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MILANO -
"Zingari",
minacce e 18 partite truccate
Il pm: "Il campionato 2010-2011
è stato
irregolare"
Prime
ammissioni degli arrestati. "Ci aspettiamo che
salti fuori qualche nome grosso". E spunta
l'ombra della camorra dai
nostri inviati MARCO MENSURATI e GIULIANO
FOSCHINI Dossier
Calcioscommesse,
nuovi arresti
in manette il portiere del Piacenza
Due ordinanze di
custodia cautelare decise dalla procura di
Cremona contro il portiere del Piacenza Mario
Cassano e l'infermiere barese Angelo Iacovelli.
Alterate, secondo le ultime accuse, quattro
incontri di serie A del Bari e quattro di serie
B del Piacenza
CREMONA
- La polizia sta eseguendo due ordinanze di
custodia cautelare in carcere nei confronti
del portiere del Piacenza Mario Cassano e di
Angelo Iacovelli, personaggio vicino agli
ambienti sportivi del Bari. Gli arresti
rientrano nell'inchiesta sul calcioscommesse
condotta dalla procura di Cremona.
INCHIESTA
CAMPIONATO FALSATO
Quei 14 match taroccati dagli zingari
I provvedimenti restrittivi, emessi dal Gip
Guido Salvini che ha accolto la richiesta del
procuratore di Cremona Roberto di Martino,
sono stati eseguiti dagli investigatori delle
squadre mobili di Cremona, Brescia, Bari,
Firenze e del Servizio centrale operativo.
Almeno otto i match relativi agli arresti di
oggi: Cassano dovrà rispondere
dell'alterazione di quattro incontri dei
campionati di serie B 2010/11 (Piacenza-Albinoleffe,
Atalanta-Piacenza, Siena-Piacenza) e 2008/9 (Piacenza-Mantova).
L'organizzazione avrebbe taroccato anche 4
match di serie A: gli incontri sarebbero Milan-Bari, Bari-Sampdoria, Bari-Roma e
Palermo-Bari.
Cassano - ex compagno di squadra e amico di
Carlo Gervasoni e Alessandro Zamperini
(arrestati nella seconda fase dell'inchiesta
Last Bet, a dicembre) - e Iacovelli sono
accusati di associazione per delinquere
finalizzata
alla truffa e
alla frode sportiva: secondo gli investigatori
fanno parte dell'organizzazione transnazionale
dedita a truccare le partite dei campionati di
calcio italiani e di diversi paesi esteri e
avrebbero agito come referenti del gruppo
capeggiato dal cittadino di Singapore Eng Tan
Seet.
L'inchiesta, denominata 'Last Bet', è giunta
alla terza fase dopo gli arresti di giugno e
dicembre dell'anno scorso.
Complessivamente sono 33 le persone finite in
carcere tra le quali l'ex bomber della
Nazionale Beppe Signori, l'ex capitano dell'Atalanta
Crisiano Doni, i calciatori Carlo Gervasoni,
Marco Paoloni, Luigi Sartor, Vincenzo Sommese,
Marco Micolucci e Filippo Carobbio.
Lazio- Genoa (4-2), Lecce-Lazio (2-4),
Bari-Sampdoria (0-1), Bari-Roma (2-3),Palermo -
Bari (2-1), Brescia - Bologna (3-1),
Napoli-Sampdoria (4-0); Brescia-Chievo (0-3);
Brescia-Bari (2-0); Genoa-Roma (4-3, con Ranieri
che si dimetteva dopo la partita che la Roma
conduceva per 3-0....); Bari-Chievo (1-2);
Parma-Bari (1-2); Chievo-Sampdoria (0-0), Inter
-Lecce (1-0),Milan-Bari, Bari-Sampdoria, Bari-Roma e
Palermo-Bari, queste le partite farlocche.
La storia di cui
si parla da mesi non era una "cosa di quattro
sfigati". C'è un sistema messo in campo da una
banda internazionale che in diverse occasioni
funziona. L'esempio di Lazio-Genoa. Ci sono
riscontri scientifici di telefonate e incontri,
c'è insomma, materia per dire che il torneo
2010-2011 "è da considerarsi compromesso". La Federazione Gioco
Calcio e la Lega Serie A
STUDIANO IN GRAN SEGRETO IL MODO PER SMINUIRE IL
PESO DELLA RESPONSABILITA' OGGETTIVA DEI CLUB,
CARDINE FONDAMENTALE CHE HA PORTATO A CALCIOPOLI
NEL 2006 ED ALL'ANNIENTAMENTO DELL'ASSOCIAZIONE
A DELINQUERE TARGATA
MOGGI-GIRAUDO-MAZZINI-PAIRETTO-BERGAMO,
se così fosse una ulteriore truffa a discapito
dell'esigenza drammatica di pulizia di un mondo
dorato che non vuole cambiare. Roberto Di
Martino, procuratore di Cremona, la dice quasi
fosse un’ovvietà e non un’enormità. "Lo scorso
campionato di serie A è stato irregolare". Poi,
elabora. Ed è ancora peggio. "Alcune squadre
hanno compromesso la genuinità della lotta per
la retrocessione, altre quella per la
qualificazione all’Europa League, altre ancora
singole partite. Mettendole insieme, la quantità
di gare truccate è tale che l’intero torneo è da
considerarsi compromesso". Insomma, un
campionato di cartapesta.
Ecco. Per mesi è sembrata una storia di "quattro
sfigati" da bar sport, impiccati al linguaggio
astruso degli "over", delle giocate "a due e
mezzo" o "tre e mezzo". Popolata da fanfaroni,
millantatori, calciatori sul viale del tramonto,
comunque marginali nel calcio (scommesse) che
conta. Un album di macchiette che evocava
vicende inverosimili: il sonnifero nel tè, la
vecchia gloria imbolsita (Signori), il portiere
instabile (Paoloni), il capitano con la scimmia
del "picchetto" (Doni), il tabaccaio e il medico
di provincia chiacchieroni (Erodiani e Pirani).
A ben vedere, una benedizione per il Palazzo del
calcio, le tifoserie organizzate, gli addetti ai
lavori. Un modo per dire che, sì, la vicenda era
drammatica, ma niente affatto seria e convincere
e convincersi che il giocattolo non si sarebbe
rotto. Le cose, a quanto pare, non stavano e non
stanno così. Nuovi documenti istruttori
acquisiti dalle indagini delle Procure di
Cremona e, ora, anche Bari, a cui Repubblica ha
avuto accesso, raccontano una storia di crimine
organizzato che ha appestato il calcio di casa
nostra e non solo. Secondo le procure provano
che, almeno 14 gare del campionato di serie A
2010-2011 di regolare hanno avuto solo il
pallone con cui sono state giocate.
Il metodo Ilievski. In questa
storia c’è un uomo che conta più di altri.
Perché è la chiave che, d’incanto, rende nitido
un puzzle fino ad allora confuso. Lo chiamano
"lo zingaro" e di lui si legge nell’informativa
che il 16 gennaio scorso la squadra mobile di
Cremona e il Servizio centrale operativo della
polizia consegnano alla Procura di Cremona. Il
suo nome è Hristyan Ilievski e ha trascorso l’
intera stagione calcistica 2010-2011 in giro per
gli stadi e i ritiri dei club a comprare
calciatori e partite.
È brutto, Ilievski. Ha una cicatrice enorme sul
volto e non gira mai da solo. Chiunque ne parli
lo racconta come una sorta di Uomo Nero.
Vittorio Micolucci, ex difensore talentuoso
dell’under 21 finito per sbaglio ad Ascoli in
serie B, ne è quasi terrorizzato: "Era notte. Un
mio ex compagno mi aveva detto che c’erano due
che mi volevano parlare. Ci vedemmo in un
parcheggio. Arrivarono su una macchina con targa
straniera. Alla guida c’era uno straniero che
faceva da traduttore ad un altro che aveva una
cicatrice (...) I due mi dissero che erano
disposti a pagare per alterare i risultati delle
partite di calcio. Volevano soprattutto gli
"over 2.5 e 3.5". Ma volte volevano direttamente
il risultato esatto. Offrivano denaro in
contanti. Tanto e in anticipo. Se il risultato
finale era quello pattuito i soldi li potevo
tenere. Altrimenti andavano restituiti". Il
metodo Ilievski sembra infallibile. Ma è stato
mai applicato? Riesce? E soprattutto che
profitti assicura?
Milanetto e Dainelli. Per
trovare la prima delle risposte è sufficiente
sezionare una delle partite che - come documenta
una nota di tre pagine depositata agli atti dal
procuratore di Cremona, Roberto di Martino - ne
è il paradigma: Lazio-Genoa. Il giorno del
match, 14 maggio 2011, Ilievski va al campo di
allenamento della Lazio, a Formello, vicino
Roma. Con lui ci sono il suo inseparabile
guardaspalle e l’ex giocatore Alessandro
Zamperini (ottimo amico di molti calciatori di
serie A, tra i quali anche il laziale Stefano
Mauri). In tasca ha un telefonino con scheda
intestata a un nome di fantasia: Victor Kondic.
L’analisi del traffico sulle celle della
compagnia telefonica non lascia dubbi: Ilievski
è a Formello alle 12:10, quando ancora il
pullman della Lazio non ha lasciato il
parcheggio diretto allo stadio Olimpico e i
giocatori sono ancora dentro l’impianto. E qui
rimane per circa un’ora. Intorno alle 12:42, il
suo telefonino comincia a contattare il numero
personale di Tan Seet Eng, capo dell’
organizzazione di scommettitori che vive a
Singapore. Un tipo che ama le suite a 5 stelle,
le ciabatte e il lusso pacchiano. Ma,
soprattutto, che - secondo il pentito Perumal
(membro dell’organizzazione asiatica, arrestato
in Finlandia) - è capace di spostare scommesse
per un milione di euro su una partita di serie A
in tre minuti. Quindici, se il match è di serie
B.
Dopo il contatto con Zamperini, Ilievsky si
sposta nella zona dove alloggia il Genoa in
trasferta e incontra Oscar Milanetto, leader
dello spogliatoio. L’abboccamento va a buon
fine, secondo i magistrati, perché la partita
finisce con un rotondo 4-2 per la Lazio. Ma
soprattutto con un bel 1-1 alla fine dei primi
45 minuti. Spiega infatti Carlo Gervasoni,
giocatore pentito arrestato da Cremona:
"L’accordo prevedeva che il primo tempo si
concludesse con un "over" (almeno due gol nei
primi 45’, più di tre al 90’ ndr). Risultato che
venne raggiunto". È un fatto (riscontrato dalle
celle telefoniche e dalle schede di presenza
degli alberghi) che quella sera del 14 maggio,
alle 19.19, Ilievsky è a Milano, all’Una Hotel
Tocq dove lo aspetta Bellavista (ex capitano del
Bari che fa parte del giro ed è in contatto con
i clan della mafia barese). E dove, il 15 sera,
lo raggiungono, alle 20:33, due giocatori del
Genoa: Milanetto e Dainelli. "Evidentemente -
scrive il procuratore Di Martino - si tratta di
un incontro finalizzato alla consegna del denaro
ai giocatori, dopo che la partita aveva
realizzato il risultato programmato".
Lazio-Genoa ha tutto per essere una partita
truccata. Ma è stata l’unica? Quante volte gli
zingari hanno riprodotto lo stesso format?
"80 mile euro a cranio". Lazio-Genoa
non è un unicum. Il format Ilievski si ripete
identico in almeno altre cinque partite.
Lecce-Lazio (lo "zingaro" è all’ Hilton di Lecce
dal 20 al 23 maggio 2011), finita con un
rocambolesco "over" (2-4 il risultato finale).
Bari-Sampdoria 0-1, di cui si "occupa" l’
ungherese Lazlo, a Bari, dalla vigilia al giorno
successivo la partita come dimostrano le celle
telefoniche riscontrate dalla polizia ungherese
in un’ informativa trasmessa in Italia.
Bari-Roma 2-3, quando racconta il giocatore
pentito Andrea Masiello, "gli zingari vennero
sotto casa a chiedermi di far terminare la
partita in "over". Gli dissi di "no". Loro mi
dissero che avevano già convinto gli altri". La
domenica dopo, il Bari va a Palermo (1-2) e gli
"zingari", che sono in Sicilia, catechizzano a
modo loro cinque giocatori: Andrea Masiello,
Parisi, Padelli, Bentivoglio, Marco Rossi.
Offrono 80 mila euro a cranio perché vinca il
Palermo con "almeno due gol di scarto". Le cose
non vanno così (l’ inconsapevole Miccoli sbaglia
il rigore nel finale) e i cinque restituiscono
il denaro. C’è anche Brescia-Bologna (3-1). Una
settimana prima del match, al telefono, uno
degli uomini del giro degli zingari dice: "Mi
hanno detto che il Brescia con il Bologna
prenderà tutto". Dice un investigatore: "Le
prove che abbiamo raggiunto su queste sei
partite ci consentono oggi di dire con
ragionevole certezza che ce ne sono almeno altre
otto, di cui parlano i pentiti e abbiamo traccia
nelle intercettazioni telefoniche, che sono
state aggiustate nello stesso modo". Sono
Napoli-Sampdoria (4-0); Brescia-Chievo (0-3);
Brescia-Bari (2-0); Genoa-Roma (4-3);
Bari-Chievo (1-2); Parma-Bari (1-2);
Chievo-Sampdoria (0-0). Ce ne sarebbe anche
un’altra: Inter-Lecce (1-0). La partita è
appattumata a dovere, ma, racconta Massimo
Erodiani (uno degli arrestati a Cremona), accade
qualcosa nel tunnel di San Siro mentre le
squadre entrano in campo: "L’accordo era che il
match dovesse finire con un "over". Con un gol
del Lecce, prima dell’Inter. Prima di entrare in
campo ci fu un ripensamento. E i giocatori
dell’Inter non accettarono. Me lo disse Daniele
Corvia (giocatore del Lecce ndr) che gli
"zingari" avevano corrotto insieme a lui Rosati,
Ferrario e Vives". E ora che succederà? Come
reagirà il mondo del calcio? Le squadre cosa
rischiano?
La via d'uscita. Raccontano
fonti diverse che il Palazzo del pallone stia
vivendo ora giorni terribili. La favola
dell’inchiesta che "non andrà da nessuna parte"
non la beve più nessuno. E l’arrivo della
Procura di Bari sul proscenio dell’indagine è
stato il definitivo campanello d’allarme.
Racconta una fonte vicina alla Federazione Gioco
Calcio: "Il giorno in cui si è saputo che il
procuratore capo di Bari, Antonio Laudati,
interrogava in una località segreta Masiello, è
stato chiaro che qui verrà giù tutto". Dunque?
Al mondo a parte del pallone e della giustizia
sportiva restano pochi mesi. Quelli da qui alla
fine di questo campionato. E una scelta da fare:
aspettare che le inchieste penali obblighino il
procuratore federale Stefano Palazzi a
precipitare mezza serie A nel baratro delle
penalizzazioni, retrocessioni e squalifiche.
Oppure mettere rapidamente mano al codice di
giustizia sportiva. Cancellando o modificando
quel principio di "responsabilità oggettiva" che
consentirebbe di buttare a mare gli
indifendibili, "le mele marce" e salvare ciò che
resta del calcio professionistico di questo
Paese. Vedremo.
gente saremmo".
Alle ore 16, se ne parla a
Treviso: nell'ambito del
Master in Strategie per il
Business dello Sport,
l'incontro con l'autore si
svolgerà nella Sala convegni del
centro La Ghirada, Città
dello Sport Strada del Nascimben,
1/b.
In serata, invece, il racconto
dell'opera edita da Longanesi
- Il Cammeo si sposterà
nella Sala dell'Interclub
Carmignano Neroazzurra, in via
S.Pio X numero 20 a Carmignano di
Brenta (PD) (ore 20.30). |
SNO FOSCHINI e MARCO
MENSURATI
CREMONA
- La chiamano fonte Alfa: il super
testimone dell'indagine Last bet, l'uomo che
sa e potrebbe raccontare tutti i segreti del
calcio scommesse in Italia. Come si truccano
le partite, chi le trucca e quanto ci
guadagna.
Un primo verbale, raccolto da un poliziotto
che lo ha indicato senza nome come "fonte
confidenziale", è allegato alle circa seimila
pagine depositate ieri dalla Procura di
Cremona all'ufficio gip. "La fonte mi ha
prospettato - annota l'ispettore - quanto
segue: il fenomeno delle partite "truccate"
sarebbe ben più ampio di quello emerso dalle
indagini della Procura di Cremona e vedrebbe
coinvolti giocatori, società e arbitri sia in
serie A, sia in quelle minori. La fonte ha
escluso però che esista una sorta di
organizzazione criminale strutturata e
verticistica, in grado di controllare questo
insano fenomeno che, al contrario, sarebbe
frutto di singoli accordi presi in maniera
autonoma da singoli soggetti".
AUDIO L'investigatore:
"Doppio guadagno per i corrotti''
Quando vengono taroccate le partite?
"Tendenzialmente la fonte ha riferito che più
o meno fino a tre quarti dei campionati
possono intercorrere accordi tra alcuni
giocatori di squadre avversarie per
"aggiustare" i risultati delle partite,
accordi
che però non
offrono garanzie assolute circa l'esito degli
incontri, poiché intervengono tutta una serie
di altre variabili imponderabili (l'impegno
degli altri giocatori estranei alla combine,
le decisioni arbitrali eccetera). Con
l'approssimarsi della fine dei campionati,
quando invece risultano più evidenti gli
obiettivi delle squadre, entrano invece in
gioco le società, i cui dirigenti a volte
concordano gli esiti delle partite. In tal
caso, al contrario, l'esito dell'incontro è
praticamente sempre quello concordato, fatto
questo che induce a ritenere che le società
riescano in qualche modo a pilotare il
comportamento dei propri giocatori e della
tema arbitrale".
Ma come si hanno le informazioni? "La fonte ha
precisato che nel mondo degli scommettitori vi
sono soggetti che hanno stretti rapporti con
le società o con singoli giocatori i quali
riescono a sapere con congrua anticipo quando
una partita risulta truccata e sono pertanto
in grado di effettuare scommesse; anche
importanti in termini economici, su tali
eventi. Naturalmente di tali vantaggi
beneficiano anche tutti coloro che, in qualche
modo, sono contigui ai predetti soggetti".
La fonte ha parlato anche dell'"esistenza di
un'organizzazione criminale strutturata di
slavi a suo dire molto potente in grado di
alterare competizioni anche ai più alti
livelli compresa l'Europa e la Champions
League particolarmente attiva in Francia e
Germania".
La fonte Alfa comincia a fare anche nomi e
cognomi: uno in particolare: Guido Treves,
piazzista professionista di scommesse anche
per conto della camorra in possesso di
"informazioni particolarmente interessanti.
Anche se la piazza dove poter avere le
migliori informazioni è quella di Milano".
Queste parole rappresentano lo spunto per il
lavoro del Servizio centrale operativo (Sco)
della Polizia che sta continuando a indagare
sulla serie A.
Dagli atti emergono poi una serie di dati
interessanti: alcuni "zingari" erano il 10
aprile scorso, per esempio, in tribuna d'onore
a San Siro per Inter-Chievo 2-0. Parlavano di
quote ("a fine primo tempo 1,9 a meno di 0,5")
e commentavano l'entrata in campo di Sneijder
nel secondo tempo (quando l'Inter segnò i due
gol) al posto del loro connazionale Stankovic.
Negli atti ci sono poi riferimenti ad ex
dirigenti del Pescara, che avrebbero
direttamente parlato di partite, a un viaggio
a Palermo dello "zingaro" Lazar ("pensava
fosse anche truccata una partita dei
siciliani", ha raccontato un pentito), ai
parenti di Gattuso (questa volta non il finto
zio, ma un fantomatico zio ristoratore,
anch'esso inesistente) e ombre sul campionato
del Siena e quello del Novara, in B.
In attesa dell'esito dell'indagine, intanto,
ieri è sfilato davanti al gip Guido Salvini
l'ex preparatore dei portieri del Ravenna e
amico di Cristiano Doni, Nicola Santoni. Ha
ammesso le responsabilità, non citando mai né
il capitano né i dirigenti dell'Atalanta, ma
di fatto mettendoli nei guai: ha infatti detto
che gli uomini vicini al bagno di Cervia (dove
Doni è socio) gli avevano passato i soldi per
corrompere i giocatori del Piacenza nel marzo
scorso.
D
CREMONA -
E' stato un altro giorno chiave nel
processo per lo scandalo scommesse.
Cristiano Doni è stato interrogato dal
procurarore capo di Cremona Roberto Di
Martino. Un paio d'ore durante le quali
è stata esaminata, tra le altro cose la
dinamica dell'ormai famoso rigore in
Atalanta-Piacenza. Doni, che tirò,
segnando, al centro della porta, ha
spiegato che il tutto "è stato
concordato in campo con il portiere
Cassano".
Ci sono dichiarazioni rilasciate anche
dal legale del giocatore: "Doni ritiene
di non avere mai fatto nulla contro la
squadra, di non essere un giocatore
corrotto, uno che si è venduto le
partite, ma di avere sempre giocato per
vincere. La consapevolezza da parte di
Doni che qualche partita fosse con un
risultato già acquisito per altra via -
prosegue il legale - probabilmente lui
non avrebbe neanche dovuto averla".
Dalla procura emergono ulteriori
particolari, con conferme sui sospetti
per la partita Lazio-Genoa: "Abbiamo
fatto molti accertamenti che sono
positivi perchè confermano certe
situazioni anche su nuove partite anche
di serie A", rivela una fonte.
Inoltre le dichiarazioni rilasciate a
suo tempo dall'ex portiere della
Cremonese Marco Paoloni, avrebbero
consistenti fondi di verità.
L'attaccante del Lecce Daniele Corvia e
la stessa società salentina sarebbero
quindi nei guai.
Sempre nell'ambito dell'inchiesta Last
Bet, è stato estradato il macedone Rade
Traijkovski bloccato ad
Atene il 19 dicembre
scorso nel corso di un blitz della
Polizia e proveniente da Singapore da
dove era gestito tutto l'apparato del
calcio scommesse.
Cami cinque tornei di B
N+

Carlo Gervasoni con i suoi legali
Non solo calciatori.
Nel giro di scommesse illegali e di
partite truccate ci sarebbero anche
alcuni dirigenti. E’ quanto emerso
dall’interrogatorio del 27 dicembre
scorso, quello in cui l’ex difensore del
Piacenza, Carlo Gervasoni
– personaggio chiave nell’inchiesta
della Procura di Cremona -, rispondendo
alle domande del pm Roberto di
Martino, ha fatto i nomi di
oltre 40 giocatori di Serie A, B e di
Lega Pro, tutti coinvolti a vario titolo
nel sistema delle combine. Ma non solo.
Nella manipolazione dei match, per
Gervasoni un ruolo determinante
l’avrebbero avuto anche i vertici
societari di alcune squadre. Il
riferimento è alla gara di serie cadetta
tra Piacenza e Albinoleffe del 20
dicembre 2010. Per raccontare
l’accaduto, l’ex centrale della
compagine romagnola ha riportato le
parole di un suo compagno di squadra, il
portiere Mario Cassano.
“Mi disse che l’incontro era stato
combinato dalle due dirigenze” ha
rivelato Gervasoni, il quale ha aggiunto
che secondo l’estremo difensore (ancora
oggi al Piacenza, ndr) sull’accordo
illegale “erano d’accordo sia i
giocatori che le società, tant’è che lo
stesso (Cassano, ndr) scommise una certa
cifra tramite Zamperini,
mentre anche i fratelli Cossato (Michele
e Federico, entrambi attaccanti non più
in attività, ndr) mi riferivano di avere
a loro volta scommesso una somma di
denaro dopo aver ricevuto conferme
dell’avvenuta manipolazione della
partita grazie a Rickler e
Passoni“.
Accuse gravi quelle di Gervasoni, che
oltretutto non si è limitato a tirare in
ballo esponenti dei vertici societari di
Piacenza e Albinoleffe. La sua
ricostruzione, infatti, ha coinvolto
anche il Mantova e, in particolare, il
direttore sportivo della stagione
2008-2009 Giuseppe Magalini
(il suo nome non è iscritto nel
registro degli indagati). La gara in
questione è quella del campionato di
Serie B 2008/2009 tra Piacenza e
Mantova, il metodo della ricostruzione è
sempre lo stesso: dichiarazioni de
relato. Gervasoni ha riportato ancora
una volta le parole di Mario Cassano.
“Il Mantova si trovava in cattive acque
– ha detto il difensore ricordando le
parole del portiere -, il Piacenza
invece era in una situazione di
tranquillità. Il giocatore del Mantova
Passoni, essendo in
contatto con alcuni elementi del
Piacenza, chiese di comprare la
vittoria. Sempre secondo Cassano,
nell’occasione Passoni agì per conto del
Mantova, in particolare del direttore
sportivo Magalini. Ricordo che il
Mantova vinse e che, sempre secondo
Cassano, vennero versati dei soldi a
giocatori dei quali non so indicare il
nome”.
Su quanto affermato da Gervasoni gli
inquirenti stanno cercando conferme,
riscontri e nuovi scenari. Intanto,
però, l’ex ds di Mantova e Cremonese (il
suo nome era dato in pole anche per la
poltrona di direttore sportivo del
Bologna) ha già
preannunciato querela nei confronti
dell’ex difensore, che nel suo
interrogatorio ha messo nero su bianco
un’altra questione non di poco conto. Se
le parole di Gervasoni fossero vere,
infatti, verrebbe svelato anche un altro
sistema di manipolazione indiretta delle
gare, ovvero quello del ‘premio
a vincere‘. In pratica, c’è una
squadra che paga un’altra per impegnarsi
al massimo contro un diretto concorrente
di chi promette soldi. In tal senso,
l’ex centrale ha parlato di versamenti
sospetti da parte di Lecce
e Padova.
Per quanto riguarda i salentini, il
riferimento è al campionato cadetto
2007/2008. “Lei richiede se abbia altre
indicazioni di coinvolgimente della
squadra del Lecce – è quanto rivelato il
27 dicembre da Gervasoni al pm di
Martino – Posso dire soltanto che
qualcuno mi riferì che il Lecce avrebbe
dato dei soldi all’Ascoli perché
giocassero alla morte contro l’Albinoleffe”.
Identico il quadro prospettato per
Mantova-Modena della Serie B 2009/2010:
in questo caso, però, a essere tirato in
ballo è il Padova. “Ho appreso da
Rickler – ha detto
Gervasoni – che in occasione del
campionato 2009/2010 di Serie B, nella
partita Mantova-Modena, terminata con il
risultato di 1 a 1, la squadra ospite
prese una somma di denaro da parte del
Padova al fine di non perdere la
partita”.
Accuse tutte da verificare, ma che se
trovassero riscontri porrebbero seri
dubbi sulla regolarità dei campionati
cadetti delle ultime quattro, cinque
stagioni. Nel frattempo, proseguono le
indagini non solo della Procura di
Cremona, ma anche di quelli di Bari e
Napoli. Nel capoluogo pugliese, il
procuratore capo Antonio Laudati
sta facendo chiarezza sul presunto
riciclaggio di denaro sporco del clan
malavitoso dei Parisi
(famiglia egemone della mala barese)
attraverso alcuni giocatori della
squadra biancorossa (peraltro tirata
pesantemente in ballo dalle parole di
Gervasoni al pm di Martino). A Napoli,
invece, la procura è all’opera per
scandagliare i collegamenti tra camorra,
scommesse clandestine e calciatori
azzurri del presidente De
Laurentiis. Per quest’ultimo
filone, è degli ultimi giorni la notizia
– rivelata da Panorama - delle
intercettazioni telefoniche sulle utenze
di Mascara, Paolo Cannavaro
e Gianello. Dei tre calciatori, solo il
portiere figura nel registro degli
indagati. Insomma, il cancro delle
puntate clandestine con cabina di regia
asiatica e appoggio criminale made in
Italy ha metastasi ancora sconosciute.
Sia per gli inquirenti che per i milioni
di appassionati italiani.
Il giro d’affari avrebbe proporzioni da
far impallidire. In tal senso,
significative le parole di Chris
Eaton, capo della sicurezza
della Fifa, che in un’intervista al sito
FIFA.com sul problema delle
combine nel mondo dello sport – e in
particolare nel calcio – ha riportato
numeri sconvolgenti. “E’ un movimento
difficile da quantificare con certezza –
ha spiegato Eaton – ma è possibile
misurarlo dal punto di vista del
profitto. In Italia, ad esempio, si
registrano scommesse per 4,2 miliardi di
euro all’anno, e di queste il 92 per
cento è sul calcio. Di questa cifra
però, secondo quanto ritengono le
autorità italiane, solo il 30 per cento
passa dai canali autorizzati. Questo
significa che il restante 70 per cento
di flussi di scommesse è indirizzato su
bookmaker non regolamentati o non
registrati, e di conseguenza il gioco
d’azzardo sul calcio, in Italia,
complessivamente muove circa 12 miliardi
all’anno”. Un affare troppo grosso per
non stimolare l’appetito delle
organizzazioni criminali e, purtroppo,
la complicità di un ambiente, quello dei
calciatori, che più vanno avanti le
inchieste più si dimostra marcio.
C
PER PRIMA COSA le società. Già a marzo,
se la giustizia sportiva dovesse
mantenere fermi i criteri adottati
questa estate nella prima tranche del
processo (tre punti di penalità per la
responsabilità oggettiva in relazione ad
ogni illecito commesso da un tesserato,
più un punto di penalità per
l'aggravante del conseguimento del
risultato, più un altro punto di
penalità per l'aggravante della
molteplicità degli episodi)
Lazio, Atalanta, Lecce, Genoa, Novara e Chievo
rischiano di vedere la propria
classifica peggiorare pesantemente
(Lazio e Atalanta tra i sei e gli otto
punti, le altre a scendere).
Poi, i calciatori, molti, alcuni anche
importanti, che rischiano la carriera.
Ecco i nomi di quelli più volte citati
nelle carte cremonesi sui quali il
procuratore federale Palazzi dovrà
decidere cosa fare.
MAURI
Il calciatore della Lazio sul suo sito
internet ha provato a rassicurare i
propri tifosi. "Sono ultra sereno. È
tutto assolutamente ok. Mi piacerebbe
poter parlare al mondo, ma, come potete
immaginare, non posso farlo per ovvie
ragioni". Tuttavia la sua situazione è
piuttosto delicata. Chiamato in causa da
Gervasoni, pentito considerato
attendibile, Mauri è accusato di essere
il "tramite" tra la squadra e gli
zingari in due diverse partite (Lazio-Genoa
4-2 e Lecce-Lazio 2-4).
MILANETTO
Il giocatore del Padova, ex Genova è
accusato di essere stato l'uomo di
riferimento degli
Zingari nella combine
Lazio-Genoa. Insieme a lui, dice
Gervasoni, erano d'accordo anche altri
genoani.
RICKLER
Il difensore del Bologna è tirato in
ballo per le sue prestazioni ai tempi
del Piacenza e del Modena. Sarebbe stato
lui a dire a Gervasoni che i giocatori
del Modena avevano preso soldi dal
Padova per non perdere contro il
Mantova.
LUCIANO E PELLISSIER
I due giocatori del Chievo sarebbero gli
uomini della squadra di Campedelli in
contatto con i fratelli Cossato. Con
loro c'era anche Italiano.
BENASSI
Sarebbe lui (e non Benussi come invece
scritto nelle carte della procura)
l'uomo che, secondo Gervasoni, avrebbe
collaborato per "sistemare" Lecce-Lazio
2-4. "Nessuno - è la posizione del
calciatore - deve permettersi di mettere
in discussione la mia onestà. Io ho la
coscienza a posto". Insieme a lui, nel
mirino anche Rosati.
CORVIA
Nonostante le smentite estive del
giocatore e del suo manager, il
centravanti del Lecce è indagato a
Cremona con l'accusa di essere stato il
gancio utilizzato da Paoloni per
contattare la squadra salentina in
occasione della gara con l'Inter. Il
Lecce finisce poi anche al centro della
presunta combine con la Lazio.
FERRARIO
E' il difensore del Lecce avvicinato da
Zamperini (uno degli arrestati) prima
della gara con la Lazio del maggio
scorso. Zamperini racconta di avergli
proposto la combine, ma che Ferrario ha
risposto "no grazie". A differenza di
Farina, però, non ha denunciato.
ANDREA MASIELLO, PADELLI,
BENTIVOGLIO, PARISI E ROSSI
Sono i cinque calciatori che lo scorso
anno giocavano con il Bari (ora Masiello
è con l'Atalanta, Parisi a Torino, Rossi
a Cesena, Bentivoglio alla Samp e
Padelli con l'Udinese) che secondo il
pentito Gervasoni avrebbero partecipato
alla combine di Palermo-Bari 2-1. La
partita doveva terminare con almeno 4
gol. Non accadde perché dopo un'uscita
maldestra di Padelli, Miccoli sbagliò un
rigore.
DI VAIO
Agli atti della procura sono finiti
alcuni assegni pagati dal capitano del
Bologna a un uomo dell'entourage di
Signori. Gli investigatori sospettavano
che si trattasse di pagamenti per
scommesse (non è un reato, ma i
tesserati non possono giocare) ma i
protagonisti della vicenda hanno
spiegato si trattava in realtà di
utenze, essendo Di Vaio un inquilino
dell'amico di Signori.
RIGONI
L'attaccante della Sampdoria,
protagonista lo scorso anno della
promozione del Novara, è stato tirato in
ballo da Gervasoni perché presunto
protagonista della combine in coppa
Italia contro il Chievo per la quale gli
zingari versarono 150mila euro.
C
Carlo Petrini non rinuncia
ad attaccare
“Soldi, truffe e doping: è il calcio di
sempre”
L'ex centravanti di Genoa, Milan, Roma e
Bologna è alle prese con una malattia
difficile da sconfiggere, ma continua a
denunciare i mali del calcio di casa
nostra. Tra gli altri, se la prende con
personaggi noti - come Mazzola, De Sisti e
Borgonovo - che non dicono ciò che sanno

Gli è rimasto qualche
desiderio. “Mi piacerebbe bere un
caffettino”. Ottiene una brodaglia
nerastra allungata con l’acqua. Un fondo
in cui leggere e diluire passato e
presente. Il campo adesso è un divano,
la mobilità un’illusione e l’orizzonte
un muro di nebbia. “Ho tumori al
cervello, al rene e al polmone. Ho un
glaucoma, sono cieco, mi hanno operato
decine di volte e dovrei essere già
morto da anni. Nel 2005 i medici mi
diedero tre mesi di vita. E’ stato il
calcio. Ne sono certo. Con le sue
anfetamine in endovena
da assumere prima della partita e i
ritrovati sperimentali che ci facevano
colare dalle labbra una bava verde e
stare in piedi, ipereccitati, per tre
giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo
cadendo come mosche”.
Ieri, abbattuto dalla leucemia se n’è
andato anche Sergio Buso.
Saltava da portiere nella Serie A degli
anni 70. Quella raccontata da Carlo
Petrini, centravanti di Genoa, Milan,
Roma, Bologna e di altre stazioni
passeggere: “Da mercenario che pensava
solo a drogarsi, scopare, incassare
assegni e alterare risultati”. Vinse,
perse, barò. Scrisse libri su doping e
calcioscommesse. Fece nomi e cognomi.
Rimase solo. Il Carlo Petrini di ieri
non c’è più. Il corpo che un tempo gli
serviva per conquistare amori di
contrabbando e tribune esigenti tra
San Siro e il Paradiso,
è un quotidiano inferno che gli presenta
conti con gli interessi e cambiali da
scontare.
A 63 anni, con il vento che scuote Lucca
e non lo accarezza più, non c’è Natale o
Epifania possibile. A metà
conversazione, mentre lamenta
l’abbandono di chi un tempo gli fu
amico: “Ciccio Cordova,
Morini, non mi chiama più nessuno”, un
segno. Squilla il telefono. La voce di
Franco Baldini. Il
dirigente della Roma. Il nemico di
Luciano Moggi. Petrini
gli parla: “Ho fatto molta chemio. Sto
cercando di superare il male. Io spero,
Franco. Spero ancora”. Poi lacrima. In
silenzio. Rumore di rimpianto. E di
irreversibile.
Petrini, come si racconterebbe a
chi non la conosce?
Un presuntuoso. Un coglione.
Uno che credeva di essere un semidio e
morirà come un disgraziato. Ero bello,
forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e
ora non ho niente.
Perché?
I miei errori iniziarono a metà
dei ’60, al Genoa. Siringhe. Sostanze.
La chiamavano la bumba. Avevo 20 anni.
Non smisi più. Il nostro allenatore,
Giorgio Ghezzi, ex portiere dell’Inter,
ci faceva fare strane punture prima
della gara. Un liquido rossastro. Se
vincevamo, si continuava. Altrimenti,
nuovo preparato.
Cosa c’era dentro?
Mai saputo. L’anno dopo,
disputammo a Bergamo lo spareggio per
non retrocedere in C. Il tecnico
Campatelli scelse cinque di noi come
cavie. Stesso intruglio per tutti.
Eravamo indemoniati. La punta, Petroni,
sembrava Pelé. Vincemmo 2-0 e, in
premio, ebbi il trasferimento al Milan.
Perché non vi ribellavate?
Venivamo da famiglie
poverissime. Mio padre era morto a 40
anni, di Tetano. Rifiutare le punture,
le pastiglie di Micoren o le terapie
selvagge ai raggi X, significava essere
eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in
cantina, senza ragazze o macchine di
lusso. Nei nostri miserabili tinelli,
con la puzza di aringa che mia madre
metteva in tavola un giorno sì e l’altro
anche.
Quindi continuò ad assumere
sostanze proibite?
Ovunque andassi. A Roma il
massaggiatore ce lo diceva ridendo: “A
ragà, forza, fa parte der contratto”. A
Milano, dove mi allenava Rocco, feci
invece i raggi Roengten per guarire da
uno strappo muscolare. Non so se Nereo
sapesse. Con me aveva un rapporto
particolare: “Testa de casso, se avessi
il cervello saresti un campiòn”.
Di radiazioni Roengten, secondo
la famiglia, morì anche Bruno Beatrice.
Fu mio compagno a Cesena,
Bruno. Se ne andò a 39 anni, a causa di
una rara forma di leucemia, tra agonie e
sofferenze atroci. Come tanti, troppi
altri.
Si muore di pallone?
Hanno sperimentato su di noi.
Non ci curavano, ci uccidevano. Vorrei
sapere con quali ausili gli eroi
contemporanei disputano 70 incontri
l’anno.
Lei insinua.
Affermo, ma non ho le prove.
Nonostante l’impegno di Guariniello,
hanno nascosto tutto. Ai nostri tempi le
punture le faceva chiunque e un minuto
dopo, sentivi un mostro che ti sollevava
e ti faceva volare.
Chi ha nascosto tutto?
Allenatori, calciatori,
presidenti. Il sistema che ancora
foraggia con le elemosine quelli capaci
di non tradire. Gente che ogni mattina
si alza con la paura e che continua a
tacere anche se oggi, grazie agli
‘aiutini’ farmacologici o è una lapide
con un’incisione o recita da vegetale.
Di chi parla Petrini?
Di quel piccolo uomo di Sandro
Mazzola, che ha smesso di parlare al
fratello Ferruccio. Di Picchio De Sisti,
che nega l’evidenza nonostante la
malattia. O del commovente Stefano
Borgonovo. Uno che sta molto male,
aggredito dalla Sla e che continua a
sostenere che il pallone non c’entri
nulla. Se non mi facesse piangere,
verrebbe da ridere.
E invece?
Sono triste. Vedendo come sei e
come potresti essere, persino peggio di
ora, ti vengono mille domande senza
risposte. Parliamo di gente che non ha
respirato amianto o fumi in miniera. Ha
inseguito una sfera e muore
nell’indifferenza in una guerra non
dichiarata. Non sono un dottore, ma non
può non esserci una relazione tra le mie
malattie e quelle di altri calciatori.
Prova rancore?
A volte li sogno. Con i loro
sorrisi falsi. Le loro bugie. Vorrei
cancellarli. Non ci riesco.
Lei fu tra i protagonisti del
primo calcioscommesse, quello della
primavera 1980.
E oggi succede la stessa cosa.
Partite combinate, risultati
compromessi, soldi gestiti dalla
camorra, dalla mafia, dalla ‘ndrangheta.
La ‘ndrangheta forse uccise
Bergamini. Lei ci scrisse un libro.
Che è servito per riaprire
l’inchiesta, dopo più di 20 anni.
Bergamini era l’ingenuo, il ragazzo
pulito, smarrito in una vicenda più
grande di lui. La scoprì, provò a
uscirne e lo fecero fuori. Dentro la sua
squadra, il Cosenza, c’era chi
organizzava traffici di droga. Bergamini
era l’anello debole e fu suicidato.
Nel suo libro lei ha
intervistato anche il compagno di stanza
di Bergamini, Michele Padovano, appena
condannato per traffico di stupefacenti.
Il padre del calciatore Mark Iuliano lo
ha chiamato in causa.
La sua condanna non mi
stupisce. A fine intervista, Padovano si
alzò di scatto, mi mandò a fare in culo
e provò a distruggere la registrazione.
Sono sicuro che lui sappia tutto della
morte di Denis. Tutto. Bergamini ne
subiva l’ascendente. Del padre di
Iuliano non so cosa dire, su Mark si
raccontavano tante cose, non solo sulla
sua presunta tossicodipendenza. Si
raccontava che mandasse baci alla
panchina rivolti a Montero, un’ipotetica
‘prova’ della sua omosessualità.
Dica la verità. Lei ce l’ha con
la Juve, fin dal 1980.
Al contrario. La salvai. Nell’
80 giocavo con il Bologna. Bettega
chiamò a casa di Savoldi e ci propose
l’accordo. Tutto lo spogliatoio del
Bologna, tranne Sali e Castronaro,
scommise 50 milioni sul pareggio. Prima
della partita, nel sottopassaggio,
chiesi a Trapattoni e Causio di
rispettare i patti: “Stai tranquillo,
Pedro, calmati”, mi risposero.
Tutta la Juve sapeva?
Certo. Rivedetevi le immagini,
sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del
nostro portiere, Zinetti e autogol di
Brio. Bettega ce lo diceva, durante la
partita: “State calmi, vi faccio
pareggiare io”. La gente ci fischiava e
tirava le palle di neve. Una farsa.
Quando lo scandalo esplose, Boniperti e
Chiusano mi dissero di scovare Cruciani
e convincerlo a non testimoniare contro
la Juve: se li avessi aiutati, loro
avrebbero aiutato me. Fui di parola,
incontrai Cruciani al cancello 5 di San
Siro, ero mascherato. Una scena
surreale. Lui accettò e la Juve si salvò
dalla retrocessione. Ma alla fine pagai
soltanto io.
Le è rimasta la possibilità di
raccontare.
Neanche quella. Ho dato
fastidio a gente potente. Mi hanno
minacciato di morte e poi coperto con
gli insulti. Per i Savoldi e i Dossena
ero un bugiardo, per Rivera un
pornografo. Se l’era presa perché lo
descrivevo per quello che era, una
fighetta. I miserabili sono loro. Mi
impedirono di andare persino a parlare
nelle scuole. Zitto dovevo stare, ma non
ci sono riusciti.
E la scrittura?
Mi è rimasta solo quella. Il
nuovo libro, Lucianone da Monticiano,
è ancora su Moggi. Il mio compaesano.
Uno che pur squalificato continua a
ricattare e a fare il mercato di mezza
Serie A. Ma non sarà l’ultimo.
Perché?
Mi dedicherò a ricordare mio
figlio Diego. Morì a 19 anni di tumore,
mentre chiedeva di vedermi e io ero in
Francia, in fuga dai creditori. Non me
lo sono mai perdonato. Gli farò un
regalo. Proverò a sentirmi vivo. Sono
distrutto e sofferente, ma non mollo.
Vivere, ancora, mi piace.
Ci sarà tempo?
Non è detto. Penso sempre al
giorno in cui ci sarà giustizia. Aspetto
ma non viene mai.
di Malcom Pagani e Andrea Scanzi
"
S
CREMONA -
Il grande pallottoliere del
calcioscommesse made in Italy comincia a
segnare numeri importanti: i numeri
della serie A. Ventidue partite a
rischio combine, solo nell'anno scorso,
e nove squadre, piccole, medie e grandi,
sospette. È la statistica criminale
elaborata in questi mesi di indagine
dalla task force interforze istituita
nel giugno scorso, nel day after dello
scandalo Signori, dal ministero
dell'Interno. Statistica che nei
prossimi mesi dovrà trasformarsi in
prove prima, e processi poi, ma che
intanto ieri è stata aggiornata ancora
una volta, visto che nel mirino è finita
ufficialmente Lecce-Lazio del maggio
scorso - un 2-4 dal forte sapore di
over - e, di conseguenza, la Lazio.
Il quadro, racconta un inquirente, è
ancora caotico. Tuttavia il sospetto che
la squadra di Lotito abbia partecipato
alla presunta combine sta prendendo
sempre più consistenza. Gli inquirenti,
dopo un'intera giornata di accertamenti
specifici, hanno finito con il chiedere
direttamente notizie a uno degli
indagati arrestato nella retata di
lunedì, Alessandro Zamperini, un ex
calciatore cresciuto nelle giovanili
della Lazio, passato per una decina di
squadre, e poi arruolato tra le fila
della banda del singaporiano Den, il
boss del calcioscommesse.
Zamperini - arrestato per aver tentato
di corrompere il calciatore del Gubbio,
Simone Farina - avrebbe trascorso
quattro giorni nell'albergo in cui
soggiornava il Lecce alla vigilia della
gara contro
la Lazio. Non ci
sarebbe niente di male, si potrebbe
obbiettare, se non fosse che quella di
alloggiare per qualche giorno insieme
alle squadre con cui si era organizzata
una combine in modo da avere sempre i
giocatori complici sotto mano era una
prassi consolidata dell'intero gruppo di
Den. Di più, quasi una firma. Firma che
però nel corso dell'interrogatorio di
ieri Zamperini, dopo aver parzialmente
ammesso l'episodio della tentata
"corruzione" del collega del Gubbio, ha
disconosciuto: "Ero lì a Lecce solo
perché un amico mi aveva invitato a
vedere la partita".
Il muro opposto da Zamperini costringe
adesso gli uomini guidati dal
procuratore Roberto Di Martino ad
aspettare l'esito di alcuni atti di
indagine eseguiti per rogatoria nei
paesi "preferiti" dalla banda di Den,
Svizzera e Singapore. Dalla rogatoria
Svizzera in particolare gli inquirenti
si aspettano notizie importanti relative
ai conti correnti che alimentavano le
giocate degli Zingari. "Se dovesse
saltare fuori qualche grosso nome non ci
stupiremmo affatto".
Oltre alla Lazio, le squadre della lista
al centro delle attenzioni principali
delle procure sono sempre le stesse:
Brescia, Lecce, Bari, Sampdoria, Genoa,
Bologna, Cagliari, Napoli. Ovviamente
non tutte le gare dell'elenco sono state
compromesse allo stesso modo. Per alcune
si tratta di semplici combine di origine
sportiva (accordo tacito tra una squadra
che non ha nulla per cui giocare e
un'altra a cui servono punti) su cui
qualcuno ha lucrato, per altre di
partite decise e giocate direttamente
dalle organizzazioni criminali come
quella di Den il singaporiano o, peggio,
come la camorra, interessata spesso non
solo a lucrare ma anche a riciclare
soldi sporchi. E sono proprio le tracce
di questa attività camorristica
l'aspetto più inquietante dell'inchiesta
di Cremona: "A Napoli - dice uno dei
pentiti - ci sono degli asiatici che
fanno le scommesse, quando vincevi
potevi andare lì a prendere i soldi".
S
CREMONA -
C'era un contatto tra l'associazione
mafiosa asiatica e la camorra. Una sorta
dj joint venture che permetteva di
scommettere via Internet sui bookmakers
di Singapore e di incassare la scommessa
in Italia. Un accordo commerciale ed
economico che probabilmente si
concretizzava anche nello scambio di
informazioni sulle partite truccate.
A raccontarlo prima all'Interpol e poi
agli investigatori italiano è un
pentito, lo slavo Crtvak, che parla
dell'Italia e del singaporiano Den: "Dai
miei contatti olandesi sapevo solo che a
Napoli ci sono dei cinesi asiatici che
fanno scommesse". Un posto sicuro.
"Quando si vinceva potevi andare a
Napoli a ritirare i soldi". Lo slavo non
ha fatto riferimenti a partite
specifiche, a differenza invece del
pentito thailandese che dalla Finlandia
(dove è stato arrestato) sta parlando
del calcio mondiale. Ha raccontato di
presunte combine nei campionati
africani, in alcuni europei e anche in
Italia: tra le partite citate anche una
del Napoli. Si tratta del 4-0 contro la
Sampdoria, over per i bookmakers e per
il campo.
L'interpol sta cercando di approfondire
l'argomento sulla base delle due
inchieste che la procura antimafia di
Napoli ha sul calcioscommesse: da un
lato si lavora su come alcuni clan,
anche in questo caso con la complicità
di alcuni calciatori, truccasse o
tentasse di farlo partite di serie A e
dei campionati minori. Il secondo
filone, assai interessante , riguarda
invece le agenzie di scommesse. La
camorra avrebbe comprato direttamente
bookmakers
esteri con
l'autorizzazione a scommettere in
Italia. In questa maniera, tramite un
complicato meccanismo che consente al
giocatore di sostituirsi al banco,
riuscivano a fare in modo che
scommettendo contemporaneamente sull'1,
sull' X e sul 2 si aveva la certezza di
non perdere denaro. Ma la certezza di
riciclarlo.
Del coinvolgimento della camorra nella
vicenda scommesse ha scritto Roberto
Saviano su twitter: "Il calcio italiano
si configura sempre più come uno spazio
di riciclaggio e di investimento per le
mafie nazionali e internazionali. Le
mafie sanno che i tifosi non
abbandoneranno mai il loro tifo. Quindi
l'economia delle partite truccate può
essere un affare infinito".
CI
CREMONA
- Per esempio: che diavolo ci
faceva uno dell'organizzazione criminale
in un albergo di Lecce, poche ore prima
che arrivasse la squadra? Il giorno dopo
era in calendario Lecce-Lazio, che
terminò 2-4 per la gioia dei tutti gli
scommettitori. Oppure: perché in
Inghilterra piaceva tanto l'Albinoleffe,
squadra sulla quale puntavano dai
seicentomila al milione e mezzo di euro
ogni domenica? E ancora: sarebbe andata
lo stesso in serie A l'Atalanta senza
quelle due, tre partite truccate lo
scorso anno in B? Nelle 338 pagine di
ordinanza di custodia cautelare del gip
Guido Salvini ci sono molte domande. E
purtroppo una serie di risposte troppo
imbarazzanti per la quarta industria
italiana: il calcio.
SERIE A
Nell'inchiesta sono entrate
ufficialmente quattro nuove partite di
serie A, a confermare come il campionato
fosse al servizio di un'associazione
internazionale a delinquere che, per
usare le parole del gip Guido Salvini,
agganciava "i giocatori infedeli per
trasformare il sistema delle partite in
un meccanismo che unisce corruzione e
insider trading".
Delle nuove partite ha parlato il
pentito di Singapore, Wilson Perumal,
prima con la polizia finlandese (che lo
ha arrestato) e poi con quella italiana.
Ha raccontato che il gruppo a cui faceva
riferimento aveva giocato "a colpo
sicuro" su Brescia-Bari 2-0 ("preferiva
il 3-0, per giocare anche l'over, ma i
giocatori non furono d'accordo e lui era
molto arrabbiato") e Napoli-Sampdoria
4-0.
Ha poi fatto riferimento
a Brescia-Chievo 0-3
e Brescia-Lecce 2-2. Ma soprattutto è
emersa una circostanza particolare su
una quinta partita, ultima giornata del
campionato scorso tra Lecce e Lazio. Dal
20 al 23 maggio alloggia in un hotel di
Lecce, Ilia Ilievski, uno degli
esponenti dell'associazione criminale
degli "zingari". L'albergo era lo stesso
che ospitava il Lecce. E a Lecce c'erano
anche Alessandro Zamperini e Paolo
Palmieri, due esponenti
dell'associazione smantellata ieri.
GERVASONI
L'associazione aveva scommesso sul 2-0
di Brescia-Mantova dell'aprile del 2010.
Segna Caracciolo su rigore ma poi nel
finale, incredibilmente, il difensore
Gervasoni (uno dei complici
dell'associazione) salva sulla linea il
gol che avrebbe fatto chiudere la
scommessa.
Dopo è al telefono con uno degli
zingari, Gecic. Gervasoni: "Eh, no...
hanno perfettamente ragione... io gli ho
chiesto scusa.. loro c'han ragione...
nel senso che l'unica palla.... L'unica
palla dove loro potevano fare il gol era
quella li che ho salvato.. solo che
io... l'ho fatto... pensando che fosse
già dentro (...) Digli di scusarsi ... i
soldi mi fan comodo (...) No, perché ti
dico, più che passargliela a quello
davanti, ero fermo, il problema è che
loro non hanno mai tirato in porta".
IL CALCIO DI RIGORE
Si gioca Grosseto-Reggina e -
ricostruiscono le autorità croate che
hanno trasmesso le carte in Italia - gli
"Zingari" si accordano con i calciatori
del Grosseto Carobbio, Conteh, Joelson e
Acerbis per la sconfitta della loro
squadra per 100 mila euro. "L'articolato
accordo prevedeva 2 goal di vantaggio
della Reggina, un risultato finale con
almeno 3 gol segnati e che il Grosseto
non doveva subire goal nei primi 15
minuti. Diversamente da quanto pattuito,
la partita si è conclusa col risultato
di 2-2, con il pareggio conseguito dal
Grosseto con rigore al 90', realizzato
da un calciatore estraneo all'accordo
criminale".
Effettivamente al 90' il Grosseto ha un
penalty. Il rigorista è Carobbio che
però si rifiuta di tirare. Sulla palla
andò il capitano Consonni che al termine
della gara confesserà: "Mi sono preso
una grandissima responsabilità. Diciamo
che ho tolto dall'imbarazzo qualche mio
compagno che non se la sentiva".
IL CAPITANO
A incastrare il capitano dell'Atalanta
Doni ci sono due telefonate con l'amico,
e preparatore dei portieri Nicola
Santoni, anche lui arrestato. È l'11
novembre scorso e Doni adotta
l'accorgimento di farsi passare Santoni
al telefono di un amico, per paura delle
intercettazioni. "Fantozzi è lei?",
esordisce Doni che raccomanda: "Fai il
falsetto, fai il falsetto...", e camuffa
la voce. Santoni fa altrettanto e i due
cominciano a parlare della possibilità
di alterare il contenuto dell'Iphone del
preparatore sequestrato nell'inchiesta e
che la Polizia postale sta per
analizzare.
"Ho detto tramite il computerino cambi
il passwordino", spiega Santoni. Doni
finisce in carcere anche perché avrebbe
consegnato a Santoni una somma di denaro
per pagare il suo avvocato nel processo
sportivo. Non per benevolenza, secondo
gli inquirenti, ma perché il calciatore
era preoccupato per le dichiarazioni che
il preparatore minacciava di fare. "Con
il capitano è guerra aperta - aveva
detto Santoni a un amico ad agosto -
oggi sono andato a fare una bella firma
e ho speso i miei 120 (120mila euro)...
per me possono morire tutti. io lunedì,
mercoledì faccio le mie memorie... in
base a quelle sì... sì.. ci sono delle
grandi corde per l'impiccagione".
ALBINOLEFFE
Tra le squadre più citate
dall'associazione asiatica c'è l'Albinoleffe,
protagonista nel dicembre del 2010 della
maxipuntata. Per la partita contro il
Piacenza si muovono sei milioni e mezzo
di euro solo in Inghilterra. La gara
terminerà 3 a 3.
IL GUBBIO DI SIMONI
L'associazione prova a truccare anche
Cesena-Gubbio giocata in questa stagione
in coppa Italia. Zamperini prova a
corrompere l'ex compagno di primavera
romanista Farina che, interrogato, la
racconta così: "Mi disse di aver
conosciuto persone con un sacco di
soldi, che facevano capo a un soggetto
indonesiano (...) disponibile a
consegnarmi 200mila euro per perdere col
Cesena. Avrei dovuto corrompere il
portiere e due difensori (...). Cadevo
dalle nuvole e dicevo che non ero
disponibile. Voleva il telefono del
capitano, ribattevo che lui e la società
erano persone serie". Non a caso il
Gubbio ha denunciato tutto alla Figc.
|
il secondo filone coinvolge anche la
serie A
Ora tocca alla
giustizia sportiva: la procura della
Repubblica di Cremona ha fatto (sta
facendo) un lavoro importante sul vasto,
delicatissimo fronte della giustizia
sportiva. E il merito principale è delle
intercettazioni, che hanno consentito di
scoprire intrecci che diversamente non
sarebbero scoperti (e pensare che qualcuno
voleva proibirle, le intercettazioni...).
I rapporti fra il capo della Procura
cremonese, Di Martino, e il procuratore
federale, Stefano Palazzi, per fortuna
sono ottimi: si sono sentiti anche nei
giorni scorsi. Di Martino ha chiesto a
Palazzi di aspettare sino al 20 gennaio
prima di mettersi in movimento: i due
magistrati si incontreranno al termine
della prossima settimana. Solo dopo,
Palazzi e i suoi investigatori (fra cui ce
ne sono alcuni di grande esperienza e
affidabilità) potranno iniziare gli
interrogatori: probabilmente toccherà a
circa 40 "tesserati", fra calciatori e
dirigenti, dalla A sino alla Lega Pro. I
processi (sportivi) dovrebbero iniziare
verso aprile. Ma il vero problema è che le
condanne devono essere afflittive: vale a
dire chi si salva, deve retrocedere. Come
fare per non sconvolgere il campionato di
serie A? Una soluzione c'è: farle scontare
solo dalla prossima stagione. In questo
caso serie A, B e Lega Pro avrebbero un
discreto numero (forse più di una decina)
di club che partirebbero con una
penalizzazione. Ma almeno si salverebbero
i campionati in corso. Questa idea
comincia a prendere sempre più corpo. E a
molti club, anche importanti, farebbe
comodo...
CREMONA - Si
chiama Garbon Horvath. Ha 25 anni ed era un
difensore talentuoso, eletto nel 2010 miglior
giocatore d'Ungheria. Poi si è venduto ai mercanti
del calcio. Ora si è pentito. E rischia di
sollevare uno tsunami sulla Serie A italiana, a
partire da una partita dello scorso campionato:
Lecce-Lazio 2-4. Come appuntato in un'informativa
della polizia del 19 dicembre trasmessa alla
procura di Cremona "Horvath ha intrapreso un
percorso di collaborazione con gli inquirenti
ungheresi fornendo ammissioni nell'inchiesta che
lo vede coindagato con Eng (...) In tale contesto
lo stesso avrebbe fornito indicazioni circa
l'alterazione di Lecce-Lazio del 22 maggio del
2011".
Quella partita era truccata, sostiene Horvath,
offrendo così un riscontro a quanto gli
investigatori lombardi avevano dapprima sospettato
poi, anche grazie alle dichiarazioni dei vari
arrestati, cominciato a fissare nel panorama
accusatorio come un dato consolidato. "Ci sono
tanti accertamenti positivi che confermano certe
situazioni, anche in riferimento alle nuove
partite di serie A. Sono parecchie le cose che
stanno venendo fuori" ha spiegato ieri il
procuratore capo Roberto Di Martino. Tradotto: gli
accertamenti effettuati negli hotel delle squadre
sospette, dove il protocollo del perfetto
corruttore prevedeva che dovesse soggiornare un
uomo della banda per portare la busta con il
denaro ai calciatori, sono stati in molti casi
positivi.
Positivo anche il risultato dell'analisi delle
tracce delle celle telefoniche, tracce che
"portano"
gli Zingari nelle città dove si
giocavano le partite corrotte in corrispondenza
temporale con la gara. Gli investigatori quindi
hanno le intercettazioni nelle quali gli uomini
della banda parlano delle partite da truccare. E
la prova che alcuni di loro si sono almeno mossi
per farlo. Tanto basta per l'accusa (sia penale
che sportiva). "Alcuni degli accertamenti tecnici
effettuati - ha detto il procuratore - dimostrano
che nella prima tranche dell'indagine, le parole
al telefono dell'ex portiere della Cremonese e del
Benevento Marco Paoloni non erano delle
millanterie, né su Lazio-Genoa né sul ruolo del
leccese Corvia nella vicenda". Paoloni in realtà
aveva parlato agli Zingari di Inter-Chievo,
facendo riferimento a Corvia come talpa. E -
equivoco spiegabile con un lapsus del magistrato -
non di Lazio-Genoa (partita comunque sospetta, per
via delle dichiarazioni, riscontrate, di Gervasoni)
ma di Genoa-Roma: "Sarà un over" dice il portiere
al tabaccaio Erodiani, ed effettivamente la
partita terminerà con un rocambolesco 4-3 per i
padroni di casa (e la cacciata dell'allora mister
giallorosso, Claudio Ranieri).
La Lazio è tornata ieri a ribadire la propria
"estraneità completa alla vicenda". I prossimi
accertamenti serviranno a chiudere il cerchio. E a
ridisegnare anche quel quadro che la giustizia
sportiva non potrà non affrontare: le
responsabilità di Doni e Corvia (già in estate
Repubblica aveva raccontato che l'attaccante era
iscritto nel registro degli indagati, ma la Figc
non aveva compiuto alcuna mossa ufficiale)
rischiano di mettere in grave difficoltà sia l'Atalanta
sia il Lecce davanti al procuratore della Figc,
Stefano Palazzi. Che però indaga su tutte le 24
partite di serie A dello scorso anno finite, in
vario modo, agli atti dell'inchiesta di Cremona.
Ieri nel palazzo di giustizia della città lombarda
è tornato per essere interrogato dai pm l'ex
capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni, ancora
agli arresti domiciliari. "Cristiano non ha mai
fatto nulla contro la sua squadra - ha detto il
suo legale, Salvatore Pino - il fatto che la sua
squadra potesse aumentare i punti gli ha fatto
fare un passo falso". Il riferimento è soprattutto
ad Atalanta-Piacenza finita 3 a 0. "Ho detto -
avrebbe raccontato Doni - al portiere del
Piacenza, Mario Cassano, tiro centrale e lui si è
buttato di lato. Ma il risultato era già
combinato, io l'ho saputo solo a partita in
corso".
Nessuna conciliazione
Figc-Doni e Atalanta
Fallisce il tentativo
del collegio arbitrale del Tnas per il capitano
e il club bergamasco (rappresentato dal
presidente Percassi e da Marino): udienza dunque
il 2 dicembre. Analogo risultato anche nel caso
di Marco Paoloni
ROMA -
Nessuna conciliazione tra la Federcalcio,
Cristiano Doni e l'Atalanta in merito alla
vicenda calcioscommesse della scorsa estate.
E' durata circa un'ora e mezza, nella
Capitale, l'udienza davanti al Tribunale
nazionale arbitrato per lo sport (Tnas) ma il
risultato è stato negativo.
TNAS, NIENTE CONCILIAZIONE DONI-FIGC -
"Il Collegio arbitrale, dopo aver esperito il
tentativo di conciliazione, sentite le parti e
preso atto delle loro differenti posizioni, lo
ha dichiarato concluso con esito negativo - si
legge nel comunicato ufficiale -. Dopo aver
concesso termini alle parti per il deposito,
rispettivamente, alla parte istante di una
memoria e l'eventuale articolazione di mezzi
istruttori e alla parte intimata per il
deposito di repliche e l'eventuale
articolazione di mezzi istruttori, il Collegio
arbitrale ha fissato l'udienza di discussione
per il 2 dicembre 2011, alle ore 14".
POSIZIONI DIFFERENTI ANCHE CON L'ATALANTA -
Si è analogamente conclusa con esito negativo
anche l'udienza che vedeva protagoniste l'Atalanta
e la Figc, "avente a oggetto la sanzione della
penalizzazione di 6 punti in classifica da
scontarsi nel campionato 2011/2012,
comminatale dalla Commissione Disciplinare
Nazionale e confermatale dalla Corte di
Giustizia Federale a seguito di deferimento
del Procuratore Federale per responsabilità
oggettiva e presunta".
TENTATIVO FALLITO
ANCHE PER PAOLONI - Poco più di
un'ora è durata anche l'udienza per Marco
Paoloni, calciatore della Cremonese principale
protagonista dell'ultima vicenda di calcio
scommesse, condannato a 5 anni di squalifica
con radiazione, davanti al Tnas. E pure in
questo caso il tentativo di conciliazione è
fallito.
(
SCOMMESSOPOLI SECONDO FILONE
Vicenda scommesse
-5 alla Juve Stabia
La disciplinare punisce
la formazione campana, accusata di illecito
sportivo per aver alterato il risultato della
partita con il Sorrento (-2) dell'aprile 2009.
Lunghe squalifiche per i giocatori Biancone,
Spadavecchia e per il dirigente Amodio
ROMA - Il
momento magico della Juve Stabia doveva pur
finire, ma si pensava con una sconfitta in
campionato, non con una penalizzazione che
arriva a guastare un ambiente in salute. Dopo
4 vittorie consecutive in campionato, i
campani si vedono infliggere una
penalizzazione di 5 punti da scontarsi nella
corrente stagione che fa scivolare i gialloblu
al 17° posto in classifica in compagnia di
Empoli e Gubbio.
PAGA ANCHE IL SORRENTO -
Anche il Sorrento paga le accuse di illecito
sportivo con 2 punti di penalizzazione più
20.000 euro di ammenda per la squadra di Prima
Divisione. E' quanto ha deciso la Commissione
disciplinare nazionale presieduta dall'
Avvocato Artico dopo i fatti della partita del
5 aprile 2009 Juve Stabia-Sorrento.
I TESSERATI - Riguardo i
tesserati 3 anni e 6 mesi di squalifica a
Cristian Biancone, allora militante nel
Sorrento e adesso al Soverato, che venne
arrestato per aver alterato il risultato della
gara. Tra gli altri 3 anni e 3 mesi di
squalifica anche per Vitangelo Spadavecchia,
calciatore tesserato all'epoca dei fatti per
il Sorrento, attualmente tesserato per l'Andria
Bat; 3 anni a Roberto Amodio in qualita di
Direttore Sportivo della Juve Stabia ed 1 anno
ad Antonino Castellano, come Dirigente con
poteri di rappresentanza legale del Sorrento.
L'ACCUSA - L'indagine della
giustizia sportiva prese il via in seguito
alle mosse di quella penale ordinaria, quando
ad ottobre del 2010, Biancone venne arrestato
su disposizione della Direzione
distrettuale antimafia di
Napoli, con l'accusa di aver alterato Juve
Stabia-Sorrento del 5 aprile 2009 (gara finita
1-0 per i gialloblù), quando militava con la
squadra sorrentina.
SCOMMESSOPOLI: ECCO PERCHE' SIGNORI E' COLPEVOLE
Calcioscommesse: depositate
le motivazioni dell'organo di giustizia della
Figc per la condanna dell'ex bomber protagonista
del caso. Lui: "Sono basito, grazie a chi
continua a credermi"
BOLOGNA -
Ecco perché Signori è colpevole,senza se e
senza ma. E' quanto emerge dalle motivazioni
della Corte di giustizia federale che il 19
agosto aveva confermato la sentenza di primo
grado di fatto radiando l'ex capitano di Lazio
e Bologna per il suo coinvolgimento nel caso
calcioscommesse. La Corte dice che
nell'incontro del 15 marzo, nello studio
bolognese dei commercialisti Bruni e Giannone
- a cui prese parte anche Beppe Signori con
Erodiani e Bellavista - "si pongono le basi
per dar vita ad una associazione finalizzata
alla commissione di illeciti". Le
argomentazioni della difesa vengono definite
dalla stessa Corte, "pretestuose e infondate".
Mentre viene riconosciuta "la piena
responsabilità dell'incolpato".
"CI SONO TUTTI I REQUISITI" - Per i
giudici, in quel 15 marzo si posero le basi
dell'associazione, perchè erano presenti
"tutti i requisiti considerati dalla
normativa" ed era "ben noto, in quel momento,
al Signori lo status del Bellavista e quello
di Erodiani, quali vincolati alla
giurisdizione sportiva". Cioè che erano due
tesserati, ai quali era proibito scommettere,
anche legalmente.
L'"AUTOGOL" DI BEPPE - Ad
incastrare Signori è, secondo la Corte,
proprio il documento redatto da lui stesso
("autore materiale") durante quell'incontro.
Nel foglio, sequestrato poi nell'appartamento
bolognese dell'ex calciatore, venivano poste
le condizioni per giocare su Atalanta-Piacenza,
considerando "già fatta",
Benevento-Pisa. Per la Corte, il documento è
"il frutto di una pattuizione articolata" e
trova una ulteriore conferma della conclusione
dell'accordo, dal ritrovamento, in una
perquisizione nello studio dei commercialisti
Bruni e Giannone, di tre assegni per 220.000
euro uno dei quali, emesso da Paoloni, per un
importo di 50 mila euro. Come ha confermato
Giannone davanti al Gip di Cremona.
ECCEZIONE RESPINTA - La Corte
respinge pure l'eccezione presentata dalla
difesa che sostiene che l'ex calciatore non è
perseguibile, in quanto non tesserato.
Circostanza vera, dicono i giudici. Tuttavia è
allenatore professionista di prima categoria,
dopo il corso concluso il 14 giugno 2010.
Condizione sufficiente per essere giudicato:
"Essersi sottratto 'da anni' - si legge nelle
motivazioni - al pagamento della quota di
iscrizione non lo esime dall'essere
assoggettato alla giustizia della Figc".
SIGNORI: SONO BASITO - Pur
essendo basito per come la Giustizia Federale
abbia motivato il rigetto al mio ricorso, sono
fiducioso nei confronti del Coni. Ringrazio
quanti continuano a sostenermi, a credere in
me, a dimostrarmi solidarietà ed affetto".
Questo il commento di Beppe Signori alle
motivazioni della Corte di giustizia federale,
che ha respinto il ricorso sul calcioscommesse.
SPETTACOLO PER BENEFICENZA -
Infine l'ex calciatore ha voluto fare "un
grosso in bocca al lupo" al regista Emanuele
Montagna, che il 5 e il 6 ottobre metterà in
scena a Bologna lo spettacolo 'Un calcio alla
malattia', i cui proventi andranno
all'associazione Italiana per la Sla. Uno
spettacolo che nacque, viene ricordato dallo
staff di Signori, da un'idea proprio dell'ex
capitano della Lazio e che viene sponsorizzato
dalla Federcalcio. Viene rimarcata la
"contraddizione", dice la portavoce Cinzia
Gennarelli, per la quale "quasi
contemporaneamente Beppe Signori è malfattore
e benefattore". Per lui si tratta di "vedere
realizzato un progetto, in cui ha creduto e
crede con la stessa forza con cui continua e
continuerà a gridare la propria innocenza".
NAPOLI -
Un'inchiesta che va avanti da mesi e che ora
entra nel vivo: per tutti questi mesi i pm
della Dda e i carabinieri di Torre Annunziata
hanno ascoltato i dirigenti delle squadre, i
calciatori, gli esperti di scommesse per
comprendere i complessi meccanismi delle
giocate telematiche, hanno esaminato le
intercettazioni telefoniche, le dichiarazioni
dei collaboratori di giustizia, le
segnalazioni di partite sospette fatte da
agenzia dei monopoli e procura della Figc.
Adesso è tempo di stringere, e gli sviluppi e
gli esiti potrebbero essere clamorosi.
L'attenzione degli inquirenti è puntata, tra
l'altro, su una decina di partite di serie A.
A quanto si è appreso, tra i testimoni che i
pm sentiranno nei prossimi giorni c'è anche
Hector Cuper, ex allenatore argentino dell'Inter
ora alla guida della squadra spagnola del
Racing Santander.
La svolta nell'inchiesta - che lo scorso anno
aveva portato all'arresto di Cristian Biancone
e all'iscrizione nel registro degli indagati
di Vitangelo Spadavecchia, calciatori accusati
di avere truccato la partita Sorrento-Juve
Stabia per favorire il clan D'Alessandro - c'è
stata ieri con il fermo di otto persone. Le
udienze di convalida si svolgeranno lunedì a
Torre Annunziata, Rimini e Roma: proprio nella
capitale, infatti, si era trasferito ed è
stato bloccato Maurizio Lopez, l'ex insegnante
di educazione fisica diventato un esperto di
scommesse telematiche e assunto dalla Intralot
(ora sospeso dalla società "in via
cautelativa") con
l'incarico di dirigere
l'ufficio quote e gestione rischio.
Le partite di serie A che potrebbero essere
state truccate sarebbero una decina o forse di
più (potrebbero essere circa quindici). Ben
più numeroso, invece, è il numero di incontri
delle serie minori su cui gli investigatori si
stanno concentrando. Condizionare il risultato
di match secondari, infatti, è molto più
semplice e meno rischioso che provare a
truccare una partita tra grandi. Dalle
intercettazioni emergerebbe che addirittura,
in alcuni casi, sono i tifosi di piccole
squadre a chiedere l'intervento del clan per
"combinare" il risultato.
Al centro dell'inchiesta su camorra e
scommesse c'è il boss Vincenzo D'Alessandro,
in carcere con l'accusa di essere il mandante
dell'omicidio del consigliere comunale di
Castellammare di Stabia Gino Tommasino,
assassinato nel 2009.
ROMA -
Partite quasi tutte di fine campionato E non è
un caso. Partite con molti gol. E anche questo
non è un caso. Partite truccate, sospettano i
magistrati napoletani. Dietro gli otto arresti
decisi ieri dalla procura antimafia di Napoli,
ci sono 150 partite di calcio con "flussi di
scommesse anomale" così come segnalate dai
Monopoli di Stato. Ecco quattordici gare di
serie A degli ultimi due campionati sulle
quali si stanno concentrando le attenzioni
degli investigatori.
CATANIA-CHIEVO 1-1
(16 gennaio 2011)
Prima della partita, annota la polizia
giudiziaria, in ambienti malavitosi e vicini
agli ultras si sparge la voce che la partita
finirà con un pareggio. Sarà così. E
l'allenatore siciliano Gianpaolo sarà
esonerato.
GENOA-ROMA 4-3
(26 febbraio 2011)
Sportivamente è la partita che segna la
cacciata di Claudio Ranieri dalla Roma.
Giudiziariamente è la gara di cui al telefono
parla Marco Paoloni (il portiere arrestato
dalla procura di Cremona) come "over" sicuro.
Per gli scommettitori è l'affare del secolo.
BRESCIA-BOLOGNA 3-1
(2 aprile 2011)
La gara è una delle più giocate. Si scommette
sull'1 e sull'over. In un'intercettazione
telefonica tale Pietro Bassi, "amico del
direttore sportivo della Nocerina", dieci
giorni prima della partita assicura l'ex
calciatore Gianfranco Parlato: "Mi ha detto
che la settimana prossima il Brescia
con il Bologna prende
tutto... Ci mettiamo qualcosa noi, capito?".
CHIEVO-SAMPDORIA 0-0
(3 aprile 2011)
Per gli scommettitori è il biscotto perfetto,
al centro di tre indagini sul calcioscommesse.
"Ha vinto la paura" dirà il commentatore di
Sky al termine. In realtà a credere ai
bookmakers hanno vinto tutti.
BOLOGNA-NAPOLI 0-2
(10 aprile 2011)
La partita è da 2 fisso secondo gli
scommettitori. Due sono i gol che segna il
Napoli, entrambi nel secondo tempo. Questa
volta più che le intercettazioni telefoniche
possono essere utili le cronache sportive: ci
sono due clamorosi errori del portiere Viviano
che prima appoggia la palla a Mascara e poi
provoca il rigore su Lavezzi.
CHIEVO-BOLOGNA 2-0
(17 aprile 2011)
Ancora una volta il Bologna (non è un caso che
nei giorni scorsi i magistrati napoletani
abbiano sentito l'ex dg rossoblù). Ancora una
sconfitta del Bologna a fine campionato, con
la squadra praticamente già salva.
CATANIA-CAGLIARI 2-0
(1 maggio 2011)
Due gol negli ultimi dieci minuti e buone
vincite per tanti.
LAZIO-GENOA 4-2
(14 maggio 2011)
Per gli scommettitori è un "over" sicuro
(partite cioè che finiscono con più di tre
gol). Sarà un festival delle reti, con tre gol
in un quarto d'ora nel secondo tempo.
CHIEVO-UDINESE 0-2
(15 maggio 2011)
Il Chievo è già salvo. L'Udinese cerca punti
per la Champions League. Gli scommettitori
sono certi che finirà con il segno 2 e non
sbagliano.
CATANIA-ROMA 2-1
(15 maggio 2011)
Anche in questo caso per gli scommettitori la
partita finirà con il segno 1, nonostante la
Roma cerchi un posto in Europa. Seppur con il
batticuore, incasseranno i biglietti vincenti:
l'argentino Gomez regala il 2-1 al 95'.
GENOA-CESENA 3-2
(22 maggio 2011)
Ultima gara di campionato. Sarà un over,
giurano gli scommettitori di tutta Italia.
Cinque gol: over.
LECCE-LAZIO 2-4
(22 maggio 2011)
In tanti giocano over e 2. Vincono.
BARI-LIVORNO 4-1
(Coppa Italia, 1 dicembre 2010)
Da Bari arriva la dritta sull'1, ricostruisce
la procura di Cremona. Vincono in tanti
intascando il doppio della puntata.
INTER-CHIEVO 4-3
(9 maggio 2010)
È una gara del campionato 2009-2010, già
indicata come la regina delle partite truccate
dagli indagati di Cremona. Ora finisce anche
agli atti di Napoli.
SCOMMESSOPOLI TURCA:GALATASARAY
CAMPIONE RETROCESSO,RIPESCATO IL TRABZONSPOR
IN COPPA CAMPIONI,SCATTA LA NORMA "MILAN 2006".
SCOMMESSOPOLI, IL
SECONDO GRADO SPORTIVO ATTUA DEI LIEVISSIMI SCONTI
Doni e Atalanta, niente sconti
prosciolto Manfredini
Secondo grado di giudizio sulla vicenda
scommesse: salvo il difensore nerazzurro, per cui
era stata chiesta una squalifica di tre anni,
confermate le altre condanne. Ridotta la
penalizzazione a Spezia (revocato il -1) e
Benevento (-6)

Con un comunicato sul sito della Figc sono state
rese note le sentenze del secondo grado di giudizio
nel procedimento sportivo sullo scandalo scommesse.
"La Corte di Giustizia Federale ha accolto i ricorsi
di Fabbri e Manfredini prosciogliendoli da ogni
addebito, dello Spezia Calcio annullando la
penalizzazione di 1 punto ed ha ridotto la
penalizzazione nei confronti del Benevento da 9 a 6
punti''. Confermate, invece, la penalizzazione di 6
punti all'Atalanta e la squalifica di 3 anni e 6
mesi inflitta a Cristiano Doni, capitano del club
bergamasco, dalla commissione disciplinare.
SCOMMESSOPOLI, LA
SENTENZA DI PRIMO GRADO
Sei punti di
penalizzazione all'Atalanta da scontare nel
prossimo campionato di serie A, tre anni e mezzo
di squalifica al suo capitano Cristiano Doni.
Sono state in gran parte confermate le
indiscrezioni della giornata di ieri, riguardo
la sentenza della Commissione Disciplinare della
Figc sulla vicenda del calcioscommesse. Il club
bergamasco ha avuto un leggero sconto rispetto
alla richiesta: il procuratore federale Palazzi
aveva infatti chiesto sette punti di
penalizzazione. Sentenza uguale alla richiesta
invece per Doni, così come per il compagno
Thomas Manfredini, cui sono stati comminati tre
anni di squalifica. Si attende ora il processo
di secondo grado, davanti alla Corte di
Giustizia Federale, previsto il 18 agosto.

