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LEGENDA DEI COLORI
POLITICA
ITAGLIOTA DI BASSISSIMO PROFILO E LOTTE CIVILI
CONTRO LA POLITICOCRAZIA
IDEOLOGIA
E TERZOMONDISMO,GUERRE CONTRO I TIRANNI,RIVOLTE
POPOLARI,MOVIMENTISMO,ESPROPRIO POPOLARE
ECONOMIA
E FINANZA,DISASTRI SOCIALI
ECONOMIA
E FINANZA,DISASTRI SOCIALI
DISECONOMIA
E SPROFONDO ECONOMICO SOCIALE FINANZIARIO
La procedura scelta prevede
la concessione a chi ne ha i requisiti, in corsa Rai e
Mediaset. Pd all'attacco: "Il governo deve metterle
all'asta". Vita: "Lottiamo dal 2009 per evitare un
simile scempio, c'è il precedente della gara per l'Umts"
Obama getta la spugna: USA in
bancarotta? NO, basta spostare l'asticella e l'arte
dello stampare moneta prosegue nel suo corso...Obama
ha ceduto. Il tetto del
debito pubblico
degli Stati Uniti fissato per legge sarà alzato di
2.400 miliardi di dollari per evitare il default.
Il giorno dopo i cruenti incidenti sul confine
israelo-siriano che hanno causato la morte di 23
persone e il ferimento di altre 325, le autorità di
Gerusalemme hanno presentato una protesta formale
alle Nazioni Unite contro il regime di Bashar Assad,
accusato di plagiare i siriani per causare disordini
sul Golan
. Il
vizio non scompare,noto per le sue
pseudo trasmissioni politiche nelle tv
private del nord nelle quali insultava "froci"
e quelli col "camel e barcheta";poi fece
finta di tentare il suicidio per
strappare un patteggiamento...
l'8 luglio 2011 segna
l'inizio del tracollo economico italiota. Le Borse
mondiali vendono a tonnellate tutti i titoli di
credito italioti nella speranza di rientrare ora di
un credito che domani non potranno piu' far valere.
Il risultato è una crescita spaventosa del tasso di
interesse che il governo italiota deve allegare per
rendere appetibili quei titoli di credito necessari
per stampare carta moneta. Ma è una coperta ormai
inesistente: 2000 miliardi di euro di debiti sono un
pianeta che non può piu' essere rifinanziato. La
manovra da 160.000 miliardi di vecchie lire non può
piu' rattoppare un buco da 4.000.000 di miliardi di
vecchie lire....
L'IMPERATORE DELLA PRESCRIZIONE:3 volte condannato e
prescritto- legge ex cirielli - (all iberian 1,stecca
da 21 miliardi a craxi),lodo mondadori,corruzione
semplice giudice metta,sme,stecca da mezzo miliardo al
giudice squillante),1 depenalizzazione del reato per
gli oltre 2000 miliardi di lire girati su 64 società
off shore (all iberian 2), un colossale falso in
bilancio che è valsa la scalata a Standa,Rinascente
CON ripiano di tutti i debiti delle sue aziende,1
condanna amnistiata, falsa testimonianza loggia p2.
Assolto per le tangenti alla Guardia di Finanza del
1996 grazie alla FALSA TESTIMONIANZA del suo
commercialista inglese MILSS( a sua volta condannato e
prescritto)
La denuncia
arriva direttamente dal quotidiano economico del
Wall Street Journal. In sostanza nei bilanci dei
primi dieci istituti americani le perdite nascoste
pesano tutt'ora per quasi 14 miliardi di dollari
C'ERANO QUASI 300 MILIONI DI EURO DI CONTENZIOSO
MONDADORI - DI PROPRIETA' FRAUDOLENTA DI TESTA
D'ASFALTO - COL FISCO PER LA SOLITA EVASIONE FISCALE.
SICCOME LO STATO HA BISOGNO DI DENARI E SICCOME I
PEZZI DI MERDA NATURALMENTE AL GOVERNO AGISCONO PER IL
BENE COMUNE, ECCO CHE CON UN CODICILLO MONDADORI SE NE
ESCE CON UN CONTRIBUTO DI 8,6 MILIONI DI EURO, IL
RESTO?? CHE SI FOTTANO!!!
La Russa mattatore della
manifestazione a Milano. Pochissimi intimi hanno
potuto ammirare il vasto campionario in sfilata a
cominciare dal SubTranMutantex Brambilla
COME
SI CHIUSE IL LUGLIO ITALIOTA DEL 2010? CON 18 MILIARDI
DI TAGLI FINANZIARI A SCUOLA E REGIONI SUI 25
REALIZZATI IN MANOVRA DA TREMORTI
PER "CORREGGERE" I
CONTI PUBBLICI E CON L'ALLUNGAMENTO DEI TEMPI DELLA
PENSIONE. IL GRAN VISIR DOPO AVER ESPULSO LA SUA
CAMERIERA FINI DAL PARTITO, LO FA MASSACRARE DALLA SUA
STAMPA FINANZIATA PUBBLICA SUL CASO DELL'APPARTAMENTO
DEL COGNATO SVENDUTO DAL PATRIMONIO IMMOBILIARE DI AN.
IL PAPPAMENTO NEL FRATTEMPO NEGAVA L'AUTORIZZAZIONE A
PROCEDERE DELLA PROCURA CONTRO COSENTINO, ACCUSATO DI
CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA. LA VITTORIA
NEI VOTI DEL PAPPAMENTO DEL GRAN VISIR SI DEVE ALLA
PODEROSA VENDITA DI PARLAMENTARI DI MEZZA TACCA
PROVENIENTI DA TUTTO LO SPETTRO POLITICO AL GRAN VISIR
CHE NON LESINA DANARI A PIOGGIA PER TUTTI COLORO CHE
SI VENDONO COME DEI MERDOSI. IL CASO COSENTINO SI LEGA
ALLA SCOPERTA DELLA LOGGIA MASSONICA P3 COSTITUITA DA
TESTE DI CAZZO DEL GRAN VISIR CON LO SCOPO DI
CORROMPERE A MANI BASSE LA CORTE COSTITUZIONALE REA DI
AVER STOPPATO TROPPE LEGGI AD PERSONAM DEL GRAN VISIR.
NELLA LOGGIA VI ENTRA ANCHE IL GINNICO BERTOLASO, IL
COMANDANTE IN CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE, RITIRATOSI
POI NEL NOVEMBRE 2010. PROSEGUE NEL FRATTEMPO LA
PODEROSA CADUTA ECONOMICO-INDUSTRIALE DELL'ITALIA.
Inchiesta della Guardia di finanza sul
fallimento della società. Al produttore
cinematografico è stato notificato un
ordine di custodia cautelare da parte
dei pm Stefano Fava e Lina Cusano.
Concessi i domiciliari
HEATER PARISI SCAPPA INSEGUITA DAI
CREDITORI
Che fine ha fattoHeather
Parisi? A quanto pare la
showgirl americana, inseguita daidebiti,
avrebbe lasciato l'Italia insieme alla
famiglia e avrebbe fatto perdere le sue
tracce, anche se c'è già chi sostiene di
averla avvistata adHong
Kong.
All'origine dei guai della bionda
interprete di 'Cicale', laconceriadi
famiglia di proprietà del compagno
Umberto Maria Anzolin: secondo il
quotidiano'Libero',le
Concerie Anzolin Spa erano già state
messe in liquidazione all'inizio del
2010, ma sembra che una gestionespregiudicata,
sempre in bilico fra legalità e frode
fiscale, avrebbe portato la famiglia
sull'orlo dellarovina.
Almeno, queste sono le voci che
trapelano dall'ambiente diMontorso,
provincia di Vicenza, dove le concerie
avevano sede: c'è anche chi dice che la
famiglia Anzolin avrebbe sempre tenuto
uno stile di vitaal
di sopradelle
propriepossibilità,
soprattutto a causa delle velleitàartistichedella
bella Heather.
Solo l'anno scorso Heather Parisi,
indimenticataprotagonistadeglianni
'80eidoloancora
oggi di migliaia di ragazzine che
aspirano a diventareballerine,
mostrava orgogliosa i due gemelliElisabeth
JadeneDylan
Maria, avuti dal compagno
Umberto a 50 anni, su tutte le copertine
delle riviste patinate
AFFONDANDO NELLA MERDA:L'IMPERO ASSOLUTO
DELL'ILLECITO
Lunedì premier in aula. Rinvio su Bnl-
Unipol, NEL FRATTEMPO SCATTA L'ACCUSA
PER ABUSO D'UFFICIO PER IL CASO
SANTORO-AGCOM DEL MARZO 2010,allora il
Testa d'Asfalto usò il suo potere per far
rimuovere coattivamente Santoro da Anno
Zero in vista delle regionali poi finite 7
a 6 grazie a liste truffaldine presentate
in Lombardia, Piemonte e Lazio (il famoso
decreto salva liste...)
Milano, davanti al gip la vicenda del
passaggio di mano e della telefonata tra
Fassino e Giovanni Consorte . Nelle
settimane scorse fu respinta la richiesta
d'archiviazione per Berlusconi. I legali:
"Premier in aula per il processo Mills"
A Milano si è tolto la vita Mario Cal,
numero due di don Luigi Verzè nella
struttura sanitaria del capoluogo lombardo.
Nei giorni scorsi era stato ascoltato come
testimone, in Procura, per la vicenda del
maxi buco che ha coinvolto l'azienda.
Secondo le prime notizie l'uomo si è sparato.
La moglie di Mario Cal, il vice di Don Verzè,
morto suicida il 18 luglio scorso, per anni
ha gestito un'impresa di pompe funebri
all'interno dell'ospedale di Segrate. Si
tratta della Generali che ha affidato i
lavori a Mario Sciannameo, imputato per
associazione a delinquere nel processo
milanese sul racket dei funerali.
E' finito in manette insieme ad altre sei
persone Alberico Gambino, ex sindaco di
Pagani. Le accuse sono di concussione
e associazione per delinquere finalizzata
allo scambio elettorale politico-mafioso,
con l'aggravante di avere favorito i clan
del salernitano
Il regista ed ex senatore di Forza italia
è stato condannato questa mattina a nove
mesi con l’accusa di aver acquisito
illegittimamente due particelle demaniali
della scogliera di Arienzo sottostante la
villa di Vincenzo Iurillo
Il boss di Sinopoli è stato catturato
questa mattina a Rizziconi. Un anno fa
era sfuggito all'operazione Meta.
Assieme all'imprenditore Barbieri
partecipò a un pranzo assieme
all'attuale governatore della Calabria di Lucio Musolino
Futuro e libertà e Italia dei Valori hanno presentato due mozioni di
sfiducia nei confronti del ministro
Saverio Romano, su cui pende la
richiesta di rinvio a giudizio per
concorso esterno in associazione
mafiosa. Lui grida al complotto: ”Sono
vittima di una ritorsione politica,
per aver salvato con il mio voto la
maggioranza e il governo”
Sono finite in manette una cinquantina
di persone di 12 città diverse.
Perquisite le sedi di squadre ai vertici
del calcio turco. L'accusa è di avere
organizzato combine di incontri. Dubbi
anche sull'ultimo campionato,
conquistato dal Fenerbahce, uno dei club
di Istanbul
Sentenza d'appello: per il tribunale
del lavoro di Torino, l'intesa firmata
tra l'azienda e i sindacati, con
l'esclusione dei metalmeccanici Cgil,
è valida. Ma i rappresentanti dei
lavoratori che non hanno sottoscritto
il patto devono comunque essere
ammessi nello stabilimento
Il governo parla di almeno 17 morti e 140
feriti: le esplosioni causate da ordigni
artigianali in quartieri molto affollati.
Decine i feriti. Il ministro dell'interno
conferma: è terrorismo. Negli attacchi del
2008 ci furono 166 morti
Nel processo per favoreggiamento alla
prostituzione in relazione alle feste di
Arcore, oggi ha parlato l'avvocato del
consigliere regionale Pdl. Uno dei punti
toccati è stato il famoso bacio saffico. "Ad
oggi non è agli atti del fascicolo"
,
i francesi si ritirano. Un mese fa Obama aveva
decretato l'inizio del ritiro americano.
E' il quarantesimo connazionale caduto sul fronte
afgano. Si chiamava Roberto Marchini e il suo
compito era quello di bonificare il territorio dagli
ordigni artigianali come quello che lo ha ucciso.
Assassinato il fratello di Karzai, il governatore
della provincia di Kandahar. Parigi: via 1000 uomini
dal 2012
E’ stato condannato all’ergastolo Giovanni
Strangio, ritenuto l’ideatore ed uno degli
esecutori materiali della strage di
‘ndrangheta a Duisburg, in cui nel giorno di
ferragosto 2007 morirono sei persone. Altri
sette imputati sono stati condannati al
carcere a vita per i delitti commessi
durante la faida di San Luca
L’ex procuratore aggiunto di Roma e il
figlio Camillo, hanno patteggiato questa
mattina rispettivamente 8 e 6 mesi di
reclusione, con pena sospesa, per il reato
di rivelazione di segreto di ufficio
nell’ambito dell’inchiesta sul G8 e sui
cosiddetti Grandi eventi
Dopo il referendum dello scorso gennaio nasce la
Repubblica del Sud Sudan. Già riconosciuta dal
governo di Khartoum. La capitale invasa da una folla
festante
DA MATRIX A
NEET (OR NENE)
L'Istat ci
informa che oltre due milioni di giovani
italiani tra i 15 e i 29 anni non studiano più
ma neppure cercano lavoro o si preoccupano della
propria formazione. E' nato persino l'ennesimo
acronimo tra i tanti prodotti dal moderno mal di
vivere: neet, ovvero "not in
education, employment or training". Il
lavoro morto (il Capitale) ha afferrato i vivi e
li ha trasformati in zombie procurando profitti
e redditi ai fabbricanti di psicofarmaci, agli
strizzacervelli, ai sociologi e a tutta la
variegata genìa di saprofiti del Capitale,
quella che vive sulla materia organica in
decomposizione. Ricordiamoci che Matrix
è solo un film, nessun Messia verrà a staccare i
connettori tra i cervelli e la macchina del
plusvalore. Il pompaggio di questa macchina ha
finito per distruggere anche il barlume del
concetto di schiavitù: pur dipinto di verdastro,
il lupo perde il pelo ma non il vizio e ancora
una volta nel Sud, in Puglia, dei lavoratori,
per la maggior parte immigrati, hanno dovuto
scioperare e manifestare contro un trattamento
tanto inumano da obbligare la Procura di Lecce a
ipotizzare il reato di "riduzione in schiavitù"
a carico di una multinazionale spagnola.
Montavano pannelli fotovoltaici con orari
pazzeschi e paghe irrisorie (peraltro non
distribuite), sotto il ricatto del rimpatrio.
Alcuni pagavano addirittura per lavorare invece
di essere pagati. Oh, yes, we can! Noi
possiamo. E' vero, per adesso possono. Si
smaterializza lo schiavo, si smaterializzano le
merci: Steve Jobs sembra essersi fisicamente
immedesimato nella smaterializzazione
industriale di cui è giustamente ritenuto il
Guru. Precettore spirituale di milioni di
estatici consumatori, interpreta a meraviglia l'autonomizzazione
del Capitale via reti e comunicazioni. La
levitazione metafisica delle merci, un tempo
scaturite dal carbone, dall'acciaio, dalla
forza-lavoro e oggi prodotte da silenziosi e
infaticabili robot, conserva un po' di atomi di
pesantezza nell'hardware che deve per
forza "interfacciare" i nostri sensi, ma per il
resto è "nuvola". La macchina a vapore,
localista e proudhoniana, ha lasciato il posto
alla rete elettrico-digitale, comunista. Il
Guru ci ha appena informati che il
passaggio è definitivo: la sua apparentemente
insulsa tavoletta, l'iPad, sarà il
terminale di qualcosa che risiederà in rete, l'iCloud,
la nuvola telematica, appunto. Altro acciaio,
altra plastica, altro silicio, altro tempo di
lavoro che se ne vanno. Primitivisti ingenui
piangono la pesantezza perduta. Ma quando fosse
sciolta la questione del potere la
tecnologia sarà una soluzione, non un problema.
In manette l'ex portavoce del premier
britannico dopo lo scandalo del "News of
the World" di Rupert Murdoch.
L'inquilino di Downing Street: "Gli
avevo dato una seconda chance, non ha
funzionato". E sul caso annuncia una
inchiesta indipendente
L’uso dei telefoni cellulari e di
atri apparati di comunicazioni wireless “potrebbero
causare il cancro negli essere umani”.Lo ha decretato l’agenzia per la ricerca contro i
tumori dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Un
gruppo di 34 esperti ha infatti definito i campi
elettromagnetici come ‘possibly carcinogenic’.
I campi elettromagnetici delle radio frequenze
generati da questi apparati possono causare il
cancro “a causa dell’aumento di rischio per il
glioma, un tipo di cancro al cervello maligno”,
riferisce l’Oms. La valutazione del panel di
esperti, che sarà contenuta in una monografia di
prossima pubblicazione, si basa sia sui test sugli
animali effettuati finora che sui dati degli studi
epidemiologici sull’uomo: “In entrambi i casi le
evidenze sono state giudicate ‘limitate’ per quanto
riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore
del nervo uditivo,ndr)
– ha spiegatoJonathan
Samet, che ha coordinato il gruppo di
lavoro – mentre per altri tipi di tumore non ci sono
dati sufficienti”. Gli esperti hanno sottolineato
che serviranno ulteriori ricerche prima di avere
conclusioni definitive: “La nostra classificazione
implica che ci potrebbe essere qualche rischio – ha
aggiunto Samet – e che tuttavia dobbiamo continuare
a monitorare con attenzione il link tra i cellulari
e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante
prendere misure pragmatiche per ridurre
l’esposizione, come l’uso di auricolari o il
preferire i messaggi di testo alle telefonate ove
possibile”.
Sin da quando i cellulari sono apparsi, a metà degli
anni Ottanta, si sono diffusi timori che il loro uso
possa causare danni al cervello. Alcuni studi hanno
confermato questo pericolo. Mentre altri lo hanno
escluso. Questa volta è il crisma dell’ufficialità
dell’Oms di Ginevra ad attribuire maggior peso al
legame tra l’uso dei cellulari e il rischio di
sviluppare un tumore.
Il sito dell'Arpa tiene
costantemente aggiornati i turisti, ma chi arriva
in spiaggia senza collegarsi a internet non è
informato del divieto di balneazione a causa degli
scarichi. Così c'è il rischio di trovarsi di
fronte a brutte sorprese
Le vere ragioni
della fumata nera
della trattativa Santoro-La7
Il consigliere regionale del Piemonte Michele
Giovine è stato condannato a due anni e otto mesi
per le firme false delle candidature alle scorse
elezioni in Piemonte. I suoi voti hanno permesso a
Cota di superare la Bresso. La Corte costituzionale
deciderà in ottobre sul ricorso. Roberto
Cota trema ancora. Il consigliere regionale
Michele Giovine, eletto nella lista
“Pensionati per Cota”, è stato condannato a due anni
e otto mesi nel caso delle firme false per
l’accettazione delle candidature alle scorse
elezioni in Piemonte.
I suoi voti hanno permesso al governatore leghista
di superare la presidente uscente, Mercedes Bresso.
Anche il padre del consigliere regionale,
Carlo Giovine, è stato condannato a due
anni e due mesi. Il giudice del Tribunale di Torino,
Alessandro Santangelo, ha
dichiarato false tutte le 17 firme disponendo
l’interdizione dai pubblici uffici di Giovine senior
per un anno e sei mesi e di Michele per due anni.
Inoltre il consigliere regionale è stato anche
privato dei diritti elettorali per cinque anni.
Contro di lui il pm Patrizia Caputo
aveva richiesto una condanna a tre anni e 6 mesi,
più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque
anni; una pena di due anni e 6 mesi era stata
chiesta contro Giovine senior insieme
all’interdizione dagli uffici pubblici e il divieto
di candidatura per la durata della pena. “Me
l’aspettavo, non c’è niente di nuovo sotto il sole.
Non credo che ricorrerò”, ha detto Giovine
all’uscita dall’aula andando contro l’opinione del
suo difensore Cesare Zaccone, che
ha annunciato già il ricorso. Il 6 ottobre prossimo
la Corte costituzionale dovrà decidere se il giudice
amministrativo e il Consiglio di Stato hanno la
competenza per deliberare sull’esito elettorale. In
caso positivo, una volta acquisite le carte del
processo penale, i giudici amministrativi potranno
andare a sentenza in due mesi, stabilire se
invalidare le elezioni, assegnare la vittoria della
Bresso o mandare i piemontesi alle urne di nuovo.
Primo Maggio: il furto papale di
PaoloFarinella
Il 1° maggio, universalmente giorno dedicato
ai lavoratori, in Italia è stato requisito
dalla gerarchia cattolica, segnatamente dal
Vaticano che ha deciso di beatificareGiovanni
Paolo II, il papa polacco, in
questo giorno, con una volontà di
prevaricazione ostentata e con l’intenzione
di oscurare con una massa religiosa il 1°
maggio laico, contrapponendo due
celebrazioni, laica e cattolica, in modo
artificiale e polemico.
E’ vero che il papa polacco fu un operaio.
Lo fu solo per un anno o poco più. Non si
può quindi dire che fu un «operaio», ma
piuttosto che fece una esperienza di lavoro.
Vendere questa esperienza come uno status
qualificante è falso e mistificatorio. Non è
degno di chi crede comportarsi così.
Beatificare il papa polacco può rientrare
anche negli affari interni alla gerarchia
cattolica, ma è certo che una gran parte
della Chiesa non partecipa a questa
operazione di marketing della religione per
risollevare le sorti di una religiosità
languente.Non
è così che si testimonia la fede,
così la si uccide soltanto perché questo
genere di eventi mettono in evidenza
l’esteriorità: le grandi masse, i numeri, il
folclore, l’illusione di dire che «erano in
tanti» come sinonimo di richiesta di
religione. Siamo in pieno paganesimo
religioso perché si sfrutta il
sentimentalismo per affermare una visibilità
che nasconde il vuoto e il paganesimo dello
stesso personale clericale. Sceneggiate.
Parate. Mondanità. Si dice che dopo la prima
ubriacatura, oggi a pochi giorni della saga
papale, si teme un flop che fa paura agli
organizzatori che spendono per questadimostrazione
di forza deboleuna
enorme quantità di denaro che poteva essere
usato per i migranti o per altri scopi
nobili sociali. Il costo dell’operazione è
di € 1 milione e 200 mila, mentre al Comune
di Roma tra straordinari e logistica
costerebbe € 7 milioni e mezzo. Una cifra
enorme, buttata al vento per una
manifestazione con tanti interrogativi.
Il papa polacco come uomo fu dirompente,
carismatico, carnale e sanguigno: fu un uomo
vero che si tuffava in mezzo all’umanità e
vi restava. Ciò detto e riconosciuto, come
papa fu il peggior papa del secolo scorso
perché polacchizzò la Chiesa, consegnandola
nelle mani delle sètte religiose che hanno
frantumato il volto unito della sposa di
Cristo.L’Opus
Deicontrolla
le finanze del Vaticano e la cultura
teologica, messa come cane da guardia per
fare morire la Teologia della Liberazione.Comunione
e Liberazionea
livello nazionale e non solo è la longa
manus del Vaticano in Italia, via
privilegiata per accedere alle stanze del
governo e delle leggi e poco importa se le
Compagnia delle Opere, si esercita a fare
affari con mafiosi e delinquenti. Poco
importa se i due Istituti fanno a gara
nell’arruolamento dei deboli a privare della
coscienza chiunque si affaccia nel loro
cortile. Poi vi è il lupanare deiLegionari
di Cristoprotetto
e difeso anche di fronte all’evidenza
delittuosa e immonda di unsuperiore
generale pedofiloe
padre di figli disseminati come noccioline.
L’obiettivo di tutta questa nuova fregola di
evangelizzazione è uno solo:annientare
definitivamente il concilio Vaticano II,
il cui solo nome è sintomo di
destabilizzazione nel mondo curiale e
clericale. Noi celebreremo come possiamo il
1° maggio con un concerto dedicato ad un
lavoratore della musica, il M°. Emilio
Traverso nel IV anniversario della sua morte
e con lui pensiamo a tutti i lavoratori del
mondo che cooperano alla grandezza del
mondo.
Aldrovandi:
confermate le condanne.
La corte di appello di Bologna si è pronunciata alle
15: le condanne per l’uccisione di Federico
Aldrovandi sono state confermate. 3 anni e mezzo a
tutti e quattro i poliziotti condannati in primo
grado. L’unica amarezza, da parte dei familiari, è
sapere che la condanna si risolverà in soli sei
mesi. I tre anni – ma questo si sapeva in anticipo –
vengono condonati per effetto dell’indulto.
C’erano tutti, oggi, nell’aula della corte d’appello
di Bologna intitolata aVittorio
Occorsio, il magistrato ucciso nel 1976 da
estremisti neri. C’erano i genitori diFederico
Aldrovandi,Lino
e Patrizia Moretti, il fratello minoreStefanoe
lo zioFranco.
Colui a che fu costretto a effettuare il
riconoscimento del diciotenne di Ferrara e che disse
subito dopo: “Credevo che gli fosse passato sopra un
camion”. E poi c’erano i suoi amici, quelli che
hanno dato vita all’associazione “Verità
per Aldro”.
La sentenza pronunciata oggi è stata il secondo
ciclo importante che si è chiuso nella vicenda diFederico
Aldrovandi, per la cui morte sono stati
imputati i quattro agenti della questura di Ferrara
che intervennero in via dell’Ippodromo la mattina
del25
settembre 2005. SonoPaolo
Forlani,Enzo
Pontani(entrambi
in aula stamattina),Luca
Pollastri(assente
oggi, ma presente nelle udienze precedenti) eMonica
Segatto(contumace
per tutto il secondo grado), già condannati in primo
grado atre
anni e mezzodi
carcere.
Un processo che diventa un paradigma per casi
analoghi. La commozione, in attesa del
pronunciamento della corte, presieduta dal giudiceDaniela
Magagnoli(Luca
GhedinieFranca
Olivai
magistrati che con lei hanno composto il collegio
giudicante), era palpabile. Era palpabile per i
familiari e gli amici di Federico, che si sono
lasciati andare quando l’ultimo degli avvocati della
difesa dei poliziotti,Gabriele
Bordoni, ha chiesto l’assoluzione per non
aver commesso il fatto. Ed era palpabile anche per
un altro motivo.
La vicenda processuale per l’omicidio del
diciottenne è sembrata infatti un paradigma a cui
guardano anche altre famiglie che sono passate per
eventi analoghi. Lo ha dimostrato la presenza in
aula di due donne,Ilaria
CucchieLucia
Uva. La prima è la sorella diStefano,31
anni, morto in carcere aRoma
nell’ottobre 2009dopo
essere stato arrestato per detenzione di una modica
quantità di sostanze stupefacenti. Anche la seconda
è una sorella, in questo caso diGiuseppe,43
anni, deceduto dopo essere stato fermato
dai carabinieri diVaresee
portato in caserma. Era il14
giugno 2008e
in entrambi i casi il sospetto è che a provocarne la
morte siano stato il “trattamento” subito mentre si
trovavano nelle “mani dello Stato”.
Le due donne sono state anche le prime a commentare
l’ultima udienza del processo d’appello per la morte
di Aldrovandi. Ha spiegato Ilaria Cucchi: “Quello
che è successo a Federico è importante perchéci
ha dato il coraggiodi
chiedereverità
e giustiziaper
mio fratello Stefano. Credo nella giustizia e nello
Stato, ma propriodallo
Stato attendo risposte”.
Di giustizia e Stato ha parlato anche Lucia Uva, che
ha detto: “Mi devono spiegare perché mio fratello
Giuseppeè
entrato in caserma vivoene
è uscito mortodisteso
sopra una barella. Ci sonoresponsabilitàche
devono essere accertate. Allo Stato chiedo giustizia
perché questo è il valore che voglio trasmettere ai
miei figli”.
Le fasi del processo di secondo grado. Il
processo d’appello è stato più lungo di quello che
all’inizio si era pensato. Il padre di Federico,
Lino, aveva chiesto in avvio – era il 15 maggio 2010
– che gli spiegassero “cosa
aveva fatto di malemio
figlio per meritare di finire così”. E la
convinzione condivisa era che, una volta esaurita la
lettura della relazione iniziale che ricostruiva le
fasi del primo grado, si sarebbe passati ad
ascoltare le parti e a concludere.
Invece il presidente della corte aveva accolto
alcune delle richieste delle difese dei poliziotti.
Tra queste l’acquisizione
di un articolodi
una rivista scientifica americana che parla degli
effetti dellaketaminae
aveva disposto un nuovo confronto tra i peritiGustavo
Thiene, che rilevò le prove della
compressione toracica a cui era stato sottoposto il
ragazzo, eClaudio
Rapezzi, il consulente della difesa che
parlò già nel precedente grado di giudizio di danni
al cuore provocati dall’assunzione di sostanze
stupefacenti.
Questo confronto, che rispetto al primo grado non
aveva portato novità (entrambi i periti erano
rimasti sulle proprie posizioni), aveva fattotemereche
un’altra evenienza: la disposizione dinuove
perizie medico-legalisui
tessuti cardiaci del ragazzo. Ma esaurita questa
fase, la corte aveva deciso di procedere con le
requisitorie finali.
Per ilprocuratore
generale Miranda Bambace, non c’è alcun
dubbio su ciò che accadde quella mattina di quasi
sei anni fa: i quattro, intervenuti su due volanti e
in due momenti consecutivi, si accanirono sul
giovane provocandone la morte. “Uccisero
in ragazzo indifeso”, ha detto nell’udienza
del 6 giugno scorso e per questo ha chiesto laconferma
della condannaa
tre anni e mezzo di carceresenzaconcedereattenuanti
generiche né riduzioni di penaperché non
avrebbe ravvisato nel comportamento degli imputati
“elementi che le giustificassero”.
Di avviso totalmente diverso invece le difese che,
nel corso degli interventi degli avvocati, si sono
basate su tre elementi sostanziali: lasindrome
da delirio(mai
dimostrata finora) che avrebbe colto Federico quella
mattina, una suapresunta
tossicodipendenza(mentre
le indagini tossicologiche dimostrarono livelli
esigui di sostanze psicotrope) e unacondotta
rispondenteai
regolamentida
parte degli agenti. “Anzi”, aveva affermato il
legale Giovanni Trombini, “i manuali operativi
descrivono pratiche più violente di quelle che usate
dagli imputati”. Di qui la richiesta di assoluzione
perché non ci sarebbe stato alcun eccesso colposo.
I genitori: “Basta con le menzogne su nostro figlio”.
“A questo punto diamo loro in encomio”, aveva
commentato il padre nel corso dell’udienza del 6
giugno, che aveva aggiunto: “Dopo tutto questo
tempo, vorrei che si giungesse a una parola
definitiva e che mio figlio fosse lasciato riposare
in pace, senza che ogni volta venga coperto di
infamie. Non era un tossicodipendente né un
violento”
.
Unipol, rinvio a giudizio per Paolo Berlusconi
tra le accuse ricettazione e millantato credito
Paolo Berlusconi è
stato rinviato a giudizio per le accuse di
ricettazione, millantato credito e concorso in
rivelazione del segreto di ufficio. Il procedimento
a carico del fratello del premier riguarda la
pubblicazione, il 31 dicembre 2005, sul quotidiano
Il Giornale (di cui è editore) dell'intercettazione
tra l'allora segretario del Ds, Piero Fassino, e
l'ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, sulla
tentata scalata di Unipol a Bnl. È la famosa
telefonata in cui Fassino chiedeva a Consorte
"abbiamo una banca?".
Quella telefonata e la sua pubblicazione avvenne
quando il testo non era neanche stato trascritto
nell'ambito dell'inchiesta della procura di Milano
sull'operazione. Il processo inizierà il 4 ottobre
prossimo davanti ai giudici della quarta sezione
penale del tribunale milanese.
Ora il gup Stefania Donadeo deve decidere sulla
richiesta di patteggiamento da parte
dell'imprenditore Eugenio Petessi e del titolare di
Rcs, l'azienda che aveva fornito l'attrezzatura per
le intercettazioni, Roberto Raffaelli. Un quarto
imputato, l'imprenditore Fabrizio Favata, ha invece
chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato.
A caldo il commento del legale dell'editore,
l'avvocato Federico Cecconi: "Noi serenamente
ritenevamo che ci fossero gli elementi e le
condizioni per una sentenza di non luogo a
procedere. Adesso sosterremo le nostre ragioni in
dibattimento".
MORTO IN CELLA IL BRIGATISTA FALLICO
Lo hanno trovato gli agenti della polizia
penitenziaria nel carcere di Mammagialla a Viterbo.
Nelle scorse settimane aveva accusato forti dolori
al petto. Esponente Ucc negli anni '80, era ritenuto
responsabile del fallito attentato nel 2006 contro
la caserma della 'Folgore' a Livorno e di aver
progettato un'azione terroristica per il G8 alla
Maddalena, prima della decisione di spostarlo
all'Aquila
L'ex
brigatista Luigi Fallico
VITERBO-
L'ex brigatista rossoLuigi
Fallico1è
stato trovato morto nella sua cella nel carcere di
Mammagialla a Viterbo. La scoperta è stata fatta
questa mattina alle 9.30 dagli agenti di polizia
penitenziaria. Il detenuto è morto per un infarto.
Fallico, 59 anni, era attualmente sotto processo a
Roma assieme a un gruppo di persone ritenute dalla
procura eredi delle vecchie Brigate Rosse.
Il 19 maggio scorso, Fallico aveva preso parte
all'udienza davanti alla prima corte d'assise di
Roma visibilmente provato perché due giorni prima
aveva accusato violentissimi dolori al petto che
non gli erano mai passati. "Nell'infermeria del
carcere di Viterbo gli hanno misurato soltanto la
pressione - ha raccontato il suo difensore,
l'avvocato Caterina Calia - aveva 110 di minima e
190 di massima. Dopo il controllo, Fallico è stato
riportato in cella quando chiunque, davanti a
quella situazione, avrebbe disposto il
trasferimento urgente in ospedale".
Fallico avrebbe dovuto sottoporsi domani a nuovi
accertamenti. Sul banco degli imputati era finito
con l'accusa di associazione sovversiva con
finalità di terrorismo e banda armata assieme ad
altre sette persone in relazione, soprattutto
all'attentato fallito alla caserma Vannucci, sede
della Brigata della Folgore di Livorno (25
settembre 2006) e al progetto, mai attuato, di un
attentato da portare a segno alla Maddalena dove
si sarebbe dovuto
tenere il vertice del G8. Secondo la procura,
Fallico, quale capo, promotore e organizzatore,
avrebbe ricoperto un ruolo preminente
dell'associazione. Accuse che la difesa ha sempre
respinto con forza.
Fallico era stato arrestato a Roma nel 2009.
Esponente della prima ora del Movimento comunista
rivoluzionario Nucleo Tiburtino, dopo la
fuoriuscita degli ex Br Andriana Faranda e Valerio
Morucci, Fallico aveva come nome di battaglia
"gatto" o "il corniciaio". L'uomo avrebbe avuto
rapporti personali e diretti con
Con l'ex brigatista salgono a 67, dall'inizio
dell'anno, i decessi conteggiati dal Dipartimento
dell'amministrazione penitenziaria nelle
sovraffollate carceri italiane. Del totale, 24
sono suicidi mentre gli altri 43 vengono
attribuiti a cause naturali.
L'ex
vicepresidente Usa: "E' una vendetta perché negli
States abbiamo assunto Keith Olbermann, voce critica
con la News Co.". La replica del network: "Il canale
perdeva ascolti e voleva il doppio dei soldi".
Incredibile ritorsione del miliardario Murdoch
contro una delle pochissime voci informative libere
del panorama internazionale. Lo scopo? Entrare di
forza nel mercato DEL DITALINO TERRESTRE!!!
l direttore dell'Fmi, arrestato a New York per
violenza sessuale, oggi sarà sentito in tribunale.
Gli avvocati lavorano a un alibi per cui
Strauss-Kahn sarebbe uscito un'ora prima
dall'albergo. Dopo essersi dichiarato non colpevole,
rischia fino a 50 anni di carcere. E mentre molti
tabloid americani attaccano “il pervertito
francese”, Parigi si interroga sulle conseguenze
della propria politica intern
Ciancimino jr: “Ecco l’archivio segreto di mio
padre”. Era in uno sgabuzzinoTutto
l’archivio diVito
Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo
condannato per mafia è ora in mano alla Direzione
investigativa antimafia (Dia). Misteri, segreti,
mezze verità forse anche qualche bugia e perfino
innocui bigliettini di cortesia erano raccolti in
cinque scatoloni che lo stessoMassimo
Cianciminoha
deciso di far ritrovare. E’ stato proprio lui a
indicare, durante un nuovo interrogatorio in
carcere svoltosi ieri, il posto in cui l’archivio
segreto e inesauribile del padre era custodito: uno
sgabuzzino di casa sua, tra il piano terra e il
primo piano dell’edificio di via Torrearsa. Il posto
in cui nessuno, tra magistrati e investigatori, era
finora mai entrato per un approfondito sopralluogo.
E’ infatti la seconda volta in pochi giorni che la
Dia si precipita in via Torrearsa. La prima volta è
accaduto dopo il fermo di Ciancimino jr. per
calunnia nei confronti dell’ex capo della poliziaGianni
De Gennaroil
cui nome avrebbe inserito con una sovrapposizione in
un elenco di personaggi del cosiddetto “quarto
livello”. In quella occasione aveva fatto sapere di
avere ricevuto una pesante intimidazione. Un uomo
gli avrebbe recapitato, in circostanze non ancora
chiarite e descritte con qualche contraddizione, un
“pacco” con 13 candelotti di esplosivo e 21
detonatori.
Mentre si indaga sulgiallo
dei candelottiarriva
il nuovo colpo di teatro. Ieri mattina Ciancimino è
stato sentito per quattro ore dal procuratore
aggiuntoAntonio
Ingroiae
dai sostitutiNino
Di MatteoePaolo
Guido. Stavolta i magistrati non chiedevano
solo chiarimenti sul documento che Ciancimino
sostiene di non avere personalmente “taroccato” ma
insistevano per sapere da dove ha tirato fuori le
carte poi riversate a rate a varie Procure: Palermo,
Caltanissetta e Firenze. Ciancimino alla fine ha
ceduto. E ha spiegato che l’archivio segreto era
praticamente a casa sua. Bastava salire cinque
gradini e aprire la porta marrone dello sgabuzzino.
“Questo – ha assicurato – è tutto quello che mi ha
lasciato mio padre. Non ci sono altre carte in
giro”. Sono migliaia di manoscritti, documenti
originali, note e bigliettini di altre persone,
anche esponenti politici, che l’ex sindaco mafioso
di Palermo custodiva per un uso a futura memoria. La
Dia ne valuterà il contenuto, la scientifica ne
accerterà l’autencità.
Ciancimino si prepara così all’audizione di martedì,
al processo che vede imputato l’ex ufficiale del RosMario
Moridi
aver favorito la latitanza del boss Provenzano.
Ciancimino è ancora teste d’accusa, la Procura non
ha mai avuto intenzione di rinunciare. In più di una
occasione i pm hanno ribadito: “Riscontriamo caso
per caso le dichiarazioni del teste”.
Ma adesso emergono nuove domande. Perché Ciancimino
rivela solo ora, dopo tre anni di collaborazione,
l’esistenza di quell’archivio segreto? Perché non
consegnare prima quei cinque scatoloni pieni di
documenti del padre? Cosa contengono i nuovi
documenti?
UCCISO IN PAKISTAN
OSAMA BIN LADEN,
IN PAKISTAN??
IN 10 ANNI
GLI USA OCCUPANO IRAQ, 109.000 MORTI TRA I CIVILI,
ED AFGHANISTAN,BOMBARDANO LA LIBIA E PERMETTONO A
BIN LADEN DI SOGGIORNARE TRANQUILLAMENTE IN
PAKISTAN,PAESE ALLEATO AGLI USA. BIN LADEN VIENE
LIQUIDATO CON UN COLPO ALLA TESTA, NESSUN PROCESSO.
SADDAM HUSSEIN , EX PRESIDENTE IRACHENO PIAZZATO IVI
DALLA CIA NEGLI ANNI SETTANTA, ALMENO FU PROCESSATO,
ANCHE SE L'ITER PROCESSUALE RISULTO' ZEPPO DI
FORZATURE ALLO SCOPO DI GIUNGERE IL PIU' PRESTO
POSSIBILE ALLA CONDANA A MORTE (30-12-2006)
Persino inazisti,
prima di essere impiccati, furono processati aNorimberga.
Bin Laden non è stato assassinato, ucciso, fucilato,
ammazzato, sparato. No.Bin
Ladenè
stato "terminato", citando le parole di
Obama. Un'elegante metafora che riduce un uomo a un
insetto. I familiari diGoringnon
furono condannati a morte, un figlio di Bin Laden è
stato invece "terminato". Era lì, sul luogo
del delitto, la colpa è sua. Bin Laden, l'ex amico
dellaCiae
degli Stati Uniti, educato nelle migliori università
occidentali, è innocente o colpevole dell' 11
settembre? Avrebbe dovuto stabilirlo un tribunale in
base alle prove, al dibattimento. Il mondo avrebbe
assistito e, forse, capito. Gli americani sono
intervenuti a casa degli altri, come di
consuetudine, cow boy della Terra. IlPakistanè
uno Stato indipendente. Per le leggi internazionali,
gli Stati Uniti avrebbero dovuto chiedere al governo
pachistano di catturare Osama. Perché non lo hanno
fatto? Il cadavere di Bin Laden è stato, secondo le
fonti statunitensigettato
in maredopo
un funerale islamico(?) su di una portaerei. Lo
hanno trasportato da Islamabad per centinaia
chilometri per darlo in pasto ai pesci. Chi potrà
dimostrare il decesso?
Bin Laden serve a Obama per vincere leelezioni.
Forse però perderà la guerra. Questa morte è infatti
una vendetta e sangue chiama sempre sangue. Il
fanatismo islamico può riesplodere e dilagare. Le
scene di giubilo nelle strade delle città americane
dopo la notizia della scomparsa di Osama hanno
ricordato le stesse scene nei Paesi arabi dopo il
crollo delle Torri Gemelle. C'è qualcosa di malato
nelfesteggiare
la mortedi
una persona, anche di un criminale, come allora era
rivoltante celebrare un massacro.
Bin Laden viveva in una palazzina di tre piani aAbbottabad,
una località turistica montana non distante da
Islamabad. Abbottabad è sede di un'accademia
militare e ha numerose caserme. Il governo
pachistano non poteva non sapere, così come a suo
tempo il governo italiano non poteva non sapere cheTotò
Riinaviveva
con la sua famiglia al centro di Palermo. Bin Laden
è stato sacrificato, ammesso che non fosse già morto
da tempo. "Terminato" come si usa dire in
America per coloro che osano sfidarla. La disumanità
è tra noi. "Restiamo umani", come voleva
Vittorio Arrigoni.
Il IV
Congresso approva il piano di riforme proposto
dal presidente Raul Castro: "Il socialismo va
aggiornato, la pianificazione terrà conto delle
tendenze di mercato". Il fratello del lìder
maximo verso la nomina a primo segretario del
partito unico
l IV
Congresso approva il piano di riforme proposto
dal presidente Raul Castro: "Il socialismo va
aggiornato, la pianificazione terrà conto delle
tendenze di mercato". Il fratello del lìder
maximo verso la nomina a primo segretario del
partito unico
Dopo che Telecom ha
staccato la spina, i diritti per le
partite del gruppo italo-svedese si
compreranno a prezzo di saldo. Intanto, i
150 giornalisti che fornivano i contenuti
alla società ora sono in cassa
integrazione
E’ stata depositata oggi in Consiglio
regionale lombardo la mozione presentata dai
consiglieri Chiara Cremonesi (Sel), Arianna
Cavicchioli e Sara Valmaggi (Pd) con la quale
si chiede che Nicole Minetti, indagata per il
caso Ruby ed eletta in consiglio tra le file
del Pdl in un listino bloccato “rimetta il suo
mandato affinchè possa liberamente difendersi
nel processo” e perché “sia tutelata
l’immagine dell’istituzione Regione
DIRETTA.
Il capo degli insorti: "Controlliamo quasi tutta
la città". Seif sarebbe nelle mani del Cnt. Il
Colonnello: "Non mi arrenderò mai" (video
-audio).
I lealisti, ritiratisi verso il compound,
avrebbero deposto le armi. Lega Araba: "Lasci
potere al popolo". Ferma la nave salva-stranieri.
BOSSI in stato
confusionale biascica di "PATANIA"dopo la fuga in
nottata da una sua roccaforte di merda.
Tutti
adesso vogliono far pagare il VATICANO:"Bagnasco
dovrebbe far seguire alle parole i fatti, alla
predica l'esempio. Proponga il pagamento dell'ICI
sui beni immobiliari del Vaticano, ora esenti. Un
patrimonio di circa 100.000 fabbricati sui quali non
vengono pagati
2 miliardi all'anno."Secondo
IL FATTO QUOTIDIANO , nel corso del 2011 sono andati
persi solo 88.000 posti di lavoro,SOLO...:"
Nel 2011 persi 88mila posti di
lavoro"
Sarà un autunno
molto pesante per l’occupazione: anche se la
perdita di posti di lavoro cala rispetto ai due
anni precedenti, il saldo a fine 2011 per le
imprese con almeno un dipendente (circa 1,5
milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i
posti in uscita – dice Unioncamere – pari a un
calo dell’occupazione dipendente dello 0,7%". In
due sedute Milano
ha perso
il 10% bruciando totalmente le chiusure a
rialzo avute all'indomani del blocco vendite allo
scoperto.
Boom delle tasse locali in 15
anni aumentate del 138 %.
Sono passate da 40,58 miliardi a
96,55 miliardi di euro. L'amministrazione centrale
ha incrementato le entrate solo del 6,8 %. E
adesso i Comuni saranno costretti o ad aumentare
le imposte, oppure a tagliare i servizi.
All'interno di questo AMMASSO GALATTICO LIMACCIOSO
NERISSIMO, SFOLGORA LA FIGURA DI MARCELLO DELL'UTRI,FONDATORE
DI FORZA ITALONIA,REFERENTE PRIMO ED UNICO PER IL
PEDERASTA DI ARCORE IN SICILIA, CONDANNATO IN
SECONDO GRADO A 7 ANNI DI CARCERE PER CONCORSO
ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA. PER TUTTI C'E' LA
CRISI,MA NON PER QUESTO ESEMPLARE:"Non
smette mai di stupire il senatore Marcello
Dell’Utri. Non ci sono solo i
9,5 milioni di euro di Berlusconi nei suoi
conti correnti spulciati dalla Procura di Roma. Ci
sono anche i 25 bonifici da un milione e 600 mila
euro complessivi provenienti dalla società
fiduciaria Sant’Andrea, alimentata dal 2004 con
stock option Mediaset per 3,6 milioni di euro. E
poi i 250 mila euro che arrivano dalla Tome
Advertising SI, una società pubblicitaria che fa
affari con il gruppo Berlusconi in Spagna, e i 150
mila euro del suo titolare, Giuseppe
Donaldo Nicosia, che secondo la Gdf è un
amico del premier. E ancora i 558 mila euro
ricevuti da Marino Massimo De Caro,
un personaggio poliedrico che riesce ad essere
nell’ordine: consigliere particolare del ministro
dei beni culturali Giancarlo Galan;
amico di Massimo D’Alema e intimo
di Marcello Dell’Utri, nonché socio del figlio
Marco Dell’Utri e soprattutto
all’epoca manager dell’oligarca russo
Viktor Feliksovich Vekselberg, titolare
di importanti interessi in Italia.
Le nuove carte del fascicolo P3 visionate dal
Fatto raccontano meglio di mille interviste come
vive un “principe decaduto”, come si è
autodefinito Dell’Utri con il Corriere della
Sera.
Il Fatto aveva già raccontato i tre versamenti da
9,5 milioni effettuati da Silvio Berlusconi come
prestito infruttifero (il primo del 22 maggio del
2008, per 1,5 milioni sul conto acceso al Credito
Fiorentino di Denis Verdini; il
secondo sul conto della Banca Popolare di Milano,
il 25 febbraio per un milione; il terzo sempre su
Bpm dell’11 marzo 2011 per sette milioni), la
Guardia di Finanza ha chiesto ai pm romani
l’autorizzazione a indagare sul piano fiscale. A
prescindere dall’esito penale però, nelle
informative del Nucleo Valutario guidato dal
generale Leandro Cuzzocrea, del
dicembre 2010 e del 21 giugno del 2011, i
finanzieri ricostruiscono le fonti di reddito di
Dell’Utri e le sue spese.
Il principe decaduto ha i conti in rosso e deve
correre a pagare studi della figlia e conti del
fratello e del figlio. Ma continua a comprare
libri antichi e a spendere milioni di euro per la
sua villa. Alla fine poi arriva a pagare tutto il
Cavaliere. Il 15 marzo del 2011 Dell’Utri paga 1
milione e 350 mila euro alla società Nessi e
Maiocchi che sta ristrutturando la sua villa a
Torno, sul lago di Como. Altri quattro bonifici
arrivano alla Nessi & Majocchi “per un totale di
Euro 1.145.210 tra il gennaio e il settembre 2007.
La parte più interessante dell’informativa
riguarda i rapporti con Marino Massimo De Caro.
L’attuale consigliere del ministro Galan che
allora era vicepresidente della società
dell’oligarca russo Viktor Feliksovich Vekselberg,
Avelar Energy. De Caro era stato intercettato nel
2008 dalla Procura di Reggio Calabria mentre
parlava con Aldo Micciché, un
faccendiere di origini calabresi emigrato in
Venezuela ma in ottimi rapporti con gli uomini
della cosca Piromalli di Gioia Tauro. Micciché,
con l’aiuto della massoneria, cercava di farsi
strada nel trading di petrolio tra Venezuela e
Russia, e usava i suoi rapporti fraterni con
Marcello Dell’Utri che lo aveva messo in contatto
con De Caro, amico anche di Massimo D’Alema perché
la madre ha lavorato per anni con la moglie del
leader Pd, Linda Giuva,
all’Istituto Gramsci. Ora De Caro, ex consigliere
PDS a Orvieto fino al 2000, ha tagliato i ponti
con la sinistra.
La Guardia di Finanza segnala l’arrivo di due
assegni “sul conto intestato a Marcello Dell’Utri
presso il Credito Cooperativo Fiorentino”,
provenienti dal conto di De Caro Marino Massimo e
Sacco Rossella (sua moglie) per un totale
di Euro 414.000. Il secondo dei due assegni per
250 mila euro, secondo la Guardia di Finanza, “è
risultato impagato”.
La movimentazione del conto di De Caro “è stata
segnalata da Deutsche Bank”, prosegue la Guardia
di Finanza, “poiché caratterizzata da consistenti
movimenti a mezzo assegni e dall’accredito in data
8 aprile 2009 di un bonifico di euro 1.178.204,00
disposto dalla Greenock Consultants Limited
tramite la Hellenic Bank PLC di Nicosia – Cipro a
titolo di prima rata per il finanziamento del 2
aprile 2009”. La Finanza segnala che i pagamenti
per 245 mila euro sono stati fatti “a titolo di
saldo: pagamento lettera di Colombo 1492”. Massimo
De Caro al Fatto spiega: “Ho pagato Dell’Utri per
un libro rarissimo che riporta la lettera del 1493
scritta da Colombo a Isabella d’Aragona. In
realtà”, aggiunge De Caro, “al senatore ho pagato
quel libro molto di più: un milione di euro in
tutto. In parte in contanti, come risulta, e in
parte con altri libri. I soldi vengono dal conto
di Cipro del mio amico russo Vekselberg ma gli
affari del petrolio non c’entrano nulla. Anche
Vekselberg è un amante dei libri antichi. Mi ha
prestato”, spiega De Caro al Fatto, “1,3 milioni
che non gli ho ancora restituito. Tanto ha in
garanzia le opere comprate”.
Finisce 2-2 l'ultimo test
dell'estate 2011 by Inter di Gian Piero Gasperini.
Un esame di greco assolutamente non banale, una
sconfitta respinta con il cuore e con i muscoli.
Doppietta di Pazzini e tante altre cose positive.
Nel primo tempo, per esempio, si sono visti gioco,
occasioni gol, singoli in crescita, prediche di
Gian Piero Gasparini che diventono realtà sul
campo. Un'Inter duttile, che cambia tre volte il
modulo (3-4-3 e 4-3-3) anche perché, dal minuto
27, gioca col vantaggio numerico. L'esatto
contrario all'inizio della ripresa, con la difesa
che traballa, il primo gol subìto scolasticamente
su palla inattiva, il secondo con troppa
leggerezza (un avversario che può calciare libero
e bello dal limite dell'area di rigore). Due volte
sotto, in 11 contro 10 e quindi con un peso doppio
di responsabilità, con Diego Milito e Giampoalo
Pazzini insieme, i nerazzurri si ribellano:
combattono, corrono malgrado il caldo umido
devastante, trovano due gol del bomber toscano e
sfiorano addirittura il clamoroso 3-2 in rimonta,
sempre col 'Pazzo', all'ultimo tocco, all'ultimo
secondo di una squadra che non si arrende mai.
Alla fine, dunque, è 2-2. Da rileggere così.
DOPO CHE IL MERCATO IN UN MESE
HA DISTRUTTO LE BALLE GOVERNATIVE SULLA TENUTA DEI
CONTI DI ITALIA E SPAGNA!!!
Fiat -12%,il re magio pronto a
scapicollarsi negli USA e lasciare l'Italonia al suo
merdoso destino.La
BCE sospende l'acquisto di carta straccia italiota,
il blocco delle vendite allo scoperto non tampona la
falla che si allarga. Negli USA anche la FED in
difficoltà,le sue misure non sortiscono effetto.
In Italonia il Senatùr fulminato a rischio
contestazione in Cadore, dove ogni anno arriva per
festeggiare il compleanno di Tremonti. Dopo il
comizio annullato di ieri, ora Bossi pensa di
spostare anche la cena con il ministro. E questa
mattina è comparso uno striscione di protesta
violentissima contro"Quel coglione di Bossi che
regge il moccolo ad un Pederasta".
Mentre dalle macchine di passaggio piovevano insulti.
Poi all'improvviso, di fronte ad una violenta
protesta da parte dei suoi stessi leghisti di merda,
Bossi DECIDE DI
SCAPPARE DALLE MONTAGNE DEL NORD!!!"scappa"
in piena notte!!!"...ci scusiamo ma non
riusciamo a tenere il passo del crollo,
Milano -6,15 %,18 AGOSTO
2011
Obama: "Usa non in recessione"
Ovvero, chi canta prima ha
fatto l'uovo.
La corsa ai ripari degli italioti:DISTRUGGERE
LO STATUTO DEI LAVORATORI. All'interno del DL del 12
agosto c'è la distruzione dell'articolo 18,a tutela
di chi lavora,e la totale deroga allo statuto a
fronte di contratti aziendali particolarissimi e
senza alcun vincolo
LA DIRETTA.
Ribassi pesanti sui listini del Vecchio continente
dopo le chiusure di Wall Street e delle piazze
asiatiche. Su Milano pesa la picchiata di Fiat:
titoli del Lingotto sospesi. Banche d'affari e
società borsistiche contrarie alla
Tobin Tax.
In Italonia il Senatùr a rischio
contestazione in Cadore, dove ogni anno arriva per
festeggiare il compleanno di Tremonti. Dopo il
comizio annullato di ieri, ora Bossi pensa di
spostare anche la cena con il ministro. E questa
mattina è comparso uno striscione di protesta.
Mentre dalle macchine di passaggio piovevano insulti.
Il club dei potenti di Bilderberg vuole liquidare
l'Europa
Ecco come sono
andate le cose, punto per punto, sulle Alpi Svizzere
il 9-12 giugno 2011, secondo i racconti di diversi
analisti, il cui contenuto va letto e interpretato
con il dovuto distacco e senso critico. WSI ne aveva
gia' offerto un
primo resoconto due mesi fa.
A Saint Moritz non si e' parlato solo del disastro
di Fukushima e delle rivolte della primavera araba,
ma anche della chiusura degli impianti nucleari in
Germania, dei presunti problemi legati alle
attivita' su Internet e (come reso noto dal
direttore generale della Deutsche Bank J. Akkerman,
tra i membri fissi della lobby che punta a istaurare
un nuovo ordine mondiale) del "prolungamento
artificioso della crisi allo scopo di indebolire
le economie nazionali.
Una delle colpe maggiori del continente e' avere 400
milioni di persone che vivono con standard di vita
troppo alti e costosi per lo stato (vedi sistema di
sussistenza e servizi sociali). Per annullare tali
privilegi, l'idea e' scatenare "un caos gestito" che
sarebbe "utile non solo per screditare i politici,
ma l'istituzione della statualita' come tale", che
la plutocrazia considera il suo nemico principale.
FRANCIA E GERMANIA
MANDANO A FARE IN CULO TREMORTI CON I SUOI EUROBOND.
I PREMIER DI FRANCIA E GERMANIA HANNO INTENZIONE DI
OCCUPARE ECONOMICAMENTE LA PENISOLA DETTANDOLE LE
REGOLE:
niente eurobond ma ministro
dell'Economia unico. Per l'Italonia,finchè ci sono
fondi per comprare la sua carta da culo bene,poi
viva Gesù!!
EVASORI OVUNQUE
| Il timore di nuove tasse ha spinto molti italiani
a cercare rifugio (illegalmente) nelle banche
svizzere. Cassette e conti cifrati: i soliti noti
fanno la fila a Lugano. Mentre la Germania vara uno
scudo che fa pagare all'evasore il 34%, diversi
connazionali scudati da Tremonti al 5% hanno già
riportato i capitali in territorio elvetico.
I
sacrifici li chiedono a tutti, ma non ai
concessionari
pubblici-come
BENETTON-ALTASIA,CHE SI FOTTE I PEDAGGI AUTOSTRADALI
COL PROJECT FINANCIAL ALL'ITALIOTA,oppure come
VEOLIA-RENZI L'EBETINO,CHE FOTTE LE BOLLETTE
DELL'ACQUA DELL'INTERA TOSCANA,oppure come
MEDIASET-DALEMA detto IL COGLIONE, che lucrano sui
beni dei cittadini, dalle autostrade, all'acqua,
alle frequenze televisive. Su questo punto il
silenzio dei partiti è di tomba. Eppure sono soldi
facili per la manovra. Si toglie la concessione
statale e i quattrini rientrano subito ai legittimi
proprietari: gli italiani. Oppure, si riducono i
margini di profitto della concessione del 50/70%. Se
ci stai, bene, altrimenti la concessione ritorna
allo Stato. Nessun parlamentare, che io sappia, ha
fatto questa proposta. Forse tra partiti e
concessionari c'è del tenero o addirittura il
concessionario si è fatto partito. Concedere beni
dello Stato per ingrassare aziende private era uno
scandalo prima della crisi, ma adesso è
intollerabile.
Una rivolta
proletaria 2.0
I
riots londinesi guardano al
futuro del multiculturalismo, della
cosiddetta “gentrificazione”, dell’Europa al
collasso. Non di scontro “neri vs bianchi” si
tratta, e tantomeno di “minoranze etniche vs
polizia” – anche se il razzismo di Scotland Yard è
ben noto. Si tratta, invece, di una rivolta dal
protagonista unico, dal nome che molti si
vergognano di pronunciare, che è:
“proletariato”. Studenti e anarchici,
tentammo di scriverlo
mesi addietro, hanno forse “scaldato” il terreno.
Ma sono loro, i proletari, ad essere ora
all’arrembaggio della città
Proletari del XXI secolo,
certo. 2.0. Forgiati dalla
cultura del centro commerciale, di
X Factor e di
News of The World.
Per questo dovremmo essergli meno “fratelli”? Non
ci insegnano forse le università a diventare geni
del marketing, a “vendere qualcosa”, a inculcare
in quelli come loro, le masse amorfe, gli ultimi,
il desiderio delle merci? Se, come recita
Vincent Cassell – un tempo attore in quel gioiello
di critica sociale che fu
L’Odio – “il lusso è un diritto”,
perché aspettare di finire master, Phd, carriera,
mutuo, quando puoi arraffare da una
vetrina sfondata?
A Croydon, Tottenham o Hackney non c’è
meno pane e meno lavoro che nel Sud
Italia. Di sussidi campano in molti, forse troppi,
e sicuramente non è il caso di parlare di “banlieu
inglesi”, dato che qui a differenza che in Francia
spesso i poveri convivono fianco a fianco con i
ricchi. Anche nella mia Peckham,
dove pure hanno incendiato un paio di autobus, la
qualità della vita è mediamente superiore alla
periferia campana, nonostante qui in molti
chiamino l’area ‘ghetto’. Il tumulto è scoppiato
perché tutto questo non basta,
non basta il pane, non basta avere un tetto dove
dormire, se la prospettiva è quella d’una vita
grigia passata a invidiare i ricchi,
mentre i ricchi ti addomesticano e ti
perquisiscono.
Bisogna visitarli, certi tuguri di immigrati che
lavorano dodici ore al giorno, per capire che la felicità non può essere soltanto il
nostro piccolo “benessere” – la
mansarda riadattata in studio con vista su
giardino di cui parlano tanti studenti
universitari, entusiasti, che si fermano ai negozi
di cupcakes e
ti raccontano quanto è vivibile quella zona.
Bisogna fare un po’ di spola tra il Nord e il Sud
del Tamigi, per capire con quanto razzismo, e
quanta ignoranza, la Londra di “sopra” tratta
l’altra metà – del genere
hic sunt leones.
Personalmente mi ritengo molto
fortunato, per aver frequentato e per
avere ancora la possibilità di conoscere tante
persone di valore, minoranze attive o “persuase”
che a Londra fanno del bene e non solo per
se stesse, anche se è difficile trovare
professionisti o “cervelli in fuga” preoccupati di
qualcosa di più che della loro carriera, del loro
star bene e – vedi i molti “artistoidi” di Hackney
– della loro immagine. Mi fanno ridere tutti i
simpatici espatriati italioti e stranieri, chiusi
nelle loro case, che invocano proiettili di gomma
e frignano: “Non distruggete Londra!”. Come se la
città fosse solo loro, che ci vivono da un anno, e
non dei riottosi che in molti casi vi sono nati –
british al
cento per cento.
Purtroppo o per fortuna, il rispetto delle leggi,
per certi poveri cristi che vivono consumando
producendo crepando di noia è solo formale,
dettato dalla paura del carcere, e non certo per
un radicamento / idenfiticazione con la
Big Society di
cui blatera Cameron. Che ci piaccia o no,
un saccheggio può essere per molti occasione di riscatto, di
fuoriuscita dall’anonimato, e addirittura un
sollievo, un’euforia, un’urgenza e un desiderio di
vita. “A riot is the language of the
unheard”, disse qualcuno chiamato
Martin L. King. La voce degli inascoltati in
questo caso è brutale e oscena:
facciamocene una ragione.
Dopiché, si tornerà alla normalità:
tutti schiavi come prima. Un raffinato fascismo pubblicitario
che invade ogni spazio, nell’oceano di consumo e
sperpero senza limiti, sotto i giochi pirotecnici
delle Olimpiadi: eccolo il sogno dei governanti.
Mentre le sirene di polizia e le ambulanze
continueranno a squarciare, come un lamento, il
crepuscolo che avvolge la parte di città
dimenticata dai “sempre-vincitori”.
E ora la Ue apre
all'ipotesi degli eurobond.I
dati della relazione tecnica del ministero
dell'Economia raccontano i dettagli della manovra. A
pagare saranno prima di tutto i 19mila statali che
per due anni non potranno incassare il trattamento
di fine rapporto e i contribuenti con reddito
superiore ai 90mila euro. Dalle loro tasche
Berlusconi tirerà fuori 3,8 miliardi di euro...6
miliardi di euro dai tagli al ministero,4 miliardi
di euro dal taglio di tutte le detrazioni...il
senatur ha dedicato insulti al ministro Brunetta: "A
lui ho detto nano veneziano, non rompere i coglioni".
Ma Bossi ha svelato anche i retroscena del consiglio
dei ministri che ha dato il via libera al decreto:
"Abbiamo litigato tutto il giorno. E per poco in Cdm
non passavamo alle vie di fatto".
Negli ultimi due giorni sono almeno 2000 le
persone che hanno percorso i 100km che separano il
nord Africa da Lampedusa. Tre i dispersi, mentre
un barcone con 200 profughi, partiti due giorni fa
dalla Libia, è approdato questa mattina nel molo
di Cala Pisana. Non accenna a riprendersi invece
il mercato turistico. Gli operatori lamentano
forti cali delle presenze e scarso aiuto del
governo ...
LA DIRETTA.
Mercati in netta flessione per la brusca e inattesa
frenata dell'economia di Berlino. La ripresa
rallenta in tutta l'Ue e nell'Eurozona. Attesa per
l'incontro Merkel-Sarkozy, a Piazza Affari è la
Robin tax a far sentire gli effetti del decreto del
governo: a fondo i titoli del settore energia; Fiat
paga i brutti dati della 500 in Usa.
I BTP ITALIOTI
A
270 PERCHE'
LA BCE HA COMPRATO
22 MILIARDI
DI TITOLI FOGNA.
FINO A QUANDO?
SOROS:
O
EUROBBLIGAZIONI O E' LA FINE DELL'EUROPA UNITA
"La Germania e gli altri Paesi con la tripla A
devono, in un modo o nell'altro, creare un sistema
di euro-obbligazioni. In caso contrario l'euro
crollerà", afferma. Il miliardario, che nel 1992 ha
costretto la sterlina britannica ad uscire dallo Sme
ED ALLA LIRA ITALIANA DI SVALUTARSI PESANTEMENTE NON
REGGENDO L'OSCILLAZIONE VALUTARIA A CUI ERA
OBBLIGATA - PROVOCANDO LA FAMOSA MANOVRA AMATO DA
92.000 MILIARDI DI LIRE, punta il dito sulla
Germania per il peggioramento della crisi. "Le
reticenze tedesche (a venire in aiuto dei Paesi in
difficoltà) hanno provocato l'aggravamento della
crisi greca che ha portato a un contagio e che si è
trasformato in crisi esistenziale per l'Europa",
afferma Soros. "Solo la Germania può rovesciare la
dinamica distruttrice europea" sostenendo la
creazione di euro-obbligazioni ed evitando"le
perdite incalcolabili che il crollo dell'euro
avrebbe sul sistema bancario", sottolinea.
UN BUCO UNICO!!!
Considerando
extra LA DELEGA FISCALE NONCHE' L'AUMENTO DEI TICKET
A CUI SI UNISCE IL BLOCCO DEL TURN OVER NELLE P.A.,LA
"MONOVRONA" A LUGLIO RASTRELLAVA 21,2 MILIARDI DI
EURO DI TAGLI LINEARI,EXTRA TASSE E BLOCCO
PENSIONI,IL RESTO DEI 58 MILIARDI FINIVA A BABBO
MORTO. A QUEL
PUNTO I MERCATI CI DAVANO ADDOSSO COME I PAZZI.
IL BUCO UNICO ITALIOTA E' PROSEGUITO
COL RINFORZINO DI AGOSTO CHE IN CORSO D'OPERA
VIENE QUANTIFICATO IN 50 MILIARDI:
LA CANCELLAZIONE
DELLE PROVINCIE AD ESEMPIO VIENE RIMANDATO AD UN
FANTOMATICO CENSIMENTO E PREVIA SCADENZA NATURALE
DEL MANDATO: QUINDI BASTA SCIOGLIERE ANTICIPATAMENTE
IL CONSIGLIO REGIONALE ED IL GIOCO E' FATTO, LA
PROVINCIA RIMANE IN VITA.QUINDI TUTTO SI INCARDINA
SU PENSIONI ALLUNGATE ALLE DONNE,BLOCCO TFR,CONTRIBUTI
DEL 5%. Il cosiddetto contributo di
solidarietà, pagato dai redditi superiori a 90mila
euro, sommato al gettito della lotta
all’evasione (tra sanzioni per chi non emette
scontrini e spostamento da 5mila a 2500 del divieto
di pagamenti in contanti) darebbe
quindi pochi spiccioli. Possibile?
Soprattutto visto che a questi interventi, butta lì
Tremonti come se niente fosse, ci sarà la temuta
(dai leghisti soprattutto) revisione degli studi di
settore. I ministeri devono risparmiare 6 miliardi,
se a fine anno non ci sono riusciti i loro
dipendenti a Natale non vedranno la tredicesima
mensilità. Un’eventualità che per Tremonti è
“estremamente improbabile” ma non certo impossibile.
Come nota la Uil, i lavoratori
rischiano di dover pagare per l’incapacità dei
dirigenti di centrare gli obiettivi.
Altra novità è che arriva subito la stangata sulle
agevolazioni fiscali, che vengono tagliate nel caso
(questo sì improbabile) che il Parlamento approvi
una riforma del fisco nei prossimi tre mesi.
Il
taglio a tutti i bonus, dalle detrazioni per i figli
a carico a quelle per le partite Iva dei giovani,
vale anche per il 2011 e durerà almeno tre anni,
portando nelle casse dello Stato un gettito
aggiuntivo di 4 miliardi circa.Certo, poi ci
sarebbe la crescita: a parte la cancellazione dei
ponti festivi, non c’è moltissimo. Le imprese
brindano al blocco del Sistri, il costoso sistema di
tracciamento dei rifiuti avversato da Confindustria,
ma su liberalizzazioni e privatizzazioni il governo
sembra ancora avere le idee un po’ vaghe. Più
probabile che entro breve usi l’arma segreta,
auspicata anche dalle imprese, per fare ancora un
po’ di cassa: alzare l’Iva.
Indennità dimezzate e 40
deputati in meno
da Roma stangata sulla casta siciliana
Nella manovra Tremonti due
norme rivoluzionano l'Ars: subito 5700 euro al mese
in meno ai deputati e massimo 50 membri dalla
prossima legislatura invece dei 90 attuali.
"Italia:
istanza di fallimento".
Ora stiamo vendendo
l'argenteria, poi bruceremo i mobili di casa. "Di
prassi è chi manda la lettera che decide se comprare
ancora i nostri titoli di Stato o se farci fallire".
Non è così, Tremorti?
Basta scorrere la lista del saccheggio
lineare per comprendere come un governo
indecente stia per superare la soglia dell’infamia.
Si va infatti dalle pensioni di
invalidità,
agli assegni di maternità,
dai sostegni al nucleo familiare,
agli interventi sul mantenimento del salario:
5 MILIARDI DI EURO.Macelleria sociale che punta a
smontare il welfare superstite colpendo
perfino i disabili. Neanche una parola sugli
evasori fiscali: 240 miliardi di
euro l’anno sottratti all’erario.
Per
i lavoratori autonomi e per i
possessori di partite IVA
addio al
regime fiscale dei minimi
dopo i primi 5 anni
d'attività.
Inoltre, saranno tagliati fuori il 90% degli
attuali beneficiari: gli autonomi con
reddito compreso fra i 20mila e i 30mila euro. A
scendere drasticamente, infatti, non sarà solo il
forfait fiscale ma anche la platea di chi potrà
scegliere questa opzione: da 500 a 50mila
contribuenti circa.Per
6,6 miliardi arrivano da maggiori entrate, vale a
dire le famose tasse, metà dei quali dalla stangata
sui dossier titoli
che alla fine annullerà “i rendimenti di un
investimento in titoli di Stato per 30mila euro”.
Sistemati i risparmiatori,
si procede coi tagli: 7,4 miliardi a regioni,
province e comuni. 2,2 MILIARDI DI EURO ARRIVANO DAL
BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI PENSIONISTICHE PER GLI
IMPORTI SUPERIORI A 2300 EURO AL MESE.
Aumento dei ticket
sanitari, blocco del turn over nella PA ed aumento
della quota dei contributi INPS per tutti i
contratti atipici, quelli cioè che non danno diritto
ad un cazzo.
Nella versione di
luglio della manovra,
la ciccia corposa del
pareggio del bilancio VENIVA RINVIATA AL 2013 CON
UNA FUMOSISSIMA DELEGA FISCALE, CHE HA PRODOTTO IL
CROLLO BORSISTICO DEL 2 AGOSTO 2011.
Così ecco il
rinforzino del 12 agosto 2011 così deformato:
Taglio della
tredicesima ai dipendenti pubblici.
I dipendenti delle Amministrazioni pubbliche che non
rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa
non godranno del pagamento della tredicesima
mensilità.
Tfr ritardato. La bozza di decreto
prevede che il pagamento del trattamento di fine
rapporto dei dipendenti pubblici sia ritardato di
due anni rispetto alla cessazione del rapporto di
lavoro.
Soppressione delle province con meno di
trecentomila abitanti. Potrebbe scattare
dalle prossime elezioni politiche, insieme alla
fusione dei Comuni sotto i mille abitanti e la
riduzione dei componenti dei Consigli regionali.
Secondo il sindaco di Roma Gianni Alemanno,
intervenuto in un dibattito a Cortina d’Ampezzo, nei
piani del governo le Province da tagliare sono 34,
mentre i Comuni con meno di mille abitanti in Italia
sono circa 1.500.
Province da abolire, l’elenco.
L’Ansa ha diffuso l’elenco delle 36 province sotto i
300 mila abitanti, che pertanto dovrebbero
scomparire. Tra parentesi, il colore politico
dell’amministrazione. Ascoli Piceno: 214.068
abitanti (Pdl). Asti: 221.687 (Pdl). Belluno:
213.474 (Lega). Benevento: 287.874 (Pd). Biella:
185.768 (Lega). Caltanissetta: 271.729 (Mpa).
Campobasso: 231.086 (Pdl). Carbonia-Iglesias:
129.840 (Pd). Crotone: 174.605 (Pdl). Enna:172.485
(Pdl). Fermo:177.914 (Sel). Gorizia:142.407 (Pd).
Grosseto:228.157 (Pd). Imperia:222.648 (Pdl). Isernia:88.694
(Pdl). La Spezia:223.516 (Pd). Lodi:227.655
(Lega). Massa Carrara: 203.901 (Pd).
Matera:203.726 (Pd). Medio Campidano:102.409 (Pd).
Nuoro:160.677 (Pd). Ogliastra:57.965 (Pd). Olbia
Tempio: 157.859 (Pdl). Oristano: 166.244 (Pdl).
Pistoia: 293.061 (Pd). Prato: 249.775 (Pd).
Rieti: 160.467 (Pd). Rovigo: 247.884 (Pd),
Savona: 287.906 (Pdl). Siena: 272.638 (Pd).
Sondrio: 183.169 (Lega). Terni: 234.665 (Pd).
Trieste: 236.556 (Pd). Verbano-Cusio-Ossola:
163.247 (Pdl). Vercelli: 179.562 (Pdl). Vibo
Valentia: 166.560 (Pd).
Feste spostate il lunedì. Le
festività infrasettimanali “non concordatarie”, cioè
non religiose, verranno spostate al lunedì (e non
alla domenica come inizialmente previsto). La misura
abbatte di fatto i “ponti”, per aumentare le
giornate di lavoro.
Tracciabilità di tutte le transazioni
superiori ai 2.500 euro. La transazione
andrà comunicata all’Agenzia delle entrate per le
operazioni per le quali è prevista l’Iva. E’ inoltre
previsto, secondo le anticipazioni dell’Ansa, l’inasprimento
delle sanzioni, fino alla sospensione dell’attività,
per la mancata emissione di fatture o scontrini
fiscali.
Disincentivi per le pensioni di anzianità.
Previsto l’anticipo al 2012 del requisito di 97 anni
tra età anagrafica e anni di contribuzione.
Innalzamento progressivo dell’età per le
pensioni di vecchiaia delle donne da 60 a 65 anni.
Viene anticipato al 2015 invece che al 2020.
Riduzione dell’abbattimento delle perdite
aziendali. La manovra prevede per le
società una riduzione al 62,5% della possibilità di
abbattimento delle perdite.
Anticipo dell’innalzamento a 65 anni
dell’età pensionabile delle donne. La
misura riguarda il settore privato; il progressivo
innalzamento prenderebbe il via nel 2016.
Aumento al 20% delle imposte sulle rendite
finanziarie. L’aliquota varrebbe per tutti
i titoli tranne gli interessi dei titoli di Stato,
che restano al 12,5%.
Estensione erga omnes dei contratti
aziendali. I contratti potranno derogare a
quelli nazionali e a parte dello Statuto dei
lavoratori. La bozza di manovra contiene una norma
che estende erga omnes gli effetti dell’accordo tra
Confindustria e sindacati sui contratti aziendali.
Aumento della quota Irpef per gli autonomi
per i redditi sopra i 55.000 euro. La
misura dovrebbe essere triennale. Al momento non
sono stati diffusi ulteriori dettagli.
Anticipo di un anno le riduzioni del fondo
Fas. Si tratta del Fondo governativo per le
aree sottoutilizzate, i cui tagli entreranno in
vigore prima del previsto.
Taglio alle energie rinnovabili.
L’articolo 7 del decreto legge sulla manovra sarebbe
stato stralciato. Prevedeva il taglio del 30% agli
incentivi alle fonti rinnovabili e la suddivisione
in tre macrozone per la fissazione del prezzo
dell’elettricità. Contro la riduzione di fondi a
favore degli impianti solari si era scagliato il
parlamentare siciliano Gianfranco Micciché.
In realtà il taglio
di provincie e comuni avviene solo dopo censimento
ed al termine del mandato amministrativo, ovvero fra
tre anni; l'aumento dell'IRPEF è stato già bloccato.
12
AGOSTO 2011
Il
palliativo della BCE che acquista tonnellate di
carta straccia italiota e della FED che fossilizza i
tassi fino al 2013, NON BASTA PIU':
In
un suo editoriale pubblicato sull'Irish Independent,
il giornalista di business e finanza Emmet Oliver
afferma che gli ultimi eventi potrebbero
scatenare una "pressione irresistibile" sui leader
europei, affinché alla fine scelgano la soluzione
degli eurobond. D'altronde, "gli acquisti di titoli
di stato italiani e spagnoli, che la Bce sta
effettuando, possono garantire solo un sollievo
temporaneo. La soluzione, nel lungo termine, rimane
il meccanismo dell'eurobond:
in questo modo, l'Europa potrebbe finanziarsi
collettivamente, attraverso l'emissione di una
categoria unica di titoli di stato, che
diventerebbero anche una vera alternativa ai
Treasury americani".
Tuttavia,
continua Oliver, "c'è l'opposizione, che possiamo
descrivere a ragione come un veto, della Germania".
E qui è la stessa rivista tedesca
Der Spiegel che
chiama la Merkel a rapporto: o l'Eurozona sarà
trasformata in un'unione fiscale, che emetterà gli
eurobond, o i paesi più indebitati dovranno essere
cacciati dall'euro,
con conseguenze imprevedibili per quelli che
rimarranno.
Der Spiegel ammette poi che l'ipotesi dell'eurobond
"rimane un tabù nei corridoi del governo tedesco". E
la ragione è semplice: "gli eurobond avrebbero un
tasso di interesse più alto dei Bund tedeschi
attuali, visto che l'Europa nel suo complesso non ha
lo stesso merito creditizio della Germania;
questo significa che, "anche se i rendimenti degli
Eurobond fossero superiori a quelli tedeschi di un
solo punto percentuale, il costo aggiuntivo da
sostenere per la Germania sarebbe di €20 miliardi
l'anno, nel medio termine".
EURO 1 ED EURO 2
SVALUTATO DEL 35%
E’ almeno dalla metà
di giugno che Francia e Germania, i veri leader
dell’Unione Europea, stanno esaminando l’ipotesi di
spaccare l’Eurozona in due metà. La prima, una
"Super euro" zona , come l’ha chiamata un
funzionario europeo, in una intervista al Daily
Telegraph, includerebbe i paesi dai conti
pubblici più solidi, come Francia, Germania, Olanda,
Austria e Finlandia. I ben noti Piigs -l’acronimo
inventato per indicare Portogallo, Irlanda, Italia,
Grecia e Spagna - andrebbero a finire invece in
un’area di serie B.
"La filosofia alla base di questo piano, denominato
piano B, è che i paesi più forti dell’area euro
prenderebbero le distanze da quelli che non possono
essere in grado di salvare – ha detto il funzionario
– Si tratterebbe comunque di un atto disperato, in
quanto questa soluzione non sarebbe considerata tra
quelle ideali ma come il minore dei mali".
Cosa accadrebbe, però, in questo scenario? Di
fatto, l’euro, così come lo conosciamo, verrebbe
"sdoppiato". Alla moneta unica andrebbe ad
affiancarsi una nuova valuta: a quel punto, l’euro
"vecchio" , o Euro 2, continuerebbe a essere
utilizzato dai Piigs, mentre i paesi virtuosi
utilizzerebbero un euro "nuovo", l’Euro 1. Per
riflettere i fondamentali dei paesi, l’euro vecchio
potrebbe poi essere fortemente svalutato, rispetto
alla nuova moneta emessa, del 35% circa, stando
alle previsioni di Warwick McKibbin, funzionario
senior presso Brooking Institution, il think
tank, con sede a Washington.
Il risultato, per fare un esempio, sarebbe che un
tedesco, un francese o un austriaco avrebbero un
potere di acquisto maggiore, rispetto a un italiano,
uno spagnolo o un portoghese. Per lo stesso
prodotto importato dagli Stati Uniti, gli italiani e
gli altri popoli dell'Euro 2, dovrebbero insomma
spendere di più.
L’idea sarebbe caldeggiata non solo dalla
cancelliera tedesca Merkel, che ha perso molti
consensi proprio per le sue dichiarazioni pro-euro e
pro-bailout, ma anche dal presidente francese
Nicholas Sarkozy, che sta diventando sempre più
irritato all'idea che paesi come Spagna e Italia
possano trascinare a fondo la Francia, già nei
giorni scorsi oggetto di speculazione sul rischio
che, dopo gli Usa, sia lei a dover perdere la tripla
A.
La stangata-bis
costerà agli italiani 45 miliardi nel prossimo
biennio. “Manovra per aggiuntivi 20 miliardi per il
2012 e di 25 miliardi nel 2013″, ha detto Silvio
Berlusconi annunciando agli enti locali il
provvedimento in discussione stasera nel Consiglio
dei ministri. Il prossimo biennio, secondo i piani
di luglio, non doveva essere oggetto di tagli
pesanti e i 70 miliardi previsti dovevano
concentrarsi sul 2013-2014. Invece, ora che il
quadro è completo, si scopre che la cifra
complessiva della manovra è di 125 miliardi in 4
anni, e ben 45 miliardi sono previsti dalle misure
contenute nel decreto in approvazione stasera.
Dalla
Francia voci di un possibile problema patrimoniale
di BNP Paribas. Potrebbe avere un'esposizione
alla Grecia superiore a quanto annunciato.
SocGen perde il 7%. L'ondata di vendite che ha
colpito i bancari ha provocato una raffica di
sospensioni tra i big come Intesa, Unicredit e
MPS. Il cambio di direzione al ribasso di Milano si
era verificato in concomitanza con il discorso del
ministro dell'Economia.
Un
tunnel sotto lo Stretto di Bering, per unire
l'Alaska e l'estrema Siberia. Si potrà viaggiare
via terra dagli Stati Uniti alla Russia, e, in
linea teorica, sarà possibile salire in treno a
Londra e scendere a New York, seppur passando per
la via più lunga, quella verso Est: la stessa idea
che aveva Colombo per raggiungere le Indie, anche
se il senso di marcia è opposto.
La notizia arriva dall'edizione in rete del Times,
ma rimbalza dalla Russia, dove secondo il
quotidiano britannico il "progetto ferroviario più
imponente di tutti i tempi" sarebbe rimbalzato
sulla scrivania di strettissimi consiglieri del
presidente Dmitry Medvedev. Il tunnel misurerebbe
circa 110 chilometri, oltre il doppio dell'Eurotunnel
sotto la Manica, e costerebbe, da solo, 8-10
miliardi di euro. Il link intercontinentale
andrebbe a completare lo sviluppo della rete
ferroviaria dell'estremo oriente russo, già in
corso d'opera: un ampliamento che porterà, a
breve, a collegare la Transiberiana alla città di
Yakutsk; un'altra tratta, di quasi 3.800 km, unirà
la stessa Yakutsk allo stretto, entro il 2.030. Il
costo totale del progetto si aggira intorno ai
45-50 miliardi di euro, ma, assicurano i suoi
fautori, la riconversione per via ferroviaria del
traffico merci, che ad oggi si sviluppa
inevitabilmente per mare, ripagherà l'ingente
esborso iniziale.
Il tunnel collegherebbe la località di Uelen, in
Russia, con il Cape Prince of Wales, Alaska. Le
difficoltà tecniche non sono insormontabili: la
profondità dello stretto non supera i 55 metri, le
correnti non sono violente. Tanto che l'idea di
unire Russia e America per via sotterrana risale
addirittura allo zar Nicola II, ed è stata, una
prima volta, fermata dalla Prima Guerra Mondiale.
Ovviamente il secolo trascorso con un nulla di
fatto non depone a favore della semplicità del
progetto, né della sua convenienza. Ma vanno anche
considerate le due guerre e la successiva cortina
alzata dal regime sovietico. E infatti l'idea
venne riproposta già dai primi anni '90, subito
dopo la caduta del comunismo, per affondare ben
presto nella disastrata situazione economica degli
esordi della Nuova Russia. Ora, però, con la
grande crescita del Paese e di tutta l'area del
Pacifico, con la Cina che vola e costruisce
ferrovie a ritmi forsennati, la prospettiva di
creare una linea ferroviaria dalla quale
transiterà il 3 per cento delle merci mondiali
sembra meno pretestuosa che mai. Anche il
problema, planetario, del riscaldamento globale,
in questo caso è un vantaggio: il gelo, e i
conseguenti rischi di chiusure, malfunzionamenti,
riduzioni di traffico, per il futuro tunnel e le
annesse reti ferroviarie, sembrano essere
destinati a ridursi nei decenni a venire.
L'idea, così come viene prospettata ora, apparve
una prima volta in un convegno "Megaprogetti
dell'estremo oriente russo", nel 2007. Ora, però,
il supporto in patria è cresciuto. E magari la
suggestione di un viaggio nelle comunità russe
della costa dell'Alaska, che gli zar "svendettero"
agli Stati Uniti nel 1867, potrebbe fare la
differenza.
GEOPOLITICA
| Presentata la prima portaerei,
'Varyag', comprata dieci anni fa dall'Ucrania.
Sarà attrezzata con radar e con missili
terra-aria. Inizia così a intensificarsi la
presenza nel Pacifico della Cina. Di recente
tensioni su alcune isole contese, ricche di
risorse naturali. La portaerei
cinese e' vista come una sfida alla forte presenza
nel Pacifico della flotta degli Stati Uniti,
alleati di alcuni dei Paesi rivali della Cina. Lan
Ning-li, un ex-ammiraglio della marina taiwanese,
ha dichiarato che la messa a punto della portaerei
permetterà alla Cina di "espandere le proprie
attività nel Pacifico meridionale" e che renderà
Taiwan "vulnerabile ad attacchi nemici". L'isola è
di fatto indipendente dal 1949 ma è rivendicata
dalla Cina come parte del suo territorio.
La Cina ha affermato l'anno scorso, per la prima
volta, che il Pacifico del sud e' un'area dove
sono in gioco gli ''interessi fondamentali'' del
Paese, una terminologia applicata in passato solo
a Taiwan e al Tibet. Nell'area, ricca di risorse
naturali, ci sono tre gruppi di isole contese: le
Diaoyu/Senkaku, rivendicate da Giappone, Cina e
Taiwan; le Spratili, rivendicate da Cina, Taiwan,
Malaysia, Filippine, Vietnam e Brunei; le
Paracelse, rivendicate da Cina, Taiwan e Vietnam.
Nuova Cina ha affermato che dopo il test di oggi,
la portaerei rientrera' nel porto di Dalian dove
saranno completati i lavori di ammodernamento.
Volete sapere dove
vanno a finire i soldi?? Ecco qua:
Terzo valico, dal
governo Berlusconi
un miliardo in regalo ai privati
L'esecutivo si è
ritirato da un contenzioso quasi vinto con le
imprese che nel 1991, senza gara, si aggiudicarono i
lavori del Tav. Ora l'arbitrato potrebbe costare
alle casse pubbliche una cifra a nove zeri
“Un regalo da un
miliardo ai privati. Davvero non capisco: il
governo aveva fatto ricorso alla Corte europea,
sembrava sul punto di vincerlo e, all’improvviso,
lo ha ritirato. Ora è in corso un arbitrato per il
Terzo Valico tra Liguria e Lombardia che
rischia di costare allo Stato una cifra a nove
zeri”. Il senatore Enrico Musso –
eletto nel Pdl, ma passato all’opposizione come
rappresentante del Partito Liberale – ha
presentato un’interrogazione parlamentare.
Oggetto: il comportamento del governo nelle
vicende dell’opera pubblica da 7 miliardi di euro.
Risultato? “Il governo non mi ha risposto. C’è il
rischio che lo Stato debba sborsare una somma
enorme”. Nell’interrogazione il senatore ricorda
che il governo Berlusconi ha fatto sorridere
ripetutamente i privati: prima (nel 2002) ha
ripristinato la norma che consentiva di affidare i
mega appalti del Tav (e del Terzo Valico) senza
gara europea. Poi ha ripristinato gli arbitrati,
infine ha rinunciato a un ricorso quasi vinto.Racconta
Antonio Di Pietro: “Ci sono
imprese che guadagnano di più dai contenziosi con
lo Stato che dall’esecuzione delle opere”. Ma il
sistema Tav, ricostruisce Musso, nel 2001
scricchiola: “Il governo Amato dispone
l’applicazione della normativa comunitaria in
materia di appalti pubblici ai lavori delle tratte
ad alta velocità, nello specifico per i lavori non
ancora iniziati i cui corrispettivi non fossero
stati definiti”. Le imprese rischiano di dover
fare la gara europea. Ma, ricorda
l’interrogazione, il governo Berlusconi corre in
soccorso dei privati: addio gare, si torna alla
concessione.
