero evidenzia come "la quantificazione dei danni ingiusti patiti dalla Juventus Football Club s. p. a in conseguenza dell'illecita condotta tenuta dalla F. I. G. C. è pari ad euro 443.725.200". Ecco il dettaglio dei danni denunciati dalla Juventus: 79,1 milioni per la mancata partecipazione alle coppe europee, 60 milioni per le cessioni sottocosto di giocatori svalutati dalla retrocessione in Serie B (secondo il club bianconero, la svendita di Ibrahimovic avrebbe causato 44,7 milioni di mancata plusvalenza), 41,6 milioni di mancati diritti televisivi, 110 milioni di calo di valore del marchio Juve, 20 milioni di danni per il ritardo di due anni nell'edificazione del nuovo stadio di proprietà e 133 milioni circa di calo del titolo azionario bianconero.

"La mancata partecipazione nella stagione 2006-2007 e nelle successive alle competizioni europee  -  contesta la Juve al Tar del Lazio -, con conseguenti mancati introiti per premi e sponsorizzazioni, è quantificata in 79.100.000". La Juve sottolinea inoltre come "la perdita di valore dei giocatori inseriti nella prima squadra e la richiesta da parte di alcuni di loro di essere ceduti al fine di poter partecipare con altre società calcistiche alle competizioni sportive più prestigiose ha causato consistenti minusvalenze. Nel dettaglio, "8,6 milioni di euro per la cessione di Vieira, 3,5 milioni di euro per Thuram" e soprattutto 44,7 milioni di euro per la mancata plusvalenza realizzata dalla cessione di Ibrahimovic, "pari alla differenza tra il corrispettivo della cessione del calciatore Ibrahimovic alla Società Football Club Internazionale Milano s. p. a. (24,8 milioni; ndr) ed il corrispettivo della cessione del medesimo calciatore da quest'ultima al Barcellona F. C. (69,5 milioni; ndr)". Inoltre, dalle cessioni di altri importanti componenti della rosa, quali Cannavaro, Zambrotta ed Emerson, la Juve "ha subito un ulteriore danno da mancata prestazione sportiva, che si ritiene di quantificare in circa euro 3,2 milioni".

Una nuova contrazione del fatturato sarebbe stata procurata "dai mancati e/o ridotti introiti derivanti dalla cessione dei diritti televisivi per l'ormai persistente mancanza della Champions League e della costante riduzione dell'attrazione commerciale e delle sponsorizzazioni, che si ritiene di quantificare in euro 41,6 milioni". I danni derivanti dalla perdita di valore del marchio "Juventus" sono "quantificati in euro 110 milioni", quelli derivanti dal ritardo nella costruzione e nell'apertura del nuovo stadio di proprietà avrebbe cagionato "un danno da perdita del margine sugli incassi da vendita dei biglietti, che la Società ricorrente ritiene di quantificare in euro 20 milioni, 10 milioni per ciascuna stagione sportiva di ritardo".

Nel conteggio complessivo dei danni subiti, la Juventus evidenzia inoltre come "il calo del proprio titolo azionario, nei dodici mesi successivi a "Calciopoli 2006", è andato oltre il limite fisiologico del deprezzamento generale, riferito alle società calcistiche quotate in Borsa nel corso degli ultimi anni. In particolare, in seguito alla negligenza della F. I. G. C., la quale ha colpevolmente portato a conoscenza degli organi di stampa solamente le intercettazioni riguardanti la Società ricorrente, il valore del titolo azionario è sceso da euro 2,10 ad euro 1,00". Pertanto, l'ammontare complessivo di questa singola voce "deve essere quantificato in euro 133.025.200".

LA JUVE CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO DELLA FIGC - E' guerra aperta, senza esclusione di colpi. La richiesta di risarcimento danni depositata al Tar del Lazio non è infatti l'unica azione compiuta oggi dalla Juventus. Il club bianconero, in un altro esposto, ha chiesto al Prefetto di Roma di 1) esercitare i poteri di controllo e vigilanza sulla Figc, 2) ordinare l'immediata sospensione del provvedimento del Commissario Straordinario della Figc, l'avvocato Guido Rossi, in data 26 luglio 2006 e della delibera del Consiglio Federale in data 18 luglio 2011, 3) ordinare lo scioglimento del Consiglio Federale della Figc, nominando un Commissario Governativo.

ABETE: "MOMENTO INOPPORTUNO, MA OGNUNO HA IL SUO STILE" - Intervenuto a margine della consegna del Premio Facchetti, il presidente della Figc, Giancarlo Abete risponde alla Juventus: "A mio avviso, secondo una valutazione serena e legittima, questo non era il giorno giusto per presentare il ricorso, si poteva attendere. E' una  giornata di festa, di riconoscimento di una grande persona alla presenza dei vertici internazionali. A ogni modo, la Figc andrà avanti. Abbiamo avuto lo stile di non commentare la sentenza del Tribunale di Napoli, manterremo il nostro atteggiamento e la nostra coerenza". Poi, sempre sul tempismo poco opportuno del club bianconero, Abete ha aggiunto come "alla visibilità bisognerebbe privilegiare altre valenze, ma io che sono parte in causa non voglio giudicare oltre misura. Ognuno ha il suo stile, la sua coerenza, vanno rispettate le decisioni di un grande club come la Juve con l'auscpicio di cecare un dialogo anziché chiudersi in considerazioni di parte. Ognuno si assume le proprie responsabilità. La Federazione ha la coscienza di operare nel pieno rispetto dei ruoi e delle norme vigenti con grande considerazione per tutti i protagonisti di una vicenda cominciata nel 2006 e che purtroppo andrà ancora avanti per diversi anni. Il parere del presidente dell'Uefa Platini? Il suo pensiero è riportato in un'intervista fatta dalla Gazzetta dello Sport. La valutazione della Uefa in merito al ricorso è nota (bocciato la richiesta della Juventus  di immediata esclusione dell'Inter dalla Champions League; ndr) ed è arrivata il giorno stesso della sentenza di Napoli dell'8 novembre".

MORATTI :"CI PENSERANNO GLI AVVOCATI" -
"I nostri legali capiranno di più questo desiderio della Juve di attaccare". Questo il primo commento del presidente dell'Inter Massimo Moratti sul ricorso avanzato dal club bianconero al Tar del Lazio. La notizia è arrivata mentre Moratti insieme al presidente della Figc Abete, della Uefa Platini e del Coni Petrucci partecipavano alla cerimonia per il Premio Facchetti. Una azione ad orologeria? "Non credo che il cattivo gusto arrivi fino a questo punto", ha tagliato corto Moratti.

 

 

 

Juve, esposto contro la Figc
Scudetto 2006, Tnas incompente

Mentre il tribunale arbitrale nazionale dello sport dichiara la propria incompetenza in merito alla richiesta di revoca dell'assegnazione del titolo all'Inter, il club bianconero continua la sua battaglia contro la federcalcio. Esposto alla Corte dei Conti per chiedere di verificare se nel comportamento nei loro riguardi della Figc si sia configurato un danno erariale

di TIMOTHY ORMEZZANO

 


 

TORINO - Anticipando la sentenza attesa per il fine settimana, questa sera il Tnas si è dichiarato "incompetente" (il dispositivo): "Il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, in riferimento alla controversia Juventus F. C. SpA / Federazione Italiana Giuoco Calcio e F. C. Internazionale Milano SpA, avente a oggetto l'atto del Consiglio Federale del 18 luglio 2011 di rigetto dell'istanza di revoca dell'assegnazione dello scudetto stagione sportiva 2005/2006, comunica che il Collegio arbitrale, composto dal Presidente, Dott. Angelo Grieco, e dagli Arbitri, Avv. Dario Buzzelli e Avv. Enrico De Giovanni, dichiara la propria incompetenza".

Se la battaglia per lo scudetto 2006 potrebbe a questo punto fermarsi - la Juve ha esaurito i gradi della giustizia sportiva - prosegue la guerra legale bianconera presso la giustizia ordinaria. Domani i legali della Juventus depositeranno un esposto alla Corte dei Conti per chiedere di verificare se nel comportamento nei loro riguardi della Figc si sia configurato un danno erariale. La Juve vuole insomma sapere se, a causa dell'azione o dell'omissione di un soggetto come la Federcalcio, che agisce per conto della pubblica amministrazione in quanto inserito in un suo apparato organizzativo, lo Stato abbia accusato un danno.

Il club è forte del fatto che sin dal 2007 la procura della Corte dei Conti si mosse contro la

 

Figc e altri personaggi, tra i quali l'ex vicepresidente dell'organo di controllo del calcio Innocenzo Mazzini, per poi sospendere il procedimento in attesa del giudizio di primo grado del Tribunale di Napoli.

Quello di domani sarà un altro passo su quella che il presidente della Juve Andrea Agnelli, nella conferenza stampa indetta a Roma lo scorso 10 agosto, definì "la strada migliore per garantire parità di trattamenti". Allora annunciò sei azioni mirate, quattro delle quali già espletate: 1) il ricorso (respinto questa sera) al Tnas, 2) l'esposto (respinto) all'Executive Committee dell'Uefa, 3) l'esposto al prefetto di Roma  -  ovvero la richiesta avanzata ieri di scioglimento del consiglio federale e di commissariamento della Federcalcio -, 4) l'esposto di domani al procuratore regionale del Lazio presso la Corte dei Conti per la verifica appunto di eventuali danni erariali. I prossimi due prevedibili passi saranno, secondo la road map comunicata da Agnelli, l'esposto al ministro del'Interno e quello al delegato sul controllo della gestione presso il Coni. Il numero uno bianconero, inoltre, precisò allora che quello in questione poteva "non essere un elenco esaustivo delle azioni" che il suo club avrebbe intrapreso. Mancava, in effetti, la settima azione, uno degli atti che ha fatto maggior rumore, la richiesta presentata ieri al Tar del Lazio di risarcimento danni per quasi mezzo miliardo di euro (443,7 milioni). 

 

FINISCE IN PATTUMIERA IL PRIMO SFREGIO:CALCIOPOLI QUINTIES GAME OVER

 

L'Uefa intanto ha ricevuto le carte dalla Figc, messa sotto accusa dalla Juventus che ha chiesto anche l'esclusione dell'Inter dalla Champions League. Michel Platini aveva risposto con una battuta ("Andrea Agnelli poteva risparmiare i soldi del francobollo...") a chi gli chiedeva un parere, spiegando anche che né Fifa né Uefa mettono il naso nelle questioni interne della Federazioni. In pratica, il n.1 del calcio europeo ha fatto capire che il ricorso della "sua" della Juve finirà nel nulla.  E infatti l'Uefa ha bocciato il ricorso della Juventus

 

 

Calciopoli penale a latere

Chiesti 42 milioni di euro a Moratti

Bobo Vieri ha chiesto 21 milioni di euro di anni (a Tronchetti Provera e Moratti) e adesso anche l'ex arbitro Massimo De Santis è pronto a chiedere come danni all'Inter più o meno la stessa cifra. Si tratta del famoso caso Telecom. Il "dossieraggio", lo "spionaggio" che ha coinvolto anche il mondo del calcio. I veleni di Calciopoli che si stanno trascinando sino ai nostri giorni (e chissà mai quando finiranno): De Santis depositerà domani l'istanza al tribunale civile di Milano, che entro 60 giorni, con il nuovo rito, convocherà le parti. L'ex arbitro, a differenza di Vieri, si rivolge direttamente a Moratti, patron dell'Inter: la cifra richiesta come danno è molto alta, l'equivalente di un calciatore. Tanto che nella citazione si parla proprio della cifra (21 milioni) già chiesta dai legali di Vieri, cifra che deve fare, secondo gli avvocati di De Santis, da "parametro".

Se la parti non troveranno l'accordo, deciderà allora il tribunale. Un tentativo di conciliazione, già chiesto dall'ex arbitro all'Inter, è andato fallito. De Santis era stato coinvolto, ai tempi di Calciopoli, in un'attività di spionaggio. Un dossier chiamato "Ladroni 1" (ma del 2 non c'è traccia...) di cui hanno parlato anche Cipriani e Tavaroli nei loro interrogatori. "Analisi sul patrimonio, sui conti correnti, fotografie dell'abitazione, appostamenti ambientali, esame di traffico telefonico, approfondimenti su partecipazioni societarie, eccetera", come spiega

il dettagliato esposto dei legali di De Santis. Si parla anche di "intercettazioni telefoniche" (ma di queste pare non ci sia traccia). Oltre a Vieri e De Santis (che è difeso dall'avvocato Paolo Gallinelli), anche Paolo Bergamo, l'ex designatore, sta portando avanti una causa con l'avvocato Silvia Morescanti. Bergamo non ha ancora quantificato l'entità del danno da chiedere al club nerazzurro: l'udienza dovrebbe svolgersi a Firenze. Sullo stesso tema, in futuro dovrebbero intervenire anche Moggi e Fabiani.

Calciopoli Quater

Il Tnas rinvia la decisione
Conciliazione fallita

Tutto rimandato al 18 ottobre per la vicenda della revoca dello scudetto del 2006 chiesta dalla Juve. L'Inter e la Figc non aderiscono alla proposta dei bianconeri

di TIZIANA CAIRATI

 

Il presidente della Juve Andrea Agnelli

MILANO - Fallito il tentativo di conciliazione al Tnas tra Juventus, Inter e Figc. Tutto rimandato al 18 ottobre. Ultimo giorno utile per depositare nuove memorie illustrative. All'udienza, iniziata alle 15 e terminata alle 17.10, erano presenti da una parte la Juventus con gli avvocati Briamonte e Chiappero, il professor Landi e il presidente del club Andrea Agnelli. Dall'altra l'Inter rappresentata dalla professoressa Torchia, e gli avvocati Raffaelli e Capellini. E la Figc con gli avvocati Medugno e Mazzarelli.