CINQUE ANNI PIU' RADIAZIONE A SIGNORI E
PAOLONI - Per quanto riguarda gli altri
nomi noti della vicenda, pena identica per l'ex
azzurro Beppe Signori e per Marco Paoloni, il
portiere ex Cremonese e Benevento al centro
delle indagini penali della Procura di Cremona.
Cinque anni di squalifica con preclusione alla
permanenza in qualsiasi rango o categoria della
Figc: un pressochè totale accoglimento delle
richieste di Palazzi. La medesima pena è stata
poi comminata ai vari Bellavista, Buffone ed
Erodiani. Tra i calciatori stessa pena per
Gervasoni (Piacenza) e Sommese (Ascoli), un anno
di squalifica a Daniele Quadrini, calciatore del
Sassuolo.
ASCOLI -6, ALESSANDRIA
ALL'ULTIMO POSTO -
Per quanto
riguarda i club, la Disciplinare ha inflitto
una
penalizzazione di 6 punti (più ammenda di
50mila euro) all'Ascoli, da scontarsi nel
prossimo campionato di Serie B. Per Sassuolo e
Hellas Verona solo un'ammenda di 20.000 euro.
- In Lega Pro,
nove punti di penalizzazione sono stati
inflitti al Benevento, mentre l'Alessandria è
stata punita con la retrocessione all'ultimo
posto in classifica nel campionato di Prima
Divisione 2010-11. Come era prevedibile, il
Ravenna esce con le ossa rotte: esclusione dal
campionato di competenza con assegnazione a
uno dei campionati inferiori, più un'ammenda
di 50mila euro. Quattro punti di
penalizzazione al Piacenza, due alla Reggiana
e uno a testa per Viareggio, Spezia e Taranto:
in tutti i casi da scontare nella stagione
2011-12.
Solo ammende per Portogruaro (20mila euro) e
Virtus Entella (15mila).
LE MOTIVAZIONI: "ILLECITI GRAVI E
CLIMA OMERTOSO"
- Comportamenti "illeciti", che suscitano "un
rilevante allarme generale, palesemente
incompatibili con i principi di lealtà,
correttezza e probità". Nelle 55 pagine delle
motivazioni i giudici di primo grado
evidenziano che "si tratta di comportamenti di
intrinseca gravità, che svuotano di
significato l'essenza stessa della
competizione sportiva"; e sottolineano che "la
vicenda si caratterizza per quel clima
'omertoso' che troppo spesso permea i rapporti
tra i tesserati, nonchè tra i tesserati e il
'sottobosco' di vari pseudo appassionati". Sui
singoli protagonisti coinvolti, a Beppe
Signori viene riconosciuto il "ruolo di
vertice" nell'associazione e condotta grave
con accertata responsabilità in due illeciti.
LEGALE PAOLONI: "E' MANCATO IL
CORAGGIO" - Immediate le reazioni.
Luigi Chiappero, legale dell'Atalanta, ha così
commentato ai microfoni di Sky le decisioni
della Disciplinare: "Ricorreremo in appello e
credo che lì potremo riuscire a ridurre i
punti di penalizzazione. La eventuale
responsabilità oggettiva delle società deve
essere ridotta ai minimi. Per quello che ci
riguarda come Atalanta - afferma Chiappero -
contiamo nella validità dei nostri argomenti".
Luca Curatti, avvocato di Marco Paoloni,
sperava in una maggiore clemenza. "Marco
sperava in un ridimensionamento della
sanzione. Per un giocatore di 27 anni, 5 anni
di squalifica e la proposta di radiazione
significano la fine della carriera". Curatti è
duro sui contenuti della sentenza, ritenuta
inadeguata. "L'impressione a caldo è che sia
mancato il coraggio. Il procedimento sportivo
è veloce ma anche piuttosto sommario: spesso
la velocità non significa efficienza. Si è
voluto dare un segnale forte di censura, di
rimprovero ma tra qualche anno saremo davanti
alla stessa commissione, con altri giocatori,
altri problemi e con un processo privo degli
strumenti necessari per accertare la verità".
Nel dettaglio, tutte le penalizzazioni e le
ammende per i tesserati:
BELLAVISTA Antonio:
squalifica per 5 anni, con preclusione
(radiazione) alla permanenza in qualsiasi
rango o categoria della FIGC;
BRESSAN Mauro: squalifica per
3 anni e 6 mesi;
BUFFONE Giorgio: inibizione
per 5 anni, con preclusione;
CIRIELLO Antonio: inibizione
per 1 anno;
DONI Cristiano: squalifica
per 3 anni e 6 mesi;
ERODIANI Massimo: squalifica
per 5 anni, con preclusione;
FABBRI Gianni: inibizione per
5 anni;
GERVASONI Carlo: squalifica
per 5 anni, con preclusione;
MANFREDINI Thomas: squalifica
per 3 anni;
PAOLONI Marco: squalifica per
5 anni, con preclusione;
QUADRINI Daniele: squalifica
per 1 anno;
ROSSI Leonardo: squalifica
per 1 anno;
SANTONI Nicola: squalifica
per 4 anni;
SAVERINO Davide: squalifica
per 3 anni;
SIGNORI Giuseppe: squalifica
per 5 anni, con preclusione;
SOMMESE Vincenzo: squalifica
per 5 anni, con preclusione;
VELTRONI Giorgio: inibizione
per 4 anni.
Le sentenze nei confronti delle società:
ALESSANDRIA: retrocessione
all'ultimo posto in classifica nel campionato
di competenza (campionato 2010/2011);
ASCOLI: penalizzazione di 6
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00;
ATALANTA: penalizzazione di 6
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/12;
BENEVENTO: penalizzazione di
9 punti in classifica da scontare nel
campionato 2011/12 e ammenda di euro
30.000,00;
CREMONESE: penalizzazione di
6 punti in classifica da scontare nel
campionato 2011/12 e ammenda di euro
30.000,00;
CUS CHIETI (calcio a 5):
penalizzazione di 1 punto in classifica da
scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di
euro 4.500,00;
ESPERIA VIAREGGIO:
penalizzazione di 1 punto in classifica da
scontare nel campionato 2011/12;
VERONA: ammenda di euro
20.000,00;
PIACENZA: penalizzazione di 4
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00;
PINO DI MATTEO (calcio a 5):
penalizzazione di 8 punti in classifica da
scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di
euro 1.000,00;
PORTOGRUARO: ammenda di euro
20.000,00;
RAVENNA: esclusione dal
campionato di competenza con assegnazione da
parte del Consiglio federale a uno dei
campionati di categoria inferiore e ammenda di
euro 50.000,00;
REGGIANA: penalizzazione di 2
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/12;
SASSUOLO: ammenda di euro
20.000,00;
SPEZIA: penalizzazione di 1
punto in classifica da scontare nel campionato
2011/12;
TARANTO: penalizzazione di 1
punto in classifica da scontare nel campionato
2011/12;
VIRTUS ENTELLA: ammenda di
euro 15.000,00.
SCOMMESSOPOLI: "Atalanta -7, 3
anni e mezzo per Doni"
Per Signori proposta la radiazione
Partito a Roma il procedimento
davanti alla commissione disciplinare: alla sbarra
25 tesserati e 18 società. Pesante richiesta del
Procuratore Palazzi per il club bergamasco. Il
Chievo, col giocatore dell'Ascoli Micolucci e con
Bettarini, chiede il patteggiamento che viene
accettato. Bellavista chiede la ricusazione del
giudice e vengono resi noti i primi verdetti
di MARCO
MENSURATI
ROMA - Tre
anni e mezzo di squalifica per Cristiano Doni.
E' la richiesta del Procuratore federale Stefano
Palazzi per il coinvolgimento nell'ambito del
processo sul calcioscomesse. Tre anni di
squalifica sono stati richiesti anche per il
compagno di squadra, Thomas Manfredini.
Sempre per il coinvolgimento
nell'ambito del processo sul calcioscomesse
scaturito dall'indagine avviata dalla Procura di
Cremona sull'inchiesta 'Last Bet', Palazzi ha
chiesto per l'Atalanta 7 punti di penalizzazione
da scontare nel campionato. Pesante
la richiesta per Signori: 5 anni di squalifica
più preclusione (radiazione), più 1 anno e 6
mesi di squalifica in continuazione, per l'ex
calciatore, ora tesserato come tecnico.
Per il Piacenza, anch'esso coinvolto nel
procedimento, Palazzi ha chiesto la
penalizzazione di 4 punti per la stagione
2010-2011 più 50.000 euro di ammenda.
TUTTE LE RICHIESTE DI PALAZZI
Marco Paoloni (Cremonese-Benevento):
5 anni di squalifica più preculsione, più 5 anno
di squalifica in continuazione.
Cristiano Doni (Atalanta): 3
anni e 6 mesi di squalifica Thomas Manfredini (Atalanta):
3 anni di squalifica
Giuseppe Signori (tecnico): 5
anni di squalifica più preculsione, più 1 anni e
6 mesi di squalifica in continuazione.
Massimo Erodiani (giocatore
calcio a 5): 5 anni di squalifica più
preculsione, più 8 anni di squalifica
in continuazione.
Vincenzo Sommese (Ascoli): 5
anni di squalifica più preculsione, più 2 anni
di squalifica in continuazione.
Antonio Bellavista (tecnico)
: 5 anni di squalifica più preculsione, più
tre anni e 6 mesi di squalifica in
continuazione.
Giorgio Buffone (ds Ravenna):
5 anni di squalifica più preculsione, più tre
anni e 3 mesi di squalifica in continuazione.
Mauro Bressan (tecnico): 5
anni di squalifica più preculsione, più 6 mesi
di squalifica in continuazione.
Carlo Grevasoni (Piacenza): 5
anni di squalifica più preculsione, più 1 anno
di squalifica in continuazione.
Gianni Fabbri (presidente
Ravenna): 5 anni di inibizione più
preclusione.
Nicola Santoni (tecnico
Ravenna): 5 anni di squalifica più
preclusione.
Daniele Deoma (tecnico): 1
anno e 9 mesi di squalifica.
Giorgio Ventroni (presidente
Alessandria): 5 anni di inibizione.
Leonardo Rossi (tecnico
Ravenna): 3 anni di squalifica.
Antonio Ciriello
(vicepresidente Ravenna): 4 anni di
inibizione.
Daniele Quadrini (Sassuolo):
1 anno di squalifica.
Davide Saverino (Reggiana): 3
anni di squalifica.
CHIESTI 6 PUNTI DI PENALITA' PER
L'ASCOLI
Alessandria:
retrocessione all'ultimo posto del campionato
di competenza
Benevento: 14
punti di penalizzazione da scontare nel
2011-12 più 30 mila euro d'ammenda.
Ravenna: esclusione dal campionato di
competenza più 50 mila euro d'ammenda.
Virtus Entella: 40 mila euro di ammenda.
Sassuolo: 50 mila euro d'ammenda.
Reggiana: 2 punti di penalizzazione da
scontare nel 2011-12
Piacenza: 4 punti di penalizzazione da
scontrare nel campionato 2010-11, più 50 mila
euro d'ammenda.
Ascoli: 6 punti di penalizzazione da scontare
nel 2011-12 più 90 mila euro di ammenda.
Cus Chieti: 1 punto di penalizzazione più 4
mila e 500 euro di ammenda.
Cremonese: 9 punti di penalizzazione da
scontare nel 2011-12 più 30 mila euro
d'ammenda.
Pino Di Matteo: 12 punti di penalizzazione da
scontare nel 2011-12 più mille e 600 euro
d'ammenda
Portogruaro: 50 mila euro d'ammenda.
Verona: 50 mila euro d'ammenda.
Atalanta: 7
punti di penalizzazione da scontare ne
Esperia Viareggio: 1 punto di penalizzazione
da scontare nel 2010-11.
Spezia: 1 punto di penalizzazione da scontare
nel 2011-12.
Taranto: 1 punto di penalizzazione da scontare
nel 2011-12.
Le richieste di Palazzi sono state il
momento clou, presso l'Hotel Parco dei
Principi, a Roma, del procedimento davanti
alla Commissione Disciplinare riguardante
l'inchiesta sul calcioscommesse. Si apre con
un colpo di scena: Il Collegio giudicante,
presieduto dal giudice Sergio Artico, è stato
ricusato dall'avvocato Massimo Chiusolo,
difensore dell'ex calciatore Antonio
Bellavista.
BELAVISTA CHIEDE LA RICUSAZIONE -
Dopo il
patteggiamento accettato per il Chievo
(ammenda di 80mila euro) e per il calciatore
dell'Ascoli Micolucci era volta di Antonio
Bellavista che si è però rifiutato di essere
giudicato dal Collegio giudicante,
costituito dal presidente Sergio Artico,
Claudio Franchini, Amedeo Citarella, Luca
Giraldi e Gianfranco Tobia. L'avvocato Massimo
Chiusolo, difensore dell'ex calciatore, ha
presentato richiesta di ricusazione per
l'attuale Collegio. Bellavista si è così
espresso sulla vicende basata sull'accusa di
associazione finalizzata alla 'commissione di
atti illeciti': "All'esito della lettura di
questa ordinanza - scrive l'ex capitano del
Bari nella richiesta di ricusamento - il mio
difensore invita a riformare la commissione
disciplinare nominata nel precedente trattato
procedurale, attestato come quella formata si
sia già espressa sulla ritenuta esistenza di
ipotesi associativa e quindi avesse già
espresso un giudizio di merito sulla
sussistenza di tali condotte". In altre parole
Bellavista è sicuro di non avere possibilità
di assoluzione, in quanto la commissione
disciplinare che dovrà giudicarlo ha già
"condannato" Micolucci e Parlato per lo stesso
reato associativo per cui lo stesso ex
giocatore pugliese è imputato. La ricusazione
verrà discussa nelle prossime ore. Una
curiosità: il giduce ricusato è proprio quel
Sergio Artico che venne ricusato anche da
Luciano Moggi durante il processo intentato
dalla Figc contro Giraudo, Mazzini e Moggi
stesso il maggio scorso.
I PRIMI VERDETTI - Intanto
altri sette tesserati hanno chiesto e ottenuto
il patteggiamento dalla Commissione
disciplinare. Si tratta di Gianfranco Parlato,
Stefano Bettarini), Claudio Furlan, Ivan Tisci,
Mauro Gibellini, Gianluca Tuccella e Federico
Zaccanti. La sanzione più dura è stata quella
inflitta a Parlato e Tuccella, squalificati
per tre anni, mentre per Bettarini lo stop
sarà di 14 mesi. Un anno a testa di squalifica
per Zaccanti e Tisci, 6 mesi per Furlan, e 5
mesi per Gibellini (con in più 10 mila euro di
ammenda).
I NUMERI - Sulla carta sono a
giudizio le 18 società ed i 26 tesserati
deferiti dal procuratore federale Stefano
Palazzi. Dei club deferiti a vario titolo, due
sono di serie A, Atalanta e Chievo Verona (che
ha subito patteggiato ed uscito con la multa
succitata), tre di serie B, Ascoli, Hellas
Verona e Sassuolo, undici di Lega Pro,
Alessandria, Cremonese, Benevento, Ravenna,
Virtus Entella, Piacenza, Esperia Viareggio,
Portogruaro, Taranto, Spezia e Reggiana, due
della Lega Dilettanti, Cus Chieti e Pino Di
Matteo. I 26 tesserati sono invece: Erodiani,
Paoloni, Parlato, Bellavista, Buffone, Bressan,
Gervasoni, Micolucci, Signori, Sommese,
Tuccella, Furlan, Bettarini, Fabbri, Gibellini,
Santoni, Manfredini, Tisci, Doni, Deoma,
Zaccanti, Veltroni, Rossi, Ciriello, Quadrini
e Saverino.
NON AMMESSO SOLO IL VARESE - Dopo
l'avvio dell'inchiesta da parte della Procura
di Cremona a novembre 2010, il 4 luglio
scorso è scattata l'indagine sportiva nel
corso della quale la Procura federale ha
ascoltato circa 50 persone prima di far
partire, il 26 luglio, i deferimenti per
società e tesserati. La Commissione
disciplinare ha ammesso al dibattimento anche
Monza, Triestina, Sudtirol, Frosinone, società
considerate portatrici di interessi indiretti
in ragione di posizioni di classifica. Non
ammessa invece la richiesta del Varese.
ROMA - Pioggia di
deferimenti sul calcio italiano: il
procuratore federale, Stefano Palazzi, ha
presentato oggi i risultati della sua
istruttoria. I club coinvolti sono 18 -
soltanto 5 tra serie A e B - mentre i
tesserati arrivano a 26. All'interno delle
32 pagine sono presenti capi di
imputazione che vanno dalla violazione
della lealtà sportiva (articolo 1) fino
all'associazione per illecito sportivo
(art. 9), senza dubbio il più grave
all'interno dell'atto d'accusa. La palla
ora passa alla Disciplinare, che nel
processo sportivo (al via il 3 agosto)
dovrà valutare la gravità dei fatti.
I NOMI - L'elenco,
come detto, è corposo. Atalanta, Chievo,
Ascoli, Verona, Sassuolo, Alessandria,
Cremonese, Benevento, Ravenna, Virtus
Entella, Piacenza, Esperia Viareggio,
Portogruaro, Taranto, Spezia, Reggiana,
Cus Chieti e Pino Di Matteo sono i 18 club
"incriminati". La lista dei 26 tesserati
è invece composta da Erodiani, Paoloni,
Parlato, Bellavista, Buffone, Bressan,
Gervasoni, Micolucci, Signori, Sommese,
Tuccella, Furlan, Fabbri, Gibellini,
Santoni, Tisci, Deoma, Zaccanti, Veltroni,
Rossi, Ciriello, Quadrini, Saverino,
Bettarini, Doni e Thomas Manfredini.
COSA RISCHIANO - Gli ultimi
tre sono indubbiamente i nomi più caldi in
ottica processo sportivo: il capitano
dell'Atalanta rischierebbe infatti tre
anni di stop per violazione degli articoli
7.1 e 7.5, riguardanti l'illecito
sportivo, esattamente come il suo compagno
di squadra Manfredini.
Le due partite che mettono nei guai i
calciatori orobici sono Atalanta-Piacenza
e Ascoli-Atalanta. Curiosa la posizione di
Stefano Bettarini, accusato di mancanza di
lealtà sportiva per aver scommesso su due
gare (Atalanta-Piacenza e Inter-Lecce):
l'anomalia è legata al ruolo dell'ex
terzino, che risulta, stando alle carte di
Palazzi, tesserato per il Chievo con un
ruolo non meglio definito. Si attende a
riguardo il comunicato della società
scaligera.
ATALANTA E CHIEVO - Per questi
motivi, i club sono stati deferiti per
responsabilità oggettiva e, nel caso dell'Atalanta,
anche per responsabilità presunta. Le due
società non dovrebbero comunque rischiare
la retrocessione: sul Chievo aleggia la
possibile ammenda pecuniaria, mentre i
nerazzurri potrebbero trovarsi con qualche
punto di penalizzazione nel prossimo
campionato.
L'ASSOCIAZIONE PER ILLECITO -
Assai complicata la posizione dei
tesserati che sono stati deferiti dalla
procura della Federcalcio per
"associazione finalizzata alla commissione
di illeciti": Marco Paoloni, Gianfranco
Parlato, Mauro Bressan, Giuseppe Signori,
Antonio Bellavista, Carlo Gervasoni,
Giorgio Buffone, Vincenzo Sommese,
Gianluca Tuccella, Vittorio Micolucci e
Massimo Erodiani. Secondo Palazzi, si
sarebbero "associati fra loro al fine di
commettere una serie indeterminata di
illeciti disciplinari, fra i quali
illeciti sportivi e effettuazione di
scommesse illecite, operando con condotte
finalizzate ad alterare il regolare
svolgimento e il risultato di gare dei
campionato nazionali".
LE REAZIONI -
Soddisfazione in casa Siena: la società
toscana non viene citata da Palazzi.
"Siamo soddisfatti, ci eravamo dichiarati
da subito estranei - afferma Massimo
Mezzaroma in un comunicato - e siamo
sempre stati sicuri che il lavoro dei
magistrati avrebbe escluso con la massima
chiarezza ogni coinvolgimento del Siena".
Analoga la reazione del Lecce, tirato in
ballo inizialmente per presunti illeciti
compiuti da Daniele Corvia: anche i
salentini risultano estranei. "Prendiamo
atto che non risulta alcun coinvolgimento
dei nostri tesserati, cosa di cui eravamo
sempre stati certi: la società rinnova a
Daniele Corvia la propria solidarietà per
le ingiuste e censurabili anticipazioni
mediatiche espresse sul suo supposto
comportamento".
Battuto anche un record, con gli avvocati
stremati: 14 ore di interrogatorio. Stefano
Palazzi, ex "piè veloce", ora si è messo a
volare: il procuratore federale, finalmente,
si è fidato dei suoi collaborati e sta
procedendo a tappe forzate nell'inchiesta
sul calcioscommesse. Sì, perché questa è
decisiva per l'inizio della prossima
stagione mentre la faccenda dello scudetto
2006 si porta dietro solo una strascico
infinito di polemiche e veleni. Di sicuro
comunque i rapporti fra Juve e Inter sono ai
minimi termini, peggio fra Juve e Figc,
mentre nella questione Calciopoli ora si
sono inserite anche Milan e Fiorentina, e
presto, vedrete, avrà da dire qualcosa pure
Claudio Lotito.
Ma è il calcioscommesse che tiene in ansia i
tifosi di tantissime squadre dalla A alla
Lega Pro. Ci sarà una rivoluzione? La
Sampdoria ha già messo le mani avanti: nel
caso di un coinvolgimento (con
penalizzazione) di Lecce, o Chievo, il club
blucerchiato potrebbe essere ripescato in A.
Palazzi, come detto, stavolta ha lavorato
sodo: già una cinquantina di interrogatori,
un tour d'Italia (12 città, oltre 3500
chilometri) per sentire anche chi era agli
arresti domiciliari. L'inchiesta non sarà
chiusa questa settimana: lunedì prossimo ci
saranno altri interrogatori. In A come detto
in ballo Chievo e forse il Lecce (visto il
coinvolgimento di Corvia), in B in ballo
Livorno, Atalanta, Siena (ma nessuno è stato
interrogato), Sassuolo, Ascoli, Piacenza.
Moltissime le società coinvolte
nell'inchiesta in Lega Pro: ad altissimo
rischio la posizione del Ravenna, poi sono
da verificare i casi di Benevento,
Cremonese, Viareggio, eccetera. Moltissimi i
calciatori che potrebbero essere puniti
(minimo 18 mesi) perché hanno scommesso ma
per quanto riguarda i club bisogna ancora
stabilire se sono coinvolti come
responsabilità oggettiva in casi di illecito
o se sono parti lese. Situazione molto
delicata. Il procuratore Palazzi dovrebbe
fare i deferimenti intorno al 25-26 luglio,
poi via coi processi sportivi: i calendari
di A, B e Lega Pro forse dopo il 10 agosto.
Intorno a Ferragosto, insomma. La prossima
stagione partirà regolarmente: ha sempre
garantito Giancarlo Abete. E per adesso non
ci sono rischi di slittamenti, o peggio.
Le
scommesse in serie A
indagato il leccese Corvia
L'inchiesta sul calcioscommesse fa il suo
primo vero salto di qualità e finisce per
coinvolgere, stavolta a livello formale, la
Serie A. L'attaccante del Lecce Daniele
Corvia è stato iscritto al registro degli
indagati dal pubblico ministero Roberto De
Martino.
La novità è di queste ore. Sostanzialmente
conclusa la prima parte dell'indagine,
quella che riguardava principalmente la Lega
Pro e la Serie B, gli investigatori si sono
concentrati su quella che, nei giorni degli
arresti di Beppe Signori & co. era stata
definita "la seconda fase", quella del giro
grosso. E il primo passo di quella che si
preannuncia come una lunga serie è stato
appunto iscrivere il calciatore leccese
chiamato in causa dalle intercettazioni
delle telefonate di Marco Paoloni, il
calciatore della Cremonese che dette il via
all'inchiesta mettendo il sonnifero nelle
borracce dei compagni di squadra dopo
essersi venduto la partita.
In un primo momento l'impressione era che il
coinvolgimento di Corvia fosse il frutto di
una sorta di super millantato di Paoloni, il
quale accedeva a una utenza di Skype a nome
del collega conosciuto ai tempi della
primavera della Roma, e chattava con il
resto della banda, dando indicazioni sulle
partite da giocare. Ma le analisi svolte
dagli uomini della squadra Mobile in questi
ultimi giorni, proprio mentre a Roma il
mondo del pallone sfilava davanti al
procuratore federale Palazzi dando
l'impressione che lo scandalo si stesse
"smontando", hanno trovato elementi che
rimettono in
discussione tutto. Da questo
punto di vista, suona come particolarmente
grottesca quella frase pronunciata
dall'avvocato dell'attaccante leccese
all'uscita dall'interrogatorio federale:
"Abbiamo chiarito tutto". L'iscrizione di
Daniele Corvia non è l'unica novità.
Gli inquirenti sono arrivati ad affermare
con certezza che quel "Gigi"
che torna più volte in tutta l'inchiesta, al
quale era stato attribuito il fondamentale
ruolo di "ponte" con gli scommettitori
complici di Singapore era proprio Gigi
Sartor, ex Inter e Roma. Inoltre sembra
aggravarsi la posizione del capitano dell'Atalanta,
Cristiano Doni. Per la verità, non solo
nell'inchiesta penale di Cremona ma anche in
quella sportiva di Roma, dove l'ex
calciatore Parlato ha ammesso di aver
ricevuto soldi destinati al giocatore del
Piacenza Gervasoni per perdere la partita (Atalanta-Piacenza
3-0).
La nuova parte dell'indagine
è destinata a tornare sotto traccia per le
prossime settimane. Settimane di intenso
lavoro sull'asse Cremona (Squadra Mobile)-Roma
(Servizio centrale operativo e Polizia
Postale): c'è da "aprire" i computer e i
telefoni sequestrati e da incrociare i dati
contenuti. I primi elementi usciti da queste
analisi sembrano addensare nuove pesanti
nuvole sul calcio italiano.
PARTONO GLI
INTERROGATORI DI PALAZZI PER SCOMMESSOPOLI, LUGLIO
2011
Saranno
sette giorni importanti per Stefano Palazzi, il
procuratore federale che effettuerà gli
interrogatori decisivi per l'inchiesta sul Calcio
Scommesse. All'entrata degli uffici della procura in
via Po ha dichiarato: "Sarà una settimana intensa e
per questo abbiamo pubblicizzato i calendari. Faremo
tutto quello che dovremmo fare". Arrivano anche i
primi dei 21 convocati: l'ex presidente del Ravenna,
Gianni Fabbri, e il vicepresidente della squadra
giallorossa, Antonio Ciriello. Nello stesso giorno
saranno ascoltati Federico Zaccanti, giocatore del
Chiavari, Leonardo Rossi, allenatore del Ravenna,
Mauro Gibellini, direttore sportivo del Verona, e
Luca Campedelli, presidente del Chievo.
CIRIELLO - Eduardo Chiacchio,
legale del vice presidente del Ravenna, è uscito
dagli uffici della procura dicendo: "Non so se il
Ravenna rischia qualcosa perchè non conosco il
quadro generale della situazione. Posso solo dire
che il mio assistito, Antonio Ciriello (vice
presidente del Ravenna), è estraneo a qualsiasi
forma di illecito e che ha risposto a tutte le
domande in maniera esaustiva". Queste le parole
dell'avvocato al termine dell'interrogatorio, durato
due ore e mezza, presso gli uffici della Procura
Federale, condotto dai vice di Palazzi, Squicquero e
Piccolomini. "Noi siamo soddisfatti - ha aggiunto -
è stato un interrogatorio lungo, ma abbiamo dato
tutte le spiegazioni necessarie. Più di questo non
possiamo dire perchè gli atti sono secretati"
FABBRI
E
CAMPEDELLI -
"Ho risposto a tutte le domande in modo esaustivo
ma sono stato convocato in maniera sbagliata perchè
sono dimissionario dal 18 dicembre scorso". Lo ha
detto all'uscita dagli uffici della Procura della
Federcalcio l'ex presidente del Ravenna, Gianni
Fabbri, ascoltato per circa tre ore dal Procuratore
Stefano Palazzi. "Preoccupato? Dipendesse da me no.
Io sono comunque estraneo a tutte le vicende. Per
quanto mi riguarda, il Ravenna non è coinvolto, poi
vediamo come andrà a finire l'indagine di Buffone".
Nessuna dichiarazione invece dal presidente del
Chievo, Luca Campedelli, che ha schivato telecamere
e microfoni, dileguandosi dopo due ore di
interrogatorio.
I CONVOCATI - Sono solo
alcuni dei convocati dalla Procura federale,
tesserati Figc e non, che dovranno presentarsi negli
uffici della procura. Gli altri arriveranno secondo
un calendario che Palazzi ha concordato assieme al
Procuratore capo di Cremona, Roberto Di Martino,
titolare dell'inchiesta. Tra queste il portiere
Marco Paoloni, attualmente sottoposto a
provvedimento restrittivo, per la cui audizione
fissata il giorno 6 si è resa necessaria
l'autorizzazione da parte della magistratura
inquirente. Nella prima tornata saranno ascoltati,
tra gli altri, gli ex calciatori Giuseppe Signori e
Stefano Bettarini (7 luglio). Venerdì 8 luglio
toccherà al capitano dell'Atalanta, Cristiano Doni.
IL CALENDARIO -
Lunedì 4
luglio: Antonio Ciriello (vice pres. Ravenna);
Federico Zaccanti (calciatore Chiavari); Gianni
Fabbri (pres. Ravenna); Leonardo Rossi (all.
Ravenna); Mauro Gibellini (dir. Verona); Luca
Campedelli (pres. Chievo). Martedì 5 luglio: Ivan
Tisci (ex calciatore); Simone Malacarne (calciatore
Viareggio); Alex Pederzoli (calciatore Ascoli);
Marco Zamboni (calciatore Spal); Sandro Turotti (ds
Cremonese). Mercoledì 6 luglio: Giorgio Buffone (ds
Ravenna); Gianfranco Parlato (ex calciatore); Marco
Paoloni (calciatore Benevento). Giovedì 7 luglio:
Gianluca Tuccella (calciatore Chieti C5); Pierluigi
Andrea Pezzali (non tesserato); Giuseppe Signori
(allenatore); Massimo Erodiani (ex tesserato);
Vincenzo Sommese (calciatore Ascoli). Antonio
Santoni (preparatore portieri Ravenna); Stefano
Bettarini (ex calciatore). Venerdì 8 luglio:
Vittorio Micolucci (calciatore Ascoli), Mauro
Bressan (ex calciatore), Cristiano Doni (calciatore
Atalanta), Carlo Gervasoni (calciatore Piacenza) e
Davide Saverino (calciatore Reggiana). sabato 9
luglio: Antonio Bellavista (ex calciatore). Lunedì
11 luglio: Marco Pirani che, non tesserato, verrà
ascoltato presso il suo domicilio.
Partite truccate,
nuova bufera sul calcio
Sedici arresti. C'è anche Beppe Signori.
LA PROCURA FEDERALE FIGC sapeva delle scommesse
dall'8 maggio!
Dunque si
apprende adesso che uno degli indagati di
Scommessopoli, Daniele Quadrini del Sassuolo (leggi:
Quadrini: “La Figc sapeva tutto”; Abete: “Era stato
convocato”) inoltrò l’8 maggio, tramite il suo
avvocato, una bella denuncia alla Procura Federale
della Figc. Quadrini, così dicono, era stato
convocato a dare chiarezza della sua denuncia per il
1° giugno – giorno stesso del blitz ordinato dalla
procura di Cremona – e cioè 24 giorni dopo la
denuncia. Un tempo infinito e inaccettabile se si
vuole stroncare un illecito o un tentativo di
illecito. In ventiquattro giorni troppe partite
possono essere comprate e vendute e troppi presunti
colpevoli diventare uccel di bosco.È storia di
queste ore. La squadra mobile di Cremona, il
Servizio centrale operativo e il Gat della Guardia
di Finanza (il nucleo speciale per le frodi
telematiche) hanno cominciato quel lavoro d'indagine
che dirà se questa storia di scommettitori di
provincia finirà o meno per travolgere anche la
serie A e il destino di alcuni dei suoi calciatori.
Se le chiacchiere al telefono e le dichiarazioni del
dentista Marco Pirani nel suo interrogatorio con il
procuratore Roberto Di Martino sulle partite di
almeno sei squadre - Bologna, Lecce, Cagliari, Roma,
Fiorentina, Bari e Chievo - resteranno soltanto una
"sensazione" di "illecito e frode sportiva" o
diventeranno dell'altro. Un principio di prova.
Anche perché, dice ora il Procuratore di Cremona, il
passaggio si fa obbligato: "Se dovessimo prendere
per buono tutto quello che abbiamo messo a verbale
in questi ultimi giorni di interrogatori, dovremmo
immediatamente iscrivere al registro degli indagati
i nomi di nuovi calciatori. Ma prima di farlo,
servono delle verifiche di attendibilità e dei
riscontri. Ed è quello che ora abbiamo cominciato a
fare".
Agli investigatori è stato chiesto di sviluppare i
tabulati e le celle agganciate nell'ultimo anno dai
telefoni cellulari di Pirani, Antonio Bellavista (ex
capitano del Bari), Gianfranco Parlato (ex giocatore
di serie B e C). Di incrociare l'esito di questi
accertamenti con i numeri memorizzati nelle sei
agende telefoniche sequestrate a Pirani. Di
rovistare nei
file archiviati nei pc degli indagati. Di
sovrapporre ogni indizio utile di questa ricerca con
date, utenze, luoghi che possano avvalorare un
contatto diretto della Banda o dei suoi
interlocutori - il giro degli "Zingari", quello dei
"Milanesi" e dei "Pugliesi" - con dirigenti e
giocatori di quei sei club, con persone che intorno
a quei club orbitano. E questo, quantomeno in
occasione delle partite di cui l'inchiesta sospetta
la combine.
A meno di colpi di fortuna, non sarà un lavoro né
semplice, né breve. Che tuttavia muove da un'ipotesi
di lavoro suggestiva. E, a ben vedere, forse non
troppo lontana dal vero. Una qualificata fonte
investigativa la racconta così: "L'idea che gli
scommettitori comprino le partite su cui giocano,
corrompendo direttamente qualche giocatore, è la più
semplice, diciamo pure la più rozza, ma non
necessariamente la più corretta. Forse funziona in
questo modo nelle serie inferiori, dove le società
per mesi non pagano gli stipendi. Ma quando si sale
di categoria, la B, e a maggior ragione la A,
bisogna pensare a un meccanismo come l'insider
trading di Borsa. Mi spiego: lo scommettitore non
compra la partita. Compra l'informazione
privilegiata che una determinata partita è stata già
aggiustata per ragioni sportive dai club e dai
calciatori che la giocheranno. Compra la certezza di
un pareggio, di una sconfitta, di una vittoria,
perché già decisi".
Insomma, esiste a monte un illecito (quello
sportivo) da cui dipendono le fortune di una squadra
(spesso la permanenza in serie A), su cui, a valle,
fiorisce e lucra l'appetito frenetico dello
scommettitore, che ne diventa il parassita. Una
catena di convenienze dove ce n'è per tutti. Per i
giocatori, che non solo portano a casa un illecito
sportivo utile a se stessi e al club, ma anche
qualche decina di migliaia di euro dallo
scommettitore cui vendono l'informazione. Per gli
scommettitori, che puntano sul sicuro. E che non
sono mai da soli. Perché, normalmente,
l'informazione "giusta" è molto cara e per
ammortizzarne il costo è necessario sfamare l'intera
catena lungo cui viaggia.
Se l'intuizione investigativa è nel giusto, rilette
in questa chiave, molte delle intercettazioni di
Cremona su partite di serie A e B acquistano un
nuovo senso. Aggirano l'obiezione chiave di questi
giorni per cui "dal momento che non esiste prova di
contatti diretti tra scommettitori e giocatori o
club di serie A, non può trattarsi che di
millanterie".
Accade, infatti, che Erodiani, Parlato, lo stesso
Pirani, nelle loro conversazioni facciano spesso
riferimento a informazioni su singole partite,
raccolte da misteriosi informatori, che costano un
occhio della testa e per le quali il margine di
guadagno è considerato troppo basso ("E che cazzo,
ma ti pare che faccio solo 20 mila con la A?", si
sfoga Erodiani con Parlato nel marzo di quest'anno).
Informazioni che quasi sempre devono arrivare poche
ore prima che la partita si disputi. A
"mezzogiorno", o "la sera" prima dell'incontro,
quando le squadre, normalmente, sono in ritiro. In
un caso, addirittura, Pirani raccomanda al giocatore
dell'Ascoli Vittorio Micolucci di informarlo, tra il
primo e il secondo tempo della partita che si
giocherà a Bergamo con l'Atalanta, "se quelli di
Bergamo cambiano idea sul risultato". "Se
decideranno in campo di chiedere un pareggio". La
fonte investigativa sorride: "Questo che cosa vuol
dire? Che lo scommettitore raccoglie una decisione
presa da altri. Dai giocatori". O addirittura dai
club, se sono attendibili - per citare ancora un
frammento della carte di Cremona - gli sms che
assicurano dell'intenzione della dirigenza del
Torino di cominciare a vendersi i risultati dei suoi
incontri.
L'ipotesi investigativa ha un secondo pregio. Spiega
l'omertà dei club e la loro "distrazione" su quello
che accade negli spogliatoi e sulle frequentazioni
dei loro calciatori. Rende comprensibile perché una
storia che ha già travolto due campionati (Lega pro
e B) e ne minaccia un terzo (la A) sia stata
innescata da una banda di cialtroni di provincia,
tanto avidi quanto pasticcioni e chiacchieroni,
ultimo anello di una catena di informazioni
privilegiate che aveva testa e fulcro altrove. Non a
caso, trent'anni fa, anche l'ultimo scandalo del
calcio-scommesse era cominciato così. Da un
ristoratore.
Doni: ''Non farò il capro espiatorio'' / Siena nei
guai
Serie A: le partite truccate / Napoli, nuova
inchiesta
Se è vero quello che sta uscendo in questi giorni, e
c'è davvero il rischio che sia vero, la promozione
in serie A dell'Atalanta è ad altissimo rischio.
Perché, in base alla responsabilità oggettiva, il
club bergamasco potrebbe pagare carissimo quello che
ha fatto Cristiano Doni (salvo nel 2000 e, guarda
caso, sempre per una questione di scommesse...). L'Atalanta
potrebbe essere penalizzata e perdere la promozione
in A, oppure, vista la pluralità di gare in cui è
coinvolta- in base alla lettera g dell'articolo 4
comma 2 del codice di giustizia sportiva-essere
"retrocessa all'ultimo posto in classifica del
campionato di competenza". In questo caso finirebbe
nell'inferno (ci scusi Mario Macalli) della Lega Pro
e la classifica della B andrebbe riscritta. Insomma,
un autentico dramma per il club di Percassi, subito
ritornato in A con una splendida annata. Ma sono
tanti i club che potrebbe essere coinvolti: da
stabilire comunque se sono stati commessi illeciti,
se i calciatori si sono messi d'accordo fra loro per
truccare (o tentare di truccare, è lo stesso) le
partite. O se scommettevano "solo", cosa peraltro
proibita. Questo è importante, decisivo per capire
l'eventuale coinvolgimento dei club. Certo, il
Ravenna pare spacciato: è stato appena condannato
(-7) in un caso di illecito, e il suo ds, Buffone,
già punito, ora ha ammesso di aver scommesso per il
"bene" il suo club. Tesi che è risibile. Non regge.
Così come non reggono le difese di alcuni
calciatori.
Quello che spaventa in Figc è il possibile (pare
certo ormai) coinvolgimento della serie A: la
procura di Palazzi giù indagava su Chievo-Sampdoria,
ma ora, stando alle ultime notizie che arrivano da
Cremona, l'inchiesta potrebbe estendersi anche a
Brescia-Bologna, Catania-Chievo, Inter-Lecce e
Genoa-Roma. C'è tanto millantato in giro, ma bisogna
vedere se esiste la responsabilità (oggettiva) da
parte dei club. Situazione più complessa in serie B
(va valutare la posizione Sassuolo, Padova,
Piacenza, Ascoli, Siena) e Lega Pro, dove i club
coinvolti potrebbero essere numerosi a cominciare
dal Benevento di Paoloni.
Ma che la questione sia preoccupante, lo dimostra il
fatto che stamattina, domenica, si è tenuto un
summit segreto al Coni. Gianni Petrucci ha
incontrato Giancarlo Abete. Presente anche il
segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi.
L'incontro, come spiega una nota del Coni, è servito
"per un'organica riflessione sugli sviluppi
dell'inchiesta giudiziaria della Procura della
Repubblica di Cremona, anche in vista della riunione
della Giunta in programma domani, 6 giugno". Coni e
Figc hanno "convenuto sulla necessità di rafforzare
le forme di collaborazione tra soggetti preposti
alla tutela dell'ordine statuale e quelli preposti
all'ordine sportivo, in particolare la Presidenza
del Consiglio dei Ministri, il Ministero
dell'Economia (AAMS), il Ministero dell'Interno e il
Ministero della Giustizia, al fine di mettere in
funzione ulteriori strumenti operativi utili a
contrastare il fenomeno delle attività illecite
collegate alle scommesse". Abete domani comunicherà
alla Giunta Coni il quadro delle immediate
iniziative che la Figc adotterà in previsione del
Consiglio Federale, già programmato per il 9 giugno,
per favorire "quanto più possibile la celerità di
tutti gli adempimenti connessi alle problematiche
emerse negli ultimi giorni".
Domani Abete annuncerà inoltre che le norme saranno
inasprite. Pene più dure per chi non denuncia i casi
sospetti (vedi la Cremonese) e anche per i
calciatori che scommettono (ora la sanzione prevede
il minimo di 18 mesi). Ma basterà? No, che basta:
figuriamoci i vari Paoloni o Doni se si spaventano.
Fra Figc e Monopoli adesso si litiga: non solo Abete
è seccato ma anche Abodi e Macalli (Beretta è in
bicicletta sulle Ande...). Troppe segnalazioni per
"flussi anomali" ma zero denunce all'autorità
giudiziaria. "Noi siamo le vittime di questo
sistema, non prendiamo un euro e come possiamo fare
per combattere contro gli over? Maurizio Ughi
(consigliere delagato Snai, ndr) accusa il mondo del
calcio: ma è lui che deve dare risposter. Si è mai
rivolto alla Procura della Repubblica quando ha
avuto sospetti? Lo dica...", si chiedono Abete e c.
Stavolta non hanno torto: la "torta" delle scommesse
è troppo grossa, il mondo del calcio non ce la fa
difendersi da solo. Va stabilito un sistema di
monitoraggio costante, e la Lega Pro già lo sta
studiando per la prossima stagione. La battaglia va
condotta a tutti i livelli: la Fifa ha dato un
contributo di 20 milioni di euro all'Interpol,
Michel Platini si è appellato alla polizie di tutta
l'Europa, la Ue presto discuterà una proposta
italiana (firmata dal parlamentare Pella e da
Demetrio Albertini, vicepresidente Figc).
Assemblea di Lega: su cosa si litiga stavolta?
Assemblea della Lega di serie A, domani a Milano.
L'ennesimo tentativo per trovare una via comune. Ma
su cosa si litigherà stavolta? Bacino d'utenza?
Diritti tv? Contatto collettivo? Concordato proposto
da Dahlia? Milan e Inter inoltre non vorrebbero
andare a Pechino ai primi di agosto per la
Supercoppa italiana: l'offerta era di dieci milioni
di euro per tre edizioni, il calcio italiano rischia
di perdere la faccia. Che credibilità può avere
all'estero?
ANCHE GLI ARBITRI PIANGONO...
Ci riferiamo alla
lettera anonima di un ex arbitro, ancora tesserato,
che lancia sospetti gravissimi: fa addirittura i
nomi (che noi non facciamo) di arbitri in attività,
della Can A e B, a suo dire coinvolti nel calcio
scommesse. "Effettuano scommesse la maggior parte
puntando sull'over...", sostiene (ma non c'è una
prova). La lettera contiene anche minacce,
promettendo di fare ulteriore rivelazioni. Non c'è
nulla di dettagliato, solo nomi di "nemici", forse
di chi è uscito da quel mondo perché non era più in
grado di dirigere le partite. Ma Nicchi ha subito
presentato una denuncia contro ignoti: se l'anonimo
arbitro, che ha indirizzato alla lettera ai
presidenti dei club, non ha il coraggio di venire
allo scoperto (e va alla procura della Repubblica e
della Figc) ora con questa denuncia forse si potrà
risalire (ma non dovrebbe essere difficile)
all'avvelenatore dei pozzi attraverso i server. Un
anonimo che, guarda caso, esce allo scoperto proprio
in questi giorni che a Cremona è esploso lo scandalo
scommesse.
L'altra lettera è firmata: Edmondo Parisse di
Pescina (Aquila), e si riferisce alla conduzione
della Can-C, diretta dall'ex arbitro Stefano Farina.
Considerazioni tecniche, critiche anche forti:
niente a che vedere sia ben chiaro con i veleni
dell'anonimo ex arbitro. Ma è il segnale che, a fine
stagione, si muovono sacche di malcontento. Lunedì
intanto "Sfide", la trasmissione di Rai Tre, sarà
riservata al nuovo scandalo: "Calcio tenebra" il
titolo della puntata. Si sentiranno le
intercettazioni, previste testimonianze e commenti.
In ballo calciatori ed ex, anche illustri. Gli
arbitri, stavolta, non ci sono. E sono felici di non
esserci.
GENOA-ROMA,
INTER-LECCE,BRESCIA-BOLOGNA per il 2011,
NAPOLI-PARMA per il 2010
Queste cinque squadre di A non
sono le uniche sulle quali lavoreranno questa
settimana gli agenti della Mobile di Cremona,
diretta da Sergio Lo Presti, che stanno conducendo
le indagini. Oltre che su Roma, Fiorentina, Genoa,
Lecce e Cagliari lavoreranno anche sulla neopromossa
Siena e sul
Bologna. Il nome della squadra
toscana compare in alcune intercettazioni
telefoniche tra Massimo Erodiani e Marco Paoloni,
gli altri due capisaldi dell'associazione a
delinquere nel mirino della procura: in un paio di
conversazione i due sostenevano che la società
toscana avesse pagato alcuni giocatori del Sassuolo
per vincere la partita. Al momento nessuno è
indagato, ma la procura sta cercando riscontri.
Sempre in settimana, probabilmente giovedì, verranno
ascoltati come persone informate sui fatti i vertici
dell'agenzia di scommesse Skysport365 che ha offerto
collaborazione agli investigatori.
Il sito austriaco di bookmaker, come raccontato ieri
da Repubblica, ha in mano un dossier di 15 partite
tra serie A e B con flussi di scommessa anomali. "Si
tratta di partite - spiegano - nelle quali si sono
registrate puntate molto importanti, con milioni di
euro. Puntate che non si sono fermate anche quando
abbiamo abbassato la quota: questo ci fa pensare che
gli scommettitori giocassero con particolare
sicurezza".
Di partite di serie A, anche se dello scorso
campionato, si sta occupando anche la procura di
Napoli che ha in piedi un'indagine sui collegamenti
tra il calcio e la camorra. I carabinieri sostengono
che gli Scissionisti, guidati da Eduardo Fabbricino,
controllassero una serie di squadre semi
professionistiche. E che il 10 aprile del 2010
mentre al San Paolo si giocava Napoli-Parma "molte
persone riconducibili ai clan Lo Russo e degli
Scissionisti - scrivono i carabinieri
nell'informativa alla procura - durante l'intervallo
tra il primo e il secondo tempo abbiano effettuato
svariate scommesse con puntate piuttosto elevate
sulla vittoria del Parma". La partita finì 2-3 in
favore del Parma, dopo che il Napoli aveva chiuso il
primo tempo in vantaggio per 1-0. Sempre a Napoli i
pm Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, con il
procuratore aggiunto Rosario Cantelmo, stanno
indagando su un altro filone di calcio scommesse
nata da un'inchiesta sul riciclaggio del clan
D'Alessandro di Castellammare di Stabia.
Gli inquirenti: "Organizzazione criminale composta
da giocatori e titolari di ricevitorie". Calmanti
distribuiti ai compagni di squadra per peggiorare le
prestazioni. Tra i 28 indagati Stefano Bettarini.

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Nella bufera del
calcioscommesse finisce anche la partita di
serie A tra Inter e Lecce disputata il 20...
NON SI SCOMMETTE SOLO IN B ED
IN C, ANCHE LA SERIE A E' PIENA ZEPPA....
Da cinquant'anni è
nel calcio professionistico, con ruoli
diversi. Da tempo ha scelto di collaborare con
le procure italiane e raccontare il calcio
sporco che gira intorno.
L'abbiamo
incontrato nelle Marche, area calda del nuovo
scandalo del calcioscommesse, zona di
calciatori biscazzieri e ricevitorie senza
controllo. Dal 2006, l'anno di Calciopoli,
segnalava il ritorno della scommessa taroccata
sui campionati italiani, dalla serie A alla
Lega Pro. "Evviva le procure", dice adesso,
stanco, "dipendesse dalla Federcalcio italiana
queste storie immonde non uscirebbero mai".
Ce li aveva indicati,
in quell'incontro in un ristorante in collina:
Doni, Bettarini, Sommese. "Il calcio sapeva
che erano tornati a giocare. Tutti e tre sono
stati coinvolti, e giudicati colpevoli, in
scandali precedenti.
Doni per Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia,
il 2001, chiamò anche i cugini di terzo grado
a scommettere sul pareggio. Bettarini e
Sommese sono venuti fuori nell'inchiesta del
2004. Pene ridicole per calciatori al
tramonto, chiusa l'attività sono tornati a
fare quello che hanno sempre fatto. Sono
malati di gioco.
E Bettarini è diventato
il centro del nuovo sistema".
Quei tre giocatori infedeli, ci segnalò
nell'ultimo incontro, poi ne indicò altri
sette. "Parlo solo di quelli che conosco in
presa diretta, ma le partite vendute dai
calciatori italiani sono diffuse dal Nord al
Sud, dai professionisti alla Terza categoria.
Dovete sapere che Bettarini aveva il suo
centro scommesse in
largo Como, nel centro
di Milano. E non era certo da solo. Bettarini,
certo, era l'organizzatore, l'uomo che dava le
indicazioni all'associazione: partite da
addomesticare, risultato finale, giocatori su
cui fare pressioni. Ma viaggiava sempre di
scorta a un calciatore più famoso di lui, il
centravanti degli anni '90, ogni anno una
casacca diversa.
Sono inseparabili:
scommettono su tutto. Vedono un'auto passare
in largo Como e uno dice all'altro: "Cento
euro che la targa è dispari?". Così, scommesse
a ruota libera, per dare un senso alla vita".
Il racconto del dirigente
di lungo corso segnala una squadra intera di
calciatori scommettitori, gran parte in
attività. C'è il prolifico attaccante del
Nord-Est. Il vecchio centravanti a cui il
fisico appesantito non concede più le
prestazioni che l'hanno portato alla
nazionale. Spesso i taroccatori sono
attaccanti, "un ruolo sensibile, che può
cambiarti la partita". E
spesso le scommesse si
fermano al primo tempo delle gare: la
conformazione delle scommesse, la loro
ampiezza, oggi facilità i brogli. "Chievo-Bologna
di quest'anno grida ancora vendetta". Nel
mazzo degli atleti citati c'è il ragazzo che
si è ritirato a soli 28 anni, centrocampista
del Frosinone, e quello dell'Albinoleffe,
stretto amico di Bettarini. "I calciatori sono
la parte peggiore del calcio. Quelli in
attività scommettono perché hanno gli ingaggi
blindati dalla famiglia, spesso dalle
fidanzate, e allora hanno bisogno dei
diecimila euro per fare il regalo all'amante.
Scommettono nei ritiri, al computer.
Scommettono il sabato sulle partite che
giocheranno il giorno dopo. E questa non è
un'abitudine solo dei calciatori". E di chi
altri? "Nel nuovo giro ci sono allenatori,
procuratori, presidenti del calcio. Sì, alcuni
presidenti scommettono: a loro serve per
sistemare i bilanci".
A fine luglio sarà tutto
finito e solo allora si saprà chi sono i colpevoli
(calciatori e/o club) di quest'ultimo scandalo
scommesse. La procura della Figc si è messa subito
al lavoro: Stefano Palazzi e il suo staff (ha ottimi
vice, di serietà ed esperienza) hanno preso contatto
telefonico, presto acquisiranno le carte e le
intercettazioni dell'inchiesta penale. Rispetto al
passato c'è qualcosa in più, che rende tutto più
facile e che è decisivo: le intercettazioni,
appunto. Nel 2000 non c'erano: al massimo qualche
sms di Bettarini (ma non si è mai saputo il
contenuto). I calciatori coinvolti (Doni, Allegri,
Banchelli, Siviglia, eccetera) nelle scommesse
riuscirono così a cavarsela, fra primo e secondo
grado. Pagò solo Bettarini, qualche mese di stop per
omessa denuncia. Si scoprì che c'erano parenti che
andavano a giocare a Montecatini, una delle
"centrali" delle scommesse, clandestine e no. I club
(Atalanta, Pistoiese e c.) furono prosciolti, al
massimo qualche ammenda. Da allora le scommesse sono
state proibite per i giocatori dalla Figc (anche se
qualcuno, da come si è visto, non ha certo perso il
vizietto...).
Ora, come detto, Palazzi e il suo pool potranno
lavorare meglio e in fretta: ai primi di agosto ci
saranno i calendari della serie A, della B e della
Lega Pro. E tutto dovrà essere finito. Con le
sentenze. Certo, i playoff e i playout complicano, e
non poco, le cose. Ma fermarli non si può: Figc e
Leghe sono contrarie.
La
stessa Procura federale
non ha
in mano nulla (almeno al momento) per imporre lo
stop. A rischiare comunque sono in tanti, ancora di
più a sperare visto, appunto, che gli organici non
sono sicuri. In serie A, se dovesse essere punita
una società (ancora non è chiara la situazione del
Bologna e di altri club), la prima ad avere diritto
ad un ripescaggio è la Sampdoria, retrocessa. Ma non
verrebbe toccato l'organico: venti squadre sono e
venti resteranno (la Lega sta preparando le linee
guida per il nuovo bando d'asta dei diritti tv, dal
2012 al 2015, proprio prevedendo venti club).
In B si potrebbe teoricamente
scendere a 20 (adesso sono 22), in Lega Pro è già
previsto di arrivare il prossimo anno a 76 e fra tre
a 60. Il piano di Mario Macalli di riforma dei
campionati d'altronde è già pronto, ma va approvato
dal consiglio federale entro il 30 giugno. "Meno
squadre, ma più solide economicamente", sostengono
in Lega Pro. Perché se i club non pagano gli
stipendi (e sono in troppi a farlo), inducono magari
in tentazione qualche calciatore. "Ma noi - ricorda
Francesco Ghirelli - siamo stati i primi a
costituirci parte lesa, siamo pronti a chiedere i
danni ai colpevoli". La Lega Pro ha iniziato un
percorso virtuoso di "ripulitura" e stava chiudendo
con lo sponsor del campionato: ora tutto questo
fango.
Molte, come detto, le squadre in ballo: che ne sarà
ad esempio della promozione in A dell'Atalanta e del
Siena? E dei club coinvolti nei playoff come il
Padova? Il Torino e il Livorno, ad esempio, sono
stati esclusi dai playoff: possono sperare? Mal
messo sembra il Ravenna (dirigenti coinvolti). Un
quadro ancora poco chiaro, per forza di cose. Di
sicuro ci saranno tantissimi ricorsi: all'alta corte
di giustizia presso il Coni (nel caso che qualcuno
voglia chiedere provvedimenti d'urgenza come il
blocco di playoff e playout), al Tnas (tribunale
nazionale arbitrale dello sport) sempre del Coni per
i ricorsi dopo eventuali squalifiche o retrocessioni
a tavolino. Mentre una recente sentenza della Corte
costituzionale prevede che al Tar del Lazio si può
andare solo per un eventuale richiesta di
risarcimento danni. Non si ripeterà insomma un
caso-Catania, con i commissari ad acta che
riscrivevano i calendari. E con la serie B che ne
porta ancora le conseguenze. Ma sarà lo stesso
un'estate di veleni.
ECCO TUTTE LE GARE INCRIMINATE - Sono
diciotto le gare sotto inchiesta nello scandalo
scommesse emerso questa mattina. Si tratta per la
maggior parte di partite di Lega Pro Prima Divisione
(girone A e B), ma anche di serie B e un incontro di
serie A (Inter-Lecce). Come rende noto Agipronews,
l’elenco (tra parentesi il risultato finale del
match) comprende
Cremonese-Spezia
del 17 ottobre 2010 (2-2),
Monza-Cremonese del 21 novembre 2010
(2-2), Cremonese-Paganese
del 14 novembre 2010 (2-0),
Spal-Cremonese del
16 gennaio 2011 (1-1),
Benevento-Viareggio del 13 febbraio 2011
(2-2), Livorno-Ascoli
del 25 febbraio 2011 (1-1),
Verona-Ravenna del
27 febbraio 2011 (4-2),
Benevento-Cosenza del 28 febbraio 2011
(3-1), Reggiana-Ravenna
del 10 aprile 2011 (3-0),
Ascoli-Atalanta del 12 marzo 2011 (1-1),
Taranto-Benevento
del 13 marzo 2011 (3-1),
Atalanta-Piacenza del 19 marzo 2011
(3-0), Inter-Lecce
del 20 marzo 2011 (1-0),
Alessandria-Ravenna del 20 marzo 2011
(2-1), Benevento-Pisa
del 21 marzo 2011 (1-0),
Padova-Atalanta del 26 marzo 2011 (1-1),
Siena-Sassuolo
del 27 marzo 2011 (4-0),
Ravenna-Spezia del 27 marzo 2011 (0-1).
Oltre a queste partite, sotto la lente degli
inquirenti ci sono almeno un’altra quindicina di
incontri sospetti.
Una vera e propria “organizzazione criminale”
composta da calciatori, ex calciatori, titolari di
ricevitorie e liberi professionisti, con l'obiettivo
di manipolare gli incontri di calcio a loro
vantaggio arrivando persino a “condizionare alcune
partite”. L'indagine, partita dalla squadra mobile
di Cremona, ha portato questa mattina all'esecuzione
di mandati di arresto in tutta Italia. A carico dei
fermati, tra cui l'ex capitano della Lazio e bomber
della nazionale Beppe Signori, ci sono prove
“importanti e inconfutabili”. Indagate anche 28
persone per associazione a delinquere finalizzata
alla truffa e alla frode sportiva.
Per condizionare i risultati delle partite davano
dei calmanti ai calciatori in modo che giocassero
al dì sotto delle loro possibilità. È uno degli
aspetti emersi nell’indagine sul calcio scommesse
che ha portato stamani a 16 arresti in tutta Italia.
In manette, tra gli altri, anche l’ex capitano della
Lazio e attaccante della Nazionale, Beppe
Signori. Indagate anche 28 persone per
associazione a delinquere finalizzata alla truffa e
alla frode sportiva, tra cui Stefano
Bettarini.
Nell’inchiesta sono coinvolti calciatori, ex
calciatori, titolari di agenzie di scommesse, e
liberi professionisti. Gli arresti sono stati
eseguiti anche dalla polizia delle Questure di Bari,
Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli
Piceno, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e
Ferrara. Sono stati perquisite ricevitorie oltre ad
uno studio di commercialisti.
I responsabili sono stati individuati a seguito di
una complessa serie di riscontri da parte della
squadra mobile della Questura di Cremona che, dopo
un’attività investigativa protrattasi per circa sei
mesi ha individuato, tra le altre, “le
responsabilità in ordine a un grave evento
verificatosi in occasione di un incontro di calcio
disputatosi al termine dello scorso anno” a Cremona.
Le indagini della polizia hanno scoperto un contesto
ben più ampio collegato ad alcuni soggetti
gravitanti nel mondo del calcio che, secondo gli
investigatori, in ragione di conoscenze e di
contatti diretti ed indiretti, erano in grado di
condizionare i risultati di alcuni incontri per poi
effettuare puntate di consistenti somme di denaro
attraverso i circuiti legali delle scommesse sia in
Italia che all’estero.
Secondo gli inquirenti, i calciatori e gli ex
giocatori professionisti arrestati dalla polizia
erano parte integrante di una vera e propria
“organizzazione criminale” nella quale ognuno aveva
specifici compiti e ruoli. L’obiettivo era quello di
manipolare gli incontri a loro vantaggio. Gli
indagati, secondo l’indagine, sarebbero anche
riusciti a condizionare alcune partite, attraverso
accordi verbali e impegni di carattere pecuniario.
Nei confronti dei sedici arrestati, sostengono gli
investigatori, ci sono prove “importanti ed
inconfutabili”. L’indagine, partita sei mesi fa,
avrebbe consentito inoltre di individuare la
responsabilità dell’organizzazione in un grave
evento verificatosi in occasione di un incontro di
calcio disputatosi al termine dello scorso anno
proprio a Cremona. Quanto avvenuto in occasione di
quell’incontro ha permesso ai poliziotti di
allargare l’indagine a diversi soggetti del mondo
del calcio che, grazie ai contatti diretti ed
indiretti, erano in grado di condizionare i
risultati di alcuni incontri per poi effettuare
puntate di consistenti somme di denaro attraverso i
circuiti legali delle scommesse sia in Italia che
all’estero.
Scommesse, una retata fa tremare
il mondo del calcio. Con 16 persone
agli arresti,
sette in carcere e nove ai domiciliari. Accusate a
vario titolo di aver fortemente condizionato negli
ultimi mesi il risultato di alcuni incontri dei
campionati di serie B e di Lega Pro.
Tra di loro c'è anche l'ex attaccante della
Nazionale, di Lazio e Bologna, Beppe Signori,
Stefano Bettarini ex marito
di Simona Ventura e Cristano Doni, capitano dell'Atalanta.
L'operazione è stata portata avanti dalla polizia di
Cremona, coordinata dal Servizio Centrale Operativo
(SCO) e in stretta collaborazione con le questure di
Bari, Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli
Piceno, Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e
Ferrara. Me nelle carte delle inchiesta spuntano
anche scommesse su partite di Serie A: Beppe Signori
aveva puntato 150 mila su Inter-Lecce perchè aveva
ricevuto garanzia sull'esito dell'incontro.
Sei mesi di indagini. I soggetti
coinvolti, uno dei quali con precedenti per reati
analoghi, sono stati individuati in sei mesi di
investigazioni. Ci sono ex giocatori di serie A,
calciatori di serie minori ancora in attività e
dirigenti di società. Tra gli arrestati vi sono
anche titolari di agenzie di scommesse e liberi
professionisti, mentre gli indagati sarebbero
complessivamente una trentina. Gli arresti sono
stati eseguiti dagli uomini della polizia a Bari,
Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli,
Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e Ferrara.
Nel corso dell'operazione sono
state eseguite anche una serie di
perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, in
alcune ricevitorie e presso uno studio di
commercialisti che avrebbero consentito di acquisire
ulteriori elementi utili alle indagini.
Nomi eccellenti. Oltre a Beppe
Signori e Stefano Bettarini, sono coinvolti in
questa operazione altri personaggi conosciuti. Tra i
quali alcuni atleti ancora in attività.
Antonio Bellavista ex capitano del Bari
considerato uno dei coordinatori del gruppo. Come il
difensore dell'Ascoli Vittorio Micolucci e il suo
compagno di squadra Vincenzo Sommese, oltre a
Gianfranco Parlato, ex giocatore di serie B e C,
attualmente collaboratore del Viareggio calcio.
Sommese, ex capitano dell'Ascoli, era stato messo
fuori rosa già lo scorso inverno dalla società
bianconera. Micolucci ha invece contribuito fino
alla fine del campionato, domenica scorsa, alla
salvezza conquistata dall'Ascoli. Entrambi sono
stati arrestati ad Ascoli. Parlato a Grottammare.
Arresti anche per l'ex calciatore Mauro Bressan, 40
anni. L'ordinanza all'ex centrocampista di
Fiorentina, Genoa, Venezia, Foggia, Bari, Cagliari e
Como è stata notificata oggi nella sua abitazione di
Cernobbio dalla squadra mobile comasca.Bressan ha
vinto la coppa Italia del 2001 con la Fiorentina e
ha poi concluso la sua carriera in Svizzera.
"Vera organizzazione criminale". I
calciatori e gli ex giocatori professionisti
arrestati dalla polizia erano parte integrante di
una vera e propria "organizzazione criminale" nella
quale ognuno aveva specifici compiti e ruoli, il cui
obiettivo era quello di manipolare gli incontri a
loro vantaggio. Gli indagati, secondo l'indagine,
sarebbero anche riusciti a condizionare alcune
partite, attraverso accordi verbali e impegni di
carattere pecuniario. Nei confronti dei sedici
arrestati, sostengono gli investigatori, ci sono
prove "importanti ed inconfutabili". L'indagine,
partita sei mesi fa, avrebbe consentito inoltre di
individuare la responsabilità dell'organizzazione in
un grave evento verificatosi in occasione di un
incontro di calcio disputatosi al termine dello
scorso anno proprio a Cremona. Quanto avvenuto in
occasione di quell'incontro ha permesso ai
poliziotti di allargare l'indagine a diversi
soggetti gravitanti nel mondo del calcio che, grazie
ai contatti diretti ed indiretti, erano in grado di
condizionare i risultati di alcuni incontri per poi
effettuare puntate di consistenti somme di denaro
attraverso i circuiti legali delle scommesse sia in
Italia che all'estero.
"Calmanti ai calciatori". Tra gli
aspetti emersi nel corso dell'indagine anche i
metodi usati per condizionare i risultati degli
incontri. Come i calmanti dati ai calciatori, in
modo che giocassero al di sotto delle loro
possibilità. L'episodio si sarebbe verificato alla
fine del campionato scorso della Lega Pro e
coinvolgerebbe la Cremonese. In occasione di una
sfida importante, uno degli indagati avrebbe messo
nelle bibite a disposizione dei calciatori prima e
durante l'incontro un calmante per 'addormentarli' e
peggiorare le loro prestazioni. Al termine della
partita cinque giocatori e un massaggiatore della
squadra si sarebbero sentiti male. Da quell'episodio
sarebbe scattata l'indagine che ha portato agli
arresti di oggi. Nel corso della perquisizione di
questa mattina nella casa di uno degli indagati sono
stati rinvenuti i tranquillanti e le prescrizioni
mediche.
Signori, passione per le puntate.
Dicono che scommetta su tutto Beppe Signori, come
quella volta che si giocò un milione di lire
impegnandosi a mangiare un buondì camminando, entro
30 passi. Nessun altro ci riusciva. Una passione per
le puntate, a quanto pare anche su situazioni banali
della vita quotidiana, che è quasi un'ossessione,
una sua caratteristica come i calci di punizione e i
rigori tirati da fermo. Ma stavolta non è uno
scherzo per l'ex grande attaccante. Quarantatre
anni, nato ad Alzano Lombardo nel bergamasco, è
stata una delle punte più forti degli anni '90 in
Italia e in Europa. Tre volte capocannoniere della
serie A (1993, 1994 e 1996), sempre con la Lazio,
Signori e' l'ottavo bomber di sempre nella storia
del campionato con 188 reti. "E segna sempre
lui...", cantavano i tifosi biancocelesti. Ha vinto
in carriera solo una Coppa Italia nel 1998 con la
squadra romana. Poi ha militato nella Sampdoria e
nel Bologna. In Nazionale ha giocato 28 partite e
segnato 7 gol. Si è ritirato nel 2006 dopo alcune
esperienze all'estero. Ha legato la sua carriera
anche al Foggia allenato da Zdenek Zeman, tra il
1989 e il 1992. Indimenticabile il trio d'attacco
formato nei 'satanelli' assieme a Ciccio Baiano e
Roberto Rambaudi, terminale del gioco spettacolare
del tecnico boemo.
Lo scandalo tocca la Serie A
Inter - Lecce, 150mila euro e minacce
C'è anche la Serie A nel
nuovo scandalo sulle scommesse che sta travolgendo
il calcio italiano. Non solo soldi, ma anche
minacce. Secondo gli atti dell'indagine della
procura di Cremona emerge infatti il tentativo di
manipolare il match Inter-Lecce del 20 marzo
scorso "in modo da conseguire il risultato finale
della segnatura di almeno tre gol, conforme alle
scommesse predisposte". Intermediario dell'affare,
anche Beppe Signori, che sulla partita avrebbe
giocato, insieme ad altre persone, la somma di
150mila euro. Una scommessa che però non va a buon
fine. Il gruppo dell'ex attaccante si sfoga allora
con Marco Paoloni, portiere del Benevento, che
aveva assicurato il risultato della partita e di
Benevento-Pisa, giocata lo stesso giorno, e
conclusasi anch'essa non come previsto, e gli
chiede indietro i soldi versati, come emerge dal
testo di un'intercettazione: “Poi veramente la
gente ti viene a sparare..ti faccio vedere io che
fine fai… vengo io a casa tua… i soldi a me
velocemente…i 13mila euro se no stasera sono a
casa tua…vai dove ca..o..devi andare ..dagli
usurai…vatti ad ammazzare ma portami i 13mila
euro”.
La
ricostruzione.
“Il gruppo degli scommettitori denominato degli
zingari, guidato da Almir Gegic, detto lo zingaro,
cittadino slovacco residente a Chiasso,
calciatore
del Chiasso ed ex compagno di squadra di Bressan,
si dimostrava interessato a forti scommesse e
chiedeva come garanzia
l’incontro con almeno due due giocatori corrotti”
si legge sempre negli atti. Intermediari di questi
contatti erano gli uomini del gruppo dei bolognesi
(di cui faceva parte anche Beppe Signori) che
offririvano anche le garanzie finanziarie per le
scommesse e che alla fine investivano sul
risultato garantito ingenti somme di denaro fino
al punto di “svenarsi”, espressione apparsa nelle
intercettazioni telefoniche.
Le minacce dei bolognesi.
L'ipotesi degli investigatori è che Paoloni sia
divenuto a sua volta vittima di un'estorsione. Il
20 marzo 2011 infatti, le scommesse sulle gare
garantite dal portiere non vanno a buon fine e
Signori e il suo gruppo perdono i loro soldi. Il
fallimento delle giocate - si legge negli atti -
"scatena una sorta di caccia
all’uomo nei confronti di Paoloni, che si ritiene
essere il responsabile di quanto accaduto.
Nell’ambito del tentativo di ottenere
da Paoloni l’equivalente di quanto perso al gioco
Bellavista, Erodiani e Giannoni
(il
gruppo dei bolognesi) nel medesimo contesto gli
ingiungono di pagare quanto dovuto".
IL GIP: «IMPRESSIONANTI MANIPOLAZIONI»
- Il
gip Guido Salvini, nell'ordinanza di custodia
cautelare riguardante le partite truccate, spiega
che «la frequenza delle manipolazioni è
impressionante» e si giunge «a situazioni in
cui sono gestite contemporaneamente fino a 5 partite
di calcio da manipolare». Dalle intercettazioni,
inoltre, emerge «l'esistenza di una sorta di
tariffario di massima per la compera delle partite».
SERIE B FALSATA - Il gip Guido Salvini,
nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato
agli arresti di 16 persone, spiega che l'attività
dell'organizzazione «rischia di avere già falsato
alcuni dei risultati dei vari campionati: basti
pensare che l'Atalanta e il Siena sono state
recentemente promosse in serie A e si tratta di due
delle squadre coinvolte» nella
vicenda. Nell'ordinanza di custodia cautelare con la
quale il gip Guido Salvini dispone gli arresti per
16 persone a proposito di presunte partite truccate,
si spiega che «l'attività dell'associazione è
infatti tuttora in corso e sta incidendo sulle
ultime fasi dei vari campionati, con gravi danni per
le società, per gli scommettitori leali e per la
regolarità delle competizioni sportive».
INDAGINE PARTITA DA DENUNCIA CREMONESE
- Nasce dalla partita di calcio di Prima Divisione
Cremonese-Paganese disputata il 14 novembre 2010
l'inchiesta chiamata Ultima Scommessa che ha portato
in carcere 7 persone e costretto ai domiciliari
altre 9 tra cui l'ex giocatore della Nazionale Beppe
Signori. Gli indagati sono 28 tra cui calciatori
ancora in attività come Cristiano Doni. Durante
l'incontro di calcio Paganese-Cremonese, è stato
spiegato oggi in conferenza dal procuratore Roberto
di Martino, dal questore Antonio Bufano e dal capo
della Squadra mobile Sergio Lo Presti, si sentirono
male cinque giocatori della Cremonese e un
collaboratore. Dalle analisi decise dalla società
Cremonese ed eseguite al Policlinico San Matteo di
Pavia, si rilevarono nelle urine tracce di
Lormetazepam che rientra tra i farmaci contenenti
benzodiazepine. Il direttore generale Sandro Turotti
della Cremonese portò i risultati delle analisi in
questura a Cremona e denunciò l'episodio. Turotti
mise la polizia al corrente di voci su totonero
proprio in occasione della partita
Cremonese-Paganese che avrebbe avuto una quotazione
da 1 a 6. Da allora partirono le indagini e vennero
disposte intercettazioni telefoniche che rivelarono
'l'accanita propensione del portiere Paoloni - a
quel tempo fuori rosa e in prestito al Benevento - a
fare scommesse sportive con particolare riguardo
agli incontri di calcio e attività che venivano
realizzate con la intermediazione di Massimo
Erodiani, organizzatore di scommesse insieme con
Marco Pirani, medico odontoiatra di Ancona".
Erodiani e Pirani erano in collegamento con i gruppi
di scommettitori milanesi, bolognesi (con a capo
Beppe Signori) e gruppi di stranieri (slavi e
zingari). Il portiere della Cremonese e poi del
Benevento Paoloni a un certo punto non riiuscì più a
controllare i risultati delle partite truccate, fece
perdere molto denaro ai gruppi di scommettitori e
diventò oggetto di una tentata estorsione. Nelle
intercettazioni compaiono frasi con minacce di morte
nei suoi confronti.
BEVANDE DROGATE PER I CALCIATORI - Alcuni
giocatori, prima o durante la partita
Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010, avrebbero
ingerito un farmaco «appartenente alla famiglia
delle benzodiazepine, utilizzate contro i disturbi
di ansia e del sonno». Uno di loro, dopo il
match, ebbe anche un malore e perse «il controllo
della propria vettura». Lo si legge
nell'ordinanza del gip di Cremona, Guido Salvini, a
carico di 16 persone per la vicenda delle
calcioscommesse. L'inchiesta, come si legge nella
misura, è nata proprio «da un evento inusuale
avvenuto dopo la partita Cremonese -Paganese».
Un responsabile della Cremonese, infatti, denunciò
che «durante e dopo la partita ben cinque
giocatori», tra cui il capitano della Cremonese
Andrea Zanchetta «ed un collaboratore dello staff
avevano contemporaneamente accusato seri malesseri
ed una situazione di "annebbiamento", tali da
pregiudicare sensibilmente il rendimento sul campo».
Emergeva, scrive il gip, «già dai primi
accertamenti che la sostanza poteva essere stata
ingerita dai giocatori solo attraverso l' acqua o il
the a loro disposizione negli spogliatoi e durante
la partita». E dalle intercettazioni veniva alla
luce «il coinvolgimento in tale specifico
episodio del portiere della Cremonese Marco Paoloni».
Addirittura, si legge ancora, «uno dei giocatori,
Gervasoni Carlo, nel rientrare a casa dopo la
partita aveva, a Casei Gerola, proprio in ragione di
tale stato di malessere, perso il controllo della
propria vettura, tamponato quella che lo precedeva
ed era uscito di strada provocando fortunatamente
solo danni al proprio mezzo e ad altri».
COMBINE DONI-DIFENSORE PIACENZA - Alcune
delle persone coinvolte nell'inchiesta sul
calcioscommesse «indicavano nel capitano dell'Atalanta
Cristiano Doni uno dei calciatori che avevano
realizzato la "combine" unitamente al difensore del
Piacenza Gervasoni Carlo» per la partita
Atalanta-Piacenza del 19 marzo scorso che finì 3-0,
risultato che era anche l'«obiettivo
dell'organizzazione» che aveva scommesso sul
match. Lo scrive il gip di Cremona Guido Salvini che
ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare.
«Giova altresì precisare - scrive il giudice -
che il risultato finale dopo i 90 minuti di gioco
è risultato essere 3-0 e che anche alcuni giornali
sportivi che avevano analizzato l'incontro avevano
commentato come quella in argomento potesse essere
una partita sospetta visto il risultato e le abnormi
puntate registrate». Il gip segnala inoltre la
«seconda rete di Cristiano Doni su calcio di
rigore assegnato per un fallo di Gervasoni», il
difensore del Piacenza. L'incontro di calcio
Atalanta-Piacenza, prosegue il gip, «veniva
pianificato in Bologna e precisamente in via U.Bassi
nr.7, presso lo studio Professionisti Associati».
Su quella partita Beppe Signori «ha investito
60.000 euro».
«INDAGATI CON CELLULARI "DEDICATI"» - Nell'ordinanza
di custodia cautelare con la quale il gip di Cremona
Guido Salvini ordina 16 arresti per le presunte
partite truccate il giudice scrive che «i
protagonisti dispongono di telefoni cellulari
"dedicati", cioè usati solo per intessere i loro
rapporti sui quali vengono dirottate le
conversazioni più compromettenti e non è raro che
vengano registrati inviti reciproci a spostare il
colloquio quando il tenore dello stesso decolla
sempre più verso l'illecito». Secondo il
giudice, «esistono più gruppi di scommettitori
che fanno parte dell'organizzazione, in quanto ne
costituiscono un punto di riferimento stabile».
«Non si tratta di scommettitori qualunque -
annota il giudice -, ma di gruppi omogenei che
costituiscono quasi un sodalizio nel sodalizio. È
evidente che il braccio operativo dell'
organizzazione sa di poter contare su questi
scommettitori che anticipano quasi sempre il denaro
necessario per pagare i giocatori corrotti».
APERTA INCHIESTA FEDERALE - «Appena uscite
le prime notizie, ho parlato a lungo con il
presidente Abete, impegnato a Zurigo per il
congresso della Fifa», afferma, in una
dichiarazione all'ANSA, il direttore generale della
Federcalcio Antonello Valentini, che annuncia anche
l'apertura di un'inchiesta federale sulla vicenda.
«Tutto quello che serve a fare chiarezza, a
eliminare ombre e a risanare l'ambiente non può che
trovare la Figc in prima linea e pienamente
disponibile e collaborativa», aggiunge Valentini. «Abbiamo
messo a disposizione della Procura federale tutte le
informazioni fin qui note. Il procuratore Palazzi
- ha detto ancora Valentini - ha già aperto un
fascicolo e nelle prossime ora prenderà contatto con
la magistratura di Cremona per chiedere, appena gli
organi inquirenti lo riterranno opportuno, la
trasmissione degli atti dell'indagine in modo da
approfondire gli aspetti di propria competenza».
La Figc - come peraltro già deciso dalla Lega di
Serie B e dalla Lega Pro - si costituirà parte
civile a tutela dell'immagine del calcio e in difesa
della trasparenza e della correttezza
dell'organizzazione calcistica. «Ho seguito in tv
la diretta della conferenza stampa del pm Di Martino
- ha aggiunto il direttore generale della Figc -
confidiamo nel lavoro dell'autorità inquirente e
siamo pronti ovviamente a fornire la massima
collaborazione, condividendo allo stesso tempo il
richiamo alla cautela e alla prudenza fatto dallo
stesso magistrato in presenza di delicati
provvedimenti cautelari a carico di alcuni tesserati
e degli ulteriori approfondimenti in corso».
OMBRA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA - L'attività
dell'associazione che ha scommesso su alcune partite
di calcio crea «un terreno fertile per
l'insinuazione di elementi di una criminalità
organizzata ai più alti livelli». Lo scrive il
gip Guido Salvini, nell'ordinanza che ha portato
agli arresti di 16 persone, tra cui l'ex attaccante
Beppe Signori. Nella misura di custodia cautelare,
infatti, si segnala «la presenza tra gli
investitori e scommettitori di alcuni gruppi dai
contorni incerti, quale quello degli "zingari"»,
a capo del quale c'era Almir Gegic detto "lo
zingaro", slovacco arrestato nell'operazione.
Inoltre era presente anche un gruppo albanese. Il
gip spiega che «sono investiti da questi gruppi
per ogni partita "truccata" capitali dell'ordine
delle centinaia di migliaia di euro» di cui non
è nota la "provenienza", dunque non si possono
"escludere fatti di riciclaggio".
ATTESO COMUNICATO ATALANTA - L'Atalanta non
ha ancora commentato la vicenda legata al presunto
caso di calcio scommesse che vede il capitano
Cristiano Doni tra gli indagati. Un comunicato
stampa con la presa di posizione ufficiale della
società è comunque atteso per le prossime ore.
SCOMMESSE SU INTER-LECCE - Alcune delle
persone coinvolte nell'inchiesta sul calcio
scommesse puntarono anche sulla partita Inter-Lecce
del 30 marzo scorso, ma gli andò male. Come emerge
infatti dall'ordinanza firmata dal gip di Cremona
Guido Salvini, Marco Paoloni, ex portiere della
Cremonese attualmente al Benevento, arrestato
nell'inchiesta della Procura di Cremona, aveva fatto
credere ad altre persone che sarebbe riuscito a
contattare alcuni giocatori del Lecce per
«combinare» la partita. Tra gli scommettitori
nell'ordinanza viene indicato anche Stefano
Bettarini. Sulla partita era stato scommesso che l'Inter
avrebbe dovuto vincere segnando almeno tre gol, ma
il match terminò «con il risultato finale di 1-0».
SIGNORI PARTECIPÓ A SCOMMESSE INTER-LECCE - L'ex
attaccante della Lazio e della Nazionale, Beppe
Signori, era «elemento centrale del gruppo di
scommettitori di Bologna». È quanto emerge
dall'ordinanza firmata dal gip di Cremona Guido
Salvini che ha portato l'ex bomber agli arresti
domiciliari. Nella misura di custodia cautelare si
legge che Signori ha partecipato con altre persone
«ad una serie di scommesse sulle partite
truccate, in particolare, con riferimento alla
partita Internazionale-Lecce, di 150 mila euro».
SIGNORI IN QUESTURA A BOLOGNA, ESCE DOPO QUASI 2
ORE - Beppe Signori è arrivato alla stazione
ferroviaria di Bologna verso le 11 da dove i
poliziotti lo hanno portato in auto in
Questura. Dopo quasi due ore Giuseppe Signori è
uscito dagli uffici della Questura di Bologna.
Giacca scura, camicia bianca e jeans, l'ex
attaccante agli arresti domiciliari, verso le 12.50,
è stato fatto salire su una Punto blu, accompagnato
dagli agenti della polizia. Circa venti minuti prima
Signori era già uscito dagli uffici della Squadra
Mobile e aveva attraversato piazza Galileo per
trasferirsi in Questura, nel palazzo di fronte, al
lato opposto della strada. Ad attenderlo fotografi,
telecamere e anche un tifoso, con sciarpa del
Bologna al collo che gli ha gridato: "Grande
Beppe!".
MEDICO NAZIONALE - «È una situazione
quasi paranoica, mentalmente direi quasi
irrealizzabile: da vero kafkiano». Enrico
Castellacci, medico della Nazionale, non nasconde lo
choc dell'ambiente azzurro per le notizie
sull'operazione antiscommesse che ha portato
all'arresto di 16 persone, tra cui Beppe Signori,
calciatori e dirigenti. Dal suo punto di vista,
però, particolarmente impressionante è la notizia
sull'uso di calmanti per limitare le prestazioni
sportive dei giocatori della Cremonese. «È una
situazione kafkiana - ha aggiunto Castellacci -
non posso dire quanto sia pericolosa una pratica
del genere, bisogna vedere se e in quale misura
queste sostanze sono state somministrate. In ogni
caso, stamattina ci siamo svegliati con questa
notizia, che sicuramente lascia scioccati».
GLI ARRESTATI - Tra gli arrestati vi sono
anche titolari di agenzie di scommesse e liberi
professionisti, mentre gli indagati sarebbero
complessivamente una trentina. Gli arresti sono
stati eseguiti dagli uomini della polizia a Bari,
Como, Bologna, Rimini, Pescara, Ancona, Ascoli,
Ravenna, Benevento, Roma, Torino, Napoli e Ferrara.
Nel corso dell'operazione sono state eseguite anche
una serie di perquisizioni nelle abitazioni degli
indagati, in alcune ricevitorie e presso uno studio
di commercialisti che avrebbero consentito di
acquisire ulteriori elementi utili alle
indagini. C'è anche l'ex capitano della Lazio e
attaccante della Nazionale, Beppe Signori, tra le
persone arrestate dalla Polizia nell'ambito di
un'inchiesta sul calcio scommesse. Lo apprende
l'ANSA da fonti qualificate. Per Signori sarebbero
stati disposti gli arresti domiciliari.I
provvedimenti di arresto riguarderebbero anche
alcuni giocatori di serie B e serie C e anche
dirigenti di società di Lega Pro.
INDAGATO ANCHE DONI - C'è anche il capitano
dell'Atalanta, Cristiano Doni, tra gli indagati
nell'indagine della polizia sul calcio scommesse che
ha portato all'arresto di Beppe Signori e altre 15
persone. Lo apprende l'Ansa da fonti qualificate.
LEGA PRO PARTE CIVILE - La Lega Pro si
costituisce parte civile alla luce «delle notizie
di agenzia di stampa pervenute su presunte
irregolarità in alcune partite» del campionato.
«Il presidente della Lega Pro, Mario Macalli
- si legge in una nota - ha dato mandato ai
propri legali di costituirsi parte civile nei
confronti di tutti i responsabili per il danno di
immagine subito e a tutela della regolarità dei
campionati».
DUE ARRESTATI DELL'ASCOLI E UN ALTRO EX - Nell'ambito
dell'inchiesta sul calcio scommesse, la squadra
mobile di Ascoli ha arrestato due giocatori
dell'Ascoli calcio ed un ex calciatore, attuale
collaboratore del Viareggio calcio. In manette sono
finiti il difensore dell'Ascoli Vittorio Micolucci e
il centrocampista Vincenzo Sommese, oltre a
Gianfranco Parlato, ex giocatore di serie B e C,
attualmente collaboratore del Viareggio calcio.
Sommese, ex capitano dell'Ascoli, era stato messo
fuori rosa già lo scorso inverno dalla società
bianconera. Micolucci ha invece contribuito fino
alla fine del campionato, domenica scorsa, alla
salvezza conquistata dall'Ascoli. Entrambi sono
stati arrestati ad Ascoli; Parlato, a Grottammare. I
particolari dell'operazione saranno resi noti nel
corso di una conferenza stampa presso la Questura di
Ascoli alle 11:45.
COMUNICATO VIAREGGIO - In un comunicato
diffuso poi dal Viareggio si afferma che
«Parlato, incluso nell'elenco degli accusati, è
stato impropriamente accostato alla società
bianconera presso la quale non riveste nessun
incarico nè tanto meno è mai stato tesserato. L'Fc
Esperia Viareggio, in relazione a quanto sopra,
diffida chiunque ad associare il nome di Gianfranco
Parlato a questa società».
ALTRO GIOCATORE DELL'ASCOLI - C'è un altro
giocatore dell'Ascoli Calcio (oltre agli arrestati
Vittorio Micolucci, Vincenzo Sommese e Gianfranco
Parlato, ex giocatore di serie B e C, attualmente
collaboratore del Viareggio calcio), indagato a
piede libero nell'inchiesta della procura di Cremona
sul calcio scommesse. Lo si è appreso nella
conferenza stampa tenuta dal capo della mobile
Maurilio Grasso ad Ascoli. Indagate, inoltre, altre
quattro persone in provincia per aver partecipato
alle scommesse. Le partite 'incriminatè sono in
particolare Ascoli-Atalanta, finita 1-1, e
Livorno-Ascoli, finita pure 1-1, in cui l'Ascoli
avrebbe dovuto perdere. Micolucci avrebbe dato la
sua disponibilità a influenzare le due partite e
cercato di coinvolgere altri due compagni. Il fatto
che l'Ascoli non aveva poi perso, aveva messo in
crisi l'organizzazione. Sommese, invece, secondo
l'accusa, avrebbe avuto il ruolo di organizzatore,
intermediario e scommettitore, e attraverso Parlato
sarebbe stato in contatto con i vertici
dell'organizzazione e con il dentista arrestato ad
Ancona, di cui era debitore. Anche Micolucci avrebbe
avuto problemi economici. Grasso ha tenuto a
precisare che la società Ascoli Calcio è del tutto
estranea ai fatti.
REAZIONE ASCOLI - «In ordine ai gravi
fatti che hanno portato agli arresti dei calciatori
Vittorio Micolucci e Vincenzo Sommese, l'Ascoli
Calcio 1898 spa comunica di restare in attesa di
conoscere le vicende specifiche e gli esiti delle
indagini al fine di assumere tutte le conseguenti
iniziative». È quanto si legge nel sito
ufficiale dell'Ascoli calcio. La società preferisce
allo stato non commentare ancora la notizia degli
arresti dei due tesserati Micolucci e Sommese. Una
linea sposata anche dall'allenatore Fabrizio
Castori. «È successo tutto da poco tempo e in
questa fase sarebbe inopportuno fare qualsiasi
commento su questa notizia. Preferisco non
commentarla, nell'attesa di capire meglio la
situazione», ha detto all'ANSA
ANCHE BRESSAN ARRESTATO - C'è anche l'ex
calciatore Mauro Bressan, 40 anni, tra i destinatari
di un'ordinanza di custodia cautelare nell'ambito
dell'inchiesta della procura di Cremona sul calcio
scommesse. L'ordinanza all'ex centrocampista di
Fiorentina, Genoa, Venezia, Foggia, Bari, Cagliari e
Como è stata notificata oggi nella sua abitazione di
Cernobbio dalla squadra mobile comasca. Bressan ha
vinto la coppa Italia del 2001 con la Fiorentina e
ha poi concluso la sua carriera in Svizzera.
ARRESTATO ANCHE BELLAVISTA - Nell'ambito
della maxi inchiesta sul calcio scommesse condotta
dalla magistratura di Cremona è stato arrestato nel
barese, a Bitonto, l'ex capitano del Bari Antonio
Bellavista, di 36 anni che ha giocato nella squadra
bianco rossa negli anni tra il 2000 e il 2009. Nella
sua abitazione sono stati sequestrati atti e un
computer. Bellavista è stato trasferito su ordine
del gip del tribunale di Cremona Guido Salvini nella
casa circondariale di Cremona. L'avvocato Massimo
Roberto Chiusolo del Foro di Bari che ha assistito
Bellavista nel corso dell'esecuzione del
provvedimento restrittivo, si è detto certo che il
proprio cliente, che si dichiara estraneo ai fatti
contestati, potrà chiarire ogni aspetto della
vicenda nel corso dell'interrogatorio di garanzia
che si terrà nei prossimi giorni dinanzi al gip del
tribunale di Cremona.
ALTRI ARRESTATI - La Squadra Mobile di
Pescara, guidata da Pier Francesco Muriana, ha
eseguito due arresti a seguito dell'inchiesta della
procura di Cremona. Si tratta di Massimo Erodiani,
di Pescara, proprietario di una tabaccheria a San
Giovanni Teatino (Chieti) e gestore per interposta
persona di due sale scommesse, una a Pescara e
l'altra ad Ancona. Con lui in manette anche il
portiere del calcio a cinque Cus Chieti Gianluca
Tuccella, impegnato anche come allenatore nelle
minori del calcio locale.
ALTRI ARRESTATI/2 - Un noto dentista di
Ancona e la titolare di un'agenzia di scommesse sono
stati arrestati dalla squadra mobile di Ancona,
diretta da Giorgio Di Munno, nell'ambito della maxi
inchiesta della procura di Cremona sul calcio
scommesse. Il professionista, molto noto in città,
avrebbe agito in concorso con le altre persone
indagate facendo puntare e puntando su partite di
calcio truccate - di Lega Pro ma anche di serie A -
di cui era stato condizionato il risultato.
Vorticoso il giro delle scommesse, nell'ordine di
centinaia di euro. Per puntare, il dentista si
sarebbe appoggiato all'agenzia, la cui titolare, una
giovane donna, è ora agli arresti domiciliari. Le
indagini, molto articolate, sono andate avanti per
quattro mesi. l medico odontoiatra arrestato ad
Ancona si chiama Marco Pirani, e ad Ancona è molto
conosciuto. Secondo gli investigatori, avrebbe avuto
un ruolo preminente all'interno della presunta
organizzazione, facendosi parte attiva nel proporre
la manipolazione delle partite e corrompendo quanti
potevano essere utili allo scopo. Pirani, peraltro,
aveva contatti con diversi giocatori e direttori
sportivi. Ora il professionista si trova egli uffici
della squadra mobile, e presumibilmente dovrebbe
essere trasferito a Cremona. La donna finita agli
arresti domiciliari, invece, è Francesca Lacivita,
una trentenne abruzzese residente ad Ancona, dove,
in via Tavernelle, aveva l'agenzia di scommesse
presso cui si appoggiava Pirani.
L'INCHIESTA - Per condizionare i risultati
degli incontri sarebbero stati dati anche dei
calmanti ai calciatori, in modo che giocassero al di
sotto delle loro possibilità. È uno degli aspetti
che sarebbe emerso, secondo quanto si apprende, nel
corso dell'indagine sul calcio scommesse che ha
portato all'arresto di 16 tra ex giocatori,
calciatori in attività, dirigenti di società e
liberi professionisti. L'episodio si sarebbe
verificato alla fine del campionato scorso della
Lega Pro e coinvolgerebbe la Cremonese. In occasione
di una sfida importante, uno degli indagati avrebbe
messo nelle bibite a disposizione dei calciatori
prima e durante l'incontro un calmante per 'addormentarlì
e peggiorare le loro prestazioni. Al termine della
partita cinque giocatori e un massaggiatore della
squadra si sarebbero sentiti male. Da quell'episodio
sarebbe scattata l'indagine che ha portato agli
arresti di oggi.
LE PAROLE DEL DIRIGENTE DELLA SQUADRA MOBILE -
«Le indagini hanno condotto alla scoperta di un
contesto molto ampio, le gare sotto indagine
riguardano incontri di Serie B e prevalentemente di
Lega Pro». È quanto dichiara ad Agipronews
Sergio Lo Presti, dirigente della squadra mobile di
Cremona, che ha condotto le indagini sulla maxi
operazione di Polizia sul calcio-scommesse. Lo
Presti conferma come tutto sia partito da una gara
della Cremonese, al termine della scorsa stagione di
Lega Pro, in cui sarebbero stati somministrati ai
giocatori dei calmanti nelle bevande per alterarne
le prestazioni sportive.

CALCIO
Bayern, partenza falsa
ko in casa dopo 16 anni
I
bavaresi sconfitti tra le mura amiche dal
Borussia Moenchengladbach nel posticipo della
prima di Bundesliga: 1-0 di de Camargo, per un
successo che la formazione ospite non coglieva
a Monaco dal '95. Anche il Leverkusen
sconfitto
Wolfsburg e
Stoccarda, buon avvio
L'anticipo: Dortmund,
esordio super

Brutto esordio per il Psg:
cade in casa con il Lorient
Davanti a Pastore, che
è stato presentato ai tifosi prima del fischio
di inizio, il club degli arabi perde 1-0. Pari
per Marsiglia e Lille. Falsa partenza del Paris
SG nella partita d'esordio del campionato
francese. Il club dei milionari qatarioti, nella
cui campagna acquisti stellare ha trovato posto
anche l'ex tecnico dell'Inter Leonardo,
approdato nella squadra transalpina come
direttore generale, ha però cominciato la
stagione con una brutta figura, subendo la
sconfitta casalinga 1-0 dal Lorient: nonostante
gli 80 milioni di euro spesi in estate - prima
del calcio d'inizio è stato mostrato ai tifosi
l'ultimo gioiello arrivato, l'argentino ex
Palermo Javier Pastore, maglia numero 27, pagato
42 milioni e accolto da un'ovazione del pubblico
- è cambiato poco rispetto al passato perchè il
Lorient ha centrato il risultato al Parco dei
Principi così come era accaduto già quattro
volte nelle ultime sette stagioni. Ventotto
minuti dopo l'avvio la rete di Quercia
ridimensiona subito le ambizioni dei padroni di
casa. Unica consolazione per il Paris Sg i
pareggi di Marsiglia e Lille, le altre due
rivali per il titolo. Nella rosa delle prime
quattro ottiene i tre punti il Lione che si
impone 3-1 a Nizza e guadagna la vetta simbolica
della classifica. La prima giornata della Ligue
è stata comunque caratterizzata da molti gol (22
le reti segnate in otto partite). Domani i due
match che completano la prima giornata: Digione,
neo promossa, ospita il Renne, mentre il
Bordeaux gioca in casa con il Saint Etienne.
DISASTRO MANCITY,
PERDE LA SUPERCOPPA CON LO UNITED DOPO ESSER
STATO IN VANTAGGIO PER 2-0 !!
Il
Community Shield che apre la stagione inglese va
alla squadra di Ferguson per 3-2. La formazione
di Mancini aveva chiuso il primo tempo in
vantaggio 2-0. Delude Balotelli, decide Nani al
94'
LONDRA - Una splendida
partita, uno splendido derby tra le due
squadre di Manchester per aprire ufficialmente
la stagione del calcio inglese. La vittoria è
andata allo United, che così si aggiudica il
quinto Community Shield negli ultimi dieci
anni (il 19esimo della sua storia). Il City di
Roberto Mancini si inchina 3-2 dopo aver
chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-0 (un
po' come era successo all'Inter a Pechino con
il Milan), e dopo aver assaporato a lungo la
possibilità di iniziare la stagione dando un
colpo alle gerarchie calcistiche della città
di Manchester. Invece il City, a una settimana
dall'avvio della Premier, deve mettere per il
momento da parte le proprie ambizioni.
LA PARTITA - Dopo un
avvio tutto di marca United il City prende le
misure. Ma tra le due formazioni di Manchester
è quella di Ferguson ad avere un gioco
migliore. La squadra di Mancini si affida ai
lanci lunghi per Dzeko e ai cross di prima di
Kolarov dalla trequarti che sono tutti preda
dei difensori dello United. Di azioni da gol
concrete, però, non se ne vedono e i portieri
stanno a guardare. La partita di Balotelli
comincia intorno al quarto d'ora. L'ex
interista si fa vedere per uno dei suoi
exploit: al 13' subisce fallo da Vidic e prova
a scalciarlo, i due finiscono testa a testa e
l'arbitro Phil Dowd li riprende entrambi. Le
azioni più pericolose del primo tempo arrivano
dopo la mezzora su palle inattive. E proprio
su una di queste la squadra di Mancini passa
in vantaggio. Prima ci prova senza fortuna
lo
United con una punizione di Nani al 35' che
sfiora il palo alla destra di Hart.
Poi, al 38', il City passa in vantaggio sugli
sviluppi di un calcio piazzato battuto dalla
destra da Silva che pesca in area Lescott: De
Gea accenna l'uscita poi si ferma mentre il
difensore centrale del City anticipa Rio
Ferdinand di testa e mette dentro. Il gol
cambia gli equilibri e il City che fino a quel
momento forse non meritava il vantaggio trova
il raddoppio con Dzeko al 45'. L'attaccante
lascia partire un tiro rasoterra dalla
trequarti in posizione centrale che sorprende
un incerto De Gea.
LA RIPRESA - La
partita cambia volto nel secondo tempo: al 7'
accorcia le distanze lo United. Young batte un
calcio di punizione dalla sinistra in
posizione defilata che Smalling, abile a
liberarsi dalle marcature, deve solo spingere
in rete. Il gol riaccende la squadra di
Ferguson e al 13' arriva il pareggio -
spettacolare - con Nani che avvia l'azione e
la conclude dopo una serie di passaggi di
prima con Rooney e Cleverley che lascia la
difesa del City immobile a guardare. La
partita di Balotelli, anonima, finisce proprio
in occasione del gol subito. Mancini lo
sostituisce con Barry. SuperMario non lascia
trasparire emozioni e va subito dentro gli
spogliatoi. Poi esce e si accomoda tra i suoi
compagni in panchina. De Gea si fa perdonare
con un paio di interventi prima che al 94'
Nani completi la rimonta: calcio d'angolo per
il City, la difesa dello United respinge il
pallone che termina a centrocampo dove Kompany
si fa pressare dal portoghese che gli ruba
palla e s'invola verso la porta di Hart, lo
salta e segna il gol vittoria.
Galliani,
pizzettaro smemorato,quello della Wild Card del
1998, per far ammettere il Mediaset nelle coppe
europee che collezionava settimi posti, e quello
dello scandalo calciopoli tutto "pissi pissi bau
bau", per non parlare del Mediaset davanti ai
dirimpettai a dicembre 2006 anche con la
ridicola penalizzazione, 8 punti dopo 3 gradi di
giudizio....
Ieri il geom.
Adriano Galliani, mero
braccio destro del signor B. per le questioni
calcistiche, si è dato per l’ennesima volta al
cimento preferito: collezionare figure
ridicole. Intervistato per la
Gazzetta dello Sport da
Alessandra Bocci (che ormai sta a lui
come Il Predellino sta al premier), il geom.
ha discettato di perdita di competitività del
calcio italiano tirando fuori una metafora a
effetto: eravamo un ristorante di lusso,
adesso siamo una pizzeria. Suggestivo. Ma
subito sorge un interrogativo.
Il geom. Galliani è un marziano appena
sbarcato sulla Terra – e incidentalmente in
Italia –, o è lo stesso Adriano Galliani che
da un quarto di secolo è uno dei
massimi dirigenti del calcio italiano?
È mica lui lo stesso Galliani che è
stato presidente della Lega di Serie A e B dal
2002 al 2006? Perché, se così fosse, allora
per quel declino di cui parla dovrebbe
accusarsi, anziché figurarlo come se fosse un
tiro del destino cinico e baro. Allo stesso
modo, quando parla del ritardo
nell’approvazione della legge sugli stadi come
causa di mancato sviluppo,
anziché lamentarsi non farebbe meglio a fare
una telefonata al suo principale la cui
maggioranza tiene bloccato l’iter legislativo
da quasi tre anni? Ci illumini, geom.
Possibilmente evitando di farlo come fece a
Marsiglia. Perché si può fare dignitosamente
anche la pizzeria, ma gli ingredienti scaduti
non li si perdona a nessuno.
L'Italonia che si
ritrova con 6 club in Europa ha solo 3 club in
Coppa Campioni. L'Udinese indebolitissimo
infatti pesca l'Arsenal.Roma
e Lazio soft
con Slovan e Rabotnicki
.Sorteggio dei play off della seconda
competizione europea: giallorossi contro gli
slovacchi, biancocelesti contro i macedoni.
Andata (il 18 agosto) in casa per gli uomini di
Reja. Ritorno il 25
PALERMO GIA' OUT
DALL'EX UEFA, L'ITALONIA PERDE IMMEDIATAMENTE UN
PEZZO. IL CALCIO ITALIOTA SEMPRE PIU' IN CRISI
(nella passata stagione Sampdoria,già eliminata
ai preliminari di Coppa campioni,Juventus, e di
nuovo il Palermo,non riuscirono a superARE il
primo turno eliminatorio). Si attende il nome
dell'avversario dell'Udinese nei preliminari di
Champions.
Peggio di così non poteva iniziare l'avventura
di Stefano Pioli al Palermo: è già fuori dalle
competizioni continentali nel terzo turno
preliminare di Europa League. C'era da rimontare
il 2-2 casalingo dell'andata. Serviva una
vittoria, è arrivato un altro pareggio. Il gol
di Gonzalez in apertura della ripresa illude i
tifosi palermitani (un centinaio quelli presenti
allo stadio del Thun in Svizzera) ma arriva la
risposta di Lezcano a calmare gli entusiasmi dei
rosanero a corto di preparazione e di
determinazione. La prima occasione è della
formazione di Challandes: al 7' Schneider calcia
di collo pieno da posizione defilata, il suo
tiro termina di poco a lato. I rosanero
rispondono sfiorando in due circostanze il
vantaggio. Da Costa si supera su una punizione
di Bovo dai venticinque metri al 20': tre minuti
più tardi Ilicic serve splendidamente Gonzalez,
ma il piatto sinistro dell'argentino viene
bloccato dall'estremo difensore dei biancorossi.
Nel finale Andrist calcia alto da buona
posizione, mentre un potente tiro di Lezcano
finisce alla sinistra della porta difesa da
Benussi. La ripresa si apre con un cambio nelle
fila rosanero: Antonio Nocerino sostituisce
Federico Balzaretti.
GOL INUTILE DI GONZALEZ - Al 4', il Palermo
passa in vantaggio. Miccoli si libera in area in
posizione defilata e tenta il tiro d'esterno
destro: la conclusione, ribattuta, diventa un
assist per Gonzalez che insacca di sinistro la
rete dell'1-0. Galvanizzata dal gol, la
formazione di Pioli insiste. Al 13' Nocerino
viene liberato da Ilicic, ma viene anticipato a
pochi metri dal gol da Da Costa. Sette minuti
più tardi, doccia fredda: Andrist va via sulla
destra, cross rasoterra deviato da Munoz,
Lezcano anticipa tutti e beffa Benussi
realizzando il pareggio. Il centrocampista del
Thun ci riprova dalla distanza al 30', calciando
alto. Dopo aver sostituito Gonzalez con Zahavi,
Pioli tenta la carta Bertolo per Migliaccio. I
rosanero provano con l'orgoglio e le forze
residue a cercare il gol qualificazione: ma una
punizione di Miccoli da buona posizione, a 3'
dal termine, viene ribattuta dalla barriera. Il
sogno europeo si ferma subito a Thun.
EX SERIE C PERDE
UN GIRONE: DUE PER LA PRIMA DIVISIONE, DUE PER
LA SECONDA, BEN 14 CLUB CANCELLATI E RIDUZIONE A
76 SQUADRE.
"Il consiglio
federale ha ripescato in prima divisione Lega
Pro Avellino, Prato, Pro Vercelli, Sudtirol e
Ternana, mentre in seconda divisione è stato
ammesso il Rimini che aveva vinto il playoff di
serie D. Ancora in stand by la posizione del
Catanzaro al vaglio del Coni". Lo ha anticipato
il vicepresidente della Lega nazionale
dilettanti, Alberto Mambelli all'uscita dalla
Figc dove si è da poco conclusa la riunione del
consiglio. Restando in sospeso la posizione del
Catanzaro i gironi della Lega Pro sono al
momento 4 per un totale di 76 squadra, due in
prima divisione da 18 e due in seconda da venti.
Barça,
4 gol dal Chivas
Guardiola preoccupato
I
blaugrana subiscono una pesante sconfitta per 4
a 1 in amichevole contro i messicani di
Guadalajara ed evidenziano un grave ritardo di
condizione in vista della Supercoppa di Spagna
contro il Real Madrid. Il tecnico: "Campanello
d'allarme"
MIAMI - Il Chivas rifila
quattro gol al Barcellona e manda in crisi Pep
Guardiola in vista della doppia sfida col Real
Madrid nella Supercoppa di Spagna, primo
Clasico della stagione in programma a metà
agosto. I campioni d'Europa sono stati
sconfitti per 4-1 dal club messicano in
un'amichevole giocata nella notte a Miami,
incassando così la seconda sconfitta
consecutiva nella preparazione alla nuova
stagione dopo quella contro il Manchester
United nella rivincita dell'ultima finale di
Champions. Mai nell'era Guardiola i blaugrana
avevano subito un passivo così pesante in
amichevole. I catalani erano andati in
vantaggio con David Villa dopo soli 2' di
gioco, poi il Chivas ha capovolto il risultato
nella ripresa grazie alla doppietta di Marcos
Fabian (60' e 64') e ai gol di Giovanni
Casillas (73') e Ulises Davila (92').
GUARDIOLA: "DOBBIAMO CAMBIARE
MENTALITA'" - "Questa sconfitta è un
campanello di allarme, siamo in ritardo su
tante cose", ha ammesso preoccupato Guardiola
dopo il match. Il tecnico ha mandato in campo
molte riserve e giocatori della cantera, ma
non si aspettava una sconfitta di queste
dimensioni. "Dobbiamo cambiare la nostra
mentalità il prima possibile", ha tuonato
l'allenatore del Barca, che ha anche precisato
che il ko subito "non cambierà i programmi
della preparazione" e che chi è andato in
campo "ha corso e lottato come sempre".
VICINI ALLA SUPERCOPPA -
"Siamo in ritardo per molti
motivi, ma sono anche convinto che questi
giocatori faranno bene in Liga e nelle altre
competizioni che giocheranno", ha proseguito
Guardiola, senza perdersi d'animo. "E' solo
l'inizio della stagione, ci aspetta un lungo
cammino", ha avvertito il tecnico, che ha
anche ammesso che "la Supercoppa di Spagna e
la Supercoppa europea sono vicine e la testa
deve aiutarci a migliorare. E' la mentalità
dei giocatori che fa la differenza, anche
perchè avremmo bisogno di più tempo che invece
non abbiamo".
Il
Paris-Saint-Germain rinasce con gli arabi
Quei finanziatori molto amici di Sarkozy
E' fatto noto che gli
emiri del Qatar, salvatore delle casse del Psg,
siano molto vicini al presidente francese,
grande tifoso della squadra. E del resto Parigi,
in questi anni, ha consentito ial fondo sovrano
dell’emiro di entrare nel capitale di vari
colossi del Paese
Quando gli emiri del Qatar, a fine giugno,
presero a sorpresa il controllo del
Paris-Saint-Germain, misero avanti il loro
(supposto) basso profilo. “Lavoreremo nel
corso degli anni per fare del Psg una grande
squadra e anche un marchio forte sulla scena
internazionale”, dichiarò per l’occasione
Nasser al-Khelaifi,
presidente di Qatar Sport Investments (Qsi),
emanazione “sportiva” del fondo sovrano del
piccolo (ma ricchissimo) Stato del Golfo
Persico. Ebbene, da allora proprio niente a
che vedere con il low profile… Tanti
petroldollari, invece. E subito. Gli arabi del
Psg stanno spendendo cifre da capogiro per il
calciomercato, vedi i 42 milioni di euro
appena sborsati per Javier Pastore,
giocatore del Palermo, che non raccoglie
proprio commenti entusiastici da parte di
tutti (“Vista dall’Italia, quella somma è
considerata una vera follia”, ha scritto il
quotidiano sportivo francese L’Equipe). Ma
cosa è successo?
Si tratta solo dell’ultima puntata di una
lunga storia di amicizia e di scambi di
favori, quella tra Nicolas Sarkozy
e l’emiro Hamad Bin Khalifa Al
Thani, al potere da 15 anni
(spodestò il padre in vacanza in Svizzera).
Che parla perfettamente francese. E che in
pochi minuti riesce ad avere al telefono
l’amico Nicolas. Cominciamo dal recente
episodio della saga: il Psg, appunto. Fino a
due mesi fa la squadra, nelle mani di Colony
Capital, si trovava in serie difficoltà
finanziarie. Per Sébastien Bazin,
alla guida del fondo (e fedelissimo del
Presidente), l’arrivo degli emiri è stato un
bel colpo di fortuna: hanno sborsato 50
milioni di euro per il 70% del Psg, rilevando
i debiti del club. E da allora, alla faccia
del basso profilo, hanno rimesso
abbondantemente mano al portafogli, per
assicurarsi Leonardo e non solo. Soltanto per
il calcio mercato siamo già a oltre 80
milioni, compreso l’acquisto di Pastore.
Dubbio il ritorno, almeno a breve (ma anche
sul medio termine) di questi investimenti. Che
sembrano soprattutto un “regalino” di Al Thani
a Sarkozy, da sempre tifoso sfegatato del Psg,
preoccupato per le sue sorti.
Sì, come scrive il quotidiano
Libération,
Nicolas è “il 12° uomo della squadra
quatariota”. “Il Presidente si è interessato
da vicino a questo dossier”, ha ammesso il
portavoce dell’Eliseo, Franck
Louvier, negando comunque per il
suo capo il ruolo d’intermediario. Ma facciamo
un balzo indietro. Dopo l’elezione di Sarkozy,
nel maggio 2007, l’emiro del Qatar fu il primo
Capo di Stato arabo a essere ricevuto all’Eliseo.
Prima dell’egiziano Mubarak,
prima di Abdallah dell’Arabia Saudita. Che,
fra l’altro, se la presero, eccome. Per
l’occasione al Thani già tirò fuori il
libretto degli assegni, comprando subito per
16 miliardi di dollari 80 aerei di Airbus,
società franco-tedesca, allora in panne. Nel
luglio successivo Parigi risolse
brillantemente il problema delle infermiere
bulgare in Libia, grazie al pagamento
dell’indennizzo di 320 milioni di euro al
regime di Gheddafi da
parte (ça va sans dire) del Qatar (oggi
finanziatore irrinunciabile dell’operazione
militare nel Paese nordafricano).
Parigi, da parte sua, ha consentito in questi
anni al fondo sovrano dell’emiro (Qia) di
entrare nel capitale di vari colossi economici
del Paese, meglio se si trattava di aiutare
qualche amico del Presidente (vedi Arnaud
Lagardère, dell’omonimo gruppo). Nel frattempo
il Qatar ha proceduto pure a ingenti
investimenti immobiliari a Parigi (in parte
legati agli alberghi di lusso: il Qia possiede
il Royal Monceau, dall’anno scorso nuovo
santuario dei miliardari di mezzo mondo, di
passaggio per la città). Come per miracolo nel
2009 il Parlamento francese ha ratificato una
convenzione che esonera da qualsiasi imposta
le plusvalenze ottenute nelle operazioni
immobiliari del Qatar in Francia. Da
sottolineare: a Doha, la capitale dello Stato
del Golfo persico (solo 1,7 milioni di
abitanti, ma terzo produttore di gas del
mondo), non si sono visti solo Sarkozy e i
suoi compari, ma anche rappresentanti della
sinistra francese, invitati in pompa magna
dall’emiro, in un Paese dalla democrazia più
che traballante (secondo molti, inesistente).
Perché non si sa mai quello che succederà dopo
le presidenziali del 2012. Forse dopo Nicolas
arriverà un nuovo amico.
Il pallone e
la mezzaluna, gli sceicchi arabi
fanno shopping tra le squadre europee
Un po' investimento, un
po' giocattolo, il calcio è il nuovo business
dei signori del petrolio. Che con investimenti
milionari trasformano in oro anche i team in
difficoltà. Sono già loro Manchester City, Paris
Saint Germain, Malaga. Ora vorrebbero il Milan
di Berlusconi

