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LE DIMENSIONI DEL DEBITO

 

 

 L'IMMAGINE RAFFIGURA LE DIMENSIONI MATERIALI DI 1000 MILIARDI DI EURO IN BANCONOTE DA 100: OVVERO QUELLE DI UN CAMPO DI CALCIO ALTO QUANTO LA STATUA DELLA LIBERTA'....tuttavia in Italonia se ne fottono tutti. Ad esempio nel paese della Lega di Merda e dello pseudo federalismo dei coglionazzi delle baite montanare del cazzo ci sono ben 5 regioni che l'autonomia dal centro l'hanno ereditata dal 1970. Si tratta delle regioni a Statuto Speciale, ovvero Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Cinque regioni e altrettanti trattamenti di favore: centinaia di milioni di euro a disposizione, gestiti senza alcun vincolo. Dal Nord al Sud (isole comprese) a pagare è sempre e comunque il cittadino. Per mantenere la casta di Palazzo dei Normanni ogni siciliano spende cinque volte più dei lombardi. In Trentino Alto Adige i presidenti di provincia guadagnano di più del presidente degli Stati Uniti. La regione Sardegna, invece, spende 85 milioni di euro per la gestione dei sistemi informatici regionali. La casta in Valle d’Aosta è una cosa seria, la politica è ovunque: un potentissimo Consiglio regionale di 35 membri, 74 consigli comunali, 8 Comunità montane, 10 Aziende pubbliche di promozione turistica. Infine, in Friuli Venezia Giulia i politici regionali, oltre alle indennità, si portano a casa un rimborso per l’uso della macchina che, a seconda della provincia di residenza, varia dai 533 euro per i triestini ai 3. 210 per chi arriva da Pordenone e deve farsi 117 chilometri.

Movimento 5 Stelle terzo partito d'Italia

 

SPREAD VERSO I 400 PUNTI!! FINITO L'EFFETTO RIGOR MONTIIS

 

Milano, il martedì nero: persi 17 miliardi , -5% !! SPREAD OLTRE I 400 PUNTI, INTERESSI SUL DEBITO SCHIZZANO ALLE STELLE

 

LA LEGA LOMBARDA CONTRO I TERRONI MA FINANZIATA DALL' N'DRANGHETA!!!

 

LA SPAGNA E' NEI GUAI SERI

 

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI BIS

LA PRIMA TESTA A CADERE E' QUELLA DEL LECCACULO STORICO: EMILIO FEDE !!!

AVANZA LA DEMOCRAZIA LIQUIDA

Gas e petrolio, così il Nord America diventerà il nuovo Medio Oriente

 

 

 

L'AGENDA DEL PIU' COGLIONE,MONTI SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITA'

 

MISTER MERDA,VADA PURE AFFANCULO DA DOVE E' VENUTO !!!

 

 

IL P(D)IMERDA

 

 

BANCHE PLANETARIE

 

 

LA FEROCIA DELLA CINA CAPITALCOMUNISTA

 

 

Nel frattempo Italia: $3,4 miliardi a banca americana per cancellare i derivati

 

I TRE STRONZONI al collasso diarreico

 

REFLUSSO

 

....PERCHE' TESTA D'ASFALTO NON C'ENTRA CON LA CORRUZIONE...

 

IN DIRITTURA D'ARRIVO IL MERDELLUM!!!

 

GRAZIE AGLI INTERESSI AL 7,5%

 

Disoccupazione al 9,2%, record STORICO ASSOLUTO. Un giovane su tre è senza lavoro

 

I CDS NON ASSICURANO PIU' NIENTE: SONO MERO MERCATO DERIVATO E BASTA

 

L'AGENDA DEL PIU' COGLIONE

"È il momento del dialogo" DI MASSIMO fINI

 

Spread a 308, l’Italia scende sotto il livello della Spagna per la prima volta da agosto

1/3 di Nazione è in mano ALLE MAFIE, ed i politicanti itaglioti decidono di occupare militarmente una vallata... PREVISTA UNA NUOVA TEMPESTA DI LIQUIDITA'

 

Asta dei Bot, rendimento minore del 2%
Draghi da Davos: evitata enorme crisi liquidità. TUTTAVIA A FITCH NON BASTA TUTTO QUESTO CIARLARE: ITALONIA DECLASSATA AD A- PER "MERITO " DELLE "LADRONIZZAZIONI" DI MONTI, 28-01-2012

RIPOSIZIONAMENTO DEL POTERE IN ITALIA

 

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE D

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE C

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE B

 

 

LA CADUTA DEI LIGRESTI, PARTE A

 

 

LIGRESTI, LA STORIA DI UN TANGENTARO TRACOLLATO, leggete: "Ligresti e Groupama verso la rottura
scendono in campo le

 banche italiane,FONDIARIASAI

VERSO LA LIQUIDAZIONE"

 

Benetton pronta a lasciare Piazza Affari

 

ERA MEGLIO IL MEDIOEVO di Massimo Fini

 

 

MASSIMO FINI, DAL MEDIOEVO ALL'ETA' DELLE GLACIAZIONI

 

COME L'ITALIA HA PERSO LA SOVRANITA'

 

Simul stabunt vel simul cadent

 

 

 

Jobs, cordoglio senza fine - Video

Un visionario dell'hi-tech - Videoritratto - Foto
Twitter - Frasi - Agli studenti / Il logo / Quadri
Foto Usa / Mosaico - Ciao Steve -Twitterart

 

 

 

 

SARAS E MORATTI: IL PM CHIUDE IL CASO DEL FALSO IN PROSPETTO DEL 2006 PER "ECCESSO DI CONFUSIONE"

 

FIAT VERSO IL 51% DI CRYSLER GRAZIE AI CONTRIBUTI A FONDO PERSO ITALIOTI

 

 

 

LA GRANDE FAME ALLA BASE DELLO SMOTTAMENTO MEDIO-ORIENTALE/NORD AFRICANO; IL RUOLO DELLA CINA

 

LA VERA FINE DEI COMUNISTI IN ITALIA(...MANCA POCO ANCHE PER I PIDIOSSINI DI BERSANI:PIU' DI 6 MILIONI DI VOTI PERSI IN DUE ANNI.)

QUESTA E' UNA MIA PERSONALE SODDISFAZIONE:ANNI FA MI CONSUMAI LE MANI A FURIA DI SCRIVERE LORO DEL MIO DISAGIO, DI LAVORI DI MERDA, DI LICENZIAMENTI SUBITI, DI UMILIAZIONI SENZA MAI RICEVERE SODDISFAZIONE. OGGI ANCHE LORO SI TROVANO NELLA MERDA FINO AL COLLO E PER ME E' UNA SODDISFAZIONE: "SE PER COLPA DI ALTRI FINISCI NEI GUAI, FAI IN MODO CHE CHI TI HA MESSO IN TALE SITUAZIONE FINISCA IN GUAI ANCORA PEGGIORI!!!"

(* ndr: purtroppo il 10 aprile 2011, il tesoriere dei DS, esistono ancora (vedere colonna a sinistra in alto),ha concepito una proposta di legge,in un Pappamento italiota che lavora solo per ratificare i desiderata del suo padroncino coi capelli d'Asfalto,per portare il finanziamento pubblico ai partiti, abolito con referendum nel 1993,a mezzo miliardi di euro annui, massa di soldi che andrebbe anche ai partitucoli che si prendono l'1%. Ricordiamo che in questo paese di merda di mangiafranchi abbiamo ben 1,5 milioni di persone che si prendono uno stipendio attraverso i partiti di merda, a cui dobbiamo aggiungere 5 milioni di persone che lavorano a vario titolo per lo stato e 20 milioni di pensionati vari...)

IL FALSONE E GLI ITALIOTI:160.000m miliardi di lire a partire dal 2013

 

Da Bce 500 miliardi per le banche,ancora numeri a caso per spostare il problema all'infinito...

 

UK:THE BIG PIG !!!

 

 

STIAMO PER SALTARE PER ARIA

 

Btp, lo spread vola A 502 e fa di nuovo paura NONOSTANTE IL VARO DELLA QUARTA MANOVRA FINANZIARIA IN UN ANNO !!! PIL 2012: -2%, PIL 2011:+0,2%, PIL 2010:+0,9%,PIL 2009:-4%...

Da Bce 500 miliardi per le banche

 

IN RECESSIONE

 

Dopo le frequenze le slot machine
Licenze gratis per il gioco d'azzardo
PER 42 MILIARDI DI EURO !!!

Torna l'Ici, sale l'Iva, stretta sui contanti,sale la benzina,ormai via la pensione.
Quindici milioni dichiarano zero
scatteranno i controlli sui conti attraverso l'ISEE

Spread a quota 460 punti
Draghi: 'Contrazione economia Ue'

 

600 MILIARDI DI EURO PER SALVARE L'ITALIA???

 

 

 

CRISI BIS

 

Fiat, Marchionne anticipa il governo
 "Dal 2012 disdetti gli accordi sindacali"

?FINITA

Berlusconi si è dimesso,festa sotto il Quirinale foto video ore 21,42 del 12/11/11 Cade ufficialmente anche l'altro dittatore dell'altra sponda del Mediterraneo,inizia il Terzo Dopoguerra??

 

Ecco il DECRETO DI STABILITA'

 

Il Cavalier Silvio Berlusconi è stato ricevuto al Quirinale dalla controfigura di Umberto II

ITALIA OLTRE TOMBA

Siamo oltre: BTP AL 6,75%

SPREAD A 500 !!

(8-11-11)

 

Se Air France non ride e Alitalia piange

PDL – 12%, PD – 7%, NENE 3 MILIONI,1 su 4 famiglie solo sussidio

 

"Papandreou si dimetterà entro oggi
Altrimenti domani sarà l’inferno"
6/11/11

 

 

L'EUFORIA PER IL TAGLIO DEI TASSI DURA 24 ORE

per alleggerire la pressione la BCE decide di tagliare di 0,25 i tassi

 

L'EUFORIA PER LE STRONZATE DURA 24 ORE: SPREAD OLTRE 400 !!!

28/10/11

 

Lo spread vola, interessi sui Btp al 6%
"Troppo grandi per fallire? Non è vero"

 

L'ENNESIMA TRUFFA,TUTTO E' STATO SPOSTATO ALL'INFINITO

 

PASSERINI: "LA BOMBA PREVIDENZIALE SCOPPIERA' IN FACCIA AI PRECARI"

«Italia attenta a non finire come la Grecia»

Italia: una possibilita' su tre di BANCAROTTA

Italia: una possibilita' su tre di default

 

Lo stato di crisi della Rete italiota

 

Un esponente del Blocco nero in formazione militare

Guerriglia black bloc a ROMA, blindato in fiamme Video Diretta tv
polizia carica in piazza, migliaia in fuga Vd 1 - 2 - 3 - Foto ,15/10/11

 

S&P taglia il rating
a 24 banche italiane

E Fitch declassa la Fiat

 

 

Il video delle FEROCI contestazioni a Bossi

 

FINANCIAL TIMES: "SILVIO, E' ORA DI ANDARSENE A  FARE IN CULO DA DOVE CAZZO VIENI...".

 

Il Rendiconto dello Stato è un bilancio IMPORTANTE,MISTER B LO RIDUCE AD ESCRESCENZA

LE TESTE DI CAZZO

 

 13 ottobre 2011.Forte nervosismo per il fronte politico: domani il voto di fiducia, il 56esimo, scontato

 

Bilancio, governo battuto alla Camera
Tremonti non vota, l'ira del Pdl

Bersani: "Ora il Cavaliere vada al Colle"(11/10/2011)

 

 

Roubini: Europa deve armarsi di un "bazooka da €2.000 MILIARDI DI EURO",11 ottobre 2011

Moody's declassa l'Italia: rating A2,5/10/11
 

 

NON E' BOSSI A VOLERE LA SECESSIONE DEL NORD.

 

 

 

 
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MI IL PADRONE D'ITALONIA TRIS

 

Escort: Berlusconi indagato a Bari
"Spinse Tarantini a mentire ai pm"

 La Procura di Bari accusa l'ex premier e l'ex direttore de L’Avanti! dello stesso reato in concorso: induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria. Si tratta della vicenda delle escort che Tarantini ha portato negli anni scorsi nelle residenze del Cavaliere. Il nome di Berlusconi compare sull'avviso di proroga delle indagini che gli inquirenti baresi hanno notificato l’altro ieri a Lavitola quando era già a Poggioreale. Tarantini ha sempre sostenuto che B. era ignaro di andare a letto con delle prostitute. Lavitola avrebbe avuto il ruolo di "intermediario" e di "concorrente dell'autore materiale del reato", che secondo le ricostruzioni dell'accusa è Berlusconi, inducendo l'imprenditore barese a patteggiare la pena per non fare depositare le sue compromettenti conversazioni telefoniche con l'ex premier di Vincenzo Iurillo e Antonio Massari

 

 

 

CHIUSO IL PROCESSO MILLS: TESTA DI B. ESCE PRESCRITTO, I GIUDICI OVVIAMENTE CALANO LE BRACHE CON I SUPER RICCHI

 

 

ED E' RINVIO A GIUDIZIOOOOOO:

'Nastro Fassino-Consorte? Mai ascoltato'
 Ma Berlusconi viene rinviato a giudizio

Il 24 dicembre 2005, secondo l'accusa, una società di intercettazioni portò ad Arcore la telefonata
tra l'ex segretario dei Ds e il numero uno di Unipol, pubblicata una settimana dopo su Il Giornale. Silvio Berlusconi è stato rinviato a giudizio con l’accusa di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio nel procedimento per il passaggio di mano (che portò alla pubblicazine su Il Giornale) dell’intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ai tempi della mancata scalata alla Bnl. La telefonata passata alla storia per l'esclamazione "abbiamo una banca". Così ha deciso il gup Maria Grazia Domanico al termine dell’udienza di questa mattina. “Mai ascoltato conversazioni del genere” altrimenti “me lo ricorderei” aveva dichiarato Silvio Berlusconi in aula. Per l'ex premier è il quarto processo milanese.

Antonio Di Pietro “contro” Silvio Berlusconi. In un’aula di Tribunale. Quella di Milano in cui si celebra il processo per la pubblicazione dell’intercettazione tra Piero Fassino, all’epoca era il 2005 segretario dei Ds, e Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, “Allora abbiamo una banca”. Fu il leader dell’Italia dei Valori, nell’autunno del 2009 e oggi teste, a denunciare quello che da settimane Fabrizio Favata, un imprenditore che avrebbe voluto vendere la storia dell’intercettazione non depositata agli atti dell’inchiesta della scalata Unipol alla banca Bnl e ragala a Mister B., andava raccontando ai giornalisti. Poi Favata, accompagnato da una cronista, incontrò e raccontò tutto a Di Pietro. Che alla seconda occasione prese appunti su un foglio di carta giallo, di quelli che “si usano come sottopiatti” in un bar a due passi del Pantheon. Appunti “a mo’ di verbale” risponde Di Pietro al pubblico ministero, l’aggiunto Maurizio Romanelli. Berlusconi e suo fratello Paolo, editore de Il Giornale su cui fu pubblicata la conversazione, sono imputati per quello scoop illecito. Il leader del Pdl risponde in concorso per rivelazione del segreto d’ufficio, il fratello anche per millantato credito e ricettazione. I processi primi distinti sono stati riunificati.

“Favata mi raccontò che consegnò la pen drive a Silvio Berlusconi e che Silvio Berlusconi se la tenne” spiega Di Pietro sottolinea come avesse chiesto più volte a Favata questo particolare. Importante se si considera che nella ricostruzione della Procura, che per l’ex presidente del Consiglio aveva chiesto in un primo momento l’archiviazione, il Cavaliere la sera di Natale del 2005 apparve “appisolato” durante l’incontro ad Arcore per ascoltare l’intercettazione. Alla riunione per fare un regalo al presidente da cui si aspettavano un regalo con Paolo Berlusconi c’erano Favata e Roberto Raffaelli, titolare della Rcs research control sistem, la società che aveva in appalto le intercettazioni della Procura. Nel salotto di villa San Martino fu ascoltata intercettazione e l’allora premier apparve a Favata che poi raccontò a Di Pietro “molto soddisfatto. Berlusconi si tenne la pen drive e se ne andarono contenti di essersi ingraziati il presidente del Consiglio” continua l’ex pubblico ministero di Mani Pulite. “Poi uscì sul giornale e furono contenti. Dopo la prima pubblicazione ci fu un tam tam, trasmissioni televisive e man man che montava erano soddisfatti di aver fatto un gran favore. Fu Paolo Berlusconi a fargli sapere ‘mio fratello Silvio è molto contento, è a vostra disposizione‘”. Ma la riconoscenza non arrivò. E chi sperava come Raffaelli di ottenere entrature in Romania per esportare il business delle intercettazione nello futuro Stato Ue, rimase deluso. 

Di Pietro ricostruisce così come incontrò Favata e come decise di presentare la denuncia. “Nella seconda metà di settembre la giornalista Claudia Fusani mi disse che un certo Fabrizio voleva parlarmi. Mi raccontò i fatti a voce in un incontro alla Camera dei deputati. Appena saputi questi fatti e mi sono recato alla locale Procura della Repubblica. Erano informazioni sommarie, ma a mio avviso potevano avere rilevanza penale. Era un dovere come cittadino anche se non avevo capito perché era venuto da me. Mi consegnò anche dei documenti. L’8 ottobre 2009 sempre la giornalista Fusani mi disse che Favata voleva incontrami”. Nel bar romano Di Pietro verbalizzò la storia di Favata. “Raccontava sostanzialmente tre fatti. Il primo la illecita acquisizione, anche se lo valuterete voi, del contenuto di una intercettazione Fassino Consorte, la consegna a piùsoggetti e la successiva pubblicazione. Poi la dazione di denaro. La terza questione società gli storni di pagamenti di fatturazioni”. La dazione, secondo il racconto di Favata oggi raccontato da Di Pietro, sono i circa 40-50 mila chiesti da Paolo Berlusconi, con cui c’era stati rapporti di lavoro, per far ottenere gli appalti in Romania alla Rcs. Versamenti che sarebbero continuati per mesi. L’affare andò male. ”Favata si sentiva tradito perché non aveva ottenuto quello che gli era stato promesso. Diceva di essere alla canna del gas, era disperato, mi mostrò pure una bolletta non intestata. Dopo aver fatto tanto diceva di essere stato abbandonato, proprio quando ne aveva bisogno. Ricordo una frase di Favata – dice Di Pietro –  quando gli chiesi a chi l’hai consegnata la pen drive? L’ho fatta sentire a Silvio Berlusconi e l’ho consegnata a Silvio Berlusconi”.

E proprio Fabrizio Favata, che in un procedimento separato è stato condannato a quattro anni e due mesi, è stato sentito in aula. Quando Berlusconi ascoltò la frase “allora, abbiamo una banca?” rivolta da Piero Fassino a Giovanni Consorte, “sbarrò gli occhi. Era vigilissimo“. Davanti ai giudici della IV sezione penale del Tribunale, Favata ha ricostruito la serata del 24 dicembre 2005: “Silvio Berlusconi si scusò con noi e disse che era molto stanco. Per questo avrebbe chiuso gli occhi durante l’ascolto ma sarebbe rimasto vigile…”. E così fu visto che appena l’intercettazione riecheggiò nel salotto della villa il Cavaliere si rianimò.  Favata, come ha appunto raccontato Di Pietro, sostiene che la pen drive con l’intercettazione venne consegnata nelle mani di Silvio Berlusconi che, al termine dell’incontro,”ci ringraziò e disse di essere a nostra completa disposizione per qualsiasi cosa, che la riconoscenza della famiglia Berlusconi andava al di là di qualsiasi immaginazione…e questo – dice Favata con una ironia – l’ho provato sulla mia pelle”.  

Favata ne ha anche per il fratello dell’ex premier che fece da intermediario e che chiese soldi per “ungere le ruote” e permettere alla società di intercettazioni di inserirsi nel mercato romeno. ”Con le buste di contanti io salivo al secondo piano di via Negri e le consegnavo a Paolo Berlusconi nel suo ufficio” dice l’imprenditore. Nell’ambito della “operazione Romania”  l’editore del Giornale “mi presentò a Roma l’onorevole Valentino Valentini”. Poi dopo quell’incontro “Paolo mi disse che si poteva andare avanti nell’operazione, ma c’erano spese da sostenere”, 40 mila euro al mese dal maggio-giugno 2005 all’aprile 2006.  L’allora premier “sapeva perfettamente la ragione dell’incontro, non credo ci avrebbe ricevuto il 24 dicembre se si trattava di un aperitivo”. Dopo aver ascoltato “il nastro che durava una decina di minuti il premier commentò e ironizzò con noi su quelle parole” tra l’allora leader dei Ds Fassino e Giovanni Consorte, all’epoca alla guida di Unipol. Favata, come ha aveva spiegato Di Pietro in aula, ha anche confermato che la pen-drive venne “consegnata da Raffaelli a Silvio Berlusconi”. Poi, ha concluso, “ho pensato che l’avesse persa, perché dopo qualche giorno Paolo Berlusconi ce ne chiese un’altra copia”. E il 31 dicembre 2005 Il Giornale uscì in prima pagina con la famosa intercettazione “Allora, abbiamo una banca?”.

 

 

 

Mediatrade, il Gup
prosciog
lie il premier(rimane in piedi la frode fiscale Mediaset)

 

 

,la rivelazione di segreto d'ufficio del caso Unipol-Consorte-Fassino,(I difensori hanno chiesto al collegio la possibilità di cancellare l'udienza di lunedì prossimo perché in concomitanza con un altro procedimento a carico dell'ex premier, ossia l'udienza preliminare in cui Berlusconi è accusato di concorso in rivelazione di segreto d'ufficio per la vicenda del nastro Fassino-Consorte ai tempi della scalata di Unipol alla Bnl.)

 

la concussione e sfruttamento di prostituzione minorile del caso Ruby

 

 

Lodo Mondadori, Fininvest condannata
Cir: "Conferma che ci fu corruzione"

 

Il paracadute d'oro nelle casse del Biscione

 

 

Processo Ruby, in aula arriva la Minetti
La teste: "Burlesque? No, un puttanaio"

Il consigliere regionale del Pdl in tribunale per assistere al procedimento in cui è imputata
per induzione e favoreggiamento della prostituzione. "Non provo assolutamente imbarazzo"
 

 

 

Nicole Minetti è arrivata in tribunale a Milano per assistere alla deposizione dell'amica Melania Tumini nel  processo sul caso Ruby in cui è imputata per induzione e favoreggiamento della prostituzione (anche minorile), assieme a Lele Mora ed Emilio Fede. Il consigliere regionale del Pdl lombardo, in elegante tailleur nero, ha sorriso all'indirizzo dei fotografi e dei cronisti prima di entrare nell'aula della quinta sezione penale. E ha detto di non provare "assolutamente imbarazzo" e nemmeno vergogna. E' la prima volta che Minetti si presenta a una udienza del processo sul caso Ruby. Tumini aveva invece già deposto nel filone principale del processo a carico di Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile.

Nicole Minetti in aula a Palazzo di giustizia

"Ad Arcore era un puttanaio". Melania Tumini, compagna di scuola della Minetti a Rimini, era stata portata ad Arcore proprio del consigliere regionale, che aveva detto a Berlusconi che l'amica parlava francese e aveva due lauree ."Qualcuno le ha mai prospettato che si trattasse, prima, durante o dopo questa serata, di burlesque?", ha chiesto il pm Piero Forno alla Tumini. "Assolutamente no", è stata la risposta. La ragazza ha ricostruito quanto ha visto durante la serata, compresi i travestimenti delle ragazze e la Minetti vestita in camicia e culotte". "Era un puttanaio - ha detto la teste - ero stupita perché il presidente del consiglio del mio Paese era lì, davanti ai miei occhi, a fare quelle cosi lì...".

"Berlusconi toccava le ragazze". Secondo quanto raccontato dalla testimone, Berlusconi toccava nelle parti intime le ragazze durante i balli. Il pm ha domandato, come accaduto con altri testimoni, se sia mai stata avvicinata da persone in relazione alla sua testimonianza. Tumini ha raccontato di avere ricevuto una visita non programmata sul lavoro da parte di un amico in comune con la Minetti. "Prima che mi dicesse qualsiasi cosa, gli ho detto che non avevo intenzione di ritrattare nulla, ho messo le mani avanti". Questo episodio sarebbe accaduto nell'aprile-maggio.

La mail della Minetti. "Chiamami, prometto di non portarti più a nessun bunga bunga". E' quanto la Minetti ha scritto in una mail a Melania l'11 novembre 2010, dopo che il caso Ruby era scoppiato. La testimone ha raccontato al Tribunale di aver troncato i rapporti con il consigliere regionale e di averle mandato l'8 novembre dell'anno scorso una mail in cui "le dicevo con molto affetto che le consigliavo di cambiare strada". L'ex igienista dentale di Berlusconi l'11 novembre rispose "di aver compreso le mie parole cogliendo il mio affetto - ha proseguito la testimone - e poi mi scrisse 'chiamami, prometto di non portarti piu' a nessun bunga bunga". Tumini ha inoltre affermato di essersi incontrata, il giorno dopo la festa a Villa San Martino, con Minetti in centro a Milano: "Le chiesi un po' ingenuamente come si sentiva nei confronti della sua famiglia e del suo fidanzato. Mi rispose che per lei era un'occasione di divertimento e che non faceva nulla di male. Mi fece capire che nutriva un certo trasporto per Berlusconi".

"Non lascio la politica". Inseguita da fotografi e giornalisti, Nicole Minetti si è recata in bagno per fumare una sigaretta. E rispondendo a chi gli ha chiesto se fosse intenzionata a lasciare la poltrona di consigliere regionale, ha affermato: "No, non lascerò la politica". A chi le ha fatto notare che in aula una testimone ha fatto dichiarazioni poco piacevoli nei suoi confronti, ha sorriso dicendo "c'est la vie".

 
 
REPUBBLICA TV  Minetti: ''Le intercettazioni?  Io non le seguo...''    DOSSIER: CASO RUBY

Fede e i nuovi volti per il bunga bunga
Audio 19/ "Ambra le farà schiattare tutte"

Nicole a Iris: "Quella è una str...." / Audio 18

Fede e i nuovi volti per il bunga bunga    Audio 19/  "Ambra le farà schiattare tutte" Nuovi stralci delle intercettazioni: l'ex direttore del Tg4 voleva utilizzare la Battilana (foto) e Chiara Danese per rendere più eleganti le serate di Arcore. Ma loro non ci stanno. La deputata M. Rosaria Rossi: "Anche stasera bunga bunga? No, me ne vado..." M. RAZZI

REPUBBLICA TV
Minetti: ''Le intercettazioni?
Io non le seguo...''

DOSSIER: CASO RUBY

 

 

"Baci a Priapo e la Minetti tutta nuda"
In aula c'è la 'pentita' del bunga bunga

Chiara Danese racconta in lacrime quella notte ad Arcore. "Mimavano rapporti orali e si facevano
toccare dal premier. Chiedemmo di andare via e Fede ci disse: ora scordatevi di fare le meteorine"


"Eravamo imbarazzate, non sapevamo cosa fare e volevamo andarcene via". Chiara Danese, una delle giovani ospiti ad Arcore, ha descritto così in aula al processo sul caso Ruby, nel quale è imputato Silvio Berlusconi, il suo disagio per quella cena, l'unica alla quale ha partecipato, dove le ragazze a tavola si passavano di mano in mano la statua di Priapo, mimavano "rapporti orali" e "ballavano e si dimenavano" toccando e facendosi toccare le parti intime dall'ex premier e da Emilio Fede.

Chiara Danese all'udienza preliminare SPECIALE Il caso Ruby

Chiara Danese davanti ai giudici della quarta sezione penale del tribunale ha raccontato della sera del 22 agosto 2010 come un'esperienza "scioccante". Lei e l'amica Ambra - che ad aprile dell'anno scorso hanno deciso di raccontare tutto ai magistrati - erano state invitate a quella festa da Emilio Fede, tramite l'agente Daniele Salemi, dopo le finali di Miss Piemonte vinte da Ambra. Nella sua testimonianza la giovane ha descritto la cena e il dopocena a casa di Berlusconi con la scena di Priapo seguita da una sorta di "girotondo erotico" attorno al tavolo fatto dalle giovani ospiti, tra cui Roberta Bonasia, le due gemelle De Vivo e "due donne di colore vestite in modo indecente che sembravano due prostitute", che "ballavano, si dimenavano, gli toccavano le parti intime, si scoprivano il seno cantando 'meno male che Silvio c'e" e chiamandolo 'papi'" e lui le chiamava 'le mie bambine'".

Chiara ha poi parlato della sala del bunga bunga, dove sono scesi dopo aver cenato e dove sono continuati i balli hard che si sono conclusi con lo spogliarello di Nicole Minetti, "rimasta completamente nuda. Io non guardavo. Ero troppo imbarazzata", ha proseguito la testimone. Quando poi le ospiti del bunga bunga hanno cercato di coinvolgere in queste danze anche Ambra e Chiara, quest'ultima ha detto ai giudici: "A me veniva da piangere". E quando hanno chiesto di andare via, Emilio Fede ha detto alle due "di scordare di fare le meteorine", lavoro per cui la sera prima erano state convocate nello studio dell'ex direttore di Tg4 per fare un casting.

Rispondendo alle domande di Niccolò Ghedini, uno dei legali dell'ex capo del governo, Chiara fra le lacrime ha spiegato che per il clamore mediatico di questa storia e per essere stata una volta sola ad Arcore, tuttora lei e la sua famiglia vivono male in quanto nel piccolo paese dove abita "pensano che sia una escort e quello che mi dispiace è che insultano anche mio padre e mia madre". Ghedini le ha subito passato un fazzoletto di carta per asciugarsi le lacrime.

Perchè io lo mando affanculo lui  e le sue case di merda...no, dai scherzo....

 

Nicole fa questioni di idraulica
"Mi hai lasciata al freddo e al gelo"

Immobiliare Olgettina. La Minetti amministra il traffico e gli appartamenti delle ragazze. Le regole della casa, le beghe tra Marysthell e le gemelle De Vivo, i progetti che finiscono "sempre in m...". E Silvio, reduce dalla battaglia parlamentare, incontra problemi di idraulica e caldaie

Contratti, caparre, affitti, bollette. E' immobiliare Olgettine. Amministratore unico, Nicole Minetti; ufficiale pagatore, ragionier Giuseppe Spinelli. E' la fine di settembre del 2010, "Papi" sta per compiere 74 anni mentre nubi minacciose si addensano sul giro festaiolo di Arcore. Ma il dramma non è ancora esploso e c'è tempo per piccole beghe da condominio, questioni di spostamenti, liti per chi avrà la casa più grande, problemi di intestazioni (Minetti è intestataria di diversi alloggi), fino a questioni di riscaldamento e caldaie che si guastano di cui viene investito (un po' per scherzo e un po' sul serio) il capo del governo della sedicente settima potenza industriale del mondo. In mezzo c'è tempo per le solite lamentele di Nicole che minaccia di buttare tutto all'aria, di mandare "affanculo lui e le sue case di merda". Minacce al vento: la Minetti, in fondo, è davvero legata al premier. Solo davanti al processo per istigazione alla prostituzione cercherà di prendere posizioni autonome.

ASCOLTA LE TELEFONATE: NICOLE, GUERRA, SPINELLI

ASCOLTA LE TELEFONATE: NICOLE, ELISA, BERLUSCONI

"Il presidente mi ha delegata per un appartamento". Le prime due telefonate risalgono a settembre 2010 e mostrano, più che altro il meccanismo degli appartamenti dell'Olgettina. Nicole Minetti ne è a tutti gli effetti, l'amministratore per conto di Berlusconi. E' lei che dirige il traffico delle ragazze, tratta con l'amministratore del condominio, Fabbri (che la informa quando si liberano gli alloggi), versa le caparre, raccoglie e paga le bollette dei consumi di tutte le inquiline. Al denaro ci pensa il ragionier Spinelli che, in certi casi (come in quello di Barbara Guerra) versa l'equivalente di cinque-sei mesi alla ragazza o, in altri, consegna il denaro direttamente alla Minetti. Il meccanismo delle intestazioni funziona così: se la ragazza ha uno stipendio fisso (di solito da Mediaset) l'appartamento le verrà intestato direttamente; altrimenti andrà in capo a Nicole. E va notato che tutto avviene informando preventivamente Berlusconi. Nicole ci tiene che tutto avvenga con il suo beneplacito. Silvio paga e va sfruttato a dovere, ma non va preso in giro.

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Un altro esempio delle giudiziosa amministrazione messa in atto da Nicole Minetti, si ha nelle due telefonate con Elisa Toti (23 settembre e 19 ottobre 2010). La ragazza, su suggerimento di Nicole, si è fatta coraggio e ha chiesto a "lui" la possibilità di avere un appartamente per evitare, quando viene a Milano, di dover dormire in albergo o in casa di un'amica. Lui, magnanimo, ha detto sì e l'ha mandata da Nicole. L'appartamento le viene assegnato e sarà intestato alla Minetti perché Elisa non ha un lavoro fisso.

Ma un mese dopo, Elisa ha un problema: soffre di vertigini e l'appartamento al quarto piano la fa star male. Vorrebbe cambiare e ha saputo dal signor Fabbri che ce n'è uno libero al primo piano. Per Nicole non ci sono problemi e l'operazione si può fare. Siccome, però, ci sarà una differenza di 130-150 euro al mese, la nostra amministratrice chiede a Elisa di farlo presente a "Papi": "Lui, per quella cifra, non se ne accorge nemmeno... Ma voglio fare le cose a regola d'arte". Encomiabile.

"Hanno fatto una sceneggiata napoletana". In questa telefonata (26 settembre 2010) torna una questione già affrontata in una telefonata precedente tra Marysthell e "Papi". Si tratta della diatriba per un alloggio un po' più grande che ha visto contrapposte Marysthell e le gemelle napoletane Imma ed Eleonora De Vivo. Marysthell (che ha una bambina piccola) avrebbe bisogno di un alloggio più grande per ospitarvi la baby sittter quando lei fa tardi alla sera per lavoro; le gemelle lo vorrebbero per ricevere la madre quando viene a trovarle da Napoli. Vince Marysthell per decisione di "Papi", ma, a quanto pare (Barbara Faggioli, la stessa Marysthell e Nicole ne parlano in questa intercettazione) le gemelle non si sono date per vinte e, presente Emilio Fede, hanno messo su una "sceneggiata napoletana" davanti a Silvio. Risultato: Marysthell si sposta nell'appartemento più grande, le gemelle vanno nel suo e, a febbraio, a loro volta, avranno un alloggio più spazioso che sta per liberarsi.

Ma questi, si diceva, non sono giorni felici. E Nicole coglie l'occasione per la solita lamentela sul fatto che Berlusconi non chiama: "Mi sono un po' rotta... " dice e Marysthell, che pensa sempre a quanti soldi riuscirà a spillare a "Papi", la invita a vedersi per discutere dei "progetti". I "progetti", nel lessico delle Olgettine riguardano sempre come assicurarsi un futuro tranquillo con un tetto sulla testa a spese di Berlusconi. La filosofia delle ragazze ha una sua solidità: oggi sono i giorni delle feste e del compiacere il drago, domani, col tempo e con l'età, verranno anni in cui sarà bene avere in mano qualcosa di concreto. Può darsi che, qualcuna, in qualche momento abbia anche pensato (o sperato) in una vita con lui. Ma ormai tutte hanno capito: siamo in tante, lui è straricco, una casa a testa potrebbe essere una giusta liquidazione, quando tutto sarà finito. Sarà filosofia, ma suona concreta. E, come spesso accade, Nicole aggiunge una nota di pratico e amaro realismo: "...Progetti? Io non ne ho più. Tanto, tutti quelli che gli propongo vanno sempre a finire in merda...".

"Io vengo a Roma per te e tu mi lasci al freddo e al gelo". Questa telefonata è una vera e propria "chicca" del mondo delle Olgettine. E' il 13 dicembre 2010 e Silvio Berlusconi sta affrontando una delle più difficili battaglie politiche della sua carriera. Fini lo ha mollato e siamo alla mozione di sfiducia. Lo salveranno Scilipoti, Caleari e Cesario, ma oggi c'è stato il dibattito e lui ha appena finito di rispondere a braccio agli attacchi dell'opposizione e, in particolare, a quelli pesantissimi dell'Idv: "Gliene ho dette tante..." spiega Berlusconi a Nicole con la voce del reduce appena uscito dalla pugna. E lei, estasiata (anche se confonde Camera e Senato e confessa di non averlo ascoltato): "Hai fatto bene, amore, hai fatto bene...". Lui, speranzoso, credendo che lei sia stata in Parlamento: "Ti sei emozionata...". E Nicole ammette di non essere venuta a sentirlo a Palazzo Madama perché le hanno suggerito che era meglio di no per evitare spiacevoli incontri con i giornalisti. Così, una telefonata partita con i toni epici dell'eroe che racconta la battaglia appena vinta, scende di parecchi gradini per arrivare a prosaiche questioni di idraulica condominiale. E Nicole, finalmente, rivela: "Ti ho cercato perché non andava l'acqua calda... Dico, io vengo a Roma per te e tu mi lasci al freddo e al gelo...". Il tono è in fondo affettuoso, ma questa volta è troppo anche per il mecenate di Arcore... E "Papi", udite udite, questa volta forse, le butta giù il telefono.

 

 

 

"Lui è come Gesù, finché c'è io mangio
Passerò per pazza pur di avere qualcosa"

Ruby spiega al fidanzato Luca Risso come ha ottenuto garanzie da Berlusconi. E racconta di aver detto tanto ai magistrati, ma di aver "nascosto tantissimo". E a Papi: "Io posso passare per matta o per prostituta. L'importante è che ne esco con qualcosa". E con l'amico Antonio confessa: "Lo chiamo Papi.. Sì come la napoletana. Ma Noemi è la sua pupilla, io sono il BUCO DEL CULO..."

"Lui può far tutto, lui è Gesù". "Noemi è la sua pupilla. Io sono il suo culo". "Finché ci sta lui, io mangio". "Gli ho detto: io posso passare per pazza, per prostituta, per quello che vuoi, basta che ottenga qualcosa". Parole, pensieri e fenomenologia di Karima El Mahroug detta Ruby. Tre delle quattro telefonate che Repubblica.it pubblica in esclusiva risalgono a settembre-ottobre 2010, quando la vicenda iniziata nella notte tra il 27 e il 28 maggio davanti alla questura di Milano, non è ancora arrivata sui giornali. Ma, proprio in seguito a quella vicenda, Ruby e Silvio Berlusconi e tutta l'allegra brigata delle notti di Arcore sta passando giorni tesi e difficili. La ragazza di origini marocchine è finita "nelle grinfie" (parole di "Papi") dei pm milanesi Boccassini e Forno ed è stata interrogata diverse volte (32, racconta lei all'amica Grazia) sui suoi rapporti con Berlusconi, lo svolgimento delle serate a casa sua, il "bunga bunga" e se il Cavaliere sapeva che lei era minorenne quando si frequentavano, forse, anche sessualmente.

Tutte le intercettazioni: Ricatti e bugie dietro il 'bunga bunga'

Tutto l'entorage di "Papi" si è attivato (avvocati in testa) per alzare un muro difensivo intorno alla ragazza, impedirle di causare altri danni, istruirla sulle future dichiarazioni e testimonianze. Alla costruzione del muro partecipa, inutile dirlo, anche il diretto interessato e la linea scelta è quella di blandire la ragazza, di prometterle e farle capire in tutti i modi che se si "comporterà bene" ne avrà un colossale e tangibilissimo utile. Lei ha capito benissimo e in tutte queste telefonate emerge che ha scelto di accettare questa linea. Berlusconi glielo riconoscerà in una telefonata successiva (29 ottobre da Bruxelles) in cui, parlando con Nicole Minetti, affermerà che Ruby "fuori dalle grinfie dei pm, si sta comportando bene"

Ruby, dunque, non ne esce benissimo. A sentirla parlare con l'amica Grazia, con il fidanzato Luca Risso e con l'amico Antonio, si trae una forte impressione di cinismo e avidità. La ragazza ha avuto una vita difficile, ha incontrato molte persone pronte ad approfittare di lei e della sua bellezza. Forse anche per questo ha sviluppato difese, disincanto e l'idea che il mondo funziona più o meno così: stai coi potenti, assecondali, non tradirli e, alla fine, ne avrai il tuo tornaconto. Ruby è proprio in questa fase: intravvede il tornaconto e punta a riscuotere. Per ciò è pronta a tutto. Ma, al di là di questo, s'intravvedono altri due aspetti del suo modo di essere. Il primo va riportato al "berlusconismo" dominante. Tutto funziona così: soldi, sesso, immagine, tv, potere. "Lui è intoccabile" qualunque cosa succeda, dice a un certo punto Ruby, e sembra crederci. Il secondo, invece, è tutto suo, del carattere della ragazza. E' un mix di disincanto, di amara "saggezza" che nasce, forse, dalle esperienze negative che le hanno attraversato la vita. Un mix che la fa prorompere, ridendo sguaiata, al telefono col "farfallone" Antonio in quella frase ormai passata alla storia: "Noemi è la sua pupilla, io sono il suo buco del culo..". Come dire: so da dove vengo e so come finirà.

Sul piano processuale, in queste telefonate, ci sono cose piuttosto importanti. Soprattutto nella seconda. in cui Ruby racconta a Luca Risso di una sua lunga telefonata con il Cavaliere e in cui dice una frase rivelatoria: "Ai pm ho detto tante cose, perché ero davanti all'evidenza. Ma ne ho nascoste anche tantissime".

"Sanno che vado da Silvio". Nella prima telefonata (7 settembre 2010), Ruby parla con l'amica Grazia e le spiega che gli inquirenti, da quando è affidata a Lele Mora, non vogliono che vada in Sicilia "che veda mio padre... Hanno controllato il mio cellulare per togliere il numero di mio padre... Ma quello di mia madre lo ricordo a memoria". E Grazia, ingenua: "Ma quando trovano i numeri di Silvio e di (Emilio) Fede...". Ruby non si trattiene: "Ma non hai visto, non sai? Ho avuto 32 interrogatori con il pm Forno. Solo in due abbiamo parlato della mia famiglia". Negli altri, è chiaro, si è parlato molto delle serate di Arcore: "Adesso sanno che vado da Silvio, che conosco Silvio... Io gli ho detto che Silvio non sapeva che ero minorenne che gli ho detto che avevo 24 anni...". Ma nemmeno lei ha l'aria di crederci molto.

"Lui è Gesù...".
E' l'8 ottobre. Ruby ha appena avuto una lunga e rassicurante conversazione con "lui" e ne riferisce immediatamente al fidanzato Luca Risso. "Chi, lui? Lui il grande" chiede il giovanotto. "Lui... Gesù" taglia corto la ragazza e spiega che Berlusconi l'ha chiamata per sapere cosa aveva detto ai pm e per tranquillizzarla con le sue promesse. Ruby è stata chiarissima con Papi, ai limiti della sfrontatezza: "Ho detto tante cose, ma ne ho nascoste tantissime... Perché ero davanti all'evidenza e non potevo negare". Silvio l'ha tranquillizzata con un ragionamento che potremmo definire "avvolgente": 1) Noi non siamo in pericolo, siamo in difficoltà; 2) Non sono preoccupato per me ma per te, per la tua reputazione; 3) Gente che parla male di me ce n'è sempre, ma si trova sempre chi, a pagamento, smentisce; 4) Io posso far tutto, come Gesù; 5) Tranquilla, manterrò la mia promessa (di coprirla d'or; ndr) devi solo aspettare fino al primo novembre.

In mezzo al discorso di Berlusconi ci sono le domande di Ruby. Chiare e precise: "Gli ho fatto la domanda che mi interessa di più. Gli ho detto che voglio uscirne con qualcosa. E' normale, mi ha risposto... Non si lasciano soccombere le persone quando il mare è in tempesta". E poi, dopo le complesse spiegazioni di lui, l'affondo di lei: "A me interessa che mantieni la promessa".

E qui si passa alle faccende pratiche: "Sei andata a prendere le cose che ti ho lasciato da Spinelli?" le ha detto lui. E lei spiega che è passata martedì e mercoledì, ma che una volta l'ufficio era già chiuso e l'altra il ragioniere non c'era. Poi aggiunge che sia Lele Mora (che l'ha in affidamento) che l'avvocato Giuliatti preferirebbero che non si facesse vedere a Milano e, meno che mai, nell'ufficio di Spinelli. "...Perché non so se sono controllata...". Allora "Papi" le ha detto di stringere i denti fino al primo novembre. Poi potrà "godere" di quanto promesso.

L'abilità dialettica e la grinta della fanciulla quasi commuovono Luca Risso: "Brava piccina... Brava... Così va bene".

E lei, lapidaria: "Gliel'ho detto chiaro, perché non ho peli sulla lingua. Gli ho detto che io posso passare per tutto quello che vuole: per prostituta o per pazza. L'importante è che ne esco con qualcosa...". E "Papi"? Papi, paterno, le ha detto:
"...Non dovrai passare per pazza o prostituta... Io le promesse le mantengo...".

"Lei è la pupilla, io sono il culo...".
Seguono due telefonate con l'amico Antonio Passaro. Uno che sa poco e ride molto. La prima è dell'8 settembre 2010. I due scherzano su come lei chiama Berlusconi: "Lo chiami zio? Lo chiami nonno?". "No, lo chiamo Papi". "Ah - fa lui - come la napoletana?". E qui Ruby sfiora la Storia: "...No, io sono un'altra cosa... Quella (Noemi; ndr...) era la pupilla... Io sono il buco del culo...".

L'altra risale al 15 dicembre, quando tutto è già emerso sui giornali e
Berlusconi si è appena salvato in Parlamento grazie a Scilipoti, Calearo e Cesario. "Sono sempre stata una mosca bianca - dice Ruby - Sono una che fa la differenza". "Abbiamo visto la differenza che hai fatto - ride Antonio - A momenti cade il governo". "Ma poi lo zio si è salvato - spiega lei con termini un po' imprecisi (Ma un po' di educazione civica, a scuola, no?) - Ha passato le elezioni per tre punti (tradotto: ha ottenuto la fiducia per tre voti; ndr)... Io ho pregato tutti i giorni...". Antonio: "Altrimenti tenevi sulla coscienza tutto quell'ambaradan...". Ma a lei dell'ambaradan sulla coscienza non gliene potrebbe fregare di meno: "No.. no... E' che se non ci sta lui, io non mangio... Se se ne va, chi cazzo mangia più...". Lui ride: "...Detto proprio papale...". Lei chiosa: "Viva la sincerità". Sipario.

Il Prefetto di Milano e l'Olgettina
appuntamento sprint con parcheggio

Grazie alla raccomandazione di "Papi", Marysthell ottiene un colloquio con il rappresentante dello Stato. Gian Valerio Lombardi. Tempi rapidissimi e massima deferenza. Compreso l'immancabile "Mi saluti il presidente". E  la ragazza potrà sistemare l'auto in Prefettura

"Come sta, signora... Come posso esserle utile?". E' (con tutto il rispetto) il macellaio? O il pizzicagnolo?. No, è Gian Valerio Lombardi, nonostante tutto ancora oggi prefetto di Milano. E la signora (sempre con tutto il rispetto) è Marysthell Garcia Polanco, olgettina di complemento tra le più fedeli (e anche le più esose) di "Papi". Quella a cui Berlusconi non sa mai dire di no anche quando il buon gusto, la discrezione, il senso dello Stato o almeno la decenza esigerebbero maggiore prudenza. Ma Marysthell, da diversi anni in Italia, si è messa in testa di arrivare alla cittadinanza. E quando vuole, chiede. E ottiene.

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Ottiene, almeno una corsia (e parcheggio) decisamente preferenziale, quella tracciata dal presidente del Consiglio che ai primi di dicembre informa il rappresentante dello Stato nella capitale morale d'Italia che la signora Marysthell Garcia Polanco telefonerà, chiederà cose... E si dovrà aiutarla. Che tutto questo sia accaduto, lo si legge nelle carte processuali e serve da antefatto alla meravigliosa serie di tre telefonate che Repubblica.it pubblica in esclusiva. Meravigliosa perché istruttiva quant'altre mai: uno spaccato di sfascio delle istituzioni in salsa e prosopopea lombarda, condito appunto da un servile "come posso esserle utile?" e da un'immancabile e gioioso "mi saluti il presidente!". Se i prefetti avessero una prefettizia spina dorsale, almeno qualcuno di loro avrebbe potuto (dovuto) ribellarsi
quando questa storia venne fuori e fu raccontata con dovizia di particolari, da tutti i giornali. Non ultimo il fatto che in casa di Marysthell erano stati trovati 12 chili di cocaina e il suo fidanzato era appena stato condannato a otto anni. Questa volta, in più, c'è l'audio che aiuta a capire meglio....

"Posso parlare col Prefetto?". La prima telefonata risale al 6 dicembre. Il prologo è un dialogo surreale tra Marysthell Polanco (che dice e non dice) e la segretaria del Prefetto (che sa che lei dovrebbe dire, ma non si decide a dire). Farla breve, Marysthell chiede di parlare col Prefetto "personalmente" e la segretaria (che ha ricevuto un preciso input in merito) cerca di capire se questa Garcia Polanco è proprio quella raccomandata dal premier... In cuor suo, forse, la solerte segretaria spera di no e, per questo tergiversa, chiede, indaga. Finché Marysthell sbotta: "... Chiamo da parte del presidente Berlusconi". Aaahhh, allora tutto cambia e la segretaria si prostra immediatamente mentre l'impegnatissimo ("ha una riunione") Prefetto, diventa immediatamente disponibilissimo e si precipita, garrulo, al telefono: "Come sta, signora... Come posso esserle utile?". Marysthell vuole un appuntamento e, con una breve discussione si fissa per giovedì 9 dicembre. Ora, signori, è il 6 dicembre 2010: provate voi, albanesi, romeni, tunisini, senegalesi, ma anche italiani, a farvi ricevere dal Prefettto di Milano nello stretto giro di 72 ore. Potenza dell'aiutino berlusconiano...

"Lei può entrare in macchina". Trovare un parcheggio nel centro di Milano, oggi, si sa, è impresa disperata. Ci vuole fortuna. E chi più fortunato di un'olgettina raccomandata da "Papi"? La segretaria del Prefetto Lombardi conosce bene le regole del gioco e le ricorda a Marysthell Garcia Polanco in una telefonata del 13 gennaio 2011. E' senza voce la pubblica impiegata, ma quella poca a disposizione la profonde nello spiegare a Marysthell: "Lo sa, signora, che può entrare in macchina? Non perda tempo a cercare un parcheggio. Lei può entrare in macchina dal Prefetto".

"Scusi se la disturbo". 
Ancora la segretaria di Lombardi e Marysthell. E' il 17 gennaio, la ragazza ha già avuto un primo appuntamento con Lombardi ai primi di dicembre. Il problema si è rivelato più complesso del previsto. I tempi per la cittadinanza non ci sono perché manca la continuità necessaria di residenza in Italia. La cosa, però, non si è chiusa col primo verdetto negativo e si cerca di costruire un percorso comunque relativamente rapido. La segretaria vuol fissare l'appuntamento per l'indomani: "Alle 12,30 o alle 18,30? Quando preferisce". Marysthell opta per il tardo pomeriggio. E la funzionaria prefettizia, già che c'è le ricorda la questione del parcheggio: "Lo, sa che può entrare in macchina? Per gli impegni del Prefetto, tutti entrano in macchina".

"Adesso non si gioca più"
Minetti all'attacco di "Papi"

Nicole è arrabbiata con Berlusconi che vorrebbe convocarla a una riunione con gli avvocati per concordare una linea univoca: "Io sono indagata. Prima devo parlare con il mio avvocato". Ma tutto sembra precipitare e le Olgettine si lamentano, mentre circolano sospetti, voci di tradimenti e di pedinamenti. E spunta il fisioterapista Puricelli che cerca di frenare l'ira della consigliere regionale lombarda

Il gioco si fa duro, anzi, come dice Nicole Minetti in una telefonata con Barbara Faggioli: "Adesso non si gioca più". Siamo a gennaio del 2011 e l'ordinanza di rinvio a giudizio arriva il 14. Ma già da qualche giorno (una settimana almeno) le intercettazioni delle telefonate tra le Olgettine mostrano un clima diverso. Toni e contenuti scendono sempre più in basso. Nel senso che il sospetto, ormai si è insinuato fra tutti; probabilmente anche nella mente di Berlusconi. Qualcuno tradisce? Chi tradisce? Berlusconi ci messo dietro qualcuno per farci controllare? La "pochade" si avvia a diventare tragedia: i nervi tremano, c'è voglia di fuggire lontano non senza, però, aver prima sistemato i conti. E per Nicole c'è da verificare il da farsi anche sul piano giudiziario. Lei è indagata e, appunto, "non gioca più". "Anche se lui è il mio capo... non vado lì ad ascoltare la fava e la rava. Prima parlo col mio avvocato".

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"Mi ha detto di convocare le ragazze". Vale la pena
di partire dalla telefonata del 15 gennaio. Una confusissima Barbara Faggioli chiama Nicole Minetti e la trova dura, fredda e determinata. Niente più "amò", qui siamo alla carta bollata e ciascuno deve guardare il suo fondoschiena. La Faggioli ha un incarico preciso che le viene da "Papi" e dai suoi avvocati: convocare le ragazze (tutte quelle elencate nell'ordinanza dei pm milanesi, cioé, più o meno, tutte le partecipanti ai riti di Arcore) per le 19 alla presenza dei legali. Chiaro l'obiettivo: concordare una linea difensiva per "Papi". Le registrazioni delle telefonate stanno uscendo e sono "spiacevoli, alcune molto brutte". Qui c'è una velata acccusa alle ragazze che, al telefono hanno parlato troppo (e anche male del capo). Lui si scusa di averle messe in questa situazione. Però...
Però, Faggioli, imbarazzatissima, ha anche il compito di dire a Nicole che "Papi" vuole parlare con le alle 17, da sola e, alle 18, vedrà la stessa Barbara. Nicole, sembra quasi disinteressata, risponde a monosillabi e mugolii. Ma, quando Barbara, impaziente e un po' turbata le chiede: "Allora, cosa gli dico? Perché lui mi richiama", la Minetti esplode di ira fredda: "Io non ci vado. Non è più il tempo che una va lì a fare due chiacchiere, a sentire la fava e la rava. Io sono indagata e anche lui lo è. Io me ne fotto...". Faggioli prende coraggio a due mani e dice una terribile verità: "Ma lui è il tuo capo... Lavori per lui, no?". "Sì - risponde lei che dovrebbe essere consigliere regionale scelta nel listino di Formigoni e, non risulta avere alcun rapporto di lavoro con Berlusconi - Ma adesso sono indagata. Quindi, prima devo sentire Daria (l'avvocato Daria Pesce, che, allora, era il suo legale; ndr). Poi vedrò". Barbara insiste: "Potresti venire con il tuo avvocato...". E, già che c'è, visto la sicurezza dell'altra, si arrischia a chiedere un consiglio: "Pensi che dovrei parlare anch'io con quello che mi dà consigli legali... l'avvocato?". "Se vuoi sì... Se vuoi sì... Ma lo devi vedere... Non è che puoi parlargli al telefono". Nessuno dice "ciao amo'". E la telefonata finisce lì. Malissimo.

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"Ciao cucciolo". Eppure, una settimana prima (era appena l'8 gennaio 2011), Aris poteva dirgli ancora "Ciao cucciolo..." per iniziare una telefonata in cui si parla delle "pazzie" della notte prima. "Abbiamo fatto pazzie - dice "Papi" a Marysthell - Dì a Aida (Yespica; ndr) che questa sera non faremo niente di speciale perché io sono stanco... stremato. E quindi stasera facciamo una cena tranquilla. Con la musica, ma tranquilla perché io non sarò protagonista". Si scherza ancora, dunque, e si fanno inviti per la serata: "Possono venire Diana, Aida,..?". "Sì, sì, alle 9 e 30...". Però, però, qualcosa s'insinua. Siamo a livello di battute, per carità, ma quando Aris gli passa Marysthell e lei (che da due sere è assente per malattia) gli chiede se ha ricevuto il suo messaggio di ieri, Silvio attacca a rimproverarla scherzosamente sul fatto che "ormai non ti importa nulla di me", che "hai appuntamenti più interessanti e sessualmente molto più eccitanti". La telefonata ha un finale strano. Silvio si ricorda che anche Elena ha telefonato per invitarsi e chiede a Marysthell se può dirle di sì, neanche lei fosse la padrona di casa... "Sì, va bene... Chiamala" dice Marysthell. Ma chi è, il maggiordomo?

"Dobbiamo dargli una sveglia". Con voce triste, quasi da oltretomba, Marysthell chiama Nicole e riferisce sulla festa della sera prima. "Era strano, così strano... Io gli ho detto che andavo via e lui ha detto 'bene, ciao' e ha chiamato a Lorenzo per dirgli di portarmi a casa...". Marysthell fa l'elenco delle presenti, tra loro anche "una montenegrina nuova" ed è visibilmente preoccupata: "C'è qualcosa... qualcosa di cui ti devo parlare a voce". L'altra insiste preoccupata: "Ma non puoi parlarne adesso...? Ti ha detto qualcosa di me?". E Marysthell: "No, non mi ha neanche chiesto di te... Secondo me dobbiamo dargli una bella sveglia... O lasciar perdere una volta per tutte".
Insomma, se nella telefonata di prima s'insinuavano solo ombre in un clima ancora allegro e caciarone, adesso siamo alla paura, ai sospetti ai segnali di crolli imminenti. Marysthell, con il suo leggendario senso pratico riassume così il concetto: "Siamo indietro...". Indietro con i pagamenti, sembra voler dire. E, infatti, aggiunge: "Tu hai dato tanto e non riceverai niente...Ed è un peccato". E poi racconta un piccolo episodio che riguarda Aida Yespica: "Lui è stato carino con Aida... Le ha fatto un regalo, un anello di Dior... Io ero seduta vicino a lui e lui mi ha chiesto di spostarmi per far posto a Aida. Allora ho preso la borsa e me ne sono andata". Nicole comincia a essere preoccupata: "Anch'io me ne sono andata e non mi sono fatta più viva. Poi l'ho chiamato e richiamato e lui niente... Non era mai successo".
Insomma, bisogna parlarne, bisogna fare qualcosa. "Perché lui ha qualcosa... O qualcuno gli ha detto qualcosa... O lui ci ha messo dietro qualcuno per sapere i cazzi nostri... ". Minetti è inferocita: "Io, per lui, sono stata sputtanata...". E cinica: "Lui, magari, domani non c'è più... Ma noi abbiamo trent'anni... Abbiamo una vita davanti... E la gente si ricorda...". E amara: "Io rischio grosso per colpa sua...".

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"Se volevo fare l'operaio...". Qui c'è poco da scherzare, perché alle ragazze del berlusconismo escono parole e pensieri a dir poco imbarazzanti. Aris e Nicole si esibiscono qui ridacchiando a livelli di cinismo inimmaginabili: "Hai iniziato a lavorare?" chiede la Minetti: "No - ridacchia l'altra - Ma guadagno lo stesso... Gliel'ho detto anche a lui. Meglio di così? mi ha detto". E poi, tranquilla: "Mi ha detto: guadagni in una notte quanto un muratore in cinque mesi... E io ho pensato: se volevo fare l'operaio andavo a fare l'operaio". "Non gli l'ho detto - precisa Aris - perché non mi permetterei mai...".
Qualcuna, però, si è permessa. Una delle gemelle De Vivo... Almeno a quanto Aris racconta a Nicole: "La gemellina gli ha detto: però potresti darci di più... E lui si è incazzato di brutto...".

"Mi ha detto una bugia". In questa telefonata  compare un nuovo personaggio. E' Giorgio Puricelli, fisioterapista del Milan che Berlusconi ha fatto eleggere in Consiglio Regionale insieme alla Minetti. I due (Puricelli e Nicole) parlano di "lui". Il fisioterapista racconta dei "progressi" del capo: "L'ultimo dell'anno è rimasto tranquillo a casa, quasi da solo... Ma ha già ripreso la sua attività ginnica". Quale sia l'attività ginnica preferita da Berlusconi lo sanno tutti. Anche Nicole: "So tutto... So tutto". Ma lei è letteralmente inferocita perché lui non si fa più vivo. Puricelli cerca di calmarla: "Chiamalo tu...". ma lei è irremovibile: "Mi ha detto una bugia...". Probabilmente si riferisce alle assicurazioni sul fatto che nessuno era indagato e a quelle successive quando le prometteva che l'avrebbe difesa. "Non mollo... Non sono una ragazza, quando lo chiamo non è per chiedergli qualcosa... Se lo capisce bene... Altrimenti vuol dire che non gli interessa. Se gli interessava, una telefonata la faceva...". Puricelli rinuncia ai tentativi di arginare la furia della ragazza. Che insiste: "Io lo cercavo per aiutarlo... Ho visto il libro di Guzzanti "Mignottocrazia". C'è un intero capitolo su di noi. Volevo sapere se gli dava fastidio che denunciassi Guzzanti perché so che Guzzanti, forse gli vota la fiducia". Politica, soldi, amore, sentimenti feriti... Possibile che Puricelli abbia riferito a Berlusconi. Una decina di giorni dopo, infatti,
telefonerà all'Infedele di Gad Lerner per insultare il conduttore, la trasmissione ("incredibile postribolo televisivo") e tutti gli ospiti ("le cosiddette signore presenti"), invitare Iva Zanicchi ad "alzarsi e andarsene" e, soprattutto, per lanciarsi in un elogio sperticato della Minetti: "che ha due leauree, che si è fatta da sola, è di madre lingua inglese..."

 

 

TI VOGLIO UN ATTIMO BRIFFARE:"FOTTILO DI BRUTTO, TI HO COMPRATO UN BEL COMPLETINO DA SUBMUTANTE IN MEGA MASK NERISSIMA,MOLTO PNEUMATICO, PERCHE' LUI GODE A FARSELO METTERE NEL CULO TUTTO, EPPOI VIA ANDARE, PRENDIGLI TUTTO, CHIARO,FREGATENE !!!"

 Case, poltrone e mtuiut, BUCHI DEL CULO, MUTANTI IN SUBBORG, GENTE A VORAGINE
le Olgettine si sistemano
 
 

"Silvio, voglio fare il Bagaglino"
E la Minetti "briffava"
 - audio 
Appena escono le prime notizie sulle feste di Arcore, avvocati, amici, giornalisti e lo stesso premier cercano di tamponare lo scandalo e di bloccare le "esternazioni" della ragazza marocchina. Ogni giorno su Repubblica.it un estratto delle intercettazioni dell'inchiesta. Le telefonate delle ragazze al premier: "Chiedono favori".

5  / Case, poltrone e mutui le Olgettine si sistemano

Ogni giorno le intercettazioni più significative del processo Ruby. La consigliera regionale Pdl istruisce le giovani (le 'briffa', secondo il suo neologismo). Le telefonate delle ragazze al premier: "Chiedono favori, raccomandazioni e immobili". E lui: "Stasera me lo fate un balletto?". Ghedini e Longo: "Denunceremo chi ha pubblicato i file" 

"Ci sono le zoccole e quelle più troie in mutasub e serie"
Così Nicole "briffava" le ragazze di Arcore

Un altro gruppo di intercettazioni riguardano Nicole Minetti che organizza una festa ad Arcore in settembre. Si parla di come vestirsi e la consigliera regionale, previa telefonata di assenso di "Papi", deve "briffare" una nuova venuta. Ma si rivelerà un fallimento...

"Gasata dura", "Ti briffo", "Quando arrivi in station?". Ma come parlava (e, soprattutto, di cosa parlava?) la consigliera regionale lombarda Nicole Minetti quando (fine estate 2010) si dava da fare per organizzare i festini di Arcore? Perché Nicole è un'organizzatrice nata e si preoccupa di tutto: dalla "mise" che le ragazze indosseranno, a che siano preparate e pronte a tutto. Tutto quello che serve a far sì che lui, il "boss dei boss", "the love of my life", sia allegro, soddisfatto e su di giri per la presenza di ragazze nuove e sempre più belle.

Le telefonate di questo gruppo risalgono al 19 settembre 2010. Qualche mese prima di quelle in cui Ruby spiegava che Berlusconi l'avrebbe coperta d'oro in cambio del suo silenzio. Telefonate che Repubblica.it ha messo in onda in esclusiva e che hanno trovato notevole interesse anche in Marocco, come dimostrano i siti di
"MaroccOggi" , "Hespress", "Goud" e "Alif Post". In quelle del secondo gruppo abbiamo visto all'opera Emilio Fede e alcune delle ragazze alle prese con le intemperanze di Katerina, la "favorita" pro tempore di "Papi". Nel terzo, la protagonista è indubbiamente Nicole.

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Ecco dunque, la Minetti che discute con Lisa Barizonte. Di cosa? Dei travestimenti per il "burlesque" serale ad Arcore. Nicole non ha dubbi, si vestirà da maestra "con occhiali, reggicalze e sotto l'intimo sexy...". Chissà cosa ne pensano le insegnanti elementari che, di solito, vestono più morigerati grembiuli... L'altra, la Barizonte, che ha qualche problema con l'italiano (è sudamericana) non sa bene cosa si metterà. Alla fine, dopo una discussione lessicale sul termine "vestaglia" bofonchia che indosserà "una cosa normale". L'importante è che sia divertente...

Ma la festa si avvicina e ci vuole una telefonata a "Papi" per avere conferme. Lui è dolce e sbrigativo: "Allora...". Lei espansiva e confidenziale: "Love of my life...". Lui, pensieroso e un po' stanco: "..Questa sera facciamo una festa, dopo tanto tempo...". Lei non si tiene più: "Posso portare una ragazza?... Carinissima... bellissima... Alla seconda laurea". Lui, laconico, risponde tre volte "Ottimo".

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A Nicole non resta che "briffare" la preselta "carinissima" e "con due lauree". Si tratta di una vecchia compagna di studi, Melania Tumini, che sembra pronta e interessata a partecipare a una serata ad Arcore. Nicole la "briffa" mentre è in treno. Le dice che Silvio è entusiasta all'idea di conoscerla, che ha detto "ottimo" (vero) e, già che c'è, le spiega l'ambientino... "...La tipologia è varia - fa, didascalica - Ce n'è di ogni... C'è la zoccola, ci sono le 'sudamericans disperate', quelle un po' più serie come Barbara Faggioli... E, poi, ci sono io che faccio quello che faccio". Cosa farà mai la Minetti? Niente, intanto dà consigli che hanno il pregio della chiarezza: "Non sii (sic) timida, fregatene, battitene il cazzo e via andare..". Un crescendo un po' imbarazzante, ma efficace.

Ma Melania, evidentemente, non ha abbastanza pelo sullo stomaco. O, forse, non è stata "briffata" bene da Nicole. Perché la sua testimonianza sulla serata di Arcore sarà tra le più pesanti per dimostrare che non si trattava di feste eleganti, anzi.
Melania parlerà di un "troiaio" e di essersi sentita in imbarazzo: "Sembra di stare al Bagaglino", dirà. "E lui - ormai - fa quasi pena... Si presenta in modo molto basso... Si potrebbe dire: sei malato... E sua moglie lo diceva".

In fondo, quella di Arcore, è un'educazione sentimentale... Lo dimostra anche il dialogo tra due ragazze sudamericane, Marystelle Polanco e Aris Espinoza, oggetto di una delle intercettazioni. Qui si parla (in spagnolo) abbastanza esplicitamente di soldi. Nel senso che Aris spiega a Marystelle come ha fatto a ottenere il suo compenso serale che "Papi", quella sera (il 18 settembre) non sembrava intenzionato a scucire. Scena: le ragazze tutte in macchina, aspettano Aris per partire. Lui cerca di congedarla. Lei, ferma. "Non te ne vai?". "No". "Rimani?". "No". E, allora, "Papi" capisce. Fanno duemila euro e Aris sale in macchina con le altre.

E Ruby disse all'amica
"Silvio mi dà quanto voglio"

Sono i giorni in cui scoppia il caso: la ragazza parla al telefono con gli amici e il padre. "Mi hanno detto di passare per pazza, mi danno quanti soldi voglio". Il problema è che sono minorenne e che frequento da un anno Berlusconi" di PIERO COLAPRICO


MILANO -
Una volta Silvio Berlusconi ha dichiarato: "Le intercettazioni sono secchiate di fango (...) non si possono in alcun modo gettare in pasto al pubblico delle telefonate che, trascritte su carta o anche rappresentate da attori in tv, rischiano di assumere un significato del tutto diverso dall'originale".

Esiste però una grande distanza tra realtà di Silvio Berlusconi e la realtà che va emergendo nell'aula giudiziaria del processo Ruby-Silvio. Nella prima "realtà" ci si ostina a definire ancora le sue ad Arcore, a Roma, in Sardegna, sul lago Maggiore come "cene eleganti". La versione è stata modificata più volte, prima c'erano solo cene, adesso emergono "balletti del genere burlesque". La realtà non solo della procura, anche di numerosi testimoni, degli investigatori, delle intercettazioni è meno cangiante.

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Ecco, dunque, alcuni audio originali che riguardano i due processi in corso e imperniati sull'allora minorenne Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori: quello con imputato Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, l'altro dedicato a Emilio Fede, ex direttore del Tg 4, Lele Mora, ex agente di spettacolo, e Nicole Minetti, consigliere regionale pdl, alla sbarra per aver gestito un "sistema" per portare al "drago" (definizione dell'ex moglie, Veronica Lario) ragazze facili e ben retribuite per le porno-serate.

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Cominciamo questa nostra esclusiva riportando alcune telefonate di Ruby. Sono state registrate dalla polizia giudiziaria del tribunale, su ordine del gip e si sente la ragazza raccontare al padre e alle amiche di essere stata "pagata per tacere". Lei dice da "Silvio". Anche se, parlando con l'amica Antonella, spiega di essere amica "ma proprio amica..." di Silvio "da un anno". E quando lei le chiede cosa intenda per "amica", Ruby aggiunge che non c'è stato sesso anche se nessuno ci crederà perché "lui mi dà 47 mila euro alla settimana... Ed è pazzo di me, ma proprio pazzo.."  Ascoltando queste intercettazioni, regolarmente depositate e quindi pubblicabili, è possibile farsi un'idea dell'opera di disinformazione che l'allora presidente del Consiglio e i suoi collaboratori cercarono di attuare. E' Ruby stessa a confermarlo, parlando con il padre e con gli amici. "Mi ha detto di passare per pazza, ha detto che mi dà quanti soldi voglio". "E' pazzo di me". Il problema di questo processo è che sono minorenne"
 

 
 
 

 

 

Processo Ruby, parla Fadil: “L’onorevole Rossi mi chiese di fare la danza del ventre”

La modella ospite delle feste di Arcore racconta che la deputata del Pdl la esortò a ballare per Berlusconi insieme ad altre ragazze. E denuncia "pressioni" da parte di un uomo misterioso affinché incontrasse l'ex premier a dibattimento in corso. Il racconto di un balletto hard di Nicole Minetti e Barbara Faggioli con tanto di crocifisso. Iris Berardi "travestita da Ronaldinho". Chi si fermava la notte "per sesso prendeva più soldi". L'allora premier avrebbe mostrato alle ragazze un cartone animato dove Gianfranco Fini appariva "deformato e seduto sul wc"

Imane Fadil in Tribunale a Milano

Una deputata del Pdl, Maria Rosaria Rossi, spinge le giovani ospiti di Arcore a esibirsi in danze hard davanti a Silvio Berlusconi. La consigliera regionale Nicole Minetti e la show-girl Barbara Faggioli ballano travestite da suore davanti all’ex premier. Il quale mostra alle ragazze un cartone animato satirico con Gianfranco Fini deformato e seduto sul water. Sono alcuni degli episodi a tinte forti emersi dalla testimonianza della modella marocchina Imane Fadil, ospite dei festini di Arcore, davanti ai giudici del processo “Ruby” contro Silvio Berlusconi, in corso a Milano. La ragazza ha aggiunto di aver subito pressioni e minacce da uno sconosciuto, a dibattimento già in corso, perché incontrasse di nuovo il premier. Secondo Iman, inoltre, le ospiti delle cene a Villa San Martino “prendevano molto di più” se si fermavano anche la notte. E si fermavano “per sesso, perché le ragazze se ne lamentavano e avevano paura delle malattie. Ma tutte facevano a gara per fermarsi perché chi si fermava prendeva molto di più”. Tra le protagoniste dei rapporti a pagamento, una ragazza, “di nome Joanna”, e una ragazza “del Guatemala”.

L’ex premier Berlusconi è accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e concussione. Secondo la testimone, Kharima al Marough alias Ruby  ”poteva vendicarsi e mettere nei guai” l’ex premier. La teste ha spiegato di averlo saputo da Barbara Faggioli, secondo la quale la giovane marocchina “aveva video e foto molto compromettenti sulle feste” e “Berlusconi l’aveva allontanata in quanto minorenne”.

Rispondendo al pm Antonio Sangermano su eventuali sollecitazioni esterne in merito alla sua testimonianza, Fadil ha detto ai giudici di aver subito “pressioni” da una persona per “andare ad Arcore” tra il maggio e il giugno 2011, quando il dibattimento a carico dell’ex premier era già cominciato. Condito da una minaccia: “Se dici qualcosa del nostro incontro sono problemi tuoi”. La ragazza ha raccontato di aver “incontrato quest’uomo vicino a casa e mi ha dato un telefono non intercettabile per organizzare un appuntamento ad Arcore, ma io non ho voluto”, ha spiegato. L’uomo “alto biondo e con gli occhi azzurri” l’avrebbe contattata “circa 5 volte”, e incontrata altre due volte. L’uomo misterioso voleva organizzare “un incontro ad Arcore” a cui Fadil avrebbe dovuto partecipare. La ragazza però si era rifiutata, “perché avevo paura e ne avevo già parlato con il mio avvocato”. In occasione del secondo incontro, “lui mi disse che si stava arrabbiando, perché tutte le volte che organizzava l’incontro io non ci andavo, e a quel punto ho deciso di non rispondere più al telefono”. Fadil ha anche spiegato davanti ai giudici di poter “cercare quel telefono che mi è stato consegnato, anche se ho cambiato casa non l’ho più con me”, per metterlo a disposizione dei magistrati.

Imane Fadil racconta anche del ruolo attivo di una deputata del Pdl, Maria Rosaria Rossi, che nel corso di una serata le chiese di fare la danza del ventre. “Mi andò a procurare un foulard e ballai, la Berardi si dimenava col reggiseno, Katarina (ndr. un’altra delle ospiti) m’invitava in modo aggressivo a ballare con lei. A me non andava, avevo capito che aveva dei disturbi comportamentali e, inoltre, non aveva un buon odore”.

Sulla performance delle ragazze travestite da suore, con tanto di crocifisso, ecco il suo racconto: “Eravamo in piedi, stavamo prendendo da bere al bar – afferma riferendosi a una serata del febbraio 2010 – la Faggioli stava facendo una performance nella saletta del ‘bunga bunga’. Dopo dieci minuti scomparve con la Minetti, poi si presentarono con una tunica nera, una croce e un copricapo bianco e fecero una performance che non mi sarei mai aspettata. Fecero ‘Sister act’, poi ballarono, si dimenarono e si tolsero la tunica, restando solo con l’intimo”.
Una scena che era già stata raccontata a ilfattoquotidiano.it da un’altra testimone diretta delle notti di Arcore.

L’esibizione mette in imbarazzo la giovane modella. “Chiesi a Lele Mora di andarmene. Non ero l’unica. Due ragazze ungheresi si erano avvicinate a me, videro che ero imbarazzata e parlammo sconcertate. Berlusconi chiese a Mora che cosa avessi e lui disse: ‘Lei à particolare, la conosco da anni’. A fine serata, “Berlusconi mi invitò a entrare nel suo ufficio. Ci fece dei regali, tra cui un orologio con lo stemma del Milan e degli anellini. Quindi, mi prese in disparte e disse: ‘Non vorrei che tu ti offendessi, ma so che hai bisogno’ e mi disse di prendere una busta. La presi e dentro c’erano duemila euro in contanti”. Imane lascia la dimora  di Arcore, ma ”mentre uscivamo sentivo che Minetti e Faggioli avevano deciso di fermarsi a dormire”
(qui l’intervista di Imane Fadil a Il Fatto Quotidiano).

Altro siparietto della serata, il cartone animato satirico con il presidente della Camera Gianfranco Fini seduto sul water, mostrato, secondo il racconto della testimone, da Berlusconi ad alcune ospiti. “Berlusconi ci portò in uno stanzino. Sul tavolo c’era I-Pad spento, che poi si fece accendere. Vedemmo un video cartoon satirico in cui c’era l’allora presidente della Camera deformato seduto sul wc. Quello era il periodo della vicenda della casa di Montecarlo”.

In un’altra occasione, lo spettacolo serale ha preso una piega calcistica. E’ sempre Imane Fadil a spiegarlo ai giudici del Tribunale di Milano: “In un’altra serata, invece, è stata Iris Berardi al centro della scena insieme ad una delle gemelle De Vivo: “Ricordo che si travestì da Ronaldinho con tanto di maglia, maschera del giocatore, ha ballato per poi rimanere in perizoma”. E ancora, sempre nella villa di Arcore, lo show di una ragazza, Roberta Nigro, che “nella saletta del Bunga Bunga iniziò a ballare con Lisa Barizonte e le due cominciarono a toccarsi e Lisa tolse le mutandine alla Nigro”. Poi “si aggiunse anche la Minetti, che era ben preparata a quello spettacolo, perchè indossava il reggicalze”. Alla fine di quella serata, ha raccontato ancora Fadil, “io ricevetti una busta con 5 mila euro in contanti e Berlusconi mi chiese di fermarmi per la notte, ma io tornai a casa”.

Rispondendo alle domande del pm, Imane Fadil ha affermato che “a organizzare le serate erano Nicole Minetti ed Emilio Fede“, imputati insieme a Lele Mora in un procedimento parallelo nel quale la modella marocchina è parte civile.

 

Procura di Milano: da Berlusconi 127mila euro a Nicole Minetti, Imma ed Eleonora De Vivo

I movimenti bancari, risalenti a qualche mese fa, sono stati segnalati dall'Unità di informazione finanziaria della Banca d'Italia (Uif) ai magistrati, che hanno acquisito tutta la documentazione, inserendola nelle "indagini suppletive" notificate ai difensori dell'ex premier (processo Ruby) e di Lele Mora, Emilio Fede e dell'ex igienista dentale del Cavaliere

Le gemelle Eleonora e Imma De Vivo

Pochi mesi fa Silvio Berlusconi ha versato 127mila euro in quattro bonifici a Nicole Minetti, Imma ed Eleonora De Vivo, tre delle partecipanti alle cene eleganti del Cavaliere, ma soprattutto tutte testimoni nel processo sul Ruby Gate e il Bunga Bunga. In questo procedimento, l’ex presidente del Consiglio è imputato di prostituzione minorile per i rapporti con la minorenne Karima el Mahroug e di concussione per le telefonate alla Questura milanese la notte del 27 maggio 2010, in cui il premier aveva chiesto di affidare la ragazza marocchina al consigliere regionale Nicole Minetti. La notizia è stata pubblicata sull’edizione odierna del Corriere della Sera.

I movimenti bancari sono stati segnalati dall’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia (Uif) alla Procura della Repubblica di Milano, che ha acquisito tutta la documentazione, inserendola nelle “indagini suppletive” notificate dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano ai difensori di Berlusconi (processo Ruby) e di Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede, gli ultimi tre imputati di favoreggiamento alla prostituzione per le “serate eleganti” nella villa di Berlusconi ad Arcore.

Per quanto riguarda i bonifici bancari ‘incriminati, tra ottobre e novembre scorso Nicole Minetti ha incassato sul suo conto corrente presso Banca Intesa due versamenti, rispettivamente di 15mila e 40mila euro (‘prestito infruttifero’ la prima causale, nessuna specificazione per la seconda somma), provenienti dal conto di Silvio Berlusconi presso il Monte dei Paschi di Siena. Quelli alla sua ex igienista dentale, però, non sono gli unici versamenti contestati all’ex capo del Governo: a luglio e ottobre scorso, infatti, ha versato in due tranches 72mila euro – giustificando la somma come ‘regalìa – sul conto di Enzo De Vivo (padre delle gemelle Eleonora e Imma, ndr) presso la filiale napoletana della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza. Lo stesso Enzo De Vivo, interrogato il 5 aprile scorso da Ilda Boccassini, ha confermato di aver ricevuto quei soldi proprio da Silvio Berlusconi: i 72mila euro non erano per lui, ma per le sue figlie, che avevano fatto versare la somma sul conto del genitore per ‘evitare pettegolezzi’.

“Le mie figlie – ha raccontato Enzo De Vivo ai pm – mi dissero che sul mio conto sarebbe arrivato del denaro da parte dell’onorevole Berlusconi che era destinato alle mie figlie, le quali si erano rivolte appunto all’onorevole per un aiuto economico. I bonifici sono pervenuti sul mio conto proprio per evitare pettegolezzi da parte dei direttori dell’istituto bancario, dove le mie figlie avevano dei conti personali”. Il pm Ilda Boccassini ha fatto presente a De Vivo che “dal 12 agosto 2011 al 29 settembre 2011 sono state disposte operazioni di prelevamento in contante per la somma di 10862 euro”.. “Effettivamente – ha chiarito l’uomo – sono stati fatti da me dei prelievi ma le ho utilizzate personalmente quelle somme, mi sono servite per pagare la benzina o per cose comunque mie personali. Le spese come si sa, a causa della crisi economica che investe il nostro Paese, sono aumentate, la benzina è aumentata in modo esponenziale e quindi di quel bonifico, il primo ricevuto pari a 42 mila euro, io mi sono autofinanziato“.

Le grane per l’ex premier, però, non finirebbero qui, visto che negli stessi atti depositati dai pm nei due processi sul caso Ruby emergerebbe anche il “possibile pagamento da parte di un terzo (Silvio Berlusconi) delle spese di difesa” di Nicole Minetti. E’ quanto risulta da una segnalazione di Bankitalia sui movimenti bancari della Minetti, che ha incassato 100mila euro da Berlusconi e il giorno dopo pagato 87mila euro ai suoi legali. La data in questione è il 22 giugno del 2011, a processo sul caso Ruby già in corso. E’ quanto emerge dalle segnalazioni che la Banca d’italia ha inoltrato alla Procura di Milano. Il giorno successivo, il 23 giugno del 2011, il consigliere regionale lombardo, imputata per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile, ha inviato sempre via bonifico alcune somme ai suoi legali: 37.440 mila a Daria Pesce, 24.960 a Piermaria Corso e altri 24.960 allo studio legale associato Gagliani Righi. Nel periodo compreso tra il 15 aprile 2011 e il 14 ottobre dello stesso anno, complessivamente, l’ex premier ha bonificato alla Minetti 145mila euro.

”Nulla di men che lecito”. Così l’avvocato Nicolò Ghedini ha definito i soldi versati, tramite bonifici, dall’ex premier Silvio Berlusconi a Nicole Minetti e alle gemelle Eleonora e Imma De Vivo, tutte e tre testimoni nel processo sul caso Ruby. “Si tratta di somme erogate palesemente tramite bonifici bancari, totalmente tracciati, da un conto personale dello stesso Presidente Berlusconi” ha detto Ghedini, aggiungendo che “l’accostamento fra versamenti e qualifica di testimoni nel processo cosiddetto ‘Ruby’ è assolutamente pretestuoso e privo di ogni fondatezza”. Il legale dell’ex premier ha sottolineato inoltre che “è del resto assai usuale e non desta alcuna problematica che vi siano rapporti economici intercorrenti fra soggetti indagati o imputati e testimoni. Basti pensare ad un titolare di azienda che citi quali testi i propri dipendenti o nel caso di testimoni che siano familiari o parenti. In realtà, il presidente Berlusconi con la consueta generosità – ha concluso Ghedini – ha ritenuto di aiutare, in totale trasparenza e proprio mediante palese bonifico bancario, delle persone che, a cagione del clamore mediatico creato su inesistenti vicende processuali, stanno vivendo momenti di grande difficoltà familiare, professionale ed economica. Nulla quindi di men che lecito”.