I FATTI - Nel tentativo di conciliazione davanti al Collegio giudicante del Tribunale Nazionale di Arbitrato (Tnas) presieduto da Angelo Grieco e composto dagli avvocati Dario Buzzelli e Enrico De Giovanni, la Juventus "propone come presupposto ai fini di una ipotesi conciliativa la demolizione dell'atto del 18 luglio 2011". Proposta alla quale Inter e Figc non hanno aderito. Il club bianconero in tale sede ha chiesto: l'Interrogatorio del presidente Abete, interrogatorio del procuratore Palazzi, l'acquisizione degli atti sui quali la Figc ha preso la decisione comunicata il 18 luglio 2011 e l'acquisizione del comunicato dell'Uefa e l'eventuale risposta della Figc. E' su questa istanza istruttoria che il Tnas si è riservato di decidere, ritenendo preliminare l'esame sulla questione della competenza. Per tanto ci sarà tempo fino al 18 ottobre alle ore 13 per depositare memorie illustrative su tale punto.

CALCIOPOLI:Processo penale a Napoli, due le date che decidono: il 25 ottobre e 8 novembre. Il 25 ottobre ultime arringhe: tocca a Paolo Trofino per Moggi (tema, associazione a delinquere) e a Silvia Morescanti per Bergamo, Fabiani e la Fazi. Poi, (breve) replica del pm Capuano. L'8 novembre, salvo sorprese, la sentenza di primo grado. Che sarà, appunto, una pietra-miliare nella vicenda di Calciopoli.

Calciopoli Quinties:

Scudetto 2006, la questione si riapre: la Uefa vuole chiarimenti dalla Figc

Dalla Federcalcio fanno sapere: "un atto dovuto".

scudetto juveVAI

L'annuncio argomentato con tanto di consulenti al fianco in questa torrida estate di Andrea Agnelli sulla strategia comunicativa e legale in quella conferenza stampa agostana lasciava intendere che la questione Scudetto 2006 non si sarebbe conclusa affatto. L'esposto alla Uefa ha comportato una prima reazione che solleva nuovi dubbi sull'operato della Federazione: in una nota sono stati infatti chieste delucidazioni sul procedimento relativo all'esposto con cui la Juventus aveva chiesto la revoca del titolo assegnato  all'Inter che ricordiamo è stato sancito con un comunicato che l'allora commissario straordinario Guido Rossi aveva diffuso dietro quanto indicato dalla commissione dei saggi chiamata a pronunciarsi su quella vicenda.

 

Il club bianconero si è rivolto anche alla Uefa dopo la decisione del consiglio federale di non revocare il titolo. E come previsto, l'organismo presieduto da Michel Platini ha aperto un fascicolo a riguardo per verificare la correttezza e l'organicità delle indagini in considerazione della richiesta avanzata da corso Galileo Ferraris attraverso i propri rappresentanti. La comunicazione è stata trasmessa al presidente federale Giancarlo Abete e, in copia, al numero uno bianconero Andrea Agnelli ed è firmata da Pierre Cornu, il consigliere capo per gli affari legali, come anticipa la Gazzetta dello Sport. Una lettera a cui la Fedrcalcio dovrà replicare entro il 19 ottobre.

 

 

Il 2 settembre scorso i legali bianconeri avevano inviato a Nyon l'esposto sintetizzando in 24 pagine la loro tesi: la Federcalcio non ha garantito equità cioè parità di trattamento, il tutto documentato da Briamonte e i suoi dalle intercettazioni emerse nel corso del processo di Napoli, le telefonate di Facchetti con i designatori di allora che la Juve ritiene della medesima gravità di quelle di Moggi e Giraudo, gli ex dirigenti implicati nel processo celebrato nel 2006. Per non soffermarsi oltre su quanto cristallizzato nella relazione del procuratore Stefano Palazzi. Un concetto che si ripete anche nel ricorso al Tnas.



Tornando al capitolo Uefa, lo scopo di questa azione sulla base dell'articolo 2.05 delle regole della manifestazione sarebbe quello di indicare il coinvolgimento diretto o meno in illeciti sportivi. Il presidente dell'Inter, Massimo Moratti non si ancora pronunciato su quest'ultimo capitolo della vicenda. Da aggiungere, aspetto nient'affatto marginale, la possibilità del ricorso al Tar per tutelare la società sul fronte economico-finanziario. E anche questo nuovo fronte non si esaurirà certo in poche battute.

 

Dalla Figc fanno sapere che si tratta di "un atto dovuto" e che l'organismo presieduto da Michel Platini non ha nessun dubbio sul regolare svolgimento delle indagini.

Calciopoli Quater: Scudetto 2006 'conteso'
Si allungano i tempi

Giuseppe Scandurra rinuncia alla presidenza del collegio arbitrale Tnas, chiamato a pronunciarsi sulla controversia fra Juve e Figc-Inter. Nominato al suo posto Angelo Grieco e revocata l'udienza fissata per lunedì 3 ottobre, di conseguenza slitta il termine ultimo previsto per il 13 dicembre


ROMA - Si allungano ancora i tempi per la querelle sullo scudetto del campionato 2005-2006. Cambia, infatti, il presidente del Collegio arbitrale che dovrà occuparsi della controversia tra Juventus da un lato e Figc e Inter dall'altro, avente come oggetto l'atto del Consiglio Federale del 18 luglio scorso che ha respinto l'istanza di revoca dell'assegnazione dello scudetto 2006 presentata dal club bianconero.

COLLEGIO ARBITRALE, SCANDURRA RINUNCIA - Alberto De Roberto, presidente del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport, vista la rinuncia all'incarico di presidente del Collegio arbitrale da parte di Giuseppe Scandurra "causa improvvisi e sopravvenuti motivi personali", ha nominato in sua sostituzione Angelo Grieco che dovrà far pervenire alla segreteria del Tnas la propria accettazione, ovvero la notizia dell'esistenza di motivi di incompatibilità all'espletamento dell'incarico.

REVOCATA UDIENZA 3 OTTOBRE, SLITTA IL LODO - De Roberto ha inoltre, nelle more dell'accettazione dell'incarico da parte di Grieco e della trasmissione degli atti allo stesso da parte della segreteria del Tnas, revocato l'udienza che era stata in precedenza fissata per lunedì 3 ottobre. Il termine ultimo di pronuncia del lodo, inizialmente stabilito nel 13 dicembre, è conseguentemente posticipato in quanto decorrente dalla data dell'ultima accettazione dei componenti del Collegio arbitrale. E quindi tutta la vicenda, con ogni probabilità, a questo punto si protrarrà

fino al 2012 nonostante le promesse del presidente federale Abete.

 

CALCIOPOLI QUINTIES

 

La juvenilia in attesa del giudizio UEFA per l'esclusione dell'Inter dalla competizione. Nel frattempo l'Inter è già arrivata alla seconda giornata....

 

CALCIOPOLI PENALE: LE ARRINGHE DELLE DIFESE DEL LADRONE GIA' CONDANNATO IN SECONDO GRADO AD UN ANNO DI RECLUSIONE NELL'AMBITO DEL PROCESSO GEA, MA IN QUESTO PAESE RIDICOLO SI TENDE A MINIMIZZARE...

 

Moggi passa al contrattacco
"Processato su chiacchiere"

L'ex dg bianconero rende dichiarazioni spontanee in apertura di udienza a Napoli: "Qualcuno mi ha messo a capo di un sistema al quale sono estraneo, la Juve vinceva perché fatta di campioni. Le schede telefoniche non erano segrete, il pm Narducci si basa su suggestioni". L'avvocato: "E' una vergogna, c'è un killer?. E' stato un grande imbroglio"


NAPOLI - Luciano Moggi passa al contrattacco. E lo fa in apertura dell'udienza del processo napoletano a Calciopoli dedicata alla sua difesa, raccogliendo anche gli applausi di una ventina di sostenitori che sostano fuori dall'aula, poi redarguiti dal presidente del collegio. L'ex direttore generale della Juventus ha infatti chiesto e ottenuto di poter rendere dichiarazioni spontanee prima di lasciare la parola al suo legale, Maurilio Prioreschi.

MOGGI: "PROCESSO NATO SULLE CHIACCHIERE" - "Questo è un processo che si è sviluppato sulle chiacchiere - ha esordito Moggi -. Sono qui perché volutamente qualcuno mi ha messo a capo di un sistema al quale sono estraneo. I risultati che abbiamo ottenuto con la cosiddetta triade alla Juve, sono stati conseguiti sul campo".
Per supportare la propria posizione l'ex dirigente bianconero ha citato due testimoni d'eccezione, ovvero il manager del Manchester United, Alex Ferguson, ed Enzo Biagi. "Ferguson - ha detto Moggi ricordandone una recente intervista - ha parlato di me come di un manager straordinario che resta il top tra i dirigenti. Quanto a Biagi, all'indomani della sentenza sportiva, parlò di un giudizio costruito sul nulla, sulla base di intercettazioni difficili da interpretare".

"LA MIA JUVE VINCEVA SUL CAMPO, SENZA FAVORI" - Poi il discorso si è spostato sull'aspetto tecnico. "La mia Juve era una squadra fatta di campioni - ha ricordato Moggi -, non aveva bisogno di aiuti.

E l'Inter non si può permettere di dire che perdeva per colpa degli arbitri se poi vendeva dei campioni come Seedorf e Pirlo per comprare gente come Gresko, Coco, Vampeta e Taribo West. E' per giocatori come questi che perdevano".

"SCHEDE SVIZZERE? LE USAVO PER IL MERCATO" - Quindi uno dei principali imputati del processo in corso è entrato nel merito di alcune delle circostanze che gli vengono addebitate, come l'utilizzo delle schede svizzere, e ha chiamato in causa il pm Giuseppe Narducci, suo primo accusatore. "Quando fui interrogato, Narducci, incurante della presenza dei miei avvocati, mi disse 'lo sa che lei è finito?'. A loro spiegai che le schede servivano perché c'era dello spionaggio industriale e infatti dopo poco emerse lo scandalo Telecom. Per questo motivo furono comprate quelle schede che segrete non erano e che io utilizzavo solo per fare il mercato. Mercato che - ha sottolineato Moggi - non è vero, come sostiene Narducci, si faccia nel mese di agosto, perché io Zidane l'ho comprato a inizio anno. Può darsi pure che queste schede le abbia date a qualcuno ma di certo non per fare cose illecite perché la mia squadra era talmente forte che vinceva senza gli aiuti arbitrali".

"IL PM NARDUCCI SI BASA SU SENSAZIONI" - Quindi la stoccata finale, a tirare le fila del discorso. "Ecco perché ritengo che Narducci abbia costruito un processo sulle sensazioni, fatto di suggestioni. Le schede non erano segrete e il mercato non si fa ad agosto. E poi gli arbitri le schede se le compravano autonomamente per nascondere vicende personali - ha concluso Moggi - che non hanno a che vedere con il calcio".

L'AVVOCATO: "PERSONE MASSACRATE" - Dopo Moggi l'intervento dell'avvocato Maurilio Prioreschi: "Sono state massacrate delle persone, c'è stata una caccia all'uomo. Soprattutto sono state trovate delle telefonate ignorate dagli investigatori che sono funzionali alla difesa. Sono state occultate ad arte? In questo processo ci sono dei mandanti? C'è un killer? E' un problema serio, è una vergogna, un grande imbroglio. Mi aspetto una risposta dal tribunale e invierò gli atti in Procura". Per il legale di Moggi "sono state fatte delle porcherie. Si dice una stronzata per telefono e se ne fa un capo di imputazione. E' tutto così questo processo". "Questo dibattimento - ha sottolineato Prioreschi - comincia con un imbroglio e cioè l'informativa di Auricchio del 18 settembre del 2004 sulla combriccola romana che è una informativa su fatti oggettivamente falsi. Non è un processo - ha evidenziato - è stata una spietata caccia all'uomo". Particolare attenzione è stata dedicata alla materia delle intercettazioni e alla loro gestione da parte degli inquirenti: "Non può essere un caso - ha osservato il legale di Moggi - che tutte le telefonate che potevano essere utili alla difesa sono state occultate. I carabinieri avevano annotato telefonate importanti per la difesa delle quali è stata fatta selezione e che qualcuno, Auricchio, ha fatto sparire. Questa - ha incalzato Prioreschi - è una vergogna e il motivo per cui questo processo è un imbroglio dall'inizio alla fine".

DIFESA CHIEDE INOLTRO CARTE - L'udienza è durata poco più di 7 ore e si è conclusa con la richiesta, da parte dell'avvocato Prioreschi, di inoltrare presso la Procura di Napoli delle deposizioni rese nel corso del processo dal colonnello Auricchio, dall'ex arbitro Nucini e da Franco Baldini, attuale direttore tecnico della nazionale inglese, per verificare l'esistenza degli estremi per una incriminazione per falsa testimonianza. Il legale di Moggi ha anche chiesto l'inoltro di tutti gli atti del processo presso la Procura di Roma per verificare l'esistenza degli estremi per poter contestare ai tre abuso d'ufficio, falso ideologico e calunnia nei confronti dell'ex dg bianconero. Prioreschi, che ha chiesto l'assoluzione di Moggi, ha provato a smontare i capi d'accusa sia per la gestione dei sorteggi, sia per l'efficacia delle intercettazione, sia per l'attendibilità dei testi che per la rilevanza delle schede svizzere, è stata caratterizzata da violenti attacchi verbali nei confronti del colonnello Auricchio, dell'ex arbitro e teste chiave Danilo Nucini e più in generale di chi ha messo in piedi l'impianto accusatorio, usando frasi come "i processi si fanno con le prove, invece questa è monnezza..." o "e queste sono immagini da bar, siete dei somari..." o ancora "la storia del salvataggio della Fiorentina è un'altra bufala colossale" ed infine "con quale faccia si chiede la condanna di questa gente sulla scorta di questa pagliacciata...". La prossima udienza è stata fissata per il 25 ottobre, giorno in cui è stata spostata  l'arringa dell'altro difensore di Luciano Moggi, Paolo Trofino.

