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DOVE SIAMO
PRESENTI
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OSPITI ALLA
FIERA DEL LIBRO DI REGGIO CALABRIA |
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LE
PARTECIPAZIONI E LE RASSEGNE EDITORIALI
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IL SAGGIO
"GUERRA,IDEOLOGIA,MASSACRO,CENERI: UN ESEMPIO", E' STATO PREMIATO
NELLA RASSEGNA DEL PREMIO LETTERARIO CASENTINO DI POPPI DEL 15
GIUGNO 2008. |
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VAI ALLA PAGINA
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I MOMENTI DEL NAZISMO SEGNALATO ALL'INTERNO DELLA SESTA RASSEGNA DEL
PREMIO "LAGO GERUNDO DI PAULLO", 10 MAGGIO 2008 |
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I momenti del
nazismo premiato alla 22a Rassegna d' Arte e Letteratura Città di
Viareggio il 10 febbraio 2008. La giuria presieduta dal Prof. F.
Predinziani, Presidente del Premio San Domenichino di Massa. |
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Presenti nella
Rassegna Letteraria - Trofeo
Penna d'Autore di Torino, in
concomitanza con la Fiera del Libro
http://www.pennadautore.it/RassegnaLetteraria/narrativa/7.pdf
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Con
"Erano meglio le "Coree""(pagina 227), presente nel libro "Schiavi Moderni" di
Beppe Grillo |
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Scarica la versione zippata in pdf gratuita |
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I
PREMI PRECEDENTI(gen-dic 2007):
FINALISTA nel Premio Letterario NABOKOV di Lecce, sponsorizzato
INTERRETE |
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FINALISTA nel Premio Letterario GAETANO CINGARI di Reggio Calabria |
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MEDAGLIA D'ARGENTO nella sezione saggistica edita del Premio Marengo
d'Oro di Sestri Levante, presieduto da Carlo Lucarelli |
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SECONDI AL 12° PREMIO
INTERNAZIONALE "PADUS AMOENUS", 27
MAGGIO 2007
TERZI NELLA RASSEGNA LAGO GERUNDO ,
SEZIONE SAGGISTICA !!!!
SECONDI ALLA
trentunesima edizione del Premio "Città
della Spezia",sezione Saggistica Gino
Tonelli
sono altresì presente nella Biblioteca Penna d'Autore
per
ora semifinalisti...
Novità: I racconti oscuri....
l'immortale,
i cinque
giorni,
nebbia
dall'ignoto,
nemesis,
ponjatowsky
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LE ULTIME NOTIZIE |
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Quello che spaventa di più è il labirinto impersonale,
l’ingranaggio burocratico, le porte chiuse, i divieti, l’omertà, i “no,
senza l’autorizzazione non si può”, che hanno protetto, che stanno
proteggendo, gli esecutori materiali della morte di Stefano
Cucchi, arrestato in buona salute dai carabinieri il 15
ottobre e restituito cadavere ai genitori, già disteso sulla tavola
delle autopsie dell’obitorio di Roma, il 22 ottobre all’alba.
Quei labirinti, quegli ingranaggi sono stati maneggiati anche loro da
persone in carne e ossa. E hanno agito sovrapponendosi all’agonia di
Stefano Cucchi, impedendo che i familiari, o almeno un avvocato,
riuscissero a vederlo, a parlargli, per sei notti e sette
giorni di seguito, mentre il suo corpo smetteva
progressivamente di reagire ai traumi e al dolore.
Non uno di quegli ingranaggi si è inceppato. Non una smagliatura - tra i
carabinieri, le guardie penitenziarie, i medici, la magistratura di
sorveglianza - ha permesso di allentare quell’assedio di
indifferenza e ignavia. Che ha dilapidato il tempo utile a
salvarlo e certamente la pietà. Proprio come si è visto in quell’altro
reperto di nostra impassibile modernità che è il
video dell’esecuzione
al rione Sanità di Napoli. Lì un paio di donne che andavano di fretta
hanno scavalcato il cadavere steso sul marciapiede. Qui lo ha fatto un
intero pezzo di Stato che aveva preso in consegna il corpo (e la vita)
di Stefano Cucchi per poi lasciarlo agonizzare nell’inchiostro.
(Vignetta di
Bandanax)
FRULLATORE
ULTRASETTANTENNE.....Ormai
l'ottimismo sperticato del Presidente del Consiglio italiota è
FONDATO ESCLUSIVAMENTE sopra i dati che vengono oltre oceano, con
la variante, di non poco conto, che sul soglio dell'ultimo
bastione del capitalismo NON C'E' PIU' IL SUO AMICO BUSH. In
Italonia la depressione è grave e sta diventando gravissima:
"la certezza di una nuova stabilità è ancora lontana. Siamo meno
sicuri che si stia effettivamente avviando una ripresa duratura,
che non poggi solo sul sostegno straordinario delle politiche
economiche". Anche da qui deriva la necessità, ''urgente", di
riprendere "il cammino delle riforme". Draghi diffonde anche cifre
poco incoraggianti sul fronte dell'occupazione: in un anno, da
settembre 2008 a settembre 2009 - sono stati persi, rivela, 650
mila possti di lavoro. Ed è probabile che negli ultimi mesi del
2009 ci saranno ulteriori perdite." Pronta la risposta da MARTE
del Presidente del Consiglio(ri) italiota, giunto in quei
lontanissimi lidi per orchestrare qualche altra pastetta per
infognare IL PROCESSO DEL SUO COMMERCIALISTA MILLS GIUNTO IN
CASSAZIONE DOPO LA CONDANNA IN SECONDO GRADO DEI 4 ANNI E MEZZO
PER CORRUZIONE; per aggirare la MULTINA CHE DEVE A DEBENEDETTI PER
750 MILIONI DI EURO, per vedere di bloccare i PROCESSI PENALI PER
FALSO IN BILANCIO FININVEST, TRUFFA ALLO STATO PER IL CASO DEI
PREZZI GONFIATI NELLA COMPRAVENDITA DI FILM ALL'ESTERO, CASO
MEDIATRADE, ULTERIORE CORRUZIONE NEL CASO SACCA'/MASTELLA CON IL
TENTATIVO DI UNGERE SENATORI DELL'EX PD ALLO SCOPO DI FAR CADERE,
COME POI E' AVVENUTO,IL GOVERNO PRODI: ""Il peggio della crisi
finanziaria - scrive il premier - sembra sia alle nostre spalle, e
sembra sia iniziata, sia pure lentamente, la ripresa". Il
presidente del Consiglio esprime poi l'apprezzamento del governo
per "il comportamento tenuto dal sistema bancario italiano che ha
affrontato la crisi in condizioni migliori rispetto a quelle di
tanti altri Paesi". E sottolinea come "la rete di protezione
predisposta tempestivamente dal governo abbia rafforzato
l'immunità delle banche italiane nei confronti della crisi". Le
banche sono al riparo, chi va cercando un lavoro un pochino meno:
"Secondo i dati dell'Ires, presentati oggi, i disoccupati in
Italia hanno superato quota tre milioni. I senza lavoro nel 2°
trimestre dell'anno risultano essere 3,2 milioni e il tasso di
disoccupazione sarebbe del 12,1%, ben superiore al dato Istat
(7,4%).
I dati Ires sommano i disoccupati ufficiali (1
milione e 363 mila) e i cosiddetti "scoraggiati", coloro cioè che
non cercano neanche più il posto di lavoro ritenendo di non
riuscire a trovarlo: un milione e 841 mila. Si arriva così a quota
3 milioni e 204 mila e a un 12,1% di disoccupazione che è
superiore anche alla media europea, attualmente al 9,1%. Ma non
finisce quì:"Il 15 ottobre il presidente dell'Istat, Enrico
Giovannini, parlando alle commissioni Bilancio di Camera e Senato,
ha spiegato che la riduzione occupazionale, registrata nel secondo
trimestre (556 mila), è dovuta soprattutto ai "figli" e ha
interessato 404 mila persone. A confronto con loro, rischiano di
sembrare pochi persino i 152 mila posti perduti dai genitori.
La crisi dei giovanissimi. Quelli che stanno andando peggio
sono i più piccoli. Alla fine di giugno, dicono i dati trimestrali
dell'Istat, il tasso di disoccupazione per il segmento tra 15 e 24
anni è arrivato al 24 per cento. Quasi quattro punti percentuali
in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Un ragazzo
su quattro, insomma, è alla ricerca di un lavoro (vedi
tabella). Più del triplo della media nazionale che, nel
complesso, ha raggiunto il 7,4 per cento. Il peggioramento ha
interessato in particolare i ragazzi, il cui tasso disoccupazione
è cresciuto del 4,2 per cento mentre quello delle loro coetanee è
salito di poco più della metà (+2,5%). Tra le aree più aggredite
dal fenomeno c'è il Mezzogiorno (ed è una conferma) dove la quota
dei "senza lavoro" ha toccato i picchi: 35,3 per cento. Ma se si
mette a confronto la media nazionale con il segmento giovanile, ci
si accorge (ed è una sorpresa) che il peggioramento più
significativo si è manifestato nelle regioni del centro d'Italia.
L'incremento da queste parti è stato di 5,5 punti percentuali in
un anno
(vedi tabella) mentre quello medio è rimasto pressoché
stabile. In queste regioni, in un anno, il rapporto tra il tasso
di disoccupazione dei giovanissimi e quello nazionale è passato da
poco meno di due volte e mezzo a quasi tre volte e mezzo
(vedi tabella). E' probabile che a molti di questi
ragazzi, relegati ai confini del mercato del lavoro, la recente
dichiarazione del ministero dell'Economia Giulio Tremonti
a favore del "posto fisso" sia sembrata beffarda.
Quelli con il diploma. Non se la passano bene neppure i loro
fratelli maggiori. A giugno dell'anno scorso, tra quelli che hanno
tra 25 e 34 anni, che in Italia sono ancora costretti ad essere
"figli", l'8,7 per cento non aveva un impiego. Oggi sono il 10,1
per cento. A fare i conti con la perdita di un impiego sono
soprattutto i diplomati. Per loro nel giro di un anno le cose sono
andate peggiorando in maniera significativa. La disoccupazione
degli under 35 con un diploma da 4-5 anni è salita, in un anno,
dal 7,2 per cento al 9,2 per cento
(vedi tabella). Quella di chi ha un diploma da 2-3 anni
è cresciuta del 2,3 per cento. I laureati hanno mostrato un
incremento minore (+1,0 per cento). Altrettanto male è andata a
quei giovanissimi con la licenza media il cui tasso di
disoccupazione è passato dal 11,2 al 12 per cento." I numeri sono
SENZA SCAMPO, ma chissenefotte: il Milan/Mediaset e la Juvenilia
dei Ladroni sono in netta ripresa,bravi!!
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banche non sono mai in crisi

Chi ha causato la crisi? Le banche. Chi guadagna dalla crisi? Le
banche. Unicredit e Banca Intesa San Paolo hanno fatto delle
semestrali fantastiche. Come avranno mai fatto con tutta questa crisi
in giro? Il correntista che deposita i suoi risparmi sul conto ottiene
di interesse dallo 0,1 allo 0,5% nei casi più fortunati. Se chiede di
più, la risposta è sempre la stessa: "E'
colpa dell'Euribor!". Se lo stesso correntista chiede un prestito
il tasso di interesse diventa un numero a piacere tra l' 8 e il 10%.
In questo caso l'Euribor non c'entra nulla. L'Italia è il Paese dei
monopoli, quello bancario è forse il peggiore!
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Annozero, 7 milioni per la D'Addario
Schifani attacca: "Palese indecenza". Sono
finite male le vacanze del Cavaliere dei nani. Dopo il Milan, ecco alla
ribalta mediatica le sue puttane incazzate, poi è la volta del risarcimento
che deve a De Benedetti (750 milioni di euro) in attesa della Consulta sul
SUO LODO ANTI-PROCESSI (corruzione senatori per far cadere Prodi, caso
Mediatrade, caso Mills, strani rapporti con la mafia...)
Ma Santoro esulta: "Il pubblico non vuole censure"
Gabanelli: "Per ora abbiamo tutela legale, ma si naviga a vista"
ROMA - Boom di ascolti per la puntata di ieri
sera di Annozero, che ieri sera ha sbaragliato la concorrenza di RaiUno e
Canale 5. E infatti
la trasmissione, che vedeva fra gli ospiti Patrizia D'Addario,
è stata seguita da 7 milioni 338 mila spettatori, con uno share del
28,92%. La scorsa settimana la tramissione condotta da Michele Santoro
aveva ottenuto 5 milioni 592 mila spettatori e uno share del 22.87. "Il
pubblico non vuole censure" - si limita a dichiarare, a caldo, il
conduttore - certi numeri non si commentano". Un boom, insomma, per la
contestatissima puntata di ieri, che aveva come piatto forte la presenza
della escort che due volte è stata ospite del premier a Palazzo Grazioli.
A nulla è servito, dunque, il trambusto creato, nelle ultime 48 ore, da
esponenti del Pdl; anzi, probabilmente, proprio l'agitazione del
presidente del Consiglio ("è
indignato", ha riferito il direttore di Libero Maurizio Belpietro
che lo ha visto ieri a Palazzo Grazioli) e dei suoi uomini ha creato
grande attesa intorno al programma. E di fronte alla grande curiosità e
partecipazione suscitata da Annozero, anche le reti ammiraglie del
servizio pubblico e di Mediaset devono cedere le armi. Su RaiUno, una
fiction molto amata come Don Matteo ottiene uno share medio del 21,87%,
con 5 milioni 773 mila spettatori; e le due puntate, attesissime dai fan,
che hanno segnato il ritorno del Doctor House su Canale 5 si fermano a uno
share del 15,93%, con 4 milioni 840 mila spettatori. Ma la polemica
politica non si placa. E oggi a parlare è il presidente del Senato, Renato
Schifani: "Il servizio pubblico - dichiara - dovrebbe fare comunicazione
nei limiti della decenza sopportabile dal Paese: temo che questo limite
sia stato superato da un po' di tempo. Siamo nella palese indecenza".
Gabanelli: per ora tutela legale. "La tutela legale della Rai per
Report? L'abbiamo rispuntata la scorsa settimana. Almeno per questa serie.
Si naviga un po' a vista, capisce?". Lo ha detto Milena Gabanelli
intervenendo a "24 Mattino" su Radio 24 per discutere della manifestazione
sulla libertà di stampa prevista domani. Manifestazione alla quale
Gabanelli ha aderito: "Tutti i politici di tutti i Paesi - ha detto la
Gabanelli - esercitano le loro pressioni sui giornalisti per indirizzare,
condizionare, limitare. A vari livelli. Ma dipende dagli interlocutori che
trovi. In Italia si trovano interlocutori particolarmente asserviti e
questo fatto produce certi risultati".
Dopo l'estate
2009 lancerò le Liste regionali a Cinque Stelle
per le elezioni del 2010. In autunno nascerà un nuovo
Movimento di Liberazione Nazionale, un soggetto politico
a Cinque Stelle espressione dei cittadini. Un esempio di
democrazia diretta. BEPPE GRILLO Grillo
«attacca» la Moratti e Formigoni
Show-comizio a Milano. Il comico presenta al Teatro Smeraldo il suo
«Movimento a cinque stelle»
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Grillo presenta il suo movimento al teatro
Smeraldo (Fotogramma) |
MILANO - Quasi non serviva la premessa che
«questo non è uno spettacolo». Beppe Grillo è sul palco del teatro
Smeraldo, ieri pomeriggio, per presentare il suo «Movimento a cinque
stelle». Ora fa politica vera, o antipolitica, comunque non solo satira.
Parla di ecologia e risparmio energetico. Attacca Comune e Regione. Di
Letizia Moratti dice che «è stata eletta con i soldi del marito», non
«per meriti sul campo», e duemila spettatori, in platea, si spellano le
mani. C’è un tifo da stadio quando il comico genovese ricorda la serata
d’attrice del sindaco al Dal Verme, durante il Festival MiTo: «Mentre
lei recitava chiudevano una scuola», riferendosi al liceo serale Gandhi
(anche se l’ultima classe è stata riaperta dopo le proteste degli
studenti). Ma Grillo ne ha anche per Roberto Formigoni: «Ormai è un
primario di ospedale».
Cemento e sanità: sono i due temi su
cui Beppe Grillo picchia duro e riscuote applausi. C’è Adriano
Celentano nel palchetto d’onore, accanto alla moglie Claudia Mori: il
molleggiato era stato il primo, due anni fa, a pungere Letizia Moratti
sulle scelte urbanistiche, i grattacieli, «Milano è stata distrutta,
stravolta — disse —. E lo sarà ancora di più con i progetti che la
Moratti ha nel cassetto. È un disastro a cui ci siamo tutti rassegnati».
