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LE PARTECIPAZIONI E LE RASSEGNE EDITORIALI

IL SAGGIO "GUERRA,IDEOLOGIA,MASSACRO,CENERI: UN ESEMPIO", E' STATO PREMIATO NELLA RASSEGNA DEL PREMIO LETTERARIO CASENTINO DI POPPI DEL 15 GIUGNO 2008.

 

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I MOMENTI DEL NAZISMO SEGNALATO ALL'INTERNO DELLA SESTA RASSEGNA DEL PREMIO "LAGO GERUNDO DI PAULLO", 10 MAGGIO 2008

 

I momenti del nazismo premiato alla 22a Rassegna d' Arte e Letteratura Città di Viareggio il 10 febbraio 2008. La giuria presieduta dal Prof. F. Predinziani, Presidente del Premio San Domenichino di Massa.

 

Presenti nella Rassegna Letteraria - Trofeo Penna d'Autore di Torino, in concomitanza con la Fiera del Libro  http://www.pennadautore.it/RassegnaLetteraria/narrativa/7.pdf 

 

Con "Erano meglio le "Coree""(pagina 227), presente nel libro "Schiavi Moderni" di Beppe Grillo

 

Scarica la versione zippata in pdf gratuita

 

I PREMI PRECEDENTI(gen-dic 2007):

FINALISTA nel Premio Letterario NABOKOV di Lecce, sponsorizzato INTERRETE

FINALISTA nel Premio Letterario GAETANO CINGARI di Reggio Calabria

MEDAGLIA D'ARGENTO nella sezione saggistica edita del Premio Marengo d'Oro di Sestri Levante, presieduto da Carlo Lucarelli

 

SECONDI AL 12° PREMIO INTERNAZIONALE "PADUS AMOENUS", 27 MAGGIO 2007

TERZI NELLA RASSEGNA LAGO GERUNDO , SEZIONE SAGGISTICA !!!!

SECONDI ALLA trentunesima edizione del Premio "Città della Spezia",sezione Saggistica Gino Tonelli

sono altresì presente nella Biblioteca Penna d'Autore per ora semifinalisti...

Novità: I racconti oscuri....

l'immortale, i cinque giorni, nebbia dall'ignoto, nemesis, ponjatowsky

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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LE ULTIME NOTIZIE

 

 

 

Quello che spaventa di più è il labirinto impersonale, l’ingranaggio burocratico, le porte chiuse, i divieti, l’omertà, i “no, senza l’autorizzazione non si può”, che hanno protetto, che stanno proteggendo, gli esecutori materiali della morte di Stefano Cucchi, arrestato in buona salute dai carabinieri il 15 ottobre e restituito cadavere ai genitori, già disteso sulla tavola delle autopsie dell’obitorio di Roma, il 22 ottobre all’alba.

Quei labirinti, quegli ingranaggi sono stati maneggiati anche loro da persone in carne e ossa. E hanno agito sovrapponendosi all’agonia di Stefano Cucchi, impedendo che i familiari, o almeno un avvocato, riuscissero a vederlo, a parlargli,
per sei notti e sette giorni di seguito, mentre il suo corpo smetteva progressivamente di reagire ai traumi e al dolore.

Non uno di quegli ingranaggi si è inceppato. Non una smagliatura - tra i carabinieri, le guardie penitenziarie, i medici, la magistratura di sorveglianza - ha permesso di allentare quell’
assedio di indifferenza e ignavia. Che ha dilapidato il tempo utile a salvarlo e certamente la pietà. Proprio come si è visto in quell’altro reperto di nostra impassibile modernità che è il
video dell’esecuzione al rione Sanità di Napoli. Lì un paio di donne che andavano di fretta hanno scavalcato il cadavere steso sul marciapiede. Qui lo ha fatto un intero pezzo di Stato che aveva preso in consegna il corpo (e la vita) di Stefano Cucchi per poi lasciarlo agonizzare nell’inchiostro. 
(Vignetta di Bandanax)
 

 FRULLATORE ULTRASETTANTENNE.....Ormai l'ottimismo sperticato del Presidente del Consiglio italiota è FONDATO ESCLUSIVAMENTE sopra i dati che vengono oltre oceano, con la variante, di non poco conto, che sul soglio dell'ultimo bastione del capitalismo NON C'E' PIU' IL SUO AMICO BUSH. In Italonia la depressione è grave e sta diventando gravissima: "la certezza di una nuova stabilità è ancora lontana. Siamo meno sicuri che si stia effettivamente avviando una ripresa duratura, che non poggi solo sul sostegno straordinario delle politiche economiche". Anche da qui deriva la necessità, ''urgente", di riprendere "il cammino delle riforme". Draghi diffonde anche cifre poco incoraggianti sul fronte dell'occupazione: in un anno, da settembre 2008 a settembre 2009 - sono stati persi, rivela, 650 mila possti di lavoro. Ed è probabile che negli ultimi mesi del 2009 ci saranno ulteriori perdite." Pronta la risposta da MARTE del Presidente del Consiglio(ri) italiota, giunto in quei lontanissimi lidi per orchestrare qualche altra pastetta per infognare IL PROCESSO DEL SUO COMMERCIALISTA MILLS GIUNTO IN CASSAZIONE DOPO LA CONDANNA IN SECONDO GRADO DEI 4 ANNI E MEZZO PER CORRUZIONE; per aggirare la MULTINA CHE DEVE A DEBENEDETTI PER 750 MILIONI DI EURO, per vedere di bloccare i PROCESSI PENALI PER FALSO IN BILANCIO FININVEST, TRUFFA ALLO STATO PER IL CASO DEI PREZZI GONFIATI NELLA COMPRAVENDITA DI FILM ALL'ESTERO, CASO MEDIATRADE, ULTERIORE CORRUZIONE NEL CASO SACCA'/MASTELLA CON IL TENTATIVO DI UNGERE SENATORI DELL'EX PD ALLO SCOPO DI FAR CADERE, COME POI E' AVVENUTO,IL GOVERNO PRODI: ""Il peggio della crisi finanziaria - scrive il premier - sembra sia alle nostre spalle, e sembra sia iniziata, sia pure lentamente, la ripresa". Il presidente del Consiglio esprime poi l'apprezzamento del governo per "il comportamento tenuto dal sistema bancario italiano che ha affrontato la crisi in condizioni migliori rispetto a quelle di tanti altri Paesi". E sottolinea come "la rete di protezione predisposta tempestivamente dal governo abbia rafforzato l'immunità delle banche italiane nei confronti della crisi". Le banche sono al riparo, chi va cercando un lavoro un pochino meno: "Secondo i dati dell'Ires, presentati oggi, i disoccupati in Italia hanno superato quota tre milioni. I senza lavoro nel 2° trimestre dell'anno risultano essere 3,2 milioni e il tasso di disoccupazione sarebbe del 12,1%, ben superiore al dato Istat (7,4%).
I dati Ires sommano i disoccupati ufficiali (1 milione e 363 mila) e i cosiddetti "scoraggiati", coloro cioè che non cercano neanche più il posto di lavoro ritenendo di non riuscire a trovarlo: un milione e 841 mila. Si arriva così a quota 3 milioni e 204 mila e a un 12,1% di disoccupazione che è superiore anche alla media europea, attualmente al 9,1%. Ma non finisce quì:"Il 15 ottobre il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, parlando alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, ha spiegato che la riduzione occupazionale, registrata nel secondo trimestre (556 mila), è dovuta soprattutto ai "figli" e ha interessato 404 mila persone. A confronto con loro, rischiano di sembrare pochi persino i 152 mila posti perduti dai genitori. La crisi dei giovanissimi. Quelli che stanno andando peggio sono i più piccoli. Alla fine di giugno, dicono i dati trimestrali dell'Istat, il tasso di disoccupazione per il segmento tra 15 e 24 anni è arrivato al 24 per cento. Quasi quattro punti percentuali in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un ragazzo su quattro, insomma, è alla ricerca di un lavoro (vedi tabella). Più del triplo della media nazionale che, nel complesso, ha raggiunto il 7,4 per cento. Il peggioramento ha interessato in particolare i ragazzi, il cui tasso disoccupazione è cresciuto del 4,2 per cento mentre quello delle loro coetanee è salito di poco più della metà (+2,5%). Tra le aree più aggredite dal fenomeno c'è il Mezzogiorno (ed è una conferma) dove la quota dei "senza lavoro" ha toccato i picchi: 35,3 per cento. Ma se si mette a confronto la media nazionale con il segmento giovanile, ci si accorge (ed è una sorpresa) che il peggioramento più significativo si è manifestato nelle regioni del centro d'Italia. L'incremento da queste parti è stato di 5,5 punti percentuali in un anno (vedi tabella) mentre quello medio è rimasto pressoché stabile. In queste regioni, in un anno, il rapporto tra il tasso di disoccupazione dei giovanissimi e quello nazionale è passato da poco meno di due volte e mezzo a quasi tre volte e mezzo (vedi tabella). E' probabile che a molti di questi ragazzi, relegati ai confini del mercato del lavoro, la recente dichiarazione del ministero dell'Economia Giulio Tremonti a favore del "posto fisso" sia sembrata beffarda. Quelli con il diploma. Non se la passano bene neppure i loro fratelli maggiori. A giugno dell'anno scorso, tra quelli che hanno tra 25 e 34 anni, che in Italia sono ancora costretti ad essere "figli", l'8,7 per cento non aveva un impiego. Oggi sono il 10,1 per cento. A fare i conti con la perdita di un impiego sono soprattutto i diplomati. Per loro nel giro di un anno le cose sono andate peggiorando in maniera significativa. La disoccupazione degli under 35 con un diploma da 4-5 anni è salita, in un anno, dal 7,2 per cento al 9,2 per cento (vedi tabella). Quella di chi ha un diploma da 2-3 anni è cresciuta del 2,3 per cento. I laureati hanno mostrato un incremento minore (+1,0 per cento). Altrettanto male è andata a quei giovanissimi con la licenza media il cui tasso di disoccupazione è passato dal 11,2 al 12 per cento." I numeri sono SENZA SCAMPO, ma chissenefotte: il Milan/Mediaset e la Juvenilia dei Ladroni sono in netta ripresa,bravi!!

Mills, confermata sentenza
"E' stato corrotto"

Il legale condannato a 4 anni e mezzo: ha ricevuto seicentomila dollari da Berlusconi per comportarsi da "testimone reticente" in due processi nei quali era imputato il premier. La difesa: "Andremo in Cassazione"

Berlusconi è malato, non va al Consiglio europeo

DIECI NUOVE DOMANDE AL CAVALIERE (English)

 

banche non sono mai in crisi

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Chi ha causato la crisi? Le banche. Chi guadagna dalla crisi? Le banche. Unicredit e Banca Intesa San Paolo hanno fatto delle semestrali fantastiche. Come avranno mai fatto con tutta questa crisi in giro? Il correntista che deposita i suoi risparmi sul conto ottiene di interesse dallo 0,1 allo 0,5% nei casi più fortunati. Se chiede di più, la risposta è sempre la stessa: "E' colpa dell'Euribor!". Se lo stesso correntista chiede un prestito il tasso di interesse diventa un numero a piacere tra l' 8 e il 10%. In questo caso l'Euribor non c'entra nulla. L'Italia è il Paese dei monopoli, quello bancario è forse il peggiore!

 

La Consulta: "Lodo Alfano illegittimo"
Berlusconi: "Vado avanti, giudici di sinistra"

LA DIRETTA. Dichiarata incostituzionale a maggioranza (9 a 6) la legge che blocca i processi alle 4 più alte cariche dello Stato (testo- tutti i documenti). Il premier torna a giudizio in due processi. Secondo la Corte (comunicato) non basta una legge ordinaria; violato anche il principio di uguaglianza. Alfano: "Sentenza sorprendente". Prima, la minaccia di Bossi: "Pronti a trascinare il popolo". E poi: "Il premier non vuole elezioni anticipate. Se si ferma il federalismo, facciamo la guerra" / Commenta
LO SPECIALE DI REPUBBLICA TV/ BREAKING NEWS SUI SITI STRANIERI

COSA SUCCEDE ADESSO - E il premier torna a essere imputato in due processi

Il Times: Berlusconi stile Orwell di E. FRANCESCHINI - RASSEGNA STAMPA ESTERA

Annozero, 7 milioni per la D'Addario
Schifani attacca: "Palese indecenza"
. Sono finite male le vacanze del Cavaliere dei nani. Dopo il Milan, ecco alla ribalta mediatica le sue puttane incazzate, poi è la volta del risarcimento che deve a De Benedetti (750 milioni di euro) in attesa della Consulta sul SUO LODO ANTI-PROCESSI (corruzione senatori per far cadere Prodi, caso Mediatrade, caso Mills, strani rapporti con la mafia...)

Ma Santoro esulta: "Il pubblico non vuole censure"
Gabanelli: "Per ora abbiamo tutela legale, ma si naviga a vista"

Annozero, 7 milioni per la D'Addario Schifani attacca: "Palese indecenza"

Patrizia D'Addario ad Annozero

ROMA - Boom di ascolti per la puntata di ieri sera di Annozero, che ieri sera ha sbaragliato la concorrenza di RaiUno e Canale 5. E infatti la trasmissione, che vedeva fra gli ospiti Patrizia D'Addario, è stata seguita da 7 milioni 338 mila spettatori, con uno share del 28,92%. La scorsa settimana la tramissione condotta da Michele Santoro aveva ottenuto 5 milioni 592 mila spettatori e uno share del 22.87. "Il pubblico non vuole censure" - si limita a dichiarare, a caldo, il conduttore - certi numeri non si commentano". Un boom, insomma, per la contestatissima puntata di ieri, che aveva come piatto forte la presenza della escort che due volte è stata ospite del premier a Palazzo Grazioli. A nulla è servito, dunque, il trambusto creato, nelle ultime 48 ore, da esponenti del Pdl; anzi, probabilmente, proprio l'agitazione del presidente del Consiglio ("è indignato", ha riferito il direttore di Libero Maurizio Belpietro che lo ha visto ieri a Palazzo Grazioli) e dei suoi uomini ha creato grande attesa intorno al programma. E di fronte alla grande curiosità e partecipazione suscitata da Annozero, anche le reti ammiraglie del servizio pubblico e di Mediaset devono cedere le armi. Su RaiUno, una fiction molto amata come Don Matteo ottiene uno share medio del 21,87%, con 5 milioni 773 mila spettatori; e le due puntate, attesissime dai fan, che hanno segnato il ritorno del Doctor House su Canale 5 si fermano a uno share del 15,93%, con 4 milioni 840 mila spettatori. Ma la polemica politica non si placa. E oggi a parlare è il presidente del Senato, Renato Schifani: "Il servizio pubblico - dichiara - dovrebbe fare comunicazione nei limiti della decenza sopportabile dal Paese: temo che questo limite sia stato superato da un po' di tempo. Siamo nella palese indecenza". Gabanelli: per ora tutela legale. "La tutela legale della Rai per Report? L'abbiamo rispuntata la scorsa settimana. Almeno per questa serie. Si naviga un po' a vista, capisce?". Lo ha detto Milena Gabanelli intervenendo a "24 Mattino" su Radio 24 per discutere della manifestazione sulla libertà di stampa prevista domani. Manifestazione alla quale Gabanelli ha aderito: "Tutti i politici di tutti i Paesi - ha detto la Gabanelli - esercitano le loro pressioni sui giornalisti per indirizzare, condizionare, limitare. A vari livelli. Ma dipende dagli interlocutori che trovi. In Italia si trovano interlocutori particolarmente asserviti e questo fatto produce certi risultati".

 

Dopo l'estate 2009 lancerò le Liste regionali a Cinque Stelle per le elezioni del 2010. In autunno nascerà un nuovo Movimento di Liberazione Nazionale, un soggetto politico a Cinque Stelle espressione dei cittadini. Un esempio di democrazia diretta. BEPPE GRILLO

Grillo «attacca» la Moratti e Formigoni

Show-comizio a Milano. Il comico presenta al Teatro Smeraldo il suo «Movimento a cinque stelle»

Grillo presenta il suo movimento al teatro Smeraldo (Fotogramma)

Grillo presenta il suo movimento al teatro Smeraldo (Fotogramma)

MILANO - Quasi non serviva la premessa che «questo non è uno spettacolo». Beppe Grillo è sul palco del teatro Smeraldo, ieri pomeriggio, per presentare il suo «Movimento a cinque stelle». Ora fa politica vera, o antipolitica, comunque non solo satira. Parla di ecologia e risparmio energetico. Attacca Comune e Regione. Di Letizia Moratti dice che «è stata eletta con i soldi del marito», non «per meriti sul campo», e duemila spettatori, in platea, si spellano le mani. C’è un tifo da stadio quando il comico genovese ricorda la serata d’attrice del sindaco al Dal Verme, durante il Festival MiTo: «Mentre lei recitava chiudevano una scuola», riferendosi al liceo serale Gandhi (anche se l’ultima classe è stata riaperta dopo le proteste degli studenti). Ma Grillo ne ha anche per Roberto Formigoni: «Ormai è un primario di ospedale».

Cemento e sanità: sono i due temi su cui Beppe Grillo picchia duro e riscuote applausi. C’è Adriano Celentano nel palchetto d’onore, accanto alla moglie Claudia Mori: il molleggiato era stato il primo, due anni fa, a pungere Letizia Moratti sulle scelte urbanistiche, i grattacieli, «Milano è stata distrutta, stravolta — disse —. E lo sarà ancora di più con i progetti che la Moratti ha nel cassetto. È un disastro a cui ci siamo tutti rassegnati». Forse. Non Grillo: «Cemento, parcheggi, supermercati. Niente piste ciclabili. Questa è una strage di Stato», sottolinea dal palco.

Poi lancia l’affondo sulle politiche sanitarie del Pirellone: «In questa Regione la sanità si auto-alimenta e crea il Pil regionale. Se San Francesco cancellasse tutte le malattie dalla Lombardia, mi chiedo cosa farebbe Formigoni dalla mattina alla sera». Lo ascoltano e seguono in duemila (tra cui l’ex magistrato Luigi De Magistris, oggi europarlamentare dell’Italia dei Valori): il pubblico era stato «selezionato» via blog per evitare code davanti al teatro.

 

 

L'economia sociale è ancora solo una parola che va riempita di contenuti. La produzione di beni che distrugge l'ambiente non è economia. Non lo è una distribuzione diseguale dei beni. Un amministratore delegato non può guadagnare cento, duecento volte più di un dipendente della stessa società. Se nulla si crea e nulla si distrugge in natura, così dovrebbe essere anche per la ricchezza. Non si può inventare come è successo per i derivati e i future. La crisi attuale non è stata creata dagli operai, dai lavoratori, ma dalle multinazionali fuori controllo, dalle banche, dalle finanziarie, dai pescecani delle Borse. Vanno messi sotto tutela dalla politica che non può essere la cameriera delle banche e di un libero mercato incontrollato. Oggi bancarottieri e politici sfilano a Cernobbio a braccetto ogni anno a pasteggiare a gamberoni. Bisogna introdurre i concetti di utilità sociale e danno sociale associati alla produzione. Incentivi per chi è utile, disincentivi per chi danneggia. La produzione locale e le cooperative vanno incentivate. Le società no profit, senza fini di lucro, che solo in Italia sono decine di migliaia, devono essere sostenute.
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato i
l programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Oggi pubblico la proposta per l'Economia per ricevere i vostri contributi.

ECONOMIA
- introduzione della class action
- abolizione delle scatole cinesi in Borsa
- abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate
- introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate
- abolizione della legge Biagi
- impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno
- vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale
- introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite
- impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati
- impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia)
- introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato
- abolizione delle stock option
- abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato
- allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei
- riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari
- vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni all’Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa
- favorire le produzioni locali
- sostenere le società no profit
- sussidio di disoccupazione garantito
- disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori di acqua in bottiglia).

Punti precedenti: Energia, Stato e cittadini , Informazione

Non siete stanchi di sentire solo nomi, gli stessi nomi? Nomi che si occupano della vostra vita, del vostro futuro? Senza un programma, senza nessun contatto con la realtà? Fini e lo psiconano. Bersanetor e boccon del prete Franceschini. Calderoli e Ghedini, gasparrisacconibrunetta, dalemaveltronilatorre. Una raccolta di figurine Panini del nulla in cui primeggia con le sue interviste lo zero assoluto, l'antimateria con il buco dentro: Azzurro Casini Caltagirone. Il cittadino è un separato in casa. Può solo assistere.
Il politico non ha stimmate o discendenza regale, non ha diritti divini per nascita, ma si comporta come se li avesse. Chi gestisce la cosa pubblica, a qualunque livello, deve essere
uno di noi, un elettricista, una mamma, un contadino che, per un periodo sufficiente, ma non eterno, ci rappresenti. Poi deve ritornare alla sua attività.
La politica non è una professione. Il professionismo in politica genera mostri. Come Mastella e Violante, Fassino e la moglie Serafini. Le leggi e le strutture dello Stato sono tutte a favore dell'attuale oligarchia. Un vestito su misura. I partiti hanno occupato lo Stato. Si credono essi stessi lo Stato. Non sono solo una casta, ma esseri superiori che compaiono nelle nostre case attraverso la televisione tutte le sere. La loro immagine, grazie alla ripetizione continua, appartiene alla sfera della sacralità. Intoccabili, ingiudicabili, inguardabili.
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato i
l programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Oggi pubblico la proposta per Stato e cittadini per ricevere i vostri contributi.

STATO E CITTADINI
"L'organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente.
Il Parlamento non rappresenta più i cittadini che non possono scegliere il candidato, ma solo il simbolo del partito La Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio.

- Abolizione delle province
- Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti
- Abolizione del Lodo Alfano
- Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico
- Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica
- Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo
- Divieto per i parlamentari di esercitare un'altra professione durante il mandato
- Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali
- Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)
- Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati
- Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web, come già avviene per Camera e Senato
- Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action
- Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum
- Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare
- Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria
- Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini"

Punto precedente: Energia.

Istat, disoccupazione al 7,4%
Occupati mai così giù da 15 anni

Istat, disoccupazione al 7,4% Occupati mai così giù da 15 anni


ROMA - In Italia il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre è pari al 7,4%, in crescita rispetto al 6,7% dello stesso periodo del 2008. Si tratta del dato più alto dai primi tre mesi del 2006. Lo comunica l'Istat. Sul dato ha influito soprattutto l'incremento degli inattivi ( 434mila unità), concentrato nelle regioni meridionali e dovuto a fenomeni di scoraggiamento: mancata ricerca del lavoro di molte donne per motivi familiari, ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro.