L'INTERCETTAZIONE BERGAMO-RODOMONTI - Ieri, alla vigilia dell'arringa difensiva dei legali dell'ex direttore generale della Juventus, era stata resa pubblica l'intercettazione telefonica annunciata nei giorni scorsi che, secondo Luciano Moggi, sarebbe in grado di ribaltare le sorti del processo. La telefonata, consegnata ai legali di Moggi dal consulente Nicola Penta, è datata 28 novembre 2004. Al telefono, quando mancano tre ore al fischio d'inizio di Inter-Juve, ci sono il designatore arbitrale Paolo Bergamo e il fischietto designato per il big match, Pasquale Rodomonti. "C'è una differenza di 15 punti tra le due squadre (tra la Juve capolista e l'Inter) - dice il designatore arbitrale, che poi aggiunge - Anche psicologicamente preparatici bene..". E ancora, sempre Bergamo: "Fa' la tua partita, e se ti dico proprio la mia, in questo momento, se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è avanti, dammi retta!". E, in un altro passaggio: "E' una cosa che rimane tra me e te - prosegue il designatore - Arrivare lassù lo sai quanto sia faticoso, e ritornare giù sarebbe per te proprio stupido. Fa' la persona intelligente". Il match finirà con un pareggio, 2-2.

 

 

«Se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è avanti». È uno dei passaggi dell'intercettazione telefonica annunciata nei giorni scorsi da Luciano Moggi e resa pubblica oggi alla vigilia dell'arringa difensiva dei legali dell'ex direttore generale della Juventus, prevista domani, nelle aule del tribunale di Napoli. Un'intercettazione che per Moggi è in grado di ribaltare le sorti del processo a "Calciopoli".

L'INTERCETTAZIONE - La telefonata, consegnata ai legali di Moggi dal consulente Nicola Penta, è datata 28 novembre 2004. Al telefono, quando mancano tre ore al fischio d'inizio di Inter-Juve, ci sono il designatore arbitrale Paolo Bergamo e il fischietto designato per il big match, Pasquale Rodomonti: «C'è una differenza di 15 punti tra le due squadre (tra la Juve capolista e l'Inter) - dice il designatore arbitrale, che poi aggiunge -. Anche psicologicamente preparatici bene...». E ancora, sempre Bergamo: «Fà la tua partita, e se ti dico proprio la mia, in questo momento, se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è avanti, dammi retta!». E, in un altro passaggio: «È una cosa che rimane tra me e te. - prosegue il designatore -. Arrivare lassù lo sai quanto sia faticoso, e ritornare giù sarebbe per te proprio stupido. Fa la persona intelligente». Il match finirà con un pareggio, 2-2. La richiesta dell'ascolto del colloquio dovrebbe essere presentata dai legali dell' ex dg bianconero domani in tribunale. Questa intercettazione è collegata ad un'altra intercettazione in cui il designatore Bergamo dice a Carraro di «non favorire assolutamente la Juventus».

CALCIOPOLI PENALE E CALCIOPOLI TER

La madre di tutte le (150.000) intercettazioni sarà presentata in aula, a Napoli, il 27 settembre 2011 A 18 MESI DI DISTANZA DALLA PRIMA MADRE DI TUTTE LE INTERCETTAZIONI CHE ALLORA RIGUARDAVA IL "METTI COLLINA" CHE PENTA, IL TRADUTTORE PRO JUVE DELLE INTERCETTAZIONI, AVEVA MESSO IN BOCCA AL FU FACCHETTI, dagli avvocati di Luciano Moggi. L' ha scoperta, nel suo lavoro certosino, Nicola Penta, il perito ingaggiato dall'ex dg della Juventus e che ha scovato in  questi anni tantissime intercettazioni che sono state utili a Stefano Palazzi nella sua durissima requisitoria contro l'Inter e altri club (QUALI CLUB SIGNOR BIANCHI, QUALI?? STRANAMENTE CITA SOLO L'INTER....), sfuggiti nel 2005 alle prime indagini  su Calciopoli e salvi, oggi, solo grazie alla prescrizione (ANIMA CANDIDA STO BIANCHI DI MERDA, MICA SI SCANDALIZZA PER LE PRESCRIZIONI DEL PREMIER PUTTANIERE CHE LO GOVERNA DA 16 ANNI, E' LA PRESCRIZIONE DELL'INTER LO SCANDALO ASSOLUTO, HAI CAPITO STO TESTA DI CAZZO PREZZOLATO...), L'intercettazione "sconvolgerà il processo", assicura Moggi, e svelerà il fatto che "hanno voluto togliere di mezzo la Juve". In questo dialogo, secondo alcune ipotesi, sarebbe coinvolto un  designatore che parla con un arbitro prima di una partita, dandogli istruzioni per danneggiare la Juve. Secondo un'altra ipotesi, invece si tratterebbe del dialogo fra un dirigente federale e un designatore. Ma sempre con la Juve di mezzo. Di sicuro, secondo Moggi, "ci sarà la svolta al processo: io parlerò". Ormai a Napoli siamo alle battute finali: dopo gli ultimi avvocati degli imputati, in ottobre ci sarà la sentenza di primo grado dopo anni di inutili dibattimenti. Oltre a quella intercettazione ne è appena uscita un'altra che riguarda la Roma. Particolarmente attivo, in questo periodo, il patron della Fiorentina, Diego Della Valle: dopo l'intervista del pm Narducci voleva replicare ma aspetta vista la situazione delicata, in questi giorni, della procura di Napoli, alle prese con altre intercettazioni.

Ma Ddv è furioso: i pm per lui hanno chiesto una condanna (che gli provocherebbe non pochi danni, soprattutto d'immagine) mentre è convinto che la Fiorentina, punita sul fronte sportivo, abbia pagato un prezzo altissimo mentre altri club (soprattutto, secondo lui, l'Inter) l'avrebbero scampata. Due pesi e due misure inaccettabili, insomma.

Il 13 ottobre intanto si riunisce l'Alta corte di giustizia presso il Coni: deve decidere in merito al ricorso di Moggi, Giraudo e Mazzini che sono stati radiati (preclusi) dopo che avevano scontato cinque anni per Calciopoli. Moggi e Mazzini si presenteranno, Giraudo in questi anni non si è mai visto né sentito. Gli avvocati punteranno anche sui precedenti casi di Preziosi e Sabatini, che se l'erano cavata entrambi. Preziosi addirittura con una inibizione superiore ai dieci anni: non  c'era automatismo alla radiazione a quei tempi, ha spiegato  Giancarlo Abete. Gli atti di Preziosi furono addirittura secretati, strano nel mondo dello sport.

Calciopoli Quater: Scudetto 2006, decisione entro il 13 dicembre

Il lodo salvo proroghe, dovrà essere pronunciato dal collegio arbitrale entro il 13 dicembre.

 

 

Il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport ha comunicato che, nell'ambito della controversia che oppone la Juventus alla Figc ed all'Inter tutti e tre i membri nominati per il collegio arbitrale, il presidente Giuseppe Scandurra e i due 'arbitri', Dario Buzzelli e Enrico De Giovanni hanno accettato l'incarico.  Il lodo salvo proroghe, dovrà essere pronunciato dal collegio arbitrale entro il 13 dicembre.

CALCIOPOLI QUINTIES

Denuncia Juve all'Uefa: l'Inter rischia la Champions CON UNA NORMA DEL 2008, LA 2.05,CHE GIUSTO PER I LADRONI FUNZIONERA' RETROATTIVAMENTE PER FATTI DEL 2005

 

Il presidente Moratti e suo figlio Angelomario

Il presidente Moratti e suo figlio Angelomario

L'esposto di Andrea Agnelli, presidente della Juventus, che chiede di tirare l'Inter fuori dalla Champions non porta particolari ripercussioni in casa nerazzurra. Il numero uno bianconero, evidentemente esaltato dalla disponibilità offerta dal Tnas a discutere della revoca dello scudetto 2006 - il che non significa che venga revocato -, come già riferito ieri ha chiesto all'Uefa anche che l'Inter venga esclusa dalla Champions League perché in base all'articolo 2.5 del regolamento Uefa "i club non devono o non devono essere stati coinvolti direttamente o indirettamente in nessuna attività volta ad aggiustare o a influenzare il risultato di una partita nazionale o internazionale". Regolamento chiaro, certo, che è già costato caro al Fenerbahce, ma forse il Giovin Signore dimentica che fu proprio la Uefa a richiedere una classifica per la stagione sportiva 2005/2006, quella stessa classifica che portò all'assegnazione dello scudetto 2006 all'Inter perché per le competizioni Uefa c'era bisogno di una graduatoria, prontamente fornita dalla nostra Federazione. Nessun pericolo, dunque, anche perché lo stesso Milan che era coinvolto nello scandalo di Calciopoli molto più dell'Inter specialmente all'epoca prese parte alla successiva Champions League, peraltro vincendola.

Questa richiesta da parte del signor Agnelli ha infastidito e seccato ulterioremente il presidente Massimo Moratti, come si legge dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, ma il numero uno nerazzurro per i motivi elencati sopra è assolutamente tranquillo e sereno su questo fronte come per gli altri. Moratti è tranquillo e si sente inattaccabile, sulla base di quanto gli hanno riferito i legali nerazzurri. Ma non rilascerà nessuna dichiarazione in merito, per non rendere il clima ancora più caldo. L'Inter, dalla sua parte, ha il fatto che nessuna sentenza è stata ancora emessa nei confronti dei nerazzurri. La base dell'offensiva juventina è fondata infatti su un provvedimento di archiviazione, quello di Palazzi, che non è un giudizio né una sentenza.

La Juventus ha spedito l'esposto alla Uefa il 2 settembre. Un testo di 24 pagine compilate dai suoi legali, guidati dall'avvocato Michele Briamonte. Una richiesta che, secondo quanto filtra dalla Federcalcio, è stata definita "una trovata anomala". Il tentativo da parte della Juventus incontra un ostacolo nel regolamento Uefa: non è possibile far scattare sanzioni per fatti precedenti al 27 aprile 2007. La norma, quindi, non è retroattiva. L'Uefa non ha ancora aperto nessuna indagine. Potrebbe farlo nei prossimi giorni, per poi chiudere subito la pratica. Non ci sono possibilità che possa essere accolto il ricorso della Juve, che sembra più una provocazione. La nuova legge, in vigore dal 27 aprile 2007, fu istituita proprio dopo Calciopoli, perché l'Uefa voleva evitare che si ripetesse il caso del Milan. L'Uefa avrebbe voluto escludere il Milan, coinvolto nei fatti di Calciopoli ma partecipante alla Champions. Coppa che poi in quell'anno fu pure vinta dai rossoneri. Da questa norma sono esclusi i fatti precedenti al 2007: il Porto infatti riuscì ad essere ammesso alla Champions 2008/2009 nonostante fosse coinvolto in fatti del 2003/2004.

 

 

L'organsmo internazionale guidato da Platini ha fatto scattare un'indagine come per il caso Fenerbahçe in Turchia. Se gli inquirenti di Nyon accertano il coinvolgimento in Calciopoli possono escludere il club nerazzurro anche a competizione in corso

Denuncia Juve all'Uefa: l'Inter rischia la Champions © Foto Liverani

TORINO, 10 settembre - La Juventus può buttare fuori l’Inter dalla Champions League. Scontro diretto per vie legali: perché il 2 settembre i legali bianco­neri hanno denunciato il club di Massimo Mo­ratti all’Uefa e nelle ultime ore sono arrivati i primi riscontri da Nyon, dove è stata avviata un’indagine che, come estremo risultato, potreb­be anche portare all’esclusione dell’Inter dalla massima competizione europea, non importa se in corso e se i nerazzurri avessero già disputato delle partite. L’articolo 2.05 del regolamento Ue­fa, balzato agli onori delle cronache giusto un paio di settimane fa per l’esclusione dei turchi del Fenerbahçe, potrebbe infatti costare caro al­la squadra di Gasperini, in virtù del coinvolgi­mento nella cosiddetta "Calciopoli 2", nata un anno e mezzo fa quando i legali di Luciano Mog­gi hanno rinvenuto le intercettazioni dei diri­genti nerazzurri.

L’ARTICOLO - Tutto ciò, al di là di condanne ai danni dell’Inter, perché l’articolo 2.05 non speci­fica la necessità di una sentenza e parla generi­camente di comportamenti: «Le squadre non de­vono o non devono essere state coinvolte diret­tamente o indirettamente in nessuna attività volta ad aggiustare o a influenzare il risultato di una partita nazionale o internazionale». E pro­prio in riferimento a questo articolo del regola­mento l’avvocato Briamonte si è appellato per la denuncia al Comitato Esecutivo e alla Segre­teria generale dell’Uefa, così come al Control and Disciplinary board.

IL PRECEDENTE - D’altra parte l’esempio del Fenerbahçe è chiaro e pesante: perché il campio­nato turco sta iniziando senza che il club, coin­volto in uno scandalo di scommesse che ha tra­volto alcune società dal giugno scorso, sia stato ancora retrocesso o riconosciuto colpevole dalla giustizia sportiva turca. Ma è bastato il "coinvol­gimento" per escludere il club dalla Champions, decisione presa dalla Federazione turca dopo un’indagine dell’Uefa e applaudita dalla stessa Uefa nel comunicato del 24 agosto: «Il Panel di Emergenza Uefa, composto dal Presidente Ue­fa e da quattro membri del Comitato Esecutivo Uefa, si è incontrato oggi per discutere della de­cisione delle federazione turca di ritirare il Fenerbahçe SK dalla Uefa Champions League 2011/12 a causa del coinvolgimento del club nel­lo scandalo delle combine. Il Panel di Emergen­za UEFA ha deciso di sostituire il Fenerbahçe con il Trabzonspor (che, ironia della sorte, af­fronta proprio l’Inter mercoledì prossimo, ndr), secondo nel campionato turco 2010/11. Com­mentando la decisione del Panel di Emergenza Uefa, il segretario generale Uefa Gianni Infan­tino ha detto: Il Panel ha stabilito che la fede­razione turca ha preso la decisione giusta per proteggere questo sport, restando in linea con la politica di tolleranza zero contro la compraven­dita di partite». Ed è proprio Gianni Infantino che ha preso in considerazione la denuncia del­la Juventus e ha comunicato al club biancone­ro di aver avviato le indagini del caso attraver­so gli organi competenti.