Obiettivo numero uno: investire denaro in
società di calcio che possano essere
interessanti sotto il profilo delle
prospettive di crescita. Pubblicità, diritti
televisivi, compravendita giocatori,
sfruttamento degli impianti e qualsiasi altra
cosa che possa generare un utile. Il business
va costruito a regola d’arte e ogni cosa va
sistemata a dovere perché il denaro che esce
prima o poi possa tornare con gli interessi.
Obiettivo numero due: divertirsi. Non importa
come e dove, se allo stadio, nel settore della
tribuna in cui servono esclusivamente
champagne, oppure davanti a una tv da 200
pollici nel salotto di casa, o ancora, perché
no, in una vasca da bagno di dimensioni
imbarazzanti sorseggiando un drink.
L’importante è che lo spettacolo sia
interessante e che la propria squadra, il
nuovo giocattolo, non ci metta troppo a
sollevare i trofei più ambiti. Gli sceicchi
hanno deciso di fare la spesa in Europa. Prima
compravano auto, case, capi di abbigliamento e
gioielli. Da qualche tempo, acquistano squadre
di calcio.
Ha cominciato il principe Mansur
bin Zayd Al Nahyan nel 2008,
facendo sua la quota di maggioranza del
Manchester City. Bin Zayd
è il leader maximo dell’International
Petroleum Investment Company, un fondo
d’investimento che controlla aziende in tutto
il mondo. E’ il fratellasto del presidente
degli Emirati Arabi, Khalifa bin
Zayd Al Nahyan e si dice che sia
un grande appassionato di cavalli. Inutile
dirlo, è uno degli uomini più ricchi al mondo.
Dove passa lui, crescono i dollari.
Da quando è diventato il patron del City, la
squadra ha cambiato pelle. Prima era la cugina
scomoda dello United che vinceva di tutto e di
più in Inghilterra e in Europa. Poi è
diventata una corazzata che fa paura alle big
del calcio continentale. Secondo Forbes, il
presidentissimo avrebbe versato nelle casse
del club fino a oggi qualcosa come 480 miloni
di dollari. Che sono stati utili per
convincere qualche stella di prima piano a
vestire la maglia del City (Robinho,
Tevez,
Adebayor, Dzeko,
Balotelli,
David Silva,
Kolarov, soltanto per citare i più
popolari), ma anche a riorganizzare il sistema
commerciale della società, che pure con
qualche comprensibilissima fatica, sta
cominciando a vedere la luce. Tecnico del City
galattico, Roberto Mancini,
che ha deciso di sposare il progetto dello
sceicco dopo aver (ri)portato lo scudetto a
Milano, sponda Inter. Mancini ha avuto il suo
regalo anche quest’anno. Si chiama
Aguero, è argentino e arriva
dall’Atletico Madrid. Per lui, Mansur bin Zayd
ha pagato la “miseria” di 45 milioni di euro.
Da uno sceicco all’altro. Dopo Mansur bin Zayd
è stata la volta di Abdullah ben
Nasser Al Thani, emiro di Doha e
nel board della banca internazionale che porta
il nome della sua città. Nel giugno 2010, ben
Nasser Al Thani ha deciso di acquistare il
Malaga, misconosciuta società spagnola dal
passato avaro di soddisfazioni e di titoli, ma
dal futuro carico di aspettative e di
interesse. Già, perché da quando c’è lo
sceicco, anche la squadra andalusa ha preso il
volo. Nell’ultimo campionato, si è
classificata all’undicesimo posto, un
risultato di tutto rispetto se si considera
che l’anno precedente la stagione si era
chiusa a un passo dalla retrocessione. Anche
qui, grandi acquisti per tanta voglia di
vincere. Per carità, altri numeri rispetto al
Manchester City, tuttavia sufficienti a creare
un’aspettativa importante. Finora, nel
calciomercato 2011 lo sceicco di Malaga ha
firmato assegni per 58 milioni di euro. Tra
gli acquisti più dispendiosi, il 27enne
centrocampista Santi Cazorla,
giocatore dell’anno nel 2007 quando militava
nel Villareal, e il mediano Jeremy
Toulalan, prelevato dal Lione per
11 milioni di euro. A parametro zero, ha
scelto di arrivare anche Ruud Van
Nistelroy, uno dei migliori
attaccanti degli ultimi anni. Ha 35 primavere,
Van Nistelroy, ma garantisce qualità ed
esperienza. E poi, questo è soltanto l’inizio.
Terzo posto, ma soltanto in ordine di tempo,
per Tamim bin Hamad Al Thani,
numero uno del Qatar Investments Authority e
patron, tra le altre cose, di Al Jazeera. Per
il ricchissimo sceicco che ha deciso di fare
affari con il calcio si sono aperte le porte
del Paris Saint Germain, gloriosa società
francese che era nelle mani di un fondo
americano dal 2006 e che ora appartiene a
Tamin bin Hamad per il 70 per cento. Lo
sceicco non ha perso tempo. Vuole il Psg ai
vertici del calcio internazionale e per
raggiungere l’obiettivo non ha badato a spese.
Ha chiamato alla sua corte il brasiliano
Leonardo, ex beniamino dei
tifosi del Milan ed ex tante cose dell’ultima
Inter di Moratti, che
a Parigi ha ripreso a fare il dirigente a
tempo pieno. A lui le chiavi della cassaforte
del club. Che fino a qualche settimana fa
conteneva una cifra molto vicina ai 150
milioni di euro perché, come si diceva, lo
sceicco non è andato troppo per il sottile e
ha aperto il portafogli senza grandi problemi.
E che ora, dopo sei acquisti con i baffi, non
supera i 60 milioni.
Leonardo ha portato a Parigi Kevin
Gameiro, vicecapocannoniere lo
scorso anno in Ligue 1 con 22 reti. Quindi, il
centrocampista del Saint-Etienne
Matuidi. E poi, ha fatto un giro
nel supermercato italiano. Nel carrello, sono
finiti il portiere Sirigu
e il regista Pastore
del Palermo, la punta Menez
della Roma e il centrocampista
Sissoko della Juventus. Già così,
il Psg si candida ad un ruolo di protagonista
nel campionato francese e nell’Europa League.
Ma si sa, gli sceicchi non sono abituati ad
accontentarsi. E allora, facile prevedere che
nella prossima stagione il Psg possa dire la
sua anche in Champions League. Sempre che ci
arrivi, si intende.
Quindi, Inghilterra, Spagna e Francia. Mancano
ancora all’appello Germania e Italia e poi il
quadro è completo. Il calcio che conta in
Europa comincia a colorarsi di nero petrolio.
Alla faccia della crisi e del fair play
finanziario tanto sbandierato da
Platini. Il petrodollaro non ha
rivali. E’ musica per le orecchie dei
presidenti che vogliono vendere giocatori a
prezzi altissimi. Poco meno che un rumore
assordante, invece, per chi cerca di dargli
battaglia per acquistare qualche stella. Per
il nostro Paese, a dire il vero, si è parlato
nei giorni scorsi di un riaccendersi
dell’interesse della famiglia reale degli
Emirati Arabi per il Milan, alle prese, come
tutto il gruppo Fininvest, con lo spinoso
affare del Lodo Mondadori. Ma
Galliani ha negato tutto e il club
rossonero è ripartito di slancio.
Barbara Berlusconi ha rassicurato
i tifosi: “Papà non vende”.
Brasile 2014, l'Italia pesca
Danimarca e Repubblica Ceca
Nel
girone B, insieme agli azzurri di Prandelli,
anche Bulgaria, Armenia e Malta. Ronaldo estrae
Spagna e Francia nello stesso gruppo. Germania
con la Svezia, per l'Inghilterra di Capello
sorteggio più soft: "Con il nome che portiamo
l'obiettivo è arrivare primi"
RIO DE JANEIRO - L'Italia
affronterà la Danimarca, la Repubblica Ceca e
la Bulgaria nel girone di qualificazione ai
Mondiali Brasile 2014: lo ha stabilito il
sorteggio della Fifa che si è svolto a Rio de
Janeiro. Nel gruppo B, con gli azzurri di
Cesare Prandelli, anche Armenia e Malta. E' un
girone abbordabile, ma gli avversari sono
senz'altro insidiosi. Si qualifica
direttamente la prima dei nove gironi europei,
mentre le migliori otto seconde dovranno
disputare i play off per quattro ulteriori
qualificate: l'Europa porterà in Brasile 13
nazionali. I nomi delle squadre sono stati
estratti da Ganso e Ronaldo. Tra gli altri
gruppi spicca l'ultimo (l'unico a cinque
squadre) con i campioni del mondo della Spagna
e la Francia. Sorteggio più soft per
l'Inghilterra di Capello, mentre per la
Germania c'è la Svezia. Equilibrato e
difficile anche il primo gruppo, con insieme
tre squadre della ex Jugoslavia (Croazia,
Serbia e Macedonia) oltre a Belgio, Scozia e
Galles.
PRANDELLI SODDISFATTO
- "Siamo l'Italia, e il nostro obiettivo nelle
qualificazioni è vincere il girone". Cesare
Prandelli rimane cauto, ma non può nascondere
la soddisfazione di aver evitato la Francia.
Il ct ha commentato così: "L'avversaria più
temibile? Quando se ne dice una, si rischia
sempre di capitare poi nella sorpresa. Ora
sono concentrato sul girone di qualificazione
agli Europei, il nostro compito come nazionale
è crescere per farci trovare pronti a quell'appuntamento,
ci sono diversi
mesi per farlo di qui al via delle
qualificazioni ai Mondiali. Ma è chiaro che,
per il nome che portiamo, dobbiamo puntare a
vincere quel girone".
ABETE: "SORTEGGIO IN LINEA CON LE
ASPETTATIVE" - "E' stato un
sorteggio anticipato di un anno rispetto al
solito visto che siamo ancora nella fase di
qualificazione agli Europei, ma l'esito mi
sembra in linea con quelle che erano le nostre
aspettative". Così il presidente federale
Giancarlo Abete, che ha guidato la delegazione
italiana in Brasile, ha commentato il
sorteggio. "Lo ritengo - ha aggiunto il numero
uno della Figc - un sorteggio buono, seppur
con la dovuta prudenza, considerato che non
abbiamo pescato le due squadre che si
ritenevano più pericolose nell'ambito della
seconda urna, Russia e Francia".
REPUBBLICA CECA -
Fallita la qualificazione agli ultimi Mondiali
e compromessa quella a Euro2012 (secondo posto
nel girone I, a sei punti dalla Spagna
capolista), la Repubblica Ceca sta soffrendo
il cambio generazionale. Lontani i tempi della
squadra che con Nedved e Poborsky sfiorò il
titolo europeo nel '96, la nazionale ceca
stenta a trovare nuove stelle e pochi
giocatori riescono ad affermarsi fuori dai
confini. Tra i pochi esempi Cech, da anni
portiere del Chelsea e tra i migliori nel suo
ruolo, il difensore del Bayer Leverkusen
Kadlec, il centrocampista dello Shakthar
Hubschmann e il promettente Necid, 21enne
attaccante in forza al Cska Mosca. L'ultimo
confronto diretto risale alla fase a gironi
dei Mondiali tedeschi, 2-0 per gli azzurri con
gol di Materazzi e Inzaghi.
DANIMARCA - Un Europeo
e una Confederations Cup in bacheca, la
Danimarca è attualmente in testa con
Portogallo e Norvegia (10 punti in 5 partite)
nel girone H di qualificazione a Euro2012. Non
è più la squadra dei fratelli Laudrup ma da
anni gravita nelle alte sfere del calcio
mondiale anche se in Sudafrica il rendimento è
stato al di sotto delle aspettative, con
l'eliminazione nella fase a gironi dietro
Olanda e Giappone. Molti gli elementi di
qualità, come i difensori Agger e Kjaer (ex
Palermo), il centrocampista Poulsen, il
talentuoso Eriksen dell'Ajax mentre in avanti
c'è Nicklas Bendtner, in procinto di lasciare
l'Arsenal per lo Sporting Lisbona. La
Danimarca ritroverà gli azzurri dopo oltre 8
anni: l'ultimo confronto risale alla fase a
gironi degli Europei portoghesi, quello famoso
per lo sputo di Totti a Poulsen che costò al
capitano della Roma tre giornate di
squalifica.
BULGARIA - La
cavalcata a Usa '94 interrotta dall'Italia di
Sacchi, poi il buio. La Bulgaria si è lasciata
da tempo alle spalle i tempi d'oro e ritrova
gli azzurri lungo la strada per il Mondiale
come già capitato per il Sudafrica (0-0 a
Sofia, 2-0 a Torino firmato da Grosso e
Iaquinta). Torneo al quale Berbatov e compagni
non hanno partecipato, con Euro2004 ultimo
grande appuntamento che ha visto la nazionale
bulgara presente alla fase finale. E il
cammino verso Euro2012 è già finito visto il
distacco da Inghilterra e Montenegro nel
gruppo G. L'ennesima rifondazione è affidata a
Lothar Matthaeus, che spera di convincere
Berbatov a rivedere i suoi piani e tornare in
nazionale.
ARMENIA - Mai
qualificata per la fase finale di un grande
torneo, l'Armenia è assieme a Malta la
cenerentola del girone azzurro di
qualificazione ai Mondiali del 2014. Affidata
nel 2009 la panchina a Vardan Minasyan,
l'Armenia sta facendo benino lungo la strada
verso Euro2012, quarta forza del gruppo B
dietro Irlanda, Russia e Slovacchia, con 8
punti (3 dei quali grazie alla vittoria sulla
Slovacchia) in 6 gare. Henrikh Mkhitaryan,
22enne centrocampista dello Shakthar Donetsk,
è forse il giocatore di maggior talento. Per
l'Italia sarà il primo confronto assoluto con
la nazionale armena.
MALTA - Malta non ha
una grande storia alle spalle e dal 1992 a
oggi ha sempre chiuso all'ultimo posto il
girone di qualificazione per Mondiali o
Europei, destino che quasi certamente si
ripeterà sulla strada verso Euro2012: la
nazionale allenata da John Buttigieg è in
fondo al gruppo F con sei sconfitte in
altrettante uscite. L'ultimo precedente con
l'Italia risale al '93, anche allora
qualificazioni Mondiali: gli azzurri di Sacchi
dilagarono a Palermo 6-1 con reti di
Vierchowod, Dino Baggio, Maldini, Signori e
doppietta di Mancini.
I GIRONI EUROPEI -
Questi tutti i gironi di qualificazione (dal 7
settembre 2012 al 15 ottobre 2013) ai Mondiali
del 2014 per il continente europeo:
GIRONE A: Croazia, Serbia, Belgio, Scozia,
Macedonia, Galles.
GIRONE B: ITALIA, Danimarca, Repubblica Ceca,
Bulgaria, Armenia, Malta.
GIRONE C: Germania, Svezia, Irlanda, Austria,
Isole Far Oer, Kazakhstan.
GIRONE D: Olanda, Turchia, Ungheria, Romania,
Estonia, Andorra.
GIRONE E: Norvegia, Slovenia, Svizzera,
Albania, Cipro, Islanda.
GIRONE F: Portogallo, Russia, Israele, Irlanda
del Nord, Azerbaijan, Lussemburgo.
GIRONE G: Grecia, Slovacchia, Bosnia, Lituania,
Lettonia, Liechtenstein.
GIRONE H: Inghilterra, Montenegro, Ucraina,
Polonia, Moldova, San Marino.
GIRONE I: Spagna, Francia, Bielorussia,
Georgia, Finlandia.
Si qualificheranno per i Mondiali le prime di
ciascun raggruppamento mentre le otto migliori
seconde (in base alla 'classifica avulsa'
calcolata tra le prime cinque di ogni girone)
giocheranno gli spareggi di andata e ritorno
(15 e 19 novembre 2013) per i rimanenti
quattro posti messi a disposizione per il
Vecchio Continente.
Tevez-Inter, si tratta
gli agenti a Milano
Rossi non è in vendita. Fuga dall'Italonia:
Criscito allo Zenit, Sirigu,Menez,Sissoko e
Pastore-per 43 milioni di euro- al neo arabo PSG,
Sanchez al Barca. Chi deve venire, Aguero,
preferisce il City di Manchester. Il Villareal
toglie Rossi dal mercato,mentre per far affluire
bisogna solo vendere, come nel caso Tevez-Eto'.
DIRETTA.
I procuratori dell'attaccante argentino
dovrebbero incontrare Branca. Il Villareal
toglie il gioiellino italiano dal mercato. Il
Tottenham riprova per Vucinic. Frey è del Genoa.
Profonda amarezza mista
a rassegnazione. E’ questo lo stato d’animo più
diffuso tra i tifosi rosanero dopo il
trasferimento - si aspetta solo l’annuncio - di
Javier Pastore al Paris Saint-Germain. La
delusione è palpabile e si evince dai commenti
che impazzano tra il popolo palermitano. In
città, infatti, l’argomento che in queste ore
infervora gli animi dei tifosi è l’addio del
fantasista ma quello che li amareggia di più è
soprattutto la consapevolezza che la ghiotta
cifra che incasserà Zamparini non sarà
sicuramente reinvestita per acquistare un
giocatore di grido con cui rimpiazzare il
campione argentino. Il patron è riuscito a
spuntarla sul prezzo e guadagnerà
dall'operazione 35 dei 45 milioni previsti per
l’acquisto di Pastore perché il resto andrà
all’agente di Pastore, proprietario di parte del
cartellino. L’unica magra consolazione è che il
“Flaco”, andando all’estero, non sarà avversario
del Palermo e quindi non si riproporrà il caso
Cavani.
NIENTE GRANDI COLPI - Non ci saranno quindi
grandi colpi e, considerata la prima uscita non
certo trionfale dei rosanero, è probabile che
non si registrerà - almeno all’inizio - una
campagna abbonamenti esaltante. Se si tiene
conto infatti dell’abitudine del presidente
Zamparini di non puntare su giocatori blasonati
ma piuttosto su promesse da coltivare, il
mercato del Palermo, a meno di qualche clamorosa
sorpresa, può considerarsi quasi concluso. La
squadra è praticamente completa in tutti i
reparti. Adesso si tratta solo di definire
l’acquisto -”obbligato” dopo la partenza di
Sirigu - del portiere Sorrentino e quello del
difensore Silvestre, giocatori dati ormai in
arrivo.
Miccoli in extremis
Palermo-Thun 2-2,siciliani già quasi fuori..
PALERMO - La stagione
calcistica 2011/12 non inizia nel migliore dei
modi per i colori azzurri. Il Palermo infatti,
impegnato nel terzo turno di qualificazione di
Europa League, non va oltre un 2-2 casalingo,
acciuffato nel finale, contro gli svizzeri del
Thun. Gli ospiti hanno dimostrato una netta
supremazia fisica, decisamente più avanti
nella preparazione degli uomini di Pioli,
piuttosto lenti e imballati. Il merito dei
siciliani è stato quello di limitare i danni:
per due volte in svantaggio, i rosanero hanno
rimediato con i colpi dei singoli: prima
Ilicic e, all'ultimo minuto, grazie ad una
magistrale punizione di Miccoli.
LUTHI COLPISCE SUBITO -
Stefano Pioli, orfano di Sirigu e Pastore,
entrambi in viaggio per Parigi alla corte del
PSG, schiera il Palermo con un 3-4-2-1 con
Pinilla unica punta e Ilicic e Zahavi a
supporto. In difesa Munoz viene preferito al
neo acquisto Cetto. Cassani e Balzaretti
giocano esterni di centrocampo. L'inizio di
gara si fa subito in salita per i padroni di
casa che subiscono il pressing alto degli
svizzeri ma, quel che è peggio, dopo solo 7'
subiscono lo 0-1: azione sulla fascia destra
di Schneuwly (davvero bravo), cross rasoterra
in area dove arriva la deviazione vincente di
Luthi.
RISPONDE ILICIC - Il Palermo soffre,
ma ha una reazione d'orgoglio e agguanta l'1-1
al 13'. Ci pensa Ilicic con un tiro dalla
distanza: indecisione del portiere Da Costa e
palla in rete. Il 'Barberà prende coraggio e
incita i proprio beniamini.
Ma, dopo che Nocerino fallisce il 2-1
concludendo sul fondo da ottima posizione, la
benzina siciliana finisce subito e il pallino
del gioco torna tra i piedi degli svizzeri. Al
23' Benussi respinge una tiro da lontano di
Luthi mentre Schneuwly e Lezcano fanno il
bello e il cattivo tempo dalle parti dell'area
rosanero. Zahavi, dopo un inizio promettente,
scompare dal campo; Ilicic no e ci prova al
34' quando, in area ospite, devia un assist
dal fondo di Nocerino: pallone alto sopra la
traversa.
IL THUN CI CREDE - Al 38'
Pioli perde Pinilla per infortunio e lo
rimpiazza con Miccoli. La ripresa vede un Thun
ancora più convinto di poter vincere e, quasi
inevitabile, arriva l'1-2 all'11': Lezcano
porta a spasso la difesa siciliana, appoggia
per Schneider che colpisce dalla distanza,
battendo con un rasoterra sulla sinistra il
portiere Benussi. Stavolta non si assiste ad
una vera e propria reazione da parte del
Palermo che soffre visibilmente la freschezza
atletica degli avversari. Il Thun, in difesa,
ha un baluardo insuperabile in Schindelholz:
tutte le palle sono sue. Come al 25' quando
salva su Zahavi, ottimamente servito in area
da Miccoli. Ma l'israeliano è lento nel
dribbling e viene chiuso regolarmente.
LA SPERANZA SI CHIAMA MICCOLI -
Quando, al 41' della ripresa, il portiere Da
Costa salva su Ilicic, la gara sembra ormai
persa per i rosanero. Iniziano quindi i tre
minuti di recupero e a 60 secondi dal termine
ecco una punizione dal limite, in piena 'zona
Miccoli'. Il bomber leccese si assume le
proprie responsabilità e sfodera un tiro a
giro sul primo palo che non dà scampo
all'estremo difensore del Thun. E' un 2-2 che
lascia aperto il discorso qualificazione. Ma,
il 4 agosto, in Svizzera, nel match di
ritorno, servirà un Palermo più tonico di
quello visto questa sera. In caso contrario
l'Europa sarebbe già finita per gli uomini di
Pioli.
Sirigu-PSG: ufficiale
Aguero è del Man City per 42 milioni di euro, 40
milioni di euro per Sanchez al Barca - che ha
mezzo miliardo di debiti - , il PSG prende Menez
e Sissoko
ROMA - Salvatore Sirigu è
il nuovo portiere del Paris Saint Germain. Il
Palermo ha comunicato di aver ceduto a titolo
definitivo l'estremo difensore alla società
parigina. Secondo quanto rende noto il club
rosanero, il giocatore ha firmato un contratto
di quattro anni. Queste le sue prime parole:
"Sono orgoglioso di essermi unito al Paris
Saint Germain". Insieme a Sirigu la squadra
francese ha prensentato anche Momo Sissoko,
prelevato dalla Juventus per 7 mln di euro più
1 di bonus.
LEO NON SI FERMA: C'E' ANCHE
PASTORE - L'ex allenatore di Milan
e Inter non si ferma più. L'ultima notizia
sarebbe un'offerta da 45 milioni di euro per
Javier Pastore, con la concorrenza del Chelsea
battuta. Arrivano conferme su un'imminente
partenza del Flaco anche dal presidente del
Palermo, Maurizio zamparini: "Su Pastore siamo
ai giorni decisivi. Non dirò neanche sotto
tortura dove andrà. L'unica cosa certa è che
andrà all'estero. Le offerte si aggirano tutte
tra i 40 e i 50 milioni".
CITY-AGUERO: E' UFFICIALE -
Nel pomeriggio è arrivata l'ufficializzazione
del passaggio di Sergio Aguero al Manchester
City. Sbarcato in Inghilterra ieri per le
visite di routine, oggi il 'Kun'ha messo la
firma sul contratto che lo legherà al club di
Roberto Mancini per i prossimi cinque anni.
Aguero guadagnerà circa un milione di euro al
mese, mentre all'Atletico andranno 42 mln di
euro. Il City è dunque riuscito a vincere la
concorrenza
di
Real Madrid e Chelsea.
MEGA-OFFERTA DELL'ANZHI PER ETO'O
- Secondo quanto riporta Sky
Sport, i dirigenti dell'Inter sarebbero a
colloquio con l'Anzhi Makhachkala. Il ricco
club russo, che tempo fa aveva già provato a
portare Gattuso fuori dall'Italia con
un'offerta da capogiro, sta cercando di
convincere la società nerazzurra a cedere
l'attaccante camerunense. Cifra da capogiro
offerta: 50 milioni...

Roma a DiBenedetto, ma è altro rinvio,
gli americani non danno garanzie di
ricapitalizzazione. Venduti Menez,Vucinic,Doni,
P.Sergio
Definito il
programma della prima giornata del massimo
campionato. Il primo anticipo, alle 18 di sabato
27 agosto, è il derby toscano. In serata
Cagliari-Milan alle 20:45. Il giorno dopo
Napoli-Genoa alle 18 e le altre sette gare alle
20:45
Coppa Italia:
il tabellone
La
banca vuole Ronaldo
e Kakà in garanzia
Un
gruppo di casse di risparmio spagnole sta
cercando di ottenere un prestito dalla Banca
Centrale Europea mettendo a garanzia i due assi
del Real Madrid che, in caso di mancato
risarcimento, in futuro rischiano addirittura di
essere "pignorati"
ROMA - Una banca spagnola
potrebbe utilizzare Cristiano Ronaldo e Kakà
come pegno presso la Banca centrale europea,
per ottenere in prestito denaro fresco. Questi
soldi serviranno a finanziare il fondo di
investimento Madrid Activos Corporativos V. La
Bce potrebbe quindi esercitare il suo credito
pignorando le due stelle delle merengues. Il
quotidiano tedesco "Süddeutsche Zeitung"
scrive a riguardo: «Bisognerebbe prima che la
banca spagnola fosse insolvente e
successivamente che il Real Madrid non
ripagasse il suo debito, assicurato ad oggi
dagli introiti generati dalla pubblicità e dai
diritti tv». Certamente - aggiunge il
quotidiano - il Real Madrid è indebitato per
diverse centinaia di milioni di euro, ma in
Spagna le squadre di calcio in difficoltà
vengono salvate anche col denaro pubblico.
PRESTITI MILIONARI - Grazie
a quest'operazione l'istituto iberico è
intenzionato a emettere obbligazioni pari a
circa 773 milioni di euro per sostenere alcune
aziende nazionali, ma anche il Real Madrid,
che detiene i cartellini dei due campioni, e
le società di costruzioni del suo presidente
Florentino Perez. Cristiano Ronaldo e Kakà
erano stati acquistati nell'estate 2009 per un
totale di 158 milioni di euro, grazie ad un
prestito della stessa banca spagnola che vuole
usare i due campioni come garanzia presso la
Bce. Il doppio colpo di mercato scosse il
calcio europeo scandalizzando perfino il
presidente Uefa Michel Platini per l'eccesso
di
spese, mentre furono le casse di Manchester
United e Milan a gioire per l'incasso
rispettivamente di 93 e 65 milioni di euro. Florentino
Perez, presidente del Real Madrid, assicurò
che i soldi non erano un problema grazie agli
ingenti introiti che i blancos fatturavano
ogni anno. Questo si è rivelato non del tutto
esatto, in quanto ben 76,5 milioni, e cioè
poco meno della metà del capitale totale
investito nei due calciatori, era stato
fornito dalla banca. In pegno per il prestito,
l'istituto di credito aveva trattenuto parte
degli introiti provenienti dai diritti tv del
club madridista.
ALTRI DETTAGLI - Per garantire la
trasparenza dell'operazione, Bankia ha
informato l'autorità di vigilanza spagnola dei
dettagli. Le informazioni fornite indicano
altre curiosità: il tasso di interesse pagato
dal Real è pari all'Euribor sei mesi più uno
spread compreso tra l'1.5 e il 2.5. Le rate di
interesse sono semestrali, mentre il capitale
viene restituito in tre tranche, il 3 luglio
del 2012, 2013 e 2014.

Dopo la
retrocessione arrivata con la sconfitta
-drammatica- contro il Belgrano, il River Plate
potrebbe evitare la seconda divisione grazie
alla nuova riforma dei campionati decisa dalla
Federazione argentina. La riforma era già
programmata: abolizione dei tornei di Apertura e
Clausura,e maxi campionato da 40 squadre. Una
fusione vera e propria tra i due campionati
approvata dal comitato esecutivo con 22 voti a
favore e 3 astenuti. Una soluzione che dovrà
essere approvata definitivamente il prossimo 18
ottobre dall'Assemblea Ordinaria per entrare in
vigore nell'agosto del 2012.Un torneo
"mastodontico" che permettere al glorioso River
di non restare troppo tempo lontano dal grande
palcoscenico. Il campionato sarà diviso in
cinque zone del Paese e le migliori quattro si
affronteranno per giocarsi il titolo e l'accesso
alla Coppa Libertadores.
6 MILIARDI DI
EURO DAL 2000 E NON BASTANO, NE VOGLIONO UN
ALTRO !!!
L'obiettivo è
molto chiaro: arrivare ad un miliardo di euro. I
padri-padroni del pallone guardano con interesse
ma anche forte apprensione al nuovo contratto
(dal 2012 al 2015) dei diritti tv. Presentate
già alla autorità garanti, del mercato e delle
telecomunicazioni, le linee guida. In estate
(verso fine agosto) sarà pronto anche il bando
d'asta (non ci dovrebbero essere grosse novità
ma si darà più spazio alla partita del lunedì
sera). Intanto la Lega di A e B hanno preparato
le carte, attraverso la Lega Service, per
puntare ad una tv "fai da te". La tv della Lega
(di cui si parla ormai da anni): prima un canale
digitale terrestre, poi, eventualmente, anche
satellitare. I maggiori sostenitori sono De
Laurentiis e Zamparini. Un avviso chiaro a
Mediaset e Sky: "non provate a tagliare i
diritti tv (come ha goffamente minacciato l'ex
ad di Sky, Tom Mockridge, ndr) perché produrremo
da soli le immagini". Altre emittenti straniere
per ora non si affacciano in Italia. La
Confindustria del pallone insomma punta ad
essere editore di se stessa, soprattutto ora che
è rimasta scottata dalla chiusura di Dahlia. La
Lega di A ci ha rimesso 21 milioni di euro,
quella di B del battagliero presidente Andrea
Abodi più di cinque: ora entrambe hanno detto di
no al concordato (circa il 16%) proposto
dall'emittente del digitale terrestre. E fanno
sentire la loro voce. Il discorso è molto
semplice: Sky e Mediaset Premium fanno ottimi
ascolti grazie al calcio (e si fanno la guerra
degli sconti fra loro), al quale non possono
certo rinunciare. I presidenti poi non possono
fare a meno dei soldi delle tv e l'advisor
Infront, che fu trovato dall'ex n.1 della Lega
Antono Matarrese, ha garantito sinora incassi di
lusso, intorno, appunto, al miliardo. Quel
miliardo che serve per tenere in piedi il Circo
del pallone ed evitare che fallisca. Ecco,
l'avviso a Sky e Mediaset: attenti, i presidenti
hanno la loro tv e possono produrre e vendere le
partite da soli. C'è un problema, comunque: come
mettere d'accordo i presidenti di serie A?
Stanno litigando da un anno su come spartirsi i
soldi (197 milioni) del bacino d'utenza. Ci sono
state anche scazzottate. Figuriamoci se la cifra
aumenta...
ZAMBROTTA DEL
MERDAM:" SOLO IL BARCA POTREBBE ESSERCI
SUPERIORI, IL MERDAN E' PRONTO PER DISTRUGGERE
TUTTI..."
Calcio italiano in bolletta? A leggere i numeri
sembrerebbe il contrario. Perché a metà del
cammino che separa la fine della scorsa stagione
con il gong del mercato, il nostro campionato
guida per distacco la classifica degli
spendaccioni d'Europa. I dati parlano chiaro: le
squadre della serie A hanno già mosso acquisti
sul mercato per una cifra complessiva che supera
i 300 milioni di euro. Ma su cui pesa il
fardello dei debiti.
L'ESTATE DEI PAGHERO' - La Premier
League, il campionato più ricco del continente,
ci segue con 80 milioni di spese in meno.
Addirittura 130 la differenza con la Spagna
terza. Il segno di una nuova primavera dei
bilanci o una reazione furiosa al fair play
finanziario? Tutt'altro. Perché un terzo (quasi)
esatto di quella cifra, rappresenta spese
"obbligate", per gli acquisti di un anno fa. Di
fatto, il saldo dei "pagherò" con cui i grandi
club italiani si sono aggiudicate i pezzi
pregiati del mercato 2010: da Ibrahimovic a
Cavani, da Borriello a Quagliarella. È stata la
moda dell'estate scorsa: acquistare subito, con
la formula - non contemplata dal regolamento -
del prestito con riscatto "obbligatorio" a 12
mesi. Regina del trend la Juventus, che per
portare a Torino, oltre al bomber di
Castellammare, anche Motta, Pepe e Matri, ha
speso complessivamente oltre 37 milioni. Meglio
allora il Milan, che dopo lo scudetto ha speso
con il sorriso i 31 complessivi per Ibra e
Boateng. Così, un mercato freddino, ravvivato
solo
dai
fuochi artificiali del Napoli (oltre 40 milioni
spesi per Inler, Dzemaili, Britos, Rosati e
Fernandez) scala le classifiche europee. E
pazienza se, a distanza di un anno, il bilancio
piange.
MERCATO STRANIERO - Ma il mercato
italiano, insieme al pagamento cash, ha
dimenticato anche un altro elemento: il prodotto
italiano. Perché degli acquisti completati in
questa sessione di mercato, escludendo quindi
prestiti, comproprietà e rientri alla base, il
63 per cento delle transazioni riguardano
giocatori stranieri. Un numero impressionante,
che confina i giocatori italiani acquistati per
rinforzare il proprio organico al 39 per cento.
Un flop dell'intero movimento italiano. Tutto
straniero anche il podio dei colpi "top": al
primo posto Inler, costato 17,5 milioni
all'ambizioso Napoli di De Laurentiis. Dietro di
lui, la coppia argentina Lamela (12 milioni) e
Alvarez (11,9 milioni). Per trovare il primo
italiano bisogna scorrere fino al nome di El
Shaarawy, ventenne ex Genoa acquistato dal Milan
in comproprietà per 6 più il cartellino di
Merkel. Forse, il primo segno di un rinnovato
interesse per i giovani italiani. Le stelle,
però, non abitano più qui.
Coppa America,
flop delle multinazionali del calcio. E in
finale ci va il calcio operaio
Praguay e Uruguay si
contendono lo scettro del calcio sudamericano.
Due squadre sulle quali pochi o pochissimi
avrebbero puntato un centesimo. Il torneo boccia
le stelle di Brasile e Argentina
Sono stati necessari quasi 5 milioni di
dollari per sistemare il Monumental di Buenos
Aires dopo la guerriglia esplosa al termine
del drammatico incontro che ha decretato la
retrocessione del River Plate, lo storico club
della capitale argentina. Un investimento
improrogabile perché lo stadio da 70 mila
posti, che ospita partite dal 1938, sarà la
cornice della finale della Coppa America 2011,
in programma domenica 24 luglio alle ore 21 in
Italia (diretta Sky Sport 1). Di fronte, due
squadre sulle quali pochi o pochissimi
avrebbero puntato un centesimo all’inizio del
torneo, Uruguay e Paraguay.
Si diceva che sarebbe stato l’anno buono
dell’Argentina, che aveva la possibilità di
giocarsi in casa la coppa più prestigiosa del
continente sudamericano. La Seleccion non la
vince dal 1993 e le ultime due edizioni erano
sfumate in finale contro un Brasile stellare
che non aveva concesso ai cugini il piacere di
uno sgambetto da favola. Brasile che si è
presentato ai nastri di partenza della Coppa
America 2011 con un misto di convinzione e
arroganza di chi sa di essere il numero uno,
infarcito di campioni che farebbero (e fanno)
la fortuna dei migliori club del mondo.
Insomma, due multinazionali del pallone con i
galloni di favoritissime che contavano di
macinare gli avversari come fossero grani di
caffè, fuori uno, avanti l’altro. E invece, a
finire nel macinacaffè sono finite proprio
loro, per la disperazione di milioni di tifosi
che attendevano festanti per strada l’ennesima
buona notizia del calcio che produce
fuoriclasse e li vende al miglior offerente.
Brasile e Argentina fuori ai quarti di finale
per merito, rispettivamente, di Paraguay e
Uruguay, le due finaliste. Per entrambe, ha
detto male, anzi, malissimo, la lotteria dei
calci di rigore. Che il Brasile ha fallito
clamorosamente, sbagliando quattro tiri su
quattro. Argentina ko grazie ai prodigi
dell’ex laziale Muslera, portiere paratutto
che da qualche giorno è diventato un idolo
della folla uruguayana e che a Buenos Aires ha
scatenato un’epidemia di mal di pancia che non
ha precedenti.
Il Paraguay arriva alla finale senza aver mai
vinto una partita. Almeno, non nei tempi
regolamentari. Tre pareggi in tre partite nel
girone di qualificazione, la vittoria ai
rigori contro il Brasile nei quarti e ancora
un successo dagli undici metri contro il
Venezuela in semifinale. La squadra
dell’allenatore Gerardo Martino,
quattro scudetti nel campionato paraguayano e
poco altro, è la rivelazione del torneo. Gioca
un calcio che definire difensivo è quasi un
insulto al credo di Trapattoni, palla lunga e
pedalare, guai fare arrivare gli avversari al
limite dell’area e, quando accade, sparare ad
altezza uomo, meglio un calcio di punizione
che un gol. Ricorda la Grecia dell’Europeo
2004, poche concessioni allo spettacolo e
molta sostanza. Il Paraguay non raggiungeva le
semifinali di Coppa America dal 1989. Allora,
le stelle (si fa per dire) della nazionale si
chiamavano Canete, Neffa, Ferreira e Mendoza.
Oggi rispondono invece ai nomi di
Justo Villar, il portiere
capitano, l’asso pigliatutto della formazione
biancorossa, l’Uomo ragno che ha parato
l’impossibile contro il Brasile;
Roque Santa Cruz, attaccante del
Blackburn Rovers; Lucas Barrios,
altro attaccante che milita nel Borussia
Dortmund; Paulo Da Silva,
centrale difensivo che conoscono personalmente
a Venezia e Cosenza per via di una decina di
apparizioni che fece nel 2000 e poi fine,
perché non era una stella e questo lo si
intuiva abbastanza facilmente. Dice l’adagio
caro agli allenatori che collezionano trofei
come fossero accendini: con l’attacco si
vincono le partite, con la difesa si vincono i
campionati (e le coppe). In Paraguay lo
recitano come fosse un mantra, in attesa di un
mezzo miracolo che porterebbe un Paese di 7
milioni di abitanti sulla vetta più alta del
calcio sudamericano.
Di contro c’è l’Uruguay, il cui quarto posto
ai mondiale del 2010 già lasciavo intendere
che la truppa poteva contare su giocatori di
assoluto valore. Forlan,
Cavani,
Suarez, Lugano,
Muslera,
Gonzalez, tanto per citare i nomi
più noti, sono una garanzia di qualità. Con
loro in squadra, puoi fare bene, molto bene.
Tuttavia, era difficile immaginare che
sarebbero riusciti ad avere la meglio
sull’Argentina, una corazzata di campioni che
può affondare, almeno sulla carta, qualsiasi
altra imbarcazione. C’è voluto San Muslera a
stravolgere i pronostici e a dare il via alla
rincorsa della Celeste al trofeo che manca
nella sua bacheca dal 1995.
Uruguay batte Paraguay 3 a 0 in fatto di
talento e di capacità di impostare il gioco.
La formazione di Oscar Tabarez,
ex oracolo di Milan e Cagliari, usa il
fioretto, quella di Martino la sciabola e si
salvi chi può. Si giocasse la partita alla
Playstation non ci sarebbero margini di
dubbio, troppa la differenza in campo per
immaginare sorprese. Ma la storia del calcio è
piena di partite impossibili che si risolvono
con una giocata dell’ultima ora. E il Paraguay
ha sempre fatto faticare l’Uruguay, lo dicono
i numeri. In 67 gare ufficiali, la Celeste ha
avuto la meglio sugli avversari in 31
occasioni, 13 i pareggi, 23 le sconfitte. Come
dire, facile facile proprio no.
Presentazione del Verona in occasione della
nuova stagione davanti ai tifosi. Il tecnico
guida gli slogan contro gli avversari dei
play-off. E le autorità presenti sembrano
gradire
ISCRIZIONI ALL'EX
SERIE C 2011-2012
- Sono
15 le società di Lega Pro che il Consiglio
federale ha deciso di non iscrivere ai
rispettivi campionati. I club non ammessi, per
quanto riguarda la Prima divisione, sono:
Atletico Roma, Gela, Salernitana, Lucchese e
Ravenna. In Seconda divisione, invece, sono
state escluse Brindisi, Cavese, Cosenza, Matera,
Sanremese, Catanzaro, Canavese, Crociati Noceto,
Rodengo Saiano e Sangiovannese.
Il
Brasile a pezzi,
Paraguay in semifinale. Fioccano le sorprese:
Colombia,Brasile, Argentina e Cile ELIMINATE!!
Dopo
l'Argentina quarti di finale fatali anche ai
verdeoro campioni uscenti, che dominano per 120'
ma non concretizzano. Palo di Ganso e salvataggi
sulla linea di Alcaraz e Barreto. Gli uomini di
Martino si difendono ad oltranza e vincono la
lotteria dei rigori grazie a 4 errori su 4 tiri
dei rivali. Squadre zeppe di ultra campioni
miliardari "europei" fatte fuori da nazionali
"modeste".
di JACOPO MANFREDI
LA PLATA - Non finiscono
le sorprese in Coppa America. Dopo l'Argentina
padrona di casa esce nei quarti anche il
Brasile campione uscente, punito anch'esso
dalla lotteria dei rigori. A far festa è il
Paraguay che, dopo 28 anni supera, finalmente,
la soglia dei quarti e approda in semifinale
senza vincere una partita. Se non è record
poco ci manca.
LA VITTORIA DELL'ANTI-CALCIO -
Ha vinto Martino con la sua tattica
ostruzionistica. La sua squadra vola tra le
migliori 4 dopo una difesa ad oltranza ed un
solo tiro verso la porta di J. Cesar in 120'.
Il Brasile esce a capo chino, imprecando la
sfortuna per un palo e due salvataggi sulla
linea a portiere battuto, ma deve anche
recitare il mea culpa per aver sciupato
l'impossibile, compresi i 4 rigori finali,
spediti fuori lo specchio da Elano, Thiago
Silva, Andrè Santos e Fred.
LUCIO FALLISCE L'1-0 -
Rinfrancato dal successo sull'Ecuador, il
Brasile parte spigliato e sfiora ripetutamente
il vantaggio. Le migliori occasioni le sciupa
Neymar che, dopo un sinistro di poco alto dal
limite (6'), spedisce un destro in diagonale a
lato da due passi (27'), sprecando un assist
smarcante di Robinho. Al 33', invece, è Lucio
a fallire il bersaglio: sugli sviluppi di una
punizione dalla sinistra calcia in spaccata da
3 metri proprio addosso a Villar. Lo imita, al
40', il compagno di reparto Andrè Santos che
manda alto di poco un sinistro da posizione
angolata.
Clamoroso in Coppa America: ARGENTINA ELIMINATA
!!!
L'Argentina esce dalla Coppa America nei quarti
di finale. La squadra di Batista, padrona di
casa e favorita alla vigilia per la vittoria
finale, è stata eliminata nella sentita e
classica sfida giocata a Santa Fe dall'Uruguay,
che si è imposto 6-5 dopo i calci di rigore. La
partita, dopo 120 minuti, era finita 1-1 per le
reti di Perez e Higuain. Grande impresa della
squadra di Tabarez, che ha giocato per oltre
un'ora in dieci uomini. Decisivo l'errore dal
dischetto di Tevez, che si è fatto parare il
rigore da Muslera. L'Uruguay in semifinale
affronterà la Perù,
che ha battuto 2-0
la Colombia dopo i tempi supplementari.
Messi ha lasciato lo stadio senza rilasciare
dichiarazioni. Grazie alla prestazione contro il
Costa Rica, si era riconciliato con il pubblico.
Non a caso, sono comparsi sugli spalti
striscioni a suo favore.Messi ha giocato bene,
ma non è bastato. E l'Argentina non sembra
uscire dalla lunga crisi, uscì presto anche
l'anno scorso, in Sudafrica, con Maradona ct.
Grande entusiasmo invece in casa uruguagia,
sull'onda dell'ottimo Mondiale. Tabarez prima di
tutto fa i complimenti a Messi: "E' sempre il
migliore, avevamo studiato soprattutto lui,
capace di squilibrare un match, non a caso è
stato determinante sul gol, con il suo assist.
Noi siamo molto felici, ma ora dobbiamo pensare
al Perù. Il confronto
era
storico, e noi ci siamo preparati bene". "Siamo
in crescita - ha concluso - e stiamo facendo
vedere belle cose, come al Mondiale".
Grande delusione in Argentina. "Il sogno e'
morto ai rigori", scrive
il Clarin.
"Grande delusione" è il titolo scelto invece da
La Nacion,
che d'altra parte mette a fuoco quello che è
stato uno dei grandi problemi della nazionale
"le tante falle in difesa". A Montevideo è
subito scattata non solo la festa, ma anche
l'ironia: che in queste ore 'viaggia'
soprattutto via Twitter, dove tanti tifosi
uruguaiani hanno 'salutato' gli argentini con
frasi tipo "Ciao ciao carì, oppure con un 'ma
non giocavate in casa? non dovevate vincere?'.
City, 170 milioni di euro da investire sul
mercato

Una montagna di
soldi sta arrivando sul calciomercato. E' quella
del Manchester City, che oggi annuncia il nuovo
contratto di sponsorizzazione per lo stadio che
frutterà al club 150 milioni di sterline per 15
anni di esclusiva, poco meno di 170 milioni di
euro. A pagare la cifra record per il calcio
inglese, che polverizza il precedente primato di
100 milioni di sterline pagate dall'Emirates
Airlines all'Arsenal, sarà l'Etihad, la
compagnia aerea di Abu Dhabi già presente sulle
divise dei Citizens come sponsor principale.
Dalla prossima stagione il City of Manchester
diventerà l'Etihad Airways Stadium.
L'UEFA VALUTERA' IL FAIR PLAY - Come ricorda il
Daily Mirror, dal 2008 lo sceicco Mansour,
presidente del club, ha speso un miliardo di
euro per l'acquisto della società e per
rafforzare la squadra, a colpi di acquisti
onerosi e salari esorbitanti. Ma con il fair
play finanziario la cascata di denaro riversata
sul City ha dovuto trovare canali più
tracciabili di quelli provenienti dalla
smisurata fortuna personale dello sceicco. La
Uefa ha infatti chiarito che una società non può
spendere più di quanto guadagna: per la
precisione le spese devono essere coperte dalle
entrate commerciali, relative ai media e ai
biglietti delle partite. In questo caso
l'organismo internazionale valuterà la validità,
ai fini proprio del fair play, dell'accordo tra
Etihad Airlines e il club di Mansour, che non è
legato direttamente alla società aerea. Il club
inglese ha chiuso con una perdita di circa 130
milioni di euro lo scorso anno, raggiunta con
stipendi ai calciatori a livelli di 230mila euro
a settimana, come quelli di Tevez e Touré.
Zero gioco e tanta
confusione
La Coppa America fa flop
Tre
gol in quattro partite. Anzi: due gol e
un'autorete, quella dell'argentino Banega, che
il divo Messi ha definito "de mierda" (il gol,
non il compagno). Un cane che scorrazza libero
sul prato dello stadio di La Plata. Brasiliani e
venezuelani che aspettano per cinque minuti
l'esecuzione degli inni nazionali, poi mai
eseguiti perché sono spariti i cd con le basi
musicali. Code di centinaia di metri ai
botteghini, contrattempi per chi ha acquistato i
biglietti su internet, indicazioni confuse,
intervalli tra il primo e il secondo tempo che
durano non 15 ma 23 minuti, campi gibbosi che
non agevolano calciatori molto tecnici. E
freddo, tanto freddo: l'unica cosa, questa, di
cui gli argentini non hanno colpa. La Copa
America 2011 - la prima dell'era moderna, nelle
intenzioni degli organizzatori - sta
sferragliando con la lentezza e le complicazioni
di un treno andino, ma senza le medesime
suggestioni. Finora, sono sopravvissuti il
destro al volo di Agüero contro la Bolivia e le
parate dell'equadoregno Marcelo Belizaga, 39
anni, il giocatore più vecchio del torneo:
troppo poco per sedurre il resto del mondo, per
affascinare i cinque miliardi di spettatori che
il comitato organizzatore ha calcolato di
coinvolgere.
Questa Coppa America era stata pensata in
grande. Le era finalmente stata data cadenza
quadriennale (in passato si è giocato ogni tre
anni, ogni due, persino due volte nello stesso
anno) per darle una collocazione precisa nel
calendario internazionale, evitando di
sovrapporla a Europei o Olimpiadi.
Gli
argentini hanno stimato un movimento di un
miliardo di dollari, il doppio rispetto
all'edizione del 2007, giocata in Venezuela. I
diritti televisivi, in particolare, hanno reso
160 milioni, un record, e a Buenos Aires si sono
messi in gioco come se dovessero lanciare una
sfida globale al Brasile, la cui economia
galoppa e che si sta preparando a organizzare i
Mondiali del 2014, la Coppa America del 2015 e
l'Olimpiade del 2016 come se niente fosse,
muovendo miliardi di dollari: è stato stimato
che i Giochi di Rio costeranno più di quelli di
Pechino e Londra messi assieme. Ma l'Argentina
ancora zoppica: "C'è molto colore ma poco
ordine", scrivono i giornali di Baires,
smascherando quel senso di inferiorità che sta
maturando tra il popolo: "Noi continuiamo a fare
tutto con il cuore. I brasiliani, invece, hanno
imparato a usare anche la testa".
Così la Coppa America arranca. Ci sono stati
incidenti tra opposte fazioni di tifosi
colombiani a Santa Fè, mentre l'intero paese è
ancora scosso dalla violenza che ha accompagnato
la storica retrocessione in serie B del River
Plate (e, in misura minore, del Gimnasia di La
Plata). Gli ultras, che qui sono chiamati barras
bravas, si sono riuniti in una Ong che prima
veniva finanziata dal governo Kirchner, che
aveva sostenuto la loro trasferta in Sudafrica,
e adesso è nelle mani dell'opposizione: durante
Argentina-Bolivia, gli ultrà hanno esposto uno
striscione con il nome di uno dei candidati al
governato regionale di Buenos Aires. Pare che il
favore sia costato 100 mila pesos, con i quali i
barras si pagano biglietti e trasferte. Il
pubblico onestamente pagante ha fischiato,
denunciando il senso di sfinimento nei confronti
di questi truschini.
Ma quello che manca, finora, è soprattutto lo
spettacolo, colpa anche di una formula che rende
quasi inutile la prima fase (si qualificheranno
otto squadre su dodici) e che quindi non invita
i big ad accelerare i tempi, mentre le Nazionali
più deboli si dannano per strappare punticini
decisivi, magari alzando barricate monumentali.
Dall'altra parte, è però positiva la crescita di
movimenti periferici, come quello venezuelano,
boliviano, equadoregno: chi non ha Messi, si
industria con la tattica, l'organizzazione, la
solidità, il cervello. E funziona. Stanotte
scenderanno in campo le due outsider più
accreditate, Cile e Uruguay, e alcuni dei
campioni più attesi fra quelli che non orbitano
tra Brasile e Argentina: Suarez e Sanchez, Vidal
e Cavani, Lodeiro e Forlan. Magari saranno loro
a dare la sveglia all'intera Coppa.
Dopo
110 anni di storia retrocede il River Plate.
Scoppia la guerra in Baires
Tra
tifosi scalmanati, dirigenti impauriti ed accuse
di Daniel Passarella alla federazione.
proseguono gli strascichi per la retrocessione
in seconda divisione del River Plate dopo 110
anni di storia. In mattinata è stata lanciata
una molotov contro la casa di un dirigente dei
millonarios, danneggiando leggermente
l'abitazione e la casa adiacente. "Si tratta di
un atto criminale da parte di gente che non ama
il club", ha denunciato Daniel Mancusi,
proprietario della casa (situata nel quartiere
di Villa Urquiza), e membro della Commissione
Direttiva presieduta da Daniel Passarella. Il
dirigente ha anche denunciato la pubblicazione
su internet degli indirizzi di vari dirigenti
del River.
"Sono preoccupato. Non credevo che potesse
accadere una cosa del genere. Credo che dovremmo
avere maggiore tutela da parte dello Stato.
Ritengo inoltre che non meritiamo questo
trattamento da parte della società in generale.
Siamo arrivati al River per dare una mano e
purtroppo abbiamo avuto la disgrazia di
retrocedere", ha dichiarato Mancusi.
PASSARELLA ATTACCA GRONDONA -
Intanto il presidente Daniel Passarella indica i
due responsabili della retrocessione in Josè
Maria Aguilar e Julio Grondona, il primo
presidente prima del suo arrivo, il secondo
eterno numero uno della Federcalcio argentina
(Afa). Ed è proprio Passarella a puntare il dito
contro di loro. All'ex difensore di Fiorentina e
Inter viene ricordato quando andò a lamentarsi
con Grondona dell'arbitraggio
nel
derby col Boca, "non so se era il momento giusto
ma mi chiedo: come bisogna vivere?
Inginocchiandosi? Chiedendo l'elemosina? Io non
sono così". Passarella parla di una "lotta
lunga" con l'Afa ma "credo che stia cominciando
nel calcio argentino un cambiamento che non
tarderà ad arrivare. Il calcio argentino ha
bisogno di cambiamenti e voglio sapere se
qualcuno può dire di avermi sentito criticare
prima d'ora l'Afa, Grondona, gli arbitri o
altro. Sono tre mesi che non vado in Federazione
perchè sono in disaccordo con molte cose e
quando fu della partita col Boca, mi sono
presentato in un ambito in cui ero autorizzato a
parlare. Se qualcuno crede che non abbiamo fatto
quello che dovevamo fare, mi scuso. Ma credo che
abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere
per salvare il River". E in questo senso,
Passarella ricorda la disastrosa gestione
economica che ha preceduto il suo arrivo: "Aguilar
ha l'85% delle colpe, credevamo di trovare un
club con la febbre alta e invece era in coma".
MINACCE ALL'ARBITRO -
Anche Sergio Pezzotta, arbitro della sfida
salvezza, ha ricevuto i dovuti avvertimenti.
Durante l'intervallo della partita, che è
costata la retrocessione ai Millonarios, alcuni
ultras del gruppo "La Banda Sangre" sono entrati
nello spogliatoio dell'arbitro minacciandolo di
morte. E' lo stesso direttore di gara a
rivelarlo nel referto arbitrale consegnato
all'Afa, la Federcalcio argentina. "Se il River
non vince, tu e i tuoi assistenti siete morti,
se non ci fischi un rigore, non esci vivo", le
minacce rivolte all'arbitro. Pezzotta, che nella
ripresa, sull'1-1, ha concesso un penalty ai
Millonarios poi fallito da Pavone, prima di
riprendere l'incontro ha comunque informato la
polizia dell'accaduto e, sempre nel referto, ha
spiegato di aver fischiato la fine della partita
all'89' "perchè la sicurezza non era garantita".
L'arbitro ha ricevuto delle minacce anche nella
sua casa di Rosario, tanto che la polizia locale
lo ha messo sotto sorveglianza.
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CALCIOSCOMMESSE
IN GRECIA, IL MORBO SI DIFFONDE

La polizia
greca, su ordine del procuratore di Atene Eleni
Raikou, ha fermato 10 persone e ne sta
ricercando 70 ritenute coinvolte in un giro di
partite truccate e di scommesse clandestine nel
mondo del calcio ellenico. Fra i 10 fermati ci
sono - come riferisce la stampa locale - grossi
nomi del calcio greco che sarebbero tutti
accusati di aver costituito un'organizzazione
criminale. La vicenda era venuta alla luce verso
la fine del 2009, quando l'Uefa aveva inviato
alla Federcalcio greca un primo dossier con le
partite sospette, soprattutto della serie B. In
seguito alla Federazione greca erano pervenuti
anche altri dossier che riguardavano
complessivamente 41 partite, considerate dagli
esperti della Federazione europea da
"leggermente sospette" a "corrotte". Continuano
le indagini della polizia e le ricerche dei
sospettati.
La
Liga spagnola campione del mondo,campione d'europa
e d'europa per club è nel caos
ha 4 miliardi di debiti
La
Liga è nei guai. Secondo quanto scrive oggi il
quotidiano 'Marca', il campionato spagnolo è
sull'orlo della bancarotta, sommerso da circa 4
miliardi di debiti. Dietro i grandi
trasferimenti e gli stipendi astronomici delle
grandi star come Messi Ronaldo esiste una
situazione a dir poco preoccupante. Per ora
almeno 21 club tra prima e seconda divisione
hanno fatto ricorso alla 'Ley Concursal', la
legge che consente di sospendere o dilazionare
il pagamento dei debiti senza essere dichiarati
in bancarotta, e che fa in modo che le società
vadano avanti senza essere penalizzate dalla
Federcalcio. Fra quelli che già hanno fatto
appello alla legge, rileva Marca, ci sono club
del calibro di Saragozza, Rayo Vallecano,
Hercules, Betis, Cadice, Granada, Maiorca,
Recreativo, Xerez, Cordoba. L'applicazione della
Ley Concursal potrebbe far perdere ai calciatori
il 50% degli stipendi arretrati.
LE DENUNCE DEI GIOCATORI - Più di
300 giocatori hanno denunciato insolvente nei
paganti da parte delle loro squadre. Ora il
sindacato, se non sarà regolarizzata la
situazione, minaccia lo sciopero generale e il
blocco del prossimo campionato. Dietro le cifre
astronomiche sparate in questi giorni per i
possibili nuovi trasferimenti (50 milioni per
Sanchez al Barca o 40 per Fabregas) c'è ora la
realtà degli stipendi dimezzati ai calciatori
nelle squadre più piccole. Il quotidiano spiega
che: "A giocatori che prendevano 500mila euro
all'anno ora si propone la metà e nella
Seconda Divisione si prendono giocatori per
90mila euro all'anno".
SI SALVANO SOLO BARCA E REAL - Solo
Barcellona e Real riescono a gestire l'enorme
debito accumulato, che ammonta a poco meno di un
miliardo di euro. Le due grandi di Spagna
riescono a salvarsi grazie soprattutto ai 600
milioni annuali che incassano dai diritti tv(la
metà di quanto va a tutte le altre società).
Riescono a galleggiare anche i club che hanno
avuto la fortuna di essere rilevate dai grandi
investitori stranieri, come il Malaga e il
Getafe.
La stampa spagnola,
anche quella di Madrid (tradizionalmente vicina
al Real), celebra il trionfo degli uomini di
Guardiola. Novanta feriti, di cui 2 gravi, nella
notte di festa nella città catalana
AL MANCITY LA COPPA
D'INGHILTERRA. L'ARSENAL CROLLA IN CASA ED IL
MANCITY HA L'OPPORTUNITA' DI SCAVALCARLO IN
CLASSIFICA ED ENTRARE DIRETTAMENTE NELLA COPPA
DEI CAMPIONI.
Dopo la vittoria della FA Cup, il Manchester
City conquista anche il terzo posto nella
Premier League che gli consentirebbe di evitare
i preliminari di Champions. Nel posticipo della
37esima giornata, infatti, la squadra di Mancini
liquida 3-0 lo Stoke City sorpassando in
classifica l'Arsenal. Grandissima prestazione di
Tevez, a segno nel primo tempo dopo una
serpentina in area e con una perfetta punizione
nella ripresa. Tra i gol dell'argentino, la rete
di Lescott con un colpo di testa.IN
SPAGNA IL REAL PASSEGGIA A VILLAREAL (3-1) E SI
PORTA A 4 PUNTI DAL BARCA CAMPIONE. IN GERMANIA
BAYERN AI PRELIMINARI DI CHAMPIONS. IN ITALIA
L'INTER PRENDE L'ARGENTO ED IL NAPOLI ENTRA
DIRETTAMENTE IN COPPA DEI CAMPIONI DOPO 21 ANNI.
UDINESE E LAZIO PER L'ULTIMO POSTO DISPONIBILE.
SAMPDORIA IN SERIE B, L'ANNO SCORSO SI
CLASSIFICAVA QUARTA !!!
Roberto Mancini entra nella storia del
Manchester City. Dopo 35 anni di digiuno, la
squadra dello sceicco Mansour vince la Fa Cup
nella magnifica cornice di Wembley battendo 1-0
lo Stoke. A decidere la finale è stato un gol di
Yaya Toure a metà ripresa.
DECIDE YAYA TOURE - L'epilogo
previsto alla vigilia (dai bookmakers) è
confermato sul campo di gioco. Perché fin dal
calcio d'inizio i Citizens si dimostrano
superiori in tutto, dotati di maggiore spessore
tattico, più ricchi di talento. Una squadra che
attendeva proprio questo appuntamento per
tradurre le ambiziose promesse (e premesse) in
trofei. Il primo tempo è un lungo incessante e
sfortunato monologo del City che costruiscono
occasioni da gol a grappoli, senza però trovare
il colpo risolutivo. Lo Stoke si accontenta di
recitare il ruolo di comprimario, asserragliato
nella propria metà campo. È il festival delle
palle-gol mancate. Un po' per la bravura del
portiere dei Potters, Thomas Sorensen, molto per
l'imprecisione dei Citizens. A scaldare i guanti
all'estremo difensore danese è Carlos Tevez,
unica punta con Mario Balotelli e David Silva a
sostegno. All'11'pt ci prova dai 30 metri Yaya
Toure, conclusione potente ma di poco fuori. Più
tardi tocca a Balotelli: il suo destro a giro è
delizioso, altrettanto l'intervento di Sorensen.
Alla mezz'ora Nigel De Jong dal limite costringe
Sorensen alla parata in due tempi. Più che
intimorito lo Stoke appare sopraffatto ma anche
quando la porta è spalancata (35'), da due passi
David Silva riesce incredibilmente a mandate
alto. Si va così all'intervallo in parità,
nonostante le cinque occasione da reti non
concretizzate dai Citizens, spreconi al limiti
dell'autolesionismo. Uno sperpero che rischiano
di pagare carissimo quando ad inizio ripresa
Joleoon Lescott si dimentica di Kenwyne Jones:
Joe Hart salva in precipitosa uscita. Sarà
l'unico intervento del portiere inglese, che
precede la stoccata vincente di Yaya Toure. Con
la complicità di Silva, Balotelli crea
scompiglio nell'area dello Stoke, sulla
ribattuta della difesa il centrocampista ex
Barcellona trova il colpo che vale la Coppa.
Inizia qui la grande festa del City, dalle
tribune si alzano alti cori per Mancini. E
Balotelli viene nominato migliore in campo. Da
questa sera Blue Moon, l'inno ufficiale del
City, suona qualche nota italiana.
GIOIA MANCINI - «Una
vittoria meritata», importante anche per la
maturazione di Mario Balotelli: missione
compiuta, quarto posto e Coppa d'Inghilterra, ma
Roberto Mancini pensa già alla prossima
stagione. Pochi minuti dopo la finale di Fa Cup,
vinta di misura sullo Stoke City, il manager del
Manchester City è già proiettato verso nuovi
traguardi. «Quest'anno era importante
cominciare a vincere -
le parole di Mancini -. In
una settimana ci siamo assicurati la
qualificazione in Champions League e la Fa Cup,
due grandi soddisfazioni. Ora però dobbiamo
compiere un altro passo e continuare il processo
di miglioramento. Perchè il prossimo anno
dovremo cercare di lottare per il titolo».
Decisivo come già nella semifinale contro il
Manchester United, Yaya Toure, la cui rete nella
ripresa ha affondato le speranze dei Potters. «Penso
che abbiamo meritato di vincere. Non solo Yaya
ma tutta la squadra ha giocato davvero bene.
Soprattutto nel primo tempo abbiamo dominato la
partita. Ma come già ci è capitato in altre
partite, come nell'ultima trasferta sul campo
dell'Everton, fatichiamo a concretizzare la
superiorità. Ci dovremo lavorare perchè anche
oggi avremmo potuto chiudere l'incontro in
anticipo. Merito anche dello Stoke, che si è
difeso molto bene», ha riconosciuto Mancini.
Nel giorno del 19/o titolo dello United, c'è
gloria anche per il City. «E non credo che il
successo dello United tolga nulla al nostro»,
l'orgoglio del Mancio.
BALOTELLI MIGLIORE IN CAMPO - Ma
soprattutto c'è gloria per Balotelli, eletto
migliore in campo al termine della finale di
Wembley. «Mario ha giocato molto bene e credo
che per lui sia una coppa molto importante. Lo
aiuterà a maturare come uomo e migliorare come
calciatore. Prima della partita lo avevo
minacciato: se si fosse innervosito lo avrei
sostituito anche dopo 15'. Un giocatore col suo
talento non può perdere la calma e compromettere
la prestazione. Sono contento perchè è stato
bravo», sottolinea soddisfatto Mancini.
City, missione compiuta
Prima volta in Champions
Missione compiuta per Roberto Mancini.
Vincendo 1-0 il recupero della 33esima
giornata di Premier League contro il
Tottenham il Manchester City guidato in
panchina dal tecnico italiano si è
assicurato il quarto posto matematico e la
qualificazione ai preliminari di Champions
League. Un traguardo storico per il club,
che mai aveva ottenuto la qualificazione per
la coppa più importante. A decidere la sfida
una goffa autorete di Crouch al 30' del
primo tempo. A due turni dalla fine il
Manchester (65 punti) ha sette punti di
vantaggio sul Liverpool e non può essere
raggiunto. Nel mirino dei citizens c'è ora
l'Arsenal, terzo con due punti di vantaggio.
La testa del Manchester City va ora alla
finale di FA Cup di sabato a Wembley contro
lo Stoke City.
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BARCELLONA
AD UN PUNTO DAL 21° TITOLO
Va al Barcellona la stracittadina della
città catalana contro l'Espanyol. La squadra
di Guardiola si è imposta per 2-0 grazie
alle reti di Iniesta (al termine di una
splendida azione corale) e Piquè. Ora il
Barcellona, a tre giornate dalla fine della
'Liga', ha di nuovo 8 punti di vantaggio sul
Real Madrid (91 contro 83), nei confronti
del quale è in vantaggio anche nel conto
degli scontri diretti (5-0 ed 1-1). Per
vincere il titolo spagnolo del 2011 al
Barcellona basterà quindi un pareggio nel
turno del prossimo fine settimana, quando i
'blaugrana' giocheranno a Valencia contro il
Levante.
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Mou non fa il colpo
Il Barça va in finale. Sullo
0-0 annullato gol regolare
al Real.
Per Mourinho solo un
titolo vinto, non era mai
accaduto. Ora chi lo
preleverà con l'auto dagli
spogliatoi del Bernabeu.
Saranno contenti i tifosi
del ReaL???
Sul nome della qualificata
alla finalissima di Wembley
in realtà c'erano pochi
dubbi: questo Barcellona non
è squadra che dilapida uno
0-2 esterno. La sfida di
ritorno del Camp Nou era più
che altro una questione di
principio dopo la corrida
dell'andata. In tal senso,
il risultato di 1-1 dà modo
ad entrambe le squadre di
uscire a testa alta.
Altissima quella del
Barcellona, che conquista in
maniera strameritata la
finale, dove al 99% - il 100
non si dà proprio mai -,
affronterà il Manchester
United, che dovrà archiviare
la pratica Schalke. Ha
dimostrato qualcosa anche il
Real Madrid, ben più
propositivo rispetto a
quello scialbo di 6 giorni
fa. Per ora si ignora il
Mourinho-pensiero: lo
Special one se ne è rimasto
in albergo.
Chissà,
qualche argomento polemico
in casa blancos verrà
trovato anche stavolta. Ad
esempio l'annullamento di un
gol a Higuain ad inizio
ripresa (eravamo 0-0) non è
sembrata decisione
ineccepibile.
LA COSTRIZIONE DI
MOU - Rispetto alla
gara d'andata, Barcellona
ancora più qualitativo:
torna infatti la dolcezza di
Iniesta ad orchestrare gioco
accanto a Xavi, dietro il
tremendo trio dei piccoletti
Messi-Villa-Pedro. Mourinho,
è 'costretto' almeno a
cercare di fare la partita:
lo dimostra la scelta di una
trequarti d'assalto, con
Kakà – preferito a Ozil – e
Cristiano Ronaldo a
sostenere Higuain. Caricati
come non mai, i blancos
sparano parecchie cartucce
nel primo quarto d'ora: non
arriva,
e non arriverà
neanche nel resto del tempo, alcuna occasione, ma il
pressing disperato, da assalto alla baionetta, se
non altro inibisce il possesso palla del Barcellona.
CRESCITA BLAUGRANA - Discorso che cambia
radicalmente quando i blaugrana crescono di tono.
Parecchie chance, episodica solo quella capitata
sulla testa di Busquets – azione da corner – che
però non angola da ottima posizione. Il resto invece
è frutto del fraseggio dei padroni di casa. Casillas
è decisivo un paio di volte su conclusioni di Messi,
un'altra su un interno destro di Villa. Il portiere
madrinista invece assiste da spettatore alla
migliore giocata di Messi: stop di petto, controllo
a seguire per evitare Xabi Alonso, ma diagonale
finale fallito. Dal punto di vista disciplinare,
quello che rischia di più è Carvalho: con un giallo
sul groppone, un paio di interventi troppo
pericolosi su Messi.
RIPRESA PIU' EQUILIBRATA – In
apertura di ripresa, Real subito a segno: Higuain
centra la porta, ma inutilmente in quanto Mascherano
viene atterrato da Cristiano Ronaldo. Tutto normale
se si trascura il secondo precedente al tiro: il
portoghese infatti è vittima di una sorta di effetto
domino dopo il fallo di un avversario. L'episodio
che dà la svolta definitiva alla gara è la rete del
Barcellona: la realizza Pedro, messo solo davanti a
Casillas da una splendida verticalizzazione di
Iniesta. Una situazione che genera due cambi nel
Real: indovinato quello di Ozil per uno spento Kakà,
opinabile l'ingresso del confusionario Adebayor per
Higuain. Se non altro per l'impegno, è meritato il
pari di Marcelo: produce di Di Maria, che dopo aver
colpo il palo è freddo sulla respinta nel fornire
l'assist al marcatore. A livello di occasioni, non
succede più nulla. C'è solo spazio per qualche
vendetta personale e per la scena più bella della
serata: i pochi importantissimi secondi concessi ad
Abidal, reduce dalla grave malattia e portato in
trionfo da pubblico e compagni.
BARCELLONA-REAL MADRID 1-1 (0-0)
Barcellona(4-3-3-): Valdes 6; Dani
Alves 6, Mascherano 6.5, Piquè 6.5, Puyol 6.5 (45'
st Abidal sv); Xavi 6, Busquets 6, Iniesta 6.5;
Pedro 6.5 (48' st Afellay sv), Messi 6.5, Villa 6
(29' st Keita sv). A disp.: Oier, Fontas, Thiago,
Jeffren. All.: Guardiola 7
Real Madrid (4-2-3-1): Casillas
6.5; Arbeloa 6.5, Albiol 6, Carvalho 5.5, Marcelo
6.5; X. Alonso 6, Diarra 6.5; C. Ronaldo 6, Kakà 5
(15' st Özil 6), Di Maria 6.5; Higuain 6 (10' st
Adebayor 5). A disp.: Adan, Garay, Granero, Canales,
Benzema. All.: Karanka 6
Arbitro: De Bleeckere 5.5
Marcatori: 54' Pedro ( B); 64'
Marcelo ( R);
Ammoniti: Carvalho, Diarra, X.
Alonso, Marcelo, Adebayor ( R); Pedro ( B).
Recupero: 1' pt, 2' st.
Spettatori: 95.701
Mourinho cade ancora
Il Barça può ASFALTARE LA LIGA
PER IL QUARTO ANNO
CONSECUTIVO. Per Mou terzo ko
interno,non era mai
successo!!!
Il Saragozza avvicina il
Barcellona al titolo della
Liga. Per il Real è un nuovo
tonfo interno: la squadra di
Mourinho al "Bernabeu" cede a
sorpresa per 3-2 e dice di
fatto definitivamente addio
alle speranze di conquistare
il titolo spagnolo visto che,
in caso di successo del Barça
sulla Real Sociedad,
piomberebbe a -11 dai
blaugrana a quattro giornate
dalla fine. Saragozza a segno
prima con Lafita (papera in
uscita di Casillas) e Gabi su
rigore, Sergio Ramos accorcia
le distanze ma Lafita concede
il bis. Nel finale Benzema
prova a riaprire la gara ma i
blancos, scesi in campo senza
Ronaldo, Xabi Alonso e Diarra
e con Di Maria, Marcelo e
Oezil entrati a gara in corso,
restano anche in dieci per il
secondo giallo a Carvalho e
non riescono a evitare il ko.
Per Mourinho, imbattuto in
casa in campionato con le sue
squadre per nove anni, è già
la terza sconfitta interna
della stagione, contando anche
la Champions.
Risultati 34esima giornata:
Real Madrid - Saragozza 2-3
Real Sociedad - Barcellona ore
20 Dep. La Coruna - Atletico
Madrid ore 22 DOMENICA
ore 17 Almeria - Siviglia
Levante - Sporting Gijon
Malaga - Hercules Racing
Santander - Maiorca ore 19
Villarreal - Getafe ore 21
Osasuna - Valencia LUNEDI'
Espanyol - Athletic Bilbao ore
21
Borussia campione
Il Bayer si arrende
Il 'Meisterschale' è del
Borussia Dortmund. I
gialloneri di Klopp sono
campioni di Germania con due
giornate di anticipo grazie al
successo per 2-0 sul
Norimberga nella 32esima
giornata della Bundesliga e al
contemporaneo ko (sempre per
2-0) a Colonia del Bayer
Leverkusen, secondo a otto
punto di distacco. Per il
Borussia Dortmund è il settimo
titolo tedesco, l'ultimo
risaliva al 2001-2002. I
neocampioni di Germania hanno
regolato il Norimberga con le
reti segnate da Barrios e
Lewandowski nel primo tempo.
CAMPIONATO DOMINATO -
Per la squadra di Klopp il
campionato è stato una
cavalcata entusiasmante a suon
di record, con un leggero
rallentamento solo nelle
ultime giornate, quando però
il vantaggio era incolmabile
per le avversarie. I numeri
del resto parlano chiaro: 22
vittorie su 32 partite (11
consecutive in trasferta), una
difesa impenetrabile (appena
19 gol subiti), per un gruppo
giovane (23 anni di media) e
molto compatto che dopo aver
lasciato sfogare il Mainz
nelle prime giornate ha preso
il primato all'ottavo turno e
non si è fermato più,
dominando la Bundesliga. Con
un'arma in più, l'incredibile
tifo del Westfalenstadion, 80
mila persone sempre entusiaste
che hanno sostenuto la squadra
in ogni momento. Le avversarie
hanno alzato presto bandiera
bianca. Anche i confronti
diretti hanno messo in mostra
la superiorità del
gruppo-Klopp: 2-0 e 3-1 al
Bayern, 3-1 anche al
Leverkusen, e ancora 3-1 a
Gelsenkirchen sul campo degli
'odiati' vicini dello Schalke.
Chelsea sale ancora
Il Manchester è a +3
Il
Chelsea, senza dare troppo
nell'occhio, si è riportato a
-3 dal Manchester United. La
formazione di Ancelotti ha
battuto 2-1 in rimonta il
Tottenham e si è avvicinata
alla capolista, che domani non
ha certo un impegno facile
all'Emirates Stadium contro l'Arsenal.
Ma i Blues, nel derby
londinese, hanno sofferto:
sotto per il gol di Sandro
(19'), hanno prima pareggiato
con Lampard al 45' e e poi
ribaltato la situazione solo
all'89' con Kalou. La vittoria
consente al Chelsea di salire
a 70 punti, a 3 lunghezze
dallo United.
SI PERDONO
POSTI NELLE COPPE, MA I RICCHI
ANNOIATI, ED IMPUNITI,
ITALIOTI PENSANO SEMPRE E SOLO
AI CAZZACCI PROPRI. GLI
AGNELLI SONO USCITI BIANCHI
CANDEGGINA PER L'EQUITY SWAP
EFFETTUATO NEL 2005 PER
MANTENERE LA PROPRIETA' DELLA
FIAT BLOCCANDO IL PREZZO
D'ACQUISTO DELLE AZIONI A
FRONTE DI UN PRESTITO BANCARIO
CHE NON POTEVANO ONORARE SE
NON CEDENDO LA PROPRIETA', I
MORATTI A LORO VOLTA, SONO
USCITI BIANCHI CANDEGGINA DAL
FALSO IN PROSPETTO SARAS DEL
2006, CHE FRUTTO' UN MILIARDO
E MEZZO DI INCASSO A FRONTE DI
AZIONI SARAS CROLLATE DA 6
EURO A 1,7, E SE NE ESCONO CON
UNA PENA PECUNIARIA PER LA
MORTE DI TRE OPERAI NEL 2009
ALL'INTERNO DELLA LORO
GIGANTESCA RAFFINERIA...
Juve
o Inter, chi ha più tifosi? Un
sondaggio (favorevole ai
nerazzurri) potrebbe aprire un
nuovo fronte nel confronto già
molto acceso all'interno della
Lega di serie A sulle
questioni che ruotano intorno
ai diritti tv. Ma stavolta è
anche, e soprattutto, un
ulteriore elemento nella
tradizione rivalità che oppone
le società nerazzurra e
bianconera. E che rischia
anche di spaccare il 'cartello',
finora compatto, delle cinque
'grandi' (Juve, Milan, Inter,
Roma e Napoli) contro le altre
società - le cosiddette
'minori' - capitanate da
Lotito e Cellino
SONDAGGIO: L'INTER HA PIU'
TIFOSI -
Il motivo del contendere è
presto svelato: secondo quanto
riferisce calciomercato.com,
da un sondaggio commissionato
a Ipr marketing, infatti,
risulterebbe che la società
bianconera sia stata superata
dall'inter come club più
seguito in italia: 7,5 milioni
di appassionati interisti
contro i 7 milioni bianconeri.
Sarebbe un risultato
clamoroso, probabilmente
figlio dello strapotere
nerazzurro in fatto di
risultati negli ultimi anni,
in Italia e nel mondo, che
stravolgerebbe dati da sempre
cristallizzati: cioè che
Juve-Inter è sì il derby
d'Italia, ma che per numero di
tifosi la 'Vecchia Signora'
non ha rivali.
LA
REPLICA BIANCONERA -
La Juve è corsa subito ai
ripari, di fronte alla
possibilità di non essere
ancora la più amata degli
italiana, e ha replicato con
un comunicato ufficiale:
"Secondo le recenti stime
di Eurisko e Cra che da anni
monitorano il comparto
calcistico, la quota dei
tifosi bianconeri rappresenta
il 28% del totale degli
appassionati di calcio
italiani e vanta circa 4
milioni di tifosi in più
rispetto ai diretti competitor".
Secondo lo stesso sondaggio,
il Milan avrebbe gli stessi
tifosi del Napoli, 5 milioni.
Un altro dato che non mancherà
di far discutere. La 'guerra'
è appena iniziata: in palio di
sono circa 200 milioni di euro
da spartirsi.
Mourinho
si inchina alle magie di Messi:IL
MADRID SPROFONDA IN CASA:0-2.Unica
attenuante l'espulsione di
Pepe. Solo due tiri in porta
in 90'

Al Bernabeu la semifinale di
andata viene vinta con pieno
merito dal Barcellona, che
passa 2-0 con una splendida
doppietta nella ripresa
dell'argentino. Real Madrid
troppo rinunciatario nel primo
tempo, penalizzato
successivamente
dall'espulsione di Pepe. La
strada dei blaugrana verso la
finale sembra spianata.
Ha giocato alla roulette russa
ed ha perso Josè Mourinho.
Infischiandosene dell'esigente
pubblico del Bernabeu, ha
provato a vincere contro la
stessa storia del Real,
impostando un catenaccione
anni sessanta/settanta e,
diciamolo pure, sperando nella
sorte. Gli è andata male,
perché dall'altra parte il
Barcellona ha mostrato di
essere più forte e più maturo,
con un Leo Messi da favola,
abile nello sfruttare i pochi
spazi a disposizione per
impacchettare una doppietta da
consegnare ai posteri. Al
Berbabeu finisce 0-2, e sul
salotto finale di Wembley
stanno per prendere posto
Barcellona e Manchester United
(stesso punteggio allo Schalke).
Difficile infatti pensare come
una squadra che, con il vento
alle spalle soffiato dal
proprio pubblico, non ha
tirato quasi mai in porta,
possa andare al Camp Nou e
farne tre.
IL CATENACCIO DI MOU -
Tutti fattori di cui Mourinho
dovrà rendere conto. Josè fa
finta di non essere al
Bernabeu, davanti a 80.000 con
l'ugola infuocata. Finge di
essere alla guida di una
squadra che lotta per non
retrocedere, sola nella tana
dei padroni del mondo:
catenaccio colossale che dà
fastidio ai palati raffinati,
tanto che nel primo tempo
vanno segnalate soprattutto le
randellate di Pepe (sempre
centrocampista nonostante
l'assenza di Carvalho) e
Diarra. A proposito di
fastidio, ne accusa parecchio
anche Cristiano Ronaldo, che
spesso e volentieri manda a
quel paese compagni di squadra
che non ne vogliono proprio
sapere di superare la linea
mediana. Il tutto
mentre i vari Kakà, Benzema,
Higuain, godono - si fa per
dire - lo spettacolo in panca.
PRIMO TEMPO MODESTO -
Fa meno calcoli Guardiola. Lui
il tridente di piccoletti
micidiali (Messi-Villa-Pedro)
lo manda in campo, e se in
mediana c'è un uomo di
sostanza che abbassa un po' la
qualità (non ce ne voglia
Keita), è perché il
fondamentale Iniesta non è
arruolabile. A dire il vero,
gioca così così pure il
Barcellona, anche se
sviluppare un possesso palla
in velocità dentro la cruna
dell'ago concessa da Mou non è
facile. Emblematico che il
vero regista lo faccia Piquè,
liberissimo di impostare dalla
sua zona difensiva. A conti
fatti, non rischia nessuno:
Casillas, che osserva
preoccupato una botta di
Villa, deve intervenire solo
su un destro in area di Xavi;
Valdes sul versante opposto è
goffo ma efficace su un lampo
di Ronaldo. In fondo, il
momento di maggiore pathos lo
offre il ritorno negli
spogliatoi: mezza rissa e
rosso al portiere di riserva
del Barcellona Pinto.
PEPE NERO -
Nella ripresa, almeno nelle
intenzioni, Mourinho cerca di
giocarsela: lo indica
l'ingresso del potente
Adebayor per Ozil. C'è più
peso in avanti, ma nella testa
dei giocatori madrinisti
permane la paura di dare
spazio. L'unica chance se la
costruisce Cristiano Ronaldo,
il cui destro da posizione
decentrata viene intercettato
da Puyol. Intorno al quarto
d'ora la svolta: Pepe entra
durissimo su Dani Alves e
viene espulso. Si tratta del
classico fallo 'spettacolare',
per il quale solo un giallo
non sarebbe stato scandaloso.
Mou non gradisce, viene fatto
accomodare in tribuna, ma
tatticamente non cambia
niente. Il fatto comunque è
determinante: Kakà e Higuain
avevano accelerato il
riscaldamento.
MESSI SALE IN CATTEDRA -
Il Real ci mette grinta, ma
quello spazio supplementare
offerto da Pepe diventa
un'autostrada per i blaugrana.
Pedro, dopo respinta corta di
Casillas su tiro di Villa,
divora un gol. E' l'ultima
giocata dell'esterno prima
della mossa - giusta - di
Guardiola, che lo toglie
mettendo dentro Afellay.
L'olandese dà il via al primo
gol di Messi, mettendo con un
cross basso l'argentino nelle
condizioni di battere da due
passi Casillas. Gara quasi
chiusa, Messi pensa bene di
abbassare la saracinesca con
un gol dei suoi: palla presa
poco dopo la metà campo,
avversari portanti a spasso
con impressionante
disinvoltura e diagonale
vincente.
REAL MADRID-BARCELLONA
0-2 (0-0)
Real Madrid (4-3-3):
Casillas 6; Arbeloa 5,5,
Albiol 5,5, Sergio Ramos 5,5,
Marcelo 6; Pepe 4,5, Diarra 6,
Xabi Alonso 6; Ronaldo 6, Ozil
5 (1'st Adebayor 5), Di Maria
5. A disposizione: Adan,
Granero, Garay, Kakà, Higuain,
Benzema. All. Mourinho 5
Barcellona (4-3-3):
Valdes 6; Dani Alves 6,
Mascherano 6, Pique 6.5, Puyol
6; Xavi 6,5, Busquets 5, Keita
6,5; Pedro 5,5 (6'st Afellay
7), Messi 8, Villa 6 (45'st
Sergi sv). A disposizione;
Pinto, Fontas, Alcantara,
Milito, Jeffren. All.
Guardiola 7
Arbitro:
Stark (Ger) 5,5
Reti: 31' e
42' st Messi
Ammoniti:
Arbeloa, S. Ramos ( R), D.
Alves, Mascherano ( B)
Espulsi: 47'
pt Pinto ( B), 16' st Pepe (
R)
Recupero: 2′
pt, 3'st
IL MANCHESTER U. DISTRUGGE LO
SCHAMPO 04 ED E' IN FINALE PER
LE TERZA VOLTA IN 4 ANNI !!!
GRAVI I RIMPIANTI DELL'INTER

Il Manchester
United non si distrae: impone
a Gelsenkirchen la legge del
più forte e mette, in pratica,
fine alla bella favola dello
Schalke in Champions. Come da
pronostico, non c'è stata
partita. Gli uomini di
Ferguson hanno vinto con un
risultato che gli sta
addirittura stretto, visto il
gran numero di palle-gol
costruite (10 limpide almeno,
gol esclusi), e che,
purtroppo, aumenta le
recriminazioni per la
sciagurata eliminazione dell'Inter.
PUNITO UNO SCHALKE PRESUNTUOSO
- Lo United ha
dominato sotto tutti gli
aspetti: sia tattico che
tecnico. Ha stordito la difesa
tedesca con continui
inserimenti centrali e ha
finito per metterla ko, con un
uno-due micidiale, targato
Giggs-Rooney, una volta
perforata la porta,
stoicamente tenuta chiusa per
67' da un prodigioso Neuer. Lo
Schalke è mancato soprattutto
sul piano agonistico. Ha
pensato di potersi giocare le
proprie carte ad armi pari con
i più blasonati rivali e,
inevitabilmente, è stato
punito.
Non riesce
l'impresa alla squadra di
Ancelotti. Dopo la sconfitta
casalinga nel match di andata
i blues cadono anche a Old
Trafford (2-1). Red Devils
avanti grazie ai gol di
Hernandez e Park. Di Drogba la
rete dei londinesi
CHELSEA KO,BARCA DISTRUTTIVO,REAL A
VALANGAAltro
che brutte sensazioni. Il Barcellona dello
scettico Guardiola travolge senza
eccessive ansie lo Shakhtar Donetsk -
giustiziere della Roma - e prenota con il
5-1 del Nou Camp la semifinale di
Champions League contro il Real Madrid di
Mourinho. Troppo forte la corazzata
blaugrana per i giovani talenti di Lucescu.
A secco (e questa è una notizia) Messi che
le prova tutte per segnare ma alla fine
dovrà 'accontentarsi' di un gol annullato
per fuorigioco.
PRIMO TEMPO - Pronti,
via e i fenomeni di Guardiola sbloccano
subito il risultato al 3' con una zampata
di Iniesta. Lo Shakhtar ha il merito di
reagire subito e di sfiorare il pari in
due occasioni nel giro di un minuto ma
prima Luis Adriano si divora un gol a tu
per tu con Victor Valdes, poi Willian
nell'azione successiva non centra la porta
lasciata sguarnita da un'avventata uscita
di Victor Valdes. Al 17' è Messi a provare
la via del gol su punizione ma la mira è
imprecisa. L'argentino ha un'altra chance
pochi minuti dopo ma calibra male il
pallonetto su Pyatov. Al 33' il Barça
raddoppia grazie a Dani Alves (secondo gol
in otto gare di Champions) che sfrutta al
meglio un lancio millimetrico di Iniesta
con uno stop a seguire che mette fuori
gioco il portiere avversario e gli
permette di insaccare a porta vuota.
SECONDO TEMPO - David
Villa apre subito le danze nella ripresa
con una girata su cross di Busques a lato
di poco. Passano due minuti e Messi prima,
e Xavi su punizione poi hanno due chance
in rapida successione per aumentare ancora
di più il divario con gli avversari. Il
3-0 arriva poco dopo, al 53', con Pique,
bravo a battere Pyatov con un diagonale
tutt'altro che irresistibile. Al 58' lo
Shakhtar sembra riaprire il discorso
qualificazione con una deviazione vincente
di Rakitskiy su cross di capitan Srna ma
il 3-1 dura l'arco di un giro d'orologio:
palla al centro, si riparte e Keita
indovina una botta dal limite dell'area
che fa secco Pyatov. Il divario torna più
che consistente e il Barça può riprendere
il normale controllo della gara. Messi
cerca il gol a più riprese ma la sua
serata sembra maledetta. Iniesta viene
ammonito e, diffidato, salterà il match di
ritorno in Ucraina. All'81' lo Shaktar va
vicino al 4-2 con Luiz Adriano che è
sfortunato nel colpire il palo interno in
una veloce azione di contropiede. Cambio
di fronte e al Barça viene annullato
giustamente un gol a Messi per fuorigioco.
Quando ormai la partita sembra volgere al
termine, ecco arrivare all'86' la manita
blaugrana con Xavi che raccoglie al meglio
un cross perfetto di Dani Alves. E meno
male che Guardiola si vedeva «più fuori
che dentro dalla Champions» alla
vigilia della partita.
CHELSEA-MANCHESTER UNITED 0-1
Basta una zampata di Rooney al Manchester
United per regolare di misura il Chelsea
nell'andata dei quarti di finale di
Champions League. Il primo atto del derby
inglese va, dunque, ai Red Devils di
Ferguson che vincono e convincono
dimostrandosi più squadra rispetto al
Chelsea di Ancelotti alle prese, anche
stasera, con i tormenti di Torres, ancora
a secco con la maglia dei Blues. La
fortuna, però, non ha aiutato i padroni di
casa, sfortunati a colpire un palo con
Torres, a vedersi deviata sulla linea di
porta una conclusione di Lampard e a non
vedersi assegnato un rigore piuttosto
evidente nei tempi di recupero. Ma andiamo
con ordine.
PRIMO TEMPO - La
partita si mantiene su un equilibrio
pressochè totale. Le due squadre ci
mettono tanto agonismo ma i portieri
restano praticamente inoperosi. Per vedere
la prima occasione da gol bisogna
aspettare il 20' quando Drogba trova lo
spazio per scaricare verso Van der Sar un
bolide che il portiere olandese riesce ad
alzare oltre la traversa. Al primo vero
affondo il Manchester United passa. Azione
da manuale dei Red Devils al 23' con
lancio di Carrick sulla sinistra a servire
Giggs che controlla in modo perfetto e
serve un assist al bacio per Rooney che
con un rasoterra chirurgico batte un
incolpevole Cech. Al 30' arriva la prima
risposta del Chelsea con una buona azione
di Torres che chiede l'uno-due a Ramires e
poi prova una sfortunata mezza rovesciata
che non ottiene l'esito sperato. La
squadra di Ancelotti comincia un forcing
costante che mette in affanno la
retroguardia dei Red Devils. Il collettivo
Manchester sembra funzionare meglio del
Chelsea che, invece, per creare problemi
ai difensori avversari deve affidarsi
sistematicamente alle giocate dei singoli.
Lo United va vicinissimo al 2-0 con il 'Chicharito'
Hernandez che non riesce per un soffio a
deviare di testa un cross al bacio di
Rooney. Ancelotti trema ancora dopo un
tiro di Rooney dal limite al 44' che trova
pronto alla parata a terra Cech. Al 45' la
sfortuna si accanisce contro i Blues:
Torres devia un cross di Essien e colpisce
la base del palo, poi Lampard sulla
ribattuta tira a botta sicura ma trova la
deviazione decisiva di Evra sulla linea di
porta.
SECONDO TEMPO - Dopo
cinque minuti della ripresa Ferguson deve
fare a meno di Rafael, uscito per
infortunio. Al suo posto in campo Nani. Al
54' Rooney insacca dopo una triangolazione
stretta con Hernandez ma l'arbitro annulla
tutto per un fuorigioco dell'attaccante
messicano. La prima fiammata della ripresa
degli uomini di Ancelotti arriva al 55'
grazie ad una rovesciata di Drogba di poco
a lato. La gara cala un po' di ritmo, le
due squadre cominciano a tirare un po' il
fiato. Hernandez ha un'altra opportunità
al 66' su un cross dalla destra ma Cech
salva tutto deviando la traiettoria della
sfera. Torres non ne prende una e continua
la sua preoccupante astinenza da gol.
L'attaccante spagnolo, infatti, è ancora a
caccia della prima marcatura con la maglia
del Chelsea. Ancelotti prova a mischiare
le carte inserendo Malouda al posto di uno
spento Zhirkov e Anelka al posto di Drogba.
Al 74' Torres trova finalmente una
fiammata degna della sua fama con un colpo
di testa ad incrociare che esalta Van Der
Sar, autore di un'autentica prodezza in
tuffo. L'urlo di gioia dell'attaccante
spagnolo gli resta così strozzato in gola.
Al 77' Ferguson toglie Hernandez per
inserire Berbatov. Lampard cerca il gol su
punizione ma Van Der Sar si fa trovare
pronto. Al 91' il Chelsea protesta
giustamente per un rigore non concesso
dall'arbitro Mallenco: entrata a forbice
di Evra su Ramires in piena area del
Manchester. Il risultato non cambia,
Ancelotti cede a Ferguson e complica
maledettamente il suo cammino in Champions |
La
Federazione CALA LE BRAGHE:
Via
libera al 2° extracomunitario e via libera ai
diritti televisivi
Diritti tv, intesa raggiunta. L’assemblea della Lega
di serie A ha
approvato oggi all’unanimità un accordo per la
ripartizione dei 197
milioni di
euro provenienti dalla vendita dei diritti
televisivi legata ai bacini d’utenza.
La svolta è arrivata grazie all’ok dei club
medio-piccoli alla modifica del peso dell’auditel
nella divisione della torta che vale
complessivamenteun
miliardo di euro all’anno.
Dal 33% al 16,3%, l’impatto dell’auditel si
dimezza e fa felici tutti. Le squadre di prima
fascia (Juventus,
Inter e Milan),
che nei mesi scorsi avevano minacciato di
bloccare le trattative per via della scelta di
tutte le altre società di serie A di rivedere al
ribasso le quote spettanti alle big, e quelle
che vorrebbero diventarlo, vedi Lazio,
Napoli e Roma,
che grazie al nuovo accordo mettono in tasca
qualche milione in più rispetto alla stagione
scorsa.
L’ennesimo caso del pallone italiano era nato ad
aprile. Quando 15 società del massimo campionato
avevano deciso di non accettare più le
condizioni che garantivano ai club più blasonati
un ritorno economico dai diritti tv decisamente
superiore al loro. Per stabilire se e come
intervenire, avevano approvato all’unanimità una
delibera che prevedeva di affidare a tre
istituti demoscopici un’indagine circa i
bacini di utenza di
tutte le società di serie A. I risultati della
ricerca avevano regalato un sorriso grande così
a Roma e Napoli,
che vedevano aumentare i propri ricavi di circa
8 milioni di euro. Lotito,
il presidente della Lazio, uno dei principali
sostenitori della delibera di aprile, non stava
più nella pelle. Per la società biancoceleste i
ricavi sarebbero aumentati addirittura di quasi
13 milioni di euro. Insomma, un affare da
difendere con le unghie e con i denti dalle
pretese di Juve,
Milan e Inter,
che invece vedevano crollare i propri introiti e
che giuravano battaglia fino alla fine perché il
nuovo disegno rischiava di mettere in crisi
bilanci già provati da numeri che non sempre
tornavano.
“Senza accordo percorreremo le vie legali in
tutti i gradini necessari”, aveva tuonato nei
giorni scorsi Ernesto
Paolillo, amministratore delegato dell’Inter.
E pure il massimo dirigente della Juventus, Andrea
Agnelli, non dimostrava di essere
troppo ottimista circa il buon esito delle
trattative: “Clima di tempesta, non c’è apertura
da parte delle piccole”. Sulla stessa linea,
l’ad del Milan Adriano
Galliani, che diceva: “E’ solo la prima
tappa di una lunga vicenda. Questa decisione è
sbagliata e verrà impugnata. Se necessario,
andremo avanti in tutti i gradi di giudizio”.
Incassato il no della corte di giustizia della Figc,
le tre grandi del calcio italiano si preparavano
a fare valere le proprie ragioni in tutte le
sedi opportune, fino al Consiglio di Stato.
Non è stato necessario, oggi l’assemblea della
Lega di serie A ha raccolto il sì da parte di
tutte le squadre, che hanno trovato un
compromesso a metà strada. Dunque, via libera
per la spatizione dei diritti tv per la stagione
2011-12. Per quelle che verranno, invece, è
previsto un incontro che si dovrebbe tenere la
prossima settimana.
Il
Consiglio Federale della Figc ha dato il via
libera: secondo extracomunitario in Serie A a
partire dalla prossima stagione. Lo ha
annunciato, al termine del Cf, il presidente
della Lega Nazionale Dilettanti, e
vice-presidente vicario della Federcalcio, Carlo
Tavecchio. "C'è stato il via libera al secondo
extracomunitario, siamo tutti d'accordo", ha
detto Tavecchio fuori dalla sede federale di via
Allegri. Per il presidente federale Giancarlo
Abete è stato risolto "all'unanimità un problema
strategico per il calcio italiano. E' una norma
in linea con quella del 2009 e 2010, ma con dei
correttivi", ha spiegato Abete, specificando che
"si è voluto evitare che giovani di serie che
diventano professionisti vengano utilizzati per
la sostituzione di un extracomunitario. E' una
norma di garanzia. Siamo rimasti all'interno
delle quote previste dal Coni che individuano il
numero massimo di nuovi contratti per gli
extracomunitari in 60".
BERETTA - "Credo che
così si ritrovi una condizione importante per il
recupero della competitività della Serie A".
Così il presidente della Lega di Serie A
Maurizio Beretta commenta la decisione presa dal
Consiglio Federale della Figc. "Credo sia questo
l'elemento più significativo - ha detto Beretta
- di un tema su cui tutte le leghe hanno trovato
sintonia. Questo è un passo importante per
allacciare rapporti più stretti in particolare
con la Lega Pro, con cui nei mesi scorsi avevamo
avuto un rapporto più conflittuale". Circa il
contratto collettivo dei calciatori, Beretta ha
sottolineato che "non è stato argomento trattato
dal Consiglio Federale perchè compete alle
singole parti (Lega di A ed Aic, ndr). Abbiamo
insistito sulla necessità di riprendere un
confronto sereno e costruttivo: il grosso del
lavoro è stato fatto nei mesi scorsi, ora siamo
all'ultimo miglio". Sulla questione dei fuori
rosa, infine, Beretta ammette che "a questa
problematica è stata data una valenza
emblematica eccessiva. Ora servono pazienza e
spirito costruttivo, soprattutto perchè il nuovo
contratto rappresenta un salto in avanti verso
la modernità. I tempi per la firma? Siamo
disponibili a metterci seduti e a non alzarci
dal tavolo finchè non sarà trovato un accordo".
Anche il presidente della Lazio Claudio Lotito
ha commentato l'apertura della Figc al secondo
extracomunitario: "E' nell'interesse del sistema
avere due extracomunitari per portare in Serie A
i migliori calciatori".
Guerra
totale alla serie A:niente secondo extra, niente
soldi extra dai bacini d'utenza alle big
Martedì 5 luglio
si annuncia un consiglio federale molto acceso,
e non solo sulla questione dello scudetto 2006.
Si litigherà sicuramente sul secondo
extracomunitario richiesto dalla Lega di serie
A. Si tratta di numeri abbastanza bassi, perché
uno esce e uno entra: al massimo pochi
stranieri, una dozzina, in più (ma sono già
tanti, troppi...). Ma la questione non è
tecnica, è soprattutto politica. L'Aic,
sindacato calciatori, si vuole mettere di
traverso perché la Lega di A non ha firmato il
rinnovo del contratto di lavoro, scaduto il 30
giugno dell'anno scorso e facendo uno sgarbo
anche a Giancarlo Abete che si era esposto di
persona. Resta in ballo la vecchia questione
degli allenamenti differenziati, cosa che ai
club con rose smisurate interessa, eccome. L'Aic,
se non si troverà un accordo, è pronta a
scioperare il 28 agosto (27 anticipi) quando
scatta il campionato di serie A. Ma non c'è solo
il sindacato calciatori, con il neopresidente
Damiano Tommasi, che si schiera contro la Lega
di A, rappresentata in consiglio da Beretta,
Cellino (se si presenta) e Lotito (semprepresente,
ovunque). Anche l'assoallenatori di Renzo
Ulivieri e la Lega Pro di Mario Macalli sono
pronti a votare contro. Il motivo? "Una
questione di principio: difendiamo l'identità
del nostro calcio", sostengono dallo staff di
Macalli. Inoltre la Lega Pro da tempo è in
guerra con quella maggiore per la faccenda dei
diritti tv, "che ci spettano". Sono finiti pure
in tribunale. Difficile, a questo punto, che si
possa parlare di un altro aspetto importante,
quello dell'articolo 40 delle Noif, le norme
organizzative interne della Figc. Prevede
l'ingresso di centinaia di bambini, o quasi,
extracomunitari mai tesserati per la Federazione
di appartenenza (dove li trovano, sulle
spiagge?) e che dopo qualche mese firmano in
Italia il loro primo contratto da
professionisti. Una brutta storia, misteriosa:
che fa sorgere non pochi sospetti. Martedì si
parlerà anche di iscrizioni ai campionati: in
serie B l'Ascoli ha qualche problema, la Lega
Pro si ritrova con alcuni club importanti che
non si sa ancora se ce la faranno, oppure, nella
migliore delle ipotesi, partiranno con una
penalizzazione (un punto ogni mancanza).
L'Atletico Roma di sicuro non è più la terza
squadra della capitale: se va bene giocherà a
Pomezia o Marino, ma se va male (e i rischi pare
ci siano) non si iscrive nemmeno. Grossi
pericoli anche a Foggia: possibile che il patron
Casillo non riesca a trovare una fidejussione da
600.000 euro? La Salernitana è nelle mani del
sindaco: speriamo bene
Caos Bologna, Viviano
all'Inter
L'Udinese riscatta D'Agostino
Aperte tutte le
buste in Lega Calcio per risolvere le
comproprietà di serie A e serie B. I casi più
caldi erano quelli di Ekdal passato dal Bologna
alla Juventus, D'Agostino riportato a Udine e
Viviano (Bologna-Inter) col portiere azzurro
riscattato dai nerazzurri per un clamoroso
errore del club emiliano. I rossoblù, infatti,
avevano fatto l'offerta migliore, ma una
sciagurata trascrizione della cifra nella busta
da parte del dirigente Stefano Pedrelli ha di
fatto consegnato l'estremo difensore agli ex
campioni d'Italia. Per il giocatore, Pedrelli
aveva offerto 4 milioni e 720 mila euro, contro
i 4 milioni e 200 della società milanese. A
buste consegnate il dirigente emiliano si è reso
conto di aver compilato in modo errato il modulo
dell'offerta. Ad ogni modo l'Inter ha già fatto
sapere che sarà disposta a trattare il
trasferimento di Viviano. "Non sapevo nulla,- si
è limitato a dire il presidente Moratti -
vedremo adesso quello che accadrà. Benedetti
ragazzi, se proprio ci tenevano tanto a Viviano
potevano stare più attenti". Caso particolare
anche tra Napoli e Sampdoria per Daniele Mannini,
che torna in azzurro dopo due stagioni. Il
Napoli si è aggiudicato il giocatore presentando
un'offerta minima (500 euro), la Samp invece non
ha proprio presentato la busta: ''La nostra
intenzione - ha spiegato il ds della Sampdoria
Pasquale Sensibile - era quella di non fare
niente, consapevoli che il giocatore sarebbe
rimasto a noi se il Napoli, come ci aveva
garantito, non
avesse avuto a
sua volta interesse a riscattarlo.
L'EX SERIE C IN
ROSSO, BEN 20 CLUB SULL'ORLO DEL FALLIMENTO