Calo tendenziale peggiore dal '94. In termini assoluti il numero degli occupati è calato di 378mila unità, in flessione dell'1,6% rispetto allo stesso periodo del 2008 (-0,3% rispetto al primo trimestre 2009). Il dato tendenziale, spiega l'Istat, è il peggiore dal secondo trimestre del 1994. Il risultato sintetizza il protrarsi della caduta dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, l'accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e la nuova riduzione del numero dei collaboratori.

Aumento dell'8,1% di chi cerca lavoro. Il tasso di occupazione, pari al 57,9%, è il più basso degli ultimi quattro anni. Il numero delle persone in cerca di occupazione sale invece a 1.841.000 unità (+137.000, pari all'8,1%, rispetto al secondo trimestre 2008).

Aumentano gli occupati stranieri. L'Istat segnala anche che la caduta dell'occupazione è dovuta in gran parte al calo della componente italiana (-399 mila occupati maschi e -163 mila occupate donne) mentre prosegue la crescita dell'occupazione degli stranieri (89 mila uomini e 95 mila donne).


Gli occupati per Regione. A livello territoriale, si registra un nuovo restringimento della base occupazionale nel Nord, con l'eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano e dell'Emilia Romagna, dove il numero degli occupati aumenta per il contributo fornito dagli occupati italiani con almeno 50 anni di età e dagli stranieri.

Nel Mezzogiorno il calo dell'occupazione si manifesta in misura accentuata. Nel Centro si segnala un marginale aumento degli occupati (0,2%, pari a 10.000 unità) dovuto sia alla maggiore crescita tendenziale degli occupati stranieri in questa ripartizione in confronto alle restanti (17,7% rispetto al 7,9 e all'8,7% rispettivamente del Nord e del Mezzogiorno) sia alla relativa più lunga permanenza sul posto di lavoro degli occupati italiani con almeno 50 anni di età.

E per settore. L'agricoltura registra una modesta contrazione del numero di occupati (-0,7% pari a -6.000 unità), concentrata nelle regioni meridionali. La notevole riduzione tendenziale dell'occupazione nell'industria in senso stretto (-3,9% pari a -197.000 unità) riguarda sia i dipendenti sia gli autonomi nell'insieme del territorio nazionale.

Le costruzioni tornano a segnare un calo degli occupati (-2,1% pari a -41.000 unità), soprattutto dipendenti del Nord-est e del Mezzogiorno. Già in discesa nel precedente trimestre, il terziario segnala una nuova riduzione tendenziale dell'occupazione (-0,9% pari a -134.000 unità) a sintesi del protrarsi del calo degli autonomi e dell'interruzione del processo di crescita dei dipendenti; entrambi i fenomeni si verificano in misura significativa nel Mezzogiorno.

(22 settembre 2009)

 

IN PIENO BERLUSCONISTAN

ALL'INIZIO DI QUESTO PERIODO ESTIVO AVEVAMO PARLATO DEI 5 PROBLEMINI DI TESTA D'ASFALTO:"IL PRIMO E' IL LODO ALFANO-SCHIFANI. QUESTA PSEUDO LEGGE E' AL VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE: PER RENDERLA LECITA DEVE CORROMPERE I GIUDICI DELLA SUDDETTA CORTE. IL SECONDO E' IL DIVORZIO: L'EX MOGLIE VUOLE UNA MONTAGNA DI SOLDI. IL TERZO SONO LE PUTTANE D'ALTO BORDO CHE HA PAGATO: NON SI SONO ACCONTENTATE E VOGLIONO DECISAMENTE DI PIU'. IL QUARTO SONO I DANARI CHE DEVE A LOMBARDI, DELL'MPA, PER NON CREARE UNA OPPOSIZIONE INTERNA AL SUO INVOLUCRO ASIATICO. IL QUINTO E' IL RISARCIMENTO CHE DEVE A DE BENEDETTI PER IL FURTO DELLA MONDADORI DEL 1990, BEN UN MILIARDO DI EURO. Le cose si sono allargate nel frattempo: abbiamo la dirittura d'arrivo dell'inchiestina MEDIATRADE, il solito rigonfiaggio dei prezzi fatto da società occulte estere berlusconiane allo scopo di intascarsi "la cresta" in nero IN CONTI OCCULTI ESTERI OVVIAMENTE...L'affare Mediatrade si spacca in due trance: da una parte quella che dagli anni novanta si sposta fino al 2001, dall'altra quella che dal 2001 si spinge fino ai nostri giorni. Infine arriviamo a PALERMO: quì CIANCIMINO JUNIOR sta parlando, con lettere alla mano, dei legami di PROVENZANO CON TESTA D'ASFALTO...

COME ANTICIPATO UN PAIO DI ARTICOLI FA, TESTA D'ASFALTO GOVERNA IN ASSENZA DI OPPOSIZIONE: IL SOGNO DI VIDELA, PINOCHET, NORIEGA, SALAZAR, BATISTA, KIM IL SUN, NIXON. Le nostre affermazioni sono suffragate da fatti precisi e scritti: D'Alema e la soluzione un per cento

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Se il cane è il più fedele amico dell'uomo, D'Alema lo è, da sempre, dello psiconano. Da ogni punto di vista. Politico con la bicamerale. Giudiziario con il mantenimento del conflitto di interessi. Ed economico, con l'un per cento da corrispondere annualmente per la concessione governativa delle frequenze nazionali delle tre reti televisive di Mediaset. Il grande imprenditùr di Arcore paga allo Stato italiano per le concessioni solo l'un per cento del fatturato della sua azienda. Grazie a chi? A Massimo D'Alema, a quello che il burro lo porta lui. Alla sua legge 488 del 1999, pagina 32, articolo 27, comma 9. Testa d'Asfalto paga 24 milioni di euro all'anno allo Stato su un incasso di 2,4 miliardi. La famosa opposizione del menga del PDmenoelle. E NON FINISCE QUI'. IL BIS LO FA L'EX SEGRETARIO DEI DS, EX PDS, EX PCI, tutta una storia di ex: "Fassino, basta la parola!

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Fassino ha quel viso un po' così che abbiamo noi quando ci danno un calcio nei coglioni. Un signore che farebbe la felicità dei pubblicitari di lassativi. Eppure ha una sua verve comica che induce al riso, alla sganasciata senza controllo. Il PDmenoelle ha regalato le televisioni allo psiconano, come ha dichiarato Violante in Parlamento, ma Fassino si batte per la libertà di stampa, "la stampa è una forma di controllo del potere". Per il lodo Alfano non si pronuncia, aspetta di vedere le motivazioni della Corte Costituzionale, poi deciderà sul da farsi. Il confetto Fassino dal dolce sapore di prugna regola l'organismo, basta la parola! Mentre GLI ALLEATI SCODINZOLANTI DI TESTA D'ASFALTO AFFILANO LE ARMI PER LA PROSSIMA GENUFLESSIA, all'interno del PDL tenta di uscire dal coma J.F. Fini, non accorgendosi DI AVER GIA' LIQUIDATO IL SUO PARTITO. Gli rimangono le querele allo SCAGNOZZO FELTRI, suo ex picchiatore. Che i sinistrati di sinistra avevano commesso danni da 10 anni a questa parte lo dice anche la NOSTRA SIGNORA FETISH GELMINI:

Bocciata. La riforma dell'università voluta dal ministro Luigi Berlinguer, che ha istituito le lauree 3+2 "non ha prodotto i risultati attesi". Lo sostiene il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini in un documento che è stato recapitato ai rettori degli atenei nei giorni scorsi. Come riportato da La Stampa, nella lettera il ministro sottolinea il calo del numero dei diplomati che si iscrivono all'università e sottolinea il "costante aumento" dei fuori corso, mentre un giovane su cinque abbandona alla fine del primo anno. Una situazione di grave difficoltà, alla quale si aggiunge un altro problema: "Sono invece fortemente aumentate - scrive Gelmini - le dimensioni dell'offerta formativa e i costi, anche a causa della proliferazione delle sedi decentrate, un numero estremamente levato e difficilmente sostenibile". Il ministro punta di nuovo il dito contro le sedi poco efficienti: "In oltre 70 sedi è attivo un solo corso, in 30 due. [...] Appare difficile sostenere che questo aumento costituisca una risposta efficiente alle esigenze di miglioramento dell'offerta e della sua attrattività. Sembra anzi che risponda a logiche interne degli atenei o di diffusione territoriale". Ad aumentare non sono solo le sedi, ma anche i docenti, cresciuti del 20 per cento in dieci anni, "pari a due volte e mezzo l'aumento delle immatricolazioni. Si è inoltre verificato - aggiunge il ministro - un sensibile aumento del numero dei professori a contratto, esterni ai ruoli universitari, cresciuti del 67%". Come rispondere a questa situazione? Il ministro Gelmini invoca "una partecipazione molto incisiva del sistema universitario statale agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica". Il che significa riduzione dei corsi di laurea e pieno utilizzo dei docenti. "I corsi con un numero di immatricolazioni inferiore ai valori minimi - ha ripetuto Gelmini - vanno disattivati".

 

NEL FRATTEMPO, DA UNA PARTE TUTTI PARLANO CHE LA CRISI E' FINITA: "Disoccupazione, l'allarme dell'Ocse
'In Italia il peggio deve ancora venire'

La Fiat: incentivi o sarà un disastro .

L'Organizzazione dedica uno studio alle ricadute della crisi sull'occupazione. 15 milioni i senza lavoro nell'area. Nel nostro Paese erano 1,1 milioni nei primi tre mesi del 2009. Marchionne preoccupato chiede nuovi interventi. I conti del terzo trimestre in linea con le previsioni, confermati gli obiettivi per l'anno. Fiat, da sola con Chrysler, raggiungerà l'obiettivo di 5,5-6 milioni di vetture

Marchionne: "Rinnovare incentivi Altrimenti sarà un disastro"

FRANCOFORTE - "Spero che gli incentivi verranno rinnovati, altrimenti sarà un disastro". Lo ha dichiarato l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne al Salone dell'Auto di Francoforte. Marchionne ha sottolineato l'importanza degli incentivi per il mercato dell'automobile in Italia anche nel 2010 "per il bene del paese".

Fiat, da sola con Chrysler, raggiungerà l'obiettivo di 5,5-6 milioni di vetture, ha aggiunto. Il piano industriale di Chrysler sarà presentato a novembre: la ristrutturazione del gruppo americano è un processo lento ma sono attesi miglioramenti significativi nel 2010. Sul fronte Opel, "io ho chiuso totalmente", è stata la risposta di Marchionne ai cronisti.

Quanto ai conti, "I target del terzo trimestre sono in linea, alla virgola, con quanto previsto", ha dichiarato l'a. d. del Lingotto, che ha anche confermato gli obiettivi per l'intero 2009. Marchionne non ha voluto fornire indicazioni sull'andamento del mercato dell'auto italiano a settembre: "Non voglio portare jella", ha affermato scherzando.

 


 

il killer della televisione italiana annuncia alla Nazione alcune buone notizie.

La prima è che
non siamo ancora tecnicamente una dittatura perché “un dittatore di solito prima attua la censura e poi chiude i giornali” e lui s’è fermato per ora al primo punto del programma: i giornali, bontà sua, non li ha ancora chiusi. Anzi, “in questi giorni in Italia si è dimostrato che c'è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare”, come dimostra il Giornale. Che naturalmente non è suo, ma del fratello Paolo: lui ne è soltanto l’utilizzatore finale.

La seconda è che
le Procure di Milano e di Palermo “cospirano contro di noi. Ora, che in questo povero paese ci sia ancora qualcuno che cospira contro il padrone di tutto, mentre la cosiddetta opposizione se ne guarda bene, è una notizia che induce all’ottimismo. Ormai si disperava che potesse ancora accadere. Si spera soltanto che sia tutto vero. Certamente Silvio Berlusconi è persona informata sui fatti e, se lo dice lui, bisogna credergli. Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo non una cospirazione,
ma un’indagine giudiziaria che lo vede indagato dall’aprile del 2007 per appropriazione indebita (con conseguente evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e ad altre sette persone. L’indagine, di cui lui e i suoi legali hanno ricevuto copia della richiesta di proroga nell’ottobre del 2007 e che è “scaduta” alla vigilia delle ferie, è uno stralcio del processo che vede imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le “creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in America da parte di una miriade di società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset. In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio) il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di dollari, evasioni fiscali per 120 miliardi di lire fino al 1999 e relativi falsi in bilancio.

L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa - come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso - di avere “mascherato la formazione di ingenti fondi neri” dirottati dalle casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari”. Il tutto attraverso la solita compravendita di diritti sui film, negoziati - secondo l’accusa - a prezzi gonfiati con operazioni fittizie tra agenti (fra i quali il produttore egizian-americano Frank Agrama e l’italiano Daniele Lorenzano) e società riconducibili a Berlusconi ma occultate ai bilanci consolidati del gruppo. Un replay della vicenda già approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv. Qui il Cavaliere è indagato per appropriazione indebita a proposito di 100 milioni di euro nascosti in Svizzera e lì sequestrati dai giudici milanesi nell’ottobre del 2005: un tesoretto occulto intestato al produttore Agrama sui conti di una sua società con sede a Hong Kong, la Wiltshire Trading. Secondo l’accusa, quei soldi non sarebbero di Agrama, ma di Berlusconi del quale il produttore non sarebbe altro che un prestanome o un “socio occulto”. L’inchiesta-stralcio prende nome da Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”, “Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”). Il Cavaliere sa bene che, scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione, prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno da indagato a imputato.

Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più preciso: “E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94”. In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle
stragi politico-mafiose che hanno insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17 anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e gli ispiratori delle trattative fra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. Ora le indagini paiono a buon punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti, come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino. L’altro giorno, su Libero, Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993, e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato all’iscrizione di Marcello Dell’Utri (ma anche di Silvio Berlusconi) per concorso in strage.

Intanto, la prossima settimana, riparte per il rush finale davanti alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa: la Corte dovrà decidere se ammettere nel fascicolo processuale la lettera che - secondo Ciancimino jr. - Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri nei primi mesi del 1994, in cui prometteva appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva, e in caso contrario minacciava un “triste evento” (forse il sequestro o l’uccisione di Piersilvio Berlusconi). Una possibile prova regina del ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da Dell’Utri, rimasta finora nei cassetti della Procura grazie alla “distrazione” dei suoi vecchi dirigenti, ora fortunatamente sostituiti da gente più sveglia.

Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze (giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto, soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo. Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è
un’esternazione preventiva. A orologeria.
 

LE TUTE GRU E LE RISORSE INDEFINIBILI DEL DUO TREMORTI-BRUNETTA

Brunetta_Cernobbio.jpg Tremonti_e_la_crisi.jpg
A Cernobbio sono stati inaugurati nuovi linguaggi economici. Quello onirico-profetico di Tremorti con risorse inimmaginabili a disposizione del Paese e quello tardo medioevale-feudale di Brunetta. Le tute blu vengono chiamate simpaticamente "tute gru" per l'attitudine alla protesta sulle gru di operai disperati. Le tute gru sono lavoratori licenziati che rappresentano un "fatto fisiologico, marginale". I posti di lavoro rimasti in Italia invece sono: "stock di occupazione stabile". Quando sarà finito lo stock, le gru non basteranno più. A Cernobbio hanno parlato della crisi tutti quelli che hanno contribuito a crearla. Se la cantano e se la suonano da soli. Da Marco Tronchetti Provera a Tremorti. Quest'ultimo usa ormai un linguaggio arcano, metafisico, trascendente. Le chiusure delle aziende e i milioni di disoccupati non si devono più allarmare perché : "Non c’è nessuna preoccupazione per il periodo che abbiamo davanti, se ci sarà bisogno di soldi ci sono oltre quello che potete pensare". Ecco, provate a pensare allo stipendio che avete perso, al mutuo che non potete pagare. Pensato? Adesso, se avete bisogno di soldi, andate da Tremorti, lui ha risorse superiori alla vostra immaginazione e un debito pubblico argentino. C'era una volta la gloriosa Triplice. Il sindacato di lotta e di governo. E' rimasto il governo senza il sindacato. I precari non hanno la tessera, ma sono figli di una legge avallata da un sindacato compiacente insieme al furto del TFR e alla mancanza di sicurezza sul lavoro. Le fabbriche chiudono, gli insegnanti sono licenziati a migliaia. Possono solo arrampicarsi sui tetti o salire sulle gru. Sempre più in alto...NEL FRATTEMPO TRA UNA PUTTANELLA ED UN'ALTRA - Il nomignolo. A Daphne Barak (specializzata in interviste a star e leader politici, che offre in syndacation), la giovane di Casoria spiega le origini della sua amicizia con il presidente del Consiglio: "Quando mio padre andava a trovare Silvio, mi portava con sé", racconta Noemi. E il Daily Mail si chiede: "Come mai il padre Benedetto - un piccolo commerciante di Portici, un'oscura città vicino Napoli, con piccole proprietà - era diventato un amico di lunga data del ricco Berlusconi?". Noemi prosegue: "Conosco Silvio da quando ho memoria. Mio padre mi portava da lui quando ero piccola. Accadeva spesso. Ma per me era una cosa normale. Non è che Silvio fosse una persona straordinaria per me". E qui la Letizia spiega la genesi del nomignolo "papi": "Infatti, quando ero piccola, gli ho dato il nomignolo che tutti conoscono ora. Perché io sono una persona dolce, mi piace dare nomignoli alle persone che amo. E così ne ho dato uno a Silvio, perché è dolce. Era per dimostrargli affetto". Queste le parole riportate nell'articolo della Barak, ma nella registrazione dell'intervista la frase sulla dolcezza del Cavaliere non c'è....- IL VICE LACCHE' FINI FA FINTA DI LITIGARE COL SUO PADRONE:"Quel "tu" così provocatorio e irriverente. Il "compagno" Fini, bollato come "vergognoso", perfino "ridicolo". Al presidente della Camera è stata chiarissima - fin dalla prima lettura del quotidiano della famiglia del premier - la portata dell'avvertimento contenuto nel nuovo fondo al vetriolo firmato da Vittorio Feltri. Un'"intimidazione", si è sfogato Gianfranco Fini con chi lo ha sentito al telefono. Come dire, nella campagna di caccia d'autunno inaugurata col bombardamento dell'Avvenire e del suo ormai ex direttore Boffo, nessuno può sentirsi al sicuro, non solo giornali e oppositori esterni al Pdl. "È un attacco nella natura di Feltri", è stata la prima impressione della terza carica dello Stato. "Ma soprattutto una nuova puntata che conferma il clima di imbarbarimento nel quale siamo caduti e che avevo denunciato dal palco della festa Pd di Genova. Come mi sento io? Bisognerebbe chiedere a Berlusconi, come si sente". C'è stupore, c'è rabbia, per un colpo che raggiunge a freddo il presidente della Camera, ancora nel ritiro toscano.....
 

Almeno 13.250 persone sono morte, tra il 1993 e il 6 maggio 2009, nel tentativo di raggiungere la fortezza Europa. Durante il viaggio, nei centri d’identificazione, durante il rimpatrio forzato o una volta rimandati nel loro paese. (continua) La risposta dell'Italia è da una parte le cannonate leghiste elettorali - affondiamo i barconi nel Mediterraneo e scordiamoci del buco grosso come il Pianeta Giove che ci ritroviamo sulla frontiera con la Slovenia, dalla quale entrano milioni di rumeni,polacchi,slovacchi,bulgari sdoganati dall'entrata nella UE e quindi liberi di circolare in tutta Europa -dall'altra i discorsi "africani " di AL BERLUSHAL: "Il 23 agosto 2009 Berlusconi l'Africano si è recato negli studi di Nessma TV, in Tunisia, per partecipare alla trasmissione Ness Nessma. Nessma TV è un canale commerciale, diffuso nei Paesi del Maghreb mediterraneo, di cui Mediaset ha il 25%. Accappatoio Selvaggio ha promesso "con una totale apertura di cuore" a tutti i nordafricani in ascolto: "la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli, e la possibilità di un benessere che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità". E' più forte di lui. Dopo le ville ai terremotati d'Abruzzo, lavoro, casa, scuola, benessere e ospedali ai maghrebini...

Conduttore: “Dall’attrattiva che esercita l’Italia sui maghrebini, si può passare all’immigrazione, soprattutto a quella clandestina che purtroppo fa migliaia di morti”
Berlusconi: “La cosa più terribile sono le organizzazioni criminali, che sono moltissime. Ben Ali oggi mi ha detto di 300 organizzazioni scoperte dalla polizia del vostro Paese. Sono persone che
approfittano della speranza degli altri, delle persone che sono nella miseria e che vogliono donare a se stessi e ai propri cari un futuro migliore. E allora si affidano a persone che con imbarcazioni non sicure si mettono in mare e questo porta a tragedie ad ogni istante. Occorre combattere tutto ciò.
È necessario
incrementare le possibilità per la gente che vuole tentare nuove opportunità di vita e di lavoro, occorre aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia e negli altri Paesi europei. Questo è ciò che voglio sia fatto, non solo in Italia, ma in tutta Europa. E poi bisogna dire che gli italiani sono stati un popolo che ha lasciato l’Italia e che è emigrato in altri Paesi, soprattutto in quelli americani. E allora questo ci impone il dovere di guardare a quanti vogliono venire in Italia con una apertura totale di cuore. E di donare a coloro che vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli, e la possibilità di un benessere che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali alle loro necessità e questa è la politica del mio governo"
Conduttrice: “Siete incredibile presidente, non posso trattenermi dall’applaudire” In Italia nel frattempo l'opposizione LA FANNO I VESCOVI: DINO BOFFO, direttore dell'Avvenire, si è dimesso e non tiene conto discutere del sicario. È stato pagato per fare il suo sporco lavoro, se l'è sbrigata in fretta. Ora se ne vanta e si stropiccia le mani, lo sciagurato. Appare oggi più rilevante ricordare come è stato compiuto il delitto; chi lo ha commissionato e perché; quali sono le conseguenze per noi tutti: per noi che viviamo in questa democrazia; per voi che leggete i giornali; per noi che li facciamo. Vittorio Feltri è stato riassunto da Silvio Berlusconi, non da Paolo Berlusconi che è l'editore finto, l'editore pro forma per aggirare la legge Mammì: voi sapete che se dovesse essere vero che Silvio è il vero... il mero proprietario, come direbbe la legge Frattini, del Giornale dovrebbe perdere tutte le concessioni televisive perché la legge Mammì punisce ogni violazione di sé medesima con la revoca e lo spegnimento delle televisioni. Ecco perché l'escamotage di Paolo Berlusconi, ma ancora una volta come già ai tempi della cacciata di Montanelli e dell'assunzione di Feltri pure stavolta il direttore del Giornale è stato deciso da Silvio e non da Paolo, come lo stesso Feltri ha confessato bellamente – ormai le fanno allo scoperto queste porcherie – in una conferenza a Cortina...
LEGGI TUTTO

 

Massimo Ciancimino comincia a parlare

La vicenda comincia semplicemente con le interviste di questo personaggio molto interessante, singolare, sicuramente molto chiacchierone, cioè Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, il quale per anni è stato indagato dalla procura di Palermo, ha avuto il torto di dover gestire il patrimonio di suo padre, è stato accusato di riciclaggio – lui dice che non è riciclaggio, si vedrà, questo a noi interessa poco. E' stato condannato in primo grado per riciclaggio, adesso si sta battendo in appello. Di certe cose non aveva parlato ai magistrati fino a un anno fa, anche perché aveva come l'impressione che la vecchia procura di Palermo non fosse molto interessata ad alzare il tiro sugli alti livelli istituzionali e politici frequentati da suo padre; invece poi fa sapere ai magistrati della nuova Procura di Palermo, quella retta dal Procuratore Messineo – per intenderci – da un paio d'anni che ha come l'impressione che abbia più interesse a toccare certi altarini e quindi comincia ad affrontare temi che prima aveva lasciato perdere....(LEGGI TUTTO)

 

VICENZA / 24-08-2009
VICENZA, DAL MOLIN /il digiuno dell'encomiabile sacerdote Don Albino Bizzotto, fondatore di ''Beati i Costruttori di Pace''
 

VICENZA (UnoNotizie.it) Continua il digiuno di don Albino Bizzotto, a Vicenza. Un'azione, secondo le ultime notizie su Don Albino Bizzotto, che...