La battaglia, però, non è chiusa: nel 2007 il
governo Prodi rimette una pezza. Tocca a Di
Pietro, ministro delle Infrastrutture, che oggi
racconta: “Molte imprese facevano carte false per
vincere la gara e poi andare in contenzioso perché
il 95 per cento degli arbitrati si concludono a
favore del privato”. Ecco la proposta Di Pietro:
“L’idea era di eliminare gli arbitrati. In
Consiglio dei ministri fu accolta con favore, ma
in Parlamento ci trovammo di fronte pressioni
fortissime. Risultato: gli arbitrati furono
ammessi soltanto per chi aveva già vinto gli
appalti. Ma si misero limiti al risarcimento…”. La
febbre da arbitrato, per Di Pietro, è alla radice
di due mali: “Lo Stato spende molto di più e
spesso le opere pubbliche restano bloccate durante
il contenzioso”.
Ma la legge del 2007 ha un altro effetto: dispone
che vengano revocate le concessioni rilasciate
dalle Ferrovie dello Stato a Tav nel 1991 per la
tratta Milano-Verona e la sub-tratta Verona-Padova,
ma soprattutto quella del 1992 per il Terzo
Valico.
Tutto risolto? Per niente. Come ricorda
l’interrogazione, nel 2008 arriva il decreto legge
del governo Berlusconi: “Disposizioni urgenti per
lo sviluppo economico la semplificazione, la
competitività, la stabilizzazione della finanza
pubblica e la perequazione tributaria”. In mezzo a
decine di articoli, ricorda Musso, passa la norma
che “dispone la prosecuzione, senza soluzione di
continuità, delle convenzioni siglate da Tav”.
Insomma, torna Berlusconi e la
palla ripassa ai privati.
Non è finita. L’ultimo capitolo, finora inedito,
potrebbe costare caro. Tra le polemiche ha preso
il via un contenzioso fra il governo (all’epoca
Prodi) e i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta
Velocità, Cociv, Iricav Due. Dal Tar del Lazio la
parola passa alla Corte di Giustizia Europea. Nel
2008 l’Avvocato Generale, Verica Trstenjak,
produce il suo parere. Che per i privati non suona
favorevole. Primo, si privilegia il mercato:
“L’interesse della Comunità ad una situazione di
mercato libera da discriminazioni deve essere
preso pienamente in considerazione nella
valutazione degli interessi contrapposti”.
Sembrano poi mettersi limiti ai risarcimenti: “Il
beneficiario può opporsi ad una correzione che gli
sottrae un vantaggio di cui ha goduto fino a
questo momento solo a condizione che sia in buona
fede”. L’avvocato generale prosegue: “Non
convincono argomenti come quello concernente la
tutela del legittimo affidamento invocato dai
consorzi”.
Il parere dell’Avvocato non è vincolante, ma di
solito apre le porte alla decisione della Corte.
Il governo sembra destinato a vincere
(risparmiando miliardi). E qui ecco il terzo
“regalo” del centrodestra ai privati: “Nel 2008 –
conclude Musso – a un passo dalla sentenza, il
governo e i privati rinunciano alla causa. Si
passa all’arbitrato”. Ma perché il governo
Berlusconi ha abbandonato una causa che sembrava
vinta dallo Stato? Quanto costerà l’arbitrato? Il
Fatto Quotidiano ha provato a chiederlo
al viceministro delle Infrastrutture,
Roberto Castelli, che ha comunicato di
“non essere disposto a rispondere sull’argomento”.
MENTRE I NOSTRI PEZZI
DI MERDA CONTINUANO A SPERPERARE ANCHE ALLA LUCE DEL
SOLE BIASCICANDO STRONZATE SU STRONZATE SOLO PERCHE'
LA BCE HA COMPRATO LA LORO MERDA SCADUTA,
a questo punto ci
troviamo nel gruppo di Paesi
a sovranità
limitata,
come ha scritto Mario Monti sul Corriere della Sera,
assieme a Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda,
mentre si rafforza la leadership franco-tedesca,
riconosciuta dalla stessa Bce che nel suo comunicato
fa esplicito riferimento alla dichiarazione
ufficiale dei due governi.
E per ribadire che siamo sotto osservazione, il
comunicato ufficiale chiede una “decisiva e
immediata” applicazione delle misure promesse, di
cui sono noti alcuni aspetti di facciata (la riforma
di due articoli costituzionali, su cui molto ci
sarebbe da obiettare) ma non quelli di sostanza. E
in ogni caso, ai Paesi che ci hanno imposto questo
improvviso aggiustamento interessa il risultato
netto in termini di saldo di bilancio, non certo su
chi cade l’onere, che è invece il punto decisivo dal
punto di vista della giustizia sociale e degli
effetti strutturali sulla crescita dell’economia.
Ma il problema non è solo il prezzo che dovremo
pagare (o, meglio, chi pagherà il conto), ma anche
la stessa efficacia nel lungo periodo degli
interventi della Bce. Innanzitutto perché per
definizione non è possibile contrastare con
interventi di sostegno una tendenza dei prezzi che
trova giustificazione in motivazioni economiche
fondamentali.Il
debito pubblico italiano è circa tre volte quello di
Irlanda, Portogallo e Grecia messi assieme.
La Bce si sta cioè addentrando in un campo di
battaglia del tutto sconosciuto: non a caso alcuni
membri del Consiglio, incluso uno dell’esecutivo,
hanno votato contro e questo fa prevedere che le
fasi successive non saranno affatto una passeggiata,
anche dal punto di vista politico. Inoltre,
occorrerà capire come farà la Bce a “sterilizzare”
gli acquisti, cioè a far rientrare la moneta messa
in circolazione, per evitare tensioni
inflazionistiche.
La lettera
dell'attuale presidente della Banca centrale europea
e di colui che gli succederà dal primo novembre è
stata scritta e recapitata fra giovedì e venerdì.
L'accordo fra le parti era di mantenerla riservata,
ma più ne emergono i dettagli, più è chiaro che c'è
un limite al segreto che si può stendere su un
programma di governo.
Perché nel messaggio che i due banchieri centrali
europei hanno recapitato a Silvio Berlusconi non c'è
solo l'accenno a una direzione di marcia. Era chiaro
da giorni che la Bce era in grado di dettare il
passo all'Italia, se il governo voleva l'aiuto di
Francoforte con interventi sui titoli di Stato. Ma
il livello di dettaglio della lettera deve aver
stupito anche chi l'ha ricevuta: ci sono le misure
da prendere, c'è il calendario secondo cui
andrebbero applicate e non mancano neanche gli
strumenti legislativi che la Bce chiede che il
governi adotti: i più celeri e i più efficaci. E GLI ZOMBI CI
DEVONO STARE E DI BRUTTO: PRONTO UN DECRETO
D'EMERGENZA URGENTISSIMO PER LA TOTALE
PRIVATIZZAZIONE DI FINMECCANICA, ENEL, ENI, POSTE
ITALIA, TAGLIO IMMEDIATO DELLE PENSIONI D'ANZIANITA'.
Dalla P2 alla P3: alcuni quotidiani hanno chiesto
gli atti sull'indagine sui traffici di Calvi. E la
lista dei correntisti a cui era intestato il
tesoro del banchiere. Una documentazione che per
anni è stata nascosta all'Italia
di F. ANGELI e F.
VIVIANO
Un testimone rivela: negli anni '90 maxi
investimento del faccendiere in alcuni villaggi
turistici in Sardegna con la garanzia del premier.
Il teste: soldi mai restituiti
Esistono elementi di prova per definire la P4 come
un’associazione a delinquere. Lo sostiene il
Tribunale del riesame di Napoli, che ha accolto la
richiesta dei pm Henry John Woodcock e Francesco
Curcio. Il riesame smentisce il Gip, che aveva
escluso il reato
Dopo un anno Capaldo chiude le indagini. 100 mila
euro al senatore siciliano, 800 mila euro per il
coordinatore nazionale e il coordinatore regionale
della Toscana Massimo Parisi: sono le mazzette del
Pdl per l'energia eolica in Sardegna,ma non solo:
in ballo la possibilità di corrompere alti
funzionari di organi costituzionali per dirigere
in un certo modo i verdetti sulle leggi ad
personam
Rischiano il processo Cosentino,
Dell'Utri e Verdini. Nella richiesta di fine
indagine dei pm di Roma potrebbero esserci nuovi
nomi
I
POLITICHITALIOTI, A 10 ANNI DALLA SCOMPARSA DI
MIGLIO
“Me ne fotto
delle minchiate di Miglio”, “Arteriosclerotico,
traditore”.
E ancora alla domanda : “Gianfranco
Miglio è l’ideologo della Lega?”. Il
Senatùr rispose: “Ideologo? No, un panchinaro”.
Concludendo con un vero elogio: “Miglio è una
scoreggia nello spazio”.
Ieri invece, La Padania, in occasione del
decennale dalla morte del professore, politologo e
teorico del federalismo, scriveva: “Bossi su
Miglio: dissi ‘ora sono solo’”. Come cambiano
le cose in politica. Ecco allora la doppia paginata
padana che titola: “Uno studioso nel cuore della
gente”. Foto di Bossi che a
Domaso (in provincia di Como) stringe la mano alla
signora Miriam, vedova di Miglio e
al figlio Leo che indossa però una sgargiante
cravatta rossa.
L’omaggio floreale sulla tomba di Miglio (che non
fece mai la tessera della Lega) e a seguire un
estratto delle dichiarazioni encomiastiche. Bossi e
Miglio si conobbero nel 1990 e si lasciarono nel
1994 quando il Carroccio si alleò con
Berlusconi. Da “scoreggia nello spazio”
a “intellettuale con grande propensione alle
riforme”.
Il manager dei vip E DELLE TROIE PREZZOLATE in
manette: danno patrimoniale ai creditori e al fisco.
Secondo il gip ha cercato di portare in Svizzera più
di 8 milioni di euro, TRE MILIONI DEI QUALI RICEVUTI
DAL SUO PADRONE DI ARCORE. L'arresto per evitare
"fughe", inquinamento probatorio e di reiterazione
del reato. Stiamo parlando di un sant'uomo, solo un
anno fa veniva filmano a raccattare troie per il
centro di Milano, la capitale immorale d'Italonia...
6 agosto 2011:
CLAMOROSO, GLI USA
PERDONO
LA TRIPLA A !!!
Crisi/ Borsa saudita chiude a
-5,46%, dopo taglio rating Usa
Per la prima volta
nella storia, gli Usa subiscono un downgrade.
Standard & Poor's abbassa il rating ad AA+ con
outlook negativo legato ai rischi politici.
Rabbia, dunque,
mista a sgomento all’interno dell’amministrazione
Obama che
adesso si trova con il triste primato di essere il
primo governo nella storia statunitense che ha visto
un abbassamento del giudizio di rating sul debito
del Paese (una decisione che puo’ minare ancor piu’
la fiducia degli investitori). “Una sentenza viziata
da un errore da 2mila miliardi di dollari parla da
sè”, ha tagliato corto un portavoce del Tesoro.
Anche questo botta-e-risposta segna una prima volta
nei rapporti con Standard & Poor: non c’era mai dato
che l’amministrazione criticasse apertamente la sua
capacità di comprensione del sistema politico
statunitense. Il Tesoro Usa ha discusso per tutto il
pomeriggio di venerdì con gli uomini di S&P tentando
di convincerli che le prospettive del debito sovrano
siano migliori di quanto appaiano a prima vista, ma
non sono riusciti nell’intento. In sostanza
l’agenzia ritiene che i tagli approvati da
Washington per elevare il tetto del suo debito non
siano stati sufficientemente severi.
Bce compra Btp, Trichet vuole che accada prima
dell'apertura dei mercati...Pre-allarme
e cordone sanitario in Europa, per impedire che la
speculazione affossi il prezzo dei titoli di stato
italiani. La Bce e le banche centrali cominceranno
l'acquisto di obbligazioni in apertura dei mercati
lunedi' mattina. Mistero sulle decisioni del G20,
convocato in emergenza via conference call: governi
e burocrazie decidono senza un filo di trasparenza.Un
governo tecnico? In Italia di fatto c'è già visto
che in questa crisi, invece che dibattere e adottare
con convinzione misure da tempo necessarie, l'attuale esecutivo
ha lasciato che tali scelte venissero imposte da un
"governo tecnico sopranazionale" europeo.
Perdendo
tempo prezioso che avrebbe attenuato l'impatto della
crisi sul Paese, e dando dimostrazione di "scarsa
dignita" proprio mentre occorrerebbe un pò di
"patriottismo economico".
E' Mario Monti, da molti indicato come un possibile
capo di un prossimo governo di salvezza nazionale, a
commentare in un editoriale per il Corriere della
Sera, l'attuale, delicatissima, fase politica ed
economica per l'Italia
"La
sequenza iniziata ai primi di luglio con l'allarme
delle agenzie di rating e proseguita con la manovra,
il dibattito parlamentare, la riunione con le parti
sociali, la reazione negativa dei mercati e infine
la conferenza stampa di venerdì, deve essere stata
pesante per il presidente Berlusconi e per il
ministro Tremonti. Essi sono stati costretti a
modificare posizioni che avevano sostenuto a lungo,
in modo disinvolto l'uno e molto puntiglioso
l'altro, e a prendere decisioni non scaturite dai
loro convincimenti ma dettate dai mercati e
dall'Europa.
Il governo e la
maggioranza - sottolinea Monti - dopo avere
rivendicato la propria autonoma capacità di
risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato
l'ipotesi di un impegno comune con altre forze
politiche per cercare di risollevare un'Italia in
crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi
giorni, nella sostanza, un «governo tecnico».
Le forme sono
salve. I ministri restano in carica. La primazia
della politica è intatta. Ma le decisioni principali
sono state prese da un «governo tecnico
sopranazionale» e, si potrebbe aggiungere, «mercatista»,
con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino,
Londra e New York".
L'Italia E' IMMOBILE, è allarme crescita.
Dall'1 al 5 agosto Piazza
Affari perde il 13%, centinaia di miliardi
evaporati. Trichet obbliga Testa d'Asfalto a
rimandare le ferie!! In pieno marasma psichico
gerontocrate, Testa d'Asfalto
COSTRETTO ad anticipare il pareggio
al 2013(dal 2014) con allegata DISTRUZIONE DELLO
STATUTO DEI LAVORATORI ED INTRODUZIONE DELLA PSEUDO
RIFORMA FISCALE. La Bce ha commissariato
l'Italia !!!
L'ITALONIA
DAL 5 AGOSTO 2011 NON E' PIU' UN PAESE SOVRANO.
Trichet governa a Roma su mandato di Germania e
Francia". Sono le 13 a Wall Street, manca un'ora e
mezza alla conferenza stampa di Silvio Berlusconi in
Italia, e i mercati sanno già tutto. Un "gabinetto
di crisi" sovranazionale ha dato mandato alla Bce
per scrivere l'agenda del governo italiano.
"Anticipo dei tagli al deficit; pareggio di bilancio
nella Costituzione; liberalizzazioni dei mercati":
in tre diktat, è l'anticipazione che la Borsa
americana apprende molto prima dei cittadini
italiani.
La fonte che firma lo scoop è l'agenzia Dow Jones,
le gole profonde stanno al Tesoro di Washington e
alla Federal Reserve, e subito gli indici di Borsa
recuperano.
Barack Obama a tarda sera di venerdì si mette al
telefono con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che
"ringrazia per la loro leadership". A mezzanotte ora
italiana non c'erano invece conferme di telefonate
con Berlusconi. Il segretario al Tesoro Tim Geithner
è al lavoro dietro le quinte fin da giovedì sera. È
costretto a un intervento eccezionale sui governi
europei dopo il tracollo di 513 punti del New York
Stock Exchange.
I suoi interlocutori privilegiati sono il leader
francese che è anche presidente di turno del G7 e
G20; la cancelliera tedesca; il presidente della Bce.
L'obiettivo è far passare uno schema familiare a
Geithner, che si fece le ossa al Fmi e nella
diplomazia Usa quando i focolai di crisi erano
Thailandia, Argentina, Brasile.
Per spegnerli, arrivavano gli esperti del Fmi con i
diktat del "Washington consensus" nelle loro
valigette. Commissariamento dei governi
inaffidabili, in cambio di aiuti. È la ricetta che
ieri Geithner ha caldeggiato nel corso della
giornata, nelle sue ripetute triangolazioni con
Berlino, Parigi, Francoforte. A Berlusconi le
condizioni sono state anticipate a metà pomeriggio
dal presidente Ue Herman Van Rompuy e dal
commissario all'Economia Olli Rehn: "l'Italia deve
accelerare il suo risanamento", prendere o lasciare.
Lo
S&P500 ai minimi degli ultimi nove mesi, cancellati
tutti i guadagni del 2011 (-12% dal top di aprile).
Gli investitori smobilizzano azioni per le paure
sullo stallo dell'economia Usa e i rischi di
contagio in Europa che mettono a repentaglio paesi
troppo grandi per fallire, come Spagna e Italia.
La depressione e' tale che il Treasury rende come
negli anni Cinquanta, quando alla Casa Bianca c'era
Dwight D. Eisenhower. Nuova recessione
in arrivo? Petrolio: -8,6%. Commodities: persi tutti
i rialzi del 2011. Euro: -1,5% a 1.41
CROLLA PIAZZA AFFARI -5%,il discorso di commiato della
salma incerata ottiene l'effetto desiderato
Di soluzioni
"leggere" NON NE ESISTONO, ECCEZION FATTE PER LE
STRONZATE MERDOSE CHE IL SIGNOR "CI PENSA LUI"
ANDRA' SMERDANDO IL 3 AGOSTO NEL PAPPAMENTO
ITALIOTA, prima del calcio d'inizio della
supercoppa italiota, l'unica cosa che gli
interessa in questi giorni. Una volta finita la
sua diarrea bisognerà mettere mano a misure
DRACONIANE CHE COSI' SI RIASSUMONO:
Il default
morbido prevede un prelievo dai
conti correnti (stile Amato), un aumento
generalizzato delle imposte indirette, la
reintroduzione dell'ICI, l'innalzamento dell'età
pensionistica, il blocco di ogni turn over delle
assunzioni nella pubblica amministrazione, aumento
delle tasse locali, dei trasporti, dell'acqua,dell'elettricità
e del gas. Il default morbido è però improbabile
con un debito pubblico maggiore di 1.900 miliardi
e le banche che non valgono un
soldo bucato con in pancia 250 miliardi
di titoli di Stato, 85 miliardi di sofferenze e un
immenso patrimonio immobiliare
che prima o poi andrà svalutato. Per
piazzare sul mercato i nostri titoli Tremorti deve
riconoscere sempre maggiori interessi. Nel 2011 ne
dovremo pagare tra gli 80 e i 90 miliardi. Forse
aumentare gli interessi non basta più. L'asta
pubblica dei titoli di Stato di metà
agosto è stata annullata per il timore che andasse
deserta.
default quasi
morbido. Patrimoniale secca
su beni mobili e immobili, eliminazione delle
Province e accorpamento dei comuni sotto i 5.000
abitanti (misure queste meritorie), innalzamento
della tassazione diretta, a iniziare dall'Irpef,
aumento dei costi della Sanità, raddoppio
tassazione delle rendite sui patrimoni finanziari,
eliminazione agevolazioni fiscali alle regioni e
province autonome, introduzione del "giusto
contributo" del 5% per ogni reddito uguale o
superiore ai 30.000 euro. Ovviamente a queste
misure vanno aggiunte quelle del default morbido:
prelievo dai conti correnti
(stile Amato), un aumento generalizzato delle
imposte indirette, la reintroduzione dell'ICI,
l'innalzamento dell'età pensionistica, il blocco
di ogni turn over delle assunzioni nella pubblica
amministrazione, aumento delle tasse locali, dei
trasporti, dell'acqua,dell'elettricità e del gas.
In Italia ci sono 19 milioni di pensionati
e circa 4 milioni di dipendenti pubblici che,
tutti i 27 del mese, devono ricevere la pensione o
lo stipendio. I disoccupati sono milioni e
centinaia di migliaia le aziende che hanno chiuso.
Meno gettito fiscale a parità di costi, finora
coperto dal debito, dalla vendita di Bot e Btp,
porta al collasso. La coperta dei titoli è
diventata corta.
COLLASSO
Passiamo quindi allo scenario
praticamente in mutande. Blocco del
rimborso dei titoli di Stato a scadenza
per i cittadini italiani, fallimento di alcune
banche, taglio degli stipendi nella Pubblica
Amministrazione e delle pensioni del 20/30%,
blocco temporaneo di accesso ai propri conti
correnti con un prelievo massimo giornaliero di
100/200 euro, sospensione delle carte di credito,
privatizzazioni delle quote Eni,
Enel e di qualunque bene dello Stato che abbia un
mercato. Misure che vanno aggiunte quelle di
default morbido e quasi morbido:Patrimoniale
secca su beni mobili e immobili,
eliminazione delle Province e accorpamento dei
comuni sotto i 5.000 abitanti (misure queste
meritorie), innalzamento della tassazione diretta,
a iniziare dall'Irpef, aumento dei costi della
Sanità, raddoppio tassazione delle rendite sui
patrimoni finanziari, eliminazione agevolazioni
fiscali alle regioni e province autonome,
introduzione del "giusto contributo" del
5% per ogni reddito uguale o superiore ai 30.000
euro. Prelievo dai conti correnti
(stile Amato), un aumento generalizzato delle
imposte indirette, la reintroduzione dell'ICI,
l'innalzamento dell'età pensionistica, il blocco
di ogni turn over delle assunzioni nella pubblica
amministrazione, aumento delle tasse locali, dei
trasporti, dell'acqua,dell'elettricità e del gas.In
ogni caso ci sarà un periodo di recessione e di
crollo dei consumi, aumenterà la disoccupazione e
le spinte secessionistiche, a Sud come a Nord.
Obama getta la spugna: USA in
bancarotta? NO, basta spostare l'asticella e l'arte
dello stampare moneta prosegue nel suo corso...Obama
ha ceduto. Il tetto del
debito pubblico
degli Stati Uniti fissato per legge sarà alzato di
2.400 miliardi di dollari per evitare il default.
GUERRA CIVILE A PARMA: LA GIUNTA
PRESA A MONETINE IN FACCIA..A
Parma i cittadini hanno chiesto le dimissioni della giunta
comunale dopo 11 arresti per tangenti sul verde
pubblico, tra questi il comandante della Polizia
municipale e due dirigenti comunali. I cittadini
sono stati ricevuti dalla Polizia in assetto
antisommossa.
"Pochi ne parlano, ma anche a Parma c'è una piccola
Val di Susa. con tanto di scontri e feriti davanti
al Comune. Solidarietà per quest'ultimi, guarite
presto, altrimenti come continuare a litigare ( a
parole per quello che mi riguarda ). Forza! che poi
continueremo come nei films di Don Camillo e Peppone!!
Uheee!! Ragassii!! ma siamo pazziii!!?? questi qui
hanno indossato la maschera ed il numero davanti al
petto della Banda Bassotti ed hanno lanciato sacchi
neri del pattume con sopra il simbolo dell' Eurooo!!
oHH!! Ragassii!! Hanno sfondato il portone del
Comune questi qui! Ohhhh!! Ragassiii!!! Dev' na'
mosa B
Sarebbe partita nella notte l'offensiva delle
forze contrarie al regime. Impegnati 10mila
uomini. La radio dei ribelli: "Preso l'aeroporto,
ora verso il centro". Altri scontri al confine con
la Tunisia: coinvolto l'esercito di Tunisi. Un
ragazzo nordirlandese, di padre libico, dà la
caccia ai tiratori scelti del rais
Gheddafi molla e forse si
rifugia da Chavez (o in Tunisia). Maxi complotto?
DI SICURO NON CI SARA',FINALMENTE,LA PAGLIACCIATA DI
FINE AGOSTO ORGANIZZATA COL SUO AMICONE PEDERASTA DI
ARCORE. DAL 2009 L'ITALONIA ERA COSTRETTA,TRA IL
DIVERTIMENTO DEGLI ITALIOTI CHE RIDEVANO COME DELLE
SCIMMIE PSICOPATICHE,AD OSPITARE IL QUARANTENNALE
DITTATORE CHE FACEVA SFOGGIO DELLE PIU' MERDOSE
STRONZATE MAMELUCCHE, TRA TENDOPOLI A VILLA
BORGHESE,E BATTERIE DI RAGAZZE SU TACCHI A SPILLO
CHE ANDAVANO A SCUOLA DI CORANO PER 100 EURO.
RUMOR
| Secondo fonti anonime il leader libico pronto a
lasciare la Libia, andrebbe in Venezuela. O in
alternativa a Tunisi.
Intanto Chavez, che
e' disposto ad accogliere l'amico, ha deciso di
ritirare dalle nazioni occidentali l'oro
depositato all'estero: valore $29 miliardi.
La coppia ha in mente di far cassa per compiere
azioni di forza anti-Occidente (e l'Italia sarebbe
uno degli obiettivi prioritari) e vendicarsi dello
scandaloso intervento Nato in Libia?
A DUE ANNI
DALL'OPERAZIONE PIOMBO FUSO,ISRAELE TEMPESTA DI BOMBE
GAZA COME RAPPRESAGLIA
Secondo fonti palestinesi un adolescente è
rimasto ucciso nella rappresaglia scatenata da
Tel Aviv per
gli attentati in cui
sono morti
otto israeliani e sette terroristi. I missili
sparati da Hamas hanno provocato diversi
feriti nel villaggio di Ashdod
Due
bombe nella città di Kut, a circa 160 km a
sud-est di BaghdadI: i corpi già recuperati sono
33, ma ci sarebbero una cinquantina di feriti.
Poi kamikaze in azione a Tikrit e Diyala
La vittima aveva 26 anni, ucciso da un colpo
di pistola nella terza notte di scontri. Il
premier: "Pura criminalità". 16mila poliziotti
schierati questa notte. L'inchiesta: "Duggan non
sparò agli agenti"
Dopo la rivolta di sabato a Tottenham, ancora
paura per le strade della capitale. Nuove
violenze si sono registrate domenica sera
nella vicina zona di Enfield. Nella notte
gruppi di giovani incappucciati hanno
attaccato diversi negozi a Brixton. Oggi gli
scontri si sono spostati nel quartiere di
Hackney.Dalla capitale la guerriglia si
estende a Birmingham, Liverpool, Manchester e
Bristol. La protesta per l'uccisione di un
giovane nero
da parte della polizia. In tre giorni 35
agenti feriti, oltre 450 fermati e 69
incriminazioni. Cameron è rientrato dalle
vacanze. Scotland Yard sotto accusa
Ancora violenze nella capitale dopo la
rivolta di
Tottenham.
La protesta per l'uccisione di un giovane nero
che cercava di sfuggire a un arresto. Violenti
scontri con la polizia: in due giorni 35
agenti feriti FOTO
/ VIDEO 1
-
2
Giovane nero ucciso dalla polizia
Notte di guerriglia a Londra,6 agosto 2011
Centinaia di persone in strada per protestare
contro l'uccisione di un 29enne di Tottenham
mentre era in fuga dall'arresto. Otto agenti
feriti, auto della polizia e un autobus in
fiamme, assalto a banche e negozi
LONDRA - Tre auto della
polizia e un autobus delle linee urbane sono
stati dati alle fiamme ieri sera nel quartiere
londinese di Tottenham nel corso di una
manifestazione tenuta davanti a un commissariato
per protestare contro l'uccisione di un uomo di
29 anni che stava tentando di sfuggire
all'arresto. Otto poliziotti sono stati portati
in ospedale, uno con ferite alla testa. La
rivolta ha coinvolto anche edifici del quartiere
come banche, negozi e un supermercato.
Secondo la BBC e SkyNews, al grido di
"giustizia, giustizia" centinaia di persone si
sono radunate davanti alla stazione di polizia
del quartiere di Tottenham, dove giovedi scorso
il 29/enne Mark Duggan, a quanto sembra un
pregiudicato, è stato raggiunto da un proiettile
nel corso di un'operazione di una squadra
speciale anti-crimine della Metropolitan Police.
GUARDA IL VIDEO
1
L'uomo, un cittadino britannico di colore,
secondo le prime ricostruzioni doveva essere
arrestato e aveva preso un taxi nel tentativo di
sfuggire alla cattura. L'auto è stata
intercettata e ne è nato un conflitto a fuoco.
Secondo la polizia, un proiettile era stato
infatti trovato nella radio della vettura dove
si trovava l'agente che ha esploso il colpo
letale.
La protesta di ieri sera è stata organizzata dai
familiari della vittima. Mark Duggan era padre
di quattro figli e viveva nel quartiere. Una
vicina che lo conosceva ha detto ai giornali
britannici che la sua fedina penale poteva
essere non immacolata ma che era un non violento
che non avrebbe fatto male a una mosca.
Gli incidenti più gravi sono scoppiati nel
capoluogo pugliese, con 60 feriti, tra le forze
dell'ordine, e 30 fermi. Nel pomeriggio si
infiamma Isola di Capo Rizzuto. Gli ospiti dei
centri protestano contro i ritardi nelle pratiche
per il riconoscimento dell'asilo politico (Guarda
il video)
Migranti,
"Recuperati 150 cadaveri",in
20 anni sono scomparse in mare oltre 17.000 persone,
poi ci pensa Angelina Jolie a risolvere i problemi
delle trasmigrazioni di massa...magari con un bel
film sulla sua figa !!La
Guardia costiera tunisina, responsabile delle
operazioni di soccorso in mare, dice di non aver
ripescato i corpi dei quasi 800 migranti dati per
dispersi dopo un naufragio, contrariamente a quanto
affermato in precedenza da fonti diverse. "Abbiamo
per il momento solo due corpi”, ha confermato il
colonnello Tahar Landoulsi
Secondo le Nazioni
Unite la carestia si prolungherà almeno fino al
prossimo dicembre. Su undici milioni di persone
esposte al rischio di denutrizione in Africa
orientale, 3,7 milioni sono in Somalia.
Nonostante l’inizio del ponte aereo per gli
aiuti umanitari, un vertice straordinario del
G20 e un summit della Fao, la situazione in
Somalia continua a precipitare. Secondo
funzionari del governo statunitense, negli
ultimi tre mesi almeno 29 mila bambini sono
morti a causa della malnutrizione. Una crisi che
scorre sotto traccia rispetto al default
economico che da giorni tiene sotto pressione
l’Italia e l’Europa. L’Unità di analisi per la
sicurezza alimentare presso le Nazioni Unite (Fsnau)
ha detto ieri che nelle prossime quattro-sei
settimane la carestia si estenderà a tutte le
regioni della parte meridionale del paese.
Kamikaze in azione
contro l'istituto di cultura britannico
nell'anniversario dell'indipendenza
dell'Afghanistan dal Regno Unito. Le vittime
sono in maggioranza poliziotti e guardie
private
Il Chinook è stato colpito da un razzo sparato
dagli insorti nella provincia di Wardak. Morti
tutti i militari, 31 sono americani: per la
coalizione è il più alto numero di perdite in
un singolo episodio
I ribelli conquistano Zawiah, centro
strategico a est della capitale (video).
Attacchi anche contro Garyan e Tawargha. Nuovo
messaggio audio del Colonnello: "Preparatevi
alla battaglia contro i traditori e i
colonizzatori". Ma il ministro dell'Interno si
trasferisce in Egitto "per turismo"
MISSILE LIBICO
CONTRO FREGATA ITALIANA, NAVE NATO IGNORA SOS DI
IMBARCAZIONE DI CIVILI ALLA DERIVA
Il ministro degli Esteri domanda un'indagine
formale in merito al barcone fermo due giorni
a 90 miglia da Lampedusa. I superstiti: "Corpi
gettati in mare, la nave militare
ci ha ignorati"
Terza giornata di scontri nella città che ieri
è stata cannoneggiata da unità della marina.
Si combatte anche a Homs: "L'esercito procede
a perquisizioni e arresti
Il presidente gela la Turchia, che aveva
chiesto la fine della repressione. La
denuncia degli oppositori sull'ex ministro
rimosso perché si era opposto all'uso dei
carrarmati. La repressione continua: uccisi
altri 22 civili
"Diversi corpi
abbandonati nelle strade"Gli
USA ad un passo dal default non possono aprire
un altro fronte di guerra...SI FANNO AVANTI
GLI INGLESI CON CAUTELA PERO'...DOPOTUTTO LA
SIRIA PRODUCE SOLO 200.000 BARILI DI PETROLIO
AL GIORNO...
Si fa più intensa la repressione dell'esercito
di Damasco contro i manifestati anti Assad. E'
di almeno 24 il numero provvisorio delle
persone uccise nella città siriana di Hama,
attaccata all'alba da tank che avanzano da
quattro direzioni sparando con i cannoni e con
le mitragliatrici. Tagliate acqua ed
elettricità verso i principali quartieri della
città. Cecchini sparano dai tetti sulla
popolazione
In manette la ex premier ucraina,
protagonista della "rivoluzione arancione"
del 2004. Il tribunale distrettuale ha
accolto la richiesta della Procura. Accolta
da lei con il grido "Vergogna". Julia Timoshenko
è stata arrestata per oltraggio alla
corte
durante il processo per abuso di potere in
merito al rinnovo, nel 2009, di un contratto
di fornitura di gas dalla Russia a
condizioni sfavorevoli. Il processo si è
tenuto in Ucraina. I magistrati parlavano
però in russo. La Timoshenko ha chiesto il
traduttore visto che l'Ucraina è ancora (?)
un Paese indipendente e non si è alzata di
fronte alla corte perché equivaleva a "mettersi
in ginocchio di fronte alla mafia".
Prima di lasciare il tribunale ha passato un
biglietto a un amico con scritto che non ha
alcuna intenzione di suicidarsi. Questa
vicenda non solo sembra sospetta, per usare
un eufemismo, ma il tramonto della
democrazia in Ucraina. Julia Timoshenko è in
carcere per un reato risibile. I tribunali
ucraini parlino ucraino, altrimenti i
processi si tengano a Mosca, come ai tempi
delle purghe staliniane. Timoschenko libera!
Mercati in affanno fin dall'apertura
per i timori di un declassamento della
Spagna e per lo stallo a Washington
sull'innalzamento del debito. Poi i dati
sulla crescita americana deprimono
ulteriormente gli investitori. Milano
perde più del 2%
Mentre la MUMMIA del Quirinale arzigogola sui
ministeri farsa di Monza e si complimenta per
l'approvazione di una finanziaria che NON SERVIRA'
AD UN CAZZO,il suo pari età piazza la
legge sul PROCESSO ETERNO per mandare al macero la
pederastia del caso Ruby...ma anche i processi Mediatrade,Mediaset,
Mills,AgCom,Unipol e chissà cos'altro ancora....eppoi
ci sono le merdate dei suoi alleati:
Penati,Tedesco,
Cosentino,Brancher,
Scajola,Geronzi,Tanzi,
Cragnotti,Ciarrapico,
Milanese,Papa,il fratello....in realtà la legge è
una fogna da riscrivere. Che cos'è il processo
eterno??
Pongono la
(48esima) fiducia a sorpresa, temendo di non
riuscire a portarsi a casa prima della chiusura
del Senato, l’ultima legge a favore del Cavaliere,
il processo lungo. Ma nella fretta spasmodica di
mettersi in tasca il risultato, sbagliano
clamorosamente a riscrivere l’emendamento cuore
dell’articolato (Mugnai) commettendo marchiani
errori di diritto che costringeranno poi la
maggioranza, una volta alla Camera, a rimetterci
le mani. E, a ricominciare tutto daccapo.
nel frattempo,28 luglio 2011. L'elastico degli interessi tra i
titoli italiani e quelli tedeschi si sta tendendo.
Dobbiamo riconoscere circa il
3% in più
dei bund per rimanere sul mercato. Interessi
pagati dal Tesoro con finanziarie da lacrime e
tremorti. Il 4% potrebbe essere il punto di non
ritorno verso la deriva. Nel 2011 la
Deutsche Bank
ha ridotto il portafoglio dei nostri da 8 miliardi
a 997 milioni. La manovra da quasi 90 miliardi di
euro, che ha però lasciato partiti e parlamentari
immuni, non è bastata. Impossibile proporne
un'altra senza che cada il governo, come è già
successo in Grecia e in Portogallo. Napolitano
aspetta e spera, ma non c'è più niente da sperare.
Qui si tratta di salvare il salvabile, non di
andare incontro a un nuovo 8 settembre. Sciolga il
governo e nomini un uomo di garanzia istituzionale
che prenda ogni misura possibile per evitare che
la casa vada a fuoco.
L'Ue boccia
Mediaset
Recuperare soldi per
decoder tv digitale,DIVERTENTISSIMA
IPOTESI TRACCIATA DALL'UE PER IL RECUPERO DEI
CREDITI ILLECITI INTASCATI DA MEDIASET NEL 2005.
MA CI SONO O CI FANNO A STRASBURGO?? SE IL
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIOTA E' IL PADRONE DI
MEDIASET, MA COME CAZZO FANNO A PENSARE CHE UN
CORRUTTORE CHE HA APPENA VERSATO PIU' DI MEZZO
MILIARDO DI EURO DI DANNO PER UN FURTO DI VENT'ANNI
FA, POSSA AVVIARE UNA PROCEDURA PER LA
RESTITUZIONE DI CIO' CHE SI E' INTASCATO
ILLECITAMENTE??
Doccia fredda per le reti del
Biscione che si sono viste respingere il ricorso
dalla Corte di Giustizia di Strasburgo. Ora
l'azienda di Cologno monzese dovrà restituire gli
"aiuti di Stato" stanziati dal governo per
l'acquisto dei decoder per guardare il digitale
terrestre. La Corte di
giustizia Ue ha condannato l’Italia al
recupero immediato degli aiuti di stato stanziati
per l’acquisto dei decoder per il
digitale terrestre nel 2004-2005 rimandando al
mittente il ricorso presentato da Mediaset.
Secondo le toghe di Strasburgo, i fondi stanziati
sono “incompatibili con il mercato comunitario” e
soprattutto “contro la libera concorrenza”.
Grazie a quei soldi, molti italiani erano riusciti
a comprare i decoder a un prezzo scontato in media
di 150 euro continuando così a guardare sul
digitale i loro canali preferiti, tra cui anche le
reti del Biscione, dopo lo switch off
della televisione analogica.
Già nel 2007 la Commissione aveva
bocciato l’iniziativa del governo italiano (220
milioni di euro nel 2004-2005) perché costituiva
un “aiuto di Stato” a favore di quelle emittenti
che offrivano anche servizi televisivi a
pagamento, come per esempio Mediaset Premium.
Ai tempi erano state proprio le
televisioni del Cavaliere a fare ricorso
contro la decisione di Bruxelles. La Commissione,
infatti, pur ritenendo il passaggio dalla tv
analogica a quella digitale un “obiettivo di
interesse comune”, aveva rilevato che aiutare solo
gli operatori analogici terrestri, come Mediaset,
“non risultava un provvedimento proporzionato” e
“produceva distorsioni della concorrenza”. In
altre parole ci guadagnava solo Mediaset e per
giunta con i soldi di tutti.
Oggi, dopo il fallimento del ricorso al Tribunale,
l’altra doccia fredda. L’Alta Corte condivide
infatti il ragionamento del Tribunale secondo cui
“l’elemento di selettività basato sulle
caratteristiche tecnologiche, che favorisce la
tecnologia digitale terrestre rispetto a quella
satellitare, ha comportato una distorsione della
concorrenza, ragion per cui la misura di cui
trattasi è incompatibile con il mercato comune”.
Adesso le autorità nazionali dovranno mettere mano
al portafogli e calcolare loro stesse la cifra da
recuperare, visto che “il diritto dell’Unione non
impone alla Commissione di fissare l’importo
esatto dell’aiuto da restituire”. E qui sorge un
altro problema, visto che l’Italia non è
esattamente un campione di velocità nel
recupero fondi. È recentemente successo
con gli aiuti stanziati dall’Italia per le
alluvioni e disastri naturali del 2002 che secondo
l’Ue erano illegittimi e troppo alti. Condannato
al recupero di tali aiuti, il governo nazionale si
è fatta ulteriormente sanzionare dall’Alta Corte
per il ritardo del recupero stesso, accumulando
sanzioni su sanzioni.
“E’ stata bocciata una legge ad aziendam”, dice
David Sassoli, presidente degli
eurodeputati del Pd, che sottolinea come la
decisione riaccenda i riflettori sul “confitto
d’interesse del presidente del Consiglio”.
Piazza Affari maglia nera
d'Europa
perdite intorno al 3%, tonfo dei bancari,ORMAI
E' MACELLERIA ECONOMICO-FINANZIARIA.Italia
sempre nel mirino. I rendimenti del Btp a 10 anni
sono arrivati a balzare al 5,910%, prima di
ripiegare nelle ultime ore. Lo spread BTP/Bund è
salito a 324, vicino ai massimi. Hanno
pesato anche i rumor circa le dimissioni di
Tremonti, poi smentiti. Finmeccanica sospesa
due volte, rientra agli scambi e
crolla -14%.
Spread sopra i 300 punti,
negativi i dati Usa,Quasi per
convincere i politici di Washington, che
perseguono nel loro folle comportamento, raffica
di dichiarazioni preoccupate di colossi finanziari
come BlackRock (VIDEO), Templeton e Pimco
sui rischi ("gigantesche conseguenze") che
il mondo corre se gli Usa perderanno la tripla A,
per il non innalzamento del debito sopra $14,3
trilioni.La minaccia della
finanza ombra
Gli attacchi che
stanno investendo mercati azionari e
obbligazionari italiani hanno un mandante: la
finanza ombra che ha letteralmente stravolto il
sistema economico mondiale e che rischia di
produrre danni incalcolabili. Ogni giorno le
cronache registrano il ruolo della speculazione
nell’andamento altalenante sia dell’indice di
Piazza Affari sia dei prezzi dei titoli
obbligazionari dai quali dipende il famoso spread,
cioè la differenza dell’interesse pagato sui
titoli di Stato decennali italiani rispetto a
quelli della Germania. La volatilità, cioè
l’incredibile altalena che porta le borse a
crescere di due punti percentuali per perderne il
giorno dopo due o tre, trae origine diretta dalle
piattaforme di contrattazione lanciate dalle
grandi banche e operanti nel segmento Over the counter, cioè completamente non regolamentato.
Per capire di che cosa stiamo parlando basta
qualche dato: durante il lunedì nero dell’11
luglio ad esempio, sul Chi-X (mercato parallelo
gestito dalla banca d’affari giapponese Nomura)
per il titolo Intesa SanPaolo sono passati di mano
oltre 80 milioni di pezzi, rispetto ai 300 milioni circa
di piazza Affari (quasi il 30% di quanto scambiato
dal titolo in Borsa Italiana); aggregando anche
altre piattaforme alternative (in gergo chiamate MTF) come Bats e Turquoise, il valore si avvicina
al 50%. Per Unicredit la quota scambiata sui
mercati alternativi è risultata nella giornata di
lunedì prossima al 25% di quanto fatto in Borsa.
In gergo queste piattaforme sono chiamate “dark pools” (pozze scure): si tratta di borse
alternative dove si possono negoziare grandi
quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a
vedere i prezzi intermedi della contrattazione. Si
vede solo il prezzo finale, quando i giochi sono
fatti. E qui la speculazione, soprattutto quella
ribassista, impazza con effetti incontrollabili.
L’associazione che raggruppa gli operatori
specializzati in questo settore (Isda,
International Swaps and Derivatives Association)
si sta battendo contro qualsiasi nuova normativa
che possa frenare il boom di attività su queste
piattaforme che oltre che opache sono il terreno
di caccia dell’high frequency trading,
l’uccelliera dove il cacciatore spara raffiche di
palline utilizzando sistemi informatizzati basati
su astrusi algoritmi con l’obiettivo di comprare e
vendere decine di milioni di pezzi di un titolo
per la durata di un battito di ciglia per
realizzare utili giganteschi.
Il vice presidente del Consiglio regionale
lombardo è accusato anche di corruzione e
finanziamento illecito ai partiti per una
tangente da 4 miliardi di lire. Secondo
quanto risulta a ilfattoquotidiano.it
l'inchiesta nasce dalle dichirazioni di un
noto immobiliarista di Sesto San Giovanni
ANCHE DALEMA NEI GUAI:
DOPO IL CASO DEGLI AFFITTI CALMIERATI NEL CENTRO
DI ROMA NEL 1999, ORA I REATI SI FANNO PIU' GRAVI:
TANGENTI E VOLI GRATIS
Il suo nome
rientra all'interno dello scandalo tangenti ENAC,
l'organo di controllo dei voli di linea, in quota
PD. Il leader Pd - nel timore dello scandalo
- ha pensato bene di fare la prima mossa e mettere
in piazza quei voli. Ma più che degli aerotaxi presi
a sbafo, D’Alema farebbe bene a preoccuparsi delle
dichiarazioni del teste chiave da cui è originata
tutta l’inchiesta su appalti e mazzette rosse dei pm
Giuseppe Cascini e Paolo Ielo. Perché lì non sono in
ballo passaggi in aerotaxi regalati come caramelle.
Ma vere e proprie tangenti. Finite grazie a un
sistema codificato un terzo a un consulente amico di
D’Alema, un terzo alla Fondazione Italiani europei e
un terzo al Partito democratico.
Tutto è partito nel settembre 2010 da un
imprenditore ben noto alle cronache economiche: Pio
Piccini, titolare di quelle Omega srl e Themis srl
nate dal tragico spezzatino di Eutelia, quello che
ha messo per strada e portato ad Annozero centinaia
di incolpevoli lavoratori. Piccini che fra i marosi
di Eutelia navigava come poteva, racconta ai
magistrati di avere trovato all’improvviso la sua
ciambella di salvataggio. Il miracolo avviene "fra
la fine del 2007 e gli inizi del 2008", quando
Piccini viene invitato a un dibattito della
Fondazione italiani europei e conosce Vincenzo
Morichini, assicuratore di fede Pd e grande amico di
D’Alema (insieme a lui e a Roberto De Santis
acquistò la celebre prima barca a vela del leader Pd,
Ikarus).
Morichini rassicura Piccini: non ti preoccupare, ho
molte conoscenze, ti trovo io contatti e soprattutto
i contratti giusti. Siccome ho una società di
consulenza, per ogni contratto acquisito ti chiederò
una percentuale. Fin qui tutto più o meno normale,
anche se il lobbismo fatto a percentuale è cosa
assai diversa e più significativa di quello indagato
dall’inchiesta sulla P4. Con la società di Morichini
viene fatto un contratto di consulenza a prescindere
dai risultati per una cifra modesta: 2.500 euro al
mese. In più viene chiesto uno sforzo economico una
tantum per la Fondazione Italiani europei: 15 mila
euro versati dalla Themis e 15 mila euro versati da
Omega. In tutto 30 mila euro regolarmente fatturati
solo nella speranza di avere contratti e commesse. E
qui che entra in scena la postilla del "metodo
Morichini".
L’amico di D’Alema si dà un gran daffare per
Piccini. Gli fa incontrare manager di società
Finmeccanica per un appalto sui sistemi di
intercettazione da fornire alle procure. Poi gli fa
incontrare i vertici della Regione Umbria per
accreditarlo come fornitore delle Asl. Prima di
firmare contratti e commesse, ecco che arrivano le
regole. Che così Piccini descrive ai pm: "gli
accordi prevedevano il riconoscimento a favore della
Sdb di una percentuale sugli affari conclusi, in
misura del 5,5% del fatturato, da ripartire poi in
misura pro-quota fra la Sdb, la Fondazione Italiani
Europei e il Partito democratico". Nella testa di
chi chiede quel 5,5% si tratta naturalmente di una
intermediazione. Ma se Morichini più o meno poteva
spacciarsi come intermediario, è chiaro ai pm che
questa non possa essere la funzione né della
Fondazione Italiani Europei né tanto meno del Pd.
Quelli non sono intermediari. I soldi - una
percentuale di circa il 2% di ogni contratto o
commessa - che versano alla Fondazione dalemiana e
al Pd per il codice penale sono tangenti.
Si capisce bene che con questo teste - chiave D’Alema
possa essere un po’ preoccupato. I voli? Sì, anche
quelli sono poco commendevoli. Chissà quante persone
c’erano a bordo insieme al leader Pd. Se il valore
di quei passaggi gratis avesse superato i 50 mila
euro nel 2010, ci sarebbe anche violazione della
legge sul finanziamento dei partiti, perché alla
tesoreria della Camera non è stata depositata la
necessaria dichiarazione congiunta. Altrimenti è
solo questione di stile. D’Alema dice che erano voli
di lavoro. Lui lavora per il Copasir, organismo che
non può accettare donazioni di questo genere. Se
invece il lavoro era per il partito, i voli dovevano
essere pagati dal Pd, non dai Paganelli. L’avrebbe
capito assai bene Enrico Berlinguer. Ma non si può
chiedere quell’etica a quel che è rimasto di quel
pci...
il pd del nuclearista diossinato privatista
dell'acqua tangentocrate sempre piu' nella merda. Crozza Bersani troppo impegnato a fare lo scemo in
televisione...
Dopo il duo
super TRANS Marrazzo-Sircana, il tangentocrate
sanitario pugliese Tedesco, fioccano tempeste di
teste di cazzo dello pseudo partito
dell'opposizione del mio cazzo:non c’è bisogno di
“attendere le sentenze”: bastano e avanzano i
fatti fin qui noti. Nel 1998
Bruno Binasco, braccio destro del re
delle autostrade Marcellino Gavio,
viene condannato in Cassazione per aver finanziato
illegalmente il Pds tramite Primo Greganti
(pure lui condannato): tangente di 150 milioni di
lire camuffata da caparra per il finto acquisto di
un immobile dell’ex Pci. In un partito normale,
ammesso e non concesso che si debbano avere
rapporti con un costruttore quand’è incensurato,
dal momento in cui diventa un pregiudicato non
bisognerebbe più sfiorarlo con una canna da pesca.
Invece – perseverare diabolicum – i rapporti fra
gli ex comunisti e il gruppo Gavio continuano
imperterriti. E ai massimi livelli.
Nel 2005 Penati,
appena eletto presidente della Provincia, acquista
da Gavio e Binasco il 15% delle azioni
dell’autostrada Milano-Serravalle, arrivando a
controllarne il 53%. Un acquisto inutile, visto
che il pacchetto di maggioranza era già nelle sue
mani. Ma anche un salasso per i contribuenti e un
regalo al privato: Penati fa spendere alla
Provincia 238 milioni di euro, pagando 8,93 euro
le azioni che un anno e mezzo prima Gavio aveva
pagato 2,9. Così il costruttore realizza una
plusvalenza di 176 milioni. E subito dopo ne
investe 50 per sostenere la scalata dell’Unipol di
Consorte a Bnl, acquistando lo
0,5% della banca.
L’allora sindaco
Gabriele Albertini denuncia lo
scambio,siamo nel 2005
Intercettato dai magistrati, Binasco parla
con Gavio dell’affare già nell’estate del 2004:
“Il problema non è Penati, con lui un accordo lo
si trova. Il vero problema è Albertini”.
A quel punto
interviene Bersani: il 30 giugno 2004 – annota la
polizia giudiziaria – “Bersani dice a Gavio che ha
parlato con Penati… Dice a Gavio di cercarlo per
incontrarsi in modo riservato: ora fermiamo tutto
e vedrà che tra una decina di giorni, quando vi
vedrete, troverete un modo…”. Il 5 luglio Penati
chiama Gavio: “Buongiorno, mi ha dato il suo
numero l’on. Bersani”. Gavio: “Sì, volevo fare due
chiacchiere con lei quando possibile”. Penati:
“Guardi, non so… Beviamo un caffè”. I due
s’incontrano in segreto, come suggeriva Bersani:
non nella sede della Provincia, ma in un hotel
romano. Affare fatto. Per Gavio e Binasco,
naturalmente, che poi si sdebitano con Unipol.
BERSANI
FA RIMA CON BANCA INTESA, PERCHE' I POST COMUNISTI
DEI MIEI COGLIONI, DA ANNI SI AVVOLTOLANO IN
PRESTITI BANCARI A BABBO MORTO:
"Banca Intesa
si muove su Sesto Trattative serrate per nuovi
uffici con 5-6 mila impiegati in un' area ex
Marelli Non c'è ancora l' accordo ufficiale, ma di
certo le trattative vanno avanti spedite e la
firma sull'atto di vendita potrebbe ormai essere
molto vicina." (Corriere
della Sera
26/1/2001). Replicò Penati: "Se si
formalizzerà l'ipotesi d'accordo Banca Intesa sarà
la benvenuta. Le norme del nostro Piano regolatore
consentono l'insediamento di terziario avanzato
sulle aree dismesse". Intesa decise di non
proseguire, ma rimase sempre presente.
Pasini,
l'avventuroso proprietario dell'area Falck che ha
dichiarato di aver versato mazzette destinate a
Penati, a un certo punto vende tutto alla
Risanamento di Zunino, che acquista
l'area grazie a un pool di banche guidato da Banca
Intesa. Risanamento è all'epoca un gruppo in
ascesa, proprietario dell'area
Santa Giulia
a Milano, un mega quartiere residenziale usato per
seppellire ogni tipo di rifiuto cancerogeno e
finito sotto sequestro. Risanamento, ha però
sempre goduto misteriosamente della fiducia delle
banche e grazie a loro evita il fallimento. Le
stesse banche che negano un fido o un credito a
una piccola impresa erano creditrici di una
società con
TRE miliardi di debito.
Quali banche? Unicredit, MPS, Banco Popolare e,
naturalmente, Banca Intesa, ora IntesaSanpaolo.
Penati è nell'occhio del ciclone anche per
l'acquisto del 15% della Milano - Serravalle (per
un valore gonfiato) dall'imprenditore Marcellino
Gavio. Penati, presidente della Provincia
di Milano, chiese e ottenne 250
milioni in prestito,
da chi? Da IntesaSanpaolo che non verificò
evidentemente la congruità dell'investimento.
Secondo l'ex sindaco di Milano, Albertini,
Gavio realizzò un utile netto di 179 milioni.
IntesaSanPaolo è stata anche partner del
disastroso (per le casse dello Stato)
affare
Alitalia,
salvata per essere regalata a Air France, ma anche
di Telecom Italia con le azioni
comprate a 2,2 euro quando chiunque avesse un
minimo di conoscenza del settore e di Telecom le
avrebbe pagate la metà. Infatti, IntesaSanPaolo è
ora costretta a svalutare la sua partecipazione
con il titolo Telecom saldamente sotto l'euro
(oggi a 0,888) con unaperdita di
120 milioni
di euro. La proprietà e i soldi
delle banche non sono delle banche, ma dei
correntisti e dei loro azionisti. Non possono
essere usati "ad minchiam" per lobby o
speculazioni avventurose. Il fiato sul
collo adottato per i Comuni deve essere
replicato anche per le banche che tirano i fili
delle marionette della politica nelle
assemblee degli azionisti e in ogni
occasione possibile.
E nel 2008, secondo l’accusa della Procura di
Monza, Binasco concorda una stecca di 2 milioni di
euro per Penati, camuffata da caparra per un finto
acquisto immobiliare (come ai tempi di Greganti) e
giunta a destinazione nel 2010 (quando Penati è
capo della segretaria di Bersani). Davvero per
Bersani queste sono “storie vecchie”? Davvero non
ha nulla da dichiarare?
VERSO LE
"MERITATE" FERIE: Processo Mills,Mediatrade,Mediaset,RubyGate,
derubricazione ad
abuso d'ufficio per le minacce all'AGCOM per la
chiusura di Anno Zero nel 2010,la troiona Daddario
che ritratta le sue accuse al Premier del 2009, i
soldi che deve alla CIR in sede civile,oltre mezzo
miliardo di euro, per il furto della Mondadori del
1991, il contenzioso sul secondo divorzio, UNA
CINQUANTINA DI PARLAMENTARI DEL SUO STESSO PARTITO
CHE SAREBBERO ARRESTATI SE NON FOSSERO SCUDATI DAL
PARLAMENTO TUTTO, OPPOSIZIONI COMPRESE, ed ora la
corruzione delle fiamme gialle sui controlli
MEDIOLANUM
Poche
righe e una domanda che tradisce una preoccupazione:
"Ma quando arriva la Finanza, che dobbiamo dire?".
E' questa breve e-mail interna, scambiata nel marzo
di quest'anno, tra due funzionari di Mediolanum alla
vigilia di un accertamento fiscale "a sorpresa" (ma
che evidentemente a sorpresa non fu) ad accusare una
"talpa" della Guardia di Finanza dell'ennesima e
politicamente significativa fuga di notizie che,
come già anticipato ieri da "Repubblica", consegna
alla Procura di Milano, dopo Napoli, il secondo
fronte di inchiesta sull'infedeltà di ufficiali
delle fiamme gialle. Il procuratore aggiunto Alfredo
Robledo, che allo stato procede "contro ignoti" per
rivelazione di segreto di ufficio, ha interrogato
ieri i due funzionari di Mediolanum che scambiarono
quella mail e la sua indagine promette di muoversi
con una qualche rapidità. Anche perché, di questa
vicenda, del suo contesto e di alcuni dei suoi
protagonisti esiste già un canovaccio.
E' il marzo scorso, si è detto. E le cose, per
quanto documentano sin qui gli atti delle procure di
Milano e Napoli, vanno così. Il Nucleo di polizia
tributaria di Milano, nel suo piano di "verifiche
fiscali programmate sui grandi contribuenti", decide
di fare visita a sorpresa alla Mediolanum, la
holding di banca e assicurazioni del gruppo
Fininvest (società quotata in borsa con una
capitalizzazione superiore ai 2 miliardi di euro),
di cui è presidente Ennio Doris. Anche perché, nei
conti di quel gruppo, come segnala l'Agenzia delle
entrate, qualcosa non torna (sono 150 i milioni che
sarebbero stati sottratti all'imposizione nel solo
settore bancario tra il 2005 e il 2009). Con un "tax
rate" reale, che si attesta al 18 per cento, grazie
alla domiciliazione fiscale in Irlanda delle
principali società della holding.
In Mediolanum arriva dunque la visita "a sorpresa".
Che di sorprendente, però, ha solo la mail che i
militari del nucleo di Polizia Tributaria trovano
negli uffici del Gruppo. Quelle poche righe sono
inequivocabili. Qualcuno ha avvertito della
verifica. E quel qualcuno non può che indossare
un'uniforme della Guardia di Finanza. E' una notizia
di reato di evidenza solare che il comandante del
Nucleo, il colonnello Vincenzo Tomei (uno degli
ufficiali che Vincenzo Visco tentò di trasferire da
Milano nel 2007, su cui si accese il caso
"Speciale", e intorno al quale la Procura di Milano
fece quadrato difendendone la professionalità e
lealtà), formalizza in una relazione consegnata al
procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco.
Passano due mesi e la scena si sposta a Napoli. Il
18 maggio, Marco Milanese torna a deporre per la
seconda volta di fronte ai pm Woodcock e Curcio. I
due magistrati lo sollecitano chiedendogli se sia al
corrente di altre fughe di notizie su cui vi siano
le impronte digitali del generale Michele Adinolfi,
capo di stato maggiore, già indagato per
favoreggiamento e rivelazione di segreto di ufficio
nel caso Bisignani. Milanese risponde così: "Vi dico
che il generale Emilio Spaziante potrebbe riferirvi
particolari su alcune informazioni che Adinolfi
avrebbe "passato" agli interessati in occasione di
una verifica fatta dalla Guardia di Finanza ad una
importante società". Ventiquattro ore dopo, il 19
maggio, Spaziante conferma la circostanza ai pm. Dà
un nome a quella "importante società". Dice: "E'
possibile che abbia raccontato a Milanese che ci sia
una "voce" diffusa all'interno del nucleo di polizia
tributaria di Milano, secondo cui, durante una
verifica, credo a Mediolanum, i sottufficiali
abbiano trovato un appunto o comunque un documento
da cui sembrerebbe che Mediolanum era stata
preavvertita. Il colonnello Tomei potrà essere più
preciso".
A fine maggio, da Napoli, i due verbali prendono
"per competenza territoriale" la strada di Milano e
arrivano sul tavolo del procuratore Alfredo Robledo.
E qui, in Procura, dove già è stata depositata la
relazione di Tomei, l'incrocio diventa agevole. Le
testimonianze di Milanese e Spaziante raccontano la
stessa storia documentata nella relazione del
colonello Tomei, che Robledo acquisisce. In
un'inchiesta che non ha ancora indagati ma che, non
fosse altro per la suggestione proposta dalla coppia
Milanese-Spaziante, rimette al centro della scena il
generale Adinolfi, i cui legami con il mondo
Fininvest e il suo proprietario, Silvio Berlusconi,
datano i giorni del suo comando a Monza. Anche se,
va aggiunto, oggi, l'intera catena gerarchica della
Finanza in Lombardia è di osservanza Pdl. Dal
comandante regionale Renato Russo, al comandante
interregionale Daniele Caprino.
I prossimi giorni diranno. Per ora, ci sono da
registrare le parole del generale Adinolfi, che
ieri, con una lunga nota inviata a "Repubblica", ha
voluto "difendere la correttezza dell'operato della
Guardia di Finanza". "Colpiscono me - scrive - per
colpire l'Istituzione, strumentalizzando
dichiarazioni rese nei miei confronti". "Io sono
assolutamente sereno - aggiunge - perché il mio
comportamento è stato corretto e le indagini
accerteranno se le accuse sono fondate o se sono
vittima di una calunnia. Ma ribadisco che la Guardia
di Finanza è un'Istituzione sana".
Manovra votata in una
settimana ma borsa sotto assedio
Concorso in bancarotta
fraudolenta e usura aggravata. E’ per questi capi
d’imputazione che la procura di Parma (in aula il Pm
Vincenzo Picciotti, unico componente dell’originario
pool di magistrati che diede inizio all’inchiesta
sul crac Parmalat nel 2003) ha chiesto la condanna a
sette anni di reclusione per Cesare
Geronzi nella requisitoria per il
processo Ciappazzi, nato da una ‘costolà
dell’indagine sullo scandalo da 14 miliardi di euro
del gruppo di Calisto Tanzi. Per
Matteo Arpe, ad di Capitalia, la richiesta è stata
di due anni e sei mesi per concorso in bancarotta
prevedendo le attenuanti generiche, non contemplate
per Geronzi.
Geronzi, che, all’epoca dei fatti, era presidente di
Banca di Roma (poi Capitalia) e che poi è rimasto
per molti anni uno degli uomini più potenti della
finanza nazionale, secondo l’accusa avrebbe
costretto Parmalat ad acquistare dal Gruppo
Ciarrapico l’azienda di acque minerali siciliane
Ciappazzi, ad un prezzo gonfiato (circa 15 milioni
di euro) e con tassi da usura, facendo leva sulle
necessità di liquidità del gruppo turistico
Parmatour facente capo a Tanzi, che era “enormemente
indebitato”.
Sempre secondo l’accusa, Banca di Roma voleva
rientrare della forte esposizione di Ciarrapico. In
cambio c’era un finanziamento per Parmalat. Il pm ha
chiesto anche la condanna a quattro anni di Alberto
Giordano, vicepresidente di Banca di Roma all’epoca
dei fatti, a tre anni di Roberto Monza, direttore
centrale dell’Istituto Banca di Roma, di Riccardo
Tristano, ex componente del cda di Fineco Group
(questi ultimi condividono l’accusa di usura
aggravata con Geronzi) e di Antonio Muto, ex
dirigente Area funzione crediti della stessa banca.
E ancora: due anni e sei mesi per Eugenio Favale,
all’epoca dei fatti dirigente Area grandi clienti di
Banca di Roma e per Luigi Giove, all’epoca
responsabile recupero crediti di Mediocredito
Centrale. Per Arpe, Favale e Muto la Procura ha
chiesto l’assoluzione per l’accusa di distrazione e
per quella di bancarotta riferita alla Cosal,
società del Gruppo Parmalat che acquistò la
Ciappazzi. Chiesta l’assoluzione per Monza e
Tristano per alcune ipotesi di bancarotta e per
Giove per i capi d’imputazione che si riferiscono al
concorso nella bancarotta Parmalat e di Parfin.
Per l’accusa, l’acquisto da parte di Tanzi della
Ciappazzi è il frutto di un lungo lavoro e di
difficili trattative intercorse tra i vertici di
Banca di Roma e quelli di Collecchio. L’accusa ha
cercato di riassumere i punti salienti di queste
trattative passando in rassegna anche la storia del
finanziamento “Bridge” da 50 milioni concesso da
Banca di Roma a Parmalat ma immediatamente girato a
Parmatour.
Lapidario il commento dei legali di Geronzi, Ennio Amodio e
Francesco Vassallo: “Con la chilometrica
lettura di una densa memoria il pm di Parma ha
sorprendentemente collocato Calisto Tanzi
sull’altare delle vittime. E ha affermato che sono,
invece, i vertici della banca finanziatrice di
Parmalat a dover rispondere di bancarotta,
dimenticando, così, che l’ex patron del colosso
alimentare di Collecchio è già stato condannato dal
Tribunale di Parma proprio per questo reato”. Il
collegio difensivo di Matteo Arpe, composto dagli
avvocati Luisa Mazzola e Paolo Veneziani, chiederà
la piena assoluzione del suo assistito.
Siamo in Afghanistan per la
semplice ragione che siamo servi degli americani, ma
la cosa curiosa è che neanche gli americani hanno
più un vero interesse a stare in Afghanistan perché
non si può sostenere che in Afghanistan si sta
combattendo il terrorismo, perché terroristi
internazionali non ci sono in Afghanistan. la stessa
Cia ha calcolato che su 50 mila combattenti solo 359
sono stranieri e sono ceceni, turchi, non quelli che
hanno in testa la Jihad universale.I
nostri governanti sono ancora più realisti del re
perché continuano a sostenere che bisogna rimanere
in Afghanistan, nel momento in cui gli americani
stanno facendo trattative con i talebani per venire
via, solo La Russa e Frattini chiamano questi ancora
terroristi, Pentagono e Cia li chiamo insorti, quali
sono effettivamente. Secondo me ci sono state molte
illusioni su questo pseudo nero, pseudo democratico,
in realtà lui sta seguendo esattamente la politica
di Bush. Infatti ha mandato 30 mila uomini in più in
Afghanistan, solo che non riescono in alcun modo non
dico a vincerla questa guerra, ma neanche a
contenerla, perché i talebani hanno riconquistato
l’80% del territorio, per cui è una presenza che è
del tutto inutile, oltretutto anche loro perdono
degli uomini, ne hanno persi mi pare fino a 1.400 le
vittime americane (QUASI 6000 IN IRAQ, FONTE WIKI),
la stragrande maggioranza della popolazione vuole
una sola cosa, che gli stranieri se ne vadano, lo
vogliono anche le donne, questi 10 anni di guerra,
hanno causato 60 mila morti civili (109.000 MORTI
CIVILI IN IRAQ, FONTE WIKI), di cui la maggioranza
secondo un rapporto ONU del 2009 è stata causata dai
bombardamenti della Nato. Storicamente gli afgani
non hanno mai tollerato gli stranieri, hanno
cacciato gli inglesi nell’800, hanno cacciato i
sovietici 20 anni fa e adesso cacceranno anche
questi!L'invasione americana, in 10 anni ha prodotto
più danni di quella sovietica:
perché i sovietici fecero grandi distruzioni
materiali, gli occidentali hanno fatto grandi
distruzioni materiali ma in più con la pretesa di
introdurre lì la nostra mentalità, la nostra
economia, il nostro modo di vedere il mondo, hanno
distrutto l’economia afgana, la socialità afgana e
in parte hanno distrutto anche la loro moralità.
Ashraf Ghani che è un medico afgano, che ha fatto il
dottorato alla Columbia University, ha insegnato
alla John Hopkins e era il terzo candidato di quelle
elezioni, peraltro false del 2009, quindi non è
assolutamente sospettabile di simpatie talebane, ha
detto: “Nel 2001
eravamo poveri, ma avevamo una nostra moralità,
questo profluvio di dollari ha distrutto la nostra
integrità”, quindi sono danni che vanno oltre
le cose materiali, Kabul all’epoca talebana aveva
1.200.000 abitanti, oggi ne ha 5,5. La
disoccupazione all’epoca talebana era l’8%, adesso
al 40%, in alcune regioni del paese è all’80%,
l’artigianato locale è stato distrutto dall’arrivo
di costoro. Per dire una cosa divertente, i burka
adesso non li fanno più le famiglie afgane, ma i
cinesi, la famiglia afgana faceva un burka in un
giorno, questi ne fanno 30 in un giorno. TUTTAVIA
CIO' CHE INFIACCHISCE PESANTEMENTE GLI AMERICANI E'
IL SENSO DI INTEGRITA' DIMOSTRATO DAI TALEBANI: NON
SI FANNO CORROMPERE. GLI AMERICANI CERCANO IN TUTTI
I MODI DI COMPRARSELI MA NON C'E' NIENTE DA FARE:
"nel 2001 il mullah Omar è in ritirata e si rifugia
da un capo tribale che si chiama Valid, arrivano i
Marines sulla sua testa c’è una taglia di 25 milioni
di dollari, i Marines chiedono la consegna del
latitante, di Omar. Valid fa solo finta di trattare
2 giorni, per consentire al Mullah Omar di
guadagnare terreno sugli inseguitori. Con 25 milioni
di dollari da quelle parti compri tutta
l’Afghanistan e un po’ di Pakistan, però non sono
bastati per corromperlo. E' gente che ha una sola
parola, e quello che dicono lo fanno senza
sbagliare:il
movimento talebano nasce come reazione allo
stato di cose lasciato in mano alla mafia locale
DOPO LA RITIRATA SOVIETICA, attraverso l’iniziativa
letteralmente di 4 ragazzi che hanno combattuto i
sovietici, che in quel momento hanno 26/27 anni,
giovanissimi, uno Omar l’altro si chiama Gaus, un
altro Hassan, un altro Rabbani, i quali decidono che
bisogna reagire, non sanno come fare: capiterà che
proprio nel paese di Omar vengono rapiti due ragazze
da uno di questi boss e le porta nelle basi militari
per poterle stuprare a suo piacimento insieme ai
suoi uomini. Omar con altri 30 "enfant
de pays", armati con 16 vecchi fucili, va sul
posto, libera le ragazze, sconfigge i banditi e fa
impiccare il capo della banda alla cisterna della
piazza del paese. Succederanno un altro paio di
episodi di questo genere e allora la gente che viene
oppressa, vessata da questi prepotenti che sono
diventati in realtà delle bande mafiose, si rivolge
a lui per avere giustizia. La popolazione a
stragrande maggioranza rurale apprezza l'azione di
giustizia di Omar, anche se molto spiccia, ed
apprezza la sharia, il codice penale coranico,perchè
permette una poderosa diminuzione della criminalità
e della mafia. Ecco perchè i Talibani si affermano.
Con i Talibani addirittura, dal 2000, scompare anche
la coltivazione del papavero. Fino a quel momento i
rapporti con gli Usa erano buoni, i Talibani infatti
riconoscevano l'aiuto americano portato nella guerra
contro l'URSS. Tuttavia gli Usa iniziarono ad avere
troppi interessi nell'area, primo tra tutti quello
della realizzazione di un gigantesco GASDOTTO ,che
doveva trasportare METANO,dai giacimenti dell'Asia
Centrale EX SOVIETICA, agli attracchi Pakistani,
colonia statunitense. L'affare era per centinaia di
MILIARDI DI DOLLARI. Tuttavia Omar ad un certo punto
scelse di appoggiare il progetto di una società
argentiva a partecipazione italiana, rivale di
quella americana, la Britas, contro la UNOCAL, per
il semplice motivo che vedeva negli italo-argentini
persone che volevano semplicemente realizzare un
progetto accomodandosi alla pesante ritualità
afgana, mentre vedeva nell'UNOCAL americana l'azione
del Dipartimento di Stato americano che voleva
trasformare anche l'Afghanistan in una colonia. L'11
settembre 2001 fu un pretesto, tra l'altro
forzatissimo perchè non v'era un solo afghano tra i
dirottatori, per invadere l'Afghanistan. Nel giro di
9 anni, gli Usa ora sono nella condizione di uscire
di scena nuovamente perchè l'80% del paese è in mano
ai Talibani. Lo stallo è a Kabul e sui maggiori
centri cittadini perchè Omar non ha armi a
sufficienza per prendere le città. Dall'altra parte
gli americani, ed appresso il regime fantoccio di
Karzai, non ha numeri per riprendere l'iniziativa.
CADE UN ALTRO AMICONE
DEL PEDERASTA:QUATTRO ANNI DI CARCERE A GERONZI
Dopo i 7 anni a Dell'Utri
per Mafia
Nove anni a Sergio Cragnotti e
quattro a Cesare Geronzi per il crack Cirio. Queste
le due principali condanne decise dai giudici della
I Sezione penale di Roma del Tribunale. Condannati
anche il genero e i figli di Cragnotti. In
particolare, al genero Filippo Fucile sono stati
inflitti 4 anni e sei mesi di reclusione. Quattro
anni anche per Andrea Cragnotti, mentre sono stati
condannati a 3 anni di reclusione gli altri due
figli del patron di Cirio Elisabetta e Massimo.
Unicredit, come responsabile civile dovrà pagare 200
milioni di euro insieme agli altri imputati
all’amministrazione straordinaria Cirio. La sentenza
conclude il processo per il dissesto della società
agroalimentare a carico complessivamente di 35
persone (una delle quali, Livio Ferruzzi
è deceduta in questi giorni), e a una società di
revisione. In particolare gli imputati erano sei
componenti della famiglia Cragnotti, con in testa il
‘patron’, 17 tra dirigenti e funzionari del Gruppo
Cirio, e 6 dirigenti della Banca di Roma, tra i
quali Geronzi, all’epoca dei fatti presidente
dell’istituto, e due dirigenti della vecchia Banca
popolare di Lodi.
Bancarotta fraudolenta per le varie ipotesi previste
dal codice e cioè per distrazione, documentale e
preferenziale, nonché truffa oltre ad altri reati
minori le accuse contestate a seconda della
posizione processuale agli imputati dai pubblici
ministeri Rodolfo Sabelli e
Gustavo De Marinis. I pm avevano chiesto 15
anni di reclusione per Sergio Cragnotti, 8 anni
oltre a pene accessorie per Cesare Geronzi, 12 anni
per Fucile, genero di Cragnotti che ha avuto un
ruolo di dirigente nell’azienda, 8 anni per i figli
di Cragnotti Andrea e Elisabetta, 6 anni per la
moglie dell’imprenditore Flora Pizzichemi e l’altro
figlio Massimo. L’inchiesta, cominciata nel 2003, si
concluse a metà del maggio 2005 e ha coinvolto
inizialmente 45 persone. Il dissesto ha danneggiato
13mila persone che avevano sottoscritto bond e
titoli di credito della Cirio.
”Resto tranquillo perché continuo a ritenere di
avere agito correttamente, nell’ambito delle
responsabilità statutarie, esercitando il compito
proprio, naturale del banchiere, senza commettere
alcun illecito. Diversamente, in casi della specie,
la funzione di ogni banchiere resterebbe
paralizzata”. Così Cesare Geronzi commenta con
l’ANSA la sentenza di condanna a quattro anni di
reclusione decisa questa sera nei suoi confronti dal
Tribunale di Roma. “Per questa ragione e per la
fiducia che nutro nella Magistratura – aggiunge –
confido che in sede di appello come è già accaduto
in un’altra circostanza del genere, l’ulteriore,
ponderata riflessione consentirà di fare piena
chiarezza e di riconoscere l’assoluta non
colpevolezza del mio comportamento”.
Per la difesa di Cragnotti, invece, “siamo in
presenza di una pena modesta (9 anni, ndr) rispetto
alle richieste avanzate dai pm della procura (15
anni, ndr)”. E dunque “speriamo in appello di poter
portare avanti le nostre ragioni perché il reato di
bancarotta si può consumare anche in un singolo
episodio”. Questo il commento di Massimo
Krogh, uno dei difensori di Sergio
Cragnotti, che per il crac del gruppo Cirio è stato
condannato dalla prima sezione penale del tribunale
di Roma alla pena più alta rispetto agli altri
imputati.
ANCORA N'DRANGHETA!!
Lombardia sotto la "Provincia" di San Luca, del
"Mandamento" della "Montagna", un anno dopo
Tredici luglio 2010:
trecento presunti affiliati alla ‘ndrangheta
finiscono in carcere. Più della metà vivono e fanno
affari in riva al Naviglio. Quel giorno le prime
agenzie di stampa battono la notizia all’alba. Nel
pomeriggio il quadro è già chiaro: in Lombardia
opera un vero e proprio mandamento della mafia
calabrese. Con un capo e molti luogotenenti. I
giorni che seguono chiariscono lo scenario. “Siamo
almeno 500 cristiani e almeno venti locali”. Un vero
esercito che da anni ha lanciato un’opa mafiosa al
potere economico e politico della regione più ricca
d’Italia.
Un anno dopo la maxi-operazione, quelle 160 persone
sono finite alla sbarra. Centodiciannove hanno
chiesto il rito abbreviato. E per loro, l’8 luglio
scorso, il magistrato della Dda
Alessandra Dolci ha chiesto quasi mille
anni di carcere. Unico escluso, l’ex assessore
provinciale Antonio Oliverio
per il quale l’accusa ha proposta al gup
l’assoluzione.
Il resto della storia sta in 500 faldoni depositati
alla procura di Milano. Migliaia di pagine che
dicono moltissimo. Eppure non tutto ancora è stato
raccontato. Particolari e spigolature stanno tra le
pieghe delle decine d’informative della polizia
giudiziaria. Una di queste inquieta e non poco. A
rivelarla lo stesso magistrato durante la sua
requisitoria. In sostanza ciò che si capisce,
leggendo la trascrizione dell’intervento in aula, è
l’esistenza di una giurisdizione mafiosa che anche
nella ricca Padania in molti casi si sostituisce
allo Stato. Un brutto cortocircuito ben conosciuto
in Calabria o in Sicilia. E che, però, diventa
notizia se si verifica nella regione che più di
altre, negli anni, ha fatto di tutto per negare la
presenza del fenomeno. Ci aveva pensato negli anni
Ottanta l’allora sindaco socialista
Paolo Pillitteri: “La Piovra? – disse –
E’ solo una bella fiction”. Ha replicato poco più di
un anno fa il prefetto Gian Valerio
Lombardi: “A Milano – ha esordito
davanti alla Commissione parlamentare – la mafia non
esiste”.
“Un alone di cattiva fama che circonda i nostri
imputati”. Ecco da dove nasce la giurisdizione delle
cosche. Prima conseguenza: “L’atteggiamento omertoso
dei cittadini”. Di più: l’amicizia o la conoscenza
con certe persone dà tranquillità, rassicura perché
promette una protezione che spesso lo Stato non è in
grado di fornire.
Anche in Lombardia la ‘ndrangheta scambia favori con
favori. Ottenendo accessi privilegiati, ad esempio,
nel mondo bancario troppo spesso blindato al normale
cittadino. Esemplare, in questo senso, la vicenda
che riguarda V.R. funzionario della Hydro Alpe Adria
Bank di Erba che ha stretto rapporti con alcuni boss
locali. Chi? Pasquale Varca
e Francesco Crivaro. Il
contatto privilegiato è Crivaro. “Avevo raccolto
informazioni negative sul suo conto – racconta V. R.
– sia sul piano finanziario che sul piano morale”.
Fino al suo arresto, Crivaro ha gestito, grazie ad
alcuni prestanomi, la discoteca Coconut a Eupilio.
Sarà lui a mettere in contatto il funzionario di
banca con il boss. Motivo: Pasquale Varca ha bisogno
di 10mila euro. Nulla di più semplice: il
funzionario tira fuori il denaro dai suoi conti
personali. “L’ho fatto – dice al pm – per fare un
favore a Crivaro”. Che, ricordiamolo, “è persona di
dubbia moralità”. Di più: “Crivaro – racconta V.R. –
in alcune circostanze ha esternato frasi sul conto
di Varca, lasciando intendere che fosse legato alla
criminalità organizzata”. In realtà Crivaro è
esplicito: “Questo è il capo mafia di Erba”. Chiosa
il pm. “Quindi linee di credito per Crivaro
nonostante non offrisse alcuna garanzia e prestiti a
Varca”. Tutto gratis? Affatto. Perché il funzionario
chiede a Crivaro di riscuotere del denaro da una
certa Laura. “Mi sono rivolto a lui – racconta –
conoscendo le sue prerogative e confidando nelle sue
capacità dialettiche di convincimento”. E cosa
risponde Crivaro? Che del caso se ne occuperà il
capo mafia. A questo punto s’impone la domanda:
perché tanta disponibilità del funzionario di banca
(incensurato e non coinvolto nell’inchiesta) verso
Crivaro? “Nei suoi confronti – risponde V.R. – nutro
un senso di soggezione. L’essergli amico mi dà
tranquillità”. Non solo. Nel momento in cui il
funzionario cambia casa, Crivaro lo rassicura: “A
questa casa non accadrà mai nulla”. Eppure, conclude
il pm, “siamo a Erba e non a Platì”.
E giusto perché siamo nella ricca Brianza, un boss
conclamato come Pasquale Varca, secondo l’accusa,
può permettersi di chiedere a un imprenditore di
cacciare gli autotrasportari locali per fare spazio
a quelli calabresi. L’episodio riguarda i lavori
sulla SS38 della Valtellina. Opera pubblica, la cui
commessa principale va alla Valena Costruzioni srl
di Mauro Ferrario.
Inizialmente i lavori di trasporto vengono appaltati
alla Perego strade che, poco dopo, finirà in mano
alla ‘ndrangheta. “Eppure – dice Ferrario a
La Provincia di Sondrio – Quando abbiamo acquisito
il lavoro, un anno e mezzo fa, la Perego Strade era
un’azienda rispettabile, con 200 dipendenti e 120
camion da impiegare nel movimento terra”.
Con il passare del
tempo la situazione economica della Perego si
complica. Ferrario deve cambiare. E per farlo chiama
i camion di Pasquale Varca. A domanda dei pm,
inizialmente, risponde: “Varca? Non credo di averlo
mai conosciuto”. La procura, allora, squaderna
alcune intercettazioni dove l’imprenditore dice a
Varca che una volta stabilito il prezzo del
trasporto deve allontanare gli altri trasportatori”.
Quindi dice: “Dopo il recesso della Perego era mio
interesse reperire il maggior numero di camion
possibile strappando un prezzo concorrenziale.
Quindi ho chiamato Varca”. Ferrario non risulta
minimamente indagato.
Capita in Lombardia, un anno dopo il maxi-blitz.
Capita questo ed altro. Ad esempio che il signor
Carlo, dentista di Milano, subisca furti nel suo
studio, ma al posto che andare dai carabinieri
chiami al telefono il boss Vincenzo
Mandalari. Il quale, in maniera
serafica, risponde: “Guarda hai due alternative:
paghi 10mila euro, ti restituiamo quello che ti
hanno rubato. Se no paghi per la protezione e sta
sicuro che non ti succederà più niente”.
Vogliamo
qui ricordare le condanne di questo PREGIUDICATO:
Falsa testimonianza,1989, P2.
Accusa fondata: la Corte d’appello di Venezia
dichiara
B. colpevole, ma salvo per amnistia,
Corruzione Guardia di Finanza.1997 Accusa
fondata: Fininvest pagò tre tangenti di £ 100
milioni ciascuna per addomesticare verifiche
fiscali. Il corruttore Sciascia e i finanzieri
corrotti sono condannati,
B. è assolto per
“insufficienza probatoria” grazie alla falsa
testimonianza di Mills.
All
Iberian-1. 1992.Accusa fondata:
condannato in primo grado a 28 mesi
per £ 23
miliardi di finanziamenti illeciti a Craxi, B. si
salva in appello per prescrizione grazie alle
attenuanti generiche.
Sme-Ariosto/2. Accusa fondata:B.assolto dai
falsi in bilancio relativi ai pagamenti ai giudici
“perché il fatto non è più previsto dalla legge come
reato” (l’ha depenalizzato lui).
Mondadori.
Accusa fondata: gli avvocati Fininvest Previti,
Pacifico e Acampora corruppero il giudice Metta con
£ 420 milioni (soldi di B.) per annullare il lodo
Mondadori, ma
B. si salva grazie alla prescrizione
abbreviata dalle solite generiche.
ROGO
THYSSEN GROUP DI TORINO DEL 2007: GLI AD TEDESCHI
CONDANNATI PER OMICIDIO VOLONTARIO
La Corte di Assise ha condannato a 16 anni e mezzo
di reclusione l’ad dell’azienda, Herald Espenhahn
per il reato di omicidio volontario con dolo
eventuale. Quattro dirigenti dell’azienda condannati
per omicidio e incendio colposi – con colpa
cosciente – e omissione delle cautele
antinfortunistiche. Camusso: "Il lavoro non è solo
profitto"
Chi vi
scrive ha sempre rispettato l'esercito jugoslavo,
quello con la stella rossa a cinque punte
sull'elmetto, perchè combatteva bene sul campo,
faccia a faccia, senza droni teleguidati a 15.000 km
di distanza. La stessa Jugoslavia era uno
straordinario esperimento di "comunismo elastico",
decisamente poco incline alle formule fossilizzate
sovietiche e proteso invece ad una forma organica
vitale. I guai economici non li aiutarono, tuttavia
il fatto che uno stato comunista terzomondista si
mantenesse in Europa, dava fastidio. Così ecco il
foraggiamento a pseudonazionalismi dichiaratamente
destrorsi, come in Croazia e Slovenia, che avevano
legami storici col nazi-fascismo uscito distrutto
dalla seconda guerra mondiale. Paradossale che un
intellettuale destrorso ,come MASSIMO FINI, abbia
posizioni decisamente più evolute del "comunista" DALEMA, che da presidente del consiglio, nel 1999,
tra LA MASSA DI STRONZATE DA LUI COMPIUTE SOTTO IL
SUO, PER FORTUNA,BREVE GOVERNO, COME REGALARE LE
FREQUENZE TELEVISIVE A MEDIASET IN CAMBIO DI UN
OBOLO ALLO STATO DELL'1% DEL FATTURATO SBATTENDOSENE
DEL CONFLITTO DI INTERESSI, DATO CHE IL CAPO
DELL'ALLORA OPPOSIZIONE ERA ED E' IL PADRONE
ASSOLUTO DI QUELLE TELEVISIONI, OPPURE COME REGALARE
A DEBITO LA TELECOM AI CAPITANI CORAGGIOSI GUIDATI
DA COLANINNO, CHE POI INTASCARONO UNA PODEROSA
PLUSVALENZA DALLA SUCCESSIVA VENDITA A TRONCHETTI
PROVERA, LASCIANDOGLI COLOSSALI DEBITI ED IL COLPO
DI GRAZIA FINALE AD UNA AZIENDA OGGI RIDOTTA
ALL'OSSO, AUTORIZZO' L'UTILIZZO DELLE BASI AMERICANE
DI AVIANO PER TEMPESTARE DI BOMBE ALL'URANIO
IMPOVERITO LA SERBIA che allora si chiamava
Jugoslavia.
Nel
1997, ad un anno dalla conclusione di combattimenti
in Bosnia,nella più pura
illegalità le forze della Nato stavano chiudendo il
cerchio intorno a Radovan Karadzcic,
l’ex leader dei serbi di Bosnia, per portarlo
davanti alla Corte internazionale delI’ Aja nelle
vesti di criminale di guerra. Com’è costume
gli occidentali si servono del solito Quisling che
nella fattispecie è interpretato da Biljana Plavsic,
presidente della Repubblica dei serbi di Bosnia.
La Plavsic, un fantoccio in mano agli
americani, è stata sfiduciata dal proprio
Parlamento? Poco importa: la signora ha sciolto il
Parlamento. La Corte Costituzionale ha dichiarato
illegittimo lo scioglimento? Ecchisenefrega della
Corte Costituzionale: la signora Plavsic continua a
fare il presidente.
Così le forze della Nato hanno circondato a Banja
Luka cinque edifici dove ci sono importanti
insediamenti della polizia locale e, per usare
l’eufemistica formula del Corriere della Sera,
«hanno «agevolato» l’uscita dai commissariati dei
poliziotti serbo-bosniaci nemici della Plavsic,
disarmati e sconfitti» (Corriere 21/8). Questa
operazione totalmente illegale è stata giustificata
dal vice-comandante della polizia Nato, Werner Schum,
col fatto che «l’arsenale ammassato nelle sedi della
polizia indica che forse i «falchi» stavano per
preparare un atto di forza contro la Plavsic». Come
se fosse un ‘inquietante stranezza che nella sede
centrale della polizia, nella scuola di polizia e in
tre commissariati si trovino delle armi.
In realtà l’atto di forza è servito
alla signora Plavsic per nominare i nuovi vertici
delle forze dell’ordine. Ma il ministero
dell’Interno della Repubblica serba di Bosnia ha
fatto notare che, «la Plavsic non ha la facoltà di
destituire o nominare quadri delle forze
dell’ordine». Ma anche questo non importa, ciò che
conta è mettere le mani, in un modo o nell’altro,
sui «criminali di guerra» Radovan Karadric e Ratko
Mladic, considerati gli unici responsabili del
conflitto bosniaco.
