TradeDoubler        
     
   

 

 

 

 

 

concentrazione_banche_2009.jpg

 

 

LEGENDA DEI COLORI

 

 

   POLITICA ITAGLIOTA DI BASSISSIMO PROFILO E LOTTE CIVILI CONTRO LA POLITICOCRAZIA
   IDEOLOGIA E TERZOMONDISMO,GUERRE CONTRO I TIRANNI,RIVOLTE POPOLARI,MOVIMENTISMO,ESPROPRIO POPOLARE
   ECONOMIA E FINANZA,DISASTRI SOCIALI
   ECONOMIA E FINANZA,DISASTRI SOCIALI
   DISECONOMIA E SPROFONDO ECONOMICO SOCIALE FINANZIARIO
   CRONACA NERA,BANCAROTTA MAFIA,CAMORRA,N'DRANGHETA,CARTELLI,

DELINQUENZA AD ALTO LIVELLO, DISASTRO AMBIENTALE,INQUINAMENTO,

CORRUZIONE,CAMPI DI CONCENTRAMENTO PER IMMIGRATI,SFRUTTAMENTO,SCHIAVISMO

   GEOPOLITICA:ESPANSIONE DEL BRIC E CONTRAZIONE NATO
   
   
 

 

 

Simul stabunt vel simul cadent

 

LA CONFUTAZIONE DELLE TESI SUL SIGNORAGGIO

 

WOJTYLA E L’UOMO DELLA CASA BIANCA

 

SARAS E MORATTI: IL PM CHIUDE IL CASO DEL FALSO IN PROSPETTO DEL 2006 PER "ECCESSO DI CONFUSIONE"

 

FIAT VERSO IL 51% DI CRYSLER GRAZIE AI CONTRIBUTI A FONDO PERSO ITALIOTI

 

Ligresti e Groupama verso la rottura
scendono in campo le

 banche italiane,FONDIARIASAI

VERSO LA LIQUIDAZIONE

 

L'ITALIA E' UNA EX COLONIA DEGLI USA SOTTO SCHIAFFO DELLA CHIESA ATTRAVERSO TRE FORZE ECONOMICAMENTE MOLTO POTENTI: VATICANO, OPUS DEI E COMUNIONE E LIBERAZIONE.

 

IL PADRONE D'ITALONIA

C'è LA CRISI?? FORSE,INTANTO LO STATO SPERPERA ALTRI SOLDI:"

Tv, sei frequenze digitali in regalo
così lo Stato rinuncia a 3 miliardi

La procedura scelta prevede la concessione a chi ne ha i requisiti, in corsa Rai e Mediaset. Pd all'attacco: "Il governo deve metterle all'asta". Vita: "Lottiamo dal 2009 per evitare un simile scempio, c'è il precedente della gara per l'Umts"

 

FININVEST HA PAGATO:

Lodo, la Cir riceve i 564,2 milioni di euro

SGANCIATE I SOLDI STRONZONI !!!

il processo al premier non slitta

 

FALSIFICANDO E CORROMPENDO

 

9 agosto 2011

Londra,La rivolta CONTRO I RICCHI

 

 

DEVE PAGARE OLTRE MEZZO MILIARDO ALLA CIR!!

 

 

Masi, Bocchino, Montezemolo
e Letta: gli amici del Signor P4
Bisignani ...ma che fine ha fatto la P3 di Verdini,Anemone

 

IL MONDO DELLA BANCAROTTA ITALIOTA

 

 

nUCLEARE ALL'Italiota e pioggia alla francese

 

 

IL LABORATORIO ONCOLOGICO-POST COMUNISTA PUGLIESE

 

 

NEVERMIND O SOLO NEVER ??

 

 

GUERRA TOTALE IN SIRIA, MA GLI USA STANNO A GUARDARE.

 

 

UNIPOL VERSO IL TRACOLLO

 

 

GRAN BRETAGNA: DEBITI PER 15.000 MILIARDI DI STERLINE

 

 

10 agosto 2011

ED E' CROLLO TOTALEEE

 

 

WALL STREET VERSO L'OCCULTO

 

6 agosto 2011:

CLAMOROSO, GLI USA PERDONO

 LA TRIPLA A !!!

 

Spread btp-bund oltre "quota 400"

L'ITALONIA DAL 5 AGOSTO 2011 NON E' PIU' UN PAESE SOVRANO.

 

CROLLA PIAZZA AFFARI -5%,il discorso di commiato della salma incerata ottiene l'effetto desiderato

 

MANCA UN NIENTE ALLA CATASTROFE IN ITALONIA

 

Obama getta la spugna: USA in bancarotta? NO, basta spostare l'asticella e l'arte dello stampare moneta prosegue nel suo corso...Obama ha ceduto. Il tetto del debito pubblico degli Stati Uniti fissato per legge sarà alzato di 2.400 miliardi di dollari per evitare il default.

 

Economia, l'allarme di Confindustria
"La crescita del Pil sarà quasi nulla

 

Debito Usa, niente accordo
sul piano repubblicano

 

 

1 agosto 2011:E' UN MACELLO, MILANO -4%, LA MANOVRA SALUTATA DA NAPOLITANO GIA' NON SERVE PIU' A NIENTE !!!

Sembra una barzelletta:

gli USA sull'orlo della bancarotta!!

Borse, un'altra giornata di passione Piazza Affari maglia nera in Europa

 

Manovra votata in una settimana ma borsa sotto assedio

Cosmo-Skymed, la spia perfetta CHE COSTA UN MILIARDO DI EURO DI SOLDI PUBBLICI

 

A NOI CI PIACE RIEMPIRE DI BOTTE LA GENTE,PERCHE' COSI' AVANZIAMO DI GRADO

 

Borse, un'altra giornata di passione
Piazza Affari maglia nera in Europa

 

TOTAL DEVASTATION

Piazza Affari affonda

 

Bce alza i tassi.

 

Società pubbliche nel mirino di Moody's

L'allarme Italia fa cadere Piazza Affari .

 

16.000 MILIARDI DI DOLLARI DI DEBITO,SONO GLI USA,120% DEBITO SU PIL

 

 

Breivik: "Ho fatto tutto da solo....in Norvegia un neo nazista massacra un centinaio di persone nel distretto di Oslo!!!22 LUGLIO 2011"

 

SS ITALIOTE DELLA MERDA.

 

TAV TRATTO APPENNINICO: DISASTRO AMBIENTALE PRESCRITTO,4 LUGLIO 2011

 

 

-Israele vs Damasco
'Manipola i cittadini


Il giorno dopo i cruenti incidenti sul confine israelo-siriano che hanno causato la morte di 23 persone e il ferimento di altre 325, le autorità di Gerusalemme hanno presentato una protesta formale alle Nazioni Unite contro il regime di Bashar Assad, accusato di plagiare i siriani per causare disordini sul Golan

 

 

 

VACILLA IL NUOVO SOCIALISMO DEL XXI SECOLO: il personaggio controverso di CHAVEZ in Venezuela. SOCIALISMO O POPULISMO??

 

LA COLONNA ROMANA DEL MOVIMENTO 5 STELLE CRITICA BEPPE GRILLO E LA CASALEGGIO

 

 

LA CINA CAPITAL-COMUNISTA

 

FUORI DAL CAZZO DALL'AFGHANISTAN SENZA DRONI,FINANZA YANKEE FINTA VERDE OBAMA

 

DOPO IL VOTO PAPA -braccio esecutore della LOGGIA P4-spedito in carcere, Rifiuti, governo sotto due volte
Poi il decreto torna in commissione

 

Milano, Prosperini ai domiciliari
ancora accusato di tangenti
. Il vizio non scompare,noto per le sue pseudo trasmissioni politiche nelle tv private del nord nelle quali insultava "froci" e quelli col "camel e barcheta";poi fece finta di tentare il suicidio per strappare un patteggiamento...

Video Quando fu arrestato in diretta tv

 

Rettore CANDIDATO FORTE DEL CENTRO SINISTRATO DIOSSINATO pro-Gelmini
Rivolta a Bologna

 

Intercettazioni, arrestata la Brooks trema l'impero di Murdoch /  Audio

Intercettazioni, arrestata la Brooks
trema l'impero di Murdoch /
Audio

Anche il buco del culo di Beckham spiato, dubbi sulla polizia.

 

 

Grecia, Moody's taglia il rating
"Ormai è a un passo dal default"
,ECCO  A COSA SERVONO I 109 MILIARDI DI PRESTITO EUROPEO

 

 

Grecia e Italia, fiducia al governo
Scontri di piazza

 

Grecia, altro che salvataggi,Ora le obbligazioni sono “spazzatura”

 

 

Tremorti lo strozzino: da 47 a 79 miliardi di euro di manovra

 

Crisi Italia: Bce pronta a intervenire giovedi' per non far fallire l'asta bond

 

12 LUGLIO 2011, TERZA SEDUTA CONSECUTIVA IN PICCHIATA,

-4,7%

 

 

Pronti via ed è picchiata

 

 

La Borsa sfiducia il governo
Dopo la manovra, l'indice a -3
%

VERSO IL TRACOLLO

l'8  luglio 2011 segna l'inizio del tracollo economico italiota. Le Borse mondiali vendono a tonnellate tutti i titoli di credito italioti nella speranza di rientrare ora di un credito che domani non potranno piu' far valere. Il risultato è una crescita spaventosa del tasso di interesse che il governo italiota deve allegare per rendere appetibili quei titoli di credito necessari per stampare carta moneta. Ma è una coperta ormai inesistente: 2000 miliardi di euro di debiti sono un pianeta che non può piu' essere rifinanziato. La manovra da 160.000 miliardi di vecchie lire non può piu' rattoppare un buco da 4.000.000 di miliardi di vecchie lire....

0-4, CROLLO TOTALE DEL NAPOLEONE PEDERASTA.

 

"Fallimento Grecia entro 5 anni?
Probabile all'80%"

 

750 MILIONI DI EURO DI RAGIONI PER NON MOLLARE LA CADREGA

 

 

 

FEROCISSIMA BATTAGLIA IN VAL DI SUSA,BATTAGLIA AD ATENE

 

 

NELLE MANI DELLA POLIZIA ITALIOTA: PESTATO A SANGUE ED UCCISO!!

 

NON ESSENDOCI OPPOSIZIONE

 

 

40 MILIARDI DI MANOVRA?? DICIAMO 50....Intanto la pensione di vecchiaia nel 2020, fra 9 anni,andrà a 67 anni

 

 

 

A 22 ANNI DAL CROLLO DELL'URSS RIVALUTARE MARX??

 

 

0-4 ALTRA MARTELLATA,MA TUTTO SOMMATO CHISSENEFOTTE...

 

Noi, cresciuti con l’amianto, ora chiediamo giustizia

 

Casalesi, arrestato Vincenzo Schiavone 
Killer e contabile del clan

 

I TRUFFATORI

 

 

ED ECCOLI QUA I CAPITANI CORAGGIOSI DELLA MERDA

 

SI AVVICINA LA "MANOVRINA DA 40 MILIARDI" NEL SILENZIO DEI BALLOTTAGGI.

 

Pedemontana bloccata dal Bosco delle querce di Seveso

 

Unipol, il pm chiede 3 anni e mezzo per Fazio
e 4 anni e 7 mesi per ex presidente Consorte

 

DEFAULT GRECIA?? NO, E' REPROFILING

 

UCCISO IN PAKISTAN OSAMA BIN LADEN, IN PAKISTAN??

 

SI ESPANDE PERICOLOSAMENTE LA BOLLA DEL NET 2.0: GROUPON, FACEBOOK, TWITTER E ZYNGA VALGONO 89 MILIARDI DI DOLLARI !!!

 

A Milano la giunta Moratti deve approvare il nuovo piano regolatore di totale cementizzazione

 

LA GRECIA ESCE DALL'EURO E RIPRENDE LA DRACMA.

 

Arrestato Mario Caterino, 
era il numero due dei Casalesi

 

Angelo Rizzoli, bancarottiere incensurato

 

 

E' PERICOLOSISSIMA MA ME NE SBATTO: TANTO CON I SUOI TRE MILIONI DI EURO CHE HO PORTATO IN SVIZZERA CHE CAZZO ME NE FOTTE. CHE FALLISCA TUTTO, ME NE FOTTO, HO GIA' PRONTA UNA VIA D'USCITA DORATA, POVERI CAZZONI....

 

CROLLA GERONZI E SALE CALTAGIRONE DALLE MACERIE DEL SUO STESSO GRUPPO EDITORIALE

 

DALLE ECONOMIE DEI DEBITI INFINITI VIENE SMASCHERATO L'INVOLUCRO VUOTO DELLA DEMOCRAZIA

 

L'ITALIA E' ECONOMICAMENTE AL PALO.

 

Unità d’Itaglia vaticana

 

 

ESPLODE LA SPAGNA:IL 15 MAGGIO E' SCOPPIATA LA RIVOLTA DEI LOS INDIGNADOS...MA NON E' VALSA AD UN CAZZO. LE AMMINISTRATIVE CONSEGNANO IL PAESE AL PP,OVVERO UNA MERDA PIU' DI MERDA DEI SOCIALISTI DIARROICI DI ZAPATERO...

 

INCREDIBILE: ANCHE LA GERMANIA RALLENTA !!!

 

La fine della sovranità italiana e l'inizio di quella degli ZOMBI

 

IRLANDA, DAL FALLIMENTO AL COLLASSO

 

 

 

 

 

FINANZIARIA LACRIME E SANGUE (CHE SARA' INSUFFICIENTE) MA SOLO PER LA COLONIA,  al c'entro in un gabinetto , farò come Hitler, 620.000 metri quadrati d'asfalto, abbiamo i numeri per comandare in  eterno, quanti sono i casalesi,quanti gli 'ndrini?, la compravendita, noi neghiamo e tagliamo, Il massacro di luglio, Loggia P3,

 

VIVERE E MORIRE NELL'ITALIA DEI MORATTI

 

LEGENDA DEI COLORI

 

   POLITICA ITAGLIOTA DI BASSISSIMO PROFILO E LOTTE CIVILI CONTRO LA POLITICOCRAZIA
   IDEOLOGIA E TERZOMONDISMO,GUERRE CONTRO I TIRANNI
   ECONOMIA E FINANZA,DISASTRI SOCIALI
   CRONACA NERA, DELINQUENZA AD ALTO LIVELLO, DISASTRO AMBIENTALE,INQUINAMENTO
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AFFONDANDO NELLA MERDA:L'IMPERO ASSOLUTO DELL'ILLECITO

Lunedì premier in aula. Rinvio su Bnl- Unipol, NEL FRATTEMPO SCATTA L'ACCUSA PER ABUSO D'UFFICIO PER IL CASO SANTORO-AGCOM DEL MARZO 2010,allora il Testa d'Asfalto usò il suo potere per far rimuovere coattivamente Santoro da Anno Zero in vista delle regionali poi finite 7 a 6 grazie a liste truffaldine presentate in Lombardia, Piemonte e Lazio (il famoso decreto salva liste...)

 

Milano, davanti al gip  la vicenda del passaggio di mano e della telefonata tra Fassino e Giovanni Consorte . Nelle settimane scorse fu respinta la richiesta d'archiviazione per Berlusconi. I legali: "Premier in aula per il processo Mills"

 

San Raffaele, suicida il vice di don Verzè. L'opera San Raffaele in odore di bancarotta. Spuntano grossi giri di danaro con gli affari sui morti

 

A Milano si è tolto la vita Mario Cal, numero due di don Luigi Verzè nella struttura sanitaria del capoluogo lombardo. Nei giorni scorsi era stato ascoltato come testimone, in Procura, per la vicenda del maxi buco che ha coinvolto l'azienda. Secondo le prime notizie l'uomo si è sparato. La moglie di Mario Cal, il vice di Don Verzè, morto suicida il 18 luglio scorso, per anni ha gestito un'impresa di pompe funebri all'interno dell'ospedale di Segrate. Si tratta della Generali che ha affidato i lavori a Mario Sciannameo, imputato per associazione a delinquere nel processo milanese sul racket dei funerali.

 

 

Camorra, arrestato consigliere
regionale campano del Pdl

E' finito in manette insieme ad altre sei persone Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani. Le accuse sono di concussione e associazione per delinquere finalizzata allo scambio elettorale politico-mafioso, con l'aggravante di avere favorito i clan del salernitano

 

Villa a Positano, Zeffirelli
condannato per abuso d'ufficio 
,un'altra testa di cazzo chiamata "maestro"

Il regista ed ex senatore di Forza italia è stato condannato questa mattina a nove mesi con l’accusa di aver acquisito illegittimamente due particelle demaniali della scogliera di Arienzo sottostante la villa
di Vincenzo Iurillo

'Ndrangheta, preso il boss
che incontrò Giuseppe Scopelliti

Il boss di Sinopoli è stato catturato questa mattina a Rizziconi. Un anno fa era sfuggito all'operazione Meta. Assieme all'imprenditore Barbieri partecipò a un pranzo assieme all'attuale governatore della Calabria
di Lucio Musolino

Idv e Fli, per il ministro Romano
due mozioni di sfi
ducia,

DOPO BRANCHER E SCALOJA,per non parlare di COSENTINO,PAPA,

CUFFARO,DELL'UTRI,

BISIGNANI, MILANESE,PAPA... 

 Futuro e libertà e Italia dei Valori hanno presentato due mozioni di sfiducia nei confronti del ministro Saverio Romano, su cui pende la richiesta di rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa. Lui grida al complotto: ”Sono vittima di una ritorsione politica, per aver salvato con il mio voto la maggioranza e il governo”

Calciopoli turca
In serie A scandalo
partite truccate

Sono finite in manette una cinquantina di persone di 12 città diverse. Perquisite le sedi di squadre ai vertici del calcio turco. L'accusa è di avere organizzato combine di incontri. Dubbi anche sull'ultimo campionato, conquistato dal Fenerbahce, uno dei club di Istanbul

Pomigliano, la newco è legittima
"Ma condotta antisindacale Fiat"

Fiom soddisfatta, il Lingotto farà ricorso

 

Pomigliano, la newco è legittima "Ma condotta antisindacale Fiat" Sentenza d'appello: per il tribunale del lavoro di Torino, l'intesa firmata tra l'azienda e i sindacati, con l'esclusione dei metalmeccanici Cgil, è valida. Ma i rappresentanti dei lavoratori che non hanno sottoscritto il patto devono comunque essere ammessi nello stabilimento

 

 

Tre attentati a Mumbai Foto
Ancora colpita la metropoli /
Video

 

Tre attentati a Mumbai   Foto   Ancora colpita la metropoli /   Video  Il governo parla di almeno 17 morti e 140 feriti: le esplosioni causate da ordigni artigianali in quartieri molto affollati. Decine i feriti. Il ministro dell'interno conferma: è terrorismo. Negli attacchi del 2008 ci furono 166 morti

Caso Ruby, la difesa della Minetti
"Nicole era solo una fra le tante troie"

Nel processo per favoreggiamento alla prostituzione in relazione alle feste di Arcore, oggi ha parlato l'avvocato del consigliere regionale Pdl. Uno dei punti toccati è stato il famoso bacio saffico. "Ad oggi non è agli atti del fascicolo"

Afghanistan, salta
una mina: muore
militare italiano
, i francesi si ritirano. Un mese fa Obama aveva decretato l'inizio del ritiro americano.

E' il quarantesimo connazionale caduto sul fronte afgano. Si chiamava Roberto Marchini e il suo compito era quello di bonificare il territorio dagli ordigni artigianali come quello che lo ha ucciso. Assassinato il fratello di Karzai, il governatore della provincia di Kandahar. Parigi: via 1000 uomini dal 2012

 

Strage di Duisburg agosto 2007, ergastolo
per Strangio e altri sette 

E’ stato condannato all’ergastolo Giovanni Strangio, ritenuto l’ideatore ed uno degli esecutori materiali della strage di ‘ndrangheta a Duisburg, in cui nel giorno di ferragosto 2007 morirono sei persone. Altri sette imputati sono stati condannati al carcere a vita per i delitti commessi durante la faida di San Luca

 

Inchiesta Grandi eventi
Achille Toro patteggia 8 mesi

 

L’ex procuratore aggiunto di Roma e il figlio Camillo, hanno patteggiato questa mattina rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per il reato di rivelazione di segreto di ufficio nell’ambito dell’inchiesta sul G8 e sui cosiddetti Grandi eventi

 

Lodo Mondadori, Fininvest condannata
Cir: "Conferma che ci fu corruzione"

 

Il paracadute d'oro nelle casse del Biscione
 

Sudan, nasce un nuovo paese - Foto - Video
da mezzanotte il Sud è indipendente

 

Sudan, nasce un nuovo paese -   Foto   -  Video  da mezzanotte il Sud è indipendente Dopo il referendum dello scorso gennaio nasce la Repubblica del Sud Sudan. Già riconosciuta dal governo di Khartoum. La capitale invasa da una folla festante

 

DA MATRIX A NEET (OR NENE)

 

L'Istat ci informa che oltre due milioni di giovani italiani tra i 15 e i 29 anni non studiano più ma neppure cercano lavoro o si preoccupano della propria formazione. E' nato persino l'ennesimo acronimo tra i tanti prodotti dal moderno mal di vivere: neet, ovvero "not in education, employment or training". Il lavoro morto (il Capitale) ha afferrato i vivi e li ha trasformati in zombie procurando profitti e redditi ai fabbricanti di psicofarmaci, agli strizzacervelli, ai sociologi e a tutta la variegata genìa di saprofiti del Capitale, quella che vive sulla materia organica in decomposizione. Ricordiamoci che Matrix è solo un film, nessun Messia verrà a staccare i connettori tra i cervelli e la macchina del plusvalore. Il pompaggio di questa macchina ha finito per distruggere anche il barlume del concetto di schiavitù: pur dipinto di verdastro, il lupo perde il pelo ma non il vizio e ancora una volta nel Sud, in Puglia, dei lavoratori, per la maggior parte immigrati, hanno dovuto scioperare e manifestare contro un trattamento tanto inumano da obbligare la Procura di Lecce a ipotizzare il reato di "riduzione in schiavitù" a carico di una multinazionale spagnola. Montavano pannelli fotovoltaici con orari pazzeschi e paghe irrisorie (peraltro non distribuite), sotto il ricatto del rimpatrio. Alcuni pagavano addirittura per lavorare invece di essere pagati. Oh, yes, we can! Noi possiamo. E' vero, per adesso possono. Si smaterializza lo schiavo, si smaterializzano le merci: Steve Jobs sembra essersi fisicamente immedesimato nella smaterializzazione industriale di cui è giustamente ritenuto il Guru. Precettore spirituale di milioni di estatici consumatori, interpreta a meraviglia l'autonomizzazione del Capitale via reti e comunicazioni. La levitazione metafisica delle merci, un tempo scaturite dal carbone, dall'acciaio, dalla forza-lavoro e oggi prodotte da silenziosi e infaticabili robot, conserva un po' di atomi di pesantezza nell'hardware che deve per forza "interfacciare" i nostri sensi, ma per il resto è "nuvola". La macchina a vapore, localista e proudhoniana, ha lasciato il posto alla rete elettrico-digitale, comunista. Il Guru ci ha appena informati che il passaggio è definitivo: la sua apparentemente insulsa tavoletta, l'iPad, sarà il terminale di qualcosa che risiederà in rete, l'iCloud, la nuvola telematica, appunto. Altro acciaio, altra plastica, altro silicio, altro tempo di lavoro che se ne vanno. Primitivisti ingenui piangono la pesantezza perduta. Ma quando fosse sciolta la questione del potere la tecnologia sarà una soluzione, non un problema.

 

Intercettazioni, arrestato Coulson
Cameron: 'Gb sotto shock'
Video

In manette l'ex portavoce del premier britannico dopo lo scandalo del "News of the World" di Rupert Murdoch. L'inquilino di Downing Street: "Gli avevo dato una seconda chance, non ha funzionato". E sul caso annuncia una inchiesta indipendente

 

L’uso dei telefoni cellulari e di atri apparati di comunicazioni wireless “potrebbero causare il cancro negli essere umani”. Lo ha decretato l’agenzia per la ricerca contro i tumori dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Un gruppo di 34 esperti ha infatti definito i campi elettromagnetici come ‘possibly carcinogenic’.

I campi elettromagnetici delle radio frequenze generati da questi apparati possono causare il cancro “a causa dell’aumento di rischio per il glioma, un tipo di cancro al cervello maligno”, riferisce l’Oms. La valutazione del panel di esperti, che sarà contenuta in una monografia di prossima pubblicazione, si basa sia sui test sugli animali effettuati finora che sui dati degli studi epidemiologici sull’uomo: “In entrambi i casi le evidenze sono state giudicate ‘limitate’ per quanto riguarda il glioma e il neurinoma acustico (tumore del nervo uditivo,
 ndr) – ha spiegato Jonathan Samet, che ha coordinato il gruppo di lavoro – mentre per altri tipi di tumore non ci sono dati sufficienti”. Gli esperti hanno sottolineato che serviranno ulteriori ricerche prima di avere conclusioni definitive: “La nostra classificazione implica che ci potrebbe essere qualche rischio – ha aggiunto Samet – e che tuttavia dobbiamo continuare a monitorare con attenzione il link tra i cellulari e il rischio potenziale. Nel frattempo è importante prendere misure pragmatiche per ridurre l’esposizione, come l’uso di auricolari o il preferire i messaggi di testo alle telefonate ove possibile”.

Sin da quando i cellulari sono apparsi, a metà degli anni Ottanta, si sono diffusi timori che il loro uso possa causare danni al cervello. Alcuni studi hanno confermato questo pericolo. Mentre altri lo hanno escluso. Questa volta è il crisma dell’ufficialità dell’Oms di Ginevra ad attribuire maggior peso al legame tra l’uso dei cellulari e il rischio di sviluppare un tumore.

 

Rimini, acque nere in mare
Ma non è vietato tuffarsi

Il sito dell'Arpa tiene costantemente aggiornati i turisti, ma chi arriva in spiaggia senza collegarsi a internet non è informato del divieto di balneazione a causa degli scarichi. Così c'è il rischio di trovarsi di fronte a brutte sorprese

 

Le vere ragioni della fumata nera
della trattativa Santoro-La7

L'accordo tra il conduttore di Annozero e la tv di proprietà Telecom era quasi fatto. Ma sul più bello, come sostiene il giornalista, si è materializzato il conflitto d'interessi (intervista di Travaglio e Truzzi). Palazzo Chigi ha infilato nella bozza della manovra il “piano di interesse nazionale per il diritto di accesso a Internet”. Secondo il governo, la compagnia avrebbe dovuto ammodernare la rete telefonica per poi metterla a disposizione dei concorrenti. L'ipotesi dura solo 48 ore, finché accadono due fatti che forse sono collegati: La7 annuncia la fine di qualsiasi negoziato con Michele Santoro e il governo cancella il nuovo piano per le telecomunicazioni. Così l'ex monopolista non rischia più la propria stabilità patrimoniale. E Berlusconi non vede rafforzata dall'arrivo della squadra di Annozero la tv concorrente della sua Mediaset (articolo di Meletti e Tecce). Ora il conduttore prepara il progetto di un nuovo network che metta insieme tv locali e Internet (articolo di Giorgio Meletti)

 

Pensionati per Cota
"False tutte le firme"
Condannato Giovine

 

Il consigliere regionale del Piemonte Michele Giovine è stato condannato a due anni e otto mesi per le firme false delle candidature alle scorse elezioni in Piemonte. I suoi voti hanno permesso a Cota di superare la Bresso. La Corte costituzionale deciderà in ottobre sul ricorso. Roberto Cota trema ancora. Il consigliere regionale Michele Giovine, eletto nella lista “Pensionati per Cota”, è stato condannato a due anni e otto mesi nel caso delle firme false per l’accettazione delle candidature alle scorse elezioni in Piemonte.

I suoi voti hanno permesso al governatore leghista di superare la presidente uscente, Mercedes Bresso. Anche il padre del consigliere regionale, Carlo Giovine, è stato condannato a due anni e due mesi. Il giudice del Tribunale di Torino, Alessandro Santangelo, ha dichiarato false tutte le 17 firme disponendo l’interdizione dai pubblici uffici di Giovine senior per un anno e sei mesi e di Michele per due anni. Inoltre il consigliere regionale è stato anche privato dei diritti elettorali per cinque anni.

Contro di lui il pm Patrizia Caputo aveva richiesto una condanna a tre anni e 6 mesi, più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni; una pena di due anni e 6 mesi era stata chiesta contro Giovine senior insieme all’interdizione dagli uffici pubblici e il divieto di candidatura per la durata della pena. “Me l’aspettavo, non c’è niente di nuovo sotto il sole. Non credo che ricorrerò”, ha detto Giovine all’uscita dall’aula andando contro l’opinione del suo difensore Cesare Zaccone, che ha annunciato già il ricorso. Il 6 ottobre prossimo la Corte costituzionale dovrà decidere se il giudice amministrativo e il Consiglio di Stato hanno la competenza per deliberare sull’esito elettorale. In caso positivo, una volta acquisite le carte del processo penale, i giudici amministrativi potranno andare a sentenza in due mesi, stabilire se invalidare le elezioni, assegnare la vittoria della Bresso o mandare i piemontesi alle urne di nuovo.

 

 

Primo Maggio: il furto papale di PaoloFarinella

Il 1° maggio, universalmente giorno dedicato ai lavoratori, in Italia è stato requisito dalla gerarchia cattolica, segnatamente dal Vaticano che ha deciso di beatificare Giovanni Paolo II, il papa polacco, in questo giorno, con una volontà di prevaricazione ostentata e con l’intenzione di oscurare con una massa religiosa il 1° maggio laico, contrapponendo due celebrazioni, laica e cattolica, in modo artificiale e polemico.

E’ vero che il papa polacco fu un operaio. Lo fu solo per un anno o poco più. Non si può quindi dire che fu un «operaio», ma piuttosto che fece una esperienza di lavoro. Vendere questa esperienza come uno status qualificante è falso e mistificatorio. Non è degno di chi crede comportarsi così.

Beatificare il papa polacco può rientrare anche negli affari interni alla gerarchia cattolica, ma è certo che una gran parte della Chiesa non partecipa a questa operazione di marketing della religione per risollevare le sorti di una religiosità languente.
 Non è così che si testimonia la fede, così la si uccide soltanto perché questo genere di eventi mettono in evidenza l’esteriorità: le grandi masse, i numeri, il folclore, l’illusione di dire che «erano in tanti» come sinonimo di richiesta di religione. Siamo in pieno paganesimo religioso perché si sfrutta il sentimentalismo per affermare una visibilità che nasconde il vuoto e il paganesimo dello stesso personale clericale. Sceneggiate. Parate. Mondanità. Si dice che dopo la prima ubriacatura, oggi a pochi giorni della saga papale, si teme un flop che fa paura agli organizzatori che spendono per questa dimostrazione di forza debole una enorme quantità di denaro che poteva essere usato per i migranti o per altri scopi nobili sociali. Il costo dell’operazione è di € 1 milione e 200 mila, mentre al Comune di Roma tra straordinari e logistica costerebbe € 7 milioni e mezzo. Una cifra enorme, buttata al vento per una manifestazione con tanti interrogativi.

Il papa polacco come uomo fu dirompente, carismatico, carnale e sanguigno: fu un uomo vero che si tuffava in mezzo all’umanità e vi restava. Ciò detto e riconosciuto, come papa fu il peggior papa del secolo scorso perché polacchizzò la Chiesa, consegnandola nelle mani delle sètte religiose che hanno frantumato il volto unito della sposa di Cristo.
 L’Opus Dei controlla le finanze del Vaticano e la cultura teologica, messa come cane da guardia per fare morire la Teologia della Liberazione.Comunione e Liberazione a livello nazionale e non solo è la longa manus del Vaticano in Italia, via privilegiata per accedere alle stanze del governo e delle leggi e poco importa se le Compagnia delle Opere, si esercita a fare affari con mafiosi e delinquenti. Poco importa se i due Istituti fanno a gara nell’arruolamento dei deboli a privare della coscienza chiunque si affaccia nel loro cortile. Poi vi è il lupanare dei Legionari di Cristo protetto e difeso anche di fronte all’evidenza delittuosa e immonda di un superiore generale pedofilo e padre di figli disseminati come noccioline.

L’obiettivo di tutta questa nuova fregola di evangelizzazione è uno solo:
 annientare definitivamente il concilio Vaticano II, il cui solo nome è sintomo di destabilizzazione nel mondo curiale e clericale. Noi celebreremo come possiamo il 1° maggio con un concerto dedicato ad un lavoratore della musica, il M°. Emilio Traverso nel IV anniversario della sua morte e con lui pensiamo a tutti i lavoratori del mondo che cooperano alla grandezza del mondo.


 


 

 

Aldrovandi: confermate le condanne.

La corte di appello di Bologna si è pronunciata alle 15: le condanne per l’uccisione di Federico Aldrovandi sono state confermate. 3 anni e mezzo a tutti e quattro i poliziotti condannati in primo grado. L’unica amarezza, da parte dei familiari, è sapere che la condanna si risolverà in soli sei mesi. I tre anni – ma questo si sapeva in anticipo – vengono condonati per effetto dell’indulto.

C’erano tutti, oggi, nell’aula della corte d’appello di Bologna intitolata a Vittorio Occorsio, il magistrato ucciso nel 1976 da estremisti neri. C’erano i genitori di Federico Aldrovandi, Lino e Patrizia Moretti, il fratello minore Stefano e lo zio Franco. Colui a che fu costretto a effettuare il riconoscimento del diciotenne di Ferrara e che disse subito dopo: “Credevo che gli fosse passato sopra un camion”. E poi c’erano i suoi amici, quelli che hanno dato vita all’associazione “Verità per Aldro”.

La sentenza pronunciata oggi è stata il secondo ciclo importante che si è chiuso nella vicenda diFederico Aldrovandi, per la cui morte sono stati imputati i quattro agenti della questura di Ferrara che intervennero in via dell’Ippodromo la mattina del 25 settembre 2005. Sono Paolo Forlani, Enzo Pontani (entrambi in aula stamattina), Luca Pollastri (assente oggi, ma presente nelle udienze precedenti) e Monica Segatto (contumace per tutto il secondo grado), già condannati in primo grado a tre anni e mezzo di carcere.

Un processo che diventa un paradigma per casi analoghi. La commozione, in attesa del pronunciamento della corte, presieduta dal giudice Daniela Magagnoli (Luca Ghedini e Franca Oliva i magistrati che con lei hanno composto il collegio giudicante), era palpabile. Era palpabile per i familiari e gli amici di Federico, che si sono lasciati andare quando l’ultimo degli avvocati della difesa dei poliziotti, Gabriele Bordoni, ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Ed era palpabile anche per un altro motivo.

La vicenda processuale per l’omicidio del diciottenne è sembrata infatti un paradigma a cui guardano anche altre famiglie che sono passate per eventi analoghi. Lo ha dimostrato la presenza in aula di due donne, Ilaria Cucchi e Lucia Uva. La prima è la sorella di Stefano, 31 anni, morto in carcere a Roma nell’ottobre 2009 dopo essere stato arrestato per detenzione di una modica quantità di sostanze stupefacenti. Anche la seconda è una sorella, in questo caso di Giuseppe,43 anni, deceduto dopo essere stato fermato dai carabinieri di Varese e portato in caserma. Era il 14 giugno 2008 e in entrambi i casi il sospetto è che a provocarne la morte siano stato il “trattamento” subito mentre si trovavano nelle “mani dello Stato”.

Le due donne sono state anche le prime a commentare l’ultima udienza del processo d’appello per la morte di Aldrovandi. Ha spiegato Ilaria Cucchi: “Quello che è successo a Federico è importante perché ci ha dato il coraggio di chiedere verità e giustizia per mio fratello Stefano. Credo nella giustizia e nello Stato, ma proprio dallo Stato attendo risposte”.

Di giustizia e Stato ha parlato anche Lucia Uva, che ha detto: “Mi devono spiegare perché mio fratello Giuseppe è entrato in caserma vivo e ne è uscito morto disteso sopra una barella. Ci sono responsabilità che devono essere accertate. Allo Stato chiedo giustizia perché questo è il valore che voglio trasmettere ai miei figli”.

Le fasi del processo di secondo grado. Il processo d’appello è stato più lungo di quello che all’inizio si era pensato. Il padre di Federico, Lino, aveva chiesto in avvio – era il 15 maggio 2010 – che gli spiegassero “cosa aveva fatto di male mio figlio per meritare di finire così”. E la convinzione condivisa era che, una volta esaurita la lettura della relazione iniziale che ricostruiva le fasi del primo grado, si sarebbe passati ad ascoltare le parti e a concludere.

Invece il presidente della corte aveva accolto alcune delle richieste delle difese dei poliziotti. Tra queste l’acquisizione di un articolo di una rivista scientifica americana che parla degli effetti della ketamina e aveva disposto un nuovo confronto tra i periti Gustavo Thiene, che rilevò le prove della compressione toracica a cui era stato sottoposto il ragazzo, e Claudio Rapezzi, il consulente della difesa che parlò già nel precedente grado di giudizio di danni al cuore provocati dall’assunzione di sostanze stupefacenti.

Questo confronto, che rispetto al primo grado non aveva portato novità (entrambi i periti erano rimasti sulle proprie posizioni), aveva fatto temere che un’altra evenienza: la disposizione dinuove perizie medico-legali sui tessuti cardiaci del ragazzo. Ma esaurita questa fase, la corte aveva deciso di procedere con le requisitorie finali.

Per il procuratore generale Miranda Bambace, non c’è alcun dubbio su ciò che accadde quella mattina di quasi sei anni fa: i quattro, intervenuti su due volanti e in due momenti consecutivi, si accanirono sul giovane provocandone la morte. “Uccisero in ragazzo indifeso”, ha detto nell’udienza del 6 giugno scorso e per questo ha chiesto la conferma della condanna a tre anni e mezzo di carcere senza concedere attenuanti generiche né riduzioni di penaperché non avrebbe ravvisato nel comportamento degli imputati “elementi che le giustificassero”.

Di avviso totalmente diverso invece le difese che, nel corso degli interventi degli avvocati, si sono basate su tre elementi sostanziali: la sindrome da delirio (mai dimostrata finora) che avrebbe colto Federico quella mattina, una sua presunta tossicodipendenza (mentre le indagini tossicologiche dimostrarono livelli esigui di sostanze psicotrope) e una condotta rispondente ai regolamenti da parte degli agenti. “Anzi”, aveva affermato il legale Giovanni Trombini, “i manuali operativi descrivono pratiche più violente di quelle che usate dagli imputati”. Di qui la richiesta di assoluzione perché non ci sarebbe stato alcun eccesso colposo.

I genitori: “Basta con le menzogne su nostro figlio”. “A questo punto diamo loro in encomio”, aveva commentato il padre nel corso dell’udienza del 6 giugno, che aveva aggiunto: “Dopo tutto questo tempo, vorrei che si giungesse a una parola definitiva e che mio figlio fosse lasciato riposare in pace, senza che ogni volta venga coperto di infamie. Non era un tossicodipendente né un violento”

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Unipol, rinvio a giudizio per Paolo Berlusconi
tra le accuse ricettazione e millantato credito

Paolo Berlusconi è stato rinviato a giudizio per le accuse di ricettazione, millantato credito e concorso in rivelazione del segreto di ufficio. Il procedimento a carico del fratello del premier riguarda la pubblicazione, il 31 dicembre 2005, sul quotidiano Il Giornale (di cui è editore) dell'intercettazione tra l'allora segretario del Ds, Piero Fassino, e l'ex numero uno di Unipol, Giovanni Consorte, sulla tentata scalata di Unipol a Bnl. È la famosa telefonata in cui Fassino chiedeva a Consorte "abbiamo una banca?". 

Quella telefonata e la sua pubblicazione avvenne quando il testo non era neanche stato trascritto nell'ambito dell'inchiesta della procura di Milano sull'operazione. Il processo inizierà il 4 ottobre prossimo davanti ai giudici della quarta sezione penale del tribunale milanese.

Ora il gup Stefania Donadeo deve decidere sulla richiesta di patteggiamento da parte dell'imprenditore Eugenio Petessi e del titolare di Rcs, l'azienda che aveva fornito l'attrezzatura per le intercettazioni, Roberto Raffaelli. Un quarto imputato, l'imprenditore Fabrizio Favata, ha invece chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato.

A caldo il commento del legale dell'editore, l'avvocato Federico Cecconi: "Noi serenamente ritenevamo che ci fossero gli elementi e le condizioni per una sentenza di non luogo a procedere. Adesso sosterremo le nostre ragioni in dibattimento".

 

 

MORTO IN CELLA IL BRIGATISTA FALLICO

Lo hanno trovato gli agenti della polizia penitenziaria nel carcere di Mammagialla a Viterbo. Nelle scorse settimane aveva accusato forti dolori al petto. Esponente Ucc negli anni '80, era ritenuto responsabile del fallito attentato nel 2006 contro la caserma della 'Folgore' a Livorno e di aver progettato un'azione terroristica per il G8 alla Maddalena, prima della decisione di spostarlo all'Aquila

VITERBO - L'ex brigatista rosso Luigi Fallico 1 è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Mammagialla a Viterbo. La scoperta è stata fatta questa mattina alle 9.30 dagli agenti di polizia penitenziaria. Il detenuto è morto per un infarto. Fallico, 59 anni, era attualmente sotto processo a Roma assieme a un gruppo di persone ritenute dalla procura eredi delle vecchie Brigate Rosse.

Il 19 maggio scorso, Fallico aveva preso parte all'udienza davanti alla prima corte d'assise di Roma visibilmente provato perché due giorni prima aveva accusato violentissimi dolori al petto che non gli erano mai passati. "Nell'infermeria del carcere di Viterbo gli hanno misurato soltanto la pressione - ha raccontato il suo difensore, l'avvocato Caterina Calia - aveva 110 di minima e 190 di massima. Dopo il controllo, Fallico è stato riportato in cella quando chiunque, davanti a quella situazione, avrebbe disposto il trasferimento urgente in ospedale".
 

Fallico avrebbe dovuto sottoporsi domani a nuovi accertamenti. Sul banco degli imputati era finito con l'accusa di associazione sovversiva con finalità di terrorismo e banda armata assieme ad altre sette persone in relazione, soprattutto all'attentato fallito alla caserma Vannucci, sede della Brigata della Folgore di Livorno (25 settembre 2006) e al progetto, mai attuato, di un attentato da portare a segno alla Maddalena dove si sarebbe dovuto
 

tenere il vertice del G8. Secondo la procura, Fallico, quale capo, promotore e organizzatore, avrebbe ricoperto un ruolo preminente dell'associazione. Accuse che la difesa ha sempre respinto con forza.

Fallico era stato arrestato a Roma nel 2009. Esponente della prima ora del Movimento comunista rivoluzionario Nucleo Tiburtino, dopo la fuoriuscita degli ex Br Andriana Faranda e Valerio Morucci, Fallico aveva come nome di battaglia "gatto" o "il corniciaio". L'uomo avrebbe avuto rapporti personali e diretti con
 
Nadia Desdemona Lioce 2, la brigatista già condannata in via definitiva all'ergastolo per gli omicidi di Marco Biagi 3 e Massimo D'Antona 4. 

Con l'ex brigatista salgono a 67, dall'inizio dell'anno, i decessi conteggiati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nelle sovraffollate carceri italiane. Del totale, 24 sono suicidi mentre gli altri 43 vengono attribuiti a cause naturali.

 

 

Sky cancella Current Italia
Al Gore: una ritorsione di Murdoch 

L'ex vicepresidente Usa: "E' una vendetta perché negli States abbiamo assunto Keith Olbermann, voce critica con la News Co.". La replica del network: "Il canale perdeva ascolti e voleva il doppio dei soldi". Incredibile ritorsione del miliardario Murdoch contro una delle pochissime voci informative libere del panorama internazionale. Lo scopo? Entrare di forza nel mercato DEL DITALINO TERRESTRE!!!
 

 

Strauss-Kahn davanti ai giudici:arrestato sull'aereo con le braghe calate, sbattutto in carcere, si dimette nel giro di 48 ore dalla carica, paga una cauzione da 6 milioni di dollari e passa ai domiciliari coatti in attesa di giudizio !!! 
E i media Usa lo attacca

no

l direttore dell'Fmi, arrestato a New York per violenza sessuale, oggi sarà sentito in tribunale. Gli avvocati lavorano a un alibi per cui Strauss-Kahn sarebbe uscito un'ora prima dall'albergo. Dopo essersi dichiarato non colpevole, rischia fino a 50 anni di carcere. E mentre molti tabloid americani attaccano “il pervertito francese”, Parigi si interroga sulle conseguenze della propria politica intern

 

 

 

Ciancimino jr: “Ecco l’archivio segreto di mio padre”. Era in uno sgabuzzinoTutto l’archivio di Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo condannato per mafia  è ora in mano alla Direzione investigativa antimafia (Dia). Misteri, segreti, mezze verità forse anche qualche bugia e perfino innocui bigliettini di cortesia erano raccolti in cinque scatoloni che lo stesso Massimo Ciancimino ha deciso di far ritrovare. E’ stato proprio lui a indicare, durante un nuovo interrogatorio in carcere  svoltosi ieri, il posto in cui l’archivio segreto e inesauribile del padre era custodito: uno sgabuzzino di casa sua, tra il piano terra e il primo piano dell’edificio di via Torrearsa. Il posto in cui nessuno, tra magistrati e investigatori, era finora mai entrato per un approfondito sopralluogo.

E’ infatti la seconda volta in pochi giorni che la Dia si precipita in via Torrearsa. La prima volta è accaduto dopo il fermo di Ciancimino jr. per calunnia nei confronti dell’ex capo della polizia
 Gianni De Gennaro il cui nome avrebbe inserito con una sovrapposizione in un elenco di personaggi del cosiddetto “quarto livello”. In quella occasione aveva fatto sapere di avere ricevuto una pesante intimidazione. Un uomo gli avrebbe recapitato, in circostanze non ancora chiarite e descritte con qualche contraddizione, un “pacco” con 13 candelotti di esplosivo e 21 detonatori.

Mentre si indaga sul
 giallo dei candelotti arriva il nuovo colpo di teatro. Ieri mattina Ciancimino è stato sentito per quattro ore dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dai sostituti Nino Di Matteo e Paolo Guido. Stavolta i magistrati non chiedevano solo chiarimenti sul documento che Ciancimino sostiene di non avere personalmente “taroccato” ma insistevano per sapere da dove ha tirato fuori le carte poi riversate a rate a varie Procure: Palermo, Caltanissetta e Firenze. Ciancimino alla fine ha ceduto. E ha spiegato che l’archivio segreto era praticamente a casa sua. Bastava salire cinque gradini e aprire la porta marrone dello sgabuzzino.
 “Questo – ha assicurato – è tutto quello che mi ha lasciato mio padre. Non ci sono altre carte in giro”. Sono migliaia di manoscritti, documenti originali, note e bigliettini di altre persone, anche esponenti politici, che l’ex sindaco mafioso di Palermo custodiva per un uso a futura memoria. La Dia ne valuterà il contenuto, la scientifica ne accerterà l’autencità.

Ciancimino si prepara così all’audizione di martedì, al processo che vede imputato l’ex ufficiale del Ros
 Mario Mori di aver favorito la latitanza del boss Provenzano. Ciancimino è ancora teste d’accusa, la Procura non ha mai avuto intenzione di rinunciare. In più di una occasione i pm hanno ribadito: “Riscontriamo caso per caso le dichiarazioni del teste”.

Ma adesso emergono nuove domande. Perché Ciancimino rivela solo ora, dopo tre anni di collaborazione, l’esistenza di quell’archivio segreto? Perché non consegnare prima quei cinque scatoloni pieni di documenti del padre? Cosa contengono i nuovi documenti?

 

 

UCCISO IN PAKISTAN OSAMA BIN LADEN, IN PAKISTAN?? IN 10 ANNI GLI USA OCCUPANO IRAQ, 109.000 MORTI TRA I CIVILI, ED AFGHANISTAN,BOMBARDANO LA LIBIA E PERMETTONO A BIN LADEN DI SOGGIORNARE TRANQUILLAMENTE IN PAKISTAN,PAESE ALLEATO AGLI USA. BIN LADEN VIENE LIQUIDATO CON UN COLPO ALLA TESTA, NESSUN PROCESSO. SADDAM HUSSEIN , EX PRESIDENTE IRACHENO PIAZZATO IVI DALLA CIA NEGLI ANNI SETTANTA, ALMENO FU PROCESSATO, ANCHE SE L'ITER PROCESSUALE RISULTO' ZEPPO DI FORZATURE ALLO SCOPO DI GIUNGERE IL PIU' PRESTO POSSIBILE ALLA CONDANA A MORTE (30-12-2006)

Persino i nazisti, prima di essere impiccati, furono processati a Norimberga. Bin Laden non è stato assassinato, ucciso, fucilato, ammazzato, sparato. No. Bin Laden è stato "terminato", citando le parole di Obama. Un'elegante metafora che riduce un uomo a un insetto. I familiari di Goring non furono condannati a morte, un figlio di Bin Laden è stato invece "terminato". Era lì, sul luogo del delitto, la colpa è sua. Bin Laden, l'ex amico dellaCia e degli Stati Uniti, educato nelle migliori università occidentali, è innocente o colpevole dell' 11 settembre? Avrebbe dovuto stabilirlo un tribunale in base alle prove, al dibattimento. Il mondo avrebbe assistito e, forse, capito. Gli americani sono intervenuti a casa degli altri, come di consuetudine, cow boy della Terra. Il Pakistan è uno Stato indipendente. Per le leggi internazionali, gli Stati Uniti avrebbero dovuto chiedere al governo pachistano di catturare Osama. Perché non lo hanno fatto? Il cadavere di Bin Laden è stato, secondo le fonti statunitensi gettato in mare dopo un funerale islamico(?) su di una portaerei. Lo hanno trasportato da Islamabad per centinaia chilometri per darlo in pasto ai pesci. Chi potrà dimostrare il decesso?
Bin Laden serve a Obama per vincere le
 elezioni. Forse però perderà la guerra. Questa morte è infatti una vendetta e sangue chiama sempre sangue. Il fanatismo islamico può riesplodere e dilagare. Le scene di giubilo nelle strade delle città americane dopo la notizia della scomparsa di Osama hanno ricordato le stesse scene nei Paesi arabi dopo il crollo delle Torri Gemelle. C'è qualcosa di malato nel festeggiare la morte di una persona, anche di un criminale, come allora era rivoltante celebrare un massacro.
Bin Laden viveva in una palazzina di tre piani a
 Abbottabad, una località turistica montana non distante da Islamabad. Abbottabad è sede di un'accademia militare e ha numerose caserme. Il governo pachistano non poteva non sapere, così come a suo tempo il governo italiano non poteva non sapere che Totò Riina viveva con la sua famiglia al centro di Palermo. Bin Laden è stato sacrificato, ammesso che non fosse già morto da tempo. "Terminato" come si usa dire in America per coloro che osano sfidarla. La disumanità è tra noi. "Restiamo umani", come voleva Vittorio Arrigoni.

 

 

 

 

I

Cuba, via libera alla svolta "cinese"
Sì del regime a investimenti esteri

Fidel esce dal Comitato centrale del Pcc / Video

Il IV Congresso approva il piano di riforme proposto dal presidente Raul Castro: "Il socialismo va aggiornato, la pianificazione terrà conto delle tendenze di mercato". Il fratello del lìder maximo verso la nomina a primo segretario del partito unico

l IV Congresso approva il piano di riforme proposto dal presidente Raul Castro: "Il socialismo va aggiornato, la pianificazione terrà conto delle tendenze di mercato". Il fratello del lìder maximo verso la nomina a primo segretario del partito unico

 

 

 

Crac di Dahlia Tv
Un grande affare
per Mediaset 

Dopo che Telecom ha staccato la spina, i diritti per le partite del gruppo italo-svedese si compreranno a prezzo di saldo. Intanto, i 150 giornalisti che fornivano i contenuti alla società ora sono in cassa integrazione

 

Ruby-gate, Pd e Sel presentano
mozione AFFINCHE' LA MINETTI SI LEVI DAI COGLIONI

E’ stata depositata oggi in Consiglio regionale lombardo la mozione presentata dai consiglieri Chiara Cremonesi (Sel), Arianna Cavicchioli e Sara Valmaggi (Pd) con la quale si chiede che Nicole Minetti, indagata per il caso Ruby ed eletta in consiglio tra le file del Pdl in un listino bloccato “rimetta il suo mandato affinchè possa liberamente difendersi nel processo” e perché “sia tutelata l’immagine dell’istituzione Regione

 

 

 

 

 

 
 
Olympiacos P.-Inter: 2-2, 'Pazzo' rimontata
Lunedì, 22 Agosto 2011  [rss full] [rss text] Delicious [permanent link]permalink

 

GUERRA DI LIBIA.I ribelli: "Siamo nella Piazza Verde
catturato figlio di Gheddafi"
diretta tv
 

Al Jazira: pretoriani del Raìs si sono arresi
Video In tv con pistola Foto Spari in strada

DIRETTA. Il capo degli insorti: "Controlliamo quasi tutta la città". Seif sarebbe nelle mani del Cnt. Il Colonnello:  "Non mi arrenderò mai" (video - audio). I lealisti, ritiratisi verso il compound, avrebbero deposto le armi. Lega Araba: "Lasci potere al popolo". Ferma la nave salva-stranieri.

BOSSI in stato confusionale biascica di "PATANIA"dopo la fuga in nottata da una sua roccaforte di merda. Tutti adesso vogliono far pagare il VATICANO:"Bagnasco dovrebbe far seguire alle parole i fatti, alla predica l'esempio. Proponga il pagamento dell'ICI sui beni immobiliari del Vaticano, ora esenti. Un patrimonio di circa 100.000 fabbricati sui quali non vengono pagati 2 miliardi all'anno."Secondo IL FATTO QUOTIDIANO , nel corso del 2011 sono andati persi solo 88.000 posti di lavoro,SOLO...:" Nel 2011 persi 88mila posti di lavoro"

Sarà un autunno molto pesante per l’occupazione: anche se la perdita di posti di lavoro cala rispetto ai due anni precedenti, il saldo a fine 2011 per le imprese con almeno un dipendente (circa 1,5 milioni) mostra ancora il segno meno: 88mila i posti in uscita – dice Unioncamere – pari a un calo dell’occupazione dipendente dello 0,7%". In due sedute Milano

ha perso il 10% bruciando totalmente le chiusure a rialzo avute all'indomani del blocco vendite allo scoperto. Boom delle tasse locali in 15 anni aumentate del 138 %. Sono passate da 40,58 miliardi a 96,55 miliardi di euro. L'amministrazione centrale ha incrementato le entrate solo del 6,8 %. E adesso i Comuni saranno costretti o ad aumentare le imposte, oppure a tagliare i servizi. All'interno di questo AMMASSO GALATTICO LIMACCIOSO NERISSIMO, SFOLGORA LA FIGURA DI MARCELLO DELL'UTRI,FONDATORE DI FORZA ITALONIA,REFERENTE PRIMO ED UNICO PER IL PEDERASTA DI ARCORE IN SICILIA, CONDANNATO IN SECONDO GRADO A 7 ANNI DI CARCERE PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA. PER TUTTI C'E' LA CRISI,MA NON PER QUESTO ESEMPLARE:"Non smette mai di stupire il senatore Marcello Dell’Utri. Non ci sono solo i 9,5 milioni di euro di Berlusconi nei suoi conti correnti spulciati dalla Procura di Roma. Ci sono anche i 25 bonifici da un milione e 600 mila euro complessivi provenienti dalla società fiduciaria Sant’Andrea, alimentata dal 2004 con stock option Mediaset per 3,6 milioni di euro. E poi i 250 mila euro che arrivano dalla Tome Advertising SI, una società pubblicitaria che fa affari con il gruppo Berlusconi in Spagna, e i 150 mila euro del suo titolare, Giuseppe Donaldo Nicosia, che secondo la Gdf è un amico del premier. E ancora i 558 mila euro ricevuti da Marino Massimo De Caro, un personaggio poliedrico che riesce ad essere nell’ordine: consigliere particolare del ministro dei beni culturali Giancarlo Galan; amico di Massimo D’Alema e intimo di Marcello Dell’Utri, nonché socio del figlio Marco Dell’Utri e soprattutto all’epoca manager dell’oligarca russo Viktor Feliksovich Vekselberg, titolare di importanti interessi in Italia.
Le nuove carte del fascicolo P3 visionate dal Fatto raccontano meglio di mille interviste come vive un “principe decaduto”, come si è autodefinito Dell’Utri con il Corriere della Sera.

Il Fatto aveva già raccontato i tre versamenti da 9,5 milioni effettuati da Silvio Berlusconi come prestito infruttifero (il primo del 22 maggio del 2008, per 1,5 milioni sul conto acceso al Credito Fiorentino di Denis Verdini; il secondo sul conto della Banca Popolare di Milano, il 25 febbraio per un milione; il terzo sempre su Bpm dell’11 marzo 2011 per sette milioni), la Guardia di Finanza ha chiesto ai pm romani l’autorizzazione a indagare sul piano fiscale. A prescindere dall’esito penale però, nelle informative del Nucleo Valutario guidato dal generale Leandro Cuzzocrea, del dicembre 2010 e del 21 giugno del 2011, i finanzieri ricostruiscono le fonti di reddito di Dell’Utri e le sue spese.

Il principe decaduto ha i conti in rosso e deve correre a pagare studi della figlia e conti del fratello e del figlio. Ma continua a comprare libri antichi e a spendere milioni di euro per la sua villa. Alla fine poi arriva a pagare tutto il Cavaliere. Il 15 marzo del 2011 Dell’Utri paga 1 milione e 350 mila euro alla società Nessi e Maiocchi che sta ristrutturando la sua villa a Torno, sul lago di Como. Altri quattro bonifici arrivano alla Nessi & Majocchi “per un totale di Euro 1.145.210 tra il gennaio e il settembre 2007.
La parte più interessante dell’informativa riguarda i rapporti con Marino Massimo De Caro. L’attuale consigliere del ministro Galan che allora era vicepresidente della società dell’oligarca russo Viktor Feliksovich Vekselberg, Avelar Energy. De Caro era stato intercettato nel 2008 dalla Procura di Reggio Calabria mentre parlava con Aldo Micciché, un faccendiere di origini calabresi emigrato in Venezuela ma in ottimi rapporti con gli uomini della cosca Piromalli di Gioia Tauro. Micciché, con l’aiuto della massoneria, cercava di farsi strada nel trading di petrolio tra Venezuela e Russia, e usava i suoi rapporti fraterni con Marcello Dell’Utri che lo aveva messo in contatto con De Caro, amico anche di Massimo D’Alema perché la madre ha lavorato per anni con la moglie del leader Pd, Linda Giuva, all’Istituto Gramsci. Ora De Caro, ex consigliere PDS a Orvieto fino al 2000, ha tagliato i ponti con la sinistra.

La Guardia di Finanza segnala l’arrivo di due assegni “sul conto intestato a Marcello Dell’Utri presso il Credito Cooperativo Fiorentino”, provenienti dal conto di De Caro Marino Massimo e Sacco Rossella (sua moglie) per un totale di Euro 414.000. Il secondo dei due assegni per 250 mila euro, secondo la Guardia di Finanza, “è risultato impagato”.
La movimentazione del conto di De Caro “è stata segnalata da Deutsche Bank”, prosegue la Guardia di Finanza, “poiché caratterizzata da consistenti movimenti a mezzo assegni e dall’accredito in data 8 aprile 2009 di un bonifico di euro 1.178.204,00 disposto dalla Greenock Consultants Limited tramite la Hellenic Bank PLC di Nicosia – Cipro a titolo di prima rata per il finanziamento del 2 aprile 2009”. La Finanza segnala che i pagamenti per 245 mila euro sono stati fatti “a titolo di saldo: pagamento lettera di Colombo 1492”. Massimo De Caro al Fatto spiega: “Ho pagato Dell’Utri per un libro rarissimo che riporta la lettera del 1493 scritta da Colombo a Isabella d’Aragona. In realtà”, aggiunge De Caro, “al senatore ho pagato quel libro molto di più: un milione di euro in tutto. In parte in contanti, come risulta, e in parte con altri libri. I soldi vengono dal conto di Cipro del mio amico russo Vekselberg ma gli affari del petrolio non c’entrano nulla. Anche Vekselberg è un amante dei libri antichi. Mi ha prestato”, spiega De Caro al Fatto, “1,3 milioni che non gli ho ancora restituito. Tanto ha in garanzia le opere comprate”.

Finisce 2-2 l'ultimo test dell'estate 2011 by Inter di Gian Piero Gasperini. Un esame di greco assolutamente non banale, una sconfitta respinta con il cuore e con i muscoli. Doppietta di Pazzini e tante altre cose positive. Nel primo tempo, per esempio, si sono visti gioco, occasioni gol, singoli in crescita, prediche di Gian Piero Gasparini che diventono realtà sul campo. Un'Inter duttile, che cambia tre volte il modulo (3-4-3 e 4-3-3) anche perché, dal minuto 27, gioca col vantaggio numerico. L'esatto contrario all'inizio della ripresa, con la difesa che traballa, il primo gol subìto scolasticamente su palla inattiva, il secondo con troppa leggerezza (un avversario che può calciare libero e bello dal limite dell'area di rigore). Due volte sotto, in 11 contro 10 e quindi con un peso doppio di responsabilità, con Diego Milito e Giampoalo Pazzini insieme, i nerazzurri si ribellano: combattono, corrono malgrado il caldo umido devastante, trovano due gol del bomber toscano e sfiorano addirittura il clamoroso 3-2 in rimonta, sempre col 'Pazzo', all'ultimo tocco, all'ultimo secondo di una squadra che non si arrende mai. Alla fine, dunque, è 2-2. Da rileggere così.


 

Borse, l'Europa si avvia a un venerdì nero
Milano oltre il -3%. Sospese Fiat e alcune banche
,19 agosto 2011.ORA SI PARLA APERTAMENTE DI SECONDA RECESSIONE,

DOPO CHE IL MERCATO IN UN MESE HA DISTRUTTO LE BALLE GOVERNATIVE SULLA TENUTA DEI CONTI DI ITALIA E SPAGNA!!!
 

Fiat -12%,il re magio pronto a scapicollarsi negli USA e lasciare l'Italonia al suo merdoso destino.La BCE sospende l'acquisto di carta straccia italiota, il blocco delle vendite allo scoperto non tampona la falla che si allarga. Negli USA anche la FED in difficoltà,le sue misure non sortiscono effetto. In Italonia il  Senatùr fulminato a rischio contestazione in Cadore, dove ogni anno arriva per festeggiare il compleanno di Tremonti. Dopo il comizio annullato di ieri, ora Bossi pensa di spostare anche la cena con il ministro. E questa mattina è comparso uno striscione di protesta violentissima contro"Quel coglione di Bossi che regge il moccolo ad un Pederasta". Mentre dalle macchine di passaggio piovevano insulti. Poi all'improvviso, di fronte ad una violenta protesta da parte dei suoi stessi leghisti di merda, Bossi DECIDE DI SCAPPARE DALLE MONTAGNE DEL NORD!!!"scappa"
in piena notte
!!!"...ci scusiamo ma non riusciamo a tenere il passo del crollo,

-6%....Borse, torna la paura:

 Milano -6,15 %,18 AGOSTO 2011
Obama: "Usa non in recessione" Ovvero, chi canta prima ha fatto l'uovo. La corsa ai ripari degli italioti:DISTRUGGERE LO STATUTO DEI LAVORATORI. All'interno del DL del 12 agosto c'è la distruzione dell'articolo 18,a tutela di chi lavora,e la totale deroga allo statuto a fronte di contratti aziendali particolarissimi e senza alcun vincolo
 

Europa giù / Segui i mercati in diretta

 

LA DIRETTA. Ribassi pesanti sui listini del Vecchio continente dopo le chiusure di Wall Street e delle piazze asiatiche. Su Milano pesa la picchiata di Fiat: titoli del Lingotto sospesi. Banche d'affari e società borsistiche contrarie alla Tobin Tax. In Italonia il  Senatùr a rischio contestazione in Cadore, dove ogni anno arriva per festeggiare il compleanno di Tremonti. Dopo il comizio annullato di ieri, ora Bossi pensa di spostare anche la cena con il ministro. E questa mattina è comparso uno striscione di protesta. Mentre dalle macchine di passaggio piovevano insulti.
 

Il club dei potenti di Bilderberg vuole liquidare l'Europa

FRANCIA E GERMANIA MANDANO A FARE IN CULO TREMORTI CON I SUOI EUROBOND. I PREMIER DI FRANCIA E GERMANIA HANNO INTENZIONE DI OCCUPARE ECONOMICAMENTE LA PENISOLA DETTANDOLE LE REGOLE:

niente eurobond ma ministro dell'Economia unico. Per l'Italonia,finchè ci sono fondi per comprare la sua carta da culo bene,poi viva Gesù!! EVASORI OVUNQUE | Il timore di nuove tasse ha spinto molti italiani a cercare rifugio (illegalmente) nelle banche svizzere. Cassette e conti cifrati: i soliti noti fanno la fila a Lugano. Mentre la Germania vara uno scudo che fa pagare all'evasore il 34%, diversi connazionali scudati da Tremonti al 5% hanno già riportato i capitali in territorio elvetico.tasse_autostradali.jpg
I sacrifici li chiedono a tutti, ma non ai concessionari pubblici-come BENETTON-ALTASIA,CHE SI FOTTE I PEDAGGI AUTOSTRADALI COL PROJECT FINANCIAL ALL'ITALIOTA,oppure come VEOLIA-RENZI L'EBETINO,CHE FOTTE LE BOLLETTE DELL'ACQUA DELL'INTERA TOSCANA,oppure come MEDIASET-DALEMA detto IL COGLIONE, che lucrano sui beni dei cittadini, dalle autostrade, all'acqua, alle frequenze televisive. Su questo punto il silenzio dei partiti è di tomba. Eppure sono soldi facili per la manovra. Si toglie la concessione statale e i quattrini rientrano subito ai legittimi proprietari: gli italiani. Oppure, si riducono i margini di profitto della concessione del 50/70%. Se ci stai, bene, altrimenti la concessione ritorna allo Stato. Nessun parlamentare, che io sappia, ha fatto questa proposta. Forse tra partiti e concessionari c'è del tenero o addirittura il concessionario si è fatto partito. Concedere beni dello Stato per ingrassare aziende private era uno scandalo prima della crisi, ma adesso è intollerabile.

Una rivolta proletaria 2.0

I riots londinesi guardano al futuro del multiculturalismo, della cosiddetta “gentrificazione”, dell’Europa al collasso. Non di scontro “neri vs bianchi” si tratta, e tantomeno di “minoranze etniche vs polizia” – anche se il razzismo di Scotland Yard è ben noto. Si tratta, invece, di una rivolta dal protagonista unico, dal nome che molti si vergognano di pronunciare, che è: “proletariato”. Studenti e anarchici, tentammo di scriverlo mesi addietro, hanno forse “scaldato” il terreno. Ma sono loro, i proletari, ad essere ora all’arrembaggio della città

Proletari del XXI secolo, certo. 2.0. Forgiati dalla cultura del centro commerciale, di X Factor e di News of The World. Per questo dovremmo essergli meno “fratelli”? Non ci insegnano forse le università a diventare geni del marketing, a “vendere qualcosa”, a inculcare in quelli come loro, le masse amorfe, gli ultimi, il desiderio delle merci? Se, come
recita Vincent Cassell – un tempo attore in quel gioiello di critica sociale che fu L’Odio “il lusso è un diritto”, perché aspettare di finire master, Phd, carriera, mutuo, quando puoi arraffare da una vetrina sfondata?

A Croydon, Tottenham o Hackney
non c’è meno pane e meno lavoro che nel Sud Italia. Di sussidi campano in molti, forse troppi, e sicuramente non è il caso di parlare di “banlieu inglesi”, dato che qui a differenza che in Francia spesso i poveri convivono fianco a fianco con i ricchi. Anche nella mia Peckham, dove pure hanno incendiato un paio di autobus, la qualità della vita è mediamente superiore alla periferia campana, nonostante qui in molti chiamino l’area ‘ghetto’. Il tumulto è scoppiato perché tutto questo non basta, non basta il pane, non basta avere un tetto dove dormire, se la prospettiva è quella d’una vita grigia passata a invidiare i ricchi, mentre i ricchi ti addomesticano e ti perquisiscono.

Bisogna visitarli, certi tuguri di immigrati che lavorano dodici ore al giorno, per capire
che la felicità non può essere soltanto il nostro piccolo “benessere” – la mansarda riadattata in studio con vista su giardino di cui parlano tanti studenti universitari, entusiasti, che si fermano ai negozi di cupcakes e ti raccontano quanto è vivibile quella zona. Bisogna fare un po’ di spola tra il Nord e il Sud del Tamigi, per capire con quanto razzismo, e quanta ignoranza, la Londra di “sopra” tratta l’altra metà – del genere hic sunt leones.

Personalmente
mi ritengo molto fortunato, per aver frequentato e per avere ancora la possibilità di conoscere tante persone di valore, minoranze attive o “persuase” che a Londra fanno del bene e non solo per se stesse, anche se è difficile trovare professionisti o “cervelli in fuga” preoccupati di qualcosa di più che della loro carriera, del loro star bene e – vedi i molti “artistoidi” di Hackney – della loro immagine. Mi fanno ridere tutti i simpatici espatriati italioti e stranieri, chiusi nelle loro case, che invocano proiettili di gomma e frignano: “Non distruggete Londra!”. Come se la città fosse solo loro, che ci vivono da un anno, e non dei riottosi che in molti casi vi sono nati – british al cento per cento.

Purtroppo o per fortuna, il rispetto delle leggi, per certi poveri cristi che vivono consumando producendo crepando di noia è solo formale, dettato dalla paura del carcere, e non certo per un radicamento / idenfiticazione con la Big Society di cui blatera Cameron. Che ci piaccia o no
, un saccheggio può essere per molti occasione di riscatto, di fuoriuscita dall’anonimato, e addirittura un sollievo, un’euforia, un’urgenza e un desiderio di vita. “A riot is the language of the unheard”, disse qualcuno chiamato Martin L. King. La voce degli inascoltati in questo caso è brutale e oscena: facciamocene una ragione.

Dopiché,
si tornerà alla normalità: tutti schiavi come prima. Un raffinato
fascismo pubblicitario che invade ogni spazio, nell’oceano di consumo e sperpero senza limiti, sotto i giochi pirotecnici delle Olimpiadi: eccolo il sogno dei governanti. Mentre le sirene di polizia e le ambulanze continueranno a squarciare, come un lamento, il crepuscolo che avvolge la parte di città dimenticata dai “sempre-vincitori”.
 

 
CRISI E MERCATI

Il Pil tedesco deprime le Borse Dl sui conti affonda Milano: -3,2%

16 agosto 2011,Il Pil tedesco deprime le Borse
Dl sui conti affonda Milano: -3,2%

E ora la Ue apre all'ipotesi degli eurobond.I dati della relazione tecnica del ministero dell'Economia raccontano i dettagli della manovra. A pagare saranno prima di tutto i 19mila statali che per due anni non potranno incassare il trattamento di fine rapporto e i contribuenti con reddito superiore ai 90mila euro. Dalle loro tasche Berlusconi tirerà fuori 3,8 miliardi di euro...6 miliardi di euro dai tagli al ministero,4 miliardi di euro dal taglio di tutte le detrazioni...il senatur ha dedicato insulti al ministro Brunetta: "A lui ho detto nano veneziano, non rompere i coglioni". Ma Bossi ha svelato anche i retroscena del consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto: "Abbiamo litigato tutto il giorno. E per poco in Cdm non passavamo alle vie di fatto".

Lampedusa, ancora sbarchi, in 2000 sull'isola che "ghe pensi mi" doveva proporre al Premio Nobel....
Operatori turistici: "Abbandonati"

Negli ultimi due giorni sono almeno 2000 le persone che hanno percorso i 100km che separano il nord Africa da Lampedusa. Tre i dispersi, mentre un barcone con 200 profughi, partiti due giorni fa dalla Libia, è approdato questa mattina nel molo di Cala Pisana. Non accenna a riprendersi invece il mercato turistico. Gli operatori lamentano forti cali delle presenze e scarso aiuto del governo ...


 

LA DIRETTA. Mercati in netta flessione per la brusca e inattesa frenata dell'economia di Berlino. La ripresa rallenta in tutta l'Ue e nell'Eurozona. Attesa per l'incontro Merkel-Sarkozy, a Piazza Affari è la Robin tax a far sentire gli effetti del decreto del governo: a fondo i titoli del settore energia; Fiat paga i brutti dati della 500 in Usa.

I BTP ITALIOTI

A 270 PERCHE'

LA BCE HA COMPRATO

22 MILIARDI

DI TITOLI FOGNA.

FINO A QUANDO?

SOROS: O EUROBBLIGAZIONI O E' LA FINE DELL'EUROPA UNITA

"La Germania e gli altri Paesi con la tripla A devono, in un modo o nell'altro, creare un sistema di euro-obbligazioni. In caso contrario l'euro crollerà", afferma. Il miliardario, che nel 1992 ha costretto la sterlina britannica ad uscire dallo Sme ED ALLA LIRA ITALIANA DI SVALUTARSI PESANTEMENTE NON REGGENDO L'OSCILLAZIONE VALUTARIA A CUI ERA OBBLIGATA - PROVOCANDO LA FAMOSA MANOVRA AMATO DA 92.000 MILIARDI DI LIRE, punta il dito sulla Germania per il peggioramento della crisi. "Le reticenze tedesche (a venire in aiuto dei Paesi in difficoltà) hanno provocato l'aggravamento della crisi greca che ha portato a un contagio e che si è trasformato in crisi esistenziale per l'Europa", afferma Soros. "Solo la Germania può rovesciare la dinamica distruttrice europea" sostenendo la creazione di euro-obbligazioni ed evitando"le perdite incalcolabili che il crollo dell'euro avrebbe sul sistema bancario", sottolinea.

UN BUCO UNICO!!!

Considerando extra LA DELEGA FISCALE NONCHE' L'AUMENTO DEI TICKET A CUI SI UNISCE IL BLOCCO DEL TURN OVER NELLE P.A.,LA "MONOVRONA" A LUGLIO RASTRELLAVA 21,2 MILIARDI DI EURO DI TAGLI LINEARI,EXTRA TASSE E BLOCCO PENSIONI,IL RESTO DEI 58 MILIARDI FINIVA A BABBO MORTO. A QUEL  PUNTO I MERCATI CI DAVANO ADDOSSO COME I PAZZI. IL BUCO UNICO ITALIOTA E' PROSEGUITO COL RINFORZINO DI AGOSTO CHE IN CORSO D'OPERA VIENE QUANTIFICATO IN 50 MILIARDI: LA CANCELLAZIONE DELLE PROVINCIE AD ESEMPIO VIENE RIMANDATO AD UN FANTOMATICO CENSIMENTO E PREVIA SCADENZA NATURALE DEL MANDATO: QUINDI BASTA SCIOGLIERE ANTICIPATAMENTE IL CONSIGLIO REGIONALE ED IL GIOCO E' FATTO, LA PROVINCIA RIMANE IN VITA.QUINDI TUTTO SI INCARDINA SU PENSIONI ALLUNGATE ALLE DONNE,BLOCCO TFR,CONTRIBUTI DEL 5%. Il cosiddetto contributo di solidarietà, pagato dai redditi superiori a 90mila euro, sommato al gettito della lotta all’evasione (tra sanzioni per chi non emette scontrini e spostamento da 5mila a 2500 del divieto di pagamenti in contanti) darebbe quindi pochi spiccioli. Possibile? Soprattutto visto che a questi interventi, butta lì Tremonti come se niente fosse, ci sarà la temuta (dai leghisti soprattutto) revisione degli studi di settore. I ministeri devono risparmiare 6 miliardi, se a fine anno non ci sono riusciti i loro dipendenti a Natale non vedranno la tredicesima mensilità. Un’eventualità che per Tremonti è “estremamente improbabile” ma non certo impossibile. Come nota la Uil, i lavoratori rischiano di dover pagare per l’incapacità dei dirigenti di centrare gli obiettivi. Altra novità è che arriva subito la stangata sulle agevolazioni fiscali, che vengono tagliate nel caso (questo sì improbabile) che il Parlamento approvi una riforma del fisco nei prossimi tre mesi. Il taglio a tutti i bonus, dalle detrazioni per i figli a carico a quelle per le partite Iva dei giovani, vale anche per il 2011 e durerà almeno tre anni, portando nelle casse dello Stato un gettito aggiuntivo di 4 miliardi circa.Certo, poi ci sarebbe la crescita: a parte la cancellazione dei ponti festivi, non c’è moltissimo. Le imprese brindano al blocco del Sistri, il costoso sistema di tracciamento dei rifiuti avversato da Confindustria, ma su liberalizzazioni e privatizzazioni il governo sembra ancora avere le idee un po’ vaghe. Più probabile che entro breve usi l’arma segreta, auspicata anche dalle imprese, per fare ancora un po’ di cassa: alzare l’Iva.

Indennità dimezzate e 40 deputati in meno
da Roma stangata sulla casta siciliana

Nella manovra Tremonti due norme rivoluzionano l'Ars: subito 5700 euro al mese in meno ai deputati e massimo 50 membri dalla prossima legislatura invece dei 90 attuali.

"Italia: istanza di fallimento".
Ora stiamo vendendo l'argenteria, poi bruceremo i mobili di casa. "Di prassi è chi manda la lettera che decide se comprare ancora i nostri titoli di Stato o se farci fallire". Non è così, Tremorti?

Basta scorrere la lista del saccheggio lineare per comprendere come un governo indecente stia per superare la soglia dell’infamia. Si va infatti dalle pensioni di invalidità, agli assegni di maternità, dai sostegni al nucleo familiare, agli interventi sul mantenimento del salario:  5 MILIARDI DI EURO. Macelleria sociale che punta a smontare il welfare superstite colpendo perfino i disabili. Neanche una parola sugli evasori fiscali: 240 miliardi di euro l’anno sottratti all’erario.  Per i lavoratori autonomi e per i possessori di partite IVA addio al regime fiscale dei minimi dopo i primi 5 anni d'attività. Inoltre, saranno tagliati fuori il 90% degli attuali beneficiari: gli autonomi con reddito compreso fra i 20mila e i 30mila euro. A scendere drasticamente, infatti, non sarà solo il forfait fiscale ma anche la platea di chi potrà scegliere questa opzione: da 500 a 50mila contribuenti circa.Per 6,6 miliardi arrivano da maggiori entrate, vale a dire le famose tasse, metà dei quali dalla stangata sui dossier titoli che alla fine annullerà “i rendimenti di un investimento in titoli di Stato per 30mila euro”. Sistemati i risparmiatori, si procede coi tagli: 7,4 miliardi a regioni, province e comuni. 2,2 MILIARDI DI EURO ARRIVANO DAL BLOCCO DELLE RIVALUTAZIONI PENSIONISTICHE PER GLI IMPORTI SUPERIORI A 2300 EURO AL MESE.

Aumento dei ticket sanitari, blocco del turn over nella PA ed aumento della quota dei contributi INPS per tutti i contratti atipici, quelli cioè che non danno diritto ad un cazzo.

Nella versione di luglio della manovra, la ciccia corposa del pareggio del bilancio VENIVA RINVIATA AL 2013 CON UNA FUMOSISSIMA DELEGA FISCALE, CHE HA PRODOTTO IL CROLLO BORSISTICO DEL 2 AGOSTO 2011.

Così ecco il rinforzino del 12 agosto 2011 così deformato:

 

Taglio della tredicesima ai dipendenti pubblici. I dipendenti delle Amministrazioni pubbliche che non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa non godranno del pagamento della tredicesima mensilità.

Tfr ritardato. La bozza di decreto prevede che il pagamento del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici sia ritardato di due anni rispetto alla cessazione del rapporto di lavoro.

Soppressione delle province con meno di trecentomila abitanti. Potrebbe scattare dalle prossime elezioni politiche, insieme alla fusione dei Comuni sotto i mille abitanti e la riduzione dei componenti dei Consigli regionali. Secondo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, intervenuto in un dibattito a Cortina d’Ampezzo, nei piani del governo le Province da tagliare sono 34, mentre i Comuni con meno di mille abitanti in Italia sono circa 1.500.

Province da abolire, l’elenco. L’Ansa ha diffuso l’elenco delle 36 province sotto i 300 mila abitanti, che pertanto dovrebbero scomparire. Tra parentesi, il colore politico dell’amministrazione. Ascoli Piceno: 214.068 abitanti (Pdl).  Asti: 221.687 (Pdl).  Belluno: 213.474 (Lega).  Benevento: 287.874 (Pd).  Biella: 185.768 (Lega).  Caltanissetta: 271.729 (Mpa).  Campobasso: 231.086 (Pdl).  Carbonia-Iglesias: 129.840 (Pd).  Crotone: 174.605 (Pdl).  Enna:172.485 (Pdl).  Fermo:177.914 (Sel).  Gorizia:142.407 (Pd).  Grosseto:228.157 (Pd).  Imperia:222.648 (Pdl).  Isernia:88.694 (Pdl).  La Spezia:223.516 (Pd).  Lodi:227.655 (Lega).  Massa Carrara: 203.901 (Pd).  Matera:203.726 (Pd).  Medio Campidano:102.409 (Pd).  Nuoro:160.677 (Pd).  Ogliastra:57.965 (Pd).  Olbia Tempio: 157.859 (Pdl).  Oristano: 166.244 (Pdl).  Pistoia: 293.061 (Pd).  Prato: 249.775 (Pd).  Rieti: 160.467 (Pd).  Rovigo: 247.884 (Pd),  Savona: 287.906 (Pdl).  Siena: 272.638 (Pd).  Sondrio: 183.169 (Lega).  Terni: 234.665 (Pd).  Trieste: 236.556 (Pd).  Verbano-Cusio-Ossola: 163.247 (Pdl).  Vercelli: 179.562 (Pdl).  Vibo Valentia: 166.560 (Pd).

Feste spostate il lunedì. Le festività infrasettimanali “non concordatarie”, cioè non religiose, verranno spostate al lunedì (e non alla domenica come inizialmente previsto). La misura abbatte di fatto i “ponti”, per aumentare le giornate di lavoro.

Tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro. La transazione andrà comunicata all’Agenzia delle entrate  per le operazioni per le quali è prevista l’Iva. E’ inoltre previsto, secondo le anticipazioni dell’Ansa, l’inasprimento delle sanzioni, fino alla sospensione dell’attività, per la mancata emissione di fatture o scontrini fiscali.

Disincentivi per le pensioni di anzianità. Previsto l’anticipo al 2012 del requisito di 97 anni tra età anagrafica e anni di contribuzione.

Innalzamento progressivo dell’età per le pensioni di vecchiaia delle donne da 60 a 65 anni. Viene anticipato al 2015 invece che al 2020.

Riduzione dell’abbattimento delle perdite aziendali. La manovra prevede per le società una riduzione al 62,5% della possibilità di abbattimento delle perdite.

Anticipo dell’innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle donne. La misura riguarda il settore privato; il progressivo innalzamento prenderebbe il via nel 2016.

Aumento al 20% delle imposte sulle rendite finanziarie. L’aliquota varrebbe per tutti i titoli tranne gli interessi dei titoli di Stato, che restano al 12,5%.

Estensione erga omnes dei contratti aziendali. I contratti potranno derogare a quelli nazionali e a parte dello Statuto dei lavoratori. La bozza di manovra contiene una norma che estende erga omnes gli effetti dell’accordo tra Confindustria e sindacati sui contratti aziendali.

Aumento della quota Irpef per gli autonomi per i redditi sopra i 55.000 euro. La misura dovrebbe essere triennale. Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli.

Anticipo di un anno le riduzioni del fondo Fas. Si tratta del Fondo governativo per le aree sottoutilizzate, i cui tagli entreranno in vigore prima del previsto.

Taglio alle energie rinnovabili. L’articolo 7 del decreto legge sulla manovra sarebbe stato stralciato. Prevedeva il taglio del 30% agli incentivi alle fonti rinnovabili e la suddivisione in tre macrozone per la fissazione del prezzo dell’elettricità. Contro la riduzione di fondi a favore degli impianti solari si era scagliato il parlamentare siciliano Gianfranco Micciché.

 

In realtà il taglio di provincie e comuni avviene solo dopo censimento ed al termine del mandato amministrativo, ovvero fra tre anni; l'aumento dell'IRPEF è stato già bloccato.

 

 

12 AGOSTO 2011

Il palliativo della BCE che acquista tonnellate di carta straccia italiota e della FED che fossilizza i tassi fino al 2013, NON BASTA PIU':

Italia e Francia vogliono vietare le vendite allo scoperto per 15 giorni. EUROBOND O SPACCATURA AREA EURO

 In un suo editoriale pubblicato sull'Irish Independent, il giornalista di business e finanza Emmet Oliver afferma che gli ultimi eventi potrebbero scatenare una "pressione irresistibile" sui leader europei, affinché alla fine scelgano la soluzione degli eurobond. D'altronde, "gli acquisti di titoli di stato italiani e spagnoli, che la Bce sta effettuando, possono garantire solo un sollievo temporaneo. La soluzione, nel lungo termine, rimane il meccanismo dell'eurobond: in questo modo, l'Europa potrebbe finanziarsi collettivamente, attraverso l'emissione di una categoria unica di titoli di stato, che diventerebbero anche una vera alternativa ai Treasury americani".

Tuttavia, continua Oliver, "c'è l'opposizione, che possiamo descrivere a ragione come un veto, della Germania". E qui è la stessa rivista tedesca
Der Spiegel che chiama la Merkel a rapporto: o l'Eurozona sarà trasformata in un'unione fiscale, che emetterà gli eurobond, o i paesi più indebitati dovranno essere cacciati dall'euro, con conseguenze imprevedibili per quelli che rimarranno.
Der Spiegel ammette poi che l'ipotesi dell'eurobond "rimane un tabù nei corridoi del governo tedesco". E la ragione è semplice: "gli eurobond avrebbero un tasso di interesse più alto dei Bund tedeschi attuali, visto che l'Europa nel suo complesso non ha lo stesso merito creditizio della Germania; questo significa che, "anche se i rendimenti degli Eurobond fossero superiori a quelli tedeschi di un solo punto percentuale, il costo aggiuntivo da sostenere per la Germania sarebbe di €20 miliardi l'anno, nel medio termine".

 

EURO 1 ED EURO 2 SVALUTATO DEL 35%

E’ almeno dalla metà di giugno che Francia e Germania, i veri leader dell’Unione Europea, stanno esaminando l’ipotesi di spaccare l’Eurozona in due metà. La prima, una "Super euro" zona , come l’ha chiamata un funzionario europeo, in una intervista al Daily Telegraph, includerebbe i paesi dai conti pubblici più solidi, come Francia, Germania, Olanda, Austria e Finlandia. I ben noti Piigs -l’acronimo inventato per indicare Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna - andrebbero a finire invece in un’area di serie B.

"La filosofia alla base di questo piano, denominato piano B, è che i paesi più forti dell’area euro prenderebbero le distanze da quelli che non possono essere in grado di salvare – ha detto il funzionario – Si tratterebbe comunque di un atto disperato, in quanto questa soluzione non sarebbe considerata tra quelle ideali ma come il minore dei mali".

Cosa accadrebbe, però, in questo scenario? Di fatto, l’euro, così come lo conosciamo, verrebbe "sdoppiato". Alla moneta unica andrebbe ad affiancarsi una nuova valuta: a quel punto, l’euro "vecchio" , o Euro 2, continuerebbe a essere utilizzato dai Piigs, mentre i paesi virtuosi utilizzerebbero un euro "nuovo", l’Euro 1. Per riflettere i fondamentali dei paesi, l’euro vecchio potrebbe poi essere fortemente svalutato, rispetto alla nuova moneta emessa, del 35% circa, stando alle previsioni di Warwick McKibbin, funzionario senior presso Brooking Institution, il think tank, con sede a Washington.