 

  • CATANIA: MAFIA E POLITICA IN UN FILMATO ECCEZIONALE REALIZZATO DA REPORT SU RAI TRE
     

    Sicilia: a Catania si è recata la trasmissione di RAI TRE Report che ha realizzato dei documenti filmati dedicati anche a far emergere, prendendo ad esempio la città siciliana, come i cittadini siano...


  • ROMA / 25-08-2009
    ITALIA, NON RISPETTATO PROTOCOLLO DI KYOTO / avremo 555 milioni di ''multa'' nel 2009 per l'eccessiva produzione di CO2
     

    ROMA (UnoNotizie.it)Da quest’anno e per gli anni futuri l’Italia dovrà pagare cifre altissime a titolo di “multa” per aver sfondato ampiamente il...

     

    TESTA D'ASFALTO COMANDA IN UN AMBIENTE ASIATICO MEDIOEVALE SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA', IN ASSENZA DI OPPOSIZIONE, IL SOGNO DI PINOCHET, VIDELA, SALAZAR, BATISTA, NORIEGA,  IL CAUDILLO FRANCO,PABLO ESCOBAR..... TUTTAVIA CI SONO DEI PROBLEMI, CHE PER RISOLVERE I QUALI  GLI COSTERANNO TONNELLATE DI DANARI, TONNELLATE: IL PRIMO E' IL LODO ALFANO-SCHIFANI. QUESTA PSEUDO LEGGE E' AL VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE: PER RENDERLA LECITA DEVE CORROMPERE I GIUDICI DELLA SUDDETTA CORTE. IL SECONDO E' IL DIVORZIO: L'EX MOGLIE VUOLE UNA MONTAGNA DI SOLDI. IL TERZO SONO LE PUTTANE D'ALTO BORDO CHE HA PAGATO: NON SI SONO ACCONTENTATE E VOGLIONO DECISAMENTE DI PIU'. IL QUARTO SONO I DANARI CHE DEVE A LOMBARDI, DELL'MPA, PER NON CREARE UNA OPPOSIZIONE INTERNA AL SUO INVOLUCRO ASIATICO. IL QUINTO E' IL RISARCIMENTO CHE DEVE A DE BENEDETTI PER IL FURTO DELLA MONDADORI DEL 1990, BEN UN MILIARDO DI EURO

    ANCHE I RICCHI PIANGONO: Eredità di Berlusconi, salta il vertice
    Su Barbara il "gelo" di Marina (LEGGI TUTTO)

    I DIOSSINI DI SINISTRA, MAFIOSI ULTRATERRENI, IMMOBILIARISTI FUGGITI IN INGHILTERRA "COL RITO ABBREVIATO" da Marco Travaglio

    "In autunno avremo probabilmente, almeno entro la fine dell’anno, la sentenza del processo Dell’Utri, che in primo grado era stato condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa: fortuna ha voluto che i Pubblici Ministeri trovassero proprio in extremis quelle lettere di Provenzano a Berlusconi, di cui Dell’Utri avrebbe dovuto fare da postino e quindi, se il Tribunale, anzi se la Corte d’Appello accetterà questo versamento di nuovi atti in extremis fatto a luglio, i giudici avranno un elemento in più per giudicare il ruolo che era stato ritenuto, dimostrato dai giudici di primo grado di Dell’Utri di trait d’union tra la mafia e il gruppo Berlusconi ai tempi in cui il gruppo Berlusconi era soltanto un gruppo editoriale, imprenditoriale e poi, invece, nei tempi in cui si era trasformato in un partito politico."
     

    "Avremo la conclusione, probabilmente, almeno di una tranche, ossia quella a carico degli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, come l’ex numero uno della Juventus Antonio Giraudo nel processo Calciopoli di Napoli, che sta andando avanti anche a carico di Moggi e di tanti altri dirigenti di squadre di calcio, sia ex dirigenti come nel caso di Moggi, sia nel caso di attuali dirigenti come Diego Della Valle della Fiorentina, come Claudio Lotito della Lazio, come i vertici del Milan etc. etc.."
     

    C’era stato raccontato che, a differenza della scalata di Fiorani e della Popolare di Lodi all’Antonveneta, invece la scalata della Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro era tutta regolare: col cavolo! La Procura di Milano, in un’udienza preliminare che sta durando da più di un anno, vuole che venga processato e conseguentemente rinviato a giudizio un bel po’ dei processati inizialmente ipotizzati. Sono stati esclusi da responsabilità penali e quindi sono stati chiesti i proscioglimenti per tredici figure che, inizialmente, erano indagate per concorso nell’aggiotaggio, che avrebbe commesso Consorte, ossia nella turbativa del mercato nel momento in cui Consorte intestava occultamente a prestanomi suoi le quote della Banca Nazionale del Lavoro, che non poteva permettersi, almeno subito, di comprare in proprio: il tutto, avendo ormai raggiunto una quota superiore al 30%, che avrebbe dovuto imporgli immediatamente di lanciare l’offerta pubblica, in modo da fare alzare il prezzo delle azioni dei piccoli risparmiatori e poter consentire loro di vendere le loro azioni, nel caso avessero saputo di questo suo interessamento e invece l’accusa è quella che Consorte abbia fatto tutto aumm aumm, in segreto, per non dover pagare tutte le azioni che, evidentemente, non poteva permettersi di pagare. Questo è l’aggiotaggio ipotizzato dalla Procura di Milano, se ne stanno occupando, coordinati dal Procuratore aggiunto Francesco Greco, i Pubblici Ministeri Luigi Orsi e Gaetano Ruta in quest’udienza preliminare, che è davanti al G.I.P. Luigi Varanelli. I tredici che sono stati chiesti di archiviazione, di proscioglimento, sono il Credit Swisse Fest Boston, la banca giapponese Nomura, le cooperative Talea, Estense, Nova e Adriatica con i loro dirigenti, il finanziere bresciano Emilio Gnutti, il costruttore Marcellino Gavio e l’immobiliarista Alvaro Pascotto, questi dovrebbero uscire dal processo. Chi rimane invece? Rimangono i big: rimangono intanto Giovanni Consorte, già Presidente dell’Unipol, rimane l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, il suo capo della vigilanza Francesco Frasca, il braccio destro di Consorte e braccio sinistro, ossia Sacchetti e Cimbri, banchieri italiani del BPV Zonin e Ivo Gronchi, il banchiere della BPR Leoni, il banchiere della Carige Berneschi e poi Giampiero Fiorani, che ha già chiesto di patteggiare la pena anche in questo processo. Questi, secondo l’accusa, erano il nocciolo duro della scalata Unipol alla BNL illegale, secondo l’accusa.
    E poi c’è quel patto parasociale, ossia c’è il fronte dei furbetti del quartierino: gli immobiliaristi legati a Francesco Gaetano Caltagirone, che avevano sostanziose quote della BNL e che si erano impegnati, più o meno segretamente, a girarle a Consorte, quindi stiamo parlando di Francesco Gaetano Caltagirone, ma anche del quartetto dei furbetti del quartierino, ossia Ricucci, Statuto, Coppola più Vito Bonsignore che, oltre a fare l’affarista, fa anche l’Europarlamentare del Popolo della Libertà. Quelli avrebbero costituito, secondo l’accusa, la sponda indispensabile a Consorte per la scalata: senza le loro quote Consorte non avrebbe potuto conquistare così agevolmente la maggioranza della grande banca romana, Banca Nazionale Del Lavoro, appunto.

    Poi c’è il cotè politico e questo è molto interessante, perché con l’aprirsi del processo, del dibattimento, li vedremo sfilare questi politici: non sono potuti sfilare come imputati, perché si sono salvati - adesso vediamo come - grazie a vari tipi di immunità italiani e europei e dovranno quindi sfilare come testimoni, verranno citati come testimoni, dovranno giurare di dire la verità e poi dovranno dirla, perché se non la diranno rischieranno un’incriminazione per falsa testimonianza.

    Sapete che i politici coinvolti in quella scalata erano almeno tre: erano Piero Fassino, segretario dei DS, Massimo D’Alema, sostegno forte a Giovanni Consorte e poi Nicola Latorre, l’uomo di mano di D’Alema...questo terzetto di dirigenti dei DS fu beccato al telefono con Giovanni Consorte nei giorni caldi della scalata, a scambiare informazioni anche riservate, illegali secondo i Pubblici Ministeri, almeno nel caso di D’Alema e di Latorre. Fassino ha una posizione diversa, perché Fassino fu avvertito a cose fatte, era un po’ l’ultimo a sapere poveretto, era il segretario del partito e non gli dicevano mai niente. Quindi, secondo la Procura, non solo Fassino non ha commesso reati, ma anche nelle telefonate con Fassino Giovanni Consorte non ha commesso reati.

    Invece ci sono le telefonate di Consorte con Latorre e con D’Alema e spesso era Latorre a passare il telefono a D’Alema:Consorte in quelle telefonate non è così vago: anzi, il 6 e 7 luglio offre a Latorre informazioni che non stanno sui giornali e il 15 luglio - siamo nel 2005 - ribadisce di avere già il 51, 5% della Banca Nazionale Del Lavoro”, notizia che effettivamente non era pubblica, anche perché sopra il 30% avrebbe dovuto lanciare l’Opa e qui aveva già il 51% e l’Opa pare che non l’avesse ancora lanciata. Conseguentemente la notizia non solo non era pubblica, ma era la notizia di un reato che si stava commettendo. Consorte ha chiesto di essere interrogato di nuovo, perché sostiene che il quadro accusatorio è stato ridimensionato, perché non ci sono, insieme a Consorte, gli ipotetici concorrenti nel reato di insider trading? Cioè perché non ci sono Latorre e D’Alema? Ricorderete che la Procura di Milano aveva intenzione di indagare anche loro per concorso nel reato commesso da Consorte: aveva chiesto alla Forleo, la quale aveva inoltrato al Parlamento quelle telefonate, per avere l’autorizzazione a utilizzarle in base alla legge Boato. Il Parlamento aveva fatto il pesce in barile per un bel po’, aveva massacrato di botte la Forleo, la quale è stata poi cacciata da Milano da un Consiglio Superiore supino e obbediente agli ordini politici, l’inchiesta però è andata avanti comunque: la Procura di Milano ha reiterato, attraverso un altro G.I.P., al Parlamento la richiesta dell’utilizzo delle telefonate di Latorre e il Senato ha risposto picche per la seconda volta. Intanto D’Alema se l’era svignata, sostenendo che all’epoca delle telefonate lui non era parlamentare italiano, ma era parlamentare europeo e che quindi la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle telefonate andasse inoltrata al Parlamento europeo. Anche lì il Parlamento europeo, con il contributo fattivo dei Deputati italiani di centrodestra e di centrosinistra, compreso Bonsignore, che ha votato per salvare D’Alema, il Parlamento europeo ha deciso che non bisognava autorizzare l’utilizzo di quelle telefonate e conseguentemente, senza la prova contenuta in quelle telefonate, non si possono processare, ovviamente, i due politici. Questo per quanto riguarda l’aspetto penale dovrebbe metterli al riparo da qualunque conseguenza di quelle telefonate intercettate: rimane l’aspetto politico, ovvero rimane l’aspetto di una scalata bancaria per la quale stanno per essere rinviate a giudizio una ventina di persone, banche, banchieri, dirigenti, affaristi, finanzieri etc. etc., ritenuta illegale, ritenuta viziata da reati di aggiotaggio e insider trading, alla quale contribuivano addirittura, in telefonate che costituiscono reato a carico di Consorte, perché nei suoi confronti quelle telefonate possono essere utilizzate, due dirigenti dell’attuale Partito Democratico, che praticamente se, come pare, Bersani vincerà il congresso, saranno i veri azionisti di maggioranza del Partito Democratico, visto che Bersani è uomo di D’Alema, appoggiato ventre a terra da Massimo D’Alema e dal suo entourage, Latorre in primis.

     

    Due anni vissuti pericolosamente
    ma i rischi non sono finiti
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    Due anni vissuti pericolosamente ma i rischi non sono finiti

    NEW YORK - "Due anni ma non un giorno di più". È quanto sarà durata, con ogni probabilità, la più grave crisi economica dopo la Grande Depressione. Intervistati dal Wall Street Journal, la maggioranza degli economisti americani si dicono certi che la recessione Usa sia finita, e prevedono un aumento del Pil (+2,4%) nel terzo trimestre. Germania e Francia ritrovano a sorpresa la crescita positiva (+0,3%) e la Banca centrale europea usa termini insolitamente ottimisti: tutti contenti, iniezioni di capitali pubblici a cascata, circa 1000 MILIARDI DI EURO in un ambiente che ha bruciato 17.000 MILIARDI DI EURO SOLO IN EUROPA, e dicono che è tutto ok, il peggio è passato, possiamo riprendere ad intossicare, cementificare, cristallizzare, delocalizzare, spolpare, inquinare, devastare, terremotare. Dato che l'economia ha risolto i problemi ora la priorità è cercare di metabolizzare LO SCIOGLIMENTO CONTINUO ED IRREVERSIBILE DEI GHIACCIAI NONCHE' L'AUMENTO DI DUE GRADI CENTIGRADI DELLE TEMPERATURE MEDIE MONDIALI. In questo modo il rischio è solo un "leggero" aumento del livello dei mari del pianeta: ci saranno inondazioni, territori che scompariranno, popolazioni costrette a fuggire per sempre ma D'ALTRA PARTE QUALCOSA BISOGNA PUR SCONTARE PER IL BENESSERE. (LEGGI TUTTO)

     

    Quali saranno le conseguenze degli scandali di questi mesi sulla stabilità della leadership di Berlusconi, nel suo partito e nel paese? Il settimanale statunitense The Nation sostiene che i principali problemi ai danni del presidente del consiglio italiano rischiano di arrivare non dallo scandalo sessuale che lo ha coinvolto, ma dalla riapertura dell’inchiesta sulla morte del giudice Paolo Borsellino. (continua)

    Da Palermo sono saltate fuori TRE LETTERE DEL LATITANTE A CASA SUA PROVENZANO INDIRIZZATE A BERLUSCONI VIA CIANCIMINO, IL SINDACO MAFIOSO PASSATO A MIGLIOR VITA. Non si tratta di lettere di minaccia , MA DI RICHIESTE PRECISE DI COSA NOSTRA NEI CONFRONTI DEL FUTURO CAPO DI GOVERNO ITALIOTA. Da Milano il giudice RAIMONDO MESIANO sta per quantificare IN SOLDONI IL RISARCIMENTO CHE BERLUSCONI DEVE A DE BENEDETTI PER IL FURTO DELLA MONDADORI DEL 1990. Non è finita quì: " 

    che cosa è Mediatrade? E’ una società controllata dal gruppo Berlusconi che, dal 1999, ha il compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che vengono comprati soprattutto negli Stati Uniti, presso le Major di Hollywood , prima questi diritti li comprava per conto del gruppo una società maltese, la Ims e adesso, dal 99 in poi, li compra Mediatrade. Conseguentemente l’indagine Mediatrade è un filone separato che nasce dall’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi. Abbiamo già spiegato altre volte come avveniva, secondo l’accusa, questa compravendita: se a comprare i film dalle case di produzione americane e i telefilm, le fiction e tutto il resto è direttamente la società Fininvest prima e Mediaset poi, si stabilisce il prezzo e è finita lì. Invece, secondo l’accusa, Fininvest e poi Mediaset che cosa ffacevano? Facevano comprare i film da società off shore nei paradisi fiscali, che erano controllate, ma solo occultamente, dal gruppo e quindi non risultavano del gruppo e allora i film, a ogni passaggio di proprietà, aumentavano di valore: un aumento fittizio che andava a creare una gigantesca provvista di fondi neri, che poi si fermava sulle varie società che, a catena, si passavano questi film. La prima comprava a dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la quinta a quaranta e alla fine, quando arrivava al destinatario finale, l’utilizzatore finale lo potremmo sempre chiamare, valeva molto di più di quello che valeva in realtà e tutto il resto si era fermato sotto forma di fondi neri, in barba al fisco, in barba alla trasparenza dei bilanci per andare a alimentare questo grande polmone di fondi neri, di cui Berlusconi è considerato l’utilizzatore finale davvero, perché è imputato per appropriazione indebita, ossia per aver derubato le casse delle sue società, che sono per giunta in parte quotate in borsa, oltre a non averci pagato le tasse e aver falsificato i bilanci, sempre nell’ipotesi d’accusa.

    Il filone d'inchiesta Mediatrade

    Ebbene, di quest’indagine c’è uno stralcio, c’è un filone parallelo che riguarda appunto Mediatrade: Berlusconi sa di essere indagato fin dal 2007, quando i magistrati gli notificarono un avviso di proroga delle indagini, lui è sospettato, è iscritto nel registro degli indagati per concorso in appropriazione indebita, insieme a altri. Ossia un’altra volta è accusato di avere attinto a piene mani dalle casse delle sue società e questi sono fatti molto recenti, sono fatti che si riverberano sui bilanci del gruppo molto recenti, quindi sono difficili da fare cadere in prescrizione: prepariamoci a qualche altra legge ad personam .
    In questo fascicolo si dice che ci sono in ballo
    100 milioni di Euro, una bella sommetta: inizialmente sembrava che quei soldi se li fosse fregati il produttore egizio /americano Frank Agrama, che è un vecchio amico di Berlusconi, che è un produttore di film, che è un suo sodale e pareva essersi fregato questi soldi e averli depositati sui conti di una società di Hong Kong, insomma che avesse fatto la cresta dalle casse dal biscione. In realtà, secondo l’accusa della Procura di Milano, quelli non erano soldi rubati da
    Agrama: erano soldi che Agrama aveva messo da parte anche per conto di Berlusconi, ossia Agrama sarebbe niente altro che un socio occulto di Berlusconi che ha messo da parte un altro bel po’ di fondi neri e da qui l’accusa ai due di appropriazione indebita.
    Inizialmente Berlusconi, insieme a Confalonieri e a altri sette imputati, era stato rinviato a giudizio - scrive Ferrarella su Il Corriere della Sera - con l’accusa di aver mascherato la formazione di ingenti fondi neri dirottati dalle casse della
    Fininvest e della Mediaset verso i conti esteri gestiti dai suoi fiduciari, che erano appunto quelle provviste di nero che nascevano dalla catena di Sant’Antonio delle varie società che si passavano l’una con l’altra i film e quindi di aver gonfiato i prezzi di quei film.
    Nel 2008 è passata la legge Alfano e quel processo lì è stato congelato in attesa che la consulta si pronunci, sperando che non avvengano altre cenette intime tra i giudici della consulta e l’utilizzatore finale del
    Lodo Alfano.
    Molte delle accuse, nel frattempo, in quel processo sono state falcidiate dalla prescrizione e, in parte, anche grazie alla legga ex Cirielli, che ha anticipato i termini della prescrizione, perché all’inizio, nel processo Mediaset, Berlusconi e i suoi coimputati erano accusati di appropriazione indebita per 276 milioni di dollari e frodi fiscali per un valore di 120 miliardi di lire, fino al 1999. Dopodiché, nella contestazione suppletiva, il magistrato, Pubblico Ministero De Pasquale, ha allungato il falso in bilancio fino al 2001, cioè ancora fuori dalla prescrizione, facendo arrivare delle carte proprio da quel processo stralcio, il processo Mediatrade, che è questa società controllata che, materialmente, ha il compito, per conto di Mediaset, di acquistare i film dalle Majors , o i diritti per trasmettere i film dalle majors . Questo è il fascicolo che preoccupa Berlusconi, sia perché i fatti sono molto recenti e quindi non saranno facili da mandare in prescrizione così rapidamente, sia perché in questo processo siamo nuovamente nel pieno dei fondi neri, dei paradisi fiscali che lui poi, nei vertici internazionali insieme al suo sodale Tremonti, dice di voler combattere per un ritorno all’etica nella finanza. Bene, Il Corriere parla di conti esteri nei paradisi fiscali dai nomi pittoreschi: c’è il conto Trattino, il conto Teleologico, il conto Litoraneo, il conto Sorzio, il conto Clock, il conto Pace etc. etc.. Questo è un processo che sta arrivando alla conclusione nella fase delle indagini e pare che la Procura, appunto, voglia depositare gli atti in attesa - così di solito avviene - di chiedere il rinvio a giudizio del Presidente del Consiglio, quindi questo sarebbe un altro processo che andrebbe a aggiungersi ai due congelati a Milano (MILLS E FONDI NERI FININVEST), senza dimenticare che ce ne è pure uno congelato a Roma: quello per la compravendita dei Senatori nel caso Saccà, che il G.I.P., interpretando il Lodo Alfano in maniera estensiva e considerando coperta anche la fase delle indagini dal Lodo Alfano, ha sospeso in fase di indagine, sempre in attesa che la Corte Costituzionale ci dica se il Lodo è legittimo oppure no.