Il conto alla
rovescia è iniziato: almeno venti club (su 90)
della Lega Pro, l'ex serie C, rischiano di non
iscriversi alla prossima stagione. Mario Macalli
con i suoi collaboratori tiene costantemente
sotto controllo la situazione
economico-finanziaria ma i primi segnali che
arrivano dal fronte Covisoc non sono per niente
incoraggianti. Entro il 30 giugno vanno
presentate le domande di iscrizione (con le
ricapitalizzazioni), il 18 luglio il consiglio
federale annuncia i nomi delle società escluse
dai campionato. Game over. Macalli sa benissimo
che la situazione è grave, se non disperata: non
per niente ha stabilito che il prossimo anno
saranno bloccati i ripescaggi (76 potrebbe
essere un organico accettabile), mentre martedì
prossimo il consiglio federale varerà la riforma
dei campionati (che sarà formalizzata poi entro
il 31 luglio) e la Lega Pro, tra tre stagioni,
avrà solo 60 club, divisi in tre gironi. "Il
nostro obiettivo è di arrivare a 60 club sani e
organizzati, che paghino gli stipendi, che
abbiano impianti sportivi adeguati e che non
siano poi penalizzati come quest'anno. E poi,
vogliamo puntare sui giovani, questo deve essere
il futuro: da qui non si sfugge", spiega
Archimede Pitrolo, ascoltato vicepresidente
della Lega Pro.
La mannaia sta per calare su tante società che
hanno avuto un importante passato. In piena
crisi ci sono infatti Salernitana, Brindisi,
Catanzaro, Pro Patria, Canavese, Pergocrema, San
Marino, eccetera. Novità societarie invece per
quanto riguarda il Ravenna e l'Alessandria. Le
quote del Ravenna sono passate al gruppo di
Sergio Aletti: ma il club è coinvolto nel calcio
scommesse e se venisse acclarata la
responsabilità diretta (il ds Buffoni ha
confessato) la punizione sarebbe piuttosto
pesante. L'Alessandria invece è stata ceduta a
Gionata Cella. Ok anche a Trieste: l'iscrizione
al campionato di prima divisione, dopo la
retrocessione dalla B, dovrebbe essere
garantita. Anche a Piacenza il patron Garilli si
sarebbe impegnato a iscrivere la società (ma
deve ripianare una cifra ingente). La volata è
iniziata: fra processi sportivi e iscrizioni ai
campionati sarà un'estate bollente anche per la
Lega Pro.
CALCIO ITALIA: QUASI 400 MILIONI
DI PERDITE. BEN IL 65% DEGLI INTROITI VIA
TELEVISIONE, SOLO LO 0,3% DALLA VENDITA
BIGLIETTI !!!
E' di 345 milioni e 536
mila euro la perdita netta prodotta dal calcio
professionistico italiano nella stagione
2009-2010, con solo 15 dei 132 club che hanno
riportato un utile e nella stagione in cui per
la prima volta la serie A ha sfondato il tetto
dei 2 miliardi di valore di produzione. E' uno
dei dati contenuti in 'Report Calcio 2011',
analisi del movimento calcistico italiano sotto
il profilo economico e finanziario, elaborata
dal Centro Studi, Sviluppo e Iniziative speciali
della Figc con l'agenzia di ricerche e
legislazione AREL e PricewaterhouseCoopers.
REPORT CALCIO: 1.4 MLN L'ANNO PER GIOCATORI -
Il documento, presentato a Roma, traccia un
quadro dettagliato del calcio italiano per la
stagione 2009-2010 anche a confronto con i
principali movimenti europei. Tra i dati
rilevanti, il costo dei tesserati (oltre 1.400
milioni l'anno) e l'investimento sui settori
giovanili dei 20 club di A: solo 68 milioni,
nell'anno analizzato.
RICAVI E STADI, SERIE A INDIETRO IN EUROPA -
Il fatturato della serie A è di 1.536 milioni di
euro, al netto di plusvalenze e proventi
diversi, a fronte dei 2.440 milioni della
Premier League inglese. Il sistema dei ricavi
del calcio italiano è ancorato fortemente ai
diritti tv, che rappresentano un terzo (65%) dei
ricavi in Serie A, contro la metà in Premier
League e un terzo della Liga spagnola (38%) e
della Bundesliga (32%). Solo 61% invece il tasso
di riempimento degli stadi italiani, contro il
92% di quelli inglesi, l'88% per i tedeschi,
il 73% spagnolo e il
69% della Francia: risultato, il tasso di
crescita dei ricavi da stadio è stato dello 0,3%
dal '98 a oggi.
POCHI INVESTIMENTI SUL SETTORE GIOVANILE -
In serie A i costi dei tesserati ammontano a
1.493 milioni di euro, di cui 1.101 in ingaggi e
392 in ammortamenti. Le risorse investite sul
settore giovanile si fermano invece per i club
del massimo campionato a 67,8 milioni di euro
(5.63% del fatturato): a fronte di 177 giovani
stranieri tesserati, sono solo 49 i calciatori
formati nel settore giovanile ed entrati nella
rosa della prima squadra.
PIU' VINCI, MENO SEI VIRTUOSO NEI CONTI -
Diversi i dati curiosi: la retrocessione dalla
serie A alla B comporta una diminuzione media
del valore di produzione di 19 milioni, il
percorso inverso un aumento di 17.
Infine, il rapporto costi-risultati: il costo
del lavoro è percentualmente maggiore nelle
società al vertice della classifica e in quelle
di coda, mentre è virtuoso il parametro delle
società di media classifica. La curva dimostra
insomma, sostiene Report Calcio 2011, che le
squadre che ottengono i migliori risultati
sportivi sono quelle che hanno i risultati
economici meno brillanti
sequestrate azioni Palermo calcio
Il presidente del Palermo, Maurizio
Zamparini, ha subito un procedimento
giudiziario della procura di Benevento, a
seguito del quale oggi il pm che segue
l'inchiesta ha effettuato il sequestro
conservativo di azioni del Palermo calcio.
L'inchiesta riguarda l'acquisto di un
supermercato.
«In questo Paese succede di tutto, a
Benevento c’è un pm che mi perseguita per la
costruzione di un centro commerciale, ma io
ho fatto le cose in maniera regolare. Questo
pm ha già chiesto i miei arresti domiciliari
che il gip ha respinto e adesso ha chiesto
il sequestro del 70 per cento delle quote
del Palermo». Così Zamparini, che ha
convocato una conferenza stampa allo stadio
Barbera, ha commentato le accuse mossegli
per la costruzione del centro commerciale ‘I
Sanniti’, per il quale è indagato dal pm
Antonio Clemente nell’inchiesta in cui è
coinvolto insieme all’ex ministro Clemente
Mastella, alla moglie del politico Sandra
Lonardo, ex presidente del Consiglio
regionale della Campania e ad otto persone,
fra tecnici comunali e collaboratori.
«Peccato che le quote del Palermo siano in
Svizzera, al sicuro», ha aggiunto Zamparini.
FOTO Zamparini furibondo in conferenza
stampa
«Io sono un imprenditore corretto, hanno
costruito delle falsità che sono andate su
certa stampa per fare uno scoop — ha
aggiunto il presidente del Palermo — Io mi
rivolgerò alla Corte europea dei diritti
dell’uomo e farò ricorso contro il pm di
Benevento. E’ un castello costruito su atti
falsi, perché io a Benevento ho fatto del
bene e creato 300 posti di lavoro e mi hanno
bloccato i cantieri per quattro volte. Agirò
anche contro l’Agenzia delle entrate.
Piuttosto che far mettere le mani sulle
azioni del Palermo, chiederò che mi
sequestrino eventualmente altri miei beni».
«Chiederò i danni per questa vicenda — ha
poi detto il presidente del club siciliano —
vedremo cosa diranno i tifosi se si vedono
presentare un pm come presidente e quando mi
dimetterò davanti ad un’ingiustizia del
genere. Nella costruzione dell’ipermercato
di Benevento finora ci ho rimesso una decina
di milioni, posso dire solo questo — ha
sottolineato — E poi, onestamente, non
capisco nemmeno il sequestro di certe cifre,
dal momento che quel centro commerciale vale
almeno 50 milioni».
«I miei rapporti con Mastella? Sono andato
una volta a trovare la moglie — rivela
Zamparini — per dirle che il sindaco di
Benevento non voleva farmi costruire il
centro commerciale e lei mi disse di fare
una donazione ad una onlus che si occupava
di bambini poveri ed io diedi 50 mila euro.
Tutto quello che dico è dimostrabile. Mi
accusano di avere provocato danni al Comune
di Benevento e invece semmai è accaduto il
contrario».
Agnelli contro Beretta
"Porto la Juve in Francia" Galliani:"Porto
la lega in tribunale con una bella legge pro
domo mia fatta dal mio padrone."
Dopo il voto decisivo di Maurizio Beretta,
che ha dato via libera all'attuazione della
delibera delle 15 cosiddette 'piccole' sui
diritti tv, arriva l'attacco frontale di
Agnelli contro Federcalcio e Lega: "E' una
giornata difficile per la ripartizione del
bacino d'utenza - ha detto il presidente
bianconero - La federazione è stata poco
lungimirante: ha perso due volte gli
Europei, la legge sugli stadi non decolla, e
poi la regola sugli extracomunitari. In Lega
invece la situazione è paradossale: c'è un
presidente dimissionario che decide con una
maggioranza precostituita. Ci sono cinque
grandi squadre (Juve, Inter, Milan, Roma e
Napoli, ndr) che hanno il 75% dei tifosi
dalla loro parte ma subisocno le decisioni
delle altre squadre. Noi abbiamo 3 milioni
di audience contro 300 mila delle altre 15.
Purtroppo chi non investe grandi cifre, in
questo momnento decide: ci appelleremo al
Coni che tutela lo sviluppo dello sport.
Siamo compatti con le altre 4, valutiamo
anche l'ipotesi di un'uscita dalla lega". E
poi ripete, rispondendo alla domanda se
"uscire dalla lega" potrebbe voler dire
andare a giocare all'estero, in Premier o
nella Ligue 1 francese: "Stiamo valutando
qualsiasi ipotesi. Aspettiamo le motivazioni
della Corte di giustizia federale e poi la
posizione dell'Alta corte di giustizia del
Coni. A quel punto - ha spiegato il
presidente della Juventus - può di nuovo
decadere tutto e bisogna valutare come si
comporterà la Lega". Agnelli ha aggiunto:
"E' come se abitassimo in un
palazzo: su tre piani stanno le cinque
grandi, sul quarto tutte le altre squadre e
loro decidono tutti i lavori da fare e noi
paghiamo tutti i costi".
CONSIGLIO DI LEGA CON LE PICCOLE
- Il Consiglio della Lega di
serie A si schiera con le 'piccole' sulla
questione dei bacini d'utenza per definire i
diritti tv. Con il voto decisivo del
presidente Maurizio Beretta, il Consiglio ha
dato infatti attuazione alla delibera
dell'assemblea per l'assegnazione a tre
agenzie demoscopiche delle indagini per
definire i bacini. Beretta ha quindi scelto
di sostenere la posizione delle cosiddette
15 "piccole", dopo che ieri invece l'Alta
Corte di Giustizia del Coni aveva accolto il
ricorso delle cinque 'grandi' (Juve, Inter,
Milan, Napoli e Roma) contro la delibera del
15 aprile scorso dell'Assemblea di Lega.
LE ACCUSE DI GALLIANI
- "Con il voto decisivo di Beretta, la
votazione è finita 6 a 5", ha spiegato
l'amministratore delegato del Milan Adriano
Galliani parlando al termine del Consiglio
al fianco dell'omologo interista Ernesto
Paolillo. Hanno votato contro l'attuazione
della delibera i rappresentanti di Milan,
Inter, Roma, Napoli e Juventus. A favore,
invece, quelli di Parma, Sampdoria, Udinese,
Palermo e Catania, oltre al presidente della
Lega di serie A. Secondo Galliani e Paolillo,
"il prossimo round sarà in assemblea lunedì,
e poi in tribunale". "Beretta - ha detto
l'ad rossonero Adriano Galliani - se ne
assumerà le responsabilità anche
patrimoniali. Smentendo se stesso, dopo
essersi astenuto nell'ultimo consiglio, ora
si è schierato con una delle parti. E' un
presidente - ha continuato - che da tempo
lavora a Unicredit da mattina a sera e in
Lega non c'è mai. Ognuno nella vita fa ciò
che vuole ma si assume le responsabilità".
LA REPLICA DI BERETTA
- "Oggi l'unica condizione vincolante era
dare attuazione alla delibera - ha detto
Beretta - Non ho preso le parti degli uni o
degli altri, ho fatto fino all'ultimo ogni
tentativo per fare una composizione che
vedesse il Consiglio di Lega unito
nell'attuazione della delibera". Beretta ha
poi aggiunto che "a differenza dell'ultimo
Consiglio di Lega dove era pendente il
ricorso alla Corte di Giustizia Federale,
oggi quel ricorso è stato respinto e di
fatto la delibera è nella sua piena
operatività. C'è una delibera dell'assemblea
votata con una maggioranza di tre quarti
contestata da un ricorso alla Corte che lo
ha respinto. E quindi la delibera è nella
sua esecutività e tenendo conto di questo ho
ritenuto che così il Consiglio si dovesse
posizionare".
"HO CHIESTO DI ESSERE
SOSTITUITO" - "Dicono che sono
assenteista? Certo questa non è una fase
facile che dà soddisfazione - la risposta di
Beretta - Peraltro io avevo chiesto di
essere avvicendato ormai quasi due mesi fa.
Resto qui per non pregiudicare completamente
l'operatività della Lega e mi auguro si
trovi presto un accordo per un nuovo
presidente che possa magari fare da
pacificatore". Galliani e Paolillo affermano
che la storia finirà in tribunale e che le
sue responsabilità sono anche patrimoniali:
"Non voglio fare polemiche. Non si può
neanche correre il rischio di non attuare le
delibere lasciando i lavori a metà. Anche
quando le situazioni non sono simpatiche
credo che le si debbano gestire".
CELLINO: "15 PEONES CONTRO
CINQUE DI SANGUE BLU" - Questa
mattina, prima ancora della riunione del
Consiglio, il presidente della Lazio Lotito
aveva definito "abnorme" il provvedimento
dell'Alta Corte. Il numero uno biancoceleste
aveva precisato: "La delibera è valida a
tutti gli effetti e il Consiglio di Lega di
oggi deve darle esecuzione". Sulla stessa
linea anche Massimo Cellino: I consiglieri
delle cinque grandi "si stanno rifiutando di
dare esecuzione alla delibera. Ci contestano
- ha aggiunto il presidente del Cagliari -
che 15 peones votano contro cinque di sangue
blu. Si può discutere di tutto ma vanno
riconosciuti i principi democratici".
Milan, niente doppietta
Il Palermo vola in finale
Per il Milan si tratta di un ko che arriva
tre giorni dopo la festa scudetto contro
l'unica squadra che nel 2011 non è riuscita
a battere. Palermo, quindi, vera bestia nera
dei rossoneri che al Barbera escono
sconfitti da quattro anni consecutivi.
L'ASSENZA DI IBRA -
L'eliminazione in semifinale non annulla la
gioia e l'euforia dello scudetto, quello che
fa più male è il modo in cui è arrivato il
Ko. La scelta di non schierare dal 1' un
attaccante di peso come Ibrahimovic fa
discutere, perché nel primo tempo alla
squadra rossonera è mancato proprio un punto
di riferimento in attacco. Robinho, che si è
divorato dopo 3' l'occasione per cambiare il
volto di questa partita, si è mosso sempre
fuori dall'area di rigore e Pato, al quale
era stato affidato il compito di dare
profondità, è stato completamente anonimo.
L'ingresso dello svedese, che ha dato
spessore al reparto offensivo, è
arrivato troppo tardi, quando il Palermo era
già avanti per 1-0 e la qualificazione
compromessa.
FESTA PALERMO -
Festa e giubilo, invece, in casa Palermo. I
rosanero sono stati perfetti in fase
difensiva annullando letteralmente l'attacco
milanista. La velocità di Pastore e Ilicic
ha fatto il resto. Che ne dica Zamparini,
Delio Rossi è il vero artefice del gioco di
questa squadra che è tornata a correre e a
muoversi come a inizio stagione. Il
presidente dei siciliani ha già dato per
partente a fine stagione l'ex tecnico della
Lazio, ma è chiaro a tutti che la squadra
segue il lavoro di Rossi e ne acquisisce i
meriti.
IL MILAN NON SFONDA - Primo
tempo con pochissime emozioni al Barbera.
Sono i rossoneri a fare la partita con i
padroni di casa sempre chiusi nella propria
trequarti e agili in fase di ripartenza. Al
3' i campioni d'Italia potrebbero subito
mettere in discesa il match, ma Robinho,
smarcato davanti a Sirigu da un lancio
millimetrico di Pirlo, calcia clamorosamente
alto sopra la traversa. Pochi minuti dopo è
Flamini ad andare vicino al vantaggio con un
diagonale dalla destra che Sirigu respinge
con i pugni sulla linea. La reazione del
Palermo arriva al quarto d'ora con Pastore,
bravo a raccogliere al limite un assist di
petto di Hernandez e a colpire di prima: la
palla sfiora il palo alla sinistra di
Abbiati. Poi è il turno di Pirlo che prova a
impensierire l'estremo rosanero con una
delle sue punizioni. Ci riesce solo a metà,
perché Sirigu, seppur in difficoltà
nell'intervento, blocca in due tempi. Nel
finale di tempo si fa male Antonini e al suo
posto entra Bonera.
UNO-DUE PALERMO - Nella ripresa
si vede subito che qualcosa è cambiato nel
Palermo. La squadra è più aggressiva e al
18' dopo aver guadagnato un corner passa con
un colpo di testa di Migliaccio che anticipa
il migliore in campo dei rossoneri: Thiago
Silva. Poco più tardi i rossoneri rischiano
di subire il 2-0 con Hernandez che, però,
trova l'ottima deviazione del numero 33
milanista. Alla mezzora il tracollo: Van
Bommel stende in area Ilicic, lanciato in
contropiede da Pastore, rosso diretto e
rigore per i siciliani trasformato da Bovo.
Proprio il difensore di casa 2' più tardi si
fa espellere per un brutto fallo su Pato. Il
Milan non si dà per vinto e prima colpisce
un doppio palo con Ibrahimovic, poi Sirigu
blocca a terra una conclusione di Flamini,
quindi accorcia con lo svedese lesto
nell'infilare l'estremo del Palermo con un
diagonale. Un gol che arrivare troppo tardi
per riaccendere le speranze rossonere di
portare i padroni di casa ai supplementari.
PALERMO-MILAN (0-0)
PALERMO (4-3-2-1): 46 Sirigu; 16
Cassani, 3 Goian, 5 Bovo, 42 Balzaretti; 8
Migliaccio, 94 Acquah (35' Bacinovic), 23
Nocerino; 27 Pastore (31' st Munoz), 72
Ilicic; 9 Hernandez (38' st Pinilla
Ferrera). A disposizione: 99 Benussi, 6
Munoz, 36 Darmian, 21 Bacinovic, 11 Liverani,
51 Pinilla, 10 Miccoli. Allenatore: Delio
Rossi.
MILAN (4-3-1-2): 32
Abbiati; 20 Abate, 33 T. Silva, 13 Nesta
(35' st Cassano), 77 Antonini (46' Bonera);
16 Flamini, 4 Van Bommel, 21 Pirlo; 10
Seedorf (20' st Ibrahimovic); 7 Pato, 70
Robinho. A disposizione: 1 Amelia, 76 Yepes,
25 Bonera, 23 Ambrosini, 27 Boateng, 99
Cassano, 11 Ibrahimovic. Allenatore:
Massimiliano Allegri
ARBITRO: Rocchi di
Firenze
MARCATORI: nel st
18' Migliaccio, 28' Bovo rigore, 49'
Ibrahimovic.
NOTE: Angoli: 7-5
per il Milan. Recupero: 4' e 6'. Espulsi:
nel st 27' Van Bommel per fallo da ultimo
uomo su Ilicic, 30' Bovo per gioco falloso.
Ammoniti: Bacinovic, Balzaretti, Ibrahimovic,
Cassani per gioco falloso. Spettatori:
33.414, per un incasso di 808.186,00 euro.
L'ESPLOSIONE DEGLI UOMINI MERDA:
L'ESALTAZIONE DEL FIOR FIORE
DELL'INTELLIGHENZIA ITALIOTA
Dopo la firma con l'Inter il brasiliano
è diventato il bersaglio dei tifosi
milanisti. Dallo scorso anno il difficile
rapporto tra il tecnico e Gattuso
Samp, derby
beffa:dalla Coppa dei Campioni alla serie B
in una stagione...

Il derby della Lanterna imprime il verdetto
previsto dai più, ma lo fa nella maniera più
rocambolesca e regala a Mauro Boselli un
posto nella storia rossoblù, nel giorno in
cui il Genoa festeggiava l'anniversario del
primo scudetto, quello del 1898. È il 'Grifonè
a godere, infliggendo alla Sampdoria una
sconfitta forse immeritata per quanto visto
in campo, ma verosimilmente decisiva per le
sorti dei blucerchiati, ormai con un piede e
mezzo in Serie B. Non è bastata un'ottima
prova dei doriani ed aumentano i rimpianti
dei ragazzi di Cavasin perché, se la squadra
avesse giocato così per tutto il girone di
ritorno, la salvezza sarebbe archiviata da
un pezzo.
FLORO FLORES ROMPE L'EQUILIBRIO
- Il primo tempo è molto
equilibrato: le palle-gol più nitide sono
del Genoa ma i doriani si propongono spesso
in attacco, mostrando di essere vivi e
vogliosi di fare risultato. Per la prima
volta dal suo arrivo alla Samp, Biabiany si
prende la squadra sulle spalle e guida gli
attacchi, ben supportato dal resto di una
squadra che ha voglia di risollevarsi. I
rossoblù di Ballardini alternano momenti di
apatia a fiammate mortifere: Floro Flores
prende le misure della porta di Da Costa
(preferito a Curci) al 25', per poi colpire
quando fa più male. Al 46' l'attaccante
napoletano, ex di turno insieme proprio a
Biabiany, gira in rete il pallone servitogli
dall'intelligente spizzata di Palacio.
DECISIVO BOSELLI -
Al rientro dagli
spogliatoi il Genoa sembra giocare sul
velluto ma la Samp si ricompatta e cresce
col passare dei minuti. Biabiany sfiora il
pari di testa, lo trova Pozzi poco dopo metà
frazione approfittando di un regalo di
Eduardo, a dir poco incerto su un tiro da
fuori di Palombo. Il gol dell'1-1 dà
entusiasmo alla Samp mentre il Genoa sembra
uscire dal match, tanto che i suoi tifosi
cominciano a chiedere di tirar fuori gli
"attributi": Mesto fraintende e si fa
ammonire per la seconda volta a seguito di
una rissa, lasciando i suoi in inferiorità
numerica nel finale. La spinta blucerchiata
non si tramuta in vere palle-gol nella
seconda metà di ripresa, fino alla beffa, al
7' minuto di recupero: è il subentrato
Boselli a pescare il coniglio dal cilindro,
quello che fa esplodere il tifo genoano.
SAMP NEL BARATRO - Finisce con i
tifosi rossoblù che urlano "Serie B!" e
tirano fuori tanti striscioni di sfottò
rivolti ai 'cugini', che stasera si
ritrovano terzultimi a due punti dal Lecce.
Alla squadra di Cavasin restano da giocare
la gara interna contro il Palermo e la
trasferta dell'Olimpico contro la Roma,
altra squadra con un conto in sospeso con i
doriani (il doppio Pazzini di dodici mesi fa
scippò lo scudetto ai giallorossi). Tutto
sembra remare contro la Samp, tenuta in A
ormai solo dalla matematica.
GENOA-SAMPDORIA 2-1 (1-0)
GENOA (4-4-2):
Eduardo 5,5; Mesto 5.5, Dainelli 6, Kaladze
5,5, Criscito 6; Rafinha 5,5 (28' st
Antonelli s. v.), Kucka 5,5 (48' st Konko s.
v.), Milanetto 6, Rossi 6; Floro Flores 6.5
(36' st Boselli s. v.), Palacio 6. (73
Scarpi, 5 Konko, 22 Destro, 42 Veloso, 43
Paloschi). All.. Ballardini
SAMPDORIA (4-4-2):
Da Costa 6; Zauri 5,5, Volta 5.5, Lucchini
6, Ziegler 6; Mannini 6,5, Tissone 6 (24' st
Poli 6), Palombo 6,5, Laczko 6 (15' st
Guberti 5,5); Pozzi 6.5 (33' st Maccarone
5), Biabiany 6,5 (85 Curci, 4 Dessena, 28
Gastaldello, 41 Macheda). All.: Cavasin
ARBITRO: Tagliavento
di Terni
RETI: nel pt 45'
Floro Flores; nel st 21' Pozzi, 51' Boselli
ANGOLI: 9-2 per la
Sampdoria
RECUPERO: 1' e 6'
ESPULSO: Mesto al
45' st per fallo violento (rosso diretto)
AMMONITI: Criscito,
Floro Flores e Mannini per comportamento
antiregolamentare, Tissone e Rossi per gioco
scorretto
A NOI DEL FAIR
PLAY FINANZIARIO NON CE FOTTE
PROPRIO UN CAZZO !!! FIRMATO
TESTA DI MERDA, PREMIER D'ITALONIA
L'ultima follia? Cristiano
Ronaldo. Per portarlo al Milan,
ci vogliono 224 milioni di
euro. Novantaquattro per il
cartellino, 130 di stipendio
per i prossimi cinque anni. Ma
il Milan, che fattura la metà
del Real Madrid, può
permetterselo?Si, può e
Platini può andare a fare in
culo con le sue stronzate...
Negli ultimi dieci anni il
calcio italiano ha incassato
13,4 miliardi e ne ha spesi 11
solo per gli stipendi dei
calciatori e dei tecnici. Una
autentica pazzia che in altre
settori, diversi dal pallone,
avrebbero portato le aziende
al fallimento.
(...ed infatti come al solito,
Bianchi si dimentica di
citarli questi fallimenti:
Napoli(2004),
Como(2004),Perugia (2005),
Torino (2005),Fiorentina
(2002), Lazio (2002), poi
salvata politicamente....)Ma
nel calcio è una pazzia a cui
pochissimi club riescono a
mettere un freno: sicuramente
virtuoso è il Napoli (che
spende solo il 35% in
stipendi: ma come farà?) e la
stessa Lazio di Lotito che
segue una certa linea da anni.
Ma le altre?
La voce stipendi è addirittura
aumentata nel 2009-2010: da
1,093 a 1,162 miliardi. In
media il 68% del fatturato.
Delle grandi, l'Inter arriva
al 93%, il Milan all'85%, la
Roma al 74%. Nonostante tutti
i buoni propositi, il Milan ad
esempio è addirittura
"peggiorato": 192,8 milioni di
stipendi contro i 178,8
dell'anno precedente.
Ibrahimovic e Robinho hanno
avuto un ruolo importante. Il
Milan per pagare i suoi
carissimi calciatori spende,
come detto, l'85% dei ricavi
che sono addirittura
diminuiti, 227,7 milioni
(la metà, appunto, del Real
Madrid...).
Il rosso del club milanese è
arrivato a 69,8 milioni, poco
più dell'Inter (69). Fa
miracoli Adriano Galliani in
queste condizioni: bene ha
fatto a liberarsi del gravoso
contratto di Ronaldinho ma ora
dovrà tagliare in maniera
consistente anche gli ingaggi
(in scadenza) di Inzaghi,
Seedorf, Pirlo, Nesta e c.
Sarà molto dura in futuro
tenere giocatori costosissimi
come Ibra, sarà quasi
impossibile arrivare a
Cristiano Ronaldo e sarà anche
molto dura, fra due stagioni,
rispettare le regole del
financial fair play. L'Uefa
non ha ancora fissato le
"punizioni" ma Michel Platini
ha garantito che a Nyon non
guarderanno in faccia a
nessuno: ma avranno la forza
di escludere dalle Coppe una
big?
Non si sa: c'è il forte
rischio di contenziosi legali
a livello europeo. Ogni
Nazione d'altronde ha le sue
regole. Non solo fiscali. Non
è semplice stabilire norme che
possano andare bene a tutti.
LA
CONSOB VUOLE CAPIRE IL DEBITO
INFINITO TARGATO ROMA
Il faro della Consob si
accende sui conti della Roma.
Il dossier sulle pendenze del
club giallorosso, circa 60
milioni di euro tra
contenziosi e ingiunzioni, ha
inevitabilmente agitato le
acque intorno alla gestione
uscente della società,
muovendo l'interesse della
Commissione per le Società e
la Borsa. Che, ieri mattina,
ha convocato presso i propri
uffici di vigilanza la
dottoressa Cristina Mazzoleni,
direttore di pianificazione e
controllo degli affari di
Trigoria, per chiedere
l'origine del documento e
capire se esistano
corrispondenze reali tra i
numeri del report e i bilanci
approvati e se gli esercizi
passati nascondessero voci
passive. In più, ha chiesto un
riscontro sui dettagli
economici pubblicati da
"Repubblica". Dettagli che
trovano corrispondenza nella
realtà dei fatti, come la
dirigente ha confermato
all'organo di vigilanza nella
mezz'ora di colloquio: un
incontro illustrativo, a cui
ha preso parte anche
l'avvocato Tesei dello studio
Carbonetti. Per far fronte
alle pendenze - ha spiegato
la dottoressa Mazzoleni - la
Roma ha accumulato nel corso
degli anni circa 13-14 milioni
nel fondo accantonamento
rischi: una cifra ritenuta
congrua dai revisori esterni.
I bilanci, dunque,
rappresenterebbero fedelmente
la situazione societaria. Una
spiegazione ricevuta dalla
Consob, che però non ha
concluso con il colloquio di
ieri gli accertamenti sul
caso: nei prossimi giorni
potrebbe essere chiesto a
Italpetroli di mettere a
disposizione il "legal due
diligence report" del
venditore, in cui sono
contenuti tutti i dettagli
sulla società. Le ultime ore
hanno in ogni caso tolto
serenità agli inquilini di
Villa Pacelli, storica
residenza della famiglia
Sensi. Dove più di qualcuno
teme (a ragione o meno)
un'azione di responsabilità
verso gli amministratori da
parte dei piccoli azionisti.
Utd, ci
pensa Hernandez,crolla come al
solito l'Arsenal(1-2)contro
una squadra semi
sconosciuta,fuori dai giochi.
Una speranza per il Chelsea a
6 punti
Chelsea, finalmente Torres
United, ci pensa Chicharito.
Il Manchester United fatica ma
supera di misura l'Everton e
fa altri tre passi verso il
titolo. A decidere il gol,
all'84', di Hernandez. Il
Chelsea risponde battendo 3-0
il West Ham: nel primo tempo
segna Lampard, poi a sei dal
termine arriva il primo gol di
Torres con i Blues e al 90'
Maluda sigla il tris. Alle
spalle delle prime il
Tottenham vede allontanarsi la
Champions e ora deve anche
guardarsi le spalle. Gli Spurs
vengono bloccati a White Hart
Lane sul 2-2 dal West Browmich,
beffati da Cox dopo che
Pavlyuchenko e Defoe avevano
rimediato al vantaggio di
Odemwingie. Si avvicina così
al Tottenham e al quinto posto
che vale l'Europa League il
Liverpool, che travolge 5-0 il
Birmingham con una tripletta
di Maxi Rodriguez a cui si
aggiungono le reti di Kuyt e
Cole. Con Houllier ancora in
ospedale, l'Aston Villa non va
oltre l'1-1 contro lo Stoke (a
Jones risponde Bent), stesso
risultato anche in
Blackpool-Newcastle e tra
Wolverhampton e Fulham. Prova
di forza del Sunderland che
batte in rimonta il Wigan per
4-2 con doppietta di Henderson
e gol di Gyan e Sessegnon su
rigore.
34esima giornata
Manchester Utd - Everton 1-0
Aston Villa - Stoke City 1-1
Blackpool - Newcastle 1-1
Liverpool - Birmingham City
5-0 Sunderland - Wigan
Athletic 4-2 Tottenham - West
Bromwich 2-2 Wolverhampton -
Fulham 1-1 Chelsea - West Ham
3-0 DOMENICA Bolton - Arsenal
ore 17 LUNEDI' Blackburn -
Manchester City ore 21
Kakà-Higuain show
Il Real va a forza sei,ma il
Barca rimane a +8 a 5 dalla
fineNel suo match serale, poco più
tardi del Real, il Barcellona
ha poi risposto con un
successo più contenuto
rispetto ai blancos e anche
rispetto alla sua solita messe
di gol. I blaugrana hanno
difatti piegato 'solo' 2-0 l'Osasuna
tornando al vantaggio in
classifica di +8. I gol sono
stati segnati al 24' del primo
tempo di Villa e di Lionel
Messi all'88'.Che
in Spagna ci siano di fatto
solo due squadre è un fatto
noto. Una ulteriore conferma è
arrivata dal primo match della
33esima giornata: il Real
Madrid ha infatti vinto 6-3
sul campo del Valencia, cioè
la squadra terza in
classifica, la prima - anche
se staccatissima -
inseguitrice dei blancos e del
Barcellona. La formazione di
Mourinho è tornata al Mestalla
tre giorni dopo il trionfo in
Coppa del Re contro i
blaugrana e ha dato
spettacolo, chiudendo la
pratica già nel primo tempo,
terminato 4-0. Protagonisti
della partita Higuain
(tripletta) e Kakà
(doppietta). Le marcature
erano state aperte da Benzema.
Per il Valencia vanno a
bersaglio Soldado, Jonas e
Alba ma solo quando la gara è
ormai completamente
compromessa. Real a -5 dal
Barcellona, ora in campo
contro l'Osasuna.Mou,
primo "titulo" al Real
Ronaldo stende il Barça
Il
Barca fallisce il TRIPLETE.
Clamorosa sconfitta nella
finale Coppa del Re contro il
Real Madrid di Mourinho.
Una serata unica al Mestalla,
per certi versi
indimenticabile anche perché
ha segnato il primo trofeo di
Mourinho con il Real Madrid. A
regalarglielo Cristiano
Ronaldo con un gol nel primo
tempo supplementare dopo una
partita equilibrata che
però ha premiato la rabbia
agonistica dei madrilisti. Il
Barcellona ci ha provato,
soprattutto nel secondo tempo,
ma sulla sua strada ha trovato
un insuperabile Casillas.
LA PARTITA -
Lo stadio di Valencia è tutto
esaurito per la finale di
Coppa del Re. Il sovrano di
Spagna Juan Carlos presente in
tribuna. Da quelle parti anche
Shakira, fidanzata di Piquet.
Subito Real con una punizione
sul primo palo di Xabi Alonso
alta. Lancio di bottigliette,
cori a volume altissimo,
insomma atmosfera da grande
evento. Anche in campo non si
scherza, con il Barcellona
spesso attorno all'arbitro
Mallenco contro alcune
punizioni fischiate agli
uomini di Mourinho, Ronaldo su
tutti. Al 12' doppia occasione
Real: prima Ronaldo poi Ramos
falliscono il gol di fronte a
Pinto. Al 20' ci prova Ozil di
sinistro ma dal limite il suo
tiro finisce a lato. Il giallo
numero uno è per Pepe e la
decisione di Mallenco fa
infuriare Mourinho. La gara
non sembra voler prendere i
binari della serenità. Arbeloa
passeggia su Villa con rissa
seguente in mezzo al campo.
Intanto, "l'altra partita",
prosegue con Ronaldo
protagonista in negativo: al
30' aggancio fallito in area
ed occasione buttata al vento.
La sfida dei nervi ritrova la
parità nelle ammonizioni:
tocca a Pedro del Barcellona
al 35'. Il Real tiene palla e
quando non ce l'ha tra i piedi
fa pressing, tanto. Come
quando Piquet sbaglia a
centrocampo e Ronaldo ne
approfitta lanciandosi verso
Pinto che però respinge il
tiro del portoghese. Minuto
44': assist con la spalla di
Ronaldo per Marcelo, cross al
centro dalla destra dove Pepe
stacca di testa ma colpisce il
palo. La 'espaldinha' chiude
il primo tempo.
IL SECONDO TEMPO -
Il Barcellona comincia meglio
la ripresa, più convinti gli
inserimenti dei centrocampisti
e più coraggiose le iniziative
in avanti: ovvero Pedro e
Messi si sono svegliati. Pedro
al 50' con palla alla destra
di Casillas. Messi abbattuto
al 60' da Xabi Alonso che
rimedia il giallo. Mourinho
vede le brutte e se la prende
con Ronaldo: sfuriata tra
connazionali per il mancato
supporto in difesa
dell'attaccante. Il
pressing/diga a centrocampo
non funziona più e Mou si
sbraccia dalla panchina per
riportare l'ordine del primo
tempo. Pedro in fuorigioco,
con gol annullato al 70'. Un
minuto dopo dentro Adebayor
per Ozil. L'ex City rimedia
subito il giallo al 74' per un
battibecco con Mascherano. Un
minuto e Casillas è regale:
prima miracolo su Messi dal
limite, poi volo su un
pallonetto di Pedro dritto
verso l'incrocio dei pali. Al
80' è praticamente assalto:
Pedro ci riprova dalla
sinistra ma ancora Casillas a
deviare in angolo. Dall'altra
parte il collega Pinto si
traveste da difensore
arrivando a respingere
l'attacco di Adebayor fino
alla linea laterale. Insomma a
questa partita manca soltanto
il gol. Quello negato da Pinto
a Di Maria al 90': salto
plastico per mandare in angolo
la conclusione dell'argentino.
SUPPLEMENTARI -
Due domande al 98': come fa
Ronaldo a correre così veloce
nel primo tempo supplementare
dopo un assist di Alonso? E
poi, come ha fatto CR7 a non
centrare la porta di Pinto? La
risposta è a lato, alla destra
del portiere blaugrana. Il Re
si diverte, Shakira smanetta
con il cellulare e i tifosi
aspettano un gol. Che arriva
finalmente al 102'. Marcelo-Di
Maria, poi ancora Marcelo-Di
Maria: dal dialogo tra i due,
sulla sinistra, esce il cross
per la testa di Ronaldo
che insacca. L'ultimo tempo
comincia con due cambi di
Guardiola: Afellay per Villa, Keita
per Busquets. Ancora occasioni
per Adebayor e Ronaldo e poi
doppio giallo a Di Maria.
Finisce così, con il trionfo
di due portoghesi nella serata
della Coppa del Re di Spagna.
CHELSEA
E ARSENAL A 6 PUNTI DALLO
UNITED
Il Chelsea supera il
Birmingham 3-1 e aggancia al
secondo posto in classifica l'Arsenal,
bloccato sul 3-3 in casa del
Tottenham. Non sono mancate le
emozioni e i gol (10 in due
partite) nei due recuperi
della 28/a giornata della
Premier League, ma alla fine a
sorridere è soprattutto
Ancelotti.
CHELSEA SUPER - Allo
Stamford Bridge i Blues hanno
confermato di essere la
squadra più in forma del
campionato, (sei vittorie e
due pareggi nelle ultime otto
giornate) sbarazzandosi senza
problemi del Birmingham,
archiviando la partita già nel
primo tempo con Malouda e
Kalou. L'esterno francese
chiude i conti a metà ripresa
e diventa inutile il gol della
bandiera segnato su rigore da
Larsson nel finale: con questi
tre punti i blues sono a sei
lunghezze dal Manchester
United capolista.
FRENA L'ARSENAL - A
64 punti sale anche la squadra
di Wenger, che sfiora il colpo
in casa del Tottenham passando
in vantaggio due volte ma alla
fine viene raggiunta. I
Gunners passano subito con
Walcott, ma vengono raggiunti
da Van der Vaart. L'Arsenal
colpisce ancora con Nasri e
Van Persie e si illude di aver
fatto sua la parita:
Huddlestone nel finale del
primo tempo e ancora Van der
Vaart (su rigore) fissano il
punteggio sul 3-3 finale.
LA VORAGINE DEBITORIA
TARGATA AS ROMA:76 MILIONI DI
EURO PER RIPIANARE
In una città che vive e si
abbevera di chiacchiere, la
vendita della "As Roma" e il
tramonto della famiglia Sensi
offrono da mesi uno spettacolo
variopinto. Che molto dice
sullo stato dell'industria del
pallone e sul rumoroso circo
che le si muove attorno
("papponi", ebbe a definirli
Daniele De Rossi qualche tempo
fa) e che, naturalmente, gira
alla larga da un paio di
domande chiave. Insieme a un
marchio dalle straordinarie
potenzialità, a una storia e a
una passione cieca nella sua
fede, cosa si sono comprati
Thomas DiBenedetto, James
Pallotta, Richard D'Amore e
Michael Ruane? Cosa c'è,
davvero, nella pancia della "As
Roma"?
Si strepita sul prezzo di
vendita ("basso",
disquisiscono alcuni), si
lamenta un danno ai piccoli
azionisti (che solo oggi
scoprono di aver scommesso in
borsa su una società
tecnicamente fallita). Si
confonde la futura linea di
finanziamento operativa
assicurata dal venditore
Unicredit ai compratori con
un'operazione di leverage
(l'acquisto a debito, da
caricare sui bilanci di ciò
che si acquista) che non c'è
stata. Si arriccia il naso
sulla consistenza patrimoniale
degli acquirenti americani che
hanno evidentemente la colpa,
nel Paese del capitalismo
senza capitali, di aver tirato
fuori una settantina di
milioni di euro di tasca
propria tra acquisto del 67
per cento delle azioni e
immediato aumento di capitale
per far fronte a perdite di 36
milioni di euro. Qualcuno - e
vale la pena ricordarlo non
per ragioni di campanile - è
arrivato
a sfidarli neanche fossero
dei bari, come Claudio Lotito,
presidente di una società, la
"Ss Lazio", impiombata da un
debito con il Fisco che, nel
2005, ammontava a 140 milioni
di euro e che "ragioni di
ordine pubblico" consigliarono
di rateizzare in 23 comodi
anni. Dunque?
Se si ha la pazienza di
leggere le centinaia di pagine
e allegati del "Legal due
diligence report" redatto
dall'advisor dei venditori di
"As Roma" il 23 novembre del
2010, si comprendono le
ragioni di una trattativa
lunga e complicata.
Si scopre di quale sostanza è
fatto il Colosseo che,
consapevoli del rischio, gli
americani hanno comprato.
Quale Paese dei Balocchi e
fabbrica di "buffi", come a
Roma si definisce il
"pagherò", sia stata Trigoria
in questi anni. E lo sforzo
titanico che sarà necessario
per rimetterla al mondo e alle
regole del mercato. Conviene
insomma sapere, tanto per
dirne una, che su "As Roma"
grava un contenzioso
giudiziario (tra cause
intentate, ingiunzioni di
pagamento, azioni annunciate)
tra i 50 e i 60 milioni di
euro, più o meno l'importo di
una buona campagna acquisti.
Che tra chi bussa ancora a
quattrini ai cancelli di
Trigoria si avvistano ex
giocatori come Gabriel
Batistuta (chiede 9 milioni),
Gustavo Bartelt (9 milioni
anche lui), Ivan Helguera (un
tribunale di Albacete, Spagna,
gli ha già riconosciuto un
indennizzo di 185 mila euro),
Mauro Esposito (475 mila
euro), Sebastiano Siviglia
(pretende la differenza di
salario che ancora deve
ricevere a distanza di dieci
anni). Ma conviene anche
sapere che la lista di chi non
è stato mai pagato o, se lo è
stato, solo in parte, è lunga
come la fila ai tornelli della
Curva Sud. Un'umanità varia di
cui la due diligence dà conto
solo "per le cause di valore
superiore ai 100 mila euro" -
e in cui capita di trovare un
fior di professionista come
l'avvocato Filippo Lubrano,
già presidente del Consiglio
dell'Ordine degli avvocati di
Roma ed ex componente del cda
della società, in causa, a
Milano, per 2,5 milioni di
euro. O l'ex medico sociale e
oggi consigliere regionale
Mario Brozzi (che chiede al
giudice del lavoro che il suo
vecchio contratto a tempo
determinato sia trasformato in
impiego a tempo pieno). E,
ancora, la società di
marketing "Dls" (2 milioni e
mezzo), la casa di cura "Villa
Stuart", dove i calciatori
della Roma, evidentemente si
sono curati "a uffa", come si
direbbe da queste parti, visto
che le fatture non saldate
sfiorano 1 milione e 300 mila
euro. Del resto, appena il 18
ottobre scorso, i sindacati
avevano recapitato alla
società una lettera di messa
in mora in cui si denunciavano
"i ritardi, senza alcun
preavviso, nel pagamento degli
stipendi; il mancato rispetto
della definizione dei piani
ferie e del loro godimento;
l'uso frequente di lavoro
straordinario; il mancato
rispetto delle norme sulla
privacy; il mancato rispetto
degli accordi sui bonus".
Insomma, una pratica
avventurosa nei rapporti di
lavoro. Un po' come avvenuto
con i 402 contratti a tempo
determinato firmati dalla
società negli ultimi 5 anni
(189 con pensionati), buoni
evidentemente per retribuire
un indotto di professionisti
spesso dallo oscuro mandato.
Come nel caso del geometra
Coricelli, saldato con 70 mila
euro lordi annui, per
adempiere, si legge nel suo
contratto, a mansioni che
neppure un asso
dell'enigmistica sarebbe in
grado di decrittare: "Attività
di conduzione, avanzamento,
finalizzazione di parti
progettuali e avvio delle
operazioni di cantiere per la
costruzione delle opere
previste nell'ambito delle
specifiche dei tempi e costi,
determinati di volta in volta
dai progetti".
"I Sensi sono stati una
famiglia generosa", si sente
ripetere. Andrebbe aggiunto,
con i soldi di una banca, "Unicredit",
e con il piglio di quei padri
che ipotecano la casa per
comprarsi la macchina. I
numeri, del resto, danno
ragione all'adagio, se si
pensa che a Bruno Conti
(stipendio lordo annuo di 500
mila euro), l'As Roma, che
fatica a pagare gli stipendi,
concede un prestito in
scadenza nel 2012 di oltre 200
mila euro (a oggi restituito
per la metà). Che a Trigoria
sono 7 le auto a disposizione
della dirigenza, che nessuno
ha mai trovato il tempo
neppure di occuparsi dei
contratti da 15 mila euro al
mese dei giardinieri dei campi
di allenamento, scaduti e
apparentemente tacitamente
rinnovati. Cari americani,
benvenuti al Colosseo.
ANCHE IL MILAN VINCENTE SOTTO
DI 70 MILIONI DI EURO: PER CHI
FUNZIONA IL FAIR PLAY
FINANZIARIO?? DICONO CHE DAL
2012 LE PERDITE IN BILANCIO
DEBBANO ESSERE AL MASSIMO DI
45 MILIONI DI EURO NON
RIPIANABILI CON ASSEGNI
STACCATI DAI MILIARDARI
ANNOIATI...
Oggi, durante l'assemblea dei
soci che sancirà l'ingresso
della neoconsigliera Barbara
Berlusconi, verrà
ufficializzato il passivo del
bilancio 2010: la cifra è
tornata tonda e supera i 70
milioni di euro, rispetto ai
9,8 milioni di deficit nel
2009. Una perdita che si
spiega soprattutto in un modo:
nella scorsa estate non ci
sono state maxi cessioni. Un
anno fa l'affare Kakà fruttò
una plusvalenza di ben 74
milioni di euro, e un aiutino
lo diede l'addio di Gourcuff.
Si trattò di entrate record.
Mentre Allegri preparerà la
sfida contro il Palermo,
Galliani giocherà una partita
altrettanto difficile:
spiegherà come intende
lavorare per non far infuriare
la proprietà Fininvest (in
particolare Marina Berlusconi)
e Michel Platini, il
presidente della Uefa che a
partire dal 2012 pretende
conti equilibrati e presidenti
in linea. Il processo di
risanamento è già cominciato,
come dimostra la riduzione del
monte stipendi. Nel 2009 i
costi totali dell'esercizio
erano di 323 milioni di euro,
l'addio di Ronaldinho a
gennaio e la ridiscussione di
molti contratti in scadenza
permetteranno di migliorare
questo dato. Andrea Pirlo, ad
esempio, se vorrà restare al
Milan dovrà accettare la nuova
politica dei costi con un
decurtamento da 5 milioni più
premi a circa 3,5. Nella sua
stessa situazione ci sono
Ambrosini, Nesta, Inzaghi,
Seedorf, Abbiati, Oddo e
Jankulovski. Chi si adegua
resterà in famiglia,
altrimenti amici come prima ma
altrove.
ROMA, PRIMO CLUB ITALIANO IN
MANO A STRANIERI
La “firma di
Boston” è sicuramente un
evento storico per il calcio
italiano. Una firma che chiude
un’epoca per aprirne un’altra.
L’arrivo degli americani alla
Roma può cambiare la geografia
del calcio stesso,
spostando gli attuali
equilibri e creandone di
nuovi. Per un semplice motivo:
se la Roma , con grandi
affanni, in questi ultimi anni
è riuscita ad arrivare spesso
tra le prime, sicuramente
dovrebbe fare meglio una volta
acquisita la stabilità
economica che
il gruppo DiBenedetto ha
dovuto garantire fermamente a
Unicredit, il gruppo bancario
che ormai era diventato
padrone del club. E che rimane
al momento con una quota molto
forte all’interno della
società.
Oltre a essere la prima volta
che un grande club finisce in
mani straniere (se si eccettua
gli inglesi della Enic che
entrarono nel Vicenza ormai
una quindicina d’anni fa),
all’improvviso il calcio viene
a contatto con un metodo di
lavoro e di concezione dello
sport totalmente diverso dal
nostro, a sua volta unico nel
mondo. Thomas DiBenedetto e i
suoi tre soci che si sono
suddivisi in parti uguali gli
oneri finanziari del pacchetto
in vendita, puntano
dichiaratamente al business,
ad avere una grande squadra e
possibilmente a vincere, per
fare soldi. Non so quanta
passione possano metterci, di
certo sono personaggi che
nulla hanno a che vedere con i
classici presidenti italiani
(da Moratti a Berlusconi, da
Agnelli a Della Valle, da
Lotito a De Laurentiis) che lo
fanno per tifo, per
affermazione personale o per
affermazione politica e
sociale, per contare sempre di
più nella propria città, nel
mondo del lavoro e degli
affari, per avere un occhio di
riguardo dalle istituzioni,
sicuramente per passione
autentica e anche folle in
molti casi. Ma quasi mai per
guadagnarci direttamente.
Quasi nessuno
in Italia concepisce il calcio
come business. Anzi i vantaggi
di cui dicevamo sono spesso
costati bilanci in rosso per
decine e decine di milioni
all’anno.
La famiglia
Sensi che ha passato il
testimone a DiBenedetto & C
dopo 18 anni, nella Roma ha
bruciato gran parte del
proprio patrimonio. Arrivando
in qualche occasione anche a
tenere testa ai grandissimi
club italiani che alle spalle
hanno ben altre società e ben
altri soldi. Il nuovo
management americano - ma
con una gestione italiana del
club addirittura
abbondantissima visto che
Giampaolo Montali sarà
affiancato da Franco Baldini,
ex dirigente della Roma di
Sensi e braccio destro di
Capello con esperienze che
vanno dal Real Madrid alla
nazionale inglese, e da Walter
Sabatini uno dei migliori
scout del calcio italiano -
punta alla costruzione di un
club da portare stabilmente ai
primi posti ma con l’unico
obbiettivo di produrre
profitti. Secondo il
classico modello dello sport
americano. Che prevede
merchandising, grande
diffusione del marchio e
soprattutto tutti i proventi
possibili dalla costruzione di
un nuovo stadio di proprietà.
Non sappiamo
come dalla teoria si passerà
alla pratica, non sappiamo
cosa e quanto resterà delle
idee e dei soldi (40 milioni
per la prima campagna
acquisti) degli americani, una
volta che il loro progetto
andrà steso sul calcio
italiano, oggetto sempre molto
scivoloso e infido. Non
sappiamo come gli americani
reagiranno alle prime
difficoltà, alle prime
trappole, alle gelosie tipiche
di un ambiente che vede sempre
con grande diffidenza il
nuovo. La gestione di Montali-
Baldini-Sabatini dovrebbe
ammortizzare proprio questi
contraccolpi e garantire la
partenza migliore possibile
alla nuova avventura. Ma i
dubbi e i contrattempi possono
essere ovunque.
Una delle tifoserie più
calde e umorali d’Italia,
apposta la fatidica firma dopo
mesi se non anni di attesa,
aspetterà subito le prime
fondamentali decisioni: quale
allenatore (Ancelotti o avanti
con Montella?), quali e quanti
giocatori con cui rinforzare
una squadra che si appaga
troppo facilmente delle rare
vittorie, che difetta di
evidente presunzione, che si
compiace di se stessa ma non è
mai veramente affamata di
vincere. L’americano che
arriva a Roma non è né l’Abramovich
del Chelsea, né lo sceicco Al
Mansour del City, né quel
Malcom Glazer cui i tifosi del
Manchester United hanno fatto
la guerra fin dal primo giorno
ma che i Red Devils ha
comunque portato molto, molto
in alto.
Prime
proclami di DiBenedetto a
parte (”Ringrazio Berlusconi
per il benvenuto, il nostro
obbiettivo è che la Roma vinca
adesso quanto il suo Milan”
che è già una frase un po’
oltre…) l’americano della Roma
costruirà il nuovo club in
maniera molto più graduale,
senza troppi colpi di testa,
senza troppe illusioni,
facendola crescere sotto tutti
i profili: sul campo e
soprattutto fuori. Un grande
giocatore o due l’anno e poi
tanti giovani con cui
circondare un Totti, ormai
anziano, ma che in queste
ultime difficili settimane si
è caricato la squadra sulle
spalle.
Da
Sensi a Totti la Roma degli
ultimi 15 anni è stata una
Roma, molto, molto romana,
quasi chiusa, addirittura, nel
grande raccordo anulare che la
circonda. Quella americana del
futuro forse sarà migliore,
sicuramente sarà molto
diversa.
1-1 AL CLASICO: BARCELLONA
+8 SUL MADRID
Le firme di Messi e Cristiano
Ronaldo, entrambe su rigore,
aprono il poker di clasici che
tra Liga, Copa del Rey e
Champions riempiranno di
spagnolo lo spettacolo
mondiale del calcio. L'1-1
finale consegna di fatto il
campionato ai blaugrana, che
mantengono otto punti di
distacco dagli avversari ma
non riescono a chiudere la 'manita'
di clasicos consecutivi vinti
nonostante il vantaggio di un
gol e di un uomo. Le merengues
trovano il pareggio con una
reazione d'orgoglio che non
riapre i giochi per la
conquista della Liga ma che
moralmente vale quasi una
vittoria perché scaraventa
alle spalle una serie di
sconfitte e brutte figure che
puntualmente arrivavano
all'incrocio con i catalani.
FUORI OZIL, PEPE IN MEDIANA
- Mourinho
se la gioca rinforzando il
centrocampo: fuori la tecnica
di Oezil per la sostanza di
Pepe, posizionato davanti alla
difesa. Guardiola recupera
Puyol e lo schiera al fianco
di Piqué, in attacco il
tridente Messi-Pedro-Villa. Il
match si scalda al 10' con una
punizione di Cristiano Ronaldo,
il Barcellona risponde con
cinque minuti di possesso
palla praticamente
ininterrotto, concluso con una
verticalizzazione di Iniesta
per Messi: l'argentino
controlla e prova a scavalcare
Casillas con un pallonetto,
bravo il portiere delle
merengues a restare in piedi e
a bloccare la sfera. Benzema
crea qualche difficoltà a
Victor Valdes, Cristiano
Ronaldo manda alto di testa su
corner, la partita non si
sblocca.
VILLA RECLAMA UN RIGORE -
Al 27' l'azione che potrebbe
far pendere la bilancia del
match dalla parte dei
catalani: Villa taglia in area
e viene servito sulla corsa,
l'attaccante ci arriva un
attimo prima di Casillas e
allunga la sfera verso
l'esterno prima di essere
travolto dal portiere
avversario: rigore che sembra
netto ma l'arbitro lascia
correre tra le proteste
blaugrana, la veemenza di
Piqué ottiene solo
un'ammonizione. Il Bernabeu si
scalda e spinge il Real, che
aumenta l'aggressività e
toglie respiro agli avversari:
Pepe in mediana si fa sentire,
Di Maria in area piccola manda
alto da posizione defilata,
poi è provvidenziale
l'anticipo di Adriano su
Cristiano Ronaldo lanciato a
rete da Marcelo. Gli ultimi
botti arrivano nel finale, con
una parata eccezionale di
Casillas su Messi solo in area
e con un grande salvataggio di
Adriano sulla linea su un
colpo di testa di Cristiano
Ronaldo a colpo sicuro.
MESSI FA 30 DAL DISCHETTO,
REAL FERMO AL PALO -
Ripresa subito nel vivo, con
Cristiano Ronaldo che colpisce
la base del palo su punizione
a Valdes battuto. Oezil si
scalda ma il Barcellona passa:
Villa si infila nel corridoio
spalancato da un lancio di
Xavi, Albiol prima colpisce
con un braccio cercando di
intercettare l'assist, poi
trattiene l'avversario in area
in maniera plateale. Rigore e
cartellino rosso per il
difensore di Mourinho, dal
dischetto Messi non rischia e
con un tiro centrale porta
avanti il Barça, raggiungendo
la stratosferica quota di
trenta reti in campionato.
TRAVERSA DI XAVI, PALO DI
PEPE, RONALDO SU RIGORE -
Mou chiama fuori uno spento
Benzema e lancia Oezil, mentre
Guardiola è costretto a
sostituire Puyol, che si fa
male dietro alla coscia ed è
costretto ad uscire in
barella. In dieci la manovra
blaugrana si fa baldanzosa,
Xavi dal limite sfiora il
colpo del ko con un destro che
colpisce la traversa. La palla
è quasi sempre tra i piedi del
Barcellona che soffre solo i
calci piazzati, infatti è un
corner che offre l'occasione
al Real di pareggiare ma Keita
disturba Pepe nella
conclusione in area piccola,
poi il portoghese prova a
ribattere in rete la sfera ma
riesce solo a colpire il palo
esterno. Mourinho le prova
tutte, inserendo anche
Adebayor, e viene premiato a
otto minuti dal termine,
quando Dani Alves entra in
scivolata su Marcelo in area,
toccando prima il pallone e
poi falciando l'avversario.
L'arbitro decreta la massima
punizione, trasformata da
Cristiano Ronaldo che risponde
a Messi e sale a 29 gol in
Liga. Finale palpitante con
Villa che fallisce il colpo
del ko provando il pallonetto
su Casillas, intelligente e
reattivo nell'intercettare la
conclusione, Khedira che di
sinistro impegna Valdes e, nel
recupero, ancora con Villa che
fallisce il controllo in piena
area e in piena solitudine
davanti a Casillas. La Liga si
tinge sempre più di blaugrana, ma questo
Real inizia a preoccupare
Guardiola.
SEMIFINALE DI COPPA
D'INGHILTERRA AL CITY. LO
UNITED FALLISCE IL TRIPLETE
Il Manchester City fa suo il
derby di FA Cup a Wembley e
dopo 30 anni dall'ultima volta
vola in finale superando lo
United grazie ad un gol di
Yaya Touré. Mancini ora
aspetta la vincente di
Bolton-Stoke City per giocarsi
il primo trofeo alla guida del
club inglese. Una vittoria
costruita con attenzione
difensiva e aggressività a
centrocampo, e ovviamente col
piglio della grande squadra
che sfrutta l'occasione per
segnare e poi blinda il
risultato.
BERBATOV, CHE ERRORI - Reduce
dalla vittoriosa sfida di
Champions contro il Chelsea,
Ferguson (con Rooney
squalificato) rinuncia alle
due punte e schiera Berbatov
unico terminale offensivo con
Nani e Valencia sulle fasce,
replicando il modulo di
Mancini che, con Tevez ko, sceglie
Balotelli e lascia Dzeko in
panchina. Il primo tempo è
comandato dallo United, che al
quarto d'ora spreca due
occasioni clamorose con
Berbatov nel giro di un
minuto: nella prima si fa
ipnotizzare da Hart, nella
seconda a un metro dalla porta
vuota manda incredibilmente
alto con Rooney che si dispera
in tribuna. I Citizens
iniziano ad uscire fuori alla
mezz'ora con Barry e Balotelli,
che costringe Van der Sar
all'intervento. Poi è Kompany
che a due minuti dal termine
sfiora il palo con una
stoccata dal limite.
RIPRESA, DECIDE TOURE' -
L'inerzia del match nella
ripresa si sposta decisamente
dalla parte del City, che
sfiora il gol con Balotelli e
poi passa al 52' con Touré,
bravo a rubare palla a Carrick
(erroraccio del centrocampista
in fase di appoggio) e a
involarsi in area trafiggendo
Van der Sar sotto le gambe.
Citizens padroni del match,
Ferguson scuote i suoi
inserendo Hernandez per
Valencia ma lo United resta in
10 per il cartellino rosso a
Scholes per un fallaccio in
gambatesa. Nani colpisce la
traversa su punizione ma è il
City a sfiorare il gol ancora
con Yaya Touré, uomo del
match, nel finale. Addio
Triplete per Ferguson, Mancini
vicino a fare la storia del
City.
BALOTELLI, RISSA SFIORATA - Dopo
il triplice fischio Balotelli
si rende protagonista di una
nuova bravata: provoca i
tifosi avversari e fa saltare
i nervi prima a Anderson e poi
a Rio Ferdinand: entrambi
arrivano a spintonare
l'italiano, che aveva mostrato
ai supporters avversari la
propria maglia, e solo
l'intervento del tecnico del
City e di altri compagni di
squadra evitano la rissa.
MANCINI ASSOLVE BALOTELLI - «Un
giorno importante ma non
abbiamo vinto ancora nulla.
Sono molto contento,
soprattutto per i nostri
tifosi che meritano di vivere
giorni come questi -
le parole di Mancini -.Battere
lo United in una semifinale
così importante non è mai
facile, ma credo che oggi
soprattutto nella ripresa
abbiamo dominato. Tutti si
sono espressi al meglio, con
grande spirito di sacrificio.
Balotelli? Non ha fatto nulla
di grave, è preso di mira da
tutti. Ha giocato bene, sono
contento per lui perchè si è
messo a disposizione della
squadra».
ESONERATO VAN GAAL - Dopo
l'1-1 con il Norimberga che sabato l'ha fatto scivolare
fuori dalla zona Champions, il Bayern ha esonerato in
tronco il tecnico olandese Louis van Gaal. I bavaresi
saranno costretti a battere proprio Heynckes, loro
prossimo allenatore, per alimentare la speranza di
agguantare il terzo posto. Il presidente del Consiglio
di sorveglianza del Bayern, Uli Hoeness, ha spiegato il
licenziamento di Van Gaal con la spaccatura che si era
ormai creata tra quest'ultimo ed i giocatori e con il
clima di rassegnazione all'interno dello spogliatoio. «La
bella favola secondo la quale i giocatori sostenevano
l'allenatore si è rivelata una balla» ha
ammesso il dirigente. In effetti van Gaal «non
aveva più il polso della squadra. Da tempo nello
spogliatoio non c'era più gioia». Secondo Hoeness,
la decisione presa a gennaio di schierare titolare il
portiere Thomas Kraft al posto di Jorg Butt è stata
l'inizio della fine. Una scelta che avrebbe finito «per
destabilizzare completamente la difesa». Il
presidente Karl-Heinz Rummenigge ha sottolineato che la
decisione era nell'aria da diverse settimane, così come
il crescente malcontento della dirigenza: «Dobbiamo
fare tutto il possibile per arrivare terzi».
Intanto, Van Gaal, è stato sostituito fino al termine
della stagione dal suo vice, Andries Vonker. Nell'altro
posticipo della 29ª giornata il Borussia di
Moenchengladbach (ultimo in classifica) ha umiliato il
Colonia (battuto 5-1) e si è portato a -2 dal St. Pauli.
Classifica: Borussia Dortmund 66 punti; Bayer Leverkusen
61; Hannover 53; Bayern Monaco 52; Magonza 45;
Norimberga 43; Amburgo 42; Friburgo 41; Schalke 04 39;
Hoffenheim 37; Colonia 35; Kaiserslautern e Werder Brema
34; Eintracht Francoforte 33; Stoccarda 30; Wolfsburg
28; St. Pauli 28; Borussia Moenchengladbach 29.
Real, storica sconfitta
Barça ok: ora è a +8,fine
della magia di MOu,almeno in
Spagna. Sprofondano Chelsea e
Arsenal,il ManCity vince 5-0 e
si porta al terzo posto.
La sorpresa che non t'aspetti
e che quasi certamente mette
la parola fine alla corsa al
titolo della Liga, il
campionato spagnolo: nel suo
Bernabeu il Real Madrid cede
clamorosamente (0-1) allo
Sporting Gijon che mette fine
all'imbattibilità casalinga di
Josè Mourinho, imbattibilità
che durava da oltre nove anni.
Una sconfitta pesante perchè
stasera il Real - che in
questa stagione aveva sempre
vinto davanti al proprio
pubblico - dopo il successo
del Barcellona sul campo del
Villarreal, dice virtualmente
addio alle possibilità di
rimonta sui baschi.
A fine giornata è piombato
difatti a -8 dal Barcellona
che, anche ingolosito dalla
possibilità di chiuderla qui,
al "Madrigal" col Villarreal
ha vinto 1-0 grazie alla rete
di Piqué al 22' della ripresa.
Il Barcellona ha giocato privo
dello squalificato Xavi e
degli infortunati Puyol, Pedro
e Abidal (fermo dopo
l'operazione al fegato),
mentre Messi, inizialmente
tenuto in panchina, è entrato
nel secondo tempo. Nel finale
di partita il portiere Victor
Valdes e Sergio Busquets, che
erano in diffida, si sono
fatti ammonire ed ora
salteranno la sfida casalinga
contro l'Almeria.
Tornando al clamoroso tonfo
interno del Real, il punteggio
finale è stato 1-0 per il
Gijon, con un gol di De las
Cuevas al 79'. Alibi delle
assenze a parte (fuori Ronaldo,
Marcelo, Benzema e Kakà), i
blancos reclamano per una rete
annullata a Carvalho per un
fuorigioco dubbio e la mancata
concessione di un rigore per
un
mani di Lora.
Prima della gara, tra l'altro,
c'era stato il tributo a
Ronaldo, che in quattro
stagioni e mezzo con la
camiseta blanca ha vinto due
campionati, una Coppa
Intercontinentale e una
Supercoppa di Spagna, segnando
104 gol e conquistando anche
un titolo di capocannoniere
della Liga. Standing-ovation
del Bernabeu e premio con le
figure "Aranguren y
Machimbarrena" consegnato da
Florentino Perez e Jorge
Valdano per il Fenomeno, che
ha salutato i suoi vecchi
tifosi con un giro d'onore.
"CAMPIONATO FINITO" - "La
matematica dice che la Liga
non è finita ma
obiettivamente, ora che la
distanza passa da cinque a
otto punti si può dire che è
praticamente impossibile
raggiungere il Barcellona".
Josè Mourinho alza bandiera
bianca al termine della
giornata fatale. "Conosciamo i
nostri limiti - l'analisi del
tecnico di Setubal, che ha
visto oggi chiudersi dopo nove
anni e 150 partite la striscia
record di imbattibilità
casalinga - La fortuna fa
parte del calcio e oggi è
stata tutta dalla parte dello
Sporting". Agli avversari però
riconosce che "ha avuto il
merito di giocare con la
giusta mentalità e di dare
tutto in campo. Così si deve
fare davanti a un avversario
che ha un potenziale
maggiore".
TRIPLETTA E PAROLACCE, ROONEY
CHIEDE SCUSA - Una
tripletta targata Rooney per
volare dall'inferno al
paradiso e aumentare il
vantaggio in testa alla
Premier League. Alla fine
dello scoppiettante sabato del
massimo campionato di calcio
inglese a festeggiare è il
Manchester United che rimonta
da 0-2 a 4-2 contro il West
Ham grazie alle prodezze del
suo numero 10 e approfitta dei
passi falsi di Arsenal (solo
0-0 in casa contro il
Blackburn) e Chelsea (1-1 sul
campo dello Stoke City) per
allungare a +7 sui Gunners e a
+11 sulla squadra di Carlo
Ancelotti. Dopo la partita
dello United Rooney ha dovuto
scusarsi, tramite il sito del
club, per le parolacce dette
nella telecamera dopo aver
segnato su rigore la sua terza
rete personale. "Voglio
scusarmi - ha fatto sapere
l'attaccante - perchè qualcuno
potrebbe essersi sentito
offeso dal modo in cui ho
celebrato il mio gol. In
particolare chiedo scusa a
tutti quei genitori ed ai
bambini che stavano guardando
la partita. In quel momento
l'emozione era troppo forte, e
ho agito senza riflettere".
Ora la Football Association
esaminerà le riprese filmate
dell'esultanza 'particolare'
di Rooney e deciderà se
prendere provvedimenti a
carico del calciatore.
Corruzione, Paolo Maldini
rinviato a giudizio
Paolo Maldini, è stato
rinviato a giudizio con le
accuse di corruzione e accesso
abusivo a sistema informatico.
Lo ha deciso il gup di Milano,
Luigi Varanelli. L'ex
calciatore del Milan e della
Nazionale, secondo l'accusa,
avrebbe dato soldi a un
funzionario dell'Agenzia delle
Entrate per aggirare i
controlli fiscali, affidandosi
a lui anche per una verifica
illecita relativa ad
un'operazione immobiliare che
voleva portare a termine in
Toscana.
Maldini era presente al
palazzo di giustizia di
Milano, quando il gup ha letto
la sua ordinanza,
contemporaneamente a Silvio
Berlusconi, presidente del
Consiglio e del Milan. Il
processo si aprirà il prossimo
21 giugno davanti alla decima
sezione penale del Tribunale
di Milano. Maldini è stato
rinviato a giudizio assieme ad
altre 12 persone. Nell'udienza
preliminare, che si è conclusa
oggi, erano imputate in totale
39 persone, tra dipendenti
dell'Agenzia delle entrate e
commercialisti, i quali
avrebbero aiutato decine di
imprenditori e titolari di
società ad aggirare i
controlli fiscali o ad
ottenere trattamenti più
favorevoli. Alcuni imputati
hanno scelto il
patteggiamento, altri il rito
abbreviato definito davanti al
giudice, altri quello
ordinario, come Maldini.
L'ex terzino del Milan,
secondo le indagini coordinate
dal pm Paola Pirotta, si
sarebbe rivolto al funzionario
dell'Agenzia delle entrate
Luciano Bressi, finito in
carcere nell'inchiesta, per
'aggirare' controlli fiscali.
Bressi aveva raggiunto un
accordo con la Procura per
patteggiare
la pena, restituendo circa un
milione di euro all'Agenzia
delle Entrate. Stando alle
indagini, fino al 23 giugno
2009 Maldini avrebbe corrotto
Bressi offrendogli non solo
"l'onorario per lo studio
(circa 40 mila euro annui)",
ma anche la "procura speciale"
della società costituita con
la moglie, la Velvet Sas, "da
cui scaturivano ingenti
corrispettivi 'in nero' (somma
non inferiore a 185 mila
euro)". Inoltre, tramite
Bressi, avrebbe acquisito
"dati riservati" all'anagrafe
tributaria sul conto di
Alessandro P.B., che faceva
parte di una società nella
quale l'ex calciatore sarebbe
voluto entrare per un affare
immobiliare. Maldini,
assistito dall'avvocato Danilo
Buongiorno, si è sempre difeso
sostenendo che sarebbe stato
lo stesso Bressi a sottrarre
soldi dalle casse della
società Velvet.
|
Arriva DiBenedetto
Già iniziato il futuro
Roma, prove di futuro. In
attesa di quello americano,
sospirato da tutti e che
probabilmente già da domani,
nella figura di DiBenedetto,
sbarcherà nella capitale in
attesa di stringere le mani a
Unicredit per sancire
l'acquisto della società, la
squadra giallorossa programma
il proprio domani.
Valorizzando le risorse che da
anni crescono tra le mura del
centro tecnico di Trigoria. E
che, con Montella, hanno
iniziato a trovare un po' di
spazio anche nella Roma di
oggi.
"CANTERA" ROMA -
Nel suo prime mese da tecnico
giallorosso, le novità
introdotte da Montella non si
sono limitate allo sviluppo
della prima squadra. Forse per
la sua formazione nel settore
giovanile, forse per l'età o
per una predisposizione
naturale a lavorare con i
ragazzi. Magari, anche per la
responsabilità di quell'ingombrante
paragone con l'ascesa di
Guardiola: Montella, fin da
subito, ha puntato forte sul
modello "cantera", portando a
Roma quanto accade all'estero
e soprattutto in Spagna.
Mentre la federcalcio studia
la partecipazione dell'under
21 al campionato di serie B,
il giovane tecnico romanista
ha fatto di più: altro che
serie B, per i giovani di
Primavera, Allievi, persino
Giovanissimi c'è già spazio in
prima squadra. Una svolta
epocale, che ha portato, nel
corso delle ultime settimane,
ragazzi cresciuti a Trigoria a
confrontarsi con il mondo dei
"grandi": basti leggere le
convocazioni delle gare
disputate con il neo tecnico
in panchina, in
cui non è mai mancato il nome
(o i nomi) di ragazzi della
primavera di Alberto De Rossi.
Viviani ('92) era in panchina
contro il Parma, Florenzi
('93) contro il Lecce. A
Donetsk hanno viaggiato con la
Roma due ragazzi del '93,
Sabelli e Caprari.
Quest'ultimo, a neanche
diciotto anni, ha persino
esordito in Champions League,
nel finale senza speranze del
viaggio ucraino. Nulla di
simile con Spalletti e
Ranieri, che si era fermato al
doppio esordio di Pettinari e
Scardina (in gol) a Sofia in
Europa League oltre un anno
fa.
INTEGRAZIONE - Forse
è presto per parlare di
modello Barcellona, ma
qualcosa è cambiato. parola
d'ordine, "integrazione". E
non soltanto per quelli che
hanno avuto la fortuna di
finire nella lista dei
convocati: mercoledì scorso,
quattro giovani delle squadre
giallorosse come Anastasio e
Romagnoli (classe '95),
Cittadino e Rosato ('94), si
sono trovati a correre e
sudare vicino a De Rossi e
Vucinic. Pochi giorni prima,
nella settimana chiusa da
Fiorentina-Roma, è toccato a
quattro ragazzi nati nel '96
(alcuni non hanno ancora
compiuto 15 anni), a infilarsi
le casacche da allenamento per
completare gli schieramenti di
una partitella di fine
allenamento con Totti e
Borriello. Non certo un test,
solo un premio al lavoro dei
giovani - in questo caso
quei Giovanissimi che Montella
ha allenato fino a 34 giorni
fa - e uno stimolo, per
mostrare quanto possa essere
vicino il "successo". Scelta
che ha colpito (positivamente)
anche i "big", abituati, nel
recente passato, a terminare
gli allenamenti 4 contro 4
piuttosto che a far spazio ai
piccoli giallorossi. Un ottimo
biglietto da visita per
Montella, anche agli occhi
degli americani che verranno:
la politica di integrazione e
fusione della prima squadra
con il settore giovanile,
infatti, è perfettamente in
linea con quella che ha in
mente il gruppo Usa, pronto a
valorizzare i giovani non solo
acquistandoli sul mercato, ma
anche con stanziamenti
importanti e mirati per
valorizzare infrastrutture e
investimenti nell'academy
romanista.
APPUNTAMENTO A LUNEDÌ -
Proprio sul futuro americano,
in queste ore, si continua a
lavorare. Tra avvistamenti
fantasma di DiBenedetto per le
vie del centro e improbabili
sogni di mercato, l'affare che
porterà la Roma in mani
americane è sempre più vicino
alla soluzione. Appuntamento
per lunedì mattina con
l'inizio dei lavori. Da quel
momento, ogni attimo sarà
buono per accogliere le firme
ufficiali. Per l'ingresso di
novi soci, invece, ci sarà da
attendere almeno la
conclusione ufficiale, con il
via libera del cda di Roma
2000, dell'Antitrust e la
chiusura dell'Opa
obbligatoria. Un mese almeno,
in cui si getteranno le basi
(si sta già facendo) per la
squadra che verrà. A quella di
oggi, il compito di concludere
al meglio la stagione,
raggiungere la Champions
League e gettare le basi
(anche economiche) per la
realizzazione della prima Roma
made in Usa.
|
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Diritti tv, i club in allarme
Sky vuole pagare di meno
La Lega di serie A-dopo il
blitz a Pechino, con Maurizio
Beretta e Marco Brunelli, per
il rilancio della Supercoppa
italiana-adesso si concentra
soprattutto sul nuovo
contratto tv, che andrà in
vigore dal 2012. Con grandi
novità e anche con grandi
apprensioni perché il caso
Dahlia ha aperto scenari poco
allegri per i presidenti. Al
momento, infatti, Sky
(satellitare pay) paga 571
milioni di euro all'anno e
Mediaset (digitale pay) 210.
Se manca un terzo polo, come
Dahlia appunto, c'è il rischio
che le cifre percepite adesso
possano pericolosamente
ridursi. Vero che le (pay) tv
hanno bisogno del calcio, ma
altrettanto vero che Sky, ad
esempio, avrebbe l'intenzione
di dimezzare la sua cifra,
allineandosi così a Mediaset.
Sarebbe un dramma autentico
per i club, che vivono grazie
ai soldi dei diritti tv (visto
che dallo stadio incassano ben
poco e dal merchandising meno
ancora...). I club si
riuniranno in assemblea il 10
marzo: ci sono ancora 200
milioni di euro da dividere in
base al bacino d'utenza e
tracciare le nuove linee guida
del contratto tv per il
futuro., Con qualche timore in
più. Perché le tv fanno i
record di ascolto grazie al
calcio ma se riducono il loro
impegno (economico) il nostro
football, già in fase di
declino, chissà dove andrebbe
a finire. |

Il
calcio è uno sport
sempre più televisivo
e ai club sta bene
così perché sono i
soldi delle tv (a
pagamento) che tengono
in piedi tutto il
Circo del pallone. Sky
ha appena festeggiato
un weekend pieno zeppo
di record: secondo
ascolto di sempre per
Juve-Inter, record di
audience media nelle
24 ore con una share
del 10,9%, eccetera
eccetera. Il calcio,
ovviamente, la fa
sempre (più) da
padrone. E' il
prodotto principale
della tv di Rupert
Murdoch: basta pensare
infatti che Juve-Inter
domenica sera ha fatto
il 9,6% di share, con
2.864.452 spettatori.
Il Sei Nazioni di
rugby, sabato
pomeriggio, aveva
fatto 164.743
spettatori con
Inghilterra-Italia. Un
abisso. Ma non è certo
una novità: il calcio
è sempre più un
prodotto televisivo (e
sempre meno da stadio,
visti i larghi
vuoti...). Al 9,6% di
share di Sky infatti
va sommato il 5,14% di
Mediaset Premium
(digitale pay), con un
milione e mezzo di
spettatori. Fra meno
di un mese inoltre Sky
presenterà a Londra (a
500 giorni circa
dall'Olimpiade 2012) i
suoi programmi: uno
sforzo enorme, con
(assicurano) grandi
novità. E la Rai?
Tutto sommato le
trasmissioni reggono,
anche se il
calcio-spezzatino
penalizza la tv in
chiaro mentre fa
ricche quelle a
pagamento. Nel 2012 la
Rai perderà la
Champions e, sempre
nel 2012, avrà Sky
come rivale (per la
prima volta) in
un'Olimpiade estiva.
Il direttore di Rai
Sport, Eugenio De
Paoli, si sta dando da
fare, spera di
chiudere presto il
contratto con la Figc
per le Nazionali di
calcio (stanno tirando
sul prezzo
da ambo le parti...)
ma sembra la direzione
generale della Rai sia
poco interessata allo
sport e non abbia
intenzione di
investire per il
futuro. Basta pensare
che non sono nemmeno
decollate le due
trasmissioni di
approfondimento (una
al lunedì con Enrico
Varriale e l'altra il
giovedì su sport
&business) volute da
De Paoli. Problemi di
costi? Pare di no:
problemi organizzativi
interni. Così sarà
dura per la Rai tenere
il passo con la
concorrenza. Presto la
Lega Calcio di serie
A dovrà preparare il
nuovo bando di
concorso per i diritti
tv dal 2012. Saltata
Dahlia (che aveva
promesso, e non
mantenuto, 60 milioni
in due anni), restano
in corsa per il
calcio a pagamento Sky
e Mediaset: i
presidenti però sono
preoccupati. Si stanno
studiando novità nel
pacchetto. Ma Sky
pagherà ancora 571
milioni di euro
all'anno e Mediaset
Premium 210? Ci sarà
scontro fra i colossi
televisivi? I
presidenti,
ovviamente, se lo
augurano: perché solo
da uno scontro possono
sperare di prendere
gli stessi soldi, o
magari anche di più.
Se c'è monopolio, le
cifre si abbassano...
|
Ancelotti gela Mancini
Il Bayer ci fa un pensiero
Il Chelsea supera 2-0 il City
(Luiz e Ramires nel finale) e
lo scavalca al terzo posto. Il
Leverkusen batte 2-0 lo
Schalke e riduce a sette punti
il distacco dalla capolista
Borussia Dortmund

Il derby dei tecnici italiani
va a Carletto Ancelotti. Il
suo Chelsea supera 2-0 il City
di Mancini (reti dei due
brasiliani ex Benfica David
Luiz e Ramires nel finale) e
lo scavalca al terzo posto
nella classifica di Premier. I
Blues sono a nove lunghezze
dalla capolista United con una
partita da recuperare e lo
scontro diretto (all'Old
Trafford). Reduce dalla
deludente eliminazione in
Europa League ad opera dei
portoghesi del Braga, il
Liverpool si riscatta in
campionato: un rigore
trasformato da Kuyt e la rete
di Suarez regalano ai Reds il
successo per 2-0 in casa del
Sunderland. La squadra di
Dalglish sale così a quota 45,
a quattro lunghezze dal
Tottenham quinto.
Risultati 30esima giornata:
SABATO Tottenham - West Ham
0-0; Aston Villa -
Wolverhampton 0-1; Blackburn
- Blackpool 2-2; Manchester
Utd - Bolton 1-0; Stoke City -
Newcastle 4-0; West Bromwich -
Arsenal 2-2; Wigan Athletic -
Birmingham City 2-1; Everton -
Fulham 2-1 DOMENICA Sunderland
- Liverpool 0-2
SI RICOMINCIA CON LE PUTTANATE,
DOPO LA WILD CARD PER I CLUB
DI FINE ANNI NOVANTA, GALLIANI
FA IL BIS:SCORPORIAMO IL
RANKING
IL RANKING:
Inghilterra (83,928), Spagna
(78,472), Germania (68,603),
Italia (60,552), Francia
(53,511), Portogallo (45,796),
Russia (473,874), Ucraina
(43,383), Olanda (39,296),
Turchia (35,050).
Adriano Galliani ,
in considerazione del
deficitario Ranking
Uefa italiano,
ha proposto a più riprese di
scindere in due parti questa
graduatoria: una dedicata
solo ai risultati conseguiti
dalle squadre nazionali in
Champions League e l’altra
per l’Europa League, in modo
da “tutelare” i risultati
ottenuti dalle squadre
italiane nella maggiore
competizione europea.
Il ragionamento del
vicepresidente del Milan
fondava il proprio
ragionamento sul fatto che
l’Italia perderà una squadra
in Champions
League a
causa dello scarso
rendimento delle squadre
italiane in Europa League,
creando un danno complessivo
al nostro movimento, capace
negli ultimi anni di
raccogliere più risultati
nella maggiore competizione
continentale rispetto alla
Germania che – dalla
stagione 2012-13 – potrà
schiererà una squadra in più
in Champions League in base
al miglior Ranking, proprio
a discapito dell’I
quadre in Champions ed
Europa League e, la
graduatoria che ne
scaturisce ogni anno,
determina il numero di club
per nazione col diritto a
partecipare alle singole
manifestazioni continentali.
Dopo un complesso calcolo,
abbiamo stilato gli
eventuali due Ranking sulla
base della proposta di
Galliani. In effetti,
l’Italia avrebbe chiuso la
scorsa stagione al terzo
posto nell’eventuale Ranking
“Champions”, con un discreto
vantaggio sulla Germania
(77,125 a 58,833),
ma, già nel corso di questa
stagione, ripercorrendo così
l’andamento del Ranking
ufficiale, la quota dei
tedeschi è salita a 64,5,
mentre quella
italiana è calata fino a
72,625.
In un anno, in pratica, la
Germania ha più che
dimezzato questo svantaggio.
Attualmente sia l’Italia che
la Germania hanno una
squadra in lizza in
Champions League, anche se
va ricordato che il
coefficiente azzurro è più
alto (4) rispetto a quello
tedesco (3). Ciò significa,
ad esempio, che una
eventuale prossima vittoria
dell’Inter varrà per
l’Italia 0,5, mentre i
tedeschi guadagneranno 0,67
punti da un eventuale
successo dello Schalke.
Decisamente peggio
andrebbero le cose per
l’Italia nell’eventuale
Ranking di Europa League,
dove occupa adesso il quarto
posto con 36,7, minato da
vicino da Francia (34),
Russia (28,4) e Portogallo
(28,067), che schierano
ancora diversi club nella
seconda competizione
continentale, a differenza
dell’Italia che – uscito il
Napoli – è rimasta senza
rappresentanti.
In buona sostanza, nel caso
remoto (remotissimo), passasse
la proposta di Galliani,
l’Italia avrebbe la certezza
di schierare la quarta
squadra in Champions League
fino all’annata 2013-14,
poi ci ritroveremmo nella
stessa situazione che sta
caratterizzando le ultime
due stagioni, ovvero il
fiato sul collo della
Germania che, scartando meno
punti dell’Italia (4 punti,
ad esempio, alla fine di
questa stagione),
rappresenterebbe una più che
concreta minaccia per il
ranking azzurro.
Verrebbe, in pratica, quasi
procrastinata l’agonia
azzurra in campo Europeo.
Per quello che riguarda
l’Europa League, invece, nel
caso fosse accolta la
proposta del vicepresidente
del Milan, l’Italia potrebbe
ritrovarsi a lottare,
addirittura, per il settimo
posto nel giro dei prossimi
due o tre anni.
|
Il Palermo mette nei guai il Milan:LAZIO a meno 8
!!!...aspettando Udinese e Roma.
L'Udinese fa sul serio:-6 dalla vetta!!
Non si ferma il sogno
dell'Udinese che risponde alla vittoria della Lazio di
ieri battendo 2-0 il Catania e mantenendo così
apertissima la lotta alla Champions League. I bianconeri
ora sono anche a meno 6 dalla capolista Milan e, a
questo punto della stagione, con il bel gioco, la
freschezza fisica e l'incoscienza di chi non ha nulla da
perdere, tutto è davvero possibile. Per i siciliani
invece si conferma la tendenza negativa lontano dal 'Massimino'.
L'UDINESE RISCHIA IN AVVIO - Guidolin
schiera la formazione tipo, mentre Simeone deve
rinunciare allo squalificato Alvarez e presenta così
Augustyn come terzino sinistro. Lodi gioca più dietro
del solito, accanto a Carboni. Maxi Lopez siede in
panchina per fare posto a Bergessio. La gara è subito
vivace con l'Udinese che tenta di scardinare la difesa
siciliana soprattutto con le giocate di Sanchez. Ma è il
Catania, dopo una manciata di minuti, che prende meglio
le misure all'avversario e insidia l'area bianconera. Al
19' Armero rischia di combinarla grossa quando si fa
sfuggire Schelotto sul fondo destro; l'ex Cesena serve
palla a Lodi che conclude dai 12 metri. Ma salva tutto
Zapata respingendo col corpo. Due minuti dopo Ricchiuti
dal limite serve in profondità Bergessio che gira a
rete. Ma la palla termina sul fondo.
INLER SPEZZA L'EQUILIBRIO - Il
coraggio degli ospiti viene fermato al 22': c'è un cross
dalla destra, in area rossoazzura respinge con la testa
Spolli. Ma ai 20 metri c'è
Inler che al volo con il
sinistro gonfia la rete di Andujar e firma l'1-0.
Simeone poco dopo perde per infortunio Schelotto e lo
rimpiazza con Morimoto. Gli ospiti accusano il colpo e
l'unico tiro in porta è di Marchese, al volo, al 32':
sfera out. L'Udinese non è quella delle ultime partite,
c'è meno sintonia in attacco. Ma c'è anche molta
attenzione in difesa dove Benatia la fa da padrone.
UDINESE A RITMI BASSI - Nel
secondo tempo si assiste ad una gara giocata a ritmi
decisamente più bassi, sopratutto da parte
dell'Udinese; ma dall'altra parte il Catania non ne
approfitta. Simeone decide di cambiare la punta
Bergessio con Maxi Lopez, ma con scarsi risultati. Anche
l'ingresso di Llama al posto di Gomez non dà i frutti
sperati dal Cholo. Augustyn non attacca mai sulla
destra, mentre Marchese sale sì a sinistra, ma senza
trovare collaborazione.
DI NATALE CHIUDE I CONTI - Se
non approfitti di una giornata non ad altissimi livelli
da parte dell'Udinese, inevitabilmente perdi la partita.
I conti infatti si chiudono al 28' quando Sanchez, in
area, fa secco Spolli per poi essere atterrato da
Marchese. Calcio di rigore netto che dal dischetto
realizza capitan Di Natale. La gara va verso il suo
epilogo e assistiamo anche al medico sociale dei
friulani che deve medicare il polpaccio all'arbitro
Russo, tra l'insofferenza dei catanesi, molto nervosi
nel finale di match. Come anticipato, l'Udinese continua
a volare verso l'Europa che conta. Per il Catania
prosegue invece la lotta alla salvezza.
UDINESE-CATANIA 2-0 (1-0)
UDINESE (3-5-2):
Handanovic 6, Benatia 7, Zapata 6,5, Domizzi 6, Isla
6,5, Pinzi 6, Inler 7, Asamoah 6,5, Armero 6, Sanchez 7,
Di Natale 6,5 (43' st Corradi sv). (6 Belardi, 13 Coda,
26 Pasquale, 4 Cuadrado, 23 Abdi, 16 Denis). Allenatore:
Guidolin 6,5.
CATANIA (4-3-3):
Andujar 6, Augustyn 5, Silvestre 6, Spolli 5,5, Marchese
5,5, Schelotto 6 (24' pt Morimoto 6), Carboni 5,5, Lodi
5,5, Ricchiuti 6, Bergessio 5 (18' st Maxi Lopez 5,5),
Gomez 5,5 (24' st Llama 5). (1 Kosicky, 23 Terlizzi, 24
Pesce, 8 Ledesma). Allenatore: Simeone 5,5.
Arbitro: Russo di Nola 6,5
Reti: nel pt 22' Inler, nel st 29' Di Natale su
rigore
Ammoniti: Gomez, Pinzi, Spolli, Llama per
comportamento non regolamentare.
Angoli: 5-3 per l'Udinese.
Recupero: 2' e 3'
Note: 16.000 spettatori
|

PALERMO - Il
Palermo sceglie la sfida più prestigiosa per
interrompere il proprio digiuno: Serse Cosmi guida i
rosanero al successo contro il Milan capolista, nella
serata del suo debutto al 'Renzo Barbera'. È un
risultato pesante per i siciliani ma può esserlo ancor
più per il campionato dei rossoneri, che rischiano di
trovarsi con due soli punti di vantaggio sull'Inter
nella lunghissima vigilia che porterà al derby del 2
aprile. I padroni di casa, dal canto loro, avvisano gli
uomini di Allegri in vista della semifinale di Coppa
Italia che vedrà le due squadre scontrarsi di nuovo a
cavallo tra aprile e maggio.
IL MATCH-WINNER E' GOIAN - Il
Milan, senza Ibrahimovic e con la strana coppia
Pato-Cassano in avanti, sembra voler far subito la
partita; sono i rosanero, però, a passare alla prima
occasione: corner dalla sinistra, Goian approfitta di
una difesa rossonera disposta 'a presepè e trasforma in
oro l'assist aereo di Migliaccio. Continuano a piacere
di più gli uomini di Cosmi per tutto il primo tempo,
nonostante il pallino del gioco sia sempre in mano agli
ospiti. È un Palermo in crescita, come cresce l'intesa
tra Pastore e Pinilla, bravi a far salire la squadra e
mettere in difficoltà la retroguardia di Allegri. Sono
meno efficaci Pato e Cassano sul fronte opposto,
imbottigliati tra le linee rosanero. |
IL MANCHESTER U. IPOTECA IL
14° TITOLO IN VENTI ANNI, PER
L'ARSENAL ENNESIMA DELUSIONE

Il Manchester United vola in
Premier League e incrementa il
vantaggio sull'Arsenal con una
partita in meno: con un
tesoretto di cinque punti dai
Gunners, il Manchester guarda
tutti da una discreta altezza
nella trentesima giornata del
campionato inglese. Il
Manchester trova il suo eroe
in Berbatov che trova il gol
decisivo e fa ritrovare il
sorriso a sir Alex Ferguson,
costretto ad accomodarsi in
tribuna perchè squalificato.
L'Arsenal pareggia 2-2 contro
il West Bromwich 'condannatò
dalle papere clamorose di
Almunia, chiamato tra i pali
per l'infortunio di Szczesny.
Il Tottenham è stato fermato
in casa dal West Ham anche se
Redknapp si dice soddisfatto.
Gli Spurs sono a due punti dal
Chelsea. Il Wolverhampton
vince 1-0 contro l'Aston Villa
in trasferta, risultato
importante nella lotta per la
salvezza che diventa
imprevedibile e accesa.
Risultati (30/a giornata): Everton
- Fulham 2-1 Blackburn -
Blackpool 2-2 Wigan Athletic -
Birmingham 2-1 Stoke City -
Newcastle 4-0 West Bromwich -
Arsenal 2-2 Aston Villa -
Wolverhampton 0-1 Manchester
United - Bolton 1-0 Tottenham
- West Ham 0-0 Domani:
Sunderland-Liverpool
Chelsea-Manchester City
Classifica: Manchester
Utd 63; Arsenal 58; Manchester
City 53; Chelsea 51; Tottenham
49; Liverpool 42; Bolton e
Everton 40; Sunderland 38;
Stoke City 37; Newcastle 36;
Fulham 35; Aston Villa,
Blackpool, Blackburn e West
Bromwich 33; West Ham e
Wolverhampton 32; Birmingham
31; Wigan 27.TRA
BARCA E REAL DISTANZA
INVARIATA....Primo scontro, ma
a distanza, tra i dominatori
del calcio spagnolo Barcellona
e Real Madrid e tutto come
prima: Barça 5 punti avanti.
Ha cominciato il Barcellona
piegando 2-1 in casa il Getafe.
Successo chre hanno poi
dedicato al loro compagno di
squadra Abidal, operato di
tumore al fegato. Prima rete
blaugrana al 17esimo di Alves,
raddoppio al 5' della ripresa
di Brkic. Il Getafe, che
reggeva assai onorevolmente il
confronto, non si perdeva
d'animo e meritava il classico
gol della bandiera segnato
all'88' da Moral. In
precedenza l'altro anticipo
della Liga il Maiorca aveva
piegato il Saragozza 1-0 con
il gol di Guzman al 67'.
Infine, a tarda sera, il Real
ha risposto battendo anch'esso
2-1 l'Atletico nel derby
madrileno e restando così a 5
punti di distacco al team
blaugrana. Il Real, che non
perde il derby con Atletico
addirittura dal 1999, ha vinto
grazie ai gol del solito,
scatenato, Benzema (11') e poi
di Özil (33') soffrendo un po'
solo nel finale dopo il gol
del 2-1 di Aguero.
Mancini e Spalletti
l'impresa non riesce
Dopo i pesanti ko dell'andata al
Manchester City e allo Zenit non bastano i
successi per 1-0 e 2-0 contro Dinamo Kiev
e Twente per passare. Balotelli espulso
(Mancini: "Meglio se non lo facevo
giocare"). Rossi lancia il Villarreal,
fuori Liverpool e Ajax
Mancini e Spalletti non imitano Ancelotti,
approdato col Chelsea tra le migliori 8 di
Champions. Penalizzati dalle pesanti
sconfitte dell'andata (3-0 dal Twente lo
Zenit e 2-0 dalla Dinamo Kiev il
Manchester City), i due tecnici italiani
sono usciti con le loro squadre negli
ottavi di Europa League malgrado due
vittorie: 2-0 per i russi e 1-0 per gli
inglesi.
ZENIT, IMPRESA A META' - Lo
Zenit ce l'ha messa davvero tutta per
cercare di confezionare un'impresa
memorabile da dedicare al portiere
Malafeev, sconvolto per la morte nella
notte della moglie in un incidente d'auto.
E' partito forte e ha sbloccato il
risultato già al 16' con Shirokov, lesto a
ribadire in rete un tiro di Danny respinto
dal palo. Ha insistito e, al 38', ha
raddoppiato con Kerzhakov, bravo a
sfruttare un rimpallo favorevole dopo un
tiro di Lazovic. Nella ripresa, però, è
calato, complice anche una crescita degli
olandesi, che hanno meritato la
qualificazione sfiorando a più riprese il
gol della bandietr
BALOTELLI ESPULSO, KOLAROV NON BASTA - Tradito
da Balotelli, che l'ha lasciato al 36' in
10 per uno sciocco fallo di reazione a
spese di Popov dopo un contrasto, al
Manchester City non è riuscito il compito
di recuperare due gol alla Dinamo Kiev di
Shevchenko. Ha segnato appena 3' dopo con
una gran botta dell'ex laziale Kolarov su
punizione toccatagli da Silva ma però si è
inceppato riuscendo a rendersi pericoloso
solo nel caotico finale con Kompany, Dzeko
e Tevez."Un'eliminazione firmata da
Balotelli? Non ho visto bene il fallo
dalla panchina, ma se è effettivamente da
espulsione Mario non ha fatto una buona
cosa per la squadra. Se lo avessi saputo
prima non lo avrei schierato, non c'era
motivo di farsi espellere". E' un Roberto
Mancini deluso per l'eliminazione ed
arrabbiato con Balotelli quello che, ai
microfoni di Mediaset Premium, commenta
l'eliminazione del suo Manchester City
(che ha giocato in dieci dal 36' pt per
l'espulsione dell'ex interista)
dall'Europa League. "Comunque non posso
giudicare - aggiunge Mancini - perché non
ho visto bene, e poi gli altri dieci hanno
fatto benissimo. Era difficile ma non
impossibile ribaltare il 2-0 dell'andata e
se abbiamo giocato come abbiamo giocato in
dieci contro undici, figuriamoci se
avessimo giocato in parità numerica:
avremmo fatto altri due o tre gol...".
"Peccato, perché abbiamo dato tantissimo -
conclude Mancini - e tra due giorni c'è il
Chelsea: spero di fare bene come oggi e di
avere un pizzico di fortuna in più".
ROSSI FA FELICE IL VILLARREAL - Per
due italiani che piangono eccone uno
felice. E' Giuseppe Rossi che, dopo il gol
dell'andata, si ripete anche al ritorno
(destro in diagonale) contro il Bayer
Leverkusen contribuendo a far andare
avanti senza patemi il Villarreal. Gli
spagnoli hanno vinto per 2-1, bissando il
3-2 di una settimana fa. Ha aperto Cazorla,
di Derdiyok, a 8' dal termine, l'inutile
gol dei tedeschi.
LUSITANE, AVANTI... TUTTE - La
serata è di gloria anche per le lusitane
che vanno tutte avanti. L'impresa la fa lo
Sporting Braga che resiste all'urlo di
Anfield Road contro il Liverpool e strappa
uno 0-0 d'oro, se comparato con l'1-0
dell'andata. Anche il Benfica capitalizza
al meglio la vittoria di misura (2-1) di
Lisbona pareggiando per 1-1 a Parigi col
PSG. Manda via subito i fantasmi Gaitan
poi arriva il gol di Bodmer al quale però
Nenè e compagni non riescono a dar
seguito. Infine il Porto gestisce nel
migliore dei modi il successo per 1-0 a
Mosca imponendosi anche a Oporto per 2-1
sul CSKA grazie ai gol nel primo tempo di
Hulk e Guarin.
FUORI L'AJAX, BENE IL PSV - Sorprende,
per le dimensioni, l'eliminazione dell'Ajax
travolta a Mosca dallo Spartak (3-0) dopo
aver già perso (0-1) all'andata. Il PSV,
invece, ha dato dimostrazione di forza ai
Rangers passando a Glasgow per 0-1 grazie
all'immediato gol (14') di Lens. E per gli
scozzesi, che pure speravano dopo lo 0-0
in Olanda, è diventata presto notte fonda.
AMARA MERDAN, si incasina il
DNA
vincente,quello dei 180
trofei vinti contando la
MITROPA CUP(1982) ed i due
campionati di serie B(1981,1983).
Ibrahimovic incanta
tutti:migliore in campo.
MERDAN AMARO SUL CAMPO, ma
scintillante nel monopolio
televisivo. Diritti calcio,
Europa 7 offre 5 milioni
La Lega li rifiuta e apre a
Mediaset gratis
Fumata nera
alla Lega Calcio.
L’assemblea ha infatti deciso
di non assegnare i diritti per
trasmettere le partite di
serie A e serie B che erano
tornati in suo possesso dopo
il fallimento di Dahlia,
la televisione che, assieme a
Mediaset, trasmetteva il
calcio sul digitale terrestre.
L’annuncio l’ha dato il
presidente Maurizio
Beretta che ha
specificato che tali diritti
saranno ricollocati sul
mercato per la prossima
stagione del
campionato. Peccato che alla
fine della stagione calcistica
manchino, fra serie A e serie
B, ancora 14 incontri. Non
verranno trasmessi. Con buona
pace di quei 200mila
telespettatori che
avevano sottoscritto un
contratto con Dahlia.
“Dopo un’attenta valutazione
di tutte le ipotesi sul tavolo
è stato deciso di non fare
alcuna assegnazione dei
diritti”, ha detto Beretta. Ma
una televisione che aveva
presentato una proposta per
trasmettere il calcio sul
digitale terrestre c’era. E’
Europa 7, l’emittente
diventata famosa per aver
vinto una serie di ricorsi
contro Rete 4 che
occupava illegittimamente la
sua porzione di etere. Ma, a
quanto pare, piuttosto che
dare i diritti del calcio
all’azienda guidata da
Francesco Di Stefano, la Lega
ha preferito spegnere il
segnale. “Non c’è mai fine al
peggio. Ci hanno trattato come
dei pezzenti”, dice infuriato
il patron di Europa 7 .
Ecco la storia. Il 24 febbraio
si spegne il segnale di
Dahlia e la sera dello
stesso giorno la Lega Calcio
pubblica sul suo sito un
annuncio. Chi è interessato a
trasmettere i match delle
otto squadre di Serie
A e della Serie B
(quelle di Dahlia) si faccia
avanti entro le 15.00 del
giorno dopo. Il termine
tecnico è “manifestazione di
interesse”. Assieme alla
proposta di Europa 7, alla
Lega arrivano altre due
proposte: una da I Move
e un’altra da Mediaset.
A causa di un ricorso di
Sky i termini della gara
slittano di una settimana, al
primo marzo, e alle emittenti
che si sono fatte sotto viene
chiesto di perfezionare la
propria candidatura. “Abbiamo
200mila decoder che consentono
di trasmettere sul digitale
terrestre con il DVBT2, che è
la tecnologia del futuro –
dice Francesco Di
Stefano – L’unica che
consente di vedere il calcio
in alta definizione”.
Il termine della gara slitta
ulteriormente. Viene fissata
come data ultima il 10 di
marzo. Nel frattempo i poveri
abbonati di Dahlia continuano
a non vedere le partite che
avevano comprato a inizio
stagione.
“Il 9 marzo arriva un fax
della Lega in ufficio –
racconta il patron di Europa 7
– Entro le 18 di quel giorno
deve arrivare la proposta
perfettamente articolata in
ogni punto”. Il giorno dopo
infatti una riunione
dell’assemblea deciderà quale
emittente potrà trasmettere i
match. “Noi sappiamo che alle
18.00 del 9 marzo, l’unica
offerta arrivata sul tavolo
della Lega era la nostra.
Abbiamo offerto 5
milioni e 200mila euro”,
dice Di Stefano.
Il giorno dopo è il D day. “Si
capiva fin dal principio che
non volevano accettare la
nostra domanda”, continua Di
Stefano. “A un certo punto si
fa strada addirittura la
proposta di dare i diritti
gratis a Mediaset”. Di fronte
a questa idea si alza una
levata di scudi e dieci membri
dell’assemblea votano contro
la proposta. Non potendoli
dare (gratis) a Mediaset, non
volendoli dare a Europa 7, a
quel punto la Lega ha deciso
di tenere i diritti per sé e
di indire una nuova gara a
data da destinarsi.
“Una decisione che fa male al
calcio – commenta infuriato Di
Stefano – ma noi ci saremo
anche alla prossima gara”. A
margine della riunione,
Beretta ha sottolineato che “i
diritti vengono assegnati con
procedure trasparenti e la
Lega ha fatto da questo punto
di vista tutto quello che
doveva fare”. Sicuramente non
la pensa così Di Stefano.
Viareggio: doppio
Dell'Agnello, Inter campione
-
8
Fiorentina (1966,1973,1974,1978,
-
1979,1982,1988,1992)
-
8 Milan (1949,1952,1953,1957,
-
1959,1960,1999,2001)
-
7 Juventus (1961,1994,2003,
-
2004,2005,2009,2010)
-
6 Inter (1962,1971,1986,
-
2002,2008,2011)
-
6 Dukla
Praga (1964,1968,1970,1972,1976,1980)
-
6 Torino (1984,1985,1987,
-
1989,1995,1998)
Le magie di Messi
eliminano l'Arsenal
La squadra di Guardiola vince
3-1, ribalta il risultato
dell'andata e si qualifica ai
quarti. Decisive le prodezze
dell'argentino. Espulso van
Persie
Passa il Barcellona, ma l'Arsenal
è furioso. La squadra di
Guardiola si è qualificata ai
quarti di finale di Champions
League battendo i Gunners
3-1 (andata 1-2) grazie
a una doppietta di Messi e a
un gol di Xavi, per gli
inglesi autogol di Busquets. La
sfida è stata uno spettacolo
di intensità e
tecnica, ma condizionata da una
scelta arbitrale quantomeno
discutibile: l'espulsione di
Van Persie sull'1-1 che ha
lasciato i Gunners in 10 nel
momento clou della partita,
dopo dieci minuti della
ripresa.La Uefa ha deferito
Arsene Wenger e Samir Namir
Nasri per le dichiarazioni
polemiche contro l'arbitro
Massimo Busacca al termine
della partita di martedì sera
a Barcellona. Soprattutto
l'allenatore francese aveva
duramente criticato il
fischietto svizzero, accusato
di aver "ucciso" la partita
con l'espulsione di Robin Van
Persie nel corso del secondo
tempo del Nou Camp.
BATTIBECCO -
Wenger e Busacca avevano anche
avuto un acceso battibecco a
bordo campo, subito dopo il
triplice fischio finale.
In
conferenza stampa Wenger aveva
spiegato di aver avvicianto
l'arbitro per esprimergli "il
suo punto di vista" sulla
direzione arbitrale.