Forse. Non Grillo: «Cemento, parcheggi, supermercati. Niente piste
ciclabili. Questa è una strage di Stato», sottolinea dal palco.
Poi lancia l’affondo sulle politiche
sanitarie del Pirellone: «In questa Regione la sanità si
auto-alimenta e crea il Pil regionale. Se San Francesco cancellasse
tutte le malattie dalla Lombardia, mi chiedo cosa farebbe Formigoni
dalla mattina alla sera». Lo ascoltano e seguono in duemila (tra cui
l’ex magistrato Luigi De Magistris, oggi europarlamentare dell’Italia
dei Valori): il pubblico era stato «selezionato» via blog per evitare
code davanti al teatro.
L'economia sociale è ancora solo una parola che va
riempita di contenuti. La produzione di beni che distrugge l'ambiente
non è economia. Non lo è una distribuzione diseguale
dei beni. Un amministratore delegato non può guadagnare cento, duecento
volte più di un dipendente della stessa società. Se nulla si crea e
nulla si distrugge in natura, così dovrebbe essere anche per la
ricchezza. Non si può inventare come è successo per i derivati e i
future. La crisi attuale non è stata creata dagli
operai, dai lavoratori, ma dalle multinazionali fuori controllo, dalle
banche, dalle finanziarie, dai pescecani delle Borse. Vanno messi sotto
tutela dalla politica che non può essere la cameriera delle
banche e di un libero mercato incontrollato. Oggi bancarottieri
e politici sfilano a Cernobbio a braccetto ogni anno a pasteggiare a
gamberoni. Bisogna introdurre i concetti di utilità sociale
e danno sociale associati alla produzione. Incentivi
per chi è utile, disincentivi per chi danneggia. La produzione locale e
le cooperative vanno incentivate. Le società no profit,
senza fini di lucro, che solo in Italia sono decine di migliaia, devono
essere sostenute.
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni
persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture
provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il
programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti,
Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Oggi pubblico la
proposta per l'Economia per ricevere i vostri contributi.
ECONOMIA
- introduzione della class action
- abolizione delle scatole cinesi in Borsa
- abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di
amministrazione nei consigli di società quotate
- introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli
azionisti nelle società quotate
- abolizione della legge Biagi
- impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere
con un prevalente mercato interno
- vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema
industriale
- introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti
proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite
- impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra
carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi
reati
- impedire l’acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom
Italia)
- introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende
quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o
maggioritaria dello Stato
- abolizione delle stock option
- abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia,
Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato
- allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia,
elettricità, trasporti agli altri Paesi europei
- riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello
Stato con il taglio degli sprechi e con l’introduzione di nuove
tecnologie per consentire al cittadino l’accesso alle informazioni e ai
servizi senza bisogno di intermediari
- vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni
all’Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o
quotate in Borsa
- favorire le produzioni locali
- sostenere le società no profit
- sussidio di disoccupazione garantito
- disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori
di acqua in bottiglia).
Punti precedenti:
Energia,
Stato e cittadini ,
Informazione
Non siete stanchi di sentire solo nomi, gli
stessi nomi? Nomi che si occupano della vostra
vita, del vostro futuro? Senza un programma, senza nessun
contatto con la realtà? Fini e lo psiconano. Bersanetor e
boccon del prete Franceschini. Calderoli e Ghedini,
gasparrisacconibrunetta, dalemaveltronilatorre. Una raccolta
di figurine Panini del nulla in cui primeggia con le sue interviste lo
zero assoluto, l'antimateria con il buco dentro: Azzurro
Casini Caltagirone. Il cittadino è un separato in casa. Può
solo assistere.
Il politico non ha stimmate o discendenza regale, non ha diritti divini
per nascita, ma si comporta come se li avesse. Chi gestisce la cosa
pubblica, a qualunque livello, deve essere uno di noi,
un elettricista, una mamma, un contadino che, per un periodo
sufficiente, ma non eterno, ci rappresenti. Poi deve ritornare alla sua
attività.
La politica non è una professione. Il
professionismo in politica genera mostri. Come Mastella e Violante,
Fassino e la moglie Serafini. Le leggi e le strutture dello Stato sono
tutte a favore dell'attuale oligarchia. Un vestito su misura.
I partiti hanno occupato lo Stato. Si credono essi
stessi lo Stato. Non sono solo una casta, ma esseri superiori che
compaiono nelle nostre case attraverso la televisione tutte le sere. La
loro immagine, grazie alla ripetizione continua, appartiene alla sfera
della sacralità. Intoccabili, ingiudicabili, inguardabili.
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona
avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture
provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il
programma del Movimento in 7 punti: Energia,
Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e
cittadini. Oggi pubblico la proposta per Stato e cittadini per ricevere
i vostri contributi.
STATO E CITTADINI
"L'organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata,
costosa, inefficiente. Il Parlamento non rappresenta più i
cittadini che non possono scegliere il candidato, ma solo il
simbolo del partito La Costituzione non è applicata. I partiti si sono
sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e
giudizio.
- Abolizione delle province
- Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti
- Abolizione del Lodo Alfano
- Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni
rappresentante pubblico
- Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra
carica pubblica
- Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra
questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo
- Divieto per i parlamentari di esercitare un'altra professione durante
il mandato
- Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali
- Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e
deputato)
- Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati
- Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini
via web, come già avviene per Camera e Senato
- Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera
class action
- Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum
- Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per
le leggi di iniziativa popolare
- Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura
finanziaria
- Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro
approvazione per ricevere i commenti dei cittadini"
Punto precedente:
Energia.
Istat, disoccupazione al 7,4%
Occupati mai così giù da 15 anni
ROMA - In Italia il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre è
pari al 7,4%, in crescita rispetto al 6,7% dello stesso periodo del
2008. Si tratta del dato più alto dai primi tre mesi del 2006. Lo
comunica l'Istat. Sul dato ha influito soprattutto l'incremento degli
inattivi ( 434mila unità), concentrato nelle regioni meridionali e
dovuto a fenomeni di scoraggiamento: mancata ricerca del lavoro di
molte donne per motivi familiari, ritardato ingresso dei giovani nel
mercato del lavoro.
Calo tendenziale peggiore dal '94. In termini assoluti il numero degli
occupati è calato di 378mila unità, in flessione dell'1,6% rispetto
allo stesso periodo del 2008 (-0,3% rispetto al primo trimestre 2009).
Il dato tendenziale, spiega l'Istat, è il peggiore dal secondo
trimestre del 1994. Il risultato sintetizza il protrarsi della caduta
dell'occupazione autonoma delle piccole imprese, l'accentuarsi del
calo dei dipendenti a termine e la nuova riduzione del numero dei
collaboratori.
Aumento dell'8,1% di chi cerca lavoro. Il tasso di occupazione, pari
al 57,9%, è il più basso degli ultimi quattro anni. Il numero delle
persone in cerca di occupazione sale invece a 1.841.000 unità (+137.000,
pari all'8,1%, rispetto al secondo trimestre 2008).
Aumentano gli occupati stranieri. L'Istat segnala anche che la caduta
dell'occupazione è dovuta in gran parte al calo della componente
italiana (-399 mila occupati maschi e -163 mila occupate donne) mentre
prosegue la crescita dell'occupazione degli stranieri (89 mila uomini
e 95 mila donne).
Gli occupati per Regione. A livello territoriale, si registra un nuovo
restringimento della base occupazionale nel Nord, con l'eccezione
delle province autonome di Trento e Bolzano e dell'Emilia Romagna,
dove il numero degli occupati aumenta per il contributo fornito dagli
occupati italiani con almeno 50 anni di età e dagli stranieri.
Nel Mezzogiorno il calo dell'occupazione si manifesta in misura
accentuata. Nel Centro si segnala un marginale aumento degli occupati
(0,2%, pari a 10.000 unità) dovuto sia alla maggiore crescita
tendenziale degli occupati stranieri in questa ripartizione in
confronto alle restanti (17,7% rispetto al 7,9 e all'8,7%
rispettivamente del Nord e del Mezzogiorno) sia alla relativa più
lunga permanenza sul posto di lavoro degli occupati italiani con
almeno 50 anni di età.
E per settore. L'agricoltura registra una modesta contrazione del
numero di occupati (-0,7% pari a -6.000 unità), concentrata nelle
regioni meridionali. La notevole riduzione tendenziale
dell'occupazione nell'industria in senso stretto (-3,9% pari a -197.000
unità) riguarda sia i dipendenti sia gli autonomi nell'insieme del
territorio nazionale.
Le costruzioni tornano a segnare un calo degli occupati (-2,1% pari a
-41.000 unità), soprattutto dipendenti del Nord-est e del Mezzogiorno.
Già in discesa nel precedente trimestre, il terziario segnala una
nuova riduzione tendenziale dell'occupazione (-0,9% pari a -134.000
unità) a sintesi del protrarsi del calo degli autonomi e
dell'interruzione del processo di crescita dei dipendenti; entrambi i
fenomeni si verificano in misura significativa nel Mezzogiorno.
(22 settembre 2009)
IN PIENO BERLUSCONISTAN
ALL'INIZIO DI QUESTO PERIODO ESTIVO
AVEVAMO PARLATO DEI 5 PROBLEMINI DI TESTA D'ASFALTO:"IL
PRIMO E' IL LODO ALFANO-SCHIFANI. QUESTA PSEUDO LEGGE E'
AL VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE: PER RENDERLA LECITA DEVE
CORROMPERE I GIUDICI DELLA SUDDETTA CORTE. IL SECONDO E' IL DIVORZIO:
L'EX MOGLIE VUOLE UNA MONTAGNA DI SOLDI. IL TERZO SONO LE PUTTANE D'ALTO
BORDO CHE HA PAGATO: NON SI SONO ACCONTENTATE E VOGLIONO DECISAMENTE DI
PIU'. IL QUARTO SONO I DANARI CHE DEVE A LOMBARDI, DELL'MPA, PER NON
CREARE UNA OPPOSIZIONE INTERNA AL SUO INVOLUCRO ASIATICO.
IL QUINTO E'
IL RISARCIMENTO CHE DEVE A DE BENEDETTI PER IL FURTO DELLA MONDADORI DEL
1990, BEN UN MILIARDO DI EURO. Le cose si sono allargate nel frattempo:
abbiamo la dirittura d'arrivo dell'inchiestina MEDIATRADE, il solito
rigonfiaggio dei prezzi fatto da società occulte estere berlusconiane
allo scopo di intascarsi "la cresta" in nero IN CONTI OCCULTI ESTERI
OVVIAMENTE...L'affare Mediatrade si spacca in due trance: da una parte
quella che dagli anni novanta si sposta fino al 2001, dall'altra quella
che dal 2001 si spinge fino ai nostri giorni. Infine arriviamo a PALERMO:
quì CIANCIMINO JUNIOR sta parlando, con lettere alla mano, dei legami di
PROVENZANO CON TESTA D'ASFALTO...
COME ANTICIPATO UN PAIO DI ARTICOLI FA, TESTA D'ASFALTO GOVERNA IN
ASSENZA DI OPPOSIZIONE: IL SOGNO DI VIDELA, PINOCHET, NORIEGA, SALAZAR,
BATISTA, KIM IL SUN, NIXON.
Le nostre affermazioni sono suffragate da fatti precisi e scritti:
D'Alema e la soluzione un per cento

Se il cane è il più
fedele amico dell'uomo, D'Alema lo è, da sempre, dello psiconano. Da
ogni punto di vista. Politico con la bicamerale. Giudiziario con il
mantenimento del conflitto di interessi. Ed economico, con l'un per
cento da corrispondere annualmente per la concessione governativa
delle frequenze nazionali delle tre reti televisive di Mediaset. Il
grande imprenditùr di Arcore paga allo Stato italiano per le
concessioni solo l'un per cento del fatturato della sua azienda.
Grazie a chi? A Massimo D'Alema, a quello che il burro lo porta lui.
Alla sua
legge 488
del 1999, pagina 32, articolo 27, comma 9. Testa d'Asfalto paga 24
milioni di euro all'anno allo Stato su un incasso di 2,4 miliardi. La
famosa opposizione del menga del PDmenoelle. E NON FINISCE QUI'. IL
BIS LO FA L'EX SEGRETARIO DEI DS, EX PDS, EX PCI, tutta una storia di
ex: "Fassino, basta la parola!

Fassino ha quel
viso un po' così che abbiamo noi quando ci danno un calcio nei
coglioni. Un signore che farebbe la felicità dei pubblicitari di
lassativi. Eppure ha una sua verve comica che induce al riso, alla
sganasciata senza controllo. Il PDmenoelle ha regalato le
televisioni allo psiconano, come
ha dichiarato Violante
in Parlamento, ma Fassino si batte per la libertà di stampa, "la
stampa è una forma di controllo del potere". Per il lodo
Alfano non si pronuncia, aspetta di vedere le motivazioni della
Corte Costituzionale, poi deciderà sul da farsi.
Il confetto Fassino
dal dolce sapore di prugna regola l'organismo, basta la parola!
Mentre GLI ALLEATI SCODINZOLANTI DI TESTA D'ASFALTO AFFILANO LE ARMI
PER LA PROSSIMA GENUFLESSIA, all'interno del PDL tenta di uscire dal
coma J.F. Fini, non accorgendosi DI AVER GIA' LIQUIDATO IL SUO
PARTITO. Gli rimangono le querele allo SCAGNOZZO FELTRI, suo ex
picchiatore. Che i sinistrati di sinistra avevano commesso danni da
10 anni a questa parte lo dice anche la NOSTRA SIGNORA FETISH
GELMINI:
Bocciata.
La riforma dell'università voluta dal ministro Luigi Berlinguer,
che ha istituito le lauree 3+2 "non ha prodotto i risultati
attesi". Lo sostiene il ministro dell'Istruzione Mariastella
Gelmini in un documento che è stato recapitato ai rettori degli
atenei nei giorni scorsi. Come riportato da La Stampa, nella
lettera il ministro sottolinea il calo del numero dei diplomati
che si iscrivono all'università e sottolinea il "costante
aumento" dei fuori corso, mentre un giovane su cinque abbandona
alla fine del primo anno. Una situazione di grave difficoltà,
alla quale si aggiunge un altro problema: "Sono invece
fortemente aumentate - scrive Gelmini - le dimensioni
dell'offerta formativa e i costi, anche a causa della
proliferazione delle sedi decentrate, un numero estremamente
levato e difficilmente sostenibile". Il ministro punta di nuovo
il dito contro le sedi poco efficienti: "In oltre 70 sedi è
attivo un solo corso, in 30 due. [...] Appare difficile
sostenere che questo aumento costituisca una risposta efficiente
alle esigenze di miglioramento dell'offerta e della sua
attrattività. Sembra anzi che risponda a logiche interne degli
atenei o di diffusione territoriale". Ad aumentare non sono solo
le sedi, ma anche i docenti, cresciuti del 20 per cento in dieci
anni, "pari a due volte e mezzo l'aumento delle
immatricolazioni. Si è inoltre verificato - aggiunge il ministro
- un sensibile aumento del numero dei professori a contratto,
esterni ai ruoli universitari, cresciuti del 67%". Come
rispondere a questa situazione? Il ministro Gelmini invoca "una
partecipazione molto incisiva del sistema universitario statale
agli obiettivi di contenimento della spesa pubblica". Il che
significa riduzione dei corsi di laurea e pieno utilizzo dei
docenti. "I corsi con un numero di immatricolazioni inferiore ai
valori minimi - ha ripetuto Gelmini - vanno disattivati".
NEL
FRATTEMPO, DA UNA PARTE TUTTI PARLANO CHE LA CRISI E' FINITA: "Disoccupazione,
l'allarme dell'Ocse
'In Italia il peggio deve ancora venire'
La Fiat:
incentivi o sarà un disastro .
L'Organizzazione dedica uno studio alle
ricadute della crisi sull'occupazione. 15 milioni i senza lavoro
nell'area. Nel nostro Paese erano 1,1 milioni nei primi tre mesi
del 2009. Marchionne preoccupato chiede nuovi interventi.
I conti del terzo trimestre in linea con le previsioni,
confermati gli obiettivi per l'anno. Fiat, da sola con Chrysler,
raggiungerà l'obiettivo di 5,5-6 milioni di vetture
il
killer della televisione italiana annuncia alla Nazione alcune buone
notizie.
