|
Ligresti e Groupama verso la rottura
scendono in campo le banche italiane

MILANO - Groupama
e i Ligresti verso la rottura definitiva. Secondo
fonti finanziarie, il fine settimana si sarebbe
consumato in riflessioni non ancora ufficializzate:
sembra scemare l'interesse dei francesi verso il
gruppo assicurativo italiano. Da Parigi, la
compagnia si è limitata ad un "no comment" e non ha
voluto dare indicazioni di nessun genere sullo stato
delle trattative. Dopo il doppio vincolo di Opa
imposto a Groupama dalla Consob, venerdì scorso i
francesi e Premafin hanno ufficialmente disdettato
il vecchio patto.
Ora il passaggio successivo: si francesi avrebbero
proposto ai Ligresti un nuovo piano, che però non
avrebbe trovato il gradimento della famiglia. Che,
invece, si starebbe piuttosto rivolgendo al sistema
bancario italiano - e in particolare ad Unicredit -
per varare un piano bis. L'unica certezza, infatti,
è che le società del gruppo, e in particolare
Fondiaria, ha bisogno di essere ricapitalizzata, per
riportare il Solvency
margin in
zona di sicurezza. I conti di fine anno infatti non
sono stati ancora approvati ma, secondo quanto aveva
dichiarato lo stesso gruppo nell'assemblea
straordinaria di fine gennaio, il valore della
Fonsai non è di troppo superiore a quota 100. Urge
quindi un intervento di altro tipo.
Avevamo
visto come spariscono 110 milioni di euro di debiti
accumulati da Ligresti con le scatole cinesi, ed
abbiamo visto come Groupama voglia prendersi
Premafin, la cassaforte di Ligresti, per 145 milioni
di euro a fronte di un gruppo al collasso.(parte
terza)
A voler credere alle
rassicurazioni di
Sonia Viale, l’avvocata leghista che a
maggio è stata promossa sottosegretario all’Economia
(prima faceva l’assistente del ministro
Roberto Maroni),
questa sembra proprio la volta buona per fare
chiarezza. “La Consob sta indagando”, ha assicurato
Viale il 25 novembre scorso rispondendo a
un’interrogazione parlamentare. E’ in corso
un’inchiesta a tutto campo sulle manovre azionarie
in corso da mesi attorno al gruppo di
Salvatore Ligresti.
Rastrellamenti di titoli, repentini ribassi seguiti
da impennate altrettanto veloci. E poi pacchetti di
azioni intestati a non meglio precisati “soggetti
terzi”, annunci di alleanze (quella con i francesi
di Groupama) e complicati aumenti di capitale.
Il fatto è che le indagini della Commissione di
controllo sui mercati (dove ancora non si è
insediato il nuovo presidente designato
Giuseppe Vegas)
si sono fin qui avventurate in un mare incognito
disseminato di società off shore, banche che fanno
melina, finanzieri con base tra la Svizzera e Panama
che sembrano troppo occupati per rispondere ai
quesiti che arrivano da Roma. Insomma, per il
momento la situazione appare tutt’altro che chiara.
Forse è anche per questo che ambienti vicini ai
Ligresti garantiscono che la famiglia sta studiando
un riassetto delle proprie attività con base nel
paradiso fiscale del Lussemburgo. Nel senso che già
nel gennaio prossimo potrebbe essere deliberato il
rimpatrio in Italia di una pattuglia di società. E
cioè la holding Starlife. E poi le finanziarie Hike,
Canoe e Limbo, che fanno capo a
Jonella,
Giulia e
Paolo Ligresti,
i tre figli del patron Salvatore. Parte da qui, dal
Lussemburgo, una complicata rete di partecipazioni
che porta fino al cuore del gruppo, la Fondiaria
assicurazioni ora in grave crisi finanziaria.
Trasloco in vista, quindi? Si vedrà. Certo è che al
momento l’album di famiglia dei Ligresti comprende,
oltre a quelle citate, anche altre finanziarie
lussemburghesi dove sono transitati in tempi recenti
decine di milioni di euro. E’ il caso della Mermer
international. O della Valadon. Quest’ultima, creata
nel gennaio del 2008, a maggio di quest’anno aveva
già esaurito la sua missione, ed è finita in
liquidazione. Nel frattempo Valadon ha fatto da
sponda a una complessa operazione immobiliare che ha
fruttato profitti multimilionari ai Ligresti, che
dichiarano di possedere il 49 per cento del capitale
della stessa Valadon. Il nome del socio di
maggioranza resta invece un segreto ben custodito
negli archivi di qualche notaio lussemburghese.
