Cosmo-Skymed, la spia perfetta CHE COSTA UN
MILIARDO DI EURO DI SOLDI PUBBLICI
Vede tutto e nessuno la controlla
Di giorno e di notte, anche con
le nuvole più fitte, loro possono scrutare
ovunque: hanno occhi radar che guardano persino
attraverso le tempeste di sabbia, fotografando
oggetti di 40 centimetri. Sono i satelliti spia
italiani, gioielli tecnologici talmente avanzati
da sorprendere persino gli americani, stupiti -
come evidenzia uno dei cablo inediti di WikilLeaks
- nello scoprire che l'Italia dispone di una rete
spaziale di sorveglianza militare. A Washington
erano convinti che il programma stellare tricolore
avesse scopi essenzialmente civili e solo una
limitata capacità di spionaggio: invece tutti gli
alleati si sono resi conto che Roma stava mettendo
in orbita prodigiosi sistemi di intelligence. Ma
questi sensori che tutto possono controllare
sfuggono invece al controllo delle istituzioni
democratiche: sono gestiti da un apparato che fa
capo solo ai vertici militari, esterno ai servizi
segreti e alla vigilanza del Parlamento. E nessuno
sa quali immagini catturino e che fine facciano.
La rete Cosmo-Skymed è uno delle realizzazioni più
moderne e costose varata dai governi italiani del
nuovo millennio. Per i quattro satelliti già
operativi sono stati spesi un miliardo e 137
milioni di euro: una cifra decidamente siderale.
Ma si è già deciso di investire altri 555 milioni
nei prossimi anni per potenziare la costellazione
spia, lanciando in orbita due occhi elettronici
ancora più evoluti. Le spese ricadono sulla
Difesa, sul ministero delle Attività produttive e
su quello dell'Istruzione e Ricerca. Quando i
parlamentari discutono di questi fondi non si
chiedono cosa si nasconda dietro la sigla "duale":
quale è la missione militare che compiono dallo
spazio? "Finalità strategiche e tattiche",
spiegano i generali senza entrare nei dettagli. Il
progetto, nato come Finmeccanica e poi trasferito
alla joint venture italo-francese Alenia Thales
Space, fa affidamento sulle meraviglie di un radar
di bordo che può fotografare mezzo continente,
oppure concentrarsi su dettagli "tattici":
un'auto, un gruppo di uomini, persino la canna di
un pezzo d'artiglieria. Ovunque: nel mondo o anche
in Italia.
Ad esempio i Cosmo-Skymed potrebbero concentrarsi
sui porti tunisini e libici dove si imbarcano i
profughi diretti verso Lampedusa, per lanciare
l'allarme su quante navi e quante persone stanno
per partire: ci sarebbe così il tempo per cercare
di dissuadere gli scafisti intervenendo sulle
autorità tunisine o mettere in allarme chi deve
soccorrere o accogliere i disperati del
Mediterraneo. Ma informazioni del genere ai
pattugliatori della Finanza o della Capitaneria
non arrivano. Spesso nemmeno i servizi segreti
"istituzionali", creati con la riforma del 2007,
sanno cosa stiano facendo i satelliti spia, che
sono interamente nelle mani della Difesa.
In compenso, a Parigi sanno. I francesi sono
rimasti così impressionati dalla potenza dei
nostri sistemi stellari da creare un accordo di
scambio, tutto tra generali. Loro cedono le foto
dei loro satelliti con ottiche tradizionali, in
pratica delle evolute macchine fotografiche che
funzionano soprattutto di giorno e con condizioni
meteo ottimali; noi gli forniamo le immagini dei
Cosmo-Skymed, che con i loro radar guardano oltre
le nuvole, incuranti della notte. Gli stati
maggiori dei due paesi possono così avere una
gamma completa di dati. Che tengono per sé,
coperti dal massimo segreto.