 

 

Ruby, un agente in aula: “Rilasciata senza documenti per le pressioni di Palazzo Chigi”

BUNGA BUNGA E CORRUZIONE:La macchina del bunga-bunga si nutre di soldi. Ma forse non solo il bunga-bunga. Berlusconi preleva dai suoi conti una gran mole di denaro in contanti, anche nelle settimane in cui è impegnato a riconquistare, uomo dopo uomo, la maggioranza in Parlamento. Preleva 13 milioni di euro. Di solito stacca assegni da 30 mila euro, come l’11, il 21 gennaio e l’11 febbraio, il 12 maggio 2010. Il 16 febbraio c’è un assegno da 7 mila euro e il 24 febbraio un altro da 30 mila euro. Sono giorni in cui Ruby va ad Arcore. Si trova ad Arcore anche quando dal suo conto al Monte dei Paschi di Siena vengono emessi assegni di 350 mila euro, il 23 aprile, e di 330 mila, il 26 aprile. Tutti assegni firmati da Berlusconi e incassati da Giuseppe Spinelli, il cassiere del premier. Gli assegni più cospicui sono del 21 e 22 dicembre 2010 (350 mila euro) e del 23 dicembre (257 mila).
 

Mario Landolfi, poliziotto in servizio in Questura la notte del 27 maggio 2011, testimonia al processo contro Silvio Berlusconi. E conferma che le disposizioni del pm minorile Fiorillo furono disattese per le telefonate della Presidenza del consiglio. Resta a Milano il dibattimento contro Minetti, Fede e Mora

La notte in cui Ruby si trovava in Questura a Milano ci furono pressioni perché fosse rilasciata il prima possibile. E la ragazza marocchina, , che da minorenne aveva partecipato alle serate organizzate da Berlusconi ad Arcore, lasciò gli uffici di via Fatebenefratelli prima che fossero recuperati i suoi documenti, al contrario di quanto disposto dal magistrato minorile Annamaria Fiorillo. Lo ha affermato in aula al processo milanese contro l’ex premier Silvio Berlusconi, accusato di concussione e prostituzione minorile, l’agente di polizia Marco Landolfi, in servizio nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2011, sentito come testimone.

Il capo di gabinetto Pietro Ostuni “chiedeva di accelerare le pratiche per il rilascio” di Karima al Marough detta Ruby, ha raccontato Landolfi. Il commissario capo Giorgia Iafrate lo chiamò per dirgli che la ragazza non doveva “essere fotosegnalata” ma bensì “lasciata andare”. E questo perché Iafrate aveva ricevuto una telefonata di Ostuni che a sua volta era stato contattato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che indicava la ragazza come la nipote dell’allora presidente egiziano Mubarak.

Il pm Fiorillo aveva disposto che Ruby dovesse essere fotosegnalata e collocata in una comunità o altrimenti trattenuta in questura, ma “la dottoressa Iafrate riceveva in continuazione telefonate da Ostuni che chiedeva di accelerare le pratiche del rilascio poiché alla Presidenza del Consiglio aveva già detto che era stata rilasciata”. La dottoressa Iafrate, ha proseguito Landolfi, “era molto agitata. Andava avanti e indietro, si alzava per andare verso la ragazza… Il questore non fu avvisato di quanto stava accadendo”.

Così Ruby, arrivata in Questura in seguito a una denuncia per furto, venne affidata a Nicole Minetti -altra protagonista delle notti di Arcore che si era qualificata come “consigliere ministeriale regionale presso la presidenza del consiglio dei ministri” - prima che fosse recuperata, come aveva disposto il pm Fiorillo, una copia dei suoi documenti di identità. Come risulta dalle carte ed è stato riaffermato in aula, il verbale di affidamento alla consigliera regionale, imputata in un altro processo, è stato stilato alle due di notte, mentre i documenti di identità sono arrivati il giorno dopo.

Rispondendo al pm Antonio Sangermano che gli chiedeva se non gli fosse venuto qualche dubbio sulla parentela della marocchina con l’ex presidente egiziano, Landolfi ha risposto: “Ho dato per certo che i superiori o la dottoressa Iafrate avessero accertato l’effettiva parentela con Mubarak”.

Intanto resterà a Milano l’altro processo sulle notti di Arcore, che vede imputati per favoreggiamento della prostituzione la stessa Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. Lo hanno deciso i giudici, che hanno respinto le eccezioni di competenza territoriale delle difese che volevano spostare il procedimento a Messina (dove è avvenuto il primo incontro tra Fede e Ruby) o a Monza (competente per territorio su Arcore). Intanto accusa e difese si sono dette contrarie alle riprese televisive in aula, questione sulla quale i giudici si pronunceranno il 2 marzo.

Dalle 'arcorine'
al senatore Sciascia
I mille bonifici di B.

 

I movimenti bancari del premier nell'inchiesta fiorentina su Verdini e Dell'Utri. Dalle mini minor per le bunga girls, ai prestiti infruttiferi per amici e politici vari, fino ai finanziamenti ai circoli della Libertà del ministro Brambilla

 

 

Altre due ragazze parti civili al processo sulle notti di Arcore. Ma solo contro Nicole Minetti

Iris Berardi e Barbara Guerra erano tra le più assidue frequentarici dei festini organizzati da Silvio Berlusconi. Al processo per induzione alla prostituzione, accolte dalla corte anche le richieste già presentate da Imane Fadil, Chiara Danese e Ambra Battilana. Che esce dall'aula in lacrime

La showgirl Barbara Guerra

Altre due ragazze coinvolte nelle notti di Arcore, Barbara Guerra e Iris Berardi, si sono costituite parte civile al processo per favoreggiamento e induzione alla prostituzione in corso a Milano, ma solo nei confronti di Nicole Minetti, e non degli altri due imputati Emilio Fede e Lele Mora. La stessa scelta era stata fatta nella scorsa udienza dalle giovanissime miss piemontesi Ambra Battilana e Chiara Danese, e dalla modella marocchina Imane Fadil. Oggi la corte presieduta dal giudice Annamaria Gatto ha ammesso tutte le cinque richieste. Nessun’altra delle 33 ragazze a cui era stato notificato il decreto del giudizio avviato come persone offese si è presentata oggi in aula o ha manifestato la volontà di costituirsi. Il processo riguarda anche l’accusa di favoreggiamento della prostituzione minorile relativo al caso Ruby.

Guerra e Berardi sono state “vittime e persone offese” dei festini organizzati dall’ex premier
Silvio Berlusconi nella sua residenza di Villa San Martino ad Arcore, ha spiegato il loro legale Luigi Faggella. Nella scorsa udienza il giudice della quinta sezione penale di Milano Anna Maria Gatto aveva disposto di notificare il decreto a tutte le ragazze maggiorenni – il processo  perché, secondo una recente giurisprudenza, anche le persone che subiscono il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione sono da considerarsi “vittime” e persone offese da reato.

Nella richiesta di costituzione le due giovani lamentano un “danno morale”, mentre, come ha aggiunto l’avvocato, “il danno all’immagine è nei fatti ed è dovuto al battage pubblicitario del processo”. Berardi e Guerra chiedono di essere parti civili solo contro l’attuale consigliere regionale lombardo perché, “i fatti che le riguardano sono da ascriversi alla sola Minetti”. L’avvocato ha fatto riferimento ai principi espressi nell’ordinanza del giudice ovvero alla “libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale della donna e alla dignità della persona”.

Decidendo di ammettere tutte le richieste, il collegio ha riconosciuto che le ragazze possono avere subito un danno dalla partecipazione alle feste ad Arcore nella residenza di Silvio Berlusconi. Negli atti di costituzione, Battilana e Danese hanno lamentato di avere subito una “profonda sofferenza per essere state considerate meretrici”, pur essendo “scappate” dalla villa dell’ex premier dopo avere assistito a scene a sfondo sessuale. Hanno sotenuto di avere patito un “notevole danno morale”, mentre Imane Fadil ha fatto riferimento a una compressione nella sfera di autodeterminazione della libertà sessuale. “Si farà luce su tante cose in questo processo”, ha commentato la 27enne marocchina.

Ambra Battilana, giovanissima torinese portata ad Arcore da Fede il 22 agosto 2010, è uscita dall’aula in lacrime dopo aver sentito le argomentazioni delle difese contro la costituzione di parte civile. Per i legali degli imputati, il fatto di non aver concesso nulla di sessualmente rilevante, non rende “perfezionato il reato di induzione dell
a prostituzione”.

 

Silviomat

Lo stanno spolpando vivo. Altro che “dieta depurativa tisanoreica a base di erbe” di cui favoleggiano i giornali per spiegare il dimagrimento di “quattro chili in otto giorni”. Qui siamo di fronte a una liposuzione di dimensioni industriali, a un’idrovora piazzata direttamente nelle sue tasche che pompa milioni in quantità da oleodotto. Un continuo salasso a opera di centinaia di insaziabili sanguisughe attaccate a quel corpicino mezzo rifatto. Bei tempi quando qualcuna poteva sistemarla a Raifiction con una telefonatina all’amico Saccà perché “sta diventando pericolosa, s’è messa a dire delle cose pazzesche in giro”. Ora gli tocca pagare tutti lui (a parte alcune centinaia di servi travestiti da parlamentari e una da consigliera regionale, che manteniamo noi con tutti gli annessi e connessi).

Ecco, la biografia del Grande Compratore si divide in due fasi: quella del palazzinaro parvenu che paga mafiosi, piduisti, politici, giudici, ufficiali delle Fiamme Gialle per gonfiarsi come la rana della fiaba e farsi accettare in società; e quella del politico che paga testimoni, avvocati, papponi, mignotte e complici vari perché non vadano a raccontare in giro quel che sanno di lui o han fatto con lui o per lui. Prima comprava la gente per riempirsi la bocca, ora per tapparla agli altri. Prima per guadagnare, ora per non finire in galera. Più che un premier, un bancomat: il Silviomat dal quale tutti possono prelevare la somma desiderata, e senza bisogno di pin.

Un prelievo oggi, un prelievo domani: di questo passo lo perdiamo. 600mila dollari a Mills per testimoniare il falso. 9,5 a Dell’Utri, che ogni tanto ha qualche sprazzo di memoria. Una decina di milioni alle Papi Girl per affitti, capricci e cure dentistiche (l’igiene orale innanzitutto). 5 milioni promessi a Ruby “per fare la pazza” più qualche bustona farcita di contanti e gioiellazzi assortiti “per non farla prostituire”, senza dimenticare i 60mila euro per avviarla alla carriera di estetista con tanto di “laser anti-depilazione” (un autentico strumento di tortura: appena finito di depilarti, te lo spari e ti ricrescono i peli). 1,2 milioni a Lele Mora, compresa la percentuale per Fede.

E ora 500mila euro una tantum più 20mila mensili a l’amico Gianpi Tarantini, arrestato e imputato per droga, corruzione e favoreggiamento della prostituzione: l’amico ideale per uno statista. È quello che gli portava le D’Addario a domicilio. Poi, per non levargli l’illusione di averle conquistate col suo fascino magnetico, le pagava pure. Sperava di entrare nel giro della Protezione civile. Ma prima di raggiungere la cassa finì in galera. Se va a processo, saltan fuori le telefonate: meglio convincerlo a patteggiare. Niente processo, niente intercettazioni. I versamenti scoperti dai pm di Napoli sono tranquillamente confermati da B.: “Ho aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trova in gravissime difficoltà economiche, nulla di illecito: mi sono limitato ad assistere un uomo disperato non chiedendo nulla in cambio. Sono fatto così”. Per la cronaca, il piccolo fiammiferaio disperato è segnalato in questi giorni a Cortina e abita pure a Roma in zona via Veneto. Nelle intercettazioni, si sentono frasi del tipo “quello là dobbiamo metterlo con le spalle al muro”, “bisogna batter cassa”. Lo dicevano già le velociraptor dell’Olgettina: “Ora deve sganciare”, “Finché c’è lui si mangia”.

Abbiamo il premier più ricattato del mondo, ma che sarà mai. Che problema c’è se il capo del governo stipendia un pappone reo confesso transitato dalle patrie galere? Ora Ferrara ci spiegherà che, via, “così fan tutti” (anche Sarkozy, Zapatero, Obama, Cameron e persino la Merkel hanno almeno un pappone a libro paga). I pompieri della sera scomoderanno Stuart Mill (ma soprattutto Mills) per iscriverlo d’ufficio al liberalismo classico. Mons. Fisichella inviterà a “contestualizzare” la cosa. E al Meeting di Rimini qualche prete à porter ricorderà che pure la Maddalena doveva avere per forza un pappone, dunque anche Gesù, a ben vedere…

Ruby, il processo resta a Milano
Tribunale ministri non competente

"No al proscioglimento del premier"

 

Ruby, il processo resta a Milano Tribunale ministri non competente I giudici lombardi respingono l'eccezione per chiedere il trasferimento del procedimento sulla minorenne che vede imputato Berlusconi. L'impegno al Quirinale fa saltare la su presenza anche al processo Mills

"Bacio saffico tra Karima e Minetti"

Una ragazza fragilissima. Così è stata definita Ruby dal pm Forno nell'udienza preliminare di lunedì scorso a Milano. E' il processo a Mora, Fede e Minetti, la consigliera regionale Pdl sul cui ruolo emergono altri dettagli.

"Ruby fragilissima". Stando alla trascrizione dell'udienza è emerso che Ruby, quando è stata sentita dai pm in fase di indagini tra il luglio e l'agosto scorso, aveva l'aspetto "di una persona di età ben superiore ai 17 anni". Ma ascoltando le sue parole i magistrati si sono resi conto anche "di essere di fronte a una ragazzina, un'adolescente sofferente e in difficoltà". Forno chiarisce che quel racconto di Ruby "è un atto che si è fermato a metà, per l'impossibilità materiale di proseguire nell'audizione". Secondo il magistrato sentire dei minori è un sorta di work in progress, un conquistarsi la fiducia da parte del dichiarante nei confronti di chi l'ascolta. E nel caso di Ruby questo atto di fiducia in qualche modo si è interrotto nel momento in cui la minore ha deciso di scappare dalla comunità rientrando in contatto con l'ambiente da cui proveniva.
 . Dalle trascrizioni trapela anche la conferma del bacio saffico con la Minetti. "E' noto -sostiene Pietro

Forno-, che il fruitore finale aveva interesse a questo tipo di condotte. Anche per questo è consentito affermare che la minore è stata coinvolta in atti sessuali che, nella misura in cui sono stati ricompensati, avevano una connotazione di tipo prostitutivo". Il riferimento al "fruitore finale" viene chiarito dal pm Antonio Sangermano in un'altra dichiarazione riportata nel verbale di udienza, quando il rappresentante della pubblica accusa parla di "serate organizzate presso la residenza del presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, quale fruitore finale in questa ipotesi accusatoria".

Consapevoli della minore età. Gli imputati erano in più "perfettamente consapevoli della minore età di Ruby, come emerge dalle stesse dichiarazioni, e soprattutto perfettamente consapevoli di quel che accadeva ad Arcore, ovvero, che l'introduzione della minore era strettamente finalizzata a che la stessa acconsentisse al compimento di atti sessuali col presidente del consiglio, Silvio Berlusconi". Lo ha dichiarato sempre Sangermano nel corso della setssa udienza davanti al gup del tribunale di Milano Maria Grazia Romanico.

La parola bordello. Lunedì scorso, l'udienza era a porte chiuse, era trapelata la voce che la parola "bordello" fosse stata associata ad Arcore e al presidente del Consiglio e immediate erano scoppiate le polemiche. Nella discussione per il rinvio a giudizio di Nicole Minetti, di Emilio Fede e di Lele Mora per induzione e favoreggiamento della prostituzione, Forno ha detto: "Abbiamo tutti gli elementi di una struttura organizzativa, abbiamo l'arruolatore, abbiamo il fidelizzatore, e abbiamo, possiamo dire, l'amministratore del bordello, colui che paga le dipendenti".

Francesca Pascale
Habitué a Grazioli
Assente in Provincia

 

La 26enne campana è arrivata al vertice notturno del Pdl con la sua smart. Eletta nel 2009 nel consiglio provinciale di Napoli, secondo le statistiche, dal gennaio scorso ha partecipato a una sola riunione della commissione di cui fa parte
di Vincenzo Iurillo

 

'Minetti a giudizio con Fede e Mora'
B. promette un posto in Parlamento
- Ruby, Minetti scarica Mora e Fede
Il direttore del Tg4: "E' una matta"

 

La consigliera regionale del Pdl, indagata nel Rubygate, ha depositato oggi alla procura una memoria dove dimostrerebbe la sua estraneità dall’accusa di prostituzione minorile, cioè di aver portato Ruby nella residenza del premier. Replica il giornalista siciliano: "Ho letto parte del documento, ha bisogno di uno psichiatra"

 

"I soldi di Ruby
per farmi ritirare
la denuncia"

Katia Pasquino accusò la marocchina di furto: la minorenne venne portata in questura e "salvata" dal premier la notte del 27 maggio 2010. Poi la promessa di soldi per convincerla a ritirarla: "Ma non ho mai ricevuto niente"

Ruby-gate, Pd e Sel presentano
mozione AFFINCHE' LA MINETTI SI LEVI DAI COGLIONI

E’ stata depositata oggi in Consiglio regionale lombardo la mozione presentata dai consiglieri Chiara Cremonesi (Sel), Arianna Cavicchioli e Sara Valmaggi (Pd) con la quale si chiede che Nicole Minetti, indagata per il caso Ruby ed eletta in consiglio tra le file del Pdl in un listino bloccato “rimetta il suo mandato affinchè possa liberamente difendersi nel processo” e perché “sia tutelata l’immagine dell’istituzione Regione

 

Caso Ruby, il gup smonta le tesi
di Emilio Fede e Nicole Minetti

Nell'ordinanza del giudice Maria Grazia Domanico le motivazioni con cui è stata respinta la tesi delle difese, che avevano chiesto di trasferire il procedimento a Messina. "Le tesi dei legali si basano su collegamenti "suggestivi"

 


Il racconto audio
del 'porno-sacrilegio'

Berlusconi "con il crocifisso benediceva e toccava". Ecco un estratto audio del racconto di una testimone chiave del processo Ruby. Riferisce delle feste di Arcore. In particolare una: Minetti vestita da suora e il premier con una croce la benedice "dopo lo spogliarello"

 

"Minetti ad Arcore
con un vestito
da sexy troja suora"

Imane Fadil, marocchina di 27 anni, si è presentata in procura a Milano per testimoniare sul caso Ruby. E aggiungere nuovi particolari sul bunga bunga. Racconta che B. le presenta come sua fidanzata Caterina, una ragazza montenegrina di cui, secondo Fede, il premier era ostaggio. 

Caso Ruby, la difesa della Minetti
"Nicole era solo una fra le tante troie"

Nel processo per favoreggiamento alla prostituzione in relazione alle feste di Arcore, oggi ha parlato l'avvocato del consigliere regionale Pdl. Uno dei punti toccati è stato il famoso bacio saffico. "Ad oggi non è agli atti del fascicolo"

 

Un presidente da mungere

Da Casoria all'Olgettina: i debiti del premier. Dalle indagini emergono spesso assegni e bonifici ad amici e conoscenti. Sono diverse le inchieste in cui si cerca di capire se il Cavaliere sia stato ricattato

"Silvio se non mi fai la grazia", illustrazione di Emanuele Fucecchi

Essere Silvio Berlusconi”. Potrebbe chiamarsi così un gioco di ruolo, o meglio, il format televisivo di un talent show in cui i concorrenti, nei panni di un facoltoso e generosissimo tycoon dalla brillante carriera politica, elargiscono a pioggia regalie alle persone più bisognose. L’obiettivo del gioco è evitare di incrociare i “cattivi” che, con diabolica malafede, subornano la generosità del capo e spillano soldi su soldi. Magari – a differenza dei “buoni” – inventandosi qualche ricattino. Le idee per gli autori non mancherebbero. Basta scorrere le cronache degli ultimi anni e il parterre dei beneficiari, con la non improbabile possibilità che la lista si allunghi ancora, è presto fatta. In fondo il nostro presidente del Consiglio è il più “ricattabile”, nel silenzio più assoluto dei grandi opinionisti, del mondo occidentale.

L’ultimo nome (ri)sbocciato è quello di Giampi Tarantini, l’imprenditore pugliese, indagato a Bari per corruzione e favoreggiamento della prostituzione, celebre per aver portato Patrizia D’Addario a palazzo Grazioli. Stando a quanto racconta Panorama da ieri in edicola, Giampi avrebbe ricevuto 500mila euro da B. che dichiara di “aver aiutato una persona e una famiglia con bambina in gravissima difficoltà economiche”. “Buono” dunque? Chissà. Secondo i pm di Napoli la causale sarebbe un po’ diversa, forse un incentivo per evitare a B. altri guai e imbarazzi. Cattivello.

Altro, presunto e ingrato ricattatore sarebbe Ernesto Sica, ex sindaco di Pontecagnano, Salerno: la Procura di Napoli ipotizza che B. sia ricatatto da Sica, il quale potrebbe essere in possesso di informazioni imbarazzanti su come andarono le cose in Senato nel 2008, quando cadde il governo Prodi. Potenzialmente supercattivo.

Patrizia D’Addario, invece, era la “cattiva” per eccellenza. Escort pagata (disse) per passare la notte con il presidente del Consiglio e così in malafede da infilarsi nel mitico “lettone di Putin” con tanto di registratore vocale nascosto. Raccontò di aver cercato le grazie del premier per chiedere un “aiutino” per realizzare ciò che non riuscì al padre, costruire un residence a Bari. Sembrava fatta, ma la Sovrintendenza ha bloccato tutto. Patty è tornata a parlare con Libero poche settimane fa denunciando di essere stata strumento di un complotto anti-B. Da cattivissima a quasi buona?

In principio, però, fu Noemi Letizia, la festa di Casoria e il “ciarpame senza pudore” urlato a mezzo stampa dall’ex (assai cattiva) first lady Veronica Lario.
La mamma di Noemi, signora Anna Palumbo, secondo i documenti bancari acquisiti dai pm milanesi del “Rubygate”, avrebbe ricevuto bonifici per decine di migliaia di euro partiti da un conto del presidente del Consiglio. Innocenti liberalità per assicurare un futuro alla (ormai ex) Lolita preferita? O c’è dell’altro? Cattiveria latente.

Le fanciulle, in questo gioco, sono le avversarie più insidiose. Ruby su tutte, la nipote di Mubarak “ragazza in difficoltà” (Maria Stella Gelmini dixit) aiutata dal Nostro, pagata “per non prostituirsi” o per acquistare la mitica “macchina anti-depilatoria” da 65mila euro. Per non parlare della pletora delle “olgettine”, come l’ex meteorina Alessandra Sorcinelli, che in una anno avrebbe ricevuto da B. decine di migliaia di euro, versati (come raccontato dal Fatto Quotidiano il 12 gennaio 2011) in più tranches, alcune anche successive all’apertura dell’inchiesta Ruby. Inchiesta da cui emerge anche molto denaro “regalato” a Nicole Minetti (la presunta “chioccia” delle notti di Arcore) che pure può disporre di un rispettabilissimo stipendio da consigliere regionale della Lombardia. Se non cattive, forse un po’ troppo esose.

Meno male che esistono gli amici, antichi e maschi. Loro non tradiscono mai. A cominciare dall’avvocato Cesare Previti, che i soldi li sapeva usare. La Corte di Cassazione, il 13 luglio 2007, ha stabilito che la sentenza che nel 1991 annullò il Lodo Mondadori, consegnando il primo gruppo editoriale italiano a Silvio Berlusconi sfilandolo a Carlo De Benedetti, era comprata. L’acquirente era proprio Cesare Previti, agente per conto del Cavaliere con denaro della Fininvest, beneficiaria finale di tutto.

E che dire del compagno di mille battaglie Marcello Dell’Utri, condannato a sette anni in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa (il giudizio definitivo è atteso in autunno)? Il cofondatore di Forza Italia si definisce “principe decaduto” ma per la verità non se la passa troppo male. E grazie a cosa, se non alla generosità di B.? Come ha raccontato il Fatto Quotidiano, sui conti del senatore bibliofilo sono piovuti di recente 9 milioni e mezzo con cui è stata ristrutturata la villa sul Lago di Como.

Ottimo anche l’avvocato inglese David Mills. Condannato in primo e in secondo grado per corruzione in atti giudiziari, ha atteso con serenità la prescrizone in Cassazione senza fare troppe storie su quei 600 mila dollari ricevuti da B. per deporre come si deve (lo dicono le motivazioni della Suprema Corte) nei processi Arces e All Iberian, tenendo fuori il presidente “da un sacco di guai”. Buoni. Senza se e senza ma.

Silvio B. sa essere riconoscente con chi gli è fedele (Emilio Fede) e con chi lo fa divertire (Lele Mora). Se poi sui 2 milioni e 850 mila euro elargiti a Mora (indagato per bancarotta fraudolenta per il fallimento della LM Managment) Fede se ne intasca metà (dice Lele) che colpa ne ha B.? Buoni, ma un po’ pasticcioni.

 

DANIELA SATANCHE' SI LAMENTA: "SILVIO CONTINUA A FARE I FESTINI E NON MI CHIAVA PIU' PER FARMELO METTERE DENTRO IL MIO CULO TUTTA..."

“Non più lì (ad Arcore) ma nell’altra villa (Gernetto, ndr). Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori, stesso film, proiettato in un cinema diverso. Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale”. Flavio Briatore si sfoga così con Daniela Santanché. Il film di cui parla è il bunga bunga del premier. Perché Silvio Berlusconi non ha mai smesso di farsi organizzare i festini da Lele Mora. Ed è proprio l’agente dei vip che va a trovare l’ex manager della Formula Uno a Cuneo per sfogarsi. “E’ stato da me due ore, mi fa pena mi ha detto ‘tutto continua come nulla fosse’”, racconta Briatore a Santanché, amica e socia.

Quanto anticipato dal Fatto Quotidiano trova così conferma. Il sottosegretario si preoccupa e la conversazione (intercettata due mesi fa e pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica) si trasforma in una sorta di testimonianza utile ai pm di Milano titolari dell’inchiesta sul cosiddetto Ruby gate. Perché Briatore è uno dei testimoni nominati dal premier per la sua difesa. Un amico, che racconta come i festini siano in realtà cene serie. Al telefono invece Briatore dice tutt’altro. “Veronica (Lario, ndr) ha ragione, è malato”. “E’ malato Dani, il suo piacere è vedere queste qui stanche che vanno via da lui. Dopo ‘due botte’ cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate”, racconta Briatore. “Io sono senza parole”, risponde Santanché. “Ti rendi conto? E che cosa si può fare?” chiede. E Briatore: “Dani, io ti dico un’altra roba. Se il presidente continua a fare che cosa fa…. siamo nelle mani di Dio qui. Perché ieri sera, l’altra sera, ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì… (…) Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui. E dice: ‘Ma io che cazzo devo fare?’”. Santanché sempra preoccupata: “Ma allora qui crolla tutto”. E l’ex managar conferma: “Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei la notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia. (…) Poi la gente comincia veramente a tirare le monete”. Santanché concorda: “Stanno già tirando”.

Però il sottosegretario è comunque soddisfatta del rilievo che ha conquistato nel partito. E racconta all’amico: “Berlusconi ha fatto fare a me l’accordo. Ho fatto l’accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica”.

La telefonata è stata intercettata dalla procura di Genova ed è molto probabilmente destinata a finire nei faldoni del processo milanese a carico del Presidente del Consiglio. Il telefono di Briatore è finito sotto controllo della Guardia di Finanza perché è accusato d’evasione fiscale per il suo yacht che non paga le tasse italiane ed è registrato nel paradiso fiscale delle isole Cayman. Con questa intercettazione oltre alla posizione del premier potrebbe aggravarsi anche quella di Emilio Fede. Stando a quanto racconta l’ex manager a Santanché, Lele Mora gli ha spiegato bene la situazione del direttore del Tg4. Riporta Briatore: “Quella roba di Fede, è indecente. Non ha più parlato con il presidente e sembra che abbia comprato casa alla Zardo, pensa che deficiente”, dice al sottosegretario. Manuela Zardo è un’amica di Fede coinvolta in un’inchiesta sulla prostituzione. “Mora era in estrema difficoltà e Fede gli ha preso il cinquanta per cento dei soldi” del prestito che Berlusconi aveva fatto all’agente dei vip. “E poi (Fede, ndr) è andato a dire al presidente: ‘Erano i soldi che gli ho prestato’. Invece non è vero, figlio di puttana’”. Lapidaria la Santanché: “Che gentaglia”.

 

 

Caso Ruby, Berlusconi continua a pagare

E ora siamo sopra quota 200 mila euro. A tanto ammontano i soldi ricevuti in poco più di due anni dalla ex meteorina Alessandra Sorcinelli dal suo amico Silvio Berlusconi. L’ultimo è arrivato meno di un mese fa. Il Fatto ha scoperto che 16 maggio 2011 il conto corrente del Banco di Sardegna, filiale di Milano in via Solferino, intestato alla bella cagliaritana, registra un bonifico in entrata di 10 mila euro, il solito taglio e soprattutto il solito ordinante del passato: Silvio Berlusconi. Anche la causale è la medesima: “prestito infruttifero”.

Prima ancora che il deposito degli atti della
 Procura lo certificasse, il nostro giornale aveva descritto il menage finanziario tra la stellina 27enne e il presidente 72enne. Ora si scopre che ai 115 mila euro bonificati su ordine di Berlusconi dal suo cassiere Giuseppe Spinelli nel 2010 e ai 45 mila euro del 2009, si devono aggiungere altri 44 mila e 352 euro incassati dall’amica del premier nel 2011. A dire il vero questo anno non era partito nel migliore dei modi per l’ ex studentessa fulminata sulla via di Arcore all’età di 22 anni. Alessandra Sorcinelli è stata perquisita e poi sentita in Questura il 15 gennaio scorso nell’ambito delle prime indagini pubbliche sul caso Ruby. Pochi giorni prima, come avevamo raccontato allora, aveva ricevuto 10 mila euro dalCavaliere. Nelle carte dell’accusa c’erano le telefonate dell’undici gennaio che avevano propiziato il versamento, a dire la verità un po’ sofferto. Il tira e molla tra il ragioniere Giuseppe Spinelli, cassiere di Berlusconi, e la sua amica di vecchia data era delizioso:

Sorcinelli: Passo da lei.

Spinelli: No io sarei pronto anche per fare subito un bonifico volendo 5 più 5 meno 3 son 7, oppure adesso non so se…

Sorcinelli: Noo, faccia comunque 10, … perché c’avrò altri pagamenti tra poco.

Spinelli: …e allora faccio 10, perché (…) non vorrei dire (…) sai io devo eseguire (ride) io sono in mezzo”.

Pochi giorni dopo era scoppiato il diluvio delle intercettazioni sui giornali, comprese quelle del cassiere con la ragazza. Si pensava che il ciclone
 Ruby avesse travolto la liaison bancaria e invece ora si scopre che tutto continua come prima. Se Flavio Briatore potesse ancora parlare serenamente al telefono con l’amica Dani direbbe: “Stesso film, stesso conto”.

Proprio così: il Cavaliere se ne frega altamente del processo, del pm
 Ilda Boccassini e delle indagini e continua a fare feste e bonifici come se nulla fosse, senza tenere conto della sua attuale posizione di premier-imputato. Già allora qualcuno storse il naso nel vedere un indagato, incidentalmente presidente del consiglio, che continuava a foraggiare un possibile testimone a suo discarico. Ora si scopre che i bonifici continuano nonostante la ragazza sarda sia inclusa nella lista dei testimoni.

I nuovi bonifici scoperti dal Fatto partono quando la ragazza era stata già perquisita (non indagata) e aveva di fatto assunto la veste di testimone a discarico del premier. Infischiandosene del fatto che presto la sua amica sarà chiamata a raccontare quello che sa sul
 bunga bunga, il 25 marzo del 2011 Berlusconi ordina di trasferirle 10 mila euro. Il 19 aprile il premier si ricorda della Pasqua in arrivo e le fa trovare in banca una sorpresa da 24 mila e 352 euro. Non passa un mese e arriva il bonifico “standard” da 10 mila euro per un totale di 44 mila e 352 euro in meno di due mesi.

Alessandra Sorcinelli risponde con gentilezza al Fatto e non è imbarazzata per i nuovi versamenti scoperti. “Silvio Berlusconi non mi ha pagato niente”, sostiene, “quei soldi sono dei prestiti per me e per la mia famiglia che sta attraversando un momento difficile”. La ex studentessa di scienze politiche non accetta di essere equi-parata alle altre frequentatrici delle feste del premier: “io non ho mai ricevuto soldi per prestazioni sessuali. Eppure i giornali mi hanno distrutto e sputtanato l’immagine. Lo conosco dal 2005, altre ragazze che sono coinvolte in questa storia da molto meno. E io, tra virgolette,
 da loro mi dissocio. Io con lui ho un rapporto diverso”. A chi le chiede se quei versamenti possano influenzare la sua testimonianza lei risponde: “pensa davvero che il premier mi stia pagando per dire cazzate? Questo aiuto economico c’era da prima che scoppiasse il caso Ruby. Io ho avuto delle difficoltà perché non vado più in video e lui si è offerto di aiutarmi. Se dovrò testimoniare io dirò la verità, la mia verità, perché ho la coscienza a posto”.

Il bunga bunga? “Ora si fa a Villa Gernetto”

festini bunga bunga nella sede dell’Università delle Libertà. Gli inquirenti milanesi e genovesi saranno saltati sulla sedia leggendo le intercettazioni delle telefonate degli amici di Silvio Berlusconi: il Cavaliere da ottobre scorso è sulla graticola per il Ruby-gate, ma, stando a quanto racconta chi lo conosce molto bene, le sue feste sarebbero continuate come se niente fosse (almeno fino ad aprile). Con una precauzione: meglio evitare Arcore, assediata dai cronisti, meglio trasferirsi a Villa Gernetto, a Monza. Una delle tante residenze di proprietà del premier disseminate per la Brianza e la Lombardia, quello splendido edificio dove Berlusconi intende collocare l’Università delle Libertà e dove ha ospitato il primo ministro croato Jadranka Kosor.

Gli inquirenti genovesi probabilmente non immaginavano di incrociare sul proprio cammino l’inchiesta più clamorosa dell’anno. Avevano già tra le mani una questione delicata e spinosa: l’inchiesta sui presunti reati fiscali commessi attraverso finti contratti di affitto di yacht. Tra questi c’è anche l’ormai famoso Force Blue, un colosso di sessanta metri ufficialmente intestato a una società che lo affitta a 34 mila euro al giorno. Secondo i pm, però, in realtà era utilizzato soltanto da Flavio Briatore.

Così nelle intercettazioni finiscono decine di vip. Ma nelle conversazioni non si parla soltanto dello yacht, anzi, spesso e volentieri Briatore e i suoi amici discutono di lui, del presidente del Consiglio (del resto lo conoscono bene, sono stati anche suoi ospiti ad Arcore). E in termini non sempre affettuosi. Qualcuno, a quanto si apprende, sosterrebbe che si tratti di una persona che ha dei problemi, proprio come aveva detto Veronica Lario nella sua lettera di due anni fa: “Ho cercato di aiutarlo come si farebbe con una persona che non sta bene”.

Gli inquirenti raccolgono centinaia di conversazioni, poi le girano ai loro colleghi milanesi. Una cosa va detta subito: dalle conversazioni non emergerebbero nuovi reati, né a carico di Berlusconi, né dei suoi amici. Ci sono, però, elementi che potrebbero confermare il quadro accusatorio disegnato dai magistrati milanesi.
Elementi importanti perché a parlare al telefono con Flavio Briatore non sono persone qualunque, ma alcune tra quelle più vicine al premier: da Daniela Santanchè a Emilio Fede. Persone note e potenti, normale, quindi, che le loro conversazioni tocchino temi molto delicati per la vita del Paese. Ma dai dialoghi emerge più di una sorpresa. Ecco allora che gli amici del Cavaliere discutono di Lele Mora che sarebbe in difficoltà perché, nonostante lo scandalo e le indagini, gli continuerebbero ad arrivare richieste di organizzare serate divertenti nelle residenze del premier.

Chissà se la compagnia immagina di essere intercettata. Comunque dalle conversazioni emergono le professioni di innocenza di persone come Emilio Fede. Il direttore del Tg4 è accusato di aver portato ragazze ad Arcore, ma al telefono con gli amici nega ogni responsabilità. Lasciando intendere, pare, che a organizzare tutto fosse qualcun altro. Un atteggiamento che potrebbe creare qualche preoccupazione a Lele Mora.
Sono chiacchierate sul filo del pettegolezzo, ma qui a parlare sono persone che hanno conoscenza diretta dei protagonisti della scena politica e mondana italiana. Che li frequentano e sanno molto di loro. Così non poco interesse – anche se finora non sarebbe emerso nulla di penalmente rilevante – hanno suscitato le conversazioni sull’avvicendamento ai vertici Rai. Briatore e i suoi amici parevano molto ben informati del siluramento di Mauro Masi. Così come sembravano soddisfatti dell’arrivo di Lorenza Lei che era ritenuta vicina a Daniela Santanchè.

Insomma, alla politica e alla mondanità delle terrazze romane si sostituisce quella dei ponti di comando degli yacht. Si discute di tutto, dalla Rai alle Generali. E alla fine tante previsioni, tante chiacchiere si rivelano assolutamente vere.

SIAMO DELLE ULTRA

 MEGA TROIE DI MERDA DENTRO !!!

Gli audio delle ragazze di Arcore "Siamo delle squillo dentro"

 

Ma chi sono davvero le ragazze che Berlusconi frequentava e cercava? Dai telefonini esaminati dagli inquirenti, i cui risultati sono nelle carte dell'inchiesta cheRepubblica oggi in edicola è in grado di anticipare, esce una immagine decisamente scomoda per il premier. Una immagine ricostruita attraverso audio e sms che si scambiavano tra loro, e che smonta la tesi di Berlusconi su "bunga bunga" e pagamenti sostenuta fino alle affermazioni di "non aver mai pagato una donna" e che nessuna delle ospiti alle sue cene"eleganti" fosse una prostituta. Ioana, Ruby, Iris si scambiano battute piccanti, dicono di "essere delle squillo dentro". E si confrontano sui clienti: "Domani ne avrò almeno cinque", dice una. E un'altra di rimando: "Io sì che sono un puttanone, sono peggio di quelle di strada, non c'è niente da fare". E poi gli appuntamenti: "Sei libera sabato sera per un compleanno? Cena. Quanto chiedi?", è l'sms che riceve la soubrette Barbara Guerra. E ancora: "Mi hanno appena confermato che verranno a prendervi, le tue amiche sono bone e troione come te? Non deludermi...".

Dopo Milano e Roma anche a Genova sta per aprirsi un capitolo giudiziario versante bunga bunga. La procura di Milano ha, infatti, deciso di trasmettere ai colleghi del capoluogo ligure un fascicolo che riguarda Ruby, la ragazza marocchina al centro dello scandalo sessual istituzionale che coinvolge il premier Silvio Berlusconi.

Attorno alle feste di Arcore si muoveva la grande macchina del bunga-bunga. Una complessa struttura organizzativa, un grande giro di ragazze (più delle 33 citate espressamente nell’avviso di chiusura indagini della procura di Milano) e soprattutto un considerevole volume d’affari. Dal cilindro senza fondo delle carte depositate dalla procura di Milano al termine dell’inchiesta su Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede emergono nuove intercettazioni, nuove carte bancarie, nuovi documenti. E si arricchiscono di prove le ipotesi dei pm a carico dei tre indagati, accusati di essere i fornitori delle ragazze, di avere “indotto e favorito l’attività di prostituzione” di 32 “giovani donne” (maggiorenni), più la minorenne Karima El Mahroug in arte Ruby, che “compiva atti sessuali con Silvio Berlusconi, dietro pagamento di corrispettivo in denaro e altre utilità, presso la residenza in Arcore”.

Ora scopriamo che è potrebbe essere indagato per pornografia minorile anche il suo fidanzato e promesso sposo, Luca Risso: per averla fatta esibire, minorenne, nel suo locale di Genova, il “Fellini”. Nello spettacolo, dal titolo “Pepper and chic”, Ruby mimava atti sessuali di vario tipo con uomini e donne. “Esibizione pornografica”, per la procura, che allega le foto estrapolate dalla memoria di un pc sequestrato a gennaio a casa di Risso. Foto che circolavano anche in rete. Si tratta di immagini esplicite nelle quali la protagonista è visibile e riconoscibile. Poiché Karima, nelle serate del 16 e 22 ottobre al “Fellini”, aveva ancora 17 anni, è quanto basta per contestare a Risso la violazione dell’articolo 600 ter comma primo del codice penale che punisce da 6 a 12 anni “chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche”. La procura di Milano ha aperto un nuovo fascicolo, subito mandato a Genova per competenza territoriale. La procura del capoluogo ligure fa sapere di non aver iscritto Risso nel registro degli indagati. Il caso, al vaglio del dottor Mario Morisani, è stato affidato al gruppo di magistrati che si occupa di ‘fasce deboli’.

Ma, a proposito di minorenni, anche Minetti e Mora, secondo i nuovi documenti, rischiano grosso. Perché i pm Pietro Forno, Ilda Boccassini e Antonio Sangermano esibiscono un’analisi del traffico telefonico tra i due e Iris Berardi, la ragazza brasiliana residente a Forlì che i 18 anni li ha compiuti soltanto il 29 dicembre 2009. Scoprono che “non risultano, nel periodo antecedente al novembre 2009, diretti contatti tra i cellulari in uso a Berardi Iris con quelli riferibili a Mora Dario, Fede Emilio e Minetti Nicole. Tuttavia “emergono rapporti mediati” della ragazza con i tre presunti “fornitori”. Iris è un’assidua frequentatrice delle serate di Arcore e, ancor prima, delle feste a Villa Certosa, in Sardegna. Il 21 novembre 2009, per esempio, il telefono di Iris risulta localizzato nelle celle di Porto Rotondo in Sardegna, che coprono la zona di Villa Certosa.
Gli “intermediari” per arrivare alla Berardi sono, per Lele Mora, un telefono intestato alla società Pinko Pallino srl, con sede legale a Milano in viale Monza (dove Mora abita e opera). Il “tramite” per Minetti è invece un’utenza telefonica intestata a Claudio La Commara, “nato a Torino il 13/07/1975, con pregiudizi di polizia per esercizio abusivo di attività di gioco d’azzardo o di scommessa, denunciato dalla Questura di Torino il 27/1/2003”.

New entry tra le “arcorine”, Aida Yespica, che pure i pm non iscrivono tra le assidue. Almeno una volta, però, il suo telefono risulta agganciato alla cella di Arcore: durante una notte in cui c’è anche Ruby, quella tra il 24 e il 25 aprile 2010.

La macchina del bunga-bunga si nutre di soldi. Ma forse non solo il bunga-bunga. Berlusconi preleva dai suoi conti una gran mole di denaro in contanti, anche nelle settimane in cui è impegnato a riconquistare, uomo dopo uomo, la maggioranza in Parlamento. Preleva 13 milioni di euro. Di solito stacca assegni da 30 mila euro, come l’11, il 21 gennaio e l’11 febbraio, il 12 maggio 2010. Il 16 febbraio c’è un assegno da 7 mila euro e il 24 febbraio un altro da 30 mila euro. Sono giorni in cui Ruby va ad Arcore. Si trova ad Arcore anche quando dal suo conto al Monte dei Paschi di Siena vengono emessi assegni di 350 mila euro, il 23 aprile, e di 330 mila, il 26 aprile. Tutti assegni firmati da Berlusconi e incassati da Giuseppe Spinelli, il cassiere del premier. Gli assegni più cospicui sono del 21 e 22 dicembre 2010 (350 mila euro) e del 23 dicembre (257 mila).

La procura compie accertamenti anche su un conto corrente della Bcc-Romagna Occidentale cointestato ad Antonio Berardi e a Beatrice Borghi e su un deposito intestato a Borghi presso la Cassa di Risparemio di Forlì, la città dove risiede la seconda minorenne di Arcore, Iris Berardi. Sulla ragazza italo-brasiliana la polizia giudiziaria chiede notizie anche alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, su un suo conto che risulta “tuttora in essere”.

Nelle nuove intercettazioni depositate l’arcorina Barbara Faggioli avvisa la madre della tempesta che sta arrivando:


Barbara Faggioli: e non ne posso parlare, però usciranno probabilmente delle cose sui giornali, perché sta già iniziando ad uscire qualcosa, dichiarazioni di una tipa, ovviamente non credere a nulla, però mi sputtaneranno a vita
Madre di Barbara: perché?
BF: eh, perché è sul presidente
MB: ma chi è che dice queste cose?
BF: ma ‘na mo, una puttana, ma dai una che dice chee… a me e alla Nicole, è uscita con me e la Nicole, che c’ha visto da Armani, che siamo andate insieme io, lei, la Mara Carfagna (…) ha lasciato queste robe pesanti, ma penso perchè l’abbiano pagata questi pm di sinistra, siccomee… ma non so perché ha fatto il nome mio e di Nicole, forse perché si ricordava il mio, far… e di Nicole o forse perché era spinta da altri
MB: va bè, ma queste cose devono finire, è uno schifo! Ma si (inc. le voci si sovrappongono)
BF: si, no, ma robe schifose, no ma poi spogliarelli integrali, io che so stata a letto con lui, ma no ma delle robe veramente che io non posso più uscire di casa eh, se escono
MB: ma robe da matti!
BF: infatti non ne parlare con nessuno, ma non te ne ho parlato al telefono, anche perché comunque, però ormai tanto figurati, non è niente verò però… comunque sia la mia immagine è a puttane. Oggi gli ho portato delle foto che mi san procurata di questa qua, aspetta che c’è la polizia e sono in macchina… solo che non mi ha ricevuto, allora le ho lasciate all’avvocato lì e sto tornando adesso da Arcore, delle foto che ho trovato di lei che faceva gli spogliarelli in discoteca, che se la faceva mettere in culo in discoteca (parla di Ruby) …
MB: mh… ma che disgraziata, ma chi bo? Ma tu la puoi denunciare, no? Per diffamazione


Ma chi sono le ragazze del bunga-bunga? Come parlano tra di loro? Per farsi un’idea basta leggere alcuni passaggi degli “accertamenti sul BlackBerry di Visan Ioana, riportati dal quotidiano La Repubblica. All’interno della memory card del telefonino, la polizia postale le scopre i messaggi audio. Le destinatarie sono Barbara Guerra (chiamata dalla Visan “Kitty”), Barbara Faggioli (chiamata dalla Visan “Barby”), Aris Espinosa e altre non meglio identificate”.

Primo file: “Allora, Barbara, Anna…. che cazzo di troie di merda siete (ride). Neanche lo sapete fare, mica come me (ridendo) che sono un puttanone di strada”.

Secondo file audio: “Raga, questa è per voi (musica in sottofondo), vi piace? Aris, sono puttana dentro, non c’è niente da fare, capito? É che mi vien da dentro, non ce la faccio”.

Terzo file: “E io son già nella vasca senti un po’, ciaf, ciaf, ciaf, ciaf, amò questa è per te: (canticchiando dice) zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, amò, le ricordi quelle belle notti (ride)? Ciao zoccolaaaa, anch’io sono zoccola, io forse un po’ di più”.


Il disappunto dell’ambasciata egiziana - Il Corriere della Sera racconta i retroscena legati alla bugia di Berlusconi che, la notte tra il 27 e 28 maggio, chiama in Questura per far rilasciare la marocchina Ruby spacciandola per “nipote del presidente egiziano Mubarak”. Quali sentimenti suscitò nell’ambiente diplomatico egiziano a Roma questa notizia? “Fastidio e disappunto”. A confermarlo alla Procura di Milano è Hatem Abdelkader, capo ufficio stampa a Roma dell’Ambasciata d’Egitto in Italia. Il funzionario della missione diplomatica spiega che «sull’argomento non sono state inoltrate altre comunicazioni» successive e diverse dal messaggio protocollato con il numero 87/2010 e datato 28 ottobre 2010 (giorno dello scoop de Il Fatto Quotidiano che inaugura il Rubygate”): messaggio nel quale «l’Ambasciata voleva esprimere il proprio profondo rammarico per il fatto che” nella vicenda fosse stato “inserito il nome del Presidente della Repubblica Araba d’Egitto Mohamed Hosni Mubarak“, accostato a “una notizia da respingere e senza alcun fondamento di verità”.

La circostanza, racconta sempre Il Corriere, ha anche un altro rilievo per il processo. Si sa che nelle indagini difensive, Berlusconi chiama un interprete, il ministro degli Esteri Frattini e altri membri del governo come testimoni di un incontro romano con Mubarak risalente a una settimana prima della telefonata in Questura. In quell’incontro, Berlusconi chiede davvero al presidente egiziano se Ruby sia una sua parente (anche se poi gli stessi testimoni assunti dalle indagini difensive ammettono che Mubarak non capisce a cosa si stia riferendo Berlusconi e, inoltre, che si crea confusione con un’altra Ruby, famosa in Egitto come cantante. Alla fine è lo stesso Berlusconi chiuse l’argomento con un “allora vedremo di informarci meglio”). Ma quello che più pesa per il giudice Cristina Di Censo nel rinviare a giudizio Berlusconi per l’accusa di concussione dei poliziotti milanesi è l’illogicità del fatto che il presidente del Consiglio, pur assumendo di aver telefonato quella notte in Questura mosso solo dallo scrupolo istituzionale di scongiurare una crisi diplomatica tra Italia e Egitto, non sembrasse aver preso alcun contatto con le autorità diplomatiche egiziane in Italia, ma avesse mandato di corsa a prelevare la minorenne il consigliere regionale pdl Nicole Minetti dicendole “vai tu che sei incensurata e ti presenti bene”. Da questo punto di vista, la comunicazione dell’Ambasciata egiziana a Roma chiude ora l’argomento, conferma che mai i diplomatici di Mubarak furono allertati, e accresce la debolezza dell’”alibi” di Berlusconi.

 

 

E' PERICOLOSISSIMA MA ME NE SBATTO: TANTO CON I SUOI TRE MILIONI DI EURO CHE HO PORTATO IN SVIZZERA CHE CAZZO ME NE FOTTE. CHE FALLISCA TUTTO, ME NE FOTTO, HO GIA' PRONTA UNA VIA D'USCITA DORATA, POVERI CAZZONI.... 

 

ECCO COME VENGONO FINANZIATE LE SCIENZIATE IN ITALIA:25.000 EURO ALLA FISICA NUCLEARE ANNA PALUMBO

 

Papi non dimentica. I suoi generosi bonifici bancari piovono per premiare molte delle ragazze del bunga-bunga, ma anche Noemi, la minorenne da cui tutto iniziò. La signora Anna Palumbo, mamma di Noemi Letizia, è tra le beneficiarie di versamenti che partono da un conto del presidente del Consiglio. Avrebbe ricevuto alcune migliaia di euro, ventimila in tutto, secondo quanto attestano i documenti bancari acquisiti dai pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno che indagano sul caso Ruby.

Le carte bancarie sono tra i nuovi documenti che i magistrati si apprestano a unire alle prove d’accusa già contenute negli inviti a comparire per gli imputati Silvio
 Berlusconi e Nicole Minetti. Tutto confluirà nella richiesta di giudizio immediato per il presidente del Consiglio, accusato di concussione e prostituzione minorile, che la procura sta per inviare al giudice delle indagini preliminari Cristina Di Censo. “Noemi era la pupilla, io sono il culo”: così Karima El Mahroug, in arte Ruby, diceva a un amico. Oggi l’una e l’altra si ritrovano insieme nelle carte della procura di Milano. La prima minorenne indicata da Veronica Lario nella sua denuncia pubblica (“Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni”) rispunta nell’indagine su Ruby Rubacuori. A unirle, la pista dei soldi (“Follow the money”, diceva la gola profonda dello scandalo Watergate).

La settimana scorsa, l’ex agente di Noemi ed ex braccio destro di Lele Mora,
 Francesco Chiesa Soprani, aveva raccontato al Fatto Quotidiano il suo incontro con i genitori di Noemi Letizia: “Non erano venuti per soldi, ma per ripulire l’immagine della figlia. Lo stesso Elio, il padre, mi ha lasciato intendere che a occuparsi economicamente di loro fosse il premier”. Ora i bonifici lo confermano.

Ma perché Berlusconi versa denaro alla madre di Noemi? Forse perché vuole far tacere la famiglia Letizia a proposito della sua frequentazione con la ragazza quando era ancora minorenne? Finora erano noti soltanto alcuni dei bonifici di Berlusconi a favore di Alessandra Sorcinelli, ex meteorina di Rete 4. Nell’invito a comparire per il presidente del Consiglio erano allegati due bonifici del 16 luglio e del 17 settembre 2010, di diecimila euro ciascuno. Ma, come già documentato dal Fatto, nei dodici mesi tra l’11 gennaio 2010 e il 17 gennaio 2011, Sorcinelli aveva ricevuto altri undici bonifici, causale “prestito infruttifero”, per un totale di 115 mila euro. E l’ultima operazione avviene tre giorni dopo l’invito a comparire, le perquisizioni delle case di via Olgettina e la deposizione della stessa Sorcinelli nella questura di Milano.

A questi 115 mila euro si devono aggiungere altri 45 mila euro, ricevuti nel 2009. Il primo bonifico, di 20 mila euro, è del 15 aprile 2009, con valuta 20 aprile. Il secondo, di 25 mila euro, è del 21 luglio 2009, con valuta 24 luglio. Tutti i versamenti partono dal conto personale di Silvio Berlusconi aperto presso il Monte dei Paschi di Siena, filiale di Milano 2 – Segrate. E arrivano sul conto di Sorcinelli, presso il Banco di Sardegna, filiale di via Solferino, a Milano. Per quanto appurato finora, la ragazza ha dunque avuto dal presidente del Consiglio ben 160 mila euro.

Il premier evidentemente si occupava con particolare sollecitudine di questa venticinquenne cagliaritana nonostante fosse già sotto accusa per le notti movimentate a Palazzo Grazioli, compresa quella con Patrizia D’Addario e con Barbara Montereale che riceve, secondo la sua versione dei fatti, 10 mila euro, in contanti.

Ci sono poi i bonifici di diverse decine di migliaia di euro che Berlusconi dispone a favore di Nicole Minetti e che l’attuale consigliera regionale del Pdl e presunta maitresse di via Olgettina giustifica sostenendo che fra lei e il premier c’è una “relazione affettiva”. Non è la prima volta. Durante il suo secondo governo, nel 2003, Berlusconi ha avuto una relazione con Virginia Sanjust, allora annunciatrice della Rai e moglie di un agente segreto del Sisde, Federico Armati. È proprio lui che rivela il rapporto privilegiato fra Berlusconi e la moglie, sostenendo che Virginia non solo ha ricevuto “un bracciale di brillanti di Damiani”, ma anche soldi, e tanti. Un bonifico di 50 mila euro ordinato il 14 giugno 2007.

Non sono però solo i bonifici a far paura a Berlusconi. Il suo incubo sono le immagini. Teme che vengano fuori foto compromettenti, o brevi video che le arcorine possono aver realizzato con i loro telefonini, sequestrati, come i computer, dalla polizia. D’altronde entravano a villa San Martino, come alcune di loro raccontano, senza subire controlli. Ed Emilio Fede in un’intercettazione ammette di aver acquistato un video da una delle ragazze per 10 mila euro. Che il presidente del Consiglio abbia paura di questo materiale lo si capisce anche da una dichiarazione rilasciata ieri sera dal senatore di Fli, Luca Barbareschi, tornato a essere solidale con il premier, tanto da averlo incontrato lunedì. “Nell’inchiesta”, accusa Barbareschi, “ci sono delle foto fatte in casa di Berlusconi con strumenti professionali usati per lo spionaggio. Non sono foto scattate dalle ragazze”. Come dire: la procura di Milano ha violato le leggi per incastrare il Cavaliere. Si evoca ancora il solito complotto.

 

 

 

 

 

 

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BANKITALIA COMUNICA:

1901 MILIARDI DI EURO DI DEBITI!!! LE SALME COMMISSARIATE RISPONDONO: STANGATA BIS DA 45 MILIARDI
 Nove arriveranno da Regioni e Comuni
. Il totale della MANOVRONA LUGLIO-AGOSTO 2011 E' DI 125 MILIARDI DI EURO,250.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE!!!

 

 

10 agosto 2011

ED E' CROLLO TOTALEEE

8 agosto 2011

Crollo Europa, Milano cede il 2,35%,

Wall Street va in caduta libera: - 5 %

 

 

6-9 agosto 2011

Londra,La rivolta CONTRO I RICCHI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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G

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RIEPILOGO ANNO 2011

10 agosto 2011

ED E' CROLLO TOTALEEE

 

WALL STREET VERSO L'OCCULTO

 

6 agosto 2011:

CLAMOROSO, GLI USA PERDONO

 LA TRIPLA A !!!

Crisi/ Borsa saudita chiude a -5,46%, dopo taglio rating Usa

La Cina tuona: "Vogliamo garanzie"

Per la prima volta nella storia, gli Usa subiscono un downgrade. Standard & Poor's abbassa il rating ad AA+ con outlook negativo legato ai rischi politici. Rabbia, dunque, mista a sgomento all’interno dell’amministrazione Obama che adesso si trova con il triste primato di essere il primo governo nella storia statunitense che ha visto un abbassamento del giudizio di rating sul debito del Paese (una decisione che puo’ minare ancor piu’ la fiducia degli investitori). “Una sentenza viziata da un errore da 2mila miliardi di dollari parla da sè”, ha tagliato corto un portavoce del Tesoro. Anche questo botta-e-risposta segna una prima volta nei rapporti con Standard & Poor: non c’era mai dato che l’amministrazione criticasse apertamente la sua capacità di comprensione del sistema politico statunitense. Il Tesoro Usa ha discusso per tutto il pomeriggio di venerdì con gli uomini di S&P tentando di convincerli che le prospettive del debito sovrano siano migliori di quanto appaiano a prima vista, ma non sono riusciti nell’intento. In sostanza l’agenzia ritiene che i tagli approvati da Washington per elevare il tetto del suo debito non siano stati sufficientemente severi.

 

GUERRA TOTALE IN SIRIA, MA GLI USA STANNO A GUARDARE.

 

 

UNIPOL VERSO IL TRACOLLO

 

 

GRAN BRETAGNA: DEBITI PER 15.000 MILIARDI DI STERLINE

 

 

8 agosto 2011

Crollo Europa, Milano cede il 2,35%,

Wall Street va in caduta libera: - 5 %

 

 

 

WALL STREET VERSO L'OCCULTO

 

6 agosto 2011:

CLAMOROSO, GLI USA PERDONO

 LA TRIPLA A !!!

 

Spread btp-bund oltre "quota 400"

L'ITALONIA DAL 5 AGOSTO 2011 NON E' PIU' UN PAESE SOVRANO.

 

CROLLA PIAZZA AFFARI -5%,il discorso di commiato della salma incerata ottiene l'effetto desiderato

 

MANCA UN NIENTE ALLA CATASTROFE IN ITALONIA

 

Obama getta la spugna: USA in bancarotta? NO, basta spostare l'asticella e l'arte dello stampare moneta prosegue nel suo corso...Obama ha ceduto. Il tetto del debito pubblico degli Stati Uniti fissato per legge sarà alzato di 2.400 miliardi di dollari per evitare il default.

 

Economia, l'allarme di Confindustria
"La crescita del Pil sarà quasi nulla

 

Debito Usa, niente accordo
sul piano repubblicano

 

 

1 agosto 2011:E' UN MACELLO, MILANO -4%, LA MANOVRA SALUTATA DA NAPOLITANO GIA' NON SERVE PIU' A NIENTE !!!

 

 

Piazza Affari maglia nera d'Europa
perdite intorno al 3%, tonfo dei bancari

 

 

Sembra una barzelletta:

gli USA sull'orlo della bancarotta!!

Borse, un'altra giornata di passione Piazza Affari maglia nera in Europa



 

 

 

Manovra votata in una settimana ma borsa sotto assedio

 

 

Borse, un'altra giornata di passione
Piazza Affari maglia nera in Europa

 

TOTAL DEVASTATION

Piazza Affari affonda

 

Bce alza i tassi.

 

Società pubbliche nel mirino di Moody's

L'allarme Italia fa cadere Piazza Affari .

 

16.000 MILIARDI DI DOLLARI DI DEBITO,SONO GLI USA,120% DEBITO SU PIL

 

 

Breivik: "Ho fatto tutto da solo....in Norvegia un neo nazista massacra un centinaio di persone nel distretto di Oslo!!!22 LUGLIO 2011"

 

 

 

TAV TRATTO APPENNINICO: DISASTRO AMBIENTALE PRESCRITTO,4 LUGLIO 2011

 

 

 

 

 

Grecia, Moody's taglia il rating
"Ormai è a un passo dal default"
,ECCO  A COSA SERVONO I 109 MILIARDI DI PRESTITO EUROPEO

 

 

Grecia e Italia, fiducia al governo
Scontri di piazza

 

Grecia, altro che salvataggi,Ora le obbligazioni sono “spazzatura”

 

 

Tremorti lo strozzino: da 47 a 79 miliardi di euro di manovra

 

Crisi Italia: Bce pronta a intervenire giovedi' per non far fallire l'asta bond

 

12 LUGLIO 2011, TERZA SEDUTA CONSECUTIVA IN PICCHIATA,

-4,7%

 

 

Pronti via ed è picchiata

 

 

La Borsa sfiducia il governo
Dopo la manovra, l'indice a -3
%

VERSO IL TRACOLLO

l'8  luglio 2011 segna l'inizio del tracollo economico italiota. Le Borse mondiali vendono a tonnellate tutti i titoli di credito italioti nella speranza di rientrare ora di un credito che domani non potranno piu' far valere. Il risultato è una crescita spaventosa del tasso di interesse che il governo italiota deve allegare per rendere appetibili quei titoli di credito necessari per stampare carta moneta. Ma è una coperta ormai inesistente: 2000 miliardi di euro di debiti sono un pianeta che non può piu' essere rifinanziato. La manovra da 160.000 miliardi di vecchie lire non può piu' rattoppare un buco da 4.000.000 di miliardi di vecchie lire....

0-4, CROLLO TOTALE DEL NAPOLEONE PEDERASTA.

 

"Fallimento Grecia entro 5 anni?
Probabile all'80%"

 

750 MILIONI DI EURO DI RAGIONI PER NON MOLLARE LA CADREGA

 

 

 

FEROCISSIMA BATTAGLIA IN VAL DI SUSA,BATTAGLIA AD ATENE

 

 

 

NON ESSENDOCI OPPOSIZIONE

 

 

40 MILIARDI DI MANOVRA?? DICIAMO 50....Intanto la pensione di vecchiaia nel 2020, fra 9 anni,andrà a 67 anni

 

 

 

A 22 ANNI DAL CROLLO DELL'URSS RIVALUTARE MARX??

 

 

0-4 ALTRA MARTELLATA,MA TUTTO SOMMATO CHISSENEFOTTE...

 

Noi, cresciuti con l’amianto, ora chiediamo giustizia

 

 

SI AVVICINA LA "MANOVRINA DA 40 MILIARDI" NEL SILENZIO DEI BALLOTTAGGI.

 

 

DEFAULT GRECIA?? NO, E' REPROFILING

 

UCCISO IN PAKISTAN OSAMA BIN LADEN, IN PAKISTAN??

 

SI ESPANDE PERICOLOSAMENTE LA BOLLA DEL NET 2.0: GROUPON, FACEBOOK, TWITTER E ZYNGA VALGONO 89 MILIARDI DI DOLLARI !!!

 

 

 

LA GRECIA ESCE DALL'EURO E RIPRENDE LA DRACMA.

 

 

 

 

DALLE ECONOMIE DEI DEBITI INFINITI VIENE SMASCHERATO L'INVOLUCRO VUOTO DELLA DEMOCRAZIA

 

L'ITALIA E' ECONOMICAMENTE AL PALO.

 

 

 

ESPLODE LA SPAGNA:IL 15 MAGGIO E' SCOPPIATA LA RIVOLTA DEI LOS INDIGNADOS...MA NON E' VALSA AD UN CAZZO. LE AMMINISTRATIVE CONSEGNANO IL PAESE AL PP,OVVERO UNA MERDA PIU' DI MERDA DEI SOCIALISTI DIARROICI DI ZAPATERO...

 

INCREDIBILE: ANCHE LA GERMANIA RALLENTA !!!

 

 

 

IRLANDA, DAL FALLIMENTO AL COLLASSO

 

 

 

E' L'APOTEOSI DEL MODULO BORDELLO

COME FARE PER SALVARE L'ULTIMO DITTATORELLO DELL'AREA MEDITERRANEA TRIS

IL PRESIDENTE COLLUSO CON I MAFIOSI COSTRETTO AD ANDARE A FARE IN CULO DA DOVE E' VENUTO

COME DISINNESCARE L'ULTIMO PROCESSO DI TESTA D'ASFALTO??

COME FARE PER SALVARE L'ULTIMO DITTATORELLO DELL'AREA MEDITERRANEA BIS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RIEPILOGO CRONACHE ANNO 2010

 

 

 

 

 

FINANZIARIA LACRIME E SANGUE (CHE SARA' INSUFFICIENTE) MA SOLO PER LA COLONIA,  al c'entro in un gabinetto , farò come Hitler, 620.000 metri quadrati d'asfalto, abbiamo i numeri per comandare in  eterno, quanti sono i casalesi,quanti gli 'ndrini?, la compravendita, noi neghiamo e tagliamo, Il massacro di luglio, Loggia P3,

 

VIVERE E MORIRE NELL'ITALIA DEI MORATTI

 

 

 

LEGENDA DEI COLORI

 

   POLITICA ITAGLIOTA DI BASSISSIMO PROFILO E LOTTE CIVILI CONTRO LA POLITICOCRAZIA
   IDEOLOGIA E TERZOMONDISMO,GUERRE CONTRO I TIRANNI
   ECONOMIA E FINANZA,DISASTRI SOCIALI
   CRONACA NERA, DELINQUENZA AD ALTO LIVELLO, DISASTRO AMBIENTALE,INQUINAMENTO
   

 

 

 

 GLI SPECIALI

 IDEOLOGIA

DALLE TESI SUL SIGNORAGGIO ALLA CONTROECONOMIA: L'EVOLUZIONE DELLE IDEE ANTI-MERCATO POST-COMUNISTE

 

 

DALLE MACERIE DEL COMUNISMO AL DOMINIO ASSOLUTO DEL SIGNORAGGIO BANCARIO....

 

LA GRANDE FAME ALLA BASE DELLO SMOTTAMENTO MEDIO-ORIENTALE/NORD AFRICANO; IL RUOLO DELLA CINA
 GENERAZIONE E SOCIETA'
NEVERMIND O SOLO NEVER ??
 FINANZA CONTEMPORANEA E DEVASTAZIONE SOCIALE

 

QUANDO UN PAESE FALLISCE

 

 

COME CANCELLARE 1/4

DI DEBITO PUBBLICO ITALIOTA?

 
Manovra DI LUGLIO 2011 (PARTE A)
 Manovra DI LUGLIO 2011 (PARTE B)
 Manovra di luglio 2011 (PARTE C )
ITALONIA VERSO IL TRACOLLO,AD UN PASSO DALLA MONDIALIZZAZIONE DEL DEFAULT
 INDUSTRIA CONTEMPORANEA
Cosmo-Skymed, la spia perfetta CHE COSTA UN MILIARDO DI EURO DI SOLDI PUBBLICI

nUCLEARE ALL'Italiota e pioggia alla francese

 

 

 PERIFERIE DEL MONDO CONTEMPORANEO:i nuovi imperi, le periferie, il post-comunismo e terzo-mondismo
GUERRA, FAME E MILIARDI: CHE COS'è L'IMPERO POST SOVIETICO?

LA LUNGA SCIA DEL DEBITO E DEL SANGUE

IL MASSACRO  DEL NARCOTRAFFICO MESSICANO

 STORIA DI LIBIALIA (2008 - 2011)

LA MORTE DI GHEDDAFI

GUERRA DI LIBIA BIS
GUERRA DI LIBIA

 

 

L'ITALIA E' UNA EX COLONIA DEGLI USA SOTTO SCHIAFFO DELLA CHIESA ATTRAVERSO TRE FORZE ECONOMICAMENTE MOLTO POTENTI: VATICANO, OPUS DEI E COMUNIONE E LIBERAZIONE.

LA BREVE STORIA DI LIBIALIA: LA DITTATURA DEL MAMELUCCO SULL'ITALIA DEL COMPAGNO DI MERENDE BERLUSCONI. LIBIALIA: A 67 ANNI DALLA CADUTA DELLA LIBIA COLONIALE LA SUA RIVINCITA. L'ASSALTO LIBICO ALLA PENISOLA. UN INTERO PAESE SOTTO IL TACCO RINFORZATO DI TESTA D'ASFALTO. LA DITTATURA E' AD UN SOSPIRO.

 
 STORIE OCCULTE E MISTERI italioti
SOLIDARNOSC E I SOLDI DI ROBERTO CALVI
Caccia al tesoro di Cl : I MEMORES DOMINI CASTI E POVERI PIENI ZEPPI DI SOLDI "STRANI". Il cerchio magico dei fondamentalisti cattolici
 TECNOLOGIE ED IMPATTO SUL MONDO
Paypal invece del bancomat
Isole artificiali senza legge
l'utopia di mister Paypal
Biocarburanti al posto del petrolio
Alternativa ‘etica’ o nuovo problema?

UNA DELLE POCHE SENTENZE CONTRO L'AMIANTO IN ITALONIA

 

Auto elettriche, come la Danimarca

DEVASTAZIONE AMBIENTALE

 STORIA D'ITALIA CONTEMPORANEA
LA NUOVA MAGLIANA: CASAMONICA

 

 

GLI EREDI DELLA MAGLIANA OGGI

IL DOMINIO DELL' 'NDRANGHETA IN ITALIA
 LA BANDA DELLA MAGLIANA DAL 1987 AL 1993, L'OPERAZIONE COLOSSEO
 LA BANDA DELLA MAGLIANA: I PROCESSI E LE TESTIMONIANZA DAL 1993 AL 1999

 

Resti Hitler in Antartide, ultima follia

 

I TEDESCHI MASSACRARONO IN ITALIA, IN DUE ANNI DI OCCUPAZIONE, 25.000 PERSONE: HANNO AVUTO RAGIONE !!!
Portuali contro Nazisti. 1960 o 2001?
LA GUERRA SULLA LINEA GOTICA
 ESPANSIONE DEL BRIC E TERZA GUERRA DEL GOLFO

ATTACCO ALL'IRAN DI AHMADINEJAD

Un tunnel per unire Russia e States

 
Cina: via all'espansione navale

L'ESPANSIONE CINESE IN AFRICA

LA COLONIA DEL SUDAN

SI SCAMBIANO LA POLTRONA COME NEL MIGLIOR STILE ITALIOTA

TI SBATTI UNA VITA PER DIFENDERE GLI INDIFESI E POI CREPI IN UNA QUALCHE FOTTUTA MANIERA:

Addio a Wangari Maathai
nel 2004 Nobel per la pace

Video "Insieme per cambiare"

Aveva 71 anni, era malata da tempo. E' stata la fondatrice del Kenya's Green Belt Movement. Il premio le fu assegnato per "il contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace"

Ideologia, errori e generosità
Quando a sinistra c'era "Dp
VACILLA IL NUOVO SOCIALISMO DEL XXI SECOLO: il personaggio controverso di CHAVEZ in Venezuela. SOCIALISMO O POPULISMO??
LA CINA CAPITAL-COMUNISTA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Serie A
RIE A

Le spese folli del Man City
un miliardo per la premier

 

Le spese folli del Man City un miliardo per la premier
Sergio Aguero, una delle stelle del City

Uno studio del 'Daily Telegraph rivela che dal 2008 ad oggi lo sceicco Mansur bin Zayed al-Nahyan ha sborsato qualcosa come un miliardo e 200 milioni di euro per acquistare e rafforzare il club inglese dal corrispondente

LONDRA - Che cosa serve per vincere la Premier League in quattro anni, o perlomeno per arrivare all'ultima giornata con "due dita" sul titolo, come dice Roberto Mancini alla vigilia del match decisivo di domenica con i Queen Park Rangers? Serve, più o meno, un miliardo di sterline, vale a dire un miliardo e 200 milioni di euro, la cifra spesa dal 2008 ad oggi dallo sceicco e petroliere Mansur bin Zayed al-Nahyan, fratello del principe della corona di Abu Dhabi, per acquistare e rafforzare il Manchester City. Lo rivela uno studio dei bilanci delle società della massima serie inglese compiuto dal Daily Telegraph, che mette in luce i favolosi guadagni e le ancora più favolose spese del campionato probabilmente più bello ma certamente più ricco del mondo.

Per l'esattezza, da quando è diventato di proprietà (di fatto) degli Emirati Arabi, il City ha speso 930 milioni di sterline, a cui tuttavia vanno aggiunti gli acquisti (55 milioni di sterline) dell'estate scorsa, più i salari, i premi e le spese varie della stagione in corso, che ancora non risultato nei bilanci del club. Il totale di quattro anni o meglio quattro campionati supera dunque nettamente il miliardo di sterline, una somma strabiliante. Nel bilancio relativo ai primi tre anni della gestione Mansur, la squadra ha generato 365 milioni di sterline tra incassi allo stadio, diritti televisivi e sponsor, per cui il resto, 565 milioni di sterline, pari a più di 600 milioni di euro, ce lo ha dovuto mettere lo sceicco di tasca

 

sua. Non un problema, per uno dei (giovani) uomini più ricchi del pianeta, tantomeno per l'emiro di Abu Dhabi che attraverso il suo fondo di investimenti distribuisce denaro a pioggia dove meglio ritiene opportuno in una strategia di conquista del "soft power" di cui il suo piccolo paese ha bisogno per sentirsi rispettato e proetto sulla scena internazionale.

L'analisi del Telegraph rivela inoltre che, relativamente alla stagione 2010-2011, le venti squadre della Premier League hanno generato complessivamente un fatturato di 2 miliardi e 230 milioni di sterline, pari allo 0,148 per cento del pil della Gran Bretagna: come una multinazionale dell'industria, dunque. Tutti insieme, i venti club hanno speso 1 miliardo e mezzo in salari e costi per lo staff. E tutti insieme hanno accumulato un debito di 1 miliardo e 390 milioni di sterline, che costa loro 97 milioni di sterline l'anno di interessi. Il City ha chiuso la scorsa stagione con il passivo più pesante: 194 milioni di sterline. Lo seguono, in questa graduatoria dei bilanci in rosso, il Liverpool con 89 milioni e il Chelsea con 86 milioni. Le altre due grandi del football inglese hanno invece chiuso il bilancio 2010-'11 in attivo: il Manchester United con 62 milioni di sterline e l'Arsenal con 21 milioni. Ma l'Arsenal non vince più niente da cinque anni e lo United, se non riuscirà a portare via il titolo al City all'ultima giornata, chiuderà la stagione senza neanche un trofeo, il suo peggior risultato dal 2004. Per vincere a questo livello, è il messaggio della Premier, bisogna spendere, possibilmente intorno a un miliardo. In attesa che la regola della Uefa  sul Financial Fair Play, ovvero sull'obbligo di spendere quanto si guadagna e non di più, entri presto in funzione.

 

Nesta VA A FARE IN CULO DAL MERDAN
''VADO A FARE LA DIARREA negli Stati Uniti''

L'addio di Luis Enrique
''E' la mia sconfitta''

 

 

Il derby è dell'Inter
Milan, addio al titolo

Stracittadina combattutissima anche se piena di errori, anche arbitrali. Finisce 4-2 per i nerazzurri: reti in successione di Milito, Ibrahimovic (uno su rigore), quindi ancora il Principe con due tiri dal dischetto. Chiude la serata Maicon

MILANO - E' stato uno dei derby più roventi degli ultimi anni. Lo vince l'Inter, che si regala un barlume di speranza per la conquista del terzo posto e soprattutto affossa le speranze scudetto del Milan. Un successo meritato, frutto di una partita ricca di errori (4-2, troppi gol per la perfezione tattica), anche arbitrali, ma che ha visto le squadre battersi con le ultime energie - poche - rimaste dopo una stagione logorante. Insomma, Stramaccioni forse di guadagna la conferma azzeccando il primo derby della vita, ma va dato atto al Milan di non avere mollato neanche un momento l'idea di prendere la Juve campione d'Italia.

Per capirci qualcosa, nella confusione generale che caratterizza il finale del primo tempo, bisogna carpire il quadro tattico soprattutto nella parte iniziali. Stramaccioni la affronta simil Ranieri (ricordate il derby di andata), con due linee molto serrate - Alvarez va a sinistra - con Sneijder sulla trequarti a sostegno di Milito. Allegri sceglie il guizzante Robinho quale partner di Ibra, lasciando a Boateng il compito di giocare tra le linee e dando a van Bommel le chiavi della mediana. Dicevamo del derby di andata. Tatticamente simile, è diverso caratterialmente l'approccio dell'Inter, che non aspetta ma aggredisce. Il gol di Milito con un destro sotto misura, che segue ad una occasione analoga divorata da Ibrahimovic, è il primo spartiacque della partita.

Prende il via una fase tutta nerazzurra, condita anche dal presunto gol fantasma - meno netto di quello di Muntari - dopo un colpo di

 

testa di Samuel splendidamente respinto da Abbiati. Il secondo spartiacque della gara lo offre l'arbitro Rizzoli, che inventa un rigore per il Milan - gelido Ibra nella trasformazione in barba alle provocazioni di Julio Cesar - ed innesca reazioni a catena. Animi esacerbati, si scatena una specie di caccia all'uomo. Menzione 'specialè per un calcione di Samuel a Robinho, meritevole di un rosso vivo che non arriva. Insomma, Inter sull'orlo di una crisi di nervi e Milan paradossalmente rivitalizzato di energie sempre più carenti. Da segnalare nel contesto i cambi forzati di Abbiati e Bonera con Amelia e De Sciglio che privano Allegri di altri cambi.

La ripresa vede un Milan più concreto, con Ibra che subito mette la freccia con un preciso tocco morbido. Interisti sempre più nervosi, calmati solo dal rigore - giusto - concesso a Milito (che trasforma) per ingenua trattenuta di Abate. Energie che calano, squadre lunghe, è fin troppo evidente che non finirà così. Il match point del Milan è sulla coscia di Muntari, che da due passi non tramuta in rete un assist di Ibra. Quello dell'Inter è per Milito, che sigla la sua tripletta personale segnando il terzo rigore della serata: il fallo di Nesta su girata di testa di Pazzini è soggetto ad interpretazione, in pratica altre polemiche. Il Milan, sbilanciato dall'ingresso di Cassano, non ne ha più, l'Inter dilaga e Maicon con un destro da lontano fa poker. I nerazzurri consegnano lo scudetto alla poco amata Juve: a giudicare da come si sono impegnati, la cosa non li tocca particolarmente

Inter batte Milan 4-2 (1-1)
Inter (4-3-2-1): Julio Cesar 6.5; Maicon 6.5, Lucio 6.5, Samuel 5, Nagatomo 6; Guarin 6.5 (17' st Obi 6), Cambiasso 6.5, Zanetti 6.5; Sneijder 6.5 (39' st Cordoba sv), Alvarez 6 (30' st Pazzini 6); Milito 7 . (12 Castellazzi, 17 Palombo, 23 Ranocchia, 28 Zarate). All.: Stramaccioni 7.
Milan (4-3-1-2): Abbiati 6.5 (35' pt Amelia 6); Abate 6, Nesta 5.5, Yepes 5.5, Bonera sv (21' pt De Sciglio 6); Nocerino 6, Van Bommel 6, Muntari 6 (32' st Cassano sv); Boateng 6; Robinho 6, Ibrahimovic 6.5. (5 Mexes, 8 Gattuso, 18 Aquilani, 21 Maxi Lopez). All.: Allegri 6.5
Arbitro: Rizzoli di Bologna 4.5.
Reti: nel pt 14' Milito, 44' Ibrahimovic (rigore); nel st 1' Ibrahimovic, 7' Milito (rigore), 34' st Milito (rigore), 42' st Maicon.
Recupero: 3' e 3'
Angoli: 10-4 per l'Inter.
Ammoniti: Zanetti, Nocerino, Julio Cesar, Abate, Alvarez, Van Bommel per gioco falloso; Maicon per comportamento antiregolamentare.
Spettatori: 78.222 per un incasso di 2.655.183 euro.

Crolla il Napoli(0-2), l'Udinese ora sogna grazie all'arbitro Tagliavento,la Lazio ancora in corsa. Il Lecce ha ancora una speranza di salvarsi.
 

 

Di Matteo colpisce ancora  Al Chelsea l'FA Cup 
Inghilterra

Di Matteo colpisce ancora
Al Chelsea l'FA Cup 

In attesa della finale di Champions con il Bayern, i blues allenati dal tecnico italiano conquistano la coppa d'Inghilterra battendo 2-1 in finale il Liverpool. Segnano Ramires e Drogba, accorcia Carroll. I reds nel finale reclamano per un gol fantasma, gli rimane la Coppa di Lega e la partecipazione all'Europa League...

IL REAL MADRID VINCE IL 32° TITOLO DELLA SUA STORIA SU 81 CAMPIONATI GIOCATI, OVVERO IL 40% !!! COSA GLI ESCE DAL BUCO DEL CULO DI MOURINHO: "IL CAMPIONATO PIU' DIFFICILE...", MA CHE CAZZO DICI, COGLIONE DI UN PORTOGHESE DI MERDA !!!

IL CALCIO COME SPECCHIO DI UNA NAZIONE AI TITOLI DI CODA...

Calcioscommesse, caso Genoa, spettatori che fermano il gioco, caos della Lega di serie A, contenzioso Coni-Lotito, eccetera. Il nostro calcio è messo davvero male e in Europa conta sempre di meno. Ma intanto litiga, in un clima purtroppo sempre più avvelenato. Vediamo che succede.

Calcioscommesse: ormai ci siamo. La prossima settimana arrivano i primi deferimenti (e non saranno pochi) di Palazzi e c..  Il processo si terrà verso fine maggio: poi un altro ci sarà a luglio. Un'estate caldissima, il rischio che le classifiche (di A, B e Lega Pro) siano sconvolte e che molti club, il prossimo anno, possano iniziare i campionati con una penalizzazione.  Non c'è speranza comunque che la responsabilità oggettiva venga annacquata. Per ora è così. I club però in futuro dovranno cautelarsi contro i loro calciatori "infedeli", toccandoli sul portafoglio. C'è il rischio comunque che torni in discussione anche la questione delle Coppe europee: la classifica del 13 maggio potrebbe non essere definitiva.

Il fischio dalla tribuna: un inedito o quasi, quello che è successo a Udine. Dopo il laser che disturba, ecco anche l'imbecille di turno che ferma il gioco. Bergonzi non si è fermato, ed è prassi che gli arbitri non si fermino, pur potendolo fare (non solo obbligati, possono): questo per evitare che ci siano disturbatori di mestiere e che il gioco sia spezzettato. Ma è vero, come sostiene la Lazio, che "prima l'arbitro e il quarto uomo hanno detto di voler annullare il gol (dell'Udinese), poi hanno cambiato idea"? Lo sostiene anche il friulano Domizzi. E se fosse davvero così, sarebbe gravissimo e la procura forse dovrebbe aprire un'inchiesta. La Lazio ora sembra intenzionata a chiedere la ripetizione della gara per errore tecnico: ma se l'arbitro non ammette, ci sono poche speranze. 

La Lega di serie A: la "macchina" funziona (basta vedere il successo della Coppa Italia) ma a livello d'immagine siamo ai minimi termini. Ora si discute anche un sistema di governo diverso, perché quello attuale non funziona. Ma con l'aria (pessima) che tira, ecco che l'attuale presidente, Maurizio Beretta, potrebbe restare sino a dicembre, a forza di proroghe. Poi, presto, ci sarà da discutere anche la questione della ripartizione dei diritti tv, circa un miliardo di euro a stagione, dal 2012 al 2015; e allora lì ne vedremo davvero delle belle...

Caso Genoa: la Figc ha aperto un'inchiesta sulla vergogna della partita interrotta, sul ricatto della maglie, sul comportamento di Preziosi e dei giocatori. Cose mai viste, tipicamente italiane. C'è da sperare solo che il superprocuratore Stefano Palazzi non ci metta un anno a chiudere l'indagine, visto com'è oberato di lavoro. C'è da indagare inoltre, ma seriamente, sui rapporti fra alcuni club e frange di tifosi che poi, vedi Genova, si comportano in quel modo. Intanto la prima gara a porte chiuse, quella col Cagliari, non si potrà giocare a Marassi, come stabilito dal giudice, ma si terrà a Brescia. Il prefetto di Genova nei giorni scorsi aveva fissato le ore 15, e non le 20,45: non è bastato, la questura ligure non è in grado di garantire la partita che così viene dirottata a Brescia. Su quello che è successo in quella domenica, qualcosa che resterà nella storia del nostro calcio, provvederà poi a giugno il capo della polizia, Antonio Manganelli. In silenzio, come di consueto. Ma provvederà... 