Il risultato, per fare un esempio, sarebbe che un tedesco, un francese o un austriaco avrebbero un potere di acquisto maggiore, rispetto a un italiano, uno spagnolo o un portoghese.
Per lo stesso prodotto importato dagli Stati Uniti, gli italiani e gli altri popoli dell'Euro 2, dovrebbero insomma spendere di più.

L’idea sarebbe caldeggiata non solo dalla cancelliera tedesca Merkel, che ha perso molti consensi proprio per le sue dichiarazioni pro-euro e pro-bailout, ma anche dal presidente francese Nicholas Sarkozy, che sta diventando sempre più irritato all'idea che paesi come Spagna e Italia possano trascinare a fondo la Francia, già nei giorni scorsi oggetto di speculazione sul rischio che, dopo gli Usa, sia lei a dover perdere la tripla A.

BANKITALIA COMUNICA:

1901 MILIARDI DI EURO DI DEBITI!!! LE SALME COMMISSARIATE RISPONDONO: STANGATA BIS DA 45 MILIARDI
 Nove arriveranno da Regioni e Comuni
. Il totale della MANOVRONA LUGLIO-AGOSTO 2011 E' DI 125 MILIARDI DI EURO,250.000 MILIARDI DI VECCHIE LIRE!!!

La stangata-bis costerà agli italiani 45 miliardi nel prossimo biennio. “Manovra per aggiuntivi 20 miliardi per il 2012 e di 25 miliardi nel 2013″, ha detto Silvio Berlusconi annunciando agli enti locali il provvedimento in discussione stasera nel Consiglio dei ministri. Il prossimo biennio, secondo i piani di luglio, non doveva essere oggetto di tagli pesanti e i 70 miliardi previsti dovevano concentrarsi sul 2013-2014. Invece, ora che il quadro è completo, si scopre che la cifra complessiva della manovra è di 125 miliardi in 4 anni, e ben 45 miliardi sono previsti dalle misure contenute nel decreto in approvazione stasera.

 

Dalla Francia voci di un possibile problema patrimoniale di BNP Paribas. Potrebbe avere un'esposizione alla Grecia superiore a quanto annunciato. SocGen perde il 7%. L'ondata di vendite che ha colpito i bancari ha provocato una raffica di sospensioni tra i big come Intesa, Unicredit e MPS. Il cambio di direzione al ribasso di Milano si era verificato in concomitanza con il discorso del ministro dell'Economia.

10 agosto 2011

ED E' CROLLO TOTALEEE

 

Un tunnel per unire Russia e States

di Arturo Cocchi

L'idea di una galleria sotto lo stretto di Bering: 100 chilometri dall'Alaska alla Siberia. Si potrà andare da Londra a New York in treno

 

 

 

 

Un tunnel sotto lo Stretto di Bering, per unire l'Alaska e l'estrema Siberia. Si potrà viaggiare via terra dagli Stati Uniti alla Russia, e, in linea teorica, sarà possibile salire in treno a Londra e scendere a New York, seppur passando per la via più lunga, quella verso Est: la stessa idea che aveva Colombo per raggiungere le Indie, anche se il senso di marcia è opposto.

La notizia arriva dall'edizione in rete del Times, ma rimbalza dalla Russia, dove secondo il quotidiano britannico il "progetto ferroviario più imponente di tutti i tempi" sarebbe rimbalzato sulla scrivania di strettissimi consiglieri del presidente Dmitry Medvedev. Il tunnel misurerebbe circa 110 chilometri, oltre il doppio dell'Eurotunnel sotto la Manica, e costerebbe, da solo, 8-10 miliardi di euro. Il link intercontinentale andrebbe a completare lo sviluppo della rete ferroviaria dell'estremo oriente russo, già in corso d'opera: un ampliamento che porterà, a breve, a collegare la Transiberiana alla città di Yakutsk; un'altra tratta, di quasi 3.800 km, unirà la stessa Yakutsk allo stretto, entro il 2.030. Il costo totale del progetto si aggira intorno ai 45-50 miliardi di euro, ma, assicurano i suoi fautori, la riconversione per via ferroviaria del traffico merci, che ad oggi si sviluppa inevitabilmente per mare, ripagherà l'ingente esborso iniziale.

Il tunnel collegherebbe la località di Uelen, in Russia, con il Cape Prince of Wales, Alaska. Le difficoltà tecniche non sono insormontabili: la profondità dello stretto non supera i 55 metri, le correnti non sono violente. Tanto che l'idea di unire Russia e America per via sotterrana risale addirittura allo zar Nicola II, ed è stata, una prima volta, fermata dalla Prima Guerra Mondiale. Ovviamente il secolo trascorso con un nulla di fatto non depone a favore della semplicità del progetto, né della sua convenienza. Ma vanno anche considerate le due guerre e la successiva cortina alzata dal regime sovietico. E infatti l'idea venne riproposta già dai primi anni '90, subito dopo la caduta del comunismo, per affondare ben presto nella disastrata situazione economica degli esordi della Nuova Russia. Ora, però, con la grande crescita del Paese e di tutta l'area del Pacifico, con la Cina che vola e costruisce ferrovie a ritmi forsennati, la prospettiva di creare una linea ferroviaria dalla quale transiterà il 3 per cento delle merci mondiali sembra meno pretestuosa che mai. Anche il problema, planetario, del riscaldamento globale, in questo caso è un vantaggio: il gelo, e i conseguenti rischi di chiusure, malfunzionamenti, riduzioni di traffico, per il futuro tunnel e le annesse reti ferroviarie, sembrano essere destinati a ridursi nei decenni a venire.

L'idea, così come viene prospettata ora, apparve una prima volta in un convegno "Megaprogetti dell'estremo oriente russo", nel 2007. Ora, però, il supporto in patria è cresciuto. E magari la suggestione di un viaggio nelle comunità russe della costa dell'Alaska, che gli zar "svendettero" agli Stati Uniti nel 1867, potrebbe fare la differenza.

 

 

Cina: via all'espansione navale

Cina: via all'espansione navale

GEOPOLITICA | Presentata la prima portaerei, 'Varyag', comprata dieci anni fa dall'Ucrania. Sarà attrezzata con radar e con missili terra-aria. Inizia così a intensificarsi la presenza nel Pacifico della Cina. Di recente tensioni su alcune isole contese, ricche di risorse naturali. La portaerei cinese e' vista come una sfida alla forte presenza nel Pacifico della flotta degli Stati Uniti, alleati di alcuni dei Paesi rivali della Cina. Lan Ning-li, un ex-ammiraglio della marina taiwanese, ha dichiarato che la messa a punto della portaerei permetterà alla Cina di "espandere le proprie attività nel Pacifico meridionale" e che renderà Taiwan "vulnerabile ad attacchi nemici". L'isola è di fatto indipendente dal 1949 ma è rivendicata dalla Cina come parte del suo territorio.

La Cina ha affermato l'anno scorso, per la prima volta, che il Pacifico del sud e' un'area dove sono in gioco gli ''interessi fondamentali'' del Paese, una terminologia applicata in passato solo a Taiwan e al Tibet. Nell'area, ricca di risorse naturali, ci sono tre gruppi di isole contese: le Diaoyu/Senkaku, rivendicate da Giappone, Cina e Taiwan; le Spratili, rivendicate da Cina, Taiwan, Malaysia, Filippine, Vietnam e Brunei; le Paracelse, rivendicate da Cina, Taiwan e Vietnam. Nuova Cina ha affermato che dopo il test di oggi, la portaerei rientrera' nel porto di Dalian dove saranno completati i lavori di ammodernamento.

 

WALL STREET VERSO L'OCCULTO

 

Volete sapere dove vanno a finire i soldi?? Ecco qua:

Terzo valico, dal governo Berlusconi
un miliardo in regalo ai privati

L'esecutivo si è ritirato da un contenzioso quasi vinto con le imprese che nel 1991, senza gara, si aggiudicarono i lavori del Tav. Ora l'arbitrato potrebbe costare alle casse pubbliche una cifra a nove zeri

“Un regalo da un miliardo ai privati. Davvero non capisco: il governo aveva fatto ricorso alla Corte europea, sembrava sul punto di vincerlo e, all’improvviso, lo ha ritirato. Ora è in corso un arbitrato per il Terzo Valico tra Liguria e Lombardia che rischia di costare allo Stato una cifra a nove zeri”. Il senatore Enrico Musso – eletto nel Pdl, ma passato all’opposizione come rappresentante del Partito Liberale – ha presentato un’interrogazione parlamentare. Oggetto: il comportamento del governo nelle vicende dell’opera pubblica da 7 miliardi di euro. Risultato? “Il governo non mi ha risposto. C’è il rischio che lo Stato debba sborsare una somma enorme”. Nell’interrogazione il senatore ricorda che il governo Berlusconi ha fatto sorridere ripetutamente i privati: prima (nel 2002) ha ripristinato la norma che consentiva di affidare i mega appalti del Tav (e del Terzo Valico) senza gara europea. Poi ha ripristinato gli arbitrati, infine ha rinunciato a un ricorso quasi vinto.Racconta Antonio Di Pietro: “Ci sono imprese che guadagnano di più dai contenziosi con lo Stato che dall’esecuzione delle opere”. Ma il sistema Tav, ricostruisce Musso, nel 2001 scricchiola: “Il governo Amato dispone l’applicazione della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici ai lavori delle tratte ad alta velocità, nello specifico per i lavori non ancora iniziati i cui corrispettivi non fossero stati definiti”. Le imprese rischiano di dover fare la gara europea. Ma, ricorda l’interrogazione, il governo Berlusconi corre in soccorso dei privati: addio gare, si torna alla concessione.

La battaglia, però, non è chiusa: nel 2007 il governo Prodi rimette una pezza. Tocca a Di Pietro, ministro delle Infrastrutture, che oggi racconta: “Molte imprese facevano carte false per vincere la gara e poi andare in contenzioso perché il 95 per cento degli arbitrati si concludono a favore del privato”. Ecco la proposta Di Pietro: “L’idea era di eliminare gli arbitrati. In Consiglio dei ministri fu accolta con favore, ma in Parlamento ci trovammo di fronte pressioni fortissime. Risultato: gli arbitrati furono ammessi soltanto per chi aveva già vinto gli appalti. Ma si misero limiti al risarcimento…”. La febbre da arbitrato, per Di Pietro, è alla radice di due mali: “Lo Stato spende molto di più e spesso le opere pubbliche restano bloccate durante il contenzioso”.

Ma la legge del 2007 ha un altro effetto: dispone che vengano revocate le concessioni rilasciate dalle Ferrovie dello Stato a Tav nel 1991 per la tratta Milano-Verona e la sub-tratta Verona-Padova, ma soprattutto quella del 1992 per il Terzo Valico.

Tutto risolto? Per niente. Come ricorda l’interrogazione, nel 2008 arriva il decreto legge del governo Berlusconi: “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”. In mezzo a decine di articoli, ricorda Musso, passa la norma che “dispone la prosecuzione, senza soluzione di continuità, delle convenzioni siglate da Tav”. Insomma, torna Berlusconi e la palla ripassa ai privati.

Non è finita. L’ultimo capitolo, finora inedito, potrebbe costare caro. Tra le polemiche ha preso il via un contenzioso fra il governo (all’epoca Prodi) e i consorzi Cepav Due-Eni per l’Alta Velocità, Cociv, Iricav Due. Dal Tar del Lazio la parola passa alla Corte di Giustizia Europea. Nel 2008 l’Avvocato Generale, Verica Trstenjak, produce il suo parere. Che per i privati non suona favorevole. Primo, si privilegia il mercato: “L’interesse della Comunità ad una situazione di mercato libera da discriminazioni deve essere preso pienamente in considerazione nella valutazione degli interessi contrapposti”. Sembrano poi mettersi limiti ai risarcimenti: “Il beneficiario può opporsi ad una correzione che gli sottrae un vantaggio di cui ha goduto fino a questo momento solo a condizione che sia in buona fede”. L’avvocato generale prosegue: “Non convincono argomenti come quello concernente la tutela del legittimo affidamento invocato dai consorzi”.

Il parere dell’Avvocato non è vincolante, ma di solito apre le porte alla decisione della Corte. Il governo sembra destinato a vincere (risparmiando miliardi). E qui ecco il terzo “regalo” del centrodestra ai privati: “Nel 2008 – conclude Musso – a un passo dalla sentenza, il governo e i privati rinunciano alla causa. Si passa all’arbitrato”. Ma perché il governo Berlusconi ha abbandonato una causa che sembrava vinta dallo Stato? Quanto costerà l’arbitrato? Il Fatto Quotidiano ha provato a chiederlo al viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, che ha comunicato di “non essere disposto a rispondere sull’argomento”.

 

 

MENTRE I NOSTRI PEZZI DI MERDA CONTINUANO A SPERPERARE ANCHE ALLA LUCE DEL SOLE BIASCICANDO STRONZATE SU STRONZATE SOLO PERCHE' LA BCE HA COMPRATO LA LORO MERDA SCADUTA, a questo punto ci troviamo nel gruppo di Paesi a sovranità limitata, come ha scritto Mario Monti sul Corriere della Sera, assieme a Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda, mentre si rafforza la leadership franco-tedesca, riconosciuta dalla stessa Bce che nel suo comunicato fa esplicito riferimento alla dichiarazione ufficiale dei due governi.

E per ribadire che siamo sotto osservazione, il comunicato ufficiale chiede una “decisiva e immediata” applicazione delle misure promesse, di cui sono noti alcuni aspetti di facciata (la riforma di due articoli costituzionali, su cui molto ci sarebbe da obiettare) ma non quelli di sostanza. E in ogni caso, ai Paesi che ci hanno imposto questo improvviso aggiustamento interessa il risultato netto in termini di saldo di bilancio, non certo su chi cade l’onere, che è invece il punto decisivo dal punto di vista della giustizia sociale e degli effetti strutturali sulla crescita dell’economia.

Ma il problema non è solo il prezzo che dovremo pagare (o, meglio, chi pagherà il conto), ma anche la stessa efficacia nel lungo periodo degli interventi della Bce. Innanzitutto perché per definizione non è possibile contrastare con interventi di sostegno una tendenza dei prezzi che trova giustificazione in motivazioni economiche fondamentali.
Il debito pubblico italiano è circa tre volte quello di Irlanda, Portogallo e Grecia messi assieme. La Bce si sta cioè addentrando in un campo di battaglia del tutto sconosciuto: non a caso alcuni membri del Consiglio, incluso uno dell’esecutivo, hanno votato contro e questo fa prevedere che le fasi successive non saranno affatto una passeggiata, anche dal punto di vista politico. Inoltre, occorrerà capire come farà la Bce a “sterilizzare” gli acquisti, cioè a far rientrare la moneta messa in circolazione, per evitare tensioni inflazionistiche.

8 agosto 2011

Crollo Europa, Milano cede il 2,35%,

Wall Street va in caduta libera: - 5 %

La BCE acquista tonnellate di carta straccia italiota.Ecco cosa vogliono Trichet e Draghi dallo Zombi di Arcore,tutto scritto in una lettera "segreta" che segna la fine della sovranità italiota.DOPO IL DOWNGRADE USA E' BUFERA SULLE BORSE ASIATICHE: TOKYO CHIUDE CON - 2,18%

La lettera dell'attuale presidente della Banca centrale europea e di colui che gli succederà dal primo novembre è stata scritta e recapitata fra giovedì e venerdì. L'accordo fra le parti era di mantenerla riservata, ma più ne emergono i dettagli, più è chiaro che c'è un limite al segreto che si può stendere su un programma di governo.


Perché nel messaggio che i due banchieri centrali europei hanno recapitato a Silvio Berlusconi non c'è solo l'accenno a una direzione di marcia. Era chiaro da giorni che la Bce era in grado di dettare il passo all'Italia, se il governo voleva l'aiuto di Francoforte con interventi sui titoli di Stato. Ma il livello di dettaglio della lettera deve aver stupito anche chi l'ha ricevuta: ci sono le misure da prendere, c'è il calendario secondo cui andrebbero applicate e non mancano neanche gli strumenti legislativi che la Bce chiede che il governi adotti: i più celeri e i più efficaci. E GLI ZOMBI CI DEVONO STARE E DI BRUTTO: PRONTO UN DECRETO D'EMERGENZA URGENTISSIMO PER LA TOTALE PRIVATIZZAZIONE DI FINMECCANICA, ENEL, ENI, POSTE ITALIA, TAGLIO IMMEDIATO DELLE PENSIONI D'ANZIANITA'.

 

 

 

Ancora Calvi, un fax dai pm delle Bahamas
riapre il giallo del tesoro nascosto

 

Calvi, un fax dai pm delle Bahamas riapre il giallo del tesoro nascosto Dalla P2 alla P3: alcuni quotidiani hanno chiesto gli atti sull'indagine sui traffici di Calvi. E la lista dei correntisti a cui era intestato il tesoro del banchiere. Una documentazione che per anni è stata nascosta all'Italia di F. ANGELI e F. VIVIANO

 

 

P3, l'assegno di Berlusconi
per coprire gli affari di Carbon
i
,Caliendo e le Fave di Fuco con Bocchino e Bottanazza varie...(leggere Travaglio)

 

P3, l'assegno di Berlusconi per coprire gli affari di Carboni Un testimone rivela: negli anni '90 maxi investimento del faccendiere in alcuni villaggi turistici in Sardegna con la garanzia del premier. Il teste: soldi mai restituiti
 

 

 

Bisignani e Papa. Per il Riesame
"c'era associazione a delinquere PER LA COSTITUZIONE DI UNA LOGGIA SEGRETA ANTI STATO P4" 

Esistono elementi di prova per definire la P4 come un’associazione a delinquere. Lo sostiene il Tribunale del riesame di Napoli, che ha accolto la richiesta dei pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio. Il riesame smentisce il Gip, che aveva escluso il reato

 

 

P3, per i pm anche Verdini è
un corrotto: "A lui 800mila euro"

P3, i finanziamenti di B. a Dell'Utri
Bonifici per quasi 10 milioni
 

I versamenti sono segnalati da un'informativa della Finanza ai pm di Roma, che però chiudono le indagini. Parte della somma usata dal fondatore di Forza Italia per i lavori alla villa sul lago di Como. E sul conto di Verdini finisce una cifra analoga: arriva dall'imprenditore Angelucci


 

Dopo un anno Capaldo chiude le indagini. 100 mila euro al senatore siciliano, 800 mila euro per il coordinatore nazionale e il coordinatore regionale della Toscana Massimo Parisi: sono le mazzette del Pdl per l'energia eolica in Sardegna,ma non solo: in ballo la possibilità di corrompere alti funzionari di organi costituzionali per dirigere in un certo modo i verdetti sulle leggi ad personam

 

Chiusa l'inchiesta sulla P3
"Era una società segreta"

 

Rischiano il processo Cosentino, Dell'Utri e Verdini. Nella richiesta di fine indagine dei pm di Roma potrebbero esserci nuovi nomi 

 

 I POLITICHITALIOTI, A 10 ANNI DALLA SCOMPARSA DI MIGLIO

Me ne fotto delle minchiate di Miglio”, “Arteriosclerotico, traditore”.
E ancora alla domanda : “Gianfranco Miglio è l’ideologo della Lega?”. Il Senatùr rispose: “Ideologo? No, un panchinaro”. Concludendo con un vero elogio: “Miglio è una scoreggia nello spazio”.

Ieri invece, La Padania, in occasione del decennale dalla morte del professore, politologo e teorico del federalismo, scriveva: “Bossi su Miglio: dissi ‘ora sono solo’”. Come cambiano le cose in politica. Ecco allora la doppia paginata padana che titola: “Uno studioso nel cuore della gente”. Foto di Bossi che a Domaso (in provincia di Como) stringe la mano alla signora Miriam, vedova di Miglio e al figlio Leo che indossa però una sgargiante cravatta rossa.

L’omaggio floreale sulla tomba di Miglio (che non fece mai la tessera della Lega) e a seguire un estratto delle dichiarazioni encomiastiche. Bossi e Miglio si conobbero nel 1990 e si lasciarono nel 1994 quando il Carroccio si alleò con Berlusconi. Da “scoreggia nello spazio” a “intellettuale con grande propensione alle riforme”.

 

Arrestato Lele Mora
"Professionalità criminale"

Il manager dei vip E DELLE TROIE PREZZOLATE in manette: danno patrimoniale ai creditori e al fisco. Secondo il gip ha cercato di portare in Svizzera più di 8 milioni di euro, TRE MILIONI DEI QUALI RICEVUTI DAL SUO PADRONE DI ARCORE. L'arresto per evitare "fughe", inquinamento probatorio e di reiterazione del reato. Stiamo parlando di un sant'uomo, solo un anno fa veniva filmano a raccattare troie per il centro di Milano, la capitale immorale d'Italonia...

 

6 agosto 2011:

CLAMOROSO, GLI USA PERDONO

 LA TRIPLA A !!!

Crisi/ Borsa saudita chiude a -5,46%, dopo taglio rating Usa

La Cina tuona: "Vogliamo garanzie"

Per la prima volta nella storia, gli Usa subiscono un downgrade. Standard & Poor's abbassa il rating ad AA+ con outlook negativo legato ai rischi politici. Rabbia, dunque, mista a sgomento all’interno dell’amministrazione Obama che adesso si trova con il triste primato di essere il primo governo nella storia statunitense che ha visto un abbassamento del giudizio di rating sul debito del Paese (una decisione che puo’ minare ancor piu’ la fiducia degli investitori). “Una sentenza viziata da un errore da 2mila miliardi di dollari parla da sè”, ha tagliato corto un portavoce del Tesoro. Anche questo botta-e-risposta segna una prima volta nei rapporti con Standard & Poor: non c’era mai dato che l’amministrazione criticasse apertamente la sua capacità di comprensione del sistema politico statunitense. Il Tesoro Usa ha discusso per tutto il pomeriggio di venerdì con gli uomini di S&P tentando di convincerli che le prospettive del debito sovrano siano migliori di quanto appaiano a prima vista, ma non sono riusciti nell’intento. In sostanza l’agenzia ritiene che i tagli approvati da Washington per elevare il tetto del suo debito non siano stati sufficientemente severi.

Bce compra Btp, Trichet vuole che accada prima dell'apertura dei mercati...Pre-allarme e cordone sanitario in Europa, per impedire che la speculazione affossi il prezzo dei titoli di stato italiani. La Bce e le banche centrali cominceranno l'acquisto di obbligazioni in apertura dei mercati lunedi' mattina. Mistero sulle decisioni del G20, convocato in emergenza via conference call: governi e burocrazie decidono senza un filo di trasparenza.Un governo tecnico? In Italia di fatto c'è già visto che in questa crisi, invece che dibattere e adottare con convinzione misure da tempo necessarie, l'attuale esecutivo ha lasciato che tali scelte venissero imposte da un "governo tecnico sopranazionale" europeo. Perdendo tempo prezioso che avrebbe attenuato l'impatto della crisi sul Paese, e dando dimostrazione di "scarsa dignita" proprio mentre occorrerebbe un pò di "patriottismo economico". E' Mario Monti, da molti indicato come un possibile capo di un prossimo governo di salvezza nazionale, a commentare in un editoriale per il Corriere della Sera, l'attuale, delicatissima, fase politica ed economica per l'Italia "La sequenza iniziata ai primi di luglio con l'allarme delle agenzie di rating e proseguita con la manovra, il dibattito parlamentare, la riunione con le parti sociali, la reazione negativa dei mercati e infine la conferenza stampa di venerdì, deve essere stata pesante per il presidente Berlusconi e per il ministro Tremonti. Essi sono stati costretti a modificare posizioni che avevano sostenuto a lungo, in modo disinvolto l'uno e molto puntiglioso l'altro, e a prendere decisioni non scaturite dai loro convincimenti ma dettate dai mercati e dall'Europa. Il governo e la maggioranza - sottolinea Monti - dopo avere rivendicato la propria autonoma capacità di risolvere i problemi del Paese, dopo avere rifiutato l'ipotesi di un impegno comune con altre forze politiche per cercare di risollevare un'Italia in crisi e sfiduciata, hanno accettato in questi ultimi giorni, nella sostanza, un «governo tecnico». Le forme sono salve. I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un «governo tecnico sopranazionale» e, si potrebbe aggiungere, «mercatista», con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York".

5 agosto 2011,Wall Street -4,8%,

Spread btp-bund oltre "quota 400", ai livelli della Spagna,-24% in due settimane record storico assoluto

L'Italia E' IMMOBILE, è allarme crescita. Dall'1 al 5 agosto Piazza Affari perde il 13%, centinaia di miliardi evaporati. Trichet obbliga Testa d'Asfalto a rimandare le ferie!! In pieno marasma psichico gerontocrate, Testa d'Asfalto  COSTRETTO ad anticipare il pareggio al 2013(dal 2014) con allegata DISTRUZIONE DELLO STATUTO DEI LAVORATORI ED INTRODUZIONE DELLA PSEUDO RIFORMA FISCALE. La Bce ha commissariato l'Italia !!!

 L'ITALONIA DAL 5 AGOSTO 2011 NON E' PIU' UN PAESE SOVRANO.

Trichet governa a Roma su mandato di Germania e Francia". Sono le 13 a Wall Street, manca un'ora e mezza alla conferenza stampa di Silvio Berlusconi in Italia, e i mercati sanno già tutto. Un "gabinetto di crisi" sovranazionale ha dato mandato alla Bce per scrivere l'agenda del governo italiano. "Anticipo dei tagli al deficit; pareggio di bilancio nella Costituzione; liberalizzazioni dei mercati": in tre diktat, è l'anticipazione che la Borsa americana apprende molto prima dei cittadini italiani.

La fonte che firma lo scoop è l'agenzia Dow Jones, le gole profonde stanno al Tesoro di Washington e alla Federal Reserve, e subito gli indici di Borsa recuperano.

Barack Obama a tarda sera di venerdì si mette al telefono con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy che "ringrazia per la loro leadership". A mezzanotte ora italiana non c'erano invece conferme di telefonate con Berlusconi. Il segretario al Tesoro Tim Geithner è al lavoro dietro le quinte fin da giovedì sera. È costretto a un intervento eccezionale sui governi europei dopo il tracollo di 513 punti del New York Stock Exchange.

I suoi interlocutori privilegiati sono il leader francese che è anche presidente di turno del G7 e G20; la cancelliera tedesca; il presidente della Bce. L'obiettivo è far passare uno schema familiare a Geithner, che si fece le ossa al Fmi e nella diplomazia Usa quando i focolai di crisi erano Thailandia, Argentina, Brasile.

Per spegnerli, arrivavano gli esperti del Fmi con i diktat del "Washington consensus" nelle loro valigette. Commissariamento dei governi inaffidabili, in cambio di aiuti. È la ricetta che ieri Geithner ha caldeggiato nel corso della giornata, nelle sue ripetute triangolazioni con Berlino, Parigi, Francoforte. A Berlusconi le condizioni sono state anticipate a metà pomeriggio dal presidente Ue Herman Van Rompuy e dal commissario all'Economia Olli Rehn: "l'Italia deve accelerare il suo risanamento", prendere o lasciare.

Istat: Pil allo 0,3%. E cala la produzione

Lo S&P500 ai minimi degli ultimi nove mesi, cancellati tutti i guadagni del 2011 (-12% dal top di aprile). Gli investitori smobilizzano azioni per le paure sullo stallo dell'economia Usa e i rischi di contagio in Europa che mettono a repentaglio paesi troppo grandi per fallire, come Spagna e Italia. La depressione e' tale che il Treasury rende come negli anni Cinquanta, quando alla Casa Bianca c'era Dwight D. Eisenhower. Nuova recessione in arrivo? Petrolio: -8,6%. Commodities: persi tutti i rialzi del 2011. Euro: -1,5% a 1.41

 

 

CROLLA PIAZZA AFFARI -5%,il discorso di commiato della salma incerata ottiene l'effetto desiderato

 

 

 

Di soluzioni "leggere" NON NE ESISTONO, ECCEZION FATTE PER LE STRONZATE MERDOSE CHE IL SIGNOR "CI PENSA LUI" ANDRA' SMERDANDO IL 3 AGOSTO NEL PAPPAMENTO ITALIOTA, prima del calcio d'inizio della supercoppa italiota, l'unica cosa che gli interessa in questi giorni. Una volta finita la sua diarrea bisognerà mettere mano a misure DRACONIANE CHE COSI' SI RIASSUMONO:

 

Il default morbido prevede un prelievo dai conti correnti (stile Amato), un aumento generalizzato delle imposte indirette, la reintroduzione dell'ICI, l'innalzamento dell'età pensionistica, il blocco di ogni turn over delle assunzioni nella pubblica amministrazione, aumento delle tasse locali, dei trasporti, dell'acqua,dell'elettricità e del gas. Il default morbido è però improbabile con un debito pubblico maggiore di 1.900 miliardi e le banche che non valgono un soldo bucato con in pancia 250 miliardi di titoli di Stato, 85 miliardi di sofferenze e un immenso patrimonio immobiliare che prima o poi andrà svalutato. Per piazzare sul mercato i nostri titoli Tremorti deve riconoscere sempre maggiori interessi. Nel 2011 ne dovremo pagare tra gli 80 e i 90 miliardi. Forse aumentare gli interessi non basta più. L'asta pubblica dei titoli di Stato di metà agosto è stata annullata per il timore che andasse deserta.

 

default quasi morbido. Patrimoniale secca su beni mobili e immobili, eliminazione delle Province e accorpamento dei comuni sotto i 5.000 abitanti (misure queste meritorie), innalzamento della tassazione diretta, a iniziare dall'Irpef, aumento dei costi della Sanità, raddoppio tassazione delle rendite sui patrimoni finanziari, eliminazione agevolazioni fiscali alle regioni e province autonome, introduzione del "giusto contributo" del 5% per ogni reddito uguale o superiore ai 30.000 euro. Ovviamente a queste misure vanno aggiunte quelle del default morbido: prelievo dai conti correnti (stile Amato), un aumento generalizzato delle imposte indirette, la reintroduzione dell'ICI, l'innalzamento dell'età pensionistica, il blocco di ogni turn over delle assunzioni nella pubblica amministrazione, aumento delle tasse locali, dei trasporti, dell'acqua,dell'elettricità e del gas. In Italia ci sono 19 milioni di pensionati e circa 4 milioni di dipendenti pubblici che, tutti i 27 del mese, devono ricevere la pensione o lo stipendio. I disoccupati sono milioni e centinaia di migliaia le aziende che hanno chiuso. Meno gettito fiscale a parità di costi, finora coperto dal debito, dalla vendita di Bot e Btp, porta al collasso. La coperta dei titoli è diventata corta.

 

COLLASSO

Passiamo quindi allo scenario praticamente in mutande. Blocco del rimborso dei titoli di Stato a scadenza per i cittadini italiani, fallimento di alcune banche, taglio degli stipendi nella Pubblica Amministrazione e delle pensioni del 20/30%, blocco temporaneo di accesso ai propri conti correnti con un prelievo massimo giornaliero di 100/200 euro, sospensione delle carte di credito, privatizzazioni delle quote Eni, Enel e di qualunque bene dello Stato che abbia un mercato. Misure che vanno aggiunte quelle di default morbido e quasi morbido:Patrimoniale secca su beni mobili e immobili, eliminazione delle Province e accorpamento dei comuni sotto i 5.000 abitanti (misure queste meritorie), innalzamento della tassazione diretta, a iniziare dall'Irpef, aumento dei costi della Sanità, raddoppio tassazione delle rendite sui patrimoni finanziari, eliminazione agevolazioni fiscali alle regioni e province autonome, introduzione del "giusto contributo" del 5% per ogni reddito uguale o superiore ai 30.000 euro. Prelievo dai conti correnti (stile Amato), un aumento generalizzato delle imposte indirette, la reintroduzione dell'ICI, l'innalzamento dell'età pensionistica, il blocco di ogni turn over delle assunzioni nella pubblica amministrazione, aumento delle tasse locali, dei trasporti, dell'acqua,dell'elettricità e del gas.In ogni caso ci sarà un periodo di recessione e di crollo dei consumi, aumenterà la disoccupazione e le spinte secessionistiche, a Sud come a Nord.

 

Obama getta la spugna: USA in bancarotta? NO, basta spostare l'asticella e l'arte dello stampare moneta prosegue nel suo corso...Obama ha ceduto. Il tetto del debito pubblico degli Stati Uniti fissato per legge sarà alzato di 2.400 miliardi di dollari per evitare il default.

 

GUERRA CIVILE A PARMA: LA GIUNTA PRESA A MONETINE IN FACCIA..A Parma i cittadini hanno chiesto le dimissioni della giunta comunale dopo 11 arresti per tangenti sul verde pubblico, tra questi il comandante della Polizia municipale e due dirigenti comunali. I cittadini sono stati ricevuti dalla Polizia in assetto antisommossa.
"Pochi ne parlano, ma anche a Parma c'è una piccola Val di Susa. con tanto di scontri e feriti davanti al Comune. Solidarietà per quest'ultimi, guarite presto, altrimenti come continuare a litigare ( a parole per quello che mi riguarda ). Forza! che poi continueremo come nei films di Don Camillo e Peppone!! Uheee!! Ragassii!! ma siamo pazziii!!?? questi qui hanno indossato la maschera ed il numero davanti al petto della Banda Bassotti ed hanno lanciato sacchi neri del pattume con sopra il simbolo dell' Eurooo!! oHH!! Ragassii!! Hanno sfondato il portone del Comune questi qui! Ohhhh!! Ragassiii!!! Dev' na' mosa B

 

 

1 agosto 2011:E' UN MACELLO, MILANO -4%, LA MANOVRA SALUTATA DA NAPOLITANO GIA' NON SERVE PIU' A NIENTE !!!

 

GUERRA DI LIBIA

Libia, gli insorti all'attacco di Tripoli,città sotto assedio. Dopo 6 mesi di combattimenti le milizie della giunta di Bengasi sono alle porte della capitale.
Jalloud, ex capo regime, con i ribelli -
video

Gli Usa: Gheddafi resisterà / Foto La gazzella tra le macerie
La storia /L'incubo dei cecchini lealisti ha 19 anni
 

Libia, gli insorti all'attacco di Tripoli Jalloud, ex capo regime, con i ribelli -  video Sarebbe partita nella notte l'offensiva delle forze contrarie al regime. Impegnati 10mila uomini. La radio dei ribelli: "Preso l'aeroporto, ora verso il centro". Altri scontri al confine con la Tunisia: coinvolto l'esercito di Tunisi. Un ragazzo nordirlandese, di padre libico, dà la caccia ai tiratori scelti del rais

 

Gheddafi molla e forse si rifugia da Chavez (o in Tunisia). Maxi complotto? DI SICURO NON CI SARA',FINALMENTE,LA PAGLIACCIATA DI FINE AGOSTO ORGANIZZATA COL SUO AMICONE PEDERASTA DI ARCORE. DAL 2009 L'ITALONIA ERA COSTRETTA,TRA IL DIVERTIMENTO DEGLI ITALIOTI CHE RIDEVANO COME DELLE SCIMMIE PSICOPATICHE,AD OSPITARE IL QUARANTENNALE DITTATORE CHE FACEVA SFOGGIO DELLE PIU' MERDOSE STRONZATE MAMELUCCHE, TRA TENDOPOLI A VILLA BORGHESE,E BATTERIE DI RAGAZZE SU TACCHI A SPILLO CHE ANDAVANO A SCUOLA DI CORANO PER 100 EURO.

Gheddafi molla e forse si rifugia da Chavez (o in Tunisia). Maxi complotto?

RUMOR | Secondo fonti anonime il leader libico pronto a lasciare la Libia, andrebbe in Venezuela. O in alternativa a Tunisi. Intanto Chavez, che e' disposto ad accogliere l'amico, ha deciso di ritirare dalle nazioni occidentali l'oro depositato all'estero: valore $29 miliardi. La coppia ha in mente di far cassa per compiere azioni di forza anti-Occidente (e l'Italia sarebbe uno degli obiettivi prioritari) e vendicarsi dello scandaloso intervento Nato in Libia?

 

 

A DUE ANNI DALL'OPERAZIONE PIOMBO FUSO,ISRAELE TEMPESTA DI BOMBE GAZA COME RAPPRESAGLIA

Israele, dopo il sanguinoso attacco di Eilat
razzi sul Negev e raid aerei su Gaza -
video

Così il Sinai diventa una polveriera
Video Dentro il pullman colpito - foto

Israele, dopo il sanguinoso attacco di Eilat razzi sul Negev e raid aerei su Gaza -   video  Secondo fonti palestinesi un adolescente è rimasto ucciso nella rappresaglia scatenata da Tel Aviv per gli attentati in cui sono morti otto israeliani e sette terroristi. I missili sparati da Hamas hanno provocato diversi feriti nel villaggio di Ashdod

 

 

GUERRA CIVILE IN IRAQ

 

 

Iraq, offensiva dei terroristi
Tre attentati, più di 60 morti
video

 

Due bombe nella città di Kut, a circa 160 km a sud-est di BaghdadI: i corpi già recuperati sono 33, ma ci sarebbero una cinquantina di feriti. Poi kamikaze in azione a Tikrit e Diyala

 

Londra nel caos, muore un ragazzo,scoppia la rivolta dei RIOT
Cameron promette: 'La legge sarà dura'

La vittima aveva 26 anni, ucciso da un colpo di pistola nella terza notte di scontri. Il premier: "Pura criminalità". 16mila poliziotti schierati questa notte. L'inchiesta: "Duggan non sparò agli agenti"

 

 

Londra brucia, ancora guerriglia, TERZO GIORNO DI COMBATTIMENTI
Arrestati in 225, feriti 35 agenti

Dopo la rivolta di sabato a Tottenham, ancora paura per le strade della capitale. Nuove violenze si sono registrate domenica sera nella vicina zona di Enfield. Nella notte gruppi di giovani incappucciati hanno attaccato diversi negozi a Brixton. Oggi gli scontri si sono spostati nel quartiere di Hackney.Dalla capitale la guerriglia si estende a Birmingham, Liverpool, Manchester e Bristol. La protesta per l'uccisione di un giovane nero da parte della polizia. In tre giorni 35 agenti feriti, oltre 450  fermati e 69 incriminazioni. Cameron è rientrato dalle vacanze. Scotland Yard sotto accusa

 

 

Londra, seconda notte di guerriglia
Fiamme, saccheggi e 100 arresti

Video Le immagini dei nuovi disordini

 

Londra, seconda notte di guerriglia Fiamme, saccheggi e 100 arresti Ancora violenze nella capitale dopo la rivolta di Tottenham. La protesta per l'uccisione di un giovane nero che cercava di sfuggire a un arresto. Violenti scontri con la polizia: in due giorni 35 agenti feriti FOTO / VIDEO 1 - 2

 

 

Giovane nero ucciso dalla polizia
Notte di guerriglia a Londra,6 agosto 2011

Centinaia di persone in strada per protestare contro l'uccisione di un 29enne di Tottenham mentre era in fuga dall'arresto. Otto agenti feriti, auto della polizia e un autobus in fiamme, assalto a banche e negozi

LONDRA - Tre auto della polizia e un autobus delle linee urbane sono stati dati alle fiamme ieri sera nel quartiere londinese di Tottenham nel corso di una manifestazione tenuta davanti a un commissariato per protestare contro l'uccisione di un uomo di 29 anni che stava tentando di sfuggire all'arresto. Otto poliziotti sono stati portati in ospedale, uno con ferite alla testa. La rivolta ha coinvolto anche edifici del quartiere come banche, negozi e un supermercato.   

Secondo la BBC e SkyNews, al grido di "giustizia, giustizia" centinaia di persone si sono radunate davanti alla stazione di polizia del quartiere di Tottenham, dove giovedi scorso il 29/enne Mark Duggan, a quanto sembra un pregiudicato, è stato raggiunto da un proiettile nel corso di un'operazione di una squadra speciale anti-crimine della Metropolitan Police.

GUARDA IL VIDEO
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L'uomo, un cittadino britannico di colore, secondo le prime ricostruzioni doveva essere arrestato e aveva preso un taxi nel tentativo di sfuggire alla cattura. L'auto è stata intercettata e ne è nato un conflitto a fuoco. Secondo la polizia, un proiettile era stato infatti trovato nella radio della vettura dove si trovava l'agente che ha esploso il colpo letale.

La protesta di ieri sera è stata organizzata dai familiari della vittima. Mark Duggan era padre di quattro figli e viveva nel quartiere. Una vicina che lo conosceva ha detto ai giornali britannici che la sua fedina penale poteva essere non immacolata ma che era un non violento che non avrebbe fatto male a una mosca.

 

Scontri tra immigrati e polizia NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO ITALIOTI
Guerriglia a Bari e a Crotone, problemi sulle autostrade per i vacanzieri che si vedono in coda non per il traffico degli anni scorsi ma per la rivolta delle persone nei campi di concentramento italioti. 

Gli incidenti più gravi sono scoppiati nel capoluogo pugliese, con 60 feriti, tra le forze dell'ordine, e 30 fermi. Nel pomeriggio si infiamma Isola di Capo Rizzuto. Gli ospiti dei centri protestano contro i ritardi nelle pratiche per il riconoscimento dell'asilo politico (Guarda il video)

Migranti, "Recuperati 150 cadaveri",in 20 anni sono scomparse in mare oltre 17.000 persone, poi ci pensa Angelina Jolie a risolvere i problemi delle trasmigrazioni di massa...magari con un bel film sulla sua figa !!La Guardia costiera tunisina, responsabile delle operazioni di soccorso in mare, dice di non aver ripescato i corpi dei quasi 800 migranti dati per dispersi dopo un naufragio, contrariamente a quanto affermato in precedenza da fonti diverse. "Abbiamo per il momento solo due corpi”, ha confermato il colonnello Tahar Landoulsi

 

 

Guerra civile in Somalia

Somalia affamata, serve piano Marshall
In tre mesi sono morti 29mila bambini 

Secondo le Nazioni Unite la carestia si prolungherà almeno fino al prossimo dicembre. Su undici milioni di persone esposte al rischio di denutrizione in Africa orientale, 3,7 milioni sono in Somalia. Nonostante l’inizio del ponte aereo per gli aiuti umanitari, un vertice straordinario del G20 e un summit della Fao, la situazione in Somalia continua a precipitare. Secondo funzionari del governo statunitense, negli ultimi tre mesi almeno 29 mila bambini sono morti a causa della malnutrizione. Una crisi che scorre sotto traccia rispetto al default economico che da giorni tiene sotto pressione l’Italia e l’Europa. L’Unità di analisi per la sicurezza alimentare presso le Nazioni Unite (Fsnau) ha detto ieri che nelle prossime quattro-sei settimane la carestia si estenderà a tutte le regioni della parte meridionale del paese.

 

 

GUERRA IN AFGHANISTAN

Kabul, attacco al British Council
almeno dodici morti e dieci feriti -
video

 

Kamikaze in azione contro l'istituto di cultura britannico nell'anniversario dell'indipendenza dell'Afghanistan dal Regno Unito. Le vittime sono in maggioranza poliziotti e guardie private

 

Afghanistan, abbattuto elicottero
I talebani uccidono 37 militari Nato

L'attacco più grave dall'inizio del conflitto

 

Afghanistan, abbattuto elicottero I talebani uccidono 37 militari Nato Il Chinook è stato colpito da un razzo sparato dagli insorti nella provincia di Wardak. Morti tutti i militari, 31 sono americani: per la coalizione è il più alto numero di perdite in un singolo episodio

 

 

GUERRA DI LIBIA

Libia, gli insorti si avvicinano a Tripoli
Gheddafi: "Libereremo le città dai topi ribelli"

Audio - Il raìs telefona in tv ma cade la linea

Libia, gli insorti si avvicinano a Tripoli Gheddafi: "Libereremo le città dai topi ribelli" I ribelli conquistano Zawiah, centro strategico a est della capitale (video). Attacchi anche contro Garyan e Tawargha. Nuovo messaggio audio del Colonnello: "Preparatevi alla battaglia contro i traditori e i colonizzatori". Ma il ministro dell'Interno si trasferisce in Egitto "per turismo"

 

 MISSILE LIBICO CONTRO FREGATA ITALIANA, NAVE NATO IGNORA SOS DI IMBARCAZIONE DI CIVILI ALLA DERIVA

Mancato soccorso ai migranti
Frattini chiede una inchiesta Nato

Polemica sulle navi dell'Alleanza

 

Mancato soccorso ai migranti Frattini chiede una inchiesta Nato Il ministro degli Esteri domanda un'indagine formale in merito al barcone fermo due giorni a 90 miglia da Lampedusa. I superstiti: "Corpi gettati in mare, la nave militare ci ha ignorati"

 

 

Guerra civile in Siria

 

Siria, riprende l'assalto a Latakia, oltre 27 morti
"Siamo bersagliati da terra e mare" /
Video

 

Terza giornata di scontri nella città che ieri è stata cannoneggiata da unità della marina. Si combatte anche a Homs: "L'esercito procede a perquisizioni e arresti

Siria, pugno duro di Assad
"Perseguiremo i terroristi"

L'opposizione: "Trovato morto
l'ex ministro della Difesa"

Siria, pugno duro di Assad "Perseguiremo i terroristi"

Il presidente gela la Turchia, che aveva chiesto la fine della repressione. La denuncia degli oppositori sull'ex ministro rimosso perché si era opposto all'uso dei carrarmati. La repressione continua: uccisi altri 22 civili

 carri armati ad Hama video
cannonate sui civili: è strage

"Diversi corpi abbandonati nelle strade"Gli USA ad un passo dal default non possono aprire un altro fronte di guerra...SI FANNO AVANTI GLI INGLESI CON CAUTELA PERO'...DOPOTUTTO LA SIRIA PRODUCE SOLO 200.000 BARILI DI PETROLIO AL GIORNO...

 

Siria, carri armati ad Hama   video   cannonate sui civili: è strage Si fa più intensa la repressione dell'esercito di Damasco contro i manifestati anti Assad. E' di almeno 24 il numero provvisorio delle persone uccise nella città siriana di Hama, attaccata all'alba da tank che avanzano da quattro direzioni sparando con i cannoni e con le mitragliatrici. Tagliate acqua ed elettricità verso i principali quartieri della città. Cecchini sparano dai tetti sulla popolazione

 

Ucraina, arrestata Yulia Tymoshenko
E' accusata di abuso d'ufficio
, finisce in carcere la rivoluzionaria arancione di 7 anni fa. In realtà si tratta di un processo politico contro quella parte di Ucraina che vuole staccarsi definitivamente da Mosca.

 

Ucraina, arrestata Yulia Tymoshenko E' accusata di abuso d'ufficio In manette la ex premier ucraina, protagonista della "rivoluzione arancione" del 2004. Il tribunale distrettuale ha accolto la richiesta della Procura. Accolta da lei con il grido "Vergogna". Julia Timoshenko è stata arrestata per oltraggio alla corte durante il processo per abuso di potere in merito al rinnovo, nel 2009, di un contratto di fornitura di gas dalla Russia a condizioni sfavorevoli. Il processo si è tenuto in Ucraina. I magistrati parlavano però in russo. La Timoshenko ha chiesto il traduttore visto che l'Ucraina è ancora (?) un Paese indipendente e non si è alzata di fronte alla corte perché equivaleva a "mettersi in ginocchio di fronte alla mafia". Prima di lasciare il tribunale ha passato un biglietto a un amico con scritto che non ha alcuna intenzione di suicidarsi. Questa vicenda non solo sembra sospetta, per usare un eufemismo, ma il tramonto della democrazia in Ucraina. Julia Timoshenko è in carcere per un reato risibile. I tribunali ucraini parlino ucraino, altrimenti i processi si tengano a Mosca, come ai tempi delle purghe staliniane. Timoschenko libera!

 

 

 

 

 

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Borse, un'altra giornata di passione Piazza Affari maglia nera in Europa

SPROFONDANDO SPROFONDANDO:

Borse, un'altra giornata di passione
Piazza Affari maglia nera in Europa
per l'ennesima volta, due settimane di picchiate totali!!

Pil Usa fermo a +1,3%, peggio delle attese,NESSUNO SA COSA PUO' SUCCEDERE IN CASO DI BANCAROTTA IL 2 AGOSTO...

Mercati in affanno fin dall'apertura per i timori di un declassamento della Spagna e per lo stallo a Washington sull'innalzamento del debito. Poi i dati sulla crescita americana deprimono ulteriormente gli investitori. Milano perde più del 2%

 

 

Mentre la MUMMIA del Quirinale arzigogola sui ministeri farsa di Monza e si complimenta per l'approvazione di una finanziaria che NON SERVIRA' AD UN CAZZO,il suo pari età piazza la legge sul PROCESSO ETERNO per mandare al macero la pederastia del caso Ruby...ma anche  i processi Mediatrade,Mediaset,

Mills,AgCom,Unipol e chissà cos'altro ancora....eppoi ci sono le merdate dei suoi alleati: Penati,Tedesco,

Cosentino,Brancher,

Scajola,Geronzi,Tanzi,

Cragnotti,Ciarrapico,

Milanese,Papa,il fratello....in realtà la legge è una fogna da riscrivere. Che cos'è il processo eterno??

Pongono la (48esima) fiducia a sorpresa, temendo di non riuscire a portarsi a casa prima della chiusura del Senato, l’ultima legge a favore del Cavaliere, il processo lungo. Ma nella fretta spasmodica di mettersi in tasca il risultato, sbagliano clamorosamente a riscrivere l’emendamento cuore dell’articolato (Mugnai) commettendo marchiani errori di diritto che costringeranno poi la maggioranza, una volta alla Camera, a rimetterci le mani. E, a ricominciare tutto daccapo.

 

nel frattempo,28 luglio 2011. L'elastico degli interessi tra i titoli italiani e quelli tedeschi si sta tendendo. Dobbiamo riconoscere circa il 3% in più dei bund per rimanere sul mercato. Interessi pagati dal Tesoro con finanziarie da lacrime e tremorti. Il 4% potrebbe essere il punto di non ritorno verso la deriva. Nel 2011 la Deutsche Bank ha ridotto il portafoglio dei nostri da 8 miliardi a 997 milioni. La manovra da quasi 90 miliardi di euro, che ha però lasciato partiti e parlamentari immuni, non è bastata. Impossibile proporne un'altra senza che cada il governo, come è già successo in Grecia e in Portogallo. Napolitano aspetta e spera, ma non c'è più niente da sperare. Qui si tratta di salvare il salvabile, non di andare incontro a un nuovo 8 settembre. Sciolga il governo e nomini un uomo di garanzia istituzionale che prenda ogni misura possibile per evitare che la casa vada a fuoco.

 

 

 

L'Ue boccia Mediaset
Recuperare soldi per
decoder tv digitale
,DIVERTENTISSIMA IPOTESI TRACCIATA DALL'UE PER IL RECUPERO DEI CREDITI ILLECITI INTASCATI DA MEDIASET NEL 2005. MA CI SONO O CI FANNO A STRASBURGO?? SE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ITALIOTA E' IL PADRONE DI MEDIASET, MA COME CAZZO FANNO A PENSARE CHE UN CORRUTTORE CHE HA APPENA VERSATO PIU' DI MEZZO MILIARDO DI EURO DI DANNO PER UN FURTO DI VENT'ANNI FA, POSSA AVVIARE UNA PROCEDURA PER LA RESTITUZIONE DI CIO' CHE SI E' INTASCATO ILLECITAMENTE??

 

 

 

 

 

 

Doccia fredda per le reti del Biscione che si sono viste respingere il ricorso dalla Corte di Giustizia di Strasburgo. Ora l'azienda di Cologno monzese dovrà restituire gli "aiuti di Stato" stanziati dal governo per l'acquisto dei decoder per guardare il digitale terrestre.  La Corte di giustizia Ue ha condannato l’Italia al recupero immediato degli aiuti di stato stanziati per l’acquisto dei decoder per il digitale terrestre nel 2004-2005 rimandando al mittente il ricorso presentato da Mediaset. Secondo le toghe di Strasburgo, i fondi stanziati sono “incompatibili con il mercato comunitario” e soprattutto “contro la libera concorrenza”.

Grazie a quei soldi, molti italiani erano riusciti a comprare i decoder a un prezzo scontato in media di 150 euro continuando così a guardare sul digitale i loro canali preferiti, tra cui anche le reti del Biscione, dopo lo switch off della televisione analogica.

Già nel 2007 la Commissione aveva bocciato l’iniziativa del governo italiano (220 milioni di euro nel 2004-2005) perché costituiva un “aiuto di Stato” a favore di quelle emittenti che offrivano anche servizi televisivi a pagamento, come per esempio Mediaset Premium.

Ai tempi erano state proprio le televisioni del Cavaliere a fare ricorso contro la decisione di Bruxelles. La Commissione, infatti,  pur ritenendo il passaggio dalla tv analogica a quella digitale un “obiettivo di interesse comune”, aveva rilevato che aiutare solo gli operatori analogici terrestri, come Mediaset, “non risultava un provvedimento proporzionato” e “produceva distorsioni della concorrenza”. In altre parole ci guadagnava solo Mediaset e per giunta con i soldi di tutti.

Oggi, dopo il fallimento del ricorso al Tribunale, l’altra doccia fredda.  L’Alta Corte condivide infatti il ragionamento del Tribunale secondo cui “l’elemento di selettività basato sulle caratteristiche tecnologiche, che favorisce la tecnologia digitale terrestre rispetto a quella satellitare, ha comportato una distorsione della concorrenza, ragion per cui la misura di cui trattasi è incompatibile con il mercato comune”.

Adesso le autorità nazionali dovranno mettere mano al portafogli e calcolare loro stesse la cifra da recuperare, visto che “il diritto dell’Unione non impone alla Commissione di fissare l’importo esatto dell’aiuto da restituire”. E qui sorge un altro problema, visto che l’Italia non è esattamente un campione di velocità nel recupero fondi. È recentemente successo con gli aiuti stanziati dall’Italia per le alluvioni e disastri naturali del 2002 che secondo l’Ue erano illegittimi e troppo alti. Condannato al recupero di tali aiuti, il governo nazionale si è fatta ulteriormente sanzionare dall’Alta Corte per il ritardo del recupero stesso, accumulando sanzioni su sanzioni.

“E’ stata bocciata una legge ad aziendam”, dice David Sassoli, presidente degli eurodeputati del Pd, che  sottolinea come la decisione riaccenda i riflettori sul “confitto d’interesse del presidente del Consiglio”.

 

 

 

Piazza Affari maglia nera d'Europa
perdite intorno al 3%, tonfo dei bancari
,ORMAI E' MACELLERIA ECONOMICO-FINANZIARIA.Italia sempre nel mirino. I rendimenti del Btp a 10 anni sono arrivati a balzare al 5,910%, prima di ripiegare nelle ultime ore. Lo spread BTP/Bund è salito a 324, vicino ai massimi. Hanno pesato anche i rumor circa le dimissioni di Tremonti, poi smentiti. Finmeccanica sospesa due volte, rientra agli scambi e crolla -14%.

Spread sopra i 300 punti, negativi i dati Usa,Quasi per convincere i politici di Washington, che perseguono nel loro folle comportamento, raffica di dichiarazioni preoccupate di colossi finanziari come BlackRock (VIDEO), Templeton e Pimco sui rischi ("gigantesche conseguenze") che il mondo corre se gli Usa perderanno la tripla A, per il non innalzamento del debito sopra $14,3 trilioni.La minaccia della finanza ombra

Gli attacchi che stanno investendo mercati azionari e obbligazionari italiani hanno un mandante: la finanza ombra che ha letteralmente stravolto il sistema economico mondiale e che rischia di produrre danni incalcolabili. Ogni giorno le cronache registrano il ruolo della speculazione nell’andamento altalenante sia dell’indice di Piazza Affari sia dei prezzi dei titoli obbligazionari dai quali dipende il famoso spread, cioè la differenza dell’interesse pagato sui titoli di Stato decennali italiani rispetto a quelli della Germania. La volatilità, cioè l’incredibile altalena che porta le borse a crescere di due punti percentuali per perderne il giorno dopo due o tre, trae origine diretta dalle piattaforme di contrattazione lanciate dalle grandi banche e operanti nel segmento Over the counter, cioè completamente non regolamentato.

Per capire di che cosa stiamo parlando basta qualche dato: durante il lunedì nero dell’11 luglio ad esempio, sul Chi-X (mercato parallelo gestito dalla banca d’affari giapponese Nomura) per il titolo Intesa SanPaolo sono passati di mano oltre 80 milioni di pezzi, rispetto ai 300 milioni circa di piazza Affari (quasi il 30% di quanto scambiato dal titolo in Borsa Italiana); aggregando anche altre piattaforme alternative (in gergo chiamate MTF) come Bats e Turquoise, il valore si avvicina al 50%. Per Unicredit la quota scambiata sui mercati alternativi è risultata nella giornata di lunedì prossima al 25% di quanto fatto in Borsa.
In gergo queste piattaforme sono chiamate “dark pools” (pozze scure): si tratta di borse alternative dove si possono negoziare grandi quantitativi di azioni senza che nessuno riesca a vedere i prezzi intermedi della contrattazione. Si vede solo il prezzo finale, quando i giochi sono fatti. E qui la speculazione, soprattutto quella ribassista, impazza con effetti incontrollabili.

L’associazione che raggruppa gli operatori specializzati in questo settore (
Isda, International Swaps and Derivatives Association) si sta battendo contro qualsiasi nuova normativa che possa frenare il boom di attività su queste piattaforme che oltre che opache sono il terreno di caccia dell’high frequency trading, l’uccelliera dove il cacciatore spara raffiche di palline utilizzando sistemi informatizzati basati su astrusi algoritmi con l’obiettivo di comprare e vendere decine di milioni di pezzi di un titolo per la durata di un battito di ciglia per realizzare utili giganteschi.

 

 

FININVEST HA PAGATO:

Lodo, la Cir riceve i 564,2 milioni di euro

 

Penati indagato
per concussione
a un imprenditore 

Il vice presidente del Consiglio regionale lombardo è accusato anche di corruzione e finanziamento illecito ai partiti per una tangente da 4 miliardi di lire. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it l'inchiesta nasce dalle dichirazioni di un noto immobiliarista di Sesto San Giovanni


 

ANCHE DALEMA NEI GUAI: DOPO IL CASO DEGLI AFFITTI CALMIERATI NEL CENTRO DI ROMA NEL 1999, ORA I REATI SI FANNO PIU' GRAVI: TANGENTI E VOLI GRATIS

Il suo nome rientra all'interno dello scandalo tangenti ENAC, l'organo di controllo dei voli di linea, in quota PD. Il leader Pd - nel timore dello scandalo - ha pensato bene di fare la prima mossa e mettere in piazza quei voli. Ma più che degli aerotaxi presi a sbafo, D’Alema farebbe bene a preoccuparsi delle dichiarazioni del teste chiave da cui è originata tutta l’inchiesta su appalti e mazzette rosse dei pm Giuseppe Cascini e Paolo Ielo. Perché lì non sono in ballo passaggi in aerotaxi regalati come caramelle. Ma vere e proprie tangenti. Finite grazie a un sistema codificato un terzo a un consulente amico di D’Alema, un terzo alla Fondazione Italiani europei e un terzo al Partito democratico.

Tutto è partito nel settembre 2010 da un imprenditore ben noto alle cronache economiche: Pio Piccini, titolare di quelle Omega srl e Themis srl nate dal tragico spezzatino di Eutelia, quello che ha messo per strada e portato ad Annozero centinaia di incolpevoli lavoratori. Piccini che fra i marosi di Eutelia navigava come poteva, racconta ai magistrati di avere trovato all’improvviso la sua ciambella di salvataggio. Il miracolo avviene "fra la fine del 2007 e gli inizi del 2008", quando Piccini viene invitato a un dibattito della Fondazione italiani europei e conosce Vincenzo Morichini, assicuratore di fede Pd e grande amico di D’Alema (insieme a lui e a Roberto De Santis acquistò la celebre prima barca a vela del leader Pd, Ikarus).

Morichini rassicura Piccini: non ti preoccupare, ho molte conoscenze, ti trovo io contatti e soprattutto i contratti giusti. Siccome ho una società di consulenza, per ogni contratto acquisito ti chiederò una percentuale. Fin qui tutto più o meno normale, anche se il lobbismo fatto a percentuale è cosa assai diversa e più significativa di quello indagato dall’inchiesta sulla P4. Con la società di Morichini viene fatto un contratto di consulenza a prescindere dai risultati per una cifra modesta: 2.500 euro al mese. In più viene chiesto uno sforzo economico una tantum per la Fondazione Italiani europei: 15 mila euro versati dalla Themis e 15 mila euro versati da Omega. In tutto 30 mila euro regolarmente fatturati solo nella speranza di avere contratti e commesse. E qui che entra in scena la postilla del "metodo Morichini".

L’amico di D’Alema si dà un gran daffare per Piccini. Gli fa incontrare manager di società Finmeccanica per un appalto sui sistemi di intercettazione da fornire alle procure. Poi gli fa incontrare i vertici della Regione Umbria per accreditarlo come fornitore delle Asl. Prima di firmare contratti e commesse, ecco che arrivano le regole. Che così Piccini descrive ai pm: "gli accordi prevedevano il riconoscimento a favore della Sdb di una percentuale sugli affari conclusi, in misura del 5,5% del fatturato, da ripartire poi in misura pro-quota fra la Sdb, la Fondazione Italiani Europei e il Partito democratico". Nella testa di chi chiede quel 5,5% si tratta naturalmente di una intermediazione. Ma se Morichini più o meno poteva spacciarsi come intermediario, è chiaro ai pm che questa non possa essere la funzione né della Fondazione Italiani Europei né tanto meno del Pd. Quelli non sono intermediari. I soldi - una percentuale di circa il 2% di ogni contratto o commessa - che versano alla Fondazione dalemiana e al Pd per il codice penale sono tangenti.

Si capisce bene che con questo teste - chiave D’Alema possa essere un po’ preoccupato. I voli? Sì, anche quelli sono poco commendevoli. Chissà quante persone c’erano a bordo insieme al leader Pd. Se il valore di quei passaggi gratis avesse superato i 50 mila euro nel 2010, ci sarebbe anche violazione della legge sul finanziamento dei partiti, perché alla tesoreria della Camera non è stata depositata la necessaria dichiarazione congiunta. Altrimenti è solo questione di stile. D’Alema dice che erano voli di lavoro. Lui lavora per il Copasir, organismo che non può accettare donazioni di questo genere. Se invece il lavoro era per il partito, i voli dovevano essere pagati dal Pd, non dai Paganelli. L’avrebbe capito assai bene Enrico Berlinguer. Ma non si può chiedere quell’etica a quel che è rimasto di quel pci...

 

 

 

il pd del nuclearista diossinato privatista dell'acqua tangentocrate sempre piu' nella merda. Crozza Bersani troppo impegnato a fare lo scemo in televisione...

Dopo il duo super TRANS Marrazzo-Sircana, il tangentocrate sanitario pugliese Tedesco, fioccano tempeste di teste di cazzo dello pseudo partito dell'opposizione del mio cazzo:non c’è bisogno di “attendere le sentenze”: bastano e avanzano i fatti fin qui noti. Nel 1998 Bruno Binasco, braccio destro del re delle autostrade Marcellino Gavio, viene condannato in Cassazione per aver finanziato illegalmente il Pds tramite Primo Greganti (pure lui condannato): tangente di 150 milioni di lire camuffata da caparra per il finto acquisto di un immobile dell’ex Pci. In un partito normale, ammesso e non concesso che si debbano avere rapporti con un costruttore quand’è incensurato, dal momento in cui diventa un pregiudicato non bisognerebbe più sfiorarlo con una canna da pesca. Invece – perseverare diabolicum – i rapporti fra gli ex comunisti e il gruppo Gavio continuano imperterriti. E ai massimi livelli. Nel 2005 Penati, appena eletto presidente della Provincia, acquista da Gavio e Binasco il 15% delle azioni dell’autostrada Milano-Serravalle, arrivando a controllarne il 53%. Un acquisto inutile, visto che il pacchetto di maggioranza era già nelle sue mani. Ma anche un salasso per i contribuenti e un regalo al privato: Penati fa spendere alla Provincia 238 milioni di euro, pagando 8,93 euro le azioni che un anno e mezzo prima Gavio aveva pagato 2,9. Così il costruttore realizza una plusvalenza di 176 milioni. E subito dopo ne investe 50 per sostenere la scalata dell’Unipol di Consorte a Bnl, acquistando lo 0,5% della banca.

 

L’allora sindaco Gabriele Albertini denuncia lo scambio,siamo nel 2005

 

 

 Intercettato dai magistrati, Binasco parla con Gavio dell’affare già nell’estate del 2004: “Il problema non è Penati, con lui un accordo lo si trova. Il vero problema è Albertini”. A quel punto interviene Bersani: il 30 giugno 2004 – annota la polizia giudiziaria – “Bersani dice a Gavio che ha parlato con Penati… Dice a Gavio di cercarlo per incontrarsi in modo riservato: ora fermiamo tutto e vedrà che tra una decina di giorni, quando vi vedrete, troverete un modo…”. Il 5 luglio Penati chiama Gavio: “Buongiorno, mi ha dato il suo numero l’on. Bersani”. Gavio: “Sì, volevo fare due chiacchiere con lei quando possibile”. Penati: “Guardi, non so… Beviamo un caffè”. I due s’incontrano in segreto, come suggeriva Bersani: non nella sede della Provincia, ma in un hotel romano. Affare fatto. Per Gavio e Binasco, naturalmente, che poi si sdebitano con Unipol.

 

BERSANI FA RIMA CON BANCA INTESA, PERCHE' I POST COMUNISTI DEI MIEI COGLIONI, DA ANNI SI AVVOLTOLANO IN PRESTITI BANCARI A BABBO MORTO: "Banca Intesa si muove su Sesto Trattative serrate per nuovi uffici con 5-6 mila impiegati in un' area ex Marelli Non c'è ancora l' accordo ufficiale, ma di certo le trattative vanno avanti spedite e la firma sull'atto di vendita potrebbe ormai essere molto vicina." (Corriere della Sera 26/1/2001). Replicò Penati: "Se si formalizzerà l'ipotesi d'accordo Banca Intesa sarà la benvenuta. Le norme del nostro Piano regolatore consentono l'insediamento di terziario avanzato sulle aree dismesse". Intesa decise di non proseguire, ma rimase sempre presente. Pasini, l'avventuroso proprietario dell'area Falck che ha dichiarato di aver versato mazzette destinate a Penati, a un certo punto vende tutto alla Risanamento di Zunino, che acquista l'area grazie a un pool di banche guidato da Banca Intesa. Risanamento è all'epoca un gruppo in ascesa, proprietario dell'area Santa Giulia a Milano, un mega quartiere residenziale usato per seppellire ogni tipo di rifiuto cancerogeno e finito sotto sequestro. Risanamento, ha però sempre goduto misteriosamente della fiducia delle banche e grazie a loro evita il fallimento. Le stesse banche che negano un fido o un credito a una piccola impresa erano creditrici di una società con TRE miliardi di debito. Quali banche? Unicredit, MPS, Banco Popolare e, naturalmente, Banca Intesa, ora IntesaSanpaolo.
Penati è nell'occhio del ciclone anche per l'acquisto del 15% della Milano - Serravalle (per un valore gonfiato) dall'imprenditore Marcellino Gavio. Penati, presidente della Provincia di Milano, chiese e ottenne
250 milioni in prestito, da chi? Da IntesaSanpaolo che non verificò evidentemente la congruità dell'investimento. Secondo l'ex sindaco di Milano, Albertini, Gavio realizzò un utile netto di 179 milioni. IntesaSanPaolo è stata anche partner del disastroso (per le casse dello Stato) affare Alitalia, salvata per essere regalata a Air France, ma anche di Telecom Italia con le azioni comprate a 2,2 euro quando chiunque avesse un minimo di conoscenza del settore e di Telecom le avrebbe pagate la metà. Infatti, IntesaSanPaolo è ora costretta a svalutare la sua partecipazione con il titolo Telecom saldamente sotto l'euro (oggi a 0,888) con una perdita di 120 milioni di euro. La proprietà e i soldi delle banche non sono delle banche, ma dei correntisti e dei loro azionisti. Non possono essere usati "ad minchiam" per lobby o speculazioni avventurose. Il fiato sul collo adottato per i Comuni deve essere replicato anche per le banche che tirano i fili delle marionette della politica nelle assemblee degli azionisti e in ogni occasione possibile.

E nel 2008, secondo l’accusa della Procura di Monza, Binasco concorda una stecca di 2 milioni di euro per Penati, camuffata da caparra per un finto acquisto immobiliare (come ai tempi di Greganti) e giunta a destinazione nel 2010 (quando Penati è capo della segretaria di Bersani). Davvero per Bersani queste sono “storie vecchie”? Davvero non ha nulla da dichiarare?

 

 

 

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Sembra una barzelletta:

gli USA sull'orlo della bancarotta!!

 

 

 

VERSO LE "MERITATE" FERIE: Processo Mills,Mediatrade,Mediaset,RubyGate,

derubricazione ad abuso d'ufficio per le minacce all'AGCOM per la chiusura di Anno Zero nel 2010,la troiona Daddario che ritratta le sue accuse al Premier del 2009, i soldi che deve alla CIR in sede civile,oltre mezzo miliardo di euro, per il furto della Mondadori del 1991, il contenzioso sul secondo divorzio, UNA CINQUANTINA DI PARLAMENTARI DEL SUO STESSO PARTITO CHE SAREBBERO ARRESTATI SE NON FOSSERO SCUDATI DAL PARLAMENTO TUTTO, OPPOSIZIONI COMPRESE, ed ora la corruzione delle fiamme gialle sui controlli MEDIOLANUM

Poche righe e una domanda che tradisce una preoccupazione: "Ma quando arriva la Finanza, che dobbiamo dire?". E' questa breve e-mail interna, scambiata nel marzo di quest'anno, tra due funzionari di Mediolanum alla vigilia di un accertamento fiscale "a sorpresa" (ma che evidentemente a sorpresa non fu) ad accusare una "talpa" della Guardia di Finanza dell'ennesima e politicamente significativa fuga di notizie che, come già anticipato ieri da "Repubblica", consegna alla Procura di Milano, dopo Napoli, il secondo fronte di inchiesta sull'infedeltà di ufficiali delle fiamme gialle. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che allo stato procede "contro ignoti" per rivelazione di segreto di ufficio, ha interrogato ieri i due funzionari di Mediolanum che scambiarono quella mail e la sua indagine promette di muoversi con una qualche rapidità. Anche perché, di questa vicenda, del suo contesto e di alcuni dei suoi protagonisti esiste già un canovaccio.

E' il marzo scorso, si è detto. E le cose, per quanto documentano sin qui gli atti delle procure di Milano e Napoli, vanno così. Il Nucleo di polizia tributaria di Milano, nel suo piano di "verifiche fiscali programmate sui grandi contribuenti", decide di fare visita a sorpresa alla Mediolanum, la holding di banca e assicurazioni del gruppo Fininvest (società quotata in borsa con una capitalizzazione superiore ai 2 miliardi di euro), di cui è presidente Ennio Doris. Anche perché, nei conti di quel gruppo, come segnala l'Agenzia delle entrate, qualcosa non torna (sono 150 i milioni che sarebbero stati sottratti all'imposizione nel solo settore bancario tra il 2005 e il 2009). Con un "tax rate" reale, che si attesta al 18 per cento, grazie alla domiciliazione fiscale in Irlanda delle principali società della holding.

In Mediolanum arriva dunque la visita "a sorpresa". Che di sorprendente, però, ha solo la mail che i militari del nucleo di Polizia Tributaria trovano negli uffici del Gruppo. Quelle poche righe sono inequivocabili. Qualcuno ha avvertito della verifica. E quel qualcuno non può che indossare un'uniforme della Guardia di Finanza. E' una notizia di reato di evidenza solare che il comandante del Nucleo, il colonnello Vincenzo Tomei (uno degli ufficiali che Vincenzo Visco tentò di trasferire da Milano nel 2007, su cui si accese il caso "Speciale", e intorno al quale la Procura di Milano fece quadrato difendendone la professionalità e lealtà), formalizza in una relazione consegnata al procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco.

Passano due mesi e la scena si sposta a Napoli. Il 18 maggio, Marco Milanese torna a deporre per la seconda volta di fronte ai pm Woodcock e Curcio. I due magistrati lo sollecitano chiedendogli se sia al corrente di altre fughe di notizie su cui vi siano le impronte digitali del generale Michele Adinolfi, capo di stato maggiore, già indagato per favoreggiamento e rivelazione di segreto di ufficio nel caso Bisignani. Milanese risponde così: "Vi dico che il generale Emilio Spaziante potrebbe riferirvi particolari su alcune informazioni che Adinolfi avrebbe "passato" agli interessati in occasione di una verifica fatta dalla Guardia di Finanza ad una importante società". Ventiquattro ore dopo, il 19 maggio, Spaziante conferma la circostanza ai pm. Dà un nome a quella "importante società". Dice: "E' possibile che abbia raccontato a Milanese che ci sia una "voce" diffusa all'interno del nucleo di polizia tributaria di Milano, secondo cui, durante una verifica, credo a Mediolanum, i sottufficiali abbiano trovato un appunto o comunque un documento da cui sembrerebbe che Mediolanum era stata preavvertita. Il colonnello Tomei potrà essere più preciso".
A fine maggio, da Napoli, i due verbali prendono "per competenza territoriale" la strada di Milano e arrivano sul tavolo del procuratore Alfredo Robledo. E qui, in Procura, dove già è stata depositata la relazione di Tomei, l'incrocio diventa agevole. Le testimonianze di Milanese e Spaziante raccontano la stessa storia documentata nella relazione del colonello Tomei, che Robledo acquisisce. In un'inchiesta che non ha ancora indagati ma che, non fosse altro per la suggestione proposta dalla coppia Milanese-Spaziante, rimette al centro della scena il generale Adinolfi, i cui legami con il mondo Fininvest e il suo proprietario, Silvio Berlusconi, datano i giorni del suo comando a Monza. Anche se, va aggiunto, oggi, l'intera catena gerarchica della Finanza in Lombardia è di osservanza Pdl. Dal comandante regionale Renato Russo, al comandante interregionale Daniele Caprino.

I prossimi giorni diranno. Per ora, ci sono da registrare le parole del generale Adinolfi, che ieri, con una lunga nota inviata a "Repubblica", ha voluto "difendere la correttezza dell'operato della Guardia di Finanza". "Colpiscono me - scrive - per colpire l'Istituzione, strumentalizzando dichiarazioni rese nei miei confronti". "Io sono assolutamente sereno - aggiunge - perché il mio comportamento è stato corretto e le indagini accerteranno se le accuse sono fondate o se sono vittima di una calunnia. Ma ribadisco che la Guardia di Finanza è un'Istituzione sana".

 

 

Manovra votata in una settimana ma borsa sotto assedio

 

 Tremorti lo strozzino: da 47 a 79 miliardi di euro di manovra

 

 12 LUGLIO 2011, TERZA SEDUTA CONSECUTIVA IN PICCHIATA,

-4,7%

 

 

 

 

PER GERONZI

ALTRI SETTE ANNI

Concorso in bancarotta fraudolenta e usura aggravata. E’ per questi capi d’imputazione che la procura di Parma (in aula il Pm Vincenzo Picciotti, unico componente dell’originario pool di magistrati che diede inizio all’inchiesta sul crac Parmalat nel 2003) ha chiesto la condanna a sette anni di reclusione per Cesare Geronzi nella requisitoria per il processo Ciappazzi, nato da una ‘costolà dell’indagine sullo scandalo da 14 miliardi di euro del gruppo di Calisto Tanzi. Per Matteo Arpe, ad di Capitalia, la richiesta è stata di due anni e sei mesi per concorso in bancarotta prevedendo le attenuanti generiche, non contemplate per Geronzi.

Geronzi, che, all’epoca dei fatti, era presidente di Banca di Roma (poi Capitalia) e che poi è rimasto per molti anni uno degli uomini più potenti della finanza nazionale, secondo l’accusa avrebbe costretto Parmalat ad acquistare dal Gruppo Ciarrapico l’azienda di acque minerali siciliane Ciappazzi, ad un prezzo gonfiato (circa 15 milioni di euro) e con tassi da usura, facendo leva sulle necessità di liquidità del gruppo turistico Parmatour facente capo a Tanzi, che era “enormemente indebitato”.

Sempre secondo l’accusa, Banca di Roma voleva rientrare della forte esposizione di Ciarrapico. In cambio c’era un finanziamento per Parmalat. Il pm ha chiesto anche la condanna a quattro anni di Alberto Giordano, vicepresidente di Banca di Roma all’epoca dei fatti, a tre anni di Roberto Monza, direttore centrale dell’Istituto Banca di Roma, di Riccardo Tristano, ex componente del cda di Fineco Group (questi ultimi condividono l’accusa di usura aggravata con Geronzi) e di Antonio Muto, ex dirigente Area funzione crediti della stessa banca. E ancora: due anni e sei mesi per Eugenio Favale, all’epoca dei fatti dirigente Area grandi clienti di Banca di Roma e per Luigi Giove, all’epoca responsabile recupero crediti di Mediocredito Centrale. Per Arpe, Favale e Muto la Procura ha chiesto l’assoluzione per l’accusa di distrazione e per quella di bancarotta riferita alla Cosal, società del Gruppo Parmalat che acquistò la Ciappazzi. Chiesta l’assoluzione per Monza e Tristano per alcune ipotesi di bancarotta e per Giove per i capi d’imputazione che si riferiscono al concorso nella bancarotta Parmalat e di Parfin.

Per l’accusa, l’acquisto da parte di Tanzi della Ciappazzi è il frutto di un lungo lavoro e di difficili trattative intercorse tra i vertici di Banca di Roma e quelli di Collecchio. L’accusa ha cercato di riassumere i punti salienti di queste trattative passando in rassegna anche la storia del finanziamento “Bridge” da 50 milioni concesso da Banca di Roma a Parmalat ma immediatamente girato a Parmatour.

Lapidario il commento dei legali di Geronzi,
Ennio Amodio e Francesco Vassallo: “Con la chilometrica lettura di una densa memoria il pm di Parma ha sorprendentemente collocato Calisto Tanzi sull’altare delle vittime. E ha affermato che sono, invece, i vertici della banca finanziatrice di Parmalat a dover rispondere di bancarotta, dimenticando, così, che l’ex patron del colosso alimentare di Collecchio è già stato condannato dal Tribunale di Parma proprio per questo reato”. Il collegio difensivo di Matteo Arpe, composto dagli avvocati Luisa Mazzola e Paolo Veneziani, chiederà la piena assoluzione del suo assistito.

 

 

 

VERSO IL TRACOLLO: Titoli di stato a picco,

 BORSA -3,5%
L'Italia se la gioca con i "Pigs"

 

 

 

 

"Fallimento Grecia entro 5 anni?
Probabile all'80%"

 

 

 

Bce alza i tassi.

 

 

 

 LA RITIRATA D'AFGHANISTAN

Siamo in Afghanistan per la semplice ragione che siamo servi degli americani, ma la cosa curiosa è che neanche gli americani hanno più un vero interesse a stare in Afghanistan perché non si può sostenere che in Afghanistan si sta combattendo il terrorismo, perché terroristi internazionali non ci sono in Afghanistan. la stessa Cia ha calcolato che su 50 mila combattenti solo 359 sono stranieri e sono ceceni, turchi, non quelli che hanno in testa la Jihad universale.I nostri governanti sono ancora più realisti del re perché continuano a sostenere che bisogna rimanere in Afghanistan, nel momento in cui gli americani stanno facendo trattative con i talebani per venire via, solo La Russa e Frattini chiamano questi ancora terroristi, Pentagono e Cia li chiamo insorti, quali sono effettivamente. Secondo me ci sono state molte illusioni su questo pseudo nero, pseudo democratico, in realtà lui sta seguendo esattamente la politica di Bush. Infatti ha mandato 30 mila uomini in più in Afghanistan, solo che non riescono in alcun modo non dico a vincerla questa guerra, ma neanche a contenerla, perché i talebani hanno riconquistato l’80% del territorio, per cui è una presenza che è del tutto inutile, oltretutto anche loro perdono degli uomini, ne hanno persi mi pare fino a 1.400 le vittime americane (QUASI 6000 IN IRAQ, FONTE WIKI), la stragrande maggioranza della popolazione vuole una sola cosa, che gli stranieri se ne vadano, lo vogliono anche le donne, questi 10 anni di guerra, hanno causato 60 mila morti civili (109.000 MORTI CIVILI IN IRAQ, FONTE WIKI), di cui la maggioranza secondo un rapporto ONU del 2009 è stata causata dai bombardamenti della Nato. Storicamente gli afgani non hanno mai tollerato gli stranieri, hanno cacciato gli inglesi nell’800, hanno cacciato i sovietici 20 anni fa e adesso cacceranno anche questi!L'invasione americana, in 10 anni ha prodotto più danni di quella sovietica: perché i sovietici fecero grandi distruzioni materiali, gli occidentali hanno fatto grandi distruzioni materiali ma in più con la pretesa di introdurre lì la nostra mentalità, la nostra economia, il nostro modo di vedere il mondo, hanno distrutto l’economia afgana, la socialità afgana e in parte hanno distrutto anche la loro moralità. Ashraf Ghani che è un medico afgano, che ha fatto il dottorato alla Columbia University, ha insegnato alla John Hopkins e era il terzo candidato di quelle elezioni, peraltro false del 2009, quindi non è assolutamente sospettabile di simpatie talebane, ha detto: “Nel 2001 eravamo poveri, ma avevamo una nostra moralità, questo profluvio di dollari ha distrutto la nostra integrità”, quindi sono danni che vanno oltre le cose materiali, Kabul all’epoca talebana aveva 1.200.000 abitanti, oggi ne ha 5,5. La disoccupazione all’epoca talebana era l’8%, adesso al 40%, in alcune regioni del paese è all’80%, l’artigianato locale è stato distrutto dall’arrivo di costoro. Per dire una cosa divertente, i burka adesso non li fanno più le famiglie afgane, ma i cinesi, la famiglia afgana faceva un burka in un giorno, questi ne fanno 30 in un giorno. TUTTAVIA CIO' CHE INFIACCHISCE PESANTEMENTE GLI AMERICANI E' IL SENSO DI INTEGRITA' DIMOSTRATO DAI TALEBANI: NON SI FANNO CORROMPERE. GLI AMERICANI CERCANO IN TUTTI I MODI DI COMPRARSELI MA NON C'E' NIENTE DA FARE: "nel 2001 il mullah Omar è in ritirata e si rifugia

da un capo tribale che si chiama Valid, arrivano i Marines sulla sua testa c’è una taglia di 25 milioni di dollari, i Marines chiedono la consegna del latitante, di Omar. Valid fa solo finta di trattare 2 giorni, per consentire al Mullah Omar di guadagnare terreno sugli inseguitori. Con 25 milioni di dollari da quelle parti compri tutta l’Afghanistan e un po’ di Pakistan, però non sono bastati per corromperlo. E' gente che ha una sola parola, e quello che dicono lo fanno senza sbagliare:il movimento talebano nasce come reazione  allo stato di cose lasciato in mano alla mafia locale DOPO LA RITIRATA SOVIETICA, attraverso l’iniziativa letteralmente di 4 ragazzi che hanno combattuto i sovietici, che in quel momento hanno 26/27 anni, giovanissimi, uno Omar l’altro si chiama Gaus, un altro Hassan, un altro Rabbani, i quali decidono che bisogna reagire, non sanno come fare: capiterà che proprio nel paese di Omar vengono rapiti due ragazze da uno di questi boss e le porta nelle basi militari per poterle stuprare a suo piacimento insieme ai suoi uomini. Omar con altri 30 "enfant de pays", armati con 16 vecchi fucili, va sul posto, libera le ragazze, sconfigge i banditi e fa impiccare il capo della banda alla cisterna della piazza del paese. Succederanno un altro paio di episodi di questo genere e allora la gente che viene oppressa, vessata da questi prepotenti che sono diventati in realtà delle bande mafiose, si rivolge a lui per avere giustizia. La popolazione a stragrande maggioranza rurale apprezza l'azione di giustizia di Omar, anche se molto spiccia, ed apprezza la sharia, il codice penale coranico,perchè permette una poderosa diminuzione della criminalità e della mafia. Ecco perchè i Talibani si affermano. Con i Talibani addirittura, dal 2000, scompare anche la coltivazione del papavero. Fino a quel momento i rapporti con gli Usa erano buoni, i Talibani infatti riconoscevano l'aiuto americano portato nella guerra contro l'URSS. Tuttavia gli Usa iniziarono ad avere troppi interessi nell'area, primo tra tutti quello della realizzazione di un gigantesco GASDOTTO ,che doveva trasportare METANO,dai giacimenti dell'Asia Centrale EX SOVIETICA, agli attracchi Pakistani, colonia statunitense. L'affare era per centinaia di MILIARDI DI DOLLARI. Tuttavia Omar ad un certo punto scelse di appoggiare il progetto di una società argentiva a partecipazione italiana, rivale di quella americana, la Britas, contro la UNOCAL, per il semplice motivo che vedeva negli italo-argentini persone che volevano semplicemente realizzare un progetto accomodandosi alla pesante ritualità afgana, mentre vedeva nell'UNOCAL americana l'azione del Dipartimento di Stato americano che voleva trasformare anche l'Afghanistan in una colonia. L'11 settembre 2001 fu un pretesto, tra l'altro forzatissimo perchè non v'era un solo afghano tra i dirottatori, per invadere l'Afghanistan. Nel giro di 9 anni, gli Usa ora sono nella condizione di uscire di scena nuovamente perchè l'80% del paese è in mano ai Talibani. Lo stallo è a Kabul e sui maggiori centri cittadini perchè Omar non ha armi a sufficienza per prendere le città. Dall'altra parte gli americani, ed appresso il regime fantoccio di Karzai, non ha numeri per riprendere l'iniziativa.

 

CADE UN ALTRO AMICONE DEL PEDERASTA:QUATTRO ANNI DI CARCERE A GERONZI

Dopo i 7 anni a Dell'Utri per Mafia

Nove anni a Sergio Cragnotti e quattro a Cesare Geronzi per il crack Cirio. Queste le due principali condanne decise dai giudici della I Sezione penale di Roma del Tribunale. Condannati anche il genero e i figli di Cragnotti. In particolare, al genero Filippo Fucile sono stati inflitti 4 anni e sei mesi di reclusione. Quattro anni anche per Andrea Cragnotti, mentre sono stati condannati a 3 anni di reclusione gli altri due figli del patron di Cirio Elisabetta e Massimo.

Unicredit, come responsabile civile dovrà pagare 200 milioni di euro insieme agli altri imputati all’amministrazione straordinaria Cirio. La sentenza conclude il processo per il dissesto della società agroalimentare a carico complessivamente di 35 persone (una delle quali, Livio Ferruzzi è deceduta in questi giorni), e a una società di revisione. In particolare gli imputati erano sei componenti della famiglia Cragnotti, con in testa il ‘patron’, 17 tra dirigenti e funzionari del Gruppo Cirio, e 6 dirigenti della Banca di Roma, tra i quali Geronzi, all’epoca dei fatti presidente dell’istituto, e due dirigenti della vecchia Banca popolare di Lodi.

Bancarotta fraudolenta per le varie ipotesi previste dal codice e cioè per distrazione, documentale e preferenziale, nonché truffa oltre ad altri reati minori le accuse contestate a seconda della posizione processuale agli imputati dai pubblici ministeri Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis. I pm avevano chiesto 15 anni di reclusione per Sergio Cragnotti, 8 anni oltre a pene accessorie per Cesare Geronzi, 12 anni per Fucile, genero di Cragnotti che ha avuto un ruolo di dirigente nell’azienda, 8 anni per i figli di Cragnotti Andrea e Elisabetta, 6 anni per la moglie dell’imprenditore Flora Pizzichemi e l’altro figlio Massimo. L’inchiesta, cominciata nel 2003, si concluse a metà del maggio 2005 e ha coinvolto inizialmente 45 persone. Il dissesto ha danneggiato 13mila persone che avevano sottoscritto bond e titoli di credito della Cirio.