    La banca Harner

    C’è invece l’altra inchiesta: un’altra inchiesta che, per il momento, almeno da quello che si sa non coinvolge Berlusconi personalmente, ma coinvolge la banca di riferimento di Berlusconi, della sua famiglia e dei suoi cari. La banca si chiama Harner, è nata come Finanziaria a metà degli anni 90 e poi è diventata una banca a tutti gli effetti, sta, come sede centrale, a Lugano e l’11 giugno scorso è stata perquisita dalla Guardia di Finanza, in seguito a un’indagine della Procura di Milano che è nata proprio dalla denuncia di alcuni ispettori della Banca d’Italia e l’indagine parla di riciclaggio di denaro sporco o sospetto. Ci sono molte ombre sulla filiale italiana milanese di questa Harner Bank, si parla di giochi di sponda milionari con, tanto per cambiare, paradisi fiscali: questo scrivono Malagutti e Biondani su L’Espresso. Gli ispettori della Banca d’Italia hanno sostenuto che, dai loro rilievi, non è possibile, in questo momento, risalire, individuare il reale beneficiario di queste triangolazioni con i conti esteri e le società off shore. Da 15 anni la Harner è la banca di fiducia di Berlusconi, lì avvengono operazioni fiduciarie, lì avvengono operazioni per investimenti, è la cassaforte che amministra una parte del patrimonio del nostro Presidente del Consiglio e della sua famiglia. Tant’è che il conto di gestione intestato a Silvio è il numero uno nella filiale italiana della Harner, è il cliente privilegiato e poi ci sono anche i conti dei suoi amici più stretti: per esempio, lì ha i suoi conti il fondatore della Mediolanum Ennio Doris, lì ha i suoi conti la famiglia Previti, lì ha i suoi conti Salvatore Sciascia, l’ex addetto ai servizi fiscali della Fininvest, poi condannato per corruzione della Guardia di Finanza e quindi promosso immediatamente in Parlamento e lì hanno parcheggiato un bel po’ di soldi tre Finanziarie tra quelle che controllano la Fininvest, che sono la Holding italiana 2, 8 e 5 e sono amministrate tutte e tre dai figli di primo letto Marina e Piersilvio. Naturalmente questa banca viene scelta perché garantisce la riservatezza assoluta, garantisce fondi di investimento alle Bahamas e in società lussemburghesi, ottimi rapporti con paradisi fiscali, di recente ha addirittura inaugurato, la Harner Bank, un ufficietto a Dubai, che è l’ultimo grido dell’off shore nel mondo. Sapete che l’off shore si sta spostando dal centro America ai paesi arabi proprio perché nel centro America da parte dei vertici internazionali, si è detto che i paesi devono chiudere le casseforti estere e quindi, invece di chiuderle, semplicemente le trasferiscono in posti più lontani, più esotici, più lontani dalle telecamere.
    Uno dei fondatori di questa banca si chiama
    Paolo Del Bue, il quale è coimputato, insieme a Berlusconi e agli altri, nel processo sui fondi e sui film di Mediaset, è stato uno dei protagonisti della vicenda Mills, l’avvocato Mills è l’avvocato che aveva creato le società estere off shore del gruppo Fininvest, Del Bue è uno dei soci fondatori della Harner Bank. Ebbene, questa banca ha avuto diverse traversie, perché dopo alcune pressioni delle autorità di vigilanza Svizzere aveva nominato un nuovo Presidente di garanzia, un revisore dei conti, un certo Adriano Vassalli, poi nel 2008 sono successe altre cose: c’è stata l’ispezione della Banca d’Italia nella filiale italiana, dove si sono scoperte queste sospette operazioni di riciclaggio, è partita l’indagine alla Procura di Milano per riciclaggio e, nel frattempo, anche la Procura di Palermo si è interessata al direttore e altro socio fondatore della Harner, che si chiama Nicola Bravetti, che è stato arrestato dai magistrati antimafia di Palermo con l’accusa di aver intestato fittiziamente dei beni, aiutando così un imprenditore siciliano, un certo Francesco Zummo, a fare sparire delle somme notevoli, 13 milioni di Euro, alle Bahamas. Zummo era stato condannato in primo grado per associazione mafiosa, poi è stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio e insomma è accusato di essere un bel personaggino dai giri giusti in questa finanza torbida; è stato arrestato il direttore della filiale italiana della Harner, questo Nicola Bravetti, appunto, per avergli dato una mano a fare sparire un po’ di soldi e questa filiale italiana è proprio quella che ha, come cliente numero uno, Silvio Berlusconi e a seguire tutti i suoi cari e una parte della sua numerosa famiglia. I Pubblici Ministeri di Palermo sono riusciti addirittura a ottenere una risposta alle rogatorie dalle Bahamas, cosa che di solito non accade mai e quindi a fare sequestrare quei 13 milioni che Zummo, secondo l’accusa, avrebbe fatto sparire ai Caraibi con l’aiuto del direttore della filiale italiana della Harner Bank e adesso sta esaminando l’enorme documentazione che, dalle Bahamas, è arrivata a Palermo, a carico del banchiere e del suo sodale. La banca ha detto di non avere niente da nascondere e che Zummo, essendo stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio dopo una condanna in primo grado di cinque anni, questo fa cadere tutta l’accusa anche nei confronti di quello che l’ha aiutato, ma in realtà invece i magistrati rispondono che l’intestazione fittizia di beni è vietata indipendentemente dalle vicende penali del beneficiario di questa intestazione di beni. Insomma, abbiamo addirittura il nuovo governatore Draghi, il governatore della Banca d’Italia Draghi, che aveva designato al vertice della Harner Alessandro Maggiorelli, il quale adesso è finito anche lui sotto inchiesta per favoreggiamento in queste storie e in altre storie di riciclaggio, sempre da parte della Procura di Milano. Quindi una banca che ha i suoi vertici sotto osservazione di due Procure della Repubblica, Milano e Palermo, per storie di presunto riciclaggio, un cliente è Silvio Berlusconi, che evidentemente ha cominciato a dare - chissà come mai! - segni di nervosismo. Ne sapremo di più alla ripresa dell’attività giudiziaria ma, anche da questi fronti, possiamo capire per quale motivo il Cavaliere è così agitato. Passate parola."
    (LEGGI TUTTO)

     

    MENTRE TESTA D'ASFALTO SI RIGENERA ALLE FERIE, PENSANDO A COME RISOLVERE I 5 PROBLEMI,un severo editoriale sul Financial Times di oggi analizza impietosamente la situazione politica dell’Italia. Scrive Geoff Andrews: “Le ormai quotidiane rivelazioni a proposito di Silvio Berlusconi e della sua vita sessuale ci forniscono l’imagine di un leader inadatto al governo di un paese. Ma i problemi fondamentali, le cause del declino italiano potrebbero non trovare rimedio quando Berlusconi lascerà il governo. Il problema centrale del paese è l’estensione della corruzione nei vari livelli di governo, la mancanza di trasparenza e responsabilità, la vasta cultura dell’illegalità che attraversa la politica e la società italiana: dall’evasione fiscale al coinvolgimento della mafia in affari di ogni genere, dalla ricostruzione dell’Abruzzo alle partite del campionato di calcio”.L'assalto alla diligenza Italia è in corso. Tutti vogliono la loro parte di bottino. Partiti, lobby, criminalità organizzata, interessi locali, gruppi stranieri. Gli unici esclusi sono i cittadini, coloro che si ostinano a chiamarsi italiani e a pagare le tasse. La democrazia è diventato un semplice esercizio di potere. L'economia nazionale una crescita del debito a carico nostro e delle future generazioni. I partiti hanno il potere del debito e lo usano contro di noi. Creano capitoli di spesa per motivi elettorali, di conservazione della loro influenza, come per la Sicilia a cui hanno assegnato quattro miliardi di euro. Il debito pubblico è la risorsa infinita di Tremorti, il Grande Elemosiniere con il debito degli italiani. Da inizio anno il debito pubblico è cresciuto di quasi 90 miliardi. Chi autorizza questa gente a indebitarci? Anche il debito ha un punto di non ritorno, ed è vicino, Tremorti e Draghi lo sanno. Ogni spesa pubblica deve avere una copertura finanziaria, altrimenti è furto con destrezza ai danni degli italiani. Ci aspetta un Autunno Flambè. Le aziende, terminata la cassa integrazione, saranno costrette a licenziare, o a chiudere. Otto milioni di italiani sono poveri. Poveri, ascoltate il suono della parola: Po-ve-ri. Una parola dell'Ottocento, Charles Dickens e le navi di emigranti verso le Americhe. A 150 anni dall'Unità d'Italia ci sono otto milioni di poveri. Questa Italia è fallita. Non c'è ancora in vista un commissario liquidatore del livello di Giorgio Ambrosoli. Tutti coloro che hanno cercato di far quadrare i conti economici e politici sono stati emarginati o uccisi. Se fate un gioco, il gioco del vivo e del morto, appare tutto chiaro. Andreotti vivo, Moro morto. Gelli vivo, Ambrosoli morto. Provenzano vivo, Borsellino morto. Potrei andare avanti per ore. Ci vorrebbe un Altare della Patria per i caduti civili, un Pantheon con i nomi di diecimila vittime. Quest'Italia che dedica strade al ladro Craxi, senza democrazia partecipata, con l'espropriazione del voto di preferenza e di mille altre oscenità sociali, si sta decomponendo. Quando i soldi finiranno, o meglio, quando saranno costretti a annunciare che i soldi sono finiti, allora inizierà il ballo. Nessuno può dire che tipo di ballo sarà. Secessionista, peronista, federalista. pre unitario, fascista. Una danza a cui dobbiamo partecipare, non assistere.

    La scoperta di armi sofisticate di provenienza venezuelana nelle mani delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), i legami tra le Farc e l’Ecuador e la concessione di alcune basi militari colombiane agli Stati Uniti stanno infiammando la parte meridionale delle Americhe. (continua)

    Dimagriti, pallidi, vestiti con una divisa carceraria che fa tanto pigiama ospedaliero. Così domenica sono entrati in aula, strettamente sorvegliati, un centinaio di leader riformisti e altri oppositori iraniani arrestati in seguito alle manifestazioni postelettorali. (continua)

    Un ordigno radiocomandato è esploso nella provincia di Herat mentre passava un convoglio, uccidendo dieci civili e due poliziotti. Durante il fine settimana, nove soldati delle truppe statunitensi e della Nato sono stati uccisi nel paese. (continua)

    Il miserabile spettacolo del decreto anti-crisi è un misto tra il teatro di Ionesco e l'opera dei pupi. C'è l'assurdo: il governo impone con una mano la conversione di un primo "provvedimento urgente" infarcito di errori ed orrori, con l'altra ne presenta un secondo che riscrive quello appena approvato. C'è la farsa siciliana: il Parlamento svilito nella quinta di un'opera buffa, dove gli eletti del popolo, povere marionette, si scambiano legnate fragorose ma inutili.

    Il decreto anti-crisi è discutibile nel merito. L'ennesimo patchwork di ben 25 articoli scombinati e incorenti, l'ennesimo pacchetto di oltre 100 commi di norme palesemente "tossiche" insaccate insieme a norme apparentemente virtuose: come i "titoli salsiccia" che hanno fatto crollare i mercati finanziari mondiali. Da una parte qualche piccola pietra per arginare l'onda d'urto della crisi recessiva: dagli aiuti fiscali per le imprese che ripatrimonializzano alla detassazione degli utili reinvestiti in nuovi macchinari, dal "premio di occupazione" per le aziende che non licenziano all'aumento delle dotazioni infrastrutturali. Ma dall'altra parte una pioggia di interventi che, con la strategia di contrasto alla crisi, non hanno proprio nulla a che vedere: dalla modifica degli automatismi per chi andrà in pensione dopo il 2015 alla tassazione delle riserve auree della Banca d'Italia. In mezzo, un'altra insopportabile legge-bavaglio, stavolta ai danni della Corte dei conti, e una raffica indecente di condoni, dallo scudo fiscale per il rimpatrio dei capitali alla sanatoria per le multe automobilistiche. Sarà anche vero che "il Paese non è in declino", come sostiene Giulio Tremonti: ma se la "exit strategy" dal "declinismo" passa attraverso questa accozzaglia di buone intenzioni e di pessime diversioni non c'è da essere così ottimisti.


    Ma il decreto anti-crisi è soprattutto intollerabile nel metodo. Le numerose nefandezze che contiene sono state veicolate con la solita prassi del maxi-emendamento CON VOTO DI FIDUCIA, propinato all'ultimo minuto ad un'assemblea ridotta a muto votificio e imposto all'aula sorda e grigia con il diktat dell'ennesimo voto di fiducia. Il ventitreesimo in poco più di un anno: un record assoluto, per un governo che gode della maggioranza più bulgara  della storia repubblicana. Ma proprio questa attitudine alla sottomissione sistematica del potere legislativo, ad esclusivo beneficio di quello esecutivo, è la cifra politica del berlusconismo come forma tecnica del moderno totalitarismo. Come si può imporre al Senato di approvare un decreto, quando lo stesso presidente del Consiglio avverte che la Camera poi lo modificherà radicalmente? Per fortuna, combinando insensatezze di merito e scorrettezze di metodo, il presidente della Repubblica si è impuntato, e ha spiegato al governo che questa formula non può contare sull'avallo del Quirinale. Ma la toppa, a questo punto, rischia di diventare peggiore del buco. Come si può annunciare adesso "un decreto che corregge il decreto"? Dove finiscono, in questo surreale cortocircuito, il primato del Parlamento e la dialettica tra le istituzioni? Quale torsione costituzionale è mai questa, in uno Stato che ha ancora la pretesa di definirsi "di diritto"?

    Più che "Stato di diritto", questo è ormai uno schmittiano "Stato di eccezione".(

    « Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione »

     

    (Carl Schmitt, Teologia politica)

    Lo Stato di eccezione è uno dei concetti chiave nell'ontologia politica di Carl Schmitt. Partendo da concetti primordiali come terra, mare, amico, nemico, egli arriva poi alle differenze tra legalità e legittimità e correla strettamente la sovranità con lo stato di eccezione.

    Da alcuni punti di vista lo stato di eccezione si contrappone allo stato di diritto, perché si configura come una situazione in cui il diritto è sospeso. D'altro canto esso tende a situarsi in una posizione intermedia tra lo stato di natura e lo stato di diritto, assumendo un aspetto pre-giuridico.

    Questa situazione in cui il potere costituito sospende il diritto è sotto certi aspetti speculare al diritto di resistenza altra situazione in cui legalità e legittimità si differenziano, però a favore del popolo e non del potere costituito.

    Lo Stato d'eccezione anche noto come "Stato totale per energia", si contrappone allo Stato totale per debolezza a cui Carl Schmitt faceva riferimento come Stato creato dal compromesso liberal-democratico, ritenuto incapace di decisione politica, di sovranità, pur occupandosi di ogni ambito della società. Lo Stato d'eccezione si configura come soggetto politico che deve avere e pretendere per sé il controllo totale di ogni ambito della società (Stato che Schmitt vedrà realizzato nel Terzo Reich).

    Doveva basarsi su tre punti: Popolo (diviso per ordine razziale); Partito (manifestazione dell'energia politica vitale del popolo appartenente a quello Stato); Stato (ambito formale in cui si dà l'ordine concreto).

    Il concetto è stato ripreso in tempi recenti da Giorgio Agamben in un libro omonimo, in cui analizza tale stato come un vuoto giuridico, una sospensione del diritto paradossalmente legalizzata (un ius-stitium che è differente dalla dittatura). Egli trova lo stato d'eccezione molto diffuso nella realtà di oggi.)

     Dove la sospensione dell'ordine giuridico per volontà del sovrano, da misura provvisoria e straordinaria imposta da uno stato di necessità, sta diventando un normale "paradigma di governo". Dettato ora da un'urgenza personale del governante: evitare condanne nei processi, com'è il caso del lodo Alfano. Ora da un'urgenza politica della rissosa maggioranza che lo sostiene: evitare defaillances nel voto parlamentare o rinvii delle vacanze estive, come nel caso del decreto anti-crisi, che a questo punto si trasforma in decreto salva-destra (perché riequilibra le tensioni sempre più destabilizzanti tra Lega e Pdl e tra Pdl del Nord e Pdl del Sud) e in decreto salva-ferie (perché scongiura una proroga agostana dei lavori delle Camere).
    In tutti i casi, questo "Stato di eccezione" tende ormai a confondersi o a coincidere con la regola. Quando questo succede, gli equilibri costituzionali si alterano. E la democrazia, fatalmente, ne soffre. Fino a snaturare se stessa.
    (LEGGI TUTTO)

     

    Un miliardo di euro di danni (a spese nostre?)

    Molti chiedono: ma perché De Benedetti non l’ha richiesta indietro? E’ possibile che la Cassazione abbia condannato il giudice Metta per corruzione giudiziaria, gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora per averlo corrotto per conto di Berlusconi con soldi di Berlusconi per procacciare la Mondadori a Berlusconi e De Benedetti non chieda la Mondadori indietro? In realtà non è così semplice: non si può chiedere indietro la macchina rubata, anche perché nel frattempo la macchina ha cambiato fisionomia. Sicuramente si possono chiedere i danni e infatti De Benedetti, dopo che la Corte di Cassazione ha stabilito non solo che gli Avvocati di Berlusconi e il giudice Metta erano colpevoli di corruzione, ma la Corte di Cassazione ha anche stabilito - cito testualmente - “il diritto di De Benedetti a avere indietro, in separata causa civile, il danno emergente e il lucro cessante”. E’ evidente, il danno che ti hanno portato via la roba e, nello stesso tempo, il fatto che tu per anni non hai potuto introitare gli utili di un gruppo che sarebbe stato tuo, se quella sentenza non te l’avesse sottratto. “Sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari”. E’ ovvio che il gruppo Fininvest, avendo un colosso in più nel suo seno, ha potuto prosperare anche dopo la quotazione in borsa di Mediaset nel 1996 e invece De Benedetti, con la sua Finanziaria - la Cir -, si è visto portare via due gioiellini da niente: prima la Mondadori, anzi prima la Sme e poi la Mondadori, sempre per l’intervento di Berlusconi, più o meno pilotato da Craxi.
    Questa causa civile è una causa della quale nessuno parla: ne ha parlato Rinaldo Gianola su L’Unità l’altro giorno e era, credo, il primo articolo dopo anni, per dire che la causa c’è e anzi, sta per andare in decisione; l’istruttoria è finita e il giudice monocratico Raimondo Mesiano, della Decima Sezione Civile del Tribunale di Milano, è in fase di decisione, sta decidendo. Sta decidendo su che cosa? Sul fatto che la Cir di De Benedetti, tramite gli Avvocati Elisabetta Rubini e Vincenzo Roppo, ha quantificato il danno che De Benedetti chiede indietro. Sono 468.000 e rotti Euro, che poi vanno naturalmente adeguati agli interessi e alla rivalutazione monetaria e che quindi ammontano a 1 miliardo di Euro, sono circa duemila miliardi di vecchie lire e questo De Benedetti chiede a Berlusconi, che non solo gli ha fregato la Mondadori, ma poi se la è tenuta e ci ha guadagnato per venti anni e continua a guadagnarci tutt’ora. La causa la Cir l’ha intentata solo alla Fininvest e non anche alle persone che, materialmente, hanno compravenduto la sentenza: perché? Perché sia Previti, sia Pacifico e sia Acampora e sia Metta risultano praticamente quasi nulla tenenti e quindi è inutile andare a cercare dei soldi, perché evidentemente o non li hanno o li hanno fatti sparire. Il problema è che poi c’è il comportamento di Metta, che era un giudice quando si è venduto la sentenza e quindi potrebbe doverne rispondere lo Stato del danno che Metta ha inferto al gruppo De Benedetti e lo Stato in questo momento è rappresentato da Berlusconi, conseguentemente è possibile che il governo Berlusconi sia chiamato, tramite il Ministero della Giustizia, a rifondere i danni che Metta ha provocato per essere stato pagato dal gruppo Berlusconi e questo è uno dei tanti aspetti paradossali della vicenda. Ma naturalmente, se per caso dovesse esserci una condanna del gruppo Fininvest a rifondere i danni a De Benedetti per la faccenda Mondadori beh, il gruppo Berlusconi ne avrebbe, a suo volta, un bel contraccolpo: già sono in difficoltà per la causa di divorzio di Veronica, che ogni settimana segna le novità che emergano sugli scandali di puttanopoli etc. etc. e, dall’altra, avrebbe pure questa mazzata, sempre nel caso che il gruppo venisse condannato, naturalmente." UN MILIARDO DI EURO PER UN GRUPPO, QUELLO FININVEST, SCAVALCATO NEL FATTURATO DA SKY DI MERDOCH -GRILLO DOCET- NONOSTANTE IL RADDOPPIO DELL'IVA AFFIBBIATOGLI DA TESTA D'ASFALTO:"
    i giudici hanno dovuto pronunciarsi anche sul ruolo che ha avuto Berlusconi in questa vicenda e abbiamo una sentenza definitiva della Corte d’Appello di Milano, che è stata confermata ormai tre anni fa (2006) dalla Corte di Cassazione, nella quale c’è scritto “Silvio Berlusconi, nei cui confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che ben poteva chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del suo gruppo - i soldi che sono poi finiti al giudice Metta - dopo aver concordato la data del suo esame - cioè del suo interrogatorio - comunicava tramite i suoi legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere”. Quando gli fanno quelle domande lui non risponde mai, anche quando gli hanno chiesto da dove arrivassero i famosi soldi negli anni 70 e 80. 
    “Il percorso del denaro dai vari conti Svizzeri”, scrivono i giudici, “costituisce un imponente quadro indiziario preciso, univoco e concordante, tale da assurgere a piena prova e consente di affermare che il giudice Metta ha venduto agli stessi intermediari-GRUPPO BERLUSCONI-, nello stesso periodo, anche la causa Mondadori", dopo essersi venduto pure la causa Imi-Sir, pochi mesi prima. Aggiungono poi, i giudici, che “ Berlusconi è, in questa vicenda, un privato corruttore” e quindi risponde non di corruzione giudiziaria, ma di corruzione semplice, sulla quale ha avuto la prescrizione per le attenuanti generiche, esattamente come Previti, Pacifico e Acampora, che però non hanno avuto le attenuanti generiche e quindi sono stati condannati. Scrivono i giudici “ l’attività degli estranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal privato interessato”, cioè da Berlusconi, quindi usava degli intermediari.
     " IN MEZZO A TUTTA QUESTA MERDA, GIOCO FORZA HA DOVUTO INIZIARE A TIRARE I REMI IN BARCA COL.....MILAN, CIOE' CON QUELLO CHE HA PESO ZERO NEI SUOI ASSET FAMILISTICO-SOCIETARI-CORRUTTORI-MAFIOSI, COME LA CONDANNA A MERCADANTE HA RIBADITO.

    Nel cosiddetto anti-crisi è stato riproposto per la terza volta lo scudo fiscale: chi aveva accumulato soldi e beni all'estero senza  avvertire gli uffici delle tasse potrà evitare una denuncia per omessa o incompleta dichiarazione dei redditi semplicemente versando all'erario il 5 per cento di quanto aveva nascosto. Ancora una volta, insomma, il governo premia i ricchi e i furbi.