Lite Coni-Lotito: il patron della Lazio non si è accordato per l'affitto dell'Olimpico (in ballo solo una questione di 112 biglietti della tribuna autorità?) e ha iscritto la squadra a Palermo per le Coppe europee, Champions o Europa League che siano. Uno sgarbo non tanto al Coni (che non due concerti in più recupera quello che la Lazio paga in un anno) ma soprattutto ai suoi tifosi. Se ne rende conto Lotito? Inoltre, se entro il 30 giugno non trova l'accordo con Petrucci non può iscrivere la squadra al campionato. Ma vogliamo scherzare? Il Coni ha due squadre di calcio, la Roma e la Lazio, che giocano all'Olimpico: non può concedere privilegi a nessuno, anche se lo volesse, perché soggetto al controllo della Corte dei Conti. A Lotito non resta che una soluzione: mettersi d'accordo.

 

Villas Boas è il futuro: "E' della Roma"

Video: Noia nelle pozzanghere

Dal Portogallo danno per certo l'arrivo del tecnico sulla panchina giallorossa. Baldini non si arrende e vuole convincere Luis Enrique a cambiare idea e restare un altro anno

 

City, derby e primo posto. Mancini zittisce Ferguson

Sotto gli occhi di Maradona, un gol di Kompany stende il Manchester United: parità in vetta alla classifica ma Balotelli e compagni, a due giornate dalla fine, hanno un netto vantaggio nella differenza reti che sarà decisiva in caso di arrivo in parità: +8

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MANCHESTER - La Premier è nelle mani di Roberto Mancini. Il Manchester City vince 1-0 il derby con lo United nell'attesissimo monday night e acciuffa i Red Devils in vetta alla classifica, avendo però un netto vantaggio (+8) nella differenza reti generale che sarà decisiva in caso di arrivo in parità. Nelle due giornate che mancano alla fine del campionato, il City giocherà in trasferta con il Newcastle e poi in casa con il Qpr, mentre lo United sarà impegnato all'Old Trafford con lo Swansea e all'ultima giornata in casa del Sunderland.

DECIDE KOMPANY - Sotto gli occhi di Maradona in tribuna, a decidere la supersfida all'Etihad Stadium (Balotelli l'ha vista tutta dalla panchina) è stato un gol nel finale del primo tempo di Kompany, bravo con un imperioso stacco di testa a beffare la sorpresa difesa dello United e il portiere spagnolo De Gea. Ha fatto sempre la partita la squadra di Mancini, facendo quasi il doppio del possesso palla e tenendo sempre in mano il pallino del gioco. Non ha mai sofferto in difesa ed ha avuto costante predominio a centrocampo, affidandosi davanti all'inventiva di Silva, Nasri e Tevez che hanno tenuto in costante apprensione la retroguardia avversaria.
 
BATTIBECCO FERGUSON-MANCINI - Ha fatto poco lo United per rientrare in partita, pochissime le occasioni create, non pervenuto Rooney. Nervoso anche in panchina sir Alex Ferguson, che ha avuto un battibecco con Mancini nel finale dopo un intervento duro di De Jong su Welbeck. Il tecnico italiano è stato osannato dai tifosi, che hanno cantato a lungo il suo nome. In cambio potrebbero ricevere il terzo scudetto della loro storia. Quello che manca da 44 anni.

Dopo Guardiola anche Robben sul mercato

Bayern, Robben non rinnova
per la lite con Ribery

Il giocatore olandese avrebbe deciso di non prolungare il contratto con il club bavarese: è deluso dalla dirigenza che non lo avrebbe sostenuto dopo il pugno ricevuto dal francese durante la semifinale d'andata con il Real

 

Bayern, Robben non rinnova per la lite con Ribery

BERLINO - E' rottura tra Arjen Robben e il Bayern Monaco. Secondo quanto sostiene la 'Bild', e a meno di tre settimane dalla finale di Champions con il Chelsea, il giocatore olandese avrebbe deciso di non rinnovare il contratto con la società bavarese, perché deluso dalla reazione del club dopo il litigio con Ribery durante la semifinale d'andata con il Real Madrid. "Il clan Robben non è contento di come la dirigenza del Bayern ha gestito la questione del pugno", scrive il quotidiano tedesco. Robben era stato colpito dal francese negli spogliatoi prima che i due venissero separati dai compagni di squadra. "Invece di sostenere il giocatore olandese, il club ha preferito minimizzare l'incidente", spiega ancora il giornale citando l'entourage di Robben.

FOTO: LA LITE CON RIBERY

Ribery, dopo l'episodio, aveva dovuto presentare le sue scuse alla squadra ed era stato punito con una multa di 50 mila euro. Ma a quanto pare non è stato sufficiente: Robben e il padre, che è l'agente del giocatore, avrebbero rifiutato di mettere la firma, prevista per fine aprile, sul rinnovo del contratto fino al 2015. La dirigenza del Bayern resta convinta che alla fine arriverà la fumata bianca, ma ha anche precisato che nessun altro incontro è previsto prima della finale di Champions in programma il 19 maggio proprio a Monaco.

Dell'addio

 

di Robben si era già parlato nelle scorse settimane: l'olandese è nel mirino di molte squadre, anche italiane, a partire dalla Juventus. Lui stesso si era detto lusingato dall'interessamento del club bianconero.

 

Inter terza con Zarate

I bianconeri vincono 4-0 a Novara e restano a +3, i rossoneri sbancano 4-1 Siena. I nerazzurri superano...

Lo 'zar' resta Spalletti
Zenit ancora campione

La squadra di San Pietroburgo conquista il secondo titolo consecutivo sotto la guida del tecnico toscano. Un trionfo arrivato con tre giornate di anticipo grazie alla vittoria sulla Dinamo Mosca. Criscito dedica il titolo a Morosini

Lo 'zar' resta Spalletti  Zenit ancora campione

A San Pietroburgo è festa grande per il titolo vinto dallo Zenit

SAN PIETROBURGO - Lo zar è ancora Luciano Spalletti. Lo Zenit San Pietroburgo allenato dal tecnico toscano si
conferma infatti campione di Russia. Un successo netto dopo una stagione infinita, dovuta al cambio del format del campionato per adeguarlo al resto d'Europa. Per lo Zenit è il terzo titolo della sua storia, giunto con tre giornate d'anticipo: decisiva la vittoria per 2-1 sulla Dinamo Mosca firmata da Shirokov e Kerzakhov su rigore. 

La squadra di Spalletti sale a 84 punti, a +15 sulla stessa Dinamo e sul Cska, appaiate al secondo posto.
Per Luciano Spalletti, arrivato a San Pietroburgo nel dicembre 2009, si tratta del quarto trofeo conquistato da quando è al timone dello Zenit: per lui due campionati (2010 e 2012), una Coppa di Russia (2010) e una Supercoppa di Russia (2011).

L'ORGOGLIO DI SPALLETTI - "Questa squadra ha giocato due campionati di fila in modo incredibile, specialmente l'ultimo. E' stata una stagione lunga e dura ma abbiamo fatto tutto bene, la squadra ha dimostrato grande carattere", commenta con entusiasmo Spalletti. "Siamo la squadra che ha segnato più gol, sono orgoglioso di quanto i miei ragazzi abbiano lavorato duramente, bravi loro e bravi i tifosi, ci meritiamo tutto".

LA DEDICA DI CRISCITO - "Questa vittoria la dedico soprattutto a te Piermario!!!". Lo scrive Domenico Criscito su twitter dedicando il titolo all'amico ed ex compagno di Under 21 Piermario Morosini, morto il 14 aprile a Pescara,

 

mostrando la maglia con il numero 25 ed il nome dello sfortunato gicoatore del Livorno.

Orgoglio Roma, rammarico Napoli

Finisce 2-2 all'Olimpico. I giallorossi giocano meglio nel primo tempo, chiuso in vantaggio grazie ad una rete di Marquinho. Nella ripresa i partenopei ribaltano con Zuniga e Cavani, ma quando sembrano disporre dell'avversario subiscono il pari di Simplicio, che sale in tribuna a baciare moglie e figlio. I campani agganciano la Lazio, che però deve giocare domenica sera a Udine

Guardiola verso l'addio
Mou medita di restare

Secondo la stampa iberica il tecnico blaugrana avrebbe ormai deciso di porre fine a quattro anni ricchi di trionfi a Barcellona, inutile un summit a casa sua con i dirigenti ad offrire un contratto in bianco: decisione entro sabato.

 

Guardiola verso l'addio  Mou medita di restare

MADRID - Ora che Mou si avvicina, Pep sembra allontanarsi. Dopo le inattese sconfitte nelle semifinali di Champions League contro Chelsea e Bayern, Mourinho e Guardiola avrebbero sciolto gli ultimi nodi legati al loro futuro. In direzioni contrarie. E non poteva essere che così.

Il probabile addio di Guardiola avrà notevoli ripercussioni su quello che sarà il futuro del progetto-Barça. Ma non solo: il fatto che l'allenatore catalano lasci la panchina azulgrana, scatenerà l'asta al rialzo dei club più importanti d'Europa per accaparrarselo. Due su tutti: il Chelsea di Abramovich e il Milan di Berlusconi.

A questo proposito, il quotidiano Mundo Deportivo, vicino alla dirigenza del Barcellona, sembra avere pochi dubbi: "Pep è più vicino al no". Nella riunione di oggi, mercoledì, il presidente del club, Sandro Rosell, ha dato carta bianca a Guardiola che, però, non ha mai vincolato la propria permanenza a questioni di potere. Il tecnico più vincente degli ultimi anni ha sempre manifestato una certa voglia di cambiare aria. Voglia che avrebbe ribadito nell'incontro di questa mattina, nel quale ha fatto sapere che renderà nota la propria decisione solo dopo averla comunicata di persona alla squadra. L'appuntamento è quindi fissato per venerdì mattina, giorno della ripresa degli allenamenti.

Da una parte Pep ha sempre ammesso che è molto difficile riuscire a motivare a dovere un gruppo per più di quattro anni. Dall'altra,

 

il tecnico ha voglia di misurarsi con un altro campionato per rispondere a tutti quelli che lo vedono poco adatto a una panchina che non sia quella del Barcellona. E c'è chi parla anche di possibile anno sabbatico. Quello che è certo è che molto dipenderà dalle condizioni di Tito Vilanova, il suo inseparabile secondo, che durante l'ultima stagione ha avuto seri problemi di salute.

 

 

Allegri si attacca al cazzo....IL SUO PADRONE LO HA GIA' BELLO CHE SFANCULATO. E' durata poco più di due anni la liasion, il PADRONE ASSOLUTO si è già rotto i coglioni del SUO SCHIAVETTO. D'altra parte ha già staccato UN ASSEGNO DA 70 MILIONI DI EURO PER RIPIANARE UN BUCO DEL CULO PESANTE DEL SUO CLUB IN UN ANNO NEL QUALE NON VINCERA' UN CAZZO DI NIENTE. POI CI SONO I MILIONI DI EURO DA SGANCIARE PER IMBASTARDIRE IL PROCESSO RUBY, IL PROCESSO UNIPOL-CONSORTE-FASSINO,IL PROCESSO DI BARI PER IL GIRO DI ESCORT TARGATE TARANTINI UNITO ALLA MINA VAGANTE LAVITOLA, per non parlare dei guai di mercato del GRUPPO MEDIASET CHE VA PERDENDO TONNELLATE E TONNELLATE DI INTROITI PUBBLICITARI, solo IL GRUPPO GLAMING SRL per il cash-flow DELLE SCOMMESSE NON BASTA...

 

 

 

 

 

IL MOMENTO DEGLI UOMINI MERDA

 

Gli spettatori tengono solo per  gli ascolti tv che infatti crescono e per la finale di Coppa Italia, il 20 maggio, ci vorrebbero almeno... quattro stadi Olimpici (richieste per 300.000 biglietti!). Il nostro calcio ha tanti problemi e a livello europeo quest'anno ha rimediato sonori schiaffoni (dal prossimo anno, poi, inizia il declino con sole tre squadre in Champions, di cui una ai preliminari...).  Alla tredicesima giornata di ritorno gli spettatori medi erano 22.000 (circa), due anni fa 23.500. Insomma, c'è una continua emorragia del sistema. Non un crollo, e nemmeno una crescita significativa. Gli stadi, si sa, sono quello che sono, tranne rare eccezioni . I prezzi in qualche caso troppo cari (scandalosi quelli della finale di Coppa Italia). Alcune piazze hanno scontato la modesta annata delle loro squadre: vedi Firenze e Roma (versante giallorosso). Poi ci sono impianti piccoli come Novara, Siena e Cesena. Il Cagliari ha dovuto giocare alcune gare "interne" a Trieste: e gli abbonati? Pensate che fregatura. E la crisi economica poi fa il resto. Siamo lontani anni luce dalla Bundesliga e dalla Premier League, ma questa non è certo una novità. Che fanno i club per riportare i tifosi negli stadi? Niente, assolutamente niente.  Alle società basta che le tv possano fare grandi ascolti e strappare da loro ingenti finanziamenti (ben TRE MILIARDI DI EURO IN 12 ANNI !!!), e li fanno: sia Sky che Mediaset Premium sono in crescita. Il calcio in Italia  rischia di diventare sempre più uno sport televisivo.  Non si sa ancora inoltre cosa succederà il prossimo anno con la tessera del tifoso, che dovrà trasformarsi, nelle intenzioni, in fidelity card. A fine stagione sarà necessario che il Viminale faccia il punto con la Lega di serie A, prima che vengano programmati i piani per gli abbonamenti. Un'incertezza che non piace, e penalizza i tifosi.

 

 

"Si gioca troppo": l'allarme arriva proprio dai calciatori. "Si guadagna troppo"......nessuno lo dice NEMMENO QUEL TESTA DI CAZZO DI FULVIO BIANCHI CHE PREVEDEVA ASSOLUZIONE PIENA PER MOGGI, UNA SPECIE DI SIBILLA CUMANA ALLA ROVESCIA DATO CHE NON NE AZZECCA MAI UNA.....TANTO CHE NON SI CAPISCE PERCHE' ANCORA SCRIVE.........AH GIA', LA REPUBBLICA E' UN BEL CAROZZONE SOSTENUTO DA 50 MILIONI DI SOLDI PUBBLICI A BABBO MORTO....UN PO' COME I PARTITI DIMMERDA DI STO PAESE DIMMERDA !!!!!E' vero: un tempo, ricorda il dottor Piero Volpi, consulente dell'assocalciatori, un giocatore faceva al massimo 45-50 partite in una stagione. Ora può arrivare a 65-70. Un esempio: Michel Platini 56 gare nel 1982-83; Samuel Eto'o 62 partite nel 2009-'10. Giovanni Petrucci ha detto che è un problema che va discusso con serenità (che manca), senza farsi travolgere dall'emozione. Ma in realtà, ridurre il numero delle partite è sempre più difficile. Ci sono le esigenze di Fifa e Uefa, che allargano i loro tornei (con soddisfazione delle Federazioni che prendono più soldi...). Ci sono i campionati nazionali che, vedi soprattutto l'Italia, devono rispondere alle tv che li tengono in vita a suon di miliardi di euro.
Da noi, da anni si parla di riforma dei campionati: al massimo si può fare il blocco dei ripescaggi per la serie B e la Lega Pro (e difatti se ne parlerà nel prossimo consiglio federale del 27 aprile), ma di un progetto di riforma vero, serio, approfondito e che coinvolga tutte le aree calcistiche non c'è nulla. Ogni Lega va avanti per conto suo, e anche il sindacato calciatori ha l'esigenza di tutelare i posti di lavoro. Nessuna nazione europea ha il nostro parco professionistico. La Lega B vorrebbe partire il più presto possibile con quello che il presidente Andrea Abodi ha fatto (già) votare ai suoi club: la riduzione da 22 società (follia del passato...) a venti. Un primo passo avanti ma significativo. 

 

La Lega Pro ha già stabilito di scendere a tre gironi con un massimo di 60 club (trenta in meno rispetto ad anni fa, altra follia): scelta obbligata perché molte, troppe società, non ce la fanno ad iscriversi, mentre altre dopo essersi svenate per iscriversi falliscono a campionato in corso o non pagano più gli stipendi (basta vedere le tante, troppe penalizzazioni). Per questo giustamente Mario Macalli vuole "ripulire" la sua Lega: solo club sani in futuro. Ma, ripeto, un piano organico non c'è. La Lega di A, ad esempio, da decine d'anni ha in un cassetto un progetto di ristrutturazione del campionato ma non ci pensa assolutamente a tirarlo fuori. I grossi club (Milan, Juve, Inter, ecc.) sarebbero a favore di una riduzione da 20 a 18 squadre, avendo così più spazio per l'attività internazionale. Ma i medio-piccoli non ne vogliono sapere. Temono, ma non è detto che sia vero, che le pay tv, riducendo i club, possano pagare di meno. Di sicuro si giocherebbero meno gare, il calendario non sarebbe così ingolfato (con turni infrasettimanali in inverno che scatenano solo polemiche e disagi per i tifosi) e il livello del gioco probabilmente ne avrebbe un beneficio. Ma tutto è fermo. Non se ne discute nemmeno. Sino al 2015 la Lega di A ha venduto i diritti tv con questo "format" del campionato, è vero: ma perché non studiare un piano dal 2015 in avanti? Una volta c'erano 18 squadre e quattro retrocessioni. Ora sono venti, e sole tre retrocessioni (con il "paracadute"). Pensate che possano (vogliano) tornare all'antico? Pia illusione. Anni fa, molti anni fa, l'attuale presidente della Figc, Giancarlo Abete, aveva studiato un piano dettagliato di riforma dei campionati. Fu bocciato dai veti incrociati. Ora Abete, che è il n.1 del calcio, non può certo imporlo alle Leghe: lo statuto glielo vieta. E così tutto resta fermo, si sprecano i tavoli di lavoro (e le cene) che non portano a nulla. La tragedia di PierMario, comunque, potrebbe portare ad una maggiore attenzione, e prevenzione, per quanto riguarda la salute degli atleti. La Lega Pro presto firma un protocollo con la Federazione medici sportivi. Ospite in studio durante la rubrica "Mattino Sport", in onda dalle 7 di questa mattina su Rai Sport 1, il presidente della Lega Serie B, Andrea Abodi, ha fatto il punto a poche ore dalla tragica scomparsa di Morosini. "Cercare di migliorare la sicurezza? Si può sempre fare di più, ma se vogliamo dare un senso a tutto quello che è successo, dobbiamo alzare l'asticella dell'attenzione in tutti i sensi. In tutti i campi di calcio ci sono i defibrillatori e questo va ricordato. Al di la di quello che è accaduto, che ha davvero sconvolto tutti, nostro compito adesso è trovare soluzioni per salvare la vita di tutti quelli che potranno avere lo stesso problema in futuro. Cosa faremo per ricordare Morosini? Il prossimo weekend tutti i giocatori che scenderanno in campo avranno la maglietta numero 25 di Morosini". Giancarlo Abete insiste sulla preparazione degli allenatori e su una diffusione più capillare dei defribillatori. 

 

 

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«Via l'Europa League e Champions a 64 squadre»

Sarebbe il progetto segreto di Platini e in Germania la Bild è sicura: rivoluzione a partire dal 2016

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ROMA - Cancellare l'Europa League e allargare la Champions League a 64 squadre rispetto alle 32 attuali. È il progetto del presidente dell'Uefa Michel Platini che vorrebbe rivoluzionare l'attuale assetto delle competizioni europee a partire dal 2016, almeno secondo quanto riporta il giornale tedesco 'Bild', nella sua edizione on-line. La riforma porterebbe da quattro a sei gli ingressi nella 'nuova Champions' delle maggiori potenze europee (Spagna, Inghilterra e Germania) permettendo però anche ai paesi più piccoli come Lettonia, Bielorussia e Slovacchia di partecipare alla fase centrale della competizione. Il progetto di allargamento della Champions ad altre 32 formazioni, che non sarebbe stato accolto con grande entusiasmo dai grandi club come Barcellona e Bayern Monaco, nasce dalla mancanza di appeal per gli sponsor della Europa League e dalla necessità di Platini di aumentare il suo consenso. Il presidente dell'Uefa - scrive la Bild - è un grande sostenitore delle piccole federazioni e in particolare dell'Europa dell'Est. Proprio quelle che nel 2007 gli permisero di sedere sul trono dell'organo di governo del calcio continentale a scapito del suo predecessore, lo svedese Johansson.

FEUDALESIMO CALCISTICO

L'Italonia anni '10 del 2000 ha il pregio, eufemismo,di mantenere in vita anticaglie di medioevale memoria.Grazie al governo dei "Tecnici" è sull'orlo della liquefazione politico-sociale,per ora scongiurata solo dalla "dea fortuna". L'industria del calcio tuttavia ha anticipato i tempi di una disintegrazione:La Lega di A ha deciso di mettersi da parte, la collaborazione con le altre componenti del calcio è ad intermittenza, e a volte inesistente. Una situazione che non porterà lontano. Tra l'altro, la Lega sembra quasi ostaggio di Claudio Lotito. Il rischio che l'assemblea del 2 aprile venga ancora monopolizzata dal n.1 della Lazio c'è, così come successo in occasione del consiglio di ieri. Il patron laziale, pluricondannato (frode sportiva in primo grado e aggiottaggio in secondo), non ci sta ad essere stato sospeso dalla Figc in base alla nuove norme etiche del Coni (che valgono non solo per Lotito, ovviamente) e per questo ha fatto ricorso al tribunale che deciderà il prossimo 3 aprile. Una volta nel calcio esisteva la clausola compromissoria, ora pare che non valga più nulla, o almeno non vale più nulla per qualcuno: comunque, la Figc, ricevuta la notifica, ha correttamente passato le carte al superprocuratore Stefano Palazzi: deciderà lui che fare (con calma, magari fra un annetto). Di sicuro Lotito strillerà ancora nell'assemblea del 2 aprile: vuole la solidarietà e l'appoggio della Lega ma ci sono delle società (Inter, Cagliari, Palermo) che non ci pensano nemmeno mentre altre sono dalla sua parte (vedi Genoa, Parma, Catania) e altre ancora hanno ben altri problemi e non se ne interessano assolutamente. Il guaio della Lega è proprio questo: quando dirigenti di lungo corso, e sicure capacità, come Adriano Galliani si fanno da parte e curano gli interessi solo dei loro club, ecco che manca una guida forte, carismatica. Non c'è nessuno che riesca a tenere insieme i presidenti, tantomeno Maurizio Beretta, in "uscita" dal marzo scorso. Ma questo vuole dire che la Lega va commissariata? Per ora funziona, male ma funziona. Prende le decisioni che deve prendere anche se magari con grosso ritardo. Non ha ancora ricostituito gli organi interni (vicepresidente e membri del Consiglio) per nemmeno deciso chi deve prendere il posto di Lotito in consiglio federale, ma basta questo per commissariare? Il rischio c'è indubbiamente se la situazione dovesse continuare con questo stallo "politico", più che funzionale.

Serie A, debiti per 2,6 miliardi
Solo 19 club su 107 producono utili

Per lo studio "Report Calcio 2012", nella stagione scorsa i club si sono indebitati per quasi tre miliardi di euro. Dato in crescita del 14 per cento, visto che nella precedente stagione i club della massima serie avevano 300 milioni di pendenze in meno

 

 

 

 

Negli Emirati sta nascendol'isola del Real Madrid

Negli Emirati sta nascendo
l'isola del Real Madrid

Ville e hotel super lusso, uno stadio con partite virtuali, un parco...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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INTERNOTIZIE SPORT E GIUSTIZIA
 
 
CALCIOPOLI SESTIES

 

LA JUVENTUS ricorre al TAR per un risarcimento danni da 444 milioni di euro ed alla Corte d'Appello di Roma per impugnare il LODO TNAS che chiudeva CALCIOPOLI QUATER

'JUVENTUS FOOTBALL CLUB S.p.A. ha depositato in data odierna presso il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ricorso ai sensi dell’art. 30 del codice del processo amministrativo contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e nei confronti della F.C. INTERNAZIONALE s.p.a. chiedendo la condanna al risarcimento del danno ingiusto subito dall’illegittimo esercizio dell’attività amministrativa e dal mancato esercizio di quella obbligatoria in relazione ai provvedimenti adottati dalla FIGC nell’estate del 2006 e del 2011.

Con tale atto JUVENTUS intende far accertare la mancanza di parità di trattamento e le illecite condotte che l’hanno generata ottenendo il risarcimento agli ingenti danni che sono prudenzialmente stimati in diverse centinaia di milioni di euro per minori introiti, svalutazione del marchio, perdita di chances e di opportunità, costi e spese.

Il ricorso dà seguito alla pronuncia del Presidente Tribunale Nazionale di Arbitrato dello Sport (TNAS) del 9 settembre 2011 che ha rimesso la Società innanzi al TAR limitatamente ai danni e rientra nella più ampia strategia di tutela della Juventus in ogni sede, già preannunciata nella conferenza stampa del 10 agosto 2011.' E così: Lo prevede la legge 380 del 2003, in questo caso la Juventus non rompe la clausola compromissoria in quanto ultima ratio a fronte di tutti i ricorsi presentati in sede giuridica sportiva.

 

Il 10 febbraio 2012 la Juventus ha impugnato davanti alla Corte d'Appello di Roma il lodo arbitrale TNAS del 15 novembre 2011, portando così davanti alla giustizia ordinaria anche la mancata revoca dello scudetto 2005-2006.
 

( CALCIOPOLI IL PROCESSO SPORTIVO 1,2,3 GRADO LUGLIO-OTTOBRE 2006)

( CALCIOPOLI BIS, IL CASO INTER E L'INTERVENUTA PRESCRIZIONE PER UN RIMANDO A GIUDIZIO DELL'INTER STESSA, LUGLIO 2011)

(CALCIOPOLI TER, LA RADIAZIONE DI MOGGI-GIRAUDO-MAZZINI DEFINITIVA, FEBBRAIO 2012)

(CALCIOPOLI QUATER: LA JUVENTUS RICORRE ALLA FIGC PER LA REVOCA DELLO SCUDETTO 2006, RICORSO RESPINTO NEL LUGLIO 2011 ribadito con sentenza TNAS del novembre 2011)

(CALCIOPOLI QUINTIES, LA JUVENTUS RICORRE ALL'UEFA PER L'ESCLUSIONE DELL'INTER DALLA COPPE EUROPEE, RICORSO RESPINTO)

MILANO - TUTTA LA DOCUMENTAZIONE INSERITA IN INTERNAZIONALSIT.ALTERVISTA.INDEX71.HTM

FINITA PER SEMPRE:

Niente sconti per Moggi e Giraudo
Corte Coni conferma la radiazione

Ribadita la sentenza che era stata decisiva dalla corte di giustizia sportiva della Figc nell'ambito del procedimento sportivo su Calciopoli. Respinto anche il ricorso di Mazzini

 

ROMA - L'Alta Corte di Giustizia presso il Coni ha respinto i ricorsi presentati da Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi, confermando la radiazione che era stata decisa dalla corte di giustizia della Figc nell'ambito del procedimento sportivo su Calciopoli.

"Moggi era il capo
decisive schede sim"

Depositate le motivazioni del processo di Napoli che ha condannato l'ex direttore generale della Juventus. "Chiari gli elementi di prova"

di DARIO DEL PORTO

Ecco tutte le 558 pagine delle motivazioni su Calciopoli depositate dal giudice Teresa Casoria della nona sezione del tribunale di Napoli che ha condannato Moggi, Bergamo e altri coimputati e ha portato alla forte penalizzazione della Juventus.

"Moggi era il capo decisive schede sim"

Luciano Moggi

NAPOLI - Depositate le motivazioni della sentenza Calciopoli. ''Sussiste la prova della responsabilità di Luciano Moggi a carico del quale si ravvisano elementi utili per ravvisare la condizione di capo'', dell'associazione a delinquere ipotizzata dalla Procura di Napoli, scrive in 561 pagine il collegio presieduto da Teresa Casoria. Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Secondo i giudici va ''sgomberato il campo da inutili esagerazioni'' come le ''vane parole'' di alcuni testi come Manfredi Martino e l'ex arbitro Nucini. Ma fatta questa premessa, restano ''gli elementi di prova per ravvisare l'esistenza di una struttura organizzata per raggiungere il fine della frode sportiva. Struttura avente quale capo Moggi''. Nella interpretazione dei giudixi appare come «ben più pregnante e decisivo l'elemento dell'uso delle schede straniere delle quali e' risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri''.
Dato che per il tribunale ''ha resistito alla critica di difese e consulenti''.

Nella interpretazione dei giudici il processo non "ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente". Ciò nonostante, il tribunale ritiene "sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi

 

del reato" di frode sportiva che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.
Nella sentenza non mancano stoccate al lavoro degli investigatori.
 il collegio sottolinea che la difesa è stata "almeno in fatto molto ostacolata dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170 mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura". Il tribunale però ritiene che il processo, "confezionato con il ricorso a dosi massiccie di intercettazioni, non abbia patito totale disfatta nell'urto con il dibattimento" da cui non sono emersi, "contrariamente a quanto sostenuto dal coro delle difese, fatti di totale annullamento della portata probatoria del discorso telefonico".
I magistrati escludono invece che il sorteggio arbitrale sia stato truccato. E su questo punto viene assestata una nuova bacchettata alla procura che, sostiene il collegio,"incomprensibilmente si è ostinato a domandare di sfere che si aprivano, sfere scolorite e altri particolari "

 

 

 

 

 

 

 

 

Altro lutto nel calcio: è morto Carlo Petrini

Lutto nel mondo del calcio. È morto questa mattina nell'ospedale di Lucca Carlo Petrini, ex attaccante della Roma. Aveva 64 anni. Cresciuto nelle giovanili del Genoa, vestì anche la maglia del Milan nel 1968-1969, del Torino ('69 a '71), con cui vinse la Coppa Italia 1970-1971. Petrini arrivò nella Roma di Nils Liedholm nella stagione 1975-1976. Carlo Petrini era ricoverato nel reparto di oncologia dell'ospedale di Lucca da sabato scorso. Le sue condizioni, secondo quanto si apprende da fonti sanitarie, al momento del ricovero erano gravissime. Da tempo malato di tumore. L'ex attaccante di Milan, Torino e Roma era stato tra i primi a denunciare l'uso del doping nel mondo del calcio in particolare tra negli anni Sessanta e Settanta, ed era diventato una specie di "fustigatore" del mondo del pallone. Coinvolto nello scandalo scommesse del 1980, Petrini abbandonò il calcio e ha poi raccontato le sue esperienze in diversi libri.

NUMEROSI LIBRI - Carlo Petrini, che nella sua carriera ha giocato anche nel Catanzaro dal 1972 al 1974, dopo avere smesso col calcio ha scritto numerosi libri tra i quali "Il calciatore suicidato". Per scrivere il volume, Pertrini indagò in prima persona sulla morte del calciatore del Cosenza Donato Denis Bergamini, travolto da un camion il 18 novembre 1989 sulla statale 106 a Roseto Capo Spulico (Cosenza). Petrini sostenne che la morte del calciatore era avvenuta per mano della criminalità locale, nonostante la magistratura avesse chiuso la pratica attribuendo la morte di Bergamini ad un suicidio. Una tesi quest'ultima, messa in dubbio dalla Procura di Castrovillari che su richiesta dei familiari di Bergamini ha riaperto l'inchiesta ipotizzando che il calciatore sia stato ucciso. In precedenza, nel 2000, Petrini aveva pubblicato la sua autobiografia, "Nel fango del dio pallone", in cui denunciava la pratica del doping che, a suo dire, già negli anni '70-'80 era dilagante. 

IL PERSONAGGIO - Carlo Petrini viveva a Lucca dal 2003. Dopo una squalifica per il calcio scommesse alla fine degli anni '70, aveva goduto dell'amnistia grazie alla vittoria ai mondiali dell'82. Tornato al calcio nelle serie minori aveva chiuso la carriera in Liguria. Dal 2005 era sposato con Adriana Clocchiatti, figlia dell'ex calciatore della Lucchese Giovanni Clocchiatti. Aveva subito ben cinque operazioni agli occhi e da alcuni mesi era diventato completamente cieco. Più volte negli ultimi anni, seppur già molto malato, aveva ricevuto giornalisti che lo intervistavano per le sue dichiarazioni e i suoi libri su doping e scommesse, nella sua abitazione a due passi dal centro storico.

 

Addio a Chinaglia
Fece grande la Lazio

A 65 anni si è spento in Florida per un infarto l'ex stella dei capitolini, con i quali vinse uno scudetto storico. Chiuse la carriera negli Stati Uniti, insieme alle stelle dei Cosmos

 

Addio a Chinaglia Fece grande la Lazio

Giorgio Chinaglia in azione con la maglia della Lazio

Un lutto sconvolge il mondo del calcio. All'età 65 anni è morto Giorgio Chinaglia, ex gloria della Lazio e della Nazionale azzurra. Chinaglia si trovava ricoverato dallo scorso venerdì in un ospedale della Florida dove era stato ricoverato per un attacco di cuore. La notizia è stata riportata su Twitter dal direttore organizzativo del Milan, Umberto Gandini, in contatto con ambienti dello sport americano, è stata successivamente ripresa da Sky Sport. "Ho appena saputo che un grande amico e' scomparso prematuramente, il grande Giorgio Chinaglia. Riposa in pace, Campione!" le parole del dirigente milanista, che poi ha scritto altri particolari. "Purtroppo non e' un pesce d'Aprile.... Mi dispiace! Era ricoverato da una settimana per problemi cardiaci, era tornato a casa da qualche giorno dopo una crisi cardiaca che sembrava avesse superato. Purtroppo non e' stato cosi. Non me la sento di aggiungere molto, se non che era un carissimo amico che ho conosciuto negli Stati Uniti dopo che aveva smesso di giocare. L'ho visto l'ultima volta l'anno scorso, gli avevo parlato recentemente, ero molto legato a lui per questioni personali"

"Mio padre - ha detto Anthony Chinaglia, figlio dell'ex giocatore - è morto questa mattina intorno alle 9:30. Era stato operato una settimana fa dopo un attacco di cuore. Gli erano stati impiantati 4 stent e l'operazione era andata bene. Era stato rimandato a casa dove sembrava essersi ripreso. Stamattina si era svegliato per prendere una medicina e si era rimesso al letto.

 

Poi sono andato a controllarlo ed ho scoperto che non respirava più. Ho provato a rianimarlo ma non c'è stato niente da fare".

Da giocatore Chinaglia iniziò la sua carriera in Galles, nelle file dello Swansea City, quindi arrivo in Italia nelle serie minori con Massese e Internapoli. La squadra alla quale legò indissolubilmente la sua carriera è però la Lazio, dove arrivò nel 1969 e dove vinse uno scudetto storico nella stagione 1973-74. In quello stesso anno, fece parte della sfortunata spedizione della Nazionale ai mondiali di Germania, in cui fu protagonista di accese polemiche con il ct Ferruccio Valcareggi. Nel 1976 lasciò l'Italia per iniziare l'avventura americana con i Cosmos, insieme ad altre stelle del calcio mondiale.

Nel 1983 tornò alla Lazio, questa volta come presidente, ma due anni dopo fu costretto a cedere la società per problemi economici. Nell'ottobre del 2006 cercò una nuova scalata ai vertici della Lazio, ma  il nucleo valutario della Guardia di Finanza ne richiese  una ordinanza di custodia cautelare. Nel luglio 2008 è stato colpito da un mandato di arresto per riciclaggio.

Dal gennaio 2011 era ambasciatore insieme a Carlos Alberto dei New York Cosmos, con l'obiettivo di rilanciare la società insieme al presidente Pelè e al direttore tecnico Eric Cantona.

 

 

 

 

 

 

 

 

 INTERNOTIZIE SPORT VARIE

 

 

 

 

 

 

ARCHIVIO 2004-2011

 

NOTIZIE ON LINE, articoli e notizie, considerazioni e dossier dal 2004 ad oggi

 

 

 

 

M  06 Settembre  2012 14:47:09 [rss full] [rss text] Delicious [permanent link]permalink
 

 

 

 

GUERRA CIVILE IN SIRIA

Ancora terrore a Damasco
40 morti, molti bambini
vd

Audio Il nostro inviato
"Cratere come a Capaci"
Foto

Ancora terrore a Damasco  40 morti, molti bambini   vd

Kabul, 17 ore di scontri. Uccisi 36 talebani - foto

Voci sotto le bombe - audio Video Combattimenti in strada
Audio Il testimone : "Pallottole sulla nostra testa" - video

Kabul, 17 ore di scontri. Uccisi 36 talebani -   foto Si è conclusa la pesante offensiva nella capitale e varie province dell'Afghanistan: 47 vittime in totale. Attacchi ad ambasciate, Parlamento e Isaf. Il racconto di Andrea Cucco: "Sparatorie ovunque". La rivendicazione: "Vendetta per profanazioni marines" / Mappa
 

Macedonia, 11 anni dopo la guerra
si riaccende il conflitto interetnico
 

L’escalation di violenze nei primi mesi del 2012 dovrebbe far riconsiderare la definizione di frozen conflict con cui è stato definito il contesto macedone, circa due milioni di abitanti un quarto dei quali albanesi stabiliti principalmente nel nord. Con un tasso di disoccupazione del 30%
di Alessandro Cesarini

 

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CROLLO TOTALE:PDL MACERIE,

ITALONIA VERSO IL NULLA

Crisi, Passera lancia l'allarme
"A rischio la tenuta sociale del Paese,7 MILIONI DI PERSONE A SPASSO,OLTRE 3000 IMPRESE CHIUSE IN SOLI 4 MESI!!!!"

 

Le Amministrative certificano la scomparsa "dell'impero", crollano Lega e Pdl
tiene il centrosinistra, boom 5 Stelle
. Grillo: "Ora in Parlamento",ma NON IN QUELLA MERDA DI TRASMISSIONI DEL CAZZO TIPO BALLARO'

 Chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”. Le parole sono di Beppe Grillo e il riferimento pare sia evidentemente la partecipazione ai programmi di approfondimento politico di ieri sera a La7 e su Rai Tre (Otto e mezzo e Ballarò). Il comico e leader del Movimento Cinque Stelle scrive intorno alle 23 sul suo blog: “Se il MoVimento 5 Stelle avesse scelto la televisione per affermarsi, oggi sarebbe allo zero qualcosa per cento. Partecipare ai talk show fa perdere voti e credibilità non solo ai presenti, ma all’intero MoVimento”.

A La7 Lilli Gruber aveva invitato Federico Pizzarotti che contenderà la poltrona di sindaco di Parma al candidato del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli e Nicola Fuggetta che si era presentato come candidato sindaco a Monza. A Ballarò, invece, ha partecipato per una parte della serata Paolo Putti, che è stato estromesso dal ballottaggio dal Terzo Polo per un solo punto percentuale.

Così Grillo ribadisce: “Nei talk show il dibattito avviene con conduttori di lungo corso e con le mummie solidificate dei partiti. C’è l’omologazione con il passato. Che senso ha confrontarsi con Veltroni o con Gasparri in prima serata? Più che spiegarlo e ribadirlo non posso fare. Comunque chi partecipa ai talk show deve sapere che d’ora in poi farà una scelta di campo”.

Inutile dire che sul blog di Grillo è partito il dibattito degli utenti che si sono sbilanciati anche sulla prestazione di Putti ospite di Giovanni Floris (con Fassino, Vendola, la Bernini e il ministro dell’Agricoltura Catania): “Una conferma spiacevolissima – scrive duro Maurizio – Un cretino esibizionista, che si sta facendo fare a fettine da uno sciame di politicanti ed è arrivato a farsi dire “siete identici a noi” da uno del Pd. Evidentemente non tutti i candidati del MoVimento sono seri, intelligenti e soprattutto non tutti hanno capito che il personalismo nel Cinque Stelle non porta da nessuna parte, fa solo danni. Via subito questi novelli Scilipoti”.

Putti peraltro stamani ha replicato a Omnibus: “ ”Grillo non è un leader ma una persona che ha messo a disposizione risorse e intuizioni e che fa da megafono al Movimento nelle città e in rete – ha detto il candidato sindaco di Genova – Nel Movimento esiste uno staff formato anche da tecnici, professori universitari, professionisti, docenti, che discute dei contenuti e poi Grillo fa da megafono in rete usando anche delle provocazioni”.

“A me Putti a Ballarò stasera è piaciuto meno di niente – interviene ancora nel blog di Grillo Marco – Uno parlava di urban lab e gli altri parlavano di politica, leggi elettorali, voti di protesta, candidati sbagliati. La crema che dentro al dibattito-merda diventa per il telespettatore merda a sua volta. Io eviterei le gogne mediatiche, grazie”. A favore delle partecipazioni televisive invece Riccardo: “Beppe, il signor Putti li ha sbaragliati. Quello che dici è vero perché non si arriva così in alto per caso però una soddisfazione ogni tanto, un peccato una tantum è come quando il medico ci dice di non fumare dopo il caffè”.

C’è chi, ironico, si preoccupa del puntare solo sui blog: “Guardate che con la volontà di non partecipare al confronto televisivo e con un consenso M5S in continua crescita sulla rete – dice Zeon Porter – finirà che vi faranno una leggina “democratica” sulla regolamentazione dei blog, magari fatta su misura per i grillini boom-boom”. Qualcun altro, come David, dà invece consigli più tecnici: “Spesso i candidati m5s sono giovani e si emozionano facilmente in tv e questo li fa sembrare dei coglioni. Però quando ci saranno spero presto le politiche, in quel caso negli spazi tv regolamentati dove è assicurato un certo tempo per presentare le proprie idee e il proprio programma. In quel caso bisogna andarci”.

Altri toni sembrano quasi indicare i primi attriti tra eletti ed elettori: “Dopo 30 secondi di Ballarò avevo già voglia di astenermi definitivamente dal voto – protesta Ivan – Signor Putti, una piccola chiosa. Lei e tutti gli altri rappresentanti siete pregati di usare il “noi”. Io faccio io farò Io Io Io… Stona assai. In consiglio ci siamo “Noi”, lei è solo un anonymus. Se continuate ad essere visibili (video e audio) sarà la fine”.

Giulia non è d’accordo: “I candidati del Movimento 5 stelle dovrebbero iniziare ad andare in tv. Sono d’accordo con l’inesperienza, ma se non si inizia non si impara mai. Per cui secondo me, dovrebbero prima testare tv locali con giornalisti e politici di basso calibro per imparare e poi una volta fattisi i controcazzi andare nelle tv pubbliche. Certo, uno che non è mai andato in Tv non può e dico non può andare ad 8:30 con la Gruber perchè lo fanno a fettine…”. Anche se qui Pizzarotti e Fuggetta non dovevano vedersela con dei “big”, ma con il sindaco di Forlì Roberto Balzani, professore di storia contemporanea “prestato” alla politica da 3 anni.

Mario è ancora più chiaro: “La tv conta ancora eccome, un sacco di gente non sa nemmeno accenderlo il pc o non ha la connessione – spiega – In un dibattito ci vogliono gli argomenti e l’argomentazione non è nelle corde di tutti, l’emozione, l’ingenuità, l’inesperienza possono giocare brutti scherzi. Pinzarotti ha dimostrato che è possibile farlo anche se a livello locale”. E conclude: “Beppe non brilla certo per diplomazia(sarà un difetto?) e lo si vede dal tono autoritario con cui ha scritto quel minipost, questo sì ci mette in difficoltà essendo prova di seguire un dispotico capo, peggio di un dibattito “pilotato” da Vespa. Urge una veloce spiegazione da parte di Beppe”.

Ma ammette che “se non si hanno le capacità o si pensa che provochi più danno, scomparire dal video e mantenere le aspettative stupendo gli scettici e i detrattori, come ha fatto la lega nel corso degli anni sul territorio, pur avendo argomentazioni ben più indifendibili rispetto quelle del M5S e portare il dibattito in rete che garantisce un equilibrio, oltre ad un apporto di documentazione e testimonianza sbugiardanti immediati”.

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Lo schianto è memorabile. E così tanto fragoroso da non poter essere mistificato in alcun modo. Da ieri il Pdl è polvere di stelle. Solo sette mesi fa governavano il Paese e oggi sono ridotti in percentuali imbarazzanti. Sgretolati dalle lotte intestine interne, dagli scandali giudiziari, ma anche dall’assenza di una proposta politica concreta, capace almeno di tenerli insieme nel momento più basso del consenso. E invece no. Il partito di plastica si è liquefatto nelle urne delle amministrative, mentre Berlusconi, scappato in Russia per non dover mettere la faccia sulla fine del suo impero politico, applaudiva in prima fila il proseguimento anacronistico di quello dell’amico “zar” Putin a Mosca (ormai unico rappresentante in grande stile di quel leaderismo carismatico che in Europa si vede sconfitto), dopo aver tentato, a Parigi, di vendere il Milan sconfitto al principe Al Waleed ed essersi raccomandato con Tarak Ben Ammar di rendere la vita difficile a De Benedetti in caso di assalto reale di quest’ultimo a La7.

L’umiliazione più grande è stata la constatazione che a ridurre in atomi i numeri del consenso pidiellino in regioni e comuni che solo un anno fa sembravano fortilizi inespugnabili, sarebbe stato Grillo che ha convogliato su di sé il voto della destra schifata dal ventennio a colori. Peggio, insomma, non poteva andare. Scappando in Russia, Berlusconi ha lasciato il cerino in mano ad Alfano, mollandolo da solo davanti alle telecamere a dire che sì, si è trattato “di una sconfitta , ma non di una catastrofe”, che “combatteremo per i ballottaggi”: il PDL è al ballottaggio solo nei comuni di Trani, Como, Piacenza, Monza, Catanzaro, Agrigento Asti ed Alessandria, NON HA ELETTO NESSUN SINDACO AL PRIMO TURNO  ed E' TOTALMENTE SCOMPARSO A GENOVA, PALERMO, VERONA, PARMA, CUNEO, L'AQUILA, TARANTO, LECCE, BRINDISI, GORIZIA; nei fortilizi destrorsi come La Spezia, Lucca, Belluno addirittura è incalzato dal MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO che ha espresso un sindaco nel vicentino ED E' AL BALLOTTAGGIO A PARMA ex altra roccaforte del berlusconismo impastato col tanzismo alla crack Parmalat. IL MOVIMENTO 5 STELLE DI BEPPE GRILLO va al ballottaggio a Parma ed è TERZO PARTITO NEI COMUNI DI GENOVA (14%), VERONA(10%), ALESSANDRIA(12%), ASTI(8,21%), BELLUNO(10%), GORIZIA(10%), LASPEZIA (10%), LUCCA(8%),MONZA, PIACENZA E PISTOIA (10%),una crescita clamorosa per una forza semi sconosciuta fino ad un anno fa. Gli ex alleati della Lega del si e del no (nel senso che sono alleati a seconda di come butta il vento) riescono ad eleggere due sindaci al primo turno a Verona e Gorizia ma letteralmente scompaiono dalla scena a Genova,Parma, Cuneo, Alessandria, Asti, Belluno(!!), Como (!!!), Lucca, La Spezia, Piacenza(!!!!), Pistoia, come sindaci di Monza non raggiungono nemmeno il ballottaggio !!!!!. Il Pastone di Sinistra, ALLEATO OCCULTO DEL PEDERASTA, evita la slavina in quanto impastato ad una miriade di rivoli localistici che tuttavia gli portano in dote solo tre comuni: Brindisi, La Spezia e Pistoia. A Palermo il suo candidato ufficiale si scontra con quello dei Post Comunisti-IDV come a Napoli un anno fa, a Genova va al ballottaggio con una lista Civica, a Parma se la deve vedere con gli agguerriti 5 Stelle, di nuovo al ballottaggio ad Asti, Alessandria, Taranto, L'Aquila, Cuneo, Belluno, Catanzaro, Monza, Frosinone, Lucca, Piacenza,Trani e persino nella super roccaforte SESTO SAN GIOVANNI !!! Dalla Russia post sovietica, l'uomo di Plastica cerca di deformare come al suo solito la realtà mentre prepara nuove corruzioni, nuovo miasma asfissiante fatto di formalina aldeide televisiva mentre nel frattempo i topi iniziano ad abbandonare la Super Portaerei Mediaset costretta ad elargire comunicati stampa ANCHE PER TRASCINARE I TIFOSI AL DERBY - STRAPERSO- PER L'ULTIMO ASSALTO ALLO SCUDETTO MEDIATICO DA SFRUTTARE - SE ANDAVA BENE - PER FARE LA TIRATA ALMENO NEI BALLOTTAGGI RIMASTI.


 

 

 

Hollande: 'Ridarò speranza all'Europa'
Grecia balcanizzata: disintegrati i due maggiori partiti. I NEO-NAZISTI IN PARLAMENTO, l'estrema sinistra ULTRA COMUNISTA secondo partito nazionale. Tensione sui mercati. Borse in negativo

 

chaloliakos
(01:02)

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Il socialista batte Sarkozy: "E' il cambiamento" (leggi). Negativa la reazione delle Borse: Milano -2%

Al voto anche 2 milioni di tedeschi. Perde la coalizione della Merkel, successo dei Pirati all'8 per cento. Elezioni, affluenza a -6%. Il nostro speciale. Sardegna, c'è quorum al referendum anticasta.

Gli elettori greci hanno punito i partiti che hanno sostenuto il piano di tagli e riforme imposto da Unione europea, Bce e Fmi. La destra di Nea Dimokratia di Antonis Samaras ha il 19,1% dei consensi contro il 33,5% ottenuto nelle precedenti elezioni. Va anche peggio al Pasok di Evangelos Venizelos che ottiene il 13,3% contro il 43,9% del 2009 e si vede scavalcato al secondo posto dalla sinistra radicale (Syriza) che conquista il 16,6%.

Con questi risultati le due forze politiche che per decenni hanno dominato la scena politica greca sfiorerebbero la maggioranza in Parlamento: i conservatori occuperebbero infatti 108 seggi e i socialisti 41, ovvero solo 150 su 300, non abbastanza per formare una coalizione stabile. I leader di entrambi i partiti maggiori hanno già parlato di alleanza di governo, ma con questi numeri sarà difficile governarnare. A Syriza andrebbero 51 parlamentari.

La protesta contro le misure di austerity varate dall'esecutivo tecnico con l'appoggio di Nea Dimokratia (Nd) e Pasok premia anche l'estrema destra neonazista di Alba dorata che supera la soglia di sbarramento del 3% e entra in Parlamento con il 6,9% dei consensi. I comunisti del KKE migliorano leggermente rispetto al 2009. Entrano nell'assemblea legislativa anche i Greci indipendenti (destra) e Sinistra democratica. Al di sotto della soglia del tre per cento necessaria per ottenere una rappresentanza parlamentare Verdi, Laos (estrema destra) e Alleanza Democratica (centrodestra).

FINITA TOTALE anche per il Merdan

 inter.it 166078

 

Zlatan Ibrahimovic è molto deluso per la stagione appena trascorsa con il Milan. Parla a caldo con la stampa svedese ed esprime tutto il suo rammarico dopo la sconfitta del derby e la contestuale vittoria dello scudetto da parte della Juventus. "Non sono abituato - dice il bomber - a non vincere niente. È la prima volta che mi capita. Sono deluso, è stato un fallimento" parole amare pronunciate in un momento sicuramente poco felice per il Milan che ieri ha detto addio al titolo.Il derby è dell'Inter
Milan, addio al titolo

Stracittadina combattutissima anche se piena di errori, anche arbitrali. Finisce 4-2 per i nerazzurri: reti in successione di Milito, Ibrahimovic (uno su rigore), quindi ancora il Principe con due tiri dal dischetto. Chiude la serata Maicon

MILANO - E' stato uno dei derby più roventi degli ultimi anni. Lo vince l'Inter, che si regala un barlume di speranza per la conquista del terzo posto e soprattutto affossa le speranze scudetto del Milan. Un successo meritato, frutto di una partita ricca di errori (4-2, troppi gol per la perfezione tattica), anche arbitrali, ma che ha visto le squadre battersi con le ultime energie - poche - rimaste dopo una stagione logorante. Insomma, Stramaccioni forse di guadagna la conferma azzeccando il primo derby della vita, ma va dato atto al Milan di non avere mollato neanche un momento l'idea di prendere la Juve campione d'Italia.

Per capirci qualcosa, nella confusione generale che caratterizza il finale del primo tempo, bisogna carpire il quadro tattico soprattutto nella parte iniziali. Stramaccioni la affronta simil Ranieri (ricordate il derby di andata), con due linee molto serrate - Alvarez va a sinistra - con Sneijder sulla trequarti a sostegno di Milito. Allegri sceglie il guizzante Robinho quale partner di Ibra, lasciando a Boateng il compito di giocare tra le linee e dando a van Bommel le chiavi della mediana. Dicevamo del derby di andata. Tatticamente simile, è diverso caratterialmente l'approccio dell'Inter, che non aspetta ma aggredisce. Il gol di Milito con un destro sotto misura, che segue ad una occasione analoga divorata da Ibrahimovic, è il primo spartiacque della partita.

Prende il via una fase tutta nerazzurra, condita anche dal presunto gol fantasma - meno netto di quello di Muntari - dopo un colpo di

 

testa di Samuel splendidamente respinto da Abbiati. Il secondo spartiacque della gara lo offre l'arbitro Rizzoli, che inventa un rigore per il Milan - gelido Ibra nella trasformazione in barba alle provocazioni di Julio Cesar - ed innesca reazioni a catena. Animi esacerbati, si scatena una specie di caccia all'uomo. Menzione 'specialè per un calcione di Samuel a Robinho, meritevole di un rosso vivo che non arriva. Insomma, Inter sull'orlo di una crisi di nervi e Milan paradossalmente rivitalizzato di energie sempre più carenti. Da segnalare nel contesto i cambi forzati di Abbiati e Bonera con Amelia e De Sciglio che privano Allegri di altri cambi.

La ripresa vede un Milan più concreto, con Ibra che subito mette la freccia con un preciso tocco morbido. Interisti sempre più nervosi, calmati solo dal rigore - giusto - concesso a Milito (che trasforma) per ingenua trattenuta di Abate. Energie che calano, squadre lunghe, è fin troppo evidente che non finirà così. Il match point del Milan è sulla coscia di Muntari, che da due passi non tramuta in rete un assist di Ibra. Quello dell'Inter è per Milito, che sigla la sua tripletta personale segnando il terzo rigore della serata: il fallo di Nesta su girata di testa di Pazzini è soggetto ad interpretazione, in pratica altre polemiche. Il Milan, sbilanciato dall'ingresso di Cassano, non ne ha più, l'Inter dilaga e Maicon con un destro da lontano fa poker. I nerazzurri consegnano lo scudetto alla poco amata Juve: a giudicare da come si sono impegnati, la cosa non li tocca particolarmente

Inter batte Milan 4-2 (1-1)
Inter (4-3-2-1): Julio Cesar 6.5; Maicon 6.5, Lucio 6.5, Samuel 5, Nagatomo 6; Guarin 6.5 (17' st Obi 6), Cambiasso 6.5, Zanetti 6.5; Sneijder 6.5 (39' st Cordoba sv), Alvarez 6 (30' st Pazzini 6); Milito 7 . (12 Castellazzi, 17 Palombo, 23 Ranocchia, 28 Zarate). All.: Stramaccioni 7.
Milan (4-3-1-2): Abbiati 6.5 (35' pt Amelia 6); Abate 6, Nesta 5.5, Yepes 5.5, Bonera sv (21' pt De Sciglio 6); Nocerino 6, Van Bommel 6, Muntari 6 (32' st Cassano sv); Boateng 6; Robinho 6, Ibrahimovic 6.5. (5 Mexes, 8 Gattuso, 18 Aquilani, 21 Maxi Lopez). All.: Allegri 6.5
Arbitro: Rizzoli di Bologna 4.5.
Reti: nel pt 14' Milito, 44' Ibrahimovic (rigore); nel st 1' Ibrahimovic, 7' Milito (rigore), 34' st Milito (rigore), 42' st Maicon.
Recupero: 3' e 3'
Angoli: 10-4 per l'Inter.
Ammoniti: Zanetti, Nocerino, Julio Cesar, Abate, Alvarez, Van Bommel per gioco falloso; Maicon per comportamento antiregolamentare.
Spettatori: 78.222 per un incasso di 2.655.183 euro.

UNA CARNEFICINA: 33 SUICIDATI DALL'INIZIO DEL 2012, tutti legati alle cartelle Equitalia, ma MONTI SE NE FOTTE !!!

 

LA GRECIA E' FALLITA E NON SOLO TECNICAMENTE,GLI SCENARI EUROPEI POST EURO...

 

Tutte le azioni che potranno essere intraprese da ora in avanti provocheranno alla fine una crisi finanziaria. Il minor danno sarà garantito dall'adozione di politiche pro-crescita moderate, che saranno la soluzione migliore per minimizzare i danni. Ma alla fine, sempre che riesca a sopravvivere, l'euro non sarà più lo stesso.

PRIMO SCENARIO,IL MENO DRASTICO MA UGUALMENTE LETALE:  ovvero "La Francia e altri paesi convincono la Germania ad adottare politiche pro-crescita". Questa ipotesi è avallata dalle ultime evoluzioni - o involuzioni - dello scenario politico europeo. Tra queste, "il collasso del governo olandese, che ha reso difficile per il paese riuscire a centrare i target di deficit e, in Francia, il candidato socialista Francois Hollande, che molto probabilmente vincerà le elezioni presidenziali di domenica". Hollande, continua il Time, ha "chiesto l'adozione di politiche pro-crescita, fattore che ha provocato costernazione in Germania. Ma è fuor di dubbio che la forma mentis dell'Europa è cambiata e che a questo punto la "Germania potrebbe non avere altra scelta che intraprendere una strada diversa, accettando l'eventualità di maggiori spese - e maggiori richieste di prestiti - dai governi nazionali. Nel breve termine, tale strategia aiuterà le economie europee a ridurre la disoccupazione e l'impatto della recessione. Ma nel lungo termine i debiti dei governi saliranno. Di conseguenza, l'adozione di queste politiche a favore della crescita posticiperanno, ma non risolveranno, la crisi dell'Eurozona. La crescita dei debiti che ne seguirà peggiorerà infatti ogni crisi finanziaria che potrebbe presentarsi. Detto ciò, questa opzione corrisponde al male minore".

SECONDO SCENARIO, LETALE E MOLTO DISTRUTTIVO, ovvero "Le politiche di austerity portano la maggior parte dell'Europa in recessione". Questa seconda ipotesi è già una realtà, che si presenta ogni giorno sotto gli occhi di tutti. Il problema è che una dozzina di paesi europei è già in una fase di contrazione economica. "Nel lungo termine - ferme restando le politiche di austerity volute dalla Germania - i paesi in difficoltà finanziaria dovranno tagliare le proprie spese, aumentare le tasse, ridurre i propri costi del lavoro e limitare il ricorso ai prestiti. Tuttavia, tagli così veloci renderanno ancora più difficile abbassare il livello del debito inteso come percentuale del Pil - e questo perchè il Pil sta scendendo".

TERZO SCENARIO:I PAESI PIU' DEBOLI ESCONO DALL'EURO, SHOCK INFLAZIONISTICO ALMENO PER I PRIMI DUE ANNI MA IL DEPREZZAMENTO RILANCIA L'ECONOMIA .  La Grecia probabilmente sarà la prima ad andare via, fattore che scatenerebbe la speculazione su una uscita di scena di Portogallo, Spagna, e anche Italia. Tale situazione creerà un circolo vizioso, spingendo i tassi di interesse a crescere ulteriormente". Outlook: nel breve termine, questo scenario è meno probabile; tuttavia, sarà difficile evitarlo nel caso in cui niente cambierà dal punto di vista dei fondamentali. Quanto potrà essere doloroso? Guardando ai "contro", nel lasciare l'Eurozona i paesi provocherebbero una serie di shock alle banche più importanti che detengono i loro debiti. Se vogliamo guardare a un aspetto "positivo", però, è anche vero che, una volta lasciata l'Eurozona, i paesi potrebbero rimettere in sesto le proprie economie intraprendendo un cammino per la ripresa. Indicativo il caso dell'Argentina, che, agganciando la sua valuta al dollaro agli inizi degli anni '90, ha sofferto una forte recessione dopo aver deprezzato la sua moneta nel 2001. Ma entro il 2003, l'economia stava di nuovo registrando un boom.

QUARTO SCENARIO ovvero "L'Eurozona si divide in due diverse aree valutarie". Ovvero, Euro di serie A ed Euro di serie B, IL DEPREZZAMENTO DELL'AREA SUD DETERMINEREBBE LA CRISI DEL SISTEMA BANCARIO CHE SI RITROVA IN PANCIA TONNELLATE DI CARTA STRACCIA. "La soluzione più razionale - ma la meno probabile per motivi politici - è che la Germania e altri pochi alleati, come l'Olanda, lascino l'Eurozona e creino una loro propria moneta. L'euro rimarrebbe la valuta dei paesi del Sud e potrebbe essere deprezzato, al fine di allentare la pressione su questi paesi. Outlook: i paesi sudeuropei soffrirebbero una recessione per un anno circa. Le banche accuserebbero perdite sui loro bond, dovuti però più alla flessione dei prezzi che non a default diretti. Teoricamente, anche questa potrebbe essere la soluzione migliore e la meno distruttiva.

"Chi aveva per esempio 10 mila euro di titoli greci, un paio di settimane fa si è visto arrivare al posto del suo titolo 24 titoli diversi, li ha sommati e si è accorto che aveva solo duemila euro. Questo si chiama in linguaggio tecnico “default”, si chiama insolvenza. Se uno deve pagare degli interessi, un rimborso (Stato o società privata che sia) e non li paga, si chiama in termini brutali fallimento, in termini tecnici insolvenza o default." Beppe Scienza

La Grecia si è salvata e io ho perso l’80%, come la mettiamo?

La ristrutturazione dei titoli greci, Dio non voglia che abbiano la stessa sorte quelli italiani, è avvenuta in due fasi:
1) si è fatta una proposta dicendo alle banche, ai fondi comuni, alle assicurazioni: volete accettare di cambiare questi vostri titoli con titoli nuovi, accettate che si faccio un taglio? In effetti la stragrande maggioranza dei cosiddetti investitori istituzionali hanno accettato, sul modo che hanno accettato vorrei citare il capo della Commerzbank tedesca, Martin Blessing, che riguardo all’accettazione della ristrutturazione del debito greco ha detto: "Essa è così volontaria, come era volontaria la confessione nell’inquisizione spagnola". La Banca centrale ha ottenuto che le banche accettassero questa cosa e questi sono fatti loro.
Quelli che non sono fatti loro è che dopo, anche chi non aveva accettato, si è trovato la stessa sorte, gli hanno dimezzato in valore nominale i titoli che aveva e in valore di mercato la perdita è dell’80%. Ora questo si chiama in linguaggio tecnico “default”, si chiama insolvenza. Se uno deve pagare degli interessi, un rimborso (Stato o società privata che sia) e non li paga, si chiama in termini brutali fallimento, in termini tecnici insolvenza o default.

 

Quindi la Grecia è fallita. Non è la prima volta che è fallita, tutti i greci ricordano una frase pronunciata il 10 dicembre 1893 dall’allora primo ministro Charilaos Trikoupis che in greco è "Δυστυχώς επτωχεύσαμεν" (distihós eptohéfsamen) "Purtroppo siamo falliti". I greci possono dire e dicono "Δυστυχώς επτωχεύσαμεν ξανά" (distihós eptohéfsamen ksaná) "Purtroppo siamo di nuovo falliti". Allora non raccontiamo la storia che la Grecia non è fallita: la Grecia è fallita!

Però questo fallimento ha un’altra stranezza: non ha toccato tutti. Prima della ristrutturazione, prima della proposta di adesione volontaria al piano di taglio del debito pubblico, c'è stato un giochettino un po’ strano. I titoli posseduti dalla Bce e dalle altre banche centrali, della Bundesbank, dalla Banca d’Italia ecc., hanno subito un cambiamento di codice. Sono stati cambiati i codici e questi titoli non sono stati toccati, né dalla proposta, né dal taglio coatto. Questi titoli, rimasti come prima solo con cambiamento di codice, hanno incassato gli interessi, quelli scaduti sono stati tutti rimborsati: non sono falliti. Gli stati sovrani si chiamano proprio sovrani perché possono, se vogliono, non pagare i loro debiti. O ci si fa la guerra oppure è così. Il problema dell’Italia, che purtroppo non è stato ancora affrontato, anche perché è difficile, sia ben chiaro, è il debito pubblico che è a livello del 120%. Cioè il doppio di quello che era il parametro virtuoso di Maastricht del 60% del prodotto interno lordo. Ora è il 120%, quando però in effetti era così a metà degli anni 90, ma era sceso verso il 2007 sul 103%, poi è risalito.
Questo è il macigno, non si vede come si riesca a farlo scendere.

 

L'ITALONIA E' NELLA MERDA NERA E CHI CHIAMANO ??? TOPO GIGIO AMATO, L'UOMO DA 92.000 MILIARDI DI LIRE NEL 1992, POI ESPLOSE TANGENTOPOLI...

Margherita, chiesto l'arresto di Lusi
Il gip: "Ha saccheggiato le casse del partito"

"Trovato un milione, spese 30mila euro per le sue nozze"
Rep Tv Bonini: "Tentato da fuga in Canada"

Margherita, chiesto l'arresto di Lusi Il gip: "Ha saccheggiato le casse del partito" La Procura di Roma invia a Palazzo Madama la richiesta di autorizzazione per l'ex tesoriere e  senatore. L'accusa è anche di associazione a delinquere. Ai domiciliari la moglie e due commercialisti. Lui si difende: "Provvedimento abnorme"

 

 

Giuliano Amato nominato super-consulente da Rigor Montis sui soldi pubblici ai partitiè uno schiaffo agli italiani. Una pernacchia. Un potente vaffanculo della Casta. Una provocazione. E' come buttare un fiammifero acceso in un pagliaio. Qualche volta mi chiedo se Monti e il Trio Lescano che lo appoggia abbiano veramente capito dove si trovano, in quale momento storico. L'Italia è sull'orlo del collasso economico, dopo il quale può succedere di tutto. Al confronto di Rigor Montis, di Alfano, Bersani e Casini,Maria Antonietta, alla quale venne attribuita la frase "Se non hanno pane, mangino brioches!", rivolta al popolo affamato durante la Rivoluzione francese, è una statista.
Giulano Amato ha una certa esperienza nel maneggiare i soldi e di finanziamenti pubblici, è stato tesoriere del PSI di Craxi. Uno dei rari casi in cui il tesoriere fa carriera e il capo finisce sotto accusa e latitante. L'esatto contrario dei tesorieri Belsito della Lega e di Lusi della Margherita.
Si invocano i tagli e si imbarca un tizio che prende 32.000 euro di pensione al mese. E' uno scherzo di Carnevale? Per le pensioni va applicato un tetto massimo di 3.000 euro. Sono più che sufficienti per vivere. Con il risparmio (valutabile in 7 miliardi di euro all'anno) delle mega pensioni, doppie e triple, dei vitalizi dei politici si apra un fondo per pagare i debiti che lo Stato ha con gli imprenditori che si suicidano al ritmo di uno o due al giorno. Affidare un incarico al superpensionato Amato per contenere i costi è unadichiarazione di guerra a chi non riesce a mangiare con la sua pensione e dopo il taglio di 200 euro al suo misero reddito decide farla finita buttandosi dal terrazzo. I sacrifici, o li facciamo tutti, o non li fa nessuno! Ma questo, Rigor Montis non lo sa. Non capisce che senza esempi, occupandosi di ritagli e frattaglie al posto dei tagli e senza l'appoggio dell'opinione pubblica, è già finito. Che sarà travolto. Un ferrovecchio a cui i partiti cercheranno di attribuire le colpe per poi essere spazzati via a loro volta.
Loro non si arrenderanno mai. Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento (ma voi forse non ci sarete).

 

DELLA MERDA

Le accaldate dichiarazioni dei politici su Beppe Grillo sono uno spettacolo impagabile, da scompisciarsi. Tutti contro uno, come contro la Lega delle origini. Sono talmente terrorizzati da non notare la ridicolaggine di un’intera classe politica, seduta su 2,5 miliardi di soldi pubblici camuffati da rimborsi, padrona del governo e del Parlamento nonché di tutti gli enti locali, ben protetta da Rai, Mediaset e giornaloni, infiltrata in banche, assicurazioni, aziende pubbliche e private, Tav, Cl, P2, P3, P4, ospedali, università, sindacati, coop bianche e rosse, confindustrie, confquesto e confquello che strilla come un ossesso contro un comico e un gruppo di ragazzi squattrinati, magari ingenui, ma armati solo delle proprie idee e speranze.

Il presidente della Repubblica che commemora la Liberazione dal nazifascismo lanciando moniti, anzi anatemi contro un comico (“il qualunquista di turno”), è cabaret puro. Dice che “i partiti non hanno alternative”: ma quando mai, forse per lui che entrò in Parlamento nel ’53 senza più uscirne. Tuona contro l’“antipolitica” (e ci mancherebbe pure, vive di politica da 60 anni). Ma non si accorge che nessuno ha mai delegittimato i partiti e la politica quanto lui, che sei mesi fa prese un signore mai eletto da nessuno, lo promosse senatore a vita e capo di un governo con una sola caratteristica: nessun ministro eletto, tutti tecnici più qualche politico travestito da tecnico.

E non se ne avvedono neppure i giornaloni che dedicano all’ultimo monito pensosi editoriali dal titolo “Il tempo è scaduto”. Se un comico parla del capo dello Stato e lo sbeffeggia, è normale, mentre non s’è mai visto un capo dello Stato che parla di un comico, per giunta neppure candidato, per dirgli quel che deve fare o dire. Napolitano contro Grillo è roba da “Totò contro Maciste”. Ma il meglio, come sempre, lo danno i partiti. Anche una personcina ammodo come Guido Crosetto del fu Pdl riesce a dire che Grillo gli ricorda “il fascismo”, anzi “il razzismo”, anzi “il nazifascismo”, anzi “Goebbels” in persona. Le pazze risate. Grillo dice che, se Napolitano difende i partiti, è “il presidente dei partiti”: logica pura, ma per Bersani è “insulto”. Segue minacciosa diffida per leso monito: “Grillo non si permetta di insultare Napolitano, non si arrischi a dire cosa direbbero i partigiani se tornassero: loro saprebbero cosa dire dell’Uomo Qualunque”. Brrr che paura.

Livia Turco lacrima in tv perché la gente ce l’ha con i politici e non si capacita del perché. Casini intima a Grillo di “entrare in Parlamento a misurarsi coi problemi concreti” e “smetterla con le chiacchiere”. Perché se no? Forse dimentica che Grillo in Parlamento entrò tre anni fa, per portare le firme di 300 mila cittadini su tre leggi d’iniziativa popolare: ma, siccome prevedevano l’incandidabilità dei pregiudicati, il limite di due legislature per i parlamentari e una legge elettorale democratica al posto del Porcellum, i partiti le imboscarono tutte e tre. Anche perché, con quelle, l’Unione dei Condannati si sarebbe estinta e gli altri partiti quasi. Siccome Dio acceca chi vuole rovinare, i partitocrati seguitano a confondere le cause con gli effetti. Grillo l’hanno creato loro: rifiutando le sue proposte, asserragliandosi a palazzo, barricando porte e finestre, alzando i ponti levatoi per tenere lontani dalla politica i cittadini e rovesciando su di loro pentoloni d’olio, anzi di merda bollente.

E ora che, al borsino della fiducia, raccolgono tutti insieme il 2%, non trovano di meglio che fare l’ammucchiata: ABC, il Trio Alfanobersanicasini, vanno in giro a braccetto per far numero e volume, annunciando riforme elettorali, leggi sui partiti, tagli alla casta, norme anti-corruzione e misure per la crescita che nessuno farà mai. Più gli elettori si allontanano, più i capi si avvicinano, illudendosi di riempire il vuoto da essi stessi creato. Sfilano al proprio funerale come se il morto fosse un altro.

 

 

RIGOR MONTIS

Le elezioni francesi e la vittoria su misura di Hollande, socialista quasi di sinistra ha fatto tremare i mercati. Lo spread è risalito oltre i 400 punti, la Grecia si avvicina, nonostante le assicurazioni di Monti, le fregnacce della sora Fornero del Canavese e il sorriso burlesquedi Passera. Chi credeva che Monti fosse il toccasana, ora è servito di barba e capelli. E’ il sistema malato, grave e irrecuperabile. Appena i mercati, cioè la finanza speculativa, quella che non vuole leggi e regolamenti, quella che vuole licenziare come gli pare, quella che vuole guadagnare sulla testa dei operai, dei pensionati, delle donne, cioè del reddito/non reddito fisso cioè quasi disoccupati ed esodati, appena hanno sentito odore di «quasi sinistra» e di rimessa a fuoco del «rigor Montis» (© Travaglio), si sono terrorizzati, hanno buttato giù le borse e fatto perdere 170 miliardi di euro. Carta straccia.

 La finanza non tollera la democrazia, il capitalismo non digerisce i sistemi democratica, nemmeno quelli apparenti: essi comandano e devono decidere le forme di governo, ma più che altro gli interessi da mantenere e i privilegi da custodire gelosamente. La sora Fornero è andata dagli operai della Fiom nel Canavese piemontese e ha detto che il governo non ha voluto tassare le pensioni d’oro che per lei, sora Fornero, si attesta a 90  mila euro all’anno. Alla faccia! Si vede che in vita sua non è andata mai una volta a fare la spesa. Ai metalmeccanici ha detto che il mestiere dell’insegnante è mestiere duro! Ha veramente avuto coraggio. Forse ha vissuto in un convento dove non le è mancato nulla e si meraviglia che gli operai non capiscano che i sacrifici allungano la vita perché tengono a dieta e abbassano il colesterolo, riducono la percentuale delle malattie e la cirrosi epatica perché come alle nozze di Cana «non c’è più vino» ma nemmeno brioches perché il pane manca da un pezzo.

Il governo Monti Mariong I, è un governo etero diretto, imposto dai finanzieri che vogliono togliere tutti gli impedimenti democratici alla loro azione di oligarchi, riducendo gli spazi al cosiddetto popolo affamandolo e facendolo morire. La politica di austerità ha l’obiettivo di fare morire i pensionati prima di andare in pensione per fare risparmiare lo Stato e permettere agli speculatori di spartirsi la torta in santa pace: «ancora un po’ di panna per favore!».

 L’esempio è lampante davanti a tutti, ma nessuno si scandalizza più. La Lega prende tangenti da Finmeccanica che licenzia gli operai e chiude i cantieri, eppure oltre le tangenti della Lega, i dirigenti della Finmeccanica, azienda di Stato, si attribuiscono bonus milionari forse per ringraziarsi da soli di avere portato a fallimento la più grande società statale. Lasciano l’azienda indebitata fino al collo, sull’orlo del collasso e questi prendono prebende immorali. Il capo Guarguaglini e consorte sono accusati di corruzione, hanno dovuto dimettersi e sono liquidati con un premio di oltre 4 milioni di euro. E’ mai possibile! Il governo no dice una parola, ma si appresta a mettere una seconda Imu sulla prima casa per pagare le tragedie imprevedibili come alluvioni e disastri. Pazzi!

La minestra Severino non potendo dire che Berlusconi ha imposto il bavaglio alle intercettazioni, trova la quadra: risparmiamo su tutto, anche sulle intercettazioni. Questa qui è da manicomio. Non ha toccato il falso in bilancio, non ha minimamente toccato una sola delle 40 leggi immorali varate da Berlusconi e vuole risparmiare sulle intercettazioni! Forse crede che siamo imbecilli! Forse però lo siamo sul serio se questa donnetta, avvocato di corrotti e marpioni, ben introdotta negli studi di giudici e corti, si permette di offenderci in questo modo.

 Monti aveva salvato l’Italia, nemmeno se fosse il Messia redivivo, e ora annaspa; pensava di fondare un partito tutto suo con il nuovo che avanza, Casini e Montezemolo, e ora forse le manovre non bastano perché lo spread lo ha preso alla sprovveduta. Erano tecnici, si facevano chiamare professori, ma più che altro «economisti», hanno studiato tutta la vita per risolvere i grandi problemi dell’economia, si presentano sempre  con schemi e grafici fatti da altri e alla fine cosa inventano? Tasse solo tasse, unicamente tasse. Se non bastano? Ancora tasse, tasse, tasse.

 Nel 1968 c’era lo slogan studentesco «la fantasia al potere!», ora costoro hanno superato la fantasia e hanno trasformato il potere in afrodisiaco per pochi intimi, non per tutti: Tasse per tutti, potere per pochi. Compito dei poveri è mantenere i ricchi che poverini non possono soffrire più di tanto perché non sono abituati ai sacrifici eccessivi. I poveri invece è da una vita che si allenano e quindi non sentono troppo il morso della cinghia perché sono soliti sostituirla con un pezzo di spago. W Monti, il becchino di Donna Democrazia! Berlusconi ringrazia sentitamente!

 

DEFAULT UE !!!

LA GRECIA E' ANDATA PER SEMPRE, IRLANDA E PORTOGALLO SONO AD UN SOSPIRO, LA SPAGNA SI STA PER AVVITARE......ED ANCHE GUARDIOLA SE NE E' RESO CONTO !!!

Un terremoto è in arrivo in Europa. Le scosse sismiche sono le prossime elezioni e i referendum. Si profila un confronto tra politica e finanza. I parlamenti nazionali da una parte e la BCE e il FMI dall'altra. Il 6 maggio si voterà in Grecia e il nuovo Governo potrebbe rigettare gli accordi presi con la UE per evitare il default. In Francia Hollande è favorito, la sua posizione è contraria ai tagli sociali per favorire le direttive europee. Sul trattato di stabilità ha dichiarato "Aggiungiamo una parte sulla crescita o non lo ratificheremo". Marine Le Pen ha ottenuto il 20% con un programma eurofobo e il suo consenso non potrà non influenzare il nuovo inquilino dell'Eliseo. Il 31 maggio in Irlanda si terrà un referendum sulle nuove regole di bilancio volute dalla Germania, il "fiscal compact" che in Italia è stato approvato senza alcuna consultazione popolare come nelle migliori tradizioni di uno Stato partitocratico e non democratico.
Persino dove non vi sono elezioni a breve si stanno aprendo delle faglie profonde, in Olanda si è dimesso il Governo Rutte a causa dei previsti tagli alla spesa pubblica, senza austerity si perderebbe infatti la tripla A... In Olanda si andrà alle urne il 12 settembre, il Pvv antieuro di Geert Wilders potrebbe spopolare. Dove le politiche di tasse e sangue in nome dell'euro sono state applicate i risultati sono stati a passo di gambero, c'è stato un costante peggioramento. Il debito pubblico è aumentato, come in Italia, o il Paese è letteralmente fallito come in Grecia dove è avvenuto un default silenzioso. C'è stato, ma non si deve dire in giro (*). Oggi Standar&Poor's ha declassato la Spagna da A a BBB+, in sostanza aumenta l'interesse dovuto a chi acquista titoli spagnoli. Gli interessi saranno onorati con il taglio delle spese sociali. Tutti più poveri, ma per cosa? Per diventare carne da macello come i tori nelle corride?
José Ignacio Torreblanca professore alla
UNED University ha scritto ieri sul Financial Times un lungo articolo dal titolo "Tempo di dire basta al nonsenso dell'austerity". Scrive "La prossima settimana saranno due anni da quando Zapatero adottò le prime misure di austerità. Queste misure comportarono il suicidio del Partito Socialista spagnolo. Ora i Conservatori si trovano in una situazione simile, dopo 100 giorni di governo hanno portato l'austerità bel al di là del loro mandato elettorale e questo solo per trovarsi nella stessa situazione finanziaria di Zapatero. E' oltraggioso che mentre gli spagnoli soffrono per la recessione e per la disoccupazione (del 24,44%, ndr) Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e membro della BCE, affermi che il 6% di interesse per i titoli pubblici spagnoli "non è la fine del mondo". E' preoccupante che la UE sostenga i pesanti tagli alla spesa dell'educazione e della ricerca in Spagna ignorando deliberatamente che ciò è incompatibile on un modello di sviluppo... E' tempo di dire basta!".
In gioco non c'è solo l'euro, ma un modello di sviluppo superato e la distruzione degli Stati sociali. Loro non si arrenderanno mai. Noi neppure. Ci vediamo in Parlamento.

(*) Come ci spiegherà puntualmente Beppe Scienza nel Passaparola di lunedì 30 aprile

 

LE NUOVE GUERRE

DI MASSIMO FINI

Da quando è crollato il contraltare sovietico le democrazie occidentali, Stati Uniti in testa, hanno inanellato otto guerre in venti anni, otto guerre di cui forse solo la prima aveva una qualche giustificazione, il primo conflitto del Golfo perché Saddam Hussein aveva aggredito il Kuwait, le altre sette sono tutte guerre di aggressione.
La guerra democratica ha questa caratteristica, che si fa ma non si dichiara, la si fa con cattiva coscienza chiamandola con altri nomi, operazioni di peacekeeping, operazione umanitaria, difesa dei diritti umani, ma sono guerre. Questo equivoco porta a tutta una serie di conseguenze, la prima è che il nemico è sempre un criminale o un terrorista. E quindi di lui si può fare carne di porco, non valgono le leggi di guerra, non valgono per i prigionieri e Guantanamo ne è un esempio clamoroso. Nella guerra democratica le democrazie possono colpire ma non possono subire, sia materialmente che concettualmente. È legittimo uccidere i soldati del nemico, ma se il nemico uccide i nostri allora è una vigliaccata, una porcata, qualcosa di indecente e di intollerabile. Questa cosa fa sì che porta una sperequazione che non è solo materiale, perché effettivamente la guerra democratica si fa solo con le macchine, con gli aerei, con i droni, con i robot perché i droni sono aerei che non hanno equipaggio teleguidati da 10 chilometri di distanza, per cui uno solo può colpire e l’altro solo subire. Ma anche concettualmente questo vale nel senso che se tu, non democratico, colpisci un soldato sei un criminale e vai giudicato come tale.
Un’altra caratteristica delle guerre democratiche è che manca l’essenza della guerra e cioè il combattimento. Gli occidentali non sono più in grado di affrontare il combattimento, la vista del corpo a corpo gli fa orrore, ritengono questo immorale, ritengono invece morale colpire con un missile da 300 chilometri di distanza e uccidere duemila persone.
Le democrazie in questa loro aggressività nei confronti di tutti i mondi altri che hanno altre concezioni della vita, della morte e altre tradizioni è una sorta di totalitarismo perché noi non siamo più in grado di accettare il diverso, l’altro. La concezione è che siamo una cultura superiore, che è la moderna declinazione del razzismo essendo quella classica dopo Hitler diventata improponibile, e quindi abbiamo il diritto e il dovere di portare le buone maniere agli altri popoli. Questo è un totalitarismo tanto più pericoloso perché inconscio, il pericolo non è Bush o chi per lui, ma è Emma Bonino, chi ci crede a queste cose, che noi si sia possessori di diritti assoluti validi per tutti. Ed è particolarmente doloroso perché noi non veniamo solo come si dice dalla cultura giudaico – cristiana, ma alle nostre spalle c’è un’altra cultura messa in disparte che è la cultura greca, la prima a riconoscere il diritto di esistenza e di dignità dell’altro. Quando Erodoto parla dei persiani li descrive come crudeli, barbari, ma non si sognerebbe mai di applicare i costumi greci ai persiani, i persiani sono persiani, i greci sono i greci. Invece noi abbiamo la pretesa di omologare l’intero esistente alla nostra way of life. Ripeto, questo quando si è in buona fede, in malafede queste guerre hanno ragioni economiche. Abbiamo bisogno di conquistare, essendo i nostri mercati saturi, sempre nuovi mercati per quanto poveri.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica le democrazie hanno avuto le mani libere e hanno fatto tutte le guerre che hanno voluto con i più vari pretesti, in Serbia c’era la questione del Kossovo, in Afghanistan c’era Bin Laden,sono passati 11 anni e Bin Laden non c’è più da tempo. In Libia c’era il dittatore, peraltro corteggiato fino al giorno prima. Hanno potuto esprimere nel modo più violento la propria aggressività e i propri interessi che sono interessi imperiali. Una volta le potenze quando volevano una cosa mandavano le cannoniere e se le prendevano. Adesso pretendiamo di fare la guerra e di farla per il bene di coloro che bombardiamo, uccidiamo, assassiniamo o devastiamo, è una specie di Santa Inquisizione planetaria ed è questo che è intollerabile, l’ipocrisia di queste guerre. Le guerre si sono sempre fatte, ma una volta avevano almeno quasi una loro etica.
La Siria non la attacchiamo perché è protetta in qualche modo dalla Russia e dalla Cina e questo dice che i nostri interventi umanitari in realtà non sono tali, noi interveniamo laddove non ci sono rischi, dividiamo il mondo in figli e figliastri. Alcuni devono essere puniti e altri che ne fanno di peggio invece la passano liscia. Chi attaccherebbe la Russia per il genocidio ceceno, 250 mila morti e cioè un quarto della popolazione? Qui viene dimostrata tutta l’ipocrisia di questa storia dei diritti umani. I diritti umani sono solo un grimaldello per intervenire nei Paesi in cui ci interessa intervenire.
Potrebbe essere che il prossimo bersaglio, ci sono tamburi di guerra da tempo, sia l’Iran, anche qui con giustificazioni che non hanno alcun senso. L’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, accetta le ispezioni dell’IAEA che sono le ispezioni O.N.U., l’agenzia che regola le produzioni atomiche, e non ha mai superato il 20 per cento di arricchimento dell’uranio, per fare la bomba ci vuole il 90 per cento. Però è sotto scacco in continuazione. Israele che ha la bomba atomica invece viene lasciato assolutamente tranquillo. E’ una politica di due pesi e due misure che incita anche paesi musulmani, anche gente che non è radicale a radicalizzarsi perché è talmente evidente la politica dei due pesi e delle due misure, la violenza che noi continuamente esercitiamo che alla fine uno diventa terrorista.
Sì se si attaccherà l’Iran sarà la Terza guerra mondiale, è molto rischioso per le democrazie attaccare l’Iran perché saltano anche tutte le alleanze più o meno forzate che hanno con i paesi cosiddetti moderati, che poi moderati spessissimo non sono. Salterebbe l’alleanza con la Giordania, l’Arabia Saudita, l’Egitto e quindi sarebbe veramente la Terza guerra mondiale ma una guerra particolare sperequata, perché dalla nostra parte c’è questo armamento straordinario e dall’altra ci sono popolazioni da questo punto di vista molto più deboli, ma anche molto più numerose. E’ abbastanza grottesco da fuori Paesi seduti su arsenali atomici incredibili facciano la voce grossa con l’Iran perché ipoteticamente può fare l’atomica.
In realtà noi, inseguendo un pericolo immaginario, cioè l’Afghanistan che non è mai uscito dai suoi confini, che ha una tradizione di non aggressività nei confronti dei Paesi vicini, abbiamo creato un pericolo reale che è il Pakistan perché questo radicalismo religioso si è trasferito al Pakistan, solo che il Pakistan, a differenza dell’Afghanistan che è armato in modo antidiluviano, ha la bomba atomica e non solo ma proprio per la sua posizione di potenza regionale ha una concezione politica molto meno localizzata di quanto abbia l’Afghanistan. Quindi inseguendo un pericolo immaginario, l’Afghanistan, ne abbiamo creato uno reale, il Pakistan e se gli integralisti prendessero potere in Pakistan sì allora sarebbero cazzi acidi per tutti perché questi hanno l’atomica, gli altri hanno il loro corpo e qualche granata.