La prima è che non siamo ancora
tecnicamente una dittatura perché “un dittatore di solito
prima attua la censura e poi chiude i giornali” e lui s’è fermato
per ora al primo punto del programma: i giornali, bontà sua, non li ha
ancora chiusi. Anzi, “in questi giorni in Italia si è dimostrato che
c'è stata la libertà di mistificare, calunniare e diffamare”, come
dimostra il Giornale. Che
naturalmente non è suo, ma del fratello Paolo: lui ne è soltanto
l’utilizzatore finale.
La seconda è che le Procure di Milano e
di Palermo “cospirano contro di noi”. Ora, che in questo
povero paese ci sia ancora qualcuno che cospira contro il padrone di
tutto, mentre la cosiddetta opposizione se ne guarda bene, è una notizia
che induce all’ottimismo. Ormai si disperava che potesse ancora
accadere. Si spera soltanto che sia tutto vero. Certamente Silvio
Berlusconi è persona informata sui fatti e, se lo dice lui, bisogna
credergli. Lui sa, per esempio, che la Procura di Milano sta chiudendo
non una cospirazione,
ma un’indagine giudiziaria che lo vede
indagato dall’aprile del
2007 per appropriazione indebita (con conseguente
evasione fiscale) insieme al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e
ad altre sette persone. L’indagine, di cui lui e i suoi legali hanno
ricevuto copia della richiesta di proroga nell’ottobre del 2007 e che è
“scaduta” alla vigilia delle ferie, è uno stralcio del processo che vede
imputati Berlusconi e altri dinanzi al Tribunale di Milano per le
“creste” sugli acquisti di diritti televisivi e cinematografici in
America da parte di una miriade di
società offshore del gruppo Fininvest-Mediaset.
In quel processo (congelato dal lodo Alfano in attesa che dal 6 ottobre
la Consulta si pronunci sulla costituzionalità o meno del Salva-Silvio)
il premier è imputato per appropriazioni indebite da 276 milioni di
dollari, evasioni fiscali per 120 miliardi di lire fino al 1999 e
relativi falsi in bilancio.
L’inchiesta-stralcio che sta per chiudersi, invece, riguarda l’accusa
- come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere il 25 giugno scorso - di
avere “mascherato la formazione di
ingenti fondi neri” dirottati dalle
casse Fininvest-Mediaset su “conti esteri gestiti dai suoi fiduciari”.
Il tutto attraverso la solita compravendita di diritti sui film,
negoziati - secondo l’accusa - a prezzi gonfiati con operazioni fittizie
tra agenti (fra i quali il produttore egizian-americano Frank Agrama e
l’italiano Daniele Lorenzano) e società riconducibili a Berlusconi ma
occultate ai bilanci consolidati del gruppo. Un replay della vicenda già
approdata in Tribunale, solo che quella si riverbera sui bilanci del
gruppo fino al 2001, mentre questa si spinge anche negli anni successivi
per via dell’ammortamento pluriennale dei diritti tv.
Qui il Cavaliere è indagato per appropriazione indebita a
proposito di 100
milioni di euro nascosti in Svizzera e lì sequestrati
dai giudici milanesi nell’ottobre del 2005: un tesoretto occulto
intestato al produttore Agrama sui conti di una sua società con sede a
Hong Kong, la Wiltshire Trading. Secondo l’accusa, quei soldi non
sarebbero di Agrama, ma di Berlusconi del quale il produttore non
sarebbe altro che un prestanome o un “socio
occulto”. L’inchiesta-stralcio prende nome da
Mediatrade, cioè dalla società berlusconiana che dal 1999 è subentrata
alla maltese Ims per l’acquisto dei diritti tv, e riguarda una serie di
conti esteri dai nomi variopinti (“Trattino”, “Teleologico”,
“Litoraneo”, “Sorsio”, “Pache” e “Clock”). Il Cavaliere sa bene che,
scaduti in estate i termini per indagare, la Procura sta per depositare
alle difese “l’avviso di conclusione delle indagini e deposito degli
atti”: una mossa che, in mancanza di una richiesta di archiviazione,
prelude alla richieste di rinvio a giudizio che lo trasformeranno
da indagato a imputato.
Poi c’è Palermo. Qui il presidente del Consiglio ha voluto essere più
preciso: “E' una follia che ci siano frammenti di Procura che da
Palermo a Milano guardano ancora a fatti del '92, del '93, del '94”.
In realtà non c’è niente di folle a indagare sulle
stragi politico-mafiose che hanno
insanguinato l’Italia fra il 1992 e il 1993. L’unica follia è che, a 17
anni dalle bombe di Palermo, Milano, Roma e Firenze, non se ne siano
ancora smascherati e ingabbiati i mandanti occulti, nonché gli autori e
gli ispiratori delle trattative fra
pezzi dello Stato e Cosa Nostra. Ora le indagini paiono a buon
punto, grazie alle rivelazioni di persone molto informate sui fatti,
come il mafioso pentito Gaspare Spatuzza (dinanzi alle procure di
Caltanissetta, Firenze, Milano e Palermo) e il figlio dell’ex sindaco
mafioso di Palermo, Massimo Ciancimino. L’altro giorno, su Libero,
Gianluigi Nuzzi parlava di importanti acquisizioni da parte di Ilda
Boccassini, che indaga sulla strage di via Palestro del 27 luglio 1993,
e della possibile riapertura del filone investigativo che aveva portato
all’iscrizione di Marcello Dell’Utri
(ma anche di Silvio Berlusconi)
per concorso in strage.
Intanto, la prossima settimana, riparte per il rush finale davanti
alla Corte d’appello di Palermo il processo di secondo grado a carico di
Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni per
concorso esterno in
associazione mafiosa: la Corte dovrà decidere se
ammettere nel fascicolo processuale la lettera che - secondo Ciancimino
jr. - Provenzano inviò a Berlusconi tramite Vito Ciancimino e Dell’Utri
nei primi mesi del 1994, in cui prometteva
appoggi politici in cambio della disponibilità di una rete televisiva,
e in caso contrario minacciava un “triste evento” (forse il sequestro o
l’uccisione di Piersilvio Berlusconi). Una possibile prova regina del
ruolo di cerniera fra Cosa Nostra e Berlusconi svolto per decenni da
Dell’Utri, rimasta finora nei cassetti della Procura grazie alla
“distrazione” dei suoi vecchi dirigenti, ora fortunatamente sostituiti
da gente più sveglia.
Nulla di segreto: tutto noto e stranoto, almeno nelle segrete stanze
(giornali e telegiornali non si occupano di certe quisquilie). Noto,
soprattutto, al Cavaliere. Il quale ha deciso di giocare d’anticipo.
Così quando gli atti di Mediatrade saranno depositati a Milano e quelli
di Palermo saranno acquisiti al processo Dell’Utri, lui potrà dire: ve
l’avevo detto che stavano cospirando. Quella di oggi è
un’esternazione preventiva. A
orologeria.
LE TUTE GRU E LE RISORSE INDEFINIBILI
DEL DUO TREMORTI-BRUNETTA

A
Cernobbio sono stati inaugurati nuovi linguaggi economici.
Quello onirico-profetico di Tremorti con
risorse inimmaginabili a disposizione del Paese e quello
tardo medioevale-feudale di Brunetta. Le tute blu vengono chiamate
simpaticamente "tute gru" per
l'attitudine alla protesta sulle gru di operai disperati. Le tute gru
sono lavoratori licenziati che rappresentano un "fatto
fisiologico, marginale". I posti di lavoro rimasti in Italia invece
sono: "stock di occupazione stabile".
Quando sarà finito lo stock, le gru non basteranno più. A
Cernobbio hanno parlato della crisi tutti quelli che hanno
contribuito a crearla. Se la cantano e se la suonano da soli. Da Marco
Tronchetti Provera a Tremorti. Quest'ultimo usa ormai un linguaggio
arcano, metafisico, trascendente. Le chiusure delle aziende e i milioni
di disoccupati non si devono più allarmare perché : "Non
c’è nessuna preoccupazione per il periodo che abbiamo davanti, se ci
sarà bisogno di soldi ci sono oltre quello che potete pensare".
Ecco, provate a pensare allo stipendio che avete perso, al mutuo che non
potete pagare. Pensato? Adesso, se avete bisogno di soldi, andate da
Tremorti, lui ha risorse superiori alla vostra immaginazione e un debito
pubblico argentino. C'era una volta la gloriosa Triplice. Il sindacato
di lotta e di governo. E' rimasto il governo senza il sindacato. I
precari non hanno la tessera, ma sono figli di una legge avallata da un
sindacato compiacente insieme al furto del TFR e alla mancanza di
sicurezza sul lavoro. Le fabbriche chiudono, gli insegnanti sono
licenziati a migliaia. Possono solo arrampicarsi sui tetti o salire
sulle gru. Sempre più in alto...NEL FRATTEMPO TRA UNA PUTTANELLA ED
UN'ALTRA - Il nomignolo. A Daphne Barak (specializzata in interviste a
star e leader politici, che offre in syndacation), la giovane di Casoria
spiega le origini della sua amicizia con il presidente del Consiglio:
"Quando mio padre andava a trovare Silvio, mi portava con sé", racconta
Noemi. E il Daily Mail si chiede: "Come mai il padre Benedetto - un
piccolo commerciante di Portici, un'oscura città vicino Napoli, con
piccole proprietà - era diventato un amico di lunga data del ricco
Berlusconi?". Noemi prosegue: "Conosco Silvio da quando ho memoria. Mio
padre mi portava da lui quando ero piccola. Accadeva spesso. Ma per me
era una cosa normale. Non è che Silvio fosse una persona straordinaria
per me". E qui la Letizia spiega la genesi del nomignolo "papi":
"Infatti, quando ero piccola, gli ho dato il nomignolo che tutti
conoscono ora. Perché io sono una persona dolce, mi piace dare nomignoli
alle persone che amo. E così ne ho dato uno a Silvio, perché è dolce.
Era per dimostrargli affetto". Queste le parole riportate nell'articolo
della Barak, ma nella registrazione dell'intervista la frase sulla
dolcezza del Cavaliere non c'è....- IL VICE LACCHE' FINI FA FINTA DI
LITIGARE COL SUO PADRONE:"Quel "tu" così provocatorio e irriverente. Il
"compagno" Fini, bollato come "vergognoso", perfino "ridicolo". Al
presidente della Camera è stata chiarissima - fin dalla prima lettura
del quotidiano della famiglia del premier - la portata dell'avvertimento
contenuto nel nuovo fondo al vetriolo firmato da Vittorio Feltri.
Un'"intimidazione", si è sfogato Gianfranco Fini con chi lo ha sentito
al telefono. Come dire, nella campagna di caccia d'autunno inaugurata
col bombardamento dell'Avvenire e del suo ormai ex direttore Boffo,
nessuno può sentirsi al sicuro, non solo giornali e oppositori esterni
al Pdl. "È un attacco nella natura di Feltri", è stata la prima
impressione della terza carica dello Stato. "Ma soprattutto una nuova
puntata che conferma il clima di imbarbarimento nel quale siamo caduti e
che avevo denunciato dal palco della festa Pd di Genova. Come mi sento
io? Bisognerebbe chiedere a Berlusconi, come si sente". C'è stupore, c'è
rabbia, per un colpo che raggiunge a freddo il presidente della Camera,
ancora nel ritiro toscano.....
Almeno 13.250 persone sono morte, tra il 1993 e
il 6 maggio 2009, nel tentativo di raggiungere la fortezza Europa.
Durante il viaggio, nei centri d’identificazione, durante il rimpatrio
forzato o una volta rimandati nel loro paese.
(continua) La risposta dell'Italia è da una parte le cannonate
leghiste elettorali - affondiamo i barconi nel Mediterraneo e
scordiamoci del buco grosso come il Pianeta Giove che ci ritroviamo
sulla frontiera con la Slovenia, dalla quale entrano milioni di
rumeni,polacchi,slovacchi,bulgari sdoganati dall'entrata nella UE e
quindi liberi di circolare in tutta Europa -dall'altra i discorsi
"africani " di AL BERLUSHAL: "Il 23 agosto 2009 Berlusconi
l'Africano si è recato negli studi di Nessma TV, in
Tunisia, per partecipare alla trasmissione Ness Nessma. Nessma TV è un
canale commerciale, diffuso nei Paesi del Maghreb
mediterraneo, di cui Mediaset ha il 25%. Accappatoio
Selvaggio ha promesso "con una totale apertura di cuore" a
tutti i nordafricani in ascolto: "la possibilità di un lavoro, di
una casa, di una scuola per i figli, e la possibilità di un benessere
che significa anche la salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali
alle loro necessità". E' più forte di lui. Dopo le ville ai
terremotati d'Abruzzo, lavoro, casa, scuola, benessere e
ospedali ai maghrebini...
Conduttore: “Dall’attrattiva che esercita l’Italia sui
maghrebini, si può passare all’immigrazione, soprattutto a quella
clandestina che purtroppo fa migliaia di morti”
Berlusconi: “La cosa più terribile sono le organizzazioni
criminali, che sono moltissime. Ben Ali oggi mi ha detto di 300
organizzazioni scoperte dalla polizia del vostro Paese. Sono persone che
approfittano della speranza degli altri, delle persone
che sono nella miseria e che vogliono donare a se stessi e ai propri
cari un futuro migliore. E allora si affidano a persone che con
imbarcazioni non sicure si mettono in mare e questo porta a
tragedie ad ogni istante. Occorre combattere tutto ciò.
È necessario incrementare le possibilità per la gente
che vuole tentare nuove opportunità di vita e di lavoro, occorre
aumentare le possibilità di entrare legalmente in Italia e negli altri
Paesi europei. Questo è ciò che voglio sia fatto, non solo in Italia, ma
in tutta Europa. E poi bisogna dire che gli italiani sono stati un
popolo che ha lasciato l’Italia e che è emigrato in altri Paesi,
soprattutto in quelli americani. E allora questo ci impone il dovere di
guardare a quanti vogliono venire in Italia con una
apertura totale di cuore. E di donare a coloro che
vengono in Italia la possibilità di un lavoro, di una
casa, di una scuola per i figli, e la
possibilità di un benessere che significa anche la
salute e l’apertura di tutti i nostri ospedali
alle loro necessità e questa è la politica del mio governo"
Conduttrice: “Siete incredibile presidente, non posso
trattenermi dall’applaudire” In Italia nel
frattempo l'opposizione LA FANNO I VESCOVI: DINO BOFFO, direttore
dell'Avvenire, si è dimesso e non tiene conto discutere del sicario. È
stato pagato per fare il suo sporco lavoro, se l'è sbrigata in fretta.
Ora se ne vanta e si stropiccia le mani, lo sciagurato. Appare oggi più
rilevante ricordare come è stato compiuto il delitto; chi lo ha
commissionato e perché; quali sono le conseguenze per noi tutti: per noi
che viviamo in questa democrazia; per voi che leggete i giornali; per
noi che li facciamo. Vittorio Feltri è stato riassunto da
Silvio Berlusconi, non da Paolo Berlusconi che è l'editore finto,
l'editore pro forma per aggirare la legge Mammì: voi sapete che se
dovesse essere vero che Silvio è il vero... il mero proprietario, come
direbbe la legge Frattini, del Giornale dovrebbe perdere tutte le
concessioni televisive perché la legge Mammì punisce ogni violazione di
sé medesima con la revoca e lo spegnimento delle televisioni. Ecco
perché l'escamotage di Paolo Berlusconi, ma ancora una volta come già ai
tempi della cacciata di Montanelli e dell'assunzione di Feltri pure
stavolta il direttore del Giornale è stato deciso da Silvio e non da
Paolo, come lo stesso Feltri ha confessato bellamente – ormai le fanno
allo scoperto queste porcherie – in una conferenza a Cortina...LEGGI
TUTTO
Massimo Ciancimino comincia a parlare
La vicenda comincia semplicemente con le interviste di questo
personaggio molto interessante, singolare, sicuramente molto
chiacchierone, cioè Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso
di Palermo Vito, il quale per anni è stato indagato dalla procura di
Palermo, ha avuto il torto di dover gestire il patrimonio di suo padre,
è stato accusato di riciclaggio – lui dice che non è riciclaggio, si
vedrà, questo a noi interessa poco. E' stato condannato in primo grado
per riciclaggio, adesso si sta battendo in appello. Di certe cose non
aveva parlato ai magistrati fino a un anno fa, anche perché aveva come
l'impressione che la vecchia procura di Palermo non fosse molto
interessata ad alzare il tiro sugli alti livelli istituzionali e
politici frequentati da suo padre; invece poi fa sapere ai magistrati
della nuova Procura di Palermo, quella retta dal Procuratore Messineo –
per intenderci – da un paio d'anni che ha come l'impressione che abbia
più interesse a toccare certi altarini e quindi comincia ad affrontare
temi che prima aveva lasciato perdere....(LEGGI
TUTTO)
TESTA D'ASFALTO COMANDA IN UN AMBIENTE
ASIATICO MEDIOEVALE SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA',
IN ASSENZA DI
OPPOSIZIONE, IL SOGNO DI PINOCHET, VIDELA, SALAZAR, BATISTA, NORIEGA,
IL CAUDILLO FRANCO,PABLO ESCOBAR.....