    Sostenere che questo accade
    a causa della crisi economica mondiale che ha messo in ginocchio i conti pubblici, è sbagliato. Certo, i bilanci dello Stato sono a un passo da una situazione di tipo argentino. La necessità di fare cassa è evidente per tutti: nei prossimi mesi, con tutta probabilità, ci troveremo a fronteggiare altri 500.000 senza lavoro. E per i nuovi disoccupati bisognerà per forza trovare qualche nuovo e costoso ammortizzatore sociale.
    Questo blog, già in passato, ha però sottolineato come attraverso una tassa patrimoniale del 3 per mille che colpisca i
    patrimoni familiari superiori a 5 milioni di reddito sia possibile raccogliere 10 miliardi di euro. Molto di più insomma dei 3 miliardi e mezzo che, secondo alcuni calcoli, potrebbe garantire lo scudo fiscale.
    Perché, allora, non si batte questa strada?

    Accanto alle ragioni politiche - il governo di centro-destra ritiene che la patrimoniale gli alienerebbe il consenso del sul elettorato - ve ne è una che riguarda come al solito l'informazione.
    I media, e in particolare quelli televisivi, non fanno nulla per ricordare le promesse dei politici. E anzi, quando i fatti smentiscono le loro parole, nascondono sia i fatti che le parole. Insomma quello che tanto scandalizza nel caso escort-minorenni-Berlusconi, e cioè l'assoluta omertà della tv pubblica e privata, è ormai divenuto la regola in qualsiasi campo. Non è un caso. Einaudi ci ha spiegato come alla base di ogni democrazia liberale ci sia un principio semplice, semplice: bisogna conoscere per poter deliberare.
    Perché,
    se la conoscenza è impedita, la bugia diventa un metodo di governo.
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    Scoperto e mutui, la vittoria delle banche

    In Virgilio
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    La regolarizzazione
      di colf e badanti

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    Le nuove regole
      per le pensioni

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    Mutui e portabilità
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    Un arbitro per le banche
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    La garanzia sui conti correnti
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    Conti on line a confronto
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    Conti on line a confronto

    Dietrofront del decreto anticrisi. Saltano i tetti per l'aumento dei tassi e le penali sul "rosso". Le banche ringraziano

    Alla fine l'hanno spuntata le
    banche. Sembrava che il
    decreto anticrisi, oltre allo scudo fiscale, dovesse anche regalare una bella protezione ai risparmiatori e agli utenti bancari. Ma questo scudo ha ceduto ai primi colpi: il governo non ha retto alle pressioni dell'Abi che agitava lo spettro di un'ulteriore contrazione del credito (come dire: a queste condizioni non possiamo più prestare denaro) e ha fatto dietrofront nel giro di pochi giorni.

    Il testo che diventerà legge, quindi, lascia le mani più libere alle banche su tre punti cruciali nel rapporto con la propria clientela.

     

    Massimo scoperto, salta il tetto

    E' l'intervento che dà più sollievo alle banche perché elimina il tetto massimo alle commissioni richiedibili al cliente in caso di sconfinamento.

    • Prima. Era stabilito che la commissione richiedibile in caso di superamento del limite di affidamento (cioè la quantità di "rosso" sul conto corrente che la banca concede ad alcuni clienti) non potesse superare lo 0,5% dello stesso affidamento. Per esempio, se un correntista con un "fido" di 1.000 euro fosse andato in rosso di 1.200 euro (cioè superando di 200 euro il limite di affidamento), la banca non avrebbe potuto pretendere più di 5 euro di penale (lo 0,5% di 1.000).

       

    • Ora. Sullo "sforamento" del fido non ci sono più limiti alle commissioni che la banca può richiedere. (LEGGI TUTTO)

     

    Malore per Sarkozy mentre fa sport

    Il presidente francese ricoverato in ospedale. Secondo testimoni il malore mentre faceva jogging....vogliono la strafiga e poi si pompano come dei canotti, ad un certo punto esplodono eh eh eh eh (LEGGI TUTTO)


     

     



    L’indomani,
    sulla Voce, Montanelli scrisse che quel delirio dimostrava

    “una allarmante confusione concettuale fra Stato e governo… Alla ‘gente’ la prospettiva di sei reti televisive... che, accantonati dibattiti e risse, intonino l’osanna al nuovo regime e al suo ‘timoniere’, probabilmente piace. Lo dimostra l’indifferenza con cui il cosiddetto uomo della strada ha accolto le dichiarazioni del timoniere... Io avevo i pantaloni corti quando Matteotti fu assassinato. Ma ricordo i discorsi che la gente intorno a me faceva. Dopo sei mesi di campagne giornalistiche al calor bianco... in cui nessuno era più in grado di distinguere la verità dalle menzogne, la gente accolse con sollievo il discorso del 3 gennaio 1925 con cui Mussolini imbavagliava la stampa e annunziava la dittatura... Berlusconi non è Mussolini... Ma è proprio questo clima di facilismo, di esenzione non dai problemi (di questi ce ne sono), ma da quelle angosce esistenziali che ci rendono ricettivi ai grandi princìpi, che può spianare a Berlusconi la strada verso una ‘democrazia del balcone’. Non quello di Palazzo Venezia, che gli andrebbe troppo largo. Ma quello della Casa Rosada, che consentiva a un Perón di arringare la folla... Ce la farà perché la gente è con lui, non con noi. E quando la gente si mette dietro qualcuno, gli uomini delle ‘comunicazioni di massa’ finiscono per mettersi dietro la gente. Queste cose le abbiamo già viste all’alba della nostra vita. Mai ci saremmo aspettati di rivederle al tramonto. Ma sembra che così debba essere”.

    A rileggerlo oggi,
    quell’articolo profetico, mi rimbomba nella testa il ricordo delle “campagne giornalistiche al calor bianco... in cui nessuno era più in grado di distinguere la verità dalle menzogne” che precedettero l’avvento del regime mussoliniano. E’ il ritratto dei giorni nostri. Per settimane ci siamo sentiti ripetere che Patrizia D’Addario raccontava frottole. “Non è mai andata a casa del premier” (Niccolò Ghedini). “Non esistono registrazioni della D’Addario, a meno che qualcuno se le inventi” (ancora Ghedini). “Non sapevo che fosse una escort altrimenti non l’avrei frequentata né tantomeno l’avrei portata a cena dal presidente” (Giampaolo Tarantini). “Il presidente non sapeva che io rimborsassi le ragazze” (ancora Tarantini). “Non ho alcun ricordo di questa donna, ne ignoravo il nome e non avevo in mente il viso” (Silvio Berlusconi). “Purtroppo abbiamo sbagliato l’ospite” (ancora Berlusconi).  “Non ho mai pagato una donna, naturalmente, non ho mai capito che soddisfazione ci sia, se non c’è il piacere della conquista” (ancora Berlusconi).  “Qualcuno ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario… un progetto eversivo” (ancora Berlusconi).

    Ora, dalle conversazioni registrate
    dalla stessa D’Addario e pubblicate dal bravissimo Antonio Massari sul sito dell’Espresso, si scopre che hanno mentito tutti: Berlusconi, Ghedini, Tarantini, giornali e turiferari al seguito. Solo la D’Addario ha sempre detto la verità, senza prendere un euro per farlo. L’unico che l’ha “retribuita” è Tarantini, col quale Berlusconi si sentiva anche dieci o venti volte al giorno. Ma avrebbe dovuto pagarla anche il premier, secondo i patti. “Mille te li ho già dati – le dice Tarantini – poi se rimani con lui ti fa il regalo solo lui”. Ma Berlusconi se ne dimentica, promettendo però un interessamento per un’operazione immobiliare cara alla signora, e lei se ne lamenta con Giampi: “Niente busta però… Tu mi avevi detto che c'era una busta. Mi ha fatto un regalino, non so, una tartarughina…”.
    Di fronte allo scandalo di quest’ennesima vagonata di menzogne di Stato, che occupa le pagine di tutti i giornali e i siti del mondo intero,
    il capo dello Stato non trova di meglio che attaccare quei pochi che fanno opposizione e auspicare “tregue” e “riforme condivise” (con chi? Con Papi? Con l’Utilizzatore Finale? Con il Puttaniere di Stato e i suoi ruffiani?). Al Pappone pensa di cavarsela dicendo “non sono un santo” (come se il problema fosse questo). I tg parlano d’altro (memorabile, l’altra sera, il mega-servizio del Tg1 di Menzognini su un ghiacciaio dell’Antartide). Pigi Battista, sul Corriere, farfuglia di “denunce pubbliche di comportamenti privati” e di “incursioni sputtanatorie”, dimenticando forse che il premier è un bugiardo matricolato e la signora D’Addario era candidata alle elezioni comunali di Bari nel Popolo delle libertà soltanto un mese fa.

     

     

     


     

     

     
     

     

     

    NUCLEARE, BOMBE ATOMICHE,RADIOATTIVITA', SCORIE DEPLETE, TUMORE, CANCRO,MORTE NERA!!!!

    ROMA - Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sullo sviluppo, che prevede tra l'altro il rilancio del nucleare civile in Italia. L'opposizione, pur avendo annunciato il voto contrario, non ha partecipato al voto nel tentativo di far mancare il numero legale. Il provvedimento ha ottenuto 154 voti favorevoli e un contrario. Un senatore si è astenuto.

    LE MISURE - Il ddl sviluppo, rispetto al testo approvato dall’esecutivo, durante i diversi passaggi parlamentari è quasi raddoppiato, passando da 33 a 64 articoli, e giunge in dirittura d'arrivo a oltre dieci mesi dallo stralcio dalla manovra estiva del 2008 varata dal governo Berlusconi. Tra le principali misure ci sono: il ritorno dell'Italia al nucleare, l'arrivo della class action (anche se non sarà retroattiva ed entrerà in vigore non prima del gennaio 2010) e il ripristino dei fondi per l'editoria (140 milioni in due anni che vengono coperti con un aumento della Robin tax). (LEGGI TUTTO)

    PEDERASTIA,PEDOFILIA,STUPRO,VIOLENZA A TUTTI I LIVELLI, DELINQUENZA, FRA 5 MINUTI L'ITALIA DIVENTERA' IL PARADISO PER TUTTI LORO

    Nel bene o nel male le intercettazioni sono oggi un'importantissimo strumento d'indagine. Solo intercettando le telefonate dei sospetti si può incastrare un colpevole o vedere che quella persona, invece, non c'entra nulla con il reato su cui si sta indagando.

    Vengono allora i brividi leggendo su Repubblica di ieri l'intervento di Giuseppe Cascini, pubblico ministero di Roma e segretario nazionale dell'Associazione nazionale magistrati. Il magistrato applica a un caso concreto la nuova legge sulle intercettazioni.

    Caro direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non e' mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto gia' condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. Il resto dell'articolo lo potete leggere qui.

    Per farla breve vi anticipo come andrà a finire. Un pedofilo potrà addirittura "vendere" un bambino e non si potrà fare nulla per salvarlo, anche avendo quasi in mano le prove della sua colpevolezza. Tutto questo grazie alla nuova legge sulle intercettazioni.

    Ma poi è così vero che le intercettazioni costano troppo e sono così numerose? Non sembrerebbe proprio.

    Le intercettazioni costano troppo? Non è vero: la spesa denunciata dal Governo per giustificare il disegno di legge che riduce le intercettazioni, circa 300 milioni, è una piccolissima parte del bilancio della giustizia che è pari a 7 miliardi.

    E poi sarebbe semplice diminuire ulteriormente questo costo addossandolo ai gestori telefonici che agiscono in regime di concessione (è lo Stato che gli "concede" di fare il loro business): lo Stato potrebbe pretendere che le intercettazioni venissero fatte gratis. O almeno, potrebbe pretendere che venissero fatte al costo, senza guadagnarci (enormemente, come avviene oggi).

    Infine le intercettazioni fanno scoprire un sacco di reati economici e fanno recuperare un sacco di soldi; succede così che quasi sempre le intercettazioni "si pagano da sole".

    Non è vero che occorre limitare le intercettazioni perché se ne è abusato, come sarebbe dimostrato dal fatto che - così dicono gli affannati esponenti della maggioranza che qualche giustificazione al loro operato debbono pur trovarla - il numero degli intercettati è elevatissimo: in realtà le intercettazioni sono disposte in una ridottissima percentuale dei processi penali (a Torino 300 processi su 200.000); quindi sono pochissime.

    E' però vero che, tra gli intercettati, vi è un numero ridotto ma importante di appartenenti alla classe dirigente. Così, quando qualche politico racconta che vi è un numero troppo elevato di cittadini intercettati, in realtà sta dicendo che vi è un numero troppo elevato di politici e amici dei politici e amici degli amici che sono intercettati; e, certo, dal suo punto di vista, questa cosa è abbastanza grave: perché gli affari dei politici e degli amici dei politici e degli amici degli amici in genere sono un po' sporchi. (LEGGI TUTTO)



     

     

     

     

     

     


     

     

     


     

     

    Gli arabi all’assalto dell’Italia ( PARTE B)

    ·         Che Berlusconi non sia uno stinco di santo lo sanno tutti, a partire dai suoi zerbini che lo santificano un giorno sì e l'altro pure. Perciò lo squisito intrattenimento esquimese per gli ospiti nei suoi palazzi e ville non ha affatto colpito gli ipocriti cristianucci. Anche i laici nemici del cavaliere se ne fregano delle belle escort: le usano come artiglieria nella consueta guerra tra fazioni borghesi. Il puritanesimo anglosassone sembra invece aver preso sul serio la "questione morale"ed ha amplificato a livello planetario le velleità glandolari del premier. Questi barbarici ficcanaso non potranno mai capire l'ineffabile decadenza che ci deriva da ventisette secoli dicivilization. .....(LEGGI TUTTO)

     

     

     

     

     

     

     

     

    LA TERZA PAGINA CULTURALE

     

    GUEVARISMO

      « Ogni rivoluzione comporta, lo si voglia o no, piaccia o no, una parte inevitabile di Stalinismo, perché ogni rivoluzione deve fronteggiare l'accerchiamento capitalista. Noi abbiamo dovuto imparare in poco tempo che cos'è il blocco economico, la sovversione, il sabotaggio e la guerra psicologica che l'imperialismo può condurre contro un paese rivoluzionario. Noi sappiamo che è una necessità assoluta difendersi dall'accerchiamento imperialista, e l'invasione del 17 aprile 1961 ci ricorda che nessuna misura, nessun sacrificio è superfluo su questo terreno. »
     
    (Ernesto Che Guevara)

    Il Guevarismo è la dottrina politica di stampo marxista nata dal pensiero del rivoluzionario e politico cubano di origini argentine Ernesto Che Guevara.

    Aspetto socio-politico [modifica]

    Secondo Guevara, lo Stato non è altro che il risultato del lavoro di tutti i cittadini, uniti nell'obbiettivo di creare una società basata sull'uguaglianza e sulla solidarietà.(*)

     

    Ernesto Che Guevara

    Aspetto economico [modifica]

    Da punto di vista economico, Guevara non si scosta molto da Karl Marx, aggiungendovi ai suoi ideali fondamentali due principi puramente guevaristi:

    • il Trabajo volontario (Lavoro volontario), cioè l'idea di Guevara di istituire turni di lavoro gratuiti la domenica, con lo scopo di velocizzare la ricostruzione del paese dopo la rivoluzione;

    • l'Hombre nuevo (Uomo nuovo), cioè un vero e proprio ridimensionamento del pensiero umano (per questo Guevara definiva questi uomini nuovi), che avrebbe portato a far diventare tutti i lavoratori un'unica entità senza compromessi politici.

    Aspetto rivoluzionario [modifica]

    Ma l'aspetto più importante del Guevarismo è senza dubbio quello rivoluzionario: Guevara, infatti, oltre che al suo Paese, pensa al Guevarismo per liberare i Paesi del Terzo Mondo dall'Imperialismo americano, come egli stesso afferma.

    (*)Uno dei grossi limiti di questa dottrina è la riconversione economica all'indomani della stabilizzazione. Infatti, così come Marx presagiva (ma non prevedeva),lo stabilirsi di una società di tipo socialista avrebbe dovuto, teoricamente, portare ad un progressivo deperimento dello stato. Questo perchè l'uomo, per indole,intende lo Stato o come una cosa aliena, oppure come una cosa in ogni caso impersonale al di sopra di esso, tendendo, in questo modo,ad adoperarsi per sottrarsi ad esso, venendo meno a quel patto originario tratteggiato da Hobbes nel Leviatano.

    Aspetto storico

    Il Guevarismo non scomparve col fallimento del tentativo di Guevara di esportare la rivoluzione sul continente Latino Americano."

    Nel suo libro Sulla guerriglia, Guevara sostenne il modello cubano di rivoluzione, iniziato da un piccolo gruppo di guerriglieri (foco), senza la necessità di ricorrere a grandi organizzazioni che sostenessero l'insurrezione armata (dottrina del focolaio). Questa strategia più tardi sarebbe fallita in Bolivia. Nel saggio El socialismo y el hombre en Cuba (1965) sostenne la necessità di creare un "uomo nuovo" (hombre nuevo) assieme allo stato socialista.

    Durante l'invasione della Baia dei Porci (1961), Guevara non partecipò ai principali combattimenti, essendo stato assegnato da Castro ad un comando nella provincia più occidentale di Cuba, Pinar del Rio, dove respinse un tentativo d'invasione (era un'operazione diversiva, escogitata per stornare l'attenzione dei cubani dal luogo del vero sbarco). Durante lo svolgimento di questo incarico, patì una ferita al volto, che affermò essere stata causata dallo sparo accidentale della sua pistola."

    LE RAGIONI DELL'ESPORTAZIONE DEL MODELLO CUBANO FOCHISTA DI RIVOLUZIONE. L'ALLONTANAMENTO DI GUEVARA DALLA LINEA ECCESSIVAMENTE SOVIETICA DI CUBA

    Dove fosse restò il grande mistero cubano per tutto il 1965, anche se era sempre genericamente considerato il "numero due" del regime dopo Castro. La sua latitanza fu variamente attribuita al relativo insuccesso del piano d'industrializzazione che aveva portato avanti da ministro dell'Industria, alle pressioni esercitate su Castro dai Sovietici, allarmati dalle tendenze filo cinesi di Guevara, in un momento in cui la frattura tra Mosca e Pechino si approfondiva, oppure a gravi divergenze tra Guevara ed il resto della dirigenza cubana sullo sviluppo economico dell'isola e sulla sua linea politica. È anche possibile che Castro fosse stato reso diffidente dalla popolarità di Guevara, che poteva farlo diventare una minaccia. I critici di Fidel affermano che le sue spiegazioni sulla scomparsa di Guevara sono sempre sembrate sospette e molti trovano sorprendente che Guevara non dichiarasse mai le sue intenzioni in pubblico, ma solo con una lettera priva di data a Castro.

    L'orientamento filo-cinese di Guevara era sempre più problematico per Cuba, mano a mano che l'economia del paese diventava sempre più dipendente dall'Unione Sovietica. Dai primi giorni della rivoluzione cubana, Guevara era stato considerato un sostenitore della strategia maoista nell'America Latina. Il suo piano per una rapida industrializzazione di Cuba per molti era comparabile alla campagna cinese del grande balzo in avanti. Secondo diversi osservatori occidentali della situazione cubana, l'opposizione di Guevara alle raccomandazioni ed alle condizioni sovietiche, che Castro aveva dovuto accettare, potrebbe essere la ragione del suo allontanamento dalla vita pubblica. D'altronde, sia Guevara che Castro sostenevano l'idea di un fronte unico tra Unione Sovietica e Cina, tentando anche, senza successo, di riconciliare le due maggiori potenze comuniste.

    Durante la crisi dell'ottobre 1962, Guevara percepì come un tradimento sovietico la decisione - presa da Nikita Khruščёv senza consultare Castro - di ritirare i missili da Cuba. Divenne quindi più scettico nei confronti dell'URSS. Come emerso dal suo ultimo discorso ad Algeri, del 24 febbraio 1965, aveva iniziato a vedere l'emisfero settentrionale, guidato ad ovest dagli Stati Uniti e ad est dall'Unione Sovietica, come unica entità sfruttatrice dell'emisfero meridionale.

    Il 3 ottobre di quello stesso anno, Castro rese pubblica una lettera priva di data [23] presumibilmente scrittagli da Guevara diversi mesi prima, in cui questi riaffermava la sua solidarietà con Cuba, ma dichiarava anche la sua intenzione di abbandonare l'isola e di andare a combattere altrove per la Rivoluzione. Spiegava che "Altri paesi nel mondo hanno bisogno dei miei modesti sforzi". Nella stessa lettera Guevara annunciava di dimettersi da tutte le cariche che occupava, nel governo, nel partito e nelle forze armate. Rinunciò anche alla cittadinanza di Cuba, che gli era stata concessa nel 1959 per i suoi meriti nella rivoluzione.

    Durante un'intervista con quattro giornalisti stranieri il 1 novembre, Castro disse di essere al corrente dove fosse Guevara e aggiunse, riguardo le voci su una possibile morte del vecchio compagno d'armi, che questi, al contrario, godeva di ottima salute. Dove fosse Guevara restò, comunque, un mistero per i successivi due anni, durante i quali i suoi movimenti rimasero segreti.

    In Congo [modifica]

    Durante un incontro, durato tutta la notte tra il 14 ed il 15 marzo 1965, Guevara e Castro si trovarono d'accordo sul fatto che il Che avrebbe guidato personalmente la prima azione militare cubana in Africa. Alcune fonti, di solito affidabili, affermano che Guevara convinse Castro di affidargli questa impresa, mentre altre fonti, di uguale affidabilità, sostengono che fu Castro a convincere Guevara ad intraprendere la missione, argomentando che le condizioni sociali dei diversi paesi latino americani presi in considerazione come possibili "fuochi" di guerriglia non erano ancora ottimali. Lo stesso Castro ha affermato la verità di questa seconda situazione.

    L'operazione cubana nell'ex Congo Belga (più tardi Zaire e attualmente Repubblica Democratica del Congo) era finalizzata al sostegno del movimento marxista dei Simba, favorevole a Patrice Lumumba.

    Durante la missione africana, per un certo periodo Guevara fu assistito dal capo guerrigliero Laurent-Désiré Kabila, che aiutava i sostenitori di Lumumba a condurre una rivolta, soppressa dall'esercito congolese nel novembre di quello stesso 1965. Guevara considerò Kabila insignificante, scrivendo di lui "Niente mi fa credere che sia l'uomo adatto al momento".[24]

    Guevara aveva 37 anni ed era privo di un'istruzione militare formale. La sua asma gli aveva infatti evitato il servizio militare in Argentina, un fatto di cui fu felice, date le sue opinioni politiche di opposizione al governo. Aveva comunque al suo attivo le esperienze della rivoluzione cubana, in particolare la vittoriosa marcia su Santa Clara, che fu basilare nella vittoria finale delle forze castriste.