 

DIAZ

Gentile dottor Antonio Manganelli, come capo della Polizia lei avrà senz’altro visto il bellissimo film Diaz di Daniele Vicari che sta riscuotendo un buon successo di pubblico nelle sale.

L’ho visto anch’io assieme a mio figlio che – posso assicurarle – non è stato educato all’odio contro le forze dell’ordine. Anzi, personalmente ho sempre pensato e detto che, fino a prova contraria, le forze dell’ordine sono dalla parte del giusto. Eppure, all’uscita dal cinema, mio figlio che ha 17 anni ha commentato: “Mi è venuta una gran voglia di prendermela con i poliziotti”. Ho cercato di spiegargli che quel che accadde 11 anni fa al G8 di Genova è un unicum, tant’è che ancora se ne parla, al punto da farci un film. Che non tutti i poliziotti sono come quelli ritratti da Vicari. Anzi, la maggior parte prova per quelle scene (purtroppo reali, documentate da testimonianze e filmati e atti processuali) lo stesso orrore che proviamo noi. E ogni giorno migliaia di agenti rischiano la pelle per un misero stipendio, catturando killer della mafia addirittura con le proprie auto, com’è accaduto ancora l’altro giorno in Calabria, visto che le volanti sono spesso senza benzina o arrugginiscono guaste nei garage per i continui tagli al bilancio dell’ordine pubblico. Ma temo di non averlo convinto.

E lo sa perché? Perché alla fine del film una scritta agghiacciante ricorda che decine di quegli agenti e dirigenti violenti e deviati sono stati condannati in primo e secondo grado per le mattanze alla Diaz e a Bolzaneto (a proposito: si spera che la Cassazione si sbrighi a giudicarli, per evitare che la facciano franca per la solita prescrizione), ma nessuno è stato rimosso dal corpo. Qualcuno anzi ha fatto addirittura carriera. Come Vincenzo Canterini che, dopo la condanna in primo grado a 4 anni per la Diaz, divenne questore e ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest. O Michelangelo Fournier, quello che al processo parlò di “macelleria messicana”, che dopo la prima condanna a 4 anni e 2 mesi ascese al vertice della Direzione Centrale Antidroga. O Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un ragazzo di 15 anni, condannato in tribunale a 2 anni e 4 mesi per le sevizie di Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, e subito dopo promosso capo della Questura di Genova e poi dirigente di quella di Alessandria. Molti di loro avrebbero subìto sanzioni ancor più pesanti se l’Italia avesse recepito il reato di tortura, cosa che non avvenne per la strenua opposizione del Pdl e della Lega, guardacaso al governo nel 2001 e dunque responsabili politici e morali di quel che accadde. Nemmeno il dirigente che portò nella Diaz due molotov ritrovate altrove per giustificare ex post l’ignobile pestaggio di gente inerme fu cacciato dalla polizia. E nemmeno quello che, come si vede nel film, si ferì da solo per simulare un corpo a corpo con i fantomatici “black bloc” che in quella scuola, quella notte, non esistevano. Molti altri, nascosti sotto l’anonimato del casco, non sono stati identificati, dunque neppure processati.

È difficile non pensare che gli agenti che si sono macchiati di violenze gratuite negli ultimi anni, per esempio in Val di Susa contro i No-Tav, possano essere gli stessi che la passarono liscia per i fatti di Genova, o altri loro emuli, incoraggiati dall’impunità generale. Lei, dottor Manganelli, 11 anni fa non era a Genova e non può essere ritenuto responsabile di quel che accadde. Ma oggi che la verità processuale è sotto gli occhi di tutti, validata dai due gradi di giudizio di merito (la Cassazione deve pronunciarsi solo sulla legittimità delle sentenze) e finalmente immortalata da un film (era già tutto nel documentario Bella ciao di Giusti, Torelli e Freccero, ma la Rai vergognosamente lo censurò), non può chiamarsi fuori. La prego, metta subito alla porta chi si macchiò di quei crimini orrendi. Ci aiuti a credere ancora nella Polizia di Stato.

LA LIQUEFAZIONE DI TUTTO E TUTTI. UN PAESE MARMELLATA DOVE SCOMPAIONO I RIFERIMENTI, A COMINCIARE DAL 25 APRILE,E SI IMPASTA SU TUTTO:DAI PARTITI AZIENDA AI LOCALISMI SFRENATI.

TEMPO SCADUTO

 

IL P(d)D : NASCE IL PARTITO DELLA DIARREA

 

"La più grossa novità della politica italiana" annunciata dal Castoro della Libertà è il Partito della Diarrea. Si tratta di un partito "liquido", che nascerà dopo il voto delle amministrative, come ha sottolineato Alfano. Il primo passo, suggerito da Minchionne, sarà la divisione in due del Pdl, in puro stile aziendale: una bad company e una good company. Ci si lascia alle spalle il Pdl, la "bad company" che non incontra più il favore del mercato e non supererebbe il 10% alle elezioni politiche, per una good company nuova di pacca. La good company dovrebbe chiamarsi "Tutti per l'Italia" e essere "pluriel", in sostanza riempire l'Italia di liste civiche civetta. La madrina di questo parto è la Santanchè che ha ribadito "dobbiamo innovare, i vecchi partiti non funzionano più, la gente non ne vuole sapere". E innovazione sia.
Il Partito della Diarrea dovrebbe sbarcare in Rete con una potenza di fuoco da fare impallidire il Mastella da Ceppaloni dei vecchi tempi e il "Forminchioni Star" di YouTube. Alfano ha lanciato il progetto Pdl 2.0 affidandolo a Antonio Palmieri, affiancato da "Monty" Montemagno, da Davide Tedesco, direttore della celebre Political Digital Academy del Pdl, Roberto Gasparotti e Mariarosaria Rossi, frequentatrice di Arcore. Dal Corriere: "Ma tu stai venendo qui?", chiede Maria Rosaria Rossi a Emilio Fede. Il direttore del tg4 risponde che sarà nel luogo dell'appuntamento non prima delle 21-21.15. Poi aggiunge: "Ho anche due amiche mie...". "Che palle che sei - risponde la Rossi - quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto...". La Rossi è un'imprenditrice di call center e ne ha attrezzato uno spettacolare negli ex studi della defunta RedTv di D'Alema a Palazzo Grazioli. Il mega call center è già operativo e sta facendo dei carotaggi sugli iscritti al Pdl per definire i messaggi elettorali che saranno diffusi soprattutto con gli SMS, l'ultima frontiera della comunicazione. Non dovrebbe mancare il supporto di Luca di Montezemolo e il prezioso contributo del suo think tank "Italia Futura" per il Partito della Diarrea. Non vedo l'ora che comincino! Fate presto! Mi scappa un'urgenza.

BANCHE ITALIOTE SULL'ORLO DEL BARATRO

SE SCATTA LA SVALUTAZIONE IMMOBILIARE A CASCATA PER LA CRISI DEL SETTORE EDILE E' L'INIZIO DI UNA CATENA DI BANCAROTTE!!!

A febbraio 2012 il settore delle costruzioni è crollato del 20,3% rispetto allo stesso mese del 2011. Si tratta del dato peggiore da gennaio del 2009, quando si registrò un tonfo del 23,3%. Lo comunica l'Istat, precisando che il dato corretto per il calendario mostra un calo ancora peggiore, pari a -23%. In contemporanea, il Censis calcola che per effetto dell'Imu a fine anno il prezzo delle case si ridurrà del 20% con punte superiori al 50%.

Rispetto a gennaio la produzione è scesa di ben il 9,9%. A febbraio 2012, si legge nella nota dell'Istat, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è diminuito, rispetto a gennaio 2012, del 9,9%. Nella media del trimestre dicembre-febbraio l'indice è sceso del 6,3% rispetto al trimestre precedente.

L'indice corretto per gli effetti di calendario a febbraio 2012 ha registrato una diminuzione del 23% rispetto allo stesso mese del 2011 (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di febbraio 2011). Nella media dei primi due mesi dell'anno la produzione è diminuita del 17,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

L'indice grezzo ha segnato infine un calo tendenziale del 20,3% rispetto a febbraio del 2011. Nella media dei primi due mesi dell'anno la produzione è diminuita del 14,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Seppur in una congiuntura da tempo negativa, la produzione del settore costruzioni ha mostrato a febbraio un netto peggioramento rispetto ai mesi precedenti. A gennaio il calo tendenziale grezzo era stato infatti del 7,4% e a dicembre del 6,7%

Lavoro: 5 milioni di inattivi
Mai così tanti dal 2004 ad oggi

Coloro che non cercano un impiego, ma sono disponibili a lavorare sono il triplo rispetto al resto d'Europa. Anche per gli "scoraggiati" si tratta del tasso più alto da 8 anni: sono un milione e mezzo circa. In totale coloro che aspirano a trovare un posto sono oltre 5 milioni. resta marcata la differenza tra uomini e donne

 

Maxi iniezione liquidità Bce: non funziona ed è tossica per le banche. Rimborsi, il Pd apre al congelamento...ma che cazzo vuol dire???
"Ma il finanziamento non va cancellato"
,ecco l'ideona geniale di Bersani l'ex comunista dei miei coglioni,ma il tempo a loro disposizione sta finalmente per scadere.

 

Lo schianto nella merda

SCANDALO SCOMMESSE ANCHE IN SPAGNA....

 

Liga, sospetto scommesse ma la Federazione nega

L'ombra delle combine si allunga anche sul calcio spagnolo. Una emittente iberica ha dato stamani la notizia che la Lega calcio spagnola (Lfp) avrebbe denunciato alla Procura anti-corruzione casi di combine relativi a incontri del campionato di prima divisione e riferito che anche l'Uefa sta indagando su un giro sospetto di commesse legate ad alcuni incontri

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MADRID - L'ombra delle combine si allunga anche sul calcio spagnolo. Una emittente iberica, Radio Cadena Ser, ha dato stamani la notizia che la Lega calcio spagnola (Lfp) avrebbe denunciato alla Procura anti-corruzione casi di combine relativi a incontri del campionato di prima divisione e riferito che anche l'Uefa sta indagando su un giro sospetto di commesse legate ad alcuni incontri. La radio non ha dato alcuna indicazione sulle squadre coinvolte e non ha citato le fonti di queste informazioni, che più tardi sono state smentite, almeno in parte dalla lfp. Prima con una dichiarazione dell'avvocato ed ex vicepresidente della Lfp Javier Tebas Medrano, poi con una nota ufficiale, la Lega ha dichiarato che al momento non è stata fatta alcuna denuncia alla Procura anti-corruzione in merito a presunte irregolarità relative allo svolgimento di incontri di prima e seconda divisione in questa stagione. «Due o tre settimane fa - recita ancora la nota della Lfp - c'è stato un incontro con il Procuratore Generale per valutare eventuali situazioni di rischio e coordinare azioni di prevenzione e investigative».

FASE 2??

FASE 2 UN BEL CAZZO !!! A quanto pare la linea morbidissima sembra persuadere il cervello di Palazzi, magistrato che solo un anno fa emise il comunicato CONTRO CALCIOPOLI BIS CHE PRESCRIVEVA L'INTER CON MOLTISSIMO LIVORE. Oggi quel livore da testa di cazzo sembra scomparso: aiutiamo i "poveretti" che confessano e aiutano....

Arrivano i pentiti dello sport. Ma per sapere se le sanzioni arriveranno prima della fine di questo campionato "bisogna prima stabilire la congruità della sanzione". Stefano Palazzi, il procuratore Figc, ha incontrato negli uffici della Procura di Bari il procuratore Antonio Laudati per acquisire gli atti d'indagine sul calcioscommesse, in modo da dare il via a quella seconda tranche d'inchiesta che fa tremare diversi club, Lecce e Bari su tutti.

FOTO PALAZZI E LAUDATI IN PROCURA A BARI

"Terremo conto di chi ha avuto atteggiamenti di collaborazione con l'autorità giudiziaria - ha detto all'uscita dell'incontro Palazzi - chi contribuisce all'accertamento della verità deve avere un riconoscimento". Ecco dunque i collaboratori anche per la giustizia sportiva, così come avviene in quella ordinaria, anche se già in passato - ricorda Palazzi - la Procura della Fgic ha tenuto conto delle collaborazioni offerte dalle persone coinvolte". "Ho l'obbligo di dire - ha spiegato il procuratore - che già oggi gli strumenti normativi di cui disponiamo ci danno grandissime possibilità perché dal 1 luglio 2007 è stata prevista espressamente nell'ordinamento sportivo della federazione la possibilità per i soggetti che collaborano con le indagini in sede disciplinare di poter ottenere grandi riconoscimenti sotto il profilo della pena". Palazzi non ha risposto su eventuali effetti sui campionati in corso: "Dipende dal tipo di sanzioni richieste e da tutte le procedure conseguenti". 

Palazzi ha voluto ringraziare Laudati e il pm Angelillis, titolare dell'indagine barese, "per la gentilezza e la disponibilità.
Ci hanno messo a disposizione - ha le carte che materialmente saranno consegnate la settimana prossima presso gli uffici della Procura Federale. Appena le avremo a disposizione la Procura si metterà all'opera per verificare gli esiti e rendere possibili gli eventuali deferimenti". In merito alla responsabilità oggettiva delle società Palazzi ha precisato che "naturalmente le riforme non riguardano la Procura ma gli strumenti normativi attuali ci danno ampie possibilità di operare. Inoltre se un soggetto collabora davanti alla magistratura ordinaria, la giustizia sportiva ne tiene conto, molto spesso non si tiene nella dovuta attenzione che questa collaborazione può avere anche effetti positivi sulle stesse società di appartenenza dei tesserato", rilevando ancora come collaborare sia meglio sia per la giustizia ordinaria sia per quella sportiva.

Un concetto ribadito da Laudati: "Abbiamo finalmente stabilito un coordinamento operativo tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria - ha commentato a sua volta - per noi rilevante è il fatto che numerose persone interrogate hanno dato riscontro su fatti oggetto di indagine". Laudati, ribadendo che chi contribuisce all'accertamento della verità deve avere dei vantaggi, spera "in ogni caso che possa essere fatta piena luce su tutti i fatti e - ha concluso - ancora una volta credo che stia funzionando la squadra Stato che opera all'unisono per l'affermazione della legalità".

Nella conferenza stampa sugli arresti dei tre ultrà del Bari, ieri, Laudati aveva annunciato che la parte dell'inchiesta sulla frode sportiva, quella che interessa Palazzi, è ormai agli ultimi accertamenti e potrebbe essere conclusa subito dopo la fine del campionato. Non si sa quindi quali e quante carte Palazzi potrà ottenere. Si pensa però che saranno numerose per dare nuovo materiale agli inquirenti federali, che sperano di ottenere quei tasselli mancanti per completare le loro valutazioni sui club momentaneamente stralciati dai deferimenti partiti lunedì scorso.

Finora, infatti, il lavoro di indagine della Procura di via Po si è basato sugli atti della Procura di Cremona e sulle testimonianze dei supertesti Carlo Gervasoni, Vittorio Micolucci e Filippo Carobbio. Su parte delle loro confessioni si basano i primi 83 rinvii a giudizio, l'altra parte sarà unita al materiale di Bari (comprese le ammissioni di Masiello, ex difensore del Bari, ancora agli arresti domiciliari su disposizione della magistratura barese). La nuova ondata è prevista per i primi di giugno con un processo-bis al termine degli Europei di calcio. E forse un ulteriore Calcioscommesse-ter, necessario se dovesse giungere nuovo materiale da Cremona, oltre a quello già atteso da Napoli. La scadenza è luglio: la Figc spera che si chiuda in tempo per indicare alla Uefa le squadre italiane da iscrivere alle Coppe europee. Quello di Stafano Palazzi è il secondo incontro a Bari con il procuratore Laudati, dopo la "visita doverosamente istituzionale", come lo stesso Palazzi la definì, del 3 febbraio scorso.

Ultras arrestati, minacce e intimidazioni Vd
'Mettiamo una bomba a Repubblica'
"La società non ha protetto i giocatori"
Foto: Gli arrestati volevano comprare la squadra
Foto: Con l'accusatore Gillet, Cassano e Ventura
SCHEDE  - Chi sono

Certo è che Bari e Lecce finiranno nei guai. Rischiano l'incolpazione certa per la responsabilità oggettiva e, soprattutto i giallorossi, anche per quella diretta. Il punto per i salentini sta chiaramente nella vicenda Quarta-Masiello: l'imprenditore salentino era, come sospetta la procura di Bari, un emissario della famiglia Semeraro o invece ha agito in proprio magari per scommettere? Se fosse vera la prima ipotesi, il Lecce rischia anche la retrocessione (persino in C qualora dovesse retrocedere sul campo). Se invece è vera la seconda (i Semeraro non hanno avuto alcun ruolo) il Lecce non avrebbe nemmeno un punto di penalizzazione per l'inchiesta di Bari. Rischierebbero qualcosa invece per Cremona, dove agli atti c'è il verbale di un pentito ungherese che racconta di aver pagato alcuni giocatori giallorossi perché perdessero la gara con la Lazio, ultima dello scorso campionato (2-4).

Andrà incontro invece a una penalizzazione sicura il Bari (che si è salvato per prescrizione per i fatti di Bari-Verona del 10 giugno del 2007), dopo che i suoi calciatori hanno alterato i risultati di almeno cinque gare dello scorso campionato di serie A. Responsabilità oggettiva certa, quella diretta un po' più complessa anche se i giocatori hanno raccontato di aver avvisato allenatori e dirigenti delle pressioni ricevute dai tifosi. Avvisi che però non hanno avuto alcun seguito. La penalizzazione sarà però importante ma difficilmente verrà scontata su questa stagione. Piuttosto ci sarà una partenza a handicap nella prossima.

Via alla fase numero 2: domattina, alle ore 10, il procuratore Figc, Stefano Palazzi, sarà a Bari dove incontrerà il capo della Procura della Repubblica, Antonio Laudati. Fra i due ci sono ottimi rapporti: tra l'altro Palazzi, magistrato militare, è stato anche auditore di Laudati. Non si sa ancora quali e quante carte Bari potrà fare avere a Palazzi, ma di sicuro si dovrebbe trattare di un materiale più che consistente, che riguarda fra l'altro i due club pugliesi, il Bari e il Lecce. A tremare anche la Sampdoria. Un altro lavoro immenso quindi attende gli 007 della Figc che percepiscono solo 40 euro al giorno (vero, presidente Abete?). Per mettere a punto tutti i deferimenti dell'altro giorno, Palazzi e il suo pool hanno lavorato anche di notte: gli uffici di via Po sono stati tenuti aperti "h 24" venerdì, sabato e domenica scorsi. Ora, come detto, la seconda ondata. Bari è pronta a consegnare le carte, nessuna notizia invece almeno per adesso da Napoli. Di sicuro, nella seconda trance saranno coinvolte altre squadre di serie A, dopo Atalanta, Novara e Siena, già rinviate a giudizio.

Alla fine potrebbero essere una decina ad andare a processo, con responsabilità diverse. Palazzi spera di chiudere la nuova inchiesta entro giugno (ma dovrà sentire tantissima gente): la Figc vuole che i processi si concludano entro luglio, in modo da poter presentare all'Uefa, magari con un piccolo slittamento, già ai primi di agosto la lista delle italiane iscritte alle Coppe.

Da stabilire ora i tempi del primo processo che si terrà all'Olimpico: di sicuro dopo il 21 maggio, non prima. "I playoff e playout per ora non slittano", sostiene Andrea Abodi, presidente della Lega di B. Ma è possibile che anziché il 30 maggio, partano qualche giorno dopo: non si giocherebbe comunque a cavallo della gare azzurre agli Europei (10, 14 e 18 giugno). La B rischia di essere sconvolta. Così come la Lega Pro e qualche club, magari retrocesso, potrebbe avere in futuro seri problemi per iscriversi al campionato. Un caos che durerà tutta l'estate, ma quello che sta venendo fuori da intercettazioni e verbali è sconvolgente.

prima fase

Calcioscommesse, arrestati ultras del Bari
chiesero ai giocatori di perdere tre partite

Calcioscommesse, arrestati ultras del Bari chiesero ai giocatori di perdere tre partite

Operazione dei carabinieri del comando provinciale del capoluogo pugliese. Contestato il reato di violenza privata aggravata. Non ci sarebbero collegamento con la criminalità organizzata. A parlare delle richieste dei tifosi l'ex centrocampista barese Marco Rossi, ora al Cesena, e l'ex capitano Jean Francois Gillet, ora portiere del Bologna

BARI - Non sembra mai finire il baratro in cui è caduto il calcio italiano, devastato dal nuovo scandalo del calcioscommesse. E quando non sono i calciatori a ideare e sponsorizzare combine, sono i tifosi: i carabinieri del comando provinciale di Bari hanno eseguito una serie di arresti contro capi ultras della squadra biancorossa che avrebbero chiesto ai giocatori di perdere almeno tre partite per assicurarsi forti vincite con le scommesse. Ai tre indagati viene contestato il reato di concorso in violenza privata aggravata. Dalle indagini - a quanto si è saputo - non sarebbero emersi collegamenti dei capi ultrà con ambienti della criminalità organizzata, come invece si era ipotizzato in un primo momento.

I capi della tifoseria finiti in manette sono Raffaele Lo Iacono, Roberto Sblendorio (portati in carcere) e Alberto Savarese (ai domiciliari): da loro pretese e minacce per costringere alla sconfitta in alcune partite parlano negli interrogatori a cui sono stati sottoposti nei mesi scorsi l'ex centrocampista barese Marco Rossi, ora al Cesena, e l'ex capitano del Bari Jean Francois Gillet, ora portiere del Bologna. Entrambi hanno sostenuto che le richieste degli ultrà furono respinte. Gli arrestati sono accusati di aver tentato di imporre ai calciatori, prendendone uno a schiaffi, di perdere le successive gare di serie ''A''. I fatti contestati si riferiscono alla

 

stagione agonistica 2010/2011, quando il Bari militava ancora nella massima serie del campionato di calcio ed ormai ultimo in classifica, era ad un passo dalla sicura retrocessione in ''B''.

Sono tre le gare che i capi ultrà volevano 'far fruttare', con forti vincite col calcioscommesse, puntanto sulle sconfitte pretese dai biancorossi: si tratta di Bari-Samp (23 aprile 2011, 0-1), che segnò la retrocessione matematica dei biancorossi, Cesena-Bari (17 aprile 2011, 1-0), Bari-Chievo (1-2, del 20 marzo 2011). Rossi (ascoltato come indagato) ha detto agli investigatori che "poco prima della partita Cesena-Bari, alcuni capi ultrà avevano intimato ai rappresentanti dei giocatori, tra cui il portiere Gillet e lo stesso Andrea Masiello, di perdere le successive due partite di campionato, ovvero Cesena-Bari e Bari-Sampdoria, in quanto avevano essi stessi scommesso sulla sconfitta del Bari".

Delle minacce ai calcatori scrive il gip di Bari nel provvedimento restrittivo eseguito il 2 aprile scorso nei confronti di Andrea Masiello, arrestato per altre indagini sul calcio scommesse e per presunte combine per la vendita di altre partite. Nel provvedimento del giudice si sottolinea che l'ex portiere del Bari, Gillet, ascoltato come testimone il 7 febbraio scorso, ha detto di aver ricevuto "intimazioni" da alcuni "esponenti di vertice degli ultrà" - riconosciuti in foto dall'ex capitano biancorosso per Raffaele Lo Iacono, Roberto Sblendorio e Alberto Savarese - solo per l'incontro Cesena-Bari.

Secondo quanto dice Gillet a verbale, gli ultrà avrebbero detto: "Aho, siete ultimi, avete fatto questo campionato di...
non vi è mai successo niente, nessuno ha preso mazzate e cose varie, domani dovete perdere. Basta, non c'è stato niente da dire, così". Noi - dice Gillet - abbiamo detto: "No, non esiste". E loro hanno risposto: "Va beh, da ora fino alla fine non si sa mai che cosa può succedere, tu vivi a Bari, non si sanmai". Io ho detto: "Non esiste". "E' sufficiente, in ogni caso, consultare gli almanacchi del calcio o la raccolta della stampa sportiva di quel periodo - conclude il giudice - per verificare che il Bari avrebbe comunque perso sul campo per 1-0 entrambe quelle partite".



L'INTERVISTA Laudati: "Punire come si fa con i politici corrotti"
Il procuratore a France Football: "Affare che vale più della droga"
Soldi in una stazione di servizioEcco il secondo mister X
Partite nel mirinoI protagonistiVIDEO- Il clamoroso autogol

 

Scommesse, ci sono i nomi
Deferite Atalanta, Novara, Siena, Sampdoria e Pescara

Ecco le trecento pagine che fanno tremare il calcio italiano / 1

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E questa è solo la prima stangata. Adesso, quando arriveranno le altre carte dalle procure (della Repubblica) di Cremona, Bari e Napoli tremerà anche la serie A. Potrebbero essere coinvolte (dopo Siena, Atalanta, Bologna e Novara che sono nel primo filone) anche Genoa, Lazio, Napoli, Lecce, Chievo, Udinese. Almeno 10-11 club, metà campionato. E non è detto che non salti fuori qualche altra squadra. I club deferiti hanno responsabilità diverse, dalla presunta alla diretta (che porta all'ultimo posto in classifica). Le decisioni di Palazzi arriveranno verso fine maggio-primi di giugno. I processi in luglio, prima del 2 agosto quando la Figc dovrà dare all'Uefa l'elenco delle italiane iscritte alle Coppe. E attenzione, le norme europee sono durissime, basta essere "coinvolto" per essere esclusi per una stagione. I club rischiano una penalizzazione afflittiva, da scontare in questa stagione o più probabile nella prossima. Nei guai seri, quando usciranno le carte di Bari, anche il Bari (Masiello ha confessato) e molti club di Lega Pro. Inoltre saranno deferiti da Palazzi e c. molti altri calciatori e allenatori: rischiano, per omessa denuncia, anche Conte, tecnico della Juve, Bonucci e Pepe. Palazzi di solito chiede un anno o 8 mesi di squalifica ma in caso di patteggiamento potrebbero avere 4 mesi.

 

Scommesse, ci sono i nomi Deferite Atalanta, Novara e Siena

Le tre società di massima serie a processo per presunti illeciti risalenti alla passata serie B. Venti le società coinvolte tra A, B, Lega Pro e dilettanti. Sessantuno i tesserati nel mirino di Palazzi

ROMA - Punite subito  Atalanta, Novara e Siena (rimane fuori il Chievo), squadre di A coinvolte però per presunti illeciti risalenti alla passata serie B. S'abbatterà subito un terremoto sull'attuale classifica del campionato cadetto: qui, a sorpresa, risalta agli occhi il nome della Samp. Alle 13 verrà reso tutto ufficiale dalla Figc: 300 pagine che fanno tremare, migliaia di allegati per motivare 83 deferimenti, solo i primi del 2012.

Sessantuno tesserati deferiti: Paolo Domenico Acerbis, Andrea Alberti, Mirko Bellodi, Cristian Bertani, Davide Caremi, Filippo Carobbio, Mario Cassano, Edoardo Catinali, Marco Cellini, Roberto Colacone, Alberto Comazzi, Luigi Consonni, Kewullay Conteh, Achille Coser, Federico Cossato, Filippo Cristante, Andrea De Falco, Franco De Falco, Alfonso De Lucia, Cristiano Doni, Nicola Ferrari, Riccardo Fissore, Luca Fiuzzi, Alberto Maria Fontana, Ruben Garlini, Carlo Gervasoni,
Andrea Iaconi, Vincenzo Iacopino, Vincenzo Italiano, Thomas Hervé Job, Inacio José Joelson, Tomas Locatelli, Giuseppe Magalini, Salvatore Mastronunzio, Vittorio Micolucci, Nicola Mora, Antonio Narciso, Maurizio Nassi, Gianluca Nicco, Marco Paoloni, Gianfranco Parlato, Dario Passoni, Alex Pederzoli, Alessandro Pellicori, Mirco Poloni, Cesare Gianfranco Rickler, Gianni Rosati, Francesco Ruopolo, Nicola Santoni, Vincenzo Santoruvo, Maurizio Sarri, Luigi Sartor, Alessandro
Sbaffo, Mattia Serafini, Rijat Shala, Mirko Stefani, Juri Tamburini, Marco Turati, Daniele Vantaggiato, Nicola Ventola, Alessandro Zamperini.

Ventidue club coinvolti fra serie A, B, Lega pro e Dilettanti: AlbinoLeffe, Ancona, Ascoli, Atalanta, Aversa, Cremonese, Delfino Pescara, Empoli, Frosinone, Grosseto, Livorno, Modena, Monza, Novara, Padova, Piacenza, Ravenna, Reggina, Rimini, Sampdoria, Siena e Spezia.

 

CALCIO DISASTRO:

LA FACCIA DI MERDA

 

Scommesse, Palazzi pronto PER ANDARE A FARE IN CULO !!!
 La serie  A è salva,NESSUN DEFERIMENTO, NIENTE DI NIENTE, POSSONO FARE TUTTO IL CAZZO CHE VOGLIONO ALTRO CHE GIUSTIZIA: PEZZI DI MERDA !!!


PALAZZI HA RICEVUTO DALLE PROCURE DI BARI E CREMONA ENCICLOPEDIE DI INFORMAZIONI E TESTIMONIANZE CHE RIGUARDANO L'INTERA SERIE A, MA HA FATTO SPALLUCCE, PERCHE'??

 

A tutta velocità, con i finestrini aperti e i capelli di Palazzi sconvolti dal vento. E' questa l'immagine della macchina della giustizia sportiva, lanciata a tavoletta sulla pista piena di buche del calcio scommesse. Non è però un'immagine allegra: dietro ogni curva, anche quella svoltata ieri con la prima tranche di deferimenti, c'è un muro. E l'impressione è che la Federcalcio tutta finirà presto per schiantarcisi contro.

Faremo bene e in fretta, aveva promesso a marzo l'incauto Abete, presidente federale risvegliato dal rumore del crollo dopo aver ignorato con un'alzata di spalle mesi di orribili scricchiolii. Faremo entro aprile, si era spinto ad azzardare. Al netto di un trascurabile ritardo di 10 giorni, ora c'è da chiedergli: sì, ma faremo cosa, benedetti signori? Perché la pirotecnica ondata di provveddimenti annunciati ieri, decine di club e calciatori da processare più o meno istantaneamente, non ha fatto in realtà che confermare, nelle sue modalità, tutti i timori sulla capacità delle strutture federali di gestire uno scandalo lontanissimo dall'essere ormai chiarito, con almeno tre procure ancora al lavoro, processi sportivi istruiti contro squadre e tesserati ancora nel mirino dei magistrati, notizie fresche di giornata che rischiano e rischieranno sempre più di modificare, ampliare, chiarire la materia sulla quale tra due settimane dovrebbero essere emessi dei verdetti.

Si può fare bene qualcosa, in un contesto del genere? No, non si può. Si può solo fare in fretta. E nel caso specifico, si può solo fare male. Basti pensare all'incredibile doppio binario utilizzato già nella prima tranche di provvedimenti: deferiti i club di B, stralciati la maggior parte di quelli di A con la scusa risibile dell'attesa di documenti da parte delle procure di Bari e Napoli. Ma se nelle carte di Cremona, le uniche a quanto pare prese in considerazione da Palazzi, già compaiono a mazzi partite e giocatori di A, come mai si è deciso di aspettare, per loro e solo per loro, altro materiale? Le regole, i criteri di indagine e di giustizia, non dovrebbero essere uguali per tutti? Perché se così fosse, la Figc avrebbe dovuto avere il coraggio e la sincerità di dire: signori, prima di avere tutto il materiale dalle procure, i processi sportivi non si fanno per nessuno, a costo di partire l'anno prossimo con campionati sub judice, a costo di spostarne l'inizio, a costo di fermarsi. Faremo bene, e basta.

C'era certo anche un'altra possibilità, non contemplata dai santoni che governano il calcio italiano, gli stessi che per un semplice, purissimo principio di responsabilità (oggettiva) avrebbero già da tempo dovuto lasciare ad altri i loro posti ammettendo l'incapacità di controllare e proteggere un patrimonio di tutti gli italiani. Costoro avrebbero potuto chiedere di trattare la materia scommesse come fu trattata calciopoli: come un evento devastante e dunque straordinario, non certo gestibile dal valoroso Palazzi e dalla sua truppa di inquirenti a cottimo. Avrebbero potuto chiedere, in previsione del disastro che ora fronteggiano vivendo alla giornata, semplicemente aiuto. Faremo bene e presto, hanno invece detto i maestri dello slogan. E poi si stupiscono se gli stessi magistrati, scuotendo la testa, pensano e dicono che il calcio per ripartire avrebbe una sola, impensabile e avvilente possibilità: l'amnistia.

 

 

 

 

"Stragi,  E' lo Stato ad avviare la trattativa con la mafia. Forza Italia non fu il mandante....per ora..."

Nelle 547 pagine della motivazione della sentenza che ha condannato all'ergastolo il boss palermitano Francesco Tagliavia i giudici descrivono il movente di Cosa Nostra e spiegano come si arrivò ai contatti tra emissari dei clan e quelli delle istituzioni

di FRANCA SELVATICI

 

...PERCHE' FORZA ITALIOTA NON C'ENTRA CON LA MAFIA....Condello, De Stefano, Valle, Tegano,nomi altisonanti della nuova n'drangheta in espansione internazionale che ha scalzato la vecchia n'drangheta localista dei Crisafulli, dei Morabito...Gli inviti sono stati spediti da giorni. Alla cena elettorale del Pdl ci saranno imprenditori e politici. A far da quinta un’antica villa romana. L’attesa è tutta per Silvio Berlusconi. E’ il 26 novembre 2009. Da poco più di un anno il Cavaliere siede sulla poltrona di presidente del Consiglio. Qualcosa, però, in quella sera d’autunno non torna. Sulla lista degli ospiti c’è un nome da tempo nel mirino degli investigatori: si tratta di Giulio Lampada, braccio finanziario della potente cosca Condello, oggi in carcere. Il dato è messo agli atti dell’ultima inchiesta sui clan in Lombardia. Carte che raccontano come la ‘ndrangheta per due volte nel 2009 sia stata a un passo dal sedere a tavola con Berlusconi.

La prima volta il 18 maggio, quando in una villa lombarda un tesoriere del Pdl invita alla corte del premier il boss Paolo Martino, poi arrestato nel 2011. La seconda il 26 novembre, quando assieme a Giulio Lampada ci sarà il consigliere regionale calabrese Francesco Morelli, un politico legato al sindaco di Roma Gianni Alemanno. E proprio grazie alle buone entrature dello stesso Morelli, l’uomo della ‘ndrangheta otterrà “la documentazione” per sedersi a un tavolo così importante. Peccato che due anni dopo, il 30 novembre 2011, sia Lampada che Morelli finiranno in carcere: il primo per mafia, il secondo per concorso esterno. Un reato, quest’ultimo, sempre più difficile da dimostrare penalmente, ma che sempre mette in rilievo l’incapacità dei politici di selezionare i propri interlocutori. La vicenda Lampada ne è un esempio. Lui, dopo quell’invito a cena, diventerà protagonista dell’indagine milanese sui colletti bianchi.

A ridosso del Natale scorso, l’inchiesta fa scattare le manette anche per il giudice Vincenzo Giglio e per l’avvocato Vincenzo Minasi. In quel momento si percepisce la capacità delle cosche di accedere nelle stanze del potere. Il gip Giuseppe Gennari la spiega con il “meccanismo delle conoscenze concatenate” attraverso le quali “i Lampada possono entrare in contatto con personaggi di rilievo governativo”. Personaggi come l’ex premier. Intanto, venti giorni dopo gli arresti, l’avvocato Minasi inizia a parlare con i magistrati chiarendo la cena del 26 novembre. Al legale, originario di Palmi, viene chiesto conto di un’intercettazione dove si parla di una certa documentazione. Cosa significa? “E’ esattamente la cena con Berlusconi”, inizia il legale. Quindi spiega: “La documentazione si riferisce all’accredito che Lampada ha fatto tramite Morelli”.

L’avvocato, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, ribadisce il concetto: “Che la cena fosse col Presidente Berlusconi è fuori discussione”. Anche se, secondo lui, all’ultimo momento l’incontro “slittò per impegni di Berlusconi”. “Il presidente era arrabbiato”, dirà proprio per questo Lampada al telefono mentre la polizia intercetta tutto. Resta il fatto che Lampada nel mondo politico della Capitale è di casa. Solitamente alloggia all’hotel Parco dei Principi. In città ha intrecciato relazioni importanti. E già il 13 novembre 2009, due settimane prima dell’invito a cena con il Cavaliere, è a Roma. Obiettivo: ottenere appoggi con i dirigenti dei Monopoli. Il settore che lo ha reso un imprenditore di successo è, infatti, quello dei videopoker.

Ora il colletto bianco dei clan tenta di ottenere la licenza direttamente dallo Stato. Quel giorno ha un appuntamento con un funzionario. Il tutto grazie alla mediazione dell’onorevole Mario Valducci, collaboratore di Berlusconi della prima ora e fondatore con lui di Forza Italia. Valducci non è indagato. Ma gli sforzi di Lampada per entrare i contatto con il centro-destra vengono descritti dal gip con parole dure: “L’ambiente politico (…) è caratterizzato da un sistematico scambio di favori e di reciproche influenze per il perseguimento di interessi solamente privati”. Tanto più che “il passaggio sulle possibili tangenti necessarie per oliare i meccanismi dei Monopoli è altamente verosimile”. Per il giudice non è un caso che in quel periodo lo stesso Morelli, attivissimo nel sollecitare i contatti con Valducci, abbia “ottenuto il pagamento di 50 mila euro dai Lampada”.

Insomma, la ‘ndrangheta dimostra la sua capacità di penetrazione nei partiti. E’ la teoria delle amicizie concatenate. Da un lato la politica romana (e milanese), dall’altro Francesco Morelli, “uno che – dirà Lampada – conosce anche le pietre”. Ed è proprio il consigliere regionale che il 3 febbraio scorso verbalizza i passaggi che precedono la cena di partito. “In mattinata vado al Parco dei Principi, ove lui (Lampada, ndr) alloggiava”. L’imprenditore sale a bordo dell’auto del politico. “Abbiamo proseguito regolarmente – dice Morelli – e mi sono fermato al Corpo forestale dello Stato”. Subito dopo Lampada chiede al consigliere di tornare in albergo. “Lo abbiamo riaccompagnato”.

Insomma il contatto tra il premier e il presunto boss, secondo lui, è stato mancato per un soffio. Esattamente come era accaduto il 18 maggio in occasione di una cena che si teneva a villa Germetto a Lesmo. A organizzarla Luca Giuliante, avvocato di Lele Mora e all’epoca tesoriere regionale del Pdl. Scopo: finanziare la campagna elettorale di Guido Podestà. Solo quaranta gli ospiti, tra loro ci sarebbe dovuto essere Paolo Martino, legato alla cosca De Stefano, assente all’ultimo momento. L’invito arriva da Giuliante che raccoglie i desiderata dell’ndranghetista di poter incontrare l’ad di Impregilo e presidente di Bpm Massimo Ponzellini. Questo l’abboccamento telefonico dell’avvocato: “Siccome tu mi avevi chiesto se era possibile creare delle condizioni per conoscerlo, forse questa è la volta buona”. La solita teoria delle amicizie concatenate con le quali la ‘ndrangheta ha lanciato un’opa mafiosa alla politica italiana.

 


"Una trattativa indubbiamente ci fu e venne, quanto meno inizialmente, impostata su un do ut des. L’iniziativa fu assunta da rappresentanti delle istituzioni e non dagli uomini di mafia".

La corte di assise di Firenze ha depositato le motivazioni della condanna all’ergastolo del boss palermitano Francesco Tagliavia per le stragi del 1993 di Roma, Firenze e Milano, e dedica quasi 100 delle 547 pagine della sentenza alla ricostruzione del movente degli attentati e alla trattativa avviata all’indomani della strage di Capaci del 23 maggio ‘92 fra Cosa Nostra e istituzioni. L’obiettivo che le istituzioni si prefiggevano, quantomeno all’avvio dei contatti, fu —a giudizio della corte di assise  — quello "di trovare un terreno di intesa con Cosa Nostra per far cessare la sequenza delle stragi. E’ verosimile che tutti gli apparati, ufficiali e segreti, dello Stato temessero sommamente altri devastanti attentati dopo quello di Capaci, nella consapevolezza che in quel momento non si sarebbe saputo come prevenirli e questo anche perché..., nonostante gli sforzi encomiabili di tutte le forze di polizia, si brancolava abbastanza nel buio, soprattutto sul piano dell’intelligence". Secondo i magistrati fiorentini, l’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta, il 19 luglio ’92, fu "una variante anomala".

 

Il documento: Le motivazioni della sentenza

E l’idea di colpire i monumenti fu suggerita da elementi esterni alla mafia, probabilmente da Paolo Bellini, oscuro personaggio vicino al terrorismo nero e ai servizi. La corte d’assise, che durante il processo ha sentito gli ex ministri Giovanni Conso e Nicola Mancino, conclude che "dalla disamina delle dichiarazioni di soggetti di così spiccato profilo istituzionale esce un quadro disarmante che proietta ampie zone d’ombra sull’azione dello Stato nella vicenda delle stragi". Riguardo ai "nuovi referenti" indicati da Spatuzza e da altri collaboratori, e cioè Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, la corte parla di "gravi affermazioni" sul loro conto, che tuttavia al momento non hanno ricevuto uan verifica giudiziaria, "neanche interlocutoria" e, stando alle risultanze del processo fiorentino, conclude : "Non ha trovato consistenza l’ipotesi secondo cui la nuova 'entità politica' che stava per nascere si sarebbe addirittura posta come mandante o ispiratrice delle stragi".

 

VI RICORDATE IL RASTRELLAMENTO DELLE N'DRINE DEL LUGLIO 2010? BENE, BEN 34 ASSOLUZIONI E PENE DIMEZZATE A TUTTI!!!

E’ stato un processo dimezzato quello conclusosi oggi a Reggio Calabria. Il gup, Giuseppe Minutoli, ha assolto trentaquattro indagati e ha ridotto a 10 anni di reclusione la pena per Domenico Oppedisano, il capo assoluto della ‘ndrangheta. Il pm aveva chiesto 20 anni.

Il tribunale di Reggio Calabria ha condannato 84 persone in quello
che era stato definito il  ”processo crimine“, celebrato con il rito abbreviato. La maxi inchiesta aveva portato a oltre 300 arresti il 10 luglio 2010 insieme all’operazione ‘Infinito’ della Dda di Milano.

Tra le pene più importanti c’è quella di Giuseppe Commisso, condannato a 14 anni e 8 mesi di reclusione. Fondamentali per le indagini erano state le intercettazioni nella sua lavanderia a Siderno, nella Locride, dove parlava di ‘ndrangheta’ pensando di essere al sicuro.
Tra i personaggi chiave dell’indagine c’è Domenico Oppedisano, considerato dai magistrati della Dda di Reggio Calabria il “capo crimine”, ovvero una figura di congiunzione tra i tre “mandamenti” jonico, centro e tirrenico e con le altre locali di ‘ndrangheta installate nelle regioni del Nord Italia e all’estero. Il gup lo ha condannato a 10 anni di reclusione ( i pm avevano chiesto la condanna a 20 anni).

Le condanne inflitte dal gup Minutoli sono sensibilmente più basse rispetto a quelle richieste dalla Procura. Alla lettura della sentenza nell’aula bunker di Reggio Calabria c’erano i procuratori aggiunti Michele Prestipino e Nicola Gratteri, e i sostituti Antonio De Bernardo, Maria Luisa Miranda e Giovanni Musarò.

 

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RIPOSIZIONAMENTO DEL POTERE IN ITALIA

 

Telecom Italia dà l’addio a La7. Il cda decide la dismissione del settore media

 

Il gruppo rende ufficiale una scelta annunciata, "per concentrasi sul core business e ridurre l'indebitamento". Nulla di ufficiale sul fronte dei compratori, Ruffini e Lerner si dicono tranquilli sul futuro dell'emittente. A 606 milioni di euro l'utile dell'azienda telefonica nel primo trimestre 2012.

Telecom Italia esce dal settore dei media, dove è presente fra l’altro con l’emittente televisiva La7. Il consiglio di amministrazione dell’azienda ha deliberato l’avvio del processo di dismissione delle attività che fanno capo a Telecom Italia Media, controllata al 77% dal gruppo. Una decisione presa “nell’ambito del processo di focalizzazione sulle attività core ribadito nel piano industriale 2012-2014.  Tale dismissione contribuirà al conseguimento dei target di riduzione dell’indebitamento già annunciati”.

La decisione era stata preannunciata da rumors che davano per interessati all’acquisto, tra gli altri, il gruppo L’espresso di Carlo De Benedetti. ”Sono tranquillo, noi lavoriamo serenamente”, è il commento a caldo di Paolo Ruffini, direttore de La7, interpellato dall’Ansa all’inaugurazione della mostra “L’Italia di Ballarò”. Quanto a preferenze su eventuali acquirenti, aggiunge: “Stiamo a vedere. L’importante è avere un’editore che crede nella buona Tv”.

Si dice tranquillo anche Gad Lerner, conduttore di punta della rete: “E’ un progetto che da un paio d’anni viene perseguito riservatamente, oggi diventa ufficiale. Non sono preoccupato, perché sono convinto che La 7 ha conquistato un ruolo tale nel mercato televisivo, per consistenza e autorevolezza che può preludere solo ad uno sviluppo futuro”. Quanto al possibile compratore, “sono le classiche vicende in cui si fanno nomi quando non c’è nulla di consistente, le trattative si svolgono nella riservatezza, non è un’asta pubblica. I nomi che circolano lasciano il tempo che trovano, più si fanno nomi più sono lontane le decisioni”.

Quanto ai dati di bilanci, diffusi in una nota, Telecom Italia chiude il primo trimestre del 2012 con una crescita dell’utile del 10,4% a 606 milioni di euro e con ricavi per 7,39 miliardi (+4,5%).  Il presidente Franco Bernabè: si è detto soddisfatto del “decisivo miglioramento del trend dei ricavi domestici, nonostante il difficile contesto macroeconomico, unito al positivo apporto delle attività internazionali. Quanto all’obiettivo di riduzione del debito, alla base della decisione di dismettere Timedia, secondo Bernabè “la generazione di cassa attesa nei prossimi mesi ci permetterà di raggiungere il target di fine 2012 pari a circa 27,5 miliardi di euro”.

Mediaset, il crollo della pubblicità. Utile scende a 10 milioni da 70:-75%!!!

 

L'azienda presieduta da Fedele Confalonieri vede sprofondare i guadagni, scendere i ricavi e collassare la raccolta pubblicitaria sia in Italia che in Spagna. Chiuso il primo trimestre del 2012 con un utile netto di 10,3 milioni di euro, in forte calo rispetto ai 68,4 milioni dello stesso periodo del 2011

 

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Brutte notizie per Mediaset sia in Italia che in Spagna: crolla l’utile, scendono i ricavi e collassa la raccolta pubblicitaria. Il gruppo dell’ex premier Berlusconi ha chiuso il primo trimestre del 2012 perdendo più di 50 milioni di euro rispetto all’anno precedente. L’utile netto odierno infatti è di 10,3 milioni di euro, rispetto ai 68,4 milioni dello stesso periodo del 2011. I ricavi scendono del 12 per cento, da 1,112 miliardi a 977 milioni. Tra gli altri dati, il risultato operativo passa da 135,8 a 38,9 milioni, la redditività operativa scende dal 12,2 per cento al 4 per cento, l’indebitamento finanziario netto passa da 1,775 miliardi a fine 2011 a 1,675 miliardi.

In Italia l’azienda, come previsto dal piano di efficienza triennale varato nella seconda metà del 2011, sta inoltre attuando il programma di riduzione dei costi di funzionamento di tutte le principali aree aziendali che crescerà progressivamente fino al 2014 quando si assesterà su un risparmio costante di 250 milioni di euro all’anno.

In borsa il titolo in un anno ha subito una forte contrazione. A Piazza Affari Mediaset Spa un anno fa si attestava a 4,346 punti, oggi a 1,638. A Madrid invece Mediaset Espaða Comunicacion S.A è passato da 6,653 punti a 3,339. 

In mancanza di segnali di miglioramento sul mercato, il gruppo televisivo conferma la previsione di chiudere il bilancio con un risultato netto inferiore a quello dell’anno scorso. In Italia i ricavi netti consolidatisi sono attestati a 760,2 milioni da 846,3 milioni: in particolare la raccolta pubblicitaria lorda ha registrato un calo del 10,2% a 622,7 milioni, i ricavi Mediaset Premium sono scesi a 131,1 milioni (da 135 milioni) mentre i ricavi EI Towers sono saliti a 56,1 milioni (da 38,6 milioni). La raccolta pubblicitaria lorda complessiva di Publitalia ’80 e Digitalia ’08, comprensiva anche dei canali digitali pay e dei contenuti video distribuiti sul portale web Mediaset.it, raggiunge i 622,7 milioni di euro contro i 693,3 milioni di euro del primo trimestre 2011 (-10,2%). I ricavi da attività caratteristica Premium -vendita di carte, ricariche, abbonamenti Easy Pay- si sono attestati a 131,1 milioni rispetto ai 135 milioni del 2011, bene invece per i ricavi Ei Towers hanno raggiunto i 56,1 milioni rispetto ai 38,6 del primo trimestre 2011.

Per quanto riguarda la Spagna, invece, nei primi tre mesi del 2012 i ricavi netti consolidati generati dal Gruppo Mediaset España hanno raggiunto i 218 milioni di euro rispetto ai 266,1 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. I ricavi pubblicitari televisivi si sono attestati a 221,3 milioni rispetto ai 267,1 milioni del primo trimestre 2011 L’Ebit spagnolo è stato pari a 20,4 milioni (46,6 milioni di euro nel primo trimestre 2011), mentre l’utile netto è stato pari a 21,2 milioni rispetto ai 40,1 milioni dei primi tre mesi del 2011.

In una nota del gruppo si legge: “La fase recessiva nella quale si trovano sia Italia che Spagna continua a condizionare l’andamento del mercato pubblicitario in entrambe le aree geografiche presidiate e determina un andamento ancora sostanzialmente in linea con quello dei primi tre mesi”.

IL PROSSIMO PASSO SONO LE MANETTE, CI RIUSCIRANNO??

 

Mentre è in corso il consiglio di amministrazione di Fonsai, che dovrebbe decidere sulla mega operazione di fusione con Unipol, la Guardia di finanza ha sequestrato il 20% di Premafin nei paradisi fiscali che, secondo le ricostruzioni della Consob, farebbe capo a Salvatore Ligresti. Il pacchetto è all'estero da molti anni anche se la famiglia Ligresti ha sempre dichiarato di non essere titolare di queste azioni, intestate a trust con sede in Lussemburgo e ramificazioni nei paradisi fiscali. 

Secondo quanto è stato reso noto oggi, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Roberto Rinaldi, di tutte le azioni intestate, direttamente e indirettamente, a due trust di diritto estero, risultate essere complessivamente pari al 20% di Premafin. 
L'indagine diretta dal pm milanese, Luigi Orsi, spiega una nota del Comando Provinciale di Milano della Guardia di Finanza, "ha permesso di riscontrare che il valore del predetto titolo (cioè di Premafin, ndr) sarebbe stato oggetto di manipolazione per il tramite delle partecipazioni detenute da enti controllati dai citati trust, provocandone una sensibile alterazione del prezzo delle azioni".

Non sorprende quindi che Salvatore Ligresti risulti indagato dalla Procura di Milano per aggiotaggio in concorso con Giancarlo De Filippo l'uomo d'affari monegasco al quale la procura riconduce i due trust off shore sui quali sono depositati il 20% di azioni sequestrate oggi.
Nella richiesta di fallimento per le holding Sinergia e Imco il pm Luigi Orsi scriveva di manovre per provocare in modo artificioso il rialzo del titolo. Le azioni sarebbero state comprate da 2 trust gestiti da Giancarlo De Filippo ritenuto vicino alla famiglia. L’inchiesta ha permesso di riscontrare che il valore del predetto titolo sarebbe stato oggetto di manipolazione per il tramite delle partecipazioni detenute da enti controllati dai citati trust, provocandone una sensibile alterazione del prezzo delle azioni.

I due trust delle Bahamas sono Evergreen Heritage e, secondo i magistrati, sono stati gestiti negli ultimi due anni da De Filippo, collaboratore di Ligresti. Per Heritage è stato soltanto un trustee (cioè un amministratore), per Evergreen un asset manager, una sorta di gestore di patrimoni (di fatto investiva le azioni). La genesi di questa quota “misteriosa” risale al 1993, quando tra gli azionisti di Premafin compare con l’8,6% la Mapam, un trust riconducibile a Ligresti, che proprio in quell’anno aveva comunicato la riduzione della quota in Premafin ‘ufficiale’ dal 74,52% al 50,01%. Dopo il 2003 Mapam ha girato le azioni a un primo trust, The Silver Spring, e in seguito a The Heritage Trust, a cui ora fa capo il 12,149% di Premafin. La stessa Mapam risulta promotore di The Ever Green Security Trust, che almeno dal luglio 2004 risultava controllare indirettamente oltre il 14% di Premafin, e che ora risulta avere il 7,845%.

La Consob ha rilevato che nel periodo compreso fra il 2 novembre 2009 e il 16 settembre 2010 le società che fanno capo a questi due trust hanno comprato tutti i giorni in chiusura di borsa azioni Premafin.

Un’attività, quella di acquisto di azioni Premafin in chiusura di scambi, quando il titolo è particolarmente sensibile e influenzabile, che è stata condotta in maniera così sistematica che i trust, di fatto, non vi hanno guadagnato nulla, ma, ad avviso della Procura, a beneficiarne sarebbe stata proprio la famiglia Ligresti. Secondo la Consob, i trust sono stati costituiti nel 1993 da Salvatore Ligresti e fino al 2003 sono riferiti allo stesso Ligresti. Da ciò ne conseguirebbe, ad avviso degli inquirenti, che De Filippo non avrebbe agito in autonomia da Ligresti. Elemento che si evincerebbe dal fatto che De Filippo ha investito il 60% su Premafin. Ma non è tutto. L’intermediario cui De Filippo ha dato l’incarico di acquistare titoli è Niccolò Lucchini, di Lugano, che lo stesso De Filippo ha dichiarato essergli stato presentato da Ligresti.

Il reato che si verrebbe dunque a delineare per entrambi è quello di aggiotaggio preventivo. La necessità di sequestrare le azioni di Premafin è emerso dal fatto che si tratta di quelle in grado di influenzare il mercato.

Nei giorni scorsi lo stesso pm Orsi aveva chiesto il fallimento delle holding private della famiglia Ligresti Sinergia e Imco, inoltrando la richiesta inoltrata alla sezione fallimentare del tribunale di Milano. Sinergia, la cassaforte della famiglia dell’ingegnere di Paternò, detiene il 20% di Premafin, oltre a una serie di terreni e proprietà immobiliari, mentre Imco è la società di costruzioni del gruppo. Sembra diventare sempre più complicato, infine, il “matrimonio d’interessi” tra Fonsai e Unipol e non solo perché la compagnia assicurativa bolognese ha chiesto di detenere il 66,7 per cento delle azioni.

 

 

Fondiaria Sai: i pm chiedono il fallimento della società cassaforte di Ligresti :lo scopo è trascinare in tribunale i Ligresti per bancarotta fraudolenta

Richiesta della Procura di Milano che potrebbe indagare anche per bancarotta fraudolenta. Per i magistrati i debiti delle due holding ammonterebbero a circa 400 milioni di euro. Una delle due (Sinergia) detiene il 20 per cento di Premafin, a un passo dall'accordo con Unipol

La Procura di Milano ha chiesto il fallimento delle holding private della famiglia Ligresti Sinergia e Imco.  La richiesta di fallimento è stata inoltrata ieri mattina alla sezione fallimentare dal pm milanese Luigi Orsi titolare dell’inchiesta sul gruppo Ligresti. Sinergia, la cassaforte della famiglia dell’ingegnere di Paternò, detiene il 20% di Premafin, oltre a una serie di terreni e proprietà immobiliari, mentre Imco è la società di costruzioni del gruppo. Ora si tratta di capire quali possano essere le conseguenze della richiesta di fallimento sull’operazione di salvataggio di Premafin-Fonsai. L’udienza potrebbe tenersi già tra un mese circa al tribunale fallimentare di Milano.

Ammonterebbe a oltre 100 milioni di euro il deficit patrimoniale di Sinergia-Imco le holding della famiglia Ligresti per le quali ieri la procura di Milano ha chiesto il fallimento. Secondo le valutazioni della magistratura a fronte di attivi derivati dagli immobili che si aggirano attorno ai 290 milioni, i debiti delle società sono di circa 400 milioni.

La richiesta di fallimento da parte della Procura di Milano delle holding della famiglia Ligresti Sinergia-Imco spalanca le porte anche alla possibilità dei magistrati di procedere, sotto il profilo penale, con un’inchiesta per bancarotta fraudolenta.

La decisione da parte della Procura di presentare l’istanza di fallimento è arrivata dopo che è stata verificata l’impossibilità, per la mancanza di un accordo tra i creditori, di approvare un piano di risanamento (ai sensi dell’articolo 67 della legge fallimentare). La situazione delle società è molto preoccupante e in assenza di un concordato preventivo o un accordo ai sensi di un altro articolo della legge fallimentare (il 182/bis), il fallimento delle società pare inevitabile.

E’ presto per capire quali saranno gli impatti della richiesta di fallimento di Sinergia-Imco su Premafin, la controllante del gruppo Fonsai di cui il 20% del capitale è in mano a Sinergia. Certo, il fallimento di una controllante è molto pericoloso per la società controllata. Ai Ligresti resta comunque in mano un 30% di Premafin attraverso un sistema di holding lussemburghesi, mentre un altro 20 della società è detenuto dai 2 trust off share che la Consob ritiene riconducibili alla famiglia siciliana. L’articolo 67 della legge fallimentare, sul quale le banche creditrici delle holding non hanno trovato un accordo, prevede la predisposizione di un piano di risanamento che non transita dal tribunale e non è sottoposto al controllo giudiziario, ma si realizza attraverso provvedimenti interni all’impresa.

La trattativacon Unipol. L’effetto non si limita alle due holding. La stessa Premafin sta ancora trattando per entrare in sinergia con Unipol. E peraltro proprio ieri sera si era registrato un colpo di scena, perché Unipol ha proposto di fissare già al 66,7 per cento la quota che la compagnia assicurativa bolognese avrà nel nascente maxi polo assicurativo. Proposta che ha spiazzato Fondiaria Sai, tanto che i consigli d’amministrazione della Fonsai e della Milano Assicurazioni vengono definiti dall’esito “aperto”. La decisione dei due board non è insomma così “scontata”. Il cda Premafin tornerà a riunirsi dopo quelli di Fonsai e Milano.

L’impero Ligresti affonda in borsa, per Fonsai e Premafin perdite da record

La holding del finanziere siciliano sta letteralmente agonizzando sotto il peso di 368 milioni di euro di debiti e rischia seriamente il fallimento. Anche per questo la procura sta indagando su eventuali danni finanziari

Giornata nera, anzi, nerissima per la sempre più tormentata Fondiaria Sai e la sua controllante Premafin. Sotto il peso di un presente fatto di conti in rosso e schiacciate dalle ombre relative ad un futuro non ancora del tutto chiaro tanto per loro quanto per la famiglia Ligresti, le due compagnie cedono oggi percentuali record a Piazza Affari segnando ribassi da incubo. Poco prima delle 14, Fonsai perdeva circa il 9% mentre Premafin lasciava sul terreno 11,54 punti. Male anche Unipol (-3,97%), artefice designata dell’intervento di salvataggio che dovrebbe garantire un futuro a compagnia e controllante.

Ricapitolando: Fonsai ha chiuso il 2011 con circa 1 miliardo di euro di perdite. Un risultato su cui pesano le svalutazioni emerse con le operazioni immobiliari effettuate proprio dalla famiglia Ligresti, azionista del gruppo ma anche controparte delle operazioni stesse. Un sostanziale conflitto di interessi, insomma, che desta sospetti e che ha spinto il pm
Luigi Orsi della procura di Milano ad avviare un’indagine su eventuali danni finanziari. Un’indagine che arricchisce di un nuovo capitolo il romanzo delle avventure giudiziarie di Salvatore Ligresti, già sotto processo con l’accusa di corruzione nella vicenda della trasformazione urbanistica dell’area di Castello di Firenze per la quale, ieri, è arrivata anche la requisitoria del pubblico ministero Gianni Tei che ha chiesto una condanna di 3 anni e 6 mesi per lo stesso Ligresti.

La famiglia dell’immobiliarista siciliano controlla Fonsai attraverso la sua holding Premafin con una quota effettiva, ha scoperto di recente la Consob, che tra partecipazioni dirette e complesse acrobazie bahamensi si attesta attorno al 70%. Premafin, come noto, ad oggi sta letteralmente agonizzando sotto il peso di 368 milioni di euro di debiti e rischia seriamente il fallimento. Un’ipotesi, quest’ultima, rilanciata oggi dal quotidiano Milano Finanza secondo il quale a scongiurare questa eventualità potrebbe essere a questo punto solo il rapido intervento di Unipol. Una scalata salvifica, quella progettata dalla compagnia bolognese, che ha già incassato l’Ok tanto di Ligresti quanto di Unicredit e Mediobanca, principali creditori di Premafin che, di fronte alle garanzie offerte da Unipol, sarebbero disposte a rinegoziare il debito della holding. L’ingresso della stessa Unipol trasformerebbe la nuova creatura nel secondo gruppo assicurativo italiano dopo la triestina Generali.

A creare una certa tensione, oggi, è stata anche la decisione della figlia di
Salvatore Ligresti Jonella di non abbandonare il Cda di Fondiaria ormai prossimo al rinnovo. Una scelta poco gradita a chi auspicava un segnale chiaro di uscita di scena della famiglia dalla compagnia, cosa per altro prima o poi inevitabile. Di certo, per lo meno, si sa che l’addio sarà meno oneroso di quanto inizialmente previsto. Unipol ha infatti bocciato un paio di mesi fa l’ipotesi di una maxi liquidazione per i Ligresti, un regalo da 70 milioni di euro che avrebbe stonato ampiamente con i risultati finanziari conseguiti dalla compagnia nel corso dell’anno passato.

IL GIGANTISMO DI MEDIOBANCA,gli affari di quella che era la banca di Cuccia

Chiamatelo, se volete, pronto soccorso Mediobanca. Funziona così. Le grandi fondazioni bancarie battono cassa? Non sanno come far quadrare i conti nella stagione più difficile della loro storia? All’orizzonte si profilano perdite miliardarie per via della crisi delle Borse? Ecco che arriva Mediobanca, pronta a cogliere un’occasione straordinaria per fare affari d’oro e aumentare il potere, già enorme, di cui dispone fornendo un salvagente agli enti a cui fanno capo partecipazioni decisive per la stabilità delle grandi banche nazionali: Unicredit, Intesa e Mps.

Si parte da Siena, dove i signori e padroni del Monte dei Paschi hanno debiti per quasi un miliardo e pochi giorni per venire a capo della situazione. A guidare il salvataggio della fondazione senese , allo stremo delle forze per la strategia perdente dei propri vertici, sarà proprio la banca che fu di Enrico Cuccia, oggi guidata dalla coppia Renato Pagliaro, presidente, e Alberto Nagel, amministratore delegato. Mediobanca aveva prestato alla Fondazione Monte dei Paschi quasi 200 milioni già nel 2008 e adesso torna a gestire le trattative per trovare il modo di far fronte a debiti per 900 milioni.

A Padova e a Bologna, invece, le locali fondazioni vivono l’incubo del taglio dei dividendi di Intesa. Senza quei soldi dovranno ridurre le erogazioni sul territorio, cioè i finanziamenti a società, associazioni e istituzioni no profit. Il problema vero, però, è che l’anno scorso entrambi gli enti si sono svenati per far fronte all’aumento di capitale di Intesa senza diminuire la propria quota. Alla fine ce l’hanno fatta. Come? Semplice , è arrivata Mediobanca.

La Fondazione Cassa di Padova e Rovigo, che ha il 4,2 per cento di Intesa, ha ottenuto una linea di credito di 100 milioni dall’istituto guidato da Nagel. E anche la Cassa di Bologna (2,7 per cento di Intesa) ha fatto ricorso a un prestito di 20 milioni sempre targato Mediobanca. Fabio Roversi Monaco, presidente dell’ente bolognese, a ottobre è entrato nel consiglio di amministrazione della stessa Mediobanca, di cui la Fondazione emiliana è anche azionista con un pacchetto del 2,5 per cento del capitale. E non è l’unica. Negli anni scorsi i colleghi di Roversi Monaco hanno fatto la fila per uno strapuntino a bordo della più blasonata tra le banche d’affari nazionali. Sono investimenti di sistema, spiegavano. E poi rendono.

Da Siena, a Torino fino a Verona, per citare le più importanti, almeno una decina di Fondazioni hanno investito centinaia di milioni in Mediobanca. E così il cerchio si chiude, come è tradizione nella storia dell’istituto. I debitori diventano azionisti e viceversa. Lo stesso succedeva ai tempi di Cuccia per i grandi gruppi industriali privati, in quella che appare come un’apoteosi del conflitto d’interessi. Solo che nel caso delle Fondazioni il ricorso all’indebitamento dovrebbe essere un evento eccezionale e come tale, infatti, va preventivamente autorizzato dal ministero dell’Economia. E allora luce verde (dall’allora ministro Giulio Tremonti) per Siena, che è diventata azionista di Mediobanca e ne ha ricevuto i finanziamenti.

Lo stesso vale per la Cassa di Bologna e anche per quella di Padova. Già nel 2008 si era mossa sulla stessa strada anche la genovese Fondazione Carige, a caccia di risorse per l’aumento di capitale da un miliardo della controllata Carige. Oltre 400 milioni sono arrivati da Mediobanca che si è presa in garanzia azioni di risparmio della stessa Carige. I manager di Nagel sono arrivati anche ad Alessandria, dove la locale fondazione si è trovata a gestire un cospicuo pacchetto di azioni Bpm ricevuti in cambio della vendita della cassa di risparmio. Mediobanca ha fatto da controparte, e lo è ancora adesso, a un contratto derivato su buona parte dei titoli Bpm di proprietà dell’ente piemontese.

Nel mondo Unicredit, primo azionista di Mediobanca con l’8,7 per cento del capitale, l’intreccio è ancora più complesso. Fabrizio Palenzona, vicepresidente sia di Mediobanca sia di Unicredit è il dominus della torinese Fondazione Crt, a sua volta socia rilevante di Unicredit. Crt a suo tempo ha costituito una società (Perseo) partecipata e finanziata da Mediobanca per investire in Unicredit. E la stessa Crt, attraverso un’altra finanziaria, ha puntato centinaia di milioni nelle assicurazioni Generali, che sono l’attività principale di Mediobanca. Ne viene fuori un intreccio impressionante di partecipazioni e prestiti, che la dice lunga sul potere dell’ex democristiano Palenzona.

Tutti contenti, allora? Mica tanto. Per capire meglio si può chiedere ai vertici della Fondazione Monte Paschi, che per tappare i buchi in bilancio sono stati costretti a mettere in vendita i loro titoli Mediobanca nel frattempo colpiti dal crollo generalizzato in Borsa delle azioni bancarie. I conti finali dell’operazione ancora non sono disponibili, ma sono prevedibili perdite per decine di milioni. Va male, molto male anche per la Cassa di Bologna, che a fine 2011 era in rosso di oltre 200 milioni sulla propria partecipazione in Mediobanca. Negli ultimi due mesi le quotazioni sono un po’ risalite ma la perdita, per ora solo potenziale, resta consistente. Morale della storia: Mediobanca aumenta il giro d’affari e consolida il suo potere. Alle Fondazioni, invece, restano debiti e perdite.

SMEMBRAMENTO e delocalizzazione totale


FIAT: stabilimenti aperti in Polonia, Serbia, Russia, Brasile, Argentina. Circa 20. 000 posti di lavoro persi, dai 49. 350 occupati nel 2000 si arriva ai 31. 200 del 2009 (fonte: L’Espresso).

DAINESE: due stabilimenti in Tunisia, circa 500 addetti; produzione quasi del tutto cessata in Italia, tranne qualche centinaio di capi.

GEOX: stabilimenti in Brasile, Cina e Vietnam; su circa 30. 000 lavoratori solo 2. 000 sono italiani.

BIALETTI: fabbrica in Cina; rimane il marchio dell’ “omino”, ma i lavoratori di Omegna perdono il lavoro.

OMSA: stabilimento in Serbia; cassa integrazione per 320 lavoratrici italiane.

ROSSIGNOL: stabilimento in Romania, dove insiste la gran parte della produzione; 108 esuberi a Montebelluna.

DUCATI ENERGIA: stabilimenti in India e Croazia.

BENETTON: stabilimenti in Croazia.

CALZEDONIA: stabilimenti in Bulgaria.

STEFANEL: stabilimenti in Croazia.

TELECOM ITALIA: call center in Albania, Tunisia, Romania, Turchia, per un totale di circa 600 lavoratori, mentre in Italia sono stati dichiarati negli ultimi tre anni oltre 9. 000 esuberi di personale.

WIND: call center in Romania e Albania tramite aziende in outsourcing, per un totale di circa 300 lavoratori. H 3 G: call center in Albania, Romania e Tunisia tramite aziende in outsourcing, per un totale di circa 400 lavoratori impiegati.

VODAFONE: call center in Romania tramite aziende di outsourcing, per un totale di circa 300 lavoratori impiegati.

SKY ITALIA: call center in Albania tramite aziende di outsourcing, per un totale di circa 250 lavoratori impiegati. Nell’ultimo anno sono stati circa 5. 000 i posti di lavoro perduti solamente nei call center che operano nel settore delle telecomunicazioni, tra licenziamenti e cassa integrazione.

Eni costretta a dismettere quota Snam Rete Gas: vantaggi per tutti

Dieci euro in più su ogni megawattora di gas. Questo è il differenziale che paga l’Italia rispetto ad altri Paesi europei dove il prezzo del metano è diminuito da aprile in poi, mentre da noi è sensibilmente aumentato. Sono gli ultimi dati del Gestore dei mercati energetici (Gme) a certificarlo. Si tratta dei prezzi di dicembre (33,1 euro contro 22,3) pubblicati ieri sulla Newsletter mensile della società pubblica incaricata della gestione della Borsa elettrica e di quella, appena avviata, del gas.

Il fatto che questi dati siano usciti proprio mentre il governo sta per dare il via libera al decreto sulle liberalizzazioni, è una pura coincidenza. Ma è utile per rendersi conto delle ragioni che spingono Mario Monti e Antonio Catricalà ad affrontare un percorso complesso e difficile come quello finalizzato a realizzare una maggiore competizione sul mercato dell’energia. Nel pacchetto è entrata la separazione proprietaria di Snam da Eni, il dibattito tra i ministeri è tuttora in corso su come realizzare questo passaggio, ma la norma è ormai data per certa e ribalta l’impostazione del governo Berlusconi favorevole alla separazione societaria rafforzata (Ito) che il Cane a sei zampe ha ormai praticamente completato. Il nuovo corso è sotto i riflettori degli analisti e della Borsa che ieri ha penalizzato Snam (-2,8% a 3,28 euro) e premiato Eni (+3,06% a 17,20 euro). Qualcuno ha anche ipotizzato che l’accelerazione allo sviluppo di nuovi giacimenti di idrocarburi in Italia, anch’esso inserito nel decreto, vada a compensare il gruppo. La verità è che gli idrocarburi nazionali non vengono sfruttati al loro potenziale: di questo si sta discutendo in queste ore.

Le altre novità, che si stanno comunque mettendo a punto, riguardano le bollette del gas. Il nuovo meccanismo di calcolo degli aggiornamenti trimestrali che scatterà da aprile sarà più orientato verso i prezzi del mercato spot (quelli che stanno scendendo in Europa) e non più solo ancorato ai contratti take or pay (che garantiscono un’approvvigionamento nel lungo periodo ma sono anche molto più cari). In questa direzione stava già procedendo l’Autorità per l’Energia. E’ una misura che riguarderà i clienti, famiglie e piccole imprese, che non sono ancora passati al mercato libero (10-12% su circa 18-20 milioni di bollette). Riguarderà cioè la stragrande maggioranza dei consumatori che in prospettiva dovrebbero così veder diminuire il costo del gas.

Può la separazione proprietaria di Snam da Eni risolvere questo nodo? Ai molti che pensano si tratti di uno snodo fondamentale per mettere in moto investimenti ed efficienza, ha risposto ieri il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei: «Sarebbe un disastro andare a spezzare l’Eni». Il gruppo non commenta ma da sempre sostiene che lo scorporo non avrà effetti per i consumatori. Da sola, la separazione non basterà.

Occorre anche affermano industrie e analisti eliminare molti colli di bottiglia e potenziare i rigassificatori. Oggi Snam è un boccone grosso valutato da Deutsche Bank 25,8 miliardi contro i 10,8 miliardi delle stime di Kepler Research su Terna. Più facile dunque che sia la prima a mangiare la seconda, se si deciderà di scorporare per intero la società (che controlla anche gli stoccaggi di Stogit e il rigassificatore di Panigaglia), ipotesi sulla quale sembra stia scommettendo il mercato. In questo caso tutti danno Lorenzo Bini Smaghi, oggi presidente di Snam, al vertice della nuova mega-società delle reti.

I titoli Eni registrano al momento un rialzo fiacco dello 0,12% a 17,2 euro. Secondo gli analisti di Goldman Sachs la dismissione della quota avra' un effetto positivo sul gruppo, perche' ridurre in maniera significativa l'indebitamento.

La cessione della controllata potrebbe infatti migliorare la valutazione gia' attraente del titolo, che vanta un dividend yield del 6% e un rapporto tra prezzo di borsa e utili azionari che e' ancora più interessante, se si considera che la partecipazione di Eni in tre societa' quotate, Galp, Snam e Saipem, contribuisce agli utili del gruppo per il 13%, mentre, per quanto riguarda la sua capitalizzazione di mercato, conta solo per il 27%

 

 

BENETTON FUORI DA IMPREGILO. GRUPPO GAVIO AL 30%, GRUPPO SALINI AL 20%: CHI CONTROLLERA' IL PRIMO CONTRACTOR GRANDI LAVORI IN ITALIA?

I Benetton escono dal business dei grandi lavori. Confermando le previsioni della vigilia, il gruppo di Ponzano Veneto, attraverso la controllata Atlantia hanno ceduto il controllo di Impregilo a uno dei loro "concorrenti". Il nuovo socio di controllo del primo general contractor italiano diventa così il gruppo Gavio, il secondo concessionario autostradale del nostro paese proprio alle spalle di Atlantia. E ora bisognerà attendere la contromossa della famiglia Salini, i costruttori romani che sono già saliti al 20% di Impregilo e che entro la metà di marzo faranno conoscerere le loro intenzioni.

Ma vediamo l'accordo nel dettaglio. Autostrade per l'Italia spa, una controllata di Atlantia, acquisirà da Sias (gruppo Gavio) e da Mediobanca le quote di Grupo Costanerà, così da raggiungere il 100% della società che gestisce 188 chilometri di autostrade in Cile, di cui 98 attorno alla capitale Santiago. L'intera partecipazione del 45,765% del Grupo Costanera, detenuta in Autostrade Sud America, è stata valutata 565,2 milioni. Allo stesso modo, è stato sottoscritto un accordo con Mediobanca per l'acquisto di una quota pari all'8,47% di Asa per un controvalore di 104,6 milioni,

A Sias viene invece ceduta una opzione per l'acquisto del 99,98% dell'autostrada Torino-Savona. Infine, ad Argofin, la finanziaria della famiglia Gavio passa il 33% di Igli, la scatola che controlla il 29,96% di Impregilo. L'esercizio dell'opzione potrà avvenire non oltre il 30 settembre 2012, mentre il prezzo fissato per l'esercizio dell'opzione è pari a 223 milioni.

Alla luce dell'operazione, la situazione diventa la seguente.Grazie alle quote dei Benetton, Gavio prende il controllo del 29,6% di Impregilo ma ora dovrà vedersela con i costruttori romani del gruppo Salini. Entro metà marzo devono far sapere se hanno intenzione di salire ancora e, contestualmente, potrebbero presentare il piano industriale che convinca gli azionisti che il loro progetto è migliore di quello di Gavio. Ma non è escluso che la società piemontese si muova già nei prossimi giorni per rafforzare ulteriormente la sua posizione.

 

La silenziosa scalata di Abu Dhabi nel capitale di Unicredit, L'iTALONIA CONTINUA A PERDERE PEZZI (

Edison diventa francese, dopo Parmalat in mano a Lactails ed Alitalia in mano ad Air France. Agli americani targati Obama la Fiat prossima a trasferire armi e bagagli a Detroit, ai libici quote di Unicredit, Telecom ed ENI, agli arabi di Dubai altre quote di Unicredit, l'Italia sempre più colonia da ungere...)

 

PIAZZA AFFARI | Edf porta a termine l'accordo per il riassetto dell'azienda elettrica. La decisione arriva dopo un anno di trattative con i soci italiani raccolti in Delmi e guidati da A2A. Agli italiani va il controllo di Edipower.

La silenziosa scalata di Abu Dhabi nel capitale di Unicredit

PIAZZA AFFARI | Il fondo sovrano Aabar ha rastrellato i diritti necessari per salire al 6,5% di Piazza Cordusio. Controllerà da solo un pacchetto pari alla metà di quello che le Fondazioni italiane...Mentre le Fondazioni italiane ricorrono ad artifici da hedge fund per racimolare qualche soldo e limitare i danni in Unicredit, i sultani di Abu Dhabi ne ipotecano la poltrona di primo azionista pagando in petrodollari.

 

Monte dei Paschi: è rischio nazionalizzazione

Fari puntati su Monte dei Paschi, che rischia sempre di più di la nazionalizzazione "parziale o totale". E' quanto afferma un articolo del Financial Times, che riporta le preoccupazioni delle autorità di regolamentazione europee.

Insieme a Commerzbank, spiega il quotidiano britannico, MPS potrebbe infatti non essere capace di presentare piani credibili sul miglioramento del proprio capitale, tanto che le stesse autorità affermano che "una iniezione di mezzi freschi" da parte dell'Italia -nel caso di Monte dei Paschi- e dalla Germania -nel caso di Commerzbank - "è quasi inevitabile". Si tratta, ha detto un funzionario, "di grandi casi".

Gli stress test che sono stati lanciati lo scorso dicembre dallo European Banking Authority (Eba) hanno messo in evidenza per MPS un bisogno di capitale di 3,3 miliardi di euro; nel caso di Commerzbank, il buco sarebbe di 5,3 miliardi.

Entrambe le banche non hanno rilasciato alcun commento sul rischio che debbano bussare alle porte dei relativi stati, e anzi hanno insistito sulla loro capacità di risolvere la questione.

Tra le banche europee più importanti, recentemente solo Unicredit, la banca numero uno per asset, ha lanciato un'operazione di aumento di capitale. Gli analisti intervistati dal Ft sottolineano però che il forte tonfo del titolo seguito all'annuncio rappresenta per altri istituti di credito un deterrente nell'andare nella la stessa direzione.

Forti, dunque, i timori sul futuro di MPS, che secondo il Financial Times è al rischio maggiore di essere costretta, almeno, a una nazionalizzazione parziale. Tre fonti di mercato hanno affermato che in questo caso, interverrebbe la Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe fornire fondi o direttamente alla banca o indirettamente, attraverso il principale azionista, la Fondazione Monte dei Paschi.

 

 

Motori fermi. Ducati in vendita
Sarà straniera
(colosso indiano),altro pezzo d'Italia che viene colonizzato (dopo Parmalat (sotto la francese Lactails), Edison (sotto il colosso energetico francese EDF), Fiat (sotto la statunitense Crysler), Bulgari (sotto la francese Lyhm-Arnaud), Alitalia (SOTTO Air France), UNICREDIT (sotto scalata dagli arabi di Abu Dhabi), Ferretti (ad un colosso cinese)....)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Bonomi ha dato l'annuncio al Financial Times: il prezzo è un miliardo di euro. Trattative già avviate con Bmw e l'indiana Mahindra. Si tratta, dunque, di un altro pezzo del nostro made in Italy che se ne
 


 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

In B !!

Il 13 gennaio 2012 l'Italia finisce in serie B.

 

 

LA TRAGEDIA DEL GIGLIO

Si aggrava posizione della Costa "Norme di sicurezza trascurate"

Si aggrava posizione della Costa
"Norme di sicurezza trascurate"

Oggetti della Cemortan
nella stanza di Schettino

Recuperati affetti della ragazza moldava nella cabina del comandante. Intanto la Francia apre un'indagine preliminare sul disastro della Concordia

 

Cermortan seguita da Schettino in plancia

 

Alcuni oggetti personali della 25enne moldava, Domnica Cemortan, sono stati trovati dai sub nella cabina del comandante della Costa Concordia Francesco Schettino. È Proprio a proposito di questi oggetti gli inquirenti ieri hanno chiesto spiegazioni nel corso dell'interrogatorio che è andanto avanti per sei ore, in una caserma di Marina di Grosseto. Domnica Cemortan, ai pm Navarro e Pizza, che l'avevano sentita come persona informata sui fatti, ha confermato di essere stata in plancia di comando la sera del 13 gennaio, quando avvenne l'urto con lo scoglio nei pressi dell'Isola del Giglio.