EQUIVOCO DUALE. Il programma
spaziale è "duale", ossia bifronte. C'è una parte
civile, con attività che possono servire per molti
scopi. In caso di disastri naturali -
inondazioni o terremoti - i satelliti riescono a
dare un quadro globale della situazione. In
qualunque momento il radar riesce a scansire
regioni molto vaste - una striscia larga 40
chilometri e lunga fino a 4000 chilometri -
mostrando danni e trasformazioni del terreno. Sono
stati utilizzati in occasione del sisma in Abruzzo
e di quello di Haiti, ma anche per il Giappone.
Gli apparati, poi, sono utilissimi in occasione di
incidenti ecologici, soprattutto nei casi di
inquinamento in mare: evidenziano le sostanze che
Si disperdono e le dimensioni del problema. Infine
possono servire per monitorare il traffico navale:
censiscono i mercantili che affollanno zone di
particolare interesse, come gli stretti. C'è poi
un'applicazione commerciale: le immagini vengono
vendute a privati o enti, per rilievi geologici o
per progettare infrastrutture. Nel futuro prossimo
potranno fare ancora di più: i due nuovi satelliti
saranno in grado di guardare parzialmente sotto il
terreno, aprendo prospettive nuove alla ricerca
petrolifera ma anche agli studi archeologici.
La componente civile è gestita dall'Agenzia
Spaziale Italiana, Asi, la Nasa tricolore che ha
finanziato parte del programma Cosmo-Skymed. Tutto
passa per il celebre quartier generale abruzzese
di Telespazio nella Conca del Fucino, che con le
sue colossali parabole dirige il movimento dei
satelliti. I dati vengono poi trasmessi al Centro
di Geodesia Spaziale di Matera, che li rende
disponibili per gli enti o i privati. Ma si tratta
di immagini a bassa risoluzione: sempre superiore
al metro. Si può individuare una nave mercantile,
mentre in quelle foto un peschereccio diventa poco
più di un punto; si vede una villa, non
un'automobile.
BASE SPAZIALE RIS. Soltanto i militari
possono selezionare i radar sulla massima
risoluzione e scagliare sul terreno impulsi che
tirano fuori dettagli fino a 40 centimetri. Jeep,
veicoli, ogive di missili o anche gruppi di
persone ed automobili. Lo fanno da una base
costruita all'interno dell'aeroporto di Pratica di
Mare, alle porte di Roma. Si chiama Centro
Interforze Telerilevamento Satellitare: un grande
compound anonimo dal quale spuntano due antenne.
Lì e solo lì arrivano le informazioni delicate,
che vengono decifrate e analizzate. E lì si decide
come sfruttare al meglio le capacità della rete e
coordinarla con quella dei francesi. Il sistema
operativo è stato inaugurato nello scorso
settembre, con capacità fantascientifiche. I
generali possono mandare i satelliti su un
obiettivo in qualunque punto del pianeta ogni sei
ore, ma nel Mediterraneo il passaggio avviene ogni
tre: il bersaglio viene spiato anche otto volte al
giorno. Il radar funziona sempre, forando nuvole e
oscurità, tempeste e polveri. Alla fine della
missione quotidiana se ne ricavano fino a 75
immagini a campo stretto ed alta risoluzione: in
gergo la chiamano modalità "Spotlight 1". In una
superficie di 45 chilometri quadrati ogni oggetto
sarà scansito con dettagli di poco inferiori al
mezzo metro. Certo, non si "vedono" singole
persone e non si "leggono" numeri di targa, ma la
quantità di informazioni raccolte è
impressionante: ricostruzioni con elaborazioni
tridimensionali, talvolta scrutando anche sotto la
chioma gli alberi, che battono qualunque
mimetizzazione o tentativo di occultamento. Anche
perché il gioco di squadra con i francesi offre la
possibilità di arricchire il quadro con foto
tradizionali, dove compaiono scritte e dettagli.
L'asse Roma-Parigi tesse così una ragnatela di
controllo elettronico senza precedenti in Europa.