TUTTAVIA CI SONO DEI PROBLEMI, CHE
PER RISOLVERE I QUALI GLI COSTERANNO TONNELLATE DI DANARI,
TONNELLATE: IL PRIMO E' IL LODO ALFANO-SCHIFANI. QUESTA PSEUDO LEGGE E'
AL VAGLIO DELLA CORTE COSTITUZIONALE: PER RENDERLA LECITA DEVE
CORROMPERE I GIUDICI DELLA SUDDETTA CORTE. IL SECONDO E' IL DIVORZIO:
L'EX MOGLIE VUOLE UNA MONTAGNA DI SOLDI. IL TERZO SONO LE PUTTANE D'ALTO
BORDO CHE HA PAGATO: NON SI SONO ACCONTENTATE E VOGLIONO DECISAMENTE DI
PIU'. IL QUARTO SONO I DANARI CHE DEVE A LOMBARDI, DELL'MPA, PER NON
CREARE UNA OPPOSIZIONE INTERNA AL SUO INVOLUCRO ASIATICO.
IL QUINTO E'
IL RISARCIMENTO CHE DEVE A DE BENEDETTI PER IL FURTO DELLA MONDADORI DEL
1990, BEN UN MILIARDO DI EURO
ANCHE I RICCHI PIANGONO: Eredità
di Berlusconi, salta il vertice
Su Barbara il "gelo" di Marina
(LEGGI TUTTO)
I DIOSSINI DI SINISTRA, MAFIOSI
ULTRATERRENI, IMMOBILIARISTI FUGGITI IN INGHILTERRA "COL RITO
ABBREVIATO" da Marco Travaglio
"In autunno avremo
probabilmente, almeno entro la fine dell’anno,
la sentenza del processo Dell’Utri,
che in primo grado era stato condannato a nove anni di reclusione per
concorso esterno in associazione mafiosa: fortuna ha voluto
che i Pubblici Ministeri trovassero proprio in extremis quelle lettere
di Provenzano a Berlusconi, di cui Dell’Utri avrebbe dovuto fare da
postino e quindi, se il Tribunale, anzi se la Corte d’Appello accetterà
questo versamento di nuovi atti in extremis fatto a luglio,
i giudici avranno un elemento in più per giudicare il ruolo che era
stato ritenuto, dimostrato dai giudici di primo grado di Dell’Utri di
trait d’union tra la mafia e il gruppo Berlusconi ai tempi in
cui il gruppo Berlusconi era soltanto un gruppo editoriale,
imprenditoriale e poi, invece, nei tempi in cui si era trasformato in un
partito politico."
"Avremo la conclusione, probabilmente,
almeno di una tranche, ossia quella a
carico degli imputati che hanno chiesto il rito abbreviato, come l’ex
numero uno della Juventus Antonio Giraudo nel processo Calciopoli di
Napoli, che sta andando avanti anche a carico di Moggi e di
tanti altri dirigenti di squadre di calcio, sia ex dirigenti come nel
caso di Moggi, sia nel caso di attuali dirigenti come Diego Della Valle
della Fiorentina, come Claudio Lotito della Lazio, come i vertici del
Milan etc. etc.."
C’era stato raccontato che, a differenza della scalata di Fiorani e
della Popolare di Lodi all’Antonveneta, invece la scalata della Unipol
alla Banca Nazionale del Lavoro era tutta regolare: col cavolo!
La Procura di Milano, in un’udienza
preliminare che sta durando da più di un anno, vuole che venga
processato e conseguentemente rinviato a giudizio un bel po’ dei
processati inizialmente ipotizzati. Sono stati esclusi da
responsabilità penali e quindi sono stati chiesti i proscioglimenti per
tredici figure che, inizialmente, erano indagate per
concorso nell’aggiotaggio, che
avrebbe commesso Consorte, ossia nella turbativa del mercato nel momento
in cui Consorte intestava occultamente a prestanomi suoi le quote della
Banca Nazionale del Lavoro, che non poteva permettersi, almeno subito,
di comprare in proprio: il tutto, avendo ormai raggiunto una quota
superiore al 30%, che avrebbe dovuto imporgli immediatamente di lanciare
l’offerta pubblica, in modo da fare alzare il prezzo delle azioni dei
piccoli risparmiatori e poter consentire loro di vendere le loro azioni,
nel caso avessero saputo di questo suo interessamento e invece l’accusa
è quella che Consorte abbia fatto tutto aumm aumm, in segreto, per non
dover pagare tutte le azioni che, evidentemente, non poteva permettersi
di pagare. Questo è l’aggiotaggio ipotizzato dalla Procura di Milano, se
ne stanno occupando, coordinati dal Procuratore aggiunto Francesco
Greco, i Pubblici Ministeri Luigi Orsi e Gaetano Ruta in quest’udienza
preliminare, che è davanti al G.I.P. Luigi Varanelli. I tredici
che sono stati chiesti di archiviazione, di proscioglimento, sono il
Credit Swisse Fest Boston, la banca giapponese Nomura, le cooperative
Talea, Estense, Nova e Adriatica con i loro dirigenti, il finanziere
bresciano Emilio Gnutti, il costruttore Marcellino Gavio e l’immobiliarista
Alvaro Pascotto, questi dovrebbero uscire dal processo.
Chi rimane invece? Rimangono i big:
rimangono intanto Giovanni Consorte, già Presidente dell’Unipol, rimane
l’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio, il suo capo della
vigilanza Francesco Frasca, il braccio destro di Consorte e braccio
sinistro, ossia Sacchetti e Cimbri, banchieri italiani del BPV Zonin e
Ivo Gronchi, il banchiere della BPR Leoni, il banchiere della Carige
Berneschi e poi Giampiero Fiorani, che ha già chiesto di patteggiare la
pena anche in questo processo. Questi, secondo l’accusa, erano il
nocciolo duro della scalata Unipol alla BNL illegale, secondo l’accusa.
E poi c’è quel patto parasociale,
ossia c’è il fronte dei furbetti del quartierino: gli immobiliaristi
legati a Francesco Gaetano Caltagirone, che avevano sostanziose quote
della BNL e che si erano impegnati, più o meno segretamente, a girarle a
Consorte, quindi stiamo parlando di Francesco Gaetano Caltagirone, ma
anche del quartetto dei furbetti del quartierino, ossia Ricucci,
Statuto, Coppola più Vito Bonsignore che, oltre a fare l’affarista, fa
anche l’Europarlamentare del Popolo della Libertà. Quelli avrebbero
costituito, secondo l’accusa, la sponda indispensabile a Consorte per la
scalata: senza le loro quote Consorte non avrebbe potuto conquistare
così agevolmente la maggioranza della grande banca romana, Banca
Nazionale Del Lavoro, appunto.
Poi c’è il cotè politico e questo
è molto interessante, perché con l’aprirsi del processo, del
dibattimento, li vedremo sfilare questi politici: non sono potuti
sfilare come imputati, perché si sono salvati - adesso vediamo come -
grazie a vari tipi di immunità italiani e europei e dovranno quindi
sfilare come testimoni, verranno citati come testimoni, dovranno giurare
di dire la verità e poi dovranno dirla, perché se non la diranno
rischieranno un’incriminazione per falsa testimonianza.
Sapete che i politici coinvolti in
quella scalata erano almeno tre: erano Piero Fassino, segretario dei DS,
Massimo D’Alema, sostegno forte a Giovanni Consorte e poi Nicola Latorre,
l’uomo di mano di D’Alema...questo terzetto di dirigenti dei DS fu
beccato al telefono con Giovanni Consorte nei giorni caldi della
scalata, a scambiare informazioni anche riservate, illegali secondo i
Pubblici Ministeri, almeno nel caso di D’Alema e di Latorre.
Fassino ha una posizione diversa, perché Fassino fu avvertito a cose
fatte, era un po’ l’ultimo a sapere poveretto, era il segretario del
partito e non gli dicevano mai niente. Quindi, secondo la Procura, non
solo Fassino non ha commesso reati, ma anche nelle telefonate con
Fassino Giovanni Consorte non ha commesso reati.
Invece ci sono le telefonate di
Consorte con Latorre e con D’Alema e spesso era Latorre a passare il
telefono a D’Alema:Consorte in quelle telefonate non è così vago: anzi,
il 6 e 7 luglio offre a Latorre informazioni che non stanno sui giornali
e il 15 luglio - siamo nel 2005 - ribadisce di avere già il 51, 5% della
Banca Nazionale Del Lavoro”, notizia che effettivamente non era
pubblica, anche perché sopra il 30% avrebbe dovuto lanciare l’Opa e qui
aveva già il 51% e l’Opa pare che non l’avesse ancora lanciata.
Conseguentemente la notizia non solo non era pubblica, ma era la notizia
di un reato che si stava commettendo. Consorte ha chiesto di essere
interrogato di nuovo, perché sostiene che il quadro accusatorio è stato
ridimensionato, perché non ci sono, insieme a Consorte, gli ipotetici
concorrenti nel reato di insider trading? Cioè perché non ci sono
Latorre e D’Alema? Ricorderete che la Procura di Milano aveva
intenzione di indagare anche loro per concorso nel reato commesso da
Consorte: aveva chiesto alla Forleo, la quale aveva inoltrato al
Parlamento quelle telefonate, per avere l’autorizzazione a utilizzarle
in base alla legge Boato. Il Parlamento aveva fatto il pesce in barile
per un bel po’, aveva massacrato di botte la Forleo, la quale è stata
poi cacciata da Milano da un Consiglio Superiore supino e obbediente
agli ordini politici, l’inchiesta però è andata avanti comunque: la
Procura di Milano ha reiterato, attraverso un altro G.I.P., al
Parlamento la richiesta dell’utilizzo delle telefonate di Latorre e il
Senato ha risposto picche per la seconda volta. Intanto D’Alema se l’era
svignata, sostenendo che all’epoca delle telefonate lui non era
parlamentare italiano, ma era parlamentare europeo e che quindi la
richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle telefonate andasse
inoltrata al Parlamento europeo. Anche lì il Parlamento europeo, con il
contributo fattivo dei Deputati italiani di centrodestra e di
centrosinistra, compreso Bonsignore, che ha votato per salvare D’Alema,
il Parlamento europeo ha deciso che non bisognava autorizzare l’utilizzo
di quelle telefonate e conseguentemente, senza la prova contenuta in
quelle telefonate, non si possono processare, ovviamente, i due
politici. Questo per quanto riguarda l’aspetto penale dovrebbe metterli
al riparo da qualunque conseguenza di quelle telefonate intercettate:
rimane l’aspetto politico, ovvero rimane l’aspetto di una scalata
bancaria per la quale stanno per essere rinviate a giudizio una ventina
di persone, banche, banchieri, dirigenti, affaristi, finanzieri etc. etc.,
ritenuta illegale, ritenuta viziata da reati di aggiotaggio e insider
trading, alla quale contribuivano addirittura, in telefonate che
costituiscono reato a carico di Consorte, perché nei suoi confronti
quelle telefonate possono essere utilizzate, due dirigenti dell’attuale
Partito Democratico, che praticamente se, come pare, Bersani vincerà il
congresso, saranno i veri azionisti di maggioranza del Partito
Democratico, visto che Bersani è uomo di D’Alema, appoggiato ventre a
terra da Massimo D’Alema e dal suo entourage, Latorre in primis.
Due anni vissuti pericolosamente
ma i rischi non sono finiti....
Quali saranno le conseguenze degli scandali di questi mesi
sulla stabilità della leadership di Berlusconi, nel suo
partito e nel paese? Il settimanale statunitense The Nation
sostiene
che i principali problemi ai danni del
presidente del consiglio italiano rischiano di arrivare non
dallo scandalo sessuale che lo ha coinvolto, ma dalla
riapertura dell’inchiesta sulla morte del giudice Paolo
Borsellino.
(continua)
Da Palermo sono saltate fuori TRE LETTERE DEL LATITANTE A CASA SUA
PROVENZANO INDIRIZZATE A BERLUSCONI VIA CIANCIMINO, IL SINDACO MAFIOSO
PASSATO A MIGLIOR VITA. Non si tratta di lettere di minaccia , MA DI
RICHIESTE PRECISE DI COSA NOSTRA NEI CONFRONTI DEL FUTURO CAPO DI
GOVERNO ITALIOTA. Da Milano il giudice RAIMONDO MESIANO sta per
quantificare IN SOLDONI IL RISARCIMENTO CHE BERLUSCONI DEVE A DE
BENEDETTI PER IL FURTO DELLA MONDADORI DEL 1990. Non è finita quì: "
che cosa è Mediatrade?
E’ una società controllata dal gruppo Berlusconi che, dal 1999, ha il
compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi
televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che vengono
comprati soprattutto negli Stati Uniti, presso le Major di Hollywood ,
prima questi diritti li comprava per conto del gruppo una società
maltese, la Ims e adesso, dal 99 in poi, li compra Mediatrade.
Conseguentemente l’indagine Mediatrade è un filone separato che nasce
dall’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi. Abbiamo già
spiegato altre volte come avveniva, secondo l’accusa, questa
compravendita:
se a comprare i
film dalle case di produzione americane e i telefilm, le fiction e tutto
il resto è direttamente la società Fininvest prima e Mediaset poi, si
stabilisce il prezzo e è finita lì.
Invece,
secondo l’accusa, Fininvest e poi Mediaset che cosa ffacevano?
Facevano comprare i film da società off shore nei paradisi fiscali, che
erano controllate, ma solo occultamente, dal gruppo e quindi non
risultavano del gruppo e allora i film, a ogni passaggio di proprietà,
aumentavano di valore: un aumento fittizio che andava a creare una
gigantesca provvista di fondi neri, che poi si fermava sulle varie
società che, a catena, si passavano questi film.
La prima comprava a
dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la
quinta a quaranta e alla fine, quando arrivava al destinatario finale,
l’utilizzatore finale lo potremmo sempre chiamare, valeva molto di più
di quello che valeva in realtà e tutto il resto si era fermato sotto
forma di fondi neri, in barba al fisco, in barba alla trasparenza dei
bilanci per andare a alimentare questo grande polmone di fondi neri, di
cui Berlusconi è considerato l’utilizzatore finale
davvero, perché è imputato per appropriazione indebita, ossia per aver
derubato le casse delle sue società, che sono per giunta in parte
quotate in borsa, oltre a non averci pagato le tasse e aver falsificato
i bilanci, sempre nell’ipotesi d’accusa.
Il filone d'inchiesta Mediatrade
Ebbene, di quest’indagine c’è uno stralcio, c’è un filone parallelo
che riguarda appunto Mediatrade:
Berlusconi sa di
essere indagato fin dal 2007, quando i magistrati gli notificarono un
avviso di proroga delle indagini, lui è sospettato, è iscritto nel
registro degli indagati per concorso in appropriazione indebita, insieme
a altri. Ossia un’altra volta è accusato di avere attinto a piene mani
dalle casse delle sue società e questi sono fatti molto recenti, sono
fatti che si riverberano sui bilanci del gruppo molto recenti, quindi
sono difficili da fare cadere in prescrizione: prepariamoci a qualche
altra legge ad personam .
In questo fascicolo si dice che ci sono in ballo 100 milioni di
Euro, una bella sommetta: inizialmente sembrava che quei soldi
se li fosse fregati il produttore egizio /americano Frank Agrama, che è
un vecchio amico di Berlusconi, che è un produttore di film, che è un
suo sodale e pareva essersi fregato questi soldi e averli depositati sui
conti di una società di Hong Kong, insomma che avesse fatto la cresta
dalle casse dal biscione. In realtà, secondo l’accusa della Procura di
Milano, quelli non erano soldi rubati da
Agrama:
erano soldi che Agrama aveva messo da parte anche per conto di
Berlusconi, ossia Agrama sarebbe niente altro che un socio occulto di
Berlusconi che ha messo da parte un altro bel po’ di fondi neri e da qui
l’accusa ai due di appropriazione indebita.
Inizialmente Berlusconi, insieme a Confalonieri e a altri sette
imputati, era stato rinviato a giudizio - scrive Ferrarella su Il
Corriere della Sera - con l’accusa di aver mascherato la formazione di
ingenti fondi neri dirottati dalle casse della Fininvest
e della Mediaset verso i conti esteri gestiti dai suoi
fiduciari, che erano appunto quelle provviste di nero che nascevano
dalla catena di Sant’Antonio delle varie società che si passavano l’una
con l’altra i film e quindi di aver gonfiato i prezzi di quei film.