La donna, con l'aiuto di una interprete, ha ricostruito su richiesta della procura, tutto ciò che ha visto e sentito quella sera. Grazie alle sua dichiarazioni ora gli investigatori pensano di poter aggiungere nuovi particolari. La donna ha, infine, ribadito di essere imbarcata regolarmente con biglietto per questo gli investigatori le hanno chiesto di spiegare perché alcuni suoi effetti personali erano stati trovati nella cabina del comandante. La ragazza ha ammesso la sua vicinanza al comandante Schettino difendendolo come "eroe" per la manovra che ha permesso alla nave di arenarsi sugli scogli molto vicino alla riva subito dopo l'impatto.
 
 La procura ha intenzione a breve di sentire la donna, identificata come avvocato, che la mattina del 14 aveva incontrato il comandante Scettino all'Hotel Bahamas  dell'Isola del Giglio. Il comandante aveva con sè alcuni oggetti prelevati dalla nave e fra questi, in un sacchetto rosso un computer.

 
Indagine Francia. La procura di Parigi ha annunciato l'apertura di un'indagine preliminare sul naufragio della Costa Concordia, e ha chiesto alla gendarmeria marittima di interrogare "l'insieme dei passeggeri francesi sopravvissuti" per determinare circostanze del naufragio e gestione dei soccorsi.

 

 

 

 

A ridosso dell'Isola del Giglio affonda "Costa Concordia", 114.000 tonnellate extra lusso scarsamente equipaggiata...purtroppo ben 17 morti e 21 dispersi. Concordia, il video shock
Caos in plancia di comando
dopo l'urto sugli scogli

 

 

La Costa Concordia era partita alle 19 da Civitavecchia per un giro del Mediterraneo.  A bordo 4.229 persone, a terra ne risultano 4.179. "Un boato poi il black out" (VIDEO). Una enorme falla nella fiancata. Le vittime sarebbero annegate (AUDIO). 40 feriti, due sono in gravi condizioni. Mistero sulla dinamica: doveva passare a cinque miglia dalla costa, ma si è incagliata sugli scogli a un miglio da riva (MAPPA INTERATTIVA). Inchiesta per naufragio, disastro e omicidio colposo. L'armatore sotto accusa: "Tragedia che sconvolge" (FOTO). All'Isola del Giglio sono finiti i farmaci / MANDATE VIDEO E FOTO,14-01-2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2012

 

 

E la Merkel chiamò Napolitano: "Berlusconi DEVE ANDARE SUBITO FUORI DAI COGLIONI, SUBITO !!! HAI CAPITO MUMMIETTA DEL CAZZO !!!" Diciamo per salvare l'euro e la Germania, "...eppoi dovevo saldargli il conto per la "culona inchiavabile"

 

La Cancelliera tedesca Angela Merkel avrebbe chiamato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo scorso ottobre per chiedergli di sostituire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con un altro premier, per evitare che l'avvitamento della tempesta finanziaria che stava colpendo pesantemente il nostro Paese facesse crollare l'economia europea. Lo rivela il Wall Street Journal in una ricostruzione, basata, secondo il quotidiano Usa, su notizie riferite da fonti diplomatiche.

LA RICOSTRUZIONE - Per il Wall Street Journal nella telefonata la Merkel disse a Napolitano di essere preoccupata per l'incapacità di Berlusconi di far fronte alla crisi italiana. Crisi che avrebbe potuto travolgere l'Europa e di conseguenza anche la Germania. Napolitano avrebbe risposto che non era rassicurante il fatto che Berlusconi fosse sopravvissuto poco prima a un voto di fiducia con soli pochi voti di scarto. La Merkel in quell'occasione ringraziò il presidente della Repubblica invitandolo a far qualsiasi cosa in suo potere per promuovere le riforme. Napolitano, secondo il quotidiano economico americano, avrebbe recepito il messaggio chiamando nei giorni successivi i responsabili dei vari partiti per verificare se fossero disponibili a sostenere un nuovo governo. La pressione della Germania sui vari esponenti politici sarebbe poi stata decisiva in tal senso. E quindi sarebbe nato il governo Monti.

 

 


 

 

 

 

 

 

OBAMATOR

 

 

 

 


 

?FINITA

 

 

 

 

Berlusconi da Napolitano: "Non ho più la maggioranza, DIMETTITI!!"12-12-11

Calciopoli, piovono condanne
Cinque anni per Luciano Moggi
 

Oltre all'ex dg della Juventus sono stati condannati in primo grado gli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto. il pm Stefano Capuano: "Non è stato un processo farsa" 8/11/11
di Dario Pelizzari

 

Pdl-Lega sconfitti in Aula: solo 308 i voti - video 08/11/11



 

 

 

 

 

 
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2 MAGGIO 2011

UCCISO IN PAKISTAN OSAMA BIN LADEN, IN PAKISTAN?? IN 10 ANNI GLI USA OCCUPANO IRAQ, 109.000 MORTI TRA I CIVILI, ED AFGHANISTAN,BOMBARDANO LA LIBIA E PERMETTONO A BIN LADEN DI SOGGIORNARE TRANQUILLAMENTE IN PAKISTAN,PAESE ALLEATO AGLI USA. BIN LADEN VIENE LIQUIDATO CON UN COLPO ALLA TESTA, NESSUN PROCESSO. SADDAM HUSSEIN , EX PRESIDENTE IRACHENO PIAZZATO IVI DALLA CIA NEGLI ANNI SETTANTA, ALMENO FU PROCESSATO, ANCHE SE L'ITER PROCESSUALE RISULTO' ZEPPO DI FORZATURE ALLO SCOPO DI GIUNGERE IL PIU' PRESTO POSSIBILE ALLA CONDANA A MORTE (30-12-2006)

Persino i nazisti, prima di essere impiccati, furono processati a Norimberga. Bin Laden non è stato assassinato, ucciso, fucilato, ammazzato, sparato. No. Bin Laden è stato "terminato", citando le parole di Obama. Un'elegante metafora che riduce un uomo a un insetto. I familiari di Goring non furono condannati a morte, un figlio di Bin Laden è stato invece "terminato". Era lì, sul luogo del delitto, la colpa è sua. Bin Laden, l'ex amico dellaCia e degli Stati Uniti, educato nelle migliori università occidentali, è innocente o colpevole dell' 11 settembre? Avrebbe dovuto stabilirlo un tribunale in base alle prove, al dibattimento. Il mondo avrebbe assistito e, forse, capito. Gli americani sono intervenuti a casa degli altri, come di consuetudine, cow boy della Terra. Il Pakistan è uno Stato indipendente. Per le leggi internazionali, gli Stati Uniti avrebbero dovuto chiedere al governo pachistano di catturare Osama. Perché non lo hanno fatto? Il cadavere di Bin Laden è stato, secondo le fonti statunitensi gettato in mare dopo un funerale islamico(?) su di una portaerei. Lo hanno trasportato da Islamabad per centinaia chilometri per darlo in pasto ai pesci. Chi potrà dimostrare il decesso?
Bin Laden serve a Obama per vincere le
 
elezioni. Forse però perderà la guerra. Questa morte è infatti una vendetta e sangue chiama sempre sangue. Il fanatismo islamico può riesplodere e dilagare. Le scene di giubilo nelle strade delle città americane dopo la notizia della scomparsa di Osama hanno ricordato le stesse scene nei Paesi arabi dopo il crollo delle Torri Gemelle. C'è qualcosa di malato nel festeggiare la morte di una persona, anche di un criminale, come allora era rivoltante celebrare un massacro.
Bin Laden viveva in una palazzina di tre piani a
 
Abbottabad, una località turistica montana non distante da Islamabad. Abbottabad è sede di un'accademia militare e ha numerose caserme. Il governo pachistano non poteva non sapere, così come a suo tempo il governo italiano non poteva non sapere che Totò Riina viveva con la sua famiglia al centro di Palermo. Bin Laden è stato sacrificato, ammesso che non fosse già morto da tempo. "Terminato" come si usa dire in America per coloro che osano sfidarla. La disumanità è tra noi. "Restiamo umani", come voleva Vittorio Arrigoni.

 

 

 

 

 

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Cronaca

15 Ottobre 2011 - 14 dicembre 2010, l'altra battaglia a Montecitorio in occasione del voto di sfiducia al governo di Testa di B. dopo un mese di corruzione a mani basse dei vari Scilipoti-Razzi nel Culo di merda...

 

 

 

 

 

MOSTRUOSITA' ITAGLIOTE VARIE

 

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Venerdì, 04 Novembre 2011 15:50:10

APPIANO GENTILE - Domani, sabato 5 novembre 2011, vigilia di Genoa-Inter, gara valida per la 11^ giornata della Serie A Tim 2011-2012, in programma domenica 6 novembre '11 allo stadio "Luigi Ferraris" in Marassi a Genova (ore 12.30), Claudio Ranieri incontrerà i giornalisti presso la sala stampa del centro sportivo "Angelo Moratti" di Appiano Gentile alle ore 13,30.

La conferenza sarà trasmessa in diretta esclusiva da Inter Channel (canale 232 della piattaforma Sky Italia).

Ingresso al centro sportivo "Angelo Moratti" p

IL PADRONE D'ITALONIA TRIS

Lavitola in Italia, nuove accuse:VOLEVA 5 MILIONI DI EURO DA TESTA DIMMERDA PER STARE ZITTO, ma anche per Lavitola il cellulare era spento come per Fede, quindi il "magnaccia" in affari con Tarantini decide di vuotare il sacco. Sarà un altro Ciancimino?? foto
Ordine di custodia per De Gregorio

Tangenti a politici Panama per costruire carceri

L'ex direttore dell'Avanti trasferito a Poggioreale appena sbarcato, era latitante da otto mesi indagato per induzione dell'imputato a mentire nella vicenda Berlusconi-Tarantini. Ora accusato anche di corruzione internazionale e associazione a delinquere per fondi all'editoria. Provvedimento anche per il senatore Pdl (foto): "Mi difenderò con le unghie e con i denti"Il commercialista del Senatore, sentito come teste dai pm di Napoli, dice che il passaggio al partito di Berlusconi fu opera di Valter Lavitola. L'ex direttore dell'Avanti!, arrestato oggi, è accusato di corruzione internazionale e associazione a delinquere

Il signor Testa di cazzo asfaltata l'ha studiata giusta: ha fatto finta di aver patema nel mollare lo scranno del potere massimo pontificio, quando in realtà non vedeva l'ora di mollare LA FOGNA CREATA PIENA ZEPPA DI DEBITI allo sfigatino di turno salutato come il salvatore di non si sa bene che cosa. Rimanere Pontefice Massimo significava perdere UN MILIARDO DI CAPITALIZZAZIONE IN BORSA con tracollo del 60%, con aggravio a cascata su tutta la filiera infiacchita dal mezzo miliardo di euro sganciato alla Cir. E' vero, si ritrova oggi senza scudi legali all'interno dei suoi numerosi processi, ma il Soggetto confida molto nei tempi biblici della Giustizia Italiota (ed infatti è già scattata la prescrizione per la corruzione acclarata Mills...), eppoi proprio quelle aule giudiziarie possono tramutarsi in una splendida pubblicità.

 

Mediolanum, l'utile netto crolla
Proposto dividendo a 0,11 euro

I profitti del gruppo guidato da Ennio Doris sono calati del 70% a 67 milioni, pesano svalutazioni dei titoli governativi greci in portafoglio per 85 milioni. Masse amministrate al massimo storico di 46,2 miliardi

 

MILANO - Mediolanum ha chiuso il 2011 con un utile netto di 67 milioni, in calo del 70%, su masse amministrate di 46.207 Milioni (+1%). Al netto delle componenti non ricorrenti l'utile è, invece, diminuito del 16% a 193 milioni. Il consiglio di amministrazione guidato da Ennio Doris proporrà all'assemblea dei soci un dividendo di 0,11 euro per azione.
E, considerando l'acconto al dividendo distribuito a novembre 2011 di 0,07 euro, il cda proporrà la distribuzione di 0,04 euro. L'assemblea dei soci si terrà il prossimo 19 aprile in prima convocazione o 20 aprile in seconda.

Il risultato del 2011 è stato penalizzato da rettifiche di valore per impairment dei titoli governativi greci in portafoglio, per 85 milioni, della partecipazione in Mediobanca, per 41 milioni, già al netto dei relativi effetti fiscali. Al netto di tali componenti l'utile sarebbe quindi stato di 193 milioni. Il risultato ha risentito, inoltre, di minusvalenze nette di valutazione degli investimenti a fair value, per complessivi 44 milioni al netto delle imposte, minusvalenze già interamente recuperate nei primi mesi del 2012. Senza perdite temporanee di valore il risultato delle attività correnti del 2011 sarebbe stato superiore a quello del 2010.

Nel frattempo, le masse amministrate hanno superato il loro massimo storico attestandosi a 46,2 miliardi. La raccolta netta è stata di 2,7 miliardi. Sul mercato domestico l'utile è stato di 75 milioni (-68%) e le masse amministrate di 44,2 miliardi (+1%).

MEDIASET IN CRISI: INIZIANO I LICENZIAMENTI A CASCATA. LA PRIMA TESTA A CADERE E' QUELLA DEL LECCACULO STORICO: EMILIO FEDE !!!Mediaset: "Se non ci sarà ripresa saremo costretti a ridurre il personale,IL

NOSTRO PADRONE

 ASSOLUTO STA

 SPENDENDO

TROPPI SOLDI

 PER COMPRARE DEPUTATI,SENATORI,

AVVOCATI,GIUDICI PER MANTENERSI A GALLA FINO ALLE PROSSIME ELEZIONI. QUINDI TUTTI COLORO CHE NON CONTANO UN CAZZO VERRANNO ELIMINATI E BASTA, D'ALTRA PARTE SONO SOLO NUMERINI"

 

Mediaset: "Se non ci sarà ripresa saremo costretti a ridurre il personale" L'annuncio di Fedele Confalonieri in audizione in commissione alla Camera. In mattinata incontro con Mario Monti. L'eventualità dei tagli a costi e investimenti collegata al calo dei profitti e della raccolta pubblicitaria

 

200 MILIONI DI EURO DI COLATA DI CEMENTO BERLUSCONIANO  BLOCCATE NEL COVO DI MONZA DALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE...

Monza, Pdl e Lega divisi, bocciata definitivamente la Milano 4 di Berlusconi

Fallisce anche l'ultimo tentativo di approvare in consiglio comunale il progetto Cascinazza spinto dalla famiglia dell'ex premier. Le divisioni del centrodestra e l'opposizione del centrosinistra hanno impedito il via libera al piano prima delle elezioni amministrative di maggio

Il sogno di Paolo Berlusconi di costruire a Monza Milano 4 si è infranto contro la forza implacabile del dissenso interno al partito e dei contrasti con la Lega Nord. In mezzo sono passati cinque anni di lavoro, l’invio nel capoluogo di provincia brianzolo dell’ex ministro fidatissimo Paolo Romani che si è occupato personalmente, in qualità di assessore, della Variante urbanistica monzese che avrebbe reso edificabile il terreno della Cascinazza, di proprietà di una società riconducibile al fratello dell’ex premier. Da trent’anni chi aveva acquistato il terreno agricolo da cinquanta ettari al confine con Sesto San Giovanni, sperava di vederlo diventare edificabile per svariate migliaia di metri cubi residenziali e produttivi, per un affare da 120 milioni di euro.

Nel consiglio comunale di domenica scorsa, a sorpresa, quella stessa maggioranza di centrodestra tenuta insieme a fatica non ha avuto i numeri neppure per portare il documento in votazione. Uno scivolone a cui ha cercato di rimediare ieri sera, resuscitando la variante e sperando di spuntare una dilazione dei termini in extremis, prima dello scioglimentodel consiglio per le elezioni del maggio prossimo. Ma il risultato non è cambiato, e ora saranno gli elettori a decidere.

Scadeva domenica, dopo cinque anni di lavoro, oltre settanta consigli comunali, migliaia di euro spesi in consulenti, centinaia di emendamenti accolti, il termine perchè la Variante fosse votata dal Consiglio comunale. Peccato che Pdl e Lega Nord si siano trovati a disporre di solo venti voti a favore, mentre l’opposizione (formata dal centrosinistra, ma resa forte dall’esodo dei fuoriusciti del Pdl) ne contava altrettanti contrari. Uno stallo davanti al quale la giunta monzese ha scelto di fare un passo indietro, senza portare nemmeno il documento in aula nonostante fosse il termine ultimo per votarlo senza farlo decadere. «La variante del cemento è cancellata», aveva annunciato il leader dell’opposizione 
Roberto Scanagatti, prima di capire che il Centrodestra non si sarebbe arreso.

Dopo aver riportato all’adozione in giunta il documento, ieri sera il centrodestra ci ha riprovato. Contava forse su qualche assenza nei banchi della minoranza che potesse capovolgere la bilancia dei voti in stallo. Ma nel frattempo ci aveva pensato il Prefetto di Monza a togliere ogni speranza di approvazione della variante Cascinazza, dichiarando ufficialmente scaduti i termini. Così alle 3 di notte, l’opposizione ha abbandonato l’Aula per protesta e la maggioranza ha potuto approvare con venti un documento che si limita a riavviare l’iter a beneficio della prossima giunta. «Una forzatura illegittima contro cui presenteremo ricorso al Prefetto e al Tar», ha dichiarato comunque Scanagatti.

Certo la questione peserà in vista delle alleanze per le Amministrative che andranno in scena a maggio, rendendo la città di Monza strategica per l’ex premier. Non essendo, infatti, riuscito il centrodestra ad approvare il Pgt entro i termini e riprendendo l’iter daccapo, saranno i cittadini a decidere cosa vorranno per la Cascinazza e per la città. Appare ormai chiaro che chi si assicurerà la vittoria nella città di Monza ne deciderà il destino. Una possibilità che potrebbe anche far valutare a
Silvio Berlusconi la possibilità di allearsi ancora con la Lega chiedendo al Carroccio una deroga al diktat di correre soli per avere più speranze di vincere. Una possibilità che si deciderà domani, quando in via Bellerio a Milano, sede del Carroccio, si definiranno le alleanze tra Lega Nord e Pdl

 

Amministrative, Berlusconi nasconde il Pdl e pensa di presentare liste civiche , liste farlocche, liste di merda per prendere voti sotto mentite spoglie, una merdosa operazione make up in stile merdaset in  picchiata del 10% nel rastrellamento pubblicitario con la diramazione partitica al 24% dal 38% che era solo 4 anni fa !!!

Un vertice convocato domani a Lesmo con tutti gli amministratori locali e lo stato maggiore del partito per mettere le basi di quello che sarà il nuovo movimento che prenderà vita in autunno. Il Cavaliere sa che alle prossime elezioni di maggio c'è il rischio di una sonora sconfitta così sta valutando di non presentare il Popolo della Libertà. Ma non basta a risolvere i problemi: dallo scandalo delle tessere false alle difficoltà di individuare personalità forti da presentare a Genova, Palermo e Verona

Cancellare il Pdl e presentarsi alle prossime amministrative con delle liste civiche, tentando così di avvicinare anche l’Udc e l’elettorato moderato. Ed evitare soprattutto il paragone con i risultati delle ultime elezioni: i sondaggi più recenti, infatti, danno il partito di Arcore intorno al 20%. Silvio Berlusconi sa che al voto di primavera ci sarà un bagno di sangue ovunque, da Palermo a Verona. Così ha intenzione di far sparire il Pdl e archiviarlo. Poi, al congresso nazionale che si svolgerà presumibilmente in autunno, prenderà vita un nuovo partito come il Cavaliere vuole da tempo. Anche per questo il Cavaliere ha convocato tutti gli amministratori locali e vertici del Pdl domani sera a Lesmo, nella villa Gernetto sede dell’università del pensiero liberale. Appuntamento ore 20.30 per una cena tutti insieme, poi una riunione ristretta con Angelino Alfano, i coordinatori Denis Verdini e Ignazio La Russa, alcuni amministratori tra cui Roberto Formigoni, i capigruppo e pochi altri per stabilire come muoversi per non rischiare di sparire dalle amministrazioni. I nodi da sciogliere sono molti. Primo fra tutti l’alleanza con la Lega ormai “morta e sepolta”, come ha ribadito ieri Roberto Calderoli. Il Cavaliere si è infatti definitivamente rassegnato: l’asse con il caro amico Umberto Bossi non esiste più. Berlusconi ha temporeggiato fin quando ha potuto, ma Alfano e in particolare Verdini sono riusciti a convincerlo che è arrivato il momento di muoversi per limitare i danni.

C’è il nodo dei candidati sindaci che il Pdl non riesce a individuare, in particolare nei comuni strategici come Palermo, Genova e Verona.
Inoltre il caos più totale delle tessere false non aiuta a migliorare il clima di confusione che regna nel partito in vista delle amministrative. Alfano tenta di tenere insieme i pezzi e ripete che con oltre un milioni di iscritti, è possibile che ci siano casi isolati di irregolarità, ma “i furbetti non passeranno”, ripete il segretario nazionale. Ma c’è il rischio che possano essere invalidati anche i congressi già celebrati. L’ordine di scuderia è ritrovare l’unità e agire compatti. “E’ il momento di rimboccarsi le maniche e di lavorare ventre a terra per evitare una debacle elettorale, che in tanti prevedono al voto di maggio”, riferisce un ex ministro azzurrro. Si voterà in molti centri di piccola e media dimensione, ma gli occhi sono puntati su 5 città considerate strategiche per i futuri assetti politici, tutti comuni dove il Terzo Polo ha stabilito di correre in modo unitario: Palermo, Genova, Verona, L’Aquila e Lecce. E se nel capoluogo ligure c’è ancora un margine d’azione, mentre a Verona si attende che la Lega risolva lo scontro con Flavio Tosi per una lista civica che il Carroccio invece vuole vietargli, le attenzioni si concentrano sulla Sicilia, la terra dove il delfino del Cavaliere rischia di cadere in mano nemica.

 

IN STATO DI CRISI DI LIQUIDITA'

ECCO L'AFFARE GLAMING SRL

Con oltre mezzo miliardo di euro pagato come multa alla CIR, il gruppo Mediaset-Mondadori-Fininvest-Mediolanum è finito in grave crisi di liquidità. Una bella inchiesta di Sigfrido Ranucci per Report, la scorsa settimana, ha portato alla luce l’ultima – almeno tra quelle note – passione del Cavaliere: il gioco d’azzardo online.

Mondadori, gioiello editoriale di famiglia – controllato da Lady Marina Berlusconi, figlia prediletta del premier – dopo che il papà ha scelto, con leggi e leggine, di scommettere sulle entrate da gioco d’azzardo per finanziare la ricostruzione dell’Aquila (e nell’inchiesta di Report si sollevano non pochi dubbi circa il fatto che ciò stia effettivamente accadendo) ha, a sua volta, deciso di investire nel settore dei giochi e delle scommesse online, chiedendo e ottenendo una concessione per l’esercizio di tale attività (risultato scontato se la concessione è assegnata dall’amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e, dunque, da un’amministrazione controllata dal Governo).

PERCHE' IL GIOCO D'AZZARDO ??

In un momento in cui l’azienda del premier è in grave crisi di liquidità, il gioco online – complice un ingegnoso meccanismo disegnato dagli uomini di Tremonti su misura del premier – è uno straordinario veicolo di autofinanziamento perché le entrate, e non solo gli utili, della Glaming possono essere utilizzate per dotare della necessaria liquidità l’intero Gruppo Mondadori, sollevandolo dall’onere di far ricorso, come ogni comune mortale, all’esoso sistema bancario.

Ora, la concessione alla Mondadori è stata "girata" alla velocità della luce dal papà della proprietaria che è presidente del Consiglio, e già quì siamo in una EVIDENTE forzatura, per il solito conflitto d'interessi, in spregio altresì di una norma precisa che  recita: "Le regole amministrative per l’assegnazione della concessione e la stipula della convenzione per il gioco d’azzardo online, infatti, prevedono – e ben se ne comprendono le ragioni – che “ciascun soggetto partecipante alla società costituenda non gestisca in maniera diretta o indiretta organizzazioni o attività sportive o comunque altre attività i cui esiti siano oggetto di giochi pubblici… né possieda partecipazioni in società o associazioni sportive esercenti attività i cui esiti siano oggetto di scommesse a quota fissa su eventi sportivi”.

La Mondadori, come è noto, è parte dello stesso Gruppo Fininvest cui appartiene anche il Milan, le cui perdite, peraltro, sono storicamente state ripianate proprio grazie ai maggiori utili conseguiti dalla Mondadori.

Difficile, in tale contesto, sostenere – come pure Lady B. ha fatto – che tra la neo-costituita Glaming, società concessionaria dei giochi online, e il Milan, società sportiva impegnata in decine di competizioni oggetto di giochi e scommesse, non vi siano quelle relazioni che, comprensibilmente, la disciplina sull’affidamento di concessioni per il gioco online esclude debbano sussistere. 
Per far diventare il papà anche presidente-biscazziere, dunque, Lady B. è stata costretta a dire una mezza verità: non avere nulla a che fare con una società sportiva.

A scorrere il lungo elenco dei requisiti dei quali il concessionario di giochi online – e nel caso che ci interessa ciascun partecipante alla costituenda società concessionaria – deve essere in possesso, in realtà, viene, almeno il dubbio, che la Mondadori possa essersi trovata costretta a dire anche qualche altra piccola bugia.

La disciplina per l’affidamento della concessione per i giochi online, infatti, prevede anche che “l’impresa non abbia commesso gravi infrazioni, debitamente accertate, alle norme in materia di sicurezza, previste dalla vigente normativa dello Stato in cui è stabilita, né ad ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro”, né “violazioni, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui è stabilita”.

Possibile che una grande società come la Mondadori non abbia davvero mai commesso alcuna violazione in materia di sicurezza sul lavoro o, più in generale nei rapporti di lavoro con i propri dipendenti? E possibile che – a parte le note vicende, per le quali mancano accertamenti definitivi – la Mondadori non abbia mai subito alcuna condanna definitiva per evasione fiscale? (C'è un processo in corso infatti....)

 

LE LEGGI AD PERSONAM CONGELATE DAL "PERIODO" MONTI....

 

 

 

MILAN CHANNEL IN CRISI

 

Mediaset rischia di perdere
il controllo di Endemol

 

La casa di produzione del 'Grande fratello' è sommersa dai debiti. Secondo la stampa britannica gli hedge fund verso cui è esposta potrebbero chiedere di entrare nella compagine azionaria

 

MEDIASET AL MINIMO STORICO

Titolo al minimo storico, in un anno ha perso il 60% (oltre un miliardo di euro), contro il 34% perso in generale da piazza Affari. Così le piazze di scambio scaricano le aziende del Cavaliere. L’interminabile agonia politica del suo governo è già costata a Silvio Berlusconi più di un miliardo di euro. A tanto ammonta la perdita di valore in Borsa delle quote azionarie del premier in Mediaset e Mondadori negli ultimi nove mesi. Cioè da quando, il 14 dicembre scorso, il governo riuscì a salvarsi in Parlamento grazie ai voti di Scilipoti e compagnia. Da allora intercettazioni a luci rosse, scandali sessuali, processi e manovre finanziarie a vanvera hanno fatto precipitare la già scarsa credibilità del premier-imprenditore tra gli investitori internazionali.

 

Dieci indagati per il caso Arner Bank. C’è anche la società finanziata da Berlusconi

Per le persone coinvolte le accuse parlano di riciclaggio, ostacolo all'attività degli organi di vigilanza, favoreggiamento e violazione di alcune norme bancarie. Nei guai anche l'architetto che ha seguito i lavori delle ville ad Antigua, tra cui anche quella del Cavaliere

Una delle ville costruite ad Antigua

Riciclaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza, favoreggiamento e violazione di alcune norme bancarie: sono queste le accuse contenute negli avvisi di conclusione delle indagini notificati dai militari della Guardia di Finanza di Milano a una decina di persone nell’ambito dell’inchiesta (condotta dai pm Mauro Clerici e Roberto Pellicano) sulla filiale italiana della svizzera Arner Bank e sul Flat Point Development Limited. Quest’ultima è la società di Antigua con una filiale torinese che fu impegnata in un imponente progetto turistico nell’isola caraibica e alla quale, come risulta dagli accertamenti, tra il 2005 e il 2009, sarebbero stati versati 34 milioni di euro dagli acquirenti dei lussuosi immobili e dei quali più di 20 sono risultati provenire da conti personali e ufficiali di Silvio Berlusconi.

Tra i destinatari dell’avviso di conclusione delle indagini, oltre alla stessa filiale italiana della banca (sotto inchiesta in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti), ci sono l’ex presidente
Nicola Bravetti e l’ex ad Davide Jarach, l’allora consigliere Marco Milla, e altri dipendenti della banca come Flavio De Paolis e Romani e l’ex commissario ai tempi nominato dal Ministero del tesoro, Alessandro Marcheselli. Per quanto riguarda il filone che riguarda la Flat Point, la Procura ha contestato il reato di infedele dichiarazione dei redditi agli amministratori Giuseppe Cappanera, Giuseppe Poggioli ed Elisa Gamondi. Per gli inquirenti la Flat Point sarebbe una società esterovestita e pertanto i suoi redditi avrebbero dovuto essere dichiarati in Italia e non ad Antigua. Nel documento di chiusura indagini risulta anche il nome di Piergiorgio Rivolta, l’architetto che ha seguito i lavori delle ville ad Antigua, tra cui anche quella dell’ex premier.

 

 

L'IMPERO OFF SHORE:5 volte condannato e prescritto- legge ex cirielli sulla prescrizione lampo - (all iberian 1,stecca da 21 miliardi a craxi),lodo mondadori,corruzione semplice giudice metta,sme,stecca da mezzo miliardo al giudice squillante, corruzione di testimone , caso Mills, che gli ha fruttato il depotenziamento della sua posizione nelle Tangenti alla Guardia di Finanza del 1996 e nel processo All Iberian 2, la spaventosa frode fiscale con falso in bilancio, prescritto in primo grado nel processo Mills in qualità di imputato unico in quanto corruttore del suo commercialista (anch'egli condannato e prescritto)affinchè testimoniasse stronzate nel processo all iberian e Tangenti alla Guardia di Finanza)),1 depenalizzazione del reato di falso in bilancio per gli oltre 2000 miliardi di lire girati su 64 società off shore (all iberian 2), un colossale falso in bilancio che è valsa la scalata a Standa - poi svenduta e trasformata in Billa-,Rinascente, Milan di Farina,1 condanna amnistiata, falsa testimonianza loggia p2.  "Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse". Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills (4 ANNI DI CARCERE PER FALSA TESTIMONIANZA AI PROCESSI ALL IBERIAN E TANGENTI ALLA GUARDIA DI FINANZA), il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processO All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, "il fatto non costituisce più reato".Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all'incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda. Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l'ha compiuto a metà anni '90 servendosi di Mills, soprannominato l'architetto delle offshore. Le società occulte all'estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi (processo all iberian 1, condannato in secondo grado per una parte di quelle gigantesche mazzette, condanna finita naturalmente in prescrizione grazie ad un'altra sua merdosa legge: EX CIRIELLI), di eludere la legge Mammì, che all'epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l'azionista di maggioranza, segreto, di Telepiù. La sentenza di primo grado del processo Fininvest-Gdf del '96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione.

In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo adesso che per quella, come per un'altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio '98, illegale ha avuto 600 mila dollari.
E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo (CIOE' LA FOGNA UMANA E' SOTTO PROCESSO PER AVER CORROTTO QUEL TESTA DI CAZZO DEL SUO COMMERCIALISTA INGLESE). Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi
. Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari di "Century One" ed "Universal one", le due off shore nell'isola di Guernsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano "società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset". I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003.

C'è poi una costola di questa indagine, denominata "Mediatrade-Rti", in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l'inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio.

La Cassazione: "Berlusconi pagò
e Dell'Utri mediò con la mafia"

Nel dispositivo della sentenza che ha annullato con rivio la condanna per concorso esterno del senatore la suprema Corte dice che è stato lui a trattare con le cosche per assicurare la protezione della famiglia del Cavaliere che tirò fuori "cospicue somme"

 

ROMA - Silvio Berlusconi pagò ("cospicue somme") le famiglie mafiose per assicurarsi protezione e Marcello Dell'Utri fece da mediatore nella trattativa. Questo scrivono i giudici della Cassazione nelle motivazioni della sentenza 1 che ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno a Dell'Utri. Spiegano i supremi giudici - nella sentenza 15727 di 146 pagine - che in maniera "corretta" sono state valutate, dai giudici della Corte d'Appello di Palermo, le "convergenti dichiarazioni" di più collaboratori sul tema "dell'assunzione, per il tramite di Dell'Utri, di Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra". Provata anche la "non gratuità dell'accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia".

Per quanto riguarda l'assunzione del mafioso Mangano come stalliere alla villa di Arcore, ad avviso della Suprema Corte il dato di fatto "indipendentemente dalle ricostruzioni dei cosiddetti pentiti, è stato congruamente delineato dai giudici di merito come indicativo, senza possibilità di valide alternative, di un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri che, di quella assunzione, è stato l'artefice grazie anche all'impegno specifico profuso da Cinà".

E se nel periodo in cui lavorò con Berlusconi il rapporto con la mafia, secondo i giudici, va provato il concorso esterno in associaizone mafiosa nel periodo che va dal 1977 al 1982 quando Dell'Utri lavorava con Rapisarda.

FININVEST HA PAGATO:

Lodo, la Cir riceve i 564,2 milioni di euro. Niente campagna di rafforzamento per il Milan.

 

P3, la Corte E' di Re Silvio ma si perseguono i suoi cortigiani, il Re della Merda rimane al suo posto

Non è facile spiegare, neppure ora che l’inchiesta è conclusa, la strana storia della P3. Ancora più difficile è far capire a qualche amico francese o tedesco come sia stato possibile che nel nostro paese un presidente del Consiglio, sia pure Berlusconi, possa essersi trasformato nell’ispiratore di una “società segreta” il cui scopo ultimo era in definitiva quello di risolvere i suoi molti guai giudiziari e qualche opaca trama politica. Complottando al vertice di organi costituzionali o di rilevanza costituzionale per la modifica di norme che non gli garantivano l’immunità (Lodo Alfano), o risolvere annose vertenze con imprenditori nemici (Lodo Mondadori), senza essere mai essere neppure sfiorato dall’inchiesta giudiziaria. Mai indagato e neppure interrogato Berlusconi.

Eppure i suoi vecchi amici, da
Marcello Dell’Utri (condannato per mafia) a Flavio Carboni (processato e assolto per l’omicidio Calvi) e a Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl da lui nominato, stanno per essere rinviati a giudizio sulla base di fatti ampiamente documentati e con un carico di imputazioni da far impallidire un criminale incallito. Dalla violazione della legge Anselmi al concorso in associazione per delinquere e poi corruzione, diffamazione e violenza aggravata. Chi più ne ha, più ne metta. Con loro ci sono altri esponenti di rilievo del Pdl: l’ex sottosegretario Nicola Cosentino, per il quale pendono due richieste di arresto, e il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. Ma anche un alto magistrato, l’ex presidente di Cassazione Vincenzo Carbone.

L’architrave fragile dell’inchiesta romana sulla Corte di Re Silvio, firmata dai pm
Giancarlo Capaldo e Rodolfo Caselli, è in definitiva questa: perseguire il Vice Cesare, ma non Cesare benché Cesare sia citato ben 19 volte nelle migliaia di pagine processuali. Un po’ per burla, un po’ per proteggerlo dalle intercettazioni. Ma la sua identità traspare. Cesare non può che essere lui, Berlusconi. Lo afferma un’informativa della Guardia di Finanza, ma trapela oltre ogni lecito dubbio da una telefonata tra Carboni e Pasquale Lombardi, il tributarista che “sussurrava ai giudici”, in cui il primo annuncia che Cesare non potrà essere presente all’incontro con Verdini, nella sontuosa e un po’ pacchiana dimora di Palazzo Pecci Blunt, ai piedi del Campidoglio, perché in partenza per San Pietroburgo. In volo dall’amico Putin.

Nonostante la sua “assenza” processuale, le 66 mila pagine dell’inchiesta grondano della presenza di Cesare. Più di altre clamorose indagini degli ultimi anni – dalle Olgettine a Ruby, dai festini a Palazzo Grazioli agli strani mènage con Tarantini e Lavitola – la P3 è quella che meglio descrive il
“sistema di potere” berlusconiano, dentro e fuori il Pdl. Un sistema familistico e insieme arrogante, predisposto all’intrallazzo e alla violazione sistematica delle leggi, ignaro di ogni regola istituzionale, privo del più elementare senso dello Stato.

A gestire i suoi interessi, e dunque la P3, sono persone a lui legate da antiche, misteriose amicizie o da più recenti e oscuri legami politici. Il siciliano Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, è il
viceCesare, il grande capo cui tutti devono rivolgersi per ogni decisione. Il toscano Verdini è il braccio finanziario degli affari che ruotano attorno al suo Credito cooperativo, la Banca toscana da cui sarà costretto a dimettersi al culmine dello scandalo sulla Cricca. Flavio Carboni è il vecchio sodale che gli ha aperto le porte della Sardegna negli anni Ottanta, vendendogli ville e terreni che gli hanno consentito di costruire mezza Costa Smeralda con l’ausilio di soci silenti e pericolosi come Pippo Calò o malavitosi della Banda della Magliana. Ancora al suo fianco, quasi trenta anni dopo, con il Governatore Cappellacci, l’ emergente amministratore che gli ha fatto vincere le elezioni in Sardegna, che il buon Flavio tenta di coinvolgere nel business dell’eolico mettendo nel sacco due imprenditori forlivesi. Tanto rapaci quanto ingenui, pronti a sborsare oltre 6 milioni di euro, prima di agguantare il vento.

Ma in questa storia più delle pale, ruotano i soldi. Tutti si riempiono le tasche all’ombra della P3. L’unico stralcio riguarda un sontuoso
regalo da 10 milioni di euro che Berlusconi avrebbe fatto nel 2010 al vice Cesare. Siamo ormai fuori dalla P3, smascherata e disciolta, ma i patti vanno rispettati e la riconoscenza onorata. Parola di Cesare.

 

 

 

CALCIOPOLI 2006

 DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO, CON RITO ABBREVIATO, DEL DICEMBRE 2009, LA SENTENZA DEL PROCESSO ORDINARIO DELL'8 NOVEMBRE 2011

 

"Moggi era il capo
decisive schede sim"

Depositate le motivazioni del processo di Napoli che ha condannato l'ex direttore generale della Juventus. "Chiari gli elementi di prova"

di DARIO DEL PORTO

Ecco tutte le 558 pagine delle motivazioni su Calciopoli depositate dal giudice Teresa Casoria della nona sezione del tribunale di Napoli che ha condannato Moggi, Bergamo e altri coimputati e ha portato alla forte penalizzazione della Juventus.
"Moggi era il capo decisive schede sim"

Luciano Moggi

NAPOLI - Depositate le motivazioni della sentenza Calciopoli. ''Sussiste la prova della responsabilità di Luciano Moggi a carico del quale si ravvisano elementi utili per ravvisare la condizione di capo'', dell'associazione a delinquere ipotizzata dalla Procura di Napoli, scrive in 561 pagine il collegio presieduto da Teresa Casoria. Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Secondo i giudici va ''sgomberato il campo da inutili esagerazioni'' come le ''vane parole'' di alcuni testi come Manfredi Martino e l'ex arbitro Nucini. Ma fatta questa premessa, restano ''gli elementi di prova per ravvisare l'esistenza di una struttura organizzata per raggiungere il fine della frode sportiva. Struttura avente quale capo Moggi''. Nella interpretazione dei giudixi appare come «ben più pregnante e decisivo l'elemento dell'uso delle schede straniere delle quali e' risultata la disponibilità procurata da Moggi a designatori e arbitri''.
Dato che per il tribunale ''ha resistito alla critica di difese e consulenti''.

Nella interpretazione dei giudici il processo non "ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente". Ciò nonostante, il tribunale ritiene "sufficienti le parole pronunciate nelle conversazioni intercettate, nel cumulo con il contatto telefonico ammantato di clandestinità rappresentato dall'uso di schede straniere, per integrare gli estremi del reato" di frode sportiva che, ricordano i giudici, è un reato di tentativo.
Nella sentenza non mancano stoccate al lavoro degli investigatori.
 il collegio sottolinea che la difesa è stata "almeno in fatto molto ostacolata dall'abnorme numero di telefonate intercettate, oltre 170 mila, e dal metodo adoperato per il loro uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura". Il tribunale però ritiene che il processo, "confezionato con il ricorso a dosi massiccie di intercettazioni, non abbia patito totale disfatta nell'urto con il dibattimento" da cui non sono emersi, "contrariamente a quanto sostenuto dal coro delle difese, fatti di totale annullamento della portata probatoria del discorso telefonico".
I magistrati escludono invece che il sorteggio arbitrale sia stato truccato. E su questo punto viene assestata una nuova bacchettata alla procura che, sostiene il collegio,"incomprensibilmente si è ostinato a domandare di sfere che si aprivano, sfere scolorite e altri particolari "

 

 

 

Le mirabolanti intercettazioni della difesa dimostrano solo che

 

 l'Inter tentò di entrare nel giro, ma invano

 

Quando scoppiò Calciopoli collaboravo con Repubblica e fui il primo a pubblicare le intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Torino. Si riferivano alle gare di precampionato dell’estate 2004, dunque non avevano rilevanza penale perché la frode sportiva si consuma soltanto in partite ufficiali. Poi un gip sciaguratamente negò la proroga quando la stagione entrava nel vivo e si dovette archiviare. Ma la Cupola del Pallone era già chiara e lampante. Poi per fortuna, partendo da altri fatti, la Procura di Napoli intercettò dirigenti della Figc e di vari club, arbitri e designatori durante il campionato 2004-2005 e giunse alle stesse conclusioni, però penalmente rilevanti.

Il sistema funzionava così: il calcio italiano era nelle mani della
Juventus di Moggi e Giraudo e del Milan di Berlusconi e Galliani, che facevano il bello e il cattivo tempo attraverso manutengoli come il vicepresidente della Figc Mazzini, i designatori arbitrali Pairetto e Bergamo e un harem di arbitri e guardalinee di fiducia. Il presidente Carraro fingeva di non vedere. Così come la giustizia sportiva e gli altri organi di controllo. Chi si sottometteva alla Cupola (la Lazio, la Reggina, la Roma da una certa fase in poi e altri) aveva diritto di esistere; chi si ribellava, come inizialmente la Fiorentina dei Della Valle, o era fuori dal giro, come Moratti e Gazzoni Frascara, veniva bastonato.

I Della Valle, secondo l’accusa, vedendo la loro Fiorentina perseguitata dagli arbitri, andarono a baciare la pantofola dei Mazzini e dei Moggi, e i viola si salvarono in extremis a scapito del Bologna di Gazzoni. L’Inter intanto continuava a spendere e spandere senza toccare palla. Finché Facchetti tentò anch’egli di entrare nel giro, ma con scarsi risultati. Tutti sapevano come andavano le cose, ma nessuno denunciava (a parte Zeman, Baldini e pochi altri outsider, subito messi fuori gioco). Anche molti giornalisti sportivi e moviolisti, che infatti Moggi curava amorevolmente con regali e scoop-omaggio. Gli arbitri che sbagliavano nella direzione giusta venivano premiati, gli altri finivano anzitempo la carriera.

In pieno conflitto d’interessi, Moggi e il figlio gestivano un battaglione di calciatori e allenatori con la Gea World, che riuniva i figli di papà che contavano:
Geronzi, Lippi, De Mita, Calleri, Cragnotti, Tanzi. Bastava leggere le intercettazioni per ritenere giuste, anzi troppo lievi, le sanzioni sportive a Juve, Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina (la Juve evitò la Serie C solo perché si doveva salvare il Milan dalla B). E basta rileggerle oggi per ritenere sacrosanta la sentenza del Tribunale di Napoli che ha condannato gran parte degli imputati per associazione per delinquere e frode sportiva. Tre giudici, con una presidente tutt’altro che tenera con l’accusa (che tentò addirittura di ricusarla) e sempre elogiata dalle difese, hanno ritenuto provate le accuse dopo tre anni di dibattimento. E si son fatte una risata dinanzi alla linea difensiva moggian-craxiana del “così fan tutti”. Sia perché l’eventuale responsabilità altri non cancella quella di un imputato colpevole; sia perché le mirabolanti intercettazioni sfoderate dalla difesa dimostrano al massimo che l’Inter tentò di entrare nel giro, non che ha commesso reati. Ora Moggi manda a dire che lui ha fatto tutto per conto della Juve: bella novità.

Quando Umberto Agnelli lo ingaggiò, Moggi era imputato a Torino per aver fornito prostitute ad arbitri per le partite di Uefa del Torino. Quindi fu assunto proprio perché si sapeva chi era e come operava. Moggi aggiunge che le schede telefoniche estere da lui usate le pagava la Juventus, per aggirare lo “spionaggio industriale Telecom-Inter”: e allora perché le passò ai designatori Bergamo e Pairetto? Anziché lasciarsi lo scandalo alle spalle, come aveva fatto suo cugino
John Elkann, Andrea Agnelli figlio di Umberto e amico di Moggi e Giraudo ha ripreso a gridare al complotto e a rivendicare gli scudetti dello scandalo, giustamente revocati. Ora, con la sentenza di Napoli e i messaggi di Moggi, ha quel che si merita. Forse, anziché vellicare gli istinti peggiori della tifoseria peggiore, farebbe bene a guardare al futuro. A farsi spiegare lo “stile Juventus” da chi ancora sa cos’è come Boniperti, Trapattoni, Zoff e Platini. E magari a costruire stadi più sicuri.

 

Serie A - Zeman "Moggi docet: il calcio è malato"

sab, 12 nov 11:07:00 2011

 

L'allenatore del Pescara torna a condannare l'operato dell'ex dg della Juventus e commenta la sentenza del processo che ha condannato Luciano Moggi (foto AP/LaPresse)

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"Se c'è stata una sentenza, vuol dire che ci si è basati su qualche fatto per cui i campionati che si sono giocati in passato non erano sicuramente regolari. Si è dimostrato che il calcio non era sano".

Le condanne in primo grado del processo di Napoli su calciopoli, in primis quella di Luciano Moggi, rappresentano una sorta di vittoria morale per Zdenek Zeman, che in passato ha più volte puntato il dito contro gli aspetti 'oscuri' del mondo del pallone.

"Non sono stato un 'picconatore' - ci tiene a precisare il tecnico boemo, oggi sulla panchina del Pescara - ho semplicemente detto cosa secondo me non andava e che invece ad altri andava bene, forse perché il calcio è la quinta industria del Paese. Ma se per me ci sono cose che non vanno bene, lo dico".

"Non mi sono mai sentito un Don Chisciotte - conclude il tecnico - io faccio l’allenatore che cerca di far migliorare i calciatori e cerca di dare qualcosa ai tifosi: è la mia posizione da 40 anni ed anche oggi è così".

 

 

Calciopoli, Roberto Beccantini
“Un altro complotto? No Grazie”

Però qualche mistero resta. Primo tra tutti, l'esclusione di Franco Carraro, distratto gestore di tutto il circo

Cinque anni e quattro mesi per associazione a delinquere per Luciano Moggi. La sentenza di primo grado emessa martedì scorso dal presidente del Tribunale di Napoli Teresa Casoria sul processo penale di Calciopoli è quella che si suol definire una condanna esemplare, che ha accolto quasi per intero le richieste dei pubblici ministeri (per l’ex dg della Juve avevano chiesto cinque anni e otto mesi). Il contrattacco del diretto interessato non si è lasciato attendere ed è quasi certo che la telenovela Moggiopoli non è finita qui perché purtroppo Big Luciano e il calcio di casa nostra sono due entità difficilmente separabili. Ecco in proposito le opinioni di tre editorialisti del “Fatto Quotidiano”.

Il mio pronostico era: frode sportiva, ma non associazione a delinquere. Cambia tanto, e comunque “rispetto” la colpevolezza di Luciano Moggi, visto che nei confronti della “Biade” juventina siamo già al terzo indizio: giustizia sportiva, rito abbreviato (Antonio Giraudo), primo grado di Napoli. Non credo nemmeno all’ennesimo complotto. Fino alle otto di martedì sera, il giudice Teresa Casoria rappresentava – per il popolo juventino e, dunque, per mezza Italia – il simbolo della giustizia vera, l’icona delle sentenze ponderate, l’incarnazione del processo corretto. Dopo la lettura del verdetto, per quello stesso popolo e per quella stessa metà, è diventata una Palazzi con i tacchi, la maestra di due picciotte con le lupare puntate alla schiena di Moggi. In questi casi, i cittadini di un Paese normale attendono le motivazioni, e poi cominciano a sparare, o a spararsi. Da noi no: ci si spara subito. Abbasso il complottismo, dunque, ma evviva i dubbi.

Non giustifico il sistema Moggi, preesistente al suo sbarco alla Juventus, e mi riesce difficile immaginare i pm napoletani al soldo di qualche grande vecchio. Ciò premesso, restano fior di misteri: l’esclusione, scandalosa, di Franco Carraro, all’epoca dei fatti gestore distratto, molto distratto, di tutto il circo; la celeberrima uscita di Giuseppe Narducci sulle telefonate di Massimo Moratti e Giacinto Facchetti (“piaccia o non piaccia, non ce ne sono”); le bobine e i baffi trascurati o scartati dal tenente colonnello Attilio Auricchio; lo spionaggio illegale di Telecom; l’atto d’accusa (postumo) del superprocuratore Stefano Palazzi contro l’Inter, il cui percorso netto a livello disciplinare non può non sollevare qualche sorriso, dal momento che, senza prescrizione, dentro al calderone (sportivo, almeno) ci sarebbe finita anche lei: altro che scudetto a tavolino. Detesto i comodi alibi del “così fan tutti”.

Negli anni di Calciopoli così facevano molti, non tutti. E più di tutti, faceva Moggi. Per questo, ritengo doveroso un podio delle responsabilità, ma più che nel cuore di una organizzazione che teneva sotto scacco i campiona-ti, mi sembrava di essere capitato nel bel mezzo di una guerra per bande: peccato che alcune di esse siano state tenute fuori dai tribunali. Per Narducci, c’era la cupola e c’erano gli altri. Ne prendo atto. Rimangono i dodici anni di storia juventina fra il 1994 e il 2006, le stagioni della Triade, scandite da trionfi su trionfi e racchiuse tra farmaci prescritti e telefoni bollenti. Non che intorno fossero tutti frati e suore – cito alla rinfusa: passaportopoli, doping amministrativo, premiopoli, scommettopoli – ma in appello Moggi dovrà smontare e ribaltare un’accusa infamante. Per lui e per la sua ex società. Non ho capito, per concludere, lo smarcamento della Juventus, al di là del salvacondotto offertole dal verdetto. Scaricare Moggi perché era “solo” direttore generale è viltà pura, anche se alle tasche conviene. Fingere di non sapere obbliga a saper fingere: come è stato fatto o come non sanno più fare?

 

 

Minacciò Baldini, condannato Moggi

 

Quattro mesi e 5.000 euro di multa per l'ex d.g.
della Juve pochi giorni dopo la sentenza di Calciopoli che lo ha condannato a 5 anni e 4 mesi in primo grado a cui si aggiunge un anno di reclusione in secondo grado per il Processo GEA. Totale: 6 anni ed otto mesi.

MILANO - L'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, è stato condannato a quattro mesi di reclusione dal tribunale di Roma per aver rivolto minacce all'attuale direttore generale della Roma, Franco Baldini, nel 2008. Il giudice monocratico Luca Comand ha disposto il risarcimento da liquidare in separata sede fissando una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 5.000 euro.

Luciano Moggi (Ansa/Abbate)

Luciano Moggi (Ansa/Abbate)

2008 - L'accusa di minacce fa riferimento ad un'udienza del processo di primo grado alla Gea, nel quale Baldini è stato il grande accusatore di Moggi. In particolare, prima dell'udienza del 19 giugno 2008, secondo l'accusa, Moggi incontrò Franco Baldini fuori dell'aula dove il dirigente giallorosso (all'epoca dei fatti team manager della Roma) si trovava in vista di un confronto con il calciatore Davide Baiocco. Dopo aver puntato il dito a dieci centimetri dal suo naso - come Baldini denunciò in aula prima di deporre - l'ex d.g. juventino lo avrebbe apostrofato dicendo: «Buon giorno pezzo di m..., stai attento che finisce male». Per l'ex dirigente bianconero il pm aveva chiesto una condanna a 8 mesi. Martedì scorso, nell'ambito del processo di Calciopoli a Napoli, Moggi è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione. (Fonte: Ansa)

 

Calciopoli, 5 anni e 4 mesi per Moggi
condanne per Bergamo, Pairetto, Della Valle

La Juve: "Club estraneo ai fatti, continueremo battaglie"

Calciopoli, 5 anni e 4 mesi per Moggi condanne per Bergamo, Pairetto, Della Valle La sentenza del Tribunale di Napoli (leggi). Per l'ex dg juventino di associazione a delinquere e frode sportiva. Il processo riguarda le pressioni sugli arbitri nelle stagioni 2004-2006. Pene anche per Lotito e l'ex fischietto De Santis / BLOOOOG!

Parmalat, 18 anni
di condanna
a Calisto Tanzi

 

I giudici hanno confermato le accuse e la pena emessa dal tribunale in primo grado per l'ex re del latte di Collecchio. In aula il 73enne aveva chiesto scusa alle persone che aveva contribuito a rovinare
di Nicola Lillo 

Tangenti, un altro caso al Pirellone
Pm: "Un milione di euro alla Lega"

L'intervista "Mazzette? Nessun sospetto"
Ufficio di presidenza, 4 indagati su 5:QUANDO SE NE ANDRANNO AFFANCULO !!! COSA DEVE CAPITARE PER FAR DIMETTERE IL VICERE FORMINCHIONE??? - foto

Trattativa, indagine sulla villa
venduta da Dell'Utri a Berlusconi"

La Procura di Palermo acquisisce il rogito, firmato alla vigilia della sentenza della Cassazione sul senatore Pdl. Dubbi sui 20 milioni pagati dall'ex premier per la dimora sul Lago di Como. I pm Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo e Lia Sava, che indagano sul ruolo che avrebbe avuto Marcello Dell’Utri nella trattativa con la mafia nei primi anni Novanta, vogliono vederci chiaro. L’assegno che Berlusconi ha staccato l’8 marzo appare esagerato. Soprattutto se si pensa che la perizia più recente (nel 2004) l’aveva stimata 9,3 milioni. Inoltre, che l’ex premier nel 2011 aveva già versato 9,5 milioni sui conti correnti di Dell’Utri, in parte usati per ristrutturare la villa  di Marco Lillo e Davide Vecchi 

Da rifare il processo a Dell'Utri
   La Cassazione ha annullato l'Appello
:QUESTA E' LA GIUSTIZIA IN ITALONIA ED E' IN QUESTA GIUSTIZIA CHE CREDONO I NOTABILES DI QUESTO PAESE DI MERDA !!

Disposto un nuovo procedimento al senatore Pdl davanti alla Corte d'appello di Palermo. I giudici annullano con rinvio la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa
Video - "Quando il senatore incontrava i boss a Milano". Intervista al pentito Francesco Di CarloDopo l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello della condanna a sette anni di reclusione a Marcello Dell'Utri vanno sfatati due luoghi comuni. Il primo è che la "Giustizia è uguale per tutti", frase che andrebbe cambiata con la "Giustizia è uguale per tutti quelli che se la possono permettere". Il secondo è quello ingiustamente accusatorio, quella vox populi che afferma che la Giustizia usa due pesi e due misure. Non è per nulla vero. La Giustizia usa lo stesso peso e la stessa misura sia quando prescrive Berlusconi dal processo Mills che quando incarcera per settimane, senza alcun processo, una madre di famiglia con tre figli incensurata che si è opposta alla Tav. La Giustizia è dalla parte della Ragion di Stato. Qualcuno può affermare il contrario? E gli interessi supremi della Nazione si difendono senza tentennamenti sia che si tratti dei responsabili della "macelleria messicana" del G8 (qualcuno è finito in carcere?) o dei massacratori di Aldrovandi (qualcuno è stato almeno rimosso dall'incarico dopo la condanna confermata in appello?).
Berlusconi ha fatto un grave torto ai suoi amici condannati in via definitiva e finiti in carcere come Previti, Cuffaro e Mangano: non si è dimesso prima delle loro condanne. Io ho infatti il
ragionevole dubbio, e con me qualche milione di itallani, non suffragato da alcuna prova se non dalle due sentenze ravvicinate Mills e Dell'Utri, che lo psiconano abbia negoziato un lasciapassare prima di dimettersi. Come fece Eltsin, che chiese precise garanzie al suo successore Putin all'atto della sua uscita di scena. Cuffaro dovrebbe chiedere la par condicio insieme a un vassoio di cannoli siciliani, è lui il più danneggiato. Beati gli assetati di Giustizia, perché saranno giustiziati.

Sentenza Eternit, tutti colpevoli
     
"Casale oggi rappresenta il mondo"

Il tribunale di Torino condanna a 16 anni di carcere Schmidheiny e de Cartier, proprietari dei 4 stabilimenti in Italia. Per il Comune del Monferrato disposto un risarcimento di 25 milioni di euro
AMIANTO, PICCO VITTIME TRA TRE ANNI - FOTOREPORTAGE: LE VEDOVE DELL'ETERNIT

UN PAESE TOTALMENTE DEVASTATO DALLA CORRUZIONE E DALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA, LA QUALE OCCUPA 1/3 DEL TERRITORIO NAZIONALE. UN PAESE COL 120% DI PIL MANGIATO DA 2000 MILIARDI DI EURO DI DEBITI, TERZO DEBITO DEL MONDO DOPO GIAPPONE E USA, UN PAESE CON OLTRE IL 30% DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE, SMANTELLATO NELLA SUA FILIERA CULTURALE ED INDUSTRIALE DA 10 ANNI DI POLITICHE DEREGOLAMENTATIVE DA PARTE DI GOVERNI SUB-DESTRORSI TELEVISIVI SPALLEGGIATI DA UNA SOTTO-SINISTRA DE-CULTURALIZZATA E SPAPPOLATA, UN PAESE CON QUASI DUE MILIONI DI NENE - NE STUDIO NE LAVORO - CONTINUAMENTE AVVOLTOLATO ALLA SUB CULTURA DELLA VACANZA TUTTO L'ANNO, UN PAESE CON UNA SPAVENTOSA EMERGENZA DEMOCRATICA, CON I PARTITI CONTINUAMENTE FINANZIATI DAL PUBBLICO CHE IMPEDISCONO QUALSIASI VOGLIA DI RIFORMA, SI RITROVA CON UN ORGANO COSTITUZIONALE CHE VUOLE BOCCIARE LA PROPOSTA DI REFERENDUM PER LA CANCELLAZIONE DI UNA DELLE LEGGI ELETTORALI PIU' DI MERDA DAI TEMPI DELLA LEGGE ACERBO DEL 1924 !!!

 

Sandri, 9 anni a Spaccarotella
Cassazione conferma la condanna

Il poliziotto in carcere nelle prossime ore

 

Sandri, 9 anni a Spaccarotella Cassazione conferma la condanna Confermata nell'ultimo grado di giudizio la sentenza contro l'agente che l'11 novembre 2007 sparò e uccise il tifoso della Lazio in un'area di servizio dell'autostrada A1. Riconosciuto colpevole di omicidio volontario

 

 

 

pd: partito DEI DEFICENTI. PRIMARIE A GENOVA: PD DISTRUTTO ED ANNIENTATO. PRIMARIE A PALERMO, IL CANDIDATO SINISTRORSO RITA BORSELLINO BATTUTA DA UN EX IDV, ALTRO TRACOLLO DEL PD. IL RICORSO AI PROBIVIRI DELLA BORSELLINO ANNULLA IL VOTO DELLO ZEN MA IL CANDIDATO OCCULTO VINCE UGUALMENTE PER 126 VOTI..... DOPO MILANO, NAPOLI,L'INTERA PUGLIA ecco un'altra WALTERLOO PER IL PARTITO A VOCAZIONE MAGGIORITARIA. Ecco il perchè del MERDELLUM con il LORO ALLEATO PREFERITO: LA MUMMIA DI ARCORE.( Leggere I PIU' DI MERDA...):Primarie Genova
Vince Doria (Sel)
Sconfitto il Pd
 

Ladri al PD, Rutelli si sfoga e si difende (intanto, trema)

Ladri al PD, Rutelli si sfoga e si difende (intanto, trema)

POLITICA | Dal 2008 al 2011 Luigi Lusi (Margherita) ha rubato 13 milioni di euro dirottando sui suoi conti bancari i rimborsi elettorali e alcuni finanziamenti del Pd. Il tutto senza che nessuno si sia accorto di nulla, a meno che l'accusato non stia coprendo qualcuno: su questo punto i pm di Roma vogliono vederci chiaro. La frustrazione di Rutelli che scarica ogni responsabilità: "onestà, ragione della mia vita". GUARDA IL VIDEO SU RUTELLI.

Responsabilità civile, rabbia toghe
"Norma punitiva, giustizia a rischio"

Responsabilità civile, è rivolta tra i giudici. Dopo l’inaspettata approvazione alla Camera dell’emendamento leghista firmato da Gianluca Pini (leggi l'articolo) (...si sono sempre quei testa di gran cazzo fancazzisti di merda che da vent'anni si fottono la fiumara di danaro pubblico per investire in...Tanzania, mica a Varese....), contro il parere del governo e con il sì del Pdl, si moltiplicano le reazioni negative delle massime cariche della magistratura italiana. Una norma “inappropriata” per l’ex presidente della Corte costituzionale Cesare Mirabelli. Mentre il numero uno dell’Associazione nazionale magistrati Luca Palamara si augura senza mezzi termini che l’emendamento “venga tolto di mezzo”. Sul fronte politico, intanto, a difesa del provvedimento si ricompatta la “vecchia” maggioranza di centrodestra. Ma in un’intervista sul Secolo XIX, l’ex magistrato ed ex parlamentare Pd Luciano Violante definisce l’emendamento leghista un “pasticcio ideologico” che però “segnala un’insofferenza che non va s

Indagava su di lui, Ligresti
gli chiese un miliardo di lire 

Chi trae vantaggio della responsabilità civile? Il caso di Francesco Dettori. Nel 1985 da pretore fa sequestrare alcune aree dell'immobiliarista e viene denunciato. Passeranno anni prima di liberarsi dal peso del ricorso miliardario

ottovalutata”

 

Preso Zagaria, numero 1 di Gomorra / foto
La gioia di Roberto Saviano
- tutti i video

L'ironia del boss: "Ha vinto lo Stato" - vdeo
Video della polizia: il blitz e l'arresto nel covo

 Preso Zagaria, numero 1 di Gomorra  /   foto    La gioia di Roberto Saviano   -    tutti i video  In un comune del Casertano (foto). Il boss (videoscheda) era in un bunker: le forze dell'ordine hanno scavato per rintracciarlo. Cancellieri: grande successo (audio). La procura: rifugio supertecnologico. Applausi degli agenti (video). Lo scrittore: "Mi viene

 

 

 

 

Inchiesta Bnl-Unipol
Fazio condannato a 3 anni e 6 mesi

Condannato anche l'ex presidente Giovanni Consorte. Per lui i giudici hanno disposto una pena di tre anni e dieci mesi. Assolto, invece, l'ex capo della Vigilanza di palazzo Koch. Unipol dovrà pagare una provvisionale di 15 milioni di euro

 

Caso Ciappazzi, Geronzi condannato a 5 anni per bancarotta fraudolenta

Cesare Geronzi è stato condannato a 5 anni di reclusione per il caso Ciappazzi, l'azienda di acque minerali che secondo la ricostruzione dei pm di Parma l'ex patron della Parmalat Calisto Tanzi fu "costretto" a comprare a un prezzo fuori mercato. Accusato di bancarotta fraudolenta e usura, per... (continua)

P4, Luigi Bisignani patteggia
un anno e sette mesi

Il lobbista è stato condannato per dieci capi di imputazione, tra cui associazione per delinquere, favoreggiamento, rivelazione di segreto e corruzione. Non potendo beneficiare della sospensione della pena, quando la sentenza passerà in giudicato, l'uomo d'affari, che ora è libero, dovrà essere di nuovo arrestato.

L'uso del termine P4, con cui è ormai nota l'associazione a delinquere, non è soltanto frutto del mondo del giornalismo, che pure, per ovvie esigenze, si è sentito autorizzato a richiamare alla mente dei lettori un termine già noto (quello, cioè, della loggia massonica Propaganda Due, detta P2, di Licio Gelli), ma si deve anche all'esplicita connessione di uno dei più rilevanti protagonisti della stessa P4, Luigi Bisignani, alla loggia di Gelli alla quale è stato iscritto, come risulta dagli elenchi rinvenuti a Castiglion Fibocchi[1]

L'indagine è stata avviata dalla Procura della Repubblica di Napoli grazie ai PM Francesco Curcio e Henry John Woodcock. Secondo gli inquirenti Luigi Bisignani, uomo chiave dell'associazione a delinquere e sottoposto dal 15 luglio 2011 a detenzione domiciliare per favoreggiamento e rivelazione del segreto d'ufficio, avrebbe instaurato, grazie alla intricata rete di amicizie potenti sulla quale e per mezzo della quale operava, "un sistema informativo parallelo"[2] che riguarda - secondo la Procura di Napoli - "l'illecita acquisizione di notizie e di informazioni, anche coperte da segreto, alcune delle quali inerenti a procedimenti penali in corso nonché di altri dati sensibili o personali al fine di consentire a soggetti inquisiti di eludere le indagini giudiziarie ovvero per ottenere favori o altre utilità".

Le amicizie di Bisignani [modifica]

Come si accennava, Luigi Bisignani sarebbe riuscito a tessere la sua tela criminale grazie a un nutrito gruppo di amici potenti. Lo stesso Bisignani è stato compagno dell'attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Daniela Santanchè; è inoltre definito come un grande amico di Gianni Letta e Italo Bocchino, vicepresidente di Futuro e Libertà per l'Italia, il partito del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Tra i suoi conoscenti anche Denis Verdini, esponenti importanti dell'Eni e della RAI, oltre che diversi vertici dei servizi di sicurezza.[3]

Le intercettazioni [modifica]

Dopo averlo intercettato, gli investigatori si sono presi cura di trascrivere il contenuto delle intercettazioni.

  • Il 9 agosto 2010 Bisignani parla con Enrico Cisnetto, editorialista del Giornale di colui che a quel tempo era direttore del quotidiano, Vittorio Feltri. In questa intercettazione - e precisamente dalle parole di Cisnetto - si viene a sapere che Feltri avrebbe intenzione di prendere il posto di Silvio Berlusconi. A detta di Cisnetto, inoltre, parte dell'operato di Feltri è finalizzata a destabilizzare il premier (che "sarebbe svenuto" se avesse sentito ciò che Feltri diceva di lui a cena).[4]

  • Il 18 agosto 2010 una telefonata a Flavio Briatore rivela il parere di Bisignani sul sottosegretario Santanché, che viene descritta come un'opportunista. Nei giorni successivi Bisignani la definirà come una "stronza". [4]

  • Il 12 settembre 2010 in una telefonata con il figlio Renato, Bisignani parla del ministro del Turismo Brambilla in modo poco lusinghiero definendola "stronza, brutta, un mostro, mignotta come poche, la più mignotta di tutte".[4]

  • Il 14 ottobre 2010 l'allora direttore generale della RAI Mauro Masi riceve da Bisignani la lettera di licenziamento per Michele Santoro e, al telefono, esulta con lo stesso faccendiere affermando che ormai il conduttore di Annozero "è morto" e che "je stamo a spaccà er culo"[4]

  • Una delle preoccupazioni del faccendiere è legata anche alla possibilità che la Gabanelli "faccia puttanate"[4]

  • Il 2 dicembre 2010 il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo si lamenta con Bisignani del fatto che tutti, nel centrodestra, sono referenti di Berlusconi.[4]

  • Il 27 gennaio 2011 Bisignani si congratula con Masi, dopo che questi ha appena litigato in diretta con Santoro. "Sei stato bravissimo", dice a Masi, "io lo avrei preso a schiaffi".

Il "potere istituzionale" di Bisignani [modifica]

Dalle parole dello stesso Bisignani, emerge chiaramente la sua sfera di influenza politico-istituzionale. Basti pensare al caso della Santanchè, che, trovatasi in seria difficoltà dopo che Fini l'aveva esautorata di ogni potere all'interno di Alleanza Nazionale, accettò il consiglio del faccendiere di iscriversi a La Destra di Francesco Storace, con la speranza di ottenere così una maggiore visibilità. Fallito il tentativo (La Destra infatti non superò la soglia di sbarramento per approdare in Parlamento, la Santanchè era, oltretutto, candidata premier per quel partito), Bisignani operò al fine di riavvicinare la Santanché al PDL. Una nuova collaborazione governativa era allora una prospettiva piuttosto lontana per l'attuale sottosegretario, a causa del veto posto da Fini, che non tollerava il rientro nelle file del governo di un'avversaria. Il veto cadde grazie alla mediazione di Bisignani, che, sempre secondo le sue parole, convinse i finiani contattando La Russa, Ronchi e Bocchino. Durante un pranzo a Montecitorio, alla presenza di Berlusconi e Fini, Bocchino annunciò infine la caduta del veto.

Da segnalare come i rapporti fossero stretti anche con Italo Bocchino, il quale si era rivolto al faccendiere per chiedergli una mano per ripristinare i finanziamenti al quotidiano il Roma, che erano stati sospesi da Berlusconi tramite il responsabile dell'editoria Elisa Grande.

Tra gli altri contatti di Bisignani troviamo: Lorenzo Cesa, Raffaele Fitto, Mario Baccini, Salvatore Nastasi, Alfonso Papa, Elisabetta Gardini, Denis Verdini, Michaela Biancofiore, Alberto Michelini, Clemente Mastella, Giuseppe Galati, Roberto Sambuco, Franco Frattini. [5]

Il ruolo del maresciallo La Monica [modifica]

Nell'inchiesta sulla P4 è anche coinvolto il Maresciallo dei Carabinieri Enrico La Monica, attualmente latitante in Senegal, che potrebbe essere responsabile della fuga di notizie riguardante l'inchiesta in cui è coinvolto Nicola Cosentino, ex sottosegretario, coordinatore regionale del PDL campano e accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Infatti La Monica, presente durante l'interrogatorio (effettuato dal PM della Dda Marco Del Gaudio) di Gaetano Vassallo, imprenditore dei rifiuti, legato al clan dei Casalesi e poi diventato collaboratore di giustizia, avrebbe diffuso tra politici e giornalisti il contenuto del verbale dell'interrogatorio, in cui Vassallo parlava di presunti legami tra Cosentino e il clan dei Casalesi. Il verbale (insieme ad altri) fu poi pubblicato dall'Espresso.

Dalle indagini risulta che La Monica, a conoscenza del fatto che Cosentino sarebbe stato oggetto di una indagine, avrebbe detto all'onorevole Alfonso Papa, deputato del PDL, di evitare rapporti troppo stretti con Cosentino. Ciò si è venuto a sapere grazie alla testimonianza dell'avvocato Patrizio Della Volpe, amico di La Monica, che ha inoltre rivelato come il deputato Papa fosse interessato a "fare il salto di qualità in politica".

Anche in altre circostanze La Monica avrebbe diffuso notizie segrete con la speranza di ottenere in cambio una raccomandazione per l'AISE, i servizi segreti militari.

Un ex ferroviere amico di La Monica conferma che il maresciallo era un "grandissimo amico" di Papa. [6]

Il ruolo del deputato Papa [modifica]

La conoscenza che il deputato Alfonso Papa fece con Luigi Bisignani consentì a quest'ultimo di ottenere informazioni sulle indagini avviate nei riguardi di Stefania Tucci, con la quale Bisignani era legato [7].

Come detto in precedenza, l'onorevole Papa poteva contare sul supporto del maresciallo La Monica. E, come aggiunge Bisignani, "non c'è dubbio che i canali informativi di Papa erano prevalentemente nella Guardia di finanza".

Attualmente Papa è in carcere, a seguito dell'autorizzazione all'arresto concessa dalla Camera dei Deputati con 319 voti favorevoli e 293 contrari [8]

Papa e i favori alle donne [modifica]

L'influenza di Papa su dirigenti di azienda pare comprovata dalla testimonianza di Maria Roberta Darsena, la quale conobbe Papa nel 1999 e riuscì, grazie alle sue pressioni (rivolte - secondo il racconto di Darsena - direttamente all'ex presidente Cardi), a farsi assumere quasi subito a tempo indeterminato. A quanto pare il deputato faceva recapitare diversi regali a Darsena: un Rolex, un braccialetto di oro bianco e diamanti, un anello, borse. Tutti senza confezione e ulteriori indicazioni.

Vi è anche il caso di Maria Elena Valenzano, assistente parlamentare di Papa legata a Bisignani, che avrebbe ricevuto diverse proposte lavorative grazie alle informazioni sulle indagini fornite a imprenditori e politici da Papa.

Un'altra donna, Gianna Sperandio, è risultata possedere una carta telefonica usata dal parlamentare e abitare in un appartamento legato a Papa. Inoltre, le dichiarazioni rese davanti ai magistrati rivelano che Sperandio possiede una Jaguar regalatale da Papa e che una volta si è recata a Conegliano con una Ferrari F430 prestatale dallo stesso deputato. Quest'ultimo si è anche adoperato al fine di ottenere una tessera di riconoscimento da parte della Camera dei Deputati affinché Sperandio potesse accedere a Montecitorio. [9]

 

 

CADE UN ALTRO AMICONE DEL PEDERASTA:QUATTRO ANNI DI CARCERE A GERONZI PER IL CRACK CIRIO DEL 2002

Dopo i 7 anni a Dell'Utri per Mafia

Nove anni a Sergio Cragnotti e quattro a Cesare Geronzi per il crack Cirio. Queste le due principali condanne decise dai giudici della I Sezione penale di Roma del Tribunale. Condannati anche il genero e i figli di Cragnotti. In particolare, al genero Filippo Fucile sono stati inflitti 4 anni e sei mesi di reclusione. Quattro anni anche per Andrea Cragnotti, mentre sono stati condannati a 3 anni di reclusione gli altri due figli del patron di Cirio Elisabetta e Massimo.

Unicredit, come responsabile civile dovrà pagare 200 milioni di euro insieme agli altri imputati all’amministrazione straordinaria Cirio. La sentenza conclude il processo per il dissesto della società agroalimentare a carico complessivamente di 35 persone (una delle quali,
Livio Ferruzzi è deceduta in questi giorni), e a una società di revisione. In particolare gli imputati erano sei componenti della famiglia Cragnotti, con in testa il ‘patron’, 17 tra dirigenti e funzionari del Gruppo Cirio, e 6 dirigenti della Banca di Roma, tra i quali Geronzi, all’epoca dei fatti presidente dell’istituto, e due dirigenti della vecchia Banca popolare di Lodi.

Bancarotta fraudolenta per le varie ipotesi previste dal codice e cioè per distrazione, documentale e preferenziale, nonché truffa oltre ad altri reati minori le accuse contestate a seconda della posizione processuale agli imputati dai pubblici ministeri
Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis. I pm avevano chiesto 15 anni di reclusione per Sergio Cragnotti, 8 anni oltre a pene accessorie per Cesare Geronzi, 12 anni per Fucile, genero di Cragnotti che ha avuto un ruolo di dirigente nell’azienda, 8 anni per i figli di Cragnotti Andrea e Elisabetta, 6 anni per la moglie dell’imprenditore Flora Pizzichemi e l’altro figlio Massimo. L’inchiesta, cominciata nel 2003, si concluse a metà del maggio 2005 e ha coinvolto inizialmente 45 persone. Il dissesto ha danneggiato 13mila persone che avevano sottoscritto bond e titoli di credito della Cirio.

”Resto tranquillo perché continuo a ritenere di avere agito correttamente, nell’ambito delle responsabilità statutarie, esercitando il compito proprio, naturale del banchiere, senza commettere alcun illecito. Diversamente, in casi della specie, la funzione di ogni banchiere resterebbe paralizzata”. Così Cesare Geronzi commenta con l’ANSA la sentenza di condanna a quattro anni di reclusione decisa questa sera nei suoi confronti dal Tribunale di Roma. “Per questa ragione e per la fiducia che nutro nella Magistratura – aggiunge – confido che in sede di appello come è già accaduto in un’altra circostanza del genere, l’ulteriore, ponderata riflessione consentirà di fare piena chiarezza e di riconoscere l’assoluta non colpevolezza del mio comportamento”.

Per la difesa di Cragnotti, invece, “siamo in presenza di una pena modesta (9 anni, ndr) rispetto alle richieste avanzate dai pm della procura (15 anni, ndr)”. E dunque “speriamo in appello di poter portare avanti le nostre ragioni perché il reato di bancarotta si può consumare anche in un singolo episodio”. Questo il commento di
Massimo Krogh, uno dei difensori di Sergio Cragnotti, che per il crac del gruppo Cirio è stato condannato dalla prima sezione penale del tribunale di Roma alla pena più alta rispetto agli altri imputati.

 

 

 

 

 

 

P3, per i pm anche Verdini è
un corrotto: "A lui 800mila euro"

P3, i finanziamenti di B. a Dell'Utri
Bonifici per quasi 10 milioni
 

I versamenti sono segnalati da un'informativa della Finanza ai pm di Roma, che però chiudono le indagini. Parte della somma usata dal fondatore di Forza Italia per i lavori alla villa sul lago di Como. E sul conto di Verdini finisce una cifra analoga: arriva dall'imprenditore Angelucci


 

Dopo un anno Capaldo chiude le indagini. 100 mila euro al senatore siciliano, 800 mila euro per il coordinatore nazionale e il coordinatore regionale della Toscana Massimo Parisi: sono le mazzette del Pdl per l'energia eolica in Sardegna,ma non solo: in ballo la possibilità di corrompere alti funzionari di organi costituzionali per dirigere in un certo modo i verdetti sulle leggi ad personam

 

 

 

PER GERONZI

ALTRI SETTE ANNI

Concorso in bancarotta fraudolenta e usura aggravata. E’ per questi capi d’imputazione che la procura di Parma (in aula il Pm Vincenzo Picciotti, unico componente dell’originario pool di magistrati che diede inizio all’inchiesta sul crac Parmalat nel 2003) ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione per Cesare Geronzi nella requisitoria per il processo Ciappazzi, nato da una ‘costolà dell’indagine sullo scandalo da 14 miliardi di euro del gruppo di Calisto Tanzi. Per Matteo Arpe, ad di Capitalia, la richiesta è stata di due anni e sei mesi per concorso in bancarotta prevedendo le attenuanti generiche, non contemplate per Geronzi.

Geronzi, che, all’epoca dei fatti, era presidente di Banca di Roma (poi Capitalia) e che poi è rimasto per molti anni uno degli uomini più potenti della finanza nazionale, secondo l’accusa avrebbe costretto Parmalat ad acquistare dal Gruppo Ciarrapico l’azienda di acque minerali siciliane Ciappazzi, ad un prezzo gonfiato (circa 15 milioni di euro) e con tassi da usura, facendo leva sulle necessità di liquidità del gruppo turistico Parmatour facente capo a Tanzi, che era “enormemente indebitato”.

Sempre secondo l’accusa, Banca di Roma voleva rientrare della forte esposizione di Ciarrapico. In cambio c’era un finanziamento per Parmalat. Il pm ha chiesto anche la condanna a quattro anni di Alberto Giordano, vicepresidente di Banca di Roma all’epoca dei fatti, a tre anni di Roberto Monza, direttore centrale dell’Istituto Banca di Roma, di Riccardo Tristano, ex componente del cda di Fineco Group (questi ultimi condividono l’accusa di usura aggravata con Geronzi) e di Antonio Muto, ex dirigente Area funzione crediti della stessa banca. E ancora: due anni e sei mesi per Eugenio Favale, all’epoca dei fatti dirigente Area grandi clienti di Banca di Roma e per Luigi Giove, all’epoca responsabile recupero crediti di Mediocredito Centrale. Per Arpe, Favale e Muto la Procura ha chiesto l’assoluzione per l’accusa di distrazione e per quella di bancarotta riferita alla Cosal, società del Gruppo Parmalat che acquistò la Ciappazzi. Chiesta l’assoluzione per Monza e Tristano per alcune ipotesi di bancarotta e per Giove per i capi d’imputazione che si riferiscono al concorso nella bancarotta Parmalat e di Parfin.

Per l’accusa, l’acquisto da parte di Tanzi della Ciappazzi è il frutto di un lungo lavoro e di difficili trattative intercorse tra i vertici di Banca di Roma e quelli di Collecchio. L’accusa ha cercato di riassumere i punti salienti di queste trattative passando in rassegna anche la storia del finanziamento “Bridge” da 50 milioni concesso da Banca di Roma a Parmalat ma immediatamente girato a Parmatour.

Lapidario il commento dei legali di Geronzi,
Ennio Amodio e Francesco Vassallo: “Con la chilometrica lettura di una densa memoria il pm di Parma ha sorprendentemente collocato Calisto Tanzi sull’altare delle vittime. E ha affermato che sono, invece, i vertici della banca finanziatrice di Parmalat a dover rispondere di bancarotta, dimenticando, così, che l’ex patron del colosso alimentare di Collecchio è già stato condannato dal Tribunale di Parma proprio per questo reato”. Il collegio difensivo di Matteo Arpe, composto dagli avvocati Luisa Mazzola e Paolo Veneziani, chiederà la piena assoluzione del suo assistito.

 

 

MILANO -

PER MORATTI E’ FINITA

MORATTI AI TITOLI DI CODA: E' FINITA!!!

 

L'OFFERTA DI 20 MILIONI DI EURO ANNUI PER GUARDIOLA è uno specchietto per le allodole allo scopo di NON SVENDERE IL CLUB. L'onda lunga del TRIPLETE non si è verificata E LA FORTE CRISI ECONOMICA HA DATO IL COLPO FINALE.MANCHESTER - «Cosa risponderei se Moratti mi richiamasse per una ricostruzione? L'ho già fatta la ricostruzione: l'Inter ha le qualità per riprendersi»: così ai microfoni di Mediaset Premium l'allenatore del Manchester City, Roberto Mancini, al termine della qualificazione della sua squadra agli ottavi di Europa League risponde ad una domanda sul momento della formazione nerazzurra. «L'Inter ha bisogno di fare un buon risultato in Champions, - dice - se ci riesce può tornare ad essere quella grande squadra che era 4 o 5 settimane fa: il calcio è strano, era riuscita a fare molte vittorie di fila, poi qualche sconfitta».

Mancini parla poi del suo City che oggi ha strapazzato il Porto: «Nelle due partite abbiamo meritato di passare il turno, ma comunque il Porto è una grande squadra».

Disimpegno è un'espressione ibrida, quasi asettica per illustrare senza eccessivo pathos il progressivo ridimensionamento della famiglia Moratti (e con loro l'iniezione periodica di capitali) dall'Inter, quella funestata da una crisi strutturale che non può avvalersi affatto dei fattori congiunturali a cui di prassi si fa appello in questi casi per giustificare il trend negativo.

 

Una squadra dal recente passato epico, quasi idealizzato come in un mondo delle idee platoniche come descritto dalle parole accorate del piccolo Filippo figlio di una generazione che ha visto solo vincere e giocare con campioni di altissimo livello.Dovrà abituarsi anche lui perché rumors sempre più insistenti, prevalentemente di origine finanziaria, riportano dell'imminente ingresso di nuove liquidità e nuovi investitori nell'azionariato di corso Vittorio Emanuele. Arabi e russi, per la precisione.

"Forse sarebbe una bella cosa se ci fosse un gruppo forte capace di dare una mano ma, molto sinceramente, non c’è niente. Assolutamente niente", ha detto pubblicamente Massimo Moratti in relazione all'ipotesi che nuovi soci entrino a far parte dell'Inter anche solo sotto la figura di nuovi sponsor. Ipotesi già trapelata sotto forma di una partenership nella Saras, avanzata da Repubblica. "Avanti con Ranieri a prescindere dai risultati? Proviamo a vedere....", la laconica risposta invece sul futuro di Claudio Ranieri, sempre più allenatore con la data di scadenza.


La cessione di una parte del pacchetto azionario ad un partner estero, arabo nello specifico ha una sua specificità viste le note difficoltà della azienda di proprietà della famiglia Moratti.