    Mercenari sudafricani e britannici come Mike Hoare ed esuli cubani lavorarono con l'esercito congolese per ostacolare i piani di Guevara. Furono in grado di monitorare le comunicazioni dei reparti agli ordini del rivoluzionario argentino, di tendere imboscate ai guerriglieri ed alle truppe cubane ogni volta in cui tentarono un attacco, di interrompere le linee di rifornimento di Guevara.[25][26] Il proposito di Guevara era quello di esportare la rivoluzione cubana indottrinando i Simba all'ideologia comunista ed insegnando loro le strategie della guerriglia. L'incompetenza, il settarismo e le lotte intestine delle varie fazioni congolesi furono indicate da Guevara come le principali ragioni del fallimento della rivolta.

    Dopo sette mesi, malato, sofferente per l'asma e frustrato dalle avversità, Guevara abbandonò il Congo con i cubani sopravvissuti (sei membri della sua colonna erano morti). Ad un certo punto, Guevara fu tentato di rimandare a Cuba soltanto i feriti, rimanendo a combattere da solo in Congo fino alla fine, per offrire un esempio ai rivoluzionari. I suoi compagni d'armi e due emissari di Fidel Castro lo convinsero però a lasciare il campo di battaglia.

    Dal momento che Fidel Castro aveva reso di dominio pubblico una lettera che Guevara gli aveva inviato, in cui il rivoluzionario argentino scriveva della sua intenzione a recidere ogni legame con Cuba per dedicarsi interamente alla rivoluzione in altre parti del mondo, il Che non se la sentì moralmente di tornare sull'isola e passò i successivi sei mesi vivendo clandestinamente a Dar-es-Salaam, Praga e nella Repubblica Democratica Tedesca. Durante questo periodo, scrisse le sue memorie sull'esperienza in Congo e iniziò ad elaborare altri due libri, uno di filosofia (Apuntes Filosóficos) e uno di economia (Notas Económicas).
    In tutti questi mesi, Castro seguitò a esortarlo perché tornasse a Cuba, ma Guevara accettò solamente quando capì che sarebbe rimasto sull'isola per i pochi mesi necessari a preparare una nuova impresa rivoluzionaria in America Latina e che la sua presenza sarebbe rimasta strettamente riservata.

    Il piano di Guevara per fomentare la rivoluzione in Bolivia si basava su alcune concezioni sbagliate:

    • Si aspettava di dover affrontare solo il governo militare locale ed il suo esercito, male armato e poco equipaggiato. Al contrario, appena il governo statunitense ebbe confermata la sua presenza in Bolivia, inviò personale della CIA e di altre agenzie per aiutare ad organizzare la contro guerriglia. L'esercito boliviano venne addestrato da consiglieri appartenenti alle forze speciali dell'US Army, incluso un nuovo battaglione dei Rangers esperto in combattimento nella giungla. I reparti speciali statunitensi probabilmente presero parte anche a certi combattimenti.

    • Si aspettava di ricevere assistenza e cooperazione dai locali oppositori al governo. Queste aspettative vennero frustrate ed il Partito comunista boliviano, filosovietico e non filocubano, non lo aiutò affatto, anche se alcuni membri, come Rodolfo Saldana, Serapio Aquino Tudela e Antonio Jimenez Tardiolo lo fecero a titolo personale o si arruolarono nei suoi reparti, contro la volontà dei vertici di partito.

    • Si aspettava di rimanere in contatto radio con l'Avana. Al contrario, le due trasmittenti ad onde corte che gli erano state fornite erano difettose, impedendo le comunicazioni con Cuba. Dopo qualche mese, il registratore a nastro che utilizzavano per registrare e decodificare i messaggi radio provenienti da Cuba fu perso durante l'attraversamento di un fiume.

    Oltretutto, la sua inclinazione al confronto più che al compromesso contribuì probabilmente alla sua incapacità di sviluppare un buon rapporto di lavoro con i dirigenti boliviani, come era avvenuto anche in Congo[28] . Questo tratto del suo carattere era emerso anche nel corso della guerriglia a Cuba, ma era stata tenuta sotto controllo dalla guida di Fidel Castro.[29]

    In realtà l'ipotesi che il Che stesse preparando la rivoluzione in Bolivia sembra non essere corretta. È più probabile, come confermano anche le ricerche del giornalista boliviano José Luis Alcázar, che stesse preparando una scuola d'addestramento per guerriglieri, per portare in un secondo tempo queste forze a sud ed entrare nel suo Paese d'origine, l'Argentina. [30]

    L'influeza Guevarista sul Cile

    Dopo aver tentato per tre volte la corsa presidenziale, il 5 settembre 1970 Allende fu eletto presidente come leader della coalizione Unidad Popular. Ottenne il primo posto al voto con 1.070.334 preferenze, ma, non avendo il 50% dei voti (36,3% a lui, 34% a Jorge Alessandri, 27,4% a Radomiro Tomic, della Democrazia Cristiana Cilena), il Congresso avrebbe dovuto decidere tra lui ed il secondo più votato. Anche prima della sua vittoria elettorale, Allende attirò rapidamente su di sé il veto dell'establishment politico statunitense. A causa delle sue idee socialiste, si cominciò a temere che ben presto il Cile sarebbe diventato una nazione comunista e sarebbe entrato nella sfera d'influenza dell'Unione Sovietica. Per di più gli USA avevano cospicui interessi economici in Cile, con società come ITT, Anaconda, Kennecott ed altre.

    Una volta eletto, Allende iniziò ad operare per realizzare la sua "piattaforma" di riforma socialista della società cilena. Fu avviato un programma di nazionalizzazione delle principali industrie private, fra cui le miniere di rame fino ad allora sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda (aziende americane), si diede mano alla riforma agraria, fu creata una sorta di tassa sulle plusvalenze. Il governo annunciò una sospensione del pagamento del debito estero e al tempo stesso non onorò i crediti dei potentati economici e dei governi esteri. Tutto ciò irritò fortemente la media e alta borghesia e da qui la tensione politica nel paese, oltre ovviamente a creare un discreto dissenso internazionale.

    Durante la sua presidenza Allende non ebbe facili rapporti col Congresso Cileno, in cui era forte l'influenza della Democrazia Cristiana Cilena, partito cristiano-sociale. I Cristiano Democratici continuavano ad affermare che Allende stava conducendo il Cile verso un regime dittatoriale, sulla falsariga del governo cubano di Castro, e cercavano di moderare molte delle sue maggiori riforme costituzionali. Alcuni membri del Congresso addirittura invocarono l'intervento delle forze armate, tradizionalmente neutrali, a compiere un golpe per "proteggere la costituzione" (

    Nel 1971, a seguito di una singolare visita ufficiale, durata addirittura un mese, del presidente Cubano Fidel Castro (col quale aveva stretto una profonda amicizia personale), Allende annunciò il ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba, nonostante in una dichiarazione dell'Organizzazione degli Stati Americani, cui il Cile aderiva, si fosse stabilito che nessuna nazione occidentale avrebbe concesso aperture verso quello stato.

    La politica di Allende, sempre più sbilanciata a sinistra verso il socialismo (in parte in accoglimento delle pressioni di alcune delle frange più massimaliste della sua coalizione), e gli stretti rapporti con Cuba, allarmarono Washington. L'amministrazione Nixon cominciò ad esercitare una pressione economica sempre più crescente attraverso molti canali, alcuni dei quali erano legali (come l'embargo), ma molti di più illegali, attraverso il finanziamento degli oppositori politici nel Congresso Cileno e nel 1972 attraverso l'inconsueto appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, che paralizzò il paese.

     

    Il golpe [modifica]

    Nel settembre del 1973, i continui scioperi, l'altissimo tasso di inflazione e la mancanza di materie prime avevano precipitato il paese nel caos.

    L'11 settembre di quell'anno, le forze armate cilene guidate dal Generale Augusto Pinochet, misero in atto il golpe cileno del 1973 contro Allende. Durante l'assedio e la successiva presa del Palacio de La Moneda, Allende decise allora di suicidarsi piuttosto che arrendersi a Pinochet.

    Tuttavia non sono del tutto chiare le circostanze della sua morte: la versione ufficiale, confermata dal suo medico personale è che il Presidente si suicidò con un fucile AK-47 donatogli da Fidel Castro, mentre altri sostengono che fu ucciso dai golpisti di Pinochet mentre difendeva il palazzo presidenziale.

    Col termine sandinismo si indica la corrente politica nicaraguense che, dichiarando di ispirarsi al pensiero politico del rivoluzionario nicaraguense Sandino, si propone di creare un Nicaragua libero, indipendente, basato sull'eguaglianza sociale.

    Negli anni sessanta, ispirandosi al marxismo e al sandinismo, nacque il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale che unificò i vari gruppi guerriglieri che combattevano contro il dittatore Anastasio Somoza Debayle, aggregando anche gruppi di cattolici legati alla Teologia della liberazione. La guerriglia sandinista, insieme ad altri oppositori della dittatura, superando le divisioni interne giunse al potere cacciando Anastasio Somoza Debayle. Ben presto le altre correnti politiche si allontanarono dalla Giunta al potere, lasciando solo Daniel Ortega ed il FSLN. Il governo sandinista realizzò la riforma agraria, un'intensa politica sociale, lo sradicamento dell'analfabetismo, la messa in funzione di una struttura sanitaria. Il progetto economico si fondava su un'economia mista. Queste politiche furono osteggiate dagli USA di Ronald Reagan che scatenarono una sanguinosa guerra civile (35000 morti) dove si fronteggiarono i sandinisti e i contras, i guerriglieri controrivoluzionari con basi (e appoggio logistico) nel vicino Honduras. La strategia della guerra controrivoluzionaria venne condotta da John Negroponte. I fondi occulti che gli USA usarono per finanziare i contras vennero reperiti vendendo armi a una potenza nemica: l'Iran, dando origine al famoso Scandalo Iran-Contras o Irangate. Attualmente i sandinisti sono la maggiore forza politica del paese.

    A partire dal 1961 operò in Nicaragua il Frente Sandinista de Liberacion Nacional, movimento guerrigliero in cui confluirono partiti di ispirazione marxista, cristiana e nazionalista, che prendeva il suo nome dal nazionalista Augusto César Sandino. Luis Somoza Debayle, sotto pressione, fu costretto ad annunciare libere elezioni per il 1963 e a vietare che membri della propria famiglia gli succedessero. Ciononostante, quando nel 1967 lui morì, il suo posto fu preso dal fratello Anastasio Somoza Debayle, il dittatore la cui famiglia (come abbiamo visto) controllava il paese da quasi un secolo. Dopo essere stata sconfitta grazie all'aiuto statunitense, la guerriglia sandinista riprese con più vigore nel 1972, anche grazie al supporto cubano e sovietico. Fu dichiarata la legge marziale e il Nicaragua scivolò poi nella guerra civile. Quando, nel 1979, a Somoza venne definitivamente a mancare l'appoggio statunitense, anche a causa delle atrocità commesse contro civili, i sandinisti presero il potere.

    Negli anni del governo sandinista si sono visti notevoli miglioramenti per quanto riguarda: la sanità pubblica, il fabbisogno alimentare, la ridistribuzione delle terre, istruzione pubblica (inesistente ai tempi di Somoza).

    Il 4 novembre 1984 si tennero elezioni giudicate regolari dagli osservatori internazionali, che vennero tuttavia contestate dall'amministrazione statunitense. Fra il 1980 e il 1989 furono attivi gruppi di militari denominati Contras, in Honduras e El Salvador, in gran parte vecchi membri della Guardia Nacional fedele a Somoza; questi furono finanziati illegalmente dagli Stati Uniti, cosa che innescò lo scandalo Iran-Contras (detto anche "Irangate"). La loro principale attività consisteva nel creare uno stato di agitazione nei confini, spesso uccidendo figure importanti del governo sandinista dando l'impressione alla stampa internazionale di una resistenza interna al governo. Nel 1989, dopo il cessate il fuoco fra governo e ribelli e la reintegrazione di questi ultimi nella società, furono indette nuove elezioni, che, contro ogni aspettativa, furono vinte in maniera schiacciante dal partito identificabile con i Contras.

    L'ESPANSIONE DELLA GUERRIGLIA IN SALVADOR: L'INTROMISSIONE STATUNITENSE ED ESPLOSIONE DELLA GUERRA CIVILE (1980-1992)

    I civili abbandonarono la giunta meno alcuni democristiani, con a capo José Napoleon Duarte, che tenne in piedi la giunta stessa con i militari. L'opposizione si riunì nel Fronte democratico rivoluzionario, mentre il 12 dicembre 1980 Duarte divenne presidente. Le questioni interne si fecero sempre più gravi e il presidente chiese aiuto agli Stati Uniti, ottenendo il sostegno dell'allora presidente Ronald Reagan, che incitò Guatemala e Honduras a lottare contro i gruppi comunisti. L'opposizione chiese nel 1982 la pacificazione e la formazione di un'assemblea costituente, e sia la Chiesa sia l'ONU appoggiarono queste richieste, ma gli USA si opposero fermamente alla normalizzazione in questo senso sostenendo Duarte. La situazione peggiorò ulteriormente con la vittoria alle elezioni del 1982, boicottate dalla sinistra, del maggiore Roberto D'Aubuisson, di estrema destra. Il 13 marzo del 1983 venne uccisa dalle forze armate la presidentessa della Commissione dei diritti umani, Marianella Garcia Villas, in un’area di conflitto dove si era recata per documentare l'uso di armi chimiche da parte dell’esercito, e assassinata dopo essere stata torturata. Il brutale assassinio sconvolse l'opinione pubblica internazionale, mettendo in luce la grave situazione del paese centro americano. Le mediazioni della Chiesa fallirono e gli Stati Uniti entrarono in modo frequente e visibile nelle questioni interne del Salvador, favorendo il ritorno alla presidenza di Duarte nel 1984. Duarte comprese l'indispensabilità del dialogo con la guerriglia, e i colloqui ripresero con un importantissimo incontro a La Palma tra il premier e l'opposizione. La destra bloccò tutto in Parlamento. Quattro anni dopo la situazione precipitò quando vinse le elezioni amministrative D'Aubuisson, tra l'altro accusato dell'omicidio dell'arcivescovo Oscar Romero, e in più Duarte fu costretto a recarsi negli Stati Uniti per delle cure per le sue precarie condizioni di salute, lasciando così i poteri.

    La Democrazia Cristiana andò in crisi e lasciò libero spazio al partito di D'Aubuisson, l'ARENA, che si aggiudicò la vittoria col suo nuovo candidato Alfredo Cristiani. Egli si dimostrò inaspettatamente conciliante, furono avviati per l'ennesima volta dei negoziati, che però vennero ancora una volta interrotti a causa dell'uccisione di alcuni sindacalisti, da parte di militanti della destra estrema. In seguito a ciò, la guerriglia scatenò una terribile offensiva. Le trattative ricominciarono a Ginevra nel 1990 e l'anno dopo fu finalmente ammessa anche l'opposizione alle elezioni presidenziali. Vinse Cristiani, il quale continuò sulla strada del dialogo, anche perché il paese era stremato da un conflitto civile che era costato almeno 80.000 vite umane. Il 1º gennaio 1992 terminò ufficialmente la guerra civile ad El Salvador.

     

     

     

     

     

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    PER NON DIMENTICARE MAI COSA E' STATO IL CALCIO ITALIOTA, 5 MAGGIO 2006



     

    BREVE NOTIZIARIO SPORTIVO
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    MILAN-INTER 0-1,1996-03
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    Per combattere la crisi provocata da otto anni di malgoverno fraudolento,gli USA utilizzano lo Spoil System e mandano alla Casa Bianca un nero. In Italia il tracollo si combatte con gerontocrati mummificati a botta di decreti:

    Crisi, il governo annuncia un decreto «È per sostenere banche e famiglie»

    L'IMPERO ALLA DERIVA, IL PAESE CHE CONGELA FALLIMENTI E SALVA I DELINQUENTI

    Alitalia, ecco perché la soluzione richiede una nuova legge Marzano Gaetano Miccichè (Intesa Sanpaolo) assicura: stiamo lavorando alacremente. Aristide Police (Alitalia) tranquillizza: procediamo in continuità aziendale. Ma tutto il dibattito sulle possibili modifiche alle leggi per l’amministrazione straordinaria, per ora basato su indiscrezioni, indica che una «discontinuità», in qualche modo, ci sarà. Non è un caso che, sul tema, il ministro Matteoli (Trasporti) abbia frenato il collega Scajola (Sviluppo economico): il primo, An, è sensibile agli aspetti occupazionali di Alitalia, tradizionalmente targata An. Sa che gli esuberi ci saranno, e saranno tanti. Ma in questo momento il governo sente la necessità di lavorare sottotraccia, per non allarmare i sindacati. Vediamo quali potrebbero essere le modifiche alle leggi Marzano o Prodi, facendo in via preliminare una breve sintesi di quali normative oggi sono a disposizione delle grandi aziende in crisi.


    Leggi Prodi. La prima risale al 1979. Funzionava così: il commissario poteva chiedere prestiti alle banche, con garanzia del Tesoro, per finanziare la ristrutturazione, e aveva tempo cinque anni per risanare e vendere. Il commissario faceva sostanzialmente il liquidatore, vendendo l’attivo (stabilimenti, marchi, magazzini, crediti), e con gli introiti doveva pagare i debiti, secondo l’ordine della legge fallimentare. Dato che il commissario non riusciva a rimborsare i prestiti avuti, le banche escutevano la garanzia del Tesoro e lo Stato ci rimetteva. Così l’Ue mise in mora l’Italia per aiuti di Stato: nei cinque anni di commissariamento si configurava una distorsione della concorrenza sul mercato.


    Nel 1999, dunque, su spinta dell’Ue nacque la Prodi bis, tuttora in vigore: priva della garanzia del Tesoro e con un incarico al commissario ridotto a un paio d’anni. Questi deve sostanzialmente rinunciare al risanamento ed affrettarsi a rimettere gli asset sul mercato. Il commissario è nominato dal ministero dell’Industria, però dopo un passaggio al tribunale fallimentare, al quale spetta la decisione: amministrazione straordinaria o fallimento. (Una digressione: il curatore fallimentare differisce dal commissario perché vende asset ormai «spenti», mentre il commissario li «sceglie», ritagliando la parte buona dell’azienda, e li vende «vivi», funzionanti, con una quota fisiologica di lavoratori. Nel fallimento, i lavoratori sono già a casa).
    Il commissario può anche essere, in un certo senso, scavalcato da una terzo: il cosiddetto «assuntore»-DI SOLITO UN LEVERAGE BUY OUT, OVVERO UNA CORDATA DI SCALATORI ESTERNI CON FONDI PRIVATE EQUITY CON FORTI INTERESSI SUL PRESTITO,SE SI TRATTA DI AZIENDE CON GROSSI FLUSSI DI CASSA-CASH FLOW-NON QUOTATE IN BORSA, che, acquistando le azioni della società in dissesto-MA A DEBITO VISTO IL PRIVATE EQUITY IN AZIONE- dai suoi proprietari, può finanziare un concordato fallimentare, che può essere più conveniente per i creditori e l’azienda.(IL FLUSSO DI CASSA GARANTITO DOVREBBE PORTARE AL RECUPERO DEL DEBITO GRAZIE ALLA VENDITA ED ALL'AUMENTO ARTIFICIOSO DEL VALORE DELLE AZIONI, MA QUESTO A BREVE TERMINE. A LUNGO TERMINE TUTTO CIO' SI TRASFORMA IN UN ULTERIORE INDEBITAMENTO DATI GLI INTERESSI DEL PRIVATE EQUITY. PER TAMPONARE CIO' E' NECESSARIA LA VENDITA IN SOVRAPREZZO A BREVE TERMINE SFRUTTANDO APPUNTO LA LEVA, COME CAPITO' PER TELECOM PROPRIO NEL 1999-2001 CON L'ENTRATA DI COLANINNO PRIMA E TRONCHETTI POI....)


    Legge Marzano. Nacque in occasione della crisi Parmalat, ed è un’ulteriore variante dell’amministrazione straordinaria. Si basa su un presupposto: l’azienda è sana e va preservata integra; i suoi problemi derivano da vicende finanziarie e patrimoniali, non industriali. Il concordato non è un evento esterno, ma il vero obiettivo del commissario, che vi si attiva allo scopo di tener integra l’azienda; e i debiti vengono congelati fino, appunto, al concordato con i creditori. Rispetto alla Prodi, ha un altro elemento di novità: la nomina del commissario spetta direttamente al ministro, senza il passaggio dal tribunale, e quini le decisioni restano in capo al governo, e cioè al potere politico. Elemento da sottolineare bene.

    Il governo salva Geronzi
    Tanzi e Cragnotti

    di LIANA MILELLA

    Il governo salva Geronzi Tanzi e Cragnotti

    Una recente immagine di Sergio Cragnotti


    ROMA - Un'altra? Sì, un'altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un'altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell'opposizione s'intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d'una "bomba atomica" destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.

    Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L'emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l'impresa si trovi in stato di fallimento.

    Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d'insolvenza era equiparato all'amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com'è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l'impresa non sarà definitivamente fallita.

    Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l'ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l'opposizione batta un colpo.


    Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l'autrice di Report, la trasmissione d'inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi "una manleva", un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: "No, io non ho nessuna manleva".

    Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: "Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c'è stata la dichiarazione d'insolvenza non seguita dal fallimento".

    Cascini cita i casi: "Per i crac Cirio e Parmalat c'è stata la dichiarazione d'insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l'abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi". Non basta. "Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche".

    Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: "Ma la norma vale anche per lui?". Lapidaria la risposta: "Ovviamente sì". Le toghe s'allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: "Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso". Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.

    Vediamolo questo 7bis, così titolato: "Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare". Stabilisce: "Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell'ipotesi in cui intervenga una conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell'ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell'ammissione alla procedura".

    La scrittura è cattiva, ma l'obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d'insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l'azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: "Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica". Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S'interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.

    Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d'uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un'evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l'esercizio dell'azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l'azienda in crisi. Se la salva, salva pure l'ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.
    (9 ottobre 2008)

     

     Berlusconi: «Daremo un impulso per resistere
    a questa crisi». Per il "Financial Times" sono pronti 30 miliardi, ma
    il premier non dà cifre: «Sono certi solo i 16 miliardi per infrastrutture»

    Dai decreti poi si passa alle accuse sopra "un certo giornalismo triste",REO DI DIRE SEMPLICEMENTE COME STANNO LE COSE...