”Resto tranquillo perché continuo a ritenere di avere agito correttamente, nell’ambito delle responsabilità statutarie, esercitando il compito proprio, naturale del banchiere, senza commettere alcun illecito. Diversamente, in casi della specie, la funzione di ogni banchiere resterebbe paralizzata”. Così Cesare Geronzi commenta con l’ANSA la sentenza di condanna a quattro anni di reclusione decisa questa sera nei suoi confronti dal Tribunale di Roma. “Per questa ragione e per la fiducia che nutro nella Magistratura – aggiunge – confido che in sede di appello come è già accaduto in un’altra circostanza del genere, l’ulteriore, ponderata riflessione consentirà di fare piena chiarezza e di riconoscere l’assoluta non colpevolezza del mio comportamento”.

Per la difesa di Cragnotti, invece, “siamo in presenza di una pena modesta (9 anni, ndr) rispetto alle richieste avanzate dai pm della procura (15 anni, ndr)”. E dunque “speriamo in appello di poter portare avanti le nostre ragioni perché il reato di bancarotta si può consumare anche in un singolo episodio”. Questo il commento di Massimo Krogh, uno dei difensori di Sergio Cragnotti, che per il crac del gruppo Cirio è stato condannato dalla prima sezione penale del tribunale di Roma alla pena più alta rispetto agli altri imputati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FEROCISSIMA BATTAGLIA IN VAL DI SUSA, IL POPOLO CONTRO LA POLIZIA  MERDONI!!!

BATTAGLIA ANCHE AD ATENE

 

 

 

40 MILIARDI DI MANOVRA?? DICIAMO 50....Intanto la pensione di vecchiaia nel 2020, fra 9 anni,andrà a 67 anni

 

 

 

0-4 ALTRA MARTELLATA,

MA TUTTO SOMMATO

 CHI

SSENEFOTTE...

 

ANCORA N'DRANGHETA!! Lombardia sotto la "Provincia" di San Luca, del "Mandamento" della "Montagna", un anno dopo

Tredici luglio 2010: trecento presunti affiliati alla ‘ndrangheta finiscono in carcere. Più della metà vivono e fanno affari in riva al Naviglio. Quel giorno le prime agenzie di stampa battono la notizia all’alba. Nel pomeriggio il quadro è già chiaro: in Lombardia opera un vero e proprio mandamento della mafia calabrese. Con un capo e molti luogotenenti. I giorni che seguono chiariscono lo scenario. “Siamo almeno 500 cristiani e almeno venti locali”. Un vero esercito che da anni ha lanciato un’opa mafiosa al potere economico e politico della regione più ricca d’Italia.

Un anno dopo la maxi-operazione, quelle 160 persone sono finite alla sbarra. Centodiciannove hanno chiesto il rito abbreviato. E per loro, l’8 luglio scorso, il magistrato della Dda
Alessandra Dolci ha chiesto quasi mille anni di carcere. Unico escluso, l’ex assessore provinciale Antonio Oliverio per il quale l’accusa ha proposta al gup l’assoluzione.

Il resto della storia sta in 500 faldoni depositati alla procura di Milano. Migliaia di pagine che dicono moltissimo. Eppure non tutto ancora è stato raccontato. Particolari e spigolature stanno tra le pieghe delle decine d’informative della polizia giudiziaria. Una di queste inquieta e non poco. A rivelarla lo stesso magistrato durante la sua requisitoria. In sostanza ciò che si capisce, leggendo la trascrizione dell’intervento in aula, è l’esistenza di una giurisdizione mafiosa che anche nella ricca Padania in molti casi si sostituisce allo Stato. Un brutto cortocircuito ben conosciuto in Calabria o in Sicilia. E che, però, diventa notizia se si verifica nella regione che più di altre, negli anni, ha fatto di tutto per negare la presenza del fenomeno. Ci aveva pensato negli anni Ottanta l’allora sindaco socialista
Paolo Pillitteri: “La Piovra? – disse – E’ solo una bella fiction”. Ha replicato poco più di un anno fa il prefetto Gian Valerio Lombardi: “A Milano – ha esordito davanti alla Commissione parlamentare – la mafia non esiste”.

“Un alone di cattiva fama che circonda i nostri imputati”. Ecco da dove nasce la giurisdizione delle cosche. Prima conseguenza: “L’atteggiamento omertoso dei cittadini”. Di più: l’amicizia o la conoscenza con certe persone dà tranquillità, rassicura perché promette una protezione che spesso lo Stato non è in grado di fornire.

Anche in Lombardia la ‘ndrangheta scambia favori con favori. Ottenendo accessi privilegiati, ad esempio, nel mondo bancario troppo spesso blindato al normale cittadino. Esemplare, in questo senso, la vicenda che riguarda V.R. funzionario della Hydro Alpe Adria Bank di Erba che ha stretto rapporti con alcuni boss locali. Chi?
Pasquale Varca e Francesco Crivaro. Il contatto privilegiato è Crivaro. “Avevo raccolto informazioni negative sul suo conto – racconta V. R. – sia sul piano finanziario che sul piano morale”. Fino al suo arresto, Crivaro ha gestito, grazie ad alcuni prestanomi, la discoteca Coconut a Eupilio. Sarà lui a mettere in contatto il funzionario di banca con il boss. Motivo: Pasquale Varca ha bisogno di 10mila euro. Nulla di più semplice: il funzionario tira fuori il denaro dai suoi conti personali. “L’ho fatto – dice al pm – per fare un favore a Crivaro”. Che, ricordiamolo, “è persona di dubbia moralità”. Di più: “Crivaro – racconta V.R. – in alcune circostanze ha esternato frasi sul conto di Varca, lasciando intendere che fosse legato alla criminalità organizzata”. In realtà Crivaro è esplicito: “Questo è il capo mafia di Erba”. Chiosa il pm. “Quindi linee di credito per Crivaro nonostante non offrisse alcuna garanzia e prestiti a Varca”. Tutto gratis? Affatto. Perché il funzionario chiede a Crivaro di riscuotere del denaro da una certa Laura. “Mi sono rivolto a lui – racconta – conoscendo le sue prerogative e confidando nelle sue capacità dialettiche di convincimento”. E cosa risponde Crivaro? Che del caso se ne occuperà il capo mafia. A questo punto s’impone la domanda: perché tanta disponibilità del funzionario di banca (incensurato e non coinvolto nell’inchiesta) verso Crivaro? “Nei suoi confronti – risponde V.R. – nutro un senso di soggezione. L’essergli amico mi dà tranquillità”. Non solo. Nel momento in cui il funzionario cambia casa, Crivaro lo rassicura: “A questa casa non accadrà mai nulla”. Eppure, conclude il pm, “siamo a Erba e non a Platì”.

E giusto perché siamo nella ricca Brianza, un boss conclamato come Pasquale Varca, secondo l’accusa, può permettersi di chiedere a un imprenditore di cacciare gli autotrasportari locali per fare spazio a quelli calabresi. L’episodio riguarda i lavori sulla SS38 della Valtellina. Opera pubblica, la cui commessa principale va alla Valena Costruzioni srl di
Mauro Ferrario. Inizialmente i lavori di trasporto vengono appaltati alla Perego strade che, poco dopo, finirà in mano alla ‘ndrangheta.
“Eppure – dice Ferrario a La Provincia di Sondrio – Quando abbiamo acquisito il lavoro, un anno e mezzo fa, la Perego Strade era un’azienda rispettabile, con 200 dipendenti e 120 camion da impiegare nel movimento terra”. Con il passare del tempo la situazione economica della Perego si complica. Ferrario deve cambiare. E per farlo chiama i camion di Pasquale Varca. A domanda dei pm, inizialmente, risponde: “Varca? Non credo di averlo mai conosciuto”. La procura, allora, squaderna alcune intercettazioni dove l’imprenditore dice a Varca che una volta stabilito il prezzo del trasporto deve allontanare gli altri trasportatori”. Quindi dice: “Dopo il recesso della Perego era mio interesse reperire il maggior numero di camion possibile strappando un prezzo concorrenziale. Quindi ho chiamato Varca”. Ferrario non risulta minimamente indagato.

Capita in Lombardia, un anno dopo il maxi-blitz. Capita questo ed altro. Ad esempio che il signor Carlo, dentista di Milano, subisca furti nel suo studio, ma al posto che andare dai carabinieri chiami al telefono il boss
Vincenzo Mandalari. Il quale, in maniera serafica, risponde: “Guarda hai due alternative: paghi 10mila euro, ti restituiamo quello che ti hanno rubato. Se no paghi per la protezione e sta sicuro che non ti succederà più niente”.

Solo un anno fa 300 arresti tra Milano e Reggio, oggi La ‘ndrangheta alla conquista del Piemonte. Lo racconta l’inchiesta Minotauro coordinata dalla Dda di Torino che oggi ha portato in carcere 142 presunti affiliati. Nelle carte dell’indagine spuntano anche i rapporti con la politica (leggi). Tra i vari casi si cita quello di Claudia Porchietto, assessore al Lavoro (in quota Pdl ) della giunta regionale di Cota. La signora, pur citata più volte, non risulta sotto inchiesta. Particolare importante che ilfattoquotidiano.it ha sottolineato (leggi l'articolo di Elena Ciccarello). Nonostante questo, l’assessore regionale, in un comunicato stampa, annuncia querela (leggi). Ma gli investigatori hanno anche documentato le relazioni dei clan con gli esponenti della sinistra. In particolare Salvatore De Masi, capo della locale di Rivoli, dà i suoi voti al neo-sindaco di Torino Piero Fassino (verosimilmente all'oscuro di tutto) in lizza per le primarie (leggi). E si vede con Gaetano Porcino parlamentare Idv e altri politici (leggi). Nessuno di loro risulta indagato. Resta un dato: le cosche tentano di infiltrarsi a tutti i livelli  ...

 

 

750 MILIONI DI EURO DI RAGIONI PER NON MOLLARE LA CADREGA

 

 

0-4, CROLLO TOTALE DEL NAPOLEONE PEDERASTA.

 

 Vogliamo qui ricordare le condanne di questo PREGIUDICATO:

 Falsa testimonianza,1989, P2. Accusa fondata: la Corte d’appello di Venezia dichiara B. colpevole, ma salvo per amnistia,

 

 

Corruzione Guardia di Finanza.1997 Accusa fondata: Fininvest pagò tre tangenti di £ 100 milioni ciascuna per addomesticare verifiche fiscali. Il corruttore Sciascia e i finanzieri corrotti sono condannati, B. è assolto per “insufficienza probatoria” grazie alla falsa testimonianza di Mills.

 

All Iberian-1.  1992.Accusa fondata: condannato in primo grado a 28 mesi per £ 23 miliardi di finanziamenti illeciti a Craxi, B. si salva in appello per prescrizione grazie alle attenuanti generiche.

 

 Sme-Ariosto/2. Accusa fondata:B.assolto dai falsi in bilancio relativi ai pagamenti ai giudici “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato” (l’ha depenalizzato lui).

 

Mondadori. Accusa fondata: gli avvocati Fininvest Previti, Pacifico e Acampora corruppero il giudice Metta con £ 420 milioni (soldi di B.) per annullare il lodo Mondadori, ma B. si salva grazie alla prescrizione abbreviata dalle solite generiche.

 

 

Grecia, altro che salvataggi,Ora le obbligazioni sono “spazzatura”

 

 

 

 

 

 

L'ITALIA E' ECONOMICAMENTE AL PALO.

 

 

 

DALLE ECONOMIE DEI DEBITI INFINITI VIENE SMASCHERATO L'INVOLUCRO VUOTO DELLA DEMOCRAZIA

 

 

 

 

DEFAULT GRECIA?? NO, E' REPROFILING

 

LA GRECIA ESCE DALL'EURO E RIPRENDE LA DRACMA.

 

 

16.000 MILIARDI DI DOLLARI DI DEBITO,SONO GLI USA,120% DEBITO SU PIL

 

 

Gaza, ucciso il volontario italiano,un disastro umano senza appello
Hamas: un favore solo per Israele

 

 

ROGO THYSSEN GROUP DI TORINO DEL 2007: GLI AD TEDESCHI CONDANNATI PER OMICIDIO VOLONTARIO

La Corte di Assise ha condannato a 16 anni e mezzo di reclusione l’ad dell’azienda, Herald Espenhahn per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. Quattro dirigenti dell’azienda condannati per omicidio e incendio colposi – con colpa cosciente – e omissione delle cautele antinfortunistiche. Camusso: "Il lavoro non è solo profitto"

 

IRLANDA, DAL FALLIMENTO AL COLLASSO


 

 

 

 

 



 

 

 


 

LE RAGIONI DELLA JUGOSLAVIA (NON DELLA SERBIA)

 

STORIA DELLA GUERRA DI JUGOSLAVIA(1990-2001)

Chi vi scrive ha sempre rispettato l'esercito jugoslavo, quello con la stella rossa a cinque punte sull'elmetto, perchè combatteva bene sul campo, faccia a faccia, senza droni teleguidati a 15.000 km di distanza. La stessa Jugoslavia era uno straordinario esperimento di "comunismo elastico", decisamente poco incline alle formule fossilizzate sovietiche e proteso invece ad una forma organica vitale. I guai economici non li aiutarono, tuttavia il fatto che uno stato comunista terzomondista si mantenesse in Europa, dava fastidio. Così ecco il foraggiamento a pseudonazionalismi dichiaratamente destrorsi, come in Croazia e Slovenia, che avevano legami storici col nazi-fascismo uscito distrutto dalla seconda guerra mondiale. Paradossale che un intellettuale destrorso ,come MASSIMO FINI, abbia posizioni decisamente più evolute del "comunista" DALEMA, che da presidente del consiglio, nel 1999, tra LA MASSA DI STRONZATE DA LUI COMPIUTE SOTTO IL SUO, PER FORTUNA,BREVE GOVERNO, COME REGALARE LE FREQUENZE TELEVISIVE A MEDIASET IN CAMBIO DI UN OBOLO ALLO STATO DELL'1% DEL FATTURATO SBATTENDOSENE DEL CONFLITTO DI INTERESSI, DATO CHE IL CAPO DELL'ALLORA OPPOSIZIONE ERA ED E' IL PADRONE ASSOLUTO DI QUELLE TELEVISIONI, OPPURE COME REGALARE A DEBITO LA TELECOM AI CAPITANI CORAGGIOSI GUIDATI DA COLANINNO, CHE POI INTASCARONO UNA PODEROSA PLUSVALENZA DALLA SUCCESSIVA VENDITA A TRONCHETTI PROVERA, LASCIANDOGLI COLOSSALI DEBITI ED IL COLPO DI GRAZIA FINALE AD UNA AZIENDA OGGI RIDOTTA ALL'OSSO, AUTORIZZO' L'UTILIZZO DELLE BASI AMERICANE DI AVIANO PER TEMPESTARE DI BOMBE ALL'URANIO IMPOVERITO LA SERBIA che allora si chiamava Jugoslavia.

 Nel 1997, ad un anno dalla conclusione di combattimenti in Bosnia,nella più pura illegalità le forze della Nato stavano chiudendo il cerchio intorno a Radovan Karadzcic, l’ex leader dei serbi di Bosnia, per portarlo davanti alla Corte internazionale delI’ Aja nelle vesti di criminale di guerra. Com’è costume gli occidentali si servono del solito Quisling che nella fattispecie è interpretato da Biljana Plavsic, presidente della Repubblica dei serbi di Bosnia. La Plavsic, un fantoccio in mano agli americani, è stata sfiduciata dal proprio Parlamento? Poco importa: la signora ha sciolto il Parlamento. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo lo scioglimento? Ecchisenefrega della Corte Costituzionale: la signora Plavsic continua a fare il presidente.

Così le forze della Nato hanno circondato a Banja Luka cinque edifici dove ci sono importanti insediamenti della polizia locale e, per usare l’eufemistica formula del Corriere della Sera, «hanno «agevolato» l’uscita dai commissariati dei poliziotti serbo-bosniaci nemici della Plavsic, disarmati e sconfitti» (Corriere 21/8). Questa operazione totalmente illegale è stata giustificata dal vice-comandante della polizia Nato, Werner Schum, col fatto che «l’arsenale ammassato nelle sedi della polizia indica che forse i «falchi» stavano per preparare un atto di forza contro la Plavsic». Come se fosse un ‘inquietante stranezza che nella sede centrale della polizia, nella scuola di polizia e in tre commissariati si trovino delle armi. In realtà l’atto di forza è servito alla signora Plavsic per nominare i nuovi vertici delle forze dell’ordine. Ma il ministero dell’Interno della Repubblica serba di Bosnia ha fatto notare che, «la Plavsic non ha la facoltà di destituire o nominare quadri delle forze dell’ordine». Ma anche questo non importa, ciò che conta è mettere le mani, in un modo o nell’altro, sui «criminali di guerra» Radovan Karadric e Ratko Mladic, considerati gli unici responsabili del conflitto bosniaco.
Il che è una menzogna. I principali responsabili stanno altrove. Come ricordava Aleksandr Solgenitsyn in un mirabile articolo pubblicato dalla Repubblica (21/8) «l’onorabile compagnia dei leader delle principali potenze occidentali...sono stati loro a mettere in moto l’estenuante guerra civile». Il perché è presto detto.

 Quando i Paesi occidentali e il Vaticano riconobbero nel giro di 48 ore l’autoproclamazione d’indipendenza (sacrosanta, s’intende) della Croazia e della Slovenia dalla Jugoslavia sapevano benissimo che ciò avrebbe immediatamente aperto il problema Bosnia, anche perchè l'esercito jugoslavo portava le sue offensive su VUKOVAR a nord, e sulla SLAVONIA a sud dalla "piattaforma girevole" Bosnia, il tutto allo scopo di chiudere in una tenaglia la Croazia. La manovra non funzionò, ma l'esercito jugoslavo era comunque forte e poteva mantenere l'iniziativa partendo dalla Bosnia. Per la Croazia spalleggiata da USA e Germania era un grosso problema. Altresì una Bosnia multietnica, a guida musulmana, aveva  senso solo all’interno di una Jugoslavia multietnica. I serbi di Bosnia chiesero quindi a loro volta di proclamare la propria indipendenza o di riunirsi alla Serbia. Ma la comunità internazionale, manovrata dagli Stati Uniti e dalla Germania, rifiutò ai serbi di Bosnia quella autodeterminazione che avevano invece riconosciuto ai croati e agli sloveni, anche perchè come detto, militarmente la Bosnia sarebbe divenuta un micidiale cuneo. E i serbi scesero in guerra. In questa guerra, combattuta dalle milizie ma appoggiata dalle popolazioni di tutte e tre le etnie in lotta (serba, croata e musulmana) si sono avuti, oltre che atti di valore, anche delle atrocità inutili e odiose. Come in ogni guerra. Ma queste atrocità sono state compiute da tutte le forze in campo. Ricorda ancora Solgenitsyn: «i cadaveri di civili fatti a pezzi scoperti in Bosnia appartengono a tutti i campi». Ma davanti al Tribunale dell’ Aja sono stati mandati quasi esclusivamente serbi, qualche croato (tanto per mantenere in piedi la finzione della neutralità) e nessun musulmano (i musulmani di Bosnia non sono integralisti e sono quindi molto graditi all’Occidente). In particolare i serbi (un milione dei quali era stato massacrato durante l’ultima guerra mondiale dagli hitlerocroati) sono stati accusati di aver praticato la pulizia etnica. Ma non sono stati i soli. Anzi, se si va a ben guardare, la più colossale «pulizia etnica», e anche la meno giustificata, è stata fatta dai croati quando hanno invaso la Krajina e ne hanno scacciato, in un sol colpo, 200 mila serbi uccidendone a mucchi. Ma nessuno pensa seriamente di portare il presidente Tudjman davanti al Tribunale dell’ Aja. In realtà quello che si sta mettendo in piedi alI’ Aja è il classico processo dei vincitori ai vinti, sulla scia di Norimberga. Precedente sciagurato perché fa coincidere il diritto con la forza: la forza dei vincitori. Nel caso slavo la cosa è particolarmente iniqua perché erano stati i serbi a vincere sul campo. Ma poi è intervenuto lo sceriffo americano che ha voluto diversamente e ha deciso che tre etnie che hanno ottime ragioni per odiarsi convivano in uno Stato inesistente: la Bosnia Erzegovina.

Ma andare a mettere il dito negli ingranaggi della guerra è sempre foriero di tempesta. Perche la guerra ha una sua ecologia e una sua funzione: risolvere un conflitto una volta per tutte. E i morti e i lutti che una guerra provoca trovano almeno una ragione nel raggiungimento di questo obbiettivo. Invece aver voluto comprimere la guerra, dandole un corso e uno sbocco diversi da quelli che naturalmente aveva avuto, ha reso solo quel conflitto latente, a covar minacciosamente sotto le ceneri. E si può star certi che, come qualsiasi artificiale compressione della natura, prima o poi ritorna indietro come un boomerang, così prima o poi quel conflitto riesploderà in maniera ancor più devastante. Rendendo beffardamente inutile, invece che fecondo, il sangue che è già stato versato.

13 ottobre 2010, Genova

Per capire cos’è successo martedì sera a Genova bisogna rifare un po’ di storia. Non del calcio. Della politica.

Nei primi anni ’90, dopo la disgregazione della Jugoslavia, si creò in Kosovo, considerato da Belgrado “la culla della Nazione serba” (un po’ come per noi il Piemonte francofono), un forte indipendentismo albanese. Negli ultimi decenni, per ragioni demografiche, in Kosovo si era formata una maggioranza albanese che pretendeva la separazione da Belgrado. Dall’altra parte lo Stato serbo voleva conservare una regione che era sempre stata, storicamente e giuridicamente, sua. Gli albanesi facevano guerriglia non disdegnando l’uso del terrorismo, com’è inevitabile in ogni lotta partigiana, la Serbia reagiva con le maniere forti, con l’esercito, con la polizia, con le milizie paramilitari di cui i giovani che hanno impedito la partita Italia-Serbia sono gli eredi.

C’erano quindi due ragioni, entrambe valide, a confronto: l’indipendentismo albanese e il diritto di uno Stato all’integrità dei propri confini, perché una terra non appartiene solo a chi in quel momento ci vive e ci abita ma anche alle generazioni che vi hanno vissuto, abitato e lavorato nel passato. Era quindi una questione che serbi e albanesi avrebbero dovuto risolvere fra di loro, secondo i reali rapporti di forza, o al massimo con l’intermediazione diplomatica dell’Onu. Ma gli Stati Uniti, che foraggiavano la guerriglia, decisero che le ragioni stavano solo dalla parte degli indipendentisti. Per tre mesi si misero a bombardare una grande capitale europea come Belgrado, facendo 5500 morti,per non parlare di tutta la dorsale industriale serba lungo la vallata del Danubio disintegrata dalle tonnellate di uranio impoverito sganciato, finché la Serbia dovette arrendersi. Il tutto con l’appoggio degli europei e con l’Italia di D’Alema nella poco onorevole posizione del “palo” (i bombardieri partivano da Aviano).

Era una guerra ingiusta, non autorizzata dall’Onu (ma si sa che ci si richiama all’Onu quando serve, come in Afghanistan, quando non serve la si ignora). Era una guerra contro l’Europa e particolarmente “cogliona” per l’Italia come dissi al presidente D’Alema a Ballarò senza che lui osasse replicare. Noi non abbiamo mai avuto contenziosi con la Serbia, caso mai con la Croazia che per decenni ha vessato i nostri profughi in Istria. Anzi con la Serbia avevamo storicamente degli ottimi rapporti. Ma ci sono anche ragioni più attuali. Il “gendarme Milosevic”, con alle spalle una Serbia forte, checché se ne sia detto e scritto in contrario, era un fattore di stabilità dei Balcani. Ora in Kosovo (dove c’è, guarda caso, la più grande base militare Usa), in Montenegro, in Macedonia, in Albania sono concresciute grandi organizzazioni criminali che vanno a concludere i loro sporchi affari nel Paese vicino più ricco, cioè l’Italia. Come se non bastasse ai serbi è stata inflitta l’ulteriore umiliazione di portare Slobodan Milosevic, che non era un dittatore ma un autocrate (a Belgrado esisteva un’opposizione che faceva opposizione più di quanto la si faccia, oggi, in Italia) davanti al Tribunale internazionale dell’Aja come “criminale di guerra“. Il processo iniziò con gran clamore ma a poco a poco non se ne parlò più perché Milosevic, uno dei protagonisti della pace di Bosnia quale firmatario degli accordi di Dayton, aveva troppe buone carte nelle sue mani. Poi è provvidenzialmente morto d’infarto. Dico, incidentalmente, che aver avallato da parte della cosiddetta Comunità internazionale l’indipendenza del Kosovo è un insidioso precedente per tutti. Poniamo che fra 50 anni in Piemonte ci sia una maggioranza di cittadini musulmani che reclamino l’indipendenza di quella regione dall’Italia. Cosa potremmo rispondergli?

Comunque sia i duemila serbi che sono calati martedì sera a Genova non c’entrano nulla con un discorso sportivo, hanno usato un avvenimento sportivo, come è accaduto altre volte, per manifestare la loro umiliazione, la loro frustrazione, la loro rabbia per i soprusi che la Serbia ha dovuto subire negli ultimi vent’anni. Io – e non solo io – ero sentimentalmente con loro.

di Massimo Fini

 

L'IMPERO OFF SHORE:3 volte condannato e prescritto- legge ex cirielli sulla prescrizione lampo - (all iberian 1,stecca da 21 miliardi a craxi),lodo mondadori,corruzione semplice giudice metta,sme,stecca da mezzo miliardo al giudice squillante),1 depenalizzazione del reato di falso in bilancio per gli oltre 2000 miliardi di lire girati su 64 società off shore (all iberian 2), un colossale falso in bilancio che è valsa la scalata a Standa - poi svenduta e trasformata in Billa-,Rinascente, Milan di Farina,1 condanna amnistiata, falsa testimonianza loggia p2.  "Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse". Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills (4 ANNI DI CARCERE PER FALSA TESTIMONIANZA AI PROCESSI ALL IBERIAN E TANGENTI ALLA GUARDIA DI FINANZA), il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processO All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, "il fatto non costituisce più reato".Fini ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all'incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda. Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l'ha compiuto a metà anni '90 servendosi di Mills, soprannominato l'architetto delle offshore. Le società occulte all'estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi (processo all iberian 1, condannato in secondo grado per una parte di quelle gigantesche mazzette, condanna finita naturalmente in prescrizione grazie ad un'altra sua merdosa legge: EX CIRIELLI), di eludere la legge Mammì, che all'epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l'azionista di maggioranza, segreto, di Telepiù. La sentenza di primo grado del processo Fininvest-Gdf del '96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione.

In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo adesso che per quella, come per un'altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio '98, illegale ha avuto 600 mila dollari.
E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo (CIOE' LA FOGNA UMANA E' SOTTO PROCESSO PER AVER CORROTTO QUEL TESTA DI CAZZO DEL SUO COMMERCIALISTA INGLESE). Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi
. Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari di "Century One" ed "Universal one", le due off shore nell'isola di Guernsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano "società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset". I falsi in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003.

C'è poi una costola di questa indagine, denominata "Mediatrade-Rti", in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l'inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio.
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Che cos'è il processo eterno?? del 29 luglio 2011

 

È stata dura ma mi sono sorbito il servizio di Sky sul processo lungo. A un certo punto Gasparri si è lamentato del complesso di superiorità morale dell’opposizione; che non sarebbe giustificato. Qui, devo dire, un po’ di ragione ce l’ha: l’ultimo inciucio sulle Province non è stato bello. In verità, il complesso di superiorità dovrebbe essere intellettuale: come si può approvare leggi così stupide?

Eppure 160 senatori hanno approvato una legge che dice: sei imputato di uxoricidio; siccome ammazzare la moglie è più grave che ammazzare una femmina qualsiasi, è importante dimostrare che quella non era davvero tua moglie perché l’avevi sposata in Tanzania con un rito tribale nel corso di un safari fotografico; quindi hai il diritto di dimostrarlo citando come testimoni il cacciatore bianco, i suoi 2 portafucili, i 4 boys che smontavano il campo, gli 8 cuochi, i 16 camerieri, i 2 stregoni che hanno celebrato il matrimonio, i 164 appartenenti alla tribù che vi hanno assistito e le 2 amiche della sposa che hanno litigato per il bouquet.

Il codice di procedura finora vigente, illiberale e fascista, consentiva al giudice di limitare il numero dei testimoni se irrilevanti o superflui: magari ne avrebbe ammesso solo uno (per dire, il cacciatore bianco); gli altri erano superflui, tutti avrebbero detto la stessa cosa. Ma, da ora in poi, grazie alla superiorità morale di B&C, il giudice dovrà ammettere
tutte le testimonianze pertinenti (che vuol dire che riguardano una circostanza essenziale del processo, in questo caso la qualità di moglie), anche se inutili, ripetitive. L’imputato potrà provare l’assenza di valido matrimonio e quindi la sua innocenza per il reato di uxoricidio (resta l’omicidio normale ma, vuoi mettere?) con ben 197 testimoni; e nessuno potrà impedirglielo. Certo, bisogna andare in Tanzania, nel cuore della savana, almeno per quanto riguarda gli stregoni e gli indigeni; tutti, 2 giudici, 5 giudici popolari, 3 o 4 giudici popolari supplenti, 1 o 2 pm, 1 cancelliere, gli avvocati della difesa, gli avvocati delle parti offese (e se non hanno soldi? peggio per loro). Le garanzie della difesa avanti tutto.

Esempio troppo romanzesco? Va bene, caliamoci nella realtà quotidiana. Sei imputato di aver fatto sesso con una
puttana minorenne e di aver cercato di nascondere questo fatto facendo pressioni su funzionari di polizia perché la suddetta fosse affidata a una tua amica invece che a una comunità, come ordinato dal pm dei minori. La nuova legge ti consentirà di chiedere al giudice di sentire 1253 puttane operanti a Milano, Roma e Sardegna su questa circostanza: “Vero che ho fatto pervenire all’imputato il mio book e il mio curriculum, offrendomi per congiunzioni carnali di tipi diversi e con abbigliamenti fantasiosi. Vero che egli mi ha ringraziato per la gentile offerta, dicendosi dispiaciuto di non poterla accettare a causa dell’alta carica istituzionale ricoperta, che avrebbe reso sconvenienti e imprudenti pratiche del genere. Vero infine che, per puro spirito di liberalità, senza che tra noi ci fosse stato alcun rapporto carnale, egli mi ha comunque donato una Mini Cooper, alcuni gioielli e soldi pari a … euro”. In molti hanno fatto notare ai 160 senatori suddetti che una legge del genere avrebbe impedito la celebrazione di ogni processo.

Il
mafioso chiederà e otterrà la testimonianza di 1000 persone, dal parroco allo spazzino, che affermeranno come lui, il 29 luglio 2011, fosse presente alla processione del santo patrono di Canicattini di Sotto; il che, dirà la difesa, rende evidente che l’imputato, in quello stesso giorno, non poteva essere in Palermo dove dunque non ha ucciso, come sostiene l’accusa, 2 testimoni a suo carico.

L’ubriaco, colto alla guida della sua vettura, chiederà e otterrà la citazione dei 168 invitati al banchetto di nozze cui lui ha partecipato affinché dicano che solo acqua ha bevuto; dal che deriva, dirà la difesa, che l’etilometro era guasto.

Per tutti ha risposto
Gasparri: “Respingiamo queste accuse poiché noi abbiamo fatto una legge giusta, che coniuga severità per i colpevoli e doverose garanzie per gli imputati” (Sky). Che, con questa legge, nessuno riuscirà a passare dalla categoria degli imputati a quella dei colpevoli perché i reati si prescriveranno non è un problema suo: lui è etico, l’intelligenza seguirà. Ma altre epocali riforme sono state già elaborate; e solo per l’ostruzionismo miope di una opposizione afflitta da un complesso di superiorità morale non sono state ancora realizzate. Ma lo saranno, oh se lo saranno. Avantieri è stato
approvato il processo lungo; domani sarà approvato il processo breve.

Basta con le lungaggini, il fancazzismo dei giudici: il processo deve avere una durata certa, non si possono sottoporre i poveri imputati a una tortura infinita. 2 anni in primo grado, 2 in secondo, 2 in Cassazione; e poi, se non si arriva a sentenza, tana libera tutti, processo chiuso, morto, finito. Eri innocente?, pazienza. Eri colpevole?, t’è andata bene. L’etica prima di tutto. I 160 senatori non penseranno che, con le migliaia di testimoni del processo lungo,
il processo breve è morto prima di cominciare. Per tutti risponderà Gasparri: “Respingiamo queste accuse; la legge è giusta perché coniuga garanzie etc. I processi di B. moriranno tutti? Non ci riguarda”.

E poi dopodomani sarà approvata la legge che elimina le
intercettazioni e il bavaglio all’informazione. Non si farà più nemmeno un processo (soprattutto quelli che contano: corruzione, concussione, frode fiscale). E i cittadini non sapranno nulla dei delitti della classe dirigente del Paese; e nemmeno delle loro porcate private. L’etica prima di tutto.

E domani l’altro? L’Italia finirà preda della criminalità, la crisi economica ammazzerà produzione e lavoro, l’evasione fiscale porterà il Paese alla bancarotta. E i cittadini cominceranno a chiedersi: ma davvero dobbiamo tenerci questa gente?
Sarà il caso di sostituirli? Forse non tutto il male viene per nuocere.
Quos deus perdere vult dementat.

Ruby, il processo resta a Milano
Tribunale ministri non competente

"No al proscioglimento del premier"

 

Ruby, il processo resta a Milano Tribunale ministri non competente I giudici lombardi respingono l'eccezione per chiedere il trasferimento del procedimento sulla minorenne che vede imputato Berlusconi. L'impegno al Quirinale fa saltare la su presenza anche al processo Mills

 

"Bacio saffico tra Karima e Minetti"

Una ragazza fragilissima. Così è stata definita Ruby dal pm Forno nell'udienza preliminare di lunedì scorso a Milano. E' il processo a Mora, Fede e Minetti, la consigliera regionale Pdl sul cui ruolo emergono altri dettagli.

"Ruby fragilissima". Stando alla trascrizione dell'udienza è emerso che Ruby, quando è stata sentita dai pm in fase di indagini tra il luglio e l'agosto scorso, aveva l'aspetto "di una persona di età ben superiore ai 17 anni". Ma ascoltando le sue parole i magistrati si sono resi conto anche "di essere di fronte a una ragazzina, un'adolescente sofferente e in difficoltà". Forno chiarisce che quel racconto di Ruby "è un atto che si è fermato a metà, per l'impossibilità materiale di proseguire nell'audizione". Secondo il magistrato sentire dei minori è un sorta di work in progress, un conquistarsi la fiducia da parte del dichiarante nei confronti di chi l'ascolta. E nel caso di Ruby questo atto di fiducia in qualche modo si è interrotto nel momento in cui la minore ha deciso di scappare dalla comunità rientrando in contatto con l'ambiente da cui proveniva.
 . Dalle trascrizioni trapela anche la conferma del bacio saffico con la Minetti. "E' noto -sostiene Pietro

Forno-, che il fruitore finale aveva interesse a questo tipo di condotte. Anche per questo è consentito affermare che la minore è stata coinvolta in atti sessuali che, nella misura in cui sono stati ricompensati, avevano una connotazione di tipo prostitutivo". Il riferimento al "fruitore finale" viene chiarito dal pm Antonio Sangermano in un'altra dichiarazione riportata nel verbale di udienza, quando il rappresentante della pubblica accusa parla di "serate organizzate presso la residenza del presidente del Consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, quale fruitore finale in questa ipotesi accusatoria".

Consapevoli della minore età. Gli imputati erano in più "perfettamente consapevoli della minore età di Ruby, come emerge dalle stesse dichiarazioni, e soprattutto perfettamente consapevoli di quel che accadeva ad Arcore, ovvero, che l'introduzione della minore era strettamente finalizzata a che la stessa acconsentisse al compimento di atti sessuali col presidente del consiglio, Silvio Berlusconi". Lo ha dichiarato sempre Sangermano nel corso della setssa udienza davanti al gup del tribunale di Milano Maria Grazia Romanico.

La parola bordello. Lunedì scorso, l'udienza era a porte chiuse, era trapelata la voce che la parola "bordello" fosse stata associata ad Arcore e al presidente del Consiglio e immediate erano scoppiate le polemiche. Nella discussione per il rinvio a giudizio di Nicole Minetti, di Emilio Fede e di Lele Mora per induzione e favoreggiamento della prostituzione, Forno ha detto: "Abbiamo tutti gli elementi di una struttura organizzativa, abbiamo l'arruolatore, abbiamo il fidelizzatore, e abbiamo, possiamo dire, l'amministratore del bordello, colui che paga le dipendenti".

 

DANIELA SATANCHE' SI LAMENTA: "SILVIO CONTINUA A FARE I FESTINI E NON MI CHIAVA PIU' PER FARMELO METTERE DENTRO IL MIO CULO TUTTA..."

“Non più lì (ad Arcore) ma nell’altra villa (Gernetto, ndr). Tutto come prima, non è cambiato un cazzo. Stessi attori, stesso film, proiettato in un cinema diverso. Come prima, più di prima. Stesso gruppo, qualche new entry, ma la base del film è uguale”. Flavio Briatore si sfoga così con Daniela Santanché. Il film di cui parla è il bunga bunga del premier. Perché Silvio Berlusconi non ha mai smesso di farsi organizzare i festini da Lele Mora. Ed è proprio l’agente dei vip che va a trovare l’ex manager della Formula Uno a Cuneo per sfogarsi. “E’ stato da me due ore, mi fa pena mi ha detto ‘tutto continua come nulla fosse’”, racconta Briatore a Santanché, amica e socia.

Quanto anticipato dal Fatto Quotidiano trova così conferma. Il sottosegretario si preoccupa e la conversazione (intercettata due mesi fa e pubblicata oggi dal quotidiano La Repubblica) si trasforma in una sorta di testimonianza utile ai pm di Milano titolari dell’inchiesta sul cosiddetto Ruby gate. Perché Briatore è uno dei testimoni nominati dal premier per la sua difesa. Un amico, che racconta come i festini siano in realtà cene serie. Al telefono invece Briatore dice tutt’altro. “Veronica (Lario, ndr) ha ragione, è malato”. “E’ malato Dani, il suo piacere è vedere queste qui stanche che vanno via da lui. Dopo ‘due botte’ cominciano a dire che sono stanche, che le ha rovinate”, racconta Briatore. “Io sono senza parole”, risponde Santanché. “Ti rendi conto? E che cosa si può fare?” chiede. E Briatore: “Dani, io ti dico un’altra roba. Se il presidente continua a fare che cosa fa…. siamo nelle mani di Dio qui. Perché ieri sera, l’altra sera, ho saputo che c’era stata un’altra grande festa lì… (…) Ha ragione Veronica, è malato. Perché uno normale non fa ‘ste robe qui. Adesso Lele, che gli continua a portare, a organizzare questo, è persino in imbarazzo lui. E dice: ‘Ma io che cazzo devo fare?’”. Santanché sempra preoccupata: “Ma allora qui crolla tutto”. E l’ex managar conferma: “Daniela, qui parliamo di problemi veramente seri di un Paese che deve essere riformato. Se io fossi al suo posto non dormirei la notte. Ma non per le troie. Non dormirei per la situazione che c’è in Italia. (…) Poi la gente comincia veramente a tirare le monete”. Santanché concorda: “Stanno già tirando”.

Però il sottosegretario è comunque soddisfatta del rilievo che ha conquistato nel partito. E racconta all’amico: “Berlusconi ha fatto fare a me l’accordo. Ho fatto l’accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica”.

La telefonata è stata intercettata dalla procura di Genova ed è molto probabilmente destinata a finire nei faldoni del processo milanese a carico del Presidente del Consiglio. Il telefono di Briatore è finito sotto controllo della Guardia di Finanza perché è accusato d’evasione fiscale per il suo yacht che non paga le tasse italiane ed è registrato nel paradiso fiscale delle isole Cayman. Con questa intercettazione oltre alla posizione del premier potrebbe aggravarsi anche quella di Emilio Fede. Stando a quanto racconta l’ex manager a Santanché, Lele Mora gli ha spiegato bene la situazione del direttore del Tg4. Riporta Briatore: “Quella roba di Fede, è indecente. Non ha più parlato con il presidente e sembra che abbia comprato casa alla Zardo, pensa che deficiente”, dice al sottosegretario. Manuela Zardo è un’amica di Fede coinvolta in un’inchiesta sulla prostituzione. “Mora era in estrema difficoltà e Fede gli ha preso il cinquanta per cento dei soldi” del prestito che Berlusconi aveva fatto all’agente dei vip. “E poi (Fede, ndr) è andato a dire al presidente: ‘Erano i soldi che gli ho prestato’. Invece non è vero, figlio di puttana’”. Lapidaria la Santanché: “Che gentaglia”.

Caso Ruby, Berlusconi continua a pagare

E ora siamo sopra quota 200 mila euro. A tanto ammontano i soldi ricevuti in poco più di due anni dalla ex meteorina Alessandra Sorcinelli dal suo amico Silvio Berlusconi. L’ultimo è arrivato meno di un mese fa. Il Fatto ha scoperto che 16 maggio 2011 il conto corrente del Banco di Sardegna, filiale di Milano in via Solferino, intestato alla bella cagliaritana, registra un bonifico in entrata di 10 mila euro, il solito taglio e soprattutto il solito ordinante del passato: Silvio Berlusconi. Anche la causale è la medesima: “prestito infruttifero”.

Prima ancora che il deposito degli atti della Procura lo certificasse, il nostro giornale aveva descritto il menage finanziario tra la stellina 27enne e il presidente 72enne. Ora si scopre che ai 115 mila euro bonificati su ordine di Berlusconi dal suo cassiere Giuseppe Spinelli nel 2010 e ai 45 mila euro del 2009, si devono aggiungere altri 44 mila e 352 euro incassati dall’amica del premier nel 2011. A dire il vero questo anno non era partito nel migliore dei modi per l’ ex studentessa fulminata sulla via di Arcore all’età di 22 anni. Alessandra Sorcinelli è stata perquisita e poi sentita in Questura il 15 gennaio scorso nell’ambito delle prime indagini pubbliche sul caso Ruby. Pochi giorni prima, come avevamo raccontato allora, aveva ricevuto 10 mila euro dalCavaliere. Nelle carte dell’accusa c’erano le telefonate dell’undici gennaio che avevano propiziato il versamento, a dire la verità un po’ sofferto. Il tira e molla tra il ragioniere Giuseppe Spinelli, cassiere di Berlusconi, e la sua amica di vecchia data era delizioso:

Sorcinelli: Passo da lei.

Spinelli: No io sarei pronto anche per fare subito un bonifico volendo 5 più 5 meno 3 son 7, oppure adesso non so se…

Sorcinelli: Noo, faccia comunque 10, … perché c’avrò altri pagamenti tra poco.

Spinelli: …e allora faccio 10, perché (…) non vorrei dire (…) sai io devo eseguire (ride) io sono in mezzo”.

Pochi giorni dopo era scoppiato il diluvio delle intercettazioni sui giornali, comprese quelle del cassiere con la ragazza. Si pensava che il ciclone Ruby avesse travolto la liaison bancaria e invece ora si scopre che tutto continua come prima. Se Flavio Briatore potesse ancora parlare serenamente al telefono con l’amica Dani direbbe: “Stesso film, stesso conto”.

Proprio così: il Cavaliere se ne frega altamente del processo, del pm Ilda Boccassini e delle indagini e continua a fare feste e bonifici come se nulla fosse, senza tenere conto della sua attuale posizione di premier-imputato. Già allora qualcuno storse il naso nel vedere un indagato, incidentalmente presidente del consiglio, che continuava a foraggiare un possibile testimone a suo discarico. Ora si scopre che i bonifici continuano nonostante la ragazza sarda sia inclusa nella lista dei testimoni.

I nuovi bonifici scoperti dal Fatto partono quando la ragazza era stata già perquisita (non indagata) e aveva di fatto assunto la veste di testimone a discarico del premier. Infischiandosene del fatto che presto la sua amica sarà chiamata a raccontare quello che sa sul bunga bunga, il 25 marzo del 2011 Berlusconi ordina di trasferirle 10 mila euro. Il 19 aprile il premier si ricorda della Pasqua in arrivo e le fa trovare in banca una sorpresa da 24 mila e 352 euro. Non passa un mese e arriva il bonifico “standard” da 10 mila euro per un totale di 44 mila e 352 euro in meno di due mesi.

Alessandra Sorcinelli risponde con gentilezza al Fatto e non è imbarazzata per i nuovi versamenti scoperti. “Silvio Berlusconi non mi ha pagato niente”, sostiene, “quei soldi sono dei prestiti per me e per la mia famiglia che sta attraversando un momento difficile”. La ex studentessa di scienze politiche non accetta di essere equi-parata alle altre frequentatrici delle feste del premier: “io non ho mai ricevuto soldi per prestazioni sessuali. Eppure i giornali mi hanno distrutto e sputtanato l’immagine. Lo conosco dal 2005, altre ragazze che sono coinvolte in questa storia da molto meno. E io, tra virgolette, da loro mi dissocio. Io con lui ho un rapporto diverso”. A chi le chiede se quei versamenti possano influenzare la sua testimonianza lei risponde: “pensa davvero che il premier mi stia pagando per dire cazzate? Questo aiuto economico c’era da prima che scoppiasse il caso Ruby. Io ho avuto delle difficoltà perché non vado più in video e lui si è offerto di aiutarmi. Se dovrò testimoniare io dirò la verità, la mia verità, perché ho la coscienza a posto”.

Il bunga bunga? “Ora si fa a Villa Gernetto”

festini bunga bunga nella sede dell’Università delle Libertà. Gli inquirenti milanesi e genovesi saranno saltati sulla sedia leggendo le intercettazioni delle telefonate degli amici di Silvio Berlusconi: il Cavaliere da ottobre scorso è sulla graticola per il Ruby-gate, ma, stando a quanto racconta chi lo conosce molto bene, le sue feste sarebbero continuate come se niente fosse (almeno fino ad aprile). Con una precauzione: meglio evitare Arcore, assediata dai cronisti, meglio trasferirsi a Villa Gernetto, a Monza. Una delle tante residenze di proprietà del premier disseminate per la Brianza e la Lombardia, quello splendido edificio dove Berlusconi intende collocare l’Università delle Libertà e dove ha ospitato il primo ministro croato Jadranka Kosor.

Gli inquirenti genovesi probabilmente non immaginavano di incrociare sul proprio cammino l’inchiesta più clamorosa dell’anno. Avevano già tra le mani una questione delicata e spinosa: l’inchiesta sui presunti reati fiscali commessi attraverso finti contratti di affitto di yacht. Tra questi c’è anche l’ormai famoso Force Blue, un colosso di sessanta metri ufficialmente intestato a una società che lo affitta a 34 mila euro al giorno. Secondo i pm, però, in realtà era utilizzato soltanto da Flavio Briatore.

Così nelle intercettazioni finiscono decine di vip. Ma nelle conversazioni non si parla soltanto dello yacht, anzi, spesso e volentieri Briatore e i suoi amici discutono di lui, del presidente del Consiglio (del resto lo conoscono bene, sono stati anche suoi ospiti ad Arcore). E in termini non sempre affettuosi. Qualcuno, a quanto si apprende, sosterrebbe che si tratti di una persona che ha dei problemi, proprio come aveva detto Veronica Lario nella sua lettera di due anni fa: “Ho cercato di aiutarlo come si farebbe con una persona che non sta bene”.

Gli inquirenti raccolgono centinaia di conversazioni, poi le girano ai loro colleghi milanesi. Una cosa va detta subito: dalle conversazioni non emergerebbero nuovi reati, né a carico di Berlusconi, né dei suoi amici. Ci sono, però, elementi che potrebbero confermare il quadro accusatorio disegnato dai magistrati milanesi.
Elementi importanti perché a parlare al telefono con Flavio Briatore non sono persone qualunque, ma alcune tra quelle più vicine al premier: da Daniela Santanchè a Emilio Fede. Persone note e potenti, normale, quindi, che le loro conversazioni tocchino temi molto delicati per la vita del Paese. Ma dai dialoghi emerge più di una sorpresa. Ecco allora che gli amici del Cavaliere discutono di Lele Mora che sarebbe in difficoltà perché, nonostante lo scandalo e le indagini, gli continuerebbero ad arrivare richieste di organizzare serate divertenti nelle residenze del premier.

Chissà se la compagnia immagina di essere intercettata. Comunque dalle conversazioni emergono le professioni di innocenza di persone come Emilio Fede. Il direttore del Tg4 è accusato di aver portato ragazze ad Arcore, ma al telefono con gli amici nega ogni responsabilità. Lasciando intendere, pare, che a organizzare tutto fosse qualcun altro. Un atteggiamento che potrebbe creare qualche preoccupazione a Lele Mora.
Sono chiacchierate sul filo del pettegolezzo, ma qui a parlare sono persone che hanno conoscenza diretta dei protagonisti della scena politica e mondana italiana. Che li frequentano e sanno molto di loro. Così non poco interesse – anche se finora non sarebbe emerso nulla di penalmente rilevante – hanno suscitato le conversazioni sull’avvicendamento ai vertici Rai. Briatore e i suoi amici parevano molto ben informati del siluramento di Mauro Masi. Così come sembravano soddisfatti dell’arrivo di Lorenza Lei che era ritenuta vicina a Daniela Santanchè.

Insomma, alla politica e alla mondanità delle terrazze romane si sostituisce quella dei ponti di comando degli yacht. Si discute di tutto, dalla Rai alle Generali. E alla fine tante previsioni, tante chiacchiere si rivelano assolutamente vere.

'Minetti a giudizio con Fede e Mora'
B. promette un posto in Parlamento
- Ruby, Minetti scarica Mora e Fede
Il direttore del Tg4: "E' una matta"

La consigliera regionale del Pdl, indagata nel Rubygate, ha depositato oggi alla procura una memoria dove dimostrerebbe la sua estraneità dall’accusa di prostituzione minorile, cioè di aver portato Ruby nella residenza del premier. Replica il giornalista siciliano: "Ho letto parte del documento, ha bisogno di uno psichiatra"

 

 

 

 

 

 

Basterà il dubbio di un conflitto di attribuzioni. E il giudice sarà costretto a sospendere il processo. Senza nemmeno attendere il parere dellaConsulta che – per ipotesi – potrebbe anche arrivare in zona prescrizione. Alla Camera basterà insomma sollevare il dubbio per bloccare la magistratura. E’ questa la nuova mossa della maggioranza per salvare il premier, pensata all’occasione per stoppare sul nascere il procedimento nato dal ‘caso Ruby‘.

L’idea non è proprio nuovissima. Doveva essere presentata già il 17 marzo, e inserita nellaprescrizione breve per gli incensurati, ma avrebbe rischiato di bloccare l’iter alla Camera della legge, votata lo scorsa settiamana. Il ‘blocca-Ruby, però, non va sciupato.

Come scopre il quotidiano il ‘Sole 24 Ore’, la norma è già sotto le mani dell’avvocato Roberto Nania e potrebbe essere presentata da Franco Mugnai, capogruppo del Pdl in commissione Giustizia al Senato, per poi essere inserita nel ‘processo lungo‘, il disegno di legge che prevede l’allungamento senza limiti dei procedimenti: aggiungendo udienze su udienze, permettendo alla difesa di presentare infiniti elenchi di testimoni e, su tutte, vietando l’uso come prova di una sentenza definitiva. Tutte le strade portano alla prescrizione, insomma.

Per far passare in Senato il ‘blocca-Ruby’, il relatore punterà al principio della parità tra le parti. Quando il giudice si rivolge alla Consulta il processo si blocca: allora deve valere anche il contrario, se solo ne esiste il dubbio. Non è necessario, insomma, che la Consulta decida e si rivolga al giudice – che sarebbe poi la parità – ma basterà che il Parlamento sollevi il dubbio di un conflitto. Come nel caso dell’ultimo processo al premier."

 


 

Che cos'è il processo eterno?? del 29 luglio 2011

 

È stata dura ma mi sono sorbito il servizio di Sky sul processo lungo. A un certo punto Gasparri si è lamentato del complesso di superiorità morale dell’opposizione; che non sarebbe giustificato. Qui, devo dire, un po’ di ragione ce l’ha: l’ultimo inciucio sulle Province non è stato bello. In verità, il complesso di superiorità dovrebbe essere intellettuale: come si può approvare leggi così stupide?

Eppure 160 senatori hanno approvato una legge che dice: sei imputato di uxoricidio; siccome ammazzare la moglie è più grave che ammazzare una femmina qualsiasi, è importante dimostrare che quella non era davvero tua moglie perché l’avevi sposata in Tanzania con un rito tribale nel corso di un safari fotografico; quindi hai il diritto di dimostrarlo citando come testimoni il cacciatore bianco, i suoi 2 portafucili, i 4 boys che smontavano il campo, gli 8 cuochi, i 16 camerieri, i 2 stregoni che hanno celebrato il matrimonio, i 164 appartenenti alla tribù che vi hanno assistito e le 2 amiche della sposa che hanno litigato per il bouquet.

Il codice di procedura finora vigente, illiberale e fascista, consentiva al giudice di limitare il numero dei testimoni se irrilevanti o superflui: magari ne avrebbe ammesso solo uno (per dire, il cacciatore bianco); gli altri erano superflui, tutti avrebbero detto la stessa cosa. Ma, da ora in poi, grazie alla superiorità morale di B&C, il giudice dovrà ammettere
tutte le testimonianze pertinenti (che vuol dire che riguardano una circostanza essenziale del processo, in questo caso la qualità di moglie), anche se inutili, ripetitive. L’imputato potrà provare l’assenza di valido matrimonio e quindi la sua innocenza per il reato di uxoricidio (resta l’omicidio normale ma, vuoi mettere?) con ben 197 testimoni; e nessuno potrà impedirglielo. Certo, bisogna andare in Tanzania, nel cuore della savana, almeno per quanto riguarda gli stregoni e gli indigeni; tutti, 2 giudici, 5 giudici popolari, 3 o 4 giudici popolari supplenti, 1 o 2 pm, 1 cancelliere, gli avvocati della difesa, gli avvocati delle parti offese (e se non hanno soldi? peggio per loro). Le garanzie della difesa avanti tutto.

Esempio troppo romanzesco? Va bene, caliamoci nella realtà quotidiana. Sei imputato di aver fatto sesso con una
puttana minorenne e di aver cercato di nascondere questo fatto facendo pressioni su funzionari di polizia perché la suddetta fosse affidata a una tua amica invece che a una comunità, come ordinato dal pm dei minori. La nuova legge ti consentirà di chiedere al giudice di sentire 1253 puttane operanti a Milano, Roma e Sardegna su questa circostanza: “Vero che ho fatto pervenire all’imputato il mio book e il mio curriculum, offrendomi per congiunzioni carnali di tipi diversi e con abbigliamenti fantasiosi. Vero che egli mi ha ringraziato per la gentile offerta, dicendosi dispiaciuto di non poterla accettare a causa dell’alta carica istituzionale ricoperta, che avrebbe reso sconvenienti e imprudenti pratiche del genere. Vero infine che, per puro spirito di liberalità, senza che tra noi ci fosse stato alcun rapporto carnale, egli mi ha comunque donato una Mini Cooper, alcuni gioielli e soldi pari a … euro”. In molti hanno fatto notare ai 160 senatori suddetti che una legge del genere avrebbe impedito la celebrazione di ogni processo.

Il
mafioso chiederà e otterrà la testimonianza di 1000 persone, dal parroco allo spazzino, che affermeranno come lui, il 29 luglio 2011, fosse presente alla processione del santo patrono di Canicattini di Sotto; il che, dirà la difesa, rende evidente che l’imputato, in quello stesso giorno, non poteva essere in Palermo dove dunque non ha ucciso, come sostiene l’accusa, 2 testimoni a suo carico.

L’ubriaco, colto alla guida della sua vettura, chiederà e otterrà la citazione dei 168 invitati al banchetto di nozze cui lui ha partecipato affinché dicano che solo acqua ha bevuto; dal che deriva, dirà la difesa, che l’etilometro era guasto.

Per tutti ha risposto
Gasparri: “Respingiamo queste accuse poiché noi abbiamo fatto una legge giusta, che coniuga severità per i colpevoli e doverose garanzie per gli imputati” (Sky). Che, con questa legge, nessuno riuscirà a passare dalla categoria degli imputati a quella dei colpevoli perché i reati si prescriveranno non è un problema suo: lui è etico, l’intelligenza seguirà. Ma altre epocali riforme sono state già elaborate; e solo per l’ostruzionismo miope di una opposizione afflitta da un complesso di superiorità morale non sono state ancora realizzate. Ma lo saranno, oh se lo saranno. Avantieri è stato
approvato il processo lungo; domani sarà approvato il processo breve.

Basta con le lungaggini, il fancazzismo dei giudici: il processo deve avere una durata certa, non si possono sottoporre i poveri imputati a una tortura infinita. 2 anni in primo grado, 2 in secondo, 2 in Cassazione; e poi, se non si arriva a sentenza, tana libera tutti, processo chiuso, morto, finito. Eri innocente?, pazienza. Eri colpevole?, t’è andata bene. L’etica prima di tutto. I 160 senatori non penseranno che, con le migliaia di testimoni del processo lungo,
il processo breve è morto prima di cominciare. Per tutti risponderà Gasparri: “Respingiamo queste accuse; la legge è giusta perché coniuga garanzie etc. I processi di B. moriranno tutti? Non ci riguarda”.

E poi dopodomani sarà approvata la legge che elimina le
intercettazioni e il bavaglio all’informazione. Non si farà più nemmeno un processo (soprattutto quelli che contano: corruzione, concussione, frode fiscale). E i cittadini non sapranno nulla dei delitti della classe dirigente del Paese; e nemmeno delle loro porcate private. L’etica prima di tutto.

E domani l’altro? L’Italia finirà preda della criminalità, la crisi economica ammazzerà produzione e lavoro, l’evasione fiscale porterà il Paese alla bancarotta. E i cittadini cominceranno a chiedersi: ma davvero dobbiamo tenerci questa gente?
Sarà il caso di sostituirli? Forse non tutto il male viene per nuocere.
Quos deus perdere vult dementat.

 

Intanto fanno ripartire il processo breve

 

LA LEGGE SULLA PRESCRIZIONE LAMPO, IN LUOGO DEL PROCESSO MORTO, LEGGE CHE IL CAPO DELLO STATO SI VANTO' DI AVER AFFOSSATO, POVERO COGLIONE DI MERDA, E' PASSATA ALLA CAMERA IL 14 APRILE 2011. ORA E' AL VAGLIO DEL SENATO.

Intercettazioni, vogliono riprendere la legge sulle intercettazioni che aveva avuto lo stesso esito del processo breve con la differenza che lì i finiani e Napolitano l’avevano bloccata ma al Senato. Ma anche questa a Berlusconi per i processi Ruby, Mediaset, Mediatrade e Mills non servono a niente, perché i processi già in corso non si basano su intercettazioni, il processo Ruby si basa su intercettazioni ma riguardano le telefonate fra imputati normali, telefonate dove compaia la voce di Berlusconi ne sono state intercettate 5, non sono state neanche trascritte perché la Procura le ritiene inutili. ....si dirà: ma la legge sulle intercettazioni prevede anche il bavaglio alla stampa per il divieto di pubblicarle, ma sono già state pubblicate ormai, perché il genio di Ghedini bloccando la perquisizione al Rag. Spinelli, ha costretto la Procura a mandare gli atti alla Camera e quindi da lì è uscito tutto.

 

Travaglio pensava all'inutilità delle intercettazioni: L'ARMATA DEI COMPRATI LECCACULO INVECE NON E' DELLO STESSO AVVISO E PARTE CON IL DDL SULLE INTERCETTAZIONI AVENTI VALORE PROBATORIO, LEGGE DA APPROVARE ALLA VELOCITA' DELLA LUCE, ED I NUMERI DEI COMPRATI LO CONSENTONO,PER STRALCIARE TUTTE LE INTERCETTAZIONI PIOVUTE NEL RIMANDO A GIUDIZIO PER CONCUSSIONE E PROSTITUZIONE MINORILE...

 

Vogliono fare un’altra legge, messaggio mafioso, sulla responsabilità civile dei giudici, il giudice che sbaglia pagherà di tasca sua, anche questa è incostituzionale perché? Perché esiste già una legge che consente allo Stato di rivalersi sul magistrato che ha sbagliato per dolo o colpa grave... (* questa legge di merda e' stata inserita nella riforma epocale dei nostri coglioni sbandierata a proposito della modifica costituzionale del CSM...)

 

Vogliono tornare all’immunità parlamentare e qui siamo al ridicolo, perché per tornare al vecchio Art. 68 della Costituzione con l’autorizzazione a procedere per ogni indagine su ogni parlamentare, bisogna cambiare la costituzione come fu cambiata quando fu abolita nel 1993 l’autorizzazione a procedere, immaginate per cambiare la Costituzione che razza di tempi lunghi sono richiesti, ci vuole il voto alla Camera, il voto al Senato, poi di nuovo il voto alla Camera, poi di nuovo il voto al Senato, sempre sullo stesso testo che non deve cambiare neanche di una virgola e poi se non hai raggiunto i 2/3 del Parlamento e questi hanno due voti, altro che 2/3, in più alla Camera c’è il referendum confermativo, immaginatevi in un paese assatanato contro la casta com’è il nostro, con la gente che non avete l’ora di andare in piazza contro tutto e contro tutti, un bel referendum per dire sì o no all’immunità dei politici, ma verrebbero spazzati via, probabilmente l’immunità verrebbe abrogata con un numero superiore di voti a quello che abrogò nel 1993 il finanziamento pubblico dei partiti....

 

Quì LA SEGA LOMBARDA DEI FULMINATI MENTALI HA RISPOSTO PICCHE IN CAMBIO DELL'ACCELLERAZIONE SULLA PORCATA FEDERALE FISCALE CHE INTRODURREBBE IMU, ADDIZZIONALI IRPEF, PATRIMONIALI E CEDOLARI SECCHE IN CAMBIO DI COSTI DI ATTIVAZIONE SCONOSCIUTI, INSOMMA NON C'è ALCUNA COPERTURA FINANZIARIA PER IL FUNZIONAMENTO DI QUESTA LEGGE DEFINITA EPOCALE...

 

La riforma del Csm, vogliono riformare il Csm, separare le carriere, separare il Csm, sono tutte porcherie naturalmente, ma anche queste richiedono legge costituzionale e quindi campa cavallo, i processi partono adesso, poi anche separando le carriere non è che si bloccano i processi, quindi Berlusconi sa che nessuna di queste idee geniali messe insieme dai suoi geniali collaboratori e avvocati, riuscirà a bloccare questi processi...

 

QUESTA FOGNA DELLA RIFORMA DEL CSM, DELLA CANCELLAZIONE DELL'OBBLIGATORIETA' DELL'AZIONE PENALE, IL TUTTO ASSOGGETTATO AI DESIDERATA DEL GOVERNO, PRESAGENDO UNA FOSSILIZZAZIONE ETERNA DELLE LEVE DEL POTERE IN MANO A QUESTA GERONTOCRAZIA GIURASSICA PEDERASTA E MAFIOSA, TRAENDO SPUNTO DALLE PORCATE DELLA LOGGIA MASSONICA EVERSIVA P2, E' STATA MILLANTATA COME RIFORMA EPOCALE PRESENTATA ALLA MUMMIA EGIZIA CONFEZIONATA AL QUIRINALE IL 10 MARZO 2011 E PER QUESTO GIA' FATTA, QUANDO IN REALTA' ESSENDO RIFORMA COSTITUZIONALE HA BISOGNO DELLA DOPPIA LETTURA E VOTAZIONE IN CAMERA E SENATO A CUI SI AGGIUNGE IL REFERENDUM CONFERMATIVO, IN QUESTO CASO SENZA QUORUM IN QUANTO RIFORMA COSTITUZIONALE.... I TEMPI DOVREBBERO ESSERE LUNGHI, TUTTAVIA IL MERDOSO E' SICURO ALMENO DI SCANSARE IL REFERENDUM CONFERMATIVO

 

SIAMO DELLE ULTRA

 MEGA TROIE DI MERDA DENTRO !!!

Gli audio delle ragazze di Arcore "Siamo delle squillo dentro"

 

Ma chi sono davvero le ragazze che Berlusconi frequentava e cercava? Dai telefonini esaminati dagli inquirenti, i cui risultati sono nelle carte dell'inchiesta cheRepubblica oggi in edicola è in grado di anticipare, esce una immagine decisamente scomoda per il premier. Una immagine ricostruita attraverso audio e sms che si scambiavano tra loro, e che smonta la tesi di Berlusconi su "bunga bunga" e pagamenti sostenuta fino alle affermazioni di "non aver mai pagato una donna" e che nessuna delle ospiti alle sue cene"eleganti" fosse una prostituta. Ioana, Ruby, Iris si scambiano battute piccanti, dicono di "essere delle squillo dentro". E si confrontano sui clienti: "Domani ne avrò almeno cinque", dice una. E un'altra di rimando: "Io sì che sono un puttanone, sono peggio di quelle di strada, non c'è niente da fare". E poi gli appuntamenti: "Sei libera sabato sera per un compleanno? Cena. Quanto chiedi?", è l'sms che riceve la soubrette Barbara Guerra. E ancora: "Mi hanno appena confermato che verranno a prendervi, le tue amiche sono bone e troione come te? Non deludermi...".

Dopo Milano e Roma anche a Genova sta per aprirsi un capitolo giudiziario versante bunga bunga. La procura di Milano ha, infatti, deciso di trasmettere ai colleghi del capoluogo ligure un fascicolo che riguarda Ruby, la ragazza marocchina al centro dello scandalo sessual istituzionale che coinvolge il premier Silvio Berlusconi.

Attorno alle feste di Arcore si muoveva la grande macchina del bunga-bunga. Una complessa struttura organizzativa, un grande giro di ragazze (più delle 33 citate espressamente nell’avviso di chiusura indagini della procura di Milano) e soprattutto un considerevole volume d’affari. Dal cilindro senza fondo delle carte depositate dalla procura di Milano al termine dell’inchiesta su Nicole Minetti, Lele Mora ed Emilio Fede emergono nuove intercettazioni, nuove carte bancarie, nuovi documenti. E si arricchiscono di prove le ipotesi dei pm a carico dei tre indagati, accusati di essere i fornitori delle ragazze, di avere “indotto e favorito l’attività di prostituzione” di 32 “giovani donne” (maggiorenni), più la minorenne Karima El Mahroug in arte Ruby, che “compiva atti sessuali con Silvio Berlusconi, dietro pagamento di corrispettivo in denaro e altre utilità, presso la residenza in Arcore”.

Ora scopriamo che è potrebbe essere indagato per pornografia minorile anche il suo fidanzato e promesso sposo, Luca Risso: per averla fatta esibire, minorenne, nel suo locale di Genova, il “Fellini”. Nello spettacolo, dal titolo “Pepper and chic”, Ruby mimava atti sessuali di vario tipo con uomini e donne. “Esibizione pornografica”, per la procura, che allega le foto estrapolate dalla memoria di un pc sequestrato a gennaio a casa di Risso. Foto che circolavano anche in rete. Si tratta di immagini esplicite nelle quali la protagonista è visibile e riconoscibile. Poiché Karima, nelle serate del 16 e 22 ottobre al “Fellini”, aveva ancora 17 anni, è quanto basta per contestare a Risso la violazione dell’articolo 600 ter comma primo del codice penale che punisce da 6 a 12 anni “chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche”. La procura di Milano ha aperto un nuovo fascicolo, subito mandato a Genova per competenza territoriale. La procura del capoluogo ligure fa sapere di non aver iscritto Risso nel registro degli indagati. Il caso, al vaglio del dottor Mario Morisani, è stato affidato al gruppo di magistrati che si occupa di ‘fasce deboli’.

Ma, a proposito di minorenni, anche Minetti e Mora, secondo i nuovi documenti, rischiano grosso. Perché i pm Pietro Forno, Ilda Boccassini e Antonio Sangermano esibiscono un’analisi del traffico telefonico tra i due e Iris Berardi, la ragazza brasiliana residente a Forlì che i 18 anni li ha compiuti soltanto il 29 dicembre 2009. Scoprono che “non risultano, nel periodo antecedente al novembre 2009, diretti contatti tra i cellulari in uso a Berardi Iris con quelli riferibili a Mora Dario, Fede Emilio e Minetti Nicole. Tuttavia “emergono rapporti mediati” della ragazza con i tre presunti “fornitori”. Iris è un’assidua frequentatrice delle serate di Arcore e, ancor prima, delle feste a Villa Certosa, in Sardegna. Il 21 novembre 2009, per esempio, il telefono di Iris risulta localizzato nelle celle di Porto Rotondo in Sardegna, che coprono la zona di Villa Certosa.
Gli “intermediari” per arrivare alla Berardi sono, per Lele Mora, un telefono intestato alla società Pinko Pallino srl, con sede legale a Milano in viale Monza (dove Mora abita e opera). Il “tramite” per Minetti è invece un’utenza telefonica intestata a Claudio La Commara, “nato a Torino il 13/07/1975, con pregiudizi di polizia per esercizio abusivo di attività di gioco d’azzardo o di scommessa, denunciato dalla Questura di Torino il 27/1/2003”.

New entry tra le “arcorine”, Aida Yespica, che pure i pm non iscrivono tra le assidue. Almeno una volta, però, il suo telefono risulta agganciato alla cella di Arcore: durante una notte in cui c’è anche Ruby, quella tra il 24 e il 25 aprile 2010.

La macchina del bunga-bunga si nutre di soldi. Ma forse non solo il bunga-bunga. Berlusconi preleva dai suoi conti una gran mole di denaro in contanti, anche nelle settimane in cui è impegnato a riconquistare, uomo dopo uomo, la maggioranza in Parlamento. Preleva 13 milioni di euro. Di solito stacca assegni da 30 mila euro, come l’11, il 21 gennaio e l’11 febbraio, il 12 maggio 2010. Il 16 febbraio c’è un assegno da 7 mila euro e il 24 febbraio un altro da 30 mila euro. Sono giorni in cui Ruby va ad Arcore. Si trova ad Arcore anche quando dal suo conto al Monte dei Paschi di Siena vengono emessi assegni di 350 mila euro, il 23 aprile, e di 330 mila, il 26 aprile. Tutti assegni firmati da Berlusconi e incassati da Giuseppe Spinelli, il cassiere del premier. Gli assegni più cospicui sono del 21 e 22 dicembre 2010 (350 mila euro) e del 23 dicembre (257 mila).

La procura compie accertamenti anche su un conto corrente della Bcc-Romagna Occidentale cointestato ad Antonio Berardi e a Beatrice Borghi e su un deposito intestato a Borghi presso la Cassa di Risparemio di Forlì, la città dove risiede la seconda minorenne di Arcore, Iris Berardi. Sulla ragazza italo-brasiliana la polizia giudiziaria chiede notizie anche alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, su un suo conto che risulta “tuttora in essere”.

Nelle nuove intercettazioni depositate l’arcorina Barbara Faggioli avvisa la madre della tempesta che sta arrivando:


Barbara Faggioli: e non ne posso parlare, però usciranno probabilmente delle cose sui giornali, perché sta già iniziando ad uscire qualcosa, dichiarazioni di una tipa, ovviamente non credere a nulla, però mi sputtaneranno a vita
Madre di Barbara: perché?
BF: eh, perché è sul presidente
MB: ma chi è che dice queste cose?
BF: ma ‘na mo, una puttana, ma dai una che dice chee… a me e alla Nicole, è uscita con me e la Nicole, che c’ha visto da Armani, che siamo andate insieme io, lei, la Mara Carfagna (…) ha lasciato queste robe pesanti, ma penso perchè l’abbiano pagata questi pm di sinistra, siccomee… ma non so perché ha fatto il nome mio e di Nicole, forse perché si ricordava il mio, far… e di Nicole o forse perché era spinta da altri
MB: va bè, ma queste cose devono finire, è uno schifo! Ma si (inc. le voci si sovrappongono)
BF: si, no, ma robe schifose, no ma poi spogliarelli integrali, io che so stata a letto con lui, ma no ma delle robe veramente che io non posso più uscire di casa eh, se escono
MB: ma robe da matti!
BF: infatti non ne parlare con nessuno, ma non te ne ho parlato al telefono, anche perché comunque, però ormai tanto figurati, non è niente verò però… comunque sia la mia immagine è a puttane. Oggi gli ho portato delle foto che mi san procurata di questa qua, aspetta che c’è la polizia e sono in macchina… solo che non mi ha ricevuto, allora le ho lasciate all’avvocato lì e sto tornando adesso da Arcore, delle foto che ho trovato di lei che faceva gli spogliarelli in discoteca, che se la faceva mettere in culo in discoteca (parla di Ruby) …
MB: mh… ma che disgraziata, ma chi bo? Ma tu la puoi denunciare, no? Per diffamazione


Ma chi sono le ragazze del bunga-bunga? Come parlano tra di loro? Per farsi un’idea basta leggere alcuni passaggi degli “accertamenti sul BlackBerry di Visan Ioana, riportati dal quotidiano La Repubblica. All’interno della memory card del telefonino, la polizia postale le scopre i messaggi audio. Le destinatarie sono Barbara Guerra (chiamata dalla Visan “Kitty”), Barbara Faggioli (chiamata dalla Visan “Barby”), Aris Espinosa e altre non meglio identificate”.

Primo file: “Allora, Barbara, Anna…. che cazzo di troie di merda siete (ride). Neanche lo sapete fare, mica come me (ridendo) che sono un puttanone di strada”.

Secondo file audio: “Raga, questa è per voi (musica in sottofondo), vi piace? Aris, sono puttana dentro, non c’è niente da fare, capito? É che mi vien da dentro, non ce la faccio”.

Terzo file: “E io son già nella vasca senti un po’, ciaf, ciaf, ciaf, ciaf, amò questa è per te: (canticchiando dice) zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, zoccola, amò, le ricordi quelle belle notti (ride)? Ciao zoccolaaaa, anch’io sono zoccola, io forse un po’ di più”.


Il disappunto dell’ambasciata egiziana - Il Corriere della Sera racconta i retroscena legati alla bugia di Berlusconi che, la notte tra il 27 e 28 maggio, chiama in Questura per far rilasciare la marocchina Ruby spacciandola per “nipote del presidente egiziano Mubarak”. Quali sentimenti suscitò nell’ambiente diplomatico egiziano a Roma questa notizia? “Fastidio e disappunto”. A confermarlo alla Procura di Milano è Hatem Abdelkader, capo ufficio stampa a Roma dell’Ambasciata d’Egitto in Italia. Il funzionario della missione diplomatica spiega che «sull’argomento non sono state inoltrate altre comunicazioni» successive e diverse dal messaggio protocollato con il numero 87/2010 e datato 28 ottobre 2010 (giorno dello scoop de Il Fatto Quotidiano che inaugura il Rubygate”): messaggio nel quale «l’Ambasciata voleva esprimere il proprio profondo rammarico per il fatto che” nella vicenda fosse stato “inserito il nome del Presidente della Repubblica Araba d’Egitto Mohamed Hosni Mubarak“, accostato a “una notizia da respingere e senza alcun fondamento di verità”.

La circostanza, racconta sempre Il Corriere, ha anche un altro rilievo per il processo. Si sa che nelle indagini difensive, Berlusconi chiama un interprete, il ministro degli Esteri Frattini e altri membri del governo come testimoni di un incontro romano con Mubarak risalente a una settimana prima della telefonata in Questura. In quell’incontro, Berlusconi chiede davvero al presidente egiziano se Ruby sia una sua parente (anche se poi gli stessi testimoni assunti dalle indagini difensive ammettono che Mubarak non capisce a cosa si stia riferendo Berlusconi e, inoltre, che si crea confusione con un’altra Ruby, famosa in Egitto come cantante. Alla fine è lo stesso Berlusconi chiuse l’argomento con un “allora vedremo di informarci meglio”). Ma quello che più pesa per il giudice Cristina Di Censo nel rinviare a giudizio Berlusconi per l’accusa di concussione dei poliziotti milanesi è l’illogicità del fatto che il presidente del Consiglio, pur assumendo di aver telefonato quella notte in Questura mosso solo dallo scrupolo istituzionale di scongiurare una crisi diplomatica tra Italia e Egitto, non sembrasse aver preso alcun contatto con le autorità diplomatiche egiziane in Italia, ma avesse mandato di corsa a prelevare la minorenne il consigliere regionale pdl Nicole Minetti dicendole “vai tu che sei incensurata e ti presenti bene”. Da questo punto di vista, la comunicazione dell’Ambasciata egiziana a Roma chiude ora l’argomento, conferma che mai i diplomatici di Mubarak furono allertati, e accresce la debolezza dell’”alibi” di Berlusconi.

 

 

 

E' PERICOLOSISSIMA MA ME NE SBATTO: TANTO CON I SUOI TRE MILIONI DI EURO CHE HO PORTATO IN SVIZZERA CHE CAZZO ME NE FOTTE. CHE FALLISCA TUTTO, ME NE FOTTO, HO GIA' PRONTA UNA VIA D'USCITA DORATA, POVERI CAZZONI.... 

 

 

 

Le lupe di Arcore e le mamme-maitresse
Verbali: così trattava il ragionier Spinelli

L'avvento delle mamme-maitresse così finisce la sacra famiglia italiana

Le lupe di Arcore e le  mamme-maitresse    Verbali:  così trattava il ragionier Spinelli Nelle parole delle madri delle ragazze un segnale  del degrado. La mamma di Noemi: "Lo chiama Papi perché l'abbiamo educata nel culto di Silvio". Il gestore del patrimonio del Cavaliere: "Eseguo ordini, quindi fino a 10 (mila euro)"di F. MERLO e E. RANDACIO
 

LA GRANDE novità storica sono le mamme istigatrici e complici. Non le lupe di Arcore, ma queste mamme-maitresse che investono e lucrano sul sesso delle figlie, mamme che rompono la gabbia, all'apparenza inespugnabile, dell'identità italiana, della mamma chioccia, del "son tutte belle le mamme del mondo", della sacra famiglia, vetrina dei valori della tradizione: il matrimonio possibilmente d'amore, la maternità, la dignità. Mi faceva sorridere mia madre quando a mia sorella che si truccava gli occhi diceva: "Che cosa sono tutti questi buttanesimi?". Ma chissà come avremmo reagito noi fratelli, padri e fidanzati dinanzi alla madre di Elisa che contabilizza con ingordigia: "Seimila euro, hai capito, sono dodici milioni delle vecchie lire!". È una mamma che predispone strategie quando la figlia le racconta che "lui mi vedrebbe bene a lavorare in Pubblitalia". È una mamma realista e pratica: "Se poi va male, pazienza, tanto va bene anche cosi". E forse Elisa un poco lo subisce, ma certamente alla sua mamma Berlusconi non basta mai: "Vi ha detto quando vi potrà rivedere?". Ma sono al contrario specialissime le madri di Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre, sono mamme-mezzane che dinanzi alla prostrazione psico-fisica, che sempre accompagna i più rozzi e pesanti sapori della vita ("sono in condizione pietose") , senza pudore minimizzano ("e che sarà mai") ed esaltano solo il valore del compenso "seimila euro, hai detto niente". Qui ci sono mamme che somigliano alle "parrine", quelle che lenivano i corpi abusati nel cambio della quindicina, le acide ma benevole streghe che preparavano gli impacchi e dosavano e alternavano le tisane e il riposo allo snervamento, e intanto legavano i rotoloni di soldi con lo spago.

E i padri, che una volta erano il braccio armato dell'educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c'è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell'arte d'amare: "Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino". Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che "mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti" è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: "digli che io ci ho le chiavi". Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni 'i vestiti', cioè i soldi: "... io penso che non mi dà niente". "No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!". "Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui...". "Eh, ma sei scema?".

Vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai fidanzati le lupe di Arcore non sono le vittime ma l'avanguardia di un degrado familiare che non esiste in nessuna parte del mondo civilizzato ed è addirittura inaudito in Italia, che è la terra della mamma Madonna, della natalità, la patria del presepe.
Non c'erano mai state, nel pur vasto catalogo nazionale, queste povere mamme sfiorite che cercano un riscatto nel corpo delle figlie offrendolo al cliente ricco e vecchio e, allo stesso tempo, al bisturi del chirurgo estetico. Non c'era ancora, nel mito mediterraneo e matriarcale della mamma italiana, la signora Anna Palumbo che incassa ventimila euro dal ragioniere di Berlusconi: "La mia Noemi - ha dichiarato ai giornali - è una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore". Sul viso di Noemi "ci sono almeno 17 mila euro solo di lifting", ha scritto Famiglia Cristiana: ritocchi, contraffazioni, un accanimento sull'adolescenza della figlia, sulla sua apparenza, un'educazione familiare che cerca il riscatto nella creazione di un'antropologia chirurgica, un'idea del successo fondata sui trucchi estetici e sulle foto con Berlusconi pubblicate dal manipolatore Signorini, tutti a brindare con sugar daddy, con papi, che è al tempo stesso Gozzano e Freud, la tenerezza e la pedofilia. "Mio marito frequenta minorenni" disse la signora Veronica Lario e sul settimanale "Chi?" i Letizia divennero una famiglia-escort, finto fidanzato tronista, mamma allena e papà benedice: "Mia figlia lo chiama papi perché la abbiamo educata nel culto di Silvio".

Certo, ci sono nella storia d'Italia le mamme di Bellissima, con la popolana Anna Magnani che si illude che la bellezza possa riscattare proprio tutto e prima di tutto la povertà, e ci sono i concorsi e le selezioni per miss Italia con quell'immagine odiosa della mamma che sbottona la camicetta della figlia adolescente per attirare sul seno gli sguardi lubrici della giuria. E c'è il caso, unico e terribile, e proprio per questo ricordato dalla storia, di una tredicenne ceduta a Vittorio Emaunele II "da una bruttissima mamma" che notò Carlo Dossi "prese a circolare in carrozza". E c'è l'Italia in quella madre felliniana che trascina la figlia davanti al divo inglese, "le presento la mia bambina, sa cantare, ballare, recitare ed è stata pure a Londra. Dai, dì qualcosa..." . E la ragazza: "Salve".

Ci sono insomma, nella nostra storia, le mamme disposte a tutto e magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, e proprio perché mamme italiane, proprio perché mamme-mammelle, perché la mamma italiana ha il fascino della fragilità e della determinazione semplice e chiara e mi vengono in mente la mamma della piccola Yara e la mamma di Sarah che, pur così diverse tra loro, trattano i giornalisti con il medesimo rigore della maternità straziata. Ci sono mamme e mogli come Marella Agnelli e come Sofia Loren e Mina e come era la stessa mamma di Berlusconi che fu l'unica cosa dolce della sua vita forsennata, o ancora - cito alla rinfusa - Luciana Castellina e Anna Craxi, Eleonora Moro, Ilary Blasi, Franca Ciampi, la Seredova Buffon, Gemma Calabresi..., signore d'Italia, padrone di casa, voci e volti antichi e moderni della tradizione della nostra civiltà femminile, donne italiane di oggi, energiche belle e nervose come Isabella Rossellini e Monica Bellucci, o riservate ed eleganti come la vedova di Enrico Berlinguer e Carla Fracci, e penso a come furono meravigliosamente mamme toste Marcella Ferrara, storica collaboratrice di Togliatti, e Palma Bucarelli, la signora dell'arte contemporanea. Non abbiamo avuto solo Filumena Marturano, la Ciociara e Anna Magnani. Le mamme italiane sono personaggi del romanzo nazionale dei sentimenti. E c'è "la mamma ignota", la mamma che ancora una volta è stata cantata a Sanremo, la mamma che sogna la laurea, un genero, i nipoti e diffida delle scuole di recitazione perché pensa, all'antica, che "femmina che muove l'anca / o è puttana o poco ci manca" che è certo un proverbio reazionario ma era una difesa contro questa smania di vendersi, contro i concorsi per "miss maglietta bagnata", contro le selezioni per diventare veline che - va detto chiaro - non è un mestiere. Non ci vuole il metodo Stanislavskij per trasformarsi in eccellenze del tacere agitando i fianchi, campionesse di velocità nel cambio degli stivali e dei pantaloncini corti, non è necessario frequentare l'Actor's Studio per formare corpi senza erotismo, fantasmi televisivi, lolite smaterializzate e desessualizzate, il sesso senza eros, il ballo senza sapori. Eppure la professione di velina eccita queste nuove mamme italiane, perché appunto basta la "bella presenza" e nient'altro, come ha dimostrato a Sanremo Elisabetta Canalis.

Ma forse per capire il degrado e la corruzione della famiglia italiana bisogna per contrasto aver visto in tv quell'intervista rubata al papà di Ruby, al venditore ambulante marocchino e musulmano. Sdentato, malvestito, povero ma non corrotto come i padri e le madri delle lupe italiane, ha tentato di cacciare i giornalisti urlando in dialetto sicilian-marocchino: "Itivinni, itivinni". E quando gli hanno detto che Ruby lo accusava di averla picchiata perché era diventata cattolica: "Ma quali botte. Ma quale cattolica. Quella di televisione si era ammalata".

 

ECCO COME VENGONO FINANZIATE LE SCIENZIATE IN ITALIA:25.000 EURO ALLA FISICA NUCLEARE ANNA PALUMBO

 

Papi non dimentica. I suoi generosi bonifici bancari piovono per premiare molte delle ragazze del bunga-bunga, ma anche Noemi, la minorenne da cui tutto iniziò. La signora Anna Palumbo, mamma di Noemi Letizia, è tra le beneficiarie di versamenti che partono da un conto del presidente del Consiglio. Avrebbe ricevuto alcune migliaia di euro, ventimila in tutto, secondo quanto attestano i documenti bancari acquisiti dai pm Ilda Boccassini, Antonio Sangermano e Pietro Forno che indagano sul caso Ruby.

Le carte bancarie sono tra i nuovi documenti che i magistrati si apprestano a unire alle prove d’accusa già contenute negli inviti a comparire per gli imputati Silvio Berlusconi e Nicole Minetti. Tutto confluirà nella richiesta di giudizio immediato per il presidente del Consiglio, accusato di concussione e prostituzione minorile, che la procura sta per inviare al giudice delle indagini preliminari Cristina Di Censo. “Noemi era la pupilla, io sono il culo”: così Karima El Mahroug, in arte Ruby, diceva a un amico. Oggi l’una e l’altra si ritrovano insieme nelle carte della procura di Milano. La prima minorenne indicata da Veronica Lario nella sua denuncia pubblica (“Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni”) rispunta nell’indagine su Ruby Rubacuori. A unirle, la pista dei soldi (“Follow the money”, diceva la gola profonda dello scandalo Watergate).

La settimana scorsa, l’ex agente di Noemi ed ex braccio destro di Lele Mora, Francesco Chiesa Soprani, aveva raccontato al Fatto Quotidiano il suo incontro con i genitori di Noemi Letizia: “Non erano venuti per soldi, ma per ripulire l’immagine della figlia. Lo stesso Elio, il padre, mi ha lasciato intendere che a occuparsi economicamente di loro fosse il premier”. Ora i bonifici lo confermano.

Ma perché Berlusconi versa denaro alla madre di Noemi? Forse perché vuole far tacere la famiglia Letizia a proposito della sua frequentazione con la ragazza quando era ancora minorenne? Finora erano noti soltanto alcuni dei bonifici di Berlusconi a favore di Alessandra Sorcinelli, ex meteorina di Rete 4. Nell’invito a comparire per il presidente del Consiglio erano allegati due bonifici del 16 luglio e del 17 settembre 2010, di diecimila euro ciascuno. Ma, come già documentato dal Fatto, nei dodici mesi tra l’11 gennaio 2010 e il 17 gennaio 2011, Sorcinelli aveva ricevuto altri undici bonifici, causale “prestito infruttifero”, per un totale di 115 mila euro. E l’ultima operazione avviene tre giorni dopo l’invito a comparire, le perquisizioni delle case di via Olgettina e la deposizione della stessa Sorcinelli nella questura di Milano.