Nel 2008 è passata la legge Alfano e quel processo lì è stato congelato
in attesa che la consulta si pronunci, sperando che non avvengano altre
cenette intime tra i giudici della consulta e l’utilizzatore finale del
Lodo Alfano.
Molte delle
accuse, nel frattempo, in quel processo sono state falcidiate dalla
prescrizione e, in parte, anche grazie alla legga ex Cirielli, che ha
anticipato i termini della prescrizione, perché all’inizio, nel processo
Mediaset, Berlusconi e i suoi coimputati erano accusati di
appropriazione indebita per 276 milioni di dollari
e frodi fiscali per un valore di 120 miliardi di lire, fino al 1999.
Dopodiché, nella contestazione suppletiva,
il magistrato,
Pubblico Ministero De Pasquale, ha allungato il falso in bilancio fino
al 2001, cioè ancora fuori dalla prescrizione, facendo arrivare delle
carte proprio da quel processo stralcio, il processo Mediatrade, che è
questa società controllata che, materialmente, ha il compito, per conto
di Mediaset, di acquistare i film dalle Majors , o i diritti per
trasmettere i film dalle majors . Questo è il fascicolo che preoccupa
Berlusconi, sia perché i fatti sono molto recenti e quindi non saranno
facili da mandare in prescrizione così rapidamente, sia perché in questo
processo siamo nuovamente nel pieno dei fondi neri,
dei paradisi
fiscali che lui poi, nei vertici internazionali insieme al suo sodale
Tremonti, dice di voler combattere per un ritorno all’etica nella
finanza.
Bene, Il Corriere
parla di conti esteri nei paradisi fiscali dai nomi pittoreschi: c’è il
conto Trattino, il conto Teleologico, il conto Litoraneo, il conto
Sorzio, il conto Clock, il conto Pace etc. etc..
Questo è un
processo che sta arrivando alla conclusione nella fase delle indagini e
pare che la Procura, appunto, voglia depositare gli atti in attesa -
così di solito avviene - di chiedere il rinvio a giudizio del Presidente
del Consiglio, quindi questo sarebbe un altro processo che andrebbe a
aggiungersi ai due congelati a Milano (MILLS E FONDI NERI FININVEST),
senza dimenticare che ce ne è pure uno congelato a Roma: quello per la
compravendita dei Senatori nel caso Saccà, che il G.I.P., interpretando
il Lodo Alfano in maniera estensiva e considerando coperta anche la fase
delle indagini dal Lodo Alfano, ha sospeso in fase di indagine, sempre
in attesa che la Corte Costituzionale ci dica se il Lodo è legittimo
oppure no.
C’è invece l’altra inchiesta: un’altra inchiesta che, per il momento,
almeno da quello che si sa non
coinvolge
Berlusconi personalmente, ma coinvolge la banca di riferimento di
Berlusconi, della sua famiglia e dei suoi cari. La banca si chiama
Harner, è nata come Finanziaria a metà degli anni 90 e poi è diventata
una banca a tutti gli effetti, sta, come sede centrale, a Lugano e l’11
giugno scorso è stata perquisita dalla Guardia di Finanza, in seguito a
un’indagine della Procura di Milano che è nata proprio dalla denuncia di
alcuni ispettori della Banca d’Italia e l’indagine parla di riciclaggio
di denaro sporco o sospetto. Ci sono molte ombre sulla filiale italiana
milanese di questa Harner Bank, si parla di
giochi di sponda milionari con, tanto per cambiare, paradisi fiscali:
questo scrivono Malagutti e Biondani su L’Espresso. Gli ispettori della
Banca d’Italia hanno sostenuto che, dai loro rilievi, non è possibile,
in questo momento, risalire, individuare il reale beneficiario di queste
triangolazioni con i conti esteri e le società off shore. Da 15 anni la
Harner è la banca di fiducia di Berlusconi, lì avvengono operazioni
fiduciarie, lì avvengono operazioni per investimenti, è la cassaforte
che amministra una parte del patrimonio del nostro Presidente del
Consiglio e della sua famiglia.
Tant’è che il
conto di gestione intestato a Silvio è il numero uno nella filiale
italiana della Harner, è il cliente privilegiato e poi ci sono anche i
conti dei suoi amici più stretti: per esempio, lì ha i suoi conti il
fondatore della Mediolanum Ennio Doris, lì ha i suoi conti la famiglia
Previti, lì ha i suoi conti Salvatore Sciascia, l’ex addetto ai servizi
fiscali della Fininvest, poi condannato per corruzione della Guardia di
Finanza e quindi promosso immediatamente in Parlamento e lì hanno
parcheggiato un bel po’ di soldi tre Finanziarie tra quelle che
controllano la Fininvest, che sono la Holding italiana 2, 8 e 5 e sono
amministrate tutte e tre dai figli di primo letto Marina e Piersilvio.
Naturalmente questa banca viene scelta perché garantisce la riservatezza
assoluta, garantisce fondi di investimento alle Bahamas e in società
lussemburghesi, ottimi rapporti con paradisi fiscali, di recente ha
addirittura inaugurato, la Harner Bank, un ufficietto a
Dubai, che è l’ultimo grido dell’off shore nel mondo. Sapete
che l’off shore si sta spostando dal centro America ai paesi arabi
proprio perché nel centro America da parte dei vertici internazionali,
si è detto che i paesi devono chiudere le casseforti estere e quindi,
invece di chiuderle, semplicemente le trasferiscono in posti più
lontani, più esotici, più lontani dalle telecamere.
Uno dei fondatori di questa banca si chiama Paolo Del Bue,
il quale è coimputato, insieme a Berlusconi e agli altri, nel processo
sui fondi e sui film di Mediaset, è stato uno dei protagonisti della
vicenda Mills, l’avvocato Mills è l’avvocato che aveva creato le società
estere off shore del gruppo Fininvest, Del Bue è uno dei soci fondatori
della Harner Bank. Ebbene, questa banca ha avuto diverse traversie,
perché dopo alcune pressioni delle autorità di vigilanza Svizzere aveva
nominato un nuovo Presidente di garanzia, un revisore dei conti, un
certo Adriano Vassalli, poi nel 2008 sono successe altre cose: c’è stata
l’ispezione della Banca d’Italia nella filiale italiana, dove si sono
scoperte queste sospette operazioni di riciclaggio, è partita l’indagine
alla Procura di Milano per riciclaggio e, nel
frattempo, anche la Procura di Palermo si è interessata al direttore e
altro socio fondatore della Harner, che si chiama Nicola Bravetti, che è
stato arrestato dai magistrati antimafia di Palermo con l’accusa di aver
intestato fittiziamente dei beni, aiutando così un imprenditore
siciliano, un certo Francesco Zummo, a fare sparire delle somme
notevoli, 13 milioni di Euro, alle Bahamas. Zummo era stato condannato
in primo grado per associazione mafiosa, poi è stato assolto in appello
dall’accusa di riciclaggio e insomma è accusato di essere un bel
personaggino dai giri giusti in questa finanza torbida; è stato
arrestato il direttore della filiale italiana della Harner, questo
Nicola Bravetti, appunto, per avergli dato una mano a fare sparire un
po’ di soldi e questa filiale italiana è proprio quella che ha, come
cliente numero uno, Silvio Berlusconi e a seguire tutti i suoi cari e
una parte della sua numerosa famiglia. I Pubblici Ministeri di Palermo
sono riusciti addirittura a ottenere una risposta alle rogatorie dalle
Bahamas, cosa che di solito non accade mai e quindi a fare sequestrare
quei 13 milioni che Zummo, secondo l’accusa, avrebbe fatto sparire ai
Caraibi con l’aiuto del direttore della filiale italiana della Harner
Bank e adesso sta esaminando l’enorme documentazione che, dalle
Bahamas, è arrivata a Palermo, a carico del banchiere e del suo
sodale. La banca ha detto di non avere niente da nascondere e che Zummo,
essendo stato assolto in appello dall’accusa di riciclaggio dopo una
condanna in primo grado di cinque anni, questo fa cadere tutta l’accusa
anche nei confronti di quello che l’ha aiutato, ma in realtà invece i
magistrati rispondono che l’intestazione fittizia di beni è vietata
indipendentemente dalle vicende penali del beneficiario di questa
intestazione di beni. Insomma, abbiamo addirittura il nuovo governatore
Draghi, il governatore della Banca d’Italia Draghi, che
aveva designato al vertice della Harner Alessandro Maggiorelli, il quale
adesso è finito anche lui sotto inchiesta per favoreggiamento in queste
storie e in altre storie di riciclaggio, sempre da parte della Procura
di Milano. Quindi una banca che ha i suoi vertici sotto osservazione di
due Procure della Repubblica, Milano e Palermo, per storie di presunto
riciclaggio, un cliente è Silvio Berlusconi, che evidentemente ha
cominciato a dare - chissà come mai! - segni di nervosismo. Ne sapremo
di più alla ripresa dell’attività giudiziaria ma, anche da questi
fronti, possiamo capire per quale motivo il Cavaliere è così agitato.
Passate parola."(LEGGI
TUTTO)
MENTRE TESTA D'ASFALTO SI RIGENERA ALLE
FERIE, PENSANDO A COME RISOLVERE I 5 PROBLEMI,un
severo
editoriale sul Financial Times di oggi
analizza impietosamente la situazione politica dell’Italia. Scrive Geoff
Andrews:
“Le ormai quotidiane rivelazioni a proposito di Silvio
Berlusconi e della sua vita sessuale ci forniscono l’imagine di un
leader inadatto al governo di un paese. Ma i problemi fondamentali, le
cause del declino italiano potrebbero non trovare rimedio quando
Berlusconi lascerà il governo. Il problema centrale del paese è
l’estensione della corruzione nei vari livelli di governo, la mancanza
di trasparenza e responsabilità, la vasta cultura dell’illegalità che
attraversa la politica e la società italiana: dall’evasione fiscale al
coinvolgimento della mafia in affari di ogni genere, dalla ricostruzione
dell’Abruzzo alle partite del campionato di calcio”.L'assalto
alla diligenza Italia è in corso. Tutti vogliono la loro parte di
bottino. Partiti, lobby, criminalità organizzata, interessi locali,
gruppi stranieri. Gli unici esclusi sono i cittadini, coloro che si
ostinano a chiamarsi italiani e a pagare le tasse. La democrazia è
diventato un semplice esercizio di potere.
L'economia nazionale una
crescita del debito a carico nostro e delle future generazioni. I
partiti hanno il potere del debito e lo usano contro di noi. Creano
capitoli di spesa per motivi elettorali, di conservazione della loro
influenza, come per la Sicilia a cui hanno assegnato quattro miliardi di
euro. Il debito pubblico è la risorsa infinita di Tremorti, il Grande
Elemosiniere con il debito degli italiani. Da inizio anno il debito
pubblico è cresciuto di quasi 90 miliardi. Chi autorizza questa gente a
indebitarci? Anche il debito ha un punto di non ritorno, ed è vicino,
Tremorti e Draghi lo sanno.
Ogni spesa pubblica deve avere una copertura
finanziaria, altrimenti è furto con destrezza ai danni degli italiani.
Ci aspetta un Autunno Flambè. Le aziende, terminata la cassa
integrazione, saranno costrette a licenziare, o a chiudere. Otto milioni
di italiani sono poveri. Poveri, ascoltate il suono della parola:
Po-ve-ri. Una parola dell'Ottocento, Charles Dickens e le navi di
emigranti verso le Americhe. A 150 anni dall'Unità d'Italia ci sono otto
milioni di poveri. Questa Italia è fallita. Non c'è ancora in vista un
commissario liquidatore del livello di
Giorgio Ambrosoli. Tutti coloro
che hanno cercato di far quadrare i conti economici e politici sono
stati emarginati o uccisi. Se fate un gioco, il gioco del vivo e del
morto, appare tutto chiaro. Andreotti vivo, Moro morto. Gelli vivo,
Ambrosoli morto. Provenzano vivo, Borsellino morto.
Potrei andare avanti
per ore. Ci vorrebbe un Altare della Patria per i caduti civili, un
Pantheon con i nomi di
diecimila vittime. Quest'Italia
che dedica strade al ladro Craxi, senza democrazia partecipata, con
l'espropriazione del voto di preferenza e di mille altre oscenità
sociali, si sta decomponendo. Quando i soldi finiranno, o meglio, quando
saranno costretti a annunciare che i soldi sono finiti, allora inizierà
il ballo. Nessuno può dire che tipo di ballo sarà. Secessionista,
peronista, federalista. pre unitario, fascista. Una danza a cui dobbiamo
partecipare, non assistere.
La scoperta di armi sofisticate di provenienza venezuelana
nelle mani delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia
(Farc), i legami tra le Farc e l’Ecuador e la concessione di
alcune basi militari colombiane agli Stati Uniti stanno
infiammando la parte meridionale delle Americhe.
(continua)
Dimagriti, pallidi, vestiti con una divisa carceraria che fa
tanto pigiama ospedaliero. Così domenica sono entrati in
aula, strettamente sorvegliati, un centinaio di leader
riformisti e altri oppositori iraniani arrestati in seguito
alle manifestazioni postelettorali.
(continua)
Un ordigno radiocomandato è esploso nella provincia di Herat
mentre passava un convoglio, uccidendo dieci civili e due
poliziotti. Durante il fine settimana, nove soldati delle
truppe statunitensi e della Nato sono stati uccisi nel
paese.
(continua)
Il miserabile spettacolo del decreto
anti-crisi è un misto tra il teatro di Ionesco e l'opera dei pupi. C'è
l'assurdo: il governo impone con una mano la conversione di un primo
"provvedimento urgente" infarcito di errori ed orrori, con l'altra ne
presenta un secondo che riscrive quello appena approvato. C'è la
farsa siciliana: il Parlamento svilito nella quinta di un'opera buffa,
dove gli eletti del popolo, povere marionette, si scambiano legnate
fragorose ma inutili.
Il decreto anti-crisi è discutibile nel merito.
L'ennesimo patchwork di ben 25 articoli
scombinati e incorenti, l'ennesimo pacchetto di oltre 100 commi di norme
palesemente "tossiche" insaccate insieme a norme apparentemente
virtuose: come i "titoli salsiccia" che hanno fatto crollare i mercati
finanziari mondiali. Da una parte qualche piccola pietra per arginare
l'onda d'urto della crisi recessiva: dagli aiuti fiscali per le imprese
che ripatrimonializzano alla detassazione degli utili reinvestiti in
nuovi macchinari, dal "premio di occupazione" per le aziende che non
licenziano all'aumento delle dotazioni infrastrutturali. Ma dall'altra
parte una pioggia di interventi che, con la strategia di contrasto alla
crisi, non hanno proprio nulla a che vedere: dalla modifica degli
automatismi per chi andrà in pensione dopo il 2015 alla tassazione delle
riserve auree della Banca d'Italia. In mezzo, un'altra
insopportabile legge-bavaglio, stavolta ai danni della Corte dei conti,
e una raffica indecente di condoni, dallo scudo fiscale per il rimpatrio
dei capitali alla sanatoria per le multe automobilistiche. Sarà anche
vero che "il Paese non è in declino", come sostiene Giulio Tremonti: ma
se la "exit strategy" dal "declinismo" passa attraverso questa
accozzaglia di buone intenzioni e di pessime diversioni non c'è da
essere così ottimisti.
Ma il decreto anti-crisi è soprattutto intollerabile nel metodo.
Le numerose nefandezze che contiene sono
state veicolate con la solita prassi del maxi-emendamento CON VOTO DI
FIDUCIA, propinato
all'ultimo minuto ad un'assemblea ridotta a muto votificio e imposto
all'aula sorda e grigia con il diktat dell'ennesimo voto di fiducia. Il
ventitreesimo in poco più di un anno: un record assoluto, per un governo
che gode della maggioranza più bulgara della storia repubblicana.
Ma proprio questa attitudine alla sottomissione sistematica del potere
legislativo, ad esclusivo beneficio di quello esecutivo, è la cifra
politica del berlusconismo come forma tecnica del moderno totalitarismo.
Come si può imporre al Senato di approvare un decreto, quando lo stesso
presidente del Consiglio avverte che la Camera poi lo modificherà
radicalmente? Per fortuna, combinando insensatezze di merito e
scorrettezze di metodo, il presidente della Repubblica si è impuntato, e
ha spiegato al governo che questa formula non può contare sull'avallo
del Quirinale. Ma la toppa, a questo punto, rischia di diventare
peggiore del buco. Come si può annunciare adesso "un decreto che
corregge il decreto"? Dove finiscono, in questo surreale cortocircuito,
il primato del Parlamento e la dialettica tra le istituzioni? Quale
torsione costituzionale è mai questa, in uno Stato che ha ancora la
pretesa di definirsi "di diritto"?