    Cuffaro: io continuerò a vestirmi di nero
			Cuffaro replica a Dell'Utri: mi vesto ancora di nero

    Il volto del Tg3 dopo che il senatore Pdl aveva parlato di "conduttori dark"Berlinguer: illiberale

     

    La scuola si ferma: «Governo dialoghi»
    Alt di Berlusconi: sinistra scandalosa

    È impressionate il numero di errori politici che Silvio Berlusconi è riuscito ad inanellare nel giro di poche settimane. Convinto che i verbi comandare e governare siano sinonimi, il premier continua pensare che per cambiare il Paese sia sufficiente la forza della sua maggioranza. Il suo modello, lo ha detto più volte, è Margaret Thatcher, il primo ministro inglese che nei primi anni '80 fece ripartire l'economia del Regno Unito, grazie a un cura da cavallo basata su tagli allo stato sociale e liberalizzazioni. Berlusconi però non è la Thatcher, l'Italia non è l'Inghilterra (dove sono le liberalizzazioni, dov'è il sussidio di disoccupazione?) e soprattutto gli studenti, i genitori e i professori che in queste ore affollano le piazze, non sono i minatori inglesi che nel 1984 furono sconfitti dopo 12 mesi di sciopero.(Non è che con la cura di cavallo l'Inghilterra tutto sommato sia una super potenza economica, ci si riempie troppo la bocca col modello inglese, poi togli loro mamma USA ed il Brent e tanti saluti a tutti....)

     

     
     
     

    Sigilli alla tv della Brambilla
			Chiusa la tv
    della Brambilla.
    «Era un successo»
    (ironia spettacolare)

       POLITICA Stop alle trasmissioni dopo un SOLO anno di vita. L'ex direttore Medail: «Peccato» Dopo il fallimento della scalata ad un ministero, la Brambilla perde anche la sua televisione. Senza il monopolio aziendale targato Mediaset c'è poco da fare. Visto il fallimento fragoroso immediatamente

    Veltroni lancia la tv del Pd. Parte la caccia ai volti noti . Walterloo non ha capito assolutamente niente dal tracollo, NON HA CAPITO CHE IL SUO MODO DI ESPRIMERSI DEVE QUANTOMENO CARATTERIZZARSI E NON CONTINUARE A PAPPAGALLARE CIO' CHE FA LA COSì DETTA DESTRA....

     

     
     
     
     

    Unicredit nel cono d'ombra
    Profumo: "Liquidità rilevante",nel frattempo -13%

    di ANDREA GRECO


    MILANO - Il caso Unicredit comincia a preoccupare. Ieri la banca ha perso il 10% scendendo ai minimi dal '98, oggi ha lasciato sul parterre un altro 12,69% fino a 2,59 euro, nuovo record negativo. Volumi impetuosi, con 448 milioni di titoli scambiati, oltre il doppio della media per 1,2 miliardi di controvalore. In due giorni il gruppo ha vaporizzato una dozzina di miliardi di euro di capitalizzazione, scendendo sotto i 35 miliardi di valore. E senza che i venditori si potessero riparare dietro qualche cattiva notizia particolare.

    Lunedì c'era il quasi fallimento di Hypo Re, gruppo tedesco che costringerà a un prestito salvagente da 35 miliardi gli istituti attivi in Germania, dove la banca di Alessandro Profumo è il secondo operatore. Oggi non c'è neppure questo "alibi", anzi il comparto bancario a Piazza Affari e altrove si è mosso in tenue recupero.

    "L'azienda ha un'ottima operatività nonostante le condizioni di mercato - ha detto l'amministratore delegato a mercati chiusi - in agosto nel Centro-Est Europa è andata molto meglio del budget". Il manager ha poi tentato di spiegare i movimenti sul titolo: "In questa fase di debolezza dei mercati c'è focalizzazione sui titoli che sono molto liquidi, sui quali è più facile avere un'operatività accentuata".

    Quanto a eventuali problemi di finanziamento, "Unicredit ha una liquidità molto rilevante - ha aggiunto - abbiamo una produzione tale che anche se non dovessimo accedere al mercato fino alla fine dell'anno, i famosi 90 giorni, resteremmo liquidi, questo non è assolutamente un problema".

     


    Dalle sale operative sono segnalati alcuni movimenti di rotazione, per cui qualcuno vende Unicredit per comprare Intesa Sanpaolo, banca rivale percepita come più sicura per la sua limitata propensione internazionale e la sua concentrazione su business più tradizionali. Tra i venditori, qualcuno segnala anche qualche Fondo speculativo, che starebbe alleggerendo i propri portafogli azionari sulle banche italiane.

    Uno dei motivi di tensione, nel rapporto un po' incrinato tra il management e gli investitori istituzionali, è legato alla patrimonializzazione del gruppo di Piazza Cordusio. Profumo ha più volte negato l'eventualità di un aumento di capitale, anche perché le Fondazioni italiane che sono tra le sue principali azioniste sembrano contrarie. Entro fine anno la banca ha annunciato delle misure per migliorare la consistenza patrimoniale. Ma se le reazioni del mercato continuano a essere queste, bisognerà che il management adotti azioni decise e urgenti per togliere Unicredit dal cono d'ombra in cui è finita.
    (30 settembre 2008)

     

     

     

    In picchiata le Borse europee. L'annuncio che le banche centrali sono intervenute per immettere liquidità sui sistemi è stato un vero colpo di scena: nel dettaglio se la Fed ha messo a disposizione 180 miliardi di dollari, la Bce ha offerto 40 miliardi. Così gli indici europei sono rimbalzati. Intanto sta mutando il volto della finanza internazionale. Dopo Bear Stearn, fusa nei mesi scorsi con Jp Morgan, Lehman Brothers è scomparsa dalla scena per bancarotta e Merrill Lynch è stata rilevata da Bank of America. A Londra, inoltre, Hbos è stata acquistata nella notte da Lloyds. Oltreoceano, intanto, se le autorità Usa stanno cercando un istituto pronto a comprare Washington Mutual, negli ambienti finanziari si parla di trattative di fusione tra Morgan Stanley e un altro istituto, individuato in Wachovia, o, secondo la catena tv Cnbc, nella cinese Citic. Di sicuro il quadro è poco confortante. Tanto è vero che le Borse, dopo un tentativo di rimbalzo, hanno di nuovo ripiegato all'ingiù. Del resto anche il direttore generale dell'fmi, dominique strauss-kahn, ha stimato che i recenti avvenimenti avvenuti nella finanza rappresentano un rischio potenziale per la crescita economica mondiale. A milano la volatilità regna sovrana, come nelle altre borse europee. L'indice è appesantito soprattutto dalla performance delle banche.

    Azione delle banche centrali. In fortissimo rischio AIG , Morgan Stanley e Goldman Sachs...
    Immessi miliardi di liquidità

    Alitalia, è finita. Cai ritira l'offerta
    Berlusconi: è baratro, colpa della Cgil

    L'assemblea dei soci
    delibera all'unanimità.
    Il premier attacca:
    «C'è responsabilità politica. La situazione è drammatica». Accuse anche ai piloti
     

      ECONOMIAE Angeletti (Uil): «È catastrofe sindacale e sociale».

     

     

    Alitalia oggi, Italia domani

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    Alitalia, manifestazione assistenti di volo e dipendenti terra

    L’Alitalia non è una compagnia aerea, è un’espressione geografica. Se l’Italia non esiste, perché l’Al-Italia, con quel nome, dovrebbe continuare a esistere? Ha avuto amministratori delegati finti, messi lì, a turno, negli ultimi quindici anni dallo psiconano e da Valium Prodi. Amministratori che hanno distrutto la società per conto terzi e incassato milioni di euro di stipendi e di liquidazioni per la fedeltà al padrone. Il mercato di AlItalia è finto, equivale a una tratta, la Milano-Roma, con prezzi pari a Milano-New York.
    I suoi dirigenti (quanti?) sono finti, sono portaborse, amici, parenti dei politici. Fatti assumere. Parcheggiati in Al-Italia come in un hangar. I sindacati nazionali rappresentano sé stessi, hanno difeso i privilegi (i loro) e tradito i dipendenti. Hanno creduto (?) alle promesse elettorali di Testa d’Asfalto e alla cordata italiana. Quali contropartite hanno avuto per far fallire la trattativa Air France?
    I salvatori di Al-Italia sono finti. Gente spesso condannata, inquisita, sotto processo. Nelle loro mani l’oro diventa merda e la merda si trasforma in plusvalenza. Expo 2015, le tariffe autostradali e nuove aree edificabili sono merci di scambio. Ligresti, Benetton, Colaninno, Tronchetti. Sanno meno di niente di aerei, ma i loro conti li sanno fare bene.
    AlItalia è un paradigma, una metafora dell’Italia. E’ in bancarotta e senza una lira. Una linea del Piave che passa da Fiumicino. Se salta Al-Italia può saltare tutto. Per questo è così importante. Chi ha ridotto l’Al-Italia così? Partiti e sindacati. Gli italiani hanno la risposta sulla punta delle lingua. Sanno chi è stato, ma non gli vengono ancora le parole. La bancarotta dell’Al-Italia è un sintomo e un preludio del fallimento del Paese. I partiti e i sindacati ne sono a conoscenza. Se i libri finiscono in tribunale i responsabili dovranno rispondere. Che fallisca allora l’Al-Italia e si apra un pubblico processo contro chi l’ha distrutta. A partire dai presidenti del Consiglio presenti e passati.

     

     

    Patti Chiari, Tasche Vuote

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    Lehman brothers

    Cos’è un giornalista economico? E’ una figura strana. Un addetto stampa delle aziende che fanno pubblicità sul giornale in cui scrive. Un Nostradamus del giorno dopo, che prevede il crack quando è già avvenuto. Un portaordini dell’editore che a sua volta è un portaordini degli azionisti.
    I giornalisti economici scrivono articoli dubitativi. Fateci caso. "Se succede questo allora… Se dovesse avvenire quest’altro quindi… forse, chissà...". La prima regola del giornalismo è che se hai una notizia devi darla. Il giornalista economico fa il contrario: se ha una notizia, la tiene per sè. In Italia ci sono diversi giornalisti politici che denunciano corruzione e mafie, da Travaglio a Abbate, da Saviano a Gomez. Ma di giornalisti economici che si espongono non c’è traccia. Perchè?
    La Parmalat e la Cirio, i Tango Bond e la truffa dei mutui variabili (le banche li vendevano sapendo che sarebbero esplosi), le azioni di Telecom Italia volatilizzate, i debiti inesigibili (
    i subprime) venduti come obbligazioni e i titoli della Lehman Brothers in via di fallimento e considerata a basso rischio il giorno prima. I giornalisti economici sono a conoscenza dei fatti. Mesi prima. Ma le loro bocche rimangono cucite.
    Le banche posseggono quote di giornali. Dovrebbe essere proibito per legge. Profumo, Passera o Geronzi vendano denaro, non informazione, in particolare se l'informazione è quella di PattiChiari.
    "PattiChiari è un Consorzio di 167 banche italiane con 26mila sportelli (84% dell’intero sistema bancario italiano), promosso dall'Associazione Bancaria. Il suo obiettivo è di offrire strumenti semplici e moderni che ti aiutino a capire meglio i prodotti finanziari. La filosofia del progetto è infatti quella di costruire una nuova relazione tra le banche e i cittadini, le famiglie e le imprese, basata su una maggiore fiducia e un dialogo chiaro, comprensibile e trasparente".
    Un lettore mi illustra "la filosfia del progetto" di PattiChiari.

    "Ciao Beppe,
    alle volte la realtà supera la fantasia del più creativo dei comici. Ho ricevuto oggi una e-mail da alcuni amici che lavorano nel settore bancario con i link che ti indico di seguito e ci tenevo a segnalarti questa cosa.Non so quanti l'hanno notato ma sul sito
    www.pattichiari.it, nello specifico a questa pagina si trovano alcune obbligazioni cosiddette "a basso rischio", quelle di Lehman Brothers!
    Non volevo crederci, me lo sono dovuto rileggere quattro o cinque volte, soprattutto il trafiletto che copio ed incollo:
    "PattiChiari propone un elenco consultabile di obbligazioni a basso rischio e di conseguenza a basso rendimento, costantemente aggiornato, per orientare chi è privo di esperienza finanziaria e intende investire in titoli particolarmente semplici da valutare."
    Cioè una persona priva di esperienza finanziaria che ha ascoltato i consigli di loro, grandi esperti, si è appena trovato in mano un pugno di carta straccia come nel caso Argentina e Parmalat.
    I "Grandi Esperti" oggi hanno pubblicato una nota a
    questa pagina in cui dicono "In data odierna tutti i titoli Lehman Brothers sono usciti dall'Elenco Pattichiari "Obbligazioni Basso Rischio Basso Rendimento" a seguito della comunicazione della stessa società di voler depositare la dichiarazione di fallimento (Chapter 11 of the U.S. Bankruptcy Code)."
    Beppe, ormai non c'è nemmeno più bisogno che tu li metta alla berlina, praticamente ormai si smutandano da soli! Un saluto." Gerolamo

     

     

    Senato Usa approva il piano
    Appello di Bush alla Camera

    Introdotti sgravi fiscali a sostegno della classe media
    Innalzato a 250 mila dollari il tetto dei depositi garantiti

    Il Senato Usa approva il piano Appello di Bush alla Camera


    WASHINGTON - Il Senato degli Stati Uniti ha approvato il piano per arginare la crisi finanziaria, in una versione emendata rispetto a quella
    bocciata lunedì dalla Camera.

    I voti favorevoli sono stati 74 (la maggioranza richiesta era di 60). Venticinque i contrari. Hanno partecipato al voto e si sono espressi a favore i candidati alla Casa Bianca Barack Obama e John McCain, che hanno sospeso per qualche ora la campagna elettorale per votare sul piano. L'unico senatore assente era Ted Kennedy, al quale qualche mese fa è stato diagnosticato un tumore al cervello e che non è rientrato a Washington per la sessione straordinaria del Congresso.

    Il piano deve essere votato di nuovo dalla Camera dei Rappresentanti. I deputati sono stati convocati per venerdì. In un comunicato il presidente George W. Bush ha lanciato un appello ai deputati: "Gli americani attendono, e la nostra economia esige, che la Camera approvi questa buona legge questa settimana e la rinvii sul mio tavolo".

    Il voto al Senato si è articolato in due fasi. Nella prima sono state approvate le modifiche concordate dalla maggioranza democratica e dai repubblicani rispetto al testo bocciato lunedì. Modifiche con le quali è stato innalzato da 100 mila a 250 mila dollari dell'assicurazione federale sui depositi bancari e sono stati introdotti sgravi fiscali in favore della classe media. E a causa delle quali la stesura del piano è lievitata dalle tre pagine iniziali, redatte dal segretario al Tesoro Henry Paulson, a circa 450.

     


    L'approvazione del piano, avvenuta mentre aprivano i mercati asiatici, è stata preceduta da una fitta serie di consultazioni tra i due schieramenti politici e da appelli al senso di responsabilità nel nome del bene superiore del Paese. C'era stato quello del presidente Bush, l'ennesimo di queste convulse giornate. E poi quelli di Obama e McCain. Prendendo la parola al Senato, il candidato democratico alla Casa Bianca aveva esortato i colleghi a votare a favore del piano: "Fate la cosa giusta per il paese. E' chiaro che il piano rappresenta quello che dobbiamo fare per evitare che la crisi si trasformi in catastrofe". McCain dal canto suo si era detto "fiducioso" che vi sarebbero state abbastanza "persone di buona volontà in entrambi gli schieramenti" che avrebbero anteposto il bene degli Stati Uniti "alla propria ideologia e ai propri interessi".

    Il provvedimento prevede una prima trance da 250 miliardi di dollari da usare subito per l'acquisto dei titoli 'spazzatura'. C'è poi la misura bipartisan caldeggiata da Obama e McCain di aumentare le garanzie sui depositi dei correntisti. In particolare La Fdic, l'organismo federale di assicurazione dei depositi bancari, potrà richiedere al Tesoro statunitense prestiti illimitati per garantire i depositi dei risparmiatori nel caso in cui le banche falliscano. La misura aumenta, per un anno, l'ammontare dei prestiti che la Fdic può richiedere al Tesoro dai 30 miliardi attuali a 100 miliardi di dollari. Tra le altre misure, ci sono poi limiti più restrittivi per le operazioni 'mark to market', che contribuiscono alla volatilità dei mercati.

     

     
     

    IL NUOVO ROOSVELTISMO NEGLI USA: FANNIE E FREDDY NAZIONALIZZATE !!!

    Usa: il governo assume il controllo
    di Fannie Mae e Freddie Mac

    «Nazionalizzazione» delle due agenzie che finanziano la metà dei mutui del Paese

     

     

    Il quartiere generale di Fannie Mae a Washington D.C. (Ap)

    Il quartiere generale di Fannie Mae a Washington D.C. (Ap)

    WASHINGTON – Per evitare una catastrofe sui mercati finanziari americani e mondiali, come ha sottolineato il ministro del tesoro Henry Paulson, l’amministrazione Bush ha assunto il controllo della Fannie Mae e della Freddie Mac, le due agenzie semigovernative che finanziano quasi la metà dei mutui del Paese, il cui totale è di 12 mila miliardi di dollari. La Federal housing financial agency, un organo della Tesoreria, le ha assunte in amministrazione controllata acquistandone le azioni privilegiate. L’intervento potrebbe costare allo Stato americano e quindi ai contribuenti 26 miliardi di dollari secondo il Congresso. Ma era inevitabile: a causa del crollo dei mutui, in un anno la Fannie Mae e la Freddie Mac hanno perso circa 15 miliardi di dollari, rimanendo quasi senza capitali, e deprezzando i loro titoli di quasi il 90 per cento. Inoltre, 4 milioni di famiglie, il 9 per cento dei mutuati, sono andate in bancarotta o sono in grave ritardo nei pagamenti rateali.

    DOPO LA GUERRA LAMPO DELLA RUSSIA POST-SOVIETICA IN GEORGIA...ad olimpiadi concluse

    La Guerra Mondiale del Petrolio

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    La Georgia ha bombardato l’Ossezia del Sud. Un piccolo Stato, una media provincia italiana. La stima è di 1300 morti. Quasi tutti civili. La Russia ha quindi invaso l’Ossezia con i suoi carri armati e bombardato Tbilisi, la capitale della Georgia. Nel frattempo Putin e Bush si scambiano convenevoli alle Olimpiadi dell’Ipocrisia e l’Unione Europea tace. E’ un’altra guerra che si combatte per l’energia. Dal Kazakistan petrolio e gas potrebbero arrivare in Europa senza passare in territorio russo. La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti. Il suo presidente si fa riprendere tra la bandiera nazionale e quella dell’Unione Europea, di cui la Georgia vuol entrare a far parte.
    L’Ossezia è un episodio della guerra mondiale per il petrolio iniziata con la prima invasione dell’Iraq nel 1991. Saddam attaccò il Kuwait e Bush padre intervenne. Non per liberarlo, ma per impedire a Saddam di controllare i flussi di petrolio del Golfo Persico. Bush figlio terminò il lavoro con la panzana delle armi di sterminio di massa. Pensate che agli americani interessi il destino degli abitanti del Kuwait o dell’Iraq, quando gli Stati Uniti non hanno mosso un dito per i genocidi del Ruanda e del Darfur?
    La Cina compra petrolio dall’Iran, probabilmente lo arma. L'Iran vuole imporre il petrol-euro al posto del petrol-dollaro. Israele minaccia di bombardare l’Iran per la sua politica di sviluppo nucleare. La Cecenia è strategica per gli oleodotti russi. Questo è il motivo dei massacri ceceni e della guerra permanente. Il mondo è diviso in zone d’influenza del petrolio. Dove ci sono pozzi di petrolio c’è una guerra o un’occupazione militare (quasi sempre). Dove è strategico il passaggio di petrolio c’è un conflitto armato (quasi sempre). I G8+1 (la Cina) e -1 (l’Italia) si riuniscono periodicamente per concordare le zone di influenza energetica. Tra loro la guerra non può scoppiare. Fanno massacrare i loro sudditi in guerre minori. Avamposti mascherati che comprano (anche) le loro armi. Business doppio: armi e petrolio.
    Beati i popoli senza pozzi di petrolio perché erediteranno la pace.

    Mosca: sì a Sudossezia e Abkhazia
    "Le difenderemo se attaccate"

     

     

     

    Santoro torna in video e arriva al 20%
			Granbassi in tv
    divide: «Velina!»
    «E la Vezzali?»

    17:57   SPETTACOLI Esordio con polemiche per Margherita. Vauro: «Perchè nessuno ha protestato per l'altra da Vespa?»

    ROMA - Torna Annozero e ritrova ampiamente il suo pubblico: la prima puntata del programma di attualità condotto da Michele Santoro, ieri tutta dedicata alla vicenda Alitalia, ha avuto su Raidue 4.602.000 (19,67%). L'annunciata novità dell'edizione 2008 è stata la partecipazione della campionessa, Margherita Granbassi, bronzo olimpico, passata dalla pedana del palazzetto che ha ospitato le gare di scherma a Pechino 2008 allo studio televisivo. La sua presenza era stata preceduta da un tira-e-molla sulla posizione che avrebbe adottato l'Arma: la Granbassi è infatti maresciallo dei carabinieri. Il via libera ottenuto dal comando generale non è però piaciuto all'ex capo dello Stato, Francesco Cossiga, che, parlando di «marescialla-velina», vede dietro il benestare dell'Arma una sollecitazione da parte del ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

    PRO E CONTRO - Cossiga ha annunciato tra l'altro di aver presentato una interpellanza urgente al presidente del Consiglio e ai ministri della Difesa e dell'Interno, citando l'articolo 24 del Regolamento Organico dell'Arma, per sapere cosa ne pensino della partecipazione «del maresciallo dei Carabinieri in servizio permanente Margherita Granbassi, nella veste di collaboratrice "in video", retribuita con regolare contratto e anche in forma di "velin"», alla nuova serie di Annozero. Come il presidente emerito della Repubblica, anche l'associazione di utenti di matrice cattolica Aiart, al di là della polemica politica, ha voluto sottolineare come «il debutto di Margherita Granbassi ad Annozero è stato davvero poca cosa. Un ruolo più da velina che da giornalista, pochi minuti pagati chissà quanto dai contribuenti pubblici», ha detto il presidente dell'Aiart Luca Borgomeo. D'accordo con Cossiga il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl alla Camera. D'altra parte Vauro, il vignettista della squadra di Annozero si chiede come mai nessuno abbia protestato «quando Valentina Vezzali, in forza nel corpo di polizia, ha "puttaneggiato" in televisione con il Presidente del Consiglio» prendendosela invece con la Granbassi».

    LETTERA 22 - Per il presidente dell'associazione Lettera22 Paolo Corsini Santoro «invece di strombazzare in trasmissione una solidarietà pelosa ai 25 colleghi disoccupati, licenziati da La7» «potrebbe prendere uno di questi giornalisti nel suo programma invece di una Carabiniera».