A questi 115 mila euro si devono aggiungere altri 45 mila euro, ricevuti nel 2009. Il primo bonifico, di 20 mila euro, è del 15 aprile 2009, con valuta 20 aprile. Il secondo, di 25 mila euro, è del 21 luglio 2009, con valuta 24 luglio. Tutti i versamenti partono dal conto personale di Silvio Berlusconi aperto presso il Monte dei Paschi di Siena, filiale di Milano 2 – Segrate. E arrivano sul conto di Sorcinelli, presso il Banco di Sardegna, filiale di via Solferino, a Milano. Per quanto appurato finora, la ragazza ha dunque avuto dal presidente del Consiglio ben 160 mila euro.

Il premier evidentemente si occupava con particolare sollecitudine di questa venticinquenne cagliaritana nonostante fosse già sotto accusa per le notti movimentate a Palazzo Grazioli, compresa quella con Patrizia D’Addario e con Barbara Montereale che riceve, secondo la sua versione dei fatti, 10 mila euro, in contanti.

Ci sono poi i bonifici di diverse decine di migliaia di euro che Berlusconi dispone a favore di Nicole Minetti e che l’attuale consigliera regionale del Pdl e presunta maitresse di via Olgettina giustifica sostenendo che fra lei e il premier c’è una “relazione affettiva”. Non è la prima volta. Durante il suo secondo governo, nel 2003, Berlusconi ha avuto una relazione con Virginia Sanjust, allora annunciatrice della Rai e moglie di un agente segreto del Sisde, Federico Armati. È proprio lui che rivela il rapporto privilegiato fra Berlusconi e la moglie, sostenendo che Virginia non solo ha ricevuto “un bracciale di brillanti di Damiani”, ma anche soldi, e tanti. Un bonifico di 50 mila euro ordinato il 14 giugno 2007.

Non sono però solo i bonifici a far paura a Berlusconi. Il suo incubo sono le immagini. Teme che vengano fuori foto compromettenti, o brevi video che le arcorine possono aver realizzato con i loro telefonini, sequestrati, come i computer, dalla polizia. D’altronde entravano a villa San Martino, come alcune di loro raccontano, senza subire controlli. Ed Emilio Fede in un’intercettazione ammette di aver acquistato un video da una delle ragazze per 10 mila euro. Che il presidente del Consiglio abbia paura di questo materiale lo si capisce anche da una dichiarazione rilasciata ieri sera dal senatore di Fli, Luca Barbareschi, tornato a essere solidale con il premier, tanto da averlo incontrato lunedì. “Nell’inchiesta”, accusa Barbareschi, “ci sono delle foto fatte in casa di Berlusconi con strumenti professionali usati per lo spionaggio. Non sono foto scattate dalle ragazze”. Come dire: la procura di Milano ha violato le leggi per incastrare il Cavaliere. Si evoca ancora il solito complotto.

 

le persone intelligenti ci sono e vengono pagate lautamente, leggete con cura:160.000 EURO ALLA SCIENZIATA  ASTROFISICA SORCINELLI DEL CENTRO STUDI ASTRONOMICI OLGETTINA

L’ultima novità, in ordine di tempo, è il ritrovamento negli appartamenti di via Olgettina di foto che gli inquirenti ritengono “interessanti” (leggi l’articolo). Ma forse, ancora più interessante, è il continuo affluire di soldi sui conti delle ragazze implicate nel caso Ruby. L’ultimo bonifico è arrivato cinque giorni fa: il 17 gennaio 2011. “Ordine e conto Silvio Berlusconi ABI-CAB 010… a favore di Sorcinelli Alessandra CRO 17716… 10.000,00 euro per prestito infruttifero”, questa è la contabile bancaria che documenta l’ultima delle 13 operazioni intercorse tra il premier e una delle ragazze del suo giro di feste nell’arco di un anno e sette giorni. Molto si è scritto sull’“avere” nel rapporto tra Berlusconi e le ragazze ma Il Fatto Quotidiano ha provato a dare contorni più definiti anche al “dare” di questa anomala partita doppia. Le amiche del presidente non si stancano mai di declamare la sua generosità davanti alle telecamere.

Ma l’esame combinato delle telefonate intercettate e dell’estratto conto di una delle più assidue frequentatrici del Cavaliere , Alessandra Sorcinelli, rivela un rapporto di dipendenza economica che spiega molte cose sulle feste di Arcore. Le sorprese non mancano: il premier continua a pagare le sue ragazze nonostante l’inchiesta. Quando già era nota al suo entourage e ai suoi legali l’esistenza di un’indagine su Ruby e le feste, Silvio Berlusconi ha pagato tre bonifici per complessivi 25 mila euro ad Alessandra Sorcinelli, e il flusso non si è fermato nemmeno quando la ragazza è stata sentita dagli inquirenti. Pochi giorni dopo la deposizione in Procura, infatti, esattamente 5 giorni fa, sul suo conto sono arrivati altri 10 mila euro.

In un’ intervista del luglio scorso al sito Affari italiani la ex meteorina del Tg4 di Emilio Fede raccontava: “A settembre andrò a Los Angeles per tre mesi, come Elisabetta Canalis. Studierò inglese e recitazione. E spero di avere la sua stessa fortuna perché all’estero è più facile emergere come dimostra la storia di Monica Bellucci”. La bruna cagliaritana 26enne non ha realizzato il suo sogno ed è rimasta inchiodata a Milano, alla disperata ricerca di denaro. Dalle carte dell’indagine si scopre che proprio a settembre tempestava di telefonate Berlusconi e il suo cassiere: Giuseppe Spinelli. Dopo una stagione da corteggiatrice di tronisti e di madrina di Affari tuoi su Raiuno, e dopo qualche articolo di gossip per la sua storia con il figlio di Gigi D’Alessio, era scomparsa dai radar. E il conto corrente ne risentiva. Il 14 settembre implorava Spinelli: “Facciamo almeno 10… non si può avere tutto insieme?”.

Il cassiere, tempestato dalle richieste delle altre Papi-girls, temporeggiava: “eee è un po’ un problema… che siamo un po’ eee tirati infatti mmm abbiamo sai, anche altre cose e ci siamo trovati un po’ spiazzati”. Poi, grazie alla solita telefonata con “Lui”, come chiama al telefono B. in persona, il bonifico da 10 mila arriva. I soldi però finiscono presto e il 27 settembre Alessandra torna alla carica con Spinelli dicendo che ha parlato con “Lui” ed è tutto a posto “come l’altra volta”. Stavolta dovrà aspettare fino al 18 ottobre: 10 mila euro. Quando è stata sentita dalla Polizia il 14 gennaio scorso, Sorcinelli ha raccontato di essere stata un paio di volte alle cene di Arcore, ma ha descritto feste eleganti senza prostituzione. I magistrati che indagano Berlusconi, per documentare il tipo di rapporto che lega Alessandra al premier hanno allegato solo i due bonifici da 10 mila euro incassati dalla ragazza nel trimestre luglio-settembre 2010.

Il Fatto Quotidiano ha ricostruito tutti i bonifici effettuati dal Caimano alla 26 enne cagliaritana nell’arco di poco più di un anno. Si scopre così che la somma totale è molto più alta: la Sorcinelli ha ricevuto dall’11 gennaio 2010 al 17 gennaio 2011, ben 115 mila euro dal Cavaliere. Uno stipendio da manager, il doppio di quanto prende un magistrato di Tribunale. Quattro volte più dello stipendio sudato da una giovane professoressa della scuola primaria. La vita delle Berlusconi-girl d’altro canto è dispendiosa. In un’intercettazione, Nicole Minetti racconta con invidia a Barbara Faggioli che la ‘preferita’ del momento del Cavaliere – tale Aris Espinosa di 22 anni – aveva comprato in un colpo solo nove paia di scarpe. Una bella vita. Alessandra Sorcinelli nell’intervista ad Affari Italiani dice: “A Milano all’aperitivo non si può non andare da Radetzky a corso Garibaldi. Per l’estate c’è il giardino aperto del Bulgari, molto chic. Per cena, io adoro il Finger o il ristorante di pesce La Risacca e anche il Bolognese. Per ballare scelgo a seconda del giorno: lunedì è la serata dello Special, il mercoledì all’Armani, il giovedì e venerdì al Cavalli e alla domenica all’Hollywood”.

I bonifici di Berlusconi partono tutti dal conto del Cavaliere della filiale del Monte dei Paschi situata nel Centro direzionale Palazzo Vasari a Milano 2. Tutti finiscono sul conto di Alessandra Sorcinelli alla filiale del Banco di Sardegna di Milano in via Solferino. L’andamento non è omogeneo. Gennaio parte bene con due bonifici da 10 mila a breve distanza, 11 e 25 gennaio. Poi arrivano due mesi di magra: l’unico versamento di febbraio-marzo è quello da 5 mila euro dell’11 marzo. Ad aprile si torna ai consueti 10 mila euro mensili, mentre a maggio ci sono addirittura due versamenti da 10 mila, il 6 e il 20 maggio. L’estate 2010 purtroppo è asciutta: solo 5 mila euro a giugno, diecimila a luglio e zero ad agosto. Il 16 settembre e il 18 ottobre si torna ai consueti 10 mila euro mensili. Poi esplode lo scandalo Ruby sui giornali. La notizia era già nota al Cavaliere e al suo entourage almeno dall’inizio di ottobre, ma i versamenti non si interrompono. Anzi. Il 18 ottobre partono 10 mila euro e il 14 dicembre Silvio Berlusconi ordina un secondo bonifico da 10 mila. Alla vigilia del Natale, il 23 dicembre, c’è il pensierino da 5 mila euro. Anche l’indagine non ferma il flusso. Tre giorni dopo la sua audizione in Questura , Alessandra riceve l’ultimo bonifico da 10 mila euro.

Dopo il debutto alla trasmissione Veline, Alessandra Sorcinelli è entrata nel grande giro grazie a Emilio Fede quando il direttore indagato per favoreggiamento della prostituzione con Lele Mora, la selezionò nel 2008 come meteorina del Tg. La seconda meteorina doveva essere Hellen Skopel. Proprio la ragazza che ha dichiarato ad Annozero di essere stata scartata dopo avere detto no agli inviti per il weekend a Forte dei Marmi del direttore del Tg4. La coppia di meteorine Alessandra-Hellen era stata già lanciata. Poco prima del debutto Emilio Fede cambiò Hellen con la sorella della Gregoraci. E forse per lei è andata meglio così.

 

Intenzioni di voto dell'agosto 2011, fonte LA STAMPA DI TORINO

 

 

 

L'ECATOMBE DI SINISTRA. LO SCHIANTO DEFINITIVO DI UN QUALCHE COSA CHE NON ESISTE PIU'. LA COOPTAZIONE DELLE MACERIE POST SOVIETICHE NELLA MASSONERIA E NEL TERZO POLO(VEDI ARTICOLO)

 

 

LA VERA FINE DEI COMUNISTI IN ITALIA(...MANCA POCO ANCHE PER I PIDIOSSINI DI BERSANI:PIU' DI 6 MILIONI DI VOTI PERSI IN DUE ANNI.)

QUESTA E' UNA MIA PERSONALE SODDISFAZIONE:ANNI FA MI CONSUMAI LE MANI A FURIA DI SCRIVERE LORO DEL MIO DISAGIO, DI LAVORI DI MERDA, DI LICENZIAMENTI SUBITI, DI UMILIAZIONI SENZA MAI RICEVERE SODDISFAZIONE. OGGI ANCHE LORO SI TROVANO NELLA MERDA FINO AL COLLO E PER ME E' UNA SODDISFAZIONE: "SE PER COLPA DI ALTRI FINISCI NEI GUAI, FAI IN MODO CHE CHI TI HA MESSO IN TALE SITUAZIONE FINISCA IN GUAI ANCORA PEGGIORI!!!"

(* ndr: purtroppo il 10 aprile 2011, il tesoriere dei DS, esistono ancora (vedere colonna a sinistra in alto),ha concepito una proposta di legge,in un Pappamento italiota che lavora solo per ratificare i desiderata del suo padroncino coi capelli d'Asfalto,per portare il finanziamento pubblico ai partiti, abolito con referendum nel 1993,a mezzo miliardi di euro annui, massa di soldi che andrebbe anche ai partitucoli che si prendono l'1%. Ricordiamo che in questo paese di merda di mangiafranchi abbiamo ben 1,5 milioni di persone che si prendono uno stipendio attraverso i partiti di merda, a cui dobbiamo aggiungere 5 milioni di persone che lavorano a vario titolo per lo stato e 20 milioni di pensionati vari...)

 


 

 
 
 

 

 

 

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SCOMMESSOPOLI, IL SECONDO GRADO SPORTIVO ATTUA DEI LIEVISSIMI SCONTI

Doni e Atalanta, niente sconti
prosciolto Manfredini

Secondo grado di giudizio sulla vicenda scommesse: salvo il difensore nerazzurro, per cui era stata chiesta una squalifica di tre anni, confermate le altre condanne. Ridotta la penalizzazione a Spezia (revocato il -1) e Benevento (-6)

 

 

Con un comunicato sul sito della Figc sono state rese note le sentenze del secondo grado di giudizio nel procedimento sportivo sullo scandalo scommesse. "La Corte di Giustizia Federale ha accolto i ricorsi di Fabbri e Manfredini prosciogliendoli da ogni addebito, dello Spezia Calcio annullando la penalizzazione di 1 punto ed ha ridotto la penalizzazione nei confronti del Benevento da 9 a 6 punti''. Confermate, invece, la penalizzazione di 6 punti all'Atalanta e la squalifica di 3 anni e 6 mesi inflitta a Cristiano Doni, capitano del club bergamasco, dalla commissione disciplinare.
 

 

 

SCOMMESSOPOLI, LA SENTENZA DI PRIMO GRADO

 

Sei punti di penalizzazione all'Atalanta da scontare nel prossimo campionato di serie A, tre anni e mezzo di squalifica al suo capitano Cristiano Doni. Sono state in gran parte confermate le indiscrezioni della giornata di ieri, riguardo la sentenza della Commissione Disciplinare della Figc sulla vicenda del calcioscommesse. Il club bergamasco ha avuto un leggero sconto rispetto alla richiesta: il procuratore federale Palazzi aveva infatti chiesto sette punti di penalizzazione. Sentenza uguale alla richiesta invece per Doni, così come per il compagno Thomas Manfredini, cui sono stati comminati tre anni di squalifica. Si attende ora il processo di secondo grado, davanti alla Corte di Giustizia Federale, previsto il 18 agosto.

CINQUE ANNI PIU' RADIAZIONE A SIGNORI E PAOLONI - Per quanto riguarda gli altri nomi noti della vicenda, pena identica per l'ex azzurro Beppe Signori e per Marco Paoloni, il portiere ex Cremonese e Benevento al centro delle indagini penali della Procura di Cremona. Cinque anni di squalifica con preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc: un pressochè totale accoglimento delle richieste di Palazzi. La medesima pena è stata poi comminata ai vari Bellavista, Buffone ed Erodiani. Tra i calciatori stessa pena per Gervasoni (Piacenza) e Sommese (Ascoli), un anno di squalifica a Daniele Quadrini, calciatore del Sassuolo.

ASCOLI -6, ALESSANDRIA ALL'ULTIMO POSTO -
Per quanto riguarda i club, la Disciplinare ha inflitto

 

una penalizzazione di 6 punti (più ammenda di 50mila euro) all'Ascoli, da scontarsi nel prossimo campionato di Serie B. Per Sassuolo e Hellas Verona solo un'ammenda di 20.000 euro. - In Lega Pro, nove punti di penalizzazione sono stati inflitti al Benevento, mentre l'Alessandria è stata punita con la retrocessione all'ultimo posto in classifica nel campionato di Prima Divisione 2010-11. Come era prevedibile, il Ravenna esce con le ossa rotte: esclusione dal campionato di competenza con assegnazione a uno dei campionati inferiori, più un'ammenda di 50mila euro. Quattro punti di penalizzazione al Piacenza, due alla Reggiana e uno a testa per Viareggio, Spezia e Taranto: in tutti i casi da scontare nella stagione 2011-12. Solo ammende per Portogruaro (20mila euro) e Virtus Entella (15mila). 

LE MOTIVAZIONI: "ILLECITI GRAVI E CLIMA OMERTOSO"
- Comportamenti "illeciti", che suscitano "un rilevante allarme generale, palesemente incompatibili con i principi di lealtà, correttezza e probità". Nelle 55 pagine delle motivazioni i giudici di primo grado evidenziano che "si tratta di comportamenti di intrinseca gravità, che svuotano di significato l'essenza stessa della competizione sportiva"; e sottolineano che "la vicenda si caratterizza per quel clima 'omertoso' che troppo spesso permea i rapporti tra i tesserati, nonchè tra i tesserati e il 'sottobosco' di vari pseudo appassionati". Sui singoli protagonisti coinvolti, a Beppe Signori viene riconosciuto il "ruolo di vertice" nell'associazione e condotta grave con accertata responsabilità in due illeciti.

LEGALE PAOLONI: "E' MANCATO IL CORAGGIO" - Immediate le reazioni. Luigi Chiappero, legale dell'Atalanta, ha così commentato ai microfoni di Sky le decisioni della Disciplinare: "Ricorreremo in appello e credo che lì potremo riuscire a ridurre i punti di penalizzazione. La eventuale responsabilità oggettiva delle società deve essere ridotta ai minimi. Per quello che ci riguarda come Atalanta - afferma Chiappero - contiamo nella validità dei nostri argomenti". Luca Curatti, avvocato di Marco Paoloni, sperava in una maggiore clemenza. "Marco sperava in un ridimensionamento della sanzione. Per un giocatore di 27 anni, 5 anni di squalifica e la proposta di radiazione significano la fine della carriera". Curatti è duro sui contenuti della sentenza, ritenuta inadeguata. "L'impressione a caldo è che sia mancato il coraggio. Il procedimento sportivo è veloce ma anche piuttosto sommario: spesso la velocità non significa efficienza. Si è voluto dare un segnale forte di censura, di rimprovero ma tra qualche anno saremo davanti alla stessa commissione, con altri giocatori, altri problemi e con un processo privo degli strumenti necessari per accertare la verità".

Nel dettaglio, tutte le penalizzazioni e le ammende per i tesserati:
BELLAVISTA Antonio: squalifica per 5 anni, con preclusione (radiazione) alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC;
BRESSAN Mauro: squalifica per 3 anni e 6 mesi;
BUFFONE Giorgio: inibizione per 5 anni, con preclusione;
CIRIELLO Antonio: inibizione per 1 anno;
DONI Cristiano: squalifica per 3 anni e 6 mesi;
ERODIANI Massimo: squalifica per 5 anni, con preclusione;
FABBRI Gianni: inibizione per 5 anni;
GERVASONI Carlo: squalifica per 5 anni, con preclusione;
MANFREDINI Thomas: squalifica per 3 anni;
PAOLONI Marco: squalifica per 5 anni, con preclusione;
QUADRINI Daniele: squalifica per 1 anno;
ROSSI Leonardo: squalifica per 1 anno;
SANTONI Nicola: squalifica per 4 anni;
SAVERINO Davide: squalifica per 3 anni;
SIGNORI Giuseppe: squalifica per 5 anni, con preclusione;
SOMMESE Vincenzo: squalifica per 5 anni, con preclusione;
VELTRONI Giorgio: inibizione per 4 anni.

Le sentenze nei confronti delle società:
ALESSANDRIA: retrocessione all'ultimo posto in classifica nel campionato di competenza (campionato 2010/2011);
ASCOLI: penalizzazione di 6 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00;
ATALANTA: penalizzazione di 6 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
BENEVENTO: penalizzazione di 9 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 30.000,00;
CREMONESE: penalizzazione di 6 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 30.000,00;
CUS CHIETI (calcio a 5): penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 4.500,00;
ESPERIA VIAREGGIO: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
VERONA: ammenda di euro 20.000,00;
PIACENZA: penalizzazione di 4 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/2012 e ammenda di euro 50.000,00;
PINO DI MATTEO (calcio a 5): penalizzazione di 8 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12 e ammenda di euro 1.000,00;
PORTOGRUARO: ammenda di euro 20.000,00;
RAVENNA: esclusione dal campionato di competenza con assegnazione da parte del Consiglio federale a uno dei campionati di categoria inferiore e ammenda di euro 50.000,00;
REGGIANA: penalizzazione di 2 punti in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
SASSUOLO: ammenda di euro 20.000,00;
SPEZIA: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
TARANTO: penalizzazione di 1 punto in classifica da scontare nel campionato 2011/12;
VIRTUS ENTELLA: ammenda di euro 15.000,00.

 

 

SCOMMESSOPOLI: "Atalanta -7, 3 anni e mezzo per Doni"
Per Signori proposta la radiazione

Partito a Roma il procedimento davanti alla commissione disciplinare: alla sbarra 25 tesserati e 18 società. Pesante richiesta del Procuratore Palazzi per il club bergamasco. Il Chievo, col giocatore dell'Ascoli Micolucci e con Bettarini, chiede il patteggiamento che viene accettato. Bellavista chiede la ricusazione del giudice e vengono resi noti i primi verdetti
 

di MARCO MENSURATI
 

 

Doni (a sinistra) e Gervasoni durante Atalanta-Piacenza

ROMA - Tre anni e mezzo di squalifica per Cristiano Doni. E' la richiesta del Procuratore federale Stefano Palazzi per il coinvolgimento nell'ambito del processo sul calcioscomesse. Tre anni di squalifica sono stati richiesti anche per il compagno di squadra, Thomas Manfredini. Sempre per il coinvolgimento nell'ambito del processo sul calcioscomesse scaturito dall'indagine avviata dalla Procura di Cremona sull'inchiesta 'Last Bet', Palazzi ha chiesto per l'Atalanta 7 punti di penalizzazione da scontare nel campionatoPesante la richiesta per Signori: 5 anni di squalifica più preclusione (radiazione), più 1 anno e 6 mesi di squalifica in continuazione, per l'ex calciatore, ora tesserato come tecnico.
Per il Piacenza, anch'esso coinvolto nel procedimento, Palazzi ha chiesto la penalizzazione di 4 punti per la stagione 2010-2011 più 50.000 euro di ammenda.

TUTTE LE RICHIESTE DI PALAZZI
Marco Paoloni (Cremonese-Benevento): 5 anni di squalifica più preculsione, più 5 anno di squalifica in continuazione.
Cristiano Doni (Atalanta): 3 anni e 6 mesi di squalifica Thomas Manfredini (Atalanta): 3 anni di squalifica
Giuseppe Signori (tecnico): 5 anni di squalifica più preculsione, più 1 anni e 6 mesi di squalifica in continuazione.
Massimo Erodiani (giocatore calcio a 5): 5 anni di squalifica più preculsione, più 8 anni di squalifica

 

in continuazione.
Vincenzo Sommese (Ascoli): 5 anni di squalifica più preculsione, più 2 anni di squalifica in continuazione.
Antonio Bellavista (tecnico) : 5 anni di squalifica più preculsione, più tre anni e 6 mesi di squalifica in continuazione.
Giorgio Buffone (ds Ravenna): 5 anni di squalifica più preculsione, più tre anni e 3 mesi di squalifica in continuazione.
Mauro Bressan (tecnico): 5 anni di squalifica più preculsione, più 6 mesi di squalifica in continuazione.
Carlo Grevasoni (Piacenza): 5 anni di squalifica più preculsione, più 1 anno di squalifica in continuazione.
Gianni Fabbri (presidente Ravenna): 5 anni di inibizione più preclusione.
Nicola Santoni (tecnico Ravenna): 5 anni di squalifica più preclusione.
Daniele Deoma (tecnico): 1 anno e 9 mesi di squalifica.
Giorgio Ventroni (presidente Alessandria): 5 anni di inibizione.
Leonardo Rossi (tecnico Ravenna): 3 anni di squalifica.
Antonio Ciriello (vicepresidente Ravenna): 4 anni di inibizione.
Daniele Quadrini (Sassuolo): 1 anno di squalifica.
Davide Saverino (Reggiana): 3 anni di squalifica.

CHIESTI 6 PUNTI DI PENALITA' PER L'ASCOLI
Alessandria: retrocessione all'ultimo posto del campionato di competenza


Benevento: 14 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più 30 mila euro d'ammenda.


Ravenna: esclusione dal campionato di competenza più 50 mila euro d'ammenda.

Virtus Entella: 40 mila euro di ammenda.
Sassuolo: 50 mila euro d'ammenda.
Reggiana: 2 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12

 

Piacenza: 4 punti di penalizzazione da scontrare nel campionato 2010-11, più 50 mila euro d'ammenda.


Ascoli: 6 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più 90 mila euro di ammenda.


Cus Chieti: 1 punto di penalizzazione più 4 mila e 500 euro di ammenda.


Cremonese: 9 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più 30 mila euro d'ammenda.


Pino Di Matteo: 12 punti di penalizzazione da scontare nel 2011-12 più mille e 600 euro d'ammenda


Portogruaro: 50 mila euro d'ammenda.
Verona: 50 mila euro d'ammenda.


Atalanta: 7 punti di penalizzazione da scontare ne


Esperia Viareggio: 1 punto di penalizzazione da scontare nel 2010-11.


Spezia: 1 punto di penalizzazione da scontare nel 2011-12.


Taranto: 1 punto di penalizzazione da scontare nel 2011-12.


Le richieste di Palazzi sono state il momento clou, presso l'Hotel Parco dei Principi, a Roma, del procedimento davanti alla Commissione Disciplinare riguardante l'inchiesta sul calcioscommesse. Si apre con un colpo di scena: Il Collegio giudicante, presieduto dal giudice Sergio Artico, è stato ricusato dall'avvocato Massimo Chiusolo, difensore dell'ex calciatore Antonio Bellavista.
BELAVISTA CHIEDE LA RICUSAZIONE -
Dopo il patteggiamento accettato per il Chievo (ammenda di 80mila euro) e per il calciatore dell'Ascoli Micolucci era volta di Antonio Bellavista che si è però rifiutato di essere giudicato dal Collegio giudicante, costituito dal presidente Sergio Artico, Claudio Franchini, Amedeo Citarella, Luca Giraldi e Gianfranco Tobia. L'avvocato Massimo Chiusolo, difensore dell'ex calciatore, ha presentato richiesta di ricusazione per l'attuale Collegio. Bellavista si è così espresso sulla vicende basata sull'accusa di associazione finalizzata alla 'commissione di atti illeciti': "All'esito della lettura di questa ordinanza - scrive l'ex capitano del Bari nella richiesta di ricusamento - il mio difensore invita a riformare la commissione disciplinare nominata nel precedente trattato procedurale, attestato come quella formata si sia già espressa sulla ritenuta esistenza di ipotesi associativa e quindi avesse già espresso un giudizio di merito sulla sussistenza di tali condotte". In altre parole Bellavista è sicuro di non avere possibilità di assoluzione, in quanto la commissione disciplinare che dovrà giudicarlo ha già "condannato" Micolucci e Parlato per lo stesso reato associativo per cui lo stesso ex giocatore pugliese è imputato. La ricusazione verrà discussa nelle prossime ore. Una curiosità: il giduce ricusato è proprio quel Sergio Artico che venne ricusato anche da Luciano Moggi durante il pro­cesso intentato dalla Figc contro Giraudo, Mazzini e Moggi stesso il maggio scorso.

I PRIMI VERDETTI - Intanto altri sette tesserati hanno chiesto e ottenuto il patteggiamento dalla Commissione disciplinare. Si tratta di Gianfranco Parlato, Stefano Bettarini), Claudio Furlan, Ivan Tisci, Mauro Gibellini, Gianluca Tuccella e Federico Zaccanti. La sanzione più dura è stata quella inflitta a Parlato e Tuccella, squalificati per tre anni, mentre per Bettarini lo stop sarà di 14 mesi. Un anno a testa di squalifica per Zaccanti e Tisci, 6 mesi per Furlan, e 5 mesi per Gibellini (con in più 10 mila euro di ammenda).

I NUMERI -
Sulla carta sono a giudizio le 18 società ed i 26 tesserati deferiti dal procuratore federale Stefano Palazzi. Dei club deferiti a vario titolo, due sono di serie A, Atalanta e Chievo Verona (che ha subito patteggiato ed uscito con la multa succitata), tre di serie B, Ascoli, Hellas Verona e Sassuolo, undici di Lega Pro, Alessandria, Cremonese, Benevento, Ravenna, Virtus Entella, Piacenza, Esperia Viareggio, Portogruaro, Taranto, Spezia e Reggiana, due della Lega Dilettanti, Cus Chieti e Pino Di Matteo. I 26 tesserati sono invece: Erodiani, Paoloni, Parlato, Bellavista, Buffone, Bressan, Gervasoni, Micolucci, Signori, Sommese, Tuccella, Furlan, Bettarini, Fabbri, Gibellini, Santoni, Manfredini, Tisci, Doni, Deoma, Zaccanti, Veltroni, Rossi, Ciriello, Quadrini e Saverino.

NON AMMESSO SOLO IL VARESE -
Dopo l'avvio dell'inchiesta da parte della Procura di Cremona a novembre  2010, il 4 luglio scorso è scattata l'indagine sportiva nel corso della quale la Procura federale ha ascoltato circa 50 persone prima di far partire, il 26 luglio, i deferimenti per società e tesserati. La Commissione disciplinare ha ammesso al dibattimento anche Monza, Triestina, Sudtirol, Frosinone, società considerate portatrici di interessi indiretti in ragione di posizioni di classifica. Non ammessa invece la richiesta del Varese.

 

Ideologia, errori e generosità
Quando a sinistra c'era "Dp"

Il 9 giugno 1991 si scioglieva a Riccione Democrazia Proletaria. A distanza di vent'anni, un libro di Matteo Pucciarelli ripercorre la storia del micropartito che, tra grandi illusioni e sbandate storiche, simboleggia un'era della politica scomparsa per sempre di CONCETTO VECCHIO

Durante un congresso dell'ultrasinistra, nel bel mezzo di una discussione sui destini del comunismo, la moglie di un compagno prese il microfono e lanciò il suo sasso al marito che stava seduto alla presidenza: "Sai cosa ti dico? Che io ho ti ho fatto da serva per anni, per farti fare il grande dirigente. Ora c'è che mi sono stufata: ho trovato una persona che mi piace e me ne vado". Nessuno dei 2500 delegati fiatò. La discussione seguì l'ordine del giorno.

Questa istantanea, raccolta da Matteo Pucciarelli in "Gli ultimi mohicani. Una storia di Democrazia proletaria" (Edizioni Alegre) 1 in libreria a vent'anni dalla fine di Dp (Riccione, 9 giugno 1991), ci dice, più di tante parole, quel che negli anni Settanta voleva dire la militanza in un partito della sinistra extraparlamentare: un mondo al cui altare sacrificare tutto se stessi.

Quindici anni dura la storia gracile di Democrazia proletaria - Dp - micropartito a sinistra del Pci. Nasce come cartello elettorale alle politiche del '76, l'anno di massima espansione della sinistra, e la sua coalizione, del quale faceva parte anche Lotta Continua, convinta di far concorrenza al Pci prende subito una sonora sberla fermandosi a un misero 1,52 per cento. Ma allora, con il proporzionale senza sbarramento, era sufficiente a portare a Montecitorio sei deputati, tra cui il primo disoccupato organizzato Mimmo Pinto, che poi avrà un ruolo centrale nel Settantasette romano. La fondazione formale del partito avviene nel 1978, durante il sequestro Moro, al Jolly di via Tiburtina, esprimendo questa posizione: "Contro lo Stato, contro le Br".

E' un impasto di utopismo, ecologismo ante litteram e soprattutto critica al modello sovietico: tutte cose che viste con gli occhi di oggi appaiono incomprensibili. Nasce lì la vezzosa definizione del "piccolo partito delle grandi ragioni". Dp non andò mai oltre l'1,7 per cento. Con Mario Capanna (nella foto con la bandiera del partito, ndr), che era finito a scrivere sul Giornale, espresse a lungo un europarlamentare. Ma anche diversi deputati e un senatore poi passato con i Verdi, Guido Pollice.

La guida del partito nei primi anni è affidata a Vittorio Foa. Molti dei dirigenti, come Giovanni Russo Spena, Gian Paolo Patta e Domenico Jervolino, vengono dalle fila cattoliche. Altri si sono fatti le ossa sulle barricate del '68. Giuliano Pisapia fece giovanissimo il suo primo comizio proprio per Dp, a Rho. E' di Dp anche Peppino Impastato, che la mafia di Tano Badalamenti uccide a Cinisi il giorno dell'assassinio di Aldo Moro, e della cui memoria ancora oggi tanti giovani giustamente si nutrono.

Ideali generosi, l'ideologia che tutto sussume, ma anche sbandate storiche. Il merito di Pucciarelli, un giornalista di 27 anni, e che ha speso un anno tra ricerche di archivio e interviste ai reduci, è di far risaltare quella militanza di minoranza come un modo di vivere: case vendute per finanziare il partito, stipendi da fame (i parlamentari cedevano l'80 per cento dell'indennità al partito perché bisognava avere la stessa busta paga degli operai). Russo Spena ricorda così lo sbandamento del '77: "L'arrivo della droga a fiumi, famiglie che si rompevano, fu una crisi esistenziale per tanti di noi". Ed è straziante il racconto sul suicidio di Marco Riva, 21 anni, uno dei redattori del Quotidiano dei lavoratori, l'organo del partito diretto da Daniele Protti e Vittorio Borelli, che si toglie la vita l'8 gennaio del 1979.

Si finisce sempre per avere nostalgia delle cose che non si sono vissute, e gli anni della grande ubriacatura ideologica - l'Italia dal 1968 al 1980 (l'anno della fine del terrorismo e della nascita di Canale 5)  -  continuano a produrre studi, libri, film. C'era il cancro del terrorismo a corrodere il Paese, ma in nessun periodo come negli anni Settanta si approvarono così tante riforme. La fede nella politica moltiplicava le reti di amicizie e conoscenze. Soprattutto, pur fra i tanti errori commessi, si aveva la sensazione che la storia avesse un senso: e questo viene fuori dal libro di Pucciarelli.

 

DEVASTAZIONE AMBIENTALE

 

LA SHELL INQUINA IL MARE DEL NORD

Meno grave del disastro petrolifero al largo del Golfo del Messico, ma tecnica nel tentativo di minimizzare, se non nascondere l’accaduto. La Shell ha infatti atteso due giorni, prima di rivelare al pubblico l’incidente occorso mercoledì scorso presso la Gannet Alpha, una piattaforma al largo delle coste scozzesi a circa 180 km ad est di Aberdeen. È la peggiore fuoriuscita di petrolio degli ultimi dieci anni in acque britanniche, con 55mila galloni di oro nero già riversati in mare.

La compagnia anglo-olandese è stata accusata sia da parlamentari scozzesi che da Greenpeace Uk di “non essere stata affatto trasparente” riguardo a quanto successo, criticando il suo silenzio di ben 48 ore. La prima falla, principale responsabile dello sversamento, è stata chiusa; così come uno dei due pozzi della piattaforma. Ne è stata però individuata una seconda, più piccola ma più difficile da gestire.

Per le associazioni ambientaliste, in un momento dell’anno così delicato per la riproduzione e le migrazioni di molte specie, l’incidente potrebbe essere fatale per interi ecosistemi. Preoccupazione anche da parte del governo britannico, secondo cui questa “fuoriuscita sostanziosa” potrebbe rivelarsi superiore a quella del disastro ambientale del 2000, quando si dispersero in mare oltre 500 tonnellate di petrolio.

Shell, già balzata in primo piano nelle cronache mondiali di questi giorni per le rivelazioni Unep sugli enormi danni ambientali da essa causati in Ogoniland, nel Delta del Niger, è più che decisa a salvare la propria immagine di fronte all’opinione pubblica globale: “La perdita è sotto controllo”, assicurano dalla compagnia. Che, stando alle affermazioni di Glen Cayley, direttore tecnico delle attività esplorative e produttive di Shell in Europa, “tiene molto all’ambiente” e “si rammarica” per l’accaduto. È anche per questo che, afferma Cayley, si è agito in modo “pronto ed appropriato”. Per la compagnia, inoltre, i forti venti e le onde degli scorsi giorni hanno ridotto già di molto la macchia nera visibile sulle acque.

I 1.300 barili di petrolio sversati in mare dalla Gannet Alpha, anche se sommati ai circa 50 che ogni giorno la seconda falla sta continuando a rilasciare nelle acque scozzesi, sono in effetti una quantità molto ridotta rispetto ai 70.000 barili quotidiani con cui la Deepwater Horizon della Bp ha avvelenato per mesi il Golfo del Messico.

Ciononostante per Sarah Boyack, referente ambientale del partito Laburista nel Parlamento di Edimburgo, le persone hanno bisogno di maggiori rassicurazioni da parte delle agenzie governative coinvolte nel controllo di eventi come questo. “Voglio sapere quali piani di contingenza sono stati messi a punto per fronteggiare le maggiori fuoriuscite di petrolio”, fa presente Boyack: “Vorrei anche sapere quali lezioni hanno imparato [le agenzie governative] dal disastro della Deepwater Horizon, in relazione alla protezione dell’ambiente, della salute pubblica e dell’industria ittica”.

L’estrazione petrolifera nel Mare del Nord, ritenuta da sempre “la più sicura” al mondo, evidentemente non è immune da incidenti. Per molti è quindi il momento di riflettere seriamente sull’effettiva necessità di trivellare l’Artico, come sempre più compagnie petrolifere sono intenzionate a fare.

Per Vicky Wyatt, senior oil campaigner di Greenpeace, dato che il
ritiro dei ghiacci di ampie zone al di sopra del Circolo Polare Artico permetterà ai giganti petroliferi come Shell di iniziare ad esplorare il Polo Nord, la compagnia ha “importanti domande a cui rispondere”.

Soprattutto ora che il governo britannico ha rilasciato ben 26 nuove licenze per l’esplorazione petrolifera in acque profonde a ovest delle Isole Shetland. E che giusto in questi giorni, negli Usa, l’Amministrazione Obama ha concesso proprio a Shell di perforare i fondali al largo delle coste artiche dell’Alaska per future estrazioni.

“Se Shell non è in grado di impedire una fuoriuscita di petrolio nel ‘sicurissimo’ Mare del Nord – chiosa Wyatt – c’è da chiedersi come farebbe a gestirla nel fragile ed incontaminato Artico, dove le fughe di petrolio sono praticamente impossibili da ripulire”.

GOLFO DEL MESSICO UN ANNO DOPO IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA BP

È passato più di un anno dallo sversamento nel Golfo del Messico di 170 milioni di galloni di greggio e 2 milioni di galloni di dispersanti tossici da parte di un’azienda privata operante in acque pubbliche. E mancano ancora statistiche accurate e affidabili sull’impatto del disastro sulla salute dei residenti.

Insieme a Stephen Bradberry – direttore esecutivo dell’Alliance Institute di New Orleans e vincitore nel 2005 del Rfk Human Rights Award – ho fatto parte di una delegazione che ha attraversato la regione della Costa del Golfo, parlando con pescatori di ostriche e di gamberi, ristoratori e residenti, delle malattie di cui hanno sofferto dopo la calamità. Mi è subito tornato alla memoria il viaggio di mio padre, Robert Kennedy, nel delta del Mississippi nel 1967. Rimase scandalizzato dalla povertà, dai bambini il cui ventre era gonfio dalla fame. Credeva fermamente che avessimo un dovere, come nazione, di alleviare la loro sofferenza e lenire il loro dolore. Oggi, i figli e i nipoti di quelle stesse famiglie continuano a soffrire per la negligenza sistematica del governo, l’eredità debilitante di comunità marginalizzate per il colore della pelle, per la religione, per il livello di educazione, per il   reddito o per l’accesso al potere.

Ora deve intervenire il governo federale. A Biloxi, in Mississippi, un pescatore di nome Kwan ci ha raccontato di aver fatto parte di una squadra di pulizia per la Bp, e ci ha detto che lui e i suoi compagni hanno avuto da allora irritazioni cutanee su tutto il corpo, che prudono fino al sanguinamento. In quella città, la struttura per l’assistenza sanitaria è talmente oberata, che ci vogliono tre mesi per un appuntamento con il dottore. Anche Catfish Miller, un altro pescatore, ha lavorato in una squadra di pulizia per la Bp. Gli furono negati i guanti, un respiratore, occhiali o qualsiasi altra attrezzatura protettiva. Ha sofferto di forti emicranie, infezioni alle orecchie, e piaghe nel naso e in gola per mesi a seguire. Ci ha detto che nessun dottore da cui è stato visitato ha voluto collegare i suoi disturbi all’intossicazione.

Abbiamo sentito dozzine di persone in tutta la regione raccontare di simili problemi di salute e degli ostacoli al trattamento, che includevano il dover attraversare grandi distanze per raggiungere le strutture sanitarie e costi per comunità già impoverite. Ci sono anche molte altre ragioni. I dottori del posto generalmente non hanno la possibilità di accedere all’esperienza, alla formazione e alle attrezzature per diagnosticare un avvelenamento da esposizione ad agenti tossici. Non vogliono essere chiamati come testimoni esperti in cause legali contro la Bp. Sono spaventati da cause per negligenza e non trattano i pazienti se non hanno la specializzazione, accrescendo il disincentivo alla diagnosi. E, dato che la maggior parte dei pazienti sono lavoratori in proprio e non assicurati, pochi possono permettersi le costose analisi e medicine necessarie per provare la causa del malessere e ottenere la cura adeguata.

Lo scorso anno il presidente Barack Obama si è impegnato affinché i residenti lungo il Golfo fossero risarciti totalmente (“made whole”). Per onorare tale impegno, il Congresso deve garantire che l’assistenza sanitaria sia adeguata, vicina e accessibile; che il personale sanitario sia formato per diagnosticare, individuare e trattare le intossicazioni; e che la popolazione del Golfo sia trattata con rispetto, qualunque sia la sua origine. Una soluzione esiste. Il senatore Edward M. Kennedy ha firmato la prima legge federale che prevede l’istituzione di centri comunitari di assistenza sanitaria per le persone bisognose.    Oggi, 23 milioni di americani dipendono da quei centri per le cure.

Con la legislazione approvata lo scorso anno, i centri aumenterebbero fino a   coprire 40 milioni di americani, molti dei quali residenti lungo la Costa del Golfo. Se i Repubblicani al Congresso non mantengono la minaccia di ridurre il progresso che è già stato compiuto, le popolazioni del Golfo hanno ancora una possibilità. I primi soccorritori alla tragedia dell’11 settembre non hanno dovuto provare la causa dei loro disturbi per ottenere cure, dovevano solo dimostrare di essere stati nelle vicinanze del luogo dell’attacco terroristico.

In maniera analoga, i 150mila partecipanti alle squadre di pulizia che si sono sacrificati, le loro famiglie e i loro vicini che vivono lungo la Costa del Golfo, non dovrebbero dover dimostrare che i loro sintomi sono stati causati dalla catastrofe della Bp, solo che erano lì. È arrivato il momento di fornire alla famiglie della Costa del Golfo l’assistenza sanitaria che meritano.

 

 

 

 

 

italonia=EXPO: FALLIMENTO TOTALE

 

Ma qualcuno sano di mente pensa realmente che con 19 milioni di pensionati e 4 milioni di dipendenti pubblici possiamo farcela? Per mantenerli vengono spalati ogni anno nelle caldaie della locomotiva Italia, sempre più lenta, in affanno, con salite ormai proibitive, altri 100 miliardi di debito pubblico, come fossero carbone, che corrispondono almeno a 5 miliardi di interessi annui in più. Pagati dai sempre più rari contribuenti, le aziende chiudono e ci sono 4 milioni di disoccupati. Il tasso sul nostro debito sale e gli interessi non possono che aumentare. Nel 2011, se va bene, pagheremo 100 miliardi di interessi. L'Italia non ha alcuna possibilità di farcela con questa zavorra.
Il numero di dipendenti pubblici è pari alla popolazione dell'Irlanda e noi stiamo a fare il tricchetracche sulle Province. Vanno chiuse tutte, che altro c'è da discutere? Le pensioni vanno riviste nel loro insieme. Non ha senso che ci siano doppie e triple pensioni, una basta e avanza. Le pensioni in essere vanno erogate con il metodo contributivo, tanto hai dato, tanto prendi (esattamente il contrario delle pensioni dei parlamentari) e comunque le pensioni devono avere un tetto non superabile, 3.000 euro mi sembrano equi e di un minimo per chi non dispone di redditi sufficienti per vivere. I manager che hanno guadagnato milioni di euro nella loro vita non hanno bisogno di una pensione di 10/20.000 euro al mese, lo stipendio annuo di un impegato.
Non è possibile dividere l'Italia in due sulle pensioni con la strategia del "Chi ha dato, ha dato. Chi ha avuto, ha avuto". E' pericoloso. I giovani, ma anche molti quarantenni e cinquantenni, in pensione non ci andranno mai. Perché devono pagare con tasse e contributi la pensione a Mastella, a Amato o a un consigliere regionale della Lombardia o della Sicilia? Questo non ha senso. La riforma delle pensioni deve iniziare da chi in pensione c'è già senza alzare continuamente l'asticella dell'età pensionabile accampando la scusa risibile dell'aspettativa di vita. Non me frega un cazzo delle statistiche. Dopo 35 anni di contributi ho il diritto di riposarmi. Un operaio non andrà in pensione a 70 anni, sarà morto prima.
I giovani non hanno più nulla da perdere, non il lavoro, non la pensione, non i servizi sociali, non la speranza di un futuro migliore. Nella manovra economica non è stata spesa una parola per loro. Attenti alla loro rabbia. Quando le nuove generazioni capiranno che oggi sono soprattutto loro a pagare la crisi e che in futuro erediteranno il debito pubblico, non sarà più possibile alcuna mediazione. L'aria che tira è sempre più brutta. Per l'Expo 2015 voluto da Formigoni e dall'Ente Fiera e avvallato da Pisapia servono 1,7 miliardi di euro. Il vero obiettivo è cementificare, e quindi rivalutare, dei terreni agricoli vicino a Rho, alla periferia di Milano. Chi deve metterci i soldi per l'operazione "Nutrire il pianeta"? 200 milioni il Comune di Milano (che ha appena aumentato del 50% i biglietti dei mezzi urbani), circa 260 milioni i privati di cui però non si vede l'ombra, 200 milioni la Camera di Commercio (ma non dovrebbe investire in servizi per le aziende e non in immobili?) e la Provincia di Milano. La quota del Governo è di 833 milioni. I costi dovrebbero essere coperti (tenetevi forte) da almeno un miliardo di euro di biglietti e ricavi vari. Tutti ci perderebbero, ma allora chi ci guadagna?

            

 

 

 

Fmi: Corte Giustizia apre inchiesta su Lagarde
indagata per abuso d'ufficio per 'affaire Tapie'

Le indagini si riferiscono al periodo in cui il  neo direttore generale del Fondo monetario internazionale era ministro dell'Economia francese e decise di dare il via libera a un risarcimento da 285 milioni di euro al controverso uomo d'affari per una vicenda legata alla cessione di Adidas

PARIGI - La magistratura francese ha deciso l'apertura di un'inchiesta nei confronti del neo-presidente del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde relativamente al cosiddetto "affaire Tapie".

Il Cjr (Cour de justice de la République) ha dato il suo parere favorevole all'apertura dell'inchiesta relativa all'operato della Lagarde quando era ancora nelle sue funzioni di ministro dell'Economia francese relativamente al suo ruolo nell' "affaire Tapie/Crédit Lyonnais". Il procuratore generale presso la Corte di cassazione,  Jean-Louis Nadal aveva già espresso la valutazione che esistevano elmenti suscettibili di configurare un reato di "abuso di autorità". Nel maggio scorso la procura generale di Parigi aveva chiesto l'apertura di un'indagine .

Il caso era stato sollevato dai deputati socialisti che hanno interpretato come un abuso la scelta di Lagarde di rivolgersi a un tribunale arbitrale invece di ricorrere alla giustizia tradizionale per risolvere un contenzioso tra Tapie e l'ex banca pubblica, Crédit Lyonnais, in merito alla vendita del gruppo Adidas nel 1993-94, sottostimata, con una perdita per l'ex presidente del Marsiglia calcio. Dopo anni di battaglia giudiziaria, il tribunale arbitrale ha condannato nel 2008 il consorzio di realizzazione (cdr che ha gestito il passivo della banca) a versare 285 milioni di euro di danni a Tapie, sollevando numerose polemiche nel mondo politico.

Christine Lagarde è stata nominata direttore generale del Fondo monetario internazionale 1 a fine giugno (il 28) in sostituzione di Dominique Strauss-Kahn coinvolto in uno scandalo di natura sessuale 2 a New York. Reagendo a caldo alla notizia dell'apertura dell'inchiesta, l'avvocato dell'ex ministro francese ha sottolineato che la cosa
"non è incompatibile" con la guida del Fondo.

 

                

 

Caccia al tesoro di Cl : I MEMORES DOMINI CASTI E POVERI PIENI ZEPPI DI SOLDI "STRANI". Il cerchio magico dei fondamentalisti cattolici

A giudizio due membri del gruppo di Formigoni. Hanno mentito su "Memalfa", la cassaforte segreta

Gli uomini del nucleo d’acciaio di Comunione e Liberazione, i Memores Domini, fanno voto d’obbedienza, castità e povertà. Ma due di loro andranno a giudizio per aver mentito sui soldi che maneggiavano. Sono Alberto Perego e Alberto Villa, appartenenti al medesimo gruppo di cui fa parte Roberto Formigoni, il più noto dei Memores Domini. Gli ingredienti di questa complicata storia da “Codice Da Vinci” sono contratti petroliferi e tangenti internazionali, società di diritto irlandese e una misteriosa fondazione di Vaduz, una barca a vela (“Obelix”) usata da Formigoni e amici, conti svizzeri cifrati e soldi in contanti stipati in una scatola nascosta sotto il letto. Perego e Villa dovranno presentarsi davanti ai giudici della settima sezione del Tribunale di Milano – l’udienza è stata fissata per il 22 novembre – per rispondere dell’accusa di aver fatto “dichiarazioni mendaci” al pm che li stava interrogando come persone informate sui fatti nell’ambito dell’inchiesta Oil for food. Hanno mentito, secondo la procura di Milano, sui soldi dei Memores Domini, il supergruppo di Cl. Per questo il processo che inizierà in autunno sarà l’occasione per capire qualcosa di più delle misteriosissime e segretissime strutture finanziarie manovrate dai confratelli di Formigoni.

Tutto parte dallo scandalo internazionale Oil for food. Un’indagine americana scopre che durante l’embargo all’Iraq, Saddam Hussein, all’ombra del programma Onu che permetteva di scambiare petrolio con cibo e medicine, assegnava contratti petroliferi a prezzi di favore in cambio di robuste mazzette impiegate per sostenere il regime (e poi, dopo l’invasione Usa, per finanziare la guerriglia e il terrorismo). La costola italiana dell’indagine Oil for food è stata portata a termine dal pm Alfredo Robledo e da una squadretta di investigatori che hanno avuto elogi ed encomi internazionali e hanno incassato le prime condanne al mondo per questo scandalo internazionale. Il personaggio che ha avuto le più massicce assegnazioni petrolifere fatte a soggetti italiani (ben 24,5 milioni di barili) è Roberto Formigoni, forte della sua amicizia con il cristiano Tareq Aziz, allora braccio destro di Saddam. Le forniture di petrolio sono gestite da aziende suggerite dal governatore, come la Cogep della famiglia Catanese (tra i fondatori della Compagnia delle Opere) che in cambio, secondo l’accusa, paga tangenti per 942 mila dollari in Iraq e 700 mila a mediatori italiani. Per questa vicenda è stato condannato in primo grado e in appello, ma poi salvato dalla prescrizione, anche Marco Giulio Mazarino De Petro, amico e collaboratore di Formigoni, nonché intermediario con l’Iraq. Nella sua indagine, Robledo solleva il velo sul “Codice De Petro”, le attività finanziarie dei Memores Domini, che ruotano attorno a tre società estere chiamate Candonly e a una fondazione di Vaduz di nome Memalfa.

Gli uomini che le manovrano sono, oltre a De Petro, tutti Memores del gruppo di Formigoni: Alberto Perego, Alberto Villa, Fabrizio Rota, Mario Villa, Mario Saporiti. Perego, commercialista nato a Brugherio, è stato anche l’organizzatore e il tesoriere di una campagna elettorale di Formigoni. La prima Candonly Ltd nasce nel 1991 a Dublino. “Mandante Sig. Alberto Perego”, dice un memo riservato interno della fiduciaria svizzera Fidinam. Nel 1995 (anno in cui Roberto Formigoni viene eletto per la prima volta presidente della Regione Lombardia), a spartire a metà con Perego il controllo di Candonly arriva il segretario di Formigoni, Fabrizio Rota e subito nei conti della società cominciano ad affluire i soldi (829 mila dollari) di Alenia, gruppo Finmeccanica, interessata agli appalti nell’Iraq di Saddam.

Nel 1997, Candonly passa nelle mani di De Petro. Parte il business petrolifero: la piccola Cogep “ringrazia” Formigoni versando a Candonly oltre 700 mila dollari. Come li giustifica De Petro? “Sono il compenso per la mia consulenza”. Tre paginette dalla sintassi difficile in cui strologa di un “accordo petroil for food”. La Candonly nel 1999 rinasce a Londra, nel 2001 in Olanda. Ma continuano ad affluire i soldi di Alenia e della Cogep. Arrivano anche misteriosissimi soldi da Cuba e dall’Angola, oltre a 50 mila euro dall’italiana Agusta. Il denaro entrato nelle Candonly va in parte su un conto cifrato presso l’Ubs di Chiasso intestato a De Petro; in parte finisce sul conto “Paiolo” presso la Bsi di Chiasso; il resto affluisce su un paio di conti della banca Falck & Cie di Lucerna e di Chiasso, intestati alla Fondazione Memalfa. E qui siamo al cuore del “Codice De Petro”, al sancta sanctorum dei Memores Domini. Memalfa nasce nel 1992 a Vaduz, in Liechtenstein. Beneficiari economici: Alberto Perego e Fabrizio Rota. Che si tratti di uno strumento finanziario dei Memores è dimostrato dallo statuto: prevede che alla morte di uno dei due beneficiari il patrimonio venga assegnato interamente all’altro e, alla morte di entrambi, alla Associazione Memores di Massagno, la filiale svizzera dell’associazione.

Sui conti Memalfa di Lucerna e di Chiasso entrano i soldi affluiti alla Candonly. In uscita, Memalfa bonifica denaro al conto “Paiolo” di Chiasso e, dopo il 1997, a un altro conto acceso presso la Bsi di Zurigo. Il beneficiario è sempre Alberto Perego. Lui nega, e per questo sarà processato. Dei Memores è anche la barca usata da Formigoni, “Obelix”, 15 metri. Pagata 670 milioni di lire, 470 dichiarati e 200 in nero. Versati in parte da Formigoni in assegni, in parte in contanti e assegni da De Petro e dai Memores. Tra cui Alberto Villa, che versa 10 mila euro (benché non risulti tra i proprietari della barca). Memalfa, la sofisticata cassa comune offshore dei Memores Domini, è stata chiusa nel 2001. I suoi fondi sono finiti sul conto “Paiolo” di Perego.

 

Isole artificiali senza legge
l'utopia di mister Paypal

Il creatore multimilionario del sistema di pagamento online investe un milione e 250 mila dollari nella progettazione di un gruppo di isole mobili, ribattezzate Techtopia, in acque internazionali. In ogni micro-nazione abiteranno fino a 270 abitanti: vivranno senza imposte e convenzioni morali di BENEDETTA PERILLI

ROMA - Imprenditore, milionario, tra i primi investitori di Facebook, creatore di PayPal e libertario, l'americano Peter Thiel è noto per le provocazioni e per il particolare fiuto per gli affari. L'ultima delle sue trovate è la costruzione di un gruppo di isole artificiali, libere da ogni forma di legislazione, da lanciare nelle acque internazionali.

FOTO I PROGETTI DI TECHTOPIA 1

Una sorta di paradiso fiscale sperduto nell'oceano che, secondo il magazine Details che ha lanciato la notizia, sarebbe già in fase di progettazione dato che mister Paypal avrebbe donato un milione e 250 mila dollari al Seasteading Institute, dopo aver già finanziato il gruppo con una somma di 500mila dollari nel 2008.

Per Thiel le isole, ribattezzate in poche ore Techtopia, potrebbero servire da base per "la sperimentazione di nuove forme di governo" ispirate a principi libertari come l'esenzione delle imposte, l'assenza di assistenza sociale, di salari minimi, di regolamentazioni sull'edilizia, la riduzione delle restrizioni sul commercio di armi e l'assenza di convenzioni morali.

Una Rete di isole.
Le micro-nazioni dovrebbero sorgere su strutture simili alle piattaforme petrolifere, per un peso di circa 12mila tonnellate, avere la possibilità di essere trasportate e ospitare un massimo di 270 abitanti. L'obiettivo di Thiel e del Seasteading Institute è quello di costruire una rete integrata e collegata di isole - dozzine o anche centinaia - capace di ospitare, entro il 2050, dieci milioni di residenti.

Intanto l'imprenditore del web assicura che a partire dal prossimo anno ed entro il 2019 verrà lanciata a largo della costa di San Francisco una flottiglia di uffici per super manager. Insomma un progetto non alla portata di tutti, e non solo dal punto di vista economico. "Non ci preoccupiamo troppo degli scettici - ha commentato Thiel - perché fino a quando crederanno che il progetto è impossibile non ci prenderanno mai sul serio. E non proveranno a fermarci fino a quando ormai sarà troppo tardi".

Un sogno politico. Dietro al progetto delle isole fiscali si nasconde in gran parte il Seasteading Institute, una struttura fondata da Wayne Gramlich e Patri Friedman nel 2008 come un'organizzazione votata alla costruzione di comunità mobili su piattaforme autonome che operano nelle acque internazionali, chiamate in inglese "seasteading".

"Sognamo di dare alle persone la libertà di scegliere il governo che desiderano invece di venire schiacciati dai governi che hanno": è questo l'obiettivo della compagnia che si propone di rivoluzionare il mondo. "Tra alcuni decenni - aggiunge Thiel - quelli che guarderanno indietro all'inizio del secolo capiranno che Seasteading era l'unico passo ovvio verso lo sviluppo di modelli più efficienti e pratici nel settore pubblico mondiale".

Il mondo che non c'è. Non è la prima volta che il milionario della Silicon Valley stupisce il mondo con iniziative eclatanti, quasi tutte in ambiti non regolamentati. Come quando provò a creare una moneta per finanziare, attraverso PayPal, il sequenziamento del DNA o a lanciare i viaggi commerciali nello spazio.

Oppure come quando, all'inizio di quest'anno, tentò di devolvere parte del suo miliardo e mezzo di dollari in un progetto per incoraggiare i giovani imprenditori 2 a saltare il college.

Thiel non è l'unico riccone dalle idee originali. Prima di lui il fondatore di Amazon Jeff Bezos ha annunciato di voler finanziare il "Clock of the lon now", un orologio pensato per mantenere il ticchettio per i prossimi 10mila anni e che sarà costruito su una montagna del Texas.

Il precedente italiano. Nel 1968 l'ingegnere bolognese Giorgio Rosa terminò la costruzione a largo dell'Adriatico, in corrispondenza della costa emiliana ma a 500 metri dalle acque territoriali italiane, di una piattaforma dal nome di Isola delle Rose che proclamò stato sovrano. Qui vigeva un governo autonomo del quale Rosa era il presidente, la lingua parlata era l'esperanto e la valuta era il "mill". L'esperimento di Rosa durò 55 giorni dalla dichiarazione di indipendenza, avvenuta il 1 maggio del 1968: il 25 giugno dello stesso anno le forze dell'ordine sbarcavano sulla piattaforma e la occupavano. Successivamente l'Isola delle Rose fu affondata e smantellata

 

Paypal invece del bancomat
"Saremo nei negozi Usa"

L'annuncio dell'amministratore delegato di eBay, che possiede il sistema di pagamento elettronico: "Entro la fine dell'anno inzieremo i test con un grande distributore, nel 2012 saremo in 20 catene". Il sito può contare su 155 milioni di utenti in tutto il mondo di ALESSIO SGHERZA
 

VIA I BANCOMAT, le carte di credito o i contanti. Secondo John Donahoe, nei negozi in futuro sentiremo sempre più spesso la seguente domanda: "Salve, posso pagare con Paypal?". Certo, l'opinione di Donahoe è di parte essendo l'amministratore delegato di eBay, società che possiede il sistema di pagamenti Paypal. Ma i suoi piani sono concreti e sono stati annunciati oggi: "Andremo anche offline, per aiutare i commercianti a crescere anche nei negozi reali oltre che negli shop virtuali".

La mossa di Paypal è significativa: il sito è di gran lunga il più diffuso sistema per i pagamenti sul web con 155 milioni di account di utenti ed è supportato come sistema di pagamento da oltre 100mila siti. Senza dimenticare che è il sistema principe per i pagamenti su eBay, il mercato virtuale più grande al mondo.

Con un paragone un po' ardito, è come se Facebook decidesse di aprire una catena di locali dove gli 'amici' possono incontrarsi dal vivo. Non sarebbe l'unico - di bar ne esistono milioni, come esistono altri sistemi di pagamento - ma è un marchio di cui la gente già si fida e che funziona. Distribuire Paypal agli esercenti reali potrebbe significare che i soldi guadagnati vendendo su eBay potrebbero essere usati direttamente nei negozi vicino casa, senza passare da banche o contanti.
 
Una rivoluzione che, se avverrà, sarà possibile solo grazie alla diffusione degli smartophone, come già Square sta cercando di fare 1 insieme ad altri sistemi basati su tecnologie Nfc (near-field communication). Tra questi, Google Wallet 2è il più noto. I tempi? "Paypal inizierà i test - ha detto Donahoe - entro il 2011 con una grande catena statunitense", per poi passari a 20 catene nel 2012, ma senza fare ancora nessun nome.
 
Continua Donahoe: "Proprio la diffusione dei cellulari di nuova generazione sta facendo sfumare le differenze tra commercio online e offline. Sono i commercianti stessi che ci chiedono di portare Paypal fuori dalla rete, e noi vediamo un'opportunità che si realizzerà nei prossimi tre-cinque anni". E l'ad di eBay non esclude accordi con compagnie come Groupon o LivingSocial.

L'annuncio di oggi è un primo passo ufficiale su una strada che è stata già intrapresa dall'azienda: lo scorso mese è stato presentato un servizio per cellulari Android che permette pagamenti Nfc semplicemente avvicinando due smartphone. "Ma i sistemi Nfc non sono standardizzati", spiega Donahoe, e questo potrebbe limitarne la diffusione. Pur non essendo entrato nello specifico per quanto riguarda la tecnologia o gli strumenti che saranno utilizzati, si può quindi ipotizzare che la scelta non ricadrà sull'Nfc.

Entrare in un mercato in cui già esistono altri concorrenti è sempre difficile ma, conclude Donahoe, con "100 milioni di portafogli (gli utenti già attivi, ndr) PayPal è troppo grande per essere escluso".

 

 

 

 

L'ITALONIA DELLA ZOMBIFICAZIONE,passa nel silenzio la legge sulla non morte voluta dalla curia vaticana e sponsorizzata dal Pappamento italiota tutto

La vendetta è compiuta. Il Parlamento al soldo di Bertone e, in questo caso anche della Cei, si è vendicata di Beppino Englaro e della sentenza della Corte di cassazione che ha riconosciuto la liceità di porre fine ad un dramma disumano che vita non era perché essere un vegetale non è più vita da essere umano. Il Parlamento ha votato una legge infame che obbliga il medico a staccare la spina solo se «è accertata assenza di attività cerebrale», cioè quando l’individuo ormai è morto.

E’ un delirio da qualsiasi punto di vista la si guardi e gli pseudo-legislatori non se ne rendono conto, o, se se ne rendono conto, sono doppiamente colpevoli perché la loro scelta, anzi, imposizione, è un atto di protervia, un sopruso, una violenza non solo della coscienza, ma anche di quella «legge naturale» con la quale tanto spesso fanno i gargarismi per placare gli spasmi della loro ingordigia ideologica. La legge è un atto contro la magistratura che viene esautorata completamente e senza una riforma costituzionale. Il parlamento venduto aggira e svuota  anche l’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Il cardinale Angelo Bagnasco ha detto che «la legge non è una legge “cattolica”, ma rappresenta un modo concreto per governare la realtà e non lasciarla in balia di sentenze che possono a propria discrezione emettere un verdetto di vita o di morte». Questa è la prova che essa è una prova di forza tra il potere religioso che agisce per interposto Parlamento e un Parlamento che non rappresenta più nessuno. In caso di referendum, questa legge-truffa verrebbe spazzata via all’unanimità.

Imporre la nutrizione e l’idratazione forzate, a prescindere dalla volontà dell’individuo, significa non rispettare la natura, la quale, se non vi fosse accanimento meccanico, accompagnerebbe a morte naturale con più mitezza e più rispetto. In questo modo si prolunga all’infinito una sofferenza, anche disumana, fine a se stessa, altro che rispetto della vita. Se fosse rispetto della vita, allora tutti costoro che hanno firmato questa legge o che l’hanno voluta o che hanno contribuito ad averla, dovrebbero, se fossero coerenti, armarsi di borraccia e saccoccia e andare in Africa, in India, in Italia, in Cina… nel mondo e, testo alla mano, dovrebbero obbligare con la forza tutti coloro che muoiono di fame e di sete a lasciarsi nutrire e a idratarsi.

Il diavolo è anche umoristico, a volte. La legge che impone di sospendere le cure quando uno è ormai morto, è stata varata quasi contemporaneamente all’approvazione della legge finanziaria, una vergognosa ammucchiata a tarallucci e vino tra maggioranza e opposizione. Questa legge uccide l’Italia, affama i pensionati, violenta i bambini, le donne, gli operai, i poveri, i malati, i vecchi e lo stesso governo fa varare una legge per  «difendere la vita». No, non c’è più religione, non vi sono nemmeno le stagioni e Dio se ne è andato nel deserto a squagliarsi al sole, sgomento da tanto cinismo omicida. I cardinali invece plaudono, beoti.

Se non fanno questo, vuol dire che quella legge vale solo per affermare chi comanda in Italia e non per salvare una sola vita. Senza tenere presente che volere costringere a restare in vita apparente, ad ogni costo, è anche un atto che contraddice, per i cristiani, la risurrezione e la vita oltre la morte. Se costoro che si trastullano con i principi cattolici fossero almeno religiosi, dovrebbero correre verso la morte che è «il luogo» dell’incontro con il Signore della vita, anche e specialmente oltre la morte. Se fossero religiosi dovrebbero pregare di morire, loro, perché il desiderio di Dio dovrebbe folgorarli. Invece prendiamo atto che vogliono imporre a tutti di piangere in questa valle di lacrime e vorrebbero pure che anche i non credenti vi piangano cantando.

di Paolo Farinella,prete

 

 

ITALONIA VERSO IL TRACOLLO,AD UN PASSO DALLA MONDIALIZZAZIONE DEL DEFAULT

 

Il Belgio, senza governo da 415 giorni, è al riparo da turbolenze finanziarie e il suo Pil cresce del 2,4%. E non ha mai avuto un B. né un Palma. Figurarsi quanto potrebbe giovarsi l’Italia se il governo le venisse a mancare. La Giustizia, senza le “riforme” dei vari Palma, potrebbe persino rifiorire. E così l’economia se sparisse tutto il governo: oggi stesso Piazza Affari, anziché chiudere per eccesso di ribasso, riaprirebbe di domenica per eccesso di tripudio.

 

L’Italia potrebbe innescare il default mondiale. Lo ha detto chiaramente l’econonista francese Alain Minc, uno dei consiglieri più importanti del presidente francesce Nicolas Sarkozy. Le sue parole sono allarmanti: «Se l’Italia salta, salta la Germania, l’Europa e infine il mondo». Prima domanda: quando succederà? Secondo domanda: quali saranno le conseguenze? Vediamo di rispondere.

L’Italia è messa male. Ha un debito pubblico che si avvicina ai 2 mila miliardi di euro e un classe politica che affoga negli scandali e nella corruzione, quindi incapace di agire per il bene pubblico. I nostri titoli pubblici non li vuole più nessuno: rischiano di diventare presto spazzatura. Quindi è vero: l’Italia potrebbe innescare il default mondiale. Ma le micce sono accese anche altrove. L’economia spagnola rischia il collasso. La Grecia è data per spacciata entro un anno dagli analisti finanziari. Il debito pubblico americano è una polveriera e l’agenzia di rating S&P ha declassato i buoni del Tesoro americani. Basta poco per dare fuoco alle polveri.

L’America, a mio avviso, è il principale detonatore. I Repubblicani hanno pensato a salvare i privilegi dei ricchi e affogare i ceti minori, costringendo il presidente Barack Obama ad accettare un pesante compromesso, che è stato subito bocciato dai mercati. Qualche esempio? Nessuna tassa ai ricchi, conferma dei privilegi per le corporation (come quella di dedurre dalle tasse l’acquisto di aerei privati o far pagare solo il 15 per cento ai padroni degli Hedge Funds), mentre i poveri cristi sono colpiti da numerosi tagli (pensioni, aiuti ai disoccupati, riduzione dei rimborsi per le spese mediche). Gli Stati Uniti d’America, dove è scoppiata nel 2008 una grave crisi economica per colpa di banchieri, affaristi e speculatori che si sono arricchiti in modo facile, non hanno imparato nulla: i ricchi vogliono essere ancora più ricchi e tutto il resto può andare in malora.

Quindi ecco la risposta alla prima domanda: il default mondiale potrebbe accadere nel 2012. Lo avevo scritto in questo post ricordando che l’anno prossimo scadono in America titoli di Stato, obbligazioni di grandi imprese e “junkbond” per un valore che supera i 155 miliardi di dollari, cioè un importo otto volte superiore a quello del 2010. Il Tesoro Usa sarà costretto a emettere titoli per oltre 2 mila miliardi di dollari per spegnere l’incendio. Poi c’è la Grecia, che proprio nel 2012 potrebbe dichiare il fallimento, nonostante gli aiuti dell’Europa. Infine l’Italia: Berlusconi non ha intenzione di mollare, perché il suo principale timore sono le aule di tribunale e non la crisi economica che colpisce le tasche degli italiani. Se lascia, per lui è la fine. Quindi cercherà di rimanere a Palazzo Chigi il più possibile, con effetti devastanti sull’economia nazionale già in stallo. Quindi anche l’Italia si candida ad essere il detonatore del default mondiale. L’unica via di uscita è una rivolta del popolo, un lancio di monetine davanti al Parlamento, un atto di coraggio della gente esasperata, che lo costringa ad uscire di scena. Ma dubito che accadrà. Quindi la situazione può solo peggiorare.

Quali sono gli effetti di un default mondiale? La rivolta sociale. L’assalto alle grandi corporation e ai palazzi del potere, proprio come è accaduto nel 2008 quando una folla di cittadini americani voleva scotennare alcuni grandi manager e una lista di nomi importanti fu resa pubblica. Ma stavolta sarà peggio. Il fallimento delle grandi economie mondiali aprirà una voragine di impoverimento, una disoccupazione galoppante, l’accaparramento ansioso delle risorse primarie, e accenderà l’incognita di un conflitto sociale dalle conseguenze imprevedibili. Quindi il 2012 potrebbe essere l’anno della resa dei conti. Il capitalismo ingordo, beffardo, arrogante, che ha spinto la società moderna sull’orlo del baratro, sarà chiamato a rispondere. Il passaggio a una nuova era, cioè a un capitalismo ecosostenibile (??? capitalismo ecosostenibile??? E' un pauroso ossimoro, è come dire Leone erbivoro. Non può esistere un capitalismo ecosostenibile: o l'uno o l'altro, se per ecosostenibile si intende un sistema economico futuristico...) ,  potrebbe essere cruento e lasciare molte vittime sul terreno.

ILLUDIAMOCI pure. Sforziamoci di credere che il vertice straordinario di questa mattina a Bruxelles tra le più alte cariche di Eurolandia (Von Rompuy, Barroso, Trichet e Juncker) non sia stato convocato per discutere del "caso Italia". Ma da venerdì 8 luglio 2011 sappiamo che l'allarme tricolore, in Europa, è ormai suonato. Sul piano internazionale, si tratta di capire se e come sarà possibile disinnescarlo. Sul piano nazionale, si tratta di evitare che il fallimento politico di un governo ormai impresentabile si trasformi nella bancarotta di un intero Paese. Non siamo alla soglia di un altro 1992, quando un'Italia schiantata dal peso del suo debito pubblico fu distrutta dalla speculazione.

Allora la lira uscì dallo Sme e fu pesantemente svalutata, e il governo Amato impose alla nazione una cura da quasi 100 mila miliardi di allora, con tanto di "scippo" notturno sui depositi bancari. Ma da allora ad oggi la differenza più rilevante riguarda solo l'esistenza dell'euro, che finora ci ha salvato da un collasso sistemico. Per il resto, il debito ha ricominciato a salire, Berlusconi è il premier più screditato dell'Unione e nella sentenza d'appello sul Lodo Mondadori, la Corte lo ha giudicato ufficialmente colpevole (ancorché prescritto) di aver costruito il suo impero televisivo-informativo comprando una sentenza attraverso una tangente di 400 milioni di lire pagata ad un giudice. E la sua maggioranza è un esercito in disfacimento, mascariato da un manipolo di ministri litigiosi e parlamentari

inquisiti.

 

 

al 5 agosto 2011, dopo due settimane di tracollo totale economico finanziario, un frettoloso vertice messo insieme alla meglio da Testa d'Asfalto dichiara:“Pareggio di bilancio nel 2013”.

Ecco la formula magica che avrebbe finalmente convinto i famosi mercati a non gettare l’Italia sul lastrico. Ecco il mantra che avrebbe accompagnato gli italiani in gita di Ferragosto. Naturalmente, il pareggio di bilancio nel 2013 sarebbe un eccellente obiettivo per un Paese indebitato fino al collo, se dietro al fumo delle parole vane non si nascondesse una norma capestro. Infatti, in caso di mancato raggiungimento entro il settembre 2013 di risparmi di almeno 20 miliardi (ma qualcuno prevede oltre 30) nell’ambito della riforma fiscale, “si prevede un taglio drastico, lineare di molte agevolazioni fiscali che oggi vanno a vantaggio soprattutto delle famiglie più povere” (Tito Boeri).

Del resto, basta scorrere la lista del saccheggio lineare per comprendere come un governo indecente stia per superare la soglia dell’infamia. Si va infatti dalle pensioni di invalidità, agli assegni di maternità, dai sostegni al nucleo familiare, agli interventi sul mantenimento del salario. Macelleria sociale che punta a smontare il welfare superstite colpendo perfino i disabili. Neanche una parola sugli evasori fiscali: 240 miliardi di euro l’anno sottratti all’erario. Silenzio assoluto, ovviamente, sui tagli ai costi della politica. Se non altro ci vengono risparmiate le solite balle sull’abolizione delle Provincie, l’accorpamento dei Comuni, la diminuzione del numero dei parlamentari, ecc. Quindi, non solo la Casta non molla un euro ma toglie ai poveri per mantenere prebende e privilegi.

Fino a quando questi signori pensano di sfidare la sopportazione del Paese? E perché mai il mondo nella bufera dovrebbe dare retta a un vecchio viveur dai capelli tinti e ormai universalmente dato per bollito? Perché i famosi mercati dovrebbero fidarsi di un ministro dell’Economia che si faceva ospitare (in nero) da un collaboratore di non specchiate virtù? Il nostro vero debito sono loro. E
sono loro che andrebbero drasticamente tagliati.

 

 

Pareggio del bilancio nel 2014?? Tutte balle,i mercati non ci cascano:CROLLA MILANO(-3,5%), VOLA IL DIFFERENZIALE CON I BUND TEDESCHI(254 PUNTI), TREMONTI AD UN PASSO DALLE DIMISSIONI

 

L'ASSALTO TREMORTIANO AI "NUOVI POVERI"

"Segnalo i punti, a mio giudizio devastanti, della nuova manovra fiscale per chi ha una partita IVA con il regime dei minimi, cioè con una tassazione minima, visto l'impossibilità di fare grossi fatturati. La nuova norma (Tremonti) prevede che chi ha compiuto 35 anni di età non può più rientrare nei minimi. Peccato che chi non fa grossi fatturati non può passare al regime "normale", in quanto è necessario un fatturato minimo di 35.000 euro l'anno per non fallire (per colpa delle tasse). Chi ha aperto, come me, l'anno scorso una partita IVA per lavorare onestamente pagando le tasse commisurate al volume d'affari, dovrà chiudere. Bisogna anche considerare (per capire meglio la malvagità di tale provvedimento) che usciranno dai minimi 550.000 partite IVA (minimi) su 600.000, cioè quasi tutti. Sottolineo che chi è nei minimi non può passare alla tassazione normale perchè non ha un fatturato sufficiente a garantire l'attivo. Non è la solita polemica per pagare meno, è un fatto di sopravvivenza! Può uno Stato provocare la chiusura di mezzo milione di partite IVA?

Ancora brutte notizie dalla manovra finanziaria 2011: per i lavoratori autonomi e per i possessori di partite IVA addio al regime fiscale dei minimi dopo i primi 5 anni d'attività. Inoltre, saranno tagliati fuori il 90% degli attuali beneficiari: gli autonomi con reddito compreso fra i 20mila e i 30mila euro. A scendere drasticamente, infatti, non sarà solo il forfait fiscale ma anche la platea di chi potrà scegliere questa opzione: da 500 a 50mila contribuenti circa.Ora, solo i neo-imprenditori potranno optare per il pagamento agevolato delle imposte sul reddito, pur divenendo ancor più conveniente: 5% a forfait (e non più 20%) al posto di IRPEF, IRAP, IVA, e tributi locali, esonerando anche dall'adesione agli Studi di settore.

La nuova cedolare secca non porterà dunque benefici ai più, anzi: il risultato, evidentemente, sarà che per tutti quelli che rimarranno fuori vi sarà un incremento della pressione fiscale del 6%-9%, stando alle stime Acta (associazione del terziario avanzato). Di contro il Governo incasserà di più.

Il regime dei minimi rappresentava un vantaggio economico per le imprese con piccoli fatturati e portava con sé anche una cerca riduzione degli adempimenti fiscali che ora verrebbe meno, andando nella direzione opposta a quella dichiarata dallo stesso Governo.

Sempre per il mondo delle partite IVA, si conferma l'intenzione di mettere a punto una norma volta a cancellare le partite IVA inattive da tre anni. Secondo l'Agenzia delle Entrate sarebbero circa due milioni, a detta dell'Ente mantenute in vita per ingannare il Fisco. L'alternativa alla chiusura potrebbe essere il pagamento di una sanzione di 129 euro.

 

Il sospetto c’era già, ma oggi – grazie al servizio Bilancio del Senato – è una certezza: quella presentata in pompa magna da Giulio Tremonti è una manovra a babbo morto. Il famoso azzeramento del deficit non inizia infatti prima del 2013, quando ci sarà un altro governo, e per un terzo non si sa nemmeno come avverrà, essendo affidato ad una fumosa delega fiscale: quest’anno e il prossimo – per contrappasso – il rientro sarà una fuoriuscita visto che la spesa pubblica dovrebbe aumentare di circa 6 miliardi, uno 0,1% più delle maggiori entrate. A spiegare al popolo nel dettaglio il lavoro dei tecnici di palazzo Madama ci ha pensato l’economista Tito Boeri sul sito “lavoce.info”. Intanto i numeri: per arrivare all’azzeramento del deficit entro il 2014 bisogna procedere ad una correzione che vale il 2,3% del Pil, cioè 40 miliardi. Dove li trova il governo? Per 6,6 miliardi arrivano da maggiori entrate, vale a dire le famose tasse, metà dei quali dalla stangata sui dossier titoli che alla fine annullerà “i rendimenti di un investimento in titoli di Stato per 30mila euro”. Sistemati i risparmiatori, si procede coi tagli: 7,4 miliardi a regioni, province e comuni (che alzeranno le loro tasse come hanno già cominciato a fare), 5 miliardi alla spesa sanitaria, sei ai ministeri, uno alle pensioni. A regime le minori spese dovrebbero ammontare a 18,8 miliardi.

Mancano dunque 15 miliardi al miraggio del deficit zero e qui entra in scena il mistero gaudioso della delega fiscale, che poi – come ha scoperto sempre lavoce.info – è scopiazzata da un’altra legge delega già approvata nel 2003 e mai esercitata dall’allora ministro dell’Economia (che poi è lo stesso di adesso). “La delega fiscale – scrive Boeri – dovrà reperire 15 miliardi in aggiunta a quelli necessari per finanziare la rimodulazione delle aliquote Irpef che deve avvenire – secondo quanto sostenuto dal governo – senza peggiorare la situazione di alcun contribuente. Quindi, presumibilmente, la manovra rinviata dovrà mobilizzare 25 miliardi con imposte sostitutive (l’unica spesa cui fa riferimento la delega è quella assistenziale). A conti fatti – spiega l’economista – si tratta di una manovra che grava per quasi due terzi sulle entrate e per un terzo su minori spese”. In sostanza, è la traduzione, “c’è un rinvio (a una legge delega) nel rinvio (ai governi futuri). Speriamo che basti a rassicurare gli investitori”. Non pare aria. I famosi mercati – “l’unica preoccupazione” del ministro dell’Economia, a quanto pare – non sono così facili ad essere tranquillizzati: questo è il senso delle soddisfazioni che si stanno prendendo in questi giorni portando in cielo il rendimento dei nostri titoli di stato (roba che, peraltro, genera altre uscite obbligatorie in interessi sul debito).

Quanto allo sviluppo, dice ancora Boeri, “non c’è nulla se non piccoli rifinanziamenti di fondi infrastrutturali”. Corollario ingeneroso, forse perché l’economista della Bocconi e i tecnici del Senato non sanno che nel capitolo Sviluppo della manovra è spuntato un “fondo-tesoretto” da 5,8 miliardi. Solo che non è come se il governo avesse scoperto una miniera d’oro, ma semplicemente il “conto” su cui vengono scaricati i proventi di tutte le misure fiscali che avranno effetto fin da quest’anno. Per farci che? Potenzialmente tutto, visto che il nome tecnico è “Fondo per interventi strutturali di politica economica”, magari anche un antipasto della riforma fiscale a fini elettorali. Nel 2013 il candidato sarà Alfano, ma nel 2012?

 

Manovra, stangata sui risparmi. La tassa su titoli e bot passa da 34 a 120 euro

 

I vostri sudati risparmi ammontano a poche decine di migliaia di euro o magari anche meno? Non siete speculatori, la Borsa vi mette ansia e l’investimento più rischioso che riuscite a tollerare è quello nei vecchi Bot, Cct o Btp? Bene, cioè male. Perché se avete risposto sì a queste domande dovete sapere che il ministro Giulio Tremonti si è appena inventato un’imposta su misura per voi. Un’imposta che premia i ricchi e gli speculatori e punisce i piccoli risparmiatori, ovvero, nella gran parte dei casi, lavoratori dipendenti o famiglie a reddito medio basso. Sono loro, infatti, i cittadini più colpiti dall’aumento dell’imposta di bollo sul deposito titoli.

Il provvedimento inserito nella manovra appena varata dal governo prevede che questa particolare gabella passi dagli attuali 34,20 euro all’anno fino a 120 euro. È solo un primo passo: dal 2013 l’imposta diventerà di 150 euro per i depositi fino a 50 mila euro e di 380 per i dossier con titoli di valore superiore. È una novità di carattere regressivo, concludono gli esperti. Nel senso che il peso del prelievo diminuisce man mano che aumenta la consistenza del patrimonio gestito. Più chiaro ancora: si tratta di una patrimoniale, ma al contrario: chi più ha meno paga. Nell’ipotesi estrema, ma neppure troppo, che un risparmiatore abbia un deposito titoli del valore di 10 mila euro tutti investiti in Bot a un anno, buona parte del rendimento dei titoli verrebbe assorbito dalla nuova maxi-imposta di bollo.

I Bot annuali infatti fruttano (al netto di tasse e oneri di collocamento) l’1,57 per cento, cioè 157 euro su 10 mila investiti. Questo gruzzolo verrebbe però falcidiato dai 120 euro del bollo. Al nostro ipotetico investitore resterebbero 37 euro. Con l’imposta annuale di 34,20 euro in vigore fino ad oggi il guadagno effettivo ammonta invece a 122,8 euro. Per il piccolo risparmiatore l’effetto Tremonti si traduce in una perdita secca del 70 per cento, pari a 85,5 euro.
Ben diversa la situazione di chi può disporre di un ingente patrimonio. Dai 500 mila euro in su il peso dell’imposta di bollo maggiorata si rivela infatti ben poca cosa. Per chi guadagna migliaia di euro all’anno grazie ai rendimenti dei propri titoli tutto sommato non c’è gran differenza se l’imposta è di 34,20 euro oppure di 120.

Fin qui gli effetti della manovra sui risparmiatori. La stangata del bollo sul deposito titoli avrà però con ogni probabilità effetti concreti anche nei conti delle banche. Alla fine verranno favoriti soprattutto gli istituti che offrono conti di deposito vincolati, tipo Conto Arancio o Che Banca. Sarà un caso, ma tra i gruppi finanziari che di recente hanno puntato alla grande su questo tipo di prodotti c’è anche Mediolanum che proprio poche settimane fa ha aggiornato il suo conto Freedom trasformandolo in un vero e proprio conto di deposito con rendimento garantito per un anno. Assieme al presidente Ennio Doris, il maggiore azionista di Mediolanum altri non è che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. È un caso classico, l’ennesimo, di conflitto d’interessi. Una norma varata dal governo finisce per favorire un’azienda che fa capo al premier. Mediolanum infatti, così come Mediobanca, padrona di Che Banca, e il gruppo olandese Ing (Conto Arancio), ha tutto da guadagnare dall’inasprimento dell’imposta di bollo.

Infatti, i piccoli risparmiatori saranno incentivati a chiudere il loro dossier titoli in banca per puntare tutto sui conti di deposito. Questi ultimi infatti già adesso offrono rendimenti più che concorrenziali rispetto ai titoli di stato. Se poi il magro guadagno garantito dai Bot annuali viene taglieggiato dal nuovo bollo formato XXL, allora è facile immaginare che gli investitori andranno alla ricerca di prodotti più convenienti e relativamente sicuri. Proprio come i conti di deposito. Insomma grandi affari in vista per la coppia Berlusconi-Doris. Grazie a Tremonti, il Robin Hood che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

 

 

La riforma fiscale di Tremonti? Un copia incolla da una legge del 2003

“Un copia incolla da una legge del 2003″, rimasta in larga parte inapplicata. Ecco che cos’è la bozza di riforma fiscale voluta dal ministro Tremonti. Intere parti riprese dalla legge 80 del 2003, voluta dallo stesso Tremonti, presentata nel 2001 e definitivamente approvata due anni dopo. La denuncia arriva dal sito lavoce.info, che in un articolo di Maria Cecilia Guerra elenca la lista dei provvedimenti ricalcati in pieno dal vecchio testo di legge.

Un lavoro di copia incolla talmente accurato che La voce ha potuto persino mettere l’uno accanto all’atro i due testi, in un pdf (scarica il documento) che permette di confrontare le linee economiche dell’attuale governo con quelle varate ormai 8 anni fa.

Servizi, irpef, imposte, i passaggi copiati e rincollati a quasi un decennio di distanza sono tanti che il sito, solitamente molto moderato nei giudizi, spende la parola “desolante” per descrivere il lavoro degli uffici di Via XX Settembre:

Ecco un passaggio del pezzo, che potete leggere integralmente qui:

Il Governo ha approvato una bozza di legge delega per la riforma fiscale. Un documento costruito molto in fretta, con pochi ingredienti, dagli esiti distributivi e di gettito assolutamente incerti. Per rimpolparlo si è allora ricorsi al più classico “copia e incolla” dalla legge delega presentata da Tremonti nel 2001, approvata dal Parlamento nel 2003 e poi largamente non esercitata. Come se nulla, nel frattempo, fosse cambiato nel sistema fiscale erariale, regionale e locale. Il tema del fisco è delicato. Di improvvisazione e pressappochismo non c’è proprio bisogno.