Più che "Stato di diritto", questo è ormai uno
schmittiano "Stato di eccezione".(
|
« Sovrano è chi
decide sullo stato di eccezione » |
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Lo Stato di eccezione è uno dei concetti chiave
nell'ontologia politica di
Carl Schmitt. Partendo da
concetti primordiali come terra, mare, amico, nemico, egli arriva poi
alle differenze tra legalità e legittimità e correla strettamente la
sovranità con lo stato di eccezione.
Da alcuni punti di vista lo stato di eccezione si contrappone allo
stato di diritto,
perché si configura come una situazione in cui il diritto è sospeso.
D'altro canto esso tende a situarsi in una posizione intermedia tra lo
stato di natura e
lo stato di diritto, assumendo un aspetto pre-giuridico.
Questa situazione in cui il potere costituito sospende il diritto è
sotto certi aspetti speculare al
diritto di resistenza
altra situazione in cui legalità e legittimità si differenziano, però a
favore del popolo e non del potere costituito.
Lo Stato d'eccezione anche noto come "Stato totale per energia", si
contrappone allo Stato totale per debolezza a cui
Carl Schmitt
faceva riferimento come
Stato
creato dal compromesso liberal-democratico, ritenuto incapace di
decisione politica, di sovranità, pur occupandosi di ogni ambito della
società. Lo Stato d'eccezione si configura come soggetto politico che
deve avere e pretendere per sé il controllo totale di ogni ambito della
società (Stato che Schmitt vedrà realizzato nel
Terzo Reich).
Doveva basarsi su tre punti: Popolo
(diviso per ordine razziale); Partito (manifestazione dell'energia
politica vitale del popolo appartenente a quello Stato); Stato (ambito
formale in cui si dà l'ordine concreto).
Il concetto è stato ripreso in tempi recenti da
Giorgio Agamben
in un libro omonimo, in cui analizza tale stato come un vuoto giuridico,
una sospensione del diritto paradossalmente legalizzata (un
ius-stitium che è differente dalla
dittatura).
Egli trova lo stato d'eccezione molto diffuso nella realtà di oggi.)
Dove la sospensione dell'ordine
giuridico per volontà del sovrano, da misura provvisoria e
straordinaria imposta da uno stato di necessità, sta diventando un
normale "paradigma di governo". Dettato ora da un'urgenza personale
del governante: evitare condanne nei processi, com'è il caso del
lodo Alfano. Ora da un'urgenza politica della rissosa maggioranza
che lo sostiene: evitare defaillances nel voto parlamentare o rinvii
delle vacanze estive, come nel caso del decreto anti-crisi, che a
questo punto si trasforma in decreto salva-destra (perché
riequilibra le tensioni sempre più destabilizzanti tra Lega e Pdl e
tra Pdl del Nord e Pdl del Sud) e in decreto salva-ferie (perché
scongiura una proroga agostana dei lavori delle Camere).
In tutti i casi, questo "Stato di eccezione"
tende ormai a confondersi o a coincidere con la regola. Quando
questo succede, gli equilibri costituzionali si alterano. E la
democrazia, fatalmente, ne soffre. Fino a snaturare se stessa.
(LEGGI TUTTO)
Un miliardo di euro
di danni (a spese nostre?)
Molti chiedono: ma
perché De Benedetti non l’ha richiesta indietro? E’ possibile che la
Cassazione abbia condannato il giudice Metta per corruzione
giudiziaria, gli Avvocati Previti, Pacifico e Acampora per averlo
corrotto per conto di Berlusconi con soldi di Berlusconi per
procacciare la Mondadori a Berlusconi e De Benedetti non chieda la
Mondadori indietro? In realtà non è così semplice: non si può chiedere
indietro la macchina rubata, anche perché nel frattempo la macchina ha
cambiato fisionomia. Sicuramente si possono chiedere i danni e infatti
De Benedetti, dopo che la Corte di Cassazione ha stabilito non solo
che gli Avvocati di Berlusconi e il giudice Metta erano colpevoli di
corruzione, ma la Corte di Cassazione ha anche stabilito - cito
testualmente - “il diritto di De Benedetti a avere indietro, in
separata causa civile, il danno emergente e il lucro cessante”. E’
evidente, il danno che ti hanno portato via la roba e, nello stesso
tempo, il fatto che tu per anni non hai potuto introitare gli utili di
un gruppo che sarebbe stato tuo, se quella sentenza non te l’avesse
sottratto. “Sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai
costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda
sul mercato dei titoli azionari”. E’ ovvio che il gruppo Fininvest,
avendo un colosso in più nel suo seno, ha potuto prosperare anche dopo
la quotazione in borsa di Mediaset nel 1996 e invece De Benedetti, con
la sua Finanziaria - la Cir -, si è visto portare via due gioiellini
da niente: prima la Mondadori, anzi prima la Sme e poi la Mondadori,
sempre per l’intervento di Berlusconi, più o meno pilotato da Craxi.
Questa causa civile è una causa della quale nessuno parla: ne ha
parlato Rinaldo Gianola su L’Unità l’altro giorno e era, credo, il
primo articolo dopo anni, per dire che la causa c’è e anzi, sta per
andare in decisione; l’istruttoria è finita e il giudice monocratico
Raimondo Mesiano, della Decima Sezione Civile del Tribunale di Milano,
è in fase di decisione, sta decidendo. Sta decidendo su che cosa? Sul
fatto che la Cir di De Benedetti, tramite gli Avvocati Elisabetta
Rubini e Vincenzo Roppo, ha quantificato il danno che De Benedetti
chiede indietro. Sono 468.000 e rotti Euro, che poi vanno naturalmente
adeguati agli interessi e alla rivalutazione monetaria e che quindi
ammontano a 1 miliardo di Euro, sono circa duemila miliardi di vecchie
lire e questo De Benedetti chiede a Berlusconi, che non solo gli ha
fregato la Mondadori, ma poi se la è tenuta e ci ha guadagnato per
venti anni e continua a guadagnarci tutt’ora. La causa la Cir l’ha
intentata solo alla Fininvest e non anche alle persone che,
materialmente, hanno compravenduto la sentenza: perché? Perché sia
Previti, sia Pacifico e sia Acampora e sia Metta risultano
praticamente quasi nulla tenenti e quindi è inutile andare a cercare
dei soldi, perché evidentemente o non li hanno o li hanno fatti
sparire. Il problema è che poi c’è il comportamento di Metta, che era
un giudice quando si è venduto la sentenza e quindi potrebbe doverne
rispondere lo Stato del danno che Metta ha inferto al gruppo De
Benedetti e lo Stato in questo momento è rappresentato da Berlusconi,
conseguentemente è possibile che il governo Berlusconi sia chiamato,
tramite il Ministero della Giustizia, a rifondere i danni che Metta ha
provocato per essere stato pagato dal gruppo Berlusconi e questo è uno
dei tanti aspetti paradossali della vicenda. Ma naturalmente, se per
caso dovesse esserci una condanna del gruppo Fininvest a rifondere i
danni a De Benedetti per la faccenda Mondadori beh, il gruppo
Berlusconi ne avrebbe, a suo volta, un bel contraccolpo: già sono in
difficoltà per la causa di divorzio di Veronica, che ogni settimana
segna le novità che emergano sugli scandali di puttanopoli etc. etc.
e, dall’altra, avrebbe pure questa mazzata, sempre nel caso che il
gruppo venisse condannato, naturalmente." UN
MILIARDO DI EURO PER UN GRUPPO, QUELLO FININVEST, SCAVALCATO NEL
FATTURATO DA SKY DI MERDOCH -GRILLO DOCET- NONOSTANTE IL RADDOPPIO
DELL'IVA AFFIBBIATOGLI DA TESTA D'ASFALTO:"i
giudici hanno dovuto pronunciarsi anche sul ruolo che ha avuto
Berlusconi in questa vicenda e abbiamo una sentenza definitiva della
Corte d’Appello di Milano, che è stata confermata ormai tre anni fa
(2006) dalla Corte di Cassazione, nella quale c’è scritto “Silvio Berlusconi, nei cui
confronti è stata emessa sentenza di non luogo a procedere per
intervenuta prescrizione, che ben poteva
chiarire la causale del bonifico addebitato da conto non ufficiale del
suo gruppo - i soldi che sono poi finiti al
giudice Metta - dopo aver concordato la data del
suo esame - cioè del suo interrogatorio - comunicava tramite i suoi
legali la volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere”.
Quando gli fanno quelle domande lui non risponde mai, anche quando gli
hanno chiesto da dove arrivassero i famosi soldi negli anni 70 e 80.
“Il percorso del denaro dai vari conti Svizzeri”,
scrivono i giudici, “costituisce un imponente quadro indiziario
preciso, univoco e concordante, tale da assurgere a piena prova e
consente di affermare che il giudice Metta ha venduto agli stessi
intermediari-GRUPPO BERLUSCONI-, nello stesso periodo, anche la
causa Mondadori", dopo essersi venduto pure la causa
Imi-Sir, pochi mesi prima. Aggiungono poi, i
giudici, che “ Berlusconi è, in questa vicenda, un privato corruttore”
e quindi risponde non di corruzione giudiziaria, ma di corruzione
semplice, sulla quale ha avuto la prescrizione per le attenuanti
generiche, esattamente come Previti, Pacifico e Acampora, che
però non hanno avuto le attenuanti generiche e quindi sono stati
condannati. Scrivono i giudici “ l’attività degli estranei nella
consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta che,
altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere in via diretta dal
privato interessato”, cioè da Berlusconi, quindi usava degli
intermediari. "
IN MEZZO A TUTTA QUESTA MERDA, GIOCO FORZA HA DOVUTO INIZIARE A TIRARE
I REMI IN BARCA COL.....MILAN, CIOE' CON QUELLO CHE HA PESO ZERO NEI
SUOI ASSET FAMILISTICO-SOCIETARI-CORRUTTORI-MAFIOSI, COME LA CONDANNA
A MERCADANTE HA RIBADITO.
Nel cosiddetto anti-crisi è stato
riproposto per la terza volta lo scudo fiscale: chi aveva
accumulato soldi e beni all'estero senza avvertire gli uffici
delle tasse potrà evitare una denuncia per omessa o incompleta
dichiarazione dei redditi semplicemente versando all'erario il 5
per cento di quanto aveva nascosto. Ancora una volta, insomma,
il governo premia i ricchi e i furbi.
Sostenere che questo accade a causa della crisi economica
mondiale che ha messo in ginocchio i conti pubblici, è
sbagliato. Certo, i bilanci dello Stato sono a un passo da una
situazione di tipo argentino. La necessità di fare cassa è evidente per
tutti: nei prossimi mesi, con tutta probabilità, ci troveremo a
fronteggiare altri 500.000 senza lavoro. E per i nuovi
disoccupati bisognerà per forza trovare qualche nuovo e costoso
ammortizzatore sociale.
Questo blog, già in passato, ha però sottolineato come attraverso una
tassa patrimoniale del 3 per mille che colpisca i patrimoni
familiari superiori a 5 milioni di reddito sia possibile
raccogliere 10 miliardi di euro. Molto di più insomma dei 3 miliardi e
mezzo che, secondo alcuni calcoli, potrebbe garantire lo scudo fiscale.
Perché, allora, non si batte questa strada?
Accanto alle ragioni politiche - il governo di centro-destra ritiene che
la patrimoniale gli alienerebbe il consenso del sul elettorato - ve ne è
una che riguarda come al solito l'informazione. I media,
e in particolare quelli televisivi, non fanno nulla per
ricordare le promesse dei politici. E anzi, quando i fatti
smentiscono le loro parole, nascondono sia i fatti che le parole.
Insomma quello che tanto scandalizza nel caso
escort-minorenni-Berlusconi, e cioè l'assoluta omertà della tv
pubblica e privata, è ormai divenuto la regola in qualsiasi
campo. Non è un caso. Einaudi ci ha spiegato come alla base di ogni
democrazia liberale ci sia un principio semplice, semplice: bisogna
conoscere per poter deliberare.
Perché, se la conoscenza è impedita, la bugia diventa un metodo
di governo.(LEGGI
TUTTO)
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Dietrofront del decreto anticrisi. Saltano i tetti per l'aumento dei
tassi e le penali sul "rosso". Le banche ringraziano
Alla fine l'hanno spuntata le banche.
Sembrava che il
decreto anticrisi,
oltre allo
scudo fiscale,
dovesse anche regalare una bella protezione ai
risparmiatori e agli utenti bancari. Ma questo scudo ha
ceduto ai primi colpi: il governo non ha retto alle pressioni dell'Abi
che agitava lo spettro di un'ulteriore contrazione del
credito (come dire: a queste condizioni non possiamo più
prestare denaro) e ha fatto dietrofront nel
giro di pochi giorni.
Il testo che diventerà legge,
quindi, lascia le mani più libere alle
banche su tre punti cruciali nel rapporto
con la propria clientela.
Massimo scoperto, salta il tetto
E' l'intervento che dà più sollievo alle
banche perché elimina il tetto massimo alle
commissioni richiedibili
al cliente in caso di sconfinamento.
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Prima. Era stabilito
che la commissione richiedibile in caso di superamento
del limite di affidamento
(cioè la quantità di "rosso" sul conto corrente che la banca
concede ad alcuni clienti) non potesse superare lo
0,5% dello stesso affidamento. Per esempio,
se un correntista con un "fido" di 1.000 euro fosse andato in
rosso di 1.200 euro (cioè superando di 200 euro il limite di
affidamento), la banca non avrebbe potuto pretendere più di 5 euro
di penale (lo 0,5% di 1.000).
-
Ora. Sullo "sforamento"
del fido non ci sono più limiti alle commissioni
che la banca può richiedere.
(LEGGI TUTTO)
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Malore per Sarkozy mentre fa sport
Il presidente francese ricoverato in ospedale. Secondo testimoni il
malore mentre faceva jogging....vogliono la strafiga e poi si pompano
come dei canotti, ad un certo punto esplodono eh eh eh eh
(LEGGI TUTTO)
L’indomani, sulla Voce, Montanelli scrisse che quel
delirio dimostrava
“una allarmante confusione concettuale fra Stato e governo… Alla
‘gente’ la prospettiva di sei reti televisive... che, accantonati
dibattiti e risse, intonino l’osanna al nuovo regime e al suo ‘timoniere’,
probabilmente piace. Lo dimostra l’indifferenza con cui il cosiddetto
uomo della strada ha accolto le dichiarazioni del timoniere... Io avevo
i pantaloni corti quando Matteotti fu assassinato. Ma ricordo i discorsi
che la gente intorno a me faceva. Dopo sei mesi di campagne
giornalistiche al calor bianco... in cui nessuno era più in grado di
distinguere la verità dalle menzogne, la gente accolse con sollievo il
discorso del 3 gennaio 1925 con cui Mussolini imbavagliava la stampa e
annunziava la dittatura... Berlusconi non è Mussolini... Ma è proprio
questo clima di facilismo, di esenzione non dai problemi (di questi ce
ne sono), ma da quelle angosce esistenziali che ci rendono ricettivi ai
grandi princìpi, che può spianare a Berlusconi la strada verso una
‘democrazia del balcone’. Non quello di Palazzo Venezia, che gli
andrebbe troppo largo. Ma quello della Casa Rosada, che consentiva a un
Perón di arringare la folla... Ce la farà perché la gente è con lui, non
con noi. E quando la gente si mette dietro qualcuno, gli uomini delle
‘comunicazioni di massa’ finiscono per mettersi dietro la gente. Queste
cose le abbiamo già viste all’alba della nostra vita. Mai ci saremmo
aspettati di rivederle al tramonto. Ma sembra che così debba essere”.
A rileggerlo oggi, quell’articolo profetico, mi
rimbomba nella testa il ricordo delle “campagne giornalistiche al calor
bianco... in cui nessuno era più in grado di distinguere la verità dalle
menzogne” che precedettero l’avvento del regime mussoliniano. E’
il ritratto dei giorni nostri. Per settimane ci siamo sentiti
ripetere che Patrizia D’Addario raccontava frottole.