 

Progressivo disimpegno: un'uscita graduale e pianificata per comprendere anche l'ingresso del CdA dei figli del patron Massimo, cioè Angelomario e Carlotta. D'altronde, il figlio di Massimo e Milly sarebbe già indicato come successore del padre alla guida della società in una sorta di assegnazione dei beni familiari tra gli eredi.


Dopo l'accordo con la Gazprom, l'avanzata russa era data per scontata ma questa via non sarebbe l'unica da contemplare. Moratti già la scorsa estate avrebbe preso contatti e promosso il marchio Inter in Medio Oriente e a fine stagione sarebbe già stabilita una tourneé in Indonesia.


Nuovi capitali per risollevare le sorti delle casse di corso Vittorio Emanuele, in una fase alquanto delicata da un punto di vista non solo calcistico. L'eventuale arrivo di nuovi soci consentirebbe l'avvio di quella rifondazione auspicata dopo le evidenti limitazioni sul mercato e il rilancio di un progetto come quello del nuovo stadio sul modello della Juventus che consenta di avvelaresi di un impianto complesso, dotato di attività economiche e commerciali che supportino il rilancio economico. Obiettivi ambiziosi, ma nient'affatto irrealizzabili.

 

 

 I Moratti hanno finito la benzina, per l'F.C. Internazionale un futuro nebuloso: prossima una cessione del club e di parte dell'azienda avita ??

ALLE DIFFICOLTA' di vendita di parte dell'azienda si inserisce l'impossibilità di cedere il club pieno zeppo di debiti.

Massimo Moratti si sente tradito ma non venderà l'Inter come auspicato da qualche tifoso deluso all'uscita di San Siro al termine della sconfitta contro il Novara. Tradito da quei senatori con cui aveva stretto un patto a  inizo stagione e che ora stanno affondando insieme a Ranieri. L'allenatore non è però in discussione almeno fino a giugno quando ci sarà un presumibile 'reset' anche a livello di gestione tecnica.Il sogno resta Pep Guardiola, pallino di Moratti, ma anche il francese Laurent Blanc pare in lizza per un posto da allenatore. Da escludere invece l'arrivo di Fabio Capello che pare vicino a firmare con i russi dell'Anzhi.  Moratti, in un'intervista al 'Corriere della Sera', ha fatto capire di non avere intenzione di mollare nè di ridimensionare la squadra. "Potete immaginare il mio stato d'animo. Non c'è motivo di mollare e non ci sarà nessun ridimensionamento.  Le cessioni (Eto'o, Motta, n.d.r) andavano fatte. Il fair-play finanziario è una cosa seria. Nessuna operazione di mercato è stata fatta per caso, OVVERO IL TENTATIVO E' QUELLO DI RIDURRE I DEBITI PER VENDERE.

 

"Comprendo chi contesta Ma non sono contento"

Lo striscione esposto sotto gli uffici di Moratti

MILANO - Prova a metabolizzare lo scivolone casalingo con il Novara, Massimo Moratti, nonostante le contestazioni della tifoseria nerazzurra. Ha probabilmente un vulcano che gli ribolle dentro, però il massimo dirigente dell'Inter evita toni forti in questo momento delicato per la squadra di Ranieri, in crisi di risultati (quarto ko nelle ultime cinque partite) dopo una rimonta che l'aveva riportata in alto in classifica.

MORATTI: "SI PUO' DARE FIDUCIA A QUESTO GRUPPO" - "Le mie sensazioni dopo il Novara? La sensazione di chi capisce che bisogna fare qualcosa in più e spera che i giocatori abbiano le risorse e le energie per far meglio  -  dice il presidente intercettato all'uscita degli uffici della Saras -. Sono convinto che a questa squadra si possa dare ancora fiducia, sta molto a loro e alla fortuna, per cui da qui alla fine si deve far bene".

"COMPRENDO CONTESTAZIONI, NON SONO CONTENTO" - Quindi, inevitabile, un accenno alle contestazioni, arrivate domenica al termine del match di San Siro e ieri mattina, quando soprattutto alcune tifose hanno espresso il loro dissenso al numero uno del club milanese.
"La contestazione non l'ho vissuta in prima persona perché non ero né allo stadio domenica, né nei miei uffici ieri  -  spiega Moratti - Ho letto sui giornali, la gente è libera di esprimersi. Qualcuno non aspettava altro, qualcuno fa un po' di scena. Il nostro pubblico è così, c'è

 

vivacità, teniamo all'Inter e vogliamo sempre qualcosa di diverso. Bisogna sopportare situazioni difficili, e a volte i tifosi che contestano vogliono farmi capire che la situazione è più difficile di quanto io già non sappia, magari pensando che io non l'abbia capito. E' comprensibile che facciano qualcosa, certo non sono contento, questo senza dubbio".

"DICHIARAZIONI DI GASPERINI? DI GRAN CLASSE" -
Il presidente, però, non pensa che la contestazione serva da stimolo, ad esempio in vista del prossimo calciomercato. "No, quella anzi ha un effetto contrario. Lo stimolo viene dalla voglia di far bene, il tutto comunque è consentito. E poi credo che avessero paura che in questo momento potessimo vendere Sneijder, ad esempio, o di cose di questo genere, tutte cose che per trasmetterle devi fare qualche cosa, un messaggio. Le dichiarazioni di sabato di Gasperini? Si è lamentato del mercato che era stato fatto durante la sua gestione? Non le ho lette, comunque sono state tirate fuori al momento giusto, una gran classe...".

"NON MI FERMO, LAVOREREMO PER VINCERE" - Nessun ridimensionamento all'orizzonte comunque in casa nerazzurra, la voglia di vincere è sempre intatta. "Continuo a pensare al presente, nel senso che abbiamo ancora obiettivi importantissimi e non c'è nessun motivo per mollare  -  ha assicurato Moratti in un'intervista al 'Corriere della Sera' -. Campionato e Champions League: la stagione resta molto lunga e bisogna dare tutto". Per quanto riguarda alcune scelte di mercato, Moratti ricorda: "dovevano essere sistemati alcuni aspetti gestionali, perché era necessario consolidare la società, per tanti motivi e perché il fair-play finanziario dell'Uefa non è uno scherzo. Detto questo, nessuno più di me ha voglia di tornare a vincere e lavoreremo per farlo in fretta. Le ambizioni sono quelle di sempre, proiettate su un futuro all'altezza della storia dell'Inter".

"IL PERICOLO E' FARSI DOMINARE DALL'ANSIA" -
Sulle cessioni di campioni come Etòo e Thiago Motta, il presidente nerazzurro sottolinea che "non esistevano più le condizioni per trattenerli. Può essere che abbia o che abbiamo sbagliato qualcosa in alcune decisioni. Comunque non credo che gli errori siano stati tanti e nemmeno gravissimi. Il problema è che ci eravamo abituati troppo bene, ma viene il momento in cui serve un po' di pazienza in più, per accompagnare certi inserimenti e per avere il tempo per valutarli con la giusta attenzione. Dal giugno 2005 al maggio 2011 qualcosa abbiamo sempre vinto, ma io non mi fermo. Ho molta voglia di ricominciare. Il pericolo vero, in questo momento, è farsi dominare dall'ansia - conclude Moratto - e dalla fretta di cambiare tutto".

 

 

 

Mezzo miliardo di perdite. Per colpa dell'Inter di Massimo. Ma anche delle iniziative hi-tech di Gian Marco. E così i fratelli petrolieri pensano di vendere una fetta della Saras

(30 gennaio 2012)

Non c'è solo la rimonta dell'Inter nel campionato di calcio. In queste settimane una questione più delicata per gli affari di famiglia costringe i Moratti a trattenere il fiato.
A Milano, nel grattacielo della Saras, la principale delle loro aziende, vengono seguite passo dopo passo le conseguenze dell'embargo deciso dall'Unione europea sulle importazioni di petrolio dall'Iran.
Tra i barili di greggio utilizzati per produrre carburante nella loro raffineria di Sarroch, in Sardegna, quasi uno su dieci arriva dal Paese degli ayatollah. E la perdita degli approvvigionamenti rischia di essere un duro colpo perché la Saras e tutte le raffinerie europee già oggi soffrono terribilmente l'aumento dei prezzi, al punto che la lobby dei petrolieri ha pubblicamente chiesto al governo di Mario Monti lo stato di crisi.

Al di là delle pressioni sul governo, i Moratti hanno però fatto un passo che rivela una possibile svolta nella loro storia familiare. Già dalla scorsa primavera stanno sondando il mercato per vedere se c'è qualcuno interessato a comprare almeno una quota dell'impianto di Sarroch, inaugurato dal capostipite Angelo nel 1965 e da quel momento fonte di tutte le loro ricchezze.

Cedere anche la metà di un bene così cruciale in un momento tanto negativo di mercato, sarebbe un cambiamento epocale, che mostra forse come Gian Marco e Massimo, i due figli ai quali Angelo aveva lasciato la guida dell'azienda in una famiglia dove le donne erano escluse dai posti di vertice, nutrano qualche timore per il futuro industriale del loro gruppo. E magari sentano, restando nel campo delle ipotesi,
il colpo delle perdite accusate in alcuni business personali, dall'Inter di Massimo alle iniziative tecnologiche di Gian Marco e della moglie Letizia, ex sindaco di Milano. Perdite stimabili, negli ultimi tre anni, in circa 500 milioni di euro. A dire il vero, la ricerca di un alleato disposto a contribuire agli investimenti necessari per superare il momento buio della raffinazione sembra che si stia rivelando complicata. A quasi un anno dalle prime ammissioni del management con gli analisti, a quanto è dato sapere non si sarebbe ancora arrivati a un nome certo. Rispetto all'ultima dichiarazione di dicembre ("continuano i rapporti, anche informativi, con controparti industriali, che possono riguardare operazioni sia commerciali che strategico-industriali", aveva detto la Saras), fonti vicine alla famiglia ribadiscono a "l'Espresso" che non ci sono novità imminenti sull'arrivo di un partner: "Ammesso che accada, ci vorrà ancora tempo".

Per i non addetti ai lavori, immaginare i Moratti in crisi o alle prese con la necessità di ricercare capitali esterni appare quanto meno sorprendente. Il loro è, infatti, uno dei nomi più noti del capitalismo italiano, anche se l'effettiva consistenza del loro patrimonio resta segreta.
Gian Marco, 75 anni, è noto in città per essere stato lo sponsor delle milionarie campagne elettorali della moglie. Mentre Massimo, 66 anni, si calcola che in 17 anni di Inter abbia speso per sostenere la squadra circa un miliardo (vedi articolo nella pagina a fianco).

Nessuno mette in dubbio la solidità del patrimonio familiare. E' vero che Massimo si è fatto più attento e che nemmeno i suoi tifosi lo definirebbero oggi "lo sceicco del pallone italiano", come disse Fedele Confalonieri, grande amico del rivale milanista Silvio Berlusconi. Ed è anche vero che, durante le indagini della magistratura - poi archiviate - sul collocamento in Borsa di Saras nel 2006, un fiasco per gli investitori, spuntarono alcune mail dove un banchiere sussurrava che "uno dei fratelli" fosse indebitato per oltre 500 milioni. Non c'è solo la rimonta dell'Inter nel campionato di calcio. In queste settimane una questione più delicata per gli affari di famiglia costringe i Moratti a trattenere il fiato.
Furono però Gian Marco e Massimo, interrogati come persone informate dei fatti, a smentire difficoltà di questo genere.
E fra chi li conosce c'è chi dice che i quasi 1.800 milioni di euro incassati sui loro conti personali con il collocamento siano ancora tutti lì, intatti. C'è poi un ulteriore fatto che rende lecito supporre che la famiglia possa contare su risorse più ampie delle partecipazioni rintracciabili negli atti delle loro società e delle loro proprietà immobiliari, disseminate dalla centralissima via Laghetto a Milano alla zona chic di Cortina d'Ampezzo, dall'isola di Saint-Louis sulla Senna parigina al magnifico Central Park di New York.

accredito Olympique Marsiglia -Inter.Nella struttura proprietaria della Saras sono infatti presenti solo i figli maschi di Gian Marco e Massimo. Si dice che Angelo Moratti fosse contrario per principio alla presenza delle figlie nei ruoli aziendali perché temeva che si sarebbe aperta la strada a un'incontrollabile frammentazione della proprietà. Gian Marco e Massimo, chissà se per scelta o se per vocazione delle loro cinque figlie femmine, quanto meno nella Saras hanno continuato a seguire le direttive paterne. E così la nuda proprietà dell'accomandita che ne custodisce la maggioranza fa capo da diversi anni ai quattro figli maschi (la gestione è ancora in mano ai genitori, con Gian Marco presidente e Massimo amministratore delegato). E' però immaginabile che, nella suddivisione dei beni accumulati dal nonno e dai genitori, anche le ragazze Moratti abbiano avuto la loro parte, senza darne troppa pubblicità.

Perché dunque cercano un socio forte per la Saras? E perché la raffineria è in difficoltà? Dare una risposta plausibile alla prima domanda è difficile, perché riguarda in parte gli affari di famiglia. Affari che, a dispetto del patrimonio finanziario che è possibile attribuire loro, se si guardano le aziende personali negli ultimi anni non sono andati granché bene. Fornire un dato complessivo potrebbe essere fuorviante, perché nessuno dei due rami familiari ha una vera capogruppo che pubblichi un bilancio consolidato. A spanne si può però dire che, sommando le perdite accumulate dal 2008 al 2010 dalla Securfin (lato Gian Marco) e dalle sue partecipate sparse fra Lussemburgo, Stati Uniti, Olanda e Germania, nonché dall'Inter (lato Massimo) e dalle società raccolte sotto il cappello della Cmc, il rosso complessivo sfiora il mezzo miliardo di euro.

E se è vero che la passione ultrà del patron nerazzurro è certamente dispendiosa,
i dati sembrano smentire la vulgata che attribuisce a Gian Marco un bernoccolo degli affari più aguzzo: la controllata tedesca Syntek Capital, nata per investire nelle nuove tecnologie, ha perso negli ultimi anni 202 milioni, ai quali vanno aggiunti quelli riferibili alla controllante olandese Golden.e, ora annunciata come prossima alla chiusura. La Saras, dunque. In questi anni di tensione sul prezzo del petrolio ma anche di crisi economica in Europa, i raffinatori stanno vivendo un momento buio. Semplificando al massimo,
si può dire che comprano il greggio a caro prezzo dai Paesi produttori ma vendono i carburanti a fatica in casa, dove i consumi sono diminuiti. Una volta la benzina prodotta a Sarroch trovava la via degli Stati Uniti. Ora invece sono le raffinerie americane che possono vendere in Europa i loro carburanti, perché per la prima volta il mercato Usa non assorbe tutta la produzione. E pure i cinesi stanno mietendo successi, con grandi recriminazioni da parte degli operatori europei che li accusano di godere di normative ambientali meno severe.

Se il presente è duro, il futuro rischia di non essere migliore. Dice Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia: "Nemmeno quest'anno lo scenario è destinato a cambiare. Negli Stati Uniti e in Europa i consumi di benzina e gasolio sono previsti in calo e in Italia, se la recessione sarà dell'entità che si teme, andrà anche peggio che altrove. Per i raffinatori si tratta di un contesto molto complicato: anche gli impianti particolarmente sofisticati come quello di Sarroch non riescono a ottenere margini sufficienti per coprire il costo del greggio e gli oneri per lavorarlo".

La cose si vanno complicando, fra l'altro, per alcune raffinerie italiane che hanno impianti fatti per lavorare i greggi dell'Iran, ora sotto embargo. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: la Saras, non sapendo dove mandare la benzina, è l'origine di gran parte dei volumi che attualmente vanno alle cosiddette "pompe bianche", quelle al di fuori dei circuiti delle grandi compagnie che le ultime liberalizzazioni vorrebbero più diffuse.

In tutta Europa, però, diverse raffinerie stanno chiudendo, mentre i produttori dell'Est hanno messo nel mirino gli impianti migliori.
Spiega Tabarelli: "I russi sono interessati a comprare e hanno potenzialità enormi: basti pensare che, per loro, il costo di estrazione del petrolio è di 3-4 dollari al barile, rispetto ai 105 dollari a cui vendono attualmente quello di qualità Ural. Il problema è che sanno quanto sia difficile la situazione delle raffinerie europee. E aspettano il momento giusto per comprare". Un'attesa opportunistica che, però, potrebbe indurre i Moratti a resistere fino a quando il peggio sarà passato.
I più svelti a vendere, in Italia, sono stati i Garrone, che nel 2008 hanno ceduto il controllo dell'impianto siciliano di Priolo alla russa Lukoil, che aveva interpellato pure la Saras. In tempi più recenti, invece, contatti ci sono stati certamente con il colosso moscovita Gazprom, ma sono circolati anche i nomi della kazaka KazMunaiGaz e dell'azera Socar. In teoria, per sfruttare il boom dei consumi di carburante previsto nei prossimi anni non solo in Russia ma anche in Asia, America Latina e Medio Oriente, la crisi potrebbe offrire un'occasione d'oro agli imprenditori che avessero le risorse e la capacità di compiere il salto di qualità. I Moratti, forse, i quattrini per provarci li avrebbero anche. Ma trovare il coraggio di farlo davvero è un'altra cosa. Altresì, a tutta la pappardella spiattellata poco sopra, DOBBIAMO AGGIUNGERE LA CRISI RIFERITA AGLI IMPIANTI CIP6, si, quegli impianti sorti nel 1992 allegati alle "risorse ASSIMILATE ALLE ENERGIE RINNOVABILI, ma che di rinnovabile non hanno proprio un cazzo: LA SARAS COSI' HA SFRUTTATO I CONTRIBUTI PUBBLICI CIP6 ENEL  PER CREARE SARLUX, LA CENTRALE ELETTRICA CHE FUNZIONA BRUCIANDO GLI SCARTI OLEOSI DELLA RAFFINAZIONE, LA COSI' DETTA PECE, ALLO STESSO MODO FECERO I GARRONE CON ISABENERGY IN SICILIA. Con la vasta campagna "ecologista" di alcune forze politiche extra parlamentari, come l'M5S di Beppe Grillo,e con la crisi finanziaria che ha obbligato a feroci tagli di bilancio, la fiumara di danaro pubblico è andata via via assottigliandosi ed i costi di gestione per queste centrali devastanti hanno iniziato a crescere a dismisura.

 

 

 

I MEGABORG MORATTI

FALSI PROSPETTI ED INDUSTRIE MACINA UOMINI: UNA DELLE FAMIGLIE PIU' DI MERDA D'ITALONIA

 Al governo ed all'opposizione contemporaneamente. Ma non solo: 2 MILIARDI DI EURO DI INCASSO NEL 2006 PER AZIONI SARAS CHE IN UN MESE HANNO PERSO IL 70% DEL LORO VALORE INIZIALE. UN'INCHIESTA PER FALSO IN PROSPETTO SPROFONDATA ENTRO UNA MIRIADE TALMENTE INTRICATA DI SCATOLE CINESI DA FAR IMPAZZIRE IL PUBBLICO MINISTERO CHE INDAGAVA. QUATTRO MORTI NELLE RAFFINERIE PASSATE IN CAVALLERIA, CON REGALIE PECUNIARIE DEI FRATELLI RISPETTIVAMENTE PRESIDENTE ED AMMINISTRATORE DELEGATO.

IL PRIMO GRADO PER LE TRE MORTI DEL 2009 SI E' CONCLUSO CON TRE CONDANNE E DUE ASSOLUZIONI. LA SOCIETA' SARAS NON VIENE CONDANNATA NEMMENO PER VIA PECUNIARIA.   Tre condanne, due assoluzioni. Esclusa la responsabilità amministrativa della Saras. Questo il verdetto pronunciato dal Gup del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch (Cagliari) avvenuta il 26 maggio 2009 durante un intervento di manutenzione. La diramazione sportiva della SARAS, ovvero l'FC Internazionale, assolta per prescrizione dei termini di giudizio in relazione alle telefonate che l'allora proprietario Massimo, oggi anche Presidente, faceva nei confronti dei designatori arbitrali Pairetto-Bergamo,trascinati a giudizio penale per frode sportiva a Napoli e responsabili, per la giustizia sportiva, del sistema Calciopoli che ha coinvolto tutti i maggiori club, e non solo,del campionato di serie A. Per questo gli eredi di Casa Savoia-Agnelli, e qualche altro grasso feudatario italiota, come i padroni delle Tod's Della Valle,chiedono vendetta.

Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste avanzate dai pubblici ministeri Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello,
condannando a due anni Guido Grosso, 43 anni, di Cagliari, direttore dello stabilimento (indagato successivamente anche per il recente infortunio mortale costato la vita a un operaio di una ditta d’appalto siciliana, l’11 febbraio scorso), Francesco Ledda, 45 anni, rappresentante legale della CoMeSa di Sarroch, la ditta per la quale lavoravano le tre vittime, e Dario Scaffardi, 53 anni, di Milano, direttore generale della Saras.

Assolti Antonello Atzori, di 52, di Quartu, responsabile dell’area in cui morirono gli operai, e Antioco Mario Gregu, di 52, di Quartu, direttore delle operazioni industriali. Erano tutti accusati di omicidio colposo. Nessuna sanzione, inoltre, per la Saras, chiamata in causa attraverso il suo legale rappresentante Gian Marco Moratti: non dovrà pagare la sanzione di 800 mila euro chiesta dai Pm applicando la recente norma sulla responsabilità amministrativa. La Saras in precedenza aveva pagato un risarcimento di cinque milioni di euro alle famiglie che non si sono costituite parte civile. Si sono costituiti, invece, i sindacati Fiom e Cgil.

Nello stabilimento, a circa 20 chilometri da Cagliari, persero la vita tre operai della ditta d’appalto CoMeSa srl: Bruno Muntoni, di 58 anni, Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi di 30, rimasti intossicati dalle esalazioni mentre effettuavano lavori di manutenzione e bonifica di un serbatoio durante una delle fermate programmate dell’impianto.

Per tutta la mattina, mentre il giudice era in camera di consiglio, fuori dal Tribunale gli operai della Fiom hanno dato vita ad un presidio con striscioni e bandiere.

 

Non è finita: una casa da sogno in pieno centro di Milano. Piscina in terrazzo e giardino pensile con tanto di orto botanico a pochi metri in linea d’aria dalle guglie del Duomo. E poi arredi opulenti, Tintoretto alle pareti e mobili di gran pregio. Il tutto per centinaia di metri quadrati disposti su più piani. Ecco la casa di Letizia Moratti, descritta da chi la frequenta. Lusso fine a se stesso, direte voi. Roba da super ricchi. Non solo. Perché questa dimora sfarzosa è diventata anche una macchina da soldi. Decine di milioni di euro che sono serviti a coprire i buchi in bilancio della Securfin, la holding controllata dal sindaco di Milano e dal marito, il petroliere Gianmarco Moratti.

Possibile? Eccome: i Moratti, una delle famiglie più ricche d’Italia, una fortuna miliardaria costruita sul marchio delle raffinerie Saras, hanno cavalcato alla grande una norma contenuta nel decreto anti-crisi varato nell’autunno di tre anni fa, 2008, da
 Silvio Berlusconi. Una norma studiata per dare una mano ai piccoli e medi imprenditori messi alle strette dalla crisi. E invece è andata diversamente. Letizia e Gianmarco Moratti hanno rivalutato in un colpo solo di ben 55 milioni gli immobili che fanno capo alla Securfin. Tra questi anche la casa dove abitano insieme alla figlia, alla nipotina e svariati gatti e cani. L’altro figlio Gabriele si è nel frattempo dedicato a costruirsi una dimora su misura, l’ormai celebre “casa di Batman”, finendo sotto inchiesta penale per abusi edilizi.

Tutto secondo legge, invece, per Moratti mamma e papà. Con il piccolo particolare che gli aiuti pensati per dare ossigeno al sistema produttivo in crisi sono andati anche al petroliere e alla consorte. I quali, a occhio e croce, non sembrano esattamente sull’orlo del fallimento.
Giusto per dare un’idea della situazione, va segnalato che Gianmarco Moratti e il fratello Massimo (il presidente dell’Inter) nel 2006 si sono spartiti quasi 2 miliardi di euro frutto del collocamento in Borsa delle azioni Saras. L’operazione si è risolta in un disastro per gli investitori, tra cui migliaia di piccoli risparmiatori che hanno visto colare a picco nel giro di poche settimane le quotazioni dei titoli. In compenso i Moratti hanno fatto il pieno di milioni. E già che c’erano, Lady Letizia e il marito hanno pensato bene di attingere agli aiuti di Stato.

È andata così.
Nell’autunno del 2008 il crac della finanza mondiale colpisce pesantemente l’economia reale. I governi corrono ai ripari. E anche Roma si muove. Soldi pubblici per aiutare le aziende in crisi. Sgravi fiscali per dare una mano agli imprenditori. La retorica di governo, copyright Giulio Tremonti, descrive così l’intervento dell’esecutivo per rilanciare il sistema produttivo. C’è il bonus per invalidi e pensionati, il tetto ai mutui, nuovi fondi per scuole. Di più: a quei tempi il ministro Tremonti si dilettava con la cosiddetta Robin Hood tax, che, diceva lui, doveva servire a tagliare gli scandalosi profitti dei petrolieri. Compresi, ovviamente, anche i Moratti. La tassa inventata dal ministro di Sherwood non ha dato i frutti sperati. In compenso i padroni della Saras sono riusciti a rimettere in sesto i conti di famiglia con i soldi garantiti dal decreto anticrisi. La notizia si nasconde tra le pieghe del bilancio della Securfin, la società di Letizia Moratti e del marito Gianmarco. Nella relazione che accompagna i conti del 2008 si legge che “è stata operata la rivalutazione sugli immobili patrimoniali posseduti dalla società” così come previsto dal decreto legge 185/2008, meglio conosciuto come decreto anti-crisi. Significa che palazzi e terreni di proprietà di Securfin alla fine del 2007 erano iscritti a bilancio a costi storici, meno di 10 milioni di euro.

La norma sponsorizzata da Tremonti consente di rivalutare i beni immobili delle aziende adeguandoli ai prezzi di mercato.
Il gioco è fatto, allora. Ai Moratti è bastato sfoderare la perizia ad hoc di un esperto che fissasse i valore dei loro palazzi. Ed ecco che la voce immobili si è rivalutata di ben 55 milioni. Colpo grosso, insomma. E senza pagare neppure un euro di tasse sulla rivalutazione, perché così stabilisce il decreto.


Come si spiega la manovra? Perchè mai i Moratti hanno scelto di sfruttare gli aiuti anticrisi? Semplice.
 Come il Fatto Quotidiano ha raccontato la settimana scorsa, la Securfin holding ha perso centinaia di milioni a causa del disastroso andamento della controllata

, la società tedesca fondata nel 2000 da Letizia Moratti in persona. Nel 2008 Securfin ha chiuso il bilancio in rosso per 44 milioni, dopo aver perso 112 milioni l’anno precedente. Ecco allora a che cosa serviva la rivalutazione degli immobili. Quei 55 milioni, dedotti gli ammortamenti, sono finiti in un’apposita riserva di bilancio per 40 milioni. Una riserva prosciugata per far fronte alle perdite del 2008. Missione compiuta. Grazie a Tremonti, il ministro Robin Hood. Il fratello Massimo invece si è limitato a ripianare i debiti dell'Inter con i favori legislativi del "nemico" Berlusconi: nel 2003 l'Inter sfrutta il DECRETO SPALMA DEBITI per contrastare la spaventosa svalutazione del parco giocatori all'indomani dell'introduzione dell'euro, nel 2005 è il turno dello scambio di giocatori sconosciuti col Mediaset a prezzi spaventosamente alti allo scopo di raddrizzare i bilanci, nel 2006 è il turno della vendita del marchio "Inter" ad una scatola cinese controllata, stesso trucco anche per il Mediaset, una vendita fittizia da mettere a bilancio. Dello stesso anno, come detto,lo sbarco in borsa con SARAS,  con la gigantesca plusvalenza dirottata sul calcio mercato allo scopo di mettere le mani, dopo 10 anni,sul campionato italiano che diventa una questione neroazzurra: quattro scudetti ed un secondo posto mentre l'azienda avita piazza bilanci in rosso di anno in annO.

Massimo Moratti conquista vittorie sul campo, ma allo stesso tempo deve fare i conti con il bilancio in rosso della Saras, la società di raffinazione del petrolio di cui è amministratore delegato. Per l'azienda di famiglia, infatti, il 2009 si è chiuso con una perdita netta "adjusted" di 54,5 milioni di euro: "la posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2009 - si legge in una nota del gruppo - era negativa per 533 milioni di euro".

 

 

ROSSO... NERAZZURRO
In soldoni, quesi dati sono riconducibili al programma di manutenzione e investimenti attuati l'anno scorso. Inoltre, "il brusco calo della domanda di prodotti petroliferi ha portato ad una marcata riduzione anche dei margini di raffinazione", come ha spiegato il presidente della società Gian Marco Moratti, fratello del presidente nerazzurro, il quale ha comunque sostenuto di essere fiducioso per il 2010, quando è attesa una graduale ripresa dei consumi. Il Cda, in ogni caso, ha deciso di non distribuire alcun dividendo tra i soci.

Possono questi numeri preoccupare i tifosi nerazzurri? Decisamente no, visto che si parla di un'azienda che, banconota più banconota meno, fattura intorno ai 6 miliardi di euro l'anno. Tanto per fare un esempio, l'Inter chiuse il bilancio al 30 giugno 2009 con un rosso di 154,4 milioni, e Moratti intervenne subito con un aumento di capitale di 70 milioni: come dire, conti in rosso ma futuro comunque roseo. Fino a prova contraria, il giocatore che non manca mai, alla Pinetina, si chiama Danèe

Secondo bilancio consecutivo in rosso per Saras, la società controllata dalla famiglia Moratti, tra i leader in Europa per la raffinazione di idrocarburi. I ricavi 2010 del gruppo Saras sono cresciuti del 62% a quota 8.615 milioni di euro. Più complesso invece il raffronto con la redditività: l'Ebitda "reported" di gruppo infatti è sceso a 223,5 milioni (-35%) contro un valore analogo di 345,5 nell'anno precedente, mentre se si considera l'Ebitda "comparable" di gruppo si passa dai 149,2 milioni del 2010 ai 141,2 milioni dell'esercizio precedente (+6%). Ancora più distanti i risultati netti di gruppo: il valore "reported" è in rosso per 9,5 milioni (era stato positivo per 72,6 nel 2009) mentre il risutalto netto "adjusted" di gruppo è in rosso di 43,9 milioni, ma in miglioramento (del 19%) rispetto ai 54,5 milioni del 2009.

Le differenze - spiega nella nota la società - dipendono dalla metodologia usata per valutare gli inventari (Fifo o Lifo). E, inoltre, sempre per rendere più attinente la fotografia dei conti, sono state tolte le poste non ricorrenti e le variazioni del "fair value" degli strumenti derivati: le voci così esposte vengono definite "comparable" e "adjusted" e non sono soggette a revisione contabile. Infine la posizione finanziaria netta: al 31 dicembre 2010 era negativa per 560 milioni, in miglioramento rispetto ai 644 del settembre 2010 e sostanzialmente in linea con il dato di fine

anno 2009.

Forse la vittoria europea dell'Inter sul Chelsea di mercoledì scorso sarà servita ad addolcire un po' la lettura dei bilanci. Il colpo è comunque di quelli duri. Fino a qualche mese fa Massimo Moratti aveva sperato di riuscire a salvaguardare «i migliori ritorni possibili per gli azionisti».

Massimo e Bedi Moratti qualche anno fa

Di fronte alla perdita netta di 54,5 milioni con cui la Saras ha chiuso l'esercizio 2009, però, le illusioni sono svanite: per quest'anno, niente dividendi. È questa la decisione che il cda proporrà all'assemblea degli azionisti. Una strada obbligata, visti i numeri. Basti pensare che nel 2008 il gruppo petrolifero aveva incassato 327,2 milioni di utili.

Per il resto, il margine operativo lordo del gruppo ammontaa 141,2 milioni, in calo del 79%, mentre l'ebit è negativo per 51,9 milioni, in calo del 110%. Scendon anche i ricavi, che nel 2009 registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 milioni. Risultato: la posizione finanziaria netta a fine anno è crollata a quota -533 milioni rispetto ai 333 milioni del 2008.Una doccia fredda per gli azionisti della Saras e per i mercati (il titolo ha chiuso in calo del 6,39% a 1,68 euro), ma anche per i tifosi dell'Inter, ormai abituati a considerare le ricche cedole del gruppo la migliore garanzia per i successi della squadra. Già perché senza i proventi del greggio, difficilmente la società di calcio sarebbe ancora in piedi. Anche
l'ultimo anno il presidente Moratti ha dovuto sborsare 70 milioni di tasca sua per tappare il buco da 154,4 milioni con cui il club ha chiuso l'esercizio 2009. Ma la consuetudine va avanti da tempo. Anche perché è da tempo che l'Inter non riesce a tenere i conti in pareggio.

 

Nel bilancio chiuso il 30 giugno 2008 la società ha dichiarato una perdita netta di 148,27 milioni, su un giro d'affari, escludendo le plusvalenze su cessione calciatori (pari a 8 milioni), di 197 milioni. Mentre egli undici bilanci che vanno dalla stagione 1995/96 al 2005/06, l'Inter ha accumulato 661 milioni di passivo e Moratti ha provveduto, sempre personalmente, a
versare 400 milioni nelle casse. I soldi, finora, sono sempre arrivati dalla Saras.

Qualche volta, stando ad alcune inchieste della magistratura, anche in maniera non del tutto trasparente. Quest'anno, però, i conti non torneranno più. Niente dividendo da travasare per tamponare il debito monstre che ad oggi sfiorerebbe i 400 milioni di euro. Un dramma? Non necessariamente.

La soluzione c'è. Una bella sfoltita ai gioielli di famiglia. Quelli che ogni domenica si danno tanto da fare sul rettangolo verde. Di fronte a un'ipotesi del genere c'è da scommettere che il club riceverebbe la solidarietà, anche finanziaria, di tutti i tifosi italiani. A partire, ovviamente, da quelli di Milan e Roma.

 

 

I SOCI  IN DELINQUENZA DEI MORATTI: GLI AGNELLI

 

IL TRIBUNALE DEI "GRANDI" DI TORINO SANTIFICA LE SOLITE SCATOLE CINESI TARGATE AGNELLI

Processo Ifil-Exor, tutti assolti
"Non c'è stato aggiotaggio"Con mezzo miliardo di euro gli Agnelli si presero il 10% di Fiat sul mercato a fronte di un prestito di 3 miliardi di euro. Una triangolazione che ha permesso agli Elkann di iniziare la smobilitazione.

Gli ammiratori hanno sempre visto in John Elkann l’indiscutibile reincarnazione del nonno, il mitico Avvocato Agnelli, non tanto nell’esuberanza esistenziale, che nel nipote si ripropone in misura più decente, quanto nella capacità di imprimere svolte riformiste forti, addirittura spiazzanti.

In fondo l’era Elkann vera e propria inizia in quella piovosa domenica di fine maggio 2004, quando, appena dato l’ultimo saluto al cimitero di Villar Perosa a Umberto Agnelli, la famiglia decide di consegnare la Fiat (data quasi per spacciata) al semisconosciuto manager italo-canadese Sergio Marchionne. Mentre Marchionne metteva a punto la strategia industriale – assieme a quella di comunicazione simboleggiata dal maglioncino blu – Elkann preparava un altro strappo traumatico per l’immaginario popolare. Tra maggio e giugno del 2006 scaricava in modo pubblico e plateale la triade Moggi-Giraudo-Bettega, accusata di aver trascinato la Juventus nel fango di Calciopoli.

L’idea che John Elkann fosse il Gorbaciov della Fiat, il figlio del sistema allevato per perpetuarlo grazie al cambiamento, il profeta dell’innovazione nella continuità, si è nel tempo persa per strada. Rispetto alla vicenda della Juventus, marginale nelle proporzioni dell’impero Agnelli ma di straordinaria rilevanza simbolica, Elkann si è dovuto sostanzialmente arrendere all’onda montante della restaurazione condotta da suo cugino
Andrea Agnelli.

Il popolo juventino ama il nuovo presidente che porta il cognome giusto, e sottoscrive con entusiasmo l’ansia di rivincita impersonata da un dirigente che non ha nessuna remora a rilanciare la figura di Antonio Giraudo, al quale era legatissimo suo padre Umberto, e a dipingere la Juventus come vittima di Calciopoli più che come colpevole vogliosa di fustigarsi (molti juventini veraci mettono l’autocritica di Elkann sullo stesso piano delle lacrime del post-comunista
Achille Occhetto, che chiedeva scusa agli italiani per tangenti che secondo i suoi avvocati non aveva mai preso).

Il tema calcistico aiuta a capire meglio il discorso dell’auto. Anche in questo caso il presidente della Fiat sembra ispirarsi di fatto al ferreo pragmatismo del prozio Umberto più che alle celebrate veroniche intellettuali del nonno. Il succo lo ha spiegato Marco Ferrante nel suo libro Marchionne – L’uomo che comprò la Chrysler (Mondadori 2009): “Mentre Marchionne rimette in sesto l’azienda, la famiglia risistema se stessa. John Elkann dichiara la disponibilità a diluire la quota di controllo in Fiat Auto per costruire un gruppo più grande”.

Era proprio la logica sulla quale le visioni del business di Gianni e Umberto Agnelli si sono scontrate per tutti gli anni ’90. All’Avvocato, che amava lasciar fare a Cesare Romiti, piaceva una Fiat legata all’auto (perché era il business del nonno, al quale l’Avvocato non voleva rinunciare per ragioni sentimentali, un lusso che gli economisti di grido riconoscono solo ai loro committenti), ma soprattutto legata al microcosmo italiano, dove la casa regnante era in grado di esercitare il suo potere e arraffare profitti in tutti i settori dell’economia, appalti pubblici in testa.

Umberto – emarginato dalla gestione per volontà di
Enrico Cuccia, influente presidente onorario di Mediobanca – riteneva che nell’auto Torino fosse ormai troppo piccola per competere, e tanto valeva uscire dalle quattro ruote per giocare le proprie carte su altri settori più innovativi e promettenti, per esempio le telecomunicazioni. Sappiamo com’è finita: la Fiat è riuscita come al solito a prendersi il controllo di Telecom Italia pagando due lire (per l’acquisto dello 0,6 per cento delle azioni a fine ’97, quando il colosso telefonico fu privatizzato), ma, siccome non ci credeva abbastanza, un anno dopo lasciò Umberto senza munizioni finanziarie per fronteggiare la scalata targata Olivetti di Roberto Colaninno
.

L’impero Agnelli ha dunque continuato a declinare, perdendo pezzi un po’ per volta, fino alla morte dei due fratelli. Oggi John Elkann, a 34 anni, non ha più l’età dell’apprendista. Comanda pienamente, e pienamente appoggia la strategia di Marchionne. Il manager di Chieti, come numero uno della Chrysler, costruisce un gruppo integrato globale dell’auto; come numero uno della Fiat, la sta dolcemente portando in dote alla Chrysler.

Fingendo di avanzare, la famiglia Agnelli sta dunque uscendo dall’auto, come voleva Umberto. A un certo punto rimarrà azionista di minoranza. Mirafiori, da simbolo dell’Italia che produce (e che progetta), si trasformerà in uno stabilimento delocalizzato per la produzione low cost di Chrysler in Europa. Il gruppo Fiat continuerà a essere forte e indipendente nei settori in cui è già oggi sanamente internazionale. E John Elkann sarà il simbolo di una famiglia passata laicamente e modernamente – con molti dolori ma senza veri traumi – dalla poesia del nonno alla prosa del nipote.


 

Il tribunale di Torino ha deciso di assolvere gli ex amministratori Gabetti, Grande Stevens e Marrone, perché il fatto non sussiste. "E' una sentenza giusta e corretta, che riflette la realtà dei fatti e riconosce che non c'è stato alcun crimine". La procura aveva chiesto la condanna

TORINO - Il Tribunale di Torino ha assolto i vertici di Ifil-Exor Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Virgilio Marrone perché il fatto non sussiste. Erano accusati di aggiotaggio informativo in occasione dell'equity swap che nel settembre del 2005 consentì alle finanziarie degli Agnelli di mantenere il controllo della Fiat. Secondo la corte, presieduta dal giudice Casalbore, i comunicati emessi in quelll'occasione da Ifi e Ifil non turbarono l'andamento del titolo. Virgilio Marrone ha commentato: "E' una sentenza giusta e corretta, che riflette la realtà dei fatti e riconosce che non c'è stato alcun crimine".

La procura di Torino, attraverso il pm Giancarlo Avenati, in aula aveva chiesto per Grande Stevens la condanna a 2 anni e sei mesi, per Gabetti a due anni e per Marrone a un anno e sei mesi. "Prendiamo atto della sentenza - ha detto il procuratore Giancarlo Caselli sull'ipotesi di ricorso in appello contro l'assoluzione - . Leggeremo le motivazioni e valuteremo cosa sia giusto e corretto fare con serena disponibilità e senza pregiudizi che non abbiamo mai avuto".
 
Al centro del processo, l'equity swap che le finanziarie degli Agnelli accesero nell'aprile di quell'anno, 2005, con Merril Lynch attraverso Exor. Una scommessa sul corso che avrebbero avuto le azioni Fiat negli anni successivi. Nella primavera estate di quell'anno il Lingotto sapeva che in settembre sarebbbe scaduto il prestito convertendo contratto con un gruppo di 8 banche negli anni difficili della crisi di inizio decennio, ovvero nel 2002.  Un prestito da tre miliardi che gli Agnelli avrebbero potuto restituire entro settembre o, in alternativa, convertire in azioni da consegnare alla banche. In questo modo però gli istituti di credito avrebbero superato la Famiglia tra gli azionisti e gli Agnelli sarebbero scesi sotto la quota di controllo del 30 per cento della società.

Così, tra luglio e agosto 2005, Franzo Grande Stevens, nella sua qualità di avvocato, studiò un sistema per
consentire agli Agnelli di mantenere il 30 per cento della Fiat senza trasformare in azioni il debito obbligazionario delle banche. La scelta fu quella di acquistare da Merril Lynch le azioni Fiat rastrellate in primavera dalla banca d'affari per l'equity swap:
Il titolo Fiat crolla in Borsa nella primavera del 2002 e la FIAT accede ad un prestito obbligazionario da tre miliardi di euro che una volta restituito avrebbe messo gli Agnelli in minoranza. Quindi
- La Exor lussemburghese (di maggioranza Giovanni Agnelli & Co.) acquista da Merryl Linch, che a sua volta aveva rastrellato sul mercato quelle azioni, quasi il 10% di tutta la Fiat a un valore di circa 5 euro in modalità equity swap, quindi a un prezzo di cessione futuro concordato
- Ifil compra segretamente dalla società Exor 82 milioni azioni ordinarie Fiat a un prezzo di 6,5 euro
- Il comune azionista poteva comprare nello stesso periodo le azioni a 7,5-8 euro

Ma a fine agosto 2005, tre settimane prima della scadenza del debito con le banche, a una precisa richiesta della Consob, Ifi e Ifil risposero con un comunicato ufficiale che "non sono in atto né allo studio" manovre sul titolo. Anche se, si aggiungeva, era intenzione degli Agnelli "mantenere il controllo della Fiat".

Era sufficiente quest'ultima frase a far capire che in realtà le finanziarie degli Agnelli si stavano muovendo per bloccare l'offensiva delle banche? Secondo la Consob non era sufficiente e dunque con quel comunicato era stato ingannato il mercato. Per questa ragione, a suo tempo, la Commissione di controllo sulla Borsa aveva già condannato in via amministrativa i protagonisti del processo penale che si è concluso ieri. Il tribunale di Torino non è stato dello stesso parere.

(**Lo swap,

 

Lo swap e’ un contratto finanziario derivato tra 2 soggetti: il primo soggetto è quello all’acqua alla gola. Ha acceso un debito con degli interessi che prevede che crescono. Il secondo invece ha venduto danaro a clienti corrispondendo loro un tasso fisso, quando, dai suoi studi si prevede che i tassi scendano, quindi nel futuro perderà dei soldi. Quindi il primo soggetto ha interesse a modificare il tasso di interesse da un variabile in salita ad uno fisso, mentre il secondo ha interesse a modificare il tasso da un fisso ad un variabile in discesa.  L’incontro sta nel fatto che il primo riceverà dal secondo un tasso variabile in relazione all’andamento del mercato. In questo modo coprirà con gli interessi del secondo la fluttuazione in salita, il secondo riceverà dal primo un tasso fisso. In questo modo l’eventuale discesa dei tassi verrà coperta dagli interessi del tasso fisso corrisposti dal primo.

 

L’equity si verifica all’interno di un acquisto azionario. Quando un primo compra delle azioni diventa proprietario di parte di una società in relazione ai soldi che ha sganciato. In quanto proprietario partecipa alla divisione degli utili. All’utile si aggiunge il Conto Capitale o capital Gain, ovvero la differenza di valore tra l’acquisto dell’azione di ieri ed il valore dell’azione oggi se positiva. Se negativa siamo di fronte al Capital losses ovvero alla perdita in Conto Capitale. Per evitare questa fluttuazione si procede con l’equity, ovvero l’investitore che deve comprare le azioni gira a chi le detiene un tasso di interesse fisso o variabile in cambio del rendimento azionario di chi detiene quelle azioni. Questo perché chi deve acquistare ha interesse a pagare meno di quello che è il valore reale dell’azione, mentre chi deve vendere ha interesse che l’azione non perda di valore.

 

Convertendo il prestito bancario da  3 miliardi di euro in azioni, gli Agnelli avrebbero perso il controllo della Fiat a favore delle banche. Era quindi necessario rastrellare sul mercato le azioni Fiat ad un costo inferiore a quello reale ed ecco l’equity swap tra Exor e Merril Linch. La seconda deteneva il 10% della quota Fiat che fu girato alla prima con lo scambio di interessi. A sua volta Exor cedette quel 10% all’Ifil degli Agnelli con un altro equity swap. In questo modo gli Agnelli pagarono l’azione 6,5 euro a fronte di un valore reale di mercato di 7,82, sborsando 576 milioni di euro per mantenere la maggioranza azionaria, più 16 milioni di euro di multa per la denuncia Consob, a fronte di una esposizione di 3 MILIARDI DI EURO.

 

 

 

 

FL ESTERI

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[FOTO Lunedì, 24 Ottobre 2011 07:58:23]

ROMA

Tolosa, killer ucciso durante blitz tre agenti feriti, uno è grave -   foto

Tolosa, killer suicida durante blitz. Le teste in culo francesi falliscono:tre agenti feriti, uno è grave - foto

Colpito da un proiettile alla testa / vd - audio
L'inviato: "Alla fine ha vinto lui" / Le polemiche

Sparatoria nell'appartamento dove l'assassino della scuola ebraica era asserragliato da oltre 30 ore. Ha resistito fino all'ultimo. Sarkozy aveva detto: "Lo voglio vivo".....povero scemetto, si spera vivamente che questa gentaglia messa al potere senza arte ne parte venga spazzata via, dal voto naturalmente. Per quanto riguarda lo stragista, troppi lati oscuri non fanno pensare ad un terrorismo tout court solo ed essenzialmente incagliato nella jihad. La prossimazione e la pochezza dell'informazione, non solo in generale, ma anche di intelligence, non fa che ghettizzare un malessere interno che a noi risulta inspiegabile...

Strage Tolosa, assedio al killer - Diretta
'Sono di Al Qaeda, vendico i palestinesi'

E' un franco-algerino. Agenti feriti nel blitz Foto 20 marzo 2012
 

Conflitto a fuoco e tre agenti feriti nella notte in un edificio non lontano dalla scuola ebraica. La polizia è certa che il giovane di 24 anni sia il responsabile dell'attacco di martedì. Arrestato il fratello. La svolta dall'omicidio del primo parà. La Francia si è fermata per i funerali dei 3 bambini e del rabbino (Foto - Video)

Scandalo intercettazioni illegali
arrestati Rebekah Brooks e il marito

La ex direttrice del tabloid News of the world, chiuso a luglio, fermata all'alba da Scotland Yard con il consorte Charlie e altre quattro persone fra Londra e il sud dell'Inghilterra. L'accusa è di aver ostacolato il corso della giustizia

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

 

LONDRA - E' la seconda volta che l’arrestano: Rebekah Brooks, ex-amministratrice delegata di News International, la società proprietaria dei giornali e delle tivù di Rupert Murdoch in Gran Bretagna e nel resto d’Europa, è uscita in manette dalla sua villa dell’Oxfordshire, all’alba di questa mattina, insieme al marito, agli arresti pure lui. In serata hanno ottenuto la libertà su cauzione, ma restano accusati, insieme ad altre quattro persone arrestate ieri mattina, di "ostruzione della giustizia" nell’ambito dell’inchiesta sulle intercettazioni illecite compiute dai tabloid di Murdoch per carpire informazioni riservate su membri della famiglia reale, leader politici e Vip, da sbattere poi in prima pagina.

In sostanza, a Rebekah "la Rossa", com’è soprannominata per la sua folta chioma color ruggine, viene imputato di avere cercato di nascondere il fatto che lei e altri dirigenti del gruppo Murdoch erano a conoscenza delle intercettazioni e di avere mentito nelle testimonianze rese fino ad ora alla polizia e alla commissione d’inchiesta.

Lei sembrava destinata a conquistare il mondo: entrata giovanissima al News of the World, il giornale domenicale al centro dello scandalo (chiuso d’autorità da Murdoch l’estate scorsa), la Brooks era stata protagonista di una carriera vertiginosa, da segretaria a redattrice, quindi capo-redattore, direttore responsabile e infine amministratore delegato. Murdoch diceva che per lui era "come una figlia": la adorava, forse rivedendo in Rebekah i suoi stessi pregi e difetti. Aveva sicuramente un caratterino: una volta bisticciò così furiosamente con il suo primo marito, l’attore televisivo Ross Kemp, che dovette intervenire la polizia nel cuore della notte per separarli. Con il secondo marito, l’ex-fantino e addestratore di cavalli da corsa Charlie Brooks, le cose sono andate molto meglio, anche perché lui è un ex-compagno di scuola di David Cameron nell’esclusivo collegio di Eton e grazie a questo il primo ministro è diventato un ospite abituale alle feste nella casa di campagna della coppia vicino a Oxford.

Ma poi è scoppiato il Tabloidgate: la scoperta dei telefonini spiati e delle tangenti alla polizia, l’impressione che tra Murdoch e il potere vi fosse un legame torbido, sottolineato dal fatto che un ex-direttore dei suoi tabloid, Andy Coulson, anche lui un fedelissimo di Rebekha, sia diventato portavoce di Cameron a Downing street. L’estate scorsa il caso è esploso. Coulson si è dimesso da portavoce ed è stato arrestato. Poi è stata arrestata anche Rebekah. Entrambi sono tornati in libertà su cauzione, ma l’indagine ha continuato ad allargarsi e ad andare in profonditàm, anche grazie al ritrovamento di un gigantesco archivio digitale, centinaia di milioni di email che i vertici del gruppo avevano cercato di cancellare.

Il mese scorso un peccato apparentemente veniale ha richiamato ancora una volta l’attenzione sul rapporto privilegiato tra Rebekah e Scotland Yard: la polizia le aveva prestato per due anni un cavallo, uno di quelli solitamente montati dai poliziotti, e su quel cavallo hanno cavalcato lei stessa, suo marito Charlie e perfino David Cameron, poco prima di diventare primo ministro. E come era stato deciso il prestito del destriero? Durante un pranzo a tu per tu fra Rebekah e il capo di Scotland Yard.

Questa era la Brooks: una donna potente, ambiziosa, spregiudicata. L’arresto suo e di suo marito potrebbe essere il preludio a qualcosa di ancora più grosso: se lei ha cercato di ostacolare la giustizia, è possibile – se non verosimile – che la stessa colpa ricada su James Murdoch, figlio di Rupert e fino a al mese scorso presidente di News International, incarico da cui si è dimesso all’improvviso, ufficialmente per occuparsi di tv sempre all’interno del gruppo ma più probabilmente per cercare di allontanarsi dallo scandalo.

Se Rebekah era come una figlia per il vecchio Rupert, per James era come una sorella: loro due insieme, una volta, entrarono come furie nella redazione di un quotidiano rivale, l’Independent, che aveva osato attaccarli troppo direttamente, e tra insulti e grida avevano quasi preso a schiaffi il direttore seduto al tavolo della riunione del mattino. Chissà se, avanti di questo passo, Rebekah e James si ritroveranno insieme anche in cella.

Homs, in fuga dalla città martire

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Fosse comuni e torture su donne e bambini
Rep Tv Amnesty "Non possiamo più tacere" :Stronzate !!! Nessuno farà proprio un bel cazzo di niente perchè la Siria è troppo vicina alla Russia ed è alleata all'Iran. Non è l'Iraq sotto embargo e quindi facile preda, non è la sassaia afghana e non è nemmeno l'isolata Libia molto facile da colpire...
 

Siria, nuova strage nella città che si oppone al regime: quarantasette vittime delle forze di sicurezza, tutti civili. Centinaia di famiglie scappano. Il Consiglio nazionale chiede un intervento urgente dell'Onu / Commenta
 

Bp, l'utile vola a 23,9 miliardi
La società aumenta i dividendi

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Il colosso del petrolio, dopo aver archiviato nel 2010 una perdita di quasi 5 miliardi di dollari per il disastro ambientale nel Golfo del Messico torna in attivo

 

 

Siria, chiude ambasciata Usa. Bombe su Homs,MASSACRO TOTALE DI CIVILI DA PARTE DI ASSAD. IN UN ANNO QUASI 10.000 MORTI nell'immobilismo più totale.
Obama: "Sanzioni per transizione"
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Siria, chiude ambasciata Usa. Bombe su Homs Obama: "Sanzioni per transizione"   - video  Richiamati tutti i cittadini americani. Il presidente: "Pressioni, non intervento". Attacco delle forze di Assad contro la città "ribelle", gli oppositori: "Stanno sigillando l'area". Decine di morti

 

Iraq, la fine era nota : ORA E' GUERRA CIVILE TOTALE. IL RISULTATO DELL'OCCUPAZIONE AMERICANA: 750.000 MORTI DI CUI 5000 SOLDATI AMERICANI, UN PAESE SMEMBRATO A MAGGIORANZA SCIITA CHE QUINDI GUARDA COMUNQUE ALL'IRAN SCIITA PROSSIMO AD ESSERE ASSALITO.

 di Massimo Fini

Il 20 agosto del 2010 pubblicai per il Gazzettino un articolo intitolato “Poche illusioni: ora l’Iraq va verso una guerra civile”, dove prevedevo che dopo il ritiro degli americani il conflitto, già latente, fra sciiti e sunniti sarebbe esploso in tutta la sua violenza e senza più freni. Sono stato facile profeta. Due giorni fa, a poco più di due settimane dal ritiro dell’ultimo contingente Usa, l’Iraq è stato teatro di una serie di attentati e di scontri fra le due comunità, con decine di morti e centinaia di feriti. Non è che l’inizio di un’escalation.

Ciò vuol dire che gli americani non dovevano andarsene dall’Iraq? No, che non avrebbero dovuto invaderlo e occuparlo nel 2003 col pretesto che Saddam Hussein possedeva ‘armi di distruzione di massa’ che non sono state mai trovate. L’Iraq è una cervellotica invenzione degli inglesi che nel 1930 misero insieme in uno Stato tre comunità, curdi, sciiti, sunniti, che nulla avevano a che fare tra loro e che anzi si detestavano. Finito il protettorato inglese nel 1960 solo un feroce dittatore come Saddam Hussein poteva tenere insieme, con la violenza, tre popolazioni così ostili. Saltato il tappo Saddam sunniti e sciiti in un primo tempo si sono uniti per combattere il nemico comune, l’invasore, poi, vista l’impossibilità di cacciare gli occupanti,a partire dal 2007 con la fine di Al-Zarqawi, hanno aperto la partita fra di loro. Saddam era sunnita e aveva privilegiato la sua comunità a danno degli sciiti che pur rappresentano la maggioranza assoluta della popolazione (62 %). Adesso gli sciiti si vendicano sugli antichi oppressori sunniti che rispondono. E non si vede come, perché e quando questa catena di sangue possa finire.

Per ottenere questo brillante risultato gli americani hanno provocato, con l’occupazione, direttamente o indirettamente, fra i 650 e i 750 mila morti, infinitamente di più di quanti ne avesse fatti Saddam in trent’anni di dittatura. Ma le conseguenze politiche sono ancora più devastanti. Da quando, nel 1979, la rivoluzione khomeinista rovesciò lo Scià, loro alleato (di cui la stampa occidentale forniva immagini patinate, sue e delle sue mogli Soraya e Farah Diba eternamente in vacanza, ma la cui polizia segreta, la Savak, era considerata la più sanguinaria del Medio Oriente) tutta la politica americana è stata (e come si vede continua a essere) ferocemente antiraniana. Per questo quando nel 1985 i soldati di Khomeini, dopo inenarrabili sacrifici, erano davanti a Bassora e stavano per prenderla, (il che avrebbe comportato l’immediata caduta di Saddam, la riunione dell’Iraq sciita con l’Iran, perché si tratta della stessa gente dal punto di vista etnico, religioso, culturale, oltre che la sacrosanta indipendenza dei curdi iracheni) gli americani intervennero a favore del dittatore di Baghdad “per motivi umanitari”: non si poteva permettere alle “orde iraniane” di entrare a Bassora, sarebbe stato un massacro (gli eserciti degli altri sono sempre “orde”, solo i nostri sono regolari e legittimi).

Rimpinzarono quindi il rais di ogni genere di armi comprese quelle chimiche che Saddam usò sui soldati iraniani e in seguito sui curdi “gasandone” 5000 nella cittadina di Halabya. Oggi, con la parodia di democrazia voluta dagli americani in Iraq, gli sciiti iracheni, maggioranza schiacciante, sono i padroni di gran parte del Paese (regione curda esclusa) e rispondono di fatto ai loro confinanti confratelli iraniani. Così quello che gli americani avevano negato all’Iran nel 1985 scippandogli una vittoria conquistata sul campo di battaglia - così come gli stessi fecero poi in Bosnia contro i Serbi maggioritari e vincenti sul campo, che era costata ai khomeinisti centinaia di migliaia di morti, glielo hanno regalato 25 anni dopo senza che Teheran abbia dovuto sacrificare un solo uomo.


 

 

'Gli Usa a Falluja  hanno
usato armi vietate e sconosciute'

A rivelarlo una ricerca scientifica: in base alle analisi sui civili della città irachena rasa al suolo nel 2004, sono state trovate tracce di uranio arricchito, lo stesso usato per le bombe atomiche. L'Onu: “Migliaia i casi di cancri e malformazioni infantili”
di Andrea Bertaglio

Aborti, deformazioni congenite, disfunzioni al sistema nervoso. Effetti collaterali del dramma di Falluja, la città irachena devastata dai bombardamenti Usa del 2004: non solo per via dell’uso di armi proibite, come fosforo bianco e uranio impoverito, ma addirittura a causa dell’uranio arricchito. Lo rivela una sconvolgente ricerca curata dal professor Christopher Busby, dell’Università di Ulster, e pubblicata in Conflict and Health. L’analisi dei capelli dei genitori di molti bambini nati con gravi deformazioni o già malati di tumore sembra provare l’impatto devastante delle bombe americane: una scoperta stupefacente, con “molte implicazioni a livello globale” a carico dell’esercito a stelle e strisce, reo di avere utilizzato nella distruzione della cittadina armi non solo vietate, ma addirittura sconosciute alla letteratura scientifica.

Entro la fine di quest’anno l’esercito Usa lascerà l’Iraq. Ma il Paese dovrà fare i conti con la pesante eredità della guerra. Soprattutto Falluja, che grazie all’utilizzo di questi armamenti anche contro la popolazione civile, è alle prese con aborti, deformazioni congenite, disfunzioni al sistema nervoso. Impressionanti i numeri della catastrofe sanitaria che ha colpito i bambini: secondo i dati di un recente rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, “nel 2006 si sono verificati 5.928 nuovi casi di malattie fino ad allora inesistenti a Falluja, delle quali circa il 70 per cento sono cancri e malformazioni in bambini minori di 12 anni”. Nei primi sei mesi del 2007, invece, i nuovi casi sono stati 2.447, “di cui più del 50% riguardanti i bambini”. Oggi la situazione rimane gravissima in tutto il Paese, con un tasso di cancro infantile che, in Iraq, è 14 volte quello dell’Egitto.

Una situazione denunciata sin dall’inizio dai medici locali, e supportata negli anni dall’evidenza scientifica di numerose ricerche. L’ultima, in ordine di tempo, è uno studio epidemiologico realizzato dal professor Busby assieme a Malak Hamdan, presidentessa della fondazione Cancro e Malformazioni Congenite, e Eleonore Blaurock-Busch, responsabile del laboratorio tedesco che ha eseguito le analisi. Con la fondamentale collaborazione di due pediatri dell’Ospedale generale di Falluja, i dottori Samira Alaani e Muhammed Tafash. Oltre al suolo e alle acque del posto, i due hanno analizzato i capelli dei genitori dei bimbi malati. “Abbiamo trovato alti livelli di diversi elementi comuni: calcio, alluminio, stronzio, bismuto e mercurio” afferma Busby: “Ma l’unica sostanza che abbiamo rilevato e che potrebbe spiegare l’alto tasso di malattie genetiche è l’uranio, un elemento radioattivo”.

Uranio che, però, in questo caso non è impoverito, bensì arricchito. Quello che “si usa nelle bombe atomiche o nei reattori nucleari”, ricorda Busby. Un fatto decisamente anomalo, che ha portato i ricercatori ad una conclusione: a Falluja, oltre alle bombe al fosforo, sono stati utilizzati nuovi esplosivi con che non si erano mai visti prima. “Quello che abbiamo trovato dimostra chiaramente che esiste una nuova generazione di armi”, fa presente il professore.

Ma come fanno gli scienziati ad essere sicuri del fatto che questa forte presenza di uranio sia attribuibile agli attacchi del marzo 2004? “L’uranio è espulso dai capelli, e questi crescono ad un ritmo di un centimetro al mese”, rivela Busby che continua: “Abbiamo ottenuto campioni di capelli molto lunghi da alcune donne, ed abbiamo misurato i livelli di uranio attraverso la loro lunghezza”. Un test che ha confermato l’alta esposizione di queste persone all’elemento radioattivo in particolare fra il 2004 ed il 2005. “Ma soprattutto – insiste lo scienziato – prova l’esistenza di nuove armi all’uranio”. Ordigni “che fanno decisamente paura”.

L’equipe di ricercatori fa presente che qualcosa di simile è stato riscontrato anche in un cratere in Libano causato da una bomba israeliana. Per questo, secondo gli studiosi, “L’identità delle armi all’uranio arricchito usate a Falluja e in altri luoghi deve restare una questione aperta fino a quando i militari israeliani e statunitensi non rilasceranno maggiori informazioni”.

Per Hamdan, coautrice della ricerca, “questa straordinaria scoperta dovrebbe far sì che il mondo si svegli”. Non si può continuare ad ignorare gli effetti di queste armi radioattive sulla popolazione civile, denuncia la studiosa, perché “un altissimo numero di persone innocenti sono morte e moriranno in futuro, senza contare gli innumerevoli padri e madri che guarderanno con orrore e pietà i loro figli”

 

LA BATTAGLIA DI FALLUJA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

D, 09   19:00:32 [rss full] [rss text] Delicious [permanent link]permalink

 

 

 

 

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7 MAGGIO 2012: L'ALTRA SPONDA DI LIBIALIA SPROFONDA DI SCHIANTO, IL DITTATORELLO DI ARCORE FUGGE IN RUSSIA....
 

DAL SETTEMBRE 2011 TRAMONTA LIBIALIA: IL GIGANTESCO HAREM SHOW TARGATO BERLUSCONI-GHEDDAFI(con a latere BEN ALI' in Tunisia), CON ANNESSA PAGLIACCIATA MAMELUCCA IN QUEL DI ROMA PER DUE ESTATI CONSECUTIVE (2009 E 2010 DEL COSTO COMPLESSIVO DI 5 MILIARDI DI DOLLARI IN  CAMBIO DELLA PARTECIPAZIONE STRATEGICA DEI FONDI SOVRANI LIBICI IN AZIENDE E BANCHE CHIAVE COME UNICREDIT, ENEL(Partecipata dalla Cassa Deposito e Titoli), TELECOM, MEDIOBANCA, FIAT, FINMECCANICA (Partecipata della Cassa Depositi e Titoli),JUVENTUS FOOTBALL CLUB, E PER REALIZZARE NEL DESERTO CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER RINCHIUDERE TUTTA LA MASSA DI PROFUGHI PROVENIENTE DALL'AFRICA NERA E SUB SAHARIANA....)), E' STATO SPAZZATO VIA DALLA NATO CONDOTTA DAL TRIO OBAMA-SARKOZY-CAMERON, QUEST'ULTIMI GIA' A TRIPOLI E BENGASI,una volta fuggito Gheddafi,A FAR VALERE " IL COSTO " DI TUTTA L'OPERAZIONE RELEGANDO GLI ITALIOTI IN FONDO ALLA MANGIATOIA, CON GHEDDAFI ANCORA ITINERANTE PER LA LIBIA COL SUO CODAZZO DI MAMELUCCHI AGGRAPPATI AI SUOI SOLDI. RIMANE L'APPENDICE ITALIOTA CON I SUOI 2000 MILIARDI DI EURO DI BUCO NERO CHE PIANO PIANO STA INGHIOTTENDO TUTTA L'EUROPA PRIMA ANCORA DELLA PUTREFAZIONE GRECA. A GUIDARE LO SPROFONDO RIMANE MISTER BUNGA BUNGA: LA MUMMIA PRESIDENZIALE DEL QUIRINALE VUOLE IMBALSAMARSI CON LUI ALLE SORTI DI QUESTA FOGNA ITALICA MALEODORANTE E QUINDI LO AIUTA IL 14 DICEMBRE 2010 DANDOGLI IL TEMPO  PER COMPRARSI TUTTI GLI SCHIAVI NECESSARI PER EVITARE LA SFIDUCIA, SCHIAVI CHE RISPONDERANNO PRESENTE IL 22 SETTEMBRE 2011 PER SALVARE L'EX BRACCIO DESTRO DI TREMONTI - IL MINISTRO DELLE PIRAMIDI CHE CONTINUA A SPERGIURARE SOPRA LA FANTOMATICA TENUTA DEI CONTI PUBBLICI ITALIOTI - , TAL MILANESE, CHE DOVREBBE ESSERE ARRESTATO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATA ALLA COSTITUZIONE DI UN ORGANO PARALLELO ANTI-STATALE; SE MANCA LA MUMMIA E' L' "OPPOSIZIONE" COMPLICE A CORRERE IN SUO AIUTO FACENDO MANCARE SUOI PARLAMENTARI "AD HOC", LA DOVE VENGONO MENO GLI SCHIAVI, COME NEL CASO DELLO SCUDO FISCALE DEL NOVEMBRE 2009, OPPURE NEL CASO DEL DECRETO MILLEPROROGHE DEL GENNAIO 2011, OPPURE ANCORA NEL CASO DELL'ACCORPAMENTO DI REFERENDUM ED ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL MARZO 2011. SE ANCHE L'OPPOSIZIONE LATITA, PER IMPOSSIBILITA' FISICA AD ESSERE ANCORA PIU' GENUFLESSA, ALLORA E' IL TURNO DELLA LEGA "ROMANA" DI BOSSI,CHE STABILISCE DI VOLTA IN VOLTA CHI SALVARE, COME NEL CASO DELLO SCHIAVO PAPA LASCIATO AL SUO DESTINO E QUINDI ARRESTATO SEMPRE NELL'AMBITO DELLA COSTITUZIONE DI UN ORGANO PARALLELO ANTI STATALE (P4), IN CAMBIO DI DANARI E PREBENDE COME NEL PIU' CRISTALLINO E CLASSICO MODUS OPERANDI LIMACCIOSO STILE BASSO IMPERO ROMANO ( SOLDI PER LE SEDI DISTACCATE MINISTERIALI A MONZA, SOLDI PER LE PENSIONI AL NORD, INSERIMENTO DI PERSONAGGI SINISTRATI COME "IL TROTA" NELLA MACCHINA MANGIASOLDI AMMINISTRATIVA ITALIOTA, FAMILISMO DEL PIU' BASSO LIVELLO IN TUTTE LE AMMINISTRAZIONI LOCALI LEGHISTE CON DEVASTANTI MIX CON LA MALAVITA ORGANIZZATA COME NEI COMUNI DI DESIO, GIUNTA DIMESSASI PER LE PESANTI INTROMISSIONI DELLA 'NDRANGHETA CALABRESE, E DI LECCO). NEL FRATTEMPO IL DIFFERENZIALE DEGLI INTERESSI CON I TITOLI SOLVENTI TEDESCHI PASSA DA 254 DEL 1 LUGLIO 2011 A 412 IL 21 SETTEMBRE 2011 E TUTTO CIO' NONOSTANTE DUE MANOVRE FINANZIARIE QUANTIFICATE SULLA CARTA IN 100 MILIARDI DI EURO, CHE EFFETTIVAMENTE NON HANNO ILLUSO I MERCATI SOPRA LA REALE FATTEZZA DELLA CLASSE DIRIGENTE ITALIOTA: FUMOSE DELEGHE FISCALI DA 20 MILIARDI A BOTTA, IMPROBABILI RECUPERI DELL'AMMORBANTE EVASIONE FISCALE DAI NUMERI SCONOSCIUTI, RIMANDO A LEGGI COSTITUZIONALI DALL'ITER BIBLICO PER TAGLIARE RADICALMENTE I COSTI ABNORMI DELLA POLITCA D'HAREM SHOW ITALIOTA A FRONTE DI PODEROSI TAGLI LINEARI SOPRA TUTTO IL CORPUS SOCIALE CHE CONTRADDISTINGUE UNA NAZIONE "OCCIDENTALE": TRASPORTI, INFRASTRUTTURE, SCUOLA, SANITA', PENSIONI NON VERRANNO PIU' FINANZIATE DALLO STATO CHE RINUNCIA ANCHE ALLA TUTELA DELLA SICUREZZA DELLA VITA DEL CITTADINO CHE NON AVRA' PIU' NE LAVORO, NE DIRITTI, MA SOLO IL DOVERE DI ESSERE SCHIAVO ALLA MERCE' DI CHIUNQUE POSSA PERMETTERSI DI COMPRARSI LA LEGGE: DELOCALIZZAZIONE VERSO I PAESI IN VIA DI CONTRO SVILUPPO, CANCELLAZIONE DELLO STATUTO DEI LAVORATORI, IMPOSSIBILITA' DI RIVOLGERSI ALLA GIUSTIZIA A FRONTE DI ARBITRATI NOBILIARI COME NEL PIU' GREVE PERIODO MEDIOEVALE, OBBLIGO COSTANTE A PAGARE DECIME E BALZELLI DI OGNI TIPO: AUMENTO DELL'IVA, DELL'IRPEF, PROBABILE REINTRODUZIONE DELL'ICI, CANCELLAZIONE DELLE PARTITE IVA LEGGERE, BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI PENSIONISTICHE IN RELAZIONE AL COSTO DELLA VITA,CONTRIBUTO SOCIALE PER I REDDITI "RICCHI", CANCELLAZIONE DELLE FESTE PATRONALI, CANCELLAZIONE DELLE DETRAZIONI FISCALI LA DOVE NON SI RAGGIUNGERANNO GLI OBIETTIVI DI PAREGGIO DEL BILANCIO, BLOCCO DELLE TREDICESIME PER I MEDESIMI MOTIVI, SPOSTAMENTO ALL'ETERNITA' DELL'ENTRATA IN PENSIONE, INTRODUZIONE DEI TICKET SANITARI, AUMENTO DELLA CONTRIBUZIONE INPS DA PARTE DI CHI NON ANDRA' MAI IN PENSIONE. UN BOMBARDAMENTO CHE NON SMUOVE DI UN MILLIMETRO UNA POPOLAZIONE CHE APPLAUDE AD UN FIGURO CHE COMPARE IMPUTATO E RIMANDATO A GIUDIZIO IN 5 PROCESSI CONTEMPORANEAMENTE: PER CONCUSSIONE E PROSTITUZIONE MINORILE, PER CORRUZIONE DI TESTIMONI ( CASO MILLS-GUARDIA DI FINANZA/ALL IBERIAN 2), PER FRODE FISCALE DUPLICE (MEDIATRADE E MEDIASET), PER VIOLAZIONE DI SEGRETO D'UFFICIO E SFRUTTAMENTO PER PROPRI FINI PERSONALI (CASO FASSINO-UNIPOL); CHE RISULTA ALTRESI' INDAGATO PER CORRUZIONE NEL CASO TARANTINI/LAVITOLA: IL VORTICOSO GIRO DI COCA-PROSTITUTE IN CAMBIO DI FAVORI DANAROSI AI PIU' ALTI LIVELLI, CON VIAGGI DI STATO PAGATI DALLA COLLETTIVITA' A VANTAGGIO DI SINISTRI FIGURI OGGI LATITANTI - LAVITOLA - O CARCERATI - TARANTINI E SOCI - . APPLAUDE PERCHE' SA GIA' CHE BEN 3 PROCESSI (MILLS, MEDIATRADE E MEDIASET) SI CHIUDERANNO CON LA SOLITA PRESCRIZIONE ( GIA' INTERVENUTA DOPO CONDANNA IN PRIMO GRADO PER I CASI LODO MONDADORI ( CORRUZIONE DEL GIUDICE METTA), ALL IBERIAN 1 (TANGENTI A BETTINO CRAXI E QUINDI FINANZIAMENTO ILLECITO)E SME (CORRUZIONE DEL GIUDICE SQUILLANTE);MENTRE PER I RESTANTI E' GIA' PRONTA UNA BELLA LEGGINA COMPRATA CHE VERRA' IMMEDIATAMENTE RATIFICATA DA UN PARLAMENTO RIDOTTO AD APPENDICE SFINTERALE DI TUTTE LE VARIE DEFECAZIONI DEL PADRONE D'ITALONIA. IN TUTTI I CONSESSI INTERNAZIONALI L'ITALONIA VIENE BOLLATA COME UN BRUTTISSIMO PROBLEMA, UNA PUSTOLA PURULENTA CHE APPESTA, EPPURE L'URGENZA STA NELLA CINQUANTESIMA FIDUCIA DELLA MASSA DI SCHIAVI PARLAMENTARI ATTA A RIPULIRE LO STRONZO DEL LORO PADRONE.

LA PRIMAVERA NORD AFRICANA:

IN TUNISIA VINCE IL PARTITO ISLAMICO "MODERATO", IN LIBIA IL LEADER DEL CONSIGLIO NAZIONALE DI TRANSIZIONE, JIBRIL, MINISTRO DI GHEDDAFI FINO A MARZO 2011,HA REINTRODOTTO LA SHARIA ISLAMICA....

 

Obama annuncia: "Entro 2 mesi
ritiro totale dall'Iraq"

"Tutte le nostre truppe saranno a casa per Natale, e dopo quasi nove anni la guerra sarà finita". Così il presidente degli Stati Uniti mette fine alla guerra iniziata nel marzo del 2003 dal suo predecessore George W. Bush. Azzerata la presenza militare, precisa, non verrà interrotta "l'importante relazione tra i due paesi, basata sul reciproco rispetto e comprensione tra due nazioni sovrane"

SCHEDA: OTTO ANNI DI GUERRA NEL PAESE DEL PETROLIO

 

UNA ESECUZIONE: GHEDDAFI AMMAZZATO SUBITO DOPO LA CATTURA,IL CORPO PRESO A CALCI E TRASCINATO PER TERRA COME UN MAIALE

Vd
Nuovi video: Gli ultimi istanti - La cattura - Speciale -

Lacrime - Speciale

Libia, Nato: "Fine operazioni entro
31 ottobre". Ribelli: "Preso Saif"

Gheddafi sepolto in segreto nel deserto
Il raìs DISPERATISSIMO scrisse a Berlusconi, OVVERO COME SCAVARSI LA FOSSA DA SOLI:
"Basta bombe"

Troppo scomodo il dittatore alla sbarra, meglio farlo fuori come Bin Laden.
"Ora può ricominciare finalmente la spartizione della Libia. C'è una certa analogia che lega la fine di Gheddafi alla fine di Saddam Hussein: l'essere stati entrambi giustiziati. Ed entrambi giustiziati prima che potessero parlare dei loro "fedeli" ex alleati occidentali. Mi sarebbe piaciuto sentire le affermazioni del rais sui patti raggiunti da lui con l'ENI per il monopolio del mercato enegertico libico. Mi sarebbe piaciuto sentire cosa era riuscito a strappare ai ministri Maroni e Frattini per incarcerare tutti coloro che cercando di scappare dalla Libia del dittatore, venivano fermati sulle coste. Mi sarebbe piaciuto sentire da lui cosa ne pensava delle foto ricordo scattate con Napolitano e Berlusconi mentre quest'ultimo gli bacia la mano e Napolitano oggi festeggia la nuova Libia "libera e democratica". Mi sarebbe piaciuto sentire come e perchè aveva condiviso con Bush e Blair l'invasione e gli eccidi in Iraq. Mi sarebbe piaciuto capire da lui cosa realmente era accaduto quella notte ad Ustica. Ma purtroppo, certi corpi sono molto più preziosi come cadaveri che come dittatori..."Forse ucciso in scontri a fuoco dopo raid Nato su Sirte, la città natale del dittatore. Beffardo il biascicume del suo amico italiota dei Bunga Bunga: "SIC TRANSIT GLORIA MUNDI". (COSI' PASSA LA GLORIA DI QUESTO MONDO) (LEGGI),20/10/11

 

E' morto un altro alleato dell'Occidente. Si chiamava Gheddafi. Le sue forze armate furono addestrate dall'Italia. Ha aiutato i servizi americani nella caccia ai terroristi islamici all'indomani dell'11 settembre 2001. Riforniva di petrolio l'Europa. Era un dittatore diversamente dittatore, un utilizzatore finale della dittatura, un amico. Napolitano gli strinse la mano alcuni mesi fa e Berlusconi addirittura gliela baciò e con l'Italia sottoscrisse un trattato di pace DEL COSTO DI 5 MILIARDI DI DOLLARI NELL'AGOSTO 2008. Riforniva con il suo petrolio l'Europa e con il denaro libico le banche internazionali che lo adoravano. La Libia è stata attaccata dagli aerei ANGLO-francesi , DAI DRONI MADE IN USA e dai tomahawk SPINTI CON UN PULSANTE DA OBAMA A 15.000 CHILOMETRI DI DISTANZA , bombardata per mesi. Senza l'intervento della Nato, che ha operato fuori dal mandato dell'ONU, i ribelli non avrebbero potuto nulla, infatti Gheddafi al 18 marzo 2011 era a pochi chilometri da Bengasi. Chi li ha armati? In un Paese sotto il controllo di una dittatura da 42 anni è plausibile che i fucili mitragliatori e i blindati siano nati sotto i cavoli?
Gheddafi è stato ammazzato come un maiale in uno scannatoio. Non ha avuto
un processo nel quale avrebbe sputtanato le nazioni occidentali. Era in fuga da Sirte con un convoglio che è stato attaccato da aerei francesi, come ha dichiarato Gérard Loguet (*), il ministro della difesa della Francia. Gheddafi è stato lasciato (consegnato?) ai suoi carnefici, che lo hanno percosso, ferito con più proiettili alle gambe e ucciso con un colpo alla testa. Il suo corpo è stato trascinato per le strade ed esibito come un trofeo di caccia grossa. Mahmud Jibril, ex collaboratore di Gheddafi con la carica di Presidente dell’Ufficio per lo Sviluppo economico nazionale fino all'inizio del 2011 e diventato primo ministro del Governo Transitorio, ha dichiarato "Abbiamo atteso questo momento da lungo tempo. Muammar Gheddafi è stato ucciso". Il sipario è calato su questa farsa. Il petrolio libico è ora a disposizione dell'Occidente. I complici di Gheddafi lo hanno sostituito, gli ex sodali lo hanno sacrificato. Prima di lui altri alleati dell'Occidente hanno seguito la sua sorte. Bin Laden, in rapporti per anni con la Cia, che aiutò gli americani nella guerra afgana contro i sovietici. Mubarak, sostituito da un regime militare, che ha avuto forti legami per decenni con le potenze occidentali, ora più morto che vivo e trascinato su una barella in tribunale. Saddam Hussein, il laico, il baluardo contro il khomeinismo, armato per anni dall'Occidente nella sanguinosa guerra contro l'Iran e poi impiccato il 30 dicembre 2006 dopo un frettoloso processo farsa all'indomani del l'occupazione dell'Iraq della Nato dovuta a inesistenti armi di distruzione di massa. Ora che gli amici sono finiti, chi sarà il prossimo a cadere? Mahmud Ahmadinejad, presidente dell'Iran? ʿAbd al-Qādir Bājamāl, primo ministro dello Yemen? Bashār al-Asad, capo di Stato della Siria? Il mullah Omar, ex presidente dell'Afghanistan?
Il Nord Africa è
pacificato,
il Golfo Persico non ancora. Dagli alleati ti guardi Iddio, che dalla NATO non ti guarda nessuno.