Quanto alla Mermer international, si sa che fa capo
alla Sinergia, un’altra società del finanziere e
immobiliarista siciliano. Nel bilancio di Mermer
troviamo una partecipazione nella Imco (un’altra
sigla di casa Ligresti) e, al passivo, un prestito
obbligazionario per 16 milioni. La sorpresa è che il
controllo sui conti di questa finanziaria
lussemburghese è affidato alla Gordale marketing
limited, che avrebbe sede nientemeno che a Cipro, un
altro paradiso fiscale.
Un salto in Spagna e approdiamo alla Minoritaria
holding, anche questa targata Ligresti ma gestita da
Giancarlo De
Filippo, 73 anni, residente a Montecarlo,
amministratore tra l’altro della Monaco capital
partners, una finanziaria con sede ai Caraibi,
nell’oasi fiscale delle British Virgin islands. De
Filippo, conosciuto in Costa Azzurra come un uomo
d’affari dal patrimonio personale a dir poco
florido, frequenta Ligresti da un paio di decenni.
Non per niente lo troviamo anche nel consiglio di
amministrazione della Marina di Loano, controllata
da Fondiaria, ma il rapporto, consolidatosi negli
anni, potrebbe aver fruttato anche altri affari in
comune.
La Consob indaga. Per adesso, però, appare ancora
lontano da una soluzione il giallo più intricato. In
sintesi: da almeno dieci anni c’è un pacchetto del 9
per cento circa della holding dei Ligresti, la
Premafin quotata in Borsa, di cui non è mai stato
chiaro chi siano i reali proprietari. C’è una banca,
il Credit Agricole di Ginevra che lo amministra per
conto terzi. E stop. Fine delle informazioni. A
partire dal 2009 la quota si è assottigliata fino al
2,6 per cento, ma il Credit Agricole ha comunicato
questa notizia alla Consob solo in ottobre di
quest’anno. E solo dopo essere stata sollecitata a
farlo dalla Commissione. Particolare importante:
Premafin è la stessa società che si appresta a
chiedere al mercato 225 milioni con un aumento di
capitale. I soldi, come è già stato annunciato,
arriveranno in buona parte (145 milioni) dalle casse
dell’assicurazione francese Groupama. Prima, però,
la Consob però vuole vederci chiaro sulle manovre di
Borsa che hanno preceduto l’annuncio dell’alleanza
con Groupama. Compreso l’ingresso sulla scena del
finanziere bretone
Vincent Bolloré, che tra agosto e settembre
ha rastrellato sul mercato il 5 per cento di
Premafin.
La Commissione vorrebbe anche capire una volta per
tutte chi sarebbero i soggetti terzi che detengono
il pacchetto intestato al Credit agricole e i loro
rapporti con i Ligresti. Erano investitori autonomi
o semplici prestanome? Questo in breve
l’interrogativo da chiarire. Facile a dirsi. Perchè
il Credit Agricole si è mosso con grande flemma
(eufemismo), prima ritardando le comunicazioni sulla
quota detenuta fiduciariamente. E poi inviando un
quesito alla «Commissione sull’interpretazione delle
norme in materia. Quandoi poi la Consob ha
finalmente ricevuto l’elenco dei reali proprietari
delle azioni Premafin, ha scoperto che erano in gran
parte schermati da società con base a Panama o in
altri paradisi fiscali. Come dire che potrebbero
servire alcuni mesi per risolvere quest’ultimo
rebus.
IMPERI DI DEBITI E
PASSAGGI DI MANO (PARTE 2)
C'è un impero finanziario che a
Milano sta vacillando in maniera paurosa. È quello
costruito da Salvatore Ligresti, il Totuccio di
Paternò che a 78 anni potrebbe godersi la
vita e i quattrini accumulati fin da quando dopo la
laurea in ingegneria a Padova si è trasferito sotto
la Madonnina con un'irresistibile voglia di mattone.
Eppure per quest'uomo che nel '92
ha dovuto subire una cond
|