 

 

Giancarlo Abete, Presidente della Federcalcio, intervistato da Enrico Varriale durante il programma di RaiSport "Primo Stadio", ha parlato a 360° sui principali temi sportivi. Prima di tutto sullo Scudetto 2006. "Esposto Juve all'Uefa? Dimostra che i bianconeri stanno proseguendo sulla loro strada, credo sarebbe meglio a mio avviso cercare di risolvere i problemi del nostro calcio all'interno del nostro paese. Come finirà la questione scudetto 2006? C'è una decisione presa nel 2006, c'è un procedimento penale ancora in atto. E' un contenzioso a 360°, come abbiamo visto e considerati i vari ricorsi mi sembra ancora molto lunga la strada verso una soluzione. L'auspicio - ha dichiarato Abete - è quello che venga svelenito un clima troppo avvelenato".

CALCIOPOLI PENALE E CALCIOPOLI TER

La madre di tutte le (150.000) intercettazioni sarà presentata in aula, a Napoli, il 27 settembre 2011 A 18 MESI DI DISTANZA DALLA PRIMA MADRE DI TUTTE LE INTERCETTAZIONI CHE ALLORA RIGUARDAVA IL "METTI COLLINA" CHE PENTA, IL TRADUTTORE PRO JUVE DELLE INTERCETTAZIONI, AVEVA MESSO IN BOCCA AL FU FACCHETTI, dagli avvocati di Luciano Moggi. L' ha scoperta, nel suo lavoro certosino, Nicola Penta, il perito ingaggiato dall'ex dg della Juventus e che ha scovato in  questi anni tantissime intercettazioni che sono state utili a Stefano Palazzi nella sua durissima requisitoria contro l'Inter e altri club (QUALI CLUB SIGNOR BIANCHI, QUALI?? STRANAMENTE CITA SOLO L'INTER....), sfuggiti nel 2005 alle prime indagini  su Calciopoli e salvi, oggi, solo grazie alla prescrizione (ANIMA CANDIDA STO BIANCHI DI MERDA, MICA SI SCANDALIZZA PER LE PRESCRIZIONI DEL PREMIER PUTTANIERE CHE LO GOVERNA DA 16 ANNI, E' LA PRESCRIZIONE DELL'INTER LO SCANDALO ASSOLUTO, HAI CAPITO STO TESTA DI CAZZO PREZZOLATO...), L'intercettazione "sconvolgerà il processo", assicura Moggi, e svelerà il fatto che "hanno voluto togliere di mezzo la Juve". In questo dialogo, secondo alcune ipotesi, sarebbe coinvolto un  designatore che parla con un arbitro prima di una partita, dandogli istruzioni per danneggiare la Juve. Secondo un'altra ipotesi, invece si tratterebbe del dialogo fra un dirigente federale e un designatore. Ma sempre con la Juve di mezzo. Di sicuro, secondo Moggi, "ci sarà la svolta al processo: io parlerò". Ormai a Napoli siamo alle battute finali: dopo gli ultimi avvocati degli imputati, in ottobre ci sarà la sentenza di primo grado dopo anni di inutili dibattimenti. Oltre a quella intercettazione ne è appena uscita un'altra che riguarda la Roma. Particolarmente attivo, in questo periodo, il patron della Fiorentina, Diego Della Valle: dopo l'intervista del pm Narducci voleva replicare ma aspetta vista la situazione delicata, in questi giorni, della procura di Napoli, alle prese con altre intercettazioni.

Ma Ddv è furioso: i pm per lui hanno chiesto una condanna (che gli provocherebbe non pochi danni, soprattutto d'immagine) mentre è convinto che la Fiorentina, punita sul fronte sportivo, abbia pagato un prezzo altissimo mentre altri club (soprattutto, secondo lui, l'Inter) l'avrebbero scampata. Due pesi e due misure inaccettabili, insomma.

Il 13 ottobre intanto si riunisce l'Alta corte di giustizia presso il Coni: deve decidere in merito al ricorso di Moggi, Giraudo e Mazzini che sono stati radiati (preclusi) dopo che avevano scontato cinque anni per Calciopoli. Moggi e Mazzini si presenteranno, Giraudo in questi anni non si è mai visto né sentito. Gli avvocati punteranno anche sui precedenti casi di Preziosi e Sabatini, che se l'erano cavata entrambi. Preziosi addirittura con una inibizione superiore ai dieci anni: non  c'era automatismo alla radiazione a quei tempi, ha spiegato  Giancarlo Abete. Gli atti di Preziosi furono addirittura secretati, strano nel mondo dello sport.

 

Calciopoli Quater: Scudetto 2006, decisione entro il 13 dicembre

Il lodo salvo proroghe, dovrà essere pronunciato dal collegio arbitrale entro il 13 dicembre.

 

 

Il Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport ha comunicato che, nell'ambito della controversia che oppone la Juventus alla Figc ed all'Inter tutti e tre i membri nominati per il collegio arbitrale, il presidente Giuseppe Scandurra e i due 'arbitri', Dario Buzzelli e Enrico De Giovanni hanno accettato l'incarico.  Il lodo salvo proroghe, dovrà essere pronunciato dal collegio arbitrale entro il 13 dicembre.

 

CALCIOPOLI QUINTIES

Denuncia Juve all'Uefa: l'Inter rischia la Champions CON UNA NORMA DEL 2008, LA 2.05,CHE GIUSTO PER I LADRONI FUNZIONERA' RETROATTIVAMENTE PER FATTI DEL 2005

 

Il presidente Moratti e suo figlio Angelomario

Il presidente Moratti e suo figlio Angelomario

L'esposto di Andrea Agnelli, presidente della Juventus, che chiede di tirare l'Inter fuori dalla Champions non porta particolari ripercussioni in casa nerazzurra. Il numero uno bianconero, evidentemente esaltato dalla disponibilità offerta dal Tnas a discutere della revoca dello scudetto 2006 - il che non significa che venga revocato -, come già riferito ieri ha chiesto all'Uefa anche che l'Inter venga esclusa dalla Champions League perché in base all'articolo 2.5 del regolamento Uefa "i club non devono o non devono essere stati coinvolti direttamente o indirettamente in nessuna attività volta ad aggiustare o a influenzare il risultato di una partita nazionale o internazionale". Regolamento chiaro, certo, che è già costato caro al Fenerbahce, ma forse il Giovin Signore dimentica che fu proprio la Uefa a richiedere una classifica per la stagione sportiva 2005/2006, quella stessa classifica che portò all'assegnazione dello scudetto 2006 all'Inter perché per le competizioni Uefa c'era bisogno di una graduatoria, prontamente fornita dalla nostra Federazione. Nessun pericolo, dunque, anche perché lo stesso Milan che era coinvolto nello scandalo di Calciopoli molto più dell'Inter specialmente all'epoca prese parte alla successiva Champions League, peraltro vincendola.

Questa richiesta da parte del signor Agnelli ha infastidito e seccato ulterioremente il presidente Massimo Moratti, come si legge dalle colonne de La Gazzetta dello Sport, ma il numero uno nerazzurro per i motivi elencati sopra è assolutamente tranquillo e sereno su questo fronte come per gli altri. Moratti è tranquillo e si sente inattaccabile, sulla base di quanto gli hanno riferito i legali nerazzurri. Ma non rilascerà nessuna dichiarazione in merito, per non rendere il clima ancora più caldo. L'Inter, dalla sua parte, ha il fatto che nessuna sentenza è stata ancora emessa nei confronti dei nerazzurri. La base dell'offensiva juventina è fondata infatti su un provvedimento di archiviazione, quello di Palazzi, che non è un giudizio né una sentenza.

La Juventus ha spedito l'esposto alla Uefa il 2 settembre. Un testo di 24 pagine compilate dai suoi legali, guidati dall'avvocato Michele Briamonte. Una richiesta che, secondo quanto filtra dalla Federcalcio, è stata definita "una trovata anomala". Il tentativo da parte della Juventus incontra un ostacolo nel regolamento Uefa: non è possibile far scattare sanzioni per fatti precedenti al 27 aprile 2007. La norma, quindi, non è retroattiva. L'Uefa non ha ancora aperto nessuna indagine. Potrebbe farlo nei prossimi giorni, per poi chiudere subito la pratica. Non ci sono possibilità che possa essere accolto il ricorso della Juve, che sembra più una provocazione. La nuova legge, in vigore dal 27 aprile 2007, fu istituita proprio dopo Calciopoli, perché l'Uefa voleva evitare che si ripetesse il caso del Milan. L'Uefa avrebbe voluto escludere il Milan, coinvolto nei fatti di Calciopoli ma partecipante alla Champions. Coppa che poi in quell'anno fu pure vinta dai rossoneri. Da questa norma sono esclusi i fatti precedenti al 2007: il Porto infatti riuscì ad essere ammesso alla Champions 2008/2009 nonostante fosse coinvolto in fatti del 2003/2004.

 

 

L'organsmo internazionale guidato da Platini ha fatto scattare un'indagine come per il caso Fenerbahçe in Turchia. Se gli inquirenti di Nyon accertano il coinvolgimento in Calciopoli possono escludere il club nerazzurro anche a competizione in corso

Denuncia Juve all'Uefa: l'Inter rischia la Champions © Foto Liverani

TORINO, 10 settembre - La Juventus può buttare fuori l’Inter dalla Champions League. Scontro diretto per vie legali: perché il 2 settembre i legali bianco­neri hanno denunciato il club di Massimo Mo­ratti all’Uefa e nelle ultime ore sono arrivati i primi riscontri da Nyon, dove è stata avviata un’indagine che, come estremo risultato, potreb­be anche portare all’esclusione dell’Inter dalla massima competizione europea, non importa se in corso e se i nerazzurri avessero già disputato delle partite. L’articolo 2.05 del regolamento Ue­fa, balzato agli onori delle cronache giusto un paio di settimane fa per l’esclusione dei turchi del Fenerbahçe, potrebbe infatti costare caro al­la squadra di Gasperini, in virtù del coinvolgi­mento nella cosiddetta "Calciopoli 2", nata un anno e mezzo fa quando i legali di Luciano Mog­gi hanno rinvenuto le intercettazioni dei diri­genti nerazzurri.

L’ARTICOLO - Tutto ciò, al di là di condanne ai danni dell’Inter, perché l’articolo 2.05 non speci­fica la necessità di una sentenza e parla generi­camente di comportamenti: «Le squadre non de­vono o non devono essere state coinvolte diret­tamente o indirettamente in nessuna attività volta ad aggiustare o a influenzare il risultato di una partita nazionale o internazionale». E pro­prio in riferimento a questo articolo del regola­mento l’avvocato Briamonte si è appellato per la denuncia al Comitato Esecutivo e alla Segre­teria generale dell’Uefa, così come al Control and Disciplinary board.

IL PRECEDENTE - D’altra parte l’esempio del Fenerbahçe è chiaro e pesante: perché il campio­nato turco sta iniziando senza che il club, coin­volto in uno scandalo di scommesse che ha tra­volto alcune società dal giugno scorso, sia stato ancora retrocesso o riconosciuto colpevole dalla giustizia sportiva turca. Ma è bastato il "coinvol­gimento" per escludere il club dalla Champions, decisione presa dalla Federazione turca dopo un’indagine dell’Uefa e applaudita dalla stessa Uefa nel comunicato del 24 agosto: «Il Panel di Emergenza Uefa, composto dal Presidente Ue­fa e da quattro membri del Comitato Esecutivo Uefa, si è incontrato oggi per discutere della de­cisione delle federazione turca di ritirare il Fenerbahçe SK dalla Uefa Champions League 2011/12 a causa del coinvolgimento del club nel­lo scandalo delle combine. Il Panel di Emergen­za UEFA ha deciso di sostituire il Fenerbahçe con il Trabzonspor (che, ironia della sorte, af­fronta proprio l’Inter mercoledì prossimo, ndr), secondo nel campionato turco 2010/11. Com­mentando la decisione del Panel di Emergenza Uefa, il segretario generale Uefa Gianni Infan­tino ha detto: Il Panel ha stabilito che la fede­razione turca ha preso la decisione giusta per proteggere questo sport, restando in linea con la politica di tolleranza zero contro la compraven­dita di partite». Ed è proprio Gianni Infantino che ha preso in considerazione la denuncia del­la Juventus e ha comunicato al club biancone­ro di aver avviato le indagini del caso attraver­so gli organi competenti.

 

 

Giancarlo Abete, Presidente della Federcalcio, intervistato da Enrico Varriale durante il programma di RaiSport "Primo Stadio", ha parlato a 360° sui principali temi sportivi. Prima di tutto sullo Scudetto 2006. "Esposto Juve all'Uefa? Dimostra che i bianconeri stanno proseguendo sulla loro strada, credo sarebbe meglio a mio avviso cercare di risolvere i problemi del nostro calcio all'interno del nostro paese. Come finirà la questione scudetto 2006? C'è una decisione presa nel 2006, c'è un procedimento penale ancora in atto. E' un contenzioso a 360°, come abbiamo visto e considerati i vari ricorsi mi sembra ancora molto lunga la strada verso una soluzione. L'auspicio - ha dichiarato Abete - è quello che venga svelenito un clima troppo avvelenato".

 

 

CALCIOPOLI QUATER: VINCE LA RUBENTUS DEI DOPATI LADRONI CHE CHIEDONO(???) GIUSTIZIA DOPO AVER LADRATO. UNA BELLA NORIMBERGA ALLA ROVESCIA. PER FORTUNA A NORIMBERGA NON C'ERANO GLI ITALIOTI A GIUDICARE.