 

però c'è il tempo per inserire NELLA MANOVRA FINANZIARIA A BABBO MORTO, un bel paio di articoli che tutelano LE AZIENDE AVITE DAL PAGAMENTO DI 750 MILIONI PER UN FURTO DI VENT'ANNI FA...Una norma inserita nella manovra economica potrebbe sospendere l’esecutività del mega risarcimento da 750 milioni di euro a carico della Fininvest e a favore della Cir di Carlo De Benedetti, se fosse confermato in appello dai giudici di Milano il verdetto di primo grado sul Lodo Mondadori.

Sospesa in appello l’esecuzione delle condanne civile che superano i 10 milioni di euro e stop in Cassazione per quelle che vanno oltre 20 milioni di euro in cambio di “idonea cauzione”. E’ quanto prevede il testo definitivo della manovra inviato al Quirinale che modifica due norme del codice di procedura civile, in particolare aggiungendo un comma all’articolo 283 e un periodo al primo comma dell’articolo 373.

L’articolo 283 prevede che “il giudice d’appello, su istanza di parte, proposta con l’impugnazione principale o con quella incidentale, quando sussistono gravi e fondanti motivi, anche in relazione alla possibilità di insolvenza di una delle parti, sospende in tutto o in parte l’efficacia esecutiva o l’esecuzione della sentenza impugnata, con o senza cauzione”. Viene aggiunto un ulteriore comma che stabilisce che la sospensione “è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a 10 milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione”.

L’articolo 373 del codice prevede invece che “il ricorso per Cassazione non sospende l’esecuzione della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata può, su istanza di parte, qualora dall’esecuzione possa derivare grave e irreparabile danno, disporre con ordinanza non impugnabile che l’esecuzione sia sospesa o che sia prestata congrua cauzione”. A tale comma viene aggiunto un periodo che stabilisce che “la sospensione prevista è in ogni caso concessa per condanne di ammontare superiore a 20 milioni di euro se la parte istante presta idonea cauzione”.

E’ in questa norma che  potrebbe rientrare la sentenza di appello nella causa sul Lodo Mondadori attesa in questi giorni. In primo grado Fininvest era stata condannata a risarcire al gruppo De Benedetti 750 milioni di euro a titolo di risarcimento del danno subito per la corruzione nella vicenda giudiziaria.

 

Nella totale indifferenza di un paese a macchia di leopardo, dove da una parte ci sono prove di guerra civile, a Parma, a Napoli ed in Val di Susa,e dall'altra abbiamo il totale stordimento feriale estivo, con indebitamento illimitato,di una nazione sfasciata in tante piccole micro nazioni,il circolo esoterico spappolato da corruzione,prostituzione,usura,vara il decreto blindato dalla miliardesima fiducia di correzione finanziaria da 47 miliardi di euro FUTURI, caso unico nella storia. Un Consiglio dei Ministri fiume (durato circa quattro ore) servito a stabilire tre cose: rimangiarsi le promesse sui tagli ai privilegi della Casta, trasformare la manovra in un decreto legge e farlo approvare con il voto di fiducia in aula. Così la manovra correttiva invocata dall’Europa per raggiungere la stabilità nel 2014, si trasforma in un decreto che rinvia lacrime e sangue al prossimo governo. Compresi i famigerati tagli ai costi della politica. Lo ammette anche Silvio Berlusconi in conferenza stampa: “Qualche cosina la abbiamo pensata, ma sono cose di pochissimo conto”. Tutto rimandato al 2014 quando, si lascia quasi scappare Giulio Tremonti, “l’Europa porterà tutto a livello”. Stando a quanto dichiara il guardasigilli, Angelino JOLIE Alfano, invece, appare quasi evidente che siano state approvate le parti del processo breve inserite nella prima bozza della manovra. “E’ stato completato il quadro delle riforme per l’efficienza del processo civile intrapreso dall’inizio di questa legislatura, e vengono adottate misure specifiche per la riduzione del contenzioso pendente”, ha detto il segretario politico del Pdl. “L’efficienza della giustizia civile costituisce una fondamentale leva di sviluppo economico, indispensabile per garantire la competitività”. Ma, garantisce il premier, “abbiamo agito nello spirito del buon padre di famiglia”. Purtroppo, aggiunge, “abbiamo ereditato (???? EREDITATO??? MA SE COMANDA LUI DA 8 ANNI NEGLI ULTIMI DIECI, MA CHE CAZZO DICE STO RIMBAMBITO DEL CAZZO ???!!!) un debito altissimo, al 120%”.

Confermati, come voleva il premier, gli scaglioni della manovra da 47 miliardi spalmati per 1,5 miliardi nel 2011, 5,5 nel 2012 e per i restanti 40 miliardi due tranche nel 2013 e nel 2014.   Cancellato il punto percentuale aggiuntivo all’Iva e, tra l’altro, rivista l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne.

Giustizia.  Nel testo della manovra correttiva finanziaria  è stata inserita una parte legata alla giustizia. I punti qualificanti, ha spiegato il Guardasigilli, “l’obbligo di programmazione del lavoro per i capi degli uffici giudiziari; la semplificazione delle comunicazioni processuali; la semplificazione della decisione in grado di appello; le convenzioni per la formazione professionale dei giovani laureati nei tribunali come assistenti del giudice; gli incentivi economici per gli uffici giudiziari più efficienti nella riduzione dell’arretrato; le misure specifiche per la riduzione e l’accelerazione del contenzioso previdenziale”. Nella manovra, inoltre – prosegue Alfano – sono state approvate anche norme per “la sospensione dei processi penali per gli imputati irreperibili” e una “deroga al divieto di svolgere funzioni requirenti e giudicanti monocratiche, limitata ai magistrati nominati ad agosto del 2010, al fine di coprire le sedi sguarnite”. “Si tratta – conclude Alfano – di norme che contribuiranno all’efficienza del sistema giudiziario coerentemente con gli sforzi compiuti in questi tre anni”.

Tassa sui suv
. Il superbollo è stato praticamente cancellato. Soltanto chi ha auto di lusso pagherà un sovrapprezzo, che ancora non si conosce. La decisione è stata a dir poco travagliata, riferiscono fonti governative, tanto che sul punto si è perso molto tempo durante il Consiglio dei ministri. Il sottosegretario Casero ha annunciato che la tassa sui Suv era stata cancellata, poi Berlusconi in conferenza stampa l’ha corretto dicendo che era stata mantenuta in forma lieve, infine il ministro per i Beni culturali, Giancarlo Galan ha riferito che pagheranno “una tassazione maggiore” solamente “le auto di lusso”, le altre no “altrimenti sarebbe stato colpito anche chi non lo meritava”. Alla fine è stato stabilito che pagheranno solamente le auto con oltre 225 kw contro i 170 inizialmente previsti.

Iva. Non c’è l’incremento dell’Iva dell’1% sulle aliquote più alte, nel ddl delega della riforma fiscale, come invece ipotizzato da alcune indiscrezioni. Secondo la bozza del provvedimento entrata al Cdm la
riforma dell’imposta sul valore aggiunto si articola attraverso una “revisione graduale delle attuali aliquote, tenendo conto degli efeftti inflazionistici prodotti da un aumento”.

Visite fiscali
. Stretta sulle assenze dei dipendenti pubblici. Con le nuove disposizioni contenute nella bozza della manovra, la visita fiscale per assenza per malattia arriverà “sin dal primo giorno, quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative”. In precedenza, il controllo poteva essere disposto “nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative” dell’amministrazione.

Pensione donne
. Sale, con tempi e modalità soft, l’età pensionistica delle donne nel settore privato. A partire dal 2020, ci vorrà un mese di più, cioè 60 anni e un mese, per andare in pensione: è quanto si legge nella bozza della manovra, che spiega come i requisiti anagrafici verranno poi aumentati di due mesi a partire dal primo gennaio 2021, per poi proseguire in modo progressivo fino all’ultimo scaglione, fissato al primo gennaio 2032.

Cinque per mille. Introdotta la possibilità di destinare il 5 X mille alla cultura. Secondo quanto si apprende da ambienti ministeriali a partire dal prossimo anno e quindi per la dichiarazione che si farà nel 2012 a proposito dei redditi 2011 i cittadini italiani potranno destinare il 5 X mille ai soggetti annessi al reparto. In particolare il testo prevede l’introduzione di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali tra le finalità della destinazione del 5 X mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Ticket sanitario
. Misure di compartecipazione sui farmaci dal 2014 e parte dello sfondamento della spesa farmaceutica ospedaliera, in continuo aumento negli ultimi anni, a carico delle aziende del farmaco. Dal 2014, per “assicurare, nel rispetto del principio di equilibrio finanziario, l’appropriatezza, l’efficacia e l’economicità delle prestazioni”, scatteranno “misure di compartecipazione sull’assistenza farmaceutica e sulle altre prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale, aggiuntive rispetto a quelle eventualmente già disposte dalle Regioni”. Queste ultime «possono adottare provvedimenti di riduzione delle misure di compartecipazione, purchè assicurino comunque, con misure alternative, l’equilibrio economico finanziario, da certificarsi preventivamente da parte del Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza e dal Tavolo tecnico» in materia. “In materia di assistenza farmaceutica ospedaliera – si legge poi nell’ultima bozza circolata – al fine di consentire alle Regioni di garantire il conseguimento degli obiettivi di risparmio programmati compatibili con il livello di finanziamento previsto, dal 2013, con regolamento da emanare entro il 30 giugno 2012, sono disciplinate le procedure finalizzate a porre a carico delle aziende farmaceutiche l’eventuale superamento del tetto di spesa a livello nazionale”. Alle aziende toccherà coprire fino a un massimo del 35% di tale sforamento, “in proporzione ai rispettivi fatturati per farmaci ceduti alle strutture pubbliche, con modalità stabilite dal regolamento” che sarà emanato.

 

Leggi la bozza di delega per la riforma assistenziale e previdenziale

Sistema pensionistico -
Per quel che riguarda il capitolo pensioni, il decreto per la correzione dei conti pubblici riporta nero su bianco lo sotp alla rivalutazione nel biennio 2012-2013 delle pensioni superiori a cinque volte il minimo, ossia 2.300 euro al mese. Per le pensioni più basse - tra 1.428 e 2.380 euro al mese - la rivalutazione che tiene conto del tasso di inflazione sarà invece pari soltanto al 45%: in sostanza si mettono la mani in tasca anche a chi percepisce le pensioni più basse. Secondo i dati diffusi dall'Istat, nel 2009, i pensionati titolari di un assegno previdenziale superiore ai 2mila euro equivalgono al 15,6% del totale. Questo pacchetto di misure, nel triennio 2012-2013, dovrebbe garantiere una minor spesa cumulata pari a 2,2 miliardi.

Età minima pensionabile - Ma la mazzata sulle pensioni non riguarderà soltanto la rivalutazione degli importi previdenziali.
Infatti, dal 2014, si allungherà l'età minima pensionabile di almeno tre mesi a causa dell'anticipazione dell'agganciamento automatico alle speranze di vita. La misura, nei fatti, si traduce in una fase di prima attuazione in un posticipo di tre mesi del momento del pensionamento: il risparmio per le casse dello Stato sarà pari a 200 milioni nel 2014. Il risparmio cumultavio, invece, tra il 2014 e il 2020 è stimato intorno a 2 miliardi di euro. C'è poi il capitolo del risparmio sul lungo periodo, dal 2021 in poi, quando partirà il graduale incremento del requisito per il pensionamento delle lavoratrici del settore privato. Tra il 2021 e il 2030 i risparmi cumulati arriveranno a 13 miliardi; nel decennio successivo (2030-204) si dovrebbero aggiungere altri 19 miliardi di minore spesa.

Riforma assistenza - Per quel che riguarda la riforma dell'assistenza, la 'ratio' è differente: il fine è tagliare i sussidi ai 'furbetti' per dare soldi a chi più ne necessità. Ma per farlo sarà necessaria una rivoluzione e una razionalizzazione di tutto il sistema, con ricadute anche sul fronte della previdenza. Così, per esempio, la revisione dei criteri per le invalidità, ma anche gli indicatori della situazione economica di ciascun cittadino e dei requisiti reddituali e patrimoniali che servono per l'erogazione delle prestazioni, verranno rivisti.
E con loro verranno rivisti anche i principi attuali per l'assegnazione delle pensioni di reversibilità, tramandate ai coniugi, che costano ogni anno ben 34 miliardi di euro alle casse dello Stato.

Le critiche di Bonanni - Sulla sforbiciata alle pensioni sono subito piovute le critiche. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha spiegato che "il provvedimento deve essere corretto. La norma della manovra economica che riduce la rivalutazione delle pensioni per la fascia da tre a cinque volte il trattamento minimo, tenendo conto dell'inflazione, rende ancora più vulnerabili quei pensionati che negli ultimi quindici anni hanno già visto ridursi il potere di acquisto delle loro pensioni. Non solo ci aspettiamo subito un chiarimento - ha aggiunto -, ma il Parlamento, nel percorso di approvazione della manovra stessa, potrà correggere questa palese iniquità, individuando nella riduzione dei livelli amministrativi, negli sprechi e nei costi impropri della politica, la copertura necessaria per dare soluzione ad un provvedimento ingiusto e socialmente non sostenibile".
La manovra da oltre 40 miliardi, che i consulenti (precari) del ministro dell’economia Tremonti stanno scrivendo sotto dettatura in queste ore a Roma, è una vera e propria ghigliottina per tutti i precari italiani. La sua lama è montata alla rovescia. Sotto i suoi articoli infatti non cadranno odiosi privilegi e vergognose esenzioni, pensioni oltre i 3 mila euro mensili e stipendi pubblici da 100 mila euro all’anno, ma vittime precarie.

Quella che il ministro socialista Brunetta ha definito la
parte peggiore del Paese e che il riformista Padoa Schioppa aveva definito “bamboccioni”, è oggetto di un attacco all’arma bianca. Mascherato dalla quantità di misure più disparate previste, dalla divisione per capitoli, ignorato da giornalisti e media che non hanno interesse a diffondere il panico, ma che ferisce in profondità le carni di intere generazioni precarie. Il dolore brucerà forte, e le ferite non sono più scalfitture ma incidono i tendini, strappano i muscoli: un attacco in piena regola.

Vediamo allora con quali fendenti Tremonti e il Governo, con molte sponde in sindacati e partiti della sedicente opposizione, infieriscono. Il primo colpo diretto, una lama in pieno stomaco, è
l’aumento dei contributi all’Inps 2, quella sfigata dei co.co.co e dei contratti a progetto. Quella che non ti dà diritto al sussidio di disoccupazione e nemmeno alla cassa in deroga. Leggasi: ti stanno fregando i soldi, visto che non servirà a dare nemmeno 300 euro al mese di pensione mensile ai precari che a 70 anni saranno ancora in vita. I contributi risucchiati dal 12,5% della retribuzione nel 1999 sono quasi triplicati in meno di 15 anni. Le trattenute dal 27,5% attuale passeranno al 33% della retribuzione. L’aumento secco è del 5,5%. Indovinate chi metterà i soldi? Non saranno certo le imprese ad aumentare del 5,5% le retribuzioni, ma i precari a progetto che vedranno ridursi della stessa cifra i loro compensi mensili.

Lo stop del turn over in tutto l’enorme mare della Pubblica Amministrazione è la seconda coltellata inferta ai precari che si possono scordare la stabilizzazione.
Stop del turn over si traduce in stop alle stabilizzazioni visto che di nuovi concorsi non se ne parla nemmeno. Quindi in precarietà permanente, se va bene se no ciccia, per centinaia di migliaia di precari a tempo determinato. Per i precari assunti indirettamente da enti locali, tramite cooperative, agenzie, associazioni, fondazioni e tutte quelle fantastiche invenzioni che sarebbero da chiamare privatizzazioni ma sono state riverniciate col più mite termine di “sussidiarietà”, si prospettano coltellate indirette ancora più pesanti. Saranno subito loro, e non i tempi indeterminati, a subire gli effetti dei tagli ai trasferimenti ai comuni. Cioè ai servizi sociali, non ancora definiti in quantità, ma sicuri.

Anche la “cipponata” indiretta dell’
aumento del ticket sulle visite specialistiche colpirà, di striscio, i precari. Mentre la previsione di far pagare i codici bianchi dei pronto soccorsi, è un colpo di punta, che può far molto male a seconda dei casi. Infatti per moltissimi nomadi della precarietà, l’impossibilità di cambiare residenza e medico curante in pochi mesi di contratti, si traduce spesso in difficoltà di farsi curare e ricorso alle medicazioni di Pronto Soccorso. Che d’ora in poi dovranno essere pagate.

Dalle fonti interne al ministero, per ora, non esce di più. Ma sono convinti che in ultima battuta, magari a freddo, sfruttando la disattenzione dei mesi estivi, qualche altro taglio potrà colpire i precari. Destinati ancora una volta a farsi carico dell’ingordigia, delle ruberie e dell’incapacità delle classi dirigenti e sindacali della prima e della seconda repubblica. Obbligati, se vogliono davvero uscire dal futuro/buco nero nel quale li hanno ficcati, ad agire in prima persona. Senza mediatori. Del resto come ti può salvare chi ti ha caricato di debiti ancora prima che tu nascessi? Come fidarsi di chi parla di diritti di ieri, mentre non ha fatto nulla per garantirli oggi ai precari?

 

 

COME CANCELLARE 1/4

DI DEBITO PUBBLICO ITALIOTA?

 

Uno Stato che si fa rubare più di 565 miliardi di euro all’anno non è in crisi: è una nazione di deficienti! Con un improbo sforzo aritmetico, ho cercato di mettere insieme il dato complessivo di quanto ci costa il malgoverno della Casta. Ho cercato anche di separare in modo razionale le voci di questo bilancio della vergogna. Ecco i risultati dello spreco di Stato:

Evasione fiscale: 120 miliardi di euro l’anno; 3 milioni di lavoratori in nero: più di 50 miliardi.
La corruzione di politici e funzionari pubblici ci costa 60 miliardi.

C’è poi la voce sprechi: se accorpiamo i Comuni con meno di 5.000 abitanti, sciogliamo province e Comunità Montane, razionalizziamo i consumi energetici, rendiamo più efficiente l’amministrazione pubblica (ad esempio, con l’adozione di software open source e con prezzari unificati per gli acquisti e gli appalti), semplifichiamo la burocrazia, dimezziamo il numero dei parlamentari, abbassiamo i loro stipendi e vitalizi, diminuiamo del 90% le auto blu, aboliamo il finanziamento ai partiti e ai giornali, riduciamo le regalie alla Chiesa Cattolica, smettiamo di andare a sparare all’estero, non compriamo altri cacciabombardieri e annulliamo le grandi opere inutili, possiamo ipotizzare di mettere insieme almeno altri 50 miliardi (stima molto prudenziale).
E siamo a più di 280 miliardi sperperati dallo Stato italiano ogni anno.

Il non funzionamento dello Stato Italiano è però causa della perdita di un altro fiume di denaro (nostro).
Le mafie fatturano circa 135 miliardi di euro.
Gli incidenti sul lavoro ci costano 43 miliardi all’anno.
Estorsioni e usura 24 miliardi.
La contraffazione delle merci 18 miliardi.
I crac finanziari più di 5 miliardi all’anno (media degli ultimi 10 anni).

C’è poi il costo economico della burocrazia per imprese e famiglie, le lungaggini burocratiche, le piccolissime imprese che vengono strozzate sul nascere dai bizantinismi autorizzativi… E poi c’è la lentezza della giustizia che rende improbabile recuperare i crediti, premia i truffatori e ogni sorta di furbi che usano i cavilli legali per fregare la gente onesta e toglie agli investitori stranieri la voglia di impiantare imprese in Italia… Un danno immenso, difficile da quantificare, quindi stiamo molto bassi, per non farci accusare di esagerazioni, e conteggiamo “solo” 60 miliardi di euro.
E fanno 285 miliardi di euro. Per un totale di 565 miliardi di euro all’anno.

Quanto ci costa il circolo vizioso?
Ma volendo fare un discorso di ampio respiro dobbiamo anche calcolare che un sistema che premia evasori fiscali, mafiosi, truffatori, corrotti, distrugge risorse con lo spreco, le lentezze burocratiche e penalizza i più abili e i più onesti premiando la feccia della nazione, uccide immerse risorse potenziali.
Quantificare questo danno indiretto è impossibile, ma sicuramente l’Italia sarebbe decisamente più ricca e felice se le cose funzionassero un po’ meglio.
Ma anche restando ai numeri quantificabili il nostro totalone da 565 miliardi di euro (più di un milione di miliardi di lire) fa paura.
Se solo riuscissimo a ridurre questa emorragia di un decimo all’anno saremmo ricchi e cancelleremo il debito dello stato (1.800 miliardi di euro) in pochi anni.
Che fai, t’incazzi o fai finta di niente?

 

NELLA MANOVRA CODICILLI PER COLPIRE TELECOM SULLA GESTIONE DELLA RETE PER LA BANDA LARGA ALLO SCOPO DI IMPEDIRLE DI INGAGGIARE GIORNALISTI SCOMODI AL PEDERASTA DI OTTANT'ANNI,NELLA MANOVRA UNA CERTA VOLONTA' DI CONTROLLARE LA RETE ALLA CINESE. La rete Anonymous ha posto sotto attacco il sito dell'Autorità garante per le comunicazioni, nel nome della libertà per Internet. In particolare, si denuncia: "L'Agcom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d'autore.
L'Autorità potrebbe sia irrogare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non eseguisse gli ordini di rimozione, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare determinati siti web in modo da renderli irraggiungibili dall'Italia. Il tutto senza alcun coinvolgimento del sistema giudiziario. Questa normativa dovrebbe entrare in vigore tra pochi giorni. Per questo chiediamo l'aiuto di tutti in questa protesta" contro misure che minano "alle fondamenta il diritto di avere una Rete libera e imparziale".

Sotto tiro sono le disposizioni contenute nella delibera 1 dell'Agcom 668/2010, che sarà approvata il prossimo 6 luglio, e che potrebbe rendere il nostro il primo Paese al mondo in cui un'autorità amministrativa può ordinare, "alla fine di un procedimento sommario, la cancellazione di un contenuto multimediale dallo spazio pubblico telematico", denunciano gli attivisti riuniti nell'iniziativa Sitononraggiungibile. In base al regolamento dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nel caso in cui dovesse essere riscontrata una violazione del copyright, il gestore del sito sotto osservazione avrebbe 48 ore di tempo per rimuovere il contenuto. Dopo un contraddittorio tra le parti da svolgersi nell'arco di cinque giorni, il Garante potrebbe disporre la cancellazione dei contenuti.

"L'attacco al sito dell'Agcom, che fornisce un servizio ai cittadini (consumatori, utenti, imprese) è un gesto che danneggia tutti e fa riflettere su come qualcuno intenda il concetto di libertà", commenta l'Agenzia in una nota chiarendo che "Qualsiasi provvedimento in materia di tutela del copyright sarà adottato dopo un procedimento caratterizzato dalla più ampia e interattiva consultazione e dalla massima trasparenza e sarà aperto ai contributi costruttivi di chiunque persegua una linea di disponibilità al democratico confronto". Per Agcom, "l'unica vittima di questa compagna è l'Autorità che, da parte sua, ha invece scelto la via democratica di un'amplissima partecipazione, del più aperto dibattito e della consultazione di tutte le parti".

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LA LUNGA SCIA DEL DEBITO E DEL SANGUE

In ormai troppi paesi i conti pubblici sono al collasso. I PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) sono sempre in prima fila, ma la black list si allunga. Ad esempio l'agenzia Standard & Poor's ha abbassato il "voto" sulle prospettive economiche degli Stati Uniti portandolo da "stabile" a "negativo". Il Giappone, pur disponendo di un surplus che gli permette di acquistare buona parte del debito americano, è in coma da quindici anni e adesso è anche colpito da una crisi aggiuntiva dovuta a cause "innaturali". Il terremoto sociale che ha investito il Nordafrica e il Medio Oriente ha origine nell'impossibilità generale di assicurare una vita decente, o anche solo una vita, alle popolazioni. Sono in pericolo filiere produttive globalizzate che vanno dall'energia alla componentistica, dagli alimenti ai servizi. La malattia è globale e viene trattata con espedienti locali. Il Capitale non può fare diversamente, ma ciò non può funzionare. La società dello spettacolo ci comunica che Osama bin Laden è stato frettolosamente ammazzato e buttato in mare. Avevano fatto pensare a caverne in montagna e salta fuori un castello - pardon, compound - vicino a una base militare. La distinzione tra "vero" e "falso" si fa sempre più aleatoria, come del resto prevede la guerra dell'informazione e della disinformazione, ma non si può fare a meno di pensare a storici processi di fine guerra, a cominciare da quello di Norimberga. Se il processo non c'è, vuol dire che la guerra deve continuare. Non importa se con al Zawahiri, con il mullah Omar o con qualche più giovane combattente meglio adatto ai tempi che corrono. La "guerra infinita" non è una teoria borghese, è una necessità di classe.In alcune città della Libia la rivolta e l'inevitabile repressione si sono trasformate velocemente in guerra civile. Non essendo in grado di contrastare i soldati e i mercenari gheddafiani, gli insorti hanno dovuto invocare l'intervento esterno, che ovviamente ha un prezzo. Come insegna Pontecorvo nel bellissimo film Queimada, il partigiano è cercato dall'imperialista, il quale lo usa e lo getta quando non gli serve più. Gli americani sono soliti applicare questo giochetto dal 1898, quando usarono la guerriglia antispagnola per prendersi le Filippine. Solo che i guerriglieri borghesi rivoluzionari erano ben altra cosa rispetto alle pavide e vendibili frazioni odierne in lotta fra loro.In Siria stiamo assistendo ad un vero e proprio bagno di sangue: carri armati nelle strade, cecchini sui tetti, rastrellamenti e torture. Che faranno i paladini occidentali delle "guerre umanitarie"? In Iraq, Afghanistan e Libia l'ossimoro maledetto sta già mostrando troppi limiti, mentre l'ondata di ribellione sociale sta già globalizzando i conflitti, che si tramutano assai velocemente in nuovi impegni militari. Gli esportatori di democrazia stanno a guardare minacciando blande sanzioni. La capacità repressiva di Damasco deve però fare i conti con la situazione interna: il governo è sostenuto da una minoranza etnica che controlla solo la polizia, l'esercito di leva non è affidabile, il ricorso all'abituale estrema violenza non può essere una soluzione in un contesto generale come quello di oggi. Ci eravamo chiesti, in relazione alle manifestazioni "verdi" in Iran, quale fosse l'atteggiamento del proletariato. Secondo il regime pretesco esso era rimasto a fianco del governo e dell'autorità religiosa, mentre i manifestanti non erano che dei venduti all'Occidente. Da tale presupposto vari sinistri nostrani avevano tratto conclusioni alquanto sballate sulla natura della rivolta. Notizie dirette, rintracciabili anche sul Web, dimostrano che il proletariato in Iran non ha mai smesso di lottare da quando spazzò via la satrapia dei Pahlevi. Alla vigilia del Primo Maggio l'unione di 7 associazioni di lavoratori iraniani ha annunciato la partecipazione alla giornata internazionale di lotta, con rivendicazioni proprie in tema di salario e libertà di organizzazione. Come in Egitto, in conseguenza di centinaia di scioperi, il governo iraniano ha scatenato la repressione. Ma sui giornali borghesi appaiono soltanto notizie sulla ribellione della piccola borghesia riformista. Come sempre, quando la collera proletaria sta per esplodere la borghesia reprime ed esorcizza.Il Brasile si è trasformato in un grande cantiere. Il "Programa di Aceleraciòn del Crecimiento" (PAC) è il più esteso piano di costruzioni da quando Brasilia fu fatta sorgere dal nulla. Esso comprende grandi opere per il campionato mondiale di calcio (2014), per le Olimpiadi (2016), per strade, ferrovie, dighe, centrali e impianti petroliferi. Per un piano così vasto, alla cinese, le grandi imprese internazionali che appaltano i lavori adottano metodi di sfruttamento conseguenti, appunto alla cinese, per centinaia di migliaia di lavoratori. Così uno sciopero scoppiato nei cantieri per la centrale di Belo Monte a Jirau si è presto trasformato in rivolta, la quale si è estesa ad altri cantieri fino a coinvolgere 80.000 proletari. Le distruzioni, gli incendi, le scorrerie e soprattutto l'assenza di rivendicazioni specifiche di un movimento violentissimo quanto anonimo hanno preso alla sprovvista sia il governo che i sindacati ufficiali.

Un altro lavoratore della compagnia telefonica francese s'è tolta la vita. Sono finora 60 i lavoratori del gruppo "suicidati" dal 2008 a oggi (fonte: Cfe-Cgc). France Telecom, in cui lo Stato detiene la maggioranza, conta quasi 200.000 lavoratori in diversi paesi. Dal 2004 la direzione ha lanciato un piano per ridurre i dipendenti di 22.000 unità e lo ha sostenuto con pressioni selvagge fatte passare per flessibilità. I sindacati accusano il management, ma non sono più nemmeno in grado di capire che per almeno un secolo e mezzo i proletari, piuttosto di ammazzare sé stessi, avrebbero ammazzato i padroni. Lottavano durissimamente e orgogliosamente non per il lavoro ma per una riduzione del tempo di lavoro, come si dovrebbe ricordare ogni Primo Maggio, giornata internazionale di lotta per quell'obiettivo.

 

 

 

 

AL QUAEDA: LE ORIGINI E IL SOSTEGNO STATUNITENSE

 

IL RUOLO DI AL ZAWAIRI ED IL FILONE EGIZIANO

 

 

AL QUAEDA IN IRAQ (2003-2006)

Abu Mus‘ab al- Zarqawi (arabo: ﺍﺑﻮ ﻣﺼﻌﺐ ﺍﻟﺰﺭﻗﺎﻭي, Abū Muṣʿab al-Zarqāwī ; 30 ottobre 1966  7 giugno 2006) è stato un terrorista internazionalegiordano di origine palestinese.

Era originario della città di Zarqāʾ, una povera città industriale a nordest di Amman, sede del più antico campo profughi palestinese creato dalla Croce Rossa nel 1948, che oggi ospita ancora 18.000 persone. Al-Zarqāwī è uno pseudonimo, il suo nome vero era probabilmente Ahmad Fāḍil al-Nazāl al-Khalāʾil (arabo: أحمد فاضل النزال الخلايل‎). In quanto probabile militante islamico, al-Zarqāwī è stato sospettato di violente opposizioni alla presenza nel mondo islamico di Stati Uniti, Israele e delle forze armate alleate occidentali.

È sospettato da alcuni come un associato ad al-Qāʿida, di Osama bin Laden, e capo del gruppo Ansār al-Islām basato in Iraq. Il Segretario di Stato statunitense Colin Powell ha descritto al-Zarqāwī come un "attivista di al-Qāʿida". Il maggiori ufficiali statunitensi lo hanno descritto come uno "jihadista indipendente". Altri descrivono le azioni di al-Zarqāwī come concorrenti con quelle organizzate da al-Qāʿida, anche se con scopi simili. In ogni caso al-Zarqāwī ha probabilmente partecipato ad azioni violente contro i militari statunitensi in Iraq e contro un diplomatico USA in Giordania.

Come risultato, il governo degli Stati Uniti ha offerto una ricompensa di 25 milioni di dollari a chiunque avesse fornito informazioni utili alla sua cattura. La stessa cifra è stato offerta per la cattura di Osama bin Laden prima del marzo 2004. Un'ipotesi accreditata ritiene che al-Zarqāwī ha avuto, fino alla sua uccisione, più potere di Bin Laden a causa della sua maggiore visibilità come leader dell'insurrezione contro i militari USA e il governo provvisorio dell'Iraq, considerando inoltre la possibilità che Bin Laden non sia più in vita o che sia forse impossibilitato a comunicare con i suoi seguaci. Il 21 ottobre 2004 al-Zarqāwī ha annunciato ufficialmente la sua lealtà ad al-Qāʿida. Il 28 dicembre 2004, in un messaggio trasmesso da un'emittente radio del Qatar, Osama bin Laden avrebbe nominato al-Zarqāwī "comandante (emiro) di al-Qāʿida in Iraq".

Abū Musʿab al-Zarqāwī è considerato da molti come leader della Jamā'at al-Tawhīd wa al-Jihād (Gruppo per l'Unità [di Dio] e il Jihād), una rete insurrezionale operante in Iraq. Secondo alcuni rapporti egli fu arrestato dal governo iraniano e, insieme a molti altri sospetti alti membri di al-Qā'ida, fu offerto al governo statunitense nel quadro di un accordo che non fu però mai portato a conclusione. [1]. Secondo altre voci rivelatesi infondate, al-Zarqāwī fu considerato morto dopo il 2001, in quanto a lungo egli non comparve in alcun documento filmato.

Decapitazione di Nicholas Berg

Nel maggio 2004 è stata diffusa una videocassetta in cui un gruppo di cinque uomini decapitavano l'ostaggio civile statunitense Nicholas Berg. L'uomo che, al termine della lettura di una dichiarazione, eseguiva materialmente la decapitazione usando un coltello sembra essere al-Zarqawi. Nella sua dichiarazione egli dichiarava che l'uccisione dell'ostaggio avveniva perritorsione contro gli abusi perpetrati contro i detenuti iracheni nel carcere di Abu Ghraib.

Il 15 ottobre 2004, il Dipartimento di Stato americano ha aggiunto al-Zarqāwī e il gruppo Jamāʿat al-Tawhīd wa al-Jihād alla sua lista di organizzazioni terroristiche estere, e ha ordinato il congelamento di tutti i capitali che il gruppo potrebbe avere negli USA.

Il 24 maggio 2005 un sito islamico ha diffuso una nota secondo cui un sostituto avrebbe assunto il commando di al-Qāʿida, mentre Abū Musʿab al-Zarqāwī si ristabiliva delle ferite sostenute durante un attacco. Pochi giorni dopo il governo iracheno ha confermato il ferimento di al-Zarqāwī da parte delle forze statunitensi, anche se il battaglione non si era reso conto del fatto. La gravità delle ferite non è nota, anche se qualche sito radicale islamico ha chiesto di pregare per la sua salute. Secondo altri rapporti un ospedale locale avrebbe curato un uomo con gravi ferite, sospettato di essere al-Zarqāwī, che in seguito avrebbe lasciato l'Iraq per un paese confinante in compagnia di due medici. Le stesse fonti considerano questa una prova concreta del fatto che al-Zarqāwī stesse morendo. Tuttavia più tardi il sito radicale islamico ha ritrattato il rapporto sulle ferite di al-Zarqāwī e ha sostenuto che egli fosse in piena salute.

[modifica]L'azione militare che ha portato al decesso

Abū Musʿab al-Zarqāwī è stato ucciso durante un attacco aereo congiunto compiuto da forze statunitensi e giordane il 7 giugno 2006 in una casa vicino a Ba‘qūba. [2] Secondo quanto riferito da fonti militari USA, al-Zarqāwī sarebbe sopravvissuto alle immediate conseguenze dell'attacco, morendo poi subito dopo in seguito alle ferite riportate.

Al-Zarqāwī era l'uomo più ricercato in Iraq. Secondo il Pentagono, l'uccisione di al-Zarqāwī costituisce un grave colpo all'insurrezione, e spera che la sua morte abbia un effetto demoralizzante sugli insorti iracheni, in quanto egli è stato l'artefice di numerosi attacchi, si calcola 800.[3], anche se il numero due di al-Qā‘ida, il medico egiziano Ayman al-Zawāhirī ha preannunciato che il posto di al-Zarqāwī sarebbe stato presto occupato da altri "eroici combattenti".

Diverse notizie diffuse a mezzo stampa parlarono con maggiore o minore certezza della morte di Al Zarqawi in altre occasioni:

  1. 8 novembre 2004: Fallujah (v.[1] e comunicato stampa ufficiale della Casa Bianca;

  1. novembre 2005: ([2])a Mossul dove nel luglio 2003 furono uccisi ʿUdayy e Qusayy, figli di Saddam Hussein;

  1. 8 giugno 2006: Operazione Matador a Qaʾim, città al confine con la Siria (v.[4]).

 

AL QUAEDA ALL'ATTACCO DEL MONDO: ESPANSIONE E RIDIMENSIONAMENTO

 

IL RIFLUSSO DEL CLUB D'ELITE ISLAMICO E LA NASCITA DEI MOVIMENTI DI RETE

 

Le rivolte nel mondo arabo contro le insopportabili condizioni di vita si stanno organizzando, e tendono a trasformarsi in insurrezioni. La repressione non è finora riuscita a spegnere questo generalizzato incendio sociale. Dopo la Libia anche lo Yemen sembra avviarsi verso la guerra civile, la Siria segue a ruota con il Bahrein. Quest'ultimo è stato praticamente annesso manu militari dall'Arabia Saudita. La Turchia, che cerca di vestire i panni del mediatore, non riesce a controllare la propria popolazione a cominciare dal forte proletariato. Ogni rivolta particolare è un piccolo tassello di quella generale e questa a sua volta ci ricorda che la rivoluzione non dorme mai.

 





SOLIDARNOSC E I SOLDI DI ROBERTO CALVI:LO IOR,MARCINCUS,LA MAFIA DI PIPPO CALO',LA DISTRUZIONE DEL BANCO AMBROSIANO,L'UCCISIONE DI CALVI,IL LEGAME CON LA LOGGIA MASSONICA P2,LE TRAME CONTRO LO STATO ITALIANO

A confermare l’appoggio di Giovanni Paolo II al movimento polacco Solidarnosc è nel libro lo stesso Lech Walesa. Nel biennio 1980-1981 il Banco ambrosiano, tramite il suo presidente Roberto Calvi inizia a versare capitali enormi al sindacato di Wałęsa. Tutto è avviato nella più assoluta segretezza. La cittadella di Solidarnosc ha bisogno di aiuto; la battaglia di resistenza in Polonia è solo una tappa nel più impegnativo confronto con l’impero sovietico. Insieme a Roberto Calvi, deus ex machina dell’intera operazione è Marcinkus, l’anima nera dello Ior, la banca del Vaticano. Marcinkus sarà la figura chiave della politica di papa Wojtyla contro il comunismo. Una battaglia da vincere con ogni mezzo. Anche soldi sporchi, passando per i paradisi fiscali. Con Roberto Calvi, Marcinkus imbastisce una rete di società fantasma nei paradisi fiscali di mezzo mondo, dove arrivano fiumi di soldi. Forte della benedizione vaticana, Calvi allaccia relazioni pericolose con Michele Sindona e il giro della Loggia P2, di cui è affiliato. Giacomo Botta, dirigente del settore esteso del Banco Ambrosiano racconterà ai magistrati: «Già nel 1977-1978, quando divenni consigliere [del Banco ambrosiano di Managua], Calvi mi disse che il gruppo che controllava il pacchetto di controllo dell’Ambrosiano era lo Ior, che deteneva all’estero una consistente partecipazione del Banco. Seppi anche che le società che a quell’epoca l’Ambrosiano di Managua finanziava erano del Vaticano. Calvi probabilmente intendeva mettermi al corrente di questi segreti che lui tutelava gelosamente e intendeva altresì giustificare i finanziamenti, dicendo che erano imposti dal Vaticano, che era in sostanza il padrone del Banco ambrosiano». Panama, Bahamas, Lima, Managua. Arriva da lì il tesoro per sostenere Solidarnosc. Roberto Calvi fugge all’estero, braccato dai creditori. Finirà la sua corsa il 17 giugno 1982 sotto un ponte di Londra, appeso a una corda con dei mattoni nelle tasche. Solo pochi giorni prima scriverà una lettera drammatica, indirizzata a sua santità Giovanni Paolo II. Una lettera che fotografa un pezzo importante di storia italiana e ci dice anche che Wojtyla non poteva non sapere.

LA P2 E I SOLDI DELLA MAFIA

Anche la Loggia P2 approvava i finanziamenti «anticomunisti» al sindacato polacco. Ricorda Licio Gelli: «Nel settembre 1980 Calvi mi confidò di essere preoccupato perché doveva pagare una somma di 80 milioni di dollari al movimento sindacale polacco Solidarnosc, e aveva solo una settimana di tempo per versare il denaro». Perfino la mafia sarebbe coinvolta nel progetto del papa di fare a pezzi il blocco comunista. Dagli atti giudiziari del processo Calvi emerge infatti che nella lotta al comunismo sarebbero stati investiti anche soldi frutto delle speculazioni edilizie della mafia in Sardegna. Il pm Luca Tescaroli – intervistato da Pinotti e Galeazzi – ha maturato nel corso degli anni una conoscenza unica del complesso mondo delle finanze vaticane e dei rapporti malati che in quegli anni il papato non disdegnò di intrattenere. Tescaroli è stato il primo magistrato che, con il suo lavoro, è riuscito a evidenziare come la banca di riferimento del Vaticano, strettamente legata allo Ior, fosse divenuta negli anni Settanta e Ottanta strumento del riciclaggio di denaro mafioso. Soldi utilizzati dal papato per contrastare il comunismo nell’Est europeo e in America Latina. Nel libro il pm ha raccontato aspetti inediti in merito: «Roberto Calvi, nel subentrare a Michele Sindona, risultò svolgere una funzione di volano tra i vecchi e i nuovi equilibri strategici avvicendatisi in seno a Cosa nostra, a seguito della cosiddetta ultima guerra di mafia.
Se Calvi avesse messo in atto il manifestato proposito di riferire quanto a sua conoscenza, avrebbe svelato il canale di alimentazione del Banco ambrosiano, rappresentato dalle risorse finanziarie provenienti da Cosa nostra, e la destinazione dei flussi di quel denaro, ivi compresa quella del finanziamento del sindacato Solidarnosc (di cui ha parlato Salvatore Lanzalaco), e ai regimi totalitari sudamericani (ai quali fece espresso riferimento Calvi in alcune lettere dallo stesso sottoscritte). Finanziamento attuato nell’interesse di una più ampia strategia del Vaticano, volta a penetrare nei paesi comunisti dell’Est europeo e a congelare l’avanzata comunista nell’America Latina. Cosa nostra e, certamente, Calò non potevano accettare che emergesse e venisse rivelata agli inquirenti quella tipologia di attività illecita, volta a far convogliare flussi di denaro mafiosi in quelle direzioni, e l’attività di riciclaggio che attraverso il Banco ambrosiano veniva espletata.»

ALTRO CHE FONDAZIONE DI BENEFICENZA:LE OSCURE TRAME DELLA FONDAZIONE PRO FRATIBUS, DELL'OPUS DEI, DI COMUNIONE E LIBERAZIONE

Pinotti e Galeazzi ricostruiscono anche, sempre sulla base di documento che hanno scelto di pubblicare in appendice al libro, il rapporto segreto che legava papa Wojtyla al vescovo 007 monsignor Pavel Hnilica. Una figura leggendaria, al punto che nel 1951 dovette fuggire a Roma, dove negli anni 60 fondò la misteriosa Fondazione Pro Fratribus, dedita all’assistenza dei profughi dell’Est ma in realtà strumento per convogliare aiuti alla resistenza anticomunista in tutta l’Europa orientale. Pinotti e Galeazzi pubblicano scannerizzati tutti gli assegni della Pro Fratribus, che documentano il vorticoso giro di denaro messo in piedi dal vescovo 007 amico di Wojtyla sin dal dopoguerra. Gli autori pubblicano poi l’assegno da 1,5 miliardi con il quale Hnilica – certamente con il consenso di Wojtyla – cerca di comprare da Flavio Carboni la valigetta di Calvi contenente i documenti con cui intendeva ricattare il Papa. Un assegno non onorato dallo Ior solo per l’intervento del cardinale Casaroli. Ma l’appoggio del Papa al discusso padre Hnilica, condannato per ricettazione insieme a Carboni e al falsario Giulio Lena (se la caveranno solo nei successivi gradi di giudizio) è acclarato, come testimonia la missione affidata da Wojtyla a Hnilica di una messa segreta a Mosca nel 1984 che consacrasse la Russia al cuore immacolato di Maria.


UNA DECISIONE POLITICA: UNA CHIESA IN FORTE CRISI, LE BUGIE SUL TERZO SEGRETO DI FATIMA

Nell’inchiesta di Pinotti e Galeazzi sono raccontati con dovizia di particolari molti altri capitoli oscuri, come la copertura offerta al movimento dei Legionari di Cristo, guidato Marcial Maciel, così come l’appoggio indiscriminato a lobby di potere come Opus Dei, Cl, Focolarini, Neocatecumenali. Movimenti integralisti che sono ormai vere e proprie «chiese nella chiesa». Per tutte queste ragioni Pinotti e Galeazzi ritengono inopportuna la beatificazione lampo di Wojtyla ed ancor più rischiosa la probabile canonizzazione, come sostenuto da un altro documento pubblicato in appendice: la testimonianza prodotta dal
teologo Giovanni Franzoni al processo di beatificazione. Un documento nel quale il coraggioso sacerdote esplicita le ragioni per le quali Wojtyla non può e non deve diventare santo. Così Franzoni: “E’ mio dovere elencare i gravi dubbi che non si possono tacere. Mi rendo conto che alcune mie affermazioni sembreranno inaudite. L’ansia con cui molti ambienti lavorano alla beatificazione ha poco di evangelico. Chiedo che Wojtyla sia lasciato al giudizio della Storia”.

 

 

 

 

 

L'INTRICATA FIGURA DI MARCINKUS E LA COPERTURA DI GIOVANNI PAOLO SECONDO

 

IL POTERE OSCURO DELL'OPUS DEI

 

 

 

I MEGABORG MORATTI

 

 Al governo ed all'opposizione contemporaneamente. Ma non solo: 2 MILIARDI DI EURO DI INCASSO NEL 2006 PER AZIONI SARAS CHE IN UN MESE HANNO PERSO IL 70% DEL LORO VALORE INIZIALE. UN'INCHIESTA PER FALSO IN PROSPETTO SPROFONDATA ENTRO UNA MIRIADE TALMENTE INTRICATA DI SCATOLE CINESI DA FAR IMPAZZIRE IL PUBBLICO MINISTERO CHE INDAGAVA. QUATTRO MORTI NELLE RAFFINERIE PASSATE IN CAVALLERIA, CON REGALIE PECUNIARIE DEI FRATELLI RISPETTIVAMENTE PRESIDENTE ED AMMINISTRATORE DELEGATO.

IL PRIMO GRADO PER LE TRE MORTI DEL 2009 SI E' CONCLUSO CON TRE CONDANNE E DUE ASSOLUZIONI. LA SOCIETA' SARAS NON VIENE CONDANNATA NEMMENO PER VIA PECUNIARIA.   Tre condanne, due assoluzioni. Esclusa la responsabilità amministrativa della Saras. Questo il verdetto pronunciato dal Gup del Tribunale di Cagliari, Giorgio Altieri, per la morte di tre operai nella raffineria di Sarroch (Cagliari) avvenuta il 26 maggio 2009 durante un intervento di manutenzione. La diramazione sportiva della SARAS, ovvero l'FC Internazionale, assolta per prescrizione dei termini di giudizio in relazione alle telefonate che l'allora proprietario Massimo, oggi anche Presidente, faceva nei confronti dei designatori arbitrali Pairetto-Bergamo,trascinati a giudizio penale per frode sportiva a Napoli e responsabili, per la giustizia sportiva, del sistema Calciopoli che ha coinvolto tutti i maggiori club, e non solo,del campionato di serie A. Per questo gli eredi di Casa Savoia-Agnelli, e qualche altro grasso feudatario italiota, come i padroni delle Tod's Della Valle,chiedono vendetta.

Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste avanzate dai pubblici ministeri Emanuele Secci e Maria Chiara Manganiello, condannando a due anni Guido Grosso, 43 anni, di Cagliari, direttore dello stabilimento (indagato successivamente anche per il recente infortunio mortale costato la vita a un operaio di una ditta d’appalto siciliana, l’11 febbraio scorso), Francesco Ledda, 45 anni, rappresentante legale della CoMeSa di Sarroch, la ditta per la quale lavoravano le tre vittime, e Dario Scaffardi, 53 anni, di Milano, direttore generale della Saras.

Assolti Antonello Atzori, di 52, di Quartu, responsabile dell’area in cui morirono gli operai, e Antioco Mario Gregu, di 52, di Quartu, direttore delle operazioni industriali. Erano tutti accusati di omicidio colposo. Nessuna sanzione, inoltre, per la Saras, chiamata in causa attraverso il suo legale rappresentante Gian Marco Moratti: non dovrà pagare la sanzione di 800 mila euro chiesta dai Pm applicando la recente norma sulla responsabilità amministrativa. La Saras in precedenza aveva pagato un risarcimento di cinque milioni di euro alle famiglie che non si sono costituite parte civile. Si sono costituiti, invece, i sindacati Fiom e Cgil.

Nello stabilimento, a circa 20 chilometri da Cagliari, persero la vita tre operai della ditta d’appalto CoMeSa srl: Bruno Muntoni, di 58 anni, Daniele Melis e Pierluigi Solinas, entrambi di 30, rimasti intossicati dalle esalazioni mentre effettuavano lavori di manutenzione e bonifica di un serbatoio durante una delle fermate programmate dell’impianto.

Per tutta la mattina, mentre il giudice era in camera di consiglio, fuori dal Tribunale gli operai della Fiom hanno dato vita ad un presidio con striscioni e bandiere.

 

Non è finita: una casa da sogno in pieno centro di Milano. Piscina in terrazzo e giardino pensile con tanto di orto botanico a pochi metri in linea d’aria dalle guglie del Duomo. E poi arredi opulenti, Tintoretto alle pareti e mobili di gran pregio. Il tutto per centinaia di metri quadrati disposti su più piani. Ecco la casa di Letizia Moratti, descritta da chi la frequenta. Lusso fine a se stesso, direte voi. Roba da super ricchi. Non solo. Perché questa dimora sfarzosa è diventata anche una macchina da soldi. Decine di milioni di euro che sono serviti a coprire i buchi in bilancio della Securfin, la holding controllata dal sindaco di Milano e dal marito, il petroliere Gianmarco Moratti.

Possibile? Eccome: i Moratti, una delle famiglie più ricche d’Italia, una fortuna miliardaria costruita sul marchio delle raffinerie Saras, hanno cavalcato alla grande una norma contenuta nel decreto anti-crisi varato nell’autunno di tre anni fa, 2008, da
 Silvio Berlusconi. Una norma studiata per dare una mano ai piccoli e medi imprenditori messi alle strette dalla crisi. E invece è andata diversamente. Letizia e Gianmarco Moratti hanno rivalutato in un colpo solo di ben 55 milioni gli immobili che fanno capo alla Securfin. Tra questi anche la casa dove abitano insieme alla figlia, alla nipotina e svariati gatti e cani. L’altro figlio Gabriele si è nel frattempo dedicato a costruirsi una dimora su misura, l’ormai celebre “casa di Batman”, finendo sotto inchiesta penale per abusi edilizi.

Tutto secondo legge, invece, per Moratti mamma e papà. Con il piccolo particolare che gli aiuti pensati per dare ossigeno al sistema produttivo in crisi sono andati anche al petroliere e alla consorte. I quali, a occhio e croce, non sembrano esattamente sull’orlo del fallimento.
Giusto per dare un’idea della situazione, va segnalato che Gianmarco Moratti e il fratello Massimo (il presidente dell’Inter) nel 2006 si sono spartiti quasi 2 miliardi di euro frutto del collocamento in Borsa delle azioni Saras. L’operazione si è risolta in un disastro per gli investitori, tra cui migliaia di piccoli risparmiatori che hanno visto colare a picco nel giro di poche settimane le quotazioni dei titoli. In compenso i Moratti hanno fatto il pieno di milioni. E già che c’erano, Lady Letizia e il marito hanno pensato bene di attingere agli aiuti di Stato.

È andata così.
Nell’autunno del 2008 il crac della finanza mondiale colpisce pesantemente l’economia reale. I governi corrono ai ripari. E anche Roma si muove. Soldi pubblici per aiutare le aziende in crisi. Sgravi fiscali per dare una mano agli imprenditori. La retorica di governo, copyright Giulio Tremonti, descrive così l’intervento dell’esecutivo per rilanciare il sistema produttivo. C’è il bonus per invalidi e pensionati, il tetto ai mutui, nuovi fondi per scuole. Di più: a quei tempi il ministro Tremonti si dilettava con la cosiddetta Robin Hood tax, che, diceva lui, doveva servire a tagliare gli scandalosi profitti dei petrolieri. Compresi, ovviamente, anche i Moratti. La tassa inventata dal ministro di Sherwood non ha dato i frutti sperati. In compenso i padroni della Saras sono riusciti a rimettere in sesto i conti di famiglia con i soldi garantiti dal decreto anticrisi. La notizia si nasconde tra le pieghe del bilancio della Securfin, la società di Letizia Moratti e del marito Gianmarco. Nella relazione che accompagna i conti del 2008 si legge che “è stata operata la rivalutazione sugli immobili patrimoniali posseduti dalla società” così come previsto dal decreto legge 185/2008, meglio conosciuto come decreto anti-crisi. Significa che palazzi e terreni di proprietà di Securfin alla fine del 2007 erano iscritti a bilancio a costi storici, meno di 10 milioni di euro.

La norma sponsorizzata da Tremonti consente di rivalutare i beni immobili delle aziende adeguandoli ai prezzi di mercato.
Il gioco è fatto, allora. Ai Moratti è bastato sfoderare la perizia ad hoc di un esperto che fissasse i valore dei loro palazzi. Ed ecco che la voce immobili si è rivalutata di ben 55 milioni. Colpo grosso, insomma. E senza pagare neppure un euro di tasse sulla rivalutazione, perché così stabilisce il decreto.


Come si spiega la manovra? Perchè mai i Moratti hanno scelto di sfruttare gli aiuti anticrisi? Semplice.
 Come il Fatto Quotidiano ha raccontato la settimana scorsa, la Securfin holding ha perso centinaia di milioni a causa del disastroso andamento della controllata

, la società tedesca fondata nel 2000 da Letizia Moratti in persona. Nel 2008 Securfin ha chiuso il bilancio in rosso per 44 milioni, dopo aver perso 112 milioni l’anno precedente. Ecco allora a che cosa serviva la rivalutazione degli immobili. Quei 55 milioni, dedotti gli ammortamenti, sono finiti in un’apposita riserva di bilancio per 40 milioni. Una riserva prosciugata per far fronte alle perdite del 2008. Missione compiuta. Grazie a Tremonti, il ministro Robin Hood. Il fratello Massimo invece si è limitato a ripianare i debiti dell'Inter con i favori legislativi del "nemico" Berlusconi: nel 2003 l'Inter sfrutta il DECRETO SPALMA DEBITI per contrastare la spaventosa svalutazione del parco giocatori all'indomani dell'introduzione dell'euro, nel 2005 è il turno dello scambio di giocatori sconosciuti col Mediaset a prezzi spaventosamente alti allo scopo di raddrizzare i bilanci, nel 2006 è il turno della vendita del marchio "Inter" ad una scatola cinese controllata, stesso trucco anche per il Mediaset, una vendita fittizia da mettere a bilancio. Dello stesso anno, come detto,lo sbarco in borsa con SARAS,  con la gigantesca plusvalenza dirottata sul calcio mercato allo scopo di mettere le mani, dopo 10 anni,sul campionato italiano che diventa una questione neroazzurra: quattro scudetti ed un secondo posto mentre l'azienda avita piazza bilanci in rosso di anno in annO.

Massimo Moratti conquista vittorie sul campo, ma allo stesso tempo deve fare i conti con il bilancio in rosso della Saras, la società di raffinazione del petrolio di cui è amministratore delegato. Per l'azienda di famiglia, infatti, il 2009 si è chiuso con una perdita netta "adjusted" di 54,5 milioni di euro: "la posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2009 - si legge in una nota del gruppo - era negativa per 533 milioni di euro".

 

 

ROSSO... NERAZZURRO
In soldoni, quesi dati sono riconducibili al programma di manutenzione e investimenti attuati l'anno scorso. Inoltre, "il brusco calo della domanda di prodotti petroliferi ha portato ad una marcata riduzione anche dei margini di raffinazione", come ha spiegato il presidente della società Gian Marco Moratti, fratello del presidente nerazzurro, il quale ha comunque sostenuto di essere fiducioso per il 2010, quando è attesa una graduale ripresa dei consumi. Il Cda, in ogni caso, ha deciso di non distribuire alcun dividendo tra i soci.

Possono questi numeri preoccupare i tifosi nerazzurri? Decisamente no, visto che si parla di un'azienda che, banconota più banconota meno, fattura intorno ai 6 miliardi di euro l'anno. Tanto per fare un esempio, l'Inter chiuse il bilancio al 30 giugno 2009 con un rosso di 154,4 milioni, e Moratti intervenne subito con un aumento di capitale di 70 milioni: come dire, conti in rosso ma futuro comunque roseo. Fino a prova contraria, il giocatore che non manca mai, alla Pinetina, si chiama Danèe

Secondo bilancio consecutivo in rosso per Saras, la società controllata dalla famiglia Moratti, tra i leader in Europa per la raffinazione di idrocarburi. I ricavi 2010 del gruppo Saras sono cresciuti del 62% a quota 8.615 milioni di euro. Più complesso invece il raffronto con la redditività: l'Ebitda "reported" di gruppo infatti è sceso a 223,5 milioni (-35%) contro un valore analogo di 345,5 nell'anno precedente, mentre se si considera l'Ebitda "comparable" di gruppo si passa dai 149,2 milioni del 2010 ai 141,2 milioni dell'esercizio precedente (+6%). Ancora più distanti i risultati netti di gruppo: il valore "reported" è in rosso per 9,5 milioni (era stato positivo per 72,6 nel 2009) mentre il risutalto netto "adjusted" di gruppo è in rosso di 43,9 milioni, ma in miglioramento (del 19%) rispetto ai 54,5 milioni del 2009.

Le differenze - spiega nella nota la società - dipendono dalla metodologia usata per valutare gli inventari (Fifo o Lifo). E, inoltre, sempre per rendere più attinente la fotografia dei conti, sono state tolte le poste non ricorrenti e le variazioni del "fair value" degli strumenti derivati: le voci così esposte vengono definite "comparable" e "adjusted" e non sono soggette a revisione contabile. Infine la posizione finanziaria netta: al 31 dicembre 2010 era negativa per 560 milioni, in miglioramento rispetto ai 644 del settembre 2010 e sostanzialmente in linea con il dato di fine

anno 2009.

Forse la vittoria europea dell'Inter sul Chelsea di mercoledì scorso sarà servita ad addolcire un po' la lettura dei bilanci. Il colpo è comunque di quelli duri. Fino a qualche mese fa Massimo Moratti aveva sperato di riuscire a salvaguardare «i migliori ritorni possibili per gli azionisti».

Massimo e Bedi Moratti qualche anno fa

Di fronte alla perdita netta di 54,5 milioni con cui la Saras ha chiuso l'esercizio 2009, però, le illusioni sono svanite: per quest'anno, niente dividendi. È questa la decisione che il cda proporrà all'assemblea degli azionisti. Una strada obbligata, visti i numeri. Basti pensare che nel 2008 il gruppo petrolifero aveva incassato 327,2 milioni di utili.

Per il resto, il margine operativo lordo del gruppo ammontaa 141,2 milioni, in calo del 79%, mentre l'ebit è negativo per 51,9 milioni, in calo del 110%. Scendon anche i ricavi, che nel 2009 registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 milioni. Risultato: la posizione finanziaria netta a fine anno è crollata a quota -533 milioni rispetto ai 333 milioni del 2008.Una doccia fredda per gli azionisti della Saras e per i mercati (il titolo ha chiuso in calo del 6,39% a 1,68 euro), ma anche per i tifosi dell'Inter, ormai abituati a considerare le ricche cedole del gruppo la migliore garanzia per i successi della squadra. Già perché senza i proventi del greggio, difficilmente la società di calcio sarebbe ancora in piedi. Anche
l'ultimo anno il presidente Moratti ha dovuto sborsare 70 milioni di tasca sua per tappare il buco da 154,4 milioni con cui il club ha chiuso l'esercizio 2009. Ma la consuetudine va avanti da tempo. Anche perché è da tempo che l'Inter non riesce a tenere i conti in pareggio.

 

Nel bilancio chiuso il 30 giugno 2008 la società ha dichiarato una perdita netta di 148,27 milioni, su un giro d'affari, escludendo le plusvalenze su cessione calciatori (pari a 8 milioni), di 197 milioni. Mentre egli undici bilanci che vanno dalla stagione 1995/96 al 2005/06, l'Inter ha accumulato 661 milioni di passivo e Moratti ha provveduto, sempre personalmente, a
versare 400 milioni nelle casse. I soldi, finora, sono sempre arrivati dalla Saras.

Qualche volta, stando ad alcune inchieste della magistratura, anche in maniera non del tutto trasparente. Quest'anno, però, i conti non torneranno più. Niente dividendo da travasare per tamponare il debito monstre che ad oggi sfiorerebbe i 400 milioni di euro. Un dramma? Non necessariamente.

La soluzione c'è. Una bella sfoltita ai gioielli di famiglia. Quelli che ogni domenica si danno tanto da fare sul rettangolo verde. Di fronte a un'ipotesi del genere c'è da scommettere che il club riceverebbe la solidarietà, anche finanziaria, di tutti i tifosi italiani. A partire, ovviamente, da quelli di Milan e Roma.

 

Cofina, la casa-fortezza sulla linea gotica
dove il rumore dei fucili ancora è vivo

Il nuovo addensamento di fantasmi di Rumiz è sull'Appennino. Qui c'è la Confina, una casa-fortezza con possedimenti sul fiume, che era stata dei gesuiti e poi trasformata in ospedale-monastero. "Nel 1806 arrivarono i francesi ad abolire i privilegi preteschi, scoprirono negli archivi della Confina libroni di clausole contrattuali di sadica raffinatezza, che strangolavano il mezzadro senza pietà cristiana e senza sconti in caso di carestie"

Se volete ubriacarvi di arcano, fate l'Appennino fra Emilia e Toscana. Basterà un fuoco acceso perché qualcuno vi racconti storie. Case di spettri, come quello della bella Elvira assassinata sessant'anni fa a Toiano, fuori Pisa. Strade tipo la Vandelli, tracciata tra Modena e il Tirreno da un abate (Vandelli appunto) che, si narra nei paesi, si uccise dopo aver constatato l'impraticabilità del passo della Tambura sulle Apuane. Interi villaggi svuotati, per esempio Reneuzzi, dove la gente fuggì per paura di un certo Davide Bellomo che aveva ammazzato Antonella, amore non corrisposto. O Vagli, sommerso da una diga, che ogni tanto riemerge spettrale con lo svuotamento periodico del lago. Oppure Casacca, al cui nome molti ancora si segnano, dove l'abbandono è legato alla leggenda dell'amore proibito tra un prete e una suora, da cui nacque un bimbo, ovviamente murato vivo.

Tornando dai marmi di Carrara, me ne andai a colpo sicuro in Lucchesia, nella casa tra gli ulivi di Andrea Gobetti, esploratore di anfratti e gran narratore di penna e di voce. Gli aprii la mappa dei luoghi perduti, che lo ingolosì e diede la stura al racconto. Col miglior Chianti fra di noi, aprì il suo forziere di scoperte. Descrisse tre chilometri di insulti in tardo latino contro Roma e il suo impero, che una legione romana di disertori aveva inciso sulle rocce di un bosco sotto un passo che non posso svelare. Poi passò alle simbologie indecifrabili scalpellate sui muri di un castello longobardo fra Pisa e Lucca, o a certe astruse placconate calcaree con segni che lasciano i passanti stupefatti. Finì con villa Bosniaski, distrutta da un bombardamento alleato, dove il proprietario passeggiava con una tigre al guinzaglio accanto a un pozzo che inghiottiva vittime e sputava leggende.

Finimmo a tarda ora. L'Appennino era una miniera, era piano di tentazioni. Samuele Bertoncini, giovane e anarchico viaggiatore di ottima penna, mi chiamò da una forra chiamata Pizzonero, tra valli dimenticate di nome Aveto e Boreca. Propose notti in sacco a pelo in posti come il Canale dei ghiacci, che giurò pieni di storie, per salite a vette con panorami inenarrabili e visite a borghi senz'anima viva, dove il tempo s'era fermato come nella "Bella addormentata". Promise serate attorno al fuoco che avrebbero riempito i miei taccuini vagabondi, ma io avevo la mia Val d'Arda, più volte battuta con soddisfazione, dove i tortellini di Franco Sprega e sua moglie mi attendevano in località San Protaso presso Fiorenzuola, così cedetti alla profferta di un giaciglio più consono ai miei reumi, e alla promessa di storie nuove, di cui i quaderni di Franco erano piene.

L'indomani andammo per colline e subito le storie vennero, in bilico fra cronaca e diceria, esattamente quello che cercavo. A Torre Gazzola c'era una casa dove una donna era stata reclusa dai genitori dalla nascita, e dove si narra che i giornalisti, scoperta la cosa, videro oltre una finestra un essere pallidissimo in tunica bianca, capelli fino a terra e unghie attorcigliate dal tempo. Ma Franco voleva mostrarmi la Confina, una casa-fortezza con possedimenti sul fiume, che era stata dei gesuiti e poi trasformata in ospedale-monastero da tale Gaetana Moruzzi, abilissima nel rastrellare denaro e vantare colloqui con Dio. Quando nel 1806 arrivarono i francesi ad abolire i privilegi preteschi,  scoprirono negli archivi della Confina libroni di clausole contrattuali di sadica raffinatezza, che strangolavano il mezzadro senza pietà cristiana e senza sconti in caso di carestie. La mia mappa non smetteva di arricchirsi di appunti.

"In classe alle elementari avevo un ragazzino che aveva i genitori alla Confina", raccontò Franco. Il posto non aveva buona fama, c'erano sotterranei con serpenti e un pozzo chiamato Il Taglio, dove si diceva venissero buttati gli indesiderati. "C'erano i pastori transumanti dell'Adamello... Parlavano una lingua impossibile, erano alti, portavano cappellaccio nero e stavano immobili col bastone come guerrieri Masai. Uno si chiamava Ulderico, era blindato nel tabarro e sparava monosillabi in una lingua spietata e sibilante, senza mai schiudere i denti. Le partenze per la montagna, a fine primavera, erano memorabili. La corte si riempiva di mucche e altri animali, i cani abbaiavano, gli uomini urlavano, poi il vecchio partiva, come Mosé, e io guardavo ondeggiare la mandria, preceduta dalle bestie più giovani e veloci, lungo la sponda dell'Arda, fino a quando tutto spariva in un gran polverone, verso Nord".

Volevo tornare a casa, ma l'Appennino non mollava. Nelle valli c'era un altro addensamento di fantasmi. Era quello della Linea Gotica e delle sue sorelle arretrate: la Gengis Khan, la Cesar e altre di nome Loiano e Longhidoro. Ce n'era per un viaggio intero, e un bell'itinerario di attraversamento era segnato su un libro appena uscito, "Tracce della linea gotica", di Vito Paticchia e Marco Buglione. Lessi che le rovine erano mangiate dal dilagare della boscaglia, ma c'era sempre qua e là una trincea della memoria curata da qualche appassionato. Così l'indomani finii a Livergnano tra Bologna e Firenze, dove Umberto Magnani detto "al ruscaròl", lo spazzino, aveva trovato tesori ravanando nelle cianfrusaglie e messo su un mini-museo in una grotta che era stata officina di fabbro.

"Avevo sedici anni e stavo ripulendo la soffitta  -  disse - quando trovai una cassa di munizioni. La mamma se ne accorse e disse: guarda che quella è stata la tua culla. Allora mi chiesi che senso avesse buttare quella roba dov'era segnata la mia storia, e cominciai a raccogliere". Lì intorno erano stati sparati milioni di colpi, e quindi "c'erano migliaia e migliaia di casse come quella". Il passato riemergeva continuamente. Non lontano erano saltati fuori dei nudi femminili scolpiti nell'arenaria dagli americani in un posto chiamato "Sun Valley". Durante i lavori della Tav in val di Zena c'era stata una misteriosa esplosione di combustibile. Era benzina Shell del 1944, una perdita della "pipeline" che da Livorno andava al fronte. Incapaci di fermare l'emorragia, gli Alleati avevano lasciato che la perdita si scaricasse nel sottosuolo.

Diavolo d'una montagna. Non era un luogo, ma un labirinto di luoghi, un sedimento infinito. La traversata finì con un altro cacciatore di memorie, Fausto Marzari, che mi portò a Frassineto, villaggio semi-abbandonato che non era stato né tedesco né alleato, ma una macchia bianca sulle mappe dei generali. Una pazzesca terra di nessuno, uno spazio franco dove nessuno voleva restare. Di giorno passavano le unità scelte inglesi e di notte i Diavoli Verdi tedeschi. I due si fronteggiavano a colpi di Panzerfaust e bidoni di esplosivo rotolati a valle. In mezzo c'era una casa, che per tutto l'inverno del '44-'45 rimase abitata. Dopo lo sfondamento, la famiglia (Vallini si chiamava) riemerse dagli scantinati, viva, a guerra finita.

 

 

 

Stragi naziste sull’Appennino, nove ergastoli
Ma nessun criminale verrà estradato

Il tribunale di Verona ha condannato tutti gli ufficiali della divisione paracadutisti Goehring per gli eccidi tra Emilia e Toscana nel 1944. Per i giudici fu una rappresaglia per stroncare la Resistenza e vennero trucidate le persone più indifese. Gli imputati resteranno liberi e non pagheranno i risarcimenti, ma il processo ha scritto una pagina importante della storia

 

 

Nove ergastoli ai criminali nazisti e circa trenta milioni di euro di risarcimento alle trecento parti civili. Il tribunale militare di Verona ha condannato tutti gli ufficiali e sottoufficiali della divisione paracadutisti “Herman Goehring” e della guardia nazionale repubblicana alla sbarra per gli eccidi che insanguinarono l’appennino tosco-emiliano dal 18 marzo al 5 maggio 1944.

Fu un unico filo rosso di rappresaglie sugli inermi per stroncare la Resistenza all’occupazione nazifascista: 131 le persone trucidate nel comune modenese di Palagano (frazioni di Monchio, Costrignano e Susano), 23 nel reggiano Villa Minozzo (frazioni di Cervavolo e Civago), 240 cittadini nelle province di Arezzo e Firenze intorno al Monte Falterona, 27 nella zona di Monte Morello e 20 tra Mommio e Fivizzano, in provincia di Massa. Non risparmiando sacerdoti come don Giovanni Battista Pigozzi, parroco di Cervarolo ucciso perché si rifiutò di incastrare i partigiani, anziani semiparalizzati, donne e bambini freddati nel silenzio dei borghi modenesi.

Il giudice ha accolto quasi in toto le richieste della pubblica accusa, ossia diciassette ergastoli per omicidio plurimo pluriaggravato e continuato. Gli imputati, dagli 85 ai 93 anni, sono l’allora capitano Helmut Odenwald, gli ex tenenti Karl Friedrich Mess e Erich Koeppe, i sottotenenti Hans Georg Karl Winkler, Fritz Olberg, Herbert Wilke e Ferdinand Osterhaus, il sergente Karl Wilhelm Stark e il caporale Alfred Luhmann.

Non luogo a procedere ovviamente per Horst Gunther Gabriel, Günther Heinroth e Hilmar Lotz, deceduti prima del processo. In ogni caso nessuno finirà in carcere in quanto le autorità tedesche non hanno mai concesso l’estradizione né permesso l’esecuzione della pena in loco. Resteranno sulla carta i risarcimenti in via provvisionale a superstiti, familiari ed istituzioni (dai 60 ai 200mila euro ciascuno) che avevano citato per danni anche la Repubblica federale tedesca come avvenuto con successo nel 2008 per l’eccidio nazifascista di Civitella.

Tutto è bloccato da quando la Germania ha impugnato le sentenze sulla base del principio di immunità davanti a un tribunale di uno Stato estero, seguita a ruota dal decreto del governo italiano che ne sospende l’esecutività. Ma la gioia delle parti civili, dopo 9 ore di camera di consiglio, 44 udienze, 23 faldoni, 40 avvocati, 50 rogatorie internazionali, 300 testimoni, è tutta per la pagina di verità processuale scritta oggi.

Su una ferita storica per troppo tempo dimenticata mentre nel centrodestra italiano si equiparano vittime civili e partigiane ai nazisti e fascisti senza prima chiedere giustizia per chi si sacrificò per la democrazia e la libertà di tutti. Alla lettura del dispositivo della sentenza, le duecento persone che affollavano l’aula veronese hanno sciolto la tensione in un applauso liberatorio, abbracci e lacrime.

La pubblica accusa è stata rappresentata in aula dai pm Luca Sergio e Bruno Bruni ma immerso tra il pubblico era presente anche Marco De Paolis, capo della procura militare di Roma. Fu lui, quando si trovava ancora a La Spezia, ad affrontare i fantasmi della Norimberga italiana emersi dall’armadio della vergogna, quei 700 fascicoli relativi ai crimini dell’occupazione nazi-fascista scoperti solo nel 1994 in uno sgabuzzino della cancelleria della procura militare capitolina.

Tanti i procedimenti aperti: nel 2007 sono arrivati gli ergastoli definitivi di nove Ss, più 62 milioni di più euro di risarcimenti, per le 770 vittime di Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella e San Polo. Nel processo di Verona (una prima assoluta dopo la soppressione del tribunale spezzino) erano state raccolte meno prove documentali, come gli appunti sul diario di Alfred Luhmann relativi alla ‘vendetta sanguinosa’ o la firma di Fritz Olberg sul verbale di sequestro dell’auto in cui furono uccisi due ufficiali tedeschi, episodio che fu l’atto iniziale della strage aretina di Stia Vallucciole: 107 morti all’alba del 13 aprile 1944.

Perciò sono state determinanti le testimonianze e le intercettazioni telefoniche effettuate dalla polizia tedesca su ordine del pm De Paolis. Sì, perchè non c’è mai stato alcun pentimento. I nazisti sono rimasti in contatto costante, organizzando rimpatriate nostalgiche e ricordando gli anni trascorsi in Italia durante la guerra, quando insieme ai fascisti seminarono il terrore per l’appennino tosco-emiliano.

E venuti a sapere delle indagini, hanno cercato protezione nell’associazione tradizionalistica ‘Herman Goehring‘ e concordato versioni di comodo. Nel 2006 Gunther Gabriel apostrofa Luhmann dopo gli interrogatori circa il suo diario: “Mai sei matto? Glielo hai fatto vedere! Io ho sempre detto ‘non lo conosco, mai visto’, anche se c’erano alcuni volti conosciuti. Ma io ho sempre negato”. Emergono anche insulti agli investigatori, “sono venuti anche da te gli imbecilli?”, e particolari terribili. L’ex paracadutista Hilmar Lotz parla dell’ omicidio di un bambino lanciato in aria e usato come bersaglio da tiro a segno. Gabriel in una telefonata del 2006 con Luhmann riferisce di quello che “ha sparato alle donne alla testa”.

In questi mesi sono poi sfilati commilitoni tedeschi, che hanno ricostruito catene di comando e responsabilità degli imputati, e decine di superstiti. Proprio a loro va il plauso più grande. L’avvocato bolognese Andrea Speranzoni, già impegnato nelle stragi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema e oggi legale di 92 parti civili più la Regione Emilia Romagna, l’Anpi e la Provincia di Modena, ricorda come “queste persone abbiano atteso una vita, seguito un anno di udienze, parlato del massacro dei propri cari. L’accoglimento dell’impianto accusatorio è per tutti motivo di grande soddisfazione – sottolinea Speranzoni – si confermano in un processo dall’esito meno scontato dei precedenti le sentenze sugli altri crimini nazisti. Questo verdetto ripropone con forza la questione che va risolta, la necessità di riconoscere lo status di vittime a queste persone”.

 

I racconti shock dei nazisti 
"Che gioia uccidere italiani"

"In Italia, in ogni luogo dove arrivavamo, il tenente ci diceva sempre "cominciate ad ammazzarne un po'". Io parlavo italiano, avevo compiti speciali". Conversazione quotidiana tra un caporalmaggiore della Wehrmacht e un suo compagno di prigionia, registrata dai servizi segreti alleati durante la seconda guerra mondiale. Una delle tante. Citando e narrando questi documenti, un libro d'imminente uscita in Germania racconta con la precisa freddezza degli storici una realtà agghiacciante, che i tedeschi del dopoguerra, nelle due Germanie e dopo la riunificazione, avevano amato rimuovere: la Wehrmacht non fu l'esercito implacabile ma "pulito" e cavalleresco. Fu nell'animo collettivo pieno complice sia dell'Olocausto, sia dei crimini di guerra.
Ancora una volta la Germania democratica, antinucleare, pacifista fino al no alle bombe contro Gheddafi, rifà i conti con il passato.

"Soldaten, Protokolle von Kaempfen, Toeten und Sterben", cioè "Soldati, protocolli del combattere, dell'uccidere e del morire", s'intitola il libro degli storici Soenke Neitzel e Harald Welzer, in uscita per i tipi della S. Fischer Verlag di Francoforte (524 pagine, 22,95 euro). Un documento nuovo, testimonianza dell'onestà spietata con se stessi con cui i nuovi tedeschi guardano alla loro Storia. Per anni, Neitzel e Welzer hanno studiato oltre 150mila pagine di archivi dell'Intelligence Service britannico e dello Oss americano. Erano le registrazioni dattiloscritte dei colloqui tra prigionieri 

 

tedeschi, selezionati a caso dai servizi alleati. I britannici effettuarono l'operazione soprattutto a Trent Park, concentrandosi sugli ufficiali, gli americani a Fort Hunt privilegiando soldati semplici e graduati. Volevano capire la psicologia del nemico, scoprirono l'orrore. Ignari d'essere ascoltati, soldati e ufficiali della Wehrmacht parlavano liberamente, si vantavano a gara tra chi era stato più spavaldo e spietato.

"In un villaggio in Russia c'erano partigiani. E' chiaro che dovevamo fare terra bruciata, uccidemmo donne, bambini, tutto e tutti", dice un soldato a un altro. Oppure, ricordando l'aggressione alla Polonia: "Bombardavamo e mitragliavamo a volo radente attorno a Poznan, volevamo fare tutto il possibile con le mitragliatrici di bordo. Soldati, civili? La gente non mi faceva pena, ma uccidemmo anche cavalli, per i cavalli fui dispiaciuto fino all'ultimo giorno".

Diciotto milioni di uomini, 4 uomini tedeschi adulti su 10, servirono nella Wehrmacht. Queste conversazioni di prigionia tra gente comune, non tra nazisti convinti prescelti nelle SS, narrano l'adesione spontanea alla guerra totale hitleriana. Torniamo ai massacri in Italia: "Il tenente ci diceva, ammazzatene venti, così avremo un po' di pace, alla minima loro sciocchezza via altri cinquanta. Ra-ta-ta-ta con le mitragliatrici, lui urlava, "crepate, maiali", odiava gli italiani con rabbia". Anche altrove: "In Caucaso, se uccidevano uno di noi, il tenente non aveva bisogno di impartire ordini. Pistole pronte, donne, bambini, tutto quel che vedevamo, via!":

Il raptus sterminatore non contagiava solo fanti, bensì anche marinai della Reichskriegsmarine e i piloti della Luftwaffe tanto mitizzati come cavalieri dell'aria. "Col nostro U-Boot affondammo un cargo trasporta-bambini", dice il marinaio Solm nel 1943 a un compagno di prigionia. (Ndr erano le navi con cui i bimbi inglesi venivano portati in salvo dai bombardamenti, in Usa e Canada).

"Tutti affogati? Sì, tutti. E la nave? Seimila tonnellate".

Durante la Battaglia aerea d'Inghilterra, affrontare in duello Spitfires e Hurricanes della Royal Air Force non faceva piacere, ma accanirsi sui civili sì. "Avevamo un cannone da 20 mm, volando bassi su Eastbourne abbiamo visto una festa in una villa, abbiamo sparato, ragazze in abito sexy e uomini eleganti schizzavano via nel sangue, amico mio che divertimento!", si confessano gli ex piloti Baeumer e Greim. Poi c'era il sesso di guerra: "In quella casa a Radom in Polonia", disse il soldato Wallus, "ci portavano con i camion, ogni donna doveva avere una quindicina di noi ogni ora, ogni due settimane dovevano sostituirle". Con le partigiane, ancora più duri, ricorda il militare Reimbold: "In Russia prendemmo una spia, le infilzammo i seni con spini, le infilammo la canna del fucile di dietro, poi ce la facemmo. Poi la buttammo giù dal camion, le tirammo granate attorno, figurati, urlava ogni volta che esplodevano vicino!".  

 

 

UNA DELLE POCHE SENTENZE CONTRO L'AMIANTO IN ITALONIA

Smettiamola di chiamarle “morti bianche”. Non sono bianche, non c’è niente di candido o di innocente in questi decessi. Lo ripete, ossessivamente e correttamente Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Sono veri e propri omicidi e i killer hanno nomi precisi: indifferenza alle leggi, mancanza di prevenzione e la logica del profitto a tutti i costi che se ne infischia delle condizioni di lavoro. Una media di 3,87 morti al giorno, come recita l’omonimo cortometraggio realizzato nel 2005 da Valerio Mastandrea. Oltre mille morti l’anno, circa 30 mila infermità permenenti, oltre un milione di incidenti. Uno dei tanti tristi primati dell’Italia anche se le statistiche ufficiali evidenziano un calo degli infortuni. Ma quanti sono i casi non denunciati perchè i lavoratori sono costretti a tacere con la minaccia di licenziamenti o altre azioni disciplinari, come sospensioni e trasferimenti?

Giornali e televisioni accendono timidamente i riflettori solo quando il numero dei morti supera le tre-quattro unità. Ma un “omicidio bianco” isolato non fa mai notizia (a differenza dei noti delitti privati stile Cogne o Garlasco a cui vengono dedicate ore ed ore di trasmissioni) e conquista appena il trafiletto di un quotidiano locale: “Muore cadendo da un’impalcatura”, “Risucchiato da un macchinario da fieno”, “Stritolato tra le lame d’acciaio di un’imballatrice”. 

L’informazione è ancor più latitante e colpevole quando si tratta di morti per cause “invisibili” non ricondubili a impalcature o macchinari. L’amianto, ad esempio, un materiale molto comune in natura e utilizzato per edifici, tetti, navi, treni; come materiale per l’edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, vernici…). Respirarne le polveri può provocare il mesotelioma pleurico e dei bronchi, il carcinoma polmonare e condurre ad una morte lenta, per soffocamento.

Lo sanno bene gli abitanti di Casale Monferrato
, in provincia di Alessandria, una città di poco più di 30 mila abitanti, di cui 1.200 sono morti (e altri si teme ne moriranno) per aver inalato le particelle di questo maledetto minerale che si conficca come un ago nelle vie respiratorie. E bene hanno fatto i familiari delle vittime a manifestare contro quel processo breve che rischierebbe di far saltare il processo Eternit e segnare un altro durissimo colpo alla giustizia italiana.

Tuttavia, alcuni giorni fa, a Genova, il Tribunale ha emesso una sentenza storica. Che non potrà mai risarcire madri, padri, mogli e mariti, fratelli e sorelle dalla perdita dei loro cari ma che almeno è un “riconoscimento con i crismi della legge”, come afferma il bravo e sensibile giornalista Valter Vecellio, che ha rivelato il caso sul sito di Articolo21: un uomo, Silvano Piccardo, è morto di tumore nel 2005. Un gran fumatore, ammette la vedova che si è rivolta alla magistratura senza nascondere una delle cause ipotetiche del decesso. Ma il marito ha lavorato per anni a contatto con l’amianto. I giudici di primo grado avevano definito tale esposizione non rilevante, ma in appello la sentenza viene rovesciata, ed è stato riconosciuto che quelle polveri invisibili sono state letali.

Anche i familiari di un operaio della Fincantieri di Ancona sono stati recentemente risarciti, sempre in Corte d’appello, perchè si è dimostrato che un lavoratore per anni impiegato nelle navi è stato a contatto con le polveri d’amianto. Ma quanti sono ancora i casi simili nel resto d’Italia? Giornali e tv non ne parlano, a parte le solite rare eccezioni come le trasmissioni di Rai 3 Hotel Patria di Mario Calabresi e Brontolo di Oliviero Beha che recentemente hanno dato spazio all’argomento. Perchè questo silenzio?

Ps. Nel palazzo della Rai di Viale Mazzini c’è l’amianto. Lo rivela uno studio condotto dall’Istituto di medicina del lavoro della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma che certifica la presenza di amianto in questo edificio dove lavorano oltre 2 mila dipendenti. L’ingresso principale è sbarrato per operazioni “di bonifica” da quasi un anno, mentre i lavori si sarebbero dovuti concludere in pochi mesi. I dipendenti, con atti formali hanno chiesto ufficialmente alla Rai di prendere provvedimenti o quantomeno, di sapere la verità…

 

 

 

La Grande Fame:alluvioni e siccità distruggono i raccolti. In Italia è il cemento a distruggere i raccolti....nel mondo lo spostamento della ricchezza IN CINA...

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Principali Paesi esportatori (verdi) e importatori (rossi) di cereali per milioni di tonnellate 2009/2010
 

Cos'hanno in comune la rivolta in corso in Algeria, gli incendi estivi in Russia e le inondazioni in Australia? La risposta è l'aumento del prezzo dei cereali che ha raggiunto il suo picco all'inizio del 2011. Il prezzo è aumentato del 32% da giugno a dicembre 2010 e continua a salire. Le ultime rivolte per il cibo, i vecchi "assalti ai forni", avvennero nel 2008 in molti Paesi, tra cui l'Egitto, la Somalia e il Cameroun in occasione del precedente picco. Rispetto ad allora la situazione è cambiata in peggio. Alcuni tra i principali produttori di cereali sono stati colpiti da siccità come l'Argentina e gli Stati Uniti, da inondazioni come l'Australia o da un caldo infernale, mai registrato nell'ultimo secolo, come la Russia. I Paesi importatori devono pagare di più, ma spesso non è sufficiente per ottenere la quantità di cibo necessaria.
La
Russia, finora la terza esportatrice di frumento, dovrà importare 5 milioni di tonnellate di cereali e insieme all'Ucraina ha posto restrizioni all'esportazione. La Cina, da nazione esportatrice, è diventata importatrice, in prevalenza da Argentina e Stati Uniti, a causa dell'urbanizzazione e della crescente scarsità d'acqua. Nei primi sette mesi del 2010 la Cina ha importato circa 38 milioni di tonnellate di cereali, con un aumento del 20% anno su anno. La sola quantità di grano importata nel 2010 è stata 56 volte quella del 2009. Nel mondo le prime nazioni importatrici sono nelle aree del Nord Africa e nel Medio Oriente. Non sorprende che la prima reazione sia avvenuta in Algeria ed è probabile che si possa estendere a macchia d'olio. Secondo la FAO un miliardo di persone nel mondo soffre la fame. Il peggioramento del clima e la diminuzione dei raccolti, un andamento che non sembra reversibile nei prossimi anni, non potrà che aumentare il numero degli affamati e delle nazioni che terranno per sé i loro raccolti. Primum vivere.
La
Comunità Europea nel suo complesso per ora esporta cereali, ma tra tutti i suoi membri la
prima importatrice di cereali dall'esterno della UE è l'Italia. Non sembra vero, ma riusciamo a eccellere nel peggio con una tenacia formidabile. Nel periodo gennaio/luglio 2010 abbiamo importato ben 6,7 milioni di tonnellate di cereali. L'autosufficienza alimentare è la prima assicurazione per il nostro futuro. E' necessario il rilancio dell'agricoltura. Meno cemento e più campi di grano.

 

 

 

 

IL TRIBUNALE DEI "GRANDI" DI TORINO SANTIFICA LE SOLITE SCATOLE CINESI TARGATE AGNELLI

Processo Ifil-Exor, tutti assolti
"Non c'è stato aggiotaggio"Con mezzo miliardo di euro gli Agnelli si presero il 10% di Fiat sul mercato a fronte di un prestito di 3 miliardi di euro. Una triangolazione che ha permesso agli Elkann di iniziare la smobilitazione.