L'aveva detto Arsene Wenger
alla vigilia: Messi è un
giocatore da playstation,
rende possibile l'impossibile.
E la conferma l'ha avuta
vedendo la Pulce più alta del
mondo segnare, nel recupero
del primo tempo, un primo gol
da cortile (stop, pallonetto a
saltare il portiere e tiro in
rete con tre tocchi di
sinistro) e infine il gol del
conclusivo, e letale, 3-1 su
rigore con una trasformazione
da videogioco, precisissima e
polare. Rispetto agli omini
della playstation, però,
l'argentino - che l'anno
scorso ne aveva infilati
addirittura 4 al Camp Nou
nella porta dell'Arsenal -
sorride meno e forse è più
piccino. Leo continua la sua
stagione siderale: 27 reti
nella Liga più 8 in Champions
di cui ben 13 gol in 16 gare
giocate da capodanno in qua.
Nelle tre partite in cui non
ha segnato, per la cronaca, ha
confezionato almeno un assist.
Anche il Barcellona ha una
pericolosa predisposizione a
rendere possibile
l'impossibile e in questo caso
l'impossibile sarebbe stato
farsi eliminare da un Arsenal
che non ha mai, ma davvero
mai, tirato in porta: lo
dicono perfino le statistiche,
quelle che di solito mettono
in conto anche gli starnuti.
Diciannove tiri del Barça
contro zero. Zero. Eppure sul
tabellino, record dei record,
c'è scritto uno perché senza
tirare i Gunners hanno marcato
una rete grazie a Busquets
che, improvvisato centrale
difensivo per l'assenza di
Puyol e Piqué, s'è
improvvisato anche attaccante
dell'Arsenal infilando di
testa il
suo portiere su corner, un
corner sul quale, per inciso,
sono andati a saltare in tre
del Barcellona e nessuno dei
Gunners. Ma ancora peggio
avrebbe potuto fare il
Barcellona rischiando di
beccare il gol
dell'eliminazione a tre minuti
dalla fine quando Bendtner è
andato in contropiede,
interrompendo il monologo
ubriacante dei catalani, e
buon per Guardiola e soci che
Valdes sia intervenuto a
chiudere in uscita. Sarebbe
stato davvero un capolavoro di
masochismo.
E, anziché ora magnificare le
ennesime prodezze di Messi, si
aprirebbero dibattiti
sull'onanismo barcellonese.
Rischio grosso insomma, ma
meno male che comunque il
calcio sa rispettare anche la
logica: e allora è giusto che
avanti nei quarti ci sia
andata la squadra che ha
nascosto il pallone agli
avversari dall'inizio alla
fine (68% di possesso palla)
segnando 4 gol (uno anche per
gli altri) e sbagliandone un
quantitativo esagerato con
quella dannata mania di voler
tirare sempre da due
centimetri possibilmente con
tutta la difesa avversaria già
seduta per terra, panchina
compresa. Il gioco made in
Barça, l'ormai brevettato
toque toque (o tichetache o
tocchetocche che dir si
voglia...), è così, prendere o
lasciare: un'esibizione di
scienziati del pallone che
lambiccano millimetricamente
intorno ad un microchip,
cercando giocate sul
francobollo, triangolazioni
frenetiche con la pretesa di
penetrare in buchi delle
difese nemiche invisibili ad
occhio nudo, ritardando il
momento orgasmico del tiro a
rete fino all'ultimo sospiro
possibile, rimbecillendo
l'avversario di passaggi. A
volte è una sofferenza
vederli, anziché un piacere,
tanto sprecano, tanto
indugiano, tanto presumono e
pretendono da se stessi. Però
poi molto spesso hanno ragione
loro e allora viva il
Barcellona che, come la sua
città, vuole sempre andare
all'attacco senza paura,
soprattutto delle figuracce.
I blaugrana hanno così imposto
la loro filosofia, senza
perder la calma anche quando
le cose s'erano messe male
sull'1-1, ribaltando il
risultato dell'andata. Oltre
ai gol di Messi, che hanno
acceso e spento le luci del
Camp Nou, c'è stato, come
detto, il pareggio su autogol,
all'inizio della ripresa, e il
2-1 di Xavi al termine di una
queste azioni tipicamente
barcellonesi, cioè una
combinazione velocissima e
verticale Iniesta-Villa-Xavi a
liberare quest'ultimo davanti
alla porta. Poi Villa s'è
visto parare tutte le sue
numerose conclusioni, mentre
Pedro, Alves e Adriano
(terzini attaccanti per 90' ma
troppo imprecisi e sciuponi
anche al cross), hanno
sbagliato troppo al tiro. Il
rigore decisivo su Pedro a 20'
dalla fine era netto (e ce
n'era anche uno nel primo
tempo su Messi sullo 0-0)
L'Arsenal, come detto, non è
esistito, sotto gli occhi del
ct inglese Fabio Capello,
privo di Walcott che sarebbe
stato molto utile in
contropiede e privo di Robin
Van Persie, eroe positivo
all'andata e negativo ieri
sera, avendo dato un bell'aiuto
ai catalani facendosi
espellere da bimbo sciocco
sull'1-1: prima una manata da
bulletto in faccia ad Alves
nel finale del primo tempo e
poi un pallone tirato via per
perdere tempo nonostante il
gioco fermo. Due ammonizioni e
a casa.
Molto triste, dunque, la prima
volta di Cesc Fabregas,
ragazzo catalano della Cantera
blaugrana, che sognava il Camp
Nou da ragazzino e c'è
arrivato per la prima volta
nella sua vita ieri sera ma da
capitano degli avversari. Alla
fine è stato anche sostituito,
nell'inutile tentativo di
Wenger di trasformare quel
catenaccio da dilettanti -
ispirato a quello di Mourinho
nella semifinale interista del
28 aprile 2010 ma neanche
lontanissima e ridicola
parodia - in una squadra di
attacco. La resistenza british
è durata mezz'ora, poi appena
il Barça ha alzato il ritmo la
difesa s'è arresa pietosamente
e ha iniziato a fare acqua da
tutte le parti. Manca poco ed
entra in area travestito da
ballerina anche il
massaggiatore del Barça.
L'unico decente, tra i Gunners
che non hanno mai sparato,
l'ardimentoso Nasri.
Dunque, festa per centomila,
remuntada compiuta e
Barcellona avanti nei quarti.
Barcellona-Arsenal 3-1
BARCELLONA (4-3-3)
Valdes 6 - Alves 6, Busquets
4, Abidal 6, Adriano 6 (45' st
Maxwell sv) - Xavi 7,
Mascherano 6,5 (42' st Keita
sv), Iniesta 7 - Pedro 6,
Messi 8, Villa 5,5 (36' st
Bojan sv)
ARSENAL (4-2-3-1)
Szczensy 6 (19' pt Almunia
6,5) - Sagna 5, Djorou 5,
Koscielny 4,5, Clichy 5 -
Diaby 5, Wilshere 5,5 -
Rosicky 5 (28' st Arshavin sv),
Fabregas 5 (32' st Bendtner sv),
Nasri 6 - Van Persie 4
Reti: 48'
pt Messi 8' st aut. Busquets
23' st Xavi 26' st Messi (rig)
Note: ammoniti
Koscielny, Wilshere, Sagna,
Van Persie. Espulso Van Persie
(11'st). Spettatori: 99 mila
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SPECIALE MONDIALI
SUDAFRICA 2010

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IL NON-GIOCO DEL TOTTENHAM -
Detto questo, la serata di
Londra promuove la squadra che
meno ha meritato in questi
180' di gioco. Gli Spurs hanno
ottenuto la qualificazione con
il minimo sforzo, giocando un
tempo su quattro e colpendo
l'avversario con un
contropiede micidiale nel suo
momento migliore (parliamo
della ripresa nella gara
d'andata); consideriamo
altresì che il Tottenham è
quinto in campionato a tre
punti dalla quarta piazza
utile per partecipare alla
prossima competizione, perchè
dal 2005 chi vince il titolo
non si iscrive alla
competizione se non ha
ottenuto il piazzamento utile
in campionato. Del resto il
gioco degli uomini di Redknapp,
almeno contro i rossoneri, è
apparso monotematico: cross in
profondità o dalle fasce per
la testa del lungo Crouch e
sponda per la corrente Van der
Vaart. Poco, pochissimo.
Tanto, però, è bastato per
portare a casa una
qualificazione storica.
|
CALCIO
Real con le unghie
Vittoria con handicap
I
madrileni di Mourinho
giocano tutta la partita
in inferiorità numerica
(espulso per fallo
Casillas al 2°) ma vincono
in casa dell'Espanyol 1-0
e ora sono a -5 dalla
capolista blaugrana,
sabato fermata a Gijon
SPAGNA
Barça, stop a sorpresa
Gijon sfiora l'impresa
La
squadra di Guardiola
pareggia a 10 minuti dal
termine con Villa sul
campo dello Sporting.
Interrotta la striscia di
16 vittorie consecutive
GERMANIA
Bayern, riscatto con poker
Il Borussia frena
La
squadra di Van Gaal, dopo
l'incredibile sconfitta di
Colonia, supera 4-0 l'Hoffenheim.
Secondo pari di fila per
la capolista Dortmund. Il
Bayer sempre secondo dopo
il 3-0 a Francoforte.
Comincia male Littbarski
sulla panchina del
Wolfsburg: 0-1 in casa con
l'Amburgo
PREMIER
Rooney trascina lo United
Mancini, addio
titolo:SPROFONDA A -8 CON
UNA PARTITA IN PIU'.
BALOTELLI,DZECO,TRAORE',
UNA SONTUOSA CAMPAGNA
ACQUISTI FALLIMENTARE
Il
derby di Manchester va ai
Red Devils che si
impongono 2-1 al termine
di una bellissima partita.
Decide un fantastico gol
dell'attaccante a poco più
di 10 minuti dal termine.
La squadra di Mancini ha
ora 8 punti meno dei
cugini e una partita in
più. L'Arsenal non molla
|
United, clamoroso ko
L'Arsenal non ne approfitta
Incredibili
Arsenal e Manchester United,
capaci di perdere entrambi nei
loro match del sabato in
Premier Leaguer. Cominciamo
con l'Arsenal che, avanti 0-4
al 67' a Newcastle, si fa
raggiungere sul 4-4 e perde
un'occasione d'oro per restare
in scia del Manchester Utd
capolista che anche lui, come
detto, poco dopo perdeva in
trasferta col Wolverhampton.
Torniamo all'Arsenal: la
partita sembrava chiusa già al
26' dopo i gol di Walcott,
Djorou e Van Persie
(doppietta). Ma al 5' della
ripresa l'espulsione di Diaby
ha lasciato i Gunners in 10 e,
un quarto d'ora dopo, è
iniziata la clamorosa rimonta
del Newcastle: due rigori
trasformati da Barton e le
reti di Best e Tiote hanno
confezionato un 4-4 che sa di
impresa.
Poi, come detto, ancor più
clamorosamente, lo United
perdeva col Wolverhampton
ultimo in classifica. Andava
in vantagio con Nani al 3' di
gioco, ma i padroni di casa
non perdevano il filo del
gioco e non si deprimevano. E
prima della fine del primo
tempo mettevano a segno a
rimonta, prima pareggiando al
10' con Elokobi e poi vincendo
il tempo (e successivamente)
la partita con il raddoppio di
Doyle, al 40esimo. Nella
ripresa inutili gli sforzi del
Manchester di raggiungere
almeno il pareggio. Lo United
resta primo a 54 punti seguito
dall'Arsenal a 50.
A MANCINI IL DERBY CON DI
MATTEO - Il
risultato fa felice il
Manchester City che torna a -1
dal 2° posto vincendo
nettamente (3-0) il confronto
con il West Bromwich. Ma a
Mancini, per far suo il
'derby' tutto italiano con Di
Matteo, sono
serviti due rigori di Tevez,
alla fine autore della
tripletta che gli ha
consentito di portare a casa
il pallone della partita.
TOTTENHAM, VITTORIA SOFFERTA - Ha
vinto in extremis anche il
Tottenham, prossimo avversario
del Milan in Champions League.
Gli Spurs hanno sofferto non
poco per piegare un mai domo
Bolton. In vantaggio dopo
appena 6' con un rigore di Van
der Vaart i londinesi si sono
complicati la vita fallendo,
3' dopo, il rigore del
possibile 2-0. Il Bolton ha
raddrizzato il risultato al
55' con Sturridge ma a
togliere le castagne dal fuoco
a Redknapp ha pensato, al 92',
però, Kranijcar che ha
firmato, così, il momentaneo
aggancio al Chelsea.
GIRANDOLA DI RETI A LIVERPOOL
E WIGAN - Oltre
a Newcastle c'è stata un'altra
partita da 8 gol. Si è giocata
al Goodison Park di Liverpool
dove l'Everton ha superato per
5-3 il Blackpool con un poker
di Saha, rimontando da 2-3.
Appena una rete in meno si è
vista a Wigan dove i padroni
di casa si sono imposti per
4-3 sul Blackburn grazie ad
una doppietta di McCarthy.
Infine da segnalare che, due
volte avanti, l'Aston Villa si
è fatto puntualmente
raggiungere in casa dal Fulham
(2-2).
IL DORTMUND RIDE - In
Germania il pari nel derby
della Ruhr tra Borussia
Dortmund e Schalke ha finito
per rivelarsi indolore. La
capolista, infatti, è riuscita
a guadagnare comunque un punto
sulle due inseguitrici più
pericolose, Bayer Leverkusen e
Bayern Monaco, entrambe
sconfitte. Le Aspirine sono
cadute a Norimberga, superate
da un gol di Eigler, poi
espulso nei minuti finali, ma
peggio hanno fatto i bavaresi,
prossimi avversari dell'Inter
in Champions.
CROLLO BAYERN A COLONIA - La
gara di Colonia si era messa
benissimo per il Bayern, al
riposo sullo 0-2 grazie ai gol
di Gomez e Altintop, ma nella
ripresa i padroni di casa
hanno ribaltato la situazione
grazie a Clemens e Novakovic
(doppietta). Gli uomini di van
Gaal danno così
definitivamente addio anche
agli ultimi sogni di rimonta
visto che ora sono sprofondati
-15 dalla vetta.
DIEGO SBAGLIA UN RIGORE - Aggancio
al 2° posto fallito per il
Mainz che, in vantaggio sul
Werder Brema grazie a Schurrle,
è stato raggiunto al 92' da
Pizarro. E così l'unica
inseguitrice del Dortmund a
vincere è stata l'Hannover:
1-0 sul Wolfsburg firmato da
Pinto con l'ex juventino Diego
che ha fallito il rigore del
possibile pareggio a 10' dal
termine. A completare il
quadro della giornata c'è
stato il successo dell'Hoffenheim,
che ha rovinato la rimonta del
Kaiserslautern (da 2-0 al 2-2)
trovando nel finale la rete da
3 punti con Ibisevic .
|

CALCIO
E' sempre Barça-Real
Premier, passo falso City
:con una partita in più ad
otto punti dalla vetta
Sfida infinita in
Spagna: le due squadre
vanno in finale in Coppa
del Re. La squadra di
Mancini va due volte in
vantaggio a Birmingham ma
si fa rimontare: lo United
ha otto punti di
vantaggio. Bene Tottenham
e Liverpool

Turno
infrasettimanale anche in Inghilterra:
lo United supera 3-1 l'Aston Villa
(doppietta di Rooney), i Gunners e la
squadra di Ancelotti soffrono ma tengono
il passo battendo rispettivamente
Everton e Sunderland
La classifica
|
|
La squadra di
Mancini battuta 1-0 dall'Aston Villa: in
vetta i Red Devils che travolgono 5-0 il
Birmingham
|
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Gli azzurri passano 2-0 a Bari con
Lavezzi e Cavani e scavalcano la Roma, la
Lazio crolla 3-1 a Bologna e scivola al
quarto posto. Finiscono in pareggio
Sampdoria-Juventus (0-0), Chievo-Genoa (0-0)
e Fiorentina-Lecce (1-1)
|
Roma, suo il derby
ora sfida la Juventus
ROMA -Scene da derby,
solite scene da derby: è il popolo della
Roma a fare festa, per la quarta volta
consecutiva tra campionato e coppa.
Fotocopia sugli spalti rispetto ai tre
precedenti dell'era Ranieri, tutto sommato
fotocopia anche in campo. Non c'è una
squadra che prevale nettamente sull'altra,
ma alla fine la tenuta mentale, la
migliore qualità e il classico episodio
che non manca mai, fanno pendere la
bilancia sul versante giallorosso. Un
successo importante, che oltre a valere la
sfida alla Juve ai quarti della coppa
Italia, determina una probabile svolta
psicologica in una fase topica della
stagione, perturbata - o caricata, come
dice Ranieri - da parecchi 'scazzi'
estemporanei. Gagliarda la Lazio, che
dimostra nell'approccio alla gara di aver
acquisito una mentalità degna della
posizione occupata in campionato. Nessun
timore reverenziale, gara giocata con
grande personalità e gestita molto meglio
nella prima frazione.
IL PARADOSSO DI RANIERI -
La Roma del primo tempo indubbiamente è un
paradosso. Lo si evince dalle scelte
sorprendenti di Ranieri, che lascia in
panca Vucinic e Menez, optando per
l'attacco pesante Borriello-Adriano.
Scelta legittima, ma inadatta alla tattica
adottata: i giallorossi contengono, ma non
propongono mai contropiede. Borriello si
danna l'anima, anche in fase difensiva,
mentre ad Adriano, che tra l'altro accusa
un problema alla spalla, tutto si può
chiedere in questo momento tranne che la
profondità. Il tutto, combinato, dà zero
occasioni.
LEONE KOZAK - La
Lazio mostra un approccio migliore. Alla
fine il posto da trequartista dietro le
punte (Zarate e Kozak) è di Hernanes, con
Mauri che va in panchina. Muscolare il
centrocampo, efficace nella fase di non
possesso palla, con Gonzalez schierato
sulla destra. Senza addentrarci troppo in
alchimie tattiche, e pur ravvisando che
Zarate, opposto ad un Burdisso
oggettivamente più lento, potrebbe fare di
più, il miglior primo tempo dei
biancocelesti lo si deve al maggiore
dinamismo. Parecchie situazioni
interessanti, due belle occasioni,
entrambe per Kozak: nella prima Julio
Sergio è bravissimo nella parata
d'istinto, nella seconda è Juan a salvare
dopo che il portiere era stato scavalcato.
LA ROMA CAMBIA FACCIA -
Nella ripresa la Roma cambia faccia. Menez
e Vucinic, gettati nella mischia per Greco
ed Adriano, conferiscono indubbiamente un
altro piglio. A parte la prestazione dei
due, buona ma niente di eccezionale, è
importante la recezione del messaggio
della squadra, che si riversa nella metà
campo laziale: conseguenziale l'azione del
rigore (fallo di mano di Lichtsteiner,
come nel derby di novembre), che Borriello
trasforma. Lazio di carattere comunque,
pronta nella reazione, come pronto è
Zarate nello scatto su invito di Kozak:
Juan conferma il momento no e stende
l'argentino, Hernanes è freddo e non
fallisce il rigore che ne segue. Inizia la
classica fase di braccio di ferro. Chi
sbaglia paga, di Radu la distrazione
fatale: Simplicio lo beffa al limite, poi
elude Berni con un tocco preciso. A
tattica spalancata, nel finale succedono
tante cose. Floccari avvicina il pareggio
con una splendida acrobazia, ma anche
Vucinic impegna Berni. Il tabù Lazio
prosegue; nel derby in trasferta il
successo non arriva da 13 anni. La Roma
invece mostra di saper vincere il derby
anche a gennaio: l'ultima volta gli era
capitato nel 1942.
Roma batte lazio 2-1 (0-0)
ROMA (4-3-1-2):
Julio Sergio 6, Mexes 6.5, Juan 5, N.
Burdisso 6, Riise 6.5, Greco 5.5 (1' st
Menez 6.5), De Rossi 6, Brighi 6,
Simplicio 6.5, Adriano 5 (1' st Vucinic
6.5), Borriello 6.5 (32 Doni, 3
Castellini, 25 G. Burdisso, 87 Rosi). All.
Ranieri 6.5
LAZIO (4-2-3-1):
Berni 6, Lichtsteiner 5.5, Dias 6, Biava
6, Radu 5, Hernanes 6, Brocchi 5.5 (36' st
Bresciano 6), Gonzales 6 (41' Mauri sv),
Ledesma 6, Zarate 6, Kozak 6.5 (27' st
Floccari sv). (1 Bizzarri, 5 Scaloni, 6
Mauri, 21 Diakitè, 23 Bresciano, 77 Sculli).
All. Reja 6.5
Arbitro: Bergonzi
di Genova 6.5
Reti: nel st 7'
Borriello su rigore, 11' Hernanes su
rigore, 31' Simplicio
Angoli: 6-2 per la
Lazio
Recupero: 2' e3'
Ammoniti: De Rossi
, Simplicio, Ledesmae Radu per gioco
scorretto
Spettatori: 50
mila
|
|
La squadra di Mourinho fermata in casa
dell'ultima in classifica per 1-1. I
blaugrana...
-
› Risultati Liga
-
Classifica Liga
Il
boom del calcio spagnolo: idealismo o
denaro?
Da Cristiano
Ronaldo a Messi, da Mourinho a
Guardiola, questi sono i mesi della
grande esaltazione del calcio spagnolo.
Esaltazione più che meritata dovuta
soprattutto alla prima vittoria della
Spagna nel mondiale di calcio. Penso che
sia proprio questo il punto, quando
parliamo di Spagna parliamo di un
movimento completo, vasto, o piuttosto
del boom e del successo di due grandi
club come Barcellona e Real Madrid?
Provate a guardare la classifica della
Liga: Barcellona 52, Real Madrid 48,
Villarreal 39, Valencia 37. Ci sono due
squadre e basta. Grandissime squadre, ma
solo due: la Liga, anche quest’anno, se
la giocheranno loro.
Un altro dato: se
guardiamo l’albo d’oro del campionato
dalla stagione 2000/2001 troveremo 9
campionati su 11 vinti dai due club, se
risaliamo al 90/91 ne troveremo 17 su
21. Il momento attuale della Spagna –
dal punto di vista del campionato –
sembra un po’ l’Italia degli anni 90,
quando vincevano o il Milan o la
Juventus. E infine un’altra
considerazione, provate a prendere la
formazione che in Sudafrica ha vinto la
finale contro l’Olanda: (4-2-3-1)
Casillas – Ramos, Piqué, Puyol,
Capdevila – Busquets, Alonso – Iniesta,
Xavi, Pedro – David Villa. Considerato
che David Villa era sostanzialmente già
del Barcellona, l’unico giocatore che
non apparteneva alle due big era
Capdevila. Dieci undicesimi di una
nazionale in mano a Real e Barcellona.
Una fusione più che una selezione.
Quando dunque ci
rempiamo gli occhi e ci esaltiamo
davanti al calcio spagnolo, esaltiamo
più che altro il modello di Real e
Barcellona (che poi sono anche modelli
diversi, ma questo è un dettaglio), club
enormi, con una storia più che
centenaria, che non hanno certo
cominciato a vincere adesso, e
soprattutto con possibilità finanziare
smisurate. Basti pensare che il Real ha
un budget societario di oltre 400
milioni, e che il Barcellona ha dovuto
consentire la sponsorizzazione per 150
milioni della mitica e inviolabile
maglia blaugrana pur di ripianare parte
del fortissmo debito. Come e perché
abbiano queste possibilità finanziarie è
un altro discorso, che non voglio ne
posso affrontare qui. Quello che voglio
sottolineare è che quando parliamo di
filosofia – per me anche condivisibile –
del calcio spagnolo ricordiamoci che
cantera, spettacolo, sportività, sogni e
idealismo fluttuano su un enorme,
smisurato fiume di denaro.
|
Chelsea torna a vincere
City ok ma Dzeko a secco:Utd e city 45
Ancelotti ritrova il
sorriso grazie al 2-0 sul Blackburn.
Mancini vince 4-3 ma deve ringraziare un
super Tevez
LONDRA, 15
gennaio - Il Chelsea ritrova la strada
della vittoria superando 2-0 il Blackburn.
I gol, entrambi su calcio d'angolo,
portano la firma di Ivanovic e Anelka.
Tira dunque un sospiro di sollievo Carlo
Ancelotti. I Blues conquistano tre punti
pesanti che valgono il momentaneo quarto
posto. Il Manchester City di Roberto
Mancini si gode il momentaneo primato in
classifica in attesa del match di domani
tra Manchester United (che ha disputato
tre gare in meno) e Tottenham. I Citizens,
con il neo acquisto Dzeko in campo,
vincono in rimonta 4-3 contro il
Wolverhampton. Soffre la squadra di
Mancini contro l'ultima in classifica: al
gol di Milijas (12' pt), rispondono i
fratelli Tourè e Tevez (doppietta per
lui). Di Doyle (su rigore) e Zubar le reti
degli ospiti. L'Arsenal supera 3-0 il West
Ham grazie ad una doppietta di van Persie
(13' pt, 32' st su rigore) e Walcott (41'
pt).
|
Il club
rossoblù punito per il mancato pagamento
di stipendi e contributi
|
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verso il
fallimento totale
I
campionati delle
penalizzazioni: un anno nero
per la Lega Pro di Mario
Macalli. Moltissimi club di
prima e seconda divisione non
sono in grado di pagare gli
stipendi (e il fisco) e di
conseguenza vengono
penalizzati in classifica nel
corso della stagione.
Un'autentica strage, che non è
ancora finita. Un esempio: la
Pro Patria ha perso la testa
della classifica, il Catanzaro
è finito sottozero (a meno
due) e per di più gioca anche
a porte chiuse perché non
hanno nemmeno i soldi per
pagare gli steward. Un
disastro: col rischio reale
che almeno 30 club, se non 40,
non saranno in grado di
iscriversi alla prossima
stagione. Macalli sta
lavorando con grande impegno,
insieme con il nuovo direttore
generale Francesco Ghirelli:
ma la situazione economica dei
club dell'ex serie C è
disastrosa. Il primo passo
sarà quello di bloccare i
ripescaggi: la decisione
dovrebbe essere presa nel
consiglio federale del 22
febbraio. Anche il sindacato
calciatori (Aic) dovrà
rendersi conto che non ci sono
molte alternative, anche se
molti calciatori rimarranno a
spasso: lo stesso Renzo
Ulivieri, presidente dell'assoallenatori,
è consapevole che la
situazione ormai è (quasi)
compromessa. Il secondo passo
di Macalli è quello di avviare
una seria riforma dei
campionati di Lega Pro:
attualmente le società, almeno
sulla carta, sono 90. Nel giro
di tre anni bisognerà passare
a 60, con tre gironi da venti.
Ma 60 squadre che siano
davvero in grado di pagare gli
stipendi, il fisco, di tenere
lo stadio aperto, di garantire
un piano
industriale. Anche la serie B
sta pensando (giustamente) a
ridurre: il progetto del nuovo
presidente, Andrea Abodi, è
quello di passare da 22 a 20
club. Solo la serie A non ci
pensa nemmeno di fare un passo
indietro: troppi soldi (delle
tv) in ballo. Venti squadre
sono e venti resteranno: ma il
livello tecnico, è chiaro, si
abbassa sempre di più e un
campionato a 18 sarebbe più
allettante (anche per le tv).
Abete anni fa studiò una seria
riforma dei campionati che poi
fu bloccata per veti
incrociati e gelosie varie: ma
adesso, da n.1 del calcio, si
aspetta (giustamente) che le
Leghe facciano la loro parte,
senza più arroccamenti
corporativi. A proposito: la
Lega di A continua a non
partecipare-dall'estate
scorsa!- al consiglio federale
della Figc. E' una cosa grave,
che però passa sotto silenzio.
Così come Beretta e c. hanno
snobbato le due commissioni
volute da Abete, quella
statutaria (guidata da Carlo
Tavecchio) e quella per la
riforma dei campionati
(affidata a Mario Macalli). La
Lega di A pensa solo ai suoi
problemi (caso Dahlia, bacino
d'utenza: in pratica
soldi...): del resto del
calcio non si interessa
minimamente. Ma si può
continuare ad andare avanti
così? A giugno Abete farà
un'assemblea straordinaria,
per la riforma di uno statuto
nato vecchio. Ognuno dovrà
fare la propria parte. Un
attacco frontale, senza
precedenti: la Lega Pro (ex
serie C) si affida a mezza
pagina di pubblicità sui
quotidiani per spiegare che
così "il calcio muore". La
colpa? E' scritto chiaro nella
pubblicità decisa dal
presidente Mario Macalli e dal
dg Francesco Ghirelli: la
colpa è dei presidenti di
serie A, "i soliti che
vogliono dividersi risorse
finanziarie che non spettano
loro e fare stadi per
speculazioni edilizie con
procedure abbreviate, mentre
un cittadino per una licenza
edilizia deve aspettare anni".
La Lega Pro è con l'acqua alla
gola (vedi Spy Calcio del 5
febbraio) e ha deciso che non
può più stare a guardare di
fronte al crac del calcio. Per
questo non si accontenta
dell'1% che le spetta per ora
dai diritti tv, vuole "almeno
il 3%" (ma potrebbe avere
l'1,4% nella nuova
ripartizione che sta per
decidere la Camera). Macalli è
pronto a portare la lega di A
di fronte ai tribunali del
Coni. "Se necessario -spiega
sempre nella pubbicità stile
Oliviero Toscani -fermeremo i
campionati". Il presidente ne
fa una questione di
credibilità, anche perché ci
sono di mezzo le scommesse e i
tifosi devono avere campionati
seri, credibili. Macalli
conclude così: "Noi siamo
stufi di subire soprusi.
Giocare è un diritto. Non
impeditecelo". Un attacco in
piena regola, che scuote il
mondo del calcio (anche se
qualcuno farà come al solito
finta di niente...). Macalli
ha pronta una riforma dei suoi
campionati (massimo 60 club, mentre
ora sono 85 di cui almeno 30,
se va bene, rischiano di non
iscriversi alla prossima
stagione). Nella pubblicità
c'è anche una nemmeno troppo
velata minaccia: "La Lega Pro
renderà noto in ogni sede chi
è per cambiare e chi per
continuare con lo stesso
andazzo...".
Fuori i nomi. Giancarlo Abete
è per cambiare, se ne rende
perfettamente conto: ma uno
statuto ingessato lascia pochi
margini dei manovra, la Lega
di A snobba da oltre sei mesi
il consiglio federale e fa
vita a sé, e lo stesso Abete
dovrebbe dare una scossa
salutare a tutto l'ambiente.
Se è il caso, anche alzando la
voce. E' arrivato il momento
dopo un 2010 di macerie. Il 16
o 18 febbraio si riunisce la
commissione riforma campionati
presieduta da Mario Macalli,
il 21 quella dello statuto
guidata da Carlo Tavecchio
(che molto si è impegnato pure
lui per cercare accordi
complicatissimi) e il 22 (o
23) tocca al consiglio
federale che dovrà decidere,
fra l'altro, per il blocco dei
ripescaggi. E' un
passaggio-chiave per il mondo
del calcio. Da non sprecare.
Lega di A: in corsa la Sensi,
Abodi e Simonelli?
Maurizio Beretta non ha ancora
sciolto la riserva e si sta
impegnando a tempo pieno negli
interessi della Lega di serie
A, di cui è il presidente: ma
è certo ormai che a marzo (o
aprile) lascerà il mondo del
calcio per assumere un
prestigioso
incarico-responsabile
internazionale delle relazioni
esterne-dell'UniCredit. Forse
Beretta non dice nulla perché
la Banca in questo periodo è
impegnata nella cessione della
Roma, ma a marzo-salvo colpi
di scena-sarà tutto concluso
con l'avvento degli americani.
Non sarà possibile per Beretta
il doppio incarico, Lega di A
e UniCredit: non solo per un
evidente conflitto d'interessi
(ma in Italia si sa...). E'
una questione soprattutto di
tempo a disposizione e la
Lega, con tutti i problemi che
ha, ne richiede molto. Adesso,
ad esempio, c'è da risolvere
il nodo di Dahlia, quello
(annoso) del bacino d'utenza
(i 201 milioni di euro che
vanno divisi fra i club). In
più, presto dovrebbe essere
firmato il nuovo contratto
collettivo di lavoro (mancano
dettagli ormai) e preparato un
nuovo bando per quanto
riguarda i diritti tv dal 2012
(con qualche incognita di
troppo che allarma i
presidenti). Insomma, Beretta
si era appassionato al nuovo
lavoro, alla Confindustria del
calcio che conta (e che
spreca): naturale che lasci
con rammarico. Ma i venti
presidenti di A presto
dovranno pensare alla sua
successione: va preso un
manager esterno (lo prevede il
nuovo statuto).
In corsa potrebbero essere
Rosella Sensi (quando non sarà
più n.1 della Roma), Andrea
Abodi (che sta facendo bene
con la Lega di serie B) e il
commercialista Ezio Maria
Simonelli che già è consulente
della Lega di A e presidente
del collegio revisori della
Lega di serie B. Anche Antonio
Matarrese non ha conflitti
d'interessi, e ha lasciato un
buon ricordo e riforme
importanti. Non sarà facile,
come al solito, mettere
d'accordo tutti i presidenti.
Se si potesse scegliere un
interno, l'ideale sarebbe
Adriano Galliani, il più
preparato di tutti. Ma non è
possibile e lui non lascerebbe
mai il suo Milan. "In Lega ho
già dato....", dice sempre
Galliani con un sorriso. |
CALCIO, MANCHESTER UTD-LIVERPOOL: DISORDINI,
ARRESTATI 15 TIFOSI
Quindici tifosi sono stati arrestati
oggi a Manchester per turbativa
dell'ordine pubblico e danneggiamenti in
occasione della partita di FA Cup tra lo
United e il Liverpool. La sfida dell'Old
Trafford, conclusasi con la vittoria degli
uomini di Ferguson per 1-0 grazie a un
rigore trasformato da Ryan Giggs dopo
appena due minuti di gioco, è molto
sentita vista la rivalità delle due
tifoserie. Proprio per il rischio di
incidenti la polizia aveva rafforzato il
servizio d'ordine allo stadio. Per i 'Reds'
era una partita speciale perchè era
l'esordio in panchina di Kenny Dalglish,
ex bandiera del Liverpool, da pochi giorni
diventato allenatore al posto di Hodgson.
Dzeko-City, affare
fatto
Al Wolfsburg 30 milioni
La Juve lo seguiva
in vista di giugno. L'accordo è stato
confermato sia da Roberto Mancini che da
Steve McClaren. L'ex ct dell'Inghilterra:
«Si dimostrerà un giocatore ideale,
specialmente al fianco di Tevez. Sarà una
coppia molto potente. È un grande
giocatore come dimostra la sua valutazione
economica. È forte fisicamente ma anche
con una buona tecnica di base»
LONDRA, 4 gennaio
- Manca ormai solo l'ufficialità, ma è
ormai certo che entro la fine della
settimana Edin Dzeko diventerà un
giocatore del Manchester City. La notizia
è stata confermata sia da Roberto Mancini
(«Quest'anno abbiamo la possibilità di
vincere la Premier League ed è per questo
che lo abbiamo voluto, può essere decisivo
da qui al termine della stagione») che
dallo stesso tecnico del Wolfsburg Steve
McClaren che ha augurato all'attaccante
bosniaco «di realizzare i suoi sogni». La
conclusione della trattativa è attesa
prima della ripresa del campionato
tedesco, con il City che pagherà una cifra
superiore ai 30 milioni di euro. Un
tesoretto che secondo l'ex ct
dell'Inghilterra è però ben speso. «Si
dimostrerà un giocatore ideale per il
City, specialmente al fianco di Carlos
Tevez - le parole di McLaren al tabloid
Mirror -. Sarà una coppia molto potente.
Auguro a Edin ogni bene, di realizzare i
suoi sogni e sfruttare tutto il suo
potenziale. È un grande giocatore come
dimostra la sua valutazione economica. È
forte fisicamente ma anche con una buona
tecnica di base. Soprattutto è un
attaccante con il fiuto del gol, sa
segnare con ogni parte del corpo. È un
gran colpo per il City perchè saprà
adattarsi alla Premier League».
|
Mario è davvero
super
Il City aggancia la vetta
Tripletta di
Balotelli nel 4-0 all'Aston Villa: la
squadra di Mancini riprende lo United,
bloccato al 90' (1-1) a Birmingham.
Nelle zone alte vince anche il
Tottenham. Il Blackpool si conferma
squadra micidiale in trasferta
LONDRA -
Un
colpo di spugna
alle voci, peraltro smentite dal suo
agente Raiola, che lo vogliono
insoddisfatto dell'Inghilterra e
smanioso di tornare in Italia. Mario
Balotelli domina la scena è
contribuisce in maniera determinante
alla nettissima vittoria del
Manchester City sull'Aston Villa:
l'attaccante italiano segna tre gol
ai Villans e, come da tradizione in
Premier League, porta a casa il
pallone autografato dai compagni di
squadra. L'ex Inter è andato in gol
all'8', al 27' e al 55'. La prima e
la terza rete sono arrivate su
rigore, con trasformazioni
praticamente perfette. Facile la
seconda, con un tocco ravvicinato
dopo una bella azione corale.
MANCHESTER UTD BEFFATO -
Il successo, consente alla squadra
di Roberto Mancini di agganciare in
vetta alla classifica lo United che,
nel posticipo, si è visto agguantare
al 90' (1-1) dal Birmingham. Dopo
aver sofferto per quasi un'ora (palo
di Giggs) i Red Devils sono passati
grazie a Berbatov. Hanno fallito con
lo stesso bulgaro il raddoppio
(altro palo) e, proprio un istante
prima del recupero, si sono visti
riprendere da un beffardo gol di
Bowyer che ha approfittato di un
assist di mano di Zigic, non
ravvisato dalla terna arbitrale.
CADE IL WBA DI DI MATTEO
- Tra le altre gare,
importante vittoria del Tottenham,
che resta in scia alla zona
Champions League: 2-0 al Newcastle
con reti di Lennon e Bale in una
ripresa giocata per parecchio tempo
in inferiorità
numerica. Da segnalare tre colpi
esterni: quello più significativo
del Blackpool (alla sesta vittoria
esterna, doppio Campbell) sul campo
del Sunderland, finora imbattuto in
casa. Vittorie esterne anche per
Blackburn, 3-1 al WBA di Di Matteo e
del Fulham, 0-2 sul difficile campo
dello Stoke City: doppietta di Baird
nei primi 10'. Per ora l'unico
pareggio della giornata è l'1-1
maturato tra West Ham ed Everton.
|
Abete: "Moggi
radiato?
A gennaio la decisione"
ROMA -
Nella palazzina della Federcalcio
dove si muovono le pedine del grande
circo del pallone d'Italia si è
tenuto stamane, martedì, l'ultimo
Consiglio federale dell'anno. Al
termine del quale, nella consueta
conferenza stampa, Giancarlo Abete,
ha raccontato lo stato delle cose
riguardo alla proposta di radiazione
di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e
Innocenzo Mazzini. "Abbiamo deciso
di chiudere a gennaio il cerchio
della giustizia sportiva, area nella
quale operiamo".
Abete ha insomma spiegato che la
Figc, dopo aver già avuto il parere
della Corte di Giustizia federale,
ha intenzione adesso di chiederne un
altro all'Alta Corte di Giustizia
presso il Coni.
"Alla luce del fatto che le sanzioni
hanno effetto su tutte le
federazioni sportive, e non sono
vincolate alla sola Federcalcio,
intendiamo acquisire ai primi di
gennaio anche le valutazioni
dell'Alta Corte di Giustizia presso
il Coni, dopo quelle già avute dalla
Corte di Giustizia federale - le
parole di Abete -. Comunque, il
riferimento temporale è chiarissimo
anche perchè le sanzioni scadranno a
luglio 2011 (i 5 anni di squalifica
scattati dopo lo scandalo Calciopoli
del 2006, ndr), per questo nel mese
di gennaio intendiamo assumere una
decisione al riguardo".
"Riteniamo opportuno chiudere il
cerchio dell'area sportiva, anche
perchè non possiamo intervenire su
eventuali dialettiche generate dai
tribunali amministrativi", ha
concluso Abete, auspicando poi tempi
celeri ("entro giugno 2011")
per la
chiusura dei lavori del nuovo filone
d'inchiesta legato a Calciopoli e
cominciato proprio in questi giorni
dalla Procura federale di Stefano
Palazzi con le audizioni degli ex
designatori, Bergamo e Pairetto.
BLOCCO RIPESCAGGI -
"Entro gennaio il Consiglio federale
della Figc dovrà affrontare il tema
del blocco dei ripescaggi nei
campionati della Lega Pro a fronte
della difficile situazione
economico-finanziaria", ha poi
detto, cambiando argomento, Abete.
"Dovrà esserci un'accelerazione dal
nuovo anno per quanto riguarda le
due aree che interessano la modifica
dello Statuto e la riforma dei
campionati" - ha sottolineato
tornando ad auspicare un ritorno
della Lega di Serie A a partecipare
ai lavori della federazione,
disertati dal luglio scorso in
seguito alla norma sulla riduzione
degli extracomunitari tesserabili.
"La motivazione specifica non ha
alcun tipo di riconoscibilità logica
perchè spetta alla Federazione la
titolarità sul tema degli
extracomunitari. E poi non mi
risulta che, anche in passato, la
leadership della Lega sia stata
espressa da più di quattro
rappresentanti all'interno del
Consiglio federale".
|
Diritti Champions
Il mercoledì è di Mediaset
La società di
Cologno Monzese avrà il match più
importante della due giorni di Coppa
dal 2012 per tre anni (Sky solo in
differita). La Rai perde tutto. Nello
stesso periodo trasmetterà anche
Europa League e Supercoppa Europea
ROMA -
Mediaset si è aggiudicata in
esclusiva per il triennio 2012-2015
sia la prima scelta tra le partite
del turno del mercoledì di Champions
League sia tutti i diritti per tutte
le piattaforme dell'intera Europa
League.
Nel triennio 2012-2015 il miglior
incontro del mercoledì sarà
trasmesso solo in diretta in chiara
su Canale 5. "Si tratta di una
novità senza precedenti - ha
commentato la società di Cologno
Monzese in una nota - e Mediaset si
è aggiudicata il diritto di prima
scelta del mercoledì che consentirà
ai tifosi di vedere in esclusiva e
gratuitamente una delle due partite
settimanali disputate con certezza
da squadre italiane. Partita che,
contrariamente a oggi, non sarà
trasmessa in diretta da nessuna pay
tv". Mediaset inoltre assicurerà
gratuitamente ai telespettatori le
semifinali giocate dalle squadre
italiane e la finalissima. Le reti
free di Mediaset trasmetteranno
anche gli highlights con tutti i gol
e le sintesi delle partite sia del
martedì sia del mercoledì.
Con questo nuovo contratto in realtà
Mediaset fa un passo indietro
rispetto alle attuali condizioni
(diretta di tutti i match sul
digitale terrestre). Inoltre, si
legge nella nota diffusa dalla
società di Cologno, Mediaset sarebbe
interessata a trattare con altri
competitor i diritti dell'Europa
League, in questo momento suo
appannaggio esclusivo.
Esclusa completamente dalla partita
per la Champions League la Rai, che
quindi perde la possibilità di
trasmettere le partite del più
prestigioso torneo continentale. Sky,
che finora trasmetteva in diretta
tutte le partite, potrà trasmettere
l'incontro principale del mercoledì
soltanto in differita.
Per il triennio 2012-2015 Mediaset
si è aggiudicata anche i diritti
esclusivi per tutte le piattaforme
tv dell'intera Europa League,
"torneo che acquista ancor più
valore sportivo a causa della
riduzione a due delle squadre
italiane che disputeranno
sicuramente la Champions League".
"Questo significa - si spiega - che
saranno iscritte ai vari turni di
Europa League club di prima
grandezza: la vincitrice della Coppa
Italia e, dopo i playoff, la quarta
e la quinta classificate in
Campionato. In più, giocheranno in
Europa League anche le eventuali
squadre italiane eliminate dalla
Champions. Tutte le partite saranno
trasmesse da Mediaset Premium e una
per turno sarà trasmessa anche
gratuitamente dalle reti generaliste
Mediaset".
LA NOTA DI MEDIASET -
"Mediaset esprime soddisfazione per
questi importanti contratti conclusi
con la Uefa e, per garantire a tutti
i telespettatori italiani il pieno
accesso ai trofei calcistici europei
da ogni piattaforma tv, si rende sin
da ora disponibile, nel rispetto
delle prerogative della Uefa, a
discutere accordi con le aziende
televisive interessate".
Champions solo a pagamento
Mediaset offre 100 milioni
La Champions
League in futuro sarà solo a
pagamento: addio alla Rai. Un
altro capitolo dell'infinita
"guerra delle tv": nei giorni
scorsi Sky ha acquistato un
pacchetto di diritti per la
Champions League, pagandolo la
cifra-record di 160 milioni di
euro a stagione. Si tratta delle
partite del martedì in esclusiva,
della seconda partita del
mercoledì (la prima in differita,
alle 22,40) e di semifinali e
finale ma non in esclusiva.
Ma adesso Mediaset sta preparando
la sua risposta. La botta per la
tv berlusconiana d'altronde è
stata pesante, perché aveva fatto
una buona offerta (intorno ai 130
milioni) sperando di battere
l'emittente di Rupert Murdoch.
Mediaset puntava (e punta) molto
sul digitale terrestre a
pagamento: ma siccome resta da
assegnare ancora il pacchetto che
riguarda la prima partita del
mercoledì in esclusiva (più
highlights, semifinali e finale ma
non in esclusiva), Mediaset sta
preparando un'altra offerta
record, oltre 100 milioni di euro
a stagione, che in questo caso
spazzerebbe via la Rai. Perché
quei diritti sino ad adesso sono
stati della Rai che ha trasmesso
una gara al mercoledì al costo di
27,5 milioni di euro a stagione:
da Viale Mazzini hanno già fatto
un'offerta all'Uefa, al ribasso.
Diciotto milioni di euro, che sono
pronti ad alzare, al massimo, sino
a venti: ma siccome l'Uefa non ha
fatto distinzione alcuna nei suoi
pacchetti fra chiaro e pay, ecco
che l'offerta di Mediaset da 100
milioni a stagione (dal 2012 al
2015) sarebbe vincente. La tv di
Piersilvio
Berlusconi
trasmetterebbe le gare non in
chiaro, sull'ammiraglia Canale 5,
ma su Mediaset Premium,
privilegiando il digitale pay.
Addio quindi Champions gratis: dal
2012 (quando l'Italia avrà, se va
bene, tre squadre) si pagherà. O
Sky, o Mediaset Premium. O magari
tutte e due, per gli appassionati
di calcio. Adesso bastava
scegliere una pay, in futuro non
sarà più così e si dovrà pagare
due volte (abbonamento a Sky e
card a Mediaset Premium).
La Rai non può competere su quelle
cifre, che sono fuori mercato e
che tendono solo a schiacciare la
concorrenza. E a fare felice l'Uefa,
ma dall'Italia potrebbe prendere
260 milioni all'anno!
Adesso il direttore di Rai Sport,
Eugenio De Paoli (che ha scritto
un divertente libro su sport e
giardinaggio col professor Antonio
Dal Monte), si augura di poter
chiudere il contratto con la Figc
per i diritti della Nazionale di
calcio. L'accordo è (abbastanza)
vicino: c'è ancora da limare
qualcosa sulle cifre. La Rai
propone ad Abete un contratto
flessibile, come quello appena
chiuso dai calciatori: una parte
fissa (125 milioni, come adesso)
più una variabile (10-15 milioni)
legata agli ascolti tv. Il
contratto, quadriennale, scade a
fine anno: lo stanno trattando per
la Rai, Antonio Marano, e per la
Figc, Antonello Valentini. La
nazionale di calcio deve andare in
chiaro: resterà quindi in Rai.
Mondiale
2022 a gennaio
La Fifa
inizia a
pensarci
(2014 in
Brasile,
2018 in
Russia...)
ABU DHABI -
Di giorno caldo secco a 25-30 gradi, di
sera il termometro non va mai sotto i
15. Clima ideale in assoluto, quello
della penisola araba a dicembre-gennaio.
Quindi clima ideale per giocare al
calcio. Per questo l'idea che il
Mondiale del 2022, quello assegnato di
recente al Qatar, si possa disputare nel
mese di gennaio sta prendendo piede. Se
ne parla ormai dovunque, non solo qui
nel Golfo. Ha iniziato Beckenbauer una
settimana fa, poi si è mostrato
d'accordo Platini in qualità di
presidente Uefa, infine ha appoggiato
l'idea il segretario generale della
Confederazione asiatica, Peter Velappen.
Perché in realtà sarebbe già tutto
pronto, o impostato, nonostante manchi
la conferma ufficiale della Fifa: nelle
more dell'accordo di Blatter col Qatar
il progetto del Mondiale a gennaio è
cosa fatta, basta solo mettersi
d'accordo per attuarla. In realtà l'idea
di far disputare le partite nell'estate
araba, a 45 gradi e il 90% di umidità
all'interno di stadi coperti e con
l'aria condizionata a 25 gradi era solo
uno specchietto per le allodole, era
l'elemento spettacolare di una
candidatura che però ha vinto il
ballottaggio con le altre nazioni in
virtù di accordi diversi, più impliciti,
meno palesi. L'evento del 2022,
nell'idea originaria, potrebbe non
coinvolgere solo il Qatar, paese in
effetti troppo piccolo per ospitare una
manifestazione simile, ma anche gli
Emirati Arabi che hanno stadi pronti o
in allestimento. Soprattutto l'emirato
di Abu Dhabi, il più
grande e quello che
dispone delle riserve di petrolio vere e
proprie (pare che sotto la sabbia degli
Emirati scorra il 10% del petrolio
mondiale...), potrebbe fornire una base
logistica a parecchie nazionali oltre a
una serie di campi da gioco e di
allenamento di prim'ordine. Poi si
cercherà anche il coinvolgimento di
Bahrein e Arabia Saudita, gli altri due
stati della penisola araba. Il disegno è
quello di organizzare un grande mondiale
che coinvolga tutta l'area, ammesso (e
non concesso) che sceicchi ed emiri
trovino gli accordi del caso: da queste
parti esistono rivalità accesissime tra
stati limitrofi e non è detto che si
arrivi per forza a un accordo. Ma si può
bene immaginare quale razza di ritorno
economico, in un Mondiale panarabo, ci
sarebbe un po' per tutti (nazioni
ospitanti e nazioni ospiti), che è poi
il fine ultimo della Fifa in ogni
evento.
L'altro passo per arrivare a organizzare
un mondiale nell'inverno europeo sarà
ovviamente la rivoluzione dei calendari
per le partite dei club, a livello
nazionale e internazionale. Ma anche in
questo senso le discussioni e i progetti
sono già partiti. Del resto da tempo
club e federazioni avvertono l'esigenza
di modificare i calendari, anche se
ognuna delle due parti spinge per
modifiche nel proprio interesse. Un
progetto farebbe partire il nuovo
assetto dei calendari già dal 2018, al
termine del Mondiale che sarà ospitato
dalla Russia (e che per forza di cose
sarà disputato d'estate...), però se ne
dovrà discutere ancora. Di sicuro
l'operazione è partita, al di là delle
smentite ufficiali della Fif
"Se parlassi, tutto il
calcio
spagnolo tremerebbe"
MADRID -
La vicenda legata a Eufemiano Fuentes si fa
sempre più complessa. Il medico spagnolo,
arrestato la scorsa settimana nell'ambito
dell'Operacion Galgo, avrebbe fatto una
confidenza clamorosa a un compagno di cella
nel tribunale di Plaza Castilla a Madrid su
calcio spagnolo e doping. Secondo quanto
riporta oggi il quotidiano sportivo spagnolo
'Marca', il medico avrebbe sussurrato, poco
prima di essere interrogato: "Se parlassi,
tutto il calcio spagnolo tremerebbe e
toglierebbero all'istante il titolo mondiale
ed europeo alla nazionale". Accuse rispedite
al mittente da Xavi Hernandez (''Abbiamo
vinto il Mondiale con la certezza che
nessuno si è dopato'') e dal ct Del Bosque.
''Non ho visto nulla che potesse farmi
sorgere sospetti''.
Fuentes è stato fermato nell'ambito della
Operacion Galgo insieme ad altre 13 persone,
tra cui la siepista Marta Dominguez, oro
iridato a Berlino 2009. Il medico,
interrogato ieri dal tribunale di Madrid, si
ritiene innocente e si difende dalle accuse.
E per questo si paragona ad Eleuterio
Sanchez Rodriguez, "El Lute", un criminale
spagnolo degli anni '60. "È come se qualcuno
ora rapinasse una banca e la polizia
fermasse "El Lute" perché lo ha già fatto in
passato. Il mio caso - ha concluso - è
uguale al suo".
Fuentes avrebbe aggiunto che lui è in
carcere "perché Marta Dominguez è
campionessa del mondo e la procura lo vuole
mettere in relazione con lei, anche se lui
non ha niente a che fare". Fuentes aveva già
affermato, dopo l'inizio della famosa
Operazione Puerto, nel 2006 (una operazione
della Guardia Civil spagnola che sconvolse
il mondo del ciclismo e portò a squalifiche
e ritiri coatti di grandi corridori, tra cui
Jan Ullrich) che la sua rete di presunti
atleti dopati toccava molti altri sport, tra
cui tennis, atletica e calcio. Fuentes è
stato rimesso ieri in libertà, ma è imputato
per due presunti reati contro la salute
pubblica e traffico di sostanze
stupefacenti.
Come accennato, la risposta di due elementi
cardine della squadra campione del mondo non
si è fatta attendere: "In 43 anni di calcio
non ho mai visto o saputo nulla che potesse
alimentare sospetti. Non ho mai visto un
tentativo di conquistare nello sport un
vantaggio con mezzi illeciti", dice Del
Bosque. Alle parole del ct si aggiungono
quelle di Xavi, regista del Barcellona e
della nazionale. "E' un peccato che
succedano queste cose nello sport spagnolo.
Non ci sono ancora colpevoli, ma è una pena.
Dal mondo del calcio possiamo dire che non
c'è nessun tipo di doping. Abbiamo vinto i
Mondiali con la certezza di non essere
dopati. Siamo tranquilli, non c'è alcun
problema".
Azzurri, Figc-Rai
accordo
vicino: in arrivo oltre 125 mln
"La Rai rischia di
perdere la Nazionale? Mi auguro di no. Però
il pubblico deve sapere che per poter dare
le partite degli azzurri, come le ha sempre
date, la Rai deve affrontare grossi
sacrifici economici", questo il pensiero di
Paolo Garimberti, presidente Rai. Ma è ormai
quasi sicuro che la Rai e la Figc
continueranno a braccetto anche per il
prossimo quadriennio. Non ci sono altre
offerte e la trattativa per il rinnovo del
contratto ormai è a buon punto. Il
precedente accordo scade infatti il 31
dicembre: la Rai ha pagato alla Figc circa
125 milioni di euro per quattro anni. I
diritti comprendono tutte le Nazionali
azzurre, dalla A alla femminile. Ora la
delegazione della Figc (guidata dal dg
Antonello Valentini e da Stefano Balducci)
ha trattato in un paio di occasioni con
Antonio Marano. La Figc offre un pacchetto
di gare molto migliore del passato: in
calendario per la Nazionale di Cesare
Prandelli difatti ci sono amichevoli con
Germania, Spagna, Francia, Olanda e forse
anche Argentina. Per questo la Figc punta a
salire da 125 milioni ad almeno 140. "La Rai
è un partner storico per la Figc, vogliamo
continuare nella linea di continuità", ci ha
detto Antonello Valentini, convinto che
l'accordo ormai sia abbastanza vicino. "Ci
teniamo al fatto che la Nazionale debba
essere visibile a tutti, in chiaro". La Rai
intanto spera di chiudere con l'Uefa per i
diritti della prima partita del mercoledì
sera di Champions League, dal 2012 al 2015:
l'offerta dovrebbe salire a 20 milioni di
euro a stagione.
Lo sciopero dell'altro
calcio
Seduti, soli e senza stipendio
I crac della Lega Pro,
da Busto Arsizio a Catanzaro. Dietro le
proteste di domenica, la crisi dei piccoli
club. Macalli: ''Situazione disastrosa, sarà
un torneo pieno di penalizzazioni. Che senso
ha?''. L'ombra delle scommesse, l'ombra
della compra-vendita, lo specchio fedele di
un intero paese allo sprofondo collassante...
ROMA -
Il nostro calcio scoppia: in Italia ci sono
127 club professionistici (perché lo scorso
anno la Lega Pro ha ridotto gli organici di
5 unità, da 90 a 85). Un record che ci sta
portando a fondo. Basta pensare che in
Inghilterra i club "pro" sono in tutto 92,
in Germania 56, in Spagna 42, in Francia 40
e che nello sport Usa, poi, ci sono solo 30
club nell'Nba, nel Mlb e Nhl (basket,
baseball e hockey ghiaccio) e 32 nel Nfl
(football). Per il calcio italiano una
situazione insostenibile, fuori da ogni
logica. "E questa -ammonisce Mario Macalli,
presidente della Lega Pro - è solo la punta
dell'iceberg: quello che sta sotto è molto
peggio...". Quello che si sa è che in A il
Bologna annaspa e cerca di salvarsi con l'azionariato
popolare, in serie B l'Ascoli ha 5 punti di
penalizzazione per stipendi non pagati, in
Lega Pro i calciatori di Pro Patria (prima
in seconda divisione, girone A) e Catanzaro
(ultimo in seconda divisione, girone C) si
sono fermati per un minuto all'inizio della
partita perché da luglio non hanno visto un
centesimo. Ora metteranno in mora i club, e
si svincoleranno: a Catanzaro, giocano
addirittura a porte chiuse perché non hanno
i soldi per aprire lo stadio e pagare gli
steward. "Noi come Lega dovremmo chiedere i
danni d'immagine a questi due club -tuona
Macalli - Così non possiamo più andare
avanti: io credo che siano una trentina i
club che non pagano gli stipendi. E ora
siamo solo a dicembre, figuriamoci a
maggio... Una situazione disastrosa: sarà
un campionato pieno zeppo
di penalizzazioni. Ma che senso ha?".
Per ora sono state già penalizzate Spal,
Salernitana, Lumezzane, Foggia, Cavese,
Foligno (prima divisione), Rodengo, Canavese,
Sangiovannese, Villacidrese e lo stesso
Catanzaro (seconda divisione). Altre se ne
aggiungeranno presto, dopo gli ultimi
controlli Covisoc e i deferimenti di ieri
della procura federale nei confronti di
Catanzaro (ancora...), Cavese, Sangiovannese
e Ternana. In difficoltà anche il Como: tra
l'altro, sabato scorso sono state bloccate
le puntate sul "2" (la partita Como-Spal,
giocata domenica, è finita guarda caso
2-3...). E anche quello delle scommesse,
soprattutto in Lega Pro, è un fronte sempre
ad altissimo rischio. "Bisogna monitorare il
sistema per garantire la legalità", ha detto
Giancarlo Abete, presidente Figc. Il 21
dicembre, nell'ultimo consiglio federale
dell'anno, sia Macalli che Carlo Tavecchio
(Lega Dilettanti) proporranno il blocco dei
ripescaggi, "l'unico sistema per fare una
riforma dei campionati". Il sindacato
calciatori è contrario. "Si vota - insiste
Macalli - e se non passa conosceremo i nomi
dei responsabili: noi abbiamo proposto tre
gironi da 20 ciascuno, un'autoriduzione. Non
vogliono fare nulla? Lo dicano: chissà
quanti club potranno iscriversi al prossimo
campionato?".
Il futuro della Roma?
Dipende da Berlusconi...
Entro fine anno la Roma
potrebbe avere un nuovo padrone: la banca
Unicredit non ha alcuna intenzione,
ovviamente, di svendere un club così
prestigioso, e conosciuto ormai in tutto il
mondo. Ma adesso siamo arrivati ad uno snodo
cruciale: le offerte dei compratori adesso
saranno vincolanti. Dopo ci potrà essere la
"due diligence", vale a dire chi è
interessato conoscerà i conti (e gli
eventuali debiti) della società. Al momento
pare siano rimasti in corsa solo due
acquirenti: uno è italiano, l'altro Usa.
L'italiano è Giampaolo Angelucci, un impero
fra cliniche e giornali. L'altro è un gruppo
Usa, che ha fatto la sua offerta (segreta)
tramite lo studio Tonucci di Roma, uno dei
più importanti studi d'affari d'Italia. Nel
gruppo Usa c'è anche un partner della "New
England Sports Ventures" che ha acquistato
di recente il Liverpool. Sia il gruppo
Angelucci che quello Usa sono fortemente
interessati al nuovo stadio, anche se gli
americani pare non l'abbiano messo come "conditio
sine qua non" nella loro offerta. Molto, se
non tutto, quindi dipende dalla legge sugli
stadi, che ultimamente si sta muovendo, dopo
un silenzio di oltre un anno, ma è legata al
destino di Berlusconi e del governo. Se cade
Berlusconi, addio legge. In questo caso, le
offerte sia di Angelucci che del gruppo Usa
potrebbero essere ripresentate al ribasso.
Ma di sicuro la banca non svende: potrebbero
però allungarsi i tempi della vendita.
Niente di grave: la Roma, come si è visto,
va avanti lo
stesso sia in campionato
che in Coppa Italia che Champions League.
Il testo della legge è stato approvato di
recente dalla Commissione cultura della
Camera ma adesso dovrà passare l'esame delle
altre commissioni, fra cui affari
costituzionali e ambiente. Probabile ci
siano numerosi emendamenti: in questo caso,
si ripartirebbe da capo (sempre che, come
detto, non cada il governo: in questo caso,
addio legge...). Ma il testo varato dai
parlamentari non convince nemmeno i
presidenti di club. Come ha spiegato il
patron della Lazio, Claudio Lotito: "Ritengo
che il testo della legge si dovrebbe
preoccupare di dove reperire i
finanziamenti. Non ci sono somme a
disposizione e le società di calcio non
hanno risorse per costruire un impianto se
non c'è la possibilità di fare degli
interventi urbanistici collaterali per
costruire e mantenere la struttura. Vogliamo
che la legge sia applicabile".

Protagonista della
vittoria dei 'Citizens' è stato
l'ivoriano Yaya Tourè, autore di una
doppietta. Il terzo gol l'ha segnato
Johnson, mentre Balotelli, schierato
nella formazione iniziale, è stato in
campo per 61'
In attesa dei due big
match Tottenham-Chelsea (domani) e
Manchester United-Arsenal (sarà il 'monday
night'), Roberto Mancini si gode la
vetta della Premier League inglese. Con
un netto 3-1 sul campo di un West Ham
che sta colando a picco, il Manchester
City dell'ex tecnico dell'Inter
raggiunge infatti l'Arsenal in testa
alla classifica, a quota 32 punti, uno
in più dello United e due rispetto al
Chelsea di Ancelotti. Protagonista della
vittoria dei 'Citizens' è stato
l'ivoriano Yaya Tourè, autore di una
doppietta. Ma sul suo secondo gol c'è
stata la complicità del portiere
avversario Green, al quale la Bbc ha
attribuito la marcatura come autorete.
Il terzo gol del City l'ha segnato
Johnson, mentre Mario Balotelli,
schierato da Mancini nella formazione
iniziale (ha fatto coppia in attacco con
il brasiliano Jo), è stato in campo per
61' (poi lo ha sostituito Johnson),
durante i quali è riuscito a farsi
ammonire. Nelle altre partite spicca il
2-1 con il quale l'Aston Villa (a segno
Downing ed Heskey) ha battuto il West
Bromwich di Roberto Di Matteo nel derby
di Birmingham.