Il che è una menzogna. I principali responsabili
stanno altrove. Come ricordava Aleksandr Solgenitsyn
in un mirabile articolo pubblicato dalla Repubblica
(21/8) «l’onorabile compagnia dei leader delle
principali potenze occidentali...sono stati loro a
mettere in moto l’estenuante guerra civile». Il
perché è presto detto.
Quando i Paesi
occidentali e il Vaticano riconobbero nel giro di 48
ore l’autoproclamazione d’indipendenza (sacrosanta,
s’intende) della Croazia e della Slovenia dalla
Jugoslavia sapevano benissimo che ciò avrebbe
immediatamente aperto il
problema Bosnia, anche perchè l'esercito jugoslavo
portava le sue offensive su VUKOVAR a nord, e sulla
SLAVONIA a sud dalla "piattaforma girevole" Bosnia,
il tutto allo scopo di chiudere in una tenaglia la
Croazia. La manovra non funzionò, ma l'esercito
jugoslavo era comunque forte e poteva mantenere
l'iniziativa partendo dalla Bosnia. Per la Croazia
spalleggiata da USA e Germania era un grosso
problema. Altresì una Bosnia multietnica, a guida
musulmana, aveva senso solo all’interno di una
Jugoslavia multietnica. I serbi di Bosnia chiesero
quindi a loro volta di proclamare la propria
indipendenza o di riunirsi alla Serbia. Ma la
comunità internazionale, manovrata dagli Stati Uniti
e dalla Germania, rifiutò ai serbi di Bosnia quella
autodeterminazione che avevano invece riconosciuto
ai croati e agli sloveni,
anche perchè come detto, militarmente la Bosnia
sarebbe divenuta un micidiale cuneo. E i serbi
scesero in guerra. In questa guerra, combattuta
dalle milizie ma appoggiata dalle popolazioni di
tutte e tre le etnie in lotta (serba, croata e
musulmana) si sono avuti, oltre che atti di valore,
anche delle atrocità inutili e odiose. Come in ogni
guerra. Ma queste atrocità sono state compiute da
tutte le forze in campo. Ricorda ancora Solgenitsyn:
«i cadaveri di civili fatti a pezzi scoperti in
Bosnia appartengono a tutti i campi». Ma davanti al
Tribunale dell’ Aja sono stati mandati quasi
esclusivamente serbi, qualche croato (tanto per
mantenere in piedi la finzione della neutralità) e
nessun musulmano (i musulmani di Bosnia non sono
integralisti e sono quindi molto graditi
all’Occidente). In particolare i serbi (un milione
dei quali era stato massacrato durante l’ultima
guerra mondiale dagli hitlerocroati) sono stati
accusati di aver praticato la pulizia etnica. Ma non
sono stati i soli. Anzi, se si va a ben guardare, la
più colossale «pulizia etnica», e anche la meno
giustificata, è stata fatta dai croati quando hanno
invaso la Krajina e ne hanno scacciato, in un sol
colpo, 200 mila serbi uccidendone a mucchi. Ma
nessuno pensa seriamente di portare il presidente
Tudjman davanti al Tribunale dell’ Aja. In
realtà quello che si sta mettendo in piedi alI’ Aja
è il classico processo dei vincitori ai vinti, sulla
scia di Norimberga. Precedente sciagurato perché fa
coincidere il diritto con la forza: la forza dei
vincitori. Nel caso slavo la cosa è particolarmente
iniqua perché erano stati i serbi a vincere sul
campo. Ma poi è intervenuto lo sceriffo americano
che ha voluto diversamente e ha deciso che tre etnie
che hanno ottime ragioni per odiarsi convivano in
uno Stato inesistente: la Bosnia Erzegovina.
Ma andare a mettere il dito negli ingranaggi della
guerra è sempre foriero di tempesta. Perche la
guerra ha una sua ecologia e una sua funzione:
risolvere un conflitto una volta per tutte. E i
morti e i lutti che una guerra provoca trovano
almeno una ragione nel raggiungimento di questo
obbiettivo. Invece aver voluto comprimere la guerra,
dandole un corso e uno sbocco diversi da quelli che
naturalmente aveva avuto, ha reso solo quel
conflitto latente, a covar minacciosamente sotto le
ceneri. E si può star certi che, come qualsiasi
artificiale compressione della natura, prima o poi
ritorna indietro come un boomerang, così prima o poi
quel conflitto riesploderà in maniera ancor più
devastante. Rendendo beffardamente inutile, invece
che fecondo, il sangue che è già stato versato.
13
ottobre 2010, Genova
Per capire
cos’è successo martedì sera a Genova
bisogna rifare un po’ di storia. Non del calcio.
Della politica.
Nei primi anni ’90, dopo la disgregazione della
Jugoslavia, si creò in
Kosovo, considerato da Belgrado “la
culla della Nazione serba” (un po’ come per noi
il Piemonte francofono), un forte indipendentismo albanese.
Negli ultimi decenni, per ragioni demografiche, in Kosovo si era formata una maggioranza albanese che
pretendeva la separazione da Belgrado. Dall’altra
parte lo Stato serbo voleva conservare una regione
che era sempre stata, storicamente e giuridicamente,
sua. Gli albanesi facevano guerriglia non
disdegnando l’uso del terrorismo, com’è inevitabile
in ogni lotta partigiana, la Serbia reagiva con le
maniere forti, con l’esercito, con la polizia, con
le milizie paramilitari di cui i giovani che hanno
impedito la partita Italia-Serbia sono gli eredi.
C’erano quindi due ragioni, entrambe valide, a
confronto: l’indipendentismo albanese e il
diritto di uno Stato all’integrità dei propri
confini, perché una terra non appartiene
solo a chi in quel momento ci vive e ci abita ma
anche alle generazioni che vi hanno vissuto, abitato
e lavorato nel passato. Era quindi una questione che
serbi e albanesi avrebbero dovuto risolvere fra di
loro, secondo i reali rapporti di forza, o al
massimo con l’intermediazione diplomatica dell’Onu.
Ma gli Stati Uniti, che
foraggiavano la guerriglia, decisero che le ragioni
stavano solo dalla parte degli indipendentisti. Per
tre mesi si misero a bombardare una grande capitale
europea come Belgrado, facendo 5500 morti,per
non parlare di tutta la dorsale industriale serba
lungo la vallata del Danubio disintegrata dalle
tonnellate di uranio impoverito sganciato,
finché la Serbia dovette arrendersi. Il tutto con
l’appoggio degli europei e con l’Italia di
D’Alema nella poco onorevole posizione del
“palo” (i bombardieri partivano da
Aviano).
Era una guerra ingiusta, non
autorizzata dall’Onu (ma si sa che ci si richiama
all’Onu quando serve, come in Afghanistan,
quando non serve la si ignora). Era una guerra
contro l’Europa e particolarmente “cogliona”
per l’Italia come dissi al presidente D’Alema a
Ballarò senza che lui osasse replicare. Noi non
abbiamo mai avuto contenziosi con la Serbia, caso
mai con la Croazia che per decenni ha vessato i
nostri profughi in Istria. Anzi con
la Serbia avevamo storicamente degli ottimi
rapporti. Ma ci sono anche ragioni più attuali. Il
“gendarme Milosevic”, con alle spalle una Serbia
forte, checché se ne sia detto e scritto in
contrario, era un fattore di stabilità dei Balcani.
Ora in Kosovo (dove c’è, guarda caso, la più grande
base militare Usa), in Montenegro, in Macedonia, in
Albania sono concresciute grandi
organizzazioni criminali che vanno a
concludere i loro sporchi affari nel Paese vicino
più ricco, cioè l’Italia. Come se non bastasse ai
serbi è stata inflitta l’ulteriore umiliazione di
portare Slobodan Milosevic, che non
era un dittatore ma un autocrate (a Belgrado
esisteva un’opposizione che faceva opposizione più
di quanto la si faccia, oggi, in Italia) davanti al
Tribunale internazionale dell’Aja
come “criminale di guerra“. Il processo
iniziò con gran clamore ma a poco a poco non se ne
parlò più perché Milosevic, uno dei protagonisti
della pace di Bosnia quale firmatario degli accordi
di Dayton, aveva troppe buone carte nelle sue mani.
Poi è provvidenzialmente morto d’infarto. Dico,
incidentalmente, che aver avallato da parte della
cosiddetta Comunità internazionale l’indipendenza
del Kosovo è un insidioso precedente per tutti.
Poniamo che fra 50 anni in Piemonte
ci sia una maggioranza di cittadini musulmani che
reclamino l’indipendenza di quella regione
dall’Italia. Cosa potremmo rispondergli?
Comunque sia i duemila serbi che sono calati martedì
sera a Genova non c’entrano nulla con un
discorso sportivo, hanno usato un
avvenimento sportivo, come è accaduto altre volte,
per manifestare la loro umiliazione, la loro
frustrazione, la loro rabbia per i soprusi che la
Serbia ha dovuto subire negli ultimi vent’anni. Io –
e non solo io – ero sentimentalmente con loro.
di Massimo Fini
L'IMPERO OFF
SHORE:3 volte condannato e prescritto- legge ex
cirielli sulla prescrizione lampo - (all iberian 1,stecca da 21 miliardi
a craxi),lodo mondadori,corruzione semplice
giudice metta,sme,stecca da mezzo miliardo al
giudice squillante),1 depenalizzazione del reato
di falso in bilancio
per gli oltre 2000 miliardi di lire girati su 64
società off shore (all iberian 2), un colossale
falso in bilancio che è valsa la scalata a
Standa - poi svenduta e trasformata in Billa-,Rinascente,
Milan di Farina,1 condanna amnistiata, falsa
testimonianza loggia p2."Sia ben chiaro: personalmente
non ho né denaro, né barche, né ville intestate
a società off shore, a differenza di altri che
hanno usato, e usano, queste società per meglio
tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali
e per pagare meno tasse".
Lo hanno
accertato sentenze definitive. Come quella per
il corrotto e prescritto avvocato David Mills (4
ANNI DI CARCERE PER FALSA TESTIMONIANZA AI
PROCESSI ALL IBERIAN E TANGENTI ALLA GUARDIA DI
FINANZA), il mago delle off shore del premier. O
la sentenza del processO All Iberian 2, che ha
accertato una colossale evasione fiscale, 1500
miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la
condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle
sue leggi, quella sulla depenalizzazione del
falso in bilancio, "il fatto non costituisce più
reato".Fini
ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva
ad almeno sei ville che il suo ex alleato
possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a
off shore. Berlusconi è proprietario anche di
una barca di 48 metri, valore all'incirca 13
milioni di euro. È intestata alla società
Morning Glory Yachting limited, neanche a dirlo,
con sede alle Bermuda. Il salto verso i fondi
neri, il Cavaliere l'ha compiuto a metà anni '90
servendosi di Mills, soprannominato l'architetto
delle offshore.
Le
società occulte all'estero hanno permesso a
Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi
di lire, di evadere il fisco, di pagare
mazzette, come i 21 miliardi a
Bettino Craxi
(processo all iberian 1, condannato in secondo
grado per una parte di quelle gigantesche
mazzette, condanna finita naturalmente in
prescrizione grazie ad un'altra sua merdosa
legge: EX CIRIELLI),
di eludere la legge Mammì, che all'epoca
impediva a un editore di avere più di 3
televisioni. Il cavaliere, invece, era anche
l'azionista di maggioranza, segreto, di Telepiù.
La sentenza di primo grado
del processo Fininvest-Gdf del '96 ha stabilito
che alcuni militari delle fiamme gialle si sono
fatti corrompere proprio per non indagare sulle
off shore del biscione.
In appello e in Cassazione le prove per
condannare il premier non sono state ritenute
sufficienti. In secondo grado ha contribuito
alla sua salvezza, la falsa testimonianza di
Mills del novembre '97. Sappiamo adesso che per
quella, come per un'altra deposizione reticente,
al processo All Iberian, gennaio '98, illegale
ha avuto 600 mila dollari.
E per queste
dichiarazioni taroccate in suo favore,
Berlusconi è ancora sotto processo (CIOE' LA
FOGNA UMANA E' SOTTO PROCESSO PER AVER CORROTTO
QUEL TESTA DI CAZZO DEL SUO COMMERCIALISTA
INGLESE). Sospeso, come gli altri procedimenti,
grazie ai vari scudi.
Ai
giudici milanesi di All Iberian, Mills ha
nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari
di "Century One" ed "Universal one", le due off
shore nell'isola di Guernsey, intestate a Marina
e Piersilvio Berlusconi, per decisione del
padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm
Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i
difensori di Berlusconi fino ad allora avevano
ripetuto che erano "società del tutto estranee a
Fininvest e Mediaset".
I falsi in bilancio,
conseguenza del vizietto delle off shore, hanno
portato a un altro processo: quello per la
compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma
grazie a un'altra delle leggi ad personam,
la ex Cirielli, che ha accorciato la
prescrizione, sono state azzerate la frode
fiscale per 120 miliardi di lire e
l'appropriazione indebita per 276 milioni di
dollari, fino al 1999. Restano in piedi
quelle fino al 2003.
C'è
poi una costola di questa indagine, denominata "Mediatrade-Rti",
in fase di udienza preliminare, bloccata sempre
per il legittimo impedimento. Berlusconi è
accusato di appropriazione indebita e frode
fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il
presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di
frode fiscale, fino al settembre 2009.
Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe
nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i
costi per l'acquisto di diritti tv da major
americane. I soldi, 100 milioni di dollari,
sarebbero transitati su banche estere e, in gran
parte, confluiti su conti riconducili a
Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio
Berlusconi, sono contestate operazioni tra il
2002 e il 2005. Anni, come per l'inchiesta
madre, in cui era sempre presidente del
Consiglio.
Che cos'è il processo
eterno?? del 29 luglio 2011
È stata dura ma mi sono
sorbito il servizio di Sky sul processo
lungo. A un certo punto Gasparri si è
lamentato del complesso di superiorità morale
dell’opposizione; che non sarebbe giustificato.
Qui, devo dire, un po’ di ragione ce l’ha:
l’ultimo inciucio sulle Province non è stato
bello. In verità, il complesso di superiorità
dovrebbe essere intellettuale: come si può
approvare leggi così stupide?
Eppure 160 senatori hanno approvato una legge che
dice: sei imputato di uxoricidio; siccome
ammazzare la moglie è più grave che ammazzare una
femmina qualsiasi, è importante dimostrare che
quella non era davvero tua moglie perché l’avevi
sposata in Tanzania con un rito tribale nel corso
di un safari fotografico; quindi hai il diritto di
dimostrarlo citando come testimoni il cacciatore
bianco, i suoi 2 portafucili, i 4 boys che
smontavano il campo, gli 8 cuochi, i 16 camerieri,
i 2 stregoni che hanno celebrato il matrimonio, i
164 appartenenti alla tribù che vi hanno assistito
e le 2 amiche della sposa che hanno litigato per
il bouquet.
Il codice di procedura finora vigente, illiberale
e fascista, consentiva al giudice di limitare il
numero dei testimoni se irrilevanti o superflui:
magari ne avrebbe ammesso solo uno (per dire, il
cacciatore bianco); gli altri erano superflui,
tutti avrebbero detto la stessa cosa. Ma, da ora
in poi, grazie alla superiorità morale di B&C, il
giudice dovrà ammettere tutte le
testimonianze pertinenti (che vuol dire
che riguardano una circostanza essenziale del
processo, in questo caso la qualità di moglie),
anche se inutili, ripetitive. L’imputato potrà
provare l’assenza di valido matrimonio e quindi la
sua innocenza per il reato di uxoricidio (resta
l’omicidio normale ma, vuoi mettere?) con ben 197
testimoni; e nessuno potrà impedirglielo. Certo,
bisogna andare in Tanzania, nel cuore della
savana, almeno per quanto riguarda gli stregoni e
gli indigeni; tutti, 2 giudici, 5 giudici
popolari, 3 o 4 giudici popolari supplenti, 1 o 2
pm, 1 cancelliere, gli avvocati della difesa, gli
avvocati delle parti offese (e se non hanno soldi?
peggio per loro). Le garanzie della difesa avanti
tutto.
Esempio troppo romanzesco? Va bene, caliamoci
nella realtà quotidiana. Sei imputato di aver
fatto sesso con una puttana minorenne
e di aver cercato di nascondere questo fatto
facendo pressioni su funzionari di polizia perché
la suddetta fosse affidata a una tua amica invece
che a una comunità, come ordinato dal pm dei
minori. La nuova legge ti consentirà di chiedere
al giudice di sentire 1253 puttane operanti a
Milano, Roma e Sardegna su questa circostanza:
“Vero che ho fatto pervenire all’imputato il mio
book e il mio curriculum, offrendomi per
congiunzioni carnali di tipi diversi e con
abbigliamenti fantasiosi. Vero che egli mi ha
ringraziato per la gentile offerta, dicendosi
dispiaciuto di non poterla accettare a causa
dell’alta carica istituzionale ricoperta, che
avrebbe reso sconvenienti e imprudenti pratiche
del genere. Vero infine che, per puro spirito di
liberalità, senza che tra noi ci fosse stato alcun
rapporto carnale, egli mi ha comunque donato una
Mini Cooper, alcuni gioielli e soldi pari a …
euro”. In molti hanno fatto notare ai 160
senatori suddetti che una legge del genere avrebbe
impedito la celebrazione di ogni processo.
Il mafioso chiederà e otterrà la
testimonianza di 1000 persone, dal parroco allo
spazzino, che affermeranno come lui, il 29 luglio
2011, fosse presente alla processione del santo
patrono di Canicattini di Sotto; il che, dirà la
difesa, rende evidente che l’imputato, in quello
stesso giorno, non poteva essere in Palermo dove
dunque non ha ucciso, come sostiene l’accusa, 2
testimoni a suo carico.
L’ubriaco, colto alla guida della
sua vettura, chiederà e otterrà la citazione dei
168 invitati al banchetto di nozze cui lui ha
partecipato affinché dicano che solo acqua ha
bevuto; dal che deriva, dirà la difesa, che
l’etilometro era guasto.
Per tutti ha risposto Gasparri:
“Respingiamo queste accuse poiché noi abbiamo
fatto una legge giusta, che coniuga severità per i
colpevoli e doverose garanzie per gli imputati”
(Sky). Che, con questa legge, nessuno riuscirà a
passare dalla categoria degli imputati a quella
dei colpevoli perché i reati si
prescriveranno non è un problema suo: lui
è etico, l’intelligenza seguirà. Ma altre epocali
riforme sono state già elaborate; e solo per
l’ostruzionismo miope di una opposizione afflitta
da un complesso di superiorità morale non sono
state ancora realizzate. Ma lo saranno, oh se lo
saranno. Avantieri è stato approvato il processo lungo;
domani sarà approvato il processo breve.
Basta con le lungaggini, il fancazzismo dei
giudici: il processo deve avere una durata certa,
non si possono sottoporre i poveri imputati a una
tortura infinita. 2 anni in primo grado, 2 in
secondo, 2 in Cassazione; e poi, se non si arriva
a sentenza, tana libera tutti, processo chiuso,
morto, finito. Eri innocente?, pazienza. Eri
colpevole?, t’è andata bene. L’etica prima di
tutto. I 160 senatori non penseranno che, con le
migliaia di testimoni del processo lungo,
il processo breve è morto prima di cominciare.
Per tutti risponderà Gasparri:
“Respingiamo
queste accuse; la legge è giusta perché coniuga
garanzie etc. I processi di B. moriranno tutti?
Non ci riguarda”.
E poi dopodomani sarà approvata la legge che
elimina le intercettazioni e il
bavaglio all’informazione. Non si farà più nemmeno
un processo (soprattutto quelli che contano:
corruzione, concussione, frode fiscale). E i
cittadini non sapranno nulla dei delitti della
classe dirigente del Paese; e nemmeno delle loro
porcate private. L’etica prima di tutto.
E domani l’altro? L’Italia finirà preda della
criminalità, la crisi economica ammazzerà
produzione e lavoro, l’evasione fiscale porterà il
Paese alla bancarotta. E i cittadini cominceranno
a chiedersi: ma davvero dobbiamo tenerci questa
gente? Sarà il caso di sostituirli?
Forse non tutto il male viene per nuocere. Quos deus perdere vult dementat.
I giudici lombardi respingono l'eccezione
per chiedere il trasferimento del
procedimento sulla minorenne che vede
imputato Berlusconi. L'impegno al Quirinale
fa saltare la su presenza anche al processo
Mills
"Bacio saffico tra Karima e Minetti"
Una ragazza
fragilissima. Così è stata definita Ruby dal
pm Forno nell'udienza preliminare di lunedì
scorso a Milano. E' il processo a Mora, Fede
e Minetti, la consigliera regionale Pdl sul
cui ruolo emergono altri dettagli.
"Ruby
fragilissima".
Stando alla trascrizione dell'udienza è
emerso che Ruby, quando è stata sentita dai
pm in fase di indagini tra il luglio e
l'agosto scorso, aveva l'aspetto "di una
persona di età ben superiore ai 17 anni". Ma
ascoltando le sue parole i magistrati si
sono resi conto anche "di essere di fronte a
una ragazzina, un'adolescente sofferente e
in difficoltà". Forno chiarisce che quel
racconto di Ruby "è un atto che si è fermato
a metà, per l'impossibilità materiale di
proseguire nell'audizione". Secondo il
magistrato sentire dei minori è un sorta di
work in
progress, un conquistarsi la fiducia da
parte del dichiarante nei confronti di chi
l'ascolta. E nel caso di Ruby questo atto di
fiducia in qualche modo si è interrotto nel
momento in cui la minore ha deciso di
scappare dalla comunità rientrando in
contatto con l'ambiente da cui proveniva.
. Dalle trascrizioni
trapela anche la conferma del bacio saffico
con la Minetti. "E' noto -sostiene Pietro
Forno-, che il fruitore finale aveva
interesse a questo tipo di condotte. Anche
per questo è consentito affermare che la
minore è stata coinvolta in atti sessuali
che, nella misura in cui sono stati
ricompensati, avevano una connotazione di
tipo prostitutivo". Il riferimento al
"fruitore finale" viene chiarito dal pm
Antonio Sangermano in un'altra dichiarazione
riportata nel verbale di udienza, quando il
rappresentante della pubblica accusa parla
di "serate organizzate presso la residenza
del presidente del Consiglio, onorevole
Silvio Berlusconi, quale fruitore finale in
questa ipotesi accusatoria".
Consapevoli della minore età.
Gli imputati erano in più
"perfettamente consapevoli della minore età
di Ruby, come emerge dalle stesse
dichiarazioni, e soprattutto perfettamente
consapevoli di quel che accadeva ad Arcore,
ovvero, che l'introduzione della minore era
strettamente finalizzata a che la stessa
acconsentisse al compimento di atti sessuali
col presidente del consiglio, Silvio
Berlusconi". Lo ha dichiarato sempre
Sangermano nel corso della setssa udienza
davanti al gup del tribunale di Milano Maria
Grazia Romanico.
La parola bordello.
Lunedì scorso, l'udienza era a porte chiuse,
era trapelata la voce che la parola
"bordello" fosse stata associata ad Arcore e
al presidente del Consiglio e immediate
erano scoppiate le polemiche. Nella
discussione per il rinvio a giudizio di
Nicole Minetti, di Emilio Fede e di Lele
Mora per induzione e favoreggiamento della
prostituzione, Forno ha detto: "Abbiamo
tutti gli elementi di una struttura
organizzativa, abbiamo l'arruolatore,
abbiamo il fidelizzatore, e abbiamo,
possiamo dire, l'amministratore del
bordello, colui che paga le dipendenti".
DANIELA
SATANCHE' SI LAMENTA: "SILVIO CONTINUA A
FARE I FESTINI E NON MI CHIAVA PIU' PER
FARMELO METTERE DENTRO IL MIO CULO TUTTA..."
“Non
più lì (ad Arcore) ma nell’altra villa (Gernetto,
ndr). Tutto come prima, non è
cambiato un cazzo. Stessi attori, stesso
film, proiettato in un cinema diverso. Come
prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche
new entry, ma la base del film è uguale”.
Flavio Briatore si sfoga così con
Daniela Santanché. Il film
di cui parla è il bunga bunga del premier.
Perché Silvio Berlusconi
non ha mai smesso di farsi organizzare i
festini da Lele Mora. Ed è
proprio l’agente dei vip che va a trovare
l’ex manager della Formula Uno a Cuneo per
sfogarsi. “E’ stato da me due ore, mi fa
pena mi ha detto ‘tutto continua come nulla
fosse’”, racconta Briatore a Santanché,
amica e socia.
Quanto
anticipato dal Fatto Quotidiano
trova così conferma. Il
sottosegretario si preoccupa e la
conversazione (intercettata due mesi fa e
pubblicata oggi dal quotidiano La
Repubblica) si trasforma in una sorta
di testimonianza utile ai pm di Milano
titolari dell’inchiesta sul cosiddetto Ruby
gate. Perché Briatore è uno dei testimoni
nominati dal premier per la sua difesa. Un
amico, che racconta come i festini siano in
realtà cene serie. Al telefono invece
Briatore dice tutt’altro. “Veronica
(Lario, ndr) ha ragione, è malato”.
“E’ malato Dani, il suo piacere è vedere
queste qui stanche che vanno via da lui.
Dopo ‘due botte’ cominciano a dire che sono
stanche, che le ha rovinate”, racconta
Briatore. “Io sono senza parole”, risponde
Santanché. “Ti rendi conto? E che cosa si
può fare?” chiede. E Briatore:
“Dani, io ti dico un’altra roba. Se il
presidente continua a fare che cosa fa….
siamo nelle mani di Dio qui. Perché ieri
sera, l’altra sera, ho saputo che c’era
stata un’altra grande festa lì… (…) Ha
ragione Veronica, è malato. Perché uno
normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele,
che gli continua a portare, a organizzare
questo, è persino in imbarazzo lui. E dice:
‘Ma io che cazzo devo fare?’”. Santanché
sempra preoccupata: “Ma allora qui crolla
tutto”. E l’ex managar conferma: “Daniela,
qui parliamo di problemi veramente seri di
un Paese che deve essere riformato. Se io
fossi al suo posto non dormirei la notte. Ma
non per le troie. Non dormirei per la
situazione che c’è in Italia. (…) Poi la
gente comincia veramente a tirare le
monete”. Santanché
concorda: “Stanno già tirando”.
Però il sottosegretario è comunque
soddisfatta del rilievo che ha conquistato
nel partito. E racconta all’amico:
“Berlusconi ha fatto fare a me l’accordo. Ho
fatto l’accordo con Masi, e quindi tra il 7
e il 9 aprile viene nominata Lei, perché
sai, una mia carissima amica”.
La telefonata è stata intercettata dalla
procura di Genova ed è molto probabilmente
destinata a finire nei faldoni del processo
milanese a carico del Presidente del
Consiglio. Il telefono di Briatore è finito
sotto controllo della Guardia di Finanza
perché è accusato d’evasione fiscale per il
suo yacht che non paga le tasse italiane ed
è registrato nel paradiso fiscale delle
isole Cayman. Con questa intercettazione
oltre alla posizione del premier potrebbe
aggravarsi anche quella di Emilio
Fede. Stando a quanto racconta l’ex
manager a Santanché, Lele Mora gli ha
spiegato bene la situazione del direttore
del Tg4. Riporta Briatore: “Quella
roba di Fede, è indecente. Non ha più
parlato con il presidente e sembra che abbia
comprato casa alla Zardo, pensa che
deficiente”, dice al sottosegretario.
Manuela Zardo è un’amica di
Fede coinvolta in un’inchiesta sulla
prostituzione. “Mora era in estrema
difficoltà e Fede gli ha preso il cinquanta
per cento dei soldi” del prestito che
Berlusconi aveva fatto all’agente dei vip.
“E poi (Fede, ndr) è andato a dire al
presidente: ‘Erano i soldi che gli ho
prestato’. Invece non è vero, figlio di
puttana’”. Lapidaria la Santanché: “Che
gentaglia”.
Caso Ruby, Berlusconi continua a pagare
E ora siamo sopra quota200
mila euro. A tanto ammontano i
soldi ricevuti in poco più di due anni dalla
ex meteorinaAlessandra
Sorcinellidal
suo amico Silvio Berlusconi. L’ultimo è
arrivato meno di un mese fa. Il Fatto ha
scoperto che16
maggio 2011il
conto corrente delBanco
di Sardegna, filiale di Milano in
via Solferino, intestato alla bella
cagliaritana, registra un bonifico in
entrata di 10 mila euro, il solito taglio e
soprattutto il solito ordinante del passato:Silvio
Berlusconi. Anche la causale è la
medesima: “prestito infruttifero”.
Prima ancora che il deposito degli atti
dellaProcuralo
certificasse, il nostro giornale aveva
descritto il menage finanziario tra la
stellina 27enne e il presidente 72enne. Ora
si scopre che ai 115 mila euro bonificati su
ordine di Berlusconi dal suo cassiereGiuseppe
Spinellinel
2010 e ai 45 mila euro del 2009, si devono
aggiungere altri44
mila e 352euro
incassati dall’amica del premier nel 2011. A
dire il vero questo anno non era partito nel
migliore dei modi per l’ ex studentessa
fulminata sulla via di Arcore all’età di 22
anni. Alessandra Sorcinelli è stata
perquisita e poi sentita in Questura il 15
gennaio scorso nell’ambito delle prime
indagini pubbliche sul caso Ruby. Pochi
giorni prima, come avevamo raccontato
allora, aveva ricevuto 10 mila euro dalCavaliere.
Nelle carte dell’accusa c’erano le
telefonate dell’undici gennaio che avevano
propiziato il versamento, a dire la verità
un po’ sofferto. Il tira e molla tra il
ragioniere Giuseppe Spinelli, cassiere di
Berlusconi, e la sua amica di vecchia data
era delizioso:
Sorcinelli: Passo da lei.
Spinelli: No io sarei pronto anche per fare
subito un bonifico volendo 5 più 5 meno 3
son 7, oppure adesso non so se…
Sorcinelli: Noo, faccia comunque 10, …
perché c’avrò altri pagamenti tra poco.
Spinelli: …e allora faccio 10, perché (…)
non vorrei dire (…) sai io devo eseguire
(ride) io sono in mezzo”.
Pochi giorni dopo era scoppiato il diluvio
delle intercettazioni sui giornali, comprese
quelle del cassiere con la ragazza. Si
pensava che il cicloneRubyavesse
travolto la liaison bancaria e invece ora si
scopre che tutto continua come prima. SeFlavio
Briatorepotesse
ancora parlare serenamente al telefono con
l’amica Dani direbbe: “Stesso film, stesso
conto”.
Proprio così: il Cavaliere se ne frega
altamente del processo, del pmIlda
Boccassinie
delle indagini e continua a fare feste e
bonifici come se nulla fosse, senza tenere
conto della sua attuale posizione di
premier-imputato. Già allora qualcuno storse
il naso nel vedere un indagato,
incidentalmente presidente del consiglio,
che continuava a foraggiare un possibile
testimone a suo discarico. Ora si scopre che
i bonifici continuano nonostante la ragazza
sarda sia inclusa nella lista dei testimoni.
I nuovi bonifici scoperti dal Fatto partono
quando la ragazza era stata già perquisita
(non indagata) e aveva di fatto assunto la
veste di testimone a discarico del premier.
Infischiandosene del fatto che presto la sua
amica sarà chiamata a raccontare quello che
sa sulbunga
bunga, il 25 marzo del 2011
Berlusconi ordina di trasferirle 10 mila
euro. Il 19 aprile il premier si ricorda
dellaPasquain
arrivo e le fa trovare in banca una sorpresa
da 24 mila e 352 euro. Non passa un mese e
arriva il bonifico “standard” da 10 mila
euro per un totale di 44 mila e 352 euro in
meno di due mesi.
Alessandra Sorcinelli risponde con
gentilezza al Fatto e non è imbarazzata per
i nuovi versamenti scoperti. “Silvio
Berlusconi non mi ha pagato niente”,
sostiene, “quei soldi sono dei prestiti per
me e per la mia famiglia che sta
attraversando un momento difficile”. La ex
studentessa di scienze politiche non accetta
di essere equi-parata alle altre
frequentatrici delle feste del premier: “io
non ho mai ricevuto soldi per prestazioni
sessuali. Eppure i giornali mi hanno
distrutto e sputtanato l’immagine. Lo
conosco dal 2005, altre ragazze che sono
coinvolte in questa storia da molto meno. E
io, tra virgolette,da
loro mi dissocio. Io con lui ho un
rapporto diverso”. A chi le chiede se quei
versamenti possano influenzare la sua
testimonianza lei risponde: “pensa davvero
che il premier mi stia pagando per dire
cazzate? Questo aiuto economico c’era da
prima che scoppiasse il caso Ruby. Io ho
avuto delle difficoltà perché non vado più
in video e lui si è offerto di aiutarmi. Se
dovrò testimoniare io dirò la verità, la mia
verità, perché ho la coscienza a posto”.
Il bunga
bunga? “Ora si fa a Villa Gernetto”
festini bunga bunga nella sede dell’Università
delle Libertà. Gli inquirenti
milanesi e genovesi saranno saltati sulla
sedia leggendo le intercettazioni delle
telefonate degli amici di Silvio
Berlusconi: il Cavaliere da ottobre
scorso è sulla graticola per il
Ruby-gate, ma, stando a quanto
racconta chi lo conosce molto bene, le sue
feste sarebbero continuate come se niente
fosse (almeno fino ad aprile). Con una
precauzione: meglio evitare Arcore,
assediata dai cronisti, meglio trasferirsi a
Villa Gernetto, a Monza.
Una delle tante residenze di proprietà del
premier disseminate per la Brianza e la
Lombardia, quello splendido
edificio dove Berlusconi intende collocare
l’Università delle Libertà
e dove ha ospitato il primo ministro croato
Jadranka Kosor.
Gli inquirenti genovesi probabilmente non
immaginavano di incrociare sul proprio
cammino l’inchiesta più clamorosa dell’anno.
Avevano già tra le mani una questione
delicata e spinosa: l’inchiesta sui presunti
reati fiscali commessi attraverso
finti contratti di affitto di yacht.
Tra questi c’è anche l’ormai famoso
Force Blue, un colosso di sessanta
metri ufficialmente intestato a una società
che lo affitta a 34 mila euro
al giorno. Secondo i pm, però, in realtà era
utilizzato soltanto da Flavio
Briatore.
Così nelle intercettazioni finiscono decine
di vip. Ma nelle conversazioni non si parla
soltanto dello yacht, anzi, spesso e
volentieri Briatore e i suoi amici discutono
di lui, del presidente del Consiglio (del
resto lo conoscono bene, sono stati anche
suoi ospiti ad Arcore). E in termini non
sempre affettuosi. Qualcuno, a quanto si
apprende, sosterrebbe che si tratti di una
persona che ha dei problemi, proprio come
aveva detto Veronica Lario
nella sua lettera di due anni fa: “Ho
cercato di aiutarlo come si farebbe con una
persona che non sta bene”.
Gli inquirenti raccolgono centinaia di
conversazioni, poi le girano ai loro
colleghi milanesi. Una cosa va detta subito:
dalle conversazioni non emergerebbero nuovi
reati, né a carico di Berlusconi, né dei
suoi amici. Ci sono, però, elementi che
potrebbero confermare il quadro accusatorio
disegnato dai magistrati milanesi.
Elementi importanti perché a parlare al
telefono con Flavio Briatore non sono
persone qualunque, ma alcune tra quelle più
vicine al premier: da Daniela
Santanchè a Emilio Fede.
Persone note e potenti, normale, quindi, che
le loro conversazioni tocchino temi molto
delicati per la vita del Paese. Ma dai
dialoghi emerge più di una sorpresa. Ecco
allora che gli amici del Cavaliere discutono
di Lele Mora che sarebbe in
difficoltà perché, nonostante lo scandalo e
le indagini, gli continuerebbero ad arrivare
richieste di organizzare serate divertenti
nelle residenze del premier.
Chissà se la compagnia immagina di essere
intercettata. Comunque dalle conversazioni
emergono le professioni di innocenza di
persone come Emilio Fede. Il direttore del
Tg4 è accusato di aver
portato ragazze ad Arcore, ma al telefono
con gli amici nega ogni responsabilità.
Lasciando intendere, pare, che a organizzare
tutto fosse qualcun altro. Un atteggiamento
che potrebbe creare qualche preoccupazione a
Lele Mora.
Sono chiacchierate sul filo del
pettegolezzo, ma qui a parlare sono persone
che hanno conoscenza diretta dei
protagonisti della scena politica e mondana
italiana. Che li frequentano e sanno molto
di loro. Così non poco interesse – anche se
finora non sarebbe emerso nulla di
penalmente rilevante – hanno suscitato le
conversazioni sull’avvicendamento ai vertici
Rai. Briatore e i suoi amici parevano molto
ben informati del siluramento di Mauro Masi.
Così come sembravano soddisfatti dell’arrivo
di Lorenza Lei che era
ritenuta vicina a Daniela Santanchè.
Insomma, alla politica e alla mondanità
delle terrazze romane si sostituisce quella
dei ponti di comando degli yacht. Si discute
di tutto, dalla Rai alle
Generali. E alla fine tante
previsioni, tante chiacchiere si rivelano
assolutamente vere.
La
consigliera regionale del Pdl, indagata
nel Rubygate, ha depositato oggi alla
procura una memoria dove dimostrerebbe
la sua estraneità dall’accusa di
prostituzione minorile, cioè di aver
portato Ruby nella residenza del
premier. Replica il giornalista
siciliano: "Ho letto parte del
documento, ha bisogno di uno psichiatra"
Basterà
il dubbio di unconflitto
di attribuzioni.E
il giudice sarà costretto a sospendere il
processo. Senza nemmeno attendere il parere
dellaConsultache
– per ipotesi – potrebbe anche arrivare in
zona prescrizione. AllaCamerabasterà
insomma sollevare il dubbio per bloccare la
magistratura. E’ questa la nuova mossa della
maggioranza per salvare ilpremier,
pensata all’occasione per stoppare sul
nascere il procedimento nato dal ‘caso
Ruby‘.
L’idea non è proprio nuovissima. Doveva
essere presentata già il17
marzo, e inserita nellaprescrizione
breve per gli incensurati, ma avrebbe
rischiato di bloccare l’iter alla Camera
della legge,votata
lo scorsa settiamana. Il ‘blocca-Ruby‘,però,
non va sciupato.
Come scopre il quotidiano il ‘Sole
24 Ore’, la norma è già sotto le
mani dell’avvocatoRoberto
Naniae
potrebbe essere presentata daFranco
Mugnai, capogruppo del Pdl in
commissione Giustizia al Senato, per poi
essere inserita nel ‘processo
lungo‘, il disegno di legge che
prevede l’allungamento senza limiti dei
procedimenti: aggiungendo udienze su
udienze, permettendo alla difesa di
presentare infiniti elenchi di testimoni e,
su tutte, vietando l’uso come prova di una
sentenza definitiva. Tutte le strade portano
alla prescrizione, insomma.
Per far passare in Senato il ‘blocca-Ruby’,
il relatore punterà al principio della
parità tra le parti. Quando il giudice si
rivolge alla Consulta il processo si blocca:
allora deve valere anche il contrario, se
solo ne esiste il dubbio. Non è necessario,
insomma, che la Consulta decida e si rivolga
al giudice – che sarebbe poi la parità – ma
basterà che il Parlamento sollevi il dubbio
di un conflitto. Come nel caso dell’ultimo
processo al premier."
Che cos'è il processo
eterno?? del 29 luglio 2011
È stata dura ma mi sono
sorbito il servizio di Sky sul processo
lungo. A un certo punto Gasparri si è
lamentato del complesso di superiorità morale
dell’opposizione; che non sarebbe giustificato.
Qui, devo dire, un po’ di ragione ce l’ha:
l’ultimo inciucio sulle Province non è stato
bello. In verità, il complesso di superiorità
dovrebbe essere intellettuale: come si può
approvare leggi così stupide?
Eppure 160 senatori hanno approvato una legge che
dice: sei imputato di uxoricidio; siccome
ammazzare la moglie è più grave che ammazzare una
femmina qualsiasi, è importante dimostrare che
quella non era davvero tua moglie perché l’avevi
sposata in Tanzania con un rito tribale nel corso
di un safari fotografico; quindi hai il diritto di
dimostrarlo citando come testimoni il cacciatore
bianco, i suoi 2 portafucili, i 4 boys che
smontavano il campo, gli 8 cuochi, i 16 camerieri,
i 2 stregoni che hanno celebrato il matrimonio, i
164 appartenenti alla tribù che vi hanno assistito
e le 2 amiche della sposa che hanno litigato per
il bouquet.
Il codice di procedura finora vigente, illiberale
e fascista, consentiva al giudice di limitare il
numero dei testimoni se irrilevanti o superflui:
magari ne avrebbe ammesso solo uno (per dire, il
cacciatore bianco); gli altri erano superflui,
tutti avrebbero detto la stessa cosa. Ma, da ora
in poi, grazie alla superiorità morale di B&C, il
giudice dovrà ammettere tutte le
testimonianze pertinenti (che vuol dire
che riguardano una circostanza essenziale del
processo, in questo caso la qualità di moglie),
anche se inutili, ripetitive. L’imputato potrà
provare l’assenza di valido matrimonio e quindi la
sua innocenza per il reato di uxoricidio (resta
l’omicidio normale ma, vuoi mettere?) con ben 197
testimoni; e nessuno potrà impedirglielo. Certo,
bisogna andare in Tanzania, nel cuore della
savana, almeno per quanto riguarda gli stregoni e
gli indigeni; tutti, 2 giudici, 5 giudici
popolari, 3 o 4 giudici popolari supplenti, 1 o 2
pm, 1 cancelliere, gli avvocati della difesa, gli
avvocati delle parti offese (e se non hanno soldi?
peggio per loro). Le garanzie della difesa avanti
tutto.
Esempio troppo romanzesco? Va bene, caliamoci
nella realtà quotidiana. Sei imputato di aver
fatto sesso con una puttana minorenne
e di aver cercato di nascondere questo fatto
facendo pressioni su funzionari di polizia perché
la suddetta fosse affidata a una tua amica invece
che a una comunità, come ordinato dal pm dei
minori. La nuova legge ti consentirà di chiedere
al giudice di sentire 1253 puttane operanti a
Milano, Roma e Sardegna su questa circostanza:
“Vero che ho fatto pervenire all’imputato il mio
book e il mio curriculum, offrendomi per
congiunzioni carnali di tipi diversi e con
abbigliamenti fantasiosi. Vero che egli mi ha
ringraziato per la gentile offerta, dicendosi
dispiaciuto di non poterla accettare a causa
dell’alta carica istituzionale ricoperta, che
avrebbe reso sconvenienti e imprudenti pratiche
del genere. Vero infine che, per puro spirito di
liberalità, senza che tra noi ci fosse stato alcun
rapporto carnale, egli mi ha comunque donato una
Mini Cooper, alcuni gioielli e soldi pari a …
euro”. In molti hanno fatto notare ai 160
senatori suddetti che una legge del genere avrebbe
impedito la celebrazione di ogni processo.
Il mafioso chiederà e otterrà la
testimonianza di 1000 persone, dal parroco allo
spazzino, che affermeranno come lui, il 29 luglio
2011, fosse presente alla processione del santo
patrono di Canicattini di Sotto; il che, dirà la
difesa, rende evidente che l’imputato, in quello
stesso giorno, non poteva essere in Palermo dove
dunque non ha ucciso, come sostiene l’accusa, 2
testimoni a suo carico.
L’ubriaco, colto alla guida della
sua vettura, chiederà e otterrà la citazione dei
168 invitati al banchetto di nozze cui lui ha
partecipato affinché dicano che solo acqua ha
bevuto; dal che deriva, dirà la difesa, che
l’etilometro era guasto.
Per tutti ha risposto Gasparri:
“Respingiamo queste accuse poiché noi abbiamo
fatto una legge giusta, che coniuga severità per i
colpevoli e doverose garanzie per gli imputati”
(Sky). Che, con questa legge, nessuno riuscirà a
passare dalla categoria degli imputati a quella
dei colpevoli perché i reati si
prescriveranno non è un problema suo: lui
è etico, l’intelligenza seguirà. Ma altre epocali
riforme sono state già elaborate; e solo per
l’ostruzionismo miope di una opposizione afflitta
da un complesso di superiorità morale non sono
state ancora realizzate. Ma lo saranno, oh se lo
saranno. Avantieri è stato approvato il processo lungo;
domani sarà approvato il processo breve.
Basta con le lungaggini, il fancazzismo dei
giudici: il processo deve avere una durata certa,
non si possono sottoporre i poveri imputati a una
tortura infinita. 2 anni in primo grado, 2 in
secondo, 2 in Cassazione; e poi, se non si arriva
a sentenza, tana libera tutti, processo chiuso,
morto, finito. Eri innocente?, pazienza. Eri
colpevole?, t’è andata bene. L’etica prima di
tutto. I 160 senatori non penseranno che, con le
migliaia di testimoni del processo lungo,
il processo breve è morto prima di cominciare.
Per tutti risponderà Gasparri:
“Respingiamo
queste accuse; la legge è giusta perché coniuga
garanzie etc. I processi di B. moriranno tutti?
Non ci riguarda”.
E poi dopodomani sarà approvata la legge che
elimina le intercettazioni e il
bavaglio all’informazione. Non si farà più nemmeno
un processo (soprattutto quelli che contano:
corruzione, concussione, frode fiscale). E i
cittadini non sapranno nulla dei delitti della
classe dirigente del Paese; e nemmeno delle loro
porcate private. L’etica prima di tutto.
E domani l’altro? L’Italia finirà preda della
criminalità, la crisi economica ammazzerà
produzione e lavoro, l’evasione fiscale porterà il
Paese alla bancarotta. E i cittadini cominceranno
a chiedersi: ma davvero dobbiamo tenerci questa
gente? Sarà il caso di sostituirli?
Forse non tutto il male viene per nuocere. Quos deus perdere vult dementat.
LA LEGGE
SULLA PRESCRIZIONE LAMPO, IN LUOGO DEL
PROCESSO MORTO, LEGGE CHE IL CAPO DELLO
STATO SI VANTO' DI AVER AFFOSSATO, POVERO
COGLIONE DI MERDA, E' PASSATA ALLA CAMERA IL
14 APRILE 2011. ORA E' AL VAGLIO DEL SENATO.
Intercettazioni,
vogliono riprendere la legge sulle
intercettazioni che aveva avuto lo stesso
esito del processo breve con la differenza
che lì i finiani e Napolitano l’avevano
bloccata ma al Senato. Ma anche questa a
Berlusconi per i processi Ruby, Mediaset,
Mediatrade e Mills non servono a niente,
perché i processi già in corso non si basano
su intercettazioni, il processo Ruby si basa
su intercettazioni ma riguardano le
telefonate fra imputati normali, telefonate
dove compaia la voce di Berlusconi ne sono
state intercettate 5, non sono state neanche
trascritte perché la Procura le ritiene
inutili. ....si dirà: ma la legge sulle
intercettazioni prevede anche il bavaglio
alla stampa per il divieto di pubblicarle,
ma sono già state pubblicate ormai, perché
il genio di Ghedini bloccando la
perquisizione al Rag. Spinelli, ha costretto
la Procura a mandare gli atti alla Camera e
quindi da lì è uscito tutto.
Travaglio
pensava all'inutilità delle intercettazioni:
L'ARMATA DEI COMPRATI LECCACULO INVECE NON
E' DELLO STESSO AVVISO E PARTE CON IL
DDL SULLE
INTERCETTAZIONI
AVENTI VALORE PROBATORIO, LEGGE DA APPROVARE
ALLA VELOCITA' DELLA LUCE, ED I NUMERI DEI
COMPRATI LO CONSENTONO,PER STRALCIARE TUTTE
LE INTERCETTAZIONI PIOVUTE NEL RIMANDO A
GIUDIZIO PER CONCUSSIONE E PROSTITUZIONE
MINORILE...
Vogliono fare
un’altra legge, messaggio mafioso, sulla
responsabilità civile dei giudici, il
giudice che sbaglia pagherà di tasca sua,
anche questa è incostituzionale perché?
Perché esiste già una legge che consente
allo Stato di rivalersi sul magistrato che
ha sbagliato per dolo o colpa grave...
(* questa
legge di merda e' stata inserita nella
riforma epocale dei nostri coglioni
sbandierata a proposito della modifica
costituzionale del CSM...)
Vogliono tornare all’immunità
parlamentare e qui siamo al ridicolo, perché
per tornare al vecchio Art. 68 della
Costituzione con l’autorizzazione a
procedere per ogni indagine su ogni
parlamentare, bisogna cambiare la
costituzione come fu cambiata quando fu
abolita nel 1993 l’autorizzazione a
procedere, immaginate per cambiare la
Costituzione che razza di tempi lunghi sono
richiesti, ci vuole il voto alla Camera, il
voto al Senato, poi di nuovo il voto alla
Camera, poi di nuovo il voto al Senato,
sempre sullo stesso testo che non deve
cambiare neanche di una virgola e poi se non
hai raggiunto i 2/3 del Parlamento e questi
hanno due voti, altro che 2/3, in più alla
Camera c’è il referendum confermativo,
immaginatevi in un paese assatanato contro
la casta com’è il nostro, con la gente che
non avete l’ora di andare in piazza contro
tutto e contro tutti, un bel referendum per
dire sì o no all’immunità dei politici, ma
verrebbero spazzati via, probabilmente
l’immunità verrebbe abrogata con un numero
superiore di voti a quello che abrogò nel
1993 il finanziamento pubblico dei
partiti....
Quì LA SEGA LOMBARDA DEI FULMINATI
MENTALI HA RISPOSTO PICCHE IN CAMBIO DELL'ACCELLERAZIONE
SULLA PORCATA FEDERALE FISCALE CHE
INTRODURREBBE IMU, ADDIZZIONALI IRPEF,
PATRIMONIALI E CEDOLARI SECCHE IN CAMBIO DI
COSTI DI ATTIVAZIONE SCONOSCIUTI, INSOMMA
NON C'è ALCUNA COPERTURA FINANZIARIA PER IL
FUNZIONAMENTO DI QUESTA LEGGE DEFINITA
EPOCALE...
La riforma del Csm,
vogliono riformare il Csm, separare le
carriere, separare il Csm, sono
tutte porcherie naturalmente, ma anche
queste
richiedono legge
costituzionalee quindi campa
cavallo, i processi partono adesso, poi
anche separando le carriere non è che si
bloccano i processi, quindi Berlusconi sa
che nessuna di queste idee geniali messe
insieme dai suoi geniali collaboratori e
avvocati, riuscirà a bloccare questi
processi...
QUESTA
FOGNA DELLA RIFORMA DEL CSM, DELLA
CANCELLAZIONE DELL'OBBLIGATORIETA'
DELL'AZIONE PENALE,
IL TUTTO ASSOGGETTATO AI DESIDERATA DEL
GOVERNO, PRESAGENDO UNA FOSSILIZZAZIONE
ETERNA DELLE LEVE DEL POTERE IN MANO A
QUESTA GERONTOCRAZIA GIURASSICA PEDERASTA E
MAFIOSA, TRAENDO SPUNTO DALLE PORCATE DELLA
LOGGIA MASSONICA EVERSIVA P2, E' STATA
MILLANTATA COME RIFORMA EPOCALE PRESENTATA
ALLA MUMMIA EGIZIA CONFEZIONATA AL QUIRINALE
IL 10 MARZO 2011 E PER QUESTO GIA' FATTA,
QUANDO IN REALTA' ESSENDO RIFORMA
COSTITUZIONALE HA BISOGNO DELLA DOPPIA
LETTURA E VOTAZIONE IN CAMERA E SENATO A CUI
SI AGGIUNGE IL REFERENDUM CONFERMATIVO, IN
QUESTO CASO SENZA QUORUM IN QUANTO RIFORMA
COSTITUZIONALE.... I TEMPI DOVREBBERO ESSERE
LUNGHI, TUTTAVIA IL MERDOSO E' SICURO ALMENO
DI SCANSARE IL REFERENDUM CONFERMATIVO
SIAMO DELLE ULTRA
MEGA TROIE DI
MERDA DENTRO !!!
Ma chi sono davvero le ragazze che Berlusconi
frequentava e cercava? Dai telefonini esaminati
dagli inquirenti, i cui risultati sono nelle
carte dell'inchiesta cheRepubblica
oggi in edicolaè
in grado di anticipare, esce una immagine
decisamente scomoda per il premier. Una immagine
ricostruita attraverso audio e sms che si
scambiavano tra loro, e che smonta la tesi di
Berlusconi su "bunga bunga" e pagamenti
sostenuta fino alle affermazioni di "non aver
mai pagato una donna" e che nessuna delle ospiti
alle sue cene"eleganti" fosse una prostituta.
Ioana, Ruby, Iris si scambiano battute piccanti,
dicono di "essere delle squillo dentro". E si
confrontano sui clienti: "Domani ne avrò almeno
cinque", dice una. E un'altra di rimando: "Io sì
che sono un puttanone, sono peggio di quelle di
strada, non c'è niente da fare". E poi gli
appuntamenti: "Sei libera sabato sera per un
compleanno? Cena. Quanto chiedi?", è l'sms che
riceve la soubrette Barbara Guerra. E ancora:
"Mi hanno appena confermato che verranno a
prendervi, le tue amiche sono bone e troione
come te? Non deludermi...".
Dopo Milano e Roma anche a Genova sta per
aprirsi un capitolo giudiziario versante bunga
bunga. La procura di Milano ha, infatti, deciso
di trasmettere ai colleghi del capoluogo ligure
un fascicolo che riguarda Ruby, la ragazza
marocchina al centro dello scandalo sessual
istituzionale che coinvolge il premier Silvio
Berlusconi.
Attorno alle feste di Arcore si muoveva la
grande macchina del bunga-bunga. Una complessa
struttura organizzativa, un grande giro di
ragazze (più delle 33 citate espressamente
nell’avviso di chiusura indagini della procura
di Milano) e soprattutto un considerevole volume
d’affari. Dal cilindro senza fondo delle carte
depositate dalla procura di Milano al termine
dell’inchiesta su Nicole Minetti, Lele Mora ed
Emilio Fede emergono nuove intercettazioni,
nuove carte bancarie, nuovi documenti. E si
arricchiscono di prove le ipotesi dei pm a
carico dei tre indagati, accusati di essere i
fornitori delle ragazze, di avere “indotto e
favorito l’attività di prostituzione” di 32
“giovani donne” (maggiorenni), più la minorenne
Karima El Mahroug in arte Ruby, che “compiva
atti sessuali con Silvio Berlusconi, dietro
pagamento di corrispettivo in denaro e altre
utilità, presso la residenza in Arcore”.
Ora scopriamo che è potrebbe essere indagato per
pornografia minorile anche il suo fidanzato e
promesso sposo, Luca Risso: per averla fatta
esibire, minorenne, nel suo locale di Genova, il
“Fellini”. Nello spettacolo, dal titolo “Pepper
and chic”, Ruby mimava atti sessuali di vario
tipo con uomini e donne. “Esibizione
pornografica”, per la procura, che allega le
foto estrapolate dalla memoria di un pc
sequestrato a gennaio a casa di Risso. Foto che
circolavano anche in rete. Si tratta di immagini
esplicite nelle quali la protagonista è visibile
e riconoscibile. Poiché Karima, nelle serate del
16 e 22 ottobre al “Fellini”, aveva ancora 17
anni, è quanto basta per contestare a Risso la
violazione dell’articolo 600 ter comma primo del
codice penale che punisce da 6 a 12 anni
“chiunque, utilizzando minori degli anni
diciotto, realizza esibizioni pornografiche o
produce materiale pornografico ovvero induce
minori di anni diciotto a partecipare ad
esibizioni pornografiche”. La procura di Milano
ha aperto un nuovo fascicolo, subito mandato a
Genova per competenza territoriale. La procura
del capoluogo ligure fa sapere di non aver
iscritto Risso nel registro degli indagati. Il
caso, al vaglio del dottor Mario Morisani, è
stato affidato al gruppo di magistrati che si
occupa di ‘fasce deboli’.
Ma, a proposito di minorenni, anche Minetti e
Mora, secondo i nuovi documenti, rischiano
grosso. Perché i pm Pietro Forno, Ilda
Boccassini e Antonio Sangermano esibiscono
un’analisi del traffico telefonico tra i due e
Iris Berardi, la ragazza brasiliana residente a
Forlì che i 18 anni li ha compiuti soltanto il
29 dicembre 2009. Scoprono che “non risultano,
nel periodo antecedente al novembre 2009,
diretti contatti tra i cellulari in uso a
Berardi Iris con quelli riferibili a Mora Dario,
Fede Emilio e Minetti Nicole. Tuttavia “emergono
rapporti mediati” della ragazza con i tre
presunti “fornitori”. Iris è un’assidua
frequentatrice delle serate di Arcore e, ancor
prima, delle feste a Villa Certosa, in Sardegna.
Il 21 novembre 2009, per esempio, il telefono di
Iris risulta localizzato nelle celle di Porto
Rotondo in Sardegna, che coprono la zona di
Villa Certosa.
Gli “intermediari” per arrivare alla Berardi
sono, per Lele Mora, un telefono intestato alla
società Pinko Pallino srl, con sede legale a
Milano in viale Monza (dove Mora abita e opera).
Il “tramite” per Minetti è invece un’utenza
telefonica intestata a Claudio La Commara, “nato
a Torino il 13/07/1975, con pregiudizi di
polizia per esercizio abusivo di attività di
gioco d’azzardo o di scommessa, denunciato dalla
Questura di Torino il 27/1/2003”.
New entry tra le “arcorine”, Aida Yespica, che
pure i pm non iscrivono tra le assidue. Almeno
una volta, però, il suo telefono risulta
agganciato alla cella di Arcore: durante una
notte in cui c’è anche Ruby, quella tra il 24 e
il 25 aprile 2010.
La macchina del bunga-bunga si nutre di soldi.
Ma forse non solo il bunga-bunga. Berlusconi
preleva dai suoi conti una gran mole di denaro
in contanti, anche nelle settimane in cui è
impegnato a riconquistare, uomo dopo uomo, la
maggioranza in Parlamento. Preleva 13 milioni di
euro. Di solito stacca assegni da 30 mila euro,
come l’11, il 21 gennaio e l’11 febbraio, il 12
maggio 2010. Il 16 febbraio c’è un assegno da 7
mila euro e il 24 febbraio un altro da 30 mila
euro. Sono giorni in cui Ruby va ad Arcore. Si
trova ad Arcore anche quando dal suo conto al
Monte dei Paschi di Siena vengono emessi assegni
di 350 mila euro, il 23 aprile, e di 330 mila,
il 26 aprile. Tutti assegni firmati da
Berlusconi e incassati da Giuseppe Spinelli, il
cassiere del premier. Gli assegni più cospicui
sono del 21 e 22 dicembre 2010 (350 mila euro) e
del 23 dicembre (257 mila).
La procura compie accertamenti anche su un conto
corrente della Bcc-Romagna Occidentale
cointestato ad Antonio Berardi e a Beatrice
Borghi e su un deposito intestato a Borghi
presso la Cassa di Risparemio di Forlì, la città
dove risiede la seconda minorenne di Arcore,
Iris Berardi. Sulla ragazza italo-brasiliana la
polizia giudiziaria chiede notizie anche alla
Banca Popolare dell’Emilia Romagna, su un suo
conto che risulta “tuttora in essere”.
Nelle nuove intercettazioni depositate l’arcorina
Barbara Faggioli avvisa la madre della tempesta
che sta arrivando:
Barbara Faggioli: e non ne posso parlare, però
usciranno probabilmente delle cose sui giornali,
perché sta già iniziando ad uscire qualcosa,
dichiarazioni di una tipa, ovviamente non
credere a nulla, però mi sputtaneranno a vita
Madre di Barbara: perché?
BF: eh, perché è sul presidente
MB: ma chi è che dice queste cose?
BF: ma ‘na mo, una puttana, ma dai una che dice
chee… a me e alla Nicole, è uscita con me e la
Nicole, che c’ha visto da Armani, che siamo
andate insieme io, lei, la Mara Carfagna (…) ha
lasciato queste robe pesanti, ma penso perchè
l’abbiano pagata questi pm di sinistra, siccomee…
ma non so perché ha fatto il nome mio e di
Nicole, forse perché si ricordava il mio, far… e
di Nicole o forse perché era spinta da altri
MB: va bè, ma queste cose devono finire, è uno
schifo! Ma si (inc. le voci si sovrappongono)
BF: si, no, ma robe schifose, no ma poi
spogliarelli integrali, io che so stata a letto
con lui, ma no ma delle robe veramente che io
non posso più uscire di casa eh, se escono
MB: ma robe da matti!
BF: infatti non ne parlare con nessuno, ma non
te ne ho parlato al telefono, anche perché
comunque, però ormai tanto figurati, non è
niente verò però… comunque sia la mia immagine è
a puttane. Oggi gli ho portato delle foto che mi
san procurata di questa qua, aspetta che c’è la
polizia e sono in macchina… solo che non mi ha
ricevuto, allora le ho lasciate all’avvocato lì
e sto tornando adesso da Arcore, delle foto che
ho trovato di lei che faceva gli spogliarelli in
discoteca, che se la faceva mettere in culo in
discoteca (parla di Ruby) …
MB: mh… ma che disgraziata, ma chi bo? Ma tu la
puoi denunciare, no? Per diffamazione
Ma chi sono le ragazze del bunga-bunga? Come
parlano tra di loro? Per farsi un’idea basta
leggere alcuni passaggi degli “accertamenti sul
BlackBerry di Visan Ioana, riportati dal
quotidiano La Repubblica. All’interno della
memory card del telefonino, la polizia postale
le scopre i messaggi audio. Le destinatarie sono
Barbara Guerra (chiamata dalla Visan “Kitty”),
Barbara Faggioli (chiamata dalla Visan “Barby”),
Aris Espinosa e altre non meglio identificate”.
Primo file: “Allora, Barbara, Anna…. che cazzo
di troie di merda siete (ride). Neanche lo
sapete fare, mica come me (ridendo) che sono un
puttanone di strada”.
Secondo file audio: “Raga, questa è per voi
(musica in sottofondo), vi piace? Aris, sono
puttana dentro, non c’è niente da fare, capito?
É che mi vien da dentro, non ce la faccio”.
Terzo file: “E io son già nella vasca senti un
po’, ciaf, ciaf, ciaf, ciaf, amò questa è per
te: (canticchiando dice) zoccola, zoccola,
zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola,
zoccola, zoccola, amò, le ricordi quelle belle
notti (ride)? Ciao zoccolaaaa, anch’io sono
zoccola, io forse un po’ di più”.
Il disappunto dell’ambasciata egiziana - Il
Corriere della Sera racconta i retroscena legati
alla bugia di Berlusconi che, la notte tra il 27
e 28 maggio, chiama in Questura per far
rilasciare la marocchina Ruby spacciandola per
“nipote del presidente egiziano Mubarak”. Quali
sentimenti suscitò nell’ambiente diplomatico
egiziano a Roma questa notizia? “Fastidio e
disappunto”. A confermarlo alla Procura di
Milano è Hatem Abdelkader, capo ufficio stampa a
Roma dell’Ambasciata d’Egitto in Italia. Il
funzionario della missione diplomatica spiega
che «sull’argomento non sono state inoltrate
altre comunicazioni» successive e diverse dal
messaggio protocollato con il numero 87/2010 e
datato 28 ottobre 2010 (giorno dello scoop de Il
Fatto Quotidiano che inaugura il Rubygate”):
messaggio nel quale «l’Ambasciata voleva
esprimere il proprio profondo rammarico per il
fatto che” nella vicenda fosse stato “inserito
il nome del Presidente della Repubblica Araba
d’Egitto Mohamed Hosni Mubarak“, accostato a
“una notizia da respingere e senza alcun
fondamento di verità”.
La circostanza, racconta sempre Il Corriere, ha
anche un altro rilievo per il processo. Si sa
che nelle indagini difensive, Berlusconi chiama
un interprete, il ministro degli Esteri Frattini
e altri membri del governo come testimoni di un
incontro romano con Mubarak risalente a una
settimana prima della telefonata in Questura. In
quell’incontro, Berlusconi chiede davvero al
presidente egiziano se Ruby sia una sua parente
(anche se poi gli stessi testimoni assunti dalle
indagini difensive ammettono che Mubarak non
capisce a cosa si stia riferendo Berlusconi e,
inoltre, che si crea confusione con un’altra
Ruby, famosa in Egitto come cantante. Alla fine
è lo stesso Berlusconi chiuse l’argomento con un
“allora vedremo di informarci meglio”). Ma
quello che più pesa per il giudice Cristina Di
Censo nel rinviare a giudizio Berlusconi per
l’accusa di concussione dei poliziotti milanesi
è l’illogicità del fatto che il presidente del
Consiglio, pur assumendo di aver telefonato
quella notte in Questura mosso solo dallo
scrupolo istituzionale di scongiurare una crisi
diplomatica tra Italia e Egitto, non sembrasse
aver preso alcun contatto con le autorità
diplomatiche egiziane in Italia, ma avesse
mandato di corsa a prelevare la minorenne il
consigliere regionale pdl Nicole Minetti
dicendole “vai tu che sei incensurata e ti
presenti bene”. Da questo punto di vista, la
comunicazione dell’Ambasciata egiziana a Roma
chiude ora l’argomento, conferma che mai i
diplomatici di Mubarak furono allertati, e
accresce la debolezza dell’”alibi” di
Berlusconi.
Nelle parole delle madri delle ragazze un
segnale del degrado. La mamma di Noemi: "Lo
chiama Papi perché l'abbiamo educata nel
culto di Silvio". Il gestore del patrimonio
del Cavaliere: "Eseguo ordini, quindi fino a
10 (mila euro)"di
F. MERLO e E. RANDACIO
LA GRANDE
novità storica sono le mamme istigatrici e
complici. Non le lupe di Arcore, ma queste
mamme-maitresse che investono e lucrano sul
sesso delle figlie, mamme che rompono la
gabbia, all'apparenza inespugnabile,
dell'identità italiana, della mamma
chioccia, del "son tutte belle le mamme del
mondo", della sacra famiglia, vetrina dei
valori della tradizione: il matrimonio
possibilmente d'amore, la maternità, la
dignità. Mi faceva sorridere mia madre
quando a mia sorella che si truccava gli
occhi diceva: "Che cosa sono tutti questi
buttanesimi?". Ma chissà come avremmo
reagito noi fratelli, padri e fidanzati
dinanzi alla madre di Elisa che contabilizza
con ingordigia: "Seimila euro, hai capito,
sono dodici milioni delle vecchie lire!". È
una mamma che predispone strategie quando la
figlia le racconta che "lui mi vedrebbe bene
a lavorare in Pubblitalia". È una mamma
realista e pratica: "Se poi va male,
pazienza, tanto va bene anche cosi". E forse
Elisa un poco lo subisce, ma certamente alla
sua mamma Berlusconi non basta mai: "Vi ha
detto quando vi potrà rivedere?". Ma
sono al contrario specialissime le madri di
Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre,
sono mamme-mezzane che dinanzi alla
prostrazione psico-fisica, che sempre
accompagna i più rozzi e pesanti sapori
della vita ("sono in condizione pietose") ,
senza pudore minimizzano ("e che sarà mai")
ed esaltano solo il valore del compenso
"seimila euro, hai detto niente". Qui ci
sono mamme che somigliano alle "parrine",
quelle che lenivano i corpi abusati nel
cambio della quindicina, le acide ma
benevole streghe che preparavano gli
impacchi e dosavano e alternavano le tisane
e il riposo allo snervamento, e intanto
legavano i rotoloni di soldi con lo spago.
E i
padri, che una volta erano il braccio
armato dell'educazione, ora, come i
fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E
c'è il signor Faggioli che istruisce la
sua Barbara nell'arte d'amare: "Tu in
questo momento devi fargli vedere che gli
sei vicino".
Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire
a Berlusconi che "mio padre, per il grande
rispetto che ha nei suoi confronti" è
pronto a mettere una cimice nella sede dei
finiani: "digli che io ci ho le chiavi".
Anche i fidanzati, che un tempo erano
gelosi, oggi sono azionisti di minoranza
degli amplessi altrui, come Ale che
pretende che la sua Imma si guadagni 'i
vestiti', cioè i soldi: "... io penso che
non mi dà niente". "No? Perché no, scusa?
Mi incazzo! Oh!". "Eh amore, ma che ne so.
Io non faccio niente con lui...". "Eh, ma
sei scema?".
Vendute
dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai
fidanzati le lupe di Arcore non sono le
vittime ma l'avanguardia di un degrado
familiare che non esiste in nessuna parte
del mondo civilizzato
ed è addirittura inaudito in Italia, che è
la terra della mamma Madonna, della
natalità, la patria del presepe.
Non c'erano mai state, nel pur vasto
catalogo nazionale, queste povere mamme
sfiorite che cercano un riscatto nel corpo
delle figlie offrendolo al cliente ricco e
vecchio e, allo stesso tempo, al bisturi
del chirurgo estetico. Non c'era ancora,
nel mito mediterraneo e matriarcale della
mamma italiana, la signora Anna Palumbo
che incassa ventimila euro dal ragioniere
di Berlusconi: "La mia Noemi - ha
dichiarato ai giornali - è una bambina che
ho allevato nella luce del Vangelo e del
Signore". Sul viso di Noemi "ci sono
almeno 17 mila euro solo di lifting", ha
scritto Famiglia Cristiana: ritocchi,
contraffazioni, un accanimento
sull'adolescenza della figlia, sulla sua
apparenza, un'educazione familiare che
cerca il riscatto nella creazione di
un'antropologia chirurgica, un'idea del
successo fondata sui trucchi estetici e
sulle foto con Berlusconi pubblicate dal
manipolatore Signorini, tutti a brindare
con sugar daddy, con papi, che è al tempo
stesso Gozzano e Freud, la tenerezza e la
pedofilia. "Mio marito frequenta
minorenni" disse la signora Veronica Lario
e sul settimanale "Chi?" i Letizia
divennero una famiglia-escort, finto
fidanzato tronista, mamma allena e papà
benedice: "Mia figlia lo chiama papi
perché la abbiamo educata nel culto di
Silvio".
Certo, ci sono nella storia d'Italia le
mamme di Bellissima, con la popolana Anna
Magnani che si illude che la bellezza
possa riscattare proprio tutto e prima di
tutto la povertà, e ci sono i concorsi e
le selezioni per miss Italia con quell'immagine
odiosa della mamma che sbottona la
camicetta della figlia adolescente per
attirare sul seno gli sguardi lubrici
della giuria. E c'è il caso, unico e
terribile, e proprio per questo ricordato
dalla storia, di una tredicenne ceduta a
Vittorio Emaunele II "da una bruttissima
mamma" che notò Carlo Dossi "prese a
circolare in carrozza". E c'è l'Italia in
quella madre felliniana che trascina la
figlia davanti al divo inglese, "le
presento la mia bambina, sa cantare,
ballare, recitare ed è stata pure a
Londra. Dai, dì qualcosa..." . E la
ragazza: "Salve".
Ci sono insomma, nella nostra storia, le
mamme disposte a tutto e magari anche ad
umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i
figli, e proprio perché mamme italiane,
proprio perché mamme-mammelle, perché la
mamma italiana ha il fascino della
fragilità e della determinazione semplice
e chiara e mi vengono in mente la mamma
della piccola Yara e la mamma di Sarah
che, pur così diverse tra loro, trattano i
giornalisti con il medesimo rigore della
maternità straziata. Ci sono mamme e mogli
come Marella Agnelli e come Sofia Loren e
Mina e come era la stessa mamma di
Berlusconi che fu l'unica cosa dolce della
sua vita forsennata, o ancora - cito alla
rinfusa - Luciana Castellina e Anna Craxi,
Eleonora Moro, Ilary Blasi, Franca Ciampi,
la Seredova Buffon, Gemma Calabresi...,
signore d'Italia, padrone di casa, voci e
volti antichi e moderni della tradizione
della nostra civiltà femminile, donne
italiane di oggi, energiche belle e
nervose come Isabella Rossellini e Monica
Bellucci, o riservate ed eleganti come la
vedova di Enrico Berlinguer e Carla Fracci,
e penso a come furono meravigliosamente
mamme toste Marcella Ferrara, storica
collaboratrice di Togliatti, e Palma
Bucarelli, la signora dell'arte
contemporanea. Non abbiamo avuto solo
Filumena Marturano, la Ciociara e Anna
Magnani. Le mamme italiane sono personaggi
del romanzo nazionale dei sentimenti. E
c'è "la mamma ignota", la mamma che ancora
una volta è stata cantata a Sanremo, la
mamma che sogna la laurea, un genero, i
nipoti e diffida delle scuole di
recitazione perché pensa, all'antica, che
"femmina che muove l'anca / o è puttana o
poco ci manca" che è certo un proverbio
reazionario ma era una difesa contro
questa smania di vendersi, contro i
concorsi per "miss maglietta bagnata",
contro le selezioni per diventare veline
che - va detto chiaro - non è un mestiere.
Non ci vuole il metodo Stanislavskij per
trasformarsi in eccellenze del tacere
agitando i fianchi, campionesse di
velocità nel cambio degli stivali e dei
pantaloncini corti, non è necessario
frequentare l'Actor's Studio per formare
corpi senza erotismo, fantasmi televisivi,
lolite smaterializzate e desessualizzate,
il sesso senza eros, il ballo senza
sapori. Eppure la professione di velina
eccita queste nuove mamme italiane, perché
appunto basta la "bella presenza" e
nient'altro, come ha dimostrato a Sanremo
Elisabetta Canalis.
Ma forse per capire il degrado e la
corruzione della famiglia italiana bisogna
per contrasto aver visto in tv quell'intervista
rubata al papà di Ruby, al venditore
ambulante marocchino e musulmano.
Sdentato, malvestito, povero ma non
corrotto come i padri e le madri delle
lupe italiane, ha tentato di cacciare i
giornalisti urlando in dialetto
sicilian-marocchino: "Itivinni, itivinni".
E quando gli hanno detto che Ruby lo
accusava di averla picchiata perché era
diventata cattolica: "Ma quali botte. Ma
quale cattolica. Quella di televisione si
era ammalata".
ECCO
COME VENGONO FINANZIATE LE SCIENZIATE IN
ITALIA:25.000 EURO ALLA FISICA NUCLEARE
ANNA PALUMBO
Papi non dimentica. I suoi generosi
bonifici bancari piovono per premiare
molte delle ragazze del bunga-bunga, ma
anche Noemi, la minorenne da cui tutto
iniziò. La signoraAnna
Palumbo, mamma di Noemi Letizia,
è tra le beneficiarie di versamenti che
partono da un conto del presidente del
Consiglio. Avrebbe ricevuto alcune
migliaia di euro, ventimila in tutto,
secondo quanto attestano i documenti
bancari acquisiti dai pm Ilda Boccassini,
Antonio Sangermano e Pietro Forno che
indagano sul caso Ruby.
Le carte bancarie sono tra i nuovi
documenti che i magistrati si apprestano a
unire alle prove d’accusa già contenute
negli inviti a comparire per gli imputati
SilvioBerlusconie
NicoleMinetti.
Tutto confluirà nella richiesta di
giudizio immediato per il presidente del
Consiglio, accusato di concussione e
prostituzione minorile, che la procura sta
per inviare al giudice delle indagini
preliminari Cristina Di Censo. “Noemi era
la pupilla, io sono il culo”: così Karima
El Mahroug, in arte Ruby, diceva a un
amico. Oggi l’una e l’altra si ritrovano
insieme nelle carte della procura di
Milano. La prima minorenne indicata da
Veronica Lario nella sua denuncia pubblica
(“Non posso stare con un uomo che
frequenta le minorenni”) rispunta
nell’indagine su Ruby Rubacuori. A unirle,
la pista dei soldi (“Follow the money”,
diceva la gola profonda dello scandalo
Watergate).
La settimana scorsa, l’ex agente di Noemi
ed ex braccio destro di Lele Mora,Francesco
Chiesa Soprani, aveva raccontato alFatto
Quotidianoil
suo incontro con i genitori di Noemi
Letizia: “Non erano venuti per soldi, ma
per ripulire l’immagine della figlia. Lo
stesso Elio, il padre, mi ha lasciato
intendere che a occuparsi economicamente
di loro fosse il premier”. Ora i bonifici
lo confermano.
Ma perché Berlusconi versa denaro alla
madre di Noemi? Forse perché vuole far
tacere la famiglia Letizia a proposito
della sua frequentazione con la ragazza
quando era ancora minorenne? Finora erano
noti soltanto alcuni dei bonifici di
Berlusconi a favore di Alessandra
Sorcinelli, ex meteorina di Rete 4.
Nell’invito a comparire per il presidente
del Consiglio erano allegati due bonifici
del 16 luglio e del 17 settembre 2010, di
diecimila euro ciascuno. Ma, come già
documentato dal Fatto, nei dodici mesi tra
l’11 gennaio 2010 e il 17 gennaio 2011,
Sorcinelli aveva ricevuto altri undici
bonifici, causale “prestito infruttifero”,
per un totale di 115 mila euro. E l’ultima
operazione avviene tre giorni dopo
l’invito a comparire, le perquisizioni
delle case di via Olgettina e la
deposizione della stessa Sorcinelli nella
questura di Milano.
A questi 115 mila euro si devono
aggiungere altri 45 mila euro, ricevuti
nel 2009. Il primo bonifico, di 20 mila
euro, è del 15 aprile 2009, con valuta 20
aprile. Il secondo, di 25 mila euro, è del
21 luglio 2009, con valuta 24 luglio.
Tutti i versamenti partono dal conto
personale di Silvio Berlusconi aperto
presso il Monte dei Paschi di Siena,
filiale di Milano 2 – Segrate. E arrivano
sul conto di Sorcinelli, presso il Banco
di Sardegna, filiale di via Solferino, a
Milano. Per quanto appurato finora, la
ragazza ha dunque avuto dal presidente del
Consiglio ben 160 mila euro.
Il premier evidentemente si occupava con
particolare sollecitudine di questa
venticinquenne cagliaritana nonostante
fosse già sotto accusa per le notti
movimentate a Palazzo Grazioli, compresa
quella con Patrizia D’Addario e con
Barbara Montereale che riceve, secondo la
sua versione dei fatti, 10 mila euro, in
contanti.
Ci sono poi i bonifici di diverse decine
di migliaia di euro che Berlusconi dispone
a favore di Nicole Minetti e che
l’attuale consigliera regionale del Pdl e
presunta maitresse di via Olgettina
giustifica sostenendo che fra lei e il
premier c’è una “relazione affettiva”. Non
è la prima volta. Durante il suo secondo
governo, nel 2003, Berlusconi ha avuto una
relazione con Virginia Sanjust, allora
annunciatrice della Rai e moglie di un
agente segreto del Sisde, Federico Armati.
È proprio lui che rivela il rapporto
privilegiato fra Berlusconi e la moglie,
sostenendo che Virginia non solo ha
ricevuto “un bracciale di brillanti di
Damiani”, ma anche soldi, e tanti. Un
bonifico di 50 mila euro ordinato il 14
giugno 2007.
Non sono però solo i bonifici a far paura
a Berlusconi. Il suo incubo sono le
immagini. Teme che vengano fuori foto
compromettenti, o brevi video che le
arcorine possono aver realizzato con i
loro telefonini, sequestrati, come i
computer, dalla polizia. D’altronde
entravano a villa San Martino, come alcune
di loro raccontano, senza subire
controlli. Ed Emilio Fede in
un’intercettazione ammette di aver
acquistato un video da una delle ragazze
per 10 mila euro. Che il presidente del
Consiglio abbia paura di questo materiale
lo si capisce anche da una dichiarazione
rilasciata ieri sera dal senatore di Fli,
Luca Barbareschi, tornato a essere
solidale con il premier, tanto da averlo
incontrato lunedì. “Nell’inchiesta”,
accusa Barbareschi, “ci sono delle foto
fatte in casa di Berlusconi con strumenti
professionali usati per lo spionaggio. Non
sono foto scattate dalle ragazze”. Come
dire: la procura di Milano ha violato le
leggi per incastrare il Cavaliere. Si
evoca ancora il solito complotto.
le persone
intelligenti ci sono e vengono pagate
lautamente, leggete con cura:160.000
EURO ALLA SCIENZIATA ASTROFISICA
SORCINELLI DEL CENTRO STUDI ASTRONOMICI
OLGETTINA
L’ultima novità, in
ordine di tempo, è il ritrovamento negli
appartamenti di via Olgettina di foto che
gli inquirenti ritengono “interessanti”
(leggi l’articolo). Ma forse,
ancora più interessante, è il continuo
affluire di soldi sui conti delle ragazze
implicate nel caso Ruby. L’ultimo bonifico
è arrivato cinque giorni fa: il 17 gennaio
2011. “Ordine e conto Silvio
Berlusconi ABI-CAB 010… a favore
di Sorcinelli Alessandra
CRO 17716… 10.000,00 euro per prestito
infruttifero”, questa è la contabile
bancaria che documenta l’ultima delle 13
operazioni intercorse tra il premier e una
delle ragazze del suo giro di feste
nell’arco di un anno e sette giorni. Molto
si è scritto sull’“avere” nel rapporto tra
Berlusconi e le ragazze ma Il Fatto
Quotidiano ha provato a dare contorni
più definiti anche al “dare” di questa
anomala partita doppia. Le amiche del
presidente non si stancano mai di
declamare la sua generosità davanti alle
telecamere.
Ma l’esame combinato delle telefonate
intercettate e dell’estratto conto di una
delle più assidue frequentatrici del
Cavaliere , Alessandra Sorcinelli, rivela
un rapporto di dipendenza economica che
spiega molte cose sulle feste di Arcore.
Le sorprese non mancano: il premier
continua a pagare le sue ragazze
nonostante l’inchiesta. Quando già era
nota al suo entourage e ai suoi legali
l’esistenza di un’indagine su Ruby
e le feste, Silvio
Berlusconi ha pagato tre bonifici
per complessivi 25 mila euro ad Alessandra
Sorcinelli, e il flusso non si è fermato
nemmeno quando la ragazza è stata sentita
dagli inquirenti. Pochi giorni dopo la
deposizione in Procura, infatti,
esattamente 5 giorni fa, sul suo conto
sono arrivati altri 10 mila euro.
In un’ intervista del luglio scorso al
sito Affari italiani la ex
meteorina del Tg4 di Emilio Fede
raccontava: “A settembre andrò a Los
Angeles per tre mesi, come
Elisabetta Canalis. Studierò
inglese e recitazione. E spero di avere la
sua stessa fortuna perché all’estero è più
facile emergere come dimostra la storia di
Monica Bellucci”. La
bruna cagliaritana 26enne non ha
realizzato il suo sogno ed è rimasta
inchiodata a Milano, alla disperata
ricerca di denaro. Dalle carte
dell’indagine si scopre che proprio a
settembre tempestava di telefonate
Berlusconi e il suo cassiere:
Giuseppe Spinelli. Dopo una
stagione da corteggiatrice di tronisti e
di madrina di Affari tuoi su
Raiuno, e dopo qualche articolo di
gossip per la sua storia con il figlio di
Gigi D’Alessio, era
scomparsa dai radar. E il conto
corrente ne risentiva. Il 14 settembre
implorava Spinelli:
“Facciamo almeno 10… non si può avere
tutto insieme?”.
Il cassiere, tempestato dalle richieste
delle altre Papi-girls, temporeggiava:
“eee è un po’ un problema… che siamo un
po’ eee tirati infatti mmm abbiamo sai,
anche altre cose e ci siamo trovati un po’
spiazzati”. Poi, grazie alla solita
telefonata con “Lui”, come chiama al
telefono B. in persona, il bonifico da 10
mila arriva. I soldi però finiscono presto
e il 27 settembre Alessandra
torna alla carica con Spinelli dicendo che
ha parlato con “Lui” ed è tutto a posto
“come l’altra volta”. Stavolta dovrà
aspettare fino al 18 ottobre: 10 mila
euro. Quando è stata sentita dalla Polizia
il 14 gennaio scorso, Sorcinelli ha
raccontato di essere stata un paio di
volte alle cene di Arcore, ma ha descritto
feste eleganti senza prostituzione. I
magistrati che indagano Berlusconi, per
documentare il tipo di rapporto che lega
Alessandra al premier hanno allegato solo
i due bonifici da 10 mila euro incassati
dalla ragazza nel trimestre
luglio-settembre 2010.
Il Fatto Quotidiano ha
ricostruito tutti i bonifici effettuati
dal Caimano alla 26 enne cagliaritana
nell’arco di poco più di un anno. Si
scopre così che la somma totale è molto
più alta: la Sorcinelli ha ricevuto
dall’11 gennaio 2010 al 17 gennaio 2011,
ben 115 mila euro dal Cavaliere. Uno
stipendio da manager, il doppio di quanto
prende un magistrato di Tribunale. Quattro
volte più dello stipendio sudato da una
giovane professoressa della scuola
primaria. La vita delle Berlusconi-girl
d’altro canto è dispendiosa. In
un’intercettazione, Nicole Minetti
racconta con invidia a Barbara
Faggioli che la ‘preferita’ del
momento del Cavaliere – tale Aris
Espinosa di 22 anni – aveva
comprato in un colpo solo nove paia di
scarpe. Una bella vita. Alessandra
Sorcinelli nell’intervista ad
Affari Italiani dice: “A Milano
all’aperitivo non si può non andare da
Radetzky a corso
Garibaldi. Per l’estate c’è il giardino
aperto del Bulgari, molto
chic. Per cena, io adoro il Finger o il
ristorante di pesce La Risacca e anche il
Bolognese. Per ballare scelgo a seconda
del giorno: lunedì è la serata dello
Special, il mercoledì all’Armani,
il giovedì e venerdì al Cavalli e alla
domenica all’Hollywood”.
I bonifici di Berlusconi
partono tutti dal conto del Cavaliere
della filiale del Monte dei Paschi situata
nel Centro direzionale Palazzo Vasari a
Milano 2. Tutti finiscono sul conto di
Alessandra Sorcinelli alla filiale del
Banco di Sardegna di Milano in via
Solferino. L’andamento non è omogeneo.
Gennaio parte bene con due bonifici da 10
mila a breve distanza, 11 e 25 gennaio.
Poi arrivano due mesi di magra: l’unico
versamento di febbraio-marzo è quello da 5
mila euro dell’11 marzo. Ad aprile si
torna ai consueti 10 mila euro mensili,
mentre a maggio ci sono addirittura due
versamenti da 10 mila, il 6 e il 20
maggio. L’estate 2010 purtroppo è
asciutta: solo 5 mila euro a giugno,
diecimila a luglio e zero ad agosto. Il 16
settembre e il 18 ottobre si torna ai
consueti 10 mila euro mensili. Poi esplode
lo scandalo Ruby sui giornali. La notizia
era già nota al Cavaliere e al suo
entourage almeno dall’inizio di ottobre,
ma i versamenti non si interrompono. Anzi.
Il 18 ottobre partono 10 mila euro e il 14
dicembre Silvio Berlusconi ordina un
secondo bonifico da 10 mila. Alla vigilia
del Natale, il 23 dicembre, c’è il
pensierino da 5 mila euro. Anche
l’indagine non ferma il flusso. Tre giorni
dopo la sua audizione in Questura ,
Alessandra riceve l’ultimo bonifico da 10
mila euro.
Dopo il debutto alla trasmissione Veline,
Alessandra Sorcinelli è
entrata nel grande giro grazie a Emilio
Fede quando il direttore indagato per
favoreggiamento della prostituzione con
Lele Mora, la selezionò
nel 2008 come meteorina del Tg. La seconda
meteorina doveva essere Hellen Skopel.
Proprio la ragazza che ha dichiarato ad
Annozero di essere stata scartata dopo
avere detto no agli inviti per il weekend
a Forte dei Marmi del direttore del Tg4.
La coppia di meteorine
Alessandra-Hellen era stata già
lanciata. Poco prima del debutto Emilio
Fede cambiò Hellen con la sorella della
Gregoraci. E forse per
lei è andata meglio così.
Intenzioni di voto
dell'agosto 2011, fonte LA STAMPA DI
TORINO
QUESTA E' UNA MIA PERSONALE
SODDISFAZIONE:ANNI FA MI CONSUMAI LE MANI
A FURIA DI SCRIVERE LORO DEL MIO DISAGIO,
DI LAVORI DI MERDA, DI LICENZIAMENTI
SUBITI, DI UMILIAZIONI SENZA MAI RICEVERE
SODDISFAZIONE. OGGI ANCHE LORO SI TROVANO
NELLA MERDA FINO AL COLLO E PER ME E' UNA
SODDISFAZIONE: "SE PER COLPA DI ALTRI
FINISCI NEI GUAI, FAI IN MODO CHE CHI TI
HA MESSO IN TALE SITUAZIONE FINISCA IN
GUAI ANCORA PEGGIORI!!!"
(* ndr: purtroppo il 10 aprile 2011, il
tesoriere dei DS, esistono ancora (vedere
colonna a sinistra in alto),ha concepito
una proposta di legge,in un Pappamento
italiota che lavora solo per ratificare i
desiderata del suo padroncino coi capelli
d'Asfalto,per portare il finanziamento
pubblico ai partiti, abolito con
referendum nel 1993,a mezzo miliardi di
euro annui, massa di soldi che andrebbe
anche ai partitucoli che si prendono l'1%.
Ricordiamo che in questo paese di merda di
mangiafranchi abbiamo ben 1,5 milioni di
persone che si prendono uno stipendio
attraverso i partiti di merda, a cui
dobbiamo aggiungere 5 milioni di persone
che lavorano a vario titolo per lo stato e
20 milioni di pensionati vari...)