Gli ammiratori hanno sempre visto in John Elkann l’indiscutibile reincarnazione del nonno, il mitico Avvocato Agnelli, non tanto nell’esuberanza esistenziale, che nel nipote si ripropone in misura più decente, quanto nella capacità di imprimere svolte riformiste forti, addirittura spiazzanti.

In fondo l’era Elkann vera e propria inizia in quella piovosa domenica di fine maggio 2004, quando, appena dato l’ultimo saluto al cimitero di Villar Perosa a Umberto Agnelli, la famiglia decide di consegnare la Fiat (data quasi per spacciata) al semisconosciuto manager italo-canadese Sergio Marchionne. Mentre Marchionne metteva a punto la strategia industriale – assieme a quella di comunicazione simboleggiata dal maglioncino blu – Elkann preparava un altro strappo traumatico per l’immaginario popolare. Tra maggio e giugno del 2006 scaricava in modo pubblico e plateale la triade Moggi-Giraudo-Bettega, accusata di aver trascinato la Juventus nel fango di Calciopoli.

L’idea che John Elkann fosse il Gorbaciov della Fiat, il figlio del sistema allevato per perpetuarlo grazie al cambiamento, il profeta dell’innovazione nella continuità, si è nel tempo persa per strada. Rispetto alla vicenda della Juventus, marginale nelle proporzioni dell’impero Agnelli ma di straordinaria rilevanza simbolica, Elkann si è dovuto sostanzialmente arrendere all’onda montante della restaurazione condotta da suo cugino
Andrea Agnelli.

Il popolo juventino ama il nuovo presidente che porta il cognome giusto, e sottoscrive con entusiasmo l’ansia di rivincita impersonata da un dirigente che non ha nessuna remora a rilanciare la figura di Antonio Giraudo, al quale era legatissimo suo padre Umberto, e a dipingere la Juventus come vittima di Calciopoli più che come colpevole vogliosa di fustigarsi (molti juventini veraci mettono l’autocritica di Elkann sullo stesso piano delle lacrime del post-comunista
Achille Occhetto, che chiedeva scusa agli italiani per tangenti che secondo i suoi avvocati non aveva mai preso).

Il tema calcistico aiuta a capire meglio il discorso dell’auto. Anche in questo caso il presidente della Fiat sembra ispirarsi di fatto al ferreo pragmatismo del prozio Umberto più che alle celebrate veroniche intellettuali del nonno. Il succo lo ha spiegato Marco Ferrante nel suo libro Marchionne – L’uomo che comprò la Chrysler (Mondadori 2009): “Mentre Marchionne rimette in sesto l’azienda, la famiglia risistema se stessa. John Elkann dichiara la disponibilità a diluire la quota di controllo in Fiat Auto per costruire un gruppo più grande”.

Era proprio la logica sulla quale le visioni del business di Gianni e Umberto Agnelli si sono scontrate per tutti gli anni ’90. All’Avvocato, che amava lasciar fare a Cesare Romiti, piaceva una Fiat legata all’auto (perché era il business del nonno, al quale l’Avvocato non voleva rinunciare per ragioni sentimentali, un lusso che gli economisti di grido riconoscono solo ai loro committenti), ma soprattutto legata al microcosmo italiano, dove la casa regnante era in grado di esercitare il suo potere e arraffare profitti in tutti i settori dell’economia, appalti pubblici in testa.

Umberto – emarginato dalla gestione per volontà di
Enrico Cuccia, influente presidente onorario di Mediobanca – riteneva che nell’auto Torino fosse ormai troppo piccola per competere, e tanto valeva uscire dalle quattro ruote per giocare le proprie carte su altri settori più innovativi e promettenti, per esempio le telecomunicazioni. Sappiamo com’è finita: la Fiat è riuscita come al solito a prendersi il controllo di Telecom Italia pagando due lire (per l’acquisto dello 0,6 per cento delle azioni a fine ’97, quando il colosso telefonico fu privatizzato), ma, siccome non ci credeva abbastanza, un anno dopo lasciò Umberto senza munizioni finanziarie per fronteggiare la scalata targata Olivetti di Roberto Colaninno.

L’impero Agnelli ha dunque continuato a declinare, perdendo pezzi un po’ per volta, fino alla morte dei due fratelli. Oggi John Elkann, a 34 anni, non ha più l’età dell’apprendista. Comanda pienamente, e pienamente appoggia la strategia di Marchionne. Il manager di Chieti, come numero uno della Chrysler, costruisce un gruppo integrato globale dell’auto; come numero uno della Fiat, la sta dolcemente portando in dote alla Chrysler.

Fingendo di avanzare, la famiglia Agnelli sta dunque uscendo dall’auto, come voleva Umberto. A un certo punto rimarrà azionista di minoranza. Mirafiori, da simbolo dell’Italia che produce (e che progetta), si trasformerà in uno stabilimento delocalizzato per la produzione low cost di Chrysler in Europa. Il gruppo Fiat continuerà a essere forte e indipendente nei settori in cui è già oggi sanamente internazionale. E John Elkann sarà il simbolo di una famiglia passata laicamente e modernamente – con molti dolori ma senza veri traumi – dalla poesia del nonno alla prosa del nipote.


 

Il tribunale di Torino ha deciso di assolvere gli ex amministratori Gabetti, Grande Stevens e Marrone, perché il fatto non sussiste. "E' una sentenza giusta e corretta, che riflette la realtà dei fatti e riconosce che non c'è stato alcun crimine". La procura aveva chiesto la condanna

TORINO - Il Tribunale di Torino ha assolto i vertici di Ifil-Exor Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Virgilio Marrone perché il fatto non sussiste. Erano accusati di aggiotaggio informativo in occasione dell'equity swap che nel settembre del 2005 consentì alle finanziarie degli Agnelli di mantenere il controllo della Fiat. Secondo la corte, presieduta dal giudice Casalbore, i comunicati emessi in quelll'occasione da Ifi e Ifil non turbarono l'andamento del titolo. Virgilio Marrone ha commentato: "E' una sentenza giusta e corretta, che riflette la realtà dei fatti e riconosce che non c'è stato alcun crimine".

La procura di Torino, attraverso il pm Giancarlo Avenati, in aula aveva chiesto per Grande Stevens la condanna a 2 anni e sei mesi, per Gabetti a due anni e per Marrone a un anno e sei mesi. "Prendiamo atto della sentenza - ha detto il procuratore Giancarlo Caselli sull'ipotesi di ricorso in appello contro l'assoluzione - . Leggeremo le motivazioni e valuteremo cosa sia giusto e corretto fare con serena disponibilità e senza pregiudizi che non abbiamo mai avuto".
 
Al centro del processo, l'equity swap che le finanziarie degli Agnelli accesero nell'aprile di quell'anno, 2005, con Merril Lynch attraverso Exor. Una scommessa sul corso che avrebbero avuto le azioni Fiat negli anni successivi. Nella primavera estate di quell'anno il Lingotto sapeva che in settembre sarebbbe scaduto il prestito convertendo contratto con un gruppo di 8 banche negli anni difficili della crisi di inizio decennio, ovvero nel 2002.  Un prestito da tre miliardi che gli Agnelli avrebbero potuto restituire entro settembre o, in alternativa, convertire in azioni da consegnare alla banche. In questo modo però gli istituti di credito avrebbero superato la Famiglia tra gli azionisti e gli Agnelli sarebbero scesi sotto la quota di controllo del 30 per cento della società.

Così, tra luglio e agosto 2005, Franzo Grande Stevens, nella sua qualità di avvocato, studiò un sistema per
consentire agli Agnelli di mantenere il 30 per cento della Fiat senza trasformare in azioni il debito obbligazionario delle banche. La scelta fu quella di acquistare da Merril Lynch le azioni Fiat rastrellate in primavera dalla banca d'affari per l'equity swap:
Il titolo Fiat crolla in Borsa nella primavera del 2002 e la FIAT accede ad un prestito obbligazionario da tre miliardi di euro che una volta restituito avrebbe messo gli Agnelli in minoranza. Quindi
- La Exor lussemburghese (di maggioranza Giovanni Agnelli & Co.) acquista da Merryl Linch, che a sua volta aveva rastrellato sul mercato quelle azioni, quasi il 10% di tutta la Fiat a un valore di circa 5 euro in modalità equity swap, quindi a un prezzo di cessione futuro concordato
- Ifil compra segretamente dalla società Exor 82 milioni azioni ordinarie Fiat a un prezzo di 6,5 euro
- Il comune azionista poteva comprare nello stesso periodo le azioni a 7,5-8 euro

Ma a fine agosto 2005, tre settimane prima della scadenza del debito con le banche, a una precisa richiesta della Consob, Ifi e Ifil risposero con un comunicato ufficiale che "non sono in atto né allo studio" manovre sul titolo. Anche se, si aggiungeva, era intenzione degli Agnelli "mantenere il controllo della Fiat".

Era sufficiente quest'ultima frase a far capire che in realtà le finanziarie degli Agnelli si stavano muovendo per bloccare l'offensiva delle banche? Secondo la Consob non era sufficiente e dunque con quel comunicato era stato ingannato il mercato. Per questa ragione, a suo tempo, la Commissione di controllo sulla Borsa aveva già condannato in via amministrativa i protagonisti del processo penale che si è concluso ieri. Il tribunale di Torino non è stato dello stesso parere.

(**Lo swap,

 

Lo swap e’ un contratto finanziario derivato tra 2 soggetti: il primo soggetto è quello all’acqua alla gola. Ha acceso un debito con degli interessi che prevede che crescono. Il secondo invece ha venduto danaro a clienti corrispondendo loro un tasso fisso, quando, dai suoi studi si prevede che i tassi scendano, quindi nel futuro perderà dei soldi. Quindi il primo soggetto ha interesse a modificare il tasso di interesse da un variabile in salita ad uno fisso, mentre il secondo ha interesse a modificare il tasso da un fisso ad un variabile in discesa.  L’incontro sta nel fatto che il primo riceverà dal secondo un tasso variabile in relazione all’andamento del mercato. In questo modo coprirà con gli interessi del secondo la fluttuazione in salita, il secondo riceverà dal primo un tasso fisso. In questo modo l’eventuale discesa dei tassi verrà coperta dagli interessi del tasso fisso corrisposti dal primo.

 

L’equity si verifica all’interno di un acquisto azionario. Quando un primo compra delle azioni diventa proprietario di parte di una società in relazione ai soldi che ha sganciato. In quanto proprietario partecipa alla divisione degli utili. All’utile si aggiunge il Conto Capitale o capital Gain, ovvero la differenza di valore tra l’acquisto dell’azione di ieri ed il valore dell’azione oggi se positiva. Se negativa siamo di fronte al Capital losses ovvero alla perdita in Conto Capitale. Per evitare questa fluttuazione si procede con l’equity, ovvero l’investitore che deve comprare le azioni gira a chi le detiene un tasso di interesse fisso o variabile in cambio del rendimento azionario di chi detiene quelle azioni. Questo perché chi deve acquistare ha interesse a pagare meno di quello che è il valore reale dell’azione, mentre chi deve vendere ha interesse che l’azione non perda di valore.

 

Convertendo il prestito bancario da  3 miliardi di euro in azioni, gli Agnelli avrebbero perso il controllo della Fiat a favore delle banche. Era quindi necessario rastrellare sul mercato le azioni Fiat ad un costo inferiore a quello reale ed ecco l’equity swap tra Exor e Merril Linch. La seconda deteneva il 10% della quota Fiat che fu girato alla prima con lo scambio di interessi. A sua volta Exor cedette quel 10% all’Ifil degli Agnelli con un altro equity swap. In questo modo gli Agnelli pagarono l’azione 6,5 euro a fronte di un valore reale di mercato di 7,82, sborsando 576 milioni di euro per mantenere la maggioranza azionaria, più 16 milioni di euro di multa per la denuncia Consob, a fronte di una esposizione di 3 MILIARDI DI EURO.

 

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Addio a Monicelli, l'ultimo grande
"Si è suicidato in ospedale" -
Foto

Intervista: "Tagli alla cultura, niente più film"
Video: "Italiani pavidi, come con Mussolini".La salma del regista sarà portata nel suo quartiere, Monti, poi alla Casa del Cinema. No ai funerali,NO alle pagliacciate di regime con gente che applaude i feretri come se fosse al teatro, sguaiata, scostumata come le scimmie impazzite di una nazione di merda!!!  Addio a Monicelli,  l'ultimo grande   " Si è suicidato  in ospedale" -   Foto

Anche il padre di Mario Monicelli mori suicida. Mario disse allora: "Ho capito il suo gesto. Era stato tagliato fuori ingiustamente dal suo lavoro, anche a guerra finita, e sentiva di non avere più niente da fare qua. La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena. Il cadavere di mio padre l'ho trovato io. Verso le sei del mattino ho sentito un colpo di rivoltella, mi sono alzato e ho forzato la porta del bagno. Tra l'altro un bagno molto modesto." Addio Mario.
"Mario Monicelli se n'è andato scegliendo il quando e il come. Forse non aveva più voglia di combattere l'ultima battaglia, quella contro la malattia,forse ha prevalso la stanchezza. Con Lui se ne va una grande icona del grande Cinema e della Cultura italiana. Ha lasciato tanti messaggi in eredità ai giovani e ha detto tante amare verità: "Italiani codardi, come con Mussolini, hanno sempre bisogno di affidarsi a qualcuno che pensi per loro". "Ci vorrebbe una rivoluzione". Forse le tue parole non sono state vane, Grande Mario, le cronache di questi giorni ci parlano di giovani che reagiscono. Hai detto anche: "La speranza è una trappola inventata dai padroni" e avevi ragione. Non si può vivere di speranza, bisogna combattere. Come diceva il Che "La libertà non si chiede, la si prende". Coerente fino alla fine: niente funerali, solo un saluto. E così voglio salutarti, Grande Vecchio Rivoluzionario, fiero e combattivo.

 

 
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    L'UOMO MERDA BIS

    La Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia", lo ha detto Marchionne, senza neppure un balbettio, un minimo rossore, senza vergognarsi. E' l'Italia che avrebbe potuto fare di più se avesse tagliato da tempo la Fiat che ha succhiato per decenni contributi statali, casse integrazioni, l'attività di decine di migliaia di operai, impiegati, ingegneri. Senza lo Stato italiano e senza il lavoro degli italiani, compreso tutti coloro che hanno acquistato le auto degli Agnelli, la Fiat non varrebbe nulla. Meno di nulla. Un soldo bucato. L'Italia dovrebbe rilevare tutte le strutture produttive della Fiat al valore simbolico di un euro e riconvertirle oppure farsi restituire i miliardi di euro di agevolazioni. Dopo, ma solo dopo, lo svizzero Marchionne, il metalmeccanico Marchionne, potrà andare a produrre dove gli pare, agli stipendi di fame che gli pare. Nel frattempo, caro Marchionne: VAI A FARTI SFONDARE IL CULO !!!

     

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unipol


Unipol smentisce contatti con Axa

Nei giorni scorsi alcune indiscrezioni di stampa avevano parlato di un presunto interessamento da parte della francese Axa nei confronti di Unipol, voci che però sono state prontamente smentite dal presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, il quale ha spiegato che, sebbene la sua compagnia assicurativa abbia intenzio di crescere e ampliare il suo dominio, al momento non sono pervenute manifestazioni di interesse da parte di Axa.

 

Dalle parole del presidente, dunque, appare in maniera evidente che la compagnia assicurativa bolognese è pronta a vagliare possibili offerte, Stefanini ha infatti sottolineato che mai come in questo momento la compagnia gode del sostegno degli azionisti ed è solida e compatta nell’obiettivo di favorire lo sviluppo del Gruppo.


Al momento al vaglio dei vertici di Unipol c’è il progetto di fondere Holmo, la holding a monte della catena di controllo di Unipol e che al momento è in mano alle cooperative, e Finsoe. Tuttavia, come ha spiegato il presidente, per ora in merito a questo progetto non ci sono novità, in ogni caso ciò che impedisce di andare avanti non sono impedimenti di carattere stategico, bensì questioni puramente tecniche.

Per ora, dunque, è tutto in fase di stallo, il presidente ha spiegato che l’intenzione è quella di rimettere mano alla questione della possibile fusione tra Holmo e Finsoe dopo la presentazione del nuovo piano industriale, che avverrà entro la prima metà del 2010, soprattutto in vista dell’intenzione e del dovere della compagnia di spiegare al mercato le sue intenzioni per i prossimi tre anni.

Stefanini ha poi anticipato che saranno due i punti fondamentali che caratterizzeranno il prossimo piano industriale, ossia dare maggore attenzione alla clientela e non perdere di vista le eventuali opportunità di sviluppo che il mercato può offrire.

 

Luciano Lampugnani, del foro di Milano, secondo l'accusa aiutava i boss nella gestione del racket agli imprenditori. Chi si opponeva al clan doveva andare nel suo studio
di Gaetano Pecoraro
Operazione 'Ndrangheta Bis: Milano strozzata dai clan, 12 arresti

Ai primi di maggio del 2003 venne arrestato per usura e condannato l’anno dopo, con il rito del patteggiamento, a tre anni. Ma nonostante questo, Luciano Lampugnani di Rho aveva continuato non solo a fare l’avvocato, regolarmente iscritto all’ordine, ma anche lo strozzino. E ieri è finito nuovamente in manette nell’ambito della seconda tranche di indagini relative alla ’ndrina calabrese Valle, decapitata a luglio dalla squadra mobile. Con lui anche un immobiliarista, un artigiano, e nove appartenenti al clan già fermati in estate. Agghiaccianti le telefonate alle vittime: "Tu non arrivi a Natale", "Vengo a casa e ti butto dalla finestra", "Come stanno i tuoi figli?".
Ancora una volta però, come sottolinea il capo della Mobile Alessandro Giuliano, nessuno ha denunciato. Anzi su nove casi accertati, quattro vittime interrogate hanno smentio anche di fronte all’evidenza. Come Francesco Resta, 54 anni di Trezzano, pregiudicato per stupefacenti, armi ed evasione, un piccolo panettiere che si era impegolato con il clan capeggiato dal vecchio Francesco Valle, 73 anni, e composto da figli, generi e nuore. Non solo non ha ammesso l’usura ma si era dato da fare per convincere altre vittime a non parlare. Forse da parte sua, oltre la paura, anche un coinvolgimento nelle attività del clan che solo con solo con gli ultimi "affari" aveva racimolato 400mila euro. Soldi poi investiti in attività pulite, grazie anche a Matteo Fazzolari, 33 anni, rampante immobiliarista di Cornaredo, e soprattutto Lampugnani, 55 anni, che dava una parvenza di legalità agli affari dei Valle. Senza disdegnare di intervenire di persona avvertendo una vittima che le sarebbe potuto accadere "qualcosa di brutto" se non avesse venduto un immobile per pagare i calabresi.
Perché non pagare significava essere convocati alla Masseria, quartier generale dei Valle a Cisliano, dove personalmente il vecchio Francesco prendeva a schiaffi i ritardatari per poi chiedere beffardo: "Come stanno i tuoi figli?". Il figlio Fortunato invece, dopo il pestaggio, chiamò una vittima al telefono: "Ti scavo una buca e ti metto dentro". Uno della sua banda, Antonio Spagnolo, fu intercettato mentre spiegava a un imprenditore: "Tu rischi di non farti Natale a casa e far succedere qualche disgrazia dentro le famiglie degli altri". A un altro: "Questo qui (Fortunato) non ti molla fino a quando non ti prende, che tu dici che adesso stamattina mi viene su e mi butta giù dal balcone". Italiano stentato, ma messaggio chiarissimo.

 



 

 

storia della banda della magliana: DALLA FONDAZIONE,1977,ALLA CRESCITA,ALLO SCONTRO FEROCE INTERNO,1981,ALLA CADUTA DEL PRIMO NUCLEO,1993.

Resoconto dell’agenzia Ansa, riemerso dalla rete e datato 1987:

La Banda della Magliana è stata direttamente o indirettamente collegata con la maggior parte dei principali episodi di criminalità organizzata avvenuti a Roma: traffico di stupefacenti, eversione neofascista, omicidi, controllo del gioco d’azzardo, rapine, sequestri di persona, clamorose evasioni. Nel ’86 un processo contro una settantina di malviventi legati alla organizzazione, attiva sin dal ’74, si era concluso a Roma dopo una inchiesta durata alcuni anni, con 37 condanne e numerose assoluzioni, molte delle quali con formula dubitativa. Sul ruolo della banda nel traffico internazionale di stupefacenti gli investigatori hanno raccolto numerose testimonianze, tra le quali quelle del pentito Ko Ba Kin, che ne aveva anche indicato i canali di rifornimento. Altri “pentiti” come Fulvio Luccioli, hanno permesso di approfondire i legami del gruppo con le organizzazioni mafiose legate al mercato della droga e la lunga lista di omicidi, nell’ambito della faida scatenatasi per il controllo degli interessi della banda, e quindi della intera malavita romana, in seguito alla morte di quello che della banda era stato, se non il fondatore, il leader indiscusso: Danilo Abbruciati, ucciso a Milano nell’aprile ‘82, durante l’attentato contro il vicepresidente del Banco Ambrosiano, Roberto Rosone.

Tra i fatti clamorosi e in qualche modo riconducibili alla attività della banda e che ne dimostrano la forza e la pericolosità, ci sono anche clamorose evasioni, come quella di Vittorio Carnovale, che riuscì a dileguarsi con le manette ai polsi dal palazzo di giustizia di Roma in una pausa del processo del giugno ‘86.  Legami con la banda della Magliana furono accertati anche a proposito di Gianluigi Esposito, protagonista della fuga in elicottero da Rebibbia che certamente non poteva essere organizzata se non col valido supporto logistico della criminalità organizzata romana. L’ultima in ordine di tempo è la fuga di Maurizio Abatino, in attesa di giudizio per una lunga serie di reati, ricoverato in una clinica romana per una distrofia muscolare che secondo i medici gli avrebbe reso difficoltoso alzarsi dal letto, ma che non gli aveva impedito di calarsi con le lenzuola dalla finestra. La lista delle vittime della faida comprende nomi illustri della malavita romana: Franco Nicolini, Orazio Benedetti, Franco Giuseppucci detto “il negro”, Antonio Leccese, i tre fratelli Proietti, Giuseppe Magliocco, Claudio Vannicola, Mario Loria che fu implicato nel celebre delitto di via Gatteschi, e Angelo De Angelis. Già da questa lista emergono i primi sospetti di collusione con la destra eversiva, tramite soprattutto Giuseppucci.

Sospetti che vennero poi confermati dalle indagini sulla strage del Treno 904, che portarono al ritrovamento, presso esponenti della banda, di “timer” del tutto simili a quelli usati per la strage, e sulla strage di Bologna, nell’ambito degli oscuri intrecci tra terrorismo nero, servizi segreti deviati, criminalità mafiosa (ricorrente il nome di “Don Pippo Calò”, che della banda della Magliana è stato ritenuto per qualche tempo uno dei capi). Della banda della Magliana, si è parlato anche quando venne scoperto il progetto di rapimento del calciatore Falcao, che doveva essere realizzato dalla ‘ndrangheta con il supporto romano di esponenti della mala calabrese (la famiglia Femia) che con l’organizzazione romana, e in particolare con Claudio Sicilia, ritenuto uno dei suoi capi, avevano rapporti – secondo gli investigatori – anche per il traffico della droga.

LA MAGLIANA E L'INTRECCIO CON IL SISDE

«I delitti eccellenti che scandirono i primi anni 80, SECONDO DOMENICO SICA,  portano la firma dei servizi segreti. Servizi segreti deviati, naturalmente. Il noto Supersismi, quella struttura parallela legata a doppio filo alla P2 e a uno schieramento in animo di golpe. Il pool dell’ Alto commissariato per la lotta alla mafia ne è convinto. E dopo il dossier sull’ omicidio Mattarella, torna a scavare nel passato. Dal Palazzo di Giustizia i magistrati si sono fatti trasmettere i vecchi atti di tutti quei processi che riguardano gli omicidi rimasti senza colpevoli. Con il sospetto, sempre più forte, che dietro gli assassini politici ci sia un’ unica regia e una stessa mano.

…La pista porta alla famigerata banda della Magliana. Un’ organizzazione troppo spesso sottovalutata e che solo dopo i primi arresti dei suoi componenti mostrò la sua aggressività e la sua potenza. Un torbido intreccio tra malavita e terrorismo nero con forti addentellati con la mafia siciliana. Per anni, molti omicidi, azzoppamenti, attentati furono creduti opera di un regolamento di conti tra gruppi rivali. Solo più tardi, si scoprì invece che le armi e i killer erano attinti dallo stesso serbatoio.

… Il caso dell’ omicidio Pecorelli è emblematico. Il giornalista, direttore della rivista Op, venne ucciso a revolverate sotto casa da un killer rimasto senza un nome e un volto. Le indagini sul suo assassinio sono rimaste arenate per lunghi anni. Poi, arrivò la svolta. Non certo decisiva, ma un contributo, una traccia importante per gli inquirenti. La traccia erano due pistole, con il numero di matricola cancellato. Erano state trovate in un sotterraneo del ministero della Sanità. Un vero e proprio arsenale, un deposito dal quale potevano attingere sia i neri che la criminalità romana legata alla potente banda della Magliana. Le pistole vennero periziate. Si voleva dimostrare che avevano ucciso Pecorelli. Ma entrambe vennero contraffatte. Avevano il percussore limato. Da un perito.… Nel marzo scorso, il ruolo di questa organizzazione viene ben dipinto dal giudice Sica, nel frattempo nominato Alto Commissario per la lotta alla mafia. Insieme a colleghi come Loris D’Ambrosio e Francesco Misiani, tutti esperti in eversione nera e criminalità comune, collegò vari episodi e trasse una prima, inquietante conclusione. Attorno alla banda della Magliana è nata una agenzia del crimine. Un’ organizzazione, precisò, che funziona da dieci-quindici anni, composta da un numero limitato di persone in grado di gestire le grandi linee del crimine. Un’ agenzia, dunque, ricca di elementi di informazione, con i quali può influire su ambienti diversi, a ogni livello. Ricattando, anche.Il coinvolgimento di Valerio Giusva Fioravanti e di Gilberto Cavallini come gli autori materiali del delitto Mattarella, oggi conferma l’intreccio tra eversione di destra e criminalità comune. E la costante presenza di Pippo Calò, in quasi tutte le inchieste sulle stragi e gli attentati, torna a dare forza all’ ipotesi dell’ Alto Commissario. Il legame criminalità-neri nacque all’inizio degli anni Ottanta, quando la spinta terrorista si stava esaurendo. Le indagini sui mandanti dei delitti eccellenti è appena agli inizi. Ma il pool guidato da Domenico Sica è convinto che nel giro di pochi mesi si troveranno le prove per dimostrare il teorema sull’ agenzia del crimine».

Peccato che tutto quello che Mastrogiacomo dà per scontato e per verità conclamate si sono rivelate ipotesi investigative fallaci. Perché tanto per restare ai due delitti indicati Fioravanti e Cavallini sono stati prosciolti dal delitto Mattarella sulla base delle ferme convinzioni del superpentito Buscetta (e Falcone e Ayala hanno ottenuto la condanna per calunnia del “pentito” Angelo Izzo, il mostro del Circeo che si è poi macchiato di un altro atroce duplice omicidio) mentre sono stati gli stessi carabinieri del Ros, al processo Pecorelli, a smentire la perizia gettando le basi per il proscioglimento degli accusati. Ma il discorso rischia di diventare troppo lungo e quindi per il momento ci fermiamo qui. Ma del delitto e del processo Pecorelli torneremo a parlare presto…

Ugo Maria Tassinari

Fonti: Ansa, L’Unità, La Repubblica, Il Sole 24 ore

CRONACA CRIMINALE

 

Franco Giuseppucci

Enrico De Pedis

Enrico De Pedis ha ricevuto una sepoltura del tutto inusuale per un comune cittadino, che risulta ancora più sorprendente trattandosi di un criminale della sua caratura: la sua tomba infatti si trova all'interno della cripta della basilica di Sant'Apollinare a Roma, attualmente di proprietà dell'Opus Dei; solo alla moglie viene consentito l'accesso.

Il 6 marzo 1990, a soli 32 giorni dalla morte, il rettore della basilica, monsignor Piero Vergari, attestò con una lettera lo status di grande benefattore di De Pedis: «Si attesta che il signor Enrico De Pedis nato in Roma - Trastevere il 15/05/1954 e deceduto in Roma il 2/2/1990, è stato un grande benefattore dei poveri che frequentano la basilica ed ha aiutato concretamente a tante iniziative di bene che sono state patrocinate in questi ultimi tempi, sia di carattere religioso che sociale. Ha dato particolari contributi per aiutare i giovani, interessandosi in particolare per la loro formazione cristiana e umana».

Dopo 4 giorni l'allora Vicario della diocesi di Roma, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Ugo Poletti, rilasciava il nulla osta alla sepoltura di De Pedis all'interno della basilica di Sant'Apollinare. Il 24 aprile la salma di De Pedis venne tumulata e le chiavi del cancello vennero consegnate alla vedova, Carla De Pedis.

Tale sepoltura potrebbe contrastare addirittura con il Diritto canonico, che sancisce che "Non si seppelliscano cadaveri nelle chiese, eccetto che si tratti di seppellire il Romano Pontefice oppure, nella propria chiesa, i Cardinali o i Vescovi diocesani anche emeriti." (Can. 1242)[11]. In assenza di pronuciamenti ufficiali in merito, dal vicariato si è solo detto che è comprensibile che essa generi perplessità ma che non si ritiene opportuna una estumulazione[12]. Pare comunque strano che entrambi i soggetti coinvolti nella decisione di tumulare De Pedis nella cripta ignorassero questa norma o che conoscendola abbiano deciso entrambi di violarla consapevolmente.

Il 9 luglio 1997, la giornalista Antonella Stocco scrisse su "Il Messaggero" della strana sepoltura riservata a Enrico De Pedis, che suscitò vive polemiche e persino un'interrogazione in Parlamento. A seguito di tale articolo venne preclusa al pubblico la discesa dei gradini che conducono alla cripta. Già in precedenza il giudice Andrea De Gasperis aveva dato incarico alla DIA di indagare su tale inusuale sepoltura.[13]

Nel luglio del 2005 il caso venne collegato alla vicenda di Emanuela Orlandi, quando alla redazione del programma televisivo Chi l'ha visto?, in onda su Rai 3, arrivò una chiamata anonima che diceva: «Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso, andate a vedere chi è sepolto nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare, e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all'epoca». Partendo da questa telefonata, la giornalista Raffaella Notariale riuscì a trovare le fotografie della tomba e i documenti originali che autorizzavano lo spostamento dei resti di De Pedis dal cimitero del Verano, a Roma, alla cripta della basilica di Sant'Apollinare, firmati dal Cardinale Ugo Poletti e da monsignor Piero Vergari. Dopo questa telefonata, alla redazione della trasmissione Chi l'ha visto? è stato recapitato un biglietto anonimo con su scritto: "Lasciate in pace Renatino". Ad oggi, e malgrado proteste e reclami per tale insolita sepoltura si siano levati da più parti, la salma di De Pedis risulta ancora tumulata nella basilica di Sant'Apollinare, attualmente di proprietà della prelatura dell'Opus Dei. Il 4 luglio 2010, il Vicariato di Roma ha affidato un comunicato stampa alla redazione di della trasmissione RAI Chi l'ha visto?, che l'ha diffuso attraverso il proprio sito web, nel quale si afferma che «in relazione alla vicenda riguardante la tumulazione del Signor Enrico De Pedis nelle camere mortuarie della Chiesa di Sant'Apollinare, avvenuta nel 1990, il Vicariato di Roma comunica: Nulla osta da parte dell'Autoritá ecclesiastica che, su richiesta dell'Autoritá giudiziaria italiana competente, la tomba del Signor De Pedis possa essere ispezionata. Nulla osta a che, su richiesta dell'Autoritá giudiziaria italiana competente o della famiglia del signor De Pedis, la salma possa essere traslata altrove».[14]

 

Danilo Abbruciati

Nicolino Selis

Renzo Danesi

Edoardo Toscano

Claudio Sicilia

Massimo Carminati

Fabiola Moretti

Sabrina Minardi

 

 

 

Marcello Colafigli

 

Marcello Colafigli (Roma, 1954) è un criminale italiano, esponente di spicco della Banda della Magliana.

Orfano di madre e sopravvissuto a un parto gemellare, Marcello Colafigli nasce e vive da bandito e assassino. Entra a far parte della Banda della Magliana fin dagli albori di questa organizzazione. Legato da un rapporto di devozione con Franco Giuseppucci, viene colto in flagrante con Antonio Mancini mentre ammazza uno dei fratelli Proietti (i killer del Giuseppucci) il 16 marzo 1981, non poté evitare una lunga – si fa per dire – detenzione. Colafigli e Mancini aspettarono i fratelli Proietti in via Donna Olimpia 152, dove i due si nascondevano da mesi. Quando li videro arrivare, spararono. Con i Proietti c'erano anche mogli e figli. I due killer della Banda rimasero feriti, le urla e gli spari attirarono l'attenzione dei vicini che chiamarono la polizia. Quando arrivò, Colafigli chiese con strafottenza all'agente: "Ditemi che l'ho ammazzato, quell'infame che ha sparato a Franco mio". Lo aveva ammazzato, Maurizio "il pescetto" Proietti era morto. Si era invece salvato (per la seconda volta) l'altro fratello Proietti, Mario "Palle d'oro", che però non sembra aver partecipato al commando che uccise Giuseppucci (l'altro Proietti implicato era probabilmente Fernando, ucciso nel 1982). Una volta uscito, sembra accertato che Colafigli commissionò l’omicidio di Enrico De Pedis, punendolo dello scarso interesse “giudiziario” per la sua situazione. Colafigli è poi accusato di essere stato anche il mandante di altri omicidi caduti nella fase finale della Banda (1990-91).

E' Colafigli ad introdurre nella Banda Claudio Sicilia e il suo network di rapporti con la Camorra.

Condannato all'ergastolo per tre omicidi, gli viene riconosciuta nel tempo un'infermità mentale su cui in molti continuano a nutrire forti perplessità. Attualmente sta scontando nel manicomio criminale di Aversa.

Di lui Antonio Mancini dice: "Marcello Colafigli aveva studiato da geometra, ma fisicamente era una specie di orso. Un uomo dotato di una forza disumana. In tribunale da solo ha scosso la gabbia dove eravamo chiusi, con un pugno ha incrinato il vetro blindato. Ma se lo rimproveravo per qualcosa, si faceva rosso in viso come un bambino e la peggiore parolaccia che conosceva era “perbacco”.

Giancarlo De Cataldo si è ispirato a Colafigli per il personaggio di Bufalo nella sua opera letteraria Romanzo Criminale.

Collegamenti esterni [modifica]

 

Antonio Mancini (criminale)

 

 

« Vorrei aggiungere, rivolgendomi alla Corte, che ha contribuito a far maturare il mio proposito di collaborare con la giustizia il senso di disgusto, vorrei dire di nausea, che ha suscitato in me il rendermi conto che io, come altri partecipanti della banda della Magliana, siamo stati usati, strumentalizzati per fini di bassa politica che nulla avevano a che fare né con i nostri interessi né con i nostri obiettivi. Non voglio sostenere di essere un santo, ma vi è un limite a tutto, anche alla delinquenza. Ho pagato per le mie colpe e sono pronto a pagare ancora se necessario, ma intendo scindere la mia responsabilità morale da quella di altre persone che, pur se non hanno mai materialmente azionato un grilletto, ritengo che siano moralmente peggiori di me e dei miei amici. »

 

(Antonio Mancini, dichiarazione di Mancini alla corte dell’11 marzo 1994)

Antonio Mancini, detto l'accattone (1948), è un ex criminale e collaboratore di giustizia italiano.

Storia [modifica]

Antonio Mancini, originario del quartiere San Basilio, iniziò la sua carriera criminale in giovane età come membro di una banda (in gergo batteria) specializzata nell’assalto ai treni, di cui era membro, tra gli altri, anche Gianfranco Urbani detto "Er pantera"[1].

Nell’ambiente era conosciuto con il soprannome di "accattone" poiché andava vantandosi di una somiglianza tra lui e il protagonista dell’omonimo film di Pasolini[2].

Durante i suoi soggiorni in carcere, rafforzò i legami con numerosi esponenti della malavita romana e non, tra cui Nicolino Selis, ras di una "batteria" che operava tra Acilia e Ostia (anch’essa tra l’altro specializzata nell’assalto ai treni in cui militò il primo futuro pentito di quella che sarà la banda della Magliana, Fulvio Lucioli detto "Er sorcio") nel carcere di Regina Coeli. Il contatto con Selis sarà importante per l’"accattone", poiché sarà grazie a costui che sposerà a pieno il progetto di partecipare alla creazione di una forte organizzazione malavitosa composta di soli romani e volta al controllo in esclusiva dei traffici criminali nella capitale[3][4]. In tale progetto, il duo Selis-Mancini coinvolse molti criminali di loro conoscenza che da lì a poco tempo sarebbero diventati celeberrimi boss del nuovo sodalizio criminale: Edoardo Toscano detto l’"operaietto", Giuseppe Magliolo il killer, Angelo de Angelis detto "Er catena", Gianni Girlando "il roscio" e Libero Mancone.

Membro storico della Banda della Magliana, nell’ambito della quale svolgeva principalmente il compito di drizzare i torti[5] (ovvero di “persuadere” eventuali debitori morosi o altri temerari che si ribellavano alla lex de imperio della banda), Mancini era legato da profonda amicizia al boss testaccino Danilo Abbruciati detto "Er camaleonte", che accompagnò diverse volte a Milano nel periodo in cui il bandito Francis Turatello era sotto processo[6]; con il "camaleonte" formò il plotone d’esecuzione di Antonino Leccese, nell’ambito della medesima spedizione che portò all’eliminazione dell’ex compare e compagno di detenzione Nicolino Selis (cognato di Leccese) il 3 febbraio 1981[7], per dissidi interni alla banda. Poco più di un mese dopo prese parte all’ agguato di via di Donna Olimpia a danno dei fratelli Proietti detti "pesciaroli", accusati da quelli della Magliana di essere gli esecutori dell’omicidio del loro leader Franco Giuseppucci detto "Er negro" avvenuto il 13 settembre 1980[8]. La sera del 16 marzo 1981, Antonio Mancini eMarcello Colafigli intercettarono Maurizio Proietti detto "il pescetto" e il fratello Mario soprannominato "palle d’oro" nei pressi di via di Donna Olimpia n°152 a Monteverde (quartiere di Roma): nel furibondo scontro a fuoco che ne seguì perse la vita Maurizio Proietti, mentre i due banditi della Magliana furono feriti. Nel tentativo di evitare l’arresto e aprirsi un varco, Colafigli e Mancini inscenarono il rapimento di uno dei figli dei Proietti, senza riuscire nell’intento[9]. In seguito ai fatti di via di Donna Olimpiam, per Mancini si aprirono le porte del carcere tra cui quelle della fortezza di Pianosa dove fu trasferito con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Sisto Nardocchi. Venne condannato a 28 anni di reclusione, [10]. L’esperienza a Pianosa durò meno del previsto, infatti fu trasferito inaspettatamente a Busto Arsizio; il pentito racconterà in seguito che l’intercessione di Enrico "Renatino" De Pedis presso “qualcuno al ministero” si rilevò determinante per il raggiungimento di questo inatteso risultato[11]. Nel 1986 rifiutò, insieme a Toscano, di evadere al termine di un’udienza del maxi processo alla banda della Magliana dall’aula Occorsio del tribunale di Roma, episodio ancora oggi famoso e per certi versi scandaloso che vide alla fine protagonista un altro membro della banda, Vittorio Carnovale detto "Er coniglio". Mancini era infatti vicino a ottenere un regolare permesso dopo ben sei anni di detenzione[12].

Una pagina particolarmente importante della vita di Mancini fu quella riguardante la relazione con Fabiola Moretti, l'ex compagna di Abbruciati nel frattempo ucciso a Milano il 27 aprile 1982. Con la Moretti, legata tra l’altro a Enrico De Pedis da una profonda amicizia (legame che predilesse temporaneamente allorquando costui, entrato in conflitto con l’ala maglianese della banda di cui Mancini era esponente, venne ucciso in via del Pellegrino il 2 febbraio del 1990), visse intensi anni al limite della legalità: trascorse con lei l’ultimo periodo da criminale, fino all’arresto avvenuto nella primavera del 1994 che precedette di poco la decisione di collaborare con la giustizia[13].

Le dichiarazioni dell’"accattone" aiutarono gli inquirenti a svelare molti dei misteri che ancora avvolgevano la banda e numerosi fatti di cronaca nera degli ultimi trent’anni: dal delitto Pecorelli, ai rapporti con i servizi segreti e il ruolo della banda nelle ricerche della prigione di Aldo Moro[14]. Nel corso degli interrogatori di Mancini, la sua convivente Fabiola Moretti fu vittima di strane visite e atti intimidatori, non ultimo l’irruzione in casa di misteriosi ladri, avvenimento assai strano per un boss del calibro dell’accattone[15].

Nel 2006 Mancini tornò alla ribalta della cronaca affermando di riconoscere nella voce di “Mario”, il misterioso telefonista del rapimento di Emanuela Orlandi, un killer al servizio di Enrico De Pedis[16].

Adesso Antonio Mancini sta scontando agli arresti domiciliari gli ultimi scampoli di pena[17]; inoltre, si dedica all’assistenza di ragazzi disabili.

Curiosità [modifica]

• Alla figura di Antonio Mancini è ispirato il personaggio di Ricotta, uno dei protagonisti del best seller di Giancarlo De Cataldo “Romanzo Criminale”. Il personaggio è presente anche nell’omonimo film di Michele Placido del 2005 (interpretato da Andrea Ricciardi) e nella serie tv trasmessa nel 2008 da Sky (interpretato da Giorgio Caputo).

• Sempre ad Antonio Mancini è ispirato il personaggio interpretato da Giampaolo Morelli in “Vite a perdere”, film tv del 2003 liberamente ispirato ai fatti della banda della Magliana.

• Mancini, nel libro-intervista di Federica Sciarelli “Con il Sangue agli occhi” raccontò un aneddoto: durante le rapine era solito gridare “ Bumaye” con il fine di spaventare gli ostaggi ed evitare che questi compiessero imprudenze. La parola, che ha origine africane, significa “Uccidilo” e fu gridata dal pubblico nel corso dell’incontro di boxe tra Muhammad Alì e Foreman tenutosi in Zaire(Alì bumaye! Alì bumaye! Ovvero Alì uccidilo)[18].

• A differenza degli altri membri della banda della Magliana, Mancini era comunista e amava la musica metal e rock[1

LA SECONDA FASE: I PENTITI E L'OPERAZIONE COLOSSEO (1993), I PROCESSI DEFINITIVI (1996-2000)

 

«Vestivamo Caraceni, viaggiavamo 
in Ferrari. E nessuno ci poteva fermare»

Soldi, potere, politica e i misteri d’Italia. La storia della banda della Magliana raccontata dai protagonisti

Dalla fiction alla realtà. Quattro appuntamenti su History Channel

«Vestivamo Caraceni, viaggiavamo 
in Ferrari. E nessuno ci poteva fermare»

Soldi, potere, politica e i misteri d’Italia. La storia della banda della Magliana raccontata dai protagonisti

 

 

MILANO - Il Libanese ha la barba lunga e disordinata, veste sciatto e frequenta un bar di terz’ordine. Il Freddo continua a vivere in un capannone-officina, seppure arredato con mobili di design e tavolo da biliardo, e va in giro per Roma con una improbabile utilitaria. Fierolocchio, Bufalo e Scrocchiazzeppi sfoggiano qualche braccialetto d’oro e qualche giaccone di pelle, ma alla fine il loro look è sempre quello da sfigati di periferia. Solo il Dandy, soprannomen omen, fa eccezione. Ma questo nella fiction. «Perché noi vestivamo tutti da Caraceni e andavamo in giro in Ferrari». E questa è la realtà. Raccontata dagli stessi protagonisti di allora, perlomeno quelli ancora in vita.

 

SPIETATI- Il successo di Romanzo Criminale – prima il libro di Giancarlo De Cataldo, poi il film di Michele Placido e ora la serie tv diretta da Stefano Sollima che da quel libro hanno tratto ispirazione – riaccende i riflettori su uno dei gruppi criminali più strettamente connessi con la storia recente del nostro Paese. La banda della Magliana. Un’organizzazione spietata, che negli anni Settanta e Ottanta aveva preso il controllo di tutti i traffici criminali della Capitale e le cui vicende si sono spesso intrecciate - con modalità e connivenze ancora tutte da chiarire -, con quelle dei tanti misteri italiani, dal rapimento Moro alla strage di Bologna e al sequestro di Emanuela Orlandi. Anche per questo la vera storia della banda, nata dalla fusione di due “batterie” di piccoli delinquenti provenienti da Trastevere e, appunto, dal quartiere alla periferia sud-ovest della città da cui poi ha preso il nome, va molto al di là di quella raccontata nel libro, che pure dalle storie reali di Franco Giuseppucci, Maurizio Abatino, Enrico De Pedis e di tutti gli altri ha tratto più che una semplice ispirazione.

 

 

 DOCUMENTI INEDITI -La vera storia prova a raccontarla ora un documentario di History Channel, che da questo giovedì e per quattro settimane consecutive ripercorre attraverso documenti originali e testimonianze inedite tutte le vicende che hanno portato alla nascita e all’epilogo di quella che è diventata di fatto un pezzo, e anche dei più significativi, della storia criminale italiana. La messa in onda (canale 407 del decoder Sky) è alle 23, a seguire rispetto alla programmazione della seconda serie della fiction (sempre il giovedì alle 21 su Sky Cinema 1). Il documentario presenta materiale inedito, come le immagini del primo arresto di Giuseppucci “er Negro”, il Libanese del libro, o quelle dell’assegno con cui la famiglia Grazioli prelevò il denaro che avrebbe dovuto servire alla liberazione del duca Massimiliano Grazioli Lante della Rovere e che di fatto è stato il primo abbozzo di “capitale sociale” dell’organizzazione, una sorta di holding capace di reinvestire i proventi dello spaccio di droga, delle scommesse clandestine e delle estorsioni e di farli fruttare in business miliardari. E, ancora, numerose interviste ad alcuni dei protagonisti di allora, che per la prima volta, lasciato alle spalle il passato criminale, hanno deciso di raccontarsi a volto scoperto.

 

LADRI E GUARDIE - Ci sono ad esempio Renzo Danesi, che fino ad oggi non aveva mai parlato pubblicamente, ma anche Antonio Mancini, uno dei pentiti della banda, e Fabiola Moretti, compagna di uno dei boss. Ci sono anche le testimonianze di quelli che stavano dall’altra parte: il giudice istruttore Otello Lupacchini, il poliziotto Nicolò D’Angelo, il procuratore distrettuale antimafia Giancarlo Capaldo che sta ora cercando di ricostruire il ruolo della banda nel sequestro di Emanuela Orlandi. E Giulio Grazioli, il figlio del duca Massimilano, che racconta come lui e i suoi famigliari vissero quei momenti e come avvenne la consegna del riscatto. «Solo uno di noi poteva fregarci», spiega Renzo Danesi, che della sua appartenenza al gruppo criminale non si è mai pentito. La banda iniziò a indebolirsi nel 1983, quando un affiliato decise di pentirsi e di raccontare tutto. L’epilogo avviene però solo una decina di anni più tardi, con l’arresto a Caracas di Maurizio Abatino, nel 1992.

LEGGENDARI - In mezzo una lunga scia di sangue e di lotte intestine per il controllo del business criminale della Capitale. Gli aspiranti nuovi re di Roma, negli anni, si sono fatti fuori l’uno con l’altro e la parentesi si è chiusa. Ma è sufficiente dare uno sguardo a certi commenti che accompagnano i filmati che su YouTube ripropongono spezzoni del film o della serie tv per rendersi conto di quanto Libano & Co abbiano comunque lasciato il segno e di come per qualcuno le loro storie siano quasi leggenda.

http://www.corriere.it/spettacoli/10_novembre_24/sala-banda-magliana_8b6003ec-f7e1-11df-9137-00144f02aabc.shtml

Patrizia, la pupa del Dandi
"Amatela, senza giudicare"

La Virgilio, 26 anni, in "Romanzo Criminale" è la prostituta cinica e opportunista contesa da uno dei boss della banda e dal commissario Scialoja. "Un personaggio intenso del quale mi sono innamorata". I ragazzi del cast? "Sono adorabili. E sono praticamente fratelli"

di ALESSANDRA VITALI

ROMA - A soli 26 anni è la prostituta più famosa della tv. Ma è contenta anche se nessuno, o quasi, la riconosce in strada, "vuol dire che ho creato un personaggio che vive di vita propria". Daniela Virgilio è la Patrizia/Cinzia di Romanzo Criminale, la pupa del Dandi. E se si toglie il trucco dal viso e scende dai tacchi si fa fatica a riconoscerla perché pare una ragazzina uscita dal liceo. Parte questa sera alle 21 su Sky Cinema la seconda serie del film 1. Ci sarà una new entry femminile, la spacciatrice Donatella (Giovanna Di Rauso) ma fino a oggi Daniela è stata, come dice lei, "l'unica femminuccia del gruppo" e questo comporta alcuni vantaggi: "Coccolata, viziata, protetta da tutti. I ragazzi sono fantastici, adorabili. Anche fuori dal set siamo molto uniti. Loro, poi, sono diventati praticamente fratelli".

VIDEO: DOSSIER PATRIZIA 2 / FOTO 3

Quella sempre pronta a vendersi purché l'offerente sia buono. "E' un personaggio intenso e io non posso non amarlo - spiega Daniela - quando interpreti un ruolo te ne devi innamorare, non lo devi giudicare".

Daniela, quanto Romanzo Criminale le ha dato in termini di esperienza e popolarità?
"Moltissimo. E' stato il mio primo vero set e di altissima qualità. Si è stabilito un rapporto umano bellissimo con il regista e tutti gli altri ragazzi. In termini di notorità credo mi abbia dato poco, è noto il personaggio, non io, sono truccata in modo molto pesante, non è facile, se qualcuno mi vede in strada, fare riferimento al personaggio di Patrizia. Per i ragazzi è diverso, Francesco (Montanari, ndr) lo chiamano tutti Libano, io non vivo quel fenomeno che poi è tutto italiano, e comunque se sei bravo a fare le scelte successive, si supera".

Dopo il successo della serie, fioccano le proposte?
"Romanzo è un biglietto da visita importante ma non è che le offerte siano arrivate a pioggia. Certo, hai più possibilità, ho fatto alcuni provini, anche se ancora non sono riuscita a trovare un personaggio 'forte' come Patrizia. La lotta resta dura, ci vuole costanza e anche un po' di culo". 

Quanto sapeva, lei, della vera banda della Magliana prima di fare il film?
"Poco, mi sono documentata quando mi hanno presa per la serie, anche se tutti abbiamo studiato sulla base del romanzo di De Cataldo. Il personaggio di Patrizia, ad esempio, non è esistito davvero, so di Sabrina Minardi ma è tutta un'altra figura. De Cataldo stesso ci spiegò che con Patrizia lui aveva voluto creare un insieme di tante figure femminili che ruotavano intorno alla banda, prestanomi, amanti, prostitute. Un'unica donna che racchiude tanti volti".

Che cosa ne pensa di quelli che hanno individuato in una specie di "feeling con il male" uno dei rischi della serie?
"Sono critiche estreme, credo che l'approccio giusto a un prodotto simile sia nell'etica del singolo, negli insegnamenti che abbiamo acquisito da altre strutture che non sono il cinema, la televisione, la finzione, semmai la scuola, la famiglia. Io quand'ero bambina vedevo i cartoni animati di Lupin, che è un ladro, ma sapevo bene che rubare è sbagliato. Penso che i ragazzi vadano sollecitati a compiere un percorso critico indipendente da quello che vedono in tv. Noi non facciamo politica, raccontiamo una storia. E poi, la realtà che può raccontare un telegionale è ben peggio di Romanzo Criminale, guardiamoci intorno e facciamo un esame di coscienza".  

Parliamo delle scene di nudo. E non mi risponda che per un'attrice è naturale fare quello che le viene chiesto...
"Infatti non è vero, perché il personaggio è un altro, ma il corpo è il tuo. Nella prima serie ho girato le scene di nudo alla seconda settimana di riprese. Praticamente non conoscevo nessuno. In più era febbraio e faceva un freddo terribile e oltre all'imbarazzo dovevo pure stare attenta a non far vedere che tremavo come una foglia... Quest'anno ero più preparata, conoscevo meglio i ragazzi del cast e della troupe, è andata molto meglio".

Prossimi impegni?
"Sto preparando un lavoro teatrale sul Caligola di Camus insieme ad altri amici e compagni del Centro sperimentale, lo porteremo in scena alla fine di gennaio ed è ancora in fase embrionale. Poi ho una piccola parte nel film dei Vanzina Ti presento un amico, in questi giorni al cinema, ma è proprio una cosa piccolina, e poi un altro ruolo, sempre però piccolo, in Immaturi, di Paolo Genovese, di nuovo con Bova, Barbara Bobulova, Luisa Ranieri, Ambra Angiolini. Ma tutte cose piccole, ripeto. Preferisco procedere così, senza scorciatoie. Spero di fare l'attrice fino a ottant'anni, e per riuscirci serve un po' di gavetta...".

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/11/18/news/daniela_virgilio-9213400/?ref=HRERO-1

Ciao..anche io sono un fan di romanzo criminale,anche perché mio padre li ha conosciuti,ma i personaggi veri,ovvero quelli che hai citato tu.Pensa che l accatone,(ricotta) gli ha prestato il suo ferrari x farci un giro..poi ci sono altre molte cose,che pero nnti posso dire,cmq ritornando a noi Crispino adesso nn si sa dove è,almeno da quello che penso io...
cmq se vuoi guardati questo video molto bello che fa vedere appunto i personaggi veri della banda della magliana.
http://www.youtube.com/watch?v=EO-ihg3Hm…

e anche questo link.
http://it.wikipedia.org/wiki/Banda_della…

sabato, 26 novembre 2005

 

 

Intervista a Maurizio Abbatino
Chi l'ha visto - Rai3 - 07-11-2005
 


Int.: Pino Rinaldi - Giornalista
 

M.A.: Maurizio Abbatino - Leader storico della Banda della Magliana

Voce: voce fuori campo
 


Int.: E' la prima volta che lei si trova di fronte ad una telecamera a fare un'intervista. La rilascia in questo momento perché lei ha paura, ha paura di qualche cosa. Ha paura, di che cosa? Maurizio Abbatino...

M.A.: Ho paura, ho paura perché è cambiato lo stato di sicurezza, non è più quello che avevo una volta, nonostante che alcune persone siano ancora fuori, dei processi sono ancora in corso, mi trovo particolarmente esposto... io non sapevo neanche che era stato riaperto, il processo Calvi.

Int.: Processo?

M.A.: Processo Calvi. Sarà anche una casualità però io sono stato addirittura arrestato, per una stupidaggine, una crisi insomma, una macchina che non aveva la revisione, sono stato arrestato e sono stato trasferito in un carcere duro, il carcere di Sulmona.

Int.: Sulmona...

M.A.: Sulmona è un carcere...

Int.: Famoso per i suicidi.

M.A.: Famoso per I suicidi... durante questa detenzione sono stato chiamato a Roma per un interrogatorio - per il processo Calvi, come testimone - e nello stesso giorno mi viene detto che durante il trasferimento non sarei più ritornato a Sulmona mai sarei andato in altro carcere che fino all'ultimo momento hanno tenuto segreto.

Int.: Dove volevano mandarla?

M.A.: Nel carcere di Secondigliano.

Int.: Ecco, chi c'è al carcere di Secondigliano?

M.A.: Mi risulta che c'è un componente della Banda della Magliana.

Int.: Come si chiama?

M.A.: Paradisi Giorgio.

Int.: Paradisi è andato a finire dentro anche per le cose che ha detto lei?

M.A.: Certo...

Int.: Soprattutto per le cose che ha detto lei.

M.A.: Ma non solo, sembra che ultimamente abbia ricevuto un mandato di cattura per traffico di stupefacenti, diretto dall'interno del carcere. Penso che sia una persona che quantomeno, come dire, abbia a disposizione dei movimenti all'interno del carcere.

Int.: Lei a Secondigliano per ora non c'è andato.

M.A.: No, sono ritornato a Sulmona.

Int.: Lei ritiene che questi movimenti che lei ritiene "particolari", siano dovuti al fatto che deve testimoniare al processo Calvi?

M.A.: Secondo me sì, perché non si spiegherebbe questo tempismo...lo stesso magistrato mi ha domandato per che cosa ero detenuto - mi ricordo ancora la parola, dice: - ma questa è un fesseria - sarà una fesseria ma io sto dentro ad uno dei carceri più duri, per una fesseria del genere... A quel punto ho detto proprio io vorrei sapere se, che cosa vuole [questo qualcuno], se vogliono che parli o vogliono che non parli, è questo quello che voglio sapere, che siano più chiari.


Voce: Nel 1998, Maurizio Abbatino, come collaboratore di giustizia, aveva testimoniato nel processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli.


M.A.: secondo me dopo quel processo sono cominciati i guai miei, sotto il profilo di... come collaboratore di giustizia.


Voce: A metà degli anni '70, Maurizio Abbatino, insieme a Franco Giuseppucci, detto "Er Negro", ed Enrico De Pedis, detto "Renatino", costituiscono il primo sodalizio che sarà successivamente definito come "La Banda della Magliana", una organizzazione criminale, che in pochi anni estenderà il suo controllo su tutti i quartieri della capitale, e non solo.


Int.: Voi riuscivate a sapere non solo quello che accadeva nel mondo, diciamo malavitoso, ma anche molte cose che riguardavano voi, ma, per quanto riguarda l'attività di polizia. C'era qualcuno che veniva pagato, voi riuscivate ad avere delle informazioni, da una semplice perquisizione a cose ancora più importanti.

M.A.: Io mi ricordo che in una delle prime rapine una volta siamo stati arrestati in P.zza Pio XI - dovevamo commettere una rapina, avevamo la macchina piena di armi, io avevo dei documenti falsi... - bè è logico, no? - siamo stati fermati e portati al commissariato, e qui Franco (Giuseppucci) ha subito chiesto di un questore.

Int.: un questore... Chi era questo questore?

M.A.: Il questore Pompò. E' stato portato in una stanza, e nonostante che le persone che ci avevano arrestato erano persone famose, che facevano parte di una squadra antirapina, e quindi io le conoscevo, le indagini si sono subito chiuse, siamo stati arrestati per favoreggiamento e documento falso, la macchina non è stata ritrovata e lì mi sono reso conto che Franco (Giuseppucci) aveva fatto qualcosa perché non si andasse a fondo nella storia.

Int.: Quant'era il vostro volume d'affari?

M.A.: Il gruppo Magliana penso che è il gruppo che meno ha accumulato ricchezze, però eravamo diventati una macchina, una pompa, un'idrovora, che poi tutto quello che entrava, la maggior parte dei proventi insomma, andava retribuito ai vari avvocati, perché noi avevamo a disposizione quasi tutti gli avvocati di Roma, medici, dottori e perché no anche qualche politico, cancellieri, c'è stato un periodo in cui noi entravamo con le macchine al servizio di stato, entravamo sotto il tribunale, scricavamo, lasciavamo insomma, pellicce, oggetti di antiquariato, noi avevamo un contatto con un capo cancelliere, poi lui ci diceva che quei giudici erano corrotti, non so se si vantava o no, sta di fatto che poi quei processi prendevano la direzione che volevamo noi.

Int.: Cosa portavate a questo capo cancelliere?

M.A.: di tutto, a parte i soldi ci chiedevano pellicce, cornici, specchi, oggetti di Bulgari, e c'era Claudio Sicilia... [che diceva:] questa cosa si può controllare, aveva un processo per omicidio che doveva andare in definitivo, [e] se lei controlla quanti anni, noi ogni volta che andavamo lì, veniva aperto un armadietto e il fascicolo veniva messo sempre sotto, lasciavamo dieci, quindici milioni, il fascicolo riguardava un omicidio commesso dal Sicilia  e già condannato in I° e II° grado, non lo mandavano in definitiva, non veniva mai fatta la Cassazione, veniva sempre ritardato.

Int.: Per quanto riguarda invece, diciamo i rapporti con I politici e con la magistratura, lei teneva i rapporti con la sfera medica soprattutto, con i politici e i magistrati chi è che se ne occupava?

M.A.: Il gruppo del Testaccio (Trastevere - Enrico De Pedis). [Noi] avevamo gli Ospedali di Roma, Sant'Eugenio, San Camillo, le cliniche,il Centro Clinico Regina Coeli, il Centro Clinico di Rebibbia, sono cose importanti, ma sono importanti... il dirigente sanitario del carcere, penso che ha un valore importante ai fini del processo, della carcerazione. Immagini un po', insomma, una persona importante che entra nel carcere e non vuole fare il carcere, basta insomma che il dirigente sanitario lo manda in clinica, cose che succedono anche adesso, lo manda in clinica, ricoverato, e dopo tre o quattro mesi prende la libertà provvisoria per causa malattia.

 Per quanto riguarda il dirigente sanitario di Rebibbia, un giorno venne nella mia cella, mi disse che era in difficoltà perché era stato arrestato, era stato portato [in carcere] Michele Sindona...

Int.: Nel carcere di Rebibbia...

M.A.: Era stato messo nella cella di Alì Agca, perché lui era momentaneamente assente, e stava ricevendo delle pressioni sia dalla Chiesa che dalla politica per il trasferimento, c'era chi lo voleva far trasferire e chi lo voleva invece fermare a Rebibbia.

Int.: Quando Sindona viene trasferito, e lascia Rebibbia, poi...

M.A.: Poco dopo... si suicida? Diciamo così?

Int.: Prende il caffè.

M.A.: Prende il caffè.

Int.: E... questo dirigente sanitario aveva delle pressioni, chi è che voleva che sindona lasciasse Rebibbia?

M.A.: Non me lo ricordo bene.

Int.: Erano personaggi dello Stato e della Chiesa?

M.A.: Politici e della Chiesa. C'era chi lo voleva fermo, lì a Rebibbia, insomma chi lo voleva proteggere, e chi lo avrebbe mandato in un carcere fuori Roma.

Int.: I rapporti della Banda della Magliana con il Vaticano...

M.A.: I rapporti già c'erano appunto negli anni settanta, dal settanta. All'epoca si conosceva Monsignor Casaroli, il rapporto ce l'aveva Franco (Giuseppucci). In quel tempo Renato (Enrico De Pedis) era detenuto, e lui si occupava, insomma, del processo di Renato per farlo uscire.

Int. Dopo il rapimento di Moro chi è che viene a chiedervi qualcosa?

M.A.: E' venuto l'onorevole Piccoli, ma non è tanto il fatto che sia venuto lui, ma chi ce l'ha mandato.

Int.: Ci racconta come è avvenuto questo incontro, dove eravate...

M.A.: E' avvenuto a Viale Marconi sul bordo del fiume, insomma.

Int.: Chi eravate?

M.A.: Eravamo un po' quasi tutti della Banda. Comunque c'eravamo io, Franco Giuseppucci, Nicolino Selis che appunto aveva preso il contatto ...ma vede Flaminio Piccoli era stato mandato da Raffaele Cutolo...

Int.: Che era amico di Nicolino Selis...

M.A.: ...di Nicolino Selis, e voleva sapere insomma, se potevamo fare qualcosa per salvare la vita di Moro.

  Oggi non escludo che abbia dato anche qualche informazione Franco, senza dirmi niente, conoscendolo...

Int.: Che tipo di informazione?

M.A.: Può aver detto dove si trovava? ... All'epoca, anche perché era la zona nostra.


Voce: Il covo dove fu tenuto prigioniero l'Onorevole Moro prima di essere ucciso fu in Via Montalcini, tra via Portuense e via della Magliana poco distante dalle abitazioni di alcuni componenti della Banda della Magliana.


Int.:Altri politici vi hanno fatto sapere che non dovevate più interessarvi alla liberazione, all'individuazione del covo di Moro, è vera questa storia?

M.A. No, non sarebbero venuti proprio da me...

Int.:Da chi sarebbero andati?

M.A. Da Franco, o da Danilo Abbruciati.


Voce: L'iniziativa di Franco Giuseppucci, di De Pedis e di Abbruciati venne bloccata dai referenti romani di Cosa Nostra. Secondo le deposizioni che sono agli atti Pippo Calò intervenne dicendo che politici importanti della Democrazia Cristiana, in realtà, Moro, lo volevano morto.

http://segni-del-tempo.splinder.com/archive/2005-11

Grosseto, arresto eccellente Banda Magliana, in manette il capo Maurizio Abbatino

ARRESTATO a Grosseto Maurizio Abbatino, capo storico della Banda della Magliana. L'uomo, 53 anni, ormai da qualche anno risiedeva nel capoluogo maremmano beneficiando, sotto protezione, della detenzione domiciliare in quanto collaboratore di giustizia. Ma ieri il tribunale di sorveglianza di Roma ha sospeso i «benefici». Alle 10,30 infatti due poliziotti hanno suonato alla porta dell'appartamento di Abbatino, notificandogli l'avvenuta revoca dei benefici. L'ex capo della Magliana è stato portato prima in Questura quindi in un carcere «top secret». Questo in quanto con le sue testimonianze Abbattino ha contribuito in modo signficativo alla ricostruzione di tutti crimini della Banda che per tutti gli anni Settanta seminò panico e terrore a Roma, con conseguente arresto dei principali boss. 

«ENTRO sessanta giorni — ha detto il suo difensore, l'avvocato Alessandro Capograssi — dovrà essere fissata l'udienza nella quale si dovrà decidere se convalidare o meno il provvedimento». 
Il legale sostiene di non conoscere le ragioni che hanno indotto il Tribunale di Sorveglianza di Roma a sospendere i domiciliari. '«Analoga vicenda accaddeal mio assistito due anni fa — ha spiegato l'avvocato — e ciò avvenne alla vigilia della testimonianza che Abbatino doveva rendere nel corso del processo per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi. Fu chiuso nel carcere di Sulmona per una presunta violazione. In quel caso, però, il provvedimento non venne confermato e dopo poco pochi giorni fu riammesso ai domiciliari». Il 5 dicembre prossimo, Abbatino dovrà difendersi dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'ex questore Pompò per le dichiarazioni rese nel corso della trasmissione «Chi l'ha visto?». 

ABBATINO fu arrestato a Caracas nel 1992, al termine di una lunga e laboriosa indagine condotta dal giudice Otello Lupacchini.All'epoca soprannominato dagli amici «Crispino», per la sua capigliatura folta e riccia, Abbatino, sin dall'inizio fu legato a Franco Giuseppucci detto «il Negro», con cui ben presto diventò il capo della Magliana. Nel 1985 fu arrestato e condannato a 20 anni per omicidio, traffico di droga e associazione a delinquere. Dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari per un presunto tumore osseo, Abbatino fu ricoverato nella clinica romana «Villa Gina'» per una distrofia muscolare. Dalla clinica, nel 1986, Abbatino evase calandosi da una finestra con le lenzuola. Solo a gennaio 1992 fu arrestato di nuovo a Caracas, in Venezuela, ed estradato in Italia a ottobre. Dopo il nuovo arresto, Abbatino, a cui gli ex compagni di malavita nel frattempo avevano ammazzato il fratello, decise di pentirsi e quindi fu sottoposto ad un programma di protezione. Nelle sue deposizioni ai vari processi, tra cui quelli per l'omicidio Pecorelli, Abbatino ha parlato della struttura della banda della Magliana, dei rapporti con personaggi politici, con esponenti del terrorismo nero, con la mafia, con il gruppo ili gruppo di Turatello, Flavio Carboni e Francesco Pazienza, del deposito di armi nascosto a Roma al Ministero della Sanità. L'11 ottobre dell'anno scorso, la terza corte di Assise di Roma ha dichiarato la prescrizione, a circa 25 anni dai fatti contestati, per Maurizio Abbatino e altri tre esponenti della Banda della Magliana, accusati di cinque omicidi. Il processo, arrivato in aula dopo una lunghissima serie di intoppi procedurali, costituisce solo uno stralcio del processo principale alla Banda della Magliana. 

IN MAREMMA Maurizio Abbatino si era costruito una nuova identità, il cognome lo scelse aprendo a caso un elenco telefonico, una nuova occupazione, di fatto una nuova vita. Una vita che voleva essere opposta a quella che aveva contraddistinto la prima parte della sua esistenza. Sicuro, freddo, (non a caso il «Freddo» è il nome con cui Giancarlo De Cataldo lo chiama nel suo «Romanzo Criminale», diventato anche un successo sia al cinema che in Tv) nella sua vita da gangster, silenzioso, dimesso sempre pronto a farsi in quattro per gli altri. nel suo lungo soggiorno grossetano. In modo particolare Abbatino si era dedicato alle persone abbandonate da tutti. Da anni infatti Abbattino, con la sua nuova identità, era un volontario apprezzato e attivo di un'associazione di Grosseto che si occupa degli ultimi e dei desiderati.
 
La Nazione del 27 novembre 2008 di ALBERTO CELATA

http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/578

Arrestato Maurizio Abbatino
ex boss della Banda della Magliana

 

Quando gli agenti della polizia penitenziaria hanno bussato alla porta dell´appartamento dove viveva, protetto da un´identità di copertura, "Il Freddo" è sbiancato. Prima di tornare in cella, ha chiesto di telefonare al suo avvocato e, con poche parole concitate gli ha spiegato cosa stava accadendo. Poi, rassegnato, è salito su un cellulare diretto a un carcere, segreto anche questo, dove, presumibilmente, resterà solo qualche giorno.

Nuovo arresto, per una banale violazione degli obblighi imposti dal regime di arresti domiciliari, per Maurizio Abbatino, 59 anni, uno dei leader storici della Banda della Magliana: ha incautamente rivelato l´indirizzo (ovviamente top secret) del suo rifugio in un´istanza al magistrato. Custode di tenebrosi misteri e collaboratore di giustizia, con tanto di stipendio del programma di protezione, "Crispino"(come lo chiamavano ai tempi degli omicidi in serie e delle feste a champagne e cocaina) oggi è un uomo ben diverso da allora, distrutto nel fisico dalla malattia (era sieropositivo già nel 1986 quando Nicola Cavaliere, allora capo della mobile, lo individuò a Caracas) ma ancora capace di ritrovare un po´ dell´antica verve.

Come nell´intervista del 7 novembre a "Chi l´ha visto" (e culminata nella querela di un ex funzionario di polizia) in cui ricordò i fasti passati della gang: «Avevamo a disposizione quasi tutti gli avvocati di Roma, medici, dottori, perché no, anche qualche politico. C´è stato un periodo in cui entravamo con le macchine al servizio dello Stato, entravamo sotto al tribunale, scaricavamo pellicce, oggetti d´antiquariato, avevamo un contratto con un capo cancelliere che ci diceva che quei giudici erano corrotti... i processi prendevano la direzione che volevamo noi».

«Non ho ancora potuto vedere il provvedimento - spiega l´avvocato Alessandro Capograssi, legale di Abbatino - entro due mesi dev´essere fissata un´udienza in cui si deciderà se convalidare o no la decisione e spero di farla revocare. Le condizioni di salute del mio cliente sono molto precarie e sarebbe gravissimo, tra l´altro, se fosse stato rinchiuso in un penitenziario dove si trova qualche ex componente della banda. Maurizio Abbatino non ha commesso reati, non è uno di quei pentiti che tornano dentro per spaccio o estorsione, è una persona completamente diversa da un tempo». Già due anni fa Maurizio Abbatino (a pochi giorni dalla testimonianza al processo per la morte di Roberto Calvi) fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Sulmona perché girava in macchina con l´assicurazione scaduta. Il provvedimento non fu confermato, proprio alla vigilia del trasferimento di "Crispino" a Secondigliano dove si trovava un ex complice Giorgio Paradisi che aveva qualche buon motivo per fargliela pagare (Paradisi, in seguito, è morto di malattia).



Di certo l´uomo alto e macilento apparso di spalle in televisione ha poco a che vedere col personaggio inquietante interpretato da Kim Rossi Stuart nel film di Michele Placido. Membro del triumvirato che, con Enrico De Pedis ("Renatino") e Franco Giuseppucci ("Er Negro") dette vita a una delle bande più celebrate da cinema, letteratura e fiction, Maurizio Abbatino sopravvisse alla sanguinosa faida interna scaturita dopo la divisione tra la fazione dei "Testaccini" e il gruppo della Magliana. La decisione di collaborare maturò probabilmente, nel 1990 dopo l´assassinio del fratello Roberto, venditore di souvenir. Il cadavere venne ripescato nel Tevere con 33 ferite da taglio.

LA TERZA FASE, anni 2000: LEGALIZZAZIONE ED EMERSIONE. IL RUOLO DI ALEMANNO,LA SECONDA GENERAZIONE

Massimo Carminati

RICCARDO MANCINI, PEPPE DIMITRI, MASSIMO CARMINATI

Nella sua ricostruzione del complesso sistema di potere messo su da Alemanno,sindaco di Roma dal 2008, e dai suoi, Fittipaldi parte dai due personaggi più influenti dell’amministrazione [che] non sono assessori, ma due amici del sindaco: Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Del primo, a capo dell’Ama, si sa praticamente tutto. Meno noti, invece, sono i trascorsi dell’uomo che Alemanno ha voluto alla guida di Eur spa, società controllata dal Campidoglio e dal ministero dell’Economia che ha nel suo portafoglio immobili per centinaia di milioni. Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008. È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l’anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all’Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato – insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo – e la Corte d’Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi.. Ora, dopo vent’anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del “mitico” bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.Una curiosità: un socio in affari di Mancini, Ugo Luini (amministratore della holding del gruppo, la Emis) è pure tra i consiglieri della fondazione del sindaco, Nuova Italia. Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell’Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato. La scelta ha fatto gridare allo scandalo il centrosinistra, ma sono altre le indiscrezioni che preoccupano Alemanno.. Mancini, l’uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei Nar e leader della sezione dell’Eur, simpatizzante di Avanguardia Nazionale e sodale della Banda della Magliana: il personaggio del “Nero” del film “Romanzo Criminale” è ispirato alla sua storia. I due sono spesso insieme, tanto che qualcuno sospettava che l’ex estremista (incriminato per vari delitti efferati ma assolto – quasi sempre – da ogni accusa) fosse stato assunto dalla municipalizzata. «Una sciocchezza» chiosano a “L’espresso” gli uomini del sindaco «Mancini lo vede solo perché si conoscono da anni. Nessun rapporto di lavoro».

Chiarito che Carminati è un "batterista" maglianese legato a Giuseppucci più che ai NAR

1. non è tra i fondatori dei Nar (era solo compagno di scuola e amico di avventure con Valerio Fioravanti e Franco Anselmi, i veri capi del primo gruppo di fuoco dei Nar)

2. non esisteva nessuna sezione Eur del Msi: il ritrovo dei camerati era lo stesso bar Fungo frequentato da Giuseppucci ma anche dagli ndranghetisti in trasferta

3. non era simpatizzante di Avanguardia Nazionale ma solo compagno di batteria con Peppe Dimitri

possiamo provare a sciogliere l’ingarbugliato nodo. Proprio a partire dalla figura di ques’ultimo. Perché Peppe Dimitri è il vero snodo dell’intera vicenda.

E’ lui, infatti, l’organizzatore della famosa rapina alla Chase Manhattan Bank dell’Eur il cui bottino (traveller’cheque) sarà affidato a Giuseppucci per il riciclaggio e lo porterà per qualche mese in galera. PEPPE Dimitri ha militato al liceo in Avanguardia Nazionale e dopo lo scioglimento del gruppo ha trasportato la lezione delle “Guardie Runiche” (il “corpo scelto” del gruppo) in Terza posizione. Alla fine degli anni ’70 è il leader più noto e più amato della “piazza nera” romana. Nell’estate del 1979 decide di organizzare una batteria di rapinatori per liberarsi dalla necessità del lavoro e finanziare la latitanza dei suoi amici avanguardisti. Mette a frutto la sua rete di amicizie politiche, che comprende funzionari di banca e guardie giurate, per assicurarsi buone “basi”. Carminati e un altro giovane “guerriero” destinato a una tragica fine, Alessandro Alibrandi, cresciuti all’Eur nel mito di “Peppe”, fanno parte del gruppo di fuoco. In due mesi compiono quattro-cinque rapine impeccabili per organizzazione. Riccardo Mancini è un altro dei fedelissimi di Dimitri e si ritroverà imputato con lui nel processo per la ricostituzione di Avanguardia nazionale. Vent’anni dopo Peppe Dimitri diventerà consigliere politico di Alemanno e sarà lui a portargli in dote il rapporto con centinaia di militanti più o meno duri e puri della “piazza romana”. E il leader postfascista li trainerà con sé nella lunga marcia nelle istituzioni. A questo gioco è del tutto estraneo Carminati. Il “Nero”, a sua volta, quando è colpito da mandato di cattura per i Nar e decide di fuggire all’estero, è in compagnia di un altro avanguardista-rapinatore, Mimmo Magnetta, che delle “guardie runiche” era stato addirittura il capo. La polizia li aspettava al valico di frontiera e apre il fuoco a freddo, convinta che nell’auto ci fossero i capi superstiti dei Nar (Francesca Mambro, Giorgio Vale e Cavallini). Carminati perderà un occhio ma visto la pioggia di piombo scaricata dall’antiterrorismo se la caverà bene. Ma quell’esperienza lo segnerà per il resto della vita. Come ha raccontato, nelle sue confessioni, Fabiola Moretti (la spacciatrice bionda di “Romanzo criminale 2″): “Lo sentivo diverso da noi. Noi commettevamo certe azioni perché avevamo bisogno di vivere, e non conoscevamo altro modo che quello per vivere. Massimo Carminati e i fascisti come lui commettevano le stesse azioni per gusto, per fanatismo ideologico, e ne ricavavano anche soldi, ma il movente primo era l’ideologia. Per questo non mi piaceva, e lo dissi a brutto muso a Danilo, il quale invece la pensava diversamente, mi diceva che Massimo era un bravo ragazzo, lo stimava moltissimo (…) Massimo era un tipo taciturno, serio, educato rispetto alla media delle persone che frequentavamo (…) Era stato coinvolto in un conflitto a fuoco, diceva sempre che dopo quell’episodio in cui sarebbe potuto morire, ogni giorno in più di vita era tanto di guadagnato, mostrando così una sorta di disinteresse per la morte” .

 

 

 

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GLI EREDI DELLA MAGLIANA OGGI

DOPO IL MASSACRO DI PRATI,ARRESTATA L'HOLDING DE TOMASI,LUGLIO 2011

Due anni d'indagine della Mobile. Coinvolte 100 persone, 11 arresti, tra cui De Tomasi, esponente della banda della Magliana e finito. Una holding familiare con i soldi nascosti nel cuscino. Legami con il caso Orlandi. Tra le vittime anche Marco Baldini, la "spalla" di Fiorello, che spiega: non sono una vittima di usurai

Era un giro di usura con un centinaio di vittime, tra cui medici, imprenditori, commercianti e personaggi dello spettacolo quello sgominato dalla squadra mobile di Roma. Le indagini, durate quasi due anni, hanno permesso di ricostruire l'impressionante giro di affari che ruotava prevalentemente intorno alla famiglia di Giuseppe De Tomasi, detto "Sergione", esponente nel 1970 della Banda della Magliana, che si può quantificare in movimenti di denaro per oltre 100.000 euro a settimana. Sequestro di 10 immobili, 9 società, 12 automezzi e 3 circoli dove si praticava il gioco d'azzardo.

L'operazione, avviata nel 2008, è scattata alle prime ore dell'alba e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della capitale, ha portato all'arresto per usura, estorsione e riciclaggio di 11 persone. Che si intrecciano con uno dei ''cold case'' più noti della recente storia italiana: il sequestro di Emanuela Orlandi. Ed è proprio dall'inchiesta del procuratore aggiunto Gian Carlo Capaldo sui legami tra la scomparsa della Orlandi con la Banda della Magliana che inquirenti hanno fatto luce sul gruppo di usurai.

Giuseppe De Tomasi detto "Sergione", secondo gli inquirenti a capo del gruppo finito in manette e storico componente della banda della Magliana, è il ''Mario'' che , il 28 giugno '83, sei giorni dopo la scomparsa di Emanuela telefonò a casa della famiglia della ragazza. Tra gli arresti c'è anche il figlio di De Tomasi, Carlo Alberto, che secondo una consulenza fonica sarebbe la persona che nel 2005 chiamò alla trasmissione ''Chi l'ha visto'' affermando che nella basilica di Sant'Apollinare era sepolto Enrico De Pedis, detto Renatino.

Il padre di Flavio Simmi, l'uomo ucciso a colpi di pistola nel quartiere Prati a Roma il 5 luglio scorso, conosceva Giuseppe De Tomasi, il boss dell'organizzazione criminale degli anni Settanta. Ma Capaldo, però ha voluto precisare che ''ciò non è uno spunto investigativo: gli ultimi fatti di cronaca, compreso l'omicidio in Prati, non sono oggetto di questa inchiesta anche perché rapporto tra il padre di Simmi, Roberto, e Sergione De Tomasi risale a molti anni fa''.

Una holding familiare. Nell'operazione, denominata ''Luna nel Pozzo", sono finiti in manette anche la moglie di ''Sergione'', Anna Maria Rossi, la figlia Arianna, la consuocera e il genero. Una struttura ''familiare'' in cui tutti avevano un ruolo preciso: dai semplici ''autisti'' a coloro i quali erano destinati a riscuote le somme dalle vittime. Una sorta di gruppo criminale tra congiunti basato su un imponente giro di usura e la gestione di sale da gioco. Questo aveva creato Giuseppe De Tomasi. ''Familiare'' anche il nascondiglio di parte del tesoro della banda: un cuscino dove sono stati trovati 30mila euro. ''In quell'occasione ci è sembrato strano - hanno spiegato gli inquirenti - il fatto che De Tomasi non mollasse mai il cuscino, anche quando si è accasciato per un malore''. La banda imponeva tassi usurai che raggiungevano anche il 5 per cento mensili. Tra le vittime imprenditori, uomini appartenenti alle forze dell'ordine e personaggi del mondo dello spettacolo.

''Si tratta di soggetti - ha spiegato Vittorio Rizzi, capo della mobile - costretti a chiedere prestiti anche per debiti di gioco. In base a quanto abbiamo accertato, De Tomasi sapeva calibrare le richieste rispetto alla disponibilità delle vittime: lo faceva per evitare il rischio di denunce''. Il figlio di Sergione, Carlo Alberto, gestiva tre sale da gioco a Roma che ora sono state poste sotto sequestro. ''I giocatori per fare fronte ai debiti si rivolgevano all'uomo per chiedere prestiti'', ha aggiunto Rizzi.

In totale sono circa 54 le perquisizioni effettuate e in particolare una, ancora in corso, presso l'abitazione della figlia di De Tomasi, Arianna, dove gli inquirenti sospettano sia nascosto il ''tesoro'' della banda. I conti correnti sequestrati sono 21, dieci gli immobili tra cui anche delle villette in costruzione. Le forze dell'ordine hanno posto sigilli anche a 10 autovetture e sequestrati le quote azionarie di 10 società.

Il ringraziamento alla squadra mobile e a tutti gli agenti impegnati nella maxioperazione è arrivato dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno. ''Si tratta di un duro colpo delle forze dell'ordine contro la criminalità, nello specifico l'usura e il riciclaggio nella Capitale - ha osservato il sindaco - con un'impressionante giro d'affari che ha coinvolto centinaia di vittime e che contava fra gli affiliati anche nomi già noti. Mi auguro che dopo questa operazione, preceduta da anni di indagini, vengano assicurati alla giustizia in modo definitivo gruppi criminali che hanno causato danni gravissimi alla città e ai suoi cittadini''.

Omicidio in Prati in pieno giorno / video
il padre fu processato con banda Magliana.

La vittima, Flavio Simmi, 33 anni, si trovava all'interno della propria auto in compagnia di una donna, in via Grazioli Lante. Ha cercato di darsi alla fuga ma è caduto crivellato dai colpi. L'uomo era già stato ferito in un agguato in piazza del Monte di Pietà. era figlio di un uomo processato e poi assolto come componente della banda della Magliana. Il Pd: emergenza sicurezza, intervenga Maroni. Un omicidio che ha tutta l'aria di essere un'esecuzione. Poco dopo le 9.30 - si era appena placato il nubifragio che ha colpito Roma in mattinata - in via Riccardo Grazioli Lante all'incrocio con via Simone de Saint Bon, nel quartiere Prati, un uomo di 33 anni, Flavio Simmi, figlio di un ex componente del nucleo storico della Banda della Magliana (il padre fu arrestato come riciclatore e poi scagionato, oggi gestisce un ristorante a due passi dal ministero della Giustizia e assieme al figlio gestiva un negozio di oreficeria) si trovava al volante della propria auto, una Ford Ka grigia, fermo al semaforo. Accanto a lui si trovava una donna.

Dal nulla si è materializzato un commando - secondo le prime, confuse testimonianze potrebbe però essersi trattato di un uomo solo - che gli ha esploso contro nove colpi di pistola. La vittima ha cercato di sgusciare fuori dall'automobile, ma non ha fatto in tempo a sfuggire ai suoi assassini: è rimasto con i piedi incastrati nell'abitacolo e il corpo riverso sull'asfalto.  Simmi aveva alcuni precedenti penali per lesioni e rissa e, appena qualche mese fa,
era stato gambizzato in piazza del Monte di Pietà. Sul posto è intervenuta la squadra mobile. La banda della Magliana, alla fine degli anni Settanta, ha iniziato esattamente così. Piccole guerre di borgata tra criminali in erba per accaparrarsi, quartiere dopo quartiere, il controllo dei traffici illeciti nella Città Eterna. Omicidi, sequestri, ricatti, una scia infinita di sangue. Scommesse clandestine, spaccio, traffico d'armi, riciclaggio. Poi gli affari d'oro: il denaro sporco investito nell'immobiliare. E il controllo assoluto sulla città. Un'escalation quella di Giuseppucci, De Pedis e Abbatino, i boss della più potente organizzazione criminale che abbia mai operato a Roma, che ha consentito loro di costruire un impero.

Oggi la situazione a Roma sembra ricalcare esattamente quanto accaduto trent'anni fa. La storia si ripete. L'impero torna ad essere appetibile e c'è una lotta di quartiere per l'egemonia dello spaccio di droga. Omicidi, gambizzazioni per far capire al rivale chi è il nuovo "re" sono la testimonianza di una nascente criminalità che spaventa. È dall'analisi degli ultimi fatti di cronaca che le forze dell'ordine hanno fiutato l'allarme. "Scongiurato", secondo il prefetto Giuseppe Pecoraro, "perché capito in tempo".

La conquista delle periferie romane è tra pregiudicati di "scarso profilo criminale" nelle zone tra il Tuscolano, Casilino,
Romanina, Laurentino e l'hinterland dei Castelli Romani. Ne sono convinti gli investigatori, che indagano dopo gli episodi di violenza e regolamenti di conti, tra pregiudicati, avvenuti nelle ultime settimane nella capitale. Una tesi che comunque "esclude l'esistenza di consorterie criminali organizzate", come è emerso da una riunione di coordinamento in Prefettura, a cui hanno partecipato, ieri mattina, anche i responsabili provinciali delle forze dell'ordine. Non si tratta dunque di piccoli burattini mossi dalla mafia o dalla 'ndrangheta. Siamo alle piccole pedine che puntano alla grossa fetta della torta. Proprio come trent'anni fa, ai tempi della Banda della Magliana.

L'episodio più grave è accaduto intorno alle 23 di
domenica scorsa a Cecchina, paese di settemila anime alle porte di Roma, quando un gruppo di tre persone ha fatto irruzione in un appartamento sparando contro quattro pregiudicati, uccidendone due e ferendo gravemente gli altri. Quella stessa sera un uomo era stato gambizzato a Primavalle, mentre nei giorni seguenti, davanti a un fast food al Tuscolano, un affiliato al clan dei Casamonica ha subìto la stessa sorte e un'altra persona è rimasta ferita.