La passione dei generali per gli acronimi fa
subito affiorare l'altra faccia del problema. La
base di Pratica di Mare infatti si chiama CITS-RIS,
dove la seconda sigla non indica gli investigatori
scientifici dei carabinieri resi popolari dalla
fiction tv ma l'intelligence militare rimasta
ancorata alla riservatezza della Guerra Fredda. Il
Ris è l'erede del Sios, ossia i servizi segreti
interni alle Forze Armate. Come mostra lo stemma
della base, comprende tutti i corpi -
aeronautica, marina, esercito e carabinieri - ed
è alle dirette dipendenze dello Stato maggiore
Difesa: il Ris non risponde a nessuna altra
autorità e tantomeno agli organi di controllo del
Parlamento.
IL BUCO NERO. Quando, dopo gli
scandali dello spionaggio parallelo di Telecom
intrecciato agli 007 dell'era Pollari, le Camere
decisero di riformare tutti i servizi segreti,
quella sigla riuscì a nascondersi nei cavilli
della legislazione. Si pensava che fosse destinata
a un ruolo marginale: la legge assegnava al Ris
"solo compiti di carattere tecnico e di polizia
militare". L'attenzione era rivolta soprattutto
alle spedizioni internazionali, Libano e
Afghanistan, ossia "ogni attività informativa
utile al fine della sicurezza dei presidi e delle
attività delle forze armate all'estero". Quindi il
Ris si dovrebbe limitare esclusivamente alla
raccolta di notizie sul campo, lontano dalla
madrepatria, cercando di proteggere i soldati
impegnati sulla frontiera israeliana o nella
regione di Herat. La legge era chiara
nell'escludere qualunque attività di intelligence
ed esplicitava che non dovesse avere nessuna delle
funzioni dei servizi segreti. Lo scopo principale
della riforma era proprio quello di affidare il
totale controllo degli 007 alla presidenza del
Consiglio, togliendo di mezzo le prerogative degli
Interni sul vecchio Sisde e della Difesa sul
Sismi. Veniva creato un apparato per l'attività
informativa interna - l'Aisi - e uno per la
sicurezza estera - Aise - diretti dal nuovo
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza
Dis. Tutto smilitarizzato, tutto civile, tutto con
regole nuove che chiudessero una volta per tutte
con il passato di misteri e sospetti.
Allo Stato maggiore questo "addio alle spie" non è
mai andato giù. E ha trovato un potente alleato in
Ignazio La Russa, pronto a invocare la necessità
di una intelligence militare autonoma che assista
le missioni all'estero. Il ministro lo ha fatto
con una serie di dichiarazioni pubbliche alla fine
del 2009, poi di fronte alle polemiche, ha scelto
il dietrofront: "È stato solo un pensierino
natalizio, una cosa buttata lì. D'altronde di
queste cose si occupa già una struttura apposita
che è il Ris...". E questa frase, che sottolineava
il ruolo del Ris, è apparsa come una ritirata
tattica, in attesa del momento migliore di tornare
alla carica.
GUERRIERI ELETTRONICI. Nel
frattempo però i generali hanno potenziato
quantitativamente e qualitativamente le attività
del Ris, per renderlo pronto ai nuovi conflitti. È
stato creato un reparto per le guerre
informatiche, le cyberwar, che si combattono in
segreto già oggi attaccando le reti informatiche
con ondate di virus ed overdose di imput.
Sbaragliando i computer, si possono paralizzare
aeroporti, linee ferroviarie, banche, enti
pubblici, centrali elettriche, centri di ricerca,
reti di telecomunicazione: l'Italia appare come un
bersaglio fin troppo facile. E i militari sono gli
unici che si stanno seriamente preparando a questo
scenario, con un battaglione che fa capo al solito
Ris. Ma ancora più importante è l'investimento in
un altro acronimo, diventato fondamentale nella
lotta al terrorismo: Sigint, l'analisi dei segnali
elettronici. Ossia di tutte le comunicazioni: il
che significa anche conversazioni sui cellulari e
scambi di dati su reti telematiche. È la sfida che
si conduce tutti i giorni in Afghanistan e in
Iraq: riuscire a individuare nel traffico di
telefonate la voce o le mail dei capi di Al Qaeda
o dei talebani, per localizzarli o anticiparne i
movimenti. O per neutralizzare gli apparecchi con
cui i guerriglieri fanno esplodere le bombe, che
hanno provocato numerose vittime anche tra i
soldati italiani. L'ultimo attacco del genere è
avvenuto nel Sud del Libano proprio alla fine di
maggio. Tutte queste attività dovrebbero essere
condotte dal Ris solo all'estero, nel legittimo
intento di proteggere e assistere gli uomini che
il Parlamento ha spedito nel mondo per costruire e
difendere la pace. Ma le esercitazioni per captare
e analizzare i segnali avvengono in patria, in
basi come quella laziale di Nettuno che nella loro
sfera di intercettazione elettronica possono
abbracciare gran parte della Capitale.