La decisione della Figc di non decidere sulla richiesta della Juventus di revocarlo all'Inter, è stata molto discutibile, senza alcun dubbio, e ha scatenato tante polemiche. La Juve ora è pronta ad andare sino al Tar, ma prima ci sarà la decisione del tribunale di arbitrato sportivo che si è, come detto, dichiarato competente (vedi www.coni.it 1).

E fra chi non  si arrende di sicuro ci sono i tre "radiati" Moggi, Giraudo e Mazzini che chiedono giustizia al Coni: si sono rivolti all'Alta corte di giustizia che dovrebbe decidere intorno a fine mese, o ai primi di ottobre. Il ricorso dei legali punta anche su una vicenda ancora dai contorni

oscuri, il caso-Preziosi. Il presidente del Genoa, plurisqualificato (oltre dieci anni), riuscì ad evitare la radiazione  (o preclusione): gli atti furono addirittura secretati, su richiesta di una parte. Una decisione abbastanza rara nel mondo dello sport. Ma ora, nel corso del processo al Coni, molti atti segreti verranno fuori. E pare ci siano cose clamorose.

Ci siamo, intanto, a Napoli: dopo anni di dibattimento (sovente inutile) e dopo che sono venute a galla nuove intercettazioni, ecco che la sentenza del processo penale è ormai molto vicina. A fine settembre, le ultime requisitorie degli avvocati. Poi, nella prima quindicina di ottobre, la decisione del collegio giudicante (tre donne, che in questi anni ha scoperto cos'è il mondo del pallone...). Il pm Narducci, ora passato al Comune di Napoli, ha chiesto 5 anni e 8 mesi per Moggi, 5 per Bergamo, 4 e 6 per Pairetto, 4 per Mazzini. Per frode sportiva chiesti invece 24 mesi per Diego Della Valle e 22 per Lotito. Per Della Valle un'eventuale condanna sarebbe un problema serio, perché Mister Tod's vive di immagine e questo potrebbe creargli un danno consistente soprattutto all'estero. Tutto è iniziato nel 2006. Difficile prevedere cosa potrà succedere

 

 

CALCIOPOLI SPORTIVA QUATER (BIS: SCUDETTO ALL'INTER,TER RADIAZIONE MOGGI-GIRAUDO,SIAMO A QUATER...)

Inter-Juve-Figc
Un giorno al Tnas

Venerdì udienza al tribunale di arbitrato sportivo sulla vicenda dello scudetto 2006. Difficilmente sarà accolta la richiesta del club bianconero

di TIZIANA CAIRATI

MILANO - Se gli uomini di mercato dell'Inter leggessero i regolamenti Uefa come i legali nerazzurri fanno con i regolamenti della Figc - per la questione scudetto 2006-, di Diego Forlan, oltre a sapere che non avrebbe potuto giocare in Champions, avremmo conosciuto con esattezza anche il numero di riccioli biondi che fanno da cornice al viso dell'attaccante. Ma domani a Roma non si parlerà di calciomercato o di elenchi Uefa. Bensì del titolo di 5 anni fa dato all'Inter, risultata il primo club in classifica dopo le penalizzazioni inflitte a Juventus e Milan. Un trofeo che la Juventus chiede sia tolto al club di Massimo Moratti.

La questione si trascina da tempo (luglio 2006). Una battaglia senza fine sull'asse Milano-Torino. Con Andrea Agnelli che insoddisfatto della decisione del Consiglio Federale del 18 luglio 2011 va avanti. Il presidente bianconero ha annunciato pubblicamente che perseguirà tutte le strade per 'autotutelarsi', perché i verdetti fin qui pronunciati hanno danneggiato e danneggiano tuttora la società, sul piano sportivo e su quello economico. Domani, il nuovo capitolo: l'udienza al Tnas, il tribunale nazionale di arbitrato sportivo. In queste stanze, il Presidente, prima di costituire l'eventuale collegio Arbitrale, stabilirà se l'azione intrapresa dal club di corso Galileo Ferraris è di competenza dell'organo che ha sostituito la Camera di Conciliazione. Per l'Inter, difesa dagli avvocati Angelo Capellini e Adriano Raffaelli e dalla Professoressa Luisa Torchia no. Stessa posizione

ha la Figc, difesa dagli avvocati Medugno e Mazzarelli. Le motivazioni sono chiare. La principale: l'organo competente per questa controversia sarebbe l'Alta Corte del Coni, ma non è chiaro se, arrivati a questo punto, sia attivabile o se sia necessario rivolgersi direttamente al Tar del Lazio.

JUVENTUS PRONTA A TUTTO - La Juventus attende di conoscere la risposta del Tnas, per poi muoversi in altre sedi opportune come già dichiarato dallo stesso Agnelli. Il pool di legali bianconeri, formato dagli avvocati Michele Briamonte e Luigi Chiappero (con la consulenza legale del prof. Pasquale Landi), è pronto ad agire. Difficilmente sarà accolta la richiesta presentata al Tnas, perché nel 2006 la Juventus rinunciò ad andare al TAR preferendo un arbitrato in Camera di Conciliazione. L'organismo ora è stato sostituito dal Tnas. Anche se è cambiato il nome, sarebbe come ripresentarsi davanti ad un giudice, dopo aver ottenuto già una sentenza ( la Camera di Conciliazione accolse nel 2006 la richiesta della Juve scontandole 8 punti di penalizzazione, su un totale di 17).

DURI ATTACCHI DELLA FIGC ALLA JUVE - Questo nuovo scenario, Juventus contro FIGC e Inter, mostra nubi nerissime all'orizzonte. La Federcalcio, presieduta da Giancarlo Abete, nella sua memoria è durissima nei confronti del club bianconero. I legali federali lanciano stoccate a quelli bianconeri, ricordando che in alcuni passaggi della propria memoria "vengono propinate lezioni di carattere istituzionale, infarcite di riferimenti e di citazioni giurisprudenziali, che enunciano regole note a tutti i cultori della materia", concludendo e affermando che quanto esposto (dalla Juve) assomiglia più a "un sermone più consono a una sede didattica che ad un'aula di giustizia". La Federazione non dimentica di accusare il club di puntare ad "un risarcimento puramente emulativo". Sottolineando che non si può richiedere che un titolo sia tolto per azioni dell'annata precedente. E che la Juve non ha titolo per impugnare l'assegnazione dello scudetto all'Inter per scivolamento della classifica.

 

 

IL FINANZIATO PUBBLICO TUTTOSPORT DI MERDA, ALL'INDOMANI DELLA PRESCRIZIONE PRO INTER PER IL CASO SCUDETTO 2006, NON RICEVENDO ORDINI SPECIFICI DALL'EDITORE DI RIFERIMENTO,LA JUVENTUS DEGLI ELKAN IN MERITO AL PROSSIMO 74° RICORSO GIUDIZIARIO CONTRO L'INTER, E GIAMMAI PER DIMOSTRARE CHE EFFETTIVAMENTE LA RUBENTUS NEL 2006 NON AVESSE FATTO NIENTE, ESTRAPOLA LO SCOOP DEL BROGLIACCIO DEL POOL "OFF SIDE" OCCULTATO E NON TRASMESSO ALLA PROCURA, BROGLIACCIO CHE OVVIAMENTE VEDE IN SCENA LE TELEFONATE DEL FU FACCHETTI, TELEFONATE TRA L'ALTRO GIA' PRESE IN ESAME DA PALAZZI NEL DEFERIMENTO DEL 1° LUGLIO 2011. IN TAL BROGLIACCIO STRANAMENTE VENGONO A LORO VOLTA OMESSE, STA VOLTA DA TUTTOSPORT, LE TELEFONATE DI RILEVANZA RELATIVE A CELLINO,CAMPEDELLI E...GALLIANI, IL LORO ALLEATO DI ARCORE...

Le telefonate dell’Inter erano state segnalate!

I Carabinieri: carte di rilevanza assoluta. Ma non arrivarono ai pm. Il tecnico Penta: «Certe chiamate di Facchetti furono sottolineate come quelle di Moggi, poi...». E il vincolo di esclusività Juve?

Le telefonate dell’Inter erano state segnalate!  

TORINO, 27 luglio - Per i Carabinieri le telefonate di Facchetti e di Moratti erano rilevanti alme­no quanto quelle di Luciano Moggi. E quelle stesse telefo­nate le avevano segnalate. Fos­se stato per chi era all’ascolto dei cellulari intercettati, l’in­chiesta di Calciopoli avrebbe avuto uno sviluppo piuttosto diverso. Poi però alcune telefo­nate, rilevanti o rilevantissime, sono sparite, altre no. E Calcio­poli è diventata la tomba di Luciano Moggi e della Juven­tus, oltre che di altre persone scaraventate all’inferno dalla giustizia sportiva senza la pos­sibilità concreta di difendersi. Oggi, grazie al lavoro del pool difensivo di Luciano Moggi che a Napoli sta riscrivendo la sto­ria di Calciopoli con tutti i pez­zi che mancavano nel 2006, sappiano come sono scompar­se e perché non sarebbero do­vute scomparire. Grazie agli stessi documenti di quella fa­migerata indagine, spulciati da Nicola Penta, fondamenta­le consulente dei legali di Mog­gi, abbiamo la prova di come l’inchiesta di Calciopoli fonda­ta sulle intercettazioni telefo­niche sia stata indirizzata in un’unica direzione.
 
IL CATALOGO - Perché quello che ha trovato Penta sono i fi­le con cui le telefonate intercet­tate venivano per così dire “ca­talogate” da chi per primo le ascoltava, ovvero i marescialli dei Carabinieri della Caserma di via Inselci a Roma, il cuore di quell’indagine. «Lì molte in­tercettazioni sono state regi­strate. Prima irregolarità, per­ché secondo la legge le inter­cettazioni vanno fatte solo in Procura e non in una caserma dei Carabinieri», spiega lo stes­so Penta. «Ed è lì che i mare­scialli dell’Arma erano all’a­scolto. In questi casi, durante l’indagine, si ascoltano gli in­tercettati principali “in diret­ta”, mentre gli altri (nel caso di Calciopoli gli intercettati era­no 10) si registrano e si ascol­tano poi. Sia nell’uno che nel­l’altro caso, il maresciallo al termine della telefonate deve redigere un brogliaccio, ovvero un breve riassunto della stes­sa, e poi deve classificare la te­lefonata secondo un grado di “rilevanza”. Il metodo è sem­plice e intuitivo. Si usa una specie di semaforo: la telefona­ta non rilevante non è contras­segnata in alcun modo, quella poco rilevante con un baffo ver­de, quella rilevante con due baffi gialli e quella rilevantissi­ma con tre baffi rossi».
Immediato l'editoriale di Bianchi, lo juventino de LA REPUBBLICA:Ora sarà interessante capire cosa vorranno fare Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio che furono punite - chi più, chi meno - in occasione di Calciopoli (2006). Sì, perché quello che sta uscendo in questi giorni rafforza sempre più la convinzione di Della Valle, Andrea Agnelli e c. che troppe cose, troppe intercettazioni, erano state tenute nascoste, in quegli anni, e la verità venuta a galla quindi è soltanto una (piccola) parte. Il coinvolgimento dei club, come si è visto anche dalla relazione di Stefano Palazzi, è molto più ampio. Questo nuovo filone, clamoroso, è venuto alla luce grazie, soprattutto, a Nicola Penta, il perito informatico-telefonico scelto dalla difesa di Luciano Moggi. Se quelle cose fossero emerse anni fa, lo scudetto 2006 non sarebbe andato all'Inter e il quadro d'insieme sarebbe molto cambiato (almeno per quanto riguarda la giustizia sportiva). Ecco cosa è venuto fuori: come ha rivelato Tuttosport nei giorni scorsi, i carabinieri, che investigavano,  avevano segnalato come significative (tre baffi rossi stavano a dire "stato di massimo allerta") anche numerose altre telefonate, e non solo dei dirigenti dell'Inter. Ci sono infatti Meani e Galliani (che parla con Bergamo), Foschi del Palermo che parla coi designatori, Campedelli del Chievo, Cellino del Cagliari (due baffi gialli come Moratti) e Spinelli del Livorno, anche lui "premiato" con i tre baffi rossi, il massimo della pericolosità. Ma queste segnalazioni non erano mai arrivate ai pm Narducci e Beatrice: come mai si erano fermate prima? Si indagava solo sulla Juve e sulle società in rapporti con la Juve? E chi le aveva nascoste? Perché si erano perse per strada? Il caso è davvero inquietante. La giustizia sportiva sapeva qualcosa o era stata tenuta all'oscuro di tutto?

Le indagini erano state fatte dal t. col dei carabinieri, Auricchio, i pm di Napoli erano Narducci e Beatrice, Guido Rossi (commissario Figc all'epoca) ha garantito che  "non ne sapeva niente", Borelli parlò invece di ulteriori accertamenti necessari (senza specificare però quali). Nessun di loro adesso parla. Narducci e Auricchio lavorano per il Comune di Napoli, Guido Rossi e Borrelli non vogliono più sapere di quell'epoca. Nessuno che svela il giallo. Probabile, a questo punto, che possano essere denunciati  dai club puniti nel 2006. La Fiorentina voleva farlo già con Auricchio (omissione e/o abuso di atti d'ufficio), ma ora anche le altre società sembrano intenzionate a chiedere chiarimenti.  L'ombra di quei "tre baffi rossi" nasconde alla verità quegli anni inquietanti. Speriamo che prima o poi questa verità venga a galla. Si scoprirà magari se le intercettazioni venivano fatte in caserma o in procura, quale è stato il ruolo dei marescialli che avevano fatto le intercettazioni (qualcuno di loro potrebbe parlare) e che le avevano segnalate ai loro superiori. E cosa farà la Federcalcio, adesso? Chiederà conto di questi misteri? Calciopoli, lo abbiamo detto e ridetto, non finisce mai.