Nei posticipi della
sedicesima giornata in Bundesliga il
Friburgo si sbarazza agevolmente del
Borussia Moenchengladbach (3-0,
doppietta del senegalese Cissè -
capocannoniere con Gekas dell'Eintracht
- e rete di Barth), mentre lo Schalke
continua la sua risalita dalle retrovie
andando a vincere in casa del Mogonza (a
segno il peruviano Farfan al 30'), ormai
pallido ricordo della squadra che
entusiasmava nella prima parte del
campionato. Scivolata al quarto posto, è
stata superata anche dall'Hannover che
venerdì ha battuto 2-1 lo Stoccarda.
Per il Magonza allenato da Thomas
Tuechel è il quinto ko nelle ultime
sette gare e la sosta invernale (quattro
settimane dal 18 dicembre) arriva al
momento giusto. Nel successo dello
Schalke, ora decimo, da segnalare anche
la prodezza di Manuel Neuer che nel
secondo tempo ha parato un rigore. Il
turno ha confermato la leadership del
Borussia Dortmund (2-0 sul Werder Brema,
quattordicesima vittoria in campionato)
ed il secondo posto del Bayer Leverkusen
(vittorioso 4-2 in trasferta ad
Amburgo), ma staccato di 11 punti dalla
vetta
-
B.
Dort.
- 43
-
B.Leverk.
- 32
-
Hannover
- 31
-
Mainz
- 30
-
SC
Freiburg
- 27
-
Bayern
- 26
-
1899
Hoffen.
- 24
DOPO
ZAMPARINI E' IL TURNO DEI MORATTI
I Moratti hanno
inaugurato la censura preventiva
sull'informazione minacciando di azioni
legali chi darà notizia del libro "Il
Paese dei Moratti".
Nessuno, che io sappia, era mai arrivato
a tanto. Lorenzo Fazio, direttore di
Chiarelettere, la casa editrice che ha
pubblicato il libro, mi ha inviato una
lettera.
"Stupore e incredulità ha suscitato il
comunicato che l'Ansa ha diffuso il 13
dicembre con il quale Gian Marco e
Massimo Moratti hanno dichiarato che
intendono agire non solo nei confronti
dell'autore e dell'editore del libro "Nel
paese dei Moratti"
di Giorgio Meletti pubblicato da
Chiarettere, “stante
i contenuti non veritieri del medesimo
libro”, ma anche nei confronti dei
“massmedia
che in qualsiasi forma e sede, allo
stesso abbiano dato o diano spazio e
risalto”. La minaccia di far
processare chi parlerà del libro,
favorendone la diffusione, è inusuale e
grave poiché penalizza l'attività
imprenditoriale dell'editore e la libera
circolazione delle informazioni su una
vicenda della quale si è parlato davvero
troppo poco. Anche la Fnsi, la
Federazione della stampa, ha criticato
le parole e l'iniziativa dei Moratti (“Fnsi
e Asr non possono che ribadire che il
diritto di cronaca e quello dei
cittadini a essere correttamente
informati sono le basi stesse di una
società democratica”), che hanno
replicato in una lettera recapitata al
Fatto, riformulando la loro posizione.
Tutto ciò si aggiunge alle pressioni
esercitate sugli stessi operai e sul
sindaco in occasione del dibattito
pubblico organizzato a Sarroch per
presentare il volume. Forse un giudice
potrebbe essere chiamato a decidere
sulla legittimità di queste iniziative.
Il libro è stato pubblicato con lo scopo
di far conoscere quella vicenda e porre
domande su come siano andate le cose
quel tragico giorno del 2009, quando
morirono tre
operai della Saras.
I massimi responsabili della raffineria,
nel totale silenzio dei mass media,
hanno ricevuto una
richiesta di
rinvio a giudizio
per omicidio colposo plurimo (l'udienza
preliminare è fissata per il prossimo 17
febbraio) per i fatti ricostruiti da
Meletti. Chiarelettere e l'autore
continueranno a difendere la scelta di
trattare un problema così importante e
difficile proprio per onorare la memoria
dei tre operai morti, per tenere desta
l'attenzione sul tema della sicurezza
sul lavoro, e per difendere il diritto
di informazione, nonostante tutto. Basta
Sarroch, basta Thyssen."
Zamparini accusato di
corruzione e truffa
Il Riesame decide sulla richiesta
d’arresto
Il verdetto dei giudici è
atteso per domani. In sostanza
il presidente del Palermo calcio è
accusato di vari reati assieme all'ex
ministro della Giustizia Clemente
Mastella e a sua moglie Sandra Lonardo.
Al centro la costruzione di un
ipermercato a Benevento
BENEVENTO –
Corruzioni, truffe, mazzette e
promesse di posti di lavoro per oliare
i meccanismi
burocratico-amministrativi e così
aprire il centro commerciale “I
Sanniti”, nella paludosa periferia di
Benevento, “pur con vistose carenze
strutturali”. Lo scrive il pm
Antonio Clemente
negli atti con cui la procura di
Benevento ha chiesto l’arresto di
Maurizio Zamparini,
il leader della grande distribuzione e
presidente del Palermo calcio,
nell’ambito di un’inchiesta che vede
indagati anche Clemente
Mastella e sua moglie
Sandra, un assessore
beneventano e altre otto persone tra
dirigenti e funzionari comunali,
tecnici e collaboratori
dell’imprenditore friuliano. Il 9
dicembre il Riesame di Napoli
affronterà il ricorso della Procura
contro la decisione del Gip che ha
negato l’arresto di Zamparini,
respingendo in tutto dieci misure
cautelari chieste a vario titolo tra
domiciliari, divieti di dimora ed
interdizioni ai pubblici uffici
(nessuna richiesta, però, riguarda i
Mastella). Mentre pende in Cassazione
e verrà discussa nelle prossime
settimane un’altra istanza, rigettata
nei primi due gradi, con la quale il
pm Clemente ha chiesto il sequestro
dell’ipermercato, valutato 17 milioni
e mezzo di euro, e delle azioni del
Palermo di proprietà di Zamparini, per
un valore nominale di quasi 25 milioni
di euro. Una spada di Damocle
sull’annunciata cessione della società
calcistica al gruppo Al Hokair
dell’Arabia Saudita.
Accuse pesanti, che pur in assenza di
misure cautelari potrebbero approdare
a una richiesta di rinvio a giudizio.
E tra queste, spiccano quelle relative
alla presunta corruzione dei coniugi
Mastella da parte di Zamparini.
L’imprenditore avrebbe incontrato la
signora Mastella due volte, in un
periodo in cui lei era presidente del
consiglio regionale campano e il
marito ministro della Giustizia. La
prima volta nella mitica villa di
Ceppaloni, quella con la piscina a
forma di cozza, il 13 settembre 2006.
Il secondo, alcuni mesi dopo, in
piazza Guerrazzi, dove ha sede
l’associazione Iside Nova. La conferma
che Sandra Lonardo Mastella
ha visto due volte Maurizio Zamparini
arriva dalle parole di un agente di
polizia assegnato alle scorte della
signora, verbalizzate il 28 dicembre
2009. Ma ci sono altri due riscontri:
la traccia di una soggiorno
alberghiero di Zamparini a Benevento
il giorno prima, e le dichiarazioni di
Diego Della Valle.
‘Mister Tod’s’, amico di famiglia dei
Mastella, che spesso e volentieri
ospita sul suo yacht, non esclude,
scrive il pm, “che in quel periodo vi
siano stati incontri tra i Mastella e
Zamparini”.
Per la procura di Benevento i colloqui
tra il presidente del Palermo e Lady
Mastella avevano lo scopo di sbloccare
l’apertura del centro commerciale I
Sanniti, inaugurato in fretta e furia
nell’ottobre successivo. Ed infatti,
secondo le dichiarazioni del sindaco
di Benevento Fausto Pepe
acquisite dalla procura il 12 e il 13
novembre 2009, da quel momento i
Mastella si attaccano ai telefoni per
intervenire e fare pressioni su chi,
nell’amministrazione comunale, avrebbe
dovuto consentire l’apertura
dell’Ipermercato. Apertura subordinata
a una serie di condizioni stipulate
con l’amministrazione comunale per
ottenere le licenze e i permessi, che
però l’imprenditore friuliano non
avrebbe rispettato: la costruzione a
sue spese di un asse interquartiere,
un parco fluviale sul fiume Calore, il
restauro di una antica masseria, la
salvaguardia dei reperti archeologici
dell’area in cui collocare il centro
commerciale, e soprattutto la
demolizione di tre vicini capannoni
industriali abusivi, costruiti un’area
destinata a verde pubblico.
Così l’assessore all’Urbanistica di
Benevento Aldo Damiano,
legato a doppio filo al leader dell’Udeur,
si prodiga con zelo. Tanto da
incontrare Zamparini e compiere con
lui un sopralluogo “pur non essendo
legittimato” ed affermare in un
comunicato stampa su carta intestata
del Comune di Benevento, secondo il pm
mentendo, “che le opere cui era tenuto
lo Zamparini erano complete all’80%”.
Ma questo è sufficiente: l’iniziativa
‘I Sanniti’ andrà a buon fine, pur tra
dubbi e polemiche che resteranno
confinate nella stampa locale. E il 4
giugno 2007 parte il bonifico del
Banco di Napoli col quale Zamparini
versa 50.000 euro nelle casse di Iside
Nova, l’associazione no-profit creata
con la mission di organizzare eventi
culturali e di spettacolo dalla
signora Mastella, che ne è stata
presidente fino al 2005 per poi
dimettersi dopo l’elezione ai vertici
dell’assemblea legislativa campana,
affidandone la guida al figlio Elio.
Per il pm quel bonifico è la pistola
fumante di un reato. Ed infatti indaga
per corruzione Zamparini, i Mastella e
l’assessore all’Urbanistica dell’epoca
Aldo Damiano, con un dettagliato capo
di imputazione che riassume le
complicate vicende dell’Ipermercato.
Per inciso: Iside Nova è la onlus
recentemente finita nel mirino di
un’altra inchiesta della Digos
beneventana: avviso concluse indagini
per Sandra ed Elio Mastella
con le accuse di truffa ed estorsione
per una storia di fatture gonfiate
sugli spettacoli estivi di Benevento e
di soldi raccolti senza averne titolo
tra i titolari degli stand allestiti
ai piedi del palco.
Che bisogno ha Zamparini di chiedere
l’intervento dei Mastella? La
realizzazione dell’Ipermercato,
avviata nel 2002, procedeva a rilento
e con l’aperta ostilità di alcune
associazioni locali, preoccupate dello
stravolgimento urbanistico di un’area
sottoposta a diversi vincoli. Dunque,
bisogna fare qualcosa per mobilitare
consenso intorno all’operazione. E se
da un lato i collaboratori
dell’imprenditore iniziano ad
avvicinare i personaggi più influenti
del luogo per farsi segnalare liste di
nomi di persone da assumere,
dall’altro si cerca aiuto dai leader
dell’Udeur, il partito che in quegli
anni a Benevento controlla giunte,
nomine, sanità, agenzie pubbliche.
Titola il Sannio Quotidiano il 2
settembre 2006: “L’imprenditore in
città nelle ultime ore ha incontrato i
vertici dell’Udeur”. Poi, quando il
Comune di Benevento torna a
sollecitare il rispetto degli impegni
e la demolizione dei capannoni,
Zamparini va su tutte le furie,
incontra Lady Mastella, muove le sue
pedine sulla scacchiera della partita
e il 16 settembre 2006 sbotta. Il
Sannio Quotidiano riassume così il 16
settembre 2009: “L’imprenditore si
sfoga: chiederò i danni. Alcuni
politici locali mi avevano garantito,
ma hanno prevalso i contestatori per
mestiere”. A leggere le carte delle
indagini resta il dubbio che senza i
buoni uffici dei Mastella, i
contestatori avrebbero prevalso
davvero e l’Ipermercato non sarebbe
stato concluso.
In queste ore Zamparini è distratto da
altre vicende. In cima ai suoi
pensieri c’è la cessione del Palermo.
Le pagine palermitane di Repubblica
riferiscono che già lunedì scorso il
principe saudita Al Hokair
avrebbe dovuto assistere alla
partita Napoli-Palermo per discutere
dell’acquisto della società. Solo le
pessime condizioni metereologiche
hanno impedito di raggiungere Napoli
con un viaggio già programmato a bordo
dell’aereo privato di Zamparini, che
grazie a questa partnership sta per
sbarcare in Arabia Saudita per aprire
la catena di supermercati “Casa
Italia”, una mega operazione
finanziaria da un miliardo e
cinquecento milioni di euro che
prevede la realizzazione di trenta
ipermercati a Riyad e nel resto del
paese. Il gruppo saudita a sua volta
sembra pronto ad acquistare il
pacchetto di maggioranza del Palermo,
ma Zamparini dovrebbe conservare una
parte delle azioni e restare nel
Palermo con un ruolo diverso.
“Individueremo insieme un presidente
giovane – dice il patron dei rosanero
– un manager che faccia al caso del
Palermo. In questo modo avrei la
possibilita’ di riposarmi un po’ e di
continuare comunque a godermi la
squadra”. Purché i magistrati non
ordinino il sequestro delle azioni
della squadra, o altri provvedimenti.
In quel caso, però, i tifosi del
Palermo non la prenderebbero bene. Sui
forum dei siti sportivi è un fiorire
di commenti in suo sostegno: “Forza
Zampa”, “Zampaman sappiamo che sei la
persona più onesta di questo mondo” e
via lodando. Chiosa un tifoso col
nikname ‘udiwup’: “Zampa non può
essere arrestato. Invaderemmo
Benevento!!
Società nel caos: nessuno dà più
certezze ai giocatori. Un'altra settimana, poi i...
JUVENTUS , SAMPDORIA E
PALERMO
ELIMINATE A CALCI DALL'EX COPPA UEFA, MA NON SI ERA DETTO CHE IL CALCIO
ITALIANO SI STAVA RIPRENDENDO??
Le partite di Europa League
vengono percepite dalle nostre squadre come autentiche scocciature. E’ per
questo che in Champions ci presenteremo al completo (Inter e Milan sono già
qualificate, la Roma quasi), nell’altra competizione rischiamo seriamente di
restare a zero. Ieri sono uscite mestamente Juve e Samp, con un turno di
anticipo e con una situazione di classifica addirittura umiliante.
Una vittoria in tutto la Samp, nessuna (!) la Juve. Ed è per questo,
soprattutto, che il calcio italiano dall’anno prossimo perderà un posto: tre
squadre soltanto in Champions, altrettante in Europa League.
Nel tardo pomeriggio la Samp è andata fuori mestamente,
perdendo in casa con gli olandesi del Psv. Eliminazione che somiglia ad un
peccato mortale per una squadra che, in estate, aveva perso all’ultimo
minuto la qualificazione in Champions. Non è bastato uno strepitoso gol di
Pazzini, e la sconfitta finale ha solo reso più amara una bocciatura che
sarebbe probabilmente arrivata anche con una vittoria.
In serata, fuori la Juve. Innanzi tutto, è pazzesco che
si sia giocato in quelle condizioni metereologiche e su un campo ghiacciato:
qualcuno tutela la salute del calciatori, o chi guadagna molto non ne ha
diritto? Nel gelo di Poznan, i bianconeri hanno comunque pagato soprattutto
il pessimo cammino compiuto sinora. A parte il brillante pareggio di
Manchester, solo delusioni e l’imbarazzante eliminazione in un girone tutt’altro
che proibitivo. Ieri sono stati anche sfortunati, hanno lottato sino
all’ultimo, ma la partita non può essere considerata regolare e non ha senso
fare discorsi tecnici.
L’aspetto positivo della situazione è che da oggi la Juve
potrà concentrarsi interamente sul campionato, e i problemi per Del Neri
saranno altri: ad esempio gestire la rosa a disposizione. L’organico era
studiato per affrontare il doppio appuntamento, sinora nessuno se n’era
accorto perchè l’incredibile serie di infortuni aveva ridotto all’osso il
numero dei disponibili (e anzi, come ieri sera, s’è dovuto dar spazio a
ragazzi della Primavera).
Sarà un caso, ma la rottura tra calciatori e Lega è
arrivata proprio sui “fuori rosa”. Da gennaio in poi, viste le tante
eliminazioni in Europa, rischia di aumentare parecchio il numero dei
calciatori in eccedenza, e chissà, molti di loro potrebbero finire “fuori
rosa”. Le società si dotano a inizio stagione di
grandi organici, poi snobbano l’Europa League, e a un certo punto scoprono
di avere troppi calciatori da pagare. Se si arriva – come ha sottolineato in
questi giorni il presidente Lotito – ad avere in organico 40 giocatori, poi
è fatale che ci sia voglia di sfoltire la rosa. Ma è sempre bene ricordare
che sono i club che decidono di tesserare i calciatori, non viceversa.
Sarebbe infine importante
smetterla con certi proclami. «Vogliamo un posto in Europa» è un grido di
battaglia che quasi tutte le società lanciano nel corso della stagione.
Visto come vengono onorati gli impegni europei, meglio star zitti per non
sprofondare nel ridicolo: L'ITALIA NEGLI ANNI NOVANTA PORTAVA A CASA BEN 7
FINALI SU 10 IN COPPA UEFA, PIU' 3 SUCCESSI IN COPPA DELLE COPPE. Negli anni
duemila c'è stato un tracollo di proporzioni infinite: SOLO SEMIFINALI NEL
2002 (INTER E MILAN), NEL 2003 ( LAZIO), NEL 2005 (PARMA), NEL 2008
(FIORENTINA)
NEL FRATTEMPO ASSISTIAMO AL
FALLIMENTO DELL'ENNESIMO CLUB. SOLO QUEST'ANNO SONO FALLITE 34 SQUADRE TRA
CUI PERUGIA, MANTOVA, SALERNITANA, ANCONA.
Fallita la trattativa tra Aic e
Lega Calcio, salta la sedicesima giornata. L'Assocalciatori
non tratta sul punto riguardante il collocamento
fuori rosa e il trasferimento coatto dei calciatori,
ripresentato nella bozza di contratto dalla Lega.
Beretta: "Scelta gravissima". Petrucci: ''Atto
intimidatorio prepotente e arrogante''
ROMA - Fumata
nera nella trattativa tra Lega Calcio e sindacato
giocatori, oggi a Roma in Federcalcio: non c'è
accordo sul settimo punto del contratto collettivo
- i fuori rosa -. L'Aic ha lasciato l'incontro. La
decisione è stata comunicata da Leonardo Grosso,
vicepresidente dell'Aic, all'uscita dalla sede
della Figc, in via Allegri. La protesta dei
calciatori fermerà il campionato di Serie A nel
weekend dell'11 e del 12 dicembre, quando è in
programma la 16esima giornata. "C'è lo sciopero
proclamato per l'11 e il 12 dicembre. Siamo
davvero dispiaciuti perché c'era la disponibilità,
abbiamo anche lavorato sotto traccia per trovare
eventuali punti di intesa, ma non si è trovato
l'accordo", ha detto Grosso: "Siamo dispiaciuti -
ha spiegato -, noi abbiamo ribadito la nostra
disponibilità a discutere sui sei punti, senza
entrare nel merito di nessuno di questi sei punti
perché la Lega continuava a chiedere di discutere
anche del sempiterno problema dei fuori rosa che
per noi è un discorso chiuso, ormai fuori dai
termini di legge. Sugli altri punti siamo in linea
sulle proposte della Lega".
Il cuore della trattativa è dunque incentrato
sulla proposta dell'Aic di eliminare dalla bozza
di contratto collettivo due punti: l'allenamento a
parte dei fuori rosa e il trasferimento
obbligatorio di un calciatore a un'altra società a
parità di condizioni. Le partite che salteranno,
tral'11 e il 12 dicembre, saranno Bologna-Milan,
Brescia-Samp, Genoa-Napoli, Inter-Cesena (già
rinviata per l'impegno dei nerazzurri al Mondiale
per club), Juventus-Lazio, Lecce-Chievo,
Palermo-Parma, Roma-Bari e Udinese-Fiorentina.
BERETTA: "UNA RIUNIONE ALLUCINANTE" - Il
presidente di Lega Maurizio Beretta commenta così:
"Scelta pericolosa, gravissima. Sono stupefatto
dalla decisione dell'Aic di alzarsi dal tavolo
della trattativa mentre il presidente Abete stava
illustrando la bozza di sintesi preparata dalla
Figc. Sono rimasto stupefatto. Un pericoloso gioco
al massacro, una riunione allucinante, una cosa
senza precedenti". Il presidente della Lazio e
consigliere federale Claudio Lotito conferma lo
sconcerto: "L'atteggiamento dell'Assocalciatori è
pretestuoso, non ci hanno voluto ascoltare. Dei
fuori rosa non abbiamo mai parlato. Il problema è
che, naturalmente, in rose di quaranta giocatori è
necessario suddividere l'organico almeno i due
gruppi diversi". L'Aic andrà comunque domani in
udienza davanti all'Alta Corte, quando verrà
nominato dal tribunale del Coni un commissario ad
acta che avrà il compito di riscrivere il
contratto collettivo. La vertenza dunque prosegue.
DURO PETRUCCI - Fa sentire la sua
voce anche il presidente del Coni, Gianni Petrucci.
Il suo è un duro attacco ai calciatori. "Lo
sciopero proclamato dall'Associazione Calciatori è
un atto intimidatorio, prepotente e arrogante. Chi
mostra i muscoli spesso denota debolezza. Quanto
annunciato questa sera dall'Aic rappresenta la
manifestazione di un'assoluta lontananza
dall'attuale momento del Paese e una scarsa
attenzione per le sorti del calcio italiano".
"Nonostante un apprezzato intento conciliativo del
Presidente Abete -dice Petrucci in una nota-, l'Aic,
interrompendo oggi le trattative senza entrare nel
merito dei punti in discussione, ha calpestato le
più elementari regole di buon senso. Inoltre, a
differenza dell'Aic che dichiara di non capire
l'obiettivo della convocazione dell'Alta Corte di
Giustizia, il Coni comprende benissimo il
significato dell'incontro previsto per domani, al
quale - ricordo - non si partecipa per educazione
ma per doveroso rispetto istituzionale verso il
massimo organo di giustizia sportiva". "Questa
vicenda -prosegue Petrucci - purtroppo accende i
riflettori su un tema fondamentale come il
rispetto delle regole sociali circa l'ambiguità di
chi riveste contemporaneamente due ruoli
incompatibili, quale Governo e Sindacato".
"L'argomento -conclude Petrucci - è certamente di
rilievo statutario e credo che sia giunto oramai
il momento di approfondirlo".
Ebbene sì, il tanto vituperato
sciopero dei calciatori si farà. A farne le spese
la 16° giornata di campionato, prevista per l’11 e
12 dicembre. Infatti l’Aic ha deciso di
abbandonare il tavolo delle trattative con la Lega
Calcio, in disaccordo su due punti fondamentali
del rinnovo del contratto collettivo di categoria:
la messa fuori rosa dei giocatori e le cessioni
coatte. Non una questione di soldi, dunque. Ma
di diritti. Adesso però si dirà che è lo sciopero
dei miliardari. E che nessuno ci perde, dato che
la giornata sarà comunque recuperata. Così
scalpita il portavoce del Pdl Daniele
Capezzone: “Gli italiani saranno
letteralmente esterrefatti dinanzi a uno sciopero
proclamato da una categoria che certo non vive le
durezze della crisi economica. Anzi, una cosa
seria da fare sarebbe quella di smettere di
considerarli lavoratori subordinati, e di
cominciare a trattarli come autonomi, se non come
vere e proprie imprese”. Purtroppo chi parla è
il portavoce di un omuncolo, così definito dalla
diplomazia americana - wikileaks docet - non siamo
noi a dirlo, che confonde il bene pubblico con
bene privato, che prevarica il riesumato -
dall'omuncolo - diritto medioevale del mero
et mixto imperio con il bene della collettività.
Quando chi blatera proviene da questa escrescenza
ideologica all'ammasso, è chiaro che non può
vedere l'esistenza di chi lavora "sotto un
padrone", perchè è proprio così: in relazione
all'estensione scomposta dell'autonomo, chi si
ritrova sotto è semplicemente uno schiavo e non è
un caso che nel silenzio assoluto è passata la
legge sull'arbitrato - unilaterale - sopra le
questioni lavorative che tutela esclusivamente il
padrone ex datore di lavoro. 1) Il primo
e fondamentale è che uno sciopero nel calcio non è
uno sciopero: la giornata perduta comunque si
recupera, e quindi in questo perenne caos di
spappolamento del calendario e degli orari dov’è
il danno? Cosa viene tolto allo spettacolo e al
tifoso? Nulla. Sarebbe uno sciopero vero se la
giornata venisse tagliata del tutto dal calendario
e il sindacato dei calciatori dicesse: “Bene
scioperiamo e la giornata non si recupera nemmeno,
il campionato ve lo fate a 37 giornate”. Sarebbe
possibile, una misura dura e quasi definitiva, ma
succede questo? No, e allora di che parliamo? Ci
scandalizziamo di uno “rinvio” di giornata, quando
ogni week end la giornata di serie A viene
polverizzata e nessuno tra anticipi, posticipi,
anticipi dei postici e postipici degli anticipi,
ci capisce più nulla?
2) Nelle motivazioni dello sciopero non
vedo rivendicazioni economiche. I calciatori cioè
non scioperano perchè guadagnano due milioni
all’anno e ne vogliono tre, o ne guadagnano
cinque e ne vogliono dieci. Quindi tanto scandalo
intorno lo trovo facile e populista – il famoso
“c’è gente che se la deve cavare con 1000 euro al
mese” – tanto per cavalcare l’enorme malumore
sociale che c’è in giro.
3) I calciatori scioperano perché non
vogliono rose sdoppiate con un gruppo di
emarginati che si allena a parte. A parte il fatto
che la rosa di una squadra non cresce per
miracolo, ma perché i presidenti firmano dei
contratti che poi non vogliono rispettare è
evidente però che così le società possano
ammorbidire le pretese dei calciatori che non
rientrano più nel piano tecnico e poterli poi
gestire e vendere come meglio credono. Giusto?
Sbagliato? Che direste se nel vostro ufficio un
bel giorno finiste a lavorare nel sottoscala?
4) I giocatori rifiutano il trasferimento
obbligatorio a parità di retribuzione di
categoria. Le società cioè vogliono che un
calciatore possa essere liberamente ceduto in
corso di contratto, a patto che il club acquirente
sia della stessa categoria (in questo caso
parliamo di serie A) e gli fornisca lo stesso
ingaggio. E’ la rottura del principio della famosa
“firma contestuale” – la facoltà di rifiuto, vale
a dire – ottenuta dai calciatori più di trentanni
fa, quando i giocatori erano obbligati ad
accettare obbligatoriamente i trasferimenti.
Sacrosanto: se uno in una determinata società non
vuole andare, non può essere obbligato a farlo.
Più che progresso quindi un bel salto nel passato.
Teniamo conto tra l’altro che questi contratti
aprono la strada alla grande massa di giocatori di
serie inferiore – e non tutti sono ricchi e
fortunati – che certo non hanno la forza negoziale
e la stessa possibilità di dire no di un
calciatore di serie A.
5) Quale prova di efficienza, innovazione e
progresso, quale calcio all’avanguardia, quali
stadi moderni, quale lotta allo spreco e contro il
marcio, quale esempio morale, quale alt allo
strapotere della tv che tutto fa e tutto decide in
questo mondo, quale impegno contro violenza e
razzismo, ci hanno dato in questi anni i grandi
dirigenti del pallone? Perché la loro posizione
deve essere a prescindere migliore di quella dei
calciatori?
Questo è il punto. Il lavoratore
come categoria non esiste più. Esistono autonomi e
imprese. E poco importa se il contratto dei
calciatori non riguarda solamente i miliardari, ma
anche giocatori che guadagnano il minimo, ossia
1.100 euro al mese quando giocano. Gente precaria,
che in molti casi deve far fronte al fallimento
della propria società, spesso costretta a
partecipare ad aste fallimentari. E poi ci si
consenta di ribaltare un’altra ripetuta demagogia.
Se alcuni di loro sono miliardari che colpa hanno?
Sono lavoratori salariati, il calcio è un settore
fiorente e se loro guadagnano tanto è perché sono
i migliori a livello mondiale. E su miliardi di
pretendenti. Possono dire lo stesso tutti i loro
presidenti? Che, è vero, sborsano di loro, però
hanno anche le tasche piene. E pensano di
spadroneggiare.
Un altro falso mito da sfatare: il
calcio non è un settore in crisi. Lo dice lo
stesso Beretta (Lega Calcio, ed
ex Confindustria): “Non veniamo da una fase di
difficoltà del settore che da 15 anni ha visto
un’esplosione di ricavi senza precedenti”. Certo,
lo sono le società di calcio. E forse non è giusto
che i presidenti si sobbarchino tutti gli oneri.
Però perché prendersela con il lavoratore? E con
tutti i giocatori? Il calcio non è solo serie A e
Champions Legue. Ma ancora uno sport. Così tra Aic
e Lega il muro contro muro è da redde rationem. E
si capisce il perché. I presidenti vogliono
ridisegnare il calcio italiano a loro beneficio.
Vogliono una superlega che non ridistribuisca i
profitti alle serie minori. Vogliono tornare a
decidere i designatori arbitrali. Vogliono poter
sbattere un giocatore in tribuna oppure venderlo
al Borgorosso Football Club; e senza nemmeno
consultarlo. Una rivoluzione, ma più che altro una
restaurazione. Già in atto da un anno. Prima i
giocatori di serie C sono stati costretti a
sottoscrivere un contratto separato. Poi
Buffon -fascistone di prima categoria, un
testa di cazzo fottuto lui ed il suo compagno di
merende Abbiati di merda - e altri
colleghi hanno fondato un nuovo sindacato, aperto
solo ai giocatori di serie A (e pronto a
sottoscrivere patti separati). Infine
Chiellini ha firmato – lui sì – un
contratto in puro stile lavoratore autonomo.
Per raggiungere i loro obiettivi, i presidenti si
lamentano di non avere il contratto dalla parte
del manico. Vogliono contare di più. Eppure già
hanno facoltà di licenziare un giocatore
insubordinato. Adesso vogliono trattarlo come un
pacco postale. Così come capitava anni fa. Altro
che Marchionne, insomma. Lui la
produzione è “costretto” a trasferirla in Serbia.
Loro, se vogliono, il lavoratore serbo se lo
comprano. Gli danno una maglietta, il vitto e
l’alloggio. E poi l’ingrato non vuole sottostare
ai loro diktat?
Ovviamente, saputo dello sciopero,
i politici si sono indignati. “I calciatori non
danno il buon esempio”, hanno detto. E invece i
giocatori lo hanno dato. Perché di fatto cosa
chiedono? Chiedono di non perdere i loro diritti.
Così come tutti i lavoratori italiani, non si
ribellano per capriccio. Lo fanno perché è in atto
un attacco selvaggio al lavoro e ai suoi principi
basilari. Perché qui non si tratta di chiedere
soldi in più in busta paga. Di soldi non ce ne
sono e bisogna farsene una ragione (però non si
capisce come la nazione possa tornare a correre se
si dice di tirare la cinghia. Che si voglia
crescere su quel qualcuno che non lo fa?) Qui si
tratta di difendere le braghe, visto che il resto
dei vestiti se li sono già presi. Stanno
raschiando il fondo del barile e, per non
deprimere oltremodo la domanda interna, attaccano
i diritti. Lo fa la Fiat, lo fa la Lega Calcio. Ci
provano, insomma. Stavolta è andata male. Si sono
ribellati i loro dipendenti più coccolati: i
giocatori di calcio.
Dopo la batosta del Camp Nou,
l'allenatore fatica a mettere insieme la squadra per affrontare sabato il
Valencia. La squadra è a pezzi: Higuain e Ronaldo ko, Sergio Ramos e Carvalho
squalificati. L'attaccante argentino rischia l'intervento e uno stop di 2/3 mesi
Per gennaio si seguono Almeyda e Llorente Cristiano Ronaldo ha una caviglia
fuori uso Sergio Ramos criticato per il fallaccio su Messi: «Non volevo fare
male»
Calcio
Mou, è un momentaccio
L'Uefa lo ferma due turni
Il tecnico del Real Madrid
paga le 'autoespulsioni' contro l'Ajax con una
squalifica: il secondo turno però è con la
condizionale
Il Barcellona umilia Mourinho: 5-0!
DOV'E' MOURINHO? La canzoncina
ritmata dai centomila del Nou Camp è il tormentone
dell'ultima mezz'ora di gioco. Nella serata di gala
del calcio mondiale, è infatti il nemico pubblico
numero uno del tifo blaugrana il grande sconfitto. Il
ko del Real Madrid contro il Barcellona non è una
semplice sconfitta, ma una disfatta di proporzioni
storiche. Dopo sedici anni, erano i tempi di Romario,
i tifosi del Barcellona tornano a fare la 'manita', il
segno del cinque: tanti sono i palloni mestamente
raccolti da Casillas dentro la sua porta. Cinque a
zero, un dominio inimmaginabile alla vigilia - almeno
nelle proporzioni - costato la leadership in
classifica al Real Madrid, ma destinato a lasciare il
segno, anche psicologico, nel prosieguo del
campionato. Perde il Real, perde Mourinho. La
filosofia di gioco di Guardiola, attacco costante,
possesso palla, detta legge.
MEDIANA BLAUGRANA - A Mourinho invece
non riesce il giochetto tattico esibito lo scorso anno
nella semifinale della Champions. Real Madrid
arroccato in difesa, come lo fu l'Inter, ma rispetto
ad allora stavolta è diverso l'atteggiamento del
Barcellona. Tre piccoletti micidiali davanti come
Messi, Pedro e Villa, capaci di saltare sempre l'uomo
e creare una superiorità numerica in fascia, favorendo
anche le avanzate di Dani Alves e Abidal. Il 'segreto',
ma è la scoperta dell'acqua calda, sta in mezzo al
campo: Busquets davanti alla difesa, Xavi, Iniesta, in
pratica tre registi con buone capacità di incontro.
Khedira e Xabi Alonso, chiamati da Mou a fare diga
davanti alla difesa, ne escono annientati.
RONALDO E POCO ALTRO - Davanti solo Cristiano
Ronaldo combina qualcosa, nel bene (punizione fuori di
poco, assist delizioso non sfruttato da Benzema, mezzo
rigore procurato su uscita di Valdes) e nel male:
spinta poco elegante a Pep Guardiola con parapiglia
successivo. Insomma, il doppio vantaggio al termine
del primo tempo è nella logica degli eventi. Apre Xavi
con un tocco ravvicinato di destro su deliziosa
verticalizzazione di Iniesta, raddoppia Pedro, che
tocca da due passi dopo un cross di Villa 'sporcatò
maldestramente da Casillas. In precedenza, proprio
nella fase iniziale, un sinistro diabolico di Messi da
posizione impossibile aveva stampato la sfera sul
palo.
LA RESA DI MOURINHO - La ripresa
finisce ancor prima di iniziare. Mourinho di fatto si
arrende: Ozil non aveva combinato niente, vero, ma
sostituirlo con Lassana Diarra equivale a voler
limitare i danni senza provarci. Un progetto che
peraltro nemmeno riesce. Messi, a segno da dieci gare
in fila, ci tiene particolarmente a far undici. Non ci
riesce, ma si diletta a fornire assist spettacolari.
Tre straordinari: Xavi vanifica il suo, Villa invece è
spietato al cospetto di Casillas e fa doppietta.
LA MANITA E LA... MANATA - Finale ovviamente
senza storia. Il motivo di interesse è la ricerca
della 'manità tanto cara ai tifosi spagnoli. Proprio
in extremis la confezionano due giovanissimi: Bojan da
destra centra basso, Jeffren anticipa tutti e
confeziona il regalo. Oltre alla manita, arriva la
manata. Sergio Ramos, dove aver attentato
all'incolumità di Messi, atterra Puyol beccandosi il
meritato rosso. Finale inglorioso di un Real
inglorioso.
Barcellona-Real Madrid 5-0 (2-0)
Barcellona (4-3-3): Victor Valdes 6.5 - Dani
Alves 7, Puyol (cap) 7.5, Piqué 7, Abidal 7 - Xavi 8 (Keita
87' sv), Busquets 7.5, Iniesta 8 - Pedro 7 (Jeffren
87' 7), Messi 7.5, Villa 7.5 (Bojan 76' 6.5)
Allenatore: Josep Guardiola 8
Real Madrid (4-2-3-1): Casillas (cap)
5 - Sergio Ramos 4, Pepe 5.5, Ricardo Carvalho 4.5,
Marcelo 5 (Arbeloa 60' 5) - Di Maria 5.5, Khedira 4.5,
Özil 4.5 (L. Diarra 46' 5), Xabi Alonso 5, Cristiano
Ronaldo 5.5- Benzema 5 Allenatore: José Mourinho 4.5
Arbitro: E. Iturralde Gonzalez 6
Reti: Xavi (10), Pedro (18), Villa
(55, 58), Jeffren (91)
Ammoniti: Victor Valdes (33), Villa
(34), Messi (46), Puyol (81), Xavi (93), Cristiano
Ronaldo (33), Pepe (36), Xabi Alonso (51), Ricardo
Carvalho (71), Sergio Ramos (73), Khedira (75)
Espulso: Sergio Ramos (93)
Spettatori: 99.000
Ancelotti in crisi
il futuro è Guardiola
LONDRA - Pepe
Guardiola, l'"anti-Mourinho", come viene talvolta
chiamato dai media, potrebbe essere nel futuro del
Chelsea, venendo a sostituire a fine stagione Carlo
Ancellotti. Il contratto dell'allenatore spagnolo con
il Barcellona scade a maggio e non ci sono segnali che
verrà rinnovato: al contrario, Guardiola ha fatto
capire che gli piacerebbe continuare la sua carriera
in Inghilterra e che considera il Chelsea un veicolo
potenzialmente adatto per la sua ambizione di ripetere
all'estero i successi in campionato e Champions League
da lui colti alla guida del club catalano. Il suo
desiderio sembra vicino a realizzarsi, scrivono oggi
tutti i giornali di Londra, riferendo indiscrezioni
secondo cui Guardiola è il coach su cui Roman
Abramovich ha messo gli occhi per importare sulle rive
del Tamigi il calcio offensivo e spettacolare che ha
caratterizzato le ultime stagioni del Barca e per
conquistare la Champions League, l'obiettivo a cui il
petroliere russo tiene di più ma che continua a
sfuggirgli nonostante abbia speso finora 750 milioni
di sterline (circa 850 milioni di euro) per rafforzare
il Chelsea e assunto alcuni degli allenatori più forti
del mondo.
Secondo il Sunday Times, Abramovich ha offerto a
Guardiola una specie di assegno in bianco, facendogli
sapere attraverso intermediari che è disposto a
prenderlo al Chelsea in qualunque momento in cui lo
spagnolo sarà disponibile, ovviamente a qualsiasi
prezzo e alle condizioni da lui fissate. Una di queste
potrebbe essere l'assunzione al Chelsea,
come direttore sportivo, di Txiki
Begiristain, l'ex-direttore sportivo del Barcellona.
Forse non per coincidenza, due giorni fa il direttore
sportivo del Chelsea, Frank Arnesen, ha dato le
dimissioni, ma stava per essere licenziato, scrivono i
tabloid di Londra, perché Abramovich lo accusa di
avere speso 50 milioni di euro per il settore
giovanile senza essere riuscito a produrre un solo
giocatore di sufficiente talento per approdare in
prima squadra.
E' il secondo licenziamento nello staff tecnico del
Chelsea, dopo quello qualche settimana fa del
vice-allenatore Ray Wilkins, una decisione che
Ancellotti ha dovuto subire da parte della società.
Wilkins, che parla l'italiano, era un utile mezzo di
comunicazione fra Ancellotti e i giocatori: sebbene il
coach abbia imparato bene l'inglese, gli faceva comodo
poter contare su Wilkins se non riusciva a spiegare
bene qualcosa e aveva con lui un rapporto stretto e
amichevole. A sostituirlo è venuto un ex-giocatore
nigeriano, Michael Emenalo, il cui più recente
incarico tecnico era stato quello di allenatore di una
squadra femminile di calcio negli Stati Uniti. I
giocatori, secondo la stampa di qui, non hanno legato
con lui, e nemmeno ha legato Ancellotti. Il coach ha
smentito recenti dichiarazioni a lui attribuite che
facevano pensare che volesse andarsene, ma l'atmosfera
non migliora, né in campo, né fuori.
Oggi il Chelsea ha pareggiato 1-1 in trasferta contro
il Newcastle: ha vinto solo una partita di Premier
League, e segnato solo 2 gol, nelle ultime cinque
giornate di campionato. Ancellotti l'ha definita lo
stesso "una buona prestazione", ma il club ha sciupato
l'occasione di mantenere con il Manchester United la
testa della classifica, e ora è secondo con l'Arsenal.
"Sembrano gli ultimi giorni di Mourinho", dice un
giocatore, mantenendo l'anonimato, al Mail on Sunday.
Il contratto di Ancellotti scade nel 2012 e dopo avere
vinto una storica "doppietta", Premier League e Coppa
d'Inghilterra, nella sua prima stagione inglese, si
pensava che Abramovich glielo avrebbe rinnovato in
anticipo. Ma così per ora non è stato. E' presto
naturalmente per prevedere come finirà questa
stagione, in campionato e in Champions, ma se non
verranno nuovi trofei la permanenza di Ancellotti al
Chelsea potrebbe essere difficile. Il Sunday Times
scrive che l'allenatore ha confidato ad amici che, nel
caso di dimissioni o licenziamento dal Chelsea,
intenderebbe valutare altre offerte per continuare a
sedere in panchina in Inghilterra
INTER E CHELSEA
NEL CAOS, CHI SI RIPRENDERA'??
Col dovuto rispetto al primato,
sempre più consistente, del Milan, la notizia del giorno
è che l'Inter non c'è più e
Benitez c'è fino a mercoledì sera e poi si vedrà. A
leggere le lamentazioni dei tifosi interisti, con Rafa
si va in B. Da escludere. Man mano che recupera
infortunati l'Inter può ritrovarsi, ma staccata di
quanti punti? Sembra che Moratti abbia già in
tasca un accordo (non firmato) con Guardiola. Difficile
che nomi di spicco (Spalletti o Capello) accettino sei
mesi da traghettatore. Ecco perché può pure darsi che
Benitez rimanga per salvare il salvabile. È capitato nel
posto sbagliato nel momento sbagliato, dopo il "triplete"
che ha comportato tanta gloria e tanto logorio.
La squadra è fusa e confusa,
malmessa atleticamente. Gli infortuni non danno tregua.
Qualcosa di suo, specie nel derby, ci ha messo anche
Benitez, al quale Moratti, per la prima volta nella sua
storia, non ha comprato nemmeno uno spillo.
Così l'Inter si ritrova sesta,
dopo quattro anni di vacche grasse, e non ci è abituata.
Questo può spiegare, non certo giustificare, la
capocciata di Eto'o, solitamente molto corretto, a Cesar.
Con la prova tv (facciamo tre turni) all'Inter mancherà
l'unico che segna. Il campanello d'allarme agitato nello
scorso campionato dalla Roma è stato sottovalutato e la
forza della squadra sopravvalutata. Attualmente, e
sembra un paradosso, ha solo un numero a favore: 9, il
numero dei gol incassati, miglior difesa. Che
poi tutto vada storto (palo di Pandev)
è un classico. Ma va anche detto che il Chievo ha fatto
un partitone e che, quando può disporre di Pellissier,
può fare brutti scherzi a chiunque. Tra Chievo e Inter
da ieri c'è un solo punto di differenza: un sogno per
Campedelli, un incubo per Moratti.
Di cosa parliamo quando
parliamo di Rafa Benitez? Con ogni probabilità di
un allenatore ormai a fine corsa. Solo l'incalzare
degli impegni, e l'importanza della sfida di
Champions contro il Twente di mercoledì, tengono
Rafa assiso su una panchina che per molti versi
non è più sua. Non ci fosse questa gara
fondamentale alle porte, il tecnico sarebbe stato
già congedato. La sconfitta di Verona ha
cancellato i residui dubbi, ha definitivamente
spento le rivendicazioni del sempre più flebile
partito pro-Rafa: questa è un'Inter che non ne ha
più, che non ha forza di reazione, che non crede
in quello che fa e in ciò che gli viene detto di
fare. In fondo, al netto dei numerosi infortuni,
l'Inter scesa in campo contro il Chievo era anche
una formazione più che dignitosa, basta leggere la
formazione per rendersene conto. Invece non è
accaduto niente di buono e pure la sfortuna ha
giocato il suo ruolo determinante, come nel palo
iniziale a porta vuota di Pandev. Ma la parabola
di Benitez è stata anche questo: non è stata mai
baciata dalla buona sorte, e si sa quanto la Dea
abbia la sua importanza nelle vicende umane. E
ora, con 12 punti in meno rispetto a un anno fa
e una serie di numeri di impressionante
negatività, non c'è più tempo per indugiare. I
numeri infastidiscono anche Moratti. Parlando
questa mattina ha cominciato a prendere le
distanze dal tecnico: "Cosa provo il giorno dopo
la sconfitta contro il Chievo? Fastidio, non è mai
piacevole. Ci sono situazioni negative in termini
di numeri, ovviamente ci sono tante assenze che
rendono impossibile che cambi qualcosa. Si va
avanti cercando di rispondere agli impegni di
campionato e coppa. Fiducia a Benitez? Vediamo
cosa succede mercoledì". Basta con Benitez,
insomma. Nel futuro dell'allenatore madrileno la
partita contro il Twente ha la sua importanza
relativa, comunque vada. Ormai Moratti ha deciso
che è opportuno cambiare, nonostante il presidente
sia stato l'ultimo ad arrendersi a una simile
eventualità. E in queste ore sono partiti i veri
sondaggi per capire chi sarà il prossimo
allenatore, il tecnico che dovrà portare l'Inter
in condizioni decenti all'appuntamento che il club
ritiene il più importante della stagione: il
Mondiale per club di Abu Dhabi. Moratti pensa a
tre tecnici, diversi per storia personale e
tecnica, ma nomi interessanti e suggestivi.
Diciamolo subito. Il nome che più alletta il
presidente dell'Inter è Leonardo. Ormai, da quando
il Milan gli ha "soffiato" pure Ibrahimovic dopo
che in passato avevano cambiato sponda pure Vieri
e persino Ronaldo, Moratti è determinato a
rispondere al fuoco. E l'idea di Leonardo lo
stuzzica assai. L'ex tecnico e giocatore
rossonero, una bandiera milanista che però è stata
ammainata da Berlusconi col contorno di poco
simpatici commenti, sarebbe un modo per dare
fastidio al Milan che vola in testa al campionato.
Senza contare che lo scorso anno Leonardo inventò
dal nulla un modulo di gioco, il 4-2-1-3, che fu
la novità assoluta del torneo e portò il Milan al
vertice del campionato, prima che gli infortuni di
Nesta e Pato frenassero gli slanci. Un modulo che
poi, riveduto e corretto in chiave più difensiva,
fu adottato anche da Mourinho per gli ultimi due
trionfali mesi dell'Inter. Leonardo non allena in
questo momento, ed è in attesa degli eventi. Il
suo nome è stato accostato anche ad altre squadre
ma forse non rifiuterebbe a priori l'Inter, anzi.
L'altro nome, emerso con forza negli ultimi
giorni, è quello del "Cholo". Ebbene sì, proprio
lui, Diego Pablo Simeone. Argentino come gli
argentini dell'Inter, ex giocatore nerazzurro per
due stagioni (dal 1997 al 1999), allenatore
emergente appena quarantenne, anche se le sue
esperienze finora si sono limitate all'Argentina
dove ha allenato Racing, Estudiantes, River Plate
e San Lorenzo (vincendo due campionati con
Estudiantes e River), con l'ultima avventura che
si è conclusa con le dimissioni nell'aprile
scorso. Ex interista, ben accetto dai giocatori,
un uomo tutto fuoco ed entusiasmi: anche lui
potrebbe servire all'Inter.
C'è poi Luciano Spalletti. L'ispiratore
della Roma che quasi soffiò all'Inter lo scudetto
del 2008 e che per alcuni anni, i primi del
dopo-Calciopoli, ha messo in difficoltà i
nerazzurri, battendoli sul campo in più di
un'occasione. Allenatore in cerca di rivincite in
Italia, visto che proprio la Roma lo mise alla
porta quando il suo ciclo sembrava destinato a
concludersi, e che è reduce da un ottimo
campionato allo Zenit San Pietroburgo: ingaggiato
per vincere il torneo, Spalletti ha centrato
subito l'obiettivo, e con due giornate di
anticipo. Una clausola del suo contratto
(scade nel 2012) gli permette di liberarsi per
approdare a una squadra italiana. Ma c'è un
intoppo: il campionato russo termina ufficialmente
domenica prossima e inoltre lo Zenit, prima della
pausa invernale, deve giocare altre due partite di
Europa League: Spalletti vorrebbe almeno chiudere
la sua avventura a fine dicembre, non prima,
mentre l'Inter avrebbe bisogno di lui in fretta.
Per questo, in alternativa, Moratti starebbe
pensando ancora a Fabio Capello, tra l'altro già
contattato e forse con un accordo poco prima che
esplodesse calciopoli nel 2006. Anche lui, per
certi versi e con minore drammaticità, è ct
dell'Inghilterra un po' come Benitez è ancora
allenatore dell'Inter: tutti sanno che prima o poi
Capello se ne andrà, e lo sa anche lui, c'è
solo da gestire con una certa eleganza la exit
strategy e trovare un sostituto adatto.
L'Inghilterra di Capello ha fallito il Mondiale e
continua a stentare, la Premier League non offre
più giocatori di grande livello e il tecnico
italiano appare stanco e demotivato. Potrebbe
rigenerarsi all'Inter, in un campionato che
conosce bene, magari riuscendo a dare la scossa
che serve col suo carisma: quel carisma che fa
difetto a Rafa Benitez, come ampiamente dimostrato
finora. Ma Capello, come Spalletti, è un
allenatore legato a un contratto, insomma nessuno
dei due è veramente libero, e si sa che liberare
un professionista già ingaggiato da altri costa
denaro, e molto. Di denaro da regalare, ormai,
neanche l'Inter ne ha più tanto. Così le figure di
Leonardo e Simeone, in queste convulse ore di fine
regno, sembrano le più accreditate.
LONDRA - "Non
sono come Ferguson, al Chelsea non comando io, qui
sono solo un direttore tecnico". Suonano come uno
sfogo le parole di Carlo Ancellotti, reduce da due
sconfitte consecutive e alle prese con la sua prima
crisi da quando è a Londra. Crisi forse non solo
tecnica, non solo in campo, ma anche nei suoi rapporti
con la società. Le voci che l'allenatore italiano
potrebbe scegliere di andarsene a fine stagione, prima
ancora della scadenza del suo contratto, sono
circolate con insistenza nei giorni scorsi, dopo la
decisione del club londinese di licenziare in tronco
Ray Wilkins, ex-giocatore del Milan e vice di
Ancelotti in panchina. Una decisione che Carletto ha
fatto chiaramente capire di non condividere, presa
senza consultarlo o comunque non dipendente da lui.
Ora il malumore è evidente nelle ultime dichiarazioni
del tecnico. "I paragoni che qualcuno ha fatto tra me
e Alex Ferguson non sono reali", ha detto Ancelotti in
una conferenza stampa ripresa con grande evidenza dai
tabloid londinesi. "Al Manchester United, Ferguson
comanda su tutto, ha la responsabilità assoluta del
club. Al Chelsea io sono solo il direttore tecnico.
Punto e basta". La decisione di rimuovere Wilkins
chiaramente non gli è piaciuta: i rapporti con il vice
erano ottimi, Carletto aveva lodato il suo contributo
nella doppia vittoria, in campionato e Coppa
d'Inghilterra, della stagione scorsa, e poi c'era
anche il non piccolo vantaggio che Wilkins parla
italiano. Ancelotti ha imparato bene l'ìnglese, ma se
non gli veniva una parola, se aveva bisogno di una
mano per spiegare una cosa ai giocatori, c'era Wilkins
pronto ad aiutarlo. Il nuovo vice-allenatore, scelto
dalla dirigenza del Chelsea, è invece l'ex-calciatore
e allenatore nigeriano Michael Emenalo. Nell'ultima
gara di Premier League, persa 1-0 a Birmingham, sedeva
accanto ad Ancelotti in panchina ma l'italiano non gli
ha rivolto una parola o uno sguardo. Una situazione
simile a quella dell'ultima stagione di Mourinho al
Chelsea, quando la società gli scelse un nuovo vice,
l'israeliano Avraham Grant, che agiva come gli occhi e
le orecchie del proprietario Roman Abramovich, e che
poi finì addirittura per sostituire Mourinho quando il
portoghese se ne andò. Che al Chelsea per Ancelotti la
situazione sia ben diversa da quella di Ferguson allo
United, è indubbio. Oggi il quotidiano Daily Telegraph
pubblica una "piramide" del potere nel club londinese,
con in cima ovviamente Abramovich, e poi vari strati
di dirigenti e uomini di sua fiducia: Ancelotti è
molto più sotto, vicino alla base. "Quanto potrà
ancora sopportare questo clima?", si chiedono i
tabloid della capitale, parteggiando apparentemente
per lui e chiedendosi dove eventualmente potrebbe
andare, a fine stagione o prima. Le offerte certamente
non mancherebbero a un allenatore che ha vinto di
tutto. Ma Carletto a Londra si è ambientato molto bene
ed è presto per dire che la sua era al Chelsea è già
al tramonto.
Chiamatela
se volete la maledizione di José. Al
diretto interessato, che sul culto di se stesso
ha edificato una folgorante carriera, non
dispiacerà di certo. Alle sue vittime che non
riescono proprio a esorcizzarla brucerà
sicuramente di più. L'ultimo a iscrivere il suo
nome nella già lunga lista è Rafa Benitez. In
buona compagnia a scorrere gli altri nomi. Ci
sono i più noti come Felipe Scolari, Gus Hiddink
e restando in casa nostra Gigi Del Neri, onesti
signori della panchina come Avram Grant e
Jesualdo Ferreira e i meno noti come Victor
Fernandez, José Couceiro e Co Adriaanse. La
sostanza non cambia. Per quelli che arrivano
dopo José Mourinho la vita non è mai facile. Il
flop è sempre dietro l'angolo, quasi la regola.
Rare le soddisfazioni. Una storia che si ripete
puntualmente che si tratti di Porto, di Chelsea
o di Inter. I prodomi sono sempre gli stessi:
spogliatoi granitici che di colpo si
sbriciolano, campioni un tempo immarcabili che
arrancano. Per trovare una spiegazione si tira
in ballo un po' di tutto: dalle neuroscienze al
training concepito come "narrazione emotiva",
senza dimenticare i più collaudati meccanismi
d'affermazione della leadership.
Miracolo Porto. Tutto ha inizio in
Portogallo, quando lo Special One, stufo di fare
il secondo molla il Barcellona e decide di fare
sul serio. Nel gennaio del 2001 la prima
impresa, alla guida del piccolo União de Leiria.
E' una squadra medio-piccola che porta al quinto
posto in campionato: un record assoluto. Approda
al Porto, in corsa, nel gennaio del 2002. Nelle
due stagioni successive fa doppietta in
campionato, conquista una Coppa e una Supercoppa
di Portogallo, vince una Coppa Uefa e trionfa in
Champions League, con l'uscita di scena, durante
i festeggiamenti. Il coup de theatre che
prefigura il passaggio al Chelsea. E' a detta di
molti il miglior allenatore che il Porto abbia
mai avuto. Nella sua ex squadra però dopo
l'addio le cose si guastano. La maledizione ha
inizio. Uno dei giocatori di allora, il
sudafricano Benny McCarthy raccontò così quella
crisi: "Dopo la sua partenza, il Porto ha subito
un crollo, l'atmosfera non era più la stessa".
L'inizio della maledizione.
Nel 2004-2005 sono tre gli allenatori che si
alternano sulla panchina dei lusitani. Fallisce
senza neanche riuscire a provarci, Gigi Del
Neri, fatto fuori dallo spogliatoio prima
dell'inizio della stagione per i metodi di
allenamento troppo duri. Le cose non vanno tanto
meglio a Victor Fernandez. Si racconta che
Carlos Alberto, talento difficile gestito col
pugno duro da Mourinho, puntò un coltello contro
il nuovo tecnico e fu rimandato di corsa in
Brasile. Sconfitto nella Supercoppa Europea
dal Valencia, Fernadez, porta a casa
l'Intercontinentale ai rigori, ma paga le
difficoltà in campionato. La rimonta non riesce
neanche a Josè Coceiro: il campionato va ai
rivali del Benfica. Dura solo un anno pur
vincendo campionato e coppa nazionale anche
l'olandese Co Adriaanse, mentre prima di
ritrovare un po' di stabilità la squadra deve
aspettare il 2006 con l'avvento di Jesualdo
Ferreira. Per capire il tipo può essere utile
una cattiveria che gli riservò proprio Mourinho:
"Un mulo anche se lavora trent'anni non
diventerà mai un cavallo". La squadra centra
comunque 3 titoli nazionali consecutivi ma i
trionfi europei restano solo un ricordo.
Sfida Chelsea. A Stamford
Bridge Mourinho resta fino al 2007, facendo uno
strappo al comandamento: "Il terzo anno è
fatale" di uno dei suoi maestri, il vate
ungherese Ben Gutman. Sotto la sua stagione i
blues tornano vincenti dopo cinquant'anni: nel
palmares due campionati, due coppe di Lega, una
Community Shield e una Coppa d'Inghilterra. Le
cose non vanno altrettanto bene in Champions
League, il suo chiodo fisso, dove la
rincorsa si ferma in semifinale. Dopo la
rescissione consensuale del contratto con la
società (settembre 2007), la maledizione
continua. Potrebbe sbancare subito tutto il suo
successore Avram Grant, che però vede svanire
nel rush finale sia Premier che Champions a
beneficio del Manchester United. La scivolata
di John Terry sul dischetto è il fermo immagine
della disgraziata serata moscovita. Mentre la
gestione di Grant passa alla storia come l'anno
dei secondi posti.
Fallimenti illustri. Saltato
l'israeliano, sembra Scolari il vincente
designato. Felipao, arrivato con grandi
aspettative, viene sollevato dall'incarico nel
febbraio 2009, giusto in tempo per inaugurare la
breve parentesi di Guus Hiddink. Le vittorie
intanto latitano: solo una Fa Cup conquistata
proprio dall'olandese. Per riportare i blues
sul tetto d'Inghilterra nella stagione
successiva Abramovich ingaggia Carlo Ancelotti.
Il double è servito, Carletto ringrazia anche il
lavoro di José. Che puntualmente passa
all'incasso. Ottavi di Champions e lezione a
Stamford Bridge, in una serata in la cui
nostalgia e la riconoscenza per lo Special One
contagiano giocatori e tifosi dei blues.
Festa finita. Il resto è
storia di questi giorni. Benitez arriva a Milano
quando i tappi dello spumante per il Triplete
sono ancora per terra. Alla società sembra l'antiMourinho
ideale: mai sopra le righe e con la patente di
aver sconfitto il portoghese con il Liverpool in
una semifinale di Champions. Trova una squadra
spremuta e non riesce a farsi comprare nessuno.
Anzi, gli vendono Balotelli e lui si adegua. Le
individualità migliori sembrano essersi
alienate. Snejider, che prima indovinava
traiettorie impossibili (e che Mourinho
coccolava con sms affettuosi) adesso non azzarda
più una giocata. Milito che l'anno scorso la
metteva sempre dentro di colpo appare pesante e
impaurito. Il tutto aggravato da una
interminabile serie di infortuni.
Dallo spogliatoio arrivano segnali pubblici
d'insofferenza e Rafa abbozza. Se poi anche
Eto'o, l'unico che regge la baracca, perde la
testa o meglio la usa per colpire il malcapitato
Cesar la frittata è servita. Mourinho intanto è
a Madrid, veleggia in testa alla Liga e con il
rodato pragmatismo se ne infischia pure degli 8
gol dei rivali del Barca. Quando torna a Milano
è solo per far "rosicare" la sponda rossonera in
Champions. Benitez a Verona tocca il fondo. Se
ne stupisce (si fa per dire) anche José: "Ma
come ha perso ancora?". Rafa è uomo da colpi di
coda miracolosi (vedi Istanbul) ma stavolta il
finale sembra già scritto.
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Il
Chelsea cade ancora
Il Barça ne fa 8, il Real 5
Secondo ko di fila per Ancelotti, battuto 1-0 a
Birmingham, il Manchester United risponde con il 2-0 al
Wigan. Nella Liga i blaugrana (tripletta di Messi)
umiliano l'Almeria, l Real risponde col 5-1 (3 di
Cristiano Ronaldo) su Bilbao. In Germania continua la
fuga del Borussia Dortmund
ManCity travolgente
Mancini vede la vetta
LONDRA - Sotto gli
occhi di Maradona, presente in tribuna, il City di
Mancini travolge il Fulham e si riporta sotto. Una
bella boccata d'ossigeno per l'ex allenatore dell'Inter,
accusato dai tabloid, dopo due deludenti pareggi
consecutivi, di essere troppo difensivista. Il
Manchester si è imposto 4-1 sul campo del Fulham ed è
salito nella classifica di Premier a quota 25 punti, a
sole tre lunghezze dalla coppia formata dal Manchester
United e dal Chelsea, sconfitto ieri 1-0 a Birmingham
(secondo ko consecutivo per Ancelotti) e raggiunto in
vetta dai Red Devils. La partita del Craven Cottage
non ha avuto storia: passati in vantaggio al 6' con
Tevez, i Citizens hanno chiuso il match in tre minuti,
tra il 32' e il 35' del primo tempo, con le reti
diZabaleta e Yaya Touré. Poi nella ripresa ancora
Tevez all'11' per il 4-0, mentre il gol della bandiera
dei padroni di casa, guidati da Mark Hugues
(sostituito proprio da Mancini l'anno scorso al City)
è stato realizzato da Gera al 25'.
LONDRA - Continua
il momento nero di Ancelotti: il Chelsea rimedia la
seconda sconfitta consecutiva e il Manchester United
lo aggancia in vetta alla Premier League. I Blues,
dopo lo 0-3 della settimana scorsa con il Sunderland,
sono stati sconfitti 1-0 sul campo del Birmingham, che
si è imposto grazie al gol realizzato da Lee Bowyer al
17'. Lo United ha liquidato il Wigan per 2-0 con le
marcature di Patrice Evra e Javier Hernandez. I Red
Devils salgono così a 28 punti e affiancano i campioni
d'Inghilterra al primo posto dopo la 14esima giornata.
La vera grande occasione della giornata l'ha però
sprecata l'Arsenal, che aveva la possibilità di salire
al comando solitario: i Gunners però si sono distratti
nel derby londinese con il Tottenham e in vantaggio di
due gol si sono fatti rimontare fino al 2-3 finale,
subendo così la terza sconfitta casalinga. La squadra
di Wenger va in vantaggio al 9' con Nasri e raddoppia
al 27' con Chamakh. Nella ripresa, il Tottenham
ribalta il risultato con Bale (50'), Van der Vaart
(67' su rigore) e Kaboul (85').
Risultati 14esima giornata:
SABATO Arsenal - Tottenham 2-3; Birmingham - Chelsea
1-0; Blackpool - Wolverhampton 2-1; Bolton - Newcastle
5-1; Manchester Utd - Wigan 2-0; West Bromvich A. -
Stoke City 0-3; Liverpool - West Ham 18.30
DOMENICA Blackburn - Aston Villa 14.30 Fulham -
Manchester City 17.00 LUNEDI' Sunderland - Everton
21.00
GERMANIA, BORUSSIA INSISTE - Sette
vittorie esterne in altrettante partite dall'inizio
del campionato: mai nessuna squadra era riuscita
finora in Bundesliga nell'impresa del Borussia
Dortmund, che ha vinto 2-1, faticando, sul campo del
Friburgo e ha conservato così i sette punti di
vantaggio sul Mainz. La rivelazione della prima parte
della stagione si è imposta 3-2 sul campo del Borussia
Moenchengladbach. Poker esterno anche per l'Hoffenheim
a Francoforte. Tripletta di Raul nel 4-0 dello Schalke
al Werder Brema.
Risultati 13esima giornata:
Eintracht Fr. - Hoffenheim 0-4; Friburgo - Borussia
Dtm 1-2; Hannover - Amburgo 3-2; Mleria e al 45 sono
già 5-0, in trasferaoenchengladbach - Mainz 2-3;
Norimberga - Kaiserslautern 1-3; Schalke - Werder
Brema 4-0; Bayer Leverkusen - Bayern Monaco 18.30
DOMENICA Stoccarda - Colonia 15.30 St.Pauli -
Wolfsburg 17.30
SPAGNA: IL BARCELLONA NE FA 8, IL REAL 5 -
Importante sabato di anticipi della 12esima giornata
della Liga spagnola. Ha aperto il Villarreal che ha
pareggiato 1-1 contro il Valencia. Ospiti in vantaggio
in avvio con Aduriz (20'), pareggio di Giuseppe Rossi
al 73'. Poi con una tripletta di Messi ed una
doppietta di Bojan il Barcellona ha ridicolizzato
l'Almeria vincendo addirittura 8-0 in trasferta. A
completare la festa blaugrana Iniesta, l'autogol di
Acasiete e Pedro. Un risultato che al momento
proiettava il Barca in testa alla classifica, poi a
tarda sera il Real ha chiuso il suo anticipo, in casa
con l'Atletico Bilbao,per 5-1, faticando solo un poco
in avvio e dilagando nel finale. Gol madrileni di
Higuain, tre di Cristiano Ronaldo e Sergio Ramos,
mentre per l'Atletrico golletto di Llorente (ma quando
si era sul 2-0).
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2010, l'anno nero del calcio italiano
Risultati disastrosi in campo e fuori, dal Sudafrica
all'ultimo match giocato in uno stadio deserto per fare cassa.
ROMA - Ci siamo giocati anche la
nazionale: adesso che il 2010 azzurro è finito possiamo dircelo. Il razzismo
ci mancava e ora finalmente siamo in pari col peggio del pallone. Dopo aver
percorso a precipizio l'anno più amaro del calcio azzurro
possiamo essere orgogliosi di aver perso un mondiale come mai avevamo fatto,
di essere riusciti pure a farci sbattere fuori da Europei e Olimpiadi sotto
forma di under 21, di aver permesso agli ultrà serbi, romeni o italiani che
siano, di fare scempio delle nostre partite, di sospenderle, scatenare
incidenti e violenza, e adesso pure insultare e coprire di buu razzisti i
nostri giocatori. Possiamo andare orgogliosi di essere così
approssimativi e improponibili che è meglio che gli Europei di calcio li
organizzi qualcun altro, se sono preferibili Polonia e Ucraina a noi,
figuriamoci la Francia. Lo pensa anche Platini, dagli stadi impraticabili alla
violenza abbiamo tutti i guai possibili. Nemmeno la nuova nazionale di
Prandelli siamo riusciti a salvare, ha appena cominciato la sua strada e già
l'abbiamo spedita all'inferno. Non è un problema di
risultati - che pure servirebbero... - ma di clima che si è imbarbarito e di
organizzazione che insegue l'affare da quattro soldi piuttosto che la cura di
un sentimento. Proviamo a rispondere a due semplici domande. Perché gli ultrà
più beceri e deliranti che ci siano hanno accesso negli stadi dove gioca la
nazionale? Perché giochiamo partite in posti surreali, tipo Klagenfurt,
davanti a 5000 persone? Basterebbe cominciare da qui: al bando gli
ultrà e giochiamo dove vogliono bene all'Italia.
Purtroppo la nazionale è diventata il mezzo di pubblicizzare rapidamente il
peggio del paese (e non solo il nostro, vedi il caso Genova con la Serbia): la
vera novità di mercoledì scorso non sono stati i buuh a Balotelli perseguitato
in questa maniera da due anni negli stadi italiani, ma lo striscione "No alla
nazionale multietnica". Quasi un manifesto politico per legittimare il
razzismo di tutti i giorni. Se la nazionale diventa il mezzo di circolazione
di un'ideologia del genere - in barba alle nazionali multietniche come la
Francia e la Germania che qualche risultato hanno ottenuto - è finita. Resta
la forte convinzione che se l'Italia non fosse diventata una nuova macchina da
tournée e invece avesse praticato gli stadi e le città italiane dove c'è
voglia di grande calcio probabilmente la bestialità di quei fischi e di quei
buu sarebbe stata annullata dall'affetto generale. Resta forte la convinzione
che la Federcalcio di Abete subisca le situazioni, sia passiva e ogni volta
abbia tempi di reazione lunghi e inefficaci. Se non ci pensa il suo massimo
dirigente (e in subordine l'arbitro, l'allenatore, i giocatori stessi),
presente l'altra sera a Klagenfurt, a informare la squadra che ci vuole un
segnale, un gesto pubblico di solidarietà verso Balotelli, chi ci deve
pensare?Il calcio sta sfuggendo di mano alla Federcalcio. C'è un forte senso
di impotenza in questo momento a Roma. Sotto ogni profilo: di risultati,
politico, organizzativo, di ordine pubblico. Troppe sconfitte una dopo
l'altra. E non solo sul campo.
La crisi
Club punito per il
mancato pagamento degli stipendi. Il
presidente cita per danni un istituto di
credito
La diretta
Sindacato
miliardari annoiati

Un sindacato giallo, come
quelli che, da sempre, si inventano le
controparti padronali per rompere il fronte dei
lavoratori. Nel caso specifico, trattasi di
lavoratori-pedatori, ma l’obiettivo non cambia.
Cambia la sigla: da Aic
(Associazione italiana calciatori) a Anc
(Associazione nazionale calciatori). Cambiano
anche le facce: dall’avvocato Sergio Campana
all’avvocato Piero Gualtieri. E
poi, da Mazzola, Rivera, Bulgarelli (i fondatori
di allora) a Doni, Buffon, Biondini,
Guana, Del Grosso (quelli di adesso).
Più un convitato di lusso: Vittorio
Feltri, direttore editoriale de Il
Giornale, ex Libero, ex
Indipendente, ex Europeo
(quand’era settimanale), ex inviato del
Corriere della Sera, uno che con il
sindacato dei giornalisti è sempre stato in
conflitto e agli scioperi è allergico fin da
giovane, figurarsi da quando (e ormai sono più
di vent’anni) sta dall’altra parte del tavolo
(la barricata non gli si addice).
Perché rompere il fronte? Perché sul tavolo
della Federcalcio c’è, ormai da metà settembre,
la questione (non più rinviabile) del rinnovo
del contratto collettivo, senza il quale l’Aic
attuerà uno sciopero già promesso e poi sospeso,
ora riproposto ma senza data (dovrebbe essere
alla quindicesima giornata, spezzettata tra il 3
e il 6 dicembre). Lo scontro con la Lega di
Serie A, nonostante la mediazione del presidente
della Federcalcio, Giancarlo Abete,
ha provocato solo rotture e fughe strategiche.
Su sei punti ci sarebbe la possibilità di
accordo, ma su due (il trasferimento senza
consenso del calciatore sotto contratto e
l’estromissione dalla rosa per chi non rientra
più nei piani tecnici, nonostante il contratto),
l’Aic non vuole nemmeno discutere. Nel primo
caso a garantire la legittimità della norma è
nientemeno che una legge dello Stato (la numero
91 del 1981 che abolì il vincolo); nel secondo,
è la logica e la specificità del calcio: non è
pensabile far allenare un calciatore
individualmente visto che stiamo parlando di un
gioco collettivo. La Lega di
Serie A, presieduta da
Maurizio Beretta, sa che l’Aic ha
stretto intorno a sé quasi tutti i calciatori e
che lo sciopero, questa volta, difficilmente
sarà evitato. Sa, soprattutto, che se a dirimere
la controversia sarà chiamato un commissario
straordinario, nominato dalla Federcalcio, il
contratto collettivo potrebbe offrire il
pretesto per uno scontro frontale dalle
conseguenze tutt’altro che vantaggiose.
Perciò, da almeno tre settimane, intorno all’Aic,
l’unica sigla riconosciuta e ammessa in
Consiglio federale, in forza di una
rappresentatività assoluta, sono state segnalate
strane manovre. Prima, la conversione di
Massimo Oddo, difensore del Milan, ma
ex laziale. Si era autoproclamato leader dei
falchi dell’Aic, aveva polemizzato con il
presidente Campana per la sospensione dello
sciopero e l’avvio delle trattative con la Lega,
appariva in pubblico sostenendo una linea
fieramente radicale.
All’improvviso, un sabato pomeriggio di tre
settimane fa, la folgorazione sulla via per
Fiumicino dove si incontrò, non proprio
casualmente, con alcuni rappresentanti della
Lega di Serie A. Motivo? Capire meglio le
posizioni. E, a fine summit, la disponibilità (a
titolo personale) di firmare subito l’accordo.
Dopo un paio di imbarazzanti apparizioni
pubbliche, in cui Oddo faceva capire di aver
fatto tutto da solo, il terzino massimalista si
è eclissato. Ed è spuntata l’Anc. A farne parte,
circa quaranta calciatori (“I nomi? Non ci pare
il caso”), però si sa che dodici appartengono
alla Lazio, la società di cui è presidente
Claudio Lotito, uno degli
esponenti di spicco della delegazione della Lega
di Serie A.
Non tutti – va detto – pensano male. Qualcuno
ritiene che la nascita dell’Anc
non sia frutto di una volontà recente e,
soprattutto, non sia esplicitamente
riconducibile ad alcuni presidenti di società.
Buffon, per esempio, è (seppur in uscita) della
Juve; Doni dell’Atalanta, che
sta in Serie B e, al momento, non è coinvolta
nel contratto collettivo; Biondini è del
Cagliari. Insomma, saremmo di fronte a una
libera scelta o a un’operazione dietro cui si
cela l’attività di qualche procuratore. Se,
infatti, la controparte della Lega sono i
calciatori, i loro agenti non possono pensare di
starne fuori.
Troppe, comunque, le incongruenze per
pronosticare lunga vita al sindacato
alternativo. La più macroscopica: possono
aderirvi solo calciatori o ex calciatori di
Serie A. E non si capisce dove, partendo da
quaranta associati, potrebbero raccoglierne
altri, visto che quattrocento e cinquanta sono
iscritti e fedeli all’Aic.
La tentazione di Moratti
subito via Benitez
MILANO -
Un colpo di scena dietro l'angolo? Rafa Benitez
rischia la panchina subito, già nelle prossime
ore, anziché a dicembre se l'obiettivo del
Mondiale per club sfumasse? Tutto è possibile,
in questi terribili giorni interisti. La
sconfitta nel derby, ma soprattutto le sue
modalità, hanno gettato Massimo Moratti nella
tempesta del dubbio. E quando Moratti
dubita, quando è assalito da presentimenti e
cattive sensazioni nei confronti di un
allenatore, è difficile che cambi idea, o che si
rassereni. Per questo, dopo aver analizzato
l'assoluta mancanza di reazione dell'Inter nel
derby perso domenica sera, dopo aver ravvisato
nei colloqui con Rafa Benitez come il tecnico
forse non abbia ben compreso la portata del
momento difficile che sta attraversando la
squadra, ha cominciato a compiere valutazioni
estreme. Arrivando a considerare l'ipotesi di un
clamoroso licenziamento del suo allenatore anche
a breve, anche prima di domenica prossima. Anche
oggi, addirittura. Senza aspettare l'impegno di
campionato con il Chievo, domenica a Verona. E
neppure i successivi impegni: mercoledì 24 il
fondamentale scontro di Champions con il Twente
(con una vittoria l'Inter si qualificherebbe
agli ottavi, con pareggio o sconfitta il cammino
si complicherebbe), domenica 28 Inter-Parma,
venerdì 3 dicembre Lazio-Inter e martedì 7
dicembre Werder Brema-Inter di Champions, prima
della partenza per Abu Dhabi dove il 15 e il 18
dicembre ci si gioca il titolo di campione del
mondo per club. Che l'Inter, questa Inter
affranta e incerottata, abbia bisogno di una
poderosa scossa per affrontare le prossime
partite e che Benitez non possa più garantirla?
E' su questo che medita Moratti, arrovellandosi,
perché teme che il tecnico non sia più in rado
di far cambiare marcia. Stamattina ad Appiano
Gentile è prevista la ripresa degli allenamenti.
Non ci sarà tutta la squadra al completo per via
delle gare internazionali, ma in fondo non sono
andati via molti giocatori: mancheranno Zanetti,
Santon, Chivu, Sneijder, Stankovic e Coutinho.
Gli altri, a questo punto quasi più gli
infortunati dei sani, saranno presenti. Alla
Pinetina pare che salirà il dt Marco Branca,
forse con lo stesso Moratti. Cercheranno di
capire lo stato d'animo del gruppo, le sue
potenziali capacità di reazione, il comune
sentire (se c'è) con Benitez e il suo staff. Ma
temono di trovare un ambiente depresso e privo
di fiducia. Sentimenti che non consentirebbero
di andare avanti, perché altri scivoloni nelle
prossime gare rischierebbero di compromettere la
stagione in modo serio.
Non sono molte le alternative possibili, anche
se la più immediata e la più suggestiva (oltre a
Rijkaard e Leonardo) è Luciano Spalletti. Ha un
contratto di altre due stagioni con lo Zenit San
Pietroburgo, con cui ha vinto domenica il
campionato russo, ma può liberarsi. Pare che con
l'Inter ci siano stati contatti di recente.
Tutto può accadere, in queste tormentate ore dei
campioni d'Europa smarriti.
Massimo Moratti
dopo
il derby perso 1-0 è una furia. La squadra
vista contro il Milan non può essere così diversa
da quella di qualche mese fa.
Senza gioco,
senza grinta e con mancanza di mentalità,
neanche dieci contro undici la squadra di Benitez
è riuscita ad imporre il proprio gioco.
LAZIO
Reja ci ripensa: "Anche
noi per lo scudetto SE CI DANNO 25 RIGORI"
Il
tecnico biancoceleste dopo il 2-0 al Napoli: "Ora
sappiamo di poter lottare fino in fondo con le
migliori. Specie se Zarate continuerà a giocare
così..."Massimo Moratti
dopo
il derby perso 1-0 è una furia. La squadra
vista contro il Milan non può essere così diversa
da quella di qualche mese fa. Senza gioco,
senza grinta e con mancanza di mentalità,
neanche dieci contro undici la squadra di Benitez
è riuscita ad imporre il proprio gioco.
L'IRA DI MORATTI - Ai microfoni di Sky
Sport 24, il patron nerazzurro si è lasciato
andare ad una sfuriata: "Non mi è piaciuto
assolutamente nulla, non si è fatto abbastanza
per meritare di vincere questo derby - ha detto il
presidente - Mi sembra molto difficile andare
avanti così: non è che abbiamo subito
particolarmente il gioco del Milan, è che
questa Inter non ha proprio giocato".
Parole ben precise rivolte ad un solo indiziato:
Rafa Benitez, colpevole di questo
inizio di stagione poco convincente. L'allenatore
spagnolo invoca nuovi acquisti e si appella ai
numerosi infortuni.
Benitez è però confuso si sono visti troppi moduli
nelle ultime partite e l'ultima scelta di
schierare Materazzi ha lasciato perplessi. Il
difensore non giocava da 5 mesi e affidarsi a lui
è stato un errore e il rigore su Ibra, frutto di
un'ingenuità del nerazzurro, è stata una chiara
prova.
IDEA SPALLETTI - Ora, a freddo, la
dirigenza nerazzurra farà le sua valutazioni.
Aspettare gennaio e affidarsi a Benitez con nuovi
acquisti oppure dare una scossa all'ambiente con
un cambio di guida tecnica? L'unico nome
attualmente credibile come successore di Benitez
è quello di Luciano Spalletti. L'ex tecnico
della Roma ha appena vinto il campionato in Russia
con lo Zenit e sarebbe libero di approdare a
Milano.
Spalletti conosce bene il calcio italiano e anche
il modulo 4-2-3-1. Con lo scudetto russo in tasca,
malgrado un contratto importante, Spalletti
potrebbe ritenere conclusa la sua esperienza
all'estero. Per questo motivo durante il contatto
con un emissario di Moratti avrebbe già dato la
sua disponibilità di massima, fermo restando che
poi bisognerebbe trovare l'intesa con il club
russo

Malato di leucemia, l'ex
bomber Salvatore Garritano accusa: "Da quando ho
rivelato ai pm quello che ci davano negli
spogliatoi, il mondo del pallone mi ha cancellato.
Tutti spariti, è incredibile"
(10
novembre 2010)
Salvatore GarritanoDa ragazzo,
quando sei poco consapevole di quello che stai
facendo, ti pompano con ogni tipo di sostanza.
Da adulto, quando ti sei malato e hai bisogno di
aiuto, per loro sei già morto. Escluso,
mobbizzato, cancellato. Nessuno ti telefona, e
se li chiami si negano. E' la durissima denuncia
di Salvatore Garritano, 55 anni a giorni, che i
tifosi di calcio non più ragazzini ricorderanno
benissimo: giovane promessa nei primi Anni
Settanta (con qualche passaggio nella Nazionale
under 21), fu la terza punta dell'ultimo Torino
vincente, quello della coppia Graziani-Pulici,
per poi attraversare la serie A con altre
squadre, dalla Sampdoria al Bologna, fino agli
ultimi calci con la Ternana.
Da tre anni Garritano ha scoperto di essere
malato: leucemia. Come tantissimi altri
giocatori in campo in quegli anni, alcuni dei
quali deceduti, come Bruno Beatrice e Fabrizio
Gorin. Garritano sta lottando, pervicacemente, e
conta di farcela («Negli ultimi tempi grazie a
Dio sto meglio, ma la malattia va sempre
monitorata e solo tra un anno e mezzo saprò se
posso guarire definitivamente»). Ma nel
frattempo ha scoperto un altro male: quello
dell'omertà del mondo del calcio, in cui ha
lavorato tutta la vita e da cui è stato espulso
appena ha iniziato a parlare della sua malattia
e del fondato timore che possa essere stata
causata dalla «molte punture che ci facevano
negli spogliatoi». Racconta l'ex bomber: «Da un
giorno all'altro mi si sono chiuse tutte le
porte. Specie da quando, un anno e mezzo fa, ho
iniziato a raccontare come andavano le cose nel
calcio al pm di Torino Raffaele Guariniello, che
sta conducendo un'inchiesta sul doping».
Un'inchiesta ancora in corso e di cui non si
conoscono i possibili esiti: «Sono in attesa di
novità, per ora mi hanno solo detto che come me
ci sono tantissimi altri ex giocatori». Dei
quali si sa poco o nulla: «In Italia si conosce
solo la vicenda di Borgonovo, perché Stefano è
in condizioni molto gravi. Un dramma enorme che
vive anche sui giornali e nel calcio. Chi è come
me, invece, per molti non esiste. E mi riferisco
soprattutto al calcio».

Quel mondo, che fino a poco tempo gli
apparteneva - «lavoravo come osservatore
sportivo a grandi livelli anche insieme al
mediatore di mercato spagnolo Ernesto Bronzetti»
- lo ha cancellato nel modo più umiliante:
nessuno lo chiama, e tutti si dissolvono quando
li cerca lui. Il no più bruciante, per uno che
ha contribuito allo scudetto granata del '76, è
quello di Urbano Cairo: «Il presidente mi ha
preso in giro. Inizialmente, quando ha scoperto
della mia malattia, si è mostrato solidale, poi
però mi ha scaricato. Ma non è il solo ad avermi
abbandonato. Provo quotidianamente a contattare
dirigenti di club con i quali ho giocato.
Proprio qualche giorno fa ho parlato con il dg
della Sampdoria Sergio Gasparin. Ho provato
anche con il Milan, ma mi hanno risposto che
prendono nel loro club solo ex glorie rossonere.
Non riesco a trovare lavoro neanche alla Ternana,
dove i tifosi mi adorano. Vivo solo con 1.400
euro di pensione e nessuno mi dà la possibilità
di lavorare quando potrebbe essere la medicina
più utile».
Anche la Figc gli ha chiuso le porte in faccia:
«Ho potuto contare solo sul contributo
dell'Associazione italiana calciatori, mentre la
Federazione mi ha totalmente ignorato,
nonostante abbia vestito la maglia azzurra nelle
Nazionali giovanili. Tengono un sacco di gente
che non ha nessuna esperienza di campo, io
invece sono escluso perché considerato
"pericoloso" dopo quello che ho detto sul
doping. Eppure conosco bene il calcio e credo
che la mia esperienza da talent scout potrebbe
essere utile. Ma nessuno vuole neppure parlare
con un ex che ha detto la verità sul doping».
In tutto questo, però, Garritano tiene a citare
qualche eccezione: «Ciccio Graziani, Gigi Del
Neri, Cesare Prandelli e la famiglia Gattuso.
Ecco, loro cercano di aiutarmi e io voglio
ringraziarli pubblicamente».
Dopo un derby senza
emozioni, la stampa britannica attacca
duramente il tecnico...
CAMPIONATO
ITALIANO COMPLETAMENTE FALSATO: A 4 ANNI DA
CALCIOPOLI NON E' CAMBIATO ASSOLUTAMENTE
NIENTE. nella sfida di San Siro tra Milan e
Palermo dito puntato contro il signor Banti
che ha segnalato l'unico rigore della partita
che non c'era.
Il direttore di gara non ha visto un braccio
evidente di Boateng in barriera, non ha
fischiato un fallo in area su Pato e quello
assegnato ad
Ambrosini
(azione tra
l'altro viziata da un fallo di mano del
centrocampista) è parso dubbio...molto dubbio.
Così tanto da scatenare l'ira di Maurizio
Zamparini, presidente del Palermo, che
dopo la sconfitta di San Siro ha dichiarato di
voler lasciare il calcio.
"Darò le dimissioni - ha detto Zamparini -
Vendo il Palermo ed esco definitivamente dal
calcio. Adesso basta, sono stanco di assistere
a certi episodi. Ho preso la mia decisione".
Proteste anche a Brescia dove la Juve ha
trovato un importante pareggio ma i lombardi,
dopo aver subito un rigore inesistente contro
l'Inter, si sono visti negare un penalty netto
per fallo di
Bonucci su
Caracciolo.
La squadra del
presidente DEI PEDERASTI D'ITALIA NONCHE' DEI
MAFIOSI (COME DELL'UTRI SUO AMICO INTIMO), HA
BENEFICIATO DI UNA QUANTITA' INDUSTRIALE DI
AIUTI E FAVORI DA PARTE DELLA CASTA ARBITRALE:
IL DERBY DI ROMA E' STATO TOTALMENTE FALSATO
DALL'ARBITRAGGIO SGUERCIO DI MORGANTI CHE HA
NEGATO DUE RIGORI SOLARI ALLA LAZIO. IL BIS LO
FA BANTI IN MILAN-PALERMO. NELLA STAGIONE
2009-2010 SEMPRE LA SQUADRA DELLO PSICONANO E'
RIUSCITA A RIMANERE A GALLA GRAZIE AD UNA
QUANTITA' SCOMPOSTA DI RIGORI ASSEGNATI
ED A GOL ANNULLATI AGLI AVVERSARI, COME NEL
CASO DI MILAN-CHIEVO, GOL REGOLARISSIMO
ANNULLATO A YEPES. INUTILE STARE AD AGGIORNARE
UN CAMPIONATO COMPLETAMENTE FARLOCCO.
La
Lega Calcio ha reso nota l'analisi del trend
degli spettatori negli stadi di serie A. Nelle
prime 10 giornate di campionato in testa alla
classifica della media spettatori c'è l'Inter
con 63.317, seguito da Milan (49.475), Napoli
(40.330), Lazio (35.560), Roma (33.560),
Palermo (25.963). A chiudere la graduatoria
sono Catania (12.133), Chievo (9.817), Brescia
(9.133) e Lecce (7.761).
Riguardo alla percentuale di occupazione degli
stadi di serie A in testa è sempre l'Inter con
il 79,13% a fronte di una capienza del "Meazza"
di 80.018. A seguire Juventus con il 77,39%
(capienza "Olimpico" 27.994), Palermo con il
70,51% (capienza "Barbera" 36.822) e Cesena
con il 67,50% (capienza "Manuzzi" 23.929). A
chiudere è sempre il Lecce con il 22,91%
(capienza "Via Del Mare" 33.876). In crescita
gli spettatori allo stadio confrontando le
prime 10 giornate nelle ultime tre stagioni:
la media nel 2008/2009 è stata di 23.828
paganti più abbonati; nel 2009-2010 di 23.200
e quest'anno di 24.574. |
Nuova prestazione
dISASTROSA dei nerazzurri, che non vanno oltre
l'1-1 contro le Rondinelle a San Siro. IL
TOTTENHAM DEI FENOMENI PERDE 2-4 COL BOLTON,
BENITEZ AVRA' VISTO LA PARTITA?? ORA E' SETTIMO A
10 PUNTI DALLA PRIMA CON UNA PARTITA IN PIU'...
CALCIO
Mancini,
panchina a rischio
"Ma io non mi arrendo"
Secondo i media
inglesi il tecnico italiano potrebbe
essere esonerato dopo la terza
sconfitta consecutiva del Manchester
City tra campionato e coppa. "Non mi
dimetto, resterò finché non mi
licenziano"
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI
City, squadra
contro Mancini
ManCity,
secondo ko di fila
Mancini, altra
batosta: 1-3
Il Lech batte il City,terza
sconfitta consecutiva. Psv ok
Non
bastasse il campionato, ci
si mette anche
l'Europa League a
complicare il presente e
il futuro di
Roberto Mancini
al Manchester City.
La squadra degli sceicchi
ha subìto un inatteso 3-1
dai polacchi del
Lech Poznan, che
li hanno agganciati in
testa alla classifica del
girone che comprende anche
la Juve. Mancini è sotto
accusa per avere,
sull'1-1, sostituito
Milner
con un difensore,
Kompany. Nel
girone della Samp, bene il
Psv: 3-0 al Debreceni
Era stato Adebayor,
al 6' della ripresa, a
mettere una pezza allo
svantaggio già maturato
nel primo tempo. Poi i
Citizens non hanno
sfruttato diverse chances
a disposizione: il tecnico
ha optato per una maggiore
copertura e nei cinque
minuti finali, il
Lech ha colto il
prestigioso successo
andando in gol con
Arboleda e Mozdzen.
IL MASSACRO DEL CALCIO ITALIOTA
CONTINUA: Ha vinto solo la Roma a
Losanna e faticando parecchio.
Milan, Juventus e Sampdoria hanno
pareggiato in casa. Inter, Napoli
e Palermo (tutte e tre per 1-3...un
massacro totale) hanno perso
in trasferta. Un altro turno
negativo per il calcio italiano in
Europa. Appena mettiamo la testa
fuori dall'orticello di casa
nostra, sono subito legnate. Il
ranking Uefa è impietoso con
l'Italia: 1) Inghilterra 76,070,
2) Spagna 71,329, 3) Germania
62,603, 4) Italia 55,552, 5)
Francia 49,344. La Germania ci ha
già staccati e quindi chissà per
quanti anni (dal 2011-2012) avremo
solo tre squadre in Champions? Ma
anche la Francia incalza. Povera
Italia...
Europa
League
Napoli si
illude con Lavezzi
poi crolla con Gerrard
Azzurri in
vantaggio nel primo tempo, poi
entra il capitano e il Liverpool
vola
dall'inviato
Europa League
Una rete di Maccarone
illude i rosanero, ma l'espulsione di Nocerino
complica i piani della squadra di Rossi Nel
secondo tempo dominano i russi: finisce 3-1
con le reti di Honda e Necid (doppietta).
Siciliani ad un passo dall'eliminazione
Europa League
Juve, ancora un pari
E ora si fa dura
I bianconeri, in
formazione ampiamente rimaneggiata, non vanno
oltre lo 0-0 con il Salisburgo pareggiando per
la quarta volta consecutiva. Per rimettersi in
corsa ora bisognerà vincere in Polonia
Sampdoria
Garrone irremovibile
"Cassano PUò ANDARE AFFANCULO DA DOVE E' VENUTO"
Il
presidente non accetta i segnali di pace lanciati
dal fantasista dopo la lite: "Ha usato parole
molto dure di fronte alla squadra. Delneri lo
aveva detto che con me si sarebbe comportanto come
fatto con Sensi e il patron del Real Madrid"
CHAMPIONS
Bayern e Chelsea:
ottavi
Zilina ridicolizzato dall'OM
L'Auxerre fa un favore al
Milan battendo l'Ajax, mentre nel Gruppo H
l'Arsenal perde a Donetsk e si fa
raggiungere dallo Shakthar in una classifica
che vede il prepotente ritorno in corsa del
Braga
Super Inzaghi trascina il Milan,
ma Mou GLI SPACCA IL CULO CON LE TRE DITA
Grande partita al Meazza: il Real
domina e passa con Higuain, poi nella ripresa entra
l'attaccante e ribalta il risultato. Il gol del 2-2
di Pedro Leon, meritato, arriva al 95'. Rossoneri
secondi nel gruppo G grazie alla sconfitta dell'Ajax

CHAMPIONS
Totti torna al gol
La Roma sbanca Basilea
Importante successo per 3-2 in
Svizzera dei giallorossi, che riscattano la
sconfitta dell'andata e si rilanciano al secondo
posto nel girone E. Reti di Menez, del capitano su
rigore e di Greco
Werder quasi fuori
Barcellona fermato
I tedeschi cedono in casa al Twente e
scivolano a -5 da Inter e Tottenham. I catalani non vanno oltre l'1-1 a
Copenhagen. Rialzano le proprie quotazioni Benfica e Valencia, bene lo United.
Hapoel e Bursaspor eliminati
ROMA - Werder Brema quasi eliminato,
Benfica e Valencia di nuovo in corsa per la qualificazione. Sono i principali
responsi della 4/a giornata dei gironi A, B, C e D di Champions League. I
tedeschi cadono clamorosamente in casa (0-2) col Twente mentre lusitani e
spagnoli vincono i delicati scontri diretti con Lione (4-3) e Rangers (3-0).
Frena a sorpresa il Barcellona a Copenhagen (1-1), lo imita lo Schalke,
incapace di andare oltre lo 0-0 a Tel Aviv con l'Hapoel. Bene, invece, il
Manchester United, sempre più 1° nel proprio giorne grazie al perentorio 0-3
in Turchia col Bursaspor. Infine inutile 0-0 tra Rubin e Panathinaikos.
WERDER BREMA-TWENTE 0-2
Il Twente vince lo scontro diretto con il Werder e resta in corsa per la
qualificazione nel girone dell'Inter. Gara al cardiopalmo a Brema con
occasioni a valanga da una parte e dall'altra più due pali, uno colpito da
Pizarro, per i tedeschi, nel 1° tempo, il secondo da Chadli, per gli ospiti,
nella ripresa. La svolta arriva al 75' quando Frings si fa espellere per fallo
da ultimo uomo. Il Twente ne approfitta immediatamente e, anche con un pizzico
di fortuna, passa all'81' con Chadli il cui destro dal limite è deviato in
maniera decisiva da Jensen. Il Werder crolla e, all'84', subisce il colpo del
ko da de Jong che insacca in tuffo di testa su perfetto cross dalla sinistra
di Ruiz.
BENFICA-LIONE 4-3
Il Benfica sorprende la capolista Lione e torna a ridosso del 2°
posto. I lusitani rischiano qualcosa in avvio (ai francesi vengono annullati
due gol in millimetrico fuorigioco) poi però, una volta sbloccato il risultato
dilagano. Apre le marcature al 20' Kardec che stacca imperioso di testa su una
punizione dalla trequarti sinistra di Martins. Dal piede dell'ex giocatore del
Ricreativo Huelva nascono anche gli altri tre gol: prima (32') pesca in area
Coentrao che infila al volo di sinistro il primo palo, poi (43') mette sulla
testa di Javi Garcia, da calcio d'angolo, la palla per il 3-0, infine (67')
lancia di nuovo in contropiede Coentrao, libero di scavalcare Lloris con un
morbido pallonetto. A questo punto il Benfica si addormenta e consente al
Lione di rendere meno pesante il ko. I francesi prima (75') riducono le
distanze con un bel sinistro all'incrocio di Gourcuff su cross dalla destra di
Gomis, poi (85') segnano il 4-2 con un tocco al volo da due passi di Gomis su
sponda di Lacazette sugli sviluppi di un angolo dalla sinistra di Gourcuff,
infine (95') fissano il punteggio sul 4-3 con Lovren, lesto ad anticipare di
testa un incerto Roberto in uscita su una lunga punizione dalla trequarti.
VALENCIA-RANGERS 3-0
Il Valencia travolge i Rangers e si riporta al 2° posto nel girone del
Manchester Utd. Gli spagnoli rischiano in avvio quando Naismith centra in
pieno un palo ma poi prendono presto il sopravvento e, dopo due occasionissime
sciupate da Mata e Aduriz, passano meritatamente (33') con Soldado che
indovina l'angolo con un preciso sinistro in mischia sugli sviluppi di
un'azione da corner. La reazione dei Rangers è inesistente e allora ci pensa
ancora Soldato a mettere in ghiaccio i tre punti con un preciso destro in
diagonale al 71' al termine di una perfetta triangolazione con Mata. Naismith
prende il secondo palo della serata a pochi minuti dalla fine, fa meglio Tino
Costa che al 90' chiude i conti con un bel sinistro al volo su cross dalla
destra di Miguel.
COPENHAGEN-BARCELLONA 1-1
Il Barcellona si fa clamorosamente imporre il pari dal Copenhagen e non chiude
i conti per il primato nel girone. Dopo un palo per parte (Claudemir e Villa)
i blaugrana passano col solito Messi che infila la porta con un preciso destro
in diagonale riprendendo una corta respinta della difesa danese. Il Copenhagen
non ci sta e pareggia subito (33') con Claudemir che approfitta di
un'incertezza di Valdes su un cross dalla sinistra di Gronkjaer per batterlo
con un preciso destro al volo in diagonale. Nella ripresa il Barcellona spinge
ma con poca incisività. E non è un caso che l'occasione migliore la crea solo
al 92' con Pedro il cui destro in diagonale è beffardamente respinto dal palo
interno.
HAPOEL TEL AVIV- SCHALKE 0-0
Lo Schalke non va oltre lo 0-0 a Tel Aviv e si vede pericolosamente
riavvicinare dal Benfica. Gara con pochissimi brividi. Dopo un primo tempo
equilibrato, nella ripresa l'Hapoel prova ad accelerare ma non va oltre un
paio di conclusioni di Shivhon. I tedeschi quasi mai sono riusciti a
spaventare Enyeama. Con questo risultato la formazione israeliana esce
matematicamente dalla Champions.
BURSASPOR-MANCHESTER UTD 0-3
Un Manchester sornione elimina senza fatica dalla manifestazione il Bursaspor
con una ripresa super. Dopo aver rischiato qualcosa nel primo tempo (prodezza
di van der Saar su Turgay lanciato solo verso la porta) la squadra di Ferguson
cambia passo nella ripresa sbloccando il risultato dopo appena 3' con Fletcher
che batte ivankov con un preciso destro in diagonale su lancio di Carrick. Per
i Red Devils si aprono gli spazi e di rimessa dilagano. Lo 0-2 lo sigla al 73'
Obertan con un forte destro dal limite su assist di park. Quindi, al 78', c'è
gloria anche per l'esordiente portoghese Bebé che si fa trovare smarcato in
area da Scholes e insacca da pochi passi.
RUBIN-PANATHINAIKOS 0-0
Rubin e Panathinaikos replicano lo 0-0 dell'andata, un risultato che serve
solo al Copenhagen che, così, resta saldamente al 2° posto nel gruppo D. Ai
russi non bastano 80' di costante predominio territoriale per venire a capo
dell'abbottonata squadra greca. Ryazantsev (3), Kornilenko (2), Navas e l'ex
interista Martins e Bocchetti sciupano le migliori opportunità per siglare il
vantaggio e, nel finale, per poco il Rubin non viene beffato dagli ospiti che,
sfruttando un calo atletico dei rivali, sfiorano il colpaccio con Gilberto
Silva, Spyropoulos e Govou.

Lo sapete. Sono sempre pieno di querele. Ne ho
ancora una di
Biagio Agnes del 1993, allora presidente
della Stet/Telecom. Il famoso processo lento. Per
questo quando vinco una causa (e vinco quasi sempre)
per me è giorno di letizia che oggi voglio
condividere con voi. Il tribunale di Milano ha
stabilito che al petroliere
Riccardo Garrone presidente della ERG non
spetta il risarcimento di un milione di euro per la
causa di diffamazione che mi ha
intentato. Il giudice ha riconosciuto, insieme al
diritto di satira, che le mie affermazioni nello
spettacolo Reset, poi riprese da Annozero, erano
corrette.
Il Garrone è anche presidente della Sampdoria e ha
sospeso e
deferito Cassano per gravi ingiurie che
però non sono state riportate dai media. Cosa gli
avrà mai detto?
CIP6? Se Cassano ha bisogno di qualche
consiglio gli metto a disposizione i miei avvocati.
Per solidarietà.
SERIE A
Colpo Juve, Del Piero meglio
di Boniperti.Clamorosa
sconfitta del Merdaset con gli alleati
I bianconeri si rilanciano
nelle zone alte vincendo 2-1 a San Siro con il Milan:
in vantaggio nel primo tempo con Quagliarella,
raddoppiano nella ripresa con il capitano, che con
la rete n. 179 diventa il capocannoniere della
squadra di tutti i tempi. Nel finale Ibra riapre la
partita ma non basta
di
REPUBBLICA TV / CALCIO
Manchester, Mancini furioso
con giocatori: 'Troppo alcol'
sciarpetta se ne esce con una merdata per
giustificare la clamorosa sconfitta con l'ultima
in classifica...
CALCIO
Il Chelsea va, Real e
Barça
sempre sfida a suon di gol:disintegrati Hercules
e Siviglia.Clamorosa sconfitta del ManCity
La
squadra di Ancelotti vince 2-1 sul campo del
Blackburn e mantiene 5 punti di vantaggio.
Secondo stop di fila per il Manchester City. La
squadra di Mourinho vince 3-1 sul campo dell'Hercules
con doppietta di Ronaldo. In serata i blaugrana
stendono 5-0 il Siviglia e anche Messi ne fa 2
La classifica di
premier
Così in Bundesliga
La commissione
disciplinare dell'Uefa ha comunicato la
propria decisione riguardo agli...
La Corte Federale ha confermato la
decisione di Tosel. Il serbo era stato punito
per la schifosa sceneggiata stile calciopoli
atta a procurarsi un rigore farlocco poi
sbagliato per intervento divino....
City, tonfo con
l'Arsenal
Ancelotti in fuga
La squadra di Sciarpetta
(in 10 dopo cinque minuti) distrutta in casa 0-3
con i Gunners. Ora il Chelsea ha cinque punti di
vantaggio. Vincono United e Liverpool. In
Germania pari in extremis per il Borussia
Dortmund, il Mainz torna solo in vetta
LONDRA -
Mancini crolla in casa, Ancelotti va in fuga.
Nel big match della nona giornata di Premier
l'Arsenal è passato per 3-0 sul campo del
Manchester City. Ora il Chelsea ha cinque
punti di vantaggio su un terzetto formato
proprio dai Gunners, dai Citizens e dallo
United (2-1 in trasferta sullo Stoke City).
Giornata storta per Mancini (che ha ritrovato
Balotelli, in campo negli ultimi 20 minuti),
ma la partita si è messa subito male: City
ridotto in 10 uomini già al 5' per
l'espulsione di Boyata e poi steso dai gol di
Nasri al 21', Song al 66' e Bendtner all'88'
(e Fabregas si è anche fatto parare un
rigore). Vittoria del Manchester United,
passato per 2-1 sul campo dello Stoke City:
successo dei Red Devils firmato dalla
doppietta di Hernandez (27' e 86'), in mezzo
il gol di Tuncay. Tre punti anche per il
Liverpool, che ha sconfitto per 2-1 il
Blackburn ad Anfield con i gol di Kyrgiakos e
Torres. Il pareggio lo aveva firmato l'ex
Carragher. I Reds di Roy Hodgson sono sempre
terzultimi, ora con 9 punti.
BUNDESLIGA, BORUSSIA SALVO IN EXTREMIS
- Un gol di Antonio da Silva al 93'
salva la capolista Borussia Dortmund dalla
sconfitta. I gialloneri agganciano così in
extremis l'1-1 contro l'Hoffenheim, passato in
vantaggio al 9' con Ba. Riparte invece la
marcia del Mainz, che la settimana scorsa
aveva ceduto in casa all'Amburgo dopo sette
vittorie consecutive: la sorpresa di questo
inizio di stagione ha vinto 1-0 sul campo del
del Bayer Leverkusen (Ivanschitz al 70') ed è
di nuovo sola al comando.
Nel terzo posticipo
domenicale, 2-0 dello Stoccarda ai danni del
St. Pauli. Nel frattempo in Bundesliga salta
la seconda panchina dopo quella dello
Stoccarda: il Colonia, penultimo in
classifica, ha esonerato il tecnico Zvonimir
Soldo. Al suo posto potrebbe arrivare Thomas
Doll, ma per ora in panchina andrà
l'allenatore delle giovanili Frank Schaefer.

j
L'episodio di Bologna-Juve
è chiaro: il serbo entra in area, Portanova fa
per affrontarlo ma non lo sfiora neanche, lui si
tuffa. Evidente la condotta antisportiva: ecco
perché l'esterno bianconero resterà fuori per
due turni
I 'blues' di Ancelotti
battono 2-0 il Wolverhampton e si portano a
cinque lunghezze sul...
DOPO
DEPORTIVO, MALAGA, MILAN E' LA VOLTA DEL RACING
ESSERE DISINTEGRATO DAL REAL MOURINHO
Le "merengues"
travolgono 6-1 il Racing Santander e restano
in testa. Il Barça passa a...
Super Messi, Barça ok
Bene United e
Lione

Il
Barcellona torna in vetta al proprio girone
piegando 2-0 il Copenhagen con una doppietta del
fuoriclasse argentino. Il Manchester piega il
Bursaspor, i francesi ridimensionano il Benfica.
Un grande Raul rilancia lo Schalke
Massimo100 club
"proffessionisti
"
ma per ora è solo un sogno...
Che
succede in Italia? Il mondo del calcio è (quasi)
paralizzato, nonostante la buona volontà dei
suoi protagonisti. A cominciare, ovviamente, da
Giancarlo Abete, il numero 1 di Via Allegri.
Carlo Tavecchio guida la commissione riforma
statuto e aspetta di sapere che ne pensa la Lega
di serie A: dovranno essere ridiscussi i "pesi"
all'interno del consiglio federale (vedi Spy
Calcio del 16 ottobre), con i club maggiori che
chiedono più potere. Lo avranno, ma non sarà
semplice mettere tutti d'accordo. Mario Macalli,
l'altro vicepresidente, guida invece la
commissione riforma campionati. Anche qui
ostacoli a non finire: entro fine anno dovranno
mettersi tutti d'accordo per quanto riguarda il
blocco dei ripescaggi, ma non è semplice fra
varie Leghe e componenti.
Quest'anno sono
state 21 le squadre, fra B e Lega Pro, che non
sono riuscite a iscriversi al campionato. Il
prossimo anno, garantisce Macalli, ''saranno
molte di più''.
Il
Bologna, appena iniziata la stagione, già non è
in grado di pagare l'Irpef: figuriamoci fra sei
mesi... Per quanto riguarda una seria riforma
dei campionati, il traguardo finale dovrebbe
essere questo: serie A a venti squadre (come
adesso), B a venti (due in meno) e Lega Pro a
tre gironi da venti squadre ciascuno (trenta in
meno delle attuali).
Una bella, salutare, cura
dimagrante: ora i club professionistici sono
132, anomalia tutta italiana. In futuro (fra
tre-quattro anni) dovrebbero arrivare a 100.
Macalli si dice d'accordo, ma bisogna sentire
anche che ne pensano il sindacato calciatori,
la Lega
di B con Abodi, i Dilettanti con Tavecchio,
eccetera. E chi li mette d'accordo tutti? Ci
sembra, al momento, e con questo statuto-
assurdo e paralizzante-un'ipotesi quasi
impossibile. Abete queste cose le sa bene. Ma si
naviga a vista, e da tempo ormai la Lega di A
non partecipa più al consiglio federale, mentre
l'accordo col sindacato sul contratto di lavoro
è ancora lontano (c'è tempo sino al 30 novembre
ma aleggia sempre lo spettro dello sciopero).
Demetrio Albertini, ex calciatore e ora
vicepresidente Figc, intanto ha proposto la
creazione delle seconde squadre. La Juve 2, il
Milan 2, eccetera. Come in Spagna e altri Paesi
europei. Lo scopo? Fare giocare di più i giovani
italiani, perché le Primavera non bastano più.
Ma incontra
forti resistenze, a cominciare da Macalli. Anche
questo progetto, quindi, è fermo. Come tutto. O
quasi. Si naviga a vista. Sino a quando?
Dopo l'eliminazione nei play off
dell'europeo di categoria e la
mancata qualificazione a Londra 2012
il tecnico rescinde il contratto in
scadenza a giugno. A Sacchi la
scelta del nuovo ct, il favorito è
l'attuale allenatore dell'under 19
La figuraccia
con la Bielorussia
Così nasce il
flop
Rossoneri senza nerbo: il Real stravince con
merito 2-0, segnano Ronaldo e Ozil (Cronaca).
Ai giallorossi Borriello non basta, gli svizzeri
passano per 3-1. (Cronaca).
Stasera Inter-Tottenham /
Classifiche
In cattedra il prof
Mourinho
dall'inviato M.
CROSETTI
E Ranieri torna sotto
accusa
di FABRIZIO BOCCA.
I rossoneri battuti 2-0,
gol di Cristiano Ronaldo e Ozil. I giallorossi
superati 3-1 in...
Sembra quasi una rincorsa
prima del salto definitivo: dopo anni di
ammirazione che non era mai sfociata in una
concreta manfiestazione di concreto
interesse, l'Inter
sembra iniziare a progettare uno dei colpi
del secolo, l'acquisto di
Leo Messi dal Barcellona. Già
registrate le frasi di timida apertura da
parte di Massimo Moratti, adesso è arrivata
anche la conferma, seppure "morbida" di
Marco Branca.
MESSI A GIUGNO? NON IL
PROSSIMO - "In base alle frasi di
Moratti dovrei lavorare per portare Messi
all'Inter il prossimo giugno? Sul mese sono
d'accordo, non lo sono sul fatto che sia il
"prossimo": bisognerà partire da lontano
- ha dichiarato il direttore dell'area
tecnica ai microfoni di Sky - Per il resto
credo che siamo assolutamente una squadra di
altissimo livello ma con tanti infortunati.
Oggi, però, non si può pensare alle rose da
30 giocatori come qualche tempo fa e siamo
comunque anche contro il Cagliari eravamo
completi nei giocatori tra campo e panchina.
Inoltre, chi c'è, gode della nostra completa
fiducia".
UN "BARCA" DI DEBITI
- Se dunque Messi non arriverà il
prossimo giugno, anche dalla Spagna si
vocifera che la Pulce possa prima o poi
essere ceduto dal Barcellona per
motivi finanziari. Il presidente Sandro
Rosell ha infatti dichiarato che nelle
prossime stagioni gli azulgrana dovranno
ridurre assolutamente il mega-debito di
oltre 400 milioni di debiti, con perdite
nella scorsa stagione di 79.6 milioni. Così,
nonostante i ricavi più alti della storia
della società catalana (415.4 milioni),
Rosell ha definito l'austerità come "uno dei
pilastri della gestione", a fianco di un
credito bancario da 155 milioni. Ovvio,
però, che con certe cifre il sacrificio di
Messi per ridurre notevolmente il debito sia
tutt'altro che pura fantasia.
BENITEZ CHIEDE UN
ESTERNO - Al di là della vicenda Messi e
delle dichiarazioni di Branca, Rafa
Benitez difficilmente resterà con le
mani in mano a gennaio: il tecnico spagnolo,
verificato che Coutinho e Biabiany sono
talentuosi e promettenti ma ancora acerbi ad
altissimi livelli, vuole assolutamente un
esterno di qualità: "Ci sono due o tre
situazioni che dobbiamo analizzare con il
Presidente e con Branca, poi decideremo il
da farsi ma è chiaro che uno o due giocatori
possono aiutare per avere maggiore
freschezza per la fine del campionato. Un
esterno offensivo? Può essere".
OBBIETTIVO AFELLAY
- In questo senso il nome che circola
maggiormente nei corridoi della sede in
Corso Vittorio Emanuele è quello di
Ibrahim Afellay, centrocampista del Psv
e della Nazionale olandese in grado di
giostrare sia come centrale in mezzo al
campo che come punta esterna: l'Orange è in
scadenza di contratto a giugno e per non
perderlo a parametro zero ad Eindhoven
potrebbero decidere di cederlo già a inizio
2010 per una cifra inferiore ai 10 milioni
di euro.
Barcellona denuncia
Laporta: "Quanti debiti..."
Nell'approvare il
bilancio della stagione passata l'assemblea
del club trova un buco di 79 mln di euro e ne
chiede conto, via legale, al vecchio
presidente. "E l'affare-Ibrahimovic è stato il
peggiore della nostra storia..."
|
CALCIO
Germania, cade il Mainz
Liga, il Real è un uragano
Dopo sette vittorie
consecutive la rivelazione della Bundesliga
perde in casa con l'Amburgo e il Bayern regola
l'Hannover. In Inghilterra il Wba di Di Matteo
blocca lo United. In Spagna i blaugrana
battono 2-1 il Valencia, ma in serata un
grande Real vince 1-4 a Malaga e torna solo in
vetta
|
|
Dalla Spagna: Messi-Inter?
Sogno, follia o scherzoMADRID, 12 ottobre
- Per la stampa spagnola è uno scherzo la
battuta di Massimo Moratti su Leo Messi, che
il presidente nerazzurro ha detto ad un gruppo
di tifosi di voler portare a Milano durante
l'inverno. «Suona più che altro come uno
scherzo, tenendo conto dei 250 milioni di euro
previsti dalla clausola di rescissione del
campione argentino» del Barca, scrive
Marca. «Non si capisce se è un sogno, un
atto di follia o un dichiarazione di intenti»
di Moratti, spiega il catalano Sport.
«FILM FANTASY» - Mundo Deportivo rassicura
i tifosi blaugrana: lo stesso Moratti ha più
volte detto che Messi «è un sogno
impossibile», ricorda il quotidiano
catalano, sottolineando che la stella
argentina ha detto e ripetuto di voler
chiudere al Camp Nou la sua carriera di
calciatore. Il giornale ricorda che Messi era
a Milano ieri solo per un accordo
pubblicitario con Dolce e Gabbana. Centinaia i
commenti dei lettori sui siti online dei
giornali alla battuta di Moratti. Manuel, post
numero 721 inviato a Marca, spiega che «nessuno
deve farsi ingannare: ciò che frena Moratti
non sono i 250 milioni della clausola, ma la
volontà di Messi di restare al Barca».
Pepeillo, commento numero 566 a Mundo
Deportivo, consiglia invece al presidente
interista di fare «il produttore di qualche
film di fantasy per il prossimo festival del
film di fiction di Sitges». |
Inter,UNA
MONTAGNA DI PROBLEMI
Benitez ritrova Zanetti
Ma rischiano in due
Il capitano, assente dalla
gara di Palermo, disputa la partitella con le
giovanili. Milito e Cambiasso però hanno accusato
problemi muscolari nella gara persa dall'Argentina
in Giappone
Sneijder verso il rinnovo
Muntari verso il divorzio
|
Inghilterra
United e Liverpool
perdite da capogiro
La
situazione finanziaria dei due club è disastrosa. Il
Manchester ha un rosso pari a 95 milioni di euro. I
Reds hanno un debito colossale - 280 milioni - e
rischiano 9 punti di penalizzazione in campionato in
una posizione che li vede al penultimo posto.
Debiti, perdite colossali,
un calcio al di sopra delle proprie
possibilità: inesorabilmente i conti non
tornano a Manchester e Liverpool. Red Devils
e Reds vivono una stagione disastrosa dal
punto di vista finanziario.
Perdite da capogiro nel bilancio del
Manchester United. Nonostante il club inglese
lo scorso anno abbia superato per la prima
volta i 100 milioni di sterline come utile di
esercizio, le perdite nel bilancio toccano la
cifra record di 83,6 milioni (circa 95 milioni
di euro). Un duro colpo per le casse dei Red
Devils che nell'esercizio dell'anno precedente
avevano ottenuto un profitto di 25,5 milioni,
frutto della cessione di Cristiano Ronaldo al
Real Madrid per la cifra record di 80 milioni.
Al 30 giungo la società di Malcolm Glazer
aveva annunciato un giro d'affari pari a 296,4
milioni di sterline.
Il Liverpool rischia una penalizzazione di 9
punti in Premier League. Lo afferma la Bbc,
prospettando l'ipotesi di una sanzione per i
problemi finanziari della Kop Holdings, la
controllante dei Reds. Il Liverpool è in
procinto di essere ceduto alla New England
Sports Ventures per circa 300 milioni di
sterline. La trattativa deve essere
perfezionata entro il 15 ottobre: se la Kop
Holdings non salderà i 280 milioni di debito
con la Royal Bank of Scotland, l'ipotesi
dell'amministrazione controllata diventerà
concreta. In tal caso, secondo i parametri
fissati dalla Premier League, il Liverpool
potrebbe essere penalizzato. Il club sta
vivendo un complicato avvio di stagione: dopo
7 giornate,
ha appena 6 punti. Speriamo
che sprofondino assieme alla New England
Sport: quale malato di mente si prenderebbe la
briga di comprare un polmone simile? Ma non è
questo il punto. Il punto sono Roy Hodgson del
cazzo, Mascherano,Kuyt ed altra merda varia,
per non parlare della cocente eliminazione del
2008...
|
Riscatto Chelsea
City senza pace
Rissa Mancini-Tevez dopo quella con
Adebajor
Nonostante il secondo
posto nella classifica della Premier,
atmosfera sempre calda negli spogliatoi dei
Citizens: domenica, nell'intervallo della
partita con il Newcastle, secondo quanto
riferiscono i tabloid il tecnico sarebbe quasi
venuto alle mani con l'argentino. Poi però i
due si sono salutati al momento della
sostituzione
Il Real ne segna 6
La squadra di Ancelotti
riprende la marcia in premier league superando
2-0 l'Arsenal e allungando in vetta alla
classifica. Il City di Mancini supera il
Newcastle. I madridisti distruggono il Depor,
pari del Barça. Germania: Bayern Monaco ko a
Dortmund
LONDRA -
Pronto riscatto del Chelsea in Premier League.
La squadra di Ancelotti, reduce dalla
sconfitta contro il Manchester City, ha
battuto l'Arsenal 2-0 nel match che ha chiuso
il settimo turno del campionato inglese. Una
vittoria, firmata dai gol di Drogba nel primo
tempo e Alex nella ripresa, che consente alla
squadra di Carlo Ancelotti di consolidare il
primato in classifica. I blues sono in testa
con 18 punti e precedono di quattro lunghezze
il Manchester City di Roberto Mancini, che
sempre oggi ha piegato 2-1 il Newcastle grazie
a un rigore di Tevez e a un gol di Johnson. I
citizens hanno così scavalcato il Manchester
United, fermato ieri sullo 0-0 dal Sunderland.
Sempre oggi, nuova sconfitta per il Liverpool,
battuto in casa 2-1 dal Blackburn (rigore di
Adam e gol di Varney). I reds di Hodgson
restano nei bassifondi della graduatoria con 6
punti, uno in più dei fanalini di coda
Wolverhampton e West Ham.
GERMANIA - Continua il momento
negativo del Bayern Monaco: a Dortmund, i
campioni di Germania cadono 2-0 (Barrios e
Sahin) e si allontanano ulteriormente dalla
capolista Mainz,21 PUNTI IN SETTE GIORNATE,
CLAMOROSO PIENO PER UNA NEOPROMOSSA, e
dallo stesso Borussia, che sale a 18 punti
contro gli 8 dei vicecampioni d'Europa. La
settima giornata della Bundesliga si conclude
con il 2-2 tra Bayer Leverkusen e Werder
Brema.
SPAGNA - Il Barça, nel primo
posticipo serale, ha pareggiato 1-1 con il
Maiorca, con reti al 21esimo di Messi e il
pareggio di Lopez al 43'. Nel secondo, invece,
il Real Madrid ha strapazzato 6-1 il Deportivo
La Coruna. Gol,
nell'ordine, di Ronaldo,
Ozil, Di Maria, Higuain, Castro, poi il
golletto del Deportivo con Rodriguez e infine
il sesto gol ancora di Cristiano Ronaldo. Il
Villarreal è la seconda forza della Liga
spagnola. Il Sottomarino Giallo si riporta a
una sola lunghezza dalla capolista Valencia
superando 2-0 il Racing Santander con gli
acuti, nel primo quarto d'ora, della premiata
ditta Nilmar-Rossi. Continua a funzionare la
cura Manzano al Siviglia che, dopo l'impresa
di Dortmund in Europa League, piega 3-1
l'Atletico Madrid con i gol di Negredo,
Perotti e Kanoutè, di Costa la rete della
bandiera per i colchoneros. Male stavolta
l'Hercules, schiantato nella trasferta in casa
del Getafe (3-0), il botta e risposta tra
Pandiani e Sergio firma l'1-1 tra Osasuna e
Levante e con lo stesso punteggio si chiude
tra Almeria e Malaga, in dieci per tutta la
ripresa dopo il rosso all'ex laziale Eliseu al
40'
|
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Vince purtropo il MEGAMILIARDARIO MANCITY. Dopo
lo scialbo pareggio con la RUBENTUS in Coppa B,
i Citizen battono il Newcastle 2-1.
Tottenham sì, Manchester United così così.
Settima giornata della Premier League con il
freno a mano tirato per i Red Devils che
pareggiano sul campo del Sunderland (0-0) e
rallentano la ricorsa alla capolista Chelsea,
domani di scena nel derby londinese contro l'Arsenal.
Salgono in classifica al quinto posto gli Spurs
(avversari in Champions dell'Inter) che battono
2-1 l'Aston Villa. Man
City in profondo rosso
Al Manchester City non si
bada a spese. La cassaforte di famiglia dello
sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan è ben
fornita e in casa dei Citizens, come nei
grandissimi club europei, gli stipendi sono da
mille e una notte. Alcuni calciatori allenati da
Roberto Mancini guadagnano stipendi che superano
le 100.000 sterline la settimana.
PERDITA DI 121 MILIONI DI STERLINE - In
circa un anno lo sceicco Mansour bin Zayed Al
Nahyan ha speso praticamente già 125 milioni di
sterline (quasi 144 milioni di euro) e occorre
che apra i cordoni della borsa molto presto
perché il monte-stipendi del Manchester City è
lievitato a 133 milioni di sterline. Dal suo
arrivo nella stanza dei bottoni dei Citizens il
club ha registrato una perdita di 121 milioni di
sterline, la seconda più alta mai registrata da
una squadra inglese. Il record è sempre del
Chelsea che nella stagione 2004-05 registrò una
perdita finanziaria di 141 milioni di sterline
dopo l'arrivo del russo Roman Abramovich.
VOLANO ABBONAMENTI E SPONSORIZZAZIONI -
Nel bilancio del club non mancano le voci
positive. La società dice ch4e gli utili sono in
crescita del 45% (da 87 milioni di sterline
della stagione 2008-09 ai 125 milioni di
sterline attuali). Vanno bene gli abbonamenti
(venduti tutti i 35.000 posti) e le
sposorizzazioni sono cresciuta addirittura di
quasi il 400% per complessivi 32,4 milioni di
sterline.
PIU' CONFORT PER I TIFOSI - Notevoli
investimenti anche per migliorare il confort dei
tifosi allo stadio. Per ognuno dei tifosi sono
stati spesi 255 sterline per migliorare il loro
posto nello stadio.
ACQUISTI E CESSIONI: ROSSO PER 97 MILIONI DI
STERLINE - La relazione annuale rivela che
dal mese di maggio 2010 a oggi gli acquisti di
David Silva, Yaya Touré, Jerome Boateng,
Aleksandar Kolarov, Mario Balotelli e James
Milner, bilanciato dalle vendite di Robinho e
Stephen Ireland, hanno prodotto costo netto di
96,6 milioni di sterline nonché un forte aumento
del monte-stipendi.
MANSOUR SODDISFATTO - Lo sceicco Mansour
bin Zayed Al Nahyan ha inviato una lettera a
tutti i sostenitori del Manchester City
ringraziando dipendenti e i tifosi e dichiarando
di essere soddisfatto del lavoro sin qui svolto
dai manager e dai calciatori e nonché è felice
dalla calda accoglienza da parte del pubblico
del City. Mansour bin Zayed Al Nahyan dice che
il suo obiettivo è quello di fare del Manchester
City uno dei club più importanti al mondo,
dentro e fuori dal campo.
FAIR PLAY FINANZIARIO - Secondo le nuove
regole della Uefa i grandi club europei non
possono più imbarcare perdite a rotta di collo e
devono contenere le eventuali perdite prima
possibile nonché raggiungere il pareggio del
bilancio. Il Manchester City, per esempio, entro
il 2014 deve ridurre la perdita entro i 45
milioni di euro altrimenti scattano sanzioni
pesantissime. La più grave è l'esclusione dalle
competizioni europee.
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CHAMPIONS
Poker Tottenham
Il Barcellona frena
Gli inglesi
replicano all'Inter e travolgono il Twente. I
catalani si fanno bloccare sull'1-1 dal Rubin.
Colpo dello United a Valencia, lo Schalke piega
il Benfica. Bene Lione e Rangers, impresa del
Copenhagen ad Atene
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CHAMPIONS
Bayern passa a Basilea
Auxerre, Real cinico
Nel girone della
Roma i tedeschi vincono in Svizzera per 2-1,
mentre in quello del Milan i madridisti piegano
in trasferta l'Auxerre 1-0 (gol di Di Maria
all'81'). Nel gruppo F il Chelsea batte il
Marsiglia 2-0 con gol di Terry e Anelka
La giornata in Champions
REPUBBLICA
TV
È ancora Mourinho show
lascia la conferenza stampa
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Agnelli:
«Moratti? Nervoso
Noi siamo tranquilli» Anche la sua squadra di
merda lo è: TRE PERE PRESE IN CASA DAL PALERMO
che gli fotte ben 9 punti in tre partite!!!
MILANO, 23 settembre - È già
Inter-Juventus, almeno da un punto di vista
dialettico. Il presidente della società
bianconera Andrea Agnelli ha commentato le
dichiarazioni di Massimo Moratti sulla
richiesta juventina di far revocare lo
scudetto del 2006 in seguito agli ultimi
sviluppi di Calciopoli bis. «Evidentemente
dopo aver vinto ieri per quattro a zero era
nervoso e quindi ha pensato di pensare a noi -
ha detto Agnelli, uscendo dalla sede della
Lega di A - ah, l'ha detto prima? Allora era
nervoso prima».
Il numero uno bianconero ha poi aggiunto che
«da parte nostra non c'è motivo di essere
nervosi. Da parte loro? Non lo so. Io guardo
alle vicende delle Juventus, ho già ribadito
in altri momenti, siamo tranquilli, sappiamo
cosa c'è nell'esposto, lo sa la Federazione,
attendiamo fiduciosi un loro giudizio». Inter
e Juventus nuovamente ai ferri corti come ai
tempi di Moggi? Agnelli nega: «Da parte mia è
molto sereno questo rapporto tra Inter e
Juventus. Conoscete l'esposto. Sulla base
delle nuove intercettazioni anche l'Inter ha
compiuto/ha avuto delle telefonate. Quindi che
non venga assegnato». "Scusi, ma in quelle
telefonate ci sono gli auguri del vostro duo
arbitrale preferito Bergamo-Paieretto alla
sorella di Facchetti, che accidenti
c'entrano con Calciopoli BIS ??". "Senta, non
mi faccia innervosire con queste domande
capziose.....Me ne sbatto se nelle telefonate
ci sono gli auguri al Barboncino di
Moratti....stiamo parlando di
telefonate....non conta un cazzo il fatto che
noi telefonavamo per prenderci gli arbitri pro
Juve, mentre loro telefonavano per scambiarsi
stupidi convenevoli, è tutto sullo stesso
piano, per noi non ci sono differenze tra un
assassino che telefona per pianificare uno
sterminio e la Signora Rossi che telefona per
prenotare un taglio di capelli !!!"
"Evidentemente dopo aver vinto ieri per
quattro a zero era nervoso e quindi ha
pensato di pensare a noi. Ah, l'ha detto
prima? Allora era nervoso prima. Da parte
nostra non c'è motivo di essere nervosi. Da
parte loro? Non lo so. Io guardo alle
vicende delle Juventus, ho già ribadito in
altri momenti, siamo tranquilli, sappiamo
cosa c'è nell'esposto, lo sa la Federazione,
attendiamo fiduciosi un loro giudizio "
ANDREA AGNELLI
(nella foto
Javier Pastore indica la strada dell'ovile
ad un nervoso Andrea Agnelli)
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Borgonovo è
pentito
"Atalanta, chiedo scusa"
L'ex attaccante del
Milan, doppio protagonista del famoso episodio
del derby di coppa Italia del '90 che costò
l'eliminazione degli orobici, scrive: "Che
brutta figura che facemmo: per colpa
dell'episodio mi scaricò anche Mondonico"
MILANO -
Per anni è stato considerato il peggior
episodio di anti-fair play per antonomasia. I
tifosi dell'Atalanta non l'hanno mai
dimenticato, quelli del Milan hanno fatto di
tutto per cancellare in fretta la macchia.
Fatto sta che ora, dopo 20 anni, ha pensato un
protagonista rossonero di allora, Stefano
Borgonovo, a chiedere ufficialmente scusa alla
città di Bergamo.
UN EPISODIO MAI DIMENTICATO -
I fatti: è il 24 gennaio del 1990, l'Atalanta
ospita il Milan di Arrigo Sacchi nell'ultima
gara del proprio girone dei quarti di Coppa
Italia. All'88', con gli orobici a un passo
dalla qualificazione grazie a un gol di
Bresciani, Borgonovo resta a terra dopo un
contrasto e l'atalantino Glenn Stromberg mette
la palla fuori per farlo soccorrere. Dopo i
soccorsi il gioco riprende con una rimessa
laterale a favore del Milan che, secondo fair
play, sarebbe tenuto a riconsegnare il pallone
agli avversari. Rijkaard invece lo mette sui
piedi di Massaro il quale, invece di
restituirlo, lo crossa in mezzo all'area
nerazzurra. A ricevere il cross c'è il
resuscitato Borgonovo che viene malamente
atterrato dal difensore atalantino Barcella.
Rigore che Baresi realizza fissando il
punteggio sull'1-1 che regala l'accesso alle
semifinali al Milan.
CHE BRUTTA FIGURA -
Borgonovo, da anni immobilizzato dalla
sclerosi laterale amiotrofica (Sla), ha fatto
quello che nessuno di quel Milan aveva mai
fatto: chiedere scusa. "Chiedo scusa a
Bergamo - ha scritto -. Come disse Paolo
Maldini nello spogliatoio: che figura di merda
abbiamo fatto! Ricordo che a fine gara si
scatenò l'inferno. I giocatori dell'Atalanta
negli spogliatoi mi cercavano e ricordo che
sul pullman la polizia ci chiese di non
sederci vicino ai finestrini, tirare le
tendine e sdraiarci a terra per evitare guai.
In quanto a Mondonico, - prosegue Borgonovo -,
che voleva portarmi al Torino e che quella
sera avrei dovuto incontrare a cena, mi
scaricò".
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TONNELLATE DI
SOLDI E FALLIMENTi