L'Italia poi ha anche deciso di acquistare due
aerei specialissimi, due Grandi Fratelli dei cieli
che costeranno 280 milioni di euro. Il prezzo non
dipende dai jet - si tratterà di bireattori
Gulfstream - ma dalla dotazione di bordo: un
sistema chiamato Jamms che cattura e setaccia
tutte le emissioni elettromagnetiche, una sorta di
Echelon volante. È una spugna di dati, che vengono
filtrati secondo infinite chiavi. Possono
riconoscere il profilo di una voce, di un singolo
telefonino, di una rete wifi: volano e assorbono
onde, che decifrano fino a renderle conversazioni
o testi di mail. Sono l'arma decisiva per stanare
i miliziani islamici: si appropriano delle loro
comunicazioni, che si tratti di cellulari o
walkie-talkie.
Ma sulle loro missioni in patria di queste
macro-spie c'è incertezza. Dovrebbero venire
schierati anche nel nostro paese, ad esempio, per
dare la caccia ai latitanti di mafia. L'aereo può
restare per ore in alto sulla zona dove si ritiene
siano nascosti il boss Matteo Messina Denaro o il
padrino casalese Michele Zagaria, ascoltando tutto
e tutti. Poi quando nell'etere si materializza la
voce del ricercato, il sistema di bordo ne
individua la posizione e il numero che usa,
permettendo di seguirlo o fare scattare la
trappola.
FUORI CONTROLLO. Gli aerei spia
dovrebbero essere gestiti in condominio dai
servizi segreti e dal solito Ris, che essendo
interno alle forze armate ovviamente dispone già
di piloti, hangar e tecnici. Ma il dilemma è lo
stesso: poiché la legge non prevede che i militari
si occupino di intelligence, nessun organismo
parlamentare li controlla. Non ci sono sospetti di
deviazioni da pare di questo reparto, resta però
un problema fondamentale di regole: chi vigila
sulle operazioni del Ris? Non sono stare definite
regole e limiti per la sua attività. Mentre le
informazioni a cui il Ris ha accesso diventano
sempre più ampie. Lo dimostra la gestione dello
scambio dati sui satelliti spia con la Francia,
che non passa attraverso i servizi segreti
istituzionali ma avviene tra intelligence
militare. O l'accesso diretto del Ris ai dossier
degli 007 americani in Afghanistan che - come
rivelano i file di WikiLeaks - è stato concesso
al ministro La Russa al fine di migliorare
l'incisività dei nostri incursori. Tutto top
secret.
Delle operazioni di Cosmo-Skymed si sa soltanto
che in questi mesi i satelliti spesso scrutano la
zona di Tripoli, per scoprire i movimenti delle
truppe di Gheddafi. Una missione lecita, rivelata
in modo anomalo. Ne ha parlato Marco Airaghi, il
"consigliere spaziale" di La Russa e
vicepresidente dell'Asi, svelando: "Cosmo-Skymed
oggi può essere utilizzato nella sua funzione
principe di supporto alle forze armate". La
"funzione principe" quindi è quella militare. E
gli italiani hanno pagato oltre un miliardo per
mantenere nell'alto dei cieli un sistema che tutto
controlla senza venire controllato: la spia
perfetta.