SCOMMESSOPOLI, IL
SECONDO GRADO SPORTIVO ATTUA DEI LIEVISSIMI SCONTI
Doni e Atalanta, niente sconti
prosciolto Manfredini
Secondo grado di giudizio sulla vicenda
scommesse: salvo il difensore nerazzurro, per cui
era stata chiesta una squalifica di tre anni,
confermate le altre condanne. Ridotta la
penalizzazione a Spezia (revocato il -1) e
Benevento (-6)
Con un comunicato sul sito della Figc sono state
rese note le sentenze del secondo grado di giudizio
nel procedimento sportivo sullo scandalo scommesse.
"La Corte di Giustizia Federale ha accolto i ricorsi
di Fabbri e Manfredini prosciogliendoli da ogni
addebito, dello Spezia Calcio annullando la
penalizzazione di 1 punto ed ha ridotto la
penalizzazione nei confronti del Benevento da 9 a 6
punti''. Confermate, invece, la penalizzazione di 6
punti all'Atalanta e la squalifica di 3 anni e 6
mesi inflitta a Cristiano Doni, capitano del club
bergamasco, dalla commissione disciplinare.
SCOMMESSOPOLI, LA
SENTENZA DI PRIMO GRADO
Sei punti di
penalizzazione all'Atalanta da scontare nel
prossimo campionato di serie A, tre anni e mezzo
di squalifica al suo capitano Cristiano Doni.
Sono state in gran parte confermate le
indiscrezioni della giornata di ieri, riguardo
la sentenza della Commissione Disciplinare della
Figc sulla vicenda del calcioscommesse. Il club
bergamasco ha avuto un leggero sconto rispetto
alla richiesta: il procuratore federale Palazzi
aveva infatti chiesto sette punti di
penalizzazione. Sentenza uguale alla richiesta
invece per Doni, così come per il compagno
Thomas Manfredini, cui sono stati comminati tre
anni di squalifica. Si attende ora il processo
di secondo grado, davanti alla Corte di
Giustizia Federale, previsto il 18 agosto. CINQUE ANNI PIU' RADIAZIONE A SIGNORI E
PAOLONI - Per quanto riguarda gli altri
nomi noti della vicenda, pena identica per l'ex
azzurro Beppe Signori e per Marco Paoloni, il
portiere ex Cremonese e Benevento al centro
delle indagini penali della Procura di Cremona.
Cinque anni di squalifica con preclusione alla
permanenza in qualsiasi rango o categoria della
Figc: un pressochè totale accoglimento delle
richieste di Palazzi. La medesima pena è stata
poi comminata ai vari Bellavista, Buffone ed
Erodiani. Tra i calciatori stessa pena per
Gervasoni (Piacenza) e Sommese (Ascoli), un anno
di squalifica a Daniele Quadrini, calciatore del
Sassuolo.
ASCOLI -6, ALESSANDRIA
ALL'ULTIMO POSTO -
Per quanto
riguarda i club, la Disciplinare ha inflitto
una
penalizzazione di 6 punti (più ammenda di
50mila euro) all'Ascoli, da scontarsi nel
prossimo campionato di Serie B. Per Sassuolo e
Hellas Verona solo un'ammenda di 20.000 euro.- In Lega Pro,
nove punti di penalizzazione sono stati
inflitti al Benevento, mentre l'Alessandria è
stata punita con la retrocessione all'ultimo
posto in classifica nel campionato di Prima
Divisione 2010-11. Come era prevedibile, il
Ravenna esce con le ossa rotte: esclusione dal
campionato di competenza con assegnazione a
uno dei campionati inferiori, più un'ammenda
di 50mila euro. Quattro punti di
penalizzazione al Piacenza, due alla Reggiana
e uno a testa per Viareggio, Spezia e Taranto:
in tutti i casi da scontare nella stagione
2011-12.
Solo ammende per Portogruaro (20mila euro) e
Virtus Entella (15mila).
LE MOTIVAZIONI: "ILLECITI GRAVI E
CLIMA OMERTOSO"
- Comportamenti "illeciti", che suscitano "un
rilevante allarme generale, palesemente
incompatibili con i principi di lealtà,
correttezza e probità". Nelle 55 pagine delle
motivazioni i giudici di primo grado
evidenziano che "si tratta di comportamenti di
intrinseca gravità, che svuotano di
significato l'essenza stessa della
competizione sportiva"; e sottolineano che "la
vicenda si caratterizza per quel clima
'omertoso' che troppo spesso permea i rapporti
tra i tesserati, nonchè tra i tesserati e il
'sottobosco' di vari pseudo appassionati". Sui
singoli protagonisti coinvolti, a Beppe
Signori viene riconosciuto il "ruolo di
vertice" nell'associazione e condotta grave
con accertata responsabilità in due illeciti.
LEGALE PAOLONI: "E' MANCATO IL
CORAGGIO" - Immediate le reazioni.
Luigi Chiappero, legale dell'Atalanta, ha così
commentato ai microfoni di Sky le decisioni
della Disciplinare: "Ricorreremo in appello e
credo che lì potremo riuscire a ridurre i
punti di penalizzazione. La eventuale
responsabilità oggettiva delle società deve
essere ridotta ai minimi. Per quello che ci
riguarda come Atalanta - afferma Chiappero -
contiamo nella validità dei nostri argomenti".
Luca Curatti, avvocato di Marco Paoloni,
sperava in una maggiore clemenza. "Marco
sperava in un ridimensionamento della
sanzione. Per un giocatore di 27 anni, 5 anni
di squalifica e la proposta di radiazione
significano la fine della carriera". Curatti è
duro sui contenuti della sentenza, ritenuta
inadeguata. "L'impressione a caldo è che sia
mancato il coraggio. Il procedimento sportivo
è veloce ma anche piuttosto sommario: spesso
la velocità non significa efficienza. Si è
voluto dare un segnale forte di censura, di
rimprovero ma tra qualche anno saremo davanti
alla stessa commissione, con altri giocatori,
altri problemi e con un processo privo degli
strumenti necessari per accertare la verità".
Nel dettaglio, tutte le penalizzazioni e le
ammende per i tesserati: BELLAVISTA Antonio:
squalifica per 5 anni, con preclusione
(radiazione) alla permanenza in qualsiasi
rango o categoria della FIGC; BRESSAN Mauro: squalifica per
3 anni e 6 mesi; BUFFONE Giorgio: inibizione
per 5 anni, con preclusione; CIRIELLO Antonio: inibizione
per 1 anno; DONI Cristiano: squalifica
per 3 anni e 6 mesi; ERODIANI Massimo: squalifica
per 5 anni, con preclusione; FABBRI Gianni: inibizione per
5 anni; GERVASONI Carlo: squalifica
per 5 anni, con preclusione; MANFREDINI Thomas: squalifica
per 3 anni; PAOLONI Marco: squalifica per
5 anni, con preclusione; QUADRINI Daniele: squalifica
per 1 anno; ROSSI Leonardo: squalifica
per 1 anno; SANTONI Nicola: squalifica
per 4 anni; SAVERINO Davide: squalifica
per 3 anni; SIGNORI Giuseppe: squalifica
per 5 anni, con preclusione; SOMMESE Vincenzo: squalifica
per 5 anni, con preclusione; VELTRONI Giorgio: inibizione
per 4 anni.
Le sentenze nei confronti delle società: ALESSANDRIA: retrocessione
all'ultimo posto in classifica nel campionato
di competenza (campionato 2010/2011); ASCOLI: penalizzazione di 6
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00; ATALANTA: penalizzazione di 6
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/12; BENEVENTO: penalizzazione di
9 punti in classifica da scontare nel
campionato 2011/12 e ammenda di euro
30.000,00; CREMONESE: penalizzazione di
6 punti in classifica da scontare nel
campionato 2011/12 e ammenda di euro
30.000,00; CUS CHIETI (calcio a 5):
penalizzazione di 1 punto in classifica da
scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di
euro 4.500,00; ESPERIA VIAREGGIO:
penalizzazione di 1 punto in classifica da
scontare nel campionato 2011/12; VERONA: ammenda di euro
20.000,00; PIACENZA: penalizzazione di 4
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00; PINO DI MATTEO (calcio a 5):
penalizzazione di 8 punti in classifica da
scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di
euro 1.000,00; PORTOGRUARO: ammenda di euro
20.000,00; RAVENNA: esclusione dal
campionato di competenza con assegnazione da
parte del Consiglio federale a uno dei
campionati di categoria inferiore e ammenda di
euro 50.000,00; REGGIANA: penalizzazione di 2
punti in classifica da scontare nel campionato
2011/12; SASSUOLO: ammenda di euro
20.000,00; SPEZIA: penalizzazione di 1
punto in classifica da scontare nel campionato
2011/12; TARANTO: penalizzazione di 1
punto in classifica da scontare nel campionato
2011/12; VIRTUS ENTELLA: ammenda di
euro 15.000,00.
SCOMMESSOPOLI: "Atalanta -7, 3
anni e mezzo per Doni"
Per Signori proposta la radiazione
Partito a Roma il procedimento
davanti alla commissione disciplinare: alla sbarra
25 tesserati e 18 società. Pesante richiesta del
Procuratore Palazzi per il club bergamasco. Il
Chievo, col giocatore dell'Ascoli Micolucci e con
Bettarini, chiede il patteggiamento che viene
accettato. Bellavista chiede la ricusazione del
giudice e vengono resi noti i primi verdetti
di MARCO
MENSURATI
Doni (a sinistra) e
Gervasoni durante Atalanta-Piacenza
ROMA - Tre
anni e mezzo di squalifica per Cristiano Doni.
E' la richiesta del Procuratore federale Stefano
Palazzi per il coinvolgimento nell'ambito del
processo sul calcioscomesse. Tre anni di
squalifica sono stati richiesti anche per il
compagno di squadra, Thomas Manfredini.Sempre per il coinvolgimento
nell'ambito del processo sul calcioscomesse
scaturito dall'indagine avviata dalla Procura di
Cremona sull'inchiesta 'Last Bet', Palazzi ha
chiesto per l'Atalanta 7 punti di penalizzazione
da scontare nel campionato. Pesante
la richiesta per Signori: 5 anni di squalifica
più preclusione (radiazione), più 1 anno e 6
mesi di squalifica in continuazione, per l'ex
calciatore, ora tesserato come tecnico.
Per il Piacenza, anch'esso coinvolto nel
procedimento, Palazzi ha chiesto la
penalizzazione di 4 punti per la stagione
2010-2011 più 50.000 euro di ammenda.
TUTTE LE RICHIESTE DI PALAZZI Marco Paoloni (Cremonese-Benevento):
5 anni di squalifica più preculsione, più 5 anno
di squalifica in continuazione. Cristiano Doni (Atalanta): 3
anni e 6 mesi di squalifica Thomas Manfredini (Atalanta):
3 anni di squalifica Giuseppe Signori (tecnico): 5
anni di squalifica più preculsione, più 1 anni e
6 mesi di squalifica in continuazione. Massimo Erodiani (giocatore
calcio a 5): 5 anni di squalifica più
preculsione, più 8 anni di squalifica
in continuazione. Vincenzo Sommese (Ascoli): 5
anni di squalifica più preculsione, più 2 anni
di squalifica in continuazione. Antonio Bellavista (tecnico)
: 5 anni di squalifica più preculsione, più
tre anni e 6 mesi di squalifica in
continuazione. Giorgio Buffone (ds Ravenna):
5 anni di squalifica più preculsione, più tre
anni e 3 mesi di squalifica in continuazione. Mauro Bressan (tecnico): 5
anni di squalifica più preculsione, più 6 mesi
di squalifica in continuazione. Carlo Grevasoni (Piacenza): 5
anni di squalifica più preculsione, più 1 anno
di squalifica in continuazione. Gianni Fabbri (presidente
Ravenna): 5 anni di inibizione più
preclusione. Nicola Santoni (tecnico
Ravenna): 5 anni di squalifica più
preclusione. Daniele Deoma (tecnico): 1
anno e 9 mesi di squalifica. Giorgio Ventroni (presidente
Alessandria): 5 anni di inibizione. Leonardo Rossi (tecnico
Ravenna): 3 anni di squalifica. Antonio Ciriello
(vicepresidente Ravenna): 4 anni di
inibizione. Daniele Quadrini (Sassuolo):
1 anno di squalifica. Davide Saverino (Reggiana): 3
anni di squalifica.
CHIESTI 6 PUNTI DI PENALITA' PER
L'ASCOLI Alessandria:
retrocessione all'ultimo posto del campionato
di competenza
Benevento: 14
punti di penalizzazione da scontare nel
2011-12 più 30 mila euro d'ammenda.
Ravenna: esclusione dal campionato di
competenza più 50 mila euro d'ammenda.
Virtus Entella: 40 mila euro di ammenda.
Sassuolo: 50 mila euro d'ammenda.
Reggiana: 2 punti di penalizzazione da
scontare nel 2011-12
Piacenza: 4 punti di penalizzazione da
scontrare nel campionato 2010-11, più 50 mila
euro d'ammenda.
Ascoli: 6 punti di penalizzazione da scontare
nel 2011-12 più 90 mila euro di ammenda.
Cus Chieti: 1 punto di penalizzazione più 4
mila e 500 euro di ammenda.
Cremonese: 9 punti di penalizzazione da
scontare nel 2011-12 più 30 mila euro
d'ammenda.
Pino Di Matteo: 12 punti di penalizzazione da
scontare nel 2011-12 più mille e 600 euro
d'ammenda
Portogruaro: 50 mila euro d'ammenda.
Verona: 50 mila euro d'ammenda.
Atalanta: 7
punti di penalizzazione da scontare ne
Esperia Viareggio: 1 punto di penalizzazione
da scontare nel 2010-11.
Spezia: 1 punto di penalizzazione da scontare
nel 2011-12.
Taranto: 1 punto di penalizzazione da scontare
nel 2011-12. Le richieste di Palazzi sono state il
momento clou, presso l'Hotel Parco dei
Principi, a Roma, del procedimento davanti
alla Commissione Disciplinare riguardante
l'inchiesta sul calcioscommesse. Si apre con
un colpo di scena: Il Collegio giudicante,
presieduto dal giudice Sergio Artico, è stato
ricusato dall'avvocato Massimo Chiusolo,
difensore dell'ex calciatore Antonio
Bellavista. BELAVISTA CHIEDE LA RICUSAZIONE -Dopo il
patteggiamento accettato per il Chievo
(ammenda di 80mila euro) e per il calciatore
dell'Ascoli Micolucci era volta di Antonio
Bellavista che si è però rifiutato di essere
giudicato dal Collegio giudicante,
costituito dal presidente Sergio Artico,
Claudio Franchini, Amedeo Citarella, Luca
Giraldi e Gianfranco Tobia. L'avvocato Massimo
Chiusolo, difensore dell'ex calciatore, ha
presentato richiesta di ricusazione per
l'attuale Collegio. Bellavista si è così
espresso sulla vicende basata sull'accusa di
associazione finalizzata alla 'commissione di
atti illeciti': "All'esito della lettura di
questa ordinanza - scrive l'ex capitano del
Bari nella richiesta di ricusamento - il mio
difensore invita a riformare la commissione
disciplinare nominata nel precedente trattato
procedurale, attestato come quella formata si
sia già espressa sulla ritenuta esistenza di
ipotesi associativa e quindi avesse già
espresso un giudizio di merito sulla
sussistenza di tali condotte". In altre parole
Bellavista è sicuro di non avere possibilità
di assoluzione, in quanto la commissione
disciplinare che dovrà giudicarlo ha già
"condannato" Micolucci e Parlato per lo stesso
reato associativo per cui lo stesso ex
giocatore pugliese è imputato. La ricusazione
verrà discussa nelle prossime ore. Una
curiosità: il giduce ricusato è proprio quel
Sergio Artico che venne ricusato anche da
Luciano Moggi durante il processo intentato
dalla Figc contro Giraudo, Mazzini e Moggi
stesso il maggio scorso.
I PRIMI VERDETTI - Intanto
altri sette tesserati hanno chiesto e ottenuto
il patteggiamento dalla Commissione
disciplinare. Si tratta di Gianfranco Parlato,
Stefano Bettarini), Claudio Furlan, Ivan Tisci,
Mauro Gibellini, Gianluca Tuccella e Federico
Zaccanti. La sanzione più dura è stata quella
inflitta a Parlato e Tuccella, squalificati
per tre anni, mentre per Bettarini lo stop
sarà di 14 mesi. Un anno a testa di squalifica
per Zaccanti e Tisci, 6 mesi per Furlan, e 5
mesi per Gibellini (con in più 10 mila euro di
ammenda).
I NUMERI - Sulla carta sono a
giudizio le 18 società ed i 26 tesserati
deferiti dal procuratore federale Stefano
Palazzi. Dei club deferiti a vario titolo, due
sono di serie A, Atalanta e Chievo Verona (che
ha subito patteggiato ed uscito con la multa
succitata), tre di serie B, Ascoli, Hellas
Verona e Sassuolo, undici di Lega Pro,
Alessandria, Cremonese, Benevento, Ravenna,
Virtus Entella, Piacenza, Esperia Viareggio,
Portogruaro, Taranto, Spezia e Reggiana, due
della Lega Dilettanti, Cus Chieti e Pino Di
Matteo. I 26 tesserati sono invece: Erodiani,
Paoloni, Parlato, Bellavista, Buffone, Bressan,
Gervasoni, Micolucci, Signori, Sommese,
Tuccella, Furlan, Bettarini, Fabbri, Gibellini,
Santoni, Manfredini, Tisci, Doni, Deoma,
Zaccanti, Veltroni, Rossi, Ciriello, Quadrini
e Saverino.
NON AMMESSO SOLO IL VARESE - Dopo
l'avvio dell'inchiesta da parte della Procura
di Cremona a novembre 2010, il 4 luglio
scorso è scattata l'indagine sportiva nel
corso della quale la Procura federale ha
ascoltato circa 50 persone prima di far
partire, il 26 luglio, i deferimenti per
società e tesserati. La Commissione
disciplinare ha ammesso al dibattimento anche
Monza, Triestina, Sudtirol, Frosinone, società
considerate portatrici di interessi indiretti
in ragione di posizioni di classifica. Non
ammessa invece la richiesta del Varese.
Ideologia, errori e
generosità
Quando a sinistra c'era "Dp"
Il 9 giugno 1991 si
scioglieva a Riccione Democrazia Proletaria. A
distanza di vent'anni, un libro di Matteo
Pucciarelli ripercorre la storia del
micropartito che, tra grandi illusioni e
sbandate storiche, simboleggia un'era della
politica scomparsa per sempre
di CONCETTO VECCHIO
Durante un congresso
dell'ultrasinistra, nel bel mezzo di una
discussione sui destini del comunismo, la
moglie di un compagno prese il microfono e
lanciò il suo sasso al marito che stava seduto
alla presidenza: "Sai cosa ti dico? Che io ho
ti ho fatto da serva per anni, per farti fare
il grande dirigente. Ora c'è che mi sono
stufata: ho trovato una persona che mi piace e
me ne vado". Nessuno dei 2500 delegati fiatò.
La discussione seguì l'ordine del giorno.
Questa istantanea, raccolta da Matteo
Pucciarelli in "Gli ultimi mohicani. Una
storia di Democrazia proletaria"
(Edizioni Alegre) 1 in libreria
a vent'anni dalla fine di Dp (Riccione, 9
giugno 1991), ci dice, più di tante parole,
quel che negli anni Settanta voleva dire la
militanza in un partito della sinistra
extraparlamentare: un mondo al cui altare
sacrificare tutto se stessi.
Quindici anni dura la storia gracile di
Democrazia proletaria - Dp - micropartito a
sinistra del Pci. Nasce come cartello
elettorale alle politiche del '76, l'anno di
massima espansione della sinistra, e la sua
coalizione, del quale faceva parte anche Lotta
Continua, convinta di far concorrenza al Pci
prende subito una sonora sberla fermandosi a
un misero 1,52 per cento. Ma allora, con il
proporzionale senza sbarramento, era
sufficiente a portare a Montecitorio sei
deputati, tra cui il primo disoccupato
organizzato Mimmo Pinto, che poi avrà un ruolo
centrale nel Settantasette romano. La
fondazione formale del partito avviene nel
1978, durante il sequestro Moro, al Jolly di
via Tiburtina, esprimendo questa posizione:
"Contro lo Stato, contro le Br".
E' un impasto di utopismo, ecologismo ante
litteram e soprattutto critica al modello
sovietico: tutte cose che viste con gli occhi
di oggi appaiono incomprensibili. Nasce lì la
vezzosa definizione del "piccolo partito delle
grandi ragioni". Dp non andò mai oltre l'1,7
per cento. Con Mario Capanna (nella foto con
la bandiera del partito, ndr), che
era finito a scrivere sul Giornale,
espresse a lungo un europarlamentare. Ma anche
diversi deputati e un senatore poi passato con
i Verdi, Guido Pollice.
La guida del partito nei primi anni è affidata
a Vittorio Foa. Molti dei dirigenti, come
Giovanni Russo Spena, Gian Paolo Patta e
Domenico Jervolino, vengono dalle fila
cattoliche. Altri si sono fatti le ossa sulle
barricate del '68. Giuliano Pisapia fece
giovanissimo il suo primo comizio proprio per
Dp, a Rho. E' di Dp anche Peppino Impastato,
che la mafia di Tano Badalamenti uccide a
Cinisi il giorno dell'assassinio di Aldo Moro,
e della cui memoria ancora oggi tanti giovani
giustamente si nutrono.
Ideali generosi, l'ideologia che tutto sussume,
ma anche sbandate storiche. Il merito di
Pucciarelli, un giornalista di 27 anni, e che
ha speso un anno tra ricerche di archivio e
interviste ai reduci, è di far risaltare
quella militanza di minoranza come un modo di
vivere: case vendute per finanziare il
partito, stipendi da fame (i parlamentari
cedevano l'80 per cento dell'indennità al
partito perché bisognava avere la stessa busta
paga degli operai). Russo Spena ricorda così
lo sbandamento del '77: "L'arrivo della droga
a fiumi, famiglie che si rompevano, fu una
crisi esistenziale per tanti di noi". Ed è
straziante il racconto sul suicidio di Marco
Riva, 21 anni, uno dei redattori del
Quotidiano dei lavoratori, l'organo del
partito diretto da Daniele Protti e Vittorio
Borelli, che si toglie la vita l'8 gennaio del
1979.
Si finisce sempre per avere nostalgia delle
cose che non si sono vissute, e gli anni della
grande ubriacatura ideologica - l'Italia dal
1968 al 1980 (l'anno della fine del terrorismo
e della nascita di Canale 5) - continuano a
produrre studi, libri, film. C'era il cancro
del terrorismo a corrodere il Paese, ma in
nessun periodo come negli anni Settanta si
approvarono così tante riforme. La fede nella
politica moltiplicava le reti di amicizie e
conoscenze. Soprattutto, pur fra i tanti
errori commessi, si aveva la sensazione che la
storia avesse un senso: e questo viene fuori
dal libro di Pucciarelli.
DEVASTAZIONE AMBIENTALE
LA SHELL INQUINA IL MARE DEL NORD
Meno
grave del disastro petrolifero al largo del Golfo
del Messico, ma tecnica nel
tentativo di minimizzare, se non
nascondere l’accaduto. La Shell
ha infatti atteso due giorni, prima di rivelare al
pubblico l’incidente occorso mercoledì scorso
presso la Gannet Alpha, una
piattaforma al largo delle coste scozzesi a circa
180 km ad est di Aberdeen. È la
peggiore fuoriuscita di petrolio degli ultimi
dieci anni in acque britanniche, con
55mila galloni di oronero
già riversati in mare.
La compagnia anglo-olandese è stata accusata sia
da parlamentari scozzesi che da Greenpeace
Uk di “non essere stata affatto
trasparente” riguardo a quanto successo,
criticando il suo silenzio di ben 48 ore. La prima
falla, principale responsabile dello sversamento,
è stata chiusa; così come uno dei due pozzi della
piattaforma. Ne è stata però individuata una
seconda, più piccola ma più difficile da gestire.
Per le associazioni ambientaliste, in un momento
dell’anno così delicato per la riproduzione e le
migrazioni di molte specie, l’incidente potrebbe
essere fatale per interi ecosistemi.
Preoccupazione anche da parte del governo
britannico, secondo cui questa “fuoriuscita
sostanziosa” potrebbe rivelarsi superiore a quella
del disastro ambientale del 2000, quando si
dispersero in mare oltre 500 tonnellate di
petrolio.
Shell, già balzata in primo piano nelle cronache
mondiali di questi giorni per le rivelazioni
Unep sugli
enormi danni ambientali da essa causati in
Ogoniland, nel Delta del Niger,
è più che decisa a salvare la propria immagine di
fronte all’opinione pubblica globale: “La perdita
è sotto controllo”, assicurano dalla compagnia.
Che, stando alle affermazioni di Glen
Cayley, direttore tecnico delle attività
esplorative e produttive di Shell in Europa,
“tiene molto all’ambiente” e “si rammarica” per
l’accaduto. È anche per questo che, afferma Cayley,
si è agito in modo “pronto ed appropriato”. Per la
compagnia, inoltre, i forti venti e le onde degli
scorsi giorni hanno ridotto già di molto la
macchia nera visibile sulle acque.
I 1.300 barili di petrolio sversati in mare dalla
Gannet Alpha, anche se sommati ai circa 50 che
ogni giorno la seconda falla sta continuando a
rilasciare nelle acque scozzesi, sono in effetti
una quantità molto ridotta rispetto ai
70.000 barili quotidiani con cui la
Deepwater Horizon della Bp ha
avvelenato per mesi il Golfo del
Messico.
Ciononostante per Sarah Boyack,
referente ambientale del partito Laburista nel
Parlamento di Edimburgo, le persone hanno bisogno
di maggiori rassicurazioni da parte delle agenzie
governative coinvolte nel controllo di eventi come
questo. “Voglio sapere quali piani di contingenza
sono stati messi a punto per fronteggiare le
maggiori fuoriuscite di petrolio”, fa presente
Boyack: “Vorrei anche sapere quali lezioni hanno
imparato [le agenzie governative] dal disastro
della Deepwater Horizon, in relazione alla
protezione dell’ambiente, della salute pubblica e
dell’industria ittica”.
L’estrazione petrolifera nel
Mare del Nord, ritenuta da sempre
“la più sicura” al mondo, evidentemente non è
immune da incidenti. Per molti è quindi il momento
di riflettere seriamente sull’effettiva necessità
di trivellare l’Artico, come sempre più compagnie
petrolifere sono intenzionate a fare.
Per Vicky Wyatt, senior oil
campaigner di Greenpeace, dato che il
ritiro dei ghiacci
di ampie zone al di sopra del Circolo Polare
Artico permetterà ai giganti petroliferi come
Shell di iniziare ad esplorare il Polo Nord, la
compagnia ha “importanti domande a cui
rispondere”.
Soprattutto ora che il governo britannico ha
rilasciato ben 26 nuove licenze per l’esplorazione
petrolifera in acque profonde a ovest delle Isole
Shetland. E che giusto in questi giorni, negli
Usa, l’Amministrazione Obama ha concesso proprio a
Shell di perforare i fondali al largo delle coste
artiche dell’Alaska per future estrazioni.
“Se Shell non è in grado di impedire una
fuoriuscita di petrolio nel ‘sicurissimo’ Mare del
Nord – chiosa Wyatt – c’è da chiedersi come
farebbe a gestirla nel fragile ed incontaminato
Artico, dove le fughe di petrolio sono
praticamente impossibili da ripulire”.
GOLFO DEL
MESSICO UN ANNO DOPO IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA
BP
È passato più di un anno dallo
sversamento nel Golfo del Messico
di 170 milioni di galloni di greggio e 2 milioni
di galloni di dispersanti tossici da parte di
un’azienda privata operante in acque pubbliche.
E mancano ancora statistiche accurate e affidabili
sull’impatto del disastro sulla salute dei
residenti.
Insieme a Stephen Bradberry –
direttore esecutivo dell’Alliance Institute di New
Orleans e vincitore nel 2005 del Rfk Human Rights
Award – ho fatto parte di una delegazione che ha
attraversato la regione della Costa del Golfo,
parlando con pescatori di ostriche e di gamberi,
ristoratori e residenti, delle malattie di cui
hanno sofferto dopo la calamità. Mi è subito
tornato alla memoria il viaggio di mio padre,
Robert Kennedy, nel delta del
Mississippi nel 1967. Rimase scandalizzato dalla
povertà, dai bambini il cui ventre era gonfio
dalla fame. Credeva fermamente che avessimo un
dovere, come nazione, di alleviare la loro
sofferenza e lenire il loro dolore. Oggi, i figli
e i nipoti di quelle stesse famiglie continuano a
soffrire per la negligenza sistematica del
governo, l’eredità debilitante di comunità
marginalizzate per il colore della pelle, per la
religione, per il livello di educazione, per il
reddito o per l’accesso al potere.
Ora deve intervenire il governo federale. A
Biloxi, in Mississippi, un
pescatore di nome Kwan ci ha raccontato di aver
fatto parte di una squadra di pulizia per la
Bp, e ci ha detto che lui e i
suoi compagni hanno avuto da allora irritazioni
cutanee su tutto il corpo, che prudono fino al
sanguinamento. In quella città, la struttura per
l’assistenza sanitaria è talmente oberata, che ci
vogliono tre mesi per un appuntamento con il
dottore. Anche Catfish Miller, un altro pescatore,
ha lavorato in una squadra di pulizia per la Bp.
Gli furono negati i guanti, un respiratore,
occhiali o qualsiasi altra attrezzatura
protettiva. Ha sofferto di forti emicranie,
infezioni alle orecchie, e piaghe nel naso e in
gola per mesi a seguire. Ci ha detto che nessun
dottore da cui è stato visitato ha voluto
collegare i suoi disturbi all’intossicazione.
Abbiamo sentito dozzine di persone in tutta la
regione raccontare di simili problemi di salute e
degli ostacoli al trattamento, che includevano il
dover attraversare grandi distanze per raggiungere
le strutture sanitarie e costi per comunità già
impoverite. Ci sono anche molte altre ragioni.
I dottori del posto generalmente
non hanno la possibilità di accedere
all’esperienza, alla formazione e alle
attrezzature per diagnosticare un avvelenamento da
esposizione ad agenti tossici. Non vogliono essere
chiamati come testimoni esperti in cause
legali contro la Bp. Sono spaventati da
cause per negligenza e non trattano i pazienti se
non hanno la specializzazione, accrescendo il
disincentivo alla diagnosi. E, dato che la maggior
parte dei pazienti sono lavoratori in proprio e
non assicurati, pochi possono permettersi le
costose analisi e medicine necessarie per provare
la causa del malessere e ottenere la cura
adeguata.
Lo scorso anno il presidente Barack Obama
si è impegnato affinché i residenti lungo
il Golfo fossero risarciti totalmente (“made
whole”). Per onorare tale impegno, il
Congresso deve garantire che l’assistenza
sanitaria sia adeguata, vicina e accessibile; che
il personale sanitario sia formato per
diagnosticare, individuare e trattare le
intossicazioni; e che la popolazione del Golfo sia
trattata con rispetto, qualunque sia la sua
origine. Una soluzione esiste. Il senatore
Edward M. Kennedy ha firmato la prima
legge federale che prevede l’istituzione di centri
comunitari di assistenza sanitaria per le persone
bisognose. Oggi, 23 milioni di americani
dipendono da quei centri per le cure.
Con la legislazione approvata lo scorso anno, i
centri aumenterebbero fino a coprire 40 milioni
di americani, molti dei quali residenti lungo la
Costa del Golfo. Se i Repubblicani al Congresso
non mantengono la minaccia di ridurre il progresso
che è già stato compiuto, le popolazioni del Golfo
hanno ancora una possibilità. I primi
soccorritori alla tragedia dell’11 settembre
non hanno dovuto provare la causa dei
loro disturbi per ottenere cure, dovevano solo
dimostrare di essere stati nelle vicinanze del
luogo dell’attacco terroristico.
In maniera analoga, i 150mila partecipanti alle
squadre di pulizia che si sono sacrificati, le
loro famiglie e i loro vicini che vivono lungo la
Costa del Golfo, non dovrebbero dover dimostrare
che i loro sintomi sono stati causati dalla
catastrofe della Bp, solo che erano lì. È arrivato
il momento di fornire alla famiglie della Costa
del Golfo l’assistenza sanitaria che
meritano.
italonia=EXPO: FALLIMENTO
TOTALE
Ma qualcuno sano di mente pensa
realmente che con 19 milioni di pensionati
e 4 milioni di dipendenti pubblici
possiamo farcela? Per mantenerli vengono spalati
ogni anno nelle caldaie della locomotiva Italia,
sempre più lenta, in affanno, con salite ormai
proibitive, altri 100 miliardi di debito pubblico,
come fossero carbone, che corrispondono almeno a 5
miliardi di interessi annui in più. Pagati dai
sempre più rari contribuenti, le aziende chiudono
e ci sono 4 milioni di disoccupati. Il tasso sul
nostro debito sale e gli interessi non possono che
aumentare. Nel 2011, se va bene, pagheremo
100 miliardi di interessi. L'Italia non
ha alcuna possibilità di farcela con questa
zavorra.
Il numero di dipendenti pubblici è pari alla
popolazione dell'Irlanda e noi
stiamo a fare il tricchetracche sulle Province.
Vanno chiuse tutte, che altro c'è
da discutere? Le pensioni vanno
riviste nel loro insieme. Non ha senso che ci
siano doppie e triple pensioni, una basta e
avanza. Le pensioni in essere vanno erogate con il
metodo contributivo, tanto hai dato, tanto
prendi (esattamente il contrario delle
pensioni dei parlamentari) e comunque
le pensioni devono avere un tetto non
superabile, 3.000 euro mi sembrano equi e
di un minimo per chi non dispone di redditi
sufficienti per vivere. I manager che hanno
guadagnato milioni di euro nella loro vita non
hanno bisogno di una pensione di 10/20.000 euro al
mese, lo stipendio annuo di un impegato.
Non è possibile dividere l'Italia in due sulle
pensioni con la strategia del "Chi ha dato, ha
dato. Chi ha avuto, ha avuto". E' pericoloso.
I giovani, ma anche molti quarantenni e
cinquantenni, in pensione non ci andranno mai.
Perché devono pagare con tasse e contributi la
pensione a Mastella, a
Amato o a un consigliere regionale
della Lombardia o della Sicilia? Questo non ha
senso. La riforma delle pensioni deve iniziare da
chi in pensione c'è già senza alzare continuamente
l'asticella dell'età pensionabile accampando la
scusa risibile dell'aspettativa di vita.
Non me frega un cazzo delle
statistiche. Dopo 35 anni di contributi ho il
diritto di riposarmi. Un operaio
non andrà in pensione a 70 anni, sarà morto prima.
I giovani non hanno più nulla da perdere, non il
lavoro, non la pensione, non i servizi sociali,
non la speranza di un futuro migliore. Nella
manovra economica non è stata spesa una parola per
loro. Attenti alla loro rabbia. Quando le
nuove generazioni capiranno che oggi sono
soprattutto loro a pagare la crisi e che in futuro
erediteranno il debito pubblico, non sarà più
possibile alcuna mediazione. L'aria che tira è
sempre più brutta. Per l'Expo 2015 voluto da
Formigoni e dall'Ente Fiera e avvallato da
Pisapia servono
1,7 miliardi di euro. Il vero obiettivo
è cementificare, e quindi rivalutare, dei terreni
agricoli vicino a Rho, alla periferia di Milano.
Chi deve metterci i soldi per l'operazione "Nutrire
il pianeta"? 200 milioni il Comune di Milano
(che ha appena aumentato del 50% i biglietti dei
mezzi urbani), circa 260 milioni i privati di cui
però non si vede l'ombra, 200 milioni la Camera di
Commercio (ma non dovrebbe investire in servizi
per le aziende e non in immobili?) e la Provincia
di Milano. La quota del Governo è di 833 milioni.
I costi dovrebbero essere coperti (tenetevi forte)
da almeno un miliardo di euro di biglietti e
ricavi vari. Tutti ci perderebbero, ma allora chi
ci guadagna?
Fmi: Corte Giustizia apre inchiesta su Lagarde
indagata per abuso d'ufficio per 'affaire Tapie'
Le indagini si riferiscono al periodo in cui
il neo direttore generale del Fondo monetario
internazionale era ministro dell'Economia francese
e decise di dare il via libera a un risarcimento
da 285 milioni di euro al controverso uomo
d'affari per una vicenda legata alla cessione di
Adidas
PARIGI - La magistratura
francese ha deciso l'apertura di un'inchiesta nei
confronti del neo-presidente del Fondo monetario
internazionale Christine Lagarde relativamente al
cosiddetto "affaire Tapie".
Il Cjr (Cour de justice de la République) ha dato
il suo parere favorevole all'apertura
dell'inchiesta relativa all'operato della Lagarde
quando era ancora nelle sue funzioni di ministro
dell'Economia francese relativamente al suo ruolo
nell' "affaire Tapie/Crédit Lyonnais". Il
procuratore generale presso la Corte di
cassazione, Jean-Louis Nadal aveva già espresso
la valutazione che esistevano elmenti suscettibili
di configurare un reato di "abuso di autorità".
Nel maggio scorso la procura generale di Parigi
aveva chiesto l'apertura di un'indagine .
Il caso era stato sollevato dai deputati
socialisti che hanno interpretato come un abuso la
scelta di Lagarde di rivolgersi a un tribunale
arbitrale invece di ricorrere alla giustizia
tradizionale per risolvere un contenzioso tra
Tapie e l'ex banca pubblica, Crédit Lyonnais, in
merito alla vendita del gruppo Adidas nel 1993-94,
sottostimata, con una perdita per l'ex presidente
del Marsiglia calcio. Dopo anni di battaglia
giudiziaria, il tribunale arbitrale ha condannato
nel 2008 il consorzio di realizzazione (cdr che ha
gestito il passivo della banca) a versare 285
milioni di euro di danni a Tapie, sollevando
numerose polemiche nel mondo politico.
Christine Lagarde è stata nominata
direttore generale del Fondo monetario
internazionale 1 a fine giugno (il
28) in sostituzione di Dominique Strauss-Kahn
coinvolto in uno
scandalo di natura sessuale 2 a New
York. Reagendo a caldo alla notizia dell'apertura
dell'inchiesta, l'avvocato dell'ex ministro
francese ha sottolineato che la cosa
"non è incompatibile" con la guida del Fondo.
Caccia al tesoro di Cl : I MEMORES
DOMINI CASTI E POVERI PIENI ZEPPI DI SOLDI
"STRANI". Il cerchio magico dei fondamentalisti
cattolici
A giudizio due membri del gruppo di
Formigoni. Hanno mentito su "Memalfa", la
cassaforte segreta
Gli uomini del
nucleo d’acciaio di Comunione e Liberazione, i
Memores Domini, fanno voto
d’obbedienza, castità e povertà. Ma due di loro
andranno a giudizio per aver mentito sui soldi
che maneggiavano. Sono Alberto Perego
e Alberto Villa, appartenenti
al medesimo gruppo di cui fa parte
Roberto Formigoni, il più noto dei
Memores Domini. Gli ingredienti di questa
complicata storia da “Codice Da Vinci” sono
contratti petroliferi e tangenti internazionali,
società di diritto irlandese e una misteriosa
fondazione di Vaduz, una barca a vela (“Obelix”)
usata da Formigoni e amici, conti svizzeri
cifrati e soldi in contanti stipati in una
scatola nascosta sotto il letto. Perego e Villa
dovranno presentarsi davanti ai giudici della
settima sezione del Tribunale di Milano –
l’udienza è stata fissata per il 22 novembre –
per rispondere dell’accusa di aver fatto
“dichiarazioni mendaci” al pm che li stava
interrogando come persone informate sui fatti
nell’ambito dell’inchiesta Oil for food. Hanno
mentito, secondo la procura di Milano, sui soldi
dei Memores Domini, il supergruppo di Cl. Per
questo il processo che inizierà in autunno sarà
l’occasione per capire qualcosa di più delle
misteriosissime e segretissime strutture
finanziarie manovrate dai confratelli di
Formigoni.
Tutto parte dallo scandalo internazionale Oil
for food. Un’indagine americana scopre che
durante l’embargo all’Iraq, Saddam Hussein,
all’ombra del programma Onu che permetteva di
scambiare petrolio con cibo e medicine,
assegnava contratti petroliferi a prezzi di
favore in cambio di robuste mazzette impiegate
per sostenere il regime (e poi, dopo l’invasione
Usa, per finanziare la guerriglia e il
terrorismo). La costola italiana dell’indagine
Oil for food è stata portata a termine dal pm
Alfredo Robledo e da una squadretta di
investigatori che hanno avuto elogi ed encomi
internazionali e hanno incassato le prime
condanne al mondo per questo scandalo
internazionale. Il personaggio che ha avuto le
più massicce assegnazioni petrolifere fatte a
soggetti italiani (ben 24,5 milioni di barili) è
Roberto Formigoni, forte della sua amicizia con
il cristiano Tareq Aziz, allora braccio destro
di Saddam. Le forniture di petrolio sono gestite
da aziende suggerite dal governatore, come la
Cogep della famiglia Catanese (tra i fondatori
della Compagnia delle Opere) che in cambio,
secondo l’accusa, paga tangenti per 942 mila
dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani.
Per questa vicenda è stato condannato in primo
grado e in appello, ma poi salvato dalla
prescrizione, anche Marco Giulio
Mazarino De Petro, amico e
collaboratore di Formigoni, nonché intermediario
con l’Iraq. Nella sua indagine, Robledo solleva
il velo sul “Codice De Petro”, le attività
finanziarie dei Memores Domini, che ruotano
attorno a tre società estere chiamate Candonly e
a una fondazione di Vaduz di nome Memalfa.
Gli uomini che le manovrano sono, oltre a De
Petro, tutti Memores del gruppo di Formigoni:
Alberto Perego, Alberto Villa, Fabrizio
Rota, Mario Villa, Mario
Saporiti. Perego, commercialista nato a
Brugherio, è stato anche l’organizzatore e il
tesoriere di una campagna elettorale di
Formigoni. La prima Candonly Ltd nasce nel 1991
a Dublino. “Mandante Sig. Alberto Perego”, dice
un memo riservato interno della fiduciaria
svizzera Fidinam. Nel 1995 (anno in cui Roberto
Formigoni viene eletto per la prima volta
presidente della Regione Lombardia), a spartire
a metà con Perego il controllo di Candonly
arriva il segretario di Formigoni, Fabrizio Rota
e subito nei conti della società cominciano ad
affluire i soldi (829 mila dollari) di Alenia,
gruppo Finmeccanica, interessata agli appalti
nell’Iraq di Saddam.
Nel 1997, Candonly passa nelle mani di De Petro.
Parte il business petrolifero: la piccola Cogep
“ringrazia” Formigoni versando a Candonly oltre
700 mila dollari. Come li giustifica De Petro?
“Sono il compenso per la mia consulenza”. Tre
paginette dalla sintassi difficile in cui
strologa di un “accordo petroil for food”. La
Candonly nel 1999 rinasce a Londra, nel 2001 in
Olanda. Ma continuano ad affluire i soldi di
Alenia e della Cogep. Arrivano anche
misteriosissimi soldi da Cuba e dall’Angola,
oltre a 50 mila euro dall’italiana Agusta. Il
denaro entrato nelle Candonly va in parte su un
conto cifrato presso l’Ubs di Chiasso intestato
a De Petro; in parte finisce sul conto “Paiolo”
presso la Bsi di Chiasso; il resto affluisce su
un paio di conti della banca Falck & Cie di
Lucerna e di Chiasso, intestati alla Fondazione
Memalfa. E qui siamo al cuore del “Codice De
Petro”, al sancta sanctorum dei Memores Domini.
Memalfa nasce nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein.
Beneficiari economici: Alberto Perego e Fabrizio
Rota. Che si tratti di uno strumento finanziario
dei Memores è dimostrato dallo statuto: prevede
che alla morte di uno dei due beneficiari il
patrimonio venga assegnato interamente all’altro
e, alla morte di entrambi, alla Associazione
Memores di Massagno, la filiale svizzera
dell’associazione.
Sui conti Memalfa di Lucerna e di Chiasso
entrano i soldi affluiti alla Candonly. In
uscita, Memalfa bonifica denaro al conto
“Paiolo” di Chiasso e, dopo il 1997, a
un altro conto acceso presso la Bsi di Zurigo.
Il beneficiario è sempre Alberto Perego. Lui
nega, e per questo sarà processato. Dei Memores
è anche la barca usata da Formigoni, “Obelix”,
15 metri. Pagata 670 milioni di lire, 470
dichiarati e 200 in nero. Versati in parte da
Formigoni in assegni, in parte in contanti e
assegni da De Petro e dai Memores. Tra cui
Alberto Villa, che versa 10 mila euro (benché
non risulti tra i proprietari della barca).
Memalfa, la sofisticata cassa comune offshore
dei Memores Domini, è stata chiusa nel 2001. I
suoi fondi sono finiti sul conto “Paiolo” di
Perego.
Isole artificiali senza legge
l'utopia di mister Paypal
Il creatore multimilionario
del sistema di pagamento online investe un milione
e 250 mila dollari nella progettazione di un
gruppo di isole mobili, ribattezzate Techtopia, in
acque internazionali. In ogni micro-nazione
abiteranno fino a 270 abitanti: vivranno senza
imposte e convenzioni morali di
BENEDETTA PERILLI
Uno dei progetti per Techtopia
ROMA -
Imprenditore, milionario, tra i primi investitori
di Facebook, creatore di PayPal e libertario,
l'americano Peter Thiel è noto per le provocazioni
e per il particolare fiuto per gli affari.
L'ultima delle sue trovate è la costruzione di un
gruppo di isole artificiali, libere da ogni forma
di legislazione, da lanciare nelle acque
internazionali.
Una sorta di paradiso fiscale sperduto nell'oceano
che, secondo il magazine Details che ha lanciato
la notizia, sarebbe già in fase di progettazione
dato che mister Paypal avrebbe donato un milione e
250 mila dollari al Seasteading Institute, dopo
aver già finanziato il gruppo con una somma di
500mila dollari nel 2008.
Per Thiel le isole, ribattezzate in poche ore
Techtopia, potrebbero servire da base per "la
sperimentazione di nuove forme di governo"
ispirate a principi libertari come l'esenzione
delle imposte, l'assenza di assistenza sociale, di
salari minimi, di regolamentazioni sull'edilizia,
la riduzione delle restrizioni sul commercio di
armi e l'assenza di convenzioni morali.
Una Rete di isole. Le micro-nazioni
dovrebbero sorgere su strutture simili alle
piattaforme petrolifere, per un peso di circa
12mila tonnellate, avere la possibilità di essere
trasportate e ospitare un massimo di 270 abitanti.
L'obiettivo di Thiel e del Seasteading Institute è
quello di costruire una rete integrata e collegata
di isole - dozzine o anche centinaia - capace di
ospitare, entro il 2050, dieci milioni di
residenti.
Intanto l'imprenditore del web assicura che a
partire dal prossimo anno ed entro il 2019 verrà
lanciata a largo della costa di San Francisco una
flottiglia di uffici per super manager. Insomma un
progetto non alla portata di tutti, e non solo dal
punto di vista economico. "Non ci preoccupiamo
troppo degli scettici - ha commentato Thiel -
perché fino a quando crederanno che il progetto è
impossibile non ci prenderanno mai sul serio. E
non proveranno a fermarci fino a quando ormai sarà
troppo tardi".
Un sogno politico. Dietro al
progetto delle isole fiscali si nasconde in gran
parte il Seasteading Institute, una struttura
fondata da Wayne Gramlich e Patri Friedman nel
2008 come un'organizzazione votata alla
costruzione di comunità mobili su piattaforme
autonome che operano nelle acque internazionali,
chiamate in inglese "seasteading".
"Sognamo di dare alle persone la libertà di
scegliere il governo che desiderano invece di
venire schiacciati dai governi che hanno": è
questo l'obiettivo della compagnia che si propone
di rivoluzionare il mondo. "Tra alcuni decenni -
aggiunge Thiel - quelli che guarderanno indietro
all'inizio del secolo capiranno che Seasteading
era l'unico passo ovvio verso lo sviluppo di
modelli più efficienti e pratici nel settore
pubblico mondiale".
Il mondo che non c'è. Non è la
prima volta che il milionario della Silicon Valley
stupisce il mondo con iniziative eclatanti, quasi
tutte in ambiti non regolamentati. Come quando
provò a creare una moneta per finanziare,
attraverso PayPal, il sequenziamento del DNA o a
lanciare i viaggi commerciali nello spazio.
Oppure come quando, all'inizio di quest'anno,
tentò di devolvere parte del suo miliardo e mezzo
di dollari in un progetto per
incoraggiare i giovani imprenditori 2
a saltare il college.
Thiel non è l'unico riccone dalle idee originali.
Prima di lui il fondatore di Amazon Jeff Bezos ha
annunciato di voler finanziare il "Clock of the
lon now", un orologio pensato per mantenere il
ticchettio per i prossimi 10mila anni e che sarà
costruito su una montagna del Texas.
Il precedente italiano. Nel 1968
l'ingegnere bolognese Giorgio Rosa terminò la
costruzione a largo dell'Adriatico, in
corrispondenza della costa emiliana ma a 500 metri
dalle acque territoriali italiane, di una
piattaforma dal nome di Isola delle Rose che
proclamò stato sovrano. Qui vigeva un governo
autonomo del quale Rosa era il presidente, la
lingua parlata era l'esperanto e la valuta era il
"mill". L'esperimento di Rosa durò 55 giorni dalla
dichiarazione di indipendenza, avvenuta il 1
maggio del 1968: il 25 giugno dello stesso anno le
forze dell'ordine sbarcavano sulla piattaforma e
la occupavano. Successivamente l'Isola delle Rose
fu affondata e smantellata
Paypal invece del bancomat
"Saremo nei negozi Usa"
L'annuncio dell'amministratore
delegato di eBay, che possiede il sistema di
pagamento elettronico: "Entro la fine dell'anno
inzieremo i test con un grande distributore, nel
2012 saremo in 20 catene". Il sito può contare su
155 milioni di utenti in tutto il mondo
di ALESSIO SGHERZA
John Donahoe
VIA I BANCOMAT, le carte di
credito o i contanti. Secondo John Donahoe, nei
negozi in futuro sentiremo sempre più spesso la
seguente domanda: "Salve, posso pagare con Paypal?".
Certo, l'opinione di Donahoe è di parte essendo
l'amministratore delegato di eBay, società che
possiede il sistema di pagamenti Paypal. Ma i suoi
piani sono concreti e sono stati annunciati oggi:
"Andremo anche offline, per aiutare i commercianti
a crescere anche nei negozi reali oltre che negli
shop virtuali".
La mossa di Paypal è significativa: il sito è di
gran lunga il più diffuso sistema per i pagamenti
sul web con 155 milioni di account di utenti ed è
supportato come sistema di pagamento da oltre
100mila siti. Senza dimenticare che è il sistema
principe per i pagamenti su eBay, il mercato
virtuale più grande al mondo.
Con un paragone un po' ardito, è come se Facebook
decidesse di aprire una catena di locali dove gli
'amici' possono incontrarsi dal vivo. Non sarebbe
l'unico - di bar ne esistono milioni, come
esistono altri sistemi di pagamento - ma è un
marchio di cui la gente già si fida e che
funziona. Distribuire Paypal agli esercenti reali
potrebbe significare che i soldi guadagnati
vendendo su eBay potrebbero essere usati
direttamente nei negozi vicino casa, senza passare
da banche o contanti.
Una rivoluzione che, se avverrà, sarà possibile
solo grazie alla diffusione degli smartophone,
come già
Square sta cercando di fare 1
insieme ad altri sistemi basati su tecnologie Nfc
(near-field communication). Tra questi,
Google Wallet 2è il più noto. I
tempi? "Paypal inizierà i test - ha detto Donahoe
- entro il 2011 con una grande catena
statunitense", per poi passari a 20 catene nel
2012, ma senza fare ancora nessun nome.
Continua Donahoe: "Proprio la diffusione dei
cellulari di nuova generazione sta facendo sfumare
le differenze tra commercio online e offline. Sono
i commercianti stessi che ci chiedono di portare
Paypal fuori dalla rete, e noi vediamo
un'opportunità che si realizzerà nei prossimi
tre-cinque anni". E l'ad di eBay non esclude
accordi con compagnie come Groupon o LivingSocial.
L'annuncio di oggi è un primo passo ufficiale su
una strada che è stata già intrapresa
dall'azienda: lo scorso mese è stato presentato un
servizio per cellulari Android che permette
pagamenti Nfc semplicemente avvicinando due
smartphone. "Ma i sistemi Nfc non sono
standardizzati", spiega Donahoe, e questo potrebbe
limitarne la diffusione. Pur non essendo entrato
nello specifico per quanto riguarda la tecnologia
o gli strumenti che saranno utilizzati, si può
quindi ipotizzare che la scelta non ricadrà sull'Nfc.
Entrare in un mercato in cui già esistono altri
concorrenti è sempre difficile ma, conclude
Donahoe, con "100 milioni di portafogli (gli
utenti già attivi, ndr) PayPal è troppo grande per
essere escluso".
L'ITALONIA
DELLA ZOMBIFICAZIONE,passa nel silenzio la
legge sulla non morte voluta dalla curia
vaticana e sponsorizzata dal Pappamento
italiota tutto
La vendetta
è compiuta. Il Parlamento al soldo di
Bertone e, in questo caso anche della Cei, si
è vendicata di Beppino Englaro
e della sentenza della Corte di cassazione che
ha riconosciuto la liceità di porre fine ad un
dramma disumano che vita non era perché essere
un vegetale non è più vita da essere umano.
Il Parlamento ha votato una legge infame
che obbliga il medico a staccare la spina solo
se «è accertata assenza di attività
cerebrale», cioè quando l’individuo ormai
è morto.
E’ un delirio da qualsiasi punto di vista la
si guardi e gli pseudo-legislatori non se ne
rendono conto, o, se se ne rendono conto, sono
doppiamente colpevoli perché la loro scelta,
anzi, imposizione, è un atto di protervia, un
sopruso, una violenza non solo della
coscienza, ma anche di quella «legge naturale»
con la quale tanto spesso fanno i gargarismi
per placare gli spasmi della loro ingordigia
ideologica. La legge è un atto contro
la magistratura che viene esautorata
completamente e senza una riforma
costituzionale. Il parlamento venduto aggira e
svuota anche l’articolo 32 della
Costituzione: «La Repubblica
tutela la salute come fondamentale diritto
dell’individuo e interesse della collettività,
e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato
trattamento sanitario se non per disposizioni
di legge. La legge non può in nessun caso
violare i limiti imposti dal rispetto della
persona umana».
Il cardinale Angelo Bagnasco ha detto che
«la legge non è una legge “cattolica”, ma
rappresenta un modo concreto per governare la
realtà e non lasciarla in balia di sentenze
che possono a propria discrezione emettere un
verdetto di vita o di morte». Questa è la
prova che essa è una prova di forza
tra il potere religioso che agisce per
interposto Parlamento e un Parlamento che non
rappresenta più nessuno. In caso di
referendum, questa legge-truffa verrebbe
spazzata via all’unanimità.
Imporre la nutrizione e l’idratazione forzate,
a prescindere dalla volontà dell’individuo,
significa non rispettare la natura,
la quale, se non vi fosse accanimento
meccanico, accompagnerebbe a morte naturale
con più mitezza e più rispetto. In questo modo
si prolunga all’infinito una sofferenza, anche
disumana, fine a se stessa, altro che rispetto
della vita. Se fosse rispetto della vita,
allora tutti costoro che hanno firmato questa
legge o che l’hanno voluta o che hanno
contribuito ad averla, dovrebbero, se fossero
coerenti, armarsi di borraccia e saccoccia e
andare in Africa, in India, in Italia, in
Cina… nel mondo e, testo alla mano, dovrebbero
obbligare con la forza tutti coloro che
muoiono di fame e di sete a lasciarsi nutrire
e a idratarsi.
Il diavolo è anche umoristico, a volte. La
legge che impone di sospendere le cure quando
uno è ormai morto, è stata varata quasi
contemporaneamente all’approvazione della
legge finanziaria, una
vergognosa ammucchiata a tarallucci e vino tra
maggioranza e opposizione. Questa legge uccide
l’Italia, affama i pensionati, violenta i
bambini, le donne, gli operai, i poveri, i
malati, i vecchi e lo stesso governo fa varare
una legge per «difendere la vita». No, non
c’è più religione, non vi sono nemmeno le
stagioni e Dio se ne è andato nel deserto a
squagliarsi al sole, sgomento da tanto cinismo
omicida. I cardinali invece plaudono, beoti.
Se non fanno questo, vuol dire che quella
legge vale solo per affermare chi comanda in
Italia e non per salvare una sola vita. Senza
tenere presente che volere costringere a
restare in vita apparente, ad ogni costo, è
anche un atto che contraddice, per i
cristiani, la risurrezione e la vita
oltre la morte. Se costoro che si trastullano
con i principi cattolici fossero almeno
religiosi, dovrebbero correre verso la morte
che è «il luogo» dell’incontro con il Signore
della vita, anche e specialmente oltre la
morte. Se fossero religiosi dovrebbero pregare
di morire, loro, perché il desiderio di Dio
dovrebbe folgorarli. Invece prendiamo atto che
vogliono imporre a tutti di piangere in questa
valle di lacrime e vorrebbero pure che anche i
non credenti vi piangano cantando.
di Paolo Farinella,prete
ITALONIA VERSO IL TRACOLLO,AD UN
PASSO DALLA MONDIALIZZAZIONE DEL DEFAULT
Il Belgio, senza
governo da 415 giorni, è al riparo da turbolenze
finanziarie e il suo Pil cresce del 2,4%. E non ha
mai avuto un B. né un Palma. Figurarsi
quanto potrebbe giovarsi l’Italia se il governo le
venisse a mancare. La Giustizia,
senza le “riforme” dei vari Palma,
potrebbe persino rifiorire. E
così l’economia se sparisse tutto il governo: oggi
stesso Piazza Affari, anziché chiudere per eccesso
di ribasso, riaprirebbe di domenica per
eccesso di tripudio.
L’Italia potrebbe innescare il default
mondiale. Lo ha detto chiaramente l’econonista
francese Alain Minc, uno dei
consiglieri più importanti del presidente
francesce Nicolas Sarkozy. Le sue
parole sono allarmanti: «Se l’Italia salta,
salta la Germania, l’Europa e infine il mondo».
Prima domanda: quando succederà? Secondo domanda:
quali saranno le conseguenze? Vediamo di
rispondere.
L’Italia è messa male. Ha un
debito pubblico che si avvicina ai 2 mila
miliardi di euro e un classe politica che
affoga negli scandali e nella corruzione, quindi
incapace di agire per il bene pubblico. I nostri
titoli pubblici non li vuole più nessuno:
rischiano di diventare presto spazzatura. Quindi è
vero: l’Italia potrebbe innescare il default
mondiale. Ma le micce sono accese anche altrove.
L’economia spagnola rischia il
collasso. La Grecia è data per
spacciata entro un anno dagli analisti finanziari.
Il debito pubblico americano è
una polveriera e l’agenzia di rating S&P ha
declassato i buoni del Tesoro americani. Basta
poco per dare fuoco alle polveri.
L’America, a mio avviso, è il
principale detonatore. I Repubblicani hanno
pensato a salvare i privilegi dei ricchi e
affogare i ceti minori, costringendo il presidente
Barack Obama ad accettare un
pesante compromesso, che è stato subito bocciato
dai mercati. Qualche esempio? Nessuna
tassa ai ricchi, conferma dei privilegi
per le corporation (come quella di
dedurre dalle tasse l’acquisto di aerei privati o
far pagare solo il 15 per cento ai padroni degli
Hedge Funds), mentre i poveri cristi sono colpiti
da numerosi tagli (pensioni, aiuti ai disoccupati,
riduzione dei rimborsi per le spese mediche). Gli
Stati Uniti d’America, dove è scoppiata nel 2008
una grave crisi economica per colpa di banchieri,
affaristi e speculatori che si sono arricchiti in
modo facile, non hanno imparato nulla: i
ricchi vogliono essere ancora più ricchi
e tutto il resto può andare in malora.
Quindi ecco la risposta alla prima domanda: il
default mondiale potrebbe accadere nel
2012. Lo avevo scritto in
questo post ricordando che l’anno prossimo
scadono in America titoli di Stato, obbligazioni
di grandi imprese e “junkbond” per un valore che
supera i 155 miliardi di dollari,
cioè un importo otto volte superiore a quello del
2010. Il Tesoro Usa sarà costretto a emettere
titoli per oltre 2 mila miliardi di dollari per
spegnere l’incendio. Poi c’è la Grecia, che
proprio nel 2012 potrebbe dichiare il fallimento,
nonostante gli aiuti dell’Europa. Infine l’Italia:
Berlusconi non ha intenzione di mollare, perché il
suo principale timore sono le aule di
tribunale e non la crisi economica che
colpisce le tasche degli italiani. Se lascia, per
lui è la fine. Quindi cercherà di rimanere a
Palazzo Chigi il più possibile, con effetti
devastanti sull’economia nazionale già in stallo.
Quindi anche l’Italia si candida ad essere il
detonatore del default mondiale. L’unica via di
uscita è una rivolta del popolo,
un lancio di monetine davanti al Parlamento, un
atto di coraggio della gente esasperata,
che lo costringa ad uscire di scena. Ma dubito che
accadrà. Quindi la situazione può solo peggiorare.
Quali sono gli effetti di un default mondiale?
La rivolta sociale. L’assalto
alle grandi corporation e ai palazzi del
potere, proprio come è accaduto nel 2008
quando una folla di cittadini
americani voleva scotennare
alcuni grandi manager e una lista
di nomi importanti fu resa pubblica. Ma stavolta
sarà peggio. Il fallimento delle grandi
economie mondiali aprirà una voragine di
impoverimento, una disoccupazione galoppante,
l’accaparramento ansioso delle risorse primarie, e
accenderà l’incognita di un conflitto sociale
dalle conseguenze imprevedibili. Quindi il 2012
potrebbe essere l’anno della resa dei conti. Il
capitalismo ingordo, beffardo, arrogante, che ha
spinto la società moderna sull’orlo del baratro,
sarà chiamato a rispondere. Il passaggio a una
nuova era, cioè a un capitalismo
ecosostenibile (??? capitalismo ecosostenibile???
E' un pauroso ossimoro, è come dire Leone
erbivoro. Non può esistere un capitalismo
ecosostenibile: o l'uno o l'altro, se per
ecosostenibile si intende un sistema economico
futuristico...) , potrebbe essere
cruento e lasciare molte vittime sul terreno.
ILLUDIAMOCI pure.
Sforziamoci di credere che il vertice straordinario
di questa mattina a Bruxelles tra le più alte
cariche di Eurolandia (Von Rompuy,
Barroso, Trichet e Juncker) non sia stato convocato
per discutere del "caso Italia". Ma da venerdì
8 luglio 2011 sappiamo che l'allarme tricolore, in Europa, è ormai
suonato. Sul piano internazionale, si tratta di
capire se e come sarà possibile disinnescarlo. Sul
piano nazionale, si tratta di evitare che il
fallimento politico di un governo ormai
impresentabile si trasformi nella bancarotta di un
intero Paese. Non siamo alla soglia di un altro
1992, quando un'Italia schiantata dal peso del suo
debito pubblico fu distrutta dalla speculazione.
Allora la lira uscì dallo Sme e fu
pesantemente svalutata, e il governo Amato impose
alla nazione una cura da quasi 100 mila miliardi di
allora, con tanto di "scippo" notturno sui depositi
bancari. Ma da allora ad oggi la differenza
più rilevante riguarda solo l'esistenza dell'euro,
che finora ci ha salvato da un collasso sistemico.
Per il resto, il debito ha ricominciato a salire,
Berlusconi è il premier più screditato dell'Unione e
nella sentenza d'appello sul Lodo Mondadori, la
Corte lo ha giudicato ufficialmente colpevole
(ancorché prescritto) di aver costruito il suo
impero televisivo-informativo comprando una sentenza
attraverso una tangente di 400 milioni di lire
pagata ad un giudice. E la sua maggioranza è un
esercito in disfacimento, mascariato da un manipolo
di ministri litigiosi e parlamentari
inquisiti.
al 5 agosto
2011, dopo due settimane di tracollo totale
economico finanziario, un frettoloso vertice messo
insieme alla meglio da Testa d'Asfalto dichiara:“Pareggio
di bilancio nel 2013”.
Ecco la formula magica che avrebbe finalmente
convinto i famosi mercati a non gettare l’Italia
sul lastrico. Ecco il mantra che avrebbe
accompagnato gli italiani in gita di Ferragosto.
Naturalmente, il pareggio di bilancio nel 2013
sarebbe un eccellente obiettivo
per un Paese indebitato fino al collo, se dietro
al fumo delle parole vane non si nascondesse una
norma capestro. Infatti, in caso di
mancato raggiungimento entro il settembre
2013 di risparmi di almeno 20 miliardi (ma
qualcuno prevede oltre 30) nell’ambito della
riforma fiscale, “si prevede un taglio
drastico, lineare di molte agevolazioni fiscali
che oggi vanno a vantaggio soprattutto
delle famiglie più povere” (Tito
Boeri).
Del resto, basta scorrere la lista del
saccheggio lineare per comprendere come
un governo indecente stia per superare la soglia
dell’infamia. Si va infatti dalle pensioni
di invalidità, agli assegni di
maternità, dai sostegni al nucleo
familiare, agli interventi sul mantenimento del
salario. Macelleria sociale che
punta a smontare il welfare superstite
colpendo perfino i disabili. Neanche una parola
sugli evasori fiscali:
240 miliardi di euro l’anno sottratti all’erario.
Silenzio assoluto, ovviamente, sui tagli
ai costi della politica. Se non altro ci
vengono risparmiate le solite balle
sull’abolizione delle Provincie, l’accorpamento
dei Comuni, la diminuzione del numero dei
parlamentari, ecc. Quindi, non solo la Casta non
molla un euro ma toglie ai poveri per mantenere
prebende e privilegi.
Fino a quando questi signori pensano di sfidare la
sopportazione del Paese? E perché
mai il mondo nella bufera dovrebbe dare retta a un
vecchio viveur dai capelli tinti e ormai
universalmente dato per bollito? Perché i famosi
mercati dovrebbero fidarsi di un ministro
dell’Economia che si faceva ospitare (in nero) da
un collaboratore di non specchiate virtù?
Il nostro vero debito sono loro. E
sono loro che andrebbero
drasticamente tagliati.
Pareggio del bilancio nel 2014?? Tutte balle,i
mercati non ci cascano:CROLLA MILANO(-3,5%), VOLA
IL DIFFERENZIALE CON I BUND TEDESCHI(254 PUNTI),
TREMONTI AD UN PASSO DALLE DIMISSIONI
L'ASSALTO TREMORTIANO AI "NUOVI POVERI"
"Segnalo i punti, a mio giudizio devastanti, della
nuova manovra fiscale per chi ha una partita IVA
con il
regime dei minimi, cioè con una
tassazione minima, visto l'impossibilità di fare
grossi fatturati. La nuova norma (Tremonti)
prevede che chi ha compiuto 35 anni di età non può
più rientrare nei minimi. Peccato che chi non fa
grossi fatturati non può passare al regime
"normale", in quanto è necessario un fatturato
minimo di 35.000 euro l'anno per non fallire (per
colpa delle tasse). Chi ha aperto, come me, l'anno
scorso una partita IVA per lavorare onestamente
pagando le tasse commisurate al volume d'affari,
dovrà chiudere. Bisogna anche considerare (per
capire meglio la malvagità di tale provvedimento)
che usciranno dai minimi 550.000 partite IVA
(minimi) su 600.000, cioè quasi tutti. Sottolineo
che chi è nei minimi non può passare alla
tassazione normale perchè non ha un fatturato
sufficiente a garantire l'attivo. Non è la solita
polemica per pagare meno, è un fatto di
sopravvivenza! Può uno Stato provocare la chiusura
di mezzo milione di partite IVA?
Ancora brutte notizie dalla
manovra finanziaria 2011: per i
lavoratori autonomi e per i
possessori di partite IVA addio al regime
fiscale dei minimi dopo i primi 5
anni d'attività. Inoltre, saranno
tagliati fuori il 90% degli attuali beneficiari:
gli autonomi con reddito compreso fra i 20mila e i
30mila euro. A scendere drasticamente, infatti,
non sarà solo il forfait fiscale ma anche la
platea di chi potrà scegliere questa opzione: da
500 a 50mila contribuenti circa.Ora, solo i
neo-imprenditori potranno optare per il pagamento
agevolato delle imposte sul reddito, pur divenendo
ancor più conveniente: 5% a forfait
(e non più 20%) al posto di IRPEF, IRAP, IVA, e
tributi locali, esonerando anche dall'adesione
agli Studi di settore.
La nuova cedolare secca non porterà dunque
benefici ai più, anzi: il risultato,
evidentemente, sarà che per tutti quelli che
rimarranno fuori vi sarà un incremento
della pressione fiscale del 6%-9%, stando
alle stime Acta (associazione del terziario
avanzato). Di contro il Governo incasserà di più.
Il
regime dei minimi rappresentava un
vantaggio economico per le imprese con piccoli
fatturati e portava con sé anche una cerca
riduzione degli adempimenti fiscali che
ora verrebbe meno, andando nella direzione opposta
a quella dichiarata dallo stesso Governo.
Sempre per il mondo delle partite IVA, si
conferma l'intenzione di mettere a punto una norma
volta a cancellare le partite IVA inattive
da tre anni. Secondo l'Agenzia delle
Entrate sarebbero circa due milioni, a detta
dell'Ente mantenute in vita per ingannare il
Fisco. L'alternativa alla chiusura potrebbe essere
il pagamento di una sanzione di 129 euro.
Il sospetto c’era già, ma oggi – grazie al
servizio Bilancio del Senato – è una certezza:
quella presentata in pompa magna da Giulio
Tremonti è una manovra a babbo morto.
Il famoso azzeramento del deficit non inizia
infatti prima del 2013, quando ci sarà un altro
governo, e per un terzo non si sa nemmeno come
avverrà, essendo affidato ad una fumosa delega
fiscale:
quest’anno e il prossimo – per contrappasso – il
rientro sarà una fuoriuscita visto che la spesa
pubblica dovrebbe aumentare di circa 6 miliardi,
uno 0,1% più delle maggiori entrate. A spiegare al
popolo nel dettaglio il lavoro dei tecnici di
palazzo Madama ci ha pensato l’economista
Tito Boeri sul sito “lavoce.info”.
Intanto i numeri:
per arrivare all’azzeramento del deficit entro il
2014 bisogna procedere ad una correzione che vale
il 2,3% del Pil, cioè 40 miliardi. Dove li trova
il governo? Per 6,6 miliardi arrivano da maggiori
entrate, vale a dire le famose tasse, metà dei
quali dalla stangata sui dossier titoli che alla
fine annullerà “i rendimenti di un investimento in
titoli di Stato per 30mila euro”. Sistemati i
risparmiatori, si procede coi tagli: 7,4 miliardi
a regioni, province e comuni (che alzeranno le
loro tasse come hanno già cominciato a fare), 5
miliardi alla spesa sanitaria, sei ai ministeri,
uno alle pensioni. A regime le minori spese
dovrebbero ammontare a 18,8 miliardi.
Mancano dunque 15
miliardi
al miraggio del deficit zero e qui entra in scena
il mistero gaudioso della delega fiscale, che poi
– come ha scoperto sempre lavoce.info –
è scopiazzata da un’altra legge delega già
approvata nel 2003 e mai esercitata
dall’allora ministro dell’Economia (che poi è lo
stesso di adesso). “La delega fiscale – scrive
Boeri – dovrà reperire 15 miliardi in aggiunta a
quelli necessari per finanziare la rimodulazione
delle aliquote Irpef che deve avvenire – secondo
quanto sostenuto dal governo – senza peggiorare la
situazione di alcun contribuente. Quindi,
presumibilmente, la manovra rinviata dovrà
mobilizzare 25 miliardi con imposte sostitutive
(l’unica spesa cui fa riferimento la delega è
quella assistenziale).
A conti fatti – spiega
l’economista – si tratta di una manovra che grava
per quasi due terzi sulle entrate e per un terzo
su minori spese”. In sostanza, è la traduzione,
“c’è un rinvio (a una legge delega) nel rinvio (ai
governi futuri). Speriamo che basti a rassicurare
gli investitori”. Non pare aria. I famosi mercati
– “l’unica preoccupazione” del ministro
dell’Economia, a quanto pare – non sono così
facili ad essere tranquillizzati: questo è il
senso delle soddisfazioni che si stanno prendendo
in questi giorni
portando in cielo il rendimento dei nostri titoli
di stato (roba che, peraltro, genera altre
uscite obbligatorie in interessi sul debito).
Quanto allo sviluppo, dice ancora Boeri, “non c’è
nulla se non piccoli rifinanziamenti di fondi
infrastrutturali”. Corollario ingeneroso, forse
perché l’economista della Bocconi e i tecnici del
Senato non sanno che nel capitolo Sviluppo della
manovra è spuntato un “fondo-tesoretto” da 5,8
miliardi. Solo che non è come se il governo avesse
scoperto una miniera d’oro, ma semplicemente il
“conto” su cui vengono scaricati i proventi di
tutte le misure fiscali che avranno effetto fin da
quest’anno. Per farci che? Potenzialmente tutto,
visto che il nome tecnico è “Fondo per interventi
strutturali di politica economica”, magari anche
un antipasto della riforma fiscale a fini
elettorali. Nel 2013 il candidato sarà Alfano, ma
nel 2012?
Manovra, stangata sui risparmi. La tassa su titoli
e bot passa da 34 a 120 euro
I vostri sudati
risparmi ammontano a poche decine di migliaia di
euro o magari anche meno? Non siete speculatori,
la Borsa vi mette ansia e l’investimento più
rischioso che riuscite a tollerare è quello nei
vecchi Bot, Cct o Btp? Bene, cioè male. Perché
se avete risposto sì a queste domande dovete
sapere che il ministroGiulio
Tremontisi
è appena inventato un’imposta su misura per voi.
Un’imposta che premia i ricchi egli
speculatorie
puniscei
piccoli risparmiatori, ovvero, nella
gran parte dei casi, lavoratori dipendenti o
famiglie a reddito medio basso. Sono loro,
infatti, i cittadini più colpiti dall’aumento
dell’imposta di bollo sul deposito titoli.
Il provvedimento inserito nella
manovra appena varata dal governo prevede che
questa particolare gabella passi dagli attuali34,20
euroall’anno
fino a120
euro. È solo un primo passo: dal 2013
l’imposta diventerà di150
europer
i depositi fino a50
mila euroe
di 380 per i dossier con titoli di valore
superiore. È una novità di carattere regressivo,
concludono gli esperti. Nel senso che il peso del
prelievo diminuisce man mano che aumenta la
consistenza del patrimonio gestito. Più chiaro
ancora: si tratta diuna
patrimoniale, ma al contrario: chi più ha
meno paga. Nell’ipotesi estrema, ma neppure
troppo, che un risparmiatore abbia un deposito
titoli del valore di 10 mila euro tutti investiti
in Bot a un anno, buona parte del rendimento dei
titoli verrebbe assorbito dalla nuova maxi-imposta
di bollo.
I Bot annuali infatti fruttano (al netto di tasse
e oneri di collocamento) l’1,57 per cento, cioè
157 euro su 10 mila investiti. Questo gruzzolo
verrebbe però falcidiato dai 120 euro del bollo.
Al nostro ipotetico investitore resterebbero 37
euro. Con l’imposta annuale di 34,20 euro in
vigore fino ad oggi il guadagno effettivo ammonta
invece a 122,8 euro. Per il piccolo risparmiatore
l’effetto Tremonti si traduce in una perdita secca
del 70 per cento, pari a 85,5 euro.
Ben diversa la situazione di chi può disporre di
un ingente patrimonio. Dai 500 mila euro in su il
peso dell’imposta di bollo maggiorata si rivela
infatti ben poca cosa. Per chi guadagna migliaia
di euro all’anno grazie ai rendimenti dei propri
titoli tutto sommato non c’è gran differenza se
l’imposta è di 34,20 euro oppure di 120.
Fin qui gli effetti della manovra sui
risparmiatori. La stangata del bollo sul deposito
titoli avrà però con ogni probabilità effetti
concreti anche nei conti delle banche. Alla fine
verranno favoriti soprattutto gli istituti che
offrono conti di deposito vincolati, tipoConto
AranciooChe
Banca. Sarà un caso, ma tra i gruppi
finanziari che di recente hanno puntato alla
grande su questo tipo di prodotti c’è ancheMediolanumche
proprio poche settimane fa ha aggiornato il suoconto
Freedomtrasformandolo
in un vero e proprio conto di deposito con
rendimento garantito per un anno. Assieme al
presidenteEnnio
Doris, il maggiore azionista di
Mediolanum altri non è che il presidente del
Consiglio,Silvio
Berlusconi. È un caso classico,
l’ennesimo, di conflitto d’interessi. Una norma
varata dal governo finisce per favorire un’azienda
che fa capo al premier. Mediolanum infatti, così
come Mediobanca, padrona di Che Banca, e il gruppo
olandese Ing (Conto Arancio), ha tutto da
guadagnare dall’inasprimento dell’imposta di
bollo.
Infatti, i piccoli risparmiatori saranno
incentivati a chiudere il loro dossier titoli in
banca per puntare tutto sui conti di deposito.
Questi ultimi infatti già adesso offrono
rendimenti più che concorrenziali rispetto ai
titoli di stato. Se poi il magro guadagno
garantito dai Bot annuali viene taglieggiato dal
nuovo bollo formato XXL, allora è facile
immaginare che gli investitori andranno alla
ricerca di prodotti più convenienti e
relativamente sicuri. Proprio come i conti di
deposito. Insomma grandi affari in vista per la
coppia Berlusconi-Doris. Grazie a Tremonti, il
Robin Hood che toglie ai poveri per dare ai
ricchi.
La riforma fiscale di Tremonti? Un
copia incolla da una legge del 2003
“Un copia incolla da una
legge del 2003″, rimasta in larga parte
inapplicata. Ecco che cos’è la bozza di riforma
fiscale voluta dal ministro Tremonti. Intere
parti riprese dalla legge 80 del 2003, voluta
dallo stesso Tremonti, presentata nel 2001 e
definitivamente approvata due anni dopo. La
denuncia arriva dal sito
lavoce.info, che in un articolo di
Maria Cecilia Guerra elenca la lista dei
provvedimenti ricalcati in pieno dal vecchio
testo di legge.
Un lavoro di copia incolla talmente accurato che
La voce ha potuto
persino mettere l’uno accanto all’atro i due
testi, in un
pdf (scarica il documento)che
permette di confrontare le linee economiche
dell’attuale governo con quelle varate ormai 8
anni fa.
Servizi, irpef, imposte, i passaggi copiati e
rincollati a quasi un decennio di distanza sono
tanti che il sito, solitamente molto moderato
nei giudizi, spende la parola “desolante” per
descrivere il lavoro degli uffici di Via XX
Settembre:
Ecco un passaggio del pezzo, che potete leggere
integralmente
qui:
Il Governo ha approvato una bozza di legge
delega per la riforma fiscale. Un documento
costruito molto in fretta, con pochi
ingredienti, dagli esiti distributivi e di
gettito assolutamente incerti. Per rimpolparlo
si è allora ricorsi al più classico “copia e
incolla” dalla legge delega presentata da
Tremonti nel 2001, approvata dal Parlamento nel
2003 e poi largamente non esercitata. Come se
nulla, nel frattempo, fosse cambiato nel sistema
fiscale erariale, regionale e locale. Il tema
del fisco è delicato. Di improvvisazione e
pressappochismo non c’è proprio bisogno.
però c'è il tempo per inserire
NELLA MANOVRA FINANZIARIA A BABBO MORTO, un bel
paio di articoli che tutelano LE AZIENDE AVITE DAL
PAGAMENTO DI 750 MILIONI PER UN FURTO DI VENT'ANNI
FA...Una norma inserita nella manovra
economica potrebbe sospendere l’esecutività del
mega risarcimento da 750 milioni di euro a carico
della Fininvest e a favore della
Cir di Carlo De Benedetti, se
fosse confermato in appello dai giudici di Milano
il verdetto di primo grado sul Lodo
Mondadori.
Sospesa in appello l’esecuzione delle condanne
civile che superano i 10 milioni di euro e stop in
Cassazione per quelle che vanno oltre 20 milioni
di euro in cambio di “idonea cauzione”. E’ quanto
prevede il testo definitivo della manovra inviato
al Quirinale che modifica due norme del codice di
procedura civile, in particolare aggiungendo un
comma all’articolo 283 e un
periodo al primo comma dell’articolo 373.
L’articolo 283 prevede che “il giudice d’appello,
su istanza di parte, proposta con l’impugnazione
principale o con quella incidentale, quando
sussistono gravi e fondanti motivi, anche in
relazione alla possibilità di insolvenza di una
delle parti, sospende in tutto o in parte
l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della
sentenza impugnata, con o senza cauzione”. Viene
aggiunto un ulteriore comma che stabilisce che la
sospensione “è in ogni caso concessa per condanne
di ammontare superiore a 10 milioni di euro se la
parte istante presta idonea cauzione”.
L’articolo 373 del codice prevede invece che “il
ricorso per Cassazione non sospende l’esecuzione
della sentenza. Tuttavia il giudice che ha
pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza
di parte, qualora dall’esecuzione possa derivare
grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza
non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che
sia prestata congrua cauzione”. A tale comma viene
aggiunto un periodo che stabilisce che “la
sospensione prevista è in ogni caso concessa per
condanne di ammontare superiore a 20 milioni di
euro se la parte istante presta idonea cauzione”.
E’ in questa norma che potrebbe rientrare la
sentenza di appello nella causa sul Lodo
Mondadori attesa in questi giorni. In
primo grado Fininvest era stata condannata a
risarcire al gruppo De Benedetti
750 milioni di euro a titolo di risarcimento del
danno subito per la corruzione nella vicenda
giudiziaria.
Nella totale indifferenza di un paese a macchia di
leopardo, dove da una parte ci sono prove di
guerra civile, a Parma, a Napoli ed in Val di Susa,e
dall'altra abbiamo il totale stordimento feriale
estivo, con indebitamento illimitato,di una
nazione sfasciata in tante piccole micro
nazioni,il circolo esoterico spappolato da
corruzione,prostituzione,usura,vara il decreto
blindato dalla miliardesima fiducia di correzione
finanziaria da 47 miliardi di euro FUTURI, caso
unico nella storia.
Un Consiglio dei
Ministri fiume (durato circa quattro ore) servito
a stabilire tre cose: rimangiarsi le promesse sui
tagli ai privilegi della Casta, trasformare la
manovra in un decreto legge e farlo approvare con
il voto di fiducia in aula. Così la manovra
correttiva invocata dall’Europa per raggiungere la
stabilità nel 2014, si trasforma in un decreto che
rinvia lacrime e sangue al prossimo governo.
Compresi i famigerati tagli ai costi della
politica. Lo ammette anche
Silvio Berlusconi
in conferenza stampa: “Qualche cosina la abbiamo
pensata, ma sono cose di pochissimo conto”. Tutto
rimandato al 2014 quando, si lascia quasi scappare
Giulio Tremonti,
“l’Europa porterà tutto a livello”. Stando a
quanto dichiara il guardasigilli,
Angelino JOLIE Alfano,
invece, appare quasi evidente che siano state
approvate le parti del processo breve inserite
nella prima bozza della manovra.
“E’ stato completato il quadro delle riforme per
l’efficienza del processo civile intrapreso
dall’inizio di questa legislatura, e vengono
adottate misure specifiche per la riduzione del
contenzioso pendente”, ha detto il segretario
politico del Pdl. “L’efficienza della giustizia
civile costituisce una fondamentale leva di
sviluppo economico, indispensabile per garantire
la competitività”. Ma, garantisce il premier,
“abbiamo agito nello spirito del buon padre di
famiglia”. Purtroppo, aggiunge, “abbiamo ereditato
(???? EREDITATO??? MA SE COMANDA LUI DA 8 ANNI
NEGLI ULTIMI DIECI, MA CHE CAZZO DICE STO
RIMBAMBITO DEL CAZZO ???!!!)
un debito altissimo, al 120%”.
Confermati, come voleva il premier, gli scaglioni
della manovra da 47 miliardi spalmati per 1,5
miliardi nel 2011, 5,5 nel 2012 e per i restanti
40 miliardi due tranche nel 2013 e nel 2014.
Cancellato il punto percentuale aggiuntivo all’Iva
e, tra l’altro, rivista l’innalzamento dell’età
pensionabile per le donne.
Giustizia.
Nel testo della manovra correttiva finanziaria è
stata inserita una parte legata alla giustizia. I
punti qualificanti, ha spiegato il Guardasigilli,
“l’obbligo di programmazione del lavoro per i capi
degli uffici giudiziari; la semplificazione delle
comunicazioni processuali; la semplificazione
della decisione in grado di appello; le
convenzioni per la formazione professionale dei
giovani laureati nei tribunali come assistenti del
giudice; gli incentivi economici per gli uffici
giudiziari più efficienti nella riduzione
dell’arretrato; le misure specifiche per la
riduzione e l’accelerazione del contenzioso
previdenziale”. Nella manovra, inoltre – prosegue
Alfano – sono state approvate anche norme per “la
sospensione dei processi penali per gli imputati
irreperibili” e una “deroga al divieto di svolgere
funzioni requirenti e giudicanti monocratiche,
limitata ai magistrati nominati ad agosto del
2010, al fine di coprire le sedi sguarnite”. “Si
tratta – conclude Alfano – di norme che
contribuiranno all’efficienza del sistema
giudiziario coerentemente con gli sforzi compiuti
in questi tre anni”.
Tassa sui suv.
Il superbollo è stato praticamente cancellato.
Soltanto chi ha auto di lusso pagherà un
sovrapprezzo, che ancora non si conosce. La
decisione è stata a dir poco travagliata,
riferiscono fonti governative, tanto che sul punto
si è perso molto tempo durante il Consiglio dei
ministri. Il sottosegretario
Casero
ha annunciato che la tassa sui Suv era stata
cancellata, poi Berlusconi in conferenza stampa
l’ha corretto dicendo che era stata mantenuta in
forma lieve, infine il ministro per i Beni
culturali,
Giancarlo Galan ha riferito che
pagheranno “una tassazione maggiore” solamente “le
auto di lusso”, le altre no “altrimenti sarebbe
stato colpito anche chi non lo meritava”. Alla
fine è stato stabilito che pagheranno solamente le
auto con oltre 225 kw contro i 170 inizialmente
previsti.
Iva. Non
c’è l’incremento dell’Iva dell’1% sulle aliquote
più alte, nel ddl delega della riforma fiscale,
come invece ipotizzato da alcune indiscrezioni.
Secondo la bozza del provvedimento entrata al Cdm
la riforma dell’imposta sul valore aggiunto si
articola attraverso una “revisione graduale delle
attuali aliquote, tenendo conto degli efeftti
inflazionistici prodotti da un aumento”. Visite fiscali.
Stretta sulle assenze dei dipendenti pubblici. Con
le nuove disposizioni contenute nella bozza della
manovra, la visita fiscale per assenza per
malattia arriverà “sin dal primo giorno, quando
l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o
successive a quelle non lavorative”. In
precedenza, il controllo poteva essere disposto
“nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto
conto delle esigenze funzionali e organizzative”
dell’amministrazione.
Pensione donne.
Sale, con tempi e modalità soft, l’età
pensionistica delle donne nel settore privato. A
partire dal 2020, ci vorrà un mese di più, cioè 60
anni e un mese, per andare in pensione: è quanto
si legge nella bozza della manovra, che spiega
come i requisiti anagrafici verranno poi aumentati
di due mesi a partire dal primo gennaio 2021, per
poi proseguire in modo progressivo fino all’ultimo
scaglione, fissato al primo gennaio 2032.
Cinque per mille.
Introdotta la possibilità di destinare il 5 X
mille alla cultura. Secondo quanto si apprende da
ambienti ministeriali a partire dal prossimo anno
e quindi per la dichiarazione che si farà nel 2012
a proposito dei redditi 2011 i cittadini italiani
potranno destinare il 5 X mille ai soggetti
annessi al reparto. In particolare il testo
prevede l’introduzione di tutela, promozione e
valorizzazione dei beni culturali tra le finalità
della destinazione del 5 X mille dell’imposta sul
reddito delle persone fisiche.
Ticket sanitario.
Misure di compartecipazione sui farmaci dal 2014 e
parte dello sfondamento della spesa farmaceutica
ospedaliera, in continuo aumento negli ultimi
anni, a carico delle aziende del farmaco. Dal
2014, per “assicurare, nel rispetto del principio
di equilibrio finanziario, l’appropriatezza,
l’efficacia e l’economicità delle prestazioni”,
scatteranno “misure di compartecipazione
sull’assistenza farmaceutica e sulle altre
prestazioni erogate dal servizio sanitario
nazionale, aggiuntive rispetto a quelle
eventualmente già disposte dalle Regioni”. Queste
ultime «possono adottare provvedimenti di
riduzione delle misure di compartecipazione, purchè assicurino comunque, con misure
alternative, l’equilibrio economico finanziario,
da certificarsi preventivamente da parte del
Comitato permanente per la verifica
dell’erogazione dei livelli essenziali di
assistenza e dal Tavolo tecnico» in materia. “In
materia di assistenza farmaceutica ospedaliera –
si legge poi nell’ultima bozza circolata – al fine
di consentire alle Regioni di garantire il
conseguimento degli obiettivi di risparmio
programmati compatibili con il livello di
finanziamento previsto, dal 2013, con regolamento
da emanare entro il 30 giugno 2012, sono
disciplinate le procedure finalizzate a porre a
carico delle aziende farmaceutiche l’eventuale
superamento del tetto di spesa a livello
nazionale”. Alle aziende toccherà coprire fino a
un massimo del 35% di tale sforamento, “in
proporzione ai rispettivi fatturati per farmaci
ceduti alle strutture pubbliche, con modalità
stabilite dal regolamento” che sarà emanato.