(*) fonte Financial Times

GLI IRANIANI SPINGONO PER CHIUDERE IL DISCORSO IN AFGHANISTAN. PURTROPPO POI TOCCHERA' A LORO... di Massimo Fini

 

 

LA RITIRATA D'AFGHANISTAN di Massimo Fini

Siamo in Afghanistan per la semplice ragione che siamo servi degli americani, ma la cosa curiosa è che neanche gli americani hanno più un vero interesse a stare in Afghanistan perché non si può sostenere che in Afghanistan si sta combattendo il terrorismo, perché terroristi internazionali non ci sono in Afghanistan. la stessa Cia ha calcolato che su 50 mila combattenti solo 359 sono stranieri e sono ceceni, turchi, non quelli che hanno in testa la Jihad universale.I nostri governanti sono ancora più realisti del re perché continuano a sostenere che bisogna rimanere in Afghanistan, nel momento in cui gli americani stanno facendo trattative con i talebani per venire via, solo La Russa e Frattini chiamano questi ancora terroristi, Pentagono e Cia li chiamo insorti, quali sono effettivamente. Secondo me ci sono state molte illusioni su questo pseudo nero, pseudo democratico, in realtà lui sta seguendo esattamente la politica di Bush. Infatti ha mandato 30 mila uomini in più in Afghanistan, solo che non riescono in alcun modo non dico a vincerla questa guerra, ma neanche a contenerla, perché i talebani hanno riconquistato l’80% del territorio, per cui è una presenza che è del tutto inutile, oltretutto anche loro perdono degli uomini, ne hanno persi mi pare fino a 1.400 le vittime americane (QUASI 6000 IN IRAQ, FONTE WIKI), la stragrande maggioranza della popolazione vuole una sola cosa, che gli stranieri se ne vadano, lo vogliono anche le donne, questi 10 anni di guerra, hanno causato 60 mila morti civili (109.000 MORTI CIVILI IN IRAQ, FONTE WIKI), di cui la maggioranza secondo un rapporto ONU del 2009 è stata causata dai bombardamenti della Nato. Storicamente gli afgani non hanno mai tollerato gli stranieri, hanno cacciato gli inglesi nell’800, hanno cacciato i sovietici 20 anni fa e adesso cacceranno anche questi!L'invasione americana, in 10 anni ha prodotto più danni di quella sovietica: perché i sovietici fecero grandi distruzioni materiali, gli occidentali hanno fatto grandi distruzioni materiali ma in più con la pretesa di introdurre lì la nostra mentalità, la nostra economia, il nostro modo di vedere il mondo, hanno distrutto l’economia afgana, la socialità afgana e in parte hanno distrutto anche la loro moralità. Ashraf Ghani che è un medico afgano, che ha fatto il dottorato alla Columbia University, ha insegnato alla John Hopkins e era il terzo candidato di quelle elezioni, peraltro false del 2009, quindi non è assolutamente sospettabile di simpatie talebane, ha detto: “Nel 2001 eravamo poveri, ma avevamo una nostra moralità, questo profluvio di dollari ha distrutto la nostra integrità”, quindi sono danni che vanno oltre le cose materiali, Kabul all’epoca talebana aveva 1.200.000 abitanti, oggi ne ha 5,5. La disoccupazione all’epoca talebana era l’8%, adesso al 40%, in alcune regioni del paese è all’80%, l’artigianato locale è stato distrutto dall’arrivo di costoro. Per dire una cosa divertente, i burka adesso non li fanno più le famiglie afgane, ma i cinesi, la famiglia afgana faceva un burka in un giorno, questi ne fanno 30 in un giorno. TUTTAVIA CIO' CHE INFIACCHISCE PESANTEMENTE GLI AMERICANI E' IL SENSO DI INTEGRITA' DIMOSTRATO DAI TALEBANI: NON SI FANNO CORROMPERE. GLI AMERICANI CERCANO IN TUTTI I MODI DI COMPRARSELI MA NON C'E' NIENTE DA FARE: "nel 2001 il mullah Omar è in ritirata e si rifugia

da un capo tribale che si chiama Valid, arrivano i Marines sulla sua testa c’è una taglia di 25 milioni di dollari, i Marines chiedono la consegna del latitante, di Omar. Valid fa solo finta di trattare 2 giorni, per consentire al Mullah Omar di guadagnare terreno sugli inseguitori. Con 25 milioni di dollari da quelle parti compri tutta l’Afghanistan e un po’ di Pakistan, però non sono bastati per corromperlo. E' gente che ha una sola parola, e quello che dicono lo fanno senza sbagliare:il movimento talebano nasce come reazione  allo stato di cose lasciato in mano alla mafia locale DOPO LA RITIRATA SOVIETICA, attraverso l’iniziativa letteralmente di 4 ragazzi che hanno combattuto i sovietici, che in quel momento hanno 26/27 anni, giovanissimi, uno Omar l’altro si chiama Gaus, un altro Hassan, un altro Rabbani, i quali decidono che bisogna reagire, non sanno come fare: capiterà che proprio nel paese di Omar vengono rapiti due ragazze da uno di questi boss e le porta nelle basi militari per poterle stuprare a suo piacimento insieme ai suoi uomini. Omar con altri 30 "enfant de pays", armati con 16 vecchi fucili, va sul posto, libera le ragazze, sconfigge i banditi e fa impiccare il capo della banda alla cisterna della piazza del paese. Succederanno un altro paio di episodi di questo genere e allora la gente che viene oppressa, vessata da questi prepotenti che sono diventati in realtà delle bande mafiose, si rivolge a lui per avere giustizia. La popolazione a stragrande maggioranza rurale apprezza l'azione di giustizia di Omar, anche se molto spiccia, ed apprezza la sharia, il codice penale coranico,perchè permette una poderosa diminuzione della criminalità e della mafia. Ecco perchè i Talibani si affermano. Con i Talibani addirittura, dal 2000, scompare anche la coltivazione del papavero. Fino a quel momento i rapporti con gli Usa erano buoni, i Talibani infatti riconoscevano l'aiuto americano portato nella guerra contro l'URSS. Tuttavia gli Usa iniziarono ad avere troppi interessi nell'area, primo tra tutti quello della realizzazione di un gigantesco GASDOTTO ,che doveva trasportare METANO,dai giacimenti dell'Asia Centrale EX SOVIETICA, agli attracchi Pakistani, colonia statunitense. L'affare era per centinaia di MILIARDI DI DOLLARI. Tuttavia Omar ad un certo punto scelse di appoggiare il progetto di una società argentiva a partecipazione italiana, rivale di quella americana, la Britas, contro la UNOCAL, per il semplice motivo che vedeva negli italo-argentini persone che volevano semplicemente realizzare un progetto accomodandosi alla pesante ritualità afgana, mentre vedeva nell'UNOCAL americana l'azione del Dipartimento di Stato americano che voleva trasformare anche l'Afghanistan in una colonia. L'11 settembre 2001 fu un pretesto, tra l'altro forzatissimo perchè non v'era un solo afghano tra i dirottatori, per invadere l'Afghanistan. Nel giro di 9 anni, gli Usa ora sono nella condizione di uscire di scena nuovamente perchè l'80% del paese è in mano ai Talibani. Lo stallo è a Kabul e sui maggiori centri cittadini perchè Omar non ha armi a sufficienza per prendere le città. Dall'altra parte gli americani, ed appresso il regime fantoccio di Karzai, non ha numeri per riprendere l'iniziativa.

 

 

Sfoglia RSera sul tuo PC Le ragazze arrivano nelle Farc a dieci anni. Hanno gli stessi diritti dei loro compagni, ma se infrangono le regole rischiano la vita

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Le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia - Esercito del Popolo, in spagnolo Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia - Ejército del Pueblo, più note con gli acronimi di FARC o FARC-EP, sono un'organizzazione guerrigliera comunista clandestina della Colombia di ispirazione bolivariana fondata nel 1964.

Le origini del movimento [modifica]

Il movimento ha da sempre basato la sua pratica militare sulla guerra di guerriglia ed ha creato una struttura politica nota come "Partito Comunista Clandestino della Colombia". La nascita delle "Forze Armate" risale al 27 maggio 1964 durante l'"Operazione Marquetalia", una massiccia operazione militare dello Stato colombiano con appoggio statunitense atto a reprimere con la forza le esperienze di autorganizzazione agraria contadina che si erano sviluppate nelle regioni Tolima e Huila, che rappresentavano per il governo un pericolo per l'integrità della nazione definendo le stesse come delle "inaccettabili repubbliche indipendenti". Alla luce della cruenta repressione i sostenitori di quelle esperienze, che sfuggirono sotto la direzione di Manuel Marulanda Velez ad un accerchiamento effettuato da migliaia di effettivi dell'esercito, stabilirono che la resistenza e la lotta armata era l'unica strada da percorrere per portare in Colombia il cambiamento e le riforme strutturali che la popolazione chiedeva. Il loro scopo è sovvertire l'ordinamento statale colombiano per instaurare una democrazia popolare socialista.

Le FARC sono tra le più longeve organizzazioni ribelli del mondo ancora esistenti e ad esse aderiscono una forza stimata (al 2008) di 6.000 - 16.000 effettivi, di cui tra il 20% ed il 30% con meno di 18 anni di età[1]. Le FARC-EP controllano un 15-20% del territorio colombiano al 2007, concentrate principalmente nelle giungle del sud-est del paese e nelle pianure ai piedi delle Ande, anche se ormai agiscono militarmente e politicamente in ogni dipartimento.

Dopo la presunta morte dovuta ad un infarto dell'ex leader Manuel Marulanda Vélez (noto come Tirofijo, ossia colpo sicuro) avvenuta il 26 marzo 2008, le FARC sono state guidate dal quasi sessantenne Guillermo Leon Saenz, detto Alfonso Cano, fino alla morte[2] avvenuta in combattimento nel novembre 2011, e da un gruppo di altri sette membri tra i quali il comandante del blocco orientale Jorge Briceño[3].

Il 1º marzo 2008 le forze armate colombiane hanno ucciso, dopo aver sconfinato in territorio dell'Ecuador, il numero 2 delle FARC nonché portavoce Raúl Reyes insieme ad altri 18 membri delle FARC tra cui anche la compagna di Reyes[4].

Il 24 febbraio 2008 a Roma è morto a causa di un cancro Bernardo Gutierrez, ex membro delle FARC nel 1978, poi passato nelle file dell'EPL e colpevole secondo i ribelli di essere una figura chiave nei negoziati con il governo Gaviria, che hanno portato alla smobilitazione di tale gruppo e al seguente omicidio di molti dei suoi ex-militanti, una volta disarmati. Tra il 1990 e il 1994 si incontrò più volte con l'allora presidente Cesar Gaviria, i due arrivano a firmare nel 1991 l'attuale carta costituzione colombiana e proclamarono una tregua generale fra esercito ed EPL, che in moltissimi casi non venne rispettata da parte del governo. Costretto all'esilio in Italia, poco prima della sua morte lanciò un appello per la liberazione di Ingrid Betancourt.

Il 18 maggio 2008 si è costituita all'esercito colombiano Nelly Avila Moreno, detta "Karina", militante del "Fronte 47", considerato uno dei più violenti tra le strutture dei rivoluzionari colombiani, e responsabile secondo alcuni dell'assassinio di Alberto Uribe Sierra, padre dell'expresidente della Colombia, Alvaro Uribe; anche se altre versioni relazionano l'omicidio del latifondista Alberto Uribe con i regolamenti di conti interni all'ambiente narco-paramilitare, anche per via della sua amicizia e frequentazione con il defunto Pablo Escobar.

Il 31 agosto 2008 il governo colombiano ha denunciato i contatti esistenti tra il responsabile esteri di Rifondazione Comunista, Ramon Mantovani, e le FARC; il dossier del governo Colombiano definisce i contatti "non solo politici", le informazioni sui contatti con l'organizzazione guerrigliera sono venute alla luce in seguito al ritrovamento del computer di Raul Reyes (numero due della guerriglia) grazie ai cui documenti sono emersi "appoggi espliciti, raccolta fondi, scambio informazioni". Il PRC ha risposto a questa denuncia chiarendo che i contatti con le FARC sono sempre stati alla luce del sole e avevano l'obiettivo di far riprendere il processo di pace[5]. Nel corso del 2009 e del 2010 molti dubbi sono cresciuti in merito alla validità delle informazioni ricavate dai suddetti supporti informatici, sia per l'utilizzo politicamente spregiudicato che ne è stato fatto dal governo Uribe, per colpire suoi oppositori tanto in Colombia quanto all'estero, sia perché l'ombra delle manipolazioni si è stesa sui computer dal momento in cui l'Interpol ha certificato la rottura della corretta catena di custodia di tali materiali, nonché l'alterazione di migliaia di archivi, nei primi giorni seguenti alla sottrazione operata ai danni delle autorità dell'Ecuador, dall'esercito colombiano. In effetti Ronald Coy, ufficiale della scientifica colombiana, che ha effettuato le analisi dei dischi del computer per conto delle autorità colombiane, ha dapprima affermato che contrariamente a quanto sostenuto dal governo, non è stata ritrovata traccia di alcuna e-mail scambiata tra il capo guerrigliero e alcuna persona, ed in agosto 2010 lo stesso Coy ha ammesso di aver personalmente operato una serie di modifiche al contenuto dei dischi rigidi.

Colombia, ucciso il leader delle Farc Alfonso Cano

Guillermo Leon Saenz Vargas, detto Alfonso Cano

 

Duro colpo del governo di Bogotà contro le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc): in un bombardamento dell’esercito nella foresta del sudovest del paese è stato ucciso il leader del gruppo guerrigliero, Guillermo Leon Saenz Vargas, detto Alfonso Cano.

A rendere nota la notizia è stato il governo di Josè Manuel Santos, che prima di diventare presidente è stato per molti anni ministro della Difesa, e che è pertanto stato in prima linea nella lotta alle Farc, la guerriglia più antica ancora attiva in America latina.

Cano, che aveva 63 anni, è rimasto ucciso durante un bombardamento dell’esercito nell’area rurale del dipartimento del Cauca, in una zona che – hanno precisato le fonti – viene utilizzata dai guerriglieri quale “corridoio strategico”. Cano è morto dopo essere rimasto ferito durante un attacco vicino ad un centro chiamato Lopez de Micay, nel quale sono rimasti uccisi anche la sua compagna e altri guerriglieri. Dopo il bombardamento – hanno precisato fonti locali – c’è stata una battaglia durata circa dieci ore tra i soldati di Bogotà e il ‘sesto fronte’ delle Farc. Le stesse fonti hanno precisato che al termine degli scontri, i soldati hanno rastrellato l’area, trovando i corpi di Cano e degli altri uomini delle Farc, tra i quali alcuni dei guerriglieri responsabili della sicurezza dello stesso Cano.

Durante la giornata di ieri, portavoci militari di Bogotà avevano reso noto che l’esercito stava portando a termine un bombardamento nell’area del Cauca. Negli ultimi mesi, il governo aveva d’altra parte più volte riferito che le forze armate erano ogni volta più vicine ai luoghi nella foresta dove si nascondeva Cano e i suoi compagni.

“Questo è il colpo più duro contro la guerriglia”, ha commentato l’ex presidente Andres Pastrana, ricordando che nel settembre dell’anno scorso era stato ucciso il capo militare dei guerriglieri, ‘Mono Rajoy‘ (Victor Rojas).

Cano era diventato il leader del gruppo nell’aprile del 2008, dopo la morte del fondatore delle Farc, Pedro Antonio Marin ‘Tirofijo’.

I bambini soldato e l’eredità degli orrori ai confini tra Sierra Leone e Liberia:la guerra del RUF (1991-2002) per i diamanti

 

Erano le terre degli schiavi liberati, sono divenute le terre di giovani schiavizzati per i diamanti. Fino a dieci anni fa era un esercito di ragazzini dai 10 ai 15 anni a devastare il Paese

 

bambini soldato interna nuova

 

 

 

 

Carichi di sabbia per aiutare i genitori nelle cave del sud, oppure di legna da portare per chilometri alle case o ai mercati. Lavorano a denti stretti, senza una paga, senza un lamento, senza tregua e sorridono sempre ai “pumui”, i bianchi, gli stranieri.

Guardando i bambini della Sierra Leone è difficile pensare che pochi anni fa – fra il 1991 e il 2001 – sia stato un esercito di ragazzini, dai 10 ai 15 anni, a devastare questo paese, lasciandosi dietro 50.000 cadaveri e un labirinto di rovine che inizia a Freetown, la capitale e finisce a Kaylahun, al confine con la Liberia.

Ed è a Kaylahun, che vediamo dei bambini giocare fra i muri di una casa bruciata. Sembra un relitto come altri, ma quando entriamo verrebbe voglia di scappare dopo pochi secondi. La chiamano “The slaughter house”. Dieci anni dopo, i graffiti di sangue lasciati dal machete sono ancora sui muri, assieme ai fantasmi di chi veniva condotto fra queste pareti per morire sgozzato. “Eravamo nella giungla e quando ti ordinavano di fare queste cose dovevi obbedire o ti avrebbero ucciso! Non mi nascondo anche io ho fatto queste cose. Abbiamo ucciso un sacco di gente: soldati, civili, anche donne, anche bambini. Con il ‘coutelas’, il machete, e il sangue schizzava fino al soffitto”.

Foday Amara, l’uomo che racconta senza reticenze, senza pudore, quello che ha fatto è un “ex-combattant”, che uccideva per conto del Ruf , il Fronte Unito Rivoluzionario, armata di adolescenti che per 10 anni ha devastato la Sierra Leone per impadronirsi delle sue miniere di diamanti. Il più grande giacimento del mondo. “Ricordo un ragazzo che si chiamava Sherif Kangei – dice Foday – L’ho ucciso proprio qui. Aveva rifiutato di trasportare dei carichi. Di obbedire agli ordini della rivoluzione… ”.

Cinque ore di auto più a sud, nel villaggio di “Mattru on the rail”, le uniche figure intere sono quelle dei bambini e dei loro pupazzi. Gli adulti sono stati tutti amputati. “Quando mi hanno catturato”, racconta Mamie Lebbie, una donna di 35 anni che stringe al petto un bimbo con l’unica mano che le hanno lasciato “mi dissero che mi avrebbero amputato e che avrebbero ucciso mio marito… Ed è quello che fecero. Lui fu picchiato a morte e a me hanno tagliato la mano destra. Erano dei ragazzini dai 10 ai 13 anni…” .

Mc Luhan scrive che il mezzo è il messaggio. In Sierra Leone il mezzo era il machete e il messaggio ai civili era il potere della guerriglia sul territorio. “Dissero che lo avrebbero fatto anche se non gli avevamo fatto nulla – continua Mamie Lebbie – era un esempio, per mostrare che avevano preso la città e che era sotto il loro controllo”.

“Mi catturarono nel 1996 – racconta a Sallay Goba – mi tagliarono la mano destra e poi la sinistra. Mi dissero ‘quando andrai all’ospedale di’ a tutti che dio ti ha fatto questo!’. Li pregai di uccidermi. Risposero: ‘Se avessimo voluto ucciderti avremmo fatto in un altro modo ’ e mi spinsero via dandomi un calcio nel sedere”.

“Tagliare le braccia – spiega Hassan Kamara un altro ex-ribelle – era un modo per mandare un messaggio: ‘Siamo ovunque. Possiamo arrivare in qualsiasi momento!’”.

La ferocia del Fronte Rivoluzionario Unito è stata paragonata a quella di Pol Pot, ma la strategia del machete era un’operazione economica: tagliando le braccia di alcuni si riducevano in schiavitù quelle di tutti gli altri, costringendoli a lavorare sino allo sfinimento nelle miniere dei diamanti, “la più maneggevole di tutte le ricchezze” ha scritto Greg Campbel nel libro Diamanti di sangue “perché consentiva di riciclare il denaro sporco dei narcos, ma anche quello di Hezbollah e al Qaeda”.

Quando i ribelli hanno conquistato Kono e la regione delle miniere, la storia della Sierra Leone è tornata indietro di secoli. Nella terra degli schiavi liberati che diede il nome a Freetown, la schiavitù venne ripristinata di fatto, costringendo migliaia di persone a scavare nel fango dall’alba al tramonto. Chi sgarrava, chi cercava di nascondere una pietra per sé veniva bruciato vivo.

Il traffico di diamanti, controllato da signori della guerra liberiani come Charles Taylor, a tutto vantaggio di multinazionali come la De Beers, consentiva ai ribelli di comprare armi a volontà prolungando la guerra. Solo dopo anni di massacri sarebbe emerso anche in occidente che i diamanti che adornavano bellissime mani bianche, erano cristalli di sangue, ottenuti amputando poverissime mani nere, al punto che allo slogan “un diamante è per sempre”, qualcuno replicò che anche un’amputazione è “per sempre”.

Quando il problema venne sollevato dai giornalisti con Naomi Campbell, che aveva accettato diamanti da Charles Taylor, la venere nera reagì travolgendo le telecamere. I civili che rifiutavano di arruolarsi o di collaborare con la guerriglia venivano uccisi o esposti al sole. Le donne venivano violentate. “Stupravamo ogni ragazza carina che trovavamo – racconta Foday Amara – se rifiutavano di arruolarsi, di farci da cuoche, le stupravamo e poi le mettevamo al sole. Venivano punite. Non gli davamo nulla da mangiare, e alcune sono morte”.

Fodai Sankoh, l’ex-caporale che, appoggiato da Gheddafi, aveva addestrato i ribelli a commettere qualsiasi crimine, meriterebbe di essere impiccato 100 volte, ma il diavolo se lo è portato via prima che finisse il suo processo. Prima di far iniettare cocaina nel cranio dei bambini-soldato, li drogava promettendo libertà e riforme radicali: “Mai più gli abitanti delle zone rurali faranno i taglialegna e i portatori di acqua per la zona urbana di Freetown” diceva “mai più schiavi e mai più padroni!”.

Uno dei paradossi del Sierra Leone è che una guerra che usava metodi medievali come le amputazioni, si nutriva di rap e di miti guerrieri americani. I film di Rambo e di Van Damme sono stati per anni l’unico “supporto didattico”, di migliaia di adolescenti analfabeti che nel kalashnikov cercavano un’identità, un futuro o forse semplicemente un’occasione per esercitare un potere e un possesso. Si diventava soldati, cioè si ‘consumavano’ vite umane, per diventare finalmente consumatori. “Quando occupammo Freetown ho chiesto a un tizio di darmi il suo orologio – dice Foday Amara – ma ha rifiutato di consegnarmelo e allora gli ho tagliato il braccio. Ero un selvaggio, un combattente della giungla”.

Se il mito di Rambo drogava il coraggio dei bambini-soldato, la fame e la paura della morte facevano riemergere riti di sangue che sconfinavano nel cannibalismo. “Alcuni si coprivano di sangue umano per proteggersi dalle pallottole” spiega Mohammed Jusu che si occupa dei reinserimento degli ex-combattenti, “altri mangiavano carne umana. Non solo i ribelli, anche i ‘Kamajor’, cioè i membri delle società di caccia organizzati come difesa civile contro la guerriglia. Se uccidevano qualcuno ne usavano il sangue per fare dei riti magici”.

Sedato l’incendio della guerra civile con un dispiegamento colossale di caschi blu (17.000) è iniziata la cosiddetta “politica di riconciliazione nazionale”. Per domare i ribelli e convincerli a deporre le armi gli è stata donata una moto per ogni kalashnikov e oggi – in un paese in cui una bici è un lusso – li vedi sfrecciare accanto alle loro vittime costrette ad arrancare su protesi e stampelle senza nessun aiuto.

LE RAGIONI DELLA JUGOSLAVIA (NON DELLA SERBIA)

 

STORIA DELLA GUERRA DI JUGOSLAVIA(1990-2001)

Chi vi scrive ha sempre rispettato l'esercito jugoslavo, quello con la stella rossa a cinque punte sull'elmetto, perchè combatteva bene sul campo, faccia a faccia, senza droni teleguidati a 15.000 km di distanza. La stessa Jugoslavia era uno straordinario esperimento di "comunismo elastico", decisamente poco incline alle formule fossilizzate sovietiche e proteso invece ad una forma organica vitale. I guai economici non li aiutarono, tuttavia il fatto che uno stato comunista terzomondista si mantenesse in Europa, dava fastidio. Così ecco il foraggiamento a pseudonazionalismi dichiaratamente destrorsi, come in Croazia e Slovenia, che avevano legami storici col nazi-fascismo uscito distrutto dalla seconda guerra mondiale. Paradossale che un intellettuale destrorso ,come MASSIMO FINI, abbia posizioni decisamente più evolute del "comunista" DALEMA, che da presidente del consiglio, nel 1999, tra LA MASSA DI STRONZATE DA LUI COMPIUTE SOTTO IL SUO, PER FORTUNA,BREVE GOVERNO, COME REGALARE LE FREQUENZE TELEVISIVE A MEDIASET IN CAMBIO DI UN OBOLO ALLO STATO DELL'1% DEL FATTURATO SBATTENDOSENE DEL CONFLITTO DI INTERESSI, DATO CHE IL CAPO DELL'ALLORA OPPOSIZIONE ERA ED E' IL PADRONE ASSOLUTO DI QUELLE TELEVISIONI, OPPURE COME REGALARE A DEBITO LA TELECOM AI CAPITANI CORAGGIOSI GUIDATI DA COLANINNO, CHE POI INTASCARONO UNA PODEROSA PLUSVALENZA DALLA SUCCESSIVA VENDITA A TRONCHETTI PROVERA, LASCIANDOGLI COLOSSALI DEBITI ED IL COLPO DI GRAZIA FINALE AD UNA AZIENDA OGGI RIDOTTA ALL'OSSO, AUTORIZZO' L'UTILIZZO DELLE BASI AMERICANE DI AVIANO PER TEMPESTARE DI BOMBE ALL'URANIO IMPOVERITO LA SERBIA che allora si chiamava Jugoslavia.

 Nel 1997, ad un anno dalla conclusione di combattimenti in Bosnia,nella più pura illegalità le forze della Nato stavano chiudendo il cerchio intorno a Radovan Karadzcic, l’ex leader dei serbi di Bosnia, per portarlo davanti alla Corte internazionale delI’ Aja nelle vesti di criminale di guerra. Com’è costume gli occidentali si servono del solito Quisling che nella fattispecie è interpretato da Biljana Plavsic, presidente della Repubblica dei serbi di Bosnia. La Plavsic, un fantoccio in mano agli americani, è stata sfiduciata dal proprio Parlamento? Poco importa: la signora ha sciolto il Parlamento. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo lo scioglimento? Ecchisenefrega della Corte Costituzionale: la signora Plavsic continua a fare il presidente.

Così le forze della Nato hanno circondato a Banja Luka cinque edifici dove ci sono importanti insediamenti della polizia locale e, per usare l’eufemistica formula del Corriere della Sera, «hanno «agevolato» l’uscita dai commissariati dei poliziotti serbo-bosniaci nemici della Plavsic, disarmati e sconfitti» (Corriere 21/8). Questa operazione totalmente illegale è stata giustificata dal vice-comandante della polizia Nato, Werner Schum, col fatto che «l’arsenale ammassato nelle sedi della polizia indica che forse i «falchi» stavano per preparare un atto di forza contro la Plavsic». Come se fosse un ‘inquietante stranezza che nella sede centrale della polizia, nella scuola di polizia e in tre commissariati si trovino delle armi. In realtà l’atto di forza è servito alla signora Plavsic per nominare i nuovi vertici delle forze dell’ordine. Ma il ministero dell’Interno della Repubblica serba di Bosnia ha fatto notare che, «la Plavsic non ha la facoltà di destituire o nominare quadri delle forze dell’ordine». Ma anche questo non importa, ciò che conta è mettere le mani, in un modo o nell’altro, sui «criminali di guerra» Radovan Karadric e Ratko Mladic, considerati gli unici responsabili del conflitto bosniaco.
Il che è una menzogna. I principali responsabili stanno altrove. Come ricordava Aleksandr Solgenitsyn in un mirabile articolo pubblicato dalla Repubblica (21/8) «l’onorabile compagnia dei leader delle principali potenze occidentali...sono stati loro a mettere in moto l’estenuante guerra civile». Il perché è presto detto.

 Quando i Paesi occidentali e il Vaticano riconobbero nel giro di 48 ore l’autoproclamazione d’indipendenza (sacrosanta, s’intende) della Croazia e della Slovenia dalla Jugoslavia sapevano benissimo che ciò avrebbe immediatamente aperto il problema Bosnia, anche perchè l'esercito jugoslavo portava le sue offensive su VUKOVAR a nord, e sulla SLAVONIA a sud dalla "piattaforma girevole" Bosnia, il tutto allo scopo di chiudere in una tenaglia la Croazia. La manovra non funzionò, ma l'esercito jugoslavo era comunque forte e poteva mantenere l'iniziativa partendo dalla Bosnia. Per la Croazia spalleggiata da USA e Germania era un grosso problema. Altresì una Bosnia multietnica, a guida musulmana, aveva  senso solo all’interno di una Jugoslavia multietnica. I serbi di Bosnia chiesero quindi a loro volta di proclamare la propria indipendenza o di riunirsi alla Serbia. Ma la comunità internazionale, manovrata dagli Stati Uniti e dalla Germania, rifiutò ai serbi di Bosnia quella autodeterminazione che avevano invece riconosciuto ai croati e agli sloveni, anche perchè come detto, militarmente la Bosnia sarebbe divenuta un micidiale cuneo. E i serbi scesero in guerra. In questa guerra, combattuta dalle milizie ma appoggiata dalle popolazioni di tutte e tre le etnie in lotta (serba, croata e musulmana) si sono avuti, oltre che atti di valore, anche delle atrocità inutili e odiose. Come in ogni guerra. Ma queste atrocità sono state compiute da tutte le forze in campo. Ricorda ancora Solgenitsyn: «i cadaveri di civili fatti a pezzi scoperti in Bosnia appartengono a tutti i campi». Ma davanti al Tribunale dell’ Aja sono stati mandati quasi esclusivamente serbi, qualche croato (tanto per mantenere in piedi la finzione della neutralità) e nessun musulmano (i musulmani di Bosnia non sono integralisti e sono quindi molto graditi all’Occidente). In particolare i serbi (un milione dei quali era stato massacrato durante l’ultima guerra mondiale dagli hitlerocroati) sono stati accusati di aver praticato la pulizia etnica. Ma non sono stati i soli. Anzi, se si va a ben guardare, la più colossale «pulizia etnica», e anche la meno giustificata, è stata fatta dai croati quando hanno invaso la Krajina e ne hanno scacciato, in un sol colpo, 200 mila serbi uccidendone a mucchi. Ma nessuno pensa seriamente di portare il presidente Tudjman davanti al Tribunale dell’ Aja. In realtà quello che si sta mettendo in piedi alI’ Aja è il classico processo dei vincitori ai vinti, sulla scia di Norimberga. Precedente sciagurato perché fa coincidere il diritto con la forza: la forza dei vincitori. Nel caso slavo la cosa è particolarmente iniqua perché erano stati i serbi a vincere sul campo. Ma poi è intervenuto lo sceriffo americano che ha voluto diversamente e ha deciso che tre etnie che hanno ottime ragioni per odiarsi convivano in uno Stato inesistente: la Bosnia Erzegovina.

Ma andare a mettere il dito negli ingranaggi della guerra è sempre foriero di tempesta. Perche la guerra ha una sua ecologia e una sua funzione: risolvere un conflitto una volta per tutte. E i morti e i lutti che una guerra provoca trovano almeno una ragione nel raggiungimento di questo obbiettivo. Invece aver voluto comprimere la guerra, dandole un corso e uno sbocco diversi da quelli che naturalmente aveva avuto, ha reso solo quel conflitto latente, a covar minacciosamente sotto le ceneri. E si può star certi che, come qualsiasi artificiale compressione della natura, prima o poi ritorna indietro come un boomerang, così prima o poi quel conflitto riesploderà in maniera ancor più devastante. Rendendo beffardamente inutile, invece che fecondo, il sangue che è già stato versato.

13 ottobre 2010, Genova

Per capire cos’è successo martedì sera a Genova bisogna rifare un po’ di storia. Non del calcio. Della politica.

Nei primi anni ’90, dopo la disgregazione della Jugoslavia, si creò in Kosovo, considerato da Belgrado “la culla della Nazione serba” (un po’ come per noi il Piemonte francofono), un forte indipendentismo albanese. Negli ultimi decenni, per ragioni demografiche, in Kosovo si era formata una maggioranza albanese che pretendeva la separazione da Belgrado. Dall’altra parte lo Stato serbo voleva conservare una regione che era sempre stata, storicamente e giuridicamente, sua. Gli albanesi facevano guerriglia non disdegnando l’uso del terrorismo, com’è inevitabile in ogni lotta partigiana, la Serbia reagiva con le maniere forti, con l’esercito, con la polizia, con le milizie paramilitari di cui i giovani che hanno impedito la partita Italia-Serbia sono gli eredi.

C’erano quindi due ragioni, entrambe valide, a confronto: l’indipendentismo albanese e il diritto di uno Stato all’integrità dei propri confini, perché una terra non appartiene solo a chi in quel momento ci vive e ci abita ma anche alle generazioni che vi hanno vissuto, abitato e lavorato nel passato. Era quindi una questione che serbi e albanesi avrebbero dovuto risolvere fra di loro, secondo i reali rapporti di forza, o al massimo con l’intermediazione diplomatica dell’Onu. Ma gli Stati Uniti, che foraggiavano la guerriglia, decisero che le ragioni stavano solo dalla parte degli indipendentisti. Per tre mesi si misero a bombardare una grande capitale europea come Belgrado, facendo 5500 morti,per non parlare di tutta la dorsale industriale serba lungo la vallata del Danubio disintegrata dalle tonnellate di uranio impoverito sganciato, finché la Serbia dovette arrendersi. Il tutto con l’appoggio degli europei e con l’Italia di D’Alema nella poco onorevole posizione del “palo” (i bombardieri partivano da Aviano).

Era una guerra ingiusta, non autorizzata dall’Onu (ma si sa che ci si richiama all’Onu quando serve, come in Afghanistan, quando non serve la si ignora). Era una guerra contro l’Europa e particolarmente “cogliona” per l’Italia come dissi al presidente D’Alema a Ballarò senza che lui osasse replicare. Noi non abbiamo mai avuto contenziosi con la Serbia, caso mai con la Croazia che per decenni ha vessato i nostri profughi in Istria. Anzi con la Serbia avevamo storicamente degli ottimi rapporti. Ma ci sono anche ragioni più attuali. Il “gendarme Milosevic”, con alle spalle una Serbia forte, checché se ne sia detto e scritto in contrario, era un fattore di stabilità dei Balcani. Ora in Kosovo (dove c’è, guarda caso, la più grande base militare Usa), in Montenegro, in Macedonia, in Albania sono concresciute grandi organizzazioni criminali che vanno a concludere i loro sporchi affari nel Paese vicino più ricco, cioè l’Italia. Come se non bastasse ai serbi è stata inflitta l’ulteriore umiliazione di portare Slobodan Milosevic, che non era un dittatore ma un autocrate (a Belgrado esisteva un’opposizione che faceva opposizione più di quanto la si faccia, oggi, in Italia) davanti al Tribunale internazionale dell’Aja come “criminale di guerra“. Il processo iniziò con gran clamore ma a poco a poco non se ne parlò più perché Milosevic, uno dei protagonisti della pace di Bosnia quale firmatario degli accordi di Dayton, aveva troppe buone carte nelle sue mani. Poi è provvidenzialmente morto d’infarto. Dico, incidentalmente, che aver avallato da parte della cosiddetta Comunità internazionale l’indipendenza del Kosovo è un insidioso precedente per tutti. Poniamo che fra 50 anni in Piemonte ci sia una maggioranza di cittadini musulmani che reclamino l’indipendenza di quella regione dall’Italia. Cosa potremmo rispondergli?

Comunque sia i duemila serbi che sono calati martedì sera a Genova non c’entrano nulla con un discorso sportivo, hanno usato un avvenimento sportivo, come è accaduto altre volte, per manifestare la loro umiliazione, la loro frustrazione, la loro rabbia per i soprusi che la Serbia ha dovuto subire negli ultimi vent’anni. Io – e non solo io – ero sentimentalmente con loro.

di Massimo Fini

 

 

 

 


 

 
 
 

 

 

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  • Berlusconi: ''Angelino si mangia tutti gli...
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    Congresso Pdl, Nicole Minetti

     isolata: non ha pagato

     l'iscrizione

    E' arrivata anche Nicole Minetti al congresso di Milano del Pdl, nonostante non possa votare

    perché non in regola con le quote d'iscrizione al partito. La consigliera regionale della Lombardia

    però è rimasta da sola in fondo alla sala, senza rilasciare commenti, lontana dagli altri esponenti

    del partito. La Minetti si è poi allontanata prima dell'intervento di Berlusconi

    di Marco Billeci

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    ARCHIVIO INTERNOTIZIE ARCHIVIO 2004-2011  

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Mediatrade, il Gup
    proscioglie il premier(rimane in piedi la frode fiscale Mediaset:

    Mediaset: Berlusconi e figlio a giudizio

    Reati di evasione fiscale e violazione di norme tributarie. Per queste accuse la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex premier Silvio Berlusconi e di altre 11 persone per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi. Il procuratore reggente Giancarlo Capaldo, l'aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Barbara Sargenti hanno firmato l'atto con cui hanno chiesto il processo, tra gli altri, anche per il figlio di Berlusconi, Pier Silvio.

    L'inchiesta fu inviata nella Capitale dai pubblici ministeri milanesi. Complessivamente, secondo quanto ricostruito dai clienti, la frode fiscale ammonterebbe a circa 10 milioni di euro. Sul procedimento, comunque, incombe il rischio della prescrizione.

    Gli accertamenti a Roma sono stati trasmessi in forza al trasferimento nella Capitale della sede sociale di Rti (una delle società coinvolte). La prescrizione arriverebbe perché i fatti contestati si riferiscono alla compravendita di diritti tv contabilizzati nel 2004. Nell'aprile del 2013, invece, cadranno in prescrizione le dichiarazioni dei
    redditi del gruppo di Cologno Monzese presentate nel 2005.

    Oltre a Silvio Berlusconi ed al figlio il pm Sargenti chiede il rinvio a giudizio del produttore tv americano Frank Agrama, dei manager Pasquale Cannatelli, Andrea Goretti, Gabriella Ballabio, Daniele Lorenzano, Giorgio Dal Negro, Roberto Pace e Guido Barbieri, nonchè degli affaristi cinesi Paddy Chan e Catherine Hsu Chun.

    I magistrati ritengono che siano stati 'gonfiati' i prezzi dei diritti acquistati presso alcune importanti major statunitensi. La sovrafatturazione avrebbe consentito ad Rti e Mediatrade di detrarre fiscalmente cifre superiori a quelle effettivamente sborsate.

    Secondo quanto si è appreso il pm Sargenti e l'aggiunto Laviani hanno allegato agli atti dell'inchiesta anche le motivazioni della sentenza emessa dal gup di Milano, il ricorso in Cassazione; le dichiarazioni testimoniali del produttore Silvio Sardi e quelle di Giancarlo Leone
    .)

     

     

    Mills, tutte le mosse di Berlusconi
    contro un verdetto al fotofinish:assolto per prescrizione.( Già 3 volte condannato e prescritto- legge ex cirielli sulla prescrizione lampo - (all iberian 1,stecca da 21 miliardi a craxi),lodo mondadori,corruzione semplice giudice metta,sme,stecca da mezzo miliardo al giudice squillante)

    In una corsa contro il tempo il tribunale ha fissato la sentenza per l'11 febbraio: 72 ore dopo i suoi effetti saranno annullati. Per evitare il giudizio il Cavaliere è ricorso prima allo scudo, poi, dopo la bocciatura della Consulta, al legittimo impedimento

    di PIERO COLAPRICO e EMILIO RANDACIO

    MILANO - Risuona tra i marmi del tribunale il lamento di Silvio Berlusconi: "A Milano processano solo me". Ma se il "processo Mills" è diventato questa tragicommedia bilingue, se è nata questa sequenza di udienze con traduttore, se c'è la corsa a ostacoli per arrivare a una sentenza, è perché Berlusconi, grazie ai suoi super-poteri, sinora era riuscito a farsi difendere sia dagli avvocati sia dal Parlamento. Secondo gli ultimi calcoli, forse si saprà se Berlusconi è colpevole o innocente, se ha corrotto o no un testimone, appena settantadue ore prima che su ogni parola cali la mannaia della prescrizione, che cancella le pene. I fatti sono questi, hanno la loro forza, e se qualcuno li vuole ascoltare, sono limpidi, e nella piena luce del sole.

    Partono da una data che Berlusconi e Mills conoscono bene, il 18 luglio del 2004. David Mackenzie Donald Mills, avvocato, marito di un ministro, ha allora 60 anni. È uno stimato legale con studio nella City a Regent Street. Si occupa di patrimoni e di società off shore, cioè con la sede nei "paradisi" senza controlli, dove i ricchi, i mafiosi, gli evasori fiscali sono di casa. Mills ha ricevuto dalla procura di Milano un invito a comparire, l'accusa è riciclaggio. L'elegante avvocato, quel giorno di afa milanese, si presenta alle 14.45 al quarto piano della procura con a fianco il legale di fiducia, Federico Cecconi.

    IL LUNGO INTERROGATORIO
    Davanti ai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo, comincia a spiegaredi essere "entrato in contatto con il gruppo Fininvest a metà degli anni '80". Cita "Massimo Maria Berruti", oggi esponente del Pdl, ex finanziere, incappato in più di una disavventura giudiziaria. Aggiunge come "l'incontro più importante" sia stato "con Livio Gironi (il tesoriere del gruppo Fininvest, ndr), che era direttamente legato a Silvio Berlusconi e che era - parole di Mills - l'uomo che amministrava il suo patrimonio personale". In tredici ore di faccia a faccia, i magistrati lo lasciano parlare, sornioni. Finché, poco dopo l'una di notte, offrono a Mills un colpo di scena.
    Gli mostrano una lettera sequestrata a Londra. Porta la data del 2 febbraio precedente: è firmata da Mills e indirizzata al suo commercialista, Bob Drennan. Mills, riconoscendo la lettera, impallidisce: "Sono molto turbato a rileggerla", confessa. E smette di menare il can per l'aia: "A questo punto credo che, per quanto difficile, la cosa più giusta da fare sia spiegare il fatto con la massima chiarezza". Il fatto, dunque, secondo Mills.

    LA CONFESSIONE
    Mills racconta che s'è rivolto al suo commercialista per essere difeso da una contestazione del fisco inglese. E in Inghilterra, quando non ci si sa spiegare con gli agenti delle tasse, si può finire molto, molto male, anche radiati dalla professione.
    Mills davanti ai magistrati non esita più: "Sono stato ascoltato più volte in indagini e processi che riguardavano Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest e, pur non avendo mai detto il falso, ho tentato di proteggerlo nella massima misura possibile. E di mantenere una certa riservatezza sulle operazioni che ho compiuto per lui". Per Silvio Berlusconi.

    E 600mila dollari gli arrivano come ringraziamento nel 1999. Nei mesi precedenti si erano infatti tenuti i processi aggiustati. Uno per le tangenti versate dai manager Fininvest per annacquare i controlli della Guardia di Finanza (intere squadre, come si sa, vennero travolte dall'inchiesta Mani pulite). L'altro per scoprire le operazioni illecite della società svizzera All Iberian, sempre berlusconiana. "Carlo Bernasconi (scomparso manager Fininvest, ndr), mi disse che Berlusconi a titolo di riconoscenza per il modo in cui ero riuscito a proteggerlo nel corso delle indagini giudiziarie e nei processi, aveva deciso di destinare a mio favore - questa l'autoaccusa nel cuore di una notte milanese - una somma". In nero, estero su estero, e il fisco inglese non molla.

    LA SMENTITA
    La procura chiede il rinvio a giudizio per il professionista inglese e per il suo "dante causa" italiano, e cioè Berlusconi. Mills, nel frattempo, si chiude nel totale mutismo, rotto solo dalla spedizione di un memoriale ai pm. Smentisce quello che avava confessato. Quei 600 mila dollari gli arrivano - assicura - da un altro suo cliente, l'armatore campano, Diego Attanasio. Era tanto lo stress da interrogatorio - il legale che lo ha assistito per tutte le 13 ore non ha mai contestato la correttezza dei magistrati - da fargli dire una cosa per l'altra, tutto qui.
    Credergli? Non credergli? Il dibattimento, davanti alla decima sezione penale, prende il via il 13 marzo di cinque anni fa. E regge fino a quando Berlusconi, nell'aprile 2008, viene rieletto a Palazzo Chigi. Poi si frantuma. Perché tra i primi atti che il terzo esecutivo Berlusconi approva non c'è nulla che aiuti i cittadini ad ottenere una giustizia rapida ed efficiente, ma scatta invece il cosiddetto Lodo Alfano: bastano quattro frasi e le più alte cariche dello Stato ottengono l'immunità processuale. Moltissimi, tranne che nei partiti di centrodestra, ritengono la pseudoriforma delirante: fa sparire un principio sacrosanto in Italia, e cioè l'eguaglianza formale dei cittadini davanti alla legge.

    Dopo appena un anno - il tempo minimo che ci vuole - la Consulta boccia Alfano, ma un risultato ad esclusivo beneficio di chi ora piange nel palazzo di Giustizia è stato ottenuto: nell'imbarazzante processo Mills, Berlusconi non c'è più. La sua posizione si è "pietrificata": in aula resta solo l'inglese. Il quale, sempre ammutolito, va incontro al suo destino. E viene condannato: sia in primo che in secondo grado. Tra gli innumerevoli testimoni, ascoltati in Italia o all'estero per rogatoria, c'è proprio l'armatore del suo alibi, Attanasio: "Mai ho dato o regalato o prestato 600 mila dollari a Mills, non ce ne sarebbe stato il motivo", dice. Lo stesso affermano ragionieri ed analisti di conti.

    LA CONDANNA
    Il 25 febbraio 2010 la Corte di Cassazione, a sezioni unite, riconosce la colpevolezza di Mills. Lo condanna a un risarcimento del danno pari a 250 mila euro, ma dichiara il reato prescritto. Troppo è il tempo passato. Se la sorte processuale di quello che possiamo chiamare un "testimone corrotto" è chiara, che cosa accade al presunto corruttore, che non è Attanasio, ma era e resta l'imputato Berlusconi?


    "Non ho nemmeno mai incontrato Mills, lo giuro sui miei figli", attacca nelle tv e nelle piazze, ma agisce all'ombra del Parlamento: già digerita la sconfitta per il Lodo, la maggioranza rifà un'altra figuraccia introducendo il "legittimo impedimento", secondo cui chi ha impegni istituzionali può saltare le udienze del processo. Anche questa idea ad personam finisce davanti alla Corte Costituzionale, che la ridimensiona non poco.

    LA CORSA
    Ora che al governo ci sono Mario Monti e i "tecnici", ora che Berlusconi, sommerso dallo scandalo di Ruby Rubacuori e del bunga bunga, con la credibilità appannata, senza una maggioranza solida, ha dato le dimissioni, ora il dibattimento Mills può però correre davvero. Come una "corsa da formula uno", sfotte e critica l'ex ministro Alfano. Ma di quale corsa parliamo? L'avvocato inglese, che deve finalmente rispondere alle domande, si sente male, è il cuore. Sono stati chiamati a difesa testi e perditempo di ogni tipo. "Qualunque sentenza non avrà effetto", annuncia Berlusconi, mentre gli ultimi calcoli ricordano il fotofinish: se si dovesse rispettare il calendario fissato dal collegio presieduto da Francesca Vitale, la sentenza verrebbe emessa sabato 11 febbraio. Ossia, settantadue ore prima della prescrizione.
    I berlusconiani amano parlare di persecuzione,
    ma è la regolarità dei processi il valore da difendere. Perché viene considerata  -  non solo da chi si occupa di processi, come i magistrati  -  una base della democrazia. Berlusconi ha avuto in questo campo altre disavventure pesanti, come raccontano le condanne per l'ex ministro e avvocato Cesare Previti, che ha comprato una sentenza pagando i giudici. Sono solo fatti. E se non fossero state approvate dalla sua maggioranza leggi dichiarate illegali e ingiuste, se non ci fosse stato un Parlamento così succube, il processo per Berlusconi sarebbe finito, come successo per Mills, nel 2010. Due anni fa. E anche questa contestazione non piace a chi rivuole il potere, e gli abusi del potere. La realtà è soltanto questa.

     

     

     

     

     

    Spinaceto, le domande della polizia
    "Chi è la 'talpa' dei rapinatori?"

    Sono ancora molti i nodi che gli investigatori devono sciogliere per ricostruire il colpo avvenuto in largo Buazzelli dove è morto Angelotti, ex boss della Banda della Magliana. I tre banditi conoscevano troppi dettagli: dall'orario del volo al valore dei preziosi (75mila euro) custoditi nell'auto dei due fratelli gioiellieri

    di VALERIA FORGNONE

     

     

    Sapevano che i gioiellieri sarebbero andati a una fiera a Monaco di Baviera. Conoscevano troppi dettagli: l'orario del volo e quanti preziosi, per un valore di 75mila euro, erano custoditi nella valigetta che avevano in auto. Il giorno dopo la rapina con sparatoria in largo Guido Buzzelli, nel quartiere di Spinaceto, a sud della capitale, sono tanti i nodi da sciogliere per gli investigatori impegnati nelle indagini.

    All'alba di ieri i due fratelli Polimadei stavano per partire diretti a una fiera all'estero quando un commando di tre persone ha tentato di rapinarli. Uno dei due orefici, Andrea,
    ha esploso cinque colpi dal suo revolver regolare: un proiettile ha ucciso il bandito ed ex boss della banda della Magliana, Angelo Angelotti, mentre gli altri due complici, Giulio Valenti 44 anni e Stefano Pompili, 52, sono rimasti feriti. Il primo durante il conflitto a fuoco è rimasto a terra e subito arrestato; il secondo, raggiunto da un colpo al torace, ha provato la fuga ma è stato poi rintracciato dagli uomini della squadra mobile all'ospedale. La vittima, invece, è Angelo Angelotti, 62 anni, ex boss della banda della Magliana che ieri aveva cercato di mettere a

     

     

    segno l'ennesimo colpo della sua vita. Sarebbe stato lui, secondo le ricostruzioni dell'epoca, a tradire 'Renatino' De Pedis in via del Pellegrino nel febbraio del 1990 indicandolo ai killer che lo avrebbero ucciso.

    I due complici feriti, uno al polmone e l'altro al collo, sono entrambi ricoverati all'ospedale e saranno ascoltati dagli investigatori che stanno cercando di individuare la possibile 'talpa' che ha segnalato il colpo. Il pm Stefano Fava ha chiesto al gip la convalida dei fermi. Sono accusati di tentato omicidio e rapina, porto abusivo di armi e ricettazione (il furgono della rapina è risultato poi rubato). Da chiarire se i tre rapinatori hanno risposto al fuoco, sono stati però trovati in possesso di un revolver e una semiautomatica che non lasciano bossoli. Di certo, i banditi conoscevano i vari dettagli della rapina: l'orario in cui sono usciti di casa i due gioiellieri, quando avrebbero preso il volo diretto per Monaco di Baviera e quanti preziosi avevano con sè.

    Verrà ascoltato anche Luca Polimadei, ferito a una mano e ricoverato all'ospedale San Camillo nel reparto di chirurgia palstica. La famiglia dei gioiellieri si è trincerata in casa, ancora sotto shock.

    Rapina a Roma, ucciso Angelo Angelotti
    boss storico della Banda della Magliana

    E' morto mentre tentava di mettere a segno un nuovo colpo a Spinaceto. Legato all'ex organizzazione criminale e più volte in carcere. Secondo alcune ricostruzioni nel febbraio del 1990, con una scusa, avrebbe attirato 'Renatino' De Pedis in un negozio di antiquariato in via del Pellegrino dove fu assassinato

    di VALERIA FORGNONE

     

     

    Ha concluso il suo 'Romanzo criminale' così come lo aveva vissuto: con la pistola in mano. Sull'asfalto di largo Guido Buzzelli, a Spinaceto, quartiere a sud di Roma, Angelo Angelotti è stato freddato da un proiettile partito dalla pistola di un gioielliere che aveva appena tentato di rapinare insieme ad altri due complici. All'età di 62 anni aveva provato a mettere a segno l'ennesimo colpo della sua vita. Una vita trascorsa tra il carcere e la strada. In passato, infatti, era stato uno dei boss della Banda della Magliana, l'organizzazione criminale che, a cavallo tra gli anni '80 e '90, ha tenuto sotto scacco la capitale. Agguati, rapimenti, sparatorie, riciclaggio e droga. Proprio in quest'ultima attività sembra essere stato coinvolto anni fa, Angelotti. Sarebbe stato lui, secondo le ricostruzioni dell'epoca, a tradire 'Renatino' De Pedis in via del Pellegrino nel febbraio del 1990 indicandolo ai killer che lo avrebbero ucciso.

    L'ultima rapina. Con altri due complici, oggi ha tentato di rapinare due fratelli gioiellieri, sorpresi nella loro auto con preziosi del valore di 75mila euro, pronti a partire per una fiera all'estero. I due negozianti si sono difesi e hanno impugnato l'arma: un colpo ha raggiunto e ucciso l'ex boss della Magliana. Gli altri due banditi sono rimasti feriti, uno ha provato la fuga, ma dopo i controlli della squadra mobile, è stato trovato all'ospedale Cto

    con una ferita al torace. Angelotti invece è morto sul colpo.

    L'omicidio di Renatino. Ventidue anni fa, secondo alcune indagini, sarebbe stato incaricato di attirare il capo della Banda, Enrico De Pedis, nell'agguato mortale dietro a Campo dè Fiori, ora seppellito nella basilica di Sant'Apollinare. Con la scusa di un acquisto di preziosi lo avrebbe infatti invitato nella sua bottega da antiquario in via del Pellegrino davanti alla quale il boss venne freddato da due sicari in moto intorno alle 13. Una responsabilità che però Angelotti aveva sempre negato: ''Non sono un infame. Io quella mattina in via del Pellegrino non c'ero''. Per quell'episodio, comunque, fu condannato a 15 anni per concorso in omicidio.

    MAGLIANA, QUEL CHE RESTA DELLA BANDA
    L'ARRESTO DI NICOLETTI
    LA CAPITALE A MANO ARMATA

    La carriera criminale di Angelotti. Cresciuto a Tor Marancia, Angelotti aveva alle spalle una lunga carriera criminale proseguita anche dopo il declino della Banda della Magliana con l'operazione ''Colosseo'', l'inchiesta del 1993 che portò a decine di arresti e allo smantellamento dell'organizzazione. In dieci anni è stato un continuo entrare e uscire dal carcere. Tra gli anni '90 e il 2000 venne infatti arrestato due volte: il 14 dicembre del 1998, dopo che era stato già condannato in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione per omicidio, associazione mafiosa e traffico internazionale di droga, fu catturato dai carabinieri mentre era sul punto di fuggire per evitare la sentenza della Cassazione. Nel luglio del 2000 venne nuovamente arrestato, con altri nomi storici della Banda, attraverso un'inchiesta su usura, droga, gioco d'azzardo. Angelotti si occupava in particolare del traffico di stupefacenti, nell'ambito di un'organizzazione, scriveva il gip nell'ordinanza ''discendente direttamente dalla vecchia Banda della Magliana''.

    La Banda oggi. Dopo la lunga scia di sangue che ha caratterizzato lo scorso anno tra agguati e sparatorie in strada, a Roma si potrebbe riaprire il capitolo Banda della Magliana. A novembre scorso, il sindaco Gianni Alemanno aveva detto: "Dobbiamo evitare che oggi nel 2011 ci sia un nuovo fenomeno come la Banda della Magliana". Il picco di criminalità aveva preoccupato anche il prefetto, Giuseppe Pecoraro, che però aveva cercato di mettere un freno dichiarando che "si tratta di piccole bande che cercano di occupare il territorio per avere l'esclusiva sul traffico di droga o comunque per fatti connessi al traffico di droga". Poi descrivendo le vittime del duplice omicidio di Ostia che avevano avuto, anche loro, vecchi legami con l'ex organizzazione criminale, aveva aggiunto: "Non è vero che appartenevano alla Banda della Magliana: oggi non esiste più".

    Nino l'Acattone. Ma con la morte di Angelotti, in passato boss e poi rapinatore, qualche dubbio potrebbe tornare e avvalorare le parole di Antonio Mancini, "Nino l'Accattone" che nel direttorio criminale padrone di Roma tra la metà degli anni '70 e i primi anni '90, sedeva alla destra di Franco Giuseppucci "er Negro" e Maurizio Abbatino, "Crispino". "La Banda della Magliana esiste ancora - disse in un'intervista del 2010 a Repubblica - Ha usato e continua ad usare i soldi di chi è morto e di chi è finito in galera. E non ha più bisogno di sparare. O almeno, di sparare troppo spesso".

     

     

     

     

     

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    " Era il 1986 quando,impostando un tema con le parole di Dalla,prendevo uno dei più alti voti della mia vita scolastica..."(01-03-2012)

    Cancro: 1 su 6 scatenato da infezioni

    Helicobacter pylori è un batterio gram negativo flagellato acidofilo, il cui habitat ideale è il muco gastrico situato nello stomaco umano.

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    Helicobacter pylori è un batterio gram negativo flagellato acidofilo, il cui habitat ideale è il muco gastrico situato nello stomaco umano.

     

    New York - Uno su sei casi di cancro al mondo (circa 2 milioni l’anno) sarebbero causati principalmente da delle infezioni facilmente gestibili attraverso la prevenzione e normali cure. I risultati mettono in luce risvolti positivi che aiuteranno la ricerca contro una malattia che ogni anno uccide circa 8 milioni di persone.

    I 4 tipi di infezione principalmente responsabili del cancro sarebbero riconducibili al papilloma virus umano o HPV (acronimo di Human Papilloma Virus), al batterio Helicobacter pylori, e all’Epatite B e C.

    "Le infezioni con un determinato tipo di virus, batterio o parassita, rappresentano la porzione più grande delle cause di cancro facilmente prevenibili", hanno dichiarato i dottori Catherine de Martel e Martyn Plummer, che hanno guidato la ricerca.

    La ricerca - pubblicata nella rivista oncologica del The Lancet - prende in considerazione 27 tipi di cancro in 184 paesi. Dei 12,7 milioni nuovi casi di cancro presi in considerazione nel 2008, il 16,1% (circa 2 milioni) sarebbe proprio attribuibile a infezioni. La percentuale sarebbe più bassa per i paesi industrializzati (7,4%) rispetto a quelli in via di sviluppo (22,9%), con numeri che variano dal 3,3% in Australia e Nuova Zelanda, al 32,7% nei paesi dell’Africa sub-Sahariana.

     

     

    Scontri dopo una partita di calcio
    almeno 73 morti e centinaia di feriti

    Le violenze al termine della partita tra la squadra locale e l'Al Ahli del Cairo. Invasione di campo e poi una vera e propria battaglia. Scene simili nella capitale, senza vittime. "Rinviati a data da destinarsi" tutti i match del campionato maggiore. Arrestate 47 persone. I Fratelli Musulmani accusano i sostenitori di Mubarak

     

    IL CAIRO - Almeno 74 persone persone hanno perso la vita e centinaia sono rimaste ferite nelle violenze scoppiate dopo una partita di calcio a Port Said, nel Nord-Est dell'Egitto. Gli scontri sarebbero esplosi per motivi calcistici, dopo un'invasione di campo, al termine della gara di campionato tra la squadra del posto, l'Al Masri, e l'Al Ahli, formazione del Cairo.

    LA GALLERIA FOTOGRAFICA 1 - IL VIDEO 2

    Secondo la ricostruzione fornita dalla tv Al Arabiya, alla fine del match vinto per 3-1 dall'Al Masri, i tifosi locali sono entrati in campo per inseguire i giocatori dell'Al Ahli spingendosi fino al tunnel che porta agli spogliatoi. A quel punto si è scatenata una vera e propria battaglia, sia con i tifosi avversari che con le forze dell'ordine. Ci sono stati fitti lanci di bottiglie e pietre. I tafferugli sono proseguiti anche fuori dall'impianto. "Lo spogliatoio si è trasformato in un obitorio", ha raccontato un testimone. Un altro dei presenti ha riferito che prima del fischio d'inizio il clima era buono, ma poi durante l'incontro ci sono stati scambi di insulti tra le due tifoserie e ogni gol era seguito da un'invasione di campo. In città è stato schierato anche l'esercito che ha inviato i suoielicotteri per portare via dallo stadio giocatori e tifosi della squadra ospite.

    Il ministro dell'Interno Mohamed Ibrahim ha reso noto che molte delle vittime sono morte nella calca e che dopo gli incidenti sono state arrestate 47 persone.

    La scena si è ripetuta al Cairo, dove l'arbitro ha sospeso l'incontro una volta avuta notizia delle violenze di Port Said. Una decisione cui i tifosi hanno reagito appiccando il fuoco ad alcuni settori dello stadio. In questo caso per fortuna non ci sono state vittime.

    Dopo questi gravissimi episodi la Federcalcio egiziana ha deciso di "rinviare a data da destinarsi" tutte le partite del campionato maggiore e il Parlamento è stato convocato per domani in seduta straordinaria.

    I Fratelli Musulmani, la maggiore forza politica nell'Egitto del dopo-Mubarak, non credono che gli incidenti siano scoppiati soltanto per la follia di gruppi di ultrà e accusano i sostenitori del presidente deposto un anno fa dalla protesta di piazza. "Gli eventi di Port Said sono stati pianificati e sono un messaggio dei sostenitori dell'ex regime", ha affermato il deputato Essam al-Erian in un comunicato pubblicato sul sito internet del Partito della libertà e della giustizia (Plj), la formazione politica della Fratellanza.

    Israele attacchera' l'Iran in primavera

    Israele attacchera' l'Iran in primavera

    ALERT | Secondo il Washington Post e' pronto a scommetterci il segretario della Difesa Usa Leo Panetta. Il quale non smentisce. Ora agli Stati Uniti rimangono due opzioni per evitare il conflitto.

    L'ARMATA ROSSA IN CAUCASO, LA MACCHINA BELLICA RUSSA INIZIA A MUOVERSI DI FRONTE AL GOLFO PERSICO

    L'esercito russo terra' una serie di esercitazioni nel Caucaso settentrionale, in Armenia, in Abcasia e nell'Ossezia del Sud in autunno, per preparsi a un possibile attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran.

    Le operazioni militari di prova, Kavkaz-2012, si svolgeranno in settembre e non saranno operazioni tattiche bensi' strategiche, ovvero non vedranno il coinvolgimento di un numero vasto di soldati.

    Le esercitazioni vedranno, tuttavia, la partecipazione di ufficiali provenienti dai territori georgiani. Un elemento che non e' piaciuto alle autorita' di Tblisi. Il fatto che il focus sara' sulla sorveglianza, la difesa dello spazio aereo e la logistica, suggerisce che Mosca sta dando alle esercitazioni una struttura adeguata a un eventuale conflitto in Iran, secondo il quotidiano russo Nezavisimaya Gazeta

    Come sottolineato dal colonnelo Anatoly Tsyganok, capo del Centro delle previsioni militari, i "preparativi per le esercitazioni Kavkaz-2012 sono gia' incominciati per via delle crescenti tensioni nel Golfo Persico".

    "In un'eventuale guerra contro l'Iran potrebbero essere coinvolti paesi dell'ex Unione Sovietica del Caucaso del Sud. Come la Russia intende assicurare gli spostamenti delle truppe russe che si trovano nelle basi situate all'estero, come per esempio in Armenia? Il Comando Generale sta pianificando alcune misure proattive, che prevedono anche capire come organizzare il rifornimento di soldati da e verso punti critici da un punto di vista logistico".

    A sostenere questa teoria e' la partecipazione di un "battaglione oleodotto", il cui compito e' fornire carburante alle forze militari impegnate nell'esercitazione.

    Iran: embargo all'italiana

     

    L'Italia senza petrolio si fermerebbe. I primi cinque Paesi da cui lo importiamo sono Arabia Saudita, Azerbaijan, Iran, Libia e Russia. L'Italia era il partner principale della Libia, dove, dopo la guerra a Gheddafi (oggi è presidente un suo ex-ministro...) conta come il due di picche. L'influenza commerciale sull'area si è spostata a Washington e a Parigi. Con la Libia ci siamo comportati né più né meno come nelle guerre mondiali. Abbiamo bombardato un Paese con cui avevamo stipulato un trattato di pace. Voltagabbana per vocazione. Adesso è il turno dell'Iran dal quale l'Italia importa il 13% del greggio annuale e con cui l'ENI fa da sempre buoni affari.
    Alla Farnesina, qualche giorno prima di Natale, mentre ci si occupava di amenità come il prelievo massimo in contanti dei pensionati, si è tenuta una riunione con la presenza, tra gli altri, dei rappresentanti di Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia (c'era anche un funzionario della UE a fare da tappezzeria) per discutere delle sanzioni all'Iran. Una barzelletta, rappresentanti dei Paesi europei che discutono con la UE che li rappresenta. La UE in politica estera dovrebbe avere una sola voce.
    In sostanza le
    sanzioni all'Iran si traducono in un embargo. Non si compra più il suo petrolio in modo che non possa investire i profitti nel riarmo. L'Italia però, pur aderendo, ha invocato il "pregresso", i crediti che ha nei confronti dell'Iran che quindi le consentirebbero di importare greggio anche durante l'embargo. Chapeau!
    L'Iran non ha digerito le sanzioni che strangolerebbero la sua economia e ha minacciato la chiusura dello
    stretto di Hormuz dal quale transitano 17 milioni di barili al giorno, pari al 20% del petrolio mondiale che viene commerciato e, per sicurezza, ha fatto dei test per missili a largo raggio. Gli Stati Uniti hanno replicato con l'invio della
    portaerei USS John C. Stennis. Il Pentagono ha spiegato che "Si tratta di spostamenti che avvengono regolarmente per garantire la stabilità della Regione". Se venisse bloccato anche solo temporaneamente lo stretto di Hormuz, il prezzo del barile schizzerebbe a 150 dollari (la media del 2011 è stata di 100). Gli americani stabilizzano i Paesi dove sono presenti i loro interessi. Il pianeta è cosa loro. La Ue invece, come le stelle fisse, resta a guardare. Cina e Russia hanno dichiarato che non potranno tollerare un intervento degli Stati Uniti contro l'Iran. Hormuz come Danzica? L'Italia non deve preoccuparsi, è senza una politica estera, ma vanta "crediti pregressi".

     

    Corea del Nord

    È morto il leader Kim Jong il -   foto   al potere il terzogenito -   foto     /vd

    È morto il leader Kim Jong il - foto
    al potere il terzogenito -
    foto /vd
     

    Stroncato da un infarto. Sud in allerta
    Video Lutto nazionale - Si piange in strada
    I siti stranieri / Vd La conduttrice in lacrime

    Il "caro leader", 69 anni, stroncato da un infarto sabato scorso. Ha sfidato la comunità internazionale per costruire l'atomica, in un paese in cui la popolazione fa la fame. Il terzogenito Kim Jong Um erediterà il potere. Gli Usa: "Monitoriamo la situazione". Telefonata tra Obama e il presidente sudcoreano Lee. Crollano gli indici asiatici: il Kospi perde oltre il 3% Borse europee in calo. Cambia il sistema spread

     

    Gli inglesi: "referendum sulla Ue "
    Ma Clegg è furioso con Cameron

    Londra isolata, quattro domande
     

     

     Gli inglesi: "referendum sulla Ue "  Ma Clegg è furioso  con Cameron Il vice premier profondamente deluso dal primo ministro per aver "rotto" con l'Unione Europea. Critiche durissime anche dal ministro delle attività produttive e da quello della Giustizia. Al vertice di Bruxelles, intesa su vincoli di bilancio  e riforma del fondo salva Stati. Stampa britannica divisa, il Financial Times boccia la linea del premier

    "Quella di Pinochet non fu dittatura"
    il Cile cambia i sussidiari dei bambini

     

    "Quella di Pinochet non fu dittatura" il Cile cambia i sussidiari dei bambini La decisione del governo di destra suscita critiche. La figlia di Allende: "È inaccettabile". Un caso che non aiuta Piñera, ormai in balia dei partiti che lo sostengono: solo il 20% dei cileni approva la gestione del presidente eletto due anni fa di OMERO CIAI

    Nigeria, attacco a una chiesa: 6 morti e 10 feriti
    Ultimatum degli islamisti: via i cristiani

     

    Ancora violenza a sfondo religioso nel Paese. Uomini armati sparano durante la messa nella città di Gombe. L'ennesima strage dopo le bombe di Natale, che provocarono una cinquantina di vittime.

    Iraq, via l'ultimo soldato foto video
    Finisce la guerra voluta da Bush

    In 9 anni 4500 morti Usa e decine di migliaia iracheni

    Iraq, via l'ultimo soldato   foto     video   Finisce la guerra voluta da Bush La missione per deporre il regime di Saddam Hussein era iniziata il 20 marzo 2003, ma le armi di distruzione di massa di Saddam, pretesto per l'attacco, non sono mai state trovate. Il prezzo, un massacro di civili e militari che continua

    Violenze interetniche nel sud Sudan.
    Uccise più di 3.000 persone, molti bambini

    Stando alle dichiarazioni di un capo dell'amministrazione locale, in pochissimi giorni nello stato di Jonglei, tra le vittime, sono stati contati i corpi di 2.182 donne e bambini. Il bilancio non è stato confermato, ma le Nazioni Unite hanno parlato di "probabili" centinaia di morti

     

    JUBA - Oltre 3.000 persone sono state uccise in pochissimi giorni in violenze interetniche commesse la scorsa settimana nello stato di Jonglei, nel Sud Sudan, secondo la denuncia di Joshua Knyi, capo dell'amministrazione di Pibor. "Abbiamo contato i corpi e abbiamo calcolato che 2.182 donne e bambini e 959 uomini sono stati uccisi", ha detto. "Ci sono stati assassinii in serie, un massacro", ha aggiunto.

    Un bilancio che non è finora stato confermato da altre fonti, anche se le Nazioni Unite hanno parlato di "probabili" centinaia di vittime. La scorsa settimana 6.000 giovani armati della tribù Lu Nuer hanno compiuto una spedizione a Pibor e dintorni contro i Murle, accusati di furti di bestiame. Le violenze sono proseguite anche dopo l'arrivo dell'esercito, che ha aperto il fuoco.

    Egitto, sono almeno 40 le vittime
    degli scontri di piazza Tahrir

    Ci sono anche 1.500 feriti degli scontri di piazza Tahrir, secondo l’ultimo bollettino di un’associazione di medici volontari che sta prestando soccorso negli ospedali da campo. Gli scontri proseguono ormai da tre giorni (leggi l'articolo), ma il governo conferma che condurrà il Paese alle elezioni del 28 novembre
     

    Uccise civili afgani: ergastolo
    per Gibbs, marine macellaio

    Il militare, assieme alla sua squadra si è macchiato di ogni tipo di nefandezza. Dalle uccisioni all'amputazione di trofei di guerra dei cadaveri, come le dita delle vittime. La condanna è maturata grazie a un'indagine interna delle forze armate americane

    Afghanistan, salta
    una mina: muore
    militare italiano
    , i francesi si ritirano. Un mese fa Obama aveva decretato l'inizio del ritiro americano.

    E' il quarantesimo connazionale caduto sul fronte afgano. Si chiamava Roberto Marchini e il suo compito era quello di bonificare il territorio dagli ordigni artigianali come quello che lo ha ucciso. Assassinato il fratello di Karzai, il governatore della provincia di Kandahar. Parigi: via 1000 uomini dal 2012

    La Grecia scende in piazza - foto
    Diretta tv Scontri al Parlamento

    Grandi manifestazioni in tutto il Paese in apertura della due giorni di sciopero generale (video). Si fermano per 48 ore uffici, i musei, molti servizi. Disagi per i trasporti (foto). Blocco di stampa e tv. I sindacati mobilitati contro le nuove misure di austerity che il governo Papandreu sta per varare

     

    Parigi, a processo lo 'sciacallo'
    "Rivoluzionario di professione"

    Illich Ramirez Sanchez si è presentato davanti ai giudici. Catturato nel '94 in Sudan, e subito consegnato ai servizi segreti francesi, l'uomo è già stato condannato all'ergastolo nel 1997, per aver ucciso due poliziotti
    di Leonardo Martinelli

    Aldrovandi: confermate le condanne.

     

     

    L'ECATOMBE DI SINISTRA. LO SCHIANTO DEFINITIVO DI UN QUALCHE COSA CHE NON ESISTE PIU'.

     

    LA CONFUTAZIONE DELLE TESI SUL SIGNORAGGIO

     

    WOJTYLA E L’UOMO DELLA CASA BIANCA

    LA CINA CAPITAL-COMUNISTA

     

     

    DA MATRIX A NEET (OR NENE)

     

     

    Tempesta Wikileaks

     

    LIBIA OCCUPATA !!

    E' morto Giorgio Bocca, un uomo.
    Giorgio Bocca ha avuto una vita lunghissima, 91 anni. Con una vita così lunga e un carattere estremo come il suo è facile fare degli errori. Nella sua vita ha preso alcune cantonate ma addebitargli solo quelle, soprattutto la sua posizione giovanile fascista, è una porcheria. A 20 anni nel '40 erano tutti fascisti, non si può valutarlo solo per qualche articolo scritto allora. Tanto più che pochi anni dopo era tra i partigiani come combattente proprio contro i fascisti e in seguito si oppose al revisionismo di Pansa che voleva equiparare Fascismo e Resistenza. Un'altra cantonata fu travisare la Lega ai suoi albori, poi ne fu aspro critico e sarebbe ridicolo chiamarlo anche leghista. Per un po' non credette alle BR, ma anche su questo si ricredette. Qualche errore è da scusare, secondo me resta uno dei più grandi e severi giornalisti italiani. Nel 2007 disse: "Morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l'emancipazione civile dell'Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti: la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il Csx. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c'erano principi riconosciuti:i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un Paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi,i tipi alla Briatore".

    MORTO IN CELLA IL BRIGATISTA FALLICO

    Lo hanno trovato gli agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Mammagialla a Viterbo. Nelle scorse settimane aveva accusato forti dolori al petto. Esponente Ucc negli anni '80, era ritenuto responsabile del fallito attentato nel 2006 contro la caserma della 'Folgore' a Livorno e di aver progettato un'azione terroristica per il G8 alla Maddalena, prima della decisione di spostarlo all'Aquila

    VITERBO - L'ex brigatista rosso Luigi Fallico 1 è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Mammagialla a Viterbo. La scoperta è stata fatta questa mattina alle 9.30 dagli agenti di polizia penitenziaria. Il detenuto è morto per un infarto. Fallico, 59 anni, era attualmente sotto processo a Roma assieme a un gruppo di persone ritenute dalla procura eredi delle vecchie Brigate Rosse.

    Il 19 maggio scorso, Fallico aveva preso parte all'udienza davanti alla prima corte d'assise di Roma visibilmente provato perché due giorni prima aveva accusato violentissimi dolori al petto che non gli erano mai passati. "Nell'infermeria del carcere di Viterbo gli hanno misurato soltanto la pressione - ha raccontato il suo difensore, l'avvocato Caterina Calia - aveva 110 di minima e 190 di massima. Dopo il controllo, Fallico è stato riportato in cella quando chiunque, davanti a quella situazione, avrebbe disposto il trasferimento urgente in ospedale".
     

    Fallico avrebbe dovuto sottoporsi domani a nuovi accertamenti. Sul banco degli imputati era finito con l'accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e banda armata assieme ad altre sette persone in relazione, soprattutto all'attentato fallito alla caserma Vannucci, sede della Brigata della Folgore di Livorno (25 settembre 2006) e al progetto, mai attuato, di un attentato da portare a segno alla Maddalena dove si sarebbe dovuto
     

    tenere il vertice del G8. Secondo la procura, Fallico, quale capo, promotore e organizzatore, avrebbe ricoperto un ruolo preminente dell'associazione. Accuse che la difesa ha sempre respinto con forza.

    Fallico era stato arrestato a Roma nel 2009. Esponente della prima ora del Movimento comunista rivoluzionario Nucleo Tiburtino, dopo la fuoriuscita degli ex Br Andriana Faranda e Valerio Morucci, Fallico aveva come nome di battaglia "gatto" o "il corniciaio". L'uomo avrebbe avuto rapporti personali e diretti con
     
    Nadia Desdemona Lioce 2, la brigatista già condannata in via definitiva all'ergastolo per gli omicidi di Marco Biagi 3 e Massimo D'Antona 4. 

    Con l'ex brigatista salgono a 67, dall'inizio dell'anno, i decessi conteggiati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nelle sovraffollate carceri italiane. Del totale, 24 sono suicidi mentre gli altri 43 vengono attribuiti a cause naturali.

     

     

     

     

     

     

    Strage in Siria, polemica sulla risoluzione Onu
    Assad accusa Al Qaeda: "E' opera loro"

    Damasco, 45 le vittime dei kamikaze video 1 - 2 / foto

    Strage in Siria, polemica sulla risoluzione Onu Assad accusa Al Qaeda: "E' opera loro" Il Consiglio di sicurezza esprime solidarietà al popolo e alle vittime, e non al governo. Nulla di fatto invece sulla risoluzione di condanna per le violenze del regime

    Svolta in Russia, Putin sotto il 50%,CLAMOROSO !!!
    L'opposizione tenta la festa in piazza

     

     

    Svolta in Russia, Putin sotto il 50% L'opposizione tenta la festa in piazza     Clamoroso risultato del voto per il rinnovo della Duma. Il partito del premier si ferma al 49,5%, i comunisti sfiorano il 20% per la prima volta dal dissolvimento dell'Urss. Previste manifestazioni, ieri arresti di massa dal corrispondente NICOLA LOMBARDOZZI

    Iraq, attentati multipli a Bagdad
    almeno 57 morti e 150 feriti
    a 4 giorni dalla ritirata USA: PESE SULL'ORLO DELLA GUERRA CIVILE

    I dieci posti più pericolosi per i reporter

     

    Iraq, attentati multipli a Bagdad almeno 57 morti e 150 feriti Ordigni e autobombe in 13 zone della città (nella foto il fumo in una delle aree attaccate). Il bilancio più grave nel centro commerciale di Karrada. La strage a 4 giorni dalla partenza dell'ultimo soldato Usa. Lo scontro tra sunniti e sciiti. Reporters sans Frontiéres: 66 giornalisti uccisi nel mondo nel 2011

     

     

     

     

     

      

       
     

     

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     FINITA TOTALE!!

     

    Inter - Milan 4-2 - Sky - Ampia Sintesi - Highlights (6-5-2012)

     
     
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    Pubblicato in data 06/mag/2012 da

    Inter - Milan 4-2 - Sky - Ampia Sintesi - Highlights (6-5-2012)

     

    Highlights Inter - Milan 4-2 | Video Gol Serie A

    6 Maggio 2012 - Una delle migliori Inter della stagione ha steso il Milan nel derby. I rossoneri dovevano vincere per restare aggrappati al sogno Scudetto, ma si sono trovati di fronte la squadra di Stramaccioni che è entrata in campo molto determinata per fare la partita. La gara è stata sbloccata al 14′ minuto con una conclusione sotto misura dal principe Diego Milito su sponda di Samuel in un’azione che è partita da palla inattiva.

     

     

        coppa Italia del maggio 2007, quel giorno io c'ero a San Siro dopo aver lhithighatho chonh qhuehlhlha throhihah fhoththuhthah dimmmerdaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaacon la solita partita di merda in quel di Parma l'Inter si autoesclude dal terzo posto e dall'Europa Totalmente !!! NEL FRATTEMPO SALTA ANCHE STRAMACCIONI, DOPO GASPERINI E RANIERI MERDATTI RIESCE AD EGUAGLIARE IL SUO RECORD DEL 1999 DI 4 ALLENATORI !!!

    Tutti giù per terra. Solo che rialzarsi adesso è dura, costerà fatica più delle altre volte, e chissà se ci sono le forze per farlo. Sono due anni che questa Inter crepuscolare cade e si rimette in piedi, precipita in picchiata poi miracolosamente alza il muso e torna in qualche modo a galleggiare. Up and down, su e giù, anzi giù e su, che mal di testa. Ma ogni volta lo scivolamento è un po' più in basso, e la reazione più flebile: legge di natura, mica si può combattere all'infinito quando non hai più forze. Ora è arrivata la caduta di Parma, che è la tredicesima sconfitta stagionale: la prima in assoluto per Stramaccioni ma praticamente fatale, perché ora il terzo posto è irraggiungibile. Il giovin tecnico, amatissimo da Moratti, cullava il sogno di un filotto di vittorie, derby compreso, per arrivare al terzo posto e guadagnarsi una conferma per la prossima stagione. Invece il filotto non arriverà, anzi a questo punto il derby di domenica diventa decisivo per l'Inter e per Strama, perché le cose nel club vanno così: i grandi slanci e gli entusiasmi morattiani per i suoi allenatori rischiano di ridimensionarsi in fretta, quando arrivano risultati negativi, anzi molto negativi e contro certi avversari. Per dire: la sconfitta nei derby (e contro la Juventus) è una cosa che di solito a Moratti fa perdere la pazienza di schianto, e provoca in lui crolli di fiducia negli allenatori. A Stramaccioni si è chiesto di camminare sul filo negli ultimi due mesi di campionato, di provare a rigenerare una squadra ormai andata di cottura, di compiere un miracolo che a un tecnico più esperto non sarebbe mai riuscito ma a un esordiente magari sì, per la sua incoscienza forse, o per il suo impatto in un mondo per lui completamente nuovo, per la sua fortuna. Stramaccioni ha fatto del suo meglio ma è umano come gli altri, e si è dovuto arrendere all'evidenza: l'Inter dei Lucio, dei Maicon, dei Cambiasso, non può più competere a certi livelli, non ne ha più la lucidità, ne ha magari la personalità e l'orgoglio ma non il passo, perché quando i ritmi si alzano non sta dietro agli avversari, e ogni sbavatura la paga cara, carissima, perché non ha più in sé gli anticorpi o le energie per rimediare ai propri errori. Il tempo passa per tutti, e di illusioni o di ricordi non si può vivere. Stramaccioni l'ha imparato a carissimo prezzo al Tardini e ora si trova a dover affrontare un derby da sfavoritissimo, contro un Milan che crede di nuovo nello scudetto e avrà più energie mentali (quanto a quelle atletiche, non sembra che i rossoneri stiano tanto meglio). Al dunque: per come vanno le cose nell'Inter di Moratti, la conferma di Stramaccioni passa da domenica, da come andranno le cose nel derby. Se l'Inter lo vincesse, ecco che per il giovin tecnico si riaprirebbero d'incanto le porte del futuro, e un pensierino ad affidargli la squadra di riaffaccerebbe, anche se in questo momento è un pensiero minore. In caso di sconfitta o inutile pareggio nel derby, invece, il mare comincerebbe a richiudersi su Andrea Stramaccioni, l'allenatore più giovane della serie A, l'absolute beginner che per qualche settimana ha fatto pensare che l'Inter avesse avuto una micidiale intuizione e che inventandosi dal nulla un tecnico fosse riuscita a risollevare le sorti di una squadra in via di spegnimento.

    "Scommesse? Presto deferimenti
    Prandelli non andrà all'Inter"

    Rimonta Zarate
    aggancio Champions

    Soffre la squadra di Stramaccioni contro il Cesena  va in svantaggio con Ceccarelli, poi recupera con Obi e l'argentino. Vittoria che porta la squadra al terzo posto

     

    MILANO - L'Inter fa il proprio dovere, battendo il già retrocesso Cesena, e si tiene in corsa per il terzo posto in campionato: i nerazzurri soffrono, contro una squadra romagnola che gioca per l'orgoglio, ma porta a casa quel successo che le consente di agganciare il Napoli e la Lazio, impegnata stasera ad Udine in uno spareggio che può tagliare fuori i friulani così come portare anche i bianconeri a quota 55. In una corsa Champions così ingarbugliata, possono fare la differenza fortuna e stato di forma e, per entrambi gli aspetti, è la squadra di Stramaccioni ad apparire più lanciata.

    PAZZINI NON SI SBLOCCA - Nel primo tempo l'Inter convince per l'impegno, sebbene non sia capace di incantare sul fronte del gioco, complice un Cesena molto chiuso. I nerazzurri non sfruttano a sufficienza le fasce, dove pure mostrano di poter pungere con facilità, mentre in mezzo pagano l'eccessiva concentrazione di maglie bianconere. Antonioli sa farsi trovare pronto quando è chiamato in causa, come sul piattone di Pazzini (alla prima da titolare con Stramaccioni) o sulla botta sotto misura di Lucio nel finale di tempo, conclusione che il portiere dei romagnoli respinge d'istinto con la fronte, rimanendo a terra per un paio di minuti dopo l'impatto.

    DECISIVI I CAMBI - La voglia, da parte dei nerazzurri, c'è tutta, sebbene manchi spesso la giusta lucidità. A complicare la situazione ci si mette un Cesena tutt'altro che arrendevole: gli uomini di Beretta,

     

    in avvio di ripresa, prima colpiscono una traversa con Iaquinta, poi trovano il gol del vantaggio col tiro a incrociare di Ceccarelli, pur deviato da Nagatomo. La fortuna restituisce subito il maltolto all'Inter, appena due minuti dopo lo 0-1, quando è un'altra deviazione, di Von Bergen, a rendere imparabile il tiro da fuori di Obi. Stramaccioni toglie Pazzini e uno stremato Alvarez in favore di Milito e Zarate: quest'ultimo si farà trovare pronto sul cross di Guarin per la zuccata da tre punti, a conclusione di un'azione martellante dei nerazzurri.

    FINALE SERENO - A quel punto manca più di un quarto d'ora da giocare e il tecnico nerazzurro inserisce Poli per dare nuovo spolvero al centrocampo ed addormentare una partita che, fino a quel momento, aveva consumato l'Inter dal punto di vista fisico e nervoso. I nerazzurri non correranno più grossi rischi, mettendo in ghiaccio un risultato che vale oro nella corsa all'Europa che conta.

    INTER-CESENA 2-1
    (0-0)
    INTER (4-3-2-1): Castellazzi 6; Maicon 6.5, Lucio 6, Ranocchia 5.5, Nagatomo 6.5; Guarin 6.5, Cambiasso 6, Obi 6; Alvarez 6.5 (21' st Zarate 6.5), Sneijder 6.5 (35' st Poli sv); Pazzini 5.5 (15' st Milito 6). (21 Orlandoni, 2 Cordoba, 37 Faraoni, 9 Forlan). All.: Stramaccioni.
    CESENA (5-3-1-1): Antonioli 6.5; Ceccarelli 6 (40' Djokovic sv), Benalouane 5.5, Von Bergen 5.5, Rodriguez 6, Comotto 5.5 (19' st Martinho 6); Santana 6, Guana 5.5, Parolo 5.5; Mutu 5.5 (30' st Lolli sv), Iaquinta 6. (88 Ravaglia, 13 Rossi, 42 Arrigoni, 17 Malonga). All. Beretta
    ARBITRO: Romeo di Verona
    RETI: nel st 12' Ceccarelli, 14' Obi, 27' Zarate
    ANGOLI: 10-2 per l'Inter
    RECUPERO: 1' e 4'
    AMMONITI: Benalouane e Santana per gioco falloso
    ESPULSI: 48' st Beretta e il suo vice Canzi per proteste
    SPETTATORI: 45.802 per un incasso di 1.520.483 euro.