GIRAUDO, GIA' CONDANNATO IN PRIMO GRADO - DICEMBRE 2009 - A TRE ANNI DI RECLUSIONE PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA ALLA FRODE SPORTIVA, ASSOLTO PER PRESCRIZIONE DEI TERMINI - APRILE 2007 - ,PER FRODE SPORTIVA TRAMITE USO DI SOSTANZE  DOPANTI DAL 1994 AL 1998, RADIATO AB ETERNO - LUGLIO 2011 - DAL MONDO DEL CALCIO, A RISCHIO DI CONDANNA PER LA BANCAROTTA FRAUDOLENTA DELLA SOCIETA' MEISTER TEAM:

Cinque anni di reclusione per Antonio Giraudo, ex amministratore delegato della Juventus. E' la pena chiesta dal pubblico ministero di Torino, Vittorio Nessi, nel processo sul fallimento della Meister Team, societa' con sede a Caselle Torinese che ha gestito per diversi anni i diritti televisivi bianconeri. Per l'accusa Giraudo era "amministratore di fatto" della Meister Team.

Nello stesso procedimento, che si volge con rito abbreviato davanti al Gup Dante Cibinel, sono imputati per concorso in bancarotta fraudolenta insieme a Giraudo anche Romolo (Romy) Gai, ex direttore commerciale della Juve, e Gianfranco Bianchi, mediatore di diritti televisivi. Per loro il pm ha chiesto una pena di 4 anni di carcere. L'amministratore unico della Meister Team, Fabrizio Gugliermetto, aveva invece gia' patteggiato due anni di reclusione.

La Meister Team era fallita nel 2000 e, secondo l'accusa, i quattro i concorso tra loro hanno sottratto dai conti sociali, con diverse modalita', somme di denaro per oltre 3 miliardi e 700 milioni delle vecchie lire, cioe' poco meno di 2 milioni di euro. Il curatore fallimentare della societa', rappresentato dall'avvocato Vittorio Nizza, si e' costituito parte civile. Giraudo, difeso dagli avvocati Andrea e Michele Galasso, ha sempre negato ogni addebito. "Siamo tranquillissimi - ha detto l'avvocato Michele Galasso - la verita' e' vicina".

 

Corte Federale, respinto ricorso radiazione di Moggi,espulso in eterno. Per la giustizia sportiva tutto si chiude qui !!

La Corte di giustizia federale della Figc ha respinto il ricorso dell'ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi contro la sentenza di radiazione inflittagli dalla federcalcio. Lo rende noto un comunicato della Figc. Respinti i ricorsi anche di Antonio Giraudo, ex a.d. della Juve, ed Innocenzo Mazzini, che è stato vicepresidente federale, anche loro radiati. La Corte di Giustizia, con la sua decisione odierna, ha quindi confermato quanto stabilito il 15 giugno scorso dalla Disciplinare, che aveva radiato Moggi, Giraudo e Mazzini. Ieri c'era stato il dibattimento, durato tre ore e mezza, poi la Corte si era ritirata in camera di consiglio. L'impressione è comunque che questa vicenda non finirà qui, visto che Moggi proprio ieri aveva ribadito di essere intenzionato a percorrere tutti i gradi di giudizio, «fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo a Strasburgo, passando per l'Alta Corte del Coni, Tar e Consiglio di stato».

PER LA RADIAZIONE NON ESISTE LA PRESCRIZIONE

«La particolare gravità dei comportamenti di Moggi è stata evidenziata da due gradi di giudizio e resta attuale ancora oggi, giustificando così la scissione del vincolo associativo, e rendendo attuale l'interesse della federazione nel ribadire la richiesta di radiazione. Quei comportamenti non devono più capitare, e questa sentenza deve servire a dare memoria storica di quei fatti».

L'ATTACCO DI PALAZZI - Così il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha ribadito la sua richiesta di radiazione per Luciano Moggi, nel corso del suo intervento presso la Corte di giustizia federale. Ribadita anche l'inammissibilità delle nuove prove emerse nel processo di Napoli, mentre sulla prescrizione della radiazione chiesta dai legali di Moggi ha spiegato. «Non ci sono norme che prevedono una prescrizione della proposta di radiazione - le parole di Palazzi - Respingiamo questa richiesta. La prescrizione è infondata, e l'oggetto del giudizio di oggi resta la gravità di quei fatti già accertati. Anche attualizzandoli ad oggi, le loro posizioni (Moggi, Giraudo e Mazzini) non si sono modificate, e non sono mai state rimosse da alcuna sentenza. Tutti gli elementi nuovi, legati alle questioni delle altre società, non possono essere presi in considerazione. Quanto è emerso da quegli atti era chiaro, non c'era solo una rete, ma una molteplicità di reticoli, per favorire la Juve. Nel 2006 tra gli incolpati non c'erano solo questi 3, ma tanti soggetti istituzionali e società. Affidarsi al grido di tutti colpevoli nessun colpevole, o di così fan tutti, non leva gravità a quei fatti già accertati».

La Casoria vede allontanarsi la ricusazione

Si allontana la ricusazione del giudice Casoria, il processo di Napoli tira un sospiro di sollievo. Abete: per il verdetto sullo scudetto 2006 ormai dovremmo esserci. Moratti protesta la sua pretesa innocenza: Noi non c'entriamo!  Palazzi deferisce Lotito per la quérelle con Petrucci. Rosetti lascia la Can B per la Russia.

Ricusazione più lontana, sentenza più vicina - E' terminata l'udienza per la ricusazione del giudice Casoria. Il collegio della settima sezione della corte d'Appello del Tribunale di Napoli (presieduto dalla giudice Di Mauro, a latere Cappelli e Acierno), difficilmente accoglierà la richiesta dei pm Narducci e Capuano, visto che lo stesso procuratore generale Villari, incaricato di sostenere l'accusa e le tesi della Procura di Napoli, ha chiesto i'inammissibilità e, in ogni caso, il rigetto dell'istanza. La decisione si conoscerà presumibilmente venerdi, al più tardi lunedì: e martedì sarà giorno di udienza. Assenti i due Pm, presenti diversi difensori (particolarmente attiva la difesa Moggi) che si sono opposti alla richiesta di far ammettere come prova l'interrogatorio di Nucini, in cui la dott.ssa Casoria avrebbe ammonito il teste perché la sua stessa deposizione lo stava screditando. Ininfluente anche la parte avuta dai due pm nel procedimento discplinare comclusosi con la censura della dott.ssa Casoria. La Casoria non ha acun interesse personale a che la vicenda processuale si concluda in un modo o nell'altro. E le beghe tra colleghe (ma dove non ci sono?) non giustificano certo una ricusazione. Che suonerebbe, nella più benevola delle ipotesi, ridicola.

Ricusazione: siamo alla decisione – Ci siamo: oggi, non assisteremo, come ormai d’abitudine, ad un’udienza nell’aula 216 per il processo su Calciopoli; la dott. Casoria, qualche aula più in là, e noi insieme a lei, possiamo finalmente conoscere l’esito della richiesta di ricusazione da parte dei pm Narducci e Capuano e del procuratore capo Lepore, richiesta avanzata già da mesi per supposte problematiche ambientali legate all’andamento del processo stesso. Si è detto nei giorni scorsi di voci che raccontavano di un probabile rigetto della richiesta: per non dire del fatto che il pm Narducci ha deposto la toga per sedersi su una comoda poltrona da assessore nella giunta De Magistris, in compagnia del fido Auricchio, e non fa più parte del processo. Superato questo ultimo possibile ostacolo, il processo potrebbe correre verso le arringhe difensive, lascia passare l’estate con le relative ferie giudiziarie, e avviarsi a conclusione a fine settembre.

Figc, è prescrizione
per Moratti e Facchetti
Titolo ancora in ballo
. Si chiude una parte del processo Calciopoli Bis.

Il reclamo della Juve, alla luce dell'inchiesta di Napoli, va archiviato. Lo scudetto 2006 fu assegnato all'Inter a tavolino dopo Calciopoli

 

Il procuratore federale, Stefano Palazzi, ha consegnato la sua relazione sullo scudetto del 2006 a Giancarlo Abete, presidente della Figc. Soltanto dopo il consiglio della Figc del 18 luglio si avrà un quadro completo.

Palazzi ha chiesto l'archiviazione per prescrizione nei confronti dell'Inter sia nei confronti dI Moratti e che di Facchetti (non per insussistenza del reato sportivo) 'perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S., vigente all’epoca dei fatti' si legge nel comunicato diffuso dal sito della Figc.

 

Massimo Moratti rimane molto cauto sulla questione: "Sembra un punto a favore ma non ho ancora letto: per cui non posso dire assolutamente nulla".

 

Come si diceva solo il 18 luglio si avrà una decisione definitiva. Da una parte la Juve preme perché Andrea Agnelli ha particolarmente a cuore la questione. Il 10 maggio 2010 presentò un esposto nel quale chiedeva che venisse revocato lo scudetto del 2006 in virtù delle nuove intercettazioni emerse nel processo di Napoli.

 

D'altra parte, contro la revoca dello scudeto 2006 all'Inter, intervengono motivi più pratici.  In sede istruttoria le telefonate dell'Inter sono state ritenute poco significative rispetto all'ipotesi di 'assocazione' formulata per Moggi.

Si tratterà di vedere ora come valuterà la questione il Consiglio Federale, già celebre per la propria frammentazione in partiti e partitini. L'unica certezza è che nessun giudizio metterà fine a una polemica destinata a sopravvivere ancora a lungo.

 

Il procuratore federale Stefano Palazzi ha archiviato il procedimento nei confronti di Massimo Moratti e dell'Inter: "perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell'art. 18 c.g.s., vigente all'epoca dei fatti". Analoga la motivazione dell'archiviazione del procedimento dell'allora presidente dell'Inter Giacinto Facchetti, scomparso nel 2006.

Resta invece ancora in ballo la questione relativa allo scudetto del 2006, vinto dalla Juventus sul campo e poi revocato e assegnato all'Inter. La decisione sarà presa dal Consiglio federale entro il 18 luglio. La formula usata dal
procuratore federale lascia infatti aperta la porta alla valutazione delle sue conclusioni

 

che saranno inviate lunedì alle parti interessate. La Federcalcio ha chiesto di riceverle contestualmente, per poterle poi esaminare in consiglio federale.

 

Archiviazione per prescrizione, ma la vicenda dello scudetto assegnato dal commissario Guido Rossi all'Inter nel 2006 non è finita: la formula usata dal procuratore federale Stefano Palazzi lascia infatti aperta la porta alla valutazione delle sue conclusioni che saranno inviate - apprende l'ANSA - lunedì alle parti interessate. La federcalcio ha chiesto di riceverle contestualmente, per poterle poi esaminare in consiglio federale.

ECCO IL COMUNICATO INTEGRALE DELLA FIGC:
Il Procuratore federale, esaminati gli atti dell’indagine inerente alle trascrizioni delle conversazioni telefoniche depositate presso il Tribunale di Napoli nel noto processo penale in corso di svolgimento ed espletata la conseguente attività istruttoria in sede disciplinare, ha disposto l’archiviazione del procedimento, non essendo emerse dalle risultanze istruttorie e dai contatti telefonici in atti fattispecie di rilievo disciplinare procedibili, non coperte da giudicato ovvero non prescritte ai sensi dell’art. 18 del C.G.S. vigente all'epoca dei fatti. Pertanto, con provvedimento a parte, è stata disposta l’archiviazione degli atti:

1. nei confronti del presidente del Palermo sig. Maurizio Zamparini e della Società Palermo:
perché non sussistono fatti di rilevanza disciplinare con riferimento alla condotta del presidente
medesimo.

2. nei confronti del sig. Roberto Zanzi, all’epoca dei fatti, dirigente dell’Atalanta e della società
Atalanta:
perché non sussistono fatti di rilevanza disciplinare.

3. nei confronti del sig. Massimo De Santis, all’epoca dei fatti, arbitro internazionale della Can A e
B: perché non sussistono fatti di rilevanza disciplinare.

4. nei confronti del presidente del Cagliari sig. Massimo Cellino e della società Cagliari:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

5. nei confronti del presidente del Chievo sig. Luca Campedelli e della società Chievo Verona:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

6. nei confronti del sig. Rino Foschi all’epoca dei fatti, dirigente del Palermo e della società
Palermo:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti, con riferimento alla condotta del dirigente medesimo.

7. nei confronti del sig. Luciano Spalletti, all’epoca dei fatti, allenatore dell’Udinese e della società
Udinese:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

8. nei confronti del sig. Sergio Gasparin, all’epoca dei fatti, dirigente del Vicenza e della società
Vicenza:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

9. nei confronti del direttore sportivo sig. Nello Governato:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

10. nei confronti del presidente dell’Empoli sig. Fabrizio Corsi e della società Empoli:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

11. nei confronti del presidente del Livorno sig. Aldo Spinelli e della società Livorno:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

12. nei confronti dell’allora socio di riferimento dell’Internazionale sig. Massimo Moratti e della
società Internazionale:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.

13. nei confronti dell’allora presidente dell’Internazionale (deceduto l’anno 2006) sig. Giacinto
Facchetti e della società Internazionale:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare procedibili ovvero non prescritte ai sensi
dell’art. 18 C.G.S., vigente all’epoca dei fatti.

14. nei confronti del presidente della Reggina sig. Pasquale Foti e della società Reggina:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare procedibili in quanto non coperte da
giudicato.

15. nei confronti del sig. Leonardo Meani, all’epoca dei fatti, dirigente della società Milan e della
società Milan:
perché non sono emerse fattispecie di rilievo disciplinare procedibili in quanto non coperte da
giudicato e comunque non prescritte ai sensi dell’art. 18 C.G.S., vigente all’epoca dei fatti.