Leggi la bozza di delega per la riforma
assistenziale e previdenziale
Sistema pensionistico - Per quel che riguarda il
capitolo pensioni, il decreto per la correzione
dei conti pubblici riporta nero su bianco lo sotp
alla rivalutazione nel biennio 2012-2013 delle
pensioni superiori a cinque volte il minimo, ossia
2.300 euro al mese. Per le pensioni più basse -
tra 1.428 e 2.380 euro al mese - la rivalutazione
che tiene conto del tasso di inflazione sarà
invece pari soltanto al 45%: in sostanza si
mettono la mani in tasca anche a chi percepisce le
pensioni più basse. Secondo i dati diffusi dall'Istat,
nel 2009, i pensionati titolari di un assegno
previdenziale superiore ai 2mila euro equivalgono
al 15,6% del totale. Questo pacchetto di misure,
nel triennio 2012-2013, dovrebbe garantiere una
minor spesa cumulata pari a 2,2 miliardi.
Età minima pensionabile - Ma la mazzata sulle
pensioni non riguarderà soltanto la rivalutazione
degli importi previdenziali.
Infatti, dal 2014, si
allungherà l'età minima pensionabile di almeno tre
mesi a causa dell'anticipazione dell'agganciamento
automatico alle speranze di vita.
La misura, nei
fatti, si traduce in una fase di prima attuazione
in un posticipo di tre mesi del momento del
pensionamento: il risparmio per le casse dello
Stato sarà pari a 200 milioni nel 2014.
Il
risparmio cumultavio, invece, tra il 2014 e il
2020 è stimato intorno a 2 miliardi di euro. C'è
poi il capitolo del risparmio sul lungo periodo,
dal 2021 in poi, quando partirà il graduale
incremento del requisito per il pensionamento
delle lavoratrici del settore privato. Tra il 2021
e il 2030 i risparmi cumulati arriveranno a 13
miliardi; nel decennio successivo (2030-204) si
dovrebbero aggiungere altri 19 miliardi di minore
spesa.
Riforma assistenza - Per quel che riguarda la
riforma dell'assistenza, la 'ratio' è differente:
il fine è tagliare i sussidi ai 'furbetti' per
dare soldi a chi più ne necessità. Ma per farlo
sarà necessaria una rivoluzione e una
razionalizzazione di tutto il sistema, con
ricadute anche sul fronte della previdenza. Così,
per esempio, la revisione dei criteri per le
invalidità, ma anche gli indicatori della
situazione economica di ciascun cittadino e dei
requisiti reddituali e patrimoniali che servono
per l'erogazione delle prestazioni, verranno
rivisti. E con loro verranno rivisti anche i
principi attuali per l'assegnazione delle pensioni
di reversibilità, tramandate ai coniugi,
che
costano ogni anno ben 34 miliardi di euro alle
casse dello Stato.
Le critiche di Bonanni - Sulla sforbiciata alle
pensioni sono subito piovute le critiche. Il
leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha spiegato
che "il provvedimento deve essere corretto. La
norma della manovra economica che riduce la
rivalutazione delle pensioni per la fascia da tre
a cinque volte il trattamento minimo, tenendo
conto dell'inflazione, rende ancora più
vulnerabili quei pensionati che negli ultimi
quindici anni hanno già visto ridursi il potere di
acquisto delle loro pensioni. Non solo ci
aspettiamo subito un chiarimento - ha aggiunto -,
ma il Parlamento, nel percorso di approvazione
della manovra stessa, potrà correggere questa
palese iniquità, individuando nella riduzione dei
livelli amministrativi, negli sprechi e nei costi
impropri della politica, la copertura necessaria
per dare soluzione ad un provvedimento ingiusto e
socialmente non sostenibile". La
manovra da oltre
40 miliardi, che i consulenti (precari)
del ministro dell’economia Tremonti stanno
scrivendo sotto dettatura in queste ore a Roma, è
una vera e propria ghigliottina per tutti i
precari italiani. La
sua lama è montata alla rovescia. Sotto i suoi
articoli infatti non cadranno odiosi privilegi e
vergognose esenzioni, pensioni oltre i 3 mila euro
mensili e stipendi pubblici da 100 mila euro
all’anno, ma vittime precarie.
Quella che il ministro socialista Brunetta ha
definito la
parte peggiore del Paese
e che il riformista Padoa Schioppa aveva definito
“bamboccioni”, è oggetto di un attacco
all’arma bianca. Mascherato dalla quantità di
misure più disparate previste, dalla divisione per
capitoli, ignorato da giornalisti e media che non
hanno interesse a diffondere il panico, ma che
ferisce in profondità le carni di intere
generazioni precarie. Il dolore brucerà forte, e
le ferite non sono più scalfitture ma incidono i
tendini, strappano i muscoli: un
attacco in piena
regola.
Vediamo allora con quali fendenti Tremonti e il
Governo, con molte sponde in
sindacati e partiti della sedicente opposizione,
infieriscono. Il primo colpo diretto, una lama in
pieno stomaco, è
l’aumento dei contributi all’Inps
2, quella sfigata dei co.co.co e
dei contratti a progetto. Quella che non ti dà
diritto al sussidio di disoccupazione e nemmeno
alla cassa in deroga. Leggasi: ti stanno fregando
i soldi, visto che non servirà a dare nemmeno 300
euro al mese di pensione mensile ai precari che a
70 anni saranno ancora in vita. I contributi
risucchiati dal 12,5% della retribuzione nel 1999
sono quasi triplicati in meno di 15 anni. Le
trattenute dal 27,5% attuale passeranno al 33%
della retribuzione. L’aumento secco è del 5,5%.
Indovinate chi metterà i soldi? Non saranno certo
le imprese ad aumentare del 5,5% le retribuzioni,
ma i precari a progetto che vedranno ridursi della
stessa cifra i loro compensi mensili.
Lo stop del
turn overin tutto l’enorme mare della Pubblica
Amministrazione è la seconda coltellata inferta ai
precari che si possono scordare la
stabilizzazione.
Stop
del turn over si traduce in stop alle
stabilizzazioni visto che di nuovi concorsi non se
ne parla nemmeno. Quindi in precarietà permanente,
se va bene se no ciccia, per centinaia di migliaia
di precari a tempo determinato. Per i precari
assunti indirettamente da enti locali, tramite
cooperative, agenzie, associazioni, fondazioni e
tutte quelle fantastiche invenzioni che sarebbero
da chiamare privatizzazioni ma sono state
riverniciate col più mite termine di
“sussidiarietà”,
si prospettano coltellate indirette ancora più
pesanti. Saranno subito loro, e non i tempi
indeterminati, a subire gli effetti dei tagli ai
trasferimenti ai comuni. Cioè ai servizi sociali,
non ancora definiti in quantità, ma sicuri.
Anche la “cipponata” indiretta dell’aumento
del ticket
sulle visite specialistiche colpirà, di striscio,
i precari. Mentre la previsione di far pagare i
codici bianchi dei pronto soccorsi, è un colpo di
punta, che può far molto male a seconda dei casi.
Infatti per moltissimi nomadi della precarietà,
l’impossibilità di cambiare residenza e medico
curante in pochi mesi di contratti, si traduce
spesso in difficoltà di farsi curare e ricorso
alle medicazioni di Pronto Soccorso. Che d’ora in
poi dovranno essere pagate.
Dalle fonti interne al ministero, per ora, non
esce di più. Ma sono convinti che in ultima
battuta, magari a freddo, sfruttando la
disattenzione dei mesi estivi, qualche altro
taglio potrà colpire i precari. Destinati ancora
una volta a farsi
carico dell’ingordigia, delle ruberie e
dell’incapacità delle classi dirigenti e sindacali
della prima e della seconda repubblica. Obbligati,
se vogliono davvero uscire dal futuro/buco nero
nel quale li hanno ficcati, ad agire in prima
persona. Senza mediatori. Del resto come ti può
salvare chi ti ha caricato di debiti ancora prima
che tu nascessi? Come fidarsi di chi parla di
diritti di ieri, mentre non ha fatto nulla per
garantirli oggi ai precari?
COME CANCELLARE 1/4
DI DEBITO PUBBLICO ITALIOTA?
Uno Stato che si fa rubare più di 565
miliardi di euro all’anno non è in crisi:
è una nazione di deficienti! Con un improbo sforzo
aritmetico, ho cercato di mettere insieme il dato
complessivo di quanto ci costa il malgoverno della
Casta.
Ho cercato anche di separare in modo
razionale le voci di questo bilancio della
vergogna.
Ecco i risultati dello spreco
di Stato:
Evasione fiscale: 120 miliardi di
euro l’anno;
3 milioni di lavoratori in nero: più
di 50 miliardi.
La corruzione di politici e
funzionari pubblici
ci costa 60 miliardi.
C’è poi la voce sprechi: se
accorpiamo i Comuni con meno di 5.000 abitanti,
sciogliamo province e Comunità Montane,
razionalizziamo i consumi energetici, rendiamo più
efficiente l’amministrazione pubblica (ad esempio,
con l’adozione di software open source e con
prezzari unificati per gli acquisti e gli
appalti), semplifichiamo la burocrazia, dimezziamo
il numero dei parlamentari, abbassiamo i loro
stipendi e vitalizi, diminuiamo del 90% le auto
blu, aboliamo il finanziamento ai partiti e ai
giornali, riduciamo le regalie alla Chiesa
Cattolica, smettiamo di andare a sparare
all’estero, non compriamo altri cacciabombardieri
e annulliamo le grandi opere inutili, possiamo
ipotizzare di mettere insieme almeno altri 50
miliardi (stima molto
prudenziale).
E siamo a più di 280 miliardi sperperati dallo
Stato italiano ogni anno.
Il non funzionamento dello Stato
Italiano è però causa della perdita di un altro
fiume di denaro (nostro).
Le mafie fatturano circa 135 miliardi di euro.
Gli incidenti sul lavoro ci costano 43 miliardi
all’anno.
Estorsioni e usura 24 miliardi.
La contraffazione delle merci 18 miliardi.
I crac finanziari più di 5 miliardi all’anno (media
degli ultimi 10 anni).
C’è poi il
costo economico della burocraziaper imprese e famiglie, le lungaggini
burocratiche, le piccolissime imprese che vengono
strozzate sul nascere dai bizantinismi
autorizzativi… E poi c’è la
lentezza della giustizia che
rende improbabile recuperare i crediti, premia i
truffatori e ogni sorta di furbi che usano i
cavilli legali per fregare la gente onesta e
toglie agli investitori stranieri la voglia di
impiantare imprese in Italia… Un danno immenso,
difficile da quantificare, quindi stiamo molto
bassi, per non farci accusare di esagerazioni, e
conteggiamo “solo” 60 miliardi di euro.
E fanno 285 miliardi di euro.
Per un totale di
565 miliardi di euro all’anno.
Quanto ci costa il circolo vizioso?
Ma volendo fare un discorso di ampio respiro
dobbiamo anche calcolare che un sistema che premia
evasori fiscali, mafiosi, truffatori, corrotti,
distrugge risorse con lo spreco,
le lentezze burocratiche e penalizza i più abili e
i più onesti premiando la feccia della nazione,
uccide immerse risorse potenziali.
Quantificare questo danno indiretto è impossibile,
ma sicuramente l’Italia sarebbe decisamente più
ricca e felice se le cose funzionassero un po’
meglio.
Ma anche restando ai numeri quantificabili il
nostro totalone da 565 miliardi di euro (più di un
milione di miliardi di lire) fa paura.
Se solo riuscissimo a ridurre questa emorragia di
un decimo all’anno saremmo ricchi e cancelleremo
il debito dello stato (1.800 miliardi di euro) in
pochi anni.
Che fai, t’incazzi o fai finta di niente?
NELLA MANOVRA CODICILLI PER COLPIRE
TELECOM SULLA GESTIONE DELLA RETE PER LA BANDA
LARGA
ALLO SCOPO DI IMPEDIRLE DI INGAGGIARE GIORNALISTI
SCOMODI AL PEDERASTA DI OTTANT'ANNI,NELLA MANOVRA
UNA CERTA VOLONTA' DI CONTROLLARE LA RETE ALLA
CINESE.
La rete Anonymous ha posto sotto attacco il
sito dell'Autorità garante per le comunicazioni,
nel nome della libertà per Internet. In
particolare, si denuncia: "L'Agcom vorrebbe
istituire una procedura veloce e puramente
amministrativa di rimozione di contenuti online
considerati in violazione della legge sul diritto
d'autore.
L'Autorità potrebbe sia irrogare sanzioni
pecuniarie molto ingenti a chi non eseguisse gli
ordini di rimozione, sia ordinare agli Internet
Service Provider di filtrare determinati siti web
in modo da renderli irraggiungibili dall'Italia.
Il tutto senza alcun coinvolgimento del sistema
giudiziario. Questa normativa dovrebbe entrare in
vigore tra pochi giorni. Per questo chiediamo
l'aiuto di tutti in questa protesta" contro misure
che minano "alle fondamenta il diritto di avere
una Rete libera e imparziale".
Sotto tiro sono le
disposizioni contenute nella delibera 1 dell'Agcom 668/2010, che
sarà approvata il prossimo 6 luglio, e che
potrebbe rendere il nostro il primo Paese al mondo
in cui un'autorità amministrativa può ordinare,
"alla fine di un procedimento sommario, la
cancellazione di un contenuto multimediale dallo
spazio pubblico telematico", denunciano gli
attivisti riuniti nell'iniziativa
Sitononraggiungibile. In base al regolamento
dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni,
nel caso in cui dovesse essere riscontrata una
violazione del copyright, il gestore del sito
sotto osservazione avrebbe 48 ore di tempo per
rimuovere il contenuto. Dopo un
contraddittorio tra le parti da svolgersi
nell'arco di cinque giorni, il Garante potrebbe
disporre la cancellazione dei contenuti.
"L'attacco al sito dell'Agcom, che fornisce un
servizio ai cittadini (consumatori, utenti,
imprese) è un gesto che danneggia tutti e fa
riflettere su come qualcuno intenda il concetto di
libertà", commenta l'Agenzia in una nota chiarendo
che "Qualsiasi provvedimento in materia di tutela
del copyright sarà adottato dopo un procedimento
caratterizzato dalla più ampia e interattiva
consultazione e dalla massima trasparenza e sarà
aperto ai contributi costruttivi di chiunque
persegua una linea di disponibilità al democratico
confronto". Per Agcom, "l'unica vittima di questa
compagna è l'Autorità che, da parte sua, ha invece
scelto la via democratica di un'amplissima
partecipazione, del più aperto dibattito e della
consultazione di tutte le parti".
*********************************
LA LUNGA SCIA DEL DEBITO E DEL SANGUE
In ormai
troppi paesi i conti pubblici sono al
collasso. I PIGS (Portogallo, Irlanda,
Grecia e Spagna) sono sempre in prima fila,
ma la black list si allunga. Ad
esempio l'agenzia Standard & Poor's ha
abbassato il "voto" sulle prospettive
economiche degli Stati Uniti portandolo da
"stabile" a "negativo". Il Giappone, pur
disponendo di un surplus che gli permette di
acquistare buona parte del debito americano,
è in coma da quindici anni e adesso è anche
colpito da una crisi aggiuntiva dovuta a
cause "innaturali". Il terremoto sociale che
ha investito il Nordafrica e il Medio
Oriente ha origine nell'impossibilità
generale di assicurare una vita decente, o
anche solo una vita, alle popolazioni. Sono
in pericolo filiere produttive globalizzate
che vanno dall'energia alla componentistica,
dagli alimenti ai servizi. La malattia è
globale e viene trattata con espedienti
locali. Il Capitale non può fare
diversamente, ma ciò non può funzionare. La
società dello spettacolo ci comunica che
Osama bin Laden è stato frettolosamente
ammazzato e buttato in mare. Avevano fatto
pensare a caverne in montagna e salta
fuori un castello - pardon, compound
- vicino a una base militare. La distinzione
tra "vero" e "falso" si fa sempre più
aleatoria, come del resto prevede la guerra
dell'informazione e della disinformazione,
ma non si può fare a meno di pensare a
storici processi di fine guerra, a
cominciare da quello di Norimberga. Se il
processo non c'è, vuol dire che la guerra
deve continuare. Non importa se con al
Zawahiri, con il mullah Omar o con qualche
più giovane combattente meglio adatto ai
tempi che corrono. La "guerra infinita" non
è una teoria borghese, è una necessità di
classe.In alcune città della Libia la
rivolta e l'inevitabile repressione si sono
trasformate velocemente in guerra
civile. Non essendo in grado di contrastare
i soldati e i mercenari gheddafiani, gli
insorti hanno dovuto invocare l'intervento
esterno, che ovviamente ha un prezzo. Come
insegna Pontecorvo nel bellissimo film
Queimada, il partigiano è cercato
dall'imperialista, il quale lo usa e lo
getta quando non gli serve più. Gli
americani sono soliti applicare questo
giochetto dal 1898, quando usarono la
guerriglia antispagnola per prendersi le
Filippine. Solo che i guerriglieri borghesi
rivoluzionari erano ben altra cosa rispetto
alle pavide e vendibili frazioni odierne in
lotta fra loro.In Siria stiamo assistendo ad
un vero e proprio bagno di sangue: carri
armati nelle strade, cecchini sui tetti,
rastrellamenti e torture. Che faranno i
paladini occidentali delle "guerre
umanitarie"? In Iraq, Afghanistan e Libia
l'ossimoro maledetto sta già mostrando
troppi limiti, mentre l'ondata di ribellione
sociale sta già globalizzando i conflitti,
che si tramutano assai velocemente in nuovi
impegni militari. Gli esportatori di
democrazia stanno a guardare minacciando
blande sanzioni.
La capacità repressiva
di Damasco deve però fare i conti con la
situazione interna: il governo è sostenuto
da una minoranza etnica che controlla solo
la polizia, l'esercito di leva non è
affidabile, il ricorso all'abituale
estrema violenza non può essere una
soluzione in un contesto generale come
quello di oggi. Ci eravamo
chiesti, in relazione alle manifestazioni
"verdi" in Iran, quale fosse l'atteggiamento
del proletariato. Secondo il regime pretesco
esso era rimasto a fianco del
governo e dell'autorità religiosa, mentre i
manifestanti non erano che dei venduti
all'Occidente. Da tale presupposto vari
sinistri nostrani avevano tratto conclusioni
alquanto sballate sulla natura della
rivolta. Notizie dirette, rintracciabili
anche sul Web, dimostrano che il
proletariato in Iran non ha mai smesso di
lottare da quando spazzò via la satrapia dei
Pahlevi. Alla vigilia del Primo Maggio
l'unione di 7 associazioni di lavoratori
iraniani ha annunciato la partecipazione
alla giornata internazionale di lotta, con
rivendicazioni proprie in tema di salario e
libertà di organizzazione. Come in Egitto,
in conseguenza di centinaia di scioperi, il
governo iraniano ha scatenato la
repressione. Ma sui giornali borghesi
appaiono soltanto notizie sulla ribellione
della piccola borghesia riformista. Come
sempre, quando la collera proletaria sta per
esplodere la borghesia reprime ed esorcizza.Il
Brasile si è trasformato in un grande
cantiere. Il "Programa di Aceleraciòn del
Crecimiento" (PAC) è il più esteso piano di
costruzioni da quando Brasilia fu fatta
sorgere dal nulla. Esso comprende grandi
opere per il campionato mondiale di calcio
(2014), per le Olimpiadi (2016), per strade,
ferrovie, dighe, centrali e impianti
petroliferi. Per un piano così vasto, alla
cinese, le grandi imprese internazionali che
appaltano i lavori adottano metodi di
sfruttamento
conseguenti, appunto
alla cinese, per centinaia di
migliaia di lavoratori. Così uno
sciopero scoppiato nei cantieri per la
centrale di Belo Monte a Jirau si è presto
trasformato in rivolta, la quale si è estesa
ad altri cantieri fino a coinvolgere 80.000
proletari. Le distruzioni, gli incendi, le
scorrerie e soprattutto l'assenza di
rivendicazioni specifiche di un movimento
violentissimo quanto anonimo hanno
preso alla sprovvista sia il governo che i
sindacati ufficiali.
Un altro
lavoratore della compagnia telefonica
francese s'è tolta la vita. Sono finora 60
i lavoratori del gruppo "suicidati" dal
2008 a oggi (fonte: Cfe-Cgc). France
Telecom, in cui lo Stato detiene la
maggioranza, conta quasi 200.000
lavoratori in diversi paesi. Dal 2004 la
direzione ha lanciato un piano per ridurre
i dipendenti di 22.000 unità e lo ha
sostenuto con pressioni selvagge fatte
passare per flessibilità. I
sindacati accusano il management,
ma non sono più nemmeno in grado di capire
che per almeno un secolo e mezzo i
proletari, piuttosto di ammazzare sé
stessi, avrebbero ammazzato i padroni.
Lottavano durissimamente e orgogliosamente
non per il lavoro ma per una riduzione
del tempo di lavoro, come si dovrebbe
ricordare ogni Primo Maggio, giornata
internazionale di lotta per quell'obiettivo.
Era originario della città diZarqāʾ,
una povera città industriale a nordest diAmman,
sede del più anticocampo
profughipalestinese
creato dallaCroce
Rossanel
1948, che oggi ospita ancora 18.000 persone.
Al-Zarqāwī è unopseudonimo,
il suo nome vero era probabilmenteAhmad
Fāḍil al-Nazāl al-Khalāʾil(arabo:أحمد
فاضل النزال الخلايل). In quanto probabilemilitanteislamico,
al-Zarqāwī è stato sospettato di violente
opposizioni alla presenza nel mondo islamico diStati
Uniti,Israelee
delle forze armate alleate occidentali.
È sospettato da alcuni come un associato adal-Qāʿida,
diOsama
bin Laden, e capo del gruppoAnsār
al-Islāmbasato
inIraq.
IlSegretario
di Stato statunitenseColin
Powellha
descritto al-Zarqāwī come un "attivista di al-Qāʿida".
Il maggiori ufficiali statunitensi lo hanno
descritto come uno "jihadista indipendente". Altri
descrivono le azioni di al-Zarqāwī come concorrenti
con quelle organizzate daal-Qāʿida,
anche se con scopi simili. In ogni caso al-Zarqāwī
ha probabilmente partecipato ad azioni violente
contro i militaristatunitensiin
Iraq e contro un diplomatico USA in Giordania.
Come risultato, il governo degli Stati Uniti ha
offerto una ricompensa di 25 milioni didollaria
chiunque avesse fornito informazioni utili alla sua
cattura. La stessa cifra è stato offerta per la
cattura diOsama
bin Ladenprima
delmarzo2004.
Un'ipotesi accreditata ritiene che al-Zarqāwī ha
avuto, fino alla sua uccisione, più potere di Bin
Laden a causa della sua maggiore visibilità come
leader dell'insurrezione contro i militari USA e il
governo provvisorio dell'Iraq,
considerando inoltre la possibilità che Bin Laden
non sia più in vita o che sia forse impossibilitato
a comunicare con i suoi seguaci. Il21
ottobre2004al-Zarqāwī
ha annunciato ufficialmente la sua lealtà adal-Qāʿida.
Il28
dicembre2004,
in un messaggio trasmesso da un'emittente radio delQatar,Osama
bin Ladenavrebbe
nominato al-Zarqāwī "comandante (emiro) dial-Qāʿidain
Iraq".
Abū Musʿab al-Zarqāwī è considerato da molti come
leader dellaJamā'at
al-Tawhīd wa al-Jihād(Gruppo
per l'Unità [di Dio] e ilJihād),
una rete insurrezionale operante in Iraq. Secondo
alcuni rapporti egli fu arrestato dal governoiranianoe,
insieme a molti altri sospetti alti membri di al-Qā'ida,
fu offerto al governo statunitense nel quadro di un
accordo che non fu però mai portato a conclusione.[1].
Secondo altre voci rivelatesi infondate, al-Zarqāwī
fu considerato morto dopo il2001,
in quanto a lungo egli non comparve in alcun
documento filmato.
Decapitazione di Nicholas Berg
Nelmaggio2004è
stata diffusa unavideocassettain
cui un gruppo di cinque uominidecapitavanol'ostaggio
civilestatunitenseNicholas
Berg. L'uomo che, al termine della lettura di
una dichiarazione, eseguiva materialmente la
decapitazione usando uncoltellosembra
essere al-Zarqawi. Nella sua dichiarazione egli
dichiarava che l'uccisione dell'ostaggio avveniva
perritorsionecontro
gli abusi perpetrati contro i detenuti iracheni nel
carcere diAbu
Ghraib.
Il15
ottobre2004,
il Dipartimento di Stato americano ha aggiunto
al-Zarqāwī e il gruppoJamāʿat
al-Tawhīd wa al-Jihādalla
sua lista di organizzazioni terroristiche estere, e
ha ordinato il congelamento di tutti i capitali che
il gruppo potrebbe avere negliUSA.
Il24
maggio2005un
sitoislamicoha
diffuso una nota secondo cui un sostituto avrebbe
assunto il commando dial-Qāʿida,
mentre Abū Musʿab al-Zarqāwī si ristabiliva delle
ferite sostenute durante un attacco. Pochi giorni
dopo il governoirachenoha
confermato il ferimento di al-Zarqāwī da parte delle
forze statunitensi, anche se il battaglione non si
era reso conto del fatto. La gravità delle ferite
non è nota, anche se qualche sito radicale islamico
ha chiesto di pregare per la sua salute. Secondo
altri rapporti un ospedale locale avrebbe curato un
uomo con gravi ferite, sospettato di essere
al-Zarqāwī, che in seguito avrebbe lasciato l'Iraq
per un paese confinante in compagnia di due medici.
Le stesse fonti considerano questa una prova
concreta del fatto che al-Zarqāwī stesse morendo.
Tuttavia più tardi il sito radicale islamico ha
ritrattato il rapporto sulle ferite di al-Zarqāwī e
ha sostenuto che egli fosse in piena salute.
[modifica]L'azione
militare che ha portato al decesso
Abū Musʿab al-Zarqāwī è stato ucciso durante un
attacco aereo congiunto compiuto da forze
statunitensi e giordane il7
giugno2006in
una casa vicino a Ba‘qūba.[2]Secondo
quanto riferito da fonti militari USA, al-Zarqāwī
sarebbe sopravvissuto alle immediate conseguenze
dell'attacco, morendo poi subito dopo in seguito
alle ferite riportate.
Al-Zarqāwī era l'uomo più ricercato inIraq.
Secondo ilPentagono,
l'uccisione di al-Zarqāwī costituisce un grave colpo
all'insurrezione,
e spera che la sua morte abbia un effetto
demoralizzante sugli insorti iracheni, in quanto
egli è stato l'artefice di numerosi attacchi, si
calcola 800.[3],
anche se il numero due di al-Qā‘ida, il medico
egiziano Ayman al-Zawāhirī ha preannunciato che il
posto di al-Zarqāwī sarebbe stato presto occupato da
altri "eroici combattenti".
Diverse notizie diffuse a mezzo stampa parlarono con
maggiore o minore certezza della morte di Al Zarqawi
in altre occasioni:
novembre 2005: ([2])aMossuldove
nel luglio 2003 furono uccisi ʿUdayy e Qusayy,
figli diSaddam
Hussein;
8 giugno 2006: Operazione
Matador a Qaʾim, città al confine con laSiria(v.[4]).
AL QUAEDA ALL'ATTACCO DEL
MONDO: ESPANSIONE E RIDIMENSIONAMENTO
IL RIFLUSSO DEL CLUB
D'ELITE ISLAMICO E LA NASCITA DEI
MOVIMENTI DI RETE
Le rivolte
nel mondo arabo contro le insopportabili
condizioni di vita si stanno
organizzando, e tendono a
trasformarsi in insurrezioni. La
repressione non è finora riuscita a
spegnere questo generalizzato incendio
sociale. Dopo la Libia anche lo Yemen
sembra avviarsi verso la guerra civile,
la Siria segue a ruota con il Bahrein.
Quest'ultimo è stato praticamente
annesso manu militari
dall'Arabia Saudita. La Turchia,
che cerca di vestire i panni del
mediatore, non riesce a controllare la
propria popolazione a cominciare dal
forte proletariato. Ogni rivolta
particolare è un piccolo tassello di
quella generale e questa a sua volta ci
ricorda che la rivoluzione non dorme
mai.
SOLIDARNOSC E I SOLDI DI
ROBERTO CALVI:LO IOR,MARCINCUS,LA MAFIA DI
PIPPO CALO',LA DISTRUZIONE DEL BANCO
AMBROSIANO,L'UCCISIONE DI CALVI,IL LEGAME
CON LA LOGGIA MASSONICA P2,LE TRAME CONTRO
LO STATO ITALIANO
A confermare l’appoggio
di Giovanni Paolo II al movimento polacco
Solidarnosc è nel libro lo stesso Lech
Walesa. Nel biennio 1980-1981 il Banco
ambrosiano, tramite il suo presidente
Roberto Calvi inizia a versare capitali
enormi al sindacato di Wałęsa. Tutto è
avviato nella più assoluta segretezza. La
cittadella di Solidarnosc ha bisogno di
aiuto; la battaglia di resistenza in Polonia
è solo una tappa nel più impegnativo
confronto con l’impero sovietico. Insieme a
Roberto Calvi, deus ex machina dell’intera
operazione è Marcinkus, l’anima nera dello
Ior, la banca del Vaticano. Marcinkus sarà
la figura chiave della politica di papa
Wojtyla contro il comunismo. Una battaglia
da vincere con ogni mezzo. Anche soldi
sporchi, passando per i paradisi
fiscali. Con Roberto Calvi, Marcinkus
imbastisce una rete di società fantasma nei
paradisi fiscali di mezzo mondo, dove
arrivano fiumi di soldi. Forte della
benedizione vaticana, Calvi allaccia
relazioni pericolose con Michele Sindona e
il giro della Loggia P2, di cui è
affiliato. Giacomo Botta, dirigente del
settore esteso del Banco Ambrosiano
racconterà ai magistrati: «Già nel
1977-1978, quando divenni consigliere [del
Banco ambrosiano di Managua], Calvi mi disse
che il gruppo che controllava il pacchetto
di controllo dell’Ambrosiano era lo Ior, che
deteneva all’estero una consistente
partecipazione del Banco.
Seppi anche che le
società che a quell’epoca l’Ambrosiano di
Managua finanziava erano del Vaticano. Calvi
probabilmente intendeva mettermi al corrente
di questi segreti che lui tutelava
gelosamente e intendeva altresì giustificare
i finanziamenti, dicendo che erano imposti
dal Vaticano, che era in sostanza il padrone
del Banco ambrosiano». Panama, Bahamas,
Lima, Managua. Arriva da lì il tesoro per
sostenere Solidarnosc. Roberto Calvi fugge
all’estero, braccato dai creditori. Finirà
la sua corsa il 17 giugno 1982 sotto un
ponte di Londra, appeso a una corda con dei
mattoni nelle tasche. Solo pochi giorni
prima scriverà una lettera drammatica,
indirizzata a sua santità Giovanni Paolo II.
Una lettera che fotografa un pezzo
importante di storia italiana e ci dice
anche che Wojtyla non poteva non sapere.
LA P2 E I SOLDI DELLA MAFIA
Anche la Loggia P2 approvava i finanziamenti
«anticomunisti» al sindacato polacco.
Ricorda Licio Gelli: «Nel settembre 1980
Calvi mi confidò di essere preoccupato
perché doveva pagare una somma di 80 milioni
di dollari al movimento sindacale polacco
Solidarnosc, e aveva solo una settimana di
tempo per versare il denaro». Perfino la
mafia sarebbe coinvolta nel progetto del
papa di fare a pezzi il blocco comunista.
Dagli atti giudiziari del processo Calvi
emerge infatti che nella lotta al comunismo
sarebbero stati investiti anche soldi frutto
delle speculazioni edilizie della mafia in
Sardegna. Il pm Luca Tescaroli –
intervistato da Pinotti e Galeazzi – ha
maturato nel corso degli anni una conoscenza
unica del complesso mondo delle finanze
vaticane e dei rapporti malati che in quegli
anni il papato non disdegnò di intrattenere.
Tescaroli è stato il primo magistrato che,
con il suo lavoro, è riuscito a evidenziare
come la banca di riferimento del Vaticano,
strettamente legata allo Ior, fosse divenuta
negli anni Settanta e Ottanta strumento del
riciclaggio di denaro mafioso. Soldi
utilizzati dal papato per contrastare il
comunismo nell’Est europeo e in America
Latina. Nel libro il pm ha raccontato
aspetti inediti in merito: «Roberto Calvi,
nel subentrare a Michele Sindona, risultò
svolgere una funzione di volano tra i vecchi
e i nuovi equilibri strategici avvicendatisi
in seno a Cosa nostra, a seguito della
cosiddetta ultima guerra di mafia.
Se Calvi avesse messo in atto il manifestato
proposito di riferire quanto a sua
conoscenza, avrebbe svelato il canale di
alimentazione del Banco ambrosiano,
rappresentato dalle risorse finanziarie
provenienti da Cosa nostra, e la
destinazione dei flussi di quel denaro, ivi
compresa quella del finanziamento del
sindacato Solidarnosc (di cui ha parlato
Salvatore Lanzalaco), e ai regimi totalitari
sudamericani (ai quali fece espresso
riferimento Calvi in alcune lettere dallo
stesso sottoscritte). Finanziamento attuato
nell’interesse di una più ampia strategia
del Vaticano, volta a penetrare nei paesi
comunisti dell’Est europeo e a congelare
l’avanzata comunista nell’America Latina.
Cosa nostra e, certamente, Calò non potevano
accettare che emergesse e venisse rivelata
agli inquirenti quella tipologia di attività
illecita, volta a far convogliare flussi di
denaro mafiosi in quelle direzioni, e
l’attività di riciclaggio che attraverso il
Banco ambrosiano veniva espletata.»
ALTRO CHE
FONDAZIONE DI BENEFICENZA:LE OSCURE TRAME
DELLA FONDAZIONE PRO FRATIBUS, DELL'OPUS
DEI, DI COMUNIONE E LIBERAZIONE
Pinotti e Galeazzi ricostruiscono anche,
sempre sulla base di documento che hanno
scelto di pubblicare in appendice al libro,
il rapporto segreto che legava papa Wojtyla
al vescovo 007 monsignor Pavel Hnilica. Una
figura leggendaria, al punto che nel 1951
dovette fuggire a Roma, dove negli anni 60
fondò la misteriosa Fondazione Pro Fratribus,
dedita all’assistenza dei profughi dell’Est
ma in realtà strumento per convogliare aiuti
alla resistenza anticomunista in tutta
l’Europa orientale. Pinotti e Galeazzi
pubblicano scannerizzati tutti gli assegni
della Pro Fratribus, che documentano il
vorticoso giro di denaro messo in piedi dal
vescovo 007 amico di Wojtyla sin dal
dopoguerra. Gli autori pubblicano poi
l’assegno da 1,5 miliardi con il quale
Hnilica – certamente con il consenso di
Wojtyla – cerca di comprare da Flavio
Carboni la valigetta di Calvi contenente i
documenti con cui intendeva ricattare il
Papa. Un assegno non onorato dallo Ior solo
per l’intervento del cardinale Casaroli. Ma
l’appoggio del Papa al discusso padre
Hnilica, condannato per ricettazione insieme
a Carboni e al falsario Giulio Lena (se la
caveranno solo nei successivi gradi di
giudizio) è acclarato, come testimonia la
missione affidata da Wojtyla a Hnilica di
una messa segreta a Mosca nel 1984 che
consacrasse la Russia al cuore immacolato di
Maria.
UNA
DECISIONE POLITICA: UNA CHIESA IN FORTE
CRISI, LE BUGIE SUL TERZO SEGRETO DI FATIMA
Nell’inchiesta di Pinotti e Galeazzi sono
raccontati con dovizia di particolari molti
altri capitoli oscuri, come la copertura
offerta al movimento dei Legionari di
Cristo, guidato Marcial Maciel, così come
l’appoggio indiscriminato a lobby di potere
come Opus Dei, Cl, Focolarini,
Neocatecumenali. Movimenti integralisti che
sono ormai vere e proprie «chiese nella
chiesa». Per tutte queste ragioni Pinotti e
Galeazzi ritengono inopportuna la
beatificazione lampo di Wojtyla ed ancor più
rischiosa la probabile canonizzazione, come
sostenuto da un altro documento pubblicato
in appendice: la testimonianza prodotta dal
teologo Giovanni Franzoni al processo di
beatificazione. Un documento nel quale il
coraggioso sacerdote esplicita le ragioni
per le quali Wojtyla non può e non deve
diventare santo. Così Franzoni: “E’ mio
dovere elencare i gravi dubbi che non si
possono tacere. Mi rendo conto che alcune
mie affermazioni sembreranno inaudite.
L’ansia con cui molti ambienti lavorano alla
beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo
che Wojtyla sia lasciato al giudizio della
Storia”.
L'INTRICATA FIGURA DI MARCINKUS E LA
COPERTURA DI GIOVANNI PAOLO SECONDO
IL POTERE OSCURO DELL'OPUS DEI
I MEGABORG
MORATTI
Al
governo ed all'opposizione contemporaneamente. Ma
non solo: 2 MILIARDI DI
EURO DI INCASSO NEL 2006 PER AZIONI SARAS CHE IN UN MESE HANNO PERSO IL 70%
DEL LORO VALORE INIZIALE.
UN'INCHIESTA PER FALSO IN
PROSPETTO SPROFONDATA ENTRO UNA MIRIADE TALMENTE
INTRICATA DI SCATOLE CINESI DA FAR IMPAZZIRE IL
PUBBLICO MINISTERO CHE INDAGAVA. QUATTRO MORTI NELLE
RAFFINERIE PASSATE IN CAVALLERIA, CON REGALIE
PECUNIARIE DEI FRATELLI RISPETTIVAMENTE
PRESIDENTE ED AMMINISTRATORE DELEGATO.
IL PRIMO GRADO
PER LE TRE MORTI DEL 2009 SI E' CONCLUSO CON TRE
CONDANNE E DUE ASSOLUZIONI. LA SOCIETA' SARAS NON
VIENE CONDANNATA NEMMENO PER VIA PECUNIARIA.Tre
condanne, due assoluzioni. Esclusa la responsabilità
amministrativa della Saras. Questo
il verdetto pronunciato dal Gup del Tribunale di
Cagliari, Giorgio Altieri, per la
morte di tre operai nella raffineria di Sarroch
(Cagliari) avvenuta il 26 maggio 2009 durante un
intervento di manutenzione. La diramazione sportiva
della SARAS, ovvero l'FC Internazionale, assolta per
prescrizione dei termini di giudizio in relazione
alle telefonate che l'allora proprietario Massimo,
oggi anche Presidente, faceva nei confronti dei
designatori arbitrali Pairetto-Bergamo,trascinati a
giudizio penale per frode sportiva a Napoli e
responsabili, per la giustizia sportiva, del sistema
Calciopoli che ha coinvolto tutti i maggiori club, e
non solo,del campionato di serie A. Per questo gli
eredi di Casa Savoia-Agnelli, e qualche altro grasso
feudatario italiota, come i padroni delle Tod's
Della Valle,chiedono vendetta.
Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste
avanzate dai pubblici ministeri Emanuele
Secci e Maria Chiara Manganiello,
condannando a due anni
Guido Grosso, 43 anni, di Cagliari,
direttore dello stabilimento (indagato
successivamente anche per il recente infortunio
mortale costato la vita a un operaio di una ditta
d’appalto siciliana, l’11 febbraio scorso),
Francesco Ledda, 45 anni, rappresentante
legale della CoMeSa di Sarroch, la ditta per la
quale lavoravano le tre vittime, e Dario
Scaffardi, 53 anni, di Milano, direttore
generale della Saras.
Assolti Antonello Atzori, di 52, di Quartu,
responsabile dell’area in cui morirono gli operai, e
Antioco Mario Gregu, di 52, di Quartu, direttore
delle operazioni industriali. Erano tutti accusati
di omicidio colposo. Nessuna sanzione, inoltre, per
la Saras, chiamata in causa attraverso il suo legale
rappresentante Gian Marco Moratti: non dovrà pagare
la sanzione di 800 mila euro chiesta dai Pm
applicando la recente norma sulla responsabilità
amministrativa. La Saras in precedenza aveva pagato
un risarcimento di cinque milioni di euro alle
famiglie che non si sono costituite parte civile. Si
sono costituiti, invece, i sindacati Fiom e
Cgil.
Nello stabilimento, a circa 20 chilometri da
Cagliari, persero la vita tre operai della ditta
d’appalto CoMeSa srl: Bruno Muntoni, di 58 anni,
Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi di 30,
rimasti intossicati dalle esalazioni mentre
effettuavano lavori di manutenzione e bonifica di un
serbatoio durante una delle fermate programmate
dell’impianto.
Per tutta la mattina, mentre il giudice era in
camera di consiglio, fuori dal Tribunale gli operai
della Fiom hanno dato vita ad un presidio con
striscioni e bandiere.
Non è
finita:
una casa da sogno in pieno
centro di Milano. Piscina in terrazzo e giardino
pensile con tanto di orto botanico a pochi metri in
linea d’aria dalle guglie del Duomo. E poi arredi
opulenti, Tintoretto alle pareti e mobili di gran
pregio. Il tutto per centinaia di metri quadrati
disposti su più piani. Ecco la casa diLetizia
Moratti,
descritta da chi la frequenta. Lusso fine a se
stesso, direte voi. Roba da super ricchi. Non solo.
Perché questa dimora sfarzosa è diventata anche una
macchina da soldi. Decine di milioni di euro che
sono serviti a coprire i buchi in bilancio della
Securfin, la holding controllata dal sindaco di
Milano e dal marito, il petroliereGianmarco
Moratti.
Possibile? Eccome: i Moratti, una delle famiglie più
ricche d’Italia, una fortuna miliardaria costruita
sul marchio delle raffinerie Saras, hanno cavalcato
alla grande una norma contenuta nel decreto
anti-crisi varato nell’autunno di tre anni fa, 2008, daSilvio
Berlusconi.
Una norma studiata per dare una mano ai piccoli e
medi imprenditori messi alle strette dalla crisi. E
invece è andata diversamente. Letizia e Gianmarco
Moratti hanno rivalutato in un colpo solo di ben 55
milioni gli immobili che fanno capo alla Securfin.
Tra questi anche la casa dove abitano insieme alla
figlia, alla nipotina e svariati gatti e cani.
L’altro figlio Gabriele si è nel frattempo dedicato
a costruirsi una dimora su misura, l’ormai celebre
“casa di Batman”, finendo sotto inchiesta penale per
abusi edilizi.
Tutto secondo legge, invece, per Moratti mamma e
papà. Con il piccolo particolare che gli aiuti
pensati per dare ossigeno al sistema produttivo in
crisi sono andati anche al petroliere e alla
consorte. I quali, a occhio e croce, non sembrano
esattamente sull’orlo del fallimento.
Giusto per
dare un’idea della situazione, va segnalato che Gianmarco Moratti e il fratello Massimo (il
presidente dell’Inter) nel 2006 si sono spartiti
quasi 2 miliardi di euro frutto del collocamento in
Borsa delle azioni Saras. L’operazione si è risolta
in un disastro per gli investitori, tra cui migliaia
di piccoli risparmiatori che hanno visto colare a
picco nel giro di poche settimane le quotazioni dei
titoli. In compenso i Moratti hanno fatto il pieno
di milioni. E già che c’erano, Lady Letizia e il
marito hanno pensato bene di attingere agli aiuti di
Stato.
È andata così.
Nell’autunno del 2008 il
crac della finanza mondiale colpisce pesantemente
l’economia reale. I governi corrono ai ripari. E
anche Roma si muove. Soldi pubblici per aiutare le
aziende in crisi. Sgravi fiscali per dare una mano
agli imprenditori. La retorica di governo, copyrightGiulio
Tremonti,
descrive così l’intervento dell’esecutivo per
rilanciare il sistema produttivo. C’è il bonus per
invalidi e pensionati, il tetto ai mutui, nuovi
fondi per scuole. Di più: a quei tempi il ministro
Tremonti si dilettava con la cosiddetta Robin Hood
tax, che, diceva lui, doveva servire a tagliare gli
scandalosi profitti dei petrolieri. Compresi,
ovviamente, anche i Moratti.
La tassa inventata dal ministro di Sherwood non ha
dato i frutti sperati. In compenso i padroni della
Saras sono riusciti a rimettere in sesto i conti di
famiglia con i soldi garantiti dal decreto
anticrisi. La notizia si nasconde tra le pieghe del
bilancio della Securfin, la società di Letizia
Moratti e del marito Gianmarco. Nella relazione che
accompagna i conti del 2008 si legge che “è stata
operata la rivalutazione sugli immobili patrimoniali
posseduti dalla società” così come previsto dal
decreto legge 185/2008, meglio conosciuto come
decreto anti-crisi. Significa che palazzi e terreni
di proprietà di Securfin alla fine del 2007 erano
iscritti a bilancio a costi storici, meno di 10
milioni di euro.
La norma sponsorizzata da Tremonti consente di
rivalutare i beni immobili delle aziende adeguandoli
ai prezzi di mercato.
Il gioco è fatto, allora. Ai Moratti è bastato
sfoderare la perizia ad hoc di un esperto che
fissasse i valore dei loro palazzi. Ed ecco che la
voce immobili si è rivalutata di ben 55 milioni.
Colpo grosso, insomma. E senza pagare neppure un
euro di tasse sulla rivalutazione, perché così
stabilisce il decreto.
Come si spiega la manovra? Perchè mai i Moratti
hanno scelto di sfruttare gli aiuti anticrisi?
Semplice.Comeil
Fatto Quotidianoha
raccontato la settimana scorsa,
la Securfin holding ha perso centinaia di milioni a
causa del disastroso andamento della controllata
, la società tedesca fondata nel 2000 da
Letizia Moratti in persona. Nel 2008 Securfin ha
chiuso il bilancio in rosso per 44 milioni, dopo
aver perso 112 milioni l’anno precedente.
Ecco allora a che cosa serviva la rivalutazione
degli immobili. Quei 55 milioni, dedotti gli
ammortamenti, sono finiti in un’apposita riserva di
bilancio per 40 milioni. Una riserva prosciugata per
far fronte alle perdite del 2008. Missione compiuta.
Grazie a Tremonti, il ministro Robin Hood.
Il fratello Massimo invece si è
limitato a ripianare i debiti dell'Inter con
i favori legislativi del "nemico" Berlusconi: nel
2003 l'Inter sfrutta il DECRETO SPALMA DEBITI per
contrastare la spaventosa svalutazione del parco
giocatori all'indomani dell'introduzione dell'euro,
nel 2005 è il turno dello scambio di giocatori
sconosciuti col Mediaset a prezzi spaventosamente
alti allo scopo di raddrizzare i bilanci, nel 2006 è
il turno della vendita del marchio "Inter" ad una
scatola cinese controllata,
stesso trucco anche per il Mediaset, una vendita
fittizia da mettere a bilancio. Dello stesso anno,
come detto,lo sbarco in borsa con SARAS, con la
gigantesca plusvalenza dirottata sul calcio mercato
allo scopo di mettere le mani, dopo 10 anni,sul
campionato italiano che diventa una questione
neroazzurra: quattro scudetti ed un secondo posto
mentre l'azienda avita piazza bilanci in rosso di
anno in annO.
Massimo Moratti
conquista vittorie sul campo, ma allo stesso tempo
deve fare i conti con il bilancio in rosso della
Saras, la società di raffinazione
del petrolio di cui è amministratore delegato. Per
l'azienda di famiglia, infatti, il 2009 si è chiuso
con una perdita netta "adjusted" di
54,5 milioni di euro: "la posizione finanziaria
netta al 31 dicembre 2009 - si legge in una nota del
gruppo - era negativa per 533 milioni di euro".
ROSSO... NERAZZURRO
In soldoni, quesi dati sono riconducibili al
programma di manutenzione e investimenti attuati
l'anno scorso. Inoltre, "il brusco calo
della domanda di prodotti petroliferi ha
portato ad una marcata riduzione anche dei margini
di raffinazione", come ha spiegato il presidente
della società Gian Marco Moratti,
fratello del presidente nerazzurro, il quale ha
comunque sostenuto di essere fiducioso per il 2010,
quando è attesa una graduale ripresa dei consumi. Il
Cda, in ogni caso, ha deciso di non distribuire
alcun dividendo tra i soci.
Possono questi numeri preoccupare i tifosi
nerazzurri? Decisamente no, visto che si parla di
un'azienda che, banconota più banconota meno,
fattura intorno ai 6 miliardi di euro l'anno.
Tanto per fare un esempio,
l'Inter chiuse il
bilancio al 30 giugno 2009 con un rosso di 154,4
milioni, e Moratti intervenne subito con un
aumento di capitale di 70 milioni: come
dire, conti in rosso ma futuro comunque roseo. Fino
a prova contraria, il giocatore che non manca mai,
alla Pinetina, si chiama Danèe.
Secondo bilancio consecutivo in rosso per Saras, la
società controllata dalla famiglia Moratti, tra i
leader in Europa per la raffinazione di idrocarburi.
I ricavi 2010 del gruppo Saras sono cresciuti del
62% a quota 8.615 milioni di euro. Più complesso
invece il raffronto con la redditività: l'Ebitda "reported"
di gruppo infatti è sceso a 223,5 milioni (-35%)
contro un valore analogo di 345,5 nell'anno
precedente, mentre se si considera l'Ebitda "comparable"
di gruppo si passa dai 149,2 milioni del 2010 ai
141,2 milioni dell'esercizio precedente (+6%).
Ancora più distanti i risultati netti di gruppo: il
valore "reported" è in rosso per 9,5 milioni (era
stato positivo per 72,6 nel 2009) mentre il
risutalto netto "adjusted" di gruppo è in rosso di
43,9 milioni, ma in miglioramento (del 19%) rispetto
ai 54,5 milioni del 2009.
Le differenze - spiega nella nota la società -
dipendono dalla metodologia usata per valutare gli
inventari (Fifo o Lifo). E, inoltre, sempre per
rendere più attinente la fotografia dei conti, sono
state tolte le poste non ricorrenti e le variazioni
del "fair value" degli strumenti derivati: le voci
così esposte vengono definite "comparable" e "adjusted"
e non sono soggette a revisione contabile. Infine la
posizione finanziaria netta: al 31 dicembre 2010 era
negativa per 560 milioni, in miglioramento rispetto
ai 644 del settembre 2010 e sostanzialmente in linea
con il dato di fine
anno 2009.
Forse la vittoria europea dell'Inter sul Chelsea di
mercoledì scorso sarà servita ad addolcire un po' la
lettura dei bilanci. Il colpo è comunque di quelli
duri. Fino a qualche mese fa Massimo Moratti aveva
sperato di riuscire a salvaguardare «i migliori
ritorni possibili per gli azionisti».
Massimo
e Bedi Moratti qualche anno fa
Di
fronte alla perdita netta di 54,5 milioni con cui la
Saras ha chiuso l'esercizio 2009, però, le illusioni
sono svanite: per quest'anno, niente dividendi. È
questa la decisione che il cda proporrà
all'assemblea degli azionisti. Una strada obbligata,
visti i numeri. Basti pensare che nel 2008 il gruppo
petrolifero aveva incassato 327,2 milioni di utili.
Per il resto, il margine operativo lordo del gruppo
ammontaa 141,2 milioni, in calo del 79%, mentre l'ebit
è negativo per 51,9 milioni, in calo del 110%.
Scendon anche i ricavi, che nel 2009 registrano una
flessione del 39%, a quota 5.317 milioni. Risultato:
la posizione finanziaria netta a fine anno è
crollata a quota -533 milioni rispetto ai 333
milioni del 2008.Una doccia fredda per gli azionisti
della Saras e per i mercati (il titolo ha chiuso in
calo del 6,39% a 1,68 euro), ma anche per i tifosi
dell'Inter, ormai abituati a considerare le ricche
cedole del gruppo la migliore garanzia per i
successi della squadra. Già perché senza i proventi
del greggio, difficilmente la società di calcio
sarebbe ancora in piedi. Anche
l'ultimo anno il presidente Moratti ha dovuto
sborsare 70 milioni di tasca sua per tappare il buco
da 154,4 milioni con cui il club ha
chiuso l'esercizio 2009. Ma la consuetudine va
avanti da tempo. Anche perché è da tempo che l'Inter
non riesce a tenere i conti in pareggio.
Nel bilancio chiuso il 30 giugno 2008 la società ha
dichiarato una perdita netta di 148,27 milioni, su
un giro d'affari, escludendo le plusvalenze
su cessione calciatori (pari a 8 milioni), di 197
milioni. Mentre egli undici bilanci che vanno dalla
stagione 1995/96 al 2005/06, l'Inter ha
accumulato 661 milioni di passivo e Moratti ha
provveduto, sempre personalmente, a
versare 400 milioni nelle casse. I soldi, finora,
sono sempre arrivati dalla Saras.
Qualche volta, stando ad alcune inchieste della
magistratura, anche in maniera non del tutto
trasparente. Quest'anno, però, i conti
non torneranno più. Niente dividendo da travasare
per tamponare il debito monstre che ad oggi
sfiorerebbe i 400 milioni di euro. Un dramma?
Non necessariamente.
La
soluzione c'è. Una bella sfoltita ai gioielli di
famiglia. Quelli che ogni domenica si danno tanto da
fare sul rettangolo verde. Di fronte a un'ipotesi
del genere c'è da scommettere che il club
riceverebbe la solidarietà, anche finanziaria, di
tutti i tifosi italiani. A partire, ovviamente, da
quelli di Milan e Roma.
Cofina, la casa-fortezza sulla
linea gotica
dove il rumore dei fucili ancora è
vivo
Il nuovo addensamento di fantasmi
di Rumiz è sull'Appennino. Qui c'è la
Confina, una casa-fortezza con
possedimenti sul fiume, che era stata
dei gesuiti e poi trasformata in
ospedale-monastero. "Nel 1806
arrivarono i francesi ad abolire i
privilegi preteschi, scoprirono negli
archivi della Confina libroni di
clausole contrattuali di sadica
raffinatezza, che strangolavano il
mezzadro senza pietà cristiana e senza
sconti in caso di carestie"
Se volete ubriacarvi di arcano,
fate l'Appennino fra Emilia e Toscana.
Basterà un fuoco acceso perché
qualcuno vi racconti storie. Case di
spettri, come quello della bella
Elvira assassinata sessant'anni fa a
Toiano, fuori Pisa. Strade tipo la
Vandelli, tracciata tra Modena e il
Tirreno da un abate (Vandelli appunto)
che, si narra nei paesi, si uccise
dopo aver constatato l'impraticabilità
del passo della Tambura sulle Apuane.
Interi villaggi svuotati, per esempio
Reneuzzi, dove la gente fuggì per
paura di un certo Davide Bellomo che
aveva ammazzato Antonella, amore non
corrisposto. O Vagli, sommerso da una
diga, che ogni tanto riemerge
spettrale con lo svuotamento periodico
del lago. Oppure Casacca, al cui nome
molti ancora si segnano, dove
l'abbandono è legato alla leggenda
dell'amore proibito tra un prete e una
suora, da cui nacque un bimbo,
ovviamente murato vivo.
Tornando dai marmi di Carrara, me ne
andai a colpo sicuro in Lucchesia,
nella casa tra gli ulivi di Andrea
Gobetti, esploratore di anfratti e
gran narratore di penna e di voce. Gli
aprii la mappa dei luoghi perduti, che
lo ingolosì e diede la stura al
racconto. Col miglior Chianti fra di
noi, aprì il suo forziere di scoperte.
Descrisse tre chilometri di insulti in
tardo latino contro Roma e il suo
impero, che una legione romana di
disertori aveva inciso sulle rocce di
un bosco sotto un passo che non posso
svelare. Poi passò alle simbologie
indecifrabili scalpellate sui muri di
un castello longobardo fra Pisa e
Lucca, o a certe astruse placconate
calcaree con segni che lasciano i
passanti stupefatti. Finì con villa
Bosniaski, distrutta da un
bombardamento alleato, dove il
proprietario passeggiava con una tigre
al guinzaglio accanto a un pozzo che
inghiottiva vittime e sputava
leggende.
Finimmo a tarda ora. L'Appennino era
una miniera, era piano di tentazioni.
Samuele Bertoncini, giovane e
anarchico viaggiatore di ottima penna,
mi chiamò da una forra chiamata
Pizzonero, tra valli dimenticate di
nome Aveto e Boreca. Propose notti in
sacco a pelo in posti come il Canale
dei ghiacci, che giurò pieni di
storie, per salite a vette con
panorami inenarrabili e visite a
borghi senz'anima viva, dove il tempo
s'era fermato come nella "Bella
addormentata". Promise serate attorno
al fuoco che avrebbero riempito i miei
taccuini vagabondi, ma io avevo la mia
Val d'Arda, più volte battuta con
soddisfazione, dove i tortellini di
Franco Sprega e sua moglie mi
attendevano in località San Protaso
presso Fiorenzuola, così cedetti alla
profferta di un giaciglio più consono
ai miei reumi, e alla promessa di
storie nuove, di cui i quaderni di
Franco erano piene.
L'indomani andammo per colline e
subito le storie vennero, in bilico
fra cronaca e diceria, esattamente
quello che cercavo. A Torre Gazzola
c'era una casa dove una donna era
stata reclusa dai genitori dalla
nascita, e dove si narra che i
giornalisti, scoperta la cosa, videro
oltre una finestra un essere
pallidissimo in tunica bianca, capelli
fino a terra e unghie attorcigliate
dal tempo. Ma Franco voleva mostrarmi
la Confina, una casa-fortezza con
possedimenti sul fiume, che era stata
dei gesuiti e poi trasformata in
ospedale-monastero da tale Gaetana
Moruzzi, abilissima nel rastrellare
denaro e vantare colloqui con Dio.
Quando nel 1806 arrivarono i francesi
ad abolire i privilegi preteschi,
scoprirono negli archivi della Confina
libroni di clausole contrattuali di
sadica raffinatezza, che strangolavano
il mezzadro senza pietà cristiana e
senza sconti in caso di carestie. La
mia mappa non smetteva di arricchirsi
di appunti.
"In classe alle elementari avevo un
ragazzino che aveva i genitori alla
Confina", raccontò Franco. Il posto
non aveva buona fama, c'erano
sotterranei con serpenti e un pozzo
chiamato Il Taglio, dove si diceva
venissero buttati gli indesiderati.
"C'erano i pastori transumanti
dell'Adamello... Parlavano una lingua
impossibile, erano alti, portavano
cappellaccio nero e stavano immobili
col bastone come guerrieri Masai. Uno
si chiamava Ulderico, era blindato nel
tabarro e sparava monosillabi in una
lingua spietata e sibilante, senza mai
schiudere i denti. Le partenze per la
montagna, a fine primavera, erano
memorabili. La corte si riempiva di
mucche e altri animali, i cani
abbaiavano, gli uomini urlavano, poi
il vecchio partiva, come Mosé, e io
guardavo ondeggiare la mandria,
preceduta dalle bestie più giovani e
veloci, lungo la sponda dell'Arda,
fino a quando tutto spariva in un gran
polverone, verso Nord".
Volevo tornare a casa, ma l'Appennino
non mollava. Nelle valli c'era un
altro addensamento di fantasmi. Era
quello della Linea Gotica e delle sue
sorelle arretrate: la Gengis Khan, la
Cesar e altre di nome Loiano e
Longhidoro. Ce n'era per un viaggio
intero, e un bell'itinerario di
attraversamento era segnato su un
libro appena uscito, "Tracce della
linea gotica", di Vito Paticchia e
Marco Buglione. Lessi che le rovine
erano mangiate dal dilagare della
boscaglia, ma c'era sempre qua e là
una trincea della memoria curata da
qualche appassionato. Così l'indomani
finii a Livergnano tra Bologna e
Firenze, dove Umberto Magnani detto
"al ruscaròl", lo spazzino, aveva
trovato tesori ravanando nelle
cianfrusaglie e messo su un mini-museo
in una grotta che era stata officina
di fabbro.
"Avevo sedici anni e stavo ripulendo
la soffitta - disse - quando trovai
una cassa di munizioni. La mamma se ne
accorse e disse: guarda che quella è
stata la tua culla. Allora mi chiesi
che senso avesse buttare quella roba
dov'era segnata la mia storia, e
cominciai a raccogliere". Lì intorno
erano stati sparati milioni di colpi,
e quindi "c'erano migliaia e migliaia
di casse come quella". Il passato
riemergeva continuamente. Non lontano
erano saltati fuori dei nudi femminili
scolpiti nell'arenaria dagli americani
in un posto chiamato "Sun Valley".
Durante i lavori della Tav in val di
Zena c'era stata una misteriosa
esplosione di combustibile. Era
benzina Shell del 1944, una perdita
della "pipeline" che da Livorno andava
al fronte. Incapaci di fermare
l'emorragia, gli Alleati avevano
lasciato che la perdita si scaricasse
nel sottosuolo.
Diavolo d'una montagna. Non era un
luogo, ma un labirinto di luoghi, un
sedimento infinito. La traversata finì
con un altro cacciatore di memorie,
Fausto Marzari, che mi portò a
Frassineto, villaggio semi-abbandonato
che non era stato né tedesco né
alleato, ma una macchia bianca sulle
mappe dei generali. Una pazzesca terra
di nessuno, uno spazio franco dove
nessuno voleva restare. Di giorno
passavano le unità scelte inglesi e di
notte i Diavoli Verdi tedeschi. I due
si fronteggiavano a colpi di
Panzerfaust e bidoni di esplosivo
rotolati a valle. In mezzo c'era una
casa, che per tutto l'inverno del
'44-'45 rimase abitata. Dopo lo
sfondamento, la famiglia (Vallini si
chiamava) riemerse dagli scantinati,
viva, a guerra finita.
Stragi naziste
sull’Appennino, nove ergastoli
Ma nessun criminale verrà estradato
Il tribunale di Verona ha condannato
tutti gli ufficiali della divisione
paracadutisti Goehring per gli eccidi
tra Emilia e Toscana nel 1944. Per i
giudici fu una rappresaglia per
stroncare la Resistenza e vennero
trucidate le persone più indifese. Gli
imputati resteranno liberi e non
pagheranno i risarcimenti, ma il
processo ha scritto una pagina
importante della storia
Nove ergastoli ai criminali
nazisti e circa trenta milioni di euro di
risarcimento alle trecento parti civili. Il
tribunale militare di Verona ha condannato
tutti gli ufficiali e sottoufficiali della divisione
paracadutisti “Herman Goehring” e
della guardia nazionale repubblicana alla sbarra per
gli eccidi che insanguinarono l’appennino
tosco-emiliano dal 18 marzo al 5 maggio 1944.
Fu un unico filo rosso di rappresaglie sugli inermi
per stroncare la Resistenza all’occupazione
nazifascista: 131 le persone
trucidate nel comune modenese di Palagano
(frazioni di Monchio, Costrignano e Susano),
23 nel reggiano Villa Minozzo
(frazioni di Cervavolo e Civago), 240
cittadini nelle province di Arezzo e Firenze
intorno al Monte Falterona, 27
nella zona di Monte Morello e 20
tra Mommio e Fivizzano, in provincia di Massa. Non
risparmiando sacerdoti come don Giovanni
Battista Pigozzi, parroco di
Cervarolo ucciso perché si rifiutò di
incastrare i partigiani, anziani semiparalizzati,
donne e bambini freddati nel silenzio dei borghi
modenesi.
Il giudice ha accolto quasi in toto le richieste
della pubblica accusa, ossia diciassette ergastoli
per omicidio plurimo pluriaggravato e
continuato. Gli imputati, dagli 85
ai 93 anni, sono l’allora capitano
Helmut Odenwald, gli ex tenenti
Karl Friedrich Mess e Erich Koeppe, i
sottotenenti Hans Georg Karl Winkler,
Fritz Olberg, Herbert Wilke
e Ferdinand Osterhaus, il sergente
Karl Wilhelm Stark e il caporale
Alfred Luhmann.
Non luogo a procedere ovviamente per Horst
Gunther Gabriel, Günther Heinroth
e Hilmar Lotz, deceduti prima del
processo. In ogni caso nessuno finirà in carcere in
quanto le autorità tedesche non hanno mai
concesso l’estradizione né permesso l’esecuzione
della pena in loco. Resteranno sulla carta
i risarcimenti in via provvisionale a superstiti,
familiari ed istituzioni (dai 60 ai 200mila
euro ciascuno) che avevano citato per danni
anche la Repubblica federale tedesca come
avvenuto con successo nel 2008 per l’eccidio
nazifascista di Civitella.
Tutto è bloccato da quando la Germania
ha impugnato le sentenze sulla base del
principio di immunità davanti a un tribunale di uno
Stato estero, seguita a ruota dal decreto del
governo italiano che ne sospende l’esecutività. Ma
la gioia delle parti civili, dopo 9 ore di camera di
consiglio, 44 udienze, 23 faldoni, 40
avvocati, 50 rogatorie internazionali, 300
testimoni, è tutta per la pagina di verità
processuale scritta oggi.
Su una ferita storica per troppo tempo dimenticata
mentre nel centrodestra italiano si equiparano
vittime civili e partigiane ai nazisti e fascisti
senza prima chiedere giustizia per chi si sacrificò
per la democrazia e la libertà di tutti. Alla
lettura del dispositivo della sentenza, le duecento
persone che affollavano l’aula veronese hanno
sciolto la tensione in un applauso liberatorio,
abbracci e lacrime.
La pubblica accusa è stata rappresentata in aula dai
pm Luca Sergio e Bruno Bruni ma
immerso tra il pubblico era presente anche Marco
De Paolis, capo della procura militare di
Roma. Fu lui, quando si trovava ancora a La
Spezia, ad affrontare i fantasmi della
Norimberga italiana emersi
dall’armadio della vergogna, quei 700
fascicoli relativi ai crimini
dell’occupazione nazi-fascista scoperti solo nel
1994 in uno sgabuzzino della cancelleria della
procura militare capitolina.
Tanti i procedimenti aperti: nel 2007 sono arrivati
gli ergastoli definitivi di nove Ss, più 62 milioni
di più euro di risarcimenti, per le 770 vittime di
Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella
e San Polo.Nel processo
di Verona (una prima assoluta dopo la soppressione
del tribunale spezzino) erano state raccolte meno
prove documentali, come gli appunti sul diario di
Alfred Luhmann relativi alla
‘vendetta sanguinosa’ o la firma di Fritz
Olberg sul verbale di sequestro dell’auto
in cui furono uccisi due ufficiali tedeschi,
episodio che fu l’atto iniziale della strage aretina
di Stia Vallucciole: 107 morti all’alba del 13
aprile 1944.
Perciò sono state determinanti le testimonianze e le
intercettazioni telefoniche effettuate dalla
polizia tedesca su ordine del pm De Paolis. Sì,
perchè non c’è mai stato alcun pentimento. I
nazisti sono rimasti in contatto costante,
organizzando rimpatriate nostalgiche e ricordando
gli anni trascorsi in Italia durante la
guerra, quando insieme ai fascisti
seminarono il terrore per l’appennino
tosco-emiliano.
E venuti a sapere delle indagini, hanno cercato
protezione nell’associazione tradizionalistica ‘Herman
Goehring‘ e concordato versioni di comodo.
Nel 2006 Gunther Gabriel apostrofa Luhmann dopo gli
interrogatori circa il suo diario: “Mai sei matto?
Glielo hai fatto vedere! Io ho sempre detto ‘non lo
conosco, mai visto’, anche se c’erano alcuni volti
conosciuti. Ma io ho sempre negato”. Emergono anche
insulti agli investigatori, “sono venuti anche da te
gli imbecilli?”, eparticolari
terribili. L’ex paracadutista Hilmar Lotz parla
dell’ omicidio di un bambino lanciato in aria e
usato come bersaglio da tiro a segno. Gabriel in una
telefonata del 2006 con Luhmann riferisce di quello
che “ha sparato alle donne alla testa”.
In questi mesi sono poi sfilati commilitoni
tedeschi, che hanno ricostruito catene di comando e
responsabilità degli imputati, e decine di
superstiti. Proprio a loro va il plauso più grande.
L’avvocato bolognese Andrea Speranzoni,
già impegnato nelle stragi di Marzabotto e
Sant’Anna di Stazzema e oggi legale di
92 parti civili più la Regione Emilia
Romagna, l’Anpi e la Provincia di Modena,
ricorda come “queste persone abbiano atteso una
vita, seguito un anno di udienze, parlato del
massacro dei propri cari. L’accoglimento
dell’impianto accusatorio è per tutti motivo di
grande soddisfazione – sottolinea Speranzoni – si
confermano in un processo dall’esito meno scontato
dei precedenti le sentenze sugli altri crimini
nazisti. Questo verdetto ripropone con forza la
questione che va risolta, la necessità di
riconoscere lo status di vittime a queste persone”.
I racconti shock dei nazisti
"Che gioia uccidere italiani"
"In Italia, in ogni luogo dove
arrivavamo, il tenente ci diceva sempre
"cominciate ad ammazzarne un po'". Io
parlavo italiano, avevo compiti
speciali". Conversazione quotidiana tra
un caporalmaggiore della Wehrmacht e un
suo compagno di prigionia, registrata
dai servizi segreti alleati durante la
seconda guerra mondiale. Una delle
tante. Citando e narrando questi
documenti, un libro d'imminente uscita
in Germania racconta con la precisa
freddezza degli storici una realtà
agghiacciante, che i tedeschi del
dopoguerra, nelle due Germanie e dopo la
riunificazione, avevano amato rimuovere:
la Wehrmacht non fu l'esercito
implacabile ma "pulito" e cavalleresco.
Fu nell'animo collettivo pieno complice
sia dell'Olocausto, sia dei crimini di
guerra.
Ancora una volta la Germania
democratica, antinucleare, pacifista
fino al no alle bombe contro Gheddafi,
rifà i conti con il passato.
"Soldaten, Protokolle von Kaempfen,
Toeten und Sterben", cioè "Soldati,
protocolli del combattere, dell'uccidere
e del morire", s'intitola il libro degli
storici Soenke Neitzel e Harald Welzer,
in uscita per i tipi della S. Fischer
Verlag di Francoforte (524 pagine, 22,95
euro). Un documento nuovo, testimonianza
dell'onestà spietata con se stessi con
cui i nuovi tedeschi guardano alla loro
Storia. Per anni, Neitzel e Welzer hanno
studiato oltre 150mila pagine di archivi
dell'Intelligence Service britannico e
dello Oss americano. Erano le
registrazioni dattiloscritte dei
colloqui tra prigionieri
tedeschi,
selezionati a caso dai servizi alleati.
I britannici effettuarono l'operazione
soprattutto a Trent Park, concentrandosi
sugli ufficiali, gli americani a Fort
Hunt privilegiando soldati semplici e
graduati. Volevano capire la psicologia
del nemico, scoprirono l'orrore. Ignari
d'essere ascoltati, soldati e ufficiali
della Wehrmacht parlavano liberamente,
si vantavano a gara tra chi era stato
più spavaldo e spietato.
"In un villaggio in Russia c'erano
partigiani. E' chiaro che dovevamo fare
terra bruciata, uccidemmo donne,
bambini, tutto e tutti", dice un soldato
a un altro. Oppure, ricordando
l'aggressione alla Polonia:
"Bombardavamo e mitragliavamo a volo
radente attorno a Poznan, volevamo fare
tutto il possibile con le mitragliatrici
di bordo. Soldati, civili? La gente non
mi faceva pena, ma uccidemmo anche
cavalli, per i cavalli fui dispiaciuto
fino all'ultimo giorno".
Diciotto milioni di uomini, 4 uomini
tedeschi adulti su 10, servirono nella
Wehrmacht. Queste conversazioni di
prigionia tra gente comune, non tra
nazisti convinti prescelti nelle SS,
narrano l'adesione spontanea alla guerra
totale hitleriana. Torniamo ai massacri
in Italia: "Il tenente ci diceva,
ammazzatene venti, così avremo un po' di
pace, alla minima loro sciocchezza via
altri cinquanta. Ra-ta-ta-ta con le
mitragliatrici, lui urlava, "crepate,
maiali", odiava gli italiani con
rabbia". Anche altrove: "In Caucaso, se
uccidevano uno di noi, il tenente non
aveva bisogno di impartire ordini.
Pistole pronte, donne, bambini, tutto
quel che vedevamo, via!":
Il raptus sterminatore non contagiava
solo fanti, bensì anche marinai della
Reichskriegsmarine e i piloti della
Luftwaffe tanto mitizzati come cavalieri
dell'aria. "Col nostro U-Boot affondammo
un cargo trasporta-bambini", dice il
marinaio Solm nel 1943 a un compagno di
prigionia. (Ndr erano le navi con cui i
bimbi inglesi venivano portati in salvo
dai bombardamenti, in Usa e Canada).
"Tutti affogati? Sì, tutti. E la nave?
Seimila tonnellate".
Durante la Battaglia aerea
d'Inghilterra, affrontare in duello
Spitfires e Hurricanes della Royal Air
Force non faceva piacere, ma accanirsi
sui civili sì. "Avevamo un cannone da 20
mm, volando bassi su Eastbourne abbiamo
visto una festa in una villa, abbiamo
sparato, ragazze in abito sexy e uomini
eleganti schizzavano via nel sangue,
amico mio che divertimento!", si
confessano gli ex piloti Baeumer e Greim.
Poi c'era il sesso di guerra: "In quella
casa a Radom in Polonia", disse il
soldato Wallus, "ci portavano con i
camion, ogni donna doveva avere una
quindicina di noi ogni ora, ogni due
settimane dovevano sostituirle". Con le
partigiane, ancora più duri, ricorda il
militare Reimbold: "In Russia prendemmo
una spia, le infilzammo i seni con
spini, le infilammo la canna del fucile
di dietro, poi ce la facemmo. Poi la
buttammo giù dal camion, le tirammo
granate attorno, figurati, urlava ogni
volta che esplodevano vicino!".
UNA DELLE
POCHE SENTENZE CONTRO L'AMIANTO IN
ITALONIA
Smettiamola di chiamarle“morti
bianche”. Non sono bianche, non
c’è niente di candido o di innocente in
questi decessi. Lo ripete,
ossessivamente e correttamenteMarco
Bazzoni, operaio
metalmeccanico e Rappresentante dei
Lavoratori per la Sicurezza. Sono veri e
propri omicidi e i killer hanno nomi
precisi: indifferenza alle leggi,
mancanza di prevenzione e la logica del
profitto a tutti i costi che se ne
infischia delle condizioni di lavoro.
Una media di3,87morti
al giorno, come recita
l’omonimocortometraggio
realizzato nel 2005 da Valerio
Mastandrea. Oltre mille morti
l’anno, circa 30 mila infermità
permenenti, oltre un milione di
incidenti. Uno dei tanti tristi primati
dell’Italia anche se le statistiche
ufficiali evidenziano un calo degli
infortuni. Ma quanti sono i casi non
denunciati perchè i lavoratori sono
costretti a tacere con la minaccia di
licenziamenti o altre azioni
disciplinari, come sospensioni e
trasferimenti?
Giornali e televisioni accendono
timidamente i riflettori solo quando il
numero dei morti supera le tre-quattro
unità. Ma un “omicidio bianco” isolatonon
fa mai notizia(a
differenza dei noti delitti privati
stile Cogne o Garlasco a cui vengono
dedicate ore ed ore di trasmissioni) e
conquista appena il trafiletto di un
quotidiano locale:“Muore
cadendo da un’impalcatura”, “Risucchiato
da un macchinario da fieno”, “Stritolato
tra le lame d’acciaio di
un’imballatrice”.
L’informazione è ancor più latitante e
colpevole quando si tratta di morti per
cause “invisibili” non ricondubili a
impalcature o macchinari. L’amianto,
ad esempio, un materiale molto comune in
natura e utilizzato per edifici, tetti,
navi, treni; come materiale per
l’edilizia (tegole, pavimenti,
tubazioni, vernici…). Respirarne le
polveri può provocare il mesotelioma
pleurico e dei bronchi, il carcinoma
polmonare e condurre ad una morte lenta,
per soffocamento.
Lo sanno bene gli
abitanti diCasale
Monferrato,
in provincia di Alessandria, una città
di poco più di 30 mila abitanti, di cui1.200
sono morti(e
altri si teme ne moriranno) per aver
inalato le particelle di questo
maledetto minerale che si conficca come
un ago nelle vie respiratorie. E bene
hanno fatto i familiari delle vittime amanifestare
contro quelprocesso
breveche
rischierebbe di far saltare il processo
Eternit e segnare un altro durissimo
colpo alla giustizia italiana.
Tuttavia, alcuni giorni
fa, a Genova, il Tribunale ha emesso unasentenza
storica.
Che non potrà mai risarcire madri,
padri, mogli e mariti, fratelli e
sorelle dalla perdita dei loro cari ma
che almeno è un“riconoscimento
con i crismi della legge”,
come afferma il bravo e sensibile
giornalista Valter Vecellio, che ha
rivelato il caso sul sito diArticolo21:
un uomo, Silvano Piccardo, è morto di
tumore nel 2005. Un gran fumatore,
ammette la vedova che si è rivolta alla
magistratura senza nascondere una delle
cause ipotetiche del decesso. Ma il
marito ha lavorato per anni a contatto
con l’amianto. I giudici di primo grado
avevano definito tale esposizione non
rilevante, ma in appello la sentenza
viene rovesciata, ed è stato
riconosciuto che quelle polveri
invisibili sono state letali.
Anche i familiari di un operaio dellaFincantieri
di Anconasono
stati recentemente risarciti, sempre in
Corte d’appello, perchè si è dimostrato
che un lavoratore per anni impiegato
nelle navi è stato a contatto con le
polveri d’amianto. Ma quanti sono ancora
i casi simili nel resto d’Italia?
Giornali e tv non ne parlano, a parte le
solite rare eccezioni come le
trasmissioni di Rai 3 Hotel
Patriadi
Mario Calabresi eBrontolodi
Oliviero Beha che recentemente hanno
dato spazio all’argomento. Perchè questosilenzio?
Ps.Nel
palazzo dellaRai
di Viale Mazzinic’è
l’amianto. Lo rivela uno studio condotto
dall’Istituto di medicina del lavoro
della Facoltà di Medicina
dell’Università Cattolica del Sacro
Cuore di Roma che certifica la presenza
di amianto in questo edificio dove
lavorano oltre 2 mila dipendenti.
L’ingresso principale è sbarrato per
operazioni “di bonifica” da quasi un
anno, mentre i lavori si sarebbero
dovuti concludere in pochi mesi. I
dipendenti, con atti formali hanno
chiesto ufficialmente alla Rai di
prendere provvedimenti o quantomeno, di
sapere la verità…
La Grande Fame:alluvioni
e siccità distruggono i raccolti. In
Italia è il cemento a distruggere i
raccolti....nel mondo lo spostamento
della ricchezza IN CINA...
Principali Paesi esportatori (verdi) e
importatori (rossi) di cereali per
milioni di tonnellate 2009/2010
Cos'hanno in
comune la rivolta in corso in Algeria,
gli incendi estivi in Russia e le
inondazioni in Australia? La risposta è
l'aumento del prezzo
dei cereali
che ha raggiunto il suo picco all'inizio
del 2011. Il prezzo è aumentato del 32%
da giugno a dicembre 2010 e continua a
salire. Le ultime rivolte per il cibo, i
vecchi "assalti ai forni",
avvennero nel 2008
in molti Paesi, tra cui l'Egitto, la
Somalia e il Cameroun in occasione del
precedente picco. Rispetto ad allora la
situazione è cambiata in peggio. Alcuni
tra i principali produttori
di cereali sono stati
colpiti da siccità come l'Argentina
e gli Stati Uniti,
da inondazioni come l'Australia
o da un caldo infernale, mai registrato
nell'ultimo secolo, come la Russia. I
Paesi importatori devono pagare di più,
ma spesso non è sufficiente per ottenere
la quantità di cibo necessaria.
La Russia,
finora la terza esportatrice di
frumento, dovrà importare 5 milioni di
tonnellate di cereali e insieme
all'Ucraina ha posto restrizioni
all'esportazione. La Cina,
da nazione esportatrice, è diventata
importatrice, in prevalenza da Argentina
e Stati Uniti, a causa
dell'urbanizzazione e della crescente
scarsità d'acqua.
Nei primi sette mesi del 2010 la Cina ha
importato circa 38 milioni di tonnellate
di cereali, con un aumento del 20% anno
su anno. La sola quantità di grano importata nel
2010 è stata 56 volte
quella del 2009. Nel mondo le prime
nazioni importatrici sono nelle aree del
Nord Africa e nel Medio Oriente. Non
sorprende che la prima reazione sia
avvenuta in Algeria ed è probabile che
si possa estendere a macchia d'olio.
Secondo la FAO un miliardo di persone
nel mondo soffre la fame. Il
peggioramento del clima
e la diminuzione dei raccolti, un
andamento che non sembra reversibile nei
prossimi anni, non potrà che aumentare
il numero degli affamati e delle nazioni
che terranno per sé i loro raccolti.
Primum vivere.
La Comunità Europea
nel suo complesso per ora esporta
cereali, ma tra tutti i suoi membri la
prima
importatrice
di cereali dall'esterno della UE è l'Italia.
Non sembra vero, ma riusciamo a
eccellere nel peggio con una tenacia
formidabile. Nel periodo gennaio/luglio
2010 abbiamo importato ben 6,7 milioni
di tonnellate di cereali. L'autosufficienza
alimentare è la prima
assicurazione per il nostro futuro. E'
necessario il rilancio dell'agricoltura.
Meno cemento e più campi di grano.
IL
TRIBUNALE DEI "GRANDI" DI TORINO
SANTIFICA LE SOLITE SCATOLE CINESI
TARGATE AGNELLI
Processo
Ifil-Exor, tutti assolti
"Non c'è stato
aggiotaggio"Con mezzo miliardo di euro
gli Agnelli si presero il 10% di Fiat
sul mercato a fronte di un prestito di 3
miliardi di euro.
Una triangolazione che ha permesso agli
Elkann di iniziare la smobilitazione.
Gli ammiratori
hanno sempre visto in John
Elkann l’indiscutibile
reincarnazione del nonno, il mitico
Avvocato Agnelli, non tanto
nell’esuberanza esistenziale, che nel
nipote si ripropone in misura più
decente, quanto nella capacità di
imprimere svolte riformiste forti,
addirittura spiazzanti.
In fondo l’era
Elkann vera e propria inizia in quella
piovosa domenica di fine maggio 2004,
quando, appena dato l’ultimo saluto al
cimitero di Villar Perosa a Umberto
Agnelli, la famiglia decide
di consegnare la Fiat (data quasi per
spacciata) al semisconosciuto manager
italo-canadese Sergio
Marchionne. Mentre
Marchionne metteva a punto la strategia
industriale – assieme a quella di
comunicazione simboleggiata dal
maglioncino blu – Elkann preparava un
altro strappo traumatico per
l’immaginario popolare. Tra maggio e
giugno del 2006 scaricava in modo
pubblico e plateale la triade Moggi-Giraudo-Bettega,
accusata di aver trascinato la Juventus
nel fango di Calciopoli.
L’idea che John Elkann fosse il
Gorbaciov della Fiat, il figlio del
sistema allevato per perpetuarlo grazie
al cambiamento, il profeta
dell’innovazione nella continuità, si è
nel tempo persa per strada. Rispetto
alla vicenda della Juventus, marginale
nelle proporzioni dell’impero Agnelli ma
di straordinaria rilevanza simbolica,
Elkann si è dovuto sostanzialmente
arrendere all’onda montante della
restaurazione condotta da suo cugino
Andrea Agnelli.
Il popolo juventino ama il nuovo
presidente che porta il cognome giusto,
e sottoscrive con entusiasmo l’ansia di
rivincita impersonata da un dirigente
che non ha nessuna remora a rilanciare
la figura di Antonio Giraudo, al quale
era legatissimo suo padre Umberto, e a
dipingere la Juventus come vittima di
Calciopoli più che come colpevole
vogliosa di fustigarsi (molti juventini
veraci mettono l’autocritica di Elkann
sullo stesso piano delle lacrime del
post-comunista Achille
Occhetto, che chiedeva scusa
agli italiani per tangenti che secondo i
suoi avvocati non aveva mai preso).
Il tema calcistico aiuta a capire meglio
il discorso dell’auto. Anche in questo
caso il presidente della Fiat sembra
ispirarsi di fatto al ferreo pragmatismo
del prozio Umberto più che alle
celebrate veroniche intellettuali del
nonno. Il succo lo ha spiegato Marco
Ferrante nel suo libro Marchionne –
L’uomo che comprò la Chrysler (Mondadori
2009): “Mentre Marchionne rimette in
sesto l’azienda, la famiglia risistema
se stessa. John Elkann dichiara la
disponibilità a diluire la quota di
controllo in Fiat Auto per costruire un
gruppo più grande”.
Era proprio la logica sulla quale le
visioni del business di Gianni e Umberto
Agnelli si sono scontrate per tutti gli
anni ’90. All’Avvocato, che amava
lasciar fare a Cesare Romiti, piaceva
una Fiat legata all’auto (perché era il
business del nonno, al quale l’Avvocato
non voleva rinunciare per ragioni
sentimentali, un lusso che gli
economisti di grido riconoscono solo ai
loro committenti), ma soprattutto legata
al microcosmo italiano, dove la casa
regnante era in grado di esercitare il
suo potere e arraffare profitti in tutti
i settori dell’economia, appalti
pubblici in testa.
Umberto – emarginato dalla gestione per
volontà di Enrico Cuccia,
influente presidente onorario di
Mediobanca – riteneva che nell’auto
Torino fosse ormai troppo piccola per
competere, e tanto valeva uscire dalle
quattro ruote per giocare le proprie
carte su altri settori più innovativi e
promettenti, per esempio le
telecomunicazioni. Sappiamo com’è
finita: la Fiat è riuscita come al
solito a prendersi il controllo di
Telecom Italia pagando due lire (per
l’acquisto dello 0,6 per cento delle
azioni a fine ’97, quando il colosso
telefonico fu privatizzato), ma, siccome
non ci credeva abbastanza, un anno dopo
lasciò Umberto senza munizioni
finanziarie per fronteggiare la scalata
targata Olivetti di Roberto
Colaninno.
L’impero Agnelli
ha dunque continuato a declinare,
perdendo pezzi un po’ per volta, fino
alla morte dei due fratelli. Oggi John
Elkann, a 34 anni, non ha più l’età
dell’apprendista. Comanda pienamente, e
pienamente appoggia la strategia di
Marchionne. Il manager di Chieti, come
numero uno della Chrysler, costruisce un
gruppo integrato globale dell’auto; come
numero uno della Fiat, la sta dolcemente
portando in dote alla Chrysler.
Fingendo di avanzare, la famiglia
Agnelli sta dunque uscendo dall’auto,
come voleva Umberto. A un certo punto
rimarrà azionista di minoranza.
Mirafiori, da simbolo dell’Italia che
produce (e che progetta), si trasformerà
in uno stabilimento delocalizzato per la
produzione low cost di Chrysler in
Europa. Il gruppo Fiat continuerà a
essere forte e indipendente nei settori
in cui è già oggi sanamente
internazionale. E John Elkann sarà il
simbolo di una famiglia passata
laicamente e modernamente – con molti
dolori ma senza veri traumi – dalla
poesia del nonno alla prosa del nipote.
Il tribunale di
Torino ha deciso di assolvere gli ex
amministratori Gabetti, Grande Stevens e
Marrone, perché il fatto non sussiste.
"E' una sentenza giusta e corretta, che
riflette la realtà dei fatti e riconosce
che non c'è stato alcun crimine". La
procura aveva chiesto la condanna
Franzo Grande Stevens
TORINO - Il
Tribunale di Torino ha assolto i vertici
di Ifil-Exor Franzo Grande Stevens,
Gianluigi Gabetti e Virgilio Marrone
perché il fatto non sussiste. Erano
accusati di aggiotaggio informativo in
occasione dell'equity swap che nel
settembre del 2005 consentì alle
finanziarie degli Agnelli di mantenere
il controllo della Fiat. Secondo la
corte, presieduta dal giudice Casalbore,
i comunicati emessi in quelll'occasione
da Ifi e Ifil non turbarono l'andamento
del titolo. Virgilio Marrone ha
commentato: "E' una sentenza giusta e
corretta, che riflette la realtà dei
fatti e riconosce che non c'è stato
alcun crimine".
La procura di Torino, attraverso il pm
Giancarlo Avenati, in aula aveva chiesto
per Grande Stevens la condanna a 2 anni
e sei mesi, per Gabetti a due anni e per
Marrone a un anno e sei mesi. "Prendiamo
atto della sentenza - ha detto il
procuratore Giancarlo Caselli
sull'ipotesi di ricorso in appello
contro l'assoluzione - . Leggeremo le
motivazioni e valuteremo cosa sia giusto
e corretto fare con serena disponibilità
e senza pregiudizi che non abbiamo mai
avuto".
Al centro
del processo,
l'equity swap
che le
finanziarie degli Agnelli accesero
nell'aprile di quell'anno, 2005, con
Merril Lynch attraverso Exor. Una
scommessa sul corso che avrebbero avuto
le azioni Fiat negli anni successivi.