Ma secondo i numeri diffusi dopo il vertice, si registra "un decremento degli omicidi e delle violenze rispetto al passato che offre un quadro rassicurante pur nel permanere di un'attenzione alta degli investigatori volta ad impedire il radicamento nel territorio di Roma e provincia di forme di criminalità organizzata". Le indagini delle forze dell'ordine, attivate fin dall'inizio dell'anno, hanno già "consentito di assicurare alla giustizia circa 50 esponenti della criminalità emergente a conclusione di operazioni portate a termine con successo dalla polizia di stato, dai carabinieri e dalla guardia di finanza". I numeri degli arresti per droga sono spaventosi e il volume d'affari gestito da questi criminali di piccolo calibro lascia a bocca aperta. Soltanto il Comando Provinciale dei carabinieri dall'inizio dell'anno a oggi ha arrestato 1.024 persone e sequestrato 1.126 chili di cocaina e 4 di eroina. La guardia di finanza ha invece ammanettato, da gennaio alla fine di maggio, 106 persone e sequestrato 110 kg di coca e 40 di eroina. La polizia, soltanto nell'ultima operazione che ha portato alla cattura di 66 persone, ha tolto dalla piazza romana duecento chilogrammi di polvere bianca, stroncando un business da 10 milioni di euro.

Arrestato Nicoletti, l’ex cassiere
della banda della Magliana

Enrico Nicoletti, 84 anni, ex “cassiere” della banda della Magliana, è stato arrestato a Roma dalla polizia. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di millantato credito, truffa, usura, falso, riciclaggio e ricettazione. In manette è finito anche il suo braccio destro, Alessio Monselles, 68 anni, arrestato dagli uomini della Guardia di Finanza, che hanno condotto nei suoi confronti accertamenti di natura patrimoniale.

Si tratta dell’ultimo atto dell’operazione “Il Gioco è fatto”, nel cui ambito la Squadra mobile di Roma, guidata da Vittorio Rizzi, aveva già eseguito nell’ottobre scorso una prima tranche di misure cautelari e per la quale la scorsa settimana la Divisione anticrimine aveva eseguito un sequestro preventivo di beni per un valore di circa 2 milioni e mezzo di euro. Nicoletti secondo gli investigatori “era a capo del sodalizio criminoso, che, attraverso il millantato credito, truffava ignare vittime interessate all’acquisto di beni immobili oggetto di aste giudiziarie”. Proprio a lui sarebbero stati destinati i proventi dell’attività illecita, poi reinvestiti in attività commerciali e beni immobili. Quanto a Monselles, per lui all’interno dell’organizzazione era stato disegnato il ruolo di factotum tra l’ex boss della banda della Magliana e gli altri associati, “con compiti ben precisi nella ricezione dei proventi ricavati e nella relativa consegna allo stesso capo dell’organizzazione”.

La banda della Magliana torna così d’attualità per la seconda volta negli ultimi due giorni, dopo che ieri è stato ucciso, in pieno centro a Roma e con nove colpi di pistola, il 33enne Flavio Simmi. Era figlio di Claudio, processato (e poi assolto) con l’accusa di riciclare beni del gruppo criminale.

 

 

 
 
BRITISH MAJOR FIRM: MILLWALL-SHADWELL

Il Millwall F.C. è una società calcistica inglese della Londra sud-orientale. Milita nel Football League Championship. Lo stadio del club è il New Den Stadium di Bermondsey, nel London Borough of Southwark,AL DI Là del London Bridge.

I giocatori e i tifosi sono detti The Lions (I Leoni) anche se originariamente erano soprannominati The Dockers, in riferimento all'origine portuale della squadra (la zona sud-est di Londra era sede di molte banchine portuali). Contrariamente a quanto si crede il nomignolo Lions non deriva dalle origini scozzesi della squadra, ma fu coniato solo nel 1900 per celebrare l'ottimo percorso compiuto dal Millwall nell'edizione della FA Cup 1899-1900.

La divisa tradizionale consiste in maglietta blu, calzoncini bianchi e calzettoni blu.

Il Millwall Rovers fu fondato dai lavoratori della J.T. Morton a Millwall nell'East End di Londra, precisamente sull'Isle of Dogs nel 1885. La J.T. Morton era proprietà dello scozzese James Morton, il quale aprì la sua fabbrica sull'Isle of Dogs nel 1870, attirando manodopera da tutto il paese, inclusa la costa orientale della Scozia. Il gruppo di operai che fondò il Millwall infatti era in maggioranza (ma non esclusivamente) scozzese. Nel 1889 il club fu ribattezzato Millwall Athletic.

Da allora il club, che nel 1985 cambiò denominazione in Millwall Football & Athletic Company Limited, ha trascorso la maggior parte della propria storia nelle divisioni inferiori all'attuale Premier League, in cui militò per sole due stagioni, nel 1988-1989 e nel 1989-1990. La squadra che salì alla ribalta in quel biennio contava su un giovane Teddy Sheringham e su Tony Cascarino.

Nel 2004 il Millwall visse il periodo di gloria più lucente, quando raggiunse sorprendentemente la finale della FA Cup, che perse contro il Manchester United, e si qualificò pertanto per la Coppa UEFA 2004-2005. In quel torneo fu eliminato al primo turno dagli ungheresi del Ferencváros.

Nel 2006 la squadra scese in Football League One, la terza divisione inglese.

Nel 2009-2010, dopo aver battuto lo Swindon Town per 1-0 nella finale play-off di Football League One, è tornato in seconda divisione.

FIRM E TRASPOSIZIONE CINEMATOGRAFICA,IL FENOMENO HOOLIGANS

Il quartiere di appartenenza del Millwall (Bermondsey, Cold Blow lane, Isle of Dogs) era una delle zone più povere e problematiche di Londra: zona di portuali, manovali, working class. Questo clima sociale fece sì che i tifosi del Millwall F.C. fossero (e ancora lo sono) tra i più violenti di Inghilterra: il loro gruppo hooligan, i Millwall Bushwackers, è uno dei gruppi più famosi di tutta la storia hooligan inglese ed europea: questo è il motivo della fama del Millwall in Italia, che non può essere chiaramente causata da meriti calcistici, essendosi il Millwall sempre barcamenato tra la seconda e terza divisione. Il motto dei tifosi del Millwall, che è anche una delle loro canzoni più note, è No One Likes Us, We Don't Care (non piacciamo a nessuno ma non ci importa niente). È degli hooligans del Millwall l'invenzione del Millwall brick, un'arma fatta con un giornale arrotolato. La più forte rivalità dei tifosi del Millwall è con il West Ham, squadra anch'essa di Londra, situata sulla sponda opposta del Tamigi: la rivalità calcistica si è sovrapposta alla preesistente rivalità territoriale data la vicinanza delle due zone. Nell'agosto del 2009 si verificano violenti scontri prima, durante e dopo il match valido per la Coppa d'Inghilterra tra Millwall e West Ham che terminano con il tragico bilancio di un tifoso morto in seguito a ferite da arma da taglio ed altri feriti anche tra le forze di polizia.[1] [2] Altre accese rivalità si riscontrano con il Crystal Palace, il Chelsea F.C. e con il Charlton Athletic F.C.. La Firm del Millwall ha ispirato il film Hooligans del 1995 localizzato a Shadwell,un quartiere adiacente a Millwall, a ridosso dell'Isle of Dogs.

Millwall Bushwackers

La Millwall Bushwackers è una delle firm più note e violente dell'hooliganismo inglese. Legata al Millwall Football Club, ha avuto origine nei primi anni ottanta, quando il movimento hooligan era nel periodo di massima vitalità.

Sebbene la prima firm legata al Millwall fosse stata la F-Troop, i Bushwackers sono stati tra le più attive firm degli anni ottanta, e i più attivi hooligans del Millwall. Il loro principale scopo era quello di causare scompigli e scontri agli incontri calcistici della propria squadra. In diverse occasioni sono stati accusati di aver causato alcuni fra i peggiori atti di violenza del calcio inglese.

Presero e adattarono il loro nome dai Bushwhackers, un gruppo militare che tendeva agguati durante la guerra civile americana.

La firm è tuttora esistente, sebbene non abbia più le stesse dimensioni numeriche degli anni '80. Ciò è dovuto in parte all'iniziativa di tesseramento dei tifosi da parte dell'ex presidente del Millwall Theo Paphitis, in seguito agli incidenti avvenuti fuori al New Den Stadium la sera della semifinale playoff contro il Birmingham City, nel maggio 2002. Il sergente Russell Lamb del Metropolitan Police Service, descrisse gli incidenti di quella sera come la peggior forma di violenza che avesse mai visto nella sua carriera[1].

È loro l'invenzione del Millwall brick, un'arma improvvisata fatta di sola carta di giornale piegata e pressata in modo tale da ottenere la durezza di una mazza o un tubo. Nasce dall'impossibilità per i tifosi inglesi di portare all'interno degli stadi oggetti contundenti.

 
 

 

 

 

 
 
 
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Silva-Barry-Dzeko: che City! Triis al Bolton e primo posto

La squadra di Mancini vince 3-2 fuori casa: secondo successo consecutivo e primo posto in classifica. In campo nel secondo tempo anche Tevez

LONDRA, 21 agosto - Seconda partita di Premier e secondo successo per il Manchester City di Roberto Mancini, che ha vinto per 3-2 sul campo del Bolton. Al match ha preso parte, partendo dalla panchina ma poi entrando al 22' della ripresa al posto del connazionale Aguero, anche quel Carlitos Tevez che sogna l'Inter e continua a dire di voler lasciare i 'Citizens', oggi in maglia a strisce rossonere.

APRONO SILVA E BARRY - Dopo che Aguero aveva sbagliato, al 18', una facile occasione per portare in vantaggio la sua squadra, il City è passato al 26' con uno dei suoi uomini migliori, lo spagnolo David Silva, che ha segnato con un bel tiro di sinistro ma grazie anche alla 'collaborazione' del portiere avversario Jaaskelainen. Al 35' altra chance sprecata da Aguero, poi al 38' raddoppio di Barry con un sinistro da fuori area. La festa per il 2-0 è però durata poco, perchè nemmeno due minuti dopo ha segnato il Bolton con Klasnic su passaggio di Petrov, l'ex di turno.

DZEKO CHIUDE I CONTI - Ad inizio ripresa il City ha ristabilito le distanze con Dzeko, mentre al 18' Davies ha riportato sotto la squadra di casa con un colpo di testa vincente su assist del solito Petrov. C'è stata poi l'entrata in campo di Tevez, ma il City negli ultimi 20' di gioco ha badato prevalentemente ad 'amministrare' la partita (vista in panchina, per tutta la sua durata, da Mario Balotelli), portando alla fine a casa un prezioso successo che lo proietta in testa alla classifica a punteggio pieno, ovvero 6 punti. Nelle altre sfide di oggi il Wolverhampton ha superato 2-0 il Fulham 2-0, è finita in parità 1-1 Norwich-Stoke City.

 

Premier League, Ecclestone e Briatore
vendono il QPR al patron della Lotus

I due protagonisti della F1 hanno ceduto le loro quote (il 66%) del Queens Park Rangers, storico club di Londra, al magnate malese dei cieli Tony Fernandes

Bernie Ecclestone e Flavio Briatore non sono più i proprietari del Queens Park Rangers, storico club di Londra. I due grandi protagonisti del circus della Formula Uno (Briatore in realtà è ancora fuori dai giochi per via di una radiazione comminata dalla Federazione internazionale dell’automobile nel 2009) hanno girato le loro quote, che rappresentano il 66 per cento delle azioni QPR, al magnate malese dei cieli Tony Fernandes.

Briatore ed Ecclestone, amici-nemici dai tempi in cui l’ex manager della Renault faceva grande la casa automobilistica nei circuiti di tutto il mondo, avevano deciso di rilevare il QPR nell’agosto del 2007. Il club era prossimo al fallimento, navigava a vista in Championship (la serie B inglese) senza alcuna certezza rispetto al proprio futuro. Bernie e Flavio sono arrivati al momento opportuno, quando l’affare era ghiotto e valeva la pena rischiare. Per intenderci, i due hanno presentato un’offerta pari a 14 milioni di sterline, che non saranno noccioline, ma rispetto alle possibilità di sviluppo in prospettiva (vedi passaggio in Premier League) non erano e non sono una cifra improponibile, tutt’altro. Al momento dell’insediamento, la nuova proprietà si è data l’obiettivo di raggiungere il massimo campionato inglese entro quattro anni. Ci sono riusciti, oggi il QPR gioca in Premier.

Bernie e Flavio possedevano, come detto, il 66 per cento delle azioni della QPR Holdings Limited, la cassaforte creata ad hoc per gestire e coordinare le attività del club. Il restante 33 per cento era stato acquisito dal tycoon dell’acciaio
Arcelor Mittal, uno degli uomini più ricchi al mondo. Proprio l’ingerenza di Mittal negli affari della società pare sia una delle cause principali del passo indietro di Ecclestone e Briatore. Che mal avrebbero digerito la sua offerta (“offensiva”, secondo i giornali inglesi, perché troppo bassa) di diventare l’unico proprietario dei Rangers. E pure le dichiarazioni rilasciate dall’imprenditore indiano a proposito del siluramento del presidente della QPR Holdings, Ishan Saksena, uomo di fiducia di Mittal.

Bernie e Flavio hanno così preferito vendere la quota di loro competenza (i numeri dell’operazione non sono ancora stati resi noti) all’amico Tony Fernandes, che condivide con i due la passione per i motori e la Formula Uno. Il numero uno di AirAsia, compagnia low-cost malese con base a Kuala Lumpur, è infatti, tra le altre cose, il patron del Team Lotus, che nel 2010 è tornato a dare battaglia sui circuiti di tutto il mondo. Fernandes ha fatto esperienza come manager di livello internazionale presso il Warner Music Group. Pare sia anche un discreto chitarrista e questo non può che far piacere a chi segue il QPR. Già, perché tra i tifosi illustri del club londinese ci sono
Alan Wilder, ex di lusso dei Depeche Mode, Robert Smith dei Cure, Ian Gillan dei Deep Purple e Mick Jones dei Clash. Soltanto per citare i più noti.

Queste le prime dichiarazioni ufficiali di Fernandes, ex tifosissimo del West Ham: “Ho vissuto nella zona di Uxbridge Road e lì sono cresciuto. I Rangers sono una delle prime squadre che ho visto giocare dal vivo a Loftus Road. La possibilità di entrare a far parte del club mi è stata proposta dai precedenti proprietari ed adesso eccomi qui. Mi è sempre interessato entrare nel mondo del calcio e farlo con una squadra londinese dell’appeal dei QPR è perfetto. E’ buffo come ti capitano a volte le cose nella vita. I QPR sono un diamante grezzo ed io spero di riuscire a trasformarli in uno splendido diamante”. Insomma, la Premier League dà il benvenuto all’ennesimo riccone che farà grande il calcio inglese in giro per l’Europa. E’ questione di tempo: la coppia Fernandes e Mittal promette di fare chiasso.

Il Liverpool stende l'Arsenal

Pubblicato: Sabato, 20 agosto 2011, 18.20CET
Nel big-match della giornata, i Reds vincono 2-0 sul campo dei Gunners: decidono l'anticipo l'autorete di Ramsey e un gol di Suárez. Colpo corsaro anche del Newcastle, che vince il derby con il Sunderland.

 

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Attacco a Mou: ''Real club camorristico''.

"DISTRUGGETE MOURINHO !!!"

FOTO: Il dito nell'occhio a Vilanova / VIDEO MOU:"PITO VILLATROJA??? E CHE COSA CAZZO E'???!!!"

Non si placano le polemiche dopo l'ennesimo gesto folle dello Special One. 'El Pais' si scaglia contro il tecnico e chiede al presidente Perez di intervenire nei confronti di un allenatore ''che ha sporcato l'immagine del club in tutto il mondo''

SPAGNA E ITALIA LEGATE ANCHE NEL CALCIO IN FALLIMENTO. I DUE PAESI SCOPRONO LA PROFONDA CRISI ANCHE NELL'INDUSTRIA DEL CALCIO

Questo weekend tocca alla Liga spagnola. Il prossimo, al campionato italiano. Si fermano i calciatori. Scioperano. Due fra i principali tornei d'Europa, insieme con Premier League e Bundesliga, non partiranno. In Spagna è quasi certo, ormai: sindacato e Lega sono troppo lontani. Questione, anche, di soldi. In Italia invece lo sciopero è sempre più probabile: domani (venerdì) si riuniscono i presidenti della Lega di A in assemblea straordinaria. Mancherà solo Claudio Lotito, il "falco", squalificato sino al 15 settembre per le accuse al Coni (salterà anche il consiglio federale del 24 agosto e le prossime assemblea di Lega). Dicono sia furibondo, e voglia andare lo stesso a Milano per incontrarsi, informalmente, con i suoi colleghi. Ma non c'è aria di firma: i presidenti si sono bloccati sull'articolo 7, quello degli allenamenti differenziati. L'Aic, il sindacato calciatori, ha già firmato l'accordo sul contratto collettivo (scaduto il 30 giugno dello scorso anno), con Sergio Campana. Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, è furibondo coi presidenti di serie A (e ha litigato anche con Lotito) perché si è impegnato di persona a riscrivere l'articolo 7, una volta sottoscritto da ambo le parti l'accordo. Oggi il n.1 della Figc ha chiamato Maurizio Beretta, presidente (dimissionario?) della Lega, e Damiano Tommasi, alla guida del sindacato calciatori, e ha fatto un appello al buon senso di ambo le parti. Ma alle spalle dei presidenti premono le tv: Sky e Mediaset Premium hanno speso un sacco di soldi per le campagne promozionali, se non parte il campionato il 27-28 agosto saranno costrette a rivedere i palinsesti. E potrebbero minacciare richieste di danni alla Lega. I calciatori italiani sono dalla parte della ragione, almeno stavolta: "Non scioperiamo per soldi". E l'Aic non ha alcuna intenzione di riprendere le trattative. "Per noi-fanno sapere-il caso è chiuso". Molti presidenti, a questo punto, sono preoccupati e potrebbero di convocare un'altra assemblea prima del fatidico 27 agosto. Abete ha minacciato di fare nominare dalla Giunta Coni un commissario ad acta in occasione del consiglio federale del 24 agosto: commissario che obbligherebbe la Lega a firmare il contratto (ma quando?). Ma i presidenti non ci stanno e anche questa decisione non basterebbe a scongiurare lo sciopero per fine mese. "Fino a quando non vediamo la firma della Lega-dicono i calcatori-noi non scendiamo in campo. E non facciamo confusione, per favore: la questione della tassa di solidarietà non c'entra nulla, noi siamo pronti come sempre a fare la nostra parte". Ricorda Gianni Grazioli, segretario generale dell'Aic: "I calciatori guadagnano, è vero, e sono ottimi contribuenti per lo Stato". Molti di loro si sentono offesi dalle parole di Calderoli.

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Lazio sul velluto
Sei reti al Rabotnicki


 

Lazio sul velluto Sei reti al Rabotnicki

Hernanes festeggia con una capriola il gol

ROMA - Comincia con il piede giusto la stagione della Lazio: il Rabotnicki non era sicuramente avversario in grado di mettere in difficoltà i biancocelesti, ma gli uomini di Reja interpretano con autorità il match dell'Olimpico, attaccando per tutti i novanta minuti e chiudendo in anticipo il discorso qualificazione alla fase a gironi di Europa League. Trovano poco spazio i mugugni di una parte del tifo laziale per la rinuncia a Zarate: l'argentino, neanche in tribuna, sembra sempre più lontano dalla Lazio. Presentissimi, invece, Klose e Cissé: il tedesco svaria per tutto il fronte offensivo, giocando con generosità e lucidità, mentre il francese mal digerisce la posizione defilata sulla sinistra, sebbene la sua prestazione dia ragione a Reja.

IL PROFETA APRE LE DANZE - I biancocelesti partono subito a testa bassa e sarà il leit-motiv di un match nel quale Marchetti non avrà mai modo di mettersi in luce; si gioca ad una porta sola e le occasioni da gol fioccano, anche perché i biancocelesti cercano di arrivare in porta con il bel gioco. A sbloccare il risultato è Hernanes con un destro dai venti metri, preciso quanto improvviso. Mauri, assistman nell'occasione del vantaggio biancoceleste, trova presto il gol del raddoppio ma gli viene annullato ingiustamente; gli va meglio al secondo tentativo, sei minuti prima del riposo, quando può insaccare in scivolata sulla perfetta sponda di Klose.

GOLEADA NELLA RIPRESA - Chi si aspettava

 

maggiori difficoltà dal punto di vista fisico per la Lazio, soprattutto nella ripresa, sbaglia i conti: i biancocelesti continuano a spingere per chiudere la pratica prima della trasferta di Skopje e la missione è pienamente compiuta. La doppietta dello straripante Cissé (piatto destro a giro su servizio del solito Klose e zuccata vincente da attaccante vero) vale al francese la standing ovation. Il finale di gara vede squadra e tifosi premere affinché anche Klose trovi la soddisfazione del gol all'esordio ufficiale con i biancocelesti: ad esultare è prima il subentrato Rocchi, servito proprio da Klose, che poi restituisce il favore al tedesco con l'assist al bacio che, allo scadere, sigilla un 6-0 forse troppo severo nei confronti del modesto Rabotnicki ma degna cartina al tornasole di una Lazio che promette una stagione da protagonista.

Lazio-Rabotnicki 6-0 (2-0)

Lazio (4-2-3-1): Marchetti s.v; Scaloni 6, Biava 6, Dias 6, Radu 6; Brocchi 6.5 (18' st Matuzalem 6), Ledesma 6; Mauri 6.5 (27' st Lulic s.v), Hernanes 7, Cissè 7.5 (40' st Rocchi s.v); Klose 6.5 (1 Bizzarri, 21 Diakitè, 27 Cana, 18 Kozak). All: Reja.
Rabotnicki (4-4-2): Dimitrievski 5; Todorovski 5.5, Najdoski 5, Lazarevski 5, Micevski 5.5 (43' pt Nastevski); Muarem 5 (33' st Gligorov s.v), D. Velkoski 5, Vujcic 5, Petrovic 5; K. Velkoski 5.5, Manevski 5. (25 Shishkovski, 13 Trajkovski, 18 Skenderovic, 20 Petkovski, 24 Avramovski). All: Petreski.
Arbitro: Sergei Karasev (Rus)
Reti: nel pt 20' Hernanes, 39' Mauri; nel 6' e 20' st Cissè, 42' Rocchi, 45' Klose.
Angoli: 6-0 per la Lazio
Recupero: 1' e 2'
Ammoniti: Najdoski per gioco falloso, Petrovic per gioco scorretto, D. Velkovski per gioco falloso, Spettatori: 25.000.

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La Roma resta a secco
Lo Slovan la beffa.Attenzione a questi slovacchi del cazzo:le italiane hanno sempre fatto una fatica del demonio (eliminatorie europee 1984 0-2,europei 1996 1-2,mondiali 2010 2-3...)

INTER E ROMA MOLTO INDIETRO, MOLTO BENE LAZIO, BENE IL NAPOLI E LA JUVENTUS
 

BRATISLAVA - Prima sconfitta in una gara ufficiale per la nuova Roma targata USA. Nel giorno in cui Tom Di Benedetto è diventato ufficialmente il nuovo proprietario della società giallorossa, la squadra di Luis Enrique esce battuta da Bratislava nella gara d'andata degli spareggi di Europa League.

BUON PRIMO TEMPO - Il tecnico spagnolo sorprende tutti lasciando inizialmente in panchina Borriello e capitan Totti. In campo dal primo minuto un baby-attacco formato da Okaka, Bojan e Caprari. Il più giovane dei tre, Caprari, risulta anche il più pericoloso soprattutto nella prima frazione di gioco, mettendo paura a Putnocky in un paio di occasioni. Al 30' si fa pericoloso anche Okaka che prova la deviazione da distanza ravvicinata, mancando però lo specchio della porta. Rispetto alle precedenti uscite i giallorossi soffrono meno in difesa, ma faticano in mezzo al campo segnati dalle numerose assenze. I padroni di casa creano poco e sfruttano le ripartenze per colpire i capitolini. Il primo tempo termina a reti bianche.

DOBROTKA CASTIGA LA ROMA - Nella ripresa gli uomini di Luis Enrique continuano a fare la partita, anche se i padroni di casa appaiono più preparati per quanto riguarda l'aspetto fisico. Dopo pochi minuti Kladrubsky mette paura a Stekelenburg con una conclusione dal limite dell'area, ma il gigante giallorosso si salva e mette fuori. La risposta della Roma non tarda: prima Burdisso sfiora di testa il vantaggio, poi al 23' Caprari centra in pieno il palo

 

alla destra di Putnocky. Il tecnico manda nella mischia Totti e Borriello cercando di dare maggiore qualità al reparto avanzato. Al 34', però, arriva la beffa: sugli sviluppi di un calcio d'angolo Dobrotka salta indisturbato e batte Stekelenburg portando in vantaggio lo Slovan. La Roma prova l'assalto nei minuti finali, ma la difesa di casa regge e gli uomini di Weiss portano a casa un risultato fondamentale. Ora, tra una settimana, i giallorossi saranno obbligati alla rimonta davanti al proprio pubblico.
 

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Supercoppa al Barcellona: Messi condanna il Real

Supercoppa al Barcellona
Messi condanna il Real
all'85'. Rivincono i cascatori professionisti,impossibile giocare a pallanuoto su un prato

I blugrana vincono 3-2: doppietta dell'argentino e gol di Iniesta, inutili le reti merengues di Cristiano...

Il tecnico del Real nel mirino dopo la maxi rissa finale nel 'Clasico'. "Avanti così e le cose finiscono male, intervenga la federazione". Piquè: "I giocatori prendono ordini da una persona che sta rovinando il nostro sport". Mou: "Vilanova? Non so chi sia"La verità è che il Barca ha vinto allo scadere ed incominciano ad essere lontani i 6-2,5-0 del Barca contro il Real...


 

Barcellona contro Mourinho "Distrugge calcio spagnolo"

La sequenza della ditata di Mourinho a Vilanova nel dopo match

BARCELLONA - Il Barcellona mette in bacheca la Supercoppa di Spagna e attacca Josè Mourinho, ancora una volta nel mirino per i suoi eccessi. Secondo i giocatori 'blaugrana' il tecnico del Real Madrid ha scaldato troppo gli animi dei suoi giocatori e acceso oltre ogni misura la rivalità fra le due big del calcio spagnolo. La sfida di ieri al Camp Nou, vinta dal Barca per 3-2, si è conclusa con una maxi-rissa che ha visto protagonista anche lo 'Special One': il tecnico di Setubal, come mostrato dalle immagini tv che stanno già impazzando in internet, si è avvicinato all'allenatore in seconda del Barcellona, Tito Villanova, e gli ha messo un dito in un occhio.

PIQUE' DURO: "MOU DISTRUGGE IL CALCIO SPAGNOLO" -
"Mourinho sta distruggendo il calcio spagnolo  -  afferma Gerard Piquè, difensore dei catalani - Non credo che la colpa sia dei giocatori. Anche quando abbiamo vinto per 6-2 sul loro campo non è successo tutto questo. Ma adesso prendono ordini da una persona che sta distruggendo il calcio spagnolo. Bisogna fare qualcosa perché questa situazione rischia di finire molto male. A volte accusano noi catalani, ma i veri colpevoli sono a Madrid. Ultimamente si sta passando il limite".

XAVI: "PATETICA L'IMMAGINE DEL REAL MADRID" - Altrettanto severo è il commento di Xavi, capitano del Barcellona, secondo il quale "l'immagine del Real Madrid è patetica". Il centrocampista fa riferimento soprattutto

 

alla maxi-rissa che ha fatto da epilogo all'incontro. "Certi comportamenti sono una vergogna", prosegue Xavi, che poi si scaglia contro Marcelo per il fallo da rosso diretto su Cesc Fabregas: "E' stata un'entrata criminale e bestiale".

GUARDIOLA: "GIOCATORI PROVOCATI MA ESEMPLARI" -
"Sono orgoglioso di come abbiamo vinto questa Supercoppa, per la qualità del rivale e per l'intensità della partita: la nostra condizione non è ottimale ma stiamo migliorando. Abbiamo fatto uno sforzo titanico, non pensavo che saremmo stati capaci di giocare così e il merito è tutto dei giocatori": così l'allenatore dei Blaugrana, Pep Guardiola, ai microfoni di Mediaset Premium nel post partita di Barcellona-Real Madrid. "I comportamenti di Mourinho? Non voglio parlarne - ha proseguito Guardiola - dico solo che ho dei giocatori modello: anche quando sono provocati si comportano in modo esemplare".

"AVANTI COSI' E QUI LE COSE FINISCONO MALE"  -  Tuttavia il tecnico del Barcellona, che alza l'ennesimo trofeo, non può fare a meno di soffermarsi sull'exploit del collega. "Io non sono qui per dare lezioni a nessuno. Ma certe cose non si possono fare: se andiamo avanti così, finisce male  -  dice Guardiola senza nominare Mourinho - Io provo a comportarmi nel miglior modo possibile e non sono qui per dare lezioni. Le immagini televisive parlano da sole. Tito non ha problemi all'occhio, ma queste cose non si possono fare. Loro pensano che noi tiriamo la corda, noi pensiamo che sia il contrario. Prima o poi si creerà un danno di cui saremo tutti responsabili. Noi continueremo a pensare a giocare a calcio, siamo una squadra che vuole farlo nel miglior modo possibile".

VICE PRESIDENTE BARCA: "FEDERAZIONE INTERVENGA" -
Durissimo è anche il vicepresidente del Barcellona, Carles Vilarrubi, che definisce Mourinho "una maledizione per il calcio spagnolo" e chiede alla federcalcio iberica di "fare qualcosa, perché episodi del genere possono succedere ancora ed ancora". Anche il Real Madrid, dice Vilarubi, dovrebbe prendere provvedimenti. "Il Real in quanto istituzione non può dare il proprio supporto a un allenatore che si comporta così". E ancora: "Mourinho non può rovinare le relazioni fra le due più importanti istituzioni sportive in Spagna".

MOU: "DITO NELL'OCCHIO DI VILANOVA? NON SO CHI SIA"  -
  Preferisce parlare della partita anche Jose Mourinho. "Sono molto contento per il progresso della squadra: non voglio paragonare la nostra prestazione con quella dei nostri avversari, dico solo che siamo migliori rispetto l'anno scorso", le parole dell'allenatore del Real al termine della sfida. Interrogato sul turbolento finale di match, quando - come mostrano video già postati su internet - avrebbe infilato un dito in un occhio di Tito Vilanova, il vice di Pep Guardiola, Mou ha risposto: "Se l'immagine del Real è il mio dito nell'occhio di Pito Vilanova? - risponde storpiando anche il nome dell'allenatore in seconda - Non conosco questo signore, non so chi sia e come si chiama e comunque l'arbitro è lì per fischiare quello che ritiene giusto fischiare: giudica lui, io vado in campo per giocare come un uomo". Mettetela come volete, ma lo Special One se ne torna a casa con una nuova brutta figura.

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Della Valle, furia su Moratti: «E' colpevole, ora risponda:

SI DEVE DIMETTERE,

RINUNCIARE

 ALLA PRESCRIZIONE E FARSI GIUDICARE»

Nuovo comunicato del patron della Fiorentina in risposta alle recenti affermazioni del presidente dell'Inter su Calciopoli e la proposta, lanciata di recente dallo stesso proprietario viola, di organizzare un tavolo chiarificatore e pacificatore prima che inizi il campionato: «Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare»

«A proposito di Calciopoli Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare. Dal mio punto di vista il suo è un comportamento offensivo per chi è stato vittima di una situazione assurda, non chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben analizzata, senza preconcetti per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha dovuto subire». Comincia così il comunicato di Diego Della Valle, inviato all'ANSA, in risposta alle recenti affermazioni del patron dell'Inter su Calciopoli e la proposta, lanciata di recente dallo stesso proprietario viola e condivisa da diversi addetti ai lavori fra i quali il ct Cesare Prandelli, di organizzare un tavolo chiarificatore e pacificatore prima che inizi il campionato, con l'obiettivo di fare appunto chiarezza sullo scandalo che ha coinvolto cinque anni fa il calcio italiano e di stemperare il clima fra i tifosi dopo le recenti posizioni del procuratore Stefano Palazzi che chiamano in causa diverse società fra cui l'Inter.

ECCO LA LETTERA - Dopo la mia proposta del tavolo del chiarimento e della pacificazione, Moratti insiste nel fuggire dalle proprie responsabilità, continuando invece a nascondersi dietro battute offensive e inopportune, rilasciate agli angoli di una strada o al tavolo di un bar al mare. Dal mio punto di vista il suo è un comportamento offensivo per chi è stato vittima di una situazione assurda, non chiara, e che dovrà essere (e mi auguro sarà) ben analizzata, senza preconcetti per quanto riguarda quello che la Fiorentina ha dovuto subire. Il suo comportamento è altrettanto inopportuno in quanto Moratti stesso è stato considerato colpevole di un comportamento scorretto, sportivamente parlando, ed avrebbe dovuto essere giudicato per questo, se non fosse sopraggiunta una prescrizione arrivata con la precisione di un cronometro. Questi sono i fatti che nessun atteggiamento sprezzante e supponente può cancellare, queste sono ombre, o più che ombre macigni che Moratti ha sopra la sua reputazione personale. Per chiarire anche la sua posizione, l’unico modo serio e civile da parte di Moratti può essere solo quello di accettare un confronto leale, nel quale potrà spiegare dal suo punto di vista cosa è successo prima e durante lo scandalo del calcio, qual è stato il suo ruolo, il suo comportamento personale, senza nascondersi dietro persone per bene che non ci sono più e tanto meno senza nascondersi dietro i propri tifosi, che in questa faccenda non c’entrano nulla e nulla hanno fatto di male. Pertanto gli rinnovo l’invito a sedersi al tavolo del chiarimento prima che inizi il campionato, in modo che si possa tentare di mandare allo stadio i tifosi, tutti i tifosi, con uno stato d’animo più sereno, cosa ancora più indispensabile in un momento così difficile e socialmente incerto. Per fare questo non servono battute estemporanee, ma serve solo senso del proprio ruolo e delle proprie responsabilità, rispetto delle persone e dei valori e un po’ di coraggio.

 ''Se i giocatori protestano per loro aliquota doppia''

Calcio

''Se i giocatori protestano
per loro aliquota doppia''

Sondaggio: chi deve pagare?

Il ministro leghista contro la "casta dei viziati" di Serie A. La replica dell'Aic: ''Stupidaggini. I calciatori sono lavoratori subordinati e devono rispettare le stesse regole. Ma se il contratto è al metto il contributo va pagato dalla società"

 

Spagna, non c'è accordo la Liga non comincia

Calcio

Spagna, non c'è accordo
la Liga non comincia

 

Continua il braccio di ferro tra l'assocalciatori e la Lega: ancora nessuna intesa sul contratto collettivo, nuovi colloqui nel weekend ma quasi sicuramente non si giocherà

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L'Udinese domina, manca solo il gol

 

All'Emirates Stadium di Londra la squadra di Guidolin perde 1-0 con l'Arsenal ma gioca una grande partrita. Subisce subito un gol con Walcott,  poi fa soffrire l'Arsenal: tante le occasioni sprecate da Di Natale e Armero. Nel finale Handanovic evita la beffa del 2-0. Il 24 agosto il ritorno che vale un posto nella fase a giorni

 

 

Villarreal, che scivolone Il Bayern non fa sconti

CHAMPIONS LEAGUE

Villarreal, che scivolone
Il Bayern non fa sconti

 

Rossi e compagni dominano ad Odense ma cadono nel finale per colpa di uno svarione dell'ex udinese Zapata. I bavaresi piegano 2-0 lo Zurigo grazie a Schweinsteiger e Robben. Vincono anche Dinamo Zagabria, Wisla e Maccabi Haifa

 

 

Lione, buona la prima Delude il Copenaghen

Champions

Lione, buona la prima
Delude il Copenaghen

 

I danesi perdono per 3-1 in casa contro i cechi del Viktoria Plzen. Stesso risultato per l'Olympique con il Rubin Kazan. Rocambolesco 2-2 tra Twente e Benfica, pari anche tra Bate Borisov e Sturm Graz

 

Aguero, gol e show Il City cala il poker

Calcio

Aguero, gol e show
Il City cala il poker
:4-0 allo Swansea

 

Il Manchester di Mancini debutta in Premier League travolgendo 4-0 lo Swansea. L'argentino entra nella ripresa e regala spettacolo con una doppietta e un assist. A segno anche Dzeko e Silva di NICOLA APICELLA

E' la squadra di una città di mare che non supera i 200mila abitanti. Ha dato i natali al campione juventino John Charles e all'attrice Catherine Zeta-Jones. Con la promozione nella serie A britannica, l'amministrazione comunale spera ora di superare i problemi economici e di occupazione. Ieri nella prima di campionato sconfitta per 4 a 0 contro il Manchester City

La stampa del Regno Unito ha celebrando il debutto dello Swansea City nella Premier League inglese. Dove sta la notizia? Sempre di calcio si parla. E lo Swansea è una squadra come tante che ieri ha esordito nel massimo campionato con la speranza di rimanerci il più a lungo possibile. Vero, ma soltanto in parte. Perché qui si parla di storia. E di orgoglio. Lo Swansea è infatti la prima squadra gallese a prendere parte alla Premier League dal 1992, anno in cui venne dato il via al nuovo torneo inglese. Non è roba da poco per un popolo che quando ha l’occasione di confrontarsi con i cugini di Londra e dintorni su un campo da gioco (che sia rugby o calcio, poco importa) sfodera un tifo che è meglio non sbagliare curva.

In Galles, le indicazioni stradali sono scritte prima in Cymraeg, la lingua ufficiale del Paese, e poi in inglese. Se non ci fosse la traduzione, un londinese si perderebbe dopo la prima curva. Qualche esempio. Da quelle parti, se volete andare al lago, troverete prima la scritta “llyn”, quindi l’altra, “lake”. Altro caso, “city” diventa in gallese “caer”, oppure “dinas”. Insomma, due mondi diversissimi, a cominciare dalla lingua. Questo per dire che Galles e Inghilterra sono vicini di casa che se possono non si frequentano tutte le sere. Sia chiaro, non si tratta di odio, ma di un sentimento di rivalsa che ha a che vedere con l’orgoglio (e la difesa) delle proprie tradizioni e della propria cultura.

Swansea è una città di mare che non supera i 200mila abitanti. Fino alla fine della Seconda guerra mondiale, i suoi abitanti vivevano del commercio del rame, presente in abbondanza nella zona, poi le miniere hanno cominciato a chiudere e Swansea si è trasformata in un centro di servizi finanziari e amministrativi. E’ la seconda città del Galles per numero di abitanti dopo la capitale Cardiff. Pare che lungo le sue strade abbia cominciato a tirare i primi calci al pallone
John Charles, un concentrato di muscoli e talento che fece grande la Juventus negli anni Sessanta. Ma a Swansea sono nati anche il poeta Dylan Thomas (avete letto “Death and entrances”?) e, udite udite, l’attrice Catherine Zeta-Jones.

Fino a qualche anno fa, lo Swansea City navigava più o meno stabilmente nella periferia del calcio britannico, lontano anni luce dai campionati di vertice. Poi, passo dopo passo, è arrivata la possibilità di giocarsi ai playoff la promozione in Premier. Storia dell’anno scorso. Swansea terzo in Championship e che si gioca tutto per entrare tra le grandi. Accade il miracolo. La squadra gallese batte prima il Nottingham Forest e quindi, in finale, il Reading.
Scott Sinclair, attaccante 22enne in prestito dal Chelsea, segna una tripletta e fa entrare in Paradiso i Jacks (così vengono chiamati i tifosi dello Swansea). Alla faccia dei connazionali del Cardiff, rivale storica e più blasonata, che rimane in Purgatorio almeno per un’altra stagione.

Squadra di calcio in Premier e città che cambia, si trasforma e sogna in grande. A Swansea non si trova un posto di lavoro nemmeno con il lanternino e i giovani sono costretti a emigrare per sbarcare il lunario. Già, almeno fino a qualche mese fa. Perché ora, promettono dall’amministrazione comunale, sarà un’altra cosa. Il turismo legato alle partite subirà un incremento straordinario. La città che la guida Lonely Planet consigliava di evitare perché non presentava alcuna ragione di interesse, diventerà improvvisamente bellissima ed attraente. Il denaro dei tifosi che seguiranno la loro squadra in trasferta a Swansea servirà a sistemare i guai più grandi. Poi, ci saranno gli investimenti degli uomini di affari, che troveranno il modo di fare profitto legando il proprio business al pallone. Un primo grande stravolgimento pare ci sia già stato. L’associazione delle agenzie che vendono appartamenti in città dice che per un appartamento nel quartiere del nuovo stadio, il Liberty Stadium (aperto dal 2005, può ospitare 20 mila spettatori), bisogna spendere il 140% in più rispetto a dieci anni fa. Provare, per credere.

I bookmakers inglesi danno 5.000 a 1 la vittoria dello Swansea in Premier League. Tanto per dare un numero alla provvidenza. Ma danno credito alle possibilità della squadra gallese di non retrocedere immediatamente (9 a 4). Il presidente del club dice che ci vorrebbe un miracolo, ma pure che tutto è possibile. Anche che un ex campione di casa nostra,
David Trezeguet, 33enne ex bandiera della Juventus e della Nazionale francese, possa accettare di trasferirsi nella periferia dell’impero per dare una mano ai Jacks. Le parti stanno trattando, possibile che si arrivi all’accordo nei prossimi giorni. Nel frattempo, ieri i tifosi gallesi hanno visto perdere per 4 a 0 la loro squadra a Manchester, sponda City, nella prima di campionato. I campioni a disposizione di Mancini hanno fatto un solo boccone dei ragazzi guidati dal tecnico Brendan Rodgers. Tuttavia, nello sport vale spesso il refrain “squadra più debole, squadra da tifare”, per simpatia, oppure per semplice opportunità. Dunque, forza Swansea.

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Mourinho già in gran forma "La Supercoppa? Conta poco"

Mourinho già in gran forma
"La Supercoppa? Conta un cazzo  di niente,due anni fa all'Inter l'ho persa"

 

Alla vigilia della prima sfida contro il Barça, per il trofeo che apre la stagione, lo 'Special One' dà subito spettacolo: "Quando ero all'Inter la persi e poi facemmo il 'triplete'. Cosa ho imparato dalle ultime sfide coi blaugrana? Che è meglio se non dico la verità"

 

Fabregas al Barça
''Torno a casa'',il Mediaset che fine ha fatto???

Il centrocampista spagnolo torna a vestire la maglia blaugrana 8 anni dopo il trasferimento all'Arsenal. Contratto di cinque anni, clausola di rescissione da 200 milioni,agli inglesi 40 milioni di euro. Il Barca sgancia 82 milioni di euro per diventare UNA MEGA CORAZZATA INAFFONDABILE


 

Fabregas al Barça  ''Torno a casa''

Cesc Fabregas

  • Real Madrid-Barça 2-2


     

    Al Barcellona piace il 2-2 Supercoppa lontana dal Real

    Lionel Messi

    MADRID - Dall'andata di Supercoppa arrivano due buone notizie per il Barcellona. La prima, è il 2-2 strappato al "Bernabeu". La seconda, l'arrivo di Fabregas, ragazzo della "cantera", centrocampista promettente che torna a casa dopo una parentesi all'Arsenal: 40 milioni la cifra pagata. In campo, dopo il vantaggio di Ozil e l'uno-due targato Villa-Messi nella ripresa è Xabi Alonso a salvare i madrileni. Il risultato punisce oltremisura il Real (quante occasioni sprecate) e premia la squadra di Guardiola, alla quale mercoledì nel ritorno basterà lo 0-0 per aggiudicarsi anche il primo trofeo della stagione.

    Meglio il Real all'inizio dei due tempi, ma poi ha prevalso la tecnica del Barcellona: Guardiola ha schierato dal primo minuto l'ex udinese Sanchez. Benzema ha subito creato lo scompiglio la difesa blaugrana con un colpo di testa, smanacciato in angolo da Valdes, poi al 12' dopo un dribbling ha regalato a Ozil il pallone dell'1-0. Il Barcellona ha sbandato ma ha resistito e al primo affondo ha pareggiato il conto con il solito Villa, bravo a indovinare l'incrocio dei pali più lontano. Non solo ma allo scadere di tempi un pezzo di bravura di Messi ha regalato il 2-1 al Barca.

    Nella ripresa è quasi tutto Real. Al 9' il pareggio di piatto di Xabi Alonso, dopo aver attraversato una selva di gambe, sugli sviluppi di un corner e un bel pallone lavorato da Pepe, che però dopo è stato graziato per un fallo cattivo su Dani Alves. Occasioni anche per Ronaldo, su punizione

     

    e in azione, sempre senza esito. Mercoledì il ritorno al Camp Nou, con i catalani che davanti al loro pubblico possono mettere in bacheca l'ennesimo trofeo.

BARCELLONA - ''Torno a casa''. Così Cesc Fabregas ha salutato i tifosi del Barcellona dopo la firma sul contratto che lo legherà al club catalano per le prossime cinque stagioni. Il 24enne centrocampista spagnolo aveva lasciato il Barcellona nel 2003, all'età di 16 anni, per trasferirsi in Inghilterra all'Arsenal dove ha giocato nelle ultime otto stagioni.

Clausola di rescissione altissima (200 milioni di euro), Fabregas, che indosserà la maglia numero 4, è costato al Barcellona circa 40 milioni di euro.

 

 

Reds e Arsenal, solo pari. Il Qpr ne prende quattro

Reds,Chelsea e Arsenal, solo pari
Il Qpr ne prende quattro

Finisce 1-1 la sfida con il Sunderland. Straordinaria rete in sforbiciata del centrocampista svedese preso dal...

 

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CALCIO, FRANCIA: SOLO PARI PER PSG E LIONE, TERZETTO IN TESTA

Non decolla il Paris Saint Germain: la formazione allestita da Leonardo conquista il primo punto pareggiando 1-1 a Rennes ma recrimina per il gol del pareggio dei padroni di casa, giunto all'89' per mano di Pitroipa (di Gameiro il momentaneo vantaggio parigino). Non va molto meglio al Lione, anch'esso fermato sull'1-1 in trasferta, sul campo del neopromosso Ajaccio: a salvare l'Olympique è Lisandro Lopez. Solo tre squadre restano in vetta a punteggio pieno dopo due gare: il Caen, il Tolosa e il Saint Etienne.

Risultati (2/a giornata):
Tolosa - Dijon                       2 - 0
Saint-Etienne - Nancy                1 - 0
Lione - Ajaccio                      1 - 1
Sochaux - Caen                       1 - 2
Rennes - Paris SG                    1 - 1
Lorient - Bordeaux                   1 - 1
Valenciennes - Brest                 0 - 0.
Classifica: Tolosa, Caen e Saint Etienne 6; Rennes, Lione e Lorient 4; Montpellier 3; Brest 2; Evian, Marsiglia, Lilla, Sochaux, Bordeaux, Nancy, Paris SG, Valenciennes e Ajaccio 1; Auxerre, Nizza e Dijon
0.

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Rottura con Cellino Esonerato Donadoni

Cagliari

Rottura con Cellino
Esonerato Donadoni

 

A quindici giorni dall'esordio con il Milan, il tecnico deve lasciare la panchina sarda. In arrivo Ficcadenti

 

Cade il Borussia Bayern, colpo in extremis

Bundesliga

Cade il Borussia
Bayern, colpo in extremis

 

Nella seconda giornata del campionato tedesco i campioni sconfitti 1-0 dall'Hoffenheim. La squadra di Heynckes passa 1-0 a Wolfsburg con rete di Luiz Gustavo al 91'. A punteggio pieno il Mainz (partenza super come l'anno scorso) e l'Hannover. Schalke a valanga

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.LA RIVOLTA DEI RIOT BLOCCA IL CAMPIONATO INGLESE

 
 

Londra, rinviata Tottenham-Everton

Inghilterra

Londra, rinviata Tottenham-Everton nel borgo di Haringey,north London

 

Non si giocherà sabato la partita della prima giornata di Premier. Lo stadio degli Spurs si trova nella zona più calda degli incidenti. La decisione presa da Scotland Yard perché l'area è ancora inagibile e chiusa al traffico

Champions, Arsenal-Udinese a rischio Cancellata Inghilterra-Olanda

 

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re

Bella Italia, battuti  i campioni del mondo

Nazionale

Bella Italia, battuti
i campioni del mondo

 

FOTO: Cassano capitano nella sua Bari - Il tifo

A Bari gli azzurri colgono un risultato di prestigio superando 2-1 in amichevole la Spagna. Ottimo primo tempo: vantaggio di Montolivo, molte occasioni per il raddoppio poi il pari su rigore (dubbio) di Xabi Alonso. Calo nella ripresa, ma la squadra di Prandelli passa nel finale con Aquilani

Liga, inizio a rischio "Sciopero di due giornate"

Spagna

Liga, inizio a rischio come in Italia
"Sciopero di due giornate"

 

L'associazione dei giocatori ha deciso lo stop dei due campionati principali (che dovrebbero partire tra 10 giorni). Il presidente Rubiales. "Nessuna partita finché non verrà firmato il nuovo contratto collettivo". Più morbido Casillas: "Speriamo di raggiungere un accordo"

 

Bayern, partenza falsa ko in casa dopo 16 anni

CALCIO

Bayern, partenza falsa
ko in casa dopo 16 anni

 

I bavaresi sconfitti tra le mura amiche dal Borussia Moenchengladbach nel posticipo della prima di Bundesliga: 1-0 di de Camargo, per un successo che la formazione ospite non coglieva a Monaco dal '95. Anche il Leverkusen sconfitto

Wolfsburg e Stoccarda, buon avvio L'anticipo: Dortmund, esordio super

 

 

Brutto esordio per il Psg: cade in casa con il Lorient

 

Brutto esordio per il Psg: cade in casa con il Lorient

Davanti a Pastore, che è stato presentato ai tifosi prima del fischio di inizio, il club degli arabi perde 1-0. Pari per Marsiglia e Lille. Falsa partenza del Paris SG nella partita d'esordio del campionato francese. Il club dei milionari qatarioti, nella cui campagna acquisti stellare ha trovato posto anche l'ex tecnico dell'Inter Leonardo, approdato nella squadra transalpina come direttore generale, ha però cominciato la stagione con una brutta figura, subendo la sconfitta casalinga 1-0 dal Lorient: nonostante gli 80 milioni di euro spesi in estate - prima del calcio d'inizio è stato mostrato ai tifosi l'ultimo gioiello arrivato, l'argentino ex Palermo Javier Pastore, maglia numero 27, pagato 42 milioni e accolto da un'ovazione del pubblico - è cambiato poco rispetto al passato perchè il Lorient ha centrato il risultato al Parco dei Principi così come era accaduto già quattro volte nelle ultime sette stagioni. Ventotto minuti dopo l'avvio la rete di Quercia ridimensiona subito le ambizioni dei padroni di casa. Unica consolazione per il Paris Sg i pareggi di Marsiglia e Lille, le altre due rivali per il titolo. Nella rosa delle prime quattro ottiene i tre punti il Lione che si impone 3-1 a Nizza e guadagna la vetta simbolica della classifica. La prima giornata della Ligue è stata comunque caratterizzata da molti gol (22 le reti segnate in otto partite). Domani i due match che completano la prima giornata: Digione, neo promossa, ospita il Renne, mentre il Bordeaux gioca in casa con il Saint Etienne.

 

 

DISASTRO MANCITY, PERDE LA SUPERCOPPA CON LO UNITED DOPO ESSER STATO IN VANTAGGIO PER 2-0 !!

Il Community Shield che apre la stagione inglese va alla squadra di Ferguson per 3-2. La formazione di Mancini aveva chiuso il primo tempo in vantaggio 2-0. Delude Balotelli, decide Nani al 94'


 

Il City si illude Lo United fa festa

Nani dopo il terzo gol

LONDRA - Una splendida partita, uno splendido derby tra le due squadre di Manchester per aprire ufficialmente la stagione del calcio inglese. La vittoria è andata allo United, che così si aggiudica il quinto Community Shield negli ultimi dieci anni (il 19esimo della sua storia). Il City di Roberto Mancini si inchina 3-2 dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 2-0 (un po' come era successo all'Inter a Pechino con il Milan), e dopo aver assaporato a lungo la possibilità di iniziare la stagione dando un colpo alle gerarchie calcistiche della città di Manchester. Invece il City, a una settimana dall'avvio della Premier, deve mettere per il momento da parte le proprie ambizioni.

LA PARTITA - Dopo un avvio tutto di marca United il City prende le misure. Ma tra le due formazioni di Manchester è quella di Ferguson ad avere un gioco migliore. La squadra di Mancini si affida ai lanci lunghi per Dzeko e ai cross di prima di Kolarov dalla trequarti che sono tutti preda dei difensori dello United. Di azioni da gol concrete, però, non se ne vedono e i portieri stanno a guardare. La partita di Balotelli comincia intorno al quarto d'ora. L'ex interista si fa vedere per uno dei suoi exploit: al 13' subisce fallo da Vidic e prova a scalciarlo, i due finiscono testa a testa e l'arbitro Phil Dowd li riprende entrambi. Le azioni più pericolose del primo tempo arrivano dopo la mezzora su palle inattive. E proprio su una di queste la squadra di Mancini passa in vantaggio. Prima ci prova senza fortuna

 

lo United con una punizione di Nani al 35' che sfiora il palo alla destra di Hart.
Poi, al 38', il City passa in vantaggio sugli sviluppi di un calcio piazzato battuto dalla destra da Silva che pesca in area Lescott: De Gea accenna l'uscita poi si ferma mentre il difensore centrale del City anticipa Rio Ferdinand di testa e mette dentro. Il gol cambia gli equilibri e il City che fino a quel momento forse non meritava il vantaggio trova il raddoppio con Dzeko al 45'. L'attaccante lascia partire un tiro rasoterra dalla trequarti in posizione centrale che sorprende un incerto De Gea.

LA RIPRESA - La partita cambia volto nel secondo tempo: al 7' accorcia le distanze lo United. Young batte un calcio di punizione dalla sinistra in posizione defilata che Smalling, abile a liberarsi dalle marcature, deve solo spingere in rete. Il gol riaccende la squadra di Ferguson e al 13' arriva il pareggio - spettacolare - con Nani che avvia l'azione e la conclude dopo una serie di passaggi di prima con Rooney e Cleverley che lascia la difesa del City immobile a guardare. La partita di Balotelli, anonima, finisce proprio in occasione del gol subito. Mancini lo sostituisce con Barry. SuperMario non lascia trasparire emozioni e va subito dentro gli spogliatoi. Poi esce e si accomoda tra i suoi compagni in panchina. De Gea si fa perdonare con un paio di interventi prima che al 94' Nani completi la rimonta: calcio d'angolo per il City, la difesa dello United respinge il pallone che termina a centrocampo dove Kompany si fa pressare dal portoghese che gli ruba palla e s'invola verso la porta di Hart, lo salta e segna il gol vittoria.

 

 

Galliani, pizzettaro smemorato,quello della Wild Card del 1998, per far ammettere il Mediaset nelle coppe europee che collezionava settimi posti, e quello dello scandalo calciopoli tutto "pissi pissi bau bau", per non parlare del Mediaset davanti ai dirimpettai a dicembre 2006 anche con la ridicola penalizzazione, 8 punti dopo 3 gradi di giudizio....

Ieri il geom. Adriano Galliani, mero braccio destro del signor B. per le questioni calcistiche, si è dato per l’ennesima volta al cimento preferito: collezionare figure ridicole. Intervistato per la Gazzetta dello Sport da Alessandra Bocci (che ormai sta a lui come Il Predellino sta al premier), il geom. ha discettato di perdita di competitività del calcio italiano tirando fuori una metafora a effetto: eravamo un ristorante di lusso, adesso siamo una pizzeria. Suggestivo. Ma subito sorge un interrogativo.

Il geom. Galliani è un marziano appena sbarcato sulla Terra – e incidentalmente in Italia –, o è lo stesso Adriano Galliani che da un quarto di secolo è uno dei massimi dirigenti del calcio italiano? È mica lui lo stesso Galliani che è stato presidente della Lega di Serie A e B dal 2002 al 2006? Perché, se così fosse, allora per quel declino di cui parla dovrebbe accusarsi, anziché figurarlo come se fosse un tiro del destino cinico e baro. Allo stesso modo, quando parla del ritardo nell’approvazione della legge sugli stadi come causa di mancato sviluppo, anziché lamentarsi non farebbe meglio a fare una telefonata al suo principale la cui maggioranza tiene bloccato l’iter legislativo da quasi tre anni? Ci illumini, geom. Possibilmente evitando di farlo come fece a Marsiglia. Perché si può fare dignitosamente anche la pizzeria, ma gli ingredienti scaduti non li si perdona a nessuno.

 

L'Italonia che si ritrova con 6 club in Europa ha solo 3 club in Coppa Campioni. L'Udinese indebolitissimo infatti pesca l'Arsenal.Roma e Lazio soft
con Slovan e Rabotnicki
.Sorteggio dei play off della seconda competizione europea: giallorossi contro gli slovacchi, biancocelesti contro i macedoni. Andata (il 18 agosto) in casa per gli uomini di Reja. Ritorno il 25

 PALERMO GIA' OUT DALL'EX UEFA, L'ITALONIA PERDE IMMEDIATAMENTE UN PEZZO. IL CALCIO ITALIOTA SEMPRE PIU' IN CRISI (nella passata stagione Sampdoria,già eliminata ai preliminari di Coppa campioni,Juventus, e di nuovo il Palermo,non riuscirono a superARE il primo turno eliminatorio). Si attende il nome dell'avversario dell'Udinese nei preliminari di Champions. Peggio di così non poteva iniziare l'avventura di Stefano Pioli al Palermo: è già fuori dalle competizioni continentali nel terzo turno preliminare di Europa League. C'era da rimontare il 2-2 casalingo dell'andata. Serviva una vittoria, è arrivato un altro pareggio. Il gol di Gonzalez in apertura della ripresa illude i tifosi palermitani (un centinaio quelli presenti allo stadio del Thun in Svizzera) ma arriva la risposta di Lezcano a calmare gli entusiasmi dei rosanero a corto di preparazione e di determinazione. La prima occasione è della formazione di Challandes: al 7' Schneider calcia di collo pieno da posizione defilata, il suo tiro termina di poco a lato. I rosanero rispondono sfiorando in due circostanze il vantaggio. Da Costa si supera su una punizione di Bovo dai venticinque metri al 20': tre minuti più tardi Ilicic serve splendidamente Gonzalez, ma il piatto sinistro dell'argentino viene bloccato dall'estremo difensore dei biancorossi. Nel finale Andrist calcia alto da buona posizione, mentre un potente tiro di Lezcano finisce alla sinistra della porta difesa da Benussi. La ripresa si apre con un cambio nelle fila rosanero: Antonio Nocerino sostituisce Federico Balzaretti.
 
GOL INUTILE DI GONZALEZ - Al 4', il Palermo passa in vantaggio. Miccoli si libera in area in posizione defilata e tenta il tiro d'esterno destro: la conclusione, ribattuta, diventa un assist per Gonzalez che insacca di sinistro la rete dell'1-0. Galvanizzata dal gol, la formazione di Pioli insiste. Al 13' Nocerino viene liberato da Ilicic, ma viene anticipato a pochi metri dal gol da Da Costa. Sette minuti più tardi, doccia fredda: Andrist va via sulla destra, cross rasoterra deviato da Munoz, Lezcano anticipa tutti e beffa Benussi realizzando il pareggio. Il centrocampista del Thun ci riprova dalla distanza al 30', calciando alto. Dopo aver sostituito Gonzalez con Zahavi, Pioli tenta la carta Bertolo per Migliaccio. I rosanero provano con l'orgoglio e le forze residue a cercare il gol qualificazione: ma una punizione di Miccoli da buona posizione, a 3' dal termine, viene ribattuta dalla barriera. Il sogno europeo si ferma subito a Thun.

 

EX SERIE C PERDE UN GIRONE: DUE PER LA PRIMA DIVISIONE, DUE PER LA SECONDA, BEN 14 CLUB CANCELLATI E RIDUZIONE A 76 SQUADRE.

"Il consiglio federale ha ripescato in prima divisione Lega Pro Avellino, Prato, Pro Vercelli, Sudtirol e Ternana, mentre in seconda divisione è stato ammesso il Rimini che aveva vinto il playoff di serie D. Ancora in stand by la posizione del Catanzaro al vaglio del Coni". Lo ha anticipato il vicepresidente della Lega nazionale dilettanti, Alberto Mambelli all'uscita dalla Figc dove si è da poco conclusa la riunione del consiglio. Restando in sospeso la posizione del Catanzaro i gironi della Lega Pro sono al momento 4 per un totale di 76 squadra, due in prima divisione da 18 e due in seconda da venti.
 

Barça, 4 gol dal Chivas
Guardiola preoccupato

I blaugrana subiscono una pesante sconfitta per 4 a 1 in amichevole contro i messicani di Guadalajara ed evidenziano un grave ritardo di condizione in vista della Supercoppa di Spagna contro il Real Madrid. Il tecnico: "Campanello d'allarme"
 


 

Barça, 4 gol dal Chivas Guardiola preoccupato

MIAMI - Il Chivas rifila quattro gol al Barcellona e manda in crisi Pep Guardiola in vista della doppia sfida col Real Madrid nella Supercoppa di Spagna, primo Clasico della stagione in programma a metà agosto. I campioni d'Europa sono stati sconfitti per 4-1 dal club messicano in un'amichevole giocata nella notte a Miami, incassando così la seconda sconfitta consecutiva nella preparazione alla nuova stagione dopo quella contro il Manchester United nella rivincita dell'ultima finale di Champions. Mai nell'era Guardiola i blaugrana avevano subito un passivo così pesante in amichevole. I catalani erano andati in vantaggio con David Villa dopo soli 2' di gioco, poi il Chivas ha capovolto il risultato nella ripresa grazie alla doppietta di Marcos Fabian (60' e 64') e ai gol di Giovanni Casillas (73') e Ulises Davila (92').

GUARDIOLA: "DOBBIAMO CAMBIARE MENTALITA'" - "Questa sconfitta è un campanello di allarme, siamo in ritardo su tante cose", ha ammesso preoccupato Guardiola dopo il match. Il tecnico ha mandato in campo molte riserve e giocatori della cantera, ma non si aspettava una sconfitta di queste dimensioni. "Dobbiamo cambiare la nostra mentalità il prima possibile", ha tuonato l'allenatore del Barca, che ha anche precisato che il ko subito "non cambierà i programmi della preparazione" e che chi è andato in campo "ha corso e lottato come sempre".

VICINI ALLA SUPERCOPPA - "Siamo in ritardo per molti

 

motivi, ma sono anche convinto che questi giocatori faranno bene in Liga e nelle altre competizioni che giocheranno", ha proseguito Guardiola, senza perdersi d'animo. "E' solo l'inizio della stagione, ci aspetta un lungo cammino", ha avvertito il tecnico, che ha anche ammesso che "la Supercoppa di Spagna e la Supercoppa europea sono vicine e la testa deve aiutarci a migliorare. E' la mentalità dei giocatori che fa la differenza, anche perchè avremmo bisogno di più tempo che invece non abbiamo".

 

Il Paris-Saint-Germain rinasce con gli arabi
Quei finanziatori molto amici di Sarkozy

E' fatto noto che gli emiri del Qatar, salvatore delle casse del Psg, siano molto vicini al presidente francese, grande tifoso della squadra. E del resto Parigi, in questi anni, ha consentito ial fondo sovrano dell’emiro di entrare nel capitale di vari colossi del Paese

Quando gli emiri del Qatar, a fine giugno, presero a sorpresa il controllo del Paris-Saint-Germain, misero avanti il loro (supposto) basso profilo. “Lavoreremo nel corso degli anni per fare del Psg una grande squadra e anche un marchio forte sulla scena internazionale”, dichiarò per l’occasione Nasser al-Khelaifi, presidente di Qatar Sport Investments (Qsi), emanazione “sportiva” del fondo sovrano del piccolo (ma ricchissimo) Stato del Golfo Persico. Ebbene, da allora proprio niente a che vedere con il low profile… Tanti petroldollari, invece. E subito. Gli arabi del Psg stanno spendendo cifre da capogiro per il calciomercato, vedi i 42 milioni di euro appena sborsati per Javier Pastore, giocatore del Palermo, che non raccoglie proprio commenti entusiastici da parte di tutti (“Vista dall’Italia, quella somma è considerata una vera follia”, ha scritto il quotidiano sportivo francese L’Equipe). Ma cosa è successo?

Si tratta solo dell’ultima puntata di una lunga storia di amicizia e di scambi di favori, quella tra
Nicolas Sarkozy e l’emiro Hamad Bin Khalifa Al Thani, al potere da 15 anni (spodestò il padre in vacanza in Svizzera). Che parla perfettamente francese. E che in pochi minuti riesce ad avere al telefono l’amico Nicolas. Cominciamo dal recente episodio della saga: il Psg, appunto. Fino a due mesi fa la squadra, nelle mani di Colony Capital, si trovava in serie difficoltà finanziarie. Per Sébastien Bazin, alla guida del fondo (e fedelissimo del Presidente), l’arrivo degli emiri è stato un bel colpo di fortuna: hanno sborsato 50 milioni di euro per il 70% del Psg, rilevando i debiti del club. E da allora, alla faccia del basso profilo, hanno rimesso abbondantemente mano al portafogli, per assicurarsi Leonardo e non solo. Soltanto per il calcio mercato siamo già a oltre 80 milioni, compreso l’acquisto di Pastore. Dubbio il ritorno, almeno a breve (ma anche sul medio termine) di questi investimenti. Che sembrano soprattutto un “regalino” di Al Thani a Sarkozy, da sempre tifoso sfegatato del Psg, preoccupato per le sue sorti.

Sì, come scrive il quotidiano Libération, Nicolas è “il 12° uomo della squadra quatariota”. “Il Presidente si è interessato da vicino a questo dossier”, ha ammesso il portavoce dell’Eliseo,
Franck Louvier, negando comunque per il suo capo il ruolo d’intermediario. Ma facciamo un balzo indietro. Dopo l’elezione di Sarkozy, nel maggio 2007, l’emiro del Qatar fu il primo Capo di Stato arabo a essere ricevuto all’Eliseo. Prima dell’egiziano Mubarak, prima di Abdallah dell’Arabia Saudita. Che, fra l’altro, se la presero, eccome. Per l’occasione al Thani già tirò fuori il libretto degli assegni, comprando subito per 16 miliardi di dollari 80 aerei di Airbus, società franco-tedesca, allora in panne. Nel luglio successivo Parigi risolse brillantemente il problema delle infermiere bulgare in Libia, grazie al pagamento dell’indennizzo di 320 milioni di euro al regime di Gheddafi da parte (ça va sans dire) del Qatar (oggi finanziatore irrinunciabile dell’operazione militare nel Paese nordafricano).

Parigi, da parte sua, ha consentito in questi anni al fondo sovrano dell’emiro (Qia) di entrare nel capitale di vari colossi economici del Paese, meglio se si trattava di aiutare qualche amico del Presidente (vedi Arnaud Lagardère, dell’omonimo gruppo). Nel frattempo il Qatar ha proceduto pure a ingenti investimenti immobiliari a Parigi (in parte legati agli alberghi di lusso: il Qia possiede il Royal Monceau, dall’anno scorso nuovo santuario dei miliardari di mezzo mondo, di passaggio per la città). Come per miracolo nel 2009 il Parlamento francese ha ratificato una convenzione che esonera da qualsiasi imposta le plusvalenze ottenute nelle operazioni immobiliari del Qatar in Francia. Da sottolineare: a Doha, la capitale dello Stato del Golfo persico (solo 1,7 milioni di abitanti, ma terzo produttore di gas del mondo), non si sono visti solo Sarkozy e i suoi compari, ma anche rappresentanti della sinistra francese, invitati in pompa magna dall’emiro, in un Paese dalla democrazia più che traballante (secondo molti, inesistente). Perché non si sa mai quello che succederà dopo le presidenziali del 2012. Forse dopo Nicolas arriverà un nuovo amico.

 

 

MENTRE TUTTO SPROFONDA SI SALVA IL....NUOTO

IIl traguardo è restare fra il G10, fra i primi dieci Paesi al mondo: l'Italia punta ad una trentina di medaglie il prossimo anno alle Olimpiadi di Londra, magari da 14 discipline diverse. E può vincerle, se tiene il passo attuale. Il medagliere post-Mondiale, in proiezione Londra, che il Coni (vedi sul sito www. londra2012. coni. it) tiene quotidianamente aggiornato ci vede infatti addirittura all'ottavo posto in classifica, con 30 medaglie (12 ori, 10 argenti, 8 bronzi). Crollo della Germania, che abbiamo superato per la prima volta. Staccata la Spagna, solo decima: il modello Spagna di cui si è parlato tanto (a volte a sproposito: non dimentichiamo il doping...) di questi tempi. In crescita invece la Francia, ora addirittura quinta. Insomma, lo sport italiano sta vivendo una felicissima estate. E se parlassimo, magari, di modello Italia? Senza farci illusioni, ovviamente, perché la concorrenza è terribile, ma qualcosa di buono il Coni lo sta facendo, o no? Riconosciamo i meriti di Petrucci (in scadenza) e Pagnozzi (suo probabilissimo erede), e di molte Federazioni che, pur con meno soldi, tentano, a volte con pieno successo, di tenere il passo. Vedi il nuoto. Nel medagliere dei mondiali cinesi, l'Italia è finita quinta (3 ori, 4 argenti, 2 bronzi) ma se consideriamo solo le gare olimpiche è addirittura terza, alle spalle di Usa e Cina. Incredibile. La Pellegrini, Dotto e Scozzoli nel nuoto ma anche e soprattutto il ritorno ai vertici del Settebello. La pallanuoto è stata la prima squadra azzurra a qualificarsi per Londra: ora si aspettano il basket (che con gli "americani" Bargnani e c. potrebbe darci qualche soddisfazione), il volley maschile e femminile (più speranze di medaglia dalla ragazze che dai ragazzi) e il Setterosa. Il calcio, come si sa, si è perso per strada.

 

Il pallone e la mezzaluna, gli sceicchi arabi
fanno shopping tra le squadre europee

Un po' investimento, un po' giocattolo, il calcio è il nuovo business dei signori del petrolio. Che con investimenti milionari trasformano in oro anche i team in difficoltà. Sono già loro Manchester City, Paris Saint Germain, Malaga. Ora vorrebbero il Milan di Berlusconi

Obiettivo numero uno: investire denaro in società di calcio che possano essere interessanti sotto il profilo delle prospettive di crescita. Pubblicità, diritti televisivi, compravendita giocatori, sfruttamento degli impianti e qualsiasi altra cosa che possa generare un utile. Il business va costruito a regola d’arte e ogni cosa va sistemata a dovere perché il denaro che esce prima o poi possa tornare con gli interessi. Obiettivo numero due: divertirsi. Non importa come e dove, se allo stadio, nel settore della tribuna in cui servono esclusivamente champagne, oppure davanti a una tv da 200 pollici nel salotto di casa, o ancora, perché no, in una vasca da bagno di dimensioni imbarazzanti sorseggiando un drink. L’importante è che lo spettacolo sia interessante e che la propria squadra, il nuovo giocattolo, non ci metta troppo a sollevare i trofei più ambiti. Gli sceicchi hanno deciso di fare la spesa in Europa. Prima compravano auto, case, capi di abbigliamento e gioielli. Da qualche tempo, acquistano squadre di calcio.

Ha cominciato il principe
Mansur bin Zayd Al Nahyan nel 2008, facendo sua la quota di maggioranza del Manchester City. Bin Zayd è il leader maximo dell’International Petroleum Investment Company, un fondo d’investimento che controlla aziende in tutto il mondo. E’ il fratellasto del presidente degli Emirati Arabi, Khalifa bin Zayd Al Nahyan e si dice che sia un grande appassionato di cavalli. Inutile dirlo, è uno degli uomini più ricchi al mondo. Dove passa lui, crescono i dollari.

Da quando è diventato il patron del City, la squadra ha cambiato pelle. Prima era la cugina scomoda dello United che vinceva di tutto e di più in Inghilterra e in Europa. Poi è diventata una corazzata che fa paura alle big del calcio continentale. Secondo Forbes, il presidentissimo avrebbe versato nelle casse del club fino a oggi qualcosa come 480 miloni di dollari. Che sono stati utili per convincere qualche stella di prima piano a vestire la maglia del City (
Robinho, Tevez, Adebayor, Dzeko, Balotelli, David Silva, Kolarov, soltanto per citare i più popolari), ma anche a riorganizzare il sistema commerciale della società, che pure con qualche comprensibilissima fatica, sta cominciando a vedere la luce. Tecnico del City galattico, Roberto Mancini, che ha deciso di sposare il progetto dello sceicco dopo aver (ri)portato lo scudetto a Milano, sponda Inter. Mancini ha avuto il suo regalo anche quest’anno. Si chiama Aguero, è argentino e arriva dall’Atletico Madrid. Per lui, Mansur bin Zayd ha pagato la “miseria” di 45 milioni di euro.

Da uno sceicco all’altro. Dopo Mansur bin Zayd è stata la volta di
Abdullah ben Nasser Al Thani, emiro di Doha e nel board della banca internazionale che porta il nome della sua città. Nel giugno 2010, ben Nasser Al Thani ha deciso di acquistare il Malaga, misconosciuta società spagnola dal passato avaro di soddisfazioni e di titoli, ma dal futuro carico di aspettative e di interesse. Già, perché da quando c’è lo sceicco, anche la squadra andalusa ha preso il volo. Nell’ultimo campionato, si è classificata all’undicesimo posto, un risultato di tutto rispetto se si considera che l’anno precedente la stagione si era chiusa a un passo dalla retrocessione. Anche qui, grandi acquisti per tanta voglia di vincere. Per carità, altri numeri rispetto al Manchester City, tuttavia sufficienti a creare un’aspettativa importante. Finora, nel calciomercato 2011 lo sceicco di Malaga ha firmato assegni per 58 milioni di euro. Tra gli acquisti più dispendiosi, il 27enne centrocampista Santi Cazorla, giocatore dell’anno nel 2007 quando militava nel Villareal, e il mediano Jeremy Toulalan, prelevato dal Lione per 11 milioni di euro. A parametro zero, ha scelto di arrivare anche Ruud Van Nistelroy, uno dei migliori attaccanti degli ultimi anni. Ha 35 primavere, Van Nistelroy, ma garantisce qualità ed esperienza. E poi, questo è soltanto l’inizio.

Terzo posto, ma soltanto in ordine di tempo, per
Tamim bin Hamad Al Thani, numero uno del Qatar Investments Authority e patron, tra le altre cose, di Al Jazeera. Per il ricchissimo sceicco che ha deciso di fare affari con il calcio si sono aperte le porte del Paris Saint Germain, gloriosa società francese che era nelle mani di un fondo americano dal 2006 e che ora appartiene a Tamin bin Hamad per il 70 per cento. Lo sceicco non ha perso tempo. Vuole il Psg ai vertici del calcio internazionale e per raggiungere l’obiettivo non ha badato a spese. Ha chiamato alla sua corte il brasiliano Leonardo, ex beniamino dei tifosi del Milan ed ex tante cose dell’ultima Inter di Moratti, che a Parigi ha ripreso a fare il dirigente a tempo pieno. A lui le chiavi della cassaforte del club. Che fino a qualche settimana fa conteneva una cifra molto vicina ai 150 milioni di euro perché, come si diceva, lo sceicco non è andato troppo per il sottile e ha aperto il portafogli senza grandi problemi. E che ora, dopo sei acquisti con i baffi, non supera i 60 milioni.

Leonardo ha portato a Parigi
Kevin Gameiro, vicecapocannoniere lo scorso anno in Ligue 1 con 22 reti. Quindi, il centrocampista del Saint-Etienne Matuidi. E poi, ha fatto un giro nel supermercato italiano. Nel carrello, sono finiti il portiere Sirigu e il regista Pastore del Palermo, la punta Menez della Roma e il centrocampista Sissoko della Juventus. Già così, il Psg si candida ad un ruolo di protagonista nel campionato francese e nell’Europa League. Ma si sa, gli sceicchi non sono abituati ad accontentarsi. E allora, facile prevedere che nella prossima stagione il Psg possa dire la sua anche in Champions League. Sempre che ci arrivi, si intende.

Quindi, Inghilterra, Spagna e Francia. Mancano ancora all’appello Germania e Italia e poi il quadro è completo. Il calcio che conta in Europa comincia a colorarsi di nero petrolio. Alla faccia della crisi e del fair play finanziario tanto sbandierato da
Platini. Il petrodollaro non ha rivali. E’ musica per le orecchie dei presidenti che vogliono vendere giocatori a prezzi altissimi. Poco meno che un rumore assordante, invece, per chi cerca di dargli battaglia per acquistare qualche stella. Per il nostro Paese, a dire il vero, si è parlato nei giorni scorsi di un riaccendersi dell’interesse della famiglia reale degli Emirati Arabi per il Milan, alle prese, come tutto il gruppo Fininvest, con lo spinoso affare del Lodo Mondadori. Ma Galliani ha negato tutto e il club rossonero è ripartito di slancio. Barbara Berlusconi ha rassicurato i tifosi: “Papà non vende”.

 

Brasile 2014, l'Italia pesca
Danimarca e Repubblica Ceca

Nel girone B, insieme agli azzurri di Prandelli, anche Bulgaria, Armenia e Malta. Ronaldo estrae Spagna e Francia nello stesso gruppo. Germania con la Svezia, per l'Inghilterra di Capello sorteggio più soft: "Con il nome che portiamo l'obiettivo è arrivare primi"


 

RIO DE JANEIRO - L'Italia affronterà la Danimarca, la Repubblica Ceca e la Bulgaria nel girone di qualificazione ai Mondiali Brasile 2014: lo ha stabilito il sorteggio della Fifa che si è svolto a Rio de Janeiro. Nel gruppo B, con gli azzurri di Cesare Prandelli, anche Armenia e Malta. E' un girone abbordabile, ma gli avversari sono senz'altro insidiosi. Si qualifica direttamente la prima dei nove gironi europei, mentre le migliori otto seconde dovranno disputare i play off per quattro ulteriori qualificate: l'Europa porterà in Brasile 13 nazionali. I nomi delle squadre sono stati estratti da Ganso e Ronaldo. Tra gli altri gruppi spicca l'ultimo (l'unico a cinque squadre) con i campioni del mondo della Spagna e la Francia. Sorteggio più soft per l'Inghilterra di Capello, mentre per la Germania c'è la Svezia. Equilibrato e difficile anche il primo gruppo, con insieme tre squadre della ex Jugoslavia (Croazia, Serbia e Macedonia) oltre a Belgio, Scozia e Galles.

PRANDELLI SODDISFATTO - "Siamo l'Italia, e il nostro obiettivo nelle qualificazioni è vincere il girone". Cesare Prandelli rimane cauto, ma non può nascondere la soddisfazione di aver evitato la Francia. Il ct ha commentato così: "L'avversaria più temibile? Quando se ne dice una, si rischia sempre di capitare poi nella sorpresa. Ora sono concentrato sul girone di qualificazione agli Europei, il nostro compito come nazionale è crescere per farci trovare pronti a quell'appuntamento, ci sono diversi

 

mesi per farlo di qui al via delle qualificazioni ai Mondiali. Ma è chiaro che, per il nome che portiamo, dobbiamo puntare a vincere quel girone".

ABETE: "SORTEGGIO IN LINEA CON LE ASPETTATIVE" - "E' stato un sorteggio anticipato di un anno rispetto al solito visto che siamo ancora nella fase di qualificazione agli Europei, ma l'esito mi sembra in linea con quelle che erano le nostre aspettative". Così il presidente federale Giancarlo Abete, che ha guidato la delegazione italiana in Brasile, ha commentato il sorteggio. "Lo ritengo - ha aggiunto il numero uno della Figc - un sorteggio buono, seppur con la dovuta prudenza, considerato che non abbiamo pescato le due squadre che si ritenevano più pericolose nell'ambito della seconda urna, Russia e Francia".

REPUBBLICA CECA - Fallita la qualificazione agli ultimi Mondiali e compromessa quella a Euro2012 (secondo posto nel girone I, a sei punti dalla Spagna capolista), la Repubblica Ceca sta soffrendo il cambio generazionale. Lontani i tempi della squadra che con Nedved e Poborsky sfiorò il titolo europeo nel '96, la nazionale ceca stenta a trovare nuove stelle e pochi giocatori riescono ad affermarsi fuori dai confini. Tra i pochi esempi Cech, da anni portiere del Chelsea e tra i migliori nel suo ruolo, il difensore del Bayer Leverkusen Kadlec, il centrocampista dello Shakthar Hubschmann e il promettente Necid, 21enne attaccante in forza al Cska Mosca. L'ultimo confronto diretto risale alla fase a gironi dei Mondiali tedeschi, 2-0 per gli azzurri con gol di Materazzi e Inzaghi.

DANIMARCA - Un Europeo e una Confederations Cup in bacheca, la Danimarca è attualmente in testa con Portogallo e Norvegia (10 punti in 5 partite) nel girone H di qualificazione a Euro2012. Non è più la squadra dei fratelli Laudrup ma da anni gravita nelle alte sfere del calcio mondiale anche se in Sudafrica il rendimento è stato al di sotto delle aspettative, con l'eliminazione nella fase a gironi dietro Olanda e Giappone. Molti gli elementi di qualità, come i difensori Agger e Kjaer (ex Palermo), il centrocampista Poulsen, il talentuoso Eriksen dell'Ajax mentre in avanti c'è Nicklas Bendtner, in procinto di lasciare l'Arsenal per lo Sporting Lisbona. La Danimarca ritroverà gli azzurri dopo oltre 8 anni: l'ultimo confronto risale alla fase a gironi degli Europei portoghesi, quello famoso per lo sputo di Totti a Poulsen che costò al capitano della Roma tre giornate di squalifica.

BULGARIA - La cavalcata a Usa '94 interrotta dall'Italia di Sacchi, poi il buio. La Bulgaria si è lasciata da tempo alle spalle i tempi d'oro e ritrova gli azzurri lungo la strada per il Mondiale come già capitato per il Sudafrica (0-0 a Sofia, 2-0 a Torino firmato da Grosso e Iaquinta). Torneo al quale Berbatov e compagni non hanno partecipato, con Euro2004 ultimo grande appuntamento che ha visto la nazionale bulgara presente alla fase finale. E il cammino verso Euro2012 è già finito visto il distacco da Inghilterra e Montenegro nel gruppo G. L'ennesima rifondazione è affidata a Lothar Matthaeus, che spera di convincere Berbatov a rivedere i suoi piani e tornare in nazionale.

ARMENIA - Mai qualificata per la fase finale di un grande torneo, l'Armenia è assieme a Malta la cenerentola del girone azzurro di qualificazione ai Mondiali del 2014. Affidata nel 2009 la panchina a Vardan Minasyan, l'Armenia sta facendo benino lungo la strada verso Euro2012, quarta forza del gruppo B dietro Irlanda, Russia e Slovacchia, con 8 punti (3 dei quali grazie alla vittoria sulla Slovacchia) in 6 gare. Henrikh Mkhitaryan, 22enne centrocampista dello Shakthar Donetsk, è forse il giocatore di maggior talento. Per l'Italia sarà il primo confronto assoluto con la nazionale armena.

MALTA - Malta non ha una grande storia alle spalle e dal 1992 a oggi ha sempre chiuso all'ultimo posto il girone di qualificazione per Mondiali o Europei, destino che quasi certamente si ripeterà sulla strada verso Euro2012: la nazionale allenata da John Buttigieg è in fondo al gruppo F con sei sconfitte in altrettante uscite. L'ultimo precedente con l'Italia risale al '93, anche allora qualificazioni Mondiali: gli azzurri di Sacchi dilagarono a Palermo 6-1 con reti di Vierchowod, Dino Baggio, Maldini, Signori e doppietta di Mancini.

I GIRONI EUROPEI - Questi tutti i gironi di qualificazione (dal 7 settembre 2012 al 15 ottobre 2013) ai Mondiali del 2014 per il continente europeo:

GIRONE A: Croazia, Serbia, Belgio, Scozia, Macedonia, Galles.
GIRONE B: ITALIA, Danimarca, Repubblica Ceca, Bulgaria, Armenia, Malta.
GIRONE C: Germania, Svezia, Irlanda, Austria, Isole Far Oer, Kazakhstan.
GIRONE D: Olanda, Turchia, Ungheria, Romania, Estonia, Andorra.
GIRONE E: Norvegia, Slovenia, Svizzera, Albania, Cipro, Islanda.
GIRONE F: Portogallo, Russia, Israele, Irlanda del Nord, Azerbaijan, Lussemburgo.
GIRONE G: Grecia, Slovacchia, Bosnia, Lituania, Lettonia, Liechtenstein.
GIRONE H: Inghilterra, Montenegro, Ucraina, Polonia, Moldova, San Marino.
GIRONE I: Spagna, Francia, Bielorussia, Georgia, Finlandia.

Si qualificheranno per i Mondiali le prime di ciascun raggruppamento mentre le otto migliori seconde (in base alla 'classifica avulsa' calcolata tra le prime cinque di ogni girone) giocheranno gli spareggi di andata e ritorno (15 e 19 novembre 2013) per i rimanenti quattro posti messi a disposizione per il Vecchio Continente.

 

 

Tevez-Inter, si tratta gli agenti a Milano Rossi non è in vendita

Tevez-Inter, si tratta
gli agenti a Milano
Rossi non è in vendita
. Fuga dall'Italonia: Criscito allo Zenit, Sirigu,Menez,Sissoko e Pastore-per 43 milioni di euro- al neo arabo PSG, Sanchez al Barca. Chi deve venire, Aguero, preferisce il City di Manchester. Il Villareal toglie Rossi dal mercato,mentre per far affluire bisogna solo vendere, come nel caso Tevez-Eto'.

DIRETTA. I procuratori dell'attaccante argentino dovrebbero incontrare Branca. Il Villareal toglie il gioiellino italiano dal mercato. Il Tottenham riprova per Vucinic. Frey è del Genoa. Profonda amarezza mista a rassegnazione. E’ questo lo stato d’animo più diffuso tra i tifosi rosanero dopo il trasferimento - si aspetta solo l’annuncio - di Javier Pastore al Paris Saint-Germain. La delusione è palpabile e si evince dai commenti che impazzano tra il popolo palermitano. In città, infatti, l’argomento che in queste ore infervora gli animi dei tifosi è l’addio del fantasista ma quello che li amareggia di più è soprattutto la consapevolezza che la ghiotta cifra che incasserà Zamparini non sarà sicuramente reinvestita per acquistare un giocatore di grido con cui rimpiazzare il campione argentino. Il patron è riuscito a spuntarla sul prezzo e guadagnerà dall'operazione 35 dei 45 milioni previsti per l’acquisto di Pastore perché il resto andrà all’agente di Pastore, proprietario di parte del cartellino. L’unica magra consolazione è che il “Flaco”, andando all’estero, non sarà avversario del Palermo e quindi non si riproporrà il caso Cavani.

NIENTE GRANDI COLPI - Non ci saranno quindi grandi colpi e, considerata la prima uscita non certo trionfale dei rosanero, è probabile che non si registrerà - almeno all’inizio - una campagna abbonamenti esaltante. Se si tiene conto infatti dell’abitudine del presidente Zamparini di non puntare su giocatori blasonati ma piuttosto su promesse da coltivare, il mercato del Palermo, a meno di qualche clamorosa sorpresa, può considerarsi quasi concluso. La squadra è praticamente completa in tutti i reparti. Adesso si tratta solo di definire l’acquisto -”obbligato” dopo la partenza di Sirigu - del portiere Sorrentino e quello del difensore Silvestre, giocatori dati ormai in arrivo.

 

Miccoli in extremis
Palermo-Thun 2-2,siciliani già quasi fuori..