    GLI ALTRI PROGRAMMI - Leader della serata, comunque, la fiction su Raiuno Provaci ancora prof 3, seguita dal 21% con 5.295.000. Su Canale 5 4.937.000 mila spettatori (20,53%), dato netto, per i due episodi di Distretto di polizia 8. Nel complesso la Rai ha vinto nettamente il prime time con il 46,39% (Mediaset 39,77%) ma Canale 5 è la prima rete della fascia con il 22,38% (Raiuno 20,89%) grazie a Striscia la notizia, il tg satirico di Antonio Ricci che ieri ha avuto il 31,09% con 8.129.000. L'access prime time di Raiuno, Affari Tuoi, ha avuto invece 5.550.000 (21,35%).

     

     
     
     

    Fannie e Freddie, nel silenzio informativo più totale nella repubblica delle banane italiota. Allucinante, in questa omertà, la posizione schifosa del CorSer ormai un giornale di veline governative. Corre l'inflazione, in Europa al 4% più del doppio rispetto al 2007Il dato Eurostat per giugno nell'area dell'euro. A maggio era al 3,7%. Un anno fa era all'1,9%. Mutui, a giugno nuovo record dei tassi
    Le Borse perdono ancora

    Indy_Mac.jpg
    Code di risparmiatori alla Indy Mac
    Clicca l'immagine

    Fannie e Freddie sono due istituti di credito degli Stati Uniti. Vendono mutui immobiliari. Sono come Ginger e Rogers, ma non ballano su un set cinematografico. Danzano sul baratro del fallimento. Le loro azioni sono crollate nel mese di luglio.
    In caso di bancarotta Fannie e Freddie lascerebbero un buco di 5000 miliardi di dollari, la metà del debito pubblico americano. Dovrebbe intervenire lo Stato nazionalizzandole con un automatico aumento del costo del denaro e delle tasse. In Italia è come se fallisse contemporaneamente la maggior parte delle imprese quotate in Borsa. Fannie deve rimborsare 216 miliardi di dollari entro un anno, Freddie un po’ di più, circa 291 miliardi. I soldi non ci sono. Per due motivi. Le rate dei mutui non vengono più pagate e nessuno sottoscrive nuovi mutui. In sostanza il mercato immobiliare non c’è più.
    La gente non ha più soldi e il costo del denaro è salito. Inoltre, il valore delle case è crollato e le banche sono piene di case ipotecate. Nella pancia dei bilanci delle banche ci sono ancora immobili valutati al valore precedente alla crisi dei “
    subprime
    ”. Le banche non vogliono svalutare, alcune non se lo possono permettere, il loro valore azionario crollerebbe. Fannie e Freddie rappresentano uno tsunami finanziario che in un modo o nell’altro arriverà da noi. I prezzi degli immobili in Italia sono drogati da un cartello di società immobiliari. Il centro delle città non ha più scopi abitativi, ma di lucro. Il prezzo degli appartamenti non ha alcun legame con la realtà. Le società immobiliari stanno da tempo, in uno strano silenzio dei media, perdendo il loro valore in Borsa. Da gennaio 2008 le prime nove società del settore hanno perso 2,4 miliardi di euro, circa la metà della loro capitalizzazione. Pirelli Real Estate, un po’ di più della media: il 57,82%. Il crollo del mercato immobiliare in parte c’è già stato. Chi aveva un euro di azione a Natale, si ritrova con 50 centesimi prima delle vacanze.
    Il valore delle case è mantenuto alto in modo artificiale. Le grandi città sono invase da cartelli di vendita e di affitto e intanto si costruiscono sempre nuovi alloggi in periferia.
    La cosa strabiliante è che la crisi vera non è ancora arrivata. Negli Stati Uniti le banche a rischio fallimento sono circa 90. Una, Indy Mac, ha chiuso venerdì. Il terzo fallimento negli Stati Uniti per importanza del dopoguerra. Le file della gente che ritirava i risparmi sono la fotografia della situazione.
    Qualche consiglio: non comprate immobili, non fate debiti, non accendete nuovi mutui, se potete estinguete i mutui che avete, non comprate titoli di società immobiliari, non comprate fondi con titoli di società immobiliari. Fannie e Freddie stanno arrivando.

     

     

    Quel fascino per la camicia nera
    che cresce nel mondo del calcio

    di CORRADO ZUNINO

    Quel fascino per la camicia nera che cresce nel mondo del calcio

    L'outing di Christian Abbiati, portiere del Milan fascista nel privato e ora anche in pubblico, ha allargato praterie di potenziali rivelazioni nel mondo del calcio italiano, da sempre silenziosamente a destra. Quelle parole rimbalzate in tutta Europa - "del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l'ordine" - sono sottoscritte, oggi, da una crescente platea di calciatori e dirigenti italiani.
    La forza delle frasi rivelatrici di un portiere che è abituale frequentatore dei leader di Cuore nero, succursale dell'estremismo nero milanese e luogo di riferimento per gli ultrà dell'Inter, più che nell'indicare il solito revisionismo pret a' porter italiano che vuole un fascismo buono prima del '38 ("rifiuto le leggi razziali, l'alleanza con Hitler e l'ingresso in guerra", ha detto Abbiati) segnala come anche i calciatori, notoriamente pavidi nelle dichiarazioni, oggi comprendono che queste "verità" si possono finalmente dire: il vento del 2008 non le rende più pericolose per le loro carriere.

    Sono diversi i campioni italiani che indossano numeri sinistri e sventolano effigi del Ventennio per poi giustificarsi: "Non lo sapevo". Il portiere Gianluigi Buffon, figlio di famiglia cattolica e impegnata, è stato sorpreso in quattro atti scabrosi. La maglia con il numero 88 che rimandava al funesto "Heil Hitler" segnalata dalla comunità ebraica romana, poi la canottiera vergata di suo pugno con il "Boia chi molla". Nel 2006, durante le feste al Circo Massimo per la vittoria del mondiale, si schierò - mani larghe su una balaustra - davanti allo striscione "Fieri di essere italiani", croce celtica in basso a destra. E i suoi tifosi, gli Arditi della Juventus, un mese fa a Bratislava gli hanno ritmato "Camerata Buffon" ottenendo dal portiere un naturale saluto. Quattro indizi, a questo punto, somigliano a una prova.


    E' da annoverare tra i fascisti per caso il Fabio Cannavaro capitano della nazionale che a Madrid sventolò un tricolore con un fascio littorio al centro: "Non sono un nostalgico, ma non sono di sinistra", giura adesso. Nel 1997, però, pubblicizzò in radio le prime colonie estive Evita Peron, campi per adolescenti gestiti dalla destra radicale. Il suo procuratore, Gaetano Fedele, assicura: "Un calciatore può essere strumentalizzato inconsapevolmente".

    Nella capitale si sta consumando un pericoloso contagio tra la curva della Roma, egemonizzata dalla destra neofascista, e i giovani calciatori romani. Daniele De Rossi, capitan futuro destinato a sostituire Totti, è un simpatizzante di Forza Nuova. E l'altro romanista da nazionale, Alberto Aquilani, colleziona busti del duce - li regala uno zio - mostrando opinioni chiare sugli immigrati in Italia: "Sono solo un problema".

    Molti portieri la pensano come Abbiati, poi. L'ex Stefano Tacconi fu coordinatore per la Lombardia del Nuovo Msi-Destra nazionale ed è stato condannato per aver usato tesserini contraffatti giratigli dal faccendiere nero Riccardo Sindoca. Matteo Sereni, figlio della destrissima scuola Lazio, oggi che è portiere del Torino continua a dormire con il busto di Mussolini sulla testiera del letto.

    Il problema è che i calciatori navigano dentro un mare di ipocrisia che consente di tenere "Faccetta nera" nella suoneria del cellulare senza provare sensi di colpa. Questione di maestri. L'ex allenatore della Lazio Papadopulo non si è mai preoccupato delle svastiche in curva "perché in campo non vedo oltre la traversa". Spiega Gianluca Falsini, difensore oggi al Padova: "Giocatori di sinistra ce ne sono pochi e la nostalgia per il Ventennio ti viene per colpa dei politici contemporanei". Già. Nel campionato 2007-2008 in campo sono raddoppiati gli episodi di razzismo: sono stati sei. Mario Balotelli, stella emergente dell'Inter, italiano di origini ghanesi, così racconta l'ultima partita contro la Primavera dell'Ascoli: "Dall'inizio alla fine mi hanno detto: "Non esistono neri italiani". Era lo slogan dei fascisti, volevo uscire dal campo".

     

     

     
    “DERIVE FASCISTOIDI CON DECRETI POLIZIESCHI SOPRA LA SCHEDATURA DI INFANTI, RIDUZIONE A FRANGE NEO NAZISTE DI SCHIERE DI GIOVANOTTI IN GIRO A PESTARE LA GENTE (VERONA, ROMA, FIRENZE….),  RISOLUZIONI A FURIA DI DECRETI SUL CASO DISCARICHE IN CAMPANIA CON PROGRAMMI INCENTRATI SU COSTRUZIONI A PIOGGIA DI INCENERITORI E DI  CENTRI-STOCCAGGIO DELLE COSI’ DETTE “ECOBALLE” DA SPEDIRE IN GERMANIA CON AGGRAVIO SULLA GIA’ DISASTRATA SPESA PUBBLICA, PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI IGIENICO SANITARIE DI ENORMI PORZIONI DI TERRITORIO NAZIONALE SIA A SUD CHE A NORD CON FORTE AUMENTO DELL’INCIDENZA DEI TUMORI MALIGNI DOVUTI A SCELTE POLITICO SOCIALI DISASTROSE SOPRATTUTTO IN MATERIA DI SMALTIMENTO RIFIUTI, MILITARIZZAZIONE DELLE CITTA’ ED ACCENTUAZIONE DI FRIZIONI DI TIPO RAZZIALE TRA LA POPOLAZIONE, DOCUMENTI DI PROGRAMMAZIONE ECONOMICA REINTRODUCENTI LEGGI SUL MERCATO DEL LAVORO DI TIPO SCHIAVISTICO, SI GRIDA LA MANCANZA DI DANARO PER SOSTENERE LA SPESA SOCIALE (PENSIONI, SANITA’, SCUOLA…) E POI SI SPERPERANO 300 MILIONI DI EURO PER FINANZIARE I PARTITI, 300 MILIONI DI EURO PER TENERE A GALLA “CADAVERI ECONOMICI” COME ALITALIA AL SOLO SCOPO DI MANTENERE UNA CLIENTELA ELETTORALE, 1000 MILIONI DI EURO PER FINANZIARE GIORNALI GRANCASSE DI RIFERIMENTO DEI CENTRI DI POTERE E BEN LONTANI DAL FARE EFFETTIVA INFORMAZIONE,  350.000 EURO AL GIORNO PER MANTENERE UNA TELEVISIONE DEL PREMIER LA’ DOVE UNA SENTENZA EUROPEA LA VUOLE SUL SATELLITE PER  MANTENERE UNA PARVENZA DI LIBERO MERCATO RADIO-TELEVISIVO IN ITALIA MENTRE DALL’ALTRA PARTE SI COSTRINGE LA GENTE AD ALLUNGARE ALL’INFINITO L’ETA’ PENSIONISTICA, COSI’ COME SI ALLUNGANO I TEMPI DI AMMORTAMENTO DEI MUTUI “FILO-BANCARI” E LA LIQUIDAZIONE DI DEBITI CHE SI AGGIUNGONO AD ALTRI DEBITI IN UN CONTESTO ECONOMICO CHE CI VEDE IN PICCHIATA COME PRODUTTIVITA’ ACCENTUANTE UNA SPEREQUAZIONE SOCIALE SEMPRE PIU’ MARCATA IN UN MOMENTO CONGIUNTURALE CHE CI VEDE ESTREMAMENTE ESPOSTI ALLE BUFERE DOVUTE AI TRACOLLI ECONOMICI AMERICANI ED ALLA FORTE CRISI PETROLIFERA….”
     

    Il presidente georgiano parla al Paese: "E' annessione"
    Ban ki-Moon: "Si rischiano complicazioni nel Caucaso"


     

    Mosca: sì a Sudossezia e Abkhazia "Le difenderemo se attaccate"

    Il presidente russo Dmitry Medvedev

    MOSCA - La Russia è pronta ad aiutare Abkhazia e Ossezia del Sud e a garantirne la sicurezza in caso di attacchi. Dopo aver riconosciuto ufficialmente l'indipendenza delle due repubbliche "ribelli" il presidente russo Dmitri Medvedev alza ulteriormente i toni in una intervista alla Cnn riferita dall'agenzia Itar-Tass. Ma aggiunge subito dopo che Mosca non intende intervenire militarmente in altri conflitti nell'ex Urss, anche se deve garantire i suoi interessi "su tutto il perimetro".

    Il riconoscimento delle due repubbliche secessioniste "non è una sfida, ma la nostra posizione, dettata da una serie di circostanze" continua Medvedev. Non temo una guerra fredda ma non la cerco, dice ancora il presidente russo che in relazione alla crisi ha scritto una lettera a George W. Bush, al presidente francese Sarkozy, al cancelliere tedesco Angela Merkel e al presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi. Poi, parlando con la Bbc accusa Washington: Gli Stati Uniti, dice, inviano armi alla Georgia attraverso navi americane dirette al porto di Poti, spacciate per cargo umanitari.

    Saakashvili: "La Russia ci annette". Non si è fatta attendere la reazione della Georgia, che parla apertamente di "annessione" e di "riconoscimento senza valore legale". Il presidente Saakashvili si è rivolto alla popolazione con un discorso alla nazione trasmesso in diretta alla televisione di stato: "La Russia intende annettere il nostro territorio" ha denunciato e "la decisione di riconoscere le due repubbliche è completamente illegale". La Georgia, ha aggiunto, "lotterà pacificamente contro il male per ristabilire la propria integrità territoriale". E dopo le ultime decisioni di Mosca, ha ribadito il suo appello perché Tbilisi venga accolta al più presto nella Nato.

     

     
     
     
     
     
     
     

     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
    Grillo alla festa dell'Unità, imbarazzo ds
    Lo show in programma sabato sera. «La satira è benvenuta».
    «Ma si decida: o fa il comico o fa il politico»
    Beppe Grillo (Ansa)
    Beppe Grillo (Ansa)

    MILANO — Il capo-popolo del «vaffa » che urla «io i partiti li voglio distruggere », l'Inquisitore che sentenzia «i partiti sono un cancro», il comico blogger che dal suo sito attacca «gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra», ecco, proprio lui, sabato sera salirà sul palco della più longeva e radicata festa di partito italiana. Beppe Grillo alla Festa dell'Unità di Milano. Spettacolo: «Reset ». Costo: 20 euro, più 2 di prevendita. Esito della serata, scontato: tutto esaurito. E nuovi malumori per chi, politici di destra, ma soprattutto di sinistra, dopo l'adunata oceanica del «V-Day» non smettono di chiedersi: cosa farà di questo consenso? Che effetto avrà l'ondata di antipolitica partita da Bologna?

    Grillo, pur eclettico, pur imprevedibile, alle feste dell'Unità l'hanno sempre accolto a braccia aperte. Non è etichettabile, d'accordo. Ma resta il fatto che un bel po' di cose di sinistra le ha sempre dette. E ora, con le sue sparate a zero, e a 360 gradi? La sinistra (milanese e no) trema. Il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati (Ds) spiega però serafico: «Grillo è una presenza ricorrente, è già venuto altri anni». E quindi? «Logico che torni. Anzi, sarebbe grave se non gli fosse consentito di dire ciò che pensa ». E se sarà contro i Ds? «C'è sempre il diritto di replica».

    In questi giorni il comico genovese ha ricevuto appoggi e accuse. L'esperienza bolognese diffonde però un timore nuovo: possibili imbarazzi. Piazza Maggiore docet: Grillo dal chiostro di Palazzo D'Accursio, prima dello spettacolo, ha definito il sindaco Sergio Cofferati un «funzionario di partito » e un «acchiappavoti». E allora la domanda è: anche a Milano sparerà addosso ai padroni di casa, i Ds organizzatori della Festa?
    Marilena Adamo, capogruppo dell'Ulivo in Comune, sorride: «Non si può sperare che la satira sia sempre sugli avversari». E quindi, i diessini milanesi andrebbero a prendersele anche di persona le bordate contro i «partiti-cancro»? «Se non avessi un altro impegno andrei», risponde Penati. Pur sapendo che l'attacco potrebbe arrivare proprio là in platea? «Sarebbe scorretto — scherza il presidente — perché non avrei il suo stesso acume e rapidità per ribattere». Penati spiega che in generale «sarebbe meglio allentare il clima di tensione intorno a Grillo». E aggiunge: «Se la politica si sente minacciata, la domanda è: "facciamo bene fino in fondo il nostro mestiere?". Perché lui, questo è indiscutibile, il suo mestiere lo sa fare benissimo».

    Intorno allo show milanese di sabato si è addensato nelle scorse settimane anche un piccolo giallo. Perché a luglio, sui primi manifesti della festa attaccati ai muri della città, erano previste tre date. Tre date compaiono ancora sul programma online (evidentemente non aggiornato). Alla presentazione ufficiale dell'evento le serate sono diventate però due. Infine, dieci giorni fa, è rimasto un solo appuntamento, quello di sabato prossimo. «La data è sempre stata una», commenta lo staff del comico. Ma altre voci raccontano di una prevendita che (prima del V-Day) non decollava.

    Sabato invece sarà uno show amplificato e stracolmo. «L'unico elemento discutibile del personaggio Grillo — continua Marilena Adamo — è capire se si approfondirà ancora questo passaggio da fustigatore dei costumi ad animatore di iniziative sempre più politiche. A quel punto dovrà scegliere anche lui da che parte stare». Un aiuto a capire potrebbe venirgli proprio dalla festa dell'Unità. Perché secondo altri vertici dei Ds milanesi, sabato sera Grillo potrebbe anche trovare qualcosa che lo faccia ricredere: «I partiti che vengono demonizzati — spiega il segretario della federazione milanese dei Ds, Franco Mirabelli — sono anche questo: migliaia di volontari che offrono l'opportunità anche a Grillo di esprimere le sue opinioni e di esibirsi come artista. La festa dell'Unità è espressione di un partito come luogo di confronto e partecipazione». Gli fa eco il segretario cittadino, Pierfrancesco Majorino: «Forse i partiti non sono così da buttare se ospitano spettacoli come quello di Grillo. La politica però deve concentrarsi su altro: ricostruire la propria forza e autorevolezza».

    Apertura alla satira, dunque. Anche contro il nascente Partito democratico, che il comico ha bocciato senza appello. Il candidato alla guida del Pd lombardo, Maurizio Martina, esordisce spiegando che «lo spazio della satira è aperto a tutti». Aggiunge: «Il confronto non fa paura, le cose si conoscono meglio da vicino». E conclude indicando il «punto vero»: «Ad alcuni temi noi dobbiamo rispondere con la riforma della politica».

     
     
     
     
    Pericolose le donne (con il tacco)
    al volante

    di S. Marchetti
    LONDRA - Il vecchio e maschilista detto «donna al volante pericolo costante» diventa drammaticamente vero nel caso in cui si indossino i tacchi a spillo. Già di per sé autentici strumenti di tortura per gambe e caviglie quando si cammina sul marciapiede, gli stilettos diventano veri e propri killer non appena si mette piede in un’auto, perché data la loro particolare e scomodissima conformazione rendono complicate manovre – apparentemente – banali e possono spesso causare incidenti anche gravi o addirittura mortali. Un esempio lo si è avuto lo scorso mese, quando una corte inglese è stata chiamata a giudicare una ex modella, accusata di aver ucciso una ciclista durante un test di guida, perché un tacco della scarpa (6 centimetri) le era rimasto incastrato sotto il pedale della sua Alfa Romeo Spider, facendole perde il controllo della vettura, che fra l’altro procedeva a velocità sostenuta. La donna ha evitato la cella (otto mesi di pena sospesa), ma le è stata ritirata la patente per sette anni.

    8 SU 10 CON SCARPE INADATTE - Un’ulteriore conferma dell’equazione «stilettos uguale pericolo» è arrivata anche da un sondaggio effettuato dalla “
    Sheila Wheels”, agenzia di assicurazioni auto specializzata in quote rosa, che ha evidenziato come l’80% delle donne inglesi (che tradotto in cifre fa poco meno di 12 milioni) indossi scarpe “inappropriate” mentre è al volante. Ovvero, tacchi a spillo, ma non solo. Perché anche le estive flip-flops e persino le scarpe da ginnastica sono assolutamente out quando si guida, visto che la suola liscia non garantisce la necessaria aderenza sui pedali. Qualche numero per chiarire: il 66% delle intervistate ha detto chiaro e tondo di non separarsi mai dai propri stilettos, mentre il 33% fa la stessa cosa con le infradito. Ma non basta. Il 10% ha pure confessato di aver avuto un incidente o di esserci andata molto vicino proprio a causa delle scarpe che indossava.

    SCARPE DI SCORTA NEL CRUSCOTTO - La soluzione? Di certo, non guidare scalze, come invece ha candidamente ammesso di fare il 18% delle partecipanti all’inchiesta. Spiega Dianne Ferriera dell’associazione per la sicurezza stradale
    “Brake”: «I tacchi a spillo, ma anche quelli piatti e le flip-flops, possono davvero ostacolare la guida e compromettere non solo la sicurezza dell’automobilista, ma anche quella degli altri, con conseguenze a volte fatali. Basterebbe dedicare qualche minuto per cambiare le scarpe all’inizio di ogni viaggio per essere più sicuri». Quella di viaggiare con le «scarpe di scorta» nel cassettino del cruscotto o nel portabagagli è un’usanza perlopiù hollywoodiana che le “comuni mortali” adottano generalmente quando sono fresche di patente, per poi però dimenticarsene appena si sentono più sicure. Non a caso, solo il 17% delle intervistate ha ammesso di cambiare le calzature quando sale in auto.

    BECKHAM FERMATA PER I TACCHI - Chi, invece, non ha sicuramente di questi problemi è Victoria Beckham, non fosse altro perché lei gira con l’autista e l’unica attenzione che deve avere è di scendere dal marciapiede evitando le buche. Ma che i piedi della Posh non siano in buono stato proprio a causa della tortura-stilettos ci hanno pensato i tabloid a rivelarlo, mostrando foto davvero impietose della ex Spice, donna con i calli come tutte noi. Eppure lei continua a sfoggiare imperterrita le sue adorate Louboutin, incurante dei dolori. Casomai, a farla stizzire ci hanno pensato ieri gli addetti dell’aeroporto di Los Angeles, che l’hanno costretta a scendere dai suoi terrificanti trampoli dalla suola rossa e alti 15 centimetri durante un controllo di sicurezza. La Beckham non ha gradito, ma quando si portano ai piedi delle «armi improprie» come quelle, c’è quasi da aspettarselo. Mal che vada, la prossima volta può sempre infilare un paio di ballerina in borsa e cambiarle prima del check-in.
     
     
    Simona Marchetti

     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
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     sito pubblicato in

    Milano

     Milano,Anno cinque

       

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