16. nei confronti dei sigg. Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, all’epoca dei fatti, Commissari Can A
e B, del sig. Gennaro Mazzei, all’epoca dei fatti, Vice Commissario Can A e B e del sig. Tullio
Lanese, all’epoca dei fatti, presidente dell’Aia: perché non sono emerse fattispecie di rilievo
disciplinare procedibili in quanto non coperte da giudicato e comunque non prescritte ai sensi
dell’art. 18 C.G.S., vigente all’epoca dei fatti.

 

La scomparsa di Scommessopoli e lo spinoso caso dello scudetto 2006 all’Inter

Si fa enorme fatica ormai a trovare aggiornamenti sullo scandalo scommesse meglio noto come Scommessopoli 2011. Quando è partito minacciava di trascinare nel baratro l’intero calcio – dalla serie A alla serie C – ma alla fine gli aggiornamenti giornalistici sono quasi spariti e l’attività giudiziaria molto ridotta rispetto ai primissimi giorni, quando nomi di grandi club e in qualche caso anche di grandi giocatori facevano mettere in dubbio addirittura la composizione dei campionati e la partenza stessa della prossima stagione. Resto in attesa degli sviluppi soprattutto del processo sportivo ma non ho capito comunque – più nel calcio e in tutto ciò che lo circonda, che nell’ambito della procura che invece penso faccia il suo lavoro e basta – se c’era in giro una reale e disinteressata voglia di pulizia – a chi tocca tocca e non si guarda in faccia a nessuno, questa dovrebbe essere la regola fondamentale, sempre - o piuttosto la voglia di regolare certi vecchi conti rimasti in sospeso nel calcio italiano da qualche anno a questa parte.

   Dico questo perché il clima è sempre il solito e nel frattempo sta venendo al pettine la famosa questione dello scudetto 2006 tolto a tavolino alla Juventus e assegnato altrettanto a tavolino all’Inter. A oltre un anno dall’esposto della Juve va verso la chiusura la relazione del procuratore federale Stefano Palazzi sulla base della quale poi il consiglio della Federcalcio prenderà la sua decisione – finalmente – con tre possibili esiti.

  1) Confermare la situazione attuale e lasciare tutto com’è  e cioè scudetto all’Inter (possibile);

2) Ri-togliere quello scudetto all’Inter e ri-darlo alla Juventus, come si chiede del resto nell’esposto bianconero, dove si parla in maniera molto esplicita al momento delle richieste di revocare l’atto di attribuzione del titolo dell’allora commissario Guido Rossi ”con ogni consequenziale pronuncia ripristinatoria dello status quo ante” e quindi col ritorno dello scudetto a Torino. (oggettivamente molto improbabile, visto che proprio pochi giorni fa sono stati definitivamente radiati gli alti dirigenti bianconeri);

3) Ri-togliere lo scudetto all’Inter e non assegnarlo come il precedente, lasciando quindi anche la casella 2005-2006 dell’albo d’oro vuota (è la decisione più probabile e più quotata).

   Io non voglio qui ripercorrere l’intera vicenda cercando di tirarne fuori una conclusione logica, fredda e ragionata – come si dovrebbe del resto, ma nel calcio questa è un’utopia - tanto si è così incancrenita nel calcio italiano che è completamente inutile. Calciopoli non avrà mai una soluzione condivisa e forse nemmeno del tutto giusta. Personalmente, ad esempio, non ho mai condiviso e l’ho scritto tutte le volte che ho potuto, tutte le riduzioni di pena che molto pilatescamente e furbacchiamente vennero elargite a club e imputati vari (chiunque essi fossero) ben distanti da quella caldissima estate 2006.

  Ma non vogliono nemmeno lavarmene le mani e dico che quello scudetto lo lascerei all’Inter anche se certi contatti, certe telefonate, certi abboccamenti – poi accertati nel successivo processo penale –  facevano parte di un malcostume riprovevole che i radiati di Calciopoli avevano addirittura industrializzato, eretto a sistema di potere e di condizionamento. Le telefonate dell’Inter ai designatori furono sicuramente quantomeno imbarazzanti, se ne fossimo stati a conoscenza nell’estate del 2006 probabilmente lo scudetto all’Inter non sarebbe finito, ma io l’equazione “tutti colpevoli nessun colpevole” oppure Moggi=Facchetti, che un paio di anni di processo di Napoli ci hanno martellato nelle orecchie,  non la condivido. Lo scudetto all’Inter fu assegnato, diversamente dal precedente, perché in quel momento c’era bisogno di una classifica “accertata” e perché l’Uefa minacciava serie conseguenza sull’intero calcio italiano: si consegnò la lista delle squadre da iscrivere alle Coppe secondo la nuova classifica e se ne trassero le conseguenze. Lasciare vacante il titolo avrebbe voluto dire aver inviato all’Uefa 4 nomi a capocchia appena 48 ore prima. In quel momento – si era alla fine del luglio 2006 – non fu una decisione giusta o sbagliata, ma semplicemente necessaria e dovuta.

   Sinceramente togliere all’Inter uno scudetto vinto a tavolino, non credo sia molto complicato e non credo nemmeno che ci voglia un coraggio da leoni. Si può fare anche abbastanza agilmente. Penso che nemmeno gli interisti siano così legati a quel titolo, persino il figlio di Facchetti disse che quello scudetto si poteva restituire. Tranne Moratti, invece, che lo considera un segno di diversità tra due mondi opposti che ormai si fronteggiano.

  E’ possibile (anzi secondo me a questo punto anche molto probabile), che quello scudetto all’Inter sia tolto più per opportunismo che per convinzione, perché così ti tieni buoni un po’ tutti quanti, perché è la logica del colpo al cerchio e del colpo alla botte. Ieri ho radiato definitivamente dal calcio i grandi colpevoli della Juventus oggi posso ritogliere quello scudetto all’Inter. 1-1 e tiriamo avanti.

   La logica dei blocchi contrapposti, quello della Juventus e quello dell’Inter, ha prodotto quasi una faida, una specie di subcultura che sta letteralmente uccidendo il nostro calcio. A tutti i livelli. Me ne sono reso conto in tre anni a diretto contatto con questa velenosa e inquinante contrapposizione di partiti e schieramenti o chiamateli come volete. Speriamo che almeno la decisione – qualunque sia – metta un punto fermo a questa storia e si possa ricominciare da capo. Ma sinceramente dubito molto…

 

Scudetto sì scudetto no, la Juve lo rivuole 
L’Inter risponde picche. Deciderà Palazzi

Sarà un luglio particolarmente caldo per il popolo del calcio italiano, che più dei colpi veri o presunti del mercato estivo si dovrà confrontare con i fantasmi di un passato ingombrante che ritorna: quello di Calciopoli e delle sue sentenze, che nel 2006 revocarono lo scudetto alla Juventus, colpevole di aver lasciato spazio e libertà d’azione a Luciano Moggi.

Lo scudetto 2005-06 venne assegnato dal commissario straordinario Guido Rossi all’Inter diMassimo Moratti, che lo accolse con piacere e lo sistemò in bacheca accanto al precedente, che risaliva a quattordici anni prima e portava la firma di Giovanni Trapattoni. Passò il tempo, la Juve ricominciò a fare calcio dalla serie B e l’Inter iniziò a diventare grande ed imbattibile. Fino a quando Andrea Agnelli, neo presidente bianconero, salì in cattedra e chiese di riaprire il fascicolo che prendeva polvere sulla scrivania del procuratore federale Stefano Palazzi.

Era il 10 maggio 2010. La Juventus rivoleva indietro il suo scudetto, perché convinta che le successive indagini della procura di Napoli dimostrassero che a fare acqua non era soltanto la nave bianconera. Moratti rispose picche, niente da fare, “lo scudetto è nostro e non ce lo toglie nessuno”. E così, entro il 30 giugno, questione di giorni, a distanza di tredici mesi dal supplemento di indagine richiesto da Agnelli, Palazzi dovrà dire la sua e decidere come dirimere l’ingarbugliatissima matassa. Comunque vada, sarà un insuccesso per il calcio di casa nostra, che da qualche settimana è sotto assedio a causa della vicenda legata allo scandalo delle scommesse clandestine e che fra poco dovrà fare i conti con una ferita che non ha mai smesso di fare male.

L’Italia del pallone è divisa in due: da una parte ci sono i tifosi juventini che gridano a gran voce che la Federazione restituisca alla propria squadra un titolo che è stato conquistato sul campo e poco importa se Moggi se la intendeva con qualche arbitro; dall’altra ci sono i sostenitori di quasi tutte le altre squadre di serie A, Inter in testa, che additano Moggi come il vero e unico responsabile della malattia del calcio italiano degli ultimi dieci anni e che non vedono come la Juventus possa pretendere uno scudetto che finora la giustizia sportiva ha sempre sostenuto che non gli appartiene.

Il presidente della Federcalcio Abete ha detto chiaramente che intende porre fine a una vicenda che ha macchiato di vergogna il calcio italiano. Non ci saranno più rinvii. A giorni, Palazzi gli presenterà la relazione che è destinata a scatenare polemiche e – c’è da aspettarselo – anche qualche interpellanza parlamentare. Perché si sa, dalle nostre parti il pallone non è soltanto una faccenda sportiva, ma molto, molto di più. La sensazione tra gli addetti ai lavori è che alla fine prevalga la scelta meno dolorosa per tutti: revoca dello scudetto all’Inter e casella in bianco in memoria di quello che fu. E’ questione di giorni, poi si saprà
.

Ci siamo, luglio è un mese decisivo per molte verità su Calciopoli e dintorni. Il superprocuratore Stefano Palazzi deve chiudere due fascicoli importanti, e quanto mai delicati: la questione del ricorso della Juventus in merito allo scudetto 2006 (che, come noto, fu tolto al club bianconero e dato all'Inter) e il nuovo caso di calcioscommesse.

Ricorso Juve: è datato 10 maggio 2010, Palazzi ci ha messo 13 mesi per venirne a capo e giovedì 30 giugno consegnerà la relazione ad Abete. A sua scusante, però il fatto che solo a fine aprile 2011 ha avuto le ultime intercettazioni da Napoli. La Juve chiede di "revocare la decisione assunta" dalla Figc, "con atto del commissario straordinario, avvocato Guido Rossi di Milano, comunicata il 26 luglio 2006, con ogni consequenziale pronuncia ripristinatoria dello status quo ante". Attenzione, in base a questo ricorso la Juve chiede quindi che le venga ridato lo scudetto 2006, mentre in una recentissima intervista, il presidente bianconero Andrea Agnelli ha sostenuto che per riavere (eventualmente) quel titolo si dovrà attendere che il processo di Napoli giunga al terzo, ed ultimo, grado di giudizio (ovviamente con assoluzione di Moggi). Insomma, è ben diverso. Ma a parte questo, la Juve, nel suo ricorso, sostiene che "è evidente che non sussiste il presupposto della "assenza dei comportamenti poco limpidi" che ha (erroneamente) indotto all'assunzione della decisione di assegnazione del titolo di campione d'Italia 2005-2006 alla società prima classifica all'esito delle penalizzazioni delle altre". Gli avvocati bianconeri non la nominano mai: ma quella società ovviamente è l'Inter. E' molto probabile che al termine della sua indagine, lo stesso Palazzi arrivi alla conclusione che ci sono tutti gli elementi per rimettere in discussione quello scudetto. I comportamenti di Giacinto Facchetti, più che quelli del presidente-patron Massimo Moratti potrebbero pesare molto nel giudizio di Palazzi. L'ultima parola poi spetterebbe al consiglio federale: il procuratore chiuderà la sua relazione, e la consegnerà-come detto-il 30 giugno, su sollecitazione di Abete. Prevista l'"archiviazione per sopraggiunta prescrizione". Ma se questa prescrizione (2 anni per la società, 4 per i tesserati in base alle norme in vigore all'epoca) riguarda i presunti reati attribuibili all'Inter, di certo per quello scudetto la prescrizione non esiste ("l'etica non va mai in prescrizione" disse, con una frase ad effetto, il n.1 Figc). E quindi, lo scudetto 2006 può essere revocato. In seno alla Figc, c'è chi pensa che l'ideale sarebbe lasciare una casella bianca. Per ricordare a tutti cosa è stato Calciopoli, in quegli anni. Ma come la prenderebbe Massimo Moratti? Malissimo: ha già detto che quello scudetto non lo mollerà mai. Lo sente suo, e lo festeggiò pure. Ma il rischio che possa essere tolto è molto alto, e Giancarlo Abete è una persona per bene. Che nei momenti cruciali ha dimostrato quel coraggio che non tutti sempre gli riconoscono. Possibile anche che la materia venga affidata ad una commissione di "saggi", nominata dal consiglio federale: questo potrebbe solo allungare un po' i tempi, ma una decisione va presa prima dell'inizio della prossima stagione.

Seconda "patata bollente" di luglio per il pm Stefano Palazzi: il
calcioscommesse. Qui, chiaramente, la procura federale non può scavalcare quella di Cremona. Per capirci: il 4 luglio Palazzi inizia gli interrogatori ma dovrà aspettare ancora per sentire Erodiani (che è ai domiciliari) e Doni (non ancora interrogato dai magistrati lombardi). Il materiale a disposizione della Figc comunque è abbastanza ingente, anche se la procura di Cremona non ha chiuso la sua prima parte di indagine. Entro luglio comunque l'inchiesta di Palazzi sarà conclusa perché i processi sportivi (due gradi) si dovranno tenere prima del 10 agosto, quando Abete si augura proprio di fare i calendari. E se qualche società o tesserato sfuggirà a questa prima inchiesta, potrà sempre scontare le squalifiche nella prossima stagione. Stando a quanto emerso sinora, pare che la serie A possa essere solo sfiorata (anche se qualcuno magari rischia una omessa denuncia), più delicata invece la situazione per molti club di serie B e Lega Pro. Per qualche calciatore-scommettitore, comunque, la carriera (almeno sul campo) è chiusa.