“Non è mai andata a casa del premier” (Niccolò Ghedini). “Non esistono
registrazioni della D’Addario, a meno che qualcuno se le inventi”
(ancora Ghedini). “Non sapevo che fosse una escort altrimenti non
l’avrei frequentata né tantomeno l’avrei portata a cena dal presidente”
(Giampaolo Tarantini). “Il presidente non sapeva che io rimborsassi le
ragazze” (ancora Tarantini). “Non ho alcun ricordo di questa donna, ne
ignoravo il nome e non avevo in mente il viso” (Silvio Berlusconi).
“Purtroppo abbiamo sbagliato l’ospite” (ancora Berlusconi). “Non ho mai
pagato una donna, naturalmente, non ho mai capito che soddisfazione ci
sia, se non c’è il piacere della conquista” (ancora Berlusconi).
“Qualcuno ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a
questa signora D’Addario… un progetto eversivo” (ancora Berlusconi).
Ora, dalle conversazioni registrate dalla stessa D’Addario
e pubblicate dal bravissimo Antonio Massari sul sito
dell’Espresso, si scopre che hanno mentito tutti: Berlusconi,
Ghedini, Tarantini, giornali e turiferari al seguito. Solo la D’Addario
ha sempre detto la verità, senza prendere un euro per farlo.
L’unico che l’ha “retribuita” è Tarantini, col quale Berlusconi
si sentiva anche dieci o venti volte al giorno. Ma avrebbe dovuto
pagarla anche il premier, secondo i patti. “Mille te li ho già dati – le
dice Tarantini – poi se rimani con lui ti fa il regalo solo lui”. Ma
Berlusconi se ne dimentica, promettendo però un
interessamento per un’operazione immobiliare cara alla signora, e lei se
ne lamenta con Giampi: “Niente busta però… Tu mi avevi detto che c'era
una busta. Mi ha fatto un regalino, non so, una tartarughina…”.
Di fronte allo scandalo di quest’ennesima vagonata di menzogne di Stato,
che occupa le pagine di tutti i giornali e i siti del mondo intero,
il capo dello Stato non trova di meglio che attaccare
quei pochi che fanno opposizione e auspicare “tregue” e “riforme
condivise” (con chi? Con Papi? Con l’Utilizzatore Finale? Con
il Puttaniere di Stato e i suoi ruffiani?). Al Pappone
pensa di cavarsela dicendo “non sono un santo” (come se
il problema fosse questo). I tg parlano d’altro (memorabile, l’altra
sera, il mega-servizio del Tg1 di Menzognini su un ghiacciaio
dell’Antartide). Pigi Battista, sul Corriere, farfuglia
di “denunce pubbliche di comportamenti privati” e di “incursioni
sputtanatorie”, dimenticando forse che il premier è un bugiardo
matricolato e la signora D’Addario era candidata alle elezioni
comunali di Bari nel Popolo delle libertà soltanto un mese fa.
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NUCLEARE, BOMBE ATOMICHE,RADIOATTIVITA',
SCORIE DEPLETE, TUMORE, CANCRO,MORTE NERA!!!!
ROMA - Via libera definitivo del Senato al disegno di legge sullo
sviluppo, che prevede tra l'altro il rilancio del nucleare civile in
Italia. L'opposizione, pur avendo annunciato il voto contrario, non ha
partecipato al voto nel tentativo di far mancare il numero legale. Il
provvedimento ha ottenuto 154 voti favorevoli e un contrario. Un
senatore si è astenuto.
LE MISURE - Il ddl sviluppo, rispetto al testo approvato
dall’esecutivo, durante i diversi passaggi parlamentari è quasi
raddoppiato, passando da 33 a 64 articoli, e giunge in dirittura
d'arrivo a oltre dieci mesi dallo stralcio dalla manovra estiva del 2008
varata dal governo Berlusconi. Tra le principali misure ci sono: il
ritorno dell'Italia al nucleare, l'arrivo della class action (anche se
non sarà retroattiva ed entrerà in vigore non prima del gennaio 2010) e
il ripristino dei fondi per l'editoria (140 milioni in due anni che
vengono coperti con un aumento della Robin tax).
(LEGGI TUTTO)
PEDERASTIA,PEDOFILIA,STUPRO,VIOLENZA A TUTTI I LIVELLI, DELINQUENZA, FRA
5 MINUTI L'ITALIA DIVENTERA' IL PARADISO PER TUTTI LORO
Nel bene o nel male
le intercettazioni sono oggi un'importantissimo strumento
d'indagine. Solo intercettando le telefonate dei sospetti si può
incastrare un colpevole o vedere che quella persona, invece, non c'entra
nulla con il reato su cui si sta indagando.
Vengono allora i brividi leggendo su Repubblica
di ieri l'intervento di Giuseppe Cascini, pubblico ministero di Roma e
segretario nazionale dell'Associazione nazionale magistrati. Il
magistrato applica a un caso concreto la nuova legge sulle
intercettazioni.
Caro direttore, in una
cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava
tornando da scuola, ma non e' mai arrivato a casa. La polizia avvia le
indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni
precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono
una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto gia' condannato in
passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. Il resto
dell'articolo lo potete
leggere qui.
Per farla breve vi anticipo come andrà a finire.
Un pedofilo potrà addirittura "vendere" un bambino e non si potrà fare
nulla per salvarlo, anche avendo quasi in mano le prove della sua
colpevolezza. Tutto questo grazie alla nuova legge sulle
intercettazioni.
Ma poi è così vero che le intercettazioni costano
troppo e sono così numerose? Non sembrerebbe proprio.
Le intercettazioni costano troppo? Non è vero: la spesa denunciata dal
Governo per giustificare il disegno di legge che riduce le
intercettazioni, circa 300 milioni, è una piccolissima parte del
bilancio della giustizia che è pari a 7 miliardi.
E
poi sarebbe semplice diminuire ulteriormente questo costo addossandolo
ai gestori telefonici che agiscono in regime di concessione (è lo
Stato che gli "concede" di fare il loro business): lo Stato potrebbe
pretendere che le intercettazioni venissero fatte gratis. O almeno,
potrebbe pretendere che venissero fatte al costo, senza guadagnarci
(enormemente, come avviene oggi).
Infine le intercettazioni fanno scoprire
un sacco di reati economici e fanno recuperare un sacco di soldi;
succede così che quasi sempre le intercettazioni "si pagano da sole".
Non è vero che occorre limitare le intercettazioni perché se ne è
abusato, come sarebbe dimostrato dal fatto che - così dicono gli
affannati esponenti della maggioranza che qualche giustificazione al
loro operato debbono pur trovarla - il numero degli intercettati è
elevatissimo: in realtà le intercettazioni
sono disposte in una ridottissima percentuale dei processi penali
(a Torino 300 processi su 200.000); quindi
sono pochissime.
E' però vero che, tra gli intercettati, vi
è un numero ridotto ma importante di appartenenti alla classe
dirigente. Così, quando qualche politico racconta che vi è un
numero troppo elevato di cittadini intercettati, in realtà sta dicendo
che vi è un numero troppo elevato di
politici e amici dei politici e amici degli amici che sono
intercettati; e, certo, dal suo punto di vista, questa cosa è
abbastanza grave: perché gli affari dei politici e degli amici dei
politici e degli amici degli amici in genere sono un po' sporchi.
(LEGGI TUTTO)
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Gli
arabi all’assalto dell’Italia ( PARTE B)
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Che Berlusconi non sia uno stinco di
santo lo sanno tutti, a partire dai suoi
zerbini che lo santificano un giorno sì
e l'altro pure. Perciò lo squisito
intrattenimento esquimese per
gli ospiti nei suoi palazzi e ville non
ha affatto colpito gli ipocriti
cristianucci. Anche i laici nemici del
cavaliere se ne fregano delle belle escort: le
usano come artiglieria nella consueta
guerra tra fazioni borghesi. Il
puritanesimo anglosassone sembra invece
aver preso sul serio la "questione
morale"ed ha amplificato a livello
planetario le velleità glandolari del
premier. Questi barbarici ficcanaso non
potranno mai capire l'ineffabile
decadenza che ci deriva da ventisette
secoli dicivilization.
.....(LEGGI
TUTTO)
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LA TERZA PAGINA
CULTURALE |
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GUEVARISMO |
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« Ogni
rivoluzione
comporta, lo si voglia o no, piaccia o no, una parte inevitabile di
Stalinismo,
perché ogni
rivoluzione
deve fronteggiare l'accerchiamento capitalista. Noi abbiamo dovuto
imparare in poco tempo che cos'è il blocco economico, la
sovversione, il sabotaggio e la guerra psicologica che
l'imperialismo può condurre contro un paese rivoluzionario. Noi
sappiamo che è una necessità assoluta difendersi dall'accerchiamento
imperialista, e l'invasione del
17 aprile
1961 ci
ricorda che nessuna misura, nessun sacrificio è superfluo su questo
terreno. » |
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(Ernesto Che Guevara)
|
I l Guevarismo è la dottrina politica di stampo
marxista
nata dal pensiero del
rivoluzionario
e
politico
cubano
di origini
argentine
Ernesto Che Guevara.

Aspetto socio-politico
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Secondo
Guevara,
lo
Stato
non è altro che il risultato del lavoro di tutti i cittadini, uniti
nell'obbiettivo di creare una società basata sull'uguaglianza e sulla
solidarietà.(*)
Aspetto economico
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Da
punto di vista economico,
Guevara
non si scosta molto da
Karl Marx,
aggiungendovi ai suoi ideali fondamentali due principi puramente
guevaristi:
Guevara
di istituire turni di lavoro gratuiti la domenica, con lo scopo di
velocizzare la ricostruzione del
paese
dopo la
rivoluzione;
l'Hombre nuevo (Uomo nuovo), cioè un vero e proprio
ridimensionamento del pensiero umano (per questo
Guevara
definiva questi uomini nuovi), che avrebbe portato a far
diventare tutti i lavoratori un'unica entità senza compromessi
politici.
Aspetto rivoluzionario
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Ma
l'aspetto più importante del Guevarismo è senza dubbio quello
rivoluzionario:
Guevara,
infatti, oltre che al suo Paese, pensa al Guevarismo per liberare i
Paesi del
Terzo Mondo
dall'Imperialismo americano, come egli stesso afferma.
(*)Uno dei grossi limiti di questa dottrina è la
riconversione economica all'indomani della stabilizzazione. Infatti,
così come Marx presagiva (ma non prevedeva),lo stabilirsi di una società
di tipo socialista avrebbe dovuto, teoricamente, portare ad un
progressivo deperimento dello stato. Questo perchè l'uomo, per
indole,intende lo Stato o come una cosa aliena, oppure come una cosa in
ogni caso impersonale al di sopra di esso, tendendo, in questo modo,ad
adoperarsi per sottrarsi ad esso, venendo meno a quel patto originario
tratteggiato da Hobbes nel Leviatano.
Aspetto storico
Il Guevarismo non scomparve col fallimento del
tentativo di Guevara di esportare la rivoluzione sul continente Latino
Americano."
Nel suo libro Sulla guerriglia, Guevara sostenne il modello
cubano di rivoluzione, iniziato da un piccolo gruppo di guerriglieri (foco),
senza la necessità di ricorrere a grandi organizzazioni che sostenessero
l'insurrezione armata (dottrina
del focolaio). Questa strategia più tardi sarebbe fallita in
Bolivia.
Nel saggio El socialismo y el hombre en Cuba (1965)
sostenne la necessità di creare un "uomo nuovo" (hombre nuevo)
assieme allo stato socialista.
Durante l'invasione della
Baia dei Porci (1961),
Guevara non partecipò ai principali combattimenti, essendo stato
assegnato da Castro ad un comando nella provincia più occidentale di
Cuba,
Pinar del Rio, dove respinse un tentativo d'invasione (era
un'operazione diversiva, escogitata per stornare l'attenzione dei cubani
dal luogo del vero sbarco). Durante lo svolgimento di questo incarico,
patì una ferita al volto, che affermò essere stata causata dallo sparo
accidentale della sua pistola."
LE RAGIONI DELL'ESPORTAZIONE DEL MODELLO CUBANO FOCHISTA DI
RIVOLUZIONE. L'ALLONTANAMENTO DI GUEVARA DALLA LINEA ECCESSIVAMENTE
SOVIETICA DI CUBA
Dove fosse restò il grande mistero cubano per tutto il
1965, anche
se era sempre genericamente considerato il "numero due" del regime dopo
Castro. La sua latitanza fu variamente attribuita al relativo insuccesso
del piano d'industrializzazione che aveva portato avanti da ministro
dell'Industria, alle pressioni esercitate su Castro dai Sovietici,
allarmati dalle tendenze
filo cinesi di Guevara, in un momento in cui la frattura tra
Mosca e
Pechino
si approfondiva, oppure a gravi divergenze tra Guevara ed il resto della
dirigenza cubana sullo sviluppo economico dell'isola e sulla sua linea
politica. È anche possibile che Castro fosse stato reso diffidente dalla
popolarità di Guevara, che poteva farlo diventare una minaccia. I
critici di Fidel affermano che le sue spiegazioni sulla scomparsa di
Guevara sono sempre sembrate sospette e molti trovano sorprendente che
Guevara non dichiarasse mai le sue intenzioni in pubblico, ma solo con
una lettera priva di data a Castro.
L'orientamento filo-cinese di Guevara era sempre più problematico per
Cuba, mano
a mano che l'economia del paese diventava sempre più dipendente dall'Unione
Sovietica. Dai primi giorni della rivoluzione cubana, Guevara era
stato considerato un sostenitore della strategia
maoista
nell'America
Latina. Il suo piano per una rapida industrializzazione di Cuba per
molti era comparabile alla campagna cinese del
grande balzo in avanti. Secondo diversi osservatori occidentali
della situazione cubana, l'opposizione di Guevara alle raccomandazioni
ed alle condizioni sovietiche, che Castro aveva dovuto accettare,
potrebbe essere la ragione del suo allontanamento dalla vita pubblica.
D'altronde, sia Guevara che Castro sostenevano l'idea di un fronte unico
tra Unione Sovietica e Cina, tentando anche, senza successo, di
riconciliare le due maggiori potenze comuniste.
Durante la
crisi dell'ottobre
1962,
Guevara percepì come un tradimento sovietico la decisione - presa da
Nikita Khruščёv senza consultare Castro - di ritirare i missili da
Cuba. Divenne quindi più scettico nei confronti dell'URSS.
Come emerso dal suo ultimo discorso ad Algeri, del
24 febbraio
1965, aveva iniziato a vedere l'emisfero
settentrionale, guidato ad ovest dagli Stati Uniti e ad est
dall'Unione Sovietica, come unica entità sfruttatrice dell'emisfero
meridionale.
Il
3 ottobre di quello stesso anno, Castro rese pubblica una lettera
priva di data
[23] presumibilmente scrittagli da Guevara diversi mesi prima,
in cui questi riaffermava la sua solidarietà con Cuba, ma dichiarava
anche la sua intenzione di abbandonare l'isola e di andare a combattere
altrove per la Rivoluzione. Spiegava che "Altri paesi nel mondo hanno
bisogno dei miei modesti sforzi". Nella stessa lettera Guevara
annunciava di dimettersi da tutte le cariche che occupava, nel governo,
nel partito e nelle forze armate. Rinunciò anche alla cittadinanza di
Cuba, che gli era stata concessa nel
1959 per i
suoi meriti nella rivoluzione.
Durante un'intervista con quattro giornalisti stranieri il
1 novembre, Castro disse di essere al corrente dove fosse Guevara e
aggiunse, riguardo le voci su una possibile morte del vecchio compagno
d'armi, che questi, al contrario, godeva di ottima salute. Dove fosse
Guevara restò, comunque, un mistero per i successivi due anni, durante i
quali i suoi movimenti rimasero segreti.
Durante un incontro, durato tutta la notte tra il
14
ed il
15 marzo
1965, Guevara e Castro si trovarono d'accordo sul fatto che il
Che avrebbe guidato personalmente la prima azione militare cubana in
Africa.
Alcune fonti, di solito affidabili, affermano che Guevara convinse
Castro di affidargli questa impresa, mentre altre fonti, di uguale
affidabilità, sostengono che fu Castro a convincere Guevara ad
intraprendere la missione, argomentando che le condizioni sociali dei
diversi paesi latino americani presi in considerazione come possibili
"fuochi" di guerriglia non erano ancora ottimali. Lo stesso Castro ha
affermato la verità di questa seconda situazione.
L'operazione cubana nell'ex
Congo Belga (più tardi
Zaire e
attualmente
Repubblica Democratica del Congo) era finalizzata al sostegno del
movimento marxista dei Simba, favorevole a
Patrice Lumumba.
Durante la missione africana, per un certo periodo Guevara fu
assistito dal capo guerrigliero
Laurent-Désiré Kabila, che aiutava i sostenitori di Lumumba a
condurre una rivolta, soppressa dall'esercito congolese nel
novembre di quello stesso
1965.