Poveri ma belli, eccola
la nuova serie A. Un inizio di campionato
ricco di sorprese, una classifica che non
ti aspetti anche se siamo solo alla
seconda giornata e l'illusione che in
questo calcio i milioni non sono tutto. Il
Chievo è solo in testa, il Cesena frena
gli entusiasmi di un Milan (c'era già
stata la bella partita contro la Roma) che
dopo i colpi di mercato di Ibrahimovic e
Robinho già parlava di scudetto.
La coppia Campedelli & Campedelli, omonomi
ma nessuna parentela, presidenti di Chievo
e Cesena, il loro piccolo scudetto lo
hanno già conquistato ed è quello dei
conti e del bilancio: vincono e divertono
con le squadre che in serie A hanno il
monte ingaggi più basso. Luca Campedelli
del Chievo capolista, ha in bilancio alla
voce stipendi un'uscita di 13,2 milioni di
euro: il giocatore più pagato è il bomber
Pellissier con 500 mila euro l'anno. Nel
Milan per trovare un ingaggio così basso
bisogna arrivare al terzo portiere Roma.
La media degli stipendi della squadra
veneta è di 300 mila euro. L'attaccante De
Paula, che lo scorso anno ha segnato due
gol in serie A, si accontenta di 100 mila
euro. Quanto guadagna il magazziniere del
Milan?
Ancora meglio è riuscito fare il collega
Campedelli del Cesena: quest'anno spenderà
di ingaggi 8,3 milioni di euro, la cifra
più bassa di tutta la seria A. Il solo
Ibrahimovic con il suo stipendio scontato
rispetto a quello del Barcellona, guadagna
più di tutta la rosa romagnola: 9 milioni
.
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I
calciatori si fermano
Sciopero il 25 e 26 settembre
SCIOPERO. I calciatori
si fermano il 25 e 26 settembre. L'ultima
volta fu il 17 marzo 1996: protesta per la
legge Bosman, il diritto di voto al Coni e
la serie C-2. Stavolta i calciatori hanno
deciso di fermarsi, per un turno, contro
la posizione della Lega di Serie A sul
contratto collettivo di lavoro. Lo ha
spiegato oggi a Milano il portavoce del
sindacato, il milanista Massimo Oddo. "L'Aic
protesta contro la richiesta di
introduzione di un nuovo regime
contrattuale, che comporterebbe la carenza
più assoluta di ogni forma di tutela dei
calciatori". Lo sciopero, ha ancora
spiegato Oddo, si protrarrà se non
"saranno presi accordi consoni". Lunedì
prossimo ci sarà un incontro fra le parti
a Roma, convocato da Giancarlo Abete: ma
forse non basterà una seduta per sanare
una frattura pesante.
Il motivo scatenante è stato il caso
Grosso: il giocatore della Juve ha
rifiutato il trasferimento al Milan, dove
avrebbe giocato in Champions League (e il
milanista Kaladze sarebbe andato in
bianconero). Anche Baptista della Roma ha
rifiutato tantissimi trasferimenti, fra
cui lo Schalke 04, e si allena adesso a
parte. I club non ci vogliono più stare:
forti di una norma Fifa sostengono che i
calciatori, quando manca un anno alla fine
del contratto, debbono accettare il
trasferimento ad un altro club di pari
livello o, in alternativa, deve essere
prevista la risoluzione del contratto con
il pagamento del 50 per cento
dell'emolumento fino al termine del
contratto.
Cifra sostenibile solo con i soldi delle
tv. Ora le società vogliono un nuovo
accordo, più consono con i tempi. Il
sindacato tiene duro: i falchi sono Leo
Grosso, avvocato di Genova, e Gianni
Grazioli, accusato addirittura da Beretta
di fare propaganda sindacale anche
sull'aereo degli azzurri. Sergio Campana,
presidente dell'Aic dal lontano 1968,
invece è portato per la mediazione. Più
colomba che falco. Si vedrà. Lunedì si
comincia a trattare in Figc: Abete è stato
chiaro. "Trattativa ad oltranza, anche
tutti i giorni, o decidiamo noi con un
commissario ad acta (come stabilito
dall'Alta Corte presso il Coni, ndr). Il
presidente Figc è seccato con chi "parla
troppo al proprio interno" (si riferisce
forse a Lotito, ultimamente molto severo
nei suoi confronti). Probabile che anziché
fare saltare l'intero turno, con danni
enormi ad un calendario già ingolfato e
anche danni di immagine (Gianni Petrucci è
stato piuttosto severo e i sondaggi-vedi
quello di Repubblica It.-sono contro lo
sciopero), il sindacato decida una forma
di protesta più morbida, magari fare
iniziare le partite con 30 minuti o un'ora
di ritardo. Ad Abete il compito di fare da
mediatore.
In Figc hanno già i loro guai con la Lega
di serie A che si rifiuta ancora di
partecipare al consiglio federale (il
prossimo a metà mese) per protesta sulle
norme degli extracomunitari. La
prossima settimana intanto arriveranno in
via Allegri i file con le 170.000
intercettazioni di Calciopoli: la Figc le
ha sollecitate due volte alla Procura
della Repubblica di Napoli, il 6 luglio e
6 agosto. Ora, finalmente, il via libera:
i file sono a disposizione dello staff di
Abete e si possono essere ritirare da
martedì a giovedì. Costo, 70.000 euro. Ora
la Figc si è rivolta a società
specializzate e certificate per farle
sbobinare: è stato chiesto un preventivo
(dovrebbe essere intorno ai 300.000 euro).
Ci vorrà molto tempo (quanto?). "Ma
vogliamo avere tutte le intercettazioni",
ci ha spiegato il dg della Figc, Antonello
Valentini. Una dimostrazione di serietà di
Abete: visto che nei file c'è anche lui...
Intanto, la Juve, a giorni, porrebbe
consegnare alla Figc 100 intercettazioni
che sono uscite ultimamente e riguardano
soprattutto l'Inter. Tanto per accelerare
i tempi.
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Cinquina alle
Far Oer
Cassano segna e incanta:
l'Italia batte l'oratorio della Far Oer dopo
aver faticato a battere l'Estomerda. Prossimi
avversari i Bambini dell'Asilo. Un anno fa ci
pensava Kaladze con due autoreti a qualificare
l'Italia al meraviglioso mondiale... |
Qualificazioni agli Europei
2012: gli azzurri battono 2-1 l'Estomerdia
a Tallinn. Padroni di casa
clamorosamente avanti con Zenjov,
che...
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Ed è
dominio assoluto: IL MEDIASET HA GIA' VINTO TUTTO,
INUTILE PER GLI ALTRI METTERSI A GIOCARE.
Il centravanti svedese:
«Allegri deve essere contento d'altronde è
Allegri. Robinho? E' un mago, eppoi con il
Pa-Ro-Ro-Ib rompiamo il culo a tutti quanti.
Abbiamo seppellito tutto e tutti, faremo una
strage totale»
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Lo
svedese è atterrato all'aeroporto di Linate alle
15.40 con la famiglia su un aereo privato: in
serata...Si
attendevano 100.000 persone a San Siro per il
tributo al padrone ma le ferie dell'Italia in
crisi non l'anno permesso, solo 37.000 schiavoni
per l'omaggio al re della pederastia.
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Durante
un comizio del ministro dell'Interno alla festa
della Lega ad Alzano Lombardo, un gruppo di...
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CASSANO E' UN
TESTA DI CAZZO MAI DECISIVO, LIPPI E' UN MERDOSO
E MOU VINCE CON UN GIOCO CHE FA VENIRE LA
DIARREA |
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Zdenek Zeman, 63 anni. Pieranunzi
MILANO, 25 agosto 2010 -
E' tornato ad allenare e a vincere con il
Foggia. Ora torna anche a parlare, e come sempre
dà giudizi chiari, senza troppi giri di parole.
Zdenek Zeman in una lunga intervista al mensile
Max, in edicola da venerdì 27 agosto, parla di
molti temi del nostro calcio.
totti, del piero e
cassano — "Totti è eclettico e può
giocare ovunque. È da 15 anni che si tira la
Roma sulle spalle! Al contrario di Del Piero che
non è più indispensabile. Cassano è un talento,
ma non è mai stato decisivo,mai. Direi un testa
di cazzo e bast che ogni tanto fa una giocatina,
come ieri col gol di tacco, che naturalmente non
è servita ad un cazzo".
lippi e calciopoli
— "Lippi non lo valuto per un Mondiale fatto
bene o male ma per la sua storia. Non mi sono
piaciuti i suoi anni alla Juve dove penso abbia
partecipato attivamente a Calciopoli. Ha ragione
Moratti quando dice che è meglio avere un'armata
brancaleone piuttosto che impastare tutto dietro
le quinte con ammonizioni scientifiche,arbitri
genuflessi ad interessi superiori ed a
carrierismo". Lippi, a cui è stata chiesta una
risposta dalla sua mega imbarcazione da 9 zeri
mentre sorseggia dello champagne in culo agli
italioti ed all'ultimo suo mondiale che più di
merda non si può, ha commentato: "Non voglio
rispondere a nessuna affermazione di Zeman".
mourinho l'anticalcio
— "L'Inter di Mourinho ha vinto la Champions
giocando l'anticalcio, non da squadra che passa
per la migliore d'Europa...due contropiedi per
vincere il TITULO, Forth Apache a Barcellona,
modulo casino a Londra".
delneri — Il
tecnico del Foggia continua poi parlando di
Delneri: "Non mi pronuncio visto che fa cose che
non sono nel mio spirito, ovvero non fa un cazzo
di niente come al suo solito: vedere quando era
al Porto - è durato 4 mesi nel 2004 - vedere
quando era alla Roma nel 2005, , al Palermo nel
2006, quando era al Chievo nel 2007".
tessera del tifoso
— E sul calcio di oggi aggiunge: "È tutto
business e gioco individuale dentro e fuori dal
campo. Gli allenatori non contano più un cazzo
di nulla fanno tutto i procuratori ciccioni alla
Rajola, che tra l'altro è anche analfabeta. La
tessera del tifoso poi è una confessione di
impotenza, per pochi delinquenti pagano in
migliaia".
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I campioni d'Italia
dell'Inter affronteranno il Bologna nella prima
giornata, ed avranno un tour de force nella
quinta e sesta, dove se la vedranno contro Roma
e Juve. Il primo derby, quello capitolino,
previsto alla decima
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Calciatori, addio
ai super stipendi
per salvare i conti
Il senatore Raffaele
Lauro (Pdl) ha presentato un disegno di legge
per introdurre un limite agli ingaggi milionari.
Proposta già superata dai fatti
di Marco Birolini
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Secondo la stampa britannica la trattativa
tra l'Inter e il club di Mancini è in
dirittura d'arrivo. Tra domanda e offerta ci
sono solo quattro milioni di euro di
differenza. Sir Alex Ferguson, invece, è
deciso a riportare all'Old Trafford Giuseppe
Rossi
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Fuga dagli stadi
ln Serie A
è crollo abbonamenti,svolta
epocale. Il disastroso mondiale,impianti
d'epoca giurassica,costo biglietti
spropositato e la schedatura imposta hanno
disintegrato il tifo da stadio.
Mercato povero, impianti
scomodi e concorrenza tv: Quasi tutte le
campagne sono in rosso
di MATTEO PINCI
Otto proposte
di FABRIZIO BOCCA |
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NAPOLI
Informativa già
trasmessa alla Procura federale. Si tratta di venti
pagine. Gli atti sono stati inviati a Roma
dall'ufficio della Procura della Repubblica di
Napoli. Ora toccherà al procuratore federale
valutare il caso e disporre eventuali verifiche
di
DARIO DEL PORTO
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Siglato
l'accordo con la famiglia Sensi, l'Unicredit ha dato
carta bianca alla banca Rothschild per trovare un
acquirente. Portato avanti un progetto per costruire
il nuovo impianto
di MATTEO PINCI
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La
protesta al raduno della squadra per l'inizio della
nuova stagione. Il presidente è arrivato dal cielo
con i sostenitori che minacciano: "Zero acquisti,
zero abbonamenti"
La protesta dei tifosi non
evoluti
Come era
largamente preventivabile nessuna novità dal primo
giorno di raduno 2010 della squadra
rossonera. Neanche la rabbia manifestata da tutti
i tifosi non evoluti presenti e
ottimamente guidati da Alessandro Iacobone
è riuscita a smuovere la fierezza di un presidente
troppo ancorato al suo orgoglio, ai suoi
convincimenti, al suo punto di vista. Fa niente se
i tifosi non evoluti non la pensano allo
stesso modo: per il presidente esiste un
sola verità, la sua; esiste un solo modo corretto di
interpretare il calcio, il suo; esiste un solo modo
rigoroso di condurre una società, il suo. Nessuno
striscione molto probabilmente è riuscito a toccare
le corde di un presidente che si ostina a ripetere
perennemente lo stesso ritornello. Il presidente è
sordo alle richieste dei tifosi, cieco di fronte
all’evidenza di una situazione critica, muto di
fronte alla domande che da mesi popolano giornali,
tv e social network. Nonostante, caro presidente, le
nostre parole rimarranno ancora una volta
inascoltate, noi ci riproviamo, con la civilità e
l’educazione che ci contraddistingue. E allora mi
consenta qualche riflessione, non evoluta ma
cosciente, in rispettoso ordine cronologico
rispetto alle sue affermazioni odierne:
-
Fa
riferimento a Bernabeu, alle sue vittorie e allo
stadio intitolato a suo nome. Ebbene presidente,
da anni il suo fido amministratore vorrebbe
costruire uno stadio nuovo per farle questo
ennesimo regalo. Peccato che mancano i soldi e
anche il progetto. Forse questo suo sogno rimarrà
inesaudito.
-
Massimo
Moratti è talmente innamorato dei suoi colori che
ha investitol’inimmaginabile, ha dotato la squadra
del meglio possibile, in campo e fuori e i
risultati sono giunti inevitabili. E’
vero, il presidente nerazzurro ha messo sovente e
ingentemente mano al portafogli per costruire il
suo sogno. Lei invece poteva avere lo stesso con
molto meno: bastava investire parte degli introiti
dei diritti tv, parte dei ricavi ottenuti con le
vittorie in Champions, Supercoppa e Mondiale,
parte dei guadagni dalle cessioni di Kakà, Sheva e
Gourcuff. Con un pò di tutto questo avrebbe fatto
tutto: ripianato il bilancio e reso il
Milan ancora competitivo.
-
Le
vittorie arrivano attraverso il bel gioco, tramite
il calcio offensivo ma i successi sono frutto
dell’estro dei fuoriclasse, dei numeri dei grandi
campioni. Kakà e Van Basten docet, fino all’ultimo
Milito. Per cui senza fuoriclasse siamo come una
torta senza ciliegia, un duomo senza la madonnina,
la torre del big ben senza orologio.
-
La rosa è
super attrezzata, secondo Lei, per vincere
dovunque. A noi non sembra: il centrocampo
è logoro e senza innesti da tempo
memorabile; gli esterni di difesa sono
assenti ingiustificati. Si vive di
mediocrità, di giocatori che hanno fatto il loro
tempo ma che non possono dare garanzie nel lungo
periodo.
-
Purtroppo non sono gli sponsor che fanno le
vittorie, non sono le scarpe di una marca
piuttosto che di un’altra a regalare trionfi.
Forse è rimasto incantato da qualche pubblicità
con Dinho sospeso tra i grattacieli. Con la scarpa
giusta e l’abito più lussuosoavremo qualche
guadagno supplementare, ma difficilmente
porteranno superpoteri ai giocatori.
-
La
società Milan ha pagato nel 2009 164.000 euro di
stipendi ai tesserati, due milioni in più rispetto
all’anno precedente. E’ vero, sono cifre
astronomiche, ma come in tutte le aziende
che si rispettano qualcuno dovrà assumersi la
responsabilità di una gestione che lei stesso
definisce scellerata.
-
I
giovani sono il futuro. Con il settore
giovanile il Barcellona sta costruendo un’epopea
luminosa e la Spagna ha costruito le basi per un
futuro sempre più fulgido. E allora basta con
l’utilizzo dei giovani come mezzo per creare
piccole plusvalenze, come strumento per intavolare
scambi e trattaive, come artifizio per risparmiare
qualche spicciolo su qualche acquisto (vedi
Papastathopoulos).
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Paolo Maldini,
chiesto il processo
Archiviazione per la moglie
Richiesta di rinvio
a giudizio per l'ex capitano del Milan, indagato
con Adriana Fossa per presunte pratiche per
ottenere trattamenti fiscali favorevoli
Paolo Maldini con la moglie
Adriana. LaPresse
MILANO, 15 luglio 2010
- Paolo Maldini potrebbe finire a processo per
corruzione e accesso abusivo al sistema informatico.
Il pubblico ministero Paola Pirotta ha infatti
chiesto il rinvio a giudizio dell'ex capitano del
Milan, proponendo invece l'archiviazione per Adriana
Fossa, la moglie dell'ex bandiera rossonera. I
Maldini figuravano lo scorso aprile nell'atto di
chiusura dell'inchiesta a carico di 43 persone in
relazione a presunte pratiche illecite per ottenere
trattamenti fiscali più favorevoli contestate a
Luciano Bressi, il funzionario dell'Agenzia delle
entrate Milano 1, arrestato nel giugno del 2009.
le accuse — Secondo
quanto sostenuto dall'accusa, Maldini avrebbe
versato soldi "e altre utilità" a Bressi almeno fino
al 23 giugno 2009 per evitare controlli fiscali. Al
funzionario dell'Agenzia delle entrate Maldini
avrebbe offerto "l'onorario per lo studio (circa
40mila euro annui)" oltre alla procura della sua
società, la Velvet Sas, da cui scaturivano introiti
in nero per non meno di 185mila euro all'anno. In
un'intercettazione telefonica del gennaio 2009,
Maldini chiede a Bressi di compiere un accertamento
fiscale su una persona che faceva parte di una
società in cui l'ex rossonero voleva entrare per
portare a termine un'operazione immobiliare in
Toscana.
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I margini del dirigente più
ridotti: verso Manchester con Supermario?
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Il presidente furioso per la
squalifica: Rispetto i giudici, non la Federcalcio
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Firmata lettera
d'intenti per la ristrutturazione del
debito di Italpetroli. Il presidente del
club giallorosso: "Per salvaguardare"
patrimonio "che appartiene alla città"
di MATTEO PINCI
Salernitana,Ascoli,Rimini(fallito)
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Irregolarità nell'acquisto di Amauri: Blanc e Secco
inibiti per 2 mesi, se la cava il centravanti
ma la Juve fa ricorso
Provvedimento applicato dalla
Commissione Disciplinare esteso anche ai procuratori
dell'attaccante dal Palermo (18 mesi per i fratelli
Grimaldi). Ammende per la punta, il Chievo, il Palermo,
la società di Agnelli, Zamparini e Foschi. L'8 luglio,
invece, tocca a Moratti e Preziosi per gli acquisti
dell'Inter di Milito e Motta
Ulteriore rinvio dell'udienza
arbitrale al 5 luglio prossimo. Quindi c'è spazio per la
prosecuzione del tentativo di conciliazione tra la
holding della famiglia Sensi e l'istituto di credito
Per la prima volta, tra le
180.000 telefonate di Calciopoli, ce n'è una che
riguarda l'attuale presidente della Figc. Si parla anche
delle convocazioni di Lippi di FULVIO
BIANCHI
L'attaccante
brasiliano vola alto: "Voglio dimostrare di essere
tornato ad altissimi livelli anche in...
Sale la
tensione tra tifosi e società dopo il possibile addio di
Cesare Prandelli . Striscioni e scritte allo stadio
Franchi: "Ora basta"
Calcio
Resta in
vigore il contratto da 1,149 miliardi tra la Lega e Sky
per i prossimi due campionati. La sentenza è una buona
notizia per i club: molti avrebbero rischiato la
bancarotta
L'allenatore nerazzurro: «Non
è una questione di soldi, ma di rispetto»
L'annuncio del ministro Maroni: gli incontri con Juve
e Udinese potrebbero essere spostati per evitare che i
tifosi, uscendo dallo stadio, possano incontrare i
sostenitori di Inter o Roma scesi in piazza per
festeggiare lo scudetto. I due match sono ininfluenti
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Rottura tra la società bianconera e
l'allenatore spagnolo del Liverpool. Salgono le
quotazioni del tecnico Samp, che arriverebbe insieme a
Marotta. Intanto il Cda ha presentato un esposto per
chiedere la revoca dell'assegnazione dello scudetto 2006
all'Inter di TIMOTHY ORMEZZANO
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CALCIOPOLI SESTIES (CALCIOPOLI,
CALCIOPOLI BIS IL CASO INTER, CALCIOPOLI TER
RADIAZIONE MOGGI-GIRAUDO-MAZZINI,CALCIOPOLI
QUATER SENTENZA CONSIGLIO FEDERALE,CALCIOPOLI
QUINTIES LODO UEFA....)
Scudetto 2006, per i saggi
la Figc era competente
I saggi
danno ragione alla Juve, che userà il parere
al Tar e alla Corta d'Appello. Istituito un
fondo rischi per ogni federazione: è la prima
conseguenza della richiesta record dei
bianconeri al Tar
TORINO - Rabbia e
soddisfazione. Sentirsi dare ragione quando
non conta più è, infatti, una sensazione
urticante, ma il parere dei saggi messi
insieme dal Coni potrebbe tornare utile
nelle battaglie legali che la Juventus ha
intrapreso presso il Tar, la Corte d’Appello
di Roma e la Corte dei Conti. Perché, in
sostanza, i saggi che hanno dettato le linee
della riforma della giustizia sportiva hanno
detto che sul tema di assegnazione e revoca
degli scudetti sono competenti i consigli
federali. Sì, l’esatto contrario di quanto
deciso dal consiglio federale della Figc
sette mesi fa, quando davanti alla decisione
di revocare all’Inter lo scudetto 2006,
Giancarlo Abete fuggì, in sella a una
incompetenza che viene oggi smontata dalla
riforma che verrà varata in questi mesi. Una
smentita arrivata in tempi così brevi che
non potrà non dare nell’occhio in sede di
giustizia amministrativa e civile, dove la
Juventus sostiene esattamente quello che
sostengono i saggi nel loro parere. Ovvero
che il consiglio federale della Figc era
competente a decidere sulla revoca e che
quella mancata decisione ha provocato dei
danni.
PROSSIME MOSSE - A questo punto,
dimenticata l’arrabbiatura per sentirsi dare
ragione dopo aver comunque subito il danno,
i legali bianconeri si preparano a
impungnare quel parere e produrlo a supporto
delle proprie tesi. La prima occasione
potrebbe essere la Corte d’Appello, dove la
Juventus ha fatto ricorso contro la
“non-decisione” del Tnas e discuterà il 14
febbraio. Ma anche al Tar (dove non esistono
ancora date certe) e presso la Corte dei
Conti (che ha aperto un fascicolo sulla
questione) il parere dei saggi tornerà molto
utile a dimostrare che qualcosa non torna
nel comportamento della giustizia sportiva e
della Federazione sull’argomento Calciopoli.
"Moggi era il capo
decisive schede sim"
Depositate le motivazioni
del processo di Napoli che ha condannato l'ex
direttore generale della Juventus. "Chiari gli
elementi di prova"
di
DARIO DEL PORTO
NAPOLI -
Depositate le motivazioni della sentenza
Calciopoli. ''Sussiste la prova della
responsabilità di Luciano Moggi a carico del
quale si ravvisano elementi utili per
ravvisare la condizione di capo'',
dell'associazione a delinquere ipotizzata
dalla Procura di Napoli, scrive in 561
pagine il collegio presieduto da Teresa
Casoria. Moggi è stato condannato a 5 anni e
4 mesi di reclusione.
Secondo i giudici va ''sgomberato il campo
da inutili esagerazioni'' come le ''vane
parole'' di alcuni testi come Manfredi
Martino e l'ex arbitro Nucini. Ma fatta
questa premessa, restano ''gli elementi di
prova per ravvisare l'esistenza di una
struttura organizzata per raggiungere il
fine della frode sportiva. Struttura avente
quale capo Moggi''. Nella interpretazione
dei giudixi appare come «ben più pregnante e
decisivo l'elemento dell'uso delle schede
straniere delle quali e' risultata la
disponibilità procurata da Moggi a
designatori e arbitri''.
Dato che per il tribunale ''ha resistito
alla critica di difese e consulenti''.
Nella interpretazione dei giudici il
processo non "ha in verità dato conferma del
procurato effetto di alterazione del
risultato finale del campionato di calcio
2004-2005 a beneficio di questo o quel
contendente". Ciò nonostante, il tribunale
ritiene "sufficienti le parole pronunciate
nelle conversazioni intercettate, nel cumulo
con il contatto telefonico ammantato di
clandestinità rappresentato dall'uso di
schede straniere, per integrare gli estremi
del reato" di frode
sportiva che, ricordano i giudici, è un
reato di tentativo.
Nella sentenza non mancano stoccate al
lavoro degli investigatori.
il collegio sottolinea che la difesa è
stata "almeno in fatto molto ostacolata
dall'abnorme numero di telefonate
intercettate, oltre 170 mila, e dal metodo
adoperato per il loro uso, indissolubilmente
legato a un modo di avvio e sviluppo delle
indagini per congettura". Il tribunale però
ritiene che il processo, "confezionato con
il ricorso a dosi massiccie di
intercettazioni, non abbia patito totale
disfatta nell'urto con il dibattimento" da
cui non sono emersi, "contrariamente a
quanto sostenuto dal coro delle difese,
fatti di totale annullamento della portata
probatoria del discorso telefonico".
I magistrati escludono invece che il
sorteggio arbitrale sia stato truccato. E su
questo punto viene assestata una nuova
bacchettata alla procura che, sostiene il
collegio,"incomprensibilmente si è ostinato
a domandare di sfere che si aprivano, sfere
scolorite e altri particolari "
IL GERME CRIMINALE
Michele Padovano,ex giocatore
della Juve targata Triade, Agricola, Lippi, i
primi condannati in primo grado ad 8 anni e
mezzo di carcere, il secondo prescritto
dall'accusa di doping reiterato, il terzo a
spasso dopo aver distrutto la nazionale
italiota in Sudafrica nel 2010, è stato
condannato in primo grado a 8 anni e 8 mesi
per spaccio; da Facebook arrivano poi le
parole durissime del padre di Iuliano, che
l'ha definito "un cancro da estirpare"
Non è mai bello unire due
concetti come la droga e lo sport nello stesso
discorso, eppure ci capita sempre più spesso.
In primis con il doping, un cancro vero e
proprio che non è ridotto solamente alle
discipline cui viene sempre e comunque
associato, ma anche con il consumo di
stupefacenti più tradizionali.
Tantissime leggende
metropolitane, molti sospetti, poche prove.
Calciatori che incontrano i boss della
malavita, calciatori con cali atletici a dir
poco sorprendenti, calciatori pescati nei
night-club in condizioni pietose… Un cerchio
pericoloso, tratteggiato in parte anche
dall’ultima notizia relativa all’arresto di
Michele Padovano: l’ex attaccante della
Juventus è stato condannato in primo grado
dal Tribunale di
Torino a 8 anni e 8 mesi di carcere per
traffico di stupefacenti.
Intercettazioni,
pedinamenti, traffici da decine di quintali di
hashish, non proprio una questione di poco
conto. Il giudice peraltro ha ridotto di due
terzi la pena proposta dal pm Rinaudo, che
aveva chiesto 24 anni di reclusione per l’ex
calciatore.
Come se non bastasse, poi,
a shock segue ulteriore shock, perché sul
profilo Facebook di Alfredo Iuliano, il padre
dell’ex bianconero Mark, sono apparse delle
righe angoscianti in cui si dà per certa la
colpevolezza di Padovano, aggiungendo anche
che l’attaccante avrebbe fatto entrare nel
giro diversi compagni juventini.
La fonte va presa
assolutamente con le molle (quante volte ci è
capitato di leggere delle vere e proprie
fesserie su Facebook?), ma le accuse sono
veramente pesanti: “Padovano è colpevole,
riforniva anche mio figlio. Altre vittime
sicure Vialli e Bachini, che a causa della
droga ha visto troncata del tutto la sua
carriera. Sono decine i calciatori vittime
dello spaccio di Padovano […]. Padovano
è un cancro da estirpare”.
In attesa delle probabili
smentite e dei chiarimenti che necessariamente
arriveranno nei prossimi giorni, ci limitiamo
a sottolineare come il mondo del calcio e
quello degli stupefacenti siano due ambienti
che per definizione si attraggono: soldi,
donne, droga, è sempre la stessa storia… E
come è giusto sottolineare che i calciatori
siano una classe sicuramente privilegiata
(soprattutto in questo periodo di crisi), è
anche giusto vigilare sull’integrità di questi
ragazzi, che spesso vengono catapultati troppo
velocemente in mondi troppo grandi per loro,
con conseguenze che possono essere devastanti.
CALCIOPOLI,
I
condannati, 8-11-2011
Hanno deciso tre
donne: il presidente Maria Teresa Casoria
e i giudici a latere Francesca Pandolfi e
Maria Teresa Gualtieri. Digiune di calcio,
o quasi, sino a cinque anni fa quando è
scoppiato lo scandalo di Calciopoli. Tre
donne-giudice destinate ad altri incarichi
e che tra loro, certo, non sono mai state
in sintonia. Tre donne che hanno portato
a conclusione un processo difficile,
complesso, avvelenato da ricorsi al Csm e
ricusazioni (da parte dei pm). Un processo
con molte, troppe, udienze inutili. Sul
banco degli imputati, molti fra i
protagonisti (ma non tutti...) di quell'epoca.
Moggi ha avuto cinque anni e quattro mesi,
quattro in meno della richiesta dei pm. Ma
l'impianto accusatorio ha retto.
L'ex dg della Juventus
era già stato condannato ad un anno, in
appello, nel processo Gea. Antonio Giraudo
ha scelto invece un'altra strada: era
stato condannato il 14 dicembre 2009, con
rito abbreviato, a 3 anni (5 la richiesta
dei pm Narducci e Beatrice) per
associazione a delinquere finalizzata alla
frode sportiva. Così come erano stati
condannati Lanese, Pieri e Dondarini.
Il 19 novembre, l'appello. Nessun commento
della Figc dopo la sentenza di oggi, Abete
lo farà solo dopo le motivazioni.
Calciopoli, Moggi
condannato a 5 anni e 4 mesi
A
Napoli si è celebrato il giorno decisivo
di Calciopoli. La decisione finale è la
condanna dell'ex dg della Juve così come
per gli altri imputati. Gli ex designatori
arbitrali, Paolo Bergamo e Pierluigi
Pairetto, sono stati condannati
rispettivamente a 3 anni e otto mesi e un
anno e 4 mesi. Lotito e Della Valle (per
questi ultimi un anno e tre mesi). Il PM:
«Non è stata farsopoli»
©
LaPresse
NAPOLI - Il
processo Calciopoli arriva finalmente
all'ultimo capitolo. Luciano Moggi è
stato condannato a 5 anni e 4 mesi dai
giudici di Napoli, nell'ambito del
processo penale di Calciopoli. Il pm per
l'ex direttore generale della Juventus
aveva chiesto 5 anni e 8 mesi. Gli ex
designatori arbitrali, Paolo Bergamo e
Pierluigi Pairetto, sono stati
condannati rispettivamente a 3 anni e
otto mesi e un anno e 4 mesi. Lotito e
Della Valle (per questi ultimi un anno e
tre mesi).
PROCESSO NAPOLI, EX DG JUVE RITENUTO
COLPEVOLE - Luciano Moggi è
stato condannato a 5 anni e 4 mesi dai
giudici di Napoli, nell'ambito del
processo penale di Calciopoli. Il pm per
l'ex direttore generale della Juventus
aveva chiesto 5 anni e 8 mesi. Gli ex
designatori arbitrali, Paolo Bergamo e
Pierluigi Pairetto, sono stati
condannati rispettivamente a 3 anni e
otto mesi e un anno e 4 mesi. Lotito e
Della Valle (per questi ultimi un anno e
tre mesi). Il Tribunale di Napoli ha
condannato ad un anno e tre mesi il
presidente della Lazio, Lotito, e Andrea
e Diego Della Valle, della Fiorentina,
nell'ambito dell'inchiesta su
calciopoli. Un anno di reclusione per
l'ex dirigente del settore arbitri del
Milan Leonardo Meani. Per tutti era
ipotizzato il reato di frode
sportiva. Lo ha stabilito il Tribunale
di Napoli nell'ambito del processo
penale di primo grado a Calciopoli.
LE PAROLE DI MOGGI - «Non ho
voglia di fare battute, non parlo».
Così l'ex dg della Juventus, Luciano
Moggi lasciando l'aula del Tribunale di
Napoli dopo la sentenza che lo ha
riconosciuto colpevole nell'ambito del
processo a Calciopoli. Moggi è stato
riconosciuto colpevole di associazione a
delinquere e vari episodi di frode
sportiva.
LE CONDANNE - Queste le condanne
emesse dalla nona sezione del tribunale
di Napoli nell'ambito del processo a
Calciopoli. Luciano Moggi 5 anni e 4
mesi; Paolo Bergamo 3 anni e otto mesi;
Innocenzo Mazzini 2 anni e 2 mesi;
Pierluigi Pairetto 1 anno e 11 mesi;
Massimo De Santis 1 anno e 11 mesi;
Salvatore Racalbuto 1 anno e 8 mesi;
Pasquale Foti 1 anno e 6 mesi e 30mila
euro di multa; Paolo Bertini 1 anno e 5
mesi; Antonio Dattilo 1 anno e 5 mesi;
Andrea Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25
mila euro di multa; Diego Della Valle 1
anno e 3 mesi e 25 mila euro di multa;
Claudio Lotito 1 anno e 3 mesi e 25 mila
euro di multa; Leonardo Meani 1 anno e
20mila euro di multa; Claudio Puglisi 1
anno e 20 mila euro di multa; Stefano
Titomanlio 1 anno e 20 euro di multa.
LE PAROLE DI BERGAMO - Paolo
Bergamo a RaiSport: «Mi aspettavo una
sentenza negativa, per cui attendiamo di
leggere le motivazioni e poi faremo i
nostri passi nelle sedi opportune. Sono
sereno perché so come mi sono
comportato, quello che ho fatto e
soprattutto non ho fatto quindi sono
tranquillo - ha proseguito Bergamo -.
Quando noi siamo stati indagati ero
convinto che non avrei subito il rinvio
a giudizio, quando poi è successo, da
allora sono sempre stato convinto che la
sentenza alla fine sarebbe stato
negativa. Questo processo a mio avviso è
stato vergognoso».
LE PAROLE DI DE SANTIS - «È
una pagina mortificante per la
giustizia, combatteremo in appello».
Questo il commento dell'ex arbitro
Massimo De Santis dopo la sentenza che
lo ha condannato assieme a Luciano Moggi
e ad altri imputati nel processo di
Calciopoli a Napoli. «Sicuramente
- ha aggiunto De Santis, condannato a un
anno e 11 mesi di reclusione - non
c'è stata unanimità nel verdetto, mi
auguro che chi si è assunto la
responsabilità di questa sentenza abbia
la coscienza a posto e quando si
appurerà che ha sbagliato mi auguro
possa pagare». «È una sentenza
scritta», ha concluso l'ex arbitro
di Tivoli.
LA RISPOSTA DEL PM: «NON È STATA
FARSOPOLI» - «Non è stata una
farsa, non è stata farsopoli». Cosi
il pubblico ministero Stefano Capuano ha
commentato la condanna di numerosi
imputati al processo di calciopoli.
19.55 - È entrato il pm Capuano
in sala, la sala è gremita. A minuti la
sentenza
19.25 - Si sta riaffolando l'aula
216. Sono rientrati Moggi e tanti altri
imputati insieme a molti giornalisti.
Sale l'attesa.
17.30 FIGC «NO COMMENT» - La Figc
non commenterà la sentenza su
'Calciopoli' attesa per questa sera da
Napoli, ma lo farà solamente dopo aver
preso atto delle motivazioni. È quanto
hanno spiegato i vertici della
federazione a margine del consiglio
federale in Municipio a Vicenza. Al
termine dei lavori il presidente
Giancarlo Abete ha tuttavia spiegato la
posizione della Figc, che è parte civile
nel procedimento di 'Calciopolì. "La
posizione della Federazione - ha
detto Abete - è di grande rispetto
per le decisioni che saranno assunte dal
Tribunale di Napoli. Tuttavia siamo di
fronte ad una situazione 'in progress':
questo di Napoli è infatti il primo
grado di giudizio, che poi avrà un
seguito. E in parallelo c'è già una
sentenza pronunciata in relazione della
richiesta di rito abbreviato di alcuni
dirigenti, che a metà novembre vedrà
l'appello". Sulle vicende
giudiziarie in corso Abete ha ricordato
"che esiste fisiologicamente una
differenza strutturale tra i
procedimenti penali e le decisioni degli
organi di giustizia sportiva". "Nello
specifico - ha aggiunto il presidente
Figc - facciamo riferimento a due
ordinamenti diversi: a uno primario che
è quello statuale, ad uno derivato che è
quello sportivo. Per farmi capire, a
puro esempio, ci possono essere delle
sentenze di condanna in termini penali
che non determinano degli effetti a
livello sportivo e ci possono essere
sanzioni a livello sportivo che non sono
collegate a reati che abbiano valenza
penale"
17.00 DEPOSITO - L’avvocato
Pioreschi consegna l’elenco delle ultime
telefonate: «Incluse 10 telefonate al
fascicolo». E l’avvocato Picca
inserisce una dichiarazione spontanea
scritta di Diego Della Valle. La firma
viene autenticata dal legale in aula
sotto la sua responsabilità.
REPLICA CAPUANO - «Parlerò per
un quarto d’ora, mezzora. Devo
cominciare con la genesi. Molti avvocati
enfatizzavano l’archiviazione del
giudice Maddalena a Torino. Non è così:
Torino ha fatto un’attività ad
agosto-settembre 2004, un campionato non
ancora cominciato. Il precampionato e
poco più. Non è in giudicato, quel
provvedimento: quando entra in possesso
di tutto il materiale di Napoli solleva
conflitto di competenza per indagare e
riaprire l’indagine. Perché accortasi
del proprio errore trova reati e
associazione». «Risultava già, pubblico
ministero», risponde la Casoria.
«Andiamo in ordine, le
intercettazioni: ho letto con difficoltà
le nuove intercettazioni. Non c’è
NESSUNA PENALE RILEVANZA DELLE NUOVE
INTERCETTAZIONI
. Non c’era
confronto. Non c’è stata una richiesta
della copia sui dischetti. S’è
dileggiato sull’investigazione relativa
ai sorteggi: dopo sono andati a vedere,
guardate il filmato. Il filmato parla
chiaro: hanno accusato di falso. C’è
tutto quello che ha scritto il
maresciallo Zino, non c’è audio. Non si
palesa la distinzione c’è una sorta di
confusione, c’è il colpo di tosse e il
notaio anche all’esito di tutto questo
si utilizza l’atto notarile. Quella del
22 aprile con arbitro precluso: ancora
parliamo di veridicità di quello che
scrive il notaio? Le palline si aprono.
Le palline ad ogni piè sospinto si
aprivano. Le schede, sono schede
riservate: Moggi va in Svizzera e si fa
fotografare coi finanzieri non cambia il
fatto che compri schede a nome del padre
di De Cillis. Foto su Eco di Bergamo non
cambi. Che ci vada un dipendente Juve è
normale: Moggi è dipendente Juve. Solo
Moggi dà spiegazione sulla scheda:
mercato. Quelle schede, per lui, erano
per parlare mercato: Bergamo, forse il
padre di Pairetto, Paparesta. E che
c’entrano col mercato. Fatta la scenetta
dei due telefoni: non faccio la scenetta
io, ma alle 3 di notte chiamo un
fantomatico responsabile del mercato (ma
un arbitro è più logico? Ndr) per
parlare di un giocatore. La Fiorentina:
la difesa del club viola sa bene che
l’incontro non c’è prima perché la madre
dei Della Valle sta male. Poi qui la
professoressa di statistica ha fatto il
suo studio sulle possibilità: le
indagini si fanno sul contenuto delle
intercettazioni in atti, la partita
fondamentale è Lecce-Parma. Sono loro a
dirlo che è la partita chiave, per
questo ha ragione Auricchio di indagare
su quella gara (ma bastava guardare il
calendario e la classifica, ndr). Il
sistema delle diffide? A dare validità
sono gli imputati a parlarne: ne parla
Moggi in un’ambientale... Ne parlerà
Meani, che è imputato, con Copelli. Le
telfonate sono eloquenti e le difese non
ne hanno voluto tenere conto. Quando
Vignaroli dice che «quella partita non
la potete vincere mai», lo dice De
Santis sul campo. Io sono d’accordo con
la difesa Moggi: Bergamo e Fazi parlano
molto, ma non dicono solo che la «Juve è
la più forte». E se è vero è vero anche
quando parlano dell’incontro del Divino
Amore, e individuano il vertice
dell’associazione. Va presa in
considerazione Moggi quando chiama
Baldas per gli interventi del Processo
di Biscardi. Questo è il contesto.
Concludo: la pubblica accusa non ha
interrotto le difese, ma termini come
“pagliacci e indecenti, vergogna”
relativi alla polizia giudiziaria non
sono ammissibili». La Casoria taglia
corto: «L’avvocato deve difendersi fino
allo stremo per il proprio cliente è
tutelato. Repliche? Non si divaghi,
però».
NAPOLI
- Condannato Luciano Moggi,
pene severe agli altri imputati. Cala il
sipario sul processo per lo scandalo
Calciopoli con il riconoscimento
dell'ipotesi di associazione per
delinquere. Cinque anni e quattro mesi
di reclusione sono stati inflitti
all'imputato principale del processo,
l'ex direttore generale Juventus Luciano
Moggi, ritenuto il promotore della
Cupola configurata dalla Procura di
Napoli. Dunque secondo il Tribunale è
esistita davvero l'organizzazione che
condizionava il massimo campionato. Con
il dispositivo emesso questa sera alle
otto il collegio composto dal presidente
Teresa Casoria e dai giudici a latere
Maria Pia Gualtieri e Francesca Pandolfi
ha infatti riconosciuto Moggi colpevole
delle accuse di associazione per
delinquere e frode in competizione
sportiva ipotizzate dalla Procura di
Napoli durante la primavera del 2006 che
sconvolse la serie A, determinò la
retrocessione della Juventus e la
cancellazione dei due scudetti
conquistati sul campo dai bianconeri.
FOTO: Il dispositivo
/ L'ultima udienza
Condannati, ma non come promotori
dell'associazione,
gli ex designatori
Paolo Bergamo, 3 anni e 8 mesi, e
Pierluigi Pairetto, un anno e undici
mesi. Per frode sportiva sono stati
condannati il presidente della Lazio
Claudio Lotito e i maggiori azionisti
della Fiorentina Diego e Andrea Della
Valle, tutti e tre alla pena di un anno
e tre mesi di reclusione. Un anno e sei
mesi, sempre per frode, al presidente
della Reggina Pasquale Foti. In tutto,
sedici condanne e otto assoluzioni.
Assolti Maria Grazia Fazi, Ignazio
Scardina, Mariano Fabiani, Gennaro
Mazzei, Marcello Ambrosino, Enrico
Cenniccola, Silvio Gemignani e Pasquale
Rodomonti. Nessun commento da parte di
Luciano Moggi mentre il pm Stefano
Capuano ha detto:"Non era farsopoli,
come qualcuno ha detto". Nei confronti,
fra gli altri, di Lotito, Della Valle e
Foti i giudici hanno disposto anche il
divieto di accedere a luoghi dove si
svolgono manifetazioni sportive, anche
se non ancora esecutivo. Le pene fino a
tre anni sono coperte da indulto.
La Procura di Napoli aveva ipotizzato
l'esistenza di un gruppo di persone
capace di influenzare profondamente il
calcio italiano e guidata dall'ex dg
bianconero. Tesi condivisa dal gup
Eduardo De Gregorio nel giudizio
abbreviato concluso con 4 condanne,
compresa quella a tre anni di reclusione
per l'ex ad della Juve Antonio Giraudo.
E adesso confermata anche dal Tribunale.
Protesta la difesa, che annuncia ricorso
in appello. Soddisfatta la Procura che
aveva chiesto 21 condanne e 3
assoluzioni. Nei confronti di Moggi è in
corso il procedimento davanti alla Corte
Arbitrale del Coni che dovrà decidere
sulla richiesta di radiazione del
dirigente che si è sempre proclamato
estraneo alle accuse. L'udienza di iera
era stata aperta dalla discussione di
uno dei suoi legali, l'avvocato Paolo
Trofino, che aveva severamente
contestato l'impianto accusatorio
delineato dalle indagini. In attesa
delle motivazioni, e dei giudizi di
appello per questo processo e quello
celebrato con rito abbreviato, resta da
capire quali saranno gli effetti dl
verdetto sul piano sportivo, soprattutto
con riferimento allo scudetto 2006,
assegnato a tavolino all'Inter ma
rivendicato dalla dirigenza juventina.
LA REAZIONE DI MOGGI -
Luciano Moggi ha lasciato scuro in volto
l'aula del Tribunale dicendo soltando
"Non me l'aspettavo, non ho voglia di
fare battute". Ha parlato uno dei suoi
legali, Maurilio Prioreschi:"Non ci
aspettavamo questa sentenza, ma comunque
lavoreremo su questa. Abbiamo tolto 8
frodi su 17 e crediamo che con l'appello
si possa tornare a ristabilire quella
che per noi è la verità. Le altre
intercettazioni? Noi abbiamo offerto
altre prove che erano state occultate e
abbiamo detto al tribunale che non c'era
reato in quelle precedenti e anche in
queste nuove. Ricaduta sul processo
sportivo? Abete ha tenuto a precisare
questa mattina che si tratta di cose
diverse, temendo un'assoluzione, ora
voglio vedere se continua ad attenersi a
questo criterio".
JUVENTUS: "PROSEGUIREMO NELLA
NOSTRA BATTAGLIA" - "La
sentenza odierna afferma la totale
estraneità ai fatti contestati della
Juventus, che presso il tribunale di
Napoli era citata in giudizio come
responsabile civile a titolo di
responsabilità oggettiva ai sensi
dell'articolo 2049 c. c. Tale decisione,
assunta all'esito di un dibattimento
approfondito e all'analisi di tutte le
prove, stride con la realtà di una
giustizia sportiva sommaria dalla quale
Juventus è stata l'unica società
gravemente colpita e l'unica a dover
pagare con due titoli sottratti, dopo
aver conseguito le vittorie sul campo,
con una retrocessione e con relativi
ingenti danni. Juventus proseguirà nelle
sue battaglie legittime per ripristinare
la parità di trattamento". Così la
soscietà bianconera ha commentato la
sentenza del tribunale di Napoli con una
nota sul proprio sito.
BERGAMO: "SONO SERENO" -
"Mi aspettavo una sentenza negativa - ha
detto Paolo Bergamo - viste le richieste
ancora più pesanti del pm. Dobbiamo
accettare la giustizia per come ci viene
proposta, ora aspettiamo le motivazioni
e poi vedremo i passi da fare, ma questo
processo è stato vergognoso. Il
tribunale ha deciso sulle
intercettazioni, io mi sento sereno
perchè so come mi sono comportato,
quello che ho fatto e soprattutto non ho
fatto, quindi sono tranquillo"
I DELLA VALLE: "AMAREGGIATI" -
Dichiarazioni congiunte da parte dei
Della Valle: "Siamo molto amareggiati,
ma non sorpresi da questa sentenza, che
troviamo profondamente ingiusta. Faremo
valere le nostre ragioni nei prossimi
gradi di giudizio perchè venga
ristavilita la verita".
DE SANTIS: "PAGINA NERA" -
"Questa è una pagina nera per
la giustizia italiana", commenta l'ex
arbitro Massimo De Santis. "Combatteremo
in appello, non c'è stata unanimità da
parte dei tre Giudici, spero che chi ha
deciso abbia la coscienza pulita perchè
non si scherza con la vita delle
persone. Chi non ha servito lo Stato
nella maniera giusta, alla fine dei tre
gradi di giudizio pagherà"
TUTTE LE CONDANNE
Luciano Moggi 5 anni e 4 mesi;
Paolo Bergamo 3 anni e otto mesi;
Innocenzo Mazzini 2 anni e 2 mesi;
Pierluigi Pairetto 1 anno e 11 mesi;
Massimo De Santis 1 anno e 11 mesi;
Salvatore Racalbuto 1 anno e 8 mesi;
Pasquale Foti 1 anno e 6 mesi e 30mila
euro di multa;
Paolo Bertini 1 anno e 5 mesi;
Antonio Dattilo 1 anno e 5 mesi;
Andrea Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25
mila euro di multa;
Diego Della Valle 1 anno e 3 mesi e 25
mila euro di multa;
Claudio Lotito 1 anno e 3 mesi e 25 mila
euro di multa;
Leonardo Meani 1 anno e 20mila euro di
multa;
Claudio Puglisi 1 anno e 20 mila euro di
multa;
Stefano Titomanlio 1 anno e 20 euro di
multa.
ASSOLUZIONI per:
Pasquale Rodomonti, Maria Grazia Fazzi,
Mariano Fabiani, Gennaro Mazzei, Ignazio
Scardina, Marcello Ambrosino, Enrico
Ceniccola e Silvio Gemignani.
Tavolo della pace, è flop
"Nessuno ha cambiato idea"
Si è concluso dopo quattro
ore, senza passi avanti, l'incontro al Coni
che nelle intenzioni avrebbe dovuto riportare
serenità nel calcio italiano dopo le vicende
di Calciopoli. Andrea Della Valle: "Le
posizioni restano distanti". Petrucci: "Scorie
restano scottanti". Abete: "Non si riesce a
sanare ferita profonda"
di
FULVIO BIANCHI
ROMA -
Oltre quattro ore di riunione al Coni per un
sostanziale fallimento del tavolo della pace
voluto dal presidente Gianni Petrucci.
Andrea Della Valle all'uscita dell'incontro
ha trovato la formula giusta per riassumere
quello che è successo: "Ognuno è rimasto
civilmente con le proprie idee". Come dire,
tra Agnelli e Moratti la polemica rimane
invariata. "Le posizioni restano distanti,
non so perché la FIorentina è stata
coinvolta su Calciopoli. Noi andremo avanti
per la nostra strada", ha detto il patron
del club viola.
Il presidente del Coni Petrucci non ha usato
giri di parole per commentare il fallimento
dell'incontro: "Devo essero onesto e
sincero, non sono stati fatti passi avanti.
Le scorie di Calciopoli restano scottanti,
ognuno è rimasto sulle proprie posizioni. Mi
auguro che mondo del calcio possa avviare
quelle riforme che sarà poi mia cura portare
all'attenzione del governo. C'è stata la
buona volontà ma non si sono ottenuti
risultati". Anche il presidente della
Federcalcio Abete ha ammesso che "le
posizioni sono sedimentate, nonostante lo
sforzo non si riesce a sanare una ferita
profonda, anche se si cerca di andare verso
il futuro".
Praticamente nessun commento da parte di
Inter e Juventus: il presidente nerazzurro,
Massimo Moratti, ha detto che "un incontro è
sempre costruttivo, tutto è utile".
Praticamente in silenzio il numero uno
bianconero Andrea Agnelli: "Ci sentiamo più
tardi...grazie".
Petrucci: "Calcio malato
di doping legale"
Il presidente del Coni
lancia un duro atto di accusa, dopo la
sentenza del Tnas che si è dichiarato
incompetente sul ricorso della Juve sullo
scudetto 2006. "Il calcio è malato di doping
legale. Se va avanti così sarà commissariato
dall'opinione pubblica". Agnelli risponderà
nel pomeriggio
di
FULVIO BIANCHI
ROMA -
Il presidente del Coni contro i vertici del
calcio italiano dopo le ripetute azioni
legali della Juventus. "Basta, basta io non
ci sto". Gianni Petrucci, presidente del
Coni lancia un duro atto di accusa, dopo la
sentenza del Tnas che si è dichiarato
incompetente sul ricorso della Juve sullo
scudetto 2006. "Il calcio è malato di doping
legale. Se va avanti così sarà commissariato
dall'opinione pubblica". Ma Andrea Agnelli
non accetta le accuse e ha annunciato che
oggi alle 17.30 nel corso di una conferenza
stampa risponderà al presidente del Coni.
"LEGA SENZA PRESIDENTE" - "Non ci
posso stare a quello che sta accadendo, non
ne posso più". E' questo il grido di dolore
del presidente del Coni, Gianni Petrucci
che, in una conferenza stampa al Salone
d'Onore, si è scagliato contro quella parte
del mondo del calcio che, a suo dire, non
rispetta più le regole. "Oggi le pagine
giornali sono piene di aspetti legali, il
calcio di vertice è malato di doping legale.
C'è un'assenza di rispetto per le regole, di
etica, oggi chi grida di più pensa di
vincere ma non vincerà perchè finchè c'è
questa struttura gli arroganti non
prevarranno. La prima giornata di campionato
non è stata giocata, manca ancora la firma
sul contratto collettivo, a marzo si è
dimesso il presidente di A (Beretta, ndr) e,
poichè non c'è un vice-presidente, non si è
convocata un'assemblea
elettiva. Ma si può
andare avanti così? Abete, che difendo fino
in fondo, viene criticato perchè non
aggredisce. Il calcio non può essere
commissariato dai prefetti ma se continua
così lo sarà dalla pubblica opinione. Le
regole vengono aggirate dai furbastri ma lo
sport è un gioco e lo stiamo rovinando
tutti. Abbiamo interpellato ieri sera e
stamattina degli esperti di diritt: un
presidente incaricato, Monti, sta salendo al
Quirinale per sciogliere la riserva e, in un
momento così delicato per il Paese, è
umiliante dover difenderci da queste
aggressioni. Alla Lega, che domani ha una
riunione, dico di non attaccare ma di fare
qualcosa di costruttivo". Lo scontro con la
Lega non accenna a diminuire e ora Gianni
Petrucci si aspetta la replica. "Io spero
riflettano con serenità sulle mie parole ma
credo che mi insulteranno costringendomi a
replicare. Ho la sensazione che qualcuno non
ci vuole stare. "Il problema sono la
categoria di avvocati che illudono i
presidenti facendogli credere che le regole
si possono raggirare. Purtroppo non si
accetta più il risultato del campo finchè
avremo voce per difendere le nostre regole,
lo faremo. I presidenti lo sapevano quando
sono entrati nel mondo dello sport: i soldi
sono loro, le regole sono nostre".
COMMISSIONE DI ESPERTI - "Dopo
quest'ultima sentenza, a chi porta vantaggi
proseguire. Se si fa un passo indietro se ne
fanno due avanti, chi ha più intelligenza la
metta al servizio degli altri. Il mio è un
appello, ma forse gli appelli non servono
più. Non so se sia giusto aver dato quello
scudetto all'Inter, non sta al Coni dirlo -
ha aggiunto Petrucci - Le regole però sono
state rispettate e per il Coni il discorso è
chiuso. Chi lo vuole riaprire creerà
problemi alla serenità del calcio italiano:
oggi si vive anche di credibilità e di
curriculum. Abbiamo avuto un contenzioso con
la Lazio, ieri abbiamo ritirato il reclamo,
dimostrando buona volontà". Circa la
commissione di esperti di diritto a cui il
Coni si affiderà, composta da Pasquale De
Lise, Paolo Salvatore, Piero Alberto
Capotosti, Roberto Chieppa e Giulio
Napolitano (figlio del presidente della
Repubblica), il numero uno dello sport
italiano assicura che "i tempi saranno
rapidi. Ci sono chiare regole ma si supera
ormai sempre la clausola compromissoria,
andando direttamente al tribunale. Questi
esperti dovranno dirci se c'è questo
superamento e come difenderci da questi
ricorsi perenni ai tribunali".
"IDEE DIVERSE DA AGNELLI" - "No,
non sono rimasto deluso da Andrea Agnelli.
Ognuno fa ciò che ritiene di fare, ho
conosciuto l'Avvocato, rispetto una famiglia
che ha fatto grandi cose per il calcio però
portano avanti le loro idee, le mie sono
diverse. Solo il Coni può commissariare una
federazione - ricorda Petrucci - Non ho
chiamato Agnelli, non voglio entrare a gamba
tesa. E non voglio fare appelli perchè mi si
potrebbe dire 'fatti i fatti tuoi'. Non ho
una mia idea o se ce l'ho la tengo per me
perchè non voglio alimentare altre
polemiche".
ABETE: ''RAFFORZARE SPORT GIOCATO''
- La linea del Coni è quella della
Figc: "Rafforzare la
dimensione dello sport giocato rispetto allo
sport nelle aule dei Tribunali: il
presidente Petrucci ha interpretato con
efficacia e concretezza un sentimento
condiviso dalla Figc e che sempre più va
diffondendosi dentro e fuori il mondo dello
sport e naturalmente nel mondo del calcio, a
tutti i livelli", ha dichiatato attraverso
una nota Giancarlo Abete, numero uno della
federcalcio. "E' fondamentale per la
stabilità dell'intero sistema calcio che la
Lega di Serie A riprenda un forte impegno
propositivo e operativo finalizzato alla
tutela e alla rappresentanza di interessi
generali, fondamentali per la crescita delle
stesse società professionistiche di
vertice".
NUOVO FRONTE GIUDIZIARIO - Ma le
attività legali contro le istituzioni
sportive non si fermano con la Juventus e si
apre un nuovo fronte. E' stato presentato
questa mattina un ricorso al Tribunale
Civile di Roma contro la Figc per la
sospensione da qualsiasi carica sportiva dei
dirigenti condannati dal Tribunale di Napoli
nel processo per Calciopoli. I dirigenti
sospesi, o in attesa di sospensione, sono
Lotito (Lazio) Mencucci e Andrea Della Valle
(Fiorentina), Foti (Reggina) e Massimo De
Santis (Palestrina). Il ricorso potrebbe
essere stato presentato da un'azionista di
un club. In questo caso la società
interessata non rischia nessun provvedimento
sportivo perchè non avrebbe infranto la
clausula compromissoria che potrebbe portare
ad una penalizzazione in classifica. La
Fiorentina e la Lazio hanno smentito di aver
presentato ricorso: "La S.S. Lazio spa ed il
suo
Presidente, Dott. Claudio Lotito, comunicano
che alla data odierna non è stato proposto
alcun ricorso in sede civile nei confronti
della Federcalcio".
Ma le colpe di Moggi e
Giraudo?
di
EMANUELE GAMBA
I RICORSI della Juventus
non sono una sorpresa né una novità, e non
si fermano nemmeno di fronte alla sentenze
della giustizia sportiva e penale che,
finora, hanno sempre stabilito come due
campionati siano stati truccati. Sono
sentenze che la Juve contesta, ed è
legittimo, ma che nemmeno rispetta, e questo
non lo è: l'esibizione degli scudetti
revocati è sgradevole, per usare un
aggettivo mite. Non è nemmeno elegante
dichiarare guerra alla Federcalcio in giorni
come questi, ma si tratta di un vizio
formale tutto sommato trascurabile.
Saranno i giudici a stabilire chi ha
ragione, per quanto Andrea Agnelli sembri
disprezzare quelli che gli danno torto. Nel
ricorso al Tar, la somma dei danni che i
bianconeri intendono farsi risarcire è
monumentale, ma anche strumentale e
decisamente soggettiva: per esempio, come
può l'Ibrahimovic del 2006, reduce da una
stagione deludente (appena sette reti),
valere quanto quello del 2009, che segnava
due gol ogni tre partite? Dettagli, dopo
tutto.
Quello che sfugge è il motivo per cui la
Juventus abbia eletto la Figc come unica
responsabile di tutte le sue sventure: non
sono stati piuttosto i magheggi di Moggi e
Giraudo (condannati in via definitiva dai
tribunali sportivi e in primo grado da
quello di Napoli) a spedire la Juve in serie
B? Non sono stati i loro metodi a inquinare
l'immagine del club più titolato d'Italia?
Se non è soltanto colpa loro, non è almeno
anche (soprattutto, si direbbe) colpa loro?
Perché, allora, non avviare
una causa parallela pure
nei confronti degli ex amministratori? Da
Moggi, la Juve ha preso le distanze in
maniera formale, lasciando intendere che
commettesse porcherie all'insaputa della
società: se dunque si sente vittima di
Lucianone, perché non citarlo in giudizio? E
se poi l'Inter è stata così disonesta da non
meritare lo scudetto a tavolino, come può la
Juve reclamare - e anzi vantare - quelli
che, per disonestà ben più grandi, le sono
stati tolti? Agnelli conduce molte
battaglie, ma con tratti di incoerenza.
Applaude Palazzi che invita Moratti a
rinunciare alla prescrizione ma non ha mai
criticato chi, grazie alla prescrizione, si
salvò nel processo doping.
Se si cerca giustizia, non lo si può fare a
singhiozzo.Moggi: altri 4
mesi
Assolto Giraudo
L'ex dg della
Juventus condannato anche dal
tribunale di Roma per le minacce
all'attuale direttore generale della
Roma, Franco Baldini, durante una
udienza del processo alla Gea. Per una
questione relativa al fallimento di
una società che gestiva i diritti tv
dei bianconeri, assolto invece l'ex
amministratore delegato
ROMA -
Si fa sempre più pesante la
situazione di Luciano Moggi. Martedì
scorso, nell'ambito del processo di
Calciopoli a Napoli, la condanna a 5
anni e 4 mesi di reclusione. A
distanza di appena tre giorni arriva
una nuova condanna per l'ex dg della
Juve: quattro mesi di reclusione dal
tribunale di Roma per aver rivolto
minacce all'attuale direttore
generale della Roma, Franco Baldini,
nel 2008. Il giudice monocratico
Luca Comand ha disposto il
risarcimento da liquidare in
separata sede fissando una
provvisionale, immediatamente
esecutiva, di cinquemila euro. I
fatti riferiti ad un'udienza del
processo di primo grado alla Gea,
nel quale Baldini è stato il grande
accusatore di Moggi. Prima
dell'udienza del 19 giugno 2008,
secondo l'accusa, Moggi incontrò
Franco Baldini (all'epoca dei fatti
team manager della Roma) si trovava
in vista di un confronto con il
calciatore Davide Baiocco. Secondo
quanto denunciò Baldini, dopo aver
puntato il dito a dieci centimetri
dal suo naso, Moggi avrebbe
apostrofato dicendo: "Buon giorno
pezzo di m..., stai attento che
finisce male". Per l'ex dirigente
bianconero il pm aveva chiesto una
condanna ad otto mesi.
DIRITTI TV: ASSOLTO GIRAUDO -
E' andata meglio ad Antonio Giraudo:
il tribunale di Torino ha infatti
assolto l'ex amministratore delegato
della Juventus, in un processo in
cui era accusato di aver causato il
dissesto delle casse di Meister
Team, la società che per alcuni anni
gestì i diritti tv del club
bianconero. Sono stati assolti anche
l'ex direttore
commerciale Romy Gai e
l'italo-svizzero Gianfranco Bianchi.
La sentenza è stata pronunciata dal
giudice Dante Cibinel.
Meister Team è fallita nel 2000 e,
secondo l'accusa del pm Vittorio
Nessi, venne penalizzata
economicamente, nonostante avesse
l'esclusiva dei diritti tv, a favore
di alcune società estere. Il
proprietario di Meister Team era
Fabrizio Gugliermetto, che patteggiò
due anni di reclusione, ma Giraudo,
per gli inquirenti, era
l'amministratore di fatto e in
questa veste ha dovuto rispondere di
una distrazione dei conti pari a
circa tre miliardi e mezzo di lire.
L'allora ad della Juventus, dopo
l'apertura del procedimento penale,
denunciò Gugliermetto per calunnia a
causa delle dichiarazioni che aveva
reso ai magistrati, e i suoi legali
hanno fatto presente che le
rogatorie sulle società estere in
questione non hanno portato alla
scoperta di somme riconducibili alla
sua disponibilità o di sue
partecipazioni.
Tavolo Coni: nessun accordo
su testo del comunicato
MILANO -
In merito al comunicato proposto dal Coni
durante l'incontro di mercoledì a Roma e
alle tante e diverse interpretazioni fornite
in questi giorni da alcuni organi
d'informazione, F.C. Internazionale precisa
che non è mai stato raggiunto un accordo sul
comunicato stesso durante la riunione né,
più specificatamente, il documento è stato
approvato dal Dottor Massimo Moratti.
Ufficio Stampa
CALCIOPOLI
SEPTIES
Calciopoli, nuove indagini
Sono in arrivo tre esposti:Della Valle,
Dondarini, Pieri;il prossimo sarà Moggi
Calciopoli: veleni, sospetti, rivelazioni,
esposti, pentiti, eccetera. Non si finisce
mai. Dopo il tavolo della pace, il presidente
del Coni, Giovanni Petrucci, non si arrende di
sicuro e chissà che nel 2012 non ritenti
l'impresa. Ma intanto ecco che presto si
apriranno nuovi fronti giudiziari. Il patron
della Fiorentina, Diego Della Valle, ha
intenzione di rivolgersi alla Procura della
Repubblica di Roma contro l'ex commissario
Figc, Guido Rossi, e gli investigatori,
guidati dal t. col. Attilio Auricchio. Della
Valle vuole sapere che "è successo" in quegli
anni. E non è il solo. Ad uno scenario che già
presentava non poche ombre, ecco che si
aggiungono le "rivelazioni" di un ex
carabiniere che aveva fatto parte dello staff
investigativo di Auricchio. Accuse
pesantissime alle indagini, un cono d'ombra su
una vicenda ancora viva. Bisogna che adesso la
magistratura chiarisca: si tratta di un
millantatore o è vero quello che sostiene?
Non solo Della Valle vuole saperlo. Intanto
anche due ex arbitri vanno all'attacco. Paolo
Dondarini ha già presentato un esposto alla
Procura della Repubblica di Roma "con il
quale-spiega il suo legale Gabriele Bordoni-
ha posto formalmente la questione in ordine
alla genesi delle scelte investigative che
hanno condotto a 'brogliacciare', cioè
trascrivere ed utilizzare soltanto una parte
delle intercettazioni effettuate nel contesto
delle indagini e non altre, pure presenti agli
atti ed oggettivamente di decisiva rilevanza
probatoria''. Dondarini era stato condannato a
Napoli nel processo con rito abbreviato.
Stessa situazione per l'ex arbitro genovese
Tiziano Pieri che presenterà un esposto il 28
dicembre. Luciano Moggi invece aspetterà
febbraio quando usciranno le motivazioni delle
condanne in primo grado con processo con rito
ordinario.
Della Valle passa ai fatti
Denunciato Guido Rossi
Dopo le frasi del giorno
precedente, il patron della Fiorentina una
azione legale nei confronti del Commissario
federale ai tempi del 2006: "I comportamenti
assunti nel processo sportivo dovranno essere
censurati"
FIRENZE -
Dopo le parole, Diego Della Valle passa ai
fatti. A proposito dei processi sportivi
legati allo scandalo di Calciopoli, il
patron della Fiorentina ha rilasciato questa
dichiarazione pubblicata dal sito ufficiale
del club viola: "Ho conferito mandato ai
miei legali di agire, nelle sedi competenti,
nei confronti dell'allora Commissario
Federale Guido Rossi e di altri per la
gestione assunta dagli stessi durante il
processo sportivo di Calciopoli celebrato
nell'estate 2006. Le azioni legali - si
legge nella nota - verranno avviate per
censurare i comportamenti assunti dagli
stessi nella gestione del processo
sportivo".
IL TAVOLO DELLA PACE - Azione legale che non
sorprende più di tanto, visto che Della
Valle, che ha sempre contestato l'epilogo di
Calciopoli, aveva parlato chiaramente delle
sue richieste di fare chiarezza, anche al
tavolo della pace convocato dal presidente
del Coni, Gianni Petrucci. "Noi vogliamo
sapere perchè siamo finiti in Calciopoli.
Chiuderemo questa storia quando verranno
riconosciute le nostre ragioni", aveva
ribadito nel corso dell'incontro,
dichiarandosi pronto a chiedere i danni a
Guido Rossi e ai pm del processo di primo
grado a Napoli, finito con una condanna per
lui ed il fratello.
LE PREMESSE - Il giorno
dopo il tavolo della pace, Della Valle era
stato ancora più chiaro: "Guido Rossi deve
spiegare cosa davvero accadde nel 2006. E'
lui il primo tra tutti che deve
pubblicamente spiegare che cosa è realmente
accaduto allora, assumendosi
le proprie
responsabilità. E' lui - aveva concluso
Diego Della Valle - che ha il dovere di
ricostruire i fatti e darne spiegazione
pubblica a tutti quelli che vogliono
conoscere la verita". A stretto giro era
arrivata la replica di Rossi, il cui senso
era: parlano le sentenze. "Calciopoli è, in
ambito sportivo, quanto accertato dalla
giustizia federale e da quella del Coni; in
ambito penale, quanto deciso dalla
magistratura penale; in ambito
amministrativo, quanto pronunciato dalla
giustizia amministrativa. Il rispetto nelle
istituzioni e nel loro corretto operare mi
esime da ulteriori commenti".A due giorni
dal 'flop' al tavolo della pace, Franco
Carraro, ex presidente della Figc e oggi
commissario della Fisi, torna a parlare di
quanto accaduto cinque anni fa e delle
scorie che di fatto continuano a
condizionare ancora oggi i rapporti fra i
club. "Non fu Calciopoli, ma arbitropoli,
almeno stando alle sentenze attuali", dice,
sapendo di 'dare il titolo'. L'ha fatto nel
corso della trasmissione televisiva "La
Signora in Giallorosso" (su T9), Carraro
ammette che "nel 2004 commisi un errore di
politica sportiva, volevo sostituire Bergamo
e Pairetto con Collina, il quale rimandò il
passaggio a designatore. Avrei evitato lo
scandalo, ma mi dimostrai pigro".
"RESPONSABILITA' OGGETTIVA E' MALE
NECESSARIO" - "La responsabilità
oggettiva - dice ancora l'ex presidente
federale - è un male necessario nello sport:
il comportamento dei dirigenti della Juve
non offusca il valore della società, ma oggi
i bianconeri sbagliano a considerare nella
propria bacheca 29 scudetti. Così l'Inter
potrebbe chiedere anche lo scudetto del
rigore su Ronaldo e la Roma quello del
fuorigioco di Turone. La Juve fa parte di un
sistema, quindi gli scudetti sono 27".
LE FRECCIATE DI DELLA VALLE -
Giovedì, Diego Della Valle, tra gli invitati
al tavolo del Coni, ha tirato in ballo Guido
Rossi, che guidò in qualità di commissario
straordinario la Figc subito dopo le
dimissioni di Carraro.E se calciopoli è
ormai il passato, in futuro non è detto che
non arrivino altri scandali. "Temo di sì -
confessa Carraro - per questo suggerisco un
rimedio: indagini cicliche a campione su
dirigenti, calciatori e arbitri, in modo da
farli sentire costantemente sotto controllo.
Altrimenti siamo destinati ad altri
scandali". L'attuale commissario della Fisi,
interpellato sulle vicende della Roma, ha
poi ricordato il presidente Franco Sensi
come "l'uomo che con la sua famiglia ha
investito e rimesso più soldi nella storia
del calcio. I fenomeni oggi sono quelli che
ci rimettono poco. Gli americani? Sarà
interessante capire se riusciranno a fare in
Europa quello che fanno negli Usa: con lo
sport non ci rimettono mai".
La Juventus al Tar: vuole
443 mln. CALCIOPOLI
SESTIES.
Moratti: "Richiesta ridicola"
La società bianconera ha
presentato al Tribunale amministrativo del
Lazio richiesta risarcitoria per i
comportamenti della Figc, della quale ha anche
chiesto il commissariamento, sulle vicende di
Calciopoli. Dura reazione del presidente
interista. Agnelli: "Verificare gli atti, ma è
una delle sette azioni preannunciate ad
agosto"". Abete: ''Sarebbe stato meglio
attendere''
di
TIMOTHY ORMEZZANO
TORINO -
Dopo la sentenza di Napoli, stamane la Juve
ha presentato al Tar del Lazio la richiesta
risarcitoria per i comportamenti illegittimi
della Figc sul caso Calciopoli dal 2006 al
2011. Il ricorso del club bianconero segue
il rigetto del Tnas della questione
risarcitoria. Se la Juve non è responsabile
dei reati penali ascritti a Moggi -
sostengono in corso Galileo Ferraris -, la
giustizia sportiva nel 2006 non ha
funzionato, finendo per creare una disparità
di trattamento che dovrà essere valutata dai
giudici amministrativi. "Quella di oggi è
una delle sette azioni che avevamo
preannunciato il 10 agosto. Vogliamo che
siano verificati gli atti amministrativi del
2006 e del 2011", ha detto il presidente
Andrea Agnelli. Il numero uno bianconero, a
Parma per ricevere il premio "Sport e
lavoro", ha spiegato: "Capisco che Moratti
sia infastidito ma mi piace ricordare che
per noi l'Inter è un danno collaterale e la
nostra richiesta per una parità di
trattamento è verso chi ha giudicato,
vogliamo fare chiarezza con la Figc sulle
azioni compiute nel 2006 e nel 2011, o si è
sbagliato prima o si è sbagliato oggi".
LA REPLICA MORATTIANA -
Poi, in serata, intervenuto al Teatro
Versace dove è in corso il concerto benefico
organizzato dalla Fondazione Antonio Carlo
Monzino per i bambini di Inter Campus
Romania, all'uscita il presidente Massimo
Moratti ha rilasciato una breve intervista a
Telelombardia.
Oggi la Juventus
ha chiesto 443 milioni di
danni...
"Sono tanti, ma non entro in questa cosa
perché se devo essere sincero la trovo anche
ridicola".
Ma alla fine di tutto, Moratti
sarebbe disposto a cedere lo scudetto del
2006?
"Non mi passa neanche per la testa".
ABETE - Dopo l'annuncio del
ricorso al Tar, invece, è arrivata la
replica del numero uno della Figc Giancarlo
Abete, intervistato da Sky Sport 24 a
margine del Premio Internazionale Giacinto
Facchetti: "Questo non era il giorno giusto
per presentare il ricorso al Tar, sarebbe
stato meglio attendere. Abbiamo avuto lo
stile di non commentare sentenza di Napoli,
manterremo il nostro atteggiamento e la
nostra coerenza". Da Parma la secca replica
di Agnelli: "Alcune istituzioni hanno
l'abitudine a far trascorrere i tempi, altre
no".
Di fatto, Andrea Agnelli prosegue sulla
rotta tracciata il 6 luglio, in occasione
della presentazione delle nuove divise da
gioco della Juventus ("Abbiamo i mezzi, le
capacità e le conoscenze per agire al di là
della giustizia sportiva") e ribadita l'8
novembre con un comunicato sul sito
ufficiale bianconero: "Juventus, l'unica
società gravemente colpita e l'unica a dover
pagare con due titoli sottratti, dopo aver
conseguito le vittorie sul campo, con una
retrocessione e con relativi ingenti danni,
proseguirà nelle sue battaglie legittime per
ripristinare la parità di trattamento". La
Juventus sarebbe pronta a chiedere circa 443
milioni di euro di risarcimento (per la
precisione 443.725.200), tra mancati
introiti per i diritti tv, danni di
immagine, giocatori svalutati e ceduti
sottocosto (clamoroso il caso di Ibrahimovic)
e la mancata partecipazione alle coppe
europee (solo questa voce ammonterebbe a 80
milioni).
IL COMUNICATO - Ecco la nota
apparsa stamane sul sito ufficiale
bianocnero: "Juventus Football Club S. p. A.
ha depositato in data odierna presso il
Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio
ricorso ai sensi dell'art. 30 del codice del
processo amministrativo contro la
Federazione Italiana Giuoco Calcio (Figc) e
nei confronti della Fc Internazionale S. p.
A. chiedendo la condanna al risarcimento del
danno ingiusto subito dall'illegittimo
esercizio dell'attività amministrativa e dal
mancato esercizio di quella obbligatoria in
relazione ai provvedimenti adottati dalla
Figc nell'estate del 2006 e del 2011.
Con tale atto Juventus intende far accertare
la mancanza di parità di trattamento e le
illecite condotte che l'hanno generata
ottenendo il risarcimento agli ingenti danni
che sono prudenzialmente stimati in diverse
centinaia di milioni di euro per minori
introiti, svalutazione del marchio, perdita
di chances e di opportunità, costi e spese.
Il ricorso dà seguito alla pronuncia del
Presidente Tribunale Nazionale di Arbitrato
dello Sport (Tnas) del 9 settembre 2011 che
ha rimesso la Società innanzi al Tar
limitatamente ai danni e rientra nella più
ampia strategia di tutela della Juventus in
ogni sede, già preannunciata nella
conferenza stampa del 10 agosto 2011.
JUVE: "SUBITI DANNI PER 443 MILIONI DI EURO"
- Nelle oltre cento pagine del ricorso al
Tar del Lazio, il club bianconero evidenzia
come "la quantificazione dei danni ingiusti
patiti dalla Juventus Football Club s. p. a
in conseguenza dell'illecita condotta tenuta
dalla F. I. G. C. è pari ad euro
443.725.200". Ecco il dettaglio dei danni
denunciati dalla Juventus: 79,1 milioni per
la mancata partecipazione alle coppe
europee, 60 milioni per le cessioni
sottocosto di giocatori svalutati dalla
retrocessione in Serie B (secondo il club
bianconero, la svendita di Ibrahimovic
avrebbe causato 44,7 milioni di mancata
plusvalenza), 41,6 milioni di mancati
diritti televisivi, 110 milioni di calo di
valore del marchio Juve, 20 milioni di danni
per il ritardo di due anni nell'edificazione
del nuovo stadio di proprietà e 133 milioni
circa di calo del titolo azionario
bianconero.
"La mancata partecipazione nella stagione
2006-2007 e nelle successive alle
competizioni europee - contesta la Juve al
Tar del Lazio -, con conseguenti mancati
introiti per premi e sponsorizzazioni, è
quantificata in 79.100.000". La Juve
sottolinea inoltre come "la perdita di
valore dei giocatori inseriti nella prima
squadra e la richiesta da parte di alcuni di
loro di essere ceduti al fine di poter
partecipare con altre società calcistiche
alle competizioni sportive più prestigiose
ha causato consistenti minusvalenze. Nel
dettaglio, "8,6 milioni di euro per la
cessione di Vieira, 3,5 milioni di euro per
Thuram" e soprattutto 44,7 milioni di euro
per la mancata plusvalenza realizzata dalla
cessione di Ibrahimovic, "pari alla
differenza tra il corrispettivo della
cessione del calciatore Ibrahimovic alla
Società Football Club Internazionale Milano
s. p. a. (24,8 milioni; ndr) ed il
corrispettivo della cessione del medesimo
calciatore da quest'ultima al Barcellona F.
C. (69,5 milioni; ndr)". Inoltre, dalle
cessioni di altri importanti componenti
della rosa, quali Cannavaro, Zambrotta ed
Emerson, la Juve "ha subito un ulteriore
danno da mancata prestazione sportiva, che
si ritiene di quantificare in circa euro 3,2
milioni".
Una nuova contrazione del fatturato sarebbe
stata procurata "dai mancati e/o ridotti
introiti derivanti dalla cessione dei
diritti televisivi per l'ormai persistente
mancanza della Champions League e della
costante riduzione dell'attrazione
commerciale e delle sponsorizzazioni, che si
ritiene di quantificare in euro 41,6
milioni". I danni derivanti dalla perdita di
valore del marchio "Juventus" sono
"quantificati in euro 110 milioni", quelli
derivanti dal ritardo nella costruzione e
nell'apertura del nuovo stadio di proprietà
avrebbe cagionato "un danno da perdita del
margine sugli incassi da vendita dei
biglietti, che la Società ricorrente ritiene
di quantificare in euro 20 milioni, 10
milioni per ciascuna stagione sportiva di
ritardo".
Nel conteggio complessivo dei danni subiti,
la Juventus evidenzia inoltre come "il calo
del proprio titolo azionario, nei dodici
mesi successivi a "Calciopoli 2006", è
andato oltre il limite fisiologico del
deprezzamento generale, riferito alle
società calcistiche quotate in Borsa nel
corso degli ultimi anni. In particolare, in
seguito alla negligenza della F. I. G. C.,
la quale ha colpevolmente portato a
conoscenza degli organi di stampa solamente
le intercettazioni riguardanti la Società
ricorrente, il valore del titolo azionario è
sceso da euro 2,10 ad euro 1,00". Pertanto,
l'ammontare complessivo di questa singola
voce "deve essere quantificato in euro
133.025.200".
LA JUVE CHIEDE IL COMMISSARIAMENTO
DELLA FIGC - E' guerra aperta,
senza esclusione di colpi. La richiesta di
risarcimento danni depositata al Tar del
Lazio non è infatti l'unica azione compiuta
oggi dalla Juventus. Il club bianconero, in
un altro esposto, ha chiesto al Prefetto di
Roma di 1) esercitare i poteri di controllo
e vigilanza sulla Figc, 2) ordinare
l'immediata sospensione del provvedimento
del Commissario Straordinario della Figc,
l'avvocato Guido Rossi, in data 26 luglio
2006 e della delibera del Consiglio Federale
in data 18 luglio 2011, 3) ordinare lo
scioglimento del Consiglio Federale della
Figc, nominando un Commissario Governativo.
ABETE: "MOMENTO INOPPORTUNO, MA
OGNUNO HA IL SUO STILE" -
Intervenuto a margine della consegna del
Premio Facchetti, il presidente della Figc,
Giancarlo Abete risponde alla Juventus: "A
mio avviso, secondo una valutazione serena e
legittima, questo non era il giorno giusto
per presentare il ricorso, si poteva
attendere. E' una giornata di festa, di
riconoscimento di una grande persona alla
presenza dei vertici internazionali. A ogni
modo, la Figc andrà avanti. Abbiamo avuto lo
stile di non commentare la sentenza del
Tribunale di Napoli, manterremo il nostro
atteggiamento e la nostra coerenza". Poi,
sempre sul tempismo poco opportuno del club
bianconero, Abete ha aggiunto come "alla
visibilità bisognerebbe privilegiare altre
valenze, ma io che sono parte in causa non
voglio giudicare oltre misura. Ognuno ha il
suo stile, la sua coerenza, vanno rispettate
le decisioni di un grande club come la Juve
con l'auscpicio di cecare un dialogo anziché
chiudersi in considerazioni di parte. Ognuno
si assume le proprie responsabilità. La
Federazione ha la coscienza di operare nel
pieno rispetto dei ruoi e delle norme
vigenti con grande considerazione per tutti
i protagonisti di una vicenda cominciata nel
2006 e che purtroppo andrà ancora avanti per
diversi anni. Il parere del presidente dell'Uefa
Platini? Il suo pensiero è riportato in
un'intervista fatta dalla Gazzetta dello
Sport. La valutazione della Uefa in merito
al ricorso è nota (bocciato la richiesta
della Juventus di immediata esclusione
dell'Inter dalla Champions League; ndr) ed è
arrivata il giorno stesso della sentenza di
Napoli dell'8 novembre".
MORATTI :"CI PENSERANNO GLI AVVOCATI" -
"I nostri legali capiranno di più questo
desiderio della Juve di attaccare". Questo
il primo commento del presidente dell'Inter
Massimo Moratti sul ricorso avanzato dal
club bianconero al Tar del Lazio. La notizia
è arrivata mentre Moratti insieme al
presidente della Figc Abete, della Uefa
Platini e del Coni Petrucci partecipavano
alla cerimonia per il Premio Facchetti. Una
azione ad orologeria? "Non credo che il
cattivo gusto arrivi fino a questo punto",
ha tagliato corto Moratti.
Juve, esposto contro la
Figc
Scudetto 2006, Tnas incompente
Mentre il tribunale
arbitrale nazionale dello sport dichiara la
propria incompetenza in merito alla richiesta
di revoca dell'assegnazione del titolo all'Inter,
il club bianconero continua la sua battaglia
contro la federcalcio. Esposto alla Corte dei
Conti per chiedere di verificare se nel
comportamento nei loro riguardi della Figc si
sia configurato un danno erariale
di
TIMOTHY ORMEZZANO
TORINO -
Anticipando la sentenza attesa per il fine
settimana, questa sera il Tnas si è
dichiarato "incompetente" (il
dispositivo): "Il Tribunale
Nazionale di Arbitrato per lo Sport, in
riferimento alla controversia Juventus F. C.
SpA / Federazione Italiana Giuoco Calcio e
F. C. Internazionale Milano SpA, avente a
oggetto l'atto del Consiglio Federale del 18
luglio 2011 di rigetto dell'istanza di
revoca dell'assegnazione dello scudetto
stagione sportiva 2005/2006, comunica che il
Collegio arbitrale, composto dal Presidente,
Dott. Angelo Grieco, e dagli Arbitri, Avv.
Dario Buzzelli e Avv. Enrico De Giovanni,
dichiara la propria incompetenza".
Se la battaglia per lo scudetto 2006
potrebbe a questo punto fermarsi - la Juve
ha esaurito i gradi della giustizia sportiva
- prosegue la guerra legale bianconera
presso la giustizia ordinaria. Domani i
legali della Juventus depositeranno un
esposto alla Corte dei Conti per chiedere di
verificare se nel comportamento nei loro
riguardi della Figc si sia configurato un
danno erariale. La Juve vuole insomma sapere
se, a causa dell'azione o dell'omissione di
un soggetto come la Federcalcio, che agisce
per conto della pubblica amministrazione in
quanto inserito in un suo apparato
organizzativo, lo Stato abbia accusato un
danno.
Il club è forte del fatto che sin dal 2007
la procura della Corte dei Conti si mosse
contro la
Figc e altri personaggi,
tra i quali l'ex vicepresidente dell'organo
di controllo del calcio Innocenzo Mazzini,
per poi sospendere il procedimento in attesa
del giudizio di primo grado del Tribunale di
Napoli.
Quello di domani sarà un altro passo su
quella che il presidente della Juve Andrea
Agnelli, nella conferenza stampa indetta a
Roma lo scorso 10 agosto, definì "la strada
migliore per garantire parità di
trattamenti". Allora annunciò sei azioni
mirate, quattro delle quali già espletate:
1) il ricorso (respinto questa sera) al Tnas,
2) l'esposto (respinto) all'Executive
Committee dell'Uefa, 3) l'esposto al
prefetto di Roma - ovvero la richiesta
avanzata ieri di scioglimento del consiglio
federale e di commissariamento della
Federcalcio -, 4) l'esposto di domani al
procuratore regionale del Lazio presso la
Corte dei Conti per la verifica appunto di
eventuali danni erariali. I prossimi due
prevedibili passi saranno, secondo la road
map comunicata da Agnelli, l'esposto al
ministro del'Interno e quello al delegato
sul controllo della gestione presso il Coni.
Il numero uno bianconero, inoltre, precisò
allora che quello in questione poteva "non
essere un elenco esaustivo delle azioni" che
il suo club avrebbe intrapreso. Mancava, in
effetti, la settima azione, uno degli atti
che ha fatto maggior rumore, la richiesta
presentata ieri al Tar del Lazio di
risarcimento danni per quasi mezzo miliardo
di euro (443,7 milioni).
FINISCE
IN PATTUMIERA IL PRIMO SFREGIO:CALCIOPOLI
QUINTIES GAME OVER
L'Uefa intanto ha
ricevuto le carte dalla Figc, messa
sotto accusa dalla Juventus che ha
chiesto anche l'esclusione dell'Inter
dalla Champions League. Michel Platini
aveva risposto con una battuta
("Andrea Agnelli poteva risparmiare i
soldi del francobollo...") a chi gli
chiedeva un parere, spiegando anche
che né Fifa né Uefa mettono il naso
nelle questioni interne della
Federazioni. In pratica, il n.1 del
calcio europeo ha fatto capire che il
ricorso della "sua" della Juve finirà
nel nulla. E infatti l'Uefa ha
bocciato il ricorso della Juventus
Calciopoli
penale a latere
Chiesti
42 milioni di euro a Moratti
Bobo Vieri ha
chiesto 21 milioni di euro di anni (a
Tronchetti Provera e Moratti) e adesso
anche l'ex arbitro Massimo De Santis è
pronto a chiedere come danni all'Inter
più o meno la stessa cifra. Si tratta
del famoso caso Telecom. Il "dossieraggio",
lo "spionaggio" che ha coinvolto anche
il mondo del calcio. I veleni di
Calciopoli che si stanno trascinando
sino ai nostri giorni (e chissà mai
quando finiranno): De Santis
depositerà domani l'istanza al
tribunale civile di Milano, che entro
60 giorni, con il nuovo rito,
convocherà le parti. L'ex arbitro, a
differenza di Vieri, si rivolge
direttamente a Moratti, patron dell'Inter:
la cifra richiesta come danno è molto
alta, l'equivalente di un calciatore.
Tanto che nella citazione si parla
proprio della cifra (21 milioni) già
chiesta dai legali di Vieri, cifra che
deve fare, secondo gli avvocati di De
Santis, da "parametro".
Se la parti non troveranno l'accordo,
deciderà allora il tribunale. Un
tentativo di conciliazione, già
chiesto dall'ex arbitro all'Inter, è
andato fallito. De Santis era stato
coinvolto, ai tempi di Calciopoli, in
un'attività di spionaggio. Un dossier
chiamato "Ladroni 1" (ma del 2 non c'è
traccia...) di cui hanno parlato anche
Cipriani e Tavaroli nei loro
interrogatori. "Analisi sul
patrimonio, sui conti correnti,
fotografie dell'abitazione,
appostamenti ambientali, esame di
traffico telefonico, approfondimenti
su partecipazioni societarie,
eccetera", come spiega
il dettagliato
esposto dei legali di De Santis. Si
parla anche di "intercettazioni
telefoniche" (ma di queste pare non ci
sia traccia). Oltre a Vieri e De
Santis (che è difeso dall'avvocato
Paolo Gallinelli), anche Paolo
Bergamo, l'ex designatore, sta
portando avanti una causa con
l'avvocato Silvia Morescanti. Bergamo
non ha ancora quantificato l'entità
del danno da chiedere al club
nerazzurro: l'udienza dovrebbe
svolgersi a Firenze. Sullo stesso
tema, in futuro dovrebbero intervenire
anche Moggi e Fabiani.
Calciopoli
Quater
Il Tnas rinvia
la decisione
Conciliazione fallita
Tutto
rimandato al 18 ottobre per la vicenda
della revoca dello scudetto del 2006
chiesta dalla Juve. L'Inter e la Figc
non aderiscono alla proposta dei
bianconeri
di TIZIANA
CAIRATI
MILANO
- Fallito il tentativo
di conciliazione al Tnas tra
Juventus, Inter e Figc. Tutto
rimandato al 18 ottobre. Ultimo
giorno utile per depositare nuove
memorie illustrative. All'udienza,
iniziata alle 15 e terminata alle
17.10, erano presenti da una parte
la Juventus con gli avvocati
Briamonte e Chiappero, il professor
Landi e il presidente del club
Andrea Agnelli. Dall'altra l'Inter
rappresentata dalla professoressa
Torchia, e gli avvocati Raffaelli e
Capellini. E la Figc con gli
avvocati Medugno e Mazzarelli.
I FATTI -
Nel tentativo di conciliazione
davanti al Collegio giudicante del
Tribunale Nazionale di Arbitrato (Tnas)
presieduto da Angelo Grieco e
composto dagli avvocati Dario
Buzzelli e Enrico De Giovanni, la
Juventus "propone come presupposto
ai fini di una ipotesi conciliativa
la demolizione dell'atto del 18
luglio 2011". Proposta alla quale
Inter e Figc non hanno aderito. Il
club bianconero in tale sede ha
chiesto: l'Interrogatorio del
presidente Abete, interrogatorio del
procuratore Palazzi, l'acquisizione
degli atti sui quali la Figc ha
preso la decisione comunicata il 18
luglio 2011 e l'acquisizione del
comunicato dell'Uefa e l'eventuale
risposta della Figc. E' su questa
istanza istruttoria che il Tnas si è
riservato di decidere, ritenendo
preliminare l'esame sulla questione
della competenza. Per tanto ci sarà
tempo fino al 18 ottobre alle ore 13
per depositare memorie illustrative
su tale punto.
CALCIOPOLI:Processo penale a Napoli,
due le date che
decidono: il 25 ottobre e 8 novembre.
Il 25 ottobre ultime arringhe: tocca a
Paolo Trofino per Moggi (tema,
associazione a delinquere) e a Silvia
Morescanti per Bergamo, Fabiani e la
Fazi. Poi, (breve) replica del pm
Capuano. L'8 novembre, salvo sorprese,
la sentenza di primo grado. Che sarà,
appunto, una pietra-miliare nella
vicenda di Calciopoli.
Calciopoli
Quinties:
Scudetto 2006,
la questione si riapre: la Uefa vuole
chiarimenti dalla Figc
Dalla
Federcalcio fanno sapere: "un atto
dovuto".
VAI
L'annuncio argomentato con tanto
di consulenti al fianco in
questa torrida estate di Andrea
Agnelli sulla strategia
comunicativa e legale in quella
conferenza stampa agostana
lasciava intendere che la
questione Scudetto 2006 non si
sarebbe conclusa affatto.
L'esposto alla Uefa ha
comportato una prima reazione
che solleva nuovi dubbi
sull'operato della Federazione:
in una nota sono stati infatti
chieste delucidazioni sul
procedimento relativo
all'esposto con cui la
Juventus
aveva
chiesto la revoca del titolo
assegnato all'Inter che
ricordiamo è stato sancito con
un comunicato che l'allora
commissario straordinario Guido
Rossi aveva diffuso dietro
quanto indicato dalla
commissione dei saggi chiamata a
pronunciarsi su quella vicenda.
Il club
bianconero si è rivolto anche
alla Uefa dopo la decisione del
consiglio federale di non
revocare il titolo. E come
previsto, l'organismo presieduto
da Michel Platini ha aperto un
fascicolo a riguardo per
verificare la correttezza e
l'organicità delle indagini in
considerazione della richiesta
avanzata da corso Galileo
Ferraris attraverso i propri
rappresentanti. La comunicazione
è stata trasmessa al presidente
federale Giancarlo Abete e, in
copia, al numero uno bianconero
Andrea Agnelli ed è firmata da
Pierre Cornu, il consigliere
capo per gli affari legali, come
anticipa la Gazzetta dello
Sport. Una lettera a cui la
Fedrcalcio dovrà replicare entro
il 19 ottobre.
Il 2
settembre scorso i legali
bianconeri avevano inviato a
Nyon l'esposto sintetizzando in
24 pagine la loro tesi: la
Federcalcio non ha garantito
equità cioè parità di
trattamento, il tutto
documentato da Briamonte e i
suoi dalle intercettazioni
emerse nel corso del processo di
Napoli, le telefonate di
Facchetti con i designatori di
allora che la Juve ritiene della
medesima gravità di quelle di
Moggi e Giraudo, gli ex
dirigenti implicati nel processo
celebrato nel 2006. Per non
soffermarsi oltre su quanto
cristallizzato nella relazione
del procuratore Stefano Palazzi.
Un concetto che si ripete anche
nel ricorso al Tnas.
Tornando al capitolo Uefa, lo
scopo di questa azione sulla
base dell'articolo 2.05 delle
regole della manifestazione
sarebbe quello di indicare il
coinvolgimento diretto o meno in
illeciti sportivi. Il presidente
dell'Inter, Massimo Moratti non
si ancora pronunciato su quest'ultimo
capitolo della vicenda. Da
aggiungere, aspetto
nient'affatto marginale, la
possibilità del ricorso al Tar
per tutelare la società sul
fronte economico-finanziario. E
anche questo nuovo fronte non si
esaurirà certo in poche battute.
Dalla
Figc fanno sapere che si tratta
di "un atto dovuto" e che
l'organismo presieduto da Michel
Platini non ha nessun dubbio sul
regolare svolgimento delle
indagini.
Calciopoli