Sempre a luglio un caso che in Figc considerano minore, quello di
Premiopoli: vero che non ci sono grossi club coinvolti ma è altrettanto vero che la procura ci ha messo troppo per venirne a capo (un anno), facendo così sorgere sospetti che magari poi si riveleranno infondati. Sono scomparsi anche dei documenti, un furto mirato in casa Figc: ma non come abbiamo scritto erroneamente (e ce ne scusiamo) negli uffici della procura federale, ma in quelli dell'"ufficio premi", dove l'agosto dell'anno scorso improvvisamente e misteriosamente si dimise il responsabile. Premiopoli, speriamo, presto si chiuderà e ne sapremo di più.

Sempre a luglio, esattamente l'8, inizia il processo di secondo grado per la radiazione-preclusione di Moggi, Giraudo e Mazzini: ma i tre ex dirigenti hanno poche speranze davanti alla Cgf, corte di giustizia federale, che aveva ritenuto questa radiazione praticamente "automatica". Diverso potrebbe essere il discorso quando andranno all'Alta corte di giustizia presso il Coni: lì, almeno secondo i legali, ci sono possibilità che si tenga conto di quanto emerso dal 2006 ad oggi. Il processo penale di Napoli invece si concluderà, almeno per quanto riguarda il primo grado, solo in settembre-ottobre. Che farà la giuria? Accoglierà le richieste di condanna per Moggi e c.? Impossibile fare pronostici

CALCIOPOLI BIS, IL TITOLO ASSEGNATO NEL 2006. Era, deve essere la setti­mana di Stefano Palazzi: il procuratore federale è atte­sissimo al punto di svolta delle vicende scottanti di questa estate. Sono ormai sette giorni e più che i suoi uomini compulsano le carte di Cremona, con gli aggior­namenti di una vicenda che sta emergendo sui giornali giorno per giorno, evitando ­per ora almeno - emersione di elementi pesanti a carico della serie A, è giunto il tem­po delle convocazioni per i protagonisti tirati in ballo: tesserati e non tesserati, Erodiani aveva dato allo 007 federale, Panfilo Alber­tini, la sua disponibilità a chiarire il tutto anche se è ormai solo un ex portiere della Di Matteo calcio a 5. Molti dei protagonisti tra gli indagati sono ormai convo­cabili anche in Figc, la di­sponibilità dei pm si è rivol­ta anche all’ipotesi di auto­rizzare interrogatori della giustizia sportiva anche ai domiciliari disposti.

PARERISMO - Ma attenzio­ne, il presidente federale non fa altro che ripetere che Palazzi fornirà nei tempi previsti - ovvero entro 10 giorni - la relazione sull’in­dagine condotta da dicem­bre a maggio sullo scudetto del 2006 assegnato all’Inter, che parlava al telefono coi designatori (con Moratti e Facchetti) e agli arbitri (l’ex presidente). La questione del giorno è però un’altra: nel 2006 a decidere sull’as­segnazione fu il commissa­rio straordinario Guido Ros­si, accorpava in sé i poteri e le prerogative del consiglio federale e dello stesso presi­dente federale. Il fatto è che da sempre - almeno dall’au­tunno - il presidente Abete s’è convinto del fatto che ­analogamente a quanto fat­to per la vicenda delle radia­zioni e altri snodi essenziali - si possa/debba chiedere un parere in giro, prima di sot­toporre la decisione che ur­terebbe non poco Moratti e quelli che sostengono l’Inter (anche tra i partner com­merciali comuni). L’idea po­trebbe essere da veri nostal­gici: affidarsi, analogamen­te a quanto fece nel 2006 Rossi con la trimurti Coccia-Aigner-Pardolesi (oggi quest’ultimo è tra i giudici supremi dell Alta Corte Coni) consegnare la relazione di Palazzi, con tan­to di questioni relative alle prescrizioni fatte raggiunge­re ai fatti in oggetto, ma an­che sull’eventuale impre­scrivibilità dei presupposti morali addotti nel 2006 a so­stegno dello scudetto interi­sta, presupposti irrimedia­bilmente messi in discussio­ne dalla valanga di telefona­te emerse da aprile 2010. Insomma un parere terzo (au­spicabilmente) prima di en­trare nell’agone tutto politi­co del consiglio federale: di­vide et impera, sostenevano gli imperatori romani, è di­videre responsabilità è me­todo anche ora, a Roma. Di sicuro una risposta chiara Abete s’è impegnato a darla non solo alla Juventus che ha presentato un esposto quasi quattordici mesi fa.

 

CALCIOPOLI PENALE,la Juventus deve pagare 189 milioni di euro di danni: La giudice Casoria conferma che la sentenza slitterà a settembre. In avvio dell'udienza che passa la parola alla Juventus che con l'avvocato Vitiello sta discutendo la difesa da responsabile civile chiamato in causa da Brescia e altri club per risarcimenti di decine di milioni.

La Casoria ha rifissato il programma delle arringhe che cominceranno oggi con quella dell'ex arbitro Rodomonti. La Casoria nomina ufficialmente avvocato d'ufficio Maurilio Prioreschi, legale di Moggi, come difensore per l'arringa di Bergamo, Fazi e Fabiani se entro settembre non tornerà in udienza l'avvocato Silvia Morescanti, impedita da una gravidanza a rischio. "Non stralcerò la posizione dei tre: li difenderà lei, avvocato, se non saranno finiti i rischi della avvocato Morescanti entro metà settembre". Le difese principali slitteranno a dopo l'estate e quindi per fine settembre, inizio ottobre la sentenza di primo grado. A fine udienza la giudice Casoria fissa un calendario nuovo, al netto delle decisione sulla ricusazione prevista il 28 giugno (salterà la prossima udienza per questo). IL 5 luglio parleranno gli avvocati Gandossi (Meani), Di Valentino (Puglisi) Morace (Foti) Sena e Bonatti (Pairetto), Mungiello (Racalbuto) 12 luglio toccherà a Gallinelli (De Santis), Picca e Furgiele (Della Valle), Botti (Mazzini), Messeri (Bertini). La giudice vuole che il 19 gli avvocati di Moggi, Trofino e Prioreschi, discutano la loro arringa nell'ultima udienza prima dell'estate. Appuntamento poi al 20 settembre,
. E allora la sentenza potrebbe arrivare a stretto giro, visto che - stando ai si dice - il pm residuo, Capuano, potrebbe non avere repliche da fare alle arringhe.

Era il giorno delle difese, con in primis quella della vecchia Signora che ha però ottenuto il rinvio della sua attesa deposizione in quanto la memoria di 140 pagina presentata dovrà essere accuratamente spiegata in ogni suo aspetto procedurale e non.

Con la memoria di 140 pagine si è preso spunto da quanto emerso, sia in fase procedurale sia dal punto di vista del merito dei fatti contestati, nei 30 mesi di dibattimen­to, ma anche nei procedimenti sportivi. Contro il Brescia che chiede i danni, viene chiamato in causa il giudizio arbitrale spor­tivo nel quale si escludeva la possibilità di adire le vie legali pe­nali a ristoro di eventuali danni e chiarissimo l’accenno all’even­tualità di una violazione della clausola compromissoria nella scelta di “attaccare” la Juve come parte lesa al processo penale dopo il no incassato per i risarcimenti dalla giustizia sportiva. Nel merito la Juve ha cercheto di dimostra­re come le frodi sportive, per quanto emerso in aula, non furono tali e i nessi causali tra le telefonate di Moggi ai designatori e gli esiti delle gare non sono sillogismo, anzi. Alcuni, tra l’altro, chie­dono danni senza che la Juve entri neanche di striscio nelle par­tite “danneggianti”.

Ma non è stata solo la Juventus a difendersi, di scena anche le parti civili, ma anche i responsabili civili che hanno fatto di tutto e di più per eliminare al­la radice il problema. Il Brescia, con l’avvocato Catala­notti si prepara a una lunga orazione che ripercorrerà molti dei temi scelti dall’accusa dei pm per riavviare il refrain della richie­sta danni perorata fin dal 2006 anche in sede di arbitrato Coni, se l’Atalanta ha chiesto 68 milioni, il Brescia non sceglierà un più basso profilo. Poi toccherà alla Figc che avrà 2 volte la parola: per chiedere i danni e per evitare di pagarne, visto che è citata anche come responsabile civile.

Si parla ancora di soldi. Quelli che chiedono le parti civili e non vogliono assolutamente pagare i club chiamati come responsabili civili. Comincia l’avvocato del fallimento Salernitana che se la cava depositando una memoria con la richiesta di un risarcimento provvisionale di 450 mila euro. Poi comincia il legale del Brescia, Bruno Catalanotti, che comincia il suo intervento facendo una richiesta danni provvisionale di 35 milioni di euro a Juventus, Fiorentina e Lazio, responsabili ad avviso del club lombardo di aver causato la retrocessione della squadra nella stagione 2004-2005. Ma si scatena letteralmente dopo pochi minuti tirando in ballo addirittura Bernando Provenzano: “Telefonate e riunioni di altri dirigenti sono molto diverse… E non si venga a parlare giustificando l’illegalità diffusa. Sarebbe come dire che non si punisce Provenzano perché altri fanno come lui“.

L’avvocato Figc non quantifica il danno: «E’ un danno difficilmente quantificabile, visto che per lo scandalo abbiamo perso l’assegnazione
degli europei del 2012, abbiamo visto revocati i nostri arbitri al mondiale 2006 e abbiamo dovuto commissariare la federazione. Decida la
giuria il quantum: noi destineremo l’eventuale danno per i settori giovanili e per formare arbitri migliori
».

Si riprenderà quindi martedì 21 con l’attesa difesa juventina a curra dell’avv. Vitiello e si prevede un udienza letteralmente infuocata mentre, per quanto riguarda la sentenza, invece, è ipotizziabile uno slittamento a metà settembre. La difesa della Juve arriva finalmente, ma anche un po’ forzata dalla richiesta di un risarcimento danni quantificato in un Messi e mezzo. E sembra troppo. Altro che i 300.000 euro elargiti a titolo di beneficenza dal magnanimo Grande Stevens nel 2008 per il procedimento delle sim svizzere. Altro dalla volontà dichiarata nel processo contro gli ignoti noti del processo per doping amministrativo che non sussisteva e quindi risparmiati. Stavolta urge portare elementi significativi per evitare di fumarsi l’equivalente più o meno di una ricapitalizzazione anche senza mettere mano al portafoglio per un paio di Andrade e Tiago.

Si parte male. Almeno questa è la sensazione. “La società non può rispondere per un eventuale fatto di un suo collaboratore o dipendente, in questo caso Moggi, né per responsabilità diretta né indiretta. Moggi non aveva poteri di rappresentanza della società pur essendo direttore generale e quindi non poteva agire quale rappresentante; quindi eventuali danni non possono essere imputati alla Juventus proprio per la carenza del rapporto organico”. Pronti, via, Moggi è già stato scaricato.

che differenza c'è, secondo voi, tra l'avvocato juventino Zaccone che ai tempi del processo sportivo di Calciopoli chiese ed ottenne per la Juventus, come sanzione equa, “la retrocessione in B con penalizzazione”, e l'avvocato juventino Vitiello che oggi, al processo penale di Calciopoli, ha sostenuto, alla presenza del direttore della comunicazione di casa-Juve, Claudio Albanese, che la Juve non può essere chiamata a risarcire danni a chicchessia perché la colpa fu tutta di Moggi, dirigente che non aveva, a suo dire, poteri di rappresentanza? Secondo noi, nessuna. E a nostro avviso, così come fu clamoroso il riconoscimento di colpa di cui la Juve, nella persona dell'avvocato Zaccone e con la benedizione della società, si fece carico nel 2006 per evitare sanzioni più pesanti – che avrebbero portato al fallimento e alla sparizione del club -, non meno stupefacente è stata l'uscita dell'avvocato Vitiello che ben lungi dallo sbandierare l'innocenza dei comportamenti societari ha praticamente detto: “Non dovete prendervela con la Juventus, prendetevela con Moggi”. Per la cronaca: la Juve, al processo di Napoli, deve difendersi dalla richiesta di risarcimento-danni avanzata da svariate parti civili come Atalanta (68 milioni di euro), Brescia (36 milioni), Bologna (53 milioni), Victoria srl (la società di Gazzoni Frascara proprietaria delle azioni del Bologna, 32 milioni), Salernitana (che ha chiesto un risarcimento provvisionale di 450 mila euro in attesa che sia il tribunale a valutare il danno). Inutile dire che in caso di condanna, l'esborso di denaro rischia di essere rovinoso; e così il club bianconero, per non saper né leggere nè scrivere, ha scelto d'imboccare la via più diretta. Non quella di dire: “sono innocente, non ho commesso nulla d'illegale e ve lo dimostro”, ma di avvisare: “se qualcosa di illegale è stato commesso, per favore presentate il conto a Moggi. La Juve non c'entra”.

 

Vi proponiamo, a seguire, il resoconto stenografico del passo relativo a Moggi tratto dalla difesa dell'avvocato Vitiello. Che a un certo punto ha detto: “Veda Presidente, la società non può rispondere per un eventuale fatto di un suo collaboratore o dipendente, in questo caso Moggi, né per responsabilità diretta né indiretta. Moggi non aveva poteri di rappresentanza della società pur essendo direttore generale e quindi non poteva agire quale rappresentante; quindi eventuali danni non possono essere imputati alla Juventus proprio per la carenza del rapporto organico. In alcun modo questi fatti che si assumono illeciti sono stati commessi nell'esercizio delle funzioni del DG della Juventus, che erano di coordinare i dipendenti, trasmettere direttive e curare che l'esecuzione delle stesse venisse effettuata nell'interesse della società. Ne deriva la stretta interpretazione della norma che non permette alcuna estensione. E allora, se questa è la situazione, se non è possibile ritenere che possa sussistere responsabilità della Juventus per fatto di un proprio dirigente, nessun fatto può essere addebitato alla società che ha sempre vinto sul campo per propria forza e nessun bisogno aveva di commettere fatti che portassero utili, al punto che la squadra aveva dato alle Nazionali che si co