Guevara considerò Kabila insignificante, scrivendo di lui "Niente mi fa
credere che sia l'uomo adatto al momento".[24]
Guevara aveva 37 anni ed era privo di un'istruzione militare formale.
La sua asma gli aveva infatti evitato il servizio militare in Argentina,
un fatto di cui fu felice, date le sue opinioni politiche di opposizione
al governo. Aveva comunque al suo attivo le esperienze della rivoluzione
cubana, in particolare la vittoriosa marcia su Santa Clara, che fu
basilare nella vittoria finale delle forze castriste.
Mercenari
sudafricani e
britannici come
Mike Hoare ed esuli cubani lavorarono con l'esercito congolese per
ostacolare i piani di Guevara. Furono in grado di monitorare le
comunicazioni dei reparti agli ordini del rivoluzionario argentino, di
tendere imboscate ai guerriglieri ed alle truppe cubane ogni volta in
cui tentarono un attacco, di interrompere le linee di rifornimento di
Guevara.[25][26]
Il proposito di Guevara era quello di esportare la rivoluzione cubana
indottrinando i Simba all'ideologia comunista ed insegnando loro le
strategie della guerriglia. L'incompetenza, il settarismo e le lotte
intestine delle varie fazioni congolesi furono indicate da Guevara come
le principali ragioni del fallimento della rivolta.
Dopo sette mesi, malato, sofferente per l'asma e frustrato dalle
avversità, Guevara abbandonò il Congo con i cubani sopravvissuti (sei
membri della sua colonna erano morti). Ad un certo punto, Guevara fu
tentato di rimandare a Cuba soltanto i feriti, rimanendo a combattere da
solo in Congo fino alla fine, per offrire un esempio ai rivoluzionari. I
suoi compagni d'armi e due emissari di
Fidel Castro lo convinsero però a lasciare il campo di battaglia.
Dal momento che Fidel Castro aveva reso di dominio pubblico una
lettera che Guevara gli aveva inviato, in cui il rivoluzionario
argentino scriveva della sua intenzione a recidere ogni legame con Cuba
per dedicarsi interamente alla rivoluzione in altre parti del mondo, il Che non se la sentì moralmente di tornare sull'isola e passò i
successivi sei mesi vivendo clandestinamente a
Dar-es-Salaam,
Praga e
nella
Repubblica Democratica Tedesca. Durante questo periodo, scrisse le
sue memorie sull'esperienza in Congo e iniziò ad elaborare altri due
libri, uno di
filosofia (Apuntes Filosóficos) e uno di
economia (Notas Económicas).
In tutti questi mesi, Castro seguitò a esortarlo perché tornasse a Cuba,
ma Guevara accettò solamente quando capì che sarebbe rimasto sull'isola
per i pochi mesi necessari a preparare una nuova impresa rivoluzionaria
in
America Latina e che la sua presenza sarebbe rimasta strettamente
riservata.
Il piano di Guevara per fomentare la rivoluzione in Bolivia
si basava su alcune concezioni sbagliate:
,
male armato e poco equipaggiato. Al contrario, appena il governo
statunitense ebbe confermata la sua presenza in Bolivia, inviò
personale della
CIA e di altre agenzie per aiutare ad organizzare la contro
guerriglia. L'esercito boliviano venne addestrato da consiglieri
appartenenti alle
forze speciali dell'US
Army, incluso un nuovo battaglione dei
Rangers esperto in combattimento nella
giungla. I reparti speciali statunitensi probabilmente presero
parte anche a certi combattimenti.
Si aspettava di ricevere assistenza e cooperazione dai locali
oppositori al governo. Queste aspettative vennero frustrate ed il
Partito comunista boliviano, filosovietico e non filocubano, non lo
aiutò affatto,
anche se alcuni membri, come
Rodolfo Saldana,
Serapio Aquino Tudela e
Antonio Jimenez Tardiolo lo fecero a titolo personale o si
arruolarono nei suoi reparti, contro la volontà dei vertici di
partito.
Si aspettava di rimanere in contatto radio con l'Avana. Al
contrario, le due trasmittenti ad onde corte che gli erano state
fornite erano difettose ,
impedendo le comunicazioni con Cuba. Dopo qualche mese, il
registratore a nastro che utilizzavano per registrare e decodificare i
messaggi radio provenienti da Cuba fu perso durante l'attraversamento
di un fiume.
Oltretutto, la sua inclinazione al confronto più che al compromesso
contribuì probabilmente alla sua incapacità di sviluppare un buon
rapporto di lavoro con i dirigenti boliviani, come era avvenuto anche in
Congo[28]
. Questo tratto del suo carattere era emerso anche nel corso della
guerriglia a Cuba, ma era stata tenuta sotto controllo dalla guida di
Fidel Castro.[29]
In realtà l'ipotesi che il Che stesse preparando la rivoluzione in
Bolivia
sembra non essere corretta. È più probabile, come confermano anche le
ricerche del giornalista boliviano José Luis Alcázar, che stesse
preparando una scuola d'addestramento per guerriglieri, per portare in
un secondo tempo queste forze a sud ed entrare nel suo Paese d'origine,
l'Argentina.
[30]
L'influeza Guevarista sul Cile
Dopo aver tentato per tre volte la corsa presidenziale, il
5
settembre
1970 Allende fu eletto presidente come leader della coalizione
Unidad Popular. Ottenne il primo posto al voto con 1.070.334
preferenze, ma, non avendo il 50% dei voti (36,3% a lui, 34% a
Jorge Alessandri, 27,4% a
Radomiro Tomic, della
Democrazia Cristiana Cilena), il Congresso avrebbe dovuto decidere
tra lui ed il secondo più votato. Anche prima della sua vittoria
elettorale, Allende attirò rapidamente su di sé il veto dell'establishment
politico statunitense. A causa delle sue idee socialiste, si cominciò a
temere che ben presto il Cile sarebbe diventato una nazione comunista e
sarebbe entrato nella sfera d'influenza dell'Unione
Sovietica. Per di più gli
USA avevano cospicui interessi economici in Cile, con società come
ITT,
Anaconda,
Kennecott ed altre.
Una volta eletto, Allende iniziò ad operare per realizzare la sua
"piattaforma" di riforma socialista della società cilena. Fu avviato un
programma di
nazionalizzazione delle principali industrie private, fra cui le
miniere di rame
fino ad allora sotto il controllo della Kennecott e della Anaconda
(aziende americane), si diede mano alla
riforma agraria, fu creata una sorta di
tassa
sulle
plusvalenze. Il governo annunciò una sospensione del pagamento del
debito estero e al tempo stesso non onorò i crediti dei potentati
economici e dei governi esteri. Tutto ciò irritò fortemente la media e
alta borghesia e da qui la tensione politica nel paese, oltre ovviamente
a creare un discreto dissenso internazionale.
Durante la sua presidenza Allende non ebbe facili rapporti col
Congresso Cileno, in cui era forte l'influenza della
Democrazia Cristiana Cilena, partito cristiano-sociale. I Cristiano
Democratici continuavano ad affermare che Allende stava conducendo il
Cile verso un regime dittatoriale, sulla falsariga del governo cubano di
Castro, e cercavano di moderare molte delle sue maggiori riforme
costituzionali. Alcuni membri del Congresso addirittura invocarono
l'intervento delle forze armate, tradizionalmente neutrali, a compiere
un golpe per "proteggere la costituzione"
(
Nel 1971, a seguito di una singolare visita ufficiale, durata
addirittura un mese, del presidente Cubano
Fidel Castro (col quale aveva stretto una profonda amicizia
personale), Allende annunciò il ripristino delle relazioni diplomatiche
con Cuba,
nonostante in una dichiarazione dell'Organizzazione
degli Stati Americani, cui il Cile aderiva, si fosse stabilito che
nessuna nazione occidentale avrebbe concesso aperture verso quello
stato.
La politica di Allende, sempre più sbilanciata a sinistra verso il
socialismo (in parte in accoglimento delle pressioni di alcune delle
frange più massimaliste della sua coalizione), e gli stretti rapporti
con Cuba, allarmarono
Washington. L'amministrazione Nixon cominciò ad esercitare una
pressione economica sempre più crescente attraverso molti canali, alcuni
dei quali erano legali (come l'embargo),
ma molti di più illegali, attraverso il finanziamento degli oppositori
politici nel Congresso Cileno e nel 1972 attraverso l'inconsueto
appoggio economico erogato al sindacato dei camionisti, che paralizzò il
paese.
Nel settembre del 1973, i continui scioperi, l'altissimo tasso di
inflazione e la mancanza di materie prime avevano precipitato il
paese nel caos.
L'11
settembre di quell'anno, le forze armate cilene guidate dal
Generale Augusto Pinochet, misero in atto il
golpe cileno del 1973 contro Allende. Durante l'assedio e la
successiva presa del
Palacio de La Moneda, Allende decise allora di suicidarsi
piuttosto che arrendersi a Pinochet.
Tuttavia non sono del tutto chiare le circostanze della sua morte: la
versione ufficiale, confermata dal suo medico personale è che il
Presidente si suicidò con un fucile
AK-47
donatogli da
Fidel Castro, mentre altri sostengono che fu ucciso dai golpisti di
Pinochet mentre difendeva il palazzo presidenziale.
Col termine sandinismo
si indica la corrente politica nicaraguense che, dichiarando di
ispirarsi al pensiero politico del rivoluzionario nicaraguense
Sandino,
si propone di creare un
Nicaragua libero, indipendente, basato sull'eguaglianza sociale.
Negli
anni
sessanta, ispirandosi al
marxismo e al sandinismo, nacque il
Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale che unificò i vari gruppi
guerriglieri che combattevano contro il dittatore
Anastasio Somoza Debayle, aggregando anche gruppi di cattolici
legati alla
Teologia della liberazione. La guerriglia sandinista, insieme ad
altri oppositori della dittatura, superando le divisioni interne giunse
al potere cacciando
Anastasio Somoza Debayle. Ben presto le altre correnti politiche si
allontanarono dalla Giunta al potere, lasciando solo
Daniel Ortega ed il FSLN. Il governo sandinista realizzò la riforma
agraria, un'intensa politica sociale, lo sradicamento
dell'analfabetismo, la messa in funzione di una struttura sanitaria. Il
progetto economico si fondava su un'economia mista. Queste politiche
furono osteggiate dagli
USA di
Ronald Reagan che scatenarono una sanguinosa guerra civile (35000
morti) dove si fronteggiarono i sandinisti e i
contras,
i guerriglieri controrivoluzionari con basi (e appoggio logistico) nel
vicino
Honduras. La strategia della guerra controrivoluzionaria venne
condotta da
John Negroponte. I fondi occulti che gli
USA usarono per finanziare i
contras
vennero reperiti vendendo armi a una potenza nemica: l'Iran,
dando origine al famoso
Scandalo Iran-Contras o
Irangate. Attualmente i sandinisti sono la maggiore forza politica
del paese.
A partire dal 1961 operò in Nicaragua il
Frente Sandinista de Liberacion Nacional, movimento guerrigliero in
cui confluirono partiti di ispirazione marxista, cristiana e
nazionalista, che prendeva il suo nome dal nazionalista Augusto César
Sandino. Luis Somoza Debayle, sotto pressione, fu costretto ad
annunciare libere elezioni per il 1963 e a vietare che membri della
propria famiglia gli succedessero. Ciononostante, quando nel 1967 lui
morì, il suo posto fu preso dal fratello
Anastasio Somoza Debayle, il dittatore la cui famiglia (come abbiamo
visto) controllava il paese da quasi un secolo.
Dopo essere stata sconfitta grazie all'aiuto statunitense, la guerriglia
sandinista riprese con più vigore nel 1972, anche grazie al supporto
cubano e sovietico.
Fu dichiarata la legge marziale e il Nicaragua scivolò poi nella guerra
civile. Quando, nel 1979, a Somoza venne definitivamente a mancare
l'appoggio statunitense, anche a causa delle atrocità commesse contro
civili, i sandinisti presero il potere.
Negli anni del governo sandinista si sono visti notevoli
miglioramenti per quanto riguarda: la sanità pubblica, il fabbisogno
alimentare, la ridistribuzione delle terre, istruzione pubblica
(inesistente ai tempi di Somoza).
Il
4
novembre
1984 si tennero elezioni giudicate regolari dagli osservatori
internazionali, che vennero tuttavia contestate dall'amministrazione
statunitense. Fra il 1980 e il 1989 furono attivi gruppi di militari
denominati Contras, in Honduras e El Salvador, in gran parte vecchi
membri della Guardia Nacional fedele a Somoza;
questi furono finanziati illegalmente dagli Stati Uniti, cosa che
innescò lo scandalo
Iran-Contras (detto anche "Irangate").
La loro principale attività consisteva nel creare uno stato di
agitazione nei confini, spesso uccidendo figure importanti del governo
sandinista dando l'impressione alla stampa internazionale di una
resistenza interna al governo. Nel 1989, dopo il cessate il fuoco fra
governo e ribelli e la reintegrazione di questi ultimi nella società,
furono indette nuove elezioni, che, contro ogni aspettativa, furono
vinte in maniera schiacciante dal partito identificabile con i
Contras.
L'ESPANSIONE DELLA GUERRIGLIA IN SALVADOR: L'INTROMISSIONE STATUNITENSE
ED ESPLOSIONE DELLA GUERRA CIVILE (1980-1992)
I civili abbandonarono la giunta meno alcuni democristiani, con a
capo
José Napoleon Duarte, che tenne in piedi la giunta stessa con i
militari. L'opposizione si riunì nel Fronte democratico rivoluzionario,
mentre il
12 dicembre
1980 Duarte divenne presidente. Le questioni interne si fecero
sempre più gravi e il presidente chiese aiuto agli
Stati Uniti, ottenendo il sostegno dell'allora presidente
Ronald Reagan, che incitò
Guatemala e
Honduras a lottare contro i gruppi comunisti. L'opposizione chiese
nel 1982 la
pacificazione e la formazione di un'assemblea
costituente, e sia la
Chiesa sia l'ONU
appoggiarono queste richieste, ma gli USA si opposero fermamente alla
normalizzazione in questo senso sostenendo Duarte. La situazione
peggiorò ulteriormente con la vittoria alle elezioni del
1982,
boicottate dalla sinistra, del maggiore
Roberto D'Aubuisson, di estrema destra. Il
13
marzo del
1983 venne uccisa dalle forze armate la presidentessa della
Commissione dei diritti umani,
Marianella Garcia Villas, in un’area di conflitto dove si era recata
per documentare l'uso di armi chimiche da parte dell’esercito, e
assassinata dopo essere stata torturata. Il brutale assassinio sconvolse
l'opinione pubblica internazionale, mettendo in luce la grave situazione
del paese centro americano. Le mediazioni della Chiesa fallirono e gli
Stati Uniti entrarono in modo frequente e visibile nelle questioni
interne del Salvador, favorendo il ritorno alla presidenza di Duarte nel
1984.
Duarte comprese l'indispensabilità del dialogo con la guerriglia, e i
colloqui ripresero con un importantissimo incontro a
La
Palma tra il premier e l'opposizione. La destra bloccò tutto in
Parlamento. Quattro anni dopo la situazione precipitò quando vinse
le elezioni amministrative D'Aubuisson, tra l'altro accusato
dell'omicidio dell'arcivescovo
Oscar Romero, e in più Duarte fu costretto a recarsi negli Stati
Uniti per delle cure per le sue precarie condizioni di salute, lasciando
così i poteri.
La
Democrazia Cristiana andò in crisi e lasciò libero spazio al partito
di D'Aubuisson, l'ARENA, che si aggiudicò la vittoria col suo nuovo
candidato
Alfredo Cristiani. Egli si dimostrò inaspettatamente conciliante,
furono avviati per l'ennesima volta dei negoziati, che però vennero
ancora una volta interrotti a causa dell'uccisione di alcuni
sindacalisti, da parte di militanti della destra estrema. In seguito a
ciò, la guerriglia scatenò una terribile offensiva. Le trattative
ricominciarono a
Ginevra nel
1990 e l'anno dopo fu finalmente ammessa anche l'opposizione alle
elezioni presidenziali. Vinse Cristiani, il quale continuò sulla strada
del dialogo, anche perché il paese era stremato da un conflitto civile
che era costato almeno 80.000 vite umane. Il
1º
gennaio
1992 terminò ufficialmente la
guerra civile ad El Salvador.
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Dita
von Teese

Moda
primavera-estate, vestiremo
così: trampoli ai piedi e
tessuti stropicciati. Foto
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ITALIOTA, 5 MAGGIO 2006
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