Quater: Scudetto 2006 'conteso'
Si allungano i tempi
Giuseppe
Scandurra rinuncia alla presidenza del
collegio arbitrale Tnas, chiamato a
pronunciarsi sulla controversia fra
Juve e Figc-Inter. Nominato al suo
posto Angelo Grieco e revocata
l'udienza fissata per lunedì 3
ottobre, di conseguenza slitta il
termine ultimo previsto per il 13
dicembre
ROMA
- Si allungano ancora i
tempi per la querelle sullo scudetto
del campionato 2005-2006. Cambia,
infatti, il presidente del Collegio
arbitrale che dovrà occuparsi della
controversia tra Juventus da un lato
e Figc e Inter dall'altro, avente
come oggetto l'atto del Consiglio
Federale del 18 luglio scorso che ha
respinto l'istanza di revoca
dell'assegnazione dello scudetto
2006 presentata dal club bianconero.
COLLEGIO ARBITRALE,
SCANDURRA RINUNCIA -
Alberto De Roberto, presidente del
Tribunale Nazionale di Arbitrato per
lo Sport, vista la rinuncia
all'incarico di presidente del
Collegio arbitrale da parte di
Giuseppe Scandurra "causa improvvisi
e sopravvenuti motivi personali", ha
nominato in sua sostituzione Angelo
Grieco che dovrà far pervenire alla
segreteria del Tnas la propria
accettazione, ovvero la notizia
dell'esistenza di motivi di
incompatibilità all'espletamento
dell'incarico.
REVOCATA UDIENZA 3
OTTOBRE, SLITTA IL LODO
- De Roberto ha inoltre, nelle more
dell'accettazione dell'incarico da
parte di Grieco e della trasmissione
degli atti allo stesso da parte
della segreteria del Tnas, revocato
l'udienza che era stata in
precedenza fissata per lunedì 3
ottobre. Il termine ultimo di
pronuncia del lodo, inizialmente
stabilito nel 13 dicembre, è
conseguentemente posticipato in
quanto decorrente dalla data
dell'ultima accettazione dei
componenti del Collegio arbitrale. E
quindi tutta la vicenda, con ogni
probabilità, a questo punto si
protrarrà
fino al 2012
nonostante le promesse del
presidente federale Abete.
CALCIOPOLI QUINTIES
La
juvenilia in attesa del giudizio UEFA
per l'esclusione dell'Inter dalla
competizione. Nel frattempo l'Inter è
già arrivata alla seconda giornata....
CALCIOPOLI PENALE: LE ARRINGHE DELLE
DIFESE DEL LADRONE GIA' CONDANNATO IN
SECONDO GRADO AD UN ANNO DI RECLUSIONE
NELL'AMBITO DEL PROCESSO GEA, MA IN
QUESTO PAESE RIDICOLO SI TENDE A
MINIMIZZARE...
Moggi
passa al contrattacco
"Processato su chiacchiere"
L'ex dg
bianconero rende dichiarazioni spontanee
in apertura di udienza a Napoli:
"Qualcuno mi ha messo a capo di un
sistema al quale sono estraneo, la Juve
vinceva perché fatta di campioni. Le
schede telefoniche non erano segrete, il
pm Narducci si basa su suggestioni".
L'avvocato: "E' una vergogna, c'è un
killer?. E' stato un grande imbroglio"
NAPOLI
- Luciano Moggi passa al
contrattacco. E lo fa in apertura
dell'udienza del processo napoletano a
Calciopoli dedicata alla sua difesa,
raccogliendo anche gli applausi di una
ventina di sostenitori che sostano
fuori dall'aula, poi redarguiti dal
presidente del collegio. L'ex
direttore generale della Juventus ha
infatti chiesto e ottenuto di poter
rendere dichiarazioni spontanee prima
di lasciare la parola al suo legale,
Maurilio Prioreschi.
MOGGI: "PROCESSO NATO
SULLE CHIACCHIERE" -
"Questo è un processo che si è
sviluppato sulle chiacchiere - ha
esordito Moggi -. Sono qui perché
volutamente qualcuno mi ha messo a
capo di un sistema al quale sono
estraneo. I risultati che abbiamo
ottenuto con la cosiddetta triade alla
Juve, sono stati conseguiti sul
campo".
Per supportare la propria posizione
l'ex dirigente bianconero ha citato
due testimoni d'eccezione, ovvero il
manager del Manchester United, Alex
Ferguson, ed Enzo Biagi. "Ferguson -
ha detto Moggi ricordandone una
recente intervista - ha parlato di me
come di un manager straordinario che
resta il top tra i dirigenti. Quanto a
Biagi, all'indomani della sentenza
sportiva, parlò di un giudizio
costruito sul nulla, sulla base di
intercettazioni difficili da
interpretare".
"LA MIA JUVE VINCEVA SUL
CAMPO, SENZA FAVORI" - Poi
il discorso si è spostato sull'aspetto
tecnico. "La mia Juve era una squadra
fatta di campioni - ha ricordato Moggi
-, non aveva bisogno di aiuti.
E l'Inter non
si può permettere di dire che perdeva
per colpa degli arbitri se poi vendeva
dei campioni come Seedorf e Pirlo per
comprare gente come Gresko, Coco,
Vampeta e Taribo West. E' per
giocatori come questi che perdevano".
"SCHEDE SVIZZERE? LE USAVO
PER IL MERCATO" - Quindi
uno dei principali imputati del
processo in corso è entrato nel merito
di alcune delle circostanze che gli
vengono addebitate, come l'utilizzo
delle schede svizzere, e ha chiamato
in causa il pm Giuseppe Narducci, suo
primo accusatore. "Quando fui
interrogato, Narducci, incurante della
presenza dei miei avvocati, mi disse
'lo sa che lei è finito?'. A loro
spiegai che le schede servivano perché
c'era dello spionaggio industriale e
infatti dopo poco emerse lo scandalo
Telecom. Per questo motivo furono
comprate quelle schede che segrete non
erano e che io utilizzavo solo per
fare il mercato. Mercato che - ha
sottolineato Moggi - non è vero, come
sostiene Narducci, si faccia nel mese
di agosto, perché io Zidane l'ho
comprato a inizio anno. Può darsi pure
che queste schede le abbia date a
qualcuno ma di certo non per fare cose
illecite perché la mia squadra era
talmente forte che vinceva senza gli
aiuti arbitrali".
"IL PM NARDUCCI SI BASA SU
SENSAZIONI" - Quindi la
stoccata finale, a tirare le fila del
discorso. "Ecco perché ritengo che
Narducci abbia costruito un processo
sulle sensazioni, fatto di
suggestioni. Le schede non erano
segrete e il mercato non si fa ad
agosto. E poi gli arbitri le schede se
le compravano autonomamente per
nascondere vicende personali - ha
concluso Moggi - che non hanno a che
vedere con il calcio".
L'AVVOCATO: "PERSONE
MASSACRATE" - Dopo Moggi
l'intervento dell'avvocato Maurilio
Prioreschi: "Sono state massacrate
delle persone, c'è stata una caccia
all'uomo. Soprattutto sono state
trovate delle telefonate ignorate
dagli investigatori che sono
funzionali alla difesa. Sono state
occultate ad arte? In questo processo
ci sono dei mandanti? C'è un killer?
E' un problema serio, è una vergogna,
un grande imbroglio. Mi aspetto una
risposta dal tribunale e invierò gli
atti in Procura". Per il legale di
Moggi "sono state fatte delle
porcherie. Si dice una stronzata per
telefono e se ne fa un capo di
imputazione. E' tutto così questo
processo". "Questo dibattimento - ha
sottolineato Prioreschi - comincia con
un imbroglio e cioè l'informativa di
Auricchio del 18 settembre del 2004
sulla combriccola romana che è una
informativa su fatti oggettivamente
falsi. Non è un processo - ha
evidenziato - è stata una spietata
caccia all'uomo". Particolare
attenzione è stata dedicata alla
materia delle intercettazioni e alla
loro gestione da parte degli
inquirenti: "Non può essere un caso -
ha osservato il legale di Moggi - che
tutte le telefonate che potevano
essere utili alla difesa sono state
occultate. I carabinieri avevano
annotato telefonate importanti per la
difesa delle quali è stata fatta
selezione e che qualcuno, Auricchio,
ha fatto sparire. Questa - ha
incalzato Prioreschi - è una vergogna
e il motivo per cui questo processo è
un imbroglio dall'inizio alla fine".
DIFESA CHIEDE INOLTRO
CARTE - L'udienza è durata
poco più di 7 ore e si è conclusa con
la richiesta, da parte dell'avvocato
Prioreschi, di inoltrare presso la
Procura di Napoli delle deposizioni
rese nel corso del processo dal
colonnello Auricchio, dall'ex arbitro
Nucini e da Franco Baldini, attuale
direttore tecnico della nazionale
inglese, per verificare l'esistenza
degli estremi per una incriminazione
per falsa testimonianza. Il legale di
Moggi ha anche chiesto l'inoltro di
tutti gli atti del processo presso la
Procura di Roma per verificare
l'esistenza degli estremi per poter
contestare ai tre abuso d'ufficio,
falso ideologico e calunnia nei
confronti dell'ex dg bianconero.
Prioreschi, che ha chiesto
l'assoluzione di Moggi, ha provato a
smontare i capi d'accusa sia per la
gestione dei sorteggi, sia per
l'efficacia delle intercettazione, sia
per l'attendibilità dei testi che per
la rilevanza delle schede svizzere, è
stata caratterizzata da violenti
attacchi verbali nei confronti del
colonnello Auricchio, dell'ex arbitro
e teste chiave Danilo Nucini e più in
generale di chi ha messo in piedi
l'impianto accusatorio, usando frasi
come "i processi si fanno con le
prove, invece questa è monnezza..." o
"e queste sono immagini da bar, siete
dei somari..." o ancora "la storia del
salvataggio della Fiorentina è
un'altra bufala colossale" ed infine
"con quale faccia si chiede la
condanna di questa gente sulla scorta
di questa pagliacciata...". La
prossima udienza è stata fissata per
il 25 ottobre, giorno in cui è stata
spostata l'arringa dell'altro
difensore di Luciano Moggi, Paolo
Trofino.
L'INTERCETTAZIONE
BERGAMO-RODOMONTI - Ieri,
alla vigilia dell'arringa difensiva
dei legali dell'ex direttore generale
della Juventus, era stata resa
pubblica l'intercettazione telefonica
annunciata nei giorni scorsi che,
secondo Luciano Moggi, sarebbe in
grado di ribaltare le sorti del
processo. La telefonata, consegnata ai
legali di Moggi dal consulente Nicola
Penta, è datata 28 novembre 2004. Al
telefono, quando mancano tre ore al
fischio d'inizio di Inter-Juve, ci
sono il designatore arbitrale Paolo
Bergamo e il fischietto designato per
il big match, Pasquale Rodomonti. "C'è
una differenza di 15 punti tra le due
squadre (tra la Juve capolista e l'Inter)
- dice il designatore arbitrale, che
poi aggiunge - Anche psicologicamente
preparatici bene..". E ancora, sempre
Bergamo: "Fa' la tua partita, e se ti
dico proprio la mia, in questo
momento, se hai un dubbio, pensa più a
chi è dietro piuttosto che a chi è
avanti, dammi retta!". E, in un altro
passaggio: "E' una cosa che rimane tra
me e te - prosegue il designatore -
Arrivare lassù lo sai quanto sia
faticoso, e ritornare giù sarebbe per
te proprio stupido. Fa' la persona
intelligente". Il match finirà con un
pareggio, 2-2.
«Se
hai un dubbio, pensa più a chi è dietro
piuttosto che a chi è avanti». È uno dei
passaggi dell'intercettazione telefonica
annunciata nei giorni scorsi da Luciano
Moggi e resa pubblica oggi alla vigilia
dell'arringa difensiva dei legali
dell'ex direttore generale della
Juventus, prevista domani, nelle aule
del tribunale di Napoli.
Un'intercettazione che per Moggi è in
grado di ribaltare le sorti del processo
a "Calciopoli".
L'INTERCETTAZIONE - La telefonata,
consegnata ai legali di Moggi dal
consulente Nicola Penta, è datata 28
novembre 2004. Al telefono, quando
mancano tre ore al fischio d'inizio di
Inter-Juve, ci sono il designatore
arbitrale Paolo Bergamo e il fischietto
designato per il big match, Pasquale
Rodomonti: «C'è una differenza di 15
punti tra le due squadre (tra la Juve
capolista e l'Inter) - dice il
designatore arbitrale, che poi aggiunge
-. Anche psicologicamente preparatici
bene...». E ancora, sempre Bergamo: «Fà
la tua partita, e se ti dico proprio la
mia, in questo momento, se hai un
dubbio, pensa più a chi è dietro
piuttosto che a chi è avanti, dammi
retta!». E, in un altro passaggio: «È
una cosa che rimane tra me e te. -
prosegue il designatore -. Arrivare
lassù lo sai quanto sia faticoso, e
ritornare giù sarebbe per te proprio
stupido. Fa la persona intelligente». Il
match finirà con un pareggio, 2-2. La
richiesta dell'ascolto del colloquio
dovrebbe essere presentata dai legali
dell' ex dg bianconero domani in
tribunale. Questa intercettazione è
collegata ad un'altra intercettazione in
cui il designatore Bergamo dice a
Carraro di «non favorire assolutamente
la Juventus».
CALCIOPOLI PENALE E CALCIOPOLI TER
La madre di tutte
le (150.000) intercettazioni sarà
presentata in aula, a Napoli, il 27
settembre 2011 A 18 MESI DI DISTANZA
DALLA PRIMA MADRE DI TUTTE LE
INTERCETTAZIONI CHE ALLORA RIGUARDAVA IL
"METTI COLLINA" CHE PENTA, IL TRADUTTORE
PRO JUVE DELLE INTERCETTAZIONI, AVEVA
MESSO IN BOCCA AL FU FACCHETTI, dagli
avvocati di Luciano Moggi. L' ha
scoperta, nel suo lavoro certosino,
Nicola Penta, il perito ingaggiato
dall'ex dg della Juventus e che ha
scovato in questi anni tantissime
intercettazioni che sono state utili a
Stefano Palazzi nella sua durissima
requisitoria contro l'Inter e altri club
(QUALI CLUB SIGNOR BIANCHI, QUALI??
STRANAMENTE CITA SOLO L'INTER....),
sfuggiti nel 2005 alle prime indagini
su Calciopoli e salvi, oggi, solo grazie
alla prescrizione (ANIMA CANDIDA STO
BIANCHI DI MERDA, MICA SI SCANDALIZZA
PER LE PRESCRIZIONI DEL PREMIER
PUTTANIERE CHE LO GOVERNA DA 16 ANNI, E'
LA PRESCRIZIONE DELL'INTER LO SCANDALO
ASSOLUTO, HAI CAPITO STO TESTA DI CAZZO
PREZZOLATO...), L'intercettazione
"sconvolgerà il processo", assicura
Moggi, e svelerà il fatto che "hanno
voluto togliere di mezzo la Juve". In
questo dialogo, secondo alcune ipotesi,
sarebbe coinvolto un designatore che
parla con un arbitro prima di una
partita, dandogli istruzioni per
danneggiare la Juve. Secondo un'altra
ipotesi, invece si tratterebbe del
dialogo fra un dirigente federale e un
designatore. Ma sempre con la Juve di
mezzo. Di sicuro, secondo Moggi, "ci
sarà la svolta al processo: io parlerò".
Ormai a Napoli siamo alle battute
finali: dopo gli ultimi avvocati degli
imputati, in ottobre ci sarà la sentenza
di primo grado dopo anni di inutili
dibattimenti. Oltre a quella
intercettazione ne è appena uscita
un'altra che riguarda la Roma.
Particolarmente attivo, in questo
periodo, il patron della Fiorentina,
Diego Della Valle: dopo l'intervista del
pm Narducci voleva replicare ma aspetta
vista la situazione delicata, in questi
giorni, della procura di Napoli, alle
prese con altre intercettazioni.
Ma Ddv è furioso:
i pm per lui hanno chiesto una condanna
(che gli provocherebbe non pochi danni,
soprattutto d'immagine) mentre è
convinto che la Fiorentina, punita sul
fronte sportivo, abbia pagato un prezzo
altissimo mentre altri club
(soprattutto, secondo lui, l'Inter)
l'avrebbero scampata. Due pesi e due
misure inaccettabili, insomma.
Il 13 ottobre intanto si riunisce l'Alta
corte di giustizia presso il Coni: deve
decidere in merito al ricorso di Moggi,
Giraudo e Mazzini che sono stati radiati
(preclusi) dopo che avevano scontato
cinque anni per Calciopoli. Moggi e
Mazzini si presenteranno, Giraudo in
questi anni non si è mai visto né
sentito. Gli avvocati punteranno anche
sui precedenti casi di Preziosi e
Sabatini, che se l'erano cavata
entrambi. Preziosi addirittura con una
inibizione superiore ai dieci anni: non
c'era automatismo alla radiazione a quei
tempi, ha spiegato Giancarlo Abete. Gli
atti di Preziosi furono addirittura
secretati, strano nel mondo dello sport.
Calciopoli
Quater: Scudetto 2006, decisione entro
il 13 dicembre
Il lodo salvo
proroghe, dovrà essere pronunciato dal
collegio arbitrale entro il 13 dicembre.
Il Tribunale
Nazionale di Arbitrato per lo Sport
ha comunicato che, nell'ambito della
controversia che oppone la Juventus alla
Figc ed all'Inter tutti e tre i membri
nominati per il collegio arbitrale, il
presidente Giuseppe Scandurra e i due 'arbitri',
Dario Buzzelli e Enrico De Giovanni
hanno accettato l'incarico. Il lodo
salvo proroghe, dovrà essere pronunciato
dal collegio arbitrale entro il 13
dicembre.
CALCIOPOLI QUINTIES
Denuncia Juve all'Uefa:
l'Inter rischia la Champions CON UNA
NORMA DEL 2008, LA 2.05,CHE GIUSTO PER I
LADRONI FUNZIONERA' RETROATTIVAMENTE PER
FATTI DEL 2005
|
 |
Il
presidente Moratti e suo figlio
Angelomario
L'esposto di
Andrea Agnelli,
presidente della Juventus, che chiede di
tirare l'Inter fuori dalla Champions non
porta particolari ripercussioni in casa
nerazzurra. Il numero uno bianconero,
evidentemente esaltato dalla
disponibilità offerta dal Tnas a
discutere della revoca dello scudetto
2006 - il che non significa che venga
revocato -, come già riferito ieri ha
chiesto all'Uefa anche che l'Inter venga
esclusa dalla Champions League perché in
base all'articolo 2.5 del regolamento
Uefa "i club non devono o non devono
essere stati coinvolti direttamente o
indirettamente in nessuna attività volta
ad aggiustare o a influenzare il
risultato di una partita nazionale o
internazionale". Regolamento chiaro,
certo, che è già costato caro al
Fenerbahce, ma forse il
Giovin
Signore dimentica che fu proprio la
Uefa a richiedere una classifica per la
stagione sportiva 2005/2006, quella
stessa classifica che portò
all'assegnazione dello scudetto 2006
all'Inter perché per le competizioni
Uefa c'era bisogno di una graduatoria,
prontamente fornita dalla nostra
Federazione. Nessun pericolo, dunque,
anche perché lo stesso Milan che era
coinvolto nello scandalo di Calciopoli
molto più dell'Inter specialmente
all'epoca prese parte alla successiva
Champions League, peraltro vincendola.
Questa
richiesta da parte del signor Agnelli ha
infastidito e seccato ulterioremente il
presidente Massimo Moratti,
come si legge dalle colonne de
La
Gazzetta dello Sport, ma il numero
uno nerazzurro per i motivi elencati
sopra è assolutamente tranquillo e
sereno su questo fronte come per gli
altri. Moratti è tranquillo e si sente
inattaccabile, sulla base di quanto gli
hanno riferito i legali nerazzurri. Ma
non rilascerà nessuna dichiarazione in
merito, per non rendere il clima ancora
più caldo. L'Inter, dalla sua parte, ha
il fatto che nessuna sentenza è stata
ancora emessa nei confronti dei
nerazzurri. La base dell'offensiva
juventina è fondata infatti su un
provvedimento di archiviazione, quello
di Palazzi, che non è un giudizio né una
sentenza.
La Juventus ha
spedito l'esposto alla Uefa il 2
settembre. Un testo di 24 pagine
compilate dai suoi legali, guidati
dall'avvocato Michele Briamonte. Una
richiesta che, secondo quanto filtra
dalla Federcalcio, è stata definita "una
trovata anomala". Il
tentativo da parte della Juventus
incontra un ostacolo nel regolamento
Uefa:
non è possibile far scattare sanzioni
per fatti precedenti al 27 aprile 2007.
La
norma, quindi, non è retroattiva. L'Uefa
non ha ancora aperto nessuna indagine.
Potrebbe farlo nei prossimi giorni, per
poi chiudere subito la pratica. Non ci
sono possibilità che possa essere
accolto il ricorso della Juve, che
sembra più una provocazione. La nuova
legge, in vigore dal 27 aprile 2007, fu
istituita proprio dopo Calciopoli,
perché l'Uefa voleva evitare che si
ripetesse il caso del Milan. L'Uefa
avrebbe voluto escludere il Milan,
coinvolto nei fatti di Calciopoli ma
partecipante alla Champions.
Coppa che poi in quell'anno fu pure
vinta dai rossoneri. Da questa norma
sono esclusi i fatti precedenti al 2007:
il Porto infatti riuscì ad essere
ammesso alla Champions 2008/2009
nonostante fosse coinvolto in fatti del
2003/2004.
L'organsmo
internazionale guidato da Platini ha
fatto scattare un'indagine come per il
caso Fenerbahçe in Turchia. Se gli
inquirenti di Nyon accertano il
coinvolgimento in Calciopoli possono
escludere il club nerazzurro anche a
competizione in corso
©
Foto Liverani
TORINO, 10
settembre - La Juventus può buttare
fuori l’Inter dalla Champions League.
Scontro diretto per vie legali: perché
il 2 settembre i legali bianconeri
hanno denunciato il club di Massimo
Moratti all’Uefa e nelle ultime ore
sono arrivati i primi riscontri da
Nyon, dove è stata avviata un’indagine
che, come estremo risultato, potrebbe
anche portare all’esclusione dell’Inter
dalla massima competizione europea,
non importa se in corso e se i
nerazzurri avessero già disputato
delle partite. L’articolo 2.05 del
regolamento Uefa, balzato agli onori
delle cronache giusto un paio di
settimane fa per l’esclusione dei
turchi del Fenerbahçe, potrebbe
infatti costare caro alla squadra di
Gasperini, in virtù del
coinvolgimento nella cosiddetta "Calciopoli
2", nata un anno e mezzo fa quando i
legali di Luciano Moggi hanno
rinvenuto le intercettazioni dei
dirigenti nerazzurri.
L’ARTICOLO - Tutto ciò, al di là di
condanne ai danni dell’Inter, perché
l’articolo 2.05 non specifica la
necessità di una sentenza e parla
genericamente di comportamenti: «Le
squadre non devono o non devono
essere state coinvolte direttamente o
indirettamente in nessuna attività
volta ad aggiustare o a influenzare il
risultato di una partita nazionale o
internazionale». E proprio in
riferimento a questo articolo del
regolamento l’avvocato Briamonte si è
appellato per la denuncia al Comitato
Esecutivo e alla Segreteria generale
dell’Uefa, così come al Control and
Disciplinary board.
IL PRECEDENTE - D’altra parte
l’esempio del Fenerbahçe è chiaro e
pesante: perché il campionato turco
sta iniziando senza che il club,
coinvolto in uno scandalo di
scommesse che ha travolto alcune
società dal giugno scorso, sia stato
ancora retrocesso o riconosciuto
colpevole dalla giustizia sportiva
turca. Ma è bastato il
"coinvolgimento" per escludere il
club dalla Champions, decisione presa
dalla Federazione turca dopo
un’indagine dell’Uefa e applaudita
dalla stessa Uefa nel comunicato del
24 agosto: «Il Panel di Emergenza Uefa,
composto dal Presidente Uefa e da
quattro membri del Comitato Esecutivo
Uefa, si è incontrato oggi per
discutere della decisione delle
federazione turca di ritirare il
Fenerbahçe SK dalla Uefa Champions
League 2011/12 a causa del
coinvolgimento del club nello
scandalo delle combine. Il Panel di
Emergenza UEFA ha deciso di
sostituire il Fenerbahçe con il
Trabzonspor (che, ironia della sorte,
affronta proprio l’Inter mercoledì
prossimo, ndr), secondo nel campionato
turco 2010/11. Commentando la
decisione del Panel di Emergenza Uefa,
il segretario generale Uefa Gianni
Infantino ha detto: Il Panel ha
stabilito che la federazione turca ha
preso la decisione giusta per
proteggere questo sport, restando in
linea con la politica di tolleranza
zero contro la compravendita di
partite». Ed è proprio Gianni
Infantino che ha preso in
considerazione la denuncia della
Juventus e ha comunicato al club
bianconero di aver avviato le
indagini del caso attraverso gli
organi competenti.
Giancarlo
Abete, Presidente della Federcalcio,
intervistato da Enrico Varriale durante
il programma di RaiSport "Primo Stadio",
ha parlato a 360° sui principali temi
sportivi. Prima di tutto sullo Scudetto
2006. "Esposto Juve all'Uefa? Dimostra
che i bianconeri stanno proseguendo
sulla loro strada, credo sarebbe meglio
a mio avviso cercare di risolvere i
problemi del nostro calcio all'interno
del nostro paese. Come finirà la
questione scudetto 2006? C'è una
decisione presa nel 2006, c'è un
procedimento penale ancora in atto. E'
un contenzioso a 360°, come abbiamo
visto e considerati i vari ricorsi mi
sembra ancora molto lunga la strada
verso una soluzione. L'auspicio - ha
dichiarato Abete - è quello che venga
svelenito un clima troppo avvelenato".
CALCIOPOLI PENALE E CALCIOPOLI TER
La madre di tutte
le (150.000) intercettazioni sarà
presentata in aula, a Napoli, il 27
settembre 2011 A 18 MESI DI DISTANZA
DALLA PRIMA MADRE DI TUTTE LE
INTERCETTAZIONI CHE ALLORA RIGUARDAVA IL
"METTI COLLINA" CHE PENTA, IL TRADUTTORE
PRO JUVE DELLE INTERCETTAZIONI, AVEVA
MESSO IN BOCCA AL FU FACCHETTI, dagli
avvocati di Luciano Moggi. L' ha
scoperta, nel suo lavoro certosino,
Nicola Penta, il perito ingaggiato
dall'ex dg della Juventus e che ha
scovato in questi anni tantissime
intercettazioni che sono state utili a
Stefano Palazzi nella sua durissima
requisitoria contro l'Inter e altri club
(QUALI CLUB SIGNOR BIANCHI, QUALI??
STRANAMENTE CITA SOLO L'INTER....),
sfuggiti nel 2005 alle prime indagini
su Calciopoli e salvi, oggi, solo grazie
alla prescrizione (ANIMA CANDIDA STO
BIANCHI DI MERDA, MICA SI SCANDALIZZA
PER LE PRESCRIZIONI DEL PREMIER
PUTTANIERE CHE LO GOVERNA DA 16 ANNI, E'
LA PRESCRIZIONE DELL'INTER LO SCANDALO
ASSOLUTO, HAI CAPITO STO TESTA DI CAZZO
PREZZOLATO...), L'intercettazione
"sconvolgerà il processo", assicura
Moggi, e svelerà il fatto che "hanno
voluto togliere di mezzo la Juve". In
questo dialogo, secondo alcune ipotesi,
sarebbe coinvolto un designatore che
parla con un arbitro prima di una
partita, dandogli istruzioni per
danneggiare la Juve. Secondo un'altra
ipotesi, invece si tratterebbe del
dialogo fra un dirigente federale e un
designatore. Ma sempre con la Juve di
mezzo. Di sicuro, secondo Moggi, "ci
sarà la svolta al processo: io parlerò".
Ormai a Napoli siamo alle battute
finali: dopo gli ultimi avvocati degli
imputati, in ottobre ci sarà la sentenza
di primo grado dopo anni di inutili
dibattimenti. Oltre a quella
intercettazione ne è appena uscita
un'altra che riguarda la Roma.
Particolarmente attivo, in questo
periodo, il patron della Fiorentina,
Diego Della Valle: dopo l'intervista del
pm Narducci voleva replicare ma aspetta
vista la situazione delicata, in questi
giorni, della procura di Napoli, alle
prese con altre intercettazioni.
Ma Ddv è furioso:
i pm per lui hanno chiesto una condanna
(che gli provocherebbe non pochi danni,
soprattutto d'immagine) mentre è
convinto che la Fiorentina, punita sul
fronte sportivo, abbia pagato un prezzo
altissimo mentre altri club
(soprattutto, secondo lui, l'Inter)
l'avrebbero scampata. Due pesi e due
misure inaccettabili, insomma.
Il 13 ottobre intanto si riunisce l'Alta
corte di giustizia presso il Coni: deve
decidere in merito al ricorso di Moggi,
Giraudo e Mazzini che sono stati radiati
(preclusi) dopo che avevano scontato
cinque anni per Calciopoli. Moggi e
Mazzini si presenteranno, Giraudo in
questi anni non si è mai visto né
sentito. Gli avvocati punteranno anche
sui precedenti casi di Preziosi e
Sabatini, che se l'erano cavata
entrambi. Preziosi addirittura con una
inibizione superiore ai dieci anni: non
c'era automatismo alla radiazione a quei
tempi, ha spiegato Giancarlo Abete. Gli
atti di Preziosi furono addirittura
secretati, strano nel mondo dello sport.
Calciopoli Quater: Scudetto 2006,
decisione entro il 13 dicembre
Il lodo salvo proroghe, dovrà essere pronunciato dal
collegio arbitrale entro il 13 dicembre.
Il Tribunale Nazionale
di Arbitrato per lo Sport ha comunicato
che, nell'ambito della controversia che
oppone la Juventus alla Figc ed all'Inter
tutti e tre i membri nominati per il
collegio arbitrale, il presidente Giuseppe
Scandurra e i due 'arbitri', Dario Buzzelli
e Enrico De Giovanni hanno accettato
l'incarico. Il lodo salvo proroghe, dovrà
essere pronunciato dal collegio arbitrale
entro il 13 dicembre.
CALCIOPOLI QUINTIES
Denuncia Juve all'Uefa:
l'Inter rischia la Champions CON UNA
NORMA DEL 2008, LA 2.05,CHE GIUSTO PER I
LADRONI FUNZIONERA' RETROATTIVAMENTE PER
FATTI DEL 2005
|
 |
Il
presidente Moratti e suo figlio
Angelomario
L'esposto di
Andrea Agnelli,
presidente della Juventus,
che chiede di
tirare l'Inter fuori dalla Champions non
porta particolari ripercussioni in casa
nerazzurra. Il numero uno bianconero,
evidentemente esaltato dalla
disponibilità offerta dal Tnas a
discutere della revoca dello scudetto
2006 - il che non significa che venga
revocato -, come già riferito ieri ha
chiesto all'Uefa anche che l'Inter venga
esclusa dalla Champions League perché in
base all'articolo 2.5 del regolamento
Uefa "i club non devono o non devono
essere stati coinvolti direttamente o
indirettamente in nessuna attività volta
ad aggiustare o a influenzare il
risultato di una partita nazionale o
internazionale". Regolamento chiaro,
certo, che è già costato caro al
Fenerbahce, ma forse il
Giovin
Signore dimentica che fu proprio la
Uefa a richiedere una classifica per la
stagione sportiva 2005/2006, quella
stessa classifica che portò
all'assegnazione dello scudetto 2006
all'Inter perché per le competizioni
Uefa c'era bisogno di una graduatoria,
prontamente fornita dalla nostra
Federazione. Nessun pericolo, dunque,
anche perché lo stesso Milan che era
coinvolto nello scandalo di Calciopoli
molto più dell'Inter specialmente
all'epoca prese parte alla successiva
Champions League, peraltro vincendola.
Questa
richiesta da parte del signor Agnelli ha
infastidito e seccato ulterioremente il
presidente Massimo Moratti,
come si legge dalle colonne de
La
Gazzetta dello Sport, ma il numero
uno nerazzurro per i motivi elencati
sopra è assolutamente tranquillo e
sereno su questo fronte come per gli
altri. Moratti è tranquillo e si sente
inattaccabile, sulla base di quanto gli
hanno riferito i legali nerazzurri. Ma
non rilascerà nessuna dichiarazione in
merito, per non rendere il clima ancora
più caldo. L'Inter, dalla sua parte, ha
il fatto che nessuna sentenza è stata
ancora emessa nei confronti dei
nerazzurri. La base dell'offensiva
juventina è fondata infatti su un
provvedimento di archiviazione, quello
di Palazzi, che non è un giudizio né una
sentenza.
La Juventus ha
spedito l'esposto alla Uefa il 2
settembre. Un testo di 24 pagine
compilate dai suoi legali, guidati
dall'avvocato Michele Briamonte. Una
richiesta che, secondo quanto filtra
dalla Federcalcio, è stata definita "una
trovata anomala". Il
tentativo da parte della Juventus
incontra un ostacolo nel regolamento
Uefa:
non è possibile far scattare sanzioni
per fatti precedenti al 27 aprile 2007.
La
norma, quindi, non è retroattiva. L'Uefa
non ha ancora aperto nessuna indagine.
Potrebbe farlo nei prossimi giorni, per
poi chiudere subito la pratica. Non ci
sono possibilità che possa essere
accolto il ricorso della Juve, che
sembra più una provocazione. La nuova
legge, in vigore dal 27 aprile 2007, fu
istituita proprio dopo Calciopoli,
perché l'Uefa voleva evitare che si
ripetesse il caso del Milan. L'Uefa
avrebbe voluto escludere il Milan,
coinvolto nei fatti di Calciopoli ma
partecipante alla Champions.
Coppa che poi in quell'anno fu pure
vinta dai rossoneri. Da questa norma
sono esclusi i fatti precedenti al 2007:
il Porto infatti riuscì ad essere
ammesso alla Champions 2008/2009
nonostante fosse coinvolto in fatti del
2003/2004.
L'organsmo
internazionale guidato da Platini ha
fatto scattare un'indagine come per il
caso Fenerbahçe in Turchia. Se gli
inquirenti di Nyon accertano il
coinvolgimento in Calciopoli possono
escludere il club nerazzurro anche a
competizione in corso
©
Foto Liverani
TORINO, 10
settembre - La Juventus può buttare
fuori l’Inter dalla Champions League.
Scontro diretto per vie legali: perché
il 2 settembre i legali bianconeri
hanno denunciato il club di Massimo
Moratti all’Uefa e nelle ultime ore
sono arrivati i primi riscontri da
Nyon, dove è stata avviata un’indagine
che, come estremo risultato, potrebbe
anche portare all’esclusione dell’Inter
dalla massima competizione europea,
non importa se in corso e se i
nerazzurri avessero già disputato
delle partite. L’articolo 2.05 del
regolamento Uefa, balzato agli onori
delle cronache giusto un paio di
settimane fa per l’esclusione dei
turchi del Fenerbahçe, potrebbe
infatti costare caro alla squadra di
Gasperini, in virtù del
coinvolgimento nella cosiddetta "Calciopoli
2", nata un anno e mezzo fa quando i
legali di Luciano Moggi hanno
rinvenuto le intercettazioni dei
dirigenti nerazzurri.
L’ARTICOLO - Tutto ciò, al di là di
condanne ai danni dell’Inter, perché
l’articolo 2.05 non specifica la
necessità di una sentenza e parla
genericamente di comportamenti: «Le
squadre non devono o non devono
essere state coinvolte direttamente o
indirettamente in nessuna attività
volta ad aggiustare o a influenzare il
risultato di una partita nazionale o
internazionale». E proprio in
riferimento a questo articolo del
regolamento l’avvocato Briamonte si è
appellato per la denuncia al Comitato
Esecutivo e alla Segreteria generale
dell’Uefa, così come al Control and
Disciplinary board.
IL PRECEDENTE - D’altra parte
l’esempio del Fenerbahçe è chiaro e
pesante: perché il campionato turco
sta iniziando senza che il club,
coinvolto in uno scandalo di
scommesse che ha travolto alcune
società dal giugno scorso, sia stato
ancora retrocesso o riconosciuto
colpevole dalla giustizia sportiva
turca. Ma è bastato il
"coinvolgimento" per escludere il
club dalla Champions, decisione presa
dalla Federazione turca dopo
un’indagine dell’Uefa e applaudita
dalla stessa Uefa nel comunicato del
24 agosto: «Il Panel di Emergenza Uefa,
composto dal Presidente Uefa e da
quattro membri del Comitato Esecutivo
Uefa, si è incontrato oggi per
discutere della decisione delle
federazione turca di ritirare il
Fenerbahçe SK dalla Uefa Champions
League 2011/12 a causa del
coinvolgimento del club nello
scandalo delle combine. Il Panel di
Emergenza UEFA ha deciso di
sostituire il Fenerbahçe con il
Trabzonspor (che, ironia della sorte,
affronta proprio l’Inter mercoledì
prossimo, ndr), secondo nel campionato
turco 2010/11. Commentando la
decisione del Panel di Emergenza Uefa,
il segretario generale Uefa Gianni
Infantino ha detto: Il Panel ha
stabilito che la federazione turca ha
preso la decisione giusta per
proteggere questo sport, restando in
linea con la politica di tolleranza
zero contro la compravendita di
partite». Ed è proprio Gianni
Infantino che ha preso in
considerazione la denuncia della
Juventus e ha comunicato al club
bianconero di aver avviato le
indagini del caso attraverso gli
organi competenti.
Giancarlo
Abete, Presidente della Federcalcio,
intervistato da Enrico Varriale durante
il programma di RaiSport "Primo Stadio",
ha parlato a 360° sui principali temi
sportivi. Prima di tutto sullo Scudetto
2006. "Esposto Juve all'Uefa? Dimostra
che i bianconeri stanno proseguendo
sulla loro strada, credo sarebbe meglio
a mio avviso cercare di risolvere i
problemi del nostro calcio all'interno
del nostro paese. Come finirà la
questione scudetto 2006? C'è una
decisione presa nel 2006, c'è un
procedimento penale ancora in atto. E'
un contenzioso a 360°, come abbiamo
visto e considerati i vari ricorsi mi
sembra ancora molto lunga la strada
verso una soluzione. L'auspicio - ha
dichiarato Abete - è quello che venga
svelenito un clima troppo avvelenato".
CALCIOPOLI QUATER: VINCE LA RUBENTUS DEI
DOPATI LADRONI CHE CHIEDONO(???)
GIUSTIZIA DOPO AVER LADRATO. UNA BELLA
NORIMBERGA ALLA ROVESCIA. PER FORTUNA A
NORIMBERGA NON C'ERANO GLI ITALIOTI A
GIUDICARE.
La decisione della
Figc di non decidere sulla richiesta
della Juventus di revocarlo all'Inter, è
stata molto discutibile, senza alcun
dubbio, e ha scatenato tante polemiche.
La Juve ora è pronta ad andare sino al
Tar, ma prima ci sarà la decisione del
tribunale di arbitrato sportivo che si
è, come detto, dichiarato competente ().
E fra chi non si arrende di sicuro ci
sono i tre "radiati" Moggi, Giraudo e
Mazzini che chiedono giustizia al Coni:
si sono rivolti all'Alta corte di
giustizia che dovrebbe decidere intorno
a fine mese, o ai primi di ottobre. Il
ricorso dei legali punta anche su una
vicenda ancora dai contorni
oscuri, il
caso-Preziosi. Il presidente del Genoa,
plurisqualificato (oltre dieci anni),
riuscì ad evitare la radiazione (o
preclusione): gli atti furono
addirittura secretati, su richiesta di
una parte. Una decisione abbastanza rara
nel mondo dello sport. Ma ora, nel corso
del processo al Coni, molti atti segreti
verranno fuori. E pare ci siano cose
clamorose.
Ci siamo, intanto, a Napoli: dopo anni
di dibattimento (sovente inutile) e dopo
che sono venute a galla nuove
intercettazioni, ecco che la sentenza
del processo penale è ormai molto
vicina. A fine settembre, le ultime
requisitorie degli avvocati. Poi, nella
prima quindicina di ottobre, la
decisione del collegio giudicante (tre
donne, che in questi anni ha scoperto
cos'è il mondo del pallone...). Il pm
Narducci, ora passato al Comune di
Napoli, ha chiesto 5 anni e 8 mesi per
Moggi, 5 per Bergamo, 4 e 6 per Pairetto,
4 per Mazzini. Per frode sportiva
chiesti invece 24 mesi per Diego Della
Valle e 22 per Lotito. Per Della Valle
un'eventuale condanna sarebbe un
problema serio, perché Mister Tod's vive
di immagine e questo potrebbe creargli
un danno consistente soprattutto
all'estero. Tutto è iniziato nel 2006.
Difficile prevedere cosa potrà succedere
CALCIOPOLI SPORTIVA QUATER (BIS:
SCUDETTO ALL'INTER,TER RADIAZIONE
MOGGI-GIRAUDO,SIAMO A QUATER...)
Inter-Juve-Figc
Un giorno al Tnas
Venerdì udienza
al tribunale di arbitrato sportivo sulla
vicenda dello scudetto 2006.
Difficilmente sarà accolta la richiesta
del club bianconero
di TIZIANA CAIRATI
MILANO -
Se gli uomini di mercato dell'Inter
leggessero i regolamenti Uefa come i
legali nerazzurri fanno con i
regolamenti della Figc - per la
questione scudetto 2006-, di Diego
Forlan, oltre a sapere che non avrebbe
potuto giocare in Champions, avremmo
conosciuto con esattezza anche il
numero di riccioli biondi che fanno da
cornice al viso dell'attaccante. Ma
domani a Roma non si parlerà di
calciomercato o di elenchi Uefa. Bensì
del titolo di 5 anni fa dato all'Inter,
risultata il primo club in classifica
dopo le penalizzazioni inflitte a
Juventus e Milan. Un trofeo che la
Juventus chiede sia tolto al club di
Massimo Moratti.
La questione si trascina da tempo
(luglio 2006). Una battaglia senza
fine sull'asse Milano-Torino. Con
Andrea Agnelli che insoddisfatto della
decisione del Consiglio Federale del
18 luglio 2011 va avanti. Il
presidente bianconero ha annunciato
pubblicamente che perseguirà tutte le
strade per 'autotutelarsi', perché i
verdetti fin qui pronunciati hanno
danneggiato e danneggiano tuttora la
società, sul piano sportivo e su
quello economico. Domani, il nuovo
capitolo: l'udienza al Tnas, il
tribunale nazionale di arbitrato
sportivo. In queste stanze, il
Presidente, prima di costituire
l'eventuale collegio Arbitrale,
stabilirà se l'azione intrapresa dal
club di corso Galileo Ferraris è di
competenza dell'organo che ha
sostituito la Camera di Conciliazione.
Per l'Inter, difesa dagli avvocati
Angelo Capellini e Adriano Raffaelli e
dalla Professoressa Luisa Torchia no.
Stessa posizione
ha la Figc,
difesa dagli avvocati Medugno e
Mazzarelli. Le motivazioni sono
chiare. La principale: l'organo
competente per questa controversia
sarebbe l'Alta Corte del Coni, ma non
è chiaro se, arrivati a questo punto,
sia attivabile o se sia necessario
rivolgersi direttamente al Tar del
Lazio.
JUVENTUS PRONTA A TUTTO -
La Juventus attende di
conoscere la risposta del Tnas, per
poi muoversi in altre sedi opportune
come già dichiarato dallo stesso
Agnelli. Il pool di legali bianconeri,
formato dagli avvocati Michele
Briamonte e Luigi Chiappero (con la
consulenza legale del prof. Pasquale
Landi), è pronto ad agire.
Difficilmente sarà accolta la
richiesta presentata al Tnas, perché
nel 2006 la Juventus rinunciò ad
andare al TAR preferendo un arbitrato
in Camera di Conciliazione.
L'organismo ora è stato sostituito dal
Tnas. Anche se è cambiato il nome,
sarebbe come ripresentarsi davanti ad
un giudice, dopo aver ottenuto già una
sentenza ( la Camera di Conciliazione
accolse nel 2006 la richiesta della
Juve scontandole 8 punti di
penalizzazione, su un totale di 17).
DURI ATTACCHI DELLA FIGC
ALLA JUVE - Questo nuovo
scenario, Juventus contro FIGC e Inter,
mostra nubi nerissime all'orizzonte.
La Federcalcio, presieduta da
Giancarlo Abete, nella sua memoria è
durissima nei confronti del club
bianconero. I legali federali lanciano
stoccate a quelli bianconeri,
ricordando che in alcuni passaggi
della propria memoria "vengono
propinate lezioni di carattere
istituzionale, infarcite di
riferimenti e di citazioni
giurisprudenziali, che enunciano
regole note a tutti i cultori della
materia", concludendo e affermando che
quanto esposto (dalla Juve) assomiglia
più a "un sermone più consono a una
sede didattica che ad un'aula di
giustizia". La Federazione non
dimentica di accusare il club di
puntare ad "un risarcimento puramente
emulativo". Sottolineando che non si
può richiedere che un titolo sia tolto
per azioni dell'annata precedente. E
che la Juve non ha titolo per
impugnare l'assegnazione dello
scudetto all'Inter per scivolamento
della classifica.
IL
FINANZIATO PUBBLICO TUTTOSPORT DI MERDA,
ALL'INDOMANI DELLA PRESCRIZIONE PRO
INTER PER IL CASO SCUDETTO 2006, NON
RICEVENDO ORDINI SPECIFICI DALL'EDITORE
DI RIFERIMENTO,LA JUVENTUS DEGLI ELKAN
IN MERITO AL PROSSIMO 74° RICORSO
GIUDIZIARIO CONTRO L'INTER, E GIAMMAI
PER DIMOSTRARE CHE EFFETTIVAMENTE LA
RUBENTUS NEL 2006 NON AVESSE FATTO
NIENTE, ESTRAPOLA LO SCOOP DEL
BROGLIACCIO DEL POOL "OFF SIDE"
OCCULTATO E NON TRASMESSO ALLA PROCURA,
BROGLIACCIO CHE OVVIAMENTE VEDE IN SCENA
LE TELEFONATE DEL FU FACCHETTI,
TELEFONATE TRA L'ALTRO GIA' PRESE IN
ESAME DA PALAZZI NEL DEFERIMENTO DEL 1°
LUGLIO 2011. IN TAL BROGLIACCIO
STRANAMENTE VENGONO A LORO VOLTA OMESSE,
STA VOLTA DA TUTTOSPORT, LE TELEFONATE
DI RILEVANZA RELATIVE A CELLINO,CAMPEDELLI
E...GALLIANI, IL LORO ALLEATO DI ARCORE...
Le telefonate
dell’Inter erano state segnalate!
I
Carabinieri: carte di rilevanza
assoluta. Ma non arrivarono ai pm. Il
tecnico Penta: «Certe chiamate di
Facchetti furono sottolineate come
quelle di Moggi, poi...». E il vincolo
di esclusività Juve?
TORINO, 27
luglio -
Per i Carabinieri le telefonate di
Facchetti e di Moratti erano rilevanti
almeno quanto quelle di Luciano
Moggi. E quelle stesse telefonate le
avevano segnalate. Fosse stato per
chi era all’ascolto dei cellulari
intercettati, l’inchiesta di
Calciopoli avrebbe avuto uno sviluppo
piuttosto diverso. Poi però alcune
telefonate, rilevanti o
rilevantissime, sono sparite, altre
no. E Calciopoli è diventata la tomba
di Luciano Moggi e della Juventus,
oltre che di altre persone
scaraventate all’inferno dalla
giustizia sportiva senza la
possibilità concreta di difendersi.
Oggi, grazie al lavoro del pool
difensivo di Luciano Moggi che a
Napoli sta riscrivendo la storia di
Calciopoli con tutti i pezzi che
mancavano nel 2006, sappiano come sono
scomparse e perché non sarebbero
dovute scomparire. Grazie agli stessi
documenti di quella famigerata
indagine, spulciati da Nicola Penta,
fondamentale consulente dei legali di
Moggi, abbiamo la prova di come
l’inchiesta di Calciopoli fondata
sulle intercettazioni telefoniche sia
stata indirizzata in un’unica
direzione.
IL CATALOGO - Perché
quello che ha trovato Penta sono i
file con cui le telefonate
intercettate venivano per così dire
“catalogate” da chi per primo le
ascoltava, ovvero i marescialli dei
Carabinieri della Caserma di via
Inselci a Roma, il cuore di quell’indagine.
«Lì molte intercettazioni sono state
registrate. Prima irregolarità,
perché secondo la legge le
intercettazioni vanno fatte solo in
Procura e non in una caserma dei
Carabinieri», spiega lo stesso Penta.
«Ed è lì che i marescialli dell’Arma
erano all’ascolto. In questi casi,
durante l’indagine, si ascoltano gli
intercettati principali “in
diretta”, mentre gli altri (nel caso
di Calciopoli gli intercettati erano
10) si registrano e si ascoltano poi.
Sia nell’uno che nell’altro caso, il
maresciallo al termine della
telefonate deve redigere un
brogliaccio, ovvero un breve riassunto
della stessa, e poi deve classificare
la telefonata secondo un grado di
“rilevanza”. Il metodo è semplice e
intuitivo. Si usa una specie di
semaforo: la telefonata non rilevante
non è contrassegnata in alcun modo,
quella poco rilevante con un baffo
verde, quella rilevante con due baffi
gialli e quella rilevantissima con
tre baffi rossi».
Immediato l'editoriale di Bianchi, lo
juventino de LA REPUBBLICA:Ora
sarà interessante capire cosa vorranno
fare Juventus, Milan, Fiorentina e
Lazio che furono punite - chi più, chi
meno - in occasione di Calciopoli
(2006). Sì, perché quello che sta
uscendo in questi giorni rafforza
sempre più la convinzione di Della
Valle, Andrea Agnelli e c. che troppe
cose, troppe intercettazioni, erano
state tenute nascoste, in quegli anni,
e la verità venuta a galla quindi è
soltanto una (piccola) parte. Il
coinvolgimento dei club, come si è
visto anche dalla relazione di Stefano
Palazzi, è molto più ampio. Questo
nuovo filone, clamoroso, è venuto alla
luce grazie, soprattutto, a Nicola
Penta, il perito
informatico-telefonico scelto dalla
difesa di Luciano Moggi. Se quelle
cose fossero emerse anni fa, lo
scudetto 2006 non sarebbe andato
all'Inter e il quadro d'insieme
sarebbe molto cambiato (almeno per
quanto riguarda la giustizia
sportiva). Ecco cosa è venuto fuori:
come ha rivelato Tuttosport nei giorni
scorsi, i carabinieri, che
investigavano, avevano segnalato come
significative (tre baffi rossi stavano
a dire "stato di massimo allerta")
anche numerose altre telefonate, e non
solo dei dirigenti dell'Inter. Ci sono
infatti Meani e Galliani (che parla
con Bergamo), Foschi del Palermo che
parla coi designatori, Campedelli del
Chievo, Cellino del Cagliari (due
baffi gialli come Moratti) e Spinelli
del Livorno, anche lui "premiato" con
i tre baffi rossi, il massimo della
pericolosità. Ma queste segnalazioni
non erano mai arrivate ai pm Narducci
e Beatrice: come mai si erano fermate
prima? Si indagava solo sulla Juve e
sulle società in rapporti con la Juve?
E chi le aveva nascoste? Perché si
erano perse per strada? Il caso è
davvero inquietante. La giustizia
sportiva sapeva qualcosa o era stata
tenuta all'oscuro di tutto?
Le indagini erano state fatte dal t.
col dei carabinieri, Auricchio, i pm
di Napoli erano Narducci e Beatrice,
Guido Rossi (commissario Figc
all'epoca) ha garantito che "non ne
sapeva niente", Borelli parlò invece
di ulteriori accertamenti necessari
(senza specificare però quali). Nessun
di loro adesso parla. Narducci e
Auricchio lavorano per il Comune di
Napoli, Guido Rossi e Borrelli non
vogliono più sapere di quell'epoca.
Nessuno che svela il giallo.
Probabile, a questo punto, che possano
essere denunciati dai club puniti nel
2006. La Fiorentina voleva farlo già
con Auricchio (omissione e/o abuso di
atti d'ufficio), ma ora anche le altre
società sembrano intenzionate a
chiedere chiarimenti. L'ombra di quei
"tre baffi rossi" nasconde alla verità
quegli anni inquietanti. Speriamo che
prima o poi questa verità venga a
galla. Si scoprirà magari se le
intercettazioni venivano fatte in
caserma o in procura, quale è stato il
ruolo dei marescialli che avevano
fatto le intercettazioni (qualcuno di
loro potrebbe parlare) e che le
avevano segnalate ai loro superiori. E
cosa farà la Federcalcio, adesso?
Chiederà conto di questi misteri?
Calciopoli, lo abbiamo detto e
ridetto, non finisce mai.
GIRAUDO,
GIA' CONDANNATO IN PRIMO GRADO -
DICEMBRE 2009 - A TRE ANNI DI RECLUSIONE
PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
FINALIZZATA ALLA FRODE SPORTIVA, ASSOLTO
PER PRESCRIZIONE DEI TERMINI - APRILE
2007 - ,PER FRODE SPORTIVA TRAMITE USO
DI SOSTANZE DOPANTI DAL 1994 AL
1998, RADIATO AB ETERNO - LUGLIO 2011 -
DAL MONDO DEL CALCIO, A RISCHIO DI
CONDANNA PER LA BANCAROTTA FRAUDOLENTA
DELLA SOCIETA' MEISTER TEAM:
Cinque anni di reclusione per Antonio
Giraudo, ex amministratore delegato
della Juventus. E' la pena chiesta dal
pubblico ministero di Torino, Vittorio
Nessi, nel processo sul fallimento della
Meister Team, societa' con sede a
Caselle Torinese che ha gestito per
diversi anni i diritti televisivi
bianconeri. Per l'accusa Giraudo era
"amministratore di fatto" della Meister
Team.
Nello stesso
procedimento, che si volge con rito
abbreviato davanti al Gup Dante Cibinel,
sono imputati per concorso in bancarotta
fraudolenta insieme a Giraudo anche
Romolo (Romy) Gai, ex direttore
commerciale della Juve, e Gianfranco
Bianchi, mediatore di diritti
televisivi. Per loro il pm ha chiesto
una pena di 4 anni di carcere.
L'amministratore unico della Meister
Team, Fabrizio Gugliermetto, aveva
invece gia' patteggiato due anni di
reclusione.
La Meister Team era
fallita nel 2000 e, secondo l'accusa, i
quattro i concorso tra loro hanno
sottratto dai conti sociali, con diverse
modalita', somme di denaro per oltre 3
miliardi e 700 milioni delle vecchie
lire, cioe' poco meno di 2 milioni di
euro. Il curatore fallimentare della
societa', rappresentato dall'avvocato
Vittorio Nizza, si e' costituito parte
civile. Giraudo, difeso dagli avvocati
Andrea e Michele Galasso, ha sempre
negato ogni addebito. "Siamo
tranquillissimi - ha detto l'avvocato
Michele Galasso - la verita' e' vicina".
Corte Federale,
respinto ricorso radiazione di
Moggi,espulso in eterno. Per la
giustizia sportiva tutto si chiude qui
!!
La Corte di giustizia
federale della Figc ha respinto il
ricorso dell'ex direttore generale della
Juventus Luciano Moggi contro la
sentenza di radiazione inflittagli dalla
federcalcio. Lo rende noto un comunicato
della Figc. Respinti i ricorsi anche di
Antonio Giraudo, ex a.d. della Juve, ed
Innocenzo Mazzini, che è stato
vicepresidente federale, anche loro
radiati. La Corte di Giustizia, con la
sua decisione odierna, ha quindi
confermato quanto stabilito il 15 giugno
scorso dalla Disciplinare, che aveva
radiato Moggi, Giraudo e Mazzini. Ieri
c'era stato il dibattimento, durato tre
ore e mezza, poi la Corte si era
ritirata in camera di consiglio.
L'impressione è comunque che questa
vicenda non finirà qui, visto che Moggi
proprio ieri aveva ribadito di essere
intenzionato a percorrere tutti i gradi
di giudizio, «fino alla Corte europea
dei diritti dell'uomo a Strasburgo,
passando per l'Alta Corte del Coni, Tar
e Consiglio di stato».
PER LA RADIAZIONE NON
ESISTE LA PRESCRIZIONE
«La particolare gravità dei
comportamenti di Moggi è stata
evidenziata da due gradi di giudizio e
resta attuale ancora oggi, giustificando
così la scissione del vincolo
associativo, e rendendo attuale
l'interesse della federazione nel
ribadire la richiesta di radiazione.
Quei comportamenti non devono più
capitare, e questa sentenza deve servire
a dare memoria storica di quei fatti».
L'ATTACCO DI PALAZZI - Così
il procuratore federale, Stefano
Palazzi, ha ribadito la sua richiesta di
radiazione per Luciano Moggi, nel corso
del suo intervento presso la Corte di
giustizia federale. Ribadita anche
l'inammissibilità delle nuove prove
emerse nel processo di Napoli, mentre
sulla prescrizione della radiazione
chiesta dai legali di Moggi ha spiegato. «Non
ci sono norme che prevedono una
prescrizione della proposta di
radiazione -
le parole di Palazzi - Respingiamo
questa richiesta. La prescrizione è
infondata, e l'oggetto del giudizio di
oggi resta la gravità di quei fatti già
accertati. Anche attualizzandoli ad
oggi, le loro posizioni (Moggi,
Giraudo e Mazzini) non
si sono modificate, e non sono mai state
rimosse da alcuna sentenza. Tutti gli
elementi nuovi, legati alle questioni
delle altre società, non possono essere
presi in considerazione. Quanto è emerso
da quegli atti era chiaro, non c'era
solo una rete, ma una molteplicità di
reticoli, per favorire la Juve. Nel 2006
tra gli incolpati non c'erano solo
questi 3, ma tanti soggetti
istituzionali e società. Affidarsi al
grido di tutti colpevoli nessun
colpevole, o di così fan tutti, non leva
gravità a quei fatti già accertati». La
Casoria vede allontanarsi la ricusazione
Si allontana la ricusazione del giudice
Casoria, il processo di Napoli tira un
sospiro di sollievo. Abete: per il
verdetto sullo scudetto 2006 ormai
dovremmo esserci. Moratti
protesta la sua pretesa innocenza: Noi
non c'entriamo! Palazzi deferisce
Lotito per la quérelle con Petrucci.
Rosetti lascia la Can B per la Russia.
Ricusazione più lontana, sentenza più
vicina - E' terminata l'udienza
per la ricusazione del giudice Casoria.
Il collegio della settima sezione della
corte d'Appello del Tribunale di Napoli
(presieduto dalla giudice Di Mauro, a
latere Cappelli e Acierno),
difficilmente accoglierà la richiesta
dei pm Narducci e Capuano, visto che lo
stesso procuratore generale Villari,
incaricato di sostenere l'accusa e le
tesi della Procura di Napoli, ha chiesto
i'inammissibilità e, in ogni caso, il
rigetto dell'istanza. La
decisione si conoscerà presumibilmente
venerdi, al più tardi lunedì: e
martedì sarà giorno di udienza. Assenti
i due Pm, presenti diversi difensori
(particolarmente attiva la difesa Moggi)
che si sono opposti alla richiesta di
far ammettere come prova
l'interrogatorio di Nucini, in cui la
dott.ssa Casoria avrebbe ammonito il
teste perché la sua stessa deposizione
lo stava screditando. Ininfluente anche
la parte avuta dai due pm nel
procedimento discplinare comclusosi con
la censura della dott.ssa Casoria. La
Casoria non ha acun interesse personale
a che la vicenda processuale si concluda
in un modo o nell'altro. E le beghe tra
colleghe (ma dove non ci sono?) non
giustificano certo una ricusazione. Che
suonerebbe, nella più benevola delle
ipotesi, ridicola.
Ricusazione: siamo alla decisione
– Ci siamo: oggi, non assisteremo, come
ormai d’abitudine, ad un’udienza
nell’aula 216 per il processo su
Calciopoli; la dott. Casoria, qualche
aula più in là, e noi insieme a lei,
possiamo finalmente conoscere l’esito
della richiesta di ricusazione da parte
dei pm Narducci e Capuano e del
procuratore capo Lepore, richiesta
avanzata già da mesi per supposte
problematiche ambientali legate
all’andamento del processo stesso. Si è
detto nei giorni scorsi di voci che
raccontavano di un probabile rigetto
della richiesta: per non dire del fatto
che il pm Narducci ha deposto la toga
per sedersi su una comoda poltrona da
assessore nella giunta De Magistris, in
compagnia del fido Auricchio, e non fa
più parte del processo. Superato questo
ultimo possibile ostacolo, il processo
potrebbe correre verso le arringhe
difensive, lascia passare l’estate con
le relative ferie giudiziarie, e
avviarsi a conclusione a fine settembre.
.
Si chiude una parte del
processo Calciopoli Bis.
Il reclamo della
Juve, alla luce dell'inchiesta di
Napoli, va archiviato. Lo scudetto
2006 fu assegnato all'Inter a tavolino
dopo Calciopoli
Il
documento di Palazzi
Il procuratore
federale, Stefano Palazzi, ha
consegnato la sua relazione sullo
scudetto del 2006 a Giancarlo Abete,
presidente della Figc. Soltanto dopo
il consiglio della Figc del 18
luglio si avrà un quadro
completo.
Palazzi ha chiesto
l'archiviazione per prescrizione
nei confronti dell'Inter sia nei
confronti dI Moratti e che di
Facchetti (non per insussistenza del
reato sportivo) 'perché
non sono emerse fattispecie di
rilievo disciplinare non prescritte
ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti'
si legge nel comunicato diffuso dal
sito della Figc.
Massimo
Moratti rimane molto cauto sulla
questione: "Sembra un punto a
favore ma non ho ancora letto: per
cui non posso dire assolutamente
nulla".
Come si diceva
solo il 18 luglio si avrà una
decisione definitiva. Da una parte
la Juve preme perché Andrea
Agnelli ha particolarmente a cuore
la questione. Il 10 maggio 2010
presentò un esposto nel quale
chiedeva che venisse revocato lo
scudetto del 2006 in virtù delle
nuove intercettazioni emerse nel
processo di Napoli.
D'altra parte,
contro la revoca dello scudeto 2006
all'Inter, intervengono motivi più
pratici. In sede istruttoria le
telefonate dell'Inter sono state
ritenute poco significative
rispetto all'ipotesi di 'assocazione'
formulata per Moggi.
Si tratterà di vedere ora come
valuterà la questione il Consiglio
Federale, già celebre per la propria
frammentazione in partiti e
partitini. L'unica certezza è che
nessun giudizio metterà fine a una
polemica destinata a sopravvivere
ancora a lungo.
Il procuratore
federale Stefano Palazzi ha
archiviato il procedimento nei
confronti di Massimo Moratti e dell'Inter:
"perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell'art. 18
c.g.s., vigente all'epoca dei
fatti". Analoga la motivazione
dell'archiviazione del procedimento
dell'allora presidente dell'Inter
Giacinto Facchetti, scomparso nel
2006.
Resta invece ancora in ballo la
questione relativa allo scudetto del
2006, vinto dalla Juventus sul campo
e poi revocato e assegnato all'Inter.
La decisione sarà presa dal
Consiglio federale entro il 18
luglio. La formula usata dal
procuratore federale lascia infatti
aperta la porta alla valutazione
delle sue conclusioni
che saranno
inviate lunedì alle parti
interessate. La Federcalcio ha
chiesto di riceverle
contestualmente, per poterle poi
esaminare in consiglio federale.
Il procuratore
federale Stefano Palazzi ha consegnato
la sua relazione alla Figc, sullo
scudetto del 2006. Palazzi ha chiesto
l'archiviazione per prescrizione nei
confronti dell'Inter e di Moratti. La
motivazione è che 'Non ci sono
fattispecie di rilievo disciplinare'.
Nell'aprile 2010, quando scoppiò il
caso delle telefonate rimaste nascoste
per cinque lunghi anni Abete,
annunciando l'apertura del fascicolo
ora chiuso da Palazzi, disse: "Scudetto
2006? L'etica non va in prescrizione".
La palla passa al consiglio federale
del 5 luglio e dovrebbe essere
confermata la decisione per la
riunione il 18 luglio.
Archiviazione
per prescrizione, ma la vicenda
dello scudetto assegnato dal
commissario Guido Rossi all'Inter
nel 2006 non è finita: la formula
usata dal procuratore federale
Stefano Palazzi lascia infatti
aperta la porta alla valutazione
delle sue conclusioni che saranno
inviate - apprende l'ANSA - lunedì
alle parti interessate. La
federcalcio ha chiesto di riceverle
contestualmente, per poterle poi
esaminare in consiglio federale.
ECCO IL COMUNICATO INTEGRALE
DELLA FIGC:
Il Procuratore federale,
esaminati gli atti dell’indagine
inerente alle trascrizioni delle
conversazioni telefoniche depositate
presso il Tribunale di Napoli nel
noto processo penale in corso di
svolgimento ed espletata la
conseguente attività istruttoria in
sede disciplinare, ha disposto
l’archiviazione del procedimento,
non essendo emerse dalle risultanze
istruttorie e dai contatti
telefonici in atti fattispecie di
rilievo disciplinare procedibili,
non coperte da giudicato ovvero non
prescritte ai sensi dell’art. 18 del
C.G.S. vigente all'epoca dei fatti.
Pertanto, con provvedimento a parte,
è stata disposta l’archiviazione
degli atti:
1. nei confronti del presidente del
Palermo sig. Maurizio Zamparini e
della Società Palermo:
perché non sussistono fatti di
rilevanza disciplinare con
riferimento alla condotta del
presidente
medesimo.
2. nei confronti del sig. Roberto
Zanzi, all’epoca dei fatti,
dirigente dell’Atalanta e della
società
Atalanta:
perché non sussistono fatti di
rilevanza disciplinare.
3. nei confronti del sig. Massimo De
Santis, all’epoca dei fatti, arbitro
internazionale della Can A e
B: perché non sussistono fatti di
rilevanza disciplinare.
4. nei confronti del presidente del
Cagliari sig. Massimo Cellino e
della società Cagliari:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
5. nei confronti del presidente del
Chievo sig. Luca Campedelli e della
società Chievo Verona:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
6. nei confronti del sig. Rino
Foschi all’epoca dei fatti,
dirigente del Palermo e della
società
Palermo:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti, con
riferimento alla condotta del
dirigente medesimo.
7. nei confronti del sig. Luciano
Spalletti, all’epoca dei fatti,
allenatore dell’Udinese e della
società
Udinese:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
8. nei confronti del sig. Sergio
Gasparin, all’epoca dei fatti,
dirigente del Vicenza e della
società
Vicenza:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
9. nei confronti del direttore
sportivo sig. Nello Governato:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
10. nei confronti del presidente
dell’Empoli sig. Fabrizio Corsi e
della società Empoli:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
11. nei confronti del presidente del
Livorno sig. Aldo Spinelli e della
società Livorno:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
12. nei confronti dell’allora socio
di riferimento dell’Internazionale
sig. Massimo Moratti e della
società Internazionale:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare non
prescritte ai sensi dell’art. 18
C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
13. nei confronti dell’allora
presidente dell’Internazionale
(deceduto l’anno 2006) sig. Giacinto
Facchetti e della società
Internazionale:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare procedibili
ovvero non prescritte ai sensi
dell’art. 18 C.G.S., vigente
all’epoca dei fatti.
14. nei confronti del presidente
della Reggina sig. Pasquale Foti e
della società Reggina:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare procedibili
in quanto non coperte da
giudicato.
15. nei confronti del sig. Leonardo
Meani, all’epoca dei fatti,
dirigente della società Milan e
della
società Milan:
perché non sono emerse fattispecie
di rilievo disciplinare procedibili
in quanto non coperte da
giudicato e comunque non prescritte
ai sensi dell’art. 18 C.G.S.,
vigente all’epoca dei fatti.
16. nei confronti dei sigg. Paolo
Bergamo e Pierluigi Pairetto,
all’epoca dei fatti, Commissari Can
A
e B, del sig. Gennaro Mazzei,
all’epoca dei fatti, Vice
Commissario Can A e B e del sig.
Tullio
Lanese, all’epoca dei fatti,
presidente dell’Aia: perché non sono
emerse fattispecie di rilievo
disciplinare procedibili in quanto
non coperte da giudicato e comunque
non prescritte ai sensi
dell’art. 18 C.G.S., vigente
all’epoca dei fatti.
La scomparsa
di Scommessopoli e lo spinoso caso dello
scudetto 2006 all’Inter
Si fa enorme
fatica ormai a trovare aggiornamenti
sullo scandalo scommesse meglio noto
come Scommessopoli 2011. Quando è
partito minacciava di trascinare nel
baratro l’intero calcio – dalla serie A
alla serie C – ma alla fine gli
aggiornamenti giornalistici sono quasi
spariti e l’attività giudiziaria molto
ridotta rispetto ai primissimi giorni,
quando nomi di grandi club e in qualche
caso anche di grandi giocatori facevano
mettere in dubbio addirittura la
composizione dei campionati e la
partenza stessa della prossima stagione.
Resto in attesa degli sviluppi
soprattutto del processo sportivo ma non
ho capito comunque – più nel calcio e in
tutto ciò che lo circonda, che
nell’ambito della procura che invece
penso faccia il suo lavoro e basta – se
c’era in giro una reale e disinteressata
voglia di pulizia – a chi tocca tocca e
non si guarda in faccia a nessuno,
questa dovrebbe essere la regola
fondamentale, sempre - o piuttosto la
voglia di regolare certi vecchi conti
rimasti in sospeso nel calcio italiano
da qualche anno a questa parte.
Dico
questo perché il clima è sempre il
solito e nel frattempo sta venendo al
pettine la famosa questione dello
scudetto 2006 tolto a tavolino alla
Juventus e assegnato altrettanto a
tavolino all’Inter. A oltre un anno
dall’esposto della Juve va verso la
chiusura la relazione del procuratore
federale Stefano Palazzi sulla base
della quale poi il consiglio della
Federcalcio prenderà la sua decisione –
finalmente – con tre possibili esiti.
1) Confermare la
situazione attuale e lasciare tutto
com’è e cioè scudetto all’Inter
(possibile);
2)
Ri-togliere quello scudetto all’Inter e
ri-darlo alla Juventus, come si chiede
del resto nell’esposto bianconero, dove
si parla in maniera molto esplicita al
momento delle richieste di revocare
l’atto di attribuzione del titolo
dell’allora commissario Guido Rossi ”con
ogni consequenziale pronuncia
ripristinatoria dello status quo ante” e
quindi col ritorno dello scudetto a
Torino.
(oggettivamente molto improbabile, visto
che proprio pochi giorni fa sono stati
definitivamente radiati gli alti
dirigenti bianconeri);
3)
Ri-togliere lo scudetto all’Inter e non
assegnarlo come il precedente, lasciando
quindi anche la casella 2005-2006
dell’albo d’oro vuota
(è la
decisione più probabile e più quotata).
Io non
voglio qui ripercorrere l’intera vicenda
cercando di tirarne fuori una
conclusione logica, fredda e ragionata –
come si dovrebbe del resto, ma nel
calcio questa è un’utopia - tanto si è
così incancrenita nel calcio italiano
che è completamente inutile.
Calciopoli
non avrà mai una soluzione condivisa e
forse nemmeno del tutto giusta.
Personalmente, ad esempio, non ho mai
condiviso e l’ho scritto tutte le volte
che ho potuto, tutte le riduzioni di
pena che molto pilatescamente e
furbacchiamente vennero elargite a club
e imputati vari (chiunque essi fossero)
ben distanti da quella caldissima estate
2006.
Ma non
vogliono nemmeno lavarmene le mani e
dico che quello scudetto lo lascerei
all’Inter anche se certi contatti, certe
telefonate, certi abboccamenti – poi
accertati nel successivo processo penale
– facevano parte di un malcostume
riprovevole che i radiati di Calciopoli
avevano addirittura industrializzato,
eretto a sistema di potere e di
condizionamento. Le telefonate dell’Inter
ai designatori furono sicuramente
quantomeno imbarazzanti, se ne fossimo
stati a conoscenza nell’estate del 2006
probabilmente lo scudetto all’Inter non
sarebbe finito, ma io l’equazione “tutti
colpevoli nessun colpevole” oppure
Moggi=Facchetti, che un paio di anni di
processo di Napoli ci hanno martellato
nelle orecchie, non la condivido. Lo
scudetto all’Inter fu assegnato,
diversamente dal precedente, perché in
quel momento c’era bisogno di una
classifica “accertata” e perché l’Uefa
minacciava serie conseguenza sull’intero
calcio italiano: si consegnò la lista
delle squadre da iscrivere alle Coppe
secondo la nuova classifica e se ne
trassero le conseguenze. Lasciare
vacante il titolo avrebbe voluto dire
aver inviato all’Uefa 4 nomi a capocchia
appena 48 ore prima. In quel momento –
si era alla fine del luglio 2006 – non
fu una decisione giusta o sbagliata, ma
semplicemente necessaria e dovuta.
Sinceramente togliere all’Inter uno
scudetto vinto a tavolino, non credo sia
molto complicato e non credo nemmeno che
ci voglia un coraggio da leoni. Si
può fare anche abbastanza
agilmente. Penso che nemmeno gli
interisti siano così legati a quel
titolo, persino il figlio di Facchetti
disse che quello scudetto si poteva
restituire. Tranne Moratti, invece, che
lo considera un segno di diversità tra
due mondi opposti che ormai si
fronteggiano.
E’
possibile (anzi secondo me a questo
punto anche molto probabile), che quello
scudetto all’Inter sia tolto più per
opportunismo che per convinzione, perché
così ti tieni buoni un po’ tutti quanti,
perché è la logica del colpo al cerchio
e del colpo alla botte. Ieri ho radiato
definitivamente dal calcio i grandi
colpevoli della Juventus oggi posso
ritogliere quello scudetto all’Inter.
1-1 e tiriamo avanti.
La logica
dei blocchi contrapposti, quello della
Juventus e quello dell’Inter, ha
prodotto quasi una faida, una specie di
subcultura che sta letteralmente
uccidendo il nostro calcio. A tutti i
livelli. Me ne sono reso conto in tre
anni a diretto contatto con questa
velenosa e inquinante contrapposizione
di partiti e schieramenti o chiamateli
come volete. Speriamo che almeno la
decisione – qualunque sia – metta un
punto fermo a questa storia e si possa
ricominciare da capo. Ma sinceramente
dubito molto…
Scudetto sì scudetto no, la Juve lo
rivuole
L’Inter risponde picche. Deciderà
Palazzi
Sarà un luglio particolarmente caldo per
il popolo del calcio italiano, che più
dei colpi veri o presunti del mercato
estivo si dovrà confrontare con i
fantasmi di un passato ingombrante che
ritorna: quello di Calciopoli e delle
sue sentenze, che nel 2006 revocarono lo
scudetto alla Juventus, colpevole di
aver lasciato spazio e libertà d’azione
a Luciano
Moggi.
Lo scudetto 2005-06 venne assegnato dal
commissario straordinario Guido
Rossi all’Inter
diMassimo
Moratti, che lo accolse con
piacere e lo sistemò in bacheca accanto
al precedente, che risaliva a
quattordici anni prima e portava la
firma di Giovanni
Trapattoni. Passò il tempo, la
Juve ricominciò a fare calcio dalla
serie B e l’Inter iniziò a diventare
grande ed imbattibile. Fino a quando Andrea
Agnelli, neo presidente
bianconero, salì in cattedra e chiese di
riaprire il fascicolo che prendeva
polvere sulla scrivania del procuratore
federale Stefano
Palazzi.
Era il 10 maggio 2010. La Juventus
rivoleva indietro il suo scudetto,
perché convinta che le successive
indagini della procura di Napoli
dimostrassero che a fare acqua non era
soltanto la nave bianconera. Moratti
rispose picche, niente da fare, “lo
scudetto è nostro e non ce lo toglie
nessuno”. E così, entro il 30 giugno,
questione di giorni, a distanza di
tredici mesi dal supplemento di indagine
richiesto da Agnelli, Palazzi dovrà dire
la sua e decidere come dirimere
l’ingarbugliatissima matassa. Comunque
vada, sarà un insuccesso per il calcio
di casa nostra, che da qualche settimana
è sotto assedio a causa della vicenda
legata allo scandalo delle scommesse
clandestine e che fra poco dovrà fare i
conti con una ferita che non ha mai
smesso di fare male.
L’Italia del pallone è divisa in due: da
una parte ci sono i tifosi juventini che
gridano a gran voce che la Federazione
restituisca alla propria squadra un
titolo che è stato conquistato sul campo
e poco importa se Moggi se la intendeva
con qualche arbitro; dall’altra ci sono
i sostenitori di quasi tutte le altre
squadre di serie A, Inter in testa, che
additano Moggi come il vero e unico
responsabile della malattia del calcio
italiano degli ultimi dieci anni e che
non vedono come la Juventus possa
pretendere uno scudetto che finora la
giustizia sportiva ha sempre sostenuto
che non gli appartiene.
Il presidente della Federcalcio Abete ha
detto chiaramente che intende porre fine
a una vicenda che ha macchiato di
vergogna il calcio italiano. Non ci
saranno più rinvii. A giorni, Palazzi
gli presenterà la relazione che è
destinata a scatenare polemiche e – c’è
da aspettarselo – anche qualche
interpellanza parlamentare. Perché si
sa, dalle nostre parti il pallone non è
soltanto una faccenda sportiva, ma
molto, molto di più. La sensazione tra
gli addetti ai lavori è che alla fine
prevalga la scelta meno dolorosa per
tutti: revoca dello scudetto all’Inter e
casella in bianco in memoria di quello
che fu. E’ questione di giorni, poi si
saprà.
Ci
siamo, luglio è un mese decisivo per
molte verità su Calciopoli e dintorni.
Il superprocuratore Stefano Palazzi deve
chiudere due fascicoli importanti, e
quanto mai delicati: la questione del
ricorso della Juventus in merito allo
scudetto 2006 (che, come noto, fu tolto
al club bianconero e dato all'Inter) e
il nuovo caso di calcioscommesse.
Ricorso Juve: è
datato 10 maggio 2010, Palazzi ci ha
messo 13 mesi per venirne a capo e
giovedì 30 giugno consegnerà la
relazione ad Abete. A sua scusante, però
il fatto che solo a fine aprile 2011 ha
avuto le ultime intercettazioni da
Napoli. La Juve chiede di "revocare la
decisione assunta" dalla Figc, "con atto
del commissario straordinario, avvocato
Guido Rossi di Milano, comunicata il 26
luglio 2006, con ogni consequenziale
pronuncia ripristinatoria dello status
quo ante". Attenzione, in base a questo
ricorso la Juve chiede quindi che le
venga ridato lo scudetto 2006, mentre in
una recentissima intervista, il
presidente bianconero Andrea Agnelli ha
sostenuto che per riavere
(eventualmente) quel titolo si dovrà
attendere che il processo di Napoli
giunga al terzo, ed ultimo, grado di
giudizio (ovviamente con assoluzione di
Moggi). Insomma, è ben diverso. Ma a
parte questo, la Juve, nel suo ricorso,
sostiene che "è evidente che non
sussiste il presupposto della "assenza
dei comportamenti poco limpidi" che ha
(erroneamente) indotto all'assunzione
della decisione di assegnazione del
titolo di campione d'Italia 2005-2006
alla società prima classifica all'esito
delle penalizzazioni delle altre". Gli
avvocati bianconeri non la nominano mai:
ma quella società ovviamente è l'Inter.
E' molto probabile che al termine della
sua indagine, lo stesso Palazzi arrivi
alla conclusione che ci sono tutti gli
elementi per rimettere in discussione
quello scudetto. I comportamenti di
Giacinto Facchetti, più che quelli del
presidente-patron Massimo Moratti
potrebbero pesare molto nel giudizio di
Palazzi. L'ultima parola poi spetterebbe
al consiglio federale: il procuratore
chiuderà la sua relazione, e la
consegnerà-come detto-il 30 giugno, su
sollecitazione di Abete. Prevista
l'"archiviazione per sopraggiunta
prescrizione". Ma se questa prescrizione
(2 anni per la società, 4 per i
tesserati in base alle norme in vigore
all'epoca) riguarda i presunti reati
attribuibili all'Inter, di certo per
quello scudetto la prescrizione non
esiste ("l'etica non va mai in
prescrizione" disse, con una frase ad
effetto, il n.1 Figc). E quindi, lo
scudetto 2006 può essere revocato. In
seno alla Figc, c'è chi pensa che
l'ideale sarebbe lasciare una casella
bianca. Per ricordare a tutti cosa è
stato Calciopoli, in quegli anni. Ma
come la prenderebbe Massimo Moratti?
Malissimo: ha già detto che quello
scudetto non lo mollerà mai. Lo sente
suo, e lo festeggiò pure. Ma il rischio
che possa essere tolto è molto alto, e
Giancarlo Abete è una persona per bene.
Che nei momenti cruciali ha dimostrato
quel coraggio che non tutti sempre gli
riconoscono. Possibile anche che la
materia venga affidata ad una
commissione di "saggi", nominata dal
consiglio federale: questo potrebbe solo
allungare un po' i tempi, ma una
decisione va presa prima dell'inizio
della prossima stagione.
Seconda "patata bollente" di luglio per
il pm Stefano Palazzi: il
calcioscommesse. Qui,
chiaramente, la procura federale non può
scavalcare quella di Cremona. Per
capirci: il 4 luglio Palazzi inizia gli
interrogatori ma dovrà aspettare ancora
per sentire Erodiani (che è ai
domiciliari) e Doni (non ancora
interrogato dai magistrati lombardi). Il
materiale a disposizione della Figc
comunque è abbastanza ingente, anche se
la procura di Cremona non ha chiuso la
sua prima parte di indagine. Entro
luglio comunque l'inchiesta di Palazzi
sarà conclusa perché i processi sportivi
(due gradi) si dovranno tenere prima del
10 agosto, quando Abete si augura
proprio di fare i calendari. E se
qualche società o tesserato sfuggirà a
questa prima inchiesta, potrà sempre
scontare le squalifiche nella prossima
stagione. Stando a quanto emerso sinora,
pare che la serie A possa essere solo
sfiorata (anche se qualcuno magari
rischia una omessa denuncia), più
delicata invece la situazione per molti
club di serie B e Lega Pro. Per qualche
calciatore-scommettitore, comunque, la
carriera (almeno sul campo) è chiusa.
Sempre a luglio un caso che in Figc
considerano minore, quello di
Premiopoli: vero che
non ci sono grossi club coinvolti ma è
altrettanto vero che la procura ci ha
messo troppo per venirne a capo (un
anno), facendo così sorgere sospetti che
magari poi si riveleranno infondati.
Sono scomparsi anche dei documenti, un
furto mirato in casa Figc: ma non come
abbiamo scritto erroneamente (e ce ne
scusiamo) negli uffici della procura
federale, ma in quelli dell'"ufficio
premi", dove l'agosto dell'anno scorso
improvvisamente e misteriosamente si
dimise il responsabile. Premiopoli,
speriamo, presto si chiuderà e ne
sapremo di più.
Sempre a luglio, esattamente l'8, inizia
il processo di secondo grado per la
radiazione-preclusione di Moggi, Giraudo
e Mazzini: ma i tre ex dirigenti hanno
poche speranze davanti alla Cgf, corte
di giustizia federale, che aveva
ritenuto questa radiazione praticamente
"automatica". Diverso potrebbe essere il
discorso quando andranno all'Alta corte
di giustizia presso il Coni: lì, almeno
secondo i legali, ci sono possibilità
che si tenga conto di quanto emerso dal
2006 ad oggi. Il processo penale di
Napoli invece si concluderà, almeno per
quanto riguarda il primo grado, solo in
settembre-ottobre. Che farà la giuria?
Accoglierà le richieste di condanna per
Moggi e c.? Impossibile fare pronostici
CALCIOPOLI BIS, IL TITOLO ASSEGNATO NEL
2006. Era, deve essere la
settimana di Stefano Palazzi: il
procuratore federale è attesissimo al
punto di svolta delle vicende scottanti
di questa estate. Sono ormai sette
giorni e più che i suoi uomini
compulsano le carte di Cremona, con gli
aggiornamenti di una vicenda che sta
emergendo sui giornali giorno per
giorno, evitando per ora almeno -
emersione di elementi pesanti a carico
della serie A, è giunto il tempo delle
convocazioni per i protagonisti tirati
in ballo: tesserati e non tesserati,
Erodiani aveva dato allo 007 federale,
Panfilo Albertini, la sua disponibilità
a chiarire il tutto anche se è ormai
solo un ex portiere della Di Matteo
calcio a 5. Molti dei protagonisti tra
gli indagati sono ormai convocabili
anche in Figc, la disponibilità dei pm
si è rivolta anche all’ipotesi di
autorizzare interrogatori della
giustizia sportiva anche ai domiciliari
disposti.
PARERISMO - Ma attenzione, il
presidente federale non fa altro che
ripetere che Palazzi fornirà nei tempi
previsti - ovvero entro 10 giorni - la
relazione sull’indagine condotta da
dicembre a maggio sullo scudetto del
2006 assegnato all’Inter, che parlava al
telefono coi designatori (con Moratti e
Facchetti) e agli arbitri (l’ex
presidente). La questione del giorno è
però un’altra: nel 2006 a decidere
sull’assegnazione fu il commissario
straordinario Guido Rossi, accorpava in
sé i poteri e le prerogative del
consiglio federale e dello stesso
presidente federale. Il fatto è che da
sempre - almeno dall’autunno - il
presidente Abete s’è convinto del fatto
che analogamente a quanto fatto per la
vicenda delle radiazioni e altri snodi
essenziali - si possa/debba chiedere un
parere in giro, prima di sottoporre la
decisione che urterebbe non poco
Moratti e quelli che sostengono l’Inter
(anche tra i partner commerciali
comuni). L’idea potrebbe essere da veri
nostalgici: affidarsi, analogamente a
quanto fece nel 2006 Rossi con la
trimurti Coccia-Aigner-Pardolesi (oggi
quest’ultimo è tra i giudici supremi
dell Alta Corte Coni) consegnare la
relazione di Palazzi, con tanto di
questioni relative alle prescrizioni
fatte raggiungere ai fatti in oggetto,
ma anche sull’eventuale
imprescrivibilità dei presupposti
morali addotti nel 2006 a sostegno
dello scudetto interista, presupposti
irrimediabilmente messi in discussione
dalla valanga di telefonate emerse da
aprile 2010. Insomma un parere terzo (auspicabilmente)
prima di entrare nell’agone tutto
politico del consiglio federale:
divide et impera, sostenevano gli
imperatori romani, è dividere
responsabilità è metodo anche ora, a
Roma. Di sicuro una risposta chiara
Abete s’è impegnato a darla non solo
alla Juventus che ha presentato un
esposto quasi quattordici mesi fa.
CALCIOPOLI PENALE,la Juventus deve
pagare 189 milioni di euro di danni:
La giudice Casoria conferma che la
sentenza slitterà a settembre. In avvio
dell'udienza che passa la parola alla
Juventus che con l'avvocato Vitiello sta
discutendo la difesa da responsabile
civile chiamato in causa da Brescia e
altri club per risarcimenti di decine di
milioni.
La Casoria ha rifissato il programma
delle arringhe che cominceranno oggi con
quella dell'ex arbitro Rodomonti. La
Casoria nomina ufficialmente avvocato
d'ufficio Maurilio Prioreschi, legale di
Moggi, come difensore per l'arringa di
Bergamo, Fazi e Fabiani se entro
settembre non tornerà in udienza
l'avvocato Silvia Morescanti, impedita
da una gravidanza a rischio. "Non
stralcerò la posizione dei tre: li
difenderà lei, avvocato, se non saranno
finiti i rischi della avvocato
Morescanti entro metà settembre". Le
difese principali slitteranno a dopo
l'estate e quindi per fine settembre,
inizio ottobre la sentenza di primo
grado. A fine udienza la giudice Casoria
fissa un calendario nuovo, al netto
delle decisione sulla ricusazione
prevista il 28 giugno (salterà la
prossima udienza per questo). IL 5
luglio parleranno gli avvocati Gandossi
(Meani), Di Valentino (Puglisi) Morace (Foti)
Sena e Bonatti (Pairetto), Mungiello (Racalbuto)
12 luglio toccherà a Gallinelli (De
Santis), Picca e Furgiele (Della Valle),
Botti (Mazzini), Messeri (Bertini). La
giudice vuole che il 19 gli avvocati di
Moggi, Trofino e Prioreschi, discutano
la loro arringa nell'ultima udienza
prima dell'estate. Appuntamento poi al
20 settembre,
. E allora la
sentenza potrebbe arrivare a stretto
giro, visto che - stando ai si dice - il
pm residuo, Capuano, potrebbe non avere
repliche da fare alle arringhe.
Era il giorno
delle difese, con in primis quella della
vecchia Signora che ha però ottenuto il
rinvio della sua attesa deposizione in
quanto la memoria di 140 pagina
presentata dovrà essere accuratamente
spiegata in ogni suo aspetto procedurale
e non.
Con la memoria di
140 pagine si è preso spunto da quanto
emerso, sia in fase procedurale sia dal
punto di vista del merito dei fatti
contestati, nei 30 mesi di
dibattimento, ma anche nei procedimenti
sportivi. Contro il Brescia che chiede i
danni, viene chiamato in causa il
giudizio arbitrale sportivo nel quale
si escludeva la possibilità di adire le
vie legali penali a ristoro di
eventuali danni e chiarissimo l’accenno
all’eventualità di una violazione della
clausola compromissoria nella scelta di
“attaccare” la Juve come parte lesa al
processo penale dopo il no incassato per
i risarcimenti dalla giustizia sportiva.
Nel merito la Juve ha cercheto di
dimostrare come le frodi sportive, per
quanto emerso in aula, non furono tali e
i nessi causali tra le telefonate di
Moggi ai designatori e gli esiti delle
gare non sono sillogismo, anzi. Alcuni,
tra l’altro, chiedono danni senza che
la Juve entri neanche di striscio nelle
partite “danneggianti”.
Ma non è stata
solo la Juventus a difendersi, di scena
anche le parti civili, ma anche i
responsabili civili che hanno fatto di
tutto e di più per eliminare alla
radice il problema. Il Brescia, con
l’avvocato Catalanotti si prepara a una
lunga orazione che ripercorrerà molti
dei temi scelti dall’accusa dei pm per
riavviare il refrain della richiesta
danni perorata fin dal 2006 anche in
sede di arbitrato Coni, se l’Atalanta ha
chiesto 68 milioni, il Brescia non
sceglierà un più basso profilo. Poi
toccherà alla Figc che avrà 2 volte la
parola: per chiedere i danni e per
evitare di pagarne, visto che è citata
anche come responsabile civile.
Si parla ancora di
soldi. Quelli che chiedono le parti
civili e non vogliono assolutamente
pagare i club chiamati come responsabili
civili. Comincia l’avvocato del
fallimento Salernitana che se la cava
depositando una memoria con la richiesta
di un risarcimento provvisionale di 450
mila euro. Poi comincia il legale del
Brescia, Bruno Catalanotti, che comincia
il suo intervento facendo una richiesta
danni provvisionale di 35 milioni di
euro a Juventus, Fiorentina e Lazio,
responsabili ad avviso del club lombardo
di aver causato la retrocessione della
squadra nella stagione 2004-2005. Ma si
scatena letteralmente dopo pochi minuti
tirando in ballo addirittura Bernando
Provenzano: “Telefonate
e
riunioni di altri dirigenti sono molto
diverse… E non si venga a parlare
giustificando l’illegalità diffusa.
Sarebbe come dire che non si punisce
Provenzano perché altri fanno come lui“.
L’avvocato Figc
non quantifica il danno: «E’
un danno difficilmente quantificabile,
visto che per lo scandalo abbiamo perso
l’assegnazione
degli europei del 2012, abbiamo visto
revocati i nostri arbitri al mondiale
2006 e abbiamo dovuto commissariare la
federazione. Decida la
giuria il quantum: noi destineremo
l’eventuale danno per i settori
giovanili e per formare arbitri migliori».
Si riprenderà
quindi martedì 21 con l’attesa difesa
juventina a curra dell’avv. Vitiello e
si prevede un udienza letteralmente
infuocata mentre, per quanto riguarda la
sentenza, invece, è ipotizziabile uno
slittamento a metà settembre.
La difesa
della Juve arriva finalmente, ma anche
un po’ forzata dalla richiesta di un
risarcimento danni quantificato in un
Messi e mezzo. E sembra troppo. Altro
che i 300.000 euro elargiti a titolo di
beneficenza dal magnanimo Grande Stevens
nel 2008 per il procedimento delle sim
svizzere. Altro dalla volontà dichiarata
nel processo contro gli ignoti noti del
processo per doping amministrativo che
non sussisteva e quindi risparmiati.
Stavolta urge portare elementi
significativi per evitare di fumarsi
l’equivalente più o meno di una
ricapitalizzazione anche senza mettere
mano al portafoglio per un paio di
Andrade e Tiago.
Si parte male. Almeno questa è la
sensazione. “La società non può
rispondere per un eventuale fatto di un
suo collaboratore o dipendente, in
questo caso Moggi, né per responsabilità
diretta né indiretta. Moggi non aveva
poteri di rappresentanza della società
pur essendo direttore generale e quindi
non poteva agire quale rappresentante;
quindi eventuali danni non possono
essere imputati alla Juventus proprio
per la carenza del rapporto organico”.
Pronti, via, Moggi è
già stato scaricato.
che differenza c'è, secondo voi, tra
l'avvocato juventino Zaccone che ai
tempi del processo sportivo di
Calciopoli chiese ed ottenne per la
Juventus, come sanzione equa, “la
retrocessione in B con penalizzazione”,
e l'avvocato juventino Vitiello che
oggi, al processo penale di Calciopoli,
ha sostenuto, alla presenza del
direttore della comunicazione di
casa-Juve, Claudio Albanese, che la Juve
non può essere chiamata a risarcire
danni a chicchessia perché la colpa fu
tutta di Moggi, dirigente che non aveva,
a suo dire, poteri di rappresentanza?
Secondo noi, nessuna. E a nostro avviso,
così come fu clamoroso il riconoscimento
di colpa di cui la Juve, nella persona
dell'avvocato Zaccone e con la
benedizione della società, si fece
carico nel 2006 per evitare sanzioni più
pesanti – che avrebbero portato al
fallimento e alla sparizione del club
-, non meno stupefacente è
stata l'uscita dell'avvocato Vitiello
che ben lungi dallo sbandierare
l'innocenza dei comportamenti societari
ha praticamente detto: “Non dovete
prendervela con la Juventus,
prendetevela con Moggi”. Per la cronaca:
la Juve, al processo di Napoli, deve
difendersi dalla richiesta di
risarcimento-danni avanzata da svariate
parti civili come
Atalanta (68 milioni di euro), Brescia
(36 milioni), Bologna (53 milioni),
Victoria srl (la società di Gazzoni
Frascara proprietaria delle azioni del
Bologna, 32 milioni), Salernitana (che
ha chiesto un risarcimento provvisionale
di 450 mila euro in attesa che sia il
tribunale a valutare il danno).
Inutile dire che in caso di condanna,
l'esborso di denaro rischia di essere
rovinoso; e così il club bianconero, per
non saper né leggere nè scrivere, ha
scelto d'imboccare la via più diretta.
Non quella di dire: “sono innocente, non
ho commesso nulla d'illegale e ve lo
dimostro”, ma di avvisare: “se qualcosa
di illegale è stato commesso, per favore
presentate il conto a Moggi. La Juve non
c'entra”.
Vi proponiamo, a
seguire, il resoconto stenografico del
passo relativo a Moggi tratto dalla
difesa dell'avvocato Vitiello. Che a un
certo punto ha detto: “Veda Presidente,
la società non può rispondere per un
eventuale fatto di un suo collaboratore
o dipendente, in questo caso Moggi, né
per responsabilità diretta né indiretta.
Moggi non aveva poteri di rappresentanza
della società pur essendo direttore
generale e quindi non poteva agire quale
rappresentante; quindi eventuali danni
non possono essere imputati alla
Juventus proprio per la carenza del
rapporto organico. In alcun modo questi
fatti che si assumono illeciti sono
stati commessi nell'esercizio delle
funzioni del DG della Juventus, che
erano di coordinare i dipendenti,
trasmettere direttive e curare che
l'esecuzione delle stesse venisse
effettuata nell'interesse della società.
Ne deriva la stretta interpretazione
della norma che non permette alcuna
estensione. E allora, se questa è la
situazione, se non è possibile ritenere
che possa sussistere responsabilità
della Juventus per fatto di un proprio
dirigente, nessun fatto può essere
addebitato alla società che ha sempre
vinto sul campo per propria forza e
nessun bisogno aveva di commettere fatti
che portassero utili, al punto che la
squadra aveva dato alle Nazionali che si
co
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