Nella primavera estate di quell'anno il
Lingotto sapeva che in settembre
sarebbbe scaduto il prestito convertendo
contratto con un gruppo di 8 banche
negli anni difficili della crisi di
inizio decennio, ovvero nel 2002. Un
prestito da tre miliardi che gli Agnelli
avrebbero potuto restituire entro
settembre o, in alternativa, convertire
in azioni da consegnare alla banche. In
questo modo però gli istituti di credito
avrebbero superato la Famiglia tra gli
azionisti
e gli Agnelli sarebbero scesi sotto la
quota di controllo del 30 per cento
della società.
Così, tra luglio e agosto
2005, Franzo Grande Stevens, nella sua
qualità di avvocato, studiò un sistema
per
consentire agli
Agnelli di mantenere il 30 per cento
della Fiat senza trasformare in azioni
il debito obbligazionario delle banche.
La scelta fu quella di acquistare da
Merril Lynch le azioni Fiat rastrellate
in primavera dalla banca d'affari per l'equity
swap: Il titolo Fiat
crolla in Borsa nella primavera del 2002
e la FIAT accede ad un prestito
obbligazionario da tre miliardi di euro
che una volta restituito avrebbe messo
gli Agnelli in minoranza.
Quindi
- La Exor lussemburghese
(di maggioranza Giovanni
Agnelli & Co.) acquista da
Merryl Linch, che a sua volta aveva
rastrellato sul mercato quelle azioni,
quasi il 10% di tutta la Fiat a
un valore di circa 5 euro in modalità
equity swap, quindi a un prezzo di
cessione futuro concordato
- Ifil compra
segretamente dalla società Exor 82
milioni azioni ordinarie Fiat a un
prezzo di 6,5 euro
- Il comune azionista poteva comprare
nello stesso periodo le azioni a 7,5-8
euro Ma a fine agosto 2005, tre settimane
prima della scadenza del debito con le
banche, a una precisa richiesta della
Consob, Ifi e Ifil risposero con un
comunicato ufficiale che "non sono in
atto né allo studio" manovre sul titolo.
Anche se, si aggiungeva, era intenzione
degli Agnelli "mantenere il controllo
della Fiat".
Era sufficiente quest'ultima frase a far
capire che in realtà le finanziarie
degli Agnelli si stavano muovendo per
bloccare l'offensiva delle banche?
Secondo la Consob non era sufficiente e
dunque con quel comunicato era stato
ingannato il mercato. Per questa
ragione, a suo tempo, la Commissione di
controllo sulla Borsa aveva già
condannato in via amministrativa i
protagonisti del processo penale che si
è concluso ieri. Il tribunale di Torino
non è stato dello stesso parere.
(**Lo
swap,
Lo swap
e’ un contratto finanziario derivato tra
2 soggetti: il primo soggetto è quello
all’acqua alla gola. Ha acceso un debito
con degli interessi che prevede che
crescono. Il secondo invece ha venduto
danaro a clienti corrispondendo loro un
tasso fisso, quando, dai suoi studi si
prevede che i tassi scendano, quindi nel
futuro perderà dei soldi. Quindi il
primo soggetto ha interesse a modificare
il tasso di interesse da un variabile in
salita ad uno fisso, mentre il secondo
ha interesse a modificare il tasso da un
fisso ad un variabile in discesa.
L’incontro sta nel fatto che il primo
riceverà dal secondo un tasso variabile
in relazione all’andamento del mercato.
In questo modo coprirà con gli interessi
del secondo la fluttuazione in salita,
il secondo riceverà dal primo un tasso
fisso. In questo modo l’eventuale
discesa dei tassi verrà coperta dagli
interessi del tasso fisso corrisposti
dal primo.
L’equity
si verifica all’interno di un acquisto
azionario. Quando un primo compra delle
azioni diventa proprietario di parte di
una società in relazione ai soldi che ha
sganciato. In quanto proprietario
partecipa alla divisione degli utili.
All’utile si aggiunge il Conto Capitale
o capital Gain, ovvero la differenza di
valore tra l’acquisto dell’azione di
ieri ed il valore dell’azione oggi se
positiva. Se negativa siamo di fronte al
Capital losses ovvero alla perdita in
Conto Capitale. Per evitare questa
fluttuazione si procede con l’equity,
ovvero l’investitore che deve comprare
le azioni gira a chi le detiene un tasso
di interesse fisso o variabile in cambio
del rendimento azionario di chi detiene
quelle azioni. Questo perché chi deve
acquistare ha interesse a pagare meno di
quello che è il valore reale
dell’azione, mentre chi deve vendere ha
interesse che l’azione non perda di
valore.
Convertendo il prestito bancario da 3
miliardi di euro in azioni, gli Agnelli
avrebbero perso il controllo della Fiat
a favore delle banche. Era quindi
necessario rastrellare sul mercato le
azioni Fiat ad un costo inferiore a
quello reale ed ecco l’equity swap tra
Exor e Merril Linch. La seconda deteneva
il 10% della quota Fiat che fu girato
alla prima con lo scambio di interessi.
A sua volta Exor cedette quel 10% all’Ifil
degli Agnelli con un altro equity swap.
In questo modo gli Agnelli pagarono
l’azione 6,5 euro a fronte di un valore
reale di mercato di 7,82, sborsando 576
milioni di euro per mantenere la
maggioranza azionaria, più 16 milioni di
euro di multa per la denuncia Consob, a
fronte di una esposizione di 3 MILIARDI
DI EURO.
Anche
il padre di Mario Monicelli mori
suicida. Mario disse allora: "Ho capito
il suo gesto. Era stato tagliato fuori
ingiustamente dal suo lavoro, anche a
guerra finita, e sentiva di non avere
più niente da fare qua. La vita non è
sempre degna di essere vissuta; se
smette di essere vera e dignitosa non ne
vale la pena. Il cadavere di mio padre
l'ho trovato io. Verso le sei del
mattino ho sentito un colpo di
rivoltella, mi sono alzato e ho forzato
la porta del bagno. Tra l'altro un bagno
molto modesto." Addio Mario.
"Mario Monicelli se n'è andato
scegliendo il quando e il come. Forse
non aveva più voglia di combattere
l'ultima battaglia, quella contro la
malattia,forse ha prevalso la
stanchezza. Con Lui se ne va una grande
icona del grande Cinema e della Cultura
italiana. Ha lasciato tanti messaggi in
eredità ai giovani e ha detto tante
amare verità: "Italiani codardi, come
con Mussolini, hanno sempre bisogno di
affidarsi a qualcuno che pensi per
loro". "Ci vorrebbe una rivoluzione".
Forse le tue parole non sono state vane,
Grande Mario, le cronache di questi
giorni ci parlano di giovani che
reagiscono. Hai detto anche: "La
speranza è una trappola inventata dai
padroni" e avevi ragione. Non si può
vivere di speranza, bisogna combattere.
Come diceva il Che "La libertà non si
chiede, la si prende". Coerente fino
alla fine: niente funerali, solo un
saluto. E così voglio salutarti, Grande
Vecchio Rivoluzionario, fiero e
combattivo.
L'UOMO
MERDA BIS
La Fiat
potrebbe fare di più se potesse
tagliare l'Italia", lo ha detto
Marchionne,
senza neppure un balbettio, un minimo
rossore, senza vergognarsi.
E' l'Italia che avrebbe potuto fare di
più se avesse tagliato da tempo la
Fiat che ha succhiato per decenni
contributi statali, casse
integrazioni, l'attività di decine di
migliaia di operai, impiegati,
ingegneri. Senza lo Stato italiano e
senza il lavoro degli italiani,
compreso tutti coloro che hanno
acquistato le auto degli Agnelli, la
Fiat non varrebbe nulla. Meno di
nulla. Un soldo bucato. L'Italia
dovrebbe rilevare tutte le strutture
produttive della Fiat al valore
simbolico di un euro e riconvertirle
oppure farsi restituire i miliardi di
euro di agevolazioni.
Dopo,
ma solo dopo, lo svizzero Marchionne,
il metalmeccanico Marchionne, potrà
andare a produrre dove gli pare, agli
stipendi di fame che gli pare. Nel
frattempo, caro Marchionne: VAI A
FARTI SFONDARE IL CULO !!!
Nei giorni scorsi alcune indiscrezioni
di stampa avevano parlato di
un presunto interessamento da parte
della francese Axa nei confronti di
Unipol, voci che però sono
state prontamente smentite dal
presidente di Unipol,
Pierluigi Stefanini, il quale
ha spiegato che, sebbene la sua
compagnia assicurativa abbia intenzio
di crescere e ampliare il suo dominio,
al momento non sono pervenute
manifestazioni di interesse da parte
di Axa.
Dalle parole del presidente,
dunque, appare in maniera evidente che
la compagnia assicurativa bolognese è
pronta a vagliare possibili offerte,
Stefanini ha infatti sottolineato che
mai come in questo momento la
compagnia gode del sostegno degli
azionisti ed è solida e compatta
nell’obiettivo di favorire lo sviluppo
del Gruppo.
Al momento al vaglio dei vertici di
Unipol c’è il progetto di fondere
Holmo, la holding a
monte della catena di controllo di
Unipol e che al momento è in mano alle
cooperative, e Finsoe.
Tuttavia, come ha spiegato il
presidente, per ora in merito
a questo progetto non ci sono novità,
in ogni caso ciò che impedisce di
andare avanti non sono impedimenti di
carattere stategico, bensì questioni
puramente tecniche.
Per ora, dunque, è tutto in fase di
stallo, il presidente ha spiegato che
l’intenzione è quella di
rimettere mano alla questione della
possibile fusione tra Holmo e Finsoe
dopo la presentazione del nuovo piano
industriale, che avverrà
entro la prima metà del 2010,
soprattutto in vista dell’intenzione e
del dovere della compagnia di spiegare
al mercato le sue intenzioni per i
prossimi tre anni.
Stefanini ha poi anticipato che
saranno due i punti fondamentali che
caratterizzeranno il prossimo piano
industriale, ossia dare
maggore attenzione alla clientela e
non perdere di vista le eventuali
opportunità di sviluppo che il mercato
può offrire.
Luciano Lampugnani, del foro di
Milano, secondo l'accusa aiutava i boss
nella gestione del racket agli
imprenditori. Chi si opponeva al clan
doveva andare nel suo studio di Gaetano Pecoraro
Ai primi di
maggio del 2003 venne arrestato per
usura e condannato l’anno dopo, con il
rito del patteggiamento, a tre anni. Ma
nonostante questo, Luciano Lampugnani di
Rho aveva continuato non solo a fare
l’avvocato, regolarmente iscritto
all’ordine, ma anche lo strozzino. E
ieri è finito nuovamente in manette
nell’ambito della seconda tranche di
indagini relative alla ’ndrina calabrese
Valle, decapitata a luglio dalla squadra
mobile. Con lui anche un immobiliarista,
un artigiano, e nove appartenenti al
clan già fermati in estate.
Agghiaccianti le telefonate alle
vittime: "Tu non arrivi a Natale",
"Vengo a casa e ti butto dalla
finestra", "Come stanno i tuoi figli?".
Ancora una volta però, come sottolinea
il capo della Mobile Alessandro
Giuliano, nessuno ha denunciato. Anzi su
nove casi accertati, quattro vittime
interrogate hanno smentio anche di
fronte all’evidenza. Come Francesco
Resta, 54 anni di Trezzano, pregiudicato
per stupefacenti, armi ed evasione, un
piccolo panettiere che si era impegolato
con il clan capeggiato dal vecchio
Francesco Valle, 73 anni, e composto da
figli, generi e nuore. Non solo non ha
ammesso l’usura ma si era dato da fare
per convincere altre vittime a non
parlare. Forse da parte sua, oltre la
paura, anche un coinvolgimento nelle
attività del clan che solo con solo con
gli ultimi "affari" aveva racimolato
400mila euro. Soldi poi investiti in
attività pulite, grazie anche a Matteo
Fazzolari, 33 anni, rampante
immobiliarista di Cornaredo, e
soprattutto Lampugnani, 55 anni, che
dava una parvenza di legalità agli
affari dei Valle. Senza disdegnare di
intervenire di persona avvertendo una
vittima che le sarebbe potuto accadere
"qualcosa di brutto" se non avesse
venduto un immobile per pagare i
calabresi.
Perché non pagare significava essere
convocati alla Masseria, quartier
generale dei Valle a Cisliano, dove
personalmente il vecchio Francesco
prendeva a schiaffi i ritardatari per
poi chiedere beffardo: "Come stanno i
tuoi figli?". Il figlio Fortunato
invece, dopo il pestaggio, chiamò una
vittima al telefono: "Ti scavo una buca
e ti metto dentro". Uno della sua banda,
Antonio Spagnolo, fu intercettato mentre
spiegava a un imprenditore: "Tu rischi
di non farti Natale a casa e far
succedere qualche disgrazia dentro le
famiglie degli altri". A un altro:
"Questo qui (Fortunato) non ti molla
fino a quando non ti prende, che tu dici
che adesso stamattina mi viene su e mi
butta giù dal balcone". Italiano
stentato, ma messaggio chiarissimo.
storia della banda
della magliana: DALLA
FONDAZIONE,1977,ALLA CRESCITA,ALLO
SCONTRO FEROCE INTERNO,1981,ALLA CADUTA
DEL PRIMO NUCLEO,1993.
Resoconto dell’agenziaAnsa,
riemerso dalla rete e datato 1987:
La Banda della Magliana è stata
direttamente o indirettamente collegata
con la maggior parte dei principali
episodi di criminalità organizzata
avvenuti a Roma: traffico di
stupefacenti, eversione neofascista,
omicidi, controllo del gioco d’azzardo,
rapine, sequestri di persona, clamorose
evasioni. Nel ’86 un processo contro una
settantina di malviventi legati alla
organizzazione, attiva sin dal ’74, si
era concluso a Roma dopo una inchiesta
durata alcuni anni, con 37 condanne e
numerose assoluzioni, molte delle quali
con formula dubitativa. Sul ruolo della
banda nel traffico internazionale di
stupefacenti gli investigatori hanno
raccolto numerose testimonianze, tra le
quali quelle del pentito Ko Ba Kin, che
ne aveva anche indicato i canali di
rifornimento. Altri “pentiti” come
Fulvio Luccioli, hanno permesso di
approfondire i legami del gruppo con le
organizzazioni mafiose legate al mercato
della droga e la lunga lista di omicidi,
nell’ambito della faida scatenatasi per
il controllo degli interessi della
banda, e quindi della intera malavita
romana, in seguito alla morte di quello
che della banda era stato, se non il
fondatore, il leader indiscusso: Danilo
Abbruciati, ucciso a Milano nell’aprile
‘82, durante l’attentato contro il
vicepresidente delBanco
Ambrosiano,Roberto
Rosone.
Tra i fatti clamorosi e in qualche modo
riconducibili alla attività della banda
e che ne dimostrano la forza e la
pericolosità, ci sono anche clamorose
evasioni, come quella di Vittorio
Carnovale, che riuscì a dileguarsi con
le manette ai polsi dal palazzo di
giustizia di Roma in una pausa del
processo del giugno ‘86. Legami con la
banda della Magliana furono accertati
anche a proposito di Gianluigi Esposito,
protagonista della fuga in elicottero da
Rebibbia che certamente non poteva
essere organizzata se non col valido
supporto logistico della criminalità
organizzata romana. L’ultima in ordine
di tempo è la fuga di Maurizio Abatino,
in attesa di giudizio per una lunga
serie di reati, ricoverato in una
clinica romana per una distrofia
muscolare che secondo i medici gli
avrebbe reso difficoltoso alzarsi dal
letto, ma che non gli aveva impedito di
calarsi con le lenzuola dalla finestra.
La lista delle vittime della faida
comprende nomi illustri della malavita
romana:Franco
Nicolini, Orazio Benedetti, Franco
Giuseppucci detto “il negro”, Antonio
Leccese, i tre fratelli Proietti,
Giuseppe Magliocco, Claudio Vannicola,
Mario Loriache
fu implicato nel celebre delitto di via
Gatteschi, eAngelo
De Angelis. Già da questa lista
emergono i primi sospetti di collusione
con la destra eversiva, tramite
soprattuttoGiuseppucci.
Sospetti che vennero poi confermati
dalle indagini sulla strage del Treno
904, che portarono al ritrovamento,
presso esponenti della banda, di “timer”
del tutto simili a quelli usati per la
strage, e sulla strage di Bologna,
nell’ambito degli oscuri intrecci tra
terrorismo nero,servizi
segretideviati,
criminalità mafiosa (ricorrente il nome
di “Don Pippo Calò”, che della banda
della Magliana è stato ritenuto per
qualche tempo uno dei capi). Della banda
della Magliana, si è parlato anche
quando venne scoperto il progetto di
rapimento del calciatore Falcao, che
doveva essere realizzato dalla
‘ndrangheta con il supporto romano di
esponenti della mala calabrese (la
famiglia Femia) che con l’organizzazione
romana, e in particolare con Claudio
Sicilia, ritenuto uno dei suoi capi,
avevano rapporti – secondo gli
investigatori – anche per il traffico
della droga.
LA MAGLIANA E
L'INTRECCIO CON IL SISDE
«I delitti eccellenti che scandirono i
primi anni 80, SECONDO DOMENICO SICA,
portano la firma dei servizi segreti.
Servizi segreti deviati, naturalmente.
Il noto Supersismi, quella struttura
parallela legata a doppio filo alla P2 e
a uno schieramento in animo di golpe. Il
pool dell’ Alto commissariato per la
lotta alla mafia ne è convinto. E dopo
il dossier sull’ omicidio Mattarella,
torna a scavare nel passato. Dal Palazzo
di Giustizia i magistrati si sono fatti
trasmettere i vecchi atti di tutti quei
processi che riguardano gli omicidi
rimasti senza colpevoli. Con il
sospetto, sempre più forte, che dietro
gli assassini politici ci sia un’ unica
regia e una stessa mano.
…La pista porta alla famigerata banda
della Magliana. Un’ organizzazione
troppo spesso sottovalutata e che solo
dopo i primi arresti dei suoi componenti
mostrò la sua aggressività e la sua
potenza. Un torbido intreccio tra
malavita e terrorismo nero con forti
addentellati con la mafia siciliana. Per
anni, molti omicidi, azzoppamenti,
attentati furono creduti opera di un
regolamento di conti tra gruppi rivali.
Solo più tardi, si scoprì invece che le
armi e i killer erano attinti dallo
stesso serbatoio.
… Il caso dell’ omicidio Pecorelli è
emblematico. Il giornalista, direttore
della rivista Op, venne ucciso a
revolverate sotto casa da un killer
rimasto senza un nome e un volto. Le
indagini sul suo assassinio sono rimaste
arenate per lunghi anni. Poi, arrivò la
svolta. Non certo decisiva, ma un
contributo, una traccia importante per
gli inquirenti. La traccia erano due
pistole, con il numero di matricola
cancellato. Erano state trovate in un
sotterraneo del ministero della Sanità.
Un vero e proprio arsenale, un deposito
dal quale potevano attingere sia i neri
che la criminalità romana legata alla
potente banda della Magliana. Le pistole
vennero periziate. Si voleva dimostrare
che avevano ucciso Pecorelli. Ma
entrambe vennero contraffatte. Avevano
il percussore limato. Da un perito.… Nel
marzo scorso, il ruolo di questa
organizzazione viene ben dipinto dal
giudice Sica, nel frattempo nominato
Alto Commissario per la lotta alla
mafia. Insieme a colleghi come Loris
D’Ambrosio e Francesco Misiani, tutti
esperti in eversione nera e criminalità
comune, collegò vari episodi e trasse
una prima, inquietante conclusione.
Attorno alla banda della Magliana è nata
una agenzia del crimine. Un’
organizzazione, precisò, che funziona da
dieci-quindici anni, composta da un
numero limitato di persone in grado di
gestire le grandi linee del crimine. Un’
agenzia, dunque, ricca di elementi di
informazione, con i quali può influire
su ambienti diversi, a ogni livello.
Ricattando, anche.Il coinvolgimento di
Valerio Giusva Fioravanti e di Gilberto
Cavallini come gli autori materiali del
delitto Mattarella, oggi conferma
l’intreccio tra eversione di destra e
criminalità comune. E la costante
presenza di Pippo Calò, in quasi tutte
le inchieste sulle stragi e gli
attentati, torna a dare forza all’
ipotesi dell’ Alto Commissario. Il
legame criminalità-neri nacque
all’inizio degli anni Ottanta, quando la
spinta terrorista si stava esaurendo. Le
indagini sui mandanti dei delitti
eccellenti è appena agli inizi. Ma il
pool guidato da Domenico Sica è convinto
che nel giro di pochi mesi si troveranno
le prove per dimostrare il teorema sull’
agenzia del crimine».
Peccato che tutto quello che
Mastrogiacomo dà per scontato e per
verità conclamate si sono rivelate
ipotesi investigative fallaci. Perché
tanto per restare ai due delitti
indicati Fioravanti e Cavallini sono
stati prosciolti dal delitto Mattarella
sulla base delle ferme convinzioni del
superpentito Buscetta (e Falcone e Ayala
hanno ottenuto la condanna per calunnia
del “pentito” Angelo Izzo, il mostro del
Circeo che si è poi macchiato di un
altro atroce duplice omicidio) mentre
sono stati gli stessi carabinieri del
Ros, al processo Pecorelli, a smentire
la perizia gettando le basi per il
proscioglimento degli accusati. Ma il
discorso rischia di diventare troppo
lungo e quindi per il momento ci
fermiamo qui. Ma del delitto e del
processo Pecorelli torneremo a parlare
presto…
Ugo Maria Tassinari
Fonti: Ansa, L’Unità, La Repubblica, Il
Sole 24 ore
CRONACA CRIMINALE
Franco Giuseppucci
Enrico De Pedis
Enrico De Pedis ha ricevuto una
sepoltura del tutto inusuale per un
comune cittadino, che risulta ancora più
sorprendente trattandosi di un criminale
della sua caratura: la sua tomba infatti
si trova all'interno dellacriptadellabasilica
di Sant'Apollinarea
Roma, attualmente di proprietà dell'Opus
Dei; solo alla moglie viene
consentito l'accesso.
Il 6 marzo
1990,
a soli 32 giorni dalla morte, il rettore
della basilica, monsignor Piero Vergari,
attestò con una lettera lo status di
grande benefattore di De Pedis: «Si
attesta che il signor Enrico De Pedis
nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954
e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato
un grande benefattore dei poveri che
frequentano la basilica ed ha aiutato
concretamente a tante iniziative di bene
che sono state patrocinate in questi
ultimi tempi, sia di carattere religioso
che sociale. Ha dato particolari
contributi per aiutare i giovani,
interessandosi in particolare per la
loro formazione cristiana e umana».
Dopo 4 giorni l'allora
Vicariodella
diocesi di Roma, presidente dellaConferenza
Episcopale Italiana,
il cardinaleUgo
Poletti,
rilasciava il nulla osta alla sepoltura
di De Pedis all'interno della basilica
di Sant'Apollinare. Il 24 aprile la
salma di De Pedis venne tumulata e le
chiavi del cancello vennero consegnate
alla vedova, Carla De Pedis.
Tale sepoltura potrebbe contrastare
addirittura con ilDiritto
canonico, che sancisce che
"Non si seppelliscano cadaveri nelle
chiese, eccetto che si tratti di
seppellire il Romano Pontefice oppure,
nella propria chiesa, i Cardinali o i
Vescovi diocesani anche emeriti." (Can.
1242)[11].
In assenza di pronuciamenti ufficiali in
merito, dal vicariato si è solo detto
che è comprensibile che essa generi
perplessità ma che non si ritiene
opportuna una estumulazione[12].
Pare comunque strano che entrambi i
soggetti coinvolti nella decisione di
tumulare De Pedis nella cripta
ignorassero questa norma o che
conoscendola abbiano deciso entrambi di
violarla consapevolmente.
Il9
luglio1997,
la giornalista Antonella Stocco scrisse
su "Il
Messaggero" della strana
sepoltura riservata a Enrico De Pedis,
che suscitò vive polemiche e persino un'interrogazionein
Parlamento. A seguito di tale articolo
venne preclusa al pubblico la discesa
dei gradini che conducono alla cripta.
Già in precedenza il giudice Andrea De
Gasperis aveva dato incarico allaDIAdi
indagare su tale inusuale sepoltura.[13]
Nellugliodel2005il
caso venne collegato alla vicenda diEmanuela
Orlandi, quando alla
redazione del programma televisivoChi
l'ha visto?, in onda suRai
3, arrivò unachiamata
anonimache
diceva:«Riguardo
al fatto di Emanuela Orlandi, per
trovare la soluzione del caso, andate a
vedere chi è sepolto nella cripta della
Basilica di Sant'Apollinare, e del
favore che Renatino fece al cardinal
Poletti, all'epoca». Partendo da
questa telefonata, la giornalista
Raffaella Notariale riuscì a trovare le
fotografie della tomba e i documenti
originali che autorizzavano lo
spostamento dei resti di De Pedis dalcimitero
del Verano, a Roma, alla
cripta della basilica di Sant'Apollinare,
firmati dal CardinaleUgo
Polettie
da monsignor Piero Vergari. Dopo questa
telefonata, alla redazione della
trasmissioneChi
l'ha visto?è
stato recapitato un biglietto anonimo
con su scritto: "Lasciate in pace
Renatino". Ad oggi, e malgrado
proteste e reclami per tale insolita
sepoltura si siano levati da più parti,
la salma di De Pedis risulta ancora
tumulata nella basilica di Sant'Apollinare,
attualmente di proprietà della prelatura
dell'Opus
Dei. Il 4 luglio 2010, il
Vicariato di Roma ha affidato un
comunicato stampa alla redazione di
della trasmissioneRAIChi
l'ha visto?, che l'ha diffuso
attraverso il proprio sito web, nel
quale si afferma che«in
relazione alla vicenda riguardante la
tumulazione del Signor Enrico De Pedis
nelle camere mortuarie della Chiesa di
Sant'Apollinare, avvenuta nel 1990, il
Vicariato di Roma comunica: Nulla osta
da parte dell'Autoritá ecclesiastica
che, su richiesta dell'Autoritá
giudiziaria italiana competente, la
tomba del Signor De Pedis possa essere
ispezionata. Nulla osta a che, su
richiesta dell'Autoritá giudiziaria
italiana competente o della famiglia del
signor De Pedis, la salma possa essere
traslata altrove».[14]
Orfano di madre e
sopravvissuto a un parto gemellare,
Marcello Colafigli nasce e vive da
bandito e assassino. Entra a far parte
della Banda della Magliana fin dagli
albori di questa organizzazione. Legato
da un rapporto di devozione conFranco
Giuseppucci,
viene colto in flagrante conAntonio
Mancinimentre
ammazza uno dei fratelli Proietti (i
killer del Giuseppucci) il16
marzo1981,
non poté evitare una lunga – si fa per
dire – detenzione. Colafigli e Mancini
aspettarono i fratelli Proietti in via
Donna Olimpia 152, dove i due si
nascondevano da mesi. Quando li videro
arrivare, spararono. Con i Proietti
c'erano anche mogli e figli. I due
killer della Banda rimasero feriti, le
urla e gli spari attirarono l'attenzione
dei vicini che chiamarono la polizia.
Quando arrivò, Colafigli chiese con
strafottenza all'agente: "Ditemi che
l'ho ammazzato, quell'infame che ha
sparato a Franco mio". Lo aveva
ammazzato, Maurizio "il pescetto"
Proietti era morto. Si era invece
salvato (per la seconda volta) l'altro
fratello Proietti, Mario "Palle d'oro",
che però non sembra aver partecipato al
commando che uccise Giuseppucci (l'altro
Proietti implicato era probabilmente
Fernando, ucciso nel 1982). Una volta
uscito, sembra accertato che Colafigli
commissionò l’omicidio diEnrico
De Pedis,
punendolo dello scarso interesse
“giudiziario” per la sua situazione.
Colafigli è poi accusato di essere stato
anche il mandante di altri omicidi
caduti nella fase finale della Banda
(1990-91).
E' Colafigli ad
introdurre nella BandaClaudio
Siciliae
il suo network di rapporti con laCamorra.
Condannato
all'ergastolo per tre omicidi, gli viene
riconosciuta nel tempo un'infermità
mentale su cui in molti continuano a
nutrire forti perplessità. Attualmente
sta scontando nel manicomio criminale diAversa.
Di lui Antonio Mancini dice: "Marcello
Colafigli aveva studiato da geometra, ma
fisicamente era una specie di orso. Un
uomo dotato di una forza disumana. In
tribunale da solo ha scosso la gabbia
dove eravamo chiusi, con un pugno ha
incrinato il vetro blindato. Ma se lo
rimproveravo per qualcosa, si faceva
rosso in viso come un bambino e la
peggiore parolaccia che conosceva era
“perbacco”.
« Vorrei
aggiungere, rivolgendomi alla
Corte, che ha contribuito a far
maturare il mio proposito di
collaborare con la giustizia il
senso di disgusto, vorrei dire di
nausea, che ha suscitato in me il
rendermi conto che io, come altri
partecipanti della banda della
Magliana, siamo stati usati,
strumentalizzati per fini di bassa
politica che nulla avevano a che
fare né con i nostri interessi né
con i nostri obiettivi. Non voglio
sostenere di essere un santo, ma
vi è un limite a tutto, anche alla
delinquenza. Ho pagato per le mie
colpe e sono pronto a pagare
ancora se necessario, ma intendo
scindere la mia responsabilità
morale da quella di altre persone
che, pur se non hanno mai
materialmente azionato un
grilletto, ritengo che siano
moralmente peggiori di me e dei
miei amici. »
(Antonio Mancini,
dichiarazione di Mancini alla
corte dell’11 marzo 1994)
Antonio Mancini,
originario del quartiereSan
Basilio,
iniziò la sua carriera criminale in
giovane età come membro di una banda
(in gergo batteria) specializzata
nell’assalto ai treni, di cui era
membro, tra gli altri, ancheGianfranco
Urbanidetto
"Er pantera"[1].
Nell’ambiente
era conosciuto con il soprannome di
"accattone" poiché andava vantandosi
di una somiglianza tra lui e il
protagonista dell’omonimo film di
Pasolini[2].
Durante i suoi
soggiorni in carcere, rafforzò i
legami con numerosi esponenti della
malavita romana e non, tra cuiNicolino
Selis,
ras di una "batteria" che operava traAciliaeOstia(anch’essa
tra l’altro specializzata nell’assalto
ai treni in cui militò il primo futuro
pentito di quella che sarà labanda
della Magliana,Fulvio
Luciolidetto
"Er sorcio") nelcarcere
di Regina Coeli.
Il contatto con Selis sarà importante
per l’"accattone", poiché sarà grazie
a costui che sposerà a pieno il
progetto di partecipare alla creazione
di una forte organizzazione malavitosa
composta di soli romani e volta al
controllo in esclusiva dei traffici
criminali nella capitale[3][4].
In tale progetto, il duo Selis-Mancini
coinvolse molti criminali di loro
conoscenza che da lì a poco tempo
sarebbero diventati celeberrimi boss
del nuovo sodalizio criminale:Edoardo
Toscanodetto
l’"operaietto",Giuseppe
Maglioloil
killer,Angelo
de Angelisdetto
"Er catena",Gianni
Girlando"il
roscio" eLibero
Mancone.
Membro storico
della Banda della Magliana,
nell’ambito della quale svolgeva
principalmente il compito di drizzare
i torti[5](ovvero
di “persuadere” eventuali debitori
morosi o altri temerari che si
ribellavano alla lex de imperio della
banda), Mancini era legato da profonda
amicizia al boss testaccinoDanilo
Abbruciatidetto
"Er camaleonte", che accompagnò
diverse volte a Milano nel periodo in
cui il banditoFrancis
Turatelloera
sotto processo[6];
con il "camaleonte" formò il plotone
d’esecuzione diAntonino
Leccese,
nell’ambito della medesima spedizione
che portò all’eliminazione dell’ex
compare e compagno di detenzioneNicolino
Selis(cognato
di Leccese) il3
febbraio1981[7],
per dissidi interni alla banda. Poco
più di un mese dopo prese parte all’
agguato di via di Donna Olimpia a
danno dei fratelli Proietti detti "pesciaroli",
accusati da quelli della Magliana di
essere gli esecutori dell’omicidio del
loro leader Franco Giuseppucci detto "Er
negro" avvenuto il13
settembre1980[8].
La sera del16
marzo1981,Antonio
MancinieMarcello
ColafigliintercettaronoMaurizio
Proiettidetto
"il pescetto" e il fratello Mario
soprannominato "palle d’oro" nei
pressi di via di Donna Olimpia n°152 a
Monteverde (quartiere di Roma): nel
furibondo scontro a fuoco che ne seguì
perse la vita Maurizio Proietti,
mentre i due banditi della Magliana
furono feriti. Nel tentativo di
evitare l’arresto e aprirsi un varco,
Colafigli e Mancini inscenarono il
rapimento di uno dei figli dei
Proietti, senza riuscire nell’intento[9].
In seguito ai fatti di via di Donna
Olimpiam, per Mancini si aprirono le
porte del carcere tra cui quelle della
fortezza di Pianosa dove fu trasferito
con l’accusa di essere il mandante
dell’omicidio diSisto
Nardocchi.
Venne condannato a 28 anni di
reclusione,[10].
L’esperienza a Pianosa durò meno del
previsto, infatti fu trasferito
inaspettatamente aBusto
Arsizio;
il pentito racconterà in seguito che
l’intercessione di Enrico "Renatino"
De Pedis presso “qualcuno al
ministero” si rilevò determinante per
il raggiungimento di questo inatteso
risultato[11].
Nel 1986 rifiutò, insieme a Toscano,
di evadere al termine di un’udienza
del maxi processo alla banda della
Magliana dall’aula Occorsio del
tribunale diRoma,
episodio ancora oggi famoso e per
certi versi scandaloso che vide alla
fine protagonista un altro membro
della banda,Vittorio
Carnovaledetto
"Er coniglio". Mancini era infatti
vicino a ottenere un regolare permesso
dopo ben sei anni di detenzione[12].
Una pagina
particolarmente importante della vita
di Mancini fu quella riguardante la
relazione conFabiola
Moretti,
l'ex compagna di Abbruciati nel
frattempo ucciso a Milano il27
aprile1982.
Con la Moretti, legata tra l’altro aEnrico
De Pedisda
una profonda amicizia (legame che
predilesse temporaneamente allorquando
costui, entrato in conflitto con l’ala
maglianese della banda di cui Mancini
era esponente, venne ucciso in via del
Pellegrino il 2 febbraio del 1990),
visse intensi anni al limite della
legalità: trascorse con lei l’ultimo
periodo da criminale, fino all’arresto
avvenuto nella primavera del 1994 che
precedette di poco la decisione di
collaborare con la giustizia[13].
Le dichiarazioni
dell’"accattone" aiutarono gli
inquirenti a svelare molti dei misteri
che ancora avvolgevano la banda e
numerosi fatti di cronaca nera degli
ultimi trent’anni: dal delitto
Pecorelli, ai rapporti con i servizi
segreti e il ruolo della banda nelle
ricerche della prigione diAldo
Moro[14].
Nel corso degli interrogatori di
Mancini, la sua convivente Fabiola
Moretti fu vittima di strane visite e
atti intimidatori, non ultimo
l’irruzione in casa di misteriosi
ladri, avvenimento assai strano per un
boss del calibro dell’accattone[15].
Nel2006Mancini
tornò alla ribalta della cronaca
affermando di riconoscere nella voce
di “Mario”, il misterioso telefonista
del rapimento diEmanuela
Orlandi,
un killer al servizio di Enrico De
Pedis[16].
Adesso Antonio
Mancini sta scontando agli arresti
domiciliari gli ultimi scampoli di
pena[17];
inoltre, si dedica all’assistenza di
ragazzi disabili.
• Alla figura di Antonio Mancini è
ispirato il personaggio di Ricotta,
uno dei protagonisti del best seller
di Giancarlo De Cataldo “Romanzo
Criminale”. Il personaggio è presente
anche nell’omonimo film di Michele
Placido del 2005 (interpretato da
Andrea Ricciardi) e nella serie tv
trasmessa nel 2008 da Sky
(interpretato da Giorgio Caputo).
• Sempre ad Antonio Mancini è ispirato
il personaggio interpretato da
Giampaolo Morelli in “Vite a perdere”,
film tv del 2003 liberamente ispirato
ai fatti della banda della Magliana.
• Mancini, nel
libro-intervista diFederica
Sciarelli“Con
il Sangue agli occhi” raccontò un
aneddoto: durante le rapine era solito
gridare “ Bumaye” con il fine di
spaventare gli ostaggi ed evitare che
questi compiessero imprudenze. La
parola, che ha origine africane,
significa “Uccidilo” e fu gridata dal
pubblico nel corso dell’incontro di
boxe traMuhammad
Alìe
Foreman tenutosi inZaire(Alì
bumaye! Alì bumaye! Ovvero Alì
uccidilo)[18].
• A differenza
degli altri membri della banda della
Magliana, Mancini era comunista e
amava la musica metal e rock[1
LA SECONDA FASE: I
PENTITI E L'OPERAZIONE COLOSSEO
(1993), I PROCESSI DEFINITIVI
(1996-2000)
«Vestivamo Caraceni, viaggiavamo
in Ferrari. E nessuno ci poteva
fermare»
Soldi, potere, politica e i misteri
d’Italia. La storia della banda della
Magliana raccontata dai protagonisti
Dalla fiction alla realtà. Quattro
appuntamenti su History Channel
«Vestivamo Caraceni, viaggiavamo
in Ferrari. E nessuno ci poteva
fermare»
Soldi, potere, politica e i misteri
d’Italia. La storia della banda
della Magliana raccontata dai
protagonisti
MILANO - Il Libanese ha la barba
lunga e disordinata, veste sciatto e
frequenta un bar di terz’ordine. Il
Freddo continua a vivere in un
capannone-officina, seppure arredato
con mobili di design e tavolo da
biliardo, e va in giro per Roma con
una improbabile utilitaria.
Fierolocchio, Bufalo e
Scrocchiazzeppi sfoggiano qualche
braccialetto d’oro e qualche
giaccone di pelle, ma alla fine il
loro look è sempre quello da sfigati
di periferia. Solo il Dandy,
soprannomen omen, fa eccezione. Ma
questo nella fiction. «Perché noi
vestivamo tutti da Caraceni e
andavamo in giro in Ferrari». E
questa è la realtà. Raccontata dagli
stessi protagonisti di allora,
perlomeno quelli ancora in vita.
SPIETATI- Il successo di Romanzo
Criminale – prima il libro di
Giancarlo De Cataldo, poi il film di
Michele Placido e ora la serie tv
diretta da Stefano Sollima che da
quel libro hanno tratto ispirazione
– riaccende i riflettori su uno dei
gruppi criminali più strettamente
connessi con la storia recente del
nostro Paese. La banda della
Magliana. Un’organizzazione
spietata, che negli anni Settanta e
Ottanta aveva preso il controllo di
tutti i traffici criminali della
Capitale e le cui vicende si sono
spesso intrecciate - con modalità e
connivenze ancora tutte da chiarire
-, con quelle dei tanti misteri
italiani, dal rapimento Moro alla
strage di Bologna e al sequestro di
Emanuela Orlandi. Anche per questo
la vera storia della banda, nata
dalla fusione di due “batterie” di
piccoli delinquenti provenienti da
Trastevere e, appunto, dal quartiere
alla periferia sud-ovest della città
da cui poi ha preso il nome, va
molto al di là di quella raccontata
nel libro, che pure dalle storie
reali di Franco Giuseppucci,
Maurizio Abatino, Enrico De Pedis e
di tutti gli altri ha tratto più che
una semplice ispirazione.
DOCUMENTI INEDITI -La vera
storia prova a raccontarla ora un
documentario di History Channel, che
da questo giovedì e per quattro
settimane consecutive ripercorre
attraverso documenti originali e
testimonianze inedite tutte le
vicende che hanno portato alla
nascita e all’epilogo di quella che
è diventata di fatto un pezzo, e
anche dei più significativi, della
storia criminale italiana. La messa
in onda (canale 407 del decoder Sky)
è alle 23, a seguire rispetto alla
programmazione della seconda serie
della fiction (sempre il giovedì
alle 21 su Sky Cinema 1). Il
documentario presenta materiale
inedito, come le immagini del primo
arresto di Giuseppucci “er Negro”,
il Libanese del libro, o quelle
dell’assegno con cui la famiglia
Grazioli prelevò il denaro che
avrebbe dovuto servire alla
liberazione del duca Massimiliano
Grazioli Lante della Rovere e che di
fatto è stato il primo abbozzo di
“capitale sociale”
dell’organizzazione, una sorta di
holding capace di reinvestire i
proventi dello spaccio di droga,
delle scommesse clandestine e delle
estorsioni e di farli fruttare in
business miliardari. E, ancora,
numerose interviste ad alcuni dei
protagonisti di allora, che per la
prima volta, lasciato alle spalle il
passato criminale, hanno deciso di
raccontarsi a volto scoperto.
LADRI E GUARDIE - Ci sono ad esempio
Renzo Danesi, che fino ad oggi non
aveva mai parlato pubblicamente, ma
anche Antonio Mancini, uno dei
pentiti della banda, e Fabiola
Moretti, compagna di uno dei boss.
Ci sono anche le testimonianze di
quelli che stavano dall’altra parte:
il giudice istruttore Otello
Lupacchini, il poliziotto Nicolò
D’Angelo, il procuratore
distrettuale antimafia Giancarlo
Capaldo che sta ora cercando di
ricostruire il ruolo della banda nel
sequestro di Emanuela Orlandi. E
Giulio Grazioli, il figlio del duca
Massimilano, che racconta come lui e
i suoi famigliari vissero quei
momenti e come avvenne la consegna
del riscatto. «Solo uno di noi
poteva fregarci», spiega Renzo
Danesi, che della sua appartenenza
al gruppo criminale non si è mai
pentito. La banda iniziò a
indebolirsi nel 1983, quando un
affiliato decise di pentirsi e di
raccontare tutto. L’epilogo avviene
però solo una decina di anni più
tardi, con l’arresto a Caracas di
Maurizio Abatino, nel 1992.
LEGGENDARI - In mezzo una lunga scia
di sangue e di lotte intestine per il
controllo del business criminale della
Capitale. Gli aspiranti nuovi re di
Roma, negli anni, si sono fatti fuori
l’uno con l’altro e la parentesi si è
chiusa. Ma è sufficiente dare uno
sguardo a certi commenti che
accompagnano i filmati che su YouTube
ripropongono spezzoni del film o della
serie tv per rendersi conto di quanto
Libano & Co abbiano comunque lasciato
il segno e di come per qualcuno le
loro storie siano quasi leggenda.
Patrizia, la pupa del Dandi
"Amatela, senza giudicare"
La Virgilio, 26 anni, in "Romanzo
Criminale" è la prostituta cinica e
opportunista contesa da uno dei boss
della banda e dal commissario Scialoja.
"Un personaggio intenso del quale mi
sono innamorata". I ragazzi del cast?
"Sono adorabili. E sono praticamente
fratelli"
di ALESSANDRA VITALI
Daniela
Virgilio
ROMA-
A soli 26 anni è la prostituta più
famosa della tv. Ma è contenta anche se
nessuno, o quasi, la riconosce in
strada, "vuol dire che ho creato un
personaggio che vive di vita propria".
Daniela Virgilio è la Patrizia/Cinzia diRomanzo
Criminale, la pupa del Dandi. E se
si toglie il trucco dal viso e scende
dai tacchi si fa fatica a riconoscerla
perché pare una ragazzina uscita dal
liceo. Parte questa sera alle 21 su Sky
Cinemala
seconda serie del film1.
Ci sarà una new entry femminile, la
spacciatrice Donatella (Giovanna Di
Rauso) ma fino a oggi Daniela è stata,
come dice lei, "l'unica femminuccia del
gruppo" e questo comporta alcuni
vantaggi: "Coccolata, viziata, protetta
da tutti. I ragazzi sono fantastici,
adorabili. Anche fuori dal set siamo
molto uniti. Loro, poi, sono diventati
praticamente fratelli".
Quella sempre pronta a vendersi purché
l'offerente sia buono. "E' un
personaggio intenso e io non posso non
amarlo - spiega Daniela - quando
interpreti un ruolo te ne devi
innamorare, non lo devi giudicare".
Daniela, quantoRomanzo
Criminalele
ha dato in termini di esperienza e
popolarità?
"Moltissimo. E' stato il mio primo vero
set e di altissima qualità. Si è
stabilito un rapporto umano bellissimo
con il regista e tutti gli altri
ragazzi. In termini di notorità credo mi
abbia dato poco, è noto il personaggio,
non io, sono truccata in modo molto
pesante, non è facile, se qualcuno mi
vede in strada, fare riferimento al
personaggio di Patrizia. Per i ragazzi è
diverso, Francesco (Montanari,ndr)
lo chiamano tutti Libano, io non vivo
quel fenomeno che poi è tutto italiano,
e comunque se sei bravo a fare le scelte
successive, si supera".
Dopo il successo della serie,
fioccano le proposte?
"Romanzoè
un biglietto da visita importante ma non
è che le offerte siano arrivate a
pioggia. Certo, hai più possibilità, ho
fatto alcuni provini, anche se ancora
non sono riuscita a trovare un
personaggio 'forte' come Patrizia. La
lotta resta dura, ci vuole costanza e
anche un po' di culo".
Quanto sapeva, lei, della vera
banda della Magliana prima di fare il
film?
"Poco, mi sono documentata quando mi
hanno presa per la serie, anche se tutti
abbiamo studiato sulla base del romanzo
di De Cataldo. Il personaggio di
Patrizia, ad esempio, non è esistito
davvero, so di Sabrina Minardi ma è
tutta un'altra figura. De Cataldo stesso
ci spiegò che con Patrizia lui aveva
voluto creare un insieme di tante figure
femminili che ruotavano intorno alla
banda, prestanomi, amanti, prostitute.
Un'unica donna che racchiude tanti
volti".
Che cosa ne pensa di quelli che
hanno individuato in una specie di
"feeling con il male" uno dei rischi
della serie?
"Sono critiche estreme, credo che
l'approccio giusto a un prodotto simile
sia nell'etica del singolo, negli
insegnamenti che abbiamo acquisito da
altre strutture che non sono il cinema,
la televisione, la finzione, semmai la
scuola, la famiglia. Io quand'ero
bambina vedevo i cartoni animati di
Lupin, che è un ladro, ma sapevo bene
che rubare è sbagliato. Penso che i
ragazzi vadano sollecitati a compiere un
percorso critico indipendente da quello
che vedono in tv. Noi non facciamo
politica, raccontiamo una storia. E poi,
la realtà che può raccontare un
telegionale è ben peggio diRomanzo
Criminale, guardiamoci intorno e
facciamo un esame di coscienza".
Parliamo delle scene di nudo. E
non mi risponda che per un'attrice è
naturale fare quello che le viene
chiesto...
"Infatti non è vero, perché il
personaggio è un altro, ma il corpo è il
tuo. Nella prima serie ho girato le
scene di nudo alla seconda settimana di
riprese. Praticamente non conoscevo
nessuno. In più era febbraio e faceva un
freddo terribile e oltre all'imbarazzo
dovevo pure stare attenta a non far
vedere che tremavo come una foglia...
Quest'anno ero più preparata, conoscevo
meglio i ragazzi del cast e della
troupe, è andata molto meglio".
Prossimi impegni?
"Sto preparando un lavoro teatrale sulCaligoladi
Camus insieme ad altri amici e compagni
del Centro sperimentale, lo porteremo in
scena alla fine di gennaio ed è ancora
in fase embrionale. Poi ho una piccola
parte nel film dei VanzinaTi
presento un amico, in questi giorni
al cinema, ma è proprio una cosa
piccolina, e poi un altro ruolo, sempre
però piccolo, inImmaturi,
di Paolo Genovese, di nuovo con Bova,
Barbara Bobulova, Luisa Ranieri, Ambra
Angiolini. Ma tutte cose piccole,
ripeto. Preferisco procedere così, senza
scorciatoie. Spero di fare l'attrice
fino a ottant'anni, e per riuscirci
serve un po' di gavetta...".
Ciao..anche
io sono un fan di romanzo
criminale,anche perché mio padre li ha
conosciuti,ma i personaggi veri,ovvero
quelli che hai citato tu.Pensa che l
accatone,(ricotta) gli ha prestato il
suo ferrari x farci un giro..poi ci
sono altre molte cose,che pero nnti
posso dire,cmq ritornando a noi
Crispino adesso nn si sa dove è,almeno
da quello che penso io...
cmq se vuoi guardati questo video
molto bello che fa vedere appunto i
personaggi veri della banda della
magliana.
http://www.youtube.com/watch?v=EO-ihg3Hm…
Int.: E' la prima volta che lei si trova
di fronte ad una telecamera a
fare un'intervista. La rilascia in
questo momento perché lei ha paura, ha
paura di qualche cosa. Ha paura, di che
cosa? Maurizio Abbatino...
M.A.: Ho
paura, ho paura perché è cambiato lo
stato di sicurezza, non è più quello che
avevo una volta, nonostante che alcune
persone siano ancora fuori, dei processi
sono ancora in corso, mi trovo
particolarmente esposto... io non sapevo
neanche che era stato riaperto, il
processo Calvi.
Int.:
Processo?
M.A.:
Processo Calvi. Sarà anche una casualità
però io sono stato addirittura
arrestato, per una stupidaggine, una
crisi insomma, una macchina che non
aveva la revisione, sono stato arrestato
e sono stato trasferito in un carcere
duro, il carcere di Sulmona.
Int.:
Sulmona...
M.A.:
Sulmona è un carcere...
Int.:
Famoso per i suicidi.
M.A.:
Famoso per I suicidi... durante questa
detenzione sono stato chiamato a Roma
per un interrogatorio - per il processo
Calvi, come testimone - e nello stesso
giorno mi viene detto che durante il
trasferimento non sarei più ritornato a
Sulmona mai sarei andato in altro
carcere che fino all'ultimo momento
hanno tenuto segreto.
Int.: Dove
volevano mandarla?
M.A.: Nel
carcere di Secondigliano.
Int.:
Ecco, chi c'è al carcere di
Secondigliano?
M.A.: Mi
risulta che c'è un componente della
Banda della Magliana.
Int.: Come
si chiama?
M.A.: Paradisi
Giorgio.
Int.:
Paradisi è andato a finire dentro anche
per le cose che ha detto lei?
M.A.:
Certo...
Int.:
Soprattutto per le cose che ha detto
lei.
M.A.: Ma
non solo, sembra che ultimamente abbia
ricevuto un mandato di cattura per
traffico di stupefacenti, diretto
dall'interno del carcere. Penso che sia
una persona che quantomeno, come dire,
abbia a disposizione dei movimenti
all'interno del carcere.
Int.: Lei
a Secondigliano per ora non c'è andato.
M.A.: No,
sono ritornato a Sulmona.
Int.: Lei
ritiene che questi movimenti che lei
ritiene "particolari", siano dovuti al
fatto che deve testimoniare al processo
Calvi?
M.A.:
Secondo me sì, perché non si
spiegherebbe questo tempismo...lo stesso
magistrato mi ha domandato per che cosa
ero detenuto - mi ricordo ancora la
parola, dice: - ma questa è un fesseria
- sarà una fesseria ma io sto dentro ad
uno dei carceri più duri, per una
fesseria del genere... A quel punto ho
detto proprio io vorrei sapere se, che
cosa vuole [questo qualcuno], se
vogliono che parli o vogliono che non
parli, è questo quello che voglio
sapere, che siano più chiari.
Voce: Nel 1998, Maurizio Abbatino, come
collaboratore di giustizia, aveva
testimoniato nel processo per l'omicidio
del giornalista Mino Pecorelli.
M.A.: secondo me dopo quel processo sono
cominciati i guai miei, sotto il profilo
di... come collaboratore di giustizia.
Voce: A metà degli anni '70, Maurizio
Abbatino, insieme a Franco Giuseppucci,
detto "Er Negro", ed Enrico De Pedis,
detto "Renatino", costituiscono il primo
sodalizio che sarà successivamente
definito come "La Banda della Magliana",
una organizzazione criminale, che in
pochi anni estenderà il suo controllo su
tutti i quartieri della capitale, e non
solo.
Int.: Voi riuscivate a sapere non solo
quello che accadeva nel mondo,
diciamo malavitoso, ma anche molte cose
che riguardavano voi, ma, per quanto
riguarda l'attività di polizia. C'era
qualcuno che veniva pagato, voi
riuscivate ad avere delle informazioni,
da una semplice perquisizione a cose
ancora più importanti.
M.A.: Io
mi ricordo che in una delle prime rapine
una volta siamo stati arrestati in P.zza
Pio XI - dovevamo commettere una rapina,
avevamo la macchina piena di armi, io
avevo dei documenti falsi... - bè è
logico, no? - siamo stati fermati e
portati al commissariato, e qui Franco (Giuseppucci)
ha subito chiesto di un questore.
Int.: un
questore... Chi era questo questore?
M.A.: Il
questore Pompò. E' stato portato in una
stanza, e nonostante che le persone che
ci avevano arrestato erano persone
famose, che facevano parte di una
squadra antirapina, e quindi io le
conoscevo, le indagini si sono subito
chiuse, siamo stati arrestati per
favoreggiamento e documento falso, la
macchina non è stata ritrovata e lì mi
sono reso conto che Franco (Giuseppucci)
aveva fatto qualcosa perché non si
andasse a fondo nella storia.
Int.:
Quant'era il vostro volume d'affari?
M.A.: Il
gruppo Magliana penso che è
il gruppo che meno ha accumulato
ricchezze, però eravamo diventati una
macchina, una pompa, un'idrovora, che
poi tutto quello che entrava, la maggior
parte dei proventi insomma, andava
retribuito ai vari avvocati, perché noi
avevamo a disposizione quasi tutti gli
avvocati di Roma, medici, dottori e
perché no anche qualche politico,
cancellieri, c'è stato un periodo in cui
noi entravamo con le macchine al
servizio di stato, entravamo sotto il
tribunale, scricavamo, lasciavamo
insomma, pellicce, oggetti di
antiquariato, noi avevamo un contatto
con un capo cancelliere, poi lui ci
diceva che quei giudici erano corrotti,
non so se si vantava o no, sta di fatto
che poi quei processi prendevano la
direzione che volevamo noi.
Int.: Cosa
portavate a questo capo cancelliere?
M.A.: di
tutto, a parte i soldi ci chiedevano
pellicce, cornici, specchi, oggetti di
Bulgari, e c'era Claudio Sicilia... [che
diceva:] questa cosa si può controllare,
aveva un processo per omicidio che
doveva andare in definitivo, [e] se lei
controlla quanti anni, noi ogni volta
che andavamo lì, veniva aperto un
armadietto e il fascicolo veniva messo
sempre sotto, lasciavamo dieci, quindici
milioni, il fascicolo riguardava un
omicidio commesso dal Sicilia e già
condannato in I° e II° grado, non lo
mandavano in definitiva, non veniva mai
fatta la Cassazione, veniva sempre
ritardato.
Int.: Per
quanto riguarda invece, diciamo i
rapporti con I politici e con la
magistratura, lei teneva i rapporti con
la sfera medica soprattutto, con i
politici e i magistrati chi è che se ne
occupava?
M.A.: Il
gruppo del Testaccio (Trastevere -
Enrico De Pedis). [Noi] avevamo gli
Ospedali di Roma, Sant'Eugenio, San
Camillo, le cliniche,il Centro Clinico
Regina Coeli, il Centro Clinico di
Rebibbia, sono cose importanti, ma sono
importanti... il dirigente sanitario del
carcere, penso che ha un valore
importante ai fini del processo, della
carcerazione. Immagini un po', insomma,
una persona importante che entra nel
carcere e non vuole fare il carcere,
basta insomma che il dirigente sanitario
lo manda in clinica, cose che succedono
anche adesso, lo manda in clinica,
ricoverato, e dopo tre o quattro mesi
prende la libertà provvisoria per causa
malattia.
Per
quanto riguarda il dirigente sanitario
di Rebibbia, un giorno venne nella mia
cella, mi disse che era in difficoltà
perché era stato arrestato, era stato
portato [in carcere] Michele Sindona...
Int.: Nel
carcere di Rebibbia...
M.A.: Era
stato messo nella cella di Alì Agca,
perché lui era momentaneamente assente,
e stava ricevendo delle pressioni sia
dalla Chiesa che dalla politica per il
trasferimento, c'era chi lo voleva far
trasferire e chi lo voleva invece
fermare a Rebibbia.
Int.:
Quando Sindona viene trasferito, e
lascia Rebibbia, poi...
M.A.: Poco
dopo... si suicida? Diciamo così?
Int.:
Prende il caffè.
M.A.:
Prende il caffè.
Int.: E...
questo dirigente sanitario aveva delle
pressioni, chi è che voleva che sindona
lasciasse Rebibbia?
M.A.: Non
me lo ricordo bene.
Int.:
Erano personaggi dello Stato e della
Chiesa?
M.A.:
Politici e della Chiesa. C'era chi lo
voleva fermo, lì a Rebibbia, insomma chi
lo voleva proteggere, e chi lo avrebbe
mandato in un carcere fuori Roma.
Int.: I
rapporti della Banda della Magliana con
il Vaticano...
M.A.: I
rapporti già c'erano appunto negli anni
settanta, dal settanta. All'epoca si
conosceva Monsignor Casaroli, il
rapporto ce l'aveva Franco (Giuseppucci).
In quel tempo Renato (Enrico De Pedis)
era detenuto, e lui si occupava,
insomma, del processo di Renato per
farlo uscire.
Int. Dopo
il rapimento di Moro chi è che viene a
chiedervi qualcosa?
M.A.: E'
venuto l'onorevole Piccoli, ma non è
tanto il fatto che sia venuto lui, ma
chi ce l'ha mandato.
Int.: Ci
racconta come è avvenuto questo
incontro, dove eravate...
M.A.: E'
avvenuto a Viale Marconi sul bordo del
fiume, insomma.
Int.: Chi
eravate?
M.A.:
Eravamo un po' quasi tutti della Banda.
Comunque c'eravamo io, Franco
Giuseppucci, Nicolino Selis che appunto
aveva preso il contatto ...ma vede
Flaminio Piccoli era stato mandato da
Raffaele Cutolo...
Int.: Che
era amico di Nicolino Selis...
M.A.:
...di Nicolino Selis, e voleva sapere
insomma, se potevamo fare qualcosa per
salvare la vita di Moro.
Oggi non
escludo che abbia dato anche qualche
informazione Franco, senza dirmi niente,
conoscendolo...
Int.: Che
tipo di informazione?
M.A.: Può
aver detto dove si trovava? ...
All'epoca, anche perché era la zona
nostra.
Voce: Il covo dove fu tenuto prigioniero
l'Onorevole Moro prima di essere ucciso
fu in Via Montalcini, tra via Portuense
e via della Magliana poco distante dalle
abitazioni di alcuni componenti della
Banda della Magliana.
Int.:Altri politici vi hanno fatto
sapere che non dovevate più interessarvi
alla liberazione, all'individuazione del
covo di Moro, è vera questa storia?
M.A. No,
non sarebbero venuti proprio da me...
Int.:Da
chi sarebbero andati?
M.A. Da
Franco, o da Danilo Abbruciati.
Voce: L'iniziativa di Franco Giuseppucci,
di De Pedis e di Abbruciati venne
bloccata dai referenti romani di Cosa
Nostra. Secondo le deposizioni che sono
agli atti Pippo Calò intervenne dicendo
che politici importanti della Democrazia
Cristiana, in realtà, Moro, lo volevano
morto.
Grosseto, arresto eccellente Banda
Magliana, in manette il capo Maurizio
Abbatino
ARRESTATO a Grosseto Maurizio Abbatino,
capo storico della Banda della
Magliana. L'uomo, 53 anni, ormai da
qualche anno risiedeva nel capoluogo
maremmano beneficiando, sotto
protezione, della detenzione
domiciliare in quanto collaboratore di
giustizia. Ma ieri il tribunale di
sorveglianza di Roma ha sospeso i
«benefici». Alle 10,30 infatti due
poliziotti hanno suonato alla porta
dell'appartamento di Abbatino,
notificandogli l'avvenuta revoca dei
benefici. L'ex capo della Magliana è
stato portato prima in Questura quindi
in un carcere «top secret». Questo in
quanto con le sue testimonianze
Abbattino ha contribuito in modo
signficativo alla ricostruzione di
tutti crimini della Banda che per
tutti gli anni Settanta seminò panico
e terrore a Roma, con conseguente
arresto dei principali boss.
«ENTRO sessanta giorni — ha detto il
suo difensore, l'avvocato Alessandro
Capograssi — dovrà essere fissata
l'udienza nella quale si dovrà
decidere se convalidare o meno il
provvedimento».
Il legale sostiene di non conoscere le
ragioni che hanno indotto il Tribunale
di Sorveglianza di Roma a sospendere i
domiciliari. '«Analoga vicenda
accaddeal mio assistito due anni fa —
ha spiegato l'avvocato — e ciò avvenne
alla vigilia della testimonianza che
Abbatino doveva rendere nel corso del
processo per l'omicidio del banchiere
Roberto Calvi. Fu chiuso nel carcere
di Sulmona per una presunta
violazione. In quel caso, però, il
provvedimento non venne confermato e
dopo poco pochi giorni fu riammesso ai
domiciliari». Il 5 dicembre prossimo,
Abbatino dovrà difendersi dall'accusa
di diffamazione nei confronti dell'ex
questore Pompò per le dichiarazioni
rese nel corso della trasmissione «Chi
l'ha visto?».
ABBATINO fu arrestato a Caracas nel
1992, al termine di una lunga e
laboriosa indagine condotta dal
giudice Otello Lupacchini.All'epoca
soprannominato dagli amici «Crispino»,
per la sua capigliatura folta e
riccia, Abbatino, sin dall'inizio fu
legato a Franco Giuseppucci detto «il
Negro», con cui ben presto diventò il
capo della Magliana. Nel 1985 fu
arrestato e condannato a 20 anni per
omicidio, traffico di droga e
associazione a delinquere. Dopo aver
ottenuto gli arresti domiciliari per
un presunto tumore osseo, Abbatino fu
ricoverato nella clinica romana «Villa
Gina'» per una distrofia muscolare.
Dalla clinica, nel 1986, Abbatino
evase calandosi da una finestra con le
lenzuola. Solo a gennaio 1992 fu
arrestato di nuovo a Caracas, in
Venezuela, ed estradato in Italia a
ottobre. Dopo il nuovo arresto,
Abbatino, a cui gli ex compagni di
malavita nel frattempo avevano
ammazzato il fratello, decise di
pentirsi e quindi fu sottoposto ad un
programma di protezione. Nelle sue
deposizioni ai vari processi, tra cui
quelli per l'omicidio Pecorelli,
Abbatino ha parlato della struttura
della banda della Magliana, dei
rapporti con personaggi politici, con
esponenti del terrorismo nero, con la
mafia, con il gruppo ili gruppo di
Turatello, Flavio Carboni e Francesco
Pazienza, del deposito di armi
nascosto a Roma al Ministero della
Sanità. L'11 ottobre dell'anno scorso,
la terza corte di Assise di Roma ha
dichiarato la prescrizione, a circa 25
anni dai fatti contestati, per
Maurizio Abbatino e altri tre
esponenti della Banda della Magliana,
accusati di cinque omicidi. Il
processo, arrivato in aula dopo una
lunghissima serie di intoppi
procedurali, costituisce solo uno
stralcio del processo principale alla
Banda della Magliana.
IN MAREMMA Maurizio Abbatino si era
costruito una nuova identità, il
cognome lo scelse aprendo a caso un
elenco telefonico, una nuova
occupazione, di fatto una nuova vita.
Una vita che voleva essere opposta a
quella che aveva contraddistinto la
prima parte della sua esistenza.
Sicuro, freddo, (non a caso il
«Freddo» è il nome con cui Giancarlo
De Cataldo lo chiama nel suo «Romanzo
Criminale», diventato anche un
successo sia al cinema che in Tv)
nella sua vita da gangster,
silenzioso, dimesso sempre pronto a
farsi in quattro per gli altri. nel
suo lungo soggiorno grossetano. In
modo particolare Abbatino si era
dedicato alle persone abbandonate da
tutti. Da anni infatti Abbattino, con
la sua nuova identità, era un
volontario apprezzato e attivo di
un'associazione di Grosseto che si
occupa degli ultimi e dei desiderati.
Arrestato Maurizio Abbatino
ex boss della Banda della Magliana
Quando gli agenti della polizia
penitenziaria hanno bussato alla porta
dell´appartamento dove viveva,
protetto da un´identità di copertura,
"Il Freddo" è sbiancato. Prima di
tornare in cella, ha chiesto di
telefonare al suo avvocato e, con
poche parole concitate gli ha spiegato
cosa stava accadendo. Poi, rassegnato,
è salito su un cellulare diretto a un
carcere, segreto anche questo, dove,
presumibilmente, resterà solo qualche
giorno.
Nuovo arresto, per una banale
violazione degli obblighi imposti dal
regime di arresti domiciliari, per
Maurizio Abbatino, 59 anni, uno dei
leader storici della Banda della
Magliana: ha incautamente rivelato
l´indirizzo (ovviamente top secret)
del suo rifugio in un´istanza al
magistrato. Custode di tenebrosi
misteri e collaboratore di giustizia,
con tanto di stipendio del programma
di protezione, "Crispino"(come lo
chiamavano ai tempi degli omicidi in
serie e delle feste a champagne e
cocaina) oggi è un uomo ben diverso da
allora, distrutto nel fisico dalla
malattia (era sieropositivo già nel
1986 quando Nicola Cavaliere, allora
capo della mobile, lo individuò a
Caracas) ma ancora capace di ritrovare
un po´ dell´antica verve.
Come nell´intervista del 7 novembre a
"Chi l´ha visto" (e culminata nella
querela di un ex funzionario di
polizia) in cui ricordò i fasti
passati della gang: «Avevamo a
disposizione quasi tutti gli avvocati
di Roma, medici, dottori, perché no,
anche qualche politico. C´è stato un
periodo in cui entravamo con le
macchine al servizio dello Stato,
entravamo sotto al tribunale,
scaricavamo pellicce, oggetti
d´antiquariato, avevamo un contratto
con un capo cancelliere che ci diceva
che quei giudici erano corrotti... i
processi prendevano la direzione che
volevamo noi».
«Non ho ancora potuto vedere il
provvedimento - spiega l´avvocato
Alessandro Capograssi, legale di
Abbatino - entro due mesi dev´essere
fissata un´udienza in cui si deciderà
se convalidare o no la decisione e
spero di farla revocare. Le condizioni
di salute del mio cliente sono molto
precarie e sarebbe gravissimo, tra
l´altro, se fosse stato rinchiuso in
un penitenziario dove si trova qualche
ex componente della banda. Maurizio
Abbatino non ha commesso reati, non è
uno di quei pentiti che tornano dentro
per spaccio o estorsione, è una
persona completamente diversa da un
tempo». Già due anni fa Maurizio
Abbatino (a pochi giorni dalla
testimonianza al processo per la morte
di Roberto Calvi) fu arrestato e
rinchiuso nel carcere di Sulmona
perché girava in macchina con
l´assicurazione scaduta. Il
provvedimento non fu confermato,
proprio alla vigilia del trasferimento
di "Crispino" a Secondigliano dove si
trovava un ex complice Giorgio
Paradisi che aveva qualche buon motivo
per fargliela pagare (Paradisi, in
seguito, è morto di malattia).
Di certo l´uomo alto e macilento
apparso di spalle in televisione ha
poco a che vedere col personaggio
inquietante interpretato da Kim Rossi
Stuart nel film di Michele Placido.
Membro del triumvirato che, con Enrico
De Pedis ("Renatino") e Franco
Giuseppucci ("Er Negro") dette vita a
una delle bande più celebrate da
cinema, letteratura e fiction,
Maurizio Abbatino sopravvisse alla
sanguinosa faida interna scaturita
dopo la divisione tra la fazione dei "Testaccini"
e il gruppo della Magliana. La
decisione di collaborare maturò
probabilmente, nel 1990 dopo
l´assassinio del fratello Roberto,
venditore di souvenir. Il cadavere
venne ripescato nel Tevere con 33
ferite da taglio.
LA TERZA FASE, anni
2000: LEGALIZZAZIONE ED EMERSIONE.
IL RUOLO DI ALEMANNO,LA SECONDA
GENERAZIONE
Nella suaricostruzionedel
complesso sistema di potere messo su
da Alemanno,sindaco di Roma dal 2008,
e dai suoi, Fittipaldi parte dai due
personaggi più influenti
dell’amministrazione [che] non sono
assessori, ma due amici del sindaco:
Franco Panzironi e Riccardo Mancini.
Del primo, a capo dell’Ama,
si sa praticamente tutto. Meno noti,
invece, sono i trascorsi dell’uomo che
Alemanno ha voluto alla guida diEur
spa,
società controllata dal Campidoglio e
dal ministero dell’Economia che ha nel
suo portafoglio immobili per centinaia
di milioni.
Mancini, classe 1958, ha finanziato la
campagna elettorale del 2006 e ha
fatto da tesoriere durante quella del
2008. È un imprenditore di successo:
erede di parte del patrimonio della
famiglia Zanzi (energia e
riscaldamento), ha comprato nel 2003
la Treerre, società di bonifiche e
riciclaggio che fattura oltre 6
milioni di euro l’anno.Anche lui, che ha sempre vissuto
all’Eur, è stato vicino ai camerati di
Avanguardia nazionale: nel 1988 è
stato processato – insieme ai leader
del movimento Stefano Delle Chiaie e
Adriano Tilgher, che oggi lavora in
Regione con Teodoro Buontempo – e la
Corte d’Assise lo condannò a un anno e
nove mesi per violazione della legge
sulle armi.. Ora, dopo vent’anni,
Alemanno gli ha dato le chiavi di un
quartiere che conosce bene, quello del
“mitico” bar Fungo, dove un tempo si
ritrovavano quelli di Terza posizione,
i ragazzi di Massimo Morsello e il
gruppo di Giusva Fioravanti.Una
curiosità: un socio in affari di
Mancini, Ugo Luini (amministratore
della holding del gruppo, la Emis) è
pure tra i consiglieri della
fondazione del sindaco, Nuova Italia.
Mancini e Panzironi, ovviamente, si
conoscono bene. A novembre il capo
dell’Eur Spa ha assunto Dario, il
figlio di Franco, già portaborse al
Comune e ora funzionario con contratto
a tempo indeterminato. La scelta ha
fatto gridare allo scandalo il
centrosinistra, ma sono altre le
indiscrezioni che preoccupano
Alemanno..
Mancini, l’uomo che dovrebbe gestire
la Formula 1, è infatti amico di
Massimo Carminati, tra i fondatori dei
Nar e leader della sezione dell’Eur,
simpatizzante di Avanguardia Nazionale
e sodale della Banda della Magliana:
il personaggio del “Nero” del film
“Romanzo Criminale” è ispirato alla
sua storia. I due sono spesso insieme,
tanto che qualcuno sospettava che l’ex
estremista (incriminato per vari
delitti efferati ma assolto – quasi
sempre – da ogni accusa) fosse stato
assunto dalla municipalizzata.
«Una sciocchezza» chiosano a
“L’espresso” gli uomini del sindaco
«Mancini lo vede solo perché si
conoscono da anni. Nessun rapporto di
lavoro».
Chiarito che Carminati è un
"batterista" maglianese legato a
Giuseppucci più che ai NAR
1. non è tra i fondatori dei Nar (era
solo compagno di scuola e amico di
avventure con Valerio Fioravanti e
Franco Anselmi, i veri capi del primo
gruppo di fuoco dei Nar)
2. non esisteva nessuna sezione Eur
del Msi: il ritrovo dei camerati era
lo stesso bar Fungo frequentato da
Giuseppucci ma anche dagli
ndranghetisti in trasferta
3. non era simpatizzante di
Avanguardia Nazionale ma solo compagno
di batteria con Peppe Dimitri
possiamo provare a sciogliere
l’ingarbugliato nodo. Proprio a
partire dalla figura di ques’ultimo.
Perché Peppe Dimitri è il vero snodo
dell’intera vicenda.
E’ lui, infatti, l’organizzatore della
famosa rapina alla Chase Manhattan
Bank dell’Eur il cui bottino (traveller’cheque)
sarà affidato a Giuseppucci per il
riciclaggio e lo porterà per qualche
mese in galera. PEPPE Dimitri ha
militato al liceo in Avanguardia
Nazionale e dopo lo scioglimento del
gruppo ha trasportato la lezione delle
“Guardie Runiche” (il “corpo scelto”
del gruppo) in Terza posizione. Alla
fine degli anni ’70 è il leader più
noto e più amato della “piazza nera”
romana. Nell’estate del 1979 decide
di organizzare una batteria di
rapinatori per liberarsi dalla
necessità del lavoro e finanziare la
latitanza dei suoi amici
avanguardisti. Mette a frutto la sua
rete di amicizie politiche, che
comprende funzionari di banca e
guardie giurate, per assicurarsi buone
“basi”. Carminati e un altro giovane
“guerriero” destinato a una tragica
fine, Alessandro Alibrandi, cresciuti
all’Eur nel mito di “Peppe”, fanno
parte del gruppo di fuoco. In due
mesi compiono quattro-cinque rapine
impeccabili per organizzazione.
Riccardo Mancini è un altro dei
fedelissimi di Dimitri e si ritroverà
imputato con lui nel processo per la
ricostituzione di Avanguardia
nazionale. Vent’anni dopo Peppe
Dimitri diventerà consigliere politico
di Alemanno e sarà lui a portargli in
dote il rapporto con centinaia di
militanti più o meno duri e puri della
“piazza romana”. E il leader
postfascista li trainerà con sé nella
lunga marcia nelle istituzioni. A
questo gioco è del tutto estraneo
Carminati. Il “Nero”, a sua volta,
quando è colpito da mandato di cattura
per i Nar e decide di fuggire
all’estero, è in compagnia di un altro
avanguardista-rapinatore, Mimmo
Magnetta, che delle “guardie runiche”
era stato addirittura il capo. La
polizia li aspettava al valico di
frontiera e apre il fuoco a freddo,
convinta che nell’auto ci fossero i
capi superstiti dei Nar (Francesca
Mambro, Giorgio Vale e Cavallini).
Carminati perderà un occhio ma visto
la pioggia di piombo scaricata
dall’antiterrorismo se la caverà bene.
Ma quell’esperienza lo segnerà per il
resto della vita.
Come ha raccontato, nelle sue
confessioni, Fabiola Moretti (la
spacciatrice bionda di “Romanzo
criminale 2″): “Lo sentivo diverso da
noi. Noi commettevamo certe azioni
perché avevamo bisogno di vivere, e
non conoscevamo altro modo che quello
per vivere. Massimo Carminati e i
fascisti come lui commettevano le
stesse azioni per gusto, per fanatismo
ideologico, e ne ricavavano anche
soldi, ma il movente primo era
l’ideologia. Per questo non mi
piaceva, e lo dissi a brutto muso a
Danilo, il quale invece la pensava
diversamente, mi diceva che Massimo
era un bravo ragazzo, lo stimava
moltissimo (…) Massimo era un tipo
taciturno, serio, educato rispetto
alla media delle persone che
frequentavamo (…) Era stato coinvolto
in un conflitto a fuoco, diceva sempre
che dopo quell’episodio in cui sarebbe
potuto morire, ogni giorno in più di
vita era tanto di guadagnato,
mostrando così una sorta di
disinteresse per la morte” .
DOPO IL MASSACRO DI PRATI,ARRESTATA
L'HOLDING DE TOMASI,LUGLIO 2011
Due anni d'indagine della Mobile.
Coinvolte 100 persone, 11 arresti, tra
cui De Tomasi, esponente della banda
della Magliana e finito. Una holding
familiare con i soldi nascosti nel
cuscino. Legami con il caso Orlandi.
Tra le vittime anche
Marco Baldini, la "spalla" di
Fiorello, che
spiega: non sono una vittima di usurai
Era un giro di usura con un centinaio
di vittime, tra cui medici,
imprenditori, commercianti e
personaggi dello spettacolo quello
sgominato dalla squadra mobile di
Roma. Le indagini, durate quasi due
anni, hanno permesso di ricostruire
l'impressionante giro di affari che
ruotava prevalentemente intorno alla
famiglia di Giuseppe De Tomasi, detto
"Sergione", esponente nel 1970 della
Banda della Magliana,
che si può quantificare in movimenti
di denaro per oltre 100.000 euro a
settimana. Sequestro di 10 immobili, 9
società, 12 automezzi e 3 circoli dove
si praticava il gioco d'azzardo.
L'operazione, avviata nel 2008, è
scattata alle prime ore dell'alba e
coordinata dalla Direzione
Distrettuale Antimafia della capitale,
ha portato all'arresto per usura,
estorsione e riciclaggio di 11
persone. Che si intrecciano con uno
dei ''cold case'' più noti della
recente storia italiana: il sequestro
di Emanuela Orlandi.
Ed è proprio dall'inchiesta del
procuratore aggiunto Gian Carlo
Capaldo sui legami tra la scomparsa
della Orlandi con la Banda della
Magliana che inquirenti hanno fatto
luce sul gruppo di usurai.
Giuseppe De Tomasi
detto "Sergione", secondo gli
inquirenti a capo del gruppo finito in
manette e storico componente della
banda della Magliana, è il ''Mario''
che , il 28 giugno '83, sei giorni
dopo la scomparsa di Emanuela telefonò
a casa della famiglia della ragazza.
Tra gli arresti c'è anche il figlio di
De Tomasi, Carlo Alberto, che secondo
una consulenza fonica sarebbe la
persona che nel 2005 chiamò alla
trasmissione ''Chi l'ha visto''
affermando che nella basilica di Sant'Apollinare
era sepolto Enrico De Pedis, detto
Renatino.
Il padre di
Flavio Simmi,
l'uomo ucciso a colpi di pistola nel
quartiere Prati a Roma il 5 luglio
scorso, conosceva Giuseppe De Tomasi,
il boss dell'organizzazione criminale
degli anni Settanta. Ma Capaldo, però
ha voluto precisare che ''ciò non è
uno spunto investigativo: gli ultimi
fatti di cronaca, compreso l'omicidio
in Prati, non sono oggetto di questa
inchiesta anche perché rapporto tra il
padre di Simmi, Roberto, e Sergione De
Tomasi risale a molti anni fa''.
Una holding familiare.
Nell'operazione, denominata ''Luna nel
Pozzo", sono finiti in manette anche
la moglie di ''Sergione'', Anna Maria
Rossi, la figlia Arianna, la
consuocera e il genero. Una struttura
''familiare'' in cui tutti avevano un
ruolo preciso: dai semplici ''autisti''
a coloro i quali erano destinati a
riscuote le somme dalle vittime. Una
sorta di gruppo criminale tra
congiunti basato su un imponente giro
di usura e la gestione di sale da
gioco. Questo aveva creato Giuseppe De
Tomasi. ''Familiare'' anche il
nascondiglio di parte del tesoro della
banda: un cuscino dove sono stati
trovati 30mila euro. ''In quell'occasione
ci è sembrato strano - hanno spiegato
gli inquirenti - il fatto che De
Tomasi non mollasse mai il cuscino,
anche quando si è accasciato per un
malore''. La banda imponeva tassi
usurai che raggiungevano anche il 5
per cento mensili. Tra le vittime
imprenditori, uomini appartenenti alle
forze dell'ordine e personaggi del
mondo dello spettacolo.
''Si tratta di soggetti - ha spiegato
Vittorio Rizzi, capo della mobile -
costretti a chiedere prestiti anche
per debiti di gioco. In base a quanto
abbiamo accertato, De Tomasi sapeva
calibrare le richieste rispetto alla
disponibilità delle vittime: lo faceva
per evitare il rischio di denunce''.
Il figlio di Sergione, Carlo Alberto,
gestiva tre sale da gioco a Roma che
ora sono state poste sotto sequestro.
''I giocatori per fare fronte ai
debiti si rivolgevano all'uomo per
chiedere prestiti'', ha aggiunto
Rizzi.
In totale sono circa 54 le
perquisizioni effettuate e in
particolare una, ancora in corso,
presso l'abitazione della figlia di De
Tomasi, Arianna, dove gli inquirenti
sospettano sia nascosto il ''tesoro''
della banda. I conti correnti
sequestrati sono 21, dieci gli
immobili tra cui anche delle villette
in costruzione. Le forze dell'ordine
hanno posto sigilli anche a 10
autovetture e sequestrati le quote
azionarie di 10 società.
Il ringraziamento alla squadra mobile
e a tutti gli agenti impegnati nella
maxioperazione è arrivato dal sindaco
di Roma, Gianni Alemanno. ''Si tratta
di un duro colpo delle forze
dell'ordine contro la criminalità,
nello specifico l'usura e il
riciclaggio nella Capitale - ha
osservato il sindaco - con
un'impressionante giro d'affari che ha
coinvolto centinaia di vittime e che
contava fra gli affiliati anche nomi
già noti. Mi auguro che dopo questa
operazione, preceduta da anni di
indagini, vengano assicurati alla
giustizia in modo definitivo gruppi
criminali che hanno causato danni
gravissimi alla città e ai suoi
cittadini''.
Omicidio in Prati in pieno giorno /
video
il padre fu processato con banda
Magliana.
La
vittima, Flavio Simmi, 33 anni, si
trovava all'interno della propria auto
in compagnia di una donna, in via
Grazioli Lante. Ha cercato di darsi
alla fuga ma è caduto crivellato dai
colpi. L'uomo era già stato ferito in
un agguato in piazza del Monte di
Pietà. era figlio di un uomo
processato e poi assolto come
componente della banda della Magliana.
Il Pd:
emergenza sicurezza, intervenga Maroni.
Un omicidio che ha tutta l'aria di
essere un'esecuzione. Poco dopo le
9.30 - si era appena placato il
nubifragio che ha colpito Roma in
mattinata - in via Riccardo Grazioli
Lante all'incrocio con via Simone de
Saint Bon, nel quartiere Prati, un
uomo di 33 anni, Flavio Simmi, figlio
di un ex componente del nucleo storico
della Banda della Magliana (il padre
fu arrestato come riciclatore e poi
scagionato, oggi gestisce un
ristorante a due passi dal ministero
della Giustizia e assieme al figlio
gestiva un negozio di oreficeria) si
trovava al volante della propria auto,
una Ford Ka grigia, fermo al semaforo.
Accanto a lui si trovava una donna.
Dal nulla si è materializzato un
commando - secondo le prime, confuse
testimonianze potrebbe però essersi
trattato di un uomo solo - che gli ha
esploso contro nove colpi di pistola.
La vittima ha cercato di sgusciare
fuori dall'automobile, ma non ha fatto
in tempo a sfuggire ai suoi assassini:
è rimasto con i piedi incastrati
nell'abitacolo e il corpo riverso
sull'asfalto. Simmi aveva alcuni
precedenti penali per lesioni e rissa
e, appena qualche mese fa, era stato
gambizzato in piazza del Monte di
Pietà.
Sul posto è intervenuta la squadra
mobile. La banda
della Magliana, alla fine degli anni
Settanta, ha iniziato esattamente
così. Piccole guerre di borgata tra
criminali in erba per accaparrarsi,
quartiere dopo quartiere, il controllo
dei traffici illeciti nella Città
Eterna. Omicidi, sequestri, ricatti,
una scia infinita di sangue. Scommesse
clandestine, spaccio, traffico d'armi,
riciclaggio. Poi gli affari d'oro: il
denaro sporco investito
nell'immobiliare. E il controllo
assoluto sulla città. Un'escalation
quella di Giuseppucci, De Pedis e
Abbatino, i boss della più potente
organizzazione criminale che abbia mai
operato a Roma, che ha consentito loro
di costruire un impero.
Oggi la situazione a Roma sembra
ricalcare esattamente quanto accaduto
trent'anni fa. La storia si ripete.
L'impero torna ad essere appetibile e
c'è una lotta di quartiere per
l'egemonia dello spaccio di droga.
Omicidi, gambizzazioni per far capire
al rivale chi è il nuovo "re" sono la
testimonianza di una nascente
criminalità che spaventa. È
dall'analisi degli ultimi fatti di
cronaca che le forze dell'ordine hanno
fiutato l'allarme. "Scongiurato",
secondo il prefetto Giuseppe Pecoraro,
"perché capito in tempo".
La conquista delle periferie romane è
tra pregiudicati di "scarso profilo
criminale" nelle zone tra il Tuscolano,
Casilino,
Romanina,
Laurentino e l'hinterland dei Castelli
Romani. Ne sono convinti gli
investigatori, che indagano dopo gli
episodi di violenza e regolamenti di
conti, tra pregiudicati, avvenuti
nelle ultime settimane nella capitale.
Una tesi che comunque "esclude
l'esistenza di consorterie criminali
organizzate", come è emerso da una
riunione di coordinamento in
Prefettura, a cui hanno partecipato,
ieri mattina, anche i responsabili
provinciali delle forze dell'ordine.
Non si tratta dunque di piccoli
burattini mossi dalla mafia o dalla
'ndrangheta. Siamo alle piccole pedine
che puntano alla grossa fetta della
torta. Proprio come trent'anni fa, ai
tempi della Banda della Magliana.
L'episodio più grave è accaduto
intorno alle 23 di
domenica scorsa a Cecchina,
paese di settemila anime alle porte di
Roma, quando un gruppo di tre persone
ha fatto irruzione in un appartamento
sparando contro quattro pregiudicati,
uccidendone due e ferendo gravemente
gli altri. Quella stessa sera un uomo
era stato gambizzato a Primavalle,
mentre nei giorni seguenti, davanti a
un fast
food al Tuscolano,
un affiliato al clan dei Casamonica ha
subìto la stessa sorte e un'altra
persona è rimasta ferita.
Ma secondo i numeri diffusi dopo il
vertice, si registra "un decremento
degli omicidi e delle violenze
rispetto al passato che offre un
quadro rassicurante pur nel permanere
di un'attenzione alta degli
investigatori volta ad impedire il
radicamento nel territorio di Roma e
provincia di forme di criminalità
organizzata". Le indagini delle forze
dell'ordine, attivate fin dall'inizio
dell'anno, hanno già "consentito di
assicurare alla giustizia circa 50
esponenti della criminalità emergente
a conclusione di operazioni portate a
termine con successo dalla polizia di
stato, dai carabinieri e dalla guardia
di finanza". I numeri degli arresti
per droga sono spaventosi e il volume
d'affari gestito da questi criminali
di piccolo calibro lascia a bocca
aperta. Soltanto il Comando
Provinciale dei carabinieri
dall'inizio dell'anno a oggi ha
arrestato 1.024 persone e sequestrato
1.126 chili di cocaina e 4 di eroina.
La guardia di finanza ha invece
ammanettato, da gennaio alla fine di
maggio, 106 persone e sequestrato 110
kg di coca e 40 di eroina. La polizia,
soltanto nell'ultima operazione che ha
portato alla cattura di 66 persone, ha
tolto dalla piazza romana duecento
chilogrammi di polvere bianca,
stroncando un business da 10 milioni
di euro.
Arrestato Nicoletti, l’ex cassiere
della banda della Magliana
Enrico
Nicoletti, 84 anni, ex
“cassiere” della banda della Magliana,
è stato arrestato a Roma dalla
polizia. L’accusa è di associazione a
delinquere finalizzata alla
commissione di millantato credito,
truffa, usura, falso, riciclaggio e
ricettazione. In manette è finito
anche il suo braccio destro,
Alessio Monselles, 68 anni,
arrestato dagli uomini della Guardia
di Finanza, che hanno condotto nei
suoi confronti accertamenti di natura
patrimoniale.
Si tratta dell’ultimo atto
dell’operazione “Il Gioco è fatto”,
nel cui ambito la Squadra mobile di
Roma, guidata da Vittorio
Rizzi, aveva già eseguito
nell’ottobre scorso una prima tranche
di misure cautelari e per la quale la
scorsa settimana la Divisione
anticrimine aveva eseguito un
sequestro preventivo di beni per un
valore di circa 2 milioni e mezzo di
euro. Nicoletti secondo gli
investigatori “era a capo del
sodalizio criminoso, che, attraverso
il millantato credito, truffava ignare
vittime interessate all’acquisto di
beni immobili oggetto di aste
giudiziarie”. Proprio a lui sarebbero
stati destinati i proventi
dell’attività illecita, poi
reinvestiti in attività commerciali e
beni immobili. Quanto a Monselles, per
lui all’interno dell’organizzazione
era stato disegnato il ruolo di
factotum tra l’ex boss della banda
della Magliana e gli altri associati,
“con compiti ben precisi nella
ricezione dei proventi ricavati e
nella relativa consegna allo stesso
capo dell’organizzazione”.
I giocatori e i tifosi
sono detti The Lions (I Leoni)
anche se originariamente erano
soprannominati The Dockers, in
riferimento all'origine portuale della
squadra (la zona sud-est di Londra era
sede di molte banchine portuali).
Contrariamente a quanto si crede il
nomignolo Lions non deriva dalle
origini
scozzesi
della squadra, ma fu coniato solo nel
1900 per celebrare l'ottimo percorso
compiuto dal Millwall nell'edizione
della
FA Cup 1899-1900.
La divisa tradizionale
consiste in maglietta blu, calzoncini
bianchi e calzettoni blu.
Il Millwall Rovers fu
fondato dai lavoratori della J.T. Morton
a Millwall nell'East End di Londra,
precisamente sull'Isle
of Dogs nel
1885. La J.T. Morton era proprietà dello
scozzese James Morton, il quale aprì la
sua fabbrica sull'Isle
of Dogs nel
1870,
attirando manodopera da tutto il paese,
inclusa la costa orientale della
Scozia.