    Il presidente federale Abete rassicura il numero uno della Lega di B, Abodi, sulla celerità delle decisioni della Procura. "Entro maggio arriverà la decisione di Palazzi". Poi sul futuro del ct: "Ha un contratto di quattro anni con la nazionale che vuole rispettare"

     

    MILANO - Quattro giornate alla fine della serie A, sei alla fine delle serie B. Il calcio chiede chiarezza in merito all'inchiesta sul calcioscommesse che potrebbe scombussolare le classifiche dei due principali campionati italiani e lo fa nelle parole del presidente della Lega cadetta Andrea Abodi che, nel corso del convegno 'Le regole, il rispetto, la reputazione' organizzato dalla Lega di serie B al quale ha partecipato anche il presidente federale, Giancarlo Abete, prova ad accelerare i tempi per i deferimenti di club e giocatori. Il numero uno della Figc rassicura tutti sul lavoro del Procuratore federale, Palazzi. "Entro la fine del mese in corso e l'inizio di maggio c'è l'impegno della Procura di dare luogo a tutti i deferimenti che risultassero necessari - spiega Abete -. Palazzi ha evidenziato che fisiologicamente bisogna svolgere un'inchiesta a tronconi. In questi giorni la Procura di Cremona sta svolgendo nuovi interrogatori e in Figc c'è massimo collegamento con la Procura di Napoli, che in tempi brevi metterà a disposizione documenti utili per aprire un nuovo troncone. Le scommesse illegali rappresentano un problema che riguarda l'intera società italiana, in cui è diminuito il rispetto delle regole".

    'PRANDELLI HA UN CONTRATTO' - Poi il numero uno della Federazione allontana le voci che vogliono Cesare Prandelli sulla panchina dell'Inter dopo gli Europei in Polonia e Ucraina. Leggo con attenzione i giornali ma posso dire che a me non risulta assolutamente che Cesare Prandelli 

     

    vada via dalla nazionale al termine degli Europei. Ha un contratto quadriennale con la Federazione e lo sento molto spesso, quindi parlare di ipotesi non ha senso - assicura prima di concedersi una battuta sull'eliminazione dalla Champions di Barcellona e Real Madrid -. Credo che ogni squadra vive la dimensione del momento -ha sottolineato-, Real e Barca erano le favorite ma sono state eliminate. Detto questo credo che la Spagna è una grande squadra. La sfida con loro in Polonia sarà aperta anche se sono i primi nel ranking e noi dodicesimi".
     

    Inter, tris da Champions
    Agganciata l'Udinese

    Colpiti a freddo da Danilo, i nerazzurri passano al 'Friulì grazie a una doppietta di Sneijder (a segno dopo 6 mesi) e a un gol di Alvarez, preferito dall'inizio a Zarate. Pagano le scelte tattiche e di uomini di Stramaccioni (bene anche Guarin titolare): la sua squadra è a 3 punti dal 3° posto

    Highlights Udinese-Inter 1-3 Serie A - All goals video 25-4-2012

    Highlights Udinese-Inter 1-3 Serie A - All goals video 25-4-2012

    TABELLINO: Udinese-Inter 1-3


    Udinese (3-5-1-1): Handanovic; Benatia, Danilo, Domizzi; Basta (15' st Pereyra), Pinzi, Pazienza (32' st Torje), Asamoah, Armero (15' st Pasquale); Floro Flores; Di Natale. A disposizione: Padelli, Barreto, Abdi, Ekstrand. All.: Guidolin. 

    Inter (4-3-2-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Ranocchia, Nagatomo; Guarin, Stankovic, Cambiasso; Alvarez (20' st Obi), Sneijder (41' st Poli); Milito (40' st Zarate). A disposizione: Castellazzi, Cordoba, Pazzini, Faraoni. All.: Stramaccioni.

    Arbitro: Banti

    Marcatori: 6' Danilo (U), 10', 28' Sneijder (I), 37' Alvarez (I)

    Ammoniti: Danilo, Floro Flores (U), Stankovic (I)

    A breve il video con telecronaca italiana

     

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    UDINE  -  Chi vorrà accomodarsi sulla terza poltrona dovrà fare i conti anche con l'Inter. Ebbene sì, i nerazzurri vincono lo spareggio del 'Friuli', con un inequivocabile 3-1 dopo essere andati fra l'altro subito sotto, grazie a una doppietta di Wesley Sneijder (tornato a segnare dopo sei mesi) e a un gol di Alvarez, ovvero due degli oggetti misteriosi della gestione Ranieri.

    IL MARCHIO DI STRAMACCIONI SUL COLPO AL 'FRIULI' - Il successo sull'Udinese (una sola affermazione nelle ultime nove gare, i numeri indicano la flessione degli uomini di Francesco Guidolin) premia le scelte di Andrea Stramaccioni (primo blitz esterno da quando siede in panchina), anche coraggiose, come quella di escludere dalla lista dei convocati Diego Forlan dopo la deludente prova di Firenze. Ma anche come quella di rilanciare dall'inizio a centrocampo Guarin, a sua volta poco convincente nell'esordio da titolare contro il Cagliari: il colombiano è uno dei migliori, per quantità e qualità. E lo stesso può dirsi del modulo utilizzato dal giovane tecnico promosso da Moratti, con l'impiego di Alvarez preferito a Zarate nel 4-3-2-1. Sarà un caso, ma le reti che consentono all'Inter di agganciare l'Udinese a quota 52 (5° posto) e avvicinarsi a Napoli (54) e Lazio (55) sono proprio dei due trequartisti schierati insieme da Stramaccioni, in questo caso capace di dare una lezione tattica a un maestro come Guidolin.

    DANILO COLPISCE A FREDDO, RISPONDE SNEIJDER
    - Eppure

     

    al pronti via sono i tifosi friulani a gioire, quando Danilo dopo neppure 5 minuti lascia secco Julio Cesar con un destro potente e preciso dai 20 metri, che colpisce il palo interno e si insacca. Match subito in salita, dunque, per Stankovic e compagni (il serbo capitano di giornata per l'assenza di Zanetti, out per infortunio come Samuel, Palombo, Castaignos e Chivu), che però nel giro di cinque minuti rimettono le cose a posto, dopo aver rischiato di subire il raddoppio da Asamoah. Il rasoterra mancino di Sneijder non è irresistibile, ma un paio di rimbalzi sul terreno e un intervento non impeccabile di Handanovic (per una volta determinante in negativo) lo trasformano nel pallone dell'1-1.

    TOCCO SOTTO DELL'OLANDESE PER IL 2-1
    - Il pari cambia l'inerzia del match, i padroni di casa smarriscono sicurezza, mentre i nerazzurri ritrovano coraggio e convinzione. Così, dopo un intervento di Julio Cesar su Floro Flores, è l'Inter a ribaltare la situazione: gran lavoro in area di Milito, che attira due difensori su di sé poi confeziona un assist al bacio per Sneijder, delizioso è anche il tocco sotto dell'olandese a scavalcare portiere in uscita e tentativo di recupero di Danilo, per una doppietta quanto mai pesante.

    ALVAREZ FIRMA IL TRIS NERAZZURRO -
    L'Udinese commette l'errore di buttarsi avanti a testa bassa e quelli di Stramaccioni la puniscono puntualmente. In contropiede Guarin pesca Alvarez, che si libera di Danilo con una finta e con un diagonale chirurgico mette le ali ai suoi, per la gioia di Massimo Moratti in tribuna.
    In avvio di ripresa, per almeno venti minuti, i bianconeri mettono sotto gli avversari, cercando di riaprire la gara, ma peccano di imprecisione nelle occasioni costruite, trovando poi sempre attento anche il portiere brasiliano dell'Inter. Che ancora con Sneijder, di rimessa, sfiora anche il poker quando i padroni di casa accusano la stanchezza. Guidolin attinge anche a forze fresche in panchina, i suoi creano azioni ma senza trovare la via della rete.

    UDINESE, ULTIMA CHIAMATA CON LA LAZIO
    - Il primo treno Champions, dunque, è perso dall'Udinese, che avrà un'ultima prova d'appello domenica nel posticipo con la Lazio, ancora al 'Friuli'. Una giornata in cui, se riuscirà a battere il Cesena fanalino di coda a San Siro, l'Inter di Stramaccioni potrebbe vedere scenari di classifica ancora più rosei considerando che sabato c'è anche Roma-Napoli all'Olimpico.

    UDINESE -INTER 1-3 (1-3)
    UDINESE (3-5-2): Handanovic 5; Benatia 5.5, Danilo 6, Domizzi 5.5; Basta 5.5 (16' st Pereyra 5.5) ; Pinzi 5.5, Pazienza 5 (32' st Torje sv), Asamoah 5.5, Armero 5 (16' st Pasquale 5.5); Floro Flores 5.5, Di Natale 5.5. (21 Padelli, 24 Ekstrand, 23 Abdi, 9 Barreto). All.: Guidolin 5.5.
    INTER (3-4-1-2): Julio Cesar 6.5; Maicon 6, Lucio 5.5, Ranocchia 6, Nagatomo 6; Guarin 7, Stankovic 7, Cambiasso 6; Alvarez 6.5 (20' st Obi 6), Sneijder 7.5 (41' st Poli sv); Milito 6.5 (40' st Zarate sv). (12 Castellazzi, 2 Cordoba, 37 Faraoni, 7 Pazzini). All.: Stramaccioni 7.
    Arbitro: Banti di Livorno 6.5.
    Reti: pt 5' Danilo (U), 10' Sneijder (I), 28' Sneijder (I), 37' Alvarez (I).
    Ammoniti: Stankovic (I), Danilo (U) per gioco falloso, Floro Flores (U) per proteste.
    Angoli: 7-4 per l'Udinese.
    Recupero: 1' e 6'.

    NIENTE DA FARE....LA SOLITA CONFUSIONE TARGATA MERDATTI....NEL FRATTEMPO BRUTTISSIMO 0-0 CON LA FIORENTETTA....TERZO POSTO GAME OVER !!!

    Mercato, l'Inter è un BORDELLO TOTALE !!
    Sneijder pedina per Balotelli?

    Branca e Ausilio hanno la lista pronta per rifondare la squadra. Si cerca soprattutto per difesa e centrocampo. Il colombiano Guarin consiglia il connazionale Rodriguez e il brasiliano Fernando, entrambi del Porto. Ultimatum dell'agente di Maicon, l'olandese verso il City per arrivare a SuperMario

    d

    Dunque, proviamo a elencarli. E' difficile, ma bisogna provarci. Allora: l'ultimo è Prandelli. Prima di lui, a vari livelli di suggestione, ecco Bielsa, Villas Boas, Blanc, Zenga. O Mazzarri, o Montella, o Guidolin. Pure Capello, pure Spalletti, pure Allegri. E perché no: Guardiola e Mourinho, uno vale l'altro. E' il totopanchina interista, va avanti da mesi senza soluzione di continuità, a volte senza ritegno perché c'è chi inventa nomi di sana pianta: tanto qualcuno prima o poi riprenderà la "notizia" e il virus comincerà a circolare. Questo è lo stato delle cose all'Inter, nell'anno di grazia 2012, il secondo 'PT' (Post Triplete). Siamo già a una quindicina di nomi diversi per l'allenatore del futuro. C'era Ranieri e già a dicembre si elencavano possibili suoi successori, a febbraio non parliamone nemmeno perché si era nel pieno della bufera, il tecnico era stato già sfiduciato dal club (non nelle parole ma nei fatti) e i nomi fioccavano. Ora c'è Stramaccioni ma la giostra non si è fermata, anzi. Appena si è capito che neppure col giovine allenatore si sarebbe compiuto il miracolo (perché solo un miracolo farebbe rifiorire una squadra spremuta e annoiata), è ripartita la giostra. Altro giro, altro regalo.

    Ora si parla di Prandelli, e tutti smentiscono. A cominciare dallo stesso Prandelli, che pure non vedrebbe l'ora di tornare ad allenare un club. Domani tornerà d'attualità magari Villas Boas, e

     

    smentiranno pure quello. Ciò che invece non si può smentire, perché è sotto gli occhi di chiunque abbia occhi per vedere e cervello per pensare, è che il problema dell'Inter è ben lungi dall'essere quello dell'allenatore. Il problema dell'Inter sta nell'organico, nelle sue motivazioni prima ancora che nella sua carta di identità. Il problema dell'Inter è che in due anni sono stati acquistati venti giocatori e nessuno di loro ha avuto un impatto decente sulle sorti della squadra. Il problema dell'Inter è che il livello tecnico è crollato con le cessioni di Balotelli, Eto'o e Thiago Motta, e nel frattempo Sneijder ha smesso di giocare, anzi da mesi ha un solo pensiero: rimettersi in forma per gli Europei, mica per l'Inter. Il problema dell'Inter è che ha trattato per alcuni mesi l'ottimo brasiliano Lucas, 19enne emergente, sembrava fatta, invece ora glielo sta soffiando il Real Madrid. Il problema dell'Inter sono i suoi problemi interni insoluti e l'incapacità di rinnovarsi, non certo gli allenatori. Del resto dopo Mourinho ne sono arrivati cinque, e lasciando da parte il giovin Stramaccioni non si può dire che gli altri quattro, cioè Benitez, Leonardo, Gasperini e Ranieri fossero tutti degli incapaci, o degli inetti, o degli inesperti.

    Per ora l'Inter si trascina verso il finale di stagione, agitando davanti a sé il drappo purpureo del terzo posto ancora possibile per cercare di motivarsi, quasi fosse un elettrochoc. Ma in cuor loro, gli interisti sanno che il terzo posto è una chimera, anche solo facendo la corsa sull'Udinese (della Lazio tutti pensano che in qualche modo non andrà in Champions, per le note vicende), ecco perché dopo il pareggiotto di Firenze hanno cominciato a parlare della "matematica che ancora non ci condanna": ma il calendario (Udinese, Cesena, Parma, Milan, Lazio) non sembra lasciare molte speranze. A meno che mercoledì a Udine non avvenga il miracolo, cioè la vittoria, anche se è difficile accreditare di qualche speranza di vittoria al Friuli la squadra lenta e disperante vista a Firenze. E' un lento trascinarsi, quello dell'Inter, verso il finale della prima stagione senza titoli negli ultimi sette anni. Lento, triste e malinconico. Di piani per il futuro non sembra esserci neppure l'ombra, a meno che il piano non sia da considerare quello di un'ulteriore contrazione dei costi. Per questo, forse solo per questo, non si fa altro che parlare dell'allenatore del futuro, almeno c'è un argomento vivace da proporre. Anche a costo di sconfinare nel ridicolo.

    Mercato, l'Inter è un cantiere Sneijder pedina per Balotelli?

    MILANO - L'Inter del futuro è ancora in cantiere, i giocatori sulla lista del dt Marco Branca e del ds Piero Ausilio sono molti e in più reparti, da Isla a Bale passando per Sahin, Veloso e M'Vila, fino ad arrivare a Lavezzi e Ibarbo. In particolare i due dirigenti puntano a rinforzare la difesa e il centrocampo, i due settori dove l'Inter ha più necessità di essere puntellata. I contatti con le società e i procuratori dei calciatori - in attesa dell'apertura del mercato - sono quotidiani. A 'dare una mano' arrivano i consigli di Fredy Guarin. Il colombiano arrivato in prestito dal Porto si sente già nerazzurro tanto da consigliare l'acquisto di James Rodriguez e Fernando per la prossima stagione. "Tutti sanno che James è un talento - dice il centrocampista a 'O Jogo' -. Il Portogallo gli sta stretto. Ha dimostrato il suo valore durante la stagione, è uno che fa la differenza a suon di gol nei momenti decisivi. E' un mio amico e ovviamente mi piacerebbe averlo con me all'Inter. Arriverà il suo momento. James, all'Inter o altrove, sarà felice. Si merita la grande opportunità della sua vita. E' una persona che ha grandi valori e ha un talento unico". Sull'ex compagno di reparto Guarin sottolinea: "E' un grande giocatore. E' fondamentale per la squadra. Lavora per il gruppo, con lui i compagni si sentono al sicuro".

    SNEIJDER PER BALOTELLI - Mentre Guarin - già sicuro che l'Inter lo riscatterà - suggerisce gli acquisti, Maicon

    punta i piedi sul rinnovo del suo contratto, in scadenza nel 2013. "Entro giugno si deve decidere", sottolinea l'agente del brasiliano Roberto Calenda. L'idea dell'Inter è non rinnovare alle cifre attuali (4 milioni) e nel caso di mancato accordo tra club e giocatore per il brasiliano verrebbe cercato un acquirente. Così come per Wesley Sneijder, che potrebbe diventare pedina di scambio per arrivare a Mario Balotelli nel caso Josè Mourinho dovesse sostituire Roberto Mancini sulla panchina del City. Al portoghese piace da sempre l'olandese. E il furetto nerazzurro non ha mai fatto segreto della possibilità di lasciare l'Inter. Sulla lista degli addii anche Chivu. Il difensore ha il contratto in scadenza a giugno ma l'Inter non sembra aver intenzione di firmare un nuovo accordo con il romeno. In stand by resta Pandev. L'attaccante - come scritto da Repubblica - a fine stagione dovrebbe tornare all'Inter. A Napoli sono contenti della stagione di Pandev e sono disposti a riscattarlo ma a condizioni ragionevoli. La palla passa ora a Bigon e Branca.

    Milito trascina l'Inter
    L'Europa è più vicina

    I nerazzurri battono in rimonta 2-1 il Siena e accorciano il distacco dal quinto posto difeso ora dalla Roma. Apre subito le marcature D'Agostino, poi il Principe, con un gol per tempo, ribalta il risultato

     

    MILANO - L'Europa nel mirino. L'Inter di Stramaccioni supera 2-1 il Siena nella 32/a giornata della Serie A e accorcia a sole due lunghezze la distanza che la separa dal quinto posto difeso ora dalla Roma che ha scavalcato il Napoli in classifica. Un successo cercato, voluto e soprattutto sofferto, perché il Siena ha messo più volte in difficoltà i nerazzurri, reggendo i momenti di maggiore pressione dei padroni di casa.

    VITTORIA DI GRUPPO - "Stramala pazza Inter Stramala". Ormai l'inno nerazzurro è anche l'inno di Stramaccioni. I tifosi lo hanno adottato subito e la squadra ha risposto come meglio non poteva al giovane tecnico proveniente dalla Primavera. Se è vero che nel primo tempo i nerazzurri sono apparsi confusi e storditi dal gol a freddo di D'Agostino, nella ripresa Zanetti e compagni sono tornati a macinare gioco con la grinta e la gioia dei tempi migliori. Stramaccioni sta lavorando molto sulla testa dei giocatori e il fatto stesso che sta affidando il suo futuro nelle mani dei "senatori" lascia ben intendere il lavoro che sta portando avanti il tecnico. Da qui alla fine del campionato mancano sei giornate e se l'Inter dovesse tornare a giocare da Inter l'Europa non sarebbe più un obiettivo da raggiungere affannosamente.

    IL CUORE NON BASTA - I complimenti vanno fatti soprattutto al Siena. Al di là del vantaggio iniziale, gli uomini di Sannino hanno saputo tenere benissimo il campo rischiando poco o nulla. La sconfitta è forse una punizione troppo severa per questa squadra che ha lottato fino all'ultimo istante con il cuore in mano. Venire a giocare a San Siro con la testa libera dalla paura e dai fantasmi della retrocessione è sicuramente un vantaggio non da poco. Il merito è soprattutto dal cammino svolto finora dalla squadra che ora avrà sei giornate per raggiungere con tranquillità l'obiettivo prefissato a inizio stagione.

    IL MATCH -
    Partenza shock dei nerazzurri che vanno sotto dopo appena 6'. Samuel perde palla sulla pressione di D'Agostino, il numero 10 bianconero lancia in profondità Destro che viene ipnotizzato da Julio Cesar, sulla ribattuta ci prova Brienza che trova l'ottima risposta del reattivo estremo nerazzurro, al terzo tentativo ci prova D'Agostino che infila per il vantaggio. La risposta dei padroni di casa arriva 20' dopo, ma Milito dagli undici metri tira addosso a Pegolo. Nel finale il Principe si fa perdonare infilando di testa su un rinvio errato di Pesoli su azione d'angolo. Ripresa più spumeggiante con Zanetti e compagni con l'acceleratore pigiato. Ci prova prima Milito su respinta corta di Pegolo su tiro di Alvarez, poi Stankovic, quindi Zarate, ma la palla non vuole saperne di entrare. Poi Mannini trattiene vistosamente Nagatomo e Romeo indica il dischetto dal quale Milito non sbaglia. Inutile l'assalto finale del Siena che deve arrendersi ai padroni di casa.

    Inter-Siena 2-1 (1-1)
    Inter (4-3-3): Julio Cesar 6; Zanetti 6.5, Lucio 6, Samuel 5 (38' pt Nagatomo 6), Chivu 6; Cambiasso 6, Stankovic 6, Obi 5.5 (23' st Poli 6); Alvarez 5.5 (32' st Pazzini 6), Milito 7, Zarate 6. (12 Castellazzi, 23 Ranocchia, 14 Guarin, 9 Forlan). All.: Stramaccioni
    Siena (4-4-1-1): Pegolo 6; Vitiello 6 (29' st Contini 5.5), Terzi 6.5, Pesoli 6, Del Grosso 5.5; Mannini 5.5, Vergassola 6, Bolzoni 5.5 (17' st Gazzi 6), Brienza 6; D'Agostino 6 (17' st Gonzalez 5.5); Destro 6.5. (1 Brkic, 15 Belmonte, 17 Grossi, 77 Sestu). All.: Sannino
    Arbitro: Romeo di Verona
    Reti: nel pt 7' D'Agostino, 42' Milito; nel st 36' Milito (R).
    Note: Angoli: 9-3 per l'Inter. Recupero: 0' e 3'. Espulso: al 48' st Pegolo per proteste. Ammoniti: Samuel, Pesoli, Vitiello, Mannini e Contini per gioco falloso. Spettatori: 46.327 per un incasso di 1.538.858 euro.

    SERIE A/ Inter-Genoa (5-4): gol, sintesi e video highlights (trentesima giornata)

    Il Milan non riesce nell’impresa di eliminare il Barcellona e deve cosi salutare la Champions League almeno per questa edizione. Una eliminazione però a testa alta per gli uomini di...



    Il Milan non riesce nell’impresa di eliminare il Barcellona e deve cosi salutare la Champions League

     

    Highlights Inter-Genoa 5-4 Serie A - All goals video 1-4-2012

    Highlights Inter-Genoa 5-4 Serie A - All goals video 1-4-2012

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    lunedì 2 aprile 2012

     



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    Stra-Inter, gol ed emozioni
    Milito stende il Genoa

    Il nuovo corso nerazzurro produce reti e spettacolo. Al Meazza finisce 5-4 con una tripletta dell'ex attaccante rossoblu e reti di Samuel e Zarate. Ai grifoni non bastano tre rigori (uno di Palacio e due di Gilardino) per evitare il ko. Di Moretti il quarto gol. Espulsi J. Cesar e Belluschi

     

    MILANO - Sarà per l'avvento di Stramaccioni, sarà per la voglia di riscatto dei giocatori, sarà per la pochezza difensiva del Genoa (alla sesta goleada stagionale subita lontano da Marassi), fatto sta che l'Inter ritrova finalmente il gusto di far festa con il suo pubblico dopo 70 giorni. Un successo pirotecnico (5-4) ma soprattutto importante che, se non altro, tiene vive le speranze europee dei nerazzurri. La sconfitta, invece, rappresenta il 9° risultato negativo di fila dei grifoni, sempre più pericolosamente vicini alla zona retrocessione e ora costretti davvero a rimboccarsi le maniche per evitare un finale di stagione affannato.
     
    UNA SQUADRA CON PIU' SOLUZIONI OFFENSIVE - Il nuovo corso voluto da Moratti non poteva partire nel migliore dei modi. L'Inter, d'incanto, è sembrata trovare stimoli perduti. Il nuovo 4-3-3 varato dal giovane ex tecnico della Primavera ha sicuramente restituito spettacolo ed entusiasmo. Il tridente d'attacco, grazie soprattutto al dinamismo di un voglioso Zarate, ha dimostrato un'intercambiabilità interessante. Non solo: grazie a un Cambiasso tornato ad avere libertà d'inserimento, le soluzioni offensive sono aumentate e la squadra, con Stankovic promosso regista unico alla De Rossi, ha trovato anche geometrie e tempi di gioco più lineari. Certo c'è qualcosa da rivedere dietro, dove la squadra rischia un po' troppo, ma ci sarà tempo per studiare anche i giusti equilibri.
     
    GENOA, SOLITE AMNESIE DIFENSIVE

     

    - Il Genoa, al contrario, al di là di tanta buona volontà, ha mostrato i soliti difetti. La difesa, soprattutto, ha mostrato pericolose amnesie e, una volta andata in svantaggio, ha tenuto troppo alta la linea dimenticandosi sia di applicare con precisione il fuorigioco, sia gli uomini. Di questo passo non sarà facile conquistare punti. E Marino farà bene a dare una registrata al reparto, soprattutto in un momento in cui è costretto a fare a meno dell'esperienza di Granqvist.
     
    UN SUCCESSO MAI IN DISCUSSIONE - La gara è stata un susseguirsi di gol, record (4 rigori) ed emozioni. Ma il 5-4 non deve trarre in inganno. Il successo dell'Inter non è mai stato in dubbio. Avanti 3-0 con una doppietta dell'ex Milito e una zampata di Samuel, l'Inter ha preso gol nel recupero di primo tempo da Moretti che ha fortunosamente deviato una rovesciata di Sculli, sicuramente il migliore tra i rossoblu.
     
    BEN QUATTRO RIGORI - Il Genoa nella ripresa ha riaperto il gioco nel momento migliore dei nerazzurri con un rigore di Palacio ma l'Inter ha reagito con carattere trovando il 4-2 con un bel destro a giro di Zarate. Una disattenzione della difesa nerazzurra (Palacio lasciato in gioco in contropiede) ha costretto Julio Cesar a provocare il 2° rigore con conseguente espulsione consentendo a Giardino di siglare il 4-3. Ma l'Inter non ha rischiato nulla, conquistandosi, anzi, col subentrato Guarin (fallo di Belluschi, anch'esso espulso) il rigore del 5-3 trasformato da Milito. Il Genoa ha avuto solo un altro sussulto d'orgoglio che gli ha permesso di conquistarsi al 90' il 3° penalty con Sculli, bravo a bruciare sul tempo Lucio in area. Gilardino non ha fallito togliendosi la soddisfazione di siglare una platonica doppietta.

     

    IL RE TENTENNA HA DECISO QUANDO ORMAI I MAIALI SONO SCAPPATI DALLA STALLA

    Moratti esonera Ranieri
    squadra a Stramaccioni

    Fatale all'allenatore romano la sconfitta con la Juventus. Al suo posto arriva il tecnico che, alla guida della Primavera, ha appena trionfato nella Champions League giovanile 

     

    MILANO - Si è alla fine consumato l'addio tra Claudio Ranieri e l'Inter. La sconfitta patita contro la Juventus, il secco 2-0 a Torino, non è stato digerito dal presidente Massimo Moratti, che ha infatti deciso di cambiare allenatore. A sostituirlo sarà Andrea Stramaccioni, che lascia la squadra Primavera dopo aver trionfato nella Champions League giovanile contro l'Ajax. Ironia della sorte, Moratti non aveva visto il derby d'Italia per volare a Londra a sostenere i giovani. Andrea Stramaccioni, che avrà al suo fianco Beppe Baresi, si porterà il suo staff, mentre alla Primavera andrà Bernazzani. Quello di Ranieri è il sedicesimo esonero della serie A in questa stagione.

    Questo il comunicato ufficiale della società nerazzurra: "Il Presidente, Massimo Moratti e tutta l'Internazionale ringraziano Claudio Ranieri e il suo staff per la professionalità e l'impegno profusi, con sincerità, in questi mesi alla guida della squadra". L'Inter comunica inoltre "di aver affidato la squadra ad Andrea Stramaccioni, tecnico della Primavera che ha vinto la prima edizione della Next Generation Series. Il più grande e affettuoso in bocca al lupo ad Andrea Stramaccioni che da domani sarà al lavoro con la squadra al centro sportivo 'Angelo Moratti'". Andrea Stramaccioni sarà presentato ufficialmente martedì alle 17.00 al centro sportivo Angelo Moratti di Appiano Gentile.

    CHI E' STRAMACCIONI - Stramaccioni, romano di 36 anni,

     

    ha iniziato allo Zeta Sport, una società di Monte Sacro, quartiere di Roma, con la quale vince il titolo provinciale dopo aver lasciato il calcio giocato per un grave infortunio (nel Bologna in serie C, con Renzo Ulivieri sulla panchina emiliana). Nel suo curriculum ci sono tre scudetti: uno nei dilettanti con i ragazzi della Romulea e gli altri due nelle giovanili della Roma, con i Giovanissimi e gli Allievi Nazionali (con loro anche l'Arco di Trento del 2010). Il primo cambiamento importante nel 2005 quando Bruno Conti lo strappa alla Romulea (società legata alla Lazio), offrendogli la panchina degli Esordienti della Roma. In quell'anno passa dagli Esordienti ai Giovanissimi Regionali per arrivare ai Nazionali: in pochi mesi salta quattro categorie. Nel 2006 arriva il secondo tricolore proprio alla guida dei Giovanissimi e nel 2010 il terzo con gli Allievi Nazionali. La scorsa estate a Stramaccioni arrivano due offerte. La prima è dell'Inter, la seconda da parte di Arrigo Sacchi per la panchina dell'Italia Under 17. Il tecnico romano vuole continuare ad allenare squadre di club e così si trasferisce a Milano per guidare la Primavera dell'Inter.

     

     

     

    Sette nomi per l'Inter
    Ma Moratti prende tempo come il Re Tentenna che poi venne fatto a pezzi a Novara...

    Il presidente nerazzurro pensa già al dopo Ranieri. I soliti nomi (Blanc, Villas Boas, Mazzarri, Montella, Prandelli, Zeman e Bielsa), ma nessuno per il momento sembra averlo convinto in pieno. Per la Juventus, Stankovic e Chivu sono in ripresa, solo che: siccome a tutta sta gente ormai non frega più un cazzo in quanto il presidente canterino invece di tenerli sulla corda spara troiate come al solito suo, quando invece dovrebbe fare tutto pesantemente sotto traccia, ecco che la trasferta di Torino si rivelerà una merda d'altri tempi. L'Inter si prenderà una sonora legnata, di quelle che fanno storia e Ranieri verrà cacciato subito e tanti saluti al "salvare la stagione col piazzamento in Europa ed altre cagate in serie...."

     

    Sette nomi per l'Inter Ma Moratti prende tempo

    MILANO - Massimo Moratti dice di non voler prendere decisioni affrettate per il futuro perché la fretta è cattiva consigliera. Ma il presidente dell'Inter al domani della sua squadra ci sta pensando, eccome. In questo momento sulla lista dei papabili per il dopo Ranieri restano scritti i soliti nomi: Blanc, Villas Boas (Mou lo ha sconsigliato), Mazzarri, Montella, Prandelli, Zeman e Bielsa. Moratti su questi nomi continua a riflettere perché nessuno, chi per un motivo chi per un altro, non ha ancora fatto breccia nel cuore del presidente nerazzurro. Il futuro allenatore resta ancora un punto interrogativo. Così come la prossima partita di campionato contro la Juventus. Una gara che il numero uno del club di corso Vittorio Emanuele ha chiesto di vincere. Tre punti per tornare a galla e in attesa della scintilla vera che possa far invertire la rotta ai nerazzurri in questo momento zavorrati a quota 41 punti.

    STANKOVIC E CHIVU VERSO IL RITORNO - In vista della sfida contro la Juventus Stankovic e Chivu sono in ripresa. Il centrocampista e il difensore dovrebbero essere tra i convocati per la trasferta di Torino. Con loro potrebbe anche esserci Guarin. Il colombiano che sta cercando di ritrovare la condizione sta migliorando quotidianamente.

    BLANC E M'VILA, PRANDELLI E ROSSI - Secondo il portale francese Chronofoot se all'Inter arriverà Laurent Blanc a Milano potrebbero sbarcare Yann M'Vila del Rennes (seguito anche da Real Madrid e Arsenal) e Michel Bastos. Più complicato arrivare a Eden Hazard seguito anche dai grandi club inglesi. Se invece dovesse arrivare Prandelli (strada difficile da percorrere) potrebbe portare con se Giuseppe Rossi in rotta con il Villarreal. Mentre con Mazzarri il pole c'è Lavezzi, da diverse stagioni pallino dell'Inter. Se invece la scelta ricadrebbe su Villas Boas uno dei nuovi acquisti potrebbe essere Fernando del Porto. Indipendentemente dal tecnico che verrà restano sempre sul taccuino dei dirigenti nerazzurri Isla, Cuadrado, Lucas e M'Bia.

    Moratti cerca soci, MA NON SI SBRIGA AD ANDARE FUORI DAI COGLIONI ED INSISTE A TENERE GENTAGLIA COME BRANCA CHE E' COME RE MIDA ALLA ROVESCIA, TUTTO CIO' CHE TOCCA SI TRASFORMA IN MERDA !!!!: filtra l'intenzione di alienare quote dell'Inter subito:dato mandato ad una banca di cercare subito nuovi acquirenti intenzionati all'acquisto del club. I rossi consecutivi della Saras ormai sono un problema acclarato...

    Inter, l'amaro Giuliani lascia i Moratti

    Gian Germano Giuliani, patron del celebre amaro ed ex marito di Bedy Moratti, esce dal capitale della società nerazzurra regalando i propri titoli. Da tredici anni non era più consigliere

     

    MILANO - Gian Germano Giuliani, classe 1937, imprenditore dell'Amaro Giuliani, esce dal capitale dell'Inter dopo aver lasciato, circa tredici anni fa, la poltrona di consigliere del club neroazzurro. Lo rivela l'agenzia di stampa Radiocor. Giuliani, ex presidente della Giuliani spa ed ex marito di Bedy Moratti, sorella di Gianmarco e Massimo Moratti, nei mesi scorsi ha regalato le simboliche 150 mila azioni della società Fc Internazionale Milano a Clemente Lavelli e Giovanni Viganò, due persone a lui vicine e ovviamente tifose della squadra milanese.

    Sempre a inizio 2012 Pietro Guindani, membro del cda di Pirelli e presidente di Vodafone Italia, ha rilevato circa 1600 titoli del club neroazzurro. Si tratta di partecipazioni minime, considerando che l'Inter è controllata, come risulta dall'ultima assemblea di fine 2011, per il 98,2% da Internazionale holding, società che fa capo a Massimo Moratti. Alla fine dello scorso anno il club milanese ha deliberato un aumento di capitale da 40 milioni di euro per ripianare le perdite, pari a 86 milioni di euro nel bilancio che si è chiuso a giugno 2011.

    La sublimazione della crisi interista si è avuta domenica pomeriggio in diretta televisiva. A cominciare dal prepartita. Davanti alle telecamere di Sky, il direttore tecnico nerazzurro Branca ha sottolineato piccato che in società non si sente la mancanza di Oriali, in quanto l’ex dirigente “non era nemmeno tale”. Rispondendo dai microfoni di Mediaset, Oriali ha ricordato i sui trionfi, culminati nel 2010 quando sollevò la Champions League insieme all’amico Mourinho, e ha ribattuto a Branca, invitandolo a farsi da parte e accusandolo di “non sapersi assumere le responsabilità per gli errori dell’attuale gestione”. Entrambi i protagonisti del duello hanno poi preferito non riaprire la polemica. Da questo scontro, due le teorie sulle cause della disastrosa stagione interista e sugli scenari futuri.

    Partendo dalla vittoria in Coppa Italia nel maggio del 2005 (con Mancini in panchina), passando per il triplete dell’anno di grazia 2010 con Mourinho, fino ad arrivare alla vittoria in Coppa Italia del 2011 con Leonardo, l’Inter ha sempre conquistato almeno un trofeo a stagione. In totale 15 in sette anni. Nella stagione odierna, invece, il 6 agosto i nerazzurri hanno perso la Supercoppa Italiana a Pechino contro il Milan, il 26 gennaio sono stati eliminati dalla Coppa Italia per mano del Napoli e il 13 marzo sono stati estromessi dalla Champions dal Marsiglia. Per non parlare del campionato dove, col settimo posto a -19 dalla vetta, anche la qualificazione all’Europa League sembra compromesso. Per la prima volta da dodici anni, l’Inter potrebbe essere fuori dall’Europa, con un danno economico quantificabile in diverse decine di milioni. Com’è possibile una stagione da zero tituli già a marzo?

    C’è chi sostiene che con Oriali non ci sarebbero mai stati gli acquisti sbagliati di Forlan - preso ad agosto quando non poteva essere inserito nelle liste per la Champions, e incredibilmente nessuno se ne accorse – e di Guarin, arrivato a gennaio già infortunato, impossibilitato a sostituire gli stremati Zanetti e Cambiasso. Questa visione ‘passatista’, che rimpiange il vecchio assetto societario e che ha imputato tali errori a Branca e al direttore sportivo Ausilio, accusandoli inoltre di passare troppo tempo in sede e di non essere in grado di esercitare quel ruolo di collante tra squadra società che svolgeva Oriali. Da qui anche l’episodio di domenica contro l’Atalanta, con Forlan che nella ripresa si è rifiutato di entrare in campo al posto di Obi. L’errore di partenza dei due sarebbe stato poi quello di affidare in estate la panchina a Gasperini, che non convinceva, per esonerarlo subito, a settembre, dopo il 3-1 di Novara. Come l’anno scorso si era partiti titubanti con Benitez per poi chiudere con Leonardo.

    Gli scenari futuri, anche alla luce del divorzio consensuale del ds Pantaleo Corvino dalla Fiorentina e in contemporanea con il ritorno in scena di Oriali, prospettano un’accoppiata Corvino-Oriali in cabina di regia nerazzurra per la prossima stagione. “Corvino? Quello che con la Fiorentina è riuscito a mandare cinque giocatori, tra cui tre titolari, in scadenza di contratto e a perderli a parametro zero? Il responsabile dell’attuale disastro dei viola? Non è possibile che Moratti affidi la rifondazione a un perdente” è il paqrere di molti frequentatori del mondo interista. Secondo i ‘futuristi’ – quelli che guardano a domani certi che Branca sarà il perno della nuova Inter e che Oriali abbia parlato così solo perché certo di non tornare mai più in nerazzurro – ci sono stati sì acquisti sbagliati (i vari Coutinho, Alvarez, Jonathan, Zarate), ma il problema è che Moratti ha deciso di investire meno rispetto agli anni scorsi, per sistemare i bilanci e ottemperare alle nuove norme del fair play finanziario.

    Su una cosa concordano tutti. Gli errori, da dividere in parti uguali tra Branca e Oriali, sono stati quelli di non aver avuto il coraggio di vendere alcuni giocatori di livello all’indomani della vittoria in Champions (su tutti Milito e Maicon, che adesso valgono pochissimo, non certo Balotelli ed Eto’o, che invece servirebbero ancora) e di aver lasciato troppo spazio e potere a giocatori che oggi sono in grado di influenzare le decisioni societarie. I nomi? Chi risponde Cambiasso e Zanetti non sbaglia. Tutti d’accordo anche sul fatto che, al di là dei dirigenti, quest’estate ci saranno partenze eccellenti tra i giocatori e l’anno prossimo sulla panchina dell’Inter non siederà Ranieri. Il nuovo tecnico (Prandelli, Blanc, Mazzarri, Spalletti, Bielsa e Villas Boas i nomi) sarà il diciottesimo dell’era Moratti in diciassette anni di presidenza. Numeri che darebbero da pensare. Ma su questo punto futuristi e passatisti sono unanimi: il presidente, nel bene e nel male, sarà lui anche l’anno prossimo.
    Mourinho brucia Villas Boas
    "Non è ancora pronto per l'Inter"

    Il tecnico portoghese è ancora uno dei consiglieri più ascoltati dal presidente Moratti e ha dato il suo parere sulla scelta del prossimo allenatore. Salgono le quotazioni di Montella

    di ANDREA SORRENTINO

     

    MILANO - "Lasciate stare Villas Boas. Non è ancora da Inter". Il consiglio a Moratti, che invece avrebbe individuato proprio nel giovane portoghese l'allenatore del futuro, arriva dall'alto, anzi dall'Altissimo. Da Lui, insomma dal divino Josè. Per gli interisti, Mourinho negli ultimi due anni si è trasfigurato: non è più un semplice allenatore ma un'icona, il simbolo di qualcosa di irripetibile che ora non è più, un'entità soprannaturale che ogni tanto investe benevolmente il mondo nerazzurro con le sue attenzioni, a volte col suo Verbo. Infatti Mourinho nelle ultime settimane, quelle della crisi nera, si è fatto sentire. In forma ufficiale, cioè a microfoni aperti, quando alcuni giorni fa ha dichiarato a Mediaset Premium: "Un consiglio a Moratti? Io sono un tifoso come gli altri, voglio il bene dell'Inter ma Moratti più di ogni altro sa cosa bisogna fare: i ragazzi sono bravi, hanno tanto da dare e Ranieri è un allenatore con tanta esperienza che può tranquillamente iniziare una nuova stagione". Dichiarazione ben strana, a pensarci bene: tutto il mondo sa che Mourinho non ha mai stimato Ranieri sul piano professionale, visto che l'ha punzecchiato in moltissime occasioni. Ecco perché la bizzarra uscita si presta a un'altra lettura, più sottile: Mourinho sa che Moratti avrebbe pensato ad André Villas Boas per la prossima stagione, e dato che lui non è d'accordo, allora eccolo elogiare Ranieri, quasi a voler scongiurare il pericolo che all'Inter vada il suo ex assistente.

    Moratti e Mourinho si sentono al telefono con una certa frequenza, il legame è rimasto fortissimo. Contatti ce ne furono anche durante l'ultimo mercato invernale: l'Inter chiese in prestito uno tra Khedira e Sahin, che al Real giocano pochino, ma Mourinho non se ne volle privare. Così sembra che in uno degli ultimi colloqui, il tecnico abbia sconsigliato Moratti dall'ingaggiare Villas Boas. Sarebbe troppo giovane (non ha ancora 35 anni), ha alcune rigidità legate all'inesperienza (è uno scienziato della tattica, l'ha studiata e la conosce in modo profondissimo ma a volte manca di senso pratico) e non è ancora in grado di gestire uno spogliatoio complicato come quello interista: del resto l'ha ampiamente dimostrato al Chelsea, dove è stato esonerato proprio per non aver saputo entrare in sintonia con gli anziani del gruppo. Che Mourinho conosca benissimo Villas Boas è fuori discussione: lo ha avuto come assistente personale per sette anni, era l'addetto allo studio delle squadre avversarie. Poi le strade dei due si sono separate nel 2009, quando Villas Boas se n'è andato a fare l'allenatore per conto suo, e da lì in poi i rapporti si sono guastati, insomma i due non si parlano più. Per questo parrebbe che nel consiglio di Mourinho a Moratti ci possano essere dietro questioni personali, o almeno questo è ciò che dicono i pettegoli. "Ma no, Josè dà sempre consigli disinteressati e per il bene dell'Inter", ribattono dal club. E in effetti difficilmente Mourinho ha sbagliato, nei suoi suggerimenti al presidente interista: gli aveva sempre parlato male di Benitez, e si è visto com'è andata a finire; non è mai stato entusiasta di Ranieri, e i fatti non gli stanno dando torto; in fondo aveva apprezzato l'ingaggio di Leonardo, che alla fine si è rivelato il tecnico migliore, o il meno peggiore, di questi due anni (di Gasperini Mourinho aveva avuto impressioni positive da avversario, ma non sapeva se sarebbe stato adatto all'ambiente interista: infatti non lo fu).

    Nelle prossime settimane capiremo meglio la situazione, se Moratti si dirigerà decisamente su Villas Boas o se esiterà, ascoltando il divino Josè. E' un periodo di profonde riflessioni all'Inter, il presidente sa che la rifondazione ci deve essere ma per assumere i contorni di un vero cambiamento bisogna ripensare alcune cose nella struttura del club. C'è da restituire un assetto certo ai quadri dirgenziali, insomma bisogna valutare anche la posizione del dt Branca che nelle ultime stagioni ha chiaramente sbagliato gli acquisti e ora è sotto accusa. Prima l'assetto dirigenziale, poi il nuovo allenatore: sembra questa la priorità. Ma probabilmente esistono più allenatori da Inter che dirigenti, il dilemma è un po' questo. Di recente, tra gli allenatori, sono salite vertiginosamente le quotazioni di Vincenzo Montella, che sta compiendo prodigi col suo Catania al punto che ora ha gli stessi punti dell'Inter. Ma c'è ancora da aspettare per conoscere la verità. Moratti medita, soffre, medita e ancora soffre. L'unica certezza è che di questa Inter ne ha fin sopra i capelli, e che bisogna cambiarla.

    E' un disastro totale senza fine ed i tifosi neroazzurri non vedono l'ora che si concluda una delle stagioni più di merda della storia neroazzurra. Fuori da tutti i giochi già da settembre, con una dirigenza imbarazzante CHE RENDE INSPIEGABILE LA VITTORIA DEL TRIPLETE, il Presidente continua a sbuffare ma NON SI DECIDE AD ANDARSENE FUORI DAI COGLIONI PER SEMPRE. Per un rilancio c'è bisogno di un ricambio TOTALE, non solo di una RESTAURAZIONE VATICINATA DAL SEMI DEFICENTE CON LA TARTARASI CRONICA AL CERVELLO... "La cosa che mi preoccupa di più è che Branca ha detto che sta già lavorando per il prossimo anno: se fosse vero spero che stia lavorando per il futuro di un'altra squadra, non dell'Inter". L'ex dirigente dell'Inter Raffaele Oriali risponde così a Marco Branca, che oggi ha detto: "Anche quando era qua, lui non s'è occupato mai di mercato se non i primi due anni della mia gestione. Non conosceva le cose della società come le conoscevamo io e il mio presidente". "Non so perchè sia uscito con queste dichiarazioni - ha detto Oriali durante il programma 'Serie A Live' di Premium Calcio -, perchè lui stesso sa che molte trattative le abbiamo condotte assieme, fino alla cessione di Ibrahimovic al Barcellona, che ha portato avanti il presidente, anche molto bene. Ma lo confermano anche gli stessi giocatori, come Milito e Thiago Motta, che mi ringraziano sempre per il fatto di essere approdati all'Inter: anche durante le trattative in entrata di Ibra e Vieira, io e Branca eravamo assieme in sede della Juventus, con il presidente bianconero". "Branca, con tutti problemi che ha l'Inter e che lui ha contribuito a creare - ha continuato -, farebbe meglio a pensare a quello piuttosto di parlare di me, che da tifoso ho espresso delle critiche nei confronti della squadra". "Penso che sia giusto dargli dei meriti quando l'Inter ha fatto bene - ma non era solo che gli piaccia o no -. Ora la realtà dei fatti dice che da due anni sta lavorando da solo e i risultati sono quelli che vedete. È stato contestato il presidente - ha aggiunto Oriali - e secondo me non ha molte responsabilità, perchè le risorse economiche le ha fornite ed evidentemente non sono state spese bene. Branca deve accettare le critiche e non pensare a rispondere a me, con i problemi che ci sono: forse invidiava un pò il mio rapporto anche con gli allenatori, da Mancini a Mourinho". "Ha anche detto che non ero nemmeno un dirigente dell'Inter: al contrario, ero nel censimento e firmavo documenti ufficiali", ha concluso

     

    dall'inviato a San Siro

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    Definire opaca quest’Inter è quasi un complimento. Lo 0-0 di San Siro è un punto guadagnato per la squadra di Ranieri, che gioca con una svogliatezza inspiegabile quando dovrebbe invece dare il massimo per accorciare la classifica o almeno dare un senso a quello che resta del suo campionato. Invece no, alla fine l’Atalanta porta a casa un punto strameritato e ha tutti i diritti di recriminare per un rigore negatole nel finale, episodio in perfetta sintonia con l’evoluzione di questa partita.

    Ritmi blandi e poco filtraggio nel gioco dell’Inter durante il primo tempo. La squadra bada soprattutto a mantenere le posizioni onde evitare di dare campo ai bergamaschi, letali quando partono in contropiede. La pazienza innanzitutto, questa la richiesta di Ranieri ai suoi giocatori, perché se manca la creatività è con l’organizzazione che si può cercare di creare problemi all’avversario. L’Atalanta non ha nulla da perdere, per questo fa davvero paura, al di là della sua ottima stagione che ha del sorprendente e delle assenze nelle fila orobiche. Obi e Poli, tra i più attesi in quanto simboli della new generation, si destreggiano bene soprattutto al cospetto di qualche compagno più esperto che non spicca per qualità di prestazione.

    Non spicca soprattutto Diego Milito, che manifesta tutta la sua insicurezza fallendo il secondo rigore consecutivo, concesso per affossamento di Bellini su Pazzini. Penalty calciato debolmente, facile preda di Consigli, bravo anche sullo stacco aereo di Samuel subito dopo. Non ne va bene una, l’Inter riesce persino a sprecare dal dischetto quando avrebbe bisogno come l’aria di trovare il gol e il Principe risente tremendamente, dal punto di vista psicologico, del secondo errore consecutivo. Decisamene meglio il collega di reparto Pazzini, che lotta come un leone, fa da sponda e cerca spazio per concludere. Complessivamente, però, il primo tempo dei padroni di casa è insufficiente, fedele specchio della squadra di oggi.

    Non che l’Atalanta faccia molto meglio, ma di certo incute più paura rispetto all’Inter per il semplice fatto di muoversi in gruppo anche quando parte in contropiede. Per fortuna Moralez e co. non approfittano di qualche errore di posizionamento della linea difensiva di Ranieri, buona notizia visto che da copione al primo errore i milanesi vengono puniti sistematicamente. Il centrocampo interista è troppo lento, non ci sono ritmi, i giocatori non hanno l’appoggio dei compani e gli attaccanti vengono abbandonati al loro destino. Non c’è convinzione, si vive più di intuizioni quasi mai corrette e se si sprecano anche i rigori il quadro è chiarissimo.

    I ritmi nella ripresa non cambiano, difficile così che il match possa sbloccarsi anche se il fresco di ingresso Gabbiadini attenta allo 0-0 costringendo di testa Julio Cesar a un volo apprezzabile. Dall’altra parte, l’ingresso di Zarate per Milito certifica la pessima giornata per il Principe, al quale Ranieri nega l’opportunità di riscattarsi come al Bentegodi. Se poi l’unica azione degna di nota nei primi 25 minuti è una sgroppata di Zanetti significa che c’è ben poco da sperare se non nell’episodio favorevole. Le sostituzioni dell’allenatore dell’Inter fanno capire che siamo quasi alla disperazione: Faraoni e Castaignos prendono il posto di Obi e Poli, costruendo una sorta di 4-3-3 senza precedenti. E all’Inter va bene anche perché all’80’ Gava ignora un fallo in area di Lucio (già ammonito) su Gabbiadini. Episodio che farà discutere,

    Scampato il pericolo, alla fine ai padroni di casa va bene persino lo 0-0, risultato generoso per una squadra incapace di creare nulla in zona d’attacco e letteralmente sparita dopo l’errore dal dischetto di Milito, come se avesse sprecato l’unica opportunità della sua partita. Inaccettabile, a prescindere dallo sfacelo in cui la squadra versa. L’orgoglio prescinde da classifiche e risultati e il pubblico interista almeno quello lo pretende.

    14.03.2012 19:10

    Fonte: Adnkronos. Come per il calcio, anche nella formula uno i digiuni da vittorie molto lunghi hanno poi portato ad una serie di vittorie consecutive:la Ferrari rimase a digiuno di successi dal 1979 al 1999, per poi vincere 5 titoli consecutivi, all'indomani dei successi in serie, ovvero dal 2005, la Ferrrari ha vinto un solo titolo, nel 2007.

  • 2010-11Milan

    2000 Bandiera della Germania Michael Schumacher Bandiera dell'Italia Ferrari*

     2001 Bandiera della Germania Michael Schumacher Bandiera dell'Italia Ferrari*

    2002 Bandiera della Germania Michael Schumacher Bandiera dell'Italia Ferrari*

    2003 Bandiera della Germania Michael Schumacher Bandiera dell'Italia Ferrari*

     2004 Bandiera della Germania Michael Schumacher Bandiera dell'Italia Ferrari*

    2005 Bandiera della Spagna Fernando Alonso Bandiera della Francia Renault*

     2006 Bandiera della Spagna Fernando Alonso Bandiera della Francia Renault*

     2007 Bandiera della Finlandia Kimi Raikkonen Bandiera dell'Italia Ferrari*

  • 2009-10Internazionale

  • 2008-09Internazionale

  • 2007-08Internazionale

  • 2006-07Internazionale

  • 2005-06Internazionale

  • 2004-05

  • 2003-04

  • © foto di Giuseppe Celeste/Image sport

    Arrivano ulteriori conferme circa le intenzioni di Massimo Moratti di cercare nuovi soci per un futuro rilancio dell'Inter. Stando a quanto apprende Adnkronos da ambienti sportivi vicini al club, il presidente nerazzurro ha espresso la volontà ad esponenti di una banca primaria di alienare alcune quote della società. Una notizia filtrata nelle ultime ore e che dunque va a confermare l'intenzione di andare a cercare partner per la gestione dell'Inter ad altissimi livelli. In particolare, l'istituto si sarebbe quindi già messo all'opera nella ricerca di eventuali soggetti interessati all'acquisto.

     

     

     Milano, 13 marzo 2012: questo è l'ultimo undici del TRIPLETE. Ben 8 undicesimi hanno partecipato all'esaltante stazione 2009-2010: Julio Cesar,Samuel, Lucio, maicon, Stankovic, Zanetti,Milito e Sneider.

    Stagione ricca di delusioni quella 2011/12 in casa-Inter, oramai appesa ad un solo vero obiettivo stagionale: il raggiungimento del terzo posto in campionato, che farebbe staccare ai nerazzurri il biglietto per i preliminari della prossima Champions League. Fuori dall'Europa contro l'Olympique Marsiglia agli ottavi di finale (non accadeva dal 2008/09 quando i nerazzurri vennero estromessi dal Manchester Utd), fuori dalla coppa Italia contro il Napoli nei quarti di finale (per trovare di peggio si va al 2002/03 quando i milanesi uscirono dal Bari agli ottavi), mai in corsa per lo scudetto, i nerazzurri si aggrappano ad un piazzamento di prestigio in serie A per salvare una stagione finora fallimentare. La strada per raggiungerlo però è tutt'altro che semplice.

    L'Inter con 40 punti in 27 giornate si trova al settimo posto in classifica e, se la stagione finisse oggi, sarebbe fuori anche dall'Europa League, dove attualmente sarebbero qualificate Napoli e Udinese, appaiate a quota 46 punti. In Champions invece andrebbero Milan e Juventus (a partire dalla fase a gironi) e la Lazio (dai preliminari, essendo al momento terza con 48 punti). Per la seconda competizione europea però potrebbe essere sufficiente anche il sesto posto, adesso occupato dalla Roma con 41 punti, se le finaliste di coppa Italia - che si conosceranno la prossima settimana - dovessero essere Napoli e una tra Milan o Juventus, con queste squadre nei primi cinque posti al termine del campionato.

    La stagione negativa è stata finora infarcita di altri primati negativi, tra cui il digiuno-record (mai nella storia l'Inter era rimasta 541' senza segnare) ed il numero delle sconfitte casalinghe (mai nell'era-Moratti aveva perduto in una sola stagione sette partite davanti al pubblico amico). Debacle - come si vede - da tempo sconosciute in casa nerazzurra, considerando che la società arrivava da una messe di titoli in bacheca iniziata nel 2004/05, primo anno di guida tecnica di Roberto Mancini, e proseguita con Josè Mourinho, Rafa Benitez e Leonardo. Cinque scudetti consecutivi dal 2005/06 al 2009/10 (record eguagliato nella storia del campionato di serie A su girone unico, come la Juventus dal 1930/31 al 1934/35), di cui il primo assegnato a tavolino dopo le sentenze di "Calciopoli"; 4 coppe Italia (2004/05, 2005/06, 2009/10 e 2010/11), 4 supercoppe di Lega (2005, 2006, 2008, 2010), una Champions League (2009/10) ed un Mondiale per Club (2010). In totale 15 trofei in 7 stagioni. Altri tempi, altra Inter.

    aka per cinetvmania.it

    Eliminazione tra beffe,

     paure e disattenzioni:

     ecco gli zeru tituli

     

    © foto di www.imagephotoagency.it

    L'Inter è stata elminata dalla Champions. Venerdì ci sarà il nome dell'Olympique Marsiglia tra le 8 squadre estratte durante il sorteggio. Vedere l'Inter fuori dalla massima competizione europea fa male, ma farà ancora più male non vedere i nerazzurri in Champions l'anno prossimo. E questa doppia esclusione dalla Champions League, quest'anno e l'anno prossimo, è figlia degli stessi mali: cattiva gestione delle società, scelte sbagliate dell'allenatore, giocatori logori. Insomma, le solite cose che si dicono da tempo e che nella doppia sfida col Marsiglia sono venute fuori.

    DISATTENZIONI FATALI - L'Inter va fuori dalla Champions in zona Cesarini. Una gol, quello di Brandao, che sa di beffa. Come sapeva di beffa la rete di Andre Ayew all'andata. Se le due partite fossero finite al 90', l'Inter si sarebbe qualificata. Ma visto che coi "se" non si va da nessuna parte, gli errori difensivi, di Chivu e Lucio, alla fine sono risultati decisivi. Ma decisivo è stato anche lo scarso stato di forma dell'Inter, che non è riuscita a superare un modesto Marsiglia. A centrocampo la sfida è stata equilibrata, perché Diarra e M'Bia hanno ben spezzato le trame nerazzurre. Sulle fasce invece c'è stata forse una leggera superiorità marsigliese, almeno finché l'Inter ha giocato col rombo. Sneijder è uscito per infortunio e allora Ranieri, senza altri treuqartisti, ha provato la carta 4-4-2 con Obi a sinistra e l'inserimento dell'applauditissimo Cambiasso. E' arrivato il gol di Milito, non è bastato.

    TROPPE PAURE - Non possiamo considerare l'Inter inferiore al Marsiglia. Nella gara di ieri i nerazzurri hanno sicuramente giocato meglio, ma sono stati forse frenati dalla paura. Sì, la paura di subire il gol in trasferta che avrebbe compromesso tutto. Con la testa libera i gol sarebbero potuti essere molto di più. Poteva essere un'altra partita se Sneijder o Milito avessero segnato nel primo tempo. Così non è stato, ma il gol di Milito a un quarto d'ora abbondante dalla fine si poteva gestire meglio. Poteva essere la partita classica da 0-0, ma il gol del Principe, arrivato quasi casualmente sugli sviluppi di un corner, aveva riaperto tutto. Un 2-0 avrebbe messo il risultato al sicuro, o quasi, perché a quel punto bastava difendersi. E invece lo spettro dei supplementari, che può aver influenzato come il timore del gol in trasferta, si è fatto sentire negli ultimi 10 minuti. L'Inter non ha attaccato con convinzione e non ha neppure difeso a spada tratta l'1-0, un risultato beffardo.

    BEFFA FINALE E PAZZA REAZIONE - Alla fine si può dire che sia stata una beffa. Un flashback della partita di andata. I tifosi a San Siro (e anche da casa) avevano iniziato a credere seriamente ai quarti. Sembravano lì a un passo. Poi la doccia gelata: il gol di Brandao. Molti tifosi si sono istintivamente alzati e hanno lasciato lo stadio. Mancavano due minuti e bisognava fare due gol, troppi. Un gol, su rigore, è comunque arrivato in extremis, anche se è inutile. Ma proprio da quel gol può ripartire l'Inter. E' un segnale positivo nonostante l'eliminazione, perché vuol dire che un minimo di voglia di lottare è rimasta. Bisogna vedere quanto durerà e a cosa servirà, perché l'Inter non ha più obiettivi concreti: gli zeru tituli sono una realtà. Ce lo diciamo da soli, perché siamo sempre stati autoironici. Dopo aver vinto tutto, gli interisti se lo possono permettere.

     

     

     

    L'INTER RISPROFONDA NELL' "EPOCA" MERDOSA TARDELLIANA. FINITA ANCHE PER RANIERI, IL PRESIDENTE DEFICENTE MORATTI PRONTO A CAMBIARE ED A LEVARSI DAI COGLIONI (Umberto Zapelloni, vicedirettore della Gazzetta, ha parlato a Sky di un probabile ingresso di nuovi soci nel club di Moratti. "Lo snodo sarà l'ingresso o meno in Champions - spiega Zapelloni -. Senza il terzo posto, infatti, è molto probabile che ci sia un ingresso di un socio che dia forze fresche e, soprattutto, denari per le casse societarie. SArebbe una cessione ovviamente non totale delle azioni del club, con la famiglia Moratti che continuerebbe a gestire la maggioranza. Però, chiaramente, l'ingresso di una figura forte a livello economico potrebbe dare nuova linfa all'Inter, specie sul mercato". Anche perché, senza gli introiti Champions, tutto diverrebbe più difficile. "Certo- conferma Zapelloni - anche perché arrivare al terzo posto non è così semplice".) ALL'INTERNO DI UNA CRISI DELLA FAMIGLIA AVITA PESANTISSIMA ( VEDERE GLI ARTICOLI : I MEGABORG MORATTI E I MORATTI HANNO FINITO LA BENZINA)

    Protesta "rosa" sotto l'ufficio di Moratti a Milano

     
    Una piccola contestazione è andata in scena sotto gli uffici del presidente dell’Inter Massimo Moratti. Due signore hanno esposto uno striscione bianco con la scritta: "Vergogna, game over". La protesta, contenuta, fa seguito alla sconfitta dell’Inter contro il Novara ultimo in classifica Alle due signore si è aggiunta una ragazza delusa dall’attuale momento che sta attraversando l’Inter.

    http://multimedia.lastampa.it/multimedia/qui-inter/lstp/118438/

     

    Serie A - Ronaldo "Ecco perché ho lasciato l'Inter"

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    Dopo le lacrime del 5 maggio all'Olimpico, Ronaldo lascia l'Inter e si trasferisce al Real Madrid: venne "scaricato" da Moratti dopo aver chiesto l'esonero di Hector Cuper, con cui non andava d'accordo (foto: AP/LaPresse)

    Ronaldo Kallon Cuper - Inter vs Lazio - Serie A 5/5/2002 - 0

    Ronaldo ed Hector Cuper non si sono mai piaciuti. Mai. Se si volesse scrivere la storia di un amore mai sbocciato sarebbero due protagonisti perfetti. Il livello di stima (reciproca) era così basso che lo stesso Fenomeno, per la prima e unica volta nella sua carriera, chiese espressamente al suo presidente di cacciare quel tecnico così sfrontato che lo considerava alla stregua di un giocatoruncolo qualunque. Il risultato, però, non fu esattamente quello sperato dal brasiliano.

    A quasi dieci anni di distanza dall'ormai celeberrimo 5 maggio 2002, data della disfatta contro la Lazio che costò lo scudetto all'Inter e ultima apparizione di Ronaldo in maglia nerazzurra prima del trasferimento al Real Madrid, il Fenomeno rivela, all'interno di una intervista concessa a un televisione brasiliana, i retroscena che portarono alla chiusura della sua carriera in nerazzurro, cominciata nel 1997 e sviluppatasi lungo 99 partite e 59 reti realizzate.

    "L'unica volta in cui ho cercato di far cadere un allenatore fu con Cuper - confessa Ronaldo -. Ma, alla fine, sono stato io a cadere. Quell'anno andai dal presidente Moratti e gli disse: 'Presidente, non è possibile continuare con Cuper'. E lui mi rispose: 'Allora vattente tu'. Così, a fine stagione, mi trasferii al Real Madrid".

    Pagato più di 46 milioni di euro, Ronaldo conquistò subito la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale (il Real era fresco vincitore della Champions League): questi due trofei, uniti al Mondiale vinto in estate con la Seleçao in Corea e Giappone, gli permisero di ricevere il Pallone d'Oro nel dicembre 2002. Cuper, invece, venne esonerato un anno e mezzo dopo (e dopo un altro secondo posto in campionato), sostituito da Zaccheroni.

     
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    Inter, i tifosi contestano fuori dallo stadio VIDEO

    Inter, i tifosi contestano
    fuori dallo stadio VIDEO

    Le immagini della protesta a San Siro dopo la brutta sconfitta con il Bologna

     

    Aveva ragione Claudio Ranieri, a chiedere che Thiago Motta rimanesse all'Inter. Via l'italo-brasiliano, l'Inter non ha avuto più protezione, né equilibrio. Ed è arrivata la piena ( IN REALTA' MOTTA NON HA GIOCATO INTER - LAZIO (2-1), HA GIOCATO INVECE NAPOLI - INTER PROCURANDO AI PARTENOPEI IL RIGORE DECISIVO SULLO 0-0....): in tre partite la difesa ha incassato nove gol e l'attacco ne ha segnati solo quattro Un solo punto in tre partite e la corsa si è fermata. Lo 0-4 di Roma è stato catastrofico per il modo, che ancora offende (mai vista un'Inter così piantata sulle gambe, così incapace di reazioni di sorta), e per la sostanza: di fatto è la dichiarazione di resa di un gruppo, che è andato oltre le proprie forze con la rincorsa di dicembre-gennaio (sette vittorie consecutive in campionato più una in Tim Cup) ma ora ha mollato. E tutto ruota, anche simbolicamente, intorno alla figura di Thiago Motta. Dal suo rientro a pieno regime dopo la solita serie di infortuni autunnali, l'Inter aveva iniziato a macinare le vittorie, all'insegna di un equilibrio tattico che aveva quasi del miracoloso, per come era sbocciato dal nulla e per come aumentava di partita in partita. Ma poi è arrivato Leonardo, ossia il Psg e le sue offerte economiche, e il giocattolo s'è rotto. Thiago Motta ha subito accettato la proposta del Psg e l'Inter si è subito gettata sull'osso: la prospettiva di incassare 10 milioni di euro per un quasi trentenne e liberarsi di un contratto da 3 milioni alll'anno che si sarebbe dovuto ritoccare a giugno, è parsa troppo allettante a un club in difficoltà di bilancio. E quando si bada solo al bilancio, o prima al bilancio e poi al resto, vuol dire che un club è in crisi, e che ai risultati sportivi antepone l'aggiustamento dei conti. Per questo l'Inter di dicembre e gennaio, l'Inter del derby strappato al Milan, è stata un'illusione, un soufflè. Una squadra di magnifica intensità difensiva, ma anche una farfalla dalla breve vita. Perché i primi a non credere che questa squadra avrebbe volato a lungo sono stati i dirigenti: nella campagna acquisti d'inverno hanno badato ai conti e non a rafforzare la squadra, al di là delle dichiarazioni di facciata. Così Ranieri non è stato aiutato a mantenere un certo livello tecnico, perché sostituire Thiago Motta con Palombo è già di per sé una dichiarazione di resa. E quando un allenatore all'Inter non viene accontentato sul mercato, vuol dire che Moratti non ha fiducia in lui. E se non ha fiducia in lui, vuol dire che sta pensando a un sostituto per il futuro, a un allenatore che rilanci gli entusiasmi di un ambiente piuttosto depresso. Fuori dai denti: al di là delle suggestioni o dei sogni impossibili (Guardiola, o il ritorno di Mourinho: in ogni caso tutti allenatori fuori mercato) a Moratti piace molto Luciano Spalletti. Lo considera l'allenatore ideale per rilanciare l'Inter, per farla giocare bene, per risollevarla anche senza dover spendere decine di milioni di euro sul mercato. Alcuni contatti ci sarebbero già stati, secondo i rumors di mercato più ottimistici ci sarebbero persino accordi di massima. E' presto per ufficializzarlo, e sarebbe anche ingeneroso nei confronti di Ranieri che fin qui ha provato a tenere la baracca in piedi. Ma pare che Moratti al futuro stia già pensando, e il modo in cui sono andate le cose nel mercato di gennaio ne è la prova.

     

    SERIE A/ Inter-Palermo (4-4): sintesi, gol e video highlights (ventunesima giornata)

     

    giovedì 2 febbraio 2012

     
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    Ranieri: "Partita pazza
    Non ci siamo indeboliti"

    Il tecnico nerazzurro ammette: "Qualcosina l'abbiamo sbagliata..., dispiace per il risultato" e parla tanto di mercato: "Thiago Motta voleva andare è via, non è stato possibile tenerlo. La rosa è competitiva per arrivare alla Champions"

    MILANO - Nel dopopartita di Claudio Ranieri c'è una premessa doverosa. Prima di commentare il 4-4 con il Palermo, il tecnico nerazzurro ringrazia tutti "coloro che hanno permesso di giocare la partita, gli spalti erano puliti, le strade attorno allo stadio anche. E soprattutto ringrazio i 18 mila che sono venuti. Credo che lo spettacolo sia stato all'altezza". Perché nonostante la neve e il campo bianco, la partita, come dimostra il risultato, è stata spettacolare. E a proposito del pari con otto reti, Ranieri non può non riconoscere che "Qualcosina l'abbiamo sbagliata...".

    Poi l'allenatore nerazzurro spiega l'assenza di Samuel ("Non era al 100% e ho preferito dargli un turno di riposo"), e si dice comunque rammaricato per il risultato: "Il Palermo ha fatto cinque tiri in porta e quattro gol, dispiace, il calcio è questo e bisogna saperlo accettare. Ma è stata una grandissima partita. Entrambe le squadre volevano vincere, non si sono mai arrese. Peccato per Milito, ha fatto quattro gol e non hqu vinto la partita, ma anche il Palermo ha fatto quattro gol fuori casa e non ha vinto. E' stata una partita pazza, ma godiamoci lo spettacolo, è stato uno spot per il calcio".

    Sneijder ha giocato da esterno. "A Lecce non ce l'avevo con lui, erano tutti e tre gli attaccanti che non compattavano la squadra, stasera invece l'hanno fatto bene. Sneijder ha una grandissima qualità, io da allenatore devo trovare il modo di metterlo nelle condizioni di far

     

    bene. E' partito da trequartista, ma quando l'ho spostato a sinistra abbiamo ritrovato un assetto".

    Poi si passa all'argomento mercato, con la cessione di Thiago Motta. "Io ho provato fino all'ultimo a trattenerlo, almeno fino a giugno. Ma quando un giocatore per una settimana chiede di andare via, perché vuole fare un'esperienza all'estero, devi lasciarlo andare, é complicato tenerlo. Perché non era contento bisogna chiederlo a lui, non a me. Poi abbiamo tentato di prendere un esterno, non ci siamo riusciti, ma la rosa è valida, ci sono ottimi acquisti e speriamo di averli a disposizione. Solo il campionato ci dirà se siamo più deboli senza Thiago Motta. Io sono fiducioso, perché finora Sneijder non l'abbiamo avuto, Forlan neanche, sono arrivati Palombo e Guarin, non credo che ci siamo indeboliti, la rosa è competitiva per lottare per entrare nel giro della Champions".

     

    Highlights Inter - Palermo 4-4 | Video Gol (Poker Milito, tripletta Miccoli)

    Pubblicato: 02 feb 2012 da Gabriele Capasso

    Highlights Inter - Palermo 4-4 | Video Gol

    1 Febbraio 2012 - Incredibili emozioni a San Siro per i pochi spettatori che hanno scelto di affrontare il freddo e la nevicata per vedere la partita dell’Inter.

     

     

     

     

     

     



     


    < PAG. PREC.  

    l Caso - Inter ko, il problema è Sneijder?

    dom, 29 gen 18:16:00 2012

     

    L'Inter cade a Lecce, dopo che Ranieri ha tolto Sneijder all'intervallo: "Non siamo ancora pronti per il cambio di modulo, ci serve il 4-4-2". E allora l'olandese dove lo mettiamo? FOTO AP/LAPRESSE

    Wesley Sneijder Inter Lecce 2012 - 0

    La Remuntada è già finita? La storia più importante della domenica di Serie A è sicuramente quella che riguarda l'Inter, che andava a caccia dell'ottava vittoria consecutiva in campionato e invece trova una porta, quella del Lecce, ermeticamente serrata dal già mitico Massimiliano Benassi. Che il portiere avversario sia il migliore in campo non giustifica però la prestazione dell'Inter, sicuramente all'altezza nel primo tempo, quando arrivano copiose le occasioni da rete, ma fallimentare nella ripresa, quando invece serviva più calma e sangue freddo, prerogative per una grande squadra.

    Ma cosa è cambiato tra il primo e il secondo tempo? Facile, è uscito Wesley Sneijder. Claudio Ranieri ha spiegato a fine partita che l'Inter non è ancora pronta per giocare con due punte più il trequartista e che il 4-4-2 per il momento è l'unico modulo che l'Inter sa interpretare al meglio. Pur non essendo molto d'accordo (dopotutto, anche se l'Inter non era stata scintillante, le occasioni erano arrivate), la spiegazione ci sta tutta, ma allora la domanda vien da sé: questo Sneijder dove lo metto?

    "Può giocare nel 4-4-1-1 e poi dobbiamo assimilare il rombo, perché dobbiamo continuare a pressare alto, una caratteristica che è la nostra forza maggiore al momento e ci ha fatto fare tanta strada", ha vaticinato Ranieri. Ciò vuol dire che al momento l'olandese è un di più, un elemento non indispensabile, anzi dannoso? Non pensiamo sia così, anche se forse qualcuno d'accordo con questa affermazione c'è. Chiedere a Giampaolo Pazzini, che a fine primo tempo, dopo un brutto sinistro in tribuna si è visto apostrofare in malo modo proprio da Sneijder che richiedeva il pallone, e non ha esitato a mandarlo a quel paese (non sfuggi, ci sono le telecamere!!!). E, guarda caso, poi l'olandese è uscito per lasciar spazio ad Alvarez subito dopo...

    Ranieri ancora una volta predilige il bene del gruppo a quello del singolo: l'allenatore testaccino non è certo un novellino e sa prendersi le responsabilità delle proprie scelte. Qualche anno fa, durante un derby di Roma, ebbe la faccia tosta di togliere dal campo sia Totti che De Rossi tra un tempo e l'altro, vincendo per altro la partita. Il mister ci ha provato ancora, ma questa volta il risultato è stato comunque negativo. A bocce ferme, forse togliere Sneijder non è stata l'idea più felice del mondo: ora Ranieri si trova un giocatore scontento (l'olandese), uno sovra-esposto e deludente (Alvarez), tre punti in meno (quelli persi a Lecce) e una squadra con tanti punti di domanda in testa, che deve ritrovare la spinta per riprendere il suo percorso verso l'alto.

     

    Match Result and Highlights, 15 gennaio 2012
    [ AC Milan 0-1 Inter Milan ]
    54' [0 - 1] D. Milito

     

     

    Video highlights Milan Inter 0-1 a fondo articolo.

     


     

     

    aka per cinetvmania.it


     

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    Serie A: Video Gol Inter - Parma 5 - 0 (17° Giornata)

     


     
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    Il Caso - L'Inter non c'è più, è colpa di Moratti

    dom, 30 ott 10:11:00 2011

     

    Troppe le scelte sbagliate dopo il trionfo nella finale di Madrid. Dalla decisione di tenere giocatori alla fine di un ciclo a un mercato disastroso. Passando per la deligittimazione frettolosa degli allenatori

     

    Se anche i tifosi interisti sono arrivati a chiedere a Moratti di andarsene, come è successo ieri notte nel garage dello stadio di San Siro al termine di Inter-Juve, allora vuol dire che la situazione è proprio sfuggita da qualsiasi tipo di controllo. E' un segnale di un malessere diffuso nell'ambiente, non più abituato a dover convivere con le situazioni problematiche che si erano spesso presentate nell'era pre-Calciopoli e sono tornate d'attualità dopo un quinquennio di dominio in Italia e in Europa.

    Ma perchè i sostenitori della Beneamata hanno deciso di scagliarsi contro il dirigente numero 1 della società dopo un avvio di campionato che non era così disastroso dal 1946/47? 5 sconfitte su 8 partite sono tante, troppe, ma sono la naturale conseguenza di ciò che è stato fatto nelle ultime due stagioni, a seguito del Triplete mourinhiano. Lo abbiamo ripetuto più volte sulle nostre pagine, l'errore più grande è stato commesso nella gestione del post Madrid; la vittoria nella finale di Champions League contro il Bayern è stato il punto più alto della gestione morattiana e avrebbe dovuto rappresentare il punto di arrivo di 15 anni di presidenza.

    TUTTO RISALE AL 2010 - Invece, il patron nerazzurro ha preferito optare per la continuità, convinto che i giocatori che si sarebbero laureati campioni del mondo nel dicembre 2010 avrebbero garantito almeno altre 2-3 stagioni di altissimo livello. Il presidente buono si è piegato ancora una volta di fronte alle richieste di aumento contrattuale di alcune delle sue stelle. Ambite e concupite a suon di milioni in giro per il Vecchio Continente, ma Moratti non se l'è sentita di anteporre l'interesse economico ai sentimenti e così ha prevalso la gratitudine verso i vari Maicon, Milito, Sneijder...

    MERCATO DISASTROSO - Sarebbe stato il caso, invece, di lasciar partire giocatori che non potevano avere più grandi motivazioni dopo aver trionfato su tutti i campi e investire il tesoretto per innestare in un gruppo esperto un paio di promettenti talenti da far crescere con tranquillità. Ma campioncini veri e non i Joanthan, Alvarez, Castaignos o Coutinho di turno; a ben vedere, dei calciatori arrivati ad Appiano nelle ultime 4 sessioni di calciomercato, il solo Pazzini e in parte Ranocchia si sono dimostrati all'altezza della situazione. Persino il pur generoso Nagatomo sta mostrando quei limiti che in una piazza più modesta come Cesena si faticava a scorgere.

    TROPPI ALLENATORI SILURATI - Valutazioni clamorosamente sbagliate, che chiamano in causa anche chi si è occupato materialmente del mercato (Branca) e naturalmente giocatori e allenatori che non sempre hanno dato l'impressione di agire per il bene del gruppo. Eppure, l'ultimo anno ha visto passare in nerazzurro gente del calibro di Benitez e Ranieri e i brevi interregni di personaggi a loro modo competenti come Gasperini e Leonardo, ma il risultato non cambia. L'Inter è ripiombata nei suoi peggiori incubi, quelli in cui Moratti mette in discussione i suoi allenatori alla prima difficoltà e li esonera con incredibile facilità. Salvo poi prendersela con arbitri e complottisti vari.

    GUARDA IL VIDEO DELLA CONTESTAZIONE AL PRESIDENTE DELL'INTER:

    Andrea DISTASO / Eurosport

     

     

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    CHI LADRA PAGA:

    Contador squalificato per due anni
    cancellata la vittoria al Tour 2010
    e Giro d'Italia 2011

    Salterà classiche e Olimpiadi
    Il Giro del 2011 assegnato a Scarponi

     

    Contador squalificato per due anni cancellata la vittoria al Tour 2010 Il tribunale sportivo di Losanna ha accolto il ricorso di Uci e Wada contro il ciclista spagnolo, finito sotto accusa per l'uso di clenbuterolo durante la Grand Boucle di due anni fa. La sospensione delle gare fino al prossimo 6 agosto 2012 di LUIGI PANELLA

    Ancora una volta, non è la prima e purtroppo non sarà neanche l’ultima, fiumi di inchiostro gettati inutilmente per glorificare le gesta di un campione. Il duello con Andy Schleck sull'Alpe d'Huez nel 2010, la celebrazione del nuovo Armstrong, tutto inutile. Alberto Contador è stato squalificato per due anni: il Tour de France del 2010, il terzo della serie che lo stava facendo avvicinare a passi da gigante ai miti Armstrong , Merckx e compagnia, passa di diritto sulle spalle del suo più accreditato avversario, il lussemburghese Andy Schleck. Una sanzione, quella decisa dal Tas di Losanna, che vale per il passato e per il futuro: Lo spagnolo infatti non potrà correre neanche il prossimo Tour de France, che tra l'altro sembrava disegnato apposta per lui, scadendo la sanzione nell'agosto del 2012.

    Contador si è scontrato con l'intransigenza della Wada e, anche se in un secondo momento, con quella dell'Uci, che hanno impugnato l'assoluzione da parte della federazione spagnola. Va da sè che la sua positività è una sconfitta per tutta la Spagna, spesso accusata di permissivismo eccessivo nei confronti dei propri atleti (il caso della mezzofondista Marta Dominguez docet). Costa cara quindi la quantità, sia pur infinitesimale di clenbuterolo, la sostanza stimolante con effetti che non può essere prodotta dal corpo umano e che rientra tra quelle vietate dal codice Wada. Il controllo antidoping che inchioda lo spagnolo è del 21 luglio 2010, anche se la notizia

     

    della positività esplode fragorosa a fine settembre, mentre sono in corso i mondiali di Melbourne.

    Inizia da quel momento una lunghissima partita a scacchi. Lo spagnolo punta tutto sull'assunzione inconsapevole basata sulla contaminazione alimentare. In particolare viene portata a difesa una bistecca contaminata che conterrebbe la sostanza. Dalla sua parte dei casi 'giuridici', come l'assoluzione del campione di tennis tavolo tedesco Ovtcharov. L'accusa invece punta sulla improbabilità dell'assunzione, alimentando tra l'altro sospetti di autoemotrasfusione. Una situazione intricata che spiega ma non giustifica i continui rinvii. Non è comunque corretto far correre per oltre un anno un corridore con una spada di Damocle del genere. In questo Contador si è comunque dimostrato psicologicamente d'acciaio: vero che al Tour 2011 ha fallito, complice anche una serie di sfortunate cadute, ma vero anche che ha vinto il Giro d'Italia 2011da dominatore. Ora però tutto è revocato: Andy Schleck indosserà quella maglia gialla che sembrava una chimera, Michele Scarponi avrà la maglia rosa del Giro 2011. Ma, inutile negarlo, il sapore è ben diverso.

    Alberto Contador è stato squalificato per due anni e privato della vittoria del Tour de France 2010. Questa la sentenza del Tas di Losanna sul ricorso presentato da Uci e Wada contro l'assoluzione del corridore spagnolo, positivo al clenbuterolo in occasione del secondo giorno di riposo al Tour de France 2010. Squalificato fino al 6 agosto 2012, Contador non potrà prendere parte alla prossima edizione della Grande Boucle (al via il 30 giugno) e salterà anche le Olimpiadi di Londra. Cancellate anche le vittorie del 2011, tra cui quella del Giro d'Italia chiuso davanti a Scarponi e Nibali.

    Contador, 29 anni, si è sempre proclamato innocente, giustificando la positività con la tesi della contaminazione alimentare, tesi che la Federciclo spagnola ha accettato. Per Uci e Wada, invece, la presenza di clenbuterolo nel campione del corridore spagnolo sarebbe legata al doping.

    Serie A: Video Gol Lazio - Roma 2 - 1 (7° Giornata)

     
    0-1 Osvaldo 5'

     

     
    1-1 Hernanes (Rig.) 51'

     

     
    2-1 Klose 90'

     

     
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    Inter-Palermo 3-1 Highlights Coppa Italia Finale - 29-5-2011 All goals video

     

     

    Serie A: Video Gol Inter - Fiorentina 3 - 1 (36° Giornata)

     

     

     
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    Champions League: Video Gol Bayern Monaco - Inter 2 - 3 (Ottavi di Finale)

     
    Highlights



     
    All Goals

    Serie A: Video Gol Inter - Lecce 1 - 0 (30° Giornata)

     
    1-0 Pazzini 52'

     

     
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    Serie A: Video Gol Inter - Genoa 5 - 2 (28° Giornata)

     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
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    Serie A: Video Gol Inter - Roma 5 - 3 (24° Giornata)

     

     
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    Serie A: Video Gol Inter - Palermo 3 - 2 (22° Giornata)

     

     
     


     
     

     

     
    Inter-Mazembe 3-0. Video highlights e gol




    Abbiamo seguito in diretta la finale del mondiale per club, Inter-Mazembe, che ha visto i nerazzurri laurearsi campioni del mondo. Vi mostriamo subito i gol che hanno deciso la partita. A seguire il tabellino.

     

    Sudafrica 2010: Video Gol Olanda - Spagna 0 - 1 AET (Finale)

     
    0-1 Iniesta 116'



     
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    Champions League: Video Gol Bayern Monaco - Inter 0 - 2 (Final)

     
    Extended Highlights



    Highlights



    0-1 D. Milito 35'





    0-2 Milito 70'





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    Serie A: Video Gol Siena - Inter 0 - 1 (38° Giornata)

     


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    Coppa Italia: Video Gol Inter - Roma 1 - 0 (Finale)

     
    Highlights



    0-1 Diego Milito 40'



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