 

Miccoli in extremis Palermo-Thun 2-2

Munoz salta di testa sullo svizzero Lustrinelli

PALERMO  -  La stagione calcistica 2011/12 non inizia nel migliore dei modi per i colori azzurri. Il Palermo infatti, impegnato nel terzo turno di qualificazione di Europa League, non va oltre un 2-2 casalingo, acciuffato nel finale, contro gli svizzeri del Thun. Gli ospiti hanno dimostrato una netta supremazia fisica, decisamente più avanti nella preparazione degli uomini di Pioli, piuttosto lenti e imballati. Il merito dei siciliani è stato quello di limitare i danni: per due volte in svantaggio, i rosanero hanno rimediato con i colpi dei singoli: prima Ilicic e, all'ultimo minuto, grazie ad una magistrale punizione di Miccoli.

LUTHI COLPISCE SUBITO  -  Stefano Pioli, orfano di Sirigu e Pastore, entrambi in viaggio per Parigi alla corte del PSG, schiera il Palermo con un 3-4-2-1 con Pinilla unica punta e Ilicic e Zahavi a supporto. In difesa Munoz viene preferito al neo acquisto Cetto. Cassani e Balzaretti giocano esterni di centrocampo. L'inizio di gara si fa subito in salita per i padroni di casa che subiscono il pressing alto degli svizzeri ma, quel che è peggio, dopo solo 7' subiscono lo 0-1: azione sulla fascia destra di Schneuwly (davvero bravo), cross rasoterra in area dove arriva la deviazione vincente di Luthi.

RISPONDE ILICIC -
Il Palermo soffre, ma ha una reazione d'orgoglio e agguanta l'1-1 al 13'. Ci pensa Ilicic con un tiro dalla distanza: indecisione del portiere Da Costa e palla in rete. Il 'Barberà prende coraggio e incita i proprio beniamini.

 

Ma, dopo che Nocerino fallisce il 2-1 concludendo sul fondo da ottima posizione, la benzina siciliana finisce subito e il pallino del gioco torna tra i piedi degli svizzeri. Al 23' Benussi respinge una tiro da lontano di Luthi mentre Schneuwly e Lezcano fanno il bello e il cattivo tempo dalle parti dell'area rosanero. Zahavi, dopo un inizio promettente, scompare dal campo; Ilicic no e ci prova al 34' quando, in area ospite, devia un assist dal fondo di Nocerino: pallone alto sopra la traversa.

IL THUN CI CREDE - Al 38' Pioli perde Pinilla per infortunio e lo rimpiazza con Miccoli. La ripresa vede un Thun ancora più convinto di poter vincere e, quasi inevitabile, arriva l'1-2 all'11': Lezcano porta a spasso la difesa siciliana, appoggia per Schneider che colpisce dalla distanza, battendo con un rasoterra sulla sinistra il portiere Benussi. Stavolta non si assiste ad una vera e propria reazione da parte del Palermo che soffre visibilmente la freschezza atletica degli avversari. Il Thun, in difesa, ha un baluardo insuperabile in Schindelholz: tutte le palle sono sue. Come al 25' quando salva su Zahavi, ottimamente servito in area da Miccoli. Ma l'israeliano è lento nel dribbling e viene chiuso regolarmente.

LA SPERANZA SI CHIAMA MICCOLI  -  Quando, al 41' della ripresa, il portiere Da Costa salva su Ilicic, la gara sembra ormai persa per i rosanero. Iniziano quindi i tre minuti di recupero e a 60 secondi dal termine ecco una punizione dal limite, in piena 'zona Miccoli'. Il bomber leccese si assume le proprie responsabilità e sfodera un tiro a giro sul primo palo che non dà scampo all'estremo difensore del Thun. E' un 2-2 che lascia aperto il discorso qualificazione. Ma, il 4 agosto, in Svizzera, nel match di ritorno, servirà un Palermo più tonico di quello visto questa sera. In caso contrario l'Europa sarebbe già finita per gli uomini di Pioli.

Sirigu-PSG: ufficiale
Aguero è del Man City per 42 milioni di euro, 40 milioni di euro per Sanchez al Barca - che ha mezzo miliardo di debiti - , il PSG prende Menez e Sissoko

 


 

Sirigu-PSG: ufficiale Aguero è del Man City

Sirigu e Sissoko con Leonardo alla presentazione

ROMA - Salvatore Sirigu è il nuovo portiere del Paris Saint Germain. Il Palermo ha comunicato di aver ceduto a titolo definitivo l'estremo difensore alla società parigina. Secondo quanto rende noto il club rosanero, il giocatore ha firmato un contratto di quattro anni. Queste le sue prime parole: "Sono orgoglioso di essermi unito al Paris Saint Germain". Insieme a Sirigu la squadra francese ha prensentato anche Momo Sissoko, prelevato dalla Juventus per 7 mln di euro più 1 di bonus.

LEO NON SI FERMA: C'E' ANCHE PASTORE - L'ex allenatore di Milan e Inter non si ferma più. L'ultima notizia sarebbe un'offerta da 45 milioni di euro per Javier Pastore, con la concorrenza del Chelsea battuta. Arrivano conferme su un'imminente partenza del Flaco anche dal presidente del Palermo, Maurizio zamparini: "Su Pastore siamo ai giorni decisivi. Non dirò neanche sotto tortura dove andrà. L'unica cosa certa è che andrà all'estero. Le offerte si aggirano tutte tra i 40 e i 50 milioni".

CITY-AGUERO: E' UFFICIALE - Nel pomeriggio è arrivata l'ufficializzazione del passaggio di Sergio Aguero al Manchester City. Sbarcato in Inghilterra ieri per le visite di routine, oggi il 'Kun'ha messo la firma sul contratto che lo legherà al club di Roberto Mancini per i prossimi cinque anni. Aguero guadagnerà circa un milione di euro al mese, mentre all'Atletico andranno 42 mln di euro. Il City è dunque riuscito a vincere la concorrenza

 

di Real Madrid e Chelsea.

MEGA-OFFERTA DELL'ANZHI PER ETO'O - Secondo quanto riporta Sky Sport, i dirigenti dell'Inter sarebbero a colloquio con l'Anzhi Makhachkala. Il ricco club russo, che tempo fa aveva già provato a portare Gattuso fuori dall'Italia con un'offerta da capogiro, sta cercando di convincere la società nerazzurra a cedere l'attaccante camerunense. Cifra da capogiro offerta: 50 milioni...

 

 

 

La serie A parte con Siena-Fiorentina

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VIDEO - De Laurentiis: "Siete delle m..."

Roma a DiBenedetto, ma è altro rinvio, gli americani non danno garanzie di ricapitalizzazione. Venduti Menez,Vucinic,Doni,

P.Sergio

Definito il programma della prima giornata del massimo campionato. Il primo anticipo, alle 18 di sabato 27 agosto, è il derby toscano. In serata Cagliari-Milan alle 20:45. Il giorno dopo Napoli-Genoa alle 18 e le altre sette gare alle 20:45

Coppa Italia: il tabellone

 

La banca vuole Ronaldo
e Kakà in garanzia

Un gruppo di casse di risparmio spagnole sta cercando di ottenere un prestito dalla Banca Centrale Europea mettendo a garanzia i due assi del Real Madrid che, in caso di mancato risarcimento, in futuro rischiano addirittura di essere "pignorati"
 


 

La banca vuole Ronaldo e Kakà in garanzia

Ricardo Kakà

ROMA - Una banca spagnola potrebbe utilizzare Cristiano Ronaldo e Kakà come pegno presso la Banca centrale europea, per ottenere in prestito denaro fresco. Questi soldi serviranno a finanziare il fondo di investimento Madrid Activos Corporativos V. La Bce potrebbe quindi esercitare il suo credito pignorando le due stelle delle merengues. Il quotidiano tedesco "Süddeutsche Zeitung" scrive a riguardo: «Bisognerebbe prima che la banca spagnola fosse insolvente e successivamente che il Real Madrid non ripagasse il suo debito, assicurato ad oggi dagli introiti generati dalla pubblicità e dai diritti tv». Certamente - aggiunge il quotidiano - il Real Madrid è indebitato per diverse centinaia di milioni di euro, ma in Spagna le squadre di calcio in difficoltà vengono salvate anche col denaro pubblico.

PRESTITI MILIONARI - Grazie a quest'operazione l'istituto iberico è intenzionato a emettere obbligazioni pari a circa 773 milioni di euro per sostenere alcune aziende nazionali, ma anche il Real Madrid, che detiene i cartellini dei due campioni, e le società di costruzioni del suo presidente Florentino Perez. Cristiano Ronaldo e Kakà erano stati acquistati nell'estate 2009 per un totale di 158 milioni di euro, grazie ad un prestito della stessa banca spagnola che vuole usare i due campioni come garanzia presso la Bce. Il doppio colpo di mercato scosse il calcio europeo scandalizzando perfino il presidente Uefa Michel Platini per l'eccesso

 

di spese, mentre furono le casse di Manchester United e Milan a gioire per l'incasso rispettivamente di 93 e 65 milioni di euro. Florentino Perez, presidente del Real Madrid, assicurò che i soldi non erano un problema grazie agli ingenti introiti che i blancos fatturavano ogni anno. Questo si è rivelato non del tutto esatto, in quanto ben 76,5 milioni, e cioè poco meno della metà del capitale totale investito nei due calciatori, era stato fornito dalla banca. In pegno per il prestito, l'istituto di credito aveva trattenuto parte degli introiti provenienti dai diritti tv del club madridista.   

ALTRI DETTAGLI -
Per garantire la trasparenza dell'operazione, Bankia ha informato l'autorità di vigilanza spagnola dei dettagli.  Le informazioni fornite indicano altre curiosità: il tasso di interesse pagato dal Real è pari all'Euribor sei mesi più uno spread compreso tra l'1.5 e il 2.5. Le rate di interesse sono semestrali, mentre il capitale viene restituito in tre tranche, il 3 luglio del 2012, 2013 e 2014.

 

 

 

Dopo la retrocessione arrivata con la sconfitta -drammatica- contro il Belgrano, il River Plate potrebbe evitare la seconda divisione grazie alla nuova riforma dei campionati decisa dalla Federazione argentina. La riforma era già programmata: abolizione dei tornei di Apertura e Clausura,e maxi campionato da 40 squadre. Una fusione vera e propria tra i due campionati approvata dal comitato esecutivo con 22 voti a favore e 3 astenuti. Una soluzione che dovrà essere approvata definitivamente il prossimo 18 ottobre dall'Assemblea Ordinaria per entrare in vigore nell'agosto del 2012.Un torneo "mastodontico" che permettere al glorioso River di non restare troppo tempo lontano dal grande palcoscenico. Il campionato sarà diviso in cinque zone del Paese e le migliori quattro si affronteranno per giocarsi il titolo e l'accesso alla Coppa Libertadores.

6 MILIARDI DI EURO DAL 2000 E NON BASTANO, NE VOGLIONO UN ALTRO !!!

L'obiettivo è molto chiaro: arrivare ad un miliardo di euro. I padri-padroni del pallone guardano con interesse ma anche forte apprensione al nuovo contratto (dal 2012 al 2015) dei diritti tv. Presentate già alla autorità garanti, del mercato e delle telecomunicazioni, le linee guida. In estate (verso fine agosto) sarà pronto anche il bando d'asta (non ci dovrebbero essere grosse novità ma si darà più spazio alla partita del lunedì sera). Intanto la Lega di A e B hanno preparato le carte, attraverso la Lega Service, per puntare ad una tv "fai da te". La tv della Lega (di cui si parla ormai da anni): prima un canale digitale terrestre, poi, eventualmente, anche satellitare. I maggiori sostenitori sono De Laurentiis e Zamparini. Un avviso chiaro a Mediaset e Sky: "non provate a tagliare i diritti tv (come ha goffamente minacciato l'ex ad di Sky, Tom Mockridge, ndr) perché produrremo da soli le immagini". Altre emittenti straniere per ora non si affacciano in Italia. La Confindustria del pallone insomma punta ad essere editore di se stessa, soprattutto ora che è rimasta scottata dalla chiusura di Dahlia. La Lega di A ci ha rimesso 21 milioni di euro, quella di B del battagliero presidente Andrea Abodi più di cinque: ora entrambe hanno detto di no al concordato (circa il 16%) proposto dall'emittente del digitale terrestre. E fanno sentire la loro voce. Il discorso è molto semplice: Sky e Mediaset Premium fanno ottimi ascolti grazie al calcio (e si fanno la guerra degli sconti fra loro), al quale non possono certo rinunciare. I presidenti poi non possono fare a meno dei soldi delle tv e l'advisor Infront, che fu trovato dall'ex n.1 della Lega Antono Matarrese, ha garantito sinora incassi di lusso, intorno, appunto, al miliardo. Quel miliardo che serve per tenere in piedi il Circo del pallone ed evitare che fallisca. Ecco, l'avviso a Sky e Mediaset: attenti, i presidenti hanno la loro tv e possono produrre e vendere le partite da soli. C'è un problema, comunque: come mettere d'accordo i presidenti di serie A? Stanno litigando da un anno su come spartirsi i soldi (197 milioni) del bacino d'utenza. Ci sono state anche scazzottate. Figuriamoci se la cifra aumenta...

 

 

ZAMBROTTA DEL MERDAM:" SOLO IL BARCA POTREBBE ESSERCI SUPERIORI, IL MERDAN E' PRONTO PER DISTRUGGERE TUTTI..."

 

Calcio italiano in bolletta? A leggere i numeri sembrerebbe il contrario. Perché a metà del cammino che separa la fine della scorsa stagione con il gong del mercato, il nostro campionato guida per distacco la classifica degli spendaccioni d'Europa. I dati parlano chiaro: le squadre della serie A hanno già mosso acquisti sul mercato per una cifra complessiva che supera i 300 milioni di euro. Ma su cui pesa il fardello dei debiti.

L'ESTATE DEI PAGHERO' -
La Premier League, il campionato più ricco del continente, ci segue con 80 milioni di spese in meno. Addirittura 130 la differenza con la Spagna terza. Il segno di una nuova primavera dei bilanci o una reazione furiosa al fair play finanziario? Tutt'altro. Perché un terzo (quasi) esatto di quella cifra, rappresenta spese "obbligate", per gli acquisti di un anno fa. Di fatto, il saldo dei "pagherò" con cui i grandi club italiani si sono aggiudicate i pezzi pregiati del mercato 2010: da Ibrahimovic a Cavani, da Borriello a Quagliarella. È stata la moda dell'estate scorsa: acquistare subito, con la formula - non contemplata dal regolamento - del prestito con riscatto "obbligatorio" a 12 mesi. Regina del trend la Juventus, che per portare a Torino, oltre al bomber di Castellammare, anche Motta, Pepe e Matri, ha speso complessivamente oltre 37 milioni. Meglio allora il Milan, che dopo lo scudetto ha speso con il sorriso i 31 complessivi per Ibra e Boateng. Così, un mercato freddino, ravvivato solo

 

dai fuochi artificiali del Napoli (oltre 40 milioni spesi per Inler, Dzemaili, Britos, Rosati e Fernandez) scala le classifiche europee. E pazienza se, a distanza di un anno, il bilancio piange.

MERCATO STRANIERO -
Ma il mercato italiano, insieme al pagamento cash, ha dimenticato anche un altro elemento: il prodotto italiano. Perché degli acquisti completati in questa sessione di mercato, escludendo quindi prestiti, comproprietà e rientri alla base, il 63 per cento delle transazioni riguardano giocatori stranieri. Un numero impressionante, che confina i giocatori italiani acquistati per rinforzare il proprio organico al 39 per cento. Un flop dell'intero movimento italiano. Tutto straniero anche il podio dei colpi "top": al primo posto Inler, costato 17,5 milioni all'ambizioso Napoli di De Laurentiis. Dietro di lui, la coppia argentina Lamela (12 milioni) e Alvarez (11,9 milioni). Per trovare il primo italiano bisogna scorrere fino al nome di El Shaarawy, ventenne ex Genoa acquistato dal Milan in comproprietà per 6 più il cartellino di Merkel. Forse, il primo segno di un rinnovato interesse per i giovani italiani. Le stelle, però, non abitano più qui.

 

 

Coppa America, flop delle multinazionali del calcio. E in finale ci va il calcio operaio

Praguay e Uruguay si contendono lo scettro del calcio sudamericano. Due squadre sulle quali pochi o pochissimi avrebbero puntato un centesimo. Il torneo boccia le stelle di Brasile e Argentina

Sono stati necessari quasi 5 milioni di dollari per sistemare il Monumental di Buenos Aires dopo la guerriglia esplosa al termine del drammatico incontro che ha decretato la retrocessione del River Plate, lo storico club della capitale argentina. Un investimento improrogabile perché lo stadio da 70 mila posti, che ospita partite dal 1938, sarà la cornice della finale della Coppa America 2011, in programma domenica 24 luglio alle ore 21 in Italia (diretta Sky Sport 1). Di fronte, due squadre sulle quali pochi o pochissimi avrebbero puntato un centesimo all’inizio del torneo, Uruguay e Paraguay.

Si diceva che sarebbe stato l’anno buono dell’Argentina, che aveva la possibilità di giocarsi in casa la coppa più prestigiosa del continente sudamericano. La Seleccion non la vince dal 1993 e le ultime due edizioni erano sfumate in finale contro un Brasile stellare che non aveva concesso ai cugini il piacere di uno sgambetto da favola. Brasile che si è presentato ai nastri di partenza della Coppa America 2011 con un misto di convinzione e arroganza di chi sa di essere il numero uno, infarcito di campioni che farebbero (e fanno) la fortuna dei migliori club del mondo. Insomma, due multinazionali del pallone con i galloni di favoritissime che contavano di macinare gli avversari come fossero grani di caffè, fuori uno, avanti l’altro. E invece, a finire nel macinacaffè sono finite proprio loro, per la disperazione di milioni di tifosi che attendevano festanti per strada l’ennesima buona notizia del calcio che produce fuoriclasse e li vende al miglior offerente. Brasile e Argentina fuori ai quarti di finale per merito, rispettivamente, di Paraguay e Uruguay, le due finaliste. Per entrambe, ha detto male, anzi, malissimo, la lotteria dei calci di rigore. Che il Brasile ha fallito clamorosamente, sbagliando quattro tiri su quattro. Argentina ko grazie ai prodigi dell’ex laziale Muslera, portiere paratutto che da qualche giorno è diventato un idolo della folla uruguayana e che a Buenos Aires ha scatenato un’epidemia di mal di pancia che non ha precedenti.

Il Paraguay arriva alla finale senza aver mai vinto una partita. Almeno, non nei tempi regolamentari. Tre pareggi in tre partite nel girone di qualificazione, la vittoria ai rigori contro il Brasile nei quarti e ancora un successo dagli undici metri contro il Venezuela in semifinale. La squadra dell’allenatore
Gerardo Martino, quattro scudetti nel campionato paraguayano e poco altro, è la rivelazione del torneo. Gioca un calcio che definire difensivo è quasi un insulto al credo di Trapattoni, palla lunga e pedalare, guai fare arrivare gli avversari al limite dell’area e, quando accade, sparare ad altezza uomo, meglio un calcio di punizione che un gol. Ricorda la Grecia dell’Europeo 2004, poche concessioni allo spettacolo e molta sostanza. Il Paraguay non raggiungeva le semifinali di Coppa America dal 1989. Allora, le stelle (si fa per dire) della nazionale si chiamavano Canete, Neffa, Ferreira e Mendoza. Oggi rispondono invece ai nomi di Justo Villar, il portiere capitano, l’asso pigliatutto della formazione biancorossa, l’Uomo ragno che ha parato l’impossibile contro il Brasile; Roque Santa Cruz, attaccante del Blackburn Rovers; Lucas Barrios, altro attaccante che milita nel Borussia Dortmund; Paulo Da Silva, centrale difensivo che conoscono personalmente a Venezia e Cosenza per via di una decina di apparizioni che fece nel 2000 e poi fine, perché non era una stella e questo lo si intuiva abbastanza facilmente. Dice l’adagio caro agli allenatori che collezionano trofei come fossero accendini: con l’attacco si vincono le partite, con la difesa si vincono i campionati (e le coppe). In Paraguay lo recitano come fosse un mantra, in attesa di un mezzo miracolo che porterebbe un Paese di 7 milioni di abitanti sulla vetta più alta del calcio sudamericano.

Di contro c’è l’Uruguay, il cui quarto posto ai mondiale del 2010 già lasciavo intendere che la truppa poteva contare su giocatori di assoluto valore.
Forlan, Cavani, Suarez, Lugano, Muslera, Gonzalez, tanto per citare i nomi più noti, sono una garanzia di qualità. Con loro in squadra, puoi fare bene, molto bene. Tuttavia, era difficile immaginare che sarebbero riusciti ad avere la meglio sull’Argentina, una corazzata di campioni che può affondare, almeno sulla carta, qualsiasi altra imbarcazione. C’è voluto San Muslera a stravolgere i pronostici e a dare il via alla rincorsa della Celeste al trofeo che manca nella sua bacheca dal 1995.

Uruguay batte Paraguay 3 a 0 in fatto di talento e di capacità di impostare il gioco. La formazione di
Oscar Tabarez, ex oracolo di Milan e Cagliari, usa il fioretto, quella di Martino la sciabola e si salvi chi può. Si giocasse la partita alla Playstation non ci sarebbero margini di dubbio, troppa la differenza in campo per immaginare sorprese. Ma la storia del calcio è piena di partite impossibili che si risolvono con una giocata dell’ultima ora. E il Paraguay ha sempre fatto faticare l’Uruguay, lo dicono i numeri. In 67 gare ufficiali, la Celeste ha avuto la meglio sugli avversari in 31 occasioni, 13 i pareggi, 23 le sconfitte. Come dire, facile facile proprio no.

 

I cori razzisti di Mandorlini / Video
L'allenatore: "Salernitani terroni di merda,nonostante le botte che ci avede dato vi abbiamo eliminato lo stesso"

E i giocatori dell'Hellas e Tosi ridono

 

 I cori razzisti di Mandorlini /  Video  L'allenatore: "Salernitani terroni" Presentazione del Verona in occasione della nuova stagione davanti ai tifosi. Il tecnico guida gli slogan contro gli avversari dei play-off. E le autorità presenti sembrano gradire

 

 

ISCRIZIONI ALL'EX SERIE C 2011-2012

Sono 15 le società di Lega Pro che il Consiglio federale ha deciso di non iscrivere ai rispettivi campionati. I club non ammessi, per quanto riguarda la Prima divisione, sono: Atletico Roma, Gela, Salernitana, Lucchese e Ravenna. In Seconda divisione, invece, sono state escluse Brindisi, Cavese, Cosenza, Matera, Sanremese, Catanzaro, Canavese, Crociati Noceto, Rodengo Saiano e Sangiovannese.

 

Il Brasile a pezzi,
Paraguay in semifinale. Fioccano le sorprese: Colombia,Brasile, Argentina e Cile ELIMINATE!!

Dopo l'Argentina quarti di finale fatali anche ai verdeoro campioni uscenti, che dominano per 120' ma non concretizzano. Palo di Ganso e salvataggi sulla linea di Alcaraz e Barreto. Gli uomini di Martino si difendono ad oltranza e vincono la lotteria dei rigori grazie a 4 errori su 4 tiri dei rivali. Squadre zeppe di ultra campioni miliardari "europei" fatte fuori da nazionali "modeste".

di JACOPO MANFREDI
 

Il Brasile sciupa tutto Paraguay in semifinale

L'esultanza dei giocatori del Paraguay

LA PLATA - Non finiscono le sorprese in Coppa America. Dopo l'Argentina padrona di casa esce nei quarti anche il Brasile campione uscente, punito anch'esso dalla lotteria dei rigori. A far festa è il Paraguay che, dopo 28 anni supera, finalmente, la soglia dei quarti e approda in semifinale senza vincere una partita. Se non è record poco ci manca.

LA VITTORIA DELL'ANTI-CALCIO - Ha vinto Martino con la sua tattica ostruzionistica. La sua squadra vola tra le migliori 4 dopo una difesa ad oltranza ed un solo tiro verso la porta di J. Cesar in 120'. Il Brasile esce a capo chino, imprecando la sfortuna per un palo e due salvataggi sulla linea a portiere battuto, ma deve anche recitare il mea culpa per aver sciupato l'impossibile, compresi i 4 rigori finali, spediti fuori lo specchio da Elano, Thiago Silva, Andrè Santos e Fred.
 
LUCIO FALLISCE L'1-0 - Rinfrancato dal successo sull'Ecuador, il Brasile parte spigliato e sfiora ripetutamente il vantaggio. Le migliori occasioni le sciupa Neymar che, dopo un sinistro di poco alto dal limite (6'), spedisce un destro in diagonale a lato da due passi (27'), sprecando un assist smarcante di Robinho. Al 33', invece, è Lucio a fallire il bersaglio: sugli sviluppi di una punizione dalla sinistra calcia in spaccata da 3 metri proprio addosso a Villar. Lo imita, al 40', il compagno di reparto Andrè Santos che manda alto di poco un sinistro da posizione angolata.

Clamoroso in Coppa America: ARGENTINA ELIMINATA !!!

L'Argentina esce dalla Coppa America nei quarti di finale. La squadra di Batista, padrona di casa e favorita alla vigilia per la vittoria finale, è stata eliminata nella sentita e classica sfida giocata a Santa Fe dall'Uruguay, che si è imposto 6-5 dopo i calci di rigore. La partita, dopo 120 minuti, era finita 1-1 per le reti di Perez e Higuain. Grande impresa della squadra di Tabarez, che ha giocato per oltre un'ora in dieci uomini. Decisivo l'errore dal dischetto di Tevez, che si è fatto parare il rigore da Muslera. L'Uruguay in semifinale affronterà la Perù, che ha battuto 2-0 la Colombia dopo i tempi supplementari.

Messi ha lasciato lo stadio senza rilasciare dichiarazioni. Grazie alla prestazione contro il Costa Rica, si era riconciliato con il pubblico. Non a caso, sono comparsi sugli spalti striscioni a suo favore.Messi ha giocato bene, ma non è bastato. E l'Argentina non sembra uscire dalla lunga crisi, uscì presto anche l'anno scorso, in Sudafrica, con Maradona ct.

Grande entusiasmo invece in casa uruguagia, sull'onda dell'ottimo Mondiale. Tabarez prima di tutto fa i complimenti a Messi: "E' sempre il migliore, avevamo studiato soprattutto lui, capace di squilibrare un match, non a caso è stato determinante sul gol, con il suo assist. Noi siamo molto felici, ma ora dobbiamo pensare al Perù. Il confronto

 

era storico, e noi ci siamo preparati bene". "Siamo in crescita - ha concluso - e stiamo facendo vedere belle cose, come al Mondiale".

Grande delusione in Argentina. "Il sogno e' morto ai rigori", scrive il Clarin. "Grande delusione" è il titolo scelto invece da La Nacion, che d'altra parte mette a fuoco quello che è stato uno dei grandi problemi della nazionale  "le tante falle in difesa". A Montevideo è subito scattata non solo la festa, ma anche l'ironia: che in queste ore 'viaggia' soprattutto via Twitter, dove tanti tifosi uruguaiani hanno 'salutato' gli argentini con frasi tipo "Ciao ciao carì, oppure con un 'ma non giocavate in casa? non dovevate vincere?'.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 

 

     

 

 

 

 
 
 

 

 
 
 
 
 

 

 
 

 

 

 

 

 

 

CALCIOPOLI PENALE, SETTEMBRE 2011

 

 

CALCIOPOLI TER

La Disciplinare non fa sconti
Radiati AB ETERNO Moggi, Giraudo e Mazzini

La Commissione disciplinare della Federcalcio ha disposto la radiazione di Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini. Per l'ex direttore generale della Juventus, per l'ex amministratore delegato della Juventus e per l'ex vicepresidente della Figc la Disciplinare ha adottato "la sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc".

LE MOTIVAZIONI - Per la Commissione disciplinare la radiazione di Luciano Moggi è "del tutto proporzionata ai fatti commessi, tenuto conto della loro intrinseca gravità e delle aberranti conseguenze che hanno determinato".
"Tali profili rendono del tutto attuale l'interesse dell'Ordinamento federale alla irrogazione della sanzione della preclusione, non rilevando in proposito il fatto che comportamenti altrettanto gravi possano eventualmente essere stati tenuti da altri tesserati", si legge nella decisione del collegio presieduto dall'avvocato Sergio Artico.

Secondo la Disciplinare,
"il fatto che altri soggetti obbligati all'osservanza della normativa federale possano aver tenuto, in ipotesi tutt'ora da accertare, condotte analoghe a quelle acclarate nei confronti del Moggi dalle "sentenze rese", non fa venir meno la gravità di quanto contestato al deferito, né incide sulla valutazione demandata

alla Commissione ai fini dell'irrogazione della sanzione della preclusione in questo procedimento". In sostanza, eventuali violazioni commesse da altri soggetti non possono alleggerire la posizione dell'ex dg della Juventus.

 

SOLO 5 ANNI ED OTTO MESI CHIESTI PER MOGGI. I PM GIOCANO AL RIBASSO NELLA RICHIESTA DELLE PENE DA INFLIGGERE AGLI INQUISITI

Cinque anni e otto mesi di reclusione. Questa la condanna chiesta dai pm di Napoli per Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, imputato nel processo Calciopoli. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alle frodi sportive. Cinque anni sono stati chiesti per l’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e quattro anni e sei mesi per il collega Pierluigi Pairetto. Condanne da un anno a due anni per Diego e Andrea Della Valle, rispettivamente patron e consigliere azionista di riferimento della Fiorentina, l’ex ds del Messina,Angelo Fabiani, il presidente della Reggina, Pasquale Foti, e quello del Lazio, Claudio Lotito, e per Leonardo Meani, già dirigente accompagnatore del Milan. Quattro per l’ex direttore della Figc, Innocenzo Mazzini. Per quanto riguarda gli arbitri, le richieste sono andate da uno a tre anni.

Un’udienza durata più di sei ore quella di oggi nel tribunale di Napoli. Iniziata alle 10 del mattino e terminata per l’intervento del presidente
 Casoria che ha convinto il pm Stefano Capuano a tagliare l’ultima parte della sua requisitoria. Un’esposizione fiume, in cui il magistrato ha ricostruito le vicende del salvataggio della Fiorentina e della sorte di diverse partite – già decisa prima degli incontri, secondo l’accusa -, ripercorrendo intere intercettazioni. La parola è così passata al collega Giuseppe Narducci per le richieste di pena. Che, in certi casi, hanno suscitato il malcontento dell’aula perché ritenute inferiori alle aspettative. In totale, 410mila euro di multe e 50 anni e due mesi di reclusione. Insieme a tre assoluzioni, chieste per Ambrosino, Cennicola eGemignani.

Controversa soprattutto la richiesta di tre anni di reclusione per l’ex arbitro
 Massimo De Santis, ritenuto dall’accusa uno dei promotori dell’accordo tra i dirigenti calcistici. Come ha ammesso lo stesso pm Narducci, la pena chiesta è stata ridotta per l’assenza di prove sufficienti a dimostrare il suo ruolo di “promotore dell’associazione”. Martedì prossimo toccherà invece alle arringhe di 11 difensori e dell’Avvocatura di Stato. L’idea è quella di accorpare due date già previste nel calendario delle udienze in una sola, così da rispettare – nonostante gli slittamenti del processo delle ultime settimane – il limite del 12 luglio per la conclusione. Con le arringhe degli avvocati Trofino e Prioreschi, legali di Moggi.

PROCESSO Gea: ridotta la pena a Moggi sr. e Moggi jr in secondo grado. Pene indultate naturalmente

Pene ridotte. La Corte d'appello di Roma ha tolto una fetta di reato aLuciano Moggi e al figlio Alessandro, nell'ambito del processo Gearelativo a presunte irregolarità della società che ha gestito la procura di numerosi calciatori a partire dal 2000. Per l'ex direttore sportivo dellaJuventus si è passati da un anno e sei mesi (in primo grado) a un anno di reclusione, per Alessandro Moggi da un anno e due mesi a cinque mesi soltanto. Una sentenza che non lascia però soddisfatta del tutto la difesa.

L'avvocato Matteo Melandri, legale di fiducia di Moggi sr., ha già fatto sapere che ricorrerà in Cassazione: Dove sono sicuro che arriverà l'assoluzione definitiva. Melandri aggiunge: I pm volevano riproporre l'associazione a delinquere, ma la richiesta è stata respinta. Tutte le pene sono coperte dall'indulto, ma noi vogliamo andare fino in fondo. Speravamo nell'assoluzione definitiva già oggi. I giudici hanno scelto la sentenza più facile. E' andata bene, ma poteva andare meglio. Niente paura, però, perché siamo convinti che così andrà in Cassazione.

 
 

 

MOGGI CONDANNATO NEL 2008 A 14 MESI  di squalifica PER LE SIM SVIZZERE, l'ambito è il processo Calciopoli BIS

 

La Commissione Disciplinare Nazionale, presieduta dall’avv. Sergio Artico, ha squalificato con pene diverse in base al loro coinvolgimento nell’inchiesta, tutti i coinvolti nell’inchiesta bis di calciopoli, quella relativa alle SIM svizzere.Qualcosina, però, è giusto dirla. Intanto vediamo quali sono state le condanne:
- Luciano Moggi, la sanzione dell’inibizione di anni 1 (uno) e mesi 2 (due);
- Mariano (Angelo) Fabiani la sanzione dell’inibizione di anni 4 (quattro); 
- Tiziano Pieri, la sanzione della squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Salvatore Racalbuto la sanzione della squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Stefano Cassarà, la sanzione della squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Antonio Dattilo, la sanzione della squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Paolo Bertini la sanzione di della squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);

- Marco Gabriele la sanzione della squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei); 
- Marcello Ambrosino la sanzione della squalifica di anni 1 (uno) e mesi 6 (sei);
- Massimo De Santis la sanzione della squalifica di mesi 6 (sei);

La sentenza fa riferimento al deferimento del 23 aprile 2008 per violazione dell’art. 1, paragrafo 1 del CGS, per “avere costituito un sistema di comunicazioni telefoniche riservate intrattenute tra il Moggi e il Fabiani, da una parte, e gli associati AIA” attraverso contatti intercorsi tramite utenze SIM estere in prossimità di sorteggi arbitrali, di gare e al termine dello svolgimento delle stesse.

 

 

I

 

 

 

LE CONDANNE PER PASSAPORTOPOLI, 2000-2001

 

Società

Udinese: 3.000.000.000 Lire di multa.
Inter: 1.500.000.000 Lire di multa.
Lazio: 2.000.000.000 Lire di multa.
Roma: 1.500.000.000 Lire di multa.
Sampdoria (Serie B): 1.500.000.000 Lire di multa.
Milan: 1.200.000.000 Lire di multa
Vicenza: 1.000.000.000 Lire di multa.

Giocatori

* Alvaro Recoba (Inter): 1 anno di squalifica.
* Juan Sebastian Veron (Lazio): assolto.
* Cafu (Roma): assolto.
* Fábio Júnior (Roma): 1 anno di squalifica.
* Gustavo Bartelt (Roma): 1 anno di squalifica.
* Dida (Milan): 1 anno di squalifica.
* Warley (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Alberto (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Jorginho (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Da Silva (Udinese): 1 anno di squalifica.
* Jeda (Vicenza): 1 anno di squalifica.
* Dedè (Vicenza): 1 anno di squalifica.
* Job (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
* Mekongo (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.
* Francis Zé (Sampdoria): 6 mesi di squalifica.

Dirigenti

* Gino Pozzo (Udinese): 2 anni di squalifica.
* Gabriele Oriali (Inter): 1 anno di squalifica.
* Felice Mosè Pulici (Lazio): 1 anno di squalifica.
* Rinaldo Sagramola (Vicenza): 1 anno di squalifica.
* Franco Baldini (Roma): 9 mesi di squalifica.
* Sigfrido Marcatti (Udinese): 6 mesi di squalifica.
* Massimo Briaschi (Vicenza): 6 mesi di squalifica.
* Sergio Cragnotti (Presidente Lazio): assolto.
* Rinaldo Ghelfi (Inter): assolto.
* Enrico Mantovani (Presidente Sampdoria): assolto.
* Domenico Arnuzzo (Sampdoria): assolto.
* Pierluigi Ronca (Sampdoria): assolto.
* Emiliano Salvarezza (Sampdoria): assolto.

 

NOTIZIE ON LINE, articoli e notizie, considerazioni e dossier dal 2004 ad oggi

 

 

Comizio del Senatur: separazione tra Nord e Sud "miglior medicina" contro crisi. "La Lega voterà per la carcerazione" del deputato Pdl, ma il leader ripete le sue perplessità

 

Papa non andrà in galera, lo ha detto quel fulminato del segretario della Lega,nonchè ministro,nonchè padre del Trota, che cambia idea come scoreggia. In realtà tutti sono legati a doppio filo alle sorti del Pederasta Imperiale, come cade la sua corte, cade lui e tutti i suoi leccaculo impastati assieme. Il legame a doppio filo caratterizza anche l'Euro,l'Europa e l'Italia. Arrivando a Roma, la crisi della moneta europea e della Ue sono entrate in una nuova pericolosa fase. Lo stesso euro ora e' a rischio. L'Economist dedica un'altra copertina al nostro paese, dopo quella di qualche settimana fa su "L'uomo che ha fottuto un'intera nazione". La tesi e' quella sostenuta da WSI: l'attacco speculativo all'Italia (prima della Spagna) e' tattico, nell'ambito di una guerra la cui strategia e' far saltare l'euro.

Se in precedenza la crisi era limitata alla periferia Ue, ai tre PIIGS più deboli (Grecia, Irlanda e Portogallo), che a turno hanno ricevuto aiuti dall’Unione europea e dal Fondo Monetario Internazionale, ora il problema sembra allargarsi, scrive il settimanale inglese, da sempre critico (ma con intelligenza) sulle questioni europee. Molta della responsabilità viene attribuita alle autorità di Bruxelles, colpevoli ogni volta di aver agito in maniera erronea: negando l’evidenza e procedendo con piani di salvataggio al solo scopo di temporeggiare.

E così, prima ancora della Spagna, da molti vista come la quarta pedina più probabile a cadere nel domino dei PIIGS, è toccato all’Italia. I risultati li abbiamo visti tutti in questi ultimi giorni. Rendimenti dei decennali (il Btp a 10 anni) oltre il 6% (ieri in asta e' andato al 5,9%, 100 punti base in piu' rispetto alla precedente asta) e azionario che è tornato ai minimi da due anni. "Ora che la terza più grande economia della regione ha sperimentato il primo impatto, la crisi sembra davvero essere entrata in una nuova fase", scrive l'Economist. Una nuova fase perché l’Italia cambia completamente le carte in tavola. Se già potevano essere dolori per un default della Grecia, si pensi a cosa succederebbe in caso toccasse a Roma, che ha un debito di circa €1,9 trilioni, tre volte tanto quello di Grecia, Irlanda e Portogallo messe assieme. Sappiamo che il fondo di stabilità europeo, l’European Financial Stability Facility (EFSF), non potrebbe fare nulla in questo caso, visto che l’ammontare a disposizione è insufficiente. Se dovesse avvenire il peggio per l’Italia, non solo l’Europa, ma l’intera economia globale e l’euro sarebbero a rischio. La moneta unica è arrivata sull’orlo del precipizio?

I timori sull’Italia non si focalizzano solo sulla bassa crescita, scrive l’Economist, ma vanno a toccare il clima politico che si è delineato sull’approvazione del nuovo piano di austerità e sulla capacità di sostenere l’ingente debito.

 

,IN ARRIVO UNA NUOVA ONDATA DA 130 MILIARDI DI EURO !!!....ma poi tutto viene ridimensionato. La Germania mitiga il nuovo Patto di Stabilità,CALABRIA DEVASTATA,La Francia rischia di restare a secco,AGGIRANDO LEGGI FEUDALI,Il gas italiano che avvelena il Kazakistan ,l'ex Unione Sovietica al plutonio,

 DOSSIER LOGGIA P2,PARALLELISMI DAI CONTRIBUTI DI MARCO MELOTTI,PARALLELISMI CON WU-MING,2003 ODISSEA IN IRAQ,LA CITTA' MORTA,GUERRA ETERNA,ORGANIZZAZIONE DEL NULLA UNIVERSALE(O.N.U.),LEVIATANO,DI NUOVO SUL LEVIATANO,BANCHE ARMATE,LES FEUX DE PARIS,CRIMINI DI GUERRA ITALIANI,TRASVERSALITA' PAROSSISTICHE,TRASVERSALITA' PAROSSISTICHE,PARTE DUE,MELOTTI E IL RITORNO AL FUTURO PER GLI ANTICAPITALISTI,MELOTTI:CAPITALE TOTALE,DAL FALLIMENTO TOTALE DEL COMUNISMO MATERIALISTA AL COMUNISMO DI CRISI,UNITA' PROLETARIA:GLI INIZI,OMOLOGAZIONE ED IPERLEVIATANO,LA MALEDETTA GALLINA,UNA ANALISI SULLA GLOBALIZZAZIONE,SUL LIBRO NERO DEL COMUNISMO,I MOSTRUOSI,LE GUERRE DEI GRASSI,CAMILLO BERNERI,IL RITORNO DI LUKACS,VERITA' SULL'IRAQ,VAI ALLA PAGINA DEDICATA A TAYLOR,CAMILLO BERNERI,CARC,CAMPI DI STERMINIO ITALIANI,

ESTETICA DELLA VIOLENZA,COMMENTI,INTERESSI,FOTO?,MAO E LE SCIMMIE SPAZIALI

L'EDITORIALE DELLA MISTRESS L'EDITORIALE SUL NEO FEUDALESIMO,editoriale del 24 agosto 03: L'EDITORIALE PROMETEO ,editoriale del 1 settembre 03: L'EDITORIALE SUGLI ULIVI E CRISTIANITA' , editoriale del 8 settembre 03: L'EDITORIALE SUL MASSIMO SISTEMA ,  editoriale del 15 settembre 03: L'EDITORIALE DEL FEUDALESIMO,  editoriale del 22 settembre 03: TRAMONTO , editoriale del 29 settembre 03: ECTOPLASMOSI per movimento... , editoriale del 6 ottobre 03:  Proscritto... editoriale del 13 ottobre 03: COMUNITARISMO ! , editoriale del 20 ottobre 03: PARLA IL SUB COMANDANTE! , editoriale del 27 ottobre 03: SUPERAZIONISMO ED EDUCAZIONE ,editoriale del 4 novembre 03: BUIO, editoriale del 11 novembre 03: IN EMBRIONE.... , editoriale del 18 novembre 03: NESSUN RITIRO:PAROLA DI DALEMA dopo il disastro di Nassirya(Iraq),scatta la convergenza italiota, editoriale del 25 novembre 03: EMPOWERMENT(CRIPTICO), editoriale del 1 dicembre 03: CIVILTA' il nuovo mondo,editoriale del 9 dicembre 03: UN SCHIFOSO PERCORSO STORICO (1943-1976), editoriale del 22 dicembre 03 :UN NATALE SFINITO da Machiavelli,al nuovo padrone quinquennale,alla diatriba delle pensioni, editoriale del 5 gennaio 2004:I NUOVI LAVORI:COCOCO,TUTELE,NUOVE DISCIPLINE il "nuovo" mondo lavorativo italiota, LE CURVE DI LOTKA di Doc Enemy E L'EVENTO di Rosy      passaggi editoriali del 12 gennaio 2004. Considerazioni tecniche sopra l'odierna evoluzione, SCIOPERO ! la dinamica della situazione ferro tramviaria milanese, EFFERALMENTE PACIGUERRA ! editoriale del 20 gennaio 2004, OUTSOURCING ! editoriale del 26 gennaio 2004 sopra l'esternalizzazione del lavoro contemporaneo. Una indagine storica, IN RISPOSTA ALL'ARTICOLO DI MAURIZIO FERRERA:"si al federalismo no allo spezzatino  editoriale del 4 febbraio 2004,di nuovo la riproposizione del NEO FEUDALESIMO di LINEA CRITICA , ANCORA BEPPE GRILLO,PIU BELVA CHE MAI!, IL PARMALAT !!, ESPULSIONI ! ,CENSURE... da un foward di DOC ENEMY tempestato e bestialmente nostro, 23 febbraio 2004,TREU le origini del dissesto, editoriale del 16 marzo 2004, NOSTALGIE SILENTI una ballata di DOC ENEMY ,30marzo 2004 ,DISOCCUPAZIONE E SOVIETISMO ultime italiote,15 aprile 2004 ,SUL TERRORISMO editoriale del 26 aprile 2004 , JACCUSE  lettera decontestualizzata , 3 maggio 2004 ,LA CIVILTA' DEL MALE prima parte, LA CIVILTA' DEL MALE(intermezzo),LA CIVILTA' DEL MALE(intermezzo sopra le vacche...) a cura di DOC ENEMY, LA CIVILTA' DEL MALE(intermezzo sopra Marx e Bakunin) , LA CIVILTA' DEL MALE (intermezzo sopra il caos romano) , LA CIVILTA' DEL MALE (intermezzo sopra la buona guerra) , LA CIVILTA' DEL MALE (SAIFENSHAUM) , LA CIVILTA' DEL MALE (IL POTERE DEL DANARO) aggiornato ad Agosto 2004

ARRESTATELI TUTTI ! a cura del Riformista del 1 agosto 2003,  ESEMPI DI CONTABILITA' CREATIVA a cura di Jr del 25 luglio 2003   RITORNA DI PREPOTENZA,GRAZIE ALL'INCHIESTA DELL'ECONOMIST INGLESE,LA FIGURA DI DAVID MILLS,IL FACCENDIeRE DEL CAVALIERE DELL'OFF SHORE  Disintegrazione di Efferato 23 luglio 2003,   Denari e martello a cura di jr del 18 luglio 2003,  La voragine parlamentare italiana a cura di jr del 18 luglio 2003,   Antimateria a cura di jr del 18 luglio 2003,  Come si risolve la crisi  energetica di jr del 18 luglio 2003,  (S)Dominio due di Efferato del 18 luglio 2003,  Finanziamenti Occulti di Obermann del 15 luglio 2003,  (S)Dominio di Efferato del 10 luglio 2003,   Cipollini estromesso!! di Obermann del 8 luglio 2003, (S)lega italiana di Efferato del 8 luglio 2003,  Decomposizione giuridica 2 di Efferato del 7 luglio 2003,  Crisi di chiacchiere di Obermann del 7 luglio 2003,  Tifosi contro il calcio moderno tratto da movimento .ecn del 20 giugno 2003,   Perché il caso Catania può rivoluzionare il calcio italiano di Effe del 18 giugno 2003,   Inter:quint'essenza dell'improduttività di Obermann del 16 giugno 2003,  Mentre Lazio e Roma arrancano nei debiti,la Juventus raddoppia il "salario" ad uno dei suoi operai eccellenti  di Obermann del 14 giugno 2003, Il crollo della Serbia ed una magia di Totti portano l'Italia a due punti dal Galles di Obermann del 12 giugno 2003,   Cuper,fiducia pro tempore? di Obermann del 10 giugno 2003,   Decomposizione giuridica di Efferato del 9 giugno 2003,  Arrestateli tutti di Obermann del 4 giugno 2003,  Anche il Genoa in serie C... di Effe del 2 giugno 2003,   Ciclicità inquietanti di Effe del 2 giugno 2003,  CAPELLO E TOTTI NON FIANCHEGGIANO IL DELIRIO di Obermann del 1 giugno 2003,ERREGICALCIO a cura di Erregi del 30 maggio 2003, Che succede al CorSer ? di Obermann del 1 giugno 2003, Sperequazione di Obermann del 25 maggio 2003, LA SPIRALE DELLA LAZIO COME MONITO  di Effe del 31 maggio 2003,  Anche la Lazio nella spirale di Effe del 30 maggio 2003, Da Manchester il Milan sentenzia una vittoria senza titolo  di Obermann del 29 maggio 2003,  Resa dei conti posta ab eterno  di Effe  del 29 maggio 2003

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A MANCINI VA IL TITOLO DEL 2005, IL PRECETTO DEL SALUTO AL DERBY DI MERDA ( 27 febbraio 2005 , DAL PAREGGIO DI CAGLIARI ALLA CORAZZATA MALEDETTA,IL SALUTO DEI PRECETTI AGLI OTTAVI DI FINALE DI COPPA DEI RICCONI......del 20 novembre 2004 ,DIRITTI TELEVISIVI,PUGNI E RICCHIONI........del 7 novembre 2004 , L'USCITA DALLA CORSA SCUDETTO ED IL DOMINIO DI JUVENLAN  del 31 ottobre 2004,DALL'UDINESE AL DERBY VIA VALENCIA ,del 25 ottobre 2004 ,DAL DISGRAZIATO PAREGGIO DI ROMA ALLE QUALIFICAZIONI MONDIALI ITALIOTE 14 ottobre 2004 , dal Palermo al Parma,una teoria di pareggi...26 settembre 2004 ,DA GASPARI AL WERDER,IL CLUUB DEI PRECETTINSTEIN del 15 settembre 2004 , IL CLUUB DEI PRECETTI : prima della prima.... ,IL CLUUB DEI PRECETTINSTEIN  : DAL RITORNO DI COPPA DEI RICCONI ALLE ULTIME STRONZATE DEL CALCIO MERCATO... , IL CLUUB DEI PRECETTINSTEIN :DA BASILEA AL CALCIO SCOMMESSE ITALIOTA   DELL'11 AGOSTO 2004 , IL CLUUB DEI PRECETTINSTEIN : sotto assedio..... del 9 agosto 2004 ,IL CLUUB DEI PRECETTINSTEIN  : è già crisi ?? dell'8 agosto 2004 , 'TERMINA IL PRE CAMPIONATO DELL'INTER 2004-2005 7 AGOSTO 2004 ,PARTE IL IL CLUUB DEI PRECETTINSTEIN  del 7 agosto 2004 ,PRECETTINSTEIN : DALL'OLTRETOMBA DEL 1 AGOSTO 2004 ,MORATTENSTEIN : TIFARE INTER PAGARE MILAN del 1 agosto 2004,MORATTENSTEIN : ARTICOLI DAL GENNAIO 2004 AL LUGLIO 2004  ,ULTIMORA ESTATE 2004 dal 6 luglio 2004 ,ULTIMORA ESTATE 2004 del 6 luglio 2004 ,ULTIMORA ESTATE 2004 dal 6 giugno al 6 luglio 2004

 
 

 

 

 

 

 

 

cesena-INTER

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 

 

 

Eto'o-Anzhi, è fatta
"A ore l'annuncio"

Intesa raggiunta tra l'Inter e il club russo. Vigorelli, agente dell'attaccante camerunese: "Lunedì o al massimo martedì si chiude la trattativa". E i russi del magnate Kerimov non si fermano: nel mirino ora c'è Dani Alves


 

MILANO - Lunedì o al massimo martedì dovrebbe arrivare l'annuncio della partenza di Samuel Eto'o dall'Inter verso i russi dell'Anzhi.

"ANNUNCIO TRA LUNEDI' E MARTEDI'" - "Se tutto va bene, tra visite mediche e la formalizzazione del trasferimento l'annuncio arriverà tra luendì e martedì" ha affermato al quotidiano francese L'Equipe, Claudio Vigorelli, l'agente del camerunense. La cifra del trasferimento potrebbe salire a 25 milioni di euro, più i bonus. Lo stipendio di Eto'o, che avrebbe firmato per tre stagioni con il club della repubblica russa del Daghestan, è di circa 20 milioni netti all'anno. In Russia sperano che Eto'o possa debuttare sabato prossimo in campionato contro il Rostov.

OFFERTI 35-40 MILIONI PER DANI ALVES - Ma l'Anzhi pare non fermarsi al bomber dell'Inter.  Il ricchissimo club del magnate Suleiman Kerimov, secondo quanto scrive il quotidiano catalano 'Sport', è pronto a bussare alla porta del Barcellona per comprare l'esterno brasiliano Dani Alves. Gli emissari di Kerimov sono pronti a stanziare 35-40 milioni di euro per il cartellino del terzino verdeoro. Se accettasse di lasciare la maglia azulgrana, con cui ha vinto tutto, Dani Alves andrebbe a guadagnare 15 milioni di euro a stagione. Fonti vicine al giocatore fanno notare che l'ipotesi di un trasferimento al momento appare remota. In realtà, un mese fa sembrava fantascienza anche la partenza di Eto'o da Milano.

ANZHI, UN PROGETTO

 

AMBIZIOSO - Alves, 27 anni, alla quarta annata a Barcellona, è legato al club catalano da un contratto valido fino al 2015. La clausola rescissoria, con il rinnovo siglato a marzo, è passata da 90 a 150 milioni di euro: la cifra si abbasserà di 25 milioni di euro al termine di ogni stagione fino alla scadenza dell'intesa. Il brasiliano al momento è uno dei pilastri della formazione allenata da Pep Guardiola: è difficile, insomma, pensare ad un addio negli ultimi 10 giorni del mercato. L'Anzhi, comunque, vuole tentare. I soldi non sono un problema. L'Anzhi sta costruendo una squadra in grado di competere al top nel campionato russo e, in prospettiva, di recitare un ruolo di primo piano anche a livello internazionale. L'ambizioso progetto è cominciato con l'ingaggio di Roberto Carlos, che nuota tra i soldi nell'ultima fase della carriera, ed è proseguito con acquisti più funzionali, come quello dell'esterno di Yuriy Zhirkov dal Chelsea. In attesa di Eto'o, ora si sogna anche Alves.

Eto'o-Anzhi, trattativa
finita: ora la decisione...anche perchè ormai siamo alla conclusione del mercato

L'annuncio è dell'intermediario della Fifa: Forlan e Tevez aspettano. Intanto il ct dell'Argentina risparmia la convocazione a Samuel, Zanetti, Cambiasso e Milito

di STEFANO SCACCHI
 

Eto'o-Anzhi, trattativa finita: ora la decisione

Carlos Tevez

MILANO - La trattativa per portare Samuel Eto'o in Russia con i colori dell'Anzhi è terminata: si aspetta solo una offerta alla quale seguirà una risposta precisa. Questo potrà avvenire a partire dalle prossime ore, al più tardi lunedì. Lo dice l'intermediario Fifa, uomo chiave della trattativa, Peppino Tirri. Gli intermediari avevano fatto qualche passo in avanti per avvicinare le parti nella giornata.

In prima fila per sostituire il camerunense in questo momento c'è Diego Forlan, liberato da Gregorio Manzano che non l'ha schierato nel preliminare di Europa League tra Atletico Madrid e Vitorio Guimaraes. Anche in Uruguay confermano che il centravanti della Celeste è vicinissimo all'Inter.

Ma l'attaccante dell'Atletico potrebbe essere seguito anche da Carlos Tevez. Oggi nella sede dell'Inter è stato avvistato Giorgio De Giorgis, agente di Roberto Mancini, quindi molto informato sulle vicende del Manchester City: "Tevez in nerazzurro? Non ci scommetterei, ma è una possibilità come le altre. Ma non credo che potrebbe succedere con un prestito perché nessuno fa regali a un club come l'Inter". Il trasferimento dell'argentino alla Pinetina potrebbe andare in porto sul filo di lana. Ma è necessario che uno dei due club coinvolti faccia la mossa decisiva: l'Inter con un'offerta finora non ancora avanza in maniera ufficiale o il City accettando il prestito con diritto di riscatto per liberarsi di un giocatore ormai superfluo e dotato di un ingaggio pesante.

Una

 

buona notizia per Gian Piero Gasperini arriva dall'Argentina. Il neo ct Alejandro Sabella non ha chiamato lo storico quartetto argentino dell'Inter per le amichevoli di inizio settembre con Venezuela e Nigeria. Così Walter Samuel, Javier Zanetti, Esteban Cambiasso e Diego Milito potranno restare tranquilli alla Pinetina, una vera manna per Gasperini che così potrà inserire meglio nei suoi schemi Cambiasso, Zanetti e Milito assenti fino a pochi giorni dopo la partecipazione in Coppa America. Convocato solo Ricardo Alvarez che ovviamente gongola per la sua prima volta con l'Albiceleste: "E' un sogno, la convocazione supera tutto, anche la gioia di essere all'Inter, una delle squadre più forti del mondo", ha detto il giovane centrocampista al Clarin.

L'Inter vince il Trofeo Rin Tim Tim,perchè L'INTER AL DISARMO SCHIERA I TITOLARI SOLO NEI TORNEI DELLA MERDA !!!

I nerazzurri battono 1-0 il Milan e 7-6 i bianconeri ai rigori e si aggiudicano il torneo.

Nell'altra sfida vittoria della squadra di Conte su quella di Allegri con

n le reti di Vucinic e del cileno

 

 

 

 

Russi del Daghestan sicuri: "E' fatta per Eto'o all'Anzhi"

 

DIRETTA Il passaggio del camerunense alla squadra di Makhachkala è dato per certo: 40 milioni all'Inter e triennale shock da 20 milioni all'anno per il giocatore.Il ds giallorosso Sabatini in tribuna per la Costa d'Avorio: alla Roma spunta l'idea Drogba. Ore decisive per il passaggio di Fabregas dall'Arsenal al Barcellona.

Samuel Eto'o resta al centro del mercato dell'Inter. Dalla Russia parlano di un accordo chiuso: 40 milioni nelle casse nerazzurre e 15 al giocatore. Da Palazzo Saras invece frenano: la trattativa prosegue, dicono, nulla è ancora definitivo: ci vuole ancora qualche giorno. Gatta ci cova. Tutti sono al lavoro in attesa di avere la risposta di Massimo Moratti. In attesa i dirigenti sono attivi nel definire le altre operazioni di mercato.

SUMMIT BRANCA-PREZIOSI - Tra le quali quella con il Genoa per Juraj Kucka di oggi: da una parte Stefano Capozzucca per la società di Enrico Preziosi, dall'altra Marco Branca per l'Inter. La riunione durata poco più di un'ora proseguirà la prossima settimana. All'uscita dagli uffici nerazzurri Capozzucca non si sbilancia: "Vedremo". Sulla stessa linea l'agente dello slovacco Emil Kovarovic. Che poche ore prima il vertice tra Inter e Genoa a Primocanale ha spiegato: "Al momento non posso dire nulla, le società stanno riflettendo tra loro e noi aspettiamo eventuali novità, preferisco non sbilanciarmi. E' possibile che ci siano dei vertici societari prossimamente, l'interesse dell'Inter c'è e i colloqui si stanno svolgendo sotto traccia".

IL GROVIGLIO ALLE SPALLE - Dunque Kucka in arrivo, Eto'o in partenza. Nel mezzo c'è un groviglio formato dal futuro di Mariga, Muntari, Lavezzi, Tevez e Forlan. Per ora nulla è ancora definitivo. Si continua a lavorare per Mariga che è

 

ad un passo dalla Real Sociedad e anche per Muntari, che potrebbe lasciare Milano per la Spagna. Un capitolo a parte per Tevez, Lavezzi e Forlan. I tre sudamericani sono, infatti, legati a doppio filo alla cessione di Eto'o. Tutti e tre piacciono a Moratti. Ma nelle ultime ore il nome di Carlitos ha perso qualche punto. Non perché all'Inter non piaccia. Sarebbe Roberto Mancini a frenare. Il tecnico avrebbe preferito uno scambio e non ha intenzione di dare l'argentino in prestito. L'Inter non ha intenzione di cedere uno tra Sneijder e Maicon e soprattutto vuole l'argentino solo in prestito. Questo il motivo della lieve frenata.  Un rallentamento che nei prossimi giorni potrebbe essere superato. Salgono così in pole Lavezzi e Forlan. Per il primo tratta direttamente Massimo Moratti con De Laurentiiis. Mentre il campione uruguayano dell'Atletico Madrid è stato offerto ai nerazzurri. Per ora Forlan piace ma non convince a pieno.

 

 

 

 

Moratti: «Cessione Eto'o? C'è la proposta, vediamo»

Moratti: «Cessione Eto'o?
C'è la proposta, vediamo....i 30 MILIONI DI EURO FORSE NON SONO A SUFFICIENZA. IL CAMERUNENSE  NEL FRATTEMPO FIRMA IL CONTRATTO CON I RUSSI PER 20 MILIONI DI EURO ALL'ANNO PER 4 ANNI. UN GIRO COMPLESSIVO DI 110 MILIONI DI EURO, CON QUESTA CIFRA ETO SI PUO' COMPRARE L'INTERO CAMERUN»
«UN SECONDO DOPO SARA' LA VOLTA DI SNEIJDER,ALL'INTER 37 MILIONI DI EURO, AL GIOCATORE 12 MILIONI DI EURO»

Il presidente nerazzurro precisa che l'affare non è in dirittura d'arrivo: «No, figuriamoci. Siamo noi a vedere cosa dobbiamo fare». Intanto l'agente del camerunese, Claudio Vigorelli: «Abbiamo praticamente raggiunto un accordo con l'Anzhi. Ora serve quello tra i due club». Sneijder: tra 48 ore al Manchester United 1 Wesley Sneijder risolverà il suo futuro entro le prossime 48 ore e tutto lascia pensare che sarà al Manchester United. A rivelarlo è il "Daily Mirror", secondo il quale oggi il 27enne trequartista olandese chiederà all'Inter l'autorizzazione a trattare con i Red Devils. Lo stesso Sneijder aveva ammesso ieri di avere avuto dei contatti con lo United e i suoi procuratori potrebbero essere oggi a Milano per dare un'accelerata all'operazione. Del resto l'intesa tra i due club sarebbe vicina sulla base di 36,5 milioni di euro mentre è un pò più complicata la trattativa tra Manchester e giocatore: Sneijder vorrebbe un ingaggio da 12 milioni di euro a stagione, per accontentarlo lo United dovrebbe sforare il proprio salary-cap fissato a 10,7 milioni. In soccorso dei Red Devils potrebbe arrivare la Nike, sponsor sia del giocatore che del club inglese.

Sempre piu' indietro

 

 

Il fair play finanziario tanto inviso a Massimo Moratti chiude il ciclo vincente dell'Inter. La società nerazzurra da mesi è stata costretta a dare un taglio alle spese folli che negli anni hanno rafforzato la rosa ma anche creato 'buchi' a bilancio. Perdite puntualmente ripianate dall'azionista di maggioranza. Che negli anni ha speso montagne di denaro. Soldi che però alla fine hanno fruttato titoli per cinque anni consecutivi, tripletta inclusa nell'ultimo anno di Mourinho. Il tecnico scappato al Madrid il 22 maggio del 2010. Ora le direttive dell'Uefa sono chiare: si può spendere quanto si incassa. E così come tutte le altre società, anche il club di corso Vittorio Emanuele deve rispettare i parametri dettati dal presidente Platini. Che ha deciso di attuare una misura restrittiva per non far collassare il mondo del pallone. Per questo l'Inter già dallo scorso anno non ha messo veti sulle cessioni. Tutti in vendita, non in svendita però. Decisione ferma che di fatto indebolisce la squadra. Un gruppo che dopo la valanga di coppe vinte da gennaio a oggi si è dovuta accontentare di una coppa Italia e un secondo posto in campionato dietro al Milan campione d'Italia.

IL FAIR PLAY INDEBOLISCE L'INTER - Il diktat è chiaro: se non si vende non si compra. La cassaforte è chiusa. In questo modo Gasperini rischia di trovarsi con pochi elementi di qualità rispetto ai predecessori. Sul mercato i top players: Eto'o e Sneijder in primis. Nelle ultime

 

ore l'olandese dopo aver esternato tutto il malessere per la decisione presa dall'uomo mercato nerazzurro potrebbe restare. "L'Inter ha solamente detto che è disponibile a parlare qualora dovesse arrivare una buona offerta per uno dei suoi giocatori - dice l'interista ad un quotidiano olandese -. Hanno, di recente, dichiarato pubblicamente per la prima volta che hanno bisogno di soldi. Ma nella nostra squadra ci sono grandi campioni a partire da Eto'o, è ovvio che tutti ci guardino. Io non sto preparando nessun trasferimento. Potrebbe sembrare che il club voglia lasciarmi partire, ma non è vero. Con Manchester United, Manchester City e anche con qualsiasi altro club, non c'è niente di concreto. Gioco per l'Inter e come al solito io lavoro per la nuova stagione". Wesley conclude: "Il 31 agosto vedrò i miei soliti compagni di squadra, anche se so che fino ad allora sarà tutto aperto, ma ormai ci sono abituato". C'è chi giura che entro il 31 agosto il furetto nerazzurro volerà in Premier: Rafael Van Der Vaart, fantasista del Tottenham e amico di Sneijder. "Gli piacerebbe giocare in Inghilterra, è il più grande campionato del mondo - afferma il giocatore del Tottenham a Sky- Wes è un mio grande amico, ci sentiamo quasi ogni giorno e lui sa cosa può significare giocare in Premier League. Spero che quest'anno giocheremo contro, perché con lui, il Manchester United diventerebbe ancora più forte di quanto già non lo sia".

L'ANZHI ARRIVATA A MILANO - Nel frattempo sono arrivati a Milano i russi per il centravanti camerunese. La riunione in sede all'Inter con l'Anzhi: presenti Marco Branca, l'agente del calciatore Claudio Vigorelli e il ministro delle finanze nerazzurre Rinaldo Ghelfi. Moratti non vorrebbe cedere il calciatore. Tutto dipenderà dalla montagna di denaro che l'Anzhi è disposta a mettere sul tavolo della trattativa. Per il campione africano l'offerta si aggira sui 60 milioni di euro in tre anni (20 a stagione). Eto'o potrebbe vacillare, i dubbi però sono tanti. L'Anzhi, squadra di mezza classifica del campionato russo, non può garantire al centravanti una visibilità come quella che gli offre l'Inter. E neanche trionfi. L'interista ci pensa e sentirà la nuova proposta della società russa. Che al club di Moratti si è fermata ad un'offerta di 30 milioni. Cifra considerata non idonea alla cessione del pupillo presidenziale. E non solo. "E' stato un incontro informale ha detto Branca -. Abbiamo ascoltato la loro proposta, ma siccome parliamo di un giocatore importante, non è una trattativa che si può chiudere in un pomeriggio"

 

 

Massimo Moratti è irritato. A indispettire il presidente dell'Inter più della sconfitta nel derby di Pechino è il mercato, ormai statico da settimane. Tanti i giocatori da cedere con certezza: Santon, Mariga passando per Rivas fino ad arrivare a Muntari. Sulla carta tutti addii sicuri. In sostanza il dt Marco Branca non ha ancora trovato tutti gli accordi per il definitivo o temporaneo arrivederci. La trattativa più avanzata è quella per spedire Mariga in Spagna alla Real Sociedad. Un affare in ballo da settimane che, però, stenta a chiudersi. Il direttore tecnico a fine campionato ha ricevuto un mandato secco a vendere: indicazione ad oggi disattesa. Tant'è che Moratti, nelle prossime settimane, potrebbe perdere la pazienza e muoversi in prima persona per acquistare i rinforzi per la squadra. Un po' come accadde con lo scambio Ibrahimovic-Eto'o. In queste ore il lavoro di Branca è sotto la lente di ingrandimento. Dal canto suo il dirigente fa filtrare che sta lavorando su più tavoli. I fatti dicono, invece, che ad oggi ha fatto solo stizzire sia i vertici societari che i giocatori. In particolare Sneijder e Thiago Motta. Discorso a parte per Samuel Eto'o che sta cercando un aumento di ingaggio. Che potrebbe arrivare nelle prossime settimane, dopo Ferragosto. Tutte le grandi di serie A hanno chiuso diverse operazioni e attendono gli ultimi 10 giorni di mercato per mettere a segno il colpo finale. L'Inter a meno di un mese dall'inizio del prossimo campionato è ancora una squadra

 

da costruire.

IRRITAZIONE IN CASA INTER - Attraverso Twitter, Wesley Sneijder fa sapere: "Sono in Olanda con la Nazionale, stiamo preparando la gara di mercoledì contro l'Inghilterra". Nessuna parola sul futuro dopo quelle dette ieri ad un quotidiano olandese che hanno lasciato i nerazzurri con l'amaro in bocca: "Tutto quello che so è che il denaro è necessario per l'Inter, e a quanto pare il mio prezzo è quello migliore per la vendita. Non ho parlato con nessuno, la settimana prossima giocherò con l'Olanda contro l'Inghilterra e poi avrò cinque giorni di vacanza. Suppongo che per allora tutto sarà chiaro". Di chiaro ad oggi , però, c'è solo che le due squadre di Manchester, lo United e il City sono interessate al furetto nerazzurro. Per il quale non hanno fatto ancora alcuna offerta ufficiale. Anzi, Ferguson ha ribadito più volte di aver rinunciato all'ex Madrid. Mentre, Roberto Mancini a Sneijder ("Nessun accordo con lui" ha detto il tecnico), preferisce Nasri. E per uno scambio con Carlitos Tevez il Mancio punta ad Eto'o. Affare sul quale Moratti ha messo il veto. Oltre a Sneijder anche Thiago Motta è stizzito. Il suo agente Dario Canovi ai microfoni di calcionews24. com sottolinea: "Sinceramente queste voci iniziano a dare fastidio, Thiago Motta è un giocatore dell'Inter e per ora non ci sono novità. Siamo contenti così, però non vogliamo più sentire queste voci. Giusto commentare le notizie ufficiali, ma non le voci...".

SNEIJDER ALLA TV OLANDESE - "Sto giocando per l'Inter e ci sono le probabilità che io rimanga in nerazzurro anche dopo il 31 agosto. Non escludo però che ci sono anche le possibilità che io me ne vada. La situazione non dipende da me, ma dalla società, che è stata chiara: se arriva l'offerta giusta per me, mi lasciano andare. Per questo, non escludo la possibilità di lasciare l'Inter. Tornare a Milano dopo la sfida dell'Olanda contro l'Inghilterra? Se non ci saranno novità, ovvio che tornerò, ho il permesso del mister".

MARTEDI' CAMBIASSO E MILITO AD APPIANO - L'Inter ha un problema mercato da risolvere. Ed è con questo cruccio che domani il tecnico Gasperini accoglierà Cambiasso e Milito reduci dalle vacanze dopo la coppa America. Il tecnico nerazzurro farà svolgere programmi differenziati in attesa di ritrovare tutti i nazionali partiti per raggiungere le rispettive selezioni. Sono diciassette i giocatori che l'Inter ha dato alle nazionali, tutti rientreranno entro giovedì pomeriggio alla Pinetina: Julio Cesar, Maicon e Lucio (Brasile): Germania-Brasile, mercoledì 10 agosto 2011, Mercedes-Benz Arena, Stoccarda, (ore 20.30); Giampaolo Pazzini, Andrea Ranocchia e Thiago Motta (Italia): Italia-Spagna, mercoledì 10 agosto, Stadio San Nicola, Bari (ore 20.45); Dejan Stankovic (Serbia): Russia-Serbia, Luzhniki Stadium di Mosca, mercoledì 10 agosto (ore 19 locali); Joel Obi e Sulley Muntari (Nigeria e Ghana): Ghana-Nigeria, Vicarage Road Stadium, Watford, 9 agosto 2011 (ore 19.30 locali); MacDonald Mariga (Kenya): Botswana-Kenya, University of Botswana Stadium, Gaborone, mercoledì 10 agosto. Wesley Sneijder (Olanda): Inghilterra-Olanda, Wembley Stadium, Londra, mercoledì 10 agosto (ore 20 locali); Goran Pandev (Macedonia): Azerbaijan-Macedonia, Tofik Bakhramov, Baku, mercoledì 10 agosto (ore 17 italiane); Luca Caldirola, Marco Davide Faraoni e Davide Santon (Italia Under 21): Italia-Svizzera, Stadio F. Ossola, Varese, mercoledì 10 agosto (ore 17); Luc Castaignos (Olanda Under 21): Svezia-Olanda, Landskrona IP, Svezia, mercoledì 10 agosto (ore 18 locali); Denis Alibec (Romania Under 21): Bulgaria-Romania a Lovech, mercoledì 10 agosto (ore 20).

 

Gasparella atterrato a Pechino: " Siamo quì per vedere di prendere un'altra bella martellata e dare un segnale forte ai tifosi: sarà l'inizio dello sprofondo...."Dopo 5 anni (2007-2011) l'Inter si ritrova in gravissimo ritardo di formazione e di condizione, con una rosa fortemente imbolsita e perennemente distratta dal mercato che l'ex petroliere Moratti vuole in uscita in quanto non è più in grado di sostenere i costi galattici. L'Inter ha perso l'iniziativa, una amarissima realtà che gli interisti ,assediati da tutte le parti, dovranno ingoiare. L'allenatore preso per disperazione è evidentemente un pauroso ibrido: pauroso perchè sente già di partire da perdente in quanto non ha la fiducia di chi l'ha preso, ibrido perchè per i tifosi è una specie di tampone in attesa del carma Guardiola, visto come l'unico in grado di far dimenticare il Mago Mourinho. La panchina "manciniana" si è paurosamente ristretta con gli Obi, Faraoni, Alvarez e Coutinho: ragazzotti semi sconosciuti che dovrebbero sostituire Cambiasso,Lucio,Maicon,Stankovic che di fronte a loro permangono spaventosamente indispensabili.

 

Moratti svende l'Inter !!! Due anni di bilanci in rosso profondo SARAS (54 milioni di perdita nel 2009 e 44 milioni di perdite nel 2010), mettono in crisi la divisione sportiva dei raffinatori milanesi. Il club non puo' piu' essere ricapitalizzato coi soldi aviti,altro che fair play finanziario, e quindi dall'estate 2010,a rimorchio del clamoroso TRIPLETE,è partita la progressiva svendita per far cassa. I tifosi dell'Inter si devono accontentare dello scudetto del 18 luglio 2011 perchè saranno d'ora in poi anni di "vacche magrissime" Gasperini e' una specie di "agente liquidatore".

 

Tuttosport: Scudetto 2006 assegnato ma per l'Inter a rischio l'Europa

 

 

Ora è ufficiale: lo scudetto del 2006 resta all'Inter. Il Consiglio federale della Figc, riunito oggi a Roma, ha approvato la delibera in cui dichiara che non ci sono i presupposti giuridici di competenza per la revoca dello Scudetto 2006 all'Inter. La delibera è passata con venti voti favorevoli, un voto contrario e due astenuti, che a quanto si apprende sono il presidente della Lazio Claudio Lotito e quello della Lega di Serie B Andrea Abodi. Assente il presidente della lega di serie A, Maurizio Beretta. L'unico voto contrario alla delibera è arrivato dal consigliere dell'Assoallenatori Dante Cudicio. A questo punto, scontato il ricorso della Juventus all'Alta Corte di Giustizia del Coni.

ABETE: "SPERAVO CHE L'INTER RINUNCIASSE A PRESCRIZIONE" - "Non essendo esistito un atto amministrativo per l'assegnazione dello scudetto, non poteva esserci una revoca",ha spiegato il presidente della Figc Giancarlo Abete. "Non ci sarebbe stata revoca anche fosse esistito un atto amministrativo - ha aggiunto Abete nel corso di una lunga conferenza stampa in via Allegri - La federazione ha deciso di rispettare le regole, tutto si può dire tranne che il Cf abbia deciso di non decidere. L'etica non va in prescrizione". Abete dà comunque un giudizio negativo sul periodo in questione e auspica che ora vi sia una "volontà reale di pacificazione".

"Mi sarei augurato una rinuncia della prescizione da parte dell'Inter", ha aggiunto il presidente

 

della Figc. "Non si è verificata una corsa disperata a poter fruire delle intercettazioni - ha aggiunto Abete - e mi sembra che, al di là di una dialettica che rimarrà, non ci sia stata la volontà di andare a 'vedere' per completare l'iter".

LA REAZIONE DELLA JUVE - La reazione della Juve non si fa attendere, con una nota pubblicata sul sito del club: "L'esito dell'odierno Consiglio Federale conferma la completa disparità di trattamento per situazioni analoghe. L'esposto presentato 14 mesi fa dalla Juventus ha permesso un approfondimento, al quale purtroppo non ha fatto seguito nessuna assunzione di responsabilità da parte degli organismi sportivi, che anzi si sono spogliati del loro ruolo politico di governo. È del tutto evidente che, a tutela dei suoi milioni di tifosi, dei suoi azionisti e dei suoi dipendenti, la Juventus debba proseguire nel doveroso accertamento dei fatti e nella ricerca della parità di trattamento. La società ha pertanto dato mandato ai suoi legali di individuare i migliori strumenti di tutela presso la giustizia amministrativa e internazionale. Parallelamente il management e i legali stanno procedendo alla valutazione dei danni economici che tali comportamenti possano aver cagionato. Dal momento che la decisione odierna è lontana dall'aver ristabilito equità e giustizia, la Juventus intende far valere in ogni sede competente le norme internazionalmente applicabili.

ABODI: "NESSUNA CENSURA ALL'INTER" - Il presidente della lega di B, Andrea Abodi, spiega i motivi dell'astensione: "Anche io avrei votato contro ma ho rispettato il mio ruolo istituzionale. Mi sono astenuto perchè quando si hanno principi fermi è giusto mantenere la propria posizione. Ritengo che la federazione avesse la facoltà di decidere in base all'articolo 13.2 dello Statuto federale, che attribuisce alla Figc il diritto di designare chi ha vinto il campionato, senza dimenticare la sovranità del campo". "Non c'è stata alcuna censura nei confronti dell'Inter - ha aggiunto Abodi - altrimenti avremmo negato quanto detto dai saggi della federazione. E' importante avere valutato positivamente la relazione politica che ha fatto un pò la genesi di quello che poi è degenerato da quegli anni e che poi ha avuto un'origine temporale precisa in quella cena con quei sette presidenti più il presidente che l'ha organizzata...".

 

            

 

© foto di Giuseppe Celeste/Image Sport

Il caso del contestatissimo scudetto 2006 assegnato a tavolino all'Inter dopo Calciopoli dovrebbe chiudersi domani quando arriverà il comunicato del Consiglio Federale che ufficializzerà la "non competenza" della Figc ad esprimersi sul ricorso presentato dalla Juventus. Ma secondo quanto riportato da Tuttosport per l'Inter esisterebbero dei rischi sul fronte europeo. "Perchè quello che ha scritto Palazzi nelle 80 pagine della sua relazione inchioderebbe moralmente il club di Moratti - si legge sul sito web del quotidiano - e in base all'art. 2/04 comma G dello statuto Champions in cui si dice che "non possono essere iscritte squadre che siano o siano state coinvolte in aggiustamenti di gare nazionali o internazionali". A Torino qundue non si arrendono al fatto che lo scudetto nerazzurro numero 14 rimarrà di dirito all'Inter e Tuttosport cerca di insinuare dubbi sulla leggitimità dell'iscrizione dell'Inter alle competizioni europee, provvedimento che non può però essere sancito in alcun modo.

SNEJDER....VENDUTOOOOO

L'olandese gioca l'amichevole di Supercoppa, poi va da Mancini: all'Inter 36 milioni. Per il 2011-2012 agli interisti rimane...il Real di Mourinho

 

L'avevamo intuito nella prima Supercoppa Italiana a Pechino contro la Lazio, ma non ci volevamo credere, convinti di un evento estemporaneo sul quale il buonsenso della FIGC, della Società e degli organizzatori avrebbe alla fine prevalso sulle logiche di business che hanno portato a siglare l'accordo che prevede, a partire dallo scorso anno, che n.3 edizioni della Supercoppa Italiana (si, ITALIANA, non europea, ne mondiale…) si giochino nella capitale cinese nei prossimi 5 anni.
Invece, dopo che un timido, timidissimo accenno di rimostranza delle due società che sembrava aver riportato la sede di un derby in una partita ufficiale nell'unico posto al mondo dove può e deve essere giocata una stracittadina (al Meazza…), in poche ore i milioni di euro hanno "immediatamente" riportato il Derby di Supercoppa Italiana…a Pechino…Cancellando ovviamente la cornice, le abitudini, la tradizione in cui è e deve essere avvolta una partita del genere.
Ma come??? E' tutto l'anno che si "sventolano" con tanto orgoglio i tricolori per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia e basta un pugno di soldi per trasferire un tradizionale evento nostrano dall'altra parte del mondo senza provare alcun imbarazzo proprio durante l'annuale celebrazione del nostro Paese???
Già abbiamo il nostro "caro ministro" che tutte se le inventa per distruggere la passione e il fermento che si respirano durante eventi del genere e adesso dobbiamo pure sorbirci queste paradossali vicende figlie del calcio business del 2011??? Di questo passo finiremo con vedere la finale di Coppa Italia in Svezia o l'ultima di campionato in casa negli Emirati Arabi con inizio alle 23.30!
Ormai l'intento di spopolare gli stadi risulta evidente a tutti, così come risulta palese la ghettizzazione delle Curve, viste alla stregua di un cancro da estirpare per il bene della collettività e quindi non vi è da stupirsi se una decisione cervellotica, dettata solo dalle logiche del denaro, non suscita alcuna rimostranza nella pubblica opinione, che ormai è abituata a digerire qualsivoglia vergogna senza più battere ciglio.
Ebbene…NOI NON CI STIAMO!!!
Lo avevamo già espresso a chiare lettere con uno striscione nella prima giornata del campionato 2009/2010 (vedi foto in rassegna stampa), appena ritornati da Pechino, auspicando di non doverci trovare, come in queste ultime settimane, a confrontarci con pacchetti viaggio da 1400 euro e prezzi esorbitanti dei biglietti acquistabili dall'Italia (vedi foto in rassegna stampa) per dover partecipare ad un nonsense del calcio italiano e ci troviamo costretti a ribadirlo:

LA SUPERCOPPA ITALIANA VA GIOCATA IN ITALIA!!!

 

Mancini, lezione all'Inter
segna anche Balotelli:0-5 !!!!

Lo United torna alla carica per Sneijder 3 Si riaccende l'interesse del Manchester United per Wesley Sneijder dopo che lo stesso olandese non ha escluso un suo clamoroso passaggio in Premier League. Secondo il Guardian i dirigenti inglesi hanno riallacciato la trattativa con il centrocampista dell'Inter per raggiungere un accordo di massima sul contratto. E presto chiederanno un nuovo incontro con i vertici nerazzurri che valutano Sneijder non meno di 40 milioni di euro. Anche Eto' in uscita, forse scambio Maicon - Tevez per tenere calma la piazza di fronte al poderoso indebolimento tecnico della compagine nerazzurra. D'altra parte è impossibile per Moratti mantenere gli elevatissimi ingaggi che da soli risolverebbero molti problemi legati al deficit dei paesi d'Africa.

 

La squadra di Gasperini sconfitta 5-0 a Dublino dal Manchester City.  Brutta sconfitta

MILANO - Davanti a Massimo Moratti l'Inter perde la sia prima gara e la  finale della Dublin Super Cup contro il Manchester City  per 5-0. La porta del rientrante Julio Cesar (schierato al posto di Castellazzi)  viene infilata cinque volte dalla squadra di Roberto Mancini: da Mario Balotelli (46'), nella ripresa il raddoppio dopo 33 secondi con Dzeko. Chiude le marcature Adam Johnson al 92'. Tre reti più le due annullate: 5 in totale i gol incassati dalla difesa interista schierata a tre. Al Milan in vista dell'amichevole di  Supercoppa TIM sorridono. Moratti un po' meno vedendo la sua squadra stanca, con poca grinta e avara in fase offensiva. Il 6 agosto è lontano solo qualche giorno. La forma dei nerazzurri molto di più.

GARA IN BREVE  -  Il City attacca subito e trova il gol. Ma, la rete viene annullata per fuorigioco di Balotelli. Mancini schiera la miglior formazione, i ritmi sono alti. Ma, più amichevoli rispetto a quelli di ieri contro il Celtic. L'Inter soffre e al 18' incassa un'altra rete. Annullata anche questa per fuorigioco. Non perdona invece l'ex Balotelli che allo scadere del primo tempo segna l'1-0. Nella ripresa nessun cambio. I nerazzurri subiscono la seconda rete. Questa volta è Dzeko 22 secondi. La replica dell'Inter arriva con Caldirola (9'). Il nerazzurro devia una punizione verso la porta dal dischetto del rigore, Hart ci arriva e manda in calcio d'angolo. Bella anche la conclusione di Stankovic che finisce però con un nulla di fatto. La stanchezza si impossessa

 

dei nerazzurri che combinano pochissimo e alla fine incassano anche il terzo gol.
                  
IL CAPITANO IN ARRIVO  -  L'Inter ha pensato a Maicon ma alla fine sarà Javier Zanetti a sostituire Yuto Nagatomo nella finale di Supercoppa TIM contro il Milan il 6 agosto a Pechino. Il giapponese in seguito alla lussazione alla spalla destra rimediata ieri durante Inter-Celtic è rientrato in Italia. Nelle prossime ore il giocatore sarà visitato di nuovo e solo nei prossimi giorni i medici decideranno se interventire sull'articolazione del giapponese.

 
INTER- MANCHESTER CITY 0-5

INTER (3-4-3): Julio Cesar 6, Ranocchia 5.5, Chivu 6.5,
Caldirola 6 (24' st Natalino 6), Bianchetti 6, Stankovic 6.5
(30' st Mariga 6), Sneijder 6.5 (30' st Santon 6), Crisetig 6 (26' pt Muntari 6), Alvarez 5.5 (19' st Pazzini 6), Etòo 6, Pandev 6 (8' st Castaignos 6). (12 Castellazzi, 21 Orlandoni, 25 Samuel, 37 Faraoni). All.: Gasperini 6.


 

Castaignos e Pazzini fanno bella l'Inter
 

 

 

 

 

 
 
 

 

 

 

 

Nicole Minetti: “Un po’ di decenza”

L’ex igienista MENTALE del premier, Nicole Minetti, indagata per favoreggiamento della prostituzione minorile, si è presentata puntualissima in consiglio regionale della Lombardia. “Non mi dimetto”, risponde ai giornalisti che le chiedono di commentare lo scandalo che la vede protagonista e organizzatrice notti di Arcore. “Ve ne approfittate”. Di fronte all’insistenza dei giornalisti si dice scandalizzata e chiede “un po’ di decenza”.

 

 
   
 

 

       
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Inter-Palermo 3-1 Highlights Coppa Italia Finale - 29-5-2011 All goals video

 

 

Serie A: Video Gol Inter - Fiorentina 3 - 1 (36° Giornata)

 

 

 
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Serie A: Video Gol Cesena - Inter 1 - 2 (35° Giornata)

 

 

 
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Serie A: Video Gol Inter - Lazio 2 - 1 (34° Giornata)

 

 

 
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0-1 Stankovic 45'

 

 
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Champions League: Video Gol Bayern Monaco - Inter 2 - 3 (Ottavi di Finale)

 
Highlights



 
All Goals

Serie A: Video Gol Inter - Lecce 1 - 0 (30° Giornata)

 
1-0 Pazzini 52'

 

 
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Serie A: Video Gol Inter - Genoa 5 - 2 (28° Giornata)

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
DISCLAIMER:

Serie A: Video Gol Fiorentina - Inter 1 - 2 (Recupero 18° Giornata)

 

 
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Serie A: Video Gol Inter - Roma 5 - 3 (24° Giornata)

 

 
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Serie A: Video Gol Inter - Palermo 3 - 2 (22° Giornata)

 

 
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Serie A: Video Gol Catania - Inter 1 - 2 (19° Giornata)

 


 


 

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Serie A: Video Gol Inter - Napoli 3 - 1 (18° Giornata)

 

 
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Inter-Mazembe 3-0. Video highlights e gol




Abbiamo seguito in diretta la finale del mondiale per club, Inter-Mazembe, che ha visto i nerazzurri laurearsi campioni del mondo. Vi mostriamo subito i gol che hanno deciso la partita. A seguire il tabellino.

 

Sudafrica 2010: Video Gol Olanda - Spagna 0 - 1 AET (Finale)

 
0-1 Iniesta 116'



 
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Champions League: Video Gol Bayern Monaco - Inter 0 - 2 (Final)

 
Extended Highlights



Highlights



0-1 D. Milito 35'





0-2 Milito 70'





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Serie A: Video Gol Siena - Inter 0 - 1 (38° Giornata)

 


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Coppa Italia: Video Gol Inter - Roma 1 - 0 (Finale)

 
Highlights



0-1 Diego Milito 40'



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