Il gruppo di operai che fondò il
Millwall infatti era in maggioranza (ma
non esclusivamente) scozzese. Nel
1889
il club fu ribattezzato Millwall
Athletic.
Da allora il club, che
nel
1985
cambiò denominazione in Millwall
Football & Athletic Company Limited, ha
trascorso la maggior parte della propria
storia nelle divisioni inferiori
all'attuale
Premier League,
in cui militò per sole due stagioni, nel
1988-1989 e nel 1989-1990. La squadra
che salì alla ribalta in quel biennio
contava su un giovane
Teddy Sheringham
e su
Tony Cascarino.
Nel 2009-2010, dopo
aver battuto lo
Swindon Town
per 1-0 nella finale play-off di
Football League One,
è tornato in seconda divisione.
FIRM E TRASPOSIZIONE CINEMATOGRAFICA,IL
FENOMENO HOOLIGANS
Il quartiere di
appartenenza del Millwall (Bermondsey,
Cold Blow lane, Isle of Dogs) era una
delle zone più povere e problematiche di
Londra: zona di portuali, manovali,
working class. Questo clima sociale
fece sì che i tifosi del Millwall F.C.
fossero (e ancora lo sono) tra i più
violenti di
Inghilterra:
il loro gruppo hooligan, i
Millwall Bushwackers,
è uno dei gruppi più famosi di tutta la
storia hooligan inglese ed europea:
questo è il motivo della fama del
Millwall in Italia, che non può essere
chiaramente causata da meriti
calcistici, essendosi il Millwall sempre
barcamenato tra la seconda e terza
divisione. Il motto dei tifosi del
Millwall, che è anche una delle loro
canzoni più note, è No One Likes Us,
We Don't Care (non piacciamo a
nessuno ma non ci importa niente). È
degli hooligans del Millwall
l'invenzione del
Millwall brick,
un'arma fatta con un giornale
arrotolato. La più forte rivalità dei
tifosi del Millwall è con il
West Ham,
squadra anch'essa di Londra, situata
sulla sponda opposta del
Tamigi:
la rivalità calcistica si è sovrapposta
alla preesistente rivalità territoriale
data la vicinanza delle due zone.
Nell'agosto del 2009 si verificano
violenti scontri prima, durante e dopo
il match valido per la Coppa
d'Inghilterra tra Millwall e West Ham
che terminano con il tragico bilancio di
un tifoso morto in seguito a ferite da
arma da taglio ed altri feriti anche tra
le forze di polizia.[1]
[2]
Altre accese rivalità si riscontrano con
il
Crystal Palace,
il
Chelsea F.C.
e con il
Charlton Athletic F.C..
La Firm del Millwall ha ispirato il film
Hooligans del 1995 localizzato a
Shadwell,un quartiere adiacente a
Millwall, a ridosso dell'Isle of Dogs.
Millwall Bushwackers
La Millwall Bushwackers è una
delle firm più note e violente
dell'hooliganismo
inglese. Legata al
Millwall Football Club, ha avuto
origine nei primi
anni ottanta, quando il movimento
hooligan era nel periodo di massima
vitalità.
Sebbene la prima firm legata al
Millwall fosse stata la F-Troop,
i Bushwackers sono stati tra le
più attive firm degli
anni ottanta, e i più attivi
hooligans del Millwall. Il loro
principale scopo era quello di causare
scompigli e scontri agli incontri
calcistici della propria squadra. In
diverse occasioni sono stati accusati di
aver causato alcuni fra i peggiori atti
di violenza del calcio inglese.
Presero e adattarono il loro nome dai
Bushwhackers, un gruppo militare
che tendeva agguati durante la
guerra civile americana.
La firm è tuttora esistente, sebbene
non abbia più le stesse dimensioni
numeriche degli anni '80. Ciò è dovuto
in parte all'iniziativa di tesseramento
dei tifosi da parte dell'ex presidente
del Millwall Theo Paphitis, in seguito
agli incidenti avvenuti fuori al
New Den Stadium la sera della
semifinale playoff contro il
Birmingham City, nel maggio 2002. Il
sergente Russell Lamb del
Metropolitan Police Service,
descrisse gli incidenti di quella sera
come la peggior forma di violenza che
avesse mai visto nella sua carriera[1].
È loro l'invenzione del
Millwall brick, un'arma improvvisata
fatta di sola carta di giornale piegata
e pressata in modo tale da ottenere la
durezza di una mazza o un tubo. Nasce
dall'impossibilità per i tifosi inglesi
di portare all'interno degli stadi
oggetti contundenti.
.
Silva-Barry-Dzeko: che
City! Triis al Bolton e primo posto
La squadra di Mancini
vince 3-2 fuori casa: secondo successo
consecutivo e primo posto in classifica. In
campo nel secondo tempo anche Tevez
LONDRA, 21 agosto -
Seconda partita di Premier e secondo successo
per il Manchester City di Roberto Mancini, che
ha vinto per 3-2 sul campo del Bolton. Al
match ha preso parte, partendo dalla panchina
ma poi entrando al 22' della ripresa al posto
del connazionale Aguero, anche quel Carlitos
Tevez che sogna l'Inter e continua a dire di
voler lasciare i 'Citizens', oggi in maglia a
strisce rossonere.
APRONO SILVA E BARRY - Dopo che Aguero aveva
sbagliato, al 18', una facile occasione per
portare in vantaggio la sua squadra, il City è
passato al 26' con uno dei suoi uomini
migliori, lo spagnolo David Silva, che ha
segnato con un bel tiro di sinistro ma grazie
anche alla 'collaborazione' del portiere
avversario Jaaskelainen. Al 35' altra chance
sprecata da Aguero, poi al 38' raddoppio di
Barry con un sinistro da fuori area. La festa
per il 2-0 è però durata poco, perchè nemmeno
due minuti dopo ha segnato il Bolton con
Klasnic su passaggio di Petrov, l'ex di turno.
DZEKO CHIUDE I CONTI - Ad inizio ripresa il
City ha ristabilito le distanze con Dzeko,
mentre al 18' Davies ha riportato sotto la
squadra di casa con un colpo di testa vincente
su assist del solito Petrov. C'è stata poi
l'entrata in campo di Tevez, ma il City negli
ultimi 20' di gioco ha badato prevalentemente
ad 'amministrare' la partita (vista in
panchina, per tutta la sua durata, da Mario
Balotelli), portando alla fine a casa un
prezioso successo che lo proietta in testa
alla classifica a punteggio pieno, ovvero 6
punti. Nelle altre sfide di oggi il Wolverhampton
ha superato 2-0 il Fulham 2-0, è finita in
parità 1-1 Norwich-Stoke City.
Premier League,
Ecclestone e Briatore
vendono il QPR al patron della Lotus
I due
protagonisti della F1 hanno ceduto le loro quote
(il 66%) del Queens Park Rangers, storico club
di Londra, al magnate malese dei cieli Tony
Fernandes
Bernie Ecclestone e Flavio Briatore non sono
più i proprietari del Queens Park Rangers,
storico club di Londra. I due grandi
protagonisti del circus della Formula Uno (Briatore
in realtà è ancora fuori dai giochi per via di
una radiazione comminata dalla Federazione
internazionale dell’automobile nel 2009) hanno
girato le loro quote, che rappresentano il 66
per cento delle azioni QPR, al magnate malese
dei cieli Tony Fernandes.
Briatore ed Ecclestone, amici-nemici dai tempi
in cui l’ex manager della Renault faceva
grande la casa automobilistica nei circuiti di
tutto il mondo, avevano deciso di rilevare il
QPR nell’agosto del 2007. Il club era prossimo
al fallimento, navigava a vista in
Championship (la serie B inglese) senza alcuna
certezza rispetto al proprio futuro. Bernie e
Flavio sono arrivati al momento opportuno,
quando l’affare era ghiotto e valeva la pena
rischiare. Per intenderci, i due hanno
presentato un’offerta pari a 14 milioni di
sterline, che non saranno noccioline, ma
rispetto alle possibilità di sviluppo in
prospettiva (vedi passaggio in Premier League)
non erano e non sono una cifra improponibile,
tutt’altro. Al momento dell’insediamento, la
nuova proprietà si è data l’obiettivo di
raggiungere il massimo campionato inglese
entro quattro anni. Ci sono riusciti, oggi il
QPR gioca in Premier.
Bernie e Flavio possedevano, come detto, il 66
per cento delle azioni della QPR Holdings
Limited, la cassaforte creata ad hoc per
gestire e coordinare le attività del club. Il
restante 33 per cento era stato acquisito dal
tycoon dell’acciaio Arcelor Mittal,
uno degli uomini più ricchi al mondo. Proprio
l’ingerenza di Mittal negli affari della
società pare sia una delle cause principali
del passo indietro di Ecclestone e Briatore.
Che mal avrebbero digerito la sua offerta
(“offensiva”, secondo i giornali inglesi,
perché troppo bassa) di diventare l’unico
proprietario dei Rangers. E pure le
dichiarazioni rilasciate dall’imprenditore
indiano a proposito del siluramento del
presidente della QPR Holdings,
Ishan Saksena, uomo di fiducia di
Mittal.
Bernie e Flavio hanno così preferito vendere
la quota di loro competenza (i numeri
dell’operazione non sono ancora stati resi
noti) all’amico Tony Fernandes, che condivide
con i due la passione per i motori e la
Formula Uno. Il numero uno di AirAsia,
compagnia low-cost malese con base a Kuala
Lumpur, è infatti, tra le altre cose, il
patron del Team Lotus, che nel 2010 è tornato
a dare battaglia sui circuiti di tutto il
mondo. Fernandes ha fatto esperienza come
manager di livello internazionale presso il
Warner Music Group. Pare sia anche un discreto
chitarrista e questo non può che far piacere a
chi segue il QPR. Già, perché tra i tifosi
illustri del club londinese ci sono Alan Wilder, ex di lusso
dei Depeche Mode, Robert Smith
dei Cure, Ian Gillan
dei Deep Purple e Mick Jones
dei Clash. Soltanto per citare i più noti.
Queste le prime dichiarazioni ufficiali di
Fernandes, ex tifosissimo del West Ham: “Ho
vissuto nella zona di Uxbridge Road e lì sono
cresciuto. I Rangers sono una delle prime
squadre che ho visto giocare dal vivo a Loftus
Road. La possibilità di entrare a far parte
del club mi è stata proposta dai precedenti
proprietari ed adesso eccomi qui. Mi è sempre
interessato entrare nel mondo del calcio e
farlo con una squadra londinese dell’appeal
dei QPR è perfetto. E’ buffo come ti capitano
a volte le cose nella vita. I QPR sono un
diamante grezzo ed io spero di riuscire a
trasformarli in uno splendido diamante”.Insomma, la Premier League dà il
benvenuto all’ennesimo riccone che farà grande
il calcio inglese in giro per l’Europa. E’
questione di tempo: la coppia Fernandes e
Mittal promette di fare chiasso.
Il
Liverpool stende l'Arsenal
Pubblicato: Sabato,
20 agosto 2011, 18.20CET
Nel big-match della
giornata, i Reds vincono 2-0 sul campo dei
Gunners: decidono l'anticipo l'autorete di
Ramsey e un gol di Suárez. Colpo corsaro anche
del Newcastle, che vince il derby con il
Sunderland.
Non
si placano le polemiche dopo l'ennesimo gesto
folle dello Special One. 'El Pais' si scaglia
contro il tecnico e chiede al presidente Perez
di intervenire nei confronti di un allenatore
''che ha sporcato l'immagine del club in tutto
il mondo''
SPAGNA
E ITALIA LEGATE ANCHE NEL CALCIO IN FALLIMENTO.
I DUE PAESI SCOPRONO LA PROFONDA CRISI ANCHE
NELL'INDUSTRIA DEL CALCIO
Questo weekend tocca alla Liga spagnola. Il
prossimo, al campionato italiano. Si fermano i
calciatori. Scioperano. Due fra i principali
tornei d'Europa, insieme con Premier League e
Bundesliga, non partiranno. In Spagna è quasi
certo, ormai: sindacato e Lega sono troppo
lontani. Questione, anche, di soldi. In Italia
invece lo sciopero è sempre più probabile:
domani (venerdì) si riuniscono i presidenti
della Lega di A in assemblea straordinaria.
Mancherà solo Claudio Lotito, il "falco",
squalificato sino al 15 settembre per le accuse
al Coni (salterà anche il consiglio federale del
24 agosto e le prossime assemblea di Lega).
Dicono sia furibondo, e voglia andare lo stesso
a Milano per incontrarsi, informalmente, con i
suoi colleghi. Ma non c'è aria di firma: i
presidenti si sono bloccati sull'articolo 7,
quello degli allenamenti differenziati. L'Aic,
il sindacato calciatori, ha già firmato
l'accordo sul contratto collettivo (scaduto il
30 giugno dello scorso anno), con Sergio
Campana. Il presidente della Figc, Giancarlo
Abete, è furibondo coi presidenti di serie A (e
ha litigato anche con Lotito) perché si è
impegnato di persona a riscrivere l'articolo 7,
una volta sottoscritto da ambo le parti
l'accordo. Oggi il n.1 della Figc ha chiamato
Maurizio Beretta, presidente (dimissionario?)
della Lega, e Damiano Tommasi, alla guida del
sindacato calciatori, e ha fatto un appello al
buon senso di ambo le parti. Ma alle spalle dei
presidenti premono le tv: Sky e Mediaset Premium
hanno speso un sacco di soldi per le campagne
promozionali, se non parte il campionato il
27-28 agosto saranno costrette a rivedere i
palinsesti. E potrebbero minacciare richieste di
danni alla Lega. I calciatori italiani sono
dalla parte della ragione, almeno stavolta: "Non
scioperiamo per soldi". E l'Aic non ha alcuna
intenzione di riprendere le trattative. "Per
noi-fanno sapere-il caso è chiuso". Molti
presidenti, a questo punto, sono preoccupati e
potrebbero di convocare un'altra assemblea prima
del fatidico 27 agosto. Abete ha minacciato di
fare nominare dalla Giunta Coni un commissario
ad acta in occasione del consiglio federale del
24 agosto: commissario che obbligherebbe la Lega
a firmare il contratto (ma quando?). Ma i
presidenti non ci stanno e anche questa
decisione non basterebbe a scongiurare lo
sciopero per fine mese. "Fino a quando non
vediamo la firma della Lega-dicono i
calcatori-noi non scendiamo in campo. E non
facciamo confusione, per favore: la questione
della tassa di solidarietà non c'entra nulla,
noi siamo pronti come sempre a fare la nostra
parte". Ricorda Gianni Grazioli, segretario
generale dell'Aic: "I calciatori guadagnano, è
vero, e sono ottimi contribuenti per lo Stato".
Molti di loro si sentono offesi dalle parole di
Calderoli.
ROMA - Comincia con il
piede giusto la stagione della Lazio: il
Rabotnicki non era sicuramente avversario in
grado di mettere in difficoltà i biancocelesti,
ma gli uomini di Reja interpretano con
autorità il match dell'Olimpico, attaccando
per tutti i novanta minuti e chiudendo in
anticipo il discorso qualificazione alla fase
a gironi di Europa League. Trovano poco spazio
i mugugni di una parte del tifo laziale per la
rinuncia a Zarate: l'argentino, neanche in
tribuna, sembra sempre più lontano dalla
Lazio. Presentissimi, invece, Klose e Cissé:
il tedesco svaria per tutto il fronte
offensivo, giocando con generosità e lucidità,
mentre il francese mal digerisce la posizione
defilata sulla sinistra, sebbene la sua
prestazione dia ragione a Reja.
IL PROFETA APRE LE DANZE -
I biancocelesti partono subito a testa bassa e
sarà il leit-motiv di un match nel quale
Marchetti non avrà mai modo di mettersi in
luce; si gioca ad una porta sola e le
occasioni da gol fioccano, anche perché i
biancocelesti cercano di arrivare in porta con
il bel gioco. A sbloccare il risultato è
Hernanes con un destro dai venti metri,
preciso quanto improvviso. Mauri, assistman
nell'occasione del vantaggio biancoceleste,
trova presto il gol del raddoppio ma gli viene
annullato ingiustamente; gli va meglio al
secondo tentativo, sei minuti prima del
riposo, quando può insaccare in scivolata
sulla perfetta sponda di Klose.
GOLEADA NELLA RIPRESA -
Chi si aspettava
maggiori difficoltà dal punto di vista fisico
per la Lazio, soprattutto nella ripresa,
sbaglia i conti: i biancocelesti continuano a
spingere per chiudere la pratica prima della
trasferta di Skopje e la missione è pienamente
compiuta. La doppietta dello straripante Cissé
(piatto destro a giro su servizio del solito
Klose e zuccata vincente da attaccante vero)
vale al francese la standing ovation. Il
finale di gara vede squadra e tifosi premere
affinché anche Klose trovi la soddisfazione
del gol all'esordio ufficiale con i
biancocelesti: ad esultare è prima il
subentrato Rocchi, servito proprio da Klose,
che poi restituisce il favore al tedesco con
l'assist al bacio che, allo scadere, sigilla
un 6-0 forse troppo severo nei confronti del
modesto Rabotnicki ma degna cartina al
tornasole di una Lazio che promette una
stagione da protagonista.
Lazio-Rabotnicki 6-0 (2-0) Lazio (4-2-3-1):
Marchetti s.v; Scaloni 6, Biava 6, Dias 6,
Radu 6; Brocchi 6.5 (18' st Matuzalem 6),
Ledesma 6; Mauri 6.5 (27' st Lulic s.v),
Hernanes 7, Cissè 7.5 (40' st Rocchi s.v);
Klose 6.5 (1 Bizzarri, 21 Diakitè, 27 Cana, 18
Kozak). All: Reja. Rabotnicki (4-4-2):
Dimitrievski 5; Todorovski 5.5, Najdoski 5,
Lazarevski 5, Micevski 5.5 (43' pt Nastevski);
Muarem 5 (33' st Gligorov s.v), D. Velkoski 5,
Vujcic 5, Petrovic 5; K. Velkoski 5.5,
Manevski 5. (25 Shishkovski, 13 Trajkovski, 18
Skenderovic, 20 Petkovski, 24 Avramovski). All:
Petreski. Arbitro: Sergei
Karasev (Rus) Reti: nel pt 20'
Hernanes, 39' Mauri; nel 6' e 20' st Cissè,
42' Rocchi, 45' Klose. Angoli: 6-0 per la
Lazio Recupero: 1' e 2' Ammoniti: Najdoski per
gioco falloso, Petrovic per gioco scorretto,
D. Velkovski per gioco falloso, Spettatori:
25.000.
.
La
Roma resta a secco
Lo Slovan la beffa.Attenzione a questi slovacchi
del cazzo:le italiane hanno sempre fatto una
fatica del demonio (eliminatorie europee 1984
0-2,europei 1996 1-2,mondiali 2010 2-3...)
INTER E ROMA MOLTO INDIETRO,
MOLTO BENE LAZIO, BENE IL NAPOLI E LA JUVENTUS
BRATISLAVA - Prima
sconfitta in una gara ufficiale per la nuova
Roma targata USA. Nel giorno in cui Tom Di
Benedetto è diventato ufficialmente il nuovo
proprietario della società giallorossa, la
squadra di Luis Enrique esce battuta da
Bratislava nella gara d'andata degli spareggi
di Europa League.
BUON PRIMO TEMPO - Il
tecnico spagnolo sorprende tutti lasciando
inizialmente in panchina Borriello e capitan
Totti. In campo dal primo minuto un
baby-attacco formato da Okaka, Bojan e Caprari.
Il più giovane dei tre, Caprari, risulta anche
il più pericoloso soprattutto nella prima
frazione di gioco, mettendo paura a Putnocky
in un paio di occasioni. Al 30' si fa
pericoloso anche Okaka che prova la deviazione
da distanza ravvicinata, mancando però lo
specchio della porta. Rispetto alle precedenti
uscite i giallorossi soffrono meno in difesa,
ma faticano in mezzo al campo segnati dalle
numerose assenze. I padroni di casa creano
poco e sfruttano le ripartenze per colpire i
capitolini. Il primo tempo termina a reti
bianche.
DOBROTKA CASTIGA LA ROMA -
Nella ripresa gli uomini di Luis Enrique
continuano a fare la partita, anche se i
padroni di casa appaiono più preparati per
quanto riguarda l'aspetto fisico. Dopo pochi
minuti Kladrubsky mette paura a Stekelenburg
con una conclusione dal limite dell'area, ma
il gigante giallorosso si salva e mette fuori.
La risposta della Roma non tarda: prima
Burdisso sfiora di testa il vantaggio, poi al
23' Caprari centra in pieno il palo
alla destra di Putnocky. Il tecnico manda
nella mischia Totti e Borriello cercando di
dare maggiore qualità al reparto avanzato. Al
34', però, arriva la beffa: sugli sviluppi di
un calcio d'angolo Dobrotka salta indisturbato
e batte Stekelenburg portando in vantaggio lo
Slovan. La Roma prova l'assalto nei minuti
finali, ma la difesa di casa regge e gli
uomini di Weiss portano a casa un risultato
fondamentale. Ora, tra una settimana, i
giallorossi saranno obbligati alla rimonta
davanti al proprio pubblico.
I blugrana vincono
3-2: doppietta dell'argentino e gol di
Iniesta, inutili le reti merengues di
Cristiano...
Il tecnico del Real
nel mirino dopo la maxi rissa finale nel 'Clasico'.
"Avanti così e le cose finiscono male,
intervenga la federazione". Piquè: "I
giocatori prendono ordini da una persona che
sta rovinando il nostro sport". Mou: "Vilanova?
Non so chi sia"La verità è che il Barca ha
vinto allo scadere ed incominciano ad essere
lontani i 6-2,5-0 del Barca contro il
Real...
La sequenza
della ditata di Mourinho a Vilanova
nel dopo match
BARCELLONA - Il
Barcellona mette in bacheca la Supercoppa
di Spagna e attacca Josè Mourinho, ancora
una volta nel mirino per i suoi eccessi.
Secondo i giocatori 'blaugrana' il tecnico
del Real Madrid ha scaldato troppo gli
animi dei suoi giocatori e acceso oltre
ogni misura la rivalità fra le due big del
calcio spagnolo. La sfida di ieri al Camp
Nou, vinta dal Barca per 3-2, si è
conclusa con una maxi-rissa che ha visto
protagonista anche lo 'Special One': il
tecnico di Setubal, come mostrato dalle
immagini tv che stanno già impazzando in
internet, si è avvicinato all'allenatore
in seconda del Barcellona, Tito Villanova,
e gli ha messo un dito in un occhio.
PIQUE' DURO: "MOU DISTRUGGE IL CALCIO
SPAGNOLO" - "Mourinho sta
distruggendo il calcio spagnolo -
afferma Gerard Piquè, difensore dei
catalani - Non credo che la colpa sia dei
giocatori. Anche quando abbiamo vinto per
6-2 sul loro campo non è successo tutto
questo. Ma adesso prendono ordini da una
persona che sta distruggendo il calcio
spagnolo. Bisogna fare qualcosa perché
questa situazione rischia di finire molto
male. A volte accusano noi catalani, ma i
veri colpevoli sono a Madrid. Ultimamente
si sta passando il limite".
XAVI: "PATETICA L'IMMAGINE DEL
REAL MADRID" - Altrettanto
severo è il commento di Xavi, capitano del
Barcellona, secondo il quale "l'immagine
del Real Madrid è patetica". Il
centrocampista fa riferimento soprattutto
alla maxi-rissa che ha fatto da epilogo
all'incontro. "Certi comportamenti sono
una vergogna", prosegue Xavi, che poi si
scaglia contro Marcelo per il fallo da
rosso diretto su Cesc Fabregas: "E' stata
un'entrata criminale e bestiale".
GUARDIOLA: "GIOCATORI PROVOCATI MA
ESEMPLARI" - "Sono orgoglioso
di come abbiamo vinto questa Supercoppa,
per la qualità del rivale e per
l'intensità della partita: la nostra
condizione non è ottimale ma stiamo
migliorando. Abbiamo fatto uno sforzo
titanico, non pensavo che saremmo stati
capaci di giocare così e il merito è tutto
dei giocatori": così l'allenatore dei
Blaugrana, Pep Guardiola, ai microfoni di
Mediaset Premium nel post partita di
Barcellona-Real Madrid. "I comportamenti
di Mourinho? Non voglio parlarne - ha
proseguito Guardiola - dico solo che ho
dei giocatori modello: anche quando sono
provocati si comportano in modo
esemplare".
"AVANTI COSI' E QUI LE COSE
FINISCONO MALE" - Tuttavia
il tecnico del Barcellona, che alza
l'ennesimo trofeo, non può fare a meno di
soffermarsi sull'exploit del collega. "Io
non sono qui per dare lezioni a nessuno.
Ma certe cose non si possono fare: se
andiamo avanti così, finisce male - dice
Guardiola senza nominare Mourinho - Io
provo a comportarmi nel miglior modo
possibile e non sono qui per dare lezioni.
Le immagini televisive parlano da sole.
Tito non ha problemi all'occhio, ma queste
cose non si possono fare. Loro pensano che
noi tiriamo la corda, noi pensiamo che sia
il contrario. Prima o poi si creerà un
danno di cui saremo tutti responsabili.
Noi continueremo a pensare a giocare a
calcio, siamo una squadra che vuole farlo
nel miglior modo possibile".
VICE PRESIDENTE BARCA: "FEDERAZIONE
INTERVENGA" - Durissimo è
anche il vicepresidente del Barcellona,
Carles Vilarrubi, che definisce Mourinho
"una maledizione per il calcio spagnolo" e
chiede alla federcalcio iberica di "fare
qualcosa, perché episodi del genere
possono succedere ancora ed ancora". Anche
il Real Madrid, dice Vilarubi, dovrebbe
prendere provvedimenti. "Il Real in quanto
istituzione non può dare il proprio
supporto a un allenatore che si comporta
così". E ancora: "Mourinho non può
rovinare le relazioni fra le due più
importanti istituzioni sportive in
Spagna".
MOU: "DITO NELL'OCCHIO DI VILANOVA? NON SO
CHI SIA" - Preferisce
parlare della partita anche Jose Mourinho.
"Sono molto contento per il progresso
della squadra: non voglio paragonare la
nostra prestazione con quella dei nostri
avversari, dico solo che siamo migliori
rispetto l'anno scorso", le parole
dell'allenatore del Real al termine della
sfida. Interrogato sul turbolento finale
di match, quando - come mostrano video già
postati su internet - avrebbe infilato un
dito in un occhio di Tito Vilanova, il
vice di Pep Guardiola, Mou ha risposto:
"Se l'immagine del Real è il mio dito
nell'occhio di Pito Vilanova? - risponde
storpiando anche il nome dell'allenatore
in seconda - Non conosco questo signore,
non so chi sia e come si chiama e comunque
l'arbitro è lì per fischiare quello che
ritiene giusto fischiare: giudica lui, io
vado in campo per giocare come un uomo".
Mettetela come volete, ma lo Special One
se ne torna a casa con una nuova brutta
figura.
.
Della Valle, furia su
Moratti: «E' colpevole, ora risponda:
SI DEVE DIMETTERE,
RINUNCIARE
ALLA PRESCRIZIONE E
FARSI GIUDICARE»
Nuovo comunicato del
patron della Fiorentina in risposta alle recenti
affermazioni del presidente dell'Inter su
Calciopoli e la proposta, lanciata di recente
dallo stesso proprietario viola, di organizzare
un tavolo chiarificatore e pacificatore prima
che inizi il campionato: «Moratti insiste nel
fuggire dalle proprie responsabilità,
continuando invece a nascondersi dietro battute
offensive e inopportune rilasciate agli angoli
di una strada o al tavolo di un bar al mare»
«A proposito di Calciopoli Moratti
insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a
nascondersi dietro battute offensive e inopportune rilasciate agli angoli di una
strada o al tavolo di un bar al mare. Dal mio punto di vista il suo è un
comportamento offensivo per chi è stato vittima di una situazione assurda, non
chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben analizzata, senza preconcetti
per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha dovuto subire». Comincia così il
comunicato di Diego Della Valle, inviato all'ANSA, in risposta alle recenti
affermazioni del patron dell'Inter su Calciopoli e la proposta, lanciata di
recente dallo stesso proprietario viola e condivisa da diversi addetti ai lavori
fra i quali il ct Cesare Prandelli, di organizzare un tavolo chiarificatore e
pacificatore prima che inizi il campionato, con l'obiettivo di fare appunto
chiarezza sullo scandalo che ha coinvolto cinque anni fa il calcio italiano e di
stemperare il clima fra i tifosi dopo le recenti posizioni del procuratore
Stefano Palazzi che chiamano in causa diverse società fra cui l'Inter.
ECCO LA LETTERA - Dopo la mia proposta del tavolo del chiarimento e della
pacificazione, Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità,
continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune,
rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare. Dal mio
punto di vista il suo è un comportamento offensivo per chi è stato vittima di
una situazione assurda, non chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben
analizzata, senza preconcetti per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha
dovuto subire. Il suo comportamento è altrettanto inopportuno in quanto Moratti
stesso è stato considerato colpevole di un comportamento scorretto,
sportivamente parlando, ed avrebbe dovuto essere giudicato per questo, se non
fosse sopraggiunta una prescrizione arrivata con la precisione di un cronometro.
Questi sono i fatti che nessun atteggiamento sprezzante e supponente può
cancellare, queste sono ombre, o più che ombre macigni che Moratti ha sopra la
sua reputazione personale. Per chiarire anche la sua posizione, l’unico modo
serio e civile da parte di Moratti può essere solo quello di accettare un
confronto leale, nel quale potrà spiegare dal suo punto di vista cosa è successo
prima e durante lo scandalo del calcio, qual è stato il suo ruolo, il suo
comportamento personale, senza nascondersi dietro persone per bene che non ci
sono più e tanto meno senza nascondersi dietro i propri tifosi, che in questa
faccenda non c’entrano nulla e nulla hanno fatto di male. Pertanto gli rinnovo
l’invito a sedersi al tavolo del chiarimento prima che inizi il campionato, in
modo che si possa tentare di mandare allo stadio i tifosi, tutti i tifosi, con
uno stato d’animo più sereno, cosa ancora più indispensabile in un momento così
difficile e socialmente incerto. Per fare questo non servono battute
estemporanee, ma serve solo senso del proprio ruolo e delle proprie
responsabilità, rispetto delle persone e dei valori e un po’ di coraggio.
Il ministro
leghista contro la "casta dei viziati" di
Serie A. La replica dell'Aic:
''Stupidaggini. I calciatori sono lavoratori
subordinati e devono rispettare le stesse
regole. Ma se il contratto è al metto il
contributo va pagato dalla società"
Calcio
Spagna, non c'è
accordo
la Liga non comincia
Continua il
braccio di ferro tra l'assocalciatori e la
Lega: ancora nessuna intesa sul contratto
collettivo, nuovi colloqui nel weekend ma
quasi sicuramente non si giocherà
All'Emirates
Stadium di Londra la squadra di Guidolin perde
1-0 con l'Arsenal ma gioca una grande partrita.
Subisce subito un gol con Walcott, poi fa
soffrire l'Arsenal: tante le occasioni sprecate
da Di Natale e Armero. Nel finale Handanovic
evita la beffa del 2-0. Il 24 agosto il ritorno
che vale un posto nella fase a giorni
CHAMPIONS LEAGUE
Villarreal, che scivolone
Il Bayern non fa sconti
Rossi e compagni dominano ad Odense ma cadono
nel finale per colpa di uno svarione dell'ex
udinese Zapata. I bavaresi piegano 2-0 lo
Zurigo grazie a Schweinsteiger e Robben.
Vincono anche Dinamo Zagabria, Wisla e Maccabi
Haifa
Champions
Lione, buona la prima
Delude il Copenaghen
I danesi perdono per 3-1 in casa contro i
cechi del Viktoria Plzen. Stesso risultato
per l'Olympique con il Rubin Kazan.
Rocambolesco 2-2 tra Twente e Benfica, pari
anche tra Bate Borisov e Sturm Graz
Calcio
Aguero, gol e
show
Il City cala il poker
:4-0 allo Swansea
Il Manchester
di Mancini debutta in Premier League
travolgendo 4-0 lo Swansea. L'argentino entra
nella ripresa e regala spettacolo con una
doppietta e un assist. A segno anche Dzeko e
Silva
di NICOLA APICELLA
E' la squadra di una
città di mare che non supera i 200mila
abitanti. Ha dato i natali al campione
juventino John Charles e all'attrice Catherine
Zeta-Jones. Con la promozione nella serie A
britannica, l'amministrazione comunale spera
ora di superare i problemi economici e di
occupazione. Ieri nella prima di campionato
sconfitta per 4 a 0 contro il Manchester City
La stampa del Regno Unito ha celebrando il
debutto dello Swansea City nella Premier
League inglese. Dove sta la notizia? Sempre
di calcio si parla. E lo Swansea è una
squadra come tante che ieri ha esordito nel
massimo campionato con la speranza di
rimanerci il più a lungo possibile. Vero, ma
soltanto in parte. Perché qui si parla di
storia. E di orgoglio. Lo Swansea è infatti
la prima squadra gallese a prendere parte
alla Premier League dal 1992, anno in cui
venne dato il via al nuovo torneo inglese.
Non è roba da poco per un popolo che quando
ha l’occasione di confrontarsi con i cugini
di Londra e dintorni su un campo da gioco
(che sia rugby o calcio, poco importa)
sfodera un tifo che è meglio non sbagliare
curva.
In Galles, le indicazioni stradali sono
scritte prima in Cymraeg, la lingua
ufficiale del Paese, e poi in inglese. Se
non ci fosse la traduzione, un londinese si
perderebbe dopo la prima curva. Qualche
esempio. Da quelle parti, se volete andare
al lago, troverete prima la scritta “llyn”,
quindi l’altra, “lake”. Altro caso, “city”
diventa in gallese “caer”, oppure “dinas”.
Insomma, due mondi diversissimi, a
cominciare dalla lingua. Questo per dire che
Galles e Inghilterra sono vicini di casa che
se possono non si frequentano tutte le sere.
Sia chiaro, non si tratta di odio, ma di un
sentimento di rivalsa che ha a che vedere
con l’orgoglio (e la difesa) delle proprie
tradizioni e della propria cultura.
Swansea è una città di mare che non supera i
200mila abitanti. Fino alla fine della
Seconda guerra mondiale, i suoi abitanti
vivevano del commercio del rame, presente in
abbondanza nella zona, poi le miniere hanno
cominciato a chiudere e Swansea si è
trasformata in un centro di servizi
finanziari e amministrativi. E’ la seconda
città del Galles per numero di abitanti dopo
la capitale Cardiff. Pare che lungo le sue
strade abbia cominciato a tirare i primi
calci al pallone John Charles,
un concentrato di muscoli e talento che fece
grande la Juventus negli anni Sessanta. Ma a
Swansea sono nati anche il poeta Dylan Thomas (avete
letto “Death and entrances”?) e, udite
udite, l’attrice Catherine
Zeta-Jones.
Fino a qualche anno fa, lo Swansea City
navigava più o meno stabilmente nella
periferia del calcio britannico, lontano
anni luce dai campionati di vertice. Poi,
passo dopo passo, è arrivata la possibilità
di giocarsi ai playoff la promozione in
Premier. Storia dell’anno scorso. Swansea
terzo in Championship e che si gioca tutto
per entrare tra le grandi. Accade il
miracolo. La squadra gallese batte prima il
Nottingham Forest e quindi, in finale, il
Reading. Scott Sinclair,
attaccante 22enne in prestito dal Chelsea,
segna una tripletta e fa entrare in Paradiso
i Jacks (così vengono chiamati i tifosi
dello Swansea). Alla faccia dei connazionali
del Cardiff, rivale storica e più blasonata,
che rimane in Purgatorio almeno per un’altra
stagione.
Squadra di calcio in Premier e città che
cambia, si trasforma e sogna in grande. A
Swansea non si trova un posto di lavoro
nemmeno con il lanternino e i giovani sono
costretti a emigrare per sbarcare il
lunario. Già, almeno fino a qualche mese fa.
Perché ora, promettono dall’amministrazione
comunale, sarà un’altra cosa. Il turismo
legato alle partite subirà un incremento
straordinario. La città che la guida Lonely
Planet consigliava di evitare perché non
presentava alcuna ragione di interesse,
diventerà improvvisamente bellissima ed
attraente. Il denaro dei tifosi che
seguiranno la loro squadra in trasferta a
Swansea servirà a sistemare i guai più
grandi. Poi, ci saranno gli investimenti
degli uomini di affari, che troveranno il
modo di fare profitto legando il proprio
business al pallone. Un primo grande
stravolgimento pare ci sia già stato.
L’associazione delle agenzie che vendono
appartamenti in città dice che per un
appartamento nel quartiere del nuovo stadio,
il Liberty Stadium (aperto dal 2005, può
ospitare 20 mila spettatori), bisogna
spendere il 140% in più rispetto a dieci
anni fa. Provare, per credere.
I bookmakers inglesi danno 5.000 a 1 la
vittoria dello Swansea in Premier League.
Tanto per dare un numero alla provvidenza.
Ma danno credito alle possibilità della
squadra gallese di non retrocedere
immediatamente (9 a 4). Il presidente del
club dice che ci vorrebbe un miracolo, ma
pure che tutto è possibile. Anche che un ex
campione di casa nostra, David
Trezeguet, 33enne ex bandiera
della Juventus e della Nazionale francese,
possa accettare di trasferirsi nella
periferia dell’impero per dare una mano ai
Jacks. Le parti stanno trattando, possibile
che si arrivi all’accordo nei prossimi
giorni. Nel frattempo, ieri i tifosi gallesi
hanno visto perdere per 4 a 0 la loro
squadra a Manchester, sponda City, nella
prima di campionato. I campioni a
disposizione di Mancini hanno fatto un solo
boccone dei ragazzi guidati dal tecnico Brendan Rodgers.
Tuttavia, nello sport vale spesso il
refrain
“squadra più debole, squadra da tifare”, per
simpatia, oppure per semplice opportunità.
Dunque, forza Swansea.
Alla vigilia
della prima sfida contro il Barça, per il trofeo
che apre la stagione, lo 'Special One' dà subito
spettacolo: "Quando ero all'Inter la persi e poi
facemmo il 'triplete'. Cosa ho imparato dalle
ultime sfide coi blaugrana? Che è meglio se non
dico la verità"
Fabregas al Barça
''Torno a casa'',il Mediaset che fine ha
fatto???
Il
centrocampista spagnolo torna a vestire la
maglia blaugrana 8 anni dopo il trasferimento
all'Arsenal. Contratto di cinque anni, clausola
di rescissione da 200 milioni,agli inglesi 40
milioni di euro. Il Barca
sgancia 82 milioni di euro per diventare UNA
MEGA CORAZZATA INAFFONDABILE
MADRID
- Dall'andata di
Supercoppa arrivano due buone
notizie per il Barcellona. La prima,
è il 2-2 strappato al "Bernabeu". La
seconda, l'arrivo di Fabregas,
ragazzo della "cantera",
centrocampista promettente che torna
a casa dopo una parentesi all'Arsenal:
40 milioni la cifra pagata. In
campo, dopo il vantaggio di Ozil e
l'uno-due targato Villa-Messi nella
ripresa è Xabi Alonso a salvare i
madrileni. Il risultato punisce
oltremisura il Real (quante
occasioni sprecate) e premia la
squadra di Guardiola, alla quale
mercoledì nel ritorno basterà lo 0-0
per aggiudicarsi anche il primo
trofeo della stagione.
Meglio il Real all'inizio dei due
tempi, ma poi ha prevalso la tecnica
del Barcellona: Guardiola ha
schierato dal primo minuto l'ex
udinese Sanchez. Benzema ha subito
creato lo scompiglio la difesa
blaugrana con un colpo di testa,
smanacciato in angolo da Valdes, poi
al 12' dopo un dribbling ha regalato
a Ozil il pallone dell'1-0. Il
Barcellona ha sbandato ma ha
resistito e al primo affondo ha
pareggiato il conto con il solito
Villa, bravo a indovinare l'incrocio
dei pali più lontano. Non solo ma
allo scadere di tempi un pezzo di
bravura di Messi ha regalato il 2-1
al Barca.
Nella ripresa è quasi tutto Real. Al
9' il pareggio di piatto di Xabi
Alonso, dopo aver attraversato una
selva di gambe, sugli sviluppi di un
corner e un bel pallone lavorato da
Pepe, che però dopo è stato graziato
per un fallo cattivo su Dani Alves.
Occasioni anche per Ronaldo, su
punizione
e in azione,
sempre senza esito. Mercoledì il
ritorno al Camp Nou, con i catalani
che davanti al loro pubblico possono
mettere in bacheca l'ennesimo
trofeo.
BARCELLONA - ''Torno a
casa''. Così Cesc Fabregas ha salutato i
tifosi del Barcellona dopo la firma sul
contratto che lo legherà al club catalano per
le prossime cinque stagioni. Il 24enne
centrocampista spagnolo aveva lasciato il
Barcellona nel 2003, all'età di 16 anni, per
trasferirsi in Inghilterra all'Arsenal dove ha
giocato nelle ultime otto stagioni.
Clausola di rescissione altissima (200 milioni
di euro), Fabregas, che indosserà la maglia
numero 4, è costato al Barcellona circa 40
milioni di euro.
Finisce 1-1 la sfida
con il Sunderland. Straordinaria rete in
sforbiciata del centrocampista svedese preso
dal...
.
CALCIO, FRANCIA: SOLO PARI PER PSG E LIONE,
TERZETTO IN TESTA
Non decolla il Paris Saint Germain: la
formazione allestita da Leonardo conquista il
primo punto pareggiando 1-1 a Rennes ma
recrimina per il gol del pareggio dei padroni
di casa, giunto all'89' per mano di Pitroipa
(di Gameiro il momentaneo vantaggio parigino).
Non va molto meglio al Lione, anch'esso
fermato sull'1-1 in trasferta, sul campo del
neopromosso Ajaccio: a salvare l'Olympique è
Lisandro Lopez. Solo tre squadre restano in
vetta a punteggio pieno dopo due gare: il Caen,
il Tolosa e il Saint Etienne.
Risultati (2/a giornata):
Tolosa - Dijon 2 - 0
Saint-Etienne - Nancy 1 - 0
Lione - Ajaccio 1 - 1
Sochaux - Caen 1 - 2
Rennes - Paris SG 1 - 1
Lorient - Bordeaux 1 - 1
Valenciennes - Brest 0 - 0.
Classifica: Tolosa, Caen e Saint Etienne 6;
Rennes, Lione e Lorient 4; Montpellier 3;
Brest 2; Evian, Marsiglia, Lilla, Sochaux,
Bordeaux, Nancy, Paris SG, Valenciennes e
Ajaccio 1; Auxerre, Nizza e Dijon
0.
.
Cagliari
Rottura con Cellino
Esonerato Donadoni
A quindici giorni
dall'esordio con il Milan, il tecnico deve
lasciare la panchina sarda. In arrivo
Ficcadenti
Bundesliga
Cade
il Borussia
Bayern, colpo in extremis
Nella seconda giornata del campionato tedesco
i campioni sconfitti 1-0 dall'Hoffenheim. La
squadra di Heynckes passa 1-0 a Wolfsburg con
rete di Luiz Gustavo al 91'. A punteggio pieno
il Mainz (partenza super come l'anno scorso) e
l'Hannover. Schalke a valanga
.
.LA RIVOLTA
DEI RIOT BLOCCA IL CAMPIONATO INGLESE
Inghilterra
Londra, rinviata Tottenham-Everton
nel borgo di Haringey,north London
Non si
giocherà sabato la partita della prima
giornata di Premier. Lo stadio degli Spurs
si trova nella zona più calda degli
incidenti. La decisione presa da Scotland
Yard perché l'area è ancora inagibile e
chiusa al traffico
A
Bari gli azzurri colgono un risultato di
prestigio superando 2-1 in amichevole la
Spagna. Ottimo primo tempo: vantaggio di
Montolivo, molte occasioni per il raddoppio
poi il pari su rigore (dubbio) di Xabi Alonso.
Calo nella ripresa, ma la squadra di Prandelli
passa nel finale con Aquilani
Spagna
Liga,
inizio a rischio come in Italia
"Sciopero di due giornate"
L'associazione dei giocatori ha deciso lo stop
dei due campionati principali (che dovrebbero
partire tra 10 giorni). Il presidente Rubiales.
"Nessuna partita finché non verrà firmato il
nuovo contratto collettivo". Più morbido
Casillas: "Speriamo di raggiungere un accordo"
CALCIO
Bayern, partenza falsa
ko in casa dopo 16 anni
I
bavaresi sconfitti tra le mura amiche dal
Borussia Moenchengladbach nel posticipo della
prima di Bundesliga: 1-0 di de Camargo, per un
successo che la formazione ospite non coglieva
a Monaco dal '95. Anche il Leverkusen
sconfitto
Brutto esordio per il Psg:
cade in casa con il Lorient
Davanti a Pastore, che
è stato presentato ai tifosi prima del fischio
di inizio, il club degli arabi perde 1-0. Pari
per Marsiglia e Lille. Falsa partenza del Paris
SG nella partita d'esordio del campionato
francese. Il club dei milionari qatarioti, nella
cui campagna acquisti stellare ha trovato posto
anche l'ex tecnico dell'Inter Leonardo,
approdato nella squadra transalpina come
direttore generale, ha però cominciato la
stagione con una brutta figura, subendo la
sconfitta casalinga 1-0 dal Lorient: nonostante
gli 80 milioni di euro spesi in estate - prima
del calcio d'inizio è stato mostrato ai tifosi
l'ultimo gioiello arrivato, l'argentino ex
Palermo Javier Pastore, maglia numero 27, pagato
42 milioni e accolto da un'ovazione del pubblico
- è cambiato poco rispetto al passato perchè il
Lorient ha centrato il risultato al Parco dei
Principi così come era accaduto già quattro
volte nelle ultime sette stagioni. Ventotto
minuti dopo l'avvio la rete di Quercia
ridimensiona subito le ambizioni dei padroni di
casa. Unica consolazione per il Paris Sg i
pareggi di Marsiglia e Lille, le altre due
rivali per il titolo. Nella rosa delle prime
quattro ottiene i tre punti il Lione che si
impone 3-1 a Nizza e guadagna la vetta simbolica
della classifica. La prima giornata della Ligue
è stata comunque caratterizzata da molti gol (22
le reti segnate in otto partite). Domani i due
match che completano la prima giornata: Digione,
neo promossa, ospita il Renne, mentre il
Bordeaux gioca in casa con il Saint Etienne.
DISASTRO MANCITY,
PERDE LA SUPERCOPPA CON LO UNITED DOPO ESSER
STATO IN VANTAGGIO PER 2-0 !!
Il
Community Shield che apre la stagione inglese va
alla squadra di Ferguson per 3-2. La formazione
di Mancini aveva chiuso il primo tempo in
vantaggio 2-0. Delude Balotelli, decide Nani al
94'
Nani dopo il terzo
gol
LONDRA - Una splendida
partita, uno splendido derby tra le due
squadre di Manchester per aprire ufficialmente
la stagione del calcio inglese. La vittoria è
andata allo United, che così si aggiudica il
quinto Community Shield negli ultimi dieci
anni (il 19esimo della sua storia). Il City di
Roberto Mancini si inchina 3-2 dopo aver
chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-0 (un
po' come era successo all'Inter a Pechino con
il Milan), e dopo aver assaporato a lungo la
possibilità di iniziare la stagione dando un
colpo alle gerarchie calcistiche della città
di Manchester. Invece il City, a una settimana
dall'avvio della Premier, deve mettere per il
momento da parte le proprie ambizioni.
LA PARTITA - Dopo un
avvio tutto di marca United il City prende le
misure. Ma tra le due formazioni di Manchester
è quella di Ferguson ad avere un gioco
migliore. La squadra di Mancini si affida ai
lanci lunghi per Dzeko e ai cross di prima di
Kolarov dalla trequarti che sono tutti preda
dei difensori dello United. Di azioni da gol
concrete, però, non se ne vedono e i portieri
stanno a guardare. La partita di Balotelli
comincia intorno al quarto d'ora. L'ex
interista si fa vedere per uno dei suoi
exploit: al 13' subisce fallo da Vidic e prova
a scalciarlo, i due finiscono testa a testa e
l'arbitro Phil Dowd li riprende entrambi. Le
azioni più pericolose del primo tempo arrivano
dopo la mezzora su palle inattive. E proprio
su una di queste la squadra di Mancini passa
in vantaggio. Prima ci prova senza fortuna
lo
United con una punizione di Nani al 35' che
sfiora il palo alla destra di Hart.
Poi, al 38', il City passa in vantaggio sugli
sviluppi di un calcio piazzato battuto dalla
destra da Silva che pesca in area Lescott: De
Gea accenna l'uscita poi si ferma mentre il
difensore centrale del City anticipa Rio
Ferdinand di testa e mette dentro. Il gol
cambia gli equilibri e il City che fino a quel
momento forse non meritava il vantaggio trova
il raddoppio con Dzeko al 45'. L'attaccante
lascia partire un tiro rasoterra dalla
trequarti in posizione centrale che sorprende
un incerto De Gea.
LA RIPRESA - La
partita cambia volto nel secondo tempo: al 7'
accorcia le distanze lo United. Young batte un
calcio di punizione dalla sinistra in
posizione defilata che Smalling, abile a
liberarsi dalle marcature, deve solo spingere
in rete. Il gol riaccende la squadra di
Ferguson e al 13' arriva il pareggio -
spettacolare - con Nani che avvia l'azione e
la conclude dopo una serie di passaggi di
prima con Rooney e Cleverley che lascia la
difesa del City immobile a guardare. La
partita di Balotelli, anonima, finisce proprio
in occasione del gol subito. Mancini lo
sostituisce con Barry. SuperMario non lascia
trasparire emozioni e va subito dentro gli
spogliatoi. Poi esce e si accomoda tra i suoi
compagni in panchina. De Gea si fa perdonare
con un paio di interventi prima che al 94'
Nani completi la rimonta: calcio d'angolo per
il City, la difesa dello United respinge il
pallone che termina a centrocampo dove Kompany
si fa pressare dal portoghese che gli ruba
palla e s'invola verso la porta di Hart, lo
salta e segna il gol vittoria.
Galliani,
pizzettaro smemorato,quello della Wild Card del
1998, per far ammettere il Mediaset nelle coppe
europee che collezionava settimi posti, e quello
dello scandalo calciopoli tutto "pissi pissi bau
bau", per non parlare del Mediaset davanti ai
dirimpettai a dicembre 2006 anche con la
ridicola penalizzazione, 8 punti dopo 3 gradi di
giudizio....
Ieri il geom.
Adriano Galliani, mero
braccio destro del signor B. per le questioni
calcistiche, si è dato per l’ennesima volta al
cimento preferito: collezionare figure
ridicole. Intervistato per la
Gazzetta dello Sport da
Alessandra Bocci (che ormai sta a lui
come Il Predellino sta al premier), il geom.
ha discettato di perdita di competitività del
calcio italiano tirando fuori una metafora a
effetto: eravamo un ristorante di lusso,
adesso siamo una pizzeria. Suggestivo. Ma
subito sorge un interrogativo.
Il geom. Galliani è un marziano appena
sbarcato sulla Terra – e incidentalmente in
Italia –, o è lo stesso Adriano Galliani che
da un quarto di secolo è uno dei
massimi dirigenti del calcio italiano?
È mica lui lo stesso Galliani che è
stato presidente della Lega di Serie A e B dal
2002 al 2006? Perché, se così fosse, allora
per quel declino di cui parla dovrebbe
accusarsi, anziché figurarlo come se fosse un
tiro del destino cinico e baro. Allo stesso
modo, quando parla del ritardo
nell’approvazione della legge sugli stadi come
causa di mancato sviluppo,
anziché lamentarsi non farebbe meglio a fare
una telefonata al suo principale la cui
maggioranza tiene bloccato l’iter legislativo
da quasi tre anni? Ci illumini, geom.
Possibilmente evitando di farlo come fece a
Marsiglia. Perché si può fare dignitosamente
anche la pizzeria, ma gli ingredienti scaduti
non li si perdona a nessuno.
L'Italonia che si
ritrova con 6 club in Europa ha solo 3 club in
Coppa Campioni. L'Udinese indebolitissimo
infatti pesca l'Arsenal.Roma
e Lazio soft
con Slovan e Rabotnicki
.Sorteggio dei play off della seconda
competizione europea: giallorossi contro gli
slovacchi, biancocelesti contro i macedoni.
Andata (il 18 agosto) in casa per gli uomini di
Reja. Ritorno il 25
PALERMO GIA' OUT
DALL'EX UEFA, L'ITALONIA PERDE IMMEDIATAMENTE UN
PEZZO. IL CALCIO ITALIOTA SEMPRE PIU' IN CRISI
(nella passata stagione Sampdoria,già eliminata
ai preliminari di Coppa campioni,Juventus, e di
nuovo il Palermo,non riuscirono a superARE il
primo turno eliminatorio). Si attende il nome
dell'avversario dell'Udinese nei preliminari di
Champions.
Peggio di così non poteva iniziare l'avventura
di Stefano Pioli al Palermo: è già fuori dalle
competizioni continentali nel terzo turno
preliminare di Europa League. C'era da rimontare
il 2-2 casalingo dell'andata. Serviva una
vittoria, è arrivato un altro pareggio. Il gol
di Gonzalez in apertura della ripresa illude i
tifosi palermitani (un centinaio quelli presenti
allo stadio del Thun in Svizzera) ma arriva la
risposta di Lezcano a calmare gli entusiasmi dei
rosanero a corto di preparazione e di
determinazione. La prima occasione è della
formazione di Challandes: al 7' Schneider calcia
di collo pieno da posizione defilata, il suo
tiro termina di poco a lato. I rosanero
rispondono sfiorando in due circostanze il
vantaggio. Da Costa si supera su una punizione
di Bovo dai venticinque metri al 20': tre minuti
più tardi Ilicic serve splendidamente Gonzalez,
ma il piatto sinistro dell'argentino viene
bloccato dall'estremo difensore dei biancorossi.
Nel finale Andrist calcia alto da buona
posizione, mentre un potente tiro di Lezcano
finisce alla sinistra della porta difesa da
Benussi. La ripresa si apre con un cambio nelle
fila rosanero: Antonio Nocerino sostituisce
Federico Balzaretti.
GOL INUTILE DI GONZALEZ - Al 4', il Palermo
passa in vantaggio. Miccoli si libera in area in
posizione defilata e tenta il tiro d'esterno
destro: la conclusione, ribattuta, diventa un
assist per Gonzalez che insacca di sinistro la
rete dell'1-0. Galvanizzata dal gol, la
formazione di Pioli insiste. Al 13' Nocerino
viene liberato da Ilicic, ma viene anticipato a
pochi metri dal gol da Da Costa. Sette minuti
più tardi, doccia fredda: Andrist va via sulla
destra, cross rasoterra deviato da Munoz,
Lezcano anticipa tutti e beffa Benussi
realizzando il pareggio. Il centrocampista del
Thun ci riprova dalla distanza al 30', calciando
alto. Dopo aver sostituito Gonzalez con Zahavi,
Pioli tenta la carta Bertolo per Migliaccio. I
rosanero provano con l'orgoglio e le forze
residue a cercare il gol qualificazione: ma una
punizione di Miccoli da buona posizione, a 3'
dal termine, viene ribattuta dalla barriera. Il
sogno europeo si ferma subito a Thun.
EX SERIE C PERDE
UN GIRONE: DUE PER LA PRIMA DIVISIONE, DUE PER
LA SECONDA, BEN 14 CLUB CANCELLATI E RIDUZIONE A
76 SQUADRE.
"Il consiglio
federale ha ripescato in prima divisione Lega
Pro Avellino, Prato, Pro Vercelli, Sudtirol e
Ternana, mentre in seconda divisione è stato
ammesso il Rimini che aveva vinto il playoff di
serie D. Ancora in stand by la posizione del
Catanzaro al vaglio del Coni". Lo ha anticipato
il vicepresidente della Lega nazionale
dilettanti, Alberto Mambelli all'uscita dalla
Figc dove si è da poco conclusa la riunione del
consiglio. Restando in sospeso la posizione del
Catanzaro i gironi della Lega Pro sono al
momento 4 per un totale di 76 squadra, due in
prima divisione da 18 e due in seconda da venti.
Barça,
4 gol dal Chivas
Guardiola preoccupato
I
blaugrana subiscono una pesante sconfitta per 4
a 1 in amichevole contro i messicani di
Guadalajara ed evidenziano un grave ritardo di
condizione in vista della Supercoppa di Spagna
contro il Real Madrid. Il tecnico: "Campanello
d'allarme"
MIAMI - Il Chivas rifila
quattro gol al Barcellona e manda in crisi Pep
Guardiola in vista della doppia sfida col Real
Madrid nella Supercoppa di Spagna, primo
Clasico della stagione in programma a metà
agosto. I campioni d'Europa sono stati
sconfitti per 4-1 dal club messicano in
un'amichevole giocata nella notte a Miami,
incassando così la seconda sconfitta
consecutiva nella preparazione alla nuova
stagione dopo quella contro il Manchester
United nella rivincita dell'ultima finale di
Champions. Mai nell'era Guardiola i blaugrana
avevano subito un passivo così pesante in
amichevole. I catalani erano andati in
vantaggio con David Villa dopo soli 2' di
gioco, poi il Chivas ha capovolto il risultato
nella ripresa grazie alla doppietta di Marcos
Fabian (60' e 64') e ai gol di Giovanni
Casillas (73') e Ulises Davila (92').
GUARDIOLA: "DOBBIAMO CAMBIARE
MENTALITA'" - "Questa sconfitta è un
campanello di allarme, siamo in ritardo su
tante cose", ha ammesso preoccupato Guardiola
dopo il match. Il tecnico ha mandato in campo
molte riserve e giocatori della cantera, ma
non si aspettava una sconfitta di queste
dimensioni. "Dobbiamo cambiare la nostra
mentalità il prima possibile", ha tuonato
l'allenatore del Barca, che ha anche precisato
che il ko subito "non cambierà i programmi
della preparazione" e che chi è andato in
campo "ha corso e lottato come sempre".
VICINI ALLA SUPERCOPPA -
"Siamo in ritardo per molti
motivi, ma sono anche convinto che questi
giocatori faranno bene in Liga e nelle altre
competizioni che giocheranno", ha proseguito
Guardiola, senza perdersi d'animo. "E' solo
l'inizio della stagione, ci aspetta un lungo
cammino", ha avvertito il tecnico, che ha
anche ammesso che "la Supercoppa di Spagna e
la Supercoppa europea sono vicine e la testa
deve aiutarci a migliorare. E' la mentalità
dei giocatori che fa la differenza, anche
perchè avremmo bisogno di più tempo che invece
non abbiamo".
Il
Paris-Saint-Germain rinasce con gli arabi
Quei finanziatori molto amici di Sarkozy
E' fatto noto che gli
emiri del Qatar, salvatore delle casse del Psg,
siano molto vicini al presidente francese,
grande tifoso della squadra. E del resto Parigi,
in questi anni, ha consentito ial fondo sovrano
dell’emiro di entrare nel capitale di vari
colossi del Paese
Quando gli emiri del Qatar, a fine giugno,
presero a sorpresa il controllo del
Paris-Saint-Germain, misero avanti il loro
(supposto) basso profilo. “Lavoreremo nel
corso degli anni per fare del Psg una grande
squadra e anche un marchio forte sulla scena
internazionale”, dichiarò per l’occasione Nasser al-Khelaifi,
presidente di Qatar Sport Investments (Qsi),
emanazione “sportiva” del fondo sovrano del
piccolo (ma ricchissimo) Stato del Golfo
Persico. Ebbene, da allora proprio niente a
che vedere con il low profile… Tanti
petroldollari, invece. E subito. Gli arabi del
Psg stanno spendendo cifre da capogiro per il
calciomercato, vedi i 42 milioni di euro
appena sborsati per Javier Pastore,
giocatore del Palermo, che non raccoglie
proprio commenti entusiastici da parte di
tutti (“Vista dall’Italia, quella somma è
considerata una vera follia”, ha scritto il
quotidiano sportivo francese L’Equipe). Ma
cosa è successo?
Si tratta solo dell’ultima puntata di una
lunga storia di amicizia e di scambi di
favori, quella tra Nicolas Sarkozy
e l’emiro Hamad Bin Khalifa Al
Thani, al potere da 15 anni
(spodestò il padre in vacanza in Svizzera).
Che parla perfettamente francese. E che in
pochi minuti riesce ad avere al telefono
l’amico Nicolas. Cominciamo dal recente
episodio della saga: il Psg, appunto. Fino a
due mesi fa la squadra, nelle mani di Colony
Capital, si trovava in serie difficoltà
finanziarie. Per Sébastien Bazin,
alla guida del fondo (e fedelissimo del
Presidente), l’arrivo degli emiri è stato un
bel colpo di fortuna: hanno sborsato 50
milioni di euro per il 70% del Psg, rilevando
i debiti del club. E da allora, alla faccia
del basso profilo, hanno rimesso
abbondantemente mano al portafogli, per
assicurarsi Leonardo e non solo. Soltanto per
il calcio mercato siamo già a oltre 80
milioni, compreso l’acquisto di Pastore.
Dubbio il ritorno, almeno a breve (ma anche
sul medio termine) di questi investimenti. Che
sembrano soprattutto un “regalino” di Al Thani
a Sarkozy, da sempre tifoso sfegatato del Psg,
preoccupato per le sue sorti.
Sì, come scrive il quotidiano
Libération,
Nicolas è “il 12° uomo della squadra
quatariota”. “Il Presidente si è interessato
da vicino a questo dossier”, ha ammesso il
portavoce dell’Eliseo, Franck
Louvier, negando comunque per il
suo capo il ruolo d’intermediario. Ma facciamo
un balzo indietro. Dopo l’elezione di Sarkozy,
nel maggio 2007, l’emiro del Qatar fu il primo
Capo di Stato arabo a essere ricevuto all’Eliseo.
Prima dell’egiziano Mubarak,
prima di Abdallah dell’Arabia Saudita. Che,
fra l’altro, se la presero, eccome. Per
l’occasione al Thani già tirò fuori il
libretto degli assegni, comprando subito per
16 miliardi di dollari 80 aerei di Airbus,
società franco-tedesca, allora in panne. Nel
luglio successivo Parigi risolse
brillantemente il problema delle infermiere
bulgare in Libia, grazie al pagamento
dell’indennizzo di 320 milioni di euro al
regime di Gheddafi da
parte (ça va sans dire) del Qatar (oggi
finanziatore irrinunciabile dell’operazione
militare nel Paese nordafricano).
Parigi, da parte sua, ha consentito in questi
anni al fondo sovrano dell’emiro (Qia) di
entrare nel capitale di vari colossi economici
del Paese, meglio se si trattava di aiutare
qualche amico del Presidente (vedi Arnaud
Lagardère, dell’omonimo gruppo). Nel frattempo
il Qatar ha proceduto pure a ingenti
investimenti immobiliari a Parigi (in parte
legati agli alberghi di lusso: il Qia possiede
il Royal Monceau, dall’anno scorso nuovo
santuario dei miliardari di mezzo mondo, di
passaggio per la città). Come per miracolo nel
2009 il Parlamento francese ha ratificato una
convenzione che esonera da qualsiasi imposta
le plusvalenze ottenute nelle operazioni
immobiliari del Qatar in Francia. Da
sottolineare: a Doha, la capitale dello Stato
del Golfo persico (solo 1,7 milioni di
abitanti, ma terzo produttore di gas del
mondo), non si sono visti solo Sarkozy e i
suoi compari, ma anche rappresentanti della
sinistra francese, invitati in pompa magna
dall’emiro, in un Paese dalla democrazia più
che traballante (secondo molti, inesistente).
Perché non si sa mai quello che succederà dopo
le presidenziali del 2012. Forse dopo Nicolas
arriverà un nuovo amico.
MENTRE TUTTO
SPROFONDA SI SALVA IL....NUOTO
IIl traguardo è
restare fra il G10, fra i primi dieci Paesi al
mondo: l'Italia punta ad una trentina di
medaglie il prossimo anno alle Olimpiadi di
Londra, magari da 14 discipline diverse. E può
vincerle, se tiene il passo attuale. Il
medagliere post-Mondiale, in proiezione Londra,
che il Coni (vedi sul sito www. londra2012.
coni. it) tiene quotidianamente aggiornato ci
vede infatti addirittura all'ottavo posto in
classifica, con 30 medaglie (12 ori, 10 argenti,
8 bronzi). Crollo della Germania, che abbiamo
superato per la prima volta. Staccata la Spagna,
solo decima: il modello Spagna di cui si è
parlato tanto (a volte a sproposito: non
dimentichiamo il doping...) di questi tempi. In
crescita invece la Francia, ora addirittura
quinta. Insomma, lo sport italiano sta vivendo
una felicissima estate. E se parlassimo, magari,
di modello Italia? Senza farci illusioni,
ovviamente, perché la concorrenza è terribile,
ma qualcosa di buono il Coni lo sta facendo, o
no? Riconosciamo i meriti di Petrucci (in
scadenza) e Pagnozzi (suo probabilissimo erede),
e di molte Federazioni che, pur con meno soldi,
tentano, a volte con pieno successo, di tenere
il passo. Vedi il nuoto. Nel medagliere dei
mondiali cinesi, l'Italia è finita quinta (3
ori, 4 argenti, 2 bronzi) ma se consideriamo
solo le gare olimpiche è addirittura terza, alle
spalle di Usa e Cina. Incredibile. La
Pellegrini, Dotto e Scozzoli nel nuoto ma anche
e soprattutto il ritorno ai vertici del
Settebello. La pallanuoto è stata la prima
squadra azzurra a qualificarsi per Londra: ora
si aspettano il basket (che con gli "americani"
Bargnani e c. potrebbe darci qualche
soddisfazione), il volley maschile e femminile
(più speranze di medaglia dalla ragazze che dai
ragazzi) e il Setterosa. Il calcio, come si sa,
si è perso per strada.
Il pallone e
la mezzaluna, gli sceicchi arabi
fanno shopping tra le squadre europee
Un po' investimento, un
po' giocattolo, il calcio è il nuovo business
dei signori del petrolio. Che con investimenti
milionari trasformano in oro anche i team in
difficoltà. Sono già loro Manchester City, Paris
Saint Germain, Malaga. Ora vorrebbero il Milan
di Berlusconi
Obiettivo numero uno: investire denaro in
società di calcio che possano essere
interessanti sotto il profilo delle
prospettive di crescita. Pubblicità, diritti
televisivi, compravendita giocatori,
sfruttamento degli impianti e qualsiasi altra
cosa che possa generare un utile. Il business
va costruito a regola d’arte e ogni cosa va
sistemata a dovere perché il denaro che esce
prima o poi possa tornare con gli interessi.
Obiettivo numero due: divertirsi. Non importa
come e dove, se allo stadio, nel settore della
tribuna in cui servono esclusivamente
champagne, oppure davanti a una tv da 200
pollici nel salotto di casa, o ancora, perché
no, in una vasca da bagno di dimensioni
imbarazzanti sorseggiando un drink.
L’importante è che lo spettacolo sia
interessante e che la propria squadra, il
nuovo giocattolo, non ci metta troppo a
sollevare i trofei più ambiti. Gli sceicchi
hanno deciso di fare la spesa in Europa. Prima
compravano auto, case, capi di abbigliamento e
gioielli. Da qualche tempo, acquistano squadre
di calcio.
Ha cominciato il principe Mansur
bin Zayd Al Nahyan nel 2008,
facendo sua la quota di maggioranza del Manchester City. Bin Zayd
è il leader maximo dell’International
Petroleum Investment Company, un fondo
d’investimento che controlla aziende in tutto
il mondo. E’ il fratellasto del presidente
degli Emirati Arabi, Khalifa bin
Zayd Al Nahyan e si dice che sia
un grande appassionato di cavalli. Inutile
dirlo, è uno degli uomini più ricchi al mondo.
Dove passa lui, crescono i dollari.
Da quando è diventato il patron del City, la
squadra ha cambiato pelle. Prima era la cugina
scomoda dello United che vinceva di tutto e di
più in Inghilterra e in Europa. Poi è
diventata una corazzata che fa paura alle big
del calcio continentale. Secondo Forbes, il
presidentissimo avrebbe versato nelle casse
del club fino a oggi qualcosa come 480 miloni
di dollari. Che sono stati utili per
convincere qualche stella di prima piano a
vestire la maglia del City (Robinho,
Tevez,
Adebayor, Dzeko,
Balotelli, David Silva,
Kolarov, soltanto per citare i più
popolari), ma anche a riorganizzare il sistema
commerciale della società, che pure con
qualche comprensibilissima fatica, sta
cominciando a vedere la luce. Tecnico del City
galattico, Roberto Mancini,
che ha deciso di sposare il progetto dello
sceicco dopo aver (ri)portato lo scudetto a
Milano, sponda Inter. Mancini ha avuto il suo
regalo anche quest’anno. Si chiama
Aguero, è argentino e arriva
dall’Atletico Madrid. Per lui, Mansur bin Zayd
ha pagato la “miseria” di 45 milioni di euro.
Da uno sceicco all’altro. Dopo Mansur bin Zayd
è stata la volta di Abdullah ben
Nasser Al Thani, emiro di Doha e
nel board della banca internazionale che porta
il nome della sua città. Nel giugno 2010, ben
Nasser Al Thani ha deciso di acquistare il
Malaga, misconosciuta società spagnola dal
passato avaro di soddisfazioni e di titoli, ma
dal futuro carico di aspettative e di
interesse. Già, perché da quando c’è lo
sceicco, anche la squadra andalusa ha preso il
volo. Nell’ultimo campionato, si è
classificata all’undicesimo posto, un
risultato di tutto rispetto se si considera
che l’anno precedente la stagione si era
chiusa a un passo dalla retrocessione. Anche
qui, grandi acquisti per tanta voglia di
vincere. Per carità, altri numeri rispetto al
Manchester City, tuttavia sufficienti a creare
un’aspettativa importante. Finora, nel
calciomercato 2011 lo sceicco di Malaga ha
firmato assegni per 58 milioni di euro. Tra
gli acquisti più dispendiosi, il 27enne
centrocampista Santi Cazorla,
giocatore dell’anno nel 2007 quando militava
nel Villareal, e il mediano Jeremy
Toulalan, prelevato dal Lione per
11 milioni di euro. A parametro zero, ha
scelto di arrivare anche Ruud Van
Nistelroy, uno dei migliori
attaccanti degli ultimi anni. Ha 35 primavere,
Van Nistelroy, ma garantisce qualità ed
esperienza. E poi, questo è soltanto l’inizio.
Terzo posto, ma soltanto in ordine di tempo,
per Tamim bin Hamad Al Thani,
numero uno del Qatar Investments Authority e
patron, tra le altre cose, di Al Jazeera. Per
il ricchissimo sceicco che ha deciso di fare
affari con il calcio si sono aperte le porte
del Paris Saint Germain, gloriosa società
francese che era nelle mani di un fondo
americano dal 2006 e che ora appartiene a
Tamin bin Hamad per il 70 per cento. Lo
sceicco non ha perso tempo. Vuole il Psg ai
vertici del calcio internazionale e per
raggiungere l’obiettivo non ha badato a spese.
Ha chiamato alla sua corte il brasiliano Leonardo, ex beniamino dei
tifosi del Milan ed ex tante cose dell’ultima
Inter di Moratti, che
a Parigi ha ripreso a fare il dirigente a
tempo pieno. A lui le chiavi della cassaforte
del club. Che fino a qualche settimana fa
conteneva una cifra molto vicina ai 150
milioni di euro perché, come si diceva, lo
sceicco non è andato troppo per il sottile e
ha aperto il portafogli senza grandi problemi.
E che ora, dopo sei acquisti con i baffi, non
supera i 60 milioni.
Leonardo ha portato a Parigi Kevin
Gameiro, vicecapocannoniere lo
scorso anno in Ligue 1 con 22 reti. Quindi, il
centrocampista del Saint-Etienne
Matuidi. E poi, ha fatto un giro
nel supermercato italiano. Nel carrello, sono
finiti il portiere Sirigu
e il regista Pastore
del Palermo, la punta Menez
della Roma e il centrocampista
Sissoko della Juventus. Già così,
il Psg si candida ad un ruolo di protagonista
nel campionato francese e nell’Europa League.
Ma si sa, gli sceicchi non sono abituati ad
accontentarsi. E allora, facile prevedere che
nella prossima stagione il Psg possa dire la
sua anche in Champions League. Sempre che ci
arrivi, si intende.
Quindi, Inghilterra, Spagna e Francia. Mancano
ancora all’appello Germania e Italia e poi il
quadro è completo. Il calcio che conta in
Europa comincia a colorarsi di nero petrolio.
Alla faccia della crisi e del fair play
finanziario tanto sbandierato da
Platini. Il petrodollaro non ha
rivali. E’ musica per le orecchie dei
presidenti che vogliono vendere giocatori a
prezzi altissimi. Poco meno che un rumore
assordante, invece, per chi cerca di dargli
battaglia per acquistare qualche stella. Per
il nostro Paese, a dire il vero, si è parlato
nei giorni scorsi di un riaccendersi
dell’interesse della famiglia reale degli
Emirati Arabi per il Milan, alle prese, come
tutto il gruppo Fininvest, con lo spinoso
affare del Lodo Mondadori. Ma
Galliani ha negato tutto e il club
rossonero è ripartito di slancio.
Barbara Berlusconi ha rassicurato
i tifosi: “Papà non vende”.
Brasile 2014, l'Italia pesca
Danimarca e Repubblica Ceca
Nel
girone B, insieme agli azzurri di Prandelli,
anche Bulgaria, Armenia e Malta. Ronaldo estrae
Spagna e Francia nello stesso gruppo. Germania
con la Svezia, per l'Inghilterra di Capello
sorteggio più soft: "Con il nome che portiamo
l'obiettivo è arrivare primi"
RIO DE JANEIRO - L'Italia
affronterà la Danimarca, la Repubblica Ceca e
la Bulgaria nel girone di qualificazione ai
Mondiali Brasile 2014: lo ha stabilito il
sorteggio della Fifa che si è svolto a Rio de
Janeiro. Nel gruppo B, con gli azzurri di
Cesare Prandelli, anche Armenia e Malta. E' un
girone abbordabile, ma gli avversari sono
senz'altro insidiosi. Si qualifica
direttamente la prima dei nove gironi europei,
mentre le migliori otto seconde dovranno
disputare i play off per quattro ulteriori
qualificate: l'Europa porterà in Brasile 13
nazionali. I nomi delle squadre sono stati
estratti da Ganso e Ronaldo. Tra gli altri
gruppi spicca l'ultimo (l'unico a cinque
squadre) con i campioni del mondo della Spagna
e la Francia. Sorteggio più soft per
l'Inghilterra di Capello, mentre per la
Germania c'è la Svezia. Equilibrato e
difficile anche il primo gruppo, con insieme
tre squadre della ex Jugoslavia (Croazia,
Serbia e Macedonia) oltre a Belgio, Scozia e
Galles.
PRANDELLI SODDISFATTO
- "Siamo l'Italia, e il nostro obiettivo nelle
qualificazioni è vincere il girone". Cesare
Prandelli rimane cauto, ma non può nascondere
la soddisfazione di aver evitato la Francia.
Il ct ha commentato così: "L'avversaria più
temibile? Quando se ne dice una, si rischia
sempre di capitare poi nella sorpresa. Ora
sono concentrato sul girone di qualificazione
agli Europei, il nostro compito come nazionale
è crescere per farci trovare pronti a quell'appuntamento,
ci sono diversi
mesi per farlo di qui al via delle
qualificazioni ai Mondiali. Ma è chiaro che,
per il nome che portiamo, dobbiamo puntare a
vincere quel girone".
ABETE: "SORTEGGIO IN LINEA CON LE
ASPETTATIVE" - "E' stato un
sorteggio anticipato di un anno rispetto al
solito visto che siamo ancora nella fase di
qualificazione agli Europei, ma l'esito mi
sembra in linea con quelle che erano le nostre
aspettative". Così il presidente federale
Giancarlo Abete, che ha guidato la delegazione
italiana in Brasile, ha commentato il
sorteggio. "Lo ritengo - ha aggiunto il numero
uno della Figc - un sorteggio buono, seppur
con la dovuta prudenza, considerato che non
abbiamo pescato le due squadre che si
ritenevano più pericolose nell'ambito della
seconda urna, Russia e Francia".
REPUBBLICA CECA -
Fallita la qualificazione agli ultimi Mondiali
e compromessa quella a Euro2012 (secondo posto
nel girone I, a sei punti dalla Spagna
capolista), la Repubblica Ceca sta soffrendo
il cambio generazionale. Lontani i tempi della
squadra che con Nedved e Poborsky sfiorò il
titolo europeo nel '96, la nazionale ceca
stenta a trovare nuove stelle e pochi
giocatori riescono ad affermarsi fuori dai
confini. Tra i pochi esempi Cech, da anni
portiere del Chelsea e tra i migliori nel suo
ruolo, il difensore del Bayer Leverkusen
Kadlec, il centrocampista dello Shakthar
Hubschmann e il promettente Necid, 21enne
attaccante in forza al Cska Mosca. L'ultimo
confronto diretto risale alla fase a gironi
dei Mondiali tedeschi, 2-0 per gli azzurri con
gol di Materazzi e Inzaghi.
DANIMARCA - Un Europeo
e una Confederations Cup in bacheca, la
Danimarca è attualmente in testa con
Portogallo e Norvegia (10 punti in 5 partite)
nel girone H di qualificazione a Euro2012. Non
è più la squadra dei fratelli Laudrup ma da
anni gravita nelle alte sfere del calcio
mondiale anche se in Sudafrica il rendimento è
stato al di sotto delle aspettative, con
l'eliminazione nella fase a gironi dietro
Olanda e Giappone. Molti gli elementi di
qualità, come i difensori Agger e Kjaer (ex
Palermo), il centrocampista Poulsen, il
talentuoso Eriksen dell'Ajax mentre in avanti
c'è Nicklas Bendtner, in procinto di lasciare
l'Arsenal per lo Sporting Lisbona. La
Danimarca ritroverà gli azzurri dopo oltre 8
anni: l'ultimo confronto risale alla fase a
gironi degli Europei portoghesi, quello famoso
per lo sputo di Totti a Poulsen che costò al
capitano della Roma tre giornate di
squalifica.
BULGARIA - La
cavalcata a Usa '94 interrotta dall'Italia di
Sacchi, poi il buio. La Bulgaria si è lasciata
da tempo alle spalle i tempi d'oro e ritrova
gli azzurri lungo la strada per il Mondiale
come già capitato per il Sudafrica (0-0 a
Sofia, 2-0 a Torino firmato da Grosso e
Iaquinta). Torneo al quale Berbatov e compagni
non hanno partecipato, con Euro2004 ultimo
grande appuntamento che ha visto la nazionale
bulgara presente alla fase finale. E il
cammino verso Euro2012 è già finito visto il
distacco da Inghilterra e Montenegro nel
gruppo G. L'ennesima rifondazione è affidata a
Lothar Matthaeus, che spera di convincere
Berbatov a rivedere i suoi piani e tornare in
nazionale.
ARMENIA - Mai
qualificata per la fase finale di un grande
torneo, l'Armenia è assieme a Malta la
cenerentola del girone azzurro di
qualificazione ai Mondiali del 2014. Affidata
nel 2009 la panchina a Vardan Minasyan,
l'Armenia sta facendo benino lungo la strada
verso Euro2012, quarta forza del gruppo B
dietro Irlanda, Russia e Slovacchia, con 8
punti (3 dei quali grazie alla vittoria sulla
Slovacchia) in 6 gare. Henrikh Mkhitaryan,
22enne centrocampista dello Shakthar Donetsk,
è forse il giocatore di maggior talento. Per
l'Italia sarà il primo confronto assoluto con
la nazionale armena.
MALTA - Malta non ha
una grande storia alle spalle e dal 1992 a
oggi ha sempre chiuso all'ultimo posto il
girone di qualificazione per Mondiali o
Europei, destino che quasi certamente si
ripeterà sulla strada verso Euro2012: la
nazionale allenata da John Buttigieg è in
fondo al gruppo F con sei sconfitte in
altrettante uscite. L'ultimo precedente con
l'Italia risale al '93, anche allora
qualificazioni Mondiali: gli azzurri di Sacchi
dilagarono a Palermo 6-1 con reti di
Vierchowod, Dino Baggio, Maldini, Signori e
doppietta di Mancini.
I GIRONI EUROPEI -
Questi tutti i gironi di qualificazione (dal 7
settembre 2012 al 15 ottobre 2013) ai Mondiali
del 2014 per il continente europeo:
GIRONE A: Croazia, Serbia, Belgio, Scozia,
Macedonia, Galles.
GIRONE B: ITALIA, Danimarca, Repubblica Ceca,
Bulgaria, Armenia, Malta.
GIRONE C: Germania, Svezia, Irlanda, Austria,
Isole Far Oer, Kazakhstan.
GIRONE D: Olanda, Turchia, Ungheria, Romania,
Estonia, Andorra.
GIRONE E: Norvegia, Slovenia, Svizzera,
Albania, Cipro, Islanda.
GIRONE F: Portogallo, Russia, Israele, Irlanda
del Nord, Azerbaijan, Lussemburgo.
GIRONE G: Grecia, Slovacchia, Bosnia, Lituania,
Lettonia, Liechtenstein.
GIRONE H: Inghilterra, Montenegro, Ucraina,
Polonia, Moldova, San Marino.
GIRONE I: Spagna, Francia, Bielorussia,
Georgia, Finlandia.
Si qualificheranno per i Mondiali le prime di
ciascun raggruppamento mentre le otto migliori
seconde (in base alla 'classifica avulsa'
calcolata tra le prime cinque di ogni girone)
giocheranno gli spareggi di andata e ritorno
(15 e 19 novembre 2013) per i rimanenti
quattro posti messi a disposizione per il
Vecchio Continente.
Tevez-Inter, si tratta
gli agenti a Milano
Rossi non è in vendita. Fuga dall'Italonia:
Criscito allo Zenit, Sirigu,Menez,Sissoko e
Pastore-per 43 milioni di euro- al neo arabo PSG,
Sanchez al Barca. Chi deve venire, Aguero,
preferisce il City di Manchester. Il Villareal
toglie Rossi dal mercato,mentre per far affluire
bisogna solo vendere, come nel caso Tevez-Eto'.
DIRETTA.
I procuratori dell'attaccante argentino
dovrebbero incontrare Branca. Il Villareal
toglie il gioiellino italiano dal mercato. Il
Tottenham riprova per Vucinic. Frey è del Genoa. Profonda amarezza mista
a rassegnazione. E’ questo lo stato d’animo più
diffuso tra i tifosi rosanero dopo il
trasferimento - si aspetta solo l’annuncio - di
Javier Pastore al Paris Saint-Germain. La
delusione è palpabile e si evince dai commenti
che impazzano tra il popolo palermitano. In
città, infatti, l’argomento che in queste ore
infervora gli animi dei tifosi è l’addio del
fantasista ma quello che li amareggia di più è
soprattutto la consapevolezza che la ghiotta
cifra che incasserà Zamparini non sarà
sicuramente reinvestita per acquistare un
giocatore di grido con cui rimpiazzare il
campione argentino. Il patron è riuscito a
spuntarla sul prezzo e guadagnerà
dall'operazione 35 dei 45 milioni previsti per
l’acquisto di Pastore perché il resto andrà
all’agente di Pastore, proprietario di parte del
cartellino. L’unica magra consolazione è che il
“Flaco”, andando all’estero, non sarà avversario
del Palermo e quindi non si riproporrà il caso
Cavani.
NIENTE GRANDI COLPI - Non ci saranno quindi
grandi colpi e, considerata la prima uscita non
certo trionfale dei rosanero, è probabile che
non si registrerà - almeno all’inizio - una
campagna abbonamenti esaltante. Se si tiene
conto infatti dell’abitudine del presidente
Zamparini di non puntare su giocatori blasonati
ma piuttosto su promesse da coltivare, il
mercato del Palermo, a meno di qualche clamorosa
sorpresa, può considerarsi quasi concluso. La
squadra è praticamente completa in tutti i
reparti. Adesso si tratta solo di definire
l’acquisto -”obbligato” dopo la partenza di
Sirigu - del portiere Sorrentino e quello del
difensore Silvestre, giocatori dati ormai in
arrivo.
Miccoli in extremis
Palermo-Thun 2-2,siciliani già quasi fuori..
PALERMO - La stagione
calcistica 2011/12 non inizia nel migliore dei
modi per i colori azzurri. Il Palermo infatti,
impegnato nel terzo turno di qualificazione di
Europa League, non va oltre un 2-2 casalingo,
acciuffato nel finale, contro gli svizzeri del
Thun. Gli ospiti hanno dimostrato una netta
supremazia fisica, decisamente più avanti
nella preparazione degli uomini di Pioli,
piuttosto lenti e imballati. Il merito dei
siciliani è stato quello di limitare i danni:
per due volte in svantaggio, i rosanero hanno
rimediato con i colpi dei singoli: prima
Ilicic e, all'ultimo minuto, grazie ad una
magistrale punizione di Miccoli.
LUTHI COLPISCE SUBITO -
Stefano Pioli, orfano di Sirigu e Pastore,
entrambi in viaggio per Parigi alla corte del
PSG, schiera il Palermo con un 3-4-2-1 con
Pinilla unica punta e Ilicic e Zahavi a
supporto. In difesa Munoz viene preferito al
neo acquisto Cetto. Cassani e Balzaretti
giocano esterni di centrocampo. L'inizio di
gara si fa subito in salita per i padroni di
casa che subiscono il pressing alto degli
svizzeri ma, quel che è peggio, dopo solo 7'
subiscono lo 0-1: azione sulla fascia destra
di Schneuwly (davvero bravo), cross rasoterra
in area dove arriva la deviazione vincente di
Luthi.
RISPONDE ILICIC - Il Palermo soffre,
ma ha una reazione d'orgoglio e agguanta l'1-1
al 13'. Ci pensa Ilicic con un tiro dalla
distanza: indecisione del portiere Da Costa e
palla in rete. Il 'Barberà prende coraggio e
incita i proprio beniamini.
Ma, dopo che Nocerino fallisce il 2-1
concludendo sul fondo da ottima posizione, la
benzina siciliana finisce subito e il pallino
del gioco torna tra i piedi degli svizzeri. Al
23' Benussi respinge una tiro da lontano di
Luthi mentre Schneuwly e Lezcano fanno il
bello e il cattivo tempo dalle parti dell'area
rosanero. Zahavi, dopo un inizio promettente,
scompare dal campo; Ilicic no e ci prova al
34' quando, in area ospite, devia un assist
dal fondo di Nocerino: pallone alto sopra la
traversa.
IL THUN CI CREDE - Al 38'
Pioli perde Pinilla per infortunio e lo
rimpiazza con Miccoli. La ripresa vede un Thun
ancora più convinto di poter vincere e, quasi
inevitabile, arriva l'1-2 all'11': Lezcano
porta a spasso la difesa siciliana, appoggia
per Schneider che colpisce dalla distanza,
battendo con un rasoterra sulla sinistra il
portiere Benussi. Stavolta non si assiste ad
una vera e propria reazione da parte del
Palermo che soffre visibilmente la freschezza
atletica degli avversari. Il Thun, in difesa,
ha un baluardo insuperabile in Schindelholz:
tutte le palle sono sue. Come al 25' quando
salva su Zahavi, ottimamente servito in area
da Miccoli. Ma l'israeliano è lento nel
dribbling e viene chiuso regolarmente.
LA SPERANZA SI CHIAMA MICCOLI -
Quando, al 41' della ripresa, il portiere Da
Costa salva su Ilicic, la gara sembra ormai
persa per i rosanero. Iniziano quindi i tre
minuti di recupero e a 60 secondi dal termine
ecco una punizione dal limite, in piena 'zona
Miccoli'. Il bomber leccese si assume le
proprie responsabilità e sfodera un tiro a
giro sul primo palo che non dà scampo
all'estremo difensore del Thun. E' un 2-2 che
lascia aperto il discorso qualificazione. Ma,
il 4 agosto, in Svizzera, nel match di
ritorno, servirà un Palermo più tonico di
quello visto questa sera. In caso contrario
l'Europa sarebbe già finita per gli uomini di
Pioli.
Sirigu-PSG: ufficiale
Aguero è del Man City per 42 milioni di euro, 40
milioni di euro per Sanchez al Barca - che ha
mezzo miliardo di debiti - , il PSG prende Menez
e Sissoko
Sirigu e Sissoko con
Leonardo alla presentazione
ROMA - Salvatore Sirigu è
il nuovo portiere del Paris Saint Germain. Il
Palermo ha comunicato di aver ceduto a titolo
definitivo l'estremo difensore alla società
parigina. Secondo quanto rende noto il club
rosanero, il giocatore ha firmato un contratto
di quattro anni. Queste le sue prime parole:
"Sono orgoglioso di essermi unito al Paris
Saint Germain". Insieme a Sirigu la squadra
francese ha prensentato anche Momo Sissoko,
prelevato dalla Juventus per 7 mln di euro più
1 di bonus.
LEO NON SI FERMA: C'E' ANCHE
PASTORE - L'ex allenatore di Milan
e Inter non si ferma più. L'ultima notizia
sarebbe un'offerta da 45 milioni di euro per
Javier Pastore, con la concorrenza del Chelsea
battuta. Arrivano conferme su un'imminente
partenza del Flaco anche dal presidente del
Palermo, Maurizio zamparini: "Su Pastore siamo
ai giorni decisivi. Non dirò neanche sotto
tortura dove andrà. L'unica cosa certa è che
andrà all'estero. Le offerte si aggirano tutte
tra i 40 e i 50 milioni".
CITY-AGUERO: E' UFFICIALE -
Nel pomeriggio è arrivata l'ufficializzazione
del passaggio di Sergio Aguero al Manchester
City. Sbarcato in Inghilterra ieri per le
visite di routine, oggi il 'Kun'ha messo la
firma sul contratto che lo legherà al club di
Roberto Mancini per i prossimi cinque anni.
Aguero guadagnerà circa un milione di euro al
mese, mentre all'Atletico andranno 42 mln di
euro. Il City è dunque riuscito a vincere la
concorrenza
di
Real Madrid e Chelsea.
MEGA-OFFERTA DELL'ANZHI PER ETO'O
- Secondo quanto riporta Sky
Sport, i dirigenti dell'Inter sarebbero a
colloquio con l'Anzhi Makhachkala. Il ricco
club russo, che tempo fa aveva già provato a
portare Gattuso fuori dall'Italia con
un'offerta da capogiro, sta cercando di
convincere la società nerazzurra a cedere
l'attaccante camerunense. Cifra da capogiro
offerta: 50 milioni...
Definito il
programma della prima giornata del massimo
campionato. Il primo anticipo, alle 18 di sabato
27 agosto, è il derby toscano. In serata
Cagliari-Milan alle 20:45. Il giorno dopo
Napoli-Genoa alle 18 e le altre sette gare alle
20:45
Un
gruppo di casse di risparmio spagnole sta
cercando di ottenere un prestito dalla Banca
Centrale Europea mettendo a garanzia i due assi
del Real Madrid che, in caso di mancato
risarcimento, in futuro rischiano addirittura di
essere "pignorati"
Ricardo Kakà
ROMA - Una banca spagnola
potrebbe utilizzare Cristiano Ronaldo e Kakà
come pegno presso la Banca centrale europea,
per ottenere in prestito denaro fresco. Questi
soldi serviranno a finanziare il fondo di
investimento Madrid Activos Corporativos V. La
Bce potrebbe quindi esercitare il suo credito
pignorando le due stelle delle merengues. Il
quotidiano tedesco "Süddeutsche Zeitung"
scrive a riguardo: «Bisognerebbe prima che la
banca spagnola fosse insolvente e
successivamente che il Real Madrid non
ripagasse il suo debito, assicurato ad oggi
dagli introiti generati dalla pubblicità e dai
diritti tv». Certamente - aggiunge il
quotidiano - il Real Madrid è indebitato per
diverse centinaia di milioni di euro, ma in
Spagna le squadre di calcio in difficoltà
vengono salvate anche col denaro pubblico.
PRESTITI MILIONARI - Grazie
a quest'operazione l'istituto iberico è
intenzionato a emettere obbligazioni pari a
circa 773 milioni di euro per sostenere alcune
aziende nazionali, ma anche il Real Madrid,
che detiene i cartellini dei due campioni, e
le società di costruzioni del suo presidente
Florentino Perez. Cristiano Ronaldo e Kakà
erano stati acquistati nell'estate 2009 per un
totale di 158 milioni di euro, grazie ad un
prestito della stessa banca spagnola che vuole
usare i due campioni come garanzia presso la
Bce. Il doppio colpo di mercato scosse il
calcio europeo scandalizzando perfino il
presidente Uefa Michel Platini per l'eccesso
di
spese, mentre furono le casse di Manchester
United e Milan a gioire per l'incasso
rispettivamente di 93 e 65 milioni di euro. Florentino
Perez, presidente del Real Madrid, assicurò
che i soldi non erano un problema grazie agli
ingenti introiti che i blancos fatturavano
ogni anno. Questo si è rivelato non del tutto
esatto, in quanto ben 76,5 milioni, e cioè
poco meno della metà del capitale totale
investito nei due calciatori, era stato
fornito dalla banca. In pegno per il prestito,
l'istituto di credito aveva trattenuto parte
degli introiti provenienti dai diritti tv del
club madridista.
ALTRI DETTAGLI - Per garantire la
trasparenza dell'operazione, Bankia ha
informato l'autorità di vigilanza spagnola dei
dettagli. Le informazioni fornite indicano
altre curiosità: il tasso di interesse pagato
dal Real è pari all'Euribor sei mesi più uno
spread compreso tra l'1.5 e il 2.5. Le rate di
interesse sono semestrali, mentre il capitale
viene restituito in tre tranche, il 3 luglio
del 2012, 2013 e 2014.
Dopo la
retrocessione arrivata con la sconfitta
-drammatica- contro il Belgrano, il River Plate
potrebbe evitare la seconda divisione grazie
alla nuova riforma dei campionati decisa dalla
Federazione argentina. La riforma era già
programmata: abolizione dei tornei di Apertura e
Clausura,e maxi campionato da 40 squadre. Una
fusione vera e propria tra i due campionati
approvata dal comitato esecutivo con 22 voti a
favore e 3 astenuti. Una soluzione che dovrà
essere approvata definitivamente il prossimo 18
ottobre dall'Assemblea Ordinaria per entrare in
vigore nell'agosto del 2012.Un torneo
"mastodontico" che permettere al glorioso River
di non restare troppo tempo lontano dal grande
palcoscenico. Il campionato sarà diviso in
cinque zone del Paese e le migliori quattro si
affronteranno per giocarsi il titolo e l'accesso
alla Coppa Libertadores.
6 MILIARDI DI
EURO DAL 2000 E NON BASTANO, NE VOGLIONO UN
ALTRO !!!
L'obiettivo è
molto chiaro: arrivare ad un miliardo di euro. I
padri-padroni del pallone guardano con interesse
ma anche forte apprensione al nuovo contratto
(dal 2012 al 2015) dei diritti tv. Presentate
già alla autorità garanti, del mercato e delle
telecomunicazioni, le linee guida. In estate
(verso fine agosto) sarà pronto anche il bando
d'asta (non ci dovrebbero essere grosse novità
ma si darà più spazio alla partita del lunedì
sera). Intanto la Lega di A e B hanno preparato
le carte, attraverso la Lega Service, per
puntare ad una tv "fai da te". La tv della Lega
(di cui si parla ormai da anni): prima un canale
digitale terrestre, poi, eventualmente, anche
satellitare. I maggiori sostenitori sono De
Laurentiis e Zamparini. Un avviso chiaro a
Mediaset e Sky: "non provate a tagliare i
diritti tv (come ha goffamente minacciato l'ex
ad di Sky, Tom Mockridge, ndr) perché produrremo
da soli le immagini". Altre emittenti straniere
per ora non si affacciano in Italia. La
Confindustria del pallone insomma punta ad
essere editore di se stessa, soprattutto ora che
è rimasta scottata dalla chiusura di Dahlia. La
Lega di A ci ha rimesso 21 milioni di euro,
quella di B del battagliero presidente Andrea
Abodi più di cinque: ora entrambe hanno detto di
no al concordato (circa il 16%) proposto
dall'emittente del digitale terrestre. E fanno
sentire la loro voce. Il discorso è molto
semplice: Sky e Mediaset Premium fanno ottimi
ascolti grazie al calcio (e si fanno la guerra
degli sconti fra loro), al quale non possono
certo rinunciare. I presidenti poi non possono
fare a meno dei soldi delle tv e l'advisor
Infront, che fu trovato dall'ex n.1 della Lega
Antono Matarrese, ha garantito sinora incassi di
lusso, intorno, appunto, al miliardo. Quel
miliardo che serve per tenere in piedi il Circo
del pallone ed evitare che fallisca. Ecco,
l'avviso a Sky e Mediaset: attenti, i presidenti
hanno la loro tv e possono produrre e vendere le
partite da soli. C'è un problema, comunque: come
mettere d'accordo i presidenti di serie A?
Stanno litigando da un anno su come spartirsi i
soldi (197 milioni) del bacino d'utenza. Ci sono
state anche scazzottate. Figuriamoci se la cifra
aumenta...
ZAMBROTTA DEL
MERDAM:" SOLO IL BARCA POTREBBE ESSERCI
SUPERIORI, IL MERDAN E' PRONTO PER DISTRUGGERE
TUTTI..."
Calcio italiano in bolletta? A leggere i numeri
sembrerebbe il contrario. Perché a metà del
cammino che separa la fine della scorsa stagione
con il gong del mercato, il nostro campionato
guida per distacco la classifica degli
spendaccioni d'Europa. I dati parlano chiaro: le
squadre della serie A hanno già mosso acquisti
sul mercato per una cifra complessiva che supera
i 300 milioni di euro. Ma su cui pesa il
fardello dei debiti.
L'ESTATE DEI PAGHERO' - La Premier
League, il campionato più ricco del continente,
ci segue con 80 milioni di spese in meno.
Addirittura 130 la differenza con la Spagna
terza. Il segno di una nuova primavera dei
bilanci o una reazione furiosa al fair play
finanziario? Tutt'altro. Perché un terzo (quasi)
esatto di quella cifra, rappresenta spese
"obbligate", per gli acquisti di un anno fa. Di
fatto, il saldo dei "pagherò" con cui i grandi
club italiani si sono aggiudicate i pezzi
pregiati del mercato 2010: da Ibrahimovic a
Cavani, da Borriello a Quagliarella. È stata la
moda dell'estate scorsa: acquistare subito, con
la formula - non contemplata dal regolamento -
del prestito con riscatto "obbligatorio" a 12
mesi. Regina del trend la Juventus, che per
portare a Torino, oltre al bomber di
Castellammare, anche Motta, Pepe e Matri, ha
speso complessivamente oltre 37 milioni. Meglio
allora il Milan, che dopo lo scudetto ha speso
con il sorriso i 31 complessivi per Ibra e
Boateng. Così, un mercato freddino, ravvivato
solo
dai
fuochi artificiali del Napoli (oltre 40 milioni
spesi per Inler, Dzemaili, Britos, Rosati e
Fernandez) scala le classifiche europee. E
pazienza se, a distanza di un anno, il bilancio
piange.
MERCATO STRANIERO - Ma il mercato
italiano, insieme al pagamento cash, ha
dimenticato anche un altro elemento: il prodotto
italiano. Perché degli acquisti completati in
questa sessione di mercato, escludendo quindi
prestiti, comproprietà e rientri alla base, il
63 per cento delle transazioni riguardano
giocatori stranieri. Un numero impressionante,
che confina i giocatori italiani acquistati per
rinforzare il proprio organico al 39 per cento.
Un flop dell'intero movimento italiano. Tutto
straniero anche il podio dei colpi "top": al
primo posto Inler, costato 17,5 milioni
all'ambizioso Napoli di De Laurentiis. Dietro di
lui, la coppia argentina Lamela (12 milioni) e
Alvarez (11,9 milioni). Per trovare il primo
italiano bisogna scorrere fino al nome di El
Shaarawy, ventenne ex Genoa acquistato dal Milan
in comproprietà per 6 più il cartellino di
Merkel. Forse, il primo segno di un rinnovato
interesse per i giovani italiani. Le stelle,
però, non abitano più qui.
Coppa America,
flop delle multinazionali del calcio. E in
finale ci va il calcio operaio
Praguay e Uruguay si
contendono lo scettro del calcio sudamericano.
Due squadre sulle quali pochi o pochissimi
avrebbero puntato un centesimo. Il torneo boccia
le stelle di Brasile e Argentina
Sono stati necessari quasi 5 milioni di
dollari per sistemare il Monumental di Buenos
Aires dopo la guerriglia esplosa al termine
del drammatico incontro che ha decretato la
retrocessione del River Plate, lo storico club
della capitale argentina. Un investimento
improrogabile perché lo stadio da 70 mila
posti, che ospita partite dal 1938, sarà la
cornice della finale della Coppa America 2011,
in programma domenica 24 luglio alle ore 21 in
Italia (diretta Sky Sport 1). Di fronte, due
squadre sulle quali pochi o pochissimi
avrebbero puntato un centesimo all’inizio del
torneo, Uruguay e Paraguay.
Si diceva che sarebbe stato l’anno buono
dell’Argentina, che aveva la possibilità di
giocarsi in casa la coppa più prestigiosa del
continente sudamericano. La Seleccion non la
vince dal 1993 e le ultime due edizioni erano
sfumate in finale contro un Brasile stellare
che non aveva concesso ai cugini il piacere di
uno sgambetto da favola. Brasile che si è
presentato ai nastri di partenza della Coppa
America 2011 con un misto di convinzione e
arroganza di chi sa di essere il numero uno,
infarcito di campioni che farebbero (e fanno)
la fortuna dei migliori club del mondo.
Insomma, due multinazionali del pallone con i
galloni di favoritissime che contavano di
macinare gli avversari come fossero grani di
caffè, fuori uno, avanti l’altro. E invece, a
finire nel macinacaffè sono finite proprio
loro, per la disperazione di milioni di tifosi
che attendevano festanti per strada l’ennesima
buona notizia del calcio che produce
fuoriclasse e li vende al miglior offerente.
Brasile e Argentina fuori ai quarti di finale
per merito, rispettivamente, di Paraguay e
Uruguay, le due finaliste. Per entrambe, ha
detto male, anzi, malissimo, la lotteria dei
calci di rigore. Che il Brasile ha fallito
clamorosamente, sbagliando quattro tiri su
quattro. Argentina ko grazie ai prodigi
dell’ex laziale Muslera, portiere paratutto
che da qualche giorno è diventato un idolo
della folla uruguayana e che a Buenos Aires ha
scatenato un’epidemia di mal di pancia che non
ha precedenti.
Il Paraguay arriva alla finale senza aver mai
vinto una partita. Almeno, non nei tempi
regolamentari. Tre pareggi in tre partite nel
girone di qualificazione, la vittoria ai
rigori contro il Brasile nei quarti e ancora
un successo dagli undici metri contro il
Venezuela in semifinale. La squadra
dell’allenatore Gerardo Martino,
quattro scudetti nel campionato paraguayano e
poco altro, è la rivelazione del torneo. Gioca
un calcio che definire difensivo è quasi un
insulto al credo di Trapattoni, palla lunga e
pedalare, guai fare arrivare gli avversari al
limite dell’area e, quando accade, sparare ad
altezza uomo, meglio un calcio di punizione
che un gol. Ricorda la Grecia dell’Europeo
2004, poche concessioni allo spettacolo e
molta sostanza. Il Paraguay non raggiungeva le
semifinali di Coppa America dal 1989. Allora,
le stelle (si fa per dire) della nazionale si
chiamavano Canete, Neffa, Ferreira e Mendoza.
Oggi rispondono invece ai nomi di
Justo Villar, il portiere
capitano, l’asso pigliatutto della formazione
biancorossa, l’Uomo ragno che ha parato
l’impossibile contro il Brasile;
Roque Santa Cruz, attaccante del
Blackburn Rovers; Lucas Barrios,
altro attaccante che milita nel Borussia
Dortmund; Paulo Da Silva,
centrale difensivo che conoscono personalmente
a Venezia e Cosenza per via di una decina di
apparizioni che fece nel 2000 e poi fine,
perché non era una stella e questo lo si
intuiva abbastanza facilmente. Dice l’adagio
caro agli allenatori che collezionano trofei
come fossero accendini: con l’attacco si
vincono le partite, con la difesa si vincono i
campionati (e le coppe). In Paraguay lo
recitano come fosse un mantra, in attesa di un
mezzo miracolo che porterebbe un Paese di 7
milioni di abitanti sulla vetta più alta del
calcio sudamericano.
Di contro c’è l’Uruguay, il cui quarto posto
ai mondiale del 2010 già lasciavo intendere
che la truppa poteva contare su giocatori di
assoluto valore. Forlan,
Cavani,
Suarez, Lugano,
Muslera,
Gonzalez, tanto per citare i nomi
più noti, sono una garanzia di qualità. Con
loro in squadra, puoi fare bene, molto bene.
Tuttavia, era difficile immaginare che
sarebbero riusciti ad avere la meglio
sull’Argentina, una corazzata di campioni che
può affondare, almeno sulla carta, qualsiasi
altra imbarcazione. C’è voluto San Muslera a
stravolgere i pronostici e a dare il via alla
rincorsa della Celeste al trofeo che manca
nella sua bacheca dal 1995.
Uruguay batte Paraguay 3 a 0 in fatto di
talento e di capacità di impostare il gioco.
La formazione di Oscar Tabarez,
ex oracolo di Milan e Cagliari, usa il
fioretto, quella di Martino la sciabola e si
salvi chi può. Si giocasse la partita alla
Playstation non ci sarebbero margini di
dubbio, troppa la differenza in campo per
immaginare sorprese. Ma la storia del calcio è
piena di partite impossibili che si risolvono
con una giocata dell’ultima ora. E il Paraguay
ha sempre fatto faticare l’Uruguay, lo dicono
i numeri. In 67 gare ufficiali, la Celeste ha
avuto la meglio sugli avversari in 31
occasioni, 13 i pareggi, 23 le sconfitte. Come
dire, facile facile proprio no.
Presentazione del Verona in occasione della
nuova stagione davanti ai tifosi. Il tecnico
guida gli slogan contro gli avversari dei
play-off. E le autorità presenti sembrano
gradire
ISCRIZIONI ALL'EX
SERIE C 2011-2012
- Sono
15 le società di Lega Pro che il Consiglio
federale ha deciso di non iscrivere ai
rispettivi campionati. I club non ammessi, per
quanto riguarda la Prima divisione, sono:
Atletico Roma, Gela, Salernitana, Lucchese e
Ravenna. In Seconda divisione, invece, sono
state escluse Brindisi, Cavese, Cosenza, Matera,
Sanremese, Catanzaro, Canavese, Crociati Noceto,
Rodengo Saiano e Sangiovannese.
Il
Brasile a pezzi,
Paraguay in semifinale. Fioccano le sorprese:
Colombia,Brasile, Argentina e Cile ELIMINATE!!
Dopo
l'Argentina quarti di finale fatali anche ai
verdeoro campioni uscenti, che dominano per 120'
ma non concretizzano. Palo di Ganso e salvataggi
sulla linea di Alcaraz e Barreto. Gli uomini di
Martino si difendono ad oltranza e vincono la
lotteria dei rigori grazie a 4 errori su 4 tiri
dei rivali. Squadre zeppe di ultra campioni
miliardari "europei" fatte fuori da nazionali
"modeste".
LA PLATA - Non finiscono
le sorprese in Coppa America. Dopo l'Argentina
padrona di casa esce nei quarti anche il
Brasile campione uscente, punito anch'esso
dalla lotteria dei rigori. A far festa è il
Paraguay che, dopo 28 anni supera, finalmente,
la soglia dei quarti e approda in semifinale
senza vincere una partita. Se non è record
poco ci manca.
LA VITTORIA DELL'ANTI-CALCIO -
Ha vinto Martino con la sua tattica
ostruzionistica. La sua squadra vola tra le
migliori 4 dopo una difesa ad oltranza ed un
solo tiro verso la porta di J. Cesar in 120'.
Il Brasile esce a capo chino, imprecando la
sfortuna per un palo e due salvataggi sulla
linea a portiere battuto, ma deve anche
recitare il mea culpa per aver sciupato
l'impossibile, compresi i 4 rigori finali,
spediti fuori lo specchio da Elano, Thiago
Silva, Andrè Santos e Fred.
LUCIO FALLISCE L'1-0 -
Rinfrancato dal successo sull'Ecuador, il
Brasile parte spigliato e sfiora ripetutamente
il vantaggio. Le migliori occasioni le sciupa
Neymar che, dopo un sinistro di poco alto dal
limite (6'), spedisce un destro in diagonale a
lato da due passi (27'), sprecando un assist
smarcante di Robinho. Al 33', invece, è Lucio
a fallire il bersaglio: sugli sviluppi di una
punizione dalla sinistra calcia in spaccata da
3 metri proprio addosso a Villar. Lo imita, al
40', il compagno di reparto Andrè Santos che
manda alto di poco un sinistro da posizione
angolata.
Clamoroso in Coppa America: ARGENTINA ELIMINATA
!!!
L'Argentina esce dalla Coppa America nei quarti
di finale. La squadra di Batista, padrona di
casa e favorita alla vigilia per la vittoria
finale, è stata eliminata nella sentita e
classica sfida giocata a Santa Fe dall'Uruguay,
che si è imposto 6-5 dopo i calci di rigore. La
partita, dopo 120 minuti, era finita 1-1 per le
reti di Perez e Higuain. Grande impresa della
squadra di Tabarez, che ha giocato per oltre
un'ora in dieci uomini. Decisivo l'errore dal
dischetto di Tevez, che si è fatto parare il
rigore da Muslera. L'Uruguay in semifinale
affronterà la Perù, che ha battuto 2-0
la Colombia dopo i tempi supplementari.
Messi ha lasciato lo stadio senza rilasciare
dichiarazioni. Grazie alla prestazione contro il
Costa Rica, si era riconciliato con il pubblico.
Non a caso, sono comparsi sugli spalti
striscioni a suo favore.Messi ha giocato bene,
ma non è bastato. E l'Argentina non sembra
uscire dalla lunga crisi, uscì presto anche
l'anno scorso, in Sudafrica, con Maradona ct.
Grande entusiasmo invece in casa uruguagia,
sull'onda dell'ottimo Mondiale. Tabarez prima di
tutto fa i complimenti a Messi: "E' sempre il
migliore, avevamo studiato soprattutto lui,
capace di squilibrare un match, non a caso è
stato determinante sul gol, con il suo assist.
Noi siamo molto felici, ma ora dobbiamo pensare
al Perù. Il confronto
era
storico, e noi ci siamo preparati bene". "Siamo
in crescita - ha concluso - e stiamo facendo
vedere belle cose, come al Mondiale".
Grande delusione in Argentina. "Il sogno e'
morto ai rigori", scrive
il Clarin.
"Grande delusione" è il titolo scelto invece da
La Nacion,
che d'altra parte mette a fuoco quello che è
stato uno dei grandi problemi della nazionale
"le tante falle in difesa". A Montevideo è
subito scattata non solo la festa, ma anche
l'ironia: che in queste ore 'viaggia'
soprattutto via Twitter, dove tanti tifosi
uruguaiani hanno 'salutato' gli argentini con
frasi tipo "Ciao ciao carì, oppure con un 'ma
non giocavate in casa? non dovevate vincere?'.
CALCIOPOLI PENALE, SETTEMBRE 2011
CALCIOPOLI TER
La Disciplinare non fa sconti
Radiati AB ETERNO Moggi, Giraudo e Mazzini
La Commissione disciplinare della
Federcalcio ha disposto la radiazione di Luciano
Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini. Per l'ex
direttore generale della Juventus, per l'ex
amministratore delegato della Juventus e per l'ex
vicepresidente della Figc la Disciplinare ha
adottato "la sanzione della preclusione alla
permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc".
LE
MOTIVAZIONI - Per la
Commissione disciplinare la radiazione di Luciano
Moggi è "del tutto proporzionata ai fatti commessi,
tenuto conto della loro intrinseca gravità e delle
aberranti conseguenze che hanno determinato".
"Tali profili rendono del tutto attuale l'interesse
dell'Ordinamento federale alla irrogazione della
sanzione della preclusione, non rilevando in
proposito il fatto che comportamenti altrettanto
gravi possano eventualmente essere stati tenuti da
altri tesserati", si legge nella decisione del
collegio presieduto dall'avvocato Sergio Artico.
Secondo la Disciplinare,
"il fatto che altri soggetti obbligati
all'osservanza della normativa federale possano aver
tenuto, in ipotesi tutt'ora da accertare, condotte
analoghe a quelle acclarate nei confronti del Moggi
dalle "sentenze rese", non fa venir meno la gravità
di quanto contestato al deferito, né incide sulla
valutazione demandata
alla Commissione ai fini dell'irrogazione della
sanzione della preclusione in questo procedimento".
In sostanza, eventuali
violazioni commesse da altri soggetti non possono
alleggerire la posizione dell'ex dg della Juventus.
SOLO 5 ANNI ED OTTO MESI
CHIESTI PER MOGGI. I PM GIOCANO AL RIBASSO
NELLA RICHIESTA DELLE PENE DA INFLIGGERE
AGLI INQUISITI
Cinque anni e otto mesi di reclusione.
Questa la condanna chiesta dai pm di Napoli
per
Luciano Moggi, ex direttore
generale dellaJuventus,
imputato nel processoCalciopoli.
L’accusa è di associazione per delinquere
finalizzata alle frodi sportive. Cinque anni
sono stati chiesti per l’ex designatore
arbitralePaolo
Bergamoe
quattro anni e sei mesi per il collega
Pierluigi Pairetto. Condanne da un
anno a due anni per DiegoeAndreaDella
Valle, rispettivamente patron e
consigliere azionista di riferimento della
Fiorentina, l’ex ds del Messina,Angelo Fabiani,
il presidente della Reggina,Pasquale
Foti, e quello del Lazio,ClaudioLotito,
e perLeonardo
Meani, già dirigente accompagnatore
del Milan. Quattro per l’ex direttore della
Figc,Innocenzo
Mazzini. Per quanto riguarda gli
arbitri, le richieste sono andate da uno a
tre anni.
Un’udienza durata più di sei ore quella di
oggi nel tribunale di Napoli. Iniziata alle
10 del mattino e terminata per l’intervento
del presidenteCasoriache
ha convinto il pmStefanoCapuanoa
tagliare l’ultima parte della sua
requisitoria. Un’esposizione fiume, in cui
il magistrato ha ricostruito le vicende del
salvataggio della Fiorentina e della sorte
di diverse partite – già decisa prima degli
incontri, secondo l’accusa -, ripercorrendo
intere intercettazioni. La parola è così
passata al collegaGiuseppe
Narducciper
le richieste di pena. Che, in certi casi,
hanno suscitato il malcontento dell’aula
perché ritenute inferiori alle aspettative.
In totale, 410mila euro di multe e 50 anni e
due mesi di reclusione. Insieme a tre
assoluzioni, chieste perAmbrosino,CennicolaeGemignani.
Controversa soprattutto la richiesta di tre
anni di reclusione per l’ex arbitroMassimoDe
Santis, ritenuto dall’accusa uno
dei promotori dell’accordo tra i dirigenti
calcistici. Come ha ammesso lo stesso pm
Narducci, la pena chiesta è stata ridotta
per l’assenza di prove sufficienti a
dimostrare il suo ruolo di “promotore
dell’associazione”. Martedì prossimo
toccherà invece alle arringhe di 11
difensori e dell’Avvocatura di Stato. L’idea
è quella di accorpare due date già previste
nel calendario delle udienze in una sola,
così da rispettare – nonostante gli
slittamenti del processo delle ultime
settimane – il limite del 12 luglio per la
conclusione. Con le arringhe degli avvocati
TrofinoePrioreschi,
legali di Moggi.
PROCESSO
Gea: ridotta la pena a Moggi sr. e Moggi
jr in secondo grado. Pene indultate
naturalmente
Pene ridotte. La
Corte d'appello di Roma ha tolto una fetta
di reato a
LucianoMoggie
al figlioAlessandro,
nell'ambito delprocessoGearelativo
a presunte irregolarità della società che
ha gestito la procura di numerosi
calciatori a partire dal 2000.
Per l'ex
direttore sportivo dellaJuventussi
è passati da un anno e sei mesi (in primo
grado) a un anno di reclusione, per
Alessandro Moggi da un anno e due mesi a
cinque mesi soltanto. Una sentenza che non
lascia però soddisfatta del tutto la
difesa.
L'avvocato Matteo
Melandri,
legale di fiducia di Moggi sr., ha già
fatto sapere che ricorrerà in Cassazione:Dove
sono sicuro che arriverà l'assoluzione
definitiva.Melandri
aggiunge:I
pm volevano riproporre l'associazione a
delinquere, ma la richiesta è stata
respinta. Tutte le pene sono coperte
dall'indulto, ma noi vogliamo andare fino
in fondo. Speravamo nell'assoluzione
definitiva già oggi. I giudici hanno
scelto la sentenza più facile. E' andata
bene, ma poteva andare meglio. Niente
paura, però, perché siamo convinti che
così andrà inCassazione.
MOGGI
CONDANNATO NEL 2008 A 14 MESI di
squalifica PER LE SIM SVIZZERE, l'ambito è
il processo Calciopoli BIS
LaCommissione
Disciplinare Nazionale,
presieduta dall’avv. Sergio Artico, ha
squalificato con pene diverse in base al
loro coinvolgimento nell’inchiesta, tutti i
coinvolti nell’inchiesta bis di calciopoli,
quella relativa alle SIM svizzere.Qualcosina,
però, è giusto dirla. Intanto vediamo quali
sono state le condanne:
- Luciano Moggi, la sanzione dell’inibizione
di anni 1 (uno) e mesi 2 (due);
- Mariano (Angelo) Fabiani la sanzione
dell’inibizione di anni 4 (quattro);
- Tiziano Pieri, la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Salvatore Racalbuto la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Stefano Cassarà, la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Antonio Dattilo, la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Paolo Bertini la sanzione di della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Marco Gabriele la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Marcello Ambrosino la sanzione della
squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Massimo De Santis la sanzione della
squalifica di mesi 6 (sei);
La sentenza fa riferimento al deferimento
del 23 aprile 2008 per violazione dell’art.
1, paragrafo 1 del CGS, per “avere
costituito un sistema di comunicazioni
telefoniche riservate intrattenute tra il
Moggi e il Fabiani, da una parte, e gli
associati AIA” attraverso contatti
intercorsi tramite utenze SIM estere in
prossimità di sorteggi arbitrali, di gare e
al termine dello svolgimento delle stesse.
I
LE
CONDANNE PER PASSAPORTOPOLI, 2000-2001
Società
Udinese: 3.000.000.000 Lire di multa.
Inter: 1.500.000.000 Lire di multa.
Lazio: 2.000.000.000 Lire di multa.
Roma: 1.500.000.000 Lire di multa.
Sampdoria (Serie B): 1.500.000.000 Lire di
multa.
Milan: 1.200.000.000 Lire di multa
Vicenza: 1.000.000.000 Lire di multa.
Giocatori
* Alvaro Recoba (Inter): 1 anno di
squalifica.
* Juan Sebastian Veron (Lazio): assolto.
* Cafu (Roma): assolto.
* Fábio Júnior (Roma): 1 anno di squalifica.
* Gustavo Bartelt (Roma): 1 anno di
squalifica.
* Dida (Milan): 1 anno di squalifica.
* Warley (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Alberto (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Jorginho (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Da Silva (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Jeda (Vicenza): 1 anno di squalifica.
* Dedè (Vicenza): 1 anno di squalifica.
* Job (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
* Mekongo (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
* Francis Zé (Sampdoria): 6 mesi di
squalifica.
Dirigenti
* Gino Pozzo (Udinese): 2 anni di
squalifica.
* Gabriele Oriali (Inter): 1 anno di
squalifica.
* Felice Mosè Pulici (Lazio): 1 anno di
squalifica.
* Rinaldo Sagramola (Vicenza): 1 anno di
squalifica.
* Franco Baldini (Roma): 9 mesi di
squalifica.
* Sigfrido Marcatti (Udinese): 6 mesi di
squalifica.
* Massimo Briaschi (Vicenza): 6 mesi di
squalifica.
* Sergio Cragnotti (Presidente Lazio):
assolto.
* Rinaldo Ghelfi (Inter): assolto.
* Enrico Mantovani (Presidente Sampdoria):
assolto.
* Domenico Arnuzzo (Sampdoria): assolto.
* Pierluigi Ronca (Sampdoria): assolto.
* Emiliano Salvarezza (Sampdoria): assolto.
NOTIZIE ON LINE,
articoli e notizie, considerazioni e dossier dal
2004 ad oggi
Comizio del
Senatur: separazione tra Nord e Sud "miglior
medicina" contro crisi. "La Lega voterà per la
carcerazione" del deputato Pdl, ma il leader ripete
le sue perplessità
Papa non andrà in
galera, lo ha detto quel fulminato del segretario
della Lega,nonchè ministro,nonchè padre del Trota,
che cambia idea come scoreggia. In realtà tutti sono
legati a doppio filo alle sorti del Pederasta
Imperiale, come cade la sua corte, cade lui e tutti
i suoi leccaculo impastati assieme. Il legame a
doppio filo caratterizza anche l'Euro,l'Europa e
l'Italia. Arrivando a Roma, la crisi della moneta
europea e della Ue sono entrate in una nuova
pericolosa fase. Lo stesso euro ora e' a rischio. L'Economist
dedica un'altra copertina al nostro paese, dopo
quella di qualche settimana fa su "L'uomo che ha
fottuto un'intera nazione". La tesi e' quella
sostenuta da WSI: l'attacco speculativo all'Italia
(prima della Spagna) e' tattico, nell'ambito di una
guerra la cui strategia e' far saltare l'euro.
Se in precedenza la crisi era limitata alla
periferia Ue, ai tre PIIGS più deboli (Grecia,
Irlanda e Portogallo), che a turno hanno ricevuto
aiuti dall’Unione europea e dal Fondo Monetario
Internazionale, ora il problema sembra allargarsi,
scrive il settimanale inglese, da sempre critico (ma
con intelligenza) sulle questioni europee. Molta
della responsabilità viene attribuita alle autorità
di Bruxelles, colpevoli ogni volta di aver agito in
maniera erronea: negando l’evidenza e procedendo con
piani di salvataggio al solo scopo di temporeggiare.
E così, prima ancora della Spagna, da molti vista
come la quarta pedina più probabile a cadere nel
domino dei PIIGS, è toccato all’Italia. I risultati
li abbiamo visti tutti in questi ultimi giorni.
Rendimenti dei decennali (il Btp a 10 anni) oltre il
6% (ieri in asta e' andato al 5,9%, 100 punti base
in piu' rispetto alla precedente asta) e azionario
che è tornato ai minimi da due anni. "Ora che la
terza più grande economia della regione ha
sperimentato il primo impatto, la crisi sembra
davvero essere entrata in una nuova fase", scrive l'Economist.
Una nuova fase perché l’Italia cambia completamente
le carte in tavola. Se già potevano essere dolori
per un default della Grecia, si pensi a cosa
succederebbe in caso toccasse a Roma, che ha un
debito di circa €1,9 trilioni, tre volte tanto
quello di Grecia, Irlanda e Portogallo messe
assieme. Sappiamo che il fondo di stabilità europeo,
l’European Financial Stability Facility (EFSF), non
potrebbe fare nulla in questo caso, visto che
l’ammontare a disposizione è insufficiente. Se
dovesse avvenire il peggio per l’Italia, non solo
l’Europa, ma l’intera economia globale e l’euro
sarebbero a rischio. La moneta unica è arrivata
sull’orlo del precipizio?
I timori sull’Italia non si focalizzano solo sulla
bassa crescita, scrive l’Economist, ma vanno a
toccare il clima politico che si è delineato
sull’approvazione del nuovo piano di austerità e
sulla capacità di sostenere l’ingente debito.
L'Eni infatti è rimasta incastrata in un hakeraggio a sfondo tangentocratico.
I cellulari con le schede telefoniche lituane - «è
una cosa particolare da lassù per mantenere la
segretezza, è proprio lì il bello, non sono
tracciabili per niente» - non sono serviti a
granché. E nemmeno i pittoreschi nomi in codice per
capirsi («il Lupo», «Panatta», «lo zio Tom»), o le
comunicazioni via pizzino alla Provenzano ma in
salsa tecnologica, cioè con le notizie riservate
caricate su chiavette usb da scambiarsi e da
distruggere al posto dei bigliettini di carta.
Sei mesi di indagini del secondo dipartimento
anticorruzione della Procura di Milano ritengono di
aver ugualmente afferrato il bandolo di un sistema
nel quale grandi aziende italiane dell'ingegneristica
e delle costruzioni stanno pagando tangenti estero
su estero a top manager dell'Eni per essere ammesse
a far parte di appalti da miliardi di dollari:
quelli che il cane a sei zampe, come stazione
appaltante su delega statale dell'Iraq e del Kuwait,
dal 2010 sta non solo contribuendo a realizzare ma
direttamente organizzando «chiavi in mano»
rispettivamente in uno dei più grandi giacimenti di
petrolio al mondo (l'iracheno Zubair, vicino a
Bassora) e in quello non meno ricco di Jurassic
Field nel nord del Kuwait.
È questo il denominatore comune di un nugolo di
perquisizioni che ieri, in molte città italiane ma
anche in Svizzera, Gran Bretagna e Israele, sono
state contemporaneamente svolte dalla Guardia di
Finanza su ordine del pm Fabio De Pasquale, forse
quello che in questo momento a Milano sta più
facendo fruttare i contatti, costruiti negli anni,
con colleghi stranieri e organizzazioni
internazionali.
È la prima volta che sotto la lente della
magistratura finisce l'Eni della gestione
dell'amministratore delegato Paolo Scaroni: la
precedente inchiesta sulle tangenti pagate a
politici della Nigeria da un consorzio
internazionale franco-nippo-americano-italiano -
sfociata per il gruppo Eni in una transazione da 365
milioni di dollari negli Stati Uniti con il
Dipartimento della giustizia e la Sec (cioè la
Consob americana), in una da 20 milioni con la
Nigeria, e in Italia in un processo a 5 ex manager
Snamprogetti in corso ma prossimo alla prescrizione
- riguardava infatti gli anni dal 1994 al 2004.
Ora in questa nuova indagine, che oltre a Iraq e
Kuwait investe anche la controversa (e già finita
nel mirino di un'indagine) attività dell'Eni nel
consorzio internazionale per il giacimento di
petrolio di Kashagan in Kazakhstan, l'amministratore
delegato dell'Eni non è indagato come persona
fisica. Ma Eni spa, prima società per
capitalizzazione nella Borsa italiana e quinto
gruppo petrolifero mondiale, è indagata come persona
giuridica - in base alla legge 231 sulla
responsabilità amministrativa delle società per
reati commessi dai dirigenti nell'interesse
aziendale - per l'ipotesi di «corruzione
internazionale». Reato al quale, secondo l'ipotesi
accusatoria, sarebbe finalizzata l'«associazione a
delinquere» che la Procura contesta per ora al
vicepresidente di Saipem spa, Nerio Capanna, e al
capo del «progetto Zubair» in seno all'Eni, Diego
Brachi, nonché a tre intermediari come gli ex
manager del settore Massimo Guidotti, Stefano Borghi
e Enrico Pondini. Sull'altro versante, quello cioè
delle aziende che avrebbero promesso o già versato
quote di tangenti per aggiudicarsi i mega-appalti,
accertamenti sono in corso su colossi dell'ingegneristica
come Bonatti (gruppo da 6 mila dipendenti), Ansaldo,
Renco, Elettra Energia ed Elettra Progetti.
È infatti anche una delle prime volte in cui, stando
a quanto sinora portato a conoscenza degli indagati
durante le perquisizioni ieri negli uffici delle
società e nelle abitazioni delle persone, gli
inquirenti avrebbero già rintracciato flussi
finanziari su conti all'estero riconducibili a alti
dirigenti del cane a sei zampe, e acquisito la prova
almeno di alcune consegne di denaro da una azienda a
top manager Eni che hanno un ruolo cruciale
nell'assegnazione degli appalti in Iraq e Kuwait.
Due partite enormi sia per le conseguenze
economiche, sia per le implicazioni di geopolitica.
Basti ricordare che il 16 dicembre 2010 era stato il
ministro degli Esteri italiano Franco Frattini a
presenziare alla firma alla Farnesina del contratto
da un miliardo e mezzo di dollari tra la Saipem e la
società kuwaitiana Kharafi per l'esplorazione, la
produzione e il trattamento di idrocarburi nel campo
a nord del Kuwait destinato a sfornare 150.000
barili al giorno; mentre alcuni mesi prima, il 22
gennaio 2010, era stato Scaroni a volare a Bagdad
per siglare l'intesa più significativa mai conclusa
dall'Eni nel più importante paese petrolifero oltre
all'Arabia Saudita, e cioè per firmare l'impegno (20
miliardi di dollari di investimenti in 25 anni,
700.000 barili al giorno da 68 pozzi entro il 2013)
del consorzio internazionale formato al 32% da Eni,
al 23% dall'americana Oxy-Occidental Petroleum
Corporation e al 18% dalla coreana Kogas-Korea Gas
Corporation insieme a due società petrolifere di
Stato in Iraq, la South Oil Company e la Missan Oil
Company.
Secondo
l'emittente Tolo Tv, il leader dei talebani afghani
sarebbe stato uscciso in Pakistan due giorni fa.
Mancano le conferme ufficiali. Fonti talebane invece
smentiscono la notizia: "E' vivo e si trova in
Afghanistan". Intanto continuano i combattimenti a
Karachi dopo gli attent
ati di ieri
UN altro deficente condannato
che si intasca 1,5 milioni di euro per una
trasmissione sul canale pubblico a spese degli
stronzoni italioti. Naturalmente la trasmissione è
stata DISTRUTTA,ma i soldi, il ladrone,li ha
intascati ugualmente
Sprofonda Piazza Affari,
alla chiusura il Ftse Mib cede il 3%. Ma è una
giornata nera per tutte le Piazze europee
trascinate al ribasso dai listini americani in
allarme per le stime negative fornite ieri dalla
Fed: la crescita rallenta, fermi prestiti e mutui
,
C'è del
marcio anche a Strasburgo
Un
ragazzo italiano di 26 anni, Andrea D'Ambra, sta
combattendo una battaglia perché i seggi del
Parlamento europeo siano interdetti a candidati
che abbiano subito condanne, anche in primo
grado. Nel 2007, grazie ad una petizione, Andrea
D'Ambra
vinse la battaglia contro il balzello del 'costo
di ricarica' imposto dalle compagnie
telefoniche. Ora il David di Ischia ci riprova.
Se la sua
proposta
fosse accettata, i primi a dovere sloggiare
sarebbero tre nostri connazionali:
Vito Bonsignore,
vicepresidente del Ppe; Aldo Patricello (Pdl);
Mario Borghezio (Lega). Molti altri
seguirebbero.
Scambi di colpi ad
Adaisse, lungo la "linea blu". Gli israeliani
minacciano "conseguenze" in caso di nuovi
incidenti. Le vittime sono tre soldati e un
giornalista libanesi e un alto ufficiale
israeliano Mappa
-
Carta Limes
Secondo l’agenzia
Bloomberg, Pechino ha ordinato nuovi stress test
sugli istituti bancari che hanno mandato nel
panico le economie occidentali. Si affaccia lo
spettro di un'altra crisi di Matteo
Cavallito
Finiti gli
incentivi, ancora molto negativo il mercato del
Lingotto. Undici punti sotto la media del settore:
- 25,9, al suo maggior calo dal gennaio 2009.
L'allarme dei concessionari: migliaia di posti di
lavoro a rischio
Il giorno dopo le
parole di Gianfranco Fini “nessun incarico nel
partito agli indagati”, Silvio Berlusconi ha
lanciato la sua controffensiva, sostenendo
impunemente: “La legalità è la mia stella
polare”. Ma dalla carta d’identità con cui il Pdl
si presenta a Camera e Senato si... (continua)
Nota di Palazzo
Chigi dopo che il Consiglio di Stato ha rigettato
la richiesta di sospensiva nei confronti della
decisione del Tar: i giudici amministrativi
avevano ordinato controlli su 15 mila schede. Il
governatore annuncia una nuova istanza
Dopo la
tragedia di ieri in provincia di Lucca, un
assicuratore ammazza il capo e dice: "Avevo
paura di essere licenziato". Flavio Pennetti,
romano di 30 anni, colpisce più volte con una
mazza da baseball il suo superiore, Massimo
Carpifave, sessantenne alla guida dell'agenzia
di assicurazioni Assirisk
Via libera a Sky
Italia sul digitale terrestre
Mediaset ricorre alla corte di Giustizia Ue
Il portavoce di Bruxelles
Jonathan Todd: "Decisione solida da un punto di
vista legale". L'entrata permessa dalle nuove
condizioni del mercato: frequenze solo per
trasmettere in chiaro e per cinque anni, nessun
servizio a pagamento
Accolti due
ricorsi, escluse due liste: vanno verificati i
voti per il neo governatore. La decisione a notte
fonda dopo una lunga camera di consiglio. Il
presidente: "Andremo subito in Cassazione, mi ha
scelto il popolo". La soddisfazione di Mercedes
Bresso
di P. GRISERI e V. SCHIAVAZZI
Cardinali
incasinati con la cricca
G8-Anemone-Balducci-Carboni; associati in concorso
esterno con la mafia fondatori di partiti e di
logge occulte sovversive in pressing su tutte le
istituzioni neutrali, gente che riceveva
appartamenti in centro senza saperlo(??),
incasinati pesantemente con camorra, mafia,n'drangheta
Pochi giorni fa è
stato considerato “inaffidabile e inattendibile”
come testimone al processo sui dossier illegali.
Ma i problemi non sono finiti per Marco Tronchetti
Provera, presidente di Pirelli, che ora dovrà
difendersi da un’azione legale congiunta di 150
agenzie affiliate alla Pirelli... (continua)
Il
presidente della Regione Calabria, Giuseppe
Scopelliti, dopo l'articolo sul nostro giornale
che raccontava della sua partecipazione a un
ricevimento a Reggio Calabria insieme a boss
della 'ndrangheta e ad imprenditori di
riferimento delle cosche calabresi, viene
intervistato da ilfattoquotidiano.it
Il
23 giugno la procura di Reggio arresta 44
persone legate ai clan reggini. Tra gli indagati
colletti bianchi in contatto con i vertici della
politica lombarda. A Milano, così, scoppia
l'allarme mafia, mentre il primo cittadino
continua a ripetere: "I clan a Milano? Fatemeli
vedere"
di Enrico Fierro e
Davide Milosa
Governo le aveva messo a
disposizione un budget di 642.960 euro. In realtà
sono stati spesi 15,5 milioni, di cui 8,6 solo per
il portale "italia.it". Un bel risultato per il
ministro "senza portafoglio" di Eduardo Di Blasi
Il commissario
straordinario a Milano è Massimiliano Ermolli,
figlio di uno degli uomini più vicini al premier.
Tra i candidati per il consiglio d'amministrazione
il figlio di La Russa e Eros Maggioni, il compagno
del ministro Brambilla
di
S. DE RICCARDIS
Intesa raggiunta tra l'Inter
e il club russo. Vigorelli, agente
dell'attaccante camerunese: "Lunedì o al massimo
martedì si chiude la trattativa". E i russi del
magnate Kerimov non si fermano: nel mirino ora
c'è Dani Alves
MILANO -
Lunedì o al massimo martedì dovrebbe arrivare
l'annuncio della partenza di Samuel Eto'o
dall'Inter verso i russi dell'Anzhi.
"ANNUNCIO TRA LUNEDI' E MARTEDI'" -
"Se tutto va bene, tra visite mediche e la
formalizzazione del trasferimento l'annuncio
arriverà tra luendì e martedì" ha affermato al
quotidiano francese L'Equipe, Claudio
Vigorelli, l'agente del camerunense. La cifra
del trasferimento potrebbe salire a 25 milioni
di euro, più i bonus. Lo stipendio di Eto'o,
che avrebbe firmato per tre stagioni con il
club della repubblica russa del Daghestan, è
di circa 20 milioni netti all'anno. In Russia
sperano che Eto'o possa debuttare sabato
prossimo in campionato contro il Rostov.
OFFERTI 35-40 MILIONI PER DANI ALVES -
Ma l'Anzhi pare non fermarsi al
bomber dell'Inter. Il ricchissimo club del
magnate Suleiman Kerimov, secondo quanto
scrive il quotidiano catalano 'Sport', è
pronto a bussare alla porta del Barcellona per
comprare l'esterno brasiliano Dani Alves. Gli
emissari di Kerimov sono pronti a stanziare
35-40 milioni di euro per il cartellino del
terzino verdeoro. Se accettasse di lasciare la
maglia azulgrana, con cui ha vinto tutto, Dani
Alves andrebbe a guadagnare 15 milioni di euro
a stagione. Fonti vicine al giocatore fanno
notare che l'ipotesi di un trasferimento al
momento appare remota. In realtà, un mese fa
sembrava fantascienza anche la partenza di
Eto'o da Milano.
ANZHI, UN PROGETTO
AMBIZIOSO - Alves,
27 anni, alla quarta annata a Barcellona, è
legato al club catalano da un contratto valido
fino al 2015. La clausola rescissoria, con il
rinnovo siglato a marzo, è passata da 90 a 150
milioni di euro: la cifra si abbasserà di 25
milioni di euro al termine di ogni stagione
fino alla scadenza dell'intesa. Il brasiliano
al momento è uno dei pilastri della formazione
allenata da Pep Guardiola: è difficile,
insomma, pensare ad un addio negli ultimi 10
giorni del mercato. L'Anzhi, comunque, vuole
tentare. I soldi non sono un problema. L'Anzhi
sta costruendo una squadra in grado di
competere al top nel campionato russo e, in
prospettiva, di recitare un ruolo di primo
piano anche a livello internazionale.
L'ambizioso progetto è cominciato con
l'ingaggio di Roberto Carlos, che nuota tra i
soldi nell'ultima fase della carriera, ed è
proseguito con acquisti più funzionali, come
quello dell'esterno di Yuriy Zhirkov dal
Chelsea. In attesa di Eto'o, ora si sogna
anche Alves.
Eto'o-Anzhi, trattativa
finita: ora la decisione...anche perchè ormai
siamo alla conclusione del mercato
L'annuncio è
dell'intermediario della Fifa: Forlan e Tevez
aspettano. Intanto il ct dell'Argentina
risparmia la convocazione a Samuel, Zanetti,
Cambiasso e Milito
di
STEFANO SCACCHI
Carlos Tevez
MILANO -
La trattativa per portare Samuel Eto'o in
Russia con i colori dell'Anzhi è terminata: si
aspetta solo una offerta alla quale seguirà
una risposta precisa. Questo potrà avvenire a
partire dalle prossime ore, al più tardi
lunedì. Lo dice l'intermediario Fifa, uomo
chiave della trattativa, Peppino Tirri. Gli
intermediari avevano fatto qualche passo in
avanti per avvicinare le parti nella giornata.
In prima fila per sostituire il camerunense in
questo momento c'è Diego Forlan, liberato da
Gregorio Manzano che non l'ha schierato nel
preliminare di Europa League tra Atletico
Madrid e Vitorio Guimaraes. Anche in Uruguay
confermano che il centravanti della Celeste è
vicinissimo all'Inter.
Ma l'attaccante dell'Atletico potrebbe essere
seguito anche da Carlos Tevez. Oggi nella sede
dell'Inter è stato avvistato Giorgio De
Giorgis, agente di Roberto Mancini, quindi
molto informato sulle vicende del Manchester
City: "Tevez in nerazzurro? Non ci
scommetterei, ma è una possibilità come le
altre. Ma non credo che potrebbe succedere con
un prestito perché nessuno fa regali a un club
come l'Inter". Il trasferimento dell'argentino
alla Pinetina potrebbe andare in porto sul
filo di lana. Ma è necessario che uno dei due
club coinvolti faccia la mossa decisiva:
l'Inter con un'offerta finora non ancora
avanza in maniera ufficiale o il City
accettando il prestito con diritto di riscatto
per liberarsi di un giocatore ormai superfluo
e dotato di un ingaggio pesante.
Una
buona notizia per Gian
Piero Gasperini arriva dall'Argentina. Il neo
ct Alejandro Sabella non ha chiamato lo
storico quartetto argentino dell'Inter per le
amichevoli di inizio settembre con Venezuela e
Nigeria. Così Walter Samuel, Javier Zanetti,
Esteban Cambiasso e Diego Milito potranno
restare tranquilli alla Pinetina, una vera
manna per Gasperini che così potrà inserire
meglio nei suoi schemi Cambiasso, Zanetti e
Milito assenti fino a pochi giorni dopo la
partecipazione in Coppa America. Convocato
solo Ricardo Alvarez che ovviamente gongola
per la sua prima volta con l'Albiceleste: "E'
un sogno, la convocazione supera tutto, anche
la gioia di essere all'Inter, una delle
squadre più forti del mondo", ha detto il
giovane centrocampista al Clarin.
L'Inter vince il Trofeo
Rin Tim Tim,perchè L'INTER AL DISARMO SCHIERA I
TITOLARI SOLO NEI TORNEI DELLA MERDA !!!
I nerazzurri battono 1-0 il
Milan e 7-6 i bianconeri ai rigori e si
aggiudicano il torneo.
Nell'altra sfida vittoria
della squadra di Conte su quella di Allegri con
È difficile comprendere
il senso delle ripetute richieste
d'incontro che il signor Diego Della
Valle, azionista di riferimento di ACF
Fiorentina, avanza: la questione non è un
fatto privato, da decidere facendo quattro
chiacchiere intorno a un tavolo. È
questione già decisa dagli organi
istituzionalmente competenti e proprio il
doveroso rispetto degli ambiti
istituzionali consiglia a tutti di
attenersi a quelle decisioni, come si
conviene in un Paese civile, che non
sostituisce chiacchiere fra privati ai
giudizi delle Autorità preposte.
Né l'Inter né il
sottoscritto hanno intenzione di
modificare questo atteggiamento, che non è
dettato dal timore di alcunché, ma dalla
sempre ribadita serena fiducia nel sistema
delle istituzioni, tanto di quelle
sportive quanto dell'Autorità Giudiziaria.
Ogni diverso luogo di confronto non
soltanto sarebbe del tutto non
appropriato, ma addirittura irriguardoso
rispetto ai giudizi già pronunciati e a
quelli che dovranno esserlo.
Tali continue richieste
altro non fanno che cercar di tener
aperta, esasperandola inutilmente, una
questione che ha già trovato conclusiva
risposta proprio nelle sentenze che
sembrano non piacere al signor Della
Valle, ovviamente sensibile anche a quelle
future.
A tali decisioni,
proprie degli organi istituzionali,
l'Inter e il sottoscritto intendono
attenersi, confidando che ciò valga a por
fine a richieste che appaiono strumentali
e alle quali non verrà dato ulteriore
seguito.
DIRETTA
Il passaggio
del camerunense alla squadra di Makhachkala
è dato per certo: 40 milioni all'Inter e
triennale shock da 20 milioni all'anno per
il giocatore.Il ds giallorosso Sabatini in
tribuna per la Costa d'Avorio: alla Roma
spunta l'idea Drogba. Ore decisive per il
passaggio di Fabregas dall'Arsenal al
Barcellona.
Samuel Eto'o resta al centro del mercato
dell'Inter. Dalla Russia parlano di un
accordo chiuso: 40 milioni nelle casse
nerazzurre e 15 al giocatore. Da Palazzo
Saras invece frenano: la trattativa
prosegue, dicono, nulla è ancora definitivo:
ci vuole ancora qualche giorno. Gatta ci
cova. Tutti sono al lavoro in attesa di
avere la risposta di Massimo Moratti. In
attesa i dirigenti sono attivi nel definire
le altre operazioni di mercato.
SUMMIT BRANCA-PREZIOSI -
Tra le quali quella con il Genoa per Juraj
Kucka di oggi: da una parte Stefano
Capozzucca per la società di Enrico
Preziosi, dall'altra Marco Branca per l'Inter.
La riunione durata poco più di un'ora
proseguirà la prossima settimana. All'uscita
dagli uffici nerazzurri Capozzucca non si
sbilancia: "Vedremo". Sulla stessa linea
l'agente dello slovacco Emil Kovarovic. Che
poche ore prima il vertice tra Inter e Genoa
a Primocanale ha spiegato: "Al momento non
posso dire nulla, le società stanno
riflettendo tra loro e noi aspettiamo
eventuali novità, preferisco non
sbilanciarmi. E' possibile che ci siano dei
vertici societari prossimamente, l'interesse
dell'Inter c'è e i colloqui si stanno
svolgendo sotto traccia".
IL GROVIGLIO ALLE SPALLE -
Dunque Kucka in arrivo, Eto'o in partenza.
Nel mezzo c'è un groviglio formato dal
futuro di Mariga, Muntari, Lavezzi, Tevez e
Forlan. Per ora nulla è ancora definitivo.
Si continua a lavorare per Mariga che è
ad un passo dalla Real Sociedad e anche
per Muntari, che potrebbe lasciare Milano
per la Spagna. Un capitolo a parte per Tevez,
Lavezzi e Forlan. I tre sudamericani sono,
infatti, legati a doppio filo alla cessione
di Eto'o. Tutti e tre piacciono a Moratti.
Ma nelle ultime ore il nome di Carlitos ha
perso qualche punto. Non perché all'Inter
non piaccia. Sarebbe Roberto Mancini a
frenare. Il tecnico avrebbe preferito uno
scambio e non ha intenzione di dare
l'argentino in prestito. L'Inter non ha
intenzione di cedere uno tra Sneijder e
Maicon e soprattutto vuole l'argentino solo
in prestito. Questo il motivo della lieve
frenata. Un rallentamento che nei prossimi
giorni potrebbe essere superato. Salgono
così in pole Lavezzi e Forlan. Per il primo
tratta direttamente Massimo Moratti con De
Laurentiiis. Mentre il campione uruguayano
dell'Atletico Madrid è stato offerto ai
nerazzurri. Per ora Forlan piace ma non
convince a pieno.
Il
presidente nerazzurro precisa che l'affare
non è in dirittura d'arrivo: «No,
figuriamoci. Siamo noi a vedere cosa
dobbiamo fare». Intanto l'agente del
camerunese, Claudio Vigorelli: «Abbiamo
praticamente raggiunto un accordo con l'Anzhi.
Ora serve quello tra i due club».
Sneijder: tra
48 ore al Manchester United1 –Wesley Sneijder
risolverà il suo futuro entro le prossime 48
ore e tutto lascia pensare che sarà al
Manchester United. A rivelarlo è il "Daily
Mirror", secondo il quale oggi il 27enne
trequartista olandese chiederà all'Inter
l'autorizzazione a trattare con i Red Devils.
Lo stesso Sneijder aveva ammesso ieri di
avere avuto dei contatti con lo United e i
suoi procuratori potrebbero essere oggi a
Milano per dare un'accelerata
all'operazione. Del resto l'intesa tra i due
club sarebbe vicina sulla base di 36,5
milioni di euro mentre è un pò più
complicata la trattativa tra Manchester e
giocatore: Sneijder vorrebbe un ingaggio da
12 milioni di euro a stagione, per
accontentarlo lo United dovrebbe sforare il
proprio salary-cap fissato a 10,7 milioni.
In soccorso dei Red Devils potrebbe arrivare
la Nike, sponsor sia del giocatore che del
club inglese.
Sempre piu'
indietro
Il
fair play finanziario tanto inviso a Massimo
Moratti chiude il ciclo vincente dell'Inter. La
società nerazzurra da mesi è stata costretta a
dare un taglio alle spese folli che negli anni
hanno rafforzato la rosa ma anche creato 'buchi'
a bilancio. Perdite puntualmente ripianate
dall'azionista di maggioranza. Che negli anni ha
speso montagne di denaro. Soldi che però alla
fine hanno fruttato titoli per cinque anni
consecutivi, tripletta inclusa nell'ultimo anno
di Mourinho. Il tecnico scappato al Madrid il 22
maggio del 2010. Ora le direttive dell'Uefa sono
chiare: si può spendere quanto si incassa. E
così come tutte le altre società, anche il club
di corso Vittorio Emanuele deve rispettare i
parametri dettati dal presidente Platini. Che ha
deciso di attuare una misura restrittiva per non
far collassare il mondo del pallone. Per questo
l'Inter già dallo scorso anno non ha messo veti
sulle cessioni. Tutti in vendita, non in
svendita però. Decisione ferma che di fatto
indebolisce la squadra. Un gruppo che dopo la
valanga di coppe vinte da gennaio a oggi si è
dovuta accontentare di una coppa Italia e un
secondo posto in campionato dietro al Milan
campione d'Italia.
IL FAIR PLAY INDEBOLISCE L'INTER -
Il diktat è chiaro: se non si vende
non si compra. La cassaforte è chiusa. In questo
modo Gasperini rischia di trovarsi con pochi
elementi di qualità rispetto ai predecessori.
Sul mercato i top players: Eto'o e Sneijder in
primis. Nelle ultime
ore
l'olandese dopo aver esternato tutto il
malessere per la decisione presa dall'uomo
mercato nerazzurro potrebbe restare. "L'Inter ha
solamente detto che è disponibile a parlare
qualora dovesse arrivare una buona offerta per
uno dei suoi giocatori - dice l'interista ad un
quotidiano olandese -. Hanno, di recente,
dichiarato pubblicamente per la prima volta che
hanno bisogno di soldi. Ma nella nostra squadra
ci sono grandi campioni a partire da Eto'o, è
ovvio che tutti ci guardino. Io non sto
preparando nessun trasferimento. Potrebbe
sembrare che il club voglia lasciarmi partire,
ma non è vero. Con Manchester United, Manchester
City e anche con qualsiasi altro club, non c'è
niente di concreto. Gioco per l'Inter e come al
solito io lavoro per la nuova stagione". Wesley
conclude: "Il 31 agosto vedrò i miei soliti
compagni di squadra, anche se so che fino ad
allora sarà tutto aperto, ma ormai ci sono
abituato". C'è chi giura che entro il 31 agosto
il furetto nerazzurro volerà in Premier: Rafael
Van Der Vaart, fantasista del Tottenham e amico
di Sneijder. "Gli piacerebbe giocare in
Inghilterra, è il più grande campionato del
mondo - afferma il giocatore del Tottenham a
Sky- Wes è un mio grande amico, ci sentiamo
quasi ogni giorno e lui sa cosa può significare
giocare in Premier League. Spero che quest'anno
giocheremo contro, perché con lui, il Manchester
United diventerebbe ancora più forte di quanto
già non lo sia".
L'ANZHI ARRIVATA A MILANO -
Nel frattempo sono arrivati a Milano i russi per
il centravanti camerunese. La riunione in sede
all'Inter con l'Anzhi: presenti Marco Branca,
l'agente del calciatore Claudio Vigorelli e il
ministro delle finanze nerazzurre Rinaldo Ghelfi.
Moratti non vorrebbe cedere il calciatore. Tutto
dipenderà dalla montagna di denaro che l'Anzhi è
disposta a mettere sul tavolo della trattativa.
Per il campione africano l'offerta si aggira sui
60 milioni di euro in tre anni (20 a stagione).
Eto'o potrebbe vacillare, i dubbi però sono
tanti. L'Anzhi, squadra di mezza classifica del
campionato russo, non può garantire al
centravanti una visibilità come quella che gli
offre l'Inter. E neanche trionfi. L'interista ci
pensa e sentirà la nuova proposta della società
russa. Che al club di Moratti si è fermata ad
un'offerta di 30 milioni. Cifra considerata non
idonea alla cessione del pupillo presidenziale.
E non solo. "E' stato un incontro informale ha
detto Branca -. Abbiamo ascoltato la loro
proposta, ma siccome parliamo di un giocatore
importante, non è una trattativa che si può
chiudere in un pomeriggio"
Massimo Moratti è irritato. A indispettire il
presidente dell'Inter più della sconfitta nel
derby di Pechino è il mercato, ormai statico da
settimane. Tanti i giocatori da cedere con
certezza: Santon, Mariga passando per Rivas fino
ad arrivare a Muntari. Sulla carta tutti addii
sicuri. In sostanza il dt Marco Branca non ha
ancora trovato tutti gli accordi per il
definitivo o temporaneo arrivederci. La
trattativa più avanzata è quella per spedire
Mariga in Spagna alla Real Sociedad. Un affare
in ballo da settimane che, però, stenta a
chiudersi. Il direttore tecnico a fine
campionato ha ricevuto un mandato secco a
vendere: indicazione ad oggi disattesa. Tant'è
che Moratti, nelle prossime settimane, potrebbe
perdere la pazienza e muoversi in prima persona
per acquistare i rinforzi per la squadra. Un po'
come accadde con lo scambio Ibrahimovic-Eto'o.
In queste ore il lavoro di Branca è sotto la
lente di ingrandimento. Dal canto suo il
dirigente fa filtrare che sta lavorando su più
tavoli. I fatti dicono, invece, che ad oggi ha
fatto solo stizzire sia i vertici societari che
i giocatori. In particolare Sneijder e Thiago
Motta. Discorso a parte per Samuel Eto'o che sta
cercando un aumento di ingaggio. Che potrebbe
arrivare nelle prossime settimane, dopo
Ferragosto. Tutte le grandi di serie A hanno
chiuso diverse operazioni e attendono gli ultimi
10 giorni di mercato per mettere a segno il
colpo finale. L'Inter a meno di un mese
dall'inizio del prossimo campionato è ancora una
squadra
da
costruire.
IRRITAZIONE IN CASA INTER -
Attraverso Twitter, Wesley Sneijder fa sapere:
"Sono in Olanda con la Nazionale, stiamo
preparando la gara di mercoledì contro
l'Inghilterra". Nessuna parola sul futuro dopo
quelle dette ieri ad un quotidiano olandese che
hanno lasciato i nerazzurri con l'amaro in
bocca: "Tutto quello che so è che il denaro è
necessario per l'Inter, e a quanto pare il mio
prezzo è quello migliore per la vendita. Non ho
parlato con nessuno, la settimana prossima
giocherò con l'Olanda contro l'Inghilterra e poi
avrò cinque giorni di vacanza. Suppongo che per
allora tutto sarà chiaro". Di chiaro ad oggi ,
però, c'è solo che le due squadre di Manchester,
lo United e il City sono interessate al furetto
nerazzurro. Per il quale non hanno fatto ancora
alcuna offerta ufficiale. Anzi, Ferguson ha
ribadito più volte di aver rinunciato all'ex
Madrid. Mentre, Roberto Mancini a Sneijder
("Nessun accordo con lui" ha detto il tecnico),
preferisce Nasri. E per uno scambio con Carlitos
Tevez il Mancio punta ad Eto'o. Affare sul quale
Moratti ha messo il veto. Oltre a Sneijder anche
Thiago Motta è stizzito. Il suo agente Dario
Canovi ai microfoni di calcionews24. com
sottolinea: "Sinceramente queste voci iniziano a
dare fastidio, Thiago Motta è un giocatore
dell'Inter e per ora non ci sono novità. Siamo
contenti così, però non vogliamo più sentire
queste voci. Giusto commentare le notizie
ufficiali, ma non le voci...".
SNEIJDER ALLA TV OLANDESE -
"Sto giocando per l'Inter e ci sono le
probabilità che io rimanga in nerazzurro anche
dopo il 31 agosto. Non escludo però che ci sono
anche le possibilità che io me ne vada. La
situazione non dipende da me, ma dalla società,
che è stata chiara: se arriva l'offerta giusta
per me, mi lasciano andare. Per questo, non
escludo la possibilità di lasciare l'Inter.
Tornare a Milano dopo la sfida dell'Olanda
contro l'Inghilterra? Se non ci saranno novità,
ovvio che tornerò, ho il permesso del mister".
MARTEDI' CAMBIASSO E MILITO AD
APPIANO - L'Inter ha un problema
mercato da risolvere. Ed è con questo cruccio
che domani il tecnico Gasperini accoglierà
Cambiasso e Milito reduci dalle vacanze dopo la
coppa America. Il tecnico nerazzurro farà
svolgere programmi differenziati in attesa di
ritrovare tutti i nazionali partiti per
raggiungere le rispettive selezioni. Sono
diciassette i giocatori che l'Inter ha dato alle
nazionali, tutti rientreranno entro giovedì
pomeriggio alla Pinetina: Julio Cesar, Maicon e
Lucio (Brasile): Germania-Brasile, mercoledì 10
agosto 2011, Mercedes-Benz Arena, Stoccarda,
(ore 20.30); Giampaolo Pazzini, Andrea Ranocchia
e Thiago Motta (Italia): Italia-Spagna,
mercoledì 10 agosto, Stadio San Nicola, Bari
(ore 20.45); Dejan Stankovic (Serbia):
Russia-Serbia, Luzhniki Stadium di Mosca,
mercoledì 10 agosto (ore 19 locali); Joel Obi e
Sulley Muntari (Nigeria e Ghana): Ghana-Nigeria,
Vicarage Road Stadium, Watford, 9 agosto 2011
(ore 19.30 locali); MacDonald Mariga (Kenya):
Botswana-Kenya, University of Botswana Stadium,
Gaborone, mercoledì 10 agosto. Wesley Sneijder
(Olanda): Inghilterra-Olanda, Wembley Stadium,
Londra, mercoledì 10 agosto (ore 20 locali);
Goran Pandev (Macedonia): Azerbaijan-Macedonia,
Tofik Bakhramov, Baku, mercoledì 10 agosto (ore
17 italiane); Luca Caldirola, Marco Davide
Faraoni e Davide Santon (Italia Under 21):
Italia-Svizzera, Stadio F. Ossola, Varese,
mercoledì 10 agosto (ore 17); Luc Castaignos
(Olanda Under 21): Svezia-Olanda, Landskrona IP,
Svezia, mercoledì 10 agosto (ore 18 locali);
Denis Alibec (Romania Under 21):
Bulgaria-Romania a Lovech, mercoledì 10 agosto
(ore 20).
Gasparella
atterrato a Pechino: " Siamo quì per vedere di
prendere un'altra bella martellata e dare un
segnale forte ai tifosi: sarà l'inizio dello
sprofondo...."Dopo 5 anni (2007-2011) l'Inter si
ritrova in gravissimo ritardo di formazione e di
condizione, con una rosa fortemente imbolsita e
perennemente distratta dal mercato che l'ex
petroliere Moratti vuole in uscita in quanto non
è più in grado di sostenere i costi galattici.
L'Inter ha perso l'iniziativa, una amarissima
realtà che gli interisti ,assediati da tutte le
parti, dovranno ingoiare. L'allenatore preso per
disperazione è evidentemente un pauroso ibrido:
pauroso perchè sente già di partire da perdente
in quanto non ha la fiducia di chi l'ha preso,
ibrido perchè per i tifosi è una specie di
tampone in attesa del carma Guardiola, visto
come l'unico in grado di far dimenticare il Mago
Mourinho. La panchina "manciniana" si è
paurosamente ristretta con gli Obi, Faraoni,
Alvarez e Coutinho: ragazzotti semi sconosciuti
che dovrebbero sostituire Cambiasso,Lucio,Maicon,Stankovic
che di fronte a loro permangono spaventosamente
indispensabili.
Moratti svende
l'Inter !!! Due anni di bilanci in rosso
profondo SARAS (54 milioni di perdita nel 2009 e
44 milioni di perdite nel 2010), mettono in
crisi la divisione sportiva dei raffinatori
milanesi. Il club non puo' piu' essere
ricapitalizzato coi soldi aviti,altro che fair
play finanziario, e quindi dall'estate 2010,a
rimorchio del clamoroso TRIPLETE,è partita la
progressiva svendita per far cassa. I tifosi
dell'Inter si devono accontentare dello scudetto
del 18 luglio 2011 perchè saranno d'ora in poi
anni di "vacche magrissime" Gasperini e' una
specie di "agente liquidatore".
Tuttosport: Scudetto 2006
assegnato ma per l'Inter a rischio l'Europa
Ora è ufficiale: lo scudetto
del 2006 resta all'Inter. Il Consiglio federale
della Figc, riunito oggi a Roma, ha approvato la
delibera in cui dichiara che non ci sono i
presupposti giuridici di competenza per la revoca
dello Scudetto 2006 all'Inter. La delibera è
passata con venti voti favorevoli, un voto
contrario e due astenuti, che a quanto si apprende
sono il presidente della Lazio Claudio Lotito e
quello della Lega di Serie B Andrea Abodi. Assente
il presidente della lega di serie A, Maurizio
Beretta. L'unico voto contrario alla delibera è
arrivato dal consigliere dell'Assoallenatori Dante
Cudicio. A questo punto, scontato il ricorso della
Juventus all'Alta Corte di Giustizia del Coni.
ABETE: "SPERAVO CHE L'INTER RINUNCIASSE A
PRESCRIZIONE" - "Non essendo esistito un
atto amministrativo per l'assegnazione dello
scudetto, non poteva esserci una revoca",ha
spiegato il presidente della Figc Giancarlo Abete.
"Non ci sarebbe stata revoca anche fosse esistito
un atto amministrativo - ha aggiunto Abete nel
corso di una lunga conferenza stampa in via
Allegri - La federazione ha deciso di rispettare
le regole, tutto si può dire tranne che il Cf
abbia deciso di non decidere. L'etica non va in
prescrizione". Abete dà comunque un giudizio
negativo sul periodo in questione e auspica che
ora vi sia una "volontà reale di pacificazione".
"Mi sarei augurato una rinuncia della prescizione
da parte dell'Inter", ha aggiunto il presidente
della Figc. "Non si è
verificata una corsa disperata a poter fruire
delle intercettazioni - ha aggiunto Abete - e mi
sembra che, al di là di una dialettica che
rimarrà, non ci sia stata la volontà di andare a
'vedere' per completare l'iter".
LA REAZIONE DELLA JUVE - La
reazione della Juve non si fa attendere, con una
nota pubblicata sul sito del club: "L'esito
dell'odierno Consiglio Federale conferma la
completa disparità di trattamento per situazioni
analoghe. L'esposto presentato 14 mesi fa dalla
Juventus ha permesso un approfondimento, al quale
purtroppo non ha fatto seguito nessuna assunzione
di responsabilità da parte degli organismi
sportivi, che anzi si sono spogliati del loro
ruolo politico di governo. È del tutto evidente
che, a tutela dei suoi milioni di tifosi, dei suoi
azionisti e dei suoi dipendenti, la Juventus debba
proseguire nel doveroso accertamento dei fatti e
nella ricerca della parità di trattamento. La
società ha pertanto dato mandato ai suoi legali di
individuare i migliori strumenti di tutela presso
la giustizia amministrativa e internazionale.
Parallelamente il management e i legali stanno
procedendo alla valutazione dei danni economici
che tali comportamenti possano aver cagionato. Dal
momento che la decisione odierna è lontana
dall'aver ristabilito equità e giustizia, la
Juventus intende far valere in ogni sede
competente le norme internazionalmente
applicabili.
ABODI: "NESSUNA CENSURA ALL'INTER" -
Il presidente della lega di B, Andrea
Abodi, spiega i motivi dell'astensione: "Anche io
avrei votato contro ma ho rispettato il mio ruolo
istituzionale. Mi sono astenuto perchè quando si
hanno principi fermi è giusto mantenere la propria
posizione. Ritengo che la federazione avesse la
facoltà di decidere in base all'articolo 13.2
dello Statuto federale, che attribuisce alla Figc
il diritto di designare chi ha vinto il
campionato, senza dimenticare la sovranità del
campo". "Non c'è stata alcuna censura nei
confronti dell'Inter - ha aggiunto Abodi -
altrimenti avremmo negato quanto detto dai saggi
della federazione. E' importante avere valutato
positivamente la relazione politica che ha fatto
un pò la genesi di quello che poi è degenerato da
quegli anni e che poi ha avuto un'origine
temporale precisa in quella cena con quei sette
presidenti più il presidente che l'ha
organizzata...".
Il caso del contestatissimo scudetto 2006
assegnato a tavolino all'Inter dopo Calciopoli
dovrebbe chiudersi domani quando arriverà il
comunicato del Consiglio Federale che
ufficializzerà la "non competenza" della Figc ad
esprimersi sul ricorso presentato dalla Juventus.
Ma secondo quanto riportato da Tuttosport per
l'Inter esisterebbero dei rischi sul fronte
europeo. "Perchè quello che ha scritto
Palazzi nelle 80 pagine della sua relazione
inchioderebbe moralmente il club di Moratti
- si legge sul sito web del quotidiano - e
in base all'art. 2/04 comma G dello statuto
Champions in cui si dice che "non possono essere
iscritte squadre che siano o siano state
coinvolte in aggiustamenti di gare nazionali o
internazionali". A Torino qundue non si
arrendono al fatto che lo scudetto nerazzurro
numero 14 rimarrà di dirito all'Inter e
Tuttosport cerca di insinuare dubbi sulla
leggitimità dell'iscrizione dell'Inter alle
competizioni europee, provvedimento che non può
però essere sancito in alcun modo.
SNEJDER....VENDUTOOOOO
L'olandese gioca l'amichevole
di
Supercoppa, poi va da Mancini: all'Inter
36 milioni. Per il 2011-2012 agli
interisti rimane...il Real di Mourinho
L'avevamo intuito
nella prima Supercoppa Italiana a Pechino
contro la Lazio, ma non ci volevamo
credere, convinti di un evento
estemporaneo sul quale il buonsenso della
FIGC, della Società e degli organizzatori
avrebbe alla fine prevalso sulle logiche
di business che hanno portato a siglare
l'accordo che prevede, a partire dallo
scorso anno, che n.3 edizioni della
Supercoppa Italiana (si, ITALIANA, non
europea, ne mondiale…) si giochino nella
capitale cinese nei prossimi 5 anni.
Invece, dopo che un timido, timidissimo
accenno di rimostranza delle due società
che sembrava aver riportato la sede di un
derby in una partita ufficiale nell'unico
posto al mondo dove può e deve essere
giocata una stracittadina (al Meazza…), in
poche ore i milioni di euro hanno
"immediatamente" riportato il Derby di
Supercoppa Italiana…a Pechino…Cancellando
ovviamente la cornice, le abitudini, la
tradizione in cui è e deve essere avvolta
una partita del genere.
Ma come??? E' tutto l'anno che si
"sventolano" con tanto orgoglio i
tricolori per il 150° anniversario
dell'Unità d'Italia e basta un pugno di
soldi per trasferire un tradizionale
evento nostrano dall'altra parte del mondo
senza provare alcun imbarazzo proprio
durante l'annuale celebrazione del nostro
Paese???
Già abbiamo il nostro "caro ministro" che
tutte se le inventa per distruggere la
passione e il fermento che si respirano
durante eventi del genere e adesso
dobbiamo pure sorbirci queste paradossali
vicende figlie del calcio business del
2011??? Di questo passo finiremo con
vedere la finale di Coppa Italia in Svezia
o l'ultima di campionato in casa negli
Emirati Arabi con inizio alle 23.30!
Ormai l'intento di spopolare gli stadi
risulta evidente a tutti, così come
risulta palese la ghettizzazione delle
Curve, viste alla stregua di un cancro da
estirpare per il bene della collettività e
quindi non vi è da stupirsi se una
decisione cervellotica, dettata solo dalle
logiche del denaro, non suscita alcuna
rimostranza nella pubblica opinione, che
ormai è abituata a digerire qualsivoglia
vergogna senza più battere ciglio.
Ebbene…NOI NON CI STIAMO!!!
Lo avevamo già espresso a chiare lettere
con uno striscione nella prima giornata
del campionato 2009/2010 (vedi foto in
rassegna stampa), appena ritornati da
Pechino, auspicando di non doverci
trovare, come in queste ultime settimane,
a confrontarci con pacchetti viaggio da
1400 euro e prezzi esorbitanti dei
biglietti acquistabili dall'Italia (vedi
foto in rassegna stampa) per dover
partecipare ad un nonsense del calcio
italiano e ci troviamo costretti a
ribadirlo:
LA SUPERCOPPA ITALIANA VA GIOCATA IN
ITALIA!!!
Mancini, lezione all'Inter
segna anche Balotelli:0-5 !!!!
Lo United
torna alla carica per Sneijder3
–
Si riaccende l'interesse del Manchester
United per Wesley Sneijder dopo che lo
stesso olandese non ha escluso un suo
clamoroso passaggio in Premier League.
Secondo il Guardian i dirigenti inglesi
hanno riallacciato la trattativa con il
centrocampista dell'Inter per raggiungere
un accordo di massima sul contratto. E
presto chiederanno un nuovo incontro con i
vertici nerazzurri che valutano Sneijder
non meno di 40 milioni di euro. Anche Eto'
in uscita, forse scambio Maicon - Tevez
per tenere calma la piazza di fronte al
poderoso indebolimento tecnico della
compagine nerazzurra. D'altra parte è
impossibile per Moratti mantenere gli
elevatissimi ingaggi che da soli
risolverebbero molti problemi legati al
deficit dei paesi d'Africa.
La squadra di Gasperini sconfitta 5-0
a Dublino dal Manchester City.
Brutta sconfitta
MILANO -
Davanti a Massimo Moratti l'Inter perde
la sia prima gara e la finale della
Dublin Super Cup contro il Manchester
City per 5-0. La porta del rientrante
Julio Cesar (schierato al posto di
Castellazzi) viene infilata cinque
volte dalla squadra di Roberto Mancini:
da Mario Balotelli (46'), nella ripresa
il raddoppio dopo 33 secondi con Dzeko.
Chiude le marcature Adam Johnson al 92'.
Tre reti più le due annullate: 5 in
totale i gol incassati dalla difesa
interista schierata a tre. Al Milan in
vista dell'amichevole di Supercoppa TIM sorridono.
Moratti un po' meno vedendo la sua
squadra stanca, con poca grinta e avara
in fase offensiva. Il 6 agosto è lontano
solo qualche giorno. La forma dei
nerazzurri molto di più.
GARA IN
BREVE - Il City attacca
subito e trova il gol. Ma, la rete viene
annullata per fuorigioco di Balotelli.
Mancini schiera la miglior formazione, i
ritmi sono alti. Ma, più amichevoli
rispetto a quelli di ieri contro il
Celtic. L'Inter soffre e al 18' incassa
un'altra rete. Annullata anche questa
per fuorigioco. Non perdona invece l'ex
Balotelli che allo scadere del primo
tempo segna l'1-0. Nella ripresa nessun
cambio. I nerazzurri subiscono la
seconda rete. Questa volta è Dzeko 22
secondi. La replica dell'Inter arriva
con Caldirola (9'). Il nerazzurro devia
una punizione verso la porta dal
dischetto del rigore, Hart ci arriva e
manda in calcio d'angolo. Bella anche la
conclusione di Stankovic che finisce
però con un nulla di fatto. La
stanchezza si impossessa
dei nerazzurri che
combinano pochissimo e alla fine
incassano anche il terzo gol.
IL
CAPITANO IN ARRIVO - L'Inter
ha pensato a Maicon ma alla fine sarà
Javier Zanetti a sostituire Yuto
Nagatomo nella finale di Supercoppa TIM
contro il Milan il 6 agosto a Pechino.
Il giapponese in seguito alla lussazione
alla spalla destra rimediata ieri
durante Inter-Celtic è rientrato in
Italia. Nelle prossime ore il giocatore
sarà visitato di nuovo e solo nei
prossimi giorni i medici decideranno se
interventire sull'articolazione del
giapponese.
INTER- MANCHESTER CITY 0-5 INTER
(3-4-3): Julio Cesar 6, Ranocchia 5.5,
Chivu 6.5,
Caldirola 6 (24' st Natalino 6),
Bianchetti 6, Stankovic 6.5
(30' st Mariga 6), Sneijder 6.5 (30' st
Santon 6), Crisetig 6 (26' pt Muntari
6), Alvarez 5.5 (19' st Pazzini 6), Etòo
6, Pandev 6 (8' st Castaignos 6). (12
Castellazzi, 21 Orlandoni, 25 Samuel, 37
Faraoni). All.: Gasperini 6.
L’ex igienista MENTALE del premier, Nicole
Minetti, indagata per favoreggiamento della
prostituzione minorile, si è presentata
puntualissima in consiglio regionale della
Lombardia. “Non mi dimetto”, risponde ai
giornalisti che le chiedono di commentare lo
scandalo che la vede protagonista e
organizzatrice notti di Arcore. “Ve ne
approfittate”. Di fronte all’insistenza dei
giornalisti si dice scandalizzata e chiede “un
po’ di decenza”.
Vuoi conoscere le classifiche, i
risultati, le statistiche e le quote scommesse da
tutto il calcio mondiale? Visita Calciometria.com
Il mondo è dell'Inter
Mazembe travolto 3-0
Zanetti solleva la coppa
che mancava ai nerazzurri da 45 anni. Per la
società di Moratti è il terzo titolo mondiale,
il primo nella versione Fifa. Pandev ed Eto'o
gelano i campioni d'Africa nel primo tempo,
Biabiany chiude il conto nel finale. Abbracci
tra Benitez e il presidente
ABU DHABI - Massimo Moratti completa il percorso già
disegnato da papà Angelo: l'Inter, 45 anni
dopo l'ultimo successo in Coppa
Intercontinentale, torna a guardare il mondo
del calcio dall'alto verso il basso. Per una
sera Rafa Benitez ritrova serenità, i
balbettii dell'inizio di campionato restano
un'eco sfumata. Il Mazembe non è forse
l'avversario più suggestivo, per questa
serata, ma l'Inter ha dimostrato una ritrovata
solidità dal punto di vista mentale,
rinvigorita dal rientro degli infortunati e
concentrata per raggiungere quel quinto trofeo
che contribuisce a rendere indimenticabile
questo 2010 che va a concludersi.
L'INTER AFFONDA AL PRIMO COLPO -
Dura poco la resistenza dei congolesi, cui non
basta la preghiera di gruppo all'inizio dei
due tempi. I nerazzurri hanno ben chiaro
l'obiettivo e non si lanciano distrarre
nemmeno dal solito Mario Ferri, il solito
invasore 'pro Cassano', evaso dagli arresti
domiciliari per apporre il proprio sigillo
anche sulla finale del Mondiale per Club.
Quelli che rimarranno indelebili, però, sono
quelli di Pandev ed Eto'o che, a cavallo del
quarto d'ora di gioco, mettono l'ipoteca sul
successo del club di Via Durini. Gli uomini di
N'Diaye appaiono frastornati dall'uno-due
nerazzurro e rischiano di capitolare altre due
volte prima dell'intervallo ma Milito, in due
occasioni a tu per tu con il portiere Kidiaba,
grazia i campioni d'Africa.
BENITEZ AZZECCA TUTTO
- Nel secondo tempo i nerazzurri abbassano i
ritmi, controllando
le sfuriate degli
africani: c'è lavoro per Julio Cesar,
costretto all'intervento risolutore in tre
occasioni sul potente Kaluyituka. I
nerazzurri, dal canto loro, ripartono sempre
in maniera pericolosa, come quando il cross di
Maicon viene deviato sul palo da Kidiaba. Se
Benitez ha sicuramente azzeccato la formazione
iniziale, nonostante destassero dubbi la
rinuncia a Stankovic e la posizione di Eto'o
(dirottato sulla sinistra della metà campo), i
nerazzurri chiudono l'incontro grazie ai
subentrati: assist proprio del centrocampista
serbo per Biabiany, che riesce dove aveva
fallito Milito, freddando il portiere
congolese.
DISGELO TRA RAFA E MORATTI
- Encomiabile l'assedio finale del Mazembe,
cui rimarrà la soddisfazione di essere la
prima squadra africana a giocarsi il titolo
mondiale, ma il triplice fischio certifica un
successo mai in discussione. È il via alla
festa, la festa di Eto'o (MVP della
manifestazione) e di capitan Zanetti, che
corona 16 anni di Inter sollevando il trofeo
più ambito, indossando la maglia
dell'infortunato Walter Samuel. Gioisce
Moratti, che abbraccia Benitez, e i due
sembrano più vicini sotto il cielo di Abu
Dhabi. L'immagine più bella resterà il tuffo
finale dei calciatori nerazzurri sotto lo
spicchio di stadio occupato dai loro tifosi,
fedeli seguaci anche nella rigenerante
trasferta mediorientale.
TP MAZEMBE-INTER 0-3
(0-2) MAZEMBE: (4-1-4-1):
Kiadiaba, Kimwaki, Kasusula, Nkulukuta,
Singuluma, Kabangu, Bedi, Kaluyituka (45' st
Ndonga sv), Mihayo, Ekanga, Kasongo (1' st
Kanda). (5 Tshani, 7 Mwepu, 12 Mabele, 16
Sunzu, 18 Mvete). All: N'Diaye INTER: (4-2-3-1):
Julio Cesar, Maicon, Lucio, Cordoba, Chivu (9'
st Stankovic), J. Zanetti, Cambiasso, Thiago
Motta (42' st Mariga sv), Pandev, Milito (25'
st Biabiany), Eto'o. (12 Castellazzi, 23
Materazzi, 39 Santon, 11 Muntari). All.:
Benitez ARBITRO: Nishimura
(Giappone) RETI: nel pt 13'
Pandev, 17' Etòo; nel st 41' Biabiany ANGOLI: 5-4 per l'Inter RECUPERO: 2' e 3' AMMONITI: Kaluyituka,
Bedi, Kasusula per gioco falloso, Ekanga,
Thiago Motta per comportamento non
regolamentare.
Venerdì, 19 Agosto 2011 15:56:20
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È difficile comprendere il senso delle ripetute richieste d'incontro che il signor Diego Della Valle, azionista di riferimento di ACF Fiorentina, avanza: la questione non è un fatto privato, da decidere facendo quattro chiacchiere intorno a un tavolo. È questione già decisa dagli organi istituzionalmente competenti e proprio il doveroso rispetto degli ambiti istituzionali consiglia a tutti di attenersi a quelle decisioni, come si conviene in un Paese civile, che non sostituisce chiacchiere fra privati ai giudizi delle Autorità preposte.
Né l'Inter né il sottoscritto hanno intenzione di modificare questo atteggiamento, che non è dettato dal timore di alcunché, ma dalla sempre ribadita serena fiducia nel sistema delle istituzioni, tanto di quelle sportive quanto dell'Autorità Giudiziaria. Ogni diverso luogo di confronto non soltanto sarebbe del tutto non appropriato, ma addirittura irriguardoso rispetto ai giudizi già pronunciati e a quelli che dovranno esserlo.
Tali continue richieste altro non fanno che cercar di tener aperta, esasperandola inutilmente, una questione che ha già trovato conclusiva risposta proprio nelle sentenze che sembrano non piacere al signor Della Valle, ovviamente sensibile anche a quelle future.
A tali decisioni, proprie degli organi istituzionali, l'Inter e il sottoscritto intendono attenersi, confidando che ciò valga a por fine a richieste che appaiono strumentali e alle quali non verrà dato ulteriore seguito.
Presidente F